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TU Espropri DPR 2001 n 327 – Art. 7

Competenze particolari dei Comuni

Testo dell’articolo

Il Comune può espropriare:
a) le aree inedificate e quelle su cui vi siano costruzioni in contrasto con la destinazione di zona o abbiano carattere provvisorio, a seguito dell’approvazione del piano regolatore generale, per consentirne l’ordinata attuazione nelle zone di espansione;
b) l’immobile al quale va incorporata un’area inserita in un piano particolareggiato e non utilizzata, quando il suo proprietario non intenda acquistarla o non comunichi le proprie determinazioni, entro il termine di sessanta giorni decorrente dalla ricezione di un avviso del dirigente dell’ufficio per le espropriazioni;
c) gli immobili necessari per delimitare le aree fabbricabili e per attuare il piano regolatore, nel caso di mancato accordo tra i proprietari del comprensorio;
d) le aree inedificate e le costruzioni da trasformare secondo speciali prescrizioni, quando decorre inutilmente il termine, non inferiore a novanta giorni, fissato nell’atto determinativo della formazione del consorzio, notificato ai proprietari interessati.

1. Premessa generale: perché esistono competenze espropriative specifiche per i Comuni

L’articolo 7 attribuisce al Comune poteri espropriativi propri, diversi e aggiuntivi rispetto a quelli previsti in via generale dall’articolo 6 del Testo Unico.
Questa norma nasce da un’esigenza storica e urbanistica precisa:

il Comune è l’ente territoriale più vicino al governo del territorio e alla pianificazione urbanistica.

Il Comune:

  • approva il Piano Regolatore Generale (PRG),

  • adotta varianti urbanistiche,

  • gestisce piani attuativi,

  • coordina lo sviluppo edilizio,

  • risolve conflitti tra proprietari,

  • stabilisce i criteri di trasformazione del territorio.

Per attuare la pianificazione, talvolta è necessario intervenire mediante espropriazione.
L’articolo 7 individua quattro casi specifici in cui il Comune, a tutela dell’interesse pubblico urbanistico, può ricorrere al potere ablatorio.

Si tratta di situazioni che sorgono tipicamente:

  • nelle zone di espansione,

  • nei piani urbanistici attuativi,

  • nei piani particolareggiati,

  • nelle lottizzazioni,

  • nei consorzi obbligatori tra proprietari.

2. Lettera a) – Aree inedificate e costruzioni in contrasto con il PRG

2.1. Il presupposto: approvazione del Piano Regolatore Generale

Il piano regolatore, una volta approvato, stabilisce la destinazione urbanistica delle diverse zone del territorio.
Quando un piano prevede la zona di espansione (ad esempio zone C o zone di nuova edificazione), è fondamentale che tali aree vengano urbanizzate in modo ordinato, evitando:

  • edificazioni abusive o spontanee,

  • costruzioni incoerenti con la destinazione,

  • ritardi che impediscono lo sviluppo omogeneo del territorio.

2.2. Tre categorie di beni espropriabili

La norma attribuisce al Comune la possibilità di espropriare:

  1. Aree inedificate
    Quando il privato, pur avendo un’area pianificata per edificazione o urbanizzazione, non interviene, ostacolando l’attuazione del piano.

  2. Aree con costruzioni in contrasto con la destinazione di zona
    Esempio: una struttura produttiva in zona prevista per edilizia residenziale.

  3. Aree con costruzioni provvisorie
    Come baracche, prefabbricati, strutture temporanee che ostacolano l’attuazione della pianificazione.

2.3. Ratio della norma

La ratio è garantire l’ordinata crescita delle città.
Il Comune non può permettere che il comportamento inattivo o abusivo del privato comprometta:

  • l’esecuzione delle opere di urbanizzazione primaria e secondaria,

  • la funzionalità delle nuove zone residenziali,

  • l’assetto edilizio complessivo.

L’esproprio diventa uno strumento di attuazione del piano regolatore.

3. Lettera b) – Incorporazione di aree di piani particolareggiati

Questa ipotesi riguarda i piani particolareggiati, strumenti urbanistici più dettagliati del PRG, che individuano precisamente:

  • tracciati,

  • lotti,

  • opere pubbliche,

  • standard urbanistici.

3.1. La situazione tipica

Si verifica quando:

  • un piano particolareggiato include un’area non utilizzata;

  • tale area deve essere incorporata a un vicino immobile;

  • il proprietario di quest’ultimo è invitato ad acquistare l’area.

3.2. Obblighi del proprietario

Il Comune invia un avviso formale al proprietario dell’immobile interessato.
Da quel momento:

  • il proprietario ha 60 giorni per dichiarare se intende acquistare l’area;

  • se tace o rifiuta, il Comune può procedere all’esproprio.

3.3. Finalità

Il legislatore vuole impedire che:

  • parti di piani attuativi rimangano inutilizzate,

  • l’attuazione resti frammentaria,

  • si creino “vuoti urbanistici” privi di funzione.

4. Lettera c) – Mancato accordo tra proprietari del comprensorio

4.1. Il problema dei comprensori pluriproprietari

Quando più proprietari devono attuare congiuntamente:

  • opere di urbanizzazione,

  • lottizzazioni,

  • piani attuativi,

è frequente che sorgano disaccordi:

  • su costi,

  • su confini,

  • su modalità operative,

  • su quote di spesa,

  • su tempi di intervento.

Questi contrasti possono bloccare intere porzioni della pianificazione.

4.2. Il Comune può intervenire con esproprio

Se non si raggiunge un accordo tra i proprietari:

  • il Comune può espropriare gli immobili necessari per delimitare le aree fabbricabili,

  • o per attuare il piano regolatore.

È un intervento sostitutivo dell’autorità pubblica volto a evitare la paralisi dell’attuazione urbanistica.

4.3. Giustificazione della norma

Il piano regolatore è legge sul territorio.
Il disaccordo tra privati non può ostacolare un interesse pubblico superiore:
l’ordinato e tempestivo sviluppo della città.

5. Lettera d) – Consorzi obbligatori per trasformazioni urbanistiche

Questa lettera riguarda i consorzi obbligatori tra proprietari, tipici dei piani di trasformazione urbana o delle zone soggette a interventi unitari.

5.1. Il meccanismo

  1. Il Comune decide che, per realizzare certe trasformazioni, i proprietari debbano riunirsi in un consorzio.

  2. Il consorzio deve effettuare lavori o trasformazioni secondo prescrizioni obbligatorie.

  3. Il Comune fissa un termine (almeno 90 giorni) per adempiere.

  4. Il termine è notificato individualmente ai proprietari.

5.2. Quando scatta l’esproprio

Se il termine decorre senza che il consorzio intervenga, il Comune può:

  • espropriare le aree inedificate,

  • espropriare le costruzioni esistenti che devono essere trasformate.

5.3. Finalità

Questa norma è fondamentale per:

  • prevenire l’abbandono di aree centrali o di pregio,

  • evitare che la resistenza di pochi blocchi progetti strategici,

  • promovuovere programmi di riqualificazione urbana.

6. Carattere comune delle quattro ipotesi dell’articolo 7

In tutte le ipotesi previste:

  1. L’espropriazione è usata come strumento urbanistico, non solo come strumento per opere pubbliche.

  2. L’obiettivo è attivare la pianificazione, non sostituirla.

  3. Il potere espropriativo comunale ha natura complementare e sussidiaria.

  4. L’espropriazione è giustificata dal comportamento omissivo o ostativo del privato.

7. Esempi pratici per comprendere l’applicazione dell’art. 7 in tema di esproprio

Esempio 1 – Zona di espansione bloccata (lett. a)

Una nuova zona residenziale è prevista dal PRG.
Un lotto rimane inutilizzato per anni perché il proprietario non intende edificare.
Le opere di urbanizzazione non possono essere completate.
→ Il Comune può espropriare il lotto.

Esempio 2 – Esecuzione di un piano particolareggiato (lett. b)

Un piano particolareggiato prevede che un piccolo lotto sia incorporato a un edificio esistente.
Il proprietario non risponde all’avviso del Comune.
→ Trascorsi 60 giorni, l’esproprio è possibile.

Esempio 3 – Lottizzazione in stallo (lett. c)

Due proprietari non si mettono d’accordo sulla divisione dei costi di urbanizzazione.
L’intervento resta bloccato.
→ Il Comune può espropriare uno o entrambi i lotti necessari.

Esempio 4 – Consorzio inattivo (lett. d)

Un consorzio obbligatorio deve trasformare una zona semi-abbandonata.
I proprietari ignorano l’avviso di inizio opere.
→ Il Comune può espropriare le aree per garantire la trasformazione.

8. Ruolo dell’esproprio nel governo del territorio comunale

L’articolo 7 evidenzia una verità fondamentale:
l’espropriazione è anche uno strumento urbanistico, non solo infrastrutturale.

Il Comune lo utilizza:

  • per evitare blocchi nell’attuazione del piano regolatore,

  • per impedire che interessi privati ostacolino lo sviluppo collettivo,

  • per attuare le previsioni dei piani attuativi,

  • per realizzare zone di espansione in maniera ordinata,

  • per garantire la funzionalità delle opere di urbanizzazione.

È uno dei pochi casi in cui l’espropriazione è ammessa anche senza realizzare un’opera pubblica tradizionale:
qui è il piano urbanistico stesso a costituire opera d’interesse pubblico.

NOTA IMPORTANTE

Come illustrato nella Sezione D6, questo testo è stato realizzato da una IA, non è stato revisionato da ANPTES e può contenere GRAVI, PERICOLOSI E GROSSOLANI ERRORI.
Questo testo serve solo a far comprendere ai cittadini che non devono mai utilizzare l’IA per affrontare problemi giuridici.
Anptes, ovviamente, NON si assume alcuna responsabilità in ordine al contenuto del testo.

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