Testo dell’articolo
Se la realizzazione di un’opera pubblica o di pubblica utilità non è prevista dal piano urbanistico generale, il vincolo preordinato all’esproprio può essere disposto, ove espressamente se ne dia atto, su richiesta dell’interessato ai sensi dell’articolo 14, comma 4, della legge 7 agosto 1990, n. 241, ovvero su iniziativa dell’amministrazione competente all’approvazione del progetto, mediante una conferenza di servizi, un accordo di programma, una intesa ovvero un altro atto, anche di natura territoriale, che in base alla legislazione vigente comporti la variante al piano urbanistico.
Il vincolo può essere altresì disposto, dandosene espressamente atto, con il ricorso alla variante semplificata al piano urbanistico da realizzare, anche su richiesta dell’interessato, con le modalità e secondo le procedure di cui all’articolo 19, commi 2 e seguenti.
Per le opere per le quali sia già intervenuto, in conformità alla normativa vigente, uno dei provvedimenti di cui ai commi 1 e 2 prima della data di entrata in vigore del presente testo unico, il vincolo si intende apposto, anche qualora non ne sia stato dato esplicitamente atto.
L’articolo 9 del Testo Unico ha disciplinato i vincoli derivanti dal Piano Regolatore Generale (PRG) e dalle sue varianti.
L’articolo 10, invece, interviene nei casi in cui:
l’opera pubblica o di pubblica utilità non è prevista dal PRG.
In altre parole:
Il piano urbanistico generale non contiene il vincolo.
L’opera non è prevista dagli strumenti urbanistici esistenti.
Occorre comunque apporre il vincolo preordinato all’esproprio.
Questi casi sono molto frequenti nella pratica:
nuove esigenze infrastrutturali sopravvenute,
interventi urgenti,
opere strategiche,
progetti privati da qualificare come “di pubblica utilità”,
programmi intercomunali o sovracomunali,
accordi tra enti territoriali.
L’articolo 10, dunque, amplia lo spettro degli atti idonei a costituire il vincolo, andando oltre il tradizionale PRG.
Il comma 1 elenca gli atti alternativi che possono apporre il vincolo, purché ne sia dato espressamente atto.
La norma individua due vie:
L’interessato è il soggetto:
proponente l’opera,
titolare del progetto,
promotore dell’intervento.
Può essere:
un privato,
una società concessionaria,
un ente pubblico non territoriale,
un soggetto attuatore di piani complessi.
Ai sensi dell’art. 14, co. 4 L. 241/1990, l’interessato può chiedere la convocazione di una conferenza di servizi, anche decisoria, per l’approvazione del progetto.
La conferenza, ove approvi il progetto, appone contestualmente il vincolo preordinato all’esproprio — purché ciò sia dichiarato espressamente.
L’amministrazione che approva il progetto può apporre il vincolo anche:
con conferenza di servizi;
con accordo di programma;
con intesa istituzionale;
con qualsiasi altro atto che, per legge regionale o statale, produca automaticamente una variante urbanistica.
Questi strumenti sono particolarmente utilizzati per:
opere pubbliche complesse o sovracomunali,
infrastrutture strategiche,
piani integrati territoriali,
interventi rivolti alla rigenerazione urbana.
È uno strumento tipico per:
opere infrastrutturali,
progetti complessi,
interventi multisettoriali.
La conferenza può:
approvare il progetto,
dichiarare la pubblica utilità,
apporre il vincolo,
autorizzare espressamente la variante al PRG.
È lo strumento dei rapporti tra enti pubblici.
Tipico per:
opere intercomunali,
infrastrutture viarie tra più enti,
piani strategici regionali,
interventi complessi di rigenerazione urbana.
L’accordo produce:
variante urbanistica,
vincolo,
dichiarazione di pubblica utilità (spesso contestuale).
L’intesa ha efficacia soprattutto in ambito regionale e statale.
Ad esempio:
intese Stato-Regione per opere strategiche,
intese intercomunali,
intese Provincia-Comuni.
La norma è volutamente ampia e consente che il vincolo sia apposto anche tramite:
piani territoriali,
piani sovracomunali,
atti regionali equiparabili al PRG,
progetti approvati con varianti automatiche.
L’elemento chiave è che l’atto, per effetto della legge, deve produrre una variante urbanistica.
Oltre agli atti complessi del comma 1, il vincolo può nascere anche attraverso una variante semplificata.
È una variante:
più veloce,
meno formale,
con istruttoria abbreviata,
senza l’intero iter delle varianti generali.
La procedura è quella dell’art. 19, co. 2 e seguenti del Testo Unico Espropri.
La variante semplificata è usata per:
opere puntuali,
modifiche ridotte,
interventi con limitato impatto urbanistico.
Il privato può essere promotore della variante semplificata, soprattutto quando:
l’opera privata è qualificata come di pubblica utilità,
occorre apporre il vincolo,
si deve modificare una destinazione urbanistica incompatibile.
Il comma 3 regola il regime transitorio.
Quelle per cui:
prima dell’entrata in vigore del DPR 327/2001,
è intervenuto uno degli atti di cui al comma 1 o 2,
in conformità alla normativa vigente all’epoca.
Il vincolo si considera validamente apposto, anche se:
non è stato dichiarato espressamente,
la normativa precedente non richiedeva una formale apposizione,
i provvedimenti erano implicitamente attributivi del vincolo.
Molti progetti antecedenti al Testo Unico:
non devono essere rinnovati,
non necessitano di particolare integrazione,
possono proseguire regolarmente con la successiva dichiarazione di pubblica utilità.
È una norma che evita la paralisi di numerosi progetti pubblici nati prima del 2001.
L’articolo 10:
amplia gli strumenti urbanistici idonei ad apporre il vincolo,
consente soluzioni più rapide e coordinate,
evita che l’opera debba attendere una variante ordinaria al PRG,
rende possibile l’intervento anche in assenza di un piano generale che la preveda,
integra la logica dell’espropriazione nella programmazione territoriale moderna.
Si tratta di una norma decisiva per tutte le opere non previste originariamente dal PRG, perché permette di:
aggiornare la pianificazione,
intervenire con atti plurimi e flessibili,
rispondere alle esigenze urgenti.
La conferenza di servizi approva il progetto, appone il vincolo e dichiara la pubblica utilità.
Il piano viene variato automaticamente.
→ Il procedimento espropriativo può iniziare.
I due Comuni stipulano un accordo di programma.
L’accordo vale come variante urbanistica e contiene il vincolo.
→ Le aree individuate diventano legalmente espropriabili.
La società propone una variante semplificata al Comune.
L’atto approvato costituisce il vincolo preordinato.
→ È possibile la dichiarazione di pubblica utilità.
Nel 1999 un accordo di programma aveva già previsto un’opera pubblica.
La legge attuale considera automaticamente apposto il vincolo.
→ Il procedimento può proseguire.
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