AFFAIRE SGATTONI c. ITALIE - A.N.P.T.ES.
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Testo originale e tradotto della sentenza selezionata

AFFAIRE SGATTONI c. ITALIE

Tipologia: Sentenza
Importanza: 3
Articoli: 13, 29, P1-1
Numero: 77132/01/2005
Stato: Italia
Data: 2005-10-06 00:00:00
Organo: Sezione Terza
Testo Originale

Conclusione Non-violazione di P1-1
TERZA SEZIONE
CAUSA SGATTONI C. ITALIA
,
( Richiesta no 77132/01)
SENTENZA
STRASBURGO
6 ottobre 2005
DEFINITIVO
15/02/2006
Questa sentenza diventer? definitiva nelle condizioni definite all’articolo 44 ? 2 della Convenzione. Pu? subire dei ritocchi di forma.

Nella causa Sgattoni c. Italia,
La Corte europea dei Diritti dell’uomo, terza sezione, riunendosi in una camera composta da:
SIGG. B.M. Zupancic, presidente,
J. Hedigan, la Sig.ra Sig. Tsatsa-Nikolovska,
Sigg. V. Zagrebelsky, E. Myjer, Davide Th?r Bj?rgvinsson, la Sig.ra I. Ziemele, giudici,
e del Sig. V. Berger, cancelliere di sezione,
Dopo avere deliberato in camera del consiglio il 15 settembre 2005,
Rende la sentenza che ha, adottata a questa data,:
PROCEDIMENTO
1. All’origine della causa si trova una richiesta (no 77132/01) diretta contro la Repubblica italiana e in cui un cittadino di questo Stato, il Sig. F. S. (“il richiedente”), ha investito la Corte il 24 marzo 2000 in virt? dell’articolo 34 della Convenzione di salvaguardia dei Diritti dell’uomo e delle Libert? fondamentali (“la Convenzione”).
2. Il richiedente ? rappresentato da A. S., avvocato a Grottammare, Ascoli Piceno. Il governo italiano (“il Governo”) ? rappresentato dal suo agente, il Sig. I.M. Braguglia, il suo coagente, il Sig. F. Crisafulli, ed il suo coagente aggiunto, il Sig. N. Lettieri.
3. Il 18 marzo 2004, la Corte, prima sezione, ha dichiarato la richiesta parzialmente inammissibile e decise di comunicare al Governo le lagnanze tratte dagli articoli 6 ? 1 della Convenzione, 8 della Convenzione e 1 del Protocollo no 1. Avvalendosi delle disposizioni dell’articolo 29 ? 3, ha deciso che sarebbero state esaminate l’ammissibilit? e la fondatezza della causa allo stesso tempo.
IN FATTO
I. LE CIRCOSTANZE DELLO SPECIFICO
4. Il richiedente ? nato in 1937 e ha risieduto a Grottammare, Ascoli Piceno.
1. Il procedimento di fallimento
5. Con un giudizio depositato il 26 luglio 1991, il tribunale di Ascoli Piceno dichiar? il fallimento della societ? B. S.r.l. (“la societ?”) di cui il richiedente era amministratore unico.
6. Il 5 agosto 1991, la societ?, nella persona del richiedente, fece opposizione dinnanzi allo stesso tribunale. Stim? che il tribunale non era territorialmente competente per decidere della causa; sul merito, osserv? non essere in situazione di insolvenza.
7. Con un giudizio del 17 ottobre 1996, il tribunale di Ascoli Piceno respinse la domanda della societ?. Conferm? la sua competenza territoriale nella causa ed osserv? che, disponendo il creditore della societ? di titoli esecutivi, l’indebitamento di questa era provato.
8. Il 22 marzo 1997, certi beni immobili appartenenti al richiedente furono venduti alle aste.
9. Il 28 novembre 1997, la societ? interpose appello dinnanzi alla corte di appello di Ancona.
10. Con una sentenza depositata il 21 settembre 2000, la corte di appello accolse a questa domanda e dichiar? l’incompetenza territoriale del tribunale di Ascoli Piceno.
11. Con una decisione del 29 novembre 2000, il tribunale di Ascoli Piceno trasmise la pratica al tribunale di Fermo.
12. Il 31 dicembre 2000, il termine di durata della societ?, fissato nell’atto di costituzione di questa, scadde.
13. Il 29 gennaio 2001, l’assemblea della societ?, considerando la scadenza di suddetto termine, nomin? il richiedente liquidatore al senso dell’articolo 2449 del codice civile.
14. Nel frattempo, con una decisione del 22 gennaio 2001, il tribunale di Ascoli Piceno precis? che, con la sentenza depositata il 21 settembre 2000, la corte di appello di Ancona aveva revocato il giudizio che dichiarava il fallimento della societ?, ed ordin? la restituzione a quest?ultima dei beni facenti parte del fallimento.
15. Il 14 marzo 2001, il tribunale di Fermo dichiar? d?ufficio il fallimento della societ?. Un’udienza fu fissata all?11 luglio 2001.
16. Il 10 aprile 2001, la societ? fece opposizione.
17. Il 3 luglio 2001, il tribunale di Fermo dichiar? esecutivo il passivo del fallimento. Il 20 settembre 2001, la societ? fece opposizione a questa decisione. Questa domanda fu respinta da un giudizio del tribunale di Fermo depositato il 2 dicembre 2003.
18. Nel frattempo, la societ? aveva introdotto una domanda di concordato dinnanzi al tribunale di Fermo il 3 ottobre 2001. Con una decisione del 10 aprile 2002, il tribunale dichiar? questa domanda inammissibile.
19. Con un giudizio depositato il 10 ottobre 2002, il tribunale di Fermo respinse l’opposizione della societ? introdotta il 10 aprile 2001 contro il giudizio dichiarante il fallimento d?ufficio.
20. Il 5 aprile 2003, la societ? interpose appello dinnanzi alla corte di appello di Ancona a questo ultimo giudizio.
21. Un’udienza fu fissata al 13 giugno 2007.
22. Ad una data non precisata, la societ? chiese che la data dell’udienza fosse anticipata.
23. Il 17 giugno 2003, la corte di appello anticip? l’udienza al 26 febbraio 2004.
24. Il procedimento di opposizione era ancora pendente al 23 maggio 2005.
25. Il 10 marzo 2005, il curatore deposit? il conto di gestione del fallimento.
Ad una data non precisata, il giudice ordin? il deposito di suddetto conto e fiss? al 3 maggio 2005 l’udienza per la presentazione delle eventuali osservazioni delle parti interessate.
26. In questa data, il conto di gestione fu approvato.
2. Il procedimento introdotto conformemente alla legge Pinto
27. Il 4 aprile 2002, il richiedente, a suo nome ed in quanto liquidatore della societ?, introdusse un ricorso dinnanzi alla corte di appello dell’Aquila ai sensi della legge Pinto.
28. In particolare, il richiedente si lament? del fatto che seguito alla revoca del giudizio che dichiarava il fallimento della societ? e fino al 23 gennaio 2001, il tribunale di Ascoli Piceno non aveva restituito a questa i suoi beni, ivi compreso i libri della societ?-libri sociali. Ci? avrebbe impedito alla societ? di riunire la sua assemblea per prolungare il suo termine di durata e di evitare cos? il collocamento in liquidazione automatica. In pi?, questa situazione avrebbe ostacolato la possibilit? di proporre un concordato extragiudiziale o di aderire al procedimento di amministrazione straordinaria, evitando cos? la dichiarazione di fallimento. Infine, il 24 maggio 1996, in seguito all’asta pubblica di un immobile facente parte di un campeggio, l’intera attivit? sarebbe stata trasferita all’acquirente.
29. Con una decisione del 4 giugno 2002, la corte di appello osserv? che la durata del procedimento era ragionevole e respinse la domanda del richiedente.
30. Il 5 febbraio 2003, il richiedente, a suo nome ed in quanto liquidatore della societ?, ricorse in cassazione.
31. Questo procedimento era ancora pendente al 31 gennaio 2005.
II. IL DIRITTO INTERNO PERTINENTE
32. La legge sul fallimento, decreto reale no 267 del 16 marzo 1942, dispone:
Articolo 42
“Il giudizio che dichiara il fallimento priva il fallito dell’amministrazione e della disponibilit? dei beni esistenti alla data di suddetto giudizio. (…) “
Articolo 48
“La corrispondenza indirizzata al fallito deve essere rimessa al curatore che ha il diritto di trattenere quella relativa agli interessi patrimoniali. Il fallito pu? prendere cognizione della corrispondenza. Il curatore deve mantenere il segreto sul contenuto dalla corrispondenza che non riguarda suddetti interessi. “
33. Il codice civile dispone:
Articolo 2448
“La societ? per azioni si scioglie per scadenza del termine della sua durata o in seguito alla dichiarazione di fallimento. “
Articolo 2449
“Una volta sciolta la societ? per azioni, l’amministratore non pu? pi? intraprendere nuove operazioni.
Entro trenta giorni, si deve convocare l’assemblea per le decisioni relative alla liquidazione. Gli amministratori sono responsabili della conservazione dei beni della societ? fino al momento in cui suddetti beni vengono rimessi ai liquidatori. (…) “
IN DIRITTO
SULLA VIOLAZIONE ADDOTTA DEI GLI ARTICOLI 1 DEL PROTOCOLLO NO 1, 8 DELLA CONVENZIONE, 6 ? 1 DELLA CONVENZIONE E 13 DELLA CONVENZIONE
34. Invocando l’articolo 1 del Protocollo no 1, il richiedente si lamenta della violazione del diritto della societ? al rispetto dei beni, in ragione della durata del procedimento. Inoltre, si lamenta del fatto che, in seguito alla revoca del giudizio che dichiara il fallimento della societ? e fino al 23 gennaio 2001, il tribunale di Ascoli Piceno non ha restituito a questa i suoi beni, ivi compreso i libri della societ?-libri sociali. Ci? avrebbe impedito alla societ? di riunire la sua assemblea per prolungare il suo termine di durata e di evitare cos? il collocamento in liquidazione automatica. In pi?, questa situazione avrebbe ostacolato la possibilit? di proporre un concordato extragiudiziale o di aderire al procedimento di amministrazione straordinaria, evitando cos? la dichiarazione di fallimento. Infine, il 24 maggio 1996, in seguito all’asta pubblica di un immobile che fa parte di un campeggio, “l’intera attivit? sarebbe stata trasferita all’acquirente.”
35. Invocando l’articolo 8 della Convenzione, il richiedente si lamenta della violazione del diritto al rispetto della corrispondenza della societ? in ragione del fatto che, “per mesi” dopo la revoca del giudizio dichiarante il fallimento, la corrispondenza ? stata indirizzata al curatore del fallimento e non direttamente alla societ?.
36. Invocando l’articolo 6 ? 1 della Convenzione, il richiedente si lamenta anche della durata del procedimento.
37. Infine, in una lettera mandata alla cancelleria della Corte il 24 maggio 2005, il richiedente adduce la violazione dell’articolo 13 della Convenzione, denunciando la mancanza di un ricorso effettivo in ragione dell’asta pubblica di certi beni facenti parte dell’attivo del fallimento mentre il procedimento in opposizione era pendente.
38. Il testo di questi articoli si legge come segue:
Articolo 1 del Protocollo no 1
“Ogni persona fisica o giuridica ha diritto al rispetto dei suoi beni. Nessuno pu? essere privato della sua propriet? se non a causa di utilit? pubblica e nelle condizioni previste dalla legge e dai principi generali del diritto internazionale.
Le disposizioni precedenti non recano offesa al diritto che possiedono gli Stati di mettere in vigore le leggi che giudicano necessarie per regolamentare l’uso dei beni conformemente all’interesse generale o per garantire il pagamento delle imposte o di altri contributi o delle multe. “
Articolo 8 della Convenzione
“1. Ogni persona ha diritto al rispetto di suo corrispondenza.
2. Non pu? esserci ingerenza di un’autorit? pubblica nell’esercizio di questo diritto se non per quanto questa ingerenza sia prevista dalla legge e costituisca una misura che, in una societ? democratica, sia necessaria alla sicurezza nazionale, alla sicurezza pubblica, al benessere economico del paese, alla difesa dell’ordine ed alla prevenzione delle violazioni penali, alla protezione della salute o della morale, o alla protezione dei diritti e libert? altrui. “
Articolo 6 della Convenzione
“Ogni persona ha diritto affinch? la sua causa sia sentita in un termine ragionevole, da un tribunale che decider?, delle contestazioni sui suoi diritti ed obblighi di carattere civile “
Articolo 13 della Convenzione
“Ogni persona i cui i diritti e libert? riconosciuti nella Convenzione sono stati violati, ha diritto alla concessione di un ricorso effettivo dinnanzi ad un’istanza nazionale, allorch? la violazione sarebbe stata commessa da persone che agiscono nell’esercizio delle loro funzioni ufficiali. “
A. Sull’ammissibilit?
1. L’esaurimento della via di ricorso previsto dalla legge Pinto in materia di fallimento
39. Il Governo sostiene al primo colpo che la richiesta dovrebbe essere respinta per non-esaurimento delle vie di ricorso interne, essendo il procedimento introdotto conformemente alla legge Pinto pendente in cassazione. Ricorda che, secondo la giurisprudenza della Corte di cassazione, sentenza no 17261 del 2002, il rimedio previsto dalla legge Pinto ? efficace per lamentarsi della violazione del diritto del richiedente al rispetto della corrispondenza e dei beni.
40. In pi?, il Governo sottolinea che, nelle cause Mascolo c. Italia, d?c., no 68792/01, 16 ottobre 2003, e Provvedi c. Italia, d?c., no 66644/01, 2 dicembre 2004, concernente un procedimento di sfratto di inquilino, la Corte ha affermato che la lagnanza derivata dell’articolo 1 del Protocollo no 1, in quanto all’impossibilit? prolungata di disporre dei beni, era legata rigorosamente a quello tratta dall’articolo 6 ? 1 della Convenzione riguardante la durata del procedimento.
41. Il richiedente considera che il rimedio previsto dalla legge Pinto riguarda unicamente il risarcimento del danno subito in ragione della durata eccessiva del procedimento e non anche di quello derivante dalla limitazione prolungata del diritto al rispetto della corrispondenza e dei beni.
42. La Corte osserva che, nella sentenza no 17261 del 2002, la Corte di cassazione ha affermato che il fallito ? titolare del diritto alla durata ragionevole del procedimento, tenuto conto in particolare delle limitazioni personali alle quali ? sottoposto durante tutto il procedimento, come quelle contemplate agli articoli 42, 43, 48, 49 e 50 della legge sul fallimento cos? come quelle previste dalla legislazione speciale.
43. La Corte stima che questa sentenza si limita ha considerare l’applicabilit? della legge Pinto ai procedimenti di fallimento e non costituisce in s? una garanzia che il rimedio previsto dalla legge Pinto possa essere utilizzato efficacemente per lamentarsi delle incapacit? derivanti dal collocamento in fallimento.
44. Allo stesso tempo, la Corte rileva che, nella sentenza no 362 del 2003 depositata il 14 gennaio 2003, la Corte di cassazione, confermando che una decisione della corte di appello di Venezia relativa ad un ricorso, introdotto conformemente alla legge Pinto riguardante la durata di un procedimento di fallimento, ha affermato che la liquidazione del danno non patrimoniale ? il risultato di una valutazione del giudice, che deliberando in equit? che deve tenere conto di ogni circostanza del caso di specifico. Ha osservato che “la decisione attaccata ha, a buon diritto, affermato che, nel caso specifico, il danno morale ? il risultato di una situazione di malessere del richiedente dovuta al prolungamento, al di l? del termine ragionevole del procedimento, dello statuto di fallito e delle limitazioni ivi relative riguardanti la libert? di circolazione, i diritti elettorali, la possibilit? di esercitare delle libere professioni, e che la liquidazione di suddetto danno non pu? attuarsi che attraverso una valutazione equa che tenga conto, in pi? della durata del procedimento, della natura particolare dei diritti della persona totalmente o parzialmente ?toccati”.
45. Peraltro, in quanto alla lagnanza derivata dall’articolo 1 del Protocollo no 1, la Corte ricorda che, nella causa Mascolo, precitata, ha stimato che la violazione del diritto di propriet? era legata “rigorosamente alla durata del procedimento di cui costituisce una conseguenza indiretta” e che era dunque “probabilmente nella cornice dello stesso rimedio previsto dalla legge Pinto che i richiedenti potevano fare valere le loro affermazioni concernenti le ripercussioni finanziarie che la lunghezza eccessiva del procedimento ha avuto sul loro diritto di propriet?.” In pi?, nella causa Provvedi, precitata, la Corte ha stimato che “l’azione fondata sul legge Pinto ? una via di ricorso che i richiedenti devono utilizzare per soddisfare non solo l’articolo 35 ? 1 della Convenzione per le affermazioni concernenti l’articolo 6 ? 1, ma anche per quelle relative all’articolo 1 del Protocollo no 1.”
46. La Corte ricorda che la regola dell’esaurimento delle vie di ricorso interne deve applicarsi con una certa flessibilit? e senza formalismo eccessivo. Bisogna avere pi? riguardo delle circostanze della causa, controllando il rispetto. Ci? notifica in particolare che la Corte deve tenere non solo conto in modo realista dei ricorsi contemplati in teoria nel sistema giuridico della Parte contraente riguardata, ma anche del contesto giuridico in che si trovano, Selmouni c. Francia [GC], no 25803/94, ? 77, CEDH 1999-V.
47. Nel caso di specifico, la Corte stima che, a contare dalla sentenza della Corte di cassazione depositata il 14 gennaio 2003, la via di ricorso interno prevista dalla legge Pinto aveva acquisito un grado di certezza giuridica sufficiente non solo in teoria ma anche in pratica da potere e dovere essere utilizzata a prima vista ai fini dell’articolo 35 ?1 della Convenzione, questo, fin dal giorno del deposito alla cancelleria della sentenza, Broca e Texier-Micault c. Francia, numero 27928/02 e 31694/02, ? 19, 21 ottobre 2003.
48. Tuttavia, ? chiaro che per certi richiedenti il termine per introdurre un ricorso conformemente alla legge Pinto poteva concludersi nei giorni seguenti suddetto deposito. Conviene fissare una data posteriore a quella del deposito della sentenza che prende in considerazione il tempo per avere cognizione di questa dunque. La Corte giudica ragionevole considerare che la sentenza in questione non possa pi? essere ignorata dal pubblico a partire dal 14 luglio 2003. Conclude che ? a partire da questa data che deve essere esatto dai richiedenti che utilizzino questo ricorso ai fini dell’articolo 35 ? 1 della Convenzione (vedere, mutatis mutandis, Di Salute c. Italia, no 56079/00, d?c., 24 giugno 2004).
49. Tenuto conto delle considerazioni che precedono, la Corte stima che, nel caso specifico, all’epoca dell’introduzione del ricorso al senso della legge Pinto, il 4 aprile 2002, il richiedente non si sarebbe potuto lamentare efficacemente delle incapacit? derivanti dal collocamento in fallimento, in particolare in ragione della durata del procedimento. Stima dunque che questa eccezione del Governo deve essere respinta.
2. Il periodo che precede il 29 gennaio 2001
50. Il Governo sostiene poi che, a partire dal momento in cui la societ? ? fallita, il suo amministratore unico, il richiedente, ha cessato le sue funzioni di gestione e di rappresentanza di questa. La presente richiesta dovrebbe pertanto essere respinta, non avendo il richiedente interesse ad agire.
51. Il richiedente osserva essere stato nominato liquidatore il 29 gennaio 2001.
52. La Corte ricorda che, nei trenta giorni che seguono la dichiarazione di fallimento, gli amministratori di una societ? devono convocare l’assemblea di questa per le decisioni relative alla liquidazione, articoli 2448 e 2449 del codice civile. In pi?, in seguito alla nomina del liquidatore della societ?, l’amministratore che non rappresenta pi? la societ? fallita, smette di esistere sul piano giuridico ed il liquidatore devia il rappresentante legale di questa (vedere la sentenza della Corte di cassazione no 2878 del 1985).
53. La Corte rileva poi che il richiedente non ? stato nominato liquidatore della societ? che il 29 gennaio 2001. Rileva dunque che, per il periodo anteriore a questa data, il richiedente non aveva il potere di introdurre un ricorso dinnanzi alla Corte per conto della societ?. Non potendo definirsi vittima delle violazioni che adduce in quanto a questo periodo, questa parte della richiesta deve essere respinta per difetto manifesto di fondamento secondo l’articolo 35 ?? 3 e 4 della Convenzione.
54. Cos?, la Corte stima che la parte della lagnanza derivata dall’articolo 1 del Protocollo no 1 che dipende dalla mancanza addotta di restituzione dei libri della societ? fino al 23 gennaio 2001 cos? come del trasferimento di propriet? che ha avuto luogo il 24 maggio 1996, deve essere respinta per difetto manifesto di fondamento secondo l’articolo 35 ?? 3 e 4 della Convenzione, risalendo i fatti a date anteriori al 29 gennaio 2001.
3. Il periodo posteriore al 29 gennaio 2001
55. In quanto alla parte della lagnanza che riguarda la limitazione del diritto al rispetto della propriet? in ragione della durata del procedimento, in quanto al periodo posteriore al 29 gennaio 2001, la Corte constata che non ? manifestamente male fondata al senso dell’articolo 35 ? 3 della Convenzione. Peraltro non si urta contro nessun altro motivo di inammissibilit?. Conviene dichiararla ammissibile dunque.
56. Per ci? che riguarda la lagnanza derivata dall’articolo 8 della Convenzione, secondo il Governo il richiedente, in quanto amministratore, non ? stato sottoposto alla limitazione del suo diritto al rispetto della corrispondenza.
In ogni caso, il Governo stima che la limitazione del diritto al rispetto della corrispondenza del fallito contemplata dalla legge sul fallimento non ? sproporzionata all’obiettivo di proteggere i creditori.
57. Il richiedente osserva che la societ? ? stata sottoposta al controllo della corrispondenza conformemente all’articolo 48 della legge sul fallimento.
58. La Corte stima che questa parte della richiesta non ? stata supportata e deve essere respinta per difetto manifesto di fondamento secondo l’articolo 35 ?? 3 e 4 della Convenzione.
59. In quanto alla lagnanza tratta dall’articolo 6 ? 1 della Convenzione, il Governo sostiene che, il procedimento in opposizione al giudizio che dichiara il fallimento introdotto dal richiedente ha provocato la durata del procedimento di fallimento. Il Governo non potrebbe essere ritenuto per responsabile di suddetta durata dunque.
60. Il richiedente si oppone a questa tesi.
61. La Corte considera che, essendo pendente il procedimento introdotto dinnanzi alla Corte di cassazione conformemente alla legge Pinto, questa parte della richiesta ? prematura e deve essere respinta per difetto manifesto di fondamento secondo l’articolo 35 ?? 3 e 4 della Convenzione.
62. Infine, in quanto alla lagnanza derivata dell’articolo 13 della Convenzione, la Corte rileva che ? stata introdotta tardivamente, dopo la comunicazione della richiesta al Governo. Stima dunque che ? inammissibile.
B. Sul merito
63. Per ci? che riguarda la parte della lagnanza che riguarda la limitazione del diritto al rispetto della propriet? in ragione della durata del procedimento, in quanto al periodo posteriore al 29 gennaio 2001, la Corte considera che questo periodo ? di circa quattro anni e tre mesi. Durante questo tempo, un procedimento in opposizione al giudizio dichiarante il fallimento ? stato introdotto dalla societ? dinnanzi al tribunale di Fermo. In seguito al rigetto di questa opposizione, il 5 aprile 2003, la societ? interpose appello dinnanzi alla corte di appello di Ancona. Peraltro, ad una data non precisata, la societ? chiese che la data dell’udienza, fissata al 13 giugno 2007, fosse anticipata e, il 17 giugno 2003, la corte di appello accolse questa domanda, anticipando la data al 26 febbraio 2004.
64. Alla vista di questi elementi, la Corte stima che la durata del procedimento di fallimento non ha provocato la rottura dell’equilibrio da predisporre tra gli interessi generali al pagamento dei creditori del fallimento e l’interesse della societ? al rispetto dei suoi beni (vedere, mutatis mutandis, Luordo c. Italia, no 32190/96, ? 70, CEDH 2003-IX).
65. Pertanto, non c’? stata violazione dell’articolo 1 del Protocollo no 1.
PER QUESTI MOTIVI, LA CORTE, ALL’UNANIMIT?,
1. Dichiara la richiesta ammissibile in quanto alla lagnanza derivata dall’articolo 1 del Protocollo no 1 per il periodo posteriore al 29 gennaio 2001 ed inammissibile per il surplus;
2. Stabilisce che non c’? stata violazione dell’articolo 1 del Protocollo no 1.
Fatto in francese, comunicato poi per iscritto il 6 ottobre 2005 in applicazione dell’articolo 77 ?? 2 e 3 dell’ordinamento.
Vincent Pastore Bo?tjan Sig. Zupancic
Cancelliere Presidente

Testo Tradotto

Conclusion Non-violation de P1-1
TROISI?ME SECTION
AFFAIRE SGATTONI c. ITALIE
(Requ?te no 77132/01)
ARR?T
STRASBOURG
6 octobre 2005
D?FINITIF
15/02/2006
Cet arr?t deviendra d?finitif dans les conditions d?finies ? l?article 44 ? 2 de la Convention. Il peut subir des retouches de forme.

En l?affaire Sgattoni c. Italie,
La Cour europ?enne des Droits de l?Homme (troisi?me section), si?geant en une chambre compos?e de :
MM. B.M. Zupancic, pr?sident,
J. Hedigan,
Mme M. Tsatsa-Nikolovska,
MM. V. Zagrebelsky,
E. Myjer,
David Th?r Bj?rgvinsson,
Mme I. Ziemele, juges,
et de M. V. Berger, greffier de section,
Apr?s en avoir d?lib?r? en chambre du conseil le 15 septembre 2005,
Rend l?arr?t que voici, adopt? ? cette date :
PROC?DURE
1. A l?origine de l?affaire se trouve une requ?te (no 77132/01) dirig?e contre la R?publique italienne et dont un ressortissant de cet Etat, M. F. S. (? le requ?rant ?), a saisi la Cour le 24 mars 2000 en vertu de l?article 34 de la Convention de sauvegarde des Droits de l?Homme et des Libert?s fondamentales (? la Convention ?).
2. Le requ?rant est repr?sent? par Me A. S., avocat ? Grottammare (Ascoli Piceno). Le gouvernement italien (? le Gouvernement ?) est repr?sent? par son agent, M. I.M. Braguglia, son coagent, M. F. Crisafulli, et son coagent adjoint, M. N. Lettieri.
3. Le 18 mars 2004, la Cour (premi?re section) a d?clar? la requ?te partiellement irrecevable et d?cid? de communiquer les griefs tir?s des articles 6 ? 1 de la Convention, 8 de la Convention et 1 du Protocole no 1 au Gouvernement. Se pr?valant des dispositions de l?article 29 ? 3, elle a d?cid? que seraient examin?s en m?me temps la recevabilit? et le bien-fond? de l?affaire.
EN FAIT
I. LES CIRCONSTANCES DE L?ESP?CE
4. Le requ?rant est n? en 1937 et r?side ? Grottammare (Ascoli Piceno).
1. La proc?dure de faillite
5. Par un jugement d?pos? le 26 juillet 1991, le tribunal d?Ascoli Piceno d?clara la faillite de la soci?t? B. S.r.l. (? la soci?t? ?) dont le requ?rant ?tait administrateur unique.
6. Le 5 ao?t 1991, la soci?t?, en la personne du requ?rant, fit opposition devant le m?me tribunal. Elle estima que le tribunal n??tait pas territorialement comp?tent pour d?cider de l?affaire ; sur le fond, elle observa ne pas ?tre en situation d?insolvabilit?.
7. Par un jugement du 17 octobre 1996, le tribunal d?Ascoli Piceno rejeta la demande de la soci?t?. Il confirma sa comp?tence territoriale dans l?affaire et observa que, le cr?ancier de la soci?t? disposant de titres ex?cutoires, l?endettement de celle-ci ?tait prouv?.
8. Le 22 mars 1997, certains biens immeubles appartenant au requ?rant furent vendus aux ench?res.
9. Le 28 novembre 1997, la soci?t? interjeta appel devant la cour d?appel d?Anc?ne.
10. Par un arr?t d?pos? le 21 septembre 2000, la cour d?appel fit droit ? cette demande et d?clara l?incomp?tence territoriale du tribunal d?Ascoli Piceno.
11. Par une d?cision du 29 novembre 2000, le tribunal d?Ascoli Piceno transmit le dossier au tribunal de Fermo.
12. Le 31 d?cembre 2000, le d?lai de dur?e de la soci?t?, fix? dans l?acte de constitution de celle-ci, expira.
13. Le 29 janvier 2001, l?assembl?e de la soci?t?, consid?rant l?expiration dudit d?lai, nomma le requ?rant liquidateur au sens de l?article 2449 du code civil.
14. Entre-temps, par une d?cision du 22 janvier 2001, le tribunal d?Ascoli Piceno pr?cisa que, par l?arr?t d?pos? le 21 septembre 2000, la cour d?appel d?Anc?ne avait r?voqu? le jugement d?clarant la faillite de la soci?t?, et ordonna la restitution ? cette derni?re des biens faisant partie de la faillite.
15. Le 14 mars 2001, le tribunal de Fermo d?clara d?office la faillite de la soci?t?. Une audience fut fix?e au 11 juillet 2001.
16. Le 10 avril 2001, la soci?t? fit opposition.
17. Le 3 juillet 2001, le tribunal de Fermo d?clara le passif de la faillite ex?cutoire. Le 20 septembre 2001, la soci?t? fit opposition ? cette d?cision. Cette demande fut rejet?e par un jugement du tribunal de Fermo d?pos? le 2 d?cembre 2003.
18. Entre-temps, le 3 octobre 2001, la soci?t? avait introduit une demande de concordat devant le tribunal de Fermo. Par une d?cision du 10 avril 2002, le tribunal d?clara cette demande irrecevable.
19. Par un jugement d?pos? le 10 octobre 2002, le tribunal de Fermo rejeta l?opposition de la soci?t? introduite le 10 avril 2001 ? l?encontre du jugement d?clarant la faillite d?office.
20. Le 5 avril 2003, la soci?t? interjeta appel devant la cour d?appel d?Anc?ne de ce dernier jugement.
21. Une audience fut fix?e au 13 juin 2007.
22. A une date non pr?cis?e, la soci?t? demanda que la date de l?audience soit anticip?e.
23. Le 17 juin 2003, la cour d?appel anticipa l?audience au 26 f?vrier 2004.
24. La proc?dure d?opposition ?tait encore pendante au 23 mai 2005.
25. Le 10 mars 2005, le syndic d?posa le compte de gestion de la faillite.
A une date non pr?cis?e, le juge ordonna le d?p?t dudit compte et fixa au 3 mai 2005 l?audience pour la pr?sentation d??ventuelles observations des parties int?ress?es.
26. A cette date, le compte de gestion fut approuv?.
2. La proc?dure introduite conform?ment ? la loi Pinto
27. Le 4 avril 2002, le requ?rant, en son nom et en tant que liquidateur de la soci?t?, introduisit un recours devant la cour d?appel de l?Aquila au sens de la loi Pinto.
28. En particulier, le requ?rant se plaignit du fait, que suite ? la r?vocation du jugement d?clarant la faillite de la soci?t? et jusqu?au 23 janvier 2001, le tribunal d?Ascoli Piceno n?avait pas restitu? ? celle-ci ses biens (y compris les livres de la soci?t? ? libri sociali). Cela aurait emp?ch? la soci?t? de r?unir son assembl?e afin de prolonger son d?lai de dur?e et d??viter ainsi la mise en liquidation automatique. De plus, cette situation aurait fait obstacle ? la possibilit? de proposer un concordat extrajudiciaire ou d?acc?der ? la proc?dure d?administration extraordinaire, ?vitant ainsi la d?claration de faillite. Enfin, le 24 mai 1996, suite ? la vente aux ench?res d?un immeuble faisant partie d?un camping, l?enti?re activit? aurait ?t? transf?r?e ? l?acheteur.
29. Par une d?cision du 4 juin 2002, la cour d?appel observa que la dur?e de la proc?dure ?tait raisonnable et rejeta la demande du requ?rant.
30. Le 5 f?vrier 2003, le requ?rant, en son nom et en tant que liquidateur de la soci?t?, se pourvut en cassation.
31. Cette proc?dure ?tait encore pendante au 31 janvier 2005.
II. LE DROIT INTERNE PERTINENT
32. La loi sur la faillite (d?cret royal no 267 du 16 mars 1942) dispose :
Article 42
? Le jugement qui d?clare la faillite prive le failli de l?administration et de la disponibilit? des biens existants ? la date dudit jugement. (…) ?
Article 48
? La correspondance adress?e au failli doit ?tre remise au syndic qui a le droit de garder celle relative ? des int?r?ts patrimoniaux. Le failli peut prendre connaissance de la correspondance. Le syndic doit garder le secret sur le contenu de la correspondance qui ne concerne pas lesdits int?r?ts. ?
33. Le code civil dispose :
Article 2448
? La soci?t? par action se dissout pour expiration du d?lai de sa dur?e (…) ou ? la suite de la d?claration de faillite. ?
Article 2449
? Une fois la soci?t? par action dissolue, les administrateur ne peuvent plus entreprendre des nouvelles op?rations (…).
Dans un d?lai de trente jours, ils doivent convoquer l?assembl?e pour les d?cisions relatives ? la liquidation. Les administrateurs sont responsables de la conservation des biens de la soci?t? jusqu?au moment o? lesdits biens sont remis aux liquidateurs. (…) ?
EN DROIT
SUR LA VIOLATION ALL?GU?E DES L?ARTICLES 1 DU PROTOCOLE No 1, 8 DE LA CONVENTION, 6 ? 1 DE LA CONVENTION ET 13 DE LA CONVENTION
34. Invoquant l?article 1 du Protocole no 1, le requ?rant se plaint de la violation du droit de la soci?t? au respect des biens, en raison de la dur?e de la proc?dure. En outre, il se plaint de ce que, suite ? la r?vocation du jugement d?clarant la faillite de la soci?t? et jusqu?au 23 janvier 2001, le tribunal de Ascoli Piceno n?a pas restitu? ? celle-ci ses biens (y compris les livres de la soci?t? ? libri sociali). Cela aurait emp?ch? ? la soci?t? de r?unir son assembl?e afin de prolonger son d?lai de dur?e et d??viter ainsi la mise en liquidation automatique. De plus, cette situation aurait fait obstacle ? la possibilit? de proposer un concordat extrajudiciaire ou d?acc?der ? la proc?dure d?administration extraordinaire, ainsi ?vitant la d?claration de faillite. Enfin, le 24 mai 1996, suite ? la vente aux ench?res d?un immeuble faisant partie d?un camping, ? l?enti?re activit? aurait ?t? transf?r?e ? l?acheteur ?.
35. Invoquant l?article 8 de la Convention, le requ?rant se plaint de la violation du droit au respect de la correspondance de la soci?t? en raison de ce que, ? pendant des mois ? apr?s la r?vocation du jugement d?clarant la faillite, la correspondance a ?t? adress?e au syndic de la faillite et non pas directement ? la soci?t?.
36. Invoquant l?article 6 ? 1 de la Convention, le requ?rant se plaint ?galement de la dur?e de la proc?dure.
37. Enfin, dans une lettre envoy?e au greffe de la Cour le 24 mai 2005, le requ?rant all?gue la violation de l?article 13 de la Convention, d?non?ant le manque d?un recours effectif en raison de la vente aux ench?res de certains biens faisant partie de l?actif de la faillite alors que la proc?dure en opposition ?tait pendante.
38. Le texte de ces articles se lit comme suit :
Article 1 du Protocole no 1
? Toute personne physique ou morale a droit au respect de ses biens. Nul ne peut ?tre priv? de sa propri?t? que pour cause d?utilit? publique et dans les conditions pr?vues par la loi et les principes g?n?raux du droit international.
Les dispositions pr?c?dentes ne portent pas atteinte au droit que poss?dent les Etats de mettre en vigueur les lois qu?ils jugent n?cessaires pour r?glementer l?usage des biens conform?ment ? l?int?r?t g?n?ral ou pour assurer le paiement des imp?ts ou d?autres contributions ou des amendes. ?
Article 8 de la Convention
? 1. Toute personne a droit au respect de sa (…) correspondance.
2. Il ne peut y avoir ing?rence d?une autorit? publique dans l?exercice de ce droit que pour autant que cette ing?rence est pr?vue par la loi et qu?elle constitue une mesure qui, dans une soci?t? d?mocratique, est n?cessaire ? la s?curit? nationale, ? la s?ret? publique, au bien-?tre ?conomique du pays, ? la d?fense de l?ordre et ? la pr?vention des infractions p?nales, ? la protection de la sant? ou de la morale, ou ? la protection des droits et libert?s d?autrui. ?
Article 6 de la Convention
? Toute personne a droit ? ce que sa cause soit entendue (…) dans un d?lai raisonnable, par un tribunal (…), qui d?cidera (…) des contestations sur ses droits et obligations de caract?re civil (…) ?
Article 13 de la Convention
? Toute personne dont les droits et libert?s reconnus dans la (…) Convention ont ?t? viol?s, a droit ? l?octroi d?un recours effectif devant une instance nationale, alors m?me que la violation aurait ?t? commise par des personnes agissant dans l?exercice de leurs fonctions officielles. ?
A. Sur la recevabilit?
1. L??puisement de la voie de recours pr?vue par la loi Pinto en mati?re de faillite
39. Le Gouvernement soutient d?embl?e que la requ?te devrait rejet?e pour non-?puisement des voies de recours internes, la proc?dure introduite conform?ment ? la loi Pinto ?tant pendante en cassation. Il rappelle que, selon la jurisprudence de la Cour de cassation (arr?t no 17261 de 2002), le rem?de pr?vu par la loi Pinto est efficace pour se plaindre de la violation du droit du requ?rant au respect de la correspondance et des biens.
40. De plus, le Gouvernement souligne que, dans les affaires Mascolo c. Italie (d?c., no 68792/01, 16 octobre 2003) et Provvedi c. Italie (d?c., no 66644/01, 2 d?cembre 2004), concernant une proc?dure d?expulsion de locataire, la Cour a affirm? que le grief tir? de l?article 1 du Protocole no 1, quant ? l?impossibilit? prolong?e de disposer des biens, ?tait strictement li? ? celui tir? de l?article 6 ? 1 de la Convention portant sur la dur?e de la proc?dure.
41. Le requ?rant consid?re que le rem?de pr?vu par la loi Pinto concerne uniquement la r?paration du dommage subi en raison de la dur?e excessive de la proc?dure et non pas ?galement de celui d?rivant de la limitation prolong?e du droit au respect de la correspondance et des biens.
42. La Cour observe que, dans l?arr?t no 17261 de 2002, la Cour de cassation a affirm? que le failli est titulaire du droit ? la dur?e raisonnable de la proc?dure, compte tenu notamment des limitations personnelles auxquelles il est soumis tout au long de la proc?dure, telles que celles pr?vues aux articles 42, 43, 48, 49 et 50 de la loi sur la faillite ainsi que celles pr?vues par la l?gislation sp?ciale.
43. La Cour estime que cet arr?t se borne a consid?rer l?applicabilit? de la loi Pinto aux proc?dures de faillite et ne constitue pas en soi une garantie que le rem?de pr?vu par la loi Pinto puisse ?tre efficacement utilis? pour se plaindre des incapacit?s d?rivant de la mise en faillite.
44. En m?me temps, la Cour rel?ve que, dans l?arr?t no 362 de 2003 d?pos? le 14 janvier 2003, la Cour de cassation, confirmant une d?cision de la cour d?appel de Venise relative ? un recours introduit conform?ment ? la loi Pinto portant sur la dur?e d?une proc?dure de faillite, a affirm? que la liquidation du dommage non patrimonial est le r?sultat d?une ?valuation du juge, statuant en ?quit?, qui doit tenir compte de toute circonstance du cas d?esp?ce. Elle a observ? que ? la d?cision attaqu?e a, ? juste titre, affirm? que, dans le cas d?esp?ce, le dommage moral est le r?sultat d?une situation de malaise du requ?rant due ? la prolongation, au-del? du d?lai raisonnable de la proc?dure, du statut de failli et des limitations y relatives portant sur la libert? de circulation, les droits ?lectoraux, la possibilit? d?exercer des professions lib?rales, et que la liquidation dudit dommage ne peut se faire qu?? travers une ?valuation ?quitable qui tienne compte, en plus de la dur?e de la proc?dure, de la nature particuli?re des droits de la personne totalement ou partiellement touch?s ?.
45. Par ailleurs, quant au grief tir? de l?article 1 du Protocole no 1, la Cour rappelle que, dans l?affaire Mascolo (pr?cit?e), elle a estim? que la violation du droit de propri?t? ?tait ? strictement li?e ? la dur?e de la proc?dure, dont elle constitue une cons?quence indirecte ? et que c??tait donc ? probablement dans le cadre du m?me rem?de pr?vu par la loi Pinto que les requ?rants pouvaient faire valoir leurs all?gations concernant les r?percussions financi?res que la longueur excessive de la proc?dure a eu sur leur droit de propri?t? ?. De plus, dans l?affaire Provvedi (pr?cit?e), la Cour a estim? que ? l?action fond?e sur la loi Pinto est une voie de recours dont les requ?rants doivent user (…) pour satisfaire ? l?article 35 ? 1 de la Convention non seulement pour les all?gations concernant l?article 6 ? 1, mais aussi pour celles relatives ? l?article 1 du Protocole no 1 ?.
46. La Cour rappelle que la r?gle de l??puisement des voies de recours internes doit s?appliquer avec une certaine souplesse et sans formalisme excessif. De plus, en en contr?lant le respect, il faut avoir ?gard aux circonstances de la cause. Cela signifie notamment que la Cour doit tenir compte de mani?re r?aliste non seulement des recours pr?vus en th?orie dans le syst?me juridique de la Partie contractante concern?e, mais ?galement du contexte juridique dans lequel ils se situent (Selmouni c. France [GC], no 25803/94, ? 77, CEDH 1999-V).
47. Dans le cas d?esp?ce, la Cour estime que, ? compter de l?arr?t de la Cour de cassation d?pos? le 14 janvier 2003, la voie de recours interne pr?vue par la loi Pinto avait acquis un degr? de certitude juridique suffisant non seulement en th?orie mais aussi en pratique pour pouvoir et devoir ?tre utilis? aux fins de l?article 35 ?1 de la Convention, ceci, ? premi?re vue, d?s le jour du d?p?t au greffe de l?arr?t (Broca et Texier-Micault c. France, nos 27928/02 et 31694/02, ? 19, 21 octobre 2003).
48. Toutefois, il est clair que pour certains requ?rants le d?lai pour introduire un recours conform?ment ? la loi Pinto pouvait se terminer dans les jours suivants ledit d?p?t. Il convient donc de fixer une date post?rieure ? celle du d?p?t de l?arr?t prenant en consid?ration le temps d?avoir connaissance de celui-ci. La Cour juge raisonnable de retenir que l?arr?t en question ne peut plus ?tre ignor? du public ? partir du 14 juillet 2003. Elle en conclut que c?est ? partir de cette date qu?il doit ?tre exig? des requ?rants qu?ils usent de ce recours aux fins de l?article 35 ? 1 de la Convention (voir, mutatis mutandis, Di Sante c. Italie, no 56079/00, d?c., 24 juin 2004).
49. Compte tenu des consid?rations qui pr?c?dent, la Cour estime que, dans le cas d?esp?ce, lors de l?introduction du recours au sens de la loi Pinto, le 4 avril 2002, le requ?rant n?aurait pas pu se plaindre efficacement des incapacit?s d?rivant de la mise en faillite, notamment en raison de la dur?e de la proc?dure. Elle estime donc que cette exception du Gouvernement doit ?tre rejet?e.
2. La p?riode pr?c?dant le 29 janvier 2001
50. Le Gouvernement soutient ensuite que, ? partir du moment o? la soci?t? a fait faillite, son administrateur unique, le requ?rant, a cess? ses fonctions de gestion et de repr?sentation de celle-ci. La pr?sente requ?te devrait partant ?tre rejet?e, le requ?rant n?ayant pas d?int?r?t ? agir.
51. Le requ?rant observe avoir ?t? nomm? liquidateur le 29 janvier 2001.
52. La Cour rappelle que, dans les trente jours suivant la d?claration de faillite, les administrateurs d?une soci?t? doivent convoquer l?assembl?e de celle-ci pour les d?cisions relatives ? la liquidation (articles 2448 et 2449 du code civil). De plus, suite ? la nomination du liquidateur de la soci?t?, l?administrateur, qui ne repr?sente plus la soci?t? faillie, cesse d?exister sur le plan juridique et le liquidateur d?vient le repr?sentant l?gale de celle-ci (voir l?arr?t de la Cour de cassation no 2878 de 1985).
53. La Cour rel?ve ensuite que le requ?rant n?a ?t? nomm? liquidateur de la soci?t? que le 29 janvier 2001. Elle rel?ve donc que, pour la p?riode ant?rieure ? cette date, le requ?rant n?avait pas le pouvoir d?introduire un recours devant la Cour pour le compte de la soci?t?. Ne pouvant pas se pr?tendre victime des violations qu?il all?gue quant ? cette p?riode, cette partie de la requ?te doit ?tre rejet?e pour d?faut manifeste de fondement selon l?article 35 ?? 3 et 4 de la Convention.
54. Ainsi, la Cour estime que la partie du grief tir? de l?article 1 du Protocole no 1 relevant du manque all?gu? de restitution des livres de la soci?t? jusqu?au 23 janvier 2001 ainsi que du transfert de propri?t? ayant eu lieu le 24 mai 1996, doit ?tre rejet?e pour d?faut manifeste de fondement selon l?article 35 ?? 3 et 4 de la Convention, les faits remontant ? des dates ant?rieures au 29 janvier 2001.
3. La p?riode post?rieure au 29 janvier 2001
55. Quant ? la partie du grief portant sur la limitation du droit au respect de la propri?t? en raison de la dur?e de la proc?dure, quant ? la p?riode post?rieure au 29 janvier 2001, la Cour constate qu?elle n?est pas manifestement mal fond?e au sens de l?article 35 ? 3 de la Convention. Par ailleurs elle ne se heurte ? aucun autre motif d?irrecevabilit?. Il convient donc de la d?clarer recevable.
56. Pour ce qui est du grief tir? de l?article 8 de la Convention, selon le Gouvernement le requ?rant, en tant qu?administrateur, n?a pas ?t? soumis ? la limitation de son droit au respect de la correspondance.
En tout cas, le Gouvernement estime que la limitation du droit au respect de la correspondance du failli pr?vue par la loi sur la faillite n?est pas disproportionn?e ? l?objectif de prot?ger les cr?anciers.
57. Le requ?rant observe que la soci?t? a ?t? soumise au contr?le de la correspondance conform?ment ? l?article 48 de la loi sur la faillite.
58. La Cour estime que cette partie de la requ?te n?a pas ?t? ?tay?e et doit ?tre rejet?e pour d?faut manifeste de fondement selon l?article 35 ?? 3 et 4 de la Convention.
59. Quant au grief tir? de l?article 6 ? 1 de la Convention, le Gouvernement soutient que, la proc?dure en opposition au jugement d?clarant la faillite introduite par le requ?rant a entra?n? la dur?e de la proc?dure de faillite. Le Gouvernement ne saurait donc ?tre tenu pour responsable de ladite dur?e.
60. Le requ?rant s?oppose ? cette th?se.
61. La Cour consid?re que, la proc?dure introduite devant la Cour de cassation conform?ment ? la loi Pinto ?tant pendante, cette partie de la requ?te est pr?matur?e et doit ?tre rejet?e pour d?faut manifeste de fondement selon l?article 35 ?? 3 et 4 de la Convention.
62. Enfin, quant au grief tir? de l?article 13 de la Convention, la Cour rel?ve qu?il a ?t? introduit tardivement, apr?s la communication de la requ?te au Gouvernement. Elle estime donc qu?il est irrecevable.
B. Sur le fond
63. Pour ce qui est de la partie du grief portant sur la limitation du droit au respect de la propri?t? en raison de la dur?e de la proc?dure, quant ? la p?riode post?rieure au 29 janvier 2001, la Cour consid?re que cette p?riode est d?environ quatre ans et trois mois. Pendant ce temps, une proc?dure en opposition au jugement d?clarant la faillite a ?t? introduite par la soci?t? devant le tribunal de Fermo. Suite au rejet de cette opposition, le 5 avril 2003, la soci?t? interjeta appel devant la cour d?appel d?Anc?ne. Par ailleurs, ? une date non pr?cis?e, la soci?t? demanda que la date de l?audience, fix?e au 13 juin 2007, soit avanc?e et, le 17 juin 2003, la cour d?appel fit droit ? cette demande, avan?ant la date au 26 f?vrier 2004.
64. Au vu de ces ?l?ments, la Cour estime que la dur?e de la proc?dure de faillite n?a pas entra?n? la rupture de l??quilibre ? m?nager entre l?int?r?t g?n?ral au payement des cr?anciers de la faillite et l?int?r?t de la soci?t? au respect de ses biens (voir, mutatis mutandis, Luordo c. Italie, no 32190/96, ? 70, CEDH 2003-IX).
65. Partant, il n?y a pas eu violation de l?article 1 du Protocole no 1.
PAR CES MOTIFS, LA COUR, ? L?UNANIMIT?,
1. D?clare la requ?te recevable quant au grief tir? de l?article 1 du Protocole no 1 pour la p?riode post?rieure au 29 janvier 2001 et irrecevable pour le surplus ;
2. Dit qu?il n?y a pas eu violation de l?article 1 du Protocole no 1.
Fait en fran?ais, puis communiqu? par ?crit le 6 octobre 2005 en application de l?article 77 ?? 2 et 3 du r?glement.
Vincent Berger Bo?tjan M. Zupancic
Greffier Pr?sident

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