AFFAIRE PRENNA ET AUTRES c. ITALIE - A.N.P.T.ES.
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Testo originale e tradotto della sentenza selezionata

AFFAIRE PRENNA ET AUTRES c. ITALIE

Tipologia: Sentenza
Importanza: 3
Articoli: 41, 29, P1-1
Numero: 69907/01/2006
Stato: Italia
Data: 2006-02-09 00:00:00
Organo: Sezione Terza
Testo Originale

Conclusione Violazione di P1-1; Soddisfazione equa riservata
TERZA SEZIONE
CAUSA PRENNA ED ALTRI C. ITALIA
( Richiesta no 69907/01)
SENTENZA
STRASBURGO
9 febbraio 2006
DEFINITIVO
09/05/2006
Questa sentenza diventer� definitiva nelle condizioni definite all’articolo 44 � 2 della Convenzione. Pu� subire dei ritocchi di forma.

Nella causa Prenna ed altri c. Italia,
La Corte europea dei Diritti dell’uomo, terza sezione, riunendosi in una camera composta da:
SIGG. B.M. Zupancic, presidente,
J. Hedigan, la Sig.ra Sig. Tsatsa-Nikolovska,
Sigg. V. Zagrebelsky, E. Myjer, Davide Th�r Bj�rgvinsson, la Sig.ra I. Ziemele, giudici,
e del Sig. Sig. Villiger, cancelliere aggiunto di sezione,
Dopo avere deliberato in camera del consiglio il 19 gennaio 2006,
Rende la sentenza che ha, adottata a questa data,:
PROCEDIMENTO
1. All’origine della causa si trova una richiesta (no 69907/01) diretta contro la Repubblica italiana e in cui quattro cittadini di questo Stato, Sigg. S. e M P. ed il Sig.re F. A. e G. G. (“i richiedenti”), hanno investito la Corte il 23 aprile 2001 in virt� dell’articolo 34 della Convenzione di salvaguardia dei Diritti dell’uomo e delle Libert� fondamentali (“la Convenzione”).
2. I richiedenti sono rappresentati da R. P., avvocato a Macerata. Il governo italiano (“il Governo”) � rappresentato dal suo agente, il Sig. I. M. Braguglia, dal suo coagente, il Sig. F. Crisafulli e dal suo coagente aggiunto, il Sig. N. Lettieri.
3. L� 8 marzo 2004, la Corte, prima sezione, ha deciso di comunicare la richiesta al Governo. Avvalendosi delle disposizioni dell’articolo 29 � 3, ha deciso che sarebbero state esaminate l’ammissibilit� e la fondatezza della causa allo stesso tempo.
4. Il 1 novembre 2004, la Corte ha modificato la composizione delle sue sezioni, articolo 25 � 1 dell’ordinamento. La presente richiesta � stata assegnata alla terza sezione cos� ricomposta, articolo 52 � 1.
IN FATTO
I. LE CIRCOSTANZE DELLO SPECIFICO
5. I quattro richiedenti sono nati rispettivamente nel 1966, 1965, 1940 e 1947 e risiedono a Macerata.
6. Hanno ereditato tutti un terreno registrato al catasto foglio no 66, appezzamento 1147, di circa 3 730 metri quadrati, ubicati a Macerata. Il quarto richiedente, in quanto a lui, ha ereditato anche del terreno registrato foglio no 66, appezzamento 207, di circa 1 730 metri quadrati.
7. Con un’ordinanza del 28 giugno 1988, la municipalit� di Macerata, mettendo in esecuzione una decisione della provincia di Macerata, ordin� l’occupazione di emergenza dei terreni dei richiedenti per un periodo massimale di cinque anni, in vista della loro espropriazione per la costruzione di una scuola.
8. Il 28 luglio 1988, i terreni furono occupati materialmente ed i lavori di costruzione furono iniziati. La costruzione della scuola si concluse il 29 agosto 1991.
9. Con una decisione del 5 aprile 1993, la provincia di Macerata prorog� il periodo di occupazione fino al 12 aprile 1995 per permettere il completamento del procedimento di espropriazione.
1. Il procedimento dinnanzi alla corte di appello
10. Il 30 aprile 1992, i richiedenti citarono la provincia di Macerata a comparire dinnanzi alla corte di appello di Ancona per ottenere un’indennit� di occupazione cos� come un’indennit� di espropriazione.
11. Con una sentenza non definitiva del 30 maggio 1996, la corte di appello dichiar� inammissibile la richiesta dei richiedenti concernente questa ultima indennit�. Afferm� che il diritto ad ottenere un’indennit� di espropriazione non pu� esistere in mancanza di un’ordinanza di espropriazione, costituendo questo ultimo l’atto ablativo di propriet�. In compenso, dichiar� che i richiedenti avevano diritto ad un’indennit� di occupazione per il non-godimento del terreno. Rilev� inoltre che il terreno che figura all’appezzamento 207 era stato gi� oggetto di una cessione, cessione volontaria, alla municipalit� da parte del de cuius del quarto richiedente ed era stato menzionato dunque per errore tra i terreni da occupare. Pertanto, il quarto richiedente rinunci� a questa parte della sua domanda. La corte di appello afferm� la natura non edificabile del terreno della richiesta comparsa all’appezzamento 1147 ed ordin� una perizia per la determinazione della somma da concedere ai richiedenti a titolo di indennit� di occupazione.
12. Il perito nominato d�ufficio rimise il suo rapporto il 4 giugno 1997.
13. Con una sentenza del 1 marzo 2000, applicando dei criteri stabiliti dalla legge no 865 del 1971, la corte di appello condann� l’amministrazione provinciale a pagare ai richiedenti la somma di 82 760 540 ITL [42 742,25 EUR], aumentato degli interessi legali, a titolo di indennit� di occupazione per il periodo compreso tra il 28 luglio 1988 ed il 12 aprile 1995.
2. L’azione in danno-interessi dinnanzi al tribunale civile
14. Nel frattempo, con un atto notificato il 6 dicembre 1996, i richiedenti introdussero un’azione contro la provincia di Macerata dinnanzi al tribunale civile di Macerata per ottenere i danno-interessi derivanti dall’espropriazione indiretta, occupazione acquisitiva, del loro terreno. L’amministrazione convenuta sostenne in particolare che il diritto al risarcimento era prescritto.
15. Il collocamento in stato della causa cominci� il 25 febbraio 1997. Il tribunale ordin� una perizia tecnica che mirava a valutare il valore del terreno ed a stabilire il momento della trasformazione irreversibile del bene. Il rapporto di perizia, depositato il 4 ottobre 1999, indicava che il valore venale del terreno in data dell’occupazione materiale, ossia il 28 luglio 1988, era di 261 100 000 ITL [134 846,89 EUR], (70 000 lire/m� per 3 730 m�). Indicava inoltre che la trasformazione irreversibile del terreno aveva avuto luogo tra gli inizi di 1990 ed l�agosto 1991.
16. Risulta dalla pratica che il procedimento � ad oggi pendente dinnanzi al tribunale di Macerata.
II. IL DIRITTO E LA PRATICA INTERNI PERTINENTI
a) L’occupazione di emergenza di un terreno
17. In dritto italiano, il procedimento accelerato di espropriazione permette all’amministrazione di occupare un terreno e di costruire prima dell’espropriazione. Una volta dichiarato di utilit� pubblica il lavoro da realizzare ed adottato il progetto di costruzione, l’amministrazione pu� decretare l’occupazione di emergenza delle zone da espropriare per una durata determinata che non supera cinque anni, articolo 20 della legge no 865 del 1971. Questo decreto diventa nullo se l’occupazione materiale del terreno non ha luogo nei tre seguenti mesi la sua promulgazione. Prima della fine del periodo di occupazione autorizzata, un decreto di espropriazione formale deve essere preso.
18. L’occupazione autorizzata di un terreno d� diritto ad un’indennit� di occupazione. La Corte costituzionale ha riconosciuto, nella sua sentenza no 470 del 1990, un diritto di accesso immediato ad un tribunale ai fini di richiedere l’indennit� di occupazione appena il terreno � occupato materialmente, senza bisogno di aspettare che l’amministrazione proceda ad un’offerta di indennizzo.
b) Il principio dell’espropriazione indiretta (“occupazione acquisitiva” o “accessione invertita”)
19. Negli anni 1970, parecchie amministrazioni locali procedettero ad occupazioni di emergenza di terreni che non furono seguite da decreti di espropriazione. Le giurisdizioni italiane si trovarono di fronte a casi in cui il proprietario di un terreno aveva perso di facto la disponibilit� di questo in ragione dell’occupazione e del compimento di lavori di costruzione di un lavoro pubblico. Restava da sapere se, semplicemente per effetto dei lavori effettuati, l’interessato aveva perso anche la propriet� terreno.
1. La giurisprudenza prima della sentenza no 1464 del 1983 della Corte di cassazione
20. La giurisprudenza era molto divisa sul punto di sapere quale erano gli effetti della costruzione di un lavoro pubblico su un terreno occupato illegalmente. Per occupazione illegale, bisogna intendere un’occupazione illegale ab initio, o un’occupazione inizialmente autorizzata e diventata in seguito senza titolo, essendo stato annullato il titolo o proseguendo l’occupazione al di l� della scadenza autorizzata senza che un decreto di espropriazione fosse intervenuto.
21. Secondo una prima giurisprudenza, il proprietario del terreno occupato dall’amministrazione non perdeva la propriet� terreno dopo il completamento del lavoro pubblico. Tuttavia, non poteva chiedere una rimessa in stato del terreno e poteva impegnare unicamente un’azione in danni ed interessi per occupazione abusiva, non sottoposta ad un termine di prescrizione poich� l’illegalit� derivante dall’occupazione era permanente. L’amministrazione poteva adottare in ogni momento una decisione formale di espropriazione; in questo caso, l’azione in danno-interessi si trasformava in controversia riguardante l’indennit� di espropriazione ed i danno-interessi erano dovuti solamente per il periodo anteriore al decreto di espropriazione per il non-godimento del terreno (vedere, tra altri, le sentenze della Corte di cassazione no 2341 del 1982, no 4741 di 1981, no 6452 e no 6308 del 1980).
22. Secondo una seconda giurisprudenza, il proprietario del terreno occupato dall’amministrazione non perdeva la propriet� del terreno e poteva chiederne la rimessa in stato, quando l’amministrazione aveva agito senza che ci fosse stata utilit� pubblica (vedere, per esempio, Corte di cassazione, sentenza no 1578 del 1976, sentenza no 5679 del 1980).
23. Secondo una terza giurisprudenza, il proprietario del terreno occupato dall’amministrazione perdeva automaticamente la propriet� terreno nel momento della trasformazione irreversibile del bene, ovvero nel momento del completamento del lavoro pubblico. L’interessato aveva il diritto di chiedere dei danno-interessi (vedere la sentenza no 3243 del 1979 della Corte di cassazione).
2. La sentenza no 1464 del 1983 della Corte di cassazione
24. Con una sentenza del 16 febbraio 1983, la Corte di cassazione, deliberando in camere riunite, risolse il conflitto di giurisprudenza ed adott� la terza soluzione. Cos� fu consacrato il principio dell’espropriazione indiretta, accessione invertita od occupazione acquisitiva. In virt� di questo principio, il potere pubblico acquista ab origine la propriet� di un terreno senza procedere ad un’espropriazione formale quando, dopo l’occupazione del terreno, ed a prescindere dalla legalit� dell’occupazione, il lavoro pubblico � stato realizzato. Quando l’occupazione � ab initio senza titolo, il trasferimento di propriet� ha luogo nel momento del completamento del lavoro pubblico. Quando l’occupazione del terreno � stata autorizzata inizialmente, il trasferimento di propriet� ha luogo alla scadenza del periodo di occupazione autorizzata. Nella stessa sentenza, la Corte di cassazione precis� che, in ogni caso di espropriazione indiretta, l’interessato ha diritto ad un risarcimento integrale, del terreno avendo avuto luogo senza titolo l’acquisizione. Questo risarcimento non � versato tuttavia, automaticamente; incombe sull’interessato di richiedere dei danno-interessi. Inoltre, il diritto a risarcimento � abbinato al termine di prescrizione contemplata in caso di responsabilit� da delitto, ovvero cinque anni, che cominciano a decorrere dal momento della trasformazione irreversibile del terreno.
3. La giurisprudenza dopo la sentenza no 1464 del 1983 della Corte di cassazione
a) La prescrizione
25. In un primo tempo, la giurisprudenza considerava che nessuno termine di prescrizione doveva applicarsi, poich� l’occupazione senza titolo del terreno costituiva un atto illegale continuo. La Corte di cassazione, nella sua sentenza no 1464 del 1983, afferm� che il diritto a risarcimento era sottoposto ad un termine di prescrizione di cinque anni. In seguito, la prima sezione della Corte di cassazione afferm� che un termine di prescrizione di dieci anni doveva applicarsi, sentenze no 7952 di 1991 e no 10979 del 1992. Con una sentenza del 22 novembre 1992, la Corte di cassazione deliberando in camere riunite ha troncato definitivamente la questione, stimando che il termine di prescrizione � di cinque anni e che comincia a decorrere dal momento della trasformazione irreversibile del terreno.
b) La sentenza no 188 del 1995 della Corte costituzionale
26. In questa sentenza, la Corte costituzionale ha giudicato compatibile con la Costituzione il principio dell’espropriazione indiretta, nella misura in cui questo principio si � radicato in una disposizione legislativa, ovvero l’articolo 2043 del codice civile che regola la responsabilit� da delitto. Secondo questa sentenza, il fatto che l’amministrazione diventi proprietaria di un terreno traendo utile dal suo comportamento illegale non d� nessun problemi sul piano costituzionale, poich� l’interesse pubblico, ovvero la conservazione del lavoro pubblico, prevale sull’interesse dell’individuo, e dunque sul diritto di propriet� di questo ultimo. La Corte costituzionale ha giudicato compatibile con la Costituzione l’applicazione all’azione in risarcimento del termine di prescrizione di cinque anni, come previsto dall’articolo 2043 del codice civile per responsabilit� da delitto.
c) Caso di mancata applicazione del principio dell’espropriazione indiretta
27. Gli sviluppi della giurisprudenza mostrano che il meccanismo con il quale la costruzione di un lavoro pubblico provoca il trasferimento di propriet� del terreno a favore dell’amministrazione conosce delle eccezioni.
28. Nella sua sentenza no 874 del 1996, il Consiglio di stato ha affermato che non c’� espropriazione indiretta quando le decisioni dell’amministrazione ed il decreto di occupazione di emergenza sono state annullate dalle giurisdizioni amministrative; se cos� non fosse, la decisione giudiziale sarebbe svuotata di sostanza.
29. Nella sua sentenza no 1907 del 1997, la Corte di cassazione deliberando in camere riunite ha affermato che l’amministrazione non diventa proprietaria di un terreno quando le decisioni che ha adottato e la dichiarazione di utilit� pubblica devono essere considerat4 come nulli ab initio. In questo caso, l’interessato mantiene la propriet� dal terreno e pu� chiedere la restitutio in integrum. Pu�, come alternativa, chiedere dei danno-interessi. L’illegalit� in questi casi ha un carattere permanente e nessuno termine di prescrizione viene applicato.
30. Nella sentenza no 6515 del 1997, la Corte di cassazione deliberanodo in camere riunite ha affermato che non c’� trasferimento di propriet� quando la dichiarazione di utilit� pubblica � stata annullata dalle giurisdizioni amministrative. In questo caso, il principio dell’espropriazione indiretta non si applica dunque. L’interessato mantenendo la propriet� dal terreno, ha la possibilit� di chiedere la restitutio in integrum. L’introduzione di una domanda in danno-interessi provoca una rinuncia alla restitutio in integrum. Il termine di prescrizione di cinque anni comincia a decorrere dal momento in cui la decisione del giudice amministrativo diventa definitiva.
31. Nella sentenza no 148 del 1998, la prima sezione della Corte di cassazione ha seguito la giurisprudenza delle camere riunite e ha affermato che il trasferimento di propriet� per effetto dell’espropriazione indiretta non ha luogo quando la dichiarazione di utilit� pubblica alla quale il progetto di costruzione era abbinato � stata considerata come invalida ab initio.
32. Nella sentenza no 5902 del 2003, la Corte di cassazione in camere riunite ha riaffermato che non c’� trasferimento di propriet� in mancanza di dichiarazione di utilit� pubblica valida.
33. Conviene confrontare questa giurisprudenza con la legge no 458 del 1988 e col Repertorio delle disposizioni sull’espropriazione, entrati in vigore il 30 giugno 2003, paragrafo 46 sotto.
4. La legge no458 del 27 ottobre 1988
34. Ai termini dell’articolo 3 di questa legge, “Il proprietario di un terreno, utilizzato per la costruzione di edifici pubblici e di case popolari, ha diritto al risarcimento del danno subito, in seguito ad un’espropriazione dichiarata illegale tramite una decisione passata in forza di cosa giudicata, ma non pu� pretendere alla restituzione del suo bene. Ha anche dritto, ne pi� del risarcimento del danno, alle somme dovute in ragione del deprezzamento monetario ed a queste menzionate all’articolo 1224 � 2 del codice civile e questo a contare dal giorno dell’occupazione illegale.”
35. Interpretando l’articolo 3 della legge di 1988, la Corte costituzionale, nella sua sentenza del 12 luglio 1990 (n� 384), ha considerato: “Con la disposizione attaccata, il legislatore, tra gli interessi dei proprietari dei terreni – ottenere in caso di espropriazione illegale la restituzione dei terreni – e l’interesse pubblico – concretizzato dalla destinazione di questi beni alle finalit� di costruzioni residenziali pubbliche alle condizioni favorevoli o convenzionate – ha dato la precedenza a questo ultimo interesse.”
5. L’importo del risarcimento in caso di espropriazione indiretta
36. Secondo la giurisprudenza di 1983 della Corte di cassazione in materia di espropriazione indiretta, un risarcimento integrale del danno subito, sotto forma di danno-interessi per la perdita del terreno, era dovuta all’interessato in compenso della perdita di propriet� che provoca l’occupazione illegale.
37. La legge di bilancio del 1992, articolo 5 bis della decreto-legge no 333 del 11 luglio 1992, modific� questa giurisprudenza, nel senso che l’importo dovuto in caso di espropriazione indiretta non poteva superare l’importo dell’indennit� contemplata per il caso di un’espropriazione formale. Con la sentenza no 369 del 1996, la Corte costituzionale dichiar� incostituzionale questa disposizione.
38. In virt� della legge di bilancio no 662 del 1996 che segu� la disposizione dichiarata incostituzionale, l’indennizzo integrale non poteva essere accordato per un’occupazione di terreno che aveva avuto luogo prima del 30 settembre 1996. In questa ottica, l’indennizzo equivaleva all’importo dell’indennit� contemplata nel caso di un’espropriazione formale, nell’ipotesi pi� favorevole al proprietario, mediante un aumento del 10%.
39. Con la sentenza no 148 del 30 aprile 1999, la Corte costituzionale ha giudicato simile indennit� compatibile con la Costituzione. Tuttavia, nella stessa sentenza, la Corte ha precisato che un’indennit� integrale, a concorrenza del valore venale del terreno, pu� essere richiesta quando l’occupazione e la privazione del terreno non hanno avuto luogo a causa di utilit� pubblica.
6. La giurisprudenza dopo le sentenze della Corte del 30 maggio 2000 nelle cause Belvedere Alberghiera e Carbonara e Ventura
40. Con le sentenze no 5902 e 6853 del 2003, la Corte di cassazione in camere riunite si � pronunciata di nuovo sul principio dell’espropriazione indiretta, facendo riferimento alle due sentenze precitate della Corte.
41. Alla vista della constatazione di violazione dell’articolo 1 del protocollo no 1 nelle cause sopra, la Corte di cassazione ha affermato che il principio dell’espropriazione indiretta sostiene un ruolo importante nella cornice del sistema giuridico italiano e che � compatibile con la Convenzione.
42. Pi� specificamente, la Corte di cassazione-dopo avere analizzato la storia del principio dell’espropriazione indiretta – ha detto che in materia dell’uniformit� della giurisprudenza, il principio dell’espropriazione indiretta deve essere considerato come pienamente “prevedibile” a contare del 1983. Per questo fatto, l’espropriazione indiretta deve essere considerata come rispettosa del principio di legalit�. In quanto alle occupazioni di terreno che hanno luogo senza dichiarazione di utilit� pubblica, la Corte di cassazione ha affermato che queste non sono atte a trasferire la propriet� del bene allo stato. In quanto all’indennizzo, la Corte di cassazione ha affermato che, anche se � inferiore al danno subito dall’interessato, ed in particolare al valore del terreno, l’indennizzo dovuto in caso di espropriazione indiretta � sufficiente per garantire un “giusto equilibrio” tra le esigenze dell’interesse generale della comunit� e gli imperativi della salvaguardia dei diritti fondamentali dell’individuo.
43. Investito di un ricorso in esecuzione di una decisione giudiziale definitiva che annulla la dichiarazione di utilit� pubblica riguardante un procedimento di espropriazione, vista la domanda della parte richiesta che tende ad ottenere la restituzione del terreno occupato e trasformato nel frattempo, il Consiglio di stato, nella sua sentenza no 2/2005 del 29 aprile 2005 resa in seduta plenaria, si � pronunciato sul punto di sapere se la trasformazione irreversibile di suddetto terreno in seguito alla costruzione del lavoro “pubblico” poteva costituire una ragione di diritto che impedisce la restituzione del terreno. Il Consiglio di stato ha risposto negativamente. Ci� facendo, ha:
a) riconosciuto che il principio giurisprudenziale dell’espropriazione indiretta � inadempiente in quanto al bisogno di sicurezza giuridica, per ci� che riguarda tra altri il punto di sapere in quale data il lavoro pubblico deve essere considerato come “realizzato” e dunque in quale data ci sia stato trasferimento di propriet� a favore dello stato;
b) reso omaggio alla giurisprudenza della Corte, ed in particolare alla sentenza Belvedere Alberghiera Srl c. Italia, affermando che, a fronte di una domanda di restituzione di un bene illegalmente occupato e trasformato, il lavoro realizzato dalle autorit� pubbliche non pu�, in quanto tale, costituire un ostacolo assoluto alla restituzione,;
c) interpretato l’articolo 43 del Repertorio, paragrafo 46 sotto, nel senso in cui la non-restituzione di un terreno pu� essere ammessa solamente in casi eccezionali, ovvero quando l’amministrazione invoca un interesse pubblico particolarmente contrassegnato dalla conservazione del lavoro;
d) affermato, in questo contesto, che l’espropriazione indiretta non potrebbe costituire un’alternativa (“una mera alternativa”) ad un procedimento di espropriazione in buona e dovuta forma.
7. Il Repertorio delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di espropriazione a causa di utilit� pubblica, qui di seguito “il Repertorio,
44. Il 30 giugno 2003 � entrato in vigore il Decreto Presidenziale no 327 del 8 giugno 2001, modificato dal Decreto legislativo no 302 del 27 dicembre 2002, e che regola il procedimento di espropriazione. Il Repertorio codifica le disposizioni e la giurisprudenza esistenti in materia. In particolare, codifica il principio dell’espropriazione indiretta. Il Repertorio che non si applica ai casi di occupazione sopraggiunti anteriormente al 1996 e non si applica dunque nello specifico, si � sostituito, a partire dalla sua entrata in vigore, all’insieme della legislazione di espropriazione della giurisprudenza precedente in materia.
45. Al suo articolo 43, il Repertorio contempla che in mancanza di un decreto di espropriazione, o in mancanza di dichiarazione di utilit� pubblica, un terreno trasformato in seguito alla realizzazione di un lavoro pubblico � acquisito al patrimonio dell’autorit� che l’ha trasformato; dei danno-interessi sono accordati in compenso. L’autorit� pu� acquisire un bene anche quando o il piano di urbanistica o la dichiarazione di utilit� pubblica sono stati annullati. Il proprietario pu� chiedere al giudice la restituzione del terreno. L’autorit� in causa si pu� opporre. Quando il giudice decide di non ordinare la restituzione del terreno, il proprietario ha diritto ad un risarcimento.

IN DIRITTO
I. SULLA VIOLAZIONE ADDOTTA DELL’ARTICOLO 1 DEL PROTOCOLLO NO 1
46. I richiedenti adducono essere stato privati dei loro terreni in modo incompatibili con l’articolo 1 del Protocollo n o1, cos� formulato,:
“Ogni persona fisica o giuridica ha diritto al rispetto dei suoi beni. Nessuno pu� essere privato della sua propriet� se nona causa di utilit� pubblica e nelle condizioni previste dalla legge ed i principi generali del diritto internazionale.
Le disposizioni precedenti non recano offesa al diritto che possiedono gli Stati di mettere in vigore le leggi che giudicano necessarie per regolamentare l’uso dei beni conformemente all’interesse generale o per garantire il pagamento delle imposte o di altri contributi o delle multe. “
A. Sull’ammissibilit�
47. Il Governo solleva un’eccezione di non-esaurimento delle vie di ricorso interne, facendo valere che sarebbe prematuro giudicare sulla situazione denunciata, al motivo che il procedimento nazionale � ancora pendente cos� che non c’� ancora giudizio interno definitivo.
48. I richiedenti si oppongono all�eccezione del Governo. Fanno valere che il procedimento dinnanzi alle giurisdizioni nazionali � ancora pendente pi� di diciassette anni dopo l’occupazione dei loro terreni e che nessuno risarcimento per la perdita di questo � stato versato ancora.
49. La Corte stima, alla luce dell’insieme degli argomenti delle parti, che l’eccezione � legata strettamente in fondo alla richiesta e decide di unirla al merito. Constata che la richiesta non � manifestamente mal fondata al senso dell’articolo 35 � 3 della Convenzione. Rileva peraltro che questa non si scontra con nessuno altro motivo di inammissibilit�.
B. Sul merito
1. Tesi delle parti
a) Il Governo
50. Il Governo fa osservare che, nel caso di specifico, si tratta di un’occupazione di terreno nella cornice di un procedimento amministrativo che si fonda su una dichiarazione di utilit� pubblica. Ammette che il procedimento di espropriazione non � stato messo in opera nei termini previsti dalla legge, nella misura in cui nessuna ordinanza di espropriazione � stata adottata. Ad ogni modo, i richiedenti sono stati privati del loro bene per effetto della realizzazione dei lavori pubblici, e della trasformazione irreversibile del terreno che questi hanno provocato. Questa privazione di bene � solamente la conseguenza del principio dell’espropriazione indiretta, applicata, nello specifico, dalle giurisdizioni nazionali.
51. Il Governo sostiene che questa situazione � conforme all’articolo 1 del Protocollo no 1.
52. Primariamente, ci sarebbe utilit� pubblica, ci� che non � stato rimesso in causa con le giurisdizioni nazionali.
53. Secondariamente, la privazione del bene come risulta dall’espropriazione indiretta sarebbe “contemplata dalla legge.” Secondo il Governo, il principio dell’espropriazione indiretta deve essere considerato come facente parte del diritto positivo a contare al pi� tardi della sentenza della Corte di cassazione no 1464 del 1983. La giurisprudenza ulteriore avrebbe confermato questo principio ed avrebbe precisato certi aspetti della sua applicazione e, inoltre, questo principio sarebbe stato riconosciuto dalla legge no 458 del 27 ottobre 1988 e dalla legge di bilancio no 662 del 1996.
54. Il Governo conclude che a partire dal 1983, le regole dell’espropriazione indiretta erano perfettamente prevedibili, chiare ed accessibili a tutti i proprietari di terreni.
55. Il Governo definisce l’espropriazione indiretta come il risultato di un’interpretazione sistematica di principi esistenti, che tende a garantire che l’interesse generale prevalga sull’interesse degli individui, quando il lavoro pubblico � stato realizzato (trasformazione del terreno) e che questo risponda all’utilit� pubblica.
56. In quanto all�indennizzo, il Governo osserva che secondo la giurisprudenza del 1983 della Corte di cassazione in materia di espropriazione indiretta, in compenso delle irregolarit� commesse dalla municipalit�, questa � tenuta ad indennizzare integralmente l’individuo. Per�, il Governo sostiene che l’indennizzo da accordare pu� essere inferiore al danno subito dall’interessato, visto che l’espropriazione indiretta risponde ad un interesse collettivo e che l’illegalit� commessa dalla municipalit� riguarda solamente la forma, ossia una trasgressione alle regole che presiedono al procedimento amministrativo.
57. Tuttavia, visto che l’espropriazione indiretta risponde ad un interesse collettivo, il Governo sostiene che l’importo dell’indennit� in causa rientra nel margine di valutazione lasciata agli Stati per fissare un indennizzo che sia ragionevolmente in rapporto col valore del bene. A questo riguardo, il Governo sostiene che l’indennit� come plafonata dalla legge in causa sia in ogni caso superiore a quella che sarebbe stata accordato se l’espropriazione fosse stata regolare, l’espropriazione indiretta � in ogni caso vantaggiosa per gli interessati.
58. Alla luce di queste considerazioni, il Governo conclude che il giusto equilibrio � stato rispettato.
b) I richiedenti,
59. I richiedenti si oppongono agli argomenti del Governo e, riferendosi alla giurisprudenza della Corte nelle cause Belvedere Alberghiera c. Italia e Carbonara e Ventura c. Italia, sentenze del.30 maggio 2000, CEDH 2000-VI, fanno valere l’incompatibilit� del meccanismo dell’espropriazione indiretta col principio di legalit�.
2. Valutazione della Corte
60. La Corte ricorda al primo colpo che ha unito al fondo le eccezioni del Governo derivate dal non-esaurimento delle vie di ricorso interni, della mancanza di requisito di vittime dei richiedenti e dell’incompatibilit� ratione materiae.
61. Le parti si accordano per dire che c’� stata “privazione di propriet�.”
62. La Corte ricorda che, per determinare se c’� stata “privazione di beni”, bisogna esaminare non solo se ci sono state spodestamento o espropriazione formale, ma ancora guardare al di l� delle apparenze ed analizzare la realt� della situazione controversa. Mirando la Convenzione a proteggere dei diritti “concreti ed effettivi”, importa ricercare se suddetta situazione equivale ad un’espropriazione di fatto( Sporrong e L�nnroth c. Svezia, sentenza del 23 settembre 1982, serie A no 52, pp. 24-25, � 63).
63. Ricorda che l’articolo 1 del Protocollo no 1 esige, innanzitutto e soprattutto, che un’ingerenza dell’autorit� pubblica nel godimento del diritto al rispetto dei beni sia legale. La preminenza del diritto, uno dei principi fondamentali di una societ� democratica, � inerente all’insieme degli articoli della Convenzione (Iatridis c. Grecia [GC], no 31107/96, � 58, CEDH 1999-II). Il principio di legalit� notifica l’esistenza di norme di diritto interno sufficientemente accessibili, precise e prevedibili (Hentrich c. Francia, sentenza del 22 settembre 1994, serie A no 296-a, pp. 19 – 20, � 42, e Lithgow ed altri c. Regno Unito, sentenza del 8 luglio 1986, serie A no 102, p. 47, � 110)
64. La Corte resta convinta che l’esistenza, in quanto tale, di una base legale non basta a soddisfare il principio di legalit� e stima utile di propendersi sulla questione della qualit� della legge.
65. La Corte prende nota dell’evoluzione giurisprudenziale che ha condotto all’elaborazione del principio dell’espropriazione indiretta. Rileva anche che questo principio � stato trasposto nei testi di legge, come la legge no 458 del 1988, la legge no 662 del 1996 e, ultimamente, nel Repertorio delle disposizioni in materia di espropriazione. Essendo cos�, la Corte non perde di vista le applicazioni contraddittorie che hanno luogo nella cronistoria della giurisprudenza. Questo punto di vista � stato adottato dal Consiglio di stato del resto, paragrafo 47 sopra che, nella sua sentenza no 2 di 2005 resa in seduta plenaria, ha riconosciuto che l’espropriazione indiretta non ha mai dato adito a regolamentazione stabile, completa e prevedibile.
66. Inoltre, la Corte constata che, in ogni caso, l’espropriazione indiretta tende ad interinare una situazione che deriva di fatto dalle illegalit� commesse dall’amministrazione ed a regolare le conseguenze per l’individuo e l’amministrazione, e permette a questa ultima di trarre vantaggio dal suo comportamento illegale. Che sia in virt� di un principio giurisprudenziale o di un testo di legge come l’articolo 43 del Repertorio, l’espropriazione indiretta non saprebbe costituire dunque un’alternativa ad un’espropriazione in buona e dovuta forma (vedere, su questo punto anche, la posizione del Consiglio di stato, paragrafo 42 sopra).
67. Ad ogni modo, la Corte � chiamata a verificare se il modo di cui il diritto interno � interpretato ed applicato produce degli effetti conformi ai principi della Convenzione.
68. La Corte constata che nello specifico il richiedente ha perso la padronanza del terreno che � stato occupato nel 1994 e che � stato trasformato in modo irreversibile in seguito alla realizzazione del lavoro pubblico. Ai termini della perizia depositata alla cancelleria durante il procedimento dinnanzi alla corte di appello di Napoli, il periodo di occupazione autorizzata della prima parte di terreno � finito il 7 luglio 1999 e l’occupazione della seconda parte di terreno � stata illegale ab initio.
69. A difetto di un atto formale di trasferimento di propriet�, ed in mancanza di un giudizio nazionale dichiarante che tale trasferimento deve passare per avere avuto luogo, Carbonara e Ventura, precitata, � 80, e chiarendo una volta per tutte le circostanze esatte da questo, la Corte stima che la perdita di ogni disponibilit� del terreno in causa, combinata con l’impossibilit� fino ad ora di ovviare alla situazione incriminata ha generato delle conseguenze abbastanza gravi per le quali il richiedente ha subito un’espropriazione di fatto incompatibile col suo diritto al rispetto dei suoi beni, Papamichalopoulos ed altri c. Grecia, sentenza del 24 giugno 1993, serie A no 260-B, � 45, e non conforme al principio di preminenza del diritto.
70. In conclusione, le eccezioni del Governo non potrebbero essere considerate e vi � stata violazione dell’articolo 1 del Protocollo no 1.

II. SULL’APPLICAZIONE DELL’ARTICOLO 41 DELLA CONVENZIONE
71. Ai termini dell’articolo 41 della Convenzione,
“Se la Corte dichiara che c’� stata violazione della Convenzione o dei suoi Protocolli, e se il diritto interno dell’Alta Parte contraente permette di cancellare solo imperfettamente le conseguenze di questa violazione, la Corte accorda alla parte lesa, se c’� luogo, una soddisfazione equa. “
72. I richiedenti chiedono 134 846,89 EUR, a titolo di danno materiale, o il valore dei terreni controversi al momento dell’occupazione materiale, aumentato degli interessi legali.
73. Chiedono 20 000 EUR ciascuno a titolo di danno morale.
74. Infine, i richiedenti richiedono 9 857,09 EUR per il rimborso degli oneri incorsi dinnanzi alla corte di appello di Ancona e 13 457,36 EUR per gli oneri incorsi dinnanzi al tribunale di Macerata. Chiedono 13 358,59 EUR per il rimborso degli oneri del procedimento dinnanzi alla Corte.
75. In quanto al danno materiale, il Governo osserva al primo colpo che i richiedenti non possono aspirare ad un risarcimento integrale del danno e contesta l’applicazione al caso specifico del metodo utilizzato dalla Corte nella causa Carbonara e Ventura c. Italia (soddisfazione equa, no 24638/94, 11 dicembre 2003,). Per di pi�, fa valere che la somma chiesta dai richiedenti � eccessiva.
76. In quanto al danno morale, il Governo fa valere che questo dipende dalla durata eccessiva del procedimento dinnanzi alle giurisdizioni nazionali. Di conseguenza, sostiene che il versamento di una qualsiasi somma a titolo di indennizzo del danno morale sia subordinata all’esaurimento del rimedio Pinto. In pi�, sottolinea che la somma chiesta dai richiedenti � eccessiva e che questi ultimi hanno quantificato a tale indennit� in modo vago ed impreciso.
77. In quanto agli oneri del procedimento dinnanzi alle giurisdizioni interne, il Governo fa valere che la decisione concernente il rimborso di questi oneri dipenda unicamente dalla competenza delle giurisdizioni nazionali; in quanto agli oneri incorsi dinnanzi alla Corte, il Governo afferma che la somma chiesta � derogatoria.
78. La Corte stima che la questione dell’applicazione dell’articolo 41 non si trova in stato. Perci�, la riserva e fisser� il procedimento ulteriore, tenuto conto della possibilit� che il Governo ed i richiedenti giungano ad un accordo.
PER QUESTI MOTIVI, LA CORTE, ALL’UNANIMIT�,
1. Unisce al fondo l’eccezione del Governo e la respingo;
2. Dichiara la richiesta ammissibile;
3. Stabilisce che c’� stata violazione dell’articolo 1 del Protocollo no 1;
4. Stabilisce che la questione dell’applicazione dell’articolo 41 della Convenzione non si trova in stato;
perci�,
a) la riserva per intero;
b) invita il Governo ed i richiedenti ad indirizzarle per iscritto, nel termine di tre mesi a contare dal giorno in cui la sentenza sar� diventata definitiva conformemente all’articolo 44 � 2 della Convenzione, le loro osservazioni su questa questione ed in particolare a darle cognizione di ogni accordo al quale potrebbero arrivare;
c) riserva il procedimento ulteriore e delega al presidente della camera la cura di fissarlo all’occorrenza.
Fatto in francese, comunicato poi per iscritto il 9 febbraio 2006 in applicazione dell’articolo 77 �� 2 e 3 dell’ordinamento.
Marco Villiger Bo�tjan il Sig. Zupancic
Cancelliere aggiunto Presidente

Testo Tradotto

Conclusion Violation de P1-1 ; Satisfaction �quitable r�serv�e
TROISI�ME SECTION
AFFAIRE PRENNA ET AUTRES c. ITALIE
(Requ�te no 69907/01)
ARR�T
STRASBOURG
9 f�vrier 2006
D�FINITIF
09/05/2006
Cet arr�t deviendra d�finitif dans les conditions d�finies � l�article 44 � 2 de la Convention. Il peut subir des retouches de forme.

En l�affaire Prenna et autres c. Italie,
La Cour europ�enne des Droits de l�Homme (troisi�me section), si�geant en une chambre compos�e de :
MM. B.M. Zupancic, pr�sident,
J. Hedigan,
Mme M. Tsatsa-Nikolovska,
MM. V. Zagrebelsky,
E. Myjer,
David Th�r Bj�rgvinsson,
Mme I. Ziemele, juges,
et de M. M. Villiger, greffier adjoint de section,
Apr�s en avoir d�lib�r� en chambre du conseil le 19 janvier 2006,
Rend l�arr�t que voici, adopt� � cette date :
PROC�DURE
1. A l�origine de l�affaire se trouve une requ�te (no 69907/01) dirig�e contre la R�publique italienne et dont quatre ressortissants de cet Etat, MM. S. et Massimo P. et Mmes F. A. et G. G. (� les requ�rants �), ont saisi la Cour le 23 avril 2001 en vertu de l�article 34 de la Convention de sauvegarde des Droits de l�Homme et des Libert�s fondamentales (� la Convention �).
2. Les requ�rants sont repr�sent�s par Me R. P., avocat � Macerata. Le gouvernement italien (� le Gouvernement �) est repr�sent� par son agent, M. I. M. Braguglia, par son coagent, M. F. Crisafulli et par son coagent adjoint, M. N. Lettieri.
3. Le 8 mars 2004, la Cour (premi�re section) a d�cid� de communiquer la requ�te au Gouvernement. Se pr�valant des dispositions de l�article 29 � 3, elle a d�cid� que seraient examin�s en m�me temps la recevabilit� et le bien-fond� de l�affaire.
4. Le 1er novembre 2004, la Cour a modifi� la composition de ses sections (article 25 � 1 du r�glement). La pr�sente requ�te a �t� attribu�e � la troisi�me section ainsi remani�e (article 52 � 1).
EN FAIT
I. LES CIRCONSTANCES DE L�ESP�CE
5. Les quatre requ�rants sont n�s respectivement en 1966, 1965, 1940 et 1947 et r�sident � Macerata.
6. Ils ont tous h�rit� d�un terrain enregistr� au cadastre feuille no 66, parcelle 1147, d�environ 3 730 m�tres carr�s, sis � Macerata. La quatri�me requ�rante, quant � elle, a h�rit� �galement du terrain enregistr� feuille no 66, parcelle 207, d�environ 1 730 m�tres carr�s.
7. Par un arr�t� du 28 juin 1988, la municipalit� de Macerata, donnant ex�cution � une d�cision de la province de Macerata, ordonna l�occupation d�urgence des terrains des requ�rants pour une p�riode maximale de cinq ans, en vue de leur expropriation pour la construction d�une �cole.
8. Le 28 juillet 1988, les terrains furent occup�s mat�riellement et les travaux de construction furent entam�s. La construction de l��cole s�acheva le 29 ao�t 1991.
9. Par une d�cision du 5 avril 1993, la province de Macerata prorogea la p�riode d�occupation jusqu�au 12 avril 1995 pour permettre l�ach�vement de la proc�dure d�expropriation.
1. La proc�dure devant la cour d�appel
10. Le 30 avril 1992, les requ�rants assign�rent la province de Macerata � compara�tre devant la cour d�appel d�Anc�ne afin d�obtenir une indemnit� d�occupation ainsi qu�une indemnit� d�expropriation.
11. Par un arr�t non d�finitif du 30 mai 1996, la cour d�appel d�clara irrecevable la demande des requ�rants concernant cette derni�re indemnit�. Elle affirma que le droit � obtenir une indemnit� d�expropriation ne peut pas exister en absence d�un arr�t� d�expropriation, ce dernier constituant l�acte ablatif de propri�t�. En revanche, elle d�clara que les requ�rants avaient droit � une indemnit� d�occupation pour la non-jouissance du terrain. Elle releva en outre que le terrain figurant � la parcelle 207 avait d�j� fait l�objet d�une cession (cessione volontaria) � la municipalit� par le de cuius de la quatri�me requ�rante et avait donc �t� mentionn� par erreur parmi les terrains � occuper. Partant, la quatri�me requ�rante renon�a � cette partie de sa demande. La cour d�appel affirma la nature non constructible du terrain des requ�rants figurant � la parcelle 1147 et ordonna une expertise pour la d�termination de la somme � octroyer aux requ�rants � titre d�indemnit� d�occupation.
12. L�expert nomm� d�office remit son rapport le 4 juin 1997.
13. Par un arr�t du 1er mars 2000, faisant application des crit�res �tablis par la loi no 865 de 1971, la cour d�appel condamna l�administration provinciale � payer aux requ�rants la somme de 82 760 540 ITL [42 742,25 EUR], major�e des int�r�ts l�gaux, � titre d�indemnit� d�occupation pour la p�riode comprise entre le 28 juillet 1988 et le 12 avril 1995.
2. L�action en dommages-inter�ts devant le tribunal civil
14. Entre-temps, par un acte notifi� le 6 d�cembre 1996, les requ�rants introduisirent une action � l�encontre de la province de Macerata devant le tribunal civil de Macerata afin d�obtenir les dommages-int�r�ts d�coulant de l�expropriation indirecte (occupazione acquisitiva) de leur terrain. L�administration d�fenderesse soutint notamment que le droit au d�dommagement �tait prescrit.
15. La mise en �tat de l�affaire commen�a le 25 f�vrier 1997. Le tribunal ordonna une expertise technique visant � �valuer la valeur du terrain et � �tablir le moment de la transformation irr�versible du bien. Le rapport d�expertise, d�pos� le 4 octobre 1999, indiquait que la valeur v�nale du terrain � la date de l�occupation mat�rielle, � savoir le 28 juillet 1988, �tait de 261 100 000 ITL [134 846,89 EUR], (70 000 lires/m� pour 3 730 m�). Il indiquait en outre que la transformation irr�versible du terrain avait eu lieu entre le d�but de 1990 et ao�t 1991.
16. Il ressort du dossier que la proc�dure est � ce jour pendante devant le tribunal de Macerata.
II. LE DROIT INTERNE PERTINENT
A. L�occupation d�urgence d�un terrain
17. En droit italien, la proc�dure acc�l�r�e d�expropriation permet � l�administration d�occuper un terrain et d�y construire avant l�expropriation. Une fois l�ouvrage � r�aliser d�clar� d�utilit� publique et le projet de construction adopt�, l�administration peut d�cr�ter l�occupation d�urgence des zones � exproprier pour une dur�e d�termin�e n�exc�dant pas cinq ans (article 20 de la loi no 865 de 1971). Cet arr�t� devient caduc si l�occupation mat�rielle du terrain n�a pas lieu dans les trois mois suivant sa promulgation. Avant la fin de la p�riode d�occupation autoris�e, un arr�t� d�expropriation formelle doit �tre pris.
18. L�occupation autoris�e d�un terrain donne droit � une indemnit� d�occupation. La Cour constitutionnelle a reconnu, dans son arr�t no 470 de 1990, un droit d�acc�s imm�diat � un tribunal aux fins de r�clamer l�indemnit� d�occupation d�s que le terrain est mat�riellement occup�, sans besoin d�attendre que l�administration proc�de � une offre d�indemnisation.
B. Le principe de l�expropriation indirecte (� occupazione acquisitiva � ou � accessione invertita �)
19. Dans les ann�es 1970, plusieurs administrations locales proc�d�rent � des occupations d�urgence de terrains qui ne furent pas suivies d�arr�t�s d�expropriation. Les juridictions italiennes se trouv�rent confront�es � des cas o� le propri�taire d�un terrain avait perdu de facto la ma�trise de celui-ci en raison de l�occupation et de l�accomplissement de travaux de construction d�un ouvrage public. Restait � savoir si, simplement par l�effet des travaux effectu�s, l�int�ress� avait perdu �galement la propri�t� du terrain.
1. La jurisprudence avant l�arr�t no 1464 de 1983 de la Cour de cassation
20. La jurisprudence �tait tr�s partag�e sur le point de savoir quels �taient les effets de la construction d�un ouvrage public sur un terrain occup� ill�galement. Par occupation ill�gale, il faut entendre une occupation ill�gale ab initio, ou bien une occupation initialement autoris�e et devenue sans titre par la suite, le titre �tant annul� ou bien l�occupation se poursuivant au-del� de l��ch�ance autoris�e sans qu�un arr�t� d�expropriation ne soit intervenu.
21. Selon une premi�re jurisprudence, le propri�taire du terrain occup� par l�administration ne perdait pas la propri�t� du terrain apr�s l�ach�vement de l�ouvrage public. Toutefois, il ne pouvait pas demander une remise en l��tat du terrain et pouvait uniquement engager une action en dommages et int�r�ts pour occupation abusive, non soumise � un d�lai de prescription puisque l�ill�galit� d�coulant de l�occupation �tait permanente. L�administration pouvait � tout moment adopter une d�cision formelle d�expropriation ; dans ce cas, l�action en dommages-int�r�ts se transformait en litige portant sur l�indemnit� d�expropriation et les dommages-int�r�ts n��taient dus que pour la p�riode ant�rieure au arr�t�d�expropriation pour la non-jouissance du terrain (voir, entre autres, les arr�ts de la Cour de cassation no 2341 de 1982, no 4741 de 1981, no 6452 et no 6308 de 1980).
22. Selon une deuxi�me jurisprudence, le propri�taire du terrain occup� par l�administration ne perdait pas la propri�t� du terrain et pouvait demander la remise en l��tat, lorsque l�administration avait agi sans qu�il y ait utilit� publique (voir, par exemple, Cour de cassation, arr�t no 1578 de 1976, arr�t no 5679 de 1980).
23. Selon une troisi�me jurisprudence, le propri�taire du terrain occup� par l�administration perdait automatiquement la propri�t� du terrain au moment de la transformation irr�versible du bien, � savoir au moment de l�ach�vement de l�ouvrage public. L�int�ress� avait le droit de demander des dommages-int�r�ts (voir l�arr�t no 3243 de 1979 de la Cour de cassation).
2. L�arr�t no 1464 de 1983 de la Cour de cassation
24. Par un arr�t du 16 f�vrier 1983, la Cour de cassation, statuant en chambres r�unies, r�solut le conflit de jurisprudence et adopta la troisi�me solution. Ainsi fut consacr� le principe de l�expropriation indirecte (accessione invertita ou occupazione acquisitiva). En vertu de ce principe, la puissance publique acquiert ab origine la propri�t� d�un terrain sans proc�der � une expropriation formelle lorsque, apr�s l�occupation du terrain, et ind�pendamment de la l�galit� de l�occupation, l�ouvrage public a �t� r�alis�. Lorsque l�occupation est ab initio sans titre, le transfert de propri�t� a lieu au moment de l�ach�vement de l�ouvrage public. Lorsque l�occupation du terrain a initialement �t� autoris�e, le transfert de propri�t� a lieu � l��ch�ance de la p�riode d�occupation autoris�e. Dans le m�me arr�t, la Cour de cassation pr�cisa que, dans tous les cas d�expropriation indirecte, l�int�ress� a droit � une r�paration int�grale, l�acquisition du terrain ayant eu lieu sans titre. Toutefois, cette r�paration n�est pas vers�e automatiquement ; il incombe � l�int�ress� de r�clamer des dommages-int�r�ts. En outre, le droit � r�paration est assorti du d�lai de prescription pr�vu en cas de responsabilit� d�lictuelle, � savoir cinq ans, commen�ant � courir au moment de la transformation irr�versible du terrain.
3. La jurisprudence apr�s l�arr�t no 1464 de 1983 de la Cour de cassation
a) La prescription
25. Dans un premier temps, la jurisprudence consid�rait qu�aucun d�lai de prescription ne trouvait � s�appliquer, puisque l�occupation sans titre du terrain constituait un acte ill�gal continu. La Cour de cassation, dans son arr�t no 1464 de 1983, affirma que le droit � r�paration �tait soumis � un d�lai de prescription de cinq ans. Par la suite, la premi�re section de la Cour de cassation affirma qu�un d�lai de prescription de dix ans devait s�appliquer (arr�ts no 7952 de 1991 et no 10979 de 1992). Par un arr�t du 22 novembre 1992, la Cour de cassation statuant en chambres r�unies a d�finitivement tranch� la question, estimant que le d�lai de prescription est de cinq ans et qu�il commence � courir au moment de la transformation irr�versible du terrain.
b) L�arr�t no 188 de 1995 de la Cour constitutionnelle
26. Dans cet arr�t, la Cour constitutionnelle a jug� compatible avec la Constitution le principe de l�expropriation indirecte, dans la mesure o� ce principe est ancr� dans une disposition l�gislative, � savoir l�article 2043 du code civil r�gissant la responsabilit� d�lictuelle. Selon cet arr�t, le fait que l�administration devienne propri�taire d�un terrain en tirant b�n�fice de son comportement ill�gal ne pose aucun probl�me sur le plan constitutionnel, puisque l�int�r�t public, � savoir la conservation de l�ouvrage public, l�emporte sur l�int�r�t du particulier, et donc sur le droit de propri�t� de ce dernier. La Cour constitutionnelle a jug� compatible avec la Constitution l�application � l�action en r�paration du d�lai de prescription de cinq ans, tel que pr�vu par l�article 2043 du code civil pour responsabilit� d�lictuelle.
c) Cas de non-application du principe de l�expropriation indirecte
27. Les d�veloppements de la jurisprudence montrent que le m�canisme par lequel la construction d�un ouvrage public entra�ne le transfert de propri�t� du terrain au b�n�fice de l�administration conna�t des exceptions.
28. Dans son arr�t no 874 de 1996, le Conseil d�Etat a affirm� qu�il n�y a pas d�expropriation indirecte lorsque les d�cisions de la municipalit� et l�arr�t� d�occupation d�urgence ont �t� annul�s par les juridictions administratives ; si tel n��tait pas le cas, la d�cision judiciaire serait vid�e de substance.
29. Dans son arr�t no 1907 de 1997, la Cour de cassation statuant en chambres r�unies a affirm� que l�administration ne devient pas propri�taire d�un terrain lorsque les d�cisions qu�elle a adopt�es et la d�claration d�utilit� publique doivent �tre consid�r�es comme nulles ab initio. Dans ce cas, l�int�ress� garde la propri�t� du terrain et peut demander la restitutio in integrum. Il peut, comme alternative, demander des dommages-int�r�ts. L�ill�galit� dans ces cas a un caract�re permanent et aucun d�lai de prescription ne trouve application.
30. Dans l�arr�t no 6515 de 1997, la Cour de cassation statuant en chambres r�unies a affirm� qu�il n�y a pas de transfert de propri�t� lorsque la d�claration d�utilit� publique a �t� annul�e par les juridictions administratives. Dans ce cas, le principe de l�expropriation indirecte ne trouve donc pas � s�appliquer. L�int�ress�, qui garde la propri�t� du terrain, a la possibilit� de demander la restitutio in integrum. L�introduction d�une demande en dommages-int�r�ts entra�ne une renonciation � la restitutio in integrum. Le d�lai de prescription de cinq ans commence � courir au moment o� la d�cision du juge administratif devient d�finitive.
31. Dans l�arr�t no 148 de 1998, la premi�re section de la Cour de cassation a suivi la jurisprudence des chambres r�unies et affirm� que le transfert de propri�t� par effet de l�expropriation indirecte n�a pas lieu lorsque la d�claration d�utilit� publique � laquelle le projet de construction �tait assorti a �t� consid�r�e comme invalide ab initio.
32. Dans l�arr�t no 5902 de 2003, la Cour de cassation en chambres r�unies a r�affirm� qu�il n�y a pas de transfert de propri�t� en l�absence de d�claration d�utilit� publique valide.
33. Il convient de comparer cette jurisprudence avec la loi no 458 de 1988 et avec le R�pertoire des dispositions sur l�expropriation, entr� en vigueur le 30 juin 2003 (paragraphe 46 ci-dessous).
4. La loi no458 du 27 octobre 1988
34. Aux termes de l�article 3 de cette loi :
� Le propri�taire d�un terrain, utilis� pour la construction de b�timents publics et de logements sociaux, a droit � la r�paration du dommage subi, � la suite d�une expropriation d�clar�e ill�gale par une d�cision pass�e en force de chose jug�e, mais ne peut pr�tendre � la restitution de son bien. Il a �galement droit, en plus de la r�paration du dommage, aux sommes dues en raison de la d�pr�ciation mon�taire et � celles mentionn�es � l�article 1224 � 2 du code civil et ceci � compter du jour de l�occupation ill�gale.�
35. Interpr�tant l�article 3 de la loi de 1988, la Cour constitutionnelle, dans son arr�t du 12 juillet 1990 (n? 384), a consid�r� :
� Par la disposition attaqu�e, le l�gislateur, entre l�int�r�t des propri�taires des terrains – obtenir en cas d�expropriation ill�gale la restitution des terrains – et l�int�r�t public – concr�tis� par la destination de ces biens � des finalit�s de constructions r�sidentielles publiques � des conditions favorables ou conventionn�es – a donn� la priorit� � ce dernier int�r�t.�
5. Le montant de la r�paration en cas d�expropriation indirecte
36. Selon la jurisprudence de 1983 de la Cour de cassation en mati�re d�expropriation indirecte, une r�paration int�grale du pr�judice subi, sous forme de dommages-int�r�ts pour la perte du terrain, �tait due � l�int�ress� en contrepartie de la perte de propri�t� qu�entra�ne l�occupation ill�gale.
37. La loi budg�taire de 1992 (article 5 bis du d�cret-loi no 333 du 11 juillet 1992) modifia cette jurisprudence, dans le sens que le montant d� en cas d�expropriation indirecte ne pouvait d�passer le montant de l�indemnit� pr�vue pour le cas d�une expropriation formelle. Par l�arr�t no 369 de 1996, la Cour constitutionnelle d�clara inconstitutionnelle cette disposition.
38. En vertu de la loi budg�taire no 662 de 1996, qui fit suite � la disposition d�clar�e inconstitutionnelle, l�indemnisation int�grale ne peut �tre accord�e pour une occupation de terrain ayant eu lieu avant le 30 septembre 1996. Dans cette optique, l�indemnisation �quivaut au montant de l�indemnit� pr�vue pour le cas d�une expropriation formelle, dans l�hypoth�se la plus favorable au propri�taire, moyennant une augmentation de 10 %.
39. Par l�arr�t no 148 du 30 avril 1999, la Cour constitutionnelle a jug� une telle indemnit� compatible avec la Constitution. Toutefois, dans le m�me arr�t, la Cour a pr�cis� qu�une indemnit� int�grale, � concurrence de la valeur v�nale du terrain, peut �tre r�clam�e lorsque l�occupation et la privation du terrain n�ont pas eu lieu pour cause d�utilit� publique.
6. La jurisprudence apr�s les arr�ts de la Cour europ�enne des Droits de l�Homme du 30 mai 2000 dans les affaires Belvedere Alberghiera et Carbonara et Ventura
40. Par les arr�ts no 5902 et 6853 de 2003, la Cour de cassation en chambres r�unies s�est � nouveau prononc�e sur le principe de l�expropriation indirecte, en faisant r�f�rence aux deux arr�ts pr�cit�s de la Cour europ�enne des Droits de l�Homme.
41. Au vu du constat de violation de l�article 1 du Protocole no 1 dans les affaires ci-dessus, la Cour de cassation a affirm� que le principe de l�expropriation indirecte joue un r�le important dans le cadre du syst�me juridique italien et qu�il est compatible avec la Convention.
42. Plus sp�cifiquement, la Cour de cassation � apr�s avoir analys� l�histoire du principe de l�expropriation indirecte � a dit qu�au vu de l�uniformit� de la jurisprudence en la mati�re, le principe de l�expropriation indirecte doit passer pour pleinement � pr�visible � � compter de 1983. De ce fait, l�expropriation indirecte doit �tre consid�r�e comme �tant respectueuse du principe de l�galit�. S�agissant des occupations de terrains ayant lieu sans d�claration d�utilit� publique, la Cour de cassation a affirm� que celles-ci ne sont pas aptes � transf�rer la propri�t� du bien � l�Etat. Quant � l�indemnisation, la Cour de cassation a affirm� que, m�me si elle est inf�rieure au pr�judice subi par l�int�ress�, et notamment � la valeur du terrain, l�indemnisation due en cas d�expropriation indirecte est suffisante pour garantir un � juste �quilibre � entre les exigences de l�int�r�t g�n�ral de la soci�t� et les imp�ratifs de la sauvegarde des droits fondamentaux de l�individu.
43. Saisi d�un recours en ex�cution d�une d�cision judiciaire d�finitive annulant la d�claration d�utilit� publique concernant une proc�dure d�expropriation, vu la demande de la partie requ�rante tendant � obtenir la restitution du terrain entre-temps occup� et transform�, le Conseil d�Etat, dans son arr�t no 2/2005 du 29 avril 2005 rendu en s�ance pl�ni�re, s�est prononc� sur le point de savoir si la transformation irr�versible dudit terrain � la suite de la construction de l�ouvrage � public � pouvait constituer une raison de droit emp�chant la restitution du terrain. Le Conseil d�Etat a r�pondu par la n�gative. Ce faisant, il a :
a) reconnu que le principe jurisprudentiel de l�expropriation indirecte est d�faillant quant au besoin de s�curit� juridique, en ce qui concerne entre autres le point de savoir � quelle date l�ouvrage public doit �tre consid�r� comme � r�alis� � et donc � quelle date il y a eu transfert de propri�t� au b�n�fice de l�Etat ;
b) salu� la jurisprudence de la Cour, et notamment l�arr�t Belvedere Alberghiera Srl c. Italie, en affirmant que, face � une demande en restitution d�un bien ill�galement occup� et transform�, l�ouvrage r�alis� par les autorit�s publiques ne peut pas, en tant que tel, constituer un obstacle absolu � la restitution ;
c) interpr�t� l�article 43 du R�pertoire (paragraphe 55 ci-dessous) dans le sens o� la non-restitution d�un terrain ne peut �tre admise que dans des cas exceptionnels, � savoir lorsque l�administration invoque un int�r�t public particuli�rement marqu� � la conservation de l�ouvrage ;
d) affirm�, dans ce contexte, que l�expropriation indirecte ne saurait constituer une alternative (� una mera alternativa �) � une proc�dure d�expropriation en bonne et due forme.
7. Le R�pertoire des dispositions l�gislatives et r�glementaires en mati�re d�expropriation pour cause d�utilit� publique (� le R�pertoire �)
44. Le 30 juin 2003 est entr� en vigueur le d�cret pr�sidentiel no 327 du 8 juin 2001, modifi� par le d�cret l�gislatif no 302 du 27 d�cembre 2002, et qui r�git la proc�dure d�expropriation. Le R�pertoire codifie les dispositions et la jurisprudence existantes en la mati�re. En particulier, il codifie le principe de l�expropriation indirecte. Le R�pertoire, qui ne s�applique pas aux cas d�occupation survenus ant�rieurement � 1996 et ne s�applique donc pas en l�esp�ce, s�est substitu�, � partir de son entr�e en vigueur, � l�ensemble de la l�gislation et de la jurisprudence pr�c�dente en mati�re d�expropriation.
45. A son article 43, le R�pertoire pr�voit qu�en l�absence d�un arr�t� d�expropriation, ou en l�absence de d�claration d�utilit� publique, un terrain transform� � la suite de la r�alisation d�un ouvrage public est acquis au patrimoine de l�autorit� qui l�a transform� ; des dommages-int�r�ts sont accord�s en contrepartie. L�autorit� peut acqu�rir un bien m�me lorsque le plan d�urbanisme ou la d�claration d�utilit� publique ont �t� annul�s. Le propri�taire peut demander au juge la restitution du terrain. L�autorit� en cause peut s�y opposer. Lorsque le juge d�cide de ne pas ordonner la restitution du terrain, le propri�taire a droit � un d�dommagement.
EN DROIT
I. SUR LA VIOLATION ALL�GU�E DE L�ARTICLE 1 DU PROTOCOLE No 1
46. Les requ�rantes all�guent avoir �t� priv�es de leurs terrains de mani�re incompatible avec l�article 1 du Protocole n o1, ainsi libell� :
� Toute personne physique ou morale a droit au respect de ses biens. Nul ne peut �tre priv� de sa propri�t� que pour cause d�utilit� publique et dans les conditions pr�vues par la loi et les principes g�n�raux du droit international.
Les dispositions pr�c�dentes ne portent pas atteinte au droit que poss�dent les Etats de mettre en vigueur les lois qu�ils jugent n�cessaires pour r�glementer l�usage des biens conform�ment � l�int�r�t g�n�ral ou pour assurer le paiement des imp�ts ou d�autres contributions ou des amendes. �
A. Sur la recevabilit�
47. Le Gouvernement soul�ve une exception de non-�puisement des voies de recours internes, faisant valoir qu�il serait pr�matur� de juger sur la situation d�nonc�e, au motif que la proc�dure nationale est encore pendante de sorte qu�il n�y a pas encore de jugement interne d�finitif.
48. Les requ�rants s�opposent � l�exception du Gouvernement. Ils font valoir que la proc�dure devant les juridictions nationales est encore pendante plus de dix-sept ans apr�s l�occupation de leurs terrains et qu�aucun d�dommagement pour la perte de celui-ci n�a encore �t� vers�.
49. La Cour estime, � la lumi�re de l�ensemble des arguments des parties, que l�exception est �troitement li�e au fond de la requ�te et d�cide de la joindre au fond. Elle constate que la requ�te n�est pas manifestement mal fond�e au sens de l�article 35 � 3 de la Convention. Elle rel�ve par ailleurs que celle-ci ne se heurte � aucun autre motif d�irrecevabilit�.
B. Sur le fond
1. Th�ses des parties
a) Le Gouvernement
50. Le Gouvernement fait observer que, dans le cas d�esp�ce, il s�agit d�une occupation de terrain dans le cadre d�une proc�dure administrative reposant sur une d�claration d�utilit� publique. Il admet que la proc�dure d�expropriation n�a pas �t� mise en �uvre dans les termes pr�vus par la loi, dans la mesure o� aucun arr�t� d�expropriation n�a �t� adopt�. En tout �tat de cause, les requ�rants ont �t� priv�s de leur bien par l�effet de la r�alisation des travaux publics, et de la transformation irr�versible du terrain que ceux-ci ont entra�n�. Cette privation de bien n�est que la cons�quence du principe de l�expropriation indirecte, appliqu�, en l�esp�ce, par les juridictions nationales.
51. Le Gouvernement soutient que cette situation est conforme � l�article 1 du Protocole no 1.
52. Premi�rement, il y aurait utilit� publique, ce qui n�a pas �t� remis en cause par les juridictions nationales.
53. Deuxi�mement, la privation du bien telle que r�sultant de l�expropriation indirecte serait � pr�vue par la loi �. Selon le Gouvernement, le principe de l�expropriation indirecte doit �tre consid�r� comme faisant partie du droit positif � compter au plus tard de l�arr�t de la Cour de cassation no 1464 de 1983. La jurisprudence ult�rieure aurait confirm� ce principe et pr�cis� certains aspects de son application et, en outre, ce principe aurait �t� reconnu par la loi no 458 du 27 octobre 1988 et par la loi budg�taire no 662 de 1996.
54. Le Gouvernement en conclut qu�� partir de 1983, les r�gles de l�expropriation indirecte �taient parfaitement pr�visibles, claires et accessibles � tous les propri�taires de terrains.
55. Le Gouvernement d�finit l�expropriation indirecte comme le r�sultat d�une interpr�tation syst�matique de principes existants, tendant � garantir que l�int�r�t g�n�ral pr�vale sur l�int�r�t des particuliers, lorsque l�ouvrage public a �t� r�alis� (transformation du terrain) et que celui-ci r�pond � l�utilit� publique.
56. S�agissant de l�indemnisation, le Gouvernement observe que selon la jurisprudence de 1983 de la Cour de cassation en mati�re d�expropriation indirecte, en contrepartie des irr�gularit�s commises par la municipalit�, celle-ci est tenue d�indemniser int�gralement le particulier. Cependant, le Gouvernement soutient que l�indemnisation � accorder peut �tre inf�rieure au pr�judice subi par l�int�ress�, vu que l�expropriation indirecte r�pond � un int�r�t collectif et que l�ill�galit� commise par la municipalit� ne concerne que la forme, � savoir un manquement aux r�gles qui pr�sident � la proc�dure administrative.
57. Toutefois, vu que l�expropriation indirecte r�pond � un int�r�t collectif, le Gouvernement soutient que le montant de l�indemnit� en cause rentre dans la marge d�appr�ciation laiss�e aux Etats pour fixer une indemnisation qui soit raisonnablement en rapport avec la valeur du bien. A cet �gard, le Gouvernement soutient que l�indemnit� telle que plafonn�e par la loi en cause �tant en tout cas sup�rieure � celle qui aurait �t� accord�e si l�expropriation avait �t� r�guli�re, l�expropriation indirecte est en tout cas avantageuse pour les int�ress�s.
58. A la lumi�re de ces consid�rations, le Gouvernement conclut que le juste �quilibre a �t� respect�.
b) Les requ�rants
59. Les requ�rants s�opposent aux arguments du Gouvernement et, se r�f�rant � la jurisprudence de la Cour dans les affaires Belvedere Alberghiera c. Italie et Carbonara et Ventura c. Italie (arr�ts du.30 mai 2000, CEDH 2000-VI), font valoir l�incompatibilit� du m�canisme de l�expropriation indirecte avec le principe de l�galit�.
2. Appr�ciation de la Cour
60. La Cour rappelle d�embl�e qu�elle a joint au fond les exceptions du Gouvernement tir�e du non-�puisement des voies de recours internes, de l�absence de qualit� de victimes des requ�rantes et de l�incompatibilit� ratione materiae.
61. Les parties s�accordent pour dire qu�il y a eu � privation de propri�t� �.
62. La Cour rappelle que, pour d�terminer s�il y a eu privation de biens au sens de la deuxi�me phrase du premier alin�a de l�article 1 du Protocole no 1, il faut non seulement examiner s�il y a eu d�possession ou expropriation formelle, mais encore regarder au-del� des apparences et analyser la r�alit� de la situation litigieuse. La Convention visant � prot�ger des droits � concrets et effectifs �, il importe de rechercher si la situation �quivalait � une expropriation de fait (Sporrong et L�nnroth, arr�t du 23 septembre 1982, s�rie A no 52, pp. 24-25, � 63).
63. Elle rappelle que l�article 1 du Protocole no 1 exige, avant tout et surtout, qu�une ing�rence de l�autorit� publique dans la jouissance du droit au respect des biens soit l�gale. La pr��minence du droit, l�un des principes fondamentaux d�une soci�t� d�mocratique, est inh�rente � l�ensemble des articles de la Convention (Iatridis c. Gr�ce [GC], no 31107/96, � 58, CEDH 1999-II). Le principe de l�galit� signifie l�existence de normes de droit interne suffisamment accessibles, pr�cises et pr�visibles (Hentrich c. France, arr�t du 22 septembre 1994, s�rie A no 296-A, pp. 19-20, � 42, et Lithgow et autres c. Royaume-Uni, arr�t du 8 juillet 1986, s�rie A no 102, p. 47, � 110).
64. La Cour reste convaincue que l�existence, en tant que telle, d�une base l�gale ne suffit pas � satisfaire au principe de l�galit� et estime utile de se pencher sur la question de la qualit� de la loi.
65. La Cour prend note de l��volution jurisprudentielle qui a conduit � l��laboration du principe de l�expropriation indirecte. Elle rel�ve �galement que ce principe a �t� transpos� dans des textes de loi, tels que la loi no 458 de 1988, et, tout derni�rement, dans le R�pertoire des dispositions en mati�re d�expropriation. Cela �tant, la Cour ne perd pas de vue les applications contradictoires relev�es dans l�historique de la jurisprudence, et note �galement des contradictions entre la jurisprudence et les textes de loi susmentionn�s. Ce point de vue a d�ailleurs �t� adopt� par le Conseil d�Etat (paragraphe 43 ci-dessus) qui, dans son arr�t no 2 de 2005 rendu en s�ance pl�ni�re, a reconnu que le principe jurisprudentiel de l�expropriation indirecte n�a jamais donn� lieu � une r�glementation stable, compl�te et pr�visible.
66. En outre, la Cour constate que, dans tous les cas, l�expropriation indirecte vise � ent�riner une situation de fait d�coulant des ill�galit�s commises par l�administration, tend � r�gler les cons�quences pour le particulier et l�administration, et permet � cette derni�re de tirer b�n�fice de son comportement ill�gal. Que ce soit en vertu d�un principe jurisprudentiel ou d�un texte de loi comme l�article 43 du R�pertoire, l�expropriation indirecte ne saurait donc constituer une voie alternative � une expropriation en bonne et due forme (voir, sur ce point �galement, la position du Conseil d�Etat, paragraphe 43 ci-dessus).
67. En tout �tat de cause, la Cour est appel�e � v�rifier si la mani�re dont le droit interne est interpr�t� et appliqu� produit des effets conformes aux principes de la Convention.
68. La Cour constate qu�en l�esp�ce les requ�rantes ont perdu la ma�trise de leur terrain en 1988 et que celui-ci a �t� transform� de mani�re irr�versible en 1991. La proc�dure devant les juridictions internes ne s�est pas encore conclue, �tant donn� que la proc�dure est toujours pendante en premi�re instance.
69. A d�faut d�un acte formel de transfert de propri�t�, et � d�faut d�un jugement national d�clarant qu�un tel transfert doit passer pour ayant eu lieu (Carbonara et Ventura, pr�cit�, � 80) et �claircissant une fois pour toutes les circonstances exactes de celui-ci, la Cour estime que la perte de toute ma�trise des terrains en cause, combin�e avec l�impossibilit� jusqu�ici de rem�dier � la situation incrimin�e, a engendr� des cons�quences assez graves pour que les requ�rantes aient subi une expropriation de fait incompatible avec leur droit au respect de leurs biens (Papamichalopoulos et autres c. Gr�ce, arr�t du 24 juin 1993, s�rie A no 260-B, � 45) et non conforme au principe de pr��minence du droit.
70. En conclusion, les exceptions du Gouvernement ne sauraient �tre retenues et il y a eu violation de l�article 1 du Protocole no 1.
II. SUR L�APPLICATION DE L�ARTICLE 41 DE LA CONVENTION
71. Aux termes de l�article 41 de la Convention,
� Si la Cour d�clare qu�il y a eu violation de la Convention ou de ses Protocoles, et si le droit interne de la Haute Partie contractante ne permet d�effacer qu�imparfaitement les cons�quences de cette violation, la Cour accorde � la partie l�s�e, s�il y a lieu, une satisfaction �quitable. �
72. Les requ�rants demandent 134 846,89 EUR, � titre de pr�judice mat�riel, soit la valeur des terrains litigieux au moment de l�occupation mat�rielle, major�e des int�r�ts l�gaux.
73. Ils demandent 20 000 EUR chacun � titre de pr�judice moral.
74. Enfin, les requ�rants r�clament 9 857,09 EUR pour le remboursement des frais encourues devant la cour d�appel d�Anc�ne et 13 457,36 EUR pour les frais encourues devant le tribunal de Macerata. Ils demandent 13 358,59 EUR pour le remboursement des frais de la proc�dure devant la Cour.
75. Quant au dommage mat�riel, le Gouvernement observe d�embl�e que les requ�rants ne peuvent pas aspirer � un d�dommagement int�gral du pr�judice et conteste l�application au cas d�esp�ce de la m�thode utilis�e par la Cour dans l�affaire Carbonara et Ventura c. Italie (satisfaction �quitable) no 24638/94, 11 d�cembre 2003). De surcro�t, il fait valoir que la somme demand�e par les requ�rants est excessive.
76. S�agissant du dommage moral, le Gouvernement fait valoir que celui-ci d�pend de la dur�e excessive de la proc�dure devant les juridictions nationales. Par cons�quent, il soutient que le versement d�une quelconque somme � titre d�indemnisation du dommage moral est subordonn� � l��puisement du rem�de Pinto. De plus, il souligne que la somme demand�e par les requ�rants est excessive et que ces derniers ont quantifi� une telle indemnit� de mani�re vague et impr�cise.
77. S�agissant des frais de la proc�dure devant les juridictions internes, le Gouvernement fait valoir que la d�cision concernant le remboursement de ces frais rel�ve uniquement de la comp�tence des juridictions nationales ; s�agissant des frais encourus devant la Cour, le Gouvernement affirme que la somme demand�e est exorbitante.
78. La Cour estime que la question de l�application de l�article 41 ne se trouve pas en �tat. En cons�quence, elle la r�serve et fixera la proc�dure ult�rieure, compte tenu de la possibilit� que le Gouvernement et les requ�rants parviennent � un accord.
PAR CES MOTIFS, LA COUR, � L�UNANIMIT�,
1. Joint au fond l�exception du Gouvernement et la rejette ;
2. D�clare la requ�te recevable ;
3. Dit qu�il y a eu violation de l�article 1 du Protocole no 1 ;
4. Dit que la question de l�application de l�article 41 de la Convention ne se trouve pas en �tat ;
en cons�quence,
a) la r�serve en entier ;
b) invite le Gouvernement et les requ�rantes � lui adresser par �crit, dans le d�lai de trois mois � compter du jour o� l�arr�t sera devenu d�finitif conform�ment � l�article 44 � 2 de la Convention, leurs observations sur cette question et notamment � lui donner connaissance de tout accord auquel ils pourraient aboutir ;
c) r�serve la proc�dure ult�rieure et d�l�gue au pr�sident de la chambre le soin de la fixer au besoin.
Fait en fran�ais, puis communiqu� par �crit le 9 f�vrier 2006 en application de l�article 77 �� 2 et 3 du r�glement.
Mark Villiger Bo�tjan M. Zupancic
Greffier adjoint Pr�sident

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La data dell'ultimo controllo di validità dei testi è la seguente: 21/06/2024