AFFAIRE DI PIETRO c. ITALIE - A.N.P.T.ES.
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Testo originale e tradotto della sentenza selezionata

AFFAIRE DI PIETRO c. ITALIE

Tipologia: Sentenza
Importanza: 3
Articoli: 41, 13, 35, 29, P1-1
Numero: 73575/01/2006
Stato: Italia
Data: 2006-11-02 00:00:00
Organo: Sezione Terza
Testo Originale

Conclusione Violazione dell’art. 6-1; violazione dell’art. 13; violazione di P1-1; Soddisfazione equa riservata (P1-1); Danno morale – risarcimento pecuniario, art. 6-1,; Rimborso parziale oneri e spese – procedimento nazionale e procedimento della Convenzione
TERZA SEZIONE
CAUSA DI PIETRO C. ITALIA
( Richiesta no 73575/01)
SENTENZA
STRASBURGO
2 novembre 2006
DEFINITIVO
02/02/2007
Questa sentenza diventer? definitiva nelle condizioni definite all’articolo 44 ? 2 della Convenzione. Pu? subire dei ritocchi di forma.

Nella causa di Pietro c. Italia,
La Corte europea dei Diritti dell’uomo, terza sezione, riunendosi in una camera composta da:
SIGG. B.M. Zupancic, presidente,
J. Hedigan,
C. B?rsan,
V. Zagrebelsky, il Sig.re A. Gyulumyan,
I. Ziemele,
I. Berro-Lefevre, giudici, e del Sig. V. Berger, cancelliere di sezione,
Dopo avere deliberato in camera del consiglio il 12 ottobre 2006,
Rende la sentenza che ha, adottata a questa data,:
PROCEDIMENTO
1. All’origine della causa si trova una richiesta (no 73575/01) diretta contro la Repubblica italiana e in cui una cittadina di questo Stato, Sig.ra P. d. P. (“il richiedente”), ha investito la Corte il 1 febbraio 2001 in virt? dell’articolo 34 della Convenzione di salvaguardia dei Diritti dell’uomo e delle Libert? fondamentali (“la Convenzione”).
2. Il richiedente ? rappresentato dal Sig. F. Sig., avvocato ad Avola. Il governo italiano (“il Governo”) ? rappresentato dal suo agente, il Sig. I. M. Braguglia, e dal suo coagente, il Sig. N. Lettieri.
3. Il 14 giugno 2004, la Corte, prima sezione, ha deciso di comunicare la richiesta al Governo. Avvalendosi dell’articolo 29 ? 3, ha deciso che sarebbero state esaminate l’ammissibilit? e la fondatezza della causa allo stesso tempo.
4. Il 1 novembre 2004, la Corte ha modificato la composizione delle sue sezioni, articolo 25 ? 1 dell’ordinamento. La presente richiesta ? stata assegnata alla terza sezione cos? ricomposta, articolo 52 ? 1.
IN FATTO
I. LE CIRCOSTANZE DELLO SPECIFICO
5. Il richiedente ? nato nel 1927 e ha risieduto ad Avola.
6. Era proprietario di un terreno ubicato ad Avola e registrato al catasto scanalo 56.
7. Con un’ordinanza del 13 giugno 1979, la regione della Sicilia dispose l’occupazione di emergenza di 4 263 metri quadrati del terreno del richiedente in vista di costruire una scuola. L’ordinanza fiss? il termine per l’espropriazione al 5 ottobre 1981. In seguito, il termine fu prorogato di un anno conformemente alla legge no 385 del 1980.
8. Il 9 agosto 1979, il terreno fu occupato materialmente dal ministero dei Lavori pubblici ed i lavori di costruzione furono iniziati.
9. Il 12 maggio 1980, la municipalit? di Avola procedette ad un’offerta di acconto sull’indennit? di espropriazione, fissata a 2 131 500 lire italiane (ITL). Il richiedente, giudicando questa somma irrisoria, rifiut? l’offerta dell’amministrazione e l’importo fu versato alla Cassa dei depositi e dei prestiti.
10. Con un’ordinanza del 15 giugno 1983, la municipalit? di Avola dichiar? l’espropriazione del terreno del richiedente definitiva.
A. Il procedimento in risarcimento
11. Il 19 ottobre 1983, il richiedente cit? la municipalit? di Avola ed il ministero dei Lavori pubblici dinnanzi al tribunale di Catania. Fece valere che l’occupazione del suo terreno era proseguita al di l? del periodo autorizzato e chiese un risarcimento per l’occupazione illecita.
12. Il tribunale ordin? una perizia tecnica. Nel suo rapporto depositato il 24 novembre 1986, il perito conclude che il valore venale del terreno del richiedente nell’ottobre 1982 era di 330 000 000 ITL.
Il 7 aprile 1989, il ministero dei lavori pubblici deposit? un esposto (“comparsa conclusionale”) con il quale si opponeva alle conclusioni del perito.
13. Con un’ordinanza del 9 novembre 1994, il tribunale, accogliendo argomenti della parte convenuta, dispose una nuova indago e nomin? un altro perito.
14. Il secondo rapporto di perizia fu depositato alla cancelleria l? 11 aprile 1995. Il perito afferm? che il terreno controverso aveva natura edificabile e concluse che il valore commerciale di questo nell’ottobre 1982 era di 225 000 000 ITL. Inoltre, fiss? l’indennit? di occupazione lecita a 10 657 500 ITL.
15. Con un’ordinanza del 1 ottobre 2001, il tribunale di Catania dispose un supplemento di perizia per ricalcolare la somma dovuta al richiedente secondo i criteri introdotti dalla legge no 662 del 1996, nel frattempo entrata in vigore.
16. Con un giudizio del 17 marzo 2003, il tribunale di Catania applic? la regola dell’espropriazione indiretta e, seguendo le conclusioni del supplemento di perizia, condann? le parti convenute a pagare al richiedente la somma di 372 675 122 ITL a titolo di risarcimento e di indennit? di occupazione lecita e di 339 412 182 ITL a titolo di interessi.
17. Il 12 maggio 2003, la municipalit? di Avola interpose appello.
18. Il procedimento ? tuttora pendente dinnanzi alla corte di appello di Catania.
B. Il procedimento Pinto
19. Il 12 aprile 2002, il richiedente deposit? presso la corte di appello di Messina una domanda in risarcimento per la durata del procedimento, al senso della legge Pinto.
20. Il richiedente sollecitava il risarcimento dei danni giuridici che derivavano dalla lunghezza eccessiva del procedimento. Chiedeva almeno la somma di 6 197,48 EUR.
21. Con una decisione del 4 ottobre 2002, la corte di appello accord? al richiedente la somma di 6 000 EUR a titolo di soddisfazione equa.
22. Questa ha stimato inutile di ricorrere in cassazione in seguito.
II. IL DIRITTO E LA PRATICA INTERNI PERTINENTI
23. Il diritto interno pertinente si trova descritto nella sentenza Serrao c. Italia (no 67198/01, 13 ottobre 2005,).
IN DIRITTO
I. DOMANDA PRELIMINARE
24. Il Governo si oppone alla decisione della Corte di esaminare congiuntamente l’ammissibilit? della richiesta ed il merito di questa, come previsto all’articolo 29 ? 3 della Convenzione, articolo 54 A ? 1 dell’ordinamento. Teme difatti che la Corte si conceda solamente ad un esame sommario della richiesta. Stima che questa ultima non susciti simile approccio, visto la natura delle questioni di ordine generale sollevate, salvaguardia degli interessi della collettivit?, e la novit? di certi argomenti avanzati.
25. La Corte constata che il procedimento di esame congiunto in questione non impedisce un esame attento delle questioni sollevate e degli argomenti invocati dal Governo.
26. Quindi, non ci ? luogo di accogliere la domanda del Governo.
II. SULLA VIOLAZIONE ADDOTTA DELL’ARTICOLO 6 ? 1 DELLA CONVENZIONE
27. Il richiedente sostiene che il procedimento impegnato per ottenere un risarcimento ha ignorato il principio del “termine ragionevole” posto dall’articolo 6 ? 1 della Convenzione, cos? formulata,:
“Ogni persona ha diritto affinch? la sua causa sia sentita in un termine ragionevole, da un tribunale, chi decider? delle contestazioni sui suoi diritti ed obblighi di carattere civile “
A. Sull’ammissibilit?
28. Il Governo solleva un’eccezione di non-esaurimento delle vie di ricorso interne. Osserva che il richiedente non ? ricorso in cassazione contro la decisione della corte di appello di Messina mentre il ricorso in cassazione era un rimedio da esaurire, in particolare per il cambiamento improvviso della giurisprudenza della Corte di cassazione in materia.
29. Il richiedente chiede il rifiuto di questa eccezione e precisa che il cambiamento improvviso di giurisprudenza della Corte di cassazione, sulla base del quale una lagnanza derivata dall’insufficienza dell’indennit? “Pinto” pu? essere esaminata, ? intervenuto solamente dopo che la decisione della corte di appello resa nello specifico ebbe acquisito l’autorit? della cosa giudicata.
30. Nel causa Scordino c. Italia (, d?c.), no 36813/97, CEDH 2003-IV, la Corte ha stimato che, quando un richiedente si lamenta unicamente dell’importo dell’indennizzo e dello scarto esistente tra questo e le somme che gli sarebbero state accordate a titolo dell’articolo 41 della Convenzione, l’interessato non ? tenuto, ai fini dell’esaurimento delle vie di ricorso interne, di ricorrere in cassazione contro la decisione della corte di appello. Per giungere a questa conclusione, si ? basata sull’esame di un centinaio di sentenze della Corte di cassazione tra le quali non ha trovato nessuno caso in cui questa ultima aveva preso in considerazione una lagnanza che riguardava il fatto che l’importo accordato dalla corte di appello era insufficiente rispetto al danno addotto o inadeguato rispetto alla giurisprudenza di Strasburgo.
31. Ora, la Corte ricorda che, il 26 gennaio 2004, la Corte di cassazione, deliberando in plenaria in quattro cause, ha effettuato un cambiamento improvviso della sua giurisprudenza costante. Ricorda avere giudicato inoltre ragionevole considerare che il cambiamento improvviso di giurisprudenza, ed in particolare la sentenza no 1340 della Corte di cassazione, non poteva pi? essere ignorata dal pubblico a partire dal 26 luglio 2004. Di conseguenza, ha considerato che a partire da questa data deve essere esatto dai richiedenti che utilizzino questo ricorso ai fini dell’articolo 35 ? 1 della Convenzione (Di Salute c. Italia, d?c. no 56079/00, 24 giugno 2004, e, mutatis mutandis, Broca e Texier-Micault c. Francia, numero 27928/02 e 31694/02, ? 20, 21 ottobre 2003).
32. Nello specifico, la Corte constata che il termine per ricorrere in cassazione era scaduto prima del 26 luglio 2004 e stima che, in queste circostanze, il richiedente era dispensato dall’obbligo di esaurire le vie di ricorso interne.
33. Alla luce di queste considerazioni, la Corte stima che questa eccezione deve essere respinta. Rileva peraltro che la lagnanza non si contra con nessuno altro motivo di inammissibilit?. Conviene dichiararla ammissibile dunque.
B. Sul merito
34. Il richiedente si lamenta dell’importo dei danni accordati nella cornice del ricorso “Pinto” che ha intentato sul piano nazionale e chiede alla Corte di concludere alla violazione della disposizione invocata.
35. Il Governo si oppone a questa tesi.
36. La Corte stima che constatando un superamento del termine ragionevole e concedendo la somma di 6 000 EUR al richiedente, a titolo di risarcimento del danno non patrimoniale in applicazione del legge Pinto, la corte di appello di Messina non ha riparato in modo adeguato e sufficiente la violazione addotta dal richiedente. Riferendosi ai principi in materia di “vittima” nella cornice delle durate eccessive di procedimento (Scordino c. Italia (no 1), [GC], no 36813/97, ??178-207, CEDH 2006 -), la Corte nota che la somma accordata dalla corte di appello nello specifico difatti rappresenta circa il 20% di ci? che la Corte concede generalmente nelle cause italiane similari. Questo elemento da solo arriva ad un risultato manifestamente irragionevole rispetto alla sua giurisprudenza ed ai principi sui quali questa si fonda.
37. La Corte stima che il periodo da considerare ? cominciato il 19 ottobre 1983, con la citazione della convenuta da parte del richiedente dinnanzi al tribunale di Catania, per concludersi il 12 aprile 2002, data in cui il richiedente ha depositato il ricorso Pinto dinnanzi alla corte di appello di Messina. A questa epoca, il procedimento rimaneva pendente dinnanzi al tribunale. ? durato poco pi? di diciotto anni per un grado di giurisdizione dunque.
38. La Corte ricorda di avere concluso in quattro sentenze contro l’Italia del 28 luglio 1999, Bottazzi c. Italia [GC], no 34884/97, ? 22, CEDH 1999-V; Ferrari c. Italia [GC], no 33440/96, ? 21, 28 luglio 1999, A.P. c. Italia [GC], no 35265/97, ? 18, 28 luglio 1999, e Di Mauro c. Italia [GC], no 34256/96, ? 23, CEDH 1999-V, all’esistenza di una pratica in Italia incompatibile con la Convenzione.
39. Ricorda di avere affermato inoltre in nove sentenze contro l’Italia del 29 marzo 2006, Scordino (no 1), precitato, ? 224, Cocchiarella c. Italia [GC], no 64886/01, ? 119, CEDH 2006 -…, Musci c. Italia [GC], no 64699/01, ? 119, CEDH 2006 -…, Riccardi Pizzati c. Italia [GC], no 62361/00, ? 116, 29 marzo 2006, Giuseppe Mostacciuolo c. Italia (no 1) [GC], no 64705/01, ? 117, 29 marzo 2006, Giuseppe Mostacciuolo c. Italia (no 2) [GC], no 65102/01, ? 116, 29 marzo 2006, Apicella c. Italia [GC], no 64890/01, ? 116, 29 marzo 2006, Ernestina Zullo c. Italia [GC], no 64897/01, ? 121, 29 marzo 2006, e Giuseppina ed Orestina Procaccini c. Italia [GC], no 65075/01, ? 117, 29 marzo 2006, che la situazione dell’Italia a proposito dei ritardi nell’amministrazione della giustizia non ? cambiata sufficientemente da rimettere in causa la valutazione secondo la quale l’accumulo di trasgressioni ? costitutivo di una pratica incompatibile con la Convenzione.
40. Il fatto che il procedimento “Pinto” esaminato nel suo insieme non abbia fatto perdere al richiedente la sua qualit? di “vittima” costituisce una circostanza aggravante in un contesto di violazione dell’articolo 6 ? 1 per superamento del termine ragionevole. La Corte sar? portata a ritornare su questa questione sotto l’angolo dall’articolo 41 dunque.
41. Dopo avere esaminato i fatti alla luce delle informazione fornite dalle parti e della pratica precitata, e tenuto conto della sua giurisprudenza in materia, la Corte stima che nello specifico la durata del procedimento controverso ? eccessiva e non risponde all’esigenza del “termine ragionevole.”
42. Pertanto, c’? stata violazione dell’articolo 6 ? 1.
III. SULLA VIOLAZIONE ADDOTTA DELL’ARTICOLO 13 DELLA CONVENZIONE
43. Il richiedente afferma che il procedimento “Pinto” non ? un rimedio effettivo, in ragione dell’importo irrisorio riconosciuto dalle autorit? interne a titolo di risarcimento. Invoca l’articolo 13 della Convenzione, cos? formulato,:
“Ogni persona i cui diritti e libert? riconosciuti nel Convenzione sono stati violati, ha diritto alla concessione di un ricorso effettivo dinnanzi ad un’istanza nazionale, anche se la violazione fosse stata commessa da persone che agiscono nell’esercizio delle loro funzioni ufficiali. “
A. Sull’ammissibilit?
44. La Corte constata che questa lagnanza non ? manifestamente male fondata al senso dell’articolo 35 ? 3 della Convenzione. Rileva peraltro che questa non si scontra con nessuno altro motivo di inammissibilit?. Conviene dichiararla ammissibile dunque.
B. Sul merito
45. Il richiedente adduce la mancanza di efficacia del ricorso Pinto per il fatto che l’importo accordato dalla corte di appello ? stato insufficiente.
46. Il Governo si oppone a questa tesi.
47. La Corte ricorda che l’articolo 13 della Convenzione garantisce l’esistenza in diritto interno di un ricorso che permette di fare valere i diritti e libert? come si possono trovare consacrati. Ha per conseguenza di esigere un ricorso interno che abiliti l’istanza nazionale competente a conoscere in merito al contenuto della lagnanza fondata sulla Convenzione e, in pi?, ad offrire la correzione adeguata nei casi che lo meritano (vedere Mifsud c. Francia, dec. [GC], no 57220/00, ? 17, ECHR 2002-VIII, Scordino (no 1), precitato, ?? 186-188, e Surmeli c. Germania [GC], no. 75529/01, ? 99, 8 June 2006). La Corte ricorda inoltre che il diritto ad un ricorso efficace al senso della Convenzione non potrebbe essere interpretato come generoso diritto affinch? una domanda sia accolta nel senso in cui viene intesa dall’interessato (Surmeli, precitato, ? 98).
48. La Corte deve determinare se il mezzo offerto al richiedente in dritto italiano pu? essere considerato un ricorso efficace, adeguato ed accessibile, che permette di sanzionare la durata eccessiva di un procedimento giudiziale. A questo riguardo, ricorda di avere stimato gi? che il ricorso dinnanzi ai corsi di appello introdutto in Italia con la legge Pinto ? accessibile e che niente permette di dubitare della sua efficacia (Brusco c. Italia, d?c., no 69789/01, CEDH 2001-IX, e Scordino, (no 1), precitata, ? 144).
49. Nello specifico, la corte di appello di Bologna aveva competenza per pronunciarsi sulla lagnanza del richiedente e ha proceduto al suo esame. Agli occhi della Corte, il semplice fatto che il livello dell’importo dell’indennizzo non sia elevato non costituisce in s? un elemento sufficiente per mettere in causa il carattere effettivo del ricorso “Pinto” (vedere, mutatis mutandis, Zarb c. Malta, no 16631/04, ?? 50 e 51, 4 luglio 2006).
50. Di conseguenza, disponendo il richiedente di un ricorso effettivo per esporre le violazioni della Convenzione che adduceva, non c’? stata violazione dell’articolo 13.
IV. SULLA VIOLAZIONE ADDOTTA DELL’ARTICOLO 1 DEL PROTOCOLLO NO 1
51. Il richiedente adduce essere stato privato del suo terreno in circostanze incompatibili con l’articolo 1 del Protocollo no 1, cos? formulato,:
“Ogni persona fisica o giuridica ha diritto al rispetto dei suoi beni. Nessuno pu? essere privato della sua propriet? se non a causa di utilit? pubblica e nelle condizioni previste dalla legge e dai principi generali del diritto internazionale.
Le disposizioni precedenti non recano offesa al diritto che possiedono gli Stati di mettere in vigore le leggi che giudicano necessarie per regolamentare l’uso dei beni conformemente all’interesse generale o per garantire il pagamento delle imposte o di altri contributi o delle multe. “
A. Sull’ammissibilit?
52. Il Governo solleva un’eccezione di non-esaurimento delle vie di ricorso interne, facendo valere che il procedimento ? sempre pendente dinnanzi alla corte di appello di Catania.
53. Il richiedente si oppone alla tesi del Governo.
54. La Corte stima, alla luce dell’insieme degli argomenti delle parti, che questa eccezione ? legata strettamente in fondo alla lagnanza e decide di unirla al merito. Constata che la lagnanza non ? manifestamente male fondata al senso dell’articolo 35 ? 3 della Convenzione. Rileva peraltro che questo non si scontra con nessuno altro motivo di inammissibilit?. Conviene dichiararla ammissibile dunque.
B. Sul merito
1. Tesi delle parti
55. Il Governo reitera gli argomenti avanzati in numerose cause (vedere, tra altri, Serrao c. Italia, sentenza precitata, ?? 56-72; Immobiliare Cerro s.a.s c. Italia, no 35638/03, ?? 49-65, 23 febbraio 2006): la privazione dei beni che risulta dall’espropriazione indiretta ? “prevista dalla legge” e risponde ad un interesse collettivo di utilit? pubblica; la constatazione di illegalit? da parte del giudice ? l’elemento che condiziona il trasferimento al patrimonio pubblico del bene illegalmente occupato; l’illegalit? commessa dall’amministrazione ? una semplice trasgressione alle regole che presiedono al procedimento amministrativo; l’indennizzo pu? essere inferiore al danno subito dall’interessato poich? la determinazione del suo importo rientra nel margine di valutazione lasciata agli Stati.
56. Alla luce di queste considerazioni, il Governo chiede alla Corte di concludere alla non-violazione dell’articolo 1 del Protocollo no 1.
57. Il richiedente si oppone agli argomenti del Governo e fa osservare che l’espropriazione indiretta ? un meccanismo che permette all’autorit? pubblica di acquisire un bene in ogni illegalit?.
58. Denuncia una mancanza di chiarezza, prevedibilit? e precisione dei principi e delle disposizioni applicati al suo caso per il motivo che un principio giurisprudenziale, come quello dell’espropriazione indiretta, non basta a soddisfare al principio di legalit?.
59. Infine, il richiedente adduce che non potr? chiedere in ogni caso la restituzione del terreno e potr? ricevere solamente un’indennit? largamente inferiore al danno subito, considerando la legge di bilancio no 662 del 1996 applicata nello specifico.
2. Valutazione della Corte
60. La Corte ricorda al primo colpo che ha unito al merito l’eccezione del Governo derivata del non-esaurimento delle vie di ricorso interne.
61. Per il richiedente, c’? stata perdita di disponibilit? totale del terreno senza decreto di espropriazione n? indennizzo, cos? che in sostanza ci sarebbe stata un’espropriazione di fatto.
62. Per il Governo, il richiedente ? stato privato del suo bene a contare dal momento in cui questo ? stato trasformato irreversibilmente o, in ogni caso, a partire dal momento considerato dalle giurisdizioni nazionali come momento del trasferimento di propriet?.
63. La Corte ricorda che, per determinare se c’? stata “privazione di beni”, bisogna esaminare non solo se ci sono state spodestamento o espropriazione formale, ma ancora guardare al di l? delle apparenze ed analizzare la realt? della situazione controversa. Mirando la Convenzione a proteggere dei diritti “concreti ed effettivi”, importa di ricercare se suddetta situazione equivale ad un’espropriazione di fatto (Sporrong e L?nnroth c. Svezia, sentenza del 23 settembre 1982, serie A no 52, pp. 24-25, ? 63).
64. Ricorda che l’articolo 1 del Protocollo no 1 esige, innanzitutto e soprattutto, che un’ingerenza dell’autorit? pubblica nel godimento del diritto al rispetto dei beni sia legale. La preminenza del diritto, uno dei principi fondamentali di una societ? democratica, ? inerente all’insieme degli articoli della Convenzione (Iatridis c. Grecia [GC], no 31107/96, ? 58, CEDH 1999-II). Il principio di legalit? notifica l’esistenza di norme di diritto interno sufficientemente accessibili, precise e prevedibili (Hentrich c. Francia, sentenza del 22 settembre 1994, serie A no 296-ha, pp. 19-20, ? 42, e Lithgow ed altri c. Regno Unito, sentenza del 8 luglio 1986, serie A no 102, p. 47, ? 110).
65. La Corte rinvia alla sua giurisprudenza in materia di espropriazione indiretta (Belvedere Alberghiera S.r.l. c. Italia, no 31524/96, CEDH 2000-VI, e Carbonara e Ventura c. Italia, no 24638/94, CEDH 2000-VI; tra le sentenze pi? recenti, vedere Acciardi e Campagna c. Italia, no 41040/98, 19 maggio 2005, Pasculli c. Italia, no 36818/97, 17 maggio 2005, Scordino c. Italia (no 3), no 43662/98, 17 maggio 2005, Serrao c. Italia, no 67198/01, 13 ottobre 2005, Il Rosa ed Alba c. Italia (no 1), no 58119/00, 11 ottobre 2005, e Chir? c. Italia (no 4), no 67196/01, 11 ottobre 2005) secondo la quale l’espropriazione indiretta ignora il principio di legalit? per il motivo che non ? atta a garantire un grado sufficiente di sicurezza giuridica e che permette in generale all’amministrazione di passare oltre le regole fissate in materia di espropriazione. L’espropriazione indiretta mira difatti, in ogni caso, ad interinare una situazione che di fatto deriva dalle illegalit? commesse dall’amministrazione, a regolare le conseguenze per l’individuo e per l’amministrazione, a favore di questa.
66. La Corte rileva che nello specifico, il richiedente ha perso la disponibilit? del terreno a contare dalla sua occupazione nel 1979, e che questo terreno ? stato trasformato in modo irreversibile in seguito alla realizzazione di un lavoro pubblico in seguito. Le giurisdizioni interne hanno stimato che l’occupazione ? diventata senza titolo a contare dal 1982 ed a questa stessa data il richiedente ? stato privato del suo bene. Il procedimento ? ancora pendente dinnanzi alla corte di appello di Catania.
67. A difetto di un atto formale di trasferimento di propriet? suscettibile di esporre i suoi effetti ed in mancanza di un giudizio nazionale dichiarante che un tale trasferimento deve essere considerato come realizzato (Carbonara e Ventura, precitata, ? 80) e chiarendo una volta per tutte le circostanze esatte da questo, la Corte stima che la perdita di ogni disponibilit? del terreno in questione, combinato con l’impossibilit? fino qui di ovviare alla situazione incriminata, ha generato delle conseguenze abbastanza gravi per le quali il richiedente ha subito un’espropriazione di fatto, incompatibile col suo diritto al rispetto dei suoi beni (Papamichalopoulos ed altri c. Grecia, sentenza del 24 giugno 1993, serie A no 260-B, ? 45) e non conforme al principio di preminenza del diritto.
68. Quindi, l’eccezione derivata dal non-esaurimento delle vie di ricorso interne non potrebbe essere considerata e vi ? stata violazione dell’articolo 1 del Protocollo no 1.
V. SULL’APPLICAZIONE DELL’ARTICOLO 41 DELLA CONVENZIONE
69. Ai termini dell’articolo 41 della Convenzione,
“Se la Corte dichiara che c’? stata violazione della Convenzione o dei suoi Protocolli, e se il diritto interno dell’Alta Parte contraente permette di cancellare solo imperfettamente le conseguenze di questa violazione, la Corte accorda alla parte lesa, se c’? luogo, una soddisfazione equa. “
A. Danno, oneri e spese
1. Sul risarcimento chiesto in ragione della privazione del terreno
70. Il richiedente chiede 5 000 000 EUR a titolo di danno materiale, pi? la somma di 1 300 658,25 EUR che corrisponde alla differenza tra ? indennit? che avrebbe percepito al senso della legge no 2359 di 1865, ossia il valore commerciale del terreno, e quella che gli ? stata accordata conformemente all’articolo 5 bis della legge no 359 del 1992, aumentata di interessi e rivalutata.
Ad ogni modo, chiede alla Corte di ordinare una perizia nel caso in cui la sua valutazione del risarcimento fosse messa in causa.
71. Il richiedente sollecita 400 000 EUR, pi? interessi e rivalutazione, per il danno giuridico derivante dalla violazione degli articoli 1 del Protocollo no 1 e 6 ? 1 della Convenzione.
72. Infine, chiede il rimborso degli oneri incorsi dinnanzi alla Corte, o 86 750 EUR, pi? tassa sul valore aggiunto (IVA) e contributi alla cassa di previdenza degli avvocati (CPA).
73. In quanto al danno materiale, il Governo contesta le modalit? di calcolo del danno materiale adoperato nelle sentenze precitate Carbonara e Ventura c. Italia e Belvedere Alberghiera S.r.l. c. Italia e stima che ad ogni modo le somme sollecitate dal richiedente a questo titolo sono eccessive ed in grande parte ingiustificate.
74. In quanto al danno morale e gli oneri di procedimento, il Governo stima sproporzionata la somma rivendicata dal richiedente.
75. La Corte stima che la domanda dell’applicazione dell’articolo 41 per ci? che riguarda la constatazione di violazione dell’articolo 1 del Protocollo no 1 non si trova in stato. Perci?, la riserva e fisser? il procedimento ulteriore, tenuto conto della possibilit? che il Governo ed i richiedenti giungano ad un accordo.
2. Sul risarcimento chiesto in ragione della durata del procedimento
76. In quanto al danno morale causato dalla violazione dell’articolo 6 ? 1 della Convenzione, il richiedente rinvia alle somme chieste nella cornice della domanda di risarcimento della violazione dell’articolo 1 del Protocollo no 1.
77. Chiede il rimborso degli oneri incorsi dinnanzi alla Corte e dinnanzi alle autorit? interne. In quanto ai primi, rinvia alla somma sollecitata nella cornice della domanda di risarcimento della violazione dell’articolo 1 del Protocollo no 1. In quanto ai secondi, li valuta a 7 000 EUR.
78. Il Governo afferma che le giurisdizioni interne hanno riconosciuto al richiedente un risarcimento conforme ai criteri stabiliti dalla giurisprudenza della Corte.
79. In quanto agli oneri di procedimento, stima le pretese del richiedente eccessive.
80. Trattandosi del risarcimento del danno morale, avuto riguardo degli elementi della presente causa, la Corte stima che avrebbe accordato, in mancanza di vie di ricorso interne, la somma di 30 000 EUR. Visto che il richiedente si ? visto accordare 6 000 EUR, avuto riguardo alle caratteristiche della via di ricorso scelta dall’Italia e tenuto conto del fatto che ? giunta ad una constatazione di violazione, la Corte, deliberando in equit?, stima che il richiedente dovrebbe vedersi assegnare 12 000 EUR, pi? ogni importo che pu? essere dovuto a titolo di imposta su questa somma.
81. In quanto agli oneri e spese nella cornice della constatazione di violazione dell’articolo 6 ? 1 della Convenzione, la Corte ricorda che secondo la sua giurisprudenza stabilita, il sussidio degli oneri e spese a titolo dell’articolo 41 presuppone che vengano stabiliti la loro realt?, la loro necessit? ed il carattere ragionevole del loro tasso. Inoltre, gli oneri di giustizia sono recuperabili solamente nella misura in cui si riferiscono alla violazione constatata (vedere, per esempio, Beyeler c. Italia (soddisfazione equa) [GC], no 33202/96, ? 27, 28 maggio 2002, e Sahin c. Germania [GC], no 30943/96, ? 105, CEDH 2003-VIII).
82. Se la Corte non dubita della necessit? degli oneri richiesti n? che siano stati impegnati effettivamente a questo titolo, trova per? eccessiva la parcella rivendicata dal richiedente. Considera quindi che sia opportuno rimborsarli solo in parte. Tenuto conto delle circostanze della causa, assegna al richiedente 3 500 EUR al totale per l’insieme degli oneri esposti dinnanzi alle giurisdizioni nazionali ed a Strasburgo, pi? ogni importo che pu? essere dovuto a titolo di imposta su questa somma.
B. Interessi moratori
83. La Corte giudica appropriato basare il tasso degli interessi moratori sul tasso di interesse della facilit? di prestito marginale della Banca centrale europea aumentato di tre punti percentuale.
PER QUESTI MOTIVI, LA CORTE, ALL’UNANIMIT?,
1. Dichiara la richiesta ammissibile;
2. Stabilisce che c’? stata violazione dell’articolo 6 ? 1 della Convenzione;
3. Stabilisce che non c’? stata violazione dell’articolo 13 della Convenzione;
4. Stabilisce che c’? stata violazione dell’articolo 1 del Protocollo no 1;
5. Stabilisce, in quanto alla violazione dell’articolo 6 ? 1 della Convenzione,
a) che lo stato convenuto deve versare al richiedente, nei tre mesi a contare del giorno in cui la sentenza sar? diventata definitiva conformemente all’articolo 44 ? 2 della Convenzione, le seguenti somme:
i. 12 000 EUR (dodicimila euro) per danno morale;
ii. 3 500 EUR (tremila cinque cento euro) per oneri e spese,;
iii. ogni importo che pu? essere dovuto a titolo di imposta su suddette somme;
b) che a contare dalla scadenza di suddetto termine e fino al versamento, questi importi saranno da aumentare di un interesse semplice ad un tasso uguale a quello della facilit? di prestito marginale della Banca centrale europea applicabile durante questo periodo, aumentato di tre punti i percentuale,;
6. Stabilisce, in quanto alla violazione dell’articolo 1 del Protocollo no 1, che la domanda dell’applicazione dell’articolo 41 della Convenzione non si trova in stato;
perci?,
a) la riserva per intero;
b) invita il Governo ed il richiedente ad indirizzarle per iscritto, nei tre mesi a contare del giorno in cui la sentenza sar? diventata definitiva conformemente all’articolo 44 ? 2 della Convenzione, le loro osservazioni su questa questione ed in particolare a darle cognizione di ogni accordo al quale potrebbero arrivare;
c) riserva il procedimento ulteriore e delega al presidente della camera la cura di fissarlo all’occorrenza;
7. Respinge la domanda di soddisfazione equa per il surplus.
Fatto in francese, comunicato poi per iscritto il 2 novembre 2006 in applicazione dell’articolo 77 ?? 2 e 3 dell’ordinamento.
Vincent Pastore Bo?tjan Sig. Zupancic
Cancelliere Presidente

Testo Tradotto

Conclusion Violation de l’art. 6-1 ; Violation de l’art. 13 ; Violation de P1-1 ; Satisfaction ?quitable r?serv?e (P1-1) ; Pr?judice moral – r?paration p?cuniaire (art. 6-1) ; Remboursement partiel frais et d?pens – proc?dure nationale et proc?dure de la Convention
TROISI?ME SECTION
AFFAIRE DI PIETRO c. ITALIE
(Requ?te no 73575/01)
ARR?T
STRASBOURG
2 novembre 2006
D?FINITIF
02/02/2007
Cet arr?t deviendra d?finitif dans les conditions d?finies ? l’article 44 ? 2 de la Convention. Il peut subir des retouches de forme.

En l’affaire di Pietro c. Italie,
La Cour europ?enne des Droits de l’Homme (troisi?me section), si?geant en une chambre compos?e de :
MM. B.M. Zupancic, pr?sident,
J. Hedigan,
C. B?rsan,
V. Zagrebelsky,
Mmes A. Gyulumyan,
I. Ziemele,
I. Berro-Lefevre, juges,
et de M. V. Berger, greffier de section,
Apr?s en avoir d?lib?r? en chambre du conseil le 12 octobre 2006,
Rend l’arr?t que voici, adopt? ? cette date :
PROC?DURE
1. A l’origine de l’affaire se trouve une requ?te (no 73575/01) dirig?e contre la R?publique italienne et dont une ressortissante de cet Etat, Mme P. d. P. (? la requ?rante ?), a saisi la Cour le 1er f?vrier 2001 en vertu de l’article 34 de la Convention de sauvegarde des Droits de l’Homme et des Libert?s fondamentales (? la Convention ?).
2. La requ?rante est repr?sent?e par Me F. M., avocat ? Avola. Le gouvernement italien (? le Gouvernement ?) est repr?sent? par son agent, M. I. M. Braguglia, et par son coagent, M. N. Lettieri.
3. Le 14 juin 2004, la Cour (premi?re section) a d?cid? de communiquer la requ?te au Gouvernement. Se pr?valant de l’article 29 ? 3, elle a d?cid? que seraient examin?s en m?me temps la recevabilit? et le bien-fond? de l’affaire.
4. Le 1er novembre 2004, la Cour a modifi? la composition de ses sections (article 25 ? 1 du r?glement). La pr?sente requ?te a ?t? attribu?e ? la troisi?me section ainsi remani?e (article 52 ? 1).
EN FAIT
I. LES CIRCONSTANCES DE L’ESP?CE
5. La requ?rante est n?e en 1927 et r?side ? Avola.
6. Elle ?tait propri?taire d’un terrain sis ? Avola et enregistr? au cadastre feuille 56.
7. Par un arr?t? du 13 juin 1979, la r?gion de Sicile disposa l’occupation d’urgence de 4 263 m?tres carr?s du terrain de la requ?rante en vue d’y construire une ?cole. L’arr?t? fixa le d?lai pour l’expropriation au 5 octobre 1981. Par la suite, le d?lai fut prorog? d’un an conform?ment ? la loi no 385 de 1980.
8. Le 9 ao?t 1979, le terrain fut occup? mat?riellement par le minist?re des Travaux publics et les travaux de construction furent entam?s.
9. Le 12 mai 1980, la municipalit? d’Avola proc?da ? une offre d’acompte sur l’indemnit? d’expropriation, fix?e ? 2 131 500 lires italiennes (ITL). La requ?rante, jugeant cette somme d?risoire, refusa l’offre de l’administration et le montant fut vers? ? la Caisse des d?p?ts et des pr?ts.
10. Par un arr?t? du 15 juin 1983, la municipalit? d’Avola d?clara l’expropriation d?finitive du terrain de la requ?rante.
A. La proc?dure en r?paration
11. Le 19 octobre 1983, la requ?rante assigna la municipalit? d’Avola et le minist?re des Travaux publics devant le tribunal de Catane. Elle fit valoir que l’occupation de son terrain s’?tait poursuivie au-del? de la p?riode autoris?e et demanda un d?dommagement pour l’occupation illicite.
12. Le tribunal ordonna une expertise technique. Dans son rapport d?pos? le 24 novembre 1986, l’expert conclut que la valeur v?nale du terrain de la requ?rante en octobre 1982 ?tait de 330 000 000 ITL.
Le 7 avril 1989, le minist?re des travaux publics d?posa un m?moire (? comparsa conclusionale ?) par lequel il s’opposait aux conclusions de l’expert.
13. Par une ordonnance du 9 novembre 1994, le tribunal, faisant droit aux arguments de la partie d?fenderesse, disposa une nouvelle enqu?te et nomma un autre expert.
14. Le deuxi?me rapport d’expertise fut d?pos? au greffe le 11 avril 1995. L’expert affirma que le terrain litigieux avait nature constructible et conclut que la valeur marchande de celui-ci en octobre 1982 ?tait de 225 000 000 ITL. En outre, il fixa l’indemnit? d’occupation licite ? 10 657 500 ITL.
15. Par une ordonnance du 1er octobre 2001, le tribunal de Catane disposa un suppl?ment d’expertise pour recalculer la somme due ? la requ?rante selon les crit?res introduits par la loi no 662 de 1996, entre-temps entr?e en vigueur.
16. Par un jugement du 17 mars 2003, le tribunal de Catane fit application de la r?gle de l’expropriation indirecte et, suivant les conclusions du suppl?ment d’expertise, condamna les parties d?fenderesses ? payer ? la requ?rante la somme de 372 675 122 ITL ? titre de d?dommagement et d’indemnit? d’occupation licite et de 339 412 182 ITL ? titre d’int?r?ts.
17. Le 12 mai 2003, la municipalit? d’Avola interjeta appel.
18. La proc?dure est ? ce jour pendante devant la cour d’appel de Catane.
B. La proc?dure Pinto
19. Le 12 avril 2002, la requ?rante d?posa pr?s la cour d’appel de Messine une demande en r?paration pour la dur?e de la proc?dure, au sens de la loi Pinto.
20. La requ?rante sollicitait la r?paration des dommages moraux d?rivant de la longueur excessive de la proc?dure. Elle demandait la somme de 6 197,48 EUR au moins.
21. Par une d?cision du 4 octobre 2002, la cour d’appel accorda ? la requ?rante la somme de 6 000 EUR ? titre de satisfaction ?quitable.
22. Celle-ci a par la suite estim? inutile de se pourvoir en cassation.
II. LE DROIT ET LA PRATIQUE INTERNES PERTINENTS
23. Le droit interne pertinent se trouve d?crit dans l’arr?t Serrao c. Italie (no 67198/01, 13 octobre 2005).
EN DROIT
I. QUESTION PR?LIMINAIRE
24. Le Gouvernement s’oppose ? la d?cision de la Cour d’examiner conjointement la recevabilit? de la requ?te et le fond de celle-ci, comme pr?vu ? l’article 29 ? 3 de la Convention (article 54 A ? 1 du r?glement). Il craint en effet que la Cour ne se livre qu’? un examen sommaire de la requ?te. Il estime que cette derni?re ne se pr?te pas ? pareille approche, vu la nature des questions d’ordre g?n?ral soulev?es (sauvegarde des int?r?ts de la collectivit?) et la nouveaut? de certains arguments avanc?s.
25. La Cour constate que la proc?dure d’examen conjoint en question n’emp?che pas un examen attentif des questions soulev?es et des arguments invoqu?s par le Gouvernement.
26. D?s lors, il n’y pas lieu de faire droit ? la demande du Gouvernement.
II. SUR LA VIOLATION ALL?GU?E DE L’ARTICLE 6 ? 1 DE LA CONVENTION
27. La requ?rante soutient que la proc?dure engag?e afin d’obtenir un d?dommagement a m?connu le principe du ? d?lai raisonnable ? pos? par l’article 6 ? 1 de la Convention, ainsi libell? :
? Toute personne a droit ? ce que sa cause soit entendue (…) dans un d?lai raisonnable, par un tribunal (…) qui d?cidera (…) des contestations sur ses droits et obligations de caract?re civil (…) ?
A. Sur la recevabilit?
28. Le Gouvernement soul?ve une exception de non-?puisement des voies de recours internes. Il observe que la requ?rante ne s’est pas pourvue en cassation contre la d?cision de la cour d’appel de Messine alors que le pourvoi en cassation ?tait un rem?de ? ?puiser, notamment depuis le revirement de la jurisprudence de la Cour de cassation en la mati?re.
29. La requ?rante demande le rejet de cette exception et pr?cise que le revirement de jurisprudence de la Cour de cassation, sur la base duquel un grief tir? de l’insuffisance de l’indemnit? ? Pinto ? peut ?tre examin?, n’est intervenu qu’apr?s que la d?cision de la cour d’appel rendue en l’esp?ce eut acquis l’autorit? de la chose jug?e.
30. Dans l’affaire Scordino c. Italie ((d?c.), no 36813/97, CEDH 2003-IV), la Cour a estim? que, lorsqu’un requ?rant se plaint uniquement du montant de l’indemnisation et de l’?cart existant entre celui-ci et la somme qui lui aurait ?t? accord?e au titre de l’article 41 de la Convention, l’int?ress? n’est pas tenu, aux fins de l’?puisement des voies de recours internes, de se pourvoir en cassation contre la d?cision de la cour d’appel. Pour parvenir ? cette conclusion, elle s’est bas?e sur l’examen d’une centaine d’arr?ts de la Cour de cassation, parmi lesquels elle n’a trouv? aucun cas o? cette derni?re avait pris en consid?ration un grief tenant au fait que le montant accord? par la cour d’appel ?tait insuffisant par rapport au pr?judice all?gu? ou inad?quat par rapport ? la jurisprudence de Strasbourg.
31. Or, la Cour rappelle que, le 26 janvier 2004, la Cour de cassation, statuant en pl?ni?re dans quatre affaires, a effectu? un revirement de sa jurisprudence constante. Elle rappelle en outre avoir jug? raisonnable de retenir que le revirement de jurisprudence, et notamment l’arr?t no 1340 de la Cour de cassation, ne pouvait plus ?tre ignor? du public ? partir du 26 juillet 2004. Par cons?quent, elle a consid?r? qu’? partir de cette date il doit ?tre exig? des requ?rants qu’ils usent de ce recours aux fins de l’article 35 ? 1 de la Convention (Di Sante c. Italie (d?c.), no 56079/00, 24 juin 2004, et, mutatis mutandis, Broca et Texier-Micault c. France, nos 27928/02 et 31694/02, ? 20, 21 octobre 2003).
32. En l’esp?ce, la Cour constate que le d?lai pour se pourvoir en cassation avait expir? avant le 26 juillet 2004 et estime que, dans ces circonstances, la requ?rante ?tait dispens?e de l’obligation d’?puiser les voies de recours internes.
33. A la lumi?re de ces consid?rations, la Cour estime que cette exception doit ?tre rejet?e. Elle rel?ve par ailleurs que le grief ne se heurte ? aucun autre motif d’irrecevabilit?. Il convient donc de le d?clarer recevable.
B. Sur le fond
34. La requ?rante se plaint du montant des dommages accord?s dans le cadre du recours ? Pinto ? qu’elle a intent? au plan national et demande ? la Cour de conclure ? la violation de la disposition invoqu?e.
35. Le Gouvernement s’oppose ? cette th?se.
36. La Cour estime qu’en constatant un d?passement du d?lai raisonnable et en octroyant la somme de 6 000 EUR ? la requ?rante, ? titre de r?paration du dommage non patrimonial en application de la loi Pinto, la cour d’appel de Messine n’a pas r?par? de mani?re appropri?e et suffisante l’infraction all?gu?e par la requ?rante. Se r?f?rant aux principes en mati?re de ? victime ? dans le cadre des dur?es excessives de proc?dure (Scordino c. Italie (no 1), [GC], no 36813/97, ??178-207, CEDH 2006- ), la Cour note que la somme accord?e par la cour d’appel en l’esp?ce repr?sente en effet environ 20 % de ce que la Cour octroie g?n?ralement dans des affaires italiennes similaires. Cet ?l?ment ? lui seul aboutit ? un r?sultat manifestement d?raisonnable par rapport ? sa jurisprudence et aux principes sur lesquels celle-ci repose.
37. La Cour estime que la p?riode ? consid?rer a commenc? le 19 octobre 1983, avec l’assignation de la d?fenderesse par la requ?rante devant le tribunal de Catane, pour s’achever le 12 avril 2002, date ? laquelle la requ?rante a d?pos? le recours Pinto devant la cour d’appel de Messine. A cette ?poque, la proc?dure demeurait pendante devant le tribunal. Elle a donc dur? un peu plus de dix-huit ans pour un degr? de juridiction.
38. La Cour rappelle avoir conclu dans quatre arr?ts contre l’Italie du 28 juillet 1999 (Bottazzi c. Italie [GC], no 34884/97, ? 22, CEDH 1999-V ; Ferrari c. Italie [GC], no 33440/96, ? 21, 28 juillet 1999, A.P. c. Italie [GC], no 35265/97, ? 18, 28 juillet 1999, et Di Mauro c. Italie [GC], no 34256/96, ? 23, CEDH 1999-V) ? l’existence d’une pratique en Italie incompatible avec la Convention.
39. Elle rappelle en outre avoir affirm? dans neuf arr?ts contre l’Italie du 29 mars 2006 (Scordino (no 1), pr?cit?, ? 224, Cocchiarella c. Italie [GC], no 64886/01, ? 119, CEDH 2006-…, Musci c. Italie [GC], no 64699/01, ? 119, CEDH 2006-…, Riccardi Pizzati c. Italie [GC], no 62361/00, ? 116, 29 mars 2006, Giuseppe Mostacciuolo c. Italie (no 1) [GC], no 64705/01, ? 117, 29 mars 2006, Giuseppe Mostacciuolo c. Italie (no 2) [GC], no 65102/01, ? 116, 29 mars 2006, Apicella c. Italie [GC], no 64890/01, ? 116, 29 mars 2006, Ernestina Zullo c. Italie [GC], no 64897/01, ? 121, 29 mars 2006, et Giuseppina et Orestina Procaccini c. Italie [GC], no 65075/01, ? 117, 29 mars 2006) que la situation de l’Italie au sujet des retards dans l’administration de la justice n’a pas suffisamment chang? pour remettre en cause l’?valuation selon laquelle l’accumulation de manquements est constitutive d’une pratique incompatible avec la Convention.
40. Le fait que la proc?dure ? Pinto ? examin?e dans son ensemble n’ait pas fait perdre ? la requ?rante sa qualit? de ? victime ? constitue une circonstance aggravante dans un contexte de violation de l’article 6 ? 1 pour d?passement du d?lai raisonnable. La Cour sera donc amen?e ? revenir sur cette question sous l’angle de l’article 41.
41. Apr?s avoir examin? les faits ? la lumi?re des informations fournies par les parties et de la pratique pr?cit?e, et compte tenu de sa jurisprudence en la mati?re, la Cour estime qu’en l’esp?ce la dur?e de la proc?dure litigieuse est excessive et ne r?pond pas ? l’exigence du ? d?lai raisonnable ?.
42. Partant, il y a eu violation de l’article 6 ? 1.
III. SUR LA VIOLATION ALL?GU?E DE L’ARTICLE 13 DE LA CONVENTION
43. La requ?rante affirme que la proc?dure ? Pinto ? n’est pas un rem?de effectif, en raison du montant d?risoire reconnu par les autorit?s internes ? titre de r?paration. Elle invoque l’article 13 de la Convention, ainsi libell? :
? Toute personne dont les droits et libert?s reconnus dans la (…) Convention ont ?t? viol?s, a droit ? l’octroi d’un recours effectif devant une instance nationale, alors m?me que la violation aurait ?t? commise par des personnes agissant dans l’exercice de leurs fonctions officielles. ?
A. Sur la recevabilit?
44. La Cour constate que ce grief n’est pas manifestement mal fond? au sens de l’article 35 ? 3 de la Convention. Elle rel?ve par ailleurs que celui-ci ne se heurte ? aucun autre motif d’irrecevabilit?. Il convient donc de le d?clarer recevable.
B. Sur le fond
45. La requ?rante all?gue le manque d’efficacit? du recours Pinto du fait que le montant accord? par la cour d’appel a et? insuffisant.
46. Le Gouvernement s’oppose ? cette th?se.
47. La Cour rappelle que l’article 13 de la Convention garantit l’existence en droit interne d’un recours permettant de faire valoir les droits et libert?s tels qu’ils peuvent s’y trouver consacr?s. Il a pour cons?quence d’exiger un recours interne habilitant l’instance nationale comp?tente ? conna?tre du contenu du grief fond? sur la Convention et, de plus, ? offrir le redressement appropri? dans les cas qui le m?ritent (voir Mifsud c. France (dec.) [GC], no 57220/00, ? 17, ECHR 2002-VIII, Scordino (no 1), pr?cit?, ?? 186-188, et Surmeli c. Allemagne [GC], no. 75529/01, ? 99, 8 June 2006). La Cour rappelle en outre que le droit ? un recours efficace au sens de la Convention ne saurait ?tre interpr?t? comme donnant droit ? ce qu’une demande soit accueillie dans le sens dans lequel l’entend l’int?ress? (Surmeli, pr?cit?, ? 98).
48. La Cour doit d?terminer si le moyen offert ? la requ?rante en droit italien peut ?tre consid?r? un recours efficace, ad?quat et accessible, permettant de sanctionner la dur?e excessive d’une proc?dure judiciaire. A cet ?gard, elle rappelle avoir d?j? estim? que le recours devant les cours d’appel introduit en Italie par la loi Pinto est accessible et que rien ne permet de douter de son efficacit? (Brusco c. Italie (d?c.), no 69789/01, CEDH 2001-IX, et Scordino (no 1), pr?cit?, ? 144).
49. En l’esp?ce, la cour d’appel de Bologne avait comp?tence pour se prononcer sur le grief de la requ?rante et a proc?d? ? son examen. Aux yeux de la Cour, le simple fait que le niveau du montant de l’indemnisation ne soit pas ?lev? ne constitue pas en soi un ?l?ment suffisant pour mettre en cause le caract?re effectif du recours ? Pinto ? (voir, mutatis mutandis, Zarb c. Malte, no 16631/04, ?? 50 et 51, 4 juillet 2006).
50. Par cons?quent, la requ?rante ayant dispos? d’un recours effectif pour exposer les violations de la Convention qu’elle all?guait, il n’y a pas eu violation de l’article 13.
IV. SUR LA VIOLATION ALL?GU?E DE L’ARTICLE 1 DU PROTOCOLE No 1
51. La requ?rante all?gue avoir ?t? priv?e de son terrain dans des circonstances incompatibles avec l’article 1 du Protocole no 1, ainsi libell? :
? Toute personne physique ou morale a droit au respect de ses biens. Nul ne peut ?tre priv? de sa propri?t? que pour cause d’utilit? publique et dans les conditions pr?vues par la loi et les principes g?n?raux du droit international.
Les dispositions pr?c?dentes ne portent pas atteinte au droit que poss?dent les Etats de mettre en vigueur les lois qu’ils jugent n?cessaires pour r?glementer l’usage des biens conform?ment ? l’int?r?t g?n?ral ou pour assurer le paiement des imp?ts ou d’autres contributions ou des amendes. ?
A. Sur la recevabilit?
52. Le Gouvernement soul?ve une exception de non-?puisement des voies de recours internes, faisant valoir que la proc?dure est toujours pendante devant la cour d’appel de Catane.
53. La requ?rante s’oppose ? la th?se du Gouvernement.
54. La Cour estime, ? la lumi?re de l’ensemble des arguments des parties, que cette exception est ?troitement li?e au fond du grief et d?cide de la joindre au fond. Elle constate que le grief n’est pas manifestement mal fond? au sens de l’article 35 ? 3 de la Convention. Elle rel?ve par ailleurs que celui-ci ne se heurte ? aucun autre motif d’irrecevabilit?. Il convient donc de le d?clarer recevable.
B. Sur le fond
1. Th?ses des parties
55. Le Gouvernement r?it?re les arguments avanc?s dans de nombreuses affaires (voir, parmi d’autres, Serrao c. Italie, arr?t pr?cit?, ?? 56-72 ; Immobiliare Cerro s.a.s c. Italie, no 35638/03, ?? 49-65, 23 f?vrier 2006) : la privation des biens r?sultant de l’expropriation indirecte est ? pr?vue par la loi ? et r?pond ? un int?r?t collectif d’utilit? publique ; le constat d’ill?galit? de la part du juge est l’?l?ment qui conditionne le transfert au patrimoine public du bien ill?galement occup? ; l’ill?galit? commise par l’administration est un simple manquement aux r?gles qui pr?sident ? la proc?dure administrative ; l’indemnisation peut ?tre inf?rieure au pr?judice subi par l’int?ress? puisque la fixation de son montant rentre dans la marge d’appr?ciation laiss?e aux Etats.
56. A la lumi?re de ces consid?rations, le Gouvernement demande ? la Cour de conclure ? la non-violation de l’article 1 du Protocole no 1.
57. La requ?rante s’oppose aux arguments du Gouvernement et fait observer que l’expropriation indirecte est un m?canisme qui permet ? l’autorit? publique d’acqu?rir un bien en toute ill?galit?.
58. Elle d?nonce un manque de clart?, pr?visibilit? et pr?cision des principes et des dispositions appliqu?s ? son cas au motif qu’un principe jurisprudentiel, tel que celui de l’expropriation indirecte, ne suffit pas ? satisfaire au principe de l?galit?.
59. Enfin, la requ?rante all?gue qu’elle ne pourra pas en tout cas demander la restitution du terrain et ne pourra que recevoir une indemnit? largement inf?rieure au pr?judice subi, ?tant donn? la loi budg?taire no 662 de 1996 appliqu?e en l’esp?ce.
2. Appr?ciation de la Cour
60. La Cour rappelle d’embl?e qu’elle a joint au fond l’exception du Gouvernement tir?e du non-?puisement des voies de recours internes.
61. Pour la requ?rante, il y a eu perte de disponibilit? totale du terrain sans d?cret d’expropriation ni indemnisation, si bien qu’en substance il y aurait eu une expropriation de fait.
62. Pour le Gouvernement, la requ?rante a ?t? priv?e de son bien ? compter du moment o? celui-ci a ?t? irr?versiblement transform? ou, en tout cas, ? partir du moment retenu par les juridictions nationales comme moment du transfert de propri?t?.
63. La Cour rappelle que, pour d?terminer s’il y a eu ? privation de biens ?, il faut non seulement examiner s’il y a eu d?possession ou expropriation formelle, mais encore regarder au-del? des apparences et analyser la r?alit? de la situation litigieuse. La Convention visant ? prot?ger des droits ? concrets et effectifs ?, il importe de rechercher si ladite situation ?quivalait ? une expropriation de fait (Sporrong et L?nnroth c. Su?de, arr?t du 23 septembre 1982, s?rie A no 52, pp. 24-25, ? 63).
64. Elle rappelle que l’article 1 du Protocole no 1 exige, avant tout et surtout, qu’une ing?rence de l’autorit? publique dans la jouissance du droit au respect des biens soit l?gale. La pr??minence du droit, l’un des principes fondamentaux d’une soci?t? d?mocratique, est inh?rente ? l’ensemble des articles de la Convention (Iatridis c. Gr?ce [GC], no 31107/96, ? 58, CEDH 1999-II). Le principe de l?galit? signifie l’existence de normes de droit interne suffisamment accessibles, pr?cises et pr?visibles (Hentrich c. France, arr?t du 22 septembre 1994, s?rie A no 296-A, pp. 19-20, ? 42, et Lithgow et autres c. Royaume-Uni, arr?t du 8 juillet 1986, s?rie A no 102, p. 47, ? 110).
65. La Cour renvoie ? sa jurisprudence en mati?re d’expropriation indirecte (Belvedere Alberghiera S.r.l. c. Italie, no 31524/96, CEDH 2000-VI , et Carbonara et Ventura c. Italie, no 24638/94, CEDH 2000-VI ; parmi les arr?ts plus r?cents, voir Acciardi et Campagna c. Italie, no 41040/98, 19 mai 2005, Pasculli c. Italie, no 36818/97, 17 mai 2005, Scordino c. Italie (no 3), no 43662/98, 17 mai 2005, Serrao c. Italie, no 67198/01, 13 octobre 2005, La Rosa et Alba c. Italie (no 1), no 58119/00, 11 octobre 2005, et Chir? c. Italie (no 4), no 67196/01, 11 octobre 2005), selon laquelle l’expropriation indirecte m?conna?t le principe de l?galit? au motif qu’elle n’est pas apte ? assurer un degr? suffisant de s?curit? juridique et qu’elle permet en g?n?ral ? l’administration de passer outre les r?gles fix?es en mati?re d’expropriation. En effet, dans tous les cas, l’expropriation indirecte vise ? ent?riner une situation de fait d?coulant des ill?galit?s commises par l’administration, ? r?gler les cons?quences pour le particulier et pour l’administration, au b?n?fice de celle-ci.
66. La Cour rel?ve qu’en l’esp?ce, la requ?rante a perdu la disponibilit? du terrain ? compter de son occupation en 1979, et que ce terrain a ?t? par la suite transform? de mani?re irr?versible ? la suite de la r?alisation d’un ouvrage public. Les juridictions internes ont estim? que l’occupation est devenue sans titre ? compter de 1982 et ? cette m?me date la requ?rante a ?t? priv?e de son bien. La proc?dure est encore pendante devant la cour d’appel de Catane.
67. A d?faut d’un acte formel de transfert de propri?t? susceptible de d?ployer ses effets et ? d?faut d’un jugement national d?clarant qu’un tel transfert doit ?tre consid?r? comme r?alis? (Carbonara et Ventura, pr?cit?, ? 80) et ?claircissant une fois pour toutes les circonstances exactes de celui-ci, la Cour estime que la perte de toute disponibilit? du terrain en question, combin?e avec l’impossibilit? jusqu’ici de rem?dier ? la situation incrimin?e, a engendr? des cons?quences assez graves pour que la requ?rante ait subi une expropriation de fait, incompatible avec son droit au respect de ses biens (Papamichalopoulos et autres c. Gr?ce, arr?t du 24 juin 1993, s?rie A no 260-B, ? 45) et non conforme au principe de pr??minence du droit.
68. D?s lors, l’exception tir?e du non-?puisement des voies de recours internes ne saurait ?tre retenue et il y a eu violation de l’article 1 du Protocole no 1.
V. SUR L’APPLICATION DE L’ARTICLE 41 DE LA CONVENTION
69. Aux termes de l’article 41 de la Convention,
? Si la Cour d?clare qu’il y a eu violation de la Convention ou de ses Protocoles, et si le droit interne de la Haute Partie contractante ne permet d’effacer qu’imparfaitement les cons?quences de cette violation, la Cour accorde ? la partie l?s?e, s’il y a lieu, une satisfaction ?quitable. ?
A. Dommage, frais et d?pens
1. Sur le d?dommagement demand? en raison de la privation du terrain
70. La requ?rante demande 5 000 000 EUR ? titre de pr?judice mat?riel, plus la somme de 1 300 658,25 EUR correspondant ? la diff?rence entre l’indemnit? qu’elle aurait per?ue au sens de la loi no 2359 de 1865, ? savoir la valeur marchande du terrain, et celle qui lui a ?t? accord?e conform?ment ? l’article 5 bis de la loi no 359 de 1992, major?e d’int?r?ts et r??valu?e.
En tout ?tat de cause, il demande ? la Cour d’ordonner une expertise dans le cas o? son ?valuation du d?dommagement serait mise en cause.
71. La requ?rante sollicite 400 000 EUR, plus int?r?ts et r??valuation, pour le pr?judice moral d?rivant de la violation des articles 1 du Protocole no 1 et 6 ? 1 de la Convention.
72. Enfin, elle demande le remboursement des frais encourus devant la Cour, soit 86 750 EUR, plus taxe sur la valeur ajout?e (TVA) et contributions ? la caisse de pr?voyance des avocats (CPA).
73. Quant au pr?judice mat?riel, le Gouvernement conteste les modalit?s de calcul du dommage mat?riel employ?es dans les arr?ts pr?cit?s Carbonara et Ventura c. Italie et Belvedere Alberghiera S.r.l. c. Italie et estime qu’en tout ?tat de cause les sommes sollicit?es par la requ?rante ? ce titre sont excessives et en grande partie injustifi?es.
74. S’agissant du pr?judice moral et des frais de proc?dure, le Gouvernement estime disproportionn?e les sommes revendiqu?es par la requ?rante.
75. La Cour estime que la question de l’application de l’article 41 en ce qui concerne le constat de violation de l’article 1 du Protocole no 1 ne se trouve pas en ?tat. En cons?quence, elle la r?serve et fixera la proc?dure ult?rieure, compte tenu de la possibilit? que le Gouvernement et les requ?rants parviennent ? un accord.
2. Sur le d?dommagement demand? en raison de la dur?e de la proc?dure
76. S’agissant du pr?judice moral caus? par la violation de l’article 6 ? 1 de la Convention, la requ?rante renvoie aux sommes demand?es dans le cadre de la demande de r?paration de la violation de l’article 1 du Protocole no 1.
77. Elle demande le remboursement des frais encourus devant la Cour et devant les autorit?s internes. Quant aux premiers, elle renvoie ? la somme sollicit?e dans le cadre de la demande de r?paration de la violation de l’article 1 du Protocole no 1. S’agissant des seconds, elle les chiffre ? 7 000 EUR.
78. Le Gouvernement affirme que les juridictions internes ont reconnu ? la requ?rante un d?dommagement conforme aux crit?res ?tablis par la jurisprudence de la Cour.
79. Quant aux frais de proc?dure, il estime les pr?tentions de la requ?rante excessives.
80. S’agissant de la r?paration du dommage moral, eu ?gard aux ?l?ments de la pr?sente affaire, la Cour estime qu’elle aurait accord?, en l’absence de voies de recours internes, la somme de 30 000 EUR. Vu que la requ?rante s’est vue accorder 6 000 EUR, eu ?gard aux caract?ristiques de la voie de recours choisie par l’Italie et compte tenu de ce qu’elle est parvenue ? un constat de violation, la Cour, statuant en ?quit?, estime que le requ?rant devrait se voir allouer 12 000 EUR, plus tout montant pouvant ?tre d? ? titre d’imp?t sur cette somme.
81. Quant aux frais et d?pens dans le cadre du constat de violation de l’article 6 ? 1 de la Convention, la Cour rappelle que selon sa jurisprudence ?tablie, l’allocation des frais et d?pens au titre de l’article 41 pr?suppose que se trouvent ?tablis leur r?alit?, leur n?cessit? et le caract?re raisonnable de leur taux. En outre, les frais de justice ne sont recouvrables que dans la mesure o? ils se rapportent ? la violation constat?e (voir, par exemple, Beyeler c. Italie (satisfaction ?quitable) [GC], no 33202/96, ? 27, 28 mai 2002, et Sahin c. Allemagne [GC], no 30943/96, ? 105, CEDH 2003-VIII).
82. Si la Cour ne doute pas de la n?cessit? des frais r?clam?s ni qu’ils aient ?t? effectivement engag?s ? ce titre, elle trouve cependant excessifs les honoraires revendiqu?s par la requ?rante. Elle consid?re d?s lors qu’il n’y a lieu de les rembourser qu’en partie. Compte tenu des circonstances de la cause, elle alloue ? la requ?rante 3 500 EUR au total pour l’ensemble des frais expos?s devant les juridictions nationales et ? Strasbourg, plus tout montant pouvant ?tre d? ? titre d’imp?t sur cette somme.
B. Int?r?ts moratoires
83. La Cour juge appropri? de baser le taux des int?r?ts moratoires sur le taux d’int?r?t de la facilit? de pr?t marginal de la Banque centrale europ?enne major? de trois points de pourcentage.
PAR CES MOTIFS, LA COUR, ? L’UNANIMIT?,
1. D?clare la requ?te recevable ;
2. Dit qu’il y a eu violation de l’article 6 ? 1 de la Convention ;
3. Dit qu’il n’y a pas eu violation de l’article 13 de la Convention ;
4. Dit qu’il y a eu violation de l’article 1 du Protocole no 1 ;
5. Dit, quant ? la violation de l’article 6 ? 1 de la Convention,
a) que l’Etat d?fendeur doit verser ? la requ?rante, dans les trois mois ? compter du jour o? l’arr?t sera devenu d?finitif conform?ment ? l’article 44 ? 2 de la Convention, les sommes suivantes :
i. 12 000 EUR (douze mille euros) pour dommage moral ;
ii. 3 500 EUR (trois mille cinq cents euros) pour frais et d?pens ;
iii. tout montant pouvant ?tre d? ? titre d’imp?t sur lesdites sommes ;
b) qu’? compter de l’expiration dudit d?lai et jusqu’au versement, ces montants seront ? majorer d’un int?r?t simple ? un taux ?gal ? celui de la facilit? de pr?t marginal de la Banque centrale europ?enne applicable pendant cette p?riode, augment? de trois points de pourcentage ;
6. Dit, quant ? la violation de l’article 1 du Protocole no 1, que la question de l’application de l’article 41 de la Convention ne se trouve pas en ?tat ;
en cons?quence,
a) la r?serve en entier ;
b) invite le Gouvernement et la requ?rante ? lui adresser par ?crit, dans les trois mois ? compter du jour o? l’arr?t sera devenu d?finitif conform?ment ? l’article 44 ? 2 de la Convention, leurs observations sur cette question et notamment ? lui donner connaissance de tout accord auquel ils pourraient aboutir ;
c) r?serve la proc?dure ult?rieure et d?l?gue au pr?sident de la chambre le soin de la fixer au besoin ;
7. Rejette la demande de satisfaction ?quitable pour le surplus.
Fait en fran?ais, puis communiqu? par ?crit le 2 novembre 2006 en application de l’article 77 ?? 2 et 3 du r?glement.
Vincent Berger Bo?tjan M. Zupancic
Greffier Pr?sident

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