AFFAIRE CARBONARA ET VENTURA c. ITALIE - A.N.P.T.ES.
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Testo originale e tradotto della sentenza selezionata

AFFAIRE CARBONARA ET VENTURA c. ITALIE

Tipologia: Sentenza
Importanza: 1
Articoli: 41, P1-1
Numero: 24638/94/2000
Stato: Italia
Data: 2000-05-30 00:00:00
Organo: Sezione Seconda
Testo Originale

Conclusione Violazione di P1-1; Soddisfazione equa rimandata; Eccezione preliminare respinta (vittima)

SECONDA SEZIONE

CAUSA CARBONARA E VENTURA C. ITALIA

( Richiesta no 24638/94)

SENTENZA

STRASBURGO

30 maggio 2000

Nella causa Carbonara e Ventura c. Italia,
La Corte europea dei Diritti dell’uomo, seconda sezione, riunendosi in una camera composta di:
SIGG.. A.B. Baka, presidente,
L. Ferrari Bravo,
G. Bonello,
Sig.ra V. Str??nick?,
M. P. Lorenzen,
Sig.ra M. Tsatsa-Nikolovska,
M. E. Levits, juges,et
di M. E. Fribergh, cancelliere di sezione,
Dopo avere deliberato in camera del consiglio il 11 maggio 2000,
Rende la sentenza che ha, adottata a questa data,:
PROCEDIMENTO
1. La causa ? stata deferita alla Corte, conformemente alle disposizioni che si applicavano in vigore prima dell’entrata del Protocollo no 11 alla Convenzione di salvaguardia dei Diritti dell’uomo e delle Libert? fondamentali (“la Convenzione”), dalla Commissione europea dei Diritti dell’uomo (“la Commissione”), il 3 novembre 1998, e dalla Sig.ra E. C., Sigg.ri P. C., A. C. e C. V. (“i richiedenti”), il 4 novembre 1998. Il 29 gennaio 1999, o al di l? del termine di tre mesi previsti dai vecchi articoli 32 ? 1 e 47 della Convenzione, il governo italiano (“il Governo”) ha inviato alla Corte una lettera di immissione nel processo.
2. All’origine della causa si trova una richiesta (no 24638/94) diretta contro la Repubblica italiana e in cui quattro cittadini residenti all’estero di questo Stato avevano investito la Commissione il 25 maggio 1994 in virt? del vecchio articolo 25 della Convenzione. I richiedenti adducevano un attentato ingiustificato al loro diritto al rispetto dei loro beni. La Commissione, prima camera, ha dichiarato la richiesta accettabile il 22 ottobre 1997. Nel suo rapporto del 1 luglio 1998 (vecchio articolo 31 della Convenzione) formula il parere unanime che c’? stata violazione dell’articolo 1 del Protocollo no 1.
3. Davanti alla Corte, i richiedenti sono rappresentati dal quarto richiedente, avvocato al foro di Bari. Il Governo ? rappresentato dal suo agente, Sig. U. Leanza, ed il suo coagente, Sig. V. Esposito.
4. Il 14 gennaio 1999, un collegio della Grande Camera ha deciso che la causa doveva essere esaminata da una delle sezioni della Corte, articolo 100 del regolamento della Corte (“il regolamento”). Il presidente della Corte ha assegnato la causa alla seconda sezione. Il Sig. B. Conforti, giudice eletto a titolo dell’Italia che aveva preso parte all’esame della causa in seno alla Commissione, si ? astenuto (articolo 28 del regolamento). Perci?, il Governo ha designato il Sig. L. Ferrari Bravo, giudice eletto a titolo di San Marino, per riunirsi al suo posto, articoli 27 ? 2 della Convenzione e 29 ? 1 del regolamento.
5. La Corte avendo deciso, dopo consultazione delle parti, che non c’era luogo di tenere un’udienza (articolo 59 ? 2 in fine del regolamento) le parti hanno ciascuna sottoposto due memorie.
IN EFFETTI
I. LE CIRCOSTANZE DEL CASO
6. I primi tre richiedenti e la madre del quarto richiedente, nel frattempo deceduta, erano proprietari di un terreno agricolo si ubicato a Noicattaro. Nel 1963, la citt? di Noicattaro inizi? la costruzione di una scuola su dei terreni vicini. Durante l’esecuzione dei lavori, si rivel? che un appezzamento supplementare era necessario per erigere l’ultima partita della costruzione.
7. Da un’ordinanza del 27 maggio 1970, la prefettura di Bari autorizz? la citt? di Noicattaro a procedere all’occupazione di emergenza di 2 649 metri quadrati del terreno che appartiene ai richiedenti, per un periodo massimale di due anni, in vista della sua espropriazione a causa di utilit? pubblica. Questo terreno era classificato al catasto come “partita” 10653, foglio 34, appezzamento 590.
8. Il 30 giugno 1970, la citt? di Noicattaro procedette all’occupazione materiale del terreno ed inizi? i lavori di costruzione.
9. Risalta della pratica che i lavori di costruzione della scuola si conclusero il 28 ottobre 1972, o al di l? del periodo di occupazione autorizzata.
10. I richiedenti espongono che restarono, in vano, nell’attesa dell’espropriazione formale del loro terreno e di un’indennit? durante gli anni.
11. Da un atto di assegnazione notificata il 3 maggio 1980, i richiedenti introdussero un’azione in danni-interessi contro la citt? di Noicattaro davanti al tribunale civile di Bari. I richiedenti facevano valere in particolare che l’occupazione del loro terreno era illegale, dato che era proseguita al di l? del periodo autorizzato e senza che si fosse proceduto all’espropriazione formale ed al pagamento di un’indennit?.
12. L’amministrazione convenuta eccep? in particolare di ci? che il diritto al risarcimento era prescritto.
13. Da un giudizio del 14 aprile 1989, il tribunale civile di Bari respinse l’eccezione sollevata dall’amministrazione, che verte sulla prescrizione del diritto al risarcimento, al motivo che l’amministrazione non aveva indicato la data alla quale i lavori di costruzione si erano conclusi. Riferendosi alla giurisprudenza della Corte di cassazione in materia di espropriazione indiretta (occupazione acquisitiva) il tribunale afferm? che in seguito al completamento del lavoro pubblico il diritto di propriet? dei richiedenti era stato neutralizzato. Tuttavia, dato che il trasferimento di propriet? aveva avuto luogo nella cornice di un’occupazione di terreno illecito, i richiedenti avevano diritto ai danni-interessi, da calcolare sulla base del valore venale del terreno, o 26 490 000 lire italiane (10 000 lire per metro quadrato) indicizzata al giorno della decisione, o 68 900 000 lire, pi? interessi.
14. Il 21 luglio 1989, la citt? di Noicattaro interpose appello di questo giudizio. Faceva valere in particolare che il diritto al risarcimento dei richiedenti era prescritto.
15. Da una sentenza del 14 novembre 1990, la corte di appello di Bari accolse il ricorso introdotto dalla citt? di Noicattaro e dichiar? prescritto il diritto dei richiedenti ai danni-interessi.
16. La corte di appello consider? che i lavori di costruzione si erano conclusi il 28 ottobre 1972. Dato che questa data si trovava al di l? del termine di due anni imparti dalla prefettura nell’ordinanza di occupazione di emergenza del terreno, seguiva che l’occupazione del terreno era diventata in quel momento illecita. Tuttavia, per effetto del principio dell’espropriazione indiretta, come elaborato dalla giurisprudenza, la citt? di Noicattaro era diventata proprietario del terreno appena la costruzione era stata finita. Tenuto conto di ci? che l’amministrazione aveva acquistato la propriet? nella cornice di una situazione illecita, i richiedenti avevano la possibilit? di chiedere dei danni-interessi; tuttavia, nel caso, il diritto dei richiedenti ai danni-interessi era prescritto, poich? il termine di prescrizione di cinque anni era cominciato a decorrere dalla data di completamento dei lavori.
17. Il 22 gennaio 1992, i richiedenti ricorsero in cassazione. Arguivano che l’applicazione retroattiva del principio dell’espropriazione indiretta, come consacrato dalle sezioni collegate della Corte di cassazione nel 1983, combinata con l’applicazione retroattiva di un termine di prescrizione, recava offesa al loro diritto di propriet? ed al principio di non discriminazione, come garantiti dalla Costituzione. In effetti, prima del 1983, il proprietario del terreno si conservava la sua qualit? da proprietario tutto lungo l’occupazione illegale del suo terreno; da allora, sebbene un termine di prescrizione di cinque anni fosse contemplato per agire in danni-interessi, gli effetti dell’occupazione illegale che sono permanenti, l’interessato poteva chiedere ogni momento dei danni-interessi, il terreno che si trova in una situazione di occupazione illegale continua. Invece, dopo 1983, il proprietario di un terreno occupato dall’amministrazione perdeva la sua qualit? di proprietario alla data di compimento dei lavori ed il termine di prescrizione cominciava a decorrere fin da questo istante. Peraltro, i richiedenti contestavano l’applicabilit? di un termine di prescrizione di cinque anni, facendo valere che su questo punto la giurisprudenza della Corte di cassazione era divisa.
18. Da una sentenza del 1 aprile 1993, depositata il 26 novembre 1993, la Corte di cassazione respinse i richiedenti del loro ricorso alla cancelleria. Trattandosi del termine di prescrizione da applicare, la Corte ricord? che in data del 22 novembre 1992, la Corte di cassazione in formazione plenaria aveva troncato definitivamente la questione, dichiarando che era il termine di cinque anni che doveva applicarsi. Nel caso, il diritto dei richiedenti ai danni-interessi era prescritto dunque. In quanto alla lagnanza derivata dell’incostituzionalit? dell’applicazione retroattiva del principio dell’espropriazione indiretta e del termine di prescrizione di cinque anni, al disprezzo del diritto al rispetto dei beni dei richiedenti e del principio di non discriminazione, la Corte stim? che era manifestamente male fondato.
II. IL DIRITTO E LA PRATICA INTERNI PERTINENTI
A. La legge no 85 del 22 ottobre 1971
19. Questa legge regge il procedimento accelerato di espropriazione che permette all’amministrazione di costruire prima dell’espropriazione. Una volta dichiarata di utilit? pubblica il ?uvre a realizzare ed adottato il progetto di costruzione, l’amministrazione pu? decretare l’occupazione di emergenza delle zone ad espropriare per una durata determinata che non supera cinque anni. Questo decreto diventa nullo se l’occupazione materiale del terreno non ha luogo nei tre seguente mese la sua promulgazione. Dopo il periodo di occupazione devono intervenire un decreto di espropriazione formale ed il pagamento di un’indennit?.
B. Il principio dell’espropriazione indiretta (occupazione acquisitiva o accessione invertita)
20. Negli anni 70, parecchie amministrazioni locali procederono alle occupazioni di emergenza di terreni che non furono seguitie da decreti di espropriazione. Le giurisdizioni italiane si trovarono confrontate ai casi dove il proprietario di un terreno aveva perso di facto la disponibilit? di questo a causa dell’occupazione e del compimento di lavori di costruzione di un opera pubblica. Restava a sapere se, semplicemente dall’effetto dei lavori effettuati, l’interessato aveva perso anche la propriet? terreno.
1. La giurisprudenza prima della sentenza no 1464 del 16 febbraio 1983 della Corte di cassazione
21. La giurisprudenza era molto divisa sul punto di sapere quale erano illegalmente gli effetti della costruzione di un lavoro pubblico su un terreno occupato. Da occupazione illegale bisogna intendere un’occupazione illegale ab initio, cio? senza titolo, o un’occupazione inizialmente autorizzata e diventata in seguito senza titolo, il titolo essendo annullato o l’occupazione proseguendo al di l? della scadenza autorizzata senza che un decreto di espropriazione non sia intervenuto.
22. Secondo una prima giurisprudenza, il proprietario del terreno occupato dall’amministrazione non perdeva la propriet? terreno dopo il completamento del lavoro pubblico; tuttavia, non poteva chiedere una rimessa in essere del terreno e poteva impegnare unicamente un’azione in danni-interessi per occupazione abusiva, non sottoposta ad un termine di prescrizione poich? l’illegalit? che deriva dell’occupazione era permanente. L’amministrazione poteva adottare ogni momento una decisione formale di espropriazione: in questo caso, l’azione in danni-interessi si trasformava in controversia vertente sull’indennit? di espropriazione ed i danni-interessi erano dovuti solamente per il periodo anteriore al decreto di espropriazione per il non-godimento del terreno (vedere, tra le altre, le sentenze della Corte di cassazione no 2341 del 1982, no 4741 di 1981, no 6452 e no 6308 del 1980).
23. Secondo una seconda giurisprudenza, il proprietario del terreno occupato dall’amministrazione non perdeva la propriet? terreno e poteva chiedere la rimessa in essere di questo quando l’amministrazione aveva agito senza che ci sia utilit? pubblica (vedere, per esempio, Corte di cassazione, sentenza no 1578 del 1976, sentenza no 5679 del 1980).
24. Secondo una terza giurisprudenza, il proprietario del terreno occupato dall’amministrazione perdeva automaticamente la propriet? del terreno al momento della trasformazione irreversibile del bene, ossia al momento del completamento del lavoro pubblico. L’interessato aveva il diritto di chiedere dei danni-interessi (vedere, solo precedente della Corte di cassazione, la sentenza no 3243 del 1979.
2. La sentenza no 1464 del 16 febbraio 1983 della Corte di cassazione
25. Da una sentenza del 16 febbraio 1983, la Corte di cassazione, deliberando in camere riunite, decise il conflitto di giurisprudenza ed adott? la terza soluzione. Cos? fu consacrato il principio dell’espropriazione indiretta (accessione invertita od occupazione acquisitiva). In virt? di questo principio, il potere pubblico acquista ab origine la propriet? di un terreno senza procedere ad un’espropriazione formale quando, dopo l’occupazione del terreno, ed a prescindere della legalit? dell’occupazione, il lavoro pubblico ? stato realizzato. Quando l’occupazione ? ab initio senza titolo, il trasferimento di propriet? ha luogo al momento del completamento del lavoro pubblico. Quando l’occupazione del terreno ? stata inizialmente autorizzata, il trasferimento di propriet? ha luogo alla scadenza del periodo di occupazione autorizzata. Nella stessa sentenza, la Corte di cassazione precis? che, in ogni caso di espropriazione indiretta, l’interessato ha diritto ad un risarcimento integrale, l’acquisizione del terreno avendo avuto luogo sine titulo. Questo risarcimento non ? versato tuttavia, automaticamente: incombe sull’interessato di richiedere dei danni-interessi. Inoltre, il diritto a risarcimento ? abbinato del termine di prescrizione contemplato in caso di responsabilit? da delitto, ossia cinque anni, cominciando a decorrere al momento della trasformazione irreversibile del terreno.
3. La giurisprudenza dopo la sentenza no 1464 del 1983 della Corte di cassazione
a) La prescrizione
26. In un primo tempo, la giurisprudenza aveva considerato che nessuno termine di prescrizione non si trovava ad applicare, poich? l’occupazione sine titulo del terreno costituiva un atto illegale continuo (paragrafo 22 sopra). La Corte di cassazione, nella sua sentenza no 1464 del 1983, aveva affermato che il diritto al risarcimento era sottoposto ad un termine di prescrizione di cinque anni (paragrafo 25 sopra). In seguito, la prima sezione della Corte di cassazione ha affermato che un termine di prescrizione di dieci anni doveva applicarsi (sentenze no 7952 di 1991 e no 10979 del 1992). Da una sentenza del 22 novembre 1992, la Corte di cassazione che delibera in camere riunite ha troncato definitivamente la questione, stimando che il termine di prescrizione ? di cinque anni e che comincia a decorrere al momento della trasformazione irreversibile del terreno.
b) Caso di mancata applicazione del principio dell’espropriazione indiretta
27. Gli sviluppi recenti della giurisprudenza mostrano che il meccanismo per il quale la costruzione di un lavoro pubblico provoca il trasferimento di propriet? del terreno a favore dell’amministrazione conosce delle eccezioni.
28. Nella sua sentenza no 874 del 1996, il Consiglio di stato ha affermato che non c’? espropriazione indiretta quando le decisioni dell’amministrazione ed il decreto di occupazione di emergenza sono state annullate dalle giurisdizioni amministrative, di tanto che, se no, la decisione giudiziale sarebbe svuotata di sostanza.
29. Nella sua sentenza no 1907 del 1997, la Corte di cassazione che delibera in camere riunite ha affermato che l’amministrazione non diventa proprietario di un terreno quando le decisioni che ha adottato e la dichiarazione di utilit? pubblica devono essere considerate come nulle ab initio. In questo caso, l’interessato conserva la propriet? dal terreno e pu? chiedere la restitutio in integrum. Pu? chiedere alternativamente dei danni-interessi. L’illegalit? in questi casi ha un carattere permanente e nessuno termine di prescrizione non trova applicazione.
30. Nella sentenza no 6515 del 1997, la Corte di cassazione che delibera in camere riunite ha affermato che non c’? trasferimento di propriet? quando la dichiarazione di utilit? pubblica ? stata annullata dalle giurisdizioni amministrative. In questo caso, il principio dell’espropriazione indiretta non trova applicazione dunque. L’interessato che conserva la propriet? dal terreno, ha la possibilit? di chiedere la restitutio in integrum. L’introduzione di una domanda in danni-interessi provoca una rinuncia al restitutio in integrum. Il termine di prescrizione di cinque anni comincia a decorrere nel momento in cui la decisione del giudice amministrativo diventa definitiva.
31. Nella sentenza no 148 del 1998, la prima sezione della Corte di cassazione ha seguito la giurisprudenza delle sezioni riunite e ha affermato che il trasferimento di propriet? per effetto dell’espropriazione indiretta non ha luogo quando la dichiarazione di utilit? pubblica alla quale il progetto di costruzione era abbinato ? stato considerato come invalido ab initio.
c) La sentenza no 188 del 1995 della Corte costituzionale
32. In questa sentenza, la Corte costituzionale era chiamata a pronunciarsi in primo luogo sulla questione della compatibilit? con la Costituzione del principio dell’espropriazione indiretta: la Corte ha dichiarato la questione irricevibile al motivo che lei stessa non era competente per esaminare un principio giurisprudenziale ma poteva conoscere unicamente delle disposizioni legislative. In secondo luogo, la Corte costituzionale ha giudicato compatibile con la Costituzione l’applicazione all’azione in risarcimento del termine di prescrizione di cinque anni, come previsto dall’articolo 2043 del codice civile per responsabilit? da delitto: la Corte ha affermato che il fatto che l’amministrazione diventi proprietario di un terreno traendo beneficio dal suo comportamento illegale non dava nessun problema sul piano costituzionale, poich? l’interesse pubblico, ossia la conservazione del lavoro pubblico, prevaleva sull’interesse dell’individuo, ossia il diritto di propriet?.
d) L’importo del risarcimento in caso di espropriazione indiretta
33. Secondo la giurisprudenza della Corte di cassazione in materia di espropriazione indiretta, un risarcimento integrale, sotto forma di danni-interessi per la perdita del terreno, ? dovuta in compenso all’interessato della perdita di propriet? che provoca l’occupazione illegale.
34. La legge di bilancio del 1992 (articolo 5 bis della decreto-legge no 333 del 11 luglio 1992) modific? questa giurisprudenza, nel senso che l’importo dovuto in caso di espropriazione indiretta non poteva superare l’importo dell’indennit? contemplata per il caso di un’espropriazione formale. Dalla sentenza no 369 del 1996, la Corte costituzionale dichiar? incostituzionale questa disposizione.
35. In virt? della legge di bilancio no 662 del 1996 che ha modificato la disposizione dichiarata incostituzionale, l’indennizzo integrale non pu? essere accordato per un’occupazione di terreno avendo avuto luogo prima del 30 settembre 1996. Nell’ipotesi, l’indennizzo non pu? superare l’importo dell’indennit? contemplata per il caso di un’espropriazione formale (somma divisa per due del valore venale e del reddito fondiario dalla quale si deduce il 40%), senza questo abbattimento del 40% e mediante un aumento del 10%. Dalla sentenza no 148 del 30 aprile 1999, la Corte costituzionale ha giudicato una tale indennit? compatibile con la Costituzione. Tuttavia, nella stessa sentenza, la Corte ha precisato che un’indennit? integrale, a concorrenza del valore venale del terreno, pu? essere richiesta quando l’occupazione e la privazione del terreno non hanno avuto luogo a causa di utilit? pubblica.
IN DIRITTO
I. SULL’ECCEZIONE PRELIMINARE DEL GOVERNO
36. Il Governo sostiene che i richiedenti non hanno pi? interesse a mantenere la richiesta e chiede alla Corte di respingerla.
37. Il Governo ha indicato che i richiedenti sono stati oggetto di due espropriazioni da parte dell’amministrazione di Noicattaro. Il terreno oggetto della richiesta ? di 2 649 metri quadrati ed era registrato al catasto come appezzamento no 590; il terreno riguardato dall’altra espropriazione ? di 6 037 metri quadrati. Il 21 aprile 1997, i richiedenti hanno concluso una transazione con la municipalit? di Noicattaro, alla conclusione del procedimento che riguarda questo altro terreno. Il Governo sostiene che la somma versata dall’amministrazione conformemente alla transazione include anche un’indennit? per la privazione del terreno di 2 649 metri quadrati che sono oggetto della richiesta.
38. All’appoggio della sua tesi, il Governo si riferisce al preambolo dell’atto di transazione nel quale ? detto che all’origine di questo si trova l’occupazione di 6 037 metri quadrati del propriet? Carbonara-Ventura, registrati al catasto come foglio 34, appezzamenti 323, 344 e 590, occupazione che ebbe luogo in vista di costruire un mercato coperto.
39. I richiedenti combattono la tesi del Governo e sostengono che la transazione controversa riguarda solamente il terreno di 6 037 metri quadrati espropriati in vista di costruire un mercato. Fanno valere che l’appezzamento 590 fu indicato erroneamente, tra altri, nel decreto di 1976 che autorizzano l’occupazione del terreno di 6 037 metri quadrati, mentre questo appezzamento no 590 era stato utilizzato gi? completamente per la costruzione della scuola. Questo errore figurerebbe di conseguenza anche nel preambolo dell’atto di transazione. I richiedenti invitano la Corte ad esaminare in confronto l’atto di transazione ed il rapporto di perizia depositata il 6 ottobre 1986 dal perito nominato dal tribunale di Bari nella cornice della controversia concernente il terreno destinato alla costruzione di un mercato. Secondo essi, questo esame permette di dedurre che la transazione non riguardi i 2 649 metri quadrati di terreno che sono oggetto della richiesta.
40. La Corte ha esaminato l’atto di transazione cos? come la perizia del 6 ottobre 1986.
41. Nel rapporto di perizia del 1986, pagine 9 e 10, il perito indica che i terreni che appartenenti all’origine ai richiedenti potevano classificarsi in tre zone, allo visto delle modifiche intervenute:
-una prima zona non era stata oggetto di espropriazione;
-una seconda zona, di 2 649 metri quadrati, corrispondeva all’appezzamento no 590, ed era stata utilizzata per una scuola;
-la terza zona, di 6 037 metri quadrati, corrispondeva ad altri appezzamenti ed era oggetto della controversia per la quale il perito era stato designato. Questa zona era stata occupata il 16 settembre 1976 e si era costruito un mercato, una strada e degli spazi verdi.
42. Se ? vero che nel preambolo dell’atto di transazione l’appezzamento no 590 ? menzionato, ? anche vero che, nello stesso atto, ? detto che il risarcimento versato dall’amministrazione riguarda altri appezzamenti di terreno, ciascuno iscritto al foglio 34 del catasto, per una superficie totale di 6 037 metri quadrati.
43. Dopo lettura di questi documenti, la Corte stima che il Governo non ha dimostrato che l’importo versato ai richiedenti nella cornice della transazione controversa si riferisce al terreno oggetto della richiesta.
44. Pertanto, c’? luogo di respingere l’eccezione del Governo.
II. SULLA VIOLAZIONE ADDOTTA DALL’ARTICOLO 1 DEL PROTOCOLLO NO 1
45. I richiedenti sostengono essere stati privati del loro terreno nelle circostanze incompatibili con l’articolo 1 del Protocollo no 1, cos? formulato,:
“Ogni persona fisica o morale ha diritto al rispetto degli i suoi beni. Nessuno pu? essere privato della sua propriet? che a causa di utilit? pubblica e nelle condizioni previste dalla legge ed i principi generali del diritto internazionale.
Le disposizioni precedenti non recano offesa al diritto che possiedono gli Stati di mettere in vigore le leggi che giudicano necessarie per regolamentare l’uso dei beni conformemente all’interesse generale o per assicurare il pagamento delle imposte o di altri contributi o delle multe. “
A. Tesi difese davanti alla Corte
1. I richiedenti
46. I richiedenti chiedono alla Corte di dichiarare che l’applicazione del principio dell’espropriazione indiretta nel caso in quesione non sia conforme al principio della preminenza del diritto.
47. Riferendosi alla nozione di base legale, i richiedenti fanno osservare che il principio dell’espropriazione indiretta costituisce un’anomalia del sistema giuridico italiano. Considerato dalle giurisdizioni interne come espressione del “diritto che vive”, questo principio non ha tuttavia gli effetti di una disposizione legislativa: da una parte le giurisdizioni non sono legate da questo principio, d?altra parte questo principio ? sottratto al controllo di costituzionalit?. Anche accettando l’idea che una base legale esiste, i richiedenti, riferendosi al sentenza Kruslin c. Francia del 24 aprile 1990, serie a no 176-a, osservano che questa deve essere accessibile, le sue conseguenze devono essere prevedibili e deve essere compatibile col principio della preminenza del diritto.
48. A questo proposito, i richiedenti sostengono che le vicissitudini ed i cambiamenti improvvisi giurisprudenziali che il principio dell’espropriazione indiretta ha conosciuto ed il modo di cui questo principio ? stato applicato al loro caso ritorna ad una violazione dal principio della preminenza del diritto. Secondo essi, era loro impossibile prevedere che il loro diritto di propriet? sarebbe stato considerato dalle giurisdizioni come neutralizzato. In pi?, quando nel 1983 la Corte di cassazione stabilisce che un termine di prescrizione di cinque anni doveva applicarsi, la causa dei richiedenti era pendente da tre anni. Inoltre, la sentenza della Corte di cassazione del 1992 che tronc? la questione del termine di prescrizione ad applicare, fu pronunciata mentre il ricorso in cassazione dei richiedenti si trovava in corso.
49. I richiedenti osservano anche che l’espropriazione indiretta non ha luogo alla conclusione di procedimenti rispettosi della forma, ma in seguito ad una pura attivit? materiale dell’amministrazione. Questa ultima, in dispetto dell’illegalit? del suo comportamento, diventa proprietario del terreno e neutralizza cos? il diritto di propriet? dell’interessato. I richiedenti fanno valere che l’indennizzo dipende dall’iniziativa della persona riguardata che ? tenuta di richiedere dei danni-interessi. Di pi?, l’importo dei danni-interessi ? stato plafonato dalle leggi di bilancio, cos? che gli interessati non possono ottenere pi? il risarcimento integrale del danno sofferto.
50. Riferendosi al rapporto della Commissione, i richiedenti sostengono poi che la privazione del loro terreno non ? neanche conforme al principio del giusto equilibro.
51. In conclusione, i richiedenti chiedono alla Corte di concludere la violazione dell’articolo 1 del Protocollo no 1.
2. Il Governo
52. Il Governo ricorda le sue osservazioni presentate davanti alla Commissione nelle quali, riferendosi alla sentenza della Corte costituzionale no 188 del 1995, affermava che la situazione denunciata dai richiedenti era compatibile con l’articolo 1 del Protocollo no 1.
53. Nelle memorie presentate davanti alla Corte, il Governo osserva che l’espropriazione indiretta ? prevista “dalla legge”, anche se non ? per una disposizione legislativa. In quanto principio giurisprudenziale, il principio dell’espropriazione indiretta fa parte del diritto positivo italiano ma, contrariamente alle disposizioni legislative, non necessita di un’entrata in vigore formale, poich? la sua elaborazione si realizza nel tempo, ed egli non lega le giurisdizioni in quanto alla sua applicazione. Il Governo contesta la valutazione della Commissione secondo la quale, all’epoca dell’occupazione del terreno, ossia prima della sentenza della Corte di cassazione no 1464 del 1983, il principio dell’espropriazione indiretta non esisteva. Il Governo sostiene che questo principio era stato elaborato gi? dalla giurisprudenza all’epoca dei fatti.
54. Secondo il Governo, affinch? il trasferimento di propriet? in caso di espropriazione indiretta abbia luogo in modo legittimo, occorre che tre condizioni siano assolte: che il lavoro sia realmente di interesse pubblico; che l’interessato possa avere accesso all’autorit? giudiziale per fare constatare l’utilit? pubblica; che la privazione di propriet? sia indennizzata.
55. Ora il Governo rileva che le prime due condizioni non sono messe in causa dai richiedenti. Trattandosi della terza, il Governo sostiene che i richiedenti sono stati indennizzati nella cornice della transazione concernente l’espropriazione di un altro terreno (paragrafi 36-38 sopra). Stima perci? che i richiedenti tentano di ottenere della Corte un arricchimento indebito.
56. In conclusione, il Governo chiede alla Corte di dichiarare la richiesta non fondata.
3. La Commissione
57. Nel suo rapporto, la Commissione ha considerato che i richiedenti erano stati privati del loro terreno per effetto dell’applicazione retroattiva del principio dell’espropriazione indiretta e che il loro diritto al risarcimento era stato dichiarato prescritto per effetto dell’applicazione retroattiva del termine di prescrizione a cui era abbinato. Avendo constatato che nessuna indennit? era stata versata ai richiedenti, ha stimato che questa constatazione bastava per concludere alla violazione dell’articolo 1 del Protocollo no 1.
B. Sull’osservazione dell’articolo 1 del Protocollo no 1
58. La Corte ricorda che l’articolo 1 del Protocollo no 1 contiene tre norme distinte: “la prima che si esprime nella prima frase del primo capoverso e riveste un carattere generale, enuncia il principio del rispetto della propriet?; la seconda, figurando nella seconda frase dello stesso capoverso, mira la privazione di propriet? e la sottopone a certe condizioni; in quanto alla terza, registrata nel secondo capoverso, riconosce agli Stati il potere, tra altri, di regolamentare l’uso dei beni conformemente all’interesse generale. Non si tratta per tanto di regole prive di rapporto tra esse. La seconda e la terza hanno munto agli esempi particolari di attentati al diritto di propriet?; da allora, devono interpretarsi alla luce del principio consacrato dalla prima” (vedere, tra altri, la sentenza James ed altri c. Regno Unito del 21 febbraio 1986, serie a no 98, pp. 29-30, ? 37 che riprende in parte i termini dell’analisi che la Corte ha sviluppato nel suo sentenza Sporrong e L?nnroth c. Svezia del 23 settembre 1982, serie a no 52, p. 24, ? 61; vedere anche le sentenze I santi monasteri c. Grecia del 9 dicembre 1994, serie a no 301-a, p. 31, ? 56, ed Iatridis c. Grecia [GC], no 31107/96, ? 55, CEDH 1999-II).
1. Sull’esistenza di un’ingerenza
59. La Corte nota che le parti si accordano per dire che c’? stata privazione di propriet?.
60. Ricorda che, per determinare se c’? stata privazione di beni al senso della seconda “norma”, bisogna esaminare non solo se ci sono state spodestamento o espropriazione formale, ma ancora guardare al di l? delle apparenze ed analizzare la realt? della situazione controversa. La Convenzione che mira a proteggere dei diritti “concreti ed effettivi”, importa di ricercare se suddetta situazione equivaleva ad un’espropriazione di fatto (sentenza Sporrong e L?nnroth precitato, pp. 24-25, ? 63).
61. La Corte nota che nel caso la decisione della Corte di cassazione che fa applicazione del principio dell’espropriazione indiretta ha dichiarato in ultima istanza che un trasferimento di propriet? aveva avuto luogo a favore della municipalit? di Noicattaro e ha avuto per conseguenza di privare i richiedenti della possibilit? di ottenere dei danni-interessi. In queste circostanze, la Corte conclude che la decisione della Corte di cassazione ha avuto per effetto di privare i richiedenti del loro bene al senso della seconda frase del primo capoverso dell’articolo 1 del Protocollo no (sentenza Brumărescu c. Romania [GC], no 28342/95, ? 77, CEDH 1999-VII).
62. Per essere compatibile con l’articolo 1 del Protocollo no 1 una tale ingerenza deve essere operata “a causa di utilit? pubblica” e “nelle condizioni previste dalla legge ed i principi generali di diritto internazionale.” L’ingerenza deve predisporre un “giusto equilibrio” tra le esigenze dell’interesse generale della comunit? e gli imperativi della salvaguardia dei diritti fondamentali dell’individuo (sentenza Sporrong e L?nnroth precitato, p. 26, ? 69). Inoltre, la necessit? di esaminare la questione del giusto equilibrio pu? farsi non “sentire che quando si ? rivelato che l’ingerenza controversa ha rispettato il principio di legalit? e non era arbitraria” (sentenza Iatridis precitato, ? 58; sentenza Beyeler c. Italia [GC], no 33202/96, ? 107, CEDH 2000-I). Da allora, la Corte non stima opportuno fondare il suo ragionamento sulla semplice constatazione che un indennizzo in favore dei richiedenti non ha avuto luogo.
2. Sul rispetto del principio di legalit?
63. La Corte ricorda che l’articolo 1 del Protocollo no 1 esige, innanzitutto e soprattutto, che un’ingerenza dell’autorit? pubblica nel godimento del diritto al rispetto dei beni sia legale. La preminenza del diritto, uno dei principi fondamentali di una societ? democratica, ? inerente all’insieme degli articoli della Convenzione (sentenza Iatridis precitato, ? 58) ed implica il dovere dello stato o di un’autorit? pubblica di piegarsi ad un giudizio o ad una sentenza resi a loro carico.
64. La Corte non stima utile di giudicare in abstracto se il ruolo che un principio giurisprudenziale, come quello dell’espropriazione indiretta, occupa in un sistema di diritto continentale ? assimilabile a quell’occupato dalle disposizioni legislative. Tuttavia, ricorda che il principio di legalit? significa l’esistenza di norme di diritto interno sufficientemente accessibili, precise e prevedibili (sentenza Hentrich c. Francia del 22 settembre 1994, serie a no 296-ha, pp. 19-20, ? 42, e sentenza Lithgow ed altri c. Regno Unito del 8 luglio 1986, serie a no 102, p. 47, ? 110).
65. A questo proposito, la Corte osserva che la giurisprudenza in materia di espropriazione indiretta ha conosciuto un’evoluzione che ha condotto alle applicazioni contraddittorie (paragrafi 21-35 sopra) ci? che potrebbe arrivare ad un risultato imprevedibile o arbitrario e privare gli interessati di una protezione efficace dei loro diritti e, di conseguenza, sarebbe incompatibile col principio di legalit?.
66. La Corte rileva anche che, secondo il principio consacrato nella sentenza no 1464 del 1983 dalla Corte di cassazione, ogni espropriazione indiretta ha luogo in seguito ad un’occupazione illegale di un terreno. Questa illegalit? pu? esistere fin dall’inizio, quando l’occupazione non ? mai stata autorizzata, o sopraggiungere ulteriormente, quando l’occupazione prosegue al di l? del periodo autorizzato. La Corte emette delle riserve sulla compatibilit? col principio di legalit? di un meccanismo che, in modo generale, permette all’amministrazione di trarre beneficio da una situazione illegale e per l?effetto del quale l’individuo si trova davanti al fatto compiuto.
67. La Corte rileva infine che il risarcimento per la privazione di propriet? non ? automaticamente versato dall’amministrazione, ma deve essere richiesta dall’interessato e ci? entro cinque anni, ci? che potrebbe rivelarsi una protezione non adeguata.
68. Ad ogni modo, la Corte ? richiamata a verificare se il modo in cui il diritto interno ? interpretato ed applicato produce degli effetti conformi ai principi della Convenzione.
69. Nella presente causa, la Corte rileva che, applicando il principio dell’espropriazione indiretta, la Corte di cassazione ha considerato i richiedenti come privati del loro bene a contare dal 28 ottobre 1972. Questo trasferimento di propriet? in favore dell’amministrazione ha avuto luogo durante il periodo di occupazione senza titolo dunque, automaticamente, in seguito al completamento del lavoro pubblico. Ora la Corte stima in primo luogo che questa situazione non saprebbe essere considerata come “prevedibile”, poich? ? solamente dalla decisione definitiva -la sentenza della Corte di cassazione-che si pu? considerare il principio dell’espropriazione indiretta come essendo stato applicato effettivamente. Su questo punto, la Corte si riferisce all’evoluzione della giurisprudenza (paragrafi 21-31 sopra) ed al fatto che un principio giurisprudenziale non lega le giurisdizioni in quanto alla sua applicazione (paragrafo 53 sopra). La Corte stima perci? che i richiedenti hanno avuto la certezza di essere stato privati solamente del loro bene il 26 novembre 1993, data del deposito alla cancelleria della sentenza della Corte di cassazione.
70. In secondo luogo, la Corte osserva che la situazione in causa ha permesso all’amministrazione di trarre beneficio da un’occupazione di terreno diventata sine titulo a contare del 30 giugno 1972.
71. Peraltro, la Corte rileva che la Corte di cassazione ha applicato il termine di prescrizione di cinque anni a partire dalla data di completamento del lavoro, o il 28 ottobre 1972. Cos?, la protezione che si offriva in principio ai richiedenti, ossia la possibilit? di ottenere dei danni-interessi, ? stata ridotta a nulla.
72. La Corte stima che una tale ingerenza pu? essere qualificata solamente di arbitrariet? e che non ? conforme all’articolo 1 del Protocollo no 1 dunque.
73. Da allora, c’? stata violazione dell’articolo 1 del Protocollo no 1.
III. SULL’APPLICAZIONE DELL’ARTICOLO 41 DELLA CONVENZIONE
74. Ai termini dell’articolo 41 della Convenzione,
“Se la Corte dichiara che c’? stata violazione della Convenzione o dei suoi Protocolli, e se il diritto interno dell’Alta Parte contraente non permette di cancellare che imperfettamente le conseguenze di questa violazione, la Corte accorda alla parte lesa, se c’? luogo, una soddisfazione equa. “
75. A titolo del danno materiale, i richiedenti sollecitano 364 790 000 lire italiane (ITL), corrispondenti al valore del terreno secondo una perizia del 20 settembre 1986, somma che deve essere indicizzata ed aumentata di interessi che cominciano a decorrere il 30 giugno 1972. Sussidiariamente, i richiedenti richiedono 161 589 000 ITL, corrispondenti al valore del terreno secondo una perizia di ottobre 1986, somma che deve essere indicizzata ed aumentata di interessi a contare del 30 giugno 1972. Per il caso dove la Corte si auspica di raccogliere una nuova perizia, i richiedenti si dichiarano pronti ad accettare ne i conclusioni.
76. A titolo del danno morale, i richiedenti chiedono 100 milioni ITL ciascuno.
77. I richiedenti rivendicano infine il rimborso degli oneri di giudizio davanti alle giurisdizioni nazionali all’altezza 163 896 627 ITL ed il rimborso degli oneri incorsi nel procedimento davanti alla Commissione e la Corte, alla quota di 124 783 114 ITL.
78. Il Governo non ha presentato osservazioni su questo punto.
79. La Corte stima che la questione dell’applicazione dell’articolo 41 non si trova in stato, cos? che egli decide di rimandare avuto riguardo all’eventualit? di un accordo tra lo stato convenuto e gli interessati, articolo 75 ?? 1 e 4 del regolamento.
DA QUESTI MOTIVI, LA CORTE, ALL’UNANIMIT?,
1. Respinge l’eccezione preliminare del Governo;

2. Dice che c’? stata violazione dell’articolo 1 del Protocollo no 1;

3. Dice che la questione dell’applicazione dell’articolo 41 della Convenzione non si trova in stato; perci?,
a) rimanda questa questione;
b) invita il Governo ed i richiedenti a dargli conoscenza, nei tre mesi, di ogni accordo al quale potrebbero arrivare,;
c) rimanda il procedimento e delega al presidente la cura di fissarla all’occorrenza.

Fatta in francese, poi comunicata per iscritto il 30 maggio 2000, in applicazione dell’articolo 77 ?? 2 e 3 del regolamento.

Erik Fribergh Andr?s Baka
Cancelliere Presidente

Testo Tradotto

Conclusion Violation de P1-1 ; Satisfaction ?quitable r?serv?e ; Exception pr?liminaire rejet?e (victime)
DEUXI?ME SECTION

AFFAIRE CARBONARA ET VENTURA c. ITALIE

(Requ?te no 24638/94)

ARR?T

STRASBOURG

30 mai 2000

En l’affaire Carbonara et Ventura c. Italie,

La Cour europ?enne des Droits de l’Homme (deuxi?me section), si?geant en une chambre compos?e de :

MM. A.B. Baka, pr?sident,
L. Ferrari Bravo,
G. Bonello,
Mme V. Str??nick?,
M. P. Lorenzen,
Mme M. Tsatsa-Nikolovska,
M. E. Levits, juges,
et de M. E. Fribergh, greffier de section,

Apr?s en avoir d?lib?r? en chambre du conseil le 11 mai 2000,

Rend l’arr?t que voici, adopt? ? cette date :

PROC?DURE

1. L’affaire a ?t? d?f?r?e ? la Cour, conform?ment aux dispositions qui s’appliquaient avant l’entr?e en vigueur du Protocole no 11 ? la Convention de sauvegarde des Droits de l’Homme et des Libert?s fondamentales (? la Convention ?), par la Commission europ?enne des Droits de l’Homme (? la Commission ?), le 3 novembre 1998, et par Mme E. C., MM. P. C., A. C. et C. V. (? les requ?rants ?), le 4 novembre 1998. Le 29 janvier 1999, soit au-del? du d?lai de trois mois pr?vu par les anciens articles 32 ? 1 et 47 de la Convention, le gouvernement italien (? le Gouvernement ?) a adress? ? la Cour une lettre de saisine.

2. A l’origine de l’affaire se trouve une requ?te (no 24638/94) dirig?e contre la R?publique italienne et dont quatre ressortissants de cet Etat avaient saisi la Commission le 25 mai 1994, en vertu de l’ancien article 25 de la Convention. Les requ?rants all?guaient une atteinte injustifi?e ? leur droit au respect de leurs biens. La Commission (premi?re chambre) a d?clar? la requ?te recevable le 22 octobre 1997. Dans son rapport du 1er juillet 1998 (ancien article 31 de la Convention)1, elle formule l’avis unanime qu’il y a eu violation de l’article 1 du Protocole no 1.

3. Devant la Cour, les requ?rants sont repr?sent?s par le quatri?me requ?rant, avocat au barreau de Bari. Le Gouvernement est repr?sent? par son agent, M. U. Leanza, et son coagent, M. V. Esposito.

4. Le 14 janvier 1999, un coll?ge de la Grande Chambre a d?cid? que l’affaire devait ?tre examin?e par une des sections de la Cour (article 100 du r?glement de la Cour (? le r?glement ?). Le pr?sident de la Cour a attribu? l’affaire ? la deuxi?me section. M. B. Conforti, juge ?lu au titre de l’Italie, qui avait pris part ? l’examen de la cause au sein de la Commission, s’est d?port? (article 28 du r?glement). En cons?quence, le Gouvernement a d?sign? M. L. Ferrari Bravo, juge ?lu au titre de Saint-Marin, pour si?ger ? sa place (articles 27 ? 2 de la Convention et 29 ? 1 du r?glement).

5. La Cour ayant d?cid?, apr?s consultation des parties, qu’il n’y avait pas lieu de tenir une audience (article 59 ? 2 in fine du r?glement), les parties ont chacune soumis deux m?moires.

EN FAIT

I. LES CIRCONSTANCES DE L’ESP?CE

6. Les trois premiers requ?rants et la m?re du quatri?me requ?rant, entre-temps d?c?d?e, ?taient propri?taires d’un terrain agricole sis ? Noicattaro. En 1963, la ville de Noicattaro entama la construction d’une ?cole sur des terrains voisins. Pendant l’ex?cution des travaux, il s’av?ra qu’une parcelle suppl?mentaire ?tait n?cessaire pour ?riger la derni?re partie de la construction.

7. Par un arr?t? du 27 mai 1970, la pr?fecture de Bari autorisa la ville de Noicattaro ? proc?der ? l’occupation d’urgence de 2 649 m?tres carr?s du terrain appartenant aux requ?rants, pour une p?riode maximale de deux ans, en vue de son expropriation pour cause d’utilit? publique. Ce terrain ?tait class? au cadastre comme ? partita ? 10653, feuille 34, parcelle 590.

8. Le 30 juin 1970, la ville de Noicattaro proc?da ? l’occupation mat?rielle du terrain et entama les travaux de construction.

9. Il ressort du dossier que les travaux de construction de l’?cole se termin?rent le 28 octobre 1972, soit au-del? de la p?riode d’occupation autoris?e.

10. Les requ?rants exposent qu’ils rest?rent, en vain, dans l’attente de l’expropriation formelle de leur terrain et d’une indemnit? pendant des ann?es.

11. Par un acte d’assignation notifi? le 3 mai 1980, les requ?rants introduisirent une action en dommages-int?r?ts ? l’encontre de la ville de Noicattaro devant le tribunal civil de Bari. Les requ?rants faisaient notamment valoir que l’occupation de leur terrain ?tait ill?gale, ?tant donn? qu’elle s’?tait poursuivie au-del? de la p?riode autoris?e et sans qu’il f?t proc?d? ? l’expropriation formelle et au paiement d’une indemnit?.

12. L’administration d?fenderesse excipa notamment de ce que le droit au d?dommagement ?tait prescrit.

13. Par un jugement du 14 avril 1989, le tribunal civil de Bari rejeta l’exception soulev?e par l’administration, portant sur la prescription du droit au d?dommagement, au motif que l’administration n’avait pas indiqu? la date ? laquelle les travaux de construction s’?taient termin?s. Se r?f?rant ? la jurisprudence de la Cour de cassation en mati?re d’expropriation indirecte (occupazione acquisitiva), le tribunal affirma qu’? la suite de l’ach?vement de l’ouvrage public le droit de propri?t? des requ?rants avait ?t? neutralis?. Cependant, ?tant donn? que le transfert de propri?t? avait eu lieu dans le cadre d’une occupation de terrain illicite, les requ?rants avaient droit ? des dommages-int?r?ts, ? calculer sur la base de la valeur v?nale du terrain, soit 26 490 000 lires italiennes (10 000 lires par m?tre carr?), index?e au jour du prononc?, soit 68 900 000 lires, plus int?r?ts.

14. Le 21 juillet 1989, la ville de Noicattaro interjeta appel de ce jugement. Elle faisait notamment valoir que le droit au d?dommagement des requ?rants ?tait prescrit.

15. Par un arr?t du 14 novembre 1990, la cour d’appel de Bari accueillit le recours introduit par la ville de Noicattaro et d?clara prescrit le droit des requ?rants ? des dommages-int?r?ts.

16. La cour d’appel consid?ra que les travaux de construction s’?taient termin?s le 28 octobre 1972. Etant donn? que cette date se situait au-del? du d?lai de deux ans imparti par la pr?fecture dans l’arr?t? d’occupation d’urgence du terrain, il s’ensuivait que l’occupation du terrain ?tait devenue illicite ? ce moment-l?. Cependant, par effet du principe de l’expropriation indirecte, tel qu’?labor? par la jurisprudence, la ville de Noicattaro ?tait devenue propri?taire du terrain d?s que la construction avait ?t? termin?e. Compte tenu de ce que l’administration avait acquis la propri?t? dans le cadre d’une situation illicite, les requ?rants avaient la possibilit? de demander des dommages-int?r?ts ; toutefois, en l’esp?ce, le droit des requ?rants ? des dommages-int?r?ts ?tait prescrit, puisque le d?lai de prescription de cinq ans avait commenc? ? courir ? la date d’ach?vement des travaux.

17. Le 22 janvier 1992, les requ?rants se pourvurent en cassation. Ils arguaient que l’application r?troactive du principe de l’expropriation indirecte, tel que consacr? par les sections r?unies de la Cour de cassation en 1983, combin?e avec l’application r?troactive d’un d?lai de prescription, portait atteinte ? leur droit de propri?t? et au principe de non-discrimination, tels que garantis par la Constitution. En fait, avant 1983, le propri?taire du terrain gardait sa qualit? de propri?taire tout au long de l’occupation ill?gale de son terrain ; d?s lors, bien qu’un d?lai de prescription de cinq ans f?t pr?vu pour agir en dommages-int?r?ts, les effets de l’occupation ill?gale ?tant permanents, l’int?ress? pouvait demander des dommages-int?r?ts ? tout moment, le terrain se trouvant dans une situation d’occupation ill?gale continue. Par contre, apr?s 1983, le propri?taire d’un terrain occup? par l’administration perdait sa qualit? de propri?taire ? la date d’accomplissement des travaux et le d?lai de prescription commen?ait ? courir d?s cet instant. Par ailleurs, les requ?rants contestaient l’applicabilit? d’un d?lai de prescription de cinq ans, faisant valoir que sur ce point la jurisprudence de la Cour de cassation ?tait partag?e.

18. Par un arr?t du 1er avril 1993, d?pos? au greffe le 26 novembre 1993, la Cour de cassation d?bouta les requ?rants de leur pourvoi. S’agissant du d?lai de prescription ? appliquer, la Cour rappela qu’en date du 22 novembre 1992, la Cour de cassation en formation pl?ni?re avait d?finitivement tranch? la question, d?clarant que c’?tait le d?lai de cinq ans qui devait s’appliquer. En l’esp?ce, le droit des requ?rants ? des dommages-int?r?ts ?tait donc prescrit. Quant au grief tir? de l’inconstitutionnalit? de l’application r?troactive du principe de l’expropriation indirecte et du d?lai de prescription de cinq ans, au m?pris du droit au respect des biens des requ?rants et du principe de non-discrimination, la Cour estima qu’il ?tait manifestement mal fond?.

II. le droit et la pratique internes pertinents

A. La loi no 85 du 22 octobre 1971

19. Cette loi r?git la proc?dure acc?l?r?e d’expropriation, qui permet ? l’administration de construire avant l’expropriation. Une fois d?clar?e d’utilit? publique l’?uvre ? r?aliser et adopt? le projet de construction, l’administration peut d?cr?ter l’occupation d’urgence des zones ? exproprier pour une dur?e d?termin?e n’exc?dant pas cinq ans. Ce d?cret devient caduc si l’occupation mat?rielle du terrain n’a pas lieu dans les trois mois suivant sa promulgation. Apr?s la p?riode d’occupation doivent intervenir un d?cret d’expropriation formelle et le paiement d’une indemnit?.

B. Le principe de l’expropriation indirecte (occupazione acquisitiva ou accessione invertita)

20. Dans les ann?es 70, plusieurs administrations locales proc?d?rent ? des occupations d’urgence de terrains, qui ne furent pas suivies de d?crets d’expropriation. Les juridictions italiennes se trouv?rent confront?es ? des cas o? le propri?taire d’un terrain avait perdu de facto la disponibilit? de celui-ci en raison de l’occupation et de l’accomplissement de travaux de construction d’une ?uvre publique. Restait ? savoir si, simplement par l’effet des travaux effectu?s, l’int?ress? avait perdu ?galement la propri?t? du terrain.

1. La jurisprudence avant l’arr?t no 1464 du 16 f?vrier 1983 de la Cour de cassation

21. La jurisprudence ?tait tr?s partag?e sur le point de savoir quels ?taient les effets de la construction d’un ouvrage public sur un terrain occup? ill?galement. Par occupation ill?gale il faut entendre une occupation ill?gale ab initio, c’est-?-dire sans titre, ou bien une occupation initialement autoris?e et devenue sans titre par la suite, le titre ?tant annul? ou bien l’occupation se poursuivant au-del? de l’?ch?ance autoris?e sans qu’un d?cret d’expropriation ne soit intervenu.

22. Selon une premi?re jurisprudence, le propri?taire du terrain occup? par l’administration ne perdait pas la propri?t? du terrain apr?s l’ach?vement de l’ouvrage public ; toutefois, il ne pouvait pas demander une remise en l’?tat du terrain et pouvait uniquement engager une action en dommages-int?r?ts pour occupation abusive, non soumise ? un d?lai de prescription puisque l’ill?galit? d?coulant de l’occupation ?tait permanente. L’administration pouvait ? tout moment adopter une d?cision formelle d’expropriation : dans ce cas, l’action en dommages-int?r?ts se transformait en litige portant sur l’indemnit? d’expropriation et les dommages-int?r?ts n’?taient dus que pour la p?riode ant?rieure au d?cret d’expropriation pour la non-jouissance du terrain (voir, entre autres, les arr?ts de la Cour de cassation no 2341 de 1982, no 4741 de 1981, no 6452 et no 6308 de 1980).

23. Selon une deuxi?me jurisprudence, le propri?taire du terrain occup? par l’administration ne perdait pas la propri?t? du terrain et pouvait demander la remise en l’?tat de celui-ci lorsque l’administration avait agi sans qu’il y ait utilit? publique (voir, par exemple, Cour de cassation, arr?t no 1578 de 1976, arr?t no 5679 de 1980).

24. Selon une troisi?me jurisprudence, le propri?taire du terrain occup? par l’administration perdait automatiquement la propri?t? du terrain au moment de la transformation irr?versible du bien, ? savoir au moment de l’ach?vement de l’ouvrage public. L’int?ress? avait le droit de demander des dommages-int?r?ts (voir, seul pr?c?dent de la Cour de cassation, l’arr?t no 3243 de 1979).

2. L’arr?t no 1464 du 16 f?vrier 1983 de la Cour de cassation

25. Par un arr?t du 16 f?vrier 1983, la Cour de cassation, statuant en chambres r?unies, r?solut le conflit de jurisprudence et adopta la troisi?me solution. Ainsi fut consacr? le principe de l’expropriation indirecte (accessione invertita ou occupazione acquisitiva). En vertu de ce principe, la puissance publique acquiert ab origine la propri?t? d’un terrain sans proc?der ? une expropriation formelle lorsque, apr?s l’occupation du terrain, et ind?pendamment de la l?galit? de l’occupation, l’ouvrage public a ?t? r?alis?. Lorsque l’occupation est ab initio sans titre, le transfert de propri?t? a lieu au moment de l’ach?vement de l’ouvrage public. Lorsque l’occupation du terrain a initialement ?t? autoris?e, le transfert de propri?t? a lieu ? l’?ch?ance de la p?riode d’occupation autoris?e. Dans le m?me arr?t, la Cour de cassation pr?cisa que, dans tous les cas d’expropriation indirecte, l’int?ress? a droit ? une r?paration int?grale, l’acquisition du terrain ayant eu lieu sine titulo. Toutefois, cette r?paration n’est pas vers?e automatiquement : il incombe ? l’int?ress? de r?clamer des dommages-int?r?ts. En outre, le droit ? r?paration est assorti du d?lai de prescription pr?vu en cas de responsabilit? d?lictuelle, ? savoir cinq ans, commen?ant ? courir au moment de la transformation irr?versible du terrain.

3. La jurisprudence apr?s l’arr?t no 1464 de 1983 de la Cour de cassation

a) La prescription

26. Dans un premier temps, la jurisprudence avait consid?r? qu’aucun d?lai de prescription ne trouvait ? s’appliquer, puisque l’occupation sine titulo du terrain constituait un acte ill?gal continu (paragraphe 22 ci-dessus). La Cour de cassation, dans son arr?t no 1464 de 1983, avait affirm? que le droit ? r?paration ?tait soumis ? un d?lai de prescription de cinq ans (paragraphe 25 ci-dessus). Par la suite, la premi?re section de la Cour de cassation a affirm? qu’un d?lai de prescription de dix ans devait s’appliquer (arr?ts no 7952 de 1991 et no 10979 de 1992). Par un arr?t du 22 novembre 1992, la Cour de cassation statuant en chambres r?unies a d?finitivement tranch? la question, estimant que le d?lai de prescription est de cinq ans et qu’il commence ? courir au moment de la transformation irr?versible du terrain.

b) Cas de non-application du principe de l’expropriation indirecte

27. Les d?veloppements r?cents de la jurisprudence montrent que le m?canisme par lequel la construction d’un ouvrage public entra?ne le transfert de propri?t? du terrain au b?n?fice de l’administration conna?t des exceptions.

28. Dans son arr?t no 874 de 1996, le Conseil d’Etat a affirm? qu’il n’y a pas d’expropriation indirecte lorsque les d?cisions de l’administration et le d?cret d’occupation d’urgence ont ?t? annul?s par les juridictions administratives, d’autant que, sinon, la d?cision judiciaire serait vid?e de substance.

29. Dans son arr?t no 1907 de 1997, la Cour de cassation statuant en chambres r?unies a affirm? que l’administration ne devient pas propri?taire d’un terrain lorsque les d?cisions qu’elle a adopt?es et la d?claration d’utilit? publique doivent ?tre consid?r?es comme nulles ab initio. Dans ce cas, l’int?ress? garde la propri?t? du terrain et peut demander la restitutio in integrum. Il peut alternativement demander des dommages-int?r?ts. L’ill?galit? dans ces cas a un caract?re permanent et aucun d?lai de prescription ne trouve application.

30. Dans l’arr?t no 6515 de 1997, la Cour de cassation statuant en chambres r?unies a affirm? qu’il n’y a pas de transfert de propri?t? lorsque la d?claration d’utilit? publique a ?t? annul?e par les juridictions administratives. Dans ce cas, le principe de l’expropriation indirecte ne trouve donc pas application. L’int?ress?, qui garde la propri?t? du terrain, a la possibilit? de demander la restitutio in integrum. L’introduction d’une demande en dommages-int?r?ts entra?ne une renonciation ? la restitutio in integrum. Le d?lai de prescription de cinq ans commence ? courir au moment o? la d?cision du juge administratif devient d?finitive.

31. Dans l’arr?t no 148 de 1998, la premi?re section de la Cour de cassation a suivi la jurisprudence des sections r?unies et affirm? que le transfert de propri?t? par effet de l’expropriation indirecte n’a pas lieu lorsque la d?claration d’utilit? publique ? laquelle le projet de construction ?tait assorti a ?t? consid?r?e comme invalide ab initio.

c) L’arr?t no 188 de 1995 de la Cour constitutionnelle

32. Dans cet arr?t, la Cour constitutionnelle ?tait appel?e ? se prononcer en premier lieu sur la question de la compatibilit? avec la Constitution du principe de l’expropriation indirecte : la Cour a d?clar? la question irrecevable au motif qu’elle-m?me n’?tait pas comp?tente pour examiner un principe jurisprudentiel mais pouvait uniquement conna?tre des dispositions l?gislatives. En deuxi?me lieu, la Cour constitutionnelle a jug? compatible avec la Constitution l’application ? l’action en r?paration du d?lai de prescription de cinq ans, tel que pr?vu par l’article 2043 du code civil pour responsabilit? d?lictuelle : la Cour a affirm? que le fait que l’administration devienne propri?taire d’un terrain en tirant b?n?fice de son comportement ill?gal ne posait aucun probl?me sur le plan constitutionnel, puisque l’int?r?t public, ? savoir la conservation de l’ouvrage public, l’emportait sur l’int?r?t du particulier, ? savoir le droit de propri?t?.

d) Le montant de la r?paration en cas d’expropriation indirecte

33. Selon la jurisprudence de la Cour de cassation en mati?re d’expropriation indirecte, une r?paration int?grale, sous forme de dommages-int?r?ts pour la perte du terrain, est due ? l’int?ress? en contrepartie de la perte de propri?t? qu’entra?ne l’occupation ill?gale.

34. La loi budg?taire de 1992 (article 5 bis du d?cret-loi no 333 du 11 juillet 1992) modifia cette jurisprudence, dans le sens que le montant d? en cas d’expropriation indirecte ne pouvait d?passer le montant de l’indemnit? pr?vue pour le cas d’une expropriation formelle. Par l’arr?t no 369 de 1996, la Cour constitutionnelle d?clara inconstitutionnelle cette disposition.

35. En vertu de la loi budg?taire no 662 de 1996, qui a modifi? la disposition d?clar?e inconstitutionnelle, l’indemnisation int?grale ne peut ?tre accord?e pour une occupation de terrain ayant eu lieu avant le 30 septembre 1996. Dans l’hypoth?se, l’indemnisation ne peut d?passer le montant de l’indemnit? pr?vue pour le cas d’une expropriation formelle (somme divis?e par deux de la valeur v?nale et du revenu foncier, de laquelle on d?duit 40 %), sans cet abattement de 40 % et moyennant une augmentation de 10 %. Par l’arr?t no 148 du 30 avril 1999, la Cour constitutionnelle a jug? une telle indemnit? compatible avec la Constitution. Toutefois, dans le m?me arr?t, la Cour a pr?cis? qu’une indemnit? int?grale, ? concurrence de la valeur v?nale du terrain, peut ?tre r?clam?e lorsque l’occupation et la privation du terrain n’ont pas eu lieu pour cause d’utilit? publique.

EN DROIT

I. SUR l’EXCEPTION PR?LIMINAIRE DU GOUVERNEMENt

36. Le Gouvernement soutient que les requ?rants n’ont plus d’int?r?t ? maintenir la requ?te et demande ? la Cour de la rejeter.

37. Le Gouvernement a indiqu? que les requ?rants ont fait l’objet de deux expropriations de la part de l’administration de Noicattaro. Le terrain objet de la requ?te est de 2 649 m?tres carr?s et ?tait enregistr? au cadastre comme parcelle no 590 ; le terrain concern? par l’autre expropriation est de 6 037 m?tres carr?s. Le 21 avril 1997, les requ?rants ont conclu une transaction avec la municipalit? de Noicattaro, ? l’issue de la proc?dure concernant cet autre terrain. Le Gouvernement soutient que la somme vers?e par l’administration conform?ment ? la transaction inclut ?galement une indemnit? pour la privation du terrain de 2 649 m?tres carr?s faisant l’objet de la requ?te.

38. A l’appui de sa th?se, le Gouvernement se r?f?re au pr?ambule de l’acte de transaction, dans lequel il est dit qu’? l’origine de celui-ci se trouve l’occupation de 6 037 m?tres carr?s de la propri?t? Carbonara-Ventura, enregistr?s au cadastre comme feuille 34, parcelles 323, 344 et 590, occupation qui eut lieu en vue de construire un march? couvert.

39. Les requ?rants combattent la th?se du Gouvernement et soutiennent que la transaction litigieuse ne concerne que le terrain de 6 037 m?tres carr?s expropri? en vue de construire un march?. Ils font valoir que la parcelle 590 fut erron?ment indiqu?e, parmi d’autres, dans le d?cret de 1976 autorisant l’occupation du terrain de 6 037 m?tres carr?s, alors que cette parcelle no 590 avait d?j? ?t? compl?tement utilis?e pour la construction de l’?cole. Cette erreur figurerait par cons?quent ?galement dans le pr?ambule de l’acte de transaction. Les requ?rants invitent la Cour ? examiner en parall?le l’acte de transaction et le rapport d’expertise d?pos? le 6 octobre 1986 par l’expert nomm? par le tribunal de Bari dans le cadre du litige concernant le terrain destin? ? la construction d’un march?. Selon eux, cet examen permet de conclure que la transaction ne concerne pas les 2 649 m?tres carr?s de terrain faisant l’objet de la requ?te.

40. La Cour a examin? l’acte de transaction ainsi que l’expertise du 6 octobre 1986.

41. Dans le rapport d’expertise de 1986, pages 9 et 10, l’expert indique que les terrains appartenant ? l’origine aux requ?rants pouvaient se classer en trois zones, au vu des modifications intervenues :

? une premi?re zone n’avait pas fait l’objet d’expropriation ;

? une deuxi?me zone, de 2 649 m?tres carr?s, correspondait ? la parcelle no 590, et avait ?t? utilis?e pour une ?cole ;

? la troisi?me zone, de 6 037 m?tres carr?s, correspondait ? d’autres parcelles et faisait l’objet du litige pour lequel l’expert avait ?t? d?sign?. Cette zone avait ?t? occup?e le 16 septembre 1976 et on y avait construit un march?, une route et des espaces verts.

42. S’il est vrai que dans le pr?ambule de l’acte de transaction la parcelle no 590 est mentionn?e, il est vrai aussi que, dans le m?me acte, il est dit que le d?dommagement vers? par l’administration concerne d’autres parcelles de terrain, toutes inscrites ? la feuille 34 du cadastre, pour une superficie totale de 6 037 m?tres carr?s.

43. Apr?s lecture de ces documents, la Cour estime que le Gouvernement n’a pas d?montr? que le montant vers? aux requ?rants dans le cadre de la transaction litigieuse se r?f?re au terrain objet de la requ?te.

44. Partant, il y a lieu de rejeter l’exception du Gouvernement.

II. SUR la violation ALL?GU?E de l’article 1 du protocole No 1

45. Les requ?rants soutiennent avoir ?t? priv?s de leur terrain dans des circonstances incompatibles avec l’article 1 du Protocole no 1, ainsi libell? :

? Toute personne physique ou morale a droit au respect des ses biens. Nul ne peut ?tre priv? de sa propri?t? que pour cause d’utilit? publique et dans les conditions pr?vues par la loi et les principes g?n?raux du droit international.

Les dispositions pr?c?dentes ne portent pas atteinte au droit que poss?dent les Etats de mettre en vigueur les lois qu’ils jugent n?cessaires pour r?glementer l’usage des biens conform?ment ? l’int?r?t g?n?ral ou pour assurer le paiement des imp?ts ou d’autres contributions ou des amendes. ?

A. Th?ses d?fendues devant la Cour

1. Les requ?rants

46. Les requ?rants demandent ? la Cour de d?clarer que l’application du principe de l’expropriation indirecte dans le cas d’esp?ce n’est pas conforme au principe de la pr??minence du droit.

47. Se r?f?rant ? la notion de base l?gale, les requ?rants font observer que le principe de l’expropriation indirecte constitue une anomalie du syst?me juridique italien. Consid?r? par les juridictions internes comme expression du ? droit vivant ?, ce principe n’a pourtant pas les effets d’une disposition l?gislative : d’une part les juridictions ne sont pas li?es par ce principe, d’autre part ce principe est soustrait au contr?le de constitutionnalit?. M?me en acceptant l’id?e qu’une base l?gale existe, les requ?rants, se r?f?rant ? l’arr?t Kruslin c. France du 24 avril 1990, s?rie A no 176-A, observent que celle-ci doit ?tre accessible, ses cons?quences doivent ?tre pr?visibles et elle doit ?tre compatible avec le principe de la pr??minence du droit.

48. A ce propos, les requ?rants soutiennent que les vicissitudes et les revirements jurisprudentiels que le principe de l’expropriation indirecte a connus et la mani?re dont ce principe a ?t? appliqu? ? leur cas reviennent ? une violation du principe de la pr??minence du droit. Selon eux, il leur ?tait impossible de pr?voir que leur droit de propri?t? serait consid?r? par les juridictions comme neutralis?. En plus, lorsqu’en 1983 la Cour de cassation ?tablit qu’un d?lai de prescription de cinq ans devait s’appliquer, la cause des requ?rants ?tait pendante depuis trois ans. En outre, l’arr?t de la Cour de cassation de 1992, qui trancha la question du d?lai de prescription ? appliquer, fut prononc? alors que le recours en cassation des requ?rants se trouvait en instance.

49. Les requ?rants observent aussi que l’expropriation indirecte n’a pas lieu ? l’issue de proc?dures respectueuses de la forme, mais ? la suite d’une pure activit? mat?rielle de l’administration. Cette derni?re, en d?pit de l’ill?galit? de son comportement, devient propri?taire du terrain et neutralise ainsi le droit de propri?t? de l’int?ress?. Les requ?rants font valoir que l’indemnisation d?pend de l’initiative de la personne concern?e, qui est tenue de r?clamer des dommages-int?r?ts. De plus, le montant des dommages-int?r?ts a ?t? plafonn? par des lois budg?taires, de sorte que les int?ress?s ne peuvent plus obtenir la r?paration int?grale du pr?judice souffert.

50. Se r?f?rant au rapport de la Commission, les requ?rants soutiennent ensuite que la privation de leur terrain n’est pas non plus conforme au principe du juste ?quilibre.

51. En conclusion, les requ?rants demandent ? la Cour de conclure ? la violation de l’article 1 du Protocole no 1.

2. Le Gouvernement

52. Le Gouvernement rappelle ses observations pr?sent?es devant la Commission, dans lesquelles, en se r?f?rant ? l’arr?t de la Cour constitutionnelle no 188 de 1995, il affirmait que la situation d?nonc?e par les requ?rants ?tait compatible avec l’article 1 du Protocole no 1.

53. Dans les m?moires pr?sent?s devant la Cour, le Gouvernement observe que l’expropriation indirecte est pr?vue ? par la loi ?, m?me si ce n’est pas par une disposition l?gislative. En tant que principe jurisprudentiel, le principe de l’expropriation indirecte fait partie du droit positif italien mais, contrairement aux dispositions l?gislatives, il ne n?cessite pas une entr?e en vigueur formelle, puisque son ?laboration se r?alise dans le temps, et il ne lie pas les juridictions quant ? son application. Le Gouvernement conteste l’appr?ciation de la Commission selon laquelle, ? l’?poque de l’occupation du terrain, ? savoir avant l’arr?t de la Cour de cassation no 1464 de 1983, le principe de l’expropriation indirecte n’existait pas. Le Gouvernement soutient que ce principe avait d?j? ?t? ?labor? par la jurisprudence ? l’?poque des faits.

54. Selon le Gouvernement, pour que le transfert de propri?t? en cas d’expropriation indirecte ait lieu de mani?re l?gitime, il faut que trois conditions soient remplies : que l’ouvrage soit r?ellement d’int?r?t public ; que l’int?ress? puisse avoir acc?s ? l’autorit? judiciaire pour faire constater l’utilit? publique ; que la privation de propri?t? soit indemnis?e.

55. Or le Gouvernement rel?ve que les deux premi?res conditions ne sont pas mises en cause par les requ?rants. S’agissant de la troisi?me, le Gouvernement soutient que les requ?rants ont ?t? indemnis?s dans le cadre de la transaction concernant l’expropriation d’un autre terrain (paragraphes 36-38 ci-dessus). Il estime en cons?quence que les requ?rants tentent d’obtenir de la Cour un enrichissement indu.

56. En conclusion, le Gouvernement demande ? la Cour de d?clarer la requ?te non fond?e.

3. La Commission

57. Dans son rapport, la Commission a consid?r? que les requ?rants avaient ?t? priv?s de leur terrain par effet de l’application r?troactive du principe de l’expropriation indirecte et que leur droit au d?dommagement avait ?t? d?clar? prescrit par effet de l’application r?troactive du d?lai de prescription dont il ?tait assorti. Ayant constat? qu’aucune indemnit? n’avait ?t? vers?e aux requ?rants, elle a estim? que ce constat suffisait pour conclure ? la violation de l’article 1 du Protocole no 1.

B. Sur l’observation de l’article 1 du Protocole no 1

58. La Cour rappelle que l’article 1 du Protocole no 1 contient trois normes distinctes : ? la premi?re, qui s’exprime dans la premi?re phrase du premier alin?a et rev?t un caract?re g?n?ral, ?nonce le principe du respect de la propri?t? ; la deuxi?me, figurant dans la seconde phrase du m?me alin?a, vise la privation de propri?t? et la soumet ? certaines conditions ; quant ? la troisi?me, consign?e dans le second alin?a, elle reconna?t aux Etats le pouvoir, entre autres, de r?glementer l’usage des biens conform?ment ? l’int?r?t g?n?ral (…). Il ne s’agit pas pour autant de r?gles d?pourvues de rapport entre elles. La deuxi?me et la troisi?me ont trait ? des exemples particuliers d’atteintes au droit de propri?t? ; d?s lors, elles doivent s’interpr?ter ? la lumi?re du principe consacr? par la premi?re ? (voir, entre autres, l’arr?t James et autres c. Royaume-Uni du 21 f?vrier 1986, s?rie A no 98, pp. 29-30, ? 37, lequel reprend en partie les termes de l’analyse que la Cour a d?velopp?e dans son arr?t Sporrong et L?nnroth c. Su?de du 23 septembre 1982, s?rie A no 52, p. 24, ? 61 ; voir aussi les arr?ts Les saints monast?res c. Gr?ce du 9 d?cembre 1994, s?rie A no 301-A, p. 31, ? 56, et Iatridis c. Gr?ce [GC], no 31107/96, ? 55, CEDH 1999-II).

1. Sur l’existence d’une ing?rence

59. La Cour note que les parties s’accordent pour dire qu’il y a eu privation de propri?t?.

60. Elle rappelle que, pour d?terminer s’il y a eu privation de biens au sens de la deuxi?me ? norme ?, il faut non seulement examiner s’il y a eu d?possession ou expropriation formelle, mais encore regarder au-del? des apparences et analyser la r?alit? de la situation litigieuse. La Convention visant ? prot?ger des droits ? concrets et effectifs ?, il importe de rechercher si ladite situation ?quivalait ? une expropriation de fait (arr?t Sporrong et L?nnroth pr?cit?, pp. 24-25, ? 63).

61. La Cour note qu’en l’esp?ce la d?cision de la Cour de cassation faisant application du principe de l’expropriation indirecte a d?clar? en derni?re instance qu’un transfert de propri?t? avait eu lieu au b?n?fice de la municipalit? de Noicattaro et a eu pour cons?quence de priver les requ?rants de la possibilit? d’obtenir des dommages-int?r?ts. Dans ces circonstances, la Cour conclut que la d?cision de la Cour de cassation a eu pour effet de priver les requ?rants de leur bien au sens de la seconde phrase du premier alin?a de l’article 1 du Protocole no 1 (arr?t Brumărescu c. Roumanie [GC], no 28342/95, ? 77, CEDH 1999-VII).

62. Pour ?tre compatible avec l’article 1 du Protocole no 1 une telle ing?rence doit ?tre op?r?e ? pour cause d’utilit? publique ? et ? dans les conditions pr?vues par la loi et les principes g?n?raux de droit international ?. L’ing?rence doit m?nager un ? juste ?quilibre ? entre les exigences de l’int?r?t g?n?ral de la communaut? et les imp?ratifs de la sauvegarde des droits fondamentaux de l’individu (arr?t Sporrong et L?nnroth pr?cit?, p. 26, ? 69). En outre, la n?cessit? d’examiner la question du juste ?quilibre ? ne peut se faire sentir que lorsqu’il s’est av?r? que l’ing?rence litigieuse a respect? le principe de l?galit? et n’?tait pas arbitraire ? (arr?t Iatridis pr?cit?, ? 58 ; arr?t Beyeler c. Italie [GC], no 33202/96, ? 107, CEDH 2000-I). D?s lors, la Cour n’estime pas opportun de fonder son raisonnement sur le simple constat qu’une indemnisation en faveur des requ?rants n’a pas eu lieu.

2. Sur le respect du principe de l?galit?

63. La Cour rappelle que l’article 1 du Protocole no 1 exige, avant tout et surtout, qu’une ing?rence de l’autorit? publique dans la jouissance du droit au respect des biens soit l?gale. La pr??minence du droit, l’un des principes fondamentaux d’une soci?t? d?mocratique, est inh?rente ? l’ensemble des articles de la Convention (arr?t Iatridis pr?cit?, ? 58) et implique le devoir de l’Etat ou d’une autorit? publique de se plier ? un jugement ou ? un arr?t rendus ? leur encontre.

64. La Cour n’estime pas utile de juger in abstracto si le r?le qu’un principe jurisprudentiel, tel que celui de l’expropriation indirecte, occupe dans un syst?me de droit continental est assimilable ? celui occup? par des dispositions l?gislatives. Cependant, elle rappelle que le principe de l?galit? signifie l’existence de normes de droit interne suffisamment accessibles, pr?cises et pr?visibles (arr?t Hentrich c. France du 22 septembre 1994, s?rie A no 296-A, pp. 19-20, ? 42, et arr?t Lithgow et autres c. Royaume-Uni du 8 juillet 1986, s?rie A no 102, p. 47, ? 110).

65. A ce propos, la Cour observe que la jurisprudence en mati?re d’expropriation indirecte a connu une ?volution qui a conduit ? des applications contradictoires (paragraphes 21-35 ci-dessus), ce qui pourrait aboutir ? un r?sultat impr?visible ou arbitraire et priver les int?ress?s d’une protection efficace de leurs droits et, par cons?quent, serait incompatible avec le principe de l?galit?.

66. La Cour rel?ve aussi que, selon le principe consacr? dans l’arr?t no 1464 de 1983 par la Cour de cassation, toute expropriation indirecte a lieu ? la suite d’une occupation ill?gale d’un terrain. Cette ill?galit? peut exister d?s le d?but, lorsque l’occupation n’a ? aucun moment ?t? autoris?e, ou survenir ult?rieurement, lorsque l’occupation se poursuit au-del? de la p?riode autoris?e. La Cour ?met des r?serves sur la compatibilit? avec le principe de l?galit? d’un m?canisme qui, de mani?re g?n?rale, permet ? l’administration de tirer b?n?fice d’une situation ill?gale et par l’effet duquel le particulier se trouve devant le fait accompli.

67. La Cour rel?ve enfin que la r?paration pour la privation de propri?t? n’est pas automatiquement vers?e par l’administration, mais doit ?tre r?clam?e par l’int?ress? et cela dans un d?lai de cinq ans, ce qui pourrait se r?v?ler une protection non ad?quate.

68. En tout ?tat de cause, la Cour est appel?e ? v?rifier si la mani?re dont le droit interne est interpr?t? et appliqu? produit des effets conformes aux principes de la Convention.

69. Dans la pr?sente affaire, la Cour rel?ve que, en appliquant le principe de l’expropriation indirecte, la Cour de cassation a consid?r? les requ?rants comme priv?s de leur bien ? compter du 28 octobre 1972. Ce transfert de propri?t? en faveur de l’administration a donc eu lieu pendant la p?riode d’occupation sans titre, automatiquement, ? la suite de l’ach?vement de l’ouvrage public. Or la Cour estime en premier lieu que cette situation ne saurait ?tre consid?r?e comme ? pr?visible ?, puisque ce n’est que par la d?cision d?finitive ? l’arr?t de la Cour de cassation ? que l’on peut consid?rer le principe de l’expropriation indirecte comme ayant effectivement ?t? appliqu?. Sur ce point, la Cour se r?f?re ? l’?volution de la jurisprudence (paragraphes 21-31 ci-dessus) et au fait qu’un principe jurisprudentiel ne lie pas les juridictions quant ? son application (paragraphe 53 ci-dessus). La Cour estime en cons?quence que les requ?rants ont eu la certitude d’avoir ?t? priv?s de leur bien seulement le 26 novembre 1993, date du d?p?t au greffe de l’arr?t de la Cour de cassation.

70. En deuxi?me lieu, la Cour observe que la situation en cause a permis ? l’administration de tirer b?n?fice d’une occupation de terrain devenue sine titulo ? compter du 30 juin 1972.

71. Par ailleurs, la Cour rel?ve que la Cour de cassation a appliqu? le d?lai de prescription de cinq ans ? partir de la date d’ach?vement de l’ouvrage, soit le 28 octobre 1972. De cette mani?re, la protection qui s’offrait en principe aux requ?rants, ? savoir la possibilit? d’obtenir des dommages-int?r?ts, a ?t? r?duite ? n?ant.

72. La Cour estime qu’une telle ing?rence ne peut qu’?tre qualifi?e d’arbitraire et qu’elle n’est donc pas conforme ? l’article 1 du Protocole no 1.

73. D?s lors, il y a eu violation de l’article 1 du Protocole no 1.

III. SUR L’application de l’article 41 DE LA Convention

74. Aux termes de l’article 41 de la Convention,

? Si la Cour d?clare qu’il y a eu violation de la Convention ou de ses Protocoles, et si le droit interne de la Haute Partie contractante ne permet d’effacer qu’imparfaitement les cons?quences de cette violation, la Cour accorde ? la partie l?s?e, s’il y a lieu, une satisfaction ?quitable. ?

75. Au titre du dommage mat?riel, les requ?rants sollicitent 364 790 000 lires italiennes (ITL), correspondant ? la valeur du terrain selon une expertise du 20 septembre 1986, somme qui doit ?tre index?e et major?e d’int?r?ts commen?ant ? courir le 30 juin 1972. Subsidiairement, les requ?rants r?clament 161 589 000 ITL, correspondant ? la valeur du terrain selon une expertise d’octobre 1986, somme qui doit ?tre index?e et major?e d’int?r?ts ? compter du 30 juin 1972. Pour le cas o? la Cour souhaiterait recueillir une nouvelle expertise, les requ?rants se d?clarent pr?ts ? en accepter les conclusions.

76. Au titre du dommage moral, les requ?rants demandent 100 millions ITL chacun.

77. Les requ?rants revendiquent enfin le remboursement des frais de justice devant les juridictions nationales ? hauteur de 163 896 627 ITL et le remboursement des frais encourus dans la proc?dure devant la Commission et la Cour, ? hauteur de 124 783 114 ITL.

78. Le Gouvernement n’a pas pr?sent? d’observations sur ce point.

79. La Cour estime que la question de l’application de l’article 41 ne se trouve pas en ?tat, de sorte qu’il ?chet de la r?server eu ?gard ? l’?ventualit? d’un accord entre l’Etat d?fendeur et les int?ress?s (article 75 ?? 1 et 4 du r?glement).

Par ces motifs, la Cour, ? l’unanimit?,

1. Rejette l’exception pr?liminaire du Gouvernement ;

2. Dit qu’il y a eu violation de l’article 1 du Protocole no 1 ;

3. Dit que la question de l’application de l’article 41 de la Convention ne se trouve pas en ?tat ; en cons?quence,

a) r?serve cette question ;

b) invite le Gouvernement et les requ?rants ? lui donner connaissance, dans les trois mois, de tout accord auquel ils pourraient aboutir ;

c) r?serve la proc?dure et d?l?gue au pr?sident le soin de la fixer au besoin.

Fait en fran?ais, puis communiqu? par ?crit le 30 mai 2000, en application de l’article 77 ?? 2 et 3 du r?glement.

Erik Fribergh Andr?s Baka
Greffier Pr?sident

1. Note du greffe : le rapport est disponible au greffe.

ARR?T Carbonara et Ventura c. Italie

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