AFFAIRE BELVEDERE ALBERGHIERA S.R.L. c. ITALIE - A.N.P.T.ES.
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Testo originale e tradotto della sentenza selezionata

AFFAIRE BELVEDERE ALBERGHIERA S.R.L. c. ITALIE

Tipologia: Sentenza
Importanza: 1
Articoli: 41, P1-1
Numero: 31524/96
Stato: Italia
Data: 2000-05-30 00:00:00
Organo: Sezione Seconda
Testo Originale

Conclusione: Violazione di P1-1; Soddisfazione equa rimandata
SECONDA SEZIONE
CAUSA BELVEDERE ALBERGHIERA S.r.l. c. ITALIA
( Richiesta no 31524/96)
SENTENZA
STRASBURGO
30 maggio 2000
DEFINITIVO
30/08/2000

Nella causa Belvedere Alberghiera S.r.l. c. Italia,
La Corte europea dei Diritti dell’uomo, seconda sezione, riunendosi in una camera composta di:
SIGG.
C.L. Rozakis, presidente,
A.B. Baka, B. Conforti, G. Bonello, la Sig.ra V. Str??nick?,
Sig. P. Lorenzen, la Sig.ra M. Tsatsa-Nikolovska, giudici,
e di Sig. E. Fribergh, cancelliere di sezione,
Dopo avere deliberato in camera del consiglio il 13 gennaio e 11 maggio 2000,
Rende la sentenza che ha, adottata a questa ultima, data:
PROCEDIMENTO
1. All’origine della causa si trova una richiesta (no 31524/96) diretta contro la Repubblica italiana e in cui una societ? a responsabilit? limitata di dritto italiano, il societ? Belvedere Alberghiera S.r.l. (“il richiedente”), aveva investito la Commissione europea dei Diritti dell’uomo (“la Commissione”) il 2 maggio 1996, in virt? del vecchio articolo 25 della Convenzione di salvaguardia dei Diritti dell’uomo e delle Libert? fondamentali (“la Convenzione”). Il richiedente adduceva un attentato ingiustificato al suo diritto al rispetto dei suoi beni. Il 1 luglio 1998, la Commissione ha deciso di portare la richiesta alla conoscenza del governo italiano (“il Governo”), invitandolo a presentare per iscritto delle osservazioni sulla sua ammissibilit? e la sua fondatezza.
2. In seguito all’entrata in vigore del Protocollo no 11 alla Convenzione il 1 novembre 1998, e conformemente all’articolo 5 ? 2 di suddetto Protocollo, l’esame della causa ? stato affidato alla Corte. Conformemente all’articolo 52 ? 1 del regolamento della Corte, il presidente della Corte ha assegnato la causa alla seconda sezione. La camera costituita in seno a suddetta sezione comprendeva di pieno dritto il Sig. B. Conforti, giudice eletto a titolo dell’Italia (articoli 27 ? 2 della Convenzione e 26 ? 1 a) del regolamento) e Sig.. C.L. Rozakis, presidente della sezion (articolo 26 ? 1 a) del regolamento). Gli altri membri designati da questo ultimo per completare la camera erano Sig. Fischbach, Sig. P. Lorenzen, la Sig.ra M. Tsatsa-Nikolovska, Sig.. A.B. Baka e M. E. Levits (articolo 26 ? 1 b, del regolamento). Sig. Fischbach e Sig. Levits sono stati sostituiti rispettivamente da Sig. G. Bonello e la Sig.ra V. Str??nick?.
3. Davanti alla Corte, il richiedente ? rappresentato da Me Nicol? Paoletti. Il Governo ? rappresentato dal suo agente, U. Leanza, e dal suo coagente, V. Esposito.
4. Il 21 settembre 1999, la camera ha dichiarato il richiesta accettabile1 e ha deciso di tenere un’udienza sul fondo.
5. Il richiedente ed il Governo hanno ciascuno depositato un esposto.
6. L’udienza si ? svolta in pubblico il 13 gennaio 2000 al Palazzo dei Diritti dell’uomo, a Strasburgo.
Sono comparsi:
-per il Governo
Sig. V. Esposito, coagente,;
-per il richiedente
Sig. N. Paoletti, avvocato al foro di Roma, la Sig.ra N. Paoletti, avocato al foro di Roma, consiglieri.
IN EFFETTI
I. LE CIRCOSTANZE DEL CASO
7. Il richiedente, proprietario del hotel Belvedere ubicato a Monto Argentario, era anche proprietario di un terreno di 1 375 metri quadrati che permettono ai clienti del hotel di accedere direttamente al mare.
8. Per una decisione del 19 maggio 1987, la municipalit? di Monto Argentario approv? il progetto di costruzione di una strada che doveva realizzarsi sul terreno del richiedente.
9. Per un’ordinanza del 25 maggio 1987, il sindaco di Monto Argentario ordin? l’occupazione di emergenza del terreno del richiedente. Ad una data non precisata, l’amministrazione procedette all’occupazione materiale del terreno ed inizi? i lavori di costruzione.
1. IL PROCEDIMENTO SOLLECITATO DAL RICHIEDENTE DAVANTI AD IL TRIBUNALE AMMINISTRATIVO
10. Il richiedente introdusse un ricorso davanti al tribunale amministrativo di Toscana (“il TAR”). Contestava in particolare la legalit? della decisione della municipalit? del 19 maggio 1987 e dell’occupazione del terreno.
11. Per un giudizio reso il 2 dicembre 1987, il TAR di Toscana accolse il ricorso del richiedente ed annull? la decisione della municipalit? del 19 maggio 1987 cos? come tutti gli atti ulteriori. Il tribunale stim? che la municipalit? aveva approvato il progetto controverso senza avere proceduto prima di tutto ai test tecnici sufficienti. Di questo fatto, il progetto approvato era illegale e non poteva essere considerato come interesse pubblico (non atto ha realizzare un interesse pubblico).
12. Questa decisione fu depositata alla cancelleria il 24 maggio 1988 ed acquist? forza di cosa giudicata il 9 giugno 1989.
2. IL PROCEDIMENTO DI ESECUZIONE IMPEGNATO DAL RICHIEDENTE
13. Tramite le lettere del 8 luglio 1988, 11 agosto 1989 e 18 luglio 1990, il richiedente invit? la municipalit? di Monto Argentario a procedere alla rimessa in stato del terreno ed alla restituzione di questo, in esecuzione del giudizio del TAR. Queste corrispondenze rimasero senza seguito.
14. Il richiedente introdusse un ricorso in esecuzione (giudizio di ottemperanza) davanti al TAR di Toscana, in vista di ottenere la rimessa in stato e la restituzione del terreno, conformemente al giudizio del 2 dicembre 1987.
15. Per una decisione del 26 giugno 1991, il TAR respinse il ricorso del richiedente, al motivo che l’esecuzione del giudizio del 2 dicembre 1987 si rivelava impossibile a causa dell’espropriazione indiretta.
16. Il tribunale osserv? che il giudizio del 2 dicembre 1987 avendo annullato la decisione della municipalit? di Monto Argentario a causa di vizi del procedimento di istruzione della pratica, non aveva escluso che, in seguito, la municipalit? potesse rinnovare il procedimento e potesse adottare una nuova decisione -ci? che non aveva avuto luogo in ogni caso. Poi il tribunale osserv? che, per il gioco del principio dell’espropriazione indiretta (occupazione acquisitiva) il richiedente non era pi? il proprietario del terreno che apparteneva oramai alla municipalit? di Monto Argentario a causa del completamento dei lavori di costruzione della strada. Difatti, in dispetto del giudizio reso da questo stesso tribunale e malgrado il fatto che l?opera realizzata dall’amministrazione era pericolosa e contraria all’interesse pubblico, la realizzazione dell?opera da parte dell’amministrazione aveva provocato il trasferimento di propriet? del terreno. Di conseguenza, la restituzione del terreno era impossibile. L’illegalit? di questo trasferimento di propriet? dava tuttavia il diritto all’interessata di richiedere dei danno-interessi davanti alle giurisdizioni civili.
17. Il richiedente interpose appello di questa decisione davanti al Consiglio di stato. Faceva valere in particolare che il TAR aveva constatato l’illegalit? del comportamento dell’amministrazione prima del compimento dei lavori per questa ultima e che l’amministrazione aveva ignorato questo giudizio. L’applicazione nel caso del principio dell’espropriazione indiretta svuotava di sostanza la decisione giudiziale, poich? l’amministrazione era libera di agire in modo illegale nel solo scopo di acquistare la propriet? di un terreno.
18. Per un’ordinanza del 5 giugno 1995, il sezione V del Consiglio di stato, sequestro del ricorso, decise di deferire la causa davanti alla formazione plenaria. Risalta di questa ordinanza che la sezione riguardata considerava che nel caso la perdita di propriet? del terreno a causa della realizzazione del opera pubblica equivaleva ad un diniego di giudizio. Difatti, se un giudizio amministrativo, come quello del 2 dicembre 1987, favorevole al proprietario di un terreno, non aveva nessuna efficacia di fronte alla volont? dell’amministrazione di appropriarsi questo bene, ne risultava che il proprietario riguardato era alla merc? dell’amministrazione. Peraltro,la V sezione del Consiglio di stato constat? che la municipalit? di Monto Argentario, dopo l’annullamento della decisione per il TAR, non aveva rinnovato mai il procedimento di istruzione n? adottato nuova decisione.
19. Per una sentenza del 7 febbraio 1996, il Consiglio di stato in camere riunite respinse l’appello del richiedente. Il Consiglio di stato stim? che l’applicazione del principio dell’espropriazione indiretta nel caso non aveva provocato nessuno diniego di giudizio. Difatti, afferm? il Consiglio, i lavori di costruzione erano stati finiti per l’essenziale il 7 agosto 1987, ossia prima del giudizio del TAR. Dopo questa data, solo dei lavori complementari e di minima importanza erano stati effettuati, in particolare l’installazione dell’illuminazione ed il completamento della carreggiata. Di conseguenza, il 7 agosto 1987 doveva essere considerato siccome la data del trasferimento della propriet? del terreno, poich? a questa data la destinazione di questo era diventata irreversibile a causa del completamento dei lavori. La restituzione di questo ultimo era impossibile, a causa dell’espropriazione indiretta. Il 7 agosto 1987 era anche la data alla quale aveva cominciato ad decorrere il termine di prescrizione per richiedere dei danno-interessi.
II. IL DIRITTO E LA PRATICA INTERNI PERTINENTI
A. La Legge NO 85 Del 22 Ottobre 1971
20. Questa legge regge il procedimento accelerato di espropriazione che permette all’amministrazione di costruire prima dell’espropriazione. Una volta dichiarata di utilit? pubblica l? opera a realizzare ed adottato il progetto di costruzione, l’amministrazione pu? decretare l’occupazione di emergenza delle zone da espropriare per una durata determinata che non supera cinque anni. Questo decreto diventa nullo se l’occupazione materiale del terreno non ha luogo nei tre mesi seguenti la sua promulgazione. Dopo il periodo di occupazione devono intervenire un decreto di espropriazione formale ed il pagamento di un’indennit?.

B. IL PRINCIPIO DELL’ESPROPRIAZIONE INDIRETTA (OCCUPAZIONE ACQUISITIVA O ACCESSIONE INVERTITA)
21. Negli anni 70, parecchie amministrazioni locali procedettero alle occupazioni di emergenza di terreni che non furono seguiti da decreti di espropriazione. Le giurisdizioni italiane si trovarono confrontate ai casi dove il proprietario di un terreno aveva perso di facto la disponibilit? di questo a causa dell’occupazione e del compimento di lavori di costruzione di un opera pubblica. Restava dossia se, semplicemente per l’effetto dei lavori effettuati, l’interessato aveva perso anche la propriet? terreno.
1. La Giurisprudenza Prima Della sentenza NO 1464 Del 16 Febbraio 1983 Della Corte Di Cassazione
22. La giurisprudenza era molto divisa sul punto di sapere quale erano illegalmente gli effetti della costruzione di un lavoro pubblico su un terreno occupato. Per occupazione illegale bisogna intendere un’occupazione illegale ab initio, questo cio? senza titolo, o un’occupazione inizialmente autorizzata e diventata in seguito senza titolo, il titolo essendo annullato o l’occupazione prolungandosi al di l? della scadenza autorizzata senza che un decreto di espropriazione non sia intervenuto.
23. Secondo una prima giurisprudenza, il proprietario del terreno occupato dall’amministrazione non perdeva la propriet? terreno dopo il completamento del lavoro pubblico; tuttavia, non poteva chiedere una rimessa nello stato del terreno e poteva impegnare unicamente un’azione in danno-interessi per occupazione abusiva, non sottoposta ad un termine di prescrizione poich? l’illegalit? che deriva dell’occupazione era permanente. L’amministrazione poteva adottare ogni momento una decisione formale di espropriazione: in questo caso, l’azione in danno-interessi si trasformava in controversia che cade sull’indennit? di espropriazione ed i danno-interessi erano dovuti solamente per il periodo anteriore al decreto di espropriazione per il non-godimento del terreno (vedere, tra altri, le sentenze della Corte di cassazione no 2341 del 1982, no 4741 di 1981, no 6452 e no 6308 del 1980).
24. Secondo una seconda giurisprudenza, il proprietario del terreno occupato dall’amministrazione non perdeva la propriet? terreno e poteva chiedere la rimessa nello stato di questo quando l’amministrazione aveva agito senza che ci sia utilit? pubblica (vedere, per esempio, Corte di cassazione, sentenza no 1578 del 1976, sentenza no 5679 del 1980).
25. Secondo una terza giurisprudenza, il proprietario del terreno occupato dall’amministrazione perdeva automaticamente la propriet? terreno al momento della trasformazione irreversibile del bene, ossia al momento del completamento del lavoro pubblico. L’interessato aveva il diritto di chiedere dei danno-interessi (vedere, solo precedente, Corte di cassazione, sentenza no 3243 del 1979).
2. La sentenza NO 1464 Del 16 Febbraio 1983 Della Corte Di Cassazione
26. Per una sentenza del 16 febbraio 1983, la Corte di cassazione, deliberando in camere riunite, decise il conflitto di giurisprudenza ed adott? la terza soluzione. Cos? fu consacrato il principio dell’espropriazione indiretta (accessione invertita od occupazione acquisitiva). In virt? di questo principio, il potere pubblico acquista ab origine la propriet? di un terreno senza procedere ad un’espropriazione formale quando, dopo l’occupazione del terreno, ed a prescindere della legalit? dell’occupazione, il lavoro pubblico ? stato realizzato. Quando l’occupazione ? ab initio senza titolo, il trasferimento di propriet? ha luogo nel momento del completamento del lavoro pubblico. Quando l’occupazione del terreno ? stata autorizzata inizialmente, il trasferimento di propriet? ha luogo alla scadenza del periodo di occupazione autorizzata. Nella stessa sentenza, la Corte di cassazione precis? che, in ogni caso di espropriazione indiretta, l’interessato ha diritto ad un risarcimento integrale, l’acquisizione del terreno avendo avuto luogo sine titulo. Questo risarcimento non ? versato tuttavia, automaticamente: incombe sull’interessato di richiedere dei danno-interessi. Inoltre, il diritto al risarcimento ? abbinato del termine di prescrizione prevista in caso di responsabilit? da delitto ossia cinque anni, cominciando a decorrere dal momento della trasformazione irreversibile del terreno.
3. La Giurisprudenza Dopo La sentenza NO 1464 Del 1983 Della Corte Di Cassazione
A) LA PRESCRIZIONE
27. In un primo tempo, la giurisprudenza aveva considerato che nessuno termine di prescrizione non trovava ad applicarsi, poich? l’occupazione sine titulo del terreno costituiva un atto illegale continuo (paragrafo 23 sopra). La Corte di cassazione, nella sua sentenza no 1464 del 1983, aveva affermato che il diritto a risarcimento era sottoposto ad un termine di prescrizione di cinque anni (paragrafo 26 sopra). In seguito, la prima sezione della Corte di cassazione ha affermato che un termine di prescrizione di dieci anni doveva applicarsi (sentenze no 7952 di 1991 e no 10979 del 1992). Per una sentenza del 22 novembre 1992, la Corte di cassazione che delibera in camere riunite ha troncato definitivamente la questione, stimando che il termine di prescrizione ? di cinque anni e che questo comincia a decorrere dal momento della trasformazione irreversibile del terreno.
B) CASO DI MANCATA APPLICAZIONE DEL PRINCIPIO DELL’ESPROPRIAZIONE INDIRETTA
28. Gli sviluppi recenti della giurisprudenza mostrano che il meccanismo per che la costruzione di un lavoro pubblico provoca il trasferimento di propriet? del terreno a favore dell’amministrazione conosce delle eccezioni.
29. Nella sua sentenza no 874 del 1996, il Consiglio di stato ha affermato che non c’? espropriazione indiretta quando le decisioni dell’amministrazione ed il decreto di occupazione di emergenza sono state annullate dalle giurisdizioni amministrative, di tanto che, se no, la decisione giudiziale sarebbe svuotata di sostanza.
30. Nella sua sentenza no 1907 del 1997, la Corte di cassazione che delibera in camere riunite ha affermato che l’amministrazione non diventa proprietario di un terreno quando le decisioni che ha adottato e la dichiarazione di utilit? pubblica deve essere considerata come nulli ab initio. In questo caso, l’interessato si conserva la propriet? dal terreno e pu? chiedere in integrum il restitutio. Pu? chiedere alternativamente dei danno-interessi. L’illegalit? in questi casi ha un carattere permanente e nessuno termine di prescrizione non trova applicazione.
31. Nella sentenza no 6515 del 1997, la Corte di cassazione che delibera in camere riunite ha affermato che non c’? trasferimento di propriet? quando la dichiarazione di utilit? pubblica ? stata annullata dalle giurisdizioni amministrative. In questo caso il principio dell’espropriazione indiretta non trova dunque applicazione. L’interessato che si conserva la propriet? dal terreno, ha la possibilit? di chiedere in integrum il restitutio. L’introduzione di una domanda in danno-interessi provoca una rinuncia al restitutio in integrum. Il termine di prescrizione di cinque anni comincia a decorrere nel momento in cui la decisione del giudice amministrativo diventa definitiva.
32. Nella sentenza no 148 del 1998, la prima sezione della Corte di cassazione ha seguito la giurisprudenza delle sezioni riunite e ha affermato che il trasferimento di propriet? per il gioco dell’espropriazione indiretta non ha luogo quando la dichiarazione di utilit? pubblica alla quale il progetto di costruzione era abbinato ? stata considerata come invalido ab initio.
C) La sentenza NO 188 Del 1995 Della Corte Costituzionale
33. In questa sentenza, la Corte costituzionale era chiamata in primo luogo a pronunciarsi sulla questione della compatibilit? con la Costituzione del principio dell’espropriazione indiretta: la Corte ha dichiarato la questione irricevibile al motivo che lei stessa non era competente per esaminare un principio giurisprudenziale ma poteva conoscere unicamente delle disposizioni legislative. In secondo luogo, la Corte costituzionale ha giudicato compatibile con la Costituzione l’applicazione all’azione in risarcimento del termine di prescrizione di cinque anni, come previsto per l’articolo 2043 del codice civile per responsabilit? da delitto: la Corte ha affermato che il fatto che l’amministrazione diventi proprietario di un terreno traendo beneficio dal suo comportamento illegale non dava nessun problemi sul piano costituzionale, poich? l’interesse pubblico, ossia la conservazione del lavoro pubblico, prevaleva sull’interesse dell’individuo, ossia il diritto di propriet?.
D) L’IMPORTO DEL RISARCIMENTO IN CASO DI ESPROPRIAZIONE INDIRETTA
34. Secondo la giurisprudenza della Corte di cassazione in materia di espropriazione indiretta, un risarcimento integrale, sotto forma di danno-interessi per la perdita del terreno, ? dovuto all’interessato in compenso della perdita di propriet? che provoca l’occupazione illegale.
35. La legge di bilancio del 1992 (articolo 5 bis del decreto-legge no 333 del 11 luglio 1992) modific? questa giurisprudenza, nel senso che l’importo dovuto in caso di espropriazione indiretta non poteva superare l’importo dell’indennit? prevista per il caso di un’espropriazione formale. Per la sentenza no 369 del 1996, la Corte costituzionale dichiar? questa disposizione incostituzionale.
36. In virt? della legge di bilancio no 662 del 1996 che ha modificato la disposizione dichiarata incostituzionale, l’indennizzo integrale non pu? essere accordato per un’occupazione di terreno avendo avuto luogo prima del 30 settembre 1996. In questo caso, l’indennizzo non pu? superare l’importo dell’indennit? prevista nell’ipotesi di un’espropriazione formale (somma divisa per due del valore venale e del reddito fondiario dalla quale si deduce il 40%), senza questo abbattimento del 40% e mediante un aumento del 10%. Per la sentenza no 148 del 30 aprile 1999, la Corte costituzionale ha giudicato una tale indennit? compatibile con la Costituzione. Tuttavia, nella stessa sentenza, la Corte ha precisato che un’indennit? integrale, a concorrenza del valore venale del terreno, pu? essere richiesta quando l’occupazione e la privazione del terreno non hanno avuto luogo a causa di utilit? pubblica.
IN DIRITTO
I. SULLA VIOLAZIONE ADDOTTA DALL’ARTICOLO 1 DEL PROTOCOLLO NO 1
37. Il richiedente si lamenta dell’impossibilit? di ricuperare il suo terreno a causa del principio dell’espropriazione indiretta che ? stata applicato a dispetto della decisione del tribunale amministrativo di Toscana (“il TAR”) avendo annullato il progetto di costruzione ed il decreto di occupazione, giudicati illegali e privi di utilit? pubblica. Il richiedente adduce la violazione dell’articolo 1 del Protocollo no 1, cos? formulato,:
“Ogni persona fisica o morale ha diritto al rispetto dei suoi beni. Nessuno pu? essere privato della sua propriet? che a causa di utilit? pubblica e nelle condizioni previste dalla legge ed i principi generali del diritto internazionale.
Le disposizioni precedenti non recano offesa al diritto che possiedono gli Stati di mettere in vigore le leggi che giudicano necessarie per regolamentare l’uso dei beni conformemente all’interesse generale o per assicurare il pagamento delle imposte o di altri contributi o delle multe. “
A. ARGOMENTI DELLE PARTI A CONFRONTO
1. IL RICHIEDENTE
38. Il richiedente sostiene che l’ingerenza nel suo diritto al rispetto dei suoi beni non ? compatibile con l’articolo 1 del Protocollo no 1.
39. Fa osservare che ogni espropriazione indiretta ? contraria al principio di legalit? per i seguenti motivi: l’amministrazione diventa proprietario di un terreno in seguito ad un comportamento illegale, ossia l’occupazione senza titolo; l’individuo non pu? beneficiare delle garanzie procedurali previste in caso di espropriazione formale; il principio dell’espropriazione indiretta non ? enunciato dalle disposizioni legislative ma ? stato creato dalla giurisprudenza e ? considerato come “diritto che vive.”
40. Degli elementi ulteriori portano il richiedente a sostenere che nel caso specifico il principio di legalit? non ? stato rispettato. Osserva che non pu? ottenere la restituzione del terreno malgrado la decisione del tribunale amministrativo, avendo acquistato forza di cosa giudicata per la quale tutti gli atti amministrativi, ivi compreso la dichiarazione di utilit? pubblica, sono stati annullati ex tunc. La decisione del Consiglio di stato che ha rifiutato la restituzione del terreno a causa dell’applicazione del principio dell’espropriazione indiretta, costituisce cos? un attentato ingiustificato al suo diritto al rispetto dei suoi beni. Il richiedente nota che, per il gioco del principio dell’espropriazione indiretta, il proprietario di un terreno si trova alla merc? dell’amministrazione: questa ultima -nel solo scopo di appropriarsi un terreno -pu? realizzare su questo un opera privata di utilit? pubblica dopo averlo occupato in modo completamente illegale, e non pu? rispettare le decisioni giudiziali che riconoscono l’illegalit? del suo comportamento.
41. Il richiedente precisa che il TAR era chiamato a deliberare unicamente sulla legalit? degli atti dell’amministrazione e non poteva pronunciarsi sul merito della causa, questo cio? il punto di sapere se e quando i lavori di costruzione della strada si erano conclusi. In compenso, il Consiglio di stato, investito di un ricorso in esecuzione (ottemperanza), aveva competenza sul merito e poteva determinare la data della fine dei lavori dunque.

42. Il richiedente fa osservare infine che, se ? vero che l’importo che pu? essere richiesto in caso di privazione di un terreno non avendo avuto luogo a causa di utilit? pubblica corrisponde al risarcimento integrale (paragrafo 34 sopra) tuttavia, supponendo anche che abbia la possibilit? di richiedere dei danno-interessi, questi ultimi non saprebbero essere considerati come un compenso del danno addotto. Difatti, il richiedente chiede alla Corte di pronunciarsi non sul comportamento dell’amministrazione -ci? che ? stato fatto gi? dal TAR-ma sul rifiuto opposto dal Consiglio di stato, ossia sulla non-restituzione del terreno. In conclusione, il richiedente invita la Corte a ristabilire la legalit?.
2. IL GOVERNO
43. Il Governo sostiene che la privazione del terreno di cui il richiedente ha fatto l’oggetto ? conforme all’articolo 1 del Protocollo no 1.
44. Osserva in primo luogo che l’ingerenza nel diritto al rispetto dei beni del richiedente ? “prevista dalla legge”, nell’occorrenza un principio elaborato dalla giurisprudenza che ha trovato un’applicazione costante ed unanime dalla sentenza no 1464 del 1983 della Corte di cassazione (paragrafo 26 sopra). Il Governo si riferisce in particolare alle sentenze no 3940 di 1988 e no 12546 del 1992 della Corte di cassazione, alla sentenza no 877 del 1991 del Consiglio di stato ed alla giurisprudenza della Corte costituzionale. Il principio giurisprudenziale costituirebbe cos? una base legale chiara, accessibile e sufficiente e sarebbe l’espressione del “diritto che vive”, ossia il diritto infatti in vigore.
45. Il Governo fa osservare in secondo luogo che la privazione del terreno del richiedente ha avuto luogo “a causa di utilit? pubblica.” Difatti, in origine, il progetto di costruzione e le decisioni dell’amministrazione era stato adottato a causa di utilit? pubblica. ? vero che tutti gli atti amministrativi sono stati annullati poi dal tribunale amministrativo; tuttavia, in virt? del principio dell’espropriazione indiretta, il lavoro pubblico realizzato costituisce di facto una nuova causa di utilit? pubblica. Il completamento dei lavori intrapresi dall’amministrazione ha un doppio effetto dunque: da una parte, provoca una riconoscenza dell’utilit? pubblica dell? opera realizzata, d?altra parte, fa cessare l’illegalit? del comportamento dell’amministrazione.
46. Conformemente a questo meccanismo, il terreno non pu? pi? essere restituito all’interessata, la sua destinazione che deve passare per essere diventata pubblica in modo irreversibile.
47. L’illegalit? che esiste fino al momento del completamento dei lavori d? tuttavia all’interessata il diritto di chiedere un risarcimento per equivalenza, ossia dei danno-interessi, da richiedere davanti al giudice competente. Il Governo sostiene che il ricorso in danno-interessi nel caso potrebbe essere introdotto ancora davanti alle giurisdizioni competenti, che permetterebbe al richiedente di ottenere il risarcimento integrale e costituirebbe dunque un risarcimento sufficiente dell’ingerenza nel suo diritto al rispetto dei suoi beni. Su questo punto, il Governo si riferisce alla sentenza della Corte nel causa Zubani (sentenza Zubani c. Italia del 7 agosto 1996, Raccolta delle sentenze e decisioni 1996-IV).
48. Un’azione in danno-interessi sarebbe possibile poich?, secondo il Governo, il termine di prescrizione di cinque anni che ha cominciato a decorrere il 7 agosto 1987, data della fine dei lavori, ? stato interrotto dall’azione in esecuzione impegnata dal richiedente davanti al Consiglio di stato. Il Governo precisa che il Consiglio di stato, investito di un ricorso in esecuzione (ottemperanza), aveva competenza per valutare i fatti della causa di cui la data della fine dei lavori. Di conseguenza, non c’? contraddizione col re judicata del TAR, giurisdizione che non poteva pronunciarsi su dei punti di fatto.
49. L’azione in danno-interessi permetterebbe al richiedente di ottenere il risarcimento integrale, la dichiarazione di utilit? pubblica essendo stata annullata dal TAR. Il Governo si riferisce su questo punto alla sentenza no 148 del 30 aprile 1999 della Corte costituzionale (paragrafo 36 sopra).
50. Il Governo precisa infine che il ricorso che tende all’ottenimento di un risarcimento per equivalenza dovrebbe essere impegnato dal richiedente, poich? ha tentato in vano di ottenere la restituzione del terreno. I danno-interessi compenserebbero l’ingerenza nel suo diritto al rispetto dei suoi beni.
B. SULL’OSSERVAZIONE DELL’ARTICOLO 1 DEL PROTOCOLLO NO 1
51. La Corte ricorda che l’articolo 1 del Protocollo no 1 contiene tre norme distinte: “la prima che si esprime nella prima frase del primo capoverso e riveste un carattere generale, enuncia il principio del rispetto della propriet?; la seconda, figurando nella seconda frase dello stesso capoverso, mira alla privazione di propriet? e la sottopone a certe condizioni; in quanto alla terza, registrata nel secondo capoverso, riconosce agli Stati il potere, tra altri, di regolamentare l’uso dei beni conformemente all’interesse generale. Non si tratta per tanto di regole prive di rapporto tra esse. La seconda e la terza hanno munto agli esempi particolari di attentati al diritto di propriet?; da allora, devono interpretarsi alla luce del principio consacrato dalla prima” (vedere, tra altri, la sentenza James ed altri c. Regno Unito del 21 febbraio 1986, serie Ha no 98, pp. 29-30, ? 37 che riprende in parte i termini dell’analisi che la Corte ha sviluppato nel suo sentenza Sporrong e L?nnroth c. Svezia del 23 settembre 1982, serie a no 52, p. 24, ? 61; vedere anche le sentenze I santi monasteri c. Grecia del 9 dicembre 1994, serie a no 301-ha, p. 31, ? 56, ed Iatridis c. Grecia [GC], no 31107/96, ? 55, CEDH 1999-II).
1. SULL’ESISTENZA DI UN? INGERENZA
52. La Corte nota che le parti si accordano per dire che c’? stata privazione di propriet?.
53. Ricorda che, per determinare se c’? stata privazione di beni al senso della seconda “norma”, bisogna esaminare non solo se ci sono state spodestamento o espropriazione formale, ma ancora guardare al di l? delle apparenze ed analizzare la realt? della situazione controversa. Alla Convenzione mirando a proteggere dei diritti “concreti ed effettivi”, importa di ricercare se suddetta situazione equivaleva ad un’espropriazione di fatto (sentenza Sporrong e L?nnroth precitato, pp. 24-25, ? 63).
54. La Corte nota che nel caso la decisione del Consiglio di stato che fa applicazione del principio dell’espropriazione indiretta ha avuto per conseguenza di privare il richiedente della possibilit? di ottenere la restituzione del suo terreno. In queste circostanze, la Corte conclude che la decisione del Consiglio di stato ha avuto per effetto di privare il richiedente del suo bene al senso della seconda frase del primo paragrafo dell’articolo 1 del Protocollo no 1 (sentenza Brumărescu c. Romania [GC], no 28342/95, ? 77, CEDH 1999-VII).
55. Per essere compatibile con l’articolo 1 del Protocollo no 1 una tale ingerenza deve essere operata “a causa di utilit? pubblica” e “nelle condizioni previste dalla legge ed i principi generali di diritto internazionale.” L’ingerenza deve predisporre un “giusto equilibro” tra le esigenze dell’interesse generale della comunit? e gli imperativi della salvaguardia dei diritti fondamentali dell’individuo (sentenza Sporrong e L?nnroth precitato, p. 26, ? 69). Inoltre, la necessit? di esaminare la questione del giusto equilibrio pu? farsi non “sentire che quando si ? rivelato che l’ingerenza controversa ha rispettato il principio di legalit? e non era arbitraria” (sentenza Iatridis precitato, ? 58; sentenza Beyeler c. Italia [GC], no 33202/96, ? 107, CEDH 2000-I).
2. SULL RISPETTO DEL PRINCIPIO DI LEGALIT? E LO SCOPO DELL’INGERENZA
56. La Corte ricorda che l’articolo 1 del Protocollo no 1 esige, innanzitutto e soprattutto, che un’ingerenza dell’autorit? pubblica nel godimento del diritto al rispetto dei beni sia legale. La preminenza del diritto, uno dei principi fondamentali di una societ? democratica, ? inerente all’insieme degli articoli della Convenzione (sentenza Iatridis precitato, ? 58) ed implica il dovere
dello stato o di un’autorit? pubblica di piegarsi ad un giudizio o ad una sentenza reso al loro carico.
57. La Corte non stima utile di giudicare in abstracto se il ruolo che un principio giurisprudenziale, come quello dell’espropriazione indiretta, occupa in un sistema di diritto continentale ? assimilabile a quell’occupato dalle disposizioni legislative. Tuttavia, ricorda che il principio di legalit? significa l’esistenza di norme di diritto interno sufficientemente accessibili, precise e prevedibili (sentenza Hentrich c. Francia del 22 settembre 1994, serie a no 296-a, pp. 19-20, ? 42, e sentenza Lithgow ed altri c. Regno Unito del 8 luglio 1986, serie a no 102, p. 47, ? 110).
58. A questo proposito, la Corte osserva che la giurisprudenza in materia di espropriazione indiretta ha conosciuto un’evoluzione che ha condotto alle applicazioni contraddittorie (paragrafi 22-36 sopra) ci? che potrebbe arrivare ad un risultato imprevedibile o arbitrario e privare gli interessati di una protezione efficace dei loro diritti e, di conseguenza, sarebbe incompatibile col principio di legalit?.
59. La Corte rileva anche che, secondo il principio consacrato dalla Corte di cassazione nella sua sentenza no 1464 del 1983, ogni espropriazione indiretta ha luogo per l’occupazione illegale di un terreno. Questa illegalit? pu? esistere fin dall’inizio o pu? sopraggiungere in seguito. La Corte emette delle riserve sulla compatibilit? col principio di legalit? di un meccanismo che, in modo generale, permette all’amministrazione di trarre beneficio da una situazione illegale e per l’effetto del quale l’individuo si trova davanti al fatto compiuto.
60. Ad ogni modo, la Corte ? chiamata a verificare se il modo di cui il diritto interno ? interpretato ed applicato produce degli effetti conformi ai principi della Convenzione.
61. Nella presente causa, la Corte rileva che, il 2 dicembre 1987, il TAR ha annullato ex tunc le decisioni adottate dall’amministrazione a causa di illegalit? e per mancanza di interesse pubblico. Tuttavia, questa constatazione del TAR, concludente all’illegalit? ed alla mancanza di interesse pubblico dell’occupazione del terreno del richiedente (paragrafo 11 sopra) non ? arrivata alla restituzione del terreno, poich? il Consiglio di stato ha considerato che il trasferimento di propriet? in favore dell’amministrazione era irreversibile.
62. La Corte stima che una tale ingerenza non ? conforme all’articolo 1 del Protocollo no 1. Una tale conclusione la dispensa di ricercare se un giusto equilibrio ? stato mantenuto tra le esigenze dell’interesse generale della comunit? e gli imperativi della salvaguardia dei diritti individuali.
63. Da allora, c’? stata violazione dell’articolo 1 del Protocollo no 1.

II. Sull’applicazione Dell’articolo 41 Della Convenzione
64. Ai termini dell’articolo 41 della Convenzione,
“Se la Corte dichiara che c’? stata violazione della Convenzione o dei suoi Protocolli, e se il diritto interno dell’Alta Parte contraente non permette di cancellare che imperfettamente le conseguenze di questa violazione, la Corte accorda alla parte lesa, se c’? luogo, una soddisfazione equa. “
65. La richiedente sollecita la restituzione e la rimessa in stato del terreno controverso, misure che costituiscono secondo lei il solo modo proprio ad ovviare alla violazione addotta, poich? permetterebbe di ristabilire la situazione come esisteva prima che la violazione dell’articolo 1 del Protocollo no 1 non sopraggiungesse. Inoltre, il richiedente sollecita un risarcimento per danno materiale da determinare in equit? o, se c’? luogo, sulla base di una perizia, ed in ogni caso non inferiore a 80 000 000 lire italiane, ITL, pi? interessi ed indicizzazione, coprendo almeno il non-godimento del terreno per il periodo di occupazione, fino alla restituzione. Il richiedente richiede poi 30 000 000 ITL pi? interessi ed indicizzazione a titolo del danno morale che gli avrebbe causato il comportamento dello stato. Chiede infine il rimborso degli oneri incorsi davanti alle giurisdizioni nazionali ed il rimborso di 8 000 000 ITL per quegli esposti davanti alla Corte.
66. Il Governo ha dichiarato che la restituzione del terreno ? impossibile a causa dell’espropriazione indiretta e sostiene che l’azione in danno-interessi che il richiedente avrebbe la facolt? di introdurre davanti alle giurisdizioni italiane potrebbe compensare la violazione addotta. Di questo fatto, il Governo, riferendosi alle sentenze della Corte nelle cause B. c. Francia del 25 marzo 1992, serie a no 232-C, e Di Wilde, Ooms e Versyp c. Belgio del 10 marzo 1972 (articolo 50), serie a no 14, eccepisce dell’irricevibilit? della domanda in soddisfazione equa del richiedente.
67. Per il caso dove la Corte non considererebbe questa eccezione, il Governo esclude la possibilit? di restituire il terreno, per le ragioni indicate dal Consiglio di stato. Il Governo considera anche che la restituzione del terreno uscirebbe dal campo di applicazione dell’articolo 41 della Convenzione. Trattandosi del danno materiale, il Governo pretende che nessuna somma saprebbe essere accordata a questo titolo, dato che il richiedente pu? chiedere ancora dei danno-interessi davanti alle giurisdizioni nazionali. In quanto al danno morale, il Governo considera che la constatazione di violazione costituisce una soddisfazione sufficiente. Per gli oneri, il Governo si rimette in quanto a ci? alla saggezza della Corte, pure sottolineando che la somma chiesta ? eccessiva.
68. Alla luce dei motivi che hanno condotto alla constatazione di violazione dell’articolo 1 del Protocollo no 1, la Corte stima che l’eccezione del Governo deve essere respinta. L’atto del governo italiano che la Corte ha stimato contraria alla Convenzione non ? un’espropriazione alla quale non sarebbe mancato, per essere legittimo, che il pagamento di un’indennit? equa; si tratta di una confisca dello stato sul terreno della richiedente alla quale questa non ha potuto ovviare (vedere, mutatis mutandis, la sentenza Papamichalopoulos c. Grecia del 31 ottobre 1995, serie a no 330-B, pp. 59-60, ? 36).
69. La Corte considera tuttavia che, nelle circostanze della causa, la questione dell’applicazione dell’articolo 41 non si trova in stato. Visto la violazione constatata dell’articolo 1 del Protocollo no 1, la migliore forma di risarcimento in questa causa consiste nella restituzione del terreno da parte dello stato, in pi? di un’indennit? per i danni materiali subiti, come la privazione di godimento, e di un’indennit? per danno morale. Le parti a confronto non hanno fornito tuttavia i informazioni precise su questo punto. Pertanto, c’? luogo di rimandare la questione e di fissare il procedimento ulteriore tenendo conto dell’eventualit? di un accordo tra lo stato convenuto ed i richiedenti (articolo 75 ? 1 del regolamento).
PER QUESTI MOTIVI, LA CORTE, ALL’UNANIMIT?,
1. Dice che c’? stata violazione dell’articolo 1 del Protocollo no 1;
2. Dice che la questione dell’articolo 41 della Convenzione non si trova in stato per il danno materiale e morale, cos? come per gli oneri e spese sopportate davanti alle giurisdizioni nazionali e davanti alla Corte; perci?,
a) rimanda questa questione;
b) invita il Governo ed il richiedente a dargli conoscenza, nei sei mesi, di ogni accordo al quale potrebbero arrivare,;
c) rimanda il procedimento e delega al presidente la cura di fissarlo all’occorrenza.
Fatta in francese, poi comunicata per iscritto il 30 maggio 2000, in applicazione dell’articolo 77 ?? 2 e 3 del regolamento.
Erik Fribergh Christos Rozakis
Cancelliere Pr?sident
Alla presente sentenza si trova unito, conformemente agli articoli 45 ? 2 della Convenzione e 74 ? 2 del regolamento, l’esposizione delle opinioni separate seguenti:
-opinione concordante del Sig. Rozakis;
-opinione concordante del Sig. Bonello;
-opinione concordante del Sig. Lorenzen al quale il Sig. Baka dichiara aderire.
C.L.R.
E.F.

OPINIONE CONCORDANTE DEL SIG. GIUDICE ROZAKIS
(Traduzione)
Augurerei chiarificare la mia posizione nel caso, quale mi ha condotto a constatare una violazione dell’articolo 1 del Protocollo no 1. Difatti, se aderisco in modo generale alle conclusioni ed al ragionamento della Corte, rimangono alcuni dettagli, essenziali per la mia decisione di dire che c’? stata violazione che a mio avviso devono essere sviluppati ulteriormente:
a) La violazione dell’articolo 1 del Protocollo no 1 nell’occorrenza trae la sua origine dalla decisione del Consiglio di stato di applicare la regola dell’espropriazione indiretta e, pertanto, di privare la societ? richiedente della possibilit? di ottenere la restituzione del suo terreno di cui la municipalit? di Monto Argentario si era impossessata illegalmente.
b) La regola dell’espropriazione indiretta, applicata alle circostanze del caso specifico, ricopre un modo di espropriazione che dipende dal secondo capoverso dell’articolo 1 del Protocollo no 1. Perci?, affinch? un’espropriazione sia conforme a questa disposizione, deve essere operata a causa di utilit? pubblica e rispettare le condizioni previste dalla legge.
c) non sembra fare nessuno dubbio che l’espropriazione indiretta era nell’occorrenza realizzata a causa di utilit? pubblica. Applicando questo principio, il Consiglio di stato tendeva a proteggere i lavori pubblici intrapresi dalla municipalit? e che erano stati finiti anche prima che il tribunale amministrativo non pronunciasse il suo giudizio. Non bisogna confondere da allora l’interesse pubblico inesistente all’origine -come il tribunale amministrativo l’ha constatato -con l’interesse pubblico sul quale si fondava l’espropriazione indiretta.
d) Tuttavia, come la Corte lo dice chiaramente nella sua sentenza, il principale problema nel caso risiede nel fatto che il principio dell’espropriazione indiretta, libero per la giurisprudenza, ha conosciuto un’evoluzione che ha condotto alle applicazioni contraddittorie, ci? che potrebbe arrivare ad un risultato imprevedibile o arbitrario e privare gli interessati di una protezione efficace dei loro diritti.” Aggiungo anche che il principio dell’espropriazione indiretta applicata nelle circostanze come quelle della presente causa non sembra potere conciliarsi con l’esigenza in quanto alla qualit? della legge che deve accompagnare un principio enunciato dalla legge o la giurisprudenza affinch? questo assolvesse tutte le condizioni dell’articolo 1 del Protocollo no 1.
In conclusione, stimo con la Corte che l’ingerenza denunciata non si conciliava con l’articolo 1 del Protocollo no 1, poich? non si fondava su nessuna base legale.

OPINIONE CONCORDANTE DEL SIG. GIUDICE BONELLO
(Traduzione)
1. Ho votato con la maggioranza per la constatazione di una violazione dell’articolo 1 del Protocollo no 1 ed io aderiscono pienamente in principio al ragionamento che ha condotto a questa conclusione.
2. La presente opinione divisa tratta di ci? che percepisco come una risposta insufficiente della Corte agli argomenti del Governo ed alla sentenza della Corte costituzionale italiana (no 188 del 1995).
3. Non suscita controversia nell’occorrenza a, che la decisione di occupare il terreno della societ? richiesta era illegale e non valida, e b, che i lavori di costruzione intrapresi su questo terreno in applicazione di questo avviso di espropriazione non valido erano essi tanto illegali.
4. Ora, nella sua sentenza suddetta, la Corte costituzionale italiana ha approvato il “principio dell’espropriazione indiretta” emanato dalla Corte di cassazione (e che non figura in nessuna raccolta di leggi); in virt? di questo principio, una propriet? privata che si destina illegalmente all’espropriazione e sulla quale si costruisce illegalmente un lavoro, non ne diventa meno un bene pubblico una volta compiuti i lavori. La Corte costituzionale ha aggiunto che il fatto che le autorit? siano diventate proprietari del terreno traendo profitto dal loro proprio comportamento illegale non solleva nessuno problema allo sguardo della Costituzione poich? l’interesse pubblico a salvaguardare i lavori per il bene pubblico prevale sull’interesse individuale al rispetto del diritto di propriet? (paragrafo 33 della presente sentenza).
5. L’articolo 1 del Protocollo no 1 subordina la privazione di beni privati all’esistenza di una legge ed al rispetto delle condizioni che questa enuncia. Nessuna legge autorizza in Italia un’espropriazione nelle circostanze che la Corte costituzionale ha approvato. Ma, ai soli fini dell’argomento, conceder? che una spinta di attivismo giudiziale da parte di una Corte di cassazione, seguita in ci? da una Corte costituzionale, riveste un’efficacia sufficiente in diritto per colmare il vuoto manifesto della raccolta di leggi italiane e pu? attenersi a “legge” al posto di una disposizione legale inesistente. Il problema rimane tuttavia di sapere se questa “quasi-legge” assolve tutti i criteri minimi che fissa la Convenzione.
6. A differenza della Corte costituzionale italiana, la condotta illegale delle autorit? mi pone veramente un problema. Provo infinitamente pena a convincermi che un atto illegale ? un atto illegale, ma che la somma di due atti illegali d? nascita ai diritti in favore del contravventore. Esito a fare l’acquisto di nuove marche di etica giuridica che, una volta che un edificio sar? stato costruito irregolarmente su un terreno irregolarmente acquisito, trasformeranno in qualche modo un abuso in legalit?. I programmi di costruzione sono dotati sicuramente delle benefiche virt?; trasformare un torto in diritto non ?, che sappia, una di esse.
7. Estraendo il principio fondamentale che vuole che tutte le ingerenze nel godimento dei diritti e libert? fondamentali siano “previste dalla legge”, gli organi della Convenzione hanno (in altre cause, a proposito di altri diritti) sensibilmente affinato questa nozione. Hanno stabilito che “il membro di frase “previsto[i] dalla la legge” (…) riguarda anche la qualit? della “legge”; la vuole compatibile con la preminenza del diritto, menzionata nel preambolo della Convenzione ?1.
8. Non vedo indizi di compatibilit? con la preminenza del diritto in una norma creata dalla giurisprudenza che subordina l’acquisizione di diritti alla delinquenza del contravventore. Gli argomenti presso i quali si pu? acquistare dei diritti ex turpis causa non possono ai miei occhi trovarsi molto in alto sulla scala della “qualit?” della preminenza del diritto.
9. La Corte ha, mi sembra, perso un’opportunit? sognata di estendere l’esame del principio della “qualit? della legge” adottata in altre cause al caso di una privazione di beni sotto l’angolo dell’articolo 1 del Protocollo no 1. ? danno.

OPINIONE CONCORDANTE DEL SIG. GIUDICE LORENZEN
ALLA QUALE IL SIG: GIUDICE BAKA DICHIARA ADERIRE
(Traduzione)
Con la maggioranza, stimo che c’? stata violazione dell’articolo 1 del Protocollo no 1, ma mi dispiace di non potere dividere pienamente il ragionamento seguito da lei.
Ci? che si ? prodotto in questa causa, questo ? che la municipalit? ha deciso di espropriare il terreno del richiedente, ha messo molto velocemente la sua decisione in esecuzione e ha costruito una strada sul terreno. Il richiedente ha interposto appello davanti al tribunale amministrativo di Toscana (TAR) che, il 2 dicembre 1987, si ? pronunciato a suo favore; ha stimato in particolare che il progetto di strada era illegale e che l’interesse pubblico non comandava di costruire la strada, e dunque di impossessarsi del terreno del richiedente. Questa decisione acquist? forza di cosa giudicata, ma fu pronunciata mentre la strada era stata gi? costruita. Al termine del procedimento ulteriore in esecuzione, il TAR dichiar? anche nel suo giudizio del 26 giugno 1991 che il progetto di strada era “pericoloso e contrario all’interesse pubblico.” Questa conclusione non ? stata contestata n? per il Consiglio di stato n?, davanti alla nostra Corte, per il governo italiano. Si pu? dire dunque che le giurisdizioni italiane hanno riconosciuto in effetti che il terreno era stato preso al richiedente al disprezzo dell’articolo 1 del Protocollo no 1.
Secondo la giurisprudenza costante della Corte, per togliere ad un richiedente la qualit? di “vittima”, non basta in principio che le autorit? nazionali abbiano riconosciuto, esplicitamente o in sostanza, che c’? stata violazione della Convenzione, ma occorre che la violazione della Convenzione sia riparata (vedere, mutatis mutandis, la sentenza Amuur c. Francia del 25 giugno 1996, Raccolta delle sentenze e decisioni 1996-III, p. 846, ? 36, ed il sentenza Brumărescu c. Romania [GC], no 28342/95, ? 50, CEDH 1999-VII).
Condivido il parere della maggioranza (paragrafo 61) secondo la quale importa in una causa come questa di vedere come le autorit? nazionali hanno reagito al fatto che l’occupazione della propriet? era illegale perch? non essendo nell’interesse pubblico. Se, per esempio, le autorit? avevano restituito, la propriet? al richiedente ed avevano versato a questa un’indennit? per il danno che l’occupazione illegale del suo terreno gli aveva causato, la societ? non potrebbe manifestamente pi? definirsi vittima. La maggioranza sembra stimare tuttavia che occorra assolutamente che ci sia restitutio in integrum per potere dire che un richiedente non sia pi? vittima della violazione. Non saprei condividere una tale conclusione. Pu? rivelarsi impossibile di consegnare le cose nello stato iniziale semplicemente perch? la propriet? non esiste pi? -penso ad un immobile che sarebbe stato demolito per esempio. Ma anche se il restitutio in integrum ? in principio possibile, non si saprebbe fare sempre la condizione per scontare una violazione dell’articolo 1 del Protocollo no 1. Se dovesse provocare degli oneri eccessivi manifestamente sproporzionati al valore della propriet? di cui il richiedente sarebbe stato spossessato illegalmente, non constaterei nessuna violazione di questo articolo nell’ipotesi dove il richiedente sarebbe stato risarcito pienamente del danno subito.
In questo caso, il Consiglio di stato italiano ha dichiarato nella sua sentenza del 7 febbraio 1996 che la restituzione del terreno era impossibile in seguito all’espropriazione indiretta.
La sentenza non procede a nessuna valutazione degli oneri che avrebbe provocato la restituzione o di tutto altro ostacolo sostanziale che avrebbe potuto impedire questa. Leggendolo, si ha al contrario l’impressione che il semplice fatto che i lavori di costruzione erano finiti ha provocato un trasferimento irreversibile di propriet? per via di un’espropriazione indiretta. Legalizzare degli atti manifestamente illegali in modo tanto automatico, purch? questi atti siano compiuti con abbastanza rapidit? e senza tenere conto delle azioni giudiziali relative alla loro legalit? che sarebbero gi? pendenti, porterebbe a mio avviso grave attentato al rispetto del diritto e dell’ordine e non si concilierebbe col concetto della preminenza del diritto, consacrato dal preambolo della Convenzione ed essenziale all’applicazione delle sue disposizioni. Comunque sia, a partire dalle notizie in nostro possesso, non posso considerare come invalso che era impossibile rendere il terreno al richiedente o che questa restituzione avrebbe implicato degli oneri eccessivi. Questo ? perch? con la maggioranza stimo che c’? stata violazione dell’articolo 1 del Protocollo no 1.
La circostanza che la societ? richiedente non abbia percepito anche un’indennit? per essere stata privata illegalmente del suo terreno, ma abbia dovuto impegnare lei stessa un procedimento giudiziale -ed in un termine che in principio comincia a decorrere a contare della fine dei lavori -mi preoccupo profondamente. Avuto riguardo alla conclusione che precede, non ho tuttavia da ricercare nel caso se questo fatto contravviene in s? a suddetto articolo.
Infine, cado d?accordo con la maggioranza per dire che ci si pu? chiedere se la giurisprudenza sull’espropriazione indiretta evoluta dalle giurisdizioni italiane fornisca una base legale sufficiente ad una privazione di propriet?, ma che non s?imponga di troncare la questione in questo caso.
1. Nota della cancelleria: la decisione della Corte ? disponibile presso cancelleria.

1. Sentenza Silver ed altri c. Regno Unito del 25 marzo 1983, serie Ha no 61, p. 34, ? 90; sentenza Malone c. Regno Unito del 2 agosto 1984, serie a no 82, p. 32, ? 67; sentenza Halford c. Regno Unito del 25 giugno 1997, Raccolta delle sentenze e decisioni 1997-III, p. 1017, ? 49; Rotaru c. Romania [GC], no 28341/95, parere della Commissione, ? 64, CEDH 2000-V.

SENTENZA BELVEDERE ALBERGHIERA S.R.L. C. ITALIA

SENTENZA BELVEDERE ALBERGHIERA S.R.L. C. ITALIA
OPINIONE CONCORDANTE DEL SIG. IL GIUDICE ROZAKIS

SENTENZA BELVEDERE ALBERGHIERA S.R.L. C. ITALIA-
OPINIONE CONCORDANTE DEL SIG. IL GIUDICE BONELLO

SENTENZA BELVEDERE ALBERGHIERA S.R.L. C. ITALIA

SENTENZA BELVEDERE ALBERGHIERA S.R.L. C. ITALIA-OPINIONE CONCORDANTE
DEL SIG. GIUDICE LORENZEN ALLA QUALE SIG. GIUDICE BAKA DICHIARA ADERIRE

Testo Tradotto

conclusion: Violation de P1-1 ; Satisfaction ?quitable r?serv?e
DEUXI?ME SECTION

AFFAIRE BELVEDERE ALBERGHIERA S.r.l. c. ITALIE

(Requ?te no 31524/96)

ARR?T

STRASBOURG

30 mai 2000

D?FINITIF

30/08/2000

En l’affaire Belvedere Alberghiera S.r.l. c. Italie,

La Cour europ?enne des Droits de l’Homme (deuxi?me section), si?geant en une chambre compos?e de :

MM. C.L. Rozakis, pr?sident,
A.B. Baka,
B. Conforti,
G. Bonello,
Mme V. Str??nick?,
M. P. Lorenzen,
Mme M. Tsatsa-Nikolovska, juges,
et de M. E. Fribergh, greffier de section,

Apr?s en avoir d?lib?r? en chambre du conseil les 13 janvier et 11 mai 2000,

Rend l’arr?t que voici, adopt? ? cette derni?re date :

PROC?DURE

1. A l’origine de l’affaire se trouve une requ?te (no 31524/96) dirig?e contre la R?publique italienne et dont une soci?t? ? responsabilit? limit?e de droit italien, la soci?t? Belvedere Alberghiera S.r.l. (? la requ?rante ?), avait saisi la Commission europ?enne des Droits de l’Homme (? la Commission ?) le 2 mai 1996, en vertu de l’ancien article 25 de la Convention de sauvegarde des Droits de l’Homme et des Libert?s fondamentales (? la Convention ?). La requ?rante all?guait une atteinte injustifi?e ? son droit au respect de ses biens. Le 1er juillet 1998, la Commission a d?cid? de porter la requ?te ? la connaissance du gouvernement italien (? le Gouvernement ?), en l’invitant ? pr?senter par ?crit des observations sur sa recevabilit? et son bien-fond?.

2. A la suite de l’entr?e en vigueur du Protocole no 11 ? la Convention le 1er novembre 1998, et conform?ment ? l’article 5 ? 2 dudit Protocole, l’examen de l’affaire a ?t? confi? ? la Cour. Conform?ment ? l’article 52 ? 1 du r?glement de la Cour, le pr?sident de la Cour a attribu? l’affaire ? la deuxi?me section. La chambre constitu?e au sein de ladite section comprenait de plein droit M. B. Conforti, juge ?lu au titre de l’Italie (articles 27 ? 2 de la Convention et 26 ? 1 a) du r?glement), et M. C.L. Rozakis, pr?sident de la section (article 26 ? 1 a) du r?glement). Les autres membres d?sign?s par ce dernier pour compl?ter la chambre ?taient M. M. Fischbach, M. P. Lorenzen, Mme M. Tsatsa-Nikolovska, M. A.B. Baka et M. E. Levits (article 26 ? 1 b) du r?glement). M. Fischbach et M. Levits ont ?t? remplac?s respectivement par M. G. Bonello et Mme V. Str??nick?.

3. Devant la Cour, la requ?rante est repr?sent?e par Me Nicol? Paoletti. Le Gouvernement est repr?sent? par son agent, M. U. Leanza, et par son coagent, M. V. Esposito.

4. Le 21 septembre 1999, la chambre a d?clar? la requ?te recevable1 et a d?cid? de tenir une audience sur le fond.

5. La requ?rante et le Gouvernement ont chacun d?pos? un m?moire.

6. L’audience s’est d?roul?e en public le 13 janvier 2000 au Palais des Droits de l’Homme, ? Strasbourg.

Ont comparu :

? pour le Gouvernement
M. V. Esposito, coagent ;

? pour la requ?rante
M. N. Paoletti, avocat au barreau de Rome,
Mme N. Paoletti, avocate au barreau de Rome, conseils.

EN FAIT

I. LES CIRCONSTANCES DE L’ESP?CE

7. La requ?rante, propri?taire de l’h?tel Belvedere sis ? Monte Argentario, ?tait ?galement propri?taire d’un terrain de 1 375 m?tres carr?s permettant aux clients de l’h?tel d’acc?der directement ? la mer.

8. Par une d?cision du 19 mai 1987, la municipalit? de Monte Argentario approuva le projet de construction d’une route qui devait se r?aliser sur le terrain de la requ?rante.

9. Par un arr?t? du 25 mai 1987, le maire de Monte Argentario ordonna l’occupation d’urgence du terrain de la requ?rante. A une date non pr?cis?e, l’administration proc?da ? l’occupation mat?rielle du terrain et entama les travaux de construction.

1. La proc?dure diligent?e par la requ?rante devant le tribunal administratif

10. La requ?rante introduisit un recours devant le tribunal administratif de Toscane (? le TAR ?). Elle contestait notamment la l?galit? de la d?cision de la municipalit? du 19 mai 1987 et de l’occupation du terrain.

11. Par un jugement rendu le 2 d?cembre 1987, le TAR de Toscane accueillit le recours de la requ?rante et annula la d?cision de la municipalit? du 19 mai 1987 ainsi que tous les actes ult?rieurs. Le tribunal estima que la municipalit? avait approuv? le projet litigieux sans avoir proc?d? au pr?alable ? des tests techniques suffisants. De ce fait, le projet approuv? ?tait ill?gal et ne pouvait pas ?tre consid?r? comme d’int?r?t public (non atto a realizzare un interesse pubblico).

12. Cette d?cision fut d?pos?e au greffe le 24 mai 1988 et acquit force de chose jug?e le 9 juin 1989.

2. La proc?dure d’ex?cution engag?e par la requ?rante

13. Par des lettres des 8 juillet 1988, 11 ao?t 1989 et 18 juillet 1990, la requ?rante invita la municipalit? de Monte Argentario ? proc?der ? la remise en ?tat du terrain et ? la restitution de celui-ci, en ex?cution du jugement du TAR. Ces courriers demeur?rent sans suite.

14. La requ?rante introduisit un recours en ex?cution (giudizio di ottemperanza) devant le TAR de Toscane, en vue d’obtenir la remise en ?tat et la restitution du terrain, conform?ment au jugement du 2 d?cembre 1987.

15. Par une d?cision du 26 juin 1991, le TAR rejeta le recours de la requ?rante, au motif que l’ex?cution du jugement du 2 d?cembre 1987 se r?v?lait impossible du fait de l’expropriation indirecte.

16. Le tribunal observa que le jugement du 2 d?cembre 1987 ayant annul? la d?cision de la municipalit? de Monte Argentario en raison de vices de la proc?dure d’instruction du dossier, n’avait pas exclu que, par la suite, la municipalit? p?t renouveler la proc?dure et adopter une nouvelle d?cision ? ce qui n’avait en tout cas pas eu lieu. Puis le tribunal observa que, par le jeu du principe de l’expropriation indirecte (occupazione acquisitiva), la requ?rante n’?tait plus propri?taire du terrain qui appartenait d?sormais ? la municipalit? de Monte Argentario en raison de l’ach?vement des travaux de construction de la route. En effet, en d?pit du jugement rendu par ce m?me tribunal et malgr? le fait que l’?uvre r?alis?e par l’administration ?tait dangereuse et contraire ? l’int?r?t public, la r?alisation de l’?uvre par l’administration avait entra?n? le transfert de propri?t? du terrain. Par cons?quent, la restitution du terrain ?tait impossible. L’ill?galit? de ce transfert de propri?t? donnait toutefois le droit ? l’int?ress?e de r?clamer des dommages-int?r?ts devant les juridictions civiles.

17. La requ?rante interjeta appel de cette d?cision devant le Conseil d’Etat. Elle faisait notamment valoir que le TAR avait constat? l’ill?galit? du comportement de l’administration avant l’accomplissement des travaux par cette derni?re et que l’administration avait ignor? ce jugement. L’application en l’esp?ce du principe de l’expropriation indirecte vidait de substance la d?cision judiciaire, puisque l’administration ?tait libre d’agir de mani?re ill?gale dans le seul but d’acqu?rir la propri?t? d’un terrain.

18. Par une ordonnance du 5 juin 1995, la section V du Conseil d’Etat, saisie du recours, d?cida de d?f?rer l’affaire devant la formation pl?ni?re. Il ressort de cette ordonnance que la section concern?e consid?rait qu’en l’esp?ce la perte de propri?t? du terrain du fait de la r?alisation de l’?uvre publique ?quivalait ? un d?ni de justice. En effet, si un jugement administratif, comme celui du 2 d?cembre 1987, favorable au propri?taire d’un terrain, n’avait aucune efficacit? face ? la volont? de l’administration de s’approprier ce bien, il en r?sultait que le propri?taire concern? ?tait ? la merci de l’administration. Par ailleurs, la section V du Conseil d’Etat constata que la municipalit? de Monte Argentario, apr?s l’annulation de la d?cision par le TAR, n’avait jamais renouvel? la proc?dure d’instruction ni adopt? de nouvelle d?cision.

19. Par un arr?t du 7 f?vrier 1996, le Conseil d’Etat en chambres r?unies rejeta l’appel de la requ?rante. Le Conseil d’Etat estima que l’application du principe de l’expropriation indirecte en l’esp?ce n’avait entra?n? aucun d?ni de justice. En effet, affirma le Conseil, les travaux de construction avaient ?t? termin?s pour l’essentiel le 7 ao?t 1987, ? savoir avant le jugement du TAR. Apr?s cette date, seuls des travaux compl?mentaires et de moindre importance avaient ?t? effectu?s, notamment l’installation de l’?clairage et l’ach?vement de la chauss?e. Par cons?quent, le 7 ao?t 1987 devait ?tre consid?r? comme la date du transfert de la propri?t? du terrain, puisqu’? cette date la destination de celui-ci ?tait devenue irr?versible du fait de l’ach?vement des travaux. La restitution de ce dernier ?tait impossible, en raison de l’expropriation indirecte. Le 7 ao?t 1987 ?tait ?galement la date ? laquelle avait commenc? ? courir le d?lai de prescription pour r?clamer des dommages-int?r?ts.

II. LE DROIT ET LA PRATIQUE INTERNES PERTINENTS

A. La loi no 85 du 22 octobre 1971

20. Cette loi r?git la proc?dure acc?l?r?e d’expropriation, qui permet ? l’administration de construire avant l’expropriation. Une fois d?clar?e d’utilit? publique l’?uvre ? r?aliser et adopt? le projet de construction, l’administration peut d?cr?ter l’occupation d’urgence des zones ? exproprier pour une dur?e d?termin?e n’exc?dant pas cinq ans. Ce d?cret devient caduc si l’occupation mat?rielle du terrain n’a pas lieu dans les trois mois suivant sa promulgation. Apr?s la p?riode d’occupation doivent intervenir un d?cret d’expropriation formelle et le paiement d’une indemnit?.

B. Le principe de l’expropriation indirecte (occupazione acquisitiva ou accessione invertita)

21. Dans les ann?es 70, plusieurs administrations locales proc?d?rent ? des occupations d’urgence de terrains, qui ne furent pas suivies de d?crets d’expropriation. Les juridictions italiennes se trouv?rent confront?es ? des cas o? le propri?taire d’un terrain avait perdu de facto la disponibilit? de celui-ci en raison de l’occupation et de l’accomplissement de travaux de construction d’une ?uvre publique. Restait ? savoir si, simplement par l’effet des travaux effectu?s, l’int?ress? avait perdu ?galement la propri?t? du terrain.

1. La jurisprudence avant l’arr?t no 1464 du 16 f?vrier 1983 de la Cour de cassation

22. La jurisprudence ?tait tr?s partag?e sur le point de savoir quels ?taient les effets de la construction d’un ouvrage public sur un terrain occup? ill?galement. Par occupation ill?gale il faut entendre une occupation ill?gale ab initio, c’est-?-dire sans titre, ou bien une occupation initialement autoris?e et devenue sans titre par la suite, le titre ?tant annul? ou bien l’occupation se prolongeant au-del? de l’?ch?ance autoris?e sans qu’un d?cret d’expropriation ne soit intervenu.

23. Selon une premi?re jurisprudence, le propri?taire du terrain occup? par l’administration ne perdait pas la propri?t? du terrain apr?s l’ach?vement de l’ouvrage public ; toutefois, il ne pouvait pas demander une remise en l’?tat du terrain et pouvait uniquement engager une action en dommages-int?r?ts pour occupation abusive, non soumise ? un d?lai de prescription puisque l’ill?galit? d?coulant de l’occupation ?tait permanente. L’administration pouvait ? tout moment adopter une d?cision formelle d’expropriation : dans ce cas, l’action en dommages-int?r?ts se transformait en litige portant sur l’indemnit? d’expropriation et les dommages-int?r?ts n’?taient dus que pour la p?riode ant?rieure au d?cret d’expropriation pour la non-jouissance du terrain (voir, entre autres, les arr?ts de la Cour de cassation no 2341 de 1982, no 4741 de 1981, no 6452 et no 6308 de 1980).

24. Selon une deuxi?me jurisprudence, le propri?taire du terrain occup? par l’administration ne perdait pas la propri?t? du terrain et pouvait demander la remise en l’?tat de celui-ci lorsque l’administration avait agi sans qu’il y ait utilit? publique (voir, par exemple, Cour de cassation, arr?t no 1578 de 1976, arr?t no 5679 de 1980).

25. Selon une troisi?me jurisprudence, le propri?taire du terrain occup? par l’administration perdait automatiquement la propri?t? du terrain au moment de la transformation irr?versible du bien, ? savoir au moment de l’ach?vement de l’ouvrage public. L’int?ress? avait le droit de demander des dommages-int?r?ts (voir, seul pr?c?dent, Cour de cassation, arr?t no 3243 de 1979).

2. L’arr?t no 1464 du 16 f?vrier 1983 de la Cour de cassation

26. Par un arr?t du 16 f?vrier 1983, la Cour de cassation, statuant en chambres r?unies, r?solut le conflit de jurisprudence et adopta la troisi?me solution. Ainsi fut consacr? le principe de l’expropriation indirecte (accessione invertita ou occupazione acquisitiva). En vertu de ce principe, la puissance publique acquiert ab origine la propri?t? d’un terrain sans proc?der ? une expropriation formelle lorsque, apr?s l’occupation du terrain, et ind?pendamment de la l?galit? de l’occupation, l’ouvrage public a ?t? r?alis?. Lorsque l’occupation est ab initio sans titre, le transfert de propri?t? a lieu au moment de l’ach?vement de l’ouvrage public. Lorsque l’occupation du terrain a initialement ?t? autoris?e, le transfert de propri?t? a lieu ? l’?ch?ance de la p?riode d’occupation autoris?e. Dans le m?me arr?t, la Cour de cassation pr?cisa que, dans tous les cas d’expropriation indirecte, l’int?ress? a droit ? une r?paration int?grale, l’acquisition du terrain ayant eu lieu sine titulo. Toutefois, cette r?paration n’est pas vers?e automatiquement : il incombe ? l’int?ress? de r?clamer des dommages-int?r?ts. En outre, le droit ? r?paration est assorti du d?lai de prescription pr?vu en cas de responsabilit? d?lictuelle, ? savoir cinq ans, commen?ant ? courir au moment de la transformation irr?versible du terrain.

3. La jurisprudence apr?s l’arr?t no 1464 de 1983 de la Cour de cassation

a) La prescription

27. Dans un premier temps, la jurisprudence avait consid?r? qu’aucun d?lai de prescription ne trouvait ? s’appliquer, puisque l’occupation sine titulo du terrain constituait un acte ill?gal continu (paragraphe 23 ci-dessus). La Cour de cassation, dans son arr?t no 1464 de 1983, avait affirm? que le droit ? r?paration ?tait soumis ? un d?lai de prescription de cinq ans (paragraphe 26 ci-dessus). Par la suite, la premi?re section de la Cour de cassation a affirm? qu’un d?lai de prescription de dix ans devait s’appliquer (arr?ts no 7952 de 1991 et no 10979 de 1992). Par un arr?t du 22 novembre 1992, la Cour de cassation statuant en chambres r?unies a d?finitivement tranch? la question, estimant que le d?lai de prescription est de cinq ans et que celui-ci commence ? courir au moment de la transformation irr?versible du terrain.

b) Cas de non-application du principe de l’expropriation indirecte

28. Les d?veloppements r?cents de la jurisprudence montrent que le m?canisme par lequel la construction d’un ouvrage public entra?ne le transfert de propri?t? du terrain au b?n?fice de l’administration conna?t des exceptions.

29. Dans son arr?t no 874 de 1996, le Conseil d’Etat a affirm? qu’il n’y a pas d’expropriation indirecte lorsque les d?cisions de l’administration et le d?cret d’occupation d’urgence ont ?t? annul?s par les juridictions administratives, d’autant que, sinon, la d?cision judiciaire serait vid?e de substance.

30. Dans son arr?t no 1907 de 1997, la Cour de cassation statuant en chambres r?unies a affirm? que l’administration ne devient pas propri?taire d’un terrain lorsque les d?cisions qu’elle a adopt?es et la d?claration d’utilit? publique doivent ?tre consid?r?es comme nulles ab initio. Dans ce cas, l’int?ress? garde la propri?t? du terrain et peut demander la restitutio in integrum. Il peut alternativement demander des dommages-int?r?ts. L’ill?galit? dans ces cas a un caract?re permanent et aucun d?lai de prescription ne trouve application.

31. Dans l’arr?t no 6515 de 1997, la Cour de cassation statuant en chambres r?unies a affirm? qu’il n’y a pas de transfert de propri?t? lorsque la d?claration d’utilit? publique a ?t? annul?e par les juridictions administratives. Dans ce cas le principe de l’expropriation indirecte ne trouve donc pas application. L’int?ress?, qui garde la propri?t? du terrain, a la possibilit? de demander la restitutio in integrum. L’introduction d’une demande en dommages-int?r?ts entra?ne une renonciation ? la restitutio in integrum. Le d?lai de prescription de cinq ans commence ? courir au moment o? la d?cision du juge administratif devient d?finitive.

32. Dans l’arr?t no 148 de 1998, la premi?re section de la Cour de cassation a suivi la jurisprudence des sections r?unies et affirm? que le transfert de propri?t? par le jeu de l’expropriation indirecte n’a pas lieu lorsque la d?claration d’utilit? publique ? laquelle le projet de construction ?tait assorti a ?t? consid?r?e comme invalide ab initio.

c) L’arr?t no 188 de 1995 de la Cour constitutionnelle

33. Dans cet arr?t, la Cour constitutionnelle ?tait appel?e ? se prononcer en premier lieu sur la question de la compatibilit? avec la Constitution du principe de l’expropriation indirecte : la Cour a d?clar? la question irrecevable au motif qu’elle-m?me n’?tait pas comp?tente pour examiner un principe jurisprudentiel mais pouvait uniquement conna?tre des dispositions l?gislatives. En deuxi?me lieu, la Cour constitutionnelle a jug? compatible avec la Constitution l’application ? l’action en r?paration du d?lai de prescription de cinq ans, tel que pr?vu par l’article 2043 du code civil pour responsabilit? d?lictuelle : la Cour a affirm? que le fait que l’administration devienne propri?taire d’un terrain en tirant b?n?fice de son comportement ill?gal ne posait aucun probl?me sur le plan constitutionnel, puisque l’int?r?t public, ? savoir la conservation de l’ouvrage public, l’emportait sur l’int?r?t du particulier, ? savoir le droit de propri?t?.

d) Le montant de la r?paration en cas d’expropriation indirecte

34. Selon la jurisprudence de la Cour de cassation en mati?re d’expropriation indirecte, une r?paration int?grale, sous forme de dommages-int?r?ts pour la perte du terrain, est due ? l’int?ress? en contrepartie de la perte de propri?t? qu’entra?ne l’occupation ill?gale.

35. La loi budg?taire de 1992 (article 5 bis du d?cret-loi no 333 du 11 juillet 1992) modifia cette jurisprudence, dans le sens que le montant d? en cas d’expropriation indirecte ne pouvait d?passer le montant de l’indemnit? pr?vue pour le cas d’une expropriation formelle. Par l’arr?t no 369 de 1996, la Cour constitutionnelle d?clara cette disposition inconstitutionnelle.

36. En vertu de la loi budg?taire no 662 de 1996, qui a modifi? la disposition d?clar?e inconstitutionnelle, l’indemnisation int?grale ne peut pas ?tre accord?e pour une occupation de terrain ayant eu lieu avant le 30 septembre 1996. Dans ce cas, l’indemnisation ne peut pas d?passer le montant de l’indemnit? pr?vue dans l’hypoth?se d’une expropriation formelle (somme divis?e par deux de la valeur v?nale et du revenu foncier, de laquelle on d?duit 40 %), sans cet abattement de 40 % et moyennant une augmentation de 10 %. Par l’arr?t no 148 du 30 avril 1999, la Cour constitutionnelle a jug? une telle indemnit? compatible avec la Constitution. Toutefois, dans le m?me arr?t, la Cour a pr?cis? qu’une indemnit? int?grale, ? concurrence de la valeur v?nale du terrain, peut ?tre r?clam?e lorsque l’occupation et la privation du terrain n’ont pas eu lieu pour cause d’utilit? publique.

EN DROIT

I. SUR LA VIOLATION ALL?GU?E DE L’ARTICLE 1 DU PROTOCOLE no 1

37. La requ?rante se plaint de l’impossibilit? de r?cup?rer son terrain en raison du principe de l’expropriation indirecte, qui a ?t? appliqu? en d?pit de la d?cision du tribunal administratif de Toscane (? le TAR ?) ayant annul? le projet de construction et le d?cret d’occupation, jug?s ill?gaux et d?pourvus d’utilit? publique. La requ?rante all?gue la violation de l’article 1 du Protocole no 1, ainsi libell? :

? Toute personne physique ou morale a droit au respect de ses biens. Nul ne peut ?tre priv? de sa propri?t? que pour cause d’utilit? publique et dans les conditions pr?vues par la loi et les principes g?n?raux du droit international.

Les dispositions pr?c?dentes ne portent pas atteinte au droit que poss?dent les Etats de mettre en vigueur les lois qu’ils jugent n?cessaires pour r?glementer l’usage des biens conform?ment ? l’int?r?t g?n?ral ou pour assurer le paiement des imp?ts ou d’autres contributions ou des amendes. ?

A. Arguments des comparants

1. La requ?rante

38. La requ?rante soutient que l’ing?rence dans son droit au respect de ses biens n’est pas compatible avec l’article 1 du Protocole no 1.

39. Elle fait observer que toute expropriation indirecte est contraire au principe de l?galit? pour les motifs suivants : l’administration devient propri?taire d’un terrain par suite d’un comportement ill?gal, ? savoir l’occupation sans titre ; le particulier ne peut b?n?ficier des garanties proc?durales pr?vues en cas d’expropriation formelle ; le principe de l’expropriation indirecte n’est pas ?nonc? par des dispositions l?gislatives mais a ?t? cr?? par la jurisprudence et est consid?r? comme ? droit vivant ?.

40. Des ?l?ments ult?rieurs am?nent la requ?rante ? soutenir que dans le cas d’esp?ce le principe de l?galit? n’a pas ?t? respect?. Elle observe qu’elle ne peut pas obtenir la restitution du terrain malgr? la d?cision du tribunal administratif, ayant acquis force de chose jug?e, par laquelle tous les actes administratifs, y compris la d?claration d’utilit? publique, ont ?t? annul?s ex tunc. La d?cision du Conseil d’Etat, qui a refus? la restitution du terrain en raison de l’application du principe de l’expropriation indirecte, constitue ainsi une atteinte injustifi?e ? son droit au respect de ses biens. La requ?rante note que, par le jeu du principe de l’expropriation indirecte, le propri?taire d’un terrain se trouve ? la merci de l’administration : cette derni?re ? dans le seul but de s’approprier un terrain ? peut r?aliser sur celui-ci une ?uvre d?pourvue d’utilit? publique apr?s l’avoir occup? de mani?re tout ? fait ill?gale, et peut ne pas respecter les d?cisions judiciaires reconnaissant l’ill?galit? de son comportement.

41. La requ?rante pr?cise que le TAR ?tait appel? ? statuer uniquement sur la l?galit? des actes de l’administration et ne pouvait se prononcer sur le fond de l’affaire, c’est-?-dire le point de savoir si et quand les travaux de construction de la route s’?taient termin?s. En revanche, le Conseil d’Etat, saisi d’un recours en ex?cution (ottemperanza), avait comp?tence sur le fond et pouvait donc d?terminer la date de la fin des travaux.

42. La requ?rante fait enfin observer que, s’il est vrai que le montant qui peut ?tre r?clam? en cas de privation d’un terrain n’ayant pas eu lieu pour cause d’utilit? publique correspond au d?dommagement int?gral (paragraphe 34 ci-dessus), toutefois, ? supposer m?me qu’elle ait la possibilit? de r?clamer des dommages-int?r?ts, ces derniers ne sauraient ?tre consid?r?s comme une compensation du pr?judice all?gu?. En effet, la requ?rante demande ? la Cour de se prononcer non pas sur le comportement de l’administration ? ce qui a d?j? ?t? fait par le TAR ? mais sur le refus oppos? par le Conseil d’Etat, ? savoir sur la non-restitution du terrain. En conclusion, la requ?rante invite la Cour ? r?tablir la l?galit?.

2. Le Gouvernement

43. Le Gouvernement soutient que la privation du terrain dont la requ?rante a fait l’objet est conforme ? l’article 1 du Protocole no 1.

44. Il observe en premier lieu que l’ing?rence dans le droit au respect des biens de la requ?rante est ? pr?vue par la loi ?, en l’occurrence un principe ?labor? par la jurisprudence, qui a trouv? une application constante et unanime depuis l’arr?t no 1464 de 1983 de la Cour de cassation (paragraphe 26 ci-dessus). Le Gouvernement se r?f?re notamment aux arr?ts no 3940 de 1988 et no 12546 de 1992 de la Cour de cassation, ? l’arr?t no 877 de 1991 du Conseil d’Etat et ? la jurisprudence de la Cour constitutionnelle. Le principe jurisprudentiel constituerait ainsi une base l?gale claire, accessible et suffisante et serait l’expression du ? droit vivant ?, ? savoir le droit effectivement en vigueur.

45. Le Gouvernement fait observer en deuxi?me lieu que la privation du terrain de la requ?rante a eu lieu ? pour cause d’utilit? publique ?. En effet, in origine, le projet de construction et les d?cisions de l’administration avaient ?t? adopt?s pour cause d’utilit? publique. Il est vrai que tous les actes administratifs ont ?t? ensuite annul?s par le tribunal administratif ; cependant, en vertu du principe de l’expropriation indirecte, l’ouvrage public r?alis? constitue de facto une nouvelle cause d’utilit? publique. L’ach?vement des travaux entrepris par l’administration a donc un double effet : d’une part, il entra?ne une reconnaissance de l’utilit? publique de l’?uvre r?alis?e, d’autre part, il fait cesser l’ill?galit? du comportement de l’administration.

46. En cons?quence de ce m?canisme, le terrain ne peut plus ?tre restitu? ? l’int?ress?e, sa destination devant passer pour ?tre devenue publique de mani?re irr?versible.

47. L’ill?galit? existant jusqu’au moment de l’ach?vement des travaux donne toutefois ? l’int?ress?e le droit de demander une r?paration par ?quivalence, ? savoir des dommages-int?r?ts, ? r?clamer devant le juge comp?tent. Le Gouvernement soutient que le recours en dommages-int?r?ts en l’esp?ce pourrait ?tre encore introduit devant les juridictions comp?tentes, qu’il permettrait ? la requ?rante d’obtenir le d?dommagement int?gral et constituerait donc une r?paration suffisante de l’ing?rence dans son droit au respect de ses biens. Sur ce point, le Gouvernement se r?f?re ? l’arr?t de la Cour dans l’affaire Zubani (arr?t Zubani c. Italie du 7 ao?t 1996, Recueil des arr?ts et d?cisions 1996-IV).

48. Une action en dommages-int?r?ts serait possible puisque, selon le Gouvernement, le d?lai de prescription de cinq ans qui a commenc? ? courir le 7 ao?t 1987, date de la fin des travaux, a ?t? interrompu par l’action en ex?cution engag?e par la requ?rante devant le Conseil d’Etat. Le Gouvernement pr?cise que le Conseil d’Etat, saisi d’un recours en ex?cution (ottemperanza), avait comp?tence pour appr?cier les faits de la cause, dont la date de la fin des travaux. Par cons?quent, il n’y a pas de contradiction avec la res judicata du TAR, juridiction qui ne pouvait pas se prononcer sur des points de fait.

49. L’action en dommages-int?r?ts permettrait ? la requ?rante d’obtenir le d?dommagement int?gral, la d?claration d’utilit? publique ayant ?t? annul?e par le TAR. Le Gouvernement se r?f?re sur ce point ? l’arr?t no 148 du 30 avril 1999 de la Cour constitutionnelle (paragraphe 36 ci-dessus).

50. Le Gouvernement pr?cise enfin que le recours tendant ? l’obtention d’une r?paration par ?quivalence devrait ?tre engag? par la requ?rante, puisqu’elle a tent? en vain d’obtenir la restitution du terrain. Les dommages-int?r?ts compenseraient l’ing?rence dans son droit au respect de ses biens.

B. Sur l’observation de l’article 1 du Protocole no 1

51. La Cour rappelle que l’article 1 du Protocole no 1 contient trois normes distinctes : ? la premi?re, qui s’exprime dans la premi?re phrase du premier alin?a et rev?t un caract?re g?n?ral, ?nonce le principe du respect de la propri?t? ; la deuxi?me, figurant dans la seconde phrase du m?me alin?a, vise la privation de propri?t? et la soumet ? certaines conditions ; quant ? la troisi?me, consign?e dans le second alin?a, elle reconna?t aux Etats le pouvoir, entre autres, de r?glementer l’usage des biens conform?ment ? l’int?r?t g?n?ral (…). Il ne s’agit pas pour autant de r?gles d?pourvues de rapport entre elles. La deuxi?me et la troisi?me ont trait ? des exemples particuliers d’atteintes au droit de propri?t? ; d?s lors, elles doivent s’interpr?ter ? la lumi?re du principe consacr? par la premi?re ? (voir, entre autres, l’arr?t James et autres c. Royaume-Uni du 21 f?vrier 1986, s?rie A no 98, pp. 29-30, ? 37, lequel reprend en partie les termes de l’analyse que la Cour a d?velopp?e dans son arr?t Sporrong et L?nnroth c. Su?de du 23 septembre 1982, s?rie A no 52, p. 24, ? 61 ; voir aussi les arr?ts Les
saints monast?res c. Gr?ce du 9 d?cembre 1994, s?rie A no 301-A, p. 31, ? 56, et Iatridis c. Gr?ce [GC], no 31107/96, ? 55, CEDH 1999-II).

1. Sur l’existence d’une ing?rence

52. La Cour note que les parties s’accordent pour dire qu’il y a eu privation de propri?t?.

53. Elle rappelle que, pour d?terminer s’il y a eu privation de biens au sens de la deuxi?me ? norme ?, il faut non seulement examiner s’il y a eu d?possession ou expropriation formelle, mais encore regarder au-del? des apparences et analyser la r?alit? de la situation litigieuse. La Convention visant ? prot?ger des droits ? concrets et effectifs ?, il importe de rechercher si ladite situation ?quivalait ? une expropriation de fait (arr?t Sporrong et L?nnroth pr?cit?, pp. 24-25, ? 63).

54. La Cour note qu’en l’esp?ce la d?cision du Conseil d’Etat faisant application du principe de l’expropriation indirecte a eu pour cons?quence de priver la requ?rante de la possibilit? d’obtenir la restitution de son terrain. Dans ces circonstances, la Cour conclut que la d?cision du Conseil d’Etat a eu pour effet de priver la requ?rante de son bien au sens de la seconde phrase du premier paragraphe de l’article 1 du Protocole no 1 (arr?t Brumărescu c. Roumanie [GC], no 28342/95, ? 77, CEDH 1999-VII).

55. Pour ?tre compatible avec l’article 1 du Protocole no 1 une telle ing?rence doit ?tre op?r?e ? pour cause d’utilit? publique ? et ? dans les conditions pr?vues par la loi et les principes g?n?raux de droit international ?. L’ing?rence doit m?nager un ? juste ?quilibre ? entre les exigences de l’int?r?t g?n?ral de la communaut? et les imp?ratifs de la sauvegarde des droits fondamentaux de l’individu (arr?t Sporrong et L?nnroth pr?cit?, p. 26, ? 69). En outre, la n?cessit? d’examiner la question du juste ?quilibre ? ne peut se faire sentir que lorsqu’il s’est av?r? que l’ing?rence litigieuse a respect? le principe de l?galit? et n’?tait pas arbitraire ? (arr?t Iatridis pr?cit?, ? 58 ; arr?t Beyeler c. Italie [GC], no 33202/96, ? 107, CEDH 2000-I).

2. Sur le respect du principe de l?galit? et le but de l’ing?rence

56. La Cour rappelle que l’article 1 du Protocole no 1 exige, avant tout et surtout, qu’une ing?rence de l’autorit? publique dans la jouissance du droit au respect des biens soit l?gale. La pr??minence du droit, l’un des principes fondamentaux d’une soci?t? d?mocratique, est inh?rente ? l’ensemble des articles de la Convention (arr?t Iatridis pr?cit?, ? 58) et implique le devoir
de l’Etat ou d’une autorit? publique de se plier ? un jugement ou ? un arr?t rendus ? leur encontre.

57. La Cour n’estime pas utile de juger in abstracto si le r?le qu’un principe jurisprudentiel, tel que celui de l’expropriation indirecte, occupe dans un syst?me de droit continental est assimilable ? celui occup? par des dispositions l?gislatives. Cependant, elle rappelle que le principe de l?galit? signifie l’existence de normes de droit interne suffisamment accessibles, pr?cises et pr?visibles (arr?t Hentrich c. France du 22 septembre 1994, s?rie A no 296-A, pp. 19-20, ? 42, et arr?t Lithgow et autres c. Royaume-Uni du 8 juillet 1986, s?rie A no 102, p. 47, ? 110).

58. A ce propos, la Cour observe que la jurisprudence en mati?re d’expropriation indirecte a connu une ?volution qui a conduit ? des applications contradictoires (paragraphes 22-36 ci-dessus), ce qui pourrait aboutir ? un r?sultat impr?visible ou arbitraire et priver les int?ress?s d’une protection efficace de leurs droits et, par cons?quent, serait incompatible avec le principe de l?galit?.

59. La Cour rel?ve aussi que, selon le principe consacr? par la Cour de cassation dans son arr?t no 1464 de 1983, toute expropriation indirecte a lieu de par l’occupation ill?gale d’un terrain. Cette ill?galit? peut exister d?s le d?but ou survenir par la suite. La Cour ?met des r?serves sur la compatibilit? avec le principe de l?galit? d’un m?canisme qui, de mani?re g?n?rale, permet ? l’administration de tirer b?n?fice d’une situation ill?gale et par l’effet duquel le particulier se trouve devant le fait accompli.

60. En tout ?tat de cause, la Cour est appel?e ? v?rifier si la mani?re dont le droit interne est interpr?t? et appliqu? produit des effets conformes aux principes de la Convention.

61. Dans la pr?sente affaire, la Cour rel?ve que, le 2 d?cembre 1987, le TAR a annul? ex tunc les d?cisions adopt?es par l’administration pour cause d’ill?galit? et pour absence d’int?r?t public. Toutefois, ce constat du TAR, concluant ? l’ill?galit? et ? l’absence d’int?r?t public de l’occupation du terrain de la requ?rante (paragraphe 11 ci-dessus), n’a pas abouti ? la restitution du terrain, puisque le Conseil d’Etat a consid?r? que le transfert de propri?t? en faveur de l’administration ?tait irr?versible.

62. La Cour estime qu’une telle ing?rence n’est pas conforme ? l’article 1 du Protocole no 1. Une telle conclusion la dispense de rechercher si un juste ?quilibre a ?t? maintenu entre les exigences de l’int?r?t g?n?ral de la communaut? et les imp?ratifs de la sauvegarde des droits individuels.

63. D?s lors, il y a eu violation de l’article 1 du Protocole no 1.

II. SUR L’APPLICATION DE L’ARTICLE 41 DE LA CONVENTION

64. Aux termes de l’article 41 de la Convention,

? Si la Cour d?clare qu’il y a eu violation de la Convention ou de ses Protocoles, et si le droit interne de la Haute Partie contractante ne permet d’effacer qu’imparfaitement les cons?quences de cette violation, la Cour accorde ? la partie l?s?e, s’il y a lieu, une satisfaction ?quitable. ?

65. La requ?rante sollicite la restitution et la remise en l’?tat du terrain litigieux, mesures qui constituent selon elle la seule mani?re propre ? rem?dier ? la violation all?gu?e, puisqu’elle permettrait de r?tablir la situation telle qu’elle existait avant que la violation de l’article 1 du Protocole no 1 ne surv?nt. En outre, la requ?rante sollicite un d?dommagement pour pr?judice mat?riel ? d?terminer en ?quit? ou, s’il y a lieu, sur la base d’une expertise, et en tout cas non inf?rieur ? 80 000 000 lires italiennes (ITL) plus int?r?ts et indexation, couvrant au moins la non-jouissance du terrain pour la p?riode d’occupation, jusqu’? la restitution. La requ?rante r?clame ensuite 30 000 000 ITL plus int?r?ts et indexation au titre du pr?judice moral que lui aurait caus? le comportement de l’Etat. Elle demande enfin le remboursement des frais encourus devant les juridictions nationales et le remboursement de 8 000 000 ITL pour ceux expos?s devant la Cour.

66. Le Gouvernement a d?clar? que la restitution du terrain est impossible du fait de l’expropriation indirecte et soutient que l’action en dommages-int?r?ts que la requ?rante aurait la facult? d’introduire devant les juridictions italiennes pourrait compenser la violation all?gu?e. De ce fait, le Gouvernement, se r?f?rant aux arr?ts de la Cour dans les affaires B. c. France du 25 mars 1992, s?rie A no 232-C, et De Wilde, Ooms et Versyp c. Belgique du 10 mars 1972 (article 50), s?rie A no 14, excipe de l’irrecevabilit? de la demande en satisfaction ?quitable de la requ?rante.

67. Pour le cas o? la Cour ne retiendrait pas cette exception, le Gouvernement exclut la possibilit? de restituer le terrain, pour les raisons indiqu?es par le Conseil d’Etat. Le Gouvernement consid?re ?galement que la restitution du terrain sortirait du champ d’application de l’article 41 de la Convention. S’agissant du pr?judice mat?riel, le Gouvernement pr?tend qu’aucune somme ne saurait ?tre accord?e ? ce titre, ?tant donn? que la requ?rante peut encore demander des dommages-int?r?ts devant les juridictions nationales. Quant au pr?judice moral, le Gouvernement consid?re que le constat de violation constitue une satisfaction suffisante. Pour les frais, le Gouvernement s’en remet ? la sagesse de la Cour, tout en soulignant que la somme demand?e est excessive.

68. A la lumi?re des motifs qui ont conduit au constat de violation de l’article 1 du Protocole no 1, la Cour estime que l’exception du Gouvernement doit ?tre rejet?e. L’acte du gouvernement italien que la Cour a estim? contraire ? la Convention n’est pas une expropriation ? laquelle n’aurait manqu?, pour ?tre l?gitime, que le paiement d’une indemnit? ?quitable ; il s’agit d’une mainmise de l’Etat sur le terrain de la requ?rante, ? laquelle celle-ci n’a pu rem?dier (voir, mutatis mutandis, l’arr?t Papamichalopoulos c. Gr?ce du 31 octobre 1995, s?rie A no 330-B, pp. 59-60, ? 36).

69. La Cour consid?re cependant que, dans les circonstances de la cause, la question de l’application de l’article 41 ne se trouve pas en ?tat. Vu la violation constat?e de l’article 1 du Protocole no 1, la meilleure forme de r?paration dans cette affaire consiste dans la restitution du terrain par l’Etat, en plus d’une indemnit? pour les dommages mat?riels subis, comme la privation de jouissance, et d’une indemnit? pour pr?judice moral. Les comparants n’ont toutefois pas fourni de renseignements pr?cis sur ce point. Partant, il y a lieu de r?server la question et de fixer la proc?dure ult?rieure en tenant compte de l’?ventualit? d’un accord entre l’Etat d?fendeur et la requ?rante (article 75 ? 1 du r?glement).

par ces motifs, la cour, ? l’unanimit?,

1. Dit qu’il y a eu violation de l’article 1 du Protocole no 1 ;

2. Dit que la question de l’article 41 de la Convention ne se trouve pas en ?tat pour les dommages mat?riel et moral, ainsi que pour les frais et d?pens support?s devant les juridictions nationales et devant la Cour ; en cons?quence,

a) r?serve cette question ;

b) invite le Gouvernement et la requ?rante ? lui donner connaissance, dans les six mois, de tout accord auquel ils pourraient aboutir ;

c) r?serve la proc?dure et d?l?gue au pr?sident le soin de la fixer au besoin.

Fait en fran?ais, puis communiqu? par ?crit le 30 mai 2000, en application de l’article 77 ?? 2 et 3 du r?glement.

Erik Fribergh Christos Rozakis
Greffier Pr?sident

Au pr?sent arr?t se trouve joint, conform?ment aux articles 45 ? 2 de la Convention et 74 ? 2 du r?glement, l’expos? des opinions s?par?es suivantes :

? opinion concordante de M. Rozakis ;

? opinion concordante de M. Bonello ;

? opinion concordante de M. Lorenzen, ? laquelle M. Baka d?clare se rallier.

C.L.R.
E.F.

OPINION CONCORDANTE DE M. LE JUGE ROZAKIS

(Traduction)

Je souhaiterais clarifier ma position en l’esp?ce, laquelle m’a conduit ? constater une violation de l’article 1 du Protocole no 1. En effet, si je souscris de mani?re g?n?rale aux conclusions et au raisonnement de la Cour, il demeure quelques d?tails, essentiels pour ma d?cision de dire qu’il y a eu violation, qui doivent ? mon sens ?tre d?velopp?s davantage :

a) La violation de l’article 1 du Protocole no 1 en l’occurrence tire son origine de la d?cision du Conseil d’Etat d’appliquer la r?gle de l’expropriation indirecte et, partant, de priver la soci?t? requ?rante de la possibilit? d’obtenir la restitution de son terrain, dont la municipalit? de Monte Argentario s’?tait ill?galement empar?e.

b) La r?gle de l’expropriation indirecte, appliqu?e aux circonstances du cas d’esp?ce, recouvre un mode d’expropriation qui rel?ve du second alin?a de l’article 1 du Protocole no 1. En cons?quence, pour qu’une expropriation soit conforme ? cette disposition, elle doit ?tre op?r?e pour cause d’utilit? publique et respecter les conditions pr?vues par la loi.

c) Il ne semble faire aucun doute que l’expropriation indirecte ?tait en l’occurrence r?alis?e pour cause d’utilit? publique. En appliquant ce principe, le Conseil d’Etat tendait ? prot?ger les ouvrages publics entrepris par la municipalit? et qui avaient ?t? achev?s m?me avant que le tribunal administratif ne pronon??t son jugement. Il ne faut d?s lors pas confondre l’int?r?t public inexistant ? l’origine ? comme le tribunal administratif l’a constat? ? avec l’int?r?t public sur lequel reposait l’expropriation indirecte.

d) Pourtant, comme la Cour le dit clairement dans son arr?t, le principal probl?me en l’esp?ce r?side dans le fait que le principe de l’expropriation indirecte, d?gag? par la jurisprudence, ? a connu une ?volution qui a conduit ? des applications contradictoires (…), ce qui pourrait aboutir ? un r?sultat impr?visible ou arbitraire et priver les int?ress?s d’une protection efficace de leurs droits ?. J’ajoute aussi que le principe de l’expropriation indirecte appliqu? dans des circonstances comme celles de la pr?sente affaire ne semble pas pouvoir se concilier avec l’exigence quant ? la qualit? de la loi qui doit accompagner un principe ?nonc? par la loi ou la jurisprudence pour que celui-ci remplisse toutes les conditions de l’article 1 du Protocole no 1.

En conclusion, j’estime avec la Cour que l’ing?rence d?nonc?e ne se conciliait pas avec l’article 1 du Protocole no 1, puisqu’elle ne s’appuyait sur aucune base l?gale.

OPINION CONCORDANTE DE M. LE JUGE BONELLO

(Traduction)

1. J’ai vot? avec la majorit? pour le constat d’une violation de l’article 1 du Protocole no 1 et je souscris en principe pleinement au raisonnement qui a conduit ? cette conclusion.

2. La pr?sente opinion s?par?e traite de ce que je per?ois comme une r?ponse insuffisante de la Cour aux arguments du Gouvernement et ? l’arr?t de la Cour constitutionnelle italienne (no 188 de 1995).

3. Il ne pr?te pas ? controverse en l’occurrence a) que la d?cision d’occuper le terrain de la soci?t? requ?rante ?tait ill?gale et non valide, et b) que les travaux de construction entrepris sur ce terrain en application de cet avis d’expropriation non valable ?taient eux aussi ill?gaux.

4. Or, dans son arr?t susmentionn?, la Cour constitutionnelle italienne a approuv? le ? principe de l’expropriation indirecte ? d?gag? par la Cour de cassation (et qui ne figure dans aucun recueil de lois) ; en vertu de ce principe, une propri?t? priv?e que l’on destine ill?galement ? l’expropriation et sur laquelle on construit ill?galement un ouvrage, n’en devient pas moins un bien public une fois les travaux achev?s. La Cour constitutionnelle a ajout? que le fait que les autorit?s soient devenues propri?taires du terrain en tirant profit de leur propre comportement ill?gal ne soul?ve aucun probl?me au regard de la Constitution puisque l’int?r?t public ? sauvegarder les ouvrages pour le bien public l’emporte sur l’int?r?t individuel au respect du droit de propri?t? (paragraphe 33 du pr?sent arr?t).

5. L’article 1 du Protocole no 1 subordonne la privation de biens priv?s ? l’existence d’une loi et au respect des conditions que celle-ci ?nonce. Aucune loi n’autorise en Italie une expropriation dans les circonstances que la Cour constitutionnelle a approuv?es. Mais, aux seules fins de l’argument, je conc?derai qu’une pouss?e d’activisme judiciaire de la part d’une Cour de cassation, suivie en cela par une Cour constitutionnelle, rev?t une efficacit? suffisante en droit pour combler le vide manifeste du recueil de lois italien et peut tenir de ? loi ? ? la place d’une disposition l?gale inexistante. Le probl?me demeure cependant de savoir si cette ? quasi-loi ? remplit tous les crit?res minimums que fixe la Convention.

6. A la diff?rence de la Cour constitutionnelle italienne, la conduite ill?gale des autorit?s me pose ? moi vraiment un probl?me. J’ai infiniment de peine ? me convaincre qu’un acte ill?gal est un acte ill?gal, mais que la somme de deux actes ill?gaux donne naissance ? des droits en faveur du contrevenant. J’h?site ? faire l’emplette de nouvelles marques d’?thique juridique qui, une fois qu’un ?difice aura ?t? construit irr?guli?rement sur un terrain irr?guli?rement acquis, transformeront en quelque sorte un abus en l?galit?. Les programmes de construction sont sans aucun doute dot?s de bienfaisantes vertus ; transformer un tort en droit n’est pas, que je sache, l’une d’entre elles.

7. En d?gageant le principe fondamental voulant que toutes les ing?rences dans la jouissance des droits et libert?s fondamentaux soient ? pr?vues par la loi ?, les organes de la Convention ont (dans d’autres affaires, ? propos d’autres droits) sensiblement affin? cette notion. Ils ont ?tabli que ? le membre de phrase ? pr?vue[s] par la loi ? (…) concerne aussi la qualit? de la ? loi ? ; il la veut compatible avec la pr??minence du droit, mentionn?e dans le pr?ambule de la Convention ?2.

8. Je ne vois gu?re d’indices de compatibilit? avec la pr??minence du droit dans une norme cr??e par la jurisprudence qui subordonne l’acquisition de droits ? la d?linquance du contrevenant. Les arguments d’apr?s lesquels l’on peut acqu?rir des droits ex turpis causa ne peuvent ? mes yeux se situer tr?s haut sur l’?chelle de la ? qualit? ? de la pr??minence du droit.

9. La Cour a, me semble-t-il, perdu une occasion r?v?e d’?tendre l’examen du principe de la ? qualit? de la loi ? adopt? dans d’autres affaires au cas d’une privation de biens sous l’angle de l’article 1 du Protocole no 1. C’est dommage.

OPINION CONCORDANTE DE M. LE JUGE LORENZEN,
? LAQUELLE M. LE JUGE BAKA D?CLARE SE RALLIER

(Traduction)

Avec la majorit?, j’estime qu’il y a eu violation de l’article 1 du Protocole no 1, mais je regrette de ne pouvoir partager pleinement le raisonnement suivi par elle.

Ce qui s’est produit dans cette affaire, c’est que la municipalit? a d?cid? d’exproprier le terrain de la requ?rante, a mis sa d?cision ? ex?cution tr?s rapidement et a construit une route sur le terrain. La requ?rante a interjet? appel devant le tribunal administratif de Toscane (TAR) qui, le 2 d?cembre 1987, s’est prononc? en sa faveur ; il a estim? notamment que le projet de route ?tait ill?gal et que l’int?r?t public ne commandait pas de construire la route (et donc de s’emparer du terrain de la requ?rante). Cette d?cision acquit force de chose jug?e, mais fut prononc?e alors que la route avait d?j? ?t? construite. Au terme de la proc?dure ult?rieure en ex?cution, le TAR d?clara m?me dans son jugement du 26 juin 1991 que le projet de route ?tait ? dangereux et contraire ? l’int?r?t public ?. Cette conclusion n’a ?t? contest?e ni par le Conseil d’Etat ni, devant notre Cour, par le gouvernement italien. L’on peut donc dire que les juridictions italiennes ont en fait reconnu que le terrain avait ?t? pris ? la requ?rante au m?pris de l’article 1 du Protocole no 1.

Selon la jurisprudence constante de la Cour, pour retirer ? un requ?rant la qualit? de ? victime ?, il ne suffit pas en principe que les autorit?s nationales aient reconnu, explicitement ou en substance, qu’il y a eu violation de la Convention, mais il faut que la violation de la Convention soit r?par?e (voir, mutatis mutandis, l’arr?t Amuur c. France du 25 juin 1996, Recueil des arr?ts et d?cisions 1996-III, p. 846, ? 36, et l’arr?t Brumărescu c. Roumanie [GC], no 28342/95, ? 50, CEDH 1999-VII).

Je partage l’avis de la majorit? (paragraphe 61) selon laquelle il importe dans une affaire comme celle-ci de voir comment les autorit?s nationales ont r?agi au fait que l’occupation de la propri?t? ?tait ill?gale car n’?tant pas dans l’int?r?t public. Si, par exemple, les autorit?s avaient restitu? la propri?t? ? la requ?rante et avaient vers? ? celle-ci une indemnit? pour le pr?judice que l’occupation ill?gale de son terrain lui avait caus?, la soci?t? ne pourrait manifestement plus se pr?tendre victime. La majorit? semble toutefois estimer qu’il faut absolument qu’il y ait restitutio in integrum pour pouvoir dire qu’un requ?rant n’est plus victime de la violation. Je ne saurais partager une telle conclusion. Il peut se r?v?ler impossible de remettre les

choses dans l’?tat initial simplement parce que la propri?t? n’existe plus ? je songe par exemple ? un immeuble qui aurait ?t? d?moli. Mais m?me si la restitutio in integrum est en principe possible, on ne saurait en faire toujours la condition pour purger une violation de l’article 1 du Protocole no 1. Si elle devait entra?ner des frais excessifs manifestement disproportionn?s ? la valeur de la propri?t? dont le requ?rant aurait ?t? ill?galement d?poss?d?, je ne constaterais aucune violation de cet article dans l’hypoth?se o? le requ?rant aurait ?t? pleinement d?dommag? du pr?judice subi.

En l’occurrence, le Conseil d’Etat italien a d?clar? dans son arr?t du 7 f?vrier 1996 que la restitution du terrain ?tait impossible par suite de l’expropriation indirecte.

L’arr?t ne proc?de ? aucune ?valuation des frais qu’aurait entra?n?s la restitution ou de tout autre obstacle substantiel qui aurait pu emp?cher celle-ci. A le lire, on a au contraire l’impression que le simple fait que les travaux de construction ?taient achev?s a entra?n? un transfert irr?versible de propri?t? par la voie d’une expropriation indirecte. L?galiser des actes manifestement ill?gaux de mani?re aussi automatique, pourvu que ces actes soient accomplis avec assez de rapidit? et sans tenir compte des actions judiciaires relatives ? leur l?galit? qui seraient d?j? pendantes, porterait ? mon sens gravement atteinte au respect du droit et de l’ordre et ne se concilierait pas avec le concept de la pr??minence du droit, consacr? par le pr?ambule de la Convention et essentiel ? l’application de ses dispositions. Quoi qu’il en soit, ? partir des informations en notre possession, je ne puis consid?rer comme ?tabli qu’il ?tait impossible de rendre le terrain ? la requ?rante ou que cette restitution aurait impliqu? des frais excessifs. C’est pourquoi avec la majorit? j’estime qu’il y a eu violation de l’article 1 du Protocole no 1.

La circonstance que la soci?t? requ?rante n’ait m?me pas per?u une indemnit? pour avoir ?t? ill?galement priv?e de son terrain, mais ait d? engager elle-m?me une proc?dure judiciaire ? et dans un d?lai qui en principe commence ? courir ? compter de la fin des travaux ? me pr?occupe profond?ment. Eu ?gard ? la conclusion qui pr?c?de, je n’ai toutefois pas ? rechercher en l’esp?ce si ce fait contrevient en soi audit article.

Enfin, je tombe d’accord avec la majorit? pour dire que l’on peut se demander si la jurisprudence sur l’expropriation indirecte d?velopp?e par les juridictions italiennes fournit une base l?gale suffisante ? une privation de propri?t?, mais qu’il ne s’impose pas de trancher cette question en l’occurrence.

1. Note du greffe : la d?cision de la Cour est disponible au greffe.

1. Arr?t Silver et autres c. Royaume-Uni du 25 mars 1983, s?rie A no 61, p. 34, ? 90 ; arr?t Malone c. Royaume-Uni du 2 ao?t 1984, s?rie A no 82, p. 32, ? 67 ; arr?t Halford c. Royaume-Uni du 25 juin 1997, Recueil des arr?ts et d?cisions 1997-III, p. 1017, ? 49 ; Rotaru c. Roumanie [GC], no 28341/95, avis de la Commission, ? 64, CEDH 2000-V.

ARR?T BELVEDERE ALBERGHiERA S.r.l. c. Italie

ARR?T BELVEDERE ALBERGHiERA S.r.l. c. Italie

opinion concordante de m. LE JUGE ROZAKIS

ARR?T BELVEDERE ALBERGHiERA S.r.l. c. Italie ?

opinion concordante de m. le juge bonello

ARR?T BELVEDERE ALBERGHiERA S.r.l. c. Italie

ARR?T BELVEDERE ALBERGHiERA S.r.l. c. Italie ? OPINION CONCORDANTE

DE M. LE JUGE LORENZEN, ? LAQUELLE M. LE JUGE BAKA D?CLARE SE RALLIER

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