AFFAIRE ANHEUSER-BUSCH INC. c. PORTUGAL - A.N.P.T.ES.
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Testo originale e tradotto della sentenza selezionata

AFFAIRE ANHEUSER-BUSCH INC. c. PORTUGAL

Tipologia: Sentenza
Importanza: 1
Articoli: P1-1
Numero: 73049/01/2005
Stato: Portogallo
Data: 2005-10-11 00:00:00
Organo: Sezione Seconda
Testo Originale

Conclusione No-violazione di P1-1
SECONDA SEZIONE
CAUSA ANHEUSER-BUSCH INC. c. PORTOGALLO
, Richiesta no 73049/01,
SENTENZA
STRASBURGO
11 ottobre 2005
QUESTA CAUSA A STATA RINVIATA DINNANZI A
LA GRANDE CAMERA CHE HA RESO LA SUA SENTENZA IL
11 gennaio 2007
Questa sentenza diventer? definitiva nelle condizioni definite all’articolo 44 ? 2 della Convenzione. Pu? subire dei ritocchi di forma.

Nel causa Anheuser-Busch Inc. c. Portogallo,
La Corte europea dei Diritti dell’uomo, seconda sezione, riunendosi in una camera composta dai:
SIGG.. J. – P. Costa, presidente,
A.B. Baka, I. Cabral Barreto, K. Jungwiert, V. Butkevych, il Sig.re A. Mularoni,
D. Jočienė, giudici,
e del Sig. S. Naismith, cancelliere aggiunto di sezione,
Dopo avere deliberato in camera del consiglio l? 11 gennaio 2005 e 20 settembre 2005,
Rende la sentenza che ha, adottata a questa ultima, data:
PROCEDIMENTO
1. All’origine della causa si trova una richiesta (no 73049/01) diretta contro la Repubblica portoghese e in cui una societ? anonima di dritto americano, A.-B. Inc. (“il richiedente”), ha investito la Corte il 23 luglio 2001 in virt? dell’articolo 34 della Convenzione di salvaguardia dei Diritti dell’uomo e delle Libert? fondamentali (“la Convenzione”).
2. Il richiedente ? stato rappresentato dai Sigg. D. O. e B. G., avvocati ad Amburgo (Germania). Il governo portoghese (“il Governo”) ? stato rappresentato dal suo agente, la Sig. J. Miguel, procuratore generale aggiunto.
3. Il richiedente adduceva una violazione del diritto al rispetto dei suoi beni che deriva dal fatto che era stato privato del diritto di utilizzare una marca commerciale.
4. La richiesta ? stata assegnata alla terza sezione della Corte (articolo 52 ? 1 dell’ordinamento). In seno a questa, la camera incaricata di esaminare la causa (articolo 27 ? 1 della Convenzione) ? stata costituita conformemente all’articolo 26 ? 1 dell’ordinamento.
5. Il 1 novembre 2004, la Corte ha modificato la composizione delle sue sezioni (articolo 25 ? 1 dell’ordinamento). La presente richiesta ? stata assegnata alla seconda sezione cos? ricomposta (articolo 52 ? 1).
6. Con una decisione dell? 11 gennaio 2005, la camera ha dichiarato la richiesta ammissibile, dopo un’udienza dedicata al tempo stesso alle richieste di ammissibilit? ed a quelle del merito, (articolo 54 ? 3 dell’ordinamento).
7. Tanto il richiedente che il Governo hanno depositato delle osservazioni scritte sul merito della causa (articolo 59 ? 1 dell’ordinamento). Le parti hanno ciascuna sottoposto dei commenti scritti sulle osservazioni dell’altro.
8. Un’udienza si ? svolta in pubblico al Palazzo dei Diritti dell’uomo, a Strasburgo, l? 11 gennaio 2005 (articolo 59 ? 3 dell’ordinamento).
Sono comparsi:
-per il Governo
Sigg.. J. Miguel, procuratore generale aggiunto, agente, A. Campinos, direttivo dell’istituto nazionale della propriet? industriale, consigliere,;

-per il richiedente
Sigg.. D. O., avvocato, B. G., avvocato, consigliere, A. R. M., avvocato e professore di diritto, consigliere.
La Corte li ha sentiti nelle loro dichiarazioni. Anche un rappresentante della societ? richiedente ha assistito all’udienza.
IN FATTO
I. LE CIRCOSTANZE DELLO SPECIFICO
9. Il richiedente ? una societ? anonima di diritto americano che ha la sua sede a Saint Louis, Missouri (Stati Uniti). Produce e vende in parecchi paesi la marca di birra Budweiser.
10. Il 19 maggio 1981, il richiedente indirizz? all’istituto nazionale della propriet? industriale (INPI) una domanda di registrazione della marca commerciale Budweiser al registro della propriet? industriale. L’inpi non diede immediatamente seguito a questa domanda perch? una societ? di diritto cecoslovacco, B. B., deposit? un reclamo, adducendo che una denominazione di origine Budweiser Bier si trovava registrata gi? al suo nome.
11. Secondo il richiedente, dei negoziati ebbero luogo tra lui stesso ed la societ? B. B. a proposito dell’uso della marca commerciale Budweiser. Questi negoziati essendosi conclusi con un fallimento, il richiedente introdusse allora, il 10 novembre 1989, dinnanzi al tribunale di Lisbona una domanda di annullamento della registrazione in causa contro suddetta societ?. Con un giudizio dell? 8 marzo 1995 che pass? in forza di cosa giudicata, il tribunale di Lisbona fece diritto a questa domanda, considerando che l’oggetto della registrazione in questione, ossia la birra Budweiser Bier, non rivestiva il carattere n? di una denominazione di origine n? di un’indicazione di provenienza. Questa registrazione fu dunque annullata.
12. L’inpi, con una decisione del 20 giugno 1995, pubblicata l? 8 novembre 1995, procedette alla registrazione, a nome del richiedente, della marca commerciale Budweiser, malgrado un reclamo preliminare formato da B. B.. L? 8 febbraio 1996, questa ultima attacc? la decisione dell’INPI dinnanzi al tribunale di Lisbona, avvalendosi delle disposizioni del accordo tra i governi della Repubblica portoghese ed il governo della Repubblica socialista cecoslovacca sulla protezione delle indicazioni di provenienza, delle denominazioni di origine e di altre denominazioni geografiche e similari (“il accordo del 1986”), firmato a Lisbona il 10 gennaio 1986 ed entrato in vigore il 7 marzo 1987 in seguito alla sua pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale. Conformemente alla legge, il richiedente fu invitato dal tribunale a partecipare al procedimento in quanto parte interessata.
13. Con un giudizio del 18 luglio 1998, il tribunale di Lisbona respinse la domanda. Per il tribunale, era solamente la denominazione di origine C. B. che poteva essere protetta dal diritto portoghese e non la marca Budweiser. Peraltro, il tribunale stim? che non c’era nessuno rischio di confusione tra una tale denominazione di origine e la marca del richiedente che era identificato piuttosto dall’immensa maggioranza dei consumatori come una birra americana.
14. B. B. attacc? questa decisione dinnanzi alla corte di appello di Lisbona. Con una sentenza del 21 ottobre 1999, la corte di appello annull? la decisione impresa ed ordin? all’INPI di rifiutare la registrazione del marca Budweiser. Per la corte di appello, una tale registrazione recava offesa alle disposizioni del accordo del 1986 e, quindi, all’articolo 189 ? 1 j, del codice della propriet? industriale.
15. Il richiedente ricorse in cassazione dinnanzi alla Corte suprema, adducendo in particolare che la decisione attaccata era contraria alle disposizioni del accordo del 15 aprile 1994 sugli aspetti dei diritti di propriet? intellettuale che toccano al commercio (“l’ADPIC”) che stabilisce il principio della precedenza della registrazione, ed in particolare ai suoi articoli 2 e 24 ? 5. Il richiedente addusse anche che ad ogni modo la denominazione di origine protetta Ceskebudejovicky Budvar non corrispondeva all’espressione tedesca Budweiser, cos? che il accordo del 1986 non era opponibile alla registrazione controversa. Anche supponendo anche che l’espressione tedesca Budweiser fosse la traduzione della denominazione di origine ceca in questione, il richiedente sosteneva che il accordo riguardava solamente le traduzioni tra il portoghese ed il ceco e non verso altre lingue. Il richiedente sollev? infine l’incostituzionalit? formale del accordo del 1986, nella misura in cui questo ultimo avrebbe dovuto essere adottato dal Parlamento e non dal Governo, ci? che recava offesa agli articoli 161 e 165 della Costituzione sulla competenza esclusiva del Parlamento.
16. Con una sentenza del 23 gennaio 2001, portata a conoscenza del richiedente il 30 gennaio 2001, la Corte suprema respinse il ricorso.
Trattandosi del mezzo derivato dal richiedente dall’applicazione dell’ADPIC, l’alta giurisdizione sottoline? da prima che la disposizione di questo ultimo testo invocato da A.-B. Inc. esigeva la buona fede dell’interessato. Ora il richiedente non aveva invocato nella sua domanda di registrazione nessuno elemento di fatto che tendeva a stabilire la sua buona fede. Ad ogni modo, la Corte suprema rilev? che ai termini dell’articolo 65 dell’ADPIC questo strumento non ? diventato costrittivo in dritto portoghese che a partire dal 1 gennaio 1996, o dopo l’entrata in vigore del accordo del 1986. L’adpic non poteva dunque prevalere sul accordo del 1986.
In quanto all’interpretazione del accordo del 1986, la Corte suprema stim? che era innegabile che con questo testo i due Stati contraenti avevano voluto proteggere, nelle condizioni di reciprocit?, i prodotti nazionali rispettivi, ivi compreso quando le denominazioni in causa fossero state utilizzate in traduzione. Ora la denominazione di origine Ceskebudejovicky Budvar indicherebbe un prodotto della regione di Cesk? Bud?jovice, in boemo di cui Budweis o Budweiss sarebbe la traduzione tedesca. Una tale denominazione di origine sarebbe protetta cos? dal accordo del 1986.
Infine, l’adozione di questo Accordo non era contraria agli articoli 161 e 165 della Costituzione perch? non si trattava nello specifico di una materia che dipendeva dalla competenza esclusiva del Parlamento.
II. IL DIRITTO E LA PRATICA INTERNA ED INTERNAZIONALE PERTINENTI
A. Il accordo del 1986
17. Questo accordo fu firmato a Lisbona nel 1986 e ? entrato in vigore il 7 marzo 1987. Con una nota del 21 marzo 1994, il ministro delle Cause estere della Repubblica ceca ha manifestato l’intenzione del suo Stato di succedere alla Cecoslovacchia in quanto Parte contraente al accordo. Il ministro delle Cause estero portoghese ha segnato il accordo della Repubblica portoghese su questa intenzione con una nota del 23 maggio 1994.
18. L’articolo 5 del accordo del 1986 dispone in particolare:
“1. Se i nomi e denominazioni protetti in virt? del presente Accordo sono utilizzati nelle attivit? commerciali ed industriali in violazione delle sue disposizioni per i prodotti suddetta utilizzazione ? repressa, in virt? stessa del accordo, con tutti i mezzi giudiziali o amministrativi che, secondo la legislazione della Parte contraente in cui la protezione ? rivendicata, entrano in considerazione per lottare contro la concorrenza sleale o per reprimere delle denominazioni illecite.
2. Le disposizioni del presente articolo si applicano anche quando suddetti nomi o suddette denominazioni sono utilizzati in traduzione.”
L’allegato A all?Accordo indica come denominazioni di origine protetta le denominazioni Ceskobudejovick? pivo e Ceskebudejovicky Budvar.
B. I testi internazionali
1. La Convenzione di Parigi
19. La Convenzione di Parigi del 20 marzo 1883 per la protezione della propriet? industriale che fu rivista a numerose riprese, da ultimo a Stoccolma il 14 luglio 1967 (Raccolta dei Trattati delle Nazioni Unite 1972, vol. 828, pp. 305 e seguenti.), ed della quale il Portogallo, la Repubblica ceca e gli Stati Uniti fanno parte, istituisce una Unione per la protezione della propriet? industriale, essendo inteso che questa espressione ricopre le marche di fabbrica o di commercio e le denominazioni di origine o indicazioni di provenienza. Questa convenzione mira a prevenire la discriminazione verso i non-nazionali e fissa un certo numero di criteri molto generali concernenti il diritto materiale e procedurale in materia di propriet? industriale. In virt? di questa Convenzione, i titolari di marche possono ottenere una protezione in parecchi paesi dell’unione effettuando una sola registrazione.
20. Nella misura in cui ? pertinente nello specifico, il suo articolo 4 dispone:
“A. 1. Quello che avr? fatto regolarmente il deposito di una domanda di una marca di fabbrica o di commercio, in uno dei paesi dell’unione, o suo avente causa, godr?, per effettuare il deposito negli altri paesi, di un diritto di precedenza durante i termini determinati qui di seguito.
2. ? riconosciuto dare nascita al diritto di precedenza ogni deposito che ha il valore di un deposito nazionale regolare, in virt? della legislazione nazionale di ogni paese dell’unione o di trattati bilaterali o multilaterali conclusi tra i paesi dell’unione.
3. Per deposito nazionale regolare si deve intendere ogni deposito che ? sufficiente a stabilire la data alla quale la domanda ? stata depositata nel paese in causa, qualunque sia la sorte ulteriore di questa domanda.
B. perci?, il deposito ulteriormente operato in uno degli altri paesi dell’unione, prima della scadenza di questi termini, no potr? essere invalidato dai fatti compiuti nell’intervallo, o, in particolare, da un altro deposito, (…) con l’impiego della marca, e questi fatti non potranno fare nascere nessuno diritto di terzi n? nessuno possesso personale. I diritti acquisiti dai terzi prima del giorno della prima domanda che serve da base al diritto di precedenza sono riservati per effetto della legislazione interna di ogni paese dell’unione.
C. 1. I termini di precedenza sopra menzionata saranno di sei mesi per le marche di fabbrica o di commercio.
(…) “
2. La disposizione di Madrid ed il suo Protocollo
21. La disposizione di Madrid del 1891 concernente la registrazione internazionale delle marche ed il Protocollo di Madrid del 27 giugno 1989, stabiliscono e regolano un sistema di registrazione internazionale delle marche, amministrate dall’Ufficio internazionale dell’organizzazione mondiale della Propriet? intellettuale (OMPI, a Ginevra (Svizzera),). La disposizione di Madrid ? stata rivista a Bruxelles (1900), Washington (1911), L’Aia (1925), Londra (1934), Nizza (1957), e Stoccolma (1967). Il Protocollo di Madrid del 1989 stabilisce l ‘ “Unione di Madrid” composta dagli Stati parti della disposizione e delle parti contraenti al Protocollo. Il Portogallo ? diventato parte della disposizione il 31 ottobre 1893. Gli Stati Uniti non hanno mai ratificato la disposizione e hanno ratificato il Protocollo il 2 novembre 2003.
22. Applicandosi tra i membri dell’unione di Madrid, il sistema di Madrid offre al titolare di una marca la possibilit? di ottenere la protezione della sua marca in parecchi paesi depositando direttamente una sola domanda di registrazione presso il suo ufficio nazionale o regionale. Una marca internazionale cos? registrata produce gli stessi effetti nei paesi nominati che quelli di una domanda o di una registrazione di marca effettuata direttamente in ciascuno di suddetti paesi col depositante. Se la protezione non ? rifiutata in un termine specifico dal’ufficio delle marche di un paese nominato, la protezione della marca ? la stessa che se questa marca fosse stata registrata direttamente da questo ufficio.
3. L’ADPIC
23. L? accordo sugli aspetti dei diritti di propriet? intellettuale che toccano il commercio (“ADPIC”) fu concluso nella cornice dei negoziati del Ciclo di Uruguay che arriv? nell’aprile 1994 alla firma dei Consensi dell’organizzazione mondiale del commercio a Marrakech, entrati in vigore il 1 gennaio 1995.
24. Le disposizioni dell’ADPIC che presentano un interesse per la presente causa sono le seguenti:
Articolo 2
(Convenzioni relative alla propriet? industriale)
“1. Per ci? riguarda le Parti II [norme concernente l’esistenza, la portata e l’esercizio dei diritti di propriet? intellettuale], III [mezzi per fare rispettare i diritti di propriet? intellettuale] ed IV [acquisizione e mantenimento dei diritti di propriet? intellettuale e procedimenti inter partes relativi] del presente accordo, i Membri si conformeranno agli articoli dal primo a 12 ed all’articolo 19 della Convenzione di Parigi (1967).
(…) “
Articolo 24 ? 5,
(Negoziati internazionali; eccezioni)
“Nei casi in cui una marca di fabbrica o di commercio ? stata depositata o registrata in buona fede, o nei casi in cui i diritti ad una marca di fabbrica o di commercio sono stati acquisiti da un uso in buona fede:
a) prima della data di applicazione delle presenti disposizioni in questo Membro come ? definita nella Parte VI, o
b) prima che l’indicazione geografica non sia protetta nel suo paese di origine,
le misure adottate per mettere in opera la presente sezione non giudicheranno a priori l’ammissibilit? o la validit? della registrazione di una marca di fabbrica o di commercio al motivo che questa marca ? identica o similare ad un’indicazione geografica. “
Articolo 65 ? 1
(Disposizioni transitorie)
“Sotto riserva delle disposizioni dei paragrafi 2, 3 e 4 [che prevedonoe dei periodi pi? lunghi], nessuno Membro avr? l’obbligo di applicare le disposizioni del presente accordo prima della scadenza di un periodo generale di un anno dopo la data di entrata in vigore del accordo sull’OMC. “
C. Il diritto comparato
25. Conformemente ai testi internazionali, la maggior parte delle legislazioni degli Stati membri del Consiglio dell’Europa considerano la registrazione come il corollario dell’acquisizione del diritto di marca. Per?, anche nella loro grande maggioranza, legano alla domanda di marca certi diritti. Nella maggior parte dei casi, la data del deposito della domanda ? tenuta per la data del principio del termine di validit? della marca una volta questa registrata (protezione retroattiva della registrazione). ? anche la data del deposito che determina la precedenza nel sistema delle marche internazionali. Infine, in certi paesi, la domanda di marca pu? essere oggetto di una registrazione provvisoria e, in altri, pu? essere oggetto di contratti di trasmissione, di pegno o di licenza, cos? come pu? dare adito a diritto ad indennizzo in caso di uso fraudolento da parte di un terzo, sotto riserva della sua ulteriore registrazione.
26. Nella maggior parte dei paesi, la registrazione ? preceduta da un procedimento di pubblicazione e di opposizione contraddittoria; in compenso, in alcuni paesi, le domande sono registrate dopo un esame delle condizioni di forma e di merito da parte dell’autorit? competente. Nei due casi, e secondo la regolamentazione internazionale in materia, un’azione in nullit? o in decadimento del diritto di marca ? possibile in un certo termine. Queste azioni possono basarsi, tra altri, su un titolo anteriore valido, su una domanda anteriore, su un diritto di precedenza internazionale, o su un difetto di uso della marca durante un certo periodo.
D. Il diritto nazionale
27. Il diritto materiale e procedurale in materia di propriet? industriale ? stato regolato al momento dei fatti da due codici della propriet? industriale successivi: quello adottato dal decreto-legge n? 30679 del 24 agosto 1940 e quello adottato dal decreto-legge no 16/95 del 24 gennaio 1995. ? questo ultimo codice del 1995 che fu applicato nello specifico dalle giurisdizioni nazionali.
28. Il codice riconosceva il principio della precedenza negli stessi termini che quelli della Convenzione di Parigi (articolo 170). La precedenza era determinata rispetto alla data del deposito della domanda di registrazione (articolo 11). Ai termini degli articoli 29 e 30, le semplici domande di registrazione potevano essere oggetto di contratti di trasmissione, a titolo oneroso o gratuito, e di licenza.
29. L’articolo 189 ? 1 j, determinava che la registrazione di una marca doveva essere rifiutata se questa conteneva delle “espressioni” contrarie alla legislazione nazionale. Il capoverso l, vietava peraltro la registrazione di una marca che conteneva degli elementi suscettibili di indurre il pubblico in errore.
30. I terzi che si definivano assegnati tramite la registrazione di una marca potevano attaccare la decisione dell’INPI entro tre mesi a contare dalla pubblicazione di questa decisione (articolo 39). La domanda doveva essere introdotta dinnanzi al tribunale civile di Lisbona (articolo 2). La legge non precisava se tali domande avevano un effetto sospensivo.
31. Con una sentenza del 10 maggio 2001 (Colect?nea di Jurisprud?ncia, 2001, vol. III, p. 85) la corte di appello di Lisbona ha deciso che il semplice deposito della domanda di registrazione conferiva al richiedente una “attesa giuridica” (expectativa jur?dic) che meritava la protezione di diritto,. Il nuovo codice della propriet? industriale, adottato dal decreto-legge n? 36/2003 del 5 marzo 2003 ed entrato in vigore il 1 luglio 2003, contempla anche nel suo articolo 5 una “protezione provvisoria” della marca anteriore la sua registrazione, potendo avvalersi l’interessato di una tale protezione nella cornice di una domanda in danni ed interessi.
IN DIRITTO
I. SULLA VIOLAZIONE ADDOTTA DELL’ARTICOLO 1 DEL PROTOCOLLO N? 1 DELLA CONVENZIONE
32. La societ? richiedente si lamenta di un attentato al diritto al rispetto dei suoi beni. Rileva che una marca commerciale costituisce un “bene” al senso dell’articolo 1 del Protocollo n? 1. Ora ? stata privata di questo bene in ragione dell’applicazione di un trattato bilaterale posteriore alla domanda di registrazione della sua marca. Il richiedente sostiene che la decisione della Corte suprema deve analizzarsi in un’espropriazione, nella misura in cui gli impedisce oramai di ottenere la protezione del suo diritto di propriet? intellettuale, mentre nessuna causa di utilit? pubblica non esisteva nell’occorrenza. L’articolo 1 del Protocollo n? 1 si legge cos?:
“Ogni persona fisica o giuridica ha diritto al rispetto dei suoi beni. Nessuno pu? essere privato della sua propriet? che a causa di utilit? pubblica e nelle condizioni previste dalla legge ed i principi generali del diritto internazionale.
Le disposizioni precedenti non recano offesa al diritto che possiedono gli Stati di mettere in vigore le leggi che giudicano necessarie per regolamentare l’uso dei beni conformemente all’interesse generale o per garantire il pagamento delle imposte o di altri contributi o delle multe. “
A. Tesi delle parti
1. Il richiedente
33. Il richiedente ricorda che il diritto ad utilizzare una marca commerciale costituisce indiscutibilmente un “bene” al senso dell’articolo 1 del Protocollo n? 1. Si riferisce a questo riguardo alla decisione della Commissione europea dei Diritti dell’uomo nella causa Smith Kline e French Laboratories Ltd c. Paesi Bassi (n? 12633/87, decisione del 4 ottobre 1990, Decisioni e rapporti, DR, 66, p,. 70) cos? come all’articolo 17 ? 2 della Carta dei Diritti Fondamentali (articolo II-77 del progetto di Trattato che stabilisce una Costituzione per l’Europa -firmato il 29 ottobre 2004, ma non in vigore-che garantisce il diritto di propriet?). Il richiedente sottolinea che, conformemente ai testi internazionali in vigore, un tale diritto ? protetto fin dalla data del deposito della domanda di registrazione. Difatti, a partire da questo momento il titolare della marca beneficia non solo del diritto di precedenza ma anche della possibilit? di trasmettere la sua marca a titolo oneroso, di cederla o di chiedere un risarcimento in ragione del suo uso illegale da parte di uno terzo. Il richiedente sottolinea che si tratta di un tratto comune alla legislazione della maggior parte degli Stati membri del Consiglio dell’Europa, ivi compreso il Portogallo.
34. Il richiedente sottolinea che a contare dal deposito della sua domanda era in diritto di non vedersi privato dell’uso della sua marca in ragione di un ulteriore diritto di una terza parte. ? per?, proprio ci? che ? accaduto in ragione dell’interpretazione data dalle istanze portoghesi all? accordo del 1986 che ha avuto per risultato di accordare la precedenza all’indicazione di provenienza ceca in questione a scapito della marca del richiedente.
35. Il richiedente adduce essere stato cos? oggetto di una vera espropriazione. Rileva da prima che il solo motivo di annullamento della registrazione della sua marca considerato dalla Corte suprema ? stato l’incompatibilit? con l?accordo del 1986 e dunque con la legislazione portoghese, allo sguardo del capoverso j, dell’articolo 189 ? 1 del codice della propriet? industriale; non ? mai stata una questione di un rischio di confusione coi prodotti della societ? ceca in questione nel quale caso le giurisdizioni portoghesi si sarebbero basate sul capoverso l, di questa stessa disposizione, ci? che non hanno per? fatto.
36. Per il richiedente, ? un’ingerenza nel suo diritto di propriet?. Sostiene innanzitutto che una tale ingerenza non era contemplata dalla legge. Il richiedente sottolinea a questo riguardo che l’interpretazione dell? accordo da parte delle giurisdizioni portoghesi era erronea e contraria ai principi generali del diritto internazionale. Difatti, le giurisdizioni portoghesi hanno stimato, a torto, che l? accordo proteggesse le denominazioni di origine che figuravano nel suo allegato Le denominazioni in causa dovrebbero essere utilizzate in traduzione in tutte le lingue, mentre suddetto accordo coprirebbe solamente le versioni portoghesi e ceche. Il richiedente ricorda peraltro che l’espropriazione della propriet? dei non-nazionali non pu? avere luogo, secondo i principi del diritto internazionale che mediante un indennizzo.
37. Supponendo che quidi l’ingerenza in questione sia stata prevista dalla legge, il richiedente sostiene che non inseguiva nessuno scopo legittimo. Riafferma che il rischio di confusione, addotta dal governo portoghese, tra la marca Budweiser e le denominazioni di origine in causa non ? stato menzionato dalle giurisdizioni interne che si sono basate solamente sul capoverso j, dell’articolo 189 ? 1 del codice della propriet? industriale. L’ingerenza controversa era per di pi? sproporzionata perch? non ha tenuto conto del giusto equilibrio che deve esistere tra l’interesse generale ed i diritti degli individui. Il richiedente ricorda a questo riguardo che non ha ricevuto nessuno risarcimento in ragione della privazione dell’uso della sua marca, mentre la situazione controversa non rivestiva un carattere eccezionale che giustificava la mancanza di indennizzo dell’interessato. Ricorda che i conflitti tra delle marche commerciali e delle indicazioni di provenienza sono cosa corrente al momento, possedendo il diritto internazionale dei mezzi per regolare tali conflitti in modo soddisfacenti; la decisione della Corte suprema di fare prevalere l?accordo del 1986 sulla domanda di registrazione della marca Budweiser che gli ? cronologicamente anteriore, va’ contro i testi internazionali in vigore, in particolare l’ADPIC e le direttive comunitarie pertinenti.
2. Il Governo
38. Il Governo sostiene che il richiedente non disponeva di un “bene”, al senso dell’articolo 1 del Protocollo n? 1. Fa valere prima che in dritto portoghese, come del resto in altri sistemi giuridici degli Stati membri del Consiglio dell’Europa, ? solamente dopo la sua registrazione definitiva che una marca diventa un “bene” al senso di questa disposizione. Prima di una tale registrazione, l’interessato non dispone neanche di una speranza legittima: era giusto il caso del richiedente, tanto pi? che la propriet? della marca in questione era gi? oggetto di una controversia tra lei e le societ? ceca B. B.. Certo, il diritto di precedenza gioca in materia un certo ruolo ma non garantisce che la registrazione della marca sar? accordata alla fine. Nello specifico, tale non ? stato il caso, avendo formulato una terza parte delle obiezioni, ai termini della legislazione interna applicabile. Il Governo ricorda a questo riguardo la giurisprudenza della Corte secondo la quale l’articolo 1 del Protocollo n? 1 protegge solamente i beni “reali” e conclude all’inapplicabilit? di questa disposizione.
39. Per il Governo, n? le decisioni delle giurisdizioni portoghesi n? l?accordo del 1986 in s? hanno recato offesa ad un diritto di propriet? del richiedente. Supponendo anche che quindi ci sia stata un’ingerenza in un diritto del richiedente, si analizzerebbe in una regolamentazione dell’uso dei beni e non in una privazione di propriet?. Una tale ingerenza era prevista ad ogni modo, poi dalla legge, ossia l? accordo del 1986 tra il Portogallo e le Cecoslovacchia,facendo parte la Repubblica ceca del diritto interno portoghese. L’ingerenza inseguiva peraltro un scopo legittimo: la decisione presa dai tribunali portoghesi in applicazione dell? accordo del 1986, tendeva, per l’essenziale, a garantire il rispetto della legislazione interna, soprattutto trattandosi degli obblighi internazionali dello stato portoghese, ma anche ad evitare dei rischi di confusione sulla provenienza del prodotto in causa. Il Governo osserva a questo riguardo che, sebbene le giurisdizioni portoghesi non abbiano invocato l’articolo 189 ? 1 l, del codice della propriet? industriale come fondamento del rifiuto della registrazione controversa, risulta dalla sentenza della Corte suprema che il rischio di confusione con la denominazione di origine ceca ? stato preso anche in considerazione nel ragionamento di questa alta giurisdizione.
40. Il Governo sostiene inoltre che l’ingerenza in questione, se esistesse, sarebbe completamente proporzionata. Ricordando che lo stato dispone di un largo margine di valutazione nella definizione dell’interesse pubblico, il Governo osserva che ? in diritto di determinare in quali condizioni una marca commerciale ? suscettibile di beneficiare di una registrazione. Lo stato pu? decidere in particolare che conviene proteggere gli interessi dei terzi riguardati, mediante un procedimento previsto dalla legge. Nell’occorrenza, le giurisdizioni nazionali si sono limitate ad interpretare ed ad applicare la legislazione interna pertinente. Il richiedente non potrebbe richiedere un qualsiasi risarcimento in risarcimento di un danno che, il Governo lo sottolinea, non ? stato addotto mai dal richiedente a livello interno.
41. Il Governo rileva infine che il richiedente non pretende alla fine che ottenere l?annullamento delle decisioni prese dai tribunali nazionali. Ci? verrebbe tuttavia a fare della Corte europea una quarta istanza, ci? che sarebbe contrario allo scopo ed allo spirito della Convenzione. Il Governo conclude alla mancanza di violazione dell’articolo 1 del Protocollo n? 1.
B. Valutazione della Corte
42. La Corte deve decidere da prima se il diritto richiesto dal richiedente pu? essere considerato come un “bene” al senso dell’articolo 1 del Protocollo no 1. Ricorda a questo riguardo la sua giurisprudenza costante secondo la quale la nozione di “bene” ha una portata autonoma che non si limita alla propriet? di beni corporali e che ? indipendente rispetto alle qualifiche formali del diritto interno: certi altri diritti ed interessi costituendo degli attivi possono passare anche per i “diritti patrimoniali” e dunque dei “beni” ai fini di questa disposizione. In ogni causa, importa di esaminare se le circostanze, considerate nel loro insieme, hanno reso il richiedente titolare di un interesse sostanziale protetto dall’articolo 1 del Protocollo no 1 (Beyeler c. Italia [GC], no 33202/96, ? 100, CEDH 2000-I; Broniowski c. Polonia [GC], no 31443/96, ? 129, CEDH 2004-V).
43. La Corte osserva al primo colpo che la propriet? intellettuale in quanto tale beneficia indiscutibilmente della protezione dell’articolo 1 del Protocollo no 1. Tale ? stata la posizione, a proposito di un brevetto, della Commissione europea dei Diritti dell’uomo nel suo decisione Smith Kline precitata.
Trattandosi per? di una domanda di brevetto respinta dall’organo nazionale competente, la Commissione si ? espressa cos? nella causa British-American Tobacco Company Ltd:
“(…) la societ? richiedente non ? riuscita ad ottenere la protezione effettiva della sua invenzione per mezzo di un brevetto. Di conseguenza, la societ? ? stata privata di un diritto di protezione della propriet? intellettuale, ma non ? stataprivata della sua propriet? reale. ” (British-American Tobacco Company Ltd c. Paesi Bassi, serie A no 331, sentenza del 20 novembre 1995, parere della Commissione, p. 37, ?? 71-72)
In questa stessa causa, la Corte, dopo avere concluso alla mancanza di violazione dell’articolo 6 ? 1 della Convenzione, ha deciso di non esaminare separatamente la domanda di sapere se la domanda di brevetto in questione costituiva un “bene” che rientrava nel campo della protezione accordata dall’articolo 1 del Protocollo no 1 (British-American Tobacco Company Ltd, sentenza precitata, p. 29, ? 91).
44. Il richiedente giudica la sua situazione differente da quella del richiedente nella causa British-American Tobacco Company Ltd, nella misura in cui la sua domanda di registrazione della marca in questione ? stata accettata, anche se ? stata annullata in seguito. Per il Governo, la registrazione della marca del richiedente era un atto condizionale che poteva diventare definitivo solamente nella mancanza di un ricorso di una terza partite che ? stato difatti interposto da B.B..
45. La Corte constata che si pone la domanda di sapere in che momento il diritto alla protezione della marca diventa un “bene” al senso dell’articolo 1 del Protocollo n? 1. In altri termini, la Corte ? chiamata a ricercare se la situazione giuridica del richiedente, in quanto colui che presenta domanda della registrazione di una marca, richiamava la protezione di questa disposizione della Convenzione.
46. Per il richiedente, tale era il caso, non solo in virt? dei testi internazionali ma anche allo sguardo del diritto portoghese in materia di protezione della propriet? intellettuale. In questa interpretazione, il semplice deposito di una domanda di registrazione conferirebbe certi diritti (vedere sopra paragrafo 33 ) tra cui quello di beneficiare della precedenza relativamente alle altre marche o indicazioni di provenienza similare depositate ulteriormente. Il Governo lo contesta, sottolineando il carattere condizionale della posizione giuridica del richiedente prima della registrazione definitiva; ora l’articolo 1 del Protocollo vale solamente per i beni “reali.”
47. La Corte osserva che la situazione giuridica di quello che chiede la registrazione di una marca commerciale implica indiscutibilmente certi interessi economici. La domanda di registrazione pu? cos? essere oggetto di una trasmissione, a titolo oneroso o no, o di un contratto di licenza. A questo riguardo, la Corte sottolinea che non ? escluso, contrariamente a ci? che ha sostenuto il Governo che tali trasmissioni presentino un valore economico non trascurabile. Nell’occorrenza, la Corte accetta che la marca in causa presentava, per la sua notoriet? internazionale, un valore economico certo.
La Corte accetta peraltro le affermazioni del richiedente secondo le quali l’uso illegale o fraudolento da parte di un terzo della marca di cui l’interessato ha chiesto la registrazione poteva gi?, sotto il dominio del codice della propriet? industriale del 1995, applicabile nello specifico, dare luogo, in certe circostanze, ad un risarcimento, anche se una tale possibilit? non ? stata introdotta in modo chiaro che dal nuovo codice della propriet? industriale, entrato in vigore nel 2003.
Il deposito della domanda di registrazione conferiva infine, difatti all’interessato il diritto di precedenza su delle domande depositate ulteriormente.
48. Agli occhi della Corte, questi elementi davano innegabilmente al richiedente un interesse patrimoniale che beneficia di una certa protezione giuridica. Tuttavia, la posizione giuridica del richiedente non era sufficientemente forte al punto di costituire una “speranza legittima” che ricorreva alla protezione dell’articolo 1 del Protocollo no 1.
49. La Corte ricorda a questo riguardo che questa disposizione vale solamente per i beni reali. Un reddito futuro pu? cos? essere considerato come un “bene” solo se ? stato gi? guadagnato o se ? oggetto di un credito certo. Inoltre, la speranza di vedere riconoscere un diritto di propriet? che si ? nell’impossibilit? di esercitare infatti non pu? essere pi? considerato come un “bene”, ed ne va parimenti di un credito condizionale che si estingue a causa del mancata realizzazione della condizione (Gratzinger e Gratzingerova c. Repubblica ceca, d?c.) [GC], no 39794/98, ? 69, CEDH 2002-VII.) Quello che si lamenta di un attentato al suo diritto di propriet? ha il dovere di dimostrare prima dunque che un tale diritto esisteva.
50. Nello specifico, il richiedente non poteva essere sicuro di essere titolare della marca in questione che dopo la sua registrazione definitiva, e ci? unicamente nel caso in cui una terza parte non avesse sollevato a questo riguardo delle obiezioni, come permesso dalla legislazione applicabile. In altri termini, il richiedente disponeva di un diritto condizionale che si ? estinto tuttavia, in modo retroattivo, a causa della mancata realizzazione della condizione, ossia quella di non recare offesa ai diritti di una terza parte. La Corte rileva a questo riguardo che la legislazione portoghese pertinente era chiara, precisa e ragionevole, nella misura in cui contemplava un termine ben determinato, ossia tre mesi durante i quali una terza parte poteva alzare delle obiezioni alla registrazione di una marca commerciale (vedere, a contrario, Beyeler c. Italia, sentenza precitata, ? 109).
51. Conviene ricordare a questo riguardo che il diritto all’uso del marca Budweiser era, gi? all’epoca del deposito della domanda da parte del richiedente, contestato dalla societ? B. B.. Il richiedente l’ha riconosciuto, facendo anche riferimento ai negoziati che hanno avuto luogo a questo proposito tra le due societ?; non ? del resto che dopo il fallimento di questi negoziati che il richiedente decise di attaccare, dinnanzi al tribunale di Lisbona, le registrazioni che esistono al nome di B. B., mentre aveva depositato la sua propria domanda dinnanzi all’INPI otto anni prima, (cf. paragrafi 10 e 11 sopra). Impegnata in un’impresa commerciale che comprende anche per la sua natura un rischio, il richiedente era o sarebbe dovuto essere cosciente della possibilit? che la sua domanda fosse rifiutata dalle autorit? competenti, tanto pi? che all?epoca dell?introduzione di suddetta domanda contro B. B., il 10 novembre 1989, l? accordo del 1986 era gi? in vigore da due anni e mezzo.
52. La Corte considera che se ? chiaro che una marca commerciale costituisce un “bene” al senso dell’articolo 1 del Protocollo n? 1, ci? avviene solo dopo la registrazione definitiva della domanda rispettiva, secondo le regole in vigore nello stato riguardato. Prima di tale registrazione, l’interessato dispone, certo, di una speranza di ottenere un tale “bene” ma non di una speranza legittima giuridicamente protetta. Importa poco a questo riguardo, come adduce il richiedente, che l? accordo del 1986, applicato dalle giurisdizioni interne per rifiutare la registrazione in causa, ? ulteriore alla data del deposito della domanda. Al momento dell’entrata in vigore di questo Accordo, il 7 marzo 1987, il richiedente non disponeva di nessuno “bene.” Il modo in cui le giurisdizioni portoghesi hanno applicato l? accordo in questione non ha potuto dunque costituire un’ingerenza in un diritto del richiedente.
53. Tutto sommato, l’articolo 1 del Protocollo no 1 non trova ad applicarsi nello specifico e dunque non ? potuto essere stato violato.
PER QUESTI MOTIVI, LA CORTE,
Stabilisce( con 5 voci contro 2) che non c’? stata violazione dell’articolo 1 del Protocollo no 1;
Fatto in francese, comunicato poi per iscritto il 11 ottobre 2005 in applicazione dell’articolo 77 ?? 2 e 3 dell’ordinamento.
S. Naismith J. – P. Costa
Cancelliere aggiunge Presidente
Alla presente sentenza si trova unita, conformemente agli articoli 45 ? 2 della Convenzione e 74 ? 2 dell’ordinamento, l’esposizione dell’opinione dissidente comune ai Sigg.. Costa e Cabral Barreto.
J. – P.C.
S.H.N.

OPINIONE DISSIDENTE COMUNE AI SIGG.. GIUDICI
COSTA E CABRAL BARRETO
Con nostro vivo dispiacere, non siamo, in questa causa nuova ed importante, in grado di seguire il ragionamento della maggioranza per le ragioni che esponiamo qui di seguito.
1. Il deposito della domanda di registrazione dinnanzi all’istituto nazionale della propriet? industriale (INPI), fin dal 1981, conferiva al richiedente un diritto di precedenza su altre domande ulteriori. Nello specifico, il richiedente era in diritto di aspettarsi che la sua domanda fosse esaminata conformemente a questa regola cos? come alle altre norme in vigore in materia di propriet? intellettuale, tanto pi? che la sua domanda era gi? stata valutata dall’INPI, essendo stato respinto del resto un reclamo formato da B. B.. Per ci?, A.-B. Inc. era in una posizione molto similare a quella del richiedente nel causa Pine Valley nella quale la Corte ha considerato che il rilascio di un certificato di urbanistica implicava, per l’interessata, un’approvazione di principio della pianificazione progettata (Pine Valley Developments Ltd ed altri c. Irlanda, sentenza del 29 novembre 1991, serie A no 222, p. 23, ? 51) anche se, beninteso, il diritto dell’urbanistica e quello delle marche ? differente.
2. Peraltro, l’uso illegale o fraudolento da parte di un terzo della marca di cui l’interessato ha chiesto la registrazione pu?, in certe circostanze, dare adito a risarcimento. Una tale possibilit? ? contemplata al momento nel nuovo codice portoghese della propriet? industriale e, se non figurava n? nel codice del 1940 n? in quello del 1995, applicabile ai fatti della causa, ? stata riconosciuta almeno in modo generale da una sentenza della corte di appello di Lisbona (vedere il paragrafo 31 della sentenza). ? un elemento che d? pi? alla posizione giuridica di quello che ha chiesto la registrazione di una marca commerciale un contenuto patrimoniale.
3. In pi?, ed in modo decisivo, quando lo stato portoghese ha concluso l? accordo del 1986 con la Cecoslovacchia, il richiedente aveva depositato gi?, cinque anni prima, una domanda di registrazione della sua marca commerciale. Beneficiava non solo di un diritto di precedenza ma anche della speranza di vedere la sua domanda esaminata secondo le regole e principi in vigore al momento stesso del suo deposito e di conseguenza di ottenere la registrazione definitiva della marca in questione. Tuttavia, si ? vista rifiutare alla fine una tale registrazione non perch? c’erano dei rischi di confusione sulla provenienza del prodotto in causa, ma semplicemente in ragione di una legislazione posteriore alla data di questo deposito, il 19 maggio 1981. Questa legislazione ? stata difatti la causa esclusiva del rifiuto della registrazione in causa. Le giurisdizioni interne non si sono basate, nelle loro decisioni, sull’articolo 189 ? 1 l, del codice della propriet? industriale -vietando la registrazione di una marca che contiene degli elementi suscettibili di indurre il pubblico in errore -ma sull’articolo 189 ? 1 j che disponeva che la registrazione di una marca doveva essere rifiutata se questa conteneva delle “espressioni” contrarie alla legislazione nazionale; nel caso specifico, la registrazione ? stata rifiutata perch? andava contro l? accordo del 1986.
4. L’insieme degli elementi sollevati ci porta a considerare che il richiedente era buon titolare di un interesse patrimoniale riconosciuto in dritto portoghese. Difatti, poteva aspettarsi di vedere la sua domanda esaminata ed approvata, nella misura in cui gli ostacoli sollevati dalla societ? ceca fossero stati allontanati dagli organi competenti, nessuno altro motivo di rigetto della sua domanda sarebbe esistito a questo momento. In breve, il richiedente disponeva di una speranza legittima sufficientemente solida per meritare la protezione dell’articolo 1 del Protocollo no 1. Questa disposizione ? applicabile al caso specifico dunque. A questo riguardo, siamo di accordo con la maggioranza in quanto alla parte della sentenza che indica senza ambiguit? l’applicabilit? dell’articolo 1 del Protocollo no 1, domanda che non era stata troncata mai chiaramente dalla giurisprudenza della Corte, nella causa British American Tobacco Company Ltd c. Paesi Bassi, (sentenza del 20 novembre 1995, serie A no 331) mentre la Commissione aveva considerato che l’articolo 1 del Protocollo no 1 non era stato violato, la Corte ha giudicato (? 91) che non si imponeva di decidere se la domanda di brevetto depositato dal richiedente costituiva un “bene” rientrante nel campo della protezione accordata dall’articolo 1 del Protocollo no 1.
5. Il rifiuto della domanda di registrazione della marca in causa si analizza indiscutibilmente in un’ingerenza nel diritto di propriet? del richiedente. Cos?, nello specifico, ? difficile dire che il richiedente sia stato privato della propriet? della marca Budweiser, non avendo avuto luogo nessuna espropriazione, formale o di fatto, , ? per? innegabile che il richiedente non pu? utilizzare suddetta marca in Portogallo, e ci? in ragione delle decisioni delle giurisdizioni interne. Questa impossibilit? totale di sfruttamento commerciale di una marca si analizza in un’ingerenza che deve, da prima, rispettare il principio di legalit?, avere un scopo legittimo e garantire un “giusto equilibrio” tra le esigenze dell’interesse generale e gli imperativi della salvaguardia dei diritti fondamentali dell’individuo. (Iatridis c. Grecia [GC], no 31107/96, ? 58, CEDH 1999-II). Conviene ricordare che, nel mondo economico, la possibilit? di sfruttare una marca su un mercato, come quello del Portogallo, pu? rappresentare un valore molto importante.
6. Se si pu? convenire che l’ingerenza nei diritti del richiedente era prevista dalla legge- l? accordo del 1986-e che aveva un scopo legittimo, quello di fare rispettare gli obblighi internazionali dello stato portoghese che, firmando l? accordo del 1986, aveva preso certi impegni presso ls Cecoslovacchia, poi Repubblica ceca, resta da sapere se c’? stato un “giusto equilibrio” tra le esigenze dell’interesse generale della comunit? e gli imperativi della salvaguardia dei diritti fondamentali dell’individuo. La verifica dell’esistenza di un tale equilibrio esige un esame globale dei differenti interessi in causa, ci? che pu? chiamare un’analisi delle condizioni di risarcimento se la situazione si fosse avvicinata ad una privazione di propriet? (vedere, per esempio, Lithgow ed altri c. Regno Unito, sentenza del 8 luglio 1986, serie A no 102, pp. 50-51, ?? 120 e 121).
7. Nessuno potrebbe contestare il diritto dello stato a concludere gli accordi internazionali necessari alla protezione di certi prodotti, ma lo stato deve anche in questo contesto prendere in considerazione i diritti eventuali degli individui, soprattutto se questi ultimi sono dei non-nazionali, come la societ? richiedente. Difatti, se una privazione di propriet? deve rispondere a sempre ̀all’utilit? pubblica, possono valere dei fattori dissimili per i nazionali e per gli stranieri; ci pu? essere una ragione legittima di chiedere ai primi di sopportare, nell’interesse generale, un sacrificio pi? pesante che quello dei secondi (Lithgow ed altri, sentenza precitata, ? 116).
8. Come abbiamo gi? notato, lo stato, coll? accordo del 1986, ? intervenuto in modo da recare obiettivamente danno agli interessi patrimoniali del richiedente. Il suo intervento non aveva forse per oggetto di intervenire nel processo legale di autorizzazione della marca al profitto di questa, ma ha avuto indiscutibilmente per effetto di rendere giuridicamente questa autorizzazione impossibile, il che arriva, anche se in modo non intenzionale, allo stesso risultato. Probabilmente, era legittimo che intervenisse in questo modo per proteggere i suoi propri prodotti, nelle condizioni di reciprocit? rispetto all’altro Stato Parte dell? accordo. L’ha fatto per? senza avere riguardo ai diritti anteriori del richiedente, mentre disponeva della possibilit? di farlo mediante, per esempio, un risarcimento adeguato. Cos? facendo, le autorit? portoghesi hanno fatto subire al richiedente un carico eccessivo e sproporzionato che ha rotto “il giusto equilibrio” che deve prevalere tra le esigenze dell’interesse generale e la salvaguardia del diritto al rispetto dei beni.
Per noi, c’? stata dunque violazione dell’articolo 1 del Protocollo no 1.

SENTENZA ANHEUSER-BUSCH INC. c. PORTOGALLO

SENTENZA ANHEUSER-BUSCH INC. c. PORTOGALLO

SENTENZA ANHEUSER-BUSCH INC. c. PORTOGALLO
OPINIONE DISSIDENTE COMUNE A SIGG.. I GIUDICI COSTA E CABRAL BARRETO

SENTENZA ANHEUSER-BUSCH INC. c. Portogallo 17
OPINIONE DISSIDENTE COMUNE A SIGG.. I GIUDICI COSTA E CABRAL BARRETO

Testo Tradotto

Conclusion
Non-violation de P1-1
DEUXI?ME SECTION
AFFAIRE ANHEUSER-BUSCH INC. c. PORTUGAL
(Requ?te no 73049/01)
ARR?T
STRASBOURG
11 octobre 2005
CETTE AFFAIRE A ?T? RENVOY?E DEVANT ?
LA GRANDE CHAMBRE, QUI A RENDU SON ARR?T LE
11 janvier 2007
Cet arr?t deviendra d?finitif dans les conditions d?finies ? l?article?44 ??2 de la Convention. Il peut subir des retouches de forme.
?

En l?affaire Anheuser-Busch Inc. c. Portugal,
La Cour europ?enne des Droits de l?Homme (deuxi?me section), si?geant en une chambre compos?e de?:
MM.?J.-P.?Costa, pr?sident,?
??A.B.?Baka,?
??I.?Cabral Barreto,?
??K.?Jungwiert,?
??V.?Butkevych,?
?Mmes?A.?Mularoni,?
??D.?Jočienė, juges,?
et de M. S. Naismith, greffier adjoint de section,
Apr?s en avoir d?lib?r? en chambre du conseil les 11 janvier 2005 et 20?septembre?2005,
Rend l?arr?t que voici, adopt? ? cette derni?re date?:
PROC?DURE
1.??A l?origine de l?affaire se trouve une requ?te (no 73049/01) dirig?e contre la R?publique portugaise et dont une soci?t? anonyme de droit am?ricain, A.-B. Inc. (??la requ?rante??), a saisi la Cour le 23?juillet?2001 en vertu de l?article 34 de la Convention de sauvegarde des Droits de l?Homme et des Libert?s fondamentales (??la Convention??).
2.??La requ?rante a ?t? repr?sent?e par Mes D. O. et B. G., avocats ? Hambourg (Allemagne). Le gouvernement portugais (??le Gouvernement??) a ?t? repr?sent? par son agent, M. J. Miguel, procureur g?n?ral adjoint.
3.??La requ?rante all?guait une violation du droit au respect de ses biens d?coulant du fait qu?elle avait ?t? priv?e du droit d?utiliser une marque commerciale.
4.??La requ?te a ?t? attribu?e ? la troisi?me section de la Cour (article?52 ??1 du r?glement). Au sein de celle-ci, la chambre charg?e d?examiner l?affaire (article 27 ? 1 de la Convention) a ?t? constitu?e conform?ment ? l?article 26 ? 1 du r?glement.
5.??Le 1er novembre 2004, la Cour a modifi? la composition de ses sections (article 25 ? 1 du r?glement). La pr?sente requ?te a ?t? attribu?e ? la deuxi?me section ainsi remani?e (article 52 ? 1).
6.??Par une d?cision du 11 janvier 2005, la chambre a d?clar? la requ?te recevable, apr?s une audience d?di?e ? la fois aux questions de recevabilit? et ? celles de fond (article 54 ? 3 du r?glement).
7.??Tant la requ?rante que le Gouvernement ont d?pos? des observations ?crites sur le fond de l?affaire (article 59 ? 1 du r?glement). Les parties ont chacune soumis des commentaires ?crits sur les observations de l?autre.
8.??Une audience s?est d?roul?e en public au Palais des Droits de l?Homme, ? Strasbourg, le 11 janvier 2005 (article 59 ? 3 du r?glement).
Ont comparu?:
???pour le Gouvernement?
MM. J. Miguel, procureur g?n?ral adjoint,?agent,?
?A. Campinos, directeur de l?Institut national ?
??de la propri?t? industrielle,?conseil?;
?
???pour la requ?rante?
MM.?D. O., avocat,??
?B. G., avocat,?conseils,?
?A. R. M., avocat et professeur de droit, ?conseiller.
La Cour les a entendus en leurs d?clarations. Un repr?sentant de la soci?t? requ?rante a ?galement assist? ? l?audience.
EN FAIT
I.??LES CIRCONSTANCES DE L?ESP?CE
9.??La requ?rante est une soci?t? anonyme de droit am?ricain ayant son si?ge ? Saint Louis, Missouri (Etats-Unis). Elle produit et vend dans plusieurs pays la marque de bi?re Budweiser.
10.??Le 19 mai 1981, la requ?rante adressa ? l?Institut national de la propri?t? industrielle (INPI) une demande d?enregistrement de la marque commerciale Budweiser au registre de la propri?t? industrielle. L?INPI ne donna pas imm?diatement suite ? cette demande car une soci?t? de droit tch?coslovaque, B. B., d?posa une r?clamation, all?guant qu?une appellation d?origine Budweiser Bier se trouvait d?j? enregistr?e ? son nom.
11.??D?apr?s la requ?rante, des n?gociations eurent lieu entre elle-m?me et la soci?t? B. B. ? propos de l?usage de la marque commerciale Budweiser. Ces n?gociations s??tant sold?es par un ?chec, la requ?rante introduisit alors, le 10 novembre 1989, devant le tribunal de Lisbonne une demande en annulation de l?enregistrement en cause contre ladite soci?t?. Par un jugement du 8 mars 1995, qui passa en force de chose jug?e, le tribunal de Lisbonne fit droit ? cette demande, consid?rant que l?objet de l?enregistrement en question, ? savoir la bi?re Budweiser Bier, ne rev?tait le caract?re ni d?une appellation d?origine ni d?une indication de provenance. Cet enregistrement fut donc annul?.
12.??L?INPI, par une d?cision du 20 juin 1995, publi?e le 8 novembre 1995, proc?da ? l?enregistrement, au nom de la requ?rante, de la marque commerciale Budweiser, malgr? une r?clamation pr?alable form?e par B. B.. Le 8 f?vrier 1996, cette derni?re attaqua la d?cision de l?INPI devant le tribunal de Lisbonne, se pr?valant des dispositions de l?Accord entre le gouvernement de la R?publique portugaise et le gouvernement de la R?publique socialiste tch?coslovaque sur la protection des indications de provenance, des appellations d?origine et d?autres d?nominations g?ographiques et similaires (??l?Accord de 1986??), sign? ? Lisbonne le 10 janvier 1986 et entr? en vigueur le 7 mars 1987 ? la suite de sa publication au Journal officiel. Conform?ment ? la loi, la requ?rante fut invit?e par le tribunal ? participer ? la proc?dure en tant que partie int?ress?e.
13.??Par un jugement du 18 juillet 1998, le tribunal de Lisbonne rejeta la demande. Pour le tribunal, ce n??tait que l?appellation d?origine Ceskebudejovicky Budvar qui pouvait ?tre prot?g?e par le droit portugais et non pas la marque Budweiser. Par ailleurs, le tribunal estima qu?il n?y avait aucun risque de confusion entre une telle appellation d?origine et la marque de la requ?rante, qui ?tait plut?t identifi?e par l?immense majorit? des consommateurs comme une bi?re am?ricaine.
14.??Budejovicky Budvar attaqua cette d?cision devant la cour d?appel de Lisbonne. Par un arr?t du 21 octobre 1999, la cour d?appel annula la d?cision entreprise et ordonna ? l?INPI de refuser l?enregistrement de la marque Budweiser. Pour la cour d?appel, un tel enregistrement portait atteinte aux dispositions de l?Accord de 1986 et, d?s lors, ? l?article 189???1?j) du code de la propri?t? industrielle.
15.??La requ?rante se pourvut en cassation devant la Cour supr?me, all?guant notamment que la d?cision attaqu?e ?tait contraire aux dispositions de l?Accord du 15 avril 1994 sur les aspects des droits de propri?t? intellectuelle qui touchent au commerce (??l?ADPIC??), qui ?tablit le principe de la priorit? de l?enregistrement, et notamment ? ses articles 2 et 24 ? 5. La requ?rante all?gua ?galement qu?en tout ?tat de cause l?appellation d?origine prot?g?e Ceskebudejovicky Budvar ne correspondait pas ? l?expression allemande Budweiser, de sorte que l?Accord de 1986 n??tait pas opposable ? l?enregistrement litigieux. A supposer m?me cependant que l?expression allemande Budweiser f?t la traduction de l?appellation d?origine tch?que en question, la requ?rante soutenait que l?Accord ne concernait que les traductions entre le portugais et le tch?que et non pas vers d?autres langues. La requ?rante souleva enfin l?inconstitutionnalit? formelle de l?Accord de 1986, dans la mesure o? ce dernier aurait d? ?tre adopt? par le Parlement et non pas par le Gouvernement, ce qui portait atteinte aux articles 161 et 165 de la Constitution sur la comp?tence exclusive du Parlement.
16.??Par un arr?t du 23 janvier 2001, port? ? la connaissance de la requ?rante le 30 janvier 2001, la Cour supr?me rejeta le pourvoi.
S?agissant du moyen tir? par la requ?rante de l?application de l?ADPIC, la haute juridiction souligna d?abord que la disposition de ce dernier texte invoqu?e par A.-B. Inc. exigeait la bonne foi de l?int?ress?e. Or la requ?rante n?avait invoqu? dans sa demande d?enregistrement aucun ?l?ment de fait tendant ? ?tablir sa bonne foi. En tout ?tat de cause, la Cour supr?me releva qu?aux termes de l?article 65 de l?ADPIC cet instrument n?est devenu contraignant en droit portugais qu?? partir du 1er janvier 1996, soit apr?s l?entr?e en vigueur de l?Accord de 1986. L?ADPIC ne pouvait donc pas primer sur l?Accord de 1986.
Quant ? l?interpr?tation de l?Accord de 1986, la Cour supr?me estima qu?il ?tait ind?niable que par ce texte les deux Etats contractants avaient voulu prot?ger, dans des conditions de r?ciprocit?, les produits nationaux respectifs, y compris lorsque les d?nominations en cause seraient utilis?es en traduction. Or l?appellation d?origine Ceskebudejovicky Budvar indiquerait un produit de la r?gion de Cesk? Bud?jovice, en Boh?me, dont Budweis ou Budweiss serait la traduction allemande. Une telle appellation d?origine serait ainsi prot?g?e par l?Accord de 1986.
Enfin, l?adoption de cet Accord n??tait pas contraire aux articles 161 et 165 de la Constitution car il ne s?agissait pas en l?esp?ce d?une mati?re relevant de la comp?tence exclusive du Parlement.
II.??LE DROIT ET LA PRATIQUE INTERNE ET INTERNATIONALE PERTINENTS
A.??L?Accord de 1986
17.??Cet accord fut sign? ? Lisbonne en 1986 et est entr? en vigueur le 7?mars 1987. Par une note du 21 mars 1994, le ministre des Affaires ?trang?res de la R?publique tch?que a manifest? l?intention de son Etat de succ?der ? la Tch?coslovaquie en tant que Partie contractante ? l?Accord. Le ministre des Affaires ?trang?res portugais a marqu? l?accord de la R?publique portugaise sur cette intention par une note du 23 mai 1994.
18.??L?article 5 de l?Accord de 1986 dispose notamment?:
??1.??Si les noms et d?nominations prot?g?s en vertu du pr?sent Accord sont utilis?s dans les activit?s commerciales et industrielles en violation de ses dispositions pour des produits (…) ladite utilisation est r?prim?e, en vertu m?me de l?Accord, par tous les moyens judiciaires ou administratifs qui, selon la l?gislation de la Partie contractante o? la protection est revendiqu?e, entrent en consid?ration pour lutter contre la concurrence d?loyale ou pour r?primer des d?nominations illicites.
2.??Les dispositions du pr?sent article s?appliquent m?me lorsque lesdits noms ou lesdites d?nominations sont utilis?s (…) en traduction (…).?
L?annexe A ? l?Accord indique comme appellations d?origine prot?g?es les d?nominations Ceskobudejovick? pivo et Ceskebudejovicky Budvar.
B.??Les textes internationaux
1.??La Convention de Paris
19.??La Convention de Paris du 20 mars 1883 pour la protection de la propri?t? industrielle, qui fut r?vis?e ? de nombreuses reprises (en dernier lieu ? Stockholm le 14 juillet 1967, Recueil des Trait?s des Nations Unies 1972, vol. 828, pp.?305 et suiv.), et ? laquelle le Portugal, la R?publique Tch?que et les Etats-Unis sont parties, institue une Union pour la protection de la propri?t? industrielle, ?tant entendu que cette expression recouvre les marques de fabrique ou de commerce et les appellations d?origine ou indications de provenance. Cette convention vise ? pr?venir la discrimination envers les non-nationaux et fixe un certain nombre de crit?res tr?s g?n?raux concernant le droit mat?riel et proc?dural en mati?re de propri?t? industrielle. En vertu de cette Convention, les titulaires de marques peuvent obtenir une protection dans plusieurs pays de l?Union en effectuant un seul enregistrement.
20.??Dans la mesure o? il est pertinent en l?esp?ce, son article 4 dispose?:
??A.??1.??Celui qui aura r?guli?rement fait le d?p?t d?une demande (…) d?une marque de fabrique ou de commerce, dans l?un des pays de l?Union, ou son ayant cause, jouira, pour effectuer le d?p?t dans les autres pays, d?un droit de priorit? pendant les d?lais d?termin?s ci-apr?s.
2.??Est reconnu comme donnant naissance au droit de priorit? tout d?p?t ayant la valeur d?un d?p?t national r?gulier, en vertu de la l?gislation nationale de chaque pays de l?Union ou de trait?s bilat?raux ou multilat?raux conclus entre des pays de l?Union.
3.??Par d?p?t national r?gulier on doit entendre tout d?p?t qui suffit ? ?tablir la date ? laquelle la demande a ?t? d?pos?e dans le pays en cause, quel que soit le sort ult?rieur de cette demande.
B.??En cons?quence, le d?p?t ult?rieurement op?r? dans l?un des autres pays de l?Union, avant l?expiration de ces d?lais, ne pourra ?tre invalid? par des faits accomplis dans l?intervalle, soit, notamment, par un autre d?p?t, (…) par l?emploi de la marque, et ces faits ne pourront faire na?tre aucun droit de tiers ni aucune possession personnelle. Les droits acquis par des tiers avant le jour de la premi?re demande qui sert de base au droit de priorit? sont r?serv?s par l?effet de la l?gislation int?rieure de chaque pays de l?Union.
C.??1.??Les d?lais de priorit? mentionn?s ci-dessus seront de (…) six mois pour (…) les marques de fabrique ou de commerce.
(…)??
2.??L?Arrangement de Madrid et son Protocole
21.??L?Arrangement de Madrid de 1891 concernant l?enregistrement international des marques et le Protocole de Madrid du 27 juin 1989, ?tablissent et r?gissent un syst?me d?enregistrement international des marques, administr? par le Bureau international de l?Organisation mondiale de la Propri?t? intellectuelle (OMPI) ? Gen?ve (Suisse). L?Arrangement de Madrid a ?t? r?vis? ? Bruxelles (1900), Washington (1911), La Haye (1925), Londres (1934), Nice (1957), et Stockholm (1967). Le Protocole de Madrid de 1989 ?tablit l???Union de Madrid?? compos?e des Etats parties ? l?Arrangement et des parties contractantes au Protocole. Le Portugal est devenu partie ? l?Arrangement le 31 octobre 1893. Les Etats-Unis n?ont jamais ratifi? l?Arrangement et ont ratifi? le Protocole le 2 novembre 2003.
22.??S?appliquant entre les membres de l?Union de Madrid, le syst?me de Madrid offre au titulaire d?une marque la possibilit? d?obtenir la protection de sa marque dans plusieurs pays en d?posant une seule demande d?enregistrement directement aupr?s de son office national ou r?gional. Une marque internationale ainsi enregistr?e produit les m?mes effets dans les pays d?sign?s que ceux d?une demande ou d?un enregistrement de marque effectu? directement dans chacun desdits pays par le d?posant. Si la protection n?est pas refus?e dans un d?lai sp?cifique par l?office des marques d?un pays d?sign?, la protection de la marque est la m?me que si cette marque avait ?t? enregistr?e directement par cet office.
3.??L?ADPIC
23.??L?Accord sur les aspects des droits de propri?t? intellectuelle qui touchent au commerce (??ADPIC??) fut conclu dans le cadre des n?gociations du Cycle d?Uruguay, qui aboutirent en avril 1994 ? la signature des Accords de l?Organisation mondiale du commerce ? Marrakech, entr?s en vigueur le 1er janvier 1995.
24.??Les dispositions de l?ADPIC pr?sentant un int?r?t pour la pr?sente affaire sont les suivantes?:
Article 2 ?
(Conventions relatives ? la propri?t? industrielle)
??1.??Pour ce qui est des Parties II [normes concernant l?existence, la port?e et l?exercice des droits de propri?t? intellectuelle], III [moyens de faire respecter les droits de propri?t? intellectuelle] et IV [acquisition et maintien des droits de propri?t? intellectuelle et proc?dures inter partes y relatives] du pr?sent accord, les Membres se conformeront aux articles premier ? 12 et ? l?article 19 de la Convention de Paris (1967).
(…)??
Article 24 ? 5?
(N?gociations internationales?; exceptions)
??Dans les cas o? une marque de fabrique ou de commerce a ?t? d?pos?e ou enregistr?e de bonne foi, ou dans les cas o? les droits ? une marque de fabrique ou de commerce ont ?t? acquis par un usage de bonne foi?:
a)??avant la date d?application des pr?sentes dispositions dans ce Membre telle qu?elle est d?finie dans la Partie VI, ou
b)??avant que l?indication g?ographique ne soit prot?g?e dans son pays d?origine,
les mesures adopt?es pour mettre en ?uvre la pr?sente section ne pr?jugeront pas la recevabilit? ou la validit? de l?enregistrement d?une marque de fabrique ou de commerce (…) au motif que cette marque est identique ou similaire ? une indication g?ographique.??
Article 65 ? 1 ?
(Dispositions transitoires)
??Sous r?serve des dispositions des paragraphes 2, 3 et 4 [pr?voyant des p?riodes plus longues], aucun Membre n?aura l?obligation d?appliquer les dispositions du pr?sent accord avant l?expiration d?une p?riode g?n?rale d?un an apr?s la date d?entr?e en vigueur de l?Accord sur l?OMC.??
C.??Le droit compar?
25.??Conform?ment aux textes internationaux, la plupart des l?gislations des Etats membres du Conseil de l?Europe retiennent l?enregistrement comme le corollaire de l?acquisition du droit de marque. Cependant, ?galement dans leur grande majorit?, ils attachent ? la demande de marque certains droits. Dans la plupart des cas, la date du d?p?t de la demande est tenue pour la date du commencement du d?lai de validit? de la marque une fois celle-ci enregistr?e (protection r?troactive de l?enregistrement). C?est aussi la date du d?p?t qui d?termine la priorit? dans le syst?me des marques internationales. Enfin, dans certains pays, la demande de marque peut faire l?objet d?un enregistrement provisoire et, dans d?autres, elle peut faire l?objet de contrats de transmission, de gage ou de licence, ainsi que donner lieu ? un droit ? indemnisation en cas d?usage frauduleux par un tiers (sous r?serve de son enregistrement ult?rieur).
26.??Dans la plupart des pays, l?enregistrement est pr?c?d? d?une proc?dure de publication et d?opposition contradictoire?; en revanche, dans quelques pays, les demandes sont enregistr?es apr?s un examen des conditions de forme et de fond par l?autorit? comp?tente. Dans les deux cas, et selon la r?glementation internationale en la mati?re, une action en nullit? ou en d?ch?ance du droit de marque est possible dans un certain d?lai. Ces actions peuvent se fonder, entre autres, sur un titre ant?rieur valide, sur une demande ant?rieure, sur un droit de priorit? internationale, ou sur un d?faut d?usage de la marque pendant une certaine p?riode.
D.??Le droit national
27.??Le droit mat?riel et proc?dural en mati?re de propri?t? industrielle a ?t? r?gi au moment des faits par deux codes de la propri?t? industrielle successifs?: celui adopt? par le d?cret-loi n? 30679 du 24 ao?t 1940 et celui adopt? par le d?cret-loi no 16/95 du 24 janvier 1995. C?est ce dernier code (de 1995) qui fut appliqu? en l?esp?ce par les juridictions nationales.
28.??Le code reconnaissait le principe de la priorit? dans les m?mes termes que ceux de la Convention de Paris (article 170). La priorit? ?tait d?termin?e par rapport ? la date du d?p?t de la demande d?enregistrement (article 11). Aux termes des articles 29 et 30, les simples demandes d?enregistrement pouvaient faire l?objet de contrats de transmission, ? titre on?reux ou gratuit, et de licence.
29.??L?article 189 ? 1 j) d?terminait que l?enregistrement d?une marque devait ?tre refus? si celle-ci contenait des ??expressions?? contraires ? la l?gislation nationale. L?alin?a l) interdisait par ailleurs l?enregistrement d?une marque contenant des ?l?ments susceptibles d?induire le public en erreur.
30.??Les tiers qui se pr?tendaient affect?s par l?enregistrement d?une marque pouvaient attaquer la d?cision de l?INPI dans un d?lai de trois mois ? compter de la publication de cette d?cision (article 39). La demande devait ?tre introduite devant le tribunal civil de Lisbonne (article 2). La loi ne pr?cisait pas si de telles demandes avaient un effet suspensif.
31.??Par un arr?t du 10 mai 2001 (Colect?nea de Jurisprud?ncia, 2001, vol. III, p. 85), la cour d?appel de Lisbonne a d?cid? que le simple d?p?t de la demande d?enregistrement conf?rait au demandeur une ??attente juridique?? (expectativa jur?dica) m?ritant la protection du droit. Le nouveau code de la propri?t? industrielle, adopt? par le d?cret-loi n? 36/2003 du 5 mars 2003 et entr? en vigueur le 1er juillet 2003, pr?voit dans son article 5 une ??protection provisoire?? de la marque avant m?me son enregistrement, l?int?ress? pouvant se pr?valoir d?une telle protection dans le cadre d?une demande en dommages et int?r?ts.
EN DROIT
I.??SUR LA VIOLATION ALL?GU?E DE L?ARTICLE 1 DU PROTOCOLE N? 1 DE LA CONVENTION
32.??La soci?t? requ?rante se plaint d?une atteinte au droit au respect de ses biens. Elle rel?ve qu?une marque commerciale constitue un ??bien?? au sens de l?article 1 du Protocole n? 1. Or elle a ?t? priv?e de ce bien en raison de l?application d?un trait? bilat?ral post?rieur ? la demande d?enregistrement de sa marque. La requ?rante soutient que la d?cision de la Cour supr?me doit s?analyser en une expropriation, dans la mesure o? elle l?emp?che d?sormais d?obtenir la protection de son droit de propri?t? intellectuelle, alors qu?aucune cause d?utilit? publique n?existait en l?occurrence. L?article 1 du Protocole n? 1 se lit ainsi?:
??Toute personne physique ou morale a droit au respect de ses biens. Nul ne peut ?tre priv? de sa propri?t? que pour cause d?utilit? publique et dans les conditions pr?vues par la loi et les principes g?n?raux du droit international.
Les dispositions pr?c?dentes ne portent pas atteinte au droit que poss?dent les Etats de mettre en vigueur les lois qu?ils jugent n?cessaires pour r?glementer l?usage des biens conform?ment ? l?int?r?t g?n?ral ou pour assurer le paiement des imp?ts ou d?autres contributions ou des amendes.??
A.??Th?ses des parties
1.??La requ?rante
33.??La requ?rante rappelle que le droit ? utiliser une marque commerciale constitue sans conteste un ??bien?? au sens de l?article 1 du Protocole n? 1. Elle se r?f?re ? cet ?gard ? la d?cision de la Commission europ?enne des Droits de l?Homme dans l?affaire Smith Kline et French Laboratories Ltd c. Pays Bas (n? 12633/87, d?cision du 4 octobre 1990, D?cisions et rapports (DR) 66, p. 70) ainsi qu?? l?article 17 ? 2 de la Charte des Droits Fondamentaux (article II-77 du projet de Trait? ?tablissant une Constitution pour l?Europe ? sign? le 29 octobre 2004, mais pas en vigueur??, qui garantit le droit de propri?t?). La requ?rante souligne que, conform?ment aux textes internationaux en vigueur, un tel droit est prot?g? d?s la date du d?p?t de la demande d?enregistrement. En effet, ? partir de ce moment-l? le titulaire de la marque b?n?ficie non seulement du droit de priorit? mais ?galement de la possibilit? de transmettre sa marque ? titre on?reux, de la c?der ou de demander un d?dommagement en raison de son usage ill?gal par un tiers. La requ?rante souligne qu?il s?agit l? d?un trait commun ? la l?gislation de la plupart des Etats membres du Conseil de l?Europe, y compris le Portugal.
34.??La requ?rante souligne qu?? compter du d?p?t de sa demande elle ?tait en droit de ne pas se voir priv?e de l?usage de sa marque en raison d?un droit ult?rieur d?une tierce partie. Cependant, c?est justement ce qui s?est pass? en raison de l?interpr?tation donn?e par les instances portugaises ? l?Accord de 1986, laquelle a eu pour r?sultat d?accorder la priorit? ? l?indication de provenance tch?que en question au d?triment de la marque de la requ?rante.
35.??La requ?rante all?gue avoir ainsi fait l?objet d?une v?ritable expropriation. Elle rel?ve d?abord que le seul motif d?annulation de l?enregistrement de sa marque retenu par la Cour supr?me a ?t? l?incompatibilit? avec l?Accord de 1986 et donc avec la l?gislation portugaise, au regard de l?alin?a j) de l?article 189 ? 1 du code de la propri?t? industrielle?; il n?a jamais ?t? question d?un risque de confusion avec les produits de la soci?t? tch?que en question, auquel cas les juridictions portugaises se seraient fond?es sur l?alin?a l) de cette m?me disposition, ce qu?elles n?ont cependant pas fait.
36.??Pour la requ?rante, c?est l? une ing?rence dans son droit de propri?t?. Elle soutient tout d?abord qu?une telle ing?rence n??tait pas pr?vue par la loi. La requ?rante souligne ? cet ?gard que l?interpr?tation de l?Accord par les juridictions portugaises ?tait erron?e et contraire aux principes g?n?raux du droit international. En effet, les juridictions portugaises ont estim?, ? tort, que l?Accord prot?geait les appellations d?origine figurant ? son annexe A lorsque les d?nominations en cause seraient utilis?es en traduction dans toutes les langues, alors que ledit Accord ne couvrirait que les versions portugaise et tch?que. La requ?rante rappelle par ailleurs que l?expropriation de la propri?t? des non-nationaux ne peut avoir lieu, selon les principes du droit international, que moyennant une indemnisation.
37.??A supposer m?me cependant que l?ing?rence en question ait ?t? pr?vue par la loi, la requ?rante soutient qu?elle ne poursuivait aucun but l?gitime. Elle r?affirme que le risque de confusion, all?gu? par le gouvernement portugais, entre la marque Budweiser et les appellations d?origine en cause n?a pas ?t? mentionn? par les juridictions internes, qui ne se sont fond?es que sur l?alin?a j) de l?article 189 ? 1 du code de la propri?t? industrielle. L?ing?rence litigieuse ?tait de surcro?t disproportionn?e car elle n?a pas tenu compte du juste ?quilibre qui doit exister entre l?int?r?t g?n?ral et les droits des particuliers. La requ?rante rappelle ? cet ?gard qu?elle n?a re?u aucun d?dommagement en raison de la privation de l?usage de sa marque, alors que la situation litigieuse ne rev?tait pas un caract?re exceptionnel justifiant l?absence d?indemnisation de l?int?ress?. Elle rappelle que des conflits entre des marques commerciales et des indications de provenance sont chose courante ? l?heure actuelle, le droit international poss?dant des moyens de r?gler de tels conflits de mani?re satisfaisante?; la d?cision de la Cour supr?me de faire primer l?Accord de 1986 sur la demande d?enregistrement de la marque Budweiser, qui lui est chronologiquement ant?rieure, va ? l?encontre des textes internationaux en vigueur, notamment l?ADPIC et les directives communautaires pertinentes.
2.??Le Gouvernement
38.??Le Gouvernement soutient que la requ?rante ne disposait pas d?un ??bien??, au sens de l?article 1 du Protocole n? 1. Il fait d?abord valoir qu?en droit portugais, comme d?ailleurs dans d?autres syst?mes juridiques des Etats membres du Conseil de l?Europe, ce n?est qu?apr?s son enregistrement d?finitif qu?une marque devient un ??bien?? au sens de cette disposition. Avant un tel enregistrement, l?int?ress? ne dispose m?me pas d?une esp?rance l?gitime?: c??tait bien le cas de la requ?rante, d?autant que la propri?t? de la marque en question faisait d?j? l?objet d?un litige entre elle et la soci?t? tch?que Budejovicky Budvar. Certes, le droit de priorit? joue un certain r?le en la mati?re mais il ne garantit pas que l?enregistrement de la marque sera finalement accord?. En l?esp?ce, tel n?a pas ?t? le cas, une tierce partie ayant formul? des objections, aux termes de la l?gislation interne applicable. Le Gouvernement rappelle ? cet ?gard la jurisprudence de la Cour selon laquelle l?article 1 du Protocole n? 1 ne prot?ge que les biens ??actuels?? et conclut ? l?inapplicabilit? de cette disposition.
39.??Pour le Gouvernement, ni les d?cisions des juridictions portugaises ni l?Accord de 1986 en soi n?ont port? atteinte ? un droit de propri?t? de la requ?rante. A supposer m?me cependant qu?il y ait eu une ing?rence dans un droit de la requ?rante, elle s?analyserait en une r?glementation de l?usage des biens et non pas en une privation de propri?t?. En tout ?tat de cause, une telle ing?rence ?tait pr?vue par la loi, ? savoir l?Accord de 1986 entre le Portugal et la Tch?coslovaquie, puis la R?publique tch?que, qui faisait partie du droit interne portugais. L?ing?rence poursuivait par ailleurs un but l?gitime?: la d?cision prise par les tribunaux portugais en application de l?Accord de 1986, tendait, pour l?essentiel, ? assurer le respect de la l?gislation interne, surtout s?agissant des obligations internationales de l?Etat portugais, mais ?galement ? ?viter des risques de confusion sur la provenance du produit en cause. Le Gouvernement observe ? cet ?gard que, bien que les juridictions portugaises n?aient pas invoqu? l?article 189 ? 1 l) du code de la propri?t? industrielle comme fondement du refus de l?enregistrement litigieux, il ressort de l?arr?t de la Cour supr?me que le risque de confusion avec l?appellation d?origine tch?que a ?galement ?t? pris en consid?ration dans le raisonnement de cette haute juridiction.
40.??Le Gouvernement soutient en outre que l?ing?rence en question, si elle existait, serait tout ? fait proportionn?e. Rappelant que l?Etat dispose d?une large marge d?appr?ciation dans la d?finition de l?int?r?t public, le Gouvernement observe qu?il est en droit de d?terminer dans quelles conditions une marque commerciale est susceptible de b?n?ficier d?un enregistrement. L?Etat peut notamment d?cider qu?il convient de prot?ger les int?r?ts des tiers concern?s, moyennant une proc?dure pr?vue par la loi. En l?occurrence, les juridictions nationales se sont limit?es ? interpr?ter et ? appliquer la l?gislation interne pertinente. La requ?rante ne saurait r?clamer un quelconque d?dommagement en r?paration d?un pr?judice qui, le Gouvernement le souligne, n?a jamais ?t? all?gu? par la requ?rante au niveau interne.
41.??Le Gouvernement rel?ve enfin que la requ?rante ne pr?tend finalement qu?obtenir l?infirmation des d?cisions prises par les tribunaux nationaux. Cela reviendrait n?anmoins ? faire de la Cour europ?enne une quatri?me instance, ce qui serait contraire au but et ? l?esprit de la Convention. Le Gouvernement conclut ? l?absence de violation de l?article 1 du Protocole n? 1.
B.??Appr?ciation de la Cour
42.??La Cour doit d?cider d?abord si le droit r?clam? par la requ?rante peut ?tre consid?r? comme un ??bien?? au sens de l?article 1 du Protocole no?1. Elle rappelle ? cet ?gard sa jurisprudence constante selon laquelle la notion de ??bien?? a une port?e autonome, qui ne se limite pas ? la propri?t? de biens corporels et qui est ind?pendante par rapport aux qualifications formelles du droit interne?: certains autres droits et int?r?ts constituant des actifs peuvent aussi passer pour des ??droits patrimoniaux?? et donc des ??biens?? aux fins de cette disposition. Dans chaque affaire, il importe d?examiner si les circonstances, consid?r?es dans leur ensemble, ont rendu le requ?rant titulaire d?un int?r?t substantiel prot?g? par l?article 1 du Protocole no 1 (Beyeler c. Italie [GC], no 33202/96, ? 100, CEDH 2000-I?; Broniowski c. Pologne [GC], no 31443/96, ? 129, CEDH 2004-V).
43.??La Cour observe d?embl?e que la propri?t? intellectuelle en tant que telle b?n?ficie sans conteste de la protection de l?article 1 du Protocole no 1. Telle a ?t? la position, s?agissant d?un brevet, de la Commission europ?enne des Droits de l?Homme dans sa d?cision Smith Kline pr?cit?e.
S?agissant cependant d?une demande de brevet rejet?e par l?organe national comp?tent, la Commission s?est ainsi exprim?e dans l?affaire British-American Tobacco Company Ltd?:
??(…) la soci?t? requ?rante n?a pas r?ussi ? obtenir la protection effective de son invention au moyen d?un brevet. Par cons?quent, la soci?t? a ?t? priv?e d?un droit de protection de la propri?t? intellectuelle, mais n?a pas ?t? priv?e de sa propri?t? actuelle.?? (British-American Tobacco Company Ltd c. Pays-Bas, s?rie A no 331, arr?t du 20 novembre 1995, avis de la Commission, p. 37, ?? 71-72)
Dans cette m?me affaire, la Cour, apr?s avoir conclu ? l?absence de violation de l?article 6 ? 1 de la Convention, a d?cid? de ne pas examiner s?par?ment la question de savoir si la demande de brevet en question constituait un ??bien?? entrant dans le domaine de la protection accord?e par l?article 1 du Protocole no 1 (British-American Tobacco Company Ltd, arr?t pr?cit?, p. 29, ? 91).
44.??La requ?rante juge sa situation diff?rente de celle de la requ?rante dans l?affaire British-American Tobacco Company Ltd, dans la mesure o? sa demande d?enregistrement de la marque en question a ?t? accept?e, m?me si elle a ?t? annul?e par la suite. Pour le Gouvernement, l?enregistrement de la marque de la requ?rante ?tait un acte conditionnel qui ne pouvait devenir d?finitif qu?en l?absence d?un recours d?une tierce partie, lequel a en effet ?t? interjet? par Budejovicky Budvar.
45.??La Cour constate que la question se pose de savoir ? quel moment le droit ? la protection de la marque devient un ??bien?? au sens de l?article 1 du Protocole n? 1. En d?autres termes, la Cour est appel?e ? rechercher si la situation juridique de la requ?rante, en tant que demanderesse de l?enregistrement d?une marque, appelait la protection de cette disposition de la Convention.
46.??Pour la requ?rante, tel ?tait le cas, non seulement en vertu des textes internationaux mais ?galement au regard du droit portugais en mati?re de protection de la propri?t? intellectuelle. Dans cette interpr?tation, le simple d?p?t d?une demande d?enregistrement conf?rerait certains droits (voir paragraphe 33 ci-dessus), dont celui de b?n?ficier de la priorit? relativement aux autres marques ou indications de provenance similaires d?pos?es ult?rieurement. Le Gouvernement le conteste, soulignant le caract?re conditionnel de la position juridique de la requ?rante avant l?enregistrement d?finitif?; or l?article 1 du Protocole ne vaut que pour des biens ??actuels??.
47.??La Cour observe que la situation juridique de celui qui demande l?enregistrement d?une marque commerciale implique sans conteste certains int?r?ts ?conomiques. La demande d?enregistrement peut ainsi faire l?objet d?une transmission, ? titre on?reux ou non, ou d?un contrat de licence. A cet ?gard, la Cour souligne qu?il n?est pas exclu, contrairement ? ce qu?a soutenu le Gouvernement, que de telles transmissions pr?sentent une valeur ?conomique non n?gligeable. En l?occurrence, la Cour accepte que la marque en cause pr?sentait, de par sa notori?t? internationale, une valeur ?conomique certaine.
La Cour accepte par ailleurs les all?gations de la requ?rante selon lesquelles l?usage ill?gal ou frauduleux par un tiers de la marque dont l?int?ress? a demand? l?enregistrement pouvait d?j?, sous l?empire du code de la propri?t? industrielle de 1995, applicable en l?esp?ce, donner lieu, en certaines circonstances, ? un d?dommagement, m?me si une telle possibilit? n?a ?t? introduite de mani?re claire que par le nouveau code de la propri?t? industrielle, entr? en vigueur en 2003.
Enfin, le d?p?t de la demande d?enregistrement conf?rait en effet ? l?int?ress?e le droit de priorit? sur des demandes d?pos?es ult?rieurement.
48.??Aux yeux de la Cour, ces ?l?ments donnaient ind?niablement ? la requ?rante un int?r?t patrimonial b?n?ficiant d?une certaine protection juridique. Toutefois, la position juridique de la requ?rante n??tait pas suffisamment forte au point de constituer une ??esp?rance l?gitime?? appelant la protection de l?article 1 du Protocole no 1.
49.??La Cour rappelle ? cet ?gard que cette disposition ne vaut que pour les biens actuels. Un revenu futur ne peut ainsi ?tre consid?r? comme un ??bien?? que s?il a d?j? ?t? gagn? ou s?il fait l?objet d?une cr?ance certaine. En outre, l?espoir de voir reconna?tre un droit de propri?t? que l?on est dans l?impossibilit? d?exercer effectivement ne peut non plus ?tre consid?r? comme un ??bien??, et il en va de m?me d?une cr?ance conditionnelle s??teignant du fait de la non-r?alisation de la condition (Gratzinger et Gratzingerova c. R?publique tch?que (d?c.) [GC], no 39794/98, ? 69, CEDH 2002-VII). Celui qui se plaint d?une atteinte ? son droit de propri?t? doit donc d?abord d?montrer qu?un tel droit existait.
50.??En l?esp?ce, la requ?rante ne pouvait ?tre s?re d??tre titulaire de la marque en question qu?apr?s son enregistrement d?finitif, et cela uniquement au cas o? une tierce partie ne soul?verait pas des objections ? cet ?gard, comme permis par la l?gislation applicable. En d?autres termes, la requ?rante disposait d?un droit conditionnel qui s?est toutefois ?teint, de mani?re r?troactive, du fait de la non-r?alisation de la condition, ? savoir celle de ne pas porter atteinte aux droits d?une tierce partie. La Cour rel?ve ? cet ?gard que la l?gislation portugaise pertinente ?tait claire, pr?cise et raisonnable, dans la mesure o? elle pr?voyait un d?lai bien d?termin?, ? savoir trois mois, pendant lequel une tierce partie pouvait ?lever des objections ? l?enregistrement d?une marque commerciale (voir, a contrario, Beyeler c. Italie, arr?t pr?cit?, ? 109).
51.??Il convient de rappeler ? cet ?gard que le droit ? l?usage de la marque Budweiser ?tait, d?j? ? l??poque du d?p?t de la demande par la requ?rante, contest? par la soci?t? B. B.. La requ?rante l?a reconnu, faisant m?me r?f?rence aux n?gociations qui ont eu lieu ? ce propos entre les deux soci?t?s?; ce n?est d?ailleurs qu?apr?s l??chec de ces n?gociations que la requ?rante d?cida d?attaquer, devant le tribunal de Lisbonne, les enregistrements existant au nom de B. B., alors qu?elle avait d?pos? sa propre demande devant l?INPI huit ann?es auparavant (cf. paragraphes 10 et 11 ci-dessus). Engag?e dans une entreprise commerciale comportant de par sa nature m?me un risque, la requ?rante ?tait ou aurait d? ?tre consciente de la possibilit? que sa demande ne f?t refus?e par les autorit?s comp?tentes, d?autant que lors de l?introduction de ladite demande contre B. B., le 10 novembre 1989, l?Accord de 1986 ?tait d?j? en vigueur depuis deux ans et demi.
52.??La Cour consid?re ainsi que s?il est clair qu?une marque commerciale constitue un ??bien?? au sens de l?article 1 du Protocole n? 1, tel n?est le cas qu?apr?s l?enregistrement d?finitif de la demande respective, selon les r?gles en vigueur dans l?Etat concern?. Avant un tel enregistrement, l?int?ress? dispose, certes, d?un espoir d?obtenir un tel ??bien?? mais non d?une esp?rance l?gitime juridiquement prot?g?e. Peu importe ? cet ?gard, ainsi que l?all?gue la requ?rante, que l?Accord de 1986, appliqu? par les juridictions internes afin de refuser l?enregistrement en cause, f?t ult?rieur ? la date du d?p?t de la demande. Au moment de l?entr?e en vigueur de cet Accord, le 7 mars 1987, la requ?rante ne disposait d?aucun ??bien??. La mani?re dont les juridictions portugaises ont appliqu? l?Accord en question n?a donc pu constituer une ing?rence dans un droit de la requ?rante.
53.??En somme, l?article 1 du Protocole no 1 ne trouve pas ? s?appliquer en l?esp?ce et n?a donc pas pu ?tre viol?.
PAR CES MOTIFS, LA COUR,
Dit, par 5 voix contre 2, qu?il n?y a pas eu violation de l?article 1 du Protocole no 1?;
Fait en fran?ais, puis communiqu? par ?crit le 11 octobre 2005 en application de l?article 77 ?? 2 et 3 du r?glement.
S. Naismith?J.-P. Costa?
?Greffier adjoint?Pr?sident
Au pr?sent arr?t se trouve joint, conform?ment aux articles 45 ? 2 de la Convention et 74 ? 2 du r?glement, l?expos? de l?opinion dissidente commune ? MM. Costa et Cabral Barreto.
J.-P.C.?
S.H.N.
?

OPINION DISSIDENTE COMMUNE ? MM. LES JUGES ?
COSTA ET CABRAL BARRETO
A notre vif regret, nous ne sommes pas, dans cette affaire nouvelle et importante, en mesure de suivre le raisonnement de la majorit? pour les raisons que nous exposons ci-apr?s.
1.??Le d?p?t de la demande d?enregistrement devant l?Institut national de la propri?t? industrielle (INPI), d?s 1981, conf?rait ? la requ?rante un droit de priorit? sur d?autres demandes ult?rieures. En l?esp?ce, la requ?rante ?tait en droit de s?attendre ? ce que sa demande f?t examin?e conform?ment ? cette r?gle ainsi qu?aux autres normes en vigueur en mati?re de propri?t? intellectuelle, d?autant que sa demande avait d?j? ?t? appr?ci?e par l?INPI, une r?clamation form?e par Budejovicky Budvar ayant d?ailleurs ?t? rejet?e. En cela, Anheuser-Busch Inc. ?tait dans une position fort similaire ? celle de la requ?rante dans l?affaire Pine Valley, dans laquelle la Cour a consid?r? que la d?livrance d?un certificat d?urbanisme impliquait, pour l?int?ress?e, une approbation de principe de l?am?nagement projet? (Pine Valley Developments Ltd et autres c. Irlande, arr?t du 29 novembre 1991, s?rie A no 222, p. 23, ? 51), m?me si, bien entendu, le droit de l?urbanisme et celui des marques sont diff?rents.
2.??Par ailleurs, l?usage ill?gal ou frauduleux par un tiers de la marque dont l?int?ress? a demand? l?enregistrement peut, dans certaines circonstances, donner lieu ? un d?dommagement. Une telle possibilit? est ? l?heure actuelle pr?vue dans le nouveau code portugais de la propri?t? industrielle et, si elle ne figurait ni dans le code de 1940 ni dans celui de 1995, applicable aux faits de la cause, elle a ?t? reconnue de mani?re g?n?rale par un arr?t au moins de la cour d?appel de Lisbonne (voir le paragraphe 31 de l?arr?t). C?est l? un ?l?ment de plus donnant ? la position juridique de celui qui a demand? l?enregistrement d?une marque commerciale un contenu patrimonial.
3.??En plus, et de fa?on d?cisive, lorsque l?Etat portugais a conclu l?Accord de 1986 avec la Tch?coslovaquie, la requ?rante avait d?j? d?pos?, cinq ans plus t?t, une demande d?enregistrement de sa marque commerciale. Elle b?n?ficiait non seulement d?un droit de priorit? mais aussi de l?esp?rance de voir sa demande examin?e selon les r?gles et principes en vigueur au moment m?me de son d?p?t et par cons?quent d?obtenir l?enregistrement d?finitif de la marque en question. Toutefois, elle s?est finalement vu refuser un tel enregistrement non pas parce qu?il y avait des risques de confusion sur la provenance du produit en cause, mas tout simplement en raison d?une l?gislation post?rieure ? la date de ce d?p?t, le 19 mai 1981. Cette l?gislation a en effet ?t? la cause exclusive du refus de l?enregistrement en cause. Les juridictions internes ne se sont pas fond?es, dans leur d?cisions, sur l?article 189 ? 1 l) du code de la propri?t? industrielle ? interdisant l?enregistrement d?une marque contenant des ?l?ments susceptibles d?induire le public en erreur ? mas sur l?article 189 ? 1 j), qui disposait que l?enregistrement d?une marque devait ?tre refus? si celle-ci contenait des ??expressions?? contraires ? la l?gislation nationale?; dans le cas d?esp?ce, l?enregistrement a ?t? refus? parce qu?il allait contre l?Accord de 1986.
4.??L?ensemble des ?l?ments relev?s nous am?ne ? consid?rer que la requ?rante ?tait bien titulaire d?un int?r?t patrimonial reconnu en droit portugais. En effet, elle pouvait s?attendre ? voir sa demande examin?e et approuv?e, dans la mesure o? les obstacles soulev?s par la soci?t? tch?que furent ?cart?s par les organes comp?tents, aucun autre motif de rejet de sa demande n?existant, ? ce moment l?. Bref, la requ?rante disposait d?une esp?rance l?gitime suffisamment solide pour m?riter la protection de l?article 1 du Protocole no 1. Cette disposition est donc applicable au cas d?esp?ce. A cet ?gard, nous sommes d?accord avec la majorit? quant ? la partie de l?arr?t indiquant sans ambigu?t? l?applicabilit? de l?article 1 du Protocole no 1, question qui n?avait jamais ?t? clairement tranch?e par la jurisprudence de la Cour (dans l?affaire British American Tobacco Company Ltd c. Pays-Bas, arr?t du 20 novembre 1995, s?rie A no?331, alors que la Commission avait consid?r? que l?article 1 du Protocole no 1 n?avait pas ?t? viol?, la Cour a jug? ( ? 91) qu?il ne s?imposait pas de d?cider si la demande de brevet d?pos?e par la requ?rante constituait un ??bien?? entrant dans le domaine de la protection accord?e par l?article 1 du Protocole no 1).
5.??Le refus de la demande d?enregistrement de la marque en cause s?analyse sans conteste en une ing?rence dans le droit de propri?t? de la requ?rante. Si, en l?esp?ce, il est difficile de dire que la requ?rante a ?t? priv?e de la propri?t? de la marque Budweiser, aucune expropriation, formelle ou de fait, n?ayant eu lieu, il est cependant ind?niable que la requ?rante ne peut pas utiliser ladite marque au Portugal, et cela en raison des d?cisions des juridictions internes. Cette impossibilit? totale d?exploitation commerciale d?une marque s?analyse dans une ing?rence qui doit, d?abord, respecter le principe de l?galit?, avoir un but l?gitime et assurer un ??juste ?quilibre?? entre les exigences de l?int?r?t g?n?ral et les imp?ratifs de la sauvegarde des droits fondamentaux de l?individu. (Iatridis c. Gr?ce [GC], no 31107/96, ? 58, CEDH 1999-II). Il convient de rappeler que, dans le monde ?conomique, la possibilit? d?exploiter une marque sur un march?, tel que celui du Portugal, peut repr?senter une valeur tr?s importante.
6.??Si on peut convenir que l?ing?rence dans les droits de la requ?rante ?tait pr?vue par la loi ? l?Accord de 1986 ? et qu?elle avait un but l?gitime, celui de faire respecter les obligations internationales de l?Etat portugais, lequel, en signant l?Accord de 1986, avait pris certains engagements aupr?s de la Tch?coslovaquie, puis de la R?publique tch?que, il reste ? savoir s?il y a eu un ??juste ?quilibre?? entre les exigences de l?int?r?t g?n?ral de la communaut? et les imp?ratifs de la sauvegarde des droits fondamentaux de l?individu. La v?rification de l?existence d?un tel ?quilibre exige un examen global des diff?rents int?r?ts en cause, ce qui peut appeler une analyse des conditions de d?dommagement si la situation s?apparente ? une privation de propri?t? (voir, par exemple, Lithgow et autres c. Royaume-Uni, arr?t du 8?juillet 1986, s?rie A no 102, pp. 50-51, ?? 120 et 121).
7.??Nul ne saurait contester le droit de l?Etat ? conclure les accords internationaux n?cessaires ? la protection de certains produits, mais l?Etat doit ?galement dans ce contexte prendre en consid?ration les droits ?ventuels des particuliers, surtout si ces derniers sont des non-nationaux, comme la soci?t? requ?rante. En effet, si une privation de propri?t? doit toujours r?pondre à l?utilit? publique, des facteurs dissemblables peuvent valoir pour les nationaux et pour les ?trangers?; il peut y avoir une raison l?gitime de demander aux premiers de supporter, dans l?int?r?t g?n?ral, un plus lourd sacrifice que celui des seconds (Lithgow et autres, arr?t pr?cit?, ??116).
8.??Comme nous avons d?j? remarqu?, l?Etat, par l?Accord de 1986, est intervenu de mani?re ? porter objectivement pr?judice aux int?r?ts patrimoniaux de la requ?rante. Son intervention n?avait peut-?tre pas pour objet d?intervenir dans le processus l?gal d?autorisation de la marque au profit de celle-ci, mais elle a eu sans conteste pour effet de rendre cette autorisation juridiquement impossible, ce qui aboutit, f?t-ce de fa?on non intentionnelle, au m?me r?sultat. Sans doute, il lui ?tait l?gitime d?intervenir de la sorte afin de prot?ger ses propres produits, dans des conditions de r?ciprocit? par rapport ? l?autre Etat Partie ? l?Accord. Il l?a cependant fait sans avoir ?gard aux droits ant?rieurs de la requ?rante, alors qu?il disposait de la possibilit? de le faire moyennant, par exemple, un d?dommagement ad?quat. Ce faisant, les autorit?s portugaises ont fait subir ? la requ?rante une charge excessive et disproportionn?e qui a rompu le ??juste ?quilibre?? devant pr?valoir entre les exigences de l?int?r?t g?n?ral et la sauvegarde du droit au respect des biens.
Pour nous, il y a donc eu violation de l?article 1 du Protocole no 1.

ARR?T ANHEUSER-BUSCH INC. c. PORTUGAL

ARR?T ANHEUSER-BUSCH INC. c. PORTUGAL?

ARR?T ANHEUSER-BUSCH INC. c. PORTUGAL?
OPINION DISSIDENTE COMMUNE ? MM. LES JUGES COSTA ET CABRAL BARRETO

ARR?T ANHEUSER-BUSCH INC. c. PORTUGAL?17
OPINION DISSIDENTE COMMUNE ? MM. LES JUGES COSTA ET CABRAL BARRETO

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