AFFAIRE TERAZZI SRL c. ITALIE - A.N.P.T.ES.
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Testo originale e tradotto della sentenza selezionata

AFFAIRE TERAZZI SRL c. ITALIE

Tipologia: Sentenza
Importanza: 2
Articoli: P1-1
Numero: 27265/95/2002
Stato: Italia
Data: 2002-10-17 00:00:00
Organo: Sezione Quarta
Testo Originale

Conclusione Violazione di P1-1; Soddisfazione equa riservata
QUARTA SEZIONE
CAUSA TERAZZI SRL C. ITALIA
( Richiesta no 27265/95)
SENTENZA
STRASBURGO
17 ottobre 2002
DEFINITIVO
21/05/2003
Questa sentenza diventer? definitiva nelle condizioni definite all’articolo 44 ? 2 della Convenzione. Pu? subire dei ritocchi di forma.

Nellla causa TERAZZI srl c. Italia,
La Corte europea dei Diritti dell’uomo, quarta sezione, riunendosi in una camera composta da:
Sir Nicolas Bratza, presidente,
Sigg.. Il Sig. Pellonp??, B. Conforti A. Pastor Ridruejo, la Sig.ra E. Palm,
Sigg.. Il Sig. Fischbach, J. Casadevall, giudici, e della Sig.ra F. ELENS-PASSOS, cancelliere collaboratrice di sezione,
Dopo avere deliberato in camera del consiglio il 26 settembre 2002,
rende la sentenza che ha, adottata a questa ultima, data:
PROCEDIMENTO
1. All’origine della causa si trova una richiesta (no 27265/95) diretta contro la Repubblica italiana e in cui una societ? ad accomandita semplice di dritto italiano, la societ? T. S.a.s. (“il richiedente”), trasformata in societ? a responsabilit? limitata a contare dal 12 novembre 1994, aveva investito la Commissione europea dei Diritti dell’uomo (“la Commissione”) il 12 agosto 1994, in virt? del vecchio articolo 25 della Convenzione di salvaguardia dei Diritti dell’uomo e delle Libert? fondamentali (“la Convenzione”).
2. Il richiedente che agisce tramite il suo rappresentante legale, ? rappresentato dinnanzi alla Corte da A. C. P. e G. L., avvocati al foro di Roma. Il governo italiano (“il Governo”) ? rappresentato dal suo agente, il Sig. U. Leanza e col suo coagente, il Sig. V. Esposito.
3. Il richiedente adduceva la violazione dell’articolo 1 del Protocollo no 1 in ragione dell’interdizione a costruire che colpiva il suo terreno cos? come la violazione dell’articolo 6 della Convenzione in ragione della durata eccessiva di un procedimento. Il 2 luglio 1997, la Commissione ha deciso di portare la lagnanza derivata da un attentato ingiustificato al diritto al rispetto dei beni del richiedente alla cognizione del governo, invitandolo a presentare per iscritto delle osservazioni sulla sua ammissibilit? e la sua fondatezza; ha dichiarato inammissibile il restante della richiesta.
4. La richiesta ? stata trasmessa alla Corte il 1 novembre 1998, data di entrata in vigore del Protocollo no 11 alla Convenzione (articolo 5 ? 2 del Protocollo no 11).
5. La richiesta ? stata assegnata alla prima sezione della Corte (articolo 52 ? 1 dell’ordinamento). In seno a questa, la camera incaricata di esaminare la causa (articolo 27 ? 1 della Convenzione) ? stata costituita conformemente all’articolo 26 ? 1 dell’ordinamento.
6. Con una decisione del 30 marzo 1999, la camera ha dichiarato la richiesta parzialmente ammissibile (articolo 54 ? 4 dell’ordinamento).
7. Tanto il richiedente che il Governo hanno depositato delle osservazioni scritte sul merito della causa (articolo 59 ? 1 dell’ordinamento). Peraltro, dopo avere consultato le parti, la camera ha deciso che non era necessario tenere un’udienza (articolo 59 ? 2 dell’ordinamento).
8. Il 1 novembre 2001, la Corte ha ricomposto le sue sezioni (articolo 25 ? 1 dell’ordinamento). La presente richiesta ? stata assegnata alla nuova quarta sezione.
IN FATTO
I. LE CIRCOSTANZE DELLO SPECIFICO
9. Il richiedente ? il proprietario di un terreno di circa 50 000 metri quadrati, situato nel comune di Roma ed iscritto al catasto, foglio 435, appezzamenti no33, 34, 35, 36, 39 e 41) e foglio 437 (appezzamenti no 14, 15, 16, 17, 18, 20, 21, 44, 45, 53p, 54p, 56, 57, 58, 59, 60 e 95),,.
10. Con due ordinanze ministeriali del 30 maggio 1961 e 1 giugno 1963, il terreno del richiedente fu assoggettato alle disposizioni sulla protezione del paesaggio( vincolo archeologico e paesaggistico) al senso della legge no 1497 di 1939. Questo aveva per conseguenza che ogni progetto di modifica del terreno era sottoposto all’autorizzazione preliminare dell’ufficio ministeriale competente (soprintendenza). Il terreno non diventava per questo fatto inedificabile.
A. La prima interdizione a costruire in vista dell’espropriazione del terreno
11. Il 18 dicembre 1962, la municipalit? di Roma deliber? in vista dell’adozione di un nuovo piano generale di urbanistica che destinava la maggioranza del terreno del richiedente [salvo appezzamenti 34 e 35 del foglio 435 e gli appezzamenti 53p e 54p del foglio 437] alla creazione di un parco pubblico (verde pubblico).
12. Il 16 dicembre 1965, il nuovo piano generale di urbanistica di Roma (piano regolatore generale, di seguito PRG) fu approvato da un decreto del presidente della Repubblica. Il PRG destinava la maggioranza del terreno del richiedente alla creazione di un parco pubblico (zona N) e colpiva suddetto terreno di un’interdizione assoluta a costruire in vista della sua espropriazione.
13. Questa interdizione a costruire in vista dell’espropriazione, originariamente imposta sine die, fu sottoposta ad un termine di cinque anni dalla legge del 19 novembre 1968 (no 1187) termine che iniziava a decorrere al momento dell’entrata in vigore di questa legge, per il caso in cui nessuno piano dettagliato di urbanistica non fosse adottato.
14. Nel 1973, alla scadenza del periodo di cinque anni, nessuno piano dettagliato di urbanistica era stato adottato.
15. Tuttavia, l’interdizione controversa non fin? in questo momento poich? fu prorogata ex lege (legge no 756 del 1973, decreto-legge no 562 del 1975 , legge no 696 del 1975, decreto-legge no 781 del 1976, legge no 6 del 1977,)fino all’entrata in vigore della legge no 10 del 1977.
B. Il periodo che va del 1977 a 1990
16. L’origine delle limitazioni che colpiscono il terreno durante il periodo in causa costituisce un punto controverso.
17. Secondo il richiedente l’interdizione a costruire controversa, imposta dal PRG in vista dell’espropriazione, avrebbe cessato i suoi effetti nel 1977; da allora, aspettando la decisione del comune di Roma in quanto alla nuova destinazione da dare al terreno controverso, questo sarebbe stato sottomesso al regime contemplato all’articolo 4 della legge no 10 del 1977, conformemente alla giurisprudenza del Consiglio di stato.
18. Il Governo sostiene che le limitazioni di cui alla legge no 10 del 1977 non hanno colpito il terreno che a partire dal 1982. Nel periodo che va del 1977 a 1982, il terreno sarebbe stato ancora sotto l’influenza dell’interdizione controversa, prorogata di nuovo ex lege.
19. Comunque sia, le parti convengono che il terreno ? stato inedificabile tra il 1977 e il 1990.
C. Il periodo che va del 1990 a 1995
20. Con una decisione del 4 giugno 1990, la municipalit? di Roma impose di nuovo sul terreno del richiedente un’interdizione a costruire in vista dell’espropriazione. Il terreno era classificato nella zona N del PRG (parco pubblico).
21. Risulta dalla pratica che, all’epoca di questa deliberazione, era stato suggerito di modificare il PRG in modo da potere autorizzare un uso transitorio delle zone destinate ad espropriazione, della zona N. Gli usi considerati constavano in particolare in particolare di un parcheggio o un vivaio, degli spettacoli itineranti, dei mercati, il tutto senza infrastrutture fisse.
22. Il 3 agosto 1990, il richiedente introdusse un ricorso dinnanzi al tribunale amministrativo regionale del Lazio che mirava ad ottenere l’annullamento della nuova interdizione ai costruire in vista dell’espropriazione.
Osservava prima di tutto che secondo la giurisprudenza della Corte costituzionale il diritto di propriet? non poteva essere colpito da limitazioni cos? gravi, come un permesso di espropriare combinato con un’interdizione assoluta a costruire, per una durata indeterminata e senza indennizzo .D? altra parte, il richiedente osservava che ai termini dell’articolo 2 ? 1 della legge no 1187 del 1968, ogni interdizione assoluta a costruire stabilita da un piano generale di urbanistica perde la sua efficacia se entro cinque anni l’amministrazione non adotta un piano di urbanistica dettagliata.
Ora, il terreno controverso era stato sottoposto per molto tempo ad un’interdizione assoluta a costruire in vista dell’espropriazione, senza che l’amministrazione adottasse un piano di urbanistica dettagliata e procedesse all’espropriazione. Per questo fatto, il richiedente adduceva che il rinnovo dell’interdizione a costruire in vista dell’espropriazione era contrario ai principi sviluppati dalla Corte costituzionale ed allo spirito del legge no1187 del 1968.
23. Con un giudizio del 4 aprile 1991, il tribunale amministrativo regionale respinse il ricorso del richiedente.
Il tribunale osserv? in particolare che la nuova imposizione di un’interdizione assoluta a costruire in vista dell’espropriazione era giustificata dall’interesse generale ad una pianificazione moderna ed efficace della citt? e che il piano di urbanistica non acconsentiva altre soluzioni. Inoltre, il tribunale stim? che il nuova imposizione controversa aveva una durata determinata e non costituiva un’espropriazione di facto che svuota della sua sostanza il diritto di propriet? del richiedente. Quindi, la questione di un compenso finanziario non si poneva e l’eccezione di incostituzionalit? sollevata dal richiedente era manifestamente male fondata.
24. Il 30 aprile 1992, il richiedente interpose appello dinnanzi al Consiglio di stato. Riprendeva, per l’essenziale, gli argomenti avanzati dinnanzi al tribunale amministrativo, e reiterava l’eccezione di incostituzionalit?.
25. In due memorie del 20 gennaio e 20 marzo 1993, il comune di Roma eccep? l’inammissibilit? dell’appello. Osserv? che il richiedente non aveva nessuno interesse ad ottenere l’annullamento della nuova imposizione controversa, poich? il suo terreno era comunque inedificabile in ragione delle costrizioni che miravano alla protezione del paesaggio.
26. Con una sentenza depositata alla cancelleria il 22 febbraio 1994, il Consiglio di stato respinse l’appello del richiedente.
27. Il Consiglio di stato respinse, a titolo preliminare, l’eccezione derivata dalla mancanza di interesse ad agire sollevata dal comune di Roma. Stim? che il richiedente aveva interesse ad attaccare la decisione controversa malgrado l’esistenza di limitazioni in vista della protezione del paesaggio. Queste ultime non miravano difatti, in nessun modo all’espropriazione del terreno e potevano essere revocate dall’autorit? competente, mentre nello specifico si trattava di un’interdizione a costruire che tendeva all’espropriazione.
Dichiar? inoltre manifestamente male fondata la questione di incostituzionalit? sollevata dal richiedente, ricordando che ai termini della giurisprudenza della Corte costituzionale, nessuno indennizzo era dovuto quando, come nello specifico, l’interdizione assoluta di costruire aveva una durata limitata.
28. In quanto al merito della causa, il Consiglio di stato constat? che il terreno del richiedente era stato colpito da un primo permesso di espropriare previsto dal PRG. Una volta questo permesso di espropriare avendo cessato questi effetti, il terreno del richiedente era stato sottomesso all’articolo 4 della legge no 10 di 1977, ci? che provocava un’interdizione assoluta di costruire su questo. E poi, la municipalit? aveva imposto di nuovo un permesso di espropriare con la deliberazione attaccata.
Il Consiglio di stato stim? che la nuova imposizione dell’interdizione a costruire tendente all’espropriazione del terreno rispettava le condizioni fissate dalla legge, era conforme all’interesse generale ed era motivata in modo logico e sufficiente. Di conseguenza, respinse il ricorso del richiedente.
D. Il periodo dopo 1995
29. A difetto di approvazione da parte della regione, la decisione municipale del 1990 che imponeva di nuovo un permesso di espropriare divent? inefficace nel 1995.
30. A partire da questa data, il terreno del richiedente ? stato sottomesso alle limitazioni che derivano dall’applicazione dell’articolo 4 della legge no 10/1977, e per questo fatto ad un’interdizione assoluta a costruire. Questa situazione proseguir? finch? la municipalit? di Roma non assegner? una nuova destinazione al terreno.
II. IL DIRITTO E LE PRATICA INTERNI PERTINENTI
1. Nozioni in materia di urbanistica
31. Ai termini dell’articolo 42 ?? 2 e 3 della Costituzione italiana, “la propriet? privata ? garantita e riconosciuta dalla legge che ne determina i modi di acquisizione e di godimento, cos? come i limiti, allo scopo di garantire la sua funzione sociale e di renderla accessibile a tutti. La propriet? privata pu? essere espropriata, nei casi previsti dalla legge, salvo indennizzo, per le ragioni di interesse generale”.
32. La legge di urbanistica (legge no 1150 di 1942 e modifiche) regolamenta lo sviluppo urbanistico del territorio.
33. Il piano generale di urbanistica (piano regolatore generale – infra PRG) ? un atto dalla durata indeterminata. Il procedimento di adozione di un PRG comincia con una decisione della municipalit? (delibera di adozione) che ? seguita da un periodo durante il quale ogni decisione sulle richieste di permesso che si possono urtare con la realizzazione del PRG vengono sospese (Legge no 1902 di 1952 e le sue modifiche). L’approvazione del PRG dipende della competenza delle regioni (articolo 1 del decreto presidenziale (DPR) no 8 di 1972 ed articoli 79 e 80 del DPR no 616 del 19779 mentre prima si effettuava tramite decreto del presidente della Repubblica. Una volta approvato il PRG, viene pubblicato nella Gazzetta Ufficiale (bollettino delle leggi) e depositato al municipio.
34. Quando regolamenta in modo preciso il territorio, il PRG pu? essere eseguito de plano; molto frequentemente, il PRG ha bisogno per la sua applicazione di un atto complementare, in particolare un piano dettagliato di urbanistica (piano particolareggiato) che ha una durata determinata. Difatti, una volta adottato il piano dettagliato, (piano che equivale ad una dichiarazione di utilit? pubblica) l’amministrazione dispone di un termine di rigore, che non supera dieci anni (al senso dell? articolo 16 della legge di urbanistica) per espropriare ed in ogni caso per eseguirlo sotto pena di decadenza del piano. Quando il PRG ha bisogno di un piano di urbanistica dettagliata per la sua applicazione, incombe sulla municipalit? di adottarne uno. Tuttavia, nessuno termine di rigore ? contemplato per l’adozione di un piano dettagliato.

2. L’imposizione e la durata di un’interdizione a costruire: i principi fissati dalla Corte costituzionale
35. Le limitazioni al diritto di disporre della propriet?, come un’interdizione a costruire, sono imposte all’epoca dell’adozione di un piano di urbanistica. Uguale interdizione pu? mirare a un’espropriazione (vincolo preordinato all’esproprio) quando il terreno in questione ? destinato ad un uso pubblico o alla realizzazione di edifici o di infrastrutture pubbliche (articolo 7 no 3 e no 4 della legge di urbanistica).
36. La legge di urbanistica, nel suo testo originale, disponeva che le limitazioni al diritto di propriet? degli individui previste da un piano generale di urbanistica, in particolare le interdizioni a costruire, avevano una durata equivalente a quella del piano generale di urbanistica, ossia avevano una durata indeterminata; allo stesso tempo, non era contemplato nessuno indennizzo per i proprietari (articolo 40).
37. . La Corte costituzionale ? stata investita della questione di sapere se un’interdizione che porta grave attentato al diritto di propriet? -per esempio un permesso di espropriare (vincolo espropriativo) o un’interdizione a costruire (vincolo di in edificabilit?) – che poteva essere prolungato sine die senza nessuna forma di indennizzo era compatibile col diritto di propriet?.
38 Con le sentenze rese tra il 1966 e il 1968 (vedere in particolare le sentenze no 6 del 1966 e no 55 del 29 maggio 1968), la Corte costituzionale ha concluso negativamente e ha dichiarato la legge di urbanistica incostituzionale nella misura in cui permetteva di imporre per una durata indeterminata delle limitazioni che portano gravi attentati al diritto di propriet?, per esempio un’interdizione a costruire o un permesso di espropriare, nella mancanza di ogni indennizzo.
La Corte costituzionale ha precisato che la legge pu? limitare il diritto di propriet? degli individui, purch? non svuoti questo diritto della sua sostanza. Inoltre, il diritto di costruire deve essere considerato come una facolt? inerente al diritto di propriet? che non pu? essere limitato che per ragioni di utilit? pubblica precise e reali. In caso di espropriazione o di limitazioni a durata indeterminata che recano offesa alla sostanza stessa del diritto in questione, il proprietario deve ricevere un compenso finanziario. In compenso, nessuno indennizzo ? dovuto quando un’interdizione a costruire ? contemplata per una durata determinata.
39. Seguito a queste sentenze della Corte costituzionale che fissavano i principi in materia di limitazioni gravi al diritto di propriet?, il legislatore aveva due opzioni: optare per le interdizioni a durata determinata senza indennizzo; alternativamente optare per le interdizioni a durata indeterminata con indennizzo immediato.
40 Il legislatore italiano ha dato seguito a queste sentenze scegliendo la prima opzione ed adottando, il 19 novembre 1968, la legge no 1187 di 1968, che portava modifica della legge di urbanistica. Ai termini dell’articolo 2 ? 1 di questa legge, all’epoca dell’adozione di un piano generale di urbanistica, le autorit? locali potevano imporre agli individui delle interdizioni in vista dell’espropriazione di un terreno, cos? come delle interdizioni a costruire. Per?, queste limitazioni diventavano nulle se l’espropriazione non aveva luogo entro cinque anni, o se nessuno piano di urbanistica di esecuzione, in particolare un piano di urbanistica dettagliata, non veniva adottato entro cinque anni.
41. Il suddetto articolo 2 contemplava anche, nel suo secondo paragrafo, una proroga ex lege, per un periodo di cinque anni, dei termini fissati dai piani di urbanistica approvati prima della data della sua entrata in vigore. Le leggi numeri 756 del 1973, 696 di 1975 e 6 del 1977 hanno prorogato questi stessi termini fino all’entrata in vigore della legge no 10 del 1977 (disposizioni in materia di costruzione dei suoli).
42. Con la sentenza no 92 del 12 maggio 1982, la Corte costituzionale ha precisato la portata della legge no 10 del 1977, affermando che anche dopo la sua entrata in vigore il diritto di costruire restava una facolt? inerente al diritto di propriet?. In quanto alle interdizioni a costruire, la Corte ha precisato che queste restano sottoposte alla legge no 1187 del 1968, ossia la loro durata non pu? superare cinque anni in mancanza di adozione di un piano dettagliato.

3. Situazione dopo la scadenza di un’interdizione a costruire
43. Secondo la giurisprudenza, nel caso in cui l’interdizione a costruire scada, in virt? dell’articolo 2 ? 1 della legge no 1187 del 1968, alla fine del termine di cinque anni, i terreni riguardati non ricuperano automaticamente la loro destinazione originale e non sono automaticamente riservati all’uso al quale erano destinati i terreni vicini. La determinazione della nuova destinazione di un terreno richiede un atto positivo dell’amministrazione, come un piano dettagliato di urbanistica.
Nell’attesa di un tale atto, i terreni riguardati sono considerati, conformemente alla giurisprudenza, come essendo sottoposti al regime contemplato all’articolo 4 della legge no 10 del 1977, relativo ai terreni delle municipalit? che non hanno adottato dei piani generali di urbanistica (giurisprudenza del Consiglio di stato, vedere in particolare le sentenze della camera plenaria numero 7 e 10 del 1984).
Secondo l’articolo 4 di questa legge, un permesso di costruire pu? essere concesso per un volume molto ridotto ed unicamente se il terreno ? situato all’infuori di un settore urbanizzato, quando certe condizioni sono riunite. Se il terreno ? situato dentro ad un settore urbanizzato, ogni nuova costruzione ? vietata.
44. La regione Lazio ha trasposto questa giurisprudenza nella legge no 86 del 24 novembre 1990 che contempla espressamente che un’interdizione assoluta a costruire colpisce i terreni sprovvisti di destinazione urbanistica che si trovano dentro ad un centro abitato.
4. In caso di inerzia dell’amministrazione
45. Dopo la scadenza di un’interdizione a costruire, incombe sulla municipalit? di determinare velocemente la nuova destinazione del terreno riguardato; tuttavia nessuno termine ? contemplato.
46. L’inerzia dell’amministrazione pu? essere attaccata dagli interessati dinnanzi alle giurisdizioni amministrative (sentenza del Consiglio di stato, sez. IV, 20.5.96 no 664). Queste ultime possono ordinare alla municipalit? di determinare la nuova destinazione degli immobili riguardati, senza potere sostituirsi tuttavia alle autorit? riguardate nella scelta di questa. Nella sentenza no 67 del 1990, riguardante un caso di espropriazione in cui era in causa l’inerzia dell’amministrazione, la Corte costituzionale ha affermato che il ricorso che permette di attaccare l’inerzia dell’amministrazione dinnanzi al tribunale amministrativo ? inoperante e per questo fatto poco efficace (“defatigante e non conclusivo con conseguente scarsa efficacia”).
47. La Corte costituzionale ? stata investita della questione di sapere se la sottomissione di un terreno al regime previsto dall’articolo 4 della legge no 10/1977 ? compatibile con la Costituzione, dato che questo regime provoca un’interdizione a costruire sine die- in ragione dell’inerzia dell’amministrazione nella determinazione di una nuova destinazione del terreno riguardato, in particolare nell’adozione di un piano di urbanistica,-e nessuno indennizzo ? contemplato. Nella sentenza no 185 del 1993, la Corte costituzionale ha dichiarato la questione inammissibile, poich? dipende dalla competenza esclusiva del legislatore di intervenire velocemente ed in modo adeguato per ovviare alla situazione.

5. Il rinnovo di un’interdizione di costruire, con un atto amministrativo,
48. Con una sentenza del 1989 (no 575), la Corte costituzionale ha indicato che alla scadenza del termine di cinque anni contemplati all’articolo 2 della legge no 1187 del 1968 ed all’epoca dell’elaborazione di un nuovo piano di sviluppo del territorio, le autorit? locali possono rinnovare l’interdizione a costruire per ragioni di utilit? pubblica. Questa sentenza ha riconosciuto il potere dell’amministrazione di rinnovare un’interdizione dopo la scadenza della prima.
49. Tuttavia, il potere dell’amministrazione di rinnovare l’interdizione assoluta a costruire non si pu? tradurre in un’interdizione sine die in mancanza di ogni forma di indennizzo. Difatti, quando l’interdizione a costruire svuota di ogni sostanza il diritto di propriet?, in ragione dell’incertezza considerevole generata dalla sua proroga per una durata indeterminata o il suo rinnovo, il proprietario dovrebbe essere indennizzato (vedere anche la sentenza della Corte costituzionale no 305 di 1996 e la sentenza del Consiglio di stato no 159 del 1994).

6. La mancanza di indennizzo
50. La Corte di cassazione ha indicato che in caso di limitazioni del diritto di propriet? in vista di espropriazione, ed anche nella mancanza di ogni indennizzo, il proprietario riguardato ? titolare di un semplice interesse legittimo (interessato legittimo) cio? di una posizione individuale protetta in modo indiretto e subordinato al rispetto dell’interesse pubblico e non di un diritto pieno ed assoluto (diritto soggettivo) alla concessione di un compenso finanziario (vedere le sentenze della camera plenaria della Corte di cassazione numero 11308 del 28 ottobre 1995, 11257 del 15 ottobre 1992 e 3987 del 10 giugno 1983).
Quindi, a fronte della decisione delle autorit? municipali che gli impongono un’interdizione a costruire, il proprietario pu? investire le giurisdizioni amministrative per fare constatare se, nell’esercizio del suo potere discrezionale, l’amministrazione ha rispettato le regole fissate dalla legge e non ha superato il margine di valutazione di cui dispone nella valutazione dell’equilibrio tra gli interessi pubblici e quello degli individui. Tuttavia, anche se le giurisdizioni amministrative annullano l’interdizione a costruire, nessuno compenso finanziario ? dovuto quando l’interdizione a costruire ? stata ordinata per una durata determinata, in particolare se ? sottoposta al termine di cinque anni previsti dall’articolo 2 della legge no 1187 del 1968.
51. Ricordando i principi fissati nella sua giurisprudenza anteriore (vedere le sentenze citate al ? 37 cos? come cos? come le sentenze no 82 del 1982, no 575 del 1989, no 344 del 1995) la Corte costituzionale ha, con la sentenza no 179 del 12?20 maggio 1999, dichiarato incompatibile con la Costituzione la mancanza di previsione da parte della legge di una forma di indennizzo per il caso in cui un permesso di espropriare o un’interdizione a costruire, fossero reiterati dall’amministrazione in modo tale che il diritto di propriet? si torvi gravemente assegnato.
Pure lasciando intatta la possibilit? per l’amministrazione di rinnovare le interdizioni a costruire, la corte ha affermato che ? necessario che il legislatore intervenga e contempli una forma di indennizzo, precisando i criteri e le modalit? di questa.
La corte non ha escluso che un giudice investito di una domanda di indennizzo prima dell’intervento del legislatore possa ricercare nel sistema giuridico dei criteri che gli permettono di concedere, all’occorrenza, un indennizzo.
La corte ha precisato anche che l’obbligo di indennizzare riguarda solamente il periodo dopo i primi cinque anni di interdizione (periodo di franchigia).
7. La legge che codifica le disposizioni sull’espropriazione (Testo unico sulle espropriazioni)
52. Il decreto del Presidente della Repubblica no 327 di 2001 ha codificato le disposizioni esistenti in materia di espropriazione. L’entrata in vigore di questo decreto ? stato rinviato al 30 giugno 2002 e poi al 1 gennaio 2003.
Ai termini dell’articolo 39 di questo testo, “nell’attesa di una riorganizzazione della materia, in caso di nuova imposizione di un permesso di espropriare o di una limitazione che ha in sostanza un effetto espropriativo , il proprietario del terreno ha diritto ad un indennizzo, in rapporto al danno effettivo. “
IN DIRITTO
I. SULLA VIOLAZIONE ADDOTTA DELL’ARTICOLO 1 DEL PROTOCOLLO NO 1
53. La societ? richiedente adduce che le limitazioni imposte sul suo terreno per un lungo periodo e in mancanza di indennizzo portano attentato al suo diritto al rispetto dei suoi beni, garantito dall’articolo 1 del Protocollo no 1 che ? formulato cos?:
“Ogni persona fisica o morale ha diritto al rispetto dei suoi beni. Nessuno pu? essere privato della sua propriet? che a causa di utilit? pubblica e nelle condizioni previste dalla legge ed i principi generali del diritto internazionale.
Le disposizioni precedenti non recano offesa al diritto che possiedono gli Stati di mettere in vigore le leggi che giudicano necessarie per regolamentare l’uso dei beni conformemente all’interesse generale o per garantire il pagamento delle imposte o di altri contributi o delle multe. “
1. Sull’esistenza di un’ingerenza nel diritto di propriet? del richiedente
54. La Corte nota che le parti si accordano per dire che c’? stata ingerenza nel diritto al rispetto dei beni del richiedente. Divergono unicamente in quanto all’origine ed agli effetti dell’ingerenza nel periodo che va dal 1977 al 1990 (vedere ?? 16-19).
55. Resta da esaminare se suddetta ingerenza ha infranto o meno l’articolo 1 del Protocollo no 1.
2. Sulla giustificazione dell’ingerenza nel diritto di propriet? del richiedente
a) La regola applicabile
56. La Corte ricorda che l’articolo 1 del Protocollo no 1 contiene tre norme distinte: “la prima che si esprime nella prima frase del primo capoverso e riveste un carattere generale, enuncia il principio del rispetto della propriet?; la seconda che figura nella seconda frase dello stesso capoverso, mira alla privazione di propriet? e la sottopone a certe condizioni; in quanto alla terza, registrata nel secondo capoverso, riconosce agli Stati il potere, tra altri, di regolamentare l’uso dei beni conformemente all’interesse generale. Non si tratta per tanto di regole prive di rapporto tra esse. La seconda e la terza hanno munto agli esempi privati di attentati al diritto di propriet?; quindi, devono interpretarsi alla luce del principio consacrato dalla prima” (vedere, tra altri, la sentenza James ed altri c. Regno Unito del 21 febbraio 1986, serie A no 98-B, pp. 29-30, ? 37 che riprende in parte i termini dall’analisi che la Corte ha sviluppato nella suo sentenza Sporrong e L?nnroth c. Svezia del 23 settembre 1982, serie A no 52, p. 24, ? 61; vedere anche le sentenze I santi monasteri c. Grecia del 9 dicembre 1994, serie A no 301-a, p. 31, ? 56, ed Iatridis c. Grecia [GC], no 31107/96, ? 55, CEDH 1999-II).
57. Il richiedente adduce essere vittima di un’espropriazione di fatto per effetto combinato delle interdizioni a costruire in vista dell’espropriazione del terreno che ha ridotto a nullo il valore e le possibilit? di disporre di questo.
58. Il Governo sostiene che la situazione controversa dipende dalla regolamentazione dell’uso dei beni.
59. La Corte nota che il terreno del richiedente ? stato sottomesso alle interdizioni a costruire combinate coi permessi di espropriare. Ora, queste misure non hanno provocato una privazione formale di propriet?, al senso della seconda frase del primo capoverso dell’articolo 1, poich? il diritto di propriet? del richiedente ? restato giuridicamente intatto.
60. Nella mancanza di un trasferimento di propriet?, la Corte deve guardare al di l? delle apparenze e deve analizzare la realt? della situazione controversa. A questo riguardo, importa di ricercare se suddetta situazione non equivaleva ad un’espropriazione di fatto, come pretende l’interessato (vedere, mutatis mutandis, la sentenza Airey c. Irlanda del 9 ottobre 1979, serie A no 32, p. 14, ? 25).
61. La Corte rileva che gli effetti della situazione controversa denunciata dal richiedente derivano tutti dalla diminuzione della disponibilit? del bene in causa. Risultano dalle limitazioni portate al diritto di propriet? cos? come dalle conseguenze di queste sul valore dell’immobile. Tuttavia, sebbene abbia perso la sua sostanza, il diritto in causa non ? sparito. Gli effetti delle misure in questione non sono assimilabili ad una privazione di propriet?. La Corte nota a questo argomento che il richiedente non ha perso l’accesso al terreno n? la padronanza di questo e che in principio la possibilit? di vendere il terreno, anche resa pi? ardua, ? rimasto (sentenza Loizidou c. Turchia del 18 dicembre 1996, Raccolta 1996-VI, p. 2237, ? 63; sentenza Sporrong e L?nnroth precitata, p. 24, ?63). In queste condizioni, la Corte stima che non c’? stata espropriazione di fatto e quindi la seconda frase del primo capoverso non si trovo ad applicare nello specifico.
62. La Corte ? di parere che le misure controverse non dipendono neanche dalla regolamentazione dell’uso dei beni, al senso del secondo capoverso dell’articolo 1 del Protocollo no 1. Difatti, se ? vero che si tratta di interdizioni a costruire che regolamentano il territorio (sentenza Sporrong a p. 25, ? 64) non da e meno le stesse misure miravano essenzialmente all’espropriazione del terreno (vedere ? 35).
63. La Corte stima dal momento che la situazione denunciata dal richiedente dipende dalla prima frase dell’articolo 1 del Protocollo no 1 (sentenza Sporrong precitato, p. 25, ? 65; sentenze Erkner e Hofauer c. Austria del 23 aprile 1987, serie A no 117, p. 65, ? 74 e Poiss c. Austria del 23 aprile 1987, serie A no 117, p. 108, ? 64; sentenza Elia srl c. Italia del 2 agosto 2001, CEDH 2001, ? 57).
b) Il rispetto della norma enunciata alla prima frase del primo capoverso
64. Ai fini della prima frase del primo capoverso dell’articolo 1 del Protocollo no 1, la Corte deve ricercare se un giusto equilibrio ? stato mantenuto tra le esigenze dell’interesse generale della comunit? e gli imperativi della salvaguardia dei diritti fondamentali dell’individuo (sentenza Sporrong e L?nnroth precitato, p. 26, ? 69; sentenza Phocas c. Francia del 23 aprile 1996, Raccolta 1996-II, p. 542, ? 53).
i. Tesi difesa dal richiedente
65. Il richiedente sostiene che la situazione denunciata non ? conforme all’articolo 1 del Protocollo no 1.
66. Fa osservare che l’ingerenza nel suo diritto al rispetto del suo beni dura da pi? di trentanove anni, ossia dalla deliberazione municipale del 18 dicembre 1962 che mirava all’adozione del piano generale di urbanistica.
67. Durante tutto questo periodo, il terreno ? stato colpito di interdizione a costruire, in attesa che l’amministrazione procedesse all’espropriazione o in attesa che l’amministrazione decidesse in quanto alla destinazione da dare al terreno.
68. In queste circostanze, il richiedente rimprovera alle autorit? la loro inerzia e di non avere mai proceduto all’espropriazione. Si lamenta della mancanza totale di indennizzo per il sacrificio che gli ? imposto.
69. A questo riguardo, il richiedente osserva che, per effetto combinato delle interdizioni a costruire in vista dell’espropriazione del terreno, il suo diritto di propriet? ? stato svuotato di sostanza.
70. Da una parte, il richiedente osserva che il valore del terreno ? stato ridotto a nulla e ha perso la possibilit? di vendere il suo bene alle condizioni normali del mercato.
71. D?altra parte, il richiedente osserva che non ha potuto utilizzare mai il terreno. Essendo questo ultimo situato vicino al Vaticano, la sua utilizzazione ai fini agricoli sarebbe semplicemente inimmaginabile. Trattandosi di un uso commerciale, non verrebbe autorizzato dal piano generale di urbanistica per i terreni, come quello del richiedente, facendo parte della zona N.,
72. Il richiedente precisa infine che la situazione denunciata da lui riguarda quasi la totalit? del terreno e ? la causa unica dell’impossibilit? di costruire su questo ultimo. A questo riguardo, il richiedente sottolinea che le ordinanze ministeriali prese preventivamente in vista della protezione del paesaggio non hanno provocato l’impossibilit? di costruire sul del terreno.
73. In conclusione, il richiedente chiede alla Corte di constatare la violazione dell’articolo 1 del Protocollo no 1.
ii. Tesi difesa dal Governo
74. Il Governo sostiene che la situazione denunciata dal richiedente ? conforme all’articolo 1 del Protocollo no 1.
75. Secondo lui, le limitazioni che mirano al terreno del richiedente non hanno colpito questo in modo continuo e non hanno svuotato di conseguenza di sostanza il diritto di propriet? di questa.
76. Il Governo sostiene difatti che si devono prendere in conto solo le limitazioni che colpiscono il terreno che derivano da un atto dell’amministrazione; l’interdizione a costruire derivante dall’applicazione di una legge o di un principio giurisprudenziale non potrebbe entrare al contrario in fila di conto.
Seguendo questo ragionamento, ne risulterebbe che il periodo che va dal 1982 al 1990 e poi quello che va dal 1995 ad oggi non dovrebbero essere presi in considerazione, poich? le limitazioni che colpiscono il terreno del richiedente in questo periodo non trovavano la loro base giuridica in un atto amministrativo della municipalit?, ma direttamente nelle disposizioni legislative adottate in virt? del “diritto che possiedono gli Stati di mettere in vigore le leggi che giudicano necessarie per regolamentare l’uso dei beni conformemente all’interesse generale.” Quindi, la societ? richiedente non potrebbe definirsi titolare, in dritto italiano, di nessuno diritto ad indennizzo per il periodo in questione.
77. In quanto al permesso di espropriare imposto dalla decisione della municipalit? del 4 giugno 1990, questa misura era giustificata dalle ragioni di utilit? pubblica, relative alle esigenze di una pianificazione moderna della citt? e non ha provocato nessuna espropriazione “di facto”, non essendo stata rinnovata per i periodi “di lunga durata.” Aveva per di pi? un carattere puramente provvisorio, dato che la sua validit? era limitata a cinque anni e sottoposta alla condizione che, dopo scadenza di questo termine, un piano di urbanistica dettagliato venisse approvato dal Consiglio regionale, ci? che, nello specifico, non si ? prodotto.
78. D?altra parte, il Governo sottolinea che il richiedente ? il proprietario di una zona abbastanza vasta di cui il terreno controverso costituisce solamente una parte.
79. Il Governo osserva poi che il richiedente avrebbe potuto fare provvisoriamente un uso alterno del suo terreno, in particolare un uso agricolo, o un uso commerciale, utilizzando il terreno per esempio come zona di esposizione, parcheggio, senza infrastrutture fisse.
80. Inoltre, il Governo sostiene che la perdita di valore del terreno addotta dal richiedente non deriva dalla situazione denunciata da questo; deriverebbe dalle due ordinanze ministeriali del 1961 e 1963 che avrebbero reso il terreno inedificabile in vista della protezione del paesaggio. Ad ogni modo, il richiedente non avrebbe dimostrato la diminuzione di valore del terreno.
81. In conclusione, il Governo sostiene che la mancanza di indennizzo nello specifico ? assolutamente compatibile con l’articolo 1 del Protocollo no 1.
iii. Valutazione della Corte
82. La Corte constata che il terreno del richiedente ? stato sottomesso ad un’interdizione a costruire in vista della sua espropriazione imposta dal piano generale di urbanistica; dopo la sua scadenza, l’interdizione a costruire ? stata mantenuta dall’applicazione del regime previsto dalla legge no 10 del 1977; un’interdizione a costruire che mirava all’espropriazione ? stata imposta di nuovo infine dall’amministrazione nel 1990 e ? diventata nulla nel 1995; a contare da questa data, il terreno ? stato sottoposto di nuovo all’interdizione a costruire al senso della legge no 10 del 1977.
83. A prescindere dal fatto che le limitazioni che colpiscono il terreno derivano da un atto amministrativo o dell’applicazione di una legge, ne risulta che il terreno ? stato colpito da interdizione a costruire in modo continuo (vedere particolarmente ? 19).
84. La Corte nota che l’ingerenza controversa dura da pi? di trentasei anni a contare dall’approvazione del piano generale di urbanistica (vedere ? 12), e da pi? di trentanove anni a contare dalla deliberazione municipale in vista dell’adozione di questo (vedere ? 11). Nei due casi, l’inizio dell’ingerenza controversa si trova prima della data di presa di effetto, il 1 agosto 1973, della riconoscenza del diritto di ricorso individuale da parte dell’Italia. La Corte terr? per?, anche conto del periodo anteriore a questa data per valutare globalmente e nel suo contesto l’ingerenza controversa.
85. La Corte giudica naturale che in un campo anche complesso e difficile come il piano di sviluppo del territorio, gli Stati contraenti godono di un ampio margine di valutazione per condurre la loro politica urbanistica (sentenza Sporrong e L?nnroth precitato, p. 26, ? 69). Tiene per stabilito che l’ingerenza nel diritto del richiedente al rispetto dei suoi beni soddisfaceva le esigenze dell’interesse generale. Non potrebbe rinunciare per tanto al suo potere di controllo.
86. Appartiene alla Corte di verificare che l’equilibrio voluto ? stato preservato in modo compatibile col diritto del richiedente al rispetto dei suoi beni, al senso della prima frase dell’articolo 1.
87. La Corte stima che durante tutto il periodo riguardato, il richiedente ? restato in un’incertezza completa in quanto alla sorte della sua propriet?.
In un primo tempo, dato che il piano generale di urbanistica colpiva il terreno di un’interdizione di costruire che mirava all’espropriazione, suddetto terreno avrebbe potuto essere espropriato, purch? un piano dettagliato di urbanistica fosse adottato, ci? che non si ? prodotto (vedere 13 e 14 ??).
Dopo il 1977, secondo le affermazioni del richiedente (vedere ? 17), o dopo il 1982, secondo l’affermazione del Governo (vedere ? 18), il terreno era inedificabile al senso della legge no 10 del 1977 e poteva, in ogni momento, essere colpito di nuovo di un altro permesso di espropriare, ci? che si ? prodotto nel giugno 1990, con una deliberazione municipale diventata nulla nel 1995, (vedere ? 20 e ? 29).
A contare dal 1995, il terreno ? stato sottoposto di nuovo alla legge no 10 del 1977 e ? dunque inedificabile e suscettibile, in ogni momento, di essere colpito da un nuovo permesso di espropriare.
88. La Corte rileva peraltro che in dritto italiano non sembra esserci un ricorso suscettibile di ovviare all’inerzia dell’amministrazione, quando questa tarda ad assegnare ad un terreno la sua destinazione di urbanistica (vedere ? 45).
89. Inoltre, la Corte stima che l’esistenza, durante tutto il periodo riguardato, di interdizioni a costruire ha ostacolato il pieno godimento del diritto di propriet? del richiedente e ha accentuato le ripercussioni dannose sulla situazione del richiedente, indebolendo considerevolmente, tra altri, le probabilit? di vendere il terreno.
90. Constata infine che non ? stato possibile nello specifico ottenere un indennizzo qualsiasi.
91. Le circostanze della causa, in particolare l’incertezza raddoppiata dall’inesistenza di ogni ricorso interno efficace suscettibile di palliare la situazione controversa combinata con l’ostacolo al pieno godimento del diritto di propriet? e la mancanza di indennizzo, portano la Corte a considerare che il richiedente ha dovuto sopportare un carico speciale ed esorbitante che ha rotto il giusto equilibro che deve regnare tra, da una parte, le esigenze dell’interesse generale e, d?altra parte, la salvaguardia del diritto al rispetto dei bene (sentenza Sporrong precitata, p. 28 ?? 73-74; sentenza Erkner e Hofauer precitato, p. 66, ?? 78-79; sentenza Poiss precitata, p. 109, ?? 68,69; Almeida Garrett, Mascarenhas Falc?o ed altri c. Portogallo, i nostri 29813/96 e 30229/96, Sez. I, CEDH 2000, ? 54; sentenza Elia precitato, ? 83).
92. In conclusione, c’? stata violazione dell’articolo 1 del Protocollo no 1.
II. SULL’APPLICAZIONE DELL’ARTICOLO 41 DELLA CONVENZIONE
93. Ai termini dell’articolo 41 della Convenzione,
“Se la Corte dichiara che c’? stata violazione della Convenzione o dei suoi Protocolli, e se il diritto interno dell’Alta Parte contraente non permette di cancellare che imperfettamente le conseguenze di questa violazione, la Corte accorda alla parte lesa, se c’? luogo, una soddisfazione equa. “
94. A titolo del danno materiale, il richiedente richiede 44 643 200 000 lire italiane, ITL, corrispondenti al valore venale del terreno, conformemente ad una perizia datata 1999 che ha prodotto in supporto.
95. In quanto al danno morale, il richiedente afferma non essere in grado di valutarlo.
96. Il richiedente richiede il rimborso degli oneri incorsi dinnanzi alle giurisdizioni nazionali che ammontano a 51 604 000 ITL, pi? IVA, tassa sul valore aggiunto, e CPA (contributo alla cassa di previdenza degli avvocati).
97. In quanto al procedimento a Strasburgo, presentando un progetto di nota di parcella, il richiedente sollecita il rimborso di 51 920 000 ITL pi? IVA e CPA per ciascuno dei due avvocati che lo rappresentano.
98. Secondo il Governo, la domanda a titolo di danno materiale ? infondata poich?, secondo lui, non c’? stata violazione dell’articolo 1 del Protocollo no 1. Per il caso in cui la Corte concludesse tuttavia alla violazione di questa disposizione, il Governo rifiuta il criterio di calcolo utilizzato dal richiedente che si riferisce unicamente al valore del terreno. A questo riguardo, il Governo sostiene che il fatto che ? indennizzabile ? l’impossibilit? di fare un uso normale del terreno o la perdita di valore del terreno.
Riferendosi alle sue considerazioni sul merito, il Governo sostiene che la situazione denunciata dal richiedente non ha avuto ripercussioni dannose.
99. In quanto al danno morale eventuale, il Governo stima che la constatazione di violazione rappresenta un risarcimento sufficiente.
100. Il Governo fa osservare poi che gli oneri incorsi dinnanzi alle giurisdizioni interne non sono rimborsabili poich? si tratta di oneri nei quali il richiedente sarebbe incorso in ogni caso, a prescindere dalla violazione dell’articolo 1 del Protocollo no 1.
101. In quanto agli oneri dinnanzi agli organi della Convenzione, il Governo si rimette alla saggezza della Corte.
102. La Corte stima che la questione dell’applicazione dell’articolo 41 non si trova in stato, cos? che i decide di riservarla avuto riguardo delll’eventualit? di un accordo tra lo stato convenuto e l? interessato( articolo 1 ?? 75 e 4 dell’ordinamento.)
PER QUESTI MOTIVI, LA CORTE,
1. Stabilisce (con sei voci contro una) che c’? stata violazione dell’articolo 1 del Protocollo no1;
2. Stabilisce (all’unanimit?) che la questione dell’applicazione dell’articolo 41 della Convenzione non si trova in stato;
3. Perci?,
a) la riserva per intero;
b) invita il Governo ed il richiedente ad indirizzarle per iscritto, nei tre mesi, le loro osservazioni su questa questione ed in particolare a darle cognizione di ogni accordo al quale potrebbero arrivare;
c) riserva il procedimento ulteriore e delega al presidente della camera l’incarico di fissarlo all’occorrenza.
Fatto in francese, comunicato poi per iscritto il 17 ottobre 2002 in applicazione dell’articolo 77 ?? 2 e 3 dell’ordinamento.
Francesca ELENS-PASSOS, Nicolas Bratza
Greffi?re collaboratrice Pr?sident
Alla presente sentenza si trova unito, conformemente agli articoli 45 ? 2 della Convenzione e 74 ? 2 dell’ordinamento, l’esposizione separata dell’opinione dissidente del Sig. Conforti.

OPINIONE DISSIDENTE
DEL GIUDICE CONFORTI
A mio parere, l’articolo 1 del Protocollo no 1 non ? stato infranto in questa causa.
La questione principale che la causa solleva ? l’interdizione a costruire che ha colpito il terreno della societ? richiedente durante pi? di trent’ anni a causa sia del comportamento della municipalit? di Roma sia, a causa delle leggi dello stato italiano.
Secondo la maggioranza della Corte, essendo restata la societ? richiedente in un’incertezza completa in quanto alla sorte della sua propriet? in ragione dell’interdizione di costruire in vista dell’espropriazione e della mancanza dei piani dettagliati di urbanistica, il giusto equilibrio tra le esigenze dell’interesse generale ed il diritto al rispetto dei beni del richiedente ? stato rotto.
Non sono di accordo.
Tutti sanno che in Italia l’interdizione a costruire prevista dalla legge del 1977 ? stata una reazione ad un comportamento degli individui-societ? immobiliari o persone fisiche-che avevano ridotto la pi? grande parte del territorio italiano-dunque quello che era stato chiamato il pi? bel giardino dell’Europa! -ad una massa di cemento. Tutti sanno che in Italia la possibilit? di espropriare la totalit? dei terreni colpiti dall’interdizione di costruire era puramente e solamente virtuale e non reale e che dunque l’interdizione non era “in vista dell’espropriazione” ma semplicemente un’interdizione a costruire.
A mio umile parere, la Corte avrebbe dovuto tenere conto di questo quando ha dovuto valutare gli interessi in gioco per non rischiare di decidere nell’astratto o, lo dico con rispetto, nel vuoto. Avrebbe dovuto chiedersi se una misura di interdizione a costruire per i terreni che, per la pi? grande parte, erano dei terreni agricoli o dei giardini privati, e che dovevano restare dei terreni agricoli o dei giardini dunque, non si giustificava nell’interesse generale. Per me era la giusta soluzione; secondo me non si tratta nello specifico come nei casi similari, del diritto dell’uomo ma… del diritto degli affari.

Sentenza TERAZZI srl c. ITALIA

Sentenza TERAZZI srl c. ITALIA

Testo Tradotto

Conclusion Violation de P1-1 ; Satisfaction ?quitable r?serv?e
QUATRI?ME SECTION
AFFAIRE TERAZZI SRL c. ITALIE
(Requ?te no 27265/95)
ARR?T
STRASBOURG
17 octobre 2002
D?FINITIF
21/05/2003
Cet arr?t deviendra d?finitif dans les conditions d?finies ? l’article 44 ? 2 de la Convention. Il peut subir des retouches de forme.

En l’affaire TERAZZI srl c. Italie,
La Cour europ?enne des Droits de l’Homme (quatri?me section), si?geant en une chambre compos?e de :
Sir Nicolas Bratza, pr?sident,
MM. M. Pellonp??,
B. Conforti
A. Pastor Ridruejo,
Mme E. Palm,
MM. M. Fischbach,
J. Casadevall, juges,
et de Mme F. ELENS-PASSOS, greffi?re adjointe de section,
Apr?s en avoir d?lib?r? en chambre du conseil le 26 septembre 2002,
rend l’arr?t que voici, adopt? ? cette derni?re date :
PROC?DURE
1. A l’origine de l’affaire se trouve une requ?te (no 27265/95) dirig?e contre la R?publique italienne et dont une soci?t? ? commandite simple de droit italien, la soci?t? T. S.a.s. (? la requ?rante ?), transform?e en soci?t? ? responsabilit? limit?e ? compter du 12 novembre 1994, avait saisi la Commission europ?enne des Droits de l’Homme (? la Commission ?) le 12 ao?t 1994, en vertu de l’ancien article 25 de la Convention de sauvegarde des Droits de l’Homme et des Libert?s fondamentales (? la Convention ?).
2. La requ?rante, qui agit par le biais de son repr?sentant l?gal, est repr?sent?e devant la Cour par Mes A. C. P. et G. L., avocats au barreau de Rome. Le gouvernement italien (? le Gouvernement ?) est repr?sent? par son agent, M. U. Leanza et par son coagent, M. V. Esposito.
3. La requ?rante all?guait la violation de l’article 1 du Protocole no 1 en raison de l’interdiction de construire affectant son terrain ainsi que la violation de l’article 6 de la Convention en raison de la dur?e excessive d’une proc?dure. Le 2 juillet 1997, la Commission a d?cid? de porter le grief tir? d’une atteinte injustifi?e au droit au respect des biens de la requ?rante ? la connaissance du gouvernement, en l’invitant ? pr?senter par ?crit des observations sur sa recevabilit? et son bien-fond? ; elle a d?clar? irrecevable le restant de la requ?te.
4. La requ?te a ?t? transmise ? la Cour le 1er novembre 1998, date d’entr?e en vigueur du Protocole no 11 ? la Convention (article 5 ? 2 du Protocole no 11).
5. La requ?te a ?t? attribu?e ? la premi?re section de la Cour (article 52 ? 1 du r?glement). Au sein de celle-ci, la chambre charg?e d’examiner l’affaire (article 27 ? 1 de la Convention) a ?t? constitu?e conform?ment ? l’article 26 ? 1 du r?glement.
6. Par une d?cision du 30 mars 1999, la chambre a d?clar? la requ?te partiellement recevable (article 54 ? 4 du r?glement).
7. Tant la requ?rante que le Gouvernement ont d?pos? des observations ?crites sur le fond de l’affaire (article 59 ? 1 du r?glement). Par ailleurs, apr?s avoir consult? les parties, la chambre a d?cid? qu’il n’?tait pas n?cessaire de tenir une audience (article 59 ? 2 du r?glement).
8. Le 1er novembre 2001, la Cour a recompos? ses sections (article 25 ? 1 du r?glement). La pr?sente requ?te a ?t? attribu?e ? la nouvelle quatri?me section.
EN FAIT
I. LES CIRCONSTANCES DE L’ESP?CE
9. La requ?rante est propri?taire d’un terrain d’environ 50 000 m?tres carr?s, situ? dans la commune de Rome et inscrit au cadastre, feuille 435 (parcelles no33, 34, 35, 36, 39 et 41) et feuille 437 (parcelles no 14, 15, 16, 17, 18, 20, 21, 44, 45, 53p, 54p, 56, 57, 58, 59, 60 et 95).
10. Par deux arr?t?s minist?riels des 30 mai 1961 et 1er juin 1963, le terrain de la requ?rante fut assujetti aux dispositions sur la protection du paysage (vincolo archeologico e paesaggistico), au sens de la loi no 1497 de 1939. Ceci avait pour cons?quence que tout projet de modification du terrain ?tait soumis ? l’autorisation pr?alable du bureau minist?riel comp?tent (soprintendenza). Le terrain ne devenait pas de ce fait inconstructible.
A. La premi?re interdiction de construire en vue de l’expropriation du terrain
11. Le 18 d?cembre 1962, la municipalit? de Rome d?lib?ra en vue de l’adoption d’un nouveau plan g?n?ral d’urbanisme destinant la majorit? du terrain de la requ?rante [sauf parcelles 34 et 35 de la feuille 435 et les parcelles 53p et 54p de la feuille 437] ? la cr?ation d’un parc public (verde pubblico).
12. Le 16 d?cembre 1965, le nouveau plan g?n?ral d’urbanisme de Rome (piano regolatore generale, ci-dessous PRG) fut approuv? par un d?cret du pr?sident de la R?publique. Le PRG destinait la majorit? du terrain de la requ?rante ? la cr?ation d’un parc public (zone N) et frappait ledit terrain d’une interdiction absolue de construire en vue de son expropriation.
13. Cette interdiction de construire en vue de l’expropriation, originairement impos?e sine die, fut soumise ? un d?lai de cinq ans par la loi du 19 novembre 1968, no 1187, d?lai commen?ant ? courir au moment de l’entr?e en vigueur de cette loi, pour le cas o? aucun plan d?taill? d’urbanisme ne serait adopt?.
14. En 1973, ? l’?ch?ance de la p?riode de cinq ans, aucun plan d?taill? d’urbanisme n’avait ?t? adopt?.
15. Toutefois, l’interdiction litigieuse ne prit pas fin ? ce moment puisqu’elle fut prorog?e ex lege (loi no 756 de 1973, d?cret-loi no 562 de 1975, loi no 696 de 1975, d?cret-loi no 781 de 1976, loi no 6 de 1977) jusqu’? l’entr?e en vigueur de la loi no 10 de 1977.
B. La p?riode allant de 1977 ? 1990
16. L’origine des limitations affectant le terrain pendant la p?riode en cause constituent un point controvers?.
17. Selon la requ?rante l’interdiction de construire litigieuse, impos? par le PRG en vue de l’expropriation, aurait cess? ses effets en 1977 ; depuis lors, en attendant la d?cision de la commune de Rome quant ? la nouvelle destination ? donner au terrain litigieux, celui-ci aurait ?t? soumis au r?gime pr?vu ? l’article 4 de la loi no 10 de 1977, conform?ment ? la jurisprudence du Conseil d’Etat.
18. Le Gouvernement soutient que les limitations dont ? la loi no 10 de 1977 n’ont affect? le terrain qu’? partir de 1982. Dans la p?riode allant de 1977 ? 1982, le terrain aurait encore ?t? sous le coup de l’interdiction litigieuse, prorog?e ? nouveau ex lege.
19. Quoi qu’il en soit, les parties conviennent que le terrain a ?t? inconstructible entre 1977 et 1990.
C. La p?riode allant de 1990 ? 1995
20. Par une d?cision du 4 juin 1990, la municipalit? de Rome r?imposa sur le terrain de la requ?rante une interdiction de construire en vue de l’expropriation. Le terrain ?tait class? dans la zone N du PRG (parc public).
21. Il ressort du dossier que, lors de cette d?lib?ration, il avait ?t? sugg?r? de modifier le PRG de mani?re ? pouvoir autoriser un usage transitoire des zones destin?es ? expropriation, notamment de la zone N. Les usages envisag?s comprenaient notamment un parking ou une p?pini?re, des spectacles itin?rants, des march?s, le tout sans infrastructures fixes.
22. Le 3 ao?t 1990, la requ?rante introduisit un recours devant le tribunal administratif r?gional du Lazio visant ? obtenir l’annulation de la nouvelle interdiction de construire en vue de l’expropriation.
Elle observait au pr?alable que selon la jurisprudence de la Cour constitutionnelle le droit de propri?t? ne pouvait ?tre affect? par des limitations si graves, telle qu’un permis d’exproprier assorti d’une interdiction absolue de construire, pour une dur?e ind?termin?e et sans indemnisation. D’autre part, la requ?rante observait qu’aux termes de l’article 2 ? 1 de la loi no 1187 de 1968, toute interdiction absolue de construire ?tablie par un plan g?n?ral d’urbanisme perd son efficacit? si dans un d?lai de cinq ans l’administration n’adopte pas un plan d’urbanisme d?taill?.
Or, le terrain litigieux avait ?t? soumis pendant longtemps ? une interdiction absolue de construire en vue de l’expropriation, sans que l’administration n’adopte un plan d’urbanisme d?taill? et proc?de ? l’expropriation. De ce fait, la requ?rante all?guait que le renouvellement de l’interdiction de construire en vue de l’expropriation ?tait contraire aux principes d?velopp?s par la Cour constitutionnelle et ? l’esprit de la loi no1187 de 1968.
23. Par un jugement du 4 avril 1991, le tribunal administratif r?gional rejeta le recours de la requ?rante.
Le tribunal observa notamment que la r?imposition d’une interdiction absolue de construire en vue de l’expropriation ?tait justifi?e par l’int?r?t g?n?ral ? une planification moderne et efficace de la ville et que le plan d’urbanisme ne consentait pas d’autres solutions. En outre, le tribunal estima que la r?imposition litigieuse avait une dur?e d?termin?e et ne constituait pas une expropriation de facto vidant de sa substance le droit de propri?t? de la requ?rante. D?s lors, la question d’une compensation financi?re ne se posait pas et l’exception d’inconstitutionnalit? soulev?e par la requ?rante ?tait manifestement mal fond?e.
24. Le 30 avril 1992, la requ?rante interjeta appel devant le Conseil d’Etat. Elle reprenait, pour l’essentiel, les arguments avanc?s devant le tribunal administratif, et r?it?rait l’exception d’inconstitutionnalit?.
25. Dans deux m?moires des 20 janvier et 20 mars 1993, la commune de Rome excipa de l’irrecevabilit? de l’appel. Elle observa que la requ?rante n’avait aucun int?r?t ? obtenir l’annulation de la r?imposition litigieuse, puisque son terrain ?tait de toute mani?re inconstructible en raison des contraintes visant la protection du paysage.
26. Par un arr?t d?pos? au greffe le 22 f?vrier 1994, le Conseil d’Etat rejeta l’appel de la requ?rante.
27. Le Conseil d’Etat rejeta, ? titre pr?alable, l’exception tir?e de l’absence d’int?r?t ? agir soulev?e par la commune de Rome. Il estima que la requ?rante avait int?r?t ? attaquer la d?cision litigieuse malgr? l’existence de limitations en vue de la protection du paysage. En effet, ces derni?res ne visaient aucunement l’expropriation du terrain et pouvaient ?tre r?voqu?es par l’autorit? comp?tente, alors qu’en l’esp?ce il s’agissait d’une interdiction de construire tendant ? l’expropriation.
Il d?clara en outre manifestement mal fond?e la question d’inconstitutionnalit? soulev?e par la requ?rante, rappelant qu’aux termes de la jurisprudence de la Cour constitutionnelle, aucune indemnisation n’?tait due lorsque, comme en l’esp?ce, l’interdiction absolue de construire avait une dur?e limit?e.
28. Quant au fond de l’affaire, le Conseil d’Etat constata que le terrain de la requ?rante avait ?t? affect? par un premier permis d’exproprier pr?vu par le PRG . Une fois ce permis d’exproprier ayant cess? ces effets, le terrain de la requ?rante avait ?t? soumis ? l’article 4 de la loi no 10 de 1977, ce qui entra?nait une interdiction absolue de construire sur celui-ci. Et puis, la municipalit? avait r?impos? un permis d’exproprier par la d?lib?ration attaqu?e.
Le Conseil d’Etat estima que la r?imposition de l’interdiction de construire tendant ? l’expropriation du terrain respectait les conditions fix?es par la loi, ?tait conforme ? l’int?r?t g?n?ral et ?tait motiv?e de fa?on logique et suffisante. Par cons?quent, il rejeta le recours de la requ?rante.
D. La p?riode apr?s 1995
29. A d?faut d’approbation par la r?gion, la d?cision municipale de 1990 r?imposant un permis d’exproprier devint inefficace en 1995.
30. A partir de cette date, le terrain de la requ?rante a ?t? soumis aux limitations d?coulant de l’application de l’article 4 de la loi no 10/1977, et de ce fait ? une interdiction absolue de construire. Cette situation va se poursuivre jusqu’? ce que la municipalit? de Rome n’attribuera pas une nouvelle destination au terrain.
II. LE DROIT ET LA PRATIQUE INTERNES PERTINENTS
1. Notions g?n?rales en mati?re d’urbanisme
31. Aux termes de l’article 42 ?? 2 et 3 de la Constitution italienne, ? la propri?t? priv?e est garantie et reconnue par la loi, qui en d?termine les modes d’acquisition et de jouissance, ainsi que les limites, dans le but d’assurer sa fonction sociale et de la rendre accessible ? tous. La propri?t? priv?e peut ?tre expropri?e, dans les cas pr?vus par la loi, sauf indemnisation, pour des raisons d’int?r?t g?n?ral ?.
32. La loi d’urbanisme (loi no 1150 de 1942 et modifications) r?glemente le d?veloppement urbanistique du territoire.
33. Le plan g?n?ral d’urbanisme (piano regolatore generale – infra PRG) est un acte ? dur?e ind?termin?e. La proc?dure d’adoption d’un PRG d?bute par une d?lib?ration de la municipalit? (delibera di adozione), ? la suite de laquelle commence une p?riode de sauvegarde, pendant laquelle toute d?cision sur les demandes de permis pouvant se heurter ? la r?alisation du PRG est suspendue (Loi no 1902 de 1952 et ses modifications) . L’approbation du PRG rel?ve de la comp?tence des r?gions (article 1 du d?cret pr?sidentiel (DPR) no 8 de 1972 et articles 79 et 80 du DPR no 616 de 1977), alors qu’auparavant elle se faisait par d?cret du pr?sident de la R?publique. Une fois le PRG approuv?, il est publi? dans la Gazzetta Ufficiale (bulletin des lois) et d?pos? ? la mairie.
34. Lorsqu’il r?glemente de mani?re pr?cise le territoire, le PRG peut ?tre ex?cut? de plano ; tr?s fr?quemment, le PRG a besoin pour son application d’un acte compl?mentaire, notamment un plan d?taill? d’urbanisme (piano particolareggiato), qui lui a une dur?e d?termin?e. En effet, une fois le plan d?taill? adopt?, (plan qui ?quivaut ? une d?claration d’utilit? publique) l’administration dispose d’un d?lai de rigueur (ne d?passant pas dix ans, au sens de article 16 de la loi d’urbanisme) pour exproprier et en tout cas pour l’ex?cuter sous peine de d?cadence du plan. Lorsque le PRG a besoin d’un plan d’urbanisme d?taill? pour son application, il incombe ? la municipalit? d’en adopter un. Toutefois, aucun d?lai de rigueur n’est pr?vu pour l’adoption d’un plan d?taill?.
2. L’imposition et la dur?e d’une interdiction de construire : les principes fix?s par la Cour constitutionnelle
35. Les limitations au droit de disposer de la propri?t?, telles qu’une interdiction de construire, sont impos?es en adoptant un plan d’urbanisme. Une interdiction de construire peut ?tre impos?e en vue de l’expropriation du terrain (vincolo preordinato all’esproprio), lorsqu’elle affecte un terrain destin? ? usage public ou ? la r?alisation de b?timents ou infrastructures publiques (article 7 no 3 et no 4 de la loi d’urbanisme).
36. La loi d’urbanisme, dans son texte original, disposait que les limitations au droit de propri?t? des particuliers pr?vues par un plan g?n?ral d’urbanisme, notamment les interdictions de construire, avaient une dur?e ?quivalente ? celle du plan g?n?ral d’urbanisme, ? savoir avaient une dur?e ind?termin?e ; en m?me temps, aucune indemnisation pour les propri?taires n’?tait pr?vue (article 40).
37. La Cour constitutionnelle fut saisie de la question de savoir si une interdiction affectant gravement le droit de propri?t?, telle une interdiction en vue d’une expropriation (vincolo espropriativo) ou une interdiction de construire (vincolo di inedificabilit?), qui pouvait se prolonger sine die sans aucune forme d’indemnisation ?tait compatible avec le droit de propri?t?.
38. Par des arr?ts rendus entre 1966 et 1968 (voir notamment les arr?ts no 6 de 1966 et no 55 du 29 mai 1968), la Cour constitutionnelle conclut pour la n?gative et d?clara la loi d’urbanisme inconstitutionnelle dans la mesure o? elle pr?voyait la dur?e ind?termin?e des limitations affectant gravement le droit de propri?t?, telle une interdiction de construire ou une interdiction finalis?e ? l’expropriation, en l’absence de toute indemnisation.
La Cour constitutionnelle a pr?cis? que la loi peut limiter le droit de propri?t? des particuliers, ? condition que sa substance ne soit pas vid?e. D’autre part, le droit de construire doit ?tre consid?r? comme une facult? inh?rente au droit de propri?t?, qui ne peut ?tre limit? que pour des raisons d’utilit? publique pr?cises et actuelles. En cas d’expropriation ou de limitations portant atteinte ? la nature m?me du droit en question ayant une dur?e ind?termin?e, le propri?taire doit recevoir une compensation financi?re. En revanche, aucune indemnisation n’est due lorsqu’une interdiction de construire est pr?vue pour une dur?e d?termin?e.
39. Suite ? ces arr?ts de la Cour constitutionnelle fixant les principes en mati?re de limitations graves au droit de propri?t?, le l?gislateur avait deux options : opter pour des interdictions ? dur?e d?termin?e sans indemnisation ; alternativement opter pour des interdictions ? dur?e ind?termin?e avec indemnisation imm?diate.
40. Le l?gislateur italien a donn? suite ? ces arr?ts en choisissant la premi?re option et en adoptant, le 19 novembre 1968, la loi no 1187 de 1968, qui a modifi? la loi d’urbanisme. Aux termes de l’article 2 ? 1 de cette loi, lors de l’adoption d’un plan g?n?ral d’urbanisme, les autorit?s locales peuvent imposer aux particuliers des interdictions en vue de l’expropriation du terrain et des interdictions de construire. Cependant, ces limitations perdent leur vigueur dans les cinq ans si l’expropriation n’a pas lieu ou lorsqu’aucun plan d’urbanisme d’ex?cution, notamment un plan d’urbanisme d?taill?, n’est adopt?.
41. L’article 2 susmentionn? pr?voyait ?galement, dans son deuxi?me paragraphe, une prorogation ex lege, pour une p?riode de cinq ans, des d?lais fix?s par les plans d’urbanisme approuv?s avant la date de son entr?e en vigueur. Les lois nos 756 de 1973, 696 de 1975 et 6 de 1977 ont prorog? ces m?mes d?lais jusqu’? l’entr?e en vigueur de la loi no 10 de 1977 (dispositions en mati?re de construction des sols).
42. Par l’arr?t no 92 du 12 mai 1982, la Cour constitutionnelle a pr?cis? la port?e de la loi no 10 de 1977, en affirmant que m?me apr?s son entr?e en vigueur, le droit de construire restait une facult? inh?rente au droit de propri?t?. Quant aux interdictions de construire, la Cour a pr?cis? que celles-ci restent soumises ? la loi no 1187 de 1968, ? savoir leur dur?e ne peut d?passer cinq ans faute d’adoption d’un plan d?taill?.
3. Situation apr?s l’expiration d’une interdiction de construire
43. Selon la jurisprudence, dans le cas o? l’interdiction de construire cesse aux termes de l’article 2 ? 1 de la loi no 1187 de 1968, apr?s expiration du d?lai de cinq ans, les terrains concern?s ne r?cup?rent pas automatiquement leur destination originale et n’acqui?rent pas automatiquement la destination des terrains voisins. Pour d?terminer la nouvelle destination d’un terrain, il faut un acte positif de l’administration, comme un plan d?taill? d’urbanisme.
En attendant cet acte positif de l’administration, les terrains concern?s sont consid?r?s par la jurisprudence comme soumis au r?gime pr?vu ? l’article 4 de la loi no 10 de 1977, relatif aux terrains des municipalit?s n’ayant pas adopt? de plans g?n?raux d’urbanisme (jurisprudence du Conseil d’Etat, voir notamment les arr?ts de la chambre pl?ni?re nos 7 et 10 de 1984).
Selon l’article 4 de cette loi, un permis de construire peut ?tre octroy? uniquement si le terrain est situ? hors d’un centre habit? et ? certaines conditions, pour un volume tr?s r?duit. Si le terrain est situ? ? l’int?rieur d’un centre habit?, toute nouvelle construction est interdite.
44. La r?gion Lazio a transpos? cette jurisprudence dans la loi no 86 du 24 novembre 1990, qui pr?voit express?ment qu’une interdiction absolue de construire frappe les terrains d?munis de destination d’urbanisme se situant ? l’int?rieur d’un centre habit?.
4. En cas d’inertie de l’administration
45. Apr?s l’expiration d’une interdiction de construire, il incombe ? la municipalit? de d?terminer rapidement la nouvelle destination du terrain concern? ; toutefois aucun d?lai n’est pr?vu.
46. L’inertie de l’administration peut ?tre attaqu?e par les int?ress?s devant les juridictions administratives (arr?t du Conseil d’Etat, sec. IV, 20.5.96 no 664). Ces derni?res peuvent ordonner ? la municipalit? de d?terminer la nouvelle destination des immeubles concern?s, sans toutefois pouvoir se substituer aux autorit?s concern?es dans le choix de la destination. Dans l’arr?t no 67 de 1990, portant sur un cas d’expropriation o? ?tait en cause l’inertie de l’administration, la Cour constitutionnelle a affirm? que le recours permettant d’attaquer l’inertie de l’administration devant le tribunal administratif est inop?rant et de ce fait peu efficace (? defatigante e non conclusivo con conseguente scarsa efficacia ?).
47. La Cour constitutionnelle a ?t? saisie de la question de savoir si la soumission d’un terrain au r?gime pr?vu par l’article 4 de la loi no 10/1977 est compatible avec la Constitution, ?tant donn? que ce r?gime entra?ne une interdiction de construire sine die ? en raison de l’inertie de l’administration dans la d?termination d’une nouvelle destination du terrain concern? (notamment dans l’adoption d’un plan d’urbanisme) ? et aucune indemnisation n’est pr?vue. Dans l’arr?t no 185 de 1993, la Cour constitutionnelle a d?clar? la question irrecevable, puisqu’il rel?ve de la comp?tence exclusive du l?gislateur d’intervenir rapidement et de mani?re apte ? rem?dier ? cette situation.
5. Le renouvellement d’une interdiction de construire (par un acte administratif)
48. Par un arr?t de 1989 (no 575), la Cour constitutionnelle a indiqu? que, ? ?ch?ance de la p?riode de cinq ans pr?vue ? l’article 2 de la loi no 1187 de 1968 et lors d’une nouvelle planification du territoire, les autorit?s locales peuvent renouveler l’interdiction de construire pour des raisons d’utilit? publique. Cet arr?t a reconnu le pouvoir de l’administration de r?it?rer l’interdiction une fois la premi?re venue ? ?ch?ance.
49. Toutefois, le pouvoir de l’administration de renouveler l’interdiction absolue de construire ne peut pas se traduire en une interdiction sine die en l’absence de toute forme d’indemnisation. En effet, lorsque l’interdiction de construire vide de substance le droit de propri?t? puisqu’elle donne lieu ? une incertitude substantielle, au motif qu’elle est prorog?e pour une dur?e ind?termin?e ou elle est r?it?r?e, le propri?taire devrait b?n?ficier d’une indemnisation (voir ?galement l’arr?t de la Cour constitutionnelle no 305 de 1996 et l’arr?t du Conseil d’?tat no 159 de 1994).
6. L’absence d’indemnisation
50. La Cour de cassation a indiqu? qu’en cas de limitations du droit de propri?t? en vue d’expropriation et m?me en l’absence de toute indemnisation, le propri?taire concern? est titulaire d’un simple int?r?t l?gitime (interesse legittimo), c’est-?-dire d’une position individuelle prot?g?e de fa?on indirecte et subordonn?e au respect de l’int?r?t public et non pas d’un droit plein et absolu (diritto soggettivo) ? l’octroi d’une compensation financi?re (voir les arr?ts de la chambre pl?ni?re de la Cour de cassation nos 11308 du 28 octobre 1995, 11257 du 15 octobre 1992 et 3987 du 10 juin 1983).
D?s lors, face ? la d?cision des autorit?s municipales lui imposant une interdiction de construire, le propri?taire peut saisir les juridictions administratives afin de faire constater si, dans l’exercice de son pouvoir discr?tionnaire, l’administration a respect? les r?gles fix?es par la loi et n’a pas exc?d? la marge d’appr?ciation dont elle dispose dans l’?valuation de l’?quilibre entre l’int?r?t public et celui des particuliers. Toutefois, m?me si les juridictions administratives annulent l’interdiction de construire, aucune compensation financi?re n’est due lorsque l’interdiction de construire a ?t? ordonn?e pour une dur?e d?termin?e, notamment si elle est soumise au d?lai de cinq ans pr?vu par l’article 2 de la loi no 1187 de 1968.
51. En rappelant les principes fix?s dans sa jurisprudence ant?rieure (voir les arr?ts cit?s au ? 37 ainsi que ainsi que les arr?ts no 82 de 1982, no 575 de 1989, no 344 de 1995), la Cour constitutionnelle a, par l’arr?t no 179 du 12?20 mai 1999, d?clar? incompatible avec la Constitution l’absence de pr?vision par la loi d’une forme d’indemnisation pour le cas o? un permis d’exproprier ou une interdiction de construire, seraient r?it?r?s par l’administration de telle sorte que le droit de propri?t? s’en trouve gravement affect?.
Tout en laissant intacte la possibilit? pour l’administration de renouveler les interdictions de construire, la cour a affirm? qu’il est n?cessaire que le l?gislateur intervienne et pr?voie une forme d’indemnisation, en pr?cisant les crit?res et les modalit?s de celle-ci.
La cour n’a pas exclu qu’un juge saisi d’une demande d’indemnisation avant l’intervention du l?gislateur puisse rechercher dans le syst?me juridique des crit?res lui permettant d’octroyer, le cas ?ch?ant, une indemnisation.
La cour a ?galement pr?cis? que l’obligation d’indemniser ne concerne que la p?riode apr?s les cinq premi?res ann?es d’interdiction (p?riode de franchise).
7. La loi codifiant les dispositions sur l’expropriation (Testo unico sulle espropriazioni)
52. Le d?cret du Pr?sident de la R?publique no 327 de 2001 a codifi? les dispositions existantes en mati?re d’expropriation. L’entr?e en vigueur de ce d?cret a ?t? report?e au 30 juin 2002 et puis au 1er janvier 2003.
Aux termes de l’article 39 de ce texte, ? dans l’attente d’une r?organisation de la mati?re, en cas de r?imposition d’un permis d’exproprier ou d’une limitation ayant en substance un effet expropriatif, le propri?taire du terrain a droit ? une indemnisation, en rapport au pr?judice effectif. ?
EN DROIT
I. SUR LA VIOLATION ALL?GU?E DE L’ARTICLE 1 DU PROTOCOLE No 1
53. La soci?t? requ?rante all?gue que les limitations impos?es sur son terrain pour une longue p?riode et en l’absence d’indemnisation portent atteinte ? son droit au respect de ses biens, garanti par l’article 1 du Protocole no 1, qui est ainsi libell? :
? Toute personne physique ou morale a droit au respect de ses biens. Nul ne peut ?tre priv? de sa propri?t? que pour cause d’utilit? publique et dans les conditions pr?vues par la loi et les principes g?n?raux du droit international.
Les dispositions pr?c?dentes ne portent pas atteinte au droit que poss?dent les Etats de mettre en vigueur les lois qu’ils jugent n?cessaires pour r?glementer l’usage des biens conform?ment ? l’int?r?t g?n?ral ou pour assurer le paiement des imp?ts ou d’autres contributions ou des amendes. ?
1. Sur l’existence d’une ing?rence dans le droit de propri?t? de la requ?rante
54. La Cour note que les parties s’accordent pour dire qu’il y a eu ing?rence dans le droit au respect des biens de la requ?rante. Elles divergent uniquement quant ? l’origine et aux effets de l’ing?rence dans la p?riode allant de 1977 ? 1990 (voir ?? 16-19).
55. Il reste ? examiner si ladite ing?rence a enfreint ou non l’article 1 du Protocole no 1.
2. Sur la justification de l’ing?rence dans le droit de propri?t? de la requ?rante
a) La r?gle applicable
56. La Cour rappelle que l’article 1 du Protocole no 1 contient trois normes distinctes : ? la premi?re, qui s’exprime dans la premi?re phrase du premier alin?a et rev?t un caract?re g?n?ral, ?nonce le principe du respect de la propri?t? ; la deuxi?me, figurant dans la seconde phrase du m?me alin?a, vise la privation de propri?t? et la soumet ? certaines conditions ; quant ? la troisi?me, consign?e dans le second alin?a, elle reconna?t aux ?tats le pouvoir, entre autres, de r?glementer l’usage des biens conform?ment ? l’int?r?t g?n?ral (…). Il ne s’agit pas pour autant de r?gles d?pourvues de rapport entre elles. La deuxi?me et la troisi?me ont trait ? des exemples particuliers d’atteintes au droit de propri?t? ; d?s lors, elles doivent s’interpr?ter ? la lumi?re du principe consacr? par la premi?re ? (voir, entre autres, l’arr?t James et autres c. Royaume-Uni du 21 f?vrier 1986, s?rie A no 98-B, pp. 29-30, ? 37, lequel reprend en partie les termes de l’analyse que la Cour a d?velopp?e dans son arr?t Sporrong et L?nnroth c. Su?de du 23 septembre 1982, s?rie A no 52, p. 24, ? 61 ; voir aussi les arr?ts Les saints monast?res c. Gr?ce du 9 d?cembre 1994, s?rie A no 301-A, p. 31, ? 56, et Iatridis c. Gr?ce [GC], no 31107/96, ? 55, CEDH 1999-II).
57. La requ?rante all?gue ?tre victime d’une expropriation de fait par l’effet combin? des interdictions de construire en vue de l’expropriation du terrain, qui ont r?duit ? n?ant la valeur et les possibilit?s de disposer de celui-ci.
58. Le Gouvernement soutient que la situation litigieuse rel?ve de la r?glementation de l’usage des biens.
59. La Cour note que le terrain de la requ?rante a ?t? soumis ? des interdictions de construire combin?es avec des permis d’exproprier. Or, ces mesures n’ont pas entra?n? une privation formelle de propri?t?, au sens de la deuxi?me phrase du premier alin?a de l’article 1, puisque le droit de propri?t? de la requ?rante est rest? juridiquement intact.
60. En l’absence d’un transfert de propri?t?, la Cour doit regarder au-del? des apparences et analyser la r?alit? de la situation litigieuse. A cet ?gard, il importe de rechercher si ladite situation n’?quivalait pas ? une expropriation de fait, comme le pr?tend l’int?ress?e (voir, mutatis mutandis, l’arr?t Airey c. Irlande du 9 octobre 1979, s?rie A no 32, p. 14, ? 25).
61. La Cour rel?ve que les effets de la situation litigieuse d?nonc?s par la requ?rante d?coulent tous de la diminution de la disponibilit? du bien en cause. Ils r?sultent des limitations apport?es au droit de propri?t? ainsi que des cons?quences de celles-ci sur la valeur de l’immeuble. Pourtant, bien qu’il ait perdu de sa substance, le droit en cause n’a pas disparu. Les effets des mesures en question ne sont pas tels qu’on puisse les assimiler ? une privation de propri?t?. La Cour note ? ce sujet que la requ?rante n’a perdu ni l’acc?s au terrain ni la ma?trise de celui-ci et qu’en principe la possibilit? de vendre le terrain, m?me rendue plus malais?e, a subsist? (arr?t Loizidou c. Turquie du 18 d?cembre 1996, Recueil 1996-VI, p. 2237, ? 63 ; arr?t Sporrong et L?nnroth pr?cit?, p. 24, ?63). Dans ces conditions, la Cour estime qu’il n’y a pas eu d’expropriation de fait et d?s lors la seconde phrase du premier alin?a ne trouve pas ? s’appliquer en l’esp?ce.
62. La Cour est d’avis que les mesures litigieuses ne rel?vent pas non plus de la r?glementation de l’usage des biens, au sens du deuxi?me alin?a de l’article 1 du Protocole no 1. En effet, s’il est vrai qu’il s’agit d’interdictions de construire r?glementant le territoire (arr?t Sporrong pr?cit?, p. 25, ? 64), il n’en demeure pas moins que les m?mes mesures visaient essentiellement l’expropriation du terrain (voir ? 35).
63. La Cour estime d?s lors que la situation d?nonc?e par la requ?rante rel?ve de la premi?re phrase de l’article 1 du Protocole no 1 (arr?t Sporrong pr?cit?, p. 25, ? 65 ; arr?ts Erkner et Hofauer c. Autriche du 23 avril 1987, s?rie A no 117, p. 65, ? 74 et Poiss c. Autriche du 23 avril 1987, s?rie A no 117, p. 108, ? 64 ; arr?t Elia srl c. Italie du 2 ao?t 2001, CEDH 2001, ? 57 ).
b) Le respect de la norme ?nonc?e ? la premi?re phrase du premier alin?a
64. Aux fins de la premi?re phrase du premier alin?a de l’article 1 du Protocole no 1, la Cour doit rechercher si un juste ?quilibre a ?t? maintenu entre les exigences de l’int?r?t g?n?ral de la communaut? et les imp?ratifs de la sauvegarde des droits fondamentaux de l’individu (arr?t Sporrong et L?nnroth pr?cit?, p. 26, ? 69 ; arr?t Phocas c. France du 23 avril 1996, Recueil 1996-II, p. 542, ? 53).
i. Th?se d?fendue par la requ?rante
65. La requ?rante soutient que la situation d?nonc?e n’est pas conforme ? l’article 1 du Protocole no 1.
66. Elle fait observer que l’ing?rence dans son droit au respect de ses biens dure depuis plus de trente-neuf ans, ? savoir depuis la d?lib?ration municipale du 18 d?cembre 1962 visant l’adoption du plan g?n?ral d’urbanisme.
67. Pendant toute cette p?riode, le terrain a ?t? frapp? d’interdiction de construire, en attendant que l’administration proc?de ? l’expropriation ou bien en attendant que l’administration d?cide quant ? la destination ? donner au terrain.
68. Dans ces circonstances, la requ?rante reproche aux autorit?s leur inertie et de ne jamais avoir proc?d? ? l’expropriation. Elle se plaint de l’absence totale d’indemnisation pour le sacrifice qui lui est impos?.
69. A cet ?gard, la requ?rante observe que, par l’effet combin? des interdictions de construire en vue de l’expropriation du terrain, son droit de propri?t? a ?t? vid? de substance.
70. D’une part, la requ?rant observe que la valeur du terrain a ?t? r?duite ? n?ant et elle a perdu la possibilit? de vendre son bien aux conditions normales du march?.
71. D’autre part, la requ?rante observe qu’elle n’a pu ? aucun moment utiliser le terrain. Ce dernier ?tant situ? ? proximit? du Vatican, son utilisation ? des fins agricole serait tout simplement inimaginable. S’agissant d’un usage commercial, il ne serait pas autoris? par le plan g?n?ral d’urbanisme pour les terrains, comme celui de la requ?rante, faisant partie de la zone N.
72. La requ?rante pr?cise enfin que la situation d?nonc?e par elle concerne la presque totalit? du terrain et est la cause unique de l’impossibilit? de construire sur ce dernier. A cet ?gard, la requ?rante souligne que les arr?t?s minist?riels pris au paravent en vue de la protection du paysage n’ont pas entra?n? l’impossibilit? de construire sur le du terrain.
73. En conclusion, la requ?rante demande ? la Cour de constater la violation de l’article 1 du Protocole no 1.
ii. Th?se d?fendue par la Gouvernement
74. Le Gouvernement soutient que la situation d?nonc?e par la requ?rante est conforme ? l’article 1 du Protocole no 1.
75. Selon lui, les limitations visant le terrain de la requ?rante n’ont pas affect? celui-ci de mani?re continue et n’ont par cons?quent pas vid? de substance le droit de propri?t? de celle-ci.
76. Le Gouvernement soutient en effet que l’on ne doit prendre en compte que les limitations affectant le terrain qui d?coulent d’un acte de l’administration ; l’interdiction de construire d?coulant de l’application d’une loi ou d’un principe jurisprudentiel ne saurait au contraire entrer en ligne de compte.
Suivant ce raisonnement, il en r?sulterait que la p?riode allant de 1982 ? 1990 et puis celle allant de 1995 ? aujourd’hui ne devrait pas ?tre prise en consid?ration, puisque les limitations affectant le terrain de la requ?rante en cette p?riode ne trouvaient pas leur base juridique dans un acte administratif de la municipalit?, mais directement dans des dispositions l?gislatives adopt?es en vertu du ? droit que poss?dent les Etats de mettre en vigueur les lois qu’ils jugent n?cessaires pour r?glementer l’usage des biens conform?ment ? l’int?r?t g?n?ral ?. D?s lors, la soci?t? requ?rante ne saurait se pr?tendre titulaire, en droit italien, d’aucun droit ? indemnisation pour la p?riode en question.
77. Quant au permis d’exproprier impos? par d?cision de la municipalit? du 4 juin 1990, cette mesure ?tait justifi?e par des raisons d’utilit? publique, relatives aux exigences d’une planification moderne de la ville et n’a entra?n? aucune expropriation ? de facto ?, n’ayant pas ?t? renouvel?e pour des p?riodes ? de longue dur?e ?. Elle avait de surcro?t un caract?re purement provisoire, ?tant donn? que sa validit? ?tait limit?e ? cinq ans et soumise ? la condition que, apr?s expiration de ce d?lai, un plan d’urbanisme d?taill? soit approuv? par le Conseil r?gional, ce qui, en l’esp?ce, ne s’est pas produit.
78. D’autre part, le Gouvernement souligne que la requ?rante est propri?taire d’une zone assez vaste, dont le terrain litigieux ne constitue qu’une partie.
79. Le Gouvernement observe ensuite que la requ?rante aurait pu provisoirement faire un usage alternatif de son terrain, notamment un usage agricole, ou bien un usage commercial, en utilisant le terrain comme par exemple zone d’exposition, parking, sans infrastructures fixes.
80. En outre, le Gouvernement soutient que la perte de valeur du terrain all?gu?e par la requ?rante ne d?coule pas de la situation d?nonc?e par celle-ci ; elle d?coulerait des deux arr?t?s minist?riels de 1961 et 1963, qui auraient rendu le terrain inconstructible en vue de la protection du paysage. En tout ?tat de cause, la requ?rante n’aurait pas d?montr? la diminution de valeur du terrain.
81. En conclusion, le Gouvernement soutient que l’absence d’indemnisation en l’esp?ce est absolument compatible avec l’article 1 du Protocole no 1.
iii. Appr?ciation de la Cour
82. La Cour constate que le terrain de la requ?rante a ?t? soumis ? une interdiction de construire en vue de son expropriation impos?e par le plan g?n?ral d’urbanisme ; apr?s son ?ch?ance, l’interdiction de construire a ?t? maintenue par l’application du r?gime pr?vu par la loi no 10 de 1977 ; une interdiction de construire visant l’expropriation a enfin ?t? r?impos?e par l’administration en 1990 et est devenue caduque en 1995 ; ? compter de cette date, le terrain a ?t? de nouveau soumis ? l’interdiction de construire au sens de la loi no 10 de 1977.
83. Ind?pendamment du fait que les limitations frappant le terrain d?coulent d’un acte administratif ou de l’application d’une loi, il en r?sulte que le terrain a ?t? frapp? d’interdiction de construire de mani?re continue (voir notamment ? 19).
84. La Cour note que l’ing?rence litigieuse dure depuis plus de trente-six ans ? compter de l’approbation du plan g?n?ral d’urbanisme (voir ? 12), et depuis plus de trente-neuf ans ? compter de la d?lib?ration municipale en vue de l’adoption de celui-ci (voir ? 11). Dans les deux cas, le d?but de l’ing?rence litigieuse se situe avant la date de prise d’effet, le 1er ao?t 1973, de la reconnaissance du droit de recours individuel par l’Italie. Cependant, la Cour tiendra compte ?galement de la p?riode ant?rieure ? cette date afin d’?valuer globalement et dans son contexte l’ing?rence litigieuse.
85. La Cour juge naturel que dans un domaine aussi complexe et difficile que l’am?nagement du territoire, les Etats contractants jouissent d’une large marge d’appr?ciation pour mener leur politique urbanistique (arr?t Sporrong et L?nnroth pr?cit?, p. 26, ? 69). Elle tient pour ?tabli que l’ing?rence dans le droit de la requ?rante au respect de ses biens r?pondait aux exigences de l’int?r?t g?n?ral. Elle ne saurait renoncer pour autant ? son pouvoir de contr?le.
86. Il appartient ? la Cour de v?rifier que l’?quilibre voulu a ?t? pr?serv? de mani?re compatible avec le droit de la requ?rante au respect de ses biens, au sens de la premi?re phrase de l’article 1.
87. La Cour estime que durant toute la p?riode concern?e, la requ?rante est rest?e dans une incertitude compl?te quant au sort de sa propri?t?.
Dans un premier temps, ?tant donn? que le plan g?n?ral d’urbanisme frappait le terrain d’une interdiction de construire visant l’expropriation, ledit terrain aurait pu ?tre expropri?, ? condition qu’un plan d?taill? d’urbanisme soit adopt?, ce qui ne s’est pas produit (voir ?? 13 et 14).
Apr?s 1977, selon les all?gations de la requ?rante (voir ? 17), ou apr?s 1982, selon les all?gation du Gouvernement (voir ? 18), le terrain ?tait inconstructible au sens de la loi no 10 de 1977 et pouvait, ? tout moment, ?tre ? nouveau frapp? d’un autre permis d’exproprier, ce qui s’est produit en juin 1990, par une d?lib?ration municipale devenue caduque en 1995 (voir ? 20 et ? 29).
A compter de 1995, le terrain a ?t? ? nouveau soumis ? la loi no 10 de 1977 et est donc inconstructible et susceptible, ? tout moment, d’?tre frapp? d’un nouveau permis d’exproprier.
88. La Cour rel?ve par ailleurs qu’en droit italien il ne semble pas y avoir un recours susceptible de rem?dier ? l’inertie de l’administration, lorsque celle-ci tarde ? attribuer ? un terrain sa destination d’urbanisme (voir ? 45).
89. En outre, la Cour estime que l’existence, pendant toute la p?riode concern?e, d’interdictions de construire a entrav? la pleine jouissance du droit de propri?t? de la requ?rante et a accentu? les r?percussions dommageables sur la situation de la requ?rante, en affaiblissant consid?rablement, entre autres, les chances de vendre le terrain.
90. Elle constate enfin qu’il n’a pas ?t? possible en l’esp?ce d’obtenir une indemnisation quelconque.
91. Les circonstances de la cause, notamment l’incertitude doubl?e de l’inexistence de tout recours interne efficace susceptible de pallier la situation litigieuse combin?e avec l’entrave ? la pleine jouissance du droit de propri?t? et l’absence d’indemnisation, am?nent la Cour ? consid?rer que la requ?rante a eu ? supporter une charge sp?ciale et exorbitante qui a rompu le juste ?quilibre devant r?gner entre, d’une part, les exigences de l’int?r?t g?n?ral et, d’autre part, la sauvegarde du droit au respect des biens (arr?t Sporrong pr?cit?, p. 28 ?? 73-74 ; arr?t Erkner et Hofauer pr?cit?, p. 66, ?? 78-79 ; arr?t Poiss pr?cit?, p. 109, ?? 68,69 ; Almeida Garrett, Mascarenhas Falc?o et autres c. Portugal, nos 29813/96 et 30229/96 (Sec. I) CEDH 2000, ? 54 ; arr?t Elia pr?cit?, ? 83).
92. En conclusion, il y a eu violation de l’article 1 du Protocole no 1.
II. SUR L’APPLICATION DE L’ARTICLE 41 DE LA CONVENTION
93. Aux termes de l’article 41 de la Convention,
? Si la Cour d?clare qu’il y a eu violation de la Convention ou de ses Protocoles, et si le droit interne de la Haute Partie contractante ne permet d’effacer qu’imparfaitement les cons?quences de cette violation, la Cour accorde ? la partie l?s?e, s’il y a lieu, une satisfaction ?quitable. ?
94. Au titre du dommage mat?riel, la requ?rante r?clame 44 643 200 000 lires italiennes (ITL) correspondant ? la valeur v?nale du terrain, conform?ment ? une expertise dat?e de 1999 qu’elle a produite ? l’appui.
95. Quant au pr?judice moral, la requ?rante affirme ne pas ?tre en mesure de le chiffrer.
96. La requ?rante r?clame le remboursement des frais encourus devant les juridictions nationales, qui s’?l?vent ? 51 604 000 ITL, plus TVA (taxe sur la valeur ajout?e) et CPA (contribution ? la caisse de pr?voyance des avocats).
97. Quant ? la proc?dure ? Strasbourg, pr?sentant un projet de note d’honoraires, la requ?rante sollicite le remboursement de 51 920 000 ITL plus TVA et CPA pour chacun des deux avocats qui la repr?sentent.
98. Selon le Gouvernement, la demande au titre de pr?judice mat?riel est infond?e puisque, selon lui, il n’y a pas eu violation de l’article 1 du Protocole no 1. Pour le cas o? la Cour conclurait toutefois ? la violation de cette disposition, le Gouvernement refuse le crit?re de calcul utilis? par la requ?rante qui se rapporte uniquement ? la valeur du terrain. A cet ?gard, le Gouvernement soutient que ce qui est indemnisable est l’impossibilit? de faire un usage normal du terrain ou la perte de valeur du terrain.
Se rapportant ? ses consid?rations sur le fond, le Gouvernement soutient que la situation d?nonc?e par la requ?rante n’a pas eu de r?percussions dommageables.
99. Quant au pr?judice moral ?ventuel, le Gouvernement estime que le constat de violation repr?sente une r?paration suffisante.
100. Le Gouvernement fait ensuite observer que les frais encourus devant les juridictions internes ne sont pas remboursables puisqu’il s’agit de frais que la requ?rante aurait en tout cas encourus, ind?pendamment de la violation de l’article 1 du Protocole no 1.
101. Quant aux frais devant les organes de la Convention, le Gouvernement s’en remet ? la sagesse de la Cour.
102. La Cour estime que la question de l’application de l’article 41 ne se trouve pas en ?tat, de sorte qu’il ?chet de la r?server eu ?gard ? l’?ventualit? d’un accord entre l’Etat d?fendeur et l’int?ress?e (article 75 ?? 1 et 4 du r?glement).
PAR CES MOTIFS, LA COUR,
1. Dit, par six voix contre une, qu’il y a eu violation de l’article 1 du Protocole no1 ;
2. Dit, ? l’unanimit?, que la question de l’application de l’article 41 de la Convention ne se trouve pas en ?tat ;
3. En cons?quence,
a) la r?serve en entier ;
b) invite le Gouvernement et la requ?rante ? lui adresser par ?crit, dans les trois mois, leurs observations sur cette question et notamment ? lui donner connaissance de tout accord auquel ils pourraient aboutir ;
c) r?serve la proc?dure ult?rieure et d?l?gue au pr?sident de la chambre le soin de la fixer au besoin.
Fait en fran?ais, puis communiqu? par ?crit le 17 octobre 2002 en application de l’article 77 ?? 2 et 3 du r?glement.
Fran?oise ELENS-PASSOS, Nicolas Bratza
Greffi?re adjointe Pr?sident
Au pr?sent arr?t se trouve joint, conform?ment aux articles 45 ? 2 de la Convention et 74 ? 2 du r?glement, l’expos? de l’opinion s?par?e dissidente de M. Conforti.

OPINION DISSIDENTE
DE M. LE JUGE CONFORTI
A mon avis, l’article 1 du Protocole no 1 n’a pas ?t? enfreint dans cette affaire.
La question principale que l’affaire soul?ve est l’interdiction de construire qui a frapp? le terrain de la soci?t? requ?rante pendant plus de trente ans ? cause soit du comportement de la municipalit? de Rome soit, ? cause des lois de l’Etat italien.
Selon la majorit? de la Cour, la soci?t? requ?rante ?tant rest?e dans une incertitude compl?te quant au sort de sa propri?t? en raison de l’interdiction de construire en vue de l’expropriation et du manque des plans d?taill?s d’urbanisme, le juste ?quilibre entre les exigences de l’int?r?t g?n?ral et le droit au respect des biens de la requ?rante a ?t? rompu.
Je ne suis pas d’accord.
Tout le monde sait en Italie que l’interdiction de construire pr?vue par la loi de 1977 a ?t? une r?action ? un comportement des particuliers ? soci?t?s immobili?res ou personnes physiques ? qui avaient r?duit la plus grande partie du territoire italien ? donc de ce qui avait ?t? appel? le plus beau jardin de l’Europe ! ? ? une masse de ciment. Tout le monde sait en Italie que la possibilit? d’exproprier la totalit? des terrains frapp?s par l’interdiction de construire n’?tait que purement virtuelle et non actuelle et que donc l’interdiction n’?tait pas ? en vue de l’expropriation ? mais simplement une interdiction de construire.
A mon humble avis, la Cour aurait d? tenir compte de cela lorsqu’elle a d? ?valuer les int?r?ts en jeu pour ne pas risquer de d?cider dans l’abstrait ou, je le dis avec respect, dans le vide. Elle aurait d? se demander si une mesure d’interdiction de construire pour les terrains qui, pour la plus grande partie, ?taient des terrains agricoles ou des jardins priv?s, et qui donc devaient rester des terrains agricoles ou des jardins, ne se justifiait pas dans l’int?r?t g?n?ral. Pour moi c’?tait la juste solution ; pour moi il ne s’agit pas dans l’esp?ce, comme dans les cas similaires, du droit de l’homme mais … du droit des affaires.

ARR?T TERAZZI srl c. ITALIE

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