AFFAIRE SCORDINO c. ITALIE (N? 3) - A.N.P.T.ES.
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Testo originale e tradotto della sentenza selezionata

AFFAIRE SCORDINO c. ITALIE (N? 3)

Tipologia: Sentenza
Importanza: 1
Articoli: 41, 46
Numero: 43662/98/2007
Stato: Italia
Data: 2007-03-06 00:00:00
Organo: Sezione Quarta
Testo Originale

Conclusione: danno materiale- risarcimento pecunario; pregiudizio morale – risarcimento pecunario- rimborso parziale di onei e spese – procedimento nazionale e procedimento della Convenzione
QUARTA SEZIONE

CAUSA SCORDINO c. ITALIA (No 3)

(Ricorso no 43662/98)
SENTENZA
(Risarcimento equitativo)
STRASBURGO
6 marzo 2007

Questa sentenza diverr? definitiva alle condizioni stabilite dall?art. 44 ? 2 della Convenzione. Pu? subire dei ritocchi nella forma.

Nel procedimento SCORDINO c. Italia (n. 3),

La Corte europea dei diritti dell’uomo (quarta sezione), si riunisce in una camera composta da:
Sir Nicolas BRATZA, presidente,
i sigg. J. CASADEVALL
G. BONELLO,
K. TRAJA,
L. GARLICKI,
la signora L. MIJOVIC, giudici,
la signora m. DEL TUFO, giudice ad hoc,
e del sig. T.L. EARLY, cancelliere di sezione,
in seguito, avendo deliberato in camera di consiglio il 13 febbraio 2007, pronuncia la sentenza che, ? stata adottata in quella data:
PROCEDURA
1. All’origine del caso si trova un ricorso (n. 43662/98) diretto contro la repubblica italiana da quattro cittadini di questo Stato, i sigg. G., E., M. e G. S. (?i ricorrenti?), che avevano adito la Commissione Europea per i Diritti dell’Uomo (“la Commissione”) il 12 agosto 1998 ai sensi del vecchio articolo 25 della Convenzione di salvaguardia dei Diritti dell’Uomo e delle Libert? fondamentali (?la Convenzione?).”

2. Con una decisione del 17 maggio 2005 (“la sentenza principale”), la Corte ha giudicato che l’ingerenza nel diritto al rispetto dei beni dei ricorrenti non ? compatibile con il principio di legalit? e che, perci?, vi ? stata violazione dell’articolo 1 del Protocollo n. 1 (Scordino c. Italia (n. 3), n. 43662/98, ? 101, e punto 1 del dispositivo, 17 maggio 2005).
3. Basandosi sull’articolo 41 della Convenzione, a titolo di pregiudizio materiale i ricorrenti richiedevano una somma che corrisponde al valore del terreno in contestazione, meno l’indennit? ottenuta in sede nazionale, ed aumentata del valore degli edifici costruiti sul loro terreno. I ricorrenti sollecitavano inoltre un’indennit? per danno morale. Infine rivendicavano il rimborso delle spese di giustizia dinanzi alle giurisdizioni nazionali e delle spese sostenute nella procedura di Strasburgo.

4. La questione dell’applicazione dell’articolo 41 della Convenzione non ? matura, la Corte l?ha riservata ed ha invitato il Governo ed i ricorrenti a sottoporre per iscritto, entro tre mesi a partire dal giorno in cui la sentenza diventer? definitiva, le loro osservazioni sulla suddetta questione ed in particolare ad illustrarle qualsiasi accordo al quale siano giunti (ibidem, ? 108, e punto 2 del dispositivo).
5. La sentenza principale ? diventata definitiva il 12 ottobre 2005, a seguito del rifiuto da parte del collegio di cinque giudici della domanda di rinvio alla Grande Chambre depositata dal governo convenuto. Il termine di tre mesi ? scaduto senza che le parti abbiano raggiunto un accordo.
6. Il 12 giugno 2006, il Presidente della Camera, al quale il seguito della procedura era affidato (punto 2 c- del dispositivo della sentenza principale), ha deciso di chiedere alle parti di nominare ciascuna un perito che doveva valutare il pregiudizio materiale e di depositare una relazione della perizia entro il 30 settembre 2006.
7. Solamente i ricorrenti hanno depositato una perizia nei termini prescritti. Quest’ultima ? stata trasmessa al Governo.
8. L’8 novembre 2006, il Governo ha presentato una memoria. I ricorrenti vi hanno risposto il 9 gennaio 2007.

DIRITTO
I. APPLICAZIONE DELL’ARTICOLO 46 DELLA CONVENZIONE
9. In base ai termini questa disposizione:
<<1. Le Alte Parti contraenti si impegnano a conformarsi alle sentenze definitive della Corte nelle controversie nelle quali sono parti.
2. La sentenza definitiva della Corte ? trasmessa al Comitato dei ministri che ne sorveglia l’esecuzione.>>

10. La Corte ricorda avere concluso nella sua sentenza principale (?? 92-94 e ?? 98-102 della sentenza principale):
<A tale riguardo, la Corte nota che l’espropriazione indiretta permette all’amministrazione di occupare un terreno e trasformarlo irreversibilmente, in modo che sia considerato come acquisizione al patrimonio pubblico, senza che in parallelo sia adottato un atto formale che dichiara il trasferimento di propriet?. In mancanza di un atto che formalizza l’espropriazione e che interviene al pi? tardi nel momento in cui il proprietario ha perso ogni disponibilit? del bene, l’elemento che permetter? di trasferire al patrimonio pubblico il bene occupato e raggiungere una sicurezza giuridica ? la constatazione d’illegalit? da parte del giudice, che vale come dichiarazione di trasferimento di propriet?. Spetta all’interessato – che continua ad essere formalmente proprietario – sollecitare al giudice competente una decisione che constata, se necessario, l’illegalit? abbinata alla realizzazione di un lavoro d’interesse pubblico, condizioni necessarie perch? sia dichiarato retroattivamente privato del suo bene.

In base a questi elementi, la Corte ritiene che il meccanismo dell’espropriazione indiretta non ? atto a garantire un grado sufficiente di sicurezza giuridica.
(…)

Nel caso specifico, la Corte rileva che applicando il principio dell’espropriazione indiretta, le giurisdizioni italiane hanno considerato i ricorrenti privati del loro bene a partire dal 13 gennaio 1982, riunite le condizioni d’illegalit? dell’occupazione e d’interesse pubblico dell?opera realizzata. Ma, in mancanza di un atto formale d’espropriazione, la Corte ritiene che questa situazione non pu? essere considerata come ?prevedibile?, poich? ? soltanto con la decisione definitiva – la sentenza della Corte di cassazione – che si pu? considerare il principio dell’espropriazione indiretta come definitivamente applicato e che l’acquisizione del terreno al patrimonio pubblico ? stata acclarata. Di conseguenza, i ricorrenti non hanno avuto la ?sicurezza giuridica? circa la privazione del terreno fino al 23 agosto 2002, data del deposito in cancelleria della sentenza della Corte di cassazione.
La Corte osserva in oltre che la situazione in contenzioso ha permesso all’amministrazione di trarre vantaggio da un’occupazione di terreno sine titulo dall’inizio e qualificata arbitraria dal tribunale amministrativo (paragrafo 14 sopra). In altri termini, l’amministrazione ha potuto appropriarsi del terreno a dispetto delle norme che disciplinano l’espropriazione nella forma lecita e, tra l’altro, senza che un’indennit? sia stata messa a disposizione degli interessati.
Trattandosi dell’indennit?, la Corte constata che l’applicazione retroattiva della legge di bilancio n. 662 del 1996 al caso di specie ha avuto per effetto di privare i ricorrenti di una riparazione integrale del pregiudizio subito.
Alla luce di queste considerazioni, la Corte ritiene che l?ingerenza controversa non sia compatibile con il principio di legalit? e che abbia dunque infranto il diritto al rispetto dei beni dei ricorrenti.
Di conseguenza, c’? stato violazione dell’articolo 1 del Protocollo n. 1.>>

11. La violazione del diritto dei ricorrenti, cos? garantito dall’articolo 1 del Protocollo n. 1, deriva da un problema ampio che discende dal comportamento fuori norma delle amministrazioni, ratificato da corti e tribunali a titolo di espropriazione indiretta, e che permette a queste stesse amministrazioni di appropriarsi dei beni in questione. L’ignoranza del principio di legalit? e del diritto al rispetto dei beni non ? stata causata da un incidente isolato n? ? imputabile all?indirizzo particolare che hanno preso gli eventi nel caso degli interessati. Deriva invece dall’applicazione del principio dell’espropriazione indiretta, principio di fonte giurisprudenziale, successivamente codificato, nei riguardi di una categoria precisa di cittadini, cio? le persone proprietarie di terreni occupati senza titolo ab origine, oppure a partire da un dato momento (?? 30-60 della sentenza principale).
La Corte ritiene che i fatti della causa rivelano nell’ordinamento giuridico italiano un concetto debole, in conseguenza del quale una categoria intera di cittadini si ? vista, o si vedono sempre, privati arbitrariamente del loro diritto al rispetto dei loro beni. Ritiene inoltre che le lacune del diritto individuate nel caso particolare dei ricorrenti possono dar luogo in futuro a molti ricorsi fondati e ricevibili.

12. Prima di esaminare le domande di risarcimento equo presentate dai ricorrenti ai sensi dell’articolo 41 della Convenzione, ed in considerazione delle circostanze di specie e all’evoluzione del suo carico di lavoro, la Corte si propone di esaminare quali conseguenze possono essere tratte dell’articolo 46 della Convenzione per lo Stato convenuto. Ricorda che ai sensi dell’articolo 46 le Alte Parti contraenti si impegnano a conformarsi alle sentenze definitive pronunciate dalla Corte nelle controversie nelle quali sono parti, essendo il Comitato dei Ministri incaricato di sorvegliare l’esecuzione di queste sentenze. Ne deriva in particolare che, quando la Corte constata una violazione, lo Stato convenuto ha l’obbligo giuridico non soltanto di versare agli interessati le somme assegnate a titolo di soddisfazione equitativa prevista dall’articolo 41, ma anche scegliere, sotto il controllo del Comitato dei Ministri, le misure generali e/o, se necessario, individuali ad integrare nel suo ordinamento giuridico interno per mettere fine alla violazione constatata dalla Corte e cancellare per quanto possibile le conseguenze. Lo Stato convenuto rimane libero, sotto il controllo del Comitato dei Ministri, di scegliere i mezzi per adempiere al suo obbligo giuridico alla luce dell’articolo 46 della Convenzione, sempre che questi mezzi siano compatibili con le conclusioni contenute nella sentenza della Corte (Scozzari e Giunta c. Italia (GC), No. 39221/98 e 41963/98, ? 249, CEDU 2000-VIII; Broniowski c. Polonia (GC), n. 31443/96, ? 192, CEDU 2004-V).

13. Inoltre, deriva dalla Convenzione, ed in particolare dal suo articolo 1, che ratifica la convenzione, gli stati contraenti si impegnano a fare in modo che il loro diritto nazionale sia compatibile con questa (Maestri c. Italia (GC), n. 39748/98, ? 47, CEDU 2004-I).
14. La violazione che la Corte ha constatato nello specifico deriva da una situazione comune ad un gran numero di persone, cio? la categoria dei soggetti privati interessati dall’occupazione sine titulo di un terreno, e che sono suscettibili di perdere il loro bene per via di una decisione giudiziaria che ratifica il comportamento illegale delle autorit? in virt? dell’espropriazione indiretta. La Corte ? gi? adita di decine di richieste di questo tipo. Il 30 maggio 2000, la Corte si ? pronunciata per la prima volta sull’espropriazione indiretta (Carbonara e Ventura c. Italia, n. 24638/94, CEDU 2000-VI; Belvedere Alberghiera S.r.l. c. Italia, n. 31524/96, CEDU 2000-VI). Nel 2003, ha precisato i criteri applicati al risarcimento equitativo nel caso d’espropriazione indiretta (Carbonara e Ventura c. Italia (risarcimento equo), n. 24638/94, 11 dicembre 2003; Belvedere Alberghiera S.r.l. c. Italia (risarcimento equo), n. 31524/96, 30 ottobre 2003). Da allora, la Corte ha pronunciato molte sentenze che constatano la violazione dell’articolo 1 del Protocollo n. 1 a causa di una privazione di beni a titolo dell’espropriazione indiretta. Questo ? non soltanto un fattore aggravante della responsabilit? dello Stato nei confronti della Convenzione in ragione di una situazione passata o attuale, ma anche una minaccia per l’efficacia in futuro delle norme previste dalla Convenzione.
15. Bench? normalmente non gli spetti definire quali possono essere le misure di raddrizzamento idonee perch? lo Stato convenuto si liberi dai suoi obblighi nei confronti dell’articolo 46 della Convenzione, considerando la situazione di carattere strutturale che constata, la Corte osserva che misure generali a livello nazionale si impongono senza alcuno dubbio nel quadro dell’esecuzione della presente sentenza, misure che devono prendere in considerazione le molte persone interessate. Inoltre, le misure adottate devono essere tali da rimediare alla d?faillance strutturale da cui deriva la constatazione di violazione formulata dalla Corte, in modo che il sistema instaurato dalla Convenzione non sia compromesso da un gran numero di ricorsi per gli stessi motivi. Uguali misure devono dunque comprendere un meccanismo che offre alle persone danneggiate una riparazione per la violazione della Convenzione stabilita per i ricorrenti nella presente sentenza. A tale riguardo, la Corte ha la preoccupazione di facilitare la soppressione rapida ed effettiva di una disfunzione constatata nel sistema nazionale di tutela dei diritti dell’uomo. Una volta identificato tale vizio, spetta alle autorit? nazionali, sotto il controllo del Comitato dei Ministri, prendere, retroattivamente se occorre (vedere le sentenze Bottazzi c. Italia (GC), n. 34884/97, ? 22, CEDU 1999-V, Di Mauro c. Italia (GC), n. 34256/96, ? 23, CEDU 1999-V, e la risoluzione provvisoria del Comitato dei ministri ResDH(2000)135 del 25 ottobre 2000 (durata eccessiva delle procedure giudiziarie in Italia: misure di carattere generale); vedere anche Brusco c. Italia (dic.), n. 69789/01, CEDU 2001-IX, e Giacometti ed altri c. Italia (dic.), n. 34939/97, CEDU 2001-XII), le misure di correzione necessarie conformemente al principio di sussidiariet? della Convenzione, affinch? la Corte non abbia a reiterare lo stato di violazione in una lunga serie di casi similari.

16. Per aiutare lo Stato convenuto ad adempiere ai suoi obblighi ai sensi dell’articolo 46, la Corte ha cercato di indicare il tipo di misure che lo Stato italiano potrebbe adottare per mettere fine alla situazione strutturale constatata nella fattispecie.
Essa ritiene che lo Stato dovrebbe, prima di tutto, adottare misure tendenti a prevenire ogni occupazione fuori legge dei terreni, che si tratti d’occupazione sine titulo dall’inizio o d’occupazione inizialmente autorizzata e divenuta sine titulo successivamente. Di conseguenza, sarebbe concepibile autorizzare l’occupazione di un terreno soltanto quando si stabilisce che il progetto e le decisioni d’espropriazione siano stati approvati nel rispetto delle norme fissate e che sono accompagnati da uno stato del bilancio atto a garantire una compensazione rapida ed adeguata dell’interessato (per i principi applicabili in materia di compensazione in caso d’espropriazione nella debita forma, vedere Scordino c. Italia (n. 1) (GC), n.36813/97, ?? 93-98, CEDU 2006-). Inoltre lo Stato convenuto deve scoraggiare le pratiche non conformi alle norme delle espropriazioni lecite, adottando disposizioni dissuasive e ricercando le responsabilit? degli autori di tali pratiche.
In tutti i casi in cui un terreno ? gi? stato oggetto d’occupazione senza titolo ed ? stato trasformato in mancanza di decreto d’espropriazione, la Corte ritiene che lo Stato convenuto dovrebbe eliminare gli ostacoli giuridici che impediscono sistematicamente e per principio la restituzione del terreno. Quando la restituzione di un terreno risulta impossibile per ragioni plausibili concretamente, lo Stato convenuto dovrebbe garantire il pagamento di una somma che corrisponde al valore che avrebbe la restituzione del bene. Inoltre, lo Stato dovrebbe adottare misure di bilancio adeguate per risarcire, eventualmente, dei danni ed interessi per le perdite subite e che non sono contemplate nella restituzione in natura o nel pagamento che ne prende il posto (paragrafi 25-39 sotto).

II . APPLICAZIONE DELL?ART. 41 DELLA CONVENZIONE
17. Alla luce dell’articolo 41 della Convenzione,
?se la corte dichiara che vi ? stata violazione della Convenzione o dei relativi Protocolli e se il diritto interno non permette di cancellare che imperfettamente le conseguenze di questa violazione, la Corte concede alla parte danneggiata, se ? necessario, un risarcimento giusto ?
A Danni materiali
1. Argomenti dei ricorrenti
18. I ricorrenti chiedono alla Corte di assegnare loro una soddisfazione euqa in conformit? con la giurisprudenza per quanto riguarda l’espropriazione indiretta (Carbonara e Ventura C. Italia (soddisfazione giusta), no 24638/94, 11 dicembre 2003; Belvedere Alberghiera S.r.l C. Italia (soddisfazione giusta), no 31524/96, 30 ottobre 2003). Secondo loro, soltanto la restituzione del terreno potrebbe porli in una situazione equivalente a quella originaria. In assenza della restituzione, i ricorrenti chiedono di essere integralmente compensati, dedotta la somma che hanno percepito dal giudizio nazionale, ed esigere una somma che copra il valore del terreno ad oggi, aumentato del valore portato dall’esistenza delle costruzioni, e del mancato godimento.
19. A sostegno dei loro reclami, i ricorrenti hanno presentato una perizia, scritta da tre esperti. La valutazione si riferisce in misura di 3.694 metri quadri, situata ad alcuni chilometri della citt? del centro di Reggio della Calabria, in una zona che si presta ad uno sviluppo urbano.

La perizia parte dal 1980, anno dell’occupazione del terreno, il volume dell’occupazione del terreno (indice di fabbricabilit?) passa da 1,75 metri cubici per metro quadro a 3.15 metri cubici per metro quadro. Due costruzioni comprendenti trenta alloggi e dei garage sono stati costruiti l?, per un volume di 13.338 metri cubi.
Gli esperti hanno determinato a 1.329.840 EURO (360 EURO il metro quadro) il valore corrente del terreno, secondo il mercato reale di oggi.
In seguito essi pretendono il plusvalore apportato dall’esistenza delle costruzioni costruite ad uso residenziale. Questo plusvalore, dedotto il valore del terreno, ammonta a 2.476.067 EUR.
In pi?, gli esperti hanno indicato che il costo di costruzione degli edifici nel 2006, meno il 17% dovuto alla vetust? delle costruzioni, meno il valore del terreno, ammonta ugualmente a 2.476.067 EUR.
Gli esperti hanno valutato infine danni per perdita di godimento, per l’impossibilit? di utilizzare il terreno e le costruzioni da oltre ventiquattro anni . Questo danno ammonta globalmente a 4.179.653,50 EUR .
20. Per ricapitolare le conclusioni degli esperti:

valore del terreno al 2006: 1 329 840 EUR
plus valore apportato dalle costruzioni = costo di costruzione al 2006, meno vetust?: 2 476 067 EUR

Non godimento del terreno e delle costruzioni: 4 179 653,50 EUR
2. Argomenti del Governo
21. Il governo non ha prodotto una contro perizia. Non ha pi? formulato critiche circa la fondatezza e l?esattezza dei calcoli presentati nella perizia dei ricorrenti.
22. Nella sua memoria il Governo contesta la giurisprudenza della Corte in materia di risarcimento equitativo per privazione arbitraria di beni, giurisprudenza sulla quale sono fondate le pretese dei ricorrenti.
Il Governo stima che la sentenza Papamichalopoulos costituisca un precedente erroneo, tanto sul piano giuridico che economico: si ? fatta confusione tra il valore degli edifici , il costo di costruzione, il plus valore apportato dalle costruzioni. Inoltre, il governo sostiene che la messa a carico di uno Stato dell’obbligo di restituire un terreno – compresi gli edifici che vi sono stati costruiti -, costituisce un arricchimento per l’interessato, che otterrebbe cos? gratuitamente l’investimento realizzato dallo Stato.

Il Governo critica in seguito la sentenza Carbonara e Ventura, nella misura in cui una somma che corrisponde al costo di costruzione della scuola costruita dalle autorit? ? stata accordata al ricorrente. Infine, osserva che nell’affare Belvedere Alberghiera, dove il terreno era stato utilizzato per la costruzione di una strada, la Corte non ha accordato una somma corrispondente al costo di costruzione della strada ma una somma per il deprezzamento dell?immobile a seguito della costruzione della strada.

23. In conclusione, il governo trova che questa giurisprudenza sia incoerente e domanda alla Corte di disconoscerla.
24. Il Governo propugna affinch? la Corte adotti nuovi criteri ed accordi cos? agli interessati una soddisfazione equa che si limita al valore di mercato del terreno all’epoca della trasformazione di quest’ultimo, aumentata del tasso dell’inflazione nel periodo interessato e di interessi. A sostegno della sua tesi, il governo sostiene che la decisione con la quale i tribunali nazionali constatano l’illegalit? commessa dall’amministrazione ha per effetto di legalizzare la situazione poich? sostituisce l’atto d’espropriazione che ? mancato. Di conseguenza, gli interessati non possono aspirare ad un risarcimento, essendo quest’ultimo riservato ai casi di privazione arbitraria dei beni.

3. Decisione della Corte
25. La Corte ricorda che una sentenza che constata una violazione comporta per lo Stato convenuto l’obbligo di mettere fine alla violazione e cancellare le conseguenze in modo da ristabilire il pi? possibile la situazione precedente a questa (Iatridis c. Grecia (risarcimento equo) (GC), n. 31107/96, ? 32, CEDU 2000-XI).
26. Gli stati contraenti parti in una causa sono normalmente liberi di scegliere i mezzi che utilizzeranno per conformarsi ad una sentenza che constata una violazione. Questo potere di valutazione quanto alle modalit? d’esecuzione di una sentenza traduce la libert? di scelta cui ? accoppiato l’obbligo primordiale imposto dalla convenzione agli stati contraenti: garantire il rispetto dei diritti e libert? garantiti (articolo 1). Se la natura della violazione permette una restitutio in integrum, spetta allo Stato convenuto realizzarla, non avendo la Corte n? la competenza n? la possibilit? pratica di attuarla. Se, in compenso, il diritto nazionale non permette o permette soltanto imperfettamente di cancellare le conseguenze della violazione, l’articolo 41 autorizza la Corte ad accordare, eventualmente, alla parte danneggiata la soddisfazione che gli sembra adeguata (Brumarescu c. Romania (risarcimento equo) (GC), n. 28342/95, ? 20, CEDU 2000-I).

27. Nella sua sentenza principale, la Corte ha stabilito che l’ingerenza controversa non soddisfaceva la condizione di legalit? (?? 98-102 della sentenza principale). L’atto del governo italiano che la Corte ha tenuto per contrario alla Convenzione non era nella fattispecie un’espropriazione che era stata legittima se una compensazione adeguata fosse stata versata; al contrario, era una confisca dello Stato sul terreno dei ricorrenti, al quale questi non hanno potuto porre rimedio (?? 99-100 della sentenza principale).
A tale riguardo, la Corte ha rilevato che le giurisdizioni nazionali hanno preso nota della situazione d’illegalit?, e che in virt? di questa constatazione, hanno dichiarato i ricorrenti come privati del loro bene a vantaggio dell’occupante (? 98 della sentenza principale). Inoltre, la Corte ha ritenuto che nonostante l’indennit? versata ai ricorrenti, non ci era stata “riparazione integrale del pregiudizio subito” (? 100 della sentenza principale).
28. Sorge chiaramente da questi elementi che la Corte ha ritenuto lo stato di ?vittime? dei ricorrenti per giungere in seguito alla constatazione di violazione dell’articolo 1 del protocollo n. 1 (Eckle c. Germania, decisione del 15 luglio 1982, serie A n. 51, p. 32, ?? 69 e succ.., Amuur c. Francia, 25 giugno 1996, raccolta 1996-III, p. 846, ? 36, Dalban c. Romania (GC), n. 28114/95, ? 44, CEDU 1999-VI e Jensen c. Danimarca (dic.), n. 48470/99, CEDU 2001-X). D’altra parte, i ricorrenti restano sempre ?vittime?, essendo la loro situazione rimasta invariata dalla pronunzia della sentenza principale.
29. La Corte ribadisce che a suo avviso, la decisione con la quale una giurisdizione nazionale prende atto di un’occupazione illegale di un terreno e dichiara l’espropriazione indiretta di quest’ultimo non ha l?effetto di regolarizzare la situazione denunciata. Essa si limita a ratificare una situazione illegale (fra le numerose sentenze, vedere Serrao c. Italia, n. 67198/01, ? il 81, 13 ottobre 2005), situazione che non pu? di conseguenza essere rettificata in mancanza di un risarcimento conforme ai criteri applicati ai casi di privazioni illegali di beni.
30. Pertanto la Corte respinge l’argomentazione del Governo e ribadisce l’impossibilit? di mettere sullo stesso piano un’espropriazione regolare, che trascura l’articolo 1 del protocollo n. 1 in ragione del carattere insufficiente dell’indennit?, ed un caso come quello nello specifico, dove la violazione del diritto al rispetto dei beni dei ricorrenti dipende dalla violazione del principio di legalit? (Ex-re della Grecia ed altri c. Grecia (risarcimento equo) (GC), n. 25701/94, ? 75, CEDU 2002).
Ne consegue che la riparazione in caso d’espropriazione indiretta non sar? simile all’indennit? considerata per i casi dove la constatazione della violazione dell?articolo 1 del Protocollo n?1 per privazione di beni si fonda sulla rottura del ?giusto equilibrio?, considerando il livello di indennizzo largamente inferiore al valore di mercato del terreno ed all’assenza di ragioni ?di pubblica utilit?? che permette di versare un’indennit? d’espropriazione inferiore al valore del bene (Scordino c. Italia (n. 1) (GC), n. 36813/97, ? 257, CEDU 2006 -).
31. L?indennizzo da fissare nella fattispecie dovr? seguire l’idea di una cancellazione totale delle conseguenze dell’ingerenza controversa. Infatti, nel presente caso ? l’illegalit? intrinseca del dominio sul terreno, che ? stato all’origine della violazione constatata alla luce dell’articolo 1 del Protocollo n. 1. Il carattere illecito di simile espropriazione si riflette con la forza delle cose sui criteri da usare per determinare la riparazione dovuta dallo Stato convenuto, non potendo assimilare le conseguenze finanziarie di un dominio legale a quelle di un’espropriazione illecita (Ex-re di Grecia ed altri c. Grecia (soddisfazione equa) (GC), summenzionato, ? 75; Scordino c. Italia [ GC ], precitata, ? 250).

32. La Corte ricorda avere basato la sua giurisprudenza in materia di soddisfazione equa in caso di privazione arbitraria di beni secondo i principi elaborati dalla Corte permanente di giustizia internazionale (Papamichalopoulos ed altri c. Grecia (articolo 50), decisione del 31 ottobre 1995, serie A n. 330-B, ? 36), che nella sua decisione del 13 settembre 1928 nell’affare relativo alla fabbrica di Chorz?w, ha giudicato:

“(…) la riparazione deve, per quanto possibile, cancellare tutte le conseguenze dell’atto illecito e ristabilire lo stato che sarebbe probabilmente esistito se il suddetto atto non fosse stato commesso.” Restituzione in natura, o, se non ? possibile, pagamento di una somma che corrisponde al valore che avrebbe la restituzione in natura; assegnazione, eventualmente, di danni e interessi per le perdite subite e che non sarebbero coperte dalla restituzione in natura o il pagamento che ne prende il posto; tali sono i principi ai quali deve ispirarsi la determinazione dell’importo dell’indennit? dovuta a causa di un fatto contrario al diritto internazionale. “(Raccolta delle sentenze, serie A n. 17, p. 47)

33. La Corte ha adottato una posizione molto simile nell’affare Papamichalopoulos c. Grecia (Papamichalopoulos ed altri c. Grecia (articolo 50), summenzionato, ?? 36 e 39). Ha concluso per una violazione a causa di un’espropriazione di fatto irregolare (occupazione di terre della marina greca dal 1967) che durava da oltre venticinque anni alla data della sentenza principale resa il 24 giugno 1993. La Corte ingiunse di conseguenza allo Stato greco di versare ai ricorrenti, per danno e perdita di godimento dalla occupazione da parte delle autorit? di questi terreni, una somma equivalente al valore attuale dei terreni aumentato della plusvalenza apportata dall’esistenza di alcuni edifici che erano stati costruiti dall’occupazione.
34. La Corte ha seguito questo stesso approccio in due casi italiani, che riguarda espropriazioni non conformi al principio della preminenza del diritto. Nel primo di questi casi, Belvedere Alberghiera S.r.l. c. Italia (risarcimento equo), n. 31524/96, ?? 34-36, 30 ottobre 2003), ha detto:
?siccome ? l’illegalit? intrinseca del dominio, che ? stato all’origine della violazione constatata, la compensazione deve necessariamente riflettere il valore pieno ed intero dei beni.
Trattandosi del danno materiale, la Corte ritiene quindi che l’indennit? da accordare alla ricorrente non si limiti al valore che aveva la sua propriet? alla data dell’occupazione. Per questa ragione, ha invitato il perito a stimare anche il valore attuale del terreno controverso e gli altri pregiudizi.
La Corte decide che lo Stato dovr? versare all’interessato il valore attuale del terreno. A quest’importo si aggiunger? una somma per il mancato godimento del terreno da quando le autorit? presero possesso del terreno nel 1987 e per il deprezzamento dell?immobile. Inoltre, in mancanza di commenti del Governo sulla perizia, occorre riconoscere una somma per il mancato guadagno nell’attivit? alberghiera?.

35. Nel secondo di questi casi (Carbonara e Ventura c. Italia (risarcimento equo), n. 24638/94, ?? 40-41, 11 dicembre 2003), la Corte ha dichiarato:
“Trattandosi del danno materiale, la Corte ritiene quindi che l’indennit? da accordare ai ricorrenti non si limiti al valore che aveva la loro propriet? alla data della sua occupazione. Per questa ragione, ha invitato il perito a stimare anche il valore attuale del terreno controverso. Questo valore non dipende da condizioni ipotetiche, come avverrebbe se si trovasse oggi nello stesso stato del 1970. Risulta chiaramente dalla relazione di competenza che, da allora, il suddetto terreno e la sua vicinanza immediata – che disponevano per la loro situazione di un potenziale di sviluppo urbano – sono stati valorizzati dalla costruzione di edifici, fra cui la scuola.
La Corte decide che lo Stato dovr? versare agli interessati, per danno e perdita di godimento da quando le autorit? hanno preso possesso del terreno nel 1970, il valore attuale del terreno aumentato della plusvalenza portata dall’esistenza dell’edificio.
Quanto alla determinazione dell’importo di quest’indennit?, la Corte ratifica le conclusioni della relazione del perito per la valutazione esatta del pregiudizio subito. Quest’importo ammonta a 1.385.394,60 EUR. “

36.Sorge dall’analisi dei tre casi citati sopra, che riguardano molti casi d’espropriazione illecita in s?, che per riparare completamente il pregiudizio subito la Corte ha assegnato somme che includono il valore attuale del terreno rispetto al mercato immobiliare attuale. Inoltre, ha cercato di compensare le perdite subite che non sarebbero incluse nel versamento di quest’importo, considerando le potenzialit? del terreno in causa, calcolato, se necessario, a partire dal costo di costruzione degli immobili edificati dall?espropriante. 3
37. Tenuto conto delle considerazioni che precedono, la Corte ritiene che nel presente caso la natura della violazione constatata nella sentenza principale le permette di partire dal principio di una restitutio in integrum. Di conseguenza, la Corte ritiene che la restituzione del terreno controverso ? insieme all’attribuzione degli edifici esistenti – avrebbe messo i ricorrenti, il pi? possibile, in una situazione equivalente a quella in cui si troverebbero se non ci fosse stato inadempimento agli obblighi stabiliti dall’articolo 1 del Protocollo n? 1; li compenserebbe allora completamente delle conseguenze della perdita del godimento addotto (Papamichalopoulos ed altri c. Grecia (articolo 50), sentenza summenzionata, ? 36 e ?38).
38. In mancanza di restituzione, la Corte ritiene che l’indennit? da accordare ai ricorrenti non si limita al valore che aveva la loro propriet? alla data dell’occupazione. Decide che lo Stato dovr? versare agli interessati una somma che corrisponde al valore attuale del terreno (1.329.840 EUR), dal quale ? necessario dedurre l’indennit? ottenuta dai ricorrenti in sede nazionale (cio? 264.284.339 ITL nel 1982, vedi paragrafo 25 della sentenza principale) ed attualizzata (cio? circa 436.000 EUR).A quest’importo si aggiunger? una somma per la plusvalenza portata dalla presenza di edifici – che nella fattispecie ? stata ritenuta pari al costo di costruzione – e che ? suscettibile di compensare anche per qualsiasi altra perdita subita dai ricorrenti.
39. Quanto alla determinazione dell’importo di quest’indennit?, in mancanza di perizia depositata dal Governo ed in mancanza di commenti riguardanti gli importi richiesti, la Corte si basa sulla relazione peritale dei ricorrenti. Deliberando in equit?, la Corte accorda ai ricorrenti 3.300.000 EUR.

B Danno morale
40. I ricorrenti sollecitano ciascuno 25.000 EUR.
41. Il Governo trova queste somme eccessive e se rimette alla saggezza della Corte.
42. La Corte considera che la violazione della Convenzione ha portato ai ricorrenti un danno morale certo, risultante dalla sensazione d’impotenza e di frustrazione di fronte all’espropriazione illegale dei loro beni. Statuendo in equit?, assegna ad ogni ricorrente 10.000 EUR di questo capo, cio? 40.000 EUR in totale.
C. Spese e oneri

43. I ricorrenti chiedono il rimborso di 26.983,76 EUR per le spese sostenute dinanzi alle giurisdizioni nazionali. Sollecitano inoltre il rimborso delle spese sostenute dinanzi alla Corte per un importo globale di 51.891,44 EUR, di cui 46.000 EUR per onorari, imposta sul valore aggiunto (IVA) e contributi sociali (CPA) in pi?. I ricorrenti non chiedono il rimborso delle spese di perizia.

44. Il governo osserva che le somme richieste sono eccessive e se rimette alla saggezza della Corte.
45. La Corte ricorda che l’assegnazione delle spese e costi ai sensi dell’articolo 41 presuppone che si trovano stabiliti nella loro realt?, la loro necessit? e, inoltre, il carattere ragionevole del loro tasso (Iatridis c. Grecia (risarcimento equo) summenzionato, ? 54). Inoltre, le spese di giustizia sono ricuperabili soltanto nella misura in cui si riferiscono alla violazione accertata (Van di Hurk c. Paesi Bassi, decisione del 19 aprile 1994, serie A n. 288, ? 66).
46. La Corte non dubita della necessit? delle spese richieste n? che siano stati effettivamente impegnate a questo titolo. Ritiene in seguito che il caso dei ricorrenti davanti le giurisdizioni nazionali mirava principalmente a riparare le violazioni della Convenzione addotte dinanzi alla Corte. La Corte giudica tuttavia troppo elevati gli onorari totali rivendicati a questo titolo. Considera che vi occorre rimborsarli soltanto in parte.
Tenuto conto delle circostanze della controversia, e deliberando in equit? come dall’articolo 41 della Convenzione, la Corte giudica ragionevole assegnare un importo di 30.000 EUR, aumentato di IVA e CAP, per tutte le spese esposte dinanzi alle giurisdizioni nazionali ed a Strasburgo.

D. Interessi moratori
47. La Corte giudica adeguata di basare il tasso degli interessi moratori sul tasso d’interesse della facilit? di prestito marginale della banca centrale europea aumentato di tre punti percentuale.
PER QUESTE RAGIONI, LA CORTE, ALL’UNANIMIT?,
1. Stabilisce
a) che lo Stato convenuto deve versare ai ricorrenti, entro tre mesi a partire dal giorno in cui la sentenza sar? diventata definitiva ai sensi dell’articolo 44 ? 2 della Convenzione, le somme seguenti:
i. 3.300.000 EUR (tre milioni trecentomila euro) per danno materiale;
ii 40.000 EUR (quaranta mila euro) per danno morale;
iii 30.000 EUR (trenta mila euro) per spese e costi;
iv tutto quanto dovuto a titolo d’imposta sulle suddette somme;
b) che a partire dalla scadenza del suddetto termine e fino al pagamento, questi importi saranno maggiorati di un interesse semplice ad un tasso uguale a quello del tasso di prestito marginale della banca centrale europea applicabile per questo periodo, aumentato di tre punti percentuale;
2. Respinge la domanda di risarcimento equo per l’eccedenza.

Scritto in francese, quindi comunicato per iscritto il 6 marzo 2007 a norma dell’articolo 77 ?? 2 e 3 del regolamento.

Testo Tradotto

Conclusion Dommage mat?riel – r?paration p?cuniaire ; Pr?judice moral – r?paration p?cuniaire ; Remboursement partiel frais et d?pens – proc?dure nationale et proc?dure de la Convention
QUATRI?ME SECTION

AFFAIRE SCORDINO c. ITALIE (No 3)

(Requ?te no 43662/98)

ARR?T

(Satisfaction ?quitable)

STRASBOURG

6 mars 2007

D?FINITIF

09/07/2007

Cet arr?t deviendra d?finitif dans les conditions d?finies ? l’article 44 ? 2 de la Convention. Il peut subir des retouches de forme.

En l’affaire Scordino c. Italie (no 3),

La Cour europ?enne des Droits de l’Homme (quatri?me section), si?geant en une chambre compos?e de :

Sir Nicolas Bratza, pr?sident,
MM. J. Casadevall

G. Bonello,

K. Traja,
L. Garlicki,

Mme L. Mijović, juges,
Mme M. Del Tufo, juge ad hoc,
et de M. T.L. Early, greffier de section,

Apr?s en avoir d?lib?r? en chambre du conseil le 13 f?vrier 2007,

Rend l’arr?t que voici, adopt? ? cette date :

PROC?DURE

1. A l’origine de l’affaire se trouve une requ?te (no 43662/98) dirig?e contre la R?publique italienne et dont quatre ressortissants de cet Etat, MM. G., E., M. et G. S. (? les requ?rants ?), avaient saisi la Commission europ?enne des Droits de l’Homme (? la Commission ?) le 12 ao?t 1998 en vertu de l’ancien article 25 de la Convention de sauvegarde des Droits de l’Homme et des Libert?s fondamentales (? la Convention ?).

2. Par un arr?t du 17 mai 2005 (? l’arr?t au principal ?), la Cour a jug? que l’ing?rence dans le droit au respect des biens des requ?rants n’?tait pas compatible avec le principe de l?galit? et que, partant, il y avait eu violation de l’article 1 du Protocole no 1 (Scordino c. Italie (no 3), no 43662/98, ? 101, et point 1 du dispositif, 17 mai 2005).

3. En s’appuyant sur l’article 41 de la Convention, au titre du pr?judice mat?riel les requ?rants r?clamaient une somme correspondant ? la valeur du terrain litigieux, d?duction faite de l’indemnit? obtenue au plan national, et augment?e de la valeur des immeubles construits sur leur terrain. Les requ?rants sollicitaient en outre une indemnit? pour dommage moral. Enfin ils revendiquaient le remboursement des frais de justice devant les juridictions nationales et des frais encourus dans la proc?dure ? Strasbourg.

4. La question de l’application de l’article 41 de la Convention ne se trouvant pas en ?tat, la Cour l’a r?serv?e et a invit? le Gouvernement et les requ?rants ? lui soumettre par ?crit, dans les trois mois ? compter du jour o? l’arr?t deviendrait d?finitif, leurs observations sur ladite question et notamment ? lui donner connaissance de tout accord auquel ils pourraient aboutir (ibidem, ? 108, et point 2 du dispositif).

5. L’arr?t au principal est devenu d?finitif le 12 octobre 2005, ? la suite du rejet par le coll?ge de cinq juges de la Grande Chambre de la demande de renvoi d?pos?e par le gouvernement d?fendeur. Le d?lai de trois mois est ?chu sans que les parties ne parviennent ? un accord.

6. Le 12 juin 2006, le Pr?sident de la Chambre, auquel la suite de la proc?dure ?tait confi?e (point 2 c) du dispositif de l’arr?t au principal), a d?cid? de demander aux parties de nommer chacune un expert devant ?valuer le pr?judice mat?riel et de d?poser un rapport d’expertise avant le 30 septembre 2006.

7. Seuls les requ?rants ont d?pos? un rapport d’expertise dans le d?lai imparti. Ce dernier a ?t? transmis au Gouvernement.

8. Le 8 novembre 2006, le Gouvernement a d?pos? un m?moire. Les requ?rants y ont r?pondu le 9 janvier 2007.

EN DROIT

I. SUR L’APPLICATION DE L’ARTICLE 46 DE LA CONVENTION

9. Aux termes de cette disposition :

? 1. Les Hautes Parties contractantes s’engagent ? se conformer aux arr?ts d?finitifs de la Cour dans les litiges auxquels elles sont parties.

2. L’arr?t d?finitif de la Cour est transmis au Comit? des Ministres qui en surveille l’ex?cution. ?

10. La Cour rappelle avoir conclu dans son arr?t au principal (?? 92-94 et ?? 98-102 de l’arr?t au principal) :

? La Cour note ensuite que le m?canisme de l’expropriation indirecte permet en g?n?ral ? l’administration de passer outre les r?gles fix?es en mati?re d’expropriation, avec le risque d’un r?sultat impr?visible ou arbitraire pour les int?ress?s, qu’il s’agisse d’une ill?galit? existant depuis le d?but ou d’une ill?galit? survenue par la suite.

A cet ?gard, la Cour note que l’expropriation indirecte permet ? l’administration d’occuper un terrain et de le transformer irr?versiblement, de telle sorte qu’il soit consid?r? comme acquis au patrimoine public, sans qu’en parall?le un acte formel d?clarant le transfert de propri?t? ne soit adopt?. En l’absence d’un acte formalisant l’expropriation et intervenant au plus tard au moment o? le propri?taire a perdu toute disponibilit? du bien, l’?l?ment qui permettra de transf?rer au patrimoine public le bien occup? et d’atteindre une s?curit? juridique est le constat d’ill?galit? de la part du juge, valant d?claration de transfert de propri?t?. Il incombe ? l’int?ress? -qui continue d’?tre formellement propri?taire – de solliciter du juge comp?tent une d?cision constatant, le cas ?ch?ant, l’ill?galit? assortie de la r?alisation d’un ouvrage d’int?r?t public, conditions n?cessaires pour qu’il soit d?clar? r?troactivement priv? de son bien.

Au vu de ces ?l?ments, la Cour estime que le m?canisme de l’expropriation indirecte n’est pas apte ? assurer un degr? suffisant de s?curit? juridique.

(…)

Dans la pr?sente affaire, la Cour rel?ve qu’en appliquant le principe de l’expropriation indirecte, les juridictions italiennes ont consid?r? les requ?rants priv?s de leur bien ? compter du 13 janvier 1982, les conditions d’ill?galit? de l’occupation et d’int?r?t public de l’ouvrage construit ?tant r?unies. Or, en l’absence d’un acte formel d’expropriation, la Cour estime que cette situation ne saurait ?tre consid?r?e comme ? pr?visible ?, puisque ce n’est que par la d?cision d?finitive ? l’arr?t de la Cour de cassation ? que l’on peut consid?rer le principe de l’expropriation indirecte comme ayant effectivement ?t? appliqu? et que l’acquisition du terrain au patrimoine public a ?t? consacr?e. Par cons?quent, les requ?rants n’ont eu la ? s?curit? juridique ? concernant la privation du terrain que le 23 ao?t 2002, date du d?p?t au greffe de l’arr?t de la Cour de cassation.

La Cour observe ensuite que la situation en cause a permis ? l’administration de tirer parti d’une occupation de terrain sine titulo depuis le d?but et qualifi?e d’arbitraire par le tribunal administratif (paragraphe 14 ci-dessus). En d’autres termes, l’administration a pu s’approprier le terrain au m?pris des r?gles r?gissant l’expropriation en bonne et due forme et, entre autres, sans qu’une indemnit? ne soit mise ? la disposition des int?ress?s.

S’agissant de l’indemnit?, la Cour constate que l’application r?troactive de la loi budg?taire no 662 de 1996 au cas d’esp?ce a eu pour effet de priver les requ?rants d’une r?paration int?grale du pr?judice subi.

A la lumi?re de ces consid?rations, la Cour estime que l’ing?rence litigieuse n’est pas compatible avec le principe de l?galit? et qu’elle a donc enfreint le droit au respect des biens des requ?rants.

D?s lors, il y a eu violation de l’article 1 du Protocole no 1. ?

11. La violation du droit des requ?rants, tel que le garantit l’article 1 du Protocole no 1, tire son origine d’un probl?me ? grande ?chelle r?sultant du comportement hors norme des administrations, ent?rin? par les cours et tribunaux au titre de l’expropriation indirecte, et qui permet ? ces m?mes administrations de s’approprier les biens en question. La m?connaissance du principe de l?galit? et du droit au respect des biens n’a pas ?t? caus?e par un incident isol? ni n’est imputable au tour particulier qu’ont pris les ?v?nements dans le cas des int?ress?s. Il r?sulte de l’application du principe de l’expropriation indirecte, principe de source jurisprudentielle, par la suite codifi?, ? l’?gard d’une cat?gorie pr?cise de citoyens, ? savoir les personnes propri?taires de terrains occup?s sans titre depuis le d?but, ou ? partir d’un moment donn? (?? 30-60 de l’arr?t au principal).

La Cour est d’avis que les faits de la cause r?v?lent dans l’ordre juridique italien une d?faillance, en cons?quence de laquelle une cat?gorie enti?re de particuliers se sont vus, ou se voient toujours, priv?s arbitrairement de leur droit au respect de leurs biens. Elle estime ?galement que les lacunes du droit d?cel?es dans l’affaire particuli?re des requ?rants peuvent donner lieu ? l’avenir ? de nombreuses requ?tes bien fond?es.

12. Avant d’examiner les demandes de satisfaction ?quitable pr?sent?es par les requ?rants au titre de l’article 41 de la Convention, et eu ?gard aux circonstances de l’esp?ce ainsi qu’? l’?volution de sa charge de travail, la Cour se propose d’examiner quelles cons?quences peuvent ?tre tir?es de l’article 46 de la Convention pour l’Etat d?fendeur. Elle rappelle qu’aux termes de l’article 46 les Hautes Parties contractantes s’engagent ? se conformer aux arr?ts d?finitifs rendus par la Cour dans les litiges auxquels elles sont parties, le Comit? des Ministres ?tant charg? de surveiller l’ex?cution de ces arr?ts. Il en d?coule notamment que, lorsque la Cour constate une violation, l’Etat d?fendeur a l’obligation juridique non seulement de verser aux int?ress?s les sommes allou?es au titre de la satisfaction ?quitable pr?vue par l’article 41, mais aussi de choisir, sous le contr?le du Comit? des Ministres, les mesures g?n?rales et/ou, le cas ?ch?ant, individuelles ? int?grer dans son ordre juridique interne afin de mettre un terme ? la violation constat?e par la Cour et d’en effacer autant que possible les cons?quences. L’Etat d?fendeur demeure libre, sous le contr?le du Comit? des Ministres, de choisir les moyens de s’acquitter de son obligation juridique au regard de l’article 46 de la Convention, pour autant que ces moyens soient compatibles avec les conclusions contenues dans l’arr?t de la Cour (Scozzari et Giunta c. Italie [GC], nos 39221/98 et 41963/98, ? 249, CEDH 2000-VIII ; Broniowski c. Pologne [GC], no 31443/96, ? 192, CEDH 2004-V).

13. En outre, il r?sulte de la Convention, et notamment de son article 1, qu’en ratifiant la Convention, les Etats contractants s’engagent ? faire en sorte que leur droit interne soit compatible avec celle-ci (Maestri c. Italie [GC], no 39748/98, ? 47, CEDH 2004-I).

14. La violation que la Cour a constat?e en l’esp?ce d?coule d’une situation concernant un grand nombre de personnes, ? savoir la cat?gorie des particuliers concern?s par l’occupation sans titre de terrain, et qui sont susceptibles de perdre leur bien par voie d’une d?cision judiciaire ent?rinant le comportement ill?gal des autorit?s en vertu de l’expropriation indirecte. La Cour est d?j? saisie de dizaines de requ?tes de ce type. Le 30 mai 2000, la Cour s’est prononc?e pour la premi?re fois sur l’expropriation indirecte (Carbonara et Ventura c. Italie, no 24638/94, CEDH 2000-VI ; Belvedere Alberghiera S.r.l. c. Italie, no 31524/96, CEDH 2000-VI). En 2003, elle a pr?cis? les crit?res s’appliquant ? la satisfaction ?quitable dans le cas d’expropriation indirecte (Carbonara et Ventura c. Italie (satisfaction ?quitable), no 24638/94, 11 d?cembre 2003 ; Belvedere Alberghiera S.r.l. c. Italie (satisfaction ?quitable), no 31524/96, 30 octobre 2003). Depuis, la Cour a rendu de nombreux arr?ts constatant la violation de l’article 1 du Protocole no 1 en raison d’une privation de biens au titre de l’expropriation indirecte. C’est l? non seulement un facteur aggravant quant ? la responsabilit? de l’Etat au regard de la Convention ? raison d’une situation pass?e ou actuelle, mais ?galement une menace pour l’effectivit? ? l’avenir du dispositif mis en place par la Convention.

15. Bien qu’en principe il ne lui appartienne pas de d?finir quelles peuvent ?tre les mesures de redressement appropri?es pour que l’Etat d?fendeur s’acquitte de ses obligations au regard de l’article 46 de la Convention, eu ?gard ? la situation de caract?re structurel qu’elle constate, la Cour observe que des mesures g?n?rales au niveau national s’imposent sans aucun doute dans le cadre de l’ex?cution du pr?sent arr?t, mesures qui doivent prendre en consid?ration les nombreuses personnes touch?es. En outre, les mesures adopt?es doivent ?tre de nature ? rem?dier ? la d?faillance structurelle dont d?coule le constat de violation formul? par la Cour, de telle sorte que le syst?me instaur? par la Convention ne soit pas compromis par un grand nombre de requ?tes r?sultant de la m?me cause. Pareilles mesures doivent donc comprendre un m?canisme offrant aux personnes l?s?es une r?paration pour la violation de la Convention ?tablie dans le pr?sent arr?t relativement aux requ?rants. A cet ?gard, la Cour a le souci de faciliter la suppression rapide et effective d’un dysfonctionnement constat? dans le syst?me national de protection des droits de l’homme. Une fois un tel d?faut identifi?, il incombe aux autorit?s nationales, sous le contr?le du Comit? des Ministres, de prendre, r?troactivement s’il le faut (voir les arr?ts Bottazzi c. Italie [GC], no 34884/97, ? 22, CEDH 1999-V, Di Mauro c. Italie [GC], no 34256/96, ? 23, CEDH 1999-V, et la R?solution provisoire du Comit? des Ministres ResDH(2000)135 du 25 octobre 2000 (Dur?e excessive des proc?dures judiciaires en Italie : mesures de caract?re g?n?ral) ; voir ?galement Brusco c. Italie (d?c.), no 69789/01, CEDH 2001-IX, et Giacometti et autres c. Italie (d?c.), no 34939/97, CEDH 2001-XII), les mesures de redressement n?cessaires conform?ment au principe de subsidiarit? de la Convention, afin que la Cour n’ait pas ? r?it?rer son constat de violation dans une longue s?rie d’affaires comparables.

16. Pour aider l’Etat d?fendeur ? remplir ses obligations au titre de l’article 46, la Cour a cherch? ? indiquer le type de mesures que l’Etat italien pourrait prendre pour mettre un terme ? la situation structurelle constat?e en l’esp?ce.

Elle estime que l’Etat devrait, avant tout, prendre des mesures visant ? pr?venir toute occupation hors norme de terrains, qu’il s’agisse d’occupation sans titre depuis le d?but ou d’occupation initialement autoris?e et devenue sans titre par la suite. Dans cette optique, il serait concevable de n’autoriser l’occupation d’un terrain que lorsqu’il est ?tabli que le projet et les d?cisions d’expropriation ont ?t? adopt?s dans le respect des r?gles fix?es et qu’ils sont assortis d’une ligne budg?taire apte ? garantir une indemnisation rapide et ad?quate de l’int?ress? (pour les principes applicables en mati?re d’indemnisation en cas d’expropriation en bonne et due forme, voir Scordino c. Italie (no 1) [GC], no 36813/97, ?? 93-98, CEDH 2006-). En outre, l’Etat d?fendeur devrait d?courager les pratiques non conformes aux r?gles des expropriations en bonne et due forme, en adoptant des dispositions dissuasives et en recherchant les responsabilit?s des auteurs de telles pratiques.

Dans tous les cas o? un terrain a d?j? fait l’objet d’occupation sans titre et a ?t? transform? en l’absence de d?cret d’expropriation, la Cour estime que l’Etat d?fendeur devrait supprimer les obstacles juridiques emp?chant syst?matiquement et par principe la restitution du terrain. Lorsque la restitution d’un terrain s’av?re impossible pour des raisons plausibles in concreto, l’Etat d?fendeur devrait assurer le paiement d’une somme correspondant ? la valeur qu’aurait la restitution en nature. En outre, l’Etat devrait prendre des mesures budg?taires ad?quates pour allouer, s’il y a lieu, des dommages-int?r?ts pour les pertes subies et qui ne seraient pas couvertes par la restitution en nature ou le paiement qui en prend la place (paragraphes 25-39 ci-dessous).

II. SUR L’APPLICATION DE L’ARTICLE 41 DE LA CONVENTION

17. Aux termes de l’article 41 de la Convention,

? Si la Cour d?clare qu’il y a eu violation de la Convention ou de ses Protocoles, et si le droit interne de la Haute Partie contractante ne permet d’effacer qu’imparfaitement les cons?quences de cette violation, la Cour accorde ? la partie l?s?e, s’il y a lieu, une satisfaction ?quitable. ?

A. Dommage mat?riel

1. Arguments des requ?rants

18. Les requ?rants demandent ? la Cour de leur accorder une satisfaction ?quitable conform?ment ? la jurisprudence en mati?re d’expropriation indirecte (Carbonara et Ventura c. Italie (satisfaction ?quitable), no 24638/94, 11 d?cembre 2003 ; Belvedere Alberghiera S.r.l. c. Italie (satisfaction ?quitable), no 31524/96, 30 octobre 2003). Selon eux, seule la restitution du terrain aurait pu les placer dans une situation ?quivalente ? celle d’origine. A d?faut de restitution, les requ?rants demandent ? ?tre int?gralement d?dommag?s, d?duction faite de la somme qu’ils ont per?ue au niveau national, et r?clament une somme couvrant la valeur du terrain d’aujourd’hui, augment?e de la plus-value apport?e par l’existence de b?timents, et perte de jouissance.

19. A l’appui de leurs pr?tentions, les requ?rants ont d?pos? un rapport d’expertise, r?dig? par trois experts. L’estimation porte sur une ?tendue de 3 694 m?tres carr?s, situ?e ? quelques kilom?tres du centre ville de Reggio de Calabre, dans une zone se pr?tant ? un d?veloppement urbain.

Le rapport fait ?tat de ce qu’en 1980, ann?e de l’occupation du terrain, le volume d’occupation du sol (indice di fabbricabilit?) passa de 1, 75 m?tres cubes par m?tre carr? ? 3,15 m?tres cubes par m?tre carr?. Deux b?timents comprenant trente logements et des garages y ont ?t? construits, pour un volume de 13 338 m?tres cubes.

Les experts ont d?termin? ? 1 329 840 EUR (360 EUR le m?tre carr?) la valeur actuelle du terrain, en fonction du march? immobilier d’aujourd’hui.

Ils se sont ensuite pench?s sur la plus-value apport?e par l’existence des b?timents affect?s ? usage r?sidentiel. Cette plus-value, d?duction faite de la valeur du sol, est de 2 476 067 EUR.

Par ailleurs, les experts ont indiqu? que le co?t de construction des b?timents en 2006, d?duction faite de 17 % pour cause de v?tust? des immeubles, moins la valeur du sol, est ?galement de 2 476 067 EUR.

Les experts ont enfin ?valu? le dommage pour perte de jouissance, d? ? l’impossibilit? d’utiliser le terrain et les b?timents pendant plus de vingt-quatre ans. Ce dommage s’?l?ve globalement ? 4 179 653,50 EUR.

20. Pour r?sumer les conclusions des experts :

valeur du terrain en 2006 :
1 329 840 EUR

plus-value apport?e par les b?timents = co?t de construction en 2006, moins v?tust? :
2 476 067 EUR

non-jouissance du terrain et des b?timents :
4 179 653,50 EUR

2. Arguments du Gouvernement

21. Le Gouvernement n’a pas produit de contre expertise. Il n’a pas non plus formul? des critiques quant au bien-fond? et ? l’exactitude des calculs pr?sent?s dans le rapport d’expertise des requ?rants.

22. Dans son m?moire, le Gouvernement conteste la jurisprudence de la Cour en mati?re de satisfaction ?quitable pour privation arbitraire de biens, jurisprudence sur laquelle les pr?tentions des requ?rants se fondent.

Le Gouvernement estime que l’arr?t Papamichalopoulos constitue un pr?c?dent erron?, tant sur le plan juridique qu’?conomique : il y aurait eu confusion entre la valeur des b?timents, le co?t de construction, la plus-value apport?e par les b?timents. En outre, le Gouvernement soutient que la mise ? la charge d’un Etat de l’obligation de restituer un terrain – y compris les b?timents qui y ont ?t? construits -, revient ? un enrichissement pour l’int?ress?, qui obtiendrait ainsi gratuitement l’investissement r?alis? par l’Etat.

Le Gouvernement critique ensuite l’arr?t Carbonara et Ventura, dans la mesure o? une somme correspondant au co?t de construction de l’?cole construite par les autorit?s a ?t? accord?e au requ?rant. Enfin, il observe que dans l’affaire Belvedere Alberghiera, o? le terrain avait ?t? utilis? pour la construction d’une route, la Cour n’a pas accord? une somme correspondant au co?t de construction de la route mais une somme pour d?pr?ciation de l’immeuble d?e ? la construction de la route.

23. En conclusion, le Gouvernement trouve que cette jurisprudence est incoh?rente et demande ? la Cour de l’abandonner.

24. Le Gouvernement plaide pour que la Cour adopte de nouveaux crit?res et accorde ainsi aux int?ress?s une satisfaction ?quitable se limitant ? la valeur marchande du terrain ? l’?poque de la transformation de celui-ci, augment?e du taux de l’inflation dans la p?riode concern?e et d’int?r?ts. A l’appui de sa th?se, le Gouvernement soutient que la d?cision par laquelle les tribunaux nationaux constatent l’ill?galit? commise par l’administration a pour effet de l?galiser la situation puisqu’elle remplace l’acte d’expropriation qui a fait d?faut. Par cons?quent, les int?ress?s ne peuvent pas aspirer ? un d?dommagement, ce dernier ?tant r?serv? aux cas de privation arbitraire de biens.

3. D?cision de la Cour

25. La Cour rappelle qu’un arr?t constatant une violation entra?ne pour l’Etat d?fendeur l’obligation de mettre un terme ? la violation et d’en effacer les cons?quences de mani?re ? r?tablir autant que faire se peut la situation ant?rieure ? celle-ci (Iatridis c. Gr?ce (satisfaction ?quitable) [GC], no 31107/96, ? 32, CEDH 2000-XI).

26. Les Etats contractants parties ? une affaire sont en principe libres de choisir les moyens dont ils useront pour se conformer ? un arr?t constatant une violation. Ce pouvoir d’appr?ciation quant aux modalit?s d’ex?cution d’un arr?t traduit la libert? de choix dont est assortie l’obligation primordiale impos?e par la Convention aux Etats contractants : assurer le respect des droits et libert?s garantis (article 1). Si la nature de la violation permet une restitutio in integrum, il incombe ? l’Etat d?fendeur de la r?aliser, la Cour n’ayant ni la comp?tence ni la possibilit? pratique de l’accomplir elle-m?me. Si, en revanche, le droit national ne permet pas ou ne permet qu’imparfaitement d’effacer les cons?quences de la violation, l’article 41 habilite la Cour ? accorder, s’il y a lieu, ? la partie l?s?e la satisfaction qui lui semble appropri?e (Brumărescu c. Roumanie (satisfaction ?quitable) [GC], no 28342/95, ? 20, CEDH 2000-I).

27. Dans son arr?t au principal, la Cour a dit que l’ing?rence litigieuse ne satisfaisait pas ? la condition de l?galit? (?? 98-102 de l’arr?t au principal). L’acte du gouvernement italien que la Cour a tenu pour contraire ? la Convention n’?tait pas en l’esp?ce une expropriation qui e?t ?t? l?gitime si une indemnisation ad?quate avait ?t? vers?e ; au contraire, elle ?tait une mainmise de l’Etat sur le terrain des requ?rants, ? laquelle ceux-ci n’ont pu rem?dier (?? 99-100 de l’arr?t au principal).

A cet ?gard, la Cour a relev? que les juridictions nationales ont pris note de la situation d’ill?galit?, et qu’en vertu de ce constat, elles ont d?clar? les requ?rants comme ?tant priv?s de leur bien au b?n?fice de l’occupant (? 98 de l’arr?t au principal). En outre, la Cour a estim? qu’en d?pit de l’indemnit? vers?e aux requ?rants, il n’y avait pas eu ? r?paration int?grale du pr?judice subi? (? 100 de l’arr?t au principal).

28. Il ressort clairement de ces ?l?ments que la Cour a retenu le statut de ? victimes ? des requ?rants pour parvenir ensuite au constat de violation de l’article 1 du Protocole no 1 (Eckle c. Allemagne, arr?t du 15 juillet 1982, s?rie A no 51, p. 32, ?? 69 et suiv., Amuur c. France, 25 juin 1996, Recueil 1996-III, p. 846, ? 36, Dalban c. Roumanie [GC], no 28114/95, ? 44, CEDH 1999-VI et Jensen c. Danemark (d?c.), no 48470/99, CEDH 2001-X). Par ailleurs, les requ?rants restent toujours ? victimes ?, leur situation demeurant inchang?e depuis le prononc? de l’arr?t au principal.

29. La Cour r?affirme qu’? ses yeux, la d?cision par laquelle une juridiction nationale prend acte d’une occupation ill?gale d’un terrain et d?clare l’expropriation indirecte de celui-ci n’a pas pour effet de r?gulariser la situation d?nonc?e. Elle se limite ? ent?riner une situation ill?gale (parmi les nombreux arr?ts, voir Serrao c. Italie, no 67198/01, ? 81, 13 octobre 2005), situation qui ne peut d?s lors ?tre redress?e en l’absence d’une r?paration conforme aux crit?res s’appliquant aux cas de privations ill?gales de biens.

30. Partant la Cour rejette l’argument du Gouvernement et r?affirme l’impossibilit? de mettre sur le m?me plan une expropriation r?guli?re, qui m?conna?trait l’article 1 du Protocole no 1 au motif du caract?re inad?quat de l’indemnit?, et une affaire comme celle de l’esp?ce, o? la violation du droit au respect des biens des requ?rants d?pend de la violation du principe de l?galit? (Ex-Roi de Gr?ce et autres c. Gr?ce (satisfaction ?quitable) [GC], no 25701/94, ? 75, CEDH 2002)

Il s’ensuit que la r?paration en cas d’expropriation indirecte ne sera pas similaire ? l’indemnit? retenue pour les affaires o? le constat de violation de l’article 1 du Protocole no 1 pour privation de biens se fonde sur la rupture du ? juste ?quilibre ?, eu ?gard au niveau d’indemnisation largement inf?rieur ? la valeur marchande du terrain et ? l’absence de motifs ? d’utilit? publique ? permettant de verser une indemnit? d’expropriation inf?rieure ? la valeur du bien (Scordino c. Italie (no 1) [GC], no 36813/97, ? 257, CEDH 2006-).

31. L’indemnisation ? fixer en l’esp?ce devra refl?ter l’id?e d’un effacement total des cons?quences de l’ing?rence litigieuse. En effet, dans la pr?sente affaire c’est l’ill?galit? intrins?que de la mainmise sur le terrain, qui a ?t? ? l’origine de la violation constat?e sous l’angle de l’article 1 du Protocole no 1. Le caract?re illicite de pareille d?possession se r?percute par la force des choses sur les crit?res ? employer pour d?terminer la r?paration due par l’Etat d?fendeur, les cons?quences financi?res d’une mainmise licite ne pouvant ?tre assimil?es ? celles d’une d?possession illicite (Ex-Roi de Gr?ce et autres c. Gr?ce (satisfaction ?quitable) [GC], pr?cit?, ? 75 ; Scordino c. Italie [GC], pr?cit?, ? 250).

32. La Cour rappelle avoir fond? sa jurisprudence en mati?re de satisfaction ?quitable en cas de privation arbitraire de biens suivant les principes ?labor?s par la Cour permanente de justice internationale (Papamichalopoulos et autres c. Gr?ce (article 50), arr?t du 31 octobre 1995, s?rie A no 330-B, ? 36), qui dans son arr?t du 13 septembre 1928 dans l’affaire relative ? l’usine de Chorz?w, a jug? :

? (…) la r?paration doit, autant que possible, effacer toutes les cons?quences de l’acte illicite et r?tablir l’?tat qui aurait vraisemblablement exist? si ledit acte n’avait pas ?t? commis. Restitution en nature, ou, si elle n’est pas possible, paiement d’une somme correspondant ? la valeur qu’aurait la restitution en nature; allocation, s’il y a lieu, de dommages-int?r?ts pour les pertes subies et qui ne seraient pas couvertes par la restitution en nature ou le paiement qui en prend la place; tels sont les principes desquels doit s’inspirer la d?termination du montant de l’indemnit? due ? cause d’un fait contraire au droit international. ? (Recueil des arr?ts, s?rie A no 17, p. 47)

33. La Cour a adopt? une position tr?s semblable dans l’affaire Papamichalopoulos c. Gr?ce (Papamichalopoulos et autres c. Gr?ce (article 50), pr?cit?, ?? 36 et 39). Elle y a conclu ? une violation en raison d’une expropriation de fait irr?guli?re (occupation de terres par la marine grecque depuis 1967) qui durait depuis plus de vingt-cinq ans ? la date de l’arr?t au principal rendu le 24 juin 1993. La Cour enjoignit en cons?quence ? l’Etat grec de verser aux requ?rants, pour dommage et perte de jouissance depuis la prise de possession par les autorit?s de ces terrains, une somme ?quivalente ? la valeur actuelle des terrains augment?e de la plus-value apport?e par l’existence de certains b?timents qui avaient ?t? ?difi?s depuis l’occupation.

34. La Cour a suivi cette m?me approche dans deux affaires italiennes, portant sur des expropriations non conformes au principe de la pr??minence du droit. Dans la premi?re de ces affaires, Belvedere Alberghiera S.r.l. c. Italie (satisfaction ?quitable), no 31524/96, ?? 34-36, 30 octobre 2003), elle a dit :

? Comme c’est l’ill?galit? intrins?que de la mainmise, qui a ?t? ? l’origine de la violation constat?e, l’indemnisation doit n?cessairement refl?ter la valeur pleine et enti?re des biens.

S’agissant du dommage mat?riel, la Cour estime par cons?quent que l’indemnit? ? accorder ? la requ?rante ne se limite pas ? la valeur qu’avait sa propri?t? ? la date de l’occupation. Pour cette raison, elle a invit? l’expert ? estimer aussi la valeur actuelle du terrain litigieux et les autres pr?judices.

La Cour d?cide que l’Etat devra verser ? l’int?ress?e la valeur actuelle du terrain. A ce montant s’ajoutera une somme pour la non-jouissance du terrain depuis que les autorit?s on pris possession du terrain en 1987 et pour la d?pr?ciation de l’immeuble. En outre, ? d?faut de commentaires du Gouvernement sur l’expertise, il y a lieu d’octroyer une somme pour le manque ? gagner dans l’activit? h?teli?re. ?

35. Dans la deuxi?me de ces affaires (Carbonara et Ventura c. Italie (satisfaction ?quitable), no 24638/94, ?? 40-41, 11 d?cembre 2003), la Cour a d?clar? :

? S’agissant du dommage mat?riel, la Cour estime par cons?quent que l’indemnit? ? accorder aux requ?rants ne se limite pas ? la valeur qu’avait leur propri?t? ? la date de son occupation. Pour cette raison, elle a invit? l’expert ? estimer aussi la valeur actuelle du terrain litigieux. Cette valeur ne d?pend pas de conditions hypoth?tiques, ce qui serait le cas s’il se trouvait aujourd’hui dans le m?me ?tat qu’en 1970. Il ressort clairement du rapport d’expertise que, depuis lors, ledit terrain et son voisinage imm?diat ? qui disposaient de par leur situation d’un potentiel de d?veloppement urbain ? ont ?t? mis en valeur par la construction de b?timents, dont l’?cole.

La Cour d?cide que l’Etat devra verser aux int?ress?s, pour dommage et perte de jouissance depuis que les autorit?s ont pris possession du terrain en 1970, la valeur actuelle du terrain augment?e de la plus-value apport?e par l’existence du b?timent.

Quant ? la d?termination du montant de cette indemnit?, la Cour ent?rine les conclusions du rapport d’expertise pour l’?valuation exacte du pr?judice subi. Ce montant s’?l?ve ? 1 385 394,60 EUR. ?

36. Il ressort de l’analyse des trois affaires mentionn?es ci-dessus, qui portent toutes sur des cas de d?possession illicite en soi, qu’aux fins de r?parer int?gralement le pr?judice subi la Cour a octroy? des sommes incluant la valeur actuelle du terrain par rapport au march? immobilier d’aujourd’hui. En outre, elle a cherch? ? compenser les pertes subies qui ne seraient pas couvertes par le versement de ce montant, en tenant compte du potentiel du terrain en cause, calcul?, le cas ?ch?ant, ? partir du co?t de construction des immeubles ?rig?s par l’expropriant.

37. Compte tenu des consid?rations qui pr?c?dent, la Cour estime que dans la pr?sente affaire la nature de la violation constat?e dans l’arr?t au principal lui permet de partir du principe d’une restitutio in integrum. En cons?quence, la Cour estime que la restitution du terrain litigieux ? coupl?e de l’attribution des b?timents existants ? aurait plac? les requ?rants, le plus possible, dans une situation ?quivalente ? celle o? ils se trouveraient s’il n’y avait pas eu manquement aux exigences de l’article 1 du Protocole no 1 ; les indemniserait alors int?gralement des cons?quences de la perte de jouissance all?gu?e (Papamichalopoulos et autres c. Gr?ce (article 50), arr?t pr?cit?, ? 36 et ?38).

38. A d?faut de restitution, la Cour estime que l’indemnit? ? accorder aux requ?rants ne se limite pas ? la valeur qu’avait leur propri?t? ? la date de l’occupation. Elle d?cide que l’Etat devra verser aux int?ress?s une somme correspondant ? la valeur actuelle du terrain (1 329 840 EUR), de laquelle il convient de d?duire l’indemnit? obtenue par les requ?rants au niveau national (? savoir 264 284 339 ITL en 1982, voir paragraphe 25 de l’arr?t au principal) et actualis?e (soit environ 436 000 EUR). A ce montant s’ajoutera une somme pour la plus-value apport?e par la pr?sence de b?timents ? qui en l’esp?ce a ?t? estim?e au m?me niveau que le co?t de construction ? et qui est susceptible de compenser les requ?rants ?galement pour toute autre perte subie par les requ?rants.

39. Quant ? la d?termination du montant de cette indemnit?, en l’absence d’expertise d?pos?e par le Gouvernement et en l’absence de commentaires concernant les montants r?clam?s, la Cour s’appuie sur le rapport d’expertise des requ?rants. Statuant en ?quit?, la Cour accorde aux requ?rants 3 300 000 EUR.

B. Dommage moral

40. Les requ?rants sollicitent chacun 25 000 EUR.

41. Le Gouvernement trouve ces sommes excessives et s’en remet ? la sagesse de la Cour.

42. La Cour consid?re que la violation de la Convention a port? aux requ?rants un tort moral certain, r?sultant du sentiment d’impuissance et de frustration face ? la d?possession ill?gale de leurs biens. Statuant en ?quit?, elle alloue ? chacun des requ?rants 10 000 EUR de ce chef, soit 40 000 EUR au total.

C. Frais et d?pens

43. Les requ?rants demandent le remboursement de 26 983, 76 EUR pour les frais encourus devant les juridictions nationales. Ils sollicitent en outre le remboursement des frais expos?s devant la Cour pour un montant global de 51 891, 44 EUR, dont 46 000 EUR pour honoraires, taxe sur la valeur ajout?e (TVA) et contributions sociales (CPA) en sus. Les requ?rants ne demandent pas le remboursement des frais d’expertise.

44. Le Gouvernement observe que les sommes r?clam?es sont excessives et s’en remet ? la sagesse de la Cour.

45. La Cour rappelle que l’allocation des frais et d?pens au titre de l’article 41 pr?suppose que se trouvent ?tablis dans leur r?alit?, leur n?cessit? et, de plus, le caract?re raisonnable de leur taux (Iatridis c. Gr?ce (satisfaction ?quitable) pr?cit?, ? 54). En outre, les frais de justice ne sont recouvrables que dans la mesure o? ils se rapportent ? la violation constat?e (Van de Hurk c. Pays-Bas, arr?t du 19 avril 1994, s?rie A no 288, ? 66).

46. La Cour ne doute pas de la n?cessit? des frais r?clam?s ni qu’ils aient ?t? effectivement engag?s ? ce titre. Elle estime ensuite que l’affaire des requ?rants devant les juridictions nationales visait essentiellement ? r?parer les violations de la Convention all?gu?es devant la Cour. La Cour juge cependant trop ?lev?s les honoraires totaux revendiqu?s ? ce titre. Elle consid?re d?s lors qu’il n’y a lieu de les rembourser qu’en partie.

Compte tenu des circonstances de la cause, et statuant en ?quit? comme le veut l’article 41 de la Convention, la Cour juge raisonnable d’allouer un montant de 30 000 EUR, augment? de TVA et CPA, pour l’ensemble des frais expos?s devant les juridictions nationales et ? Strasbourg.

D. Int?r?ts moratoires

47. La Cour juge appropri? de baser le taux des int?r?ts moratoires sur le taux d’int?r?t de la facilit? de pr?t marginal de la Banque centrale europ?enne major? de trois points de pourcentage.

PAR CES MOTIFS, LA COUR, ? L’UNANIMIT?,

1. Dit

a) que l’Etat d?fendeur doit verser aux requ?rants, dans les trois mois ? compter du jour o? l’arr?t sera devenu d?finitif conform?ment ? l’article 44 ? 2 de la Convention, les sommes suivantes :

i. 3 300 000 EUR (trois millions trois cent mille euros) pour dommage mat?riel ;

ii. 40 000 EUR (quarante mille euros) pour dommage moral ;

iii. 30 000 EUR (trente mille euros) pour frais et d?pens ;

iv. tout montant pouvant ?tre d? ? titre d’imp?t sur lesdites sommes ;

b) qu’? compter de l’expiration dudit d?lai et jusqu’au versement, ces montants seront ? majorer d’un int?r?t simple ? un taux ?gal ? celui de la facilit? de pr?t marginal de la Banque centrale europ?enne applicable pendant cette p?riode, augment? de trois points de pourcentage ;

2. Rejette la demande de satisfaction ?quitable pour le surplus.

Fait en fran?ais, puis communiqu? par ?crit le 6 mars 2007 en application de l’article 77 ?? 2 et 3 du r?glement.

T.L. Early Nicolas Bratza
Greffier Pr?sident

ARR?T SCORDINO c. ITALIE (N? 3) (SATISFACTION ?QUITABLE)

ARR?T SCORDINO c. ITALIE (N? 3) (SATISFACTION ?QUITABLE)

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