AFFAIRE MASON ET AUTRES c. ITALIE - A.N.P.T.ES.
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Testo originale e tradotto della sentenza selezionata

AFFAIRE MASON ET AUTRES c. ITALIE

Tipologia: Sentenza
Importanza: 2
Articoli: 41, 35, P1-1
Numero: 43663/98/2005
Stato: Italia
Data: 2005-05-17 00:00:00
Organo: Sezione Quarta
Testo Originale

Conclusione Eccezione preliminare respinta (tardivit?); Violazione di P1-1; Soddisfazione equa riservata
QUARTA SEZIONE
CAUSA MASON ED ALTRI C. ITALIA
(Richiesta no 43663/98)
SENTENZA
STRASBURGO
17 maggio 2005
DEFINITIVO
12/10/2005
Questa sentenza diventer? definitiva nelle condizioni definite all’articolo 44 ? 2 della Convenzione. Pu? subire dei ritocchi di forma.

Nel causa Mason ed altri c. Italia,
La Corte europea dei Diritti dell’uomo, quarta sezione, riunendosi in una camera composta da:
Sir Nicolas Bratza, presidente,
Sigg.. G. Bonello, il Sig. Pellonp??, K. Traja, L. Garlicki, J. Borrego Borrego, giudici, la Sig.ra Sig. Del Tufo, giudice ad hoc,
e del Sig. Sig. O’Boyle, cancelliere di sezione,
Dopo avere deliberato in camera del consiglio il 26 aprile 2005,
Rende la sentenza che ha, adottata a questa ultima, data:
PROCEDIMENTO
1. All’origine della causa si trova una richiesta (no 43663/98) diretta contro la Repubblica italiana e in cui sei cittadini di questo Stato, Sigg.. E. Sig., O. Sig., Sig. Sig., G. Sig., B. S. e F. Sig. (“i richiedenti”), avevano investito la Commissione europea dei Diritti dell’uomo (“la Commissione”) il 24 dicembre 1996 in virt? del vecchio articolo 25 della Convenzione di salvaguardia dei Diritti dell’uomo e delle Libert? fondamentali (“la Convenzione”).
2. I richiedenti sono rappresentati dal primo richiedente. Il governo italiano (“il Governo”) ? rappresentato dal suo agente, il Sig. I.M. Braguglia, e dal suo coagente, il Sig. F. Crisafulli.
3. I richiedenti adducevano in particolare un attentato ingiustificato al loro diritto al rispetto dei loro beni.
4. La richiesta ? stata trasmessa alla Corte il 1 novembre 1998, data di entrata in vigore del Protocollo no 11 alla Convenzione (articolo 5 ? 2 del Protocollo no 11).
5. La richiesta ? stata assegnata alla prima sezione della Corte, articolo 52 ? 1 dell’ordinamento. In seno a questa, la camera incaricata di esaminare la causa (articolo 27 ? 1 della Convenzione) ? stata costituita conformemente all’articolo 26 ? 1 dell’ordinamento. In seguito all’astensione del Sig. V. Zagrebelsky, giudice eletto a titolo dall’Italia (articolo 28), il Governo ha designato la Sig.ra Sig. del Tufo per riunirsi in qualit? di giudice ad hoc, per riunirsi al suo posto ( articoli 27 ? 2 della Convenzione e 29 ? 1 dell’ordinamento).
6. Con una decisione del 29 gennaio 2004, la camera ha dichiarato la richiesta parzialmente ammissibile.
7. Tanto i richiedenti che il Governo hanno depositato delle osservazioni scritte sul merito della causa (articolo 59 ? 1 dell’ordinamento). La camera avendo deciso dopo consultazione delle parti che non c’era luogo di tenere un’udienza consacrata in fondo alla causa (articolo 59 ? 3 in fine dell’ordinamento) le parti hanno ciascuna sottoposto dei commenti scritti sulle osservazioni dell’altro.
8. Il 1 novembre 2004, la Corte ha modificato la composizione delle sue sezioni (articolo 25 ? 1 dell’ordinamento). La presente richiesta ? stata assegnata alla quarta sezione cos? ricomposta (articolo 52 ? 1).
IN FATTO
I. LE CIRCOSTANZE DELLO SPECIFICO
9. I richiedenti facevano i proprietari di tre terreni edificabili ubicati a Spinea, che avevano ereditato da due differenti persone (“gli autori”).
10. Il 23 aprile 1980, il consiglio comunale di Spinea approv? il progetto di costruzione di abitazioni ad affitto moderato sui terreni.
11. Con un’ordinanza del 28 luglio 1980, la municipalit? di Spinea autorizz? l’occupazione di emergenza dei lotti riguardati, ossia 39 693 metri quadrati al totale, in vista della loro espropriazione a causa di utilit? pubblica. Il 21 ottobre e 5 dicembre 1980, ci fu occupazione materiale.
A. L’espropriazione del terreno
12. In applicazione della legge no 385 del 1980, la municipalit? di Spinea offr? un acconto sull’indennit? di espropriazione determinata conformemente alla legge no 865 del 1971. La somma offerta, ossia 245 388 230 lire italiane (ITL), era calcolata secondo le regole in vigore per i terreni agricoli, cio? prendendo per base un valore di 6 182 ITL per metro quadrato, sotto riserva della determinazione dell’indennizzo definitivo dopo l’adozione di una legge che stabilisce dei nuovi criteri di indennizzo per i terreni edificabili.
13. Questa offerta fu accettata dagli autori dei richiedenti. Il 15 gennaio, 14 maggio e 12 giugno 1981, questi ultimi conclusero tre accordi di cessione dei terreni (“cessione volontaria”) con i quali l’espropriazione dei terreni fu formalizzata. L’amministrazione vers? l’acconto e fu convenuto che una volta entrata in vigore la nuova legge e calcolata l’indennit? definitiva, degli interessi sarebbero versati sulla differenza.
14. Con la sentenza no 223 del 15 luglio 1983, la Corte costituzionale dichiar? incostituzionale la legge no 385 del 1980 che sottoponeva l’indennizzo all’adozione di una legge futura.
15. Conformemente a questa sentenza, la legge no 2359 del 1865 secondo la quale l’indennit? di espropriazione di un terreno corrispondeva al valore commerciale di questo, espose di nuovo questi effetti.
16. Gli autori dei richiedenti sollecitarono in seguito, a pi? riprese, in vano, la municipalit? affinch? questa fissasse l’indennit? definitiva. Ad una data non precisata, l’autore dei tre primi richiedenti decedette.
B. Il procedimento impegnato per ottenere l’indennizzo
17. Considerando l’inerzia della municipalit?, il 12 gennaio 1991, i tre primi richiedenti e l’autore degli altri tre richiedenti citarono la municipalit? di Spinea dinnanzi al tribunale civile di Venezia, in vista di ottenere l’indennit? di espropriazione calcolata conformemente alla legge no 2359 del 1865.
18. L? 8 agosto 1992 entr? in vigore la legge no 359 del 1992 che contemplava nel suo articolo 5 bis dei nuovi criteri per calcolare l’indennit? di espropriazione dei terreni edificabili.
19. Con una decisione del 14 gennaio 1993, depositata il 21 luglio 1993, il tribunale di Venezia si dichiar? incompetente ed indic? che il ricorso doveva essere introdotto dinnanzi alla corte di appello di Venezia.
20. Ad una data non precisata, l’autore dei tre ultimi richiedenti decedette.
21. Il 25 gennaio 1994, i richiedenti ripresero la causa dinnanzi alla corte di appello di Venezia.
22. Con un’ordinanza del 24 maggio 1994, la corte di appello si riserv? di decidere sulla sua competenza. Il 20 giugno 1995, la corte di appello di Venezia, stimando che non era neanche competente per conoscere della causa, rese un’ordinanza con la quale invest? la Corte di cassazione sulla questione della competenza (“regolamento di competenza”).
23. Con una sentenza del 22 novembre 1996 di cui il testo fu depositato alla cancelleria il 22 maggio 1997, la Corte di cassazione indic? come giudice competente il tribunale di Venezia. A questo proposito, i richiedenti sostengono non avere avuto cognizione del deposito della sentenza della Corte di cassazione che il 19 aprile 2001.
24. Il 30 settembre 1995, la citt? di Spinea aveva dichiarato nel frattempo, il suo stato di fallimento (“stato di dissesto”), conformemente al decreto legislativo no 77 del 25 febbraio 1995.
25. Risulta dalla pratica che la citt? di Spinea incaric? un perito di valutare i terreni controversi. Il rapporto di perizia stabilisce che nel 1981, i terreni similari a quelli dei richiedenti valevano 30 000 ITL il metro quadrato ed il terreno controverso valeva 20 000 ITL il metro quadrato, valore globale 793 860 000 ITL.
Nel 1997, il commissario incaricato della gestione finanziaria della citt? di Spinea (“il commissario”) fece tre proposte di accordo amichevole ai richiedenti. Questi rifiutarono queste proposte.
26. Il 20 giugno 2001, i richiedenti ripresero la causa dinnanzi al tribunale civile di Venezia.
27. Nel marzo 2005, il procedimento in indennizzo era sempre pendente in prima istanza.
II. IL DIRITTO E LE PRATICA INTERNE PERTINENTI
28. La legge no 2359 di 1865, nel suo articolo 39, contemplava che in caso di espropriazione di un terreno, l’indennit? da versare doveva corrispondere al valore commerciale del terreno al momento dell’espropriazione.
29. L’articolo 42 della Costituzione, come interpretato dalla Corte costituzionale (vedere, tra altri, la sentenza no 138 del 6 dicembre 1977) garantisce, in caso di espropriazione, un indennizzo che non raggiunge il valore commerciale del terreno.
30. La legge no 865 del 1971 ha introdotto dei nuovi criteri: ogni terreno, che fosse agricolo o edificabile, doveva essere indennizzato come se si trattasse di un terreno agricolo.
31. Con la sentenza no 5 del 1980, la Corte costituzionale ha dichiarato incostituzionale la legge no 865 di 1971, al motivo che questa trattava in modo identico due situazioni molto differenti, ossia che contemplava lo stesso tipo di indennizzo per i terreni edificabili ed i terreni agricoli.
32. Per ovviare a questa situazione, il Parlamento adott? la legge no 385 del 29 luglio 1980 che reintroduceva i criteri che erano appena stati dichiarati incostituzionali ma questa volta provvisoriamente: la legge disponeva difatti che la somma versata era un acconto dinnanzi ad essere completato da un’indennit? che sarebbe stata calcolata sulla base di una legge da adottare che prevedeva dei criteri di indennizzo specifico per i terreni edificabili.
33. Con la sentenza no 223 del 15 luglio 1983, la Corte costituzionale dichiar? incostituzionale la legge no 385 di 1980, al motivo che questa sottoponeva l’indennizzo in caso di espropriazione di un terreno edificabile all’adozione di una legge futura.
34. In seguito alla sentenza no 223 del 1983, la legge no 2359 del 1865 espose di nuovo i suoi effetti; di conseguenza, un terreno edificabile doveva essere indennizzato all’altezza del suo valore commerciale (vedere, per esempio, Corte di cassazione, sez. I, sentenza no 13479 del 13 dicembre 1991; sez. I, sentenza no 2180 del 22 febbraio 1992).
35. La legge no 359 dell? 8 agosto 1992, introdusse, nel suo articolo 5 bis, una misura “provvisoria, eccezionale ed urgente”, che tendeva alla correzione delle finanze pubbliche, valida fino all’adozione di misure strutturali. Questa disposizione si applicava ad ogni procedimento pendente.
36. L’articolo 5 bis dispone che l’indennit? da versare in caso di espropriazione di un terreno edificabile ? calcolata secondo la seguente formula:
[[valore commerciale del terreno + totale delle rendite fondiarie dei 10 ultimi anni]: 2]-abbattimento del 40%.
37. In simile caso, l’indennit? corrisponde al 30% del valore commerciale. Su questo importo, un’imposta del 20% alla sorgente ? applicata (imposta prevista dall’articolo 11 della legge no 413 del 1991).
38. L’abbattimento del 40% ? eludibile se l’espropriazione si basa non su un decreto di espropriazione, ma su un atto di “cessione volontario” del terreno, o, come nello specifico, se l’espropriazione ha avuto luogo prima dell’entrata in vigore dell’articolo 5 bis (vedere la sentenza della Corte costituzionale no 283 del 16 giugno 1993). In questi casi, l’indennit? che ne risulta corrisponde al 50% del valore commerciale. Bisogner? dedurre ancora al 20% a titolo di imposta su questo importo (paragrafo 37 sopra).
39. La Corte costituzionale ha stimato che l’articolo 5 bis della legge no 359 del 1992 e la sua applicazione retroattiva erano compatibili con la Costituzione (sentenza no 283 del 16 giugno 1993; sentenza no 442 del 16 dicembre 1993) nella misura in cui questa legge aveva un carattere urgente e provvisorio.
40. Il Repertorio delle disposizioni sull’espropriazione (decreto del Presidente della Repubblica no 327 di 2001) successivamente modificato dal decreto legislativo no 302 del 2002, entrato in vigore il 30 giugno 2003, ha codificato le disposizioni esistenti in materia di espropriazione ed i principi elaborati in materia di giurisprudenza.
41. L’articolo 37 del Repertorio riprende per l’essenziale i criteri di determinazione dell’indennit? di espropriazione prevista dall’articolo 5 bis della legge no 359 del 1992.
42. Quando una municipalit? dichiara il suo stato di fallimento (stato di dissesto) conformemente al decreto legislativo no 77 del 25 febbraio 1997, nessuno procedimento di esecuzione pu? essere impegnato o perseguito. Un commissario incaricato della liquidazione ? nominato dallo stato. Dopo verifica del passivo e dell’attivo, il commissario redige un conto reso e lo sottopone per approvazione al ministero dell’interno.
43. La cessione di terreno (“cessione volontaria) ? una dei modi previsti dalla legge per determinare l’indennit? che deve essere pagata al proprietario che deve subire un trasferimento sotto costrizione del suo bene. Secondo l’articolo 12 della legge no 865 del 1971, il proprietario pu?, durante espropriazione, accettare l’offerta di indennit? preliminare che gli viene fatta dall’amministrazione. L’accordo di cessione ha per conseguenza il trasferimento di propriet?, come un decreto di espropriazione (sentenza della Corte di cassazione, sezione I, 12 luglio 1994, no 6554).
IN DIRITTO
I. SULL’ECCEZIONE PRELIMINARE DEL GOVERNO
44. In queste osservazioni sul merito, il Governo ha sostenuto che la richiesta ? stata introdotta tardivamente nella misura in cui i richiedenti si lamentano che l’indennit? di espropriazione sar? calcolata in funzione della legge no 359 del 1992. Secondo il Governo, il termine di sei mesi contemplati all’articolo 35 della Convenzione ha cominciato a decorrere l? 8 agosto 1992, o alla data dell’entrata in vigore di questa legge. All’appoggio delle sue affermazioni, il Governo cita il causa Miconi c. Italia( d?c.), no 66432/01, 6 maggio 2004).
45. I richiedenti si oppongono a questa eccezione del Governo, e fanno osservare che le loro lagnanze si basano sull’impossibilit?, ad oggi, di ottenere un indennizzo.
46. La Corte ricorda che ai termini dell’articolo 55 del suo ordinamento, “Se la Parte contraente convenuta intende sollevare un’eccezione di inammissibilit?, deve farlo, per quanto la natura dell’eccezione e le circostanze lo permettono, nelle osservazioni scritte od orali sull’ammissibilit? della richiesta .” Ora, risulta dalla pratica che questa condizione non si trova assolta nello specifico. C’? dunque decadenza.
47. Ad ogni modo, la Corte rileva che in seguito agli accordi di cessione dei loro beni, l’amministrazione ? stata sollecitata ai fini di versare l’indennit? di espropriazione e ? stata citata in giustizia, senza risultato. I richiedenti hanno introdotto allora la loro richiesta presso la Corte per lamentarsi dell’impossibilit? di ottenere un compenso equo per l’espropriazione dei loro terreni. Ci? rivela l’esistenza di una situazione continua che rimane al momento, che tocca la lagnanza dei richiedenti al rispetto dei loro beni, cos? che a questo riguardo la regola dei sei mesi non potrebbe loro essere opposta (Malama c. Grecia, no 43662/98, ? 35, CEDH 2001-II). Infine, se ? vero che la legge no 359 del 1992 ha stabilito dei criteri di calcolo per l’indennizzo, ? anche vero che nel 1992, i richiedenti non potevano sapere quale sarebbe stata la stima del valore dei loro terreni fatti dai giudici nazionali e quale sarebbero state le conseguenze finanziarie derivanti dell’applicazione concreta di questa legge al loro caso.
48. Alla luce di queste considerazioni, la Corte stima che c’? luogo di respingere l’eccezione del Governo.
II. SULLA VIOLAZIONE ADDOTTA DELL’ARTICOLO 1 DEL PROTOCOLLO NO 1
49. I richiedenti adducono la violazione del loro diritto al rispetto dei beni al motivo che non sono stati indennizzati per l’espropriazione dei loro terreni. Invocano l’articolo 1 del Protocollo no 1, cos? formulato,:
“Ogni persona fisica o morale ha diritto al rispetto dei suoi beni. Nessuno pu? essere privato della sua propriet? che a causa di utilit? pubblica e nelle condizioni previste dalla legge ed i principi generali del diritto internazionale.
Le disposizioni precedenti non recano offesa al diritto che possiedono gli Stati di mettere in vigore le leggi che giudicano necessarie per regolamentare l’uso dei beni conformemente all’interesse generale o per garantire il pagamento delle imposte o di altri contributi o delle multe. “
A. Sull’esistenza di un’ingerenza nel diritto di propriet?
50. Questo articolo contiene tre norme distinte: la prima che si esprime nella prima frase del primo capoverso e riveste un carattere generale, enuncia il principio del rispetto della propriet?; la seconda, che figura nella seconda frase dello stesso capoverso, mira la privazione di propriet? e la sottopone a certe condizioni; in quanto alla terza, registrata nel secondo capoverso, riconosce agli Stati il potere, tra altri, di regolamentare l’uso dei beni conformemente all’interesse generale. Non si tratta per tanto di regole prive di rapporto tra esse. La seconda e la terza hanno munto agli esempi privati di attentati ai beni; quindi, devono interpretarsi alla luce del principio consacrato dalla prima (vedere, tra altri, James ed altri c. Regno Unito, sentenza del 21 febbraio 1986, serie A no 98, pp. 29-30, ? 37 che riprende parte dei termini dall’analisi che la Corte ha sviluppato nella sua sentenza Sporrong e L?nnroth c. Svezia del 23 settembre 1982, serie A no 52, p. 24, ? 61; vedere anche le sentenze I santi monasteri c. Grecia del 9 dicembre 1994, serie A no 301-ha, p. 31, ? 56, ed Iatridis c. Grecia [GC], no 31107/96, ? 55, CEDH 1999-II).
51. I richiedenti adducono essere stato “privati dei loro beni” al senso della seconda frase dell’articolo 1 del Protocollo no 1.
52. Dato che i terreni controversi sono passati all’amministrazione non in seguito ad un decreto di espropriazione, ma sulla base di atti di cessione, il Governo sostiene che il trasferimento di propriet? nello specifico non dipende dal diritto pubblico ma piuttosto dal diritto privato, ossia che si tratta di una libera vendita. Il Governo ne conclude che non c’? stata ingerenza nello specifico nel diritto al rispetto dei beni dei richiedenti e che la situazione denunciata non dipende dall’articolo 1 del Protocollo no 1.
53. La Corte nota che le parti si accordano per dire che c’? stato trasferimento di propriet? a favore dell’amministrazione, essendo il solo punto in controversia se la situazione controversa dipenda o no dall’articolo 1 del Protocollo no 1.
54. Per determinare se c’? stata privazione di beni al senso della seconda “norma”, bisogna esaminare non solo se ci sono state spodestamento o espropriazione formale, ma ancora guardare al di l? delle apparenze ed analizzare la realt? della situazione controversa. Mirando la Convenzione a proteggere dei diritti “concreti ed effettivi”, importa di ricercare se suddetta situazione equivaleva ad un’espropriazione di fatto (Sporrong e L?nnroth, precitato, pp. 24-25, ? 63).
55. La Corte rileva che i terreni controversi sono stati occupati nel 1980 nella cornice di un procedimento di espropriazione e che gli atti di cessione dei terreni che sono seguiti si sono basati sull’accettazione da parte degli interessati dell’importo offerto a titolo di acconto sull’indennit? di espropriazione. In seguito, un contenzioso giudiziale ? stato instaurato dai richiedenti ai fini di ottenere l’indennit? definitiva di espropriazione. In queste circostanze, la Corte vede male come si potrebbe sostenere che si tratti di un contratto di libera vendita mentre nello specifico l’amministrazione ha agito nella cornice del suo potere di espropriare e che i richiedenti hanno subito un trasferimento sotto costrizione dei loro beni. In conclusione, la Corte stima che la privazione di propriet? controversa dipenda della seconda frase dell’articolo 1 del Protocollo no 1.
B. Sull’osservazione dell’articolo 1 del Protocollo no 1
56. La Corte ricorda che l’articolo 1 del Protocollo no 1 esige, innanzitutto e soprattutto, che un’ingerenza dell’autorit? pubblica nel godimento del diritto al rispetto dei beni sia legale: la seconda frase del primo capoverso di questo articolo non autorizza una privazione di propriet? che “nelle condizioni previste dalla legge” ed il secondo capoverso riconosce agli Stati il diritto di regolamentare l’uso dei beni mettendo in vigore delle “leggi.” In pi?, la preminenza del diritto, uno dei principi fondamentali di una societ? democratica, ? una nozione inerente all’insieme degli articoli della Convenzione, (Amuur c. Francia, sentenza del 25 giugno 1996, Raccolta delle sentenze e decisioni 1996-III, pp. 850-851, ? 50).
57. Non ? contestato che gli interessati sono stati privati della loro propriet? conformemente alla legge e che l’espropriazione insegue un scopo legittimo di utilit? pubblica. Dato che l’ingerenza controversa soddisfatta alla condizione di legalit? e non ? arbitraria, la mancanza di indennizzo non rende in quanto tale illegittima la confisca dello stato sui beni dei richiedenti (vedere, a contrario, Papamichalopoulos ed altri c. Grecia (articolo 50), sentenza del 31 ottobre 1995, serie Aa no 330-B, pp. 59-60, ? 36). Quindi, resta da ricercare se, nella cornice di un’espropriazione lecita, i richiedenti hanno dovuto sopportare un carico sproporzionato ed eccessivo.
58. La Corte ricorda che una misura di ingerenza nel diritto al rispetto dei beni deve predisporre un giusto equilibrio tra le esigenze dell’interesse generale della comunit? e gli imperativi della salvaguardia dei diritti fondamentali dell’individuo (vedere, tra altri, la sentenza Sporrong e L?nnroth c. Svezia precitata, p. 26, ? 69). La preoccupazione di garantire un tale equilibrio si rifletta nella struttura dell’articolo 1 tutto intero, dunque anche nella seconda frase che si deve leggere alla luce del principio consacrato dalla prima. In particolare, deve esistere un rapporto ragionevole di proporzionalit? tra i mezzi impiegati e lo scopo mirato da ogni misura che priva una persona della sua propriet? ( Pressos Compania Naviera S.p.A. ed altri c. Belgio, sentenza del 20 novembre 1995, serie A no 332, p. 23, ? 38).
59. Per determinare se la misura controversa rispetta appena l’equilibrio voluto e, in particolare, se non fa pesare sui richiedenti un carico sproporzionato, c’? luogo di prendere in considerazione le modalit? di indennizzo previsto dalla legislazione interna. A questo riguardo, la Corte ha gi? detto che senza il versamento di una somma ragionevolmente in rapporto col valore del bene, una privazione di propriet? costituisce normalmente un attentato eccessivo, ed una mancanza totale di indennizzo non potrebbe giustificarsi sul terreno dell’articolo 1 che nelle circostanze eccezionali (I santi monasteri c. Grecia, precitato, p. 35, ? 71).
60. I richiedenti fanno osservare che, venti cinque anni dopo l’occupazione del loro terreno e di ventiquattro anni dopo l’espropriazione, non hanno ancora ricevuto l’indennit? definitiva di espropriazione. E ci? bench? abbiano sollecitato la municipalit? ai fini di ottenere questa indennit? e malgrado l’azione in giustizia che hanno impegnato dinnanzi alle giurisdizioni nazionali che, dopo quattordici anni, ? sempre senza risultato. I richiedenti adducono che i terreni espropriati permettevano loro di esercitare la professione di agricoltori e si lamentano delle loro condizioni di vita nell’attesa dell’indennizzo.
61. D?altra parte, i richiedenti si lamentano dell’importo inadeguato dell’indennit? di espropriazione che potranno ottenere alla conclusione del procedimento dinnanzi alle giurisdizioni nazionali, in ragione dell’applicazione alla loro causa dell’articolo 5 bis della legge no 359 di 1992 di cui l’adozione ? intervenuta undici anni dopo l’espropriazione. A questo riguardo, i richiedenti adducono che potranno ottenere solamente una somma nettamente inferiore al valore venale del terreno. Inoltre, l’indennit? accordata non terr? conto n? della mancanza a guadagnare n? del ritardo nel pagamento. Infine, l’indennit? sar? sottoposta ad un’imposta alla sorgente del 20%, conformemente al legge no413 del 1991.
62. In conclusione, secondo i richiedenti, l’espropriazione dei loro terreni non ? conforme all’articolo 1 del Protocollo no 1.
63. Il Governo sostiene che l’espropriazione controversa ? conforme all’articolo 1 del Protocollo no 1 e sottolinea che la legalit? dell’espropriazione non ? stata messa mai in causa dai richiedenti che si limitano a contestare il ritardo nel versamento dell’indennizzo. Secondo il Governo, questo ritardo ? imputabile ai richiedenti in primo luogo, al motivo che hanno aspettato il 1991 prima di citare l’amministrazione in giustizia e non hanno approfittato del fatto che la legge del 1865, che prevede l’indennizzo a concorrenza del valore commerciale, aveva riorganizzato i suoi effetti. Per ci? riguarda il periodo posteriore al 1991, il Governo sostiene che il ritardo nel versamento di un’indennit? ? dovuto alle opinioni divergenti delle giurisdizioni nazionali in quanto alla competenza a giudicare la causa.
64. In quanto all’applicabilit? al caso specifico dell’articolo 5 bis, il Governo sostiene da una parte che i richiedenti ne sono responsabili poich? hanno aspettato 1991 per investire le giurisdizioni nazionali di un ricorso in indennizzo. D?altra parte, il Governo sostiene che i richiedenti hanno voluto l’applicazione di questa nuova legge, nella misura in cui negli accordi di cessione conclusi nel 1981 sulla base della legge no 385 del 1980, gli autori dei richiedenti hanno accettato di sottoporre la determinazione dell’indennit? di espropriazione all’adozione di una legge futura. Secondo il Governo la “legge futura” non pu? essere la legge no 2359 del 1865 che riorganizz? i suoi effetti a contare dalla dichiarazione di incostituzionalit? del 15 luglio 1983 della legge no 385 del 1980.
65. La Corte nota che ventiquattro anni sono gi? passati senza che i richiedenti abbiano ricevuto gli indennizzi definitivi, tuttavia previsti dalla legislazione interna pertinente a contare dalla sentenza della Corte costituzionale no 223 del 15 luglio 1983. Ricorda che il carattere adeguato di un risarcimento sminuirebbe se il pagamento di questo facesse astrazione di elementi suscettibili di ridurne il valore, come lo scorrimento di un lasso di tempo che non si potrebbe qualificare di ragionevole (Akku? c. Turchia, sentenza del 9 luglio 1997, Raccolta 1997-IV, pp. 1309-1310, ? 29). ? innegabile che il lasso di tempo in questione ? imputabile allo stato, senza che la complessit? dell’attivit? dell’amministrazione possa giustificare in materia una durata come quell’in causa qui.
66. Peraltro, il fatto che i richiedenti ricevettero degli indennizzi provvisori non appare decisivo, alla vista dell’importo limitato dell’acconto calcolato come se si fosse trattato di terreni agricoli. La Corte prende in conto la situazione di incertezza che pesa ancora oggi sui richiedenti, nella mancanza di determinazione di indennit? ed alla vista tra altri della situazione finanziaria della citt? di Spinea.
67. Alla luce di queste considerazioni, la Corte considera che i richiedenti hanno dovuto gi? sopportare un carico speciale ed esorbitante che ha rotto il giusto equilibrio che deve regnare tra, da una parte, le esigenze dell’interesse generale e, dall?altra parte, la salvaguardia del diritto al rispetto dei beni. In pi?, la Corte considera che l’importanza della somma potr? essere concessa al termine del procedimento in corso non compensa la mancanza di risarcimento constatato, e non potrebbe essere determinante avuto riguardo dell’importanza del lasso di tempo trascorso dall’espropriazione dei terreni (vedere, mutatis mutandis, Zubani c. Italia, sentenza del 7 agosto 1996, Raccolta 1996-IV, p. 1078, ? 49). In altri termini, l’importo potr? essere accordato eventualmente ai richiedenti alla conclusione del procedimento non ha nessuna incidenza diretta sulla questione della proporzionalit?, ma si pot? eventualmente prendere in conto ai fini di una valutazione esatta delle richieste di soddisfazione equa che i richiedenti formulano sul terreno dell’articolo 41 della Convenzione( Ex-re di Grecia ed altri c. Grecia [GC], no 25701/94, ? 98, CEDH 2000-XII).
68. C’? stata dunque violazione dell’articolo 1 del Protocollo no 1.
III. SULL’APPLICAZIONE DELL’ARTICOLO 41 DI LA CONVENZIONE
69. Ai termini dell’articolo 41 della Convenzione,
“Se la Corte dichiara che c’? stata violazione della Convenzione o dei suoi Protocolli, e se il diritto interno dell’Alta Parte contraente non permette di cancellare che imperfettamente le conseguenze di questa violazione, la Corte accorda alla parte lesa, se c’? luogo, una soddisfazione equa. “
A. I richiedenti
70. I richiedenti valutano a 4 931 035 EUR l’indennit? di espropriazione che ? dovuta loro, ottenuta dalla differenza tra il valore dei terreni e l’acconto versato. Trattandosi della parte non espropriata e non costruita del loro terreno, i richiedenti valutano l’indennit? dovuta a 2 070 069, 66 EUR. Trattandosi della parte costruita, i richiedenti stimano che in pi? dell’indennit? di espropriazione, hanno diritto ad una somma per mancanza a guadagnare e prendono in conto a questi fini il valore degli immobili costruiti. L’importo di 10 120 350 EUR corrisponde alla somma dell’indennit? dovuta e del valore degli immobili costruiti.
71. I richiedenti adducono avere subito infine un danno “esistenziale” in quanto alle loro condizioni di vita durante tutto il periodo riguardato. Sollecitano a questo titolo il versamento di 1 600 000 EUR.
72. Trattandosi del danno morale, i richiedenti sollecitano 3 800 000 EUR. Adducono che da ventiquattro anni, con le loro famiglie, vivono in una situazione di incertezza e di ansiet?.
73. In quanto agli oneri e spese, i richiedenti si rimettono alla saggezza della Corte tanto per il rimborso degli oneri di procedimento dinnanzi alle giurisdizioni nazionali che per gli oneri dinnanzi alla Corte.
B. Il Governo
74. Il Governo fa di osservare prima che il procedimento d? indennizzo impegnato dai richiedenti al livello nazionale ? sempre pendente. Secondo lui, questo elemento deve essere preso in conto per la soddisfazione equa, per il caso in cui la Corte concludesse alla violazione dell’articolo 1 del Protocollo no 1: se la Corte accordasse una somma a titolo di una soddisfazione equa, i richiedenti potrebbero essere indennizzati due volte. Il giudice nazionale sarebbe posto, inoltre, meglio per determinare l’indennizzo,, rispetto alla Corte che non potrebbe nello specifico che procedere ad una valutazione sommaria.
75. Il Governo contesta poi i criteri di calcolo utilizzato dai richiedenti per valutare le loro pretese e sostiene in particolare che il valore degli immobili costruiti non pu? entrare in fila di conto. Inoltre, i calcoli dei richiedenti non sarebbero supportati. Il Governo sottolinea infine l’attitudine intransigente dei richiedenti che hanno rifiutato le proposte di ordinamento amichevole. In conclusione, il Governo sostiene che nessuna somma ? dovuta ai richiedenti. Tuttavia, nel caso in cui la Corte giungesse ad una conclusione differente, il Governo desidera conoscere i criteri seguiti dalla Corte per calcolare la soddisfazione equa.
76. Trattandosi del danno morale, il Governo sostiene che la constatazione di una violazione fornirebbe in s? una soddisfazione equa sufficiente. Ad ogni modo, il Governo sottolinea che la somma chiesta dai richiedenti ? eccessiva.
77. In quanto agli oneri e spese, il Governo sostiene che l’attitudine intransigente e controversa dei richiedenti ha contribuito all’aumento degli oneri per il procedimento nazionale. In quanto al procedimento dinnanzi alla Corte, il Governo sottolinea che i richiedenti non sono stati difesi da un avvocato e si rimette alla saggezza della Corte.
C. Valutazione della Corte
78. La Corte stima che la questione dell’applicazione dell’articolo 41 non si trova in stato. Perci?, la riserva tenuto conto della possibilit? di un accordo tra lo stato convenuto e gli interessati (articolo 75 ?? 1 e 4 dell’ordinamento).
PER QUESTI MOTIVI, LA CORTE, ALL’UNANIMIT?,
1. Respinge, l’eccezione preliminare del Governo;
2. Stabilisce che c’? stata violazione dell’articolo 1 del Protocollo no 1;
3. Stabilisce che la questione dell’applicazione dell’articolo 41 della Convenzione non si trova in stato;
perci?,
a) la riserva per intero;
b) invita il Governo ed i richiedenti ad indirizzarle per iscritto, nel termine di tre mesi a contare dal giorno in cui la sentenza sar? diventata definitiva conformemente all’articolo 44 ? 2 della Convenzione, le loro osservazioni su questa questione ed in particolare a darle cognizione di ogni accordo al quale potrebbero arrivare;
c) riserva il procedimento ulteriore e delega al presidente della camera l’incarico di fissarlo all’occorrenza.
Fatto in francese, comunicato poi per iscritto il 17 maggio 2005 in applicazione dell’articolo 77 ?? 2 e 3 dell’ordinamento.
Michael O’Boyle Nicolas Bratza
Cancelliere Pr?sident

SENTENZA MASON ED ALTRI C. ITALIA

SENTENZA MASON ED ALTRI C. ITALIA

Testo Tradotto

Conclusion Exception pr?liminaire rejet?e (tardivet?) ; Violation de P1-1 ; Satisfaction ?quitable r?serv?e
QUATRI?ME SECTION
AFFAIRE MASON ET AUTRES c. ITALIE
(Requ?te no 43663/98)
ARR?T
STRASBOURG
17 mai 2005
D?FINITIF
12/10/2005
Cet arr?t deviendra d?finitif dans les conditions d?finies ? l?article 44 ? 2 de la Convention. Il peut subir des retouches de forme.  
En l?affaire Mason et autres c. Italie,
La Cour europ?enne des Droits de l?Homme (quatri?me section), si?geant en une chambre compos?e de :
Sir Nicolas Bratza, pr?sident,
MM. G. Bonello,
M. Pellonp??,
K. Traja,
L. Garlicki,
J. Borrego Borrego, juges,
Mme M. Del Tufo, juge ad hoc,
et de M. M. O?Boyle, greffier de section,
Apr?s en avoir d?lib?r? en chambre du conseil le 26 avril 2005,
Rend l?arr?t que voici, adopt? ? cette derni?re date :
PROC?DURE
1. A l?origine de l?affaire se trouve une requ?te (no 43663/98) dirig?e contre la R?publique italienne et dont six ressortissants de cet Etat, MM. E. M., O. M., M. M., G. M., B. S. et F. M. (? les requ?rants ?), avaient saisi la Commission europ?enne des Droits de l?Homme (? la Commission ?) le 24 d?cembre 1996 en vertu de l?ancien article 25 de la Convention de sauvegarde des Droits de l?Homme et des Libert?s fondamentales (? la Convention ?).
2. Les requ?rants sont repr?sent?s par le premier requ?rant. Le gouvernement italien (? le Gouvernement ?) est repr?sent? par son agent, M. I.M. Braguglia, et par son coagent, M. F. Crisafulli.
3. Les requ?rants all?guaient en particulier une atteinte injustifi?e ? leur droit au respect de leurs biens.
4. La requ?te a ?t? transmise ? la Cour le 1er novembre 1998, date d?entr?e en vigueur du Protocole no 11 ? la Convention (article 5 ? 2 du Protocole no 11).
5. La requ?te a ?t? attribu?e ? la premi?re section de la Cour (article 52 ? 1 du r?glement). Au sein de celle-ci, la chambre charg?e d?examiner l?affaire (article 27 ? 1 de la Convention) a ?t? constitu?e conform?ment ? l?article 26 ? 1 du r?glement. A la suite du d?port de M. V. Zagrebelsky, juge ?lu au titre de l?Italie (article 28), le Gouvernement a d?sign? Mme M. del Tufo pour si?ger en qualit? de juge ad hoc, pour si?ger ? sa place (articles 27 ? 2 de la Convention et 29 ? 1 du r?glement).
6. Par une d?cision du 29 janvier 2004, la chambre a d?clar? la requ?te partiellement recevable.
7. Tant les requ?rants que le Gouvernement ont d?pos? des observations ?crites sur le fond de l?affaire (article 59 ? 1 du r?glement). La chambre ayant d?cid? apr?s consultation des parties qu?il n?y avait pas lieu de tenir une audience consacr?e au fond de l?affaire (article 59 ? 3 in fine du r?glement), les parties ont chacune soumis des commentaires ?crits sur les observations de l?autre.
8. Le 1er novembre 2004, la Cour a modifi? la composition de ses sections (article 25 ? 1 du r?glement). La pr?sente requ?te a ?t? attribu?e ? la quatri?me section ainsi remani?e (article 52 ? 1).
EN FAIT
I. LES CIRCONSTANCES DE L?ESP?CE
9. Les requ?rants ?taient propri?taires de trois terrains constructibles sis ? Spinea, qu?ils avaient h?rit?s de deux diff?rentes personnes (? les auteurs?).
10. Le 23 avril 1980, le conseil municipal de Spinea approuva le projet de construction d?habitations ? loyer mod?r? sur les terrains.
11. Par un arr?t? du 28 juillet 1980, la municipalit? de Spinea autorisa l?occupation d?urgence des lots concern?s, ? savoir 39 693 m?tres carr?s au total, en vue de leur expropriation pour cause d?utilit? publique. Les 21 octobre et 5 d?cembre 1980, il y eut occupation mat?rielle.
A. L?expropriation du terrain
12. En application de la loi no 385 de 1980, la municipalit? de Spinea offrit un acompte sur l?indemnit? d?expropriation d?termin?e conform?ment ? la loi no 865 de 1971. La somme offerte, ? savoir 245 388 230 lires italiennes (ITL), ?tait calcul?e selon les r?gles en vigueur pour les terrains agricoles, c?est-?-dire en prenant pour base une valeur de 6 182 ITL par m?tre carr?, sous r?serve de la fixation de l?indemnisation d?finitive apr?s l?adoption d?une loi ?tablissant de nouveaux crit?res d?indemnisation pour les terrains constructibles.
13. Cette offre fut accept?e par les auteurs des requ?rants. Les 15 janvier, 14 mai et 12 juin 1981, ces derniers conclurent trois accords de cession des terrains (? cessione volontaria ?), par lesquels l?expropriation des terrains fut formalis?e. L?administration versa l?acompte et il fut convenu qu?une fois la nouvelle loi entr?e en vigueur et l?indemnit? d?finitive calcul?e, des int?r?ts seraient vers?s sur la diff?rence.
14. Par l?arr?t no 223 du 15 juillet 1983, la Cour constitutionnelle d?clara inconstitutionnelle la loi no 385 de 1980 qui soumettait l?indemnisation ? l?adoption d?une loi future.
15. En cons?quence de cet arr?t, la loi no 2359 de 1865, selon laquelle l?indemnit? d?expropriation d?un terrain correspondait ? la valeur marchande de celui-ci, d?ploya ? nouveau ces effets.
16. Par la suite, les auteurs des requ?rants sollicit?rent ? plusieurs reprises, en vain, la municipalit? pour que celle-ci fixe l?indemnit? d?finitive. A une date non pr?cis?e, l?auteur des trois premiers requ?rants d?c?da.
B. La proc?dure engag?e afin d?obtenir l?indemnisation
17. Etant donn? l?inertie de la municipalit?, le 12 janvier 1991, les trois premiers requ?rants et l?auteur des trois autres requ?rants assign?rent la municipalit? de Spinea devant le tribunal civil de Venise, en vue d?obtenir l?indemnit? d?expropriation calcul?e conform?ment ? la loi no 2359 de 1865.
18. Le 8 ao?t 1992 entra en vigueur la loi no 359 de 1992, qui pr?voyait dans son article 5 bis de nouveaux crit?res pour calculer l?indemnit? d?expropriation des terrains constructibles.
19. Par une d?cision du 14 janvier 1993, d?pos?e le 21 juillet 1993, le tribunal de Venise se d?clara incomp?tent et indiqua que le recours devait ?tre introduit devant la cour d?appel de Venise.
20. A une date non pr?cis?e, l?auteur des trois derniers requ?rants d?c?da.
21. Le 25 janvier 1994, les requ?rants reprirent la cause devant la cour d?appel de Venise.
22. Par une ordonnance du 24 mai 1994, la cour d?appel se r?serva de d?cider sur sa comp?tence. Le 20 juin 1995, la cour d?appel de Venise, estimant qu?elle n??tait ?galement pas comp?tente ? conna?tre de la cause, rendit une ordonnance par laquelle elle saisit la Cour de cassation sur la question de la comp?tence (? regolamento di competenza ?).
23. Par un arr?t du 22 novembre 1996, dont le texte fut d?pos? au greffe le 22 mai 1997, la Cour de cassation indiqua comme juge comp?tent le tribunal de Venise. A ce propos, les requ?rants soutiennent n?avoir eu connaissance du d?p?t de l?arr?t de la Cour de cassation que le 19 avril 2001.
24. Entre-temps, le 30 septembre 1995, la ville de Spinea avait d?clar? son ?tat de faillite (? stato di dissesto ?), conform?ment au d?cret l?gislatif no 77 du 25 f?vrier 1995.
25. Il ressort du dossier que la ville de Spinea chargea un expert d??valuer les terrains litigieux. Le rapport d?expertise ?tablit qu?en 1981, les terrains similaires ? ceux des requ?rants valaient 30 000 ITL le m?tre carr? et le terrain litigieux valait 20 000 ITL le m?tre carr? (valeur globale 793 860 000 ITL).
En 1997, le commissaire charg? de la gestion financi?re de la ville de Spinea (? le commissaire ?) fit trois propositions d?accord amiable aux requ?rants. Ceux-ci refus?rent ces propositions.
26. Le 20 juin 2001, les requ?rants reprirent la cause devant le tribunal civil de Venise.
27. En mars 2005, la proc?dure en indemnisation ?tait toujours pendante en premi?re instance.
II. LE DROIT ET LA PRATIQUE INTERNES PERTINENTS
28. La loi no 2359 de 1865, en son article 39, pr?voyait qu?en cas d?expropriation d?un terrain, l?indemnit? ? verser devait correspondre ? la valeur marchande du terrain au moment de l?expropriation.
29. L?article 42 de la Constitution, tel qu?interpr?t? par la Cour constitutionnelle (voir, parmi d?autres, l?arr?t no 138 du 6 d?cembre 1977), garantit, en cas d?expropriation, une indemnisation qui n?atteint pas la valeur marchande du terrain.
30. La loi no 865 de 1971 a introduit de nouveaux crit?res : tout terrain, qu?il f?t agricole ou constructible, devait ?tre indemnis? comme s?il s?agissait d?un terrain agricole.
31. Par l?arr?t no 5 de 1980, la Cour constitutionnelle a d?clar? inconstitutionnelle la loi no 865 de 1971, au motif que celle-ci traitait de mani?re identique deux situations tr?s diff?rentes, ? savoir qu?elle pr?voyait le m?me type d?indemnisation pour les terrains constructibles et les terrains agricoles.
32. Pour rem?dier ? cette situation, le Parlement adopta la loi no 385 du 29 juillet 1980, qui r?introduisait les crit?res venant d??tre d?clar?s inconstitutionnels mais cette fois ? titre provisoire : la loi disposait en effet que la somme vers?e ?tait un acompte devant ?tre compl?t? par une indemnit?, qui serait calcul?e sur la base d?une loi ? adopter pr?voyant des crit?res d?indemnisation sp?cifiques pour les terrains constructibles.
33. Par l?arr?t no 223 du 15 juillet 1983, la Cour constitutionnelle d?clara inconstitutionnelle la loi no 385 de 1980, au motif que celle-ci soumettait l?indemnisation en cas d?expropriation d?un terrain constructible ? l?adoption d?une loi future.
34. A la suite de l?arr?t no 223 de 1983, la loi no 2359 de 1865 d?ploya de nouveau ses effets ; par cons?quent, un terrain constructible devait ?tre indemnis? ? hauteur de sa valeur marchande (voir, par exemple, Cour de cassation, sec. I, arr?t no 13479 du 13 d?cembre 1991 ; sec. I, arr?t no 2180 du 22 f?vrier 1992).
35. La loi no 359 du 8 ao?t 1992, introduisit, en son article 5 bis, une mesure ? provisoire, exceptionnelle et urgente ?, tendant au redressement des finances publiques, valable jusqu?? l?adoption de mesures structurelles. Cette disposition s?appliquait ? toute proc?dure pendante.
36. L?article 5 bis dispose que l?indemnit? ? verser en cas d?expropriation d?un terrain constructible est calcul?e selon la formule suivante :
[[valeur marchande du terrain + total des rentes fonci?res des 10 derni?res ann?es] : 2] ? abattement de 40 %.
37. En pareil cas, l?indemnit? correspond ? 30 % de la valeur marchande. Sur ce montant, un imp?t de 20 % ? la source est appliqu? (imp?t pr?vu par l?article 11 de la loi no 413 de 1991).
38. L?abattement de 40 % est ?vitable si l?expropriation se fonde non pas sur un d?cret d?expropriation, mais sur un acte de ? cession volontaire ? du terrain, ou bien, comme en l?esp?ce, si l?expropriation a eu lieu avant l?entr?e en vigueur de l?article 5 bis (voir l?arr?t de la Cour constitutionnelle no 283 du 16 juin 1993). Dans ces cas-l?, l?indemnit? qui en r?sulte correspond ? 50 % de la valeur marchande. De ce montant il faudra encore d?duire ? 20 % ? titre d?imp?t (paragraphe 37 ci-dessus).
39. La Cour constitutionnelle a estim? que l?article 5 bis de la loi no 359 de 1992 et son application r?troactive ?taient compatibles avec la Constitution (arr?t no 283 du 16 juin 1993 ; arr?t no 442 du 16 d?cembre 1993), dans la mesure o? cette loi avait un caract?re urgent et provisoire.
40. Le R?pertoire des dispositions sur l?expropriation (d?cret du Pr?sident de la R?publique no 327 de 2001, successivement modifi? par le d?cret l?gislatif no 302 de 2002), entr? en vigueur le 30 juin 2003, a codifi? les dispositions existantes en mati?re d?expropriation et les principes ?labor?s par la jurisprudence en la mati?re.
41. L?article 37 du R?pertoire reprend pour l?essentiel les crit?res de fixation de l?indemnit? d?expropriation pr?vus par l?article 5 bis de la loi no 359 de 1992.
42. Lorsqu?une municipalit? d?clare son ?tat de faillite (stato di dissesto), conform?ment au d?cret l?gislatif no 77 du 25 f?vrier 1997, aucune proc?dure d?ex?cution ne peut ?tre engag?e ou poursuivie. Un commissaire charg? de la liquidation est nomm? par l?Etat. Apr?s v?rification du passif et de l?actif, le commissaire r?dige un compte rendu et le soumet pour approbation au minist?re de l?int?rieur.
43. La cession de terrain (? cessione volontaria) est l?une des mani?res pr?vues par la loi pour d?terminer l?indemnit? qui doit ?tre pay?e au propri?taire qui doit subir un transfert sous contrainte de son bien. Selon l?article 12 de la loi no 865 de 1971, le propri?taire peut, en cours d?expropriation, accepter l?offre d?indemnit? pr?liminaire qui lui est faite par l?administration. L?accord de cession a pour cons?quence le transfert de propri?t?, tout comme un d?cret d?expropriation (arr?t de la Cour de cassation, section I, 12 juillet 1994, no 6554).
EN DROIT
I. SUR L?EXCEPTION PR?LIMINAIRE DU GOUVERNEMENT
44. Dans ces observations sur le fond, le Gouvernement a plaid? que la requ?te a ?t? introduite tardivement dans la mesure o? les requ?rants se plaignent que l?indemnit? d?expropriation sera calcul?e en fonction de la loi no 359 de 1992. Selon le Gouvernement, le d?lai de six mois pr?vu ? l?article 35 de la Convention a commenc? ? courir le 8 ao?t 1992, soit ? la date de l?entr?e en vigueur de cette loi. A l?appui de ses all?gations, le Gouvernement cite l?affaire Miconi c. Italie (d?c.), no 66432/01, 6 mai 2004.
45. Les requ?rants s?opposent ? cette exception du Gouvernement, et font observer que leurs griefs portent sur l?impossibilit?, ? ce jour, d?obtenir une indemnisation.
46. La Cour rappelle qu?aux termes de l?article 55 de son r?glement, ? Si la Partie contractante d?fenderesse entend soulever une exception d?irrecevabilit?, elle doit le faire, pour autant que la nature de l?exception et les circonstances le permettent, dans les observations ?crites ou orales sur la recevabilit? de la requ?te (…) ?. Or, il ressort du dossier que cette condition ne se trouve pas remplie en l?esp?ce. Il y a donc forclusion.
47. En tout ?tat de cause, la Cour rel?ve qu?? la suite des accords de cession de leurs biens, l?administration a ?t? sollicit?e aux fins de verser l?indemnit? d?expropriation et a ?t? assign?e en justice, sans r?sultat. Les requ?rants ont alors introduit leur requ?te aupr?s de la Cour pour se plaindre de l?impossibilit? d?obtenir une compensation ?quitable pour l?expropriation de leurs terrains. Cela r?v?le l?existence d?une situation continue, qui subsiste ? l?heure actuelle, touchant au grief des requ?rants au respect de leurs biens, de sorte qu?? cet ?gard la r?gle des six mois ne saurait leur ?tre oppos?e (Malama c. Gr?ce, no 43662/98, ? 35, CEDH 2001-II). Enfin, s?il est vrai que la loi no 359 de 1992 a ?tabli des crit?res de calcul pour l?indemnisation, il est ?galement vrai qu?en 1992, les requ?rants ne pouvaient savoir quelle serait l?estimation de la valeur de leurs terrains faite par les juges nationaux et quelles seraient les cons?quences financi?res d?coulant de l?application concr?te de cette loi ? leur cas.
48. A la lumi?re de ces consid?rations, la Cour estime qu?il y a lieu de rejeter l?exception du Gouvernement.
II. SUR LA VIOLATION ALL?GU?E DE L?ARTICLE 1 DU PROTOCOLE No 1
49. Les requ?rants all?guent la violation de leur droit au respect des biens au motif qu?ils n?ont pas ?t? indemnis?s pour l?expropriation de leurs terrains. Ils invoquent l?article 1 du Protocole no 1, ainsi libell? :
? Toute personne physique ou morale a droit au respect de ses biens. Nul ne peut ?tre priv? de sa propri?t? que pour cause d?utilit? publique et dans les conditions pr?vues par la loi et les principes g?n?raux du droit international.
Les dispositions pr?c?dentes ne portent pas atteinte au droit que poss?dent les Etats de mettre en vigueur les lois qu?ils jugent n?cessaires pour r?glementer l?usage des biens conform?ment ? l?int?r?t g?n?ral ou pour assurer le paiement des imp?ts ou d?autres contributions ou des amendes. ?
A. Sur l?existence d?une ing?rence dans le droit de propri?t?
50. Cet article contient trois normes distinctes : la premi?re, qui s?exprime dans la premi?re phrase du premier alin?a et rev?t un caract?re g?n?ral, ?nonce le principe du respect de la propri?t? ; la deuxi?me, figurant dans la seconde phrase du m?me alin?a, vise la privation de propri?t? et la soumet ? certaines conditions ; quant ? la troisi?me, consign?e dans le second alin?a, elle reconna?t aux Etats le pouvoir, entre autres, de r?glementer l?usage des biens conform?ment ? l?int?r?t g?n?ral. Il ne s?agit pas pour autant de r?gles d?pourvues de rapport entre elles. La deuxi?me et la troisi?me ont trait ? des exemples particuliers d?atteintes aux biens ; d?s lors, elles doivent s?interpr?ter ? la lumi?re du principe consacr? par la premi?re (voir, entre autres, James et autres c. Royaume-Uni, arr?t du 21 f?vrier 1986, s?rie A no 98, pp. 29-30, ? 37, lequel reprend en partie les termes de l?analyse que la Cour a d?velopp?e dans son arr?t Sporrong et L?nnroth c. Su?de du 23 septembre 1982, s?rie A no 52, p. 24, ? 61 ; voir aussi les arr?ts Les saints monast?res c. Gr?ce du 9 d?cembre 1994, s?rie A no 301-A, p. 31, ? 56, et Iatridis c. Gr?ce [GC], no 31107/96, ? 55, CEDH 1999-II).
51. Les requ?rants all?guent avoir ?t? ? priv?s de leurs biens ? au sens de la deuxi?me phrase de l?article 1 du Protocole no 1.
52. Etant donn? que les terrains litigieux sont pass?s ? l?administration non pas ? la suite d?un d?cret d?expropriation, mais sur la base d?actes de cession, le Gouvernement soutient que le transfert de propri?t? en l?esp?ce ne rel?ve pas du droit public mais plut?t du droit priv?, ? savoir qu?il s?agit d?une libre vente. Le Gouvernement en conclut qu?en l?esp?ce il n?y a pas eu d?ing?rence dans le droit au respect des biens des requ?rants et que la situation d?nonc?e ne rel?ve pas de l?article 1 du Protocole no 1.
53. La Cour note que les parties s?accordent pour dire qu?il y a eu transfert de propri?t? au b?n?fice de l?administration, le seul point en litige ?tant si la situation litigieuse rel?ve ou non de l?article 1 du Protocole no 1.
54. Pour d?terminer s?il y a eu privation de biens au sens de la deuxi?me ? norme ?, il faut non seulement examiner s?il y a eu d?possession ou expropriation formelle, mais encore regarder au-del? des apparences et analyser la r?alit? de la situation litigieuse. La Convention visant ? prot?ger des droits ? concrets et effectifs ?, il importe de rechercher si ladite situation ?quivalait ? une expropriation de fait (Sporrong et L?nnroth, pr?cit?, pp. 24-25, ? 63).
55. La Cour rel?ve que les terrains litigieux ont ?t? occup?s en 1980 dans le cadre d?une proc?dure d?expropriation et que les actes de cession des terrains qui ont suivi se sont fond?s sur l?acceptation de la part des int?ress?s du montant offert ? titre d?acompte sur l?indemnit? d?expropriation. Par la suite, un contentieux judiciaire a ?t? instaur? par les requ?rants aux fins d?obtenir l?indemnit? d?finitive d?expropriation. Dans ces circonstances, la Cour voit mal comment l?on pourrait soutenir qu?il s?agit d?un contrat de libre vente alors qu?en l?esp?ce l?administration a agi dans le cadre de son pouvoir d?exproprier et que les requ?rants ont subi un transfert sous contrainte de leurs biens. En conclusion, la Cour estime que la privation de propri?t? litigieuse rel?ve de la deuxi?me phrase de l?article 1 du Protocole no 1.
B. Sur l?observation de l?article 1 du Protocole no 1
56. La Cour rappelle que l?article 1 du Protocole no 1 exige, avant tout et surtout, qu?une ing?rence de l?autorit? publique dans la jouissance du droit au respect des biens soit l?gale : la seconde phrase du premier alin?a de cet article n?autorise une privation de propri?t? que ? dans les conditions pr?vues par la loi ? et le second alin?a reconna?t aux Etats le droit de r?glementer l?usage des biens en mettant en vigueur des ? lois ?. De plus, la pr??minence du droit, l?un des principes fondamentaux d?une soci?t? d?mocratique, est une notion inh?rente ? l?ensemble des articles de la Convention (Amuur c. France, arr?t du 25 juin 1996, Recueil des arr?ts et d?cisions 1996-III, pp. 850-851, ? 50).
57. Il n?est pas contest? que les int?ress?s ont ?t? priv?s de leur propri?t? conform?ment ? la loi et que l?expropriation poursuit un but l?gitime d?utilit? publique. ?tant donn? que l?ing?rence litigieuse satisfait ? la condition de l?galit? et n?est pas arbitraire, l?absence d?indemnisation ne rend pas en tant que telle ill?gitime la mainmise de l?Etat sur les biens des requ?rants (voir, a contrario, Papamichalopoulos et autres c. Gr?ce (article 50), arr?t du 31 octobre 1995, s?rie A no 330-B, pp. 59-60, ? 36). D?s lors, il reste ? rechercher si, dans le cadre d?une expropriation licite, les requ?rants ont eu ? supporter une charge disproportionn?e et excessive.
58. La Cour rappelle qu?une mesure d?ing?rence dans le droit au respect des biens doit m?nager un juste ?quilibre entre les exigences de l?int?r?t g?n?ral de la communaut? et les imp?ratifs de la sauvegarde des droits fondamentaux de l?individu (voir, parmi d?autres, l?arr?t Sporrong et L?nnroth c. Su?de pr?cit?, p. 26, ? 69). Le souci d?assurer un tel ?quilibre se refl?te dans la structure de l?article 1 tout entier, donc aussi dans la seconde phrase qui doit se lire ? la lumi?re du principe consacr? par la premi?re. En particulier, il doit exister un rapport raisonnable de proportionnalit? entre les moyens employ?s et le but vis? par toute mesure privant une personne de sa propri?t? (Pressos Compania Naviera S.A. et autres c. Belgique, arr?t du 20 novembre 1995, s?rie A no 332, p. 23, ? 38).
59. Afin de d?terminer si la mesure litigieuse respecte le juste ?quilibre voulu et, notamment, si elle ne fait pas peser sur les requ?rants une charge disproportionn?e, il y a lieu de prendre en consid?ration les modalit?s d?indemnisation pr?vues par la l?gislation interne. A cet ?gard, la Cour a d?j? dit que sans le versement d?une somme raisonnablement en rapport avec la valeur du bien, une privation de propri?t? constitue normalement une atteinte excessive, et un manque total d?indemnisation ne saurait se justifier sur le terrain de l?article 1 que dans des circonstances exceptionnelles (Les saints monast?res c. Gr?ce, pr?cit?, p. 35, ? 71).
60. Les requ?rants font observer que, vint-cinq ans apr?s l?occupation de leur terrain et de vingt-quatre ans apr?s l?expropriation, ils n?ont pas encore re?u l?indemnit? d?finitive d?expropriation. Et cela malgr? qu?ils aient sollicit? la municipalit? aux fins d?obtenir cette indemnit? et malgr? l?action en justice qu?ils ont engag?e devant les juridictions nationales, qui, apr?s quatorze ans, est toujours sans r?sultat. Les requ?rants all?guent que les terrains expropri?s leur permettaient d?exercer la profession d?agriculteurs et se plaignent de leurs conditions de vie dans l?attente de l?indemnisation.
61. D?autre part, les requ?rants se plaignent du montant inad?quat de l?indemnit? d?expropriation qu?ils pourront obtenir ? l?issue de la proc?dure devant les juridictions nationales, en raison de l?application ? leur cause de l?article 5 bis de la loi no 359 de 1992, dont l?adoption est intervenue onze ans apr?s l?expropriation. A cet ?gard, les requ?rants all?guent qu?ils ne pourront obtenir qu?une somme nettement inf?rieure ? la valeur v?nale du terrain. En outre, l?indemnit? accord?e ne tiendra compte ni du manque ? gagner ni du retard dans le paiement. Enfin, l?indemnit? sera soumise ? un imp?t ? la source de 20 %, conform?ment ? la loi no413 de 1991.
62. En conclusion, selon les requ?rants, l?expropriation de leurs terrains n?est pas conforme ? l?article 1 du Protocole no 1.
63. Le Gouvernement soutient que l?expropriation litigieuse est conforme ? l?article 1 du Protocole no 1 et souligne que la l?galit? de l?expropriation n?a jamais ?t? mise en cause par les requ?rants, qui se bornent ? contester le retard dans le versement de l?indemnisation. Selon le Gouvernement, ce retard est imputable en premier lieu aux requ?rants, au motif qu?ils ont attendu 1991 avant d?assigner l?administration en justice et n?ont pas profit? de ce que la loi de 1865, pr?voyant l?indemnisation ? concurrence de la valeur marchande, avait red?ploy? ses effets. Pour ce qui est de la p?riode post?rieure ? 1991, le Gouvernement soutient que le retard dans le versement d?une indemnit? est d? aux opinions divergentes des juridictions nationales quant ? la comp?tence ? juger de la cause.
64. Quant ? l?applicabilit? au cas d?esp?ce de l?article 5 bis, le Gouvernement soutient d?une part que les requ?rants en sont responsables puisqu?ils ont attendu 1991 pour saisir les juridictions nationales d?un recours en indemnisation. D?autre part, le Gouvernement soutient que les requ?rants ont voulu l?application de cette nouvelle loi, dans la mesure o? dans les accords de cession conclus en 1981 sur la base de la loi no 385 de 1980, les auteurs des requ?rants ont accept? de soumettre la fixation de l?indemnit? d?expropriation ? l?adoption d?une loi future. Selon le Gouvernement la ? loi future ? ne peut ?tre la loi no 2359 de 1865, qui red?ploya ses effets ? compter de la d?claration d?inconstitutionnalit? du 15 juillet 1983 de la loi no 385 de 1980.
65. La Cour note que vingt-quatre ans se sont d?j? ?coul?s sans que les requ?rants aient re?u les indemnisations d?finitives, pourtant pr?vues par la l?gislation interne pertinente ? compter de l?arr?t de la Cour constitutionnelle no 223 du 15 juillet 1983. Elle rappelle que le caract?re ad?quat d?un d?dommagement diminuerait si le paiement de celui-ci faisait abstraction d??l?ments susceptibles d?en r?duire la valeur, tel l??coulement d?un laps de temps que l?on ne saurait qualifier de raisonnable (Akku? c. Turquie, arr?t du 9 juillet 1997, Recueil 1997-IV, pp. 1309-1310, ? 29). Il est ind?niable que le laps de temps en question est imputable ? l?Etat, sans que la complexit? de l?activit? de l?administration en la mati?re puisse justifier une dur?e comme celle en cause ici.
66. Par ailleurs, le fait que les requ?rants re?urent des indemnisations provisoires n?appara?t pas d?cisif, au vu du montant limit? de l?acompte calcul? comme s?il s?agissait de terrains agricoles. La Cour prend en compte la situation d?incertitude qui p?se aujourd?hui encore sur les requ?rants, en l?absence de fixation d?indemnit? et au vu entre autres de la situation financi?re de la ville de Spinea.
67. A la lumi?re de ces consid?rations, la Cour consid?re que les requ?rants ont d?j? eu ? supporter une charge sp?ciale et exorbitante qui a rompu le juste ?quilibre devant r?gner entre, d?une part, les exigences de l?int?r?t g?n?ral et, d?autre part, la sauvegarde du droit au respect des biens. De plus, la Cour consid?re que l?importance de la somme qui pourra ?tre octroy?e au terme de la proc?dure en cours ne compense pas l?absence de d?dommagement constat?e, et ne saurait ?tre d?terminante eu ?gard ? l?importance du laps de temps s??tant ?coul? depuis l?expropriation des terrains (voir, mutatis mutandis, Zubani c. Italie, arr?t du 7 ao?t 1996, Recueil 1996-IV, p. 1078, ? 49). En d?autres termes, le montant qui pourra ?ventuellement ?tre accord? aux requ?rants ? l?issue de la proc?dure n?a aucune incidence directe sur la question de la proportionnalit?, mais pourra ?ventuellement ?tre pris en compte aux fins d?une appr?ciation exacte des demandes de satisfaction ?quitable que les requ?rants formulent sur le terrain de l?article 41 de la Convention (Ex-roi de Gr?ce et autres c. Gr?ce [GC], no 25701/94, ? 98, CEDH 2000-XII).
68. Il y a donc eu violation de l?article 1 du Protocole no 1.
III. SUR L?APPLICATION DE L?ARTICLE 41 DE LA CONVENTION
69. Aux termes de l?article 41 de la Convention,
? Si la Cour d?clare qu?il y a eu violation de la Convention ou de ses Protocoles, et si le droit interne de la Haute Partie contractante ne permet d?effacer qu?imparfaitement les cons?quences de cette violation, la Cour accorde ? la partie l?s?e, s?il y a lieu, une satisfaction ?quitable. ?
A. Les requ?rants
70. Les requ?rants chiffrent ? 4 931 035 EUR l?indemnit? d?expropriation qui leur est due, obtenue par la diff?rence entre la valeur des terrains et l?acompte vers?. S?agissant de la partie non expropri?e et non construite de leur terrain, les requ?rants chiffrent l?indemnit? due ? 2 070 069, 66 EUR. S?agissant de la partie construite, les requ?rants estiment qu?en plus de l?indemnit? d?expropriation, ils ont droit ? une somme pour manque ? gagner et prennent en compte ? ces fins la valeur des immeubles construits. Le montant de 10 120 350 EUR correspond ? la somme de l?indemnit? due et de la valeur des immeubles construits.
71. Les requ?rants all?guent enfin avoir subi un dommage ? existentiel ? quant ? leurs conditions de vie pendant toute la p?riode concern?e. Ils sollicitent ? ce titre le versement de 1 600 000 EUR.
72. S?agissant du pr?judice moral, les requ?rants sollicitent 3 800 000 EUR. Ils all?guent que depuis vingt-quatre ans, avec leurs familles, ils vivent dans une situation d?incertitude et d?anxi?t?.
73. Quant aux frais et d?pens, les requ?rants s?en remettent ? la sagesse de la Cour tant pour le remboursement des frais de proc?dure devant les juridictions nationales que pour les frais devant la Cour.
B. Le Gouvernement
74. Le Gouvernement fait d?abord observer que la proc?dure en indemnisation engag?e par les requ?rants au niveau national est toujours pendante. Selon lui, cet ?l?ment doit ?tre pris en compte pour la satisfaction ?quitable, pour le cas o? la Cour conclurait ? la violation de l?article 1 du Protocole no 1 : si la Cour accordait une somme au titre d?une satisfaction ?quitable, les requ?rants pourraient ?tre indemnis?s deux fois. En outre, le juge national serait mieux plac? pour d?terminer l?indemnisation, par rapport ? la Cour qui ne pourrait en l?esp?ce que proc?der ? une ?valuation sommaire.
75. Le Gouvernement conteste ensuite les crit?res de calcul utilis?s par les requ?rants pour chiffrer leurs pr?tentions et soutient notamment que la valeur des immeubles construits ne peut pas entrer en ligne de compte. En outre, les calculs des requ?rants ne seraient pas ?tay?s. Le Gouvernement souligne enfin l?aptitude intransigeante des requ?rants, qui ont refus? les propositions de r?glement amiable. En conclusion, le Gouvernement soutient qu?aucune somme n?est due aux requ?rants. Toutefois, au cas o? la Cour parviendrait ? une conclusion diff?rente, le Gouvernement souhaite conna?tre les crit?res suivis par la Cour pour calculer la satisfaction ?quitable.
76. S?agissant du pr?judice moral, le Gouvernement soutient que le constat d?une violation fournirait en soi une satisfaction ?quitable suffisante. En tout ?tat de cause, le Gouvernement souligne que la somme demand?e par les requ?rants est excessive.
77. Quant aux frais et d?pens, le Gouvernement soutient que l?aptitude intransigeante et litigieuse des requ?rants a contribu? ? l?augmentation des frais pour la proc?dure nationale. Quant ? la proc?dure devant la Cour, le Gouvernement souligne que les requ?rants n?ont pas ?t? d?fendus par un avocat et s?en remet ? la sagesse de la Cour.
C. Appr?ciation de la Cour
78. La Cour estime que la question de l?application de l?article 41 ne se trouve pas en ?tat. En cons?quence, elle la r?serve compte tenu de la possibilit? d?un accord entre l?Etat d?fendeur et les int?ress?s (article 75 ?? 1 et 4 du r?glement).
PAR CES MOTIFS, LA COUR, ? l?UNANIMIT?,
1. Rejette, l?exception pr?liminaire du Gouvernement ;
2. Dit, qu?il y a eu violation de l?article 1 du Protocole no 1 ;
3. Dit, que la question de l?application de l?article 41 de la Convention ne se trouve pas en ?tat ;
en cons?quence,
a) la r?serve en entier ;
b) invite le Gouvernement et les requ?rants ? lui adresser par ?crit, dans le d?lai de trois mois ? compter du jour o? l?arr?t sera devenu d?finitif conform?ment ? l?article 44 ? 2 de la Convention, leurs observations sur cette question et notamment ? lui donner connaissance de tout accord auquel ils pourraient aboutir ;
c) r?serve la proc?dure ult?rieure et d?l?gue le pr?sident de la chambre le soin de la fixer au besoin.
Fait en fran?ais, puis communiqu? par ?crit le 17 mai 2005 en application de l?article 77 ?? 2 et 3 du r?glement.
Michael O?Boyle Nicolas Bratza
Greffier Pr?sident

ARR?T MASON ET AUTRES c. ITALIE

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