AFFAIRE GIANNI + 8 AUTRES c. ITALIE - A.N.P.T.ES.
A.N.P.T.ES. Associazione Nazionale per la Tutela degli Espropriati. Oltre 5.000 espropri trattati in 15 anni di attività.
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Testo originale e tradotto della sentenza selezionata

AFFAIRE GIANNI + 8 AUTRES c. ITALIE

Tipologia: Sentenza
Importanza: 3
Articoli: 41, 29, P1-1
Numero: 35941/03/2006
Stato: Italia
Data: 2006-03-30 00:00:00
Organo: Sezione Prima
Testo Originale

Conclusione Violazione di P1-1; Soddisfazione equa riservata
PRIMA SEZIONE
CAUSA GIANNI + 8 ALTRI C. ITALIA
( Richiesta no 35941/03)
SENTENZA
STRASBURGO
30 marzo 2006
DEFINITIVO
30/06/2006
Questa sentenza diventer� definitiva nelle condizioni definite all’articolo 44 � 2 della Convenzione. Pu� subire dei ritocchi di forma.

Nella causa Gianni + 8 altri c. Italia,
La Corte europea dei Diritti dell’uomo, prima sezione, riunendosi in una camera composta da:
IL SIG. C.L. Rozakis, presidente, la
Sig.ra F. Tulkens, il
Sig. P. Lorenzen, la Sig.ra N. Vajic,
Sigg. V. Zagrebelsky, D. Spielmann, S.E. Jebens, giudici, e del Sig. S. Quesada, cancelliere aggiunto di sezione,
Dopo avere deliberato in camera del consiglio il 9 marzo 2006,
Rende la sentenza che ha, adottata a questa data,:
PROCEDIMENTO
1. All’origine della causa si trova una richiesta (no 35941/03) diretta contro la Repubblica italiana e in cui nove cittadini di questo Stato, il Sig. P. G., primo richiedente, la Sig.ra A. G., secondo richiedente, la Sig.ra G. G., terzo richiedente, la Sig.ra S. P., quarto richiedente, il Sig. P. G., quinto richiedente, e la Sig.ra C. M., sesto richiedente, il Sig. G. G., settimo richiedente, il Sig. G. G. (ottavo che richiede), la Sig.ra O. G. (nono richiedente), hanno investito la Corte il 12 novembre 2003 in virt� dell’articolo 34 della Convenzione di salvaguardia dei Diritti dell’uomo e delle Libert� fondamentali (“la Convenzione”).
2. I richiedenti sono rappresentati dal Sig. G. L., avvocato a Roma. Il governo italiano (“il Governo”) � rappresentato dal suo agente, il Sig. I. M. Braguglia, dal suo coagente, il Sig. F. Crisafulli, e dal suo coagente aggiunto, il Sig. N. Lettieri.
3. Il 24 marzo 2005, la prima sezione ha dichiarato la richiesta parzialmente inammissibile e ha deciso di comunicare la lagnanza derivata dall’articolo 1 del Protocollo no 1 al Governo. Avvalendosi delle disposizioni dell’articolo 29 � 3, ha deciso che sarebbero state esaminate l’ammissibilit� e la fondatezza della causa allo stesso tempo.
IN FATTO
I. LE CIRCOSTANZE DELLO SPECIFICO
4. I richiedenti sono nati rispettivamente nel 1950, 1956, 1947, 1927, 1971, 1938, 1941, 1957 e 1939 e risiedono rispettivamente a Villanova di Guidonia, Roma, e Roma.
5. I quattro primi richiedenti e due altre persone (“i donatori”) erano proprietari di un terreno edificabile di 6 398 metri quadrati ubicati a Roma e registrato al catasto, foglio 662, appezzamento 28.
6. Gli altri cinque richiedenti sono successi ai due donatori durante il procedimento dinnanzi alle giurisdizioni interne.
7. Con un’ordinanza del 5 febbraio 1980, approvata il 6 marzo 1980 dal comitato regionale di controllo (“CO.RE.CO.”), la municipalit� di Roma approv� il progetto di costruzione di una rete di canali sul terreno dei quattro primi richiedenti e dei due donatori, fissando per l’adozione di un decreto di espropriazione un termine di cinque anni con decorrenza dalla data in cui l’ordinanza sarebbe diventata esecutiva.
8. Con un’ordinanza del 12 maggio 1981, la municipalit� di Roma autorizz� l’occupazione di emergenza di questo terreno in vista della sua espropriazione a causa di utilit� pubblica per procedere alla costruzione della rete di canali.
9. Il 27 agosto 1981, la municipalit� procedette all’occupazione materiale del terreno ed inizi� i lavori di costruzione.
10. Con un atto di citazione notificato il 26 febbraio 1990, i richiedenti introdussero dinnanzi al tribunale di Roma un’azione in danno-interessi contro la municipalit� di Roma.
11. Facevano valere che l’occupazione del terreno era illegale al motivo che questa si era prolungata al di l� del termine autorizzato e che i lavori di costruzione si erano conclusi senza che si fosse proceduto all’espropriazione formale del terreno ed al pagamento di un’indennit�. Riferendosi alla giurisprudenza della Corte di cassazione in materia di espropriazione indiretta, occupazione acquisitiva, i richiedenti adducevano che in seguito al completamento del lavoro pubblico, il loro diritto di propriet� era stato neutralizzato e che, di conseguenza, non era loro possibile chiedere la restituzione del terreno controverso, ma solamente dei danno-interessi. Richiedevano una somma corrispondente al valore venale del terreno, cos� come un’indennit� di occupazione.
12. Con un giudizio depositato alla cancelleria il 14 febbraio 1995, il tribunale di Roma deliber� che l’ordinanza del 5 febbraio 1980 doveva considerarsi esecutiva con decorrenza dalla data della sua adozione. Tenuto conto del fatto che nessuno decreto di espropriazione era stato pronunciato nei cinque seguente anni il momento in cui questa misura era diventata esecutiva, l’occupazione doveva considerarsi come illegale a partire dal 5 febbraio 1985. Di conseguenza, il tribunale dichiar� prescritto il diritto dei richiedenti al risarcimento conseguente la perdita del loro terreno per effetto dell’espropriazione indiretta, per il motivo che l’azione in giustizia era stata introdotta pi� di cinque anni dopo il 5 febbraio 1985.
13. Con due atti notificati rispettivamente il 16 gennaio e il 12 marzo 1996, i richiedenti interposero appello a questo giudizio dinnanzi alla corte di appello di Roma. Facevano valere in particolare che l’ordinanza del 5 febbraio 1980 era diventata esecutiva a partire dal 6 marzo 1980 e che dunque l’occupazione del terreno era diventata illegale a partire dal 6 marzo 1985. Di conseguenza, secondo i richiedenti, la loro domanda di risarcimento non poteva essere considerata come tardiva, dato che l’azione dinnanzi al tribunale era stata introdotta meno di cinque anni dopo il 6 marzo 1985.
14. Con una sentenza depositaa alla cancelleria il 16 novembre 1998, la corte di appello di Roma respinse l’appello, deliberando che il diritto dei richiedenti al risarcimento era prescritto.
15. Con un ricorso notificato il 16 novembre 1999, i richiedenti attaccarono la sentenza della corte di appello dinnanzi alla Corte di cassazione, facendo valere in particolare che il loro diritto al risarcimento non poteva considerarsi come prescritto, dato che l’occupazione del terreno era diventata illegale a contare dal 6 marzo 1985 e non dal 5 febbraio 1985.
16. Con un’ordinanza depositata alla cancelleria il 20 giugno 2001, la Corte di cassazione rinvi� la richiesta dinnanzi alle sue sezioni unite.
17. Con una sentenza depositata alla cancelleria il 15 maggio 2003, resa nella sua composizione a sezioni unite, la Corte di cassazione accolse il ricorso dei richiedenti e rinvi� la causa ad un’altra sezione della corte di appello di Roma. Secondo la Corte di cassazione, l’ordinanza del 5 febbraio 1980 era diventata esecutiva a contare dal 6 marzo 1980 e l’occupazione del terreno era diventata dunque illegale a contare dal 6 marzo 1985. Di conseguenza, il diritto dei richiedenti all’ottenimento del risarcimento conseguente alla privazione del loro terreno per effetto dell’espropriazione indiretta, non poteva considerarsi come prescritto.
18. In quanto alla quantificazione del risarcimento dovuto ai richiedenti per la perdita del terreno, la Corte di cassazione deliber� che simile calcolo dovesse essere effettuato dalla corte di appello alla quale la causa era rinviata, tenuto conto del fatto che la sentenza annullata non conteneva nessuna quantificazione del risarcimento e che una perizia si rivelava necessaria per calcolarne l’importo.
19. Con un atto di citazione notificato il 25 giugno 2004, i richiedenti citarono la municipalit� dinnanzi alla corte di appello di Roma, chiedendo il versamento di una somma corrispondente al valore venale del terreno, cos� come di un’indennit� di occupazione.
20. Risulta dalla pratica che questo procedimento � sempre pendente.
II. IL DIRITTO E LA PRATICA INTERNI PERTINENTI
a) L’occupazione di emergenza di un terreno
21. In dritto italiano, il procedimento accelerato di espropriazione permette all’amministrazione di occupare un terreno e di costruire prima dell’espropriazione. Una volta dichiarato di utilit� pubblica il lavoro da realizzare ed adottato il progetto di costruzione, l’amministrazione pu� decretare l’occupazione di emergenza delle zone da espropriare per una durata determinata che non supera cinque anni, articolo 20 della legge no 865 del 1971. Questo decreto diventa nullo se l’occupazione materiale del terreno non ha luogo nei tre seguenti mesi la sua promulgazione. Prima della fine del periodo di occupazione autorizzata, un decreto di espropriazione formale deve essere preso.
22. L’occupazione autorizzata di un terreno d� diritto ad un’indennit� di occupazione. La Corte costituzionale ha riconosciuto, nella sua sentenza no 470 del 1990, un diritto di accesso immediato ad un tribunale ai fini di richiedere l’indennit� di occupazione appena il terreno � occupato materialmente, senza bisogno di aspettare che l’amministrazione proceda ad un’offerta di indennizzo.
b) Il principio dell’espropriazione indiretta (“occupazione acquisitiva” o “accessione invertita”)
23. Negli anni 1970, parecchie amministrazioni locali procedettero ad occupazioni di emergenza di terreni che non furono seguite da decreti di espropriazione. Le giurisdizioni italiane si trovarono di fronte a casi in cui il proprietario di un terreno aveva perso di facto la disponibilit� di questo in ragione dell’occupazione e del compimento di lavori di costruzione di un lavoro pubblico. Restava da sapere se, semplicemente per effetto dei lavori effettuati, l’interessato aveva perso anche la propriet� terreno.
1. La giurisprudenza prima della sentenza no 1464 del 1983 della Corte di cassazione
24. La giurisprudenza era molto divisa sul punto di sapere quale erano gli effetti della costruzione di un lavoro pubblico su un terreno occupato illegalmente. Per occupazione illegale, bisogna intendere un’occupazione illegale ab initio, o un’occupazione inizialmente autorizzata e diventata in seguito senza titolo, essendo stato annullato il titolo o proseguendo l’occupazione al di l� della scadenza autorizzata senza che un decreto di espropriazione fosse intervenuto.
25. Secondo una prima giurisprudenza, il proprietario del terreno occupato dall’amministrazione non perdeva la propriet� terreno dopo il completamento del lavoro pubblico. Tuttavia, non poteva chiedere una rimessa in stato del terreno e poteva impegnare unicamente un’azione in danni ed interessi per occupazione abusiva, non sottoposta ad un termine di prescrizione poich� l’illegalit� derivante dall’occupazione era permanente. L’amministrazione poteva adottare in ogni momento una decisione formale di espropriazione; in questo caso, l’azione in danno-interessi si trasformava in controversia riguardante l’indennit� di espropriazione ed i danno-interessi erano dovuti solamente per il periodo anteriore al decreto di espropriazione per il non-godimento del terreno (vedere, tra altri, le sentenze della Corte di cassazione no 2341 del 1982, no 4741 di 1981, no 6452 e no 6308 del 1980).
26. Secondo una seconda giurisprudenza, il proprietario del terreno occupato dall’amministrazione non perdeva la propriet� del terreno e poteva chiederne la rimessa in stato, quando l’amministrazione aveva agito senza che ci fosse stata utilit� pubblica (vedere, per esempio, Corte di cassazione, sentenza no 1578 del 1976, sentenza no 5679 del 1980).
27. Secondo una terza giurisprudenza, il proprietario del terreno occupato dall’amministrazione perdeva automaticamente la propriet� terreno nel momento della trasformazione irreversibile del bene, ovvero nel momento del completamento del lavoro pubblico. L’interessato aveva il diritto di chiedere dei danno-interessi (vedere la sentenza no 3243 del 1979 della Corte di cassazione).
2. La sentenza no 1464 del 1983 della Corte di cassazione
28. Con una sentenza del 16 febbraio 1983, la Corte di cassazione, deliberando in camere riunite, risolse il conflitto di giurisprudenza ed adott� la terza soluzione. Cos� fu consacrato il principio dell’espropriazione indiretta, accessione invertita od occupazione acquisitiva. In virt� di questo principio, il potere pubblico acquista ab origine la propriet� di un terreno senza procedere ad un’espropriazione formale quando, dopo l’occupazione del terreno, ed a prescindere dalla legalit� dell’occupazione, il lavoro pubblico � stato realizzato. Quando l’occupazione � ab initio senza titolo, il trasferimento di propriet� ha luogo nel momento del completamento del lavoro pubblico. Quando l’occupazione del terreno � stata autorizzata inizialmente, il trasferimento di propriet� ha luogo alla scadenza del periodo di occupazione autorizzata. Nella stessa sentenza, la Corte di cassazione precis� che, in ogni caso di espropriazione indiretta, l’interessato ha diritto ad un risarcimento integrale, del terreno avendo avuto luogo senza titolo l’acquisizione. Questo risarcimento non � versato tuttavia, automaticamente; incombe sull’interessato di richiedere dei danno-interessi. Inoltre, il diritto a risarcimento � abbinato al termine di prescrizione contemplata in caso di responsabilit� da delitto, ovvero cinque anni, che cominciano a decorrere dal momento della trasformazione irreversibile del terreno.
3. La giurisprudenza dopo la sentenza no 1464 del 1983 della Corte di cassazione
a) La prescrizione
29. In un primo tempo, la giurisprudenza considerava che nessuno termine di prescrizione doveva applicarsi, poich� l’occupazione senza titolo del terreno costituiva un atto illegale continuo. La Corte di cassazione, nella sua sentenza no 1464 del 1983, afferm� che il diritto a risarcimento era sottoposto ad un termine di prescrizione di cinque anni. In seguito, la prima sezione della Corte di cassazione afferm� che un termine di prescrizione di dieci anni doveva applicarsi, sentenze no 7952 di 1991 e no 10979 del 1992. Con una sentenza del 22 novembre 1992, la Corte di cassazione deliberando in camere riunite ha troncato definitivamente la questione, stimando che il termine di prescrizione � di cinque anni e che comincia a decorrere dal momento della trasformazione irreversibile del terreno.
b) La sentenza no 188 del 1995 della Corte costituzionale
30. In questa sentenza, la Corte costituzionale ha giudicato compatibile con la Costituzione il principio dell’espropriazione indiretta, nella misura in cui questo principio si � radicato in una disposizione legislativa, ovvero l’articolo 2043 del codice civile che regola la responsabilit� da delitto. Secondo questa sentenza, il fatto che l’amministrazione diventi proprietaria di un terreno traendo utile dal suo comportamento illegale non d� nessun problemi sul piano costituzionale, poich� l’interesse pubblico, ovvero la conservazione del lavoro pubblico, prevale sull’interesse dell’individuo, e dunque sul diritto di propriet� di questo ultimo. La Corte costituzionale ha giudicato compatibile con la Costituzione l’applicazione all’azione in risarcimento del termine di prescrizione di cinque anni, come previsto dall’articolo 2043 del codice civile per responsabilit� da delitto.
c) Caso di mancata applicazione del principio dell’espropriazione indiretta
31. Gli sviluppi della giurisprudenza mostrano che il meccanismo con il quale la costruzione di un lavoro pubblico provoca il trasferimento di propriet� del terreno a favore dell’amministrazione conosce delle eccezioni.
32. Nella sua sentenza no 874 del 1996, il Consiglio di stato ha affermato che non c’� espropriazione indiretta quando le decisioni dell’amministrazione ed il decreto di occupazione di emergenza sono state annullate dalle giurisdizioni amministrative; se cos� non fosse, la decisione giudiziale sarebbe svuotata di sostanza.
33. Nella sua sentenza no 1907 del 1997, la Corte di cassazione deliberando in camere riunite ha affermato che l’amministrazione non diventa proprietaria di un terreno quando le decisioni che ha adottato e la dichiarazione di utilit� pubblica devono essere considerat4 come nulli ab initio. In questo caso, l’interessato mantiene la propriet� dal terreno e pu� chiedere la restitutio in integrum. Pu�, come alternativa, chiedere dei danno-interessi. L’illegalit� in questi casi ha un carattere permanente e nessuno termine di prescrizione viene applicato.
34. Nella sentenza no 6515 del 1997, la Corte di cassazione deliberanodo in camere riunite ha affermato che non c’� trasferimento di propriet� quando la dichiarazione di utilit� pubblica � stata annullata dalle giurisdizioni amministrative. In questo caso, il principio dell’espropriazione indiretta non si applica dunque. L’interessato mantenendo la propriet� dal terreno, ha la possibilit� di chiedere la restitutio in integrum. L’introduzione di una domanda in danno-interessi provoca una rinuncia alla restitutio in integrum. Il termine di prescrizione di cinque anni comincia a decorrere dal momento in cui la decisione del giudice amministrativo diventa definitiva.
35. Nella sentenza no 148 del 1998, la prima sezione della Corte di cassazione ha seguito la giurisprudenza delle camere riunite e ha affermato che il trasferimento di propriet� per effetto dell’espropriazione indiretta non ha luogo quando la dichiarazione di utilit� pubblica alla quale il progetto di costruzione era abbinato � stata considerata come invalida ab initio.
36. Nella sentenza no 5902 del 2003, la Corte di cassazione in camere riunite ha riaffermato che non c’� trasferimento di propriet� in mancanza di dichiarazione di utilit� pubblica valida.
37. Conviene confrontare questa giurisprudenza con la legge no 458 del 1988 e col Repertorio delle disposizioni sull’espropriazione, entrati in vigore il 30 giugno 2003, paragrafi 48-49 sotto.
4. La legge no458 del 27 ottobre 1988
38. Ai termini dell’articolo 3 di questa legge, “Il proprietario di un terreno, utilizzato per la costruzione di edifici pubblici e di case popolari, ha diritto al risarcimento del danno subito, in seguito ad un’espropriazione dichiarata illegale tramite una decisione passata in forza di cosa giudicata, ma non pu� pretendere alla restituzione del suo bene. Ha anche dritto, ne pi� del risarcimento del danno, alle somme dovute in ragione del deprezzamento monetario ed a queste menzionate all’articolo 1224 � 2 del codice civile e questo a contare dal giorno dell’occupazione illegale.”
39. Interpretando l’articolo 3 della legge di 1988, la Corte costituzionale, nella sua sentenza del 12 luglio 1990 (n� 384), ha considerato: “Con la disposizione attaccata, il legislatore, tra gli interessi dei proprietari dei terreni – ottenere in caso di espropriazione illegale la restituzione dei terreni – e l’interesse pubblico – concretizzato dalla destinazione di questi beni alle finalit� di costruzioni residenziali pubbliche alle condizioni favorevoli o convenzionate – ha dato la precedenza a questo ultimo interesse.”
5. L’importo del risarcimento in caso di espropriazione indiretta
40. Secondo la giurisprudenza di 1983 della Corte di cassazione in materia di espropriazione indiretta, un risarcimento integrale del danno subito, sotto forma di danno-interessi per la perdita del terreno, era dovuta all’interessato in compenso della perdita di propriet� che provoca l’occupazione illegale.
41. La legge di bilancio del 1992, articolo 5 bis della decreto-legge no 333 del 11 luglio 1992, modific� questa giurisprudenza, nel senso che l’importo dovuto in caso di espropriazione indiretta non poteva superare l’importo dell’indennit� contemplata per il caso di un’espropriazione formale. Con la sentenza no 369 del 1996, la Corte costituzionale dichiar� incostituzionale questa disposizione.
42. In virt� della legge di bilancio no 662 del 1996 che segu� la disposizione dichiarata incostituzionale, l’indennizzo integrale non poteva essere accordato per un’occupazione di terreno che aveva avuto luogo prima del 30 settembre 1996. In questa ottica, l’indennizzo equivaleva all’importo dell’indennit� contemplata nel caso di un’espropriazione formale, nell’ipotesi pi� favorevole al proprietario, mediante un aumento del 10%.
43. Con la sentenza no 148 del 30 aprile 1999, la Corte costituzionale ha giudicato simile indennit� compatibile con la Costituzione. Tuttavia, nella stessa sentenza, la Corte ha precisato che un’indennit� integrale, a concorrenza del valore venale del terreno, pu� essere richiesta quando l’occupazione e la privazione del terreno non hanno avuto luogo a causa di utilit� pubblica.
6. La giurisprudenza dopo le sentenze della Corte del 30 maggio 2000 nelle cause Belvedere Alberghiera e Carbonara e Ventura
44. Con le sentenze no 5902 e 6853 del 2003, la Corte di cassazione in camere riunite si � pronunciata di nuovo sul principio dell’espropriazione indiretta, facendo riferimento alle due sentenze precitate della Corte.
45. Alla vista della constatazione di violazione dell’articolo 1 del protocollo no 1 nelle cause sopra, la Corte di cassazione ha affermato che il principio dell’espropriazione indiretta sostiene un ruolo importante nella cornice del sistema giuridico italiano e che � compatibile con la Convenzione.
46. Pi� specificamente, la Corte di cassazione-dopo avere analizzato la storia del principio dell’espropriazione indiretta – ha detto che in materia dell’uniformit� della giurisprudenza, il principio dell’espropriazione indiretta deve essere considerato come pienamente “prevedibile” a contare del 1983. Per questo fatto, l’espropriazione indiretta deve essere considerata come rispettosa del principio di legalit�. In quanto alle occupazioni di terreno che hanno luogo senza dichiarazione di utilit� pubblica, la Corte di cassazione ha affermato che queste non sono atte a trasferire la propriet� del bene allo stato. In quanto all’indennizzo, la Corte di cassazione ha affermato che, anche se � inferiore al danno subito dall’interessato, ed in particolare al valore del terreno, l’indennizzo dovuto in caso di espropriazione indiretta � sufficiente per garantire un “giusto equilibrio” tra le esigenze dell’interesse generale della comunit� e gli imperativi della salvaguardia dei diritti fondamentali dell’individuo.
47. Investito di un ricorso in esecuzione di una decisione giudiziale definitiva che annulla la dichiarazione di utilit� pubblica riguardante un procedimento di espropriazione, vista la domanda della parte richiesta che tende ad ottenere la restituzione del terreno occupato e trasformato nel frattempo, il Consiglio di stato, nella sua sentenza no 2/2005 del 29 aprile 2005 resa in seduta plenaria, si � pronunciato sul punto di sapere se la trasformazione irreversibile di suddetto terreno in seguito alla costruzione del lavoro “pubblico” poteva costituire una ragione di diritto che impedisce la restituzione del terreno. Il Consiglio di stato ha risposto negativamente. Ci� facendo, ha:
a) riconosciuto che il principio giurisprudenziale dell’espropriazione indiretta � inadempiente in quanto al bisogno di sicurezza giuridica, per ci� che riguarda tra altri il punto di sapere in quale data il lavoro pubblico deve essere considerato come “realizzato” e dunque in quale data ci sia stato trasferimento di propriet� a favore dello stato;
b) reso omaggio alla giurisprudenza della Corte, ed in particolare alla sentenza Belvedere Alberghiera Srl c. Italia, affermando che, a fronte di una domanda di restituzione di un bene illegalmente occupato e trasformato, il lavoro realizzato dalle autorit� pubbliche non pu�, in quanto tale, costituire un ostacolo assoluto alla restituzione,;
c) interpretato l’articolo 43 del Repertorio, paragrafo 46 sotto, nel senso in cui la non-restituzione di un terreno pu� essere ammessa solamente in casi eccezionali, ovvero quando l’amministrazione invoca un interesse pubblico particolarmente contrassegnato dalla conservazione del lavoro;
d) affermato, in questo contesto, che l’espropriazione indiretta non potrebbe costituire un’alternativa (“una mera alternativa”) ad un procedimento di espropriazione in buona e dovuta forma.
7. Il Repertorio delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di espropriazione a causa di utilit� pubblica, qui di seguito “il Repertorio,
48. Il 30 giugno 2003 � entrato in vigore il Decreto Presidenziale no 327 del 8 giugno 2001, modificato dal Decreto legislativo no 302 del 27 dicembre 2002, e che regola il procedimento di espropriazione. Il Repertorio codifica le disposizioni e la giurisprudenza esistenti in materia. In particolare, codifica il principio dell’espropriazione indiretta. Il Repertorio che non si applica ai casi di occupazione sopraggiunti anteriormente al 1996 e non si applica dunque nello specifico, si � sostituito, a partire dalla sua entrata in vigore, all’insieme della legislazione di espropriazione della giurisprudenza precedente in materia.
49. Al suo articolo 43, il Repertorio contempla che in mancanza di un decreto di espropriazione, o in mancanza di dichiarazione di utilit� pubblica, un terreno trasformato in seguito alla realizzazione di un lavoro pubblico � acquisito al patrimonio dell’autorit� che l’ha trasformato; dei danno-interessi sono accordati in compenso. L’autorit� pu� acquisire un bene anche quando o il piano di urbanistica o la dichiarazione di utilit� pubblica sono stati annullati. Il proprietario pu� chiedere al giudice la restituzione del terreno. L’autorit� in causa si pu� opporre. Quando il giudice decide di non ordinare la restituzione del terreno, il proprietario ha diritto ad un risarcimento.

IN DIRITTO
I. SULLA VIOLAZIONE ADDOTTA DELL’ARTICOLO 1 DEL PROTOCOLLO NO 1
50. I richiedenti adducono essere stati privati del loro terreno in circostanze incompatibili con l’articolo 1 del Protocollo no 1, cos� formulato,:
“Ogni persona fisica o giuridica ha diritto al rispetto dei suoi beni. Nessuno pu� essere privato della sua propriet� se non a causa di utilit� pubblica e nelle condizioni previste dalla legge e dai principi generali del diritto internazionale.
Le disposizioni precedenti non recano offesa al diritto che possiedono gli Stati di mettere in vigore le leggi che giudicano necessarie per regolamentare l’uso dei beni conformemente all’interesse generale o per garantire il pagamento delle imposte o di altri contributi o delle multe. “
A. Sull’ammissibilit�
51. Il Governo solleva un’eccezione di non-esaurimento delle vie di ricorso interne basata su due risvolti.
52. In quanto al primo risvolto, il Governo fa osservare che il procedimento � sempre pendente dinnanzi alla corte di appello di Roma.
53. In quanto al secondo risvolto, il Governo fa valere che, tenuto conto della sentenza del Consiglio di stato no 2/2005 del 29 aprile 2005, paragrafo 47 sopra, i richiedenti avrebbero dovuto iniziare un’azione dinnanzi alle giurisdizioni amministrative per ottenere la restituzione del terreno.
54. I richiedenti si oppongono alla tesi del Governo.
55. La Corte stima, alla luce dell’insieme degli argomenti delle parti, che questa eccezione � legata strettamente in fondo alla richiesta e decide di unirla al merito. Constata che la richiesta non � manifestamente male fondata al senso dell’articolo 35 � 3 della Convenzione. Rileva peraltro che questa non si scontra con nessuno altro motivo di inammissibilit�. Conviene dichiararla ammissibile dunque.
B. Sul merito
1. Tesi delle parti
a) Il Governo
56. Il Governo fa osservare che, nel caso specifico, si tratta di un’occupazione di terreno nella cornice di un procedimento amministrativo che si fonda su una dichiarazione di utilit� pubblica. Il Governo ammette che il procedimento di espropriazione non � stato messo in opera nei termini previsti dalla legge, nella misura in cui nessuno decreto di espropriazione � stato adottato.
57. Primariamente, ci sarebbe stata utilit� pubblica, il che non � stato rimesso in causa dalle giurisdizioni nazionali.
58. Secondariamente, la privazione del bene come risulta dall’espropriazione indiretta sarebbe “contemplata dalla legge.” Secondo il Governo, il principio dell’espropriazione indiretta deve essere considerato come facente parte del diritto positivo a partire al pi� tardi dalla sentenza della Corte di cassazione no 1464 del 1983. La giurisprudenza ulteriore avrebbe confermato questo principio ed avrebbe precisato certi aspetti della sua applicazione e, inoltre, questo principio sarebbe stato riconosciuto dalla legge no 458 del 27 ottobre 1988 e dalla legge di bilancio no 662 del 1996.
59. Il Governo conclude che a partire dal 1983, le regole dell’espropriazione indiretta erano perfettamente prevedibili, chiare ed accessibili a tutti i proprietari di terreni.
60. A questo riguardo, il Governo ricorda che la giurisprudenza della Corte ha riconosciuto che l’idea di legge � comprensiva dei principi generali enunciati o implicati da lei (Winterwerp c. Paesi Bassi, sentenza del 24 ottobre 1979, serie A no 33 � 45) cos� come del diritto non scritto, vedere la sentenza Sunday Time c. Regno Unito (no 1) del 26 aprile 1979, serie A no 30, � 47.
61. Segue che la giurisprudenza consolidata della Corte di cassazione non potrebbe essere esclusa dalla nozione di legge al senso della Convenzione.
62. Il Governo ricorda che in una causa tedesca, Forrer-Niedenthal c. Germania, sentenza del 20 febbraio 2003, la Corte ha considerato una legge tedesca del 1997 come sufficiente, malgrado la sua imprevedibilit� manifesta, per fornire una base legale alle decisioni che hanno privato il richiedente di ogni protezione contro l’attentato portato alla sua propriet�. Il Governo chiede alla Corte di applicare lo stesso criterio di giudizio alla presente causa.
63. In quanto alla qualit� della legge, il Governo riconosce che il fatto che un decreto di espropriazione non sia stato pronunciato � in s� una trasgressione alle regole che presiedono il procedimento amministrativo.
64. Tuttavia, tenuto conto di ci� che il terreno � stato trasformato in modo irreversibile in ragione della costruzione di un opera di utilit� pubblica, la restituzione di questo non � pi� possibile.
65. Il Governo definisce l’espropriazione indiretta come il risultato di un’interpretazione sistematica da parte dei giudici di principi esistenti, che tende a garantire che l’interesse generale prevalga sull’interesse degli individui, quando il lavoro pubblico � stato realizzato (trasformazione del terreno) e che questo risponda all’utilit� pubblica.
66. In quanto all’esigenza di garantire un giusto equilibrio tra i sacrifici imposti agli individui ed il compenso concesso a questi, il Governo riconosce che l’amministrazione � tenuta di compensare l’individuo.
67. Per�, questo indennizzo pu� essere inferiore al danno subito dall’interessato, visto che l’espropriazione indiretta risponde ad un interesse collettivo e che l’illegalit� commessa dall’amministrazione riguarda solamente la forma, ossia una trasgressione alle regole che presiedono il procedimento amministrativo.
68. Il Governo ammette che i richiedenti avrebbero potuto essere indennizzati interamente e che per effetto della legge no 662 del 1996, l’indennit� accordata sar� inferiore al valore del terreno.
69. Tuttavia, visto che l’espropriazione indiretta risponde ad un interesse collettivo, il Governo sostiene che l’importo dell’indennit� che i richiedenti potranno ottenere rientra nel margine di valutazione lasciato agli Stati per fissare un indennizzo che sia ragionevolmente in rapporto col valore del bene. Ricorda inoltre che l’indennit� come plafonata dalla legge in causa, � in ogni caso superiore a quella che sarebbe stata accordata se l’espropriazione fosse stata regolare.
70. Alla luce di queste considerazioni e riferendosi alla causa B�ck c. Finlandia (no 37598/97, CEDH 2004,) il Governo conclude che il giusto equilibrio � stato rispettato.
b) I richiedenti,
71. I richiedenti fanno osservare che sono stati privati del loro bene in virt� del principio dell’espropriazione indiretta, come applicato dalle giurisdizioni nazionali. Chiedono alla Corte di dichiarare che l’espropriazione del terreno non � conforme al principio di legalit�. Riferendosi in particolare alle sentenze Belvedere Alberghiera c. Italia, no 31524/96, CEDH 2000-VI, e Carbonara e Ventura c. Italia (no 24638/94) sentenza del 30 maggio 2000, CEDH 2000-VI, cos� come alle cause Carletta c. Italia (no 63861/00, 15 luglio 2005, ed La Rosa ed Alba) (no 6), c Italia (no 63240/00, 15 luglio 2005,) osservano che l’espropriazione indiretta � un meccanismo che permette all’autorit� pubblica di acquisire un bene in ogni illegalit�, il che non � ammissibile in un Stato di diritto.
72. Alla luce di queste considerazioni, i richiedenti chiedono alla Corte di constatare la violazione dell’articolo 1 del Protocollo no 1.
2. Valutazione della Corte
73. La Corte ricorda al primo colpo che ha unito al merito l’eccezione del Governo derivata dal non-esaurimento delle vie di ricorso interne.
74. Le parti si accordano per dire che c’� stata “privazione di propriet�.”
75. La Corte ricorda che, per determinare se c’� stata privazione di beni al senso della seconda frase del primo capoverso dell’articolo 1 del Protocollo no 1, bisogna esaminare non solo se ci sono state spodestamento o espropriazione formale, ma ancora guardare al di l� delle apparenze ed analizzare la realt� della situazione controversa. Mirando la Convenzione a proteggere dei diritti “concreti ed effettivi”, importa ricercare se suddetta situazione equivale ad un’espropriazione di fatto (Sporrong e L�nnroth c. Svezia, sentenza del 23 settembre 1982, serie A no 52, pp. 24-25, � 63).
76. Ricorda che l’articolo 1 del Protocollo no 1 esige, innanzitutto e soprattutto, che un’ingerenza dell’autorit� pubblica nel godimento del diritto al rispetto dei beni sia legale. La preminenza del diritto, uno dei principi fondamentali di una societ� democratica, � inerente all’insieme degli articoli della Convenzione (Iatridis c. Grecia [GC], no 31107/96, � 58, CEDH 1999-II). Il principio di legalit� notifica l’esistenza di norme di diritto interno sufficientemente accessibili, precise e prevedibili (Hentrich c. Francia, sentenza del 22 settembre 1994, serie A no 296-a, pp. 19 – 20, � 42, e Lithgow ed altri c. Regno Unito, sentenza del 8 luglio 1986, serie A no 102, p. 47, � 110).
77. La Corte resta convinta che l’esistenza, in quanto tale, di una base legale non basta a soddisfare il principio di legalit� e stima utile propendersi sulla questione della qualit� della legge.
78. La Corte prende nota dell’evoluzione giurisprudenziale che ha condotto all’elaborazione del principio dell’espropriazione indiretta. Rileva anche che questo principio � stato trasposto nei testi di legge, come la legge no 458 del 1988, e, ultimamente, nel Repertorio delle disposizioni in materia di espropriazione. Essendo cos�, la Corte non perde di vista le applicazioni contraddittorie rilevate nella cronistoria della giurisprudenza, e nota anche delle contraddizioni tra la giurisprudenza ed i suddetti testi di legge scritta. Questo punto di vista � stato adottato dal Consiglio di stato del resto, paragrafo 47 sopra che, nella sua sentenza no 2 di 2005 resa in seduta plenaria, ha riconosciuto che il principio giurisprudenziale dell’espropriazione indiretta non ha mai dato adito a regolamentazione stabile, completa e prevedibile.
79. Inoltre, la Corte constata che, in ogni caso, l’espropriazione indiretta tende ad interinare una situazione che deriva di fatto dalle illegalit� commesse dall’amministrazione, tende a regolare le conseguenze per l’individuo e l’amministrazione, e permette a questa ultima di trarre utile dal suo comportamento illegale. Che sia in virt� di un principio giurisprudenziale o di un testo di legge come l’articolo 43 del Repertorio, l’espropriazione indiretta non potrebbe dunque costituire un’alternativa ad un’espropriazione in buona e dovuta forma (vedere, su questo punto anche, la posizione del Consiglio di stato, al paragrafo 47 sopra).
80. Ad ogni modo, la Corte � chiamata a verificare se il modo in cui il diritto interno � interpretato ed applicato produce degli effetti conformi ai principi della Convenzione.
81. La Corte constata che nello specifico i richiedenti hanno perso la disponibilit� del terreno che � stato occupato nel 1981 e che � stato trasformato in modo irreversibile a seguito alla realizzazione del lavoro pubblico. Secondo la Corte di cassazione l’occupazione � diventata senza titolo a contare dal 1985 ed in questa stessa data i richiedenti sono stati privati dei loro beni. Il procedimento dinnanzi alle giurisdizioni interne non si � ancora concluso, dato che � sempre pendente dinnanzi alla corte di appello.
82. A difetto di un atto formale di trasferimento di propriet�, ed in mancanza di un giudizio nazionale dichiarante che tale trasferimento deve considerarsi come avendo avuto luogo, Carbonara e Ventura c. Italia, precitata, � 80, e chiarendo una volta per tutte le circostanze esatte da questo, la Corte stima che la perdita di ogni disponibilit� del terreno in causa, combinata con l’impossibilit� fino a qui di ovviare alla situazione incriminata ha generato delle conseguenze abbastanza gravi per le quali richiedenti hanno subito un’espropriazione di fatto incompatibile col loro diritto al rispetto dei loro beni (Papamichalopoulos ed altri c. Grecia, sentenza del 24 giugno 1993, serie A no 260-B, � 45) e non conforme al principio di preminenza del diritto.
83. In conclusione, l’eccezione derivata della non-esaurimento delle vie di ricorso interne non potrebbe essere considerata e vi � stata violazione dell’articolo 1 del Protocollo no 1.
II. SULL’APPLICAZIONE DELL’ARTICOLO 41 DELLA CONVENZIONE
84. Ai termini dell’articolo 41 della Convenzione,
“Se la Corte dichiara che c’� stata violazione della Convenzione o dei suoi Protocolli, e se il diritto interno dell’Alta Parte contraente permette di cancellare solo imperfettamente le conseguenze di questa violazione, la Corte accorda alla parte lesa, se c’� luogo, una soddisfazione equa. “
85. A titolo di danno materiale, i richiedenti sollecitano la restituzione del terreno, il che costituirebbe la forma di risarcimento ideale secondo loro. A difetto di restituzione, i richiedenti chiedono il versamento di una somma uguale al valore venale del terreno rivalutato al luglio 2005, ossia 1 151 465,50 EUR.
86. Inoltre, richiedono la somma di 2 200 263,26 EUR per non-godimento del terreno.
87. In quanto al danno morale, i richiedenti chiedono un importo globale di 360 000 EUR.
88. Infine, i richiedenti chiedono la somma di 19 772,21 per oneri di procedimento dinnanzi alle giurisdizioni nazionali, cos� come la somma di 21 380,16 per oneri di procedimento dinnanzi alla Corte.
89. Il Governo contesta al primo colpo le modalit� di calcolo del danno materiale adoperato nelle sentenze Belvedere Alberghiera S.r.l. c. Italia, soddisfazione equa, no 31524/96, 30 ottobre 2003, e Carbonara e Ventura c. Italia (soddisfazione equa, no 24638/94, 11 dicembre 2003,).
90. Inoltre, il Governo contesta la valutazione del valore venale del terreno effettuato dai richiedenti e stima che ad ogni modo la somma richiesta dai richiedenti sarebbe eccessiva.
91. In quanto al danno morale, il Governo fa valere che tale danno dipende dalla durata eccessiva del procedimento dinnanzi alle giurisdizioni nazionali. Di conseguenza, il Governo sostiene che il versamento di una qualsiasi somma a titolo di indennizzo del danno morale � subordinato all’esaurimento del rimedio Pinto.
92. In quanto agli oneri del procedimento dinnanzi alle giurisdizioni nazionali, il Governo sostiene che questi devono essere rimborsati nella cornice di questo ultimo procedimento e non di quello dinnanzi alla Corte.
93. In quanto agli oneri del procedimento a Strasburgo, il Governo sostiene che i richiedenti hanno quantificato questi in modo vago ed impreciso.
94. La Corte stima che la questione dell’applicazione dell’articolo 41 non si trova in stato. Perci�, la riserva e fisser� il procedimento ulteriore, tenuto conto della possibilit� che il Governo ed i richiedenti giungano ad un accordo.
PER QUESTI MOTIVI, LA CORTE, ALL’UNANIMIT�,
1. Unisce al merito l’eccezione preliminare del Governo e la respinge;
2. Dichiara la richiesta ammissibile;
3. Stabilisce che c’� stata violazione dell’articolo 1 del Protocollo no 1;
4. Stabilisce che la questione dell’applicazione dell’articolo 41 della Convenzione non si trova in stato; perci�,
a) la riserva per intero;
b) invita il Governo ed i richiedenti ad indirizzarle per iscritto, nei tre mesi a contare dal giorno in cui la sentenza sar� diventata definitiva conformemente all’articolo 44 � 2 della Convenzione, le loro osservazioni su questa questione ed in particolare a darle cognizione di ogni accordo al quale potrebbero arrivare;
c) riserva il procedimento ulteriore e delega al presidente della camera la cura di fissarla all’occorrenza.
Fatto in francese, comunicato poi per iscritto il 30 marzo 2006 in applicazione dell’articolo 77 �� 2 e 3 dell’ordinamento.
Santiago Quesada Christos Rozakis
Cancelliere aggiuntoPresidente

Testo Tradotto

Conclusion Violation de P1-1 ; Satisfaction �quitable r�serv�e
PREMI�RE SECTION
AFFAIRE GIANNI + 8 AUTRES c. ITALIE
(Requ�te no 35941/03)
ARR�T
STRASBOURG
30 mars 2006
D�FINITIF
30/06/2006
Cet arr�t deviendra d�finitif dans les conditions d�finies � l�article 44 � 2 de la Convention. Il peut subir des retouches de forme.
En l�affaire Gianni + 8 autres c. Italie,
La Cour europ�enne des Droits de l�Homme (premi�re section), si�geant en une chambre compos�e de :
M. C.L. Rozakis, pr�sident,
Mme F. Tulkens,
M. P. Lorenzen,
Mme N. Vajic,
MM. V. Zagrebelsky,
D. Spielmann,
S.E. Jebens, juges,
et de M. S. Quesada, greffier adjoint de section,
Apr�s en avoir d�lib�r� en chambre du conseil le 9 mars 2006,
Rend l�arr�t que voici, adopt� � cette date :
PROC�DURE
1. A l�origine de l�affaire se trouve une requ�te (no 35941/03) dirig�e contre la R�publique italienne et dont neuf ressortissants de cet Etat, M. P. G. (premier requ�rant), Mme A. G. (deuxi�me requ�rante), Mme G. G. (troisi�me requ�rante), Mme S. P. (quatri�me requ�rante), M. P. G. (cinqui�me requ�rant) et Mme Clotilde M. (sixi�me requ�rante), M. G. G. (septi�me requ�rant), M. G. G. (huiti�me requ�rant), Mme O. G. (neuvi�me requ�rante), ont saisi la Cour le 12 novembre 2003 en vertu de l�article 34 de la Convention de sauvegarde des Droits de l�Homme et des Libert�s fondamentales (� la Convention �).
2. Les requ�rants sont repr�sent�s par Me G. L., avocat � Rome. Le gouvernement italien (� le Gouvernement �) est repr�sent� par son agent, M. I. M. Braguglia, par son coagent, M. F. Crisafulli, et par son coagent adjoint, M. N. Lettieri.
3. Le 24 mars 2005, la premi�re section a d�clar� la requ�te partiellement irrecevable et a d�cid� de communiquer le grief tir� de l�article 1 du Protocole no 1 au Gouvernement. Se pr�valant des dispositions de l�article 29 � 3, elle a d�cid� que seraient examin�s en m�me temps la recevabilit� et le bien-fond� de l�affaire.
EN FAIT
I. LES CIRCONSTANCES DE L�ESP�CE
4. Les requ�rants sont n�s respectivement en 1950, 1956, 1947, 1927, 1971, 1938, 1941, 1957 et 1939 et r�sident respectivement � Villanova di Guidonia (Rome) et Rome.
5. Les quatre premiers requ�rants et deux autres personnes (� les donateurs �) �taient propri�taires d�un terrain constructible de 6 398 m�tres carr�s sis � Rome et enregistr� au cadastre, feuille 662, parcelle 28.
6. Les cinq autres requ�rants ont succ�d� � deux donateurs au cours de la proc�dure devant les juridictions internes.
7. Par un arr�t� du 5 f�vrier 1980, approuv� le 6 mars 1980 par le comit� r�gional de contr�le (�CO.RE.CO.�), la municipalit� de Rome approuva le projet de construction d�un r�seau de canaux sur le terrain des quatre premiers requ�rants et des deux donateurs, fixant pour l�adoption d�un d�cret d�expropriation un d�lai de cinq ans � compter de la date � laquelle l�arr�t� serait devenu ex�cutoire.
8. Par un arr�t� du 12 mai 1981, la municipalit� de Rome autorisa l�occupation d�urgence de ce terrain en vue de son expropriation pour cause d�utilit� publique afin de proc�der � la construction du r�seau de canaux.
9. Le 27 ao�t 1981, la municipalit� proc�da � l�occupation mat�rielle du terrain et entama les travaux de construction.
10. Par un acte d�assignation notifi� le 26 f�vrier 1990, les requ�rants introduisirent devant le tribunal de Rome une action en dommages-int�r�ts � l�encontre de la municipalit� de Rome.
11. Ils faisaient valoir que l�occupation du terrain �tait ill�gale au motif que celle-ci s��tait prolong�e au-del� du d�lai autoris� et que les travaux de construction s��taient termin�s sans qu�il f�t proc�d� � l�expropriation formelle du terrain et au paiement d�une indemnit�. Se r�f�rant � la jurisprudence de la Cour de cassation en mati�re d�expropriation indirecte (occupazione acquisitiva), les requ�rants all�guaient qu�� la suite de l�ach�vement de l�ouvrage public, leur droit de propri�t� avait �t� neutralis� et que, par cons�quent, il ne leur �tait pas possible de demander la restitution du terrain litigieux, mais seulement des dommages-int�r�ts. Ils r�clamaient une somme correspondant � la valeur v�nale du terrain, ainsi qu�une indemnit� d�occupation.
12. Par un jugement d�pos� au greffe le 14 f�vrier 1995, le tribunal de Rome statua que l�arr�t� du 5 f�vrier 1980 devait se consid�rer ex�cutoire � compter de la date de son adoption. Compte tenu de ce qu�aucun d�cret d�expropriation n�avait �t� prononc� dans les cinq ans suivant le moment o� cette mesure �tait devenue ex�cutoire, l�occupation devait se consid�rer comme ill�gale � compter du 5 f�vrier 1985. Par cons�quent, le tribunal d�clara prescrit le droit des requ�rants au d�dommagement cons�quent � la perte de leur terrain par l�effet de l�expropriation indirecte, au motif que l�action en justice avait �t� introduite plus de cinq ans apr�s le 5 f�vrier 1985.
13. Par deux actes notifi�s respectivement les 16 janvier et 12 mars 1996, les requ�rants interjet�rent appel de ce jugement devant la cour d�appel de Rome. Ils faisaient notamment valoir que l�arr�t� du 5 f�vrier 1980 �tait devenu ex�cutoire � compter du 6 mars 1980 et que donc l�occupation du terrain �tait devenue ill�gale � compter du 6 mars 1985. Par cons�quent, selon les requ�rants, leur demande de d�dommagement ne pouvait pas �tre consid�r�e comme tardive, �tant donn� que l�action devant le tribunal avait �t� introduite moins de cinq ans apr�s le 6 mars 1985.
14. Par un arr�t d�pos� au greffe le 16 novembre 1998, la cour d�appel de Rome rejeta l�appel, statuant que le droit des requ�rants au d�dommagement �tait prescrit.
15. Par un recours notifi� le 16 novembre 1999, les requ�rants attaqu�rent l�arr�t de la cour d�appel devant la Cour de cassation, faisant notamment valoir que leur droit au d�dommagement ne pouvait pas se consid�rer comme prescrit, �tant donn� que l�occupation du terrain �tait devenue ill�gale � compter du 6 mars 1985 et non pas du 5 f�vrier 1985.
16. Par une ordonnance d�pos�e au greffe le 20 juin 2001, la Cour de cassation renvoya la requ�te devant ses sections unies.
17. Par un arr�t d�pos� au greffe le 15 mai 2003, rendu dans sa composition � sections unies, la Cour de cassation accueillit le pourvoi des requ�rants et renvoya l�affaire � une autre section de la cour d�appel de Rome. Selon la Cour de cassation, l�arr�t� du 5 f�vrier 1980 �tait devenu ex�cutoire � compter du 6 mars 1980 et l�occupation du terrain �tait donc devenue ill�gale � compter du 6 mars 1985. Par cons�quent, le droit des requ�rants � l�obtention du d�dommagement cons�quent � la privation de leur terrain par l�effet de l�expropriation indirecte, ne pouvait pas se consid�rer comme prescrit.
18. Quant � la quantification du d�dommagement d� aux requ�rants pour la perte du terrain, la Cour de cassation statua qu�un tel calcul devait �tre effectu� par la cour d�appel � laquelle l�affaire �tait renvoy�e, compte tenu de ce que l�arr�t annul� ne contenait aucune quantification du d�dommagement et qu�une expertise s�av�rait n�cessaire afin d�en calculer le montant.
19. Par un acte d�assignation notifi� le 25 juin 2004, les requ�rants assign�rent la municipalit� devant la cour d�appel de Rome, demandant le versement d�une somme correspondant � la valeur v�nale du terrain, ainsi que d�une indemnit� d�occupation.
20. Il ressort du dossier que cette proc�dure est toujours pendante.
II. LE DROIT ET LA PRATIQUE INTERNES PERTINENTS
A. L�occupation d�urgence d�un terrain
21. En droit italien, la proc�dure acc�l�r�e d�expropriation permet � l�administration d�occuper un terrain et d�y construire avant l�expropriation. Une fois l�ouvrage � r�aliser d�clar� d�utilit� publique et le projet de construction adopt�, l�administration peut d�cr�ter l�occupation d�urgence des zones � exproprier pour une dur�e d�termin�e n�exc�dant pas cinq ans (article 20 de la loi no 865 de 1971). Ce d�cret devient caduc si l�occupation mat�rielle du terrain n�a pas lieu dans les trois mois suivant sa promulgation. Avant la fin de la p�riode d�occupation autoris�e, un arr�t� d�expropriation formelle doit �tre pris.
22. L�occupation autoris�e d�un terrain donne droit � une indemnit� d�occupation. La Cour constitutionnelle a reconnu, dans son arr�t no 470 de 1990, un droit d�acc�s imm�diat � un tribunal aux fins de r�clamer l�indemnit� d�occupation d�s que le terrain est mat�riellement occup�, sans besoin d�attendre que l�administration proc�de � une offre d�indemnisation.
B. Le principe de l�expropriation indirecte (� occupazione acquisitiva � ou � accessione invertita �)
23. Dans les ann�es 1970, plusieurs administrations locales proc�d�rent � des occupations d�urgence de terrains qui ne furent pas suivies d�arr�t�s d�expropriation. Les juridictions italiennes se trouv�rent confront�es � des cas o� le propri�taire d�un terrain avait perdu de facto la disponibilit� de celui-ci en raison de l�occupation et de l�accomplissement de travaux de construction d�un ouvrage public. Restait � savoir si, simplement par l�effet des travaux effectu�s, l�int�ress� avait perdu �galement la propri�t� du terrain.
1. La jurisprudence avant l�arr�t no 1464 de 1983 de la Cour de cassation
24. La jurisprudence �tait tr�s partag�e sur le point de savoir quels �taient les effets de la construction d�un ouvrage public sur un terrain occup� ill�galement. Par occupation ill�gale, il faut entendre une occupation ill�gale ab initio, ou bien une occupation initialement autoris�e et devenue sans titre par la suite, le titre �tant annul� ou bien l�occupation se poursuivant au-del� de l��ch�ance autoris�e sans qu�un arr�t� d�expropriation ne soit intervenu.
25. Selon une premi�re jurisprudence, le propri�taire du terrain occup� par l�administration ne perdait pas la propri�t� du terrain apr�s l�ach�vement de l�ouvrage public. Toutefois, il ne pouvait pas demander une remise en l��tat du terrain et pouvait uniquement engager une action en dommages et int�r�ts pour occupation abusive, non soumise � un d�lai de prescription puisque l�ill�galit� d�coulant de l�occupation �tait permanente. L�administration pouvait � tout moment adopter une d�cision formelle d�expropriation ; dans ce cas, l�action en dommages-int�r�ts se transformait en litige portant sur l�indemnit� d�expropriation et les dommages-int�r�ts n��taient dus que pour la p�riode ant�rieure au d�cret d�expropriation pour la non-jouissance du terrain (voir, entre autres, les arr�ts de la Cour de cassation no 2341 de 1982, no 4741 de 1981, no 6452 et no 6308 de 1980).
26. Selon une deuxi�me jurisprudence, le propri�taire du terrain occup� par l�administration ne perdait pas la propri�t� du terrain et pouvait demander la remise en l��tat, lorsque l�administration avait agi sans qu�il y ait utilit� publique (voir, par exemple, Cour de cassation, arr�t no 1578 de 1976, arr�t no 5679 de 1980).
27. Selon une troisi�me jurisprudence, le propri�taire du terrain occup� par l�administration perdait automatiquement la propri�t� du terrain au moment de la transformation irr�versible du bien, � savoir au moment de l�ach�vement de l�ouvrage public. L�int�ress� avait le droit de demander des dommages-int�r�ts (voir l�arr�t no 3243 de 1979 de la Cour de cassation).
2. L�arr�t no 1464 de 1983 de la Cour de cassation
28. Par un arr�t du 16 f�vrier 1983, la Cour de cassation, statuant en chambres r�unies, r�solut le conflit de jurisprudence et adopta la troisi�me solution. Ainsi fut consacr� le principe de l�expropriation indirecte (accessione invertita ou occupazione acquisitiva). En vertu de ce principe, la puissance publique acquiert ab origine la propri�t� d�un terrain sans proc�der � une expropriation formelle lorsque, apr�s l�occupation du terrain, et ind�pendamment de la l�galit� de l�occupation, l�ouvrage public a �t� r�alis�. Lorsque l�occupation est ab initio sans titre, le transfert de propri�t� a lieu au moment de l�ach�vement de l�ouvrage public. Lorsque l�occupation du terrain a initialement �t� autoris�e, le transfert de propri�t� a lieu � l��ch�ance de la p�riode d�occupation autoris�e. Dans le m�me arr�t, la Cour de cassation pr�cisa que, dans tous les cas d�expropriation indirecte, l�int�ress� a droit � une r�paration int�grale, l�acquisition du terrain ayant eu lieu sans titre. Toutefois, cette r�paration n�est pas vers�e automatiquement ; il incombe � l�int�ress� de r�clamer des dommages-int�r�ts. En outre, le droit � r�paration est assorti du d�lai de prescription pr�vu en cas de responsabilit� d�lictuelle, � savoir cinq ans, commen�ant � courir au moment de la transformation irr�versible du terrain.
3. La jurisprudence apr�s l�arr�t no 1464 de 1983 de la Cour de cassation
a) La prescription
29. Dans un premier temps, la jurisprudence consid�rait qu�aucun d�lai de prescription ne trouvait � s�appliquer, puisque l�occupation sans titre du terrain constituait un acte ill�gal continu. La Cour de cassation, dans son arr�t no 1464 de 1983, affirma que le droit � r�paration �tait soumis � un d�lai de prescription de cinq ans. Par la suite, la premi�re section de la Cour de cassation affirma qu�un d�lai de prescription de dix ans devait s�appliquer (arr�ts no 7952 de 1991 et no 10979 de 1992). Par un arr�t du 22 novembre 1992, la Cour de cassation statuant en chambres r�unies a d�finitivement tranch� la question, estimant que le d�lai de prescription est de cinq ans et qu�il commence � courir au moment de la transformation irr�versible du terrain.
b) L�arr�t no 188 de 1995 de la Cour constitutionnelle
30. Dans cet arr�t, la Cour constitutionnelle a jug� compatible avec la Constitution le principe de l�expropriation indirecte, dans la mesure o� ce principe est ancr� dans une disposition l�gislative, � savoir l�article 2043 du code civil r�gissant la responsabilit� d�lictuelle. Selon cet arr�t, le fait que l�administration devient propri�taire d�un terrain en tirant b�n�fice de son comportement ill�gal ne pose aucun probl�me sur le plan constitutionnel, puisque l�int�r�t public, � savoir la conservation de l�ouvrage public, l�emporte sur l�int�r�t du particulier, et donc sur le droit de propri�t� de ce dernier. La Cour constitutionnelle a jug� compatible avec la Constitution l�application � l�action en r�paration du d�lai de prescription de cinq ans, tel que pr�vu par l�article 2043 du code civil pour responsabilit� d�lictuelle.
c) Cas de non-application du principe de l�expropriation indirecte
31. Les d�veloppements de la jurisprudence montrent que le m�canisme par lequel la construction d�un ouvrage public entra�ne le transfert de propri�t� du terrain au b�n�fice de l�administration conna�t des exceptions.
32. Dans son arr�t no 874 de 1996, le Conseil d�Etat a affirm� qu�il n�y a pas d�expropriation indirecte lorsque les d�cisions de l�administration et l�arr�t� d�occupation d�urgence ont �t� annul�s par les juridictions administratives ; si tel n��tait pas le cas, la d�cision judiciaire serait vid�e de substance.
33. Dans son arr�t no 1907 de 1997, la Cour de cassation statuant en chambres r�unies a affirm� que l�administration ne devient pas propri�taire d�un terrain lorsque les d�cisions qu�elle a adopt�es et la d�claration d�utilit� publique doivent �tre consid�r�es comme nulles ab initio. Dans ce cas, l�int�ress� garde la propri�t� du terrain et peut demander la restitutio in integrum. Il peut, comme alternative, demander des dommages-int�r�ts. L�ill�galit� dans ces cas a un caract�re permanent et aucun d�lai de prescription ne trouve application.
34. Dans l�arr�t no 6515 de 1997, la Cour de cassation statuant en chambres r�unies a affirm� qu�il n�y a pas de transfert de propri�t� lorsque la d�claration d�utilit� publique a �t� annul�e par les juridictions administratives. Dans ce cas, le principe de l�expropriation indirecte ne trouve donc pas � s�appliquer. L�int�ress�, qui garde la propri�t� du terrain, a la possibilit� de demander la restitutio in integrum. L�introduction d�une demande en dommages-int�r�ts entra�ne une renonciation � la restitutio in integrum. Le d�lai de prescription de cinq ans commence � courir au moment o� la d�cision du juge administratif devient d�finitive.
35. Dans l�arr�t no 148 de 1998, la premi�re section de la Cour de cassation a suivi la jurisprudence des chambres r�unies et affirm� que le transfert de propri�t� par effet de l�expropriation indirecte n�a pas lieu lorsque la d�claration d�utilit� publique � laquelle le projet de construction �tait assorti a �t� consid�r�e comme invalide ab initio.
36. Dans l�arr�t no 5902 de 2003, la Cour de cassation en chambres r�unies a r�affirm� qu�il n�y a pas de transfert de propri�t� en l�absence de d�claration d�utilit� publique valide.
37. Il convient de comparer cette jurisprudence avec la loi no 458 de 1988 (paragraphes 38-39 ci-dessous) et avec le R�pertoire des dispositions sur l�expropriation, entr� en vigueur le 30 juin 2003 (paragraphes 48-49 ci-dessous).
4. La loi no458 du 27 octobre 1988
38. Aux termes de l�article 3 de cette loi,
� Le propri�taire d�un terrain, utilis� pour la construction de b�timents publics et de logements sociaux, a droit � la r�paration du dommage subi, � la suite d�une expropriation d�clar�e ill�gale par une d�cision pass�e en force de chose jug�e, mais ne peut pr�tendre � la restitution de son bien. Il a �galement droit, en plus de la r�paration du dommage, aux sommes dues en raison de la d�pr�ciation mon�taire et � celles mentionn�es � l�article 1224 � 2 du code civil et ceci � compter du jour de l�occupation ill�gale. �
39. Interpr�tant l�article 3 de la loi de 1988, la Cour constitutionnelle, dans son arr�t du 12 juillet 1990 (n? 384), a consid�r� :
� Par la disposition attaqu�e, le l�gislateur, entre l�int�r�t des propri�taires des terrains – obtenir en cas d�expropriation ill�gale la restitution des terrains – et l�int�r�t public – concr�tis� par la destination de ces biens � des finalit�s de constructions r�sidentielles publiques � des conditions favorables ou conventionn�es – a donn� la priorit� � ce dernier int�r�t. �
5. Le montant de la r�paration en cas d�expropriation indirecte
40. Selon la jurisprudence de 1983 de la Cour de cassation en mati�re d�expropriation indirecte, une r�paration int�grale du pr�judice subi, sous forme de dommages-int�r�ts pour la perte du terrain, �tait due � l�int�ress� en contrepartie de la perte de propri�t� qu�entra�ne l�occupation ill�gale.
41. La loi budg�taire de 1992 (article 5 bis du d�cret-loi no 333 du 11 juillet 1992) modifia cette jurisprudence, dans le sens que le montant d� en cas d�expropriation indirecte ne pouvait d�passer le montant de l�indemnit� pr�vue pour le cas d�une expropriation formelle. Par l�arr�t no 369 de 1996, la Cour constitutionnelle d�clara inconstitutionnelle cette disposition.
42. En vertu de la loi budg�taire no 662 de 1996, qui fit suite � la disposition d�clar�e inconstitutionnelle, l�indemnisation int�grale ne peut �tre accord�e pour une occupation de terrain ayant eu lieu avant le 30 septembre 1996. Dans cette perspective, l�indemnisation �quivaut au montant de l�indemnit� pr�vue pour le cas d�une expropriation formelle, dans l�hypoth�se la plus favorable au propri�taire, moyennant une augmentation de 10 %.
43. Par l�arr�t no 148 du 30 avril 1999, la Cour constitutionnelle a jug� une telle indemnit� compatible avec la Constitution. Toutefois, dans le m�me arr�t, la Cour a pr�cis� qu�une indemnit� int�grale, � concurrence de la valeur v�nale du terrain, peut �tre r�clam�e lorsque l�occupation et la privation du terrain n�ont pas eu lieu pour cause d�utilit� publique.
6. La jurisprudence apr�s les arr�ts de la Cour europ�enne des Droits de l�Homme du 30 mai 2000 dans les affaires Belvedere Alberghiera et Carbonara et Ventura.
44. Par les arr�ts no 5902 et 6853 de 2003, la Cour de cassation en chambres r�unies s�est � nouveau prononc�e sur le principe de l�expropriation indirecte, en faisant r�f�rence aux deux arr�ts de la Cour europ�enne des Droits de l�Homme.
45. Au vu du constat de violation de l�article 1 du Protocole no 1 dans les affaires ci-dessus, la Cour de cassation a affirm� que le principe de l�expropriation indirecte joue un r�le important dans le cadre du syst�me juridique italien et qu�il est compatible avec la Convention.
46. Plus sp�cifiquement, la Cour de cassation � apr�s avoir analys� l�histoire du principe de l�expropriation indirecte – a dit qu�au vu de l�uniformit� de la jurisprudence en la mati�re, le principe de l�expropriation indirecte doit passer pour pleinement � pr�visible � � compter de 1983. De ce fait, l�expropriation indirecte doit �tre consid�r�e comme �tant respectueuse du principe de l�galit�. S�agissant des occupations de terrain ayant lieu sans d�claration d�utilit� publique, la Cour de cassation a affirm� que celles-ci ne sont pas aptes � transf�rer la propri�t� du bien � l�Etat. Quant � l�indemnisation, elle a affirm� que, m�me si elle est inf�rieure au pr�judice subi par l�int�ress�, et notamment � la valeur du terrain, l�indemnisation due en cas d�expropriation indirecte est suffisante pour garantir un � juste �quilibre � entre les exigences de l�int�r�t g�n�ral de la soci�t� et les imp�ratifs de la sauvegarde des droits fondamentaux de l�individu.
47. Saisi d�un recours en ex�cution d�une d�cision judiciaire d�finitive annulant la d�claration d�utilit� publique concernant une proc�dure d�expropriation, vu la demande de la partie requ�rante tendant � obtenir la restitution du terrain entre-temps occup� et transform�, le Conseil d�Etat, dans son arr�t no 2/2005 du 29 avril 2005 rendu en s�ance pl�ni�re, s�est prononc� sur le point de savoir si la transformation irr�versible dudit terrain � la suite de la construction de l�ouvrage � public � pouvait constituer une raison de droit emp�chant la restitution du terrain. Le Conseil d�Etat a r�pondu par la n�gative. Ce faisant, il a :
a) reconnu que le principe jurisprudentiel de l�expropriation indirecte est d�faillant quant au besoin de s�curit� juridique, en ce qui concerne entre autres le point de savoir � quelle date l�ouvrage public doit �tre consid�r� comme � r�alis� � et donc � quelle date il y a eu transfert de propri�t� au b�n�fice de l�Etat ;
b) salu� jurisprudence de la Cour, et notamment l�arr�t Belvedere Alberghiera Srl c. Italie, en affirmant que, face � une demande en restitution d�un bien ill�galement occup� et transform�, l�ouvrage r�alis� par les autorit�s publiques ne peut pas, en tant que tel, constituer un obstacle absolu � la restitution ;
c) interpr�t� l�article 43 du R�pertoire (paragraphe 49 ci-dessous) dans le sens o� la non-restitution d�un terrain ne peut �tre admise que dans des cas exceptionnels, � savoir lorsque l�administration invoque un int�r�t public particuli�rement marqu� � la conservation de l�ouvrage ;
d) affirm�, dans ce contexte, que l�expropriation indirecte ne saurait constituer une alternative (� una mera alternativa �) � une proc�dure d�expropriation en bonne et due forme.
7. Le R�pertoire des dispositions l�gislatives et r�glementaires en mati�re d�expropriation pour cause d�utilit� publique (� le R�pertoire �)
48. Le 30 juin 2003 est entr� en vigueur le d�cret pr�sidentiel no 327 du 8 juin 2001, modifi� par le d�cret l�gislatif no 302 du 27 d�cembre 2002, et qui r�git la proc�dure d�expropriation. Le R�pertoire codifie les dispositions et la jurisprudence ex�cutoire existantes en la mati�re. En particulier, il codifie le principe de l�expropriation indirecte. Le R�pertoire, qui ne s�applique pas aux cas d�occupation survenus ant�rieurement � 1996 et n�est donc pas applicable en l�esp�ce, s�est substitu�, � partir de son entr�e en vigueur, � l�ensemble de la l�gislation et de la jurisprudence pr�c�dente en mati�re d�expropriation.
49. A son article 43, le R�pertoire pr�voit qu�en l�absence d�un arr�t� d�expropriation, ou en l�absence de d�claration d�utilit� publique, un terrain transform� � la suite de la r�alisation d�un ouvrage public est acquis au patrimoine de l�autorit� qui l�a transform� ; des dommages-int�r�ts sont accord�s en contrepartie. L�autorit� peut acqu�rir un bien m�me lorsque le plan d�urbanisme ou la d�claration d�utilit� publique ont �t� annul�s. Le propri�taire peut demander au juge la restitution du terrain. L�autorit� en cause peut s�y opposer. Lorsque le juge d�cide de ne pas ordonner la restitution du terrain, le propri�taire a droit � un d�dommagement.
EN DROIT
I. SUR LA VIOLATION ALL�GU�E DE L�ARTICLE 1 DU PROTOCOLE No 1
50. Les requ�rants all�guent avoir �t� priv�s de leur terrain dans des circonstances incompatibles avec l�article 1 du Protocole no 1, ainsi libell� :
� Toute personne physique ou morale a droit au respect de ses biens. Nul ne peut �tre priv� de sa propri�t� que pour cause d�utilit� publique et dans les conditions pr�vues par la loi et les principes g�n�raux du droit international.
Les dispositions pr�c�dentes ne portent pas atteinte au droit que poss�dent les Etats de mettre en vigueur les lois qu�ils jugent n�cessaires pour r�glementer l�usage des biens conform�ment � l�int�r�t g�n�ral ou pour assurer le paiement des imp�ts ou d�autres contributions ou des amendes. �
A. Sur la recevabilit�
51. Le Gouvernement soul�ve une exception de non-�puisement des voies de recours internes bas�e sur deux volets.
52. Quant au premier volet, le Gouvernement fait observer que la proc�dure est toujours pendante devant la cour d�appel de Rome.
53. S�agissant du deuxi�me volet, le Gouvernement fait valoir que, compte tenu de l�arr�t du Conseil d�Etat no 2/2005 du 29 avril 2005 (paragraphe 47 ci-dessus), les requ�rants auraient d� entamer une action devant les juridictions administratives afin d�obtenir la restitution du terrain.
54. Les requ�rants s�opposent � la th�se du Gouvernement.
55. La Cour estime, � la lumi�re de l�ensemble des arguments des parties, que cette exception est �troitement li�e au fond de la requ�te et d�cide de la joindre au fond. Elle constate que la requ�te n�est pas manifestement mal fond�e au sens de l�article 35 � 3 de la Convention. Elle rel�ve par ailleurs que celle-ci ne se heurte � aucun autre motif d�irrecevabilit�. Il convient donc de la d�clarer recevable.
B. Sur le fond
1. Th�ses des parties
a) Le Gouvernement
56. Le Gouvernement fait observer que, dans le cas d�esp�ce, il s�agit d�une occupation de terrain dans le cadre d�une proc�dure administrative reposant sur une d�claration d�utilit� publique. Le Gouvernement admet que la proc�dure d�expropriation n�a pas �t� mise en �uvre dans les termes pr�vus par la loi, dans la mesure o� aucun d�cret d�expropriation n�a �t� adopt�.
57. Premi�rement, il y aurait utilit� publique, ce qui n�a pas �t� remis en cause par les juridictions nationales.
58. Deuxi�mement, la privation du bien telle que r�sultant de l�expropriation indirecte serait � pr�vue par la loi �. Selon le Gouvernement, le principe de l�expropriation indirecte doit �tre consid�r� comme faisant partie du droit positif � compter au plus tard de l�arr�t de la Cour de cassation no 1464 de 1983. La jurisprudence ult�rieure aurait confirm� ce principe et pr�cis� certains aspects de son application et, en outre, ce principe aurait �t� reconnu par la loi no 458 du 27 octobre 1988 et par la loi budg�taire no 662 de 1996.
59. Le Gouvernement en conclut qu�� partir de 1983, les r�gles de l�expropriation indirecte �taient parfaitement pr�visibles, claires et accessibles � tous les propri�taires de terrains.
60. A cet �gard, le Gouvernement rappelle que la jurisprudence de la Cour a reconnu que l�id�e de loi est compr�hensive des principes g�n�raux �nonc�s ou impliqu�s par elle (Winterwerp c. Pays-Bas, arr�t du 24 octobre 1979, s�rie A no 33 � 45) ainsi que du droit non �crit (voir l�arr�t Sunday Times c. Royaume-Uni (no 1) du 26 avril 1979, s�rie A no 30, � 47).
61. Il s�ensuit que la jurisprudence consolid�e de la Cour de cassation ne saurait �tre exclue de la notion de loi au sens de la Convention.
62. Le Gouvernement rappelle que dans une affaire allemande (Forrer-Niedenthal c. Allemagne, arr�t du 20 f�vrier 2003) la Cour a consid�r� une loi allemande de 1997 comme suffisante, malgr� son impr�visibilit� manifeste, pour fournir une base l�gale aux d�cisions qui ont priv� la requ�rante de toute protection contre l�atteinte port� � sa propri�t�. Le Gouvernement demande � la Cour d�appliquer le m�me crit�re de jugement � la pr�sente affaire.
63. S�agissant de la qualit� de la loi, le Gouvernement reconna�t que le fait qu�un d�cret d�expropriation n�ait pas �t� prononc� est en soi un manquement aux r�gles qui pr�sident � la proc�dure administrative.
64. Toutefois, compte tenu de ce que le terrain a �t� transform� de mani�re irr�versible en raison de la construction d�une �uvre d�utilit� publique, la restitution de celui-ci n�est plus possible.
65. Le Gouvernement d�finit l�expropriation indirecte comme le r�sultat d�une interpr�tation syst�matique par les juges de principes existants, tendant � garantir que l�int�r�t g�n�ral pr�vale sur l�int�r�t des particuliers, lorsque l�ouvrage public a �t� r�alis� (transformation du terrain) et que celui-ci r�pond � l�utilit� publique.
66. Quant � l�exigence de garantir un juste �quilibre entre le sacrifice impos� aux particuliers et la compensation octroy�e � ceux-ci, le Gouvernement reconna�t que l�administration est tenue de compenser le particulier.
67. Cependant, cette indemnisation peut �tre inf�rieure au pr�judice subi par l�int�ress�, vu que l�expropriation indirecte r�pond � un int�r�t collectif et que l�ill�galit� commise par l�administration ne concerne que la forme, � savoir un manquement aux r�gles qui pr�sident � la proc�dure administrative.
68. Le Gouvernement admet que les requ�rants ne pourront pas �tre enti�rement indemnis�s et que par l�effet de la loi no 662 de 1996, l�indemnit� accord�e sera inf�rieure � la valeur du terrain.
69. Toutefois, vu que l�expropriation indirecte r�pond � un int�r�t collectif, le Gouvernement soutient que le montant de l�indemnit� que les requ�rants pourront obtenir rentre dans la marge d�appr�ciation laiss�e aux Etats pour fixer une indemnisation qui soit raisonnablement en rapport avec la valeur du bien. Il rappelle en outre que l�indemnit� telle que plafonn�e par la loi en cause, est en tout cas sup�rieure � celle qui aurait �t� accord�e si l�expropriation avait �t� r�guli�re.
70. A la lumi�re de ces consid�rations et se referant � l�affaire B�ck c. Finlande (no 37598/97, CEDH 2004), le Gouvernement conclut que le juste �quilibre a �t� respect�.
b) Les requ�rants
71. Les requ�rants font observer qu�ils ont �t� priv�s de leur bien en vertu du principe de l�expropriation indirecte, tel qu�appliqu� par les juridictions nationales. Ils demandent � la Cour de d�clarer que l�expropriation du terrain n�est pas conforme au principe de l�galit�. Se r�f�rant notamment aux arr�ts Belvedere Alberghiera c. Italie (no 31524/96, CEDH 2000-VI) et Carbonara et Ventura c. Italie (no 24638/94, arr�t du 30 mai 2000, CEDH 2000-VI), ainsi qu�aux affaires Carletta c. Italie (no 63861/00, 15 juillet 2005) et La Rosa et Alba (no 6) c Italie (no 63240/00, 15 juillet 2005), ils observent que l�expropriation indirecte est un m�canisme qui permet � l�autorit� publique d�acqu�rir un bien en toute ill�galit�, ce qui n�est pas admissible dans un Etat de droit.
72. A la lumi�re de ces consid�rations, les requ�rants demandent � la Cour de constater la violation de l�article 1 du Protocole no 1.
2. Appr�ciation de la Cour
73. La Cour rappelle d�embl�e qu�elle a joint au fond l�exception du Gouvernement tir�e du non-�puisement des voies de recours internes.
74. Les parties s�accordent pour dire qu�il y a eu � privation de propri�t� �.
75. La Cour rappelle que, pour d�terminer s�il y a eu privation de biens au sens de la deuxi�me phrase du premier alin�a de l�article 1 du Protocole no 1, il faut non seulement examiner s�il y a eu d�possession ou expropriation formelle, mais encore regarder au-del� des apparences et analyser la r�alit� de la situation litigieuse. La Convention visant � prot�ger des droits � concrets et effectifs �, il importe de rechercher si ladite situation �quivalait � une expropriation de fait (Sporrong et L�nnroth c. Su�de, arr�t du 23 septembre 1982, s�rie A no 52, pp. 24-25, � 63).
76. Elle rappelle que l�article 1 du Protocole no 1 exige, avant tout et surtout, qu�une ing�rence de l�autorit� publique dans la jouissance du droit au respect des biens soit l�gale. La pr��minence du droit, l�un des principes fondamentaux d�une soci�t� d�mocratique, est inh�rente � l�ensemble des articles de la Convention (Iatridis c. Gr�ce [GC], no 31107/96, � 58, CEDH 1999-II). Le principe de l�galit� signifie l�existence de normes de droit interne suffisamment accessibles, pr�cises et pr�visibles (Hentrich c. France, arr�t du 22 septembre 1994, s�rie A no 296-A, pp. 19 – 20, � 42, et Lithgow et autres c. Royaume-Uni, arr�t du 8 juillet 1986, s�rie A no 102, p. 47, � 110).
77. La Cour reste convaincue que l�existence, en tant que telle, d�une base l�gale ne suffit pas � satisfaire au principe de l�galit� et estime utile de se pencher sur la question de la qualit� de la loi.
78. La Cour prend note de l��volution jurisprudentielle qui a conduit � l��laboration du principe de l�expropriation indirecte. Elle rel�ve �galement que ce principe a �t� transpos� dans des textes de loi, tels que la loi no 458 de 1988, et, tout derni�rement, dans le R�pertoire des dispositions en mati�re d�expropriation. Ceci �tant, la Cour ne perd pas de vue les applications contradictoires relev�es dans l�historique de la jurisprudence, et note �galement des contradictions entre la jurisprudence et les textes de loi �crits susmentionn�s. Ce point de vue a d�ailleurs �t� adopt� par le Conseil d�Etat (paragraphe 47 ci-dessus) qui, dans son arr�t no 2 de 2005 rendu en s�ance pl�ni�re, a reconnu que le principe jurisprudentiel de l�expropriation indirecte n�a jamais donn� lieu � une r�glementation stable, compl�te et pr�visible.
79. En outre, la Cour constate que, dans tous les cas, l�expropriation indirecte tend � ent�riner une situation de fait d�coulant des ill�galit�s commises par l�administration, tend � r�gler les cons�quences pour le particulier et l�administration, et permet � cette derni�re de tirer b�n�fice de son comportement ill�gal. Que ce soit en vertu d�un principe jurisprudentiel ou d�un texte de loi comme l�article 43 du R�pertoire, l�expropriation indirecte ne saurait donc constituer une alternative � une expropriation en bonne et due forme (voir, sur ce point �galement, la position du Conseil d�Etat, au paragraphe 47 ci-dessus).
80. En tout �tat de cause, la Cour est appel�e � v�rifier si la mani�re dont le droit interne est interpr�t� et appliqu� produit des effets conformes aux principes de la Convention.
81. La Cour constate qu�en l�esp�ce les requ�rants ont perdu la disponibilit� du terrain qui a �t� occup� en 1981 et qui a �t� transform� de mani�re irr�versible � la suite de la r�alisation de l�ouvrage public. Selon la Cour de cassation l�occupation est devenue sans titre � compter de 1985 et � cette m�me date les requ�rants ont �t� priv�s de leurs biens. La proc�dure devant les juridictions internes ne s�est pas encore conclue, �tant donn� qu�elle est toujours pendante devant la cour d�appel.
82. A d�faut d�un acte formel de transfert de propri�t�, et � d�faut d�un jugement national d�clarant qu�un tel transfert doit se consid�rer comme ayant eu lieu (Carbonara et Ventura c. Italie, pr�cit�, � 80) et �claircissant une fois pour toutes les circonstances exactes de celui-ci, la Cour estime que la perte de toute disponibilit� du terrain en cause, combin�e avec l�impossibilit� jusqu�� ici de rem�dier � la situation incrimin�e a engendr� des cons�quences assez graves pour que les requ�rants aient subi une expropriation de fait incompatible avec leur droit au respect de leurs biens (Papamichalopoulos et autres c. Gr�ce, arr�t du 24 juin 1993, s�rie A no 260-B, � 45) et non conforme au principe de pr��minence du droit.
83. En conclusion, l�exception tir�e du non-�puisement des voies de recours internes ne saurait �tre retenue et il y a eu violation de l�article 1 du Protocole no 1.
II. SUR L�APPLICATION DE L�ARTICLE 41 DE LA CONVENTION
84. Aux termes de l�article 41 de la Convention,
� Si la Cour d�clare qu�il y a eu violation de la Convention ou de ses Protocoles, et si le droit interne de la Haute Partie contractante ne permet d�effacer qu�imparfaitement les cons�quences de cette violation, la Cour accorde � la partie l�s�e, s�il y a lieu, une satisfaction �quitable. �
85. Au titre de pr�judice mat�riel, les requ�rants sollicitent la restitution du terrain, ce qui selon eux constituerait la forme de r�paration id�ale. A d�faut de restitution, les requ�rants demandent le versement d�une somme �gale � la valeur v�nale du terrain r��valu�e au juillet 2005, � savoir 1 151 465,50 EUR.
86. En outre, ils r�clament la somme de 2 200 263,26 EUR pour non-jouissance du terrain.
87. Quant au pr�judice moral, les requ�rants demandent un montant global de 360 000 EUR.
88. Enfin, les requ�rants demandent la somme de 19 772,21 pour frais de proc�dure devant les juridictions nationales, ainsi que la somme de 21 380,16 pour frais de proc�dure devant la Cour.
89. Le Gouvernement conteste d�embl�e les modalit�s de calcul du dommage mat�riel employ�es dans les arr�ts Belvedere Alberghiera S.r.l. c. Italie (satisfaction �quitable, no 31524/96, 30 octobre 2003) et Carbonara et Ventura c. Italie (satisfaction �quitable, no 24638/94, 11 d�cembre 2003).
90. En outre, le Gouvernement conteste l��valuation de la valeur v�nale du terrain effectu�e par les requ�rants et estime qu�en tout �tat de cause la somme r�clam�e par les requ�rants serait excessive.
91. S�agissant du dommage moral, le Gouvernement fait valoir qu�un tel dommage d�pend de la dur�e excessive de la proc�dure devant les juridictions nationales. Par cons�quent, le Gouvernement soutient que le versement d�une quelconque somme au titre d�indemnisation du dommage moral est subordonn� � l��puisement du rem�de Pinto.
92. Quant aux frais de la proc�dure devant les juridictions nationales, le Gouvernement soutient que ceux-ci doivent �tre rembours�s dans le cadre de cette derni�re proc�dure et non pas de celle devant la Cour.
93. S�agissant des frais de la proc�dure � Strasbourg, le Gouvernement soutient que les requ�rants ont quantifi� ceux-ci de mani�re vague et impr�cise.
94. La Cour estime que la question de l�application de l�article 41 ne se trouve pas en �tat. En cons�quence, elle la r�serve et fixera la proc�dure ult�rieure, compte tenu de la possibilit� que le Gouvernement et les requ�rants parviennent � un accord.
PAR CES MOTIFS, LA COUR, � L�UNANIMIT�,
1. Joint au fond l�exception pr�liminaire du Gouvernement et la rejette ;
2. D�clare la requ�te recevable ;
3. Dit qu�il y a eu violation de l�article 1 du Protocole no 1 ;
4. Dit que la question de l�application de l�article 41 de la Convention ne se trouve pas en �tat ; en cons�quence,
a) la r�serve en entier ;
b) invite le Gouvernement et les requ�rants � lui adresser par �crit, dans les trois mois � compter du jour o� l�arr�t sera devenu d�finitif conform�ment � l�article 44 � 2 de la Convention, leurs observations sur cette question et notamment � lui donner connaissance de tout accord auquel ils pourraient aboutir ;
c) r�serve la proc�dure ult�rieure et d�l�gue le pr�sident de la chambre le soin de la fixer au besoin.
Fait en fran�ais, puis communiqu� par �crit le 30 mars 2006 en application de l�article 77 �� 2 et 3 du r�glement.
Santiago Quesada Christos Rozakis
Greffier adjoint Pr�sident

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    - Con pagamento POSTICIPATO (si paga con i soldi che si ottengono dall'Amministrazione)
    - Col criterio: SE NON OTTIENI NON PAGHI

Se l'espropriato è assistito da un Professionista aderente all'Associazione pagherà solo a risultato raggiunto, "con i soldi" dell'Amministrazione. Non si deve pagare se non si ottiene il risultato stabilito. Tutto ciò viene pattuito, a garanzia dell'espropriato, con un contratto scritto. è ammesso solo un rimborso spese da concordare: ad. es. 1.000 euro per il DAP (tutelarsi e opporsi senza contenzioso) o 2.000 euro per il contenzioso. Per maggiori dettagli si veda la pagina 20 del nostro Vademecum gratuito.

La data dell'ultimo controllo di validità dei testi è la seguente: 21/06/2024