AFFAIRE FIORE c. ITALIE - A.N.P.T.ES.
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Testo originale e tradotto della sentenza selezionata

AFFAIRE FIORE c. ITALIE

Tipologia: Sentenza
Importanza: 3
Articoli: P1-1
Numero: 63864/00/2005
Stato: Italia
Data: 2005-10-13 00:00:00
Organo: Sezione Prima
Testo Originale

Conclusione Eccezione preliminare respinta, ratione materiae, vittima); Violazione di P1-1; Soddisfazione equa riservata
PRIMA SEZIONE
CAUSA FIORE C. ITALIA
( Richiesta no 63864/00)
SENTENZA
STRASBURGO
13 ottobre 2005
DEFINITIVO
13/01/2006
Questa sentenza diventer? definitiva nelle condizioni definite all’articolo 44 ? 2 della Convenzione. Pu? subire dei ritocchi di forma.

Nella causa Fiore c. Italia,
La Corte europea dei Diritti dell’uomo, prima sezione, riunendosi in una camera composta da:
SIGG. C.L. Rozakis, presidente,
P. Lorenzen, il Sig.re N. Vajic,
S. Botoucharova, il Sig. V. Zagrebelsky, la Sig.ra E. Steiner,
Sigg. K. Hajiyev, giudici, e del Sig. S. Nielsen, cancelliere di sezione,
Dopo avere deliberato in camera del consiglio il 22 settembre 2005,
Rende la sentenza che ha, adottata a questa ultima, data:
PROCEDIMENTO
1. All’origine della causa si trova una richiesta (no 63864/00) diretta contro la Repubblica italiana e in cui una cittadina di questo Stato, la Sig.ra A. F. (“il richiedente”), ha investito la Corte il 9 marzo 2000 in virt? dell’articolo 34 della Convenzione di salvaguardia dei Diritti dell’uomo e delle Libert? fondamentali (“la Convenzione”).
2. Il richiedente ? rappresentato dal Sig. L. C., avvocato a Benevento. Il governo italiano (“il Governo”) ? rappresentato dal suo agente, M I.M. Braguglia, e dal suo coagente, il Sig. F. Crisafulli.
3. Il richiedente adduceva in particolare un attentato ingiustificato al suo diritto al rispetto dei suoi beni.
4. La richiesta ? stata assegnata alla prima sezione della Corte, articolo 52 ? 1 dell’ordinamento. In seno a questa, la camera incaricata di esaminare la causa, articolo 27 ? 1 della Convenzione, ? stata costituita conformemente all’articolo 26 ? 1 dell’ordinamento.
5. Con una decisione del 18 giugno 2002, la camera ha dichiarato la richiesta parzialmente inammissibile. Il 1 aprile 2004, la camera ha dichiarato il restante della richiesta ammissibile, articolo 54 ? 3 dell’ordinamento.
6. Tanto il richiedente che il Governo ha deposto delle osservazioni scritte sul merito della causa, articolo 59 ? 1 dell’ordinamento.
7. Il 1 novembre 2004, la Corte ha modificato la composizione delle sue sezioni, articolo 25 ? 1 dell’ordinamento. La presente richiesta ? stata assegnata alla prima sezione cos? ricomposta, articolo 52 ? 1.
IN FATTO
I. LE CIRCOSTANZE DELLO SPECIFICO
8. Il richiedente ? nato nel 1927 e ha risieduto a Castelpagano.
9. E? proprietario di un terreno di 2 380 metri quadrati ubicati a Castelpagano e registrato al catasto, foglio 30, appezzamento 115.
10. Il 4 marzo 1989, il Consiglio regionale di Campania (Giunta regionale) approv? il progetto di costruzione di una strada ed autorizz? la comunit? di Contralto Tammaro, comunit? montana, ad organizzare una richiesta di offerta per la realizzazione del lavoro. Con una decisione del 6 settembre 1989, la comunit? sceglie l’impresa di costruzione Z.
11. Ad una data non precisata, ci fu occupazione materiale del terreno.
12. Il 23 ottobre 1989, il richiedente firm? una dichiarazione (“amichevole assenso all’immediata occupazione”) con la quale diede il suo accordo all’occupazione. Risulta da questo documento che simile accordo non giudicava a priori per nulla il diritto dell’interessato ad ottenere un’indennit? di espropriazione nel corso di due anni.
13. Con un’ordinanza del 10 maggio 1990, il sindaco di Castelpagano autorizz? l’occupazione di emergenza del terreno per un periodo massimale di due anni, in vista della sua espropriazione a causa di utilit? pubblica.
14. Il 14 febbraio 1992, l’amministrazione notific? al richiedente che l’indennit? di espropriazione era stata fissata provvisoriamente a 6 720 000 ITL. Questo approv? l’atto firmandolo.
15. Il 18 febbraio 1992, il richiedente firm? una dichiarazione nella quale si diceva di concludere presto un accordo di cessione del terreno (“cessione volontaria”), appena sarebbe stata convocato dinnanzi al notaio.
16. Il 18 maggio 1992, l’impresa Z. vers? al richiedente la somma di 3 360 000 ITL a titolo di acconto sull’indennit? di espropriazione.
17. Risulta dalla pratica che, nei seguenti mesi, nessuno atto di cessione del terreno fu firmato.
18. Con un atto di citazione notificato il 22 ottobre 1993, il richiedente introdusse un’azione in danno-interessi contro la comunit? di contralto Tammaro dinnanzi al tribunale civile di Benevento. Adduceva che il suo terreno era stato occupato illegalmente, dato che l’occupazione materiale era cominciato prima che l’ordinanza del sindaco che autorizzava questa fosse presa. Inoltre, adduceva che bench? i lavori di costruzione della strada abbiano trasformato il terreno fin dal 15 dicembre 1991, e che aveva perso ogni disponibilit? del suo terreno, nessuno decreto di espropriazione era intervenuto. Il richiedente chiedeva di essere risarcito per la perdita del suo terreno e della sua mancanza a guadagnare.
19. Il 20 giugno 1994, la parte convenuta chiese l’appello in garanzia dell’impresa Z. Con un’ordinanza del 16 gennaio 1995, il tribunale accolse questa domanda.
20. In un rapporto depositato il 30 novembre 1998, il perito nominato dal tribunale indic? che l’occupazione del terreno aveva riguardato 1 920 metri quadrati di terreno. Considerando la mancanza di verbale concernente l’occupazione materiale, c’era luogo di considerare che l’occupazione era cominciata al pi? tardi il 23 ottobre 1989, data in cui il richiedente aveva dato il suo consenso all’occupazione. Il terreno era stato utilizzato fino a quel momento ai fini agricoli.
21. Il 27 giugno 1995, un decreto di espropriazione era stato notificato al richiedente nel frattempo,. Con un atto notificato il 2 agosto 1995, aveva contestato l’efficacia di questo decreto cos? come l’importo offerto a titolo di indennit? di espropriazione in un ricorso dinnanzi alla corte di appello di Napoli. Questa ultima aveva sospeso il procedimento, stimando che la conclusione del procedimento in danno-interessi che era stato introdotto dinnanzi al tribunale di Benevento precedentemente era pregiudiziale.
22. Il 16 aprile 2002, il consorzio T. Srl che riuniva le differenti imprese che avevano contribuito ai lavori stradali, si costitu? parte nell procedimento. Il consorzio sosteneva in particolare che l’occupazione del terreno era legale, poich? nel 1989 il richiedente aveva acconsentito. In ogni caso, il richiedente aveva manifestato la sua intenzione di concludere un accordo di cessione del terreno ed aveva incassato un acconto; questo rendeva male fondato il ricorso del richiedente.
23. Nelle sue conclusioni, il richiedente sosteneva che l’occupazione doveva considerarsi come illegale ab initio, al motivo che la dichiarazione firmata dal richiedente non era di natura tale da legittimare l’occupazione del terreno, tanto pi? che era stata seguita da un’ordinanza che autorizzava l’occupazione, intervenuta pi? di sei mesi dopo l’occupazione materiale. Per il caso in cui, tuttavia, il giudice stimasse che il consenso fosse equivalso ad un’autorizzazione iniziale, l’occupazione era illegale a causa di illegalit? sopraggiunta, visto che il terreno aveva continuato ad essere occupato al di l? dei cinque anni previsti dalla legge. Il decreto di espropriazione ? intervenuto troppo tardi e non esponeva i suoi effetti.
24. Con un giudizio del 17 febbraio 2005, il tribunale di Benevento dichiar? che l’occupazione del terreno era illegale poich? il procedimento di espropriazione non era stato condotto a termine. Constat? poi che il terreno era stato trasformato irreversibilmente dalla costruzione della strada. Alla vista di questi elementi, conformemente al principio dell’espropriazione indiretta, occupazione acquisitiva, il tribunale dichiar? in modo retroattivo il richiedente privato del suo terreno, visto che la propriet? del terreno era passata all’amministrazione per effetto della trasformazione irreversibile del terreno. Appellandosi a una perizia che valutava il terreno nel 1989, c’era luogo secondo il tribunale di accordare un indennizzo a concorrenza di 4 183, 33 EUR, pi? indicizzazione ed interessi che doveva essere messa solidalmente a carico delle parti convenute. In quanto agli oneri di procedimento, questi furono rimborsati al richiedente a concorrenza di 1 167, 70 EUR pi? 3 850 EUR per parcella dell? avvocato.
25. Con un atto notificato il 13 aprile 2005, la comunit? di contralto Tammaro interpose appello a questo giudizio dinnanzi alla corte di appello di Napoli. Adduceva in particolare la mancanza di locus standi e sosteneva che ogni responsabilit? spettava alle imprese che avevano effettuato i lavori. Peraltro, l’amministrazione arguiva che alla vista delle dichiarazioni del richiedente, l’occupazione del terreno era legale ed il procedimento di espropriazione era regolare. Inoltre, ricordava che il richiedente aveva incassato gi? una somma a titolo di acconto sull’indennit? di espropriazione ed adduceva che la somma doveva essere dedotta dall’indennit? accordata dal tribunale.
26. Il procedimento ? tuttora pendente.
II. IL DIRITTO E LA PRATICA INTERNI PERTINENTI
a) L’occupazione di emergenza di un terreno
24. In dritto italiano, il procedimento accelerato di espropriazione permette all’amministrazione di occupare un terreno e di costruire prima dell’espropriazione. Una volta dichiarato di utilit? pubblica il lavoro da realizzare ed adottato il progetto di costruzione, l’amministrazione pu? decretare l’occupazione di emergenza delle zone da espropriare per una durata determinata che non supera cinque anni, articolo 20 della legge no 865 del 1971. Questo decreto diventa nullo se l’occupazione materiale del terreno non ha luogo nei tre seguenti mesi la sua promulgazione. Prima della fine del periodo di occupazione autorizzata, un decreto di espropriazione formale deve essere preso.
25. L’occupazione autorizzata di un terreno d? diritto ad un’indennit? di occupazione. La Corte costituzionale ha riconosciuto, nella sua sentenza no 470 del 1990, un diritto di accesso immediato ad un tribunale ai fini di richiedere l’indennit? di occupazione appena il terreno ? occupato materialmente, senza bisogno di aspettare che l’amministrazione proceda ad un’offerta di indennizzo.
b) Il principio dell’espropriazione indiretta (“occupazione acquisitiva” o “accessione invertita”)
26. Negli anni 1970, parecchie amministrazioni locali procedettero ad occupazioni di emergenza di terreni che non furono seguite da decreti di espropriazione. Le giurisdizioni italiane si trovarono di fronte a casi in cui il proprietario di un terreno aveva perso di facto la disponibilit? di questo in ragione dell’occupazione e del compimento di lavori di costruzione di un lavoro pubblico. Restava da sapere se, semplicemente per effetto dei lavori effettuati, l’interessato aveva perso anche la propriet? terreno.
1. La giurisprudenza prima della sentenza no 1464 del 1983 della Corte di cassazione
27. La giurisprudenza era molto divisa sul punto di sapere quale erano gli effetti della costruzione di un lavoro pubblico su un terreno occupato illegalmente. Per occupazione illegale, bisogna intendere un’occupazione illegale ab initio, o un’occupazione inizialmente autorizzata e diventata in seguito senza titolo, essendo stato annullato il titolo o proseguendo l’occupazione al di l? della scadenza autorizzata senza che un decreto di espropriazione fosse intervenuto.
28. Secondo una prima giurisprudenza, il proprietario del terreno occupato dall’amministrazione non perdeva la propriet? terreno dopo il completamento del lavoro pubblico. Tuttavia, non poteva chiedere una rimessa in stato del terreno e poteva impegnare unicamente un’azione in danni ed interessi per occupazione abusiva, non sottoposta ad un termine di prescrizione poich? l’illegalit? derivante dall’occupazione era permanente. L’amministrazione poteva adottare in ogni momento una decisione formale di espropriazione; in questo caso, l’azione in danno-interessi si trasformava in controversia riguardante l’indennit? di espropriazione ed i danno-interessi erano dovuti solamente per il periodo anteriore al decreto di espropriazione per il non-godimento del terreno (vedere, tra altri, le sentenze della Corte di cassazione no 2341 del 1982, no 4741 di 1981, no 6452 e no 6308 del 1980).
29. Secondo una seconda giurisprudenza, il proprietario del terreno occupato dall’amministrazione non perdeva la propriet? del terreno e poteva chiederne la rimessa in stato, quando l’amministrazione aveva agito senza che ci fosse stata utilit? pubblica (vedere, per esempio, Corte di cassazione, sentenza no 1578 del 1976, sentenza no 5679 del 1980).
30. Secondo una terza giurisprudenza, il proprietario del terreno occupato dall’amministrazione perdeva automaticamente la propriet? terreno nel momento della trasformazione irreversibile del bene, ovvero nel momento del completamento del lavoro pubblico. L’interessato aveva il diritto di chiedere dei danno-interessi (vedere la sentenza no 3243 del 1979 della Corte di cassazione).
2. La sentenza no 1464 del 1983 della Corte di cassazione
31. Con una sentenza del 16 febbraio 1983, la Corte di cassazione, deliberando in camere riunite, risolse il conflitto di giurisprudenza ed adott? la terza soluzione. Cos? fu consacrato il principio dell’espropriazione indiretta, accessione invertita od occupazione acquisitiva. In virt? di questo principio, il potere pubblico acquista ab origine la propriet? di un terreno senza procedere ad un’espropriazione formale quando, dopo l’occupazione del terreno, ed a prescindere dalla legalit? dell’occupazione, il lavoro pubblico ? stato realizzato. Quando l’occupazione ? ab initio senza titolo, il trasferimento di propriet? ha luogo nel momento del completamento del lavoro pubblico. Quando l’occupazione del terreno ? stata autorizzata inizialmente, il trasferimento di propriet? ha luogo alla scadenza del periodo di occupazione autorizzata. Nella stessa sentenza, la Corte di cassazione precis? che, in ogni caso di espropriazione indiretta, l’interessato ha diritto ad un risarcimento integrale, del terreno avendo avuto luogo senza titolo l’acquisizione. Questo risarcimento non ? versato tuttavia, automaticamente; incombe sull’interessato di richiedere dei danno-interessi. Inoltre, il diritto a risarcimento ? abbinato al termine di prescrizione contemplata in caso di responsabilit? da delitto, ovvero cinque anni, che cominciano a decorrere dal momento della trasformazione irreversibile del terreno.
3. La giurisprudenza dopo la sentenza no 1464 del 1983 della Corte di cassazione
a) La prescrizione
32. In un primo tempo, la giurisprudenza considerava che nessuno termine di prescrizione doveva applicarsi, poich? l’occupazione senza titolo del terreno costituiva un atto illegale continuo. La Corte di cassazione, nella sua sentenza no 1464 del 1983, afferm? che il diritto a risarcimento era sottoposto ad un termine di prescrizione di cinque anni. In seguito, la prima sezione della Corte di cassazione afferm? che un termine di prescrizione di dieci anni doveva applicarsi, sentenze no 7952 di 1991 e no 10979 del 1992. Con una sentenza del 22 novembre 1992, la Corte di cassazione deliberando in camere riunite ha troncato definitivamente la questione, stimando che il termine di prescrizione ? di cinque anni e che comincia a decorrere dal momento della trasformazione irreversibile del terreno.
b) La sentenza no 188 del 1995 della Corte costituzionale
33. In questa sentenza, la Corte costituzionale ha giudicato compatibile con la Costituzione il principio dell’espropriazione indiretta, nella misura in cui questo principio si ? radicato in una disposizione legislativa, ovvero l’articolo 2043 del codice civile che regola la responsabilit? da delitto. Secondo questa sentenza, il fatto che l’amministrazione diventi proprietaria di un terreno traendo utile dal suo comportamento illegale non d? nessun problemi sul piano costituzionale, poich? l’interesse pubblico, ovvero la conservazione del lavoro pubblico, prevale sull’interesse dell’individuo, e dunque sul diritto di propriet? di questo ultimo. La Corte costituzionale ha giudicato compatibile con la Costituzione l’applicazione all’azione in risarcimento del termine di prescrizione di cinque anni, come previsto dall’articolo 2043 del codice civile per responsabilit? da delitto.
c) Caso di mancata applicazione del principio dell’espropriazione indiretta
34. Gli sviluppi della giurisprudenza mostrano che il meccanismo con il quale la costruzione di un lavoro pubblico provoca il trasferimento di propriet? del terreno a favore dell’amministrazione conosce delle eccezioni.
35. Nella sua sentenza no 874 del 1996, il Consiglio di stato ha affermato che non c’? espropriazione indiretta quando le decisioni dell’amministrazione ed il decreto di occupazione di emergenza sono state annullate dalle giurisdizioni amministrative; se cos? non fosse, la decisione giudiziale sarebbe svuotata di sostanza.
36. Nella sua sentenza no 1907 del 1997, la Corte di cassazione deliberando in camere riunite ha affermato che l’amministrazione non diventa proprietaria di un terreno quando le decisioni che ha adottato e la dichiarazione di utilit? pubblica devono essere considerat4 come nulli ab initio. In questo caso, l’interessato mantiene la propriet? dal terreno e pu? chiedere la restitutio in integrum. Pu?, come alternativa, chiedere dei danno-interessi. L’illegalit? in questi casi ha un carattere permanente e nessuno termine di prescrizione viene applicato.
37. Nella sentenza no 6515 del 1997, la Corte di cassazione deliberanodo in camere riunite ha affermato che non c’? trasferimento di propriet? quando la dichiarazione di utilit? pubblica ? stata annullata dalle giurisdizioni amministrative. In questo caso, il principio dell’espropriazione indiretta non si applica dunque. L’interessato mantenendo la propriet? dal terreno, ha la possibilit? di chiedere la restitutio in integrum. L’introduzione di una domanda in danno-interessi provoca una rinuncia alla restitutio in integrum. Il termine di prescrizione di cinque anni comincia a decorrere dal momento in cui la decisione del giudice amministrativo diventa definitiva.
38. Nella sentenza no 148 del 1998, la prima sezione della Corte di cassazione ha seguito la giurisprudenza delle camere riunite e ha affermato che il trasferimento di propriet? per effetto dell’espropriazione indiretta non ha luogo quando la dichiarazione di utilit? pubblica alla quale il progetto di costruzione era abbinato ? stata considerata come invalida ab initio.
39. Nella sentenza no 5902 del 2003, la Corte di cassazione in camere riunite ha riaffermato che non c’? trasferimento di propriet? in mancanza di dichiarazione di utilit? pubblica valida.
40. Conviene confrontare questa giurisprudenza con la legge no 458 del 1988 e col Repertorio delle disposizioni sull’espropriazione, entrati in vigore il 30 giugno 2003.
4. La legge no458 del 27 ottobre 1988
41. Ai termini dell’articolo 3 di questa legge, “Il proprietario di un terreno, utilizzato per la costruzione di edifici pubblici e di case popolari, ha diritto al risarcimento del danno subito, in seguito ad un’espropriazione dichiarata illegale tramite una decisione passata in forza di cosa giudicata, ma non pu? pretendere alla restituzione del suo bene. Ha anche dritto, ne pi? del risarcimento del danno, alle somme dovute in ragione del deprezzamento monetario ed a queste menzionate all’articolo 1224 ? 2 del codice civile e questo a contare dal giorno dell’occupazione illegale.”
42. Interpretando l’articolo 3 della legge di 1988, la Corte costituzionale, nella sua sentenza del 12 luglio 1990 (n? 384), ha considerato: “Con la disposizione attaccata, il legislatore, tra gli interessi dei proprietari dei terreni – ottenere in caso di espropriazione illegale la restituzione dei terreni – e l’interesse pubblico – concretizzato dalla destinazione di questi beni alle finalit? di costruzioni residenziali pubbliche alle condizioni favorevoli o convenzionate – ha dato la precedenza a questo ultimo interesse.”
5. L’importo del risarcimento in caso di espropriazione indiretta
43. Secondo la giurisprudenza di 1983 della Corte di cassazione in materia di espropriazione indiretta, un risarcimento integrale del danno subito, sotto forma di danno-interessi per la perdita del terreno, era dovuta all’interessato in compenso della perdita di propriet? che provoca l’occupazione illegale.
44. La legge di bilancio del 1992, articolo 5 bis della decreto-legge no 333 del 11 luglio 1992, modific? questa giurisprudenza, nel senso che l’importo dovuto in caso di espropriazione indiretta non poteva superare l’importo dell’indennit? contemplata per il caso di un’espropriazione formale. Con la sentenza no 369 del 1996, la Corte costituzionale dichiar? incostituzionale questa disposizione.
45. In virt? della legge di bilancio no 662 del 1996 che segu? la disposizione dichiarata incostituzionale, l’indennizzo integrale non poteva essere accordato per un’occupazione di terreno che aveva avuto luogo prima del 30 settembre 1996. In questa ottica, l’indennizzo equivaleva all’importo dell’indennit? contemplata nel caso di un’espropriazione formale, nell’ipotesi pi? favorevole al proprietario, mediante un aumento del 10%.
46. Con la sentenza no 148 del 30 aprile 1999, la Corte costituzionale ha giudicato simile indennit? compatibile con la Costituzione. Tuttavia, nella stessa sentenza, la Corte ha precisato che un’indennit? integrale, a concorrenza del valore venale del terreno, pu? essere richiesta quando l’occupazione e la privazione del terreno non hanno avuto luogo a causa di utilit? pubblica.
6. La giurisprudenza dopo le sentenze della Corte del 30 maggio 2000 nelle cause Belvedere Alberghiera e Carbonara e Ventura
47. Con le sentenze no 5902 e 6853 del 2003, la Corte di cassazione in camere riunite si ? pronunciata di nuovo sul principio dell’espropriazione indiretta, facendo riferimento alle due sentenze precitate della Corte.
48. Alla vista della constatazione di violazione dell’articolo 1 del protocollo no 1 nelle cause sopra, la Corte di cassazione ha affermato che il principio dell’espropriazione indiretta sostiene un ruolo importante nella cornice del sistema giuridico italiano e che ? compatibile con la Convenzione.
49. Pi? specificamente, la Corte di cassazione-dopo avere analizzato la storia del principio dell’espropriazione indiretta – ha detto che in materia dell’uniformit? della giurisprudenza, il principio dell’espropriazione indiretta deve essere considerato come pienamente “prevedibile” a contare del 1983. Per questo fatto, l’espropriazione indiretta deve essere considerata come rispettosa del principio di legalit?. In quanto alle occupazioni di terreno che hanno luogo senza dichiarazione di utilit? pubblica, la Corte di cassazione ha affermato che queste non sono atte a trasferire la propriet? del bene allo stato. In quanto all’indennizzo, la Corte di cassazione ha affermato che, anche se ? inferiore al danno subito dall’interessato, ed in particolare al valore del terreno, l’indennizzo dovuto in caso di espropriazione indiretta ? sufficiente per garantire un “giusto equilibrio” tra le esigenze dell’interesse generale della comunit? e gli imperativi della salvaguardia dei diritti fondamentali dell’individuo.
50. Investito di un ricorso in esecuzione di una decisione giudiziale definitiva che annulla la dichiarazione di utilit? pubblica riguardante un procedimento di espropriazione, vista la domanda della parte richiesta che tende ad ottenere la restituzione del terreno occupato e trasformato nel frattempo, il Consiglio di stato, nella sua sentenza no 2/2005 del 29 aprile 2005 resa in seduta plenaria, si ? pronunciato sul punto di sapere se la trasformazione irreversibile di suddetto terreno in seguito alla costruzione del lavoro “pubblico” poteva costituire una ragione di diritto che impedisce la restituzione del terreno. Il Consiglio di stato ha risposto negativamente. Ci? facendo, ha:
a) riconosciuto che il principio giurisprudenziale dell’espropriazione indiretta ? inadempiente in quanto al bisogno di sicurezza giuridica, per ci? che riguarda tra altri il punto di sapere in quale data il lavoro pubblico deve essere considerato come “realizzato” e dunque in quale data ci sia stato trasferimento di propriet? a favore dello stato;
b) reso omaggio alla giurisprudenza della Corte, ed in particolare alla sentenza Belvedere Alberghiera Srl c. Italia, affermando che, a fronte di una domanda di restituzione di un bene illegalmente occupato e trasformato, il lavoro realizzato dalle autorit? pubbliche non pu?, in quanto tale, costituire un ostacolo assoluto alla restituzione,;
c) interpretato l’articolo 43 del Repertorio, paragrafo 46 sotto, nel senso in cui la non-restituzione di un terreno pu? essere ammessa solamente in casi eccezionali, ovvero quando l’amministrazione invoca un interesse pubblico particolarmente contrassegnato dalla conservazione del lavoro;
d) affermato, in questo contesto, che l’espropriazione indiretta non potrebbe costituire un’alternativa (“una mera alternativa”) ad un procedimento di espropriazione in buona e dovuta forma.
7. Il Repertorio delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di espropriazione a causa di utilit? pubblica, qui di seguito “il Repertorio,
51. Il 30 giugno 2003 ? entrato in vigore il Decreto Presidenziale no 327 del 8 giugno 2001, modificato dal Decreto legislativo no 302 del 27 dicembre 2002, e che regola il procedimento di espropriazione. Il Repertorio codifica le disposizioni e la giurisprudenza esistenti in materia. In particolare, codifica il principio dell’espropriazione indiretta. Il Repertorio che non si applica ai casi di occupazione sopraggiunti anteriormente al 1996 e non si applica dunque nello specifico, si ? sostituito, a partire dalla sua entrata in vigore, all’insieme della legislazione di espropriazione della giurisprudenza precedente in materia.
52. Al suo articolo 43, il Repertorio contempla che in mancanza di un decreto di espropriazione, o in mancanza di dichiarazione di utilit? pubblica, un terreno trasformato in seguito alla realizzazione di un lavoro pubblico ? acquisito al patrimonio dell’autorit? che l’ha trasformato; dei danno-interessi sono accordati in compenso. L’autorit? pu? acquisire un bene anche quando o il piano di urbanistica o la dichiarazione di utilit? pubblica sono stati annullati. Il proprietario pu? chiedere al giudice la restituzione del terreno. L’autorit? in causa si pu? opporre. Quando il giudice decide di non ordinare la restituzione del terreno, il proprietario ha diritto ad un risarcimento.

IN DIRITTO
I. SULLE ECCEZIONI PRELIMINARI DEL GOVERNO
56. Nelle sue osservazioni prima dell’ammissibilit?, il Governo osservava al primo colpo che nel 1989, il richiedente aveva dato il suo accordo scritto affinch? il suo terreno fosse occupato; che nel 1992, aveva ricevuto un acconto sull’indennit? di espropriazione e che, quattro giorni pi? tardi, aveva firmato una dichiarazione unilaterale per manifestare la sua volont? di cedere il terreno, sotto riserva della conclusione di questo atto dinnanzi al notaio.
Alla luce di queste considerazioni, il Governo sosteneva che il richiedente non era autorizzato ad addurre la violazione dell’articolo 1 del Protocollo no 1 e concludeva al rigetto della richiesta come essendo manifestamente male fondata. Qui acclusa a queste osservazioni, c’era una nota redatta dalla comunit? di contralto Tammaro nella quale questa amministrazione affermava che il richiedente non era pi? il proprietario del terreno, visto che il procedimento di espropriazione era stato condotto a termine, e sosteneva che il richiedente era stato privato del suo bene in modo conforme all’articolo 1 del Protocollo no 1.
57. Nelle sue osservazioni sul merito, il Governo “porta delle precisazioni” alle osservazioni presentate prima dell’ammissibilit?. Ci? facendo, solleva due eccezioni preliminari.
58. In primo luogo, il Governo eccepisce dell’incompatibilit? ratione materiae della situazione denunciata con la Convenzione. Secondo lui, le dichiarazioni unilaterali del richiedente hanno per conseguenza di cancellare il carattere “pubblico” del contenzioso che oppone l’interessato all’amministrazione. Si tratterebbe di un procedimento riguardante una promessa di vendita, che esula dal campo di applicazione dell’articolo 1 del Protocollo no 1.
59. In secondo luogo, il Governo sostiene avere voluto addurre, all’epoca, una mancanza di requisito di “vittima” al motivo che il richiedente aveva manifestato la sua volont? a farsi espropriare e che aveva potuto incassare un acconto. Secondo il Governo, non vi ? stata ingerenza da parte delle autorit? pubbliche, poich? non c’? stata coercizione. Il fatto che l’accordo di cessione del terreno non sia stato concluso non rimetterebbe in causa questo argomento, al motivo che la responsabilit? di questo non conclusione ? imputabile al cambiamento di strategia del richiedente.
60. Il richiedente chiede il rigetto delle eccezioni.
61. In quanto alla prima eccezione, la Corte ricorda che ai termini dell’articolo 55 del suo ordinamento, “Se la Parte contraente convenuta intende sollevare un’eccezione di inammissibilit?, deve farlo, per quanto la natura dell’eccezione e le circostanze lo permettono, nelle osservazioni scritte od orali sull’ammissibilit? della richiesta ” Ora, risulta dalla pratica che questa condizione non si trova assolta nello specifico. C’? dunque decadenza.
62. In quanto alla seconda eccezione, la Corte stima che questa pu? passare per essere stata sollevata in sostanza prima della decisione sull’ammissibilit?. Peraltro, la Corte unisce questa eccezione al merito.
I. SULLA VIOLAZIONE ADDOTTA DELL’ARTICOLO 1 DEL PROTOCOLLO NO 1
63. Il richiedente adduce essere stato privato del suo terreno per effetto dell’occupazione di questo e della costruzione di una strada. Secondo lui, questa situazione ha recato offesa al suo diritto al rispetto dei suoi beni garantiti all’articolo 1 del Protocollo no 1, cos? redatto,:
“Ogni persona fisica o giuridica ha diritto al rispetto dei suoi beni. Nessuno pu? essere privato della sua propriet? se non a causa di utilit? pubblica e nelle condizioni previste dalla legge e dai principi generali del diritto internazionale.
Le disposizioni precedenti non recano offesa al diritto che possiedono gli Stati di mettere in vigore le leggi che giudicano necessarie per regolamentare l’uso dei beni conformemente all’interesse generale o per garantire il pagamento delle imposte o di altri contributi o delle multe. “
A. Tesi difese dinnanzi alla Corte
1. Il richiedente
64. Il richiedente fa osservare che ha perso la disponibilit? del suo terreno nel 1989, o a contare dal momento in cui il terreno ? stato occupato materialmente, in parte anteriore anche all’ordinanza del 10 maggio 1990 con la quale il sindaco di Castelpagano autorizz? l’occupazione di emergenza del terreno. Questa situazione ? diventata definitiva col completamento dei lavori, nel dicembre 1991. In quanto all’accordo che ha dato all’occupazione, il richiedente sostiene che, visto gli sviluppi ulteriori del procedimento di espropriazione, questo accordo non ha prodotto nessuno effetto. Il richiedente considera che, in queste circostanze, ? stata in sostanza privato del suo bene e ha sottolineato l’illegalit? di questa situazione, in mancanza di un decreto di espropriazione secondo le forme.
65. In quanto al procedimento impegnato nel 1992 dinnanzi al tribunale di Benevento, questo ? sempre pendente. Il richiedente non ha ottenuto cos?, ancora una decisione che delibera definitivamente sulla situazione denunciata e sul suo diritto a risarcimento. In mancanza di un giudizio definitivo, questa situazione sarebbe sorgente di incertezza e di imprevedibilit?. L’illegalit? commessa dall’amministrazione non costituirebbe quindi, solamente una trasgressione alle regole che presiedono al procedimento amministrativo, ma anche una violazione sostanziale del suo diritto di propriet?.
66. In conclusione, il richiedente chiede alla Corte di concludere alla violazione dell’articolo 1 del Protocollo no 1.
2. Il Governo
67. Secondo il Governo, il contenzioso impegnato dal richiedente non riguarda la questione di sapere se l’interessato ? stato privato o no del suo bene, ma unicamente sulla base di che titolo ha perso il suo terreno.
68. Il Governo sostiene a titolo principale che l’occupazione del terreno ? intervenuta nella cornice di un procedimento di espropriazione che si fonda su una dichiarazione di utilit? pubblica del lavoro a realizzare. Secondo lui, l’occupazione del terreno deve passare per “inizialmente autorizzata”, anche se il titolo sul quale l’occupazione materiale si fonda ? una dichiarazione di consenso del richiedente e non un’ordinanza di occupazione di emergenza.
69. Osserva poi che la dichiarazione con la quale il richiedente ha manifestato la sua volont? di farsi espropriare mediante la sottoscrizione di un accordo di cessione avrebbe dovuto, logicamente, condurre alla firma di questo accordo. E, tuttavia, questo accordo non ha avuto luogo. Il Governo nega che l’amministrazione abbia abbandonato il progetto di concludere un accordo di cessione per, al suo posto, procedere ad un’espropriazione con decreto. Rimprovera al richiedente di avere cambiato inopinatamente parere. Secondo il Governo, il cambiamento di strategia del richiedente deve essere stato ispirato dai consigli di qualche persona pi? avveduta che l’avrebbe convinto di impegnare un’azione in danno-interessi, speculando sugli utili economici che deriverebbero dai mancamenti dell’amministrazione pubblica.
70. Ai sole fini di “completare la sua difesa”, ad abundantiam, il Governo consacra ventotto pagine su trentasette alla questione dell’espropriazione indiretta.
71. Il Governo arguisce che nello specifico, non si tratta di un’occupazione sine titulo dall’inizio, visto il consenso all’occupazione inizialmente data dal richiedente. Per?, il Governo ammette che l’occupazione ? diventata illegale in seguito, dato che i lavori di costruzione si sono conclusi e che l’occupazione ? proseguita al di l? del termine massimale di cinque anni previsti dalla legge, senza che un decreto di espropriazione sia stato adottato nei termini.
72. Il richiedente sarebbe, ad ogni modo, stato privato del suo terreno per effetto della costruzione del lavoro pubblico e della trasformazione irreversibile del terreno che questo ultimo ha provocato. Questa privazione di bene, secondo il Governo, ? solamente la conseguenza del principio dell’espropriazione indiretta, che le giurisdizioni nazionali devono applicare. Per questo fatto, sebbene nello specifico il procedimento sia ancora pendente, la questione di sapere se il richiedente ? stato privato del suo bene in virt? dell’espropriazione indiretta deve essere decisa in modo affermativo. Le giurisdizioni nazionali prenderanno solamente atto di una situazione che si ? gi? consolidata e dichiarare in modo retroattivo il richiedente privato del suo bene. A questo riguardo, il Governo osserva che le decisioni giudiziali hanno in materia per funzione solo dare alle parti la sicurezza giuridica, ossia la certezza che la privazione di propriet? ha avuto luogo quando le condizioni sono state assolte.
73. Il Governo sostiene che questa situazione ? conforme all’articolo 1 del Protocollo no1.
74. Primariamente, ci sarebbe utilit? pubblica.
75. Secondariamente, la privazione del bene come risulta dall’espropriazione indiretta sarebbe contemplata dalla legge. A questo riguardo, il Governo ricorda che la Corte, nella sua sentenza Zubani c. Italia, sentenza del 7 agosto 1996, Raccolta 1996-IV, ?? 45-46, aveva esaminato una causa di espropriazione indiretta che ricadeva sotto l’influenza della legge no 458 del 1988 dal punto di vista del giusto equilibrio, stimando che, per ci? che riguardava la legge in quanto tale, “la scelta legislativa che mira a privilegiare l’interesse della collettivit? nel caso di espropriazioni o di occupazioni illegali di terreni ? ragionevole: l’indennizzo integrale dei danni subiti dai proprietari riguardati costituisce un risarcimento sufficiente… “, sentenza Zubani precitata, ? 49.
76. Il Governo prende atto del fatto che la giurisprudenza della Corte ha conosciuto un’evoluzione in seguito, nella misura in cui, nei due seguente casi riguardanti l’espropriazione indiretta, ha constatato un’incompatibilit? del meccanismo dell’espropriazione indiretta col principio di legalit? (Carbonara e Ventura c. Italia, no 24638/94, CEDH 2000-VI; Belvedere Alberghiera S.r.l. c. Italia, no 31524/96, CEDH 2000-VI).
77. Secondo il Governo, il principio dell’espropriazione indiretta deve considerarsi come “contemplato dalla legge”, anche se ? stato elaborato dalla giurisprudenza in un paese di “civile law” e non di “common law.”
78. A questo riguardo, prende atto del fatto che nelle due sentenze precitate, la Corte aveva stimato inutile giudicare in abstracto se il ruolo che un principio giurisprudenziale, come quello dell’espropriazione indiretta, occupato in un sistema di diritto continentale ? assimilabile a quello occupato dalle disposizioni legislative, sentenza Carbonara precitata, ? 64. La Corte aveva osservato che la giurisprudenza italiana aveva conosciuto un’evoluzione e che un principio giurisprudenziale non lega le giurisdizioni in quanto alla sua applicazione, sentenza Carbonara precitata, ? 69.
79. Il Governo sostiene che decidere del ruolo della giurisprudenza in Italia riveste una grande importanza in questo tipo di cause. Secondo lui, la giurisprudenza che stabilisce il principio dell’espropriazione indiretta deve essere considerata come facente parte del diritto positivo a contare dalla sentenza della Corte di cassazione no 1464 del 1983. La giurisprudenza ulteriore avrebbe confermato questo principio ed avrebbe precisato certi aspetti della sua applicazione. Inoltre, questo principio sarebbe stato riconosciuto dalla legge no 458 del 27 ottobre 1988.
80. In conclusione, secondo il Governo, a partire dal 1983, le regole dell’espropriazione indiretta erano perfettamente chiare ed accessibili a tutti i proprietari di terreni.
81. In quanto alla qualit? della legge, il Governo chiede alla Corte di far riferimento alla “giurisprudenza Zubani” e di considerare che il meccanismo dell’espropriazione indiretta che si basa su una dichiarazione di illegalit? da parte del giudice, ? conforme all’articolo 1 del Protocollo no 1.
82. A questo proposito, il Governo fa osservare che la constatazione di illegalit? da parte del giudice ? l’elemento che sanziona il trasferimento al patrimonio pubblico del bene illegalmente occupato.
83. Il Governo definisce l’espropriazione indiretta come il risultato di un’interpretazione sistematica da parte del giudice di principi esistenti, che tende a garantire la supremazia dell’interesse generale sull’interesse degli individui, quando il lavoro pubblico ? stato realizzato (trasformazione del terreno) e che questo risponda all’utilit? pubblica.
84. Terzo, il giusto equilibrio sarebbe rispettato anche se l’indennizzo da accordare ? inferiore al danno subito dall’interessata, visto che l’espropriazione indiretta risponde ad un interesse collettivo e che l’illegalit? commessa dall’amministrazione riguarda solamente la forma, ossia una trasgressione alle regole che presiedono al procedimento amministrativo. Inoltre, stima che l’espropriazione indiretta ? vantaggiosa per l’interessato poich? l’indennit? che sar? accordata sar? superiore a quella che sarebbe stata accordata se l’espropriazione fosse stata regolare.
85. Alla luce di queste considerazioni, il Governo conclude che la situazione denunciata ? compatibile con l’articolo 1 del Protocollo no 1.
B. Sull’osservazione dell’articolo 1 del Protocollo no 1
86. La Corte ricorda al primo colpo che ha unito al merito l’eccezione del Governo derivata dalla mancanza della qualit? di vittima.
87. Nota che le parti si accordano per dire che c’? stata “privazione di propriet?.”
88. Per il richiedente, c’? stata perdita di disponibilit? totale del terreno senza decreto di espropriazione valida n? indennizzo, cos? che si ritorna in sostanza ad un’espropriazione di fatto. Il decreto di espropriazione sarebbe tardivo ed inefficace.
89. Per il Governo, il richiedente ? stato privato del suo bene in virt? della dichiarazione con la quale ha manifestato la sua disponibilit? a concludere un accordo di cessione del terreno. Sussidiariamente, il Governo indica che il richiedente ? stato privato del suo bene a contare dal momento in cui questo ? stato trasformato irreversibilmente, in seguito alla costruzione del lavoro pubblico.
90. La Corte ricorda che, per determinare se c’? stata privazione di beni al senso della seconda frase del primo capoverso dell’articolo 1 del Protocollo no 1, bisogna esaminare non solo se ci sono state spodestamento o espropriazione formale, ma ancora guardare al di l? delle apparenze ed analizzare la realt? della situazione controversa. Mirando la Convenzione a proteggere dei diritti “concreti ed effettivi”, importa ricercare se suddetta situazione equivale ad un’espropriazione di fatto (Sporrong e L?nnroth c. Svezia, sentenza del 23 settembre 1982, serie A no 52, pp. 24-25, ? 63).
91. Ricorda che l’articolo 1 del Protocollo no 1 esige, innanzitutto e soprattutto, che un’ingerenza dell’autorit? pubblica nel godimento del diritto al rispetto dei beni sia legale. La preminenza del diritto, uno dei principi fondamentali di una societ? democratica, ? inerente all’insieme degli articoli della Convenzione (Iatridis c. Grecia [GC], no 31107/96, ? 58, CEDH 1999-II). Il principio di legalit? notifica l’esistenza di norme di diritto interno sufficientemente accessibili, precise e prevedibili (Hentrich c. Francia, sentenza del 22 settembre 1994, serie A no 296-a, pp. 19-20, ? 42, e Lithgow ed altri c. Regno Unito, sentenza del 8 luglio 1986, serie A no 102, p. 47, ? 110).
92. La Corte resta convinta che l’esistenza, in quanto tale, di una base legale non basta a soddisfare al principio di legalit? e stima utile di propendersi sulla domanda della qualit? della legge.
93. La Corte prende nota dell’evoluzione giurisprudenziale che ha condotto all’elaborazione del principio dell’espropriazione indiretta. Rileva anche che questo principio ? stato trasposto nei testi di legge, come la legge no 458 del 1988, e, ultimamente, nel Repertorio delle disposizioni in materia di espropriazione. Essendo cos?, la Corte non perde di vista le applicazioni contraddittorie rilevate nella cronostoria della giurisprudenza, e nota anche delle contraddizioni tra la giurisprudenza ed i suddetti testi di legge scritta. Questo punto di vista ? stato adottato dal Consiglio di stato del resto, paragrafo 53 sopra che, nella sua sentenza no 2 di 2005 resa in seduta plenaria, ha riconosciuto che il principio giurisprudenziale dell’espropriazione indiretta non h mai a dato adito a regolamentazione stabile, completa e prevedibile.
94. Inoltre, la Corte constata che, in ogni caso, l’espropriazione indiretta tende ad interinare una situazione che deriva di fatto dalle illegalit? commesse dall’amministrazione, tende a regolare le conseguenze per l’individuo e l’amministrazione, e permette a questa ultima di trarre vantaggio dal suo comportamento illegale. Che sia in virt? di un principio giurisprudenziale o di un testo di legge come l’articolo 43 del Repertorio, l’espropriazione indiretta non potrebbe dunque costituire un’alternativa ad un’espropriazione in buona e dovuta forma (vedere, su questo punto anche, la posizione del Consiglio di stato, al paragrafo 53 sopra).
95. Ad ogni modo, la Corte ? chiamata a verificare se il modo in cui il diritto interno ? interpretato ed applicato produce degli effetti conformi ai principi della Convenzione.
96. La Corte constata che nello specifico, il richiedente ha perso la disponibilit? del terreno che ? stato occupato nel 1989 e che ? stato trasformato in modo irreversibile nel 1991. In quanto alla propensione a concludere un accordo di cessione del terreno manifestata dal richiedente, la Corte nota che la dichiarazione unilaterale di questa non ? arrivata ad un accordo. Peraltro, nessuno elemento della pratica viene a supportare la tesi secondo la quale il richiedente avrebbe rinunciato al suo bene in un dato momento. La Corte rileva poi che il Governo non ha, mai, sostenuto che il decreto di espropriazione adottato il 27 giugno 1995 costituisce il titolo che legittima il trasferimento di propriet? in favore dell’amministrazione. Al contrario, il Governo ha ammesso che questo decreto ? tardivo e dunque che non era di natura tale da esporre i suoi effetti, paragrafi 71-72 sopra. Infine, la Corte rileva che, secondo il tribunale di Benevento, l’occupazione del terreno ? illegale in mancanza di un procedimento di espropriazione regolarmente condotta a termine e che il richiedente deve essere considerato in modo retroattivo come privato del suo bene, per effetto della costruzione della strada. Il procedimento, pendente in appello, riguarda in particolare la questioe di sapere se la comunit? di contralto Tammaro pu? essere tenuta per responsabile della situazione denunciata.
97. A difetto di un atto formale di trasferimento di propriet? suscettibile di esporre i suoi effetti ed in mancanza di un giudizio nazionale dichiarante che tale trasferimento deve essere considerato come realizzato, Carbonara e Ventura c. Italia, precitata, ? 80, e chiarendo una volta per tutte le circostanze esatte da questo, la Corte stima che la perdita di ogni disponibilit? del terreno in questione, combinata con l’impossibilit? fino ad ora di ovviare alla situazione incriminata, ha generato delle conseguenze abbastanza gravi per le quali il richiedente ha subito un’espropriazione di fatto, incompatibile col suo diritto al rispetto dei suoi beni, sentenza Papamichalopoulos ed altri c. Grecia, sentenza del 24 giugno 1993, serie A no 260-B, ? 45, e non conforme al principio di preminenza del diritto.
98. In conclusione, l’eccezione derivata dalla mancanza di qualit? di vittima unita al merito non potrebbe essere considerata e vi ? stata violazione dell’articolo 1 del Protocollo no 1.
II. SULL’APPLICAZIONE DELL’ARTICOLO 41 DELLA CONVENZIONE
99. Ai termini dell’articolo 41 della Convenzione,
“Se la Corte dichiara che c’? stata violazione della Convenzione o dei suoi Protocolli, e se il diritto interno dell’Alta Parte contraente permette di cancellare solo imperfettamente le conseguenze di questa violazione, la Corte accorda alla parte lesa, se c’? luogo, una soddisfazione equa. “
A. Il richiedente
100. Il richiedente osserva preliminarmente che nello specifico si tratta di un spodestamento illecito in s? ed adduce che la soddisfazione equa dovr? cancellare quindi totalmente le conseguenze dell’ingerenza controversa. Si riferisce alla giurisprudenza Carbonara e Ventura c. Italia (soddisfazione equa), no 24638/94, 11 dicembre 2003 e Belvedere Alberghiera S.r.l. c. Italia (soddisfazione equa), no 31524/96, 30 ottobre 2003. Peraltro, il richiedente sottolinea che la restituzione del terreno si rivela di fatto troppo onerosa e dunque impossibile da realizzare, visto che si tratta di un terreno attraversato da una strada.
101. In quanto al danno materiale, il richiedente sollecita 31 654 EUR, somma che corrisponde al valore reale del terreno, pi? 63 3087 EUR, somma che corrisponde al plusvalore che, secondo lui, i cambiamenti, costruzioni in particolare, intervenuti nel quartiere avrebbe portato.
Inoltre, il richiedente richiede 50 355 EUR per non-godimento del terreno nel periodo che va dal 1989-2004 e 100 709 EUR per i prossimi trent’ anni.
102. In quanto al danno giuridico, il richiedente chiede 45 820 EUR.
103. Il richiedente chiede infine il rimborso degli oneri incorsi nel procedimento nazionale (42 497, 68 EUR), e di quelli esposti dinnanzi alla Corte (44 109, 52 EUR).
B. Il Governo
104. Il Governo fa osservare al primo colpo che il procedimento impegnato dal richiedente a livello nazionale ? sempre pendente. Secondo lui, questo elemento deve essere preso in conto per la soddisfazione equa, nel caso in cui la Corte concludesse alla violazione dell’articolo 1 del Protocollo no 1: se la Corte accordasse una somma a titolo di una soddisfazione equa, il richiedente potrebbe essere indennizzato due volte.
105. In quanto al danno materiale, il Governo contesta i criteri di calcolo impiegati nelle sentenze Carbonara e Ventura c. Italia e Belvedere Alberghiera S.r.l. c. Italia, e sostiene che la soddisfazione equa non dovr? corrispondere al risarcimento integrale del danno subito. Di conseguenza, il Governo arguisce che la Corte debba accordare solamente la somma corrispondente all’indennit? di espropriazione o, al massimo, la somma che corrisponde al valore del terreno controverso al momento dell’occupazione materiale, in ogni caso senza indicizzazione. In quanto alla mancanza a guadagnare, il Governo osserva che le pretese del richiedente non sono provate.
106. In quanto al danno morale, il Governo stima che la constatazione di violazione ? sufficiente, visto il “comportamento ambiguo del richiedente” sul piano nazionale. In ogni caso, si rimette alla saggezza della Corte, pure facendo notare che la somma chiesta ? derogatoria.
107. Il governo arguisce infine che gli oneri incorsi nel procedimento nazionale non sono rimborsabili.
C. Valutazione della Corte
108. La Corte stima che la questione dell’applicazione dell’articolo 41 non si trova in stato. Perci?, la riserva tenuto conto della possibilit? di un accordo tra lo stato convenuto e l? interessato, articolo 75 ?? 1 e 4 dell’ordinamento.
PER QUESTI MOTIVI, LA CORTE, ALL’UNANIMIT?,
1. Respinge la prima eccezione preliminare del Governo;
2. Unisce al merito la seconda eccezione preliminare del Governo e la respinge;
3. Stabilisce che c’? stata violazione dell’articolo 1 del Protocollo no 1;
4. Stabilisce che la domanda dell’applicazione dell’articolo 41 della Convenzione non si trova in stato;
perci?,
a) la riserva per intero;
b) invita il Governo ed il richiedente ad indirizzarle per iscritto, nel termine di tre mesi a contare dal giorno in cui la sentenza sar? diventata definitiva conformemente all’articolo 44 ? 2 della Convenzione, le loro osservazioni su questa questione ed in particolare a darle cognizione di ogni accordo al quale potrebbero arrivare;
c) riserva il procedimento ulteriore e delega al presidente della camera la cura di fissarlo all’occorrenza.
Fatto in francese, comunicato poi per iscritto il 13 ottobre 2005 in applicazione dell’articolo 77 ?? 2 e 3 dell’ordinamento.
S?ren Nielsen Christos Rozakis
Cancelliere Presidente

Testo Tradotto

Conclusion Exception pr?liminaire rejet?e (ratione materiae, victime) ; Violation de P1-1 ; Satisfaction ?quitable r?serv?e
PREMIERE SECTION
AFFAIRE FIORE c. ITALIE
(Requ?te no 63864/00)
ARR?T
STRASBOURG
13 octobre 2005
D?FINITIF
13/01/2006
Cet arr?t deviendra d?finitif dans les conditions d?finies ? l’article 44 ? 2 de la Convention. Il peut subir des retouches de forme.

En l’affaire Fiore c. Italie,
La Cour europ?enne des Droits de l’Homme (premi?re section), si?geant en une chambre compos?e de :
MM. C.L. Rozakis, pr?sident,
P. Lorenzen,
Mmes N. Vajic,
S. Botoucharova,
M. V. Zagrebelsky,
Mme E. Steiner,
MM. K. Hajiyev, juges,
et de M. S. Nielsen, greffier de section,
Apr?s en avoir d?lib?r? en chambre du conseil le 22 septembre 2005,
Rend l’arr?t que voici, adopt? ? cette derni?re date :
PROC?DURE
1. A l’origine de l’affaire se trouve une requ?te (no 63864/00) dirig?e contre la R?publique italienne et dont une ressortissante de cet Etat, Mme A. F. (? la requ?rante ?), a saisi la Cour le 9 mars 2000 en vertu de l’article 34 de la Convention de sauvegarde des Droits de l’Homme et des Libert?s fondamentales (? la Convention ?).
2. La requ?rante est repr?sent?e par Me L. C., avocat ? B?n?vent. Le gouvernement italien (? le Gouvernement ?) est repr?sent? par son agent, M I.M. Braguglia, et par son coagent, M. F. Crisafulli.
3. La requ?rante all?guait en particulier une atteinte injustifi?e ? son droit au respect de ses biens.
4. La requ?te a ?t? attribu?e ? la premi?re section de la Cour (article 52 ? 1 du r?glement). Au sein de celle-ci, la chambre charg?e d’examiner l’affaire (article 27 ? 1 de la Convention) a ?t? constitu?e conform?ment ? l’article 26 ? 1 du r?glement.
5. Par une d?cision du 18 juin 2002, la chambre a d?clar? la requ?te partiellement irrecevable. Le 1er avril 2004, la chambre a d?clar? le restant de la requ?te recevable (article 54 ? 3 du r?glement).
6. Tant la requ?rante que le Gouvernement ont d?pos? des observations ?crites sur le fond de l’affaire (article 59 ? 1 du r?glement).
7. Le 1er novembre 2004, la Cour a modifi? la composition de ses sections (article 25 ? 1 du r?glement). La pr?sente requ?te a ?t? attribu?e ? la premi?re section ainsi remani?e (article 52 ? 1).
EN FAIT
I. LES CIRCONSTANCES DE L’ESP?CE
8. La requ?rante est n?e en 1927 et r?side ? Castelpagano.
9. Elle est propri?taire d’un terrain de 2 380 m?tres carr?s sis ? Castelpagano et enregistr? au cadastre, feuille 30, parcelle 115.
10. Le 4 mars 1989, le Conseil r?gional de Campanie (Giunta regionale) approuva le projet de construction d’une route et autorisa la communaut? d’Alto Tammaro (comunit? montana) ? organiser un appel d’offre pour la r?alisation de l’ouvrage. Par une d?cision du 6 septembre 1989, la communaut? choisit l’entreprise de construction Z.
11. A une date non pr?cis?e, il y eut occupation mat?rielle du terrain.
12. Le 23 octobre 1989, la requ?rante signa une d?claration (? amichevole assenso all’immediata occupazione ?) par laquelle elle donna son accord ? l’occupation. Il ressort de ce document qu’un tel accord ne pr?jugeait en rien le droit de l’int?ress?e ? obtenir une indemnit? d’expropriation dans les deux ans.
13. Par un arr?t? du 10 mai 1990, le maire de Castelpagano autorisa l’occupation d’urgence du terrain pour une p?riode maximale de deux ans, en vue de son expropriation pour cause d’utilit? publique.
14. Le 14 f?vrier 1992, l’administration notifia ? la requ?rante que l’indemnit? d’expropriation avait ?t? provisoirement fix?e ? 6 720 000 ITL. Celle-ci approuva l’acte en le signant.
15. Le 18 f?vrier 1992, la requ?rante signa une d?claration dans laquelle elle se disait pr?te ? conclure un accord de cession du terrain (? cessione volontaria ?), d?s qu’elle serait convoqu?e devant le notaire.
16. Le 18 mai 1992, l’entreprise Z. versa ? la requ?rante la somme de 3 360 000 ITL au titre d’acompte sur l’indemnit? d’expropriation.
17. Il ressort du dossier que, dans les mois suivants, aucun acte de cession du terrain ne fut sign?.
18. Par un acte d’assignation notifi? le 22 octobre 1993, la requ?rante introduisit une action en dommages-int?r?ts ? l’encontre de la communaut? d’Alto Tammaro devant le tribunal civil de B?n?vent. Elle all?guait que son terrain avait ?t? ill?galement occup?, ?tant donn? que l’occupation mat?rielle avait commenc? avant que l’arr?t? du maire autorisant celle-ci ne soit pris. En outre, elle all?guait que bien que les travaux de construction de la route aient transform? le terrain d?s le 15 d?cembre 1991, et qu’elle avait perdu toute disponibilit? de son terrain, aucun d?cret d’expropriation n’?tait intervenu. La requ?rante demandait ? ?tre d?dommag?e pour la perte de son terrain et de son manque ? gagner.
19. Le 20 juin 1994, la partie d?fenderesse demanda l’appel en garantie de l’entreprise Z. Par une ordonnance du 16 janvier 1995, le tribunal fit droit ? cette demande.
20. Dans un rapport d?pos? le 30 novembre 1998, l’expert nomm? par le tribunal indiqua que l’occupation du terrain avait concern? 1 920 m?tres carr?s de terrain. Etant donn? l’absence de proc?s-verbal concernant l’occupation mat?rielle, il y avait lieu de consid?rer que l’occupation avait commenc? au plus tard le 23 octobre 1989, date ? laquelle la requ?rante avait donn? son accord ? l’occupation. Le terrain avait ?t? utilis? jusque-l? ? des fins agricoles.
21. Entre-temps, le 27 juin 1995, un d?cret d’expropriation avait ?t? notifi? ? la requ?rante. Par un acte notifi? le 2 ao?t 1995, elle avait contest? l’efficacit? de ce d?cret ainsi que le montant offert ? titre d’indemnit? d’expropriation dans un recours devant la cour d’appel de Naples. Cette derni?re avait suspendu la proc?dure, estimant que l’issue de la proc?dure en dommages-int?r?ts qui avait ?t? pr?c?demment introduite devant le tribunal de B?n?vent ?tait pr?judicielle.
22. Le 16 avril 2002, le consortium Tammaro Srl, qui rassemblait les diff?rentes entreprises ayant contribu? aux travaux routiers, se constitua partie ? la proc?dure. Le consortium soutenait notamment que l’occupation du terrain ?tait l?gale, puisqu’en 1989 la requ?rante y avait consenti. En tout cas, la requ?rante avait manifest? son intention de conclure un accord de cession du terrain et avait encaiss? un acompte ; ceci rendait mal fond? le recours de la requ?rante.
23. Dans ses conclusions, la requ?rante maintenait que l’occupation devait se consid?rer comme ill?gale ab initio, au motif que la d?claration sign?e par la requ?rante n’?tait pas de nature ? l?gitimer l’occupation du terrain, d’autant plus qu’elle avait ?t? suivie par un arr?t? autorisant l’occupation, intervenu plus de six mois apr?s l’occupation mat?rielle. Pour le cas o?, toutefois, le juge estimerait que le consentement ?quivalait ? une autorisation initiale, l’occupation ?tait ill?gale pour cause d’ill?galit? survenue, vu que le terrain avait continu? d’?tre occup? au-del? des cinq ans pr?vus par la loi. Le d?cret d’expropriation intervenu trop tard et ne d?ployait pas d’effets.
24. Par un jugement du 17 f?vrier 2005, le tribunal de B?n?vent d?clara que l’occupation du terrain ?tait ill?gale puisque la proc?dure d’expropriation n’avait pas ?t? men?e ? terme. Il constata ensuite que le terrain avait ?t? irr?versiblement transform? par la construction de la route. Au vu de ces ?l?ments, conform?ment au principe de l’expropriation indirecte (occupazione acquisitiva), le tribunal d?clara la requ?rante r?troactivement priv?e de son terrain, vu que la propri?t? du terrain ?tait pass?e ? l’administration par l’effet de la transformation irr?versible du terrain. S’appuyant sur une expertise qui ?valuait le terrain en 1989, il y avait lieu selon le tribunal d’accorder une indemnisation ? concurrence de 4 183, 33 EUR, plus indexation et int?r?ts, qui devait ?tre solidairement mise ? la charge des parties d?fenderesses. Quant aux frais de proc?dure, ceux-ci furent rembours?s ? la requ?rante ? concurrence de 1 167, 70 EUR plus 3 850 EUR pour honoraires d’avocat.
25. Par un acte notifi? le 13 avril 2005, la communaut? d’Alto Tammaro interjeta appel de ce jugement devant la cour d’appel de Naples. Elle all?guait notamment l’absence de locus standi et soutenait que toute responsabilit? incombait sur les entreprises ayant effectu? les travaux. Par ailleurs, l’administration arguait qu’au vu des d?clarations de la requ?rante, l’occupation du terrain ?tait l?gale et la proc?dure d’expropriation ?tait r?guli?re. En outre, elle rappelait que la requ?rante avait d?j? encaiss? une somme au titre d’acompte sur l’indemnit? d’expropriation et all?guait que somme devait ?tre d?duite de l’indemnit? accord?e par le tribunal.
26. La proc?dure est pendante ? ce jour.
II. LE DROIT ET LA PRATIQUE INTERNES PERTINENTS
a) L’occupation d’urgence d’un terrain
27. En droit italien, la proc?dure acc?l?r?e d’expropriation permet ? l’administration d’occuper un terrain et d’y construire avant l’expropriation. Une fois l’ouvrage ? r?aliser d?clar? d’utilit? publique et le projet de construction adopt?, l’administration peut d?cr?ter l’occupation d’urgence des zones ? exproprier pour une dur?e d?termin?e n’exc?dant pas cinq ans (article 20 de la loi no 865 de 1971). Ce d?cret devient caduc si l’occupation mat?rielle du terrain n’a pas lieu dans les trois mois suivant sa promulgation. Avant la fin de la p?riode d’occupation autoris?e, un d?cret d’expropriation formelle doit ?tre pris.
28. L’occupation autoris?e d’un terrain donne droit ? une indemnit? d’occupation. La Cour constitutionnelle a reconnu, dans son arr?t no 470 de 1990, un droit d’acc?s imm?diat ? un tribunal aux fins de r?clamer l’indemnit? d’occupation d?s que le terrain est mat?riellement occup?, sans besoin d’attendre que l’administration proc?de ? une offre d’indemnisation.
b) Le principe de l’expropriation indirecte (? occupazione acquisitiva ? ou ? accessione invertita ?)
29. Dans les ann?es 1970, plusieurs administrations locales proc?d?rent ? des occupations d’urgence de terrains qui ne furent pas suivies de d?crets d’expropriation. Les juridictions italiennes se trouv?rent confront?es ? des cas o? le propri?taire d’un terrain avait perdu de facto la disponibilit? de celui-ci en raison de l’occupation et de l’accomplissement de travaux de construction d’un ouvrage public. Restait ? savoir si, simplement par l’effet des travaux effectu?s, l’int?ress? avait perdu ?galement la propri?t? du terrain.
1. La jurisprudence avant l’arr?t no 1464 de 1983 de la Cour de cassation
30. La jurisprudence ?tait tr?s partag?e sur le point de savoir quels ?taient les effets de la construction d’un ouvrage public sur un terrain occup? ill?galement. Par occupation ill?gale, il faut entendre une occupation ill?gale ab initio, ou bien une occupation initialement autoris?e et devenue sans titre par la suite, le titre ?tant annul? ou bien l’occupation se poursuivant au-del? de l’?ch?ance autoris?e sans qu’un d?cret d’expropriation ne soit intervenu.
31. Selon une premi?re jurisprudence, le propri?taire du terrain occup? par l’administration ne perdait pas la propri?t? du terrain apr?s l’ach?vement de l’ouvrage public. Toutefois, il ne pouvait pas demander une remise en l’?tat du terrain et pouvait uniquement engager une action en dommages et int?r?ts pour occupation abusive, non soumise ? un d?lai de prescription puisque l’ill?galit? d?coulant de l’occupation ?tait permanente. L’administration pouvait ? tout moment adopter une d?cision formelle d’expropriation ; dans ce cas, l’action en dommages-int?r?ts se transformait en litige portant sur l’indemnit? d’expropriation et les dommages-int?r?ts n’?taient dus que pour la p?riode ant?rieure au d?cret d’expropriation pour la non-jouissance du terrain (voir, entre autres, les arr?ts de la Cour de cassation no 2341 de 1982, no 4741 de 1981, no 6452 et no 6308 de 1980).
32. Selon une deuxi?me jurisprudence, le propri?taire du terrain occup? par l’administration ne perdait pas la propri?t? du terrain et pouvait demander la remise en l’?tat, lorsque l’administration avait agi sans qu’il y ait utilit? publique (voir, par exemple, Cour de cassation, arr?t no 1578 de 1976, arr?t no 5679 de 1980).
33. Selon une troisi?me jurisprudence, le propri?taire du terrain occup? par l’administration perdait automatiquement la propri?t? du terrain au moment de la transformation irr?versible du bien, ? savoir au moment de l’ach?vement de l’ouvrage public. L’int?ress? avait le droit de demander des dommages-int?r?ts (voir l’arr?t no 3243 de 1979 de la Cour de cassation).
2. L’arr?t no 1464 de 1983 de la Cour de cassation
34. Par un arr?t du 16 f?vrier 1983, la Cour de cassation, statuant en chambres r?unies, r?solut le conflit de jurisprudence et adopta la troisi?me solution. Ainsi fut consacr? le principe de l’expropriation indirecte (accessione invertita ou occupazione acquisitiva). En vertu de ce principe, la puissance publique acquiert ab origine la propri?t? d’un terrain sans proc?der ? une expropriation formelle lorsque, apr?s l’occupation du terrain, et ind?pendamment de la l?galit? de l’occupation, l’ouvrage public a ?t? r?alis?. Lorsque l’occupation est ab initio sans titre, le transfert de propri?t? a lieu au moment de l’ach?vement de l’ouvrage public. Lorsque l’occupation du terrain a initialement ?t? autoris?e, le transfert de propri?t? a lieu ? l’?ch?ance de la p?riode d’occupation autoris?e. Dans le m?me arr?t, la Cour de cassation pr?cisa que, dans tous les cas d’expropriation indirecte, l’int?ress? a droit ? une r?paration int?grale, l’acquisition du terrain ayant eu lieu sans titre. Toutefois, cette r?paration n’est pas vers?e automatiquement ; il incombe ? l’int?ress? de r?clamer des dommages-int?r?ts. En outre, le droit ? r?paration est assorti du d?lai de prescription pr?vu en cas de responsabilit? d?lictuelle, ? savoir cinq ans, commen?ant ? courir au moment de la transformation irr?versible du terrain.
3. La jurisprudence apr?s l’arr?t no 1464 de 1983 de la Cour de cassation
a) La prescription
35. Dans un premier temps, la jurisprudence consid?rait qu’aucun d?lai de prescription ne trouvait ? s’appliquer, puisque l’occupation sans titre du terrain constituait un acte ill?gal continu. La Cour de cassation, dans son arr?t no 1464 de 1983, affirma que le droit ? r?paration ?tait soumis ? un d?lai de prescription de cinq ans. Par la suite, la premi?re section de la Cour de cassation affirma qu’un d?lai de prescription de dix ans devait s’appliquer (arr?ts no 7952 de 1991 et no 10979 de 1992). Par un arr?t du 22 novembre 1992, la Cour de cassation statuant en chambres r?unies a d?finitivement tranch? la question, estimant que le d?lai de prescription est de cinq ans et qu’il commence ? courir au moment de la transformation irr?versible du terrain.
b) L’arr?t no 188 de 1995 de la Cour constitutionnelle
36. Dans cet arr?t, la Cour constitutionnelle a jug? compatible avec la Constitution le principe de l’expropriation indirecte, dans la mesure o? ce principe est ancr? dans une disposition l?gislative, ? savoir l’article 2043 du code civil r?gissant la responsabilit? d?lictuelle. Selon cet arr?t, le fait que l’administration devienne propri?taire d’un terrain en tirant b?n?fice de son comportement ill?gal ne pose aucun probl?me sur le plan constitutionnel, puisque l’int?r?t public, ? savoir la conservation de l’ouvrage public, l’emporte sur l’int?r?t du particulier, et donc sur le droit de propri?t? de ce dernier. La Cour constitutionnelle a jug? compatible avec la Constitution l’application ? l’action en r?paration du d?lai de prescription de cinq ans, tel que pr?vu par l’article 2043 du code civil pour responsabilit? d?lictuelle.
c) Cas de non-application du principe de l’expropriation indirecte
37. Les d?veloppements de la jurisprudence montrent que le m?canisme par lequel la construction d’un ouvrage public entra?ne le transfert de propri?t? du terrain au b?n?fice de l’administration conna?t des exceptions.
38. Dans son arr?t no 874 de 1996, le Conseil d’Etat a affirm? qu’il n’y a pas d’expropriation indirecte lorsque les d?cisions de l’administration et le d?cret d’occupation d’urgence ont ?t? annul?s par les juridictions administratives ; si tel n’?tait pas le cas, la d?cision judiciaire serait vid?e de substance.
39. Dans son arr?t no 1907 de 1997, la Cour de cassation statuant en chambres r?unies a affirm? que l’administration ne devient pas propri?taire d’un terrain lorsque les d?cisions qu’elle a adopt?es et la d?claration d’utilit? publique doivent ?tre consid?r?es comme nulles ab initio. Dans ce cas, l’int?ress? garde la propri?t? du terrain et peut demander la restitutio in integrum. Il peut, comme alternative, demander des dommages-int?r?ts. L’ill?galit? dans ces cas a un caract?re permanent et aucun d?lai de prescription ne trouve application.
40. Dans l’arr?t no 6515 de 1997, la Cour de cassation statuant en chambres r?unies a affirm? qu’il n’y a pas de transfert de propri?t? lorsque la d?claration d’utilit? publique a ?t? annul?e par les juridictions administratives. Dans ce cas, le principe de l’expropriation indirecte ne trouve donc pas ? s’appliquer. L’int?ress?, qui garde la propri?t? du terrain, a la possibilit? de demander la restitutio in integrum. L’introduction d’une demande en dommages-int?r?ts entra?ne une renonciation ? la restitutio in integrum. Le d?lai de prescription de cinq ans commence ? courir au moment o? la d?cision du juge administratif devient d?finitive.
41. Dans l’arr?t no 148 de 1998, la premi?re section de la Cour de cassation a suivi la jurisprudence des chambres r?unies et affirm? que le transfert de propri?t? par effet de l’expropriation indirecte n’a pas lieu lorsque la d?claration d’utilit? publique ? laquelle le projet de construction ?tait assorti a ?t? consid?r?e comme invalide ab initio.
42. Dans l’arr?t no 5902 de 2003, la Cour de cassation en chambres r?unies a r?affirm? qu’il n’y a pas de transfert de propri?t? en l’absence de d?claration d’utilit? publique valide.
43. Il convient de comparer cette jurisprudence avec la loi no 458 de 1988 et avec le R?pertoire des dispositions sur l’expropriation, entr? en vigueur le 30 juin 2003.
4. La loi no458 du 27 octobre 1988
44. Aux termes de l’article 3 de cette loi, ? Le propri?taire d’un terrain, utilis? pour la construction de b?timents publics et de logements sociaux, a droit ? la r?paration du dommage subi, ? la suite d’une expropriation d?clar?e ill?gale par une d?cision pass?e en force de chose jug?e, mais ne peut pr?tendre ? la restitution de son bien. Il a ?galement droit, en plus de la r?paration du dommage, aux sommes dues en raison de la d?pr?ciation mon?taire et ? celles mentionn?es ? l’article 1224 ? 2 du code civil et ceci ? compter du jour de l’occupation ill?gale ?.
45. Interpr?tant l’article 3 de la loi de 1988, la Cour constitutionnelle, dans son arr?t du 12 juillet 1990 (n? 384), a consid?r? : ? Par la disposition attaqu?e, le l?gislateur, entre l’int?r?t des propri?taires des terrains – obtenir en cas d’expropriation ill?gale la restitution des terrains – et l’int?r?t public – concr?tis? par la destination de ces biens ? des finalit?s de constructions r?sidentielles publiques ? des conditions favorables ou conventionn?es – a donn? la priorit? ? ce dernier int?r?t ?.
5. Le montant de la r?paration en cas d’expropriation indirecte
46. Selon la jurisprudence de 1983 de la Cour de cassation en mati?re d’expropriation indirecte, une r?paration int?grale du pr?judice subi, sous forme de dommages-int?r?ts pour la perte du terrain, ?tait due ? l’int?ress? en contrepartie de la perte de propri?t? qu’entra?ne l’occupation ill?gale.
47. La loi budg?taire de 1992 (article 5 bis du d?cret-loi no 333 du 11 juillet 1992) modifia cette jurisprudence, dans le sens que le montant d? en cas d’expropriation indirecte ne pouvait d?passer le montant de l’indemnit? pr?vue pour le cas d’une expropriation formelle. Par l’arr?t no 369 de 1996, la Cour constitutionnelle d?clara inconstitutionnelle cette disposition.
48. En vertu de la loi budg?taire no 662 de 1996, qui fit suite ? la disposition d?clar?e inconstitutionnelle, l’indemnisation int?grale ne peut ?tre accord?e pour une occupation de terrain ayant eu lieu avant le 30 septembre 1996. Dans cette optique, l’indemnisation ?quivaut au montant de l’indemnit? pr?vue pour le cas d’une expropriation formelle, dans l’hypoth?se la plus favorable au propri?taire, moyennant une augmentation de 10 %.
49. Par l’arr?t no 148 du 30 avril 1999, la Cour constitutionnelle a jug? une telle indemnit? compatible avec la Constitution. Toutefois, dans le m?me arr?t, la Cour a pr?cis? qu’une indemnit? int?grale, ? concurrence de la valeur v?nale du terrain, peut ?tre r?clam?e lorsque l’occupation et la privation du terrain n’ont pas eu lieu pour cause d’utilit? publique.
6. La jurisprudence apr?s les arr?ts de la Cour du 30 mai 2000 dans les affaires Belvedere Alberghiera et Carbonara et Ventura
50. Par les arr?ts no 5902 et 6853 de 2003, la Cour de cassation en chambres r?unies s’est ? nouveau prononc?e sur le principe de l’expropriation indirecte, en faisant r?f?rence aux deux arr?ts de la Cour pr?cit?s.
51. Au vu du constat de violation de l’article 1 du protocole no 1 dans les affaires ci-dessus, la Cour de cassation a affirm? que le principe de l’expropriation indirecte joue un r?le important dans le cadre du syst?me juridique italien et qu’il est compatible avec la Convention.
52. Plus sp?cifiquement, la Cour de cassation – apr?s avoir analys? l’histoire du principe de l’expropriation indirecte – a dit qu’au vu de l’uniformit? de la jurisprudence en la mati?re, le principe de l’expropriation indirecte doit se consid?rer comme ?tant pleinement ? pr?visible ? ? compter de 1983. De ce fait, l’expropriation indirecte doit ?tre consid?r?e comme ?tant respectueuse du principe de l?galit?. S’agissant des occupations de terrain ayant lieu sans d?claration d’utilit? publique, la Cour de cassation a affirm? que celles-ci ne sont pas aptes ? transf?rer la propri?t? du bien ? l’Etat. Quant ? l’indemnisation, la Cour de cassation a affirm? que, m?me si elle est inf?rieure au pr?judice subi par l’int?ress?, et notamment ? la valeur du terrain, l’indemnisation due en cas d’expropriation indirecte est suffisante pour garantir un ? juste ?quilibre ? entre les exigences de l’int?r?t g?n?ral de la communaut? et les imp?ratifs de la sauvegarde des droits fondamentaux de l’individu.
53. Saisi d’un recours en ex?cution d’une d?cision judiciaire d?finitive annulant la d?claration d’utilit? publique concernant une proc?dure d’expropriation, vu la demande de la partie requ?rante tendant ? obtenir la restitution du terrain, le Conseil d’Etat, dans son arr?t no 2/2005 du 29 avril 2005 rendu en s?ance pl?ni?re, s’est prononc? sur le point de savoir si la transformation irr?versible dudit terrain ? la suite de la construction de l’ouvrage ? public ? pouvait constituer une raison de droit emp?chant la restitution du terrain. Le Conseil d’Etat a r?pondu par la n?gative. Ce faisant, il a :
a) reconnu que le principe jurisprudentiel de l’expropriation indirecte est d?faillant quant au besoin de s?curit? juridique, entre autres en ce qui concerne le point de savoir ? quelle date l’ouvrage public doit ?tre consid?r? comme ? r?alis? ? et donc ? quelle date il y a eu transfert de propri?t? au b?n?fice de l’Etat ;
b) rendu hommage ? la jurisprudence de la Cour, et notamment ? l’arr?t Belvedere Alberghiera Srl c. Italie, en affirmant que, face ? une demande en restitution d’un bien ill?galement occup? et transform?, l’ouvrage r?alis? par les autorit?s publiques ne peut pas, en tant que tel, constituer un obstacle absolu ? la restitution ;
c) interpr?t? l’article 43 du R?pertoire (paragraphe 55 ci-dessous) dans le sens o? la non-restitution d’un terrain ne peut ?tre admise que dans des cas exceptionnels, ? savoir lorsque l’administration invoque un int?r?t public particuli?rement marqu? ? la conservation de l’ouvrage ;
d) affirm?, dans ce contexte, que l’expropriation indirecte ne saurait constituer une alternative (? una mera alternativa ?) ? une proc?dure d’expropriation en bonne et due forme..
7. Le R?pertoire des dispositions l?gislatives et r?glementaires en mati?re d’expropriation pour cause d’utilit? publique (ci apr?s ? le R?pertoire)
54. Le 30 juin 2003 est entr? en vigueur le D?cret Pr?sidentiel no 327 du 8 juin 2001, modifi? par le D?cret l?gislatif no 302 du 27 d?cembre 2002, et qui r?git la proc?dure d’expropriation. Le R?pertoire codifie les dispositions et la jurisprudence existantes en la mati?re. En particulier, il codifie le principe de l’expropriation indirecte. Le R?pertoire, qui ne s’applique pas aux cas d’occupation survenus ant?rieurement ? 1996 et ne s’applique donc pas en l’esp?ce, s’est substitu?, ? partir de son entr?e en vigueur, ? l’ensemble de la l?gislation la jurisprudence pr?c?dente en mati?re d’expropriation.
55. A son article 43, le R?pertoire pr?voit qu’en l’absence d’un d?cret d’expropriation, ou en l’absence de d?claration d’utilit? publique, un terrain transform? ? la suite de la r?alisation d’un ouvrage public est acquis au patrimoine de l’autorit? qui l’a transform? ; des dommages-int?r?ts sont accord?s en contrepartie. L’autorit? peut acqu?rir un bien m?me lorsque le plan d’urbanisme ou la d?claration d’utilit? publique ont ?t? annul?s. Le propri?taire peut demander au juge la restitution du terrain. L’autorit? en cause peut s’y opposer. Lorsque le juge d?cide de ne pas ordonner la restitution du terrain, le propri?taire a droit ? un d?dommagement.
EN DROIT
I. SUR LES EXCEPTIONS PR?LIMINAIRES DU GOUVERNEMENT
56. Dans ses observations avant la recevabilit?, le Gouvernement observait d’embl?e qu’en 1989, la requ?rante avait donn? son accord ?crit ? ce que son terrain soit occup? ; qu’en 1992, elle avait re?u un acompte sur l’indemnit? d’expropriation et que, quatre jours plus tard, elle avait sign? une d?claration unilat?rale pour manifester sa volont? de c?der le terrain, sous r?serve de la conclusion de cet acte devant le notaire.
A la lumi?re de ces consid?rations, le Gouvernement soutenait que la requ?rante n’?tait pas fond?e ? all?guer la violation de l’article 1 du Protocole no 1 et concluait au rejet de la requ?te comme ?tant manifestement mal fond?e. En annexe ? ces observations, il y avait une note r?dig?e par la communaut? d’Alto Tammaro, dans laquelle cette administration affirmait que la requ?rante n’?tait plus propri?taire du terrain, vu que la proc?dure d’expropriation avait ?t? men?e ? terme, et soutenait que la requ?rante avait ?t? priv?e de son bien de mani?re conforme ? l’article 1 du Protocole no 1.
57. Dans ses observations sur le fond, le Gouvernement ? apporte des pr?cisions ? aux observations pr?sent?es avant la recevabilit?. Ce faisant, il soul?ve deux exceptions pr?liminaires.
58. En premier lieu, le Gouvernement excipe de l’incompatibilit? ratione materiae de la situation d?nonc?e avec la Convention. Selon lui, les d?clarations unilat?rales de la requ?rante ont pour cons?quence d’effacer le caract?re ? public ? du contentieux qui oppose l’int?ress?e ? l’administration. Il s’agirait d’une proc?dure portant sur une promesse de vente, ?chappant au champ d’application de l’article 1 du Protocole no 1.
59. En deuxi?me lieu, le Gouvernement soutient avoir voulu all?guer, ? l’?poque, un manque de qualit? de ? victime ? au motif que la requ?rante avait manifest? sa volont? de se faire exproprier et qu’elle avait pu encaisser un acompte. Selon le Gouvernement, il n’y pas eu d’ing?rence de la part des autorit?s publiques, puisqu’il n’y a pas eu de coercition. Le fait que l’accord de cession du terrain n’ait ?t? conclu ne remettrait pas en cause cet argument, au motif que la responsabilit? de ce non aboutissement est imputable au changement de strat?gie de la requ?rante.
60. La requ?rante demande le rejet des exceptions.
61. S’agissant de la premi?re exception, la Cour rappelle qu’aux termes de l’article 55 de son r?glement, ? Si la Partie contractante d?fenderesse entend soulever une exception d’irrecevabilit?, elle doit le faire, pour autant que la nature de l’exception et les circonstances le permettent, dans les observations ?crites ou orales sur la recevabilit? de la requ?te (…) ? Or, il ressort du dossier que cette condition ne se trouve pas remplie en l’esp?ce. Il y a donc forclusion.
62. S’agissant de la deuxi?me exception, la Cour estime que celle-ci peut passer pour avoir ?t? soulev?e en substance avant la d?cision sur la recevabilit?. Par ailleurs, la Cour joint cette exception au fond.
I. SUR LA VIOLATION ALL?GU?E DE L’ARTICLE 1 DU PROTOCOLE No 1
63. La requ?rante all?gue avoir ?t? priv?e de son terrain par l’effet de l’occupation de celui-ci et de la construction d’une route. Selon elle, cette situation a port? atteinte ? son droit au respect de ses biens garanti ? l’article 1 du Protocole no 1, ainsi r?dig? :
? Toute personne physique ou morale a droit au respect de ses biens. Nul ne peut ?tre priv? de sa propri?t? que pour cause d’utilit? publique et dans les conditions pr?vues par la loi et les principes g?n?raux du droit international.
Les dispositions pr?c?dentes ne portent pas atteinte au droit que poss?dent les Etats de mettre en vigueur les lois qu’ils jugent n?cessaires pour r?glementer l’usage des biens conform?ment ? l’int?r?t g?n?ral ou pour assurer le paiement des imp?ts ou d’autres contributions ou des amendes. ?
A. Th?ses d?fendues devant la Cour
1. La requ?rante
64. La requ?rante fait observer qu’elle a perdu la disponibilit? de son terrain en 1989, soit ? compter du moment o? le terrain a ?t? mat?riellement occup?, avant m?me l’arr?t? du 10 mai 1990 par lequel le maire de Castelpagano autorisa l’occupation d’urgence du terrain. Cette situation est devenue d?finitive avec l’ach?vement des travaux, en d?cembre 1991. Quant ? l’accord ? l’occupation qu’elle a donn?, la requ?rante soutient que, vu les d?veloppements ult?rieurs de la proc?dure d’expropriation, cet accord n’a produit aucun effet. La requ?rante consid?re que, dans ces circonstances, elle a ?t? en substance priv?e de son bien et souligne l’ill?galit? de cette situation, en l’absence d’un d?cret d’expropriation selon les formes.
65. Quant ? la proc?dure engag?e en 1992 devant le tribunal de B?n?vent, celle-ci est toujours pendante. Ainsi, la requ?rante n’a pas encore obtenu une d?cision statuant d?finitivement sur la situation d?nonc?e et sur son droit ? r?paration. En l’absence d’un jugement d?finitif, cette situation serait source d’incertitude et d’impr?visibilit?. D?s lors, l’ill?galit? commise par l’administration ne constituerait pas seulement un manquement aux r?gles qui pr?sident ? la proc?dure administrative, mais aussi une violation substantielle de son droit de propri?t?.
66. En conclusion, la requ?rante demande ? la Cour de conclure ? la violation de l’article 1 du Protocole no 1.
2. Le Gouvernement
67. Selon le Gouvernement, le contentieux engag? par la requ?rante ne porte pas sur la question de savoir si l’int?ress?e a ?t? priv?e ou non de son bien, mais uniquement sur la base de quel titre elle a perdu son terrain.
68. Le Gouvernement soutient ? titre principal que l’occupation du terrain est intervenue dans le cadre d’une proc?dure d’expropriation reposant sur une d?claration d’utilit? publique de l’ouvrage ? r?aliser. Selon lui, l’occupation du terrain doit passer pour ? initialement autoris?e ?, m?me si le titre sur lequel l’occupation mat?rielle repose est une d?claration de consentement de la requ?rante et non pas un arr?t? d’occupation d’urgence.
69. Il observe ensuite que la d?claration par laquelle la requ?rante a manifest? sa volont? de se faire exproprier moyennant la souscription d’un accord de cession aurait d?, logiquement, conduire ? la signature de cet accord. Et, pourtant, cet accord n’a pas eu lieu. Le Gouvernement nie que l’administration ait abandonn? le projet de conclure un accord de cession pour, ? sa place, proc?der ? une expropriation par d?cret. Il reproche ? la requ?rante d’avoir inopin?ment chang? d’avis. Selon le Gouvernement, le changement de strat?gie de la requ?rante a d? ?tre inspir? par les conseils de quelque personne plus avis?e qui l’aurait convaincue d’engager une action en dommages-int?r?ts, sp?culant sur les b?n?fices ?conomiques qui d?couleraient des d?faillances de l’administration publique.
70. Aux seuls fins de ? compl?ter sa d?fense ? (ad abundantiam), le Gouvernement consacre vingt-huit pages sur trente-sept ? la question de l’expropriation indirecte.
71. Le Gouvernement argue qu’en l’esp?ce, il ne s’agit pas d’une occupation sine titulo depuis le d?but, vu le consentement ? l’occupation initialement donn? par la requ?rante. Cependant, le Gouvernement admet que l’occupation est par la suite devenue ill?gale, ?tant donn? que les travaux de construction se sont termin?s et que l’occupation s’est poursuivie au-del? du d?lai maximal de cinq ans pr?vu par la loi, sans qu’un d?cret d’expropriation ne soit adopt? dans les d?lais.
72. La requ?rante aurait, en tout ?tat de cause, ?t? priv?e de son terrain par l’effet de la construction de l’ouvrage public et de la transformation irr?versible du terrain que ce dernier a entra?n?. Cette privation de bien, selon le Gouvernement, n’est que la cons?quence du principe de l’expropriation indirecte, que les juridictions nationales doivent appliquer. De ce fait, bien qu’en l’esp?ce la proc?dure soit encore pendante, la question de savoir si la requ?rante a ?t? priv?e de son bien en vertu de l’expropriation indirecte doit ?tre r?solue par l’affirmative. Les juridictions nationales ne feront que prendre acte d’une situation qui s’est d?j? consolid?e et d?clarer la requ?rante r?troactivement priv?e de son bien. A cet ?gard, le Gouvernement observe que les d?cisions judiciaires en la mati?re n’ont pour fonction que de donner aux parties la s?curit? juridique, ? savoir la certitude que la privation de propri?t? a eu lieu lorsque les conditions sont remplies.
73. Le Gouvernement soutient que cette situation est conforme ? l’article 1 du Protocole no1.
74. Premi?rement, il y aurait utilit? publique.
75. Deuxi?mement, la privation du bien telle que r?sultant de l’expropriation indirecte serait pr?vue par la loi. A cet ?gard, le Gouvernement rappelle que la Cour, dans son arr?t Zubani c. Italie (arr?t du 7 ao?t 1996, Recueil 1996-IV, ?? 45-46) avait examin? une affaire d’expropriation indirecte tombant sous le coup de la loi no 458 de 1988 du point de vue du juste ?quilibre, estimant que, en ce qui concernait la loi en tant que telle, ? le choix l?gislatif visant ? privil?gier l’int?r?t de la collectivit? dans le cas d’expropriations ou d’occupations ill?gales de terrains est raisonnable : l’indemnisation int?grale des pr?judices subis par les propri?taires concern?s constitue une r?paration suffisante … ? (arr?t Zubani pr?cit?, ? 49).
76. Le Gouvernement prend acte de ce que la jurisprudence de la Cour a par la suite connu une ?volution, dans la mesure o?, dans les deux cas suivants portant sur l’expropriation indirecte, elle a constat? une incompatibilit? du m?canisme de l’expropriation indirecte avec le principe de l?galit? (Carbonara et Ventura c. Italie, no 24638/94, CEDH 2000-VI ; Belvedere Alberghiera S.r.l. c. Italie, no 31524/96, CEDH 2000-VI).
77. Selon le Gouvernement, le principe de l’expropriation indirecte doit se consid?rer comme ?tant ? pr?vu par la loi ?, m?me s’il a ?t? ?labor? par la jurisprudence dans un pays de ? civil law ? et non de ? common law ?.
78. A cet ?gard, il prend acte de ce que dans les deux arr?ts pr?cit?s, la Cour avait estim? inutile de juger in abstracto si le r?le qu’un principe jurisprudentiel, tel que celui de l’expropriation indirecte, occupe dans un syst?me de droit continental est assimilable ? celui occup? par des dispositions l?gislatives (arr?t Carbonara pr?cit?, ? 64). La Cour avait observ? que la jurisprudence italienne avait connu une ?volution et qu’un principe jurisprudentiel ne lie pas les juridictions quant ? son application (arr?t Carbonara pr?cit?, ? 69).
79. Le Gouvernement soutient que d?cider du r?le de la jurisprudence en Italie rev?t une grande importance dans ce type d’affaires. Selon lui, la jurisprudence ?tablissant le principe de l’expropriation indirecte doit ?tre consid?r?e comme faisant partie du droit positif ? compter de l’arr?t de la Cour de cassation no 1464 de 1983. La jurisprudence ult?rieure aurait confirm?e ce principe et pr?cis? certains aspects de son application. En outre, ce principe aurait ?t? reconnu par la loi no 458 du 27 octobre 1988.
80. En conclusion, selon le Gouvernement, ? partir de 1983, les r?gles de l’expropriation indirecte ?taient parfaitement claires et accessibles ? tous les propri?taires de terrains.
81. S’agissant de la qualit? de la loi, le Gouvernement demande ? la Cour de revenir ? la ? jurisprudence Zubani ? et de consid?rer que le m?canisme de l’expropriation indirecte, qui se fonde sur une d?claration d’ill?galit? de la part du juge, est conforme ? l’article 1 du Protocole no 1.
82. A ce propos, le Gouvernement fait observer que le constat d’ill?galit? de la part du juge est l’?l?ment qui sanctionne le transfert au patrimoine public du bien ill?galement occup?.
83. Le Gouvernement d?finit l’expropriation indirecte comme le r?sultat d’une interpr?tation syst?matique par le juge de principes existants, tendant ? garantir la supr?matie de l’int?r?t g?n?ral sur l’int?r?t des particuliers, lorsque l’ouvrage public a ?t? r?alis? (transformation du terrain) et que celui-ci r?pond ? l’utilit? publique.
84. Troisi?mement, le juste ?quilibre serait respect? m?me si l’indemnisation ? accorder est inf?rieure au pr?judice subi par l’int?ress?e, vu que l’expropriation indirecte r?pond ? un int?r?t collectif et que l’ill?galit? commise par l’administration ne concerne que la forme, ? savoir un manquement aux r?gles qui pr?sident ? la proc?dure administrative. En outre, il estime que l’expropriation indirecte est avantageuse pour l’int?ress?e puisque l’indemnit? qui sera accord?e sera sup?rieure ? celle qui aurait ?t? accord?e si l’expropriation avait ?t? r?guli?re.
85. A la lumi?re de ces consid?rations, le Gouvernement conclut que la situation d?nonc?e est compatible avec l’article 1 du Protocole no 1.
B. Sur l’observation de l’article 1 du Protocole no 1
86. La Cour rappelle d’embl?e qu’elle a joint au fond l’exception du Gouvernement tir?e de l’absence de la qualit? de victime.
87. Elle note que les parties s’accordent pour dire qu’il y a eu ? privation de propri?t? ?.
88. Pour la requ?rante, il y a eu perte de disponibilit? totale du terrain sans d?cret d’expropriation valide ni indemnisation, si bien qu’elle revient en substance ? une expropriation de fait. Le d?cret d’expropriation serait tardif et inefficace.
89. Pour le Gouvernement, la requ?rante a ?t? priv?e de son bien en vertu de la d?claration par laquelle elle a manifest? sa disponibilit? ? conclure un accord de cession du terrain. Subsidiairement, le Gouvernement indique que la requ?rante a ?t? priv?e de son bien ? compter du moment o? celui-ci a ?t? irr?versiblement transform?, ? la suite de la construction de l’ouvrage public.
90. La Cour rappelle que, pour d?terminer s’il y a eu privation de biens au sens de la deuxi?me phrase du premier alin?a de l’article 1 du Protocole no 1, il faut non seulement examiner s’il y a eu d?possession ou expropriation formelle, mais encore regarder au-del? des apparences et analyser la r?alit? de la situation litigieuse. La Convention visant ? prot?ger des droits ? concrets et effectifs ?, il importe de rechercher si ladite situation ?quivalait ? une expropriation de fait (Sporrong et L?nnroth c. Su?de, arr?t du 23 septembre 1982, s?rie A no 52, pp. 24-25, ? 63).
91. Elle rappelle que l’article 1 du Protocole no 1 exige, avant tout et surtout, qu’une ing?rence de l’autorit? publique dans la jouissance du droit au respect des biens soit l?gale. La pr??minence du droit, l’un des principes fondamentaux d’une soci?t? d?mocratique, est inh?rente ? l’ensemble des articles de la Convention (Iatridis c. Gr?ce [GC], no 31107/96, ? 58, CEDH 1999-II). Le principe de l?galit? signifie l’existence de normes de droit interne suffisamment accessibles, pr?cises et pr?visibles (Hentrich c. France, arr?t du 22 septembre 1994, s?rie A no 296-A, pp. 19-20, ? 42, et Lithgow et autres c. Royaume-Uni, arr?t du 8 juillet 1986, s?rie A no 102, p. 47, ? 110).
92. La Cour reste convaincue que l’existence, en tant que telle, d’une base l?gale ne suffit pas ? satisfaire au principe de l?galit? et estime utile de se pencher sur la question de la qualit? de la loi.
93. La Cour prend note de l’?volution jurisprudentielle qui a conduit ? l’?laboration du principe de l’expropriation indirecte. Elle rel?ve ?galement que ce principe a ?t? transpos? dans des textes de loi, tels que la loi no 458 de 1988, et, tout derni?rement, dans le R?pertoire des dispositions en mati?re d’expropriation. Ceci ?tant, la Cour ne perd pas de vue les applications contradictoires relev?es dans l’historique de la jurisprudence, et note ?galement des contradictions entre la jurisprudence et les textes de loi ?crits susmentionn?s. Ce point de vue a d’ailleurs ?t? adopt? par le Conseil d’Etat (paragraphe 53 ci-dessus) qui, dans son arr?t no 2 de 2005 rendu en s?ance pl?ni?re, a reconnu que le principe jurisprudentiel de l’expropriation indirecte n’a jamais donn? lieu ? une r?glementation stable, compl?te et pr?visible.
94. En outre, la Cour constate que, dans tous les cas, l’expropriation indirecte tend ? ent?riner une situation de fait d?coulant des ill?galit?s commises par l’administration, tend ? r?gler les cons?quences pour le particulier et l’administration, et permet ? cette derni?re de tirer b?n?fice de son comportement ill?gal. Que ce soit en vertu d’un principe jurisprudentiel ou d’un texte de loi comme l’article 43 du R?pertoire, l’expropriation indirecte ne saurait donc constituer une alternative ? une expropriation en bonne et due forme (voir, sur ce point ?galement, la position du Conseil d’Etat, au paragraphe 53 ci-dessus).
95. En tout ?tat de cause, la Cour est appel?e ? v?rifier si la mani?re dont le droit interne est interpr?t? et appliqu? produit des effets conformes aux principes de la Convention.
96. La Cour constate qu’en l’esp?ce, la requ?rante a perdu la disponibilit? du terrain qui a ?t? occup? en 1989 et qui a ?t? transform? de mani?re irr?versible en 1991. Quant ? la propension ? conclure un accord de cession du terrain manifest?e par la requ?rante, la Cour note que la d?claration unilat?rale de celle-ci n’a pas abouti ? un accord. Par ailleurs, aucun ?l?ment du dossier ne vient ?tayer la th?se selon laquelle la requ?rante aurait ? un moment donn? renonc? ? son bien. La Cour rel?ve ensuite que le Gouvernement n’a, ? aucun moment, plaid? que le d?cret d’expropriation adopt? le 27 juin 1995 constitue le titre l?gitimant le transfert de propri?t? en faveur de l’administration. Au contraire, le Gouvernement a admis que ce d?cret est tardif et donc qu’il n’?tait pas de nature ? d?ployer ses effets (paragraphes 71-72 ci-dessus). Enfin, la Cour rel?ve que, selon le tribunal de B?n?vent, l’occupation du terrain est ill?gale ? d?faut d’une proc?dure d’expropriation r?guli?rement men?e ? terme et que la requ?rante doit ?tre consid?r?e comme r?troactivement priv?e de son bien, par l’effet de la construction de la route. La proc?dure, pendante en appel, concerne notamment la question de savoir si la communaut? d’Alto Tammaro peut ?tre tenue pour responsable de la situation d?nonc?e.
97. A d?faut d’un acte formel de transfert de propri?t? susceptible de d?ployer ses effets et ? d?faut d’un jugement national d?clarant qu’un tel transfert doit ?tre consid?r? comme r?alis? (Carbonara et Ventura c. Italie, pr?cit?, ? 80) et ?claircissant une fois pour toutes les circonstances exactes de celui-ci, la Cour estime que la perte de toute disponibilit? du terrain en question, combin?e avec l’impossibilit? jusqu’ici de rem?dier ? la situation incrimin?e, a engendr? des cons?quences assez graves pour que la requ?rante ait subi une expropriation de fait, incompatible avec son droit au respect de ses biens (arr?t Papamichalopoulos et autres c. Gr?ce, arr?t du 24 juin 1993, s?rie A no 260-B, ? 45) et non conforme au principe de pr??minence du droit.
98. En conclusion, l’exception tir?e de l’absence de la qualit? de victime jointe au fond ne saurait ?tre retenue et il y a eu violation de l’article 1 du Protocole no 1.
II. SUR L’APPLICATION DE L’ARTICLE 41 DE LA CONVENTION
99. Aux termes de l’article 41 de la Convention,
? Si la Cour d?clare qu’il y a eu violation de la Convention ou de ses Protocoles, et si le droit interne de la Haute Partie contractante ne permet d’effacer qu’imparfaitement les cons?quences de cette violation, la Cour accorde ? la partie l?s?e, s’il y a lieu, une satisfaction ?quitable. ?
A. La requ?rante
100. La requ?rante observe pr?liminairement qu’en l’esp?ce il s’agit d’une d?possession illicite en soi et all?gue que la satisfaction ?quitable devra d?s lors effacer totalement les cons?quences de l’ing?rence litigieuse. Elle se r?f?re ? la jurisprudence Carbonara et Ventura c. Italie (satisfaction ?quitable), no 24638/94, 11 d?cembre 2003 et Belvedere Alberghiera S.r.l. c. Italie (satisfaction ?quitable), no 31524/96, 30 octobre 2003. Par ailleurs, la requ?rante souligne que la restitution du terrain s’av?re trop on?reuse et donc impossible sur le plan factuel, vu qu’il s’agit d’un terrain travers? par une route.
101. S’agissant du pr?judice mat?riel, la requ?rante sollicite 31 654 EUR, somme correspondant ? la valeur actuelle du terrain, plus 63 3087 EUR, somme correspondant ? la plus-value que, selon elle, les changements (constructions notamment) intervenus dans le quartier aurait apport?e.
En outre, la requ?rante r?clame 50 355 EUR pour non-jouissance du terrain dans la p?riode allant de 1989-2004 et 100 709 EUR pour les prochaines trente ans.
102. Quant au pr?judice moral, la requ?rante demande 45 820 EUR.
103. La requ?rante demande enfin le remboursement des frais encourus dans la proc?dure nationale ‘(42 497, 68 EUR) et de ceux expos?s devant la Cour (44 109, 52 EUR).
B. Le Gouvernement
104. Le Gouvernement fait d’embl?e observer que la proc?dure engag?e par la requ?rante au niveau national est toujours pendante. Selon lui, cet ?l?ment doit ?tre pris en compte pour la satisfaction ?quitable, pour le cas o? la Cour conclurait ? la violation de l’article 1 du Protocole no 1 : si la Cour accordait une somme au titre d’une satisfaction ?quitable, la requ?rante pourrait ?tre indemnis?e deux fois.
105. Quant au dommage mat?riel, le Gouvernement conteste les crit?res de calcul employ?s dans les arr?ts Carbonara et Ventura c. Italie et Belvedere Alberghiera S.r.l. c. Italie, et soutient que la satisfaction ?quitable ne devra pas correspondre au d?dommagement int?gral du pr?judice subi. Par cons?quent, le Gouvernement argue que la Cour ne doive accorder que la somme correspondant ? l’indemnit? d’expropriation ou, tout au plus, la somme correspondant ? la valeur du terrain litigieux au moment de l’occupation mat?rielle, en tous cas sans indexation. S’agissant du manque ? gagner, le Gouvernement observe que les pr?tentions de la requ?rante ne sont pas prouv?es.
106. Quant au pr?judice moral, le Gouvernement estime que le constat de violation suffit, vu le ? comportement ambigu de la requ?rante ? sur le plan national. En tout cas, il s’en remet ? la sagesse de la Cour, tout en faisant remarquer que la somme demand?e est exorbitante.
107. Le gouvernement argue enfin que les frais encourus dans la proc?dure nationale ne sont pas remboursables.
C. Appr?ciation de la Cour
108. La Cour estime que la question de l’application de l’article 41 ne se trouve pas en ?tat. En cons?quence, elle la r?serve compte tenu de la possibilit? d’un accord entre l’Etat d?fendeur et l’int?ress?e (article 75 ?? 1 et 4 du r?glement).
PAR CES MOTIFS, LA COUR, ? l’UNANIMIT?,
1. Rejette la premi?re exception pr?liminaire du Gouvernement ;
2. Joint au fond la deuxi?me exception pr?liminaire du Gouvernement et la rejette ;
3. Dit qu’il y a eu violation de l’article 1 du Protocole no 1 ;
4. Dit que la question de l’application de l’article 41 de la Convention ne se trouve pas en ?tat ;
en cons?quence,
a) la r?serve en entier ;
b) invite le Gouvernement et la requ?rante ? lui adresser par ?crit, dans le d?lai de trois mois ? compter du jour o? l’arr?t sera devenu d?finitif conform?ment ? l’article 44 ? 2 de la Convention, leurs observations sur cette question et notamment ? lui donner connaissance de tout accord auquel ils pourraient aboutir ;
c) r?serve la proc?dure ult?rieure et d?l?gue le pr?sident de la chambre le soin de la fixer au besoin.
Fait en fran?ais, puis communiqu? par ?crit le 13 octobre 2005 en application de l’article 77 ?? 2 et 3 du r?glement.
S?ren Nielsen Christos Rozakis
Greffier Pr?sident

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