AFFAIRE DONATI c. ITALIE - A.N.P.T.ES.
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Testo originale e tradotto della sentenza selezionata

AFFAIRE DONATI c. ITALIE

Tipologia: Sentenza
Importanza: 2
Articoli: P1-1
Numero: 63242/00/2005
Stato: Italia
Data: 2005-07-15 00:00:00
Organo: Sezione Prima
Testo Originale

Conclusione Eccezione preliminare respinta (decadenza); Violazione di P1-1; Soddisfazione equa riservata

PRIMA SEZIONE
CAUSA DONATI C. ITALIA
( Richiesta no 63242/00)
SENTENZA
STRASBURGO
15 luglio 2005
DEFINITIVO
30/11/2005
Questa sentenza diventer? definitiva nelle condizioni definite all’articolo 44 ? 2 della Convenzione. Pu? subire dei ritocchi di forma.

Nella causa Donati c. Italia,
La Corte europea dei Diritti dell’uomo, prima sezione, riunendosi in una camera composta di:
IL SIG. C.L. Rozakis, presidente,
la Sig.ra F. Tulkens,
il Sig. P. Lorenzen,
il Sig.re N. Vajić,
SIGG.. V. Zagrebelsky, S. BotoucharovaK. Hajiyev, giudici,
e del Sig. S. Nielsen, cancelliere di sezione,
Dopo avere deliberato in camera del consiglio il 23 giugno 2005,
Rende la sentenza che ha, adottata a questa ultima, data:
PROCEDIMENTO
1. All’origine della causa si trova una richiesta (no 63242/00) diretta contro la Repubblica italiana e in cui tre cittadini di questo Stato, Sigg.. E. D.i, M.o D. ed A. D. (“i richiedenti”), hanno investito la Corte il 17 novembre 2000 in virt? dell’articolo 34 della Convenzione di salvaguardia dei Diritti dell’uomo e delle Libert? fondamentali (“la Convenzione”).
2. I richiedenti sono rappresentati da Sig. N. P.i, avvocato a Roma. Il governo italiano (“il Governo”) ? rappresentato dal suo agente, il Sig. I. Braguglia, e col suo coagente, il Sig. F. Crisafulli.
3. I richiedenti adducevano in particolare un attentato ingiustificato al loro diritto al rispetto dei loro beni.
4. La richiesta ? stata assegnata alla prima sezione della Corte ( articolo 52 ? 1 dell’ordinamento). In seno a questa, la camera incaricata di esaminare la causa, articolo 27 ? 1 della Convenzione, ? stata costituita conformemente all’articolo 26 ? 1 dell’ordinamento.
5. Con una decisione del 1 aprile 2003, la camera ha dichiarato la richiesta parzialmente irricevibile. Con una decisione del 13 maggio 2004, la camera ha dichiarato il restante della richiesta accettabile (articolo 54 ? 3 dell’ordinamento).
6. Tanto i richiedenti che il Governo hanno depositato delle osservazioni scritte sul merito della causa (articolo 59 ? 1 dell’ordinamento).
7. Il 1 novembre 2004, la Corte ha modificato la composizione delle sue sezioni (articolo 25 ? 1 dell’ordinamento). La presente richiesta ? stata assegnata alla prima sezione cos? ricomposta (articolo 52 ? 1).
IN FATTO
I. LE CIRCOSTANZE DELLO SPECIFICO
8. Il padre dei richiedenti era il proprietario di un terreno ubicato a Roma e registrato al catasto, foglio 841, appezzamento 511.
9. Questa propriet? era stata acquisita tramite usucapione. Questo fu confermato dalla Corte di cassazione, il 18 giugno 1986, alla conclusione di un procedimento iniziato dall’interessato nel 1962 e svoltosi in tre istanze.
10. Con un’ordinanza del 14 marzo 1969, il Prefetto di Roma autorizz? l’occupazione di emergenza per due anni di 5 467,65 metri quadrati di terreno, per costruire una scuola, in vista dell’espropriazione.
11. Il 31 marzo 1969, ci fu occupazione materiale.
12. Risulta dalla pratica che alla scadenza dell’occupazione autorizzata, l’amministrazione non aveva formalizzato l’espropriazione ed aveva proceduto all’indennizzo.
13. Il 19 giugno 1971 i lavori di costruzione della scuola furono completati.
14. Con un atto di assegnazione notificata il 25 luglio 1987, il padre dei richiedenti introdusse un’azione in danno-interessi contro la citt? di Roma dinnanzi al tribunale di Roma. Adduceva che, sebbene i lavori pubblici effettuati sul suo terreno l?avessero trasformato, non erano sopraggiunti nessun decreto di espropriazione e nessun indennizzo. Inoltre, adduceva che l’occupazione del terreno era illegale, dato che era proseguita al di l? del periodo autorizzato. L’interessato invitava il tribunale a dichiarare che la costruzione della scuola aveva trasformato il suo terreno ad un tale punto che aveva provocato la perdita irreversibile del bene. Richiedeva dei danno-interessi per la perdita del terreno, a concorrenza del valore commerciale di questo.
15. L’amministrazione convenuta eccep? della tardivit? della domanda e chiese al tribunale di applicare un termine di prescrizione di cinque anni a contare della fine dei lavori di costruzione della scuola, o il 19 giugno 1971.
16. Con un giudizio del 11 febbraio 1993, il tribunale di Roma constat? che la scuola era stata costruita e stim? che la propriet? del terreno era per questo fatto passato all’amministrazione, conformemente alla giurisprudenza della Corte di cassazione in materia di espropriazione indiretta (occupazione acquisitiva). Il tribunale deliber? che nessuno risarcimento era dovuto, al motivo che il termine di prescrizione di cinque anni abbinati alla perdita di propriet? in virt? di un tale principio erano cominciati a decorrere il 19 giugno 1971. essendo stato introdotto il ricorso solamente nel 1987, il diritto dell’interessato era prescritto.
17. Il padre dei richiedenti interpose appello di questo giudizio dinnanzi alla corte di appello di Roma.
18. Il 27 luglio 1996, il padre dei richiedenti decedette. Il 29 novembre 1996, i richiedenti si costituirono nel procedimento dinnanzi alla corte di appello di Roma. Questi adducevano in particolare che il termine di prescrizione aveva potuto cominciare in ogni caso a decorrere prima del 18 giugno 1986, ossia la data alla quale la Corte di cassazione aveva messo fine al contenzioso ricadente sul diritto di propriet? di loro padre.
19. Con una decisione del 3 gennaio 1997, la corte di appello di Roma respinse l’appello.
20. I richiedenti ricorsero in cassazione, adducendo inoltre la mancanza di dichiarazione di utilit? pubblica, ci? che renderebbe il termine di prescrizione di cinque anni inapplicabili.
21. Con una sentenza del 16 marzo 2000, depositata alla cancelleria il 6 giugno 2000, la Corte di cassazione respinse il ricorso dei richiedenti. La corte stim? che la lagnanza concernente la mancanza di utilit? pubblica era tardiva. Dato che il terreno era stato oggetto di espropriazione indiretta, c’era luogo di applicare in modo retroattivo il termine di prescrizione di cinque anni a contare della data di fine dei lavori di costruzione, o il 19 giugno 1971.
22. Nel frattempo, la scuola era stata demolita dalla citt? di Roma.
23. Il 21 giugno 2001, i richiedenti introdussero un ricorso dinnanzi al tribunale di Roma che mirava ad ottenere il sequestro del terreno, per impedire che una nuova costruzione fosse realizzata aspettando la conclusione del procedimento a Strasburgo. Adducevano che una volta demolito il lavoro pubblico, l’espropriazione indiretta doveva essere revocata, essendo diventata giuridicamente possibile e di facto la restituzione del bene.
24. La citt? di Roma si costitu? nel procedimento e sostenne in primo luogo che i richiedenti non avevano la qualit? per agire, poich? non erano pi? i proprietari. In secondo luogo, afferm? che l’acquisizione del terreno tramite espropriazione indiretta era coperta dal re judicata, questo cio? con la sentenza della Corte di cassazione depositata il 6 giugno 2000. Da ultimo, per il caso in cui il tribunale stimerebbe possibile di ritornare sulla questione dall’espropriazione indiretta, la citt? di Roma adduceva che il possesso del terreno durante pi? di vent’ anni aveva provocato l’acquisizione di questo tramite usucapione.
25. Con una decisione del 5 ottobre 2001, il tribunale di Roma respinse il ricorso al motivo che i richiedenti avevano perso la propriet? terreno, conformemente al re judicata che si era formato con la sentenza della Corte di cassazione del 6 giugno 2000. Seguiva che la propriet? del terreno era passata definitivamente all’amministrazione pubblica e che la restituzione del terreno era giuridicamente impossibile.
26. I richiedenti fecero opposizione.
27. Con una decisione del 10 dicembre 2001, il tribunale di Roma respinse l’opposizione. Stim? che nello specifico non c’era stato solamente un’occupazione illegale del terreno, ma che mancava anche una dichiarazione di utilit? pubblica valida. Ora, questa questione non era stata esaminata nel procedimento e poteva fondare, all’occorrenza, una domanda in restituzione del terreno. Per?, la questione della propriet? del terreno non poteva pi? essere rimessa in causa poich? c’era stata in ogni modo usucapione a favore dell’amministrazione.
28. Risulta della pratica che un edificio universitario ? stato costruito sul terreno controverso.
II. IL DIRITTO E LE PRATICA INTERNI PERTINENTI
A. L’occupazione di emergenza di un terreno
29. In dritto italiano, il procedimento accelerato di espropriazione permette all’amministrazione di occupare un terreno e di costruire prima dell’espropriazione. Una volta dichiarato di utilit? pubblica il lavoro a realizzare ed adottato il progetto di costruzione, l’amministrazione pu? decretare l’occupazione di emergenza delle zone ad espropriare per una durata determinata che non supera cinque anni (articolo 20 della legge no 865 del 1971). Questo decreto diventa nullo se l’occupazione materiale del terreno non ha luogo nei tre mesi seguenti la sua promulgazione. Prima della fine del periodo di occupazione autorizzata, deve essere preso un decreto di espropriazione formale.
30. L’occupazione autorizzata di un terreno d? diritto ad un’indennit? di occupazione. La Corte costituzionale ha riconosciuto, nella sua sentenza no 470 del 1990, un diritto di accesso immediato ad un tribunale al fine di richiedere l’indennit? di occupazione appena il terreno viene materialmente occupato, senza che sia necessario aspettare che l’amministrazione proceda ad un’offerta di indennizzo.
B. Il principio dell’espropriazione indiretta (“occupazione acquisitiva” o “accessione invertita”)
31. Negli anni 1970, parecchie amministrazioni locali procederono alle occupazioni di emergenza di terreni che non furono seguite da decreti di espropriazione. Le giurisdizioni italiane si trovarono confrontate a casi in cui il proprietario di un terreno aveva perso di facto la disponibilit? di questo in ragione dell’occupazione e del compimento di lavori di costruzione di un lavoro pubblico. Restava da sapere se, semplicemente per l’effetto dei lavori effettuati, l’interessato aveva perso anche la propriet? terreno.
1. La giurisprudenza prima della sentenza no 1464 del 1983 della Corte di cassazione
32. La giurisprudenza era molto divisa sul punto di sapere quale erano gli effetti della costruzione di un lavoro pubblico su un terreno occupato illegalmente. Per occupazione illegale, bisogna intendere un’occupazione illegale ab initio, o un’occupazione inizialmente autorizzata e diventata in seguito senza titolo, essendo annullato il titolo o proseguendo l’occupazione al di l? della scadenza autorizzata senza che un decreto di espropriazione non sia sopraggiunto.
33. Secondo una prima giurisprudenza, il proprietario del terreno occupato dall’amministrazione non perdeva la propriet? terreno dopo il completamento del lavoro pubblico. Tuttavia, non poteva chiedere una rimessa in stato del terreno e poteva impegnare unicamente un’azione in danni ed interessi per occupazione abusiva, non sottoposta ad un termine di prescrizione poich? l’illegalit? che deriva dell’occupazione era permanente. L’amministrazione poteva adottare in ogni momento una decisione formale di espropriazione; in questo caso, l’azione in danno-interessi si trasformava in controversia ricadente sull’indennit? di espropriazione ed i danno-interessi erano dovuti solamente per il periodo anteriore al decreto di espropriazione per il non-godimento del terreno (vedere, tra altri, le sentenze della Corte di cassazione no 2341 del 1982, no 4741 di 1981, no 6452 e no 6308 del 1980).
34. Secondo una seconda giurisprudenza, il proprietario del terreno occupato dall’amministrazione non perdeva la propriet? del terreno e poteva chiedere la rimessa in stato, quando l’amministrazione aveva agito senza che ci fosse utilit? pubblica (vedere, per esempio, Corte di cassazione, sentenza no 1578 del 1976, sentenza no 5679 del 1980).
35. Secondo una terza giurisprudenza, il proprietario del terreno occupato dall’amministrazione perdeva automaticamente la propriet? del terreno al momento della trasformazione irreversibile del bene, ossia al momento del completamento del lavoro pubblico. L’interessato aveva il diritto di chiedere dei danno-interessi (vedere la sentenza no 3243 del 1979 della Corte di cassazione).
2. La sentenza no 1464 del 1983 della Corte di cassazione
36. Con una sentenza del 16 febbraio 1983, la Corte di cassazione, deliberando in camere riunite, risolse il conflitto di giurisprudenza ed adott? la terza soluzione. Cos? fu consacrato il principio dell’espropriazione indiretta (accessione invertita od occupazione acquisitiva). In virt? di questo principio, il potere pubblico acquista ab origine la propriet? di un terreno senza procedere ad un’espropriazione formale quando, dopo l’occupazione del terreno, ed a prescindere della legalit? dell’occupazione, il lavoro pubblico ? stato realizzato. Quando l’occupazione ? ab initio senza titolo, il trasferimento di propriet? ha luogo al momento del completamento del lavoro pubblico. Quando l’occupazione del terreno ? stata autorizzata inizialmente, il trasferimento di propriet? ha luogo alla scadenza del periodo di occupazione autorizzata. Nella stessa sentenza, la Corte di cassazione precis? che, in ogni caso di espropriazione indiretta, l’interessato ha diritto ad un risarcimento integrale, avendo avuto luogo senza titolo l’acquisizione del terreno. Questo risarcimento non ? versato tuttavia, automaticamente; incombe sull’interessato di richiedere dei danno-interessi. Inoltre, il diritto a risarcimento ? abbinato del termine di prescrizione contemplata in caso di responsabilit? da delitto, ossia cinque anni, cominciando a decorrere al momento della trasformazione irreversibile del terreno.
3. La giurisprudenza dopo la sentenza no 1464 del 1983 della Corte di cassazione
a) La prescrizione
37. In un primo tempo, la giurisprudenza considerava che non trovava ad applicarsi nessuno termine di prescrizione, poich? l’occupazione senza titolo del terreno costituiva un atto illegale continuo. La Corte di cassazione, nella sua sentenza no 1464 del 1983, afferm? che il diritto al risarcimento era sottoposto ad un termine di prescrizione di cinque anni. In seguito, la prima sezione della Corte di cassazione afferm? che doveva applicarsi un termine di prescrizione di dieci anni (sentenze no 7952 di 1991 e no 10979 del 1992). Con una sentenza del 22 novembre 1992, la Corte di cassazione deliberando in camere riunite ha troncato definitivamente la questione, stimando che il termine di prescrizione ? di cinque anni e che comincia a decorrere al momento della trasformazione irreversibile del terreno.
b) La sentenza no 188 del 1995 della Corte costituzionale
38. In questa sentenza, la Corte costituzionale ha giudicato compatibile con la Costituzione il principio dell’espropriazione indiretta, nella misura in cui questo principio ? radicato in una disposizione legislativa, ossia l’articolo 2043 del codice civile che regola la responsabilit? da delitto. Secondo questa sentenza, il fatto che l’amministrazione diventi proprietario di un terreno traendo beneficio dal suo comportamento illegale non d? nessun problema sul piano costituzionale, poich? l’interesse pubblico, ossia la conservazione del lavoro pubblico, prevale sull’interesse dell’individuo, e dunque sul diritto di propriet? di questo ultimo. La Corte costituzionale ha giudicato compatibile con la Costituzione l’applicazione all’azione in risarcimento del termine di prescrizione di cinque anni, come previsto dall?’articolo 2043 del codice civile per responsabilit? da delitto.
c) Caso di mancata applicazione del principio dell’espropriazione indiretta
39. Gli sviluppi della giurisprudenza mostrano che il meccanismo con il quale la costruzione di un lavoro pubblico provoca il trasferimento di propriet? del terreno a favore dell’amministrazione conosce delle eccezioni.
40. Nella sua sentenza no 874 del 1996, il Consiglio di stato ha affermato che non c’? espropriazione indiretta quando le decisioni dell’amministrazione ed il decreto di occupazione di emergenza sono state annullate dalle giurisdizioni amministrative; se non ? questo il caso, la decisione giudiziale sarebbe svuotata di sostanza.
41. Nella sua sentenza no 1907 del 1997, la Corte di cassazione deliberando in camere riunite ha affermato che l’amministrazione non diventa proprietario di un terreno quando le decisioni che ha adottato e la dichiarazione di utilit? pubblica devono essere considerate come nulle ab initio. In questo caso, l’interessato si conserva la propriet? dal terreno e pu? chiedere in integrum il restitutio. Pu? come alternativa, chiedere dei danno-interessi. L’illegalit? in questi casi ha un carattere permanente e non trova applicazione nessuno termine di prescrizione.
42. Nella sentenza no 6515 del 1997, la Corte di cassazione deliberando in camere riunite ha affermato che non c’? trasferimento di propriet? quando la dichiarazione di utilit? pubblica ? stata annullata dalle giurisdizioni amministrative. In questo caso dunque, il principio dell’espropriazione indiretta non trova ad applicarsi. L’interessato che conserva la propriet? dal terreno, ha la possibilit? di chiedere in integrum il restitutio. L’introduzione di una domanda in danno-interessi provoca una rinuncia al restitutio in integrum. Il termine di prescrizione di cinque anni comincio a decorrere nel momento in cui la decisione del giudice amministrativo diventa definitiva.
43. Nella sentenza no 148 del 1998, la prima sezione della Corte di cassazione ha seguito la giurisprudenza delle camere riunite e ha affermato che il trasferimento di propriet? per effetto dell’espropriazione indiretta non ha luogo quando la dichiarazione di utilit? pubblica alla quale il progetto di costruzione era abbinato ? stata considerata come invalida ab initio.
44. Nella sentenza no 5902 del 2003, la Corte di cassazione in camere riunite ha riaffermato che non c’? trasferimento di propriet? nella mancanza di dichiarazione di utilit? pubblica valida.
45. Conviene confrontare questa giurisprudenza con la legge no 458 del 1988 (paragrafi 46-50 sotto) e col Repertorio delle disposizioni sull’espropriazione, entrata in vigore il 30 giugno 2003 (paragrafi 58-59 sotto).
4. La legge no458 del 27 ottobre 1988: Disposizioni specifiche ai terreni utilizzati per facilitare l’accesso alla propriet? (“edilizia residenziale pubblica”)
46. Il diritto italiano contempla la possibilit? di ottenere dei contributi pubblici che facilitano l’accesso alla propriet? fondiaria (“edilizia agevolata”). Le societ? cooperative rappresentano un caso frequente di beneficiari di questo tipo di accesso alla propriet?.
47. Per il caso di espropriazione indiretta di un terreno utilizzato a questi fini, ai termini dell’articolo 3 della legge no 458 del 27 ottobre 1988 “Il proprietario di un terreno utilizzato per la costruzione di edifici pubblici e di case popolari, ha diritto al risarcimento del danno subito, in seguito ad un’espropriazione dichiarata illegale con una decisione passata in forza di cosa giudicata, ma non pu? pretendere la restituzione del suo bene. Ha anche dritto, in pi? del risarcimento del danno, alle somme dovute in ragione del deprezzamento monetario ed a quelle menzionate all’articolo 1224 ? 2 del codice civile e questo a contare del giorno dell’occupazione illegale.”
48. Interpretando l’articolo 3 della legge di 1988, la Corte costituzionale, nella sua sentenza del 12 luglio 1990 (no 384), ha considerato: “Con la disposizione attaccata, il legislatore, tra gli interessi dei proprietari dei terreni – ottenere in caso di espropriazione illegittima la restituzione dei terreni – e l’interesse pubblico – concretizzato dalla destinazione di questi beni alle finalit? di alloggi a condizioni favorevoli o convenzionate – ha dato la precedenza a questo ultimo interesse.”
49. Nella sua sentenza del 27 dicembre 1991 (no 486), la Corte costituzionale ha assimilato la situazione espressamente prevista dall’articolo 3 a quella di terreni occupati e ha costruito in mancanza di un decreto di espropriazione.
50. In seguito all’entrata in vigore della legge di bilancio no 662 del 1996 (paragrafo 53 sotto) la Corte di cassazione ha affermato che l’indennizzo integrale non pu? pi? essere accordato per i terreni destinati a facilitare l’accesso alla propriet?, quelli che sono oramai indennizzabili secondo i criteri previsti da suddetta legge (sentenza della Corte di cassazione, Sezione I, 21.5.1997 no 4535).
5. L’importo del risarcimento in caso di espropriazione indiretta
51. Secondo la giurisprudenza del 1983 della Corte di cassazione in materia di espropriazione indiretta, un risarcimento integrale del danno subito, sotto forma di danno-interessi per la perdita del terreno, era dovuto all’interessato in compenso della perdita di propriet? che provoca l’occupazione illegale.
52. La legge di bilancio del 1992, articolo 5 bis della decreto-legge no 333 del 11 luglio 1992, modific? questa giurisprudenza, nel senso che l’importo dovuto in caso di espropriazione indiretta non poteva superare l’importo dell’indennit? contemplata per il caso di un’espropriazione formale. Con la sentenza no 369 del 1996, la Corte costituzionale dichiar? incostituzionale questa disposizione.
53. In virt? della legge di bilancio no 662 del 1996 che modific? la disposizione dichiarata incostituzionale, l’indennizzo integrale non pu? essere accordato per un’occupazione di terreno avendo avuto luogo prima del 30 settembre 1996. In questa ottica, l’indennizzo equivale all’importo dell’indennit? contemplata per il caso di un’espropriazione formale, nell’ipotesi pi? favorevole al proprietario, mediante un aumento del 10%.
54. Con la sentenza no 148 del 30 aprile 1999, la Corte costituzionale ha giudicato una tale indennit? compatibile con la Costituzione. Tuttavia, nella stessa sentenza, la Corte ha precisato che un’indennit? integrale, a concorrenza del valore venale del terreno, pu? essere richiesta quando l’occupazione e la privazione del terreno non hanno avuto luogo a causa di utilit? pubblica.
6. La giurisprudenza dopo le sentenze della Corte del 30 maggio 2000 nelle cause Belvedere Alberghiera e Carbonara e Ventura
55. Con le sentenze no 5902 e no 6853 del 2003, la Corte di cassazione in camere riunite si ? pronunciata di nuovo sul principio dell’espropriazione indiretta, facendo riferimento alle due sentenze della Corte precitata.
56. Alla vista della constatazione di violazione dell’articolo 1 del protocollo no 1 nelle cause sopra, la Corte di cassazione ha affermato che il principio dell’espropriazione indiretta sostiene un ruolo importante nella cornice del sistema giuridico italiano e che ? compatibile con la Convenzione.
57. Pi? specificamente, la Corte di cassazione-dopo avere analizzato la storia del principio dell’espropriazione indiretta – ha detto che alla vista in materia dell’uniformit? della giurisprudenza, il principio dell’espropriazione indiretta deve considerarsi come essendo pienamente “prevedibile” a contare del 1983. Di questo fatto, l’espropriazione indiretta deve essere considerata come essendo rispettosa del principio di legalit?. Trattandosi di occupazioni di terreno che hanno luogo senza dichiarazione di utilit? pubblica, la Corte di cassazione ha affermato che queste non sono atte a trasferire la propriet? del bene allo stato. In quanto all’indennizzo, la Corte di cassazione ha affermato che, anche se ? inferiore al danno subito dall’interessato, ed in particolare al valore del terreno, l’indennizzo dovuto in caso di espropriazione indiretta ? sufficiente per garantire un “giusto equilibrio” tra le esigenze dell’interesse generale della comunit? e gli imperativi della salvaguardia dei diritti fondamentali dell’individuo.
7. Il Repertorio delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di espropriazione a causa di utilit? pubblica, qui dopo “il Repertorio,
58. Il 30 giugno 2003 ? entrato in vigore il Decreto Presidenziale no 327 del 8 giugno 2001, modificato dal Decreto legislativo no 302 del 27 dicembre 2002, e ha regolato il procedimento di espropriazione. Il Repertorio codifica le disposizioni e la giurisprudenza esistenti in materia. In particolare, codifica il principio dell’espropriazione indiretta. Il Repertorio che non si applica ai casi di occupazione sopraggiunta anteriormente al 1996 e non si applica dunque nello specifico, si ? sostituito, a partire dalla sua entrata in vigore, all’insieme della legislazione la giurisprudenza precedente in materia di espropriazione.
59. Al suo articolo 43, il Repertorio contempla che nella mancanza di un decreto di espropriazione, o nella mancanza di dichiarazione di utilit? pubblica, un terreno trasformato in seguito alla realizzazione di un lavoro pubblico ? acquisito al patrimonio dell’autorit? che l’ha trasformato; dei danno-interessi sono accordati in compenso. L’autorit? pu? acquisire un bene anche quando il piano di urbanistica o la dichiarazione di utilit? pubblica sono stati annullati. Il proprietario pu? chiedere al giudice la restituzione del terreno. L’autorit? in causa si pu? opporre. Quando il giudice decide di non ordinare la restituzione del terreno, il proprietario ha diritto ad un risarcimento.
IN DIRITTO
I. SULL’ECCEZIONE PRELIMINARE DEL GOVERNO
60. Il Governo eccepisce della tardivit? della richiesta e sostiene che il termine di sei mesi ha cominciato a decorrere nel momento in cui i richiedenti hanno interposto appello del giudizio del tribunale di Roma del 11 febbraio 1993.
61. I richiedenti chiedono il rigetto dell’eccezione.
62. La Corte nota che due eccezioni di tardivit? del Governo sono state gi? respinte nella sua decisione sull’ammissibilit? del 13 maggio 2004 e che, nel suo ragionamento, ha considerato che il punto di partenza del termine di sei mesi era il 6 giugno 2000, data del deposito alla cancelleria della sentenza della Corte di cassazione, sentenza che, nello specifico, costituisce la decisione definitiva.
63. Nella misura in cui il Governo fa reiterare solamente una di queste eccezioni, la Corte considera che gli argomenti utilizzati non sono di natura tale da rimettere in causa la sua decisione sull’ammissibilit?.
64. Nella misura in cui l’eccezione preliminare potrebbe essere considerata come essendo nuova, la Corte ricorda che ai termini dell’articolo 55 del suo ordinamento, “Se la Parte contraente convenuta intende sollevare un’eccezione di irricevibilit?, deve farlo, per quanto la natura dell’eccezione e le circostanze lo permettono, nelle osservazioni scritte od orali sull’ammissibilit? della richiesta .” Ora, risulta della pratica che questa condizione non si trova assolta nello specifico. C’? dunque decadenza.
65. Per di pi?, la Corte nota che l’eccezione del Governo non ? compatibile con la linea di difesa adottata dalla citt? di Roma nel procedimento intentato dai richiedenti il 21 giugno 2001. Difatti, la citt? di Roma ha invocato il re judicata, questo cio? la sentenza della Corte di cassazione depositata sopra il 6 giugno 2000, per sostenere l’impossibilit? di restituire il terreno ( paragrafo 24). Ora, il Governo non potreebbe invocare dinnanzi alla Corte degli argomenti che non ha formulato mai dinnanzi al giudice nazionale e che non quadrano col suo ragionamento dell’epoca (Pine Valley Developments Ltd ed altri c. Irlanda, sentenza del 29 novembre 1991, serie a no 222, ? 47).
66. Alla luce di queste considerazioni, la Corte respinge l’eccezione del Governo.
II. SULLA VIOLAZIONE ADDOTTA DELL’ARTICOLO 1 DEL PROTOCOLLO NO1
67. I richiedenti sostengono essere stati privati del loro terreno nelle circostanze incompatibili con l’articolo 1 del Protocollo no 1, cos? formulato,:
“Ogni persona fisica o morale ha diritto al rispetto dei suoi beni. Nessuno pu? essere privato della sua propriet? che a causa di utilit? pubblica e nelle condizioni previste dalla legge ed i principi generali del diritto internazionale.
Le disposizioni precedenti non recano offesa al diritto che possiedono gli Stati di mettere in vigore le leggi che giudicano necessarie per regolamentare l’uso dei beni conformemente all’interesse generale o per garantire il pagamento delle imposte o di altri contributi o delle multe. “
A. Tesi difese dinnanzi alla Corte
1. I richiedenti
68. I richiedenti fanno osservare che sono stati privati del loro bene in virt? del principio dell’espropriazione indiretta, come applicato dalle giurisdizioni nazionali. Chiedono alla Corte di dichiarare che l’espropriazione del terreno non sia conforme al principio di legalit?. Riferendosi alla sentenza Belvedere Alberghiera c. Italia (no 31524/96, CEDH 2000-VI) ed alla sentenza Carbonara e Ventura c. Italia (no 24638/94 sentenza del 30 maggio 2000 CEDH 2000-VI) i richiedenti osservano che l’espropriazione indiretta ? un meccanismo che permette all’autorit? pubblica di acquisire un bene in ogni illegalit?, ci? che non ? ammissibile in un Stato di diritto. Secondo essi, non pu? avere luogo un’espropriazione che se si fonda su una base legale che stabilisce delle forme e dei procedimenti alle quali l’amministrazione dovr? conformarsi obbligatoriamente. Quando l’amministrazione contravviene a queste regole si ? in una situazione contraria al principio di legalit?, anche se c’? stata utilit? pubblica.
69. I richiedenti fanno osservare poi che le indicazioni che risultano delle sentenze precitate non sono state seguite dalle giurisdizioni nazionali. Si riferiscono su questo punto alle sentenze della Corte di cassazione rese dopo 2000 (paragrafi 55-57 sopra) ed al Repertorio che ha codificato il principio dell’espropriazione indiretta (paragrafi 58-59 sopra).
70. I richiedenti denunciano poi una mancanza di chiarezza, prevedibilit? e precisione dei principi e delle disposizioni applicati al loro caso. A questo riguardo, osservano che il principio dell’espropriazione indiretta ? stato affermato dalla Corte di cassazione nel 1983, dopo l’occupazione illegale del terreno; le giurisdizioni nazionali hanno applicato il principio dell’espropriazione indiretta e hanno privato cos? in modo retroattivo i richiedenti del loro bene.
71. Infine, in quanto all’indennizzo, i richiedenti osservano che non c’? stato “risarcimento” del danno subito in ragione dell’applicazione retroattiva del termine di prescrizione.
72. In conclusione, i richiedenti chiedono alla Corte di constatare la violazione dell’articolo 1 del Protocollo no 1.
2. Il Governo
73. Il Governo osserva che i richiedenti sono stati privati del loro terreno in virt? dell’espropriazione indiretta, il che suppone che il procedimento di espropriazione non ? stato messo in opera nei termini previsti dalla legge, nella misura in cui l’occupazione del terreno ? diventata senza titolo e non ? stato adottato nessuno decreto di espropriazione.
74. A difetto di un tale decreto di espropriazione, i richiedenti hanno, ad ogni modo, stati privati del loro bene per l’effetto della costruzione del lavoro di interesse pubblico e della trasformazione irreversibile del terreno che questo ultimo ha provocato. Questa privazione di bene, secondo il Governo, ? solamente la conseguenza del principio dell’espropriazione indiretta, che le giurisdizioni nazionali, nelle loro decisioni, hanno applicato.
75. Il Governo sostiene che questa situazione ? conforme all’articolo 1 del Protocollo no 1.
76. Primariamente, c’? stata utilit? pubblica, ci? che non ? stato rimesso in causa dalle giurisdizioni nazionali.
77. Secondariamente, la privazione del bene come risultante dell’espropriazione indiretta ? contemplata dalla legge.
78. Il Governo prende atto di ci? che la Corte, nei due casi che cadono sull’espropriazione indiretta, ha constatato un’incompatibilit? del meccanismo dell’espropriazione indiretta col principio di legalit? (Carbonara e Ventura c. Italia, no 24638/94, CEDH 2000-VI; Belvedere Alberghiera srl c. Italia, no 31524/96, CEDH 2000-VI). Per?, chiede alla Corte di modificare la sua giurisprudenza e di dichiarare che il meccanismo dell’espropriazione indiretta che si basa su una dichiarazione di illegalit? da parte del giudice, ? conforme all’articolo 1 del Protocollo no 1.
79. A questo riguardo, il Governo arguisce che il principio dell’espropriazione indiretta deve essere considerato come essendo “contemplato dalla legge”, anche se ? stato elaborato dalla giurisprudenza in un paese di “civil law.”
80. Il Governo sostiene che decidere del ruolo della giurisprudenza in Italia riveste una grande importanza in questo tipo di cause. Secondo lui, il principio dell’espropriazione indiretta deve essere considerato come facente parte del diritto positivo a contare dalla sentenza della Corte di cassazione no 1464 del 1983. La giurisprudenza ulteriore avrebbe confermato questo principio ed avrebbe precisato certi aspetti della sua applicazione. Inoltre, questo principio sarebbe stato riconosciuto dalla legge no 458 del 27 ottobre 1988 e con la legge di bilancio no 662 del 1996 e, ultimamente, col Repertorio.
81. In conclusione, secondo il Governo, a partire da 1983, le regole dell’espropriazione indiretta erano perfettamente prevedibili, chiare ed accessibili a tutti i proprietari di terreni.
82. Il Governo definisce l’espropriazione indiretta come il risultato di un’interpretazione sistematica del giudice di principi esistenti che tendono a garantire che l’interesse generale prevalga sull’interesse degli individui, quando il lavoro pubblico ? stato realizzato (trasformazione del terreno) e che questo risponde all’utilit? pubblica.
83. Trattandosi della condizione di utilit? pubblica, il Governo sottolinea che la giurisprudenza si ? evoluta nel senso di non applicare l’espropriazione indiretta quando la dichiarazione di utilit? pubblica ? stata annullata.
84. Secondo la giurisprudenza del 1983 della Corte di cassazione in materia di espropriazione indiretta, in compenso delle irregolarit? commesse dall’amministrazione, questa ? tenuta ad indennizzare integralmente l’individuo. Il Governo ammette che successivamente, la legge no 662 del 1996 ha plafonato un tale indennizzo. A questo riguardo, sostiene che l’indennizzo pu? essere inferiore al danno subito dall’interessato, visto che questo ultimo sarebbe stato espropriato in ogni caso. Ad ogni modo, l’indennit? plafonata dalla legge ? superiore del 10% al caso pi? favorevole di indennit? per espropriazione regolare e dunque costituisce una soluzione vantaggiosa per gli interessati.
85. Trattandosi del caso di specifico, il Governo fa osservare che il procedimento in danno-interessi ? stato intentato dal padre dei richiedenti nel 1988, quando il principio dell’espropriazione indiretta era gi? consolidato. Non si pone nessuna questione di legalit? da allora nello specifico, visto che l’interessato non ha peraltro chiesto alle giurisdizioni nazionali la restituzione del terreno, ma unicamente un risarcimento.
86. In quanto al termine di prescrizione che ? stata applicato nello specifico, e che ha avuto per conseguenza di privare i richiedenti di ogni indennizzo, il Governo sostiene che questa situazione ? imputabile ai richiedenti stessi che si sarebbero dovuti affrettare nei cinque anni seguenti la fine dei lavori di costruzione e chiedere i danno-interessi.
87. Il Governo ne deduce che la situazione denunciata ? compatibile con l’articolo 1 del Protocollo no 1.
B. Sull’osservazione dell’articolo 1 del Protocollo no 1
1. Sull’esistenza di un’ingerenza
88. La Corte nota che le parti si accordano per dire che c’? stata “privazione di propriet?” e che questa privazione ha luogo a causa di espropriazione indiretta.
89. Ricorda che, per determinare se c’? stata privazione di beni al senso della seconda frase del capoverso 1, bisogna esaminare non solo se ci sono state spodestamento o espropriazione formale, ma ancora guardare al di l? delle apparenze ed analizzare la realt? della situazione controversa. Alla Convenzione che mira a proteggere dei diritti “concreti ed effettivi”, importa di ricercare se suddetta situazione equivaleva ad un’espropriazione di fatto (Sporrong e L?nnroth c. Svezia del 23 settembre 1982, serie a no 52, pp. 24-25, ? 63).
90. La Corte rileva che, applicando il principio dell’espropriazione indiretta, le giurisdizioni nazionali hanno considerato i richiedenti come essendo privati del loro bene a contare dal momento in cui il terreno era stato trasformato irreversibilmente dai lavori pubblici. A difetto di un atto formale di espropriazione, la constatazione di illegalit? da parte del giudice ? l’elemento che consacra il trasferimento al patrimonio pubblico del bene occupato. In queste circostanze, la Corte conclude che la sentenza della Corte di cassazione ha avuto per effetto di privare il richiedente del suo bene al senso della seconda frase dell’articolo 1 del Protocollo no 1 (Carbonara e Ventura c. Italia, no 24638/94, CEDH 2000-VI, ? 61; Brumărescu c. Romania [GC], no 28342/95, ? 77, CEDH 1999-VII).
91. Per essere compatibile con l’articolo 1 del Protocollo no 1 una tale ingerenza deve essere operata “a causa di utilit? pubblica” e “nelle condizioni previste dalla legge ed i principi generali di diritto internazionale.” L’ingerenza deve predisporre un “giusto equilibrio” tra le esigenze dell’interesse generale della comunit? e gli imperativi della salvaguardia dei diritti fondamentali dell’individuo (Sporrong e L?nnroth, precitato, p. 26, ? 69). Inoltre, la necessit? di esaminare la questione del giusto equilibrio pu? farsi non “sentire che quando si ? rivelato che l’ingerenza controversa ha rispettato il principio di legalit? e non era arbitraria”,(Iatridis c. Grecia [GC], no 31107/96, ? 58, CEDH 1999-II,; Beyeler c. Italia [GC], no 33202/96, ? 107, CEDH 2000-I).
92. Da allora, la Corte non stima opportuno fondare il suo ragionamento sulla semplice constatazione che un risarcimento in favore dei richiedenti non ha avuto luogo (Carbonara, precitato, ? 62).
2. Sul rispetto del principio di legalit?
93. L’articolo 1 del Protocollo no 1 esige, innanzitutto e soprattutto, che un’ingerenza dell’autorit? pubblica nel godimento del diritto al rispetto dei beni sia legale. La preminenza del diritto, uno dei principi fondamentali di una societ? democratica, ? inerente all’insieme degli articoli della Convenzione (Iatridis, precitato, ? 58). Il principio di legalit? notifica l’esistenza di norme di diritto interno sufficientemente accessibili, precise e prevedibili (Hentrich c. Francia, sentenza del 22 settembre 1994, serie a no 296-a, pp. 19-20, ? 42, e Lithgow ed altri c. Regno Unito, sentenza del 8 luglio 1986, serie a no 102, p. 47, ? 110).
94. Nella sentenza Belvedere Alberghiera, Belvedere Alberghiera srl c. Italia (no 31524/96, CEDH 2000-VI) e nella sentenza Carbonara e Ventura precitata, la Corte non aveva stimato utile di giudicare in abstracto se il ruolo che un principio giurisprudenziale, come quello dell’espropriazione indiretta, occupa in un sistema di diritto continentale ? assimilabile a quell’occupato dalle disposizioni legislative. L’importante ? ad ogni modo che la base legale risponda ai criteri di prevedibilit?, di accessibilit? e di precisione enunciato pi? alto. La Corte ? convinta sempre che l’esistenza in quanto tale di una base legale non basta a soddisfare il principio di legalit? e stimi utile di propendersi sulla questione della qualit? della legge.
95. La Corte prende nota dell’evoluzione giurisprudenziale che ha condotto all’elaborazione del principio dell’espropriazione indiretta. Rileva anche che questo principio ? stato trasposto nei testi di legge, come la legge no 458 del 1988, la legge no 662 del 1996 e, ultimamente, nel Repertorio delle disposizioni in materia di espropriazione. Essendo cos?, la Corte non perde di vista le applicazioni contraddittorie che hanno luogo nel cronostoria della giurisprudenza, e rileva anche delle contraddizioni tra la giurisprudenza ed i suddetti testi di legge scritta.
96. A titolo di esempio, la Corte nota che se ? vero che la giurisprudenza ha escluso, a contare dal 1996-1997, che l’espropriazione indiretta possa applicarsi quando la dichiarazione di utilit? pubblica ? stata annullata (paragrafi 39-44 sopra) ? anche vero che il Repertorio ha ultimamente contemplato (paragrafo 59 sopra) che nella mancanza di dichiarazione di utilit? pubblica, ogni terreno pu? essere acquisito al patrimonio pubblico, se il giudice decide di non ordinare la restituzione del terreno occupato e trasformato dall’amministrazione.
97. Alla vista di questi elementi, la Corte non esclude che rimane il rischio di un risultato imprevedibile o arbitrario per gli interessati.
98. La Corte nota poi che il meccanismo dell’espropriazione indiretta permette in generale all’amministrazione di passare oltre le regole fissate in materia di espropriazione, col rischio di un risultato imprevedibile o arbitrario per gli interessati, che si trattasse di un’illegalit? che esiste dall’inizio o di un’illegalit? sopraggiunto in seguito.
99. A questo riguardo, la Corte nota che l’espropriazione indiretta permette all’amministrazione di occupare un terreno e di trasformarlo irreversibilmente, in modo tale che sia considerato come acquisizione al patrimonio pubblico, senza che in parallelo un atto formale dichiarante il trasferimento di propriet? non sia adottato. Nella mancanza di un atto che formalizza l’espropriazione e sopraggiungendo al pi? tardi nel momento in cui il proprietario ha perso ogni disponibilit? del bene, l’elemento che permetter? di trasferire al patrimonio pubblico il bene occupato e di raggiungere una sicurezza giuridica ? la constatazione di illegalit? da parte del giudice, valendo come dichiarazione di trasferimento di propriet?. Incombe sull’interessato – che continua ad essere formalmente proprietario – di sollecitare sl giudice competente una decisione che constata, all’occorrenza, l’illegalit? abbinata della realizzazione di un lavoro di interesse pubblico, condizioni necessarie affinch? sia dichiarato in modo retroattivo privato del suo bene.
100. Alla vista di questi elementi, la Corte stima che il meccanismo dell’espropriazione indiretta non ? atto a garantire un grado sufficiente di sicurezza giuridica.
101. La Corte nota poi che l’espropriazione indiretta permette inoltre all’amministrazione di occupare un terreno e di trasformarlo senza per questo versare indennit? allo stesso tempo. L’indennit? deve essere richiesta dall’interessato e ci? entro prescrizione di cinque anni, cominciando a contare della data alla quale il giudice stima che la trasformazione irreversibile del terreno ha avuto luogo. Questo pu? provocare delle conseguenze nefaste per l’interessato, e rendere vana ogni speranza di risarcimento (Carbonara e Ventura, precitato, ? 71).
102. La Corte rileva infine che il meccanismo dell’espropriazione indiretta permette all’amministrazione di derivare partito dal suo comportamento illegale e che il prezzo da pagare ? solamente del 10% pi? elevato che nel caso di un’espropriazione in buona e dovuto forma (paragrafo 53 sopra). Secondo la Corte, questa situazione non ? di natura tale da favorire la buona amministrazione dei procedimenti di espropriazione ed a prevenire degli episodi di illegalit?.
103. Ad ogni modo, la Corte ? chiamata a verificare se il modo in cui il diritto interno ? interpretato ed applicato produce degli effetti conformi ai principi della Convenzione.
104. Nella presente causa, la Corte rileva che applicando il principio dell’espropriazione indiretta, le giurisdizioni italiane hanno considerato i richiedenti privati del loro bene a contare del 19 giugno 1971, essendo collegate le condizioni di illegalit? dell’occupazione e di interesse pubblico del lavoro costruiscono. Ora, nella mancanza di un atto formale di espropriazione, la Corte stima che questa situazione non potrebbe essere considerata come “prevedibile”, poich? ? solamente con la decisione definitiva -la sentenza della Corte di cassazione-che si pu? considerare il principio dell’espropriazione indiretta come essendo stato applicato effettivamente e che l’acquisizione del terreno al patrimonio pubblico ? stata consacrata. Di conseguenza, i richiedenti non hanno avuto la “sicurezza giuridica” concernente la privazione del terreno che il 6 giugno 2000, data del deposito alla cancelleria della sentenza della Corte di cassazione.
105. La Corte osserva poi che la situazione in causa ha permesso all’amministrazione di derivare partito di un’occupazione di terreno diventato sine titulo a contare del 1971. In altri termini, l’amministrazione si ? potuta appropriare del terreno al disprezzo delle regole che regolano l’espropriazione in buona e dovuta forma e, tra altri, senza che un’indennit? non sia messa in parallelo a disposizione degli interessati.
106. Trattandosi dell’indennit?, la Corte constata che l’applicazione retroattiva del termine di prescrizione di cinque anni al caso di specifico ha avuto per effetto di privare i richiedenti di ogni risarcimento del danno subito.
107. Alla luce di queste considerazioni, la Corte stima che l’ingerenza controversa non ? compatibile col principio di legalit? e che ha dunque infranto il diritto al rispetto dei beni dei richiedenti.
108. Da allora, c’? stata violazione dell’articolo 1 del Protocollo no 1.
III. SULL’APPLICAZIONE DELL’ARTICOLO 41 DELLA CONVENZIONE
109. Ai termini dell’articolo 41 della Convenzione,
“Se la Corte dichiara che c’? stata violazione della Convenzione o dei suoi Protocolli, e se il diritto interno dell’Alta Parte contraente non permette di cancellare che imperfettamente le conseguenze di questa violazione, la Corte accorda alla parte lesa, se c’? luogo, una soddisfazione equa. “
110. I richiedenti osservano preliminarmente che nello specifico si tratta di un spodestamento illecito in s?i ed adducono che la soddisfazione equa dovr? cancellare da allora totalmente le conseguenze dell’ingerenza controversa. Si riferiscono alla giurisprudenza Belvedere Alberghiera s.r.l. c. Italia (soddisfazione equa) no 31524/96, sentenza del 30 ottobre 2003, ?? 30-33; Ex-re di Grecia ed altri c. Grecia (soddisfazione equa) [GC], no 25701/94, ? 75, CEDH 2002. Peraltro, i richiedenti sottolineano che il Governo non ha restituito il terreno.
111. Trattandosi del danno materiale, i richiedenti sollecitano la restituzione del terreno, in pi? una somma di 22 815 611, 98 EUR che copre il non-godimento del terreno per il periodo di occupazione, fino alla restituzione. Nel caso in cui lo stato non restituisse il terreno, in pi? dell’importo sopra i richiedenti chiedono 18 799 544, 89 EUR, somma che corrisponde al valore reale del terreno, pi? 13 348 374 EUR, somma che corrisponde al plusvalore portato dall’edificio che ? stato costruito,. In appoggio delle loro pretese, i richiedenti hanno prodotto una perizia, datata nel mese di ottobre 2004.
112. In quanto al danno morale, i richiedenti chiedono 50 000 EUR ciascuno, o un importo globale di 150 000 EUR. Precisano che l’importo che sar? accordato loro a titolo del danno morale sar? devoluto alle associazioni a scopo non lucrativo.
113. I richiedenti chiedono infine il rimborso degli oneri incorsi dinnanzi alle giurisdizioni nazionali e di quelli esposti dinnanzi alla Corte, ivi compreso gli oneri di perizia.
114. Il Governo non ha presentato dei commenti sugli importi richiesti. Si ? limitato ad osservare che la Corte non ? competente per ordinare la restituzione del terreno e che ad ogni modo questa non avr? luogo. A questo riguardo, il Governo arguisce che sul piano giuridico, in virt? delle decisioni delle giurisdizioni nazionali, l’amministrazione ? diventata proprietario del terreno a contare del 1971 e far? liberamente uso di questo senza limitazione nel tempo. Nel caso in cui l’espropriazione indiretta fosse rimessa in causa, il Governo sostiene che la propriet? del terreno ? stata acquisita in ogni caso per usucapione.
115. Nel caso in cui la Corte deciderebbe di accordare una soddisfazione equa, il Governo fa osservare che i richiedenti hanno ereditato il terreno da una persona che ne era diventato proprietario a titolo gratuito. Ne deduce che nessuna somma deve essere concessa a titolo di danno materiale. Sussidiariamente, il Governo arguisce che la somma accordata a titolo del danno materiale non dovrebbe essere stabilita in nessun caso rispetto al valore del terreno, poich?, se l’espropriazione del terreno fosse stata regolare, i richiedenti avrebbero perso in ogni caso il loro bene.
116. La Corte stima che la questione dell’applicazione dell’articolo 41 non si trova in stato. Perci?, la riserva e fisser? il procedimento ulteriore, tenuto conto della possibilit? che il Governo ed i richiedenti giungono ad un accordo.
Per Questi Motivi, La Corte, All’unanimit?,
1. Respinge, l’eccezione preliminare del Governo;
2. Stabilisce che c’? stata violazione dell’articolo 1 del Protocollo no 1;
3. Stabilisce, che la questione dell’applicazione dell’articolo 41 della Convenzione non si trova in stato;
perci?,
a) la riserva per intero;
b) invita il Governo ed i richiedenti ad inviarle per iscritto, nel termine di tre mesi a contare del giorno in cui la sentenza sar? diventata definitiva conformemente all’articolo 44 ? 2 della Convenzione, le loro osservazioni su questa questione ed in particolare a darle cognizione di ogni accordo al quale potrebbero arrivare;
c) riserva il procedimento ulteriore e delega al presidente della camera la cura di fissarla all’occorrenza.
Fatto in francese, comunicato poi per iscritto il 15 luglio 2005 in applicazione dell’articolo 77 ?? 2 e 3 dell’ordinamento.
S?ren Nielsen Christos Rozakis
Cancelliere Pr?sident

SENTENZA DONATI C. ITALIA

SENTENZA DONATI C. ITALIA

Testo Tradotto

Conclusion Exception pr?liminaire rejet?e (forclusion) ; Violation de P1-1 ; Satisfaction ?quitable r?serv?e
PREMIERE SECTION

AFFAIRE DONATI c. ITALIE

(Requ?te no 63242/00)

ARR?T

STRASBOURG

15 juillet 2005

D?FINITIF

30/11/2005

Cet arr?t deviendra d?finitif dans les conditions d?finies ? l’article 44 ? 2 de la Convention. Il peut subir des retouches de forme.

En l’affaire Donati c. Italie,

La Cour europ?enne des Droits de l’Homme (premi?re section), si?geant en une chambre compos?e de :

M. C.L. Rozakis, pr?sident,
Mme F. Tulkens,
M. P. Lorenzen,
Mmes N. Vajić,
S. Botoucharova,

MM. V. Zagrebelsky,
K. Hajiyev, juges,

et de M. S. Nielsen, greffier de section,

Apr?s en avoir d?lib?r? en chambre du conseil le 23 juin 2005,

Rend l’arr?t que voici, adopt? ? cette derni?re date :

PROC?DURE

1. A l’origine de l’affaire se trouve une requ?te (no 63242/00) dirig?e contre la R?publique italienne et dont trois ressortissants de cet Etat, MM. E. D., M. D. et A. D. (? les requ?rants ?), ont saisi la Cour le 17 novembre 2000 en vertu de l’article 34 de la Convention de sauvegarde des Droits de l’Homme et des Libert?s fondamentales (? la Convention ?).

2. Les requ?rants sont repr?sent?s par Me N. P., avocat ? Rome. Le gouvernement italien (? le Gouvernement ?) est repr?sent? par son agent, M. I. M. Braguglia, et par son coagent, M. F. Crisafulli.

3. Les requ?rants all?guaient en particulier une atteinte injustifi?e ? leur droit au respect de leurs biens.

4. La requ?te a ?t? attribu?e ? la premi?re section de la Cour (article 52 ? 1 du r?glement). Au sein de celle-ci, la chambre charg?e d’examiner l’affaire (article 27 ? 1 de la Convention) a ?t? constitu?e conform?ment ? l’article 26 ? 1 du r?glement.

5. Par une d?cision du 1er avril 2003, la chambre a d?clar? la requ?te partiellement irrecevable. Par une d?cision du 13 mai 2004, la chambre a d?clar? le restant de la requ?te recevable (article 54 ? 3 du r?glement).

6. Tant les requ?rants que le Gouvernement ont d?pos? des observations ?crites sur le fond de l’affaire (article 59 ? 1 du r?glement).

7. Le 1er novembre 2004, la Cour a modifi? la composition de ses sections (article 25 ? 1 du r?glement). La pr?sente requ?te a ?t? attribu?e ? la premi?re section ainsi remani?e (article 52 ? 1).

EN FAIT

I. LES CIRCONSTANCES DE L’ESP?CE

8. Le p?re des requ?rants ?tait propri?taire d’un terrain sis ? Rome et enregistr? au cadastre, feuille 841, parcelle 511.

9. Cette propri?t? avait ?t? acquise par voie d’usucapion. Ceci fut confirm? par la Cour de cassation, le 18 juin 1986, ? l’issue d’une proc?dure entam?e par l’int?ress? en 1962 et s’?tant d?roul?e sur trois instances.

10. Par un arr?t? du 14 mars 1969, le Pr?fet de Rome autorisa l’occupation d’urgence pour deux ans de 5 467,65 m?tres carr?s de terrain, pour y construire une ?cole, en vue de l’expropriation.

11. Le 31 mars 1969, il y eut occupation mat?rielle.

12. Il ressort du dossier qu’? l’?ch?ance de l’occupation autoris?e, l’administration n’avait pas formalis? l’expropriation et proc?d? ? l’indemnisation.

13. Le 19 juin 1971 les travaux de construction de l’?cole furent compl?t?s.

14. Par un acte d’assignation notifi? le 25 juillet 1987, le p?re des requ?rants introduisit une action en dommages-int?r?ts ? l’encontre de la ville de Rome devant le tribunal de Rome. Il all?guait que, bien que les travaux publics effectu?s sur son terrain aient transform? celui-ci, aucun d?cret d’expropriation et aucune indemnisation n’?taient intervenus. En outre, il all?guait que l’occupation du terrain ?tait ill?gale, ?tant donn? qu’elle s’?tait poursuivie au-del? de la p?riode autoris?e. L’int?ress? invitait le tribunal ? d?clarer que la construction de l’?cole avait ? un tel point transform? son terrain qu’elle avait entra?n? la perte irr?versible du bien. Il r?clamait des dommages-int?r?ts pour la perte du terrain, ? concurrence de la valeur marchande de celui-ci.

15. L’administration d?fenderesse excipa de la tardivet? de la demande et demanda au tribunal d’appliquer un d?lai de prescription de cinq ans ? compter de la fin des travaux de construction de l’?cole, soit le 19 juin 1971.

16. Par un jugement du 11 f?vrier 1993, le tribunal de Rome constata que l’?cole avait ?t? construite et estima que la propri?t? du terrain ?tait de ce fait pass?e ? l’administration, conform?ment ? la jurisprudence de la Cour de cassation en mati?re d’expropriation indirecte (occupazione acquisitiva). Le tribunal statua qu’aucun d?dommagement n’?tait d?, au motif que le d?lai de prescription de cinq ans assorti ? la perte de propri?t? en vertu d’un tel principe avait commenc? ? courir le 19 juin 1971. Le recours ayant ?t? introduit seulement en 1987, le droit de l’int?ress? ?tait prescrit.

17. Le p?re des requ?rants interjeta appel de ce jugement devant la cour d’appel de Rome.

18. Le 27 juillet 1996, le p?re des requ?rants d?c?da. Le 29 novembre 1996, les requ?rants se constitu?rent dans la proc?dure devant la cour d’appel de Rome. Ceux-ci all?guaient notamment que le d?lai de prescription ne pouvait en tout cas avoir commenc? ? courir avant le 18 juin 1986, ? savoir la date ? laquelle la Cour de cassation avait mis fin au contentieux portant sur le droit de propri?t? de leur p?re.

19. Par une d?cision du 3 janvier 1997, la cour d’appel de Rome rejeta l’appel.

20. Les requ?rants se pourvurent en cassation, all?guant en outre l’absence de d?claration d’utilit? publique, ce qui rendrait le d?lai de prescription de cinq ans inapplicable.

21. Par un arr?t du 16 mars 2000, d?pos? au greffe le 6 juin 2000, la Cour de cassation d?bouta les requ?rants de leur pourvoi. La cour estima que le grief concernant l’absence d’utilit? publique ?tait tardif. Etant donn? que le terrain avait fait l’objet d’expropriation indirecte, il y avait lieu d’appliquer le d?lai de prescription de cinq ans r?troactivement ? compter de la date de fin des travaux de construction, soit le 19 juin 1971.

22. Entre-temps, l’?cole avait ?t? d?molie par la ville de Rome.

23. Le 21 juin 2001, les requ?rants introduisirent un recours devant le tribunal de Rome visant ? obtenir la saisie du terrain, afin d’emp?cher qu’une nouvelle construction soit r?alis?e en attendant l’issue de la proc?dure ? Strasbourg. Ils all?guaient qu’une fois l’ouvrage public d?moli, l’expropriation indirecte devait ?tre r?voqu?e, la restitution du bien ?tant devenue possible juridiquement et de facto.

24. La ville de Rome se constitua dans la proc?dure et soutint en premier lieu que les requ?rants n’avait pas la qualit? pour agir, puisqu’ils n’?taient plus propri?taires. En deuxi?me lieu, elle affirma que l’acquisition du terrain par voie d’expropriation indirecte ?tait couverte par la res judicata, c’est-?-dire par l’arr?t de la Cour de cassation d?pos? le 6 juin 2000. En dernier lieu, pour le cas o? le tribunal estimerait possible de revenir sur la question de l’expropriation indirecte, la ville de Rome all?guait que la possession du terrain pendant plus de vingt ans avait entra?n? l’acquisition de celui-ci par voie d’usucapion.

25. Par une d?cision du 5 octobre 2001, le tribunal de Rome rejeta le recours au motif que les requ?rants avaient perdu la propri?t? du terrain, conform?ment ? la res judicata qui s’?tait form?e avec l’arr?t de la Cour de cassation du 6 juin 2000. Il s’ensuivait que la propri?t? du terrain ?tait d?finitivement pass?e ? l’administration publique et que la restitution du terrain ?tait juridiquement impossible.

26. Les requ?rants firent opposition.

27. Par une d?cision du 10 d?cembre 2001, le tribunal de Rome rejeta l’opposition. Il estima qu’en l’esp?ce il n’y avait pas seulement eu une occupation ill?gale du terrain, mais qu’il manquait ?galement une d?claration d’utilit? publique valide. Or, cette question n’avait pas ?t? examin?e dans la proc?dure et pouvait fonder, le cas ?ch?ant, une demande en restitution du terrain. Cependant, la question de la propri?t? du terrain ne pouvait plus ?tre remise en cause puisqu’il y avait de toute fa?on eu usucapion au b?n?fice de l’administration.

28. Il ressort du dossier qu’un b?timent universitaire a ?t? construit sur le terrain litigieux.

II. LE DROIT ET LA PRATIQUE INTERNES PERTINENTS

A. L’occupation d’urgence d’un terrain

29. En droit italien, la proc?dure acc?l?r?e d’expropriation permet ? l’administration d’occuper un terrain et d’y construire avant l’expropriation. Une fois l’ouvrage ? r?aliser d?clar? d’utilit? publique et le projet de construction adopt?, l’administration peut d?cr?ter l’occupation d’urgence des zones ? exproprier pour une dur?e d?termin?e n’exc?dant pas cinq ans (article 20 de la loi no 865 de 1971). Ce d?cret devient caduc si l’occupation mat?rielle du terrain n’a pas lieu dans les trois mois suivant sa promulgation. Avant la fin de la p?riode d’occupation autoris?e, un d?cret d’expropriation formelle doit ?tre pris.

30. L’occupation autoris?e d’un terrain donne droit ? une indemnit? d’occupation. La Cour constitutionnelle a reconnu, dans son arr?t no 470 de 1990, un droit d’acc?s imm?diat ? un tribunal aux fins de r?clamer l’indemnit? d’occupation d?s que le terrain est mat?riellement occup?, sans qu’il soit n?cessaire d’attendre que l’administration proc?de ? une offre d’indemnisation.

B. Le principe de l’expropriation indirecte (? occupazione acquisitiva ? ou ? accessione invertita ?)

31. Dans les ann?es 1970, plusieurs administrations locales proc?d?rent ? des occupations d’urgence de terrains qui ne furent pas suivies de d?crets d’expropriation. Les juridictions italiennes se trouv?rent confront?es ? des cas o? le propri?taire d’un terrain avait perdu de facto la disponibilit? de celui-ci en raison de l’occupation et de l’accomplissement de travaux de construction d’un ouvrage public. Restait ? savoir si, simplement par l’effet des travaux effectu?s, l’int?ress? avait ?galement perdu la propri?t? du terrain.

1. La jurisprudence avant l’arr?t no 1464 de 1983 de la Cour de cassation

32. La jurisprudence ?tait tr?s partag?e sur le point de savoir quels ?taient les effets de la construction d’un ouvrage public sur un terrain occup? ill?galement. Par occupation ill?gale, il faut entendre une occupation ill?gale ab initio, ou bien une occupation initialement autoris?e et devenue sans titre par la suite, le titre ?tant annul? ou bien l’occupation se poursuivant au-del? de l’?ch?ance autoris?e sans qu’un d?cret d’expropriation ne soit intervenu.

33. Selon une premi?re jurisprudence, le propri?taire du terrain occup? par l’administration ne perdait pas la propri?t? du terrain apr?s l’ach?vement de l’ouvrage public. Toutefois, il ne pouvait pas demander une remise en l’?tat du terrain et pouvait uniquement engager une action en dommages et int?r?ts pour occupation abusive, non soumise ? un d?lai de prescription puisque l’ill?galit? d?coulant de l’occupation ?tait permanente. L’administration pouvait ? tout moment adopter une d?cision formelle d’expropriation ; dans ce cas, l’action en dommages-int?r?ts se transformait en litige portant sur l’indemnit? d’expropriation et les dommages-int?r?ts n’?taient dus que pour la p?riode ant?rieure au d?cret d’expropriation pour la non-jouissance du terrain (voir, entre autres, les arr?ts de la Cour de cassation no 2341 de 1982, no 4741 de 1981, no 6452 et no 6308 de 1980).

34. Selon une deuxi?me jurisprudence, le propri?taire du terrain occup? par l’administration ne perdait pas la propri?t? du terrain et pouvait demander la remise en l’?tat, lorsque l’administration avait agi sans qu’il y ait utilit? publique (voir, par exemple, Cour de cassation, arr?t no 1578 de 1976, arr?t no 5679 de 1980).

35. Selon une troisi?me jurisprudence, le propri?taire du terrain occup? par l’administration perdait automatiquement la propri?t? du terrain au moment de la transformation irr?versible du bien, ? savoir au moment de l’ach?vement de l’ouvrage public. L’int?ress? avait le droit de demander des dommages-int?r?ts (voir l’arr?t no 3243 de 1979 de la Cour de cassation).

2. L’arr?t no 1464 de 1983 de la Cour de cassation

36. Par un arr?t du 16 f?vrier 1983, la Cour de cassation, statuant en chambres r?unies, r?solut le conflit de jurisprudence et adopta la troisi?me solution. Ainsi fut consacr? le principe de l’expropriation indirecte (accessione invertita ou occupazione acquisitiva). En vertu de ce principe, la puissance publique acquiert ab origine la propri?t? d’un terrain sans proc?der ? une expropriation formelle lorsque, apr?s l’occupation du terrain, et ind?pendamment de la l?galit? de l’occupation, l’ouvrage public a ?t? r?alis?. Lorsque l’occupation est ab initio sans titre, le transfert de propri?t? a lieu au moment de l’ach?vement de l’ouvrage public. Lorsque l’occupation du terrain a initialement ?t? autoris?e, le transfert de propri?t? a lieu ? l’?ch?ance de la p?riode d’occupation autoris?e. Dans le m?me arr?t, la Cour de cassation pr?cisa que, dans tous les cas d’expropriation indirecte, l’int?ress? a droit ? une r?paration int?grale, l’acquisition du terrain ayant eu lieu sans titre. Toutefois, cette r?paration n’est pas vers?e automatiquement ; il incombe ? l’int?ress? de r?clamer des dommages-int?r?ts. En outre, le droit ? r?paration est assorti du d?lai de prescription pr?vu en cas de responsabilit? d?lictuelle, ? savoir cinq ans, commen?ant ? courir au moment de la transformation irr?versible du terrain.

3. La jurisprudence apr?s l’arr?t no 1464 de 1983 de la Cour de cassation

a) La prescription

37. Dans un premier temps, la jurisprudence consid?rait qu’aucun d?lai de prescription ne trouvait ? s’appliquer, puisque l’occupation sans titre du terrain constituait un acte ill?gal continu. La Cour de cassation, dans son arr?t no 1464 de 1983, affirma que le droit ? r?paration ?tait soumis ? un d?lai de prescription de cinq ans. Par la suite, la premi?re section de la Cour de cassation affirma qu’un d?lai de prescription de dix ans devait s’appliquer (arr?ts no 7952 de 1991 et no 10979 de 1992). Par un arr?t du 22 novembre 1992, la Cour de cassation statuant en chambres r?unies a d?finitivement tranch? la question, estimant que le d?lai de prescription est de cinq ans et qu’il commence ? courir au moment de la transformation irr?versible du terrain.

b) L’arr?t no 188 de 1995 de la Cour constitutionnelle

38. Dans cet arr?t, la Cour constitutionnelle a jug? compatible avec la Constitution le principe de l’expropriation indirecte, dans la mesure o? ce principe est ancr? dans une disposition l?gislative, ? savoir l’article 2043 du code civil r?gissant la responsabilit? d?lictuelle. Selon cet arr?t, le fait que l’administration devienne propri?taire d’un terrain en tirant b?n?fice de son comportement ill?gal ne pose aucun probl?me sur le plan constitutionnel, puisque l’int?r?t public, ? savoir la conservation de l’ouvrage public, l’emporte sur l’int?r?t du particulier, et donc sur le droit de propri?t? de ce dernier. La Cour constitutionnelle a jug? compatible avec la Constitution l’application ? l’action en r?paration du d?lai de prescription de cinq ans, tel que pr?vu par l’article 2043 du code civil pour responsabilit? d?lictuelle.

c) Cas de non-application du principe de l’expropriation indirecte

39. Les d?veloppements de la jurisprudence montrent que le m?canisme par lequel la construction d’un ouvrage public entra?ne le transfert de propri?t? du terrain au b?n?fice de l’administration conna?t des exceptions.

40. Dans son arr?t no 874 de 1996, le Conseil d’Etat a affirm? qu’il n’y a pas d’expropriation indirecte lorsque les d?cisions de l’administration et le d?cret d’occupation d’urgence ont ?t? annul?s par les juridictions administratives ; si tel n’?tait pas le cas, la d?cision judiciaire serait vid?e de substance.

41. Dans son arr?t no 1907 de 1997, la Cour de cassation statuant en chambres r?unies a affirm? que l’administration ne devient pas propri?taire d’un terrain lorsque les d?cisions qu’elle a adopt?es et la d?claration d’utilit? publique doivent ?tre consid?r?es comme nulles ab initio. Dans ce cas, l’int?ress? garde la propri?t? du terrain et peut demander la restitutio in integrum. Il peut, comme alternative, demander des dommages-int?r?ts. L’ill?galit? dans ces cas a un caract?re permanent et aucun d?lai de prescription ne trouve application.

42. Dans l’arr?t no 6515 de 1997, la Cour de cassation statuant en chambres r?unies a affirm? qu’il n’y a pas de transfert de propri?t? lorsque la d?claration d’utilit? publique a ?t? annul?e par les juridictions administratives. Dans ce cas, le principe de l’expropriation indirecte ne trouve donc pas ? s’appliquer. L’int?ress?, qui garde la propri?t? du terrain, a la possibilit? de demander la restitutio in integrum. L’introduction d’une demande en dommages-int?r?ts entra?ne une renonciation ? la restitutio in integrum. Le d?lai de prescription de cinq ans commence ? courir au moment o? la d?cision du juge administratif devient d?finitive.

43. Dans l’arr?t no 148 de 1998, la premi?re section de la Cour de cassation a suivi la jurisprudence des chambres r?unies et affirm? que le transfert de propri?t? par effet de l’expropriation indirecte n’a pas lieu lorsque la d?claration d’utilit? publique ? laquelle le projet de construction ?tait assorti a ?t? consid?r?e comme invalide ab initio.

44. Dans l’arr?t no 5902 de 2003, la Cour de cassation en chambres r?unies a r?affirm? qu’il n’y a pas de transfert de propri?t? en l’absence de d?claration d’utilit? publique valide.

45. Il convient de comparer cette jurisprudence avec la loi no 458 de 1988 (paragraphes 46-50 ci-dessous) et avec le R?pertoire des dispositions sur l’expropriation, entr? en vigueur le 30 juin 2003 (paragraphes 58-59 ci-dessous).

4. La loi no458 du 27 octobre 1988 : Dispositions sp?cifiques aux terrains utilis?s pour faciliter l’accession ? la propri?t? (? edilizia residenziale pubblica ?)

46. Le droit italien pr?voit la possibilit? d’obtenir des contributions publiques facilitant l’acc?s ? la propri?t? fonci?re (? edilizia agevolata ?). Les soci?t?s coop?ratives repr?sentent un cas fr?quent de b?n?ficiaires de ce type d’accession ? la propri?t?.

47. Pour le cas d’expropriation indirecte d’un terrain utilis? ? ces fins, aux termes de l’article 3 de la loi no 458 du 27 octobre 1988 ? Le propri?taire d’un terrain utilis? pour la construction de b?timents publics et de logements sociaux, a droit ? la r?paration du dommage subi, ? la suite d’une expropriation d?clar?e ill?gale par une d?cision pass?e en force de chose jug?e, mais ne peut pr?tendre ? la restitution de son bien. Il a ?galement droit, en plus de la r?paration du dommage, aux sommes dues en raison de la d?pr?ciation mon?taire et ? celles mentionn?es ? l’article 1224 ? 2 du code civil et ceci ? compter du jour de l’occupation ill?gale ?.

48. Interpr?tant l’article 3 de la loi de 1988, la Cour constitutionnelle, dans son arr?t du 12 juillet 1990 (no 384), a consid?r? : ? Par la disposition attaqu?e, le l?gislateur, entre l’int?r?t des propri?taires des terrains – obtenir en cas d’expropriation ill?gitime la restitution des terrains – et l’int?r?t public – concr?tis? par la destination de ces biens ? des finalit?s de logements ? des conditions favorables ou conventionn?es – a donn? la priorit? ? ce dernier int?r?t ?.

49. Dans son arr?t du 27 d?cembre 1991 (no 486), la Cour constitutionnelle a assimil? la situation express?ment pr?vue par l’article 3 ? celle de terrains occup?s et construits en l’absence d’un d?cret d’expropriation.

50. A la suite de l’entr?e en vigueur de la loi budg?taire no 662 de 1996, (paragraphe 53 ci-dessous) la Cour de cassation a affirm? que l’indemnisation int?grale ne peut plus ?tre accord?e pour les terrains destin?s ? faciliter l’accession ? la propri?t?, ceux-ci ?tant d?sormais indemnisables selon les crit?res pr?vus par ladite loi (arr?t de la Cour de cassation, Section I, 21.5.1997 no 4535).

5. Le montant de la r?paration en cas d’expropriation indirecte

51. Selon la jurisprudence de 1983 de la Cour de cassation en mati?re d’expropriation indirecte, une r?paration int?grale du pr?judice subi, sous forme de dommages-int?r?ts pour la perte du terrain, ?tait due ? l’int?ress? en contrepartie de la perte de propri?t? qu’entra?ne l’occupation ill?gale.

52. La loi budg?taire de 1992 (article 5 bis du d?cret-loi no 333 du 11 juillet 1992) modifia cette jurisprudence, dans le sens que le montant d? en cas d’expropriation indirecte ne pouvait d?passer le montant de l’indemnit? pr?vue pour le cas d’une expropriation formelle. Par l’arr?t no 369 de 1996, la Cour constitutionnelle d?clara inconstitutionnelle cette disposition.

53. En vertu de la loi budg?taire no 662 de 1996, qui modifia la disposition d?clar?e inconstitutionnelle, l’indemnisation int?grale ne peut ?tre accord?e pour une occupation de terrain ayant eu lieu avant le 30 septembre 1996. Dans cette optique, l’indemnisation ?quivaut au montant de l’indemnit? pr?vue pour le cas d’une expropriation formelle, dans l’hypoth?se la plus favorable au propri?taire, moyennant une augmentation de 10 %.

54. Par l’arr?t no 148 du 30 avril 1999, la Cour constitutionnelle a jug? une telle indemnit? compatible avec la Constitution. Toutefois, dans le m?me arr?t, la Cour a pr?cis? qu’une indemnit? int?grale, ? concurrence de la valeur v?nale du terrain, peut ?tre r?clam?e lorsque l’occupation et la privation du terrain n’ont pas eu lieu pour cause d’utilit? publique.

6. La jurisprudence apr?s les arr?ts de la Cour du 30 mai 2000 dans les affaires Belvedere Alberghiera et Carbonara et Ventura

55. Par les arr?ts no 5902 et no 6853 de 2003, la Cour de cassation en chambres r?unies s’est ? nouveau prononc?e sur le principe de l’expropriation indirecte, en faisant r?f?rence aux deux arr?ts de la Cour pr?cit?s.

56. Au vu du constat de violation de l’article 1 du protocole no 1 dans les affaires ci-dessus, la Cour de cassation a affirm? que le principe de l’expropriation indirecte joue un r?le important dans le cadre du syst?me juridique italien et qu’il est compatible avec la Convention.

57. Plus sp?cifiquement, la Cour de cassation ? apr?s avoir analys? l’histoire du principe de l’expropriation indirecte – a dit qu’au vu de l’uniformit? de la jurisprudence en la mati?re, le principe de l’expropriation indirecte doit se consid?rer comme ?tant pleinement ? pr?visible ? ? compter de 1983. De ce fait, l’expropriation indirecte doit ?tre consid?r?e comme ?tant respectueuse du principe de l?galit?. S’agissant des occupations de terrain ayant lieu sans d?claration d’utilit? publique, la Cour de cassation a affirm? que celles-ci ne sont pas aptes ? transf?rer la propri?t? du bien ? l’Etat. Quant ? l’indemnisation, la Cour de cassation a affirm? que, m?me si elle est inf?rieure au pr?judice subi par l’int?ress?, et notamment ? la valeur du terrain, l’indemnisation due en cas d’expropriation indirecte est suffisante pour garantir un ? juste ?quilibre ? entre les exigences de l’int?r?t g?n?ral de la communaut? et les imp?ratifs de la sauvegarde des droits fondamentaux de l’individu.

7. Le R?pertoire des dispositions l?gislatives et r?glementaires en mati?re d’expropriation pour cause d’utilit? publique (ci apr?s ? le R?pertoire)

58. Le 30 juin 2003 est entr? en vigueur le D?cret Pr?sidentiel no 327 du 8 juin 2001, modifi? par le D?cret l?gislatif no 302 du 27 d?cembre 2002, et r?git la proc?dure d’expropriation. Le R?pertoire codifie les dispositions et la jurisprudence existantes en la mati?re. En particulier, il codifie le principe de l’expropriation indirecte. Le R?pertoire, qui ne s’applique pas aux cas d’occupation survenus ant?rieurement ? 1996 et ne s’applique donc pas en l’esp?ce, s’est substitu?, ? partir de son entr?e en vigueur, ? l’ensemble de la l?gislation la jurisprudence pr?c?dente en mati?re d’expropriation.

59. A son article 43, le R?pertoire pr?voit qu’en l’absence d’un d?cret d’expropriation, ou en l’absence de d?claration d’utilit? publique, un terrain transform? ? la suite de la r?alisation d’un ouvrage public est acquis au patrimoine de l’autorit? qui l’a transform? ; des dommages-int?r?ts sont accord?s en contrepartie. L’autorit? peut acqu?rir un bien m?me lorsque le plan d’urbanisme ou la d?claration d’utilit? publique ont ?t? annul?s. Le propri?taire peut demander au juge la restitution du terrain. L’autorit? en cause peut s’y opposer. Lorsque le juge d?cide de ne pas ordonner la restitution du terrain, le propri?taire a droit ? un d?dommagement.

EN DROIT

I. SUR L’EXCEPTION PR?LIMINAIRE DU GOUVERNEMENT

60. Le Gouvernement excipe de la tardivet? de la requ?te et soutient que le d?lai de six mois a commenc? ? courir au moment o? les requ?rants ont interjet? appel du jugement du tribunal de Rome du 11 f?vrier 1993.

61. Les requ?rants demandent le rejet de l’exception.

62. La Cour note que deux exceptions de tardivet? du Gouvernement ont d?j? ?t? rejet?es dans sa d?cision sur la recevabilit? du 13 mai 2004 et que, dans son raisonnement, elle a consid?r? que le point de d?part du d?lai de six mois ?tait le 6 juin 2000, date du d?p?t au greffe de l’arr?t de la Cour de cassation, arr?t qui, en l’esp?ce, constitue la d?cision d?finitive.

63. Dans la mesure o? le Gouvernement ne fait que r?it?rer une de ces exceptions, la Cour consid?re que les arguments utilis?s ne sont pas de nature ? remettre en cause sa d?cision sur la recevabilit?.

64. Dans la mesure o? l’exception pr?liminaire pourrait ?tre consid?r?e comme ?tant nouvelle, la Cour rappelle qu’aux termes de l’article 55 de son r?glement, ? Si la Partie contractante d?fenderesse entend soulever une exception d’irrecevabilit?, elle doit le faire, pour autant que la nature de l’exception et les circonstances le permettent, dans les observations ?crites ou orales sur la recevabilit? de la requ?te (…) ?. Or, il ressort du dossier que cette condition ne se trouve pas remplie en l’esp?ce. Il y a donc forclusion.

65. De surcro?t, la Cour note que l’exception du Gouvernement n’est pas compatible avec la ligne de d?fense adopt?e par la ville de Rome dans la proc?dure intent?e par les requ?rants le 21 juin 2001. En effet, la ville de Rome a invoqu? la res judicata, c’est-?-dire l’arr?t de la Cour de cassation d?pos? le 6 juin 2000, pour plaider l’impossibilit? de restituer le terrain (paragraphe 24 ci-dessus). Or, le Gouvernement ne saurait invoquer devant la Cour des arguments qu’il n’a jamais formul?s devant le juge national et qui ne cadrent pas avec son raisonnement de l’?poque (Pine Valley Developments Ltd et autres c. Irlande, arr?t du 29 novembre 1991, s?rie A no 222, ? 47)

66. A la lumi?re de ces consid?rations, la Cour rejette l’exception du Gouvernement.

II. SUR LA VIOLATION ALL?GU?E DE L’ARTICLE 1 DU PROTOCOLE No1

67. Les requ?rants soutiennent avoir ?t? priv?s de leur terrain dans des circonstances incompatibles avec l’article 1 du Protocole no 1, ainsi libell? :

? Toute personne physique ou morale a droit au respect de ses biens. Nul ne peut ?tre priv? de sa propri?t? que pour cause d’utilit? publique et dans les conditions pr?vues par la loi et les principes g?n?raux du droit international.

Les dispositions pr?c?dentes ne portent pas atteinte au droit que poss?dent les Etats de mettre en vigueur les lois qu’ils jugent n?cessaires pour r?glementer l’usage des biens conform?ment ? l’int?r?t g?n?ral ou pour assurer le paiement des imp?ts ou d’autres contributions ou des amendes. ?

A. Th?ses d?fendues devant la Cour

1. Les requ?rants

68. Les requ?rants font observer qu’ils ont ?t? priv?s de leur bien en vertu du principe de l’expropriation indirecte, tel qu’appliqu? par les juridictions nationales. Ils demandent ? la Cour de d?clarer que l’expropriation du terrain n’est pas conforme au principe de l?galit?. Se r?f?rant ? l’arr?t Belvedere Alberghiera c. Italie (no 31524/96, CEDH 2000-VI) et ? l’arr?t Carbonara et Ventura c. Italie (no 24638/94, arr?t du 30 mai 2000, CEDH 2000-VI), les requ?rants observent que l’expropriation indirecte est un m?canisme qui permet ? l’autorit? publique d’acqu?rir un bien en toute ill?galit?, ce qui n’est pas admissible dans un Etat de droit. Selon eux, une expropriation ne peut avoir lieu que si elle repose sur une base l?gale ?tablissant des formes et des proc?dures auxquelles l’administration devra obligatoirement se conformer. Lorsque l’administration contrevient ? ces r?gles on est dans une situation contraire au principe de l?galit?, m?me s’il y a eu utilit? publique.

69. Les requ?rants font observer ensuite que les indications qui ressortent des arr?ts pr?cit?s n’ont pas ?t? suivies par les juridictions nationales. Ils se r?f?rent sur ce point aux arr?ts de la Cour de cassation rendus apr?s 2000 (paragraphes 55-57 ci-dessus) et au R?pertoire qui a codifi? le principe de l’expropriation indirecte (paragraphes 58-59 ci-dessus).

70. Les requ?rants d?noncent ensuite un manque de clart?, pr?visibilit? et pr?cision des principes et des dispositions appliqu?s ? leur cas. A cet ?gard, ils observent que le principe de l’expropriation indirecte a ?t? affirm? par la Cour de cassation en 1983, apr?s l’occupation ill?gale du terrain ; les juridictions nationales ont appliqu? le principe de l’expropriation indirecte et ont ainsi priv? r?troactivement les requ?rants de leur bien.

71. Enfin, quant ? l’indemnisation, les requ?rants observent qu’il n’y a pas eu ? r?paration ? du pr?judice subi en raison de l’application r?troactive du d?lai de prescription.

72. En conclusion, les requ?rants demandent ? la Cour de constater la violation de l’article 1 du Protocole no 1.

2. Le Gouvernement

73. Le Gouvernement observe que les requ?rants ont ?t? priv?s de leur terrain en vertu de l’expropriation indirecte, ce qui suppose que la proc?dure d’expropriation n’a pas ?t? mise en ?uvre dans les termes pr?vus par la loi, dans la mesure o? l’occupation du terrain est devenue sans titre et aucun d?cret d’expropriation n’a ?t? adopt?.

74. A d?faut d’un tel d?cret d’expropriation, les requ?rants ont, en tout ?tat de cause, ?t? priv?s de leur bien par l’effet de la construction de l’ouvrage d’int?r?t public et de la transformation irr?versible du terrain que ce dernier a entra?n?. Cette privation de bien, selon le Gouvernement, n’est que la cons?quence du principe de l’expropriation indirecte, que les juridictions nationales, dans leurs d?cisions, ont appliqu?.

75. Le Gouvernement soutient que cette situation est conforme ? l’article 1 du Protocole no 1.

76. Premi?rement, il y a eu utilit? publique, ce qui n’a pas ?t? remis en cause par les juridictions nationales.

77. Deuxi?mement, la privation du bien telle que r?sultant de l’expropriation indirecte est pr?vue par la loi.

78. Le Gouvernement prend acte de ce que la Cour, dans deux cas portant sur l’expropriation indirecte, a constat? une incompatibilit? du m?canisme de l’expropriation indirecte avec le principe de l?galit? (Carbonara et Ventura c. Italie, no 24638/94, CEDH 2000-VI ; Belvedere Alberghiera srl c. Italie, no 31524/96, CEDH 2000-VI). Cependant, il demande ? la Cour de modifier sa jurisprudence et de d?clarer que le m?canisme de l’expropriation indirecte, qui se fonde sur une d?claration d’ill?galit? de la part du juge, est conforme ? l’article 1 du Protocole no 1.

79. A cet ?gard, le Gouvernement argue que le principe de l’expropriation indirecte doit ?tre consid?r? comme ?tant ? pr?vu par la loi ?, m?me s’il a ?t? ?labor? par la jurisprudence dans un pays de ? civil law ?.

80. Le Gouvernement soutient que d?cider du r?le de la jurisprudence en Italie rev?t une grande importance dans ce type d’affaires. Selon lui, le principe de l’expropriation indirecte doit ?tre consid?r? comme faisant partie du droit positif ? compter de l’arr?t de la Cour de cassation no 1464 de 1983. La jurisprudence ult?rieure aurait confirm? ce principe et pr?cis? certains aspects de son application. En outre, ce principe aurait ?t? reconnu par la loi no 458 du 27 octobre 1988 et par la loi budg?taire no 662 de 1996 et, tout derni?rement, par le R?pertoire.

81. En conclusion, selon le Gouvernement, ? partir de 1983, les r?gles de l’expropriation indirecte ?taient parfaitement pr?visibles, claires et accessibles ? tous les propri?taires de terrains.

82. Le Gouvernement d?finit l’expropriation indirecte comme le r?sultat d’une interpr?tation syst?matique par le juge de principes existants tendant ? garantir que l’int?r?t g?n?ral pr?vale sur l’int?r?t des particuliers, lorsque l’ouvrage public a ?t? r?alis? (transformation du terrain) et que celui-ci r?pond ? l’utilit? publique.

83. S’agissant de la condition d’utilit? publique, le Gouvernement souligne que la jurisprudence a ?volu? dans le sens de ne pas appliquer l’expropriation indirecte lorsque la d?claration d’utilit? publique a ?t? annul?e.

84. Selon la jurisprudence de 1983 de la Cour de cassation en mati?re d’expropriation indirecte, en contrepartie des irr?gularit?s commises par l’administration, celle-ci est tenue d’indemniser int?gralement le particulier. Le Gouvernement admet que successivement, la loi no 662 de 1996 a plafonn? une telle indemnisation. A cet ?gard, il soutient que l’indemnisation peut ?tre inf?rieure au pr?judice subi par l’int?ress?, vu que ce dernier aurait ?t? en tout cas expropri?. En tout ?tat de cause, l’indemnit? plafonn?e par la loi est sup?rieure de 10% au cas le plus favorable d’indemnit? pour expropriation r?guli?re et constitue donc une solution avantageuse pour les int?ress?s.

85. S’agissant du cas d’esp?ce, le Gouvernement fait observer que la proc?dure en dommages-int?r?ts a ?t? intent?e par le p?re des requ?rants en 1988, lorsque le principe de l’expropriation indirecte ?tait d?j? consolid?. Aucune question de l?galit? ne se poserait d?s lors en l’esp?ce, vu que l’int?ress? n’a par ailleurs pas demand? aux juridictions nationales la restitution du terrain, mais uniquement un d?dommagement.

86. Quant au d?lai de prescription qui a ?t? appliqu? en l’esp?ce, et qui a eu pour cons?quence de priver les requ?rants de toute indemnisation, le Gouvernement soutient que cette situation est imputable aux requ?rants m?mes, qui auraient d? s’activer dans les cinq ans suivant la fin des travaux de construction et demander les dommages-int?r?ts.

87. Le Gouvernement en d?duit que la situation d?nonc?e est compatible avec l’article 1 du Protocole no 1.

B. Sur l’observation de l’article 1 du Protocole no 1

1. Sur l’existence d’une ing?rence

88. La Cour note que les parties s’accordent pour dire qu’il y a eu ? privation de propri?t? ? et que cette privation a lieu pour cause d’expropriation indirecte.

89. Elle rappelle que, pour d?terminer s’il y a eu privation de biens au sens de la deuxi?me phrase de l’alin?a 1, il faut non seulement examiner s’il y a eu d?possession ou expropriation formelle, mais encore regarder au-del? des apparences et analyser la r?alit? de la situation litigieuse. La Convention visant ? prot?ger des droits ? concrets et effectifs ?, il importe de rechercher si ladite situation ?quivalait ? une expropriation de fait (Sporrong et L?nnroth c. Su?de du 23 septembre 1982, s?rie A no 52, pp. 24-25, ? 63).

90. La Cour rel?ve que, en appliquant le principe de l’expropriation indirecte, les juridictions nationales ont consid?r? les requ?rants comme ?tant priv?s de leur bien ? compter du moment o? le terrain avait ?t? irr?versiblement transform? par les travaux publics. A d?faut d’un acte formel d’expropriation, le constat d’ill?galit? de la part du juge est l’?l?ment qui consacre le transfert au patrimoine public du bien occup?. Dans ces circonstances, la Cour conclut que l’arr?t de la Cour de cassation a eu pour effet de priver le requ?rant de son bien au sens de la deuxi?me phrase de l’article 1 du Protocole no 1 (Carbonara et Ventura c. Italie, no 24638/94, CEDH 2000-VI, ? 61 ; Brumărescu c. Roumanie [GC], no 28342/95, ? 77, CEDH 1999-VII).

91. Pour ?tre compatible avec l’article 1 du Protocole no 1 une telle ing?rence doit ?tre op?r?e ? pour cause d’utilit? publique ? et ? dans les conditions pr?vues par la loi et les principes g?n?raux de droit international ?. L’ing?rence doit m?nager un ? juste ?quilibre ? entre les exigences de l’int?r?t g?n?ral de la communaut? et les imp?ratifs de la sauvegarde des droits fondamentaux de l’individu (Sporrong et L?nnroth, pr?cit?, p. 26, ? 69). En outre, la n?cessit? d’examiner la question du juste ?quilibre ? ne peut se faire sentir que lorsqu’il s’est av?r? que l’ing?rence litigieuse a respect? le principe de l?galit? et n’?tait pas arbitraire ? (Iatridis c. Gr?ce [GC], no 31107/96, ? 58, CEDH 1999-II) ; Beyeler c. Italie [GC], no 33202/96, ? 107, CEDH 2000-I).

92. D?s lors, la Cour n’estime pas opportun de fonder son raisonnement sur le simple constat qu’une r?paration en faveur des requ?rants n’a pas eu lieu (Carbonara, pr?cit?, ? 62).

2. Sur le respect du principe de l?galit?

93. L’article 1 du Protocole no 1 exige, avant tout et surtout, qu’une ing?rence de l’autorit? publique dans la jouissance du droit au respect des biens soit l?gale. La pr??minence du droit, l’un des principes fondamentaux d’une soci?t? d?mocratique, est inh?rente ? l’ensemble des articles de la Convention (Iatridis, pr?cit?, ? 58). Le principe de l?galit? signifie l’existence de normes de droit interne suffisamment accessibles, pr?cises et pr?visibles (Hentrich c. France, arr?t du 22 septembre 1994, s?rie A no 296-A, pp. 19-20, ? 42, et Lithgow et autres c. Royaume-Uni, arr?t du 8 juillet 1986, s?rie A no 102, p. 47, ? 110).

94. Dans l’arr?t Belvedere Alberghiera (Belvedere Alberghiera srl c. Italie, no 31524/96, CEDH 2000-VI) et dans l’arr?t Carbonara et Ventura pr?cit?, la Cour n’avait pas estim? utile de juger in abstracto si le r?le qu’un principe jurisprudentiel, tel que celui de l’expropriation indirecte, occupe dans un syst?me de droit continental est assimilable ? celui occup? par des dispositions l?gislatives. L’important est en tout ?tat de cause que la base l?gale r?ponde aux crit?res de pr?visibilit?, d’accessibilit? et de pr?cision ?nonc?s plus haut. La Cour est toujours convaincue que l’existence en tant que telle d’une base l?gale ne suffit pas ? satisfaire au principe de l?galit? et estime utile de se pencher sur la question de la qualit? de la loi.

95. La Cour prend note de l’?volution jurisprudentielle qui a conduit ? l’?laboration du principe de l’expropriation indirecte. Elle rel?ve ?galement que ce principe a ?t? transpos? dans des textes de loi, tels que la loi no 458 de 1988, la loi no 662 de 1996 et, tout derni?rement, dans le R?pertoire des dispositions en mati?re d’expropriation. Ceci ?tant, la Cour ne perd pas de vue les applications contradictoires qui ont lieu dans l’historique de la jurisprudence, et rel?ve ?galement des contradictions entre la jurisprudence et les textes de loi ?crits susmentionn?s.

96. A titre d’exemple, la Cour note que s’il est vrai que la jurisprudence a exclu, ? compter de 1996-1997, que l’expropriation indirecte puisse s’appliquer lorsque la d?claration d’utilit? publique a ?t? annul?e (paragraphes 39-44 ci-dessus), il est ?galement vrai que le R?pertoire a tout derni?rement pr?vu (paragraphe 59 ci-dessus) qu’en l’absence de d?claration d’utilit? publique, tout terrain peut ?tre acquis au patrimoine public, si le juge d?cide de ne pas ordonner la restitution du terrain occup? et transform? par l’administration.

97. A vu de ces ?l?ments, la Cour n’exclut pas que le risque d’un r?sultat impr?visible ou arbitraire pour les int?ress?s subsiste.

98. La Cour note ensuite que le m?canisme de l’expropriation indirecte permet en g?n?ral ? l’administration de passer outre les r?gles fix?es en mati?re d’expropriation, avec le risque d’un r?sultat impr?visible ou arbitraire pour les int?ress?s, qu’il s’agisse d’une ill?galit? existant depuis le d?but ou d’une ill?galit? survenue par la suite.

99. A cet ?gard, la Cour note que l’expropriation indirecte permet ? l’administration d’occuper un terrain et de le transformer irr?versiblement, de telle sorte qu’il soit consid?r? comme acquis au patrimoine public, sans qu’en parall?le un acte formel d?clarant le transfert de propri?t? ne soit adopt?. En l’absence d’un acte formalisant l’expropriation et intervenant au plus tard au moment o? le propri?taire a perdu toute disponibilit? du bien, l’?l?ment qui permettra de transf?rer au patrimoine public le bien occup? et d’atteindre une s?curit? juridique est le constat d’ill?galit? de la part du juge, valant d?claration de transfert de propri?t?. Il incombe ? l’int?ress? -qui continue d’?tre formellement propri?taire – de solliciter du juge comp?tent une d?cision constatant, le cas ?ch?ant, l’ill?galit? assortie de la r?alisation d’un ouvrage d’int?r?t public, conditions n?cessaires pour qu’il soit d?clar? r?troactivement priv? de son bien.

100. Au vu de ces ?l?ments, la Cour estime que le m?canisme de l’expropriation indirecte n’est pas apte ? assurer un degr? suffisant de s?curit? juridique.

101. La Cour note ensuite que l’expropriation indirecte permet en outre ? l’administration d’occuper un terrain et de le transformer sans pour autant verser d’indemnit? en m?me temps. L’indemnit? doit ?tre r?clam?e par l’int?ress? et cela dans un d?lai de prescription de cinq ans, commen?ant ? compter de la date ? laquelle le juge estime que la transformation irr?versible du terrain a eu lieu. Ceci peut entra?ner des cons?quences n?fastes pour l’int?ress?, et rendre vain tout espoir de r?paration (Carbonara et Ventura, pr?cit?, ? 71).

102. La Cour rel?ve enfin que le m?canisme de l’expropriation indirecte permet ? l’administration de tirer parti de son comportement ill?gal et que le prix ? payer n’est que de 10% plus ?lev? que dans le cas d’une expropriation en bonne et due forme (paragraphe 53 ci-dessus). Selon la Cour, cette situation n’est pas de nature ? favoriser la bonne administration des proc?dures d’expropriation et ? pr?venir des ?pisodes d’ill?galit?.

103. En tout ?tat de cause, la Cour est appel?e ? v?rifier si la mani?re dont le droit interne est interpr?t? et appliqu? produit des effets conformes aux principes de la Convention.

104. Dans la pr?sente affaire, la Cour rel?ve qu’en appliquant le principe de l’expropriation indirecte, les juridictions italiennes ont consid?r? les requ?rants priv?s de leur bien ? compter du 19 juin 1971, les conditions d’ill?galit? de l’occupation et d’int?r?t public de l’ouvrage construit ?tant r?unies. Or, en l’absence d’un acte formel d’expropriation, la Cour estime que cette situation ne saurait ?tre consid?r?e comme ? pr?visible ?, puisque ce n’est que par la d?cision d?finitive ? l’arr?t de la Cour de cassation ? que l’on peut consid?rer le principe de l’expropriation indirecte comme ayant effectivement ?t? appliqu? et que l’acquisition du terrain au patrimoine public a ?t? consacr?e. Par cons?quent, les requ?rants n’ont eu la ? s?curit? juridique ? concernant la privation du terrain que le 6 juin 2000, date du d?p?t au greffe de l’arr?t de la Cour de cassation.

105. La Cour observe ensuite que la situation en cause a permis ? l’administration de tirer parti d’une occupation de terrain devenu sine titulo ? compter de 1971. En d’autres termes, l’administration a pu s’approprier le terrain au m?pris des r?gles r?gissant l’expropriation en bonne et due forme et, entre autres, sans qu’une indemnit? ne soit mise en parall?le ? la disposition des int?ress?s.

106. S’agissant de l’indemnit?, la Cour constate que l’application r?troactive du d?lai de prescription de cinq ans au cas d’esp?ce a eu pour effet de priver les requ?rants de toute r?paration du pr?judice subi.

107. A la lumi?re de ces consid?rations, la Cour estime que l’ing?rence litigieuse n’est pas compatible avec le principe de l?galit? et qu’elle a donc enfreint le droit au respect des biens des requ?rants.

108. D?s lors, il y a eu violation de l’article 1 du Protocole no 1.

III. SUR L’APPLICATION DE L’ARTICLE 41 DE LA CONVENTION

109. Aux termes de l’article 41 de la Convention,

? Si la Cour d?clare qu’il y a eu violation de la Convention ou de ses Protocoles, et si le droit interne de la Haute Partie contractante ne permet d’effacer qu’imparfaitement les cons?quences de cette violation, la Cour accorde ? la partie l?s?e, s’il y a lieu, une satisfaction ?quitable. ?

110. Les requ?rants observent pr?liminairement qu’en l’esp?ce il s’agit d’une d?possession illicite en soi et all?guent que la satisfaction ?quitable devra d?s lors effacer totalement les cons?quences de l’ing?rence litigieuse. Ils se r?f?rent ? la jurisprudence Belvedere Alberghiera s.r.l. c. Italie (satisfaction ?quitable), no 31524/96, arr?t du 30 octobre 2003, ?? 30-33 ; Ex-Roi de Gr?ce et autres c. Gr?ce (satisfaction ?quitable) [GC], no 25701/94, ? 75, CEDH 2002). Par ailleurs, les requ?rants soulignent que le Gouvernement n’a pas restitu? le terrain.

111. S’agissant du pr?judice mat?riel, les requ?rants sollicitent la restitution du terrain, en plus d’une somme de 22 815 611, 98 EUR couvrant la non-jouissance du terrain pour la p?riode d’occupation, jusqu’? la restitution. Pour le cas o? l’Etat ne restituerait pas le terrain, en plus du montant ci-dessus les requ?rants demandent 18 799 544, 89 EUR, somme correspondant ? la valeur actuelle du terrain, plus 13 348 374 EUR, somme correspondant ? la plus-value apport?e par le b?timent qui a ?t? construit. A l’appui de leurs pr?tentions, les requ?rants ont produit une expertise, dat?e du mois d’octobre 2004.

112. Quant au pr?judice moral, les requ?rants demandent 50 000 EUR chacun, soit un montant global de 150 000 EUR. Ils pr?cisent que le montant qui leur sera accord? au titre du pr?judice moral sera d?volu ? des associations ? but non lucratif.

113. Les requ?rants demandent enfin le remboursement des frais encourus devant les juridictions nationales et de ceux expos?s devant la Cour, y compris les frais d’expertise.

114. Le Gouvernement n’a pas pr?sent? de commentaires sur les montants demand?s. Il s’est born? ? observer que la Cour n’est pas comp?tente pour ordonner la restitution du terrain et qu’en tout ?tat de cause celle-ci n’aura pas lieu. A cet ?gard, le Gouvernement argue que sur le plan juridique, en vertu des d?cisions des juridictions nationales, l’administration est devenue propri?taire du terrain ? compter de 1971 et fera librement usage de celui-ci sans limitation dans le temps. Pour le cas o? l’expropriation indirecte serait remise en cause, le Gouvernement soutient que la propri?t? du terrain a ?t? en tout cas acquise par usucapion.

115. Pour le cas o? la Cour d?ciderait d’accorder une satisfaction ?quitable, le Gouvernement fait observer que les requ?rants ont h?rit? le terrain d’une personne qui en ?tait devenue propri?taire ? titre gratuit. Il en d?duit qu’aucune somme ne doit ?tre octroy?e au titre de pr?judice mat?riel. Subsidiairement, le Gouvernement argue que la somme accord?e au titre du pr?judice mat?riel ne devrait en aucun cas ?tre ?tablie par rapport ? la valeur du terrain, puisque, si l’expropriation du terrain avait ?t? r?guli?re, les requ?rants auraient en tout cas perdu leur bien.

116. La Cour estime que la question de l’application de l’article 41 ne se trouve pas en ?tat. En cons?quence, elle la r?serve et fixera la proc?dure ult?rieure, compte tenu de la possibilit? que le Gouvernement et les requ?rants parviennent ? un accord.

PAR CES MOTIFS, LA COUR, ? l’UNANIMIT?,

1. Rejette, l’exception pr?liminaire du Gouvernement ;

2. Dit, qu’il y a eu violation de l’article 1 du Protocole no 1 ;

3. Dit, que la question de l’application de l’article 41 de la Convention ne se trouve pas en ?tat ;

en cons?quence,

a) la r?serve en entier ;

b) invite le Gouvernement et les requ?rants ? lui adresser par ?crit, dans le d?lai de trois mois ? compter du jour o? l’arr?t sera devenu d?finitif conform?ment ? l’article 44 ? 2 de la Convention, leurs observations sur cette question et notamment ? lui donner connaissance de tout accord auquel ils pourraient aboutir ;

c) r?serve la proc?dure ult?rieure et d?l?gue le pr?sident de la chambre le soin de la fixer au besoin.

Fait en fran?ais, puis communiqu? par ?crit le 15 juillet 2005 en application de l’article 77 ?? 2 et 3 du r?glement.

S?ren Nielsen Christos Rozakis
Greffier Pr?sident

ARR?T DONATI c. ITALIE

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