AFFAIRE ANONYMOS TOURISTIKI ETAIRIA XENODOCHEIA KRITIS c. GRECE - A.N.P.T.ES.
A.N.P.T.ES. Associazione Nazionale per la Tutela degli Espropriati. Oltre 5.000 espropri trattati in 15 anni di attività.
Qui trovi tutto cio che ti serve in tema di espropriazione per pubblica utilità.
Testo originale e tradotto della sentenza selezionata

AFFAIRE ANONYMOS TOURISTIKI ETAIRIA XENODOCHEIA KRITIS c. GRECE

Tipologia: Sentenza
Importanza: 2
Articoli: 35, 29, P1-1
Numero: 35332/05/2008
Stato: Grecia
Data: 2008-02-21 00:00:00
Organo: Sezione Prima
Testo Originale

Conclusione Eccezione preliminare respinta (non-esaurimento delle vie di ricorso interne); Violazione dell’art. 6-1; violazione di P1-1
PRIMA SEZIONE
CAUSA ANONYMOS TOURISTIKI ETAIRIA XENODOCHEIA KRITIS C. GRECIA
( Richiesta no 35332/05)
SENTENZA
STRASBURGO
21 febbraio 2008
Questa sentenza diventer? definitiva nelle condizioni definite all’articolo 44 ? 2 della Convenzione. Pu? subire dei ritocchi di forma.

Nella causa Anonymos Touristiki Etairia Xenodocheia Kritis c. Grecia,
La Corte europea dei diritti dell’uomo, prima sezione, riunendosi in una camera composta di:
Loukis Loucaides, presidente, Christos Rozakis, Nina Vajic, Khanlar Hajiyev, Dean Spielmann, Sverre Erik Jebens, Giorgio Malinverni, giudici,
e di S?ren Nielsen, cancelliere di sezione,
Dopo avere deliberato in camera del consiglio il 31 gennaio 2008,
Rende la sentenza che ha, adottata a questa data,:
PROCEDIMENTO
1. All’origine della causa si trova una richiesta (no 35332/05) diretta contro la Repubblica ellenica e in cui una societ? greca che ha la sua sede a Agios Nikolaos Nikolaos in Creta, “A. T. E. X. K.” (“la societ? richiedente”), ha investito la Corte il 13 settembre 2005 in virt? dell’articolo 34 della Convenzione di salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libert? fondamentali (“la Convenzione”).
2. La societ? richiedente ? rappresentata dal K. ed I. H., avvocati al foro di Tessalonico. Il governo greco (“il Governo”) ? rappresentato dai delegati del suo agente, il Sig. K. Georgiadis, assessore del Consulente legale dello stato e la Sig.ra Sig. Papida, ascoltatrice presso il Consulente legale dello stato.
3. La societ? richiedente si lamentava, sotto l’angolo dell’articolo 6 ? 1 della Convenzione, della durata del procedimento controverso e, sotto l’angolo dell’articolo 1 del Protocollo no 1, di un attentato al suo diritto al rispetto dei suoi beni.
4. Il 27 novembre 2006, la Corte ha deciso di comunicare la richiesta al Governo. Avvalendosi delle disposizioni dell’articolo 29 ? 3, ha deciso che sarebbero state esaminate l’ammissibilit? e la fondatezza della causa allo stesso tempo.
IN FATTO
A. La genesi della causa
5. La societ? richiedente fu costituita nel 1972 con l’obiettivo di fornire dei servizi turistici di qualit? in Grecia. Nel 1972, 1973 e successivamente 1974, acquis? una superficie di sedici ettari circa ubicata in Creta, nella penisola di Spinaloga e nella regione di Elounta, allo scopo di impiantare un complesso alberghiero.
6. Nel 1973, la societ? richiedente sottopose all’organismo Ellenico del Turismo (l’ “EOT”) un progetto di costruzione di un complesso alberghiero di una capacit? di 606 posti letto sul terreno precitato. Il 12 novembre 1973, con un atto no 551898/1973, l’EOT approv? il progetto in causa.
B. L’adozione delle misure restrittive sulla costruzione del terreno in causa
7. Al momento dell’acquisizione del terreno, la costruzione di un complesso alberghiero non era vietata dalla legislazione pertinente. Le condizioni di costruzione sulla superficie in causa erano regolate dall’articolo 5 ? 1 del decreto presidenziale del 23 ottobre 1928 “sulle condizioni di costruzione di edifici nelle regioni all’interno o fuori dalla zona urbana.” Secondo suddetta disposizione, la costruzione di edifici su dei terreni situati fuori dalla zona urbana era permessa, purch? la superficie del terreno superasse i 4 000 m2 e che l’edificio progettato non superasse il 10% della superficie del terreno. Nel 1970, in virt? di una decisione del ministro aggiunto della Presidenza del Governo, la regione di Elounta fu qualificata some “luogo di bellezza naturale particolare.” Nel 1976, con decisione ministeriale, la penisola di Spinaloga fu qualificata come “sito archeologico.” Nessuna restrizione specifica in quanto all’edificabilit? dei terreni situati nella regione di Elounta fu portata in virt? delle decisioni precitate.
8. Nel 1976, la societ? richiedente sottopose al 14 comitato delle antichit? classiche il progetto finale riguardante la costruzione di un complesso alberghiero di una capacit? di 612 posti letto sul terreno in causa. Il 28 gennaio 1977, il ministero della Cultura fece seguito a questa domanda apportandovi tuttavia certe restrizioni: limit? la capacit? dell? hotel a 350 posti letto ed impose anche delle modifiche in quanto alla quota massimale della costruzione prevista. La societ? richiedente adduce che la modifica del progetto di costruzione, in particolare in quanto alla capacit? dell? hotel, sconvolse i dati finanziari dell’investimento ed impose di facto l’elaborazione di un nuovo progetto di costruzione.
9. Il 21 giugno 1984, il ministro della Cultura respinse la domanda della societ? richiedente che tendeva alla costruzione del complesso alberghiero, dopo avere considerato che il terreno da costruire si trovava in una regione qualificata come sito archeologico e di una bellezza naturale particolare. In particolare, il ministro della Cultura consider? che vicino al terreno in causa si trovava una basilica paleocristiana, qualificata come monumento storico che avrebbe sofferto dell’insediamento di un hotel (atto no 1153/21.6.1984).
10. Il 28 giugno 1984, il ministro della Cultura qualific? la regione come “zona A – di protezione assoluta”, ossia una zona in cui ogni costruzione, qualunque sia la sua natura, ? vietata totalmente (atto no 1213/28.6.1984).
11. Il 30 giugno 1986, il Servizio archeologico conferm? l’interdizione di ogni costruzione sulla propriet? della societ? richiedente.
12. La societ? richiedente intraprese vanamente in seguito diversi passi presso delle autorit? competenti ai fini di ottenere il rinnovo del permesso iniziale di costruzione di un complesso alberghiero di 350 posti letto.
C. Le domande di espropriazione ed il ricorso al Consiglio di stato
13. Il 2 marzo 1993, la societ? richiedente sollecit? presso il ministero della Cultura l’espropriazione della sua propriet? adducendo che il carico imposto dall’interdizione totale di costruire aveva reso di facto nullo il suo diritto di propriet?.
14. Il ministero della Cultura sollecit? il parere del 14? comitato delle antichit? classiche e del 13? comitato delle antichit? bizantine e post-bizantine che procederono ad una visita ai luoghi. I rapporti preparati dai servizi precitati stabilirono la mancanza di antichit? sulla superficie del terreno cos? come l’esistenza di una chiesa paleocristiana a 200 metri dal limite pi? vicino al terreno. I rapporti proposero la non-espropriazione del terreno in causa.
15. Il 3 agosto 1998, la societ? richiedente indirizz? ai ministri della Cultura e delle Finanze una nuova richiesta di espropriazione. L’amministrazione non avendo risposto alla societ? richiedente nel termine prescritto, questa investe, il 28 novembre 1998, il Consiglio di stato di un ricorso in annullamento contro il rifiuto tacito dell’amministrazione di procedere all’espropriazione della sua propriet?. La societ? richiedente adduceva tra l?altro che il rifiuto dell’amministrazione di procedere all’espropriazione del terreno in causa recava offesa al suo diritto alla protezione dei suoi beni, come ? consacrato dagli articoli 17 della Costituzione e 1 del Protocollo no 1 alla Convenzione. In particolare, la societ? richiedente affermava che il terreno in causa era edificabile secondo il diritto pertinente all’epoca della sua acquisizione. Aggiungeva che l’imposta progressiva di restrizioni essendo arrivata alla non edificabilit? assoluta della sua propriet? si rivelava essere un carico derogatorio che provocava il deprezzamento totale della sua propriet?. Per la societ? richiedente, suddetto comportamento dell’amministrazione equivaleva ad un’espropriazione di facto in contraddizione diretta col diritto alla protezione della propriet?.
16. Il 30 agosto 2001, la societ? richiedente deposit? un esposto che comprendeva dei mezzi supplementari di annullamento, possibilit? prevista dal diritto interno pertinente.
17. Dopo parecchi rinvii a causa di cambiamenti del delatore e della sezione competente per esaminare la causa, il Consiglio di stato respinse il ricorso in annullamento il 30 marzo 2005. In particolare, l’alta giurisdizione amministrativa consider? che l’amministrazione si trovava nell’obbligo di espropriare un terreno unicamente nel caso in cui le restrizioni imposte su questo provocano l’impossibilit? parziale o totale di sfruttarlo secondo la sua destinazione. Ora, nel caso di specifico, il Consiglio di stato not? che il terreno controverso si trovava fuori dalla zona urbana e che era, di conseguenza, destinato esclusivamente per sua natura ad un uso agricolo, avicolo, arboricolo o di svagoper il pubblico. Il Consiglio di stato conclude che nell’occorrenza nessuna restrizione parziale o assoluta aveva colpito la propriet? in causa e che la situazione controversa non equivaleva ad un’espropriazione (sentenza no 982/2005).
II. IL DIRITTO E LA PRATICA INTERNI PERTINENTI
A. La Costituzione
18. Gli articoli pertinenti della Costituzione dispongono:
Articolo 17
“1. La propriet? ? posta sotto la protezione dello stato. I diritti che ne derivano non possono essere esercitati tuttavia a scapito dell’interesse generale.
2. Nessuno pu? essere privato della sua propriet?, se non a causa di utilit? pubblica, debitamente provata, nei casi e seguendo il procedimento determinato dalla legge e sempre mediante un’indennit? preliminare completa. Questa deve corrispondere al valore che possiede la propriet? espropriata il giorno dell’udienza sulla causa concernente la determinazione provvisoria dell’indennit? da parte del tribunale. Nel caso di una richiesta che mira alla determinazione immediata dell’indennit? definitiva, ? preso in considerazione il valore che la propriet? espropriata possiede al giorno dell’udienza del tribunale su questa richiesta.
(…) “
Articolo 24
1. La protezione dell’ambiente naturale e culturale costituisce un obbligo dello stato ed un diritto per ciascuno. Lo stato ? obbligato a prendere delle misure speciali, preventive o repressive per proteggere l’ambiente conformemente al principio di durabilit?. La legge regola in generale le materie relative alla protezione delle foreste e degli spazi forestali. La tenuta di un registro delle foreste costituisce un obbligo per lo stato. La modifica della destinazione delle foreste e degli spazi forestali ? vietata, a meno che il loro sfruttamento agricolo o un altro uso imposto dall’interesse pubblico non siano prioritari per l’economia nazionale.
2. Il piano di sviluppo del territorio del paese, la formazione, lo sviluppo, l’urbanistica e l’estensione delle citt? e delle zone da urbanizzare dipende in generale della legislazione e dal controllo dello stato, per servire al carattere funzionale ed allo sviluppo delle agglomerazioni e garantire le migliori condizioni di vita possibile.
Le scelte tecniche e gli argomenti pertinenti sono diretti dalle regole della scienza. La tenuta di un catasto nazionale costituisce un obbligo per lo stato.
3. Per la riconoscenza di una regione come zona ad urbanizzare ed in vista della sua urbanistica operativa, le propriet? che sono incluse contribuiscono obbligatoriamente tanto alla disposizione, senza dritto ad un’indennit? da parte dell’organismo implicato, dei terreni necessari per l’apertura delle vie e la creazione dei posti e di altri spazi di uso o di interesse pubblico in generale che alle spese per l’esecuzione dei lavori di infrastruttura urbana, cos? come ? contemplato dalla legge.
4. La legge pu? contemplare la partecipazione dei proprietari di una regione caratterizzata come zona da urbanizzare al collocamento in valore ed alla pianificazione generale di questa regione seguendo un piano di urbanistica debitamente approvata; questi proprietari ricevono per contro-prestazione degli immobili o delle parti delle propriet? a livello di un valore uguale nei terreni alla fine destinati alla costruzione o negli edifici di questa zona.
5. Le disposizioni dei paragrafi precedenti sono gi? anche applicabili in caso del ripianificazione delle agglomerazioni urbane esistenti. I terreni liberati da questa ripianificazione sono destinati alla creazione di spazi di uso comune o sono messi in vendita per coprire le spese della ripianificazione urbanistica, cos? come contemplato dalla legge.
6. I monumenti ed i siti ed elementi tradizionali sono posti sotto la protezione dello stato. La legge determina le misure restrittive della propriet? che sono necessarie per la realizzazione di questa protezione, cos? come le modalit? e la natura dell’indennizzo dei proprietari.
Dichiarazione interpretativa. Il termine foresta o ecosistema forestale designano l’insieme organico costituito dalle piante selvagge dal tronco legnoso su una vasta superficie di terra che, insieme con la flora e la fauna coesistenti l?, costituiscono, con la loro reciproca interdipendenza e la loro interazione, una biocenosi particolare, biocenosi forestale, ed un ambiente naturale particolare, derivato dalla foresta. Un spazio forestale esiste quando la vegetazione legnosa selvaggia, che sia fustaia o arbustiva, ? diradata.
19. Secondo la giurisprudenza del Consiglio di stato, l’amministrazione ? obbligata ad indennizzare il proprietario di un terreno, quando delle misure che mirano alla protezione dell’ambiente naturale o culturale restringono sostanzialmente, in modo parziale o assoluto, l’uso di questa propriet? secondo la sua destinazione, sentenze numero 2876/2004 e 3000/2005.
B. La legge di accompagnamento (??sa??????? ?????) del codice civile,
20. Gli articoli 105 e 106 della legge di accompagnamento del codice civile si leggono come segue:
Articolo 105
“Lo stato ? tenuto di riparare il danno causato dagli atti illegali od omissioni dei suoi organi all’epoca dell’esercizio del potere pubblico, salvo se l’atto o l’omissione hanno avuto luogo da incomprensione di una disposizione destinata a servire l’interesse pubblico. La persona colpevole ? solidalmente responsabile con lo stato, sotto riserva delle disposizioni speciali sulla responsabilit? dei ministri. “
Articolo 106
“Le disposizioni dei due articoli precedenti si applicano anche in materia di responsabilit? delle collettivit? territoriali o di altre persone giuridiche di dritto pubblico per il danno causato dagli atti od omissioni dei loro organi. “
21. Questa disposizione stabilisce il concetto di atto dannoso speciale di dritto pubblico, creando una responsabilit? extracontrattuale dello stato. Questa responsabilit? risulta da atti od omissioni illegali. Gli atti riguardati possono essere, non solo degli atti giuridici, ma anche degli atti materiali dell’amministrazione, ivi compreso degli atti non esecutivi in principio (Kyriakopoulos, Commento del codice civile, articolo 105 della legge di accompagnamento del codice civile, no 23; Filios, Diritto dei contratti, parte speciale, volume 6, responsabilit? delittuosa 1977, il paragrafo 48 B 112; E. Spiliotopoulos, Diritto amministrativo, terza edizione, paragrafo 217; sentenza no 535/1971 della Corte di cassazione; Nomiko Vima, 19 anno, p. 1414; sentenza no 492/1967 della Corte di cassazione; Nomiko Vima, 16 anno, p. 75). L’ammissibilit? dell’azione in risarcimento ? sottoposta ad una condizione: la natura illegale dell’atto o dell’omissione.
C. Il decreto presidenziale del 23 ottobre 1928 “sulle condizioni di costruzione di edifici nelle regioni all’interno o fuori il piano della citt?”
22. L’articolo 5 ? 1 di suddetto decreto presidenziale dispone:
“La costruzione fuori le zone [urbane] ? permessa unicamente su dei terreni di una superficie di 4 000 m2 come minimo ed alla condizione che l’immobile da costruire non occupi pi? del 10% della superficie totale del terreno “
IN DIRITTO
I. SULLA VIOLAZIONE ADDOTTA DELL’ARTICOLO 6 ? 1 DELLA CONVENZIONE
23. La societ? richiedente si lamenta della durata del procedimento dinnanzi al Consiglio di stato che ? arrivato alla sua sentenza no 982/2005. Invoca l’articolo 6 ? 1 della Convenzione lei cui le parti pertinenti sono formulate cos?:
“Ogni persona ha diritto affinch? la sua causa sia sentita in un termine ragionevole, da un tribunale che decider?, delle contestazioni sui suoi diritti ed obblighi di carattere civile .”
24. Il Governo si oppone a questa tesi. Arguisce in particolare che la causa era complicata e che i ritardi nel perseguimento del procedimento erano dovuti al cambiamento di delatori e di sezioni competenti in seno al Consiglio di stato. Avanza, per di pi?, che la societ? richiedente ha depositato un esposto che comprendeva dei nuovi mezzi di annullamento, il che ha provocato il rallentamento del procedimento.
25. La societ? richiedente afferma che la causa non presentava nessuna complessit? particolare e che la durata del procedimento in causa ? eccessiva ed in nessun modo giustificata.
A. Sull’ammissibilit?
26. La Corte constata che questa lagnanza non ? manifestamente male fondata al senso dell’articolo 35 ? 3 della Convenzione. La Corte rileva peraltro che non si scontracontro nessuno altro motivo di inammissibilit?. Conviene dichiararla ammissibile dunque.
B. Sul merito
1. Periodo da prendere in considerazione
27. Il procedimento controverso ? cominciato il 28 novembre 1998, con l’immissione nel processo del Consiglio di stato da parte della societ? richiedente, e ? finito il 30 marzo 2005, data della sentenza no 982/2005 di questa giurisdizione. Il periodo da considerare si estende dunque su sei anni e pi? di quattro mesi per un grado di giurisdizione.
2. Carattere ragionevole della durata del procedimento
28. La Corte ricorda che il carattere ragionevole della durata di un procedimento si rivaluta secondo le circostanze della causa ed avendo riguardo dei criteri consacrati dalla sua giurisprudenza, in particolare la complessit? della causa, il comportamento del richiedente e quello delle autorit? competenti cos? come la posta della controversia per gli interessati (vedere, tra molte altre, Frydlender c. Francia [GC], no 30979/96, ? 43, CEDH 2000-VII).
29. La Corte ha esaminato a pi? riprese delle cause che sollevano delle questioni simili a quella del caso specifico e ha constatato la violazione dell’articolo 6 ? 1 della Convenzione (vedere Elmaliotis e Konstantinidis c. Grecia, no 28819/04, ?? 32-36, 25 gennaio 2007).
30. Dopo avere esaminato tutti gli elementi che gli sono stati sottoposti, la Corte considera che il Governo non ha esposto nessuno fatto n? argomento che possano condurre ad una conclusione differente nel caso presente. In particolare, la Corte riafferma, in primo luogo, che incombe sugli Stati contraenti di organizzare il loro sistema giudiziale in modo tale che le loro giurisdizioni possano garantire a ciascuno il diritto di ottenere una decisione definitiva sulle contestazioni relative ai suoi diritti ed obblighi di carattere civile in un termine ragionevole (vedere Comingersoll S.p.A. c. Portogallo [GC], no 35382/97, ? 24, CEDH 2000-IV).
31. In secondo luogo, la Corte stima che la deposizione da parte della societ? richiedente di un esposto che comprendeva dei mezzi di annullamento supplementare, possibilit? prevista dal diritto interno, non potrebbe essere imputabile come elemento contribuente al rallentamento del procedimento. Incombe piuttosto sul Governo di prendere in conto dei mezzi procedurali offerti al giudicabile durante ogni procedimento giudiziale, per determinare gli intervalli tra due atti procedurali e fare in modo che il procedimento in causa si concluda in un termine ragionevole. Alla vista di ci? che precede e per il fatto che il procedimento in causa non presentava una complessit? particolare, la Corte stima che nello specifico la durata del procedimento controverso ? eccessiva e non risponde all’esigenza del “termine ragionevole.”
Pertanto, c’? stata violazione dell’articolo 6 ? 1 della Convenzione.
II. SULLA VIOLAZIONE ADDOTTA DELLARTICOLO 1 DEL PROTOCOLLO NO 1
32. La societ? richiedente si lamenta del blocco totale della sua propriet? in ragione della qualifica del terreno in causa come “zona A – di protezione assoluta.” In particolare, fa notare che tanto il comportamento delle autorit? amministrative che la sentenza no 982/2005 del Consiglio di stato hanno annientato il valore della sua propriet? senza per questo fosse contemplato il versamento di una qualsiasi indennit?. Invoca l’articolo 1 del Protocollo no 1, cos? formulato,:
“Ogni persona fisica o giuridica ha diritto al rispetto dei suoi beni. Nessuno pu? essere privato della sua propriet? se non a causa di utilit? pubblica e nelle condizioni previste dalla legge e dai principi generali del diritto internazionale.
Le disposizioni precedenti non recano offesa al diritto che possiedono gli Stati di mettere in vigore le leggi che giudicano necessarie per regolamentare l’uso dei beni conformemente all’interesse generale o per garantire il pagamento delle imposte o di altri contributi o delle multe. “
A. Argomenti delle parti
1. Il Governo
33. Il Governo sostiene, innanzitutto, l’inammissibilit? di questa lagnanza, al motivo che la societ? richiedente non ha investito le giurisdizioni amministrative di un’azione in indennizzo fondata sull’articolo 24 ? 6 della Costituzione cos? come sugli articoli 105 e 106 della legge di accompagnamento del codice civile. In particolare, in quanto al ricorso fondato sull’articolo 24 ? 6 della Costituzione, il Governo afferma che questa disposizione contempla l’indennizzo dell’interessato quando delle misure di protezione dell’ambiente portano attentato alla sua propriet?. Nota che, secondo la giurisprudenza recente del Consiglio di stato, l’obbligo di indennizzo deriva direttamente dalla disposizione costituzionale senza necessit? di adottare la legge esecutiva alla quale l’articolo 24 ? 6 della Costituzione fa riferimento. Secondo la stessa giurisprudenza, lo stato si trova nell’obbligo di indennizzare gli interessati nel caso in cui vi ? attentato sostanziale all’uso della propriet? in causa secondo la sua destinazione. Inoltre, in quanto all’azione in indennizzo fondata sugli articoli 105 e 106 della legge di accompagnamento del codice civile, il Governo afferma che queste disposizioni stabiliscono la responsabilit? extracontrattuale dello stato risultante da atti o da omissioni illegali degli organi dello stato.
34. Sul merito, il Governo arguisce che non c’? stata nell’occorrenza ingerenza nel diritto della societ? richiedente rispetto i suoi beni. Per il Governo, il carico imposto alla propriet? in causa serviva uno scopo legittimo, quello della protezione dell’ambiente culturale. In pi?, il Governo afferma che il terreno in causa si trovava all’infuori della zona urbana ed era destinato cos? solamente ad uno sfruttamento agricolo, viticole, arboricolo o allo svago del pubblico.
2. La societ? richiedente
35. In quanto al’eccezione di inammissibilit? sollevata dal Governo, la societ? richiedente ribatte che la sua lagnanza dinnanzi al Consiglio di stato riguardava gli stessi fatti ed argomenti che avrebbero potuto essere oggetto di azioni sia sulla base dell’articolo 24 ? 6 della Costituzione, sia sul fondamento degli articoli 105 e 106 della legge di accompagnamento del codice civile.
36. Sul merito, la societ? richiedente contesta la pertinenza del criterio applicato dal Consiglio di stato, nella misura in cui questo passa oltre il fatto che il terreno era edificabile al momento della sua acquisizione. Su questo punto, la societ? richiedente adduce che le restrizioni progressivamente imposte sul suo terreno hanno annientato praticamente il suo valore, ilche costituisce, in verit?, un’espropriazione di facto.
A. Sull’ammissibilit?
37. La Corte ricorda che il fondamento della regola dell’esaurimento delle vie di ricorso interne enunciata all’articolo35 ? 1 della Convenzione consiste nel fatto che prima di investire la Corte, il richiedente debba dare allo stato responsabile la facolt? di ovviare alle violazioni addotte dai mezzi interni, utilizzando le risorse giudiziali offerte dalla legislazione nazionale, purch? si rivelino efficaci e sufficienti (vedere, tra altre, la sentenza Fressoz e Roire c. Francia [GC], no 29183/95, ? 37, CEDH 1999-I). Difatti, l’articolo 35 ? 1 della Convenzione prescrive l’esaurimento solo dei ricorsi relativi al tempo stesso alle violazioni incriminate, disponibili ed adeguati. Devono esistere non solo ad un grado sufficiente di certezza in teoria ma anche in pratica, mancano loro altrimenti dell’effettivit? e dell’accessibilit? voluta; incombe sullo stato convenuto di dimostrare che queste esigenze si trovano riunite (vedere, tra altrw, Dalia c. Francia, sentenza del 19 febbraio 1998, Raccolta delle sentenze e decisioni 1997-I, p. 87, ? 38.) Infine, quello che ha esercitato un ricorso di natura tale da ovviare direttamente alla situazione controversa -e non in modo indiretto -non ? tenuto ad esaurirne altri nel caso in cui gli fossero stati aperti ma la cui efficacia sarebbe stata improbabile (Manoussakis ed altri c. Grecia, sentenza del 26 settembre 1996, Raccolta 1996-IV, ? 33).
38. Nell’occorrenza, la Corte nota, innanzitutto, che la societ? richiedente si lamenta delle restrizioni imposte progressivamente al suo terreno, situazione che ha provocato la non edificabilit? totale di questo e che ? culminata col rigetto del suo ricorso in annullamento con la sentenza no 982/2005 del Consiglio di stato. In particolare, si lamenta del criterio adoperato dall’alta giurisdizione amministrativa, relativo alla destinazione dei terreni fuori dalla zona urbana che l’avrebbe condotta a respingere il suo ricorso. Ora, suddetta sentenza del Consiglio di stato era la decisione interna definitiva, nella cornice del procedimento controverso, non essendo contemplato nessun ricorso contro questo. Pertanto, non si supponeva che la societ? richiedente esaurisse alcun ricorso supplementare prima di investire la Corte della presente lagnanza.
39. Inoltre, la Corte nota che il ricorso in annullamento della societ? richiedente si dirigeva contro il rifiuto tacito dell’amministrazione di procedere all’espropriazione del terreno in causa in ragione del suo blocco totale. Tramite questo ricorso, la societ? richiedente ha sollevato esplicitamente dinnanzi al Consiglio di stato l’attentato presunto al diritto alla protezione dei suoi beni. Pertanto, ed ad ogni modo, non si potrebbe esigere da lei che utilizzi altre vie di ricorso.
40. Del resto, la Corte osserva che secondo la giurisprudenza del Consiglio di stato (vedere, paragrafo 19 sopra,) l’articolo 24 ? 6 della Costituzione pu? servire come fondamento di indennizzo a causa di blocco di una propriet? nel caso in cui vi sia attentato sostanziale all’uso della propriet? in causa secondo la sua destinazione. Ora, la societ? richiedente si lamenta precisamente del criterio applicato dal Consiglio di stato e riguardante la destinazione del terreno bloccato. Di conseguenza, un ricorso sulla base dell’articolo 24 ? 6 della Costituzione non sarebbe stato efficace al senso dell’articolo 35 ? 1 della Convenzione, poich? la giurisdizione investita avrebbe applicato il criterio di cui la societ? richiedente si lamenta dinnanzi alla Corte. In quanto alla domanda di risarcimento fondata sugli articoli 105 e 106 della legge di accompagnamento del codice civile, la Corte nota che le giurisdizioni amministrative investite sarebbero legate nella determinazione dell’indennit? eventuale dal criterio precedentemente applicato dall’alta giurisdizione amministrativa, ossia che il terreno bloccato era destinato ad ogni modo ad un sfruttamento agricolo, viticole, arboricolo o per lo svago del pubblico. Di conseguenza, non sarebbe conforme allo spirito dell’articolo 35 ? 1 della Convenzione esigere che la societ? richiedente inizi un nuovo ciclo di procedimenti dinnanzi alle giurisdizioni interne che provocherebbe con certezza l’applicazione del criterio che ? oggetto del presente procedimento.
41. Alla vista di ci? che precede, la Corte considera che la societ? richiesta ha fatto un uso normale delle vie di ricorso che aveva a sua disposizione in diritto greco. Conviene dunque respingere l’eccezione di non-esaurimento sollevata dal Governo. Inoltre, la Corte constata che questa lagnanza non ? manifestamente male fondata al senso dell’articolo 35 ? 3 della Convenzione. La Corte rileva peraltro che questo non si scontra con nessuno altro motivo di inammissibilit?. Conviene dichiararla ammissibile dunque.
B. Sul merito
42. La Corte ricorda che, secondo la sua giurisprudenza, l’articolo 1 del Protocollo no 1 che garantisce in sostanza il diritto di propriet?, contiene tre norme distinte: la prima che si esprime nella prima frase del primo capoverso e riveste un carattere generale, enuncia il principio del rispetto della propriet?; la seconda, che figura nella seconda frase dello stesso capoverso, prevede la privazione di propriet? e la sottopone a certe condizioni; in quanto alla terza, registrata nel secondo capoverso, riconosce agli Stati contraenti il potere, tra altri, di regolamentare l’uso dei beni conformemente all’interesse generale. La seconda e terza norma fanno riferimento ad esempi particolari di attentati al diritto di propriet?, si devono interpretare alla luce del principio consacrato dalla prima (vedere, tra altre, Anheuser-Busch Inc. c. Portogallo [GC], no 73049/01, ? 62, CEDH 2007 -…).
43. Nell’occorrenza, la Corte non pu? accettare la posizione del Governo secondo la quale non c’? stata ingerenza nel diritto della societ? richiedente di disporre liberamente dei suoi beni. A questo riguardo, ? da notare che al momento dell’acquisizione della propriet? in causa, il diritto interno riconosceva, sotto certe condizioni, la sua edificabilit? (vedere, paragrafo 22 sopra,). Per di pi?, l’amministrazione ha, in seguito, esplicitamente riconosciuto alla societ? richiedente il diritto di fare costruire un complesso alberghiero: nel 1973, l’EOT ha autorizzato, in quanto autorit? competente, il progetto di costruzione di un complesso alberghiero che gli era stato sottoposto dalla societ? richiesta. In pi?, nel 1977, il ministro della Cultura ha approvato lo stesso progetto, pure apportando alcune modifiche in quanto alla capacit? dell? hotel e la quota delle costruzioni.
44. Ora, lo sfruttamento del terreno in causa ? stato bloccato ulteriormente da diversi atti amministrativi: il 21 giugno 1984, il ministro dell’ambiente ha respinto la domanda di permesso di costruire sul terreno in causa; il 28 giugno 1984, il ministro dell’ambiente ha qualificato la regione in cui si trovava il terreno controverso come “zona A-di protezione assoluta”, ossia una zona in cui la costruzione e lo sfruttamento sono vietati totalmente. Il 30 giugno 1986, il Servizio archeologico ha confermato l’interdizione ad ogni tipo di costruzione sulla propriet? della societ? richiedente. In seguito alla conclusione consecutiva, con la sentenza no 982/2005, del procedimento dinnanzi al Consiglio di stato, procedimento cruciale per la valutazione della proporzionalit? delle misure incriminate, la Corte deve esaminare se l’ingerenza nel diritto della societ? richiedente di disporre liberamente dei suoi beni fosse giustificata sotto l’angolo del secondo paragrafo dell’articolo 1 del Protocollo no 1 (vedere Housing Associazione of War Disabled e Victims of War of Attica ed altri c. Grecia, no 35859/02, ? 36, 13 luglio 2006).
45. La Corte ricorda, da una parte che in un campo complesso e anche difficile come il piano di sviluppo del territorio, gli Stati contraenti godono di un grande margine di valutazione per condurre la loro politica urbanistica (vedere Housing Associazione of War Disabled e Victims of War of Attica ed altri c. Grecia, precitata, ? 37; Elia S.r.l. c. Italia, no 37710/97, ? 77, CEDH 2001-IX.) Stima dunque che l’ingerenza nel diritto della societ? richiedente al rispetto dei suoi beni soddisfaceva le esigenze dell’interesse generale. D?altra parte, lo scopo legittimo di proteggere il patrimonio naturale o culturale, pur importante che sia, non dispensa lo stato dal suo obbligo di indennizzare gli interessati nel caso in cui l’attentato al loro diritto di propriet? sia eccessivo. Appartiene cos? alla Corte di verificare, nel caso specifico, che l’equilibrio voluto ? stato preservato in modo compatibile col diritto della societ? richiedente al rispetto dei suoi beni (vedere Saliba c. Malta, no 4251/02, ? 45, 8 novembre 2005 e Housing Associazione of War Disabled e Victims of War of Attica ed altri c. Grecia, precitata, ? 37).
46. Nell’occorrenza, la Corte nota che la questione della legalit? delle restrizioni imposte alla propriet? controversa ? stata esaminata dal Consiglio di stato nella cornice del procedimento amministrativo che prevede l’annullamento del rifiuto tacito dell’amministrazione di procedere all’espropriazione del terreno in causa. L’alta giurisdizione amministrativa ha considerato nella sua sentenza no 982/2005 che l’interdizione totale a costruire sul terreno controverso non recava offesa alla protezione dei beni, perch? la propriet? in causa si trovava fuori dalla zona urbana. Secondo l’alta giurisdizione amministrativa, ogni sito fuori dalla zona urbana ? destinato esclusivamente per sua natura ad un uso agricolo, avicolo, arboricolo o di svago del pubblico. In altri termini, il Consiglio di stato ha considerato che era impossibile che l’interdizione a costruire sul terreno controverso recasse offesa al diritto alla protezione della propriet?, dal momento che suddetto terreno era, comunque ed in ragione della sua natura, inedificabile.
47. La Corte considera che il motivo considerato dal Consiglio di stato per respingere il ricorso in annullamento della societ? richiedente si distingue per il suo rigore particolare: difatti, assimilare ogni terreno che si trova fuori dalla zona urbana ad un terreno destinato ad un uso agricolo, avicolo, arboricolo o di svago del pubblico introduce una presunzione irrefragabile che ignora le particolarit? di ogni terreno non incluso nella zona urbana. In particolare, il riferimento alla “destinazione” di un terreno, termine per s? vago ed indefinito, non permette al giudice interno di tenere conto del diritto che, eventualmente, regolava in concreto il suo sfruttamento prima dell’imposizione della restrizione incriminata. Nei casi in cui la legislazione pertinente contempla solamente il suo sfruttamento agricolo, la “destinazione” del terreno ?, difatti, solo l’agricoltura. Ora, nei casi in cui il diritto pertinente contempla espressamente l’edificabilit? di un terreno, il giudice interno non potrebbe ignorare questo elemento facendo semplicemente appello alla “destinazione” di ogni terreno che si trova fuori dalla zona urbana.
48. Nel caso specifico, risulta dalla pratica che la destinazione della propriet? controversa non era unicamente lo sfruttamento agricolo. In particolare, l’interdizione a ogni costruzione sul terreno in causa ha tratto la sua origine da una regolamentazione derogatoria alle disposizioni di diritto comune sulle condizioni di costruzione dei terreni ubicati fuori dalla zona urbana. Decide su questo punto di rilevare una certa contraddizione nel comportamento delle autorit? interne per garantire la protezione dell’ambiente culturale nel caso specifico. Difatti, se la propriet? in causa era ab initio inedificabile in ragione della sua destinazione allo sfruttamento agricolo, come suggerito nella sentenza no 982/2005 del Consiglio di stato, non sarebbe stato necessario che le autorit? interne imponessero alla societ? richiedente la sua non edificabilit?. Ora, nel caso specifico, l’interdizione a costruire ? stata il risultato di una serie di atti amministrativi che rendono nullo suddetto dritto inizialmente riconosciuto dal diritto interno.
49. Alla vista di ci? che precede, la Corte considera che, nel caso specifico, il criterio adoperato dal Consiglio di stato nella sua sentenza no 982/2005 cos? come il comportamento susseguente delle autorit? interne ha rotto il giusto l’equilibrio che deve regnare, in materia di regolamentazione dell’uso dei beni, tra l’interesse pubblico e gli interessi privati.
Pertanto, c’? stata violazione dell’articolo 1 del Protocollo no 1.
III. SULL’APPLICAZIONE DELL’ARTICOLO 41 DELLA CONVENZIONE
50. Ai termini dell’articolo 41 della Convenzione,
“Se la Corte dichiara che c’? stata violazione della Convenzione o dei suoi Protocolli, e se il diritto interno dell’Alta Parte contraente permette di cancellare solo imperfettamente le conseguenze di questa violazione, la Corte accorda alla parte lesa, se c’? luogo, una soddisfazione equa. “
51. La societ? richiedente richiede a titolo del danno materiale18 600 000 euro (EUR) sia 17 800 000 EUR per il deprezzamento della sua propriet? e la somma di 12 792 620 EUR per la privazione in quanto all’uso del terreno in causa. A titolo del danno morale sollecita la somma totale di 70 000 euro. Chiede, infine, la somma di 27 000 euro a titolo di oneri e spese.
52. Il Governo stima che le pretese della societ? richiedente siano infondate ed eccessive. Sostiene che, se e nella misura in cui la Corte dovesse constatare una violazione dell’articolo 1 del Protocollo no 1, la somma da assegnare a titolo del danno materiale non potrebbe superare 20 000 EUR. Inoltre, in quanto agli oneri e spese, il Governo afferma che la somma assegnata a questo titolo non potrebbe superare 2 000 EUR.
53. La Corte stima che la domanda dell’applicazione dell’articolo 41 non si trova in stato. Perci?, la riserva e fisser? il procedimento ulteriore tenuto conto della possibilit? che il Governo e la societ? richiedente giungano ad un accordo, articolo 75 ? 1 dell’ordinamento.
PER QUESTI MOTIVI, LA CORTE, ALL’UNANIMIT?,
1. Dichiara la richiesta ammissibile;
2. Stabilisce che c’? stata violazione dell’articolo 6 ? 1 della Convenzione;
3. Stabilisce che c’? stata violazione dell’articolo 1 del Protocollo no 1 della Convenzione;
4. Stabilisce che la domanda dell’applicazione dell’articolo 41 della Convenzione non si trova in stato; perci?,
a) la riserva per intero;
b) invita il Governo e la societ? richiedente a sottoporle per iscritto, nei tre mesi, le loro osservazioni sulla questione e, in particolare, a darle cognizione di ogni accordo al quale potrebbero arrivare;
c) riserva il procedimento ulteriore e delega al presidente della camera la cura di fissarlo all’occorrenza.
Fatto in francese, comunicato poi per iscritto il 21 febbraio 2008 in applicazione dell’articolo 77 ?? 2 e 3 dell’ordinamento.
S?ren Nielsen Loukis Loucaides
Cancelliere Presidente

Testo Tradotto

Conclusion Exception pr?liminaire rejet?e (non-?puisement des voies de recours internes) ; Violation de l’art. 6-1 ; Violation de P1-1
PREMI?RE SECTION
AFFAIRE ANONYMOS TOURISTIKI ETAIRIA XENODOCHEIA KRITIS c. GR?CE
(Requ?te no 35332/05)
ARR?T
STRASBOURG
21 f?vrier 2008
Cet arr?t deviendra d?finitif dans les conditions d?finies ? l’article 44 ? 2 de la Convention. Il peut subir des retouches de forme.

En l’affaire Anonymos Touristiki Etairia Xenodocheia Kritis c. Gr?ce,
La Cour europ?enne des droits de l’homme (premi?re section), si?geant en une chambre compos?e de :
Loukis Loucaides, pr?sident,
Christos Rozakis,
Nina Vajic,
Khanlar Hajiyev,
Dean Spielmann,
Sverre Erik Jebens,
Giorgio Malinverni, juges,
et de S?ren Nielsen, greffier de section,
Apr?s en avoir d?lib?r? en chambre du conseil le 31 janvier 2008,
Rend l’arr?t que voici, adopt? ? cette date :
PROC?DURE
1. A l’origine de l’affaire se trouve une requ?te (no 35332/05) dirig?e contre la R?publique hell?nique et dont une soci?t? grecque ayant son si?ge ? Agios Nikolaos en Cr?te, ? A. T. E. X. K. ? (? la soci?t? requ?rante ?), a saisi la Cour le 13 septembre 2005 en vertu de l’article 34 de la Convention de sauvegarde des droits de l’homme et des libert?s fondamentales (? la Convention ?).
2. La soci?t? requ?rante est repr?sent?e par Mes K. et I. H., avocats au barreau de Thessalonique. Le gouvernement grec (? le Gouvernement ?) est repr?sent? par les d?l?gu?s de son agent, M. K. Georgiadis, assesseur aupr?s du Conseil juridique de l’Etat et Mme M. Papida, auditrice aupr?s du Conseil juridique de l’Etat.
3. La soci?t? requ?rante se plaignait, sous l’angle de l’article 6 ? 1 de la Convention, de la dur?e de la proc?dure litigieuse et, sous l’angle de l’article 1 du Protocole no 1, d’une atteinte ? son droit au respect de ses biens.
4. Le 27 novembre 2006, la Cour a d?cid? de communiquer la requ?te au Gouvernement. Se pr?valant des dispositions de l’article 29 ? 3, elle a d?cid? que seraient examin?s en m?me temps la recevabilit? et le bien-fond? de l’affaire.
EN FAIT
A. La gen?se de l’affaire
5. La soci?t? requ?rante fut constitu?e en 1972 avec l’objectif de fournir des services touristiques de qualit? en Gr?ce. En 1972, 1973 et 1974, elle acquit successivement une superficie de seize hectares environ sise en Cr?te, dans la p?ninsule de Spinaloga et dans la r?gion d’Elounta, dans le but d’y implanter un complexe h?telier.
6. En 1973, la soci?t? requ?rante soumit ? l’Organisme Hell?nique du Tourisme (l’? EOT ?) un projet de construction d’un complexe h?telier d’une capacit? de 606 lits sur le terrain pr?cit?. Le 12 novembre 1973, par un acte no 551898/1973, l’EOT approuva le projet en cause.
B. L’adoption des mesures restrictives sur la construction du terrain en cause
7. Au moment de l’acquisition du terrain, la construction d’un complexe h?telier n’?tait pas interdite par la l?gislation pertinente. Les conditions de construction sur la superficie en cause ?taient r?gies par l’article 5 ? 1 du d?cret pr?sidentiel du 23 octobre 1928 ? sur les conditions de construction de b?timents dans les r?gions ? l’int?rieur ou hors de la zone urbaine ?. Selon ladite disposition, la construction de b?timents sur des terrains situ?s hors de la zone urbaine ?tait permise, ? condition que la superficie du terrain exc?de 4 000 m2 et que le b?timent projet? ne d?passe pas 10 % de la surface du terrain. En 1970, en vertu d’une d?cision du ministre adjoint de la Pr?sidence du Gouvernement, la r?gion d’Elounta fut qualifi?e de ? lieu de beaut? naturelle particuli?re ?. En 1976, par d?cision minist?rielle, la p?ninsule de Spinaloga fut qualifi?e de ? site arch?ologique ?. Aucune restriction sp?cifique quant ? la constructibilit? des terrains situ?s dans la r?gion d’Elounta ne fut apport?e en vertu des d?cisions pr?cit?es.
8. En 1976, la soci?t? requ?rante soumit au 14?me comit? des antiquit?s classiques le projet final portant sur la construction d’un complexe h?telier d’une capacit? de 612 lits sur le terrain en cause. Le 28 janvier 1977, le minist?re de la Culture fit droit ? cette demande en y apportant toutefois certaines restrictions : il limita la capacit? de l’h?tel ? 350 lits et imposa aussi des modifications quant ? la hauteur maximale de la construction envisag?e. La soci?t? requ?rante all?gue que la modification du projet de construction, notamment quant ? la capacit? de l’h?tel, bouleversa les donn?es financi?res de l’investissement et imposa de facto l’?laboration d’un nouveau projet de construction.
9. Le 21 juin 1984, le ministre de la Culture rejeta la demande de la soci?t? requ?rante tendant ? la construction du complexe h?telier, apr?s avoir consid?r? que le terrain ? b?tir se trouvait dans une r?gion qualifi?e de site arch?ologique et d’une beaut? naturelle particuli?re. En particulier, le ministre de la Culture consid?ra qu’? proximit? du terrain en cause se trouvait une basilique pal?ochr?tienne, qualifi?e de monument historique qui souffrirait de l’implantation d’un h?tel (acte no 1153/21.6.1984).
10. Le 28 juin 1984, le ministre de la Culture qualifia la r?gion de ? zone A – de protection absolue ?, ? savoir une zone o? toute construction, quelle que soit sa nature, est totalement interdite (acte no 1213/28.6.1984).
11. Le 30 juin 1986, le Service arch?ologique confirma l’interdiction de toute construction sur la propri?t? de la soci?t? requ?rante.
12. La soci?t? requ?rante entreprit vainement par la suite diverses d?marches aupr?s des autorit?s comp?tentes aux fins d’obtenir le renouvellement du permis initial de construction d’un complexe h?telier de 350 lits.
C. Les demandes d’expropriation et le recours au Conseil d’Etat
13. Le 2 mars 1993, la soci?t? requ?rante sollicita aupr?s du minist?re de la Culture l’expropriation de sa propri?t? en all?guant que la charge impos?e par l’interdiction totale de construire avait rendu de facto son droit de propri?t? caduc.
14. Le minist?re de la Culture sollicita l’avis du 14?me comit? des antiquit?s classiques et du 13?me comit? des antiquit?s byzantines et post-byzantines qui proc?d?rent ? une visite sur les lieux. Les rapports dress?s par les services pr?cit?s ?tablirent l’absence d’antiquit?s ? la surface du terrain ainsi que l’existence d’une ?glise pal?ochr?tienne ? 200 m?tres de la limite la plus proche du terrain. Les rapports propos?rent la non-expropriation du terrain en cause.
15. Le 3 ao?t 1998, la soci?t? requ?rante adressa aux ministres de la Culture et des Finances une nouvelle demande d’expropriation. L’administration n’ayant pas r?pondu ? la soci?t? requ?rante dans le d?lai prescrit, celle-ci saisit, le 28 novembre 1998, le Conseil d’Etat d’un recours en annulation contre le refus tacite de l’administration de proc?der ? l’expropriation de sa propri?t?. La soci?t? requ?rante all?guait entre autres que le refus de l’administration de proc?der ? l’expropriation du terrain en cause portait atteinte ? son droit ? la protection de ses biens, tel qu’il est consacr? par les articles 17 de la Constitution et 1 du Protocole no 1 ? la Convention. En particulier, la soci?t? requ?rante affirmait que le terrain en cause ?tait constructible selon le droit pertinent ? l’?poque de son acquisition. Elle ajoutait que l’imposition progressive de restrictions ayant abouti ? l’inconstructibilit? absolue de sa propri?t? s’av?rait ?tre une charge exorbitante qui entra?nait la d?pr?ciation totale de sa propri?t?. Pour la soci?t? requ?rante, ledit comportement de l’administration ?quivalait ? une expropriation de facto en contradiction directe avec le droit ? la protection de la propri?t?.
16. Le 30 ao?t 2001, la soci?t? requ?rante d?posa un m?moire comportant des moyens suppl?mentaires d’annulation, possibilit? pr?vue par le droit interne pertinent.
17. Apr?s plusieurs ajournements pour cause de changements de rapporteur et de section comp?tente pour examiner l’affaire, le Conseil d’Etat rejeta le recours en annulation le 30 mars 2005. En particulier, la haute juridiction administrative consid?ra que l’administration se trouve dans l’obligation d’exproprier un terrain uniquement dans le cas o? les restrictions impos?es sur celui-ci entra?nent l’impossibilit? partielle ou totale de l’exploiter selon sa destination. Or, dans le cas d’esp?ce, le Conseil d’Etat nota que le terrain litigieux se trouvait hors de la zone urbaine et qu’il ?tait, par cons?quent, destin? exclusivement de par sa nature ? un usage agricole, avicole, sylvicole ou de divertissement du public. Le Conseil d’Etat conclut qu’en l’occurrence aucune restriction partielle ou absolue n’avait frapp? la propri?t? en cause et que la situation litigieuse n’?quivalait pas ? une expropriation (arr?t no 982/2005).
II. LE DROIT ET LA PRATIQUE INTERNES PERTINENTS
A. La Constitution
18. Les articles pertinents de la Constitution disposent :
Article 17
? 1. La propri?t? est plac?e sous la protection de l’Etat. Les droits qui en d?rivent ne peuvent toutefois s’exercer au d?triment de l’int?r?t g?n?ral.
2. Nul ne peut ?tre priv? de sa propri?t?, si ce n’est pour cause d’utilit? publique, d?ment prouv?e, dans les cas et suivant la proc?dure d?termin?s par la loi et toujours moyennant une indemnit? pr?alable compl?te. Celle-ci doit correspondre ? la valeur que poss?de la propri?t? expropri?e le jour de l’audience sur l’affaire concernant la fixation provisoire de l’indemnit? par le tribunal. Dans le cas d’une demande visant ? la fixation imm?diate de l’indemnit? d?finitive, est prise en consid?ration la valeur que la propri?t? expropri?e poss?de au jour de l’audience du tribunal sur cette demande.
(…) ?
Article 24
1. La protection de l’environnement naturel et culturel constitue une obligation de l’?tat et un droit pour chacun. L’?tat est oblig? de prendre des mesures sp?ciales, pr?ventives ou r?pressives pour prot?ger l’environnement conform?ment au principe de durabilit?. La loi r?gle les mati?res relatives ? la protection des for?ts et des espaces forestiers en g?n?ral. La tenue d’un registre des for?ts constitue une obligation pour l’?tat. La modification de l’affectation des for?ts et des espaces forestiers est interdite, ? moins que leur exploitation agricole ou un autre usage impos? par l’int?r?t public ne soit prioritaire pour l’?conomie nationale.
2. L’am?nagement du territoire du pays, la formation, le d?veloppement, l’urbanisme et l’extension des villes et des zones ? urbaniser en g?n?ral rel?vent de la l?gislation et du contr?le de l’?tat, afin de servir au caract?re fonctionnel et au d?veloppement des agglom?rations et d’assurer les meilleures conditions de vie possibles.
Les choix techniques et les arguments pertinents sont dirig?s par les r?gles de la science. La tenue d’un cadastre national constitue une obligation pour l’?tat.
3. Pour la reconnaissance d’une r?gion comme zone ? urbaniser et en vue de son urbanisme op?rationnel, les propri?t?s qui y sont incluses contribuent obligatoirement tant ? la disposition, sans droit ? une indemnit? de la part de l’organisme impliqu?, des terrains n?cessaires pour l’ouverture des rues et la cr?ation des places et d’autres espaces d’usage ou d’int?r?t public en g?n?ral, qu’aux d?penses pour l’ex?cution des travaux d’infrastructure urbaine, ainsi qu’il est pr?vu par la loi.
4. La loi peut pr?voir la participation des propri?taires d’une r?gion caract?ris?e comme zone ? urbaniser ? la mise en valeur et ? l’am?nagement g?n?ral de cette r?gion suivant un plan d’urbanisme d?ment approuv? ; ces propri?taires re?oivent en contre-prestation des immeubles ou des parties des propri?t?s par ?tage d’une valeur ?gale dans les terrains finalement destin?s ? la construction ou dans les b?timents de cette zone.
5. Les dispositions des paragraphes pr?c?dents sont ?galement applicables en cas du r?am?nagement des agglom?rations urbaines d?j? existantes. Les terrains lib?r?s par ce r?am?nagement sont affect?s ? la cr?ation d’espaces d’usage commun ou sont mis en vente pour couvrir les d?penses du r?am?nagement urbanistique, ainsi qu’il est pr?vu par la loi.
6. Les monuments et les sites et ?l?ments traditionnels sont plac?s sous la protection de l’?tat. La loi d?termine les mesures restrictives de la propri?t? qui sont n?cessaires pour la r?alisation de cette protection, ainsi que les modalit?s et la nature de l’indemnisation des propri?taires.
D?claration interpr?tative. Le terme for?t ou ?cosyst?me forestier d?signe l’ensemble organique constitu? par des plantes sauvages au tronc ligneux sur une vaste ?tendue de terre qui, ensemble avec la flore et la faune coexistant l?, constituent, par leur mutuelle interd?pendance et leur interaction, une bioc?nose particuli?re (bioc?nose foresti?re) et un milieu naturel particulier (d?riv? de la for?t). Un espace forestier existe quand la v?g?tation ligneuse sauvage, qu’elle soit futaie ou arbustive, est clairsem?e.
19. Selon la jurisprudence du Conseil d’Etat, l’administration est oblig?e d’indemniser le propri?taire d’un terrain, lorsque des mesures visant ? la protection de l’environnement naturel ou culturel restreignent substantiellement, de mani?re partielle ou absolue, l’usage de cette propri?t? selon sa destination (arr?ts nos 2876/2004 et 3000/2005).
B. La loi d’accompagnement (??sa??????? ?????) du code civil
20. Les articles 105 et 106 de la loi d’accompagnement du code civil se lisent comme suit :
Article 105
? L’Etat est tenu de r?parer le dommage caus? par les actes ill?gaux ou omissions de ses organes lors de l’exercice de la puissance publique, sauf si l’acte ou l’omission a eu lieu en m?connaissance d’une disposition destin?e ? servir l’int?r?t public. La personne fautive est solidairement responsable avec l’Etat, sous r?serve des dispositions sp?ciales sur la responsabilit? des ministres. ?
Article 106
? Les dispositions des deux articles pr?c?dents s’appliquent aussi en mati?re de responsabilit? des collectivit?s territoriales ou d’autres personnes morales de droit public pour le dommage caus? par les actes ou omissions de leurs organes. ?
21. Cette disposition ?tablit le concept d’acte dommageable sp?cial de droit public, cr?ant une responsabilit? extracontractuelle de l’Etat. Cette responsabilit? r?sulte d’actes ou omissions ill?gaux. Les actes concern?s peuvent ?tre, non seulement des actes juridiques, mais ?galement des actes mat?riels de l’administration, y compris des actes non ex?cutoires en principe (Kyriakopoulos, Commentaire du code civil, article 105 de la loi d’accompagnement du code civil, no 23; Filios, Droit des contrats, partie sp?ciale, volume 6, responsabilit? d?lictueuse 1977, par. 48 B 112 ; E. Spiliotopoulos, Droit administratif, troisi?me ?dition, par. 217; arr?t no 535/1971 de la Cour de cassation; Nomiko Vima, 19e ann?e, p. 1414; arr?t no 492/1967 de la Cour de cassation ; Nomiko Vima, 16e ann?e, p. 75). La recevabilit? de l’action en r?paration est soumise ? une condition : la nature ill?gale de l’acte ou de l’omission.
C. Le d?cret pr?sidentiel du 23 octobre 1928 ? sur les conditions de construction de b?timents dans les r?gions ? l’int?rieur ou hors le plan de la ville ?
22. L’article 5 ? 1 dudit d?cret pr?sidentiel dispose :
? La construction hors les zones [urbaines] est permise uniquement sur des terrains d’une superficie de 4 000 m2 au minimum et ? la condition que l’immeuble ? b?tir n’occupe pas plus de 10 % de la surface totale du terrain (…) ?
EN DROIT
I. SUR LA VIOLATION ALL?GU?E DE L’ARTICLE 6 ? 1 DE LA CONVENTION
23. La soci?t? requ?rante se plaint de la dur?e de la proc?dure devant le Conseil d’Etat qui a abouti ? son arr?t no 982/2005. Elle invoque l’article 6 ? 1 de la Convention, dont les parties pertinentes sont ainsi libell?es :
? Toute personne a droit ? ce que sa cause soit entendue (…) dans un d?lai raisonnable, par un tribunal (…), qui d?cidera (…) des contestations sur ses droits et obligations de caract?re civil (…) ?.
24. Le Gouvernement s’oppose ? cette th?se. Il argue en particulier que l’affaire ?tait compliqu?e et que les retards dans la poursuite de la proc?dure ?taient dus au changement de rapporteurs et de sections comp?tentes au sein du Conseil d’Etat. Il avance, de plus, que la soci?t? requ?rante a d?pos? un m?moire comportant de nouveaux moyens d’annulation, ce qui a entra?n? le ralentissement de la proc?dure.
25. La soci?t? requ?rante affirme que l’affaire ne pr?sentait aucune complexit? particuli?re et que la dur?e de la proc?dure en cause est excessive et aucunement justifi?e.
A. Sur la recevabilit?
26. La Cour constate que ce grief n’est pas manifestement mal fond? au sens de l’article 35 ? 3 de la Convention. La Cour rel?ve par ailleurs qu’il ne se heurte ? aucun autre motif d’irrecevabilit?. Il convient donc de le d?clarer recevable.
B. Sur le fond
1. P?riode ? prendre en consid?ration
27. La proc?dure litigieuse a d?but? le 28 novembre 1998, avec la saisine du Conseil d’Etat par la soci?t? requ?rante, et a pris fin le 30 mars 2005, date de l’arr?t no 982/2005 de cette juridiction. La p?riode ? consid?rer s’?tale donc sur six ans et plus de quatre mois pour un degr? de juridiction.
2. Caract?re raisonnable de la dur?e de la proc?dure
28. La Cour rappelle que le caract?re raisonnable de la dur?e d’une proc?dure s’appr?cie suivant les circonstances de la cause et eu ?gard aux crit?res consacr?s par sa jurisprudence, en particulier la complexit? de l’affaire, le comportement du requ?rant et celui des autorit?s comp?tentes ainsi que l’enjeu du litige pour les int?ress?s (voir, parmi beaucoup d’autres, Frydlender c. France [GC], no 30979/96, ? 43, CEDH 2000-VII).
29. La Cour a examin? ? maintes reprises des affaires soulevant des questions semblables ? celle du cas d’esp?ce et a constat? la violation de l’article 6 ? 1 de la Convention (voir Elmaliotis et Konstantinidis c. Gr?ce, no 28819/04, ?? 32-36, 25 janvier 2007).
30. Apr?s avoir examin? tous les ?l?ments qui lui ont ?t? soumis, la Cour consid?re que le Gouvernement n’a expos? aucun fait ni argument pouvant mener ? une conclusion diff?rente dans le cas pr?sent. En particulier, la Cour r?affirme, en premier lieu, qu’il incombe aux Etats contractants d’organiser leur syst?me judiciaire de telle sorte que leurs juridictions puissent garantir ? chacun le droit d’obtenir une d?cision d?finitive sur les contestations relatives ? ses droits et obligations de caract?re civil dans un d?lai raisonnable (voir Comingersoll S.A. c. Portugal [GC], no 35382/97, ? 24, CEDH 2000-IV).
31. En second lieu, la Cour estime que la d?position par la soci?t? requ?rante d’un m?moire comportant des moyens d’annulation suppl?mentaires, possibilit? pr?vue par le droit interne, ne saurait lui ?tre imputable comme ?l?ment contribuant au ralentissement de la proc?dure. Il incombe plut?t au Gouvernement de prendre en compte des moyens proc?duraux offerts au justiciable au cours de chaque proc?dure judiciaire, afin de d?terminer les intervalles entre deux actes proc?duraux et faire en sorte que la proc?dure en cause s’ach?ve dans un d?lai raisonnable. Au vu de ce qui pr?c?de et du fait que la proc?dure en cause ne pr?sentait pas une complexit? particuli?re, la Cour estime qu’en l’esp?ce la dur?e de la proc?dure litigieuse est excessive et ne r?pond pas ? l’exigence du ? d?lai raisonnable ?.
Partant, il y a eu violation de l’article 6 ? 1 de la Convention.
II. SUR LA VIOLATION ALL?GU?E DE L’ARTICLE 1 DU PROTOCOLE No 1
32. La soci?t? requ?rante se plaint du blocage total de sa propri?t? en raison de la qualification du terrain en cause comme ? zone A – de protection absolue ?. En particulier, elle soul?ve que tant le comportement des autorit?s administratives que l’arr?t no 982/2005 du Conseil d’Etat ont an?anti la valeur de sa propri?t?, sans pour autant que soit pr?vu le versement d’une quelconque indemnit?. Elle invoque l’article 1 du Protocole no 1, ainsi libell? :
? Toute personne physique ou morale a droit au respect de ses biens. Nul ne peut ?tre priv? de sa propri?t? que pour cause d’utilit? publique et dans les conditions pr?vues par la loi et les principes g?n?raux du droit international.
Les dispositions pr?c?dentes ne portent pas atteinte au droit que poss?dent les Etats de mettre en vigueur les lois qu’ils jugent n?cessaires pour r?glementer l’usage des biens conform?ment ? l’int?r?t g?n?ral ou pour assurer le paiement des imp?ts ou d’autres contributions ou des amendes. ?
A. Arguments des parties
1. Le Gouvernement
33. Le Gouvernement plaide, tout d’abord, l’irrecevabilit? de ce grief, au motif que la soci?t? requ?rante n’a pas saisi les juridictions administratives d’une action en indemnisation fond?e sur l’article 24 ? 6 de la Constitution ainsi que sur les articles 105 et 106 de la loi d’accompagnement du code civil. En particulier, s’agissant du recours fond? sur l’article 24 ? 6 de la Constitution, le Gouvernement affirme que cette disposition pr?voit l’indemnisation de l’int?ress? lorsque des mesures de protection de l’environnement portent atteinte ? sa propri?t?. Il note que, selon la jurisprudence r?cente du Conseil d’Etat, l’obligation d’indemnisation d?coule directement de la disposition constitutionnelle sans n?cessit? d’adopter la loi ex?cutoire ? laquelle l’article 24 ? 6 de la Constitution fait r?f?rence. Selon la m?me jurisprudence, l’Etat se trouve dans l’obligation d’indemniser les int?ress?s dans le cas o? il y a atteinte substantielle ? l’usage de la propri?t? en cause selon sa destination. En outre, s’agissant de l’action en indemnisation fond?e sur les articles 105 et 106 de la loi d’accompagnement du code civil, le Gouvernement affirme que ces dispositions ?tablissent la responsabilit? extracontractuelle de l’Etat r?sultant d’actes ou d’omissions ill?gaux des organes de l’Etat.
34. Sur le fond, le Gouvernement argue qu’en l’occurrence il n’y a pas eu d’ing?rence dans le droit de la soci?t? requ?rante au respect de ses biens. Pour le Gouvernement, la charge impos?e ? la propri?t? en cause servait un but l?gitime, celui de la protection de l’environnement culturel. De plus, le Gouvernement affirme que le terrain en cause se trouvait en dehors de la zone urbaine et n’?tait ainsi destin? qu’? une exploitation agricole, viticole, sylvicole ou au divertissement du public.
2. La soci?t? requ?rante
35. S’agissant de l’exception d’irrecevabilit? soulev?e par le Gouvernement, la soci?t? requ?rante r?torque que son grief devant le Conseil d’Etat portait sur les m?mes faits et arguments qui auraient pu faire l’objet d’actions soit sur la base de l’article 24 ? 6 de la Constitution, soit sur le fondement des articles 105 et 106 de la loi d’accompagnement du code civil.
36. Sur le fond, la soci?t? requ?rante conteste la pertinence du crit?re appliqu? par le Conseil d’Etat, dans la mesure o? celui-ci passe outre le fait que le terrain ?tait constructible au moment de son acquisition. Sur ce point, la soci?t? requ?rante all?gue que les restrictions progressivement impos?es sur son terrain ont pratiquement an?anti sa valeur, ce qui constitue, en v?rit?, une expropriation de facto.
A. Sur la recevabilit?
37. La Cour rappelle que le fondement de la r?gle de l’?puisement des voies de recours internes ?nonc?e ? l’article 35 ? 1 de la Convention consiste en ce qu’avant de saisir la Cour, le requ?rant doit avoir donn? ? l’Etat responsable la facult? de rem?dier aux violations all?gu?es par des moyens internes, en utilisant les ressources judiciaires offertes par la l?gislation nationale, pourvu qu’elles se r?v?lent efficaces et suffisantes (voir, entre autres, l’arr?t Fressoz et Roire c. France [GC], no 29183/95, ? 37, CEDH 1999?I). En effet, l’article 35 ? 1 de la Convention ne prescrit l’?puisement que des recours relatifs ? la fois aux violations incrimin?es, disponibles et ad?quats. Ils doivent exister ? un degr? suffisant de certitude non seulement en th?orie mais aussi en pratique, sans quoi leur manquent l’effectivit? et l’accessibilit? voulues ; il incombe ? l’Etat d?fendeur de d?montrer que ces exigences se trouvent r?unies (voir, entre autres, Dalia c. France, arr?t du 19 f?vrier 1998, Recueil des arr?ts et d?cisions 1997-I, p. 87, ? 38). Enfin, celui qui a exerc? un recours de nature ? rem?dier directement ? la situation litigieuse ? et non de fa?on d?tourn?e ? n’est pas tenu d’en ?puiser d’autres qui lui eussent ?t? ouverts mais dont l’efficacit? aurait ?t? improbable (Manoussakis et autres c. Gr?ce, arr?t du 26 septembre 1996, Recueil 1996-IV, ? 33).
38. En l’occurrence, la Cour note, tout d’abord, que la soci?t? requ?rante se plaint des restrictions progressivement impos?es ? son terrain, situation qui a entra?n? l’inconstructibilit? totale de celui-ci et qui a culmin? avec le rejet de son recours en annulation par l’arr?t no 982/2005 du Conseil d’Etat. En particulier, elle se plaint du crit?re employ? par la haute juridiction administrative, relatif ? la destination des terrains hors de la zone urbaine, qui l’aurait men?e ? rejeter son recours. Or, ledit arr?t du Conseil d’Etat ?tait la d?cision interne d?finitive, dans le cadre de la proc?dure litigieuse, aucun recours n’?tant pr?vu contre lui. Partant, la soci?t? requ?rante n’?tait cens?e ?puiser aucun recours suppl?mentaire avant de saisir la Cour du pr?sent grief.
39. En outre, la Cour note que le recours en annulation de la soci?t? requ?rante se dirigeait contre le refus tacite de l’administration de proc?der ? l’expropriation du terrain en cause en raison de son blocage total. Par le biais de ce recours, la soci?t? requ?rante a explicitement soulev? devant le Conseil d’Etat l’atteinte pr?sum?e au droit ? la protection de ses biens. Partant, et en tout ?tat de cause, on ne saurait exiger d’elle qu’elle utilis?t d’autres voies de recours.
40. Au demeurant, la Cour observe que selon la jurisprudence du Conseil d’Etat (voir ci-dessus, paragraphe 19), l’article 24 ? 6 de la Constitution peut servir comme fondement d’indemnisation pour cause de blocage d’une propri?t? dans le cas o? il y a atteinte substantielle ? l’usage de la propri?t? en cause selon sa destination. Or, la soci?t? requ?rante se plaint pr?cis?ment du crit?re appliqu? par le Conseil d’Etat et portant sur la destination du terrain bloqu?. Par cons?quent, un recours sur la base de l’article 24 ? 6 de la Constitution n’aurait pas ?t? efficace au sens de l’article 35 ? 1 de la Convention, puisque la juridiction saisie aurait appliqu? le crit?re dont la soci?t? requ?rante se plaint devant la Cour. Quant ? la demande de r?paration fond?e sur les articles 105 et 106 de la loi d’accompagnement du code civil, la Cour note que les juridictions administratives saisies seraient li?es dans la fixation de l’indemnit? ?ventuelle par le crit?re pr?c?demment appliqu? par la haute juridiction administrative, ? savoir que le terrain bloqu? ?tait en tout ?tat de cause vou? ? une exploitation agricole, viticole, sylvicole ou pour le divertissement du public. Par cons?quent, il ne serait pas conforme ? l’esprit de l’article 35 ? 1 de la Convention d’exiger que la soci?t? requ?rante initie un nouveau cycle de proc?dures devant les juridictions internes qui entra?neraient avec certitude l’application du crit?re faisant l’objet de la pr?sente proc?dure.
41. Au vu de ce qui pr?c?de, la Cour consid?re que la soci?t? requ?rante a fait un usage normal des voies de recours qu’elle avait ? sa disposition en droit grec. Il convient donc de rejeter l’exception de non-?puisement soulev?e par le Gouvernement. En outre, la Cour constate que ce grief n’est pas manifestement mal fond? au sens de l’article 35 ? 3 de la Convention. La Cour rel?ve par ailleurs que celui-ci ne se heurte ? aucun autre motif d’irrecevabilit?. Il convient donc de le d?clarer recevable.
B. Sur le fond
42. La Cour rappelle que, selon sa jurisprudence, l’article 1 du Protocole no 1, qui garantit en substance le droit de propri?t?, contient trois normes distinctes : la premi?re, qui s’exprime dans la premi?re phrase du premier alin?a et rev?t un caract?re g?n?ral, ?nonce le principe du respect de la propri?t? ; la deuxi?me, figurant dans la seconde phrase du m?me alin?a, vise la privation de propri?t? et la soumet ? certaines conditions ; quant ? la troisi?me, consign?e dans le second alin?a, elle reconna?t aux Etats contractants le pouvoir, entre autres, de r?glementer l’usage des biens conform?ment ? l’int?r?t g?n?ral. Les deuxi?me et troisi?me normes, qui ont trait ? des exemples particuliers d’atteintes au droit de propri?t?, doivent s’interpr?ter ? la lumi?re du principe consacr? par la premi?re (voir, parmi d’autres, Anheuser-Busch Inc. c. Portugal [GC], no 73049/01, ? 62, CEDH 2007-…).
43. En l’occurrence, la Cour ne peut pas accepter la position du Gouvernement selon laquelle il n’y a pas eu ing?rence dans le droit de la soci?t? requ?rante de disposer librement de ses biens. A cet ?gard, il est ? noter qu’au moment de l’acquisition de la propri?t? en cause, le droit interne reconnaissait, sous certaines conditions, sa constructibilit? (voir ci-dessus, paragraphe 22). De surcro?t, l’administration a, par la suite, explicitement reconnu ? la soci?t? requ?rante le droit d’y faire construire un complexe h?telier : en 1973, l’EOT a autoris?, en tant qu’autorit? comp?tente, le projet de construction d’un complexe h?telier qui lui avait ?t? soumis par la soci?t? requ?rante. De plus, en 1977, le ministre de la Culture a approuv? le m?me projet, tout en apportant quelques modifications quant ? la capacit? de l’h?tel et la hauteur des constructions.
44. Or, l’exploitation du terrain en cause a ?t? ult?rieurement bloqu?e par divers actes administratifs : le 21 juin 1984, le ministre de l’Environnement a rejet? la demande de permis de construire sur le terrain en cause ; le 28 juin 1984, le ministre de l’Environnement a qualifi? la r?gion o? se situait le terrain litigieux de ? zone A ? de protection absolue ?, ? savoir une zone o? la construction et l’exploitation sont totalement interdites. Le 30 juin 1986, le Service arch?ologique a confirm? l’interdiction de toute sorte de construction sur la propri?t? de la soci?t? requ?rante. Suite ? la conclusion cons?cutive, avec l’arr?t no 982/2005, de la proc?dure devant le Conseil d’Etat, proc?dure cruciale pour l’appr?ciation de la proportionnalit? des mesures incrimin?es, la Cour doit examiner si l’ing?rence dans le droit de la soci?t? requ?rante de disposer librement de ses biens ?tait justifi?e sous l’angle du second paragraphe de l’article 1 du Protocole no 1 (voir Housing Association of War Disabled et Victims of War of Attica et autres c. Gr?ce, no 35859/02, ? 36, 13 juillet 2006).
45. La Cour rappelle, d’une part, que dans un domaine aussi complexe et difficile que l’am?nagement du territoire, les Etats contractants jouissent d’une grande marge d’appr?ciation pour mener leur politique urbanistique (voir Housing Association of War Disabled et Victims of War of Attica et autres c. Gr?ce, pr?cite, ? 37 ; Elia S.r.l. c. Italie, no 37710/97, ? 77, CEDH 2001-IX). Elle estime donc que l’ing?rence dans le droit de la soci?t? requ?rante au respect de ses biens r?pondait aux exigences de l’int?r?t g?n?ral. D’autre part, le but l?gitime de prot?ger le patrimoine naturel ou culturel, aussi important soit-il, ne dispense pas l’Etat de son obligation d’indemniser les int?ress?s lorsque l’atteinte ? leur droit de propri?t? est excessive. Il appartient ainsi ? la Cour de v?rifier, dans le cas d’esp?ce, que l’?quilibre voulu a ?t? pr?serv? de mani?re compatible avec le droit de la soci?t? requ?rante au respect de ses biens (voir Saliba c. Malte, no 4251/02, ? 45, 8 novembre 2005 et Housing Association of War Disabled et Victims of War of Attica et autres c. Gr?ce, pr?cit?, ? 37).
46. En l’occurrence, la Cour note que la question de la l?galit? des restrictions impos?es ? la propri?t? litigieuse a ?t? examin?e par le Conseil d’Etat dans le cadre de la proc?dure administrative visant l’annulation du refus tacite de l’administration de proc?der ? l’expropriation du terrain en cause. La haute juridiction administrative a consid?r? dans son arr?t no 982/2005 que l’interdiction totale de construire sur le terrain litigieux ne portait pas atteinte ? la protection des biens, car la propri?t? en cause se situait hors de la zone urbaine. Selon la haute juridiction administrative, tout site hors de la zone urbaine est destin? de par sa nature ? un usage exclusivement agricole, avicole, sylvicole ou de divertissement du public. En d’autres termes, le Conseil d’Etat a consid?r? qu’il ?tait impossible que l’interdiction de construire sur le terrain litigieux port?t atteinte au droit ? la protection de la propri?t?, du moment que ledit terrain ?tait, de toute mani?re et en raison de sa nature, inconstructible.
47. La Cour consid?re que le motif retenu par le Conseil d’Etat pour rejeter le recours en annulation de la soci?t? requ?rante se distingue par sa rigueur particuli?re : en effet, assimiler tout terrain qui se trouve hors de la zone urbaine ? un terrain destin? ? un usage agricole, avicole, sylvicole ou de divertissement du public introduit une pr?somption irr?fragable qui m?conna?t les particularit?s de chaque terrain non inclus dans la zone urbaine. En particulier, la r?f?rence ? la ? destination ? d’un terrain, terme per se vague et ind?fini, ne permet pas au juge interne de tenir compte du droit qui, ?ventuellement, r?gissait in concreto son exploitation avant l’imposition de la restriction incrimin?e. Dans les cas o? la l?gislation pertinente ne pr?voit que son exploitation agricole, la ? destination ? du terrain n’est, en effet, que l’agriculture. Or, dans les cas o? le droit pertinent pr?voit express?ment la constructibilit? d’un terrain, le juge interne ne saurait m?conna?tre cet ?l?ment en faisant simplement appel ? la ? destination ? de tout terrain se situant hors de la zone urbaine.
48. Dans le cas d’esp?ce, il ressort du dossier que la destination de la propri?t? litigieuse n’?tait pas uniquement l’exploitation agricole. En particulier, l’interdiction de toute construction sur le terrain en cause a tir? son origine d’une r?glementation d?rogatoire aux dispositions de droit commun sur les conditions de construction des terrains sis hors de la zone urbaine. Il ?chet sur ce point de relever une certaine contradiction dans le comportement des autorit?s internes afin d’assurer la protection de l’environnement culturel dans le cas d’esp?ce. En effet, si la propri?t? en cause ?tait ab initio inconstructible en raison de sa destination d’exploitation agricole, comme cela est sugg?r? dans l’arr?t no 982/2005 du Conseil d’Etat, il n’aurait pas ?t? n?cessaire que les autorit?s internes imposent ? la soci?t? requ?rante son inconstructibilit?. Or, dans le cas d’esp?ce, l’interdiction de construire a ?t? le r?sultat d’une s?rie d’actes administratifs rendant caduc ledit droit initialement reconnu par le droit interne.
49. Au vu de ce qui pr?c?de, la Cour consid?re que, dans le cas d’esp?ce, le crit?re employ? par le Conseil d’Etat dans son arr?t no 982/2005 ainsi que le comportement subs?quent des autorit?s internes ont rompu le juste ?quilibre devant r?gner, en mati?re de r?glementation de l’usage des biens, entre l’int?r?t public et l’int?r?t priv?.
Partant, il y a eu violation de l’article 1 du Protocole no 1.
III. SUR L’APPLICATION DE L’ARTICLE 41 DE LA CONVENTION
50. Aux termes de l’article 41 de la Convention,
? Si la Cour d?clare qu’il y a eu violation de la Convention ou de ses Protocoles, et si le droit interne de la Haute Partie contractante ne permet d’effacer qu’imparfaitement les cons?quences de cette violation, la Cour accorde ? la partie l?s?e, s’il y a lieu, une satisfaction ?quitable. ?
51. La soci?t? requ?rante r?clame au titre du dommage mat?riel 18 600 000 euros (EUR) ou 17 800 000 EUR pour la d?pr?ciation de sa propri?t? et la somme de 12 792 620 EUR pour la privation quant ? l’usage du terrain en cause. Au titre du dommage moral, elle sollicite la somme totale de 70 000 euros. Elle demande, enfin, la somme de 27 000 euros au titre des frais et d?pens.
52. Le Gouvernement estime que les pr?tentions de la soci?t? requ?rante sont infond?es et excessives. Il soutient que, si et dans la mesure o? la Cour devait constater une violation de l’article 1 du Protocole no 1, la somme ? allouer au titre du dommage mat?riel ne saurait d?passer 20 000 EUR. En outre, s’agissant des frais et d?pens, le Gouvernement affirme que la somme allou?e ? ce titre ne saurait d?passer 2 000 EUR.
53. La Cour estime que la question de l’application de l’article 41 ne se trouve pas en ?tat. En cons?quence, elle la r?serve et fixera la proc?dure ult?rieure compte tenu de la possibilit? que le Gouvernement et la soci?t? requ?rante parviennent ? un accord (article 75 ? 1 du r?glement).
PAR CES MOTIFS, LA COUR, ? L’UNANIMIT?,
1. D?clare la requ?te recevable ;
2. Dit qu’il y a eu violation de l’article 6 ? 1 de la Convention ;
3. Dit qu’il y a eu violation de l’article 1 du Protocole no 1 de la Convention ;
4. Dit que la question de l’application de l’article 41 de la Convention ne se trouve pas en ?tat ; en cons?quence,
a) la r?serve en entier ;
b) invite le Gouvernement et la soci?t? requ?rante ? lui soumettre par ?crit, dans les trois mois, leurs observations sur la question et, en particulier, ? lui donner connaissance de tout accord auquel ils pourraient aboutir ;
c) r?serve la proc?dure ult?rieure et d?l?gue au pr?sident de la chambre le soin de la fixer au besoin.
Fait en fran?ais, puis communiqu? par ?crit le 21 f?vrier 2008 en application de l’article 77 ?? 2 et 3 du r?glement.
S?ren Nielsen Loukis Loucaides
Greffier Pr?sident

A chi rivolgersi e i costi dell'assistenza

Il Diritto dell'Espropriazione è una materia molto complessa e poco conosciuta, che "ingloba" parti importanti di molteplici rami del diritto. Per tutelarsi è quindi essenziale farsi assistere da un Professionista (con il quale si consiglia di concordare in anticipo i costi da sostenere, come ormai consentito dalle leggi in vigore).

Se l'espropriato ha già un Professionista di sua fiducia, può comunicagli che sul nostro sito trova strumenti utili per il suo lavoro.
Per capire come funziona la procedura, quando intervenire e i costi da sostenere, si consiglia di consultare la Sezione B.6 - Come tutelarsi e i Costi da sostenere in TRE Passi.

  • La consulenza iniziale, con esame di atti e consigli, è sempre gratuita
    - Per richiederla cliccate qui: Colloquio telefonico gratuito
  • Un'eventuale successiva assistenza, se richiesta, è da concordare
    - Con accordo SCRITTO che garantisce l'espropriato
    - Con pagamento POSTICIPATO (si paga con i soldi che si ottengono dall'Amministrazione)
    - Col criterio: SE NON OTTIENI NON PAGHI

Se l'espropriato è assistito da un Professionista aderente all'Associazione pagherà solo a risultato raggiunto, "con i soldi" dell'Amministrazione. Non si deve pagare se non si ottiene il risultato stabilito. Tutto ciò viene pattuito, a garanzia dell'espropriato, con un contratto scritto. è ammesso solo un rimborso spese da concordare: ad. es. 1.000 euro per il DAP (tutelarsi e opporsi senza contenzioso) o 2.000 euro per il contenzioso. Per maggiori dettagli si veda la pagina 20 del nostro Vademecum gratuito.

La data dell'ultimo controllo di validità dei testi è la seguente: 21/06/2024