Quando l’esproprio non è “troppo basso” ma proprio illegittimo — l’amministrazione ha sbagliato procedura, ha adottato atti viziati, ha occupato senza titolo — lo strumento non è la contestazione dell’indennità, ma il ricorso al giudice amministrativo. Vediamo quando serve il TAR e come funziona.
Gli atti del procedimento espropriativo sono atti amministrativi: la dichiarazione di pubblica utilità, l’approvazione del progetto dell’opera, il decreto di occupazione, il decreto di esproprio. Se il proprietario ne contesta la legittimità, la competenza è del Tribunale Amministrativo Regionale (TAR), con appello al Consiglio di Stato.
Attenzione alla linea di confine: la determinazione dell’importo dell’indennità non spetta al TAR, ma al giudice ordinario (Corte d’Appello) con l’opposizione alla stima. Il TAR guarda al come ha agito l’amministrazione; la Corte d’Appello al quanto deve pagare.
Un ricorso al TAR si fonda su vizi di legittimità dell’atto. I più ricorrenti negli espropri:
Il ricorso al TAR va proposto, di regola, entro 60 giorni dalla notifica o dalla piena conoscenza dell’atto che si impugna. È un termine di decadenza: scaduto, l’atto diventa inoppugnabile in quella sede, anche se illegittimo. Per questo la data di ricezione di ogni provvedimento va segnata subito.
In casi di particolare urgenza — ad esempio quando è imminente l’occupazione o un intervento che modifica irreversibilmente il bene — è possibile chiedere al TAR misure cautelari per sospendere l’atto in attesa della decisione.
Se il ricorso è accolto, il TAR annulla l’atto illegittimo. L’annullamento può travolgere il procedimento e, a seconda dei casi, aprire la strada al risarcimento del danno o alla restituzione del bene, secondo le regole applicabili. È una tutela potenzialmente più incisiva della semplice rideterminazione dell’importo, perché mette in discussione l’esproprio in sé.
Il ricorso al TAR è lo strumento per chi non contesta quanto gli viene pagato, ma il fatto stesso che l’esproprio sia stato condotto legittimamente. Individuare il vizio giusto, il momento in cui l’atto è impugnabile e la scadenza dei 60 giorni richiede però competenza tecnica: appena si sospetta un’illegittimità, conviene far esaminare gli atti da un legale amministrativista esperto in espropri, prima che i termini decorrano.
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