AFFAIRE VAN DER MUSSELE c. BELGIQUE - A.N.P.T.ES.
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Testo originale e tradotto della sentenza selezionata

AFFAIRE VAN DER MUSSELE c. BELGIQUE

Tipologia: Sentenza
Importanza: 1
Articoli: 14, P1-1
Numero: 8919/80/1983
Stato: Belgio
Data: 1983-11-23 00:00:00
Organo: Grande Camera
Testo Originale

Conclusione Non-violazione dell’art. 4; non-violazione dell’art. 14+4; non-violazione di P1-1
CORTE (PLENARIA)
CAUSA VAN DER MUSSELE C. BELGIO
( Richiesta no 8919/80)
SENTENZA
STRASBURGO
23 novembre 1983

Nella causa Van der Mussele,
La Corte europea dei Diritti dell’uomo, deliberando in seduta plenaria con applicazione dell’articolo 48 del suo ordinamento e composta dai giudici di cui segue il nome:
SIGG.. G. Wiarda, presidente,
R. Ryssdal,
Th?r Vilhj?lmsson,
W. Ganshof Van der Meersch,
La Sig.ra D. Bindschedler-Robert,
SIGG.. D. Evrigenis,
G. Lagergren,
L. Liesch,
F. G?lc?kl?,
F. Matscher,
E. Garc?a di Enterr?a,
L. – E. Pettiti,
B. Walsh,
Sir Vincent Evans,
SIGG.. C. Russo,
J. Gersing,
cos? come dei Sigg.. SIG. – A. Eissen, cancelliere, e H. Petzold, cancelliere aggiunto,
Dopo avere deliberato in camera del consiglio il 23 e 24 febbraio, poi il 26 e 27 ottobre 1983,
Rende la sentenza che ha, adottata a questa ultima, data:
PROCEDIMENTO
1. La causa ? stata deferita alla Corte dalla Commissione europea dei Diritti dell’uomo (“la Commissione”). Alla sua origine si trova una richiesta (no 8919/80) diretta contro il Regno del Belgio e in cui un cittadino di questo Stato, Sig. E. V. d. M., aveva investito la Commissione il 7 marzo 1980 in virt? dell’articolo 25 (art. 25) della Convenzione di salvaguardia dei Diritti dell’uomo e delle Libert? fondamentali (“la Convenzione”).
2. La domanda della Commissione ? stata depositata alla cancelleria della Corte il 19 luglio 1982, nel termine di tre mesi aperti dagli articoli 32 ? 1 e 47 (art. 32-1, art. 47). Rinvia agli articoli 44 e 48 (art. 44, art. 48) cos? come alla dichiarazione del Regno di Belgio che riconosce la giurisdizione obbligatoria della Corte (articolo 46) (art. 46). Ha per oggetto di ottenere una decisione sul punto di sapere se c’? stata o meno, da parte dello stato convenuto, trasgressione agli obblighi che gli incombono sui termini degli articoli 4 ? 2 della Convenzione e 1 del Protocollo no 1 considerati isolatamente (art. 4-2, P1-1) o combinati con l’articolo 14( art. 14+4-2, art. 14+P1-1) della prima.
3. La camera da costituire da sette giudici comprendeva di pieno dritto Sig. W. Ganshof Van der Meersch, giudice eletto di nazionalit? belga (articolo 43 della Convenzione) (art. 43) ed il Sig. G. Wiarda, presidente della Corte, articolo 21 ? 3 b, dell’ordinamento. Il 13 agosto 1982, questo e ha designato estraendo a sorte gli altri cinque membri, ossia i Sigg.. M. Zekia, Th?r Vilhj?lmsson, G. Lagergren, J. Pinheiro Farinha ed E. Garc?a di Enterr?a, in presenza del cancelliere, articoli 43 in fini della Convenzione e 21 ? 4 dell’ordinamento, (art. 43).
4. Avendo assunto la presidenza della Camera (articolo 21 ? 5 dell’ordinamento,)il Sig. Wiarda ha raccolto tramite il cancelliere l’opinione dell’agente del governo belga (“il Governo”), come quella dei delegati della Commissione, a proposito del procedimento da seguire. Il 25 agosto, ha deciso che l’agente avrebbe avuto tempo fino al 25 novembre per presentare un esposto al quale i delegati avrebbero potuto rispondere per iscritto nei due mesi dal giorno in cui il cancelliere l’avrebbe comunicato loro.
5. Il 28 settembre 1982, la Camera ha deciso di sciogliersi con effetto immediato al profitto della Corte plenaria (articolo 48 dell’ordinamento).
6. L’esposto del Governo ? giunto alla cancelleria il 29 novembre. Il 20 gennaio 1983, il segretario della Commissione ha informato il cancelliere che i delegati avrebbero formulato le loro proprie osservazioni all’epoca delle udienze. Lo stesso giorno, il presidente ha fissato la data di queste al 22 febbraio dopo avere consultato agente del Governo e delegato della Commissione tramite il cancelliere.
7. I dibattimenti si sono svolti in pubblico il giorno dieci, al Palazzo dei Diritti dell’uomo a Strasburgo. La Corte aveva tenuto immediatamente prima una riunione preparatoria.
Sono comparsi:
– per il Governo:
Il Sig. J. Niset, consigliere giuridico,
al ministero della Giustizia, agente,
Io E. Jakhian, avvocato, consigliere,;
– per la Commissione:
SIGG.. Il Sig. Melchior,
J. – C. Soyer, delegato,
Io A. – L. Fettweis, avvocato,
Io E. V. d. Sig., richiedente,
assistente dei delegati (articolo 29 ? 1, secondo frase, dell? ordinamento della Corte).
La Corte li ha ascoltati nelle loro dichiarazioni cos? come nelle loro risposte alle sue domande ed a quelle di alcuni suoi membri.
8. L? 11 e 22 febbraio, il cancelliere aveva ricevuto dal segretario della Commissione e dal Sig. Fettweis, secondo il caso, le domande del richiedente a titolo dell’articolo 50 (art. 50) della Convenzione e parecchi documenti. Da parte sua, l’agente del Governo ha fornito alla Corte delle informazioni complementari con due lettere che sono arrivate alla cancelleria l? 11 e 23 marzo 1983.
FATTI
I. LE CIRCOSTANZE DELLO SPECIFICO
9. Il richiedente, cittadino belga nato nel 1952, risiede ad Anversa dove esercita la professione di avvocato. Ammesso sull’elenco degli avvocati praticanti il 27 settembre 1976, apr? al primo colpo il suo proprio studio senza lavorare mai in quello di un collega; il suo “titolare” gli affid? per? delle pratiche per il trattamento dai quali gli vers? una certa rimunerazione.
Il Sig. V.d. M. ha finito il suo stage il 1 ottobre 1979 e ? iscritto da allora al quadro dell’ordine.
10. Il 31 luglio 1979, l’Ufficio di consultazione e di difesa del foro di Anversa lo design?, in applicazione dell’articolo 455 del codice giudiziale, per assistere un certo N. E., di nazionalit? del Gambia. Questo, fermato prima due giorni e sospettato di furto come di commercio e di detenzione di stupefacenti, aveva chiesto difatti, in virt? dell’articolo 184bis del codice di istruzione criminale, l’assistenza di un difensore d’ufficio.
11. Il 3 e 28 agosto 1979, il Sig. E. comparve dinnanzi alla camera del consiglio del tribunale di prima istanza di Anversa per sentir deliberare sul mantenimento del mandato di arresto conferito contro lui dal giudice istruttore. Questa conferm? suddetto incarico in ciascuna delle due riprese. Inoltre, aggiunse alle prevenzioni iniziali quella di porto pubblico di falso nome. Il Sig. E. interpose appello alle due ordinanze; la Camera del collocamento in accusa della Corte di appello di Anversa li conferm? rispettivamente il 14 agosto e 11 settembre.
Il 3 ottobre 1979, il tribunale di prima istanza condann? l’incolpato a sei mesi ed otto giorni di detenzione per furto, porto pubblico di falso nome e soggiorno illegale; lo prosciolse per il surplus. Su ricorso del condannato, la Corte di appello ridusse la durata della pena, il 12 novembre, a quella del carcere preventivo subita.
Nel corso di tutto il procedimento, il Sig. E. aveva beneficiato dei servizi del richiedente che stima avergli consacrato dalle diciassette alle diciotto ore di lavoro. Ricuper? la sua libert? il 17 dicembre 1979 in seguito ad un intervento del suo difensore presso il ministro della Giustizia; nel frattempo era rimasto al disposizione della polizia degli stranieri, ai fini dell?espulsione.
12. L’indomani, l’Ufficio di consultazione e di difesa inform? V. d. M. ? il cui stage era finito da pi? di due mesi e mezzo (paragrafo 9 sopra) – che lo sollevava dalla pratica e che la mancanza di denaro dell’interessato rendeva impossibile la tassazione della parcella e degli oneri. Questi ultimi ammontavano nell’occorrenza a 3.400 FB, ossia 250 FB per la costituzione della pratica, 1.800 FB per la corrispondenza, 1.300 FB per spostamenti alla prigione, al tribunale ed alla Corte di appello cos? come 50 FB di diritti di cancelleria per copia di un documento.
13. Il richiedente dichiara avere trattato durante il suo stage circa 250 cause di cui una cinquantina – che gli avrebbero chiesto circa 750 ore di lavoro – in qualit? di difensore d’ufficio. Il primo ed il secondo anno, i suoi redditi mensili netti prima d? imposta avrebbero raggiunto solamente 15.800 FB, per passare a 20.800 FB durante il terzo.
II. LA LEGISLAZIONE E LA PRATICA PERTINENTI
A. Generalit? sulla professione di avvocato in Belgio
14. Sebbene regolamentata dal legislatore a diversi riguardi, la professione di avvocato riveste in Belgio un carattere liberale; ai termini dell’articolo 444 del codice giudiziale, “gli avvocati esercitano liberamente il loro ministero per la difesa della giustizia e della verit?.”
15. In ciascuno dei ventisette distretti giudiziali del paese, esiste un Ordine degli avvocati; indipendente dal potere esecutivo, ha la personalit? giuridica di diritto pubblico ed il suo consiglio decide “senza appello” delle “iscrizioni al quadro ed allo stage” (articoli 430 e 432 dello stesso codice).
L’iscrizione al quadro presuppone il compimento di un stage che dura normalmente tre anni (articolo 434 e secondo capoverso degli articoli 435 e 456). Sotto riserva delle attribuzioni del consiglio generale dell’ordine nazionale, il consiglio dell’ordine determina gli obblighi dei praticanti (articoli 435 e 494). Consistono per l’essenziale in frequentare lo studio di un “principale”, assistere alle udienze, seguire delle conferenze destinate all’insegnamento delle regole professionali ed agli esercizi di arringa (articolo 456, terzo capoverso) e difendere le cause distribuite dall’ufficio di consultazione e di difesa (articolo 455). Il consiglio dell’ordine bada al rispetto di questi obblighi e pu?, all’occorrenza, prolungare lo stage “senza danno del diritto di rifiutare l’ammissione al quadro”; ogni praticante che non d? giustificazione, al pi? tardi dopo cinque anni, di aver assolto i suddetti obblighi pu? non essere inserito sull?elenco” (articolo 456, secondo e quarto capoverso,).
I praticanti godono in principio degli stessi diritti che i loro colleghi gi? iscritti al quadro. Non possono difendere per? n? dinnanzi alla Corte di cassazione n? dinnanzi al Consiglio di stato (articolo 439), non possono partecipare all’elezione del presidente del collegio degli avvocati e degli altri membri del consiglio dell’ordine (articolo 450) n? sostituire i giudici e gli ufficiali del ministero pubblico.
16. Col giuramento che presta dopo la fine del suo stage, l’avvocato si impegna in particolare a non “consigliare o difendere nessuna causa [che non riterr?] non giusto nella [sua] anima e coscienza” (articolo 429). Salvo le eccezioni predisposte dalla legge, per esempio all’articolo 728 del codice giudiziale ed all’articolo 295 del codice di istruzione criminale, gli avvocati – ivi compreso i praticanti – godono del monopolio di arringa (articolo 440 del codice giudiziale). Versano delle quote all’ordine (articolo 443) ed alla sicurezza sociale.
17. Il consiglio dell’ordine reprime o punisce “per via disciplinare le violazioni e le mancanze, senza danno per l?azione dei tribunali, se c’? luogo” (articolo 456, primo capoverso,). “E? a conoscenza delle cause disciplinari, all’intervento del presidente del collegio degli avvocati, o d? ufficio, o su querela, o sulle denunce scritte del procuratore generale” (articolo 457). “Pu?, seguendo il caso, avvertire, censurare, rimproverare, sospendere” per un anno al massimo, “cancellare dal quadro o dal’elenco dei praticanti” (articolo 460),.
Tanto un avvocato interessato che il procuratore generale possono attaccare una sentenza – di condanna o di assoluzione – resa cos? dinnanzi al consiglio di disciplina di appello competente (articoli 468 e 472). Questo “presiede a nome di un presidente” – il primo presidente della corte di appello o il presidente di camera da lui designato -, “a quattro assessori” – degli avvocati – “e a un segretario”, ossia un membro o vecchio membro di un consiglio dell’ordine; il procuratore generale, o il magistrato della sua procura che delega, “occupa il posto di pubblico ministero ” (articoli 473 e 475).
L’avvocato ne causa o il procuratore generale pu? deferire alla Corte di cassazione la decisione del consiglio di disciplina di appello (articolo 477).
B. Gli avvocati designati di ufficio
1. All’epoca dei fatti della causa
18. In Belgio come in molti altri Stati contraenti, una lunga tradizione vuole che il foro assuma la difesa dei bisognosi, all’occorrenza a titolo gratuito. All’epoca dei fatti, incombeva sul consiglio dell’ordine di prevedere “all’assistenza delle persone” a “redditi insufficienti” creando, secondo le modalit? stabilite da lui, un “ufficio di consultazione e di difesa” (articolo 455, primo capoverso, del codice giudiziale,). “Le cause manifestamente male fondate [non venivano] distribuite” (secondo capoverso dello stesso articolo) ma in materia penale l’ufficio di consultazione e di difesa doveva dotare di un difensore d’ufficio – o “pro Deo” – ogni imputato povero che lo chiedeva almeno tre giorni prima dell’udienza (articolo 184 bis del codice di istruzione criminale).
L’ufficio designava i difensori d’ufficio in virt? di un’attribuzione legale di questa competenza da parte dello stato dunque. Ad Anversa e Li?ge si procedeva con rotazione, a Bruxelles secondo le modalit? pi? flessibili. La sua scelta si portava quasi sempre su dei praticanti che, all’occorrenza, dovevano continuare a trattare anche le cause in questione dopo la fine dal loro stage, ci? che ? accaduto nello specifico (paragrafo 12 sopra). Capitava tuttavia – in meno del 1% dei casi ? che affidasse una pratica difficile ad un avvocato pi? esperto.
19. Nel suo terzo capoverso, l’articolo 455 del codice giudiziale obbligava i praticanti a “fare rapporto all’ufficio” di consultazione e di difesa “sugli zeli compiuti da essi nelle cause di cui [li aveva] incaricati”; queste cause assorbivano in media pressappoco un quarto del loro tempo, soprattutto al terzo anno. I fori non acconsentivano l?iscrizione al quadro che dopo un numero sufficiente di designazioni come avvocato pro Deo; quello di Anversa disponeva in materia di un margine di valutazione importante perch? l’ordinamento di stage non fissava n? un minimo n? un massimo.
I praticanti potevano invocare la “clausola di coscienza” dell’articolo 429 del codice giudiziale (paragrafo 16 sopra) o un motivo obiettivo di incompatibilit?. Un rifiuto non giustificato di occuparsi di cause che l’ufficio voleva assegnare loro li esponeva al rischio di vedere il consiglio dell’ordine prolungare la durata del loro stage – fino ad un massimale di cinque anni -, cancellare il loro nome dall’elenco dei praticanti o respingere la loro domanda di ammissione al quadro, e questo per difetto di compimento integrale dei loro obblighi (articolo 456, secondo e quarto capoversi,).
20. I difensori d’ufficio non avevano diritto n? ad una rimunerazione n? al rimborso dei loro oneri. Per?, l’ufficio di consultazione e di difesa poteva, “secondo le circostanze, (…) determinare l’importo dei versamenti” da operare da parte della parte assistita, a titolo o “di scorta preliminare” o “di parcella” (articolo 455, ultimo capoverso, del codice giudiziale,). In pratica, tali tassazioni avevano luogo in modo piuttosto eccezionale – in una causa su quattro circa, ad Anversa – e per di pi? i praticanti non riuscivano a percepire infatti che una frazione – nell’ordine di un terzo – delle somme cos? accordate.
2. La legge del 9 aprile 1980
21. La situazione descritta al paragrafo precedente ? cambiata su un punto dopo la fine lo stage del richiedente: una legge del 9 aprile 1980, “tendente a portare una soluzione parziale al problema dell’assistenza giudiziale ed a organizzare la rimunerazione degli avvocati praticanti incaricati dell’assistenza giudiziale”, ha modificato l’articolo 455. Ha, tra altri, inserito la seguente disposizione:
“Lo stato assegna all’avvocato praticante designato dall’ufficio di consultazione e di difesa un’indennit? in ragione delle prestazioni per il compimento delle quali la designazione ? stata fatta.
Il Re, dopo avere appreso il parere del consiglio generale dell’ordine nazionale degli avvocati, determina con un’ordinanza deliberata in consiglio dei ministri le condizioni di concessione, la tariffa e le modalit? di pagamento di questa indennit?.”
In certi casi, lo stato potr? perseguire contro l’assistito il recupero dell’indennit? concessa.
Suddetta legge non era retrotiva. Rimane inoltre, per il momento lettera morta perch? delle ragioni di ordine di bilancio hanno impedito fino qui di mettere in vigore l’ordinanza reale mirata all’articolo 455.
C. Designazione di ufficio, commissione di ufficio, assistenza giudiziale,
22. Importa non confondere la designazione di un difensore d’ufficio con due altre ipotesi spesso comprese anch?esse nella nozione di assistenza giudiziale:
– la “commissione di ufficio”, prescritta dalla legge in un certo numero di casi in cui si esige la presenza di un avvocato, a prescindere dalla questione delle risorse della persona di cui si tratta (articoli 446, secondo capoverso, e 480 del codice giudiziale, articolo 290 del codice di istruzione criminale, ecc.);
– “l’assistenza giudiziale” stricto sensu che “consiste in dispensare, in tutto o in parte, quelli che non dispongono dei redditi necessari per fare fronte anche agli oneri di un procedimento extragiudiziale, di pagare i diritti di bollo, di registrazione, di cancelleria e di spedizione e le altre spese che provoca”, cos? come a garantire loro “la gratuit? del ministero degli ufficiali pubblici e ministeriali” (articoli 664 e 699 del codice giudiziale).
D. Assistenza giudiziale ed ufficiali pubblici o ministeriali
23. I bisognosi chiamati a ricorrere ai servizi di notai, di ufficiali giudiziari o di avvocati alla Corte di cassazione possono sollecitare la designazione ( paragrafo 22), tramite l’ufficio di assistenza giudiziale, delle persone tenute a prestarsi loro gratuitamente (articoli 664, 665, 685 e 686 del codice giudiziale).
Lo stato rimborsa i loro oneri e sborsi (articolo 692) a queste, ma non versarloro nessuna rimunerazione salvo nel caso degli ufficiali giudiziari che percepiscono un stipendio uguale al quarto della loro parcella abituale (articolo 693).
PROCEDIMENTO DINNANZI ALLA COMMISSIONE
24. Nella sua richiesta del 7 marzo 198O alla Commissione (no 8919/80), il Sig. V. d. M. si lamentava della sua designazione, tramite l’ufficio di consultazione e di difesa di Anversa, per assistere il Sig. N. E.; la denunciava non in quanto tale, ma nella misura in cui un rifiuto l’avrebbe esposto alle sanzioni e per il fatto che non aveva avuto diritto a nessuna retribuzione n? al recupero dei suoi oneri. Vedeva in essa al tempo stesso sia un “lavoro forzato obbligatorio”, incompatibile con l’articolo 4 ? 2, art. 4-2, della Convenzione, che un trattamento contrario all’articolo 1 del Protocollo no 1 (P1-1). Si lamentava inoltre della discriminazione che esisterebbe in materia tra gli avvocati e certe altre professioni; secondo lui, infrangeva l’articolo 14 della Convenzione combinata con l’articolo 4, art. 14+4.
25. La Commissione ha considerato la richiesta il 17 marzo 1981. Nel suo rapporto del 3 marzo 1982 (articolo 31 della Convenzione) (art. 31) conclude alla mancanza di violazione
– dell’articolo 4 ? 2 (art. 4-2) della Convenzione per dieci voci contro quattro;
– dell’articolo 1 del Protocollo no 1 (P1-1) per nove voci contro cinque;
– dell’articolo 14 della Convenzione, composto coi due articoli precitati (art. 14+4-2, art. 14+P1-1) per sette voci contro sette, con la voce preponderante del presidente (articolo 18 ? 3 dell’ordinamento interno).
Suddetto rapporto rinchiude due opinioni dissidenti.
CONCLUSIONI PRESENTATE ALLA CORTE DAL GOVERNO
26. All’udienza del 22 febbraio 1983, il consiglio del Governo ha confermato in sostanza le conclusioni che figurano nell’esposto del 25 novembre 1982. Invitano la Corte a dire
“che il Sig. V.d. M. non ? stato vittima di nessuna violazione dei diritti garantiti dalla Convenzione europea di salvaguardia dei Diritti dell’uomo e delle Libert? fondamentali, e che la richiesta no 8919/80 introdotta da lui non ? di conseguenza fondata.”
IN DIRITTO
I. SULL’OGGETTO DELLA CONTROVERSIA
27. Il Sig. V. d. M. si lamenta al primo capo di essere stato chiamato a difendere il Sig. E. senza retribuzione e senza rimborso dei suoi oneri. Si tratta, ai suoi occhi, di un esempio tipico che ha scelto per denunciare la situazione imposta agli avvocati belgi, ed in particolare ai praticanti, in quanto alle cause pro Deo. Il richiedente menziona una cinquantina di altre designazioni analoghe, ma formalmente parlando le sue lagnanze non le riguardano.
In una causa generata da una richiesta “individuale” (articolo 25 della Convenzione) (art. 25) la Corte deve limitarsi per quanto possibile ad esaminare i problemi sollevati dal caso concreto di cui si trova investita. Gli elementi della pratica rivelano quindi che non si potrebbe valutare la designazione controversa sotto l’angolo della Convenzione senza ricollocarla nel contesto generale della legislazione belga applicabile all’epoca nel campo considerato, cos? come della pratica ivi relativa; i delegati della Commissione l’hanno sottolineato a buon diritto.
II. SULLA RESPONSABILIT? DELLO STATO BELGA
28. Dinnanzi alla Commissione poi nel suo esposto alla Corte, il Governo ha sostenuto che nessun testo legislativo o regolamentare non prescrive agli avvocati di accettare le missioni di cui vengono incaricati da un ufficio di consultazione e di difesa: il loro dovere di prestare i loro servizi ai bisognosi risulterebbe dalle semplici regole professionali liberamente adottate dai fori stessi. Lo stato belga non fisserebbe n? le modalit? n? gli effetti della designazione; pertanto, non dovrebbe rispondere degli attentati che il collocamento in opera di suddette regole potrebbero portare alle garanzie della Convenzione.
29. Richiedente e Commissione non sottoscrivono questa tesi che il consiglio del Governo non ha ripreso in arringa. Non raccoglie nemmeno l’adesione della Corte.
Allo sguardo della Convenzione, l’obbligo di accordare il beneficio dell’assistenza gratuita di un difensore d’ufficio si basa, in materia penale, sull’articolo 6 ? 3 c, (art. 6-3-ca9; in materia civile, costituisce talvolta uno dei mezzi per garantire il processo equo voluto dall’articolo 6 ? 1 (art. 6-1) (sentenza Airey del 9 ottobre 1979, serie A no 32, pp. 14-16, ? 26). Pesa su ogni Parte contraente. Lo stato belga – il Governo non lo contesta – l’assegna legalmente ai fori, prolungando cos? una situazione gi? vecchia: secondo l’articolo 455, primo capoverso, del codice giudiziale, i consigli dell’ordine dotano dell’assistenza alle persone a risorse insufficienti tramite l’instaurazione di uffici di consultazione e di difesa (paragrafo 18 sopra). Cos? come rileva il richiedente, non godono d ‘ “nessuna latitudine in quanto al principio stesso”: il legislatore “impone loro di imporre” ai membri del foro “la difesa dei bisognosi.” Simile soluzione non saprebbe sottrarre lo stato belga alle responsabilit? che sarebbero state le sue sul terreno della Convenzione se avesse preferito assumere coi suoi propri mezzi la gestione del sistema.
All’udienza, il Governo ha riconosciuto del resto che “l’obbligo”, per i praticanti, “di difendere le cause distribuite dall’ufficio di consultazione e di difesa” deriva dell’articolo 455 del codice giudiziale; al paragrafo 21 del suo esposto, aveva concesso gi? che la legge belga, non contemplando nessuno indennizzo a loro favore, ammette almeno implicitamente che essi debbano sopportare gli oneri generati dalla condotta delle cause in questione.
Del resto i fori belgi, associati all’esercizio del potere giudiziale, sono, nel rigoroso rispetto del principio fondamentale dell’indipendenza di cui hanno bisogno per liberarsi dal loro carico eminente nella societ?, sottoposti alle esigenze della legge. Questa determina il loro oggetto ed istituisce i loro organi; dota della personalit? giuridica di diritto pubblico ciascuno dei ventisette consigli locali dell’ordine come il consiglio generale dell’ordine nazionale (paragrafo 15 sopra).
30. Trovandosi impegnata dunque nello specifico la responsabilit? dello stato belga, c’? luogo di ricercare se ha rispettato le disposizioni della Convenzione e del Protocollo no 1 invocato dal Sig. V. d. M..
III. SULLA VIOLAZIONE ADDOTTA DELL’ARTICOLO 4 (ART. 4) CONSIDERATO ISOLATAMENTE,
31. Il richiedente afferma essersi dovuto dedicare ad un lavoro forzato o obbligatorio incompatibile con l’articolo 4 (art. 4) della Convenzione, secondo quale,
“1. (…)
2. Nessuno pu? essere costretto a compiere un lavoro forzato o obbligatorio.
3. Non ? considerato come ?lavoro forzato o obbligatorio ‘ al senso del presente articolo, art. 4,:
a) ogni lavoro richiesto normalmente da una persona sottoposta alla detenzione nelle condizioni previste dall’articolo 5 (art. 5) della Convenzione, o durante il suo collocamento in libert? condizionale;
b) ogni servizio di carattere militare o, nel caso degli obiettori di coscienza, nei paesi in cui l’obiezione di coscienza ? riconosciuta come legittima, (…) un altro servizio al posto del servizio militare obbligatorio;
c) ogni servizio richiesto nel caso di crisi o di calamit? che minacciano la vita o il benessere della comunit?;
d) ogni lavoro o servizio che fa parte degli obblighi civici normali.”
Quattro membri della Commissione stimano che ? stato proprio cos?, ma una maggioranza di dieci dei loro colleghi arriva alla conclusione contraria. Da parte sua, il Governo sostiene in ordine principale che il lavoro controverso non rivestiva o un carattere “forzato obbligatorio”, in ordine sussidiario che formava “parte dagli obblighi civici normali” dell’interessato.
32. Il testo precitato non precisa ci? che bisogna intendere per “lavoro forzato o obbligatorio” ed i diversi documenti del Consiglio dell’Europa da dove viene generato non danno neanche indicazioni su questo punto.
Cos? come rilevano Commissione e Governo, i redattori della Convenzione europea – sull’esempio di quelli dell’articolo 8 del progetto di Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici – si sono all’evidenza ispirati, in larga misura, a un trattato anteriore dell’organizzazione internazionale del Lavoro: la Convenzione no 29 concernente il lavoro forzato od obbligatorio.
Adottata il 28 giugno 1930, entrata in vigore il 1 maggio 1932 e modificata – nelle sue clausole finali – nel 1946, imponeva agli Stati di “annullare al pi? presto l’impiego del lavoro forzato od obbligatorio sotto tutte le sue forme possibili” (articolo 1 ? 1); li autorizzava a ricorrervi durante un “periodo transitorio”, nell’attesa di simile “soppressione totale”, ma “unicamente per i fini pubblici ed in via eccezionale, nelle condizioni e con le garanzie stipulate” dagli articoli 4 e seguenti ( articolo 1 ? 2). All’origine, mirava principalmente ad impedire lo sfruttamento della mano d?opera nelle colonie, ancora numerose all’epoca. La Convenzione no 105 del 25 giugno 1957, entrata in vigore il 17 gennaio 1959, l’ha completata prescrivendo “l’abolizione immediata e completa del lavoro forzato od obbligatorio” in certi casi enumerati.
La Convenzione europea, proibisce in modo a generale ed assoluto il lavoro forzato od obbligatorio, sotto riserva del paragrafo 3 del suo articolo 4 (art. 4-3).
La Corte prende tuttavia in conto suddette convenzioni dell’O.I.T. – che legano la quasi -totalit? degli Stati membri del Consiglio dell’Europa tra cui il Belgio – e specialmente la prima di esse. Esiste un’analogia sorprendente difatti, e che non ? fortuita, tra i paragrafi 3 dell’articolo 4, art. 4-3, della Convenzione europea ed il paragrafo 2 dell’articolo 2 della Convenzione no 29. Ora il paragrafo 1 dello stesso articolo precisa che ?ai fini” di questa ultima, l’espressione “lavoro forzato od obbligatorio” designa “ogni lavoro o servizio richiesto ad un individuo sotto la minaccia di una pena qualsiasi e per il quale suddetto individuo non si ? offerto nel suo pieno gradimento.” Questa definizione pu? fornire un punto di partenza per interpretare l’articolo 4 (art. 4) della Convenzione europea. Ancora importa di non perdere di vista n? i caratteri privati di questa n? la sua natura di strumento vivente che deve leggersi “alla luce delle concezioni che prevalgono negli Stati democratici” oggigiorno (vedere, tra altri, la sentenza Guzzardi del 6 novembre 1980, serie A no 39, p. 34, ? 95).
33. Un punto non ha suscitato discussione tra le parti a confronto: i servizi resi dal Sig. V. d. M. al Sig. E. si analizzavano in un “lavoro” allo sguardo dell’articolo 4 ? 2 (art. 4-2). Probabilmente si utilizza frequentemente il termine inglese “labour” al senso ristretto di lavoro manuale, ma ha anche l’accezione larga della parola francese “lavoro” e questo ? quello che decide di considerare nell’occorrenza. La Corte ne d? per prova la definizione inserita all’articolo 2 ? 1 della Convenzione no 29 (“ogni lavoro o servizio”, “all work or service?) l’articolo 4 ? 3 d, (art. 4-3-d,) della Convenzione europea (“ogni lavoro o servizio”, “any work or service”) e la denominazione stessa dell’O.I.T. , Internazionale Labour Organizzazione le cui attivit? non si limitano per niente alla tenuta del lavoro manuale.
34. Resta da sapere se c’? stato lavoro “forzato od obbligatorio.” Il primo di questi aggettivi menziona l’idea di una costrizione, fisica o giuridica che ? mancata di certo nello specifico. In quanto al secondo, non pu? mirare un obbligo giuridico qualsiasi. Per esempio, un lavoro da eseguire in virt? di un contratto concluso liberamente non potrebbe ricadere sotto l’influenza dell’articolo 4 (art. 4) per il solo fatto che uno dei due contraenti si ? impegnato verso altro a compierlo e si esponeva alle sanzioni se non avesse onorato la sua firma; la minoranza della Commissione raggiunge la maggioranza su questo punto. Deve trattarsi di un lavoro “richiesto sotto la minaccia di una pena qualsiasi” e, ini pi?, contrario alla volont? dell’interessato per che questo non si ? offerto a suo pieno gradimento.”
35. La definizione che figura all’articolo 2 paragrafo 1 della Convenzione no 29 dell’O.I.T. porta la Corte ad essere incerta da prima sull’esistenza, nello specifico, della “la minaccia di una pena qualsiasi”.
Se Il Sig. V. d. M. avesse rifiutato, senza ragione valida, di garantire la difesa del Sig. E., non sarebbe incorso in nessuna sanzione di carattere penale. In compenso, avrebbe rischiato di vedere il consiglio dell’ordine cancellare il suo nome dall’elenco dei praticanti o respingere la sua domanda di iscrizione al quadro (paragrafo 19 sopra) prospettive abbastanza temibili da potere costituire “la minaccia di una pena” avuta riguardo all’aggettivo “qualsiasi” cos? come alla dottrina dell’O.I.T. in materia (“Abolizione del lavoro forzato”, Studio di insieme della Commissione dei periti per l’applicazione delle convenzioni e raccomandazioni, 1979, paragrafo 21).
36. C’? luogo di ricercare poi se il richiedente non “si era offerto nel suo pieno gradimento” a fornire il lavoro in questione.
Secondo la maggioranza della Commissione, prima aveva acconsentito alla situazione di cui si lamenta e dunque “non ha diritto” a denunciarla oggi. Al momento di intraprendere la carriera, il futuro avvocato si sarebbe dedicato “ad un tipo di bilancio prospettico”: avrebbe soppesato i pro ed i contro, avrebbe messo “a confronto i vantaggi” della professione e le “soggezioni” che comprende. Ora queste sarebbero nell’occorrenza “perfettamente prevedibili” per lui perch? sarebbe a conoscenza sia del principio sia dell?entit? degli obblighi, “plafonati” in numero, circa quattordici pratiche per anno, e nel tempo, la durata dello stage che gli spetta in materia di difesa gratuita. Avrebbe anche consapevolezza della loro contropartita: la libert? di cui godr? nel compimento del suo compito e l’occasione di familiarizzare con la vita del palazzo di Giustizia e sul come “conquistare una clientela pagante.” Uno dei tratti distintivi del lavoro obbligatorio mancherebbe di conseguenza, il che basterebbe a provare la mancanza di violazione dell’articolo 4 ? 2 (art. 4-2).
Sostenuta dal Governo, questa tesi riflette un aspetto della verit?; la Corte non potrebbe tuttavia assegnargli un peso decisivo. Indiscutibilmente, il Sig. V. d.M. aveva scelto la professione di avvocato che riveste in Belgio un carattere liberale e della quale sapeva che lo statuto gli avrebbe imposto, conformemente ad una lunga tradizione, di difendere talvolta senza rimunerazione e senza rimborso dei suoi oneri. Tuttavia, gli occorreva sottoscrivere questa esigenza, nel suo pieno gradimento o meno, per aderire al foro ed il suo assenso era determinato dalle modalit? normali di esercizio della professione all’epoca. Non si potrebbe perdere neanche di vista che si trattava dell’accettazione di un statuto di natura generale.
Da solo, l’accordo preliminare dell’interessato non autorizza a concludere dunque che gli obblighi del Sig. V. d. M. a titolo dell’assistenza giudiziale non costituivano un lavoro obbligatorio allo sguardo dell’articolo 4 ? 2 (art. 4-2) della Convenzione. Anche altri elementi devono entrare necessariamente in fila di conto.
37. Sulla base di una sua giurisprudenza che risale al 1963, decisione sull’ammissibilit? della richiesta no 1468/62 (Iversen contro la Norvegia, Elenco della Convenzione, vol. 6, pp. 327-329) e confermata da allora da lei, la Commissione esprime l’opinione che non c’? lavoro forzato od obbligatorio, al senso dell’articolo 4 ? 2 (art. 4-2,) della Convenzione europea, senza la riunione di due condizioni cumulative,: non solo il lavoro dovrebbe essere compiuto contro il gradimento dell’interessato, ma occorrerebbe per di pi? che l’obbligo di fornire rivesti un carattere “ingiusto” o “oppressivo” o che la sua esecuzione rappresenti “una prova eludibile”, in altri termini “inutilmente faticoso” o “un po’ vessatorio.” Dopo avere studiato la domanda “con sovrabbondanza di diritto”, la Commissione conclude alla maggioranza che la seconda condizione non si trova pi? realizzata che la prima.
La Corte rileva che il secondo criterio cos? applicato non appare all’articolo 2 ? 1 della Convenzione no 29 dell’O.I.T. Si libera piuttosto dagli articoli 4 e seguenti di questa che non riguarda la nozione di lavoro forzato od obbligatorio ma fissa le modalit? da rispettare per potere esigere simile lavoro durante il periodo transitorio predisposto dall’articolo 1 ? 2 (“I.L.O. – internal minute – January 1966”, paragrafo 2).
Comunque sia, la Corte opta per un passo differente: dopo avere constatato l’esistenza di un rischio analogo a “la minaccia di una pena” (paragrafo 35 sopra) poi il valore relativo dell’argomento derivato dal “consenso preliminare” del richiedente (paragrafo 36 sopra) prende in conto l’insieme delle circostanze della causa, sotto l’angolo delle preoccupazioni che sottendono l’articolo 4 (art. 4) della Convenzione europea, per determinare se il servizio esatto dal Sig. V. d. M. ricade sotto l’influenza dell’interdizione del lavoro obbligatorio. Potrebbe andare cos? di un servizio da fornire per aderire ad una data professione, se imponesse un fardello a questo punto eccessivo, o fuori proporzione rispetto ai vantaggi legati all’esercizio futuro di questa, tale che l’interessato non potrebbe passare per essersi in anticipo “offerto nel suo pieno gradimento” a compierlo; tale potrebbe essere il caso, per esempio, di un compito estraneo a suddetta professione.
38. La struttura dell’articolo 4 (art. 4) si rivela illuminante su questo punto. Il paragrafo 3 (art. 4-3) non ha per ruolo l?autorizzazione a “limitare” l’esercizio del diritto garantito dal paragrafo 2 8art. 4-2) ma di “delimitare” il contenuto di questo stesso diritto: forma un tutto col paragrafo 2 (art. 4-2) e menziona ci? che “non ? considerato” come “lavoro forzato od obbligatorio”, ci? che questi termini non inglobano (“shall not include”). Contribuisce in questo modo all’interpretazione del paragrafo 2 (art. 4-2).
Ora i suoi quattro capoversi (l’art. 4-3-a, art. 4-3-b, art. 4-3-c, art. 4-3-d) con la loro diversit?, si fondano sulle idee principali di interesse generale, di solidariet? sociale e di normalit?. L’ultimo di essi, il capoverso d, (art. 4-3-d ) che si allontana dalla nozione di lavoro forzato od obbligatorio “ogni lavoro o servizio che si forma a partire dagli obblighi civici normali”, riveste un’importanza speciale nel contesto della causa.
39. Esaminata alla luce delle riflessioni che precedono, la situazione controversa si distingue per parecchi aspetti ai quali corrispondono anche elementi di valutazione.
I servizi da prestare non uscivano della cornice delle attivit? normali di un avvocato; non differivano dai compiti usuali dei membri del foro n? per la loro natura, n? per una restrizione alla libert? nel trattamento della pratica.
In secondo luogo, trovavano una contropartita nei vantaggi legati alla professione tra i quali il monopolio professionale di arringa e di rappresentanza di cui gli avvocati godono in Belgio come in parecchi altri paesi (paragrafo 16 sopra); le eccezioni segnalate dal richiedente,(bidem) non svuotano la regola della sua sostanza.
In pi?, suddetti servizi concorrevano alla formazione professionale del Sig.e V. d. M. e allo stesso titolo che le cause di cui doveva occuparsi su richiesta dei suoi clienti paganti o del suo principale di stage. Gli davano l’occasione di allargare la sua esperienza e di aumentare la sua notoriet?. In questo senso, l’interesse generale che figurava in primo piano si duplicava di un certo profitto personale.
Del resto, l’obbligo contro il quale insorge V. d. M. costituiva un mezzo peri garantire al Sig. E. il beneficio dell’articolo 6 ? 3 c, (art. 6-3-c) della Convenzione. In questa misura, si basava su un’idea di solidariet? sociale e non potrebbe passare per irragionevole. Per questo rientrava anche, in una cornice comparabile nella campo dei “obblighi civici normali” menzionati 4 ? all’articolo 3 d, (art. 4-3-d). La Corte non deve qui pronunciarsi sull’esattezza della tesi della minoranza della Commissione secondo la quale l’attribuzione quasi sistematica delle cause pro Deo agli avvocati praticanti rischia di non conciliarsi interamente con la necessit? di un’assistenza giudiziale effettiva ai giudicabile indigenti (sentenza Artico del 13 maggio 1980, serie A no 37, pp. 15-16, ? 33).
Infine, il richiedente non si ? visto imporre un fardello sproporzionato. Secondo le sue proprie indicazioni, la difesa del Sig. E. gli ha preso solamente diciassette o diciotto ore (paragrafo 11 sopra. Anche se il si aggiunge le altre designazioni di cui ha fatto l’oggetto durante il suo stage – una cinquantina in tre anni, o pressappoco le sette cento cinquanta al totale secondo lui, paragrafo 13 sopra) -, si constata che gli restava abbastanza tempo per il suo lavoro rimunerato, due cento procedimenti circa.
40. Anche se il richiedente non attacca suddetto obbligo nel suo principio; si limita a denunciarne due delle modalit? di esecuzione, la mancanza di parcella e pi? ancora il difetto di rimborso degli oneri (paragrafi 12, 20 e 24 sopra). Stima ingiusto – e la minoranza della Commissione con lui – di affidare la difesa gratuita dei cittadini pi? bisognosi agli avvocati praticanti dotati loro stessi di risorse insufficienti, di obbligarli a sopportare il costo di un servizio pubblico istituito dalla legge. Segnala che gi? da molto i decani successivi dell’ordine nazionale degli avvocati del Belgio giudicano inammissibile simile situazione.
Da parte sua, il Governo riconosce che la pratica incriminata si ispirava oramai ad un “paternalismo” “desueto.” Afferma che se il Belgio ha tardato a “tentare”, con la legge del 9 aprile 1980 (paragrafo 21 sopra) “di mettersi” in materia “al livello di altri Stati, particolarmente europei”, questo ? in ragione dell’atteggiamento tradizionale di una professione gelosa della sua indipendenza: fino in un recente passato, il foro considerava con “diffidenza” il pagamento dei praticanti da parte dello stato perch? l’idea di una tariffazione della parcella per via di autorit? gli ispirava un’ostilit? innata.
La maggioranza della Commissione non tralascia, neanche lei , di trovare spiacevole un regime giuridico compatibile, ai suoi occhi, con l’articolo 4 (art. 4) ma che avrebbe cessato di corrispondere “alle esigenze della vita presente.” Sottolineando che se si retribuisse i praticanti la loro formazione professionale non ne soffrirebbe, si augura una pronta applicazione effettiva della legge del 9 aprile 1980.
La Corte non trascura per niente questo aspetto del problema. Sebbene un lavoro rimunerato possa anche egli rivestire un carattere forzato od obbligatorio, il difetto di rimunerazione e di rimborso degli oneri costituisce un elemento da considerare sotto l’angolo della normalit? o della proporzionalit?. A questo riguardo, c’? luogo di notare che le legislazioni rispettive di numerosi Stati contraenti si sono evolute o si evolvono , sebbene in differenti gradi , verso l?adozione presa dal Tesoro pubblico dell’indennizzo degli avvocati o avvocati praticanti designati per assistere i giudicabile indigenti. La legge belga del 9 aprile 1980 offre un esempio di questa tendenza; quando si sar? inserita nei fatti, dovrebbe provocare un miglioramento sensibile senza minacciare per tanto l’indipendenza del foro.
All’epoca, la situazione controversa presentava certo per il Sig. V. d.M. alcuni inconvenienti che risultano dal difetto di rimunerazione e di rimborso degli oneri, ma andavano di pari passo coi vantaggi (paragrafo 39 sopra) e non appaiono smisurati: il richiedente non si ? visto imporre un fardello di lavoro sproporzionato, (ibidem) e l’importo degli oneri direttamente causati dalle cause in questione si rivela relativamente debole (paragrafo 12 sopra).
La Corte ricorda che l’interessato aveva intrapreso volontariamente la professione di avvocato conoscendo la pratica in causa. In queste condizioni, solo un squilibrio considerevole ed irragionevole tra gli scopi perseguiti – aderire al foro – e gli obblighi assunti per raggiungerlo potrebbe giustificare la conclusione che i servizi esatti dal Sig. V. d. M. a titolo dell’assistenza giudiziale rivestivano un carattere obbligatorio malgrado il suo consenso. Pari squilibrio non risulta dagli elementi della pratica, nonostante la mancanza – bene poco soddisfacente in s? – di retribuzione e di rimborso degli oneri.
Avuto riguardo, inoltre, alle concezioni ancora largamente diffuse in Belgio ed in altre societ? democratiche, non si trattava di un lavoro obbligatorio al senso dell’articolo 4 ? 2 dunque,a(rt. 4-2,)della Convenzione.
41. Questa conclusione dispensa la Corte di ricercare se il lavoro in questione attingeva comunque una giustificazione nell’articolo 4 ? 3 d, (art. 4-3-d) in quanto tale, e specialmente se la nozione di “obblighi civici normali” si estende agli obblighi che pesano su una data categoria di cittadini, in funzione del posto che occupano o del ruolo che spetta loro nella comunit?.
IV. SULLA VIOLAZIONE ADDOTTA DELL’ARTICOLO 14 DELLA CONVENZIONE (COMBINATOCON L’ARTICOLO 4, ART. 14+4)
42. Il richiedente invoca anche, in combinazione con l’articolo 4, l’articolo 14 (art. 14+4) ai termini del quale
“Il godimento dei diritti e libert? riconosciuti nella Convenzione deve essere garantito, senza distinzione nessuna, fondata in particolare sul sesso, la razza, il colore, la lingua, la religione, gli opinioni politici od ogni altra opinione, l’origine nazionale o sociale, l’appartenenza ad una minoranza nazionale, il patrimonio, la nascita o tutta altra situazione.”
43. L’articolo 14 (art. 14) completa le altre clausole normative della Convenzione e dei Protocolli; la sua incomprensione che non presuppone la loro, pu? entrare in gioco in modo autonomo. Invece, non ha esistenza indipendente poich? vale unicamente per “il godimento dei diritti e libert?” che garantiscono (vedere in particolare la sentenza Marckx del 13 giugno 1979) serie A no 31, pp. 15-16, ? 32). Siccome la Corte non ha constatato nell’occorrenza nessun lavoro forzato od obbligatorio al senso dell’articolo 4,(art. 4,) decide di chiedersi se la materia della controversia non sfugga interamente all’impero di questo testo e, di conseguenza, dell’articolo 14 (art. 14). Pari ragionamento cozzerebbe tuttavia contro un’obiezione pi? grande. Tra i criteri che servono a delimitare la nozione di lavoro obbligatorio raffigura l’idea di normalit? (paragrafo 38 sopra). Ora un lavoro normale in s? pu? rivelarsi anormale se la discriminazione presiede la scelta dei gruppi o individui tenuti a fornirlo, ci? che afferma precisamente l’interessato.
Non c’? dunque luogo di allontanare nello specifico l’applicabilit? dell’articolo 14 (art. 14) del resto non contestato dal Governo.
44. In un esposto del 27 ottobre 1980 alla Commissione, il Sig. V. d. M. ha dichiarato non lamentarsi di una discriminazione tra avvocati praticanti ed avvocati iscritti al quadro. Non ha cambiato atteggiamento dinnanzi alla Corte; questa non crede dovere esaminare la domanda di ufficio.
45. Secondo il Sig. V. d. M, in compenso, gli avvocati belgi subiscono nel campo considerato un trattamento pi? sfavorevole che i membri di tutta una serie di altre professioni. Nelle cause di assistenza giudiziale, lo stato rimunera giudici e cancellieri, paga gli emolumenti degli interpreti (articoli 184bis del codice di istruzione criminale e 691 del codice giudiziale) ed avanza, “allo sgravio dell’assistito”, “gli oneri di trasporto e di soggiorno dei magistrati, ufficiali pubblici o ministeriali, gli oneri e parcella dei periti, le tasse dei testimoni, gli sborsi ed il quarto degli stipendi degli ufficiali giudiziari di giustizia, cos? come gli sborsi degli altri ufficiali pubblici o ministeriali” (articolo 692 del codice giudiziale e paragrafo 23 sopra.) Dal loro lato, i medici, veterinari, farmacisti e dentisti non devono prestare gratuitamente i loro servizi ai bisognosi. Ci sarebbero quindi disuguaglianze arbitrarie, perch? prive di “giustificazione obiettiva e ragionevole” (sentenza del 23 luglio 1968 nella causa “linguistica belga”, serie A no 6, p. 34, ? 10); andrebbero contro gli articoli 14 e 4 (art. 14+4) combinati. La minoranza della Commissione condivide questa opinione, almeno in larga misura.
46. L’articolo 14 (art. 14) protegge contro ogni discriminazione gli individui posti in situazioni analoghe (sentenza Marckx precitata, serie A no 31, p. 15, ? 32). Ora esiste tra i fori e le diverse professioni enumerate dall’interessato, ivi compreso anche le professioni giudiziali e paragiudiziarie, delle differenze fondamentali che Governo e maggioranza della Commissione sottolineano a buon diritto,: differenze in quanto allo statuto, alle condizioni di accesso alla carriera, alla natura delle funzioni, alle loro modalit? di esercizio,ecc. Gli elementi di cui dispone la Corte non rivelano similitudine tra le situazioni disparate di cui si tratta: ciascuna di esse si distingue per un insieme di diritti e di obblighi per cui appare artificiale isolare un aspetto dato.
Sulla base delle lagnanze del richiedente, la Corte non vede di violazione degli articoli 14 e 4 combinati dunque, art. 14+4.
V. SULLA VIOLAZIONE ADDOTTA DELL’ARTICOLO 1 DEL PROTOCOLLO NO 1 (P1-1)
47. Il Sig. V. d. M. infine deriva argomento dall’articolo 1 del Protocollo no 1 (P1-1), secondo il quale,
“Ogni persona fisica o giuridica ha diritto al rispetto dei suoi beni. Nessuno pu? essere privato della sua propriet? che a causa di utilit? pubblica e nelle condizioni previste dalla legge ed i principi generali del diritto internazionale.
Le disposizioni precedenti non recano offesa al diritto che possiedono gli Stati di mettere in vigore le leggi che giudicano necessarie per regolamentare l’uso dei beni conformemente all’interesse generale o per garantire il pagamento delle imposte o di altri contributi o delle multe.”
48. La sua tesi non resiste all’esame nella misura in cui riguarda la mancanza di rimunerazione. Il testo precitato si limita a consacrare il diritto di ciascuno al rispetto dei “suoi” beni; non vale di conseguenza che per i beni reali (vedere, mutatis mutandis, la sentenza Marckx precitata, serie A no 31, p. 23, ? 50). Ora l’ufficio di consultazione e di difesa del foro di Anversa ha constatato, il 18 dicembre 1979, che la mancanza di denaro del Sig. E. impediva la tassazione di parcella (paragrafo 12 sopra). Ne bisogna dedurre, con la Commissione unanime che nessun credito ? nato mai a questo riguardo nel capo del richiedente.
Pertanto, l’articolo 1 del Protocollo no 1 (P1-1) non trova qui ad applicarsi, isolatamente o congiuntamente all’articolo 14 (art. 14+P1-1) della Convenzione; l’interessato non ha del resto invocato questo ultimo che in combinazione con l’articolo 4 (art. 14+4).
49. Il problema non si porne negli stessi termini per il non-rimborso degli oneri: a questo riguardo, il Sig. V. d. M. ha dovuto prelevare certe somme dalle sue risorse proprie (paragrafo 12 sopra).
Ci? non basta tuttavia per concludere all’applicabilit? dell’articolo 1 del Protocollo no 1 (P1-1).
In alcuni casi, un dovere prescritto dalla legge provoca certe spese per quello che deve sdebitarsi. Se si considerava che l’imposizione di dovere allo stesso modo costituisca in s? un’ingerenza nella propriet? allo sguardo dell’articolo 1 del Protocollo no 1 (P1-1), si darebbe a questo testo un’interpretazione estensiva che supera il suo scopo ed il suo oggetto.
La Corte non vede motivi validi di pensare diversamente nello specifico.
Gli oneri di cui si tratta risultavano, per il SIg. V. d.M., dall’assistenza prestata da lui ai clienti pro Deo. Sebbene non essendo per nulla niente di irrisorie (epiteto che conferisce loro il Governo), si rivelano relativamente deboli e derivavano dall’obbligo di compiere un lavoro compatibile con l’articolo 4 (art. 4) della Convenzione.
L’articolo 1 del Protocollo no 1 (P1-1) non entra dunque neanche sotto questo aspetto in fila di conto, solo o in collegamento con l’articolo 14 (art. 14+P1-1) della Convenzione.
PER QUESTI MOTIVI, LA CORTE, ALL’UNANIMIT?,
Stabilisce che non c?? stata violazione n? dell’articolo 4(art. 4) della Convenzione, considerati isolatamente o combinati con l’articolo 14 (art. 14+4) n? dell’articolo 1 del Protocollo no 1 (P1-1).
Reso in francese ed in inglese, il testo francese facente fede, al Palazzo dei Diritti dell’uomo a Strasburgo, il ventitre novembre mille nove cento ottantatre.
Gerardo WIARDA
Presidente
Marc-Andr? EISSEN
Cancelliere
Alla presente sentenza si trova unita, conformemente agli articoli 51 ? 2, art. 51-2, della Convenzione e 50 ? 2 dell’ordinamento, l’esposizione dell’opinione separata, concordante, del Sig. Th?r Vilhj?lmsson, approvata dalla Sig.ra Bindschedler-Robert ed dal Sig. Matscher.
G. W.
SIG. – A. E.

OPINIONE CONCORDANTE DEL SIG. TH?R VILHJ?LMSSON, APPROVATA DALLA SIG.RA BINDSCHEDLER-ROBERT ED DAL SIG. MATSCHER,
(Traduzione)
A mio parere, il Sig. v, d, M, pu? lamentarsi di un’ingerenza dell’autorit? pubblica nel suo diritto di propriet?, ma solamente in quanto al non-rimborso dei suoi oneri. A questo riguardo, rilevo che ha dovuto assumere le spese in questione in seguito ad un obbligo giuridico che gli imponeva lo stato. Secondo me, l’articolo 1 del Protocollo no 1 (P1-1) entra in fila di conto su questo punto dunque.
Una violazione del “diritto al rispetto dei suoi beni”, come lo garantisce la prima frase del primo capoverso, non mi sembra tuttavia costituita. Due ragioni mi conducono a questa conclusione. Innanzitutto, gli importi in causa, senza meritare l’epiteto di “irrisori” che conferisce loro il Governo, non erano esorbitanti. In secondo luogo, il richiedente lavorava come praticante per aderire al foro. Doveva conoscere il sistema dello stage prima di intraprendere la professione. Se suddetto sistema presentava indubbiamente per lui degli inconvenienti cos? come dei vantaggi, occorre nell’occorrenza considerarli in blocco. Ora, ai miei occhi, gli inconvenienti non prevalevano sui vantaggi al punto che si possa constatare una violazione. Perci? ho votato per la non-violazione dell’articolo 1 del Protocollo no 1 (P1-1).
Nota della cancelleria: Si tratta dell’ordinamento applicabile all’epoca dell’introduzione dell’istanza. Un nuovo testo entrato in vigore il 1 gennaio 1983 l’ha sostituito, ma solamente per le cause portate dinnanzi alla Corte dopo questa data.

CAUSA GOLDER C. REGNO UNITO

SENTENZA TYRER C. REGNO UNITO

SENTENZA VAN DER MUSSELE C. BELGIO

SENTENZA VAN DER MUSSELE C. BELGIO

SENTENZA VAN DER MUSSELE C. BELGIO
OPINIONE CONCORDANTE DEL SIG. TH?R VILHJ?LMSSON, APPROVATA CON LA SIG.RA BINDSCHEDLER-ROBERT ED IL SIG. MATSCHER,

Testo Tradotto

Conclusion Non-violation de l’Art. 4 ; Non-violation de l’Art. 14+4 ; Non-violation de P1-1
COUR (PL?NI?RE)
AFFAIRE VAN DER MUSSELE c. BELGIQUE
(Requ?te no 8919/80)
ARR?T
STRASBOURG
23 novembre 1983

En l?affaire Van der Mussele,
La Cour europ?enne des Droits de l?Homme, statuant en s?ance pl?ni?re par application de l?article 48 de son r?glement* et compos?e des juges dont le nom suit:
MM. G. Wiarda, pr?sident,
R. Ryssdal,
Th?r Vilhj?lmsson,
W. Ganshof van der Meersch,
Mme D. Bindschedler-Robert,
MM. D. Evrigenis,
G. Lagergren,
L. Liesch,
F. G?lc?kl?,
F. Matscher,
E. Garc?a de Enterr?a,
L.-E. Pettiti,
B. Walsh,
Sir Vincent Evans,
MM. C. Russo,
J. Gersing,
ainsi que de MM. M.-A. Eissen, greffier, et H. Petzold, greffier adjoint,
Apr?s avoir d?lib?r? en chambre du conseil les 23 et 24 f?vrier, puis les 26 et 27 octobre 1983,
Rend l?arr?t que voici, adopt? ? cette derni?re date:
PROCEDURE
1. L?affaire a ?t? d?f?r?e ? la Cour par la Commission europ?enne des Droits de l?Homme (“la Commission”). A son origine se trouve une requ?te (no 8919/80) dirig?e contre le Royaume de Belgique et dont un ressortissant de cet ?tat, M. E. V. d. M., avait saisi la Commission le 7 mars 1980 en vertu de l?article 25 (art. 25) de la Convention de sauvegarde des Droits de l?Homme et des Libert?s fondamentales (“la Convention”).
2. La demande de la Commission a ?t? d?pos?e au greffe de la Cour le 19 juillet 1982, dans le d?lai de trois mois ouvert par les articles 32 ? 1 et 47 (art. 32-1, art. 47). Elle renvoie aux articles 44 et 48 (art. 44, art. 48) ainsi qu?? la d?claration du Royaume de Belgique reconnaissant la juridiction obligatoire de la Cour (article 46) (art. 46). Elle a pour objet d?obtenir une d?cision sur le point de savoir s?il y a eu ou non, de la part de l??tat d?fendeur, manquement aux obligations lui incombant aux termes des articles 4 ? 2 de la Convention et 1 du Protocole no 1 consid?r?s isol?ment (art. 4-2, P1-1) ou combin?s avec l?article 14 (art. 14+4-2, art. 14+P1-1) de la premi?re.
3. La chambre de sept juges ? constituer comprenait de plein droit M. W. Ganshof van der Meersch, juge ?lu de nationalit? belge (article 43 de la Convention) (art. 43), et M. G. Wiarda, pr?sident de la Cour (article 21 ? 3 b) du r?glement). Le 13 ao?t 1982, celui-ci en a d?sign? par tirage au sort les cinq autres membres, ? savoir MM. M. Zekia, Th?r Vilhj?lmsson, G. Lagergren, J. Pinheiro Farinha et E. Garc?a de Enterr?a, en pr?sence du greffier (articles 43 in fine de la Convention et 21 ? 4 du r?glement) (art. 43).
4. Ayant assum? la pr?sidence de la Chambre (article 21 ? 5 du r?glement), M. Wiarda a recueilli par l?interm?diaire du greffier l?opinion de l?agent du gouvernement belge (“le Gouvernement”), de m?me que celle des d?l?gu?s de la Commission, au sujet de la proc?dure ? suivre. Le 25 ao?t, il a d?cid? que l?agent aurait jusqu?au 25 novembre pour pr?senter un m?moire auquel les d?l?gu?s pourraient r?pondre par ?crit dans les deux mois du jour o? le greffier le leur aurait communiqu?.
5. Le 28 septembre 1982, la Chambre a r?solu de se dessaisir avec effet imm?diat au profit de la Cour pl?ni?re (article 48 du r?glement).
6. Le m?moire du Gouvernement est parvenu au greffe le 29 novembre. Le 20 janvier 1983, le secr?taire de la Commission a inform? le greffier que les d?l?gu?s formuleraient leurs propres observations lors des audiences. Le m?me jour, le pr?sident a fix? la date de celles-ci au 22 f?vrier apr?s avoir consult? agent du Gouvernement et d?l?gu?s de la Commission par l?interm?diaire du greffier.
7. Les d?bats se sont d?roul?s en public le jour dit, au Palais des Droits de l?Homme ? Strasbourg. La Cour avait tenu imm?diatement auparavant une r?union pr?paratoire.
Ont comparu:
– pour le Gouvernement:
M. J. Niset, conseiller juridique
au minist?re de la Justice, agent,
Me E. Jakhian, avocat, conseil;
– pour la Commission:
MM. M. Melchior,
J.-C. Soyer, d?l?gu?s,
Me A.-L. Fettweis, avocat,
Me E. V. d. M., requ?rant,
assistant les d?l?gu?s (article 29 ? 1, seconde phrase, du
r?glement de la Cour).
La Cour les a entendus en leurs d?clarations ainsi qu?en leurs r?ponses ? ses questions et ? celles de certains de ses membres.
8. Les 11 et 22 f?vrier, le greffier avait re?u du secr?taire de la Commission et de Me Fettweis, selon le cas, les demandes du requ?rant au titre de l?article 50 (art. 50) de la Convention et plusieurs pi?ces. De son c?t?, l?agent du Gouvernement a fourni ? la Cour des renseignements compl?mentaires par deux lettres qui sont arriv?es au greffe les 11 et 23 mars 1983.
FAITS
I. LES CIRCONSTANCES DE L?ESP?CE
9. Le requ?rant, ressortissant belge n? en 1952, r?side ? Anvers o? il exerce la profession d?avocat. Admis sur la liste des avocats stagiaires le 27 septembre 1976, il ouvrit d?embl?e sa propre ?tude sans jamais travailler dans celle d?un confr?re; son “patron” lui confia cependant des dossiers pour le traitement desquels il lui versa une certaine r?mun?ration.
Me V.d. M. a termin? son stage le 1er octobre 1979 et il est inscrit depuis lors au tableau de l?Ordre.
10. Le 31 juillet 1979, le Bureau de consultation et de d?fense du barreau d?Anvers le d?signa, en application de l?article 455 du code judiciaire, pour assister un certain N. E., de nationalit? gambienne. Celui-ci, appr?hend? deux jours auparavant et soup?onn? de vol de m?me que de commerce et de d?tention de stup?fiants, avait en effet demand?, en vertu de l?article 184bis du code d?instruction criminelle, l?assistance d?un avocat d?office.
11. Les 3 et 28 ao?t 1979, M. E. comparut devant la chambre du conseil du tribunal de premi?re instance d?Anvers pour entendre statuer sur le maintien du mandat d?arr?t d?cern? contre lui par le juge d?instruction. Elle confirma ledit mandat ? chacune des deux reprises. D?autre part, elle ajouta aux pr?ventions initiales celle de port public de faux nom. M. E. interjeta appel des deux ordonnances; la Chambre des mises en accusation de la Cour d?appel d?Anvers les confirma respectivement les 14 ao?t et 11 septembre.
Le 3 octobre 1979, le tribunal de premi?re instance condamna l?inculp? ? six mois et huit jours d?emprisonnement pour vol, port public de faux nom et s?jour ill?gal; il l?acquitta pour le surplus. Sur recours du condamn?, la Cour d?appel ramena la dur?e de la peine, le 12 novembre, ? celle de la d?tention pr?ventive subie.
Tout au long de la proc?dure, M. E. avait b?n?fici? des services du requ?rant qui estime lui avoir consacr? de dix-sept ? dix-huit heures de travail. Il recouvra sa libert? le 17 d?cembre 1979 ? la suite d?une d?marche de son d?fenseur aupr?s du ministre de la Justice; entre temps il ?tait demeur? ? la disposition de la police des ?trangers, aux fins d?expulsion.
12. Le lendemain, le Bureau de consultation et de d?fense informa Me V. d. M. – dont le stage avait pris fin plus de deux mois et demi auparavant (paragraphe 9 ci-dessus) – qu?il le d?chargeait du dossier et que l?imp?cuniosit? de l?int?ress? rendait impossible la taxation d?honoraires et de frais. Ces derniers s??levaient en l?occurrence ? 3.400 FB, ? savoir 250 FB pour la constitution du dossier, 1.800 FB pour la correspondance, 1.300 FB pour d?placements ? la prison, au tribunal et ? la Cour d?appel ainsi que 50 FB de droits de greffe pour copie d?une pi?ce.
13. Le requ?rant d?clare avoir trait? pendant son stage environ 250 affaires, dont une cinquantaine – qui lui auraient demand? quelque 750 heures de travail – en qualit? d?avocat d?office. La premi?re et la deuxi?me ann?e, ses revenus mensuels nets avant imp?t n?auraient atteint que 15.800 FB, pour passer ? 20.800 FB au cours de la troisi?me.
II. LA L?GISLATION ET LA PRATIQUE PERTINENTES
A. G?n?ralit?s sur la profession d?avocat en Belgique
14. Quoique r?glement?e par le l?gislateur ? divers ?gards, la profession d?avocat rev?t en Belgique un caract?re lib?ral; aux termes de l?article 444 du code judiciaire, “les avocats exercent librement leur minist?re pour la d?fense de la justice et de la v?rit?”.
15. Dans chacun des vingt-sept arrondissements judiciaires du pays, il existe un Ordre des avocats; ind?pendant du pouvoir ex?cutif, il a la personnalit? juridique de droit public et son conseil d?cide “sans appel” des “inscriptions au tableau et au stage” (articles 43O et 432 du m?me code).
L?inscription au tableau pr?suppose l?accomplissement d?un stage qui dure normalement trois ans (article 434 et deuxi?me alin?a des articles 435 et 456). Sous r?serve des attributions du conseil g?n?ral de l?Ordre national, le conseil de l?Ordre d?termine les obligations des stagiaires (articles 435 et 494). Elles consistent pour l?essentiel ? fr?quenter le cabinet d?un “patron”, assister ? des audiences, suivre des conf?rences destin?es ? l?enseignement des r?gles professionnelles et ? des exercices de plaidoirie (article 456, troisi?me alin?a) et d?fendre les causes distribu?es par le bureau de consultation et de d?fense (article 455). Le conseil de l?Ordre veille au respect de ces obligations et peut, le cas ?ch?ant, prolonger le stage “sans pr?judice du droit de refuser l?admission au tableau”; tout stagiaire ne justifiant pas, au plus tard apr?s cinq ans, s??tre acquitt? desdites obligations “peut ?tre omis de la liste” (article 456, deuxi?me et quatri?me alin?as).
Les stagiaires jouissent en principe des m?mes droits que leurs confr?res d?j? inscrits au tableau. Ils ne peuvent cependant plaider ni devant la Cour de cassation ni devant le Conseil d??tat (article 439), participer ? l??lection du b?tonnier et des autres membres du conseil de l?Ordre (article 450) ni suppl?er les juges et les officiers du minist?re public.
16. Par le serment qu?il pr?te apr?s la fin de son stage, l?avocat s?engage notamment ? “ne conseiller ou d?fendre aucune cause [qu?il ne croira] pas juste en [son] ?me et conscience” (article 429). Sauf les exceptions m?nag?es par la loi, par exemple ? l?article 728 du code judiciaire et ? l?article 295 du code d?instruction criminelle, les avocats – y compris les stagiaires – jouissent du monopole de plaidoirie (article 440 du code judiciaire). Ils versent des cotisations ? l?Ordre (article 443) et ? la s?curit? sociale.
17. Le conseil de l?Ordre r?prime ou punit “par voie de discipline les infractions et les fautes, sans pr?judice de l?action des tribunaux, s?il y a lieu” (article 456, premier alin?a). Il “conna?t des affaires disciplinaires, ? l?intervention du b?tonnier, soit d?office, soit sur plainte, soit sur les d?nonciations ?crites du procureur g?n?ral” (article 457). Il “peut, suivant le cas, avertir, censurer, r?primander, suspendre” pour un an au maximum, “rayer du tableau ou de la liste des stagiaires” (article 460).
Tant l?avocat int?ress? que le procureur g?n?ral peuvent attaquer une sentence – de condamnation ou d?acquittement – ainsi rendue devant le conseil de discipline d?appel comp?tent (articles 468 et 472). Celui-ci “si?ge au nombre d?un pr?sident” – le premier pr?sident de la cour d?appel ou le pr?sident de chambre par lui d?sign? -, “de quatre assesseurs” – des avocats – “et d?un secr?taire”, ? savoir un membre ou ancien membre d?un conseil de l?Ordre; le procureur g?n?ral, ou le magistrat de son parquet qu?il d?l?gue, “occupe le si?ge du minist?re public” (articles 473 et 475).
L?avocat en cause ou le procureur g?n?ral peuvent d?f?rer ? la Cour de cassation la d?cision du conseil de discipline d?appel (article 477).
B. Les avocats d?sign?s d?office
1. A l??poque des faits de la cause
18. En Belgique comme dans beaucoup d?autres Etats contractants, une longue tradition veut que le barreau assume la d?fense des indigents, au besoin ? titre gratuit. A l??poque des faits, il incombait au conseil de l?Ordre de pourvoir “? l?assistance des personnes” aux “revenus (…) insuffisants” en cr?ant, selon les modalit?s arr?t?es par lui, un “bureau de consultation et de d?fense” (article 455, premier alin?a, du code judiciaire). “Les causes manifestement mal fond?es [n??taient] pas distribu?es” (deuxi?me alin?a du m?me article), mais en mati?re p?nale le bureau de consultation et de d?fense devait doter d?un avocat d?office – ou “pro Deo” – tout pr?venu indigent qui le demandait trois jours au moins avant l?audience (article 184 bis du code d?instruction criminelle).
Le bureau d?signait donc les avocats d?office en vertu d?une attribution l?gale de cette comp?tence par l??tat. A Anvers et Li?ge il proc?dait par roulement, ? Bruxelles selon des modalit?s plus souples. Son choix se portait presque toujours sur des stagiaires qui, au besoin, devaient continuer ? traiter les affaires en question m?me apr?s la fin de leur stage, ce qui est advenu en l?esp?ce (paragraphe 12 ci-dessus). Il lui arrivait pourtant – dans moins de 1 % des cas – de confier un dossier difficile ? un avocat plus chevronn?.
19. En son troisi?me alin?a, l?article 455 du code judiciaire obligeait les stagiaires ? “faire rapport au bureau” de consultation et de d?fense “sur les diligences accomplies par eux dans les affaires dont [il les avait] charg?s”; ces affaires absorbaient en moyenne ? peu pr?s un quart de leur temps, surtout en troisi?me ann?e. Les barreaux ne consentaient ? inscrire au tableau qu?apr?s un nombre suffisant de d?signations comme avocat pro Deo; celui d?Anvers disposait en la mati?re d?une marge d?appr?ciation importante car le r?glement de stage ne fixait ni minimum ni maximum.
Les stagiaires pouvaient invoquer la “clause de conscience” de l?article 429 du code judiciaire (paragraphe 16 ci-dessus) ou un motif objectif d?incompatibilit?. Un refus non justifi? de s?occuper de causes que le bureau voulait leur attribuer les exposait au risque de voir le conseil de l?Ordre prolonger la dur?e de leur stage – jusqu?? un plafond de cinq ans -, rayer leur nom de la liste des stagiaires ou rejeter leur demande d?admission au tableau, et ce pour d?faut d?accomplissement int?gral de leurs obligations (article 456, deuxi?me et quatri?me alin?as).
20. Les avocats d?office n?avaient droit ni ? une r?mun?ration ni au remboursement de leurs frais. Cependant, le bureau de consultation et de d?fense pouvait, “selon les circonstances, (…) d?terminer le montant des versements” ? op?rer par la partie assist?e, ? titre soit “de provision pr?alable” soit “d?honoraires” (article 455, dernier alin?a, du code judiciaire). En pratique, de telles taxations avaient lieu de mani?re plut?t exceptionnelle – dans une affaire sur quatre environ, ? Anvers – et de surcro?t les stagiaires ne r?ussissaient ? percevoir effectivement qu?une fraction – de l?ordre du tiers – des sommes ainsi accord?es.
2. La loi du 9 avril 1980
21. La situation d?crite au paragraphe pr?c?dent a chang? sur un point apr?s la fin du stage du requ?rant: une loi du 9 avril 1980, “tendant ? apporter une solution partielle au probl?me de l?assistance judiciaire et organisant la r?mun?ration des avocats stagiaires charg?s de l?assistance judiciaire”, a modifi? l?article 455. Elle y a, entre autres, ins?r? les dispositions suivantes:
“L??tat alloue ? l?avocat stagiaire d?sign? par le bureau de consultation et de d?fense une indemnit? en raison des prestations pour l?accomplissement desquelles la d?signation a ?t? faite.
Le Roi, apr?s avoir pris l?avis du conseil g?n?ral de l?Ordre national des avocats, d?termine par un arr?t? d?lib?r? en conseil des ministres les conditions d?octroi, le tarif et les modalit?s de paiement de cette indemnit?.”
Dans certains cas, l??tat pourra poursuivre contre l?assist? le recouvrement de l?indemnit? octroy?e.
Ladite loi ne r?troagit pas. En outre, elle demeure pour le moment lettre morte car des raisons d?ordre budg?taire ont emp?ch? jusqu?ici de mettre en vigueur l?arr?t? royal vis? ? l?article 455.
C. D?signation d?office, commission d?office, assistance judiciaire
22. Il importe de ne pas confondre la d?signation d?un avocat d?office avec deux autres hypoth?ses souvent comprises elles aussi dans la notion d?assistance judiciaire:
– la “commission d?office”, prescrite par la loi dans un certain nombre de cas o? elle exige la pr?sence d?un avocat, ind?pendamment de la question des ressources de la personne dont il s?agit (articles 446, second alin?a, et 480 du code judiciaire, article 290 du code d?instruction criminelle, etc.);
– “l?assistance judiciaire” stricto sensu, qui “consiste ? dispenser, en tout ou partie, ceux qui ne disposent pas des revenus n?cessaires pour faire face aux frais d?une proc?dure m?me extrajudiciaire, de payer les droits de timbre, d?enregistrement, de greffe et d?exp?dition et les autres d?pens qu?elle entra?ne”, ainsi qu?? leur assurer “la gratuit? du minist?re des officiers publics et minist?riels” (articles 664 et 699 du code judiciaire).
D. Assistance judiciaire et officiers publics ou minist?riels
23. Les indigents appel?s ? recourir aux services de notaires, d?huissiers ou d?avocats ? la Cour de cassation peuvent solliciter la d?signation, par le bureau d?assistance judiciaire (paragraphe 22 ci-dessus), des personnes tenues de les leur pr?ter gratuitement (articles 664, 665, 685 et 686 du code judiciaire).
L??tat rembourse ? celles-ci leurs frais et d?caissements (article 692), mais ne leur verse aucune r?mun?ration sauf dans le cas des huissiers qui per?oivent un salaire ?gal au quart de leurs honoraires habituels (article 693).
PROCEDURE DEVANT LA COMMISSION
24. Dans sa requ?te du 7 mars 198O ? la Commission (no 8919/80), Me V. d. M. s?en prenait ? sa d?signation, par le bureau de consultation et de d?fense d?Anvers, pour assister M. N. E.; il la d?non?ait non pas comme telle, mais dans la mesure o? un refus l?e?t expos? ? des sanctions et o? il n?avait eu droit ? aucune r?tribution ni au recouvrement de ses frais. Il y voyait ? la fois un “travail forc? ou obligatoire”, incompatible avec l?article 4 ? 2 (art. 4-2) de la Convention, et un traitement contraire ? l?article 1er du Protocole no 1 (P1-1). Il se plaignait en outre de la discrimination qui existerait en la mati?re entre les avocats et certaines autres professions; d?apr?s lui, elle enfreignait l?article 14 de la Convention combin? avec l?article 4 (art. 14+4).
25. La Commission a retenu la requ?te le 17 mars 1981. Dans son rapport du 3 mars 1982 (article 31 de la Convention) (art. 31), elle conclut ? l?absence de violation
– de l?article 4 ? 2 (art. 4-2) de la Convention, par dix voix contre quatre;
– de l?article 1er du Protocole no 1 (P1-1), par neuf voix contre cinq;
– de l?article 14 de la Convention, combin? avec les deux articles pr?cit?s (art. 14+4-2, art. 14+P1-1), par sept voix contre sept, avec la voix pr?pond?rante du pr?sident (article 18 ? 3 du r?glement int?rieur).
Ledit rapport renferme deux opinions dissidentes.
CONCLUSIONS PRESENTEES A LA COUR PAR LE GOUVERNEMENT
26. ? l?audience du 22 f?vrier 1983, le conseil du Gouvernement a confirm? en substance les conclusions figurant dans le m?moire du 25 novembre 1982. Elles invitent la Cour ? dire
“que M. V.d. M. n?a ?t? victime d?aucune violation des droits garantis par la Convention europ?enne de sauvegarde des Droits de l?Homme et des Libert?s fondamentales, et que la requ?te no 8919/80 introduite par lui n?est par cons?quent pas fond?e.”
EN DROIT
I. SUR L?OBJET DU LITIGE
27. Me V. d. M. se plaint au premier chef d?avoir ?t? appel? ? d?fendre M. E. sans r?tribution et sans remboursement de ses frais. Il s?agit, ? ses yeux, d?un exemple typique qu?il a choisi pour d?noncer la situation impos?e aux avocats belges, et en particulier aux stagiaires, quant aux affaires pro Deo. Le requ?rant mentionne une cinquantaine d?autres d?signations analogues, mais formellement parlant ses griefs ne les concernent pas.
Dans une cause issue d?une requ?te “individuelle” (article 25 de la Convention) (art. 25), la Cour doit se borner autant que possible ? examiner les probl?mes soulev?s par le cas concret dont elle se trouve saisie. Les ?l?ments du dossier r?v?lent cependant qu?elle ne saurait appr?cier la d?signation litigieuse sous l?angle de la Convention sans la replacer dans le contexte g?n?ral de la l?gislation belge applicable ? l??poque dans le domaine consid?r?, ainsi que de la pratique y relative; les d?l?gu?s de la Commission l?ont soulign? ? juste titre.
II. SUR LA RESPONSABILITE DE L?ETAT BELGE
28. Devant la Commission puis dans son m?moire ? la Cour, le Gouvernement a soutenu que nul texte l?gislatif ou r?glementaire ne prescrit aux avocats d?accepter les missions dont les charge un bureau de consultation et de d?fense: leur devoir de pr?ter leurs services aux indigents r?sulterait de simples r?gles professionnelles librement adopt?es par les barreaux eux-m?mes. L??tat belge ne fixerait ni les modalit?s ni les effets de la d?signation; partant, il n?aurait pas ? r?pondre des atteintes que la mise en oeuvre desdites r?gles pourrait porter aux garanties de la Convention.
29. Requ?rant et Commission ne souscrivent pas ? cette th?se que le conseil du Gouvernement n?a pas reprise en plaidoirie. Elle ne recueille pas davantage l?adh?sion de la Cour.
Au regard de la Convention, l?obligation d?accorder le b?n?fice de l?assistance gratuite d?un avocat d?office se fonde, en mati?re p?nale, sur l?article 6 ? 3 c) (art. 6-3-c); en mati?re civile, elle constitue parfois l?un des moyens d?assurer le proc?s ?quitable voulu par l?article 6 ? 1 (art. 6-1) (arr?t Airey du 9 octobre 1979, s?rie A no 32, pp. 14-16, ? 26). Elle p?se sur toute Partie contractante. L?Etat belge – le Gouvernement ne le conteste pas – l?attribue l?galement aux barreaux, prolongeant ainsi une situation d?j? ancienne: selon l?article 455, premier alin?a, du code judiciaire, les conseils de l?Ordre pourvoient ? l?assistance des personnes aux ressources insuffisantes par l??tablissement de bureaux de consultation et de d?fense (paragraphe 18 ci-dessus). Ainsi que le rel?ve le requ?rant, ils ne jouissent d? “aucune latitude quant au principe m?me”: le l?gislateur leur “impose d?imposer” aux membres du barreau “la d?fense des indigents”. Pareille solution ne saurait soustraire l??tat belge aux responsabilit?s qui auraient ?t? les siennes sur le terrain de la Convention s?il avait pr?f?r? assumer par ses propres moyens la gestion du syst?me.
A l?audience, le Gouvernement a reconnu du reste que “l?obligation”, pour les stagiaires, “de d?fendre les causes distribu?es par le bureau de consultation et de d?fense” d?coule de l?article 455 du code judiciaire; au paragraphe 21 de son m?moire, il avait d?j? conc?d? que la loi belge, en ne pr?voyant aucune indemnisation en leur faveur, admet au moins implicitement qu?ils ont ? supporter les frais engendr?s par la conduite des affaires en question.
Au demeurant les barreaux belges, associ?s ? l?exercice du pouvoir judiciaire, sont, dans le strict respect du principe fondamental de l?ind?pendance dont ils ont besoin pour s?acquitter de leur charge ?minente dans la soci?t?, soumis aux exigences de la loi. Celle-ci d?termine leur objet et institue leurs organes; elle dote de la personnalit? juridique de droit public chacun des vingt-sept conseils locaux de l?Ordre tout comme le conseil g?n?ral de l?Ordre national (paragraphe 15 ci-dessus).
30. La responsabilit? de l??tat belge se trouvant donc engag?e en l?esp?ce, il y a lieu de rechercher s?il a respect? les dispositions de la Convention et du Protocole no 1 invoqu?es par Me V. d. M..
III. SUR LA VIOLATION ALLEGUEE DE L?ARTICLE 4 (art. 4) CONSIDERE ISOLEMENT
31. Le requ?rant affirme avoir d? se livrer ? un travail forc? ou obligatoire incompatible avec l?article 4 (art. 4) de la Convention, selon lequel
“1. (…)
2. Nul ne peut ?tre astreint ? accomplir un travail forc? ou obligatoire.
3. N?est pas consid?r? comme ?travail forc? ou obligatoire? au sens du pr?sent article (art. 4):
a) tout travail requis normalement d?une personne soumise ? la d?tention dans les conditions pr?vues par l?article 5 (art. 5) de la (…) Convention, ou durant sa mise en libert? conditionnelle;
b) tout service de caract?re militaire ou, dans le cas des objecteurs de conscience, dans les pays o? l?objection de conscience est reconnue comme l?gitime, (…) un autre service ? la place du service militaire obligatoire;
c) tout service requis dans le cas de crises ou de calamit?s qui menacent la vie ou le bien-?tre de la communaut?;
d) tout travail ou service formant partie des obligations civiques normales.”
Quatre membres de la Commission estiment qu?il en a bien ?t? ainsi, mais une majorit? de dix de leurs coll?gues aboutit ? la conclusion contraire. De son c?t?, le Gouvernement plaide en ordre principal que le travail litigieux ne rev?tait pas un caract?re “forc? ou obligatoire”, en ordre subsidiaire qu?il formait “partie des obligations civiques normales” de l?int?ress?.
32. Le texte pr?cit? ne pr?cise pas ce qu?il faut entendre par “travail forc? ou obligatoire” et les divers documents du Conseil de l?Europe d?o? il est issu ne donnent pas non plus d?indications sur ce point.
Ainsi que le rel?vent Commission et Gouvernement, les r?dacteurs de la Convention europ?enne – ? l?exemple de ceux de l?article 8 du projet de Pacte international relatif aux droits civils et politiques – se sont ? l??vidence inspir?s, dans une large mesure, d?un trait? ant?rieur de l?Organisation internationale du Travail: la Convention no 29 concernant le travail forc? ou obligatoire.
Adopt?e le 28 juin 1930, entr?e en vigueur le 1er mai 1932 et modifi?e – dans ses clauses finales – en 1946, elle imposait aux ?tats de “supprimer l?emploi du travail forc? ou obligatoire sous toutes ses formes dans le plus bref d?lai possible” (article 1 ? 1); elle les autorisait ? y recourir pendant une “p?riode transitoire”, dans l?attente de pareille “suppression totale”, mais “uniquement pour des fins publiques et ? titre exceptionnel, dans les conditions et avec les garanties stipul?es” par les articles 4 et suivants (article 1 ? 2). A l?origine, elle visait principalement ? emp?cher l?exploitation de la main d?oeuvre dans les colonies, encore nombreuses ? l??poque. La Convention no 105 du 25 juin 1957, entr?e en vigueur le 17 janvier 1959, l?a compl?t?e en prescrivant “l?abolition imm?diate et compl?te du travail forc? ou obligatoire” dans certains cas ?num?r?s.
La Convention europ?enne, elle, prohibe le travail forc? ou obligatoire de mani?re g?n?rale et absolue, sous r?serve du paragraphe 3 de son article 4 (art. 4-3).
La Cour prend n?anmoins en compte lesdites conventions de l?O.I.T. – qui lient la quasi-totalit? des ?tats membres du Conseil de l?Europe, dont la Belgique – et sp?cialement la premi?re d?entre elles. Il existe en effet une analogie frappante, et qui n?est pas fortuite, entre le paragraphe 3 de l?article 4 (art. 4-3) de la Convention europ?enne et le paragraphe 2 de l?article 2 de la Convention no 29. Or le paragraphe 1 du m?me article pr?cise qu? “aux fins” de cette derni?re, l?expression “travail forc? ou obligatoire” d?signe “tout travail ou service exig? d?un individu sous la menace d?une peine quelconque et pour lequel ledit individu ne s?est pas offert de son plein gr?”. Cette d?finition peut fournir un point de d?part pour interpr?ter l?article 4 (art. 4) de la Convention europ?enne. Encore importe-t-il de ne perdre de vue ni les caract?res particuliers de celle-ci ni sa nature d?instrument vivant qui doit se lire “? la lumi?re des conceptions pr?valant de nos jours dans les ?tats d?mocratiques” (voir, entre autres, l?arr?t Guzzardi du 6 novembre 1980, s?rie A no 39, p. 34, ? 95).
33. Un point n?a pas pr?t? ? discussion entre les comparants: les services rendus par Me V. d. M. ? M. E. s?analysaient en un “travail” au regard de l?article 4 ? 2 (art. 4-2). Sans doute utilise-t-on fr?quemment le terme anglais “labour” au sens restreint de travail manuel, mais il a aussi l?acception large du mot fran?ais “travail” et c?est elle qu?il ?chet de retenir en l?occurrence. La Cour en veut pour preuves la d?finition ins?r?e ? l?article 2 ? 1 de la Convention no 29 (“tout travail ou service”, “all work or service), l?article 4 ? 3 d) (art. 4-3-d) de la Convention europ?enne (“tout travail ou service”, “any work or service”) et la d?nomination m?me de l?O.I.T. (International Labour Organisation), dont les activit?s ne se limitent nullement au domaine du travail manuel.
34. Reste ? savoir s?il y a eu travail “forc? ou obligatoire”. Le premier de ces adjectifs ?voque l?id?e d?une contrainte, physique ou morale, qui assur?ment a fait d?faut en l?esp?ce. Quant au second, il ne peut viser une obligation juridique quelconque. Par exemple, un travail ? ex?cuter en vertu d?un contrat librement conclu ne saurait tomber sous le coup de l?article 4 (art. 4) par cela seul que l?un des deux contractants s?est engag? envers l?autre ? l?accomplir et s?expose ? des sanctions s?il n?honore pas sa signature; la minorit? de la Commission rejoint la majorit? sur ce point. Il doit s?agir d?un travail “exig? (…) sous la menace d?une peine quelconque” et, de plus, contraire ? la volont? de l?int?ress?, pour lequel celui-ci “ne s?est pas offert de son plein gr?”.
35. La d?finition figurant ? l?article 2 par. 1 de la Convention no 29 de l?O.I.T. am?ne la Cour ? s?interroger d?abord sur l?existence, en l?esp?ce, de “la menace d?une peine quelconque”.
Si Me V. d. M. avait refus?, sans raison valable, d?assurer la d?fense de M. E., il n?aurait encouru aucune sanction de caract?re p?nal. En revanche, il aurait risqu? de voir le conseil de l?Ordre rayer son nom de la liste des stagiaires ou rejeter sa demande d?inscription au tableau (paragraphe 19 ci-dessus), perspectives assez redoutables pour pouvoir constituer “la menace d?une peine” eu ?gard ? l?adjectif “quelconque” ainsi qu?? la doctrine de l?O.I.T. en la mati?re (“Abolition du travail forc?”, Etude d?ensemble de la Commission d?experts pour l?application des conventions et recommandations, 1979, paragraphe 21).
36. Il y a lieu de rechercher ensuite si le requ?rant ne s??tait pas “offert de son plein gr?” ? fournir le travail en question.
D?apr?s la majorit? de la Commission, il avait consenti par avance ? la situation dont il se plaint et il est donc “malvenu” ? la d?noncer aujourd?hui. Au moment d?embrasser la carri?re, le futur avocat se livrerait “? une sorte de bilan prospectif”: il p?serait le pour et le contre, mettrait “en regard les avantages” de la profession et les “suj?tions” qu?elle comporte. Or celles-ci seraient en l?occurrence “parfaitement pr?visibles” pour lui car il n?ignorerait ni le principe ni l??tendue des obligations, “plafonn?es” en nombre (environ quatorze dossiers par an) et dans le temps (la dur?e du stage), qui vont lui incomber en mati?re de d?fense gratuite. Il aurait ?galement conscience de leur contrepartie: la libert? dont il jouira dans l?accomplissement de sa t?che et l?occasion de se familiariser avec la vie du palais de Justice tout comme de “conqu?rir une client?le payante”. L?un des traits distinctifs du travail obligatoire manquerait par cons?quent, ce qui suffirait ? prouver l?absence de violation de l?article 4 ? 2 (art. 4-2).
Appuy?e par le Gouvernement, cette th?se refl?te un aspect de la v?rit?; la Cour ne saurait pourtant lui attribuer un poids d?cisif. Sans conteste, Me V. d.M. avait choisi la profession d?avocat, qui rev?t en Belgique un caract?re lib?ral et dont il savait que le statut lui imposerait, conform?ment ? une longue tradition, de plaider parfois sans r?mun?ration et sans remboursement de ses frais. Toutefois, il lui fallait souscrire ? cette exigence, de son plein gr? ou non, pour acc?der au barreau et son assentiment ?tait d?termin? par les modalit?s normales d?exercice de la profession ? l??poque. On ne saurait non plus perdre de vue qu?il s?agissait de l?acceptation d?un statut de nature g?n?rale.
A lui seul, l?accord pr?alable de l?int?ress? n?autorise donc pas ? conclure que les obligations de Me V. d. M. au titre de l?assistance judiciaire ne constituaient pas un travail obligatoire au regard de l?article 4 ? 2 (art. 4-2) de la Convention. D?autres ?l?ments doivent n?cessairement entrer aussi en ligne de compte.
37. Sur la base d?une sienne jurisprudence remontant ? 1963 (d?cision sur la recevabilit? de la requ?te no 1468/62, Iversen contre Norv?ge, Annuaire de la Convention, vol. 6, pp. 327-329) et confirm?e par elle depuis lors, la Commission exprime l?opinion qu?il n?y a pas travail forc? ou obligatoire, au sens de l?article 4 ? 2 (art. 4-2) de la Convention europ?enne, sans la r?union de deux conditions cumulatives: non seulement le travail devrait ?tre accompli contre le gr? de l?int?ress?, mais il faudrait de surcro?t que l?obligation de le fournir rev?te un caract?re “injuste” ou “oppressif” ou que son ex?cution repr?sente “une ?preuve ?vitable”, en d?autres termes “inutilement p?nible” ou “quelque peu vexatoire”. Apr?s avoir ?tudi? la question “par surabondance de droit”, la Commission conclut ? la majorit? que la seconde condition ne se trouve pas plus r?alis?e que la premi?re.
La Cour rel?ve que le deuxi?me crit?re ainsi appliqu? n?appara?t pas ? l?article 2 ? 1 de la Convention no 29 de l?O.I.T. Il se d?gage plut?t des articles 4 et suivants de celle-ci, lesquels ne concernent pas la notion de travail forc? ou obligatoire mais fixent les modalit?s ? respecter pour pouvoir exiger pareil travail pendant la p?riode transitoire m?nag?e par l?article 1 ? 2 (“I.L.O. – internal minute – January 1966”, paragraphe 2).
Quoi qu?il en soit, la Cour opte pour une d?marche diff?rente: apr?s avoir constat? l?existence d?un risque analogue ? “la menace d?une peine” (paragraphe 35 ci-dessus), puis la valeur relative de l?argument tir? du “consentement pr?alable” du requ?rant (paragraphe 36 ci-dessus), elle prend en compte l?ensemble des circonstances de la cause, sous l?angle des pr?occupations qui sous-tendent l?article 4 (art. 4) de la Convention europ?enne, pour d?terminer si le service exig? de Me V. d. M. tombe sous le coup de l?interdiction du travail obligatoire. Il pourrait en aller ainsi d?un service ? fournir pour acc?der ? une profession donn?e, s?il imposait un fardeau ? ce point excessif, ou hors de proportion avec les avantages attach?s ? l?exercice futur de celle-ci, que l?int?ress? ne saurait passer pour s??tre par avance “offert de son plein gr?” ? l?accomplir; tel pourrait ?tre le cas, par exemple, d?une t?che ?trang?re ? ladite profession.
38. La structure de l?article 4 (art. 4) se r?v?le ?clairante sur ce point. Le paragraphe 3 (art. 4-3) n?a point pour r?le d?autoriser ? “limiter” l?exercice du droit garanti par le paragraphe 2 (art. 4-2), mais de “d?limiter” le contenu m?me de ce droit: il forme un tout avec le paragraphe 2 (art. 4-2) et mentionne ce qui “n?est pas consid?r?” comme “travail forc? ou obligatoire”, ce que ces termes n?englobent pas (“shall not include”). Il contribue de la sorte ? l?interpr?tation du paragraphe 2 (art. 4-2).
Or ses quatre alin?as (art. 4-3-a, art. 4-3-b, art. 4-3-c, art. 4-3-d), par del? leur diversit?, reposent sur les id?es ma?tresses d?int?r?t g?n?ral, de solidarit? sociale et de normalit?. Le dernier d?entre eux, l?alin?a d) (art. 4-3-d), qui ?carte de la notion de travail forc? ou obligatoire “tout travail ou service formant partie des obligations civiques normales”, rev?t une importance sp?ciale dans le contexte de l?affaire.
39. Examin?e ? la lumi?re des r?flexions qui pr?c?dent, la situation litigieuse se caract?rise par plusieurs aspects auxquels correspondent autant d??l?ments d?appr?ciation.
Les services ? pr?ter ne sortaient pas du cadre des activit?s normales d?un avocat; ils ne diff?raient des t?ches usuelles des membres du barreau ni par leur nature, ni par une restriction ? la libert? dans le traitement du dossier.
En second lieu, ils trouvaient une contrepartie dans les avantages attach?s ? la profession, parmi lesquels le monopole professionnel de plaidoirie et de repr?sentation dont les avocats jouissent en Belgique comme en plusieurs autres pays (paragraphe 16 ci-dessus); les exceptions signal?es par le requ?rant (ibidem) ne vident pas la r?gle de sa substance.
De plus, lesdits services concouraient ? la formation professionnelle de Me V. d. M.e au m?me titre que les causes dont il avait ? s?occuper ? la demande de ses clients payants ou de son patron de stage. Ils lui donnaient l?occasion d??largir son exp?rience et d?accro?tre sa notori?t?. En ce sens, l?int?r?t g?n?ral qui figurait au premier plan se doublait d?un certain profit personnel.
Du reste, l?obligation contre laquelle s?insurge Me V. d. M. constituait un moyen d?assurer ? M. E. le b?n?fice de l?article 6 ? 3 c) (art. 6-3-c) de la Convention. Dans cette mesure, elle se fondait sur une id?e de solidarit? sociale et ne saurait passer pour d?raisonnable. Par l? m?me, elle entrait dans un cadre comparable au domaine des “obligations civiques normales” mentionn?es ? l?article 4 ? 3 d) (art. 4-3-d). La Cour n?a pas ici ? se prononcer sur l?exactitude de la th?se de la minorit? de la Commission selon laquelle l?attribution quasi syst?matique des affaires pro Deo ? des avocats stagiaires risque de ne pas se concilier enti?rement avec la n?cessit? d?une assistance judiciaire effective aux justiciables imp?cunieux (arr?t Artico du 13 mai 1980, s?rie A no 37, pp. 15-16, ? 33).
Enfin, le requ?rant ne s?est pas vu imposer un fardeau disproportionn?. Selon ses propres indications, la d?fense de M. E. ne lui a pris que dix-sept ou dix-huit heures (paragraphe 11 ci-dessus). M?me si l?on y ajoute les autres d?signations dont il a fait l?objet pendant son stage – une cinquantaine en trois ans, soit ? peu pr?s sept cent cinquante heures au total d?apr?s lui (paragraphe 13 ci-dessus) -, on constate qu?il lui restait assez de temps pour son travail r?mun?r? (deux cents proc?dures environ).
40. Aussi bien le requ?rant n?attaque-t-il pas ladite obligation dans son principe; il se borne ? en d?noncer deux des modalit?s d?ex?cution, l?absence d?honoraires et plus encore le d?faut de remboursement des frais (paragraphes 12, 20 et 24 ci-dessus). Il estime injuste – et la minorit? de la Commission avec lui – de confier la d?fense gratuite des citoyens les plus d?munis ? des avocats stagiaires dot?s eux-m?mes de ressources insuffisantes, de les obliger ? supporter le co?t d?un service public institu? par la loi. Il signale que depuis longtemps d?j? les doyens successifs de l?Ordre national des avocats de Belgique jugent intol?rable pareille situation.
De son c?t?, le Gouvernement reconna?t que la pratique incrimin?e s?inspirait d?un “paternalisme” d?sormais “d?suet”. Il affirme que si la Belgique a tard? ? “tenter”, par la loi du 9 avril 1980 (paragraphe 21 ci-dessus), “de se mettre” en la mati?re “au niveau d?autres ?tats, notamment europ?ens”, c?est en raison de l?attitude traditionnelle d?une profession jalouse de son ind?pendance: jusque dans un pass? r?cent, le barreau envisageait avec “d?fiance” le paiement des stagiaires par l?Etat car l?id?e d?une tarification des honoraires par voie d?autorit? lui inspirait une hostilit? fonci?re.
La majorit? de la Commission ne laisse pas, elle non plus, de trouver regrettable un r?gime juridique compatible, ? ses yeux, avec l?article 4 (art. 4) mais qui aurait cess? de correspondre “aux exigences de la vie pr?sente”. Soulignant que si l?on r?tribuait les stagiaires leur formation professionnelle n?aurait pas ? en souffrir, elle souhaite une prompte mise en application effective de la loi du 9 avril 1980.
La Cour ne n?glige nullement cet aspect du probl?me. Quoiqu?un travail r?mun?r? puisse lui aussi rev?tir un caract?re forc? ou obligatoire, le d?faut de r?mun?ration et de remboursement des frais constitue un ?l?ment ? retenir sous l?angle de la normalit? ou de la proportionnalit?. A cet ?gard, il y a lieu de noter que les l?gislations respectives de nombreux Etats contractants ont ?volu? ou ?voluent, bien qu?? des degr?s vari?s, vers la prise en charge par le Tr?sor public de l?indemnisation des avocats ou avocats stagiaires d?sign?s pour assister les justiciables imp?cunieux. La loi belge du 9 avril 1980 offre un exemple de cette tendance; quand elle se sera inscrite dans les faits, elle devrait entra?ner une am?lioration sensible sans menacer pour autant l?ind?pendance du barreau.
A l??poque, la situation litigieuse pr?sentait certes pour Me V. d.M. des inconv?nients r?sultant du d?faut de r?mun?ration et de remboursement des frais, mais ils allaient de pair avec des avantages (paragraphe 39 ci-dessus) et n?apparaissent pas d?mesur?s: le requ?rant ne s?est pas vu imposer un fardeau de travail disproportionn? (ibidem) et le montant des frais directement caus?s par les affaires en question se r?v?le relativement faible (paragraphe 12 ci-dessus).
La Cour rappelle que l?int?ress? avait volontairement embrass? la profession d?avocat en connaissant la pratique en cause. Dans ces conditions, seul un d?s?quilibre consid?rable et d?raisonnable entre le but poursuivi – acc?der au barreau – et les obligations assum?es pour l?atteindre pourrait justifier la conclusion que les services exig?s de Me V. d. M. au titre de l?assistance judiciaire rev?taient un caract?re obligatoire malgr? son consentement. Pareil d?s?quilibre ne ressort pas des ?l?ments du dossier, nonobstant l?absence – bien peu satisfaisante en soi – de r?tribution et de remboursement des frais.
Eu ?gard, en outre, aux conceptions encore largement r?pandues en Belgique et dans d?autres soci?t?s d?mocratiques, il ne s?agissait donc pas d?un travail obligatoire au sens de l?article 4 ? 2 (art. 4-2) de la Convention.
41. Cette conclusion dispense la Cour de rechercher si le travail en question puisait de toute mani?re une justification dans l?article 4 ? 3 d) (art. 4-3-d) en tant que tel, et sp?cialement si la notion d? “obligations civiques normales” s??tend ? des obligations pesant sur une cat?gorie donn?e de citoyens, en fonction de la place qu?ils occupent ou du r?le qui leur incombe dans la communaut?.
IV. SUR LA VIOLATION ALLEGUEE DE L?ARTICLE 14 DE LA CONVENTION, COMBINE AVEC L?ARTICLE 4 (art. 14+4)
42. Le requ?rant invoque aussi, en combinaison avec l?article 4, l?article 14 (art. 14+4) aux termes duquel
“La jouissance des droits et libert?s reconnus dans la (…) Convention doit ?tre assur?e, sans distinction aucune, fond?e notamment sur le sexe, la race, la couleur, la langue, la religion, les opinions politiques ou toutes autres opinions, l?origine nationale ou sociale, l?appartenance ? une minorit? nationale, la fortune, la naissance ou toute autre situation.”
43. L?article 14 (art. 14) compl?te les autres clauses normatives de la Convention et des Protocoles; sa m?connaissance ne pr?supposant pas la leur, il peut entrer en jeu de fa?on autonome. Par contre, il n?a pas d?existence ind?pendante puisqu?il vaut uniquement pour “la jouissance des droits et libert?s” qu?elles garantissent (voir notamment l?arr?t Marckx du 13 juin 1979, s?rie A no 31, pp. 15-16, ? 32). Comme la Cour n?a constat? en l?occurrence nul travail forc? ou obligatoire au sens de l?article 4 (art. 4), il ?chet de se demander si la mati?re du litige n??chappe pas enti?rement ? l?empire de ce texte et, par voie de cons?quence, de l?article 14 (art. 14). Pareil raisonnement se heurterait pourtant ? une objection majeure. Parmi les crit?res servant ? d?limiter la notion de travail obligatoire figure l?id?e de normalit? (paragraphe 38 ci-dessus). Or un travail normal en soi peut se r?v?ler anormal si la discrimination pr?side au choix des groupes ou individus tenus de le fournir, ce qu?affirme pr?cis?ment l?int?ress?.
Il n?y a donc pas lieu d??carter en l?esp?ce l?applicabilit? de l?article 14 (art. 14), du reste non contest?e par le Gouvernement.
44. Dans un m?moire du 27 octobre 198O ? la Commission, Me V. d. M. a d?clar? ne pas se plaindre d?une discrimination entre avocats stagiaires et avocats inscrits au tableau. Il n?a pas chang? d?attitude devant la Cour; celle-ci ne croit pas devoir examiner la question d?office.
45. Selon Me V. d. M., en revanche, les avocats belges subissent dans le domaine consid?r? un traitement plus d?favorable que les membres de toute une s?rie d?autres professions. Dans les affaires d?assistance judiciaire, l?Etat r?mun?re juges et greffiers, paie les ?moluments des interpr?tes (articles 184bis du code d?instruction criminelle et 691 du code judiciaire) et avance, “? la d?charge de l?assist?”, “les frais de transport et de s?jour des magistrats, officiers publics ou minist?riels, les frais et honoraires des experts, les taxes des t?moins (…), les d?caissements et le quart des salaires des huissiers de justice, ainsi que les d?caissements des autres officiers publics ou minist?riels” (article 692 du code judiciaire et paragraphe 23 ci-dessus). De leur c?t?, les m?decins, v?t?rinaires, pharmaciens et dentistes n?ont pas, eux, ? pr?ter gratuitement leurs services aux indigents. Il y aurait l? autant d?in?galit?s arbitraires, parce que d?nu?es de “justification objective et raisonnable” (arr?t du 23 juillet 1968 en l?affaire “linguistique belge”, s?rie A no 6, p. 34, ? 10); elles iraient ? l?encontre des articles 14 et 4 (art. 14+4) combin?s. La minorit? de la Commission partage cette opinion, au moins dans une large mesure.
46. L?article 14 (art. 14) prot?ge contre toute discrimination les individus plac?s dans des situations analogues (arr?t Marckx pr?cit?, s?rie A no 31, p. 15, ? 32). Or il existe entre le barreau et les diverses professions ?num?r?es par l?int?ress?, y compris m?me les professions judiciaires et parajudiciaires, des diff?rences fondamentales que Gouvernement et majorit? de la Commission soulignent ? juste titre: diff?rences quant au statut, aux conditions d?acc?s ? la carri?re, ? la nature des fonctions, ? leurs modalit?s d?exercice, etc. Les ?l?ments dont dispose la Cour ne r?v?lent pas de similitude entre les situations disparates dont il s?agit: chacune d?elles se caract?rise par un ensemble de droits et d?obligations dont il appara?t artificiel d?isoler un aspect donn?.
Sur la base des griefs du requ?rant, la Cour n?aper?oit donc pas de violation des articles 14 et 4 combin?s (art. 14+4).
V. SUR LA VIOLATION ALLEGUEE DE L?ARTICLE 1 DU PROTOCOLE No 1 (P1-1)
47. Me V. d. M.tire enfin argument de l?article 1 du Protocole no 1 (P1-1), selon lequel
“Toute personne physique ou morale a droit au respect de ses biens. Nul ne peut ?tre priv? de sa propri?t? que pour cause d?utilit? publique et dans les conditions pr?vues par la loi et les principes g?n?raux du droit international.
Les dispositions pr?c?dentes ne portent pas atteinte au droit que poss?dent les ?tats de mettre en vigueur les lois qu?ils jugent n?cessaires pour r?glementer l?usage des biens conform?ment ? l?int?r?t g?n?ral ou pour assurer le paiement des imp?ts ou d?autres contributions ou des amendes.”
48. Sa th?se ne r?siste pas ? l?examen dans la mesure o? elle concerne l?absence de r?mun?ration. Le texte pr?cit? se borne ? consacrer le droit de chacun au respect de “ses” biens; il ne vaut par cons?quent que pour des biens actuels (voir, mutatis mutandis, l?arr?t Marckx pr?cit?, s?rie A no 31, p. 23, ? 50). Or le bureau de consultation et de d?fense du barreau d?Anvers a constat?, le 18 d?cembre 1979, que l?imp?cuniosit? de M. E. emp?chait la taxation d?honoraires (paragraphe 12 ci-dessus). Il faut en d?duire, avec la Commission unanime, que nulle cr?ance n?est jamais n?e ? cet ?gard dans le chef du requ?rant.
Partant, l?article 1 du Protocole no 1 (P1-1) ne trouve pas ici ? s?appliquer, isol?ment ou conjointement avec l?article 14 (art. 14+P1-1) de la Convention; l?int?ress? n?a du reste invoqu? ce dernier qu?en combinaison avec l?article 4 (art. 14+4).
49. Le probl?me ne se pose pas dans les m?mes termes pour le non-remboursement des frais: ? cet ?gard, Me V. d. M. a d? pr?lever certaines sommes sur ses ressources propres (paragraphe 12 ci-dessus).
Cela ne suffit pourtant pas pour conclure ? l?applicabilit? de l?article 1 du Protocole no 1 (P1-1).
Dans bien des cas, un devoir prescrit par la loi entra?ne certaines d?penses pour celui qui doit s?en acquitter. Si l?on consid?rait que l?imposition de pareil devoir constitue en soi une ing?rence dans la propri?t? au regard de l?article 1 du Protocole no 1 (P1-1), on donnerait ? ce texte une interpr?tation extensive d?passant son but et son objet.
La Cour n?aper?oit pas de motifs valables de penser autrement en l?esp?ce.
Les frais dont il s?agit r?sultaient, pour Me V. d.M., de l?assistance pr?t?e par lui ? des clients pro Deo. Quoique n?ayant rien de d?risoire (?pith?te que leur d?cerne le Gouvernement), ils se r?v?lent relativement faibles et d?coulaient de l?obligation d?accomplir un travail compatible avec l?article 4 (art. 4) de la Convention.
L?article 1 du Protocole no 1 (P1-1) n?entre donc pas non plus en ligne de compte sous ce rapport, seul ou en liaison avec l?article 14 (art. 14+P1-1) de la Convention.
PAR CES MOTIFS, LA COUR, A L?UNANIMITE
Dit qu?il n?y a eu violation ni de l?article 4 (art. 4) de la Convention, consid?r? isol?ment ou combin? avec l?article 14 (art. 14+4), ni de l?article 1 du Protocole no 1 (P1-1).
Rendu en fran?ais et en anglais, le texte fran?ais faisant foi, au Palais des Droits de l?Homme ? Strasbourg, le vingt-trois novembre mil neuf cent quatre-vingt-trois.
G?rard WIARDA
Pr?sident
Marc-Andr? EISSEN
Greffier
Au pr?sent arr?t se trouve joint, conform?ment aux articles 51 ? 2 (art. 51-2) de la Convention et 50 ? 2 du r?glement, l?expos? de l?opinion s?par?e, concordante, de M. Th?r Vilhj?lmsson, approuv?e par Mme Bindschedler-Robert et M. Matscher.
G. W.
M.-A. E.

OPINION CONCORDANTE DE M. TH?R VILHJ?LMSSON, APPROUVEE PAR MME BINDSCHEDLER-ROBERT ET M. MATSCHER
(Traduction)
A mon avis, Me v, d, M, peut se plaindre d?une ing?rence de l?autorit? publique dans son droit de propri?t?, mais seulement quant au non-remboursement de ses frais. A cet ?gard, je rel?ve qu?il a d? assumer les d?penses en question ? la suite d?une obligation juridique que lui imposait l??tat. Selon moi, l?article 1 du Protocole no 1 (P1-1) entre donc en ligne de compte sur ce point.
Une violation du “droit au respect de ses biens”, tel que le garantit la premi?re phrase du premier alin?a, ne me semble pourtant pas constitu?e. Deux raisons me conduisent ? cette conclusion. Tout d?abord, les montants en cause, sans m?riter l??pith?te de “d?risoire” que leur d?cerne le Gouvernement, n??taient pas exorbitants. En second lieu, le requ?rant travaillait comme stagiaire pour acc?der au barreau. Il doit avoir connu le syst?me du stage avant d?embrasser la profession. Si ledit syst?me pr?sentait sans nul doute pour lui des inconv?nients aussi bien que des avantages, il faut en l?occurrence l?envisager en bloc. Or, ? mes yeux, les inconv?nients ne l?emportaient pas sur les avantages au point que l?on puisse constater une infraction. Aussi ai-je vot? pour la non-violation de l?article 1 du Protocole no 1 (P1-1).
 Note du greffe: Il s’agit du r?glement applicable lors de l’introduction de l’instance. Un nouveau texte entr? en vigueur le 1er janvier 1983 l’a remplac?, mais seulement pour les affaires port?es devant la Cour apr?s cette date.

AFFAIRE GOLDER c. ROYAUME-UNI

ARR?T TYRER c. ROYAUME-UNI

ARR?T VAN DER MUSSELE c. BELGIQUE

ARR?T VAN DER MUSSELE c. BELGIQUE

ARR?T VAN DER MUSSELE c. BELGIQUE
OPINION CONCORDANTE DE M. TH?R VILHJ?LMSSON, APPROUVEE PAR MME BINDSCHEDLER-ROBERT ET M. MATSCHER

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La data dell'ultimo controllo di validità dei testi è la seguente: 23/06/2024