AFFAIRE SCORDINO c. ITALIE (N? 1) - A.N.P.T.ES.
A.N.P.T.ES. Associazione Nazionale per la Tutela degli Espropriati. Oltre 5.000 espropri trattati in 15 anni di attività.
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Testo originale e tradotto della sentenza selezionata

AFFAIRE SCORDINO c. ITALIE (N? 1)

Tipologia: Sentenza
Importanza: 1
Articoli: 41, 34, 35, 06, 46, P1-1
Numero: 36813/97/2006
Stato: Italia
Data: 2006-03-29 00:00:00
Organo: Grande Camera
Testo Originale

Conclusione: violazione dell?Art. P1-1; Eccezioni preliminari respinte (no-esaurimento delle vie legali di ricorso interne, vittima); Violazione dell’art. 6-1; danno materiale – risarcimento pecuniario; Danno morale – risarcimento pecuniario; Rimborso parziale oneri e spese – procedimento della Convenzione

GRANDE CAMERA

CAUSA SCORDINO C. Italia (No 1)

Richiesta no 36813/97,

SENTENZA

STRASBURGO

29 marzo 2006

Questa sentenza ? definitiva. Pu? subire dei ritocchi di forma.

Nel causa Scordino c. Italia (no 1),
La Corte europea dei Diritti dell’uomo, riunendosi in una Grande Camera composta da:
SIGG.. L. Wildhaber, presidente,
C.L. Rozakis,
J. – P. Costa,
Sir Nicolas Bratza,
SIGG.. B.M. Zupančič,
L. Caflisch,
C. B?rsan,
K. Jungwiert,
M. Pellonp??,
Sig.ra M. Tsatsa-Nikolovska,
SIGG.. R. Maruste,
S. Pavlovschi,
L. Garlicki,
Sig.ra A. Gyulumyan,
SIGG.. E. Myjer,
S.E. Jebens, giudici,
Sig.ra M. Del Tufo, giudice ad hoc,et
di M. T.L. Early, collaboratore del cancelliere della Grande Camera,
Dopo avere deliberato in camera del consiglio il 1 luglio 2005 e 18 gennaio 2006,
Rende la sentenza che ha adottato nell?ultima data:
PROCEDIMENTO
1. All’origine della causa si trova una richiesta (no 36813/97) diretta contro la Repubblica italiana ed in cui quattro cittadini residenti all’estero di questo Stato, G., E., M. e G. S. (“i richiedenti”), avevano adito la Commissione europea dei Diritti dell’uomo (“la Commissione”) il 21 luglio 1993 in virt? del vecchio articolo 25 della Convenzione di salvaguardia dei Diritti dell’uomo e delle Libert? fondamentali (“la Convenzione”).
2. Sono rappresentati dala Sig.ra N. P., avvocato a Roma. Il governo italiano (“il Governo”) ? rappresentato dal suo agente, Sig. I. M. Braguglia, per il suo co-agente, Sig. F. Crisafulli, e per il suo co-agente aggiunto, Sig. N. Lettieri.
3. Nella loro richiesta, i richiedenti adducevano alla luce dell’articolo 1 del Protocollo no 1 e dell’articolo 6 della Convenzione un danno ingiustificato al loro diritto al rispetto dei loro beni e la violazione del loro diritto ad un processo equo in un termine ragionevole.
4. La richiesta ? stata trasmessa alla Corte il 1 novembre 1998, data di entrata in vigore del Protocollo no 11 alla Convenzione, articolo 5 ? 2 del Protocollo no 11.
5. La richiesta ? stata assegnata alla prima sezione della Corte, articolo 52 ? 1 del regolamento. In seguito all’astensione del Sig. V. Zagrebelsky, giudice eletto a titolo dell’Italia (articolo 28 del regolamento), il Governo ha designato la Sig.ra M. Del Tufo per presiedere in qualit? di giudice ad hoc, articoli 27 ? 2 della Convenzione e 29 ? 1 del regolamento.
6. Il 27 marzo 2003, dopo un?udienza che verteva al tempo stesso sulle domande di ammissibilit? e su quelle di fondo, articolo 54 ? 3 del regolamento, la richiesta ? stata dichiarata accettabile da parte di una camera della prima sezione, composta da: M. C.L. Rozakis, presidente, Sig. G. Bonello, M. P. Lorenzen, la Sig.ra N. Vajić, la Sig.ra S. Botoucharova, la Sig.ra E. Steiner, giudici, la Sig.ra M. Del Tufo, giudice ad hoc, cos? come di M. S. Nielsen, cancelliere aggiunto di sezione.
7. Nella sua sentenza del 29 luglio 2004 (“la sentenza della camera”), la camera ha deciso, all’unanimit?, di respingere l’eccezione preliminare del Governo, e ha concluso, all’unanimit?, la violazione dell’articolo 6 ? 1 della Convenzione a ragione della durata e della mancanza di equit? della procedimento, e la violazione dell’articolo 1 del Protocollo no 1 a causa di un danno ingiustificato al diritto al rispetto dei beni dei richiedenti.
8. Il 26 ottobre 2004, il governo italiano ha chiesto il rinvio della causa davanti alla Grande Camera in virt? degli articoli 43 della Convenzione e 73 del regolamento. Il 2 febbraio 2005, il collegio della Grande Camera ha accolto questa domanda.
9. La composizione della Grande Camera ? stata stabilita conformemente agli articoli 27 ?? 2 e 3 della Convenzione e 24 del regolamento.
10. Tanto i richiedenti quanto il Governo hanno depositato un esposto. Alcune osservazioni sono state accolte anche dei governi polacchi, cechi e slovacchi, che il presidente aveva autorizzato ad intervenire nella procedimento scritta, articoli 36 ? 2 della Convenzione e 44 ? 2 del regolamento. I richiedenti hanno risposto a questi commenti, articolo 44 ? 5 del regolamento.
11. Un?udienza si ? svolta in pubblico presso il Palazzo dei Diritti dell’uomo, a Strasburgo, il 29 giugno 2005, articolo 59 ? 3 del regolamento.

Sono comparsi:
-per il Governo
SIG. N. Lettieri, co-agente aggiunto,
-per i richiedenti
SIG. RI N. P., avvocato del foro di Roma consigliere,
A. M., avvocato del foro di Roma
G. P., avvocato del foro di Roma consiglieri.

La Corte ha ascoltato le loro dichiarazioni dei Sig N. P. ed A. M. e. N. Lettieri, e di questo ultimo le sue risposte alle domande di giudici.
IN REALTA?
I. LE CIRCOSTANZE DEL CASO
12. I richiedenti sono nati rispettivamente nel 1959, 1949, 1951 e 1953 e risiedono a Reggio Calabria.
13. Nel 1992, i richiedenti ereditarono da A. S. dei terreni situati a Reggio Calabria, registrati al catasto (foglio 111, lotti 105, 107, 109 e 662,). Il 25 marzo 1970, la municipalit? di Reggio Calabria aveva adottato un piano generale di urbanistica, approvato per la regione della Calabria il 17 marzo 1975. Il terreno in causa nella presente richiesta, di una superficie di 1 786 metri quadrati e designato come lotto 109, era oggetto in virt? del piano generale di urbanistica di un permesso di espropriazione in vista della costruzione di abitazioni. Il terreno fu incluso poi nel piano di urbanistica di zona approvata il 20 giugno 1979 dalla regione della Calabria.
A. L’espropriazione del terreno
14. Nel 1980, la municipalit? di Reggio Calabria decise che la societ? cooperativa Edilizia Aquila avrebbe proceduto ai lavori di costruzione su suddetto terreno. Per un’ordinanza del 13 marzo 1981, l’amministrazione autorizz? la cooperativa ad occupare il terreno.
15. Il 30 marzo 1982, in applicazione della legge no 385 del 1980, la municipalit? di Reggio Calabria offr? un acconto sull’indennit? di espropriazione determinata conformemente alla legge no 865 del 1971. La somma offerta, e cio? 606 560 lire italiane (ITL), era calcolata secondo le regole in vigore per i terreni agricoli, questo vale a dire prendendo per base un valore di 340 ITL per metro quadrato, con riserva di fissare l?indennizzo definitivo dopo l’adozione di una legge che stabilisca dei nuovi criteri di indennizzo per i terreni edificabili.
16. L’offerta fu rifiutata da A. S..
17. Il 21 marzo 1983, la regione decret? l’espropriazione del terreno.
18. Il 13 giugno 1983, la municipalit? present? una seconda offerta di acconto portata a 785 000 ITL. Questa offerta non fu accettata.
19. Per la sentenza no 223 del 15 luglio 1983, la Corte costituzionale dichiar? incostituzionale la legge no 385 di 1980, per il motivo che questa sottometteva l’indennizzo all’adozione di una legge futura.
20. Conformemente a questa sentenza, la legge no 2359 di 1865 secondo la quale l’indennit? di espropriazione di un terreno corrispondeva al valore commerciale di questo, espose di nuovo i suoi effetti.
21. Il 10 agosto 1984, A. S. permise alla municipalit? di fissare l’indennit? definitiva secondo la legge no 2359 del 1865. Il 16 novembre 1989, apprese che la municipalit? di Reggio Calabria, per un decreto del 6 ottobre 1989, aveva fissato l’importo dell’indennit? definitiva a 88 414 940 ITL (50 000 ITL per metro quadrato.
B. La procedimento intrapresa in vista dell’ottenimento dell’indennit? di espropriazione
22. Contestando l’importo di questa indennit?, A. S. cit? il 25 maggio 1990 la municipalit? e la societ? cooperativa davanti alla corte d?appello di Reggio Calabria.
23. Adduceva che l’importo fissato dalla municipalit? era ridicolo rispetto al valore commerciale del terreno e chiedeva in particolare che l’indennit? fosse calcolata conformemente alla legge no 2359 del 1865. Inoltre, chiedeva risarcimento per il periodo di occupazione del terreno precedente al decreto di espropriazione e richiedeva un’indennit? per il terreno (1 500 m2), diventato inutilizzabile in seguito ai lavori di costruzione.
24. L?istituzione della causa cominci? il 7 gennaio 1991.
25. La cooperativa si costitu? nella procedimento ed excipa della sua mancanza di requisiti per agire.
26. Il 4 febbraio 1991, poich? la municipalit? non ? sempre costituita, la corte d?appello di Reggio Calabria dichiar? questa contumace ed ordin? una perizia del terreno. Per un’ordinanza del 13 febbraio 1991, fu nominato un perito ed gli fu fissato un termine di tre mesi per il deposito della perizia.
27. Il 6 maggio 1991, la municipalit? si costitu? nella procedimento ed excipa per la sua mancanza di requisiti per agire. Il perito accett? il suo incarico e prest? giuramento.
28. Il 4 dicembre 1991, fu depositato un rapporto di perizia.
29. Il 14 agosto 1992 entr? in vigore la legge no 359 del 8 agosto 1992, intitolata “Misure urgenti in vista del miglioramento della condizione delle finanze pubbliche”) che prevedeva nel suo articolo 5 bis dei nuovi criteri per calcolare l’indennit? di espropriazione dei terreni edificabili. Questa legge si applicava espressamente alle procedure in corso.
30. In seguito al decesso di A. Scordino, sopraggiunto il 30 novembre 1992, i richiedenti si costituirono nella procedimento il 18 settembre 1993.
31. Il 4 ottobre 1993, la corte d?appello di Reggio Calabria nomin? un nuovo perito e gli chiese di determinare l’indennit? di espropriazione secondo i criteri introdotti dall’articolo 5 bis della legge no 359 del 1992.
32. La perizia fu depositata il 24 marzo 1994. Secondo il perito, il valore commerciale del terreno alla data dell’espropriazione era di 165 755 ITL per metro quadrato. Conformemente ai criteri introdotti dall’articolo 5 bis della legge no 359 del 1992, l’indennit? da versare ammontava a 82 890 ITL per metro quadrato.
33. Nell?udienza del 11 aprile 1994, le parti chiesero un termine per presentare dei commenti sulla perizia. L’avvocato dei richiedenti produsse una perizia e fece notare che il perito designato dalla corte aveva omesso di calcolare l’indennit? per i 1 500 m2 non coperti dal decreto di espropriazione ma che erano diventati inutilizzabili in seguito ai lavori effettuati.
34. L?udienza per la presentazione delle osservazioni in risposta ebbe luogo il 6 giugno 1994. L?udienza seguente, fissata al 4 luglio 1994, fu rinviata d? ufficio al 3 ottobre 1994, poi al 10 novembre 1994.
35. Per un’ordinanza del 29 dicembre 1994, la corte ordin? un supplemento di perizia e rinvi? la causa al 6 marzo 1995. L?udienza tuttavia fu rinviata d?ufficio, a pi? riprese,essendo non disponibile il giudice istruttore. Su richiesta dei richiedenti, questo ultimo fu sostituito il 29 febbraio 1996 ed l?udienza della presentazione delle conclusioni ebbe luogo il 20 marzo 1996.
36. Per una sentenza del 17 luglio 1996, la corte d?appello di Reggio Calabria dichiar? che i richiedenti avevano diritto ad un’indennit? di espropriazione calcolata secondo l’articolo 5 bis della legge no 359 del 1992, tanto per il terreno formalmente espropriato che per quello diventato inutilizzabile in seguito ai lavori di costruzione. La corte stim? poi che, sull’indennit? cos? determinata, non c’era motivo di applicare l’abbattimento del 40% previsto per la legge nei casi dove l’espropriato non avesse concluso un accordo di cessione del terreno, cessione volontaria, dato che nella fattispecie, al momento dell’entrata in vigore della legge, l’espropriazione aveva gi? avuto luogo.
37. In conclusione, la corte d?appello ordin? alla municipalit? ed alla cooperativa di versare ai richiedenti:
– un’indennit? di espropriazione di 148 041 540 ITL (82 890 ITL per metro quadrato per 1 786 m?,;
– un’indennit? di 91 774 043 ITL (75 012,50 ITL per metro quadrato per 1 223,45 m?, per la parte di terreno diventata inutilizzabile e che bisognava considerare come essendo di facto espropriato; e
– un’indennit? per il periodo di occupazione del terreno precedente l’espropriazione.
38. Queste somme dovevano essere indicizzate ed abbinate a interessi fino al giorno del pagamento.
39. Il 20 dicembre 1996, la cooperativa ricorse in cassazione, facendo valere il fatto che non aveva requisiti per agire. Il 20 e 31 gennaio 1997, i richiedenti e la municipalit? depositarono i loro ricorsi.
Il 30 giugno 1997, la cooperativa chiese la sospensione dell’esecuzione della sentenza della corte d?appello. Questa domanda fu respinta l? 8 agosto 1997.
40. Per una sentenza del 3 agosto 1998, depositata il 7 dicembre 1998, la Corte di cassazione accolse il ricorso della cooperativa alla cancelleria e riconobbe che non aveva requisiti per agire, poich? non faceva formalmente parte dell’espropriazione bench? ne beneficiasse. Per il resto, conferm? la sentenza della corte d?appello di Reggio Calabria.
41. Nel frattempo ,il 18 giugno 1997, la somma accordata dalla corte d?appello era stata depositata presso la Banca nazionale. Il 30 settembre 1997, questa somma era stata tassata del 20%, conformemente alla legge no 413 del 1991.
C. Il procedimento “Pinto”
42. Il 18 aprile 2002, i richiedenti adirono la corte d?appello di Reggio Calabria conformemente alla legge no 89 del 24 marzo 2001, detta “legge Pinto”, per lamentarsi della durata eccessiva della procedimento descritta sopra.
I richiedenti chiesero alla corte di presentare le conclusioni di violazione dell’articolo 6 ? 1 della Convenzione e di condannare il governo ed il ministero della Giustizia ad indennizzarli per il danno morale, che valutarono di 50 000 EUR, ed il danno materiale che stimavano avere subito a causa dell’applicazione al loro caso della legge no 359 del 1992.
43. Per una decisione del 1 luglio 2002, depositata alla cancelleria il 27 luglio 2002, la corte di appello di Reggio Calabria constat? che la durata della procedimento era stata eccessiva, per i seguenti motivi:
“(…) Dato
che la procedimento ha esordito il 24 maggio 1990 e si ? conclusa il 7 dicembre 1998, che si ? svolta in due istanze e non ? stata particolarmente complessa;
che risulta dalla giurisprudenza della Corte europea dei Diritti dell’uomo che la durata accettabile di una procedimento ? di tre anni in prima istanza e di due anni in seconda istanza;
che i richiedenti si sono costituiti nella procedimento in quanto eredi di A. Scordino, deceduto nel 1992, mentre non c’era stato ancora superamento del termine ragionevole;
che, i ritardi devono essere calcolati di conseguenza, unicamente in rapporto al periodo ulteriore, e che durano per tre anni e sei mesi.
Dato che le cause di questo ritardo non sono imputabili ai richiedenti ma unicamente alle disfunzioni del sistema giudiziale;
Dato che il danno materiale addotto dai richiedenti non ? stato causato dalla durata del procedimento e dunque non pu? essere indennizzato;
Tenuto conto di quanto scritto sopra, i richiedenti hanno unicamente diritto ad essere indennizzati per il danno morale che hanno subito a causa della durata della procedimento, cio? a causa dell’incertezza prolungata in merito alla conclusione di questa e della condizione di ansiet? che questa incertezza produce generalmente.
Tenuto conto della posta della controversia, l’importo ad accordare per il danno morale ? di 2 450 EUR. “
44. La corte d?appello condann? unicamente il ministero della Giustizia a pagare ai richiedenti una somma globale di 2 450 euro (EUR) a titolo di danno morale. In quanto al governo, la corte di appello stim? che questo non aveva requisiti per agire.
45. Concernente la ripartizione delle spese di procedimento, la corte d?appello pose 1 500 EUR a carico del ministero della Giustizia ed i 1 500 EUR restante al carico dei richiedenti.
46. I richiedenti non ricorsero in cassazione. La decisione della corte d?appello divenne effettiva il 26 ottobre 2003.
II. IL DIRITTO E LA PRATICA INTERNI PERTINENTI
A. riguardo all’espropriazione
47. La legge no 2359 di 1865, nel suo articolo 39, prevedeva che in caso di espropriazione di un terreno, l’indennit? da versare dovesse corrispondere al valore commerciale del terreno al momento dell’espropriazione.
48. L’articolo 42 della Costituzione, come interpretato dalla Corte costituzionale (vedere, tra altri, la sentenza no 138 del 6 dicembre 1977) garantisce, in caso di espropriazione, un indennizzo inferiore al valore commerciale del terreno.
49. La legge no 865 del 1971, completata dall’articolo 4 del decreto-legge no 115 del 1974, in seguito diventato la legge no 247 del 1974, cos? come per l’articolo 14 della legge no 10 del 1977, introdusse dei nuovi criteri: l’indennizzo per ogni terreno, che fosse agricolo o edificabile, doveva essere calcolato come se si trattasse di un terreno agricolo.
50. Per la sentenza no 5 del 25 gennaio 1980, la Corte costituzionale dichiar? incostituzionale la legge no 865 di 1971, per il motivo che questa trattava in modo identico due situazioni molto differenti, cio? che prevedeva lo stesso tipo di indennizzo per i terreni edificabili ed i terreni agricoli.
51. La portata di una decisione della Corte costituzionale che dichiara una legge illegale non si limita al caso in questione ma ? erga omnes. Ha un effetto retroattivo, nella misura in cui la legge dichiarata incostituzionale non pu? pi? produrre i suoi effetti n? essere applicata a partire dall’indomani della pubblicazione della decisione, articolo 136 della Costituzione abbinata all’articolo 1 della legge costituzionale no 1 di 1948 e all’articolo 30, terzo capoverso, della legge no 87 del 1953.
La retroattivit? delle dichiarazioni di incostituzionalit? ? stata chiarita spesso dalla Corte costituzionale (vedere, tra le altre, la sentenza no 127 del 15 dicembre 19669). L’alta giurisdizione ha indicato a questo riguardo che una dichiarazione di incostituzionalit? ? assimilabile ad un annullamento puro e semplice, poich? chiama la legge in causa dalla sua entrata in vigore, la annulla e la rende inapplicabile ad ogni situazione non definitiva, ed alle situazioni definitive previste dalla legge. Inoltre, ? vietato a chiunque, a cominciare dalle giurisdizioni, di utilizzare delle disposizioni dichiarate incostituzionali per valutare una situazione data, anche se questa ultima ? nata prima della dichiarazione di incostituzionalit? della legge (vedere, su questo punto, la sentenza no 49 del 2 aprile 1970 e le decisioni no 271 del 1985, no 329 del 1985, no 94 del 1986).
La Corte di cassazione si ? pronunciata nello stesso senso, dichiarando che “quando una legge ? stata dichiarata incostituzionale, non pu? essere applicata in nessun caso, dato che deve essere considerata non definitiva”, Corte di cassazione, Sec. II, 23 giugno 1979; Sec. V, 15 giugno 1992.
52. Dal momento che la Corte costituzionale dichiara una legge incostituzionale, le disposizioni anteriormente applicabili riorganizzano i loro effetti (reviviscenza), a meno che non costituiscano anche loro l? oggetto di una dichiarazione di incostituzionalit?.
53. In seguito alla dichiarazione d?incostituzionalit? no 5 del 1980, il Parlamento adott? la legge no 385 del 29 luglio 1980 che reintroduceva i criteri che erano stati appena dichiarati incostituzionali ma questa volta a titolo provvisorio: la legge disponeva difatti che la somma versata era un acconto che doveva essere completato da un’indennit? che sarebbe stata calcolata sulla base dell?adozione di una legge che contemplava criteri di indennizzo specifico per i terreni edificabili.
54. Per la sentenza no 223 del 15 luglio 1983, la Corte costituzionale dichiar? incostituzionale la legge no 385 di 1980, per il motivo che questa sottometteva l’indennizzo in caso di espropriazione di un terreno edificabile all’adozione di una legge futura, e che reintroduceva, anche se solamente provvisoriamente, dei criteri di indennizzo gi? dichiarati incostituzionali. A questo riguardo, la Corte costituzionale ricord? che il legislatore era tenuto ad accettare che una legge dichiarata illegale smetteva immediatamente di produrre i suoi effetti, e sottoline? la necessit? di elaborare delle disposizioni che accordassero delle indennit? di espropriazione conseguenti, serio ristoro.
55. In seguito alla sentenza no 223 del 1983, l’articolo 39 della legge no 2359 del 1865 espose di nuovo i suoi effetti; di conseguenza, un terreno edificabile doveva essere indennizzato all’altezza il suo valore commerciale (vedere, per esempio, Corte di cassazione, sec. I, sentenza no 13479 del 13 dicembre 1991; sec. I, sentenza no 2180 del 22 febbraio 1992; Assemblea plenaria, sentenza no 3815 del 29 agosto 1989).
56. La legge no 359 del 8 agosto 1992 (“Misure urgenti in vista del miglioramento della condizione delle finanze pubbliche”) introdusse, nel suo articolo 5 bis, una misura “provvisoria, eccezionale ed urgente”, che tendeva alla correzione delle finanze pubbliche, valido fino all’adozione di misure strutturali. Questa disposizione si applicava ad ogni espropriazione in corso ed ad ogni procedimento in pendenza ad esso afferente. Pubblicato nel bollettino ufficiale delle leggi il 13 agosto 1992, l’articolo 5 bis della legge no 359 del 1992 entr? in vigore il 14 agosto 1992.
57. Secondo questa disposizione, l’indennit? da versare in caso di espropriazione di un terreno edificabile ? calcolata secondo la seguente formula:
[[valore commerciale del terreno + totale delle rendite fondiarie degli ultimi dieci anni]: 2]-abbattimento del 40%.
58. In un simile caso, l’indennit? corrisponde al 30% del valore commerciale. Su questo importo, ? applicata una tassa del 20% alla sorgente (tassa prevista dall’articolo 11 della legge no 413 del 1991).
59. L’abbattimento del 40% ? eludibile se l’espropriazione si basa non su un decreto di espropriazione, ma su un atto di “cessione volontario” del terreno, o, come nella fattispecie, se l’espropriazione ha avuto luogo prima dell’entrata in vigore dell’articolo 5 bis (vedere la sentenza della Corte costituzionale no 283 del 16 giugno 1993). In questi casi, l’indennit? che ne risulta corrisponde al 50% del valore commerciale. Bisogna dedurre ancora da questo importo il 20% a titolo di tassa (paragrafo 58 qui sopra).
60. La Corte costituzionale ha stimato che l’articolo 5 bis della legge no 359 del 1992 e la sua applicazione retroattiva erano compatibili con la Costituzione, sentenza no 283 del 16 giugno 1993; sentenza no 442 del 16 dicembre 1993, nella misura in cui questa legge aveva un carattere urgente e provvisorio.
61. Il Repertorio delle disposizioni sull’espropriazione, decreto del presidente della Repubblica no 327 di 2001, modificati dal decreto-legge no 302 del 2002, entrati in vigore il 30 giugno 2003, ha codificato le disposizioni esistenti ed i principi giurisprudenziali in materia di espropriazione.
L’articolo 37 del Repertorio riprende nell’essenziale i criteri di determinazione dell’indennit? di espropriazione prevista dall’articolo 5 bis della legge no 359 del 1992.
B. riguardo al motivo di risentimento derivato della durata della procedimento
1. La legge no 89 del 24 marzo 2001, detta “legge Pinto”,
62. Concessione di una soddisfazione equa in caso di mancata osservanza del termine ragionevole e modifica dell’articolo 375 del codice del procedimento civile
Capitolo II -Soddisfazione equa
Articolo 2-Diritto ad una soddisfazione equa
“1. Ogni persona avendo subito un danno patrimoniale o extra patrimoniale in seguito alla violazione della Convenzione di Salvaguardia dei Diritti dell’uomo e delle Libert? fondamentali, ratificato dalla legge no 848 del 4 agosto 1955, a ragione della mancata osservanza del “termine ragionevole” previsto all’articolo 6 ? 1 della Convenzione, ha diritto ad una soddisfazione equa.
2. Per valutare la violazione, il giudice prende in conto la complessit? della causa e, nell?ambito di questa, il comportamento delle parti e del giudice incaricati del procedimento, cos? come il comportamento di ogni autorit? chiamata a partecipare o a contribuire al suo regolamento.
3. Il giudice determina l’importo del risarcimento conformemente all’articolo 2056 del codice civile, rispettando le seguenti disposizioni,:
a, solo il danno che pu? riferirsi al periodo che supera il termine ragionevole indicato al paragrafo 1 pu? essere preso in conto;
b, il danno extra patrimoniale ? riparato non solo dal versamento di una somma di denaro, ma anche dalla pubblicazione della constatazione di violazione secondo le forme appropriate. “
Articolo 3-Procedimento
“1. La domanda di soddisfazione equa ? depositata presso la corte d?appello dove siede il giudice che, secondo l’articolo 11 del codice di procedimento penale, ? competente per le cause concernenti i magistrati della giurisdizione in cui in cui procedimento-a proposito del quale si valuta la violazione-si ? concluso o si ? estinto in quanto giunto alla fine, o ? pendente.
2. La domanda ? introdotta da un ricorso depositato alla cancelleria della corte d?appello da un avvocato munito di mandato specifico contenente tutti gli elementi vidimati dall’articolo 125 del codice di procedimento civile.
3. Il ricorso ? diretto contro il ministro della Giustizia se si tratta di procedure davanti al giudice ordinario, il ministro della Difesa se si tratta di procedure davanti al giudice militare, o il ministro delle Finanze se si tratta di procedure davanti alle commissioni fiscali. In tutti gli altri casi, il ricorso ? diretto contro il presidente del Consiglio dei ministri.
4. La corte d?appello delibera conformemente agli articoli 737 e successivi del codice di procedimento civile. Il ricorso, cos? come la decisione di determinazione dei dibattimenti davanti alla camera competente, ? notificato, dalle cure del richiedente, all’amministrazione convenuta domiciliata vicino all’ufficio degli avvocati dello Stato [Avvocatura dello Stato]. Deve essere rispettato Un termine di almeno quindici giorni tra le date della notificazione e quella dei dibattimenti davanti alla camera.
5. Le parti possono chiedere che la corte d?appello ordini la produzione di tutta o parte degli atti e dei documenti del procedimento a proposito del quale si adduce la violazione vidimata all’articolo 2, ed esse hanno il diritto di essere sentite, coi loro avvocati, in camera del consiglio se si presentano. Le parti possono depositare delle memorie e dei documenti fino a cinque giorni prima della data in cui sono previsti i dibattimenti davanti alla camera, o fino alla scadenza del termine accordato dalla corte d?appello su domanda delle parti.
6. La corte pronuncia, nei seguenti quattro mesi la formazione del ricorso, una decisione suscettibile di ricorso in cassazione. La decisione ? immediatamente esecutiva.
7. Il pagamento delle indennit? agli aventi diritto ha luogo, nel limite delle risorse disponibili, contando dal 1 gennaio 2002. “
Articolo 4-Termine e Stati concernenti l’introduzione di una richiesta
“Domanda di risarcimento pu? essere fatta durante il procedimento a proposito del quale si adduce la violazione o, sotto pena di decadimento, entro sei mesi a partire dalla data in cui la decisione che conclude suddetto procedimento ? diventata definitiva. “
Articolo 5-Comunicazioni
“La decisione che fa seguito alla domanda ? comunicata dalla cancelleria, non solo alle parti, ma anche al procuratore generale presso la Corte dei conti per permettere l’eventuale istruzione di una procedimento di responsabilit?, ed ai titolari dell’azione disciplinare dei funzionari coinvolti nel procedimento. “
Articolo 6-Disposizioni transitorie
“1. Nei sei mesi a contare della data di entrata in vigore della presente legge, tutte le persone che hanno gi?, in tempo utile, introdotto una richiesta davanti alla Corte europea dei Diritti dell’uomo per mancata osservanza del “termine ragionevole” previsto per l’articolo 6 ? 1 della Convenzione di salvaguardia dei Diritti dell’uomo e delle Libert? fondamentali, ratificato dalla legge no 848 del 4 agosto 1955, possono fare domanda vidimata dall?articolo 3 della presente legge nel caso in cui la Corte europea non avesse ancora dichiarato accettabile la richiesta . In questo caso, il ricorso presso la corte d?appello deve indicare la data di introduzione della richiesta davanti alla Corte europea.
2. La cancelleria del giudice adito informa senza ritardo il ministro delle Cause straniere di ogni domanda presentata a titolo dell’articolo 3 e nel termine previsto al paragrafo 1 del presente articolo. “
Articolo 7-Disposizioni finanziarie
“1. Il carico finanziario che consegue la applicazione della presente legge, valutata a 12 705 000 000 di lire italiane a partire dall’anno 2002, sar? coperto per mezzo dello sblocco dei fondi iscritti al bilancio triennale 2001-2003, nell?ambito del capitolo delle previsioni di base della parte ordinaria dei “Fondi speciali” della condizione di previsione del ministero del Tesoro, del Bilancio e della Programmazione economica, per l’anno 2001. Per far questo, verranno utilizzate le scorte del suddetto ministero .
2. Il ministero del Tesoro, del Bilancio e della Programmazione economica ? autorizzato a portare, per decreto, le modifiche necessarie al bilancio. “
2. Estratti della giurisprudenza italiana
a, Il cambiamento della giurisprudenza del 2004
63. La Corte di cassazione plenaria, Sezioni Unite, adita del ricorso contro le decisioni rese dai corsi d?appello nell?ambito dei procedimento “Pinto”, ha reso il 27 novembre 2003 quattro sentenze di cassazione con rinvio, n. 1338, 1339, 1340 e 1341 di cui i testi furono depositati presso la cancelleria il 26 gennaio 2004 e nelle quali ha affermato che “la giurisprudenza della Corte di Strasburgo s?impone ai giudici italiani per ci? che riguarda l’applicazione della legge no 89/2001.”
Ha affermato nella sua sentenza no 1340 il principio secondo il quale in particolare:
“la determinazione del danno extrapatrimoniale ,effettuata dalla corte d?appello conformemente all’articolo 2 della legge n? 89/2001, sebbene per natura fondata sull’equit?, deve intervenire in un ambito che ? definito dal diritto poich? bisogna riferirsi agli importi assegnati, nelle cause similari, dalla Corte di Strasburgo dai quali ? permesso discostarsi ma in modo ragionevole. “
64. Estratti della sentenza no 1339 dell’assemblea plenaria della Corte di cassazione depositata presso la cancelleria il 26 gennaio 2004:
“(…) 2. La presente richiesta pone la questione essenziale della natura dell’effetto giuridico che deve essere attribuito-in applicazione della legge del 24 marzo 2001 no 89, in particolare riguardo all’identificazione del danno extrapatrimoniale derivante dalla violazione della durata ragionevole del processo -alle sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo, sia che vengano prese in linea di massima come direttive di interpretazione elaborata da questa Corte alla luce delle conseguenze di suddetta violazione, sia che vengano considerate con riferimento specifico all’ipotesi secondo la quale la Corte europea ha avuto gi? l’opportunit? di pronunciarsi sul ritardo nella decisione di un dato processo. (…)
Come stipola l’articolo 2 ? 1 di suddetta legge, il fatto( giuridico) generatore del diritto a risarcimento previsto dal testo, ? costituito dalla “violazione della Convenzione di Salvaguardia dei Diritti dell’uomo e delle Libert? fondamentali, ratificato dalla legge no 848 del 4 agosto 1955, a ragione della mancata osservanza del termine ragionevole previsto all’articolo 6 ? 1 della Convenzione.” Cos?, la legge no 89/2001 identifica il fatto generatore del diritto ad indennizzo “per riferimento” ad una norma specifica della CEDH. Questa Convenzione ha istituito un Giudice, la Corte europea dei Diritti dell’uomo che ha sede a Strasburgo, per fare rispettare le sue disposizioni (articolo 19); ? la ragione per la quale non ha altra scelta che riconoscere a questo giudice il potere di determinare il significato di queste disposizioni e di interpretarle.
Poich? il fatto generatore del diritto definito dalla legge no 89/2001 consiste in una violazione della CEDH, spetta al Giudice della CEDH di determinare gli elementi di questo fatto giuridico che finisce per essere “messo in conformit?” dalla Corte di Strasburgo di cui la giurisprudenza s?impone dunque ai giudici italiani per ci? che riguarda l’applicazione della legge no 89/2001.
Non ? necessario dunque porsi il problema generale dei rapporti tra la CEDH e l’ordine giuridico interno su il quale il procuratore generale si ? fermato a lungo all’epoca dell?udienza. Qualunque sia l’opinione che si abbia su questo problema controverso, e dunque della CEDH sul posto nell?ambito delle sorgenti del diritto interno, non vi ? alcun dubbio che l’applicazione diretta di una norma della CEDH nell’ordine giuridico italiano, sancito dalla legge no 89/2001, (e quindi per l’articolo 6 ? 1, nella parte relativa al “termine ragionevole”), non pu? scostarsi dell’interpretazione che il giudice europeo d? di questa stessa norma.
La tesi contraria che permetterebbe delle divergenze importanti tra le applicazioni ritenute appropriate nell’ordine nazionale secondo la legge no 89/2001 e l’interpretazione data dalla Corte di Strasburgo al diritto ad un processo in un termine ragionevole ritirerebbero ogni giustificazione a suddetta legge no 89/2001 e condurrebbero lo Stato italiano a violare l’articolo 1 della CEDH secondo il quale “Le Alte Parti contraenti riconoscono ad ogni persona dipendente della loro giurisdizione i diritti e le libert? definite al titolo I della presente Convenzione” (che comprende l’articolo 6 suddetto che definisce il diritto ad un processo in un termine ragionevole).
Le ragioni che hanno determinato l’adozione della legge no 89/2001 si fondano sulla necessit? di prevedere un ricorso giurisprudenziale interno contro le violazioni che si attengono espressamente alla durata delle procedure, in modo da mettere in opera la sussidiariet? dell’intervento della Corte di Strasburgo, prevista dallal CEDH (articolo 35): “La Corte non pu? essere adita che dopo l?esaurimento delle vie di ricorso interne.” Il sistema europeo di protezione dei diritti dell’uomo si basa su questo principio di sussidiariet?. Ne consegue l’obbligo per gli Stati che hanno ratificato la CEDH di garantire ai cittadini la protezione dei diritti riconosciuti dalla CEDH, particolarmente nell?ambito dell’ordine giuridico interno e davanti agli organi della giustizia nazionale. Questa protezione deve essere “effettiva” (articolo 13 della CEDH), in modo da aprire una via di ricorso senza adire la Corte di Strasburgo.
Il ricorso interno introdotto per la legge no 89/2001 non esisteva prima nell’ordine giuridico italiano. Di conseguenza, le richieste contro l’Italia per violazione dell’articolo 6 della CEDH “avevano saturato”(termine utilizzato dal delatore Follieri all’epoca della seduta del Senato del 28 settembre 2000) il giudice europeo. La Corte di Strasburgo ha rilevato, prima della legge no 89/2001 che suddetti trasgressioni dell’Italia “riflettevano una situazione che perdura alla quale non ? stato portato ancora rimedio e per la quale i giudicabili non dispongono di nessuna via di ricorso interno. Questo accumulo di trasgressioni ?, da allora, costitutivo di una pratica incompatibile con la Convenzione” (vedere le quattro sentenze della Corte resa il 28 luglio 1999 nelle cause Bottazzi, Di Mauro, Ferrari ed A.P).).
La legge no 89/2001 costituisce la via di ricorso interno che la “vittima di una violazione”( come definita all’articolo 34 della CEDH) dell’articolo 6, in quanto alla mancata osservanza del termine ragionevole, deve esercitare, prima di rivolgersi alla Corte europea per sollecitare la “soddisfazione equa” prevista all’articolo 41 della CEDH che, quando la violazione rimane, ? accordata unicamente dalla Corte “se il diritto interno dell’Alta Parte contraente permette di cancellare solo imperfettamente le conseguenze di questa violazione.” La legge no 89/2001 ha di conseguenza, permesso alla Corte europea di dichiarare improcedibili le richieste che gli sono state presentate, particolarmente prima dell’adozione di questa legge, e mirando ad ottenere la soddisfazione equa prevista all’articolo 41 della CEDH relativa alla durata del processo(Brusco c. Italia, sentenza del 6 settembre 2001).
Questo meccanismo di applicazione della CEDH e di rispetto del principio di sussidiariet? dell’intervento della Corte europea di Strasburgo non funziona tuttavia quando questa considera che le presunte conseguenze della violazione della CEDH sono state non riparate nell?ambito del diritto interno o sono state riparate “imperfettamente” perch?, in tale ipotesi, l’articolo 41 suddetto prevede l’intervento della Corte europea per proteggere la “vittima della violazione.” In questo caso, la richiesta individuale sottomessa alla Corte di Strasburgo al senso dell’articolo 34 della CEDH ? accettabile (Scordino ed altri c. Italia) decisione del 27 marzo 2003, e la Corte prende delle misure per proteggere direttamente il diritto della vittima che, secondo questa stessa Corte, non ? stato salvaguardato sufficientemente dal diritto interno.
Il giudice del carattere sufficiente o imperfetto della protezione che la vittima ha ottenuto in diritta interno ?, sicuramente, la Corte europea su cui incombe la responsabilit? di fare applicare l’articolo 41 della CEDH per stabilire, se, nell?ambito della violazione della CEDH, il diritto interno ha permesso di riparare in modo esauriente le conseguenze di suddetta violazione.
La tesi secondo la quale il giudice italiano, nell?ambito dell’applicazione della legge no 89/2001, pu? avere un’interpretazione differente da quella che la Corte europea ha dato alla norma dell’articolo 6 della CEDH in cui la violazione costituisce il fatto generatore del diritto ad indennizzo, definito per suddetta legge nazionale, conferma che la vittima della violazione, se riceve nell?ambito della procedimento nazionale un risarcimento giudicato insufficiente dalla Corte europea, deve ottenere da questo giudice la soddisfazione equa prevista all’articolo 41 della CEDH. Ci? toglierebbe ogni utilit? del risarcimento previsto dal legislatore italiano nella legge no 89/2001 e recherebbe offesa al principio di sussidiariet? dell’intervento della Corte di Strasburgo.
Bisogna riunirsi alla Corte europea dei diritti dell’uomo dunque che, nella decisione precitata relativa al richiesta Scordino, concernente il carattere imperfetto della protezione accordata dal giudice italiano in applicazione della legge no 89/2001, ha affermato che “nell?ambito del principio di sussidiariet?, le giurisprudenze nazionali devono interpretare e devono applicare, per quanto possibile, il diritto nazionale conformemente alla Convenzione.”
(…) I lavori preparatori della legge no 89/2001 sono ancora pi? espliciti. Nel suo rapporto sul progetto di legge, atto senatoriale no 3813 del 16 febbraio 1999, il senatore Pinto afferma che il meccanismo di risarcimento proposto da un’iniziativa legislativa, giudicata poi accettabile per la legge suscitata, assicuri al richiedente “una protezione analoga a quella che riceverebbe nell?ambito dell’istanza internazionale” poich? il riferimento diretto all’articolo 6 della CEDH permette di trasferire al livello interno “i limiti di applicabilit? di questa stessa disposizione che esiste al livello internazionale; limiti che dipendono essenzialmente dalla condizione e dell’evoluzione della giurisprudenza degli organi di Strasburgo, particolarmente della Corte europea dei diritti dell’uomo da cui le sentenze dovranno guidare dunque il giudice interno nella definizione di questi limiti.”
(…) 6. Le considerazioni esposte nelle sezioni 3-5 di questo documento si riferiscono in generale all’importanza delle direttive di interpretazione della Corte europea sull’applicazione della legge no 89/2001 relative al risarcimento del danno extrapatrimoniale.
Tuttavia, nella fattispecie, conviene considerare che il giudice nazionale ? nell’impossibilit? di escludere il danno extrapatrimoniale, anche una volta stabilita la violazione dell’articolo 6 della CEDH, perch? ? impedito dalla precedente decisione della Corte europea; in riferimento a questo stesso processo prefissato, la Corte ha giudicato difatti gi? che i ritardi ingiustificati sopraggiunti nella procedimento abbiano trascinato delle conseguenze in quanto al danno extrapatrimoniale del richiedente, che ha soddisfatto per una parte del periodo. Consegue da questa sentenza della Corte europea che, una volta stabilita la violazione dal giudice nazionale per il periodo che ha seguito quello preso in considerazione per la sentenza, il richiedente ha continuato a subire un danno extrapatrimoniale che deve essere indennizzato in applicazione della legge no 89/2001.
Non ? possibile affermare dunque -come la corte d?appello di Roma- che l’indennizzo ? ingiustificato a causa del valore debole della posta nell?ambito della procedimento controverso. Questo motivo ? innanzitutto inadatto dato che la Corte europea ha giudicato gi? che il danno extrapatrimoniale rimanga nell?ambito della durata eccessiva di questa stesso procedimento e, per di pi?, inesatto. Difatti, quando la mancata osservanza del termine ragionevole ? stato constatata, l’importo in gioco nel processo non pu? avere mai per effetto l?esclusione danno extrapatrimoniale, visto che l’ansiet? e l’angoscia dovuta alla sospensione della procedimento si verificano in generale, compreso i casi dove l’importo in gioco ? minimo, e dove questo aspetto potr? avere un effetto riduttore sull’importo dell’indennizzo, senza escluderlo totalmente.
7. In conclusione, la decisione attaccata deve essere annullata e la causa rinviata alla corte d?appello di Roma che, composta differentemente, verser? al richiedente il danno extrapatrimoniale dovuto a causa della mancata osservanza del termine ragionevole per il solo periodo consecutivo al 16 aprile 1996; si riferir? alle modalit? di regolamento di questo tipo di danno adottato dalla Corte europea dei diritti dell’uomo in cui potr? scostarsi in una misura ragionevole, Corte DH, 27 marzo 2003, Scordino c. Italia. “
b) Giurisprudenza in materia di trasmissione del diritto al risarcimento
i. Sentenza no 17650/02 della Corte di cassazione depositata alla cancelleria il 15 ottobre 2002
65. La Corte di cassazione si espresse cos?:
“(…) Il decesso di una persona vittima della durata eccessiva di una procedimento, in intervenuto prima dell’entrata in vigore della legge no 89 di 2001 [detto “legge Pinto”], rappresenta un ostacolo alla nascita del diritto [alla soddisfazione equa] ed alla sua trasmissione agli eredi, conformemente alla regola generale secondo la quale una persona deceduta non pu? diventare titolare di un diritto garantito da una legge posteriore alla sua morte “
ii. Sentenza no 5264/03 della Corte di cassazione depositata alla cancelleria il 4 aprile 2003
66. Nella sua sentenza, la Corte di cassazione rileva che il diritto di ottenere risarcimento per la violazione del diritto ad un processo in un termine ragionevole trova la sua sorgente nel legge Pinto. Il meccanismo previsto dalla norma europea non costituisce un diritto che pu? essere rivendicato davanti al giudice nazionale. Pertanto, il diritto ad una “soddisfazione equa” non pu? essere acquistato n? trasmesso per una persona gi? deceduta all’epoca dell’entrata in vigore del legge Pinto. Il fatto che il defunto ha, a suo tempo, presentato una richiesta davanti alla Corte di Strasburgo non ? determinante. Contrariamente a ci? che pretendono i richiedenti, la disposizione dell’articolo 6 del legge Pinto non costituisce una norma procedurale che opera un trasferimento di competenze dalla Corte europea al giudice nazionale.
iii. Ordinanza no 11950/04 della Corte di cassazione depositata alla cancelleria il 26 giugno 2004
67. In questa causa che tratta della possibilit? o no di trasmettere agli eredi il diritto a risarcimento che consegue della violazione dell’articolo 6 ? 1 a causa della durata della procedimento, la prima sezione della Corte di cassazione ha rinviato la causa davanti all’assemblea plenaria, stimando che c’era un conflitto di giurisprudenza tra gli atteggiamenti restrittivi adottati dall’alta giurisdizione nelle precedenti sentenze in materia di successione allo sguardo del legge Pinto e le quattro sentenze rese dall’assemblea plenaria il 26 gennaio 2004 nella misura in cui un’interpretazione meno rigorosa permetteva di considerare che questo diritto a risarcimento esisteva dalla ratifica della Convenzione europea per l’Italia il 4 agosto 1955.
iv. Estratti della sentenza no 28507/05 dell’assemblea plenaria della Corte di cassazione depositata al cancelleria le23 dicembre 2005
68. Nella causa avendo dato luogo all’ordinanza di rinvio rievocato sopra (paragrafo 67), l’assemblea plenaria ha proclamato i seguenti principi, mettendo cos? fine alle divergenze di giurisprudenza, in particolare:
-La legge no 848 del 5 agosto 1955 che ha ratificato e reso esecutivo la Convenzione, ha introdotto nell’ordine interno i diritti fondamentali, appartenendo alla categoria dei diritti soggettivi pubblici, previsti per il titolo primo della Convenzione e che coincidono in grande parte con quegli indicati all’articolo 2 della Costituzione; a questo riguardo l’enunciato della Convenzione ha valore di conferma e di illustrazione. (…)
-Bisogna reiterare il principio secondo il quale il fatto costitutivo del diritto a risarcimento definito dalla legge nazionale coincide con la violazione della norma contenuta nell’articolo 6 della Convenzione che ? di applicabilit? immediata nel diritto interno.
La distinzione tra i diritti ad un processo in un termine ragionevole, introdotto dalla Convenzione europea dei Diritti dell’uomo (o anche preesistente in quanto valore protetto dalla Costituzione) ed il diritto ad un risarcimento equo che sarebbe stato introdotto solamente dal legge Pinto, non sapr? essere ammessa, nella misura in cui la protezione fornita dal giudice nazionale non si scosti da quell’offerta per la Corte di Strasburgo precedentemente, essendo il giudice nazionale tenuto a conformarsi alla giurisprudenza della Corte europea. (…)
-Ne esce che il diritto ad un risarcimento equo del danno che consegue alla durata eccessiva di una procedimento essendosi svolto prima della data di entrata in vigore della legge no 89 di 2001 deve essere riconosciuto dal giudice nazionale stesso a favore degli eredi della parte avendo introdotto il procedimento controverso prima di questa data, l’unico limite ? che la domanda non sia stata presentata gi? alla Corte di Strasburgo e che questa non si sia pronunciata sulla sua ammissibilit?. (…)
3. Sentenza no 18239/04 della Corte di cassazione, depositata alla cancelleria il 10 settembre 2004, concernente il diritto al risarcimento delle persone morali
69. Questa sentenza della Corte di cassazione riguarda un ricorso del ministero della Giustizia che contesta la concessione da parte di una corte d?appello di una somma a titolo del danno morale ad una persona morale. La Corte di cassazione ha ripreso il giurisprudenza Comingersoll c. Portogallo ([GC], no 35382/97, CEDH 2000-IV, e, dopo essersi riferita alle quattro sentenze dell’assemblea plenaria del 26 gennaio 2004, ha constatato che la sua propria giurisprudenza non era conforme a quella della Corte europea. Ha stimato che la concessione di una soddisfazione equa per le persone “giuridiche” secondo i criteri della Corte di Strasburgo non cozzava contro nessuno ostacolo normativo interno. Di conseguenza, la decisione della corte d?appello che ? corretta, ha rigettato il ricorso.
4. Sentenza no 8568/05 della Corte di cassazione, depositato alla cancelleria il 23 aprile 2005, concernente la presunzione dell’esistenza di un danno morale
70. L’alta giurisdizione formul? le seguenti osservazioni:
“(…) [Considerando] che il danno extrapatrimoniale ? la conseguenza normale, ma non automatica, della violazione del diritto ad un processo in un termine ragionevole, in modo tale che sar? reputato esistere senza che vi sia bisogno di portarne la prova specifica (diretta o per presunzione) dal momento che questa violazione ? stata constatata obiettivamente, sotto riserva che non ci siano delle circostanze particolari che ne sottolineano l’assenza nel caso concreto (Cass). A.P. 26 gennaio 2004 no 1338 e 1339,;
-che la valutazione in equit? dell’indennizzo del danno extrapatrimoniale ? sottomessa, a causa del rinvio specifico dell’articolo 2 della legge del 24 marzo 2001 no 89 all’articolo 6 della Convenzione europea dei Diritti dell’uomo, ratificato dalla legge del 4 agosto 1955 no 848, al rispetto di suddetta Convenzione, conformemente all’interpretazione giurisprudenziale resa dalla Corte di Strasburgo (di cui l’inosservanza porta la violazione della legge) e deve dunque, per quanto possibile, conformarsi alle somme concesse nei casi similari dal giudice europeo, sul piano materiale e non semplicemente formale, con la facolt? di portare le derogazioni che implicano il caso di fattispecie, purch? non siano prive di motivazione, eccessive o irragionevoli, Cass. A.P. 26 gennaio 2004 no 1340,; (…)
-che la differenza tra i criteri di calcolo [tra le giurisprudenze di Corte e l’articolo 2 del legge Pinto] non tocca alla capacit? globale della legge no 89 di 2001 di garantire un risarcimento serio per la violazione del diritto ad un processo in un termine ragionevole (capacit? riconosciuta dalla Corte europea) tra gli altri, in una decisione del 27 marzo 2003 resa nel richiesta no 36813/97 Scordino c. Italia, e non autorizza dunque nessuno dubbio sulla compatibilit? di questa norma interna con gli impegni internazionali presi dalla Repubblica italiana per il verso della ratifica della Convenzione europea e la riconoscenza formale, anche al livello costituzionale, del principio enunciato 6 ? 1 all’articolo di suddetta Convenzione, ;”
III. ALTRE DISPOSIZIONI PERTINENTI
A. Terzo rapporto annuo sulla durata eccessiva delle procedure giudiziali in Italia per l’anno 2003 (giustizia amministrativa) civile e penale,
71. In questo rapporto CM/Inf/DH(2004)23, rivisto il 24 settembre 2004, i delegati dei Ministri hanno indicato, per ci? che riguarda la valutazione del ricorso Pinto, ci? che segue,:
“(…) 11. Trattandosi del ricorso interno introdotto nel 2001 per il “legge Pinto”, resta un certo numero di mancamenti da regolare, particolarmente legati all’efficacia di questo ricorso ed alla sua applicazione in conformit? con la Convenzione: questa legge non permette in particolare, sempre di accelerare le procedure pendenti. (…)
109. Nell?ambito del suo esame del 1 rapporto annuo, il Comitato dei Ministri ha espresso la sua perplessit? in quanto al fatto che questa legge non permetteva di ottenere l’accelerazione delle procedure contestate e che la sua applicazione poneva un rischio di aggravare il sovraccarico dei corsi d?appello. (…)
112. ? ricordato che, nell?ambito del suo esame del 2? rapporto annuo, il Comitato dei Ministri aveva preso nota con preoccupazione di questa assenza di effetto diretto [della Convenzione e della sua giurisprudenza in Italia] ed aveva invitato di conseguenza le autorit? italiane ad intensificare in materia i loro sforzi al livello nazionale cos? come i loro contatti coi differenti organi del Consiglio dell’Europa competente. (…) “
B. Risoluzione Interinale ResDH(2005)114 concernente le sentenze della Corte europea dei Diritti dell’uomo e le decisioni del Comitato dei Ministri in 2 183 cause contro l’Italia relativa alla durata eccessiva delle procedure giudiziali
72. In questa risoluzione interinale, i delegati dei Ministri hanno indicato ci? che segue:
“Il Comitato dei Ministri
Notando
-la messa in essere di una via di ricorso interno che permette un indennizzo nei casi di durata eccessiva delle procedure (adottate in 2001, legge “Pinto”), e gli sviluppi recenti della giurisprudenza della Corte della cassazione, permettendo di aumentare l’effetto diretto della giurisprudenza della Corte europea nel diritto interno, pure notando che questa via di ricorso non permette sempre l’accelerazione delle procedure in modo da rimediare infatti alla situazione delle vittime;
Sottolineando che la messa in essere di vie di ricorso interne non dispensa gli Stati dal loro obbligo generale di risolvere i problemi strutturali alla base delle violazioni;
Constatando che a dispetto degli sforzi intrapresi, numerosi elementi indicano sempre che la soluzione a questo problema non sar? trovata a breve termine, cos? come dimostrato particolarmente dai dati statistici, per le nuove cause pendenti davanti alle giurisdizioni nazionali e la Corte europea, per le notizie contenute nei rapporti annui sottoposti dal Governo al Comitato e nei rapporti del procuratore generale alla Corte della cassazione,; (…)
Sottolineando l’importanza che la Convenzione attribuisce al diritto ad un’amministrazione equa della giustizia in una societ? democratica e ricordando che il problema della durata eccessiva delle procedure giudiziali, a causa della sua persistenza e della sua ampiezza, costituisca un reale pericolo per il rispetto della condizione di diritto in Italia; (…)
Prega Insistentemente le autorit? italiane di rinforzare il loro impegno politico e di fare del rispetto degli obblighi dell’Italia in virt? della Convenzione e delle sentenze della Corte una precedenza effettiva, per garantire il diritto ad un processo equo in un termine ragionevole ad ogni persona che rileva della giurisdizione dell’Italia; (…) “
C. La Commissione europea per l’efficacia della giustizia (CEPEJ)
73. La Commissione europea per l’efficacia della giustizia ? stata stabilita in seno al Consiglio dell’Europa per la Risoluzione Res(2002)12, con obiettivo da una parte di migliorare l’efficacia ed il funzionamento del sistema giudiziale degli Stati membri per assicurare che ogni persona che dipende dalla loro giurisdizione possa fare valere i suoi diritti in modo effettivo, in modo da rinforzare la fiducia dei cittadini nella giustizia, e d?altra parte di permettere di mettere meglio in opera gli strumenti giuridici internazionali del Consiglio dell’Europa relativi all’efficacia ed all’equit? della giustizia.
74. Nella sua programma-cornice, CEPEJ (2004) 19 Rev 2 ? 7, il CEPEJ ha notato che “i dispositivi limitati ad un indennizzo hanno un effetto di incitamento troppo debole sugli Stati per portarli a modificare il loro funzionamento e portano solamente un risarcimento ha posteriori in caso di violazione accertata al posto di trovare una soluzione al problema della durata. “
IN DIRITTO
I. Su Le Violazioni Addotte Dall’articolo 1 Del Protocollo No 1
75. I richiedenti adducono una doppia violazione dell’articolo 1 del Protocollo no 1, cos? formulato,:
“Ogni persona fisica o morale ha diritto al rispetto dei suoi beni. Nessuno pu? essere privato della sua propriet? se non a causa di utilit? pubblica e nelle condizioni previste dalla legge ed dai principi generali del diritto internazionale.
Le disposizioni precedenti non recano offesa al diritto che possiedono gli Stati di mettere in vigore le leggi che giudicano necessarie per regolamentare l’uso dei beni conformemente all’interesse generale o per assicurare il pagamento delle tasse o di altri contributi o delle multe. “
76. I richiedenti pretendono avere sopportato un carico sproporzionato a ragione dell’importo inadeguato dell’indennit? di espropriazione, calcolata secondo i criteri enunciati 5 bis all’articolo della legge no 359 del 1992.
77. Peraltro, si lamentano dell’applicazione retroattiva dell’articolo 5 bis della legge no 359 del 1992.
A. Sull’importo dell’indennizzo accordato ai richiedenti
1. Sull’esistenza di un’ingerenza nel diritto di propriet?
78. Come l’ha precisato a pi? riprese, la Corte ricorda che l’articolo 1 del Protocollo no 1 contiene tre norme distinte: “la prima che si esprime nella prima frase del primo capoverso e riveste un carattere generale, enuncia il principio del rispetto della propriet?; la seconda, figurando nella seconda frase dello stesso capoverso, mira alla privazione di propriet? e la sottomette a certe condizioni; in quanto alla terza, registrata nel secondo capoverso, riconosce agli Stati il potere, tra gli altri, di regolamentare l’uso dei beni conformemente all’interesse generale. Non si tratta pertanto di regole prive di rapporto tra esse. La seconda e la terza hanno munto a degli esempi particolari di attentati al diritto di propriet?; da allora, devono interpretarsi alla luce del principio consacrato dalla prima” (vedere, tra gli altri, la sentenza James ed altri c. Regno Unito, 21 febbraio 1986, serie Ha no 98, pp. 29-30, ? 37 )che riprende in parte i termini dell’analisi che la Corte ha sviluppato nel suo sentenza Sporrong e L?nnroth c. Svezia, 23 settembre 1982, serie Ha no 52, p. 24, ? 61; vedere anche le sentenze I Santi Monasteri c. Grecia, 9 dicembre 1994, serie Ha no 301-ha, p. 31, ? 56, Iatridis c. Grecia [GC], no 31107/96, ? 55, CEDH 1999-II, e Beyeler c. Italia [GC], no 33202/96, ? 106, CEDH 2000-I.
79. La Grande Camera nota che il Governo non contesta la conclusione della camera che ha considerato che nella fattispecie vi era stata privazione di propriet? al senso del secondo frase dell’articolo 1 del Protocollo no 1 (paragrafo 84 della sentenza della camera).
80. La Grande Camera aderisce alla conclusione della camera su questo punto. Gli occorre dunque ora ricercare se l’ingerenza denunciata si giustifica sotto l’angolo di questa disposizione.
2. Sulla giustificazione dell’ingerenza nel diritto di propriet?
a, “Prevista per la legge” e “a causa di utilit? pubblica”
81. Non ? contestato che gli interessati sono stati privati della loro propriet? conformemente alla legge e che l’espropriazione perseguiva un scopo legittimo di utilit? pubblica.
b, Proporzionalit? dell’ingerenza
i. La sentenza della camera
82. Nella sua sentenza del 29 luglio 2004 (paragrafi 98-103 della sentenza della camera), la camera ? giunta allr seguenti conclusioni:
“La Corte rileva che i richiedenti hanno ricevuto nella fattispecie l’indennit? pi? favorevole prevista per l’articolo 5 bis della legge no 359 del 1992. Difatti, l’abbattimento del 40% non ? stato applicato nel loro caso
La Corte nota poi che l’importo definitivo dell’indennizzo ? stato fissato a 82 890 ITL per metro quadrato mentre il valore commerciale stimato del terreno era di 165 755 ITL per metro quadrato
Questa somma ? stata colpita inoltre, ulteriormente di una tassa del 20% (…)
Infine, la Corte non perde di vista il lasso di tempo che ? trascorso tra l’espropriazione ed i fissaggi definitivi dell’indennit?
Avuto riguardo del margine di valutazione che l’articolo 1 del Protocollo no 1 lascia alle autorit? nazionali, la Corte considera che l’importo percepito dai richiedenti non era ragionevolmente in rapporto col valore della propriet? espropriata, Papachelas c. Grecia [GC], no 31423/96, ? 49, CEDH 1999-II; Platakou c. Grecia, no 38460/97, ? 54, CEDH 2001-I. Segue che il giusto equilibrio ? stato rotto.
Pertanto ? ci stato violazione dell’articolo 1 del Protocollo no 1. “
ii. Tesi dei confrontanti
α, I richiedenti,
83. I richiedenti chiedono alla Grande Camera di confermare la sentenza della camera e sostengono che l’indennizzo promosso non sia ragionevolmente in rapporto col valore del bene. Osservano che l’indennit? di espropriazione che ? stata accordata loro dalle giurisdizioni nazionali corrisponde alla met? del valore commerciale del terreno. Questo importo ? stato diminuito poi ancora del 20% a causa della tassa alla sorgente prevista dalla legge no 413 del 1991.
84. I richiedenti osservano poi che l’indennit? di espropriazione ? stata calcolata secondo i criteri fissati dall’articolo 5 bis della legge no 359 del 1992; ora questa disposizione prevede lo stesso livello di indennizzo per tutti i terreni, qualunque sia il lavoro pubblico da realizzare, gli obiettivi perseguiti ed il contesto dell’espropriazione.
85. Per di pi?, indicano che il loro terreno ? stato espropriato per permettere ad una societ? cooperativa di costruire degli alloggi destinati agli individui e che questi ultimi, conformemente al diritto interno, articolo 20 della legge no 179 del 1992, saranno liberi, cinque anni pi? tardi, di rivendere l’alloggio al prezzo del mercato. Ci? significa che l’espropriazione del terreno dei richiedenti ha in realt? procurato un vantaggio agli individui.
86. Infine, i richiedenti sottolineano che la Corte costituzionale ha giudicato che i criteri di indennizzo controverso, avuto riguardo del loro carattere provvisorio, erano compatibili con la Costituzione. Ora, l’articolo 5 bis della legge no 359 del 1992 ? restato in vigore fino al 30 giugno 2003 ed ? stato trasposto nel Repertorio delle leggi sull’espropriazione, entrate in vigore in questa stessa data.
β, Il Governo,
87. Il Governo contesta la conclusione della camera su questo punto.
88. Osserva che, nel calcolo di un’indennit? di espropriazione, bisogna ricercare un equilibrio tra gli interessi privati e gli interessi generali. Di conseguenza, l’indennit? di espropriazione adeguata pu? essere inferiore al valore commerciale di un terreno, come la Corte costituzionale l’ha del resto riconosciuto, sentenze no 283 del 16 giugno 1993, no 80 del 7 marzo 1996 e no 148 del 30 aprile 1999.
89. Riferendosi alle sentenze della Corte in parecchie cause, I Santi Monasteri c. Grecia, sentenza del 9 dicembre 1994, serie Ha no 301-ha, Papachelas c. Grecia [GC], no 31423/96, CEDH 1999-II, Lithgow ed altri c. Regno Unito, sentenza del 8 luglio 1986, serie Ha no 102 e James ed altri c. Regno Unito, sentenza precitata, il Governo sostiene che la richiesta in questione deve essere esaminata alla luce del principio secondo il quale la Convenzione non impone un indennizzo all’altezza del pieno valore commerciale del bene e che un indennizzo che ha un rapporto ragionevole di proporzionalit? col valore del bene basta affinch? il giusto equilibrio non sia rotto.
Ora, avuto riguardo del margine di valutazione lasciato agli Stati, la valutazione del carattere ragionevole dell’indennit? di espropriazione potrebbe essere confidata difficilmente alla Corte, perch? questa ? “troppo secondo lui lontano dalla realt? economica e sociale del paese concernente e, di conseguenza, non saprebbe preservarsi del rischio di arbitrariet?.”
90. Pure ammettendo che l’importo accordato ai richiedenti ? largamente inferiore al valore del terreno, il Governo stima che questo importo non ? irrisorio e che lo scarto tra i valori commerciali e l’indennit? versata sia ragionevole e giustificato.
A questo riguardo, fa osservare che il rimborso inferiore al pieno valore commerciale previsto all’articolo 5 bis della legge no 359 del 1992 riflette “un sentimento di comunit?” e “la volont? politica attuale” di mettere in opera un sistema che supera il liberismo classico del XIXe secolo.
Osserva poi che il “valore commerciale” di un bene ? una nozione imprecisa ed incerta che dipende da numerose variabili e ? di natura essenzialmente soggettiva: pu? essere influenzata dalle condizioni finanziarie del venditore per esempio o per un interesse particolarmente forte dell’acquirente. Inoltre, avuto riguardo al fatto che la stima di un terreno si basi in generale su un’inchiesta comparativa condotta sull’insieme delle transazioni immobiliari avendo riguardato, in un periodo dato, dei terreni similari, questa inchiesta non farebbe risaltare gli elementi soggettivi delle differenti transazioni.
91. Il Governo sostiene che in ogni caso il valore commerciale del terreno ? uno degli elementi presi in conto nel calcolo effettuato dalle giurisdizioni interne conformemente all’articolo 5 bis della legge no 359 del 1992. Ai termini di questa disposizione, il valore commerciale ? mitigato da un altro criterio, ovvero la rendita fondiaria calcolata a partire dal valore iscritto al catasto.
92. In conclusione, il Governo chiede alla Grande Camera di dichiarare che il sistema di calcolo dell’indennit? di espropriazione applicata nella fattispecie non sia irragionevole e non ha rotto l’equilibro.
iii. Valutazione della Corte
α, Ricapitolazione dei principi pertinenti
93. Una misura di ingerenza nel diritto al rispetto dei beni deve predisporre un “giusto equilibro” tra le esigenze dell’interesse ge

Testo Tradotto

Conclusion Violation de P1-1 ; Exceptions pr?liminaires rejet?es (non-?puisement des voies de recours internes, victime) ; Violation de l’art. 6-1 ; Dommage mat?riel – r?paration p?cuniaire ; Pr?judice moral – r?paration p?cuniaire ; Remboursement partiel frais et d?pens – proc?dure de la Convention
GRANDE CHAMBRE

AFFAIRE SCORDINO c. ITALIE (No 1)

(Requ?te no 36813/97)

ARR?T

STRASBOURG

29 mars 2006

Cet arr?t est d?finitif. Il peut subir des retouches de forme.

En l?affaire Scordino c. Italie (no 1),

La Cour europ?enne des Droits de l?Homme, si?geant en une Grande Chambre compos?e de :

MM. L. Wildhaber, pr?sident,
C.L. Rozakis,
J.-P. Costa,
Sir Nicolas Bratza,
MM. B.M. Zupančič,
L. Caflisch,
C. B?rsan,
K. Jungwiert,
M. Pellonp??,
Mme M. Tsatsa-Nikolovska,
MM. R. Maruste,
S. Pavlovschi,
L. Garlicki,
Mme A. Gyulumyan,
MM. E. Myjer,
S.E. Jebens, juges,
Mme M. Del Tufo, juge ad hoc,
et de M. T.L. Early, adjoint au greffier de la Grande Chambre,

Apr?s en avoir d?lib?r? en chambre du conseil les 1er juillet 2005 et 18 janvier 2006,

Rend l?arr?t que voici, adopt? ? cette derni?re date :

PROC?DURE

1. A l?origine de l?affaire se trouve une requ?te (no 36813/97) dirig?e contre la R?publique italienne et dont quatre ressortissants de cet Etat, G., El, M. et G. S. (? les requ?rants ?), avaient saisi la Commission europ?enne des Droits de l?Homme (? la Commission ?) le 21 juillet 1993 en vertu de l?ancien article 25 de la Convention de sauvegarde des Droits de l?Homme et des Libert?s fondamentales (? la Convention ?).

2. Ils sont repr?sent?s par Me N. P., avocat ? Rome. Le gouvernement italien (? le Gouvernement ?) est repr?sent? par son agent, M. I. M. Braguglia, par son coagent, M. F. Crisafulli, et par son coagent adjoint, M. N. Lettieri.

3. Dans leur requ?te, les requ?rants all?guaient sous l?angle de l?article 1 du Protocole no 1 et de l?article 6 de la Convention une atteinte injustifi?e ? leur droit au respect de leurs biens et la violation de leur droit ? un proc?s ?quitable dans un d?lai raisonnable.

4. La requ?te a ?t? transmise ? la Cour le 1er novembre 1998, date d?entr?e en vigueur du Protocole no 11 ? la Convention (article 5 ? 2 du Protocole no 11).

5. La requ?te a ?t? attribu?e ? la premi?re section de la Cour (article 52 ? 1 du r?glement). A la suite du d?port de M. V. Zagrebelsky, juge ?lu au titre de l?Italie (article 28 du r?glement), le Gouvernement a d?sign? Mme M. Del Tufo pour si?ger en qualit? de juge ad hoc (articles 27 ? 2 de la Convention et 29 ? 1 du r?glement).

6. Le 27 mars 2003, apr?s une audience portant ? la fois sur les questions de recevabilit? et sur celles de fond (article 54 ? 3 du r?glement), la requ?te a ?t? d?clar?e recevable par une chambre de la premi?re section, compos?e de : M. C.L. Rozakis, pr?sident, M. G. Bonello, M. P. Lorenzen, Mme N. Vajić, Mme S. Botoucharova, Mme E. Steiner, juges, Mme M. Del Tufo, juge ad hoc, ainsi que de M. S. Nielsen, greffier adjoint de section.

7. Dans son arr?t du 29 juillet 2004 (? l?arr?t de la chambre ?), la chambre a d?cid?, ? l?unanimit?, de rejeter l?exception pr?liminaire du Gouvernement, et a conclu, ? l?unanimit?, ? la violation de l?article 6 ? 1 de la Convention ? raison de la dur?e et du manque d??quit? de la proc?dure, et ? la violation de l?article 1 du Protocole no 1 du fait d?une atteinte injustifi?e au droit au respect des biens des requ?rants.

8. Le 26 octobre 2004, le gouvernement italien a demand? le renvoi de l?affaire devant la Grande Chambre en vertu des articles 43 de la Convention et 73 du r?glement. Le 2 f?vrier 2005, le coll?ge de la Grande Chambre a fait droit ? cette demande.

9. La composition de la Grande Chambre a ?t? arr?t?e conform?ment aux articles 27 ?? 2 et 3 de la Convention et 24 du r?glement.

10. Tant les requ?rants que le Gouvernement ont d?pos? un m?moire. Des observations ont ?galement ?t? re?ues des gouvernements polonais, tch?que et slovaque, que le pr?sident avait autoris?s ? intervenir dans la proc?dure ?crite (articles 36 ? 2 de la Convention et 44 ? 2 du r?glement). Les requ?rants ont r?pondu ? ces commentaires (article 44 ? 5 du r?glement).

11. Une audience s?est d?roul?e en public au Palais des Droits de l?Homme, ? Strasbourg, le 29 juin 2005 (article 59 ? 3 du r?glement).

Ont comparu :

? pour le Gouvernement
M. N. Lettieri, coagent adjoint,

? pour les requ?rants
MM. N. P., avocat au barreau de Rome conseil,
A. M., avocate au barreau de Rome
G. P., avocate au barreau de Rome conseillers.

La Cour a entendu en leurs d?clarations Mes N. P. et A. M. et M. N. Lettieri, ainsi que ce dernier en ses r?ponses aux questions de juges.

EN FAIT

I. LES CIRCONSTANCES DE L?ESP?CE

12. Les requ?rants sont n?s respectivement en 1959, 1949, 1951 et 1953 et r?sident ? Reggio de Calabre.

13. En 1992, les requ?rants h?rit?rent d?A. S. des terrains situ?s ? Reggio de Calabre, enregistr?s au cadastre (feuille 111, parcelles 105, 107, 109 et 662). Le 25 mars 1970, la municipalit? de Reggio de Calabre avait adopt? un plan g?n?ral d?urbanisme, approuv? par la r?gion de Calabre le 17 mars 1975. Le terrain en cause dans la pr?sente requ?te, d?une surface de 1 786 m?tres carr?s et d?sign? comme la parcelle 109, faisait l?objet en vertu du plan g?n?ral d?urbanisme d?un permis d?exproprier en vue de la construction d?habitations. Le terrain fut ensuite inclus dans le plan d?urbanisme de zone approuv? le 20 juin 1979 par la r?gion de Calabre.

A. L?expropriation du terrain

14. En 1980, la municipalit? de Reggio de Calabre d?cida que la soci?t? coop?rative Edilizia Aquila proc?derait aux travaux de construction sur ledit terrain. Par un arr?t? du 13 mars 1981, l?administration autorisa la coop?rative ? occuper le terrain.

15. Le 30 mars 1982, en application de la loi no 385 de 1980, la municipalit? de Reggio de Calabre offrit un acompte sur l?indemnit? d?expropriation d?termin?e conform?ment ? la loi no 865 de 1971. La somme offerte, ? savoir 606 560 lires italiennes (ITL), ?tait calcul?e selon les r?gles en vigueur pour les terrains agricoles, c?est-?-dire en prenant pour base une valeur de 340 ITL par m?tre carr?, sous r?serve de la fixation de l?indemnisation d?finitive apr?s l?adoption d?une loi ?tablissant de nouveaux crit?res d?indemnisation pour les terrains constructibles.

16. L?offre fut refus?e par A. S..

17. Le 21 mars 1983, la r?gion d?cr?ta l?expropriation du terrain.

18. Le 13 juin 1983, la municipalit? pr?senta une deuxi?me offre d?acompte s??levant ? 785 000 ITL. Cette offre ne fut pas accept?e.

19. Par l?arr?t no 223 du 15 juillet 1983, la Cour constitutionnelle d?clara inconstitutionnelle la loi no 385 de 1980, au motif que celle-ci soumettait l?indemnisation ? l?adoption d?une loi future.

20. En cons?quence de cet arr?t, la loi no 2359 de 1865, selon laquelle l?indemnit? d?expropriation d?un terrain correspondait ? la valeur marchande de celui-ci, d?ploya de nouveau ses effets.

21. Le 10 ao?t 1984, A. S. mit la municipalit? en demeure de fixer l?indemnit? d?finitive selon la loi no 2359 de 1865. Le 16 novembre 1989, il apprit que la municipalit? de Reggio de Calabre, par un d?cret du 6 octobre 1989, avait arr?t? le montant de l?indemnit? d?finitive ? 88 414 940 ITL (50 000 ITL par m?tre carr?).

B. La proc?dure engag?e en vue de l?obtention de l?indemnit? d?expropriation

22. Contestant le montant de cette indemnit?, A. S. assigna le 25 mai 1990 la municipalit? et la soci?t? coop?rative devant la cour d?appel de Reggio de Calabre.

23. Il all?guait que le montant fix? par la municipalit? ?tait ridicule par rapport ? la valeur marchande du terrain et demandait notamment que l?indemnit? soit calcul?e conform?ment ? la loi no 2359 de 1865. En outre, il demandait r?paration pour la p?riode d?occupation du terrain pr?c?dant le d?cret d?expropriation et r?clamait une indemnit? pour le terrain (1 500 m2) devenu inutilisable ? la suite des travaux de construction.

24. La mise en ?tat de l?affaire commen?a le 7 janvier 1991.

25. La coop?rative se constitua dans la proc?dure et excipa de son absence de qualit? pour agir.

26. Le 4 f?vrier 1991, la municipalit? ne s??tant toujours pas constitu?e, la cour d?appel de Reggio de Calabre d?clara celle-ci d?faillante et ordonna une expertise du terrain. Par une ordonnance du 13 f?vrier 1991, un expert fut nomm? et un d?lai de trois mois lui fut fix? pour le d?p?t de l?expertise.

27. Le 6 mai 1991, la municipalit? se constitua dans la proc?dure et excipa de son absence de qualit? pour agir. L?expert accepta son mandat et pr?ta serment.

28. Le 4 d?cembre 1991, un rapport d?expertise fut d?pos?.

29. Le 14 ao?t 1992 entra en vigueur la loi no 359 du 8 ao?t 1992 (intitul?e ? Mesures urgentes en vue d?am?liorer l??tat des finances publiques ?), qui pr?voyait dans son article 5 bis de nouveaux crit?res pour calculer l?indemnit? d?expropriation des terrains constructibles. Cette loi s?appliquait express?ment aux proc?dures en cours.

30. A la suite du d?c?s de A. Scordino, survenu le 30 novembre 1992, les requ?rants se constitu?rent dans la proc?dure le 18 septembre 1993.

31. Le 4 octobre 1993, la cour d?appel de Reggio de Calabre nomma un nouvel expert et lui demanda de d?terminer l?indemnit? d?expropriation selon les crit?res introduits par l?article 5 bis de la loi no 359 de 1992.

32. L?expertise fut d?pos?e le 24 mars 1994. Selon l?expert, la valeur marchande du terrain ? la date de l?expropriation ?tait de 165 755 ITL par m?tre carr?. Conform?ment aux crit?res introduits par l?article 5 bis de la loi no 359 de 1992, l?indemnit? ? verser se montait ? 82 890 ITL par m?tre carr?.

33. A l?audience du 11 avril 1994, les parties demand?rent un d?lai pour pr?senter des commentaires sur l?expertise. L?avocat des requ?rants produisit une expertise et fit remarquer que l?expert d?sign? par la cour avait omis de calculer l?indemnit? pour les 1 500 m2 non couverts par le d?cret d?expropriation mais qui ?taient devenus inutilisables ? la suite des travaux effectu?s.

34. L?audience pour la pr?sentation des observations en r?ponse eut lieu le 6 juin 1994. L?audience suivante, fix?e au 4 juillet 1994, fut report?e d?office au 3 octobre 1994, puis au 10 novembre 1994.

35. Par une ordonnance du 29 d?cembre 1994, la cour ordonna un compl?ment d?expertise et ajourna l?affaire au 6 mars 1995. Toutefois, l?audience fut report?e d?office ? plusieurs reprises, le juge d?instruction ?tant indisponible. A la demande des requ?rants, ce dernier fut remplac? le 29 f?vrier 1996 et l?audience de pr?sentation des conclusions eut lieu le 20 mars 1996.

36. Par un arr?t du 17 juillet 1996, la cour d?appel de Reggio de Calabre d?clara que les requ?rants avaient droit ? une indemnit? d?expropriation calcul?e selon l?article 5 bis de la loi no 359 de 1992, tant pour le terrain formellement expropri? que pour celui devenu inutilisable ? la suite des travaux de construction. La cour estima ensuite que, sur l?indemnit? ainsi d?termin?e, il n?y avait pas lieu d?appliquer l?abattement de 40 % pr?vu par la loi dans les cas o? l?expropri? n?aurait pas conclu un accord de cession du terrain (cessione volontaria), ?tant donn? qu?en l?esp?ce, au moment de l?entr?e en vigueur de la loi, l?expropriation avait d?j? eu lieu.

37. En conclusion, la cour d?appel ordonna ? la municipalit? et ? la coop?rative de verser aux requ?rants :

? une indemnit? d?expropriation de 148 041 540 ITL (82 890 ITL par m?tre carr? pour 1 786 m?) ;

? une indemnit? de 91 774 043 ITL (75 012,50 ITL par m?tre carr? pour 1 223,45 m?) pour la partie de terrain devenue inutilisable et qu?il fallait consid?rer comme ?tant de facto expropri?e ; et

? une indemnit? pour la p?riode d?occupation du terrain ayant pr?c?d? l?expropriation.

38. Ces sommes devaient ?tre index?es et assorties d?int?r?ts jusqu?au jour du paiement.

39. Le 20 d?cembre 1996, la coop?rative se pourvut en cassation, faisant valoir qu?elle n?avait pas qualit? pour agir. Les 20 et 31 janvier 1997, les requ?rants et la municipalit? d?pos?rent leurs recours.

Le 30 juin 1997, la coop?rative demanda la suspension de l?ex?cution de l?arr?t de la cour d?appel. Cette demande fut rejet?e le 8 ao?t 1997.

40. Par un arr?t du 3 ao?t 1998, d?pos? au greffe le 7 d?cembre 1998, la Cour de cassation accueillit le recours de la coop?rative et reconnut qu?elle n?avait pas qualit? pour agir, puisqu?elle n??tait pas formellement partie ? l?expropriation bien qu?elle en b?n?fici?t. Pour le reste, elle confirma l?arr?t de la cour d?appel de Reggio de Calabre.

41. Entre-temps, le 18 juin 1997, la somme accord?e par la cour d?appel avait ?t? d?pos?e aupr?s de la Banque nationale. Le 30 septembre 1997, cette somme avait ?t? tax?e de 20 %, conform?ment ? la loi no 413 de 1991.

C. La proc?dure ? Pinto ?

42. Le 18 avril 2002, les requ?rants saisirent la cour d?appel de Reggio de Calabre conform?ment ? la loi no 89 du 24 mars 2001, dite ? loi Pinto ?, afin de se plaindre de la dur?e excessive de la proc?dure d?crite ci-dessus.

Les requ?rants demand?rent ? la cour de conclure ? la violation de l?article 6 ? 1 de la Convention et de condamner le gouvernement et le minist?re de la Justice ? les indemniser pour le pr?judice moral, qu?ils chiffr?rent ? 50 000 EUR, et le dommage mat?riel qu?ils estimaient avoir subis du fait de l?application ? leur cas de la loi no 359 de 1992.

43. Par une d?cision du 1er juillet 2002, d?pos?e au greffe le 27 juillet 2002, la cour d?appel de Reggio de Calabre constata que la dur?e de la proc?dure avait ?t? excessive, pour les motifs suivants :

? (…) Attendu

que la proc?dure a d?but? le 24 mai 1990 et a pris fin le 7 d?cembre 1998, qu?elle s?est d?roul?e sur deux instances et n??tait pas particuli?rement complexe ;

qu?il ressort de la jurisprudence de la Cour europ?enne des Droits de l?Homme que la dur?e acceptable d?une proc?dure est de trois ans en premi?re instance et de deux ans en deuxi?me instance ;

que les requ?rants se sont constitu?s dans la proc?dure en tant qu?h?ritiers de A. Scordino, d?c?d? en 1992, alors qu?il n?y avait pas encore eu de d?passement du d?lai raisonnable ;

que, par cons?quent, les retards doivent ?tre calcul?s uniquement par rapport ? la p?riode ult?rieure, et qu?ils s??tendent sur trois ans et six mois.

Attendu que les causes de ce retard ne sont pas imputables aux requ?rants mais uniquement aux dysfonctionnements du syst?me judiciaire ;

Attendu que le pr?judice mat?riel all?gu? par les requ?rants n?a pas ?t? caus? par la dur?e de la proc?dure et ne peut donc pas ?tre indemnis? ;

Eu ?gard ? ce qui pr?c?de, les requ?rants ont droit uniquement ? ?tre indemnis?s pour le pr?judice moral qu?ils ont subi en raison de la dur?e de la proc?dure, c?est-?-dire du fait de l?incertitude prolong?e quant ? l?issue de celle-ci et de l??tat d?anxi?t? que cette incertitude produit g?n?ralement.

Compte tenu de l?enjeu du litige, le montant ? accorder pour le pr?judice moral est de 2 450 EUR. ?

44. La cour d?appel condamna le minist?re de la Justice ? payer aux requ?rants une somme globale de 2 450 euros (EUR) au titre du dommage moral uniquement. Quant au gouvernement, la cour d?appel estima que celui-ci n?avait pas qualit? pour agir.

45. Concernant la r?partition des frais de proc?dure, la cour d?appel mit 1 500 EUR ? la charge du minist?re de la Justice et les 1 500 EUR restants ? la charge des requ?rants.

46. Les requ?rants ne se pourvurent pas en cassation. La d?cision de la cour d?appel acquit force de chose jug?e le 26 octobre 2003.

II. LE DROIT ET LA PRATIQUE INTERNES PERTINENTS

A. Quant ? l?expropriation

47. La loi no 2359 de 1865, en son article 39, pr?voyait qu?en cas d?expropriation d?un terrain, l?indemnit? ? verser devait correspondre ? la valeur marchande du terrain au moment de l?expropriation.

48. L?article 42 de la Constitution, tel qu?interpr?t? par la Cour constitutionnelle (voir, parmi d?autres, l?arr?t no 138 du 6 d?cembre 1977), garantit, en cas d?expropriation, une indemnisation inf?rieure ? la valeur marchande du terrain.

49. La loi no 865 de 1971 (compl?t?e par l?article 4 du d?cret-loi no 115 de 1974, devenu par la suite la loi no 247 de 1974, ainsi que par l?article 14 de la loi no 10 de 1977) introduisit de nouveaux crit?res : l?indemnisation pour tout terrain, qu?il f?t agricole ou constructible, devait ?tre calcul?e comme s?il s?agissait d?un terrain agricole.

50. Par l?arr?t no 5 du 25 janvier 1980, la Cour constitutionnelle d?clara inconstitutionnelle la loi no 865 de 1971, au motif que celle-ci traitait de mani?re identique deux situations tr?s diff?rentes, ? savoir qu?elle pr?voyait le m?me type d?indemnisation pour les terrains constructibles et les terrains agricoles.

51. La port?e d?une d?cision de la Cour constitutionnelle d?clarant une loi ill?gale ne se limite pas au cas d?esp?ce mais est erga omnes. Elle a un effet r?troactif, dans la mesure o? la loi d?clar?e inconstitutionnelle ne peut plus produire ses effets ni ?tre appliqu?e ? partir du lendemain de la publication de la d?cision (article 136 de la Constitution combin? avec l?article 1 de la loi constitutionnelle no 1 de 1948 et l?article 30, 3e alin?a, de la loi no 87 de 1953).

La r?troactivit? des d?clarations d?inconstitutionnalit? a ?t? souvent explicit?e par la Cour constitutionnelle (voir, entre autres, l?arr?t no 127 du 15 d?cembre 1966). La haute juridiction a indiqu? ? cet ?gard qu?une d?claration d?inconstitutionnalit? est assimilable ? une annulation pure et simple, puisqu?elle frappe la loi en cause depuis son entr?e en vigueur, la supprime et la rend inapplicable ? toute situation non d?finitive (et aux situations d?finitives pr?vues par la loi). En outre, il est interdit ? quiconque, ? commencer par les juridictions, d?utiliser des dispositions d?clar?es inconstitutionnelles pour appr?cier une situation donn?e, m?me si cette derni?re est n?e avant la d?claration d?inconstitutionnalit? de la loi (voir, sur ce point, l?arr?t no 49 du 2 avril 1970 et les d?cisions no 271 de 1985, no 329 de 1985, no 94 de 1986).

La Cour de cassation s?est prononc?e dans le m?me sens, d?clarant que ? lorsqu?une loi a ?t? d?clar?e inconstitutionnelle, elle ne peut en aucun cas ?tre appliqu?e, ?tant donn? qu?elle doit ?tre consid?r?e comme n?ayant jamais exist? et que la d?cision d?inconstitutionnalit? a un effet r?troactif par rapport ? toute situation non d?finitive ? (Cour de cassation, Sec. II, 23 juin 1979 ; Sec. V, 15 juin 1992).

52. D?s lors que la Cour constitutionnelle d?clare une loi inconstitutionnelle, les dispositions ant?rieurement applicables red?ploient leurs effets (reviviscenza), ? moins qu?elles ne fassent ?galement l?objet d?une d?claration d?inconstitutionnalit?.

53. A la suite de la d?claration d?inconstitutionnalit? no 5 de 1980, le Parlement adopta la loi no 385 du 29 juillet 1980, qui r?introduisait les crit?res venant d??tre d?clar?s inconstitutionnels mais cette fois ? titre provisoire : la loi disposait en effet que la somme vers?e ?tait un acompte devant ?tre compl?t? par une indemnit?, qui serait calcul?e sur la base d?une loi ? adopter pr?voyant des crit?res d?indemnisation sp?cifiques pour les terrains constructibles.

54. Par l?arr?t no 223 du 15 juillet 1983, la Cour constitutionnelle d?clara inconstitutionnelle la loi no 385 de 1980, au motif que celle-ci soumettait l?indemnisation en cas d?expropriation d?un terrain constructible ? l?adoption d?une loi future, et qu?elle r?introduisait, m?me si ce n??tait qu?? titre provisoire, des crit?res d?indemnisation d?j? d?clar?s inconstitutionnels. A cet ?gard, la Cour constitutionnelle rappela que le l?gislateur ?tait tenu d?accepter qu?une loi d?clar?e ill?gale cessait imm?diatement de produire ses effets, et souligna la n?cessit? d??laborer des dispositions accordant des indemnit?s d?expropriation cons?quentes (serio ristoro).

55. A la suite de l?arr?t no 223 de 1983, l?article 39 de la loi no 2359 de 1865 d?ploya de nouveau ses effets ; par cons?quent, un terrain constructible devait ?tre indemnis? ? hauteur de sa valeur marchande (voir, par exemple, Cour de cassation, sec. I, arr?t no 13479 du 13 d?cembre 1991 ; sec. I, arr?t no 2180 du 22 f?vrier 1992 ; Assembl?e pl?ni?re, arr?t no 3815 du 29 ao?t 1989).

56. La loi no 359 du 8 ao?t 1992 (? Mesures urgentes en vue d?am?liorer l??tat des finances publiques ?) introduisit, en son article 5 bis, une mesure ? provisoire, exceptionnelle et urgente ?, tendant au redressement des finances publiques, valable jusqu?? l?adoption de mesures structurelles. Cette disposition s?appliquait ? toute expropriation en cours et ? toute proc?dure pendante y aff?rente. Publi? dans le bulletin officiel des lois le 13 ao?t 1992, l?article 5 bis de la loi no 359 de 1992 entra en vigueur le 14 ao?t 1992.

57. Selon cette disposition, l?indemnit? ? verser en cas d?expropriation d?un terrain constructible est calcul?e selon la formule suivante :

[[valeur marchande du terrain + total des rentes fonci?res des dix derni?res ann?es] : 2] ? abattement de 40 %.

58. En pareil cas, l?indemnit? correspond ? 30 % de la valeur marchande. Sur ce montant, un imp?t de 20 % ? la source est appliqu? (imp?t pr?vu par l?article 11 de la loi no 413 de 1991).

59. L?abattement de 40 % est ?vitable si l?expropriation se fonde non pas sur un d?cret d?expropriation, mais sur un acte de ? cession volontaire ? du terrain, ou bien, comme en l?esp?ce, si l?expropriation a eu lieu avant l?entr?e en vigueur de l?article 5 bis (voir l?arr?t de la Cour constitutionnelle no 283 du 16 juin 1993). Dans ces cas-l?, l?indemnit? qui en r?sulte correspond ? 50 % de la valeur marchande. Il faut encore d?duire de ce montant 20 % ? titre d?imp?t (paragraphe 58 ci-dessus).

60. La Cour constitutionnelle a estim? que l?article 5 bis de la loi no 359 de 1992 et son application r?troactive ?taient compatibles avec la Constitution (arr?t no 283 du 16 juin 1993 ; arr?t no 442 du 16 d?cembre 1993), dans la mesure o? cette loi avait un caract?re urgent et provisoire.

61. Le R?pertoire des dispositions sur l?expropriation (d?cret du pr?sident de la R?publique no 327 de 2001, modifi? par le d?cret-loi no 302 de 2002), entr? en vigueur le 30 juin 2003, a codifi? les dispositions existantes et les principes jurisprudentiels en mati?re d?expropriation.

L?article 37 du R?pertoire reprend pour l?essentiel les crit?res de fixation de l?indemnit? d?expropriation pr?vus par l?article 5 bis de la loi no 359 de 1992.

B. Quant au grief tir? de la dur?e de la proc?dure

1. La loi no 89 du 24 mars 2001, dite ? loi Pinto ?

62. Octroi d?une satisfaction ?quitable en cas de non-respect du d?lai raisonnable et modification de l?article 375 du code de proc?dure civile

Chapitre II ? Satisfaction ?quitable

Article 2 ? Droit ? une satisfaction ?quitable

? 1. Toute personne ayant subi un pr?judice patrimonial ou extrapatrimonial ? la suite de la violation de la Convention de Sauvegarde des Droits de l?Homme et des Libert?s fondamentales, ratifi?e par la loi no 848 du 4 ao?t 1955, ? raison du non-respect du ? d?lai raisonnable ? pr?vu ? l?article 6 ? 1 de la Convention, a droit ? une satisfaction ?quitable.

2. Pour appr?cier la violation, le juge prend en compte la complexit? de l?affaire et, dans le cadre de celle-ci, le comportement des parties et du juge charg? de la proc?dure, ainsi que le comportement de toute autorit? appel?e ? participer ou ? contribuer ? son r?glement.

3. Le juge d?termine le montant de la r?paration conform?ment ? l?article 2056 du code civil, en respectant les dispositions suivantes :

a) seul le pr?judice qui peut se rapporter ? la p?riode exc?dant le d?lai raisonnable indiqu? au paragraphe 1 peut ?tre pris en compte ;

b) le pr?judice extrapatrimonial est r?par? non seulement par le versement d?une somme d?argent, mais aussi par la publication du constat de violation selon les formes appropri?es. ?

Article 3 ? Proc?dure

? 1. La demande de satisfaction ?quitable est d?pos?e aupr?s de la cour d?appel o? si?ge le juge qui, selon l?article 11 du code de proc?dure p?nale, est comp?tent pour les affaires concernant les magistrats du ressort o? la proc?dure ? au sujet de laquelle on all?gue la violation ? s?est achev?e ou s?est ?teinte quant au fond, ou est pendante.

2. La demande est introduite par un recours d?pos? au greffe de la cour d?appel, par un avocat muni d?un mandat sp?cifique contenant tous les ?l?ments vis?s par l?article 125 du code de proc?dure civile.

3. Le recours est dirig? contre le ministre de la Justice s?il s?agit de proc?dures devant le juge ordinaire, le ministre de la D?fense s?il s?agit de proc?dures devant le juge militaire, ou le ministre des Finances s?il s?agit de proc?dures devant les commissions fiscales. Dans tous les autres cas, le recours est dirig? contre le pr?sident du Conseil des ministres.

4. La cour d?appel statue conform?ment aux articles 737 et suivants du code de proc?dure civile. Le recours, ainsi que la d?cision de fixation des d?bats devant la chambre comp?tente, est notifi?, par les soins du demandeur, ? l?administration d?fenderesse domicili?e aupr?s du bureau des avocats de l?Etat [Avvocatura dello Stato]. Un d?lai d?au moins quinze jours doit ?tre respect? entre la date de la notification et celle des d?bats devant la chambre.

5. Les parties peuvent demander que la cour d?appel ordonne la production de tout ou partie des actes et des documents de la proc?dure au sujet de laquelle on all?gue la violation vis?e ? l?article 2, et elles ont le droit d??tre entendues, avec leurs avocats, en chambre du conseil si elles se pr?sentent. Les parties peuvent d?poser des m?moires et des documents jusqu?? cinq jours avant la date ? laquelle sont pr?vus les d?bats devant la chambre, ou jusqu?? l??ch?ance du d?lai accord? par la cour d?appel sur demande des parties.

6. La cour prononce, dans les quatre mois suivant la formation du recours, une d?cision susceptible de pourvoi en cassation. La d?cision est imm?diatement ex?cutoire.

7. Le paiement des indemnit?s aux ayants droit a lieu, dans la limite des ressources disponibles, ? compter du 1er janvier 2002. ?

Article 4 ? D?lai et conditions concernant l?introduction d?une requ?te

? La demande de r?paration peut ?tre pr?sent?e au cours de la proc?dure au sujet de laquelle on all?gue la violation ou, sous peine de d?ch?ance, dans un d?lai de six mois ? partir de la date ? laquelle la d?cision concluant ladite proc?dure est devenue d?finitive. ?

Article 5 ? Communications

? La d?cision qui fait droit ? la demande est communiqu?e par le greffe, non seulement aux parties, mais aussi au procureur g?n?ral pr?s la Cour des comptes afin de permettre l??ventuelle instruction d?une proc?dure en responsabilit?, et aux titulaires de l?action disciplinaire des fonctionnaires concern?s par la proc?dure. ?

Article 6 ? Dispositions transitoires

? 1. Dans les six mois ? compter de la date d?entr?e en vigueur de la pr?sente loi, toutes les personnes qui ont d?j?, en temps utile, introduit une requ?te devant la Cour europ?enne des Droits de l?Homme pour non-respect du ? d?lai raisonnable ? pr?vu par l?article 6 ? 1 de la Convention de sauvegarde des Droits de l?Homme et des Libert?s fondamentales, ratifi?e par la loi no 848 du 4 ao?t 1955, peuvent pr?senter la demande vis?e ? l?article 3 de la pr?sente loi au cas o? la Cour europ?enne n?aurait pas encore d?clar? la requ?te recevable. Dans ce cas, le recours aupr?s de la cour d?appel doit indiquer la date d?introduction de la requ?te devant la Cour europ?enne.

2. Le greffe du juge saisi informe sans retard le ministre des Affaires ?trang?res de toute demande pr?sent?e au titre de l?article 3 et dans le d?lai pr?vu au paragraphe 1 du pr?sent article. ?

Article 7 ? Dispositions financi?res

? 1. La charge financi?re d?coulant de la mise en ?uvre de la pr?sente loi, ?valu?e ? 12 705 000 000 de lires italiennes ? partir de l?ann?e 2002, sera couverte au moyen du d?blocage des fonds inscrits au budget triennal 2001-2003, dans le cadre du chapitre des pr?visions de base de la partie courante du ? Fonds sp?cial ? de l??tat de pr?vision du minist?re du Tr?sor, du Budget et de la Programmation ?conomique, pour l?ann?e 2001. Pour ce faire, les provisions dudit minist?re seront utilis?es.

2. Le minist?re du Tr?sor, du Budget et de la Programmation ?conomique est autoris? ? apporter, par d?cret, les modifications n?cessaires au budget. ?

2. Extraits de la jurisprudence italienne

a) Le revirement de jurisprudence de 2004

63. La Cour de cassation pl?ni?re (Sezioni Unite), saisie de recours contre des d?cisions rendues par des cours d?appel dans le cadre de proc?dures ? Pinto ?, a rendu le 27 novembre 2003 quatre arr?ts de cassation avec renvoi (nos 1338, 1339, 1340 et 1341), dont les textes furent d?pos?s au greffe le 26 janvier 2004 et dans lesquels elle a affirm? que ? la jurisprudence de la Cour de Strasbourg s?impose aux juges italiens en ce qui concerne l?application de la loi no 89/2001 ?.

Elle a notamment affirm? dans son arr?t no 1340 le principe selon lequel :

? la d?termination du dommage extrapatrimonial effectu?e par la cour d?appel conform?ment ? l?article 2 de la loi n? 89/2001, bien que par nature fond?e sur l??quit?, doit intervenir dans un environnement qui est d?fini par le droit puisqu?il faut se r?f?rer aux montants allou?s, dans des affaires similaires, par la Cour de Strasbourg, dont il est permis de s??loigner mais de fa?on raisonnable. ?

64. Extraits de l?arr?t no 1339 de l?Assembl?e pl?ni?re de la Cour de cassation d?pos? au greffe le 26 janvier 2004 :

? (…) 2. La pr?sente requ?te pose la question essentielle de la nature de l?effet juridique qui doit ?tre attribu? ? en application de la loi du 24 mars 2001 no 89, en particulier quant ? l?identification du dommage extrapatrimonial d?coulant de la violation de la dur?e raisonnable du proc?s ? aux arr?ts de la Cour europ?enne des droits de l?homme, qu?ils soient pris en r?gle g?n?rale comme des directives d?interpr?tation ?labor?es par cette Cour au vu des cons?quences de ladite violation, ou consid?r?s par r?f?rence ? l?hypoth?se sp?cifique selon laquelle la Cour europ?enne a d?j? eu l?occasion de se prononcer sur le retard dans la d?cision d?un proc?s donn?. (…)

Comme le stipule l?article 2 ? 1 de ladite loi, le fait (juridique) g?n?rateur du droit ? r?paration pr?vu par le texte, est constitu? par la ? violation de la Convention de Sauvegarde des Droits de l?Homme et des Libert?s fondamentales, ratifi?e par la loi no 848 du 4 ao?t 1955, ? raison du non-respect du d?lai raisonnable pr?vu ? l?article 6 ? 1 de la Convention ?. Ainsi, la loi no 89/2001 identifie le fait g?n?rateur du droit ? indemnisation ? par r?f?rence ? ? une norme sp?cifique de la CEDH. Cette Convention a institu? un Juge (la Cour europ?enne des Droits de l?Homme, qui si?ge ? Strasbourg) pour faire respecter ses dispositions (article 19) ; c?est la raison pour laquelle elle n?a pas d?autre choix que de reconna?tre ? ce juge le pouvoir de d?terminer la signification de ces dispositions et de les interpr?ter.

Puisque le fait g?n?rateur du droit d?fini par la loi no 89/2001 consiste en une violation de la CEDH, il incombe au Juge de la CEDH de d?terminer les ?l?ments de ce fait juridique, qui finit donc par ?tre ? mis en conformit? ? par la Cour de Strasbourg, dont la jurisprudence s?impose aux juges italiens pour ce qui touche ? l?application de la loi no 89/2001.

Il n?est donc pas n?cessaire de se poser le probl?me g?n?ral des rapports entre la CEDH et l?ordre juridique interne, sur lesquels le procureur g?n?ral s?est longuement arr?t? lors de l?audience. Quelle que soit l?opinion qu?on ait sur ce probl?me controvers?, et donc sur la place de la CEDH dans le cadre des sources du droit interne, il ne fait aucun doute que l?application directe d?une norme de la CEDH dans l?ordre juridique italien, sanctionn?e par la loi no 89/2001 (et donc par l?article 6 ? 1, dans la partie relative au ? d?lai raisonnable ?), ne peut pas s??carter de l?interpr?tation que le juge europ?en donne de cette m?me norme.

La th?se contraire, qui permettrait des divergences importantes entre l?application tenue pour appropri?e dans l?ordre national selon la loi no 89/2001 et l?interpr?tation donn?e par la Cour de Strasbourg au droit ? un proc?s dans un d?lai raisonnable retirerait toute justification ? ladite loi no 89/2001 et conduirait l?Etat italien ? violer l?article 1 de la CEDH, selon lequel ? Les Hautes Parties contractantes reconnaissent ? toute personne relevant de leur juridiction les droits et libert?s d?finis au titre I de la pr?sente Convention ? (qui comprend l?article 6 susmentionn?, lequel d?finit le droit ? un proc?s dans un d?lai raisonnable).

Les raisons qui ont d?termin? l?adoption de la loi no 89/2001 reposent sur la n?cessit? de pr?voir un recours jurisprudentiel interne contre les violations tenant ? la dur?e des proc?dures, de fa?on ? mettre en ?uvre la subsidiarit? de l?intervention de la Cour de Strasbourg, pr?vue express?ment par la CEDH (article 35) : ? La Cour ne peut ?tre saisie qu?apr?s l??puisement des voies de recours internes ?. Le syst?me europ?en de protection des droits de l?homme se fonde sur ce principe de subsidiarit?. Il en d?coule l?obligation pour les Etats ayant ratifi? la CEDH de garantir aux citoyens la protection des droits reconnus par la CEDH, particuli?rement dans le cadre de l?ordre juridique interne et devant les organes de la justice nationale. Cette protection doit ?tre ? effective ? (article 13 de la CEDH), de fa?on ? ouvrir une voie de recours sans saisir la Cour de Strasbourg.

Le recours interne introduit par la loi no 89/2001 n?existait pas auparavant dans l?ordre juridique italien. Par cons?quent, les requ?tes contre l?Italie pour violation de l?article 6 de la CEDH avaient ? satur? ? (terme utilis? par le rapporteur Follieri lors de la s?ance du S?nat du 28 septembre 2000) le juge europ?en. La Cour de Strasbourg a relev?, avant la loi no 89/2001, que lesdits manquements de l?Italie ? refl?taient une situation qui perdure, ? laquelle il n?a pas encore ?t? port? rem?de et pour laquelle les justiciables ne disposent d?aucune voie de recours interne. Cette accumulation de manquements est, d?s lors, constitutive d?une pratique incompatible avec la Convention ? (voir les quatre arr?ts de la Cour rendus le 28 juillet 1999 dans les affaires Bottazzi, Di Mauro, Ferrari et A.P.).

La loi no 89/2001 constitue la voie de recours interne que la ? victime d?une violation ? (telle que d?finie ? l?article 34 de la CEDH) de l?article 6 (quant au non-respect du d?lai raisonnable) doit exercer, avant de s?adresser ? la Cour europ?enne pour solliciter la ? satisfaction ?quitable ? pr?vue ? l?article 41 de la CEDH, laquelle, lorsque la violation subsiste, est accord?e par la Cour uniquement ? si le droit interne de la Haute Partie contractante ne permet d?effacer qu?imparfaitement les cons?quences de cette violation ?. La loi no 89/2001 a par cons?quent, permis ? la Cour europ?enne de d?clarer irrecevables les requ?tes qui lui ont ?t? pr?sent?es (notamment avant l?adoption de cette loi) et visant ? obtenir la satisfaction ?quitable pr?vue ? l?article 41 de la CEDH relative ? la dur?e du proc?s (Brusco c. Italie, arr?t du 6 septembre 2001).

Ce m?canisme d?application de la CEDH et de respect du principe de subsidiarit? de l?intervention de la Cour europ?enne de Strasbourg ne fonctionne pourtant pas lorsque celle-ci consid?re que les cons?quences de la violation de la CEDH pr?sum?e n?ont pas ?t? r?par?es dans le cadre du droit interne ou ont ?t? r?par?es ? imparfaitement ? car, dans de telles hypoth?ses, l?article 41 susmentionn? pr?voit l?intervention de la Cour europ?enne pour prot?ger la ? victime de la violation ?. Dans ce cas, la requ?te individuelle soumise ? la Cour de Strasbourg au sens de l?article 34 de la CEDH est recevable (Scordino et autres c. Italie, d?cision du 27 mars 2003) et la Cour prend des mesures pour prot?ger directement le droit de la victime qui, selon cette m?me Cour, n?a pas ?t? suffisamment sauvegard? par le droit interne.

Le juge du caract?re suffisant ou imparfait de la protection que la victime a obtenue en droit interne est, sans aucun doute, la Cour europ?enne, ? qui incombe la responsabilit? de faire appliquer l?article 41 de la CEDH pour ?tablir, si, dans le cadre de la violation de la CEDH, le droit interne a permis de r?parer de mani?re exhaustive les cons?quences de ladite violation.

La th?se selon laquelle le juge italien, dans le cadre de l?application de la loi no 89/2001, peut avoir une interpr?tation diff?rente de celle que la Cour europ?enne a donn?e ? la norme de l?article 6 de la CEDH (dont la violation constitue le fait g?n?rateur du droit ? indemnisation, d?fini par ladite loi nationale) confirme que la victime de la violation (si elle re?oit dans le cadre de la proc?dure nationale une r?paration jug?e insuffisante par la Cour europ?enne) doit obtenir de ce juge la satisfaction ?quitable pr?vue ? l?article 41 de la CEDH. Cela enl?verait toute utilit? ? la r?paration pr?vue par le l?gislateur italien dans la loi no 89/2001 et porterait atteinte au principe de subsidiarit? de l?intervention de la Cour de Strasbourg.

Il faut donc se rallier ? la Cour europ?enne des droits de l?homme qui, dans la d?cision pr?cit?e relative ? la requ?te Scordino (concernant le caract?re imparfait de la protection accord?e par le juge italien en application de la loi no 89/2001), a affirm? que ? dans le cadre du principe de subsidiarit?, les jurisprudences nationales doivent interpr?ter et appliquer, autant que possible, le droit national conform?ment ? la Convention ?.

(…) Les travaux pr?paratoires de la loi no 89/2001 sont encore plus explicites. Dans son rapport sur le projet de loi (acte s?natorial no 3813 du 16 f?vrier 1999), le s?nateur Pinto affirme que le m?canisme de r?paration propos? par une initiative l?gislative (jug? ensuite recevable par la loi suscit?e) assure au requ?rant ? une protection analogue ? celle qu?il recevrait dans le cadre de l?instance internationale ? puisque la r?f?rence directe ? l?article 6 de la CEDH permet de transf?rer au niveau interne ? les limites d?applicabilit? de cette m?me disposition qui existent au niveau international ; limites qui d?pendent essentiellement de l?Etat et de l??volution de la jurisprudence des organes de Strasbourg, particuli?rement de la Cour europ?enne des droits de l?homme, dont les arr?ts devront donc guider (…) le juge interne dans la d?finition de ces limites ?.

(…) 6. Les consid?rations expos?es dans les sections 3-5 de ce document se r?f?rent en g?n?ral ? l?importance des directives d?interpr?tation de la Cour europ?enne sur l?application de la loi no 89/2001 relative ? la r?paration du dommage extrapatrimonial.

N?anmoins, en l?esp?ce, il convient de consid?rer que le juge national est dans l?impossibilit? d?exclure le dommage extrapatrimonial (m?me une fois ?tablie la violation de l?article 6 de la CEDH) car il en est emp?ch? par la pr?c?dente d?cision de la Cour europ?enne ; en r?f?rence ? ce m?me proc?s pr??tabli, la Cour a en effet d?j? jug? que les retards injustifi?s survenus dans la proc?dure ont entra?n? des cons?quences quant au dommage extrapatrimonial du requ?rant, qu?elle a satisfait pour une partie de la p?riode. Il d?coule de cet arr?t de la Cour europ?enne que, une fois la violation ?tablie par le juge national pour la p?riode qui a suivi celle prise en consid?ration par l?arr?t, le requ?rant a continu? ? subir un dommage extrapatrimonial qui doit ?tre indemnis? en application de la loi no 89/2001.

Il n?est donc pas possible d?affirmer ? comme la cour d?appel de Rome ? que l?indemnisation est injustifi?e du fait de la faible valeur de l?enjeu dans le cadre de la proc?dure litigieuse. Ce motif est tout d?abord inappropri? ?tant donn? que la Cour europ?enne a d?j? jug? que le dommage extrapatrimonial subsiste dans le cadre de la dur?e excessive de cette m?me proc?dure et, de surcro?t, inexact. En effet, lorsque le non-respect du d?lai raisonnable a ?t? constat?, le montant en jeu dans le proc?s ne peut jamais avoir pour effet d?exclure le dommage extrapatrimonial, vu que l?anxi?t? et l?angoisse dues ? la suspension de la proc?dure se v?rifient g?n?ralement, y compris dans les cas o? le montant en jeu est minime, et o? cet aspect pourra avoir un effet r?ducteur sur le montant de l?indemnisation, sans l?exclure totalement.

7. En conclusion, la d?cision attaqu?e doit ?tre cass?e et l?affaire renvoy?e ? la cour d?appel de Rome qui, compos?e diff?remment, versera au requ?rant le dommage extrapatrimonial d? en raison du non-respect du d?lai raisonnable pour la seule p?riode cons?cutive au 16 avril 1996 ; elle se r?f?rera aux modalit?s de r?glement de ce type de dommage adopt?es par la Cour europ?enne des droits de l?homme, dont elle pourra s??carter dans une mesure raisonnable (Cour DH, 27 mars 2003, Scordino c. Italie). ?

b) Jurisprudence en mati?re de transmission du droit ? r?paration

i. Arr?t no 17650/02 de la Cour de cassation d?pos? au greffe le 15 octobre 2002

65. La Cour de cassation s?exprima ainsi :

? (…) Le d?c?s d?une personne victime de la dur?e excessive d?une proc?dure, intervenu avant l?entr?e en vigueur de la loi no 89 de 2001 [dite ? loi Pinto ?], repr?sente un obstacle ? la naissance du droit [? la satisfaction ?quitable] et ? sa transmission aux h?ritiers, conform?ment ? la r?gle g?n?rale selon laquelle une personne d?c?d?e ne peut pas devenir titulaire d?un droit garanti par une loi post?rieure ? sa mort (…) ?

ii. Arr?t no 5264/03 de la Cour de cassation d?pos? au greffe le 4 avril 2003

66. Dans son arr?t, la Cour de cassation rel?ve que le droit d?obtenir r?paration pour la violation du droit ? un proc?s dans un d?lai raisonnable trouve sa source dans la loi Pinto. Le m?canisme pr?vu par la norme europ?enne ne constitue pas un droit pouvant ?tre revendiqu? devant le juge national. Partant, le droit ? une ? satisfaction ?quitable ? ne peut ?tre ni acquise ni transmise par une personne d?j? d?c?d?e lors de l?entr?e en vigueur de la loi Pinto. Le fait que le d?funt a, en son temps, pr?sent? une requ?te devant la Cour de Strasbourg n?est pas d?terminant. Contrairement ? ce que pr?tendent les requ?rants, la disposition de l?article 6 de la loi Pinto ne constitue pas une norme proc?durale op?rant un transfert de comp?tences de la Cour europ?enne au juge national.

iii. Ordonnance no 11950/04 de la Cour de cassation d?pos?e au greffe le 26 juin 2004

67. Dans cette affaire traitant de la possibilit? ou non de transmettre ? des h?ritiers le droit ? r?paration d?coulant de la violation de l?article 6 ? 1 du fait de la dur?e de la proc?dure, la premi?re section de la Cour de cassation a renvoy? l?affaire devant l?Assembl?e pl?ni?re, estimant qu?il y avait un conflit de jurisprudence entre l?attitude restrictive adopt?e par la haute juridiction dans les pr?c?dents arr?ts en mati?re de succession au regard de la loi Pinto et les quatre arr?ts rendus par l?Assembl?e pl?ni?re le 26 janvier 2004 dans la mesure o? une interpr?tation moins stricte permettait de consid?rer que ce droit ? r?paration existait depuis la ratification de la Convention europ?enne par l?Italie le 4 ao?t 1955.

iv. Extraits de l?arr?t no 28507/05 de l?Assembl?e pl?ni?re de la Cour de cassation d?pos? au greffe le23 d?cembre 2005

68. Dans l?affaire ayant donn? lieu ? l?ordonnance de renvoi ?voqu?e ci-dessus (paragraphe 67), l?Assembl?e pl?ni?re a notamment proclam? les principes suivants, mettant ainsi fin ? des divergences de jurisprudence :

? La loi no 848 du 5 ao?t 1955, qui a ratifi? et rendu ex?cutoire la Convention, a introduit dans l?ordre interne les droits fondamentaux, appartenant ? la cat?gorie des droits subjectifs publics, pr?vus par le titre premier de la Convention et qui co?ncident en grande partie avec ceux indiqu?s ? l?article 2 de la Constitution ; ? cet ?gard l??nonc? de la Convention a valeur de confirmation et d?illustration. (…)

? Il faut r?it?rer le principe selon lequel le fait constitutif du droit ? r?paration d?fini par la loi nationale co?ncide avec la violation de la norme contenue dans l?article 6 de la Convention, qui est d?applicabilit? imm?diate en droit interne.

La distinction entre le droit ? un proc?s dans un d?lai raisonnable, introduit par la Convention europ?enne des Droits de l?Homme (ou m?me pr?existant en tant que valeur prot?g?e par la Constitution), et le droit ? une r?paration ?quitable, qui aurait ?t? introduit seulement par la loi Pinto, ne saurait ?tre admise, dans la mesure o? la protection fournie par le juge national ne s??carte pas de celle pr?c?demment offerte par la Cour de Strasbourg, le juge national ?tant tenu de se conformer ? la jurisprudence de la Cour europ?enne. (…)

? Il en ressort que le droit ? une r?paration ?quitable du pr?judice d?coulant de la dur?e excessive d?une proc?dure s??tant d?roul?e avant la date d?entr?e en vigueur de la loi no 89 de 2001 doit ?tre reconnu par le juge national m?me en faveur des h?ritiers de la partie ayant introduit la proc?dure litigieuse avant cette date, la seule limite ?tant que la demande n?ait pas d?j? ?t? pr?sent?e ? la Cour de Strasbourg et que celle-ci ne se soit pas prononc?e sur sa recevabilit?. (…)

3. Arr?t no 18239/04 de la Cour de cassation, d?pos? au greffe le 10 septembre 2004, concernant le droit ? r?paration des personnes morales

69. Cet arr?t de la Cour de cassation concerne un pourvoi du minist?re de la Justice contestant l?octroi par une cour d?appel d?une somme au titre du dommage moral ? une personne morale. La Cour de cassation a repris la jurisprudence Comingersoll c. Portugal ([GC], no 35382/97, CEDH 2000-IV) et, apr?s s??tre r?f?r?e aux quatre arr?ts de l?Assembl?e pl?ni?re du 26 janvier 2004, a constat? que sa propre jurisprudence n??tait pas conforme ? celle de la Cour europ?enne. Elle a estim? que l?octroi d?une satisfaction ?quitable pour les personnes ? juridiques ? selon les crit?res de la Cour de Strasbourg ne se heurtait ? aucun obstacle normatif interne. Par cons?quent, la d?cision de la cour d?appel ?tant correcte, elle a rejet? le pourvoi.

4. Arr?t no 8568/05 de la Cour de cassation, d?pos? au greffe le 23 avril 2005, concernant la pr?somption de l?existence d?un dommage moral

70. La haute juridiction formula les observations suivantes :

? (…) [Consid?rant] que le dommage extrapatrimonial est la cons?quence normale, mais pas automatique, de la violation du droit ? un proc?s dans un d?lai raisonnable, de telle sorte qu?il sera r?put? exister sans qu?il soit besoin d?en apporter la preuve sp?cifique (directe ou par pr?somption), d?s lors que cette violation a ?t? objectivement constat?e, sous r?serve qu?il n?y ait pas de circonstances particuli?res qui en soulignent l?absence dans le cas concret (Cass. A.P. 26 janvier 2004 no 1338 et 1339) ;

? que l??valuation en ?quit? de l?indemnisation du dommage extrapatrimonial est soumise, du fait du renvoi sp?cifique de l?article 2 de la loi du 24 mars 2001 no 89 ? l?article 6 de la Convention europ?enne des Droits de l?Homme (ratifi?e par la loi du 4 ao?t 1955 no 848), au respect de ladite Convention, conform?ment ? l?interpr?tation jurisprudentielle rendue par la Cour de Strasbourg (dont l?inobservation emporte violation de la loi), et doit donc, dans la mesure du possible, se conformer aux sommes octroy?es dans des cas similaires par le juge europ?en, sur le plan mat?riel et pas simplement formel, avec la facult? d?apporter les d?rogations qu?implique le cas d?esp?ce, ? condition qu?elles ne soient pas d?nu?es de motivation, excessives ou d?raisonnables (Cass. A.P. 26 janvier 2004 no 1340) ; (…)

? que la diff?rence entre les crit?res de calcul [entre la jurisprudence de Cour et l?article 2 de la loi Pinto] ne touche pas ? la capacit? globale de la loi no 89 de 2001 ? garantir une r?paration s?rieuse pour la violation du droit ? un proc?s dans un d?lai raisonnable (capacit? reconnue par la Cour europ?enne, entre autres, dans une d?cision du 27 mars 2003 rendue dans la requ?te no 36813/97 Scordino c. Italie), et donc n?autorise aucun doute sur la compatibilit? de cette norme interne avec les engagements internationaux pris par la R?publique italienne par le biais de la ratification de la Convention europ?enne et la reconnaissance formelle, ?galement au niveau constitutionnel, du principe ?nonc? ? l?article 6 ? 1 de ladite Convention (…) ; ?

III. AUTRES DISPOSITIONS PERTINENTES

A. Troisi?me rapport annuel sur la dur?e excessive des proc?dures judiciaires en Italie pour l?ann?e 2003 (justice administrative, civile et p?nale)

71. Dans ce rapport CM/Inf/DH(2004)23, r?vis? le 24 septembre 2004, les d?l?gu?s des Ministres ont indiqu?, en ce qui concerne l??valuation du recours Pinto, ce qui suit :

? (…) 11. S?agissant du recours interne introduit en 2001 par la ? loi Pinto ?, il reste un certain nombre de d?faillances ? r?gler, notamment li?es ? l?efficacit? de ce recours et ? son application en conformit? avec la Convention : en particulier, cette loi ne permet toujours pas d?acc?l?rer les proc?dures pendantes. (…)

109. Dans le cadre de son examen du 1er rapport annuel, le Comit? des Ministres a exprim? sa perplexit? quant au fait que cette loi ne permettait pas d?obtenir l?acc?l?ration des proc?dures contest?es et que son application posait un risque d?aggraver la surcharge des cours d?appel. (…)

112. Il est rappel? que, dans le cadre de son examen du 2e rapport annuel, le Comit? des Ministres avait pris note avec pr?occupation de cette absence d?effet direct [de la Convention et de sa jurisprudence en Italie] et avait par cons?quent invit? les autorit?s italiennes ? intensifier leurs efforts au niveau national ainsi que leurs contacts avec les diff?rents organes du Conseil de l?Europe comp?tents en la mati?re. (…) ?

B. R?solution Int?rimaire ResDH(2005)114 concernant les arr?ts de la Cour europ?enne des Droits de l?Homme et les d?cisions du Comit? des Ministres dans 2 183 affaires contre l?Italie relatives ? la dur?e excessive des proc?dures judiciaires

72. Dans cette r?solution int?rimaire, les d?l?gu?s des Ministres ont indiqu? ce qui suit :

? Le Comit? des Ministres (…)

Notant (…)

? la mise en place d?une voie de recours interne permettant une indemnisation dans les cas de dur?e excessive des proc?dures, adopt?e en 2001 (loi ? Pinto ?), et les d?veloppements r?cents de la jurisprudence de la Cour de la cassation, permettant d?accro?tre l?effet direct de la jurisprudence de la Cour europ?enne en droit interne, tout en notant que cette voie de recours ne permet toujours pas l?acc?l?ration des proc?dures de mani?re ? rem?dier effectivement ? la situation des victimes ;

Soulignant que la mise en place de voies de recours internes ne dispense pas les Etats de leur obligation g?n?rale de r?soudre les probl?mes structuraux ? la base des violations ;

Constatant qu?en d?pit des efforts entrepris, de nombreux ?l?ments indiquent toujours que la solution ? ce probl?me ne sera pas trouv?e ? court terme (ainsi que d?montr? notamment par les donn?es statistiques, par les nouvelles affaires pendantes devant les juridictions nationales et la Cour europ?enne, par les informations contenues dans les rapports annuels soumis par le Gouvernement au Comit? et dans les rapports du procureur g?n?ral ? la Cour de la cassation) ; (…)

Soulignant l?importance que la Convention attribue au droit ? une administration ?quitable de la justice dans une soci?t? d?mocratique et rappelant que le probl?me de la dur?e excessive des proc?dures judiciaires, en raison de sa persistance et de son ampleur, constitue un r?el danger pour le respect de l?Etat de droit en Italie ; (…)

PRIE INSTAMMENT les autorit?s italiennes de renforcer leur engagement politique et de faire du respect des obligations de l?Italie en vertu de la Convention et des arr?ts de la Cour une priorit? effective, afin de garantir le droit ? un proc?s ?quitable dans un d?lai raisonnable ? toute personne relevant de la juridiction de l?Italie ; (…) ?

C. La Commission europ?enne pour l?efficacit? de la justice (CEPEJ)

73. La Commission europ?enne pour l?efficacit? de la justice a ?t? ?tablie au sein du Conseil de l?Europe par la R?solution Res(2002)12, avec pour objectif d?une part d?am?liorer l?efficacit? et le fonctionnement du syst?me judiciaire des Etats membres afin d?assurer que toute personne relevant de leur juridiction puisse faire valoir ses droits de fa?on effective, de mani?re ? renforcer la confiance des citoyens dans la justice, et d?autre part de permettre de mieux mettre en ?uvre les instruments juridiques internationaux du Conseil de l?Europe relatifs ? l?efficacit? et ? l??quit? de la justice.

74. Dans son programme-cadre (CEPEJ (2004) 19 Rev 2 ? 7) la CEPEJ a remarqu? que ? les dispositifs limit?s ? une indemnisation ont un effet incitatif trop faible sur les Etats pour les amener ? modifier leur fonctionnement et n?apportent qu?une r?paration a posteriori en cas de violation av?r?e au lieu de trouver une solution au probl?me de la dur?e. ?

EN DROIT

I. SUR LES VIOLATIONS ALL?GU?ES DE L?ARTICLE 1 DU PROTOCOLE No 1

75. Les requ?rants all?guent une double violation de l?article 1 du Protocole no 1, ainsi libell? :

? Toute personne physique ou morale a droit au respect de ses biens. Nul ne peut ?tre priv? de sa propri?t? que pour cause d?utilit? publique et dans les conditions pr?vues par la loi et les principes g?n?raux du droit international.

Les dispositions pr?c?dentes ne portent pas atteinte au droit que poss?dent les Etats de mettre en vigueur les lois qu?ils jugent n?cessaires pour r?glementer l?usage des biens conform?ment ? l?int?r?t g?n?ral ou pour assurer le paiement des imp?ts ou d?autres contributions ou des amendes. ?

76. Les requ?rants pr?tendent avoir support? une charge disproportionn?e ? raison du montant inad?quat de l?indemnit? d?expropriation, calcul?e selon les crit?res ?nonc?s ? l?article 5 bis de la loi no 359 de 1992.

77. Par ailleurs, ils se plaignent de l?application r?troactive de l?article 5 bis de la loi no 359 de 1992.

A. Sur le montant de l?indemnisation accord?e aux requ?rants

1. Sur l?existence d?une ing?rence dans le droit de propri?t?

78. Comme elle l?a pr?cis? ? plusieurs reprises, la Cour rappelle que l?article 1 du Protocole no 1 contient trois normes distinctes : ? la premi?re, qui s?exprime dans la premi?re phrase du premier alin?a et rev?t un caract?re g?n?ral, ?nonce le principe du respect de la propri?t? ; la deuxi?me, figurant dans la seconde phrase du m?me alin?a, vise la privation de propri?t? et la soumet ? certaines conditions ; quant ? la troisi?me, consign?e dans le second alin?a, elle reconna?t aux Etats le pouvoir, entre autres, de r?glementer l?usage des biens conform?ment ? l?int?r?t g?n?ral (…). Il ne s?agit pas pour autant de r?gles d?pourvues de rapport entre elles. La deuxi?me et la troisi?me ont trait ? des exemples particuliers d?atteintes au droit de propri?t? ; d?s lors, elles doivent s?interpr?ter ? la lumi?re du principe consacr? par la premi?re ? (voir, entre autres, l?arr?t James et autres c. Royaume-Uni, 21 f?vrier 1986, s?rie A no 98, pp. 29-30, ? 37, lequel reprend en partie les termes de l?analyse que la Cour a d?velopp?e dans son arr?t Sporrong et L?nnroth c. Su?de, 23 septembre 1982, s?rie A no 52, p. 24, ? 61 ; voir aussi les arr?ts Les Saints Monast?res c. Gr?ce, 9 d?cembre 1994, s?rie A no 301-A, p. 31, ? 56, Iatridis c. Gr?ce [GC], no 31107/96, ? 55, CEDH 1999-II, et Beyeler c. Italie [GC], no 33202/96, ? 106, CEDH 2000-I).

79. La Grande Chambre note que le Gouvernement ne conteste pas la conclusion de la chambre, qui a consid?r? qu?en l?esp?ce il y avait eu privation de propri?t? au sens de la seconde phrase de l?article 1 du Protocole no 1 (paragraphe 84 de l?arr?t de la chambre).

80. La Grande Chambre souscrit ? la conclusion de la chambre sur ce point. Il lui faut donc ? pr?sent rechercher si l?ing?rence d?nonc?e se justifie sous l?angle de cette disposition.

2. Sur la justification de l?ing?rence dans le droit de propri?t?

a) ? Pr?vue par la loi ? et ? pour cause d?utilit? publique ?

81. Il n?est pas contest? que les int?ress?s ont ?t? priv?s de leur propri?t? conform?ment ? la loi et que l?expropriation poursuivait un but l?gitime d?utilit? publique.

b) Proportionnalit? de l?ing?rence

i. L?arr?t de la chambre

82. Dans son arr?t du 29 juillet 2004 (paragraphes 98-103 de l?arr?t de la chambre), la chambre est parvenue aux conclusions suivantes :

? La Cour rel?ve que les requ?rants ont re?u en l?esp?ce l?indemnit? la plus favorable pr?vue par l?article 5 bis de la loi no 359 de 1992. En effet, l?abattement de 40 % n?a pas ?t? appliqu? dans leur cas (…)

La Cour note ensuite que le montant d?finitif de l?indemnisation a ?t? fix? ? 82 890 ITL par m?tre carr? alors que la valeur marchande estim?e du terrain ?tait de 165 755 ITL par m?tre carr? (…)

En outre, cette somme a ult?rieurement ?t? frapp?e d?un imp?t de 20 % (…)

Enfin, la Cour ne perd pas de vue le laps de temps qui s?est ?coul? entre l?expropriation et la fixation d?finitive de l?indemnit? (…)

Eu ?gard ? la marge d?appr?ciation que l?article 1 du Protocole no 1 laisse aux autorit?s nationales, la Cour consid?re que le montant per?u par les requ?rants n??tait pas raisonnablement en rapport avec la valeur de la propri?t? expropri?e (Papachelas c. Gr?ce [GC], no 31423/96, ? 49, CEDH 1999-II ; Platakou c. Gr?ce, no 38460/97, ? 54, CEDH 2001-I). Il s?ensuit que le juste ?quilibre a ?t? rompu.

Partant il y a eu violation de l?article 1 du Protocole no 1. ?

ii. Th?ses des comparants

α) Les requ?rants

83. Les requ?rants demandent ? la Grande Chambre de confirmer l?arr?t de la chambre et soutiennent que l?indemnisation re?ue n?est pas raisonnablement en rapport avec la valeur du bien. Ils observent que l?indemnit? d?expropriation qui leur a ?t? accord?e par les juridictions nationales correspond ? la moiti? de la valeur marchande du terrain. Ce montant a ensuite ?t? encore diminu? de 20 % du fait de l?imp?t ? la source pr?vu par la loi no 413 de 1991.

84. Les requ?rants observent ensuite que l?indemnit? d?expropriation a ?t? calcul?e selon les crit?res fix?s par l?article 5 bis de la loi no 359 de 1992 ; or cette disposition pr?voit le m?me niveau d?indemnisation pour tous les terrains, quels que soient l?ouvrage public ? r?aliser, les objectifs poursuivis et le contexte de l?expropriation.

85. De surcro?t, ils indiquent que leur terrain a ?t? expropri? pour permettre ? une soci?t? coop?rative d?y construire des logements destin?s ? des particuliers et que ces derniers, conform?ment au droit interne (article 20 de la loi no 179 de 1992), seront libres, cinq ans plus tard, de revendre le logement au prix du march?. Cela signifie que l?expropriation du terrain des requ?rants a en r?alit? procur? un avantage ? des particuliers.

86. Enfin, les requ?rants soulignent que la Cour constitutionnelle a jug? que les crit?res d?indemnisation litigieux, eu ?gard ? leur caract?re provisoire, ?taient compatibles avec la Constitution. Or, l?article 5 bis de la loi no 359 de 1992 est rest? en vigueur jusqu?au 30 juin 2003 et a ?t? transpos? dans le R?pertoire des lois sur l?expropriation, entr? en vigueur ? cette m?me date.

β) Le Gouvernement

87. Le Gouvernement conteste la conclusion de la chambre sur ce point.

88. Il observe que, dans le calcul d?une indemnit? d?expropriation, il faut rechercher un ?quilibre entre les int?r?ts priv?s et l?int?r?t g?n?ral. Par cons?quent, l?indemnit? d?expropriation ad?quate peut ?tre inf?rieure ? la valeur marchande d?un terrain, comme la Cour constitutionnelle l?a du reste reconnu (arr?ts no 283 du 16 juin 1993, no 80 du 7 mars 1996 et no 148 du 30 avril 1999).

89. Se r?f?rant aux arr?ts de la Cour dans plusieurs affaires (Les Saints Monast?res c. Gr?ce, arr?t du 9 d?cembre 1994, s?rie A no 301-A, Papachelas c. Gr?ce [GC], no 31423/96, CEDH 1999-II), Lithgow et autres c. Royaume-Uni, arr?t du 8 juillet 1986, s?rie A no 102 et James et autres c. Royaume-Uni, arr?t pr?cit?), le Gouvernement soutient que la requ?te en question doit ?tre examin?e ? la lumi?re du principe selon lequel la Convention n?impose pas une indemnisation ? hauteur de la pleine valeur marchande du bien et qu?une indemnisation ayant un rapport raisonnable de proportionnalit? avec la valeur du bien suffit pour que le juste ?quilibre ne soit pas rompu.

Or, eu ?gard ? la marge d?appr?ciation laiss?e aux Etats, l??valuation du caract?re raisonnable de l?indemnit? d?expropriation pourrait difficilement ?tre confi?e ? la Cour, car celle-ci est selon lui ? trop loin de la r?alit? ?conomique et sociale du pays concern? et, par cons?quent, ne saurait se pr?server du risque d?arbitraire ?.

90. Tout en admettant que le montant accord? aux requ?rants est largement inf?rieur ? la valeur du terrain, le Gouvernement estime que ce montant n?est pas d?risoire et que l??cart entre la valeur marchande et l?indemnit? vers?e est raisonnable et justifi?.

A cet ?gard, il fait observer que le remboursement inf?rieur ? la pleine valeur marchande pr?vu ? l?article 5 bis de la loi no 359 de 1992 refl?te ? un sentiment de communaut? ? et ? la volont? politique actuelle ? de mettre en ?uvre un syst?me d?passant le lib?ralisme classique du XIXe si?cle.

Il observe ensuite que la ? valeur marchande ? d?un bien est une notion impr?cise et incertaine, qui d?pend de nombreuses variables et est de nature essentiellement subjective : elle peut ?tre influenc?e par exemple par les conditions financi?res du vendeur ou par un int?r?t particuli?rement fort de l?acqu?reur. En outre, eu ?gard au fait que l?estimation d?un terrain se fonde en g?n?ral sur une enqu?te comparative men?e sur l?ensemble des transactions immobili?res ayant concern?, dans une p?riode donn?e, des terrains similaires, cette enqu?te ne ferait pas ressortir les ?l?ments subjectifs des diff?rentes transactions.

91. Le Gouvernement soutient qu?en tout cas la valeur marchande du terrain est un des ?l?ments pris en compte dans le calcul effectu? par les juridictions internes conform?ment ? l?article 5 bis de la loi no 359 de 1992. Aux termes de cette disposition, la valeur marchande est temp?r?e par un autre crit?re, ? savoir la rente fonci?re calcul?e ? partir de la valeur inscrite au cadastre.

92. En conclusion, le Gouvernement demande ? la Grande Chambre de d?clarer que le syst?me de calcul de l?indemnit? d?expropriation appliqu? en l?esp?ce n?est pas d?raisonnable et n?a pas rompu le juste ?quilibre.

iii. Appr?ciation de la Cour

α) R?capitulation des principes pertinents

93. Une mesure d?ing?rence dans le droit au respect des biens doit m?nager un ? juste ?quilibre ? entre les exigences de l?int?r?t g?n?ral de la communaut? et les imp?ratifs de la sauvegarde des droits fondamentaux de l?individu (voir, parmi d?autres, Sporrong et L?nnroth, arr?t pr?cit?, p. 26, ? 69). Le souci d?assurer un tel ?quilibre se refl?te dans la structure de l?article 1 du Protocole no 1 tout entier, donc aussi dans la seconde phrase, qui doit se lire ? la lumi?re du principe consacr? par la premi?re. En particulier, il doit exister un rapport raisonnable de proportionnalit? entre les moyens employ?s et le but vis? par toute mesure appliqu?e par l?Etat, y compris les mesures privant une personne de sa propri?t? (Pressos Compania Naviera S.A. et autres c. Belgique, arr?t du 20 novembre 1995, s?rie A no 332, p. 23, ? 38 ; Ex-roi de Gr?ce et autres c. Gr?ce [GC], no 25701/94, ? 89

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