AFFAIRE SCOLLO c. ITALIE - A.N.P.T.ES.
A.N.P.T.ES. Associazione Nazionale per la Tutela degli Espropriati. Oltre 5.000 espropri trattati in 15 anni di attività.
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Testo originale e tradotto della sentenza selezionata

AFFAIRE SCOLLO c. ITALIE

Tipologia: Sentenza
Importanza: 1
Articoli: 41, P1-1
Numero: 19133/91/1995
Stato: Italia
Data: 1995-09-28 00:00:00
Organo: Grande Camera
Testo Originale

Conclusione: Violazione di P1-1; Violazione dell’arte. 6-1; danno materiale – risarcimento pecuniario; Danno morale – risarcimento pecuniario; Rimborso fresco e spese – procedimento della Convenzione

Nella causa Scollo c. Italia (1),

La Corte europea dei Diritti dell’uomo, costituita,
conformemente all’articolo 43 (art. 43) della Convenzione di salvaguardia
dei Diritti dell’uomo e delle Libert? fondamentali (“la Convenzione”)
ed alle clausole pertinenti del suo regolamento A2 (2), in una camera
composta dei giudici di cui il nome segue:

SIGG.. R. Ryssdal, presidente,
F. Matscher,
L. – E. Pettiti,
B. Walsh,
C. Russo,
S.K. Martens,
A.N. Loizou,
L. Wildhaber,
G. Mifsud Bonnici,

cos? come del Sig. H. Petzold, cancelliere,

Dopo avere deliberato in camera del consiglio il 23 marzo e
1 settembre 1995,

Rende la sentenza ecco adottata a questa ultima data:
_______________
Note del cancelliere

1. La causa porta il n? 24/1994/471/552. Le prime due cifre
ne indicano il posto nell’anno di introduzione, lei due ultime il
posto sull’elenco delle immissione nel processo della Corte dall’origine e su
quella delle richieste iniziali, alla Commissione, corrispondenti.

2. Il regolamento A si applica a tutte le cause deferite alla Corte
prima dell’entrata in vigore del Protocollo n? 9 (P9) e, da questa,
alle sole cause concernente gli Stati non legate da suddetto Protocollo
(P9). Corrisponde al regolamento entrato in vigore il 1 gennaio 1983
ed emendato a pi? riprese da allora.
_______________

PROCEDIMENTO

1. La causa ? stata deferita alla Corte per la Commissione europea
dei Diritti dell’uomo (“la Commissione”) il 7 luglio 1994, nel,
termine di tre mesi che aprono gli articoli32 paragrafo 1 e 47 (art. 32-1
art. 47) della Convenzione. Alla sua origine si trova una richiesta
(n? 19133/91) diretta contro la Repubblica italiana e in cui uno
cittadino residente all’estero di questo Stato, il Sig. F.S. S., aveva investito
la Commissione il 19 novembre 1991 in virt? dell’articolo 25 (art. 25).

La domanda della Commissione rinvia agli articoli 44 e 48
(art. 44, art. 48) cos? come alla dichiarazione italiana che riconosce
la giurisdizione obbligatoria della Corte (articolo 46) (art. 46). Ha
per oggetto di ottenere una decisione sul punto di sapere se i fatti
della causa rivelano una trasgressione dello stato convenuto alle esigenze
degli articoli 1 del Protocollo n? 1( P1-1) e 6 paragrafo 1( art. 6-1) della
Convenzione.

2. In risposta all’invito contemplato all’articolo 33 paragrafo 3 d) del
regolamento A, il richiedente ha manifestato il desiderio di partecipare a
l’istanza e designato il suo consulente (articolo 30).

3. Il 22 agosto 1994, il presidente della Corte ha stimato che c’era
luogo, nell’interesse di una buona amministrazione della giustizia, di
affidare l’esame della presente causa alla camera costituita il
18 luglio 1994 per conoscere dela causa Spadea e Scalabrino
c. Italia (1) (articolo 21 paragrafo 6 del regolamento A). Questa camera
comprendeva di pieno dritto Sig. C. Russo, giudice eletto di nazionalit?
italiana (articolo 43 della Convenzione) (art. 43) ed il Sig. R. Ryssdal,
presidente della Corte (articolo 21 paragrafo 3 b) del regolamento A) e sette
altri membri, tirati a sorte in presenza del cancelliere, essendo,i
SIGG.. F. Matscher, L. – E. Pettiti, B. Walsh, S.K. Martens, A.N. Loizou,
L. Wildhaber e G. Mifsud Bonnici (articoli 43 in fine della Convenzione
e 21 paragrafo 4 del regolamento A (art. 43).
_______________
1. Causa n? 23/1994/470/551.
_______________

4. Nella sua qualit? di presidente della camera (articolo 21 paragrafo 5 del
regolamento A) il Sig. Ryssdal ha consultato, tramite il cancelliere,
l’agente del governo italiano (“il Governo”), l’avvocato del
richiedente ed il delegato della Commissione a proposito dell’organizzazione
del procedimento (articoli 37 paragrafo 1 e 38). Conformemente all’ordinanza
resa perci?, il cancelliere ha ricevuto l’esposto del Governo
il 18 gennaio 1995 e quello del richiedente il 31. Il delegato del
Commissione non ha formulato osservazioni scritte.

5. Il 20 marzo 1995, la Commissione ha prodotto la pratica del
procedimento seguito dinnanzi a lei; il cancelliere l’aveva sollecitato su
istruzioni del presidente.

6. Cos? come ne aveva deciso questo ultimo – che aveva autorizzato il
richiedente ed il suo consulente ad adoperare la lingua italiana (articolo 27
paragrafo 3 del regolamento A) -, i dibattimenti si sono svolti in pubblico il
21 marzo 1995, al Palazzo dei Diritti dell’uomo a Strasburgo. La Corte
aveva tenuto prima una riunione preparatoria.

Sono comparsi:

– per il Governo

SIGG.. G. Raimondi, magistrato staccato al servizio
del contenzioso diplomatico del ministero
delle Cause estere, coagente,
V. Esposito,
G. Colla, magistrati staccati al gabinetto
legislativo del ministero della Giustizia, consiglieri,;

– per la Commissione

Il Sig. B. Conforti, delegato,;

– per il richiedente

Il Sig E. S., avvocato, consigliere,
Sig. di S., avvocato, consigliere.

La Corte ha ascoltato nelle loro dichiarazioni il Sig. Conforti,
il Sig. S., il Sig. di S., Sigg. Raimondi e M. Colla.

IN EFFETTI

I. Le circostanze dello specifico

7. Il Sig. F.o S. S. abita a Roma.

8. Il 14 giugno 1982, acquist? un appartamento, affittato dal 1962 per
Il Sig. V. Il prezzo della locazione di questo alloggio si trovava sottoposto al
controllo dei poteri pubblici. L’affitto in corso era stato tacitamente
rinnovato fino all’entrata in vigore della legge n? 392 del
27 luglio 1978 che proroga il contratto fino al 31 dicembre 1983.

9. Per una lettera raccomandata giunta all’inquilino il
20 gennaio 1983, il richiedente l’inform? della sua volont? di rescindere
l?affitto alla sua scadenza, o al 31 dicembre 1983, e gli chiese di
liberare l’appartamento a questa data.

10. Per un atto del 24 febbraio 1983, notificato il 4 marzo 1983,
Il Sig. Scollo cit? al Sig. V. l’ordine di lasciare l’appartamento e lo cit?
a comparire il 22 marzo 1983 dinnanzi al giudice di istanza (pretore) di
Roma.

Il 22 aprile 1983, questo ultimo omolog? suddetta ingiunzione e
stabilisce la data dell’espulsione al 30 giugno 1984. La decisione fu resa
esecutiva il giorno stesso e notificata all’inquilino all’inizio del mese
di ottobre 1983.

11. In seguito, investito dal Sig. V., suddetto giudice rinvi? l’esecuzione
al 31 ottobre 1984, in applicazione della legge n? 94 del 25 marzo 1982 che
aveva prorogato la scadenza degli affitti in corso per una durata di due anni.
L’inquilino rest? tuttavia nei luoghi anche dopo questa data.

12. Il richiedente impegn? allora, per un atto del 24 novembre 1984,
notificato al Sig. V. il 5 dicembre 1984, il procedimento di esecuzione forzata.
L’intim? di liberare l’immobile nei dieci giorni del ricevimento
dell’atto, nel quale gli precisa che in mancanza di partenza volontaria, sarebbe
proceduto all’esecuzione forzata dell’espulsione.

13. Per un atto notificato il 19 dicembre 1984, l’ufficiale giudiziario di giustizia
informa il Sig. V. che l’esecuzione avrebbe luogo il 23 gennaio 1985.
Tuttavia, a questa data, il primo cozz? contro il rifiuto dell’inquilino di
lasciare l’appartamento.

Mentre l’ufficiale giudiziario aveva fissato al 13 marzo 1985 la sua prossima
visita, si entr? in vigore una legislazione di emergenza – il decreto-legge
n? 12 del 7 febbraio 1985, convertito nella legge n? 118 del 5 aprile 1985 –
decretata per fare fronte all’eccezionale penuria di alloggi in
certe citt? tra cui Roma. L’esecuzione delle misure di espulsione fu
rinviata al 30 giugno 1985. Nello specifico, il richiedente avendo ottenuto uno
titolo esecutivo prima del 30 giugno 1983, la legge n? 118 permetteva di
procedere all’esecuzione a contare del 1 luglio 1985.

14. Tra questo momento ed il 29 ottobre 1986, data di entrata in vigore
della decreto-legge n? 708 dallo stesso giorno che sospendeva le misure di espulsione
costretta fino al 31 marzo 1987, l’ufficiale giudiziario di giustizia si urt? nove volte
al rifiuto del Sig. V. di lasciare l’appartamento. Questa ultimo decreto-legge
, convertito nella legge n? 899 del 23 dicembre 1986, assegnava al prefetto
(prefetto) il potere di accordare nei casi contemplati l’assistenza
della forza pubblica per l’esecuzione delle espulsioni.

15. Tra il 1 aprile 1987 ed l? 8 febbraio 1988, l’ufficiale giudiziario tent?
per otto volte, ma in vano, di compiere la sua missione. Tramite un atto
autentico del 3 novembre 1987, il Sig. Scollo dichiar? solennemente, al
senso degli articoli 2 e 3 della legge n? 899 del 23 dicembre 1986, essere,
nella necessit? di ricuperare il suo appartamento per abitare con
la sua famiglia. Il suo caso doveva essere trattato con precedenza dunque.

16. L?8 febbraio 1988, entr? in vigore una nuova serie di leggi
di sospensione delle misure di espulsione che rinvi? al 30 aprile 1989 le
esecuzioni forzate.

17. Dal 1 maggio 1989 al 15 ottobre 1991, l’ufficiale giudiziario di giustizia
sub? diciotto rifiuti dell’inquilino. Nel frattempo, l’avvocato del richiedente
aveva scritto a due riprese, il 1 e 24 settembre 1989, alla
commissione prefettizia, messa in posto dalla legge n? 61 del
21 febbraio 1989 e competente per la concessione dell’assistenza della forza
pubblica, per chiamare la sua attenzione sul carattere prioritario del
caso del suo cliente. Faceva valere che l’inquilino non pagava pi?
l’interezza dell’affitto ed indicava che il suo cliente aveva bisogno
dell?alloggio. Sottolineava che il Sig. Scollo era diabetico, invalido al
71% ed in stato di disoccupazione.

La commissione prefettizia non diede di risposta, nonostante
il fatto che una nuova dichiarazione di necessit? raffigurasse acclusa alla
prima corrispondenza ricevuta. Questa seconda dichiarazione era motivata per
l’impossibilit?, vista l’ampiezza dei lavori di ristrutturazione
necessari, di occupare immediatamente un altro appartamento che il Sig. Scollo
aveva dovuto acquistare nel 1989.

18. Il 1 dicembre 1989, il richiedente investe il giudice di istanza
per contestare l’applicabilit? al suo caso della sospensione del
procedimento di esecuzione forzata dell’espulsione, l’inquilino che trascura
di pagare una parte dell’affitto da novembre 1987. Il 12 dicembre il
magistrato fiss? al 7 febbraio 1990 l’udienza di comparizione. A questa
data, il Sig. V. regol? le somme dovute e la causa fu cancellata dal ruolo.

19. Il 31 gennaio 1995, il Sig. S. inform? la Corte che aveva
ricuperato il suo appartamento il 15 gennaio in seguito ad un nuovo
intervento dell? ufficiale giudiziario il 5 gennaio 1995.

II. Il diritto interno pertinente

20. Sulla base del rapporto della Commissione, la legislazione
italiana in materia di affitti di abitazione pu? riepilogare cos?:

Da 1947, la legislazione in questione ? stata segnata per
differenti interventi dei poteri pubblici, mirando il controllo degli
affitti per mezzo del blocco di questi, mitigati dagli aumenti,
legali decretati ogni tanto dal Governo, cos? come la
proroga legale di tutti gli affitti in corso e la proroga, la
sospensione o lo scaglionamento dell’esecuzione costretta delle espulsioni.

1. In materia di proroga legale

L’ultima proroga legale che riguarda tutti gli affitti in
corso, salvo in certi casi limitatamente previsti dalla legge, ?
quell’invalsa per la legge n? 392 del 27 luglio 1978 fino al 31 dicembre
1982, 30 giugno 1983 o 31 dicembre 1983 secondo le date di conclusione
dei contratti di affitto.

C’? luogo di notare mentre, in ci? che riguarda gli
immobili destinati ad un uso altro che l’abitazione, la proroga,
legale degli affitti in corso previsti dall’articolo 1 paragrafo 9 bis della legge
n? 118 del 5 aprile 1985 ? stata dichiarata incostituzionale per una sentenza
della Corte costituzionale (n? 108) del 23 aprile 1986: i limiti
legali al diritto di propriet?, prevista dall’articolo 42 della
Costituzione per garantire le finalit? sociali di questa,
permettevano di considerare legittimo la regolamentazione che impone delle
restrizioni, purch? questa regolamentazione abbia un carattere
straordinario e temporaneo, ma il fatto di perpetuare tali
limitazioni erano incompatibili con la protezione del diritto di propriet?
consacrata all’articolo 42 della Costituzione.

Nella sua decisione, la Corte costituzionale ha ricordato anche
che la proroga legale degli affitti per una durata di sei mesi, invalsa,
per la legge n? 118, non poteva essere considerata isolatamente ma nel
contesto della regolamentazione di insieme degli affitti. Si ? riferita
in particolare al fatto che questa proroga prendeva il rel? da altre
proroghe legali e poteva essere un punto di partenza a nuove
limitazioni all’autonomia contrattuale in materia. Per di pi?,
la misura perpetuava dei contratti per i quali l’affitto, nonostante
gli aumenti applicabili conformemente all’indice dei prezzi al
consumo, non era anche approssimativamente in rapporto col
nuova realt? socioeconomica. Di pi?, questa legislazione,
non accordava al locatore la possibilit? di ritornare in possesso di
l’immobile che in caso di estrema necessit?.

La Corte ha stimato anche che la legge n? 118, nella misura,
dove contemplava una proroga generalizzata degli affitti in corso, senza
tenere conto delle differenti condizioni economiche dei locatori e
inquilini – ci? che sarebbe stato tuttavia necessario ai fini della
giustizia sociale -, contravveniva al principio dell’uguaglianza dei cittadini
dinnanzi alla legge, riconosciuto dall’articolo 3 della Costituzione.

2. In materia di esecuzione forzata

Delle numerose disposizioni hanno regolamentato la proroga, la
sospensione o lo scaglionamento dell’esecuzione forzata delle decisioni
giudiziali ordinando agli inquilini di liberare i luoghi (ordinanze)
di sfratto.

Una prima sospensione ? stata messa a posto dal decreto-legge
n? 795 del 1 dicembre 1984. Le sue disposizioni sono state riprese dal
decreto-legge n? 12 del 7 febbraio 1985, convertito nella legge n? 118 del
5 aprile 1985. Riguarda il periodo del 1 dicembre 1984 al
30 giugno 1985. Peraltro, questi testi contemplavano lo scaglionamento
dell’esecuzione costretta delle misure di espulsione, al 1 luglio 1985,
30 settembre 1985, 30 novembre 1985 o 31 gennaio 1986, seguendo la data
alla quale il giudizio che constata la fine dell’affitto era diventato
esecutivo.

L’articolo 1 paragrafo 3 della legge n? 118 contemplava che una tale
sospensione non si applicava quando la liberazione dei luoghi era
stata ordinata a causa di ritardi nel pagamento degli affitti. E
anche, nessuna sospensione poteva essere decisa nei seguenti casi:

a) quando il locatore, dopo la conclusione del contratto di affitto,
si trovava nel bisogno di destinare l’immobile al suo uso proprio o
a quello del suo coniuge o dei suoi discendenti in fila diretti fino al
secondo grado, o a titolo di abitazione, o a titolo commerciale o
professionale, o quando il locatore che aveva l’intenzione
di utilizzare i locali come previsto sopra offriva, da una parte, al suo
inquilino un immobile similare di cui l’affitto che non supera del 20%
quello pagato era compatibile con le sue possibilit? e, d?altra parte,
si impegnava a pagare gli oneri di trasloco del suo inquilino
( articolo 59 primo capoverso, numeri 1, 2, 7, 8, della legge n? 392 del
27 luglio 1978 (“la legge n? 392”));

b) nell’ipotesi in particolare dove il locatore aveva un bisogno
urgente di ricuperare il suo appartamento per abitarvi o ivi ospitare
i suoi bambini o i suoi ascendenti (articolo 3, primo capoverso, numeri 1, 2,
4, 5, della decreto-legge n? 629 del 15 dicembre 1979, convertito nella legge
n? 25 del 15 febbraio 1980 (“la legge n? 25”)).

Una seconda sospensione ? stata messa a posto dal decreto-legge
n? 708 del 29 ottobre 1986, convertito nella legge n? 899 del
23 dicembre 1986.

Riguardava il periodo dal 29 ottobre 1986 al 31 marzo 1987
e contemplava 2 e 3 agli articoli le stesse eccezioni che i
disposizioni precedenti.

Questa legge ha stabilito anche che apparteneva al prefetto di
determinare i criteri da seguire per accordare il concorso della forza
pubblica in vista di procedere all’esecuzione forzata nel caso di
inquilini ricalcitranti, su avviso di una commissione che comprende i
rappresentanti degli inquilini e proprietari.

Il paragrafo 5 bis dell’articolo 3 della legge n? 899 del
23 dicembre 1986 contemplava anche che l’esecuzione forzata delle espulsioni
era sospesa in ogni caso fino al 31 dicembre 1987 al riguardo dei
inquilini che hanno diritto all’attribuzione di una casa popolare.

Una terza sospensione ? stata messa a posto per il decreto-legge
n? 26 del 8 febbraio 1988, convertito nella legge n? 108 del 8 aprile 1988.
Riguarda il periodo dall? 8 febbraio 1988 al 30 settembre 1988 innanzitutto
poi da questa ultima data al 31 dicembre 1988.

Una quarta sospensione ? stata messa a posto dal decreto-legge
n? 551 del 30 dicembre 1988, convertito nella legge n? 61 del
21 febbraio 1989, fino al 30 aprile 1989. Nelle regioni toccate da
delle calamit? naturali la sospensione andava fino al
31 dicembre 1989.

Questa legge contemplava anche, salvo in caso di necessit?,
lo scaglionamento della concessione del concorso della forza pubblica per
l’esecuzione delle espulsioni su un periodo di quarantotto mesi, a
contare del 1 gennaio 1990, e creava una commissione prefettizia
incaricata di fissare le precedenze nella concessione del concorso della forza
pubblica.

L’insieme di queste leggi e decreti contenevano per di pi? delle
disposizioni concernenti il finanziamento di case popolari ed gli
aiuti all’alloggio.

PROCEDIMENTO DINNANZI ALLA COMMISSIONE

21. Il Sig. S.ha investito la Commissione il 19 novembre 1991. Egli si
lamentava di un attentato al diritto al rispetto dei suoi beni, garantito
dall’articolo 1 del Protocollo n? 1 (P1-1). Invocando l’articolo 6 paragrafo 1
( art. 6-1) della Convenzione, adduceva non avere beneficiato tanto
di un esame della sua causa in un termine ragionevole, a causa
dell’applicazione delle misure legislative di sospensione all’esecuzione delle
espulsioni, congiunta all’impossibilit? di procedere all’esecuzione
forzata dell’espulsione quando questa era considerabile.

22. La Commissione ha dichiarato la richiesta (n? 19133/91) accettabile il
5 aprile 1993. Nel suo rapporto del 9 maggio 1994 (articolo 31) (art. 31)
conclude (per ventuno voce contro due) alla violazione
dell’articolo 1 del Protocollo n? 1 (P1-1) e (per ventidue voci contro
una) alla mancanza di necessit? di esaminare la lagnanza derivata dell’articolo 6
paragrafo 1 (art. 6-1) della Convenzione. Il testo integrale del suo avviso e
delle due opinioni dissidenti di cui si accompagna figura qui acclusa alla
presente sentenza (1).
_______________
1. Nota del cancelliere: per le ragioni di ordine pratico non vi figurer?
che nell’edizione stampata (volume 315-C della serie A
pubblicazioni della Corte) ma ciascuno pu? procurarselo presso la cancelleria
_______________

CONCLUSIONI PRESENTATE ALLA CORTE DAL GOVERNO

23. Nel suo esposto, il Governo chiede alla Corte di giudicare
che non si ? auto violazione n? dell’articolo 1 del Protocollo n? 1 (P1-1) n?
dell’articolo 6 paragrafo 1 (art. 6-1) della Convenzione.

IN DIRITTO

I. SULL’OGGETTO DELLA CONTROVERSIA

24. Il richiedente invoca dinnanzi alla Corte, oltre gli articoli 1 del
Protocollo n? 1 (P1-1) e 6 paragrafo 1( art. 6-1) della Convenzione sotto
l’angolo del diritto ad un processo in un termine ragionevole, l’articolo 14,
della Convenzione, composto con la prima disposizione (art. 14+P1-1)
cos? come l’articolo 6 paragrafo 1 (art. 6-1) per quanto garantisce il
diritto di accesso ad un tribunale.

Secondo la Corte, queste due ultime lagnanze escono tuttavia dalla
cornice della causa come l’ha delimitato la decisione della Commissione
sull’ammissibilit? (vedere in particolare, mutatis mutandis, la sentenza Brincat
c. Italia del 26 novembre 1992, serie a n? 249-ha, p. 10, paragrafo 16).

II. SULLA VIOLAZIONE ADDOTTA DALL’ARTICOLO 1 DEL PROTOCOLLO N? 1
(P1-1)

25. Secondo il richiedente, l’impossibilit? prolungata di ricuperare,
il suo appartamento, risultante dell’applicazione delle disposizioni
legislative di emergenza in materia di affitti di abitazione, ha portato attentato
al suo diritto al rispetto dei suoi beni, consacrati dall’articolo 1,
del Protocollo n? 1 (P1-1), cos? formulato:

“Ogni persona fisica o morale ha diritto al rispetto di suoi
beni. Nessuno pu? essere privato della sua propriet? che per causa
di utilit? pubblica e nelle condizioni previste dalla legge
ed i principi generali del diritto internazionale.

Le disposizioni precedenti (P1-1) non portano attentato
al diritto che possiedono gli Stati di mettere in vigore le leggi
che giudicano necessarie per regolamentare l’uso dei beni
conformemente all’interesse generale o per garantire il pagamento
delle imposte o di altri contributi o delle multe.”

A. la regola applicabile

26. L’articolo 1 (P1-1) garantisce in sostanza il diritto di propriet?.
Contiene tre norme distinte: la prima che si esprime
nella prima frase del primo capoverso (P1-1) e riveste un carattere
generale, enuncia il principio del rispetto della propriet?; la seconda,
figurando nella seconda frase dello stesso capoverso (P1-1), mira alla
privazione di propriet? e la sottopone a certe condizioni; in quanto al
terzo, registrato nel secondo capoverso (P1-1), riconosce agli
Stati contraenti il potere, tra altri, di regolamentare l’uso dei
beni conformemente all’interesse generale e mettendo in vigore le
leggi che giudicano necessari a questo fine. Non si tratta per
tanto di regole prive di rapporto tra esse: la seconda ed la
terza hanno munto agli esempi particolari di attentati al diritto
di propriet?; da allora, devono interpretarsi alla luce del
principio consacrato dalla prima (vedere in particolare il sentenza Mellacher e
altri c. Austria del 19 dicembre 1989, serie a n? 169, pp. 24-25,
paragrafo 42).

27. La Corte nota con la Commissione che non si ? avuto, nello specifico,
n? trasferimento di propriet? n?, contrariamente a ci? che afferma il Sig. Scollo,
espropriazione di fatto. Questo ultimo conservava sempre la possibilit?
di alienare il suo bene e percepiva un affitto – l’interezza dell’importo
fino in ottobre 1987 ed una parte solamente da novembre 1987 a
febbraio 1990 (paragrafi 17 e 18 sopra).

L’applicazione delle misure controverse avendo provocato il
mantenimento dell’inquilino nell’appartamento, si analizza, senza
dubitare, in una regolamentazione dell’uso dei beni. Da allora, il
secondo capoverso dell’articolo 1 (P1-1) gioca nell’occorrenza.

B. Il rispetto delle condizioni del secondo capoverso (P1-1)

28. Il secondo capoverso (P1-1) lascia agli Stati il diritto di adottare le
leggi che giudicano necessarie per regolamentare l’uso dei beni
conformemente all’interesse generale.

Simili leggi sono particolarmente frequenti nel campo
dell’alloggio che occupa un posto centrale nelle politiche sociali
ed economiche della nostra societ? moderna.

Nella messa in opera di tali politiche, il legislatore
deve godere di una grande latitudine per pronunciarsi tanto sull’esistenza
di un problema di interesse pubblico che richiamano una regolamentazione che sulla
scelta delle modalit? di applicazione di questa ultima. La Corte rispetta
il modo di cui concepisce gli imperativi dell’interesse generale, salvo
se il suo giudizio si rivela manifestamente privo di base ragionevole
(sentenza Mellacher ed altri precitati, pp. 25-26, paragrafo 45).

1. Scopo dell’ingerenza

29. Il richiedente contesta la legittimit? dello scopo delle leggi in causa;
in sostanza, la mancanza di una politica efficace dello stato convenuto
in materia di alloggio l’avrebbe privato del suo diritto di disporre del suo
appartamento privilegiando esclusivamente l’interesse dell’inquilino. Il
Governo sarebbe non avente diritto a giustificare le misure legislative
di emergenza facendo appello all’interesse generale.

30. Con la Commissione, la Corte osserva che le misure
legislative che hanno sospeso le espulsioni durante il periodo
1984-1988 ubbidivano alla necessit? di fare fronte al numero alzato di
affitti venuti a scadenza in 1982 e 1983, cos? come per la preoccupazione di
permettere agli inquilini riguardati di rialloggiarsi nelle condizioni
adeguate o di ottenere delle case popolari.

Procedere simultaneamente a tutte le espulsioni avrebbe senza alcun
dubbio provocato delle importanti tensioni sociali e messo in pericolo l’ordine
pubblico.

31. In conclusione, la legislazione contestata perseguiva uno scopo
legittimo conforme all’interesse generale, siccome lo vuole il secondo capoverso
dell’articolo 1 (P1-1).

2. Proporzionalit? dell’ingerenza

32. Come la Corte l’ha sottolineato nel sentenza Mellacher ed altri
precitato (p. 27, paragrafo 48) il secondo capoverso dell’articolo 1 del
Protocollo n? 1 (P1-1) si deve leggere alla luce del principio consacrato
dalla prima frase dell’articolo (P1-1). Di conseguenza, una misura
di ingerenza deve predisporre un giusto equilibro tra le esigenze
dell’interesse generale della comunit? e gli imperativi della salvaguardia
dei diritti fondamentali dell’individuo (vedere, tra altri, la sentenza,
Sporrong e L?nnroth c. Svezia del 23 settembre 1982, serie a n? 52,
p. 26, paragrafo 69). La ricerca di simile equilibrio si riflette nella
struttura dell’articolo 1( P1-1) tutto intero (ibidem) dunque anche
nel secondo capoverso. Deve esistere un rapporto ragionevole di
proporzionalit? tra i mezzi impiegati e lo scopo mirato (sentenza James,
ed altri c. Regno Unito del 21 febbraio 1986, serie a n? 98, p. 34,
paragrafo 50).

33. Il Sig. S. trova sproporzionato l’ingerenza in questione. Egli
sottolinea la sua qualit? di “piccolo proprietario” desideroso di occupare suo
proprio appartamento per ospitare la sua famiglia e denuncia l’inerzia
dello stato italiano che, ignorando le sue due “dichiarazioni di necessit?”,
l’avrebbe obbligato ad indebitarsi per acquistare un altro alloggio.

34. Secondo il Governo, quando nel febbraio 1983 il Sig. S. inizi?
il procedimento in questione, il solo motivo addotto per giustificare
l’espulsione dell’inquilino era la fine dell’affitto in corso. Non dichiar?
trovarsi nella necessit? assoluta di ricuperare il suo bene per ospitare
la sua famiglia che a partire dal 3 novembre 1987. Inoltre, questa situazione
non sarebbe durata fino al 15 gennaio 1995, quando M. V. lasci? i
luoghi, ma si sarebbe conclusa prima del 6 giugno 1994, data nella quale
l’interessato si rivolse al prefetto di Roma indicando che non aveva pi?
bisogno del suo appartamento perch? ne occupava un altro, acquistato nel 1989.

Ne deriverebbe dunque che, tenuto conto dell’eccezionale
crisi dell’alloggio alla quale dovette fare fronte, lo stato italiano non ha
superato il margine di valutazione predisposta dall’articolo 1 del
Protocollo n? 1 (P1-1).

35. La Corte nota che la crisi dell’alloggio costituisce un fenomeno
quasi generale per le societ? moderne.

Per ovviare a questo problema, il governo italiano ha adottato
una serie di misure di emergenza destinate, da una parte, a controllare gli
aumenti di affitto per mezzo di blocchi temperati dai rialzi
puntuali, e, d?altra parte, a prorogare la validit? degli affitti in
corso. La situazione italiana si ? complicata quando
l’industrializzazione delle grandi citt? del Nord del paese esercit? una forte
attrazione sulla popolazione delle regioni pi? sfavorite e delle
campagne in generale.

36. Negli anni 1982 e 1983, quando l’ultima proroga
legale, introdotta dalla legge n? 118, venne a scadenza, lo stato italiano,
considera necessario di ricorrere alle disposizioni di emergenza che mirano la
proroga, la sospensione o lo scaglionamento dell’esecuzione forzata delle
decisioni giudiziali che ordinano la liberazione degli immobili da parte degli
inquilini. Queste misure predisponevano tuttavia delle eccezioni in virt?
delle quali in particolare, i proprietari che avevano un bisogno urgente
di ricuperare i loro immobili o che non percepivano gli affitti
scaduti potevano ottenere l’esecuzione delle espulsioni con l’assistenza
della forza pubblica.

37. Per determinare se suddette disposizioni erano proporzionate
allo scopo perseguito – proteggere gli interessi degli inquilini a deboli
rendite ed evitare ogni rischio di agitazione dell’ordine pubblico -, la Corte
stima, con la Commissione, che c’? luogo di ricercare se, nello
specifico, il trattamento riservato all’inquilino del Sig. Scollo ha permesso il
mantenimento dell’equilibrio tra gli interessi in causa.

38. La Corte sottoscrive alla tesi del Governo secondo la quale
Il Sig. Scollo non ebbe durante tutto il periodo riguardato un bisogno urgente
di ricuperare il suo immobile, ma non ne accetta per tanto la
conclusione.

Nonostante la dichiarazione “solenne” di questo, del,
3 novembre 1987 che avrebbe dovuto giustificare la concessione in precedenza
dell’assistenza della forza pubblica per l’esecuzione dell’espulsione, il
prefetto non intervenne mai in questo senso ed i tentativi dell’ufficiale giudiziario
di giustizia, agendo sempre su richiesta dell’interessato, non ebbero
punto di successo. Di pi?, l’avvocato del Sig. Scollo scrisse due volte,
il 1 e 24 settembre 1990, alla commissione prefettizia
sottolineando che il suo cliente doveva vedere velocemente il suo caso trattato perch? egli
aveva bisogno dell’appartamento, era in stato di disoccupazione ed invalido al 71%
e, di pi?, dal 30 novembre 1987, il Sig. V. non gli versava pi? il
totalit? degli affitti.

Le autorit? competenti non diedero nessuno seguito a questi due
richieste mentre una nuova “dichiarazione di necessit?” figurava in
allegato alla prima corrispondenza (paragrafo 17 sopra).

39. Sebbene nell’occorrenza le condizioni legali che possono
permettere l’esecuzione dell’espulsione durante il periodo di sospensione
di questo procedimento si trovassero assolte, il Sig. S. non ricuper? il suo
immobile che il 15 gennaio 1995 e ci? grazie alla partenza spontanea
dell?inquilino. Aveva dovuto acquistare prima non solo un altro
appartamento, ma anche iniziare un processo che mira a regolare il problema
degli affitti parzialmente insoluti (paragrafi 17 e 18 sopra).

3. Conclusione

40. La Corte conclude che adottando delle misure di emergenza ed
contemplando certe eccezioni alla loro applicazione (paragrafo 20
sopra) il legislatore italiano poteva stimare ragionevolmente,
tenuto conto della necessit? di predisporre un giusto equilibrio tra gli
interessi della comunit? ed il diritto dei proprietari e del richiedente
in particolare, che i mezzi scelti convenivano per raggiungere lo
scopo legittimo. Tuttavia, la restrizione subita dal Sig. S. all’uso
del suo appartamento, a causa del mancata applicazione di suddette
disposizioni da parte delle autorit? competenti, era contrario alle
esigenze del secondo capoverso dell’articolo 1 del Protocollo n? 1 (P1-1).
C’? stata dunque violazione di questo (P1-1).

III. SULLA VIOLAZIONE ADDOTTA DALL’ARTICOLO 6 PARAGRAFO 1, ART. 6-1, DELLACONVENZIONE

41. Il richiedente denuncia anche la lunghezza eccessiva del
procedimento di esecuzione. Invoca l’articolo 6 paragrafo 1( art. 6-1) della
Convenzione, cos? formulata,:

“Ogni persona ha diritto a ci? che la sua causa sia sentita
in un termine ragionevole, per un tribunale, che decider?
(…) delle contestazioni sui suoi diritti ed obblighi di
carattere civile”

42. Dinnanzi alla Commissione, il Governo ha contestato
l’applicabilit? di questa disposizione (art. 6-1). Secondo lui, conto
tenuto della mancanza di un vero procedimento, si trattava piuttosto di una
questione di garanzia di messa in opera dei diritti riconosciuti da una
decisione giudiziale, campo coperto nell’occorrenza dall’articolo 1
del Protocollo n? 1 (P1-1).

All’udienza dinnanzi alla Corte, non ? ritornato sul punto
e ha sostenuto la tesi, nuova, secondo la quale questa situazione potrebbe,
iscriversi nel contesto dell’accesso alla giustizia.

43. Secondo il delegato della Commissione, si pu? dubitare
dell’esistenza nello specifico di un procedimento di esecuzione comparabile a quella
che la Corte e la Commissione hanno esaminato, da ultimo, nella
causa Silva Puntatori c. Portogallo (sentenza del 23 marzo 1994, serie a
n? 286-a).

44. Anche se, nello specifico, non si saprebbe parlare di procedimento
di esecuzione stricto sensu, la Corte stima che l’articolo 6 paragrafo 1
(art. 6-1) trova ad applicarsi avuto riguardo all’oggetto del procedimento che
era di svuotare la contestazione che oppone il richiedente al suo inquilino.
L’inizio del periodo controverso coincide con la notificazione
al Sig. V., il 4 marzo 1983, dell’assegnazione a comparire dinnanzi al giudice
di istanza (paragrafo 10 sopra). Ha preso fine il
15 gennaio 1995, quando l’inquilino lasci? spontaneamente l’immobile
( paragrafo 19 sopra). ? durata un poco pi? di undici anni dunque
e dieci mesi.

L’esecuzione delle espulsioni che dipendono dall’impulso della
parte interessata, il Sig. S. non predispose i suoi sforzi per ottenere
soddisfazione rivolgendosi a pi? riprese all’ufficiale giudiziario di giustizia,
che chiedeva del resto sistematicamente l’assistenza della forza
pubblica come lo provano tutti i verbali relativi alle visite
al domicilio del Sig. V. Tuttavia, la commissione prefettizia ed il
prefetto non diede mai seguito a questi passi.

Senza ignorare le difficolt? pratiche sollevate
dall’esecuzione di un numero molto elevato di espulsioni, la Corte considera che
l’inerzia dell’amministrazione competente impegna la responsabilit?
dello stato italiano sul terreno dell’articolo 6 paragrafo 1 (art. 6-1).

45. Pertanto, c’? stata violazione di questa disposizione (art. 6-1).

IV. SULL’APPLICAZIONE DELL’ARTICOLO 50, ART. 50, DELLA CONVENZIONE,

46. Ai termini dell’articolo 50 (art. 50) della Convenzione,

“Se la decisione della Corte dichiara che una decisione presa o
una misura ordinata da un’autorit? giudiziale o tutt? altra
autorit? di una Parte Contraente si trova interamente o
parzialmente in opposizione con gli obblighi che derivano
dalla Convenzione, e se il diritto interno di suddetti Parti
permette solamente imperfettamente di cancellare le conseguenze di questo
decisione o di questa misura, la decisione della Corte accorda,
se c’? luogo, alla parte lesa una soddisfazione equa”.

A. Danno
47. Il Sig. Scollo richiede da prima 13 634 280 lire italiane per un
danno materiale corrispondente agli oneri di ufficiale giudiziario ed alla parcella
dell? avvocato relativo al procedimento di esecuzione. Chiede anche
30 000 000 lire per danno morale: avrebbe sofferto dell’impossibilit?
prolungata di ricuperare il suo appartamento ed avrebbe vissuto, durante il
periodo dove fu obbligato ad abitare con la sua famiglia da sua madre, in
condizioni di vita molto pesanti.

48. Il Governo sostiene che in ci? che riguarda il
preteso danno materiale l’importo sollecitato non avrebbe nessuno legame con
le violazioni addotte perch? un procedimento di esecuzione di un’espulsione
genera necessariamente degli oneri. Cita inoltre una recente
giurisprudenza della Corte di cassazione secondo la quale sarebbe
oramai possibile di ricuperare presso l’inquilino gli oneri
dell? ufficiale giudiziario cos? come la parcella dell? avvocato. A proposito del danno morale,
considera che l’eventuale constatazione di violazione costituirebbe in s?
una soddisfazione equa sufficiente e, sussidiariamente, che la somma
rivendicata ? eccessiva.

49. In quanto al delegato della Commissione, stima che il richiedente
ha diritto ad una soddisfazione equa ma lascia alla Corte la cura di
valutarlo.

50. La Corte non condivide la tesi del Governo. Visto le
circostanze, non si saprebbe aspettarsi dal richiedente che impegna una
azione contro il suo inquilino che ha dato gi? prova di negligenza
nel pagamento degli affitti. Riconosce inoltre che l’interessato
ha subito anche un danno morale. Decide di accordargli per intero
la somma sollecitata per danno materiale e morale.

B. Oneri e spese

51. Il richiedente chiede infine il rimborso degli oneri e la
parcella esposta dinnanzi agli organi della Convenzione, che valuta
a 14 280 000 lire.

52. Il Governo si rimette alla saggezza della Corte che sulla
base degli elementi in suo possesso e della sua giurisprudenza in
materia, stima ragionevole questo importo e l’assegna per intero.

PER QUESTI MOTIVI, LA CORTE, ALL’UNANIMIT?,

1. Dice che c’? stata violazione dell’articolo 1 del Protocollo n? 1
(P1-1);

2. Dice che c’? stata violazione dell’articolo 6 paragrafo 1 (art. 6-1)
della Convenzione;

3. Dice che lo stato convenuto deve versare al richiedente, nei
tre mesi, 13 634 280, tredici milioni sei cento trentaquattro,
mila due cento ottanta lire italiane per danno
materiale, 30 000 000, trenta milioni, lire per danno morale
e 14 280 000, quattordici milioni due cento ottantamila,
lire per oneri e spese.

Fatta in francese ed in inglese, poi pronunciata in udienza,
pubblica al Palazzo dei Diritti dell’uomo, a Strasburgo, il
28 settembre 1995.

Firmato: Rolv RYSSDAL
Presidente

Firmato: Herbert PETZOLD
Cancelliere

Testo Tradotto

Conclusion Violation de P1-1 ; Violation de l’Art. 6-1 ; Dommage mat?riel – r?paration p?cuniaire ; Pr?judice moral – r?paration p?cuniaire ; Remboursement frais et d?pens – proc?dure de la Convention

En l’affaire Scollo c. Italie (1),

La Cour europe?enne des Droits de l’Homme, constitue?e,
conforme?ment a? l’article 43 (art. 43) de la Convention de sauvegarde
des Droits de l’Homme et des Liberte?s fondamentales (“la Convention”)
et aux clauses pertinentes de son re?glement A2 (2), en une chambre
compose?e des juges dont le nom suit:

MM. R. Ryssdal, pre?sident,
F. Matscher,
L.-E. Pettiti,
B. Walsh,
C. Russo,
S.K. Martens,
A.N. Loizou,
L. Wildhaber,
G. Mifsud Bonnici,

ainsi que de M. H. Petzold, greffier,

Apre?s en avoir de?libe?re? en chambre du conseil les 23 mars et
1er septembre 1995,

Rend l’arrêt que voici, adopte? a? cette dernie?re date:
_______________
Notes du greffier

1. L’affaire porte le n? 24/1994/471/552. Les deux premiers chiffres
en indiquent le rang dans l’anne?e d’introduction, les deux derniers la
place sur la liste des saisines de la Cour depuis l’origine et sur
celle des requêtes initiales (a? la Commission) correspondantes.

2. Le re?glement A s’applique a? toutes les affaires de?fe?re?es a? la Cour
avant l’entre?e en vigueur du Protocole n? 9 (P9) et, depuis celle-ci,
aux seules affaires concernant les Etats non lie?s par ledit Protocole
(P9). Il correspond au re?glement entre? en vigueur le 1er janvier 1983
et amende? a? plusieurs reprises depuis lors.
_______________

PROCEDURE

1. L’affaire a e?te? de?fe?re?e a? la Cour par la Commission europe?enne
des Droits de l’Homme (“la Commission”) le 7 juillet 1994, dans le
de?lai de trois mois qu’ouvrent les articles 32 par. 1 et 47 (art. 32-1,
art. 47) de la Convention. A son origine se trouve une requête
(n? 19133/91) dirige?e contre la Re?publique italienne et dont un
ressortissant de cet Etat, M. F. S. S., avait saisi
la Commission le 19 novembre 1991 en vertu de l’article 25 (art. 25).

La demande de la Commission renvoie aux articles 44 et 48
(art. 44, art. 48) ainsi qu’a? la de?claration italienne reconnaissant
la juridiction obligatoire de la Cour (article 46) (art. 46). Elle a
pour objet d’obtenir une de?cision sur le point de savoir si les faits
de la cause re?ve?lent un manquement de l’Etat de?fendeur aux exigences
des articles 1 du Protocole n? 1 (P1-1) et 6 par. 1 (art. 6-1) de la
Convention.

2. En re?ponse a? l’invitation pre?vue a? l’article 33 par. 3 d) du
re?glement A, le reque?rant a manifeste? le de?sir de participer a?
l’instance et de?signe? son conseil (article 30).

3. Le 22 août 1994, le pre?sident de la Cour a estime? qu’il y avait
lieu, dans l’inte?rêt d’une bonne administration de la justice, de
confier l’examen de la pre?sente cause a? la chambre constitue?e le
18 juillet 1994 pour connaître de l’affaire Spadea et Scalabrino
c. Italie (1) (article 21 par. 6 du re?glement A). Cette chambre
comprenait de plein droit M. C. Russo, juge e?lu de nationalite?
italienne (article 43 de la Convention) (art. 43), et M. R. Ryssdal,
pre?sident de la Cour (article 21 par. 3 b) du re?glement A), les sept
autres membres, tire?s au sort en pre?sence du greffier, e?tant
MM. F. Matscher, L.-E. Pettiti, B. Walsh, S.K. Martens, A.N. Loizou,
L. Wildhaber et G. Mifsud Bonnici (articles 43 in fine de la Convention
et 21 par. 4 du re?glement A) (art. 43).
_______________
1. Affaire n? 23/1994/470/551.
_______________

4. En sa qualite? de pre?sident de la chambre (article 21 par. 5 du
re?glement A), M. Ryssdal a consulte?, par l’interme?diaire du greffier,
l’agent du gouvernement italien (“le Gouvernement”), l’avocat du
reque?rant et le de?le?gue? de la Commission au sujet de l’organisation de
la proce?dure (articles 37 par. 1 et 38). Conforme?ment a? l’ordonnance
rendue en conse?quence, le greffier a reçu le me?moire du Gouvernement
le 18 janvier 1995 et celui du reque?rant le 31. Le de?le?gue? de la
Commission n’a pas formule? d’observations e?crites.

5. Le 20 mars 1995, la Commission a produit le dossier de la
proce?dure suivie devant elle; le greffier l’y avait invite?e sur les
instructions du pre?sident.

6. Ainsi qu’en avait de?cide? ce dernier – qui avait autorise? le
reque?rant et son conseil a? employer la langue italienne (article 27
par. 3 du re?glement A) -, les de?bats se sont de?roule?s en public le
21 mars 1995, au Palais des Droits de l’Homme a? Strasbourg. La Cour
avait tenu auparavant une re?union pre?paratoire.

Ont comparu:

– pour le Gouvernement

MM. G. Raimondi, magistrat de?tache? au service
du contentieux diplomatique du ministe?re
des Affaires e?trange?res, coagent,
V. Esposito,
G. Colla, magistrats de?tache?s au cabinet
le?gislatif du ministe?re de la Justice, conseils;

– pour la Commission

M. B. Conforti, de?le?gue?;

– pour le reque?rant

Mes E. S., avocat, conseil,
M. de S.o, avocat, conseiller.

La Cour a entendu en leurs de?clarations M. Conforti,
Me Sinigaglia, Me de Stefano, M. Raimondi et M. Colla.

EN FAIT

I. Les circonstances de l’espe?ce

7. M. F. S. S. habite Rome.

8. Le 14 juin 1982, il acheta un appartement, loue? depuis 1962 par
M. V. Le prix de la location de ce logement se trouvait soumis au
contrôle des pouvoirs publics. Le bail en cours avait e?te? tacitement
renouvele? jusqu’a? l’entre?e en vigueur de la loi n? 392 du
27 juillet 1978 prorogeant le contrat jusqu’au 31 de?cembre 1983.

9. Par une lettre recommande?e parvenue au locataire le
20 janvier 1983, le reque?rant l’informa de sa volonte? de re?silier le
bail a? son e?che?ance, soit au 31 de?cembre 1983, et lui demanda de
libe?rer l’appartement a? cette date.

10. Par un acte du 24 fe?vrier 1983, notifie? le 4 mars 1983,
M. Scollo intima a? M. V. l’ordre de quitter l’appartement et l’assigna
a? comparaître le 22 mars 1983 devant le juge d’instance (pretore) de
Rome.

Le 22 avril 1983, ce dernier homologua ladite injonction et
fixa la date de l’expulsion au 30 juin 1984. La de?cision fut rendue
exe?cutoire le jour même et notifie?e au locataire au de?but du mois
d’octobre 1983.

11. Par la suite, saisi par M. V., ledit juge ajourna l’exe?cution
au 31 octobre 1984, en application de la loi n? 94 du 25 mars 1982 qui
avait proroge? l’e?che?ance des baux en cours pour une dure?e de deux ans.
Ne?anmoins, le locataire resta dans les lieux même apre?s cette date.

12. Le reque?rant engagea alors, par un acte du 24 novembre 1984,
notifie? a? M. V. le 5 de?cembre 1984, la proce?dure d’exe?cution force?e.
Il le somma de libe?rer l’immeuble dans les dix jours de la re?ception
de l’acte, en lui pre?cisant qu’a? de?faut de de?part volontaire, il serait
proce?de? a? l’exe?cution force?e de l’expulsion.

13. Par un acte notifie? le 19 de?cembre 1984, l’huissier de justice
informa M. V. que l’exe?cution aurait lieu le 23 janvier 1985.
Cependant, a? cette date, le premier se heurta au refus du locataire de
quitter l’appartement.

Alors que l’huissier avait fixe? au 13 mars 1985 sa prochaine
visite, entra en vigueur une le?gislation d’urgence – le de?cret-loi
n? 12 du 7 fe?vrier 1985, converti en la loi n? 118 du 5 avril 1985 –
e?dicte?e pour faire face a? l’exceptionnelle pe?nurie de logements dans
certaines villes, dont Rome. L’exe?cution des mesures d’expulsion fut
reporte?e au 30 juin 1985. En l’espe?ce, le reque?rant ayant obtenu un
titre exe?cutoire avant le 30 juin 1983, la loi n? 118 permettait de
proce?der a? l’exe?cution a? compter du 1er juillet 1985.

14. Entre ce moment et le 29 octobre 1986, date d’entre?e en vigueur
du de?cret-loi n? 708 du même jour suspendant les mesures d’expulsion
force?e jusqu’au 31 mars 1987, l’huissier de justice se heurta neuf fois
au refus de M. V. de quitter l’appartement. Ce dernier de?cret-loi
(converti en la loi n? 899 du 23 de?cembre 1986) attribuait au pre?fet
(prefetto) le pouvoir d’accorder dans les cas pre?vus l’assistance de
la force publique pour l’exe?cution des expulsions.

15. Entre le 1er avril 1987 et le 8 fe?vrier 1988, l’huissier tenta
par huit fois, mais en vain, d’accomplir sa mission. Par un acte
authentique du 3 novembre 1987, M. Scollo de?clara solennellement, au
sens des articles 2 et 3 de la loi n? 899 du 23 de?cembre 1986, être
dans la ne?cessite? de re?cupe?rer son appartement afin d’y habiter avec
sa famille. Son cas devait donc être traite? en priorite?.

16. Le 8 fe?vrier 1988, entra en vigueur une nouvelle se?rie de lois
de suspension des mesures d’expulsion, qui reporta au 30 avril 1989 les
exe?cutions force?es.

17. Du 1er mai 1989 au 15 octobre 1991, l’huissier de justice
essuya dix-huit refus du locataire. Entre-temps, l’avocat du reque?rant
avait e?crit a? deux reprises (les 1er et 24 septembre 1989) a? la
commission pre?fectorale, mise en place par la loi n? 61 du
21 fe?vrier 1989 et compe?tente pour l’octroi de l’assistance de la force
publique, afin d’appeler son attention sur le caracte?re prioritaire du
cas de son client. Il faisait valoir que le locataire ne payait plus
l’inte?gralite? du loyer et indiquait que son client avait besoin du
logement. Il soulignait que M. Scollo e?tait diabe?tique, invalide a?
71 % et au chômage.

La commission pre?fectorale ne donna pas de re?ponse, nonobstant
le fait qu’une nouvelle de?claration de ne?cessite? figurât en annexe au
premier courrier reçu. Cette deuxie?me de?claration e?tait motive?e par
l’impossibilite?, vu l’ampleur des travaux de restructuration
ne?cessaires, d’occuper imme?diatement un autre appartement que M. Scollo
avait dû acheter en 1989.

18. Le 1er de?cembre 1989, le reque?rant saisit le juge d’instance
pour contester l’applicabilite? a? son cas de la suspension de la
proce?dure d’exe?cution force?e de l’expulsion, le locataire ne?gligeant
de payer une partie du loyer depuis novembre 1987. Le 12 de?cembre, le
magistrat fixa au 7 fe?vrier 1990 l’audience de comparution. A cette
date, M. V. re?gla les sommes dues et la cause fut raye?e du rôle.

19. Le 31 janvier 1995, M. S.informa la Cour qu’il avait
re?cupe?re? son appartement le 15 janvier a? la suite d’une nouvelle
intervention d’huissier le 5 janvier 1995.

II. Le droit interne pertinent

20. Sur la base du rapport de la Commission, la le?gislation
italienne en matie?re de baux d’habitation peut se re?sumer ainsi:

Depuis 1947, la le?gislation en question a e?te? marque?e par
diffe?rentes interventions des pouvoirs publics, visant le contrôle des
loyers au moyen du blocage de ceux-ci, mitige? par les augmentations
le?gales de?cre?te?es de temps a? autre par le Gouvernement, ainsi que la
prorogation le?gale de tous les baux en cours et la prorogation, la
suspension ou l’e?chelonnement de l’exe?cution force?e des expulsions.

1. En matie?re de prorogation le?gale

La dernie?re prorogation le?gale concernant tous les baux en
cours, sauf dans certains cas limitativement pre?vus par la loi, est
celle e?tablie par la loi n? 392 du 27 juillet 1978 jusqu’au 31 de?cembre
1982, 30 juin 1983 ou 31 de?cembre 1983 selon les dates de conclusion
des contrats de bail.

Il y a lieu de noter cependant que, en ce qui concerne les
immeubles destine?s a? un usage autre que l’habitation, la prorogation
le?gale des baux en cours pre?vue par l’article 1 par. 9 bis de la loi
n? 118 du 5 avril 1985 a e?te? de?clare?e inconstitutionnelle par un arrêt
de la Cour constitutionnelle (n? 108) du 23 avril 1986: les limites
le?gales au droit de proprie?te?, pre?vues par l’article 42 de la
Constitution afin d’assurer les finalite?s sociales de celle-ci,
permettaient de conside?rer le?gitime la re?glementation imposant des
restrictions, a? condition que cette re?glementation ait un caracte?re
extraordinaire et temporaire, mais le fait de perpe?tuer de telles
limitations e?tait incompatible avec la protection du droit de proprie?te?
consacre?e a? l’article 42 de la Constitution.

Dans sa de?cision, la Cour constitutionnelle a rappele? e?galement
que la prorogation le?gale des baux pour une dure?e de six mois, e?tablie
par la loi n? 118, ne pouvait être conside?re?e isole?ment mais dans le
contexte de la re?glementation d’ensemble des baux. Elle s’est re?fe?re?e
notamment au fait que cette prorogation prenait le relais d’autres
prorogations le?gales et pouvait être un point de de?part a? de nouvelles
limitations a? l’autonomie contractuelle en la matie?re. De surcroît,
la mesure perpe?tuait des contrats pour lesquels le loyer, nonobstant
les augmentations applicables conforme?ment a? l’indice des prix a? la
consommation, n’e?tait même pas approximativement en rapport avec la
nouvelle re?alite? socio-e?conomique. De plus, cette le?gislation
n’accordait au bailleur la possibilite? de rentrer en possession de
l’immeuble qu’en cas d’extrême ne?cessite?.

La Cour a e?galement estime? que la loi n? 118, dans la mesure
ou? elle pre?voyait une prorogation ge?ne?ralise?e des baux en cours, sans
tenir compte des diffe?rentes conditions e?conomiques des bailleurs et
locataires – ce qui aurait pourtant e?te? ne?cessaire a? des fins de
justice sociale -, contrevenait au principe de l’e?galite? des citoyens
devant la loi, reconnu par l’article 3 de la Constitution.

2. En matie?re d’exe?cution force?e

De nombreuses dispositions ont re?glemente? la prorogation, la
suspension ou l’e?chelonnement de l’exe?cution force?e des de?cisions
judiciaires ordonnant aux locataires de libe?rer les lieux (ordinanze
di sfratto).

Une premie?re suspension a e?te? mise en place par le de?cret-loi
n? 795 du 1er de?cembre 1984. Ses dispositions ont e?te? reprises par le
de?cret-loi n? 12 du 7 fe?vrier 1985, converti en la loi n? 118 du
5 avril 1985. Elle concerne la pe?riode du 1er de?cembre 1984 au
30 juin 1985. Par ailleurs, ces textes pre?voyaient l’e?chelonnement de
l’exe?cution force?e des mesures d’expulsion, aux 1er juillet 1985,
30 septembre 1985, 30 novembre 1985 ou 31 janvier 1986, suivant la date
a? laquelle le jugement constatant la fin du bail e?tait devenu
exe?cutoire.

L’article 1 par. 3 de la loi n? 118 pre?voyait qu’une telle
suspension ne s’appliquait pas lorsque la libe?ration des lieux avait
e?te? ordonne?e en raison de retards dans le paiement des loyers. De
même, aucune suspension ne pouvait être de?cide?e dans les cas suivants:

a) lorsque le bailleur, apre?s la conclusion du contrat de bail,
se trouvait dans le besoin d’affecter l’immeuble a? son usage propre ou
a? celui de son conjoint ou de ses descendants en ligne directe jusqu’au
second degre?, soit a? titre d’habitation, soit a? titre commercial ou
professionnel, ou bien quand le bailleur qui avait l’intention
d’utiliser les locaux comme pre?vu ci-dessus offrait, d’une part, a? son
locataire un immeuble similaire, dont le loyer ne de?passant pas de 20 %
celui paye? e?tait compatible avec ses possibilite?s et, d’autre part,
s’engageait a? payer les frais de de?me?nagement de son locataire
(article 59, premier aline?a, nume?ros 1, 2, 7, 8, de la loi n? 392 du
27 juillet 1978 (“la loi n? 392”));

b) dans l’hypothe?se notamment ou? le bailleur avait un besoin
urgent de re?cupe?rer son appartement pour y habiter lui-même ou y loger
ses enfants ou ses ascendants (article 3, premier aline?a, nume?ros 1, 2,
4, 5, du de?cret-loi n? 629 du 15 de?cembre 1979, converti en la loi
n? 25 du 15 fe?vrier 1980 (“la loi n? 25”)).

Une deuxie?me suspension a e?te? mise en place par le de?cret-loi
n? 708 du 29 octobre 1986, converti en la loi n? 899 du
23 de?cembre 1986.

Elle concernait la pe?riode du 29 octobre 1986 au 31 mars 1987
et pre?voyait aux articles 2 et 3 les mêmes exceptions que les
dispositions pre?ce?dentes.

Cette loi a e?galement e?tabli qu’il appartenait au pre?fet de
de?terminer les crite?res a? suivre pour accorder le concours de la force
publique en vue de proce?der a? l’exe?cution force?e dans le cas de
locataires re?calcitrants, sur avis d’une commission comprenant les
repre?sentants des locataires et proprie?taires.

Le paragraphe 5 bis de l’article 3 de la loi n? 899 du
23 de?cembre 1986 pre?voyait aussi que l’exe?cution force?e des expulsions
e?tait en tout cas suspendue jusqu’au 31 de?cembre 1987 a? l’e?gard des
locataires ayant droit a? l’attribution d’un logement social.

Une troisie?me suspension a e?te? mise en place par le de?cret-loi
n? 26 du 8 fe?vrier 1988, converti en la loi n? 108 du 8 avril 1988.
Elle concerne la pe?riode du 8 fe?vrier 1988 au 30 septembre 1988 tout
d’abord, puis de cette dernie?re date au 31 de?cembre 1988.

Une quatrie?me suspension a e?te? mise en place par le de?cret-loi
n? 551 du 30 de?cembre 1988, converti en la loi n? 61 du
21 fe?vrier 1989, jusqu’au 30 avril 1989. Dans les re?gions touche?es par
des calamite?s naturelles la suspension allait jusqu’au
31 de?cembre 1989.

Cette loi pre?voyait e?galement, sauf en cas de ne?cessite?,
l’e?chelonnement de l’octroi du concours de la force publique pour
l’exe?cution des expulsions sur une pe?riode de quarante-huit mois, a?
compter du 1er janvier 1990, et cre?ait une commission pre?fectorale
charge?e de fixer les priorite?s dans l’octroi du concours de la force
publique.

L’ensemble de ces lois et de?crets contenait de surcroît des
dispositions concernant le financement de logements sociaux et les
aides au logement.

PROCEDURE DEVANT LA COMMISSION

21. M. S. a saisi la Commission le 19 novembre 1991. Il se
plaignait d’une atteinte au droit au respect de ses biens, garanti par
l’article 1 du Protocole n? 1 (P1-1). Invoquant l’article 6 par. 1
(art. 6-1) de la Convention, il alle?guait aussi n’avoir pas be?ne?ficie?
d’un examen de sa cause dans un de?lai raisonnable, en raison de
l’application des mesures le?gislatives de suspension a? l’exe?cution des
expulsions, conjugue?e a? l’impossibilite? de proce?der a? l’exe?cution
force?e de l’expulsion lorsque celle-ci e?tait envisageable.

22. La Commission a de?clare? la requête (n? 19133/91) recevable le
5 avril 1993. Dans son rapport du 9 mai 1994 (article 31) (art. 31),
elle conclut, par vingt et une voix contre deux, a? la violation de
l’article 1 du Protocole n? 1 (P1-1) et, par vingt-deux voix contre
une, a? l’absence de ne?cessite? d’examiner le grief tire? de l’article 6
par. 1 (art. 6-1) de la Convention. Le texte inte?gral de son avis et
des deux opinions dissidentes dont il s’accompagne figure en annexe au
pre?sent arrêt (1).
_______________
1. Note du greffier: pour des raisons d’ordre pratique il n’y figurera
que dans l’e?dition imprime?e (volume 315-C de la se?rie A des
publications de la Cour) mais chacun peut se le procurer aupre?s du
greffe.
_______________

CONCLUSIONS PRESENTEES A LA COUR PAR LE GOUVERNEMENT

23. Dans son me?moire, le Gouvernement demande a? la Cour de juger
qu’il n’y a eu violation ni de l’article 1 du Protocole n? 1 (P1-1) ni
de l’article 6 par. 1 (art. 6-1) de la Convention.

EN DROIT

I. SUR L’OBJET DU LITIGE

24. Le reque?rant invoque devant la Cour, outre les articles 1 du
Protocole n? 1 (P1-1) et 6 par. 1 (art. 6-1) de la Convention sous
l’angle du droit a? un proce?s dans un de?lai raisonnable, l’article 14
de la Convention, combine? avec la premie?re disposition (art. 14+P1-1),
ainsi que l’article 6 par. 1 (art. 6-1) pour autant qu’il garantit le
droit d’acce?s a? un tribunal.

Selon la Cour, ces deux derniers griefs sortent toutefois du
cadre de l’affaire tel que l’a de?limite? la de?cision de la Commission
sur la recevabilite? (voir notamment, mutatis mutandis, l’arrêt Brincat
c. Italie du 26 novembre 1992, se?rie A n? 249-A, p. 10, par. 16).

II. SUR LA VIOLATION ALLEGUEE DE L’ARTICLE 1 DU PROTOCOLE N? 1
(P1-1)

25. D’apre?s le reque?rant, l’impossibilite? prolonge?e de re?cupe?rer
son appartement, re?sultant de l’application des dispositions
le?gislatives d’urgence en matie?re de baux d’habitation, a porte?
atteinte a? son droit au respect de ses biens, consacre? par l’article 1
du Protocole n? 1 (P1-1), ainsi libelle?:

“Toute personne physique ou morale a droit au respect de ses
biens. Nul ne peut être prive? de sa proprie?te? que pour cause
d’utilite? publique et dans les conditions pre?vues par la loi
et les principes ge?ne?raux du droit international.

Les dispositions pre?ce?dentes (P1-1) ne portent pas atteinte
au droit que posse?dent les Etats de mettre en vigueur les lois
qu’ils jugent ne?cessaires pour re?glementer l’usage des biens
conforme?ment a? l’inte?rêt ge?ne?ral ou pour assurer le paiement
des impôts ou d’autres contributions ou des amendes.”

A. La re?gle applicable

26. L’article 1 (P1-1) garantit en substance le droit de proprie?te?.
Il contient trois normes distinctes: la premie?re, qui s’exprime dans
la premie?re phrase du premier aline?a (P1-1) et revêt un caracte?re
ge?ne?ral, e?nonce le principe du respect de la proprie?te?; la deuxie?me,
figurant dans la seconde phrase du même aline?a (P1-1), vise la
privation de proprie?te? et la soumet a? certaines conditions; quant a? la
troisie?me, consigne?e dans le second aline?a (P1-1), elle reconnaît aux
Etats contractants le pouvoir, entre autres, de re?glementer l’usage des
biens conforme?ment a? l’inte?rêt ge?ne?ral et en mettant en vigueur les
lois qu’ils jugent ne?cessaires a? cette fin. Il ne s’agit pas pour
autant de re?gles de?pourvues de rapport entre elles: la deuxie?me et la
troisie?me ont trait a? des exemples particuliers d’atteintes au droit
de proprie?te?; de?s lors, elles doivent s’interpre?ter a? la lumie?re du
principe consacre? par la premie?re (voir notamment l’arrêt Mellacher et
autres c. Autriche du 19 de?cembre 1989, se?rie A n? 169, pp. 24-25,
par. 42).

27. La Cour note avec la Commission qu’il n’y a eu, en l’espe?ce,
ni transfert de proprie?te? ni, contrairement a? ce qu’affirme M. Scollo,
expropriation de fait. Ce dernier gardait toujours la possibilite?
d’alie?ner son bien et percevait un loyer – l’inte?gralite? du montant
jusqu’en octobre 1987 et une partie seulement de novembre 1987 a?
fe?vrier 1990 (paragraphes 17 et 18 ci-dessus).

L’application des mesures litigieuses ayant entraîne? le
maintien du locataire dans l’appartement, elle s’analyse, a? n’en pas
douter, en une re?glementation de l’usage des biens. De?s lors, le
second aline?a de l’article 1 (P1-1) joue en l’occurrence.

B. Le respect des conditions du second aline?a (P1-1)

28. Le second aline?a (P1-1) laisse aux Etats le droit d’adopter les
lois qu’ils jugent ne?cessaires pour re?glementer l’usage des biens
conforme?ment a? l’inte?rêt ge?ne?ral.

Pareilles lois sont particulie?rement fre?quentes dans le domaine
du logement, qui occupe une place centrale dans les politiques sociales
et e?conomiques de nos socie?te? modernes.

Dans la mise en oeuvre de telles politiques, le le?gislateur
doit jouir d’une grande latitude pour se prononcer tant sur l’existence
d’un proble?me d’inte?rêt public appelant une re?glementation que sur le
choix des modalite?s d’application de cette dernie?re. La Cour respecte
la manie?re dont il conçoit les impe?ratifs de l’inte?rêt ge?ne?ral, sauf
si son jugement se re?ve?le manifestement de?pourvu de base raisonnable
(arrêt Mellacher et autres pre?cite?, pp. 25-26, par. 45).

1. But de l’inge?rence

29. Le reque?rant conteste la le?gitimite? du but des lois en cause;
en substance, l’absence d’une politique efficace de l’Etat de?fendeur
en matie?re de logement l’aurait prive? de son droit de disposer de son
appartement en privile?giant exclusivement l’inte?rêt du locataire. Le
Gouvernement serait malvenu a? justifier les mesures le?gislatives
d’urgence en faisant appel a? l’inte?rêt ge?ne?ral.

30. Avec la Commission, la Cour observe que les mesures
le?gislatives qui ont suspendu les expulsions durant la pe?riode
1984-1988 obe?issaient a? la ne?cessite? de faire face au nombre e?leve? de
baux venus a? e?che?ance en 1982 et 1983, ainsi que par le souci de
permettre aux locataires concerne?s de se reloger dans des conditions
ade?quates ou d’obtenir des logements sociaux.

Proce?der simultane?ment a? toutes les expulsions aurait sans nul
doute entraîne? d’importantes tensions sociales et mis en danger l’ordre
public.

31. En conclusion, la le?gislation conteste?e poursuivait un but
le?gitime conforme a? l’inte?rêt ge?ne?ral, comme le veut le second aline?a
de l’article 1 (P1-1).

2. Proportionnalite? de l’inge?rence

32. Comme la Cour l’a souligne? dans l’arrêt Mellacher et autres
pre?cite? (p. 27, par. 48), le second aline?a de l’article 1 du
Protocole n? 1 (P1-1) doit se lire a? la lumie?re du principe consacre?
par la premie?re phrase de l’article (P1-1). Par conse?quent, une mesure
d’inge?rence doit me?nager un juste e?quilibre entre les exigences de
l’inte?rêt ge?ne?ral de la communaute? et les impe?ratifs de la sauvegarde
des droits fondamentaux de l’individu (voir, entre autres, l’arrêt
Sporrong et Lönnroth c. Sue?de du 23 septembre 1982, se?rie A n? 52,
p. 26, par. 69). La recherche de pareil e?quilibre se refle?te dans la
structure de l’article 1 (P1-1) tout entier (ibidem), donc aussi dans
le second aline?a. Il doit exister un rapport raisonnable de
proportionnalite? entre les moyens employe?s et le but vise? (arrêt James
et autres c. Royaume-Uni du 21 fe?vrier 1986, se?rie A n? 98, p. 34,
par. 50).

33. M. S.trouve disproportionne?e l’inge?rence en question. Il
souligne sa qualite? de “petit proprie?taire” de?sireux d’occuper son
propre appartement pour y loger sa famille et de?nonce l’inertie de
l’Etat italien qui, en ignorant ses deux “de?clarations de ne?cessite?”,
l’aurait oblige? a? s’endetter pour acheter un autre logement.

34. Selon le Gouvernement, lorsqu’en fe?vrier 1983 M. S. entama
la proce?dure en question, le seul motif alle?gue? pour justifier
l’expulsion du locataire e?tait la fin du bail en cours. Il ne de?clara
se trouver dans la ne?cessite? absolue de re?cupe?rer son bien pour y loger
sa famille qu’a? partir du 3 novembre 1987. En outre, cette situation
n’aurait pas dure? jusqu’au 15 janvier 1995, quand M. V. quitta les
lieux, mais aurait pris fin avant le 6 juin 1994, date a? laquelle
l’inte?resse? s’adressa au pre?fet de Rome en indiquant qu’il n’avait plus
besoin de son appartement car il en occupait un autre, achete? en 1989.

Il en de?coulerait donc que, compte tenu de l’exceptionnelle
crise du logement a? laquelle il dut faire face, l’Etat italien n’a pas
de?passe? la marge d’appre?ciation me?nage?e par l’article 1 du
Protocole n? 1 (P1-1).

35. La Cour note que la crise du logement constitue un phe?nome?ne
quasi ge?ne?ral pour les socie?te?s modernes.

Pour reme?dier a? ce proble?me, le gouvernement italien a adopte?
une se?rie de mesures d’urgence destine?es, d’une part, a? contrôler les
augmentations de loyer au moyen de blocages tempe?re?s par des hausses
ponctuelles, et, d’autre part, a? proroger la validite? des baux en
cours. La situation italienne s’est complique?e lorsque
l’industrialisation des grandes villes du Nord du pays exerça une forte
attraction sur la population des re?gions les plus de?favorise?es et des
campagnes en ge?ne?ral.

36. Dans les anne?es 1982 et 1983, quand la dernie?re prorogation
le?gale, introduite par la loi n? 118, vint a? e?che?ance, l’Etat italien
jugea ne?cessaire de recourir a? des dispositions d’urgence visant la
prorogation, la suspension ou l’e?chelonnement de l’exe?cution force?e des
de?cisions judiciaires ordonnant la libe?ration des immeubles par les
locataires. Ces mesures me?nageaient toutefois des exceptions en vertu
desquelles notamment, les proprie?taires qui avaient un besoin urgent
de re?cupe?rer leurs immeubles ou qui ne percevaient pas les loyers
e?chus, pouvaient obtenir l’exe?cution des expulsions avec l’assistance
de la force publique.

37. Pour de?terminer si lesdites dispositions e?taient proportionne?es
au but poursuivi – prote?ger les inte?rêts des locataires a? faibles
revenus et e?viter tout risque de trouble de l’ordre public -, la Cour
estime, avec la Commission, qu’il y a lieu de rechercher si, en
l’espe?ce, le traitement re?serve? au locataire de M. Scollo a permis le
maintien de l’e?quilibre entre les inte?rêts en cause.

38. La Cour souscrit a? la the?se du Gouvernement selon laquelle
M. Scollo n’eut pas pendant toute la pe?riode concerne?e un besoin urgent
de re?cupe?rer son immeuble, mais elle n’en accepte pas pour autant la
conclusion.

Nonobstant la de?claration “solennelle” de celui-ci, du
3 novembre 1987, qui aurait dû justifier l’octroi en priorite? de
l’assistance de la force publique pour l’exe?cution de l’expulsion, le
pre?fet n’intervint jamais dans ce sens et les tentatives de l’huissier
de justice, agissant toujours a? la demande de l’inte?resse?, n’eurent
point de succe?s. De plus, l’avocat de M. Scollo e?crivit par deux fois
(les 1er et 24 septembre 1990) a? la commission pre?fectorale en
soulignant que son client devait voir son cas traite? rapidement car il
avait besoin de l’appartement, il e?tait au chômage et invalide a? 71 %
et, de plus, depuis le 30 novembre 1987, M. V. ne lui versait plus la
totalite? des loyers.

Les autorite?s compe?tentes ne donne?rent aucune suite a? ces deux
requêtes alors qu’une nouvelle “de?claration de ne?cessite?” figurait en
annexe au premier courrier (paragraphe 17 ci-dessus).

39. Bien qu’en l’occurrence les conditions le?gales pouvant
permettre l’exe?cution de l’expulsion pendant la pe?riode de suspension
de cette proce?dure se trouvassent remplies, M. S. ne re?cupe?ra son
immeuble que le 15 janvier 1995 et cela grâce au de?part spontane? du
locataire. Auparavant il avait dû non seulement acheter un autre
appartement, mais aussi entamer un proce?s visant a? re?gler le proble?me
des loyers partiellement impaye?s (paragraphes 17 et 18 ci-dessus).

3. Conclusion

40. La Cour conclut qu’en adoptant des mesures d’urgence et en
pre?voyant certaines exceptions a? leur application (paragraphe 20
ci-dessus), le le?gislateur italien pouvait raisonnablement estimer,
compte tenu de la ne?cessite? de me?nager un juste e?quilibre entre les
inte?rêts de la communaute? et le droit des proprie?taires et du reque?rant
en particulier, que les moyens choisis convenaient pour atteindre le
but le?gitime. Toutefois, la restriction subie par M. S. a? l’usage
de son appartement, en raison de la non-application desdites
dispositions par les autorite?s compe?tentes, e?tait contraire aux
exigences du second aline?a de l’article 1 du Protocole n? 1 (P1-1).
Il y a donc eu violation de celui-ci (P1-1).

III. SUR LA VIOLATION ALLEGUEE DE L’ARTICLE 6 PAR. 1 (art. 6-1) DE
LA CONVENTION

41. Le reque?rant de?nonce e?galement la longueur excessive de la
proce?dure d’exe?cution. Il invoque l’article 6 par. 1 (art. 6-1) de la
Convention, ainsi libelle?:

“Toute personne a droit a? ce que sa cause soit entendue (…)
dans un de?lai raisonnable, par un tribunal (…) qui de?cidera
(…) des contestations sur ses droits et obligations de
caracte?re civil (…)”

42. Devant la Commission, le Gouvernement a conteste?
l’applicabilite? de cette disposition (art. 6-1). D’apre?s lui, compte
tenu de l’absence d’une ve?ritable proce?dure, il s’agissait plutôt d’une
question de garantie de mise en oeuvre des droits reconnus par une
de?cision judiciaire, domaine couvert en l’occurrence par l’article 1
du Protocole n? 1 (P1-1).

A l’audience devant la Cour, il n’est pas revenu sur le point
et a plaide? la the?se, nouvelle, selon laquelle cette situation pourrait
s’inscrire dans le contexte de l’acce?s a? la justice.

43. D’apre?s le de?le?gue? de la Commission, on peut douter de
l’existence en l’espe?ce d’une proce?dure d’exe?cution comparable a? celle
que la Cour et la Commission ont examine?e, en dernier lieu, dans
l’affaire Silva Pontes c. Portugal (arrêt du 23 mars 1994, se?rie A
n? 286-A).

44. Même si, en l’espe?ce, on ne saurait parler de proce?dure
d’exe?cution stricto sensu, la Cour estime que l’article 6 par. 1
(art. 6-1) trouve a? s’appliquer eu e?gard a? l’objet de la proce?dure qui
e?tait de vider la contestation opposant le reque?rant a? son locataire.
Le de?but de la pe?riode litigieuse coïncide avec la notification a?
M. V., le 4 mars 1983, de l’assignation a? comparaître devant le juge
d’instance (paragraphe 10 ci-dessus). Elle a pris fin le
15 janvier 1995, lorsque le locataire quitta spontane?ment l’immeuble
(paragraphe 19 ci-dessus). Elle a donc dure? un peu plus de onze ans
et dix mois.

L’exe?cution des expulsions de?pendant de l’impulsion de la
partie inte?resse?e, M. S. ne me?nagea pas ses efforts pour obtenir
satisfaction en s’adressant a? maintes reprises a? l’huissier de justice,
qui demandait d’ailleurs syste?matiquement l’assistance de la force
publique comme le prouvent tous les proce?s-verbaux relatifs aux visites
au domicile de M. V. Cependant, la commission pre?fectorale et le
pre?fet ne donne?rent jamais suite a? ces de?marches.

Sans me?connaître les difficulte?s pratiques souleve?es par
l’exe?cution d’un nombre tre?s e?leve? d’expulsions, la Cour conside?re que
l’inertie de l’administration compe?tente engage la responsabilite? de
l’Etat italien sur le terrain de l’article 6 par. 1 (art. 6-1).

45. Partant, il y a eu violation de cette disposition (art. 6-1).

IV. SUR L’APPLICATION DE L’ARTICLE 50 (art. 50) DE LA CONVENTION

46. Aux termes de l’article 50 (art. 50) de la Convention,

“Si la de?cision de la Cour de?clare qu’une de?cision prise ou
une mesure ordonne?e par une autorite? judiciaire ou toute autre
autorite? d’une Partie Contractante se trouve entie?rement ou
partiellement en opposition avec des obligations de?coulant de
la (…) Convention, et si le droit interne de ladite Partie
ne permet qu’imparfaitement d’effacer les conse?quences de cette
de?cision ou de cette mesure, la de?cision de la Cour accorde,
s’il y a lieu, a? la partie le?se?e une satisfaction e?quitable.”

A. Dommage

47. M. Scollo re?clame d’abord 13 634 280 lires italiennes pour un
pre?judice mate?riel correspondant aux frais d’huissier et aux honoraires
d’avocat relatifs a? la proce?dure d’exe?cution. Il demande aussi
30 000 000 lires pour tort moral: il aurait souffert de l’impossibilite?
prolonge?e de re?cupe?rer son appartement et aurait ve?cu, pendant la
pe?riode ou? il fut oblige? d’habiter avec sa famille chez sa me?re, dans
des conditions de vie tre?s pesantes.

48. Le Gouvernement, lui, soutient qu’en ce qui concerne le
pre?tendu dommage mate?riel le montant sollicite? n’aurait aucun lien avec
les violations alle?gue?es car une proce?dure d’exe?cution d’une expulsion
engendre ne?cessairement des frais. Il cite en outre une re?cente
jurisprudence de la Cour de cassation selon laquelle il serait
de?sormais possible de re?cupe?rer aupre?s du locataire les frais
d’huissier ainsi que les honoraires d’avocat. Au sujet du tort moral,
il conside?re que l’e?ventuel constat de violation constituerait en soi
une satisfaction e?quitable suffisante et, subsidiairement, que la somme
revendique?e est excessive.

49. Quant au de?le?gue? de la Commission, il estime que le reque?rant
a droit a? une satisfaction e?quitable mais laisse a? la Cour le soin de
l’e?valuer.

50. La Cour ne partage pas la the?se du Gouvernement. Vu les
circonstances, on ne saurait attendre du reque?rant qu’il engage une
action contre son locataire, lequel a de?ja? fait preuve de ne?gligence
dans le paiement des loyers. Elle reconnaît en outre que l’inte?resse?
a subi aussi un pre?judice moral. Elle de?cide de lui accorder en entier
les sommes sollicite?es pour dommage mate?riel et moral.

B. Frais et de?pens

51. Le reque?rant demande enfin le remboursement des frais et
honoraires expose?s devant les organes de la Convention, qu’il chiffre
a? 14 280 000 lires.

52. Le Gouvernement s’en remet a? la sagesse de la Cour, qui sur la
base des e?le?ments en sa possession et de sa jurisprudence en la
matie?re, estime raisonnable ce montant et l’alloue en entier.

PAR CES MOTIFS, LA COUR, A L’UNANIMITE,

1. Dit qu’il y a eu violation de l’article 1 du Protocole n? 1
(P1-1);

2. Dit qu’il y a eu violation de l’article 6 par. 1 (art. 6-1) de
la Convention;

3. Dit que l’Etat de?fendeur doit verser au reque?rant, dans les
trois mois, 13 634 280 (treize millions six cent trente-quatre
mille deux cent quatre-vingts) lires italiennes pour pre?judice
mate?riel, 30 000 000 (trente millions) lires pour tort moral
et 14 280 000 (quatorze millions deux cent quatre-vingt mille)
lires pour frais et de?pens.

Fait en français et en anglais, puis prononce? en audience
publique au Palais des Droits de l’Homme, a? Strasbourg, le
28 septembre 1995.

Signe?: Rolv RYSSDAL
Pre?sident

Signe?: Herbert PETZOLD
Greffier

A chi rivolgersi e i costi dell'assistenza

Il Diritto dell'Espropriazione è una materia molto complessa e poco conosciuta, che "ingloba" parti importanti di molteplici rami del diritto. Per tutelarsi è quindi essenziale farsi assistere da un Professionista (con il quale si consiglia di concordare in anticipo i costi da sostenere, come ormai consentito dalle leggi in vigore).

Se l'espropriato ha già un Professionista di sua fiducia, può comunicagli che sul nostro sito trova strumenti utili per il suo lavoro.
Per capire come funziona la procedura, quando intervenire e i costi da sostenere, si consiglia di consultare la Sezione B.6 - Come tutelarsi e i Costi da sostenere in TRE Passi.

  • La consulenza iniziale, con esame di atti e consigli, è sempre gratuita
    - Per richiederla cliccate qui: Colloquio telefonico gratuito
  • Un'eventuale successiva assistenza, se richiesta, è da concordare
    - Con accordo SCRITTO che garantisce l'espropriato
    - Con pagamento POSTICIPATO (si paga con i soldi che si ottengono dall'Amministrazione)
    - Col criterio: SE NON OTTIENI NON PAGHI

Se l'espropriato è assistito da un Professionista aderente all'Associazione pagherà solo a risultato raggiunto, "con i soldi" dell'Amministrazione. Non si deve pagare se non si ottiene il risultato stabilito. Tutto ciò viene pattuito, a garanzia dell'espropriato, con un contratto scritto. è ammesso solo un rimborso spese da concordare: ad. es. 1.000 euro per il DAP (tutelarsi e opporsi senza contenzioso) o 2.000 euro per il contenzioso. Per maggiori dettagli si veda la pagina 20 del nostro Vademecum gratuito.

La data dell'ultimo controllo di validità dei testi è la seguente: 23/06/2024