AFFAIRE MATOS E SILVA, Lda , ET AUTRES c. PORTUGAL - A.N.P.T.ES.
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Testo originale e tradotto della sentenza selezionata

AFFAIRE MATOS E SILVA, Lda , ET AUTRES c. PORTUGAL

Tipologia: Sentenza
Importanza: 2
Articoli: 41, 13, 14, 06, P1-1
Numero: 15777/89/1996
Stato: Portogallo
Data: 1996-09-16 00:00:00
Organo: Grande Camera
Testo Originale

Conclusione Eccezione preliminare unita al merito (non-esaurimento); Eccezione preliminare unita al merito (ratione materiae); Eccezione preliminare respinta (non-esaurimento); Eccezione preliminare respinta (ratione materiae); Non-violazione dell’art. 13 (accesso); Non-violazione dell’art. 6-1 (accesso); Violazione dell’art. 6-1 (durata); Violazione di P1-1; Non luogo a procedere ad esaminare l’art. 14+P1-1; Danno materiale – risarcimento pecuniario; Danno giuridico – risarcimento pecuniario; Rimborso parziale oneri e spese – procedimento nazionale; Rimborso parziale oneri e spese – procedimento della Conventi

Nella causa Matos e Silva, Lda, ed altri c. Portogallo (1),

La Corte europea ́dei Diritti dell’uomo, costituita,
conformemente ̀all’articolo 43 (art. 43) della Convenzione di salvaguardia,
dei Diritti dell’uomo e delle Libert? ́fondamentali (“la Convenzione”)
ed alle clausole pertinenti del suo ordinamento ̀A (2), in una camera
composta ́dai giudici di cui segue il nome:

SIGG.. R. Ryssdal, presidente,́
F. Golcuklü,
C. Russo,
J. Di Meyer,
S.K. Martens,
A.N. Loizou,
M.A. Lopes Rocha,
B. Repik,
P. Kuris,

cos?・come dai Sigg.. H. Petzold, cancelliere, ed Allegati Mahoney, cancelliere,
collaboratore,

Dopo avere ̀deliberato ́in camera del consiglio il 29 marzo e
27 agosto ̂1996,

Rende la sentenza ̂che ha, adotta ́ha ̀questa ultima data:
_______________
Note del cancelliere

1. La causa porta il n? 44/1995/550/636. Le prime due cifre
ne indicano il posto nell’anno ́di introduzione, le due ultime il
posto sull’elenco delle immissione nel processo della Corte dall’origine e su
quella delle richieste ̂iniziali, alla Commissione, corrispondenti.

2. L’ordinamento ̀A applicato ha tutte le cause deferite ́alla Corte
prima dell’entrata in vigore ́del Protocollo n? 9 (P9) (1 ottobre 1994) e,
da questa, alle sole cause concernenti gli Stati non legati da
suddetto Protocollo (P9). Corrisponde all’ordinamento ̀entrato in vigore ́il
1 gennaio 1983 ed emendato ́ da allora a parecchie ̀riprese.
_______________

PROCEDIMENTO

1. La causa ? ́stata deferita alla Corte dalla Commissione europea
dei Diritti dell’uomo (“la Commissione”) poi dal governo del
Repubblica ́portoghese (“il Governo”), il 20 maggio e
4 luglio 1995, nel termine ́di tre mesi che aprono gli articoli 32
paragrafo 1 e 47 della Convenzione (art. 32-1, art. 47). Alla sua origine si
trova una richiesta (̂n? 15777/89) diretta ́contro il Portogallo e in cui
due societ? ́a responsabilit? ́limitata del diritto portoghese,
M. e S., L., e T. d. S. G., L., cos? come
una cittadina portoghese, la Sig.ra M. S. M. P. V.,
avevano investito la Commissione il 16 novembre 1989 in virt?
dell’articolo 25 della Convenzione (art. 25).

La domanda della Commissione rinvia agli articoli 44 e 48
(art. 44, art. 48) coś? come alla dichiarazione ́portoghese che riconosce
la giurisdizione obbligatoria della Corte (articolo 46) (art. 46) la
richiesta ̂del Governo all’articolo 48 (art. 48). Hanno per oggetto
di ottenere una decisione sul punto di ́sapere se i fatti della causa
rivelano ̀una trasgressione dello stato convenuto ́alle esigenze degli
articoli 6 della Convenzione (art. 6) e 1 del Protocollo n? 1 (P1-1).

2. In risposta ́all’invito contemplato ́al’articolo 33 paragrafo 3 d,
dell?ordinamento ̀A, i richiedenti ́hanno manifestato il desiderio di partecipare al
procedimento ́e hanno designato i loro consiglieri (articolo 30).

3. La camera da ̀costituire comprendeva di pieno dritto
IL SIG. M.A. Lopes Rocha, giudice eletto ́di nazionalit? portoghese ,articolo 43 della
Convenzione, (art. 43) ed il Sig. R. Ryssdal, presidente ́della Corte
( articolo 21 paragrafo 4 b, dell’ordinamento ̀A). Questo ha estratto l?8 giugno 1995,́
a sorte il nome degli altri sette membri, ossia i Sigg.. F. Golcuklü,
C. Russo, J. Di Meyer, S.K. Martens, A.N. Loizou, B. Repik e P. Kuris,
in presenza ́del cancelliere, (articoli 43 in fine della Convenzione e
21 paragrafo 5 dell’ordinamento ̀A, (art. 43).

4. Nella sua qualit? ́di presidente della camera (articolo 21 paragrafo 6 del
ordinamento ̀A) il Sig. Ryssdal ha consultató, tramite l’intermediario del cancelliere,
l’agente del Governo, i consiglieri dei richiedenti ́ed il delegato della
Commissione a proposito dell’organizzazione del procedimentó
( articoli 37 paragrafo 1 e 38). Conformemente ̀all’ordinanza resa in
conseguenzá, il cancelliere ha ricevuto ̧l’esposto ́del Governo il
20 dicembre ́1995 e quello dei richiedenti il 3 gennaio 1996. Il
21 febbraió, il segretario della Commissione l?ha informato che il delegató́́
si sarebbe espresso all’udienza.

Il 14 marzo 1996, i richiedenti hanno ́depositato dei documenti.

5. Il 23 febbraio ́1996, la Commissione aveva prodotto i documenti ̀del
procedimento ́seguito dinnanzi a lei; il cancelliere l’aveva invitato su
istruzione del presidente.́

6. Coś? come aveva deciso ́quest? ultimo, i dibattimenti si sono
Svolti in pubblico ́il 25 marzo 1996, al Palazzo dei Diritti dell’uomo a
Strasburgo. La Corte aveva tenuto prima una riunione ́preparatoria.́

Sono comparsi:

– per il Governo

SIGG.. A. Henriques Gaspar, procuratore generale,́́
collaboratore della Repubblica, ́agente,
J.P. Ferreira Ramos di Sousa, assessore,
giuridico allo studio del primo ministro,
La Sig.ra L.M. Branco Santos Mota Delgado, collaboratore,
allo studio del ministro dell’ambiente,
Il Sig. N. Cara di Anjo Lecoq, direttivo del parco naturale,
del Ria Formosa, consiglieri,;

– per la Commissione

IL SIG. J. – C. Soyer, delegato,;́

– per i richiedentí

Io F. d. Q., professore alla facolt?́
di diritto di Lisbona ed avvocato,
SIGG.. R. D., professore alla facolt?́
di diritto di Bonn, consigliere,
P. B. H., incaricato di corso alla
facolt? ́di diritto di Lisbona,
S. C. P., professore di pianificazione ́del
territorio all’universit? ́tecnica di Lisbona,
N.J. C., economista, ́consigliere.

La Corte ha sentito nelle loro dichiarazioni il ́Sig. Soyer,
il Sig. di Q., il Sig. Dolzer ed il Sig. Henriques Gaspar.

7. I richiedenti ́ed il Governo hanno prodotto diversi documentì
all’epoca dell’udienza. Il 23 aprile 1996, i primi hanno ̀presentato ́delle
osservazioni su quelle depositate ́dalsecondo che ha fatto pervenire
dei commenti il 15 maggio 1996.

8. I richiedenti ́hanno comunicato il 15 luglio 1996, un rapporto
di valutazione ́del “Herdade do Ludo” stabilito dalla direzione generalé́
del patrimonio dello stato.

IN FATTO

I. Le circostanze private ̀della causa

9. Il primo ̀richiedente, il ́Sig. e S., Lda. (“la societ?́́
Il Sig. e S.”), ? una societ? ́ha ̀responsabilit? ́limitata, iscritta al
registro del commercio di Loule (́Portogallo); lei sola ・parte dei
procedimenti ́interni (paragrafi 13-45 sotto). Il secondo ̀e il
terzo ̀richiedente, la Sig.ra M. S. M. P. V. ed la
societ? ́T. d. S. G., Lda, sono i soli soci e
proprietari ́della prima.̀ La seconda ̀gestisce le due societ?.́́

A. La genesi ̀della causa

10. La societ? M. e S. sfrutta dei terreni, situati nel
comune di Loule.́ Coltiva il suolo, raccoglie ́del sale, alleva
dei pesci.

11. Una parte di questi terreni gli appartiene in proprio perch? lei
li ha acquistati ́in diverse occasioni.

Quanto all’altra parte, una concessione di sfruttamento era statá́
accordata ́a ̀B. d. C. con un decreto ́reale del
21 luglio 1884 di cui l’articolo 2 contemplava ́che i terreni ai quali
la concessione si riferiva potevano essere ̂espropriati ́senza dritto i
all?indennizzo per i concessionari. Nel 1886,
B. D. C. ha trasferito la concessione alla
C. E. D. T. S.. A.. Allo
scioglimento di questa ultimà, certi dei suoi anziani soci
acquistarono la concessione. Costituirono ̀la societ? M.. e S.
il cui scopo sociale era ́in particolare di acquisire e di sfruttare una parte
di terreni delle saline oggetto della concessione. Il 12 agosto ̂1899, suddetta
societ? ́conclude dinnanzi al notaio un contratto di acquisto-vendita che riguardava
suddetti terreni. Il 16 settembre, fece iscrivere questo trasferimento al
registro fondiario di Loule ́nei seguenti termini: “1899 –
16 settembre ? iscritta in favore della societ? M. e S.
(…) la trasmissione della tenuta utile della terza ̀gleba dell?
appezzamento [prazo] del Ludo allo stesso modo che i terreni denominati
Ludo e Marchil per averli acquistatí per un prezzo totale
di 79 500 $000 reis [sic] (…) Da questa data, per ci? che riguarda,
questi terreni, la societ?・M. e S. agisce uti dominus, pagando le
imposte ̂e tasse previste ́dalla legge portoghese sulla propriet?.́́

12. Il 2 maggio 1978, col decreto ́n? 45/78, il governo crẹa una
riserva ́di protezione degli animali, Riserṿ da Ria Formosa Natural, sul
territorio del litorale dell’Algarve (comuni di Loule, Olhao ̃e
Faro) ivi compreso sui terreni della societ? M.. e S. denominati
“Herdade do Muro do Ludo” o “Quinta do Ludo” o ancora
“Herdade do Ludo.” In questa prospettiva, adotta diverse misure,
di cui cinque combattute dai richiedenti.́

B. I cinque atti controversi ed i procedimenti ́ivi afferentí

1. Il decreto-legge ́n? 121/83 del 1 marzo 1983

13. Con un decreto-legge ́n? 121/83 del 1 marzo 1983, il governo,
dichiara ́di utilit? pubblica la met? dei terreni della societ?́́
M. e S., dichiarazione ́preliminare alla loro espropriazione in vista di
costruirvi una stazione di acquacoltura.

14. Il 18 aprile 1983, la societ? M. e S. attacc? questa
decisione ́dinnanzi alla sezione del contenzioso amministrativo della Corte
suprema ̂amministrativa. Il ricorso, interposto ́dinnanzi alla presidenza del,
consiglio dei ministri ́ conformemente ̀all’articolo 2 del decreto-leggé
n? 256-A/77, applicabile all’epoca ́(paragrafo 49 sotto) fu
trasmesso a ̀suddetta giurisdizione il 9 maggio.

15. Il 17 aprile 1985, dopo ̀un scambio ́di memorie, la societ?,́́
M. e S., basandosi sull’articolo 9 paragrafo 2 del codice delle
espropriazioni (paragrafo 47 sotto) chiese l’estinzione di
l’istanza, questa avendo perso il suo oggetto in ragione della caducit? della
dichiarazione ́di utilit? pubblica contenuta nel decreto-leggé
n? 121/83.

Reiter? questa richiesta ̂il 21 maggio 1986, 20 luglio 1987 e
19 aprile 1988.

16. Il 6 maggio 1988, la Corte suprema ̂amministrativa decise ́di non
pronunciarsi sulla domanda della caducit? ́senza conoscere ̂il contenuto
del ricorso, interposto ́dalla societ? M. e S. nel frattempo contro
il decreto-legge ́n? 173/84 e il cui esame era pendente dinnanzi alla
presidenza ́del consiglio dei ministri (paragrafo 32 sotto).

Percị? ́la Corte suprema ̂amministrativa preg̣a il
primo ministro di farle giungere la richiesta introduttiva
( peticao ̧do recurso). I suoi richiami dell? 11 maggio 1988, 23 settembre 1988,
e 13 dicembre ́1988 restarono ̀senza seguito.

17. Il 16 maggio 1989, il ministero ̀pubblico sollecit? la sospensione i
dell’istanza finch? si fosse deliberato sul ricorso in annullamento
contro il decreto-legge ́n? 173/84. La societ? M. e S. si oppose
e reiter? la ́sua domanda di estinzione dell’istanza.

18. Con una sentenza ̂del 28 settembre 1989, la Corte suprema,̂
amministrativa decise ́di sospendere l’istanza e respinse la domanda della
societ?.́́ Stimava che l’articolo 9 paragrafo 2 del codice delle
espropriazioni non si applicava nello specifico, poich? il
decreto-legge ́n? 173/84 aveva sospeso l’effetto della dichiarazione di utilit?́
pubblica del decreto-legge ́n? 121/83. Ora la caducit? non pu? colpire
un atto che non esiste nell’ordine giuridico. Peraltro, c?era luogo di aspettarsi
la conclusione del ricorso contro il decreto-legge ́n? 173/84.
Del resto, la dichiarazione di utilit? pubblica
contenuta nel decreto-legge ́n? 121/83 potrebbe riprendere i suoi effetti in
caso di annullamento della decreto-legge ́n? 173/84.

19. L?8 febbraio ́1990, la societ? M. e S. interpose un appello
di questa decisione ́dinnanzi alla corte plenaria ̀della sezione del contenzioso
amministrativo della Corte suprema ̂amministrativa. Questa ultima ̀lo
respinse con una sentenza ̂del 17 ottobre 1992. Basandosi sull’esistenza
di sentenze ̂contraddittorie che ricadono sulla stessa domanda di diritto, la
societ? ́attacc? questa decisione il 1 aprile 1993. Il giudice-delatore
dichiar? ́l’appello inammissibile il 23 aprile 1993. La societ? fece, senza
successò, un reclamo ́contro questa decisione.́

20. Il procedimento ́rimane pendente.

2. L’ordinanza del 4 agosto ̂1983

21. Con un’ordinanza congiunta del primo ministro e dei
ministri delle Finanze e dell’ambiente (Qualidade de Vida)・ del
4 agosto ̂1983, il governo dichiar? di utilit? pubblica l’altra met?́
dei terreni in vista della loro espropriazione per creare ́una riservá
integrale ́destinata alla protezione degli uccelli migratori e di altri
specie importanti. L’ordinanza autorizzava “la presa di possesso
immediata dei terreni da parte dello stato.

22. Il 15 novembre 1983, la societ? M. e S. form? un ricorso
contenzioso contro questa ordinanza. La Corte suprema amministrativa
protocolla il ricorso il 20 dicembre, dopo la ̀sua trasmissione il
15 dicembre 1983 da parte della presidenza del consiglio dei ministri
(paragrafo 49 sotto).

23. Il 9 ottobre 1985, la societ? M e S. present? una
domanda di estinzione dell’istanza identica a ̀quella formulata nel
procedimento ́precedente (paragrafo 15 sopra). Rinnov? la sua
richiesta ̂il 7 luglio 1986 e 15 giugno 1989, ma in vano.

24. La Corte suprema ̂amministrativa non stim? anche ́ di potere
pronunciarsi sul ricorso senza conoscere ̂il contenuto di quello
interposto nel frattempo
́contro il decreto-legge n? 173/84 (paragrafi 16 sopra e 32 sotto),
e pendente dinnanzi alla presidenza ́del consiglio
dei ministri.

Per ricevere la richiesta introduttiva di suddetta istanza,
la Corte suprema amministrativa indirizz? al primo ministro, tra il
23 aprile 1987 ed il 26 gennaio 1989, otto ingiunzioni, restate senza
seguito.

Il 18 maggio 1989, il primo ministro rispose a uno una nuova
ingiunzione formulata ́il 24 aprile 1989. Informava la Corte supremâ
amministrativa che l’originale della richiesta introduttiva del ricorso
era sparita e che disponeva solamente di una copia. Non univa
nessuno documento ̀alla sua corrispondenza.

25. Il 10 luglio 1989, la societ? M. e S. fornisce lei stessa
una copia di suddetta richiesta alla Corte suprema amministrativa.

26. Il 3 dicembre ́1989, il pubblico ministero preg? la Corte suprema
amministrativa di sospendere l’istanza per la stessa ragione di quella
indicata in occasione del ricorso precedente (paragrafo 17 sopra).

27. Il 3 aprile 1990, la Corte suprema rese una sentenza che pronunciava la
sospensione dell’istanza, per motivi identici a quelli menzionati
nella sua sentenza del 28 settembre 1989 (paragrafo 18 sopra).

Il 24 aprile 1990, la societ? il M. e S. interpose un appello
a questa decisione dinnanzi alla corte plenaria della sezione del contenzioso
amministrativo della Corte suprema amministrativa che lo respinse il
17 giugno 1993.

28. Il procedimento ? sempre pendente.

3. Il decreto-legge n? 173/84 del 24 maggio 1984

29. Con il decreto-legge n? 173/84 del 24 maggio 1984, “in vista della
realizzazione di un lavoro di utilit? pubblica, pi? particolarmente ̀della
creazione di una riserva integrale “, il governo “revoc?
la concessione di sfruttamento di tutti i terreni menzionati
all’articolo 1 [del decreto del 21 luglio 1884] “. Questa revoca
“[doveva] operarsi per il fatto che suddetto testo [ammetteva]
l’espropriazione” (paragrafo 11 sopra). Ai termini degli
articoli 3 e 4 del decreto-legge ́n? 173/84, lo stato entrava immediatamenté
in possesso dei terreni, senza nessuna formalit? ́n? indennizzo,
salvo quello dovuto a titolo dei miglioramenti, ́necessari ed utili,
portati ́alla propriet?.́́

30. Il 25 giugno 1984, la societ? M. e S. investe il consiglio dei
ministri di un ricorso gratuito del quale si ignora la conclusione.

31. Parallelamente indirizz? una domanda di sospensione degli
effetti (eficacia) di questo atto alla sezione del contenzioso amministrativo
della Corte suprema amministrativa. Con una sentenza del 18 luglio 1985,
confermata dalla corte plenaria, ̀la Corte suprema ̂amministrativa,
riceve la domanda e decise di sospendere gli effetti dell’atto
attaccato ́fino alla decisione ́sul merito.

32. Infine, il 9 luglio 1984, la societ? M. e S. form? un
ricorso in annullamento dell’atto dinnanzi alla stessa giurisdizione, e tale
ricorso fu presentato ́alla presidenza ́del consiglio dei ministri
(paragrafo 49 sotto).

Faceva valere in particolare:

a) che non vi era ancora stato nessuno indennizzo a titolo delle
due precedenti espropriazioni;́

b) che i motivi indicati dal governo per giustificare
le espropriazioni erano ́ogni volta differenti e contraddittori,
una riserva ́di uccelli ed una stazione di acquacolture che non sono
compatibili, e il decreto-legge ́n? 173/84 pretendeva installare sui
terreni una riserva ́integrale;

c) che l’atto di espropriazione era ́discriminatorio poich?
riguardava quasi esclusivamente i terreni della societ?́́
M. e S. e non altri terreni che appartengono ad altre persone
o societ?́, situati nella stessa zona e che possiedono le stesse condizioni
e caratteristiche.́

33. La presidenza ́del consiglio dei ministri decise di mandare la
pratica al ministero ̀dell’ambiente. Il nuovo ministro decisé
con un’ordinanza del 9 agosto ̂1984 (paragrafo 53 sotto) di
costituire una commissione incaricata ́di formulare, entro
trentasette giorni, una proposta che tendeva in particolare ̀alla revocá
del decreto-legge ́n? 173/84.

34. Tuttavia, nell’ottobre 1985, un nuovo governo fu
Costituito ed il progetto di revoca non arriv?.

35. Alla vista della lettera del primo ministro del 18 maggio 1989
(paragrafo 24 sopra) e a seguito della comunicazione di una copia
della richiesta da parte della societ? M. e S. (paragrafo 25 sopra)
questa ultima, in applicazione degli articoli 1074 e seguenti del codice
civile, chiese la ricostituzione (riforma) della pratica amministrativa.
In una decisione ́interlocutoria del 18 ottobre 1990, il giudice-delatore,
dichiar? ́che la copia della richiesta ̂introduttiva era ́stata comunicatá
dal governo. Su domanda in rettifica della societ?, ́
ammette, in una decisione ́del 31 ottobre 1991, che questa comunicazione
era ́stata fatta da questa. La ricostituzione non ebbe tuttavia
luogo.

36. Il 17 febbraio ́1992, la societ? M. e S. present? una
domanda di estinzione dell’istanza per gli stessi motivi di quelli che
erano stati ́invocati nel procedimento concernente il decreto-leggé
n? 121/83 (paragrafo 15 sopra).

37. Il 17 settembre 1992, la Corte suprema ̂amministrativa decisé
che c’era luogo di aspettare l’invio della pratica amministrativa
(processo gracioso). A questo scopo, il 26 gennaio e 23 aprile 1993,
ingiunse al governo di indirizzarle suddetta pratica.

Il governo lo fece il 25 ottobre 1993, ma la richiesta
introduttiva non figurava nella pratica in questione.

38. All’inizio dell’anno ́1994, la societ? M. e S. deposit? uno
memoria ́ed un parere. L? 8 marzo 1995, il ministero ̀pubblico present? le sue
requisizioni ́finali che proponevano l’annullamento dell’atto attaccato. In
un’ordinanza del 26 aprile 1995, il giudice-delatore consider? che
tutte le domande sollevate ́nel ricorso dipendevanó
essenzialmente da quella di sapere se la societ? ́fosse proprietaria dei
terreni. In queste condizioni, la Corte suprema amministrativa doveva
sospendere dal deliberare fino a ci? che il tribunale civile competente troncasse
nel corso di un procedimento ́relativo alla domanda del diritto di propriet?.́́
Di conseguenzá, in applicazione dell’articolo 4 del decreto-legge n? 129/84
Che portava statuto delle giurisdizioni amministrative e fiscali
(paragrafo 51 sotto) sospese l’istanza.

Su appello della societ?́, la prima ̀sezione della Corte supremâ
amministrativa annull? il 19 dicembre ́1995, l’ordinanza al motivo che
il giudice-delatore non era ́competente per prenderla. Esaminando
lei stessa la domanda, sospese l’istanza per permettere alla
societ? ́di investire la giurisdizione civile, essendo stabilito che in caso
di inerzia delle parti per pi? di tre mesi, la domanda dovrebbe
essere ̂decisa ́sulla base degli elementi che figurano nella pratica
(paragrafo 50 sotto).

La societ? ́attacc? questa decisione dinnanzi alla corte plenarià,
che, alla data di adozione della sentenzâ, non aveva ancora deliberato.

4. Il decreto-legge ́n? 373/87 del 9 dicembre 1987

39. Con un decreto-legge ́n? 373/87 del 9 dicembre 1987, il governo,
decidette ́della creazione sul litorale dell’Algarve del parco naturale di
il Ria Formosa e dell’adozione di una serie ́di regole che ̀tendevano alla
protezione dell’ecosistema ̀della zona. Coś sono stati ́in particolare
contemplaté, oltre l’interdizione a costruire, l’interdizione a modificare
l’uso reale del suolo, di introdurre, senza autorizzazione, nuove
attivit? ́agricole e relative alla piscicoltura.

40. L?8 febbraio ́1988, la societ? M. e S. form? un ricorso
contro questo decreto ́dinnanzi alla sezione del contenzioso amministrativo del
Corte suprema ̂amministrativa. Adduceva ́che rispetto alle
limitazioni che colpiscono i terreni vicini, il decreto ́contemplava uno
statuto pi? restrittivo quanto all’esercizio del suo diritto di propriet? ́su
i suoi terreni. Aggiungeva che l’atto incriminato si ́analizzava in una
espropriazione tenuto conto della quantit? ́di restrizioni imposte.́

41. Il 18 aprile 1994, la Corte suprema ̂amministrativa decise ́di
sospendere dal deliberare nell’attesa della decisione ́sul merito che riguarda
il ricorso in annullamento del decreto-legge ́n? 173/84. Il procedimento rimane
dunque pendente.

5. Il decreto ́regolamentare n? 2/91 del 24 gennaio 1991

42. Col decreto “́regolamentare” n? 2/91 del 24 gennaio 1991, il,
governo approv? un “Piano ordinatore e regolamentare ́del parco
naturale del Ria Formosa” (Plano di ordenamento e Regulamento do
Parque natural da Ria Formosa).

43. Il 23 marzo 1991, adducendo ́la violazione dei principi di uguaglianza,́́
e di proporzionalit?́, la societ? M e S. attacc? questo decretó
dinnanzi alla sezione del contenzioso amministrativo della Corte supremâ
amministrativa. Considerava ́che suddetto decreto costituiva uno
nuovo atto di espropriazione.

44. Dopo ̀un scambio ́di memorie, la Corte suprema ̂amministrativa,
domand? il 7 aprile 1992 delle informazione sullo svolgimento ́del
procedimento ́concernente il decreto-legge n? 173/84.

45. Il 9 giugno 1993, sospese il procedimento ́per i suddetti motivi.

II. Il diritto interno pertinente

A. La Costituzione

46. L’articolo 62 della Costituzione dispone:

“1. Il diritto alla propriet? ́privata, cos? come la
trasmissione di beni tra vivi o tramite successione, ?
garantito a ciascuno, conformemente alla Costituzione.

2. La requisizione ́e l’espropriazione a causa di utilit?́
pubblica non ̂possono essere effettuate ́che nella cornice della
legge e mediante il versamento di una giusta indennit?.”́

B. Il codice delle espropriazioni

47. Il codice delle espropriazioni del 1976, come si applicava
all’epoca ́dei fatti, conteneva le seguente disposizioni:

Articolo 1 paragrafo 1

“I beni immobili ed i diritti ivi afferenti possono ́essere
espropriati a causa di ́utilit? pubblica che rientra nelle
attribuzioni dell’entit? ́espropriata, mediante il versamento,
di una giusta indennit?.”́

Articolo 9 paragrafo 2

“L’atto di dichiarazione ́di utilit? pubblica diventa nullo se
i beni non ́sono stati acquisiti entro due anni o se
la costituzione di una commissione di arbitraggio non ha avuto luogo
in questo stesso ̂termine.”́

Articolo 27 paragrafo 1

“L’espropriazione a causa di utilit? ́pubblica di un bene o
diritto conferisce ̀all?espropriato il diritto di ricevere una giusta
indennit?.”́

48. Gli articoli 1 e 22 paragrafo 1 del codice delle espropriazioni del 1991,
oramai ́applicabile, sono cos? formulati:

Articolo 1

“I beni immobili ed i diritti ivi afferenti possono ́esserê
espropriati a causa di ́utilit? pubblica che rientra nelle
attribuzioni dell’entit? ́espropriata, mediante il versamento,
immediato ́di una giusta indennit?.”

Articolo 22 paragrafo 1

“L’espropriazione a causa di utilit? ́pubblica di un bene o
diritto qualsiasi apre all?espropriato il diritto al versamento
immediato ́di una giusta indennit?.”

C. I decreti-legge ́relativi al procedimento ́delle giurisdizioni
amministrative

49. L’articolo 2 del decreto-legge ́n? 256-A/77 del 17 giugno 1977
contemplava:́

“1. Gli atti amministrativi definitivi ́ed esecutivi sono
suscettibili di essere ̂attacchi per mezzo di ́un ricorso
contenzioso che deve ̂essere interposto ́mediante atto indirizzatto
al tribunale competente ́e presentato dinnanzi all’autorit?́
responsabile dell’atto in causa.

2. L’autorit? ́amministrativa pu? entro trenta
giorni, abrogare o confermare, in tutto o in parte, l’atto oggetto
del ricorso.

3. Durante lo stesso ̂termine, ́l’autorit? amministrativa,
trasmetter?, ad ogni modó, al tribunale rispettivo la
pratica amministrativa contenente i documenti pertinenti.

4. A difetto ́di produzione, il richiedente potr? chiedere al
tribunale di impadronirsi della pratica e dei documenti
concernenti, affinch? il procedimento possa ́seguire il suo corso.

5. (…)

50. Questa disposizione ? ́stata modificata dal decreto-legge n? 267/85
del 16 luglio 1985 del quale vi ? luogo di citare i seguenti articoli:

Articolo 7

“L’inerzia degli interessati ́, per pi? di tre,
mesi, relativa all’introduzione o al buon proseguimento del procedimentó
concernente una domanda pregiudiziale ́implica il perseguimento
del procedimentó, essendo decisa la domanda pregiudiziale sulla
base degli elementi ́di prova ammissibili in suddetto procedimentó
e avendola decisione ́ unicamente degli effetti limitati al
procedimento ́in causa.”

Articolo 11

“1. A difetto ́di comunicazione, senza giustificazione valida,
dei documenti ̀pertinenti per la conclusione del procedimento, ́il,
tribunale pu? ordinare ogni misura adeguatá, in particolare quella
contemplata ́all’articolo 4 del decreto-legge ́n? 227/77 del 31 maggio, e
indirizzer? un’ingiunzione all’autorit? ́amministrativa
inadempienté, ai termini dell’articolo 84.

2. Se un tale difetto ́di comunicazione si reiterà, il
tribunale valuter? ́liberamente questa condotta ai fini di
prova.”

Articolo 84

“1. Nella sua decisioné, il giudice fissa il termine di esecuzione
dell’ingiunzione.

2. Il rifiuto di ottemperare ́all’ingiunzione implica la
Responsabilit? civile, disciplinare e penale, conformementé
all’articolo 11 del decreto-legge ́n? 256-A/77 del 17 giugno.”

D. Le altre disposizioni pertinenti

1. Il decreto-legge ́n? 129/84 del 27 aprile 1984

51. L’articolo 4 paragrafo 2 del decreto-legge ́n? 129/84 del 27 aprile 1984
Che porta statuto delle giurisdizioni amministrative e fiscali ?
Formulato cos?:

“Quando la cognizione dell’oggetto dell’azione o del
ricorso dipende ́dalla decisione su una domanda che dipende dalla
competenza ́di altri tribunali, il giudice pu? astenersi dal
deliberare fino a che il tribunale competente si ́pronuncia; la
legge del procedimento ́fissa gli effetti dell’inerzia degli interessatí́
per ci? che riguarda l’introduzione e lo svolgimento ́del
procedimento ́concernente la domanda pregiudiziale.”

2. Il decreto-legge ́n? 227/77 del 31 maggio 1977

52. L’articolo 4 del decreto-legge ́n? 227/77 del 31 maggio 1977 contempla:

“1. A difetto ́di comunicazione, alla scadenza di un termine ́di
trenta giorni, senza giustificazione, della pratica amministrativa,
[processo gracioso] o di altri documenti ̀richiesti dal
tribunale ai fini dell’istruzione del procedimentó
contenzioso, il giudice-delatore trasmette la pratica al
ministero ̀pubblico affinch? questo ultimo possa presentare ́le sue
requisizioni ́nel termine di trenta giorni, sotto pena della
sanzione prevista ́al seguente paragrafo.

2. Quando un termine ́di trenta giorni ? trascorso a contare
dal parere del ministero ̀pubblico, come ? contemplato ́al primo
paragrafo, e i documenti ̀richiesti non sono statí́
prodotti, senza scusa ragionevole, il procedimento ́riprende il suo
corso ed il giudice valuter? ́liberamente la condotta di
dell’autorit? ́messa in causa.”

3. L’ordinanza n? 77/84 del ministero ̀dell’ambiente del
9 agosto ̂1984

53. L’ordinanza n? 77/84 del ministero ̀dell’ambiente del
9 agosto ̂1984 ? formulato cos?:

“1. Prendendo nota del decreto-legge ́n? 173/84, del 24 maggio il cui
tenore ricade sulla totalit? ́dei terreni che sono stati
oggetto di una concessione reale tramite decreto ́del Governo
n? 165, del 21 luglio 1884, senza nessuna limitazione o
discriminazione a loro riguardo;́

2. Constatando che molti di questi terreni che rappresentanó
parecchie migliaia di ettari sono oggi delle propriet?́́
private ́che non hanno niente a che ̀vedere con gli scopi ecologici ́e di
preservazione ́delle ricchezze naturali che si pretendé
raggiungere mediante la revoca ́della concessione, provocando,̂
un’immensa cascata di eventuali ́conflitti giuridici e
di indennit? ́da pagare da parte dello stato;

3. Constatando che la disposizione legale si ́riferiscé̀
́ espressamente ̀al “Herdade do Ludo” o, in altri termini,
“Herdade do Muro do Ludo” che costituisce solamente una piccola
partire di ci? che fu oggetto della concessione reale del 1884;

4. Constatando, anche ́che anche ̂
L? “Herdade do Muro do Ludo” presenta solo parzialmente uno
interesse ̂privato dal punto di vista della protezione di
della fauna avicola;

5. Viene istituita una commissione incaricata di formulare
una proposta che mira alla:

– Revoca ́del decreto-legge n? 173/84 e di ogni altra
legislazione in materia;̀

– Presentazione ́di una proposta di un nuovo decreto-leggé
destino ́a ̀trasferire ́nel pubblico demanio tutti i
terreni che, integrati ́nella denominatá́
“Herdade do Ludo” o all’infuori di questa, rivestono
dell’interesse ̂per la riserva ́della fauna avicola che si
pretende ́proteggere;

– Proposta di indennizzi, o di un modo giusto di
procedere ́al calcolo di questi indennizzi, in ragione,
dei miglioramenti ́[benfeitorias] apportatie ai
terreni oramai ́trasferiti allo stato;

– Proposta che tende alla legalizzazione ́definitiva dei
terreni che si trovano sotto il dominio privato
[dominio particular], che non presentano interesse ̂per
la riserva ́e che sono stati oggetto della concessione
reale del 1884.

6. La commissione cos? chiamata ́ha fino al 15 settembre 1984
per liberarsi del compito che le ? stato assegnato; peṛ,
la proposta di revoca ́del decreto-legge n? 173/84, debitamentê
motivatá, sar? sottoposta al ministro dell’ambiente prima del
21 agostô, in modo ̧potr? essere iscritta nel prossimo
ordine del giorno del Consiglio dei ministri, e comprendere le
clausole che si riveleranno ́necessarie per rendere evidente che
lo stato ? interessato ́ sempre ̀alla riservá, e determinato à
trasferire ́nel pubblico demanio i terreni che devono
integrarlo”́.

PROCEDIMENTO DINNANZI ALLA COMMISSIONE

54. Nella loro richiesta ̂del 16 novembre 1989 alla Commissione
(n? 15777/89), le societ? M. e S. e T. d. S. G.
Cos? come la Sig.ra P. V. denunciavano ̧una violazione dell’articolo 6
paragrafo 1 della Convenzione (art. 6-1) in ragione della durata ́dei procedimentí
amministrativi. Invocavano anche l’articolo 13 della Convenzione
(art. 13) perch? nessuno ricorso effettivo dinnanzi ad un’istanza nazionale non
Sarebbe stato offerto loro per lamentarsi degli attentati causati ́ ai loro
diritti tramite gli atti del governo. Adducevano inoltre ́una
violazione del loro diritto al rispetto dei beni, come lo garantisce
l’articolo 1 del Protocollo n? 1 (P1-1). Infine, si appellavano
sull’articolo 14 della Convenzione (art. 14) combinato con questa ultimà
disposizione (P1-1), per denunciare ́una discriminazione rispetto gli
altri proprietari che ́possiedono dei terreni nella stessa ̂zona.

55. Il 29 novembre 1993, la Commissione ha dichiarato ́la richiestâ
ammissibile. Nel suo rapporto del 21 febbraio ́1995 (articolo 31) (art. 31)
conclude:

a) che vi ? stata violazione dell’articolo 6 paragrafo 1 della
Convenzione (art. 6-1) in ragione del difetto ́di accesso ̀effettivo a un
tribunale (diciannove voci contro tre);

b ) che nessuna domanda distinta si pone sotto l’angolo i
dell’articolo 6 della Convenzione (art. 6) in ragione della durata ́del
procedimento ́(venti voci contro due);

c) che vi ? stata violazione dell’articolo 1 del Protocollo n? 1
(P1-1) (venti ed una voce contro una);

d) che non si impone di esaminare la lagnanza derivata ́dalla
violazione dell’articolo 14 della Convenzione combinato ́con l’articolo 1 del
Protocollo n? 1, (art. 14+P1-1) (ventuno voci contro una).

Il testo integrale ́del suo parere e dell’opinione parzialmente
dissidente di cui si accompagna figura qui accluso con la presente ́sentenza ̂(1).
_______________
Nota del cancelliere

1. Per le ragioni di ordine pratico non figurer? i che
nell’edizione ́stampata (Raccolta delle sentenze ̂e decisioni ́1996-IV), ma
ciascuno se lo pu? procurare presso la cancelleria.
_______________

CONCLUSIONI PRESENTATE ALLA CORTE DAL GOVERNO

56. Nel suo esposto, ́il Governo,

“prega la Corte di dire che nello specificò, non ci ? stata violazione
dell’articolo 6 paragrafo 1 della Convenzione (art. 6-19 (diritto
di accesso) ̀n? dell’articolo 1 del Protocollo n? 1 (P1-1) “.

IN DIRITTO

I. SULLE ECCEZIONI PRELIMINARI DEL GOVERNO

57. Il Governo sostiene che i richiedenti non ́hanno esauritó́
le vie di ricorso interne e che la Corte ? incompetente ́ratione
materiae. Su uno e l’altro punto, trae argomento dal fatto che la
domanda del diritto di propriet? ́sui terreni in causa ? ancora
pendente dinnanzi alle giurisdizioni interne.

58. Secondo i richiedentí, nella misura in cui il procedimento ́?
bloccato ́da tredici anni, la domanda dell’esaurimento delle vie di
ricorso interne non si pone. Peraltro, la propriet? ́dei
terreni in causa non si presterebbe a nessuna controversia (paragrafo 73
sotto).

59. La Corte nota che, dinnanzi alla Commissione, l’eccezione di
non-esaurimento ́delle vie di ricorso interne non ? stata sollevata che
all?argomento dell’articolo 1 del Protocollo n? 1 (P1-1). Col delegato ́del
Commissione, stima invece che le eccezioni preliminari ́sono
́legate strettamente all’esame in merito alle lagnanze dedotte ́dagli articoli 6
della Convenzione e 1 del Protocollo n? 1 ( art. 6, P1-1). Li unisce
dunque al merito.

II. SULLE VIOLAZIONI ADDOTTE DEGLI ARTICOLI 13 E 6 PARAGRAFO 1 DELLA
CONVENZIONE (ART. 13, ART. 6-1)

60. I richiedenti si ́lamentano da prima della mancanza di un ricorso
effettivo dinnanzi ad un’istanza nazionale e poi della durata ́dei
cinque procedimenti ́impegnati a carico degli atti controversi. Esse si
dicono vittime di una trasgressione alle esigenze degli articoli 13 e
6 paragrafo 1 della Convenzione (art. 13, art. 6-1,)coś formulati:́

Articolo 13 (art. 13)

“Ogni persona i cui diritti e libert? ́riconosciuti nella
presente ́Convenzione sono stati violati, ha diritto alla concessione di uno
ricorso effettivo dinnanzi ad un’istanza nazionale, anche se
la violazione fosse stata commessa dapersone che agiscono
nell’esercizio delle loro funzioni ufficiali.”

Articolo 6 paragrafo 1 (art. 6-1)

“Ogni persona ha diritto a ̀ci? che la sua causa sia sentita
equamenté, (…) ed in un termine ragionevole, da un
tribunale che decider?́ delle contestazioni su suoi
diritti ed obblighi di carattere ̀civile”

A. Sulla lagnanza derivata dal difetto di accesso ̀ad un tribunale

61. Secondo gli interessati, il difetto di accesso ̀effettivo a un tribunale si
distingue ́per il blocco totale dei procedimenti controversi. Quattro
dei cinque procedimenti sarebbero ́stati sospesi nell’attesa di una decisioné
sul merito nel procedimento ́relativo al decreto-legge n? 173/84 il cui
oggetto sarebbe passato per una domanda pregiudiziale rispetto agli
altri. Ora, in questo procedimento, ́la Corte suprema ̂amministrativa,
avrebbe aspettato pi? di dieci anni l’invio da parte del governo della pratica
amministrativa e, ad oggi, non avrebbe ancora ricevuto ̧la richiesta
introduttiva, n? deliberato. In mancanza di un tale invio, sarebbe stata
stata ́ tuttavia tenuta , in virt? del diritto portoghese, a prendere una,
decisione ́basandosi sugli elementi disponibili.

62. La Commissione aderisce a ̀questa tesi.̀ Gli ostacoli in causa
porterebbero attentato al’essenza stessa ̂del diritto dei richiedenti ́
all’accesso ̀ad un tribunale.

63. Secondo il Governo, gli interessati avrebbero ́avuto un accesso ̀effettivo
ad ̀un tribunale esercitando ̧tutte le vie di ricorso che offriva loro
il diritto interno. Avrebbero investito cos? la giurisdizione
competente.́ Nei cinque ricorsi, avrebbero fatto valere i loro
diritti utilizzando i meccanismi ́messi a loro disposizione dal diritto
portoghese. Il procedimento ́relativo al decreto-legge n? 173/84 si
perseguirebbe, certo coi ritardi dovuti a degli incidenti di procedimentó
e a delle circostanze legate ́al funzionamento del tribunale stesso.̂
Tuttavia, solo la durata ́del procedimento sarebbe in gioco, e non un
difetto ́di accesso ̀effettivo.

64. Secondo ̀la Corte, non si potrebbe parlare di ostacoli all’accesso a
un tribunale quando un giudicabile, rappresentato ́da un avvocato, investe
liberamente il tribunale, presenta ́dinnanzi a lui i suoi argomenti ed esercita
contro le decisioni ́rese i ricorsi che stima utile. Come
il Governo ha appena rilevato proprio a questo titolo, la societ? M e S. ha
fatto uso dei ricorsi disponibili in dritto portoghese. La circostanza
che i procedimenti ́trascinano non ̂riguarda l’accesso ̀a un tribunale. Le
difficolt? incontrate sono dunque di svolgimento e non di accesso.̀

In breve, non vi ? stata violazione n? dell’articolo 13 (art. 13)
a ̀questo riguardó, n? dell’articolo 6 paragrafo 1 (art. 6-1) le esigenze del primo
( art. 13) essendo meno ́rigorose di quelle del secondo del resto,
(art. 6-1) ed interamente ̀assorbite ́con esse nello specifico.̀

B. Sulla lagnanza derivata dalla durata dei procedimentí

65. Secondo i richiedentí, i procedimenti hanno infranto, con lal oro
lunghezza, l’articolo 6 paragrafo 1 (art. 6-1). La durata ́eccessiva di
questi avrebbero prodotto gli stessi ̂effetti che il difetto ́di accesso ̀effettivo
a ̀un tribunale.

66. Il Governo riconosce ̂oramai ́che il procedimento relativo
al ricorso contro il decreto-legge ́n? 173/84 si ? svolto fino a ̀oggi
con ritardi, superando la sua durata, ́e di conseguenza quella dei
quattro altri procedimenti, ́ le attese legittime.́

67. La Commissione avendo concluso alla violazione dell’articolo 6
paragrafo 1 (art. 6-1) in ragione del difetto ́di accesso ̀effettivo a un tribunale,
ha stimato che nessuna domanda separata si porne in ragione della
lunghezza dei procedimenti.́

68. La Corte constata che i procedimenti ́controversi sono cominciati
rispettivamente il 18 aprile 1983, 15 novembre 1983, 9 luglio 1984,
8 febbraio ́1988 e 23 marzo 1991, e rimangono pendenti. La loro duratá
si estende ́dunque, alla data di adozione della presente ́sentenzâ, nel corso rispettivamente
di tredici anni e quattro mesi, dodici anni e nove mesi, dodici anni ed un mese
e mezzo, otto anni e mezzo e, infine, di cinque anni e cinque mesi circa.

69. Concedendo il Governo che c’? stata trasgressione, la Corte non
giudica necessario ́ esaminare il carattere ̀ragionevole della durata ́di
ciascuno dei procedimenti ́in causa in aiuto dei criteri che si liberanó
dalla sua giurisprudenza. Non fa nessuno dubbio che la durata ́dei
procedimenti, ́considerati globalmente, non pu? passare per “ragionevole”
nello specifico.̀

70. Avuto riguardo ́al’insieme di queste considerazioní, la Corte respinge
le eccezioni preliminari ́del Governo quanto a ̀questa parte
della causa e stima che vi ? stata violazione dell’articolo 6 paragrafo 1
(art. 6-1) su questo punto.

III. SULLA VIOLAZIONE ADDOTTA DELL’ARTICOLO 1 DEL PROTOCOLLO N? 1
(P1-1)

71. I richiedenti si ́lamentano anche di tre atti
di espropriazione e di due atti analoghi all’espropriazione. Esse
vedono una violazione dell’articolo 1 del Protocollo n? 1 (P1-1), cos?
formulato:́

“Ogni persona fisica o giuridica ha diritto al rispetto di suoi
beni. Nessuno pu? essere ̂privato ́della sua propriet? che per causa
di utilit? ́pubblica e nelle condizioni previste dalla legge
ed i principi generali ́del diritto internazionale.

Le disposizioni precedenti (́P1-1) non portano attentato
al diritto che possiedono ̀gli Stati di mettere in vigore le leggi
che giudicano necessarie ́per regolamentare l’uso dei beni
́ conformemente ̀all’interesse ̂generale ́o per garantire il pagamento
delle imposte ̂o altri contributi o multe.”

A. Sull’esistenza di un “bene”

72. Il Governo consacra l’essenziale della sua argomentazione a
sostenere che i richiedenti non ́disponevano di nessuno “bene” al senso di
l’articolo 1 del Protocollo n? 1 (P1-1). La situazione giuridica della
societ? M. e S. in quanto proprietaria dei terreni controversi
sarebbe controversa ́sul piano interno. Perci? gli
interessati non ́potrebbero addurre la violazione di un diritto di propriet?́́
ce non ? stabilita.́

73. I richiedenti ́negano l’esistenza in diritto portoghese di una
controversia. Sottolineano che una parte dei terreni non ? mai
dipesa ́dalla concessione reale. Il diritto di propriet? sui
terreni una volta oggetto di suddetta concessione del 1884 deriverebbe ́dalla
presunzione ́legale che risulta dall’iscrizione al registro fondiario
del loro acquisto nel 1899, iscrizione la cui validit? non ́sarebbe mai stata,́́
contestata.́ Ad ogni modó, la concessione del 1884 stessâ
avrebbe ̀operato gi? ́il trasferimento della propriet? al concessionario
dell’epoca.́ Lo stato avrebbe considerato del resto sempre la societ?́́
M. e S. come proprietario ́di suddetti terreni poich? in particolare egli
ne avrebbe acquisito, nel 1969, a ̀titolo onerosó, un vasto appezzamento per
installarvi l’aeroporto ́di Faro e non avrebbe cessato di percepire le impostê
fondiarie sull’insieme dei terreni. Comunquè, la societ?́́
M. e S. sarebbe diventata proprietaria ́tramite usucapione. Infine, il
ministero ̀pubblico stesso ̂nelle sue conclusioni dell? 8 marzo 1995 sul
ricorso contro il decreto-legge ́n? 173/84 avrebbe riconosciuto il diritto di
propriet? ́della societ? su “Quinta do Ludo.”

74. La Commissione stima che per i bisogni della presente ́controversia,
c’? luogo di considerare ́la societ? M. e S. come proprietaria dei
terreni in causa.

75. Come la Commissione, la Corte sottolinea che il diritto di
propriet? ́su una parte dei terreni non ? in contestazione.́

Quanto all’altra parte (paragrafo 11 sopra) la Corte
conviene col Governo che non gli appartiene di troncare
la domanda di sapere se c’? o meno diritto di propriet? ́al livello
interno. Ricorda quindi che la nozione di “beni” (in
inglese “possession”) dell’articolo 1 del Protocollo n? 1 (P1-1) ha una
portata ́autonoma (vedere il sentenza ̂Gasus Dosier – und Fordertechnik ̈GmbH
c. Paesi Bassi del 23 febbraio ́1995, serie A n? 306-B, p. 46, paragrafo 53).
Nella presente ́causa, i diritti incontestati dei richiedentí
per quasi un secolo sui terreni controversi ed i profitti
che derivano del loro sfruttamento possono passare per i “beni”
ai fini dell’articolo 1 (P1-1).

B. Sull’esistenza di un’ingerenzá

76. Secondo i richiedentí, l’ingerenza nel loro diritto al rispetto
dei beni non fai nessuno dubbio. I terreni in causa si troverebbero
colpiti ́da parecchie limitazioni. Oltre a un’interdizione di costruire ̂e
l’esistenza di servit? cos? come di restrizioni che toccano
la pianificazione ́dei terreni, la redditivit? reale di questi sarebbe attualmente
inferiore ́del 40% circa in rapporto al ̀1983. Peraltro,
ogni possibilit? ́di vendita di terreni sarebbe esclusa poich? gli
eventuali ́acquirenti sarebbero scoraggiati dalla loro situazione giuridica.
La sospensione degli effetti del decreto-legge ́n? 173/84 non avrebbe
influenza sulle limitazioni al diritto di propriet? che ́risultano dai
atti successivi del governo dal 1 marzo 1983. Infine,
lo stato non avrebbe mai versato ́n? proposto un qualsiasi compenso.

77. Secondo ̀il Governo, non c’? stata privazione di
propriet?.́́ Il procedimento ́di espropriazione non sarebbe stato maí́
scatenato, per il fatto che non ci sarebbe stato nessuno intervento riguardante
i terreni che sarebbero nella stessa situazione di prima.
Ai termini degli articoli 9 e seguenti del codice delle espropriazioni del
1976, la dichiarazione ́di utilit? pubblica costituirebbe un atto preliminaré
al procedimento ́di espropriazione. Da sola, non colpirebbe
il contenuto del diritto di propriet? ́e non provocherebbe ̂nessuna
indisponibilit?́, tanto pi? che diventerebbe nulla dopò
due anni. Per questo fatto, durante suddetto periodo, ́gli atti non avrebbero
prodotto n? ingerenzá, n? trasferimento, n? modifica del titolo sulla
base del quale i richiedenti ́sfruttano i terreni. Inoltre, il
decreto-legge ́n? 173/84 avrebbe svuotato gli atti anteriori di ogni contenuto
e li avrebbe privati ́di ogni possibilit? di produrre degli effetti
nell’avvenire. Avrebbe provocato unicamente ́una revoca della
concessione e non un’espropriazione. Suddetto decreto ́del quale la Corte
suprema amministrativa ha sospeso gli effetti con una sentenza del
18 luglio 1985, non avrebbe prodotto nessuna ingerenza.́ In conclusione, non si
constaterebbe nessuna modifica realé, n? del titolo giuridico in
virt? del quale i richiedenti ́coltivano i terreni in questione, n? delle
condizioni materiali ́dello sfruttamento.

78. La Commissione considera ̀che gli atti controversi costituiscono una
ingerenza ́nel diritto al rispetto dei beni. Pi? particolarmentè,
l’esercizio concreto della padronanza ̂dei richiedenti ́sui terreni
controversi si troverebbe fortemente limitato, perch? le attivit? agricole,
relative alla pescicoltura e relative alle saline ̀degli interessati non ́potrebbero svilupparsí
ed un’interdizione a costruire peserebbe ̀sui terreni.

79. Come la Commissione, la Corte nota che se gli atti in causa
lasciano giuridicamente intatto il diritto degli interessa di disporre e
di avvalersi dei loro beni, non ne riducono ́nemmeno, in larga,
misura, la possibilit? ́pratica di esercitarlo. Toccano anche ̀la
sostanza stessa ̂della propriet? ́per il fatto che tre di essi
riconoscono in anticipo la legalit? ́di un’espropriazione. Le due
altre misure, una che crea e l’altra che organizza la riserva naturale
del Ria Formosa, limitano anche indiscutibilmente ́il diritto ad ̀avvalersi dei
beni. Per circa tredici anni, i richiedenti sono ́rimasti coś?
nell’incertezza in quanto alla sorte dei loro beni. L’insieme delle
decisioni ́controverse ha avuto per risultato che da l1983, il loro diritto,
su suddetti beni ? diventato precario.́ Malgrado ́l’esistenza di un ricorso
contro gli atti controversi, la situazione erá, in pratica, la stessa,̂
se non ne fosse esistito alcuno.

In conclusione, i richiedenti hanno ́subito un’ingerenza nel loro
diritto al rispetto dei loro beni di cui le conseguenze sono ́state, senza alcun,
dubbio, aggravate ́dall’utilizzazione combinata delle dichiarazioni di utilit?,́
pubblica e dalla creazione ́di una riserva naturale per una lunga
durata ́(vedere la sentenza ̂Sporrong e Lonnroth ̈c. Svezia ̀del 23 settembre 1982,
serie ́An? 52, pp. 23-24, paragrafo 60).

C. Sulla giustificazione dell’ingerenzá

80. Resta da ̀ricercare se l’ingerenza ́cos? constatata infrange o
meno l’articolo 1 (P1-1).

1. La regola ̀applicabile

81. L’articolo 1 (P1-1) garantisce in sostanza il diritto di propriet?.́́
Contiene tre norme distinte: la prima ̀che si esprime nella
prima ̀frase e che riveste ̂un carattere ̀di ordine generalé, enuncia il
principio del rispetto dei beni; la seconda, ̀figurando nella
seconda frase dello stesso ̂capoversó, mira la privazione di propriet? ed la
sottopone a ̀certe condizioni; quanto alla terza, registrata ́nel,
secondo capoversó, riconosce ̂agli Stati contraenti il potere, tra
altri, di regolamentare ́ l’uso dei beni conformemente al’interessé̂
generale ́mettendo in vigore le leggi che giudicano necessarie a
questo fine. Non si tratta per tanto di regole ̀prive ́di
rapporto tra esse: la seconda ̀e la terza hanno tratto a degli
esempi privati di attentato al diritto di propriet?́; quindi, esse si
devono interpretare ́alla luce del principio consacrato ́dalla primà
(vedere, tra altri, il sentenza ̂Phocas c. Francia del 23 aprile 1996,
Raccolta delle sentenze ̂e decisioni ́1996-II, pp. 541-542, paragrafo 51).

82. Secondo ̀i richiedentí, gli effetti combinati dei cinque atti hanno
provocato ́un’espropriazione di fatto dei loro beni. I due primi
suddetti atti sarebbero delle vere ́misure di espropriazione poich?
in dritto portoghese, la dichiarazione ́di utilit? pubblica scatena il
processo di espropriazione e sarebbe seguita da un semplice atto esecutivo.́
Il terzo si ̀intitolerebbe s? ̂espropriazione. Tuttavia, nessuna
indennit? non ́sarebbe stata versata ai richiedenti.́ Il proprietarió
perderebbe ogni dritto di vendere la sua propriet? ́nello stato precedente; egli non
potrebbe trasmettere che diritti precari.́ Ad ogni modó,
non sarebbe pi? possibile sfruttare normalmente dei terreni colpiti
da tre dichiarazioni ́di utilit? pubblica, da parecchie interdizioni,
inclusa quella a costruire, da parecchie servit? e di una,
autorizzazione che permette allo stato di prendere immediatamente possessó
dei terreni.

83. Secondo il Governo, non si potrebbe parlare di una privazione di
propriet? ́n? di diritto n? di fatto, o di un attentato al modo
di sfruttamento dei terreni in causa.

84. La Commissione stima che l’ingerenza non ́si analizza in una
espropriazione di fatto. Le limitazioni portate ́dagli atti
controversi, ad eccezione del decreto-legge ́n? 173/84, miravano la
regolamentazione ́dell’uso dei beni. Si impone di esaminare le
differenti ́misure alla luce delle disposizioni combinate ́della
prima ̀frase del primo capoverso ́dell’articolo 1 del Protocollo n? 1
(P1-1-1) e del secondo ̀capoverso ́di questa disposizione (P1-1-2).

85. Secondo ̀la Corte, vi ? stata nello specifico n? espropriazione
formale n? espropriazione di fatto. Gli effetti delle misure non sono
assimilabili a una privazione di propriet?.́́ Come
il delegato ́della Commissione sottolinea, la situazione non ?
irreversibile ́come era nella causa
Papamichalopoulos ed altri c. Grecia, ̀sentenza ̂del 24 giugno 1993, serie ́A
n? 260-B, p. 70, paragrafi 44-45). Le limitazioni al diritto di propriet?́́
derivano ́dalla diminuzione della disponibilit? dei beni cos? come dai
danni ́subiti in ragione del fatto che un’espropriazione veniva
considerata.́ Sebbene abbia perso della sua sostanza, il diritto in causa non ?
mai sparito. La Corte nota cos? come ogni modo ̀ragionevole
di sfruttare i bene-fondi non ? sparito perch? i richiedenti ́hanno
continuato ́a ̀sfruttare i terreni. La seconda frase del primo capoversó
non si trovare ad ̀applicare dunque nello specifico.

Sebbene le misure non abbiano tutte la stessa ̂portatá
giuridica e mirino degli scopi differentí, bisogna esaminarle insieme
allo sguardo della prima ̀frase del primo capoverso ́dell’articolo 1 del
Protocollo n? 1 (P1-1-1).

2. Il rispetto della norma enunciata ́alla prima frase del
primo capoversó

86. Ai fini della prima ̀frase del primo capoversó, la Corte deve
ricercare se un giusto equilibrio ? ́stato mantenuto tra le esigenze
dell’interesse ̂generale ́della comunit? e gli imperativi della salvaguardia
dei diritti fondamentali dell’individuo (sentenza ̂Sporrong e Lonnrotḧ
precitató, p. 26, paragrafo 69).

a) Quanto all’interesse ̂generalé́

87. Secondo i richiedentí, l’esame delle cinque misure non indica
in nessun modo una strategia ́coerente al riguardo ́dei loro beni.

88. Anche se la destinazione data ́ai beni dei richiedenti ?
cambiata ́a parecchie ̀riprese, la Corte ammette, con la Commissione, che le
misure inseguivano l’interesse ̂pubblico invocato ́dal Governo,
ossia il piano di sviluppo del territorio ́in una prospettiva di protezione
dell’ambiente.

b) in quanto al mantenimento di un giusto equilibrio tra gli
interessi ̂in presenzá

89. Secondo ̀i richiedentí, le misure prese non sono ai state
necessarie ́all’interesse ̂pubblico poich? non vi ? ́stato dato ̂nessuno seguito.́́
Lo stato portoghese non avrebbe messo in opera i programmi che i
tre atti di espropriazione dovevano permettere di lanciare. Non avrebbe mai
costruito stazioni di acquacoltura, n? pianificato ́lai riservá
integrale ́per gli uccelli migratori, o lai riserva naturale
generale.́́

90. Secondo il Governo, le decisioni ́in causa rispettavano un
equilibrio ́adeguato e ragionevole tra gli interessi ̂pubblici perseguiti e
i diversi interessi ̂privati ́quanto all’uso ed al profitto individuale del
suolo. Nell’occorrenza, lo stato aveva il dovere di impedire le utilizzazioni
abusive e speculative ́di questo. La durata del procedimento non
potrebbe entrare in fila di conto.

91. In quanto al rapporto di proporzionalit?́, la Commissione ? di parere
che la lunga durata ́dei procedimenti, associata all’impossibilit?,́
di ottenere fino qui un risarcimentó, almeno parziale, dei
danni ́subiti, ha costituito una rottura dell’equilibrio che deve regnaré
tra la salvaguardia del diritto di propriet? ́e le esigenze dell’interessé̂
generale.́́

92. La Corte riconosce ̂che le diverse misure prese a riguardo ́dei
beni di cui si tratta non ́erano private di base ragionevole.

Osserva tuttavia che, nelle circostanze della causa,
hanno avuto per i richiedenti ́delle ripercussioni serie e
dannose ostacolando il godimento normale del loro diritto da pi?
di tredici anni, periodo ́durante il quale i procedimenti non sono affatto
avanzati La lunga incertezza in merito alla sorte dei beni e
alla domanda dell’indennizzo ha aggravato ancora ́gli effetti
pregiudizievoli ́delle misure controverse.

Ne ・risultata ́che i richiedenti hanno dovuto sopportare un
carico speciale ́ed esorbitante che ha rotto il giusto equilibrio che deve
regnare ́tra, da una parte, le esigenze dell’interesse ̂generale ́e,
dall?altra parte, la salvaguardia del diritto al rispetto dei beni.

93. Avuto riguardo ́all’insieme di queste considerazioní, la Corte respinge
i mezzi preliminari ́del Governo quanto a ̀questa parte della
la causa e stima che vi ? stata violazione dell’articolo 1 del
Protocollo n? 1 (P1-1).

IV. SULLA VIOLAZIONE ADDOTTA DELL’ARTICOLO 14 DELLA CONVENZIONE
COMBINATI CON L’ARTICOLO 1 DEL PROTOCOLLO N? 1 (ART. 14+P1-1)

94. I richiedenti ́adducono ̀infine una violazione dell’articolo 14
della Convenzione c

Testo Tradotto

Conclusion Exception pr?liminaire jointe au fond (non-?puisement) ; Exception pr?liminaire jointe au fond (ratione materiae) ; Exception pr?liminaire rejet?e (non-?puisement) ; Exception pr?liminaire rejet?e (ratione materiae) ; Non-violation de l’art. 13 (acc?s) ; Non-violation de l’art. 6-1 (acc?s) ; Violation de l’art. 6-1 (dur?e) ; Violation de P1-1 ; Non-lieu ? examiner l’art. 14+P1-1 ; Dommage mat?riel – r?paration p?cuniaire ; Pr?judice moral – r?paration p?cuniaire ; Remboursement partiel frais et d?pens – proc?dure nationale ; Remboursement partiel frais et d?pens – proc?dure de la Conventi

En l’affaire M. e S., Lda., et autres c. Portugal (1),

La Cour europe?enne des Droits de l’Homme, constitue?e,
conforme?ment a? l’article 43 (art. 43) de la Convention de sauvegarde
des Droits de l’Homme et des Liberte?s fondamentales (“la Convention”)
et aux clauses pertinentes de son re?glement A (2), en une chambre
compose?e des juges dont le nom suit:

MM. R. Ryssdal, pre?sident,
F. Gölcüklü,
C. Russo,
J. De Meyer,
S.K. Martens,
A.N. Loizou,
M.A. Lopes Rocha,
B. Repik,
P. Kuris,

ainsi que de MM. H. Petzold, greffier, et P.J. Mahoney, greffier
adjoint,

Apre?s en avoir de?libe?re? en chambre du conseil les 29 mars et
27 août 1996,

Rend l’arrêt que voici, adopte? a? cette dernie?re date:
_______________
Notes du greffier

1. L’affaire porte le n? 44/1995/550/636. Les deux premiers chiffres
en indiquent le rang dans l’anne?e d’introduction, les deux derniers la
place sur la liste des saisines de la Cour depuis l’origine et sur
celle des requêtes initiales (a? la Commission) correspondantes.

2. Le re?glement A s’applique a? toutes les affaires de?fe?re?es a? la Cour
avant l’entre?e en vigueur du Protocole n? 9 (P9) (1er octobre 1994) et,
depuis celle-ci, aux seules affaires concernant les Etats non lie?s par
ledit Protocole (P9). Il correspond au re?glement entre? en vigueur le
1er janvier 1983 et amende? a? plusieurs reprises depuis lors.
_______________

PROCEDURE

1. L’affaire a e?te? de?fe?re?e a? la Cour par la Commission europe?enne
des Droits de l’Homme (“la Commission”) puis par le gouvernement de la
Re?publique portugaise (“le Gouvernement”), les 20 mai et
4 juillet 1995, dans le de?lai de trois mois qu’ouvrent les articles 32
par. 1 et 47 de la Convention (art. 32-1, art. 47). A son origine se
trouve une requête (n? 15777/89) dirige?e contre le Portugal et dont
deux socie?te?s a? responsabilite? limite?e de droit portugais,
M. e S., L., et T. d. S. G., L., ainsi
qu’une ressortissante portugaise, Mme M. S. M. P. V.,
avaient saisi la Commission le 16 novembre 1989 en vertu de
l’article 25 de la Convention (art. 25).

La demande de la Commission renvoie aux articles 44 et 48
(art. 44, art. 48) ainsi qu’a? la de?claration portugaise reconnaissant
la juridiction obligatoire de la Cour (article 46) (art. 46), la
requête du Gouvernement a? l’article 48 (art. 48). Elles ont pour objet
d’obtenir une de?cision sur le point de savoir si les faits de la cause
re?ve?lent un manquement de l’Etat de?fendeur aux exigences des
articles 6 de la Convention (art. 6) et 1 du Protocole n? 1 (P1-1).

2. En re?ponse a? l’invitation pre?vue a? l’article 33 par. 3 d) du
re?glement A, les reque?rantes ont manifeste? le de?sir de participer a? la
proce?dure et ont de?signe? leurs conseils (article 30).

3. La chambre a? constituer comprenait de plein droit
M. M.A. Lopes Rocha, juge e?lu de nationalite? portugaise (article 43 de
la Convention) (art. 43), et M. R. Ryssdal, pre?sident de la Cour
(article 21 par. 4 b) du re?glement A). Le 8 juin 1995, celui-ci a tire?
au sort le nom des sept autres membres, a? savoir MM. F. Gölcüklü,
C. Russo, J. De Meyer, S.K. Martens, A.N. Loizou, B. Repik et P. Kuris,
en pre?sence du greffier (articles 43 in fine de la Convention et
21 par. 5 du re?glement A) (art. 43).

4. En sa qualite? de pre?sident de la chambre (article 21 par. 6 du
re?glement A), M. Ryssdal a consulte?, par l’interme?diaire du greffier,
l’agent du Gouvernement, les conseils des reque?rantes et le de?le?gue? de
la Commission au sujet de l’organisation de la proce?dure
(articles 37 par. 1 et 38). Conforme?ment a? l’ordonnance rendue en
conse?quence, le greffier a reçu le me?moire du Gouvernement le
20 de?cembre 1995 et celui des reque?rantes le 3 janvier 1996. Le
21 fe?vrier, le secre?taire de la Commission l’a informe? que le de?le?gue?
s’exprimerait a? l’audience.

Le 14 mars 1996, les reque?rantes ont de?pose? des documents.

5. Le 23 fe?vrier 1996, la Commission avait produit les pie?ces de
la proce?dure suivie devant elle; le greffier l’y avait invite?e sur les
instructions du pre?sident.

6. Ainsi qu’en avait de?cide? ce dernier, les de?bats se sont
de?roule?s en public le 25 mars 1996, au Palais des Droits de l’Homme a?
Strasbourg. La Cour avait tenu auparavant une re?union pre?paratoire.

Ont comparu:

– pour le Gouvernement

MM. A. Henriques Gaspar, procureur ge?ne?ral
adjoint de la Re?publique, agent,
J.P. Ferreira Ramos de Sousa, assesseur
juridique au cabinet du premier ministre,
Mme L.M. Branco Santos Mota Delgado, adjoint
au cabinet du ministre de l’Environnement,
M. N. Cara d’Anjo Lecoq, directeur du parc naturel
de la Ria Formosa, conseillers;

– pour la Commission

M. J.-C. Soyer, de?le?gue?;

– pour les reque?rantes

Me F. d. Q., professeur a? la faculte?
de droit de Lisbonne et avocat,
MM. R. D., professeur a? la faculte?
de droit de Bonn, conseils,
P. B. H., charge? de cours a? la
faculte? de droit de Lisbonne,
S. C. P., professeur d’ame?nagement du
territoire a? l’universite? technique de Lisbonne,
N.J. C., e?conomiste, conseillers.

La Cour a entendu en leurs de?clarations M. Soyer,
Me de Q., M. Dolzer et M. Henriques Gaspar.

7. Les reque?rantes et le Gouvernement ont produit diverses pie?ces
lors de l’audience. Le 23 avril 1996, les premie?res ont pre?sente? des
observations sur celles de?pose?es par le second, lequel a fait parvenir
des commentaires le 15 mai 1996.

8. Le 15 juillet 1996, les reque?rantes ont communique? un rapport
d’e?valuation de la “Herdade do Ludo” e?tabli par la direction ge?ne?rale
du patrimoine de l’Etat.

EN FAIT

I. Les circonstances particulie?res de l’affaire

9. La premie?re reque?rante, M. e S., Lda. (“la socie?te?
M. e S.”), est une socie?te? a? responsabilite? limite?e, inscrite au
registre du commerce de Loule? (Portugal); elle seule est partie aux
proce?dures internes (paragraphes 13-45 ci-dessous). Les deuxie?me et
troisie?me reque?rantes, Mme M. S. M. P. V. et la
socie?te? T. d. S. G., Lda., sont les seules associe?es et
proprie?taires de la premie?re. La deuxie?me ge?re les deux socie?te?s.

A. La gene?se de l’affaire

10. La socie?te? M. e S. exploite des terrains, situe?s dans la
commune de Loule?. Elle cultive le sol, re?colte du sel, e?le?ve des
poissons.

11. Une partie de ces terrains lui appartient en propre car elle
les a achete?s en diverses occasions.

Quant a? l’autre partie, une concession d’exploitation avait e?te?
accorde?e a? B. d. C. par un de?cret royal du
21 juillet 1884, dont l’article 2 pre?voyait que les terrains auxquels
la concession se rapportait pouvaient être exproprie?s sans droit a?
indemnisation pour les concessionnaires. En 1886,
B. d. C. transfe?ra la concession a? la
C. E. d. T. S. . Al.. A la
dissolution de cette dernie?re, certains de ses anciens associe?s
acquirent la concession. Ils constitue?rent la socie?te? M. e S.
dont le but social e?tait notamment d’acque?rir et d’exploiter une partie
des terrains sale?s, objet de la concession. Le 12 août 1899, ladite
socie?te? conclut devant notaire un contrat d’achat-vente portant sur
lesdits terrains. Le 16 septembre, elle fit inscrire ce transfert au
registre foncier de Loule? dans les termes suivants: “1899 –
16 septembre (…) Est inscrite en faveur de la socie?te? M. e S.
(…) la transmission du domaine utile de la troisie?me gle?be de la
parcelle [prazo] du Ludo (…) de même que des terrains de?nomme?s du
Ludo et Marchil (…) pour les avoir achete?s (…) pour un prix total
de 79 500 $ 000 reis [sic] (…)” Depuis cette date, en ce qui concerne
ces terrains, la socie?te? M. e S. agit uti dominus, en payant les
impôts et taxes pre?vus par la loi portugaise sur la proprie?te?.

12. Le 2 mai 1978, par le de?cret n? 45/78, le gouvernement cre?a une
re?serve de protection des animaux (Reserva Natural da Ria Formosa) sur
le territoire du littoral de l’Algarve (communes de Loule?, Olha?o et
Faro), y compris sur les terrains de la socie?te? M. e S. de?nomme?s
“Herdade do Muro do Ludo” ou “Quinta do Ludo” ou encore
“Herdade do Ludo”. Dans cette perspective, il adopta diverses mesures,
dont les cinq combattues par les reque?rantes.

B. Les cinq actes litigieux et les proce?dures y affe?rentes

1. Le de?cret-loi n? 121/83 du 1er mars 1983

13. Par un de?cret-loi n? 121/83 du 1er mars 1983, le gouvernement
de?clara d’utilite? publique la moitie? des terrains de la socie?te?
M. e S., de?claration pre?alable a? leur expropriation en vue d’y
construire une station d’aquaculture.

14. Le 18 avril 1983, la socie?te? M. e S. attaqua cette
de?cision devant la section du contentieux administratif de la Cour
suprême administrative. Le recours, interjete? devant la pre?sidence du
conseil des ministres conforme?ment a? l’article 2 du de?cret-loi
n? 256-A/77, applicable a? l’e?poque (paragraphe 49 ci-dessous), fut
transmis a? ladite juridiction le 9 mai.

15. Le 17 avril 1985, apre?s un e?change de me?moires, la socie?te?
M. e S., se fondant sur l’article 9 par. 2 du code des
expropriations (paragraphe 47 ci-dessous), demanda l’extinction de
l’instance, celle-ci ayant perdu son objet en raison de la caducite? de
la de?claration d’utilite? publique contenue dans le de?cret-loi
n? 121/83.

Elle re?ite?ra cette requête les 21 mai 1986, 20 juillet 1987 et
19 avril 1988.

16. Le 6 mai 1988, la Cour suprême administrative de?cida de ne pas
se prononcer sur la question de la caducite? sans connaître le contenu
du recours, entre-temps interjete? par la socie?te? M. e S. contre
le de?cret-loi n? 173/84 et dont l’examen e?tait pendant devant la
pre?sidence du conseil des ministres (paragraphe 32 ci-dessous).

En conse?quence, la Cour suprême administrative pria le
premier ministre de lui faire parvenir la requête introductive
(petiçao do recurso). Ses rappels des 11 mai 1988, 23 septembre 1988
et 13 de?cembre 1988 reste?rent sans suite.

17. Le 16 mai 1989, le ministe?re public sollicita la suspension de
l’instance jusqu’a? ce qu’il soit statue? sur le recours en annulation
contre le de?cret-loi n? 173/84. La socie?te? M. e S. s’y opposa
et re?ite?ra sa demande d’extinction de l’instance.

18. Par un arrêt du 28 septembre 1989, la Cour suprême
administrative de?cida de suspendre l’instance et rejeta la demande de
la socie?te?. Elle estimait que l’article 9 par. 2 du code des
expropriations ne s’appliquait pas en l’espe?ce, puisque le
de?cret-loi n? 173/84 avait suspendu l’effet de la de?claration d’utilite?
publique du de?cret-loi n? 121/83. Or la caducite? ne peut pas frapper
un acte qui n’existe pas dans l’ordre juridique. Par ailleurs, il y
avait lieu d’attendre l’issue du recours contre le
de?cret-loi n? 173/84. Au demeurant, la de?claration d’utilite? publique
contenue dans le de?cret-loi n? 121/83 pourrait reprendre ses effets en
cas d’annulation du de?cret-loi n? 173/84.

19. Le 8 fe?vrier 1990, la socie?te? M. e S. interjeta un appel
de cette de?cision devant la cour ple?nie?re de la section du contentieux
administratif de la Cour suprême administrative. Cette dernie?re le
repoussa par un arrêt du 17 octobre 1992. Se fondant sur l’existence
d’arrêts contradictoires portant sur la même question de droit, la
socie?te? attaqua cette de?cision le 1er avril 1993. Le juge-rapporteur
de?clara l’appel irrecevable le 23 avril 1993. La socie?te? fit, sans
succe?s, une re?clamation contre cette de?cision.

20. La proce?dure demeure pendante.

2. L’ordonnance du 4 août 1983

21. Par une ordonnance conjointe du premier ministre et des
ministres des Finances et de l’Environnement (Qualidade de Vida) du
4 août 1983, le gouvernement de?clara d’utilite? publique l’autre moitie?
des terrains en vue de leur expropriation pour cre?er une re?serve
inte?grale destine?e a? la protection des oiseaux migrateurs et d’autres
espe?ces importantes. L’ordonnance autorisait “la prise de possession
imme?diate” des terrains par l’Etat.

22. Le 15 novembre 1983, la socie?te? M. e S. forma un recours
contentieux contre cette ordonnance. La Cour suprême administrative
enregistra le recours le 20 de?cembre, apre?s sa transmission le
15 de?cembre 1983 par la pre?sidence du conseil des ministres
(paragraphe 49 ci-dessous).

23. Le 9 octobre 1985, la socie?te? M. e S. pre?senta une
demande d’extinction de l’instance identique a? celle formule?e dans la
proce?dure pre?ce?dente (paragraphe 15 ci-dessus). Elle renouvela sa
requête les 7 juillet 1986 et 15 juin 1989, mais en vain.

24. La Cour suprême administrative estima e?galement ne pas pouvoir
se prononcer sur le recours sans connaître le contenu de celui
interjete? entre-temps contre le de?cret-loi n? 173/84 (paragraphes 16
ci-dessus et 32 ci-dessous) et pendant devant la pre?sidence du conseil
des ministres.

Afin de recevoir la requête introductive de ladite instance,
la Cour suprême administrative adressa au premier ministre, entre le
23 avril 1987 et le 26 janvier 1989, huit injonctions, reste?es sans
suite.

Le 18 mai 1989, le premier ministre re?pondit a? une neuvie?me
injonction formule?e le 24 avril 1989. Il informait la Cour suprême
administrative que l’original de la requête introductive du recours
avait disparu et qu’il ne disposait que d’une copie. Il ne joignait
aucune pie?ce a? son courrier.

25. Le 10 juillet 1989, la socie?te? M. e S. fournit elle-même
une copie de ladite requête a? la Cour suprême administrative.

26. Le 3 de?cembre 1989, le ministe?re public pria la Cour suprême
administrative de suspendre l’instance pour la même raison que celle
indique?e a? l’occasion du recours pre?ce?dent (paragraphe 17 ci-dessus).

27. Le 3 avril 1990, la Cour suprême rendit un arrêt prononçant la
suspension de l’instance, par des motifs identiques a? ceux mentionne?s
dans son arrêt du 28 septembre 1989 (paragraphe 18 ci-dessus).

Le 24 avril 1990, la socie?te? M. e S. interjeta un appel
de cette de?cision devant la cour ple?nie?re de la section du contentieux
administratif de la Cour suprême administrative, qui le repoussa le
17 juin 1993.

28. La proce?dure est toujours pendante.

3. Le de?cret-loi n? 173/84 du 24 mai 1984

29. Par le de?cret-loi n? 173/84 du 24 mai 1984, “en vue de la
re?alisation d’un ouvrage d’utilite? publique, plus particulie?rement de
la cre?ation d’une re?serve inte?grale (…)”, le gouvernement “re?voqua
la concession d’exploitation de tous les terrains mentionne?s a?
l’article 1 [du de?cret du 21 juillet 1884]”. Cette re?vocation
“[devait] s’ope?rer de la manie?re dont ledit texte [admettait]
l’expropriation” (paragraphe 11 ci-dessus). Aux termes des
articles 3 et 4 du de?cret-loi n? 173/84, l’Etat entrait imme?diatement
en possession des terrains, sans aucune formalite? ni indemnisation,
sauf celle due au titre des ame?liorations, ne?cessaires et utiles,
apporte?es a? la proprie?te?.

30. Le 25 juin 1984, la socie?te? M. e S. saisit le conseil des
ministres d’un recours gracieux dont on ignore l’issue.

31. Paralle?lement, elle adressa une demande de suspension des
effets (eficacia) de cet acte a? la section du contentieux administratif
de la Cour suprême administrative. Par un arrêt du 18 juillet 1985,
confirme? par la cour ple?nie?re, la Cour suprême administrative
accueillit la demande et de?cida de suspendre les effets de l’acte
attaque? jusqu’a? la de?cision sur le fond.

32. Enfin, le 9 juillet 1984, la socie?te? M. e S. forma un
recours en annulation de l’acte devant la même juridiction, lequel
recours fut pre?sente? a? la pre?sidence du conseil des ministres
(paragraphe 49 ci-dessous).

Elle faisait valoir notamment:

a) qu’il n’y avait encore eu aucune indemnisation au titre des
deux expropriations pre?ce?dentes;

b) que les motifs indique?s par le gouvernement pour justifier
les expropriations e?taient chaque fois diffe?rents et contradictoires,
une re?serve d’oiseaux et une station d’aquaculture n’e?tant pas
compatibles, et le de?cret-loi n? 173/84 pre?tendait installer sur les
terrains une re?serve inte?grale;

c) que l’acte d’expropriation e?tait discriminatoire puisqu’il
concernait presque exclusivement les terrains de la socie?te?
M. e S. et non d’autres terrains appartenant a? d’autres personnes
ou socie?te?s, situe?s dans la même zone et posse?dant les mêmes conditions
et caracte?ristiques.

33. La pre?sidence du conseil des ministres de?cida d’envoyer le
dossier au ministe?re de l’Environnement. Le nouveau ministre de?cida
par une ordonnance du 9 août 1984 (paragraphe 53 ci-dessous) de
constituer une commission charge?e de formuler, dans un de?lai de
trente-sept jours, une proposition tendant notamment a? la re?vocation
du de?cret-loi n? 173/84.

34. Toutefois, en octobre 1985, un nouveau gouvernement fut
constitue? et le projet de re?vocation n’aboutit pas.

35. Au vu de la lettre du premier ministre du 18 mai 1989
(paragraphe 24 ci-dessus) et a? la suite de la communication d’une copie
de la requête par la socie?te? M. e S. (paragraphe 25 ci-dessus),
cette dernie?re, en application des articles 1074 et suivants du code
civil, demanda la reconstitution (reforma) du dossier administratif.
Dans une de?cision interlocutoire du 18 octobre 1990, le juge-rapporteur
de?clara que la copie de la requête introductive avait e?te? communique?e
par le gouvernement. Sur demande en rectification de la socie?te?, il
admit, dans une de?cision du 31 octobre 1991, que cette communication
avait e?te? faite par celle-ci. La reconstitution n’eut toutefois pas
lieu.

36. Le 17 fe?vrier 1992, la socie?te? M. e S. pre?senta une
demande d’extinction de l’instance pour les mêmes motifs que ceux qui
avaient e?te? invoque?s dans la proce?dure concernant le de?cret-loi
n? 121/83 (paragraphe 15 ci-dessus).

37. Le 17 septembre 1992, la Cour suprême administrative de?cida
qu’il y avait lieu d’attendre l’envoi du dossier administratif
(processo gracioso). Dans ce but, les 26 janvier et 23 avril 1993,
elle enjoignit au gouvernement de lui adresser ledit dossier.

Le gouvernement le fit le 25 octobre 1993, mais la requête
introductive ne figurait pas dans le dossier en question.

38. Au de?but de l’anne?e 1994, la socie?te? M. e S. de?posa un
me?moire et un avis. Le 8 mars 1995, le ministe?re public pre?senta ses
re?quisitions finales proposant l’annulation de l’acte attaque?. Dans
une ordonnance du 26 avril 1995, le juge-rapporteur conside?ra que
toutes les questions souleve?es dans le recours de?pendaient
essentiellement de celle de savoir si la socie?te? e?tait proprie?taire des
terrains. Dans ces conditions, la Cour suprême administrative devait
surseoir a? statuer jusqu’a? ce que le tribunal civil compe?tent tranche
au cours d’une proce?dure relative a? la question du droit de proprie?te?.
Par conse?quent, en application de l’article 4 du de?cret-loi n? 129/84
portant statut des juridictions administratives et fiscales
(paragraphe 51 ci-dessous), elle suspendit l’instance.

Sur appel de la socie?te?, la premie?re section de la Cour suprême
administrative annula, le 19 de?cembre 1995, l’ordonnance au motif que
le juge-rapporteur n’e?tait pas compe?tent pour la prendre. Examinant
elle-même la question, elle suspendit l’instance afin de permettre a?
la socie?te? de saisir la juridiction civile, e?tant donne? qu’en cas
d’inertie des parties pendant plus de trois mois, la question devrait
être de?cide?e sur la base des e?le?ments figurant au dossier
(paragraphe 50 ci-dessous).

La socie?te? attaqua cette de?cision devant la cour ple?nie?re,
laquelle, a? la date d’adoption de l’arrêt, n’avait pas encore statue?.

4. Le de?cret-loi n? 373/87 du 9 de?cembre 1987

39. Par un de?cret-loi n? 373/87 du 9 de?cembre 1987, le gouvernement
de?cida de la cre?ation sur le littoral de l’Algarve du parc naturel de
la Ria Formosa et de l’adoption d’une se?rie de re?gles tendant a? la
protection de l’e?cosyste?me de la zone. Ainsi ont e?te? notamment
pre?vues, outre l’interdiction de bâtir, l’interdiction de modifier
l’usage actuel du sol, d’introduire, sans autorisation, de nouvelles
activite?s agricoles et piscicoles.

40. Le 8 fe?vrier 1988, la socie?te? M. e S. forma un recours
contre ce de?cret devant la section du contentieux administratif de la
Cour suprême administrative. Elle alle?guait que par rapport aux
limitations frappant les terrains voisins, le de?cret pre?voyait un
statut plus restrictif quant a? l’exercice de son droit de proprie?te? sur
ses terrains. Elle ajoutait que l’acte incrimine? s’analysait en une
expropriation compte tenu de la quantite? de restrictions impose?es.

41. Le 18 avril 1994, la Cour suprême administrative de?cida de
surseoir a? statuer dans l’attente de la de?cision sur le fond concernant
le recours en annulation du de?cret-loi n? 173/84. La proce?dure demeure
donc pendante.

5. Le de?cret re?glementaire n? 2/91 du 24 janvier 1991

42. Par le de?cret “re?glementaire” n? 2/91 du 24 janvier 1991, le
gouvernement approuva un “Plan ordonnateur et re?glementaire du parc
naturel de la Ria Formosa” (Plano de ordenamento e Regulamento do
Parque natural da Ria Formosa).

43. Le 23 mars 1991, alle?guant la violation des principes d’e?galite?
et de proportionnalite?, la socie?te? M. e S. attaqua ce de?cret
devant la section du contentieux administratif de la Cour suprême
administrative. Elle conside?rait que ledit de?cret constituait un
nouvel acte d’expropriation.

44. Apre?s un e?change de me?moires, la Cour suprême administrative
demanda le 7 avril 1992 des informations sur le de?roulement de la
proce?dure concernant le de?cret-loi n? 173/84.

45. Le 9 juin 1993, elle suspendit la proce?dure pour les motifs
susmentionne?s.

II. Le droit interne pertinent

A. La Constitution

46. L’article 62 de la Constitution dispose:

“1. Le droit a? la proprie?te? prive?e, ainsi que la
transmission de biens entre vifs ou par succession, est
garanti a? chacun, conforme?ment a? la Constitution.

2. La re?quisition et l’expropriation pour cause d’utilite?
publique ne peuvent être effectue?es que dans le cadre de la
loi et moyennant le versement d’une juste indemnite?.”

B. Le code des expropriations

47. Le code des expropriations de 1976, tel qu’il s’appliquait a?
l’e?poque des faits, contenait les dispositions suivantes:

Article 1 par. 1

“Les biens immeubles et les droits y affe?rents peuvent être
exproprie?s pour cause d’utilite? publique rentrant dans les
attributions de l’entite? expropriante, moyennant le versement
d’une juste indemnite?.”

Article 9 par. 2

“L’acte de de?claration d’utilite? publique devient caduc si
les biens n’ont pas e?te? acquis dans un de?lai de deux ans ou si
la constitution d’une commission d’arbitrage n’a pas eu lieu
dans ce même de?lai.”

Article 27 par. 1

“L’expropriation pour cause d’utilite? publique d’un bien ou
droit confe?re a? l’exproprie? le droit de recevoir une juste
indemnite?.”

48. Les articles 1 et 22 par. 1 du code des expropriations de 1991,
de?sormais applicable, sont ainsi libelle?s:

Article 1

“Les biens immeubles et les droits y affe?rents peuvent être
exproprie?s pour cause d’utilite? publique rentrant dans les
attributions de l’entite? expropriante, moyennant le versement
imme?diat d’une juste indemnite?.”

Article 22 par. 1

“L’expropriation pour cause d’utilite? publique d’un bien ou
droit quelconque ouvre a? l’exproprie? le droit au versement
imme?diat d’une juste indemnite?.”

C. Les de?crets-lois relatifs a? la proce?dure des juridictions
administratives

49. L’article 2 du de?cret-loi n? 256-A/77 du 17 juin 1977
pre?voyait:

“1. Les actes administratifs de?finitifs et exe?cutoires sont
susceptibles d’être attaque?s au moyen d’un recours
contentieux, lequel doit être interjete? moyennant acte adresse?
au tribunal compe?tent et pre?sente? devant l’autorite?
responsable de l’acte en cause.

2. L’autorite? administrative peut, dans un de?lai de trente
jours, abroger ou confirmer, en tout ou partie, l’acte objet
du recours.

3. Pendant le même de?lai, l’autorite? administrative
transmettra, en tout e?tat de cause, au tribunal respectif le
dossier administratif contenant les documents pertinents.

4. A de?faut de production, le reque?rant pourra demander au
tribunal de se saisir du dossier et des documents le
concernant, afin que la proce?dure puisse suivre son cours.

5. (…)”

50. Cette disposition a e?te? modifie?e par le de?cret-loi n? 267/85
du 16 juillet 1985, dont il y a lieu de citer les articles suivants:

Article 7

“L’inertie des inte?resse?s relative, pendant plus de trois
mois, a? l’introduction ou a? la bonne marche de la proce?dure
concernant une question pre?judicielle entraîne la poursuite de
la proce?dure, la question pre?judicielle e?tant de?cide?e sur la
base des e?le?ments de preuve recevables dans ladite proce?dure
et la de?cision ayant uniquement des effets limite?s a? la
proce?dure en cause.”

Article 11

“1. A de?faut de communication, sans justification valable,
des pie?ces pertinentes pour l’issue de la proce?dure, le
tribunal peut ordonner toute mesure ade?quate, notamment celle
pre?vue a? l’article 4 du de?cret-loi n? 227/77 du 31 mai, et
adressera une injonction a? l’autorite? administrative
de?faillante, aux termes de l’article 84.

2. Si un tel de?faut de communication se re?ite?re, le
tribunal appre?ciera librement cette conduite aux fins de
preuve.”

Article 84

“1. Dans sa de?cision, le juge fixe le de?lai d’exe?cution de
l’injonction.

2. Le refus d’obtempe?rer a? l’injonction engage la
responsabilite? civile, disciplinaire et pe?nale, conforme?ment
a? l’article 11 du de?cret-loi n? 256-A/77 du 17 juin.”

D. Les autres dispositions pertinentes

1. Le de?cret-loi n? 129/84 du 27 avril 1984

51. L’article 4 par. 2 du de?cret-loi n? 129/84 du 27 avril 1984
portant statut des juridictions administratives et fiscales est ainsi
libelle?:

“Lorsque la connaissance de l’objet de l’action ou du
recours de?pend de la de?cision sur une question relevant de la
compe?tence d’autres tribunaux, le juge peut s’abstenir de
statuer jusqu’a? ce que le tribunal compe?tent se prononce; la
loi de proce?dure fixe les effets de l’inertie des inte?resse?s
pour ce qui est de l’introduction et du de?roulement de la
proce?dure concernant la question pre?judicielle.”

2. Le de?cret-loi n? 227/77 du 31 mai 1977

52. L’article 4 du de?cret-loi n? 227/77 du 31 mai 1977 pre?voit:

“1. A de?faut de communication, a? l’expiration d’un de?lai de
trente jours, sans justification, du dossier administratif
[processo gracioso] ou d’autres pie?ces requises par le
tribunal aux fins de l’instruction de la proce?dure
contentieuse, le juge-rapporteur transmet le dossier au
ministe?re public afin que ce dernier puisse pre?senter ses
re?quisitions dans le de?lai de trente jours, sous peine de la
sanction pre?vue au paragraphe suivant.

2. Lorsqu’un de?lai de trente jours s’est e?coule? a? compter
de l’avis du ministe?re public, tel qu’il est pre?vu au premier
paragraphe, et que les pie?ces requises n’ont pas e?te?
produites, sans excuse raisonnable, la proce?dure reprend son
cours et le juge appre?ciera librement la conduite de
l’autorite? mise en cause.”

3. L’ordonnance n? 77/84 du ministe?re de l’Environnement du
9 août 1984

53. L’ordonnance n? 77/84 du ministe?re de l’Environnement du
9 août 1984 est ainsi libelle?e:

“1. Prenant note du de?cret-loi n? 173/84, du 24 mai, dont
la teneur porte sur la totalite? des terrains ayant fait
l’objet d’une concession royale par de?cret du Gouvernement
n? 165, du 21 juillet 1884, sans aucune limitation ou
discrimination a? leur e?gard;

2. Constatant que beaucoup de ces terrains repre?sentant
plusieurs milliers d’hectares sont aujourd’hui des proprie?te?s
prive?es qui n’ont rien a? voir avec les buts e?cologiques et de
pre?servation des richesses naturelles que l’on pre?tend
atteindre moyennant la re?vocation de la concession, entraînant
une immense cascade d’e?ventuels conflits juridiques et
d’indemnite?s a? payer par l’Etat;

3. Constatant que la disposition le?gale se re?fe?re
expresse?ment a? la “Herdade do Ludo” ou, en d’autres termes,
“Herdade do Muro do Ludo”, qui ne constitue qu’une petite
partie de ce qui fit l’objet de la concession royale de 1884;

4. Constatant, e?galement, que même la
“Herdade do Muro do Ludo” ne pre?sente que partiellement un
inte?rêt particulier du point de vue de la protection de
l’avifaune;

5. Il est institue? une commission (…) charge?e de formuler
une proposition visant a? la:

– Re?vocation du de?cret-loi n? 173/84 et de toute autre
le?gislation en la matie?re;

– Pre?sentation d’une proposition d’un nouveau de?cret-loi
destine? a? transfe?rer dans le domaine public tous les
terrains qui, inte?gre?s dans la de?nomme?e
“Herdade do Ludo” ou en dehors de celle-ci, revêtent
de l’inte?rêt pour la re?serve de l’avifaune que l’on
pre?tend prote?ger;

– Proposition d’indemnisations, ou d’un mode juste de
proce?der au calcul de ces indemnisations, en raison
des ame?liorations [benfeitorias] apporte?es aux
terrains de?sormais transfe?re?s a? l’Etat;

– Proposition tendant a? la le?galisation de?finitive des
terrains qui se trouvent sous le domaine prive?
[dominio particular], ne pre?sentant pas d’inte?rêt pour
la re?serve et qui ont fait l’objet de la concession
royale de 1884.

6. La commission ainsi nomme?e a jusqu’au 15 septembre 1984
pour s’acquitter de la tâche qui lui est assigne?e; cependant,
la proposition de re?vocation du de?cret-loi n? 173/84, dûment
motive?e, sera soumise au ministre de l’Environnement avant le
21 août, de façon a? pouvoir être inscrite dans le prochain
ordre du jour du Conseil des ministres, et comportera les
clauses qui s’ave?reront ne?cessaires pour rendre e?vident que
l’Etat est toujours inte?resse? a? la re?serve, et de?termine? a?
transfe?rer dans le domaine public les terrains devant
l’inte?grer.”

PROCEDURE DEVANT LA COMMISSION

54. Dans leur requête du 16 novembre 1989 a? la Commission
(n? 15777/89), les socie?te?s M. e S. et T. d. S. G.
ainsi que Mme P. V. de?nonçaient une violation de l’article 6
par. 1 de la Convention (art. 6-1) en raison de la dure?e des proce?dures
administratives. Elles invoquaient aussi l’article 13 de la Convention
(art. 13) car aucun recours effectif devant une instance nationale ne
s’offrirait a? elles pour se plaindre des atteintes cause?es a? leurs
droits par les actes du gouvernement. Elles alle?guaient en outre une
violation de leur droit au respect des biens, tel que le garantit
l’article 1 du Protocole n? 1 (P1-1). Enfin, elles s’appuyaient sur
l’article 14 de la Convention (art. 14), combine? avec cette dernie?re
disposition (P1-1), pour de?noncer une discrimination par rapport aux
autres proprie?taires posse?dant des terrains dans la même zone.

55. Le 29 novembre 1993, la Commission a de?clare? la requête
recevable. Dans son rapport du 21 fe?vrier 1995 (article 31) (art. 31),
elle conclut:

a) qu’il y a eu violation de l’article 6 par. 1 de la
Convention (art. 6-1) en raison du de?faut d’acce?s effectif a? un
tribunal (dix-neuf voix contre trois);

b) qu’aucune question distincte ne se pose sous l’angle de
l’article 6 de la Convention (art. 6) en raison de la dure?e de la
proce?dure (vingt voix contre deux);

c) qu’il y a eu violation de l’article 1 du Protocole n? 1
(P1-1) (vingt et une voix contre une);

d) qu’il ne s’impose pas d’examiner le grief tire? de la
violation de l’article 14 de la Convention combine? avec l’article 1 du
Protocole n? 1 (art. 14+P1-1) (vingt et une voix contre une).

Le texte inte?gral de son avis et de l’opinion partiellement
dissidente dont il s’accompagne figure en annexe au pre?sent arrêt (1).
_______________
Note du greffier

1. Pour des raisons d’ordre pratique il n’y figurera que dans
l’e?dition imprime?e (Recueil des arrêts et de?cisions 1996-IV), mais
chacun peut se le procurer aupre?s du greffe.
_______________

CONCLUSIONS PRESENTEES A LA COUR PAR LE GOUVERNEMENT

56. Dans son me?moire, le Gouvernement

“prie la Cour de dire qu’en l’espe?ce, il n’y a eu violation
ni de l’article 6 par. 1 de la Convention (art. 6-1) (droit
d’acce?s) ni de l’article 1 du Protocole n? 1 (P1-1)”.

EN DROIT

I. SUR LES EXCEPTIONS PRELIMINAIRES DU GOUVERNEMENT

57. Le Gouvernement soutient que les reque?rantes n’ont pas e?puise?
les voies de recours internes et que la Cour est incompe?tente ratione
materiae. Sur l’un et l’autre point, il tire argument de ce que la
question du droit de proprie?te? sur les terrains en cause demeure
pendante devant les juridictions internes.

58. Selon les reque?rantes, dans la mesure ou? la proce?dure est
bloque?e depuis treize ans, la question de l’e?puisement des voies de
recours internes ne se pose pas. Par ailleurs, la proprie?te? des
terrains en cause ne prêterait a? aucune controverse (paragraphe 73
ci-dessous).

59. La Cour remarque que, devant la Commission, l’exception de
non-e?puisement des voies de recours internes n’a e?te? souleve?e qu’au
sujet de l’article 1 du Protocole n? 1 (P1-1). Avec le de?le?gue? de la
Commission, elle estime cependant que les exceptions pre?liminaires sont
e?troitement lie?es a? l’examen au fond des griefs de?duits des articles 6
de la Convention et 1 du Protocole n? 1 (art. 6, P1-1). Elle les joint
donc au fond.

II. SUR LES VIOLATIONS ALLEGUEES DES ARTICLES 13 ET 6 PAR. 1 DE LA
CONVENTION (art. 13, art. 6-1)

60. Les reque?rantes se plaignent d’abord de l’absence d’un recours
effectif devant une instance nationale et ensuite de la dure?e des
cinq proce?dures engage?es a? l’encontre des actes litigieux. Elles se
disent victimes d’un manquement aux exigences des articles 13 et
6 par. 1 de la Convention (art. 13, art. 6-1), ainsi libelle?s:

Article 13 (art. 13)

“Toute personne dont les droits et liberte?s reconnus dans la
pre?sente Convention ont e?te? viole?s, a droit a? l’octroi d’un
recours effectif devant une instance nationale, alors même que
la violation aurait e?te? commise par des personnes agissant
dans l’exercice de leurs fonctions officielles.”

Article 6 par. 1 (art. 6-1)

“Toute personne a droit a? ce que sa cause soit entendue
e?quitablement, (…) et dans un de?lai raisonnable, par un
tribunal (…) qui de?cidera (…) des contestations sur ses
droits et obligations de caracte?re civil (…)”

A. Sur le grief tire? du de?faut d’acce?s a? un tribunal

61. Selon les inte?resse?es, le de?faut d’acce?s effectif a? un tribunal
se caracte?rise par le blocage total des proce?dures litigieuses. Quatre
des cinq proce?dures seraient suspendues dans l’attente d’une de?cision
sur le fond dans la proce?dure relative au de?cret-loi n? 173/84, dont
l’objet aurait passe? pour une question pre?judicielle par rapport aux
autres. Or, dans cette proce?dure, la Cour suprême administrative
aurait attendu plus de dix ans l’envoi par le gouvernement du dossier
administratif et, a? ce jour, n’aurait toujours pas reçu la requête
introductive, ni statue?. En l’absence d’un tel envoi, elle aurait
ne?anmoins e?te? tenue, en vertu du droit portugais, de prendre une
de?cision en se fondant sur les e?le?ments disponibles.

62. La Commission souscrit a? cette the?se. Les entraves en cause
porteraient atteinte a? l’essence même du droit des reque?rantes a?
l’acce?s a? un tribunal.

63. Selon le Gouvernement, les inte?resse?es ont eu un acce?s effectif
a? un tribunal en exerçant toutes les voies de recours que leur offrait
le droit interne. Elles auraient ainsi saisi la juridiction
compe?tente. Dans les cinq recours, elles auraient fait valoir leurs
droits en utilisant les me?canismes mis a? leur disposition par le droit
portugais. La proce?dure relative au de?cret-loi n? 173/84 se
poursuivrait, certes avec des retards dus a? des incidents de proce?dure
et a? des circonstances lie?es au fonctionnement du tribunal lui-même.
Toutefois, seule la dure?e de la proce?dure serait en jeu, et non un
de?faut d’acce?s effectif.

64. D’apre?s la Cour, on ne saurait parler d’entraves a? l’acce?s a?
un tribunal lorsqu’un justiciable, repre?sente? par un avocat, saisit
librement le tribunal, pre?sente devant lui ses arguments et exerce
contre les de?cisions rendues les recours qu’il estime utiles. Comme
le Gouvernement le rele?ve a? juste titre, la socie?te? M. e S. a
fait usage des recours disponibles en droit portugais. La circonstance
que les proce?dures traînent ne concerne pas l’acce?s a? un tribunal. Les
difficulte?s rencontre?es sont donc de de?roulement et non d’acce?s.

Bref, il n’y a eu violation ni de l’article 13 (art. 13) ni,
a? cet e?gard, de l’article 6 par. 1 (art. 6-1), les exigences du premier
(art. 13) e?tant d’ailleurs moins strictes que celles du second
(art. 6-1) et entie?rement absorbe?es par elles en l’espe?ce.

B. Sur le grief tire? de la dure?e des proce?dures

65. Selon les reque?rantes, les proce?dures ont enfreint, par leur
longueur, l’article 6 par. 1 (art. 6-1). La dure?e excessive de
celles-ci produirait les mêmes effets que le de?faut d’acce?s effectif
a? un tribunal.

66. Le Gouvernement reconnaît de?sormais que la proce?dure relative
au recours contre le de?cret-loi n? 173/84 s’est de?roule?e jusqu’a? ce
jour avec des retards, sa dure?e, et par conse?quent celle des
quatre autres proce?dures, de?passant les attentes le?gitimes.

67. La Commission ayant conclu a? la violation de l’article 6
par. 1 (art. 6-1) en raison du de?faut d’acce?s effectif a? un tribunal,
elle a estime? qu’aucune question se?pare?e ne se posait en raison de la
longueur des proce?dures.

68. La Cour constate que les proce?dures litigieuses ont de?bute?
respectivement les 18 avril 1983, 15 novembre 1983, 9 juillet 1984,
8 fe?vrier 1988 et 23 mars 1991, et demeurent pendantes. Leur dure?e
s’e?tend donc, a? la date d’adoption du pre?sent arrêt, sur respectivement
treize ans et quatre mois, douze ans et neuf mois, douze ans et un mois
et demi, huit ans et demi et, enfin, sur cinq ans et cinq mois environ.

69. Le Gouvernement conce?dant qu’il y a eu manquement, la Cour ne
juge pas ne?cessaire d’examiner le caracte?re raisonnable de la dure?e de
chacune des proce?dures en cause a? l’aide des crite?res qui se de?gagent
de sa jurisprudence. Il ne fait aucun doute que la dure?e des
proce?dures, envisage?e globalement, ne peut passer pour “raisonnable”
en l’espe?ce.

70. Eu e?gard a? l’ensemble de ces conside?rations, la Cour rejette
les exceptions pre?liminaires du Gouvernement quant a? cette partie de
l’affaire et estime qu’il y a eu violation de l’article 6 par. 1
(art. 6-1) sur ce point.

III. SUR LA VIOLATION ALLEGUEE DE L’ARTICLE 1 DU PROTOCOLE N? 1
(P1-1)

71. Les reque?rantes se plaignent aussi de trois actes
d’expropriation et de deux actes analogues a? l’expropriation. Elles
y voient une infraction a? l’article 1 du Protocole n? 1 (P1-1), ainsi
libelle?:

“Toute personne physique ou morale a droit au respect de ses
biens. Nul ne peut être prive? de sa proprie?te? que pour cause
d’utilite? publique et dans les conditions pre?vues par la loi
et les principes ge?ne?raux du droit international.

Les dispositions pre?ce?dentes (P1-1) ne portent pas atteinte
au droit que posse?dent les Etats de mettre en vigueur les lois
qu’ils jugent ne?cessaires pour re?glementer l’usage des biens
conforme?ment a? l’inte?rêt ge?ne?ral ou pour assurer le paiement
des impôts ou d’autres contributions ou des amendes.”

A. Sur l’existence d’un “bien”

72. Le Gouvernement consacre l’essentiel de son argumentation a?
soutenir que les reque?rantes ne disposaient d’aucun “bien” au sens de
l’article 1 du Protocole n? 1 (P1-1). La situation juridique de la
socie?te? M. e S. en tant que proprie?taire des terrains litigieux
serait controverse?e sur le plan interne. En conse?quence, les
inte?resse?es ne pourraient alle?guer la violation d’un droit de proprie?te?
qui n’est pas e?tabli.

73. Les reque?rantes nient l’existence en droit portugais d’une
controverse. Elles soulignent qu’une partie des terrains n’a jamais
de?pendu de la concession royale. Le droit de proprie?te? sur les
terrains autrefois objet de ladite concession de 1884 de?coulerait de
la pre?somption le?gale re?sultant de l’inscription au registre foncier
de leur achat en 1899, inscription dont la validite? n’aurait jamais e?te?
conteste?e. En tout e?tat de cause, la concession de 1884 elle-même
aurait de?ja? ope?re? le transfert de la proprie?te? au concessionnaire de
l’e?poque. L’Etat aurait d’ailleurs toujours conside?re? la socie?te?
M. e S. comme proprie?taire desdits terrains puisque notamment il
en aurait acquis, en 1969, a? titre one?reux, une vaste parcelle pour y
installer l’ae?roport de Faro et n’aurait cesse? de percevoir les impôts
fonciers sur l’ensemble des terrains. De toute manie?re, la socie?te?
M. e S. en serait devenue proprie?taire par usucapion. Enfin, le
ministe?re public lui-même dans ses conclusions du 8 mars 1995 sur le
recours contre le de?cret-loi n? 173/84 aurait reconnu le droit de
proprie?te? de la socie?te? sur la “Quinta do Ludo”.

74. La Commission estime que pour les besoins du pre?sent litige,
il y a lieu de conside?rer la socie?te? M. e S. comme proprie?taire
des terrains en cause.

75. A l’instar de la Commission, la Cour souligne que le droit de
proprie?te? sur une partie des terrains n’est pas conteste?.

Quant a? l’autre partie (paragraphe 11 ci-dessus), la Cour
convient avec le Gouvernement qu’il ne lui appartient pas de trancher
la question de savoir s’il y a ou non droit de proprie?te? au niveau
interne. Elle rappelle cependant que la notion de “biens” (en
anglais “possessions”) de l’article 1 du Protocole n? 1 (P1-1) a une
porte?e autonome (voir l’arrêt Gasus Dosier- und Fördertechnik GmbH
c. Pays-Bas du 23 fe?vrier 1995, se?rie A n? 306-B, p. 46, par. 53).
Dans la pre?sente affaire, les droits inconteste?s des reque?rantes
pendant pre?s d’un sie?cle sur les terrains litigieux et les profits
qu’elles tirent de leur exploitation peuvent passer pour des “biens”
aux fins de l’article 1 (P1-1).

B. Sur l’existence d’une inge?rence

76. Selon les reque?rantes, l’inge?rence dans leur droit au respect
des biens ne fait aucun doute. Les terrains en cause se trouveraient
frappe?s de plusieurs limitations. Outre une interdiction de bâtir et
l’existence de servitudes ainsi que de restrictions touchant
l’ame?nagement des terrains, la rentabilite? de ceux-ci serait a? l’heure
actuelle infe?rieure de 40 % environ par rapport a? 1983. Par ailleurs,
toute possibilite? de vente de terrains serait exclue puisque les
e?ventuels acheteurs seraient de?courage?s par leur situation juridique.
La suspension des effets du de?cret-loi n? 173/84 n’aurait pas
d’influence sur les limitations au droit de proprie?te? re?sultant des
actes successifs du gouvernement depuis le 1er mars 1983. Enfin,
l’Etat n’aurait jamais verse? ni propose? une quelconque compensation.

77. D’apre?s le Gouvernement, il n’y a pas eu privation de
proprie?te?. La proce?dure d’expropriation n’aurait jamais e?te?
de?clenche?e, de même qu’il n’y aurait eu aucune intervention concernant
les terrains, lesquels seraient dans la même situation qu’auparavant.
Aux termes des articles 9 et suivants du code des expropriations de
1976, la de?claration d’utilite? publique constituerait un acte pre?alable
a? la proce?dure d’expropriation. A elle seule, elle n’affecterait pas
le contenu du droit de proprie?te? et n’entraînerait aucune
indisponibilite?, d’autant plus qu’elle deviendrait caduque apre?s
deux ans. De ce fait, pendant ladite pe?riode, les actes n’auraient
produit ni inge?rence, ni transfert, ni modification du titre sur la
base duquel les reque?rantes exploitent les terrains. En outre, le
de?cret-loi n? 173/84 aurait vide? les actes ante?rieurs de tout contenu
et les aurait prive?s de toute possibilite? de produire des effets a?
l’avenir. Il aurait uniquement entraîne? une re?vocation de la
concession et non une expropriation. Ledit de?cret, dont la Cour
suprême administrative a suspendu les effets par un arrêt du
18 juillet 1985, n’aurait produit aucune inge?rence. En conclusion, on
ne constaterait aucune modification re?elle, ni du titre juridique en
vertu duquel les reque?rantes cultivent les terrains en question, ni des
conditions mate?rielles de l’exploitation.

78. La Commission conside?re que les actes litigieux constituent une
inge?rence dans le droit au respect des biens. Plus particulie?rement,
l’exercice concret de la maîtrise des reque?rantes sur les terrains
litigieux se trouverait fortement limite?, car les activite?s agricoles,
piscicoles et salinie?res des inte?resse?es ne pourraient se de?velopper
et une interdiction de construire pe?serait sur les terrains.

79. Comme la Commission, la Cour note que si les actes en cause
laissent juridiquement intact le droit des inte?resse?es de disposer et
d’user de leurs biens, ils n’en re?duisent pas moins, dans une large
mesure, la possibilite? pratique de l’exercer. Ils touchent aussi a? la
substance même de la proprie?te? en ce que trois d’entre eux
reconnaissent par avance la le?galite? d’une expropriation. Les deux
autres mesures, l’une cre?ant et l’autre organisant la re?serve naturelle
de la Ria Formosa, limitent e?galement sans conteste le droit a? user des
biens. Durant environ treize ans, les reque?rantes sont ainsi demeure?es
dans l’incertitude quant au sort de leurs biens. L’ensemble des
de?cisions litigieuses a eu pour re?sultat que depuis 1983, leur droit
sur lesdits biens est devenu pre?caire. Malgre? l’existence d’un recours
contre les actes litigieux, la situation e?tait, en pratique, la même
que s’il n’en existait aucun.

En conclusion, les reque?rantes ont subi une inge?rence dans leur
droit au respect de leurs biens dont les conse?quences ont e?te?, sans nul
doute, aggrave?es par l’utilisation combine?e des de?clarations d’utilite?
publique et de la cre?ation d’une re?serve naturelle pendant une longue
dure?e (voir l’arrêt Sporrong et Lönnroth c. Sue?de du 23 septembre 1982,
se?rie A n? 52, pp. 23-24, par. 60).

C. Sur la justification de l’inge?rence

80. Reste a? rechercher si l’inge?rence ainsi constate?e enfreint ou
non l’article 1 (P1-1).

1. La re?gle applicable

81. L’article 1 (P1-1) garantit en substance le droit de proprie?te?.
Il contient trois normes distinctes: la premie?re, qui s’exprime dans
la premie?re phrase et revêt un caracte?re d’ordre ge?ne?ral, e?nonce le
principe du respect des biens; la deuxie?me, figurant dans la
seconde phrase du même aline?a, vise la privation de proprie?te? et la
soumet a? certaines conditions; quant a? la troisie?me, consigne?e dans le
second aline?a, elle reconnaît aux Etats contractants le pouvoir, entre
autres, de re?glementer l’usage des biens conforme?ment a? l’inte?rêt
ge?ne?ral en mettant en vigueur les lois qu’ils jugent ne?cessaires a?
cette fin. Il ne s’agit pas pour autant de re?gles de?pourvues de
rapport entre elles: la deuxie?me et la troisie?me ont trait a? des
exemples particuliers d’atteinte au droit de proprie?te?; de?s lors, elles
doivent s’interpre?ter a? la lumie?re du principe consacre? par la premie?re
(voir, entre autres, l’arrêt Phocas c. France du 23 avril 1996,
Recueil des arrêts et de?cisions 1996-II, pp. 541-542, par. 51).

82. D’apre?s les reque?rantes, les effets combine?s des cinq actes ont
entraîne? une expropriation de fait de leurs biens. Les deux premiers
desdits actes seraient de ve?ritables mesures d’expropriation puisque,
en droit portugais, la de?claration d’utilite? publique de?clenche le
processus d’expropriation et serait suivie d’un simple acte exe?cutoire.
Le troisie?me s’intitulerait lui-même expropriation. Pourtant, aucune
indemnite? n’aurait e?te? verse?e aux reque?rantes. Le proprie?taire
perdrait tout droit de vendre sa proprie?te? en l’e?tat pre?ce?dent; il ne
pourrait transmettre que des droits pre?caires. En tout e?tat de cause,
il ne serait plus possible d’exploiter normalement des terrains frappe?s
de trois de?clarations d’utilite? publique, de plusieurs interdictions,
y inclus celle de construire, de plusieurs servitudes et d’une
autorisation permettant a? l’Etat de prendre possession imme?diatement
des terrains.

83. Selon le Gouvernement, on ne saurait parler d’une privation de
proprie?te? ni de droit ni de fait, ou d’une atteinte au mode
d’exploitation des terrains en cause.

84. La Commission estime que l’inge?rence ne s’analyse pas en une
expropriation de fait. Les limitations apporte?es par les actes
litigieux, a? l’exception du de?cret-loi n? 173/84, visaient la
re?glementation de l’usage des biens. Il s’imposerait d’examiner les
diffe?rentes mesures a? la lumie?re des dispositions combine?es de la
premie?re phrase du premier aline?a de l’article 1 du Protocole n? 1
(P1-1-1) et du deuxie?me aline?a de cette disposition (P1-1-2).

85. D’apre?s la Cour, il n’y a eu en l’espe?ce ni expropriation
formelle ni expropriation de fait. Les effets des mesures ne sont pas
tels qu’on puisse les assimiler a? une privation de proprie?te?. Comme
le de?le?gue? de la Commission le souligne, la situation n’est pas
irre?versible comme elle l’e?tait dans l’affaire
Papamichalopoulos et autres c. Gre?ce (arrêt du 24 juin 1993, se?rie A
n? 260-B, p. 70, paras. 44-45). Les limitations au droit de proprie?te?
de?rivent de la diminution de la disponibilite? des biens ainsi que des
pre?judices subis en raison du fait qu’une expropriation e?tait
envisage?e. Quoiqu’il ait perdu de sa substance, le droit en cause n’a
pas disparu. La Cour note ainsi que toute manie?re raisonnable
d’exploiter le bien-fonds n’a pas disparu car les reque?rantes ont
continue? a? exploiter les terrains. La seconde phrase du premier aline?a
ne trouve donc pas a? s’appliquer en l’espe?ce.

Bien que les mesures n’aient pas toutes la même porte?e
juridique et visent des buts diffe?rents, il faut les examiner ensemble
au regard de la premie?re phrase du premier aline?a de l’article 1 du
Protocole n? 1 (P1-1-1).

2. Le respect de la norme e?nonce?e a? la premie?re phrase du
premier aline?a

86. Aux fins de la premie?re phrase du premier aline?a, la Cour doit
rechercher si un juste e?quilibre a e?te? maintenu entre les exigences de
l’inte?rêt ge?ne?ral de la communaute? et les impe?ratifs de la sauvegarde
des droits fondamentaux de l’individu (arrêt Sporrong et Lönnroth
pre?cite?, p. 26, par. 69).

a) Quant a? l’inte?rêt ge?ne?ral

87. Selon les reque?rantes, l’examen des cinq mesures n’indique
aucunement une strate?gie cohe?rente a? l’e?gard de leurs biens.

88. Même si la destination donne?e aux biens des reque?rantes a
change? a? plusieurs reprises, la Cour admet, avec la Commission, que les
mesures poursuivaient l’inte?rêt public invoque? par le Gouvernement, a?
savoir l’ame?nagement du territoire dans une perspective de protection
de l’environnement.

b) Quant au maintien d’un juste e?quilibre entre les
inte?rêts en pre?sence

89. D’apre?s les reque?rantes, les mesures prises n’ont jamais e?te?
ne?cessaires a? l’inte?rêt public puisque aucune suite n’y a e?te? donne?e.
L’Etat portugais n’aurait pas mis en oeuvre les programmes que les
trois actes d’expropriation devaient permettre de lancer. Il n’aurait
jamais construit de station d’aquaculture, ni ame?nage? de re?serve
inte?grale pour les oiseaux migrateurs, ou de re?serve naturelle
ge?ne?rale.

90. Selon le Gouvernement, les de?cisions en cause respectaient un
e?quilibre ade?quat et raisonnable entre l’inte?rêt public poursuivi et
les divers inte?rêts prive?s quant a? l’usage et au profit individuels du
sol. En l’occurrence, l’Etat se devait d’empêcher les utilisations
abusives et spe?culatives de celui-ci. La dure?e de la proce?dure ne
pourrait entrer en ligne de compte.

91. Quant au rapport de proportionnalite?, la Commission est d’avis
que la longue dure?e des proce?dures, double?e de l’impossibilite?
d’obtenir jusqu’ici un de?dommagement, ne fût-ce que partiel, des
pre?judices subis, a constitue? une rupture de l’e?quilibre devant re?gner
entre la sauvegarde du droit de proprie?te? et les exigences de l’inte?rêt
ge?ne?ral.

92. La Cour reconnaît que les diverses mesures prises a? l’e?gard des
biens dont il s’agit n’e?taient pas de?pourvues de base raisonnable.

Elle observe toutefois que, dans les circonstances de la cause,
elles ont eu pour les reque?rantes des re?percussions se?rieuses et
dommageables entravant la jouissance normale de leur droit depuis plus
de treize ans, pe?riode durant laquelle les proce?dures n’ont gue?re
avance?. La longue incertitude au sujet tant du sort des biens que de
la question de l’indemnisation a encore aggrave? les effets
pre?judiciables des mesures litigieuses.

Il en est re?sulte? que les reque?rantes ont eu a? supporter une
charge spe?ciale et exorbitante qui a rompu le juste e?quilibre devant
re?gner entre, d’une part, les exigences de l’inte?rêt ge?ne?ral et,
d’autre part, la sauvegarde du droit au respect des biens.

93. Eu e?gard a? l’ensemble de ces conside?rations, la Cour rejette
les moyens pre?liminaires du Gouvernement quant a? cette partie de
l’affaire et estime qu’il y a eu violation de l’article 1 du
Protocole n? 1 (P1-1).

IV. SUR LA VIOLATION ALLEGUEE DE L’ARTICLE 14 DE LA CONVENTION
COMBINE AVEC L’ARTICLE 1 DU PROTOCOLE N? 1 (art. 14+P1-1)

94. Les reque?rantes alle?guent enfin une violation de l’article 14
de la Convention combine? avec l’article 1 du Protocole n? 1
(art. 14+P1-1): l’atteinte au droit garanti par cette dernie?re
disposition (P1-1) aurait affecte? exclusivement leurs terrains et non
ceux de leurs voisins, alors qu’il n’y aurait entre ces terrains aucune
diffe?rence de nature. En conse?quence, elles n’auraient pu tirer du
potentiel de de?veloppement touristique des terrains un profit analogue
a? celui obtenu par les proprie?taires des terrains contigus.

95. Le Gouvernement explique que la re?serve naturelle inte?gre
d’autres terrains que ceux des reque?rantes et que, si discrimination
il y avait, ce ne serait pas l’Etat qui la cre?erait, mais la nature
elle-même.

96. Eu e?gard a? la conclusion formule?e au paragraphe 93 ci-dessus,
et comme la Commission, la Cour n’estime pas ne?cessaire d’examiner
se?pare?ment la question sous l’angle de l’article 14 de la Convention
combine? avec l’article 1 du Protocole n? 1 (art. 14+P1-1).

V. SUR L’APPLICATION DE L’ARTICLE 50 DE LA CONVENTION (art. 50)

97. Aux termes de l’article 50 de la Convention (art. 50),

“Si la de?cision de la Cour de?clare qu’une de?cision prise ou
une mesure ordonne?e par une autorite? judiciaire ou toute autre
autorite? d’une Partie Contractante se trouve entie?rement ou
partiellement en opposition avec des obligations de?coulant de
la (…) Convention, et si le droit interne de ladite Partie
ne permet qu’imparfaitement d’effacer les conse?quences de
cette de?cision ou de cette mesure, la de?cision de la Cour
accorde, s’il y a lieu, a? la partie le?se?e une satisfaction
e?quitable.”

A. Dommage

98. Selon les reque?rantes, la re?paration du dommage mate?riel
alle?gue? devrait les placer dans une situation e?quivalant a? celle ou?
elles se trouveraient si les actes illicites n’avaient pas e?te? pose?s.
La somme alloue?e devrait correspondre a? la re?paration in natura. Elle
devrait tenir compte de la valeur actuelle de l’indemnite? due en raison
des actes litigieux, de la perte de la jouissance subie et du manque
a? gagner re?sultant du fait qu’elles n’auraient pu profiter du
de?veloppement touristique de l’Algarve et auraient perdu des occasions
d’expansion de leurs activite?s.

Pour appre?cier le dommage ainsi de?fini, il y aurait lieu de
de?terminer quelle aurait e?te? leur situation financie?re en l’absence
d’une intervention de l’Etat. A cet effet, les reque?rantes ont produit
une e?valuation de?taille?e du dommage mate?riel, laquelle fixe a?
20 458 463 000 escudos (PTE) la valeur de l’indemnite? due en 1983,
capitalise?e moyennant les taux pre?vus au code des expropriations de
1976.

Un montant identique serait dû au cas ou? la Cour conside?rerait
licite l’expropriation ope?re?e en 1983. En effet, la valeur actuelle
de la proprie?te? serait de 12 687 240 000 PTE qu’il faudrait augmenter
de 7 771 223 000 PTE a? titre de perte re?elle d’occasions de vente.

Les reque?rantes se plaignent e?galement d’un dommage moral: le
litige aurait suscite? dans leur chef des sentiments de frustration,
d’impuissance, de souffrance et de re?volte compte tenu de la manie?re
brutale dont leurs droits auraient e?te? “e?crase?s” et du traitement
discriminatoire dont elles auraient fait l’objet. A ce titre, elles
re?clament 60 000 000 PTE.

Ces montants devraient être augmente?s d’inte?rêts au taux le?gal
de 15 % l’an a? compter du jour du de?pôt de leur me?moire jusqu’au jour
du paiement.

99. D’apre?s le Gouvernement, la re?paration in natura reste un moyen
de redressement ade?quat. Par ailleurs, la demande des reque?rantes
serait de?pourvue de fondement. Les terrains en cause n’auraient eu et
n’auront jamais les potentialite?s qui servent de base a? l’e?valuation
des reque?rantes. Ainsi, ils n’auraient pas les caracte?ristiques les
destinant a? la construction et a? une urbanisation touristique. Les
terrains seraient en outre assujettis depuis trente ans a? une servitude
ae?ronautique. Le Conseil supe?rieur des travaux publics aurait effectue?
re?cemment une e?valuation

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La data dell'ultimo controllo di validità dei testi è la seguente: 23/06/2024