AFFAIRE KAKAMOUKAS ET AUTRES c. GRECE - A.N.P.T.ES.
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Testo originale e tradotto della sentenza selezionata

AFFAIRE KAKAMOUKAS ET AUTRES c. GRECE

Tipologia: Sentenza
Importanza: 1
Articoli: 41, 6
Numero: 38311/02/2008
Stato: Grecia
Data: 2008-02-15 00:00:00
Organo: Grande Camera
Testo Originale

Conclusione Violazione dell’art. 6-1; danno materiale – domanda respinta; Danno morale – risarcimento pecuniario; Oneri e spese – domanda respinta
GRANDE CAMERA
CAUSA KAKAMOUKAS ED ALTRI C. GRECIA
( Richiesta no 38311/02)
SENTENZA
STRASBURGO
15 febbraio 2008
Questa sentenza ? definitiva. Pu? subire dei ritocchi di forma.

Nella causa Kakamoukas ed altri c. Grecia,
La Corte europea dei diritti dell’uomo, riunendosi in una Grande Camera composta da:
Jean-Paul Costa, presidente, Christos Rozakis, Nicolas Bratza, Bo?tjan il Sig. Zupancic, Peer Lorenzen, Riza T?rmen, Karel Jungwiert, Josep Casadevall, Margarita Tsatsa-Nikolovska, Rait Maruste, Snejana Botoucharova, Mindia Ugrekhelidze, Vladimiro Zagrebelsky, Lech Garlicki, Davide Th?r Bj?rgvinsson, Danute Jociene, Marco Villiger, giudici,,,,
e da Vincent Berger, giureconsulto,
Dopo avere deliberato in camera del consiglio il 7 marzo 2007 e il 9 gennaio 2008,
Rende la sentenza che ha, adottata in questa ultima, data:
PROCEDIMENTO
1. All’origine della causa si trova una richiesta (no 38311/02) diretta contro la Repubblica ellenica da cinquantotto cittadini di questo Stato i cui nomi raffigurano qui acclusi (“i richiedenti”) che hanno investito la Corte il 17 ottobre 2002 in virt? dell’articolo 34 della Convenzione di salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libert? fondamentali (“la Convenzione”).
2. I richiedenti sono rappresentati dal D. N. e K. G., avvocati al foro di Tessalonico. Il governo greco (“il Governo”) ? rappresentato dai delegati del suo agente, la Sig.ra G. Skiani ed il Sig. K. Georgiadis, assessori del Consulente legale di stato.
3. I richiedenti si lamentavano in particolare, sotto l’angolo dell’articolo 6 ? 1 della Convenzione, della durata di due procedimenti seguiti dinnanzi al Consiglio di stato.
4. La richiesta ? stata assegnata alla prima sezione della Corte (articolo 52 ? 1 dell’ordinamento). In seno a suddetta sezione, la camera incaricata di esaminare la causa (articolo 27 ? 1 della Convenzione) ? stata costituita conformemente all’articolo 26 ? 1 dell’ordinamento.
5. Il 25 marzo 2004, la richiesta ? stata dichiarata in parte inammissibile da una camera di suddetta sezione, composta dai giudici Peer Lorenzen, Christos Rozakis, Giovanni Bonello, Francesca Tulkens, Nina Vajic, Elisabetta Steiner e Khanlar Hajiyev, cos? come da S?ren Nielsen, cancelliere di sezione.
6. Il 24 marzo 2005, una camera della stessa sezione, composta dai giudici Francesca Tulkens, Christos Rozakis, Peer Lorenzen, Nina Vajic, Snejana Botoucharova, Anatoli Kovler ed Elisabetta Steiner, cos? come di S?ren Nielsen, cancelliere di sezione, ha dichiarato la richiesta parzialmente ammissibile per il surplus.
7. Il 22 giugno 2006, una camera di suddetta sezione, composta dai giudici Loukis Loucaides, Christos Rozakis, Francesca Tulkens, Nina Vajic, Anatoli Kovler, Elisabetta Steiner e Khanlar Hajiyev, cos? come da S?ren Nielsen, cancelliere di sezione, ha reso la sua sentenza. Concludeva, all’unanimit?, che c’era stata violazione dell’articolo 6 ? 1 della Convenzione a ragione della durata dei procedimenti controversi. La camera ha deciso anche, per cinque voci contro due, di assegnare a ciascuno dei richiedenti diversi importi per danno morale.
8. Il 28 luglio 2006, il Governo ha chiesto il rinvio della causa dinnanzi alla Grande Camera, in virt? degli articoli 43 della Convenzione e 73 dell’ordinamento della Corte. Il 23 ottobre 2006, un collegio della Grande Camera ha accolto questa domanda.
9. La composizione della Grande Camera ? stata definita conformemente agli articoli 27 ?? 2 e 3 della Convenzione e 24 dell’ordinamento.
10. Il Governo ha depositato delle osservazioni scritte (articolo 59 ? 1 dell’ordinamento).
11. Un’udienza si ? svolta in pubblico al Palazzo dei Diritti dell’uomo, a Strasburgo, il 7 marzo 2007, articolo 59 ? 3 dell’ordinamento.
Sono comparsi:
-per il Governo
Sig.ra G. Skiani, assessore presso il Consulente legale di stato,
Sig. K. Georgiadis, assessore presso il Consulente legale di stato, delegato presso l’agente,
Sig. I. Bakopoulos, revisore del Consulente legale di stato, consigliere,;
-per i richiedenti
D. N., consigliere.
La Corte ha sentito N., la Sig.ra Skiani ed il Sig. Georgiadis.
IN FATTO
I. LE CIRCOSTANZE ALL’ORIGINE DELLA CONTROVERSIA
A. La genesi della causa
1. Il periodo 1925-1936
12. Il 7 aprile 1925, lo stato greco procedette all’espropriazione di una superficie di 534 892 m?, ubicati nella periferia della citt? di Tessalonico, quartiere di Mikra, allo scopo di costruire un aeroporto. Questa superficie che attualmente dipende dal comune di Kalamaria, comprendeva dei terreni appartenenti ai discendenti dei richiedenti.
13. L’indennit? di espropriazione fu fissata dai giudizi numeri 1321/1926 e 703/1929 del tribunale di prima istanza di Tessalonico, la sentenza no 9/1930 della corte di appello di Tessalonico e la sentenza no 116/1931 della Corte di cassazione.
14. Col giudizio no 293/1936 del presidente del tribunale di prima istanza di Tessalonico, i discendenti dei richiedenti furono riconosciuti titolari dell’indennit? in questione. Tuttavia, lo stato neg? di versarla. In pi?, l’aeroporto fu costruito su un altro sito.
2. Il periodo 1967-1972
15. Il 22 giugno 1967, con una decisione congiunta del ministro delle Finanze e di quello dei Lavori pubblici (no E.17963/8019) lo stato procedette all’espropriazione della suddetta tenuta che includeva i terreni controversi, allo scopo di costruire degli alloggi per operai. Siccome non assolveva uno scopo di utilit? pubblica, questa decisione fu revocata il 6 luglio 1972.
3. Il periodo 1972-1988
16. Il 29 giugno 1972, un decreto reale destin? la tenuta alla costruzione di un centro sportivo.
17. Il 14 maggio 1987, il prefetto di Tessalonico modific? il piano di allineamento (????t????? s??d??) della zona dove erano ubicati i terreni dei richiedenti, che qualific? come “spazio verde” e come “zona di svago e di sport.” Questa decisione fu confermata da una decisione del ministro dell’ambiente e dei Lavori pubblici in data 31 luglio 1987, poi con un decreto presidenziale in data 22 agosto 1988.
B. Il procedimento che tendeva alla modifica del piano di allineamento del 1987
18. Il 28 giugno 1994, i richiedenti o i loro discendenti investirono la prefettura di Tessalonico di un?istanza che verteva sulla modifica del piano di allineamento in vigore, in modo che il carico che gravava sulle loro propriet? fosse tolto. La prefettura non l?accolse.
19. Il 20 novembre 1994, i richiedenti o i loro discendenti investirono il Consiglio di stato di un ricorso per annullamento del rifiuto implicito dell’amministrazione di togliere il carico che gravava sui loro terreni.
20. L? 11 gennaio 1996, il comune di Kalamaria deposit? le sue osservazioni sulla causa. L’udienza ebbe luogo il 26 marzo 1997.
21. Il 20 ottobre 1997, il Consiglio di stato accolse l?istanza dei richiedenti. In particolare, consider? che essendo rimasta molto tempo senza procedere all’espropriazione dei terreni in questione per permettere la realizzazione del progetto previsto dal piano di allineamento, l’amministrazione era tenuta a togliere il carico che gravava sulle propriet? controverse. L’alta giurisdizione rinvi? la causa all’amministrazione chiedendole di prendere le misure necessarie per sbloccare i terreni dei richiedenti (sentenze numeri 4445, 4447 e 4448/1997). Queste sentenze furono stese in bella copia e furono certificate come conformi il 25 febbraio 1998.
22. Secondo i calcoli dei richiedenti, il valore reale del terreno in causa ammontava a 24 000 000 euro (EUR) circa.
II. LE CIRCOSTANZE CHE SONO OGGETTO DELLA CONTROVERSIA
A. Il procedimento impegnato dal comune di Kalamaria contro le sentenze numeri 4445, 4447 e 4448/1997 del Consiglio di stato
23. Il 30 settembre 1998, il comune di Kalamaria form? una terza opposizione (t??ta?a??p?) contro le suddette sentenze rese dal Consiglio di stato a proposito dei richiedenti indicate sotto i numeri 1-9, 12-19, 23, 26-31, 33-40, 42-44, 46-49 e 58 che avevano investito il Consiglio di stato nel procedimento che era arrivato alle sentenze numeri 4445, 4447 e 4448/1997. Questa via di ricorso permette alle persone che sono n? state parti n? sono state rappresentate in un’istanza di attaccare una decisione che d? loro un motivo di appello. Nel caso in cui la terza opposizione-che non ha effetto sospensivo -viene giudicata fondata, le sentenze attaccate vengono annullate in modo retroattivo ed il ricorso per annullamento viene riesaminato. Nello specifico, non avendo la terza opposizione effetto sospensivo, le sentenze numeri 4445, 4447 e 4448/1997 rimanevano valide.
24. Il 28 novembre 2001, il Consiglio di stato dichiar? la terza opposizione inammissibile (sentenze nostri 4148, 4149 e 4150/2001). Stim? che il comune di Kalamaria non poteva avvalersi di questa via di ricorso, perch? aveva avuto gi? l’occasione di sottoporre le sue osservazioni sulla causa. Le suddette sentenze trascritte in bella copia e furono certificate come conformi il 17 aprile 2002.
B. Il nuovo piano di urbanistica ed il procedimento che mirava al suo annullamento
25. Il 13 maggio 1999, il ministro dell’ambiente e dei Lavori pubblici procedette alla modifica del piano di urbanistica del comune di Kalamaria per assoggettare la tenuta controversa alla costruzione di una zona di svago e di sport (decisione no 12122/2761).
26. Il 9 settembre 1999, i richiedenti o i loro discendenti investirono il Consiglio di stato di un ricorso in annullamento della suddetta decisione. L’oggetto unico di questo ricorso era la contestazione della legalit? dell’atto amministrativo attaccato.
27. L? 11 settembre 2002, gli interessati produssero a sostegno del loro ricorso diversi giustificativi tra cui gli atti di propriet?. Inizialmente fissata all? 8 novembre 2000, l’udienza fu annullata a pi? riprese. Ebbe luogo infine il 29 ottobre 2003. Risulta dalla pratica che il Consiglio di stato non ha reso ancora la sua sentenza.
IN DIRITTO
I. SULLA VIOLAZIONE ADDOTTA DELL’ARTICOLO 6 ? 1 DELLA CONVENZIONE
28. I richiedenti menzionati sotto i numeri 1-9, 12-19, 23, 26-31, 33-40, 42-44, 46-49 e 58 si lamentano della durata della terza opposizione formata dinnanzi al Consiglio di stato dal comune di Kalamaria. Peraltro, l’insieme dei richiedenti si lamenta della durata del procedimento che mirava all’annullamento del nuovo piano di urbanistica. Invocano l’articolo 6 ? 1 della Convenzione le cui parti pertinenti si leggono come segue:
“Ogni persona ha diritto affinch? la sua causa sia equamente sentita in un termine ragionevole, da un tribunale che decider?, delle contestazioni sui suoi diritti ed obblighi di carattere civile “
A. La sentenza della camera
29. Nella sua sentenza del 22 giugno 2006, la camera ha considerato che, tenuto conto della giurisprudenza la durata dei due procedimenti controversi era in materia, eccessiva e non soddisfaceva l’esigenza del “termine ragionevole.” Ha concluso cos? alla violazione dell’articolo 6 ? 1.
B. Tesi delle parti
1. I richiedenti
30. I richiedenti non hanno sottomesso alcuna osservazione complementare su questa questione.
2. Il Governo
31. Il Governo sostiene che la sentenza della camera non avrebbe dovuto prendere in conto il procedimento in terza opposizione impegnato dal comune di Kalamaria dinnanzi al Consiglio di stato. Difende l’idea che non impegnato da uno qualsiasi dei richiedenti, questo procedimento non poteva avere, anche indirettamente, nessuna incidenza sul procedimento principale impegnato da questi ultimi dinnanzi al Consiglio di stato.
C. Valutazione della Corte
32. La Corte nota che la terza opposizione formata dal comune di Kalamaria prevedeva anche le sentenze rese dal Consiglio di stato a proposito dei richiedente indicati sotto i numeri 1-9, 12-19, 23, 26-31, 33-40, 42-44, 46-49 e 58,. Se fosse stata giudicata fondata, le sentenze attaccate sarebbero state annullate in modo retroattivo ed il ricorso per annullamento sarebbe stato riesaminato. Pertanto, il procedimento in terza opposizione avrebbe potuto avere un’incidenza diretta sul diritto dei richiedenti a godere liberamente della loro propriet?. L’articolo 6 dunque ? applicabile. Di conseguenza, questo procedimento ? da prendere in conto nel calcolo della durata totale dei procedimenti controversi (vedere, mutatis mutandis, Voggenreiter c. Germania, no 47169/99, ?? 38-43, CEDH 2004-I).
33. A questo riguardo, la Grande Camera considera, per le ragioni esposte dalla camera che i due procedimenti controversi hanno conosciuto una durata eccessiva e che c’? stata dunque violazione dell’articolo 6 ? 1 della Convenzione.
II. SULL’APPLICAZIONE DELL’ARTICOLO 41 DELLA CONVENZIONE
34. Ai termini dell’articolo 41 della Convenzione,
“Se la Corte dichiara che c’? stata violazione della Convenzione o dei suoi Protocolli, e se il diritto interno dell’Alta Parte contraente permette di cancellare solo imperfettamente le conseguenze di questa violazione, la Corte accorda alla parte lesa, se c’? luogo, una soddisfazione equa. “
A. Danno
1. La sentenza della camera
35. Nella sua sentenza del 22 giugno 2006, la camera ha stimato che il superamento del “termine ragionevole” aveva causato un torto morale certo che giustificava la concessione di un’indennit? ai richiedenti. Deliberando in equit?, ha accordato, per danno morale, 8 000 EUR a ciascuno dei richiedenti menzionati sotto i numeri 1-9, 12-19, 23, 26-31, 33-40, 42-44, 46-49 e 58 e 5 000 EUR a ciascuno dei richiedenti indicati sotto i numeri 10-11, 20-22, 24-25, 32, 41, 45 e 50-57, pi? ogni importo che pu? essere dovuto a titolo di imposta.
2. Tesi delle parti
36. I richiedenti stimano che la soddisfazione equa assegnata a titolo dell’articolo 41 della Convenzione deve restare individualizzata. La somma accordata per danno morale non dovrebbe dipendere dal numero dei richiedenti. Secondo loro, la concezione del danno morale avanzata dal Governo arriverebbe a creare una nuova nozione giuridica, quella del “danno morale condiviso.” Secondo questa concezione, pi? le persone che subiscono un danno morale a ragione della durata eccessiva di un processo sarebbero numerose, meno proverebbero frustrazione e angoscia.
37. Il Governo considera che la somma totale assegnata dalla camera sia esorbitante e si trova in contraddizione con lo spirito dell’articolo 41 che contempla solamente la concessione di una soddisfazione equa per i danni subiti. Aggiunge che in occasione di altre cause concernenti la Grecia e in cui sono state constatate delle violazioni pi? gravi di quella del diritto ad un processo in un termine ragionevole, la Corte ha assegnato delle somme meno importanti. Gli sembra che nelle cause che hanno fatto riferimento alla durata di un procedimento, la Corte avrebbe dovuto modulare l’applicazione dell’articolo 41 in funzione del numero di persone riguardate. Stima in particolare che gli oneri di un procedimento e gli interessi legittimi in causa sono completamente differenti a seconda che i giudicabili abbiano investito collettivamente o individualmente i tribunali. Ne andrebbe parimenti della frustrazione eventualmente provata a causa del ritardo anormale di un procedimento giudiziale. Per ci? che riguarda, in particolare, il procedimento controverso, scaturito da un ricorso per annullamento, il numero dei richiedenti non poteva influire per niente sulla sua conclusione. Il Governo conclude che la Grande Camera dovrebbe rivedere per un?eventuale riduzione la somma totale assegnata dalla camera per danno morale.
3. Valutazione della Corte
38. La Corte nota come prima cosa che le parti non si sono espresse a proposito del danno materiale che i richiedenti hanno potuto subire. Perci? si dedicher? solo a ci? che conviene assegnare per danno morale nello specifico, cio? in una causa relativa alla durata di un procedimento congiunto dinnanzi alle giurisdizioni interne ed in seguito introdotto collettivamente dinnanzi alla Corte.
a) I criteri della Corte
39. C’? luogo di ricordare innanzitutto che, quando conclude alla violazione di una disposizione della Convenzione, la Corte pu? assegnare all’interessato una somma per il danno morale subito. Questa somma mira al risarcimento da parte dello stato per l? angoscia, i dispiaceri e le incertezze che risultano da questa violazione (vedere Comingersoll S.p.A. c. Portogallo [GC], no 35382/97, ? 29, CEDH 2000-IV). Di conseguenza, quando la durata di un procedimento ? eccessivamente lunga, la somma assegnata per danno morale deve tenere conto dei danni di questo tipo che ha potuto subire l’interessato.
40. Tuttavia, ? impossibile rendere conto in dettaglio del peso rispettivo di ciascuno degli elementi presi in considerazione nella determinazione della somma da assegnare per danno morale, somma fissata in equit?. Tuttavia, la giurisprudenza fornisce un certo numero di indicazioni a questo scopo (vedere, tra altri, K?nig c. Germania (articolo 50), sentenza del 10 marzo 1980, serie A no 36, pp. 16-17, ? 19, e Davies c. Regno Unito, no 42007/98, ? 38, 16 luglio 2002). Conviene per? precisare queste indicazioni che riguardano il danno morale causato dalla durata eccessiva di un procedimento congiunto.
41. In particolare, quando viene constatata una durata eccessiva in un procedimento comune, la Corte deve tenere conto del modo in cui il numero dei partecipanti a tale procedimento pu? influire sull’angoscia, i dispiaceri e l’incertezza che colpiscono ciascuno di essi. Cos?, un numero elevato di partecipanti avr? molto probabilmente un impatto sull’importo della soddisfazione equa da assegnare a titolo del danno morale. Il fatto ? che il numero di persone che partecipano ad un procedimento comune dinnanzi alle giurisdizioni interne non ? neutro dal punto di vista del danno morale che pu? essere provato da ciascuno a ragione della durata di questo procedimento, se lo si confronta al danno morale che subirebbe un individuo che ha impegnato isolatamente lo stesso procedimento. L’appartenenza ad un gruppo di persone che hanno deciso di investire una giurisdizione sullo stesso fondamento fattuale o giuridico implica che tanto i vantaggi che gli inconvenienti di un procedimento comune saranno divisi.
Inoltre, quando il procedimento comune viene trattato e viene coordinato dallo stesso rappresentante, gli oneri e le parcelle sono ridotti normalmente per ogni richiedente rispetto a ci? che sarebbero nel caso di un’azione in giustizia individuale, il che facilita l’immissione nel processo di giustizia. In pi?, il raggruppamento del ricorso permette spesso ad una giurisdizione di unire delle cause connesse e pu? cos? facilitare una buona amministrazione della giustizia il cui corso pu? vedersi anche accelerato. Simile procedimento presenta dunque dei vantaggi che conviene prendere in considerazione (vedere, mutatis mutandis, Scordino c. Italia (no 1) [GC], no 36813/97, ? 268, CEDH 2006 -…).
42. In compenso, queste ultime caratteristiche di un procedimento comune possono, al loro turno, fare nascere a capo degli interessati un’attesa nel vedere lo stato dare prova di zelo nel trattamento della loro causa. Di conseguenza, dei ritardi ingiustificati in questo ambito sono suscettibili di aggravare i danni eventualmente subiti.
43. Inoltre, la Corte considera che la posta del procedimento controverso ? un elemento pertinente nella valutazione del danno morale eventualmente subito. Pi? la posta del procedimento ? importante per la situazione personale di ogni richiedente, pi? i dispiaceri e le incertezze che colpiscono gli interessati si accentuano (paragrafo 39 sopra).
44. Da ultimo, la Corte ricorda che gode di una certa latitudine nell’esercizio del potere di cui ? investita dall’articolo 41, cos? come dimostra l’aggettivo “equo” ed la porzione della frase “se c’? luogo” (Guzzardi c. Italia, sentenza del 6 novembre 1980, serie A no 39, p. 42, ? 114). Essendo cos?, e salvo quando giunge alla conclusione che la constatazione di violazione fornisce in s? una soddisfazione equa sufficiente per il danno morale subito, la Corte deve badare al fatto che la somma assegnata sia ragionevole allo sguardo della gravit? della violazione constatata. Deve tenere in particolare conto nella sua valutazione delle somme gi? assegnate in casi similari e, nell’ipotesi di un procedimento comune, del numero dei richiedenti e dell’importo totale assegnato a questi.
b) L’applicazione di questi criteri al caso specifico
45. La Corte nota che, di tutti gli elementi che possono essere presi in conto nella valutazione del danno morale subito nello specifico, certi provocano una riduzione, altri un aumento dell’importo da assegnare.
46. A proposito di quelli che conducono ad una riduzione dell’importo, la Corte rileva, innanzitutto, che i cinquantotto richiedenti avevano impegnato insieme il procedimento in causa dinnanzi alle giurisdizioni amministrative per contestare la legalit? dell’atto amministrativo attaccato. Non avevano presentato dinnanzi alle giurisdizioni competenti delle istanze separate dunque, ma inseguivano tutti lo stesso obiettivo, ossia l’esame da parte del Consiglio di stato della legalit? dell’atto che era ogni volta contestata. In pi?, in un procedimento per annullamento dinnanzi alle giurisdizioni amministrative, il numero dei richiedenti non pu? influire per niente sulla conclusione del procedimento che riguarda esclusivamente la legalit? dell’atto amministrativo messo in causa. La Corte considera cos? come, con paragone con un procedimento civile in cui i querelanti presentano insieme delle richieste di indennizzo individuale, l’obiettivo comune dei procedimenti controversi era di natura tale da attenuare il dispiacere e l’incertezza provati a ragione del loro ritardo.
47. A proposito degli elementi che provocano un aumento di questo importo, la Corte prende in conto ci? che segue. Certo, la posta finanziaria dei procedimenti controversi per i richiedenti non era diretta ma solamente implicita. Difatti, l’unico oggetto di questi procedimenti era la contestazione della legalit? degli atti amministrativi attaccati. Non ne resta meno che il valore della propriet? dei richiedenti che restava bloccata ammontava, secondo la loro propria stima, a 24 000 000 EUR circa. La Corte considera dunque che la posta dei procedimenti controversi, dalla cui conclusione dipendeva direttamente la possibilit? per i richiedenti di sfruttare la loro propriet?, era di natura tale da accentuare i danni che colpivano gli interessati in ragione della loro lunga durata.
48. Avuto riguardo a ci? che precede, la Corte stima che il prolungamento del procedimento controverso al di l? del “termine ragionevole” ha causato un torto morale certo che giustifica la concessione di un’indennit? ai richiedenti. Prende anche in conto il numero dei richiedenti, la natura della violazione constatata cos? come la necessit? di fissare la somma in modo l’importo globale quadri con la sua giurisprudenza in materia e sia ragionevole alla luce della posta dei procedimenti in causa. Basandosi sulle considerazioni che precedono e deliberando in equit?, la Corte accorda 4 000 EUR a questo titolo a ciascuno dei richiedenti menzionati sotto i numeri 1-9, 12-19, 23, 26-31, 33-40, 42-44, 46-49 e 58, e 2 500 EUR a ciascuno dei richiedenti indicati sotto i numeri 10-11, 20-22, 24-25, 32, 41, 45 e 50-57, pi? ogni importo che pu? essere dovuto a titolo di imposta.
B. Oneri e spese
1. La sentenza della camera
49. La camera ha considerato che le pretese dei richiedenti a questo titolo non erano n? dettagliate n? accompagnate dai giustificativi necessari. Ha allontanato dunque la loro richiesta su questo punto.
2. Tesi delle parti e valutazione della Corte
50. Le parti non si pronunciano su questa questione. Pertanto, la Corte stima che non c?? motivo di concedere nessuna somma ai richiedenti a questo titolo.
C. Interessi moratori
51. La Corte giudica appropriato basare il tasso degli interessi moratori sul tasso di interesse della facilit? di prestito marginale della Banca centrale europea aumentato di tre punti percentuale.
PER QUESTI MOTIVI, LA CORTE,
1. Stabilisce all’unanimit?, che c’? stata violazione dell’articolo 6 ? 1 della Convenzione;
2. Stabilisce (per quindici voci contro due)
a) che lo stato convenuto deve versare, nei tre mesi, per danno morale 4 000 EUR (quattromila euro) a ciascuno dei richiedenti menzionati sotto i numeri 1-9, 12-19, 23, 26-31, 33-40, 42-44, 46-49 e 58 e 2 500 EUR (duemila cinque cento euro) a ciascuno dei richiedenti menzionati sotto i numeri 10-11, 20-22, 24-25, 32, 41, 45 e 50-57, pi? ogni importo che pu? essere dovuto a titolo di imposta;
b) che a contare dalla scadenza di suddetto termine e fino al versamento, questi importi saranno da aumentare di un interesse semplice ad un tasso uguale a quello della facilit? di prestito marginale della Banca centrale europea applicabile durante questo periodo, aumentato di tre punti percentuale,;
3. Respinge (all’unanimit?) la richiesta di soddisfazione equa per il surplus.
Fatto in francese ed in inglese, poi pronunziato in udienza pubblica al Palazzo dei Diritti dell’uomo, a Strasburgo, il 15 febbraio 2008.
Vincent Pastore Jean-Paul Costa
Giureconsulto Presidente
Alla presente sentenza si trova unita, conformemente agli articoli 45 ? 2 della Convenzione e 74 ? 2 dell’ordinamento, l’esposizione delle seguenti opinioni:
– opinione concordante del giudice Bratza alla quale aderisce il giudice Rozakis;
– opinione parzialmente dissidente dei giudici Zupancic e Zagrebelsky.
J. – P.C
V.B.

OPINIONE CONCORDANTE DEL GIUDICE BRATZA
A LA QUALE ADERISCE IL GIUDICE ROZAKIS
(Traduzione)
Segno il mio accordo col risultato al quale giunge la maggioranza della Grande Camera nella presente causa e nella causa imparentata Arvanitaki-Roboti ed altri c. Grecia, ma preferisco spiegare brevemente perch? utilizzando i miei propri termini.
Il punto di partenza per l’esame della questione sollevata nelle due cause, ? l’articolo 41 stesso. Come risulta dai termini di questo, non solo la concessione al richiedente da parte della Corte di un risarcimento pecuniario o altro in caso di constatazione di violazione della Convenzione ? una misura che dipende dalla valutazione della Corte, ma ogni soddisfazione assegnata alla parte lesa deve essere “equa.” Nell’ipotesi di un danno di carattere morale, questo aggettivo implica che ogni somma accordata deve riflettere la natura del diritto convenzionale misconosciuto, la gravit? della violazione constatata e le sue conseguenze per l’individuo che richiede.
Quando la Corte constata una violazione dell’articolo 6 della Convenzione in ragione della durata eccessiva del procedimento interno, ha per abitudine di accordare al richiedente che ha guadagno di causa un risarcimento pecuniario che riflette la frustrazione, l’angoscia ed i dispiaceri causati all’interessato dalle lentezze inaccettabili nella condotta del procedimento che sono imputabili ai corsi e ai tribunali nazionali. Nel caso in cui il richiedente sia una parte in causa individuale o sia membro di un piccolo gruppo di parti in causa parti dello stesso procedimento interno, la concessione di una soddisfazione equa non pone in generale alcun problema. La Corte, deliberando “in equit?”, concede in principio una somma che tiene conto della durata globale del procedimento, del numero di gradi di giurisdizione per il quali il procedimento ? passato e della misura in cui il richiedente ha potuto contribuire alla durata globale; tiene anche conto delle somme assegnate nelle cause comparabili dirette contro lo Stato o gli Stati convenuti per garantire, tanto quanto si pu? fare, una coerenza di approccio.
Per?, quando, come nello specifico, la querela per durata eccessiva del procedimento proviene da un gran numero di parti di una stessa istanza civile, un elemento supplementare entra in gioco, ossia la proporzionalit? della somma globale concessa. Anche se ? il diritto convenzionale di ogni individuo riguardato che la Corte giudica misconosciuto, l’importo totale della somma accordata in applicazione dell’articolo 41 non deve essere sproporzionato alla natura ed alla gravit? della violazione constatata, il che include il fatto che questa si riferisca alla durata eccessiva di una sola istanza. Importa attenersi a questo principio, cos? che sia giustificato ad operare una riduzione sostanziale dell’importo che sarebbe stato assegnato ad ogni richiedente se fosse stato l’unica parte dell’istanza, o una di un numero pi? ristretto di parti di questa.
Nella presente causa, la somma in gioco nel procedimento interno era certo molto elevata. Ci? dice, la questione di cui la Grande Camera si trovava investita riguardava la concessione di una somma non per il danno materiale subito dai richiedenti ma per il danno morale generato dalla durata del procedimento civile. Secondo me, una somma come quella che la camera aveva assegnato, pi? di 450 000 euro per la durata eccessiva di una sola istanza, ignora il principio della globalit? e richiede di essere ridotta sensibilmente.
I richiedenti sostengono che le somme concesse per danno morale non devono dipendere del numero di richiedenti, e che non si fonda su niente l’idea secondo la quale pi? il numero delle persone che hanno subito un danno in ragione della durata eccessiva del procedimento ? elevato, meno i sentimenti di frustrazione e di angoscia provati sono importanti.
Non posso aderire a questo argomento. Secondo me, come la sentenza rileva a buon diritto, ci sono dei vantaggi considerevoli per i querelanti stessi come per una buona amministrazione della giustizia di fare causa comune piuttosto che di presentare delle querele identiche nella cornice di procedimenti distinti. La divisione della responsabilit? nella condotta del procedimento cos? come l’economia sostanziale degli oneri per ogni individuo richiedente che permetter? normalmente il fatto di essere parte di un procedimento congiunto condotto e coordinato da uno solo ed anche gruppo di rappresentanti, costituisce dei vantaggi non trascurabili che la Corte deve prendere in conto quando valuta l’ampiezza della frustrazione, dell’angoscia e dei dispiaceri che le lentezze del procedimento hanno provocato ai differenti richiedenti.
I punti di vista possono divergere legittimamente in quanto al punto di sapere se la somma assegnata dalla Grande Camera nello specifico predisponga l’equilibrio voluto tra la preoccupazione di indennizzare i differenti richiedenti per una violazione dei loro diritti convenzionali e quello di preservare la proporzionalit? della somma globale, ma sono pronto ad accettare gli importi che la maggioranza concede in equit?.

OPINIONE PARZIALMENTE DISSIDENTE DEI GIUDICI ZUPANCIC E ZAGREBELSKY
A dispiacere, non abbiamo potuto condividere la posizione della maggioranza dei giudici per ci? che riguarda l’applicazione dell’articolo 41 della Convenzione, una volta constatata una violazione del diritto ad una durata ragionevole dei procedimenti controversi.
La questione che si poneva alla Grande Camera era quella di sapere se il fatto che i richiedenti erano numerosi poteva figurare tra i criteri da utilizzare per stabilire l’importo dell’indennit? concernente il danno morale. La maggioranza ha risposto positivamente (al paragrafo 41) affermando che “un numero elevato di partecipanti molto probabilmente avr? un impatto sull’importo della soddisfazione equa da assegnare a titolo di danno morale”, che “il numero di persone che partecipano ad un procedimento comune dinnanzi alle giurisdizioni interne non ? neutro del punto di vista del danno morale che pu? essere provato da ciascuno a ragione della durata di questo procedimento, se lo si confronta al danno morale che subirebbe un individuo che ha impegnato isolatamente” lo stesso procedimento e che “l’appartenenza ad un gruppo di persone che hanno deciso di investire dei fatti una giurisdizione sullo stesso fondamento fattuale o giuridico implica che sia vantaggi che inconvenienti di un procedimento comune saranno divisi.”
Anche se, seguendo una pratica che troviamo discutibile, la sentenza non chiarisce il ragionamento che conduce all’indicazione dell’importo assegnato (ed affronta ancora meno la questione di sapere se l’indennit? doveva essere la stessa per ogni vittima della violazione) si pu? intravedere il peso del nuovo criterio che ha condotto ad una riduzione sostanziale dell’indennizzo rispetto alla pratica corrente.
Ma non c’? secondo noi nessuna ragione, di ordine psicologico o altro che possa giustificare l’affermazione di principio adottata dalla Grande Camera. Ci sembra in pi? che si possa vedere nella situazione di cui si tratta una qualsiasi parentela o similitudine col tema delle class actions e dei criteri che sono utilizzati per il calcolo degli importi, concernenti il danno materiale, da assegnare a ciascuna delle parti vincenti. Ci sembra che, qualunque sia il numero delle vittime, ciascuna di esse deve essere indennizzata, “se c’? luogo”, per le conseguenze che ha dovuto soffrire dalla violazione di cui ? vittima. La soddisfazione equa ? prevista proprio dall’articolo 41 per indennizzare tanto quanto si pu? fare la vittima di una violazione. La posta del procedimento nazionale e le sue incidenze sulla persona l richiedente sono ai nostri occhi gli elementi determinanti da prendere in considerazione.
In questo ordine di idee, ci sembra che non ci sia ragione di prendere in considerazione, per operare una riduzione che pesa su ogni vittima, l’importo totale delle somme assegnate ai richiedenti (paragrafo 44).
Ci? dicendo, aggiungiamo che si pu? comprendere bene che la Corte sia preoccupata dall’enormit? delle somme di cui si tratterebbe se non le avesse ridotte. Ma secondo noi tale problema ? la conseguenza inevitabile di parecchi aspetti criticabili della pratica della Corte in quanto all’applicazione dell’articolo 41 in caso di violazione del diritto alla durata ragionevole dei procedimenti. E questo, a partire dalla presunzione quasi automatica che esiste un danno morale, senza che nessuna prova o argomento vengano richiesti, e dell’utilizzazione di criteri matematici di calcolo che tengono conto della durata globale del procedimento, anche per il periodo riconosciuto come giustificato, fino all’impiego di tabelle senza rapporto con la pratica in materia della Corte nei casi di violazioni che causano sofferenze ben pi? gravi alle vittime (articoli 2, 3, 8, 10, ecc.).
Secondo noi, al posto di intervenire a valle con un nuovo criterio molto discutibile, le ragioni a monte delle conseguenze che la Corte ha voluto evitare dovrebbero essere rimesse in questione.

ALLEGATO
Elenco dei richiedenti

OMISSIS

Testo Tradotto

Conclusion Violation de l’art. 6-1 ; Dommage mat?riel – demande rejet?e ; Pr?judice moral – r?paration p?cuniaire ; Frais et d?pens – demande rejet?e
GRANDE CHAMBRE
AFFAIRE KAKAMOUKAS ET AUTRES c. GR?CE
(Requ?te no 38311/02)
ARR?T
STRASBOURG
15 f?vrier 2008
Cet arr?t est d?finitif. Il peut subir des retouches de forme.

En l’affaire Kakamoukas et autres c. Gr?ce,
La Cour europ?enne des droits de l’homme, si?geant en une Grande Chambre compos?e de :
Jean-Paul Costa, pr?sident,
Christos Rozakis,
Nicolas Bratza,
Bo?tjan M. Zupancic,
Peer Lorenzen,
Riza T?rmen,
Karel Jungwiert,
Josep Casadevall,
Margarita Tsatsa-Nikolovska,
Rait Maruste,
Snejana Botoucharova,
Mindia Ugrekhelidze,
Vladimiro Zagrebelsky,
Lech Garlicki,
David Th?r Bj?rgvinsson,
Danute Jociene,
Mark Villiger, juges,
et de Vincent Berger, jurisconsulte,
Apr?s en avoir d?lib?r? en chambre du conseil les 7 mars 2007 et 9 janvier 2008,
Rend l’arr?t que voici, adopt? ? cette derni?re date :
PROC?DURE
1. A l’origine de l’affaire se trouve une requ?te (no 38311/02) dirig?e contre la R?publique hell?nique par cinquante-huit ressortissants de cet Etat, dont les noms figurent en annexe (? les requ?rants ?), qui ont saisi la Cour le 17 octobre 2002 en vertu de l’article 34 de la Convention de sauvegarde des droits de l’homme et des libert?s fondamentales (? la Convention ?).
2. Les requ?rants sont repr?sent?s par Mes D. N. et K. G., avocats au barreau de Thessalonique. Le gouvernement grec (? le Gouvernement ?) est repr?sent? par les d?l?gu?s de son agent, Mme G. Skiani et M. K. Georgiadis, assesseurs aupr?s du Conseil juridique de l’Etat.
3. Les requ?rants se plaignaient notamment, sous l’angle de l’article 6 ? 1 de la Convention, de la dur?e de deux proc?dures suivies devant le Conseil d’Etat.
4. La requ?te a ?t? attribu?e ? la premi?re section de la Cour (article 52 ? 1 du r?glement). Au sein de ladite section, la chambre charg?e d’examiner l’affaire (article 27 ? 1 de la Convention) a ?t? constitu?e conform?ment ? l’article 26 ? 1 du r?glement.
5. Le 25 mars 2004, la requ?te a ?t? d?clar?e en partie irrecevable par une chambre de ladite section, compos?e des juges Peer Lorenzen, Christos Rozakis, Giovanni Bonello, Fran?oise Tulkens, Nina Vajic, Elisabeth Steiner et Khanlar Hajiyev, ainsi que de S?ren Nielsen, greffier de section.
6. Le 24 mars 2005, une chambre de la m?me section, compos?e des juges Fran?oise Tulkens, Christos Rozakis, Peer Lorenzen, Nina Vajic, Snejana Botoucharova, Anatoli Kovler et Elisabeth Steiner, ainsi que de S?ren Nielsen, greffier de section, a d?clar? la requ?te partiellement recevable pour le surplus.
7. Le 22 juin 2006, une chambre de ladite section, compos?e des juges Loukis Loucaides, Christos Rozakis, Fran?oise Tulkens, Nina Vajic, Anatoli Kovler, Elisabeth Steiner et Khanlar Hajiyev, ainsi que de S?ren Nielsen, greffier de section, a rendu son arr?t. Elle y concluait, ? l’unanimit?, qu’il y avait eu violation de l’article 6 ? 1 de la Convention ? raison de la dur?e des proc?dures litigieuses. La chambre a ?galement d?cid?, par cinq voix contre deux, d’allouer ? chacun des requ?rants divers montants pour pr?judice moral.
8. Le 28 juillet 2006, le Gouvernement a demand? le renvoi de l’affaire devant la Grande Chambre, en vertu des articles 43 de la Convention et 73 du r?glement de la Cour. Le 23 octobre 2006, un coll?ge de la Grande Chambre a fait droit ? cette demande.
9. La composition de la Grande Chambre a ?t? arr?t?e conform?ment aux articles 27 ?? 2 et 3 de la Convention et 24 du r?glement.
10. Le Gouvernement a d?pos? des observations ?crites (article 59 ? 1 du r?glement).
11. Une audience s’est d?roul?e en public au Palais des Droits de l’Homme, ? Strasbourg, le 7 mars 2007 (article 59 ? 3 du r?glement).
Ont comparu :
? pour le Gouvernement
Mme G. Skiani, assesseur aupr?s
du Conseil juridique de l’Etat,
M. K. Georgiadis, assesseur aupr?s
du Conseil juridique de l’Etat, d?l?gu?s de l’agent,
M. I. Bakopoulos, auditeur aupr?s
du Conseil juridique de l’Etat, conseil ;
? pour les requ?rants
Me D. N., conseil.
La Cour a entendu Me N., Mme Skiani et M. Georgiadis.
EN FAIT
I. LES CIRCONSTANCES ? L’ORIGINE DU LITIGE
A. La gen?se de l’affaire
1. La p?riode 1925-1936
12. Le 7 avril 1925, l’Etat grec proc?da ? l’expropriation d’une superficie de 534 892 m?, sise dans la p?riph?rie de la ville de Thessalonique (quartier de Mikra), dans le but d’y construire un a?roport. Cette surface, qui rel?ve actuellement de la commune de Kalamaria, comprenait des terrains appartenant aux ascendants des requ?rants.
13. L’indemnit? d’expropriation fut fix?e par les jugements nos 1321/1926 et 703/1929 du tribunal de premi?re instance de Thessalonique, l’arr?t no 9/1930 de la cour d’appel de Thessalonique et l’arr?t no 116/1931 de la Cour de cassation.
14. Par le jugement no 293/1936 du pr?sident du tribunal de premi?re instance de Thessalonique, les ascendants des requ?rants furent reconnus titulaires de l’indemnit? en question. Toutefois, l’Etat refusa de la verser. De plus, l’a?roport fut construit sur un autre site.
2. La p?riode 1967-1972
15. Le 22 juin 1967, par une d?cision conjointe du ministre des Finances et de celui des Travaux publics (no E.17963/8019), l’Etat proc?da ? l’expropriation du domaine susmentionn?, qui incluait les terrains litigieux, dans le but d’y construire des logements ouvriers. Faute de remplir un but d’utilit? publique, cette d?cision fut r?voqu?e le 6 juillet 1972.
3. La p?riode 1972-1988
16. Le 29 juin 1972, un d?cret royal destina le domaine ? la construction d’un centre sportif.
17. Le 14 mai 1987, le pr?fet de Thessalonique modifia le plan d’alignement (????t????? s??d??) de la zone o? ?taient sis les terrains des requ?rants, qu’il qualifia d’? espace vert ? et de ? zone de loisirs et de sports ?. Cette d?cision fut confirm?e par une d?cision du ministre de l’Environnement et des Travaux publics en date du 31 juillet 1987, puis par un d?cret pr?sidentiel en date du 22 ao?t 1988.
B. La proc?dure tendant ? la modification du plan d’alignement de 1987
18. Le 28 juin 1994, les requ?rants ou leurs ascendants saisirent la pr?fecture de Thessalonique d’une demande tendant ? la modification du plan d’alignement en vigueur, de mani?re ? ce que la charge grevant leurs propri?t?s f?t lev?e. La pr?fecture n’y donna pas suite.
19. Le 20 novembre 1994, les requ?rants ou leurs ascendants saisirent le Conseil d’Etat d’un recours en annulation du refus implicite de l’administration de lever la charge grevant leurs terrains.
20. Le 11 janvier 1996, la commune de Kalamaria d?posa ses observations sur l’affaire. L’audience eut lieu le 26 mars 1997.
21. Le 20 octobre 1997, le Conseil d’Etat fit droit ? la demande des requ?rants. En particulier, il consid?ra qu’?tant demeur?e longtemps sans proc?der ? l’expropriation des terrains en question pour permettre la r?alisation du projet pr?vu par le plan d’alignement, l’administration ?tait tenue de lever la charge grevant les propri?t?s litigieuses. La haute juridiction renvoya l’affaire ? l’administration en lui demandant de prendre les mesures n?cessaires pour d?bloquer les terrains des requ?rants (arr?ts nos 4445, 4447 et 4448/1997). Ces arr?ts furent mis au net et certifi?s conformes le 25 f?vrier 1998.
22. Selon les calculs des requ?rants, la valeur actuelle du terrain en cause s’?l?ve ? 24 000 000 euros (EUR) environ.
II. LES CIRCONSTANCES FAISANT L’OBJET DU LITIGE
A. La proc?dure engag?e par la commune de Kalamaria contre les arr?ts nos 4445, 4447 et 4448/1997 du Conseil d’Etat
23. Le 30 septembre 1998, la commune de Kalamaria forma une tierce opposition (t??ta?a??p?) contre les arr?ts susmentionn?s rendus par le Conseil d’Etat au sujet des requ?rants indiqu?s sous les nos 1-9, 12-19, 23, 26-31, 33-40, 42-44, 46-49 et 58, qui avaient saisi le Conseil d’Etat dans la proc?dure ayant abouti aux arr?ts nos 4445, 4447 et 4448/1997. Cette voie de recours permet aux personnes qui n’ont ?t? ni parties ni repr?sent?es dans une instance d’attaquer une d?cision qui leur fait grief. Dans le cas o? la tierce opposition ? qui n’a pas d’effet suspensif ? est jug?e fond?e, les arr?ts attaqu?s sont annul?s r?troactivement et le recours en annulation r?examin?. En l’esp?ce, la tierce opposition n’ayant pas d’effet suspensif, les arr?ts nos 4445, 4447 et 4448/1997 demeuraient valides.
24. Le 28 novembre 2001, le Conseil d’Etat d?clara la tierce opposition irrecevable (arr?ts nos 4148, 4149 et 4150/2001). Il estima que la commune de Kalamaria ne pouvait se pr?valoir de cette voie de recours, car elle avait d?j? eu l’occasion de soumettre ses observations sur l’affaire. Les arr?ts susmentionn?s furent mis au net et certifi?s conformes le 17 avril 2002.
B. Le nouveau plan d’urbanisme et la proc?dure tendant ? son annulation
25. Le 13 mai 1999, le ministre de l’Environnement et des Travaux publics proc?da ? la modification du plan d’urbanisme de la commune de Kalamaria pour affecter le domaine litigieux ? la construction d’une zone de loisirs et de sports (d?cision no 12122/2761).
26. Le 9 septembre 1999, les requ?rants ou leurs ascendants saisirent le Conseil d’Etat d’un recours en annulation de la d?cision susmentionn?e. L’objet unique de ce recours ?tait la contestation de la l?galit? de l’acte administratif attaqu?.
27. Le 11 septembre 2002, les int?ress?s produisirent ? l’appui de leur recours divers justificatifs, dont les actes de propri?t?. Initialement fix?e au 8 novembre 2000, l’audience fut annul?e ? plusieurs reprises. Elle eut finalement lieu le 29 octobre 2003. Il ressort du dossier que le Conseil d’Etat n’a pas encore rendu son arr?t.
EN DROIT
I. SUR LA VIOLATION ALL?GU?E DE L’ARTICLE 6 ? 1 DE LA CONVENTION
28. Les requ?rants mentionn?s sous les nos 1-9, 12-19, 23, 26-31, 33-40, 42-44, 46-49 et 58 se plaignent de la dur?e de la tierce opposition form?e devant le Conseil d’Etat par la commune de Kalamaria. Par ailleurs, l’ensemble des requ?rants se plaignent de la dur?e de la proc?dure tendant ? l’annulation du nouveau plan d’urbanisme. Ils invoquent l’article 6 ? 1 de la Convention, dont les parties pertinentes se lisent comme suit :
? Toute personne a droit ? ce que sa cause soit entendue ?quitablement (…) dans un d?lai raisonnable, par un tribunal (…), qui d?cidera (…) des contestations sur ses droits et obligations de caract?re civil (…) ?
A. L’arr?t de la chambre
29. Dans son arr?t du 22 juin 2006, la chambre a consid?r? que, compte tenu de la jurisprudence en la mati?re, la dur?e des deux proc?dures litigieuses ?tait excessive et ne r?pondait pas ? l’exigence du ? d?lai raisonnable ?. Elle a ainsi conclu ? la violation de l’article 6 ? 1.
B. Th?ses des parties
1. Les requ?rants
30. Les requ?rants n’ont pas soumis d’observations compl?mentaires sur cette question.
2. Le Gouvernement
31. Le Gouvernement soutient que l’arr?t de la chambre n’aurait pas d? prendre en compte la proc?dure en tierce opposition engag?e par la commune de Kalamaria devant le Conseil d’Etat. Il d?fend l’id?e que non engag?e par l’un quelconque des requ?rants, cette proc?dure ne pouvait avoir, m?me indirectement, aucune incidence sur la proc?dure principale engag?e par ces derniers devant le Conseil d’Etat.
C. Appr?ciation de la Cour
32. La Cour note que la tierce opposition form?e par la commune de Kalamaria visait aussi les arr?ts rendus par le Conseil d’Etat au sujet des requ?rants indiqu?s sous les nos 1-9, 12-19, 23, 26-31, 33-40, 42-44, 46-49 et 58. Si elle avait ?t? jug?e fond?e, les arr?ts attaqu?s auraient ?t? annul?s r?troactivement et le recours en annulation r?examin?. Partant, la proc?dure en tierce opposition aurait pu avoir une incidence directe sur le droit des requ?rants ? jouir librement de leur propri?t?. L’article 6 lui est donc applicable. Par cons?quent, cette proc?dure est ? prendre en compte dans le calcul de la dur?e totale des proc?dures litigieuses (voir, mutatis mutandis, Voggenreiter c. Allemagne, no 47169/99, ?? 38-43, CEDH 2004-I).
33. A cet ?gard, la Grande Chambre consid?re, pour les raisons expos?es par la chambre, que les deux proc?dures litigieuses ont connu une dur?e excessive et qu’il y a donc eu violation de l’article 6 ? 1 de la Convention.
II. SUR L’APPLICATION DE L’ARTICLE 41 DE LA CONVENTION
34. Aux termes de l’article 41 de la Convention,
? Si la Cour d?clare qu’il y a eu violation de la Convention ou de ses Protocoles, et si le droit interne de la Haute Partie contractante ne permet d’effacer qu’imparfaitement les cons?quences de cette violation, la Cour accorde ? la partie l?s?e, s’il y a lieu, une satisfaction ?quitable. ?
A. Dommage
1. L’arr?t de la chambre
35. Dans son arr?t du 22 juin 2006, la chambre a estim? que le d?passement du ? d?lai raisonnable ? avait caus? aux requ?rants un tort moral certain justifiant l’octroi d’une indemnit?. Statuant en ?quit?, elle a accord?, pour dommage moral, 8 000 EUR ? chacun des requ?rants mentionn?s sous les nos 1-9, 12-19, 23, 26-31, 33-40, 42-44, 46-49 et 58 et 5 000 EUR ? chacun des requ?rants indiqu?s sous les nos 10-11, 20-22, 24-25, 32, 41, 45 et 50-57, plus tout montant pouvant ?tre d? ? titre d’imp?t.
2. Th?ses des parties
36. Les requ?rants estiment que la satisfaction ?quitable allou?e au titre de l’article 41 de la Convention doit rester individualis?e. La somme accord?e pour dommage moral ne devrait pas d?pendre du nombre des requ?rants. D’apr?s eux, la conception du dommage moral avanc?e par le Gouvernement reviendrait ? cr?er une nouvelle notion juridique, celle du ? dommage moral partag? ?. Selon cette conception, plus les personnes subissant un dommage moral ? raison de la dur?e excessive d’un proc?s seraient nombreuses, moins elles ?prouveraient de la frustration et de l’angoisse.
37. Le Gouvernement consid?re que la somme totale allou?e par la chambre est exorbitante et se trouve en contradiction avec l’esprit de l’article 41, qui pr?voit seulement l’allocation d’une satisfaction ?quitable pour les dommages subis. Il ajoute qu’? l’occasion d’autres affaires concernant la Gr?ce et o? ont ?t? constat?es des violations plus graves que celle du droit ? un proc?s dans un d?lai raisonnable, la Cour a allou? des sommes moins importantes. Il lui para?t que dans les affaires ayant trait ? la dur?e d’une proc?dure, la Cour devrait moduler l’application de l’article 41 en fonction du nombre de personnes concern?es. Il estime notamment que les frais d’une proc?dure et les int?r?ts l?gitimes en cause sont compl?tement diff?rents selon que les justiciables ont saisi collectivement ou individuellement les tribunaux. Il en irait de m?me de la frustration ?ventuellement ressentie ? cause du retard anormal d’une proc?dure judiciaire. En ce qui concerne, en particulier, la proc?dure litigieuse, d?clench?e par un recours en annulation, le nombre des requ?rants ne pouvait nullement influer sur son issue. Le Gouvernement conclut que la Grande Chambre devrait revoir ? la baisse la somme totale allou?e par la chambre pour dommage moral.
3. Appr?ciation de la Cour
38. La Cour note d’embl?e que les parties ne se sont pas exprim?es au sujet du dommage mat?riel pouvant avoir ?t? subi par les requ?rants. Aussi ne se penchera-t-elle que sur ce qu’il convient d’allouer pour dommage moral en l’esp?ce, c’est-?-dire dans une affaire relative ? la dur?e d’une proc?dure jointe devant les juridictions internes et introduite collectivement devant la Cour par la suite.
a) Les crit?res de la Cour
39. Il y a lieu de rappeler tout d’abord que, lorsqu’elle conclut ? la violation d’une disposition de la Convention, la Cour peut allouer ? l’int?ress? une somme pour le dommage moral subi. Cette somme vise ? la r?paration de l’?tat d’angoisse, des d?sagr?ments et des incertitudes r?sultant de cette violation (voir Comingersoll S.A. c. Portugal [GC], no 35382/97, ? 29, CEDH 2000-IV). Par cons?quent, lorsque la dur?e d’une proc?dure est excessivement longue, la somme allou?e pour dommage moral doit tenir compte des pr?judices de ce type qu’a pu subir l’int?ress?.
40. Toutefois, il est impossible de rendre compte dans le d?tail du poids respectif de chacun des ?l?ments pris en consid?ration dans la d?termination de la somme ? allouer pour dommage moral, somme fix?e en ?quit?. N?anmoins, la jurisprudence fournit un certain nombre d’indications ? ce sujet (voir, parmi d’autres, K?nig c. Allemagne (article 50), arr?t du 10 mars 1980, s?rie A no 36, pp. 16-17, ? 19, et Davies c. Royaume-Uni, no 42007/98, ? 38, 16 juillet 2002). Il convient cependant de pr?ciser ces indications s’agissant du dommage moral caus? par la dur?e excessive d’une proc?dure jointe.
41. En particulier, lorsqu’une dur?e excessive est constat?e dans une proc?dure commune, la Cour doit tenir compte de la mani?re dont le nombre des participants ? une telle proc?dure peut influer sur l’angoisse, les d?sagr?ments et l’incertitude affectant chacun d’eux. Ainsi, un nombre ?lev? de participants aura tr?s probablement un impact sur le montant de la satisfaction ?quitable ? allouer au titre du dommage moral. C’est que le nombre de personnes participant ? une proc?dure commune devant les juridictions internes n’est pas neutre du point de vue du dommage moral pouvant ?tre ?prouv? par chacun ? raison de la dur?e de cette proc?dure, si on le compare au dommage moral que subirait un individu qui aurait engag? la m?me proc?dure isol?ment. L’appartenance ? un groupe de personnes ayant r?solu de saisir une juridiction sur le m?me fondement factuel ou juridique entra?ne que tant les avantages que les inconv?nients d’une proc?dure commune seront partag?s.
En outre, lorsque la proc?dure commune est trait?e et coordonn?e par le m?me repr?sentant, les frais et honoraires sont normalement r?duits pour chaque requ?rant par rapport ? ce qu’ils sont dans le cas d’une action en justice individuelle, ce qui facilite la saisine de la justice. De plus, le regroupement de recours permet le plus souvent ? une juridiction de joindre des affaires connexes et peut ainsi faciliter une bonne administration de la justice, dont le cours peut ?galement se voir acc?l?r?. Une telle proc?dure pr?sente donc des avantages qu’il convient de prendre en consid?ration (voir, mutatis mutandis, Scordino c. Italie (no 1) [GC], no 36813/97, ? 268, CEDH 2006-…).
42. En revanche, ces derni?res caract?ristiques d’une proc?dure commune peuvent, ? leur tour, faire na?tre dans le chef des int?ress?s une attente ? voir l’Etat faire preuve de diligence dans le traitement de leur affaire. Par cons?quent, des retards injustifi?s dans ce domaine sont susceptibles d’aggraver les pr?judices ?ventuellement subis.
43. En outre, la Cour consid?re que l’enjeu de la proc?dure litigieuse est un ?l?ment pertinent dans l’?valuation du dommage moral ?ventuellement subi. Plus l’enjeu de la proc?dure est important pour la situation personnelle de chaque requ?rant, plus les d?sagr?ments et les incertitudes affectant les int?ress?s s’accentuent (paragraphe 39 ci-dessus).
44. En dernier lieu, la Cour rappelle qu’elle jouit d’une certaine latitude dans l’exercice du pouvoir dont l’investit l’article 41, ainsi qu’en t?moignent l’adjectif ? ?quitable ? et le membre de phrase ? s’il y a lieu ? (Guzzardi c. Italie, arr?t du 6 novembre 1980, s?rie A no 39, p. 42, ? 114). Cela ?tant, et sauf quand elle parvient ? la conclusion que le constat de violation fournit en soi une satisfaction ?quitable suffisante pour le dommage moral subi, la Cour doit veiller ? ce que la somme allou?e soit raisonnable au regard de la gravit? de la violation constat?e. Elle doit notamment tenir compte dans son ?valuation des sommes d?j? allou?es dans des cas similaires et, dans l’hypoth?se d’une proc?dure commune, du nombre des requ?rants et du montant total allou? ? ceux-ci.
b) L’application de ces crit?res au cas d’esp?ce
45. La Cour note que, de tous les ?l?ments qui peuvent ?tre pris en compte dans l’?valuation du dommage moral subi en l’esp?ce, certains entra?nent une r?duction, d’autres une augmentation du montant ? allouer.
46. Au sujet de ceux qui m?nent ? une r?duction du montant, la Cour rel?ve, tout d’abord, que les cinquante-huit requ?rants avaient engag? ensemble la proc?dure en cause devant les juridictions administratives pour contester la l?galit? de l’acte administratif attaqu?. Ils n’avaient donc pas pr?sent? devant les juridictions comp?tentes des demandes s?par?es, mais poursuivaient tous le m?me objectif, ? savoir l’examen par le Conseil d’Etat de la l?galit? de l’acte qui ?tait ? chaque fois contest?. De plus, dans une proc?dure en annulation devant les juridictions administratives, le nombre des demandeurs ne peut nullement influer sur l’issue de la proc?dure qui concerne exclusivement la l?galit? de l’acte administratif mis en cause. La Cour consid?re ainsi que, par comparaison avec une proc?dure civile o? les plaignants pr?sentent ensemble des demandes d’indemnisation individuelles, l’objectif commun des proc?dures litigieuses ?tait de nature ? att?nuer les d?sagr?ments et l’incertitude ressentis ? raison de leur retard.
47. Au sujet des ?l?ments qui entra?nent une augmentation de ce montant, la Cour prend en compte ceux qui suivent. Certes, l’enjeu financier des proc?dures litigieuses pour les requ?rants n’?tait pas direct mais seulement implicite. En effet, l’unique objet de ces proc?dures ?tait la contestation de la l?galit? des actes administratifs attaqu?s. Il n’en reste pas moins que la valeur de la propri?t? des requ?rants qui restait bloqu?e s’?levait, selon leur propre estimation, ? 24 000 000 EUR environ. La Cour consid?re donc que l’enjeu des proc?dures litigieuses, de l’issue desquelles d?pendait directement la possibilit? pour les requ?rants d’exploiter leur propri?t?, ?tait de nature ? accentuer les pr?judices affectant les int?ress?s en raison de leur longue dur?e.
48. Eu ?gard ? ce qui pr?c?de, la Cour estime que le prolongement de la proc?dure litigieuse au-del? du ? d?lai raisonnable ? a caus? aux requ?rants un tort moral certain justifiant l’octroi d’une indemnit?. Elle prend aussi en compte le nombre des requ?rants, la nature de la violation constat?e ainsi que la n?cessit? de fixer les sommes de fa?on ? ce que le montant global cadre avec sa jurisprudence en la mati?re et soit raisonnable ? la lumi?re de l’enjeu des proc?dures en cause. Se fondant sur les consid?rations qui pr?c?dent et statuant en ?quit?, la Cour accorde ? ce titre 4 000 EUR ? chacun des requ?rants mentionn?s sous les nos 1-9, 12-19, 23, 26-31, 33-40, 42-44, 46-49 et 58, et 2 500 EUR ? chacun des requ?rants indiqu?s sous les nos 10-11, 20-22, 24-25, 32, 41, 45 et 50-57, plus tout montant pouvant ?tre d? ? titre d’imp?t.
B. Frais et d?pens
1. L’arr?t de la chambre
49. La chambre a consid?r? que les pr?tentions des requ?rants ? ce titre n’?taient ni d?taill?es ni accompagn?es des justificatifs n?cessaires. Elle a donc ?cart? leur demande sur ce point.
2. Th?ses des parties et appr?ciation de la Cour
50. Les parties ne se prononcent pas sur cette question. Partant, la Cour estime qu’il n’y a lieu d’octroyer aucune somme aux requ?rants ? ce titre.
C. Int?r?ts moratoires
51. La Cour juge appropri? de baser le taux des int?r?ts moratoires sur le taux d’int?r?t de la facilit? de pr?t marginal de la Banque centrale europ?enne major? de trois points de pourcentage.
PAR CES MOTIFS, LA COUR,
1. Dit, ? l’unanimit?, qu’il y a eu violation de l’article 6 ? 1 de la Convention ;
2. Dit, par quinze voix contre deux,
a) que l’Etat d?fendeur doit verser, dans les trois mois, pour dommage moral 4 000 EUR (quatre mille euros) ? chacun des requ?rants mentionn?s sous les nos 1-9, 12-19, 23, 26-31, 33-40, 42-44, 46-49 et 58 et 2 500 EUR (deux mille cinq cents euros) ? chacun des requ?rants mentionn?s sous les nos 10-11, 20-22, 24-25, 32, 41, 45 et 50-57, plus tout montant pouvant ?tre d? ? titre d’imp?t ;
b) qu’? compter de l’expiration dudit d?lai et jusqu’au versement, ces montants seront ? majorer d’un int?r?t simple ? un taux ?gal ? celui de la facilit? de pr?t marginal de la Banque centrale europ?enne applicable pendant cette p?riode, augment? de trois points de pourcentage ;
3. Rejette, ? l’unanimit?, la demande de satisfaction ?quitable pour le surplus.
Fait en fran?ais et en anglais, puis prononc? en audience publique au Palais des Droits de l’Homme, ? Strasbourg, le 15 f?vrier 2008.
Vincent Berger Jean-Paul Costa
Jurisconsulte Pr?sident
Au pr?sent arr?t se trouve joint, conform?ment aux articles 45 ? 2 de la Convention et 74 ? 2 du r?glement, l’expos? des opinions suivantes :
– opinion concordante du juge Bratza ? laquelle se rallie le juge Rozakis ;
– opinion partiellement dissidente des juges Zupancic et Zagrebelsky.
J.-P.C
V.B.

OPINION CONCORDANTE DU JUGE BRATZA
? LAQUELLE SE RALLIE LE JUGE ROZAKIS
(Traduction)
Je marque mon accord avec le r?sultat auquel parvient la majorit? de la Grande Chambre dans la pr?sente affaire et dans l’affaire apparent?e Arvanitaki-Roboti et autres c. Gr?ce, mais je pr?f?re expliquer bri?vement pourquoi en utilisant mes propres termes.
Le point de d?part pour l’examen de la question soulev?e dans les deux affaires, c’est l’article 41 lui-m?me. Comme il ressort des termes de celui-ci, non seulement l’octroi au requ?rant par la Cour d’une r?paration p?cuniaire ou autre en cas de constat de violation de la Convention est une mesure qui rel?ve de l’appr?ciation de la Cour, mais toute satisfaction allou?e ? la partie l?s?e doit ?tre ? ?quitable ?. Dans l’hypoth?se d’un pr?judice de caract?re moral, cet adjectif implique que toute somme accord?e doit refl?ter la nature du droit conventionnel m?connu, la gravit? de la violation constat?e et ses cons?quences pour l’individu requ?rant.
Lorsque la Cour constate une violation de l’article 6 de la Convention en raison de la dur?e excessive de la proc?dure interne, elle a pour habitude d’accorder au requ?rant ayant gain de cause une r?paration p?cuniaire qui refl?te la frustration, l’angoisse et les d?sagr?ments caus?s ? l’int?ress? par les lenteurs inacceptables dans la conduite de la proc?dure qui sont imputables aux cours et tribunaux nationaux. Dans le cas o? le requ?rant est un plaideur individuel ou membre d’un petit groupe de plaideurs parties ? la m?me proc?dure interne, l’allocation d’une satisfaction ?quitable ne pose en g?n?ral pas de probl?me. La Cour, statuant ? en ?quit? ?, octroie en principe une somme qui tient compte de la dur?e globale de la proc?dure, du nombre de degr?s de juridiction par lesquels la proc?dure a pass? et de la mesure dans laquelle le requ?rant peut avoir contribu? ? la dur?e globale ; elle tient compte aussi des sommes allou?es dans des affaires comparables dirig?es contre le ou les m?mes Etats d?fendeurs afin d’assurer, autant que faire se peut, une coh?rence d’approche.
Cependant, lorsque, comme en l’esp?ce, la plainte pour dur?e excessive de la proc?dure ?mane d’un grand nombre de parties ? une m?me instance civile, un ?l?ment suppl?mentaire entre en jeu, ? savoir la proportionnalit? de la somme globale octroy?e. M?me si c’est le droit conventionnel de chaque individu concern? que la Cour juge m?connu, le montant total de la somme accord?e en application de l’article 41 ne doit pas ?tre disproportionn? ? la nature et ? la gravit? de la violation constat?e, ce qui inclut le fait que celle-ci se rapporte ? la dur?e excessive d’une seule instance. Il importe de s’en tenir ? ce principe, de sorte qu’il est justifi? d’op?rer une r?duction substantielle du montant qui aurait ?t? allou? ? chaque requ?rant s’il avait ?t? la seule partie ? l’instance, ou l’une d’un nombre plus restreint de parties ? celle-ci.
Dans la pr?sente affaire, la somme en jeu dans la proc?dure interne ?tait certes tr?s ?lev?e. Cela dit, la question dont la Grande Chambre se trouvait saisie concerne l’octroi d’une somme non pour le dommage mat?riel subi par les requ?rants mais pour le dommage moral engendr? par la dur?e de la proc?dure civile. Selon moi, une somme comme celle que la chambre avait allou?e, plus de 450 000 euros pour la dur?e excessive d’une seule instance, m?conna?t le principe de la globalit? et demande ? ?tre sensiblement r?duite.
Les requ?rants soutiennent que les sommes octroy?es pour dommage moral ne doivent pas d?pendre du nombre de requ?rants, et que ne repose sur rien l’id?e selon laquelle plus le nombre des personnes ayant subi un dommage en raison de la dur?e excessive de la proc?dure est ?lev?, moins les sentiments de frustration et d’angoisse ?prouv?s sont importants.
Je ne puis souscrire ? cet argument. A mon avis, comme l’arr?t le rel?ve ? juste titre, il y a des avantages consid?rables pour les plaignants eux-m?mes comme pour une bonne administration de la justice ? faire cause commune plut?t qu’? pr?senter des plaintes identiques dans le cadre de proc?dures distinctes. Le partage de la responsabilit? dans la conduite de la proc?dure ainsi que l’?conomie substantielle de frais pour chaque individu requ?rant que permettra normalement le fait d’?tre partie ? une proc?dure conjointe men?e et coordonn?e par un seul et m?me groupe de repr?sentants, constituent des avantages non n?gligeables que la Cour doit prendre en compte lorsqu’elle appr?cie l’ampleur de la frustration, de l’angoisse et des d?sagr?ments que les lenteurs de la proc?dure ont occasionn?s aux diff?rents requ?rants.
Les vues peuvent l?gitimement diverger quant au point de savoir si les sommes allou?es par la Grande Chambre en l’esp?ce m?nagent l’?quilibre voulu entre le souci d’indemniser les diff?rents requ?rants pour une violation de leurs droits conventionnels et celui de pr?server la proportionnalit? de la somme globale, mais je suis dispos? ? accepter les montants que la majorit? octroie en ?quit?.

OPINION PARTIELLEMENT DISSIDENTE DES JUGES ZUPANCIC ET ZAGREBELSKY
A regret, nous n’avons pu partager la position de la majorit? des juges en ce qui concerne l’application de l’article 41 de la Convention, une fois constat?e une violation du droit ? une dur?e raisonnable des proc?dures litigieuses.
La question qui se posait ? la Grande Chambre ?tait celle de savoir si le fait que les requ?rants ?taient nombreux pouvait figurer parmi les crit?res ? utiliser pour ?tablir le montant de l’indemnit? concernant le dommage moral. La majorit? a r?pondu positivement (au paragraphe 41) en affirmant que ? un nombre ?lev? de participants aura tr?s probablement un impact sur le montant de la satisfaction ?quitable ? allouer au titre du dommage moral ?, que ? le nombre de personnes participant ? une proc?dure commune devant les juridictions internes n’est pas neutre du point de vue du dommage moral pouvant ?tre ?prouv? par chacun ? raison de la dur?e de cette proc?dure, si on le compare au dommage moral que subirait un individu qui aurait engag? la m?me proc?dure isol?ment ? et que ? l’appartenance ? un groupe de personnes ayant r?solu de saisir une juridiction sur le m?me fondement factuel ou juridique entra?ne que les avantages aussi bien que les inconv?nients d’une proc?dure commune seront partag?s ?.
M?me si, suivant une pratique que nous trouvons discutable, l’arr?t n’explicite pas le raisonnement qui conduit ? l’indication du montant allou? (et aborde encore moins la question de savoir si l’indemnit? devait ?tre la m?me pour chaque victime de la violation), on peut entrevoir le poids du nouveau crit?re, qui a conduit ? une r?duction substantielle de l’indemnisation par rapport ? la pratique courante.
Mais ? notre avis il n’y a aucune raison, d’ordre psychologique ou autre, qui puisse justifier l’affirmation de principe adopt?e par la Grande Chambre. Il ne nous para?t pas davantage qu’on puisse voir dans la situation dont il s’agit une quelconque parent? ou similitude avec le th?me des class actions et des crit?res qui y sont utilis?s pour le calcul des montants (concernant le dommage mat?riel) ? allouer ? chacune des parties gagnantes. Il nous semble que, quel que soit le nombre des victimes, chacune d’entre elles doit ?tre indemnis?e, ? s’il y a lieu ?, pour les cons?quences qu’elle a d? souffrir de la violation dont elle est victime. La satisfaction ?quitable est justement pr?vue par l’article 41 pour indemniser la victime d’une violation autant que faire se peut. L’enjeu de la proc?dure nationale et ses incidences sur la personne du requ?rant sont ? nos yeux les ?l?ments d?terminants ? prendre en consid?ration.
Dans cet ordre d’id?es, il nous semble qu’il n’y a pas de raison de prendre en consid?ration (pour op?rer une r?duction qui p?se sur chaque victime) le montant total des sommes allou?es aux requ?rants (paragraphe 44).
Cela dit, nous ajoutons qu’on peut bien comprendre que la Cour soit pr?occup?e par l’?normit? des sommes dont il s’agirait si on ne les r?duisait pas. Mais ? notre avis un tel probl?me est la cons?quence in?vitable de plusieurs aspects critiquables de la pratique de la Cour quant ? l’application de l’article 41 en cas de violation du droit ? la dur?e raisonnable des proc?dures. Et ce, ? partir de la pr?somption quasi automatique qu’il existe un dommage moral, sans qu’aucune preuve ou argument soient demand?s, et de l’utilisation de crit?res math?matiques de calcul tenant compte de la dur?e globale de la proc?dure, m?me pour la p?riode reconnue comme justifi?e, jusqu’? l’emploi en la mati?re de bar?mes sans rapport avec la pratique de la Cour dans les cas de violations qui causent de bien plus graves souffrances aux victimes (articles 2, 3, 8, 10, etc.).
A notre sens, au lieu d’intervenir en aval avec un nouveau crit?re tr?s discutable, les raisons en amont des cons?quences que la Cour a voulu ?viter devraient ?tre remises en question.

ANNEXE
Liste des requ?rants

OMISSIS

A chi rivolgersi e i costi dell'assistenza

Il Diritto dell'Espropriazione è una materia molto complessa e poco conosciuta, che "ingloba" parti importanti di molteplici rami del diritto. Per tutelarsi è quindi essenziale farsi assistere da un Professionista (con il quale si consiglia di concordare in anticipo i costi da sostenere, come ormai consentito dalle leggi in vigore).

Se l'espropriato ha già un Professionista di sua fiducia, può comunicagli che sul nostro sito trova strumenti utili per il suo lavoro.
Per capire come funziona la procedura, quando intervenire e i costi da sostenere, si consiglia di consultare la Sezione B.6 - Come tutelarsi e i Costi da sostenere in TRE Passi.

  • La consulenza iniziale, con esame di atti e consigli, è sempre gratuita
    - Per richiederla cliccate qui: Colloquio telefonico gratuito
  • Un'eventuale successiva assistenza, se richiesta, è da concordare
    - Con accordo SCRITTO che garantisce l'espropriato
    - Con pagamento POSTICIPATO (si paga con i soldi che si ottengono dall'Amministrazione)
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Se l'espropriato è assistito da un Professionista aderente all'Associazione pagherà solo a risultato raggiunto, "con i soldi" dell'Amministrazione. Non si deve pagare se non si ottiene il risultato stabilito. Tutto ciò viene pattuito, a garanzia dell'espropriato, con un contratto scritto. è ammesso solo un rimborso spese da concordare: ad. es. 1.000 euro per il DAP (tutelarsi e opporsi senza contenzioso) o 2.000 euro per il contenzioso. Per maggiori dettagli si veda la pagina 20 del nostro Vademecum gratuito.

La data dell'ultimo controllo di validità dei testi è la seguente: 24/06/2024