AFFAIRE EX-ROI DE GRECE ET AUTRES c. GRECE - A.N.P.T.ES.
A.N.P.T.ES. Associazione Nazionale per la Tutela degli Espropriati. Oltre 5.000 espropri trattati in 15 anni di attività.
Qui trovi tutto cio che ti serve in tema di espropriazione per pubblica utilità.
Testo originale e tradotto della sentenza selezionata

AFFAIRE EX-ROI DE GRECE ET AUTRES c. GRECE

Tipologia: Sentenza
Importanza: 1
Articoli: 41, 14, P1-1
Numero: 25701/94/2000
Stato: Grecia
Data: 2000-11-23 00:00:00
Organo: Grande Camera
Testo Originale

Conclusione Violazione di P1-1; Non luogo a procedere ad esaminare l’art. 14+P1-1; Soddisfazione equa riservata
CAUSA EX-RE DI GRECIA ED ALTRI C. GRECIA
( Richiesta no 25701/94)
SENTENZA
STRASBURGO
23 novembre 2000

Nella causa ex-re di Grecia ed altri c. Grecia,
La Corte europea dei Diritti dell’uomo, riunendosi in una Grande Camera composta dei giudici di cui segue il nome,:
Il Sig. L. Wildhaber, presidente
Sig.ra E. Palm,
Sigg.. J. – P. Costa, L. Ferrari Bravo, Gaukur J?rundsson, L. Caflisch, I. Cabral Barreto, W. Fuhrmann, B. Zupančič, la Sig.ra N. Vajić,
Sigg.. J. Hedigan, il Sig. Pellonp??, la Sig.ra Sig. Tsatsa-Nikolovska,
Sigg.. T. Panţ?ru, E. Levits, K. Traja, G. Koumantos, giudice ad hoc,
cos? come di Sig.ra Sig. di Boero-Buquicchio, cancelliere collaboratrice,
Dopo avere deliberato in camera del consiglio il 14 giugno e 25 ottobre 2000,
Rende la sentenza che ha, adottata a questa ultima, data:
PROCEDIMENTO
1. La causa ? stata deferita alla Corte, conformemente alle disposizioni che si applicavano prima dell’entrata in vigore del Protocollo no 11 alla Convenzione di salvaguardia dei Diritti dell’uomo e delle Libert? fondamentali (“la Convenzione”) [Nota della cancelleria: il Protocollo no 11 ? entrato in vigore il 1 novembre 1998.], dalla Commissione europea dei Diritti dell’uomo (“la Commissione”) il 30 ottobre 1999 (articolo 5 ? 4 del Protocollo no 11 e vecchi articoli 47 e 48 della Convenzione).
2. Alla sua origine si trova una richiesta (no 25701/94) diretta contro la Repubblica ellenica e in cui l’ex-re di Grecia ed otto membri della sua famiglia avevano investito la Commissione il 21 ottobre 1994 in virt? del vecchio articolo 25 della Convenzione. I richiedenti adducevano che la legge no 2215/1994, adottata dal Parlamento greco il 16 aprile 1994 ed entrata in vigore il 11 maggio 1994, aveva violato i loro diritti a titolo della Convenzione. I richiedenti erano rappresentati da N. & Co., avvocati a Londra, il governo greco (“il Governo”) dal suo agente, il Sig. L. Papidas, presidente del Consiglio legale dello stato al quale ? successo il Sig. E. Volanis.
3. La Commissione ha dichiarato la richiesta parzialmente ammissibile il 21 aprile 1998 per quanto riguardava l’ex-re di Grecia, sua sorella, la principessa Ir?ne, e sua zia, la principessa Catherine (“i richiedenti”). Nel suo rapporto del 21 ottobre 1999 (vecchio articolo 31 della Convenzione) [Nota della cancelleria: il rapporto ? disponibile alla cancelleria.], formula il parere che c’? stata violazione dell’articolo 1 del Protocollo no 1 all’unanimit? e che non ? necessario esaminare se c’? stata violazione dell’articolo 14 della Convenzione combinata con l’articolo 1 del Protocollo no 1.
4. Il 6 dicembre 1999, un collegio della Grande Camera ha deciso che la causa doveva essere esaminata da questa ( articolo 100 ? 1 dell’ordinamento). IL SIG. C.L. Rozakis, giudice eletto a titolo della Grecia che aveva preso parte all’esame della causa in seno alla Commissione, si ? astenuto (articolo 28 dell’ordinamento). Il Governo ha designato perci? il Sig. G. Koumantos per riunirsi in qualit? di giudice ad hoc ( articoli 27 ? 2 della Convenzione e 29 ? 1 dell’ordinamento).
5. Tanto i richiedenti che il Governo hanno depositato un esposto.
6. Un’udienza si ? svolta in pubblico, il 14 giugno 2000, al Palazzo dei Diritti dell’uomo a Strasburgo.
Sono comparsi:
-per il Governo
Sigg.. P. Georgakopoulos, consigliare presso del Consulente legale dello stato, delegato dell’agente, il
Sig. Apessos, assessore, Consulente legale dello stato, la Sig.ra K. Grigoriou, assessore, Consulente legale
dello stato, il Sig. D. Pannick QC, Barrister, la Sig.ra D. Rosa, Barrister,
Sigg.. D. Tsatsos, professore,
N. Alivizatos, professore, consigliere, Ch. Pampoukis, professore assistente,
G. Katrougalos, avvocato, E. Kastanas, membro del servizio giuridico speciale del ministero delle Cause estere, P. Liakouras, consigliere speciale,
del ministero delle Cause estere, consiglieri,;
-per i richiedenti
Lord Z. of H. H. QC, il Sig. J. B., il Sig.re M. C.-F.,
N. A., il Sig. A. G., professore, la Sig.ra A. G., consigliere,.
La Corte ha sentitonelle loro dichiarazioni L. Z.of H.e H., Sigg.. Pannick, Tsatsos ed Alivizatos.
IN FATTO
I. LE CIRCOSTANZE DELLO SPECIFICO
7. Nel 1864, una democrazia monarchica fu instaurata in Grecia, quando Giorgio I, figlio di Christian IX, re della Danimarca, fu eletto re ed sal? al trono. Discendente diretto dal re Giorgio I, l’ex-re Constantin di Grecia, il primo richiedente, prese al trono nel 1964, all’et? di ventiquattro anni, succedendo cos? a suo padre, il re Paul I
A. I BENI E TITOLI DI PROPRIET? DEI RICHIEDENTI
8. I richiedenti hanno prodotto dei titoli di propriet? afferentiai loro beni in Grecia:
1. IL CAMPO DI TATOI
9. L’ex-re si definisce proprietario di un campo di 41 990 000 m? e di un edificio a Tatoi. Questo campo fu costituito durante il regno di Giorgio I, bisnonno del primo richiedente, con gli acquisti successivi di terreni,:
-Con un atto no 24101 del 15 maggio 1872, il re Giorgio I acquist? a S. S. il campo di Liopessi-Mahonia ed alla sposa del Sig. S. il campo adiacente di Tatoi per un importo totale di 300 000 dracme (GRD).
-In virt? della legge no 599 del 17 febbraio 1877, lo stato greco trasfer? al re Giorgio I la piena propriet? della foresta conosciuta sotto il nome di Bafi, di una superficie di circa 15 567 000 m?. I richiedenti hanno prodotto dei documenti che attestano che, se il governo greco aveva espresso l’intenzione di fare dono della foresta di Bafi al re Giorgio I, questo non desider? acquisire questa terra per via di donazione, ma insistette per acquistarlo al prezzo che avrebbe fissato il governo. Un compromesso fu trovato alla fine: la foresta di Bafi “sarebbe stata concessa” (e non pi? “donata”) al re Giorgio I. Questo avrebbe depositato in compenso, 60 000 GRD pi? interessi presso Banca nazionale.
Un appezzamento di questa propriet?, di circa un milione di metri quadrati, fu scambiata poi contro un altro terreno di superficie uguale, adiacente al campo di Tatoi che apparteneva ai proprietari locali ai quali il re Giorgio I vers? 3 000 GRD per compensare la differenza di valore tra i bene-fondi cos? scambiati.
-Con un atto no 55489 del 4 aprile 1891, il re Giorgio I acquist? per la somma di 110 000 GRD da A. S. una parte del campo di Kiourka, adiacente a quello di Tatoi.
-Con un certificato no 382 del 20 ottobre 1878, il conservatore delle ipoteche di Maratona attesta che il re Giorgio I era il proprietario del campo di Keramydi che gli era stato devoluto dai proprietari anteriori (I. M., D. V. e P. D., Giorgio K., Giorgio S. e S. S. ) che avevano acquisito la propriet? con successivi acquisti di lotti tra 1844 e 1878.
10. Con testamento olografo datato del 24 luglio 1904, il re Giorgio I pose sotto il regime di una fiduciaria familiare (familia-fideicommis) il campo di Tatoi che sarebbe servito da residenza permanente al re degli Ellenici durante il suo regno. Tuttavia, conformemente al diritto romano-bizantino applicabile all’epoca, una fiduciaria familiare non poteva durare al di l? di quattro successioni,cio? arrivava a scadenza al quarto successore.
11. Al decesso del re Giorgio I, il 5 marzo 1913, Tatoi fu trasmesso al suo successore, il re Costantino I, e, dopo la deposizione di questo nel 1917, al suo secondo figlio, il re Alexandre. Alla morte di questo ultimo nel 1920, Tatoi fu restituito al re Costantino I che era risalito al trono. Dopo l’abdicazione di Costantino I nel settembre 1922, Tatoi spett? a suo figlio maggiore, il principe erede Giorgio II.
12. Poi, dopo l’abolizione della monarchia e la proclamazione della Repubblica con una risoluzione della quarta Assemblea costituente del 25 marzo 1924, lo stato greco espropri? Tatoi in virt? della legge no 2312 del 14 e 20 agosto 1924, mentre il campo di Bafi gli spett? ipso giuro e senza indennizzo.
13. Quando il re Giorgio II risal? al trono, Tatoi gli fu restituito in piena propriet? e possesso, in virt? della legge di emergenza del 22 gennaio 1936, eccetto il campo di Bafi-Keramydi, o 3 785 000 m2 che, nel frattempo, era stato assegnato ai profughi che non possedevano terre. Secondo il rapporto esplicativo di questa legge, l’espropriazione aveva avuto luogo a disprezzo dell’articolo 11 della Costituzione del 1911 secondo il quale un’espropriazione costretta deve sempre essere preceduta da un indennizzo del proprietario fissato dai tribunali.
14. Il 1 aprile 1947, suo fratello Paul prese il trono dopo il decesso di Giorgio II. Il decreto-legge no 1136 del 5 e 11 ottobre 1949 disponeva: “[il] campo di Tatoi che ? stato restituito alla morte di re Giorgio II ? diventato la propriet? libera, esclusiva e senza riserva di Sua Maest? il re Paul al suo accesso al trono. ” Il 6 marzo 1964, la propriet? fu trasmessa a suo figlio e successore Costantino II, il primo richiedente, in virt? del testamento olografoe di suo padre datato dicembre 1959, alla morte del re Paul.
2. IL CAMPO DI POLYDENDRI
15. L’ex-re ed la principessa Ir?ne affermano possedere ciascuno 101,5/288 di una superficie di 33 600 000 m? di terre a Polydendri, e la principessa Catherine possederne 36/288. Questa propriet? ? stata costituita da una serie di mutazioni:
-Con l’atto no 38939/1906, H. E. L., proprietario a Larissa, ha trasmesso e venduto al principe erede Costantino I il campo conosciuto sotto il nome di Polydendri per la somma di 397 500 GRD. Alla morte di Costantino I il campo fu devoluto ai suoi eredi ab intestato come segue: 2/8 alla sua sposa Sophie e 1/8 a ciascuno dei suoi bambini, Giorgio II, Paul, H?l?ne, Ir?ne, Catherine, il terzo richiedente, cos? come ad Alessandra, la figlia di suo figlio deceduto precedentemente Alexandre, tutti in comunione.
-Con gli atti numero 79847 del 18 febbraio 1924 e 80452 del 24 marzo 1924, i coeredi e comproprietari precitati, eccetto Catherine, trasmisero e vendettero 7/8 in comunione del campo ad A. G., capitano della marina mercantile, per la somma di 4 585 000 GRD. In quanto alla quota della principessa Catherine (1/8 in comunione, un prezzo di 650 000 GRD fu prima convenuto e, nell’attesa del compimento delle formalit? richieste, il terreno fu dato in affitto al nuovo proprietario, prima di esserglielo trasmesso).
-Con l’atto no 4289 del 20 marzo 1925, A. G. e altre persone costituirono la “societ? forestale”, Αvώvυμoς Δασική Εταιρία alla quale A. G. trasmise i 7/8 in comunione del campo che aveva acquisito. Questa societ? fu sciolta con una decisione presa dalla sua assemblea generale il 12 maggio 1938. Con un atto no 22408 del 7 ottobre 1939, i liquidatori della societ? trasferirono e vendettero al principe erede Paul i 7/8 in comunione del campo per la somma di 4 000 000 GRD che furono pagati con la dote di sua sposa, la principessa Federica. Dopo la morte di Paul, 14/32 da parte sua di Polydendri furono devoluti alla sua vedova e 14/96 a ciascuno dei suoi tre bambini, Sophie, Costantino, il primo richiedente, ed Ir?ne, il secondo richiedente. Nel 1968, la principessa Sophie rinunci? alla successione, e la sua parte del campo fu aggiunta alla proporzione di quella di ciascuno degli altri eredi. Dopo il decesso della regina Fr?d?rique il 6 dicembre 1981, e nella mancanza di testamento, i 49/96 da parte sua in comunione di Polydendri furono devoluti a parti uguali ai suoi bambini, ricevendo dunque ciascuno di essi 49/288.
3. IL CAMPO DEL MIO RIPOSO SULL’ISOLA DI CORF?
16. Il titolo iniziale di propriet? che riguarda questo campo ? il verbale no 278 del 1 giugno 1864 del consiglio provinciale di Corf?, in virt? del quale il consiglio decise di mettere a disposizione del re Giorgio I, per ringraziarlo di avere favorito il ricongiungimento dalle isole Ioniche alla Grecia, la casa nella quale il magistrato britannico del Consiglio supremo visse un tempo, cos? come la regione circostante situata in un luogo conosciuto sotto il nome di “Aghios Pandele?mon di Garitza.” I documenti dell’epoca non menzionano n? la superficie, n? l’area esatta, n? i limiti di questo campo. Questa donazione fu poi espressamente riconosciuta con l’atto no 7870/1887.
17. Di 1870 a 1912, il re Giorgio I ingrandisce questo campo acquistando successivamente dei lotti pi? o meno grandi di terra che appartenevano ai terzi, situati intorno o dentro alla fattoria. Dopo i due acquisti effettuati da Giorgio II, il Mio Riposo prese la sua forma definitiva con una superficie di circa 238 000 m?.
18. Al decesso del re Giorgio I, il Mio Riposo fu assegnato al principe Andr? conformemente al testamento olografo del re Georges datato 24 luglio 1904.
19. Dopo la rivoluzione di 1922 e con la decisione no 1767/1923, fu proclamata l’espropriazione costretta del Mio Riposo al profitto dello stato, dovendo servire questo campo come residenza estiva per il re regnante. Nel 1931, fu ordinato lo sfratto amministrativo del principe Andr?. Un’azione giudiziale fu allora intentata, e, con la sua sentenza no 57/1934, la corte di appello (Εφετείo) di Corf? riconobbe proprietario legittimo il principe Andr? ed ordin? che il campo gli fosse restituito. Dopo il ristabilimento della democrazia monarchica, la legge di emergenza no 514/1937 dispose espressamente che il Mio Riposo doveva essere ceduto e trasmesso in piena propriet? e possesso al principe Andr?.
20. Con un atto no 11909/1937, il principe Andr? vendette il Mio Riposo al re Giorgio II mediante una rendita vitalizia pagabile con annualit? di 400 000 GRD. Il re Giorgio II mor? il 1 aprile 1947. I suoi coeredi fecero dono della loro parte al fratello del re Georges, il re Paul che acquis? la piena propriet? del Mio Riposo (atti numero 3650/1957, 3816/1957 e 5438/1959). Al decesso del re Paul ed in virt? del suo testamento olografo, il Mio Riposo spett? alla sua vedova Federica, in usufrutto, ed a suo figlio, il primo richiedente (nuda-propriet?). L’usufrutto si concluse al decesso della regina Fr?d?rique il 6 dicembre 1981 ed il primo richiedente acquis? la piena propriet? del Mio Riposo.
21. Verso il 5 agosto 1994, dopo l’intervento della legge no 2215/1994 ( paragrafo 41 sotto) si penetr? con effrazione nella residenza del Mio Riposo, oramai occupata dalla municipalit? di Corf?.
B. IL REGIME DEI BENI DURANTE LA DITTATURA MILITARE (APRILE 1967-LUGLIO 1974) E DOPO IL RISTABILIMENTO DELLA DEMOCRAZIA
22. Il 21 aprile 1967, un colpo di stato militare si produsse in Grecia. L’ex-re rest? nel paese fino al 13 dicembre 1967, giorno in cui part? per Roma.
23. Il 15 novembre 1968, il governo militare promulg? una nuova Costituzione (la precedente datava di 1952 che fu modificata nel 1973, quando l’ex-re fu deposto (paragrafo 25 sotto). L’articolo 21 della Costituzione del 1968, come modificata nel 1973, garantiva il diritto di propriet? e disponeva che nessuno poteva essere privato della sua propriet? se non fosse che a causa di utilit? pubblica e mediante un indennizzo integrale il cui l’importo doveva essere determinato dalle giurisdizioni civili. Nel suo articolo 134 ? 3, tuttavia, la stessa Costituzione contemplava una misura legislativa unica che avrebbe avuto per effetto di confiscare i beni mobili ed immobili dell’ex-re e della famiglia reale.
24. Dal 21 aprile 1967 al 31 maggio 1973, la dittatura militare mantenne formalmente la democrazia monarchica in posto malgrado impose l’esilio dell’ex-re.
25. Il 1 giugno 1973, il governo militare pretese di abolire la monarchia, deporre l’ex-re ed i suoi eredi ed instaurare una repubblica presidenziale a regime parlamentare.
26. Nell’ottobre 1973, la dittatura militare promulg?, conformemente all’articolo 134 ? 3 della Costituzione del 1968, come modificata nel 1973, la decreto-legge no 225/1973, in applicazione del quale tutti i beni mobili ed immobili dell’ex-re e della famiglia reale furono confiscati alla data di pubblicazione del decreto sulla Gazzetta ufficiale, il 4 ottobre 1973, e la propriet? dei beni confiscati fu trasferita allo stato greco. I tre campi controversi furono menzionati espressamente sull’elenco dei beni immobili toccati.
27. Il suddetto decreto contemplava la concessione di un’indennit? di un importo di 120 000 000 GRD da ripartire tra i membri della famiglia reale i cui i beni erano stati confiscati; questa somma fu depositata su un conto bancario a disposizione della famiglia reale. La parte dell’indennit? assegnata all’ex-re ammontava a 94 000 000 GRD e quella del principessa Ir?ne a 12 000 000 GRD. Nessuna indennit? fu contemplata per la principessa Catherine. Il decreto precisava inoltre che gli indennizzi dovevano essere richiesti prima del 31 dicembre 1975. Nessuna di esse venne mai rivendicata.
28. Il 24 luglio 1974, la dittatura militare in Grecia fu sostituita da un governo civile diretto dal Sig. Caramanlis.
29. Con un atto legislativo del 1 agosto 1974 (“la prima legge costituzionale del 1974”), il Governo rimise in vigore la Costituzione del 1952, eccetto le disposizioni che avevano munto alla forma del regime politico (articolo 1).
30. Ai termini dell’articolo 10 di questa legge, il potere legislativo devoluto al Consiglio dei ministri doveva esercitarsi per mezzo di decreto-leggi e questo fino alla convocazione dell’assemblea nazionale. Secondo l’articolo 10 ? 2, queste decreto-legge potrebbero avere un effetto retroattivo per tutte le questioni che derivano da leggi costituzionali posteriori al 21 aprile 1967. L’articolo 15 abrogava la Costituzione del 1968, come modificata, cos? come ogni altra legge o ogni altro testo costituzionale adottato sotto la dittatura militare dopo il 21 aprile 1967.
31. In applicazione degli articoli 1 e 10 della prima legge costituzionale del 1974, il governo emise una decreto-legge (no 72/1974) in virt? del quale i beni dell’ex-re e della famiglia reale dovevano essere amministrati e gestiti da un consiglio di sette membri finch? il regime non fosse definitivamente fissato.
32. Il decreto suddetto fu messo in opera con tre decisioni ministeriali:
i. con la decisione no 18443/1509 del 1 ottobre 1974, un consiglio di sette membri fu costituito “per gestire e di amministrare i beni della famiglia reale”;
ii. con la decisione no 21987 del 24 ottobre 1974, fu stabilito che “i beni della famiglia reale sarebbero stati trasferiti dallo stato al consiglio” prima del 31 dicembre 1974;
iii. con la decisione no 25616 del 23 dicembre 1974, fu convenuto che i beni della famiglia reale sarebbero stati trasferiti al consiglio fino alla fine del procedimento, prima di essere rimessi ai loro proprietari o ad una persona designata da essi.
33. Dal 1974 al 1979, tutti i beni mobili ed immobili dell’ex-re e della famiglia reale che si trovano in Grecia furono gestiti ed amministrati a nome del consiglio stabilito in virt? del decreto-legge no 72/1974, per il conto dell’ex-re e della famiglia reale. Nel 1979, i beni mobili furono restituiti loro.
34. Il 17 novembre 1974 si tennero delle elezioni legislative. L’assemblea nazionale fu poi riconvocata. Col referendum del 8 dicembre 1974 la popolazione si pronunci? in favore di una repubblica parlamentare. Con la Risoluzione D 18 del 18 gennaio 1975, l’assemblea nazionale decise e dichiar? in particolare che la democrazia in Grecia non era stata mai legalmente abolita e che l’atto rivoluzionario del 21 aprile 1967 cos? come la situazione risultante fino al 23 luglio 1974 si analizzava in un colpo di stato che mirava a rovesciare il potere ed ad attentare ai diritti sovrani del popolo.
35. Nel 1975, l’assemblea nazionale adott? la Costituzione reale che entr? in vigore l? 11 giugno dello stesso anno.
36. Nel 1981, il PA.SO.K. , Partito socialista panellenico, sotto la direzione del Sig. Papandr?ou, fu portato al potere in Grecia. Nel gennaio 1984, si impegnarono dei negoziati con l’ex-re a proposito dei suoi beni. Nel 1988, il governo e l’ex-re giunsero ad un accordo di principio sui beni e sui debiti fiscali della famiglia reale. Ma questo accordo non fu mai eseguito.
C. L’accordo Del 1992
37. Nel 1990, il Partito conservatore “Democrazia nuova” and? al potere.
38. Nel 1992, l’ex-re e lo stato greco giunsero ad un accordo cos? formulato:
i. L’ex-re trasferisce una superficie di 200 030 m? della sua foresta di Tatoi allo stato greco per la somma di 460 000 000 GRD.
ii. L’ex-re fa dono di una superficie di 401 541,75 m? della sua foresta di Tatoi ad una fondazione di utilit? pubblica, nominata “Fondazione medica e centro di ricerca Hippocrate.”
iii. Una fondazione di utilit? pubblica, la Fondazione della Foresta nazionale di Tatoi, ? creata e l’ex-re fa dono di una superficie di 37 426 000 m? della sua foresta di Tatoi alla fondazione.
iv. L’ex-re, la famiglia reale e lo stato greco rinunciano a tutti i loro diritti legali afferenti ai debiti fiscali della famiglia reale e rinunciano a tutti i relativi procedimenti giudiziali pendenti.
v. L’ex-re e la famiglia reale accettano di versare allo stato greco la somma di 817 677 937 GRD di diritti di successione, di imposte su reddito e sul capitale con gli interessi e le maggiorazioni. Verranno in deduzione del versamento che l’ex-re dovr? effettuare la somma dovuta a questo in applicazione del presente accordo.
39. L’accordo figurava nell’atto notarile no 10573/1992 del 3 giugno 1992 che ne faceva fede. Il 28 settembre 1992, la divisione degli studi scientifici (διεύθυvση Επιστημovικώv Μελετώv) del Parlamento greco pubblic? un rapporto sul progetto di legge che ratificava il suddetto atto notarile. Il rapporto precisava in particolare che il decreto-legge no 225/1973 era stato sostituito dal decreto-legge no 72/1974 e che dunque i beni “ricoprivano il loro regime patrimoniale anteriore”. In seguito, l’accordo fu incorporato nella legge no 2086/1992 che gli confer? forza di legge.
D. ANNULLAMENTO DELL’ACCORDO DEL 1992-LA LEGGE NO 2215/1994
40. L’ex-re e la sua famiglia si recarono in Grecia durante l’estate 1993.
41. In seguito alle elezioni dell’autunno 1993, un governo diretto dal Sig. Papandr?ou prese potere in Grecia. Il nuovo governo dichiar? la sua intenzione di esaminare le questioni inerenti ai beni dell’ex-famiglia reale per ristabilire la “legalit? costituzionale e la memoria storica” e di rispondere a “la sensibilit? democratica del popolo greco che si era espresso con il referendum del 1974” [Dichiarazione del 1 aprile 1994 del ministro delle Finanze dell’epoca.]. Present? alla fine il progetto di legge no 2215/1994 che fu adottato dal Parlamento il 16 aprile 1994 ed entr? in vigore il 11 maggio 1994. Questa legge porta “Ordinamento delle questioni attinenti ai beni espropriati della famiglia reale deposta dalla Grecia”, e dispone ci? che segue:
i. La legge no 2086/1992 ? abrogata e l’atto no 10573/1992 annullato. Ogni atto eseguito in applicazione di questi testi ? nullo e senza effetto giuridico (articolo 1). Gli atti cos? dichiarati nulli e senza effetto giuridico comprendono la donazione all’istituzione “Fondazione medica e centro di ricerca Hippocrate” a Tatoi cos? come alla Fondazione della Foresta nazionale di Tatoi [Nota: Il 8 dicembre 1997, la Fondazione della Foresta nazionale di Tatoi ha investito la Commissione europea dei Diritti dell’uomo, in virt? del vecchio articolo 25 della Convenzione. La richiesta ? stata registrata il 4 febbraio 1998 (no 39654/98). Il 1 novembre 1998, ? stata trasmessa alla Corte europea dei Diritti dell’uomo in applicazione dell’articolo 5 ? 2 del Protocollo no 11.].
ii. Lo stato greco diventa il proprietario dei beni mobili ed immobili dell’ex-re, della principessa Ir?ne e della principessa Catherine. Il decreto-legge no 225/1973 viene reputato come rimasto in vigore (articolo 2).
iii. La propriet? del Mio Riposo sull’isola di Corf? ? trasmessa alla municipalit? di Corf? (articolo 4 ? 2).
iv. Le imposte gi? calcolate sono annullate. Tutti i procedimenti pendenti dinnanzi alle giurisdizioni amministrative o il Consiglio di stato (Συμβoύλιo της Επικρατείας,) che hanno tratto dai diritti di successione ed altre tasse, maggiorazioni e penalit? sono sospese. La somma versata dall’ex-re e gli altri membri della famiglia reale a titolo d’imposta pu? essere richiesta allo stato greco, ma lo stato si pu? opporre per il fatto che un tale credito venga in compenso ad un credito dello stato sulla famiglia reale (articolo 5 ? 1).
v. Ogni accordo che riguarda un bene della famiglia reale, eccetto gli affitti, ? dichiarato nullo. Ogni affitto di fondi di terra che appartiene alla famiglia reale resta valido come se fosse stato concluso tra gli acquirenti e gli stati greci (articolo 5 ? 2).
vi. Nessuno procedimento giudiziale intentato dall’ex-re o da altri membri della famiglia reale dinnanzi ad una giurisdizione greca in cui si adoperi la denominazione “re” o qualsiasi altra denominazione reale anche associata al prefisso “ex” o all’aggettivo “vecchio” non sar? valido (articolo 6 ? 4).
vii. Affinch? l’ex-re e la famiglia reale possano conservare la nazionalit? greca ed i loro passaporti greci, le condizioni preliminari che seguono devono essere assolte:

– l’ex-re e la famiglia reale devono depositare presso l’ufficiale dello stato civile (ληξιαρχείo) di Atene una dichiarazione con la quale afferma nodi rispettare senza riserva la Costituzione del 1975 ed accettare e riconoscere la Repubblica ellenica;
-l ‘ex-re e la famiglia reale devono depositare inoltre una dichiarazione con la quale rinunciano senza riserva ad ogni pretesa legata alla loro vecchia funzione o al possesso di ogni titolo ufficiale;
– l’ex-re e la famiglia reale devono farsi iscrivere al registro dello stato civile (μητρώα αρρέvωv ή δημoτoλόγια) sotto un nome ed un cognome.
viii. Ogni disposizione legislativa contraria alla presente legge ? abrogata automaticamente (articolo 6 ? 5).
E. PROCEDIMENTI DINNANZI ALLE GIURISDIZIONI GRECHE
42. I richiedenti impegnarono dinnanzi alle giurisdizioni greche parecchie azioni che riguardano i loro diritti di propriet?.
43. Contestarono anche la costituzionalit? della legge no 2215/1994. In seguito a due sentenze contraddittorie della Corte di cassazione (Αρειoς Πάγoς) e del Consiglio di stato, la causa fu deferita alla Corte suprema speciale ( Αvώτατo Ειδικό Δικαστήριo).
La sentenza resa dalla Corte suprema speciale il 25 giugno 1997
44. La corte ricerc? innanzitutto se i richiedenti avevano il diritto di impegnare un’azione dinnanzi a lei senza utilizzare di nome. Stim? che “la menzione “ex-re” che non figura nei documenti della causa non [era] un titolo di nobilt? di cui l’utilizzazione [era] formalmente vietata dalla Costituzione ma un riferimento che precisa l’identit? del richiedente che, per i motivi precitati, non [avevat] nome. Si trattai[va] di un riferimento ad un fatto storico che, come altri elementi, [poteva] difatti designare l’identit? della persona suddetta cos? che lei [potesse] beneficiare di una protezione giudiziale.”
45. In quanto ai beni reali, la corte precis? che “si trattava dall’inizio di una questione politica”, che i diritti di propriet? dei richiedenti erano legati alla forma di governo e che “durante il regno della famiglia reale, i beni che appartenevano al re ed alla famiglia reale erano considerati come un patrimonio a parte.” Constat? in particolare:
Definendo nel suo articolo 1 la forma del regime, con la stessa disposizione che [deve essere] interpretata storicamente nella cornice della congiuntura politica e costituzionale nella quale ? stata votata, conformemente alle disposizioni della prima legge costituzionale e del decreto-legge no 72/1974 che ? stato decretato sulla base del suo articolo 10, la Costituzione regola anche la questione dei beni reali. In altri termini, il referendum rende irrevocabile la trasmissione di questo patrimonio allo stato, cos? che la restituzione da parte della legge di questo patrimonio all’ex-re ? incostituzionale. L’articolo 1 della legge no 2086/1992 le cui le disposizioni implicano che i beni dell’ex-famiglia reale continuano ad appartenere al monarca deposto ed ai membri della vecchia famiglia reale e legano infatti queste persone ai beni, ? incostituzionale dunque. “
46. La Corte suprema speciale stim? perci?, con tredici voci contro quattro, che la legge no 2215/1994 era costituzionale. Ai termini della Costituzione greca, le sentenze della Corte suprema speciale sono irrevocabili e si impongono a tutte le giurisdizioni greche (articolo 100 ? 4).
II. IL DIRITTO INTERNO PERTINENTE
47. Gli articoli pertinenti della Costituzione del 1975 dispongono:
ARTICOLO 4
“1. Tutti i greci sono uguali dinnanzi alla legge.
2. Gli uomini e le donne hanno dei diritti uguali e degli obblighi uguali. “
Articolo 17
“1. La propriet? ? posta sotto la protezione dello stato. I diritti che ne derivano non possono esercitarsi tuttavia a scapito dell’interesse generale.
2. Nessuno pu? essere privato della sua propriet? se non a causa di utilit? pubblica, debitamente provata, nei casi e seguendo il procedimento previsto dalla legge, e sempre mediante un’indennit? preliminare completa. Questa deve corrispondere bene al valore dell’espropriato al momento dell’udienza sulla causa concernente la determinazione provvisoria dell’indennit? dal tribunale. Nel caso di una domanda che mira alla determinazione immediata dell’indennit? definitiva, ? preso in considerazione il valore del bene il giorno dell’udienza del tribunale su questa domanda.
(…)
4. L’indennit? ? fissata sempre dalle giurisdizioni civili. Pu? essere fissata anche provvisoriamente per via giudiziale, dopo udienza o convocazione dell?avente diritto, che il tribunale pu?, a sua discrezione, obbligare, in vista dell’incasso dell’indennit?, a fornire una cauzione corrispondente al valore di questa, secondo le modalit? previste dalla legge. “
48. In Grecia, i diritti reali sono in numero limitato (numero chiuso). Quelli di cui una persona pu? essere titolare sono: la propriet?, le servit?, il pegno e l’ipoteca (articolo 973 del codice civile.)
49. Gli articoli 999 a 1141 del codice civile sono consacrati alla propriet? ed alla comunione. Esistono parecchi modi di acquisizione della propriet?, per esempio il possesso di beni che non appartengono a nessuno, la trasmissione da un proprietario anteriore o anche un non-proprietario, la volont? del legislatore, l’effetto di decisioni di giustizia e gli atti dei poteri pubblici. Per la propriet? dei beni immobili, occorre, secondo la legge, tra il proprietario e gli acquirenti un accordo che trasferisce la propriet? per una causa legittima, accordo che sar? registrato in un atto notarile e trascritto al registro catastale del distretto dove ? ubicato bene immobile (articolo 1033).
IN DIRITTO
I. SULLA VIOLAZIONE ADDOTTA DELL’ARTICOLO 1 DEL
PROTOCOLLO NO 1
50. I richiedenti si lamentano del fatto che la legge no 2215/1994 abbia infranto il loro diritto al rispetto dei loro beni. Invocano l’articolo 1 del Protocollo no 1, cos? formulato,:
“Ogni persona fisica o morale ha diritto al rispetto dei suoi beni. Nessuno pu? essere privato della sua propriet? che a causa di utilit? pubblica e nelle condizioni previste dalla legge ed i principi generali del diritto internazionale.
Le disposizioni precedenti non recano offesa al diritto che possiedono gli Stati di mettere in vigore le leggi che giudicano necessarie per regolamentare l’uso dei beni conformemente all’interesse generale o per garantire il pagamento delle imposte o di altri contributi o delle multe. “
Questo articolo contiene tre norme distinte: la prima che si esprime nella prima frase del primo capoverso e riveste un carattere generale, enuncia il principio del rispetto della propriet?; la seconda, che figura nella seconda frase dello stesso capoverso, mira la privazione di propriet? e la sottopone a certe condizioni; in quanto alla terza, registrata nel secondo capoverso, riconosce agli Stati il potere, tra altri, di regolamentare l’uso dei beni conformemente all’interesse generale. Non si tratta per tanto di regole prive di rapporto tra esse. La seconda e la terza hanno tratto dagli esempi privati di attentato alle propriet?; quindi, devono interpretarsi alla luce del principio consacrato dalla prima.
A. SULL’ESISTENZA DI UN “BENE” AL SENSO DELL’ARTICOLO 1 DEL PROTOCOLLO NO 1
1. TESI DELLE PARTI A CONFRONTO
51. La quintessenza dell’argomentazione del Governo ? che i campi controversi sono indissociabili dalla qualit? di capo di stato e non entrano dunque nella nozione di “beni” protetti dall’articolo 1 del Protocollo no 1.
Il Governo rileva in modo generale che dovunque in Europa si distingue nettamente per i monarchi tra beni pubblici e beni privati. I beni pubblici appartengono allo stato e sono messi a disposizione dei monarchi ai fini dell’esercizio della loro funzione di capo di stato. Secondo lui, questi beni, che i monarchi detengono in virt? di immunit? e privilegi speciali, non dipendono dalla nozione di beni protetti dall’articolo 1 del Protocollo no 1. I beni privati dei monarchi europei non sono trattati in compenso, differentemente da quelli dei cittadini ordinari. La loro acquisizione, uso e cessione ubbidiscono alle regole ordinarie del diritto civile interno che si applicano a tutte le transazioni tra individui. Secondo il Governo, ? ragionevole supporre che questi beni privati beneficiano della protezione dell’articolo 1 del Protocollo no 1.
52. Nello specifico, il Governo sostiene che la principale particolarit? del regime giuridico dei pretesi “beni reali” della corona greca risiede nel carattere sui generis e quasi pubblico che hanno sempre rivestito. Lo testimonierebbero parecchi fatti. Da prima, l’ex-famiglia reale non avrebbe acquisito i tre campi controversi conformemente alle disposizioni generali del diritto civile greco, ma in ragione delle sue funzioni. Lo stato greco avrebbe fatto dono di una grande parte di questi campi ai vecchi re greci in segno di rispetto per l’istituzione reale. In secondo luogo, in caso di successione al trono, le disposizioni generali del diritto delle successioni non si applicavano. Al contrario, una legge speciale era ogni volta promulgata per evitare l’ordine legale delle successioni e regolare le dispute. Terzo, i beni in questione erano esonerati da ogni fiscalit?, ivi compreso i diritti di successione. Se questi ultimi fossero stati applicati a ciascuna delle quattro successioni al trono che hanno avuto luogo tra il 1913 e 1il 964, il carico fiscale che sarebbe stato imposto avrebbe superato il valore venale reale dei campi controversi. Quarto. i beni in questione erano stati assimilati non solo ai beni dello stato ai fini di procedurali (per esempio termini privati, crediti privilegiati dello stato, interdizione dell’esecuzione forzata provvisoria, ecc.), ma avevano beneficiato anche di prerogative statali sostanziali (non-prescrizione dei crediti, interdizione assoluta dell’usucapione, qualifica criminale degli attentati alla propriet?, ecc.). Quindi, qualunque sia il modo di acquisizione dei beni controversi, questi terreni tra cui delle foreste e dei siti storici ed archeologici protetti dalla Costituzione, sarebbero stati conservati nella loro interezza ed anche estesi unicamente grazie ai privilegi inerenti alla posizione ufficiale di monarca. Un semplice cittadino non avrebbe mai potuto acquisire e mai avrebbe potuto cedere legalmente questi terreni.
53. Alla luce di ci? che precede, il Governo stima che i campi controversi non erano delle propriet? private; perci?, non dipendono dalla nozione di “beni” protetti dall’articolo 1 del Protocollo no 1.
54. I richiedenti ribattono che l’argomento nuovo e strano del Governo secondo il quale i beni che sono oggetto della loro lagnanza non sono appartenuti mai alla famiglia reale ? privato manifestamente di ogni fondamento storico o di ogni base in dritto interno. Sottolineano che nessuno governo greco ha avanzato mai questo argomento, se non durante il procedimento dinnanzi agli organi della Convenzione. Durante tutto il periodo detto della “democrazia monarchica” stabilita quando Giorgio I, l’antenato del primo richiedente, fu eletto re nel 1863, i poteri pubblici hanno riconosciuto che i differenti membri della famiglia reale possedevano dei beni privati. Fu parimenti dopo l’instaurazione della repubblica. Questi beni privati sono sempre stati tenuti distinti da ogni altro bene di cui la famiglia reale disponeva per lo statuto costituzionale del re, come il Palazzo reale ad Atene che non ? e non mai ? stato una propriet? privata della famiglia reale. In quanto a certi privilegi di cui le loro propriet? beneficiavano storicamente, i richiedenti stimano che non hanno nessuna incidenza sulla qualit? dei beni privati della famiglia reale. Comunque sia, se lo stato ha effettuato da una cinquantina di anni dei versamenti per la manutenzione di queste propriet?, era per aver riconosciuto la degradazione che avevano subito durante il periodo in cui si trovarono in suo possesso e furono trascurate. Concernente l’esonero fiscale, i richiedenti invitano la Corte a non perdere di vista che il re assumeva tutte le spese considerevoli impegnate da lui nell’esercizio delle sue funzioni ufficiali nella sua qualit? di capo di stato. Fino al 1949, il re ha sopportato, per mezzo del suo elenco civile, tutti gli oneri di manutenzione e di funzionamento dei palazzi che lo stato metteva a sua disposizione nella sua qualit? di capo di stato.
55. I richiedenti sostengono inoltre che il fatto che la famiglia reale possedesse dei beni privati ? stato riconosciuto chiaramente incostituzionale anche durante la dittatura militare, dal 21 aprile 1967 al 24 luglio 1974. La Costituzione del 1968 racchiudeva una disposizione (l’articolo 134 ? 3 ) che contempla la promulgazione di una misura legislativa unica che porta espropriazione o confisca dei beni mobili ed immobili dell’ex-re e della sua famiglia. In seguito, la dittatura ha emesso una decreto-legge (no 225 di 1973) che portava la confisca dei beni della famiglia reale. Queste misure non sarebbero servite a niente se i beni reali fossero sempre appartenuti allo stato. Dopo la caduta della dittatura, un decreto-legge del 1974 riconobbe che i beni confiscati da questo regime appartenevano alla famiglia reale, per il conto della quale un consiglio speciale li amministr?. Nel 1979, la famiglia reale riprese possesso dei beni mobili. I protocolli che regolano la rimessa dei beni mobili ed immobili furono firmati debitamente dalle autorit? governative competenti e dal consiglio speciale. Il referendum dell? 8 dicembre 1974 che instaur? una repubblica parlamentare, non modific? per niente il regime dei beni della famiglia reale che non fu affatto in causa in questa consultazione. Non fu pi? toccato dalla promulgazione della Costituzione del 1975. Se lo fosse stato, lo stato non avrebbe fatto ritornare nel 1979 i beni mobili in possesso della famiglia reale, riconoscendo con questo che era la proprietaria.
56. I richiedenti sottolineano inoltre che dal 1974 al 1996, dunque anche dopo la promulgazione della legge del 1994, hanno stabilito delle dichiarazioni fiscali e prosciolto delle imposte per i beni in questione. Vedono male come una persona potrebbe essere assoggettata all’imposta afferente ad un terreno di cui non fosse proprietaria, n? come il Governo potrebbe a buono diritto e in buona fede avere chiesto ed accettato il pagamento di queste imposte se non fosse su questa base.
57. Per di pi?, nel 1992 l’ex-re e lo stato greco conclusero un accordo, ratificato dalla legge no 2086/1992, ai termini del quale il primo richiedente trasferiva delle grandi parti del campo di Tatoi allo stato greco e faceva donazione di altre parti a due fondazioni di utilit? pubblica. Questo accordo partiva dal principio che l’ex-re era il proprietario del campo in questione; se no, non avrebbe avuto nessuna utilit?. La legge no 2215/1994 riconosce lei stessa che questo campo apparteneva alla famiglia reale; cita “Ordinamento delle questioni difatti avendo tratto dai beni espropriati della famiglia reale deposta della Grecia” (italico messo dai richiedenti). Gli interessati rilevano del resto che la legge del 1994 menzionava espressamente il decreto-legge no 225 del 1973, emessa dotto dittatura militare, che portava alla confisca dei beni della famiglia reale. Il riferimento a questo decreto contraddice totalmente l’argomento del Governo secondo il quale la famiglia reale non ? mai stata proprietaria di beni privati; se questi gli appartenessero gi?, lo stato non avrebbe avuto bisogno di invocare una confisca anteriore.
58. I richiedenti concludono che l’idea di un legame tra i ruoli costituzionali dell’ex-re ed il regime dei suoi beni non trova nessuna base in diritto greco. Il diritto civile non riconosce sui generis nessuna nozione della propriet?. L’articolo 973 del codice civile enuncia in modo esauriente i diritti reale contemplati in dritto greco. Questi sono: la propriet?, la servit?, il pegno e l’ipoteca. Non esiste nessuna categoria di beni quasi pubblici (paragrafo 48 sopra).
59. La Commissione ha stimato che prima dell’entrata in vigore della legge no 2215/1994 i beni in questione appartenevano ai richiedenti.
2. VALUTAZIONE DELLA CORTE
60. La Corte ricorda che la nozione di “beni” previsti dalla prima parte dell’articolo 1 del Protocollo no 1 ha una portata autonoma che ? indipendente rispetto alle qualifiche formali del diritto interno (sentenza Beyeler c. Italia [GC], no 33202/96, ? 100, CEDH 2000-I). Di fatto, importa esaminare se le circostanze della causa, considerate nel loro insieme, hanno reso i richiedenti titolari di un interesse sostanziale protetto dall’articolo 1 del Protocollo no 1. In questa ottica, la Corte stima che c’? luogo di tenere conto degli elementi di diritto e dei seguenti fatti.
61. Da prima, la Corte non potrebbe seguire il Governo quando suggerisce, non fosse che solo implicitamente, che i membri della famiglia reale non avevano nessuno bene privato in Grecia.
Rileva che una parte almeno dei beni reali furono acquisiti dagli antenati dei richiedenti che li pagarono coi loro propri fondi. Del resto, in molte occasioni, i beni reali, qualunque fosse il titolo iniziale, furono trasmessi ulteriormente, tra vivi o a causa di morte, nel rispetto delle condizioni del diritto civile greco, tra i membri della famiglia reale e talvolta tra i membri della famiglia reale e dei terzi.
62. La Corte rileva inoltre, in particolare che prima dell’entrata in vigore della legge no 2215/1994 lo stato greco aveva trattato a pi? riprese i membri dalla famiglia reale -tra cui i richiedenti- come i proprietari privati dei campi in questione. Si riferisce, come esempio, ai seguenti fatti:
-dopo l’abolizione della monarchia nel 1924, lo stato greco espropri? il campo di Tatoi di cui il re ricuper? la piena propriet? e possesso quando risal? al trono nel 1936 (paragrafi 12-13 sopra);
-dopo un’espropriazione forzata che ebbe luogo nel1923, la legge di emergenza no 514/1937 disponeva che il campo del Mio Riposo doveva essere concesso e trasferito in piena propriet? e possesso al principe Andr? (paragrafo 19 sopra);
-non suscita controversia che, dal 1974 al 1996, i richiedenti stabilirono delle dichiarazioni fiscali e saldarono delle imposte per i loro beni (paragrafi 36, 38, 41 e 56 sopra);
-nel 1992, l’ex-re e lo stato greco conclusero un accordo ai termini del quale, tra altri, il primo richiedente vendeva allo stato greco 200 030 m2 del campo di Tatoi e faceva donazione della maggior parte del resto della propriet? a due fondazioni di utilit? pubblica. Il 28 settembre 1992, la divisione degli studi scientifici del Parlamento greco pubblic? un rapporto su un progetto di legge che ratificava questo accordo precisando in particolare che il decreto-legge no 225/1973 era stato abrogato dal decreto-legge no 72/1974 e che perci? il campo “ricopriva il suo regime patrimoniale anteriore” (paragrafi 38-39 sopra).
63. Allo stesso modo della Commissione, la Corte stima che tutti questi atti non si sono potuti basare che sul principio che i richiedenti ed i loro antenati erano i proprietari dei beni in questione; perch? se i campi controversi non fossero appartenuti mai alla famiglia reale o se fossero stati espropriati validamente nel 1973, cos? che lo stato greco ne sarebbe stato gi? proprietario, questi atti non sarebbero serviti a niente.
64. Infine, in quanto all’argomento che il Governo trae dalle disposizioni private che si applicavano ai beni reali, come i principi di esonero fiscale, la Corte non vede perch? simili regole escluderebbero in s? il carattere fondamentalmente privato di questi beni. Succede, per esempio, che i capi di stato godono dell’immunit? fiscale per ci? che riguarda i loro beni privati. Il Governo non ha prodotto peraltro nessuno documento, come un registro dei beni dello stato o un elenco civile, che indica che i beni reali sono considerati o trattati come i beni dello stato.
65. Avuto riguardo di ci? che precede, la Corte ? forzata a rilevare una contraddizione nell’atteggiamento del Governo al riguardo dei beni controversi. Per fatto che lo stato greco li ha lui stesso trattati in riprese multiple come beni privati e non ha fornito un insieme di regole generali che riguardano il loro regime, la Corte, anche se concede che i beni reali godevano per molti aspetti di un regime speciale, non potrebbe concludere che rivestivano un carattere sui generis e quasi pubblico per conseguenza del fatto che non sarebbero appartenuti mai all’ex-famiglia reale.
66. La Corte stima dal momento che i beni in questione appartenevano privatamente ai richiedenti e non nel loro requisito di membri della famiglia reale; pertanto, i campi controversi costituivano un “bene” ai fini dell’articolo 1 del Protocollo no 1 che si trova ad applicare nello specifico.
B. INVENTARIO DEI BENI DEI RICHIEDENTI
67. La Corte ha il dovere di ricercare quali sono esattamente i beni dei richiedenti.
1. IL CAMPO DI TATOI ( DI UNA SUPERFICIE TOTALE DI 41 000 000 M? CIRCA)
68. Il Governo pretende che pi? di un terzo di questo campo, ossia la foresta di Bafi, fu dato al re Giorgio I, il bisnonno del primo richiedente, con una legge del 1877. In quanto alla causa traditionis e/o il justa causa di questa donazione, sarebbe certo la funzione reale del donatario. Sarebbe per questa ragione che, dopo il capovolgimento della monarchia nel 1924, il campo di Bafi spett? allo stato ipso Jure e senza indennizzo. Inoltre, 3 785 000 m? furono dati nel 1925 ai profughi che non possedevano terre; questo appezzamento non fu mai restituito alla famiglia reale dopo il restauro della monarchia nel 1935.
Il Governo rileva inoltre che nel 1992 il primo richiedente fece dono ad una fondazione a scopo non lucrativo (la Fondazione della Foresta nazionale di Tatoi) di pi? del 90% del campo di Tatoi. In seguito, la fondazione ha investito la Commissione di una richiesta (no 39654/98), attualmente pendente dinnanzi alla Corte. Certo, la legge no 2215/1994 ha abrogato l’accordo del 1992, ma all’epoca in cui intervenne, i richiedenti non avevano dei diritti patrimoniali che su meno del 10% del campo di Tatoi.
69. I richiedenti adducono che la foresta di Bafi non costitu? un dono al re Giorgio I, ma che questo ne fece acquisizione. Invocano a questo riguardo dei documenti di cui hanno avuto cognizione dopo l’adozione del rapporto della Commissione che dimostrano che se il governo greco aveva espresso l’intenzione di fare dono della foresta di Bafi al re Giorgio I, questo ultimo non volle acquisirlo con donazione ma insistette per acquistarlo ad un prezzo fissato dal governo. Le parti giunsero alla fine ad un compromesso: la foresta di Bafi “era concessa” (e non “donata”) al re Giorgio I e questo depositava in compenso 60 000 dracme (GRD) pi? gli interessi presso la Banca nazionale.
70. La Corte nota che il re Giorgio I aveva acquistato inizialmente una parte del campo di Tatoi . privatamente Lo ingrandisce in seguito acquisendo dallo stato greco le terre conosciute sotto il nome di foresta di Bafi (paragrafo 9 sopra). Nonostante il modo di trasferimento di queste terre che suscita controversia tra le parti, il loro regime patrimoniale fu regolato come segue: nel 1924, lo stato greco espropri? con forza il campo di Tatoi, ivi compreso la foresta di Bafi, senza versare indennizzo. Nel 1936, dopo il restauro della monarchia, una legge restitu? Tatoi al re Giorgio II in piena propriet? e possesso. Questa reintegrazione nella propriet? riguardava le terre di Bafi, eccetto una superficie di 3 785 000 m? che era stata nell’intervallo assegnata ai profughi che non possedevano terre. La Corte stima dunque che, deduzione fatta di questa superficie che non fu restituita mai ai proprietari anteriori ai richiedenti, il campo di Tatoi rappresentava una parte dei beni che dovevano essere espropriati nel 1994.
71. La Corte non potrebbe seguire peraltro il Governo quando pretende che all’epoca dell’intervento della legge del 1994 i richiedenti non avevano dei diritti patrimoniali che su meno del 10% del campo di Tatoi. Certo, nel 1992, il primo richiedente aveva fatto dono di grandi parti del campo a due fondazioni di utilit? pubblica ed aveva venduto un appezzamento di 200 030 m? allo stato greco. Tuttavia, la legge no 2215/1994 abrog? l’accordo del 1992 e dichiar? nulli e privi di effetto giuridico gli atti che sarebbero stati compiuti in applicazione di questa legge (paragrafo 41 sopra). Lasciare intendere che anche se l’accordo del 1992 ? stato abrogato da una legge posteriore, le sue conseguenze giuridiche rimangono valide e devono essere prese in considerazione, ? non solo contraddittorio in s? ma va anche contro il principio lex posterior derogat anteriori.
72. Avuto riguardo di ci? che precede, la Corte stima che prima dell’entrata in vigore della legge no 2215/1994 il campo di Tatoi, eccetto una superficie di 3 785 000 m? che fu espropriata nel 1924 ed assegnata ai profughi che non possedevanoi terre, apparteneva al primo richiedente.
2. IL CAMPO DI POLYDENDRI (DI UNA SUPERFICIE TOTALE DI 33 600 000 M? CIRC),
73. La Corte rileva che il Governo non pretende che il campo di Polydendri abbia in qualsiasi cosa un statuto speciale comparabile a quello dei campi di Tatoi e del Mio Riposo. Niente d? a pensare che i titoli di propriet? afferenti a questo bene e sottoposti dai richiedenti non siano esatti (paragrafo 15 sopra). La Corte stima dal momento che prima dell’entrata in vigore della legge no 2215/1994 il campo di Polydendri apparteneva ai tre richiedenti.
3. IL CAMPO DEL MIO RIPOSO ( DI UNA SUPERFICIE TOTALE DI 238 000 M?)
74. Il Governo sostiene che l’usufrutto di questo campo fu conferito al re Giorgio I nella sua qualit? di capo di stato, essendo la sua funzione reale l?unica causa traditionis. Anche supponendo che in virt? di questa donazione la vecchia famiglia reale abbia acquisito dei diritti di propriet? sul Mio Riposo, la mutazione di questo campo nel 1864 come nel 1937 sarebbe stato giuridicamente valido solamente sotto la condizione implicita ma evidente che i donatari continuassero adesercitare le loro funzioni.
Il Governo afferma inoltre che i richiedenti non hanno potuto acquisire dei diritti di propriet? sul Mio Riposo con usucapione poich?, dal 9 settembre 1915, il diritto greco esclude espressamente l’usucapione come modo di acquisizione dei beni dello stato.
75. Secondo i richiedenti, questa propriet? non ? appartenuta mai allo stato greco. Il consiglio provinciale dell’isola di Corf? ne avrebbe fatto donazione al re Giorgio I nel 1864 in riconoscenza del suo contributo al ricongiungimento delle isole Ioniche alla Grecia. L’atto no 7870/1887 aveva riconosciuto espressamente questa donazione. La propriet? sarebbe stata arricchita dalle acquisizioni che il re Giorgio I e poi il re Giorgio II avrebbe effettuato privatamente.
76. La Corte ammette che ? con una donazione che il consiglio provinciale di Corf? ha concesso al re Giorgio I l’usufrutto di ci? che costituiva la prima parte di questo campo, usufrutto che ha conferito il diritto patrimoniale iniziale sul Mio Riposo. Nota tuttavia che, secondo le disposizioni ordinarie del diritto civile greco, i diritti reali si acquisiscono in diversi modi, tale la trasmissione da un proprietario precedente, e che la donazione costituisce sicuramente uno dei modi validi di mutazione e di acquisizione dei diritti patrimoniali. La Corte stima inoltre che il Governo non ha supportato il suo argomento per il quale la qualit? di capo di stato del re Giorgio I fu l’unica causa traditionis del Mio Riposo. Questo campo fu ingrandito per di pi?, ulteriormente dall’acquisto di lotti successivi che appartenevano a terzi, e lo stato non sembra avere avuto nessuna parte nei contratti in questione. Nel 1937, una legge ha trasmesso la piena propriet? e possesso del campo al principe Andr?. In seguito ad una serie di mutazioni, il Mio Riposo ? stato devoluto in piena propriet? al primo richiedente, conformemente al testamento olografo di suo padre (paragrafo 20 sopra).
77. Avuto riguardo di ci? che precede, la Corte stima che prima dell’entrata in vigore della legge no 2215/1994 il campo del Mio Riposo apparteneva al primo richiedente.
C. SULL’OSSERVAZIONE DELL’ARTICOLO 1 DEL PROTOCOLLO NO 1
1. SULL’ESISTENZA DI UN? INGERENZA NEL DIRITTO DI PROPRIET?
78. Avendo ammesso che prima dell’entrata in vigore della legge no 2215/1994 i beni in questione appartenevano ai richiedenti, la Corte, come la Commissione, stima che nel 1994 ? ci stata un’ingerenza nel diritto dei richiedenti al rispetto dei loro beni che si analizza in una “privazione” di propriet? al senso della seconda fraseel primo capoverso dell’articolo 1 del Protocollo no 1.
Quindi, la Corte deve ricercare se l’ingerenza denunciata si giustifica sotto l’angolo di questa disposizione.
2. “PREVISTA DA LA LEGGE”
79. La Corte ricorda che l’articolo 1 del Protocollo no 1 esige, innanzitutto e soprattutto, che un’ingerenza dell’autorit? pubblica nel godimento del diritto al rispetto di beni sia legale: la seconda frase del primo capoverso di questo articolo non autorizza una privazione di propriet? che “nelle condizioni previste dalla legge” ed il secondo capoverso riconosce agli Stati il diritto di regolamentare l’uso dei beni mettendo in vigore delle “leggi.” In pi?, la preminenza del diritto, uno dei principi fondamentali di una societ? democratica, ? una nozione inerente all’insieme degli articoli della Convenzione (sentenza Amuur c. Francia del 25 giugno 1996, Raccolta delle sentenze e decisioni 1996-III, pp. 850-851, ? 50).
80. Il Governo afferma che il decreto-legge no 225/1973 e la legge no 2215/1994 erano delle “leggi” al senso dell’articolo 1 del Protocollo no 1, perch? sufficientemente accessibili e precisi. Il primo rimase in vigore dopo il ristabilimento della democrazia ed il secondo fu adottato dal Parlamento al termine di un dibattito libero e democratico. Certo, questi due testi hanno un carattere privato. Ma le circostanze della causa sono uniche: in ogni repubblica recente, non vi ? che una sola vecchia famiglia reale. Questa non si trova collocata in una situazione comparabile a quella di un’altra famiglia. La legislazione relativa ai suoi beni non riguarder? per definizione che questa famiglia; non per tanto perde la sua legittimit?.
81. I richiedenti adducono che, se la legge no 2215/1994 intendeva autorizzare in modo retroattivo la confisca sui loro beni, gli mancava la condizione essenziale di una “legge”, perch? non solo era arbitraria, punitiva e discriminatoria, ma ignorava anche l’articolo 17 della Costituzione greca che esige che una privazione di beni sia effettuata a causa di utilit? pubblica e mediante un indennizzo completo. In quanto al decreto-legge no 225/1973, si analizzerebbe in un atto arbitrario di confisca da parte della dittatura militare che, comunque sia, sarebbe privato di ogni rapporto con la confisca sui loro beni nel 1994.
82. Come la Commissione, la Corte considera che la legge no 2215/1994 costituisca l’unica base legale dell’ingerenza denunciata. Nota che la legge sulla quale si basa l’ingerenza deve essere conforme al diritto interno dello stato contraente tra cui le disposizioni pertinenti della Costituzione. Certo, nell’occorrenza, i richiedenti hanno contestato la costituzionalit? di questa legge dinnanzi ai tribunali interni poi dinnanzi agli organi della Convenzione e hanno fatto valere che, incostituzionali, le disposizioni controverse non offrono una base legale valida per la privazione di propriet? di cui si lamentano. Ora, nella sua sentenza del 25 giugno 1997( paragrafo 46 sopra) la Corte suprema speciale ha esaminato ed aperto le lagnanze che i richiedenti traevano dall’incostituzionalit? della legge no 2215/1994. La Corte rileva che appartiene al primo capo alle autorit? interne, in particolare i ricorsi e tribunali, di interpretare e di applicare il diritto interno e di pronunciarsi sulle questioni di costituzionalit?. Visto la speciale sentenza della Corte suprema, la Corte non potrebbe concludere all’incostituzionalit? della legge no 2215/1994. Tutto sommato, la privazione era prevista dalla legge, come lo vuole l’articolo 1 del Protocollo no 1.
3. “A CAUSA DI UTILIT? PUBBLICA”
83. La Corte deve ricercare adesso se questa privazione di propriet? inseguiva un scopo legittimo, ossia se esisteva una “causa di utilit? pubblica” al senso della seconda regola enunciata dall’articolo 1 del Protocollo no 1.
84. Il Governo afferma che oltre l’interesse legittimo che aveva lo stato a proteggere le foreste ed i siti archeologici che si trovavano sui tre campi controversi, la legge del 1994 era in rapporto con l’interesse generale maggiore che c’? per preservare allo stato il suo statuto costituzionale di repubblica. La storia di tutte le monarchie europee abolite mostrerebbe che, eccetto quelli del re Manuale II del Portogallo, i beni privati di tutti i vecchi monarchi o imperatori sono stati espropriati in un modo o nell’altro senza indennizzo o senza indennizzo integrale. Del resto, se la legge da cui i richiedenti derivano lagnanza non ? stata promulgata che nel 1994, questo sarebbe semplicemente perch? le questioni giuridiche e politiche complesse sono lunghe da decidere.
85. I richiedenti sostengono che la confisca sulle loro propriet? non dipendeva da nessuno programma economico o sociale nazionale e che la legge del 1994 non spiega in che cosa era necessaria. In quanto all’affermazione secondo la quale la privazione della loro propriet? era motivata dalla necessit? di proteggere le foreste ed i siti archeologici che si trovavano sui tre campi in questione, i richiedenti affermano che, durante tutti gli anni in cui le foreste e siti archeologici di cui si tratta si sono trovati nelle mani della famiglia reale, nessuno si ? lamentato mai del modo in cui se ne occupava; per i richiedenti, questo argomento ? privato di ogni credibilit?. Gli interessati stimano del resto che il Governo non spiega in che cosa lo spodestamento del vecchio monarca dei suoi beni privati serva all’interesse generale. I beni privati di un vecchio monarca e della sua famiglia non sono, per definizione, annessi alla sua vecchia funzione di capo di stato e non hanno nessuno legame con la transizione costituzionale dalla monarchia alla repubblica. E, comunque sia, questa transizione ha avuto luogo nel 1975, quasi vent’ anni prima della promulgazione della legge no 2215/1994. I richiedenti sottolineano che l’ex-re ha riconosciuto ufficialmente a pi? riprese la Repubblica ellenica per la quale non rappresenta nessuna minaccia. Del resto, al momento della promulgazione della legge di 1994 nessuna disputa ? sorta tra i richiedenti e lo stato greco a proposito dei beni dei primi o di ogni altra questione.
Alla luce di ci? che precede, i richiedenti considerano che il Governo non ha fornito nessuna giustificazione credibile o sufficiente alla confisca dei loro beni che era ispirata da un’antipatia politica e personale e non da un’autentica preoccupazione di servire l’interesse generale.
86. La Commissione non ha giudicato manifestamente irragionevole che lo stato greco abbia creduto alla necessit? politica di regolare le questioni relative ai beni della vecchia famiglia reale.
87. La Corte stima che, grazie ad una cognizione diretta della loro societ? e dei suoi bisogni, le autorit? nazionali si trovano in principio meglio collocate del giudice internazionale per determinare ci? che ? “di utilit? pubblica.” Nel meccanismo di protezione creato dalla Convenzione, appartiene loro di conseguenza di pronunciarsi per primi sull’esistenza di un problema di interesse generale che giustifica delle privazioni di propriet?. Quindi, godono qui di un certo margine di valutazione, come in altri campi ai quali si estendono le garanzie della Convenzione.
In pi?, la nozione di “utilit? pubblica” ? ampia per natura. La decisione di adottare delle leggi che portano privazione di propriet? implica in particolare, di solito l’esame di questioni politiche, economiche e sociali. Stimando normale che il legislatore disponga di una grande latitudine per condurre una politica economica e sociale, la Corte rispetta il modo in cui concepisce gli imperativi di “utilit? pubblica”, salvo se il suo giudizio si rivela manifestamente privo di base ragionevole (sentenza James ed altri c. Regno Unito del 21 febbraio 1986, serie A no 98, p. 32, ? 46). Ci? vale necessariamente, se no a fortiori, per i cambiamenti del sistema costituzionale di un paese anche radicali come la transizione dalla monarchia alla repubblica.
88. La Corte rileva che nessuno elemento viene a sostegno dell’argomento del Governo sulla necessit? di proteggere le foreste ed i siti archeologici. Non dubita per? per niente che lo stato greco abbia dovuto decidere una questione che considerava come pregiudizievole al suo regime repubblicano. Il fatto che la transizione costituzionale dalla monarchia alla repubblica abbia avuto luogo nel 1975, o quasi vent’ anni prima della promulgazione della legge contestata, pu? suscitare alcune interrogazioni in quanto ai motivi che hanno ispirato le misure, ma non potrebbe bastare a privare di legittimit? l’obiettivo generale della legge no 2215/1994, ossia servire una “causa di utilit? pubblica”.
4. PROPORZIONALIT? DELL’INGERENZA
89. Una misura di ingerenza nel diritto al rispetto dei beni deve predisporre un giusto equilibrio tra le esigenze dell’interesse generale della comunit? e gli imperativi della salvaguardia dei diritti fondamentali dell’individuo (vedere, tra altri, la sentenza Sporrong e L?nnroth c. Svezia del 23 settembre 1982, serie A no 52, p. 26, ? 69). La preoccupazione di garantire un tale equilibrio si riflette nella struttura dell’articolo 1 del Protocollo no 1 tutto intero, dunque anche nella seconda frase che si deve leggere alla luce del principio consacrato dalla prima. In particolare, deve esistere un rapporto ragionevole di proporzionalit? tra i mezzi impiegati e lo scopo mirato da ogni misura che priva una persona della sua propriet? (sentenza Pressos Compania Naviera S.p.A. ed altri c. Belgio del 20 novembre 1995, serie A no 332, p. 23, ? 38).
Per determinare se la misura controversa rispetta il giusto equilibrio voluto e, in particolare, se non fa pesare sui richiedenti un carico sproporzionato, c’? luogo di prendere in considerazione le modalit? di indennizzo previste dalla legislazione interna. A questo riguardo, la Corte ha detto gi? che, senza il versamento di una somma ragionevolmente in rapporto col valore del bene, una privazione di propriet? costituisce normalmente un attentato eccessivo, ed una mancanza totale di indennizzo non saprebbe giustificarsi sul terreno dell’articolo 1 del Protocollo no 1 che nelle circostanze eccezionali (sentenza I santi monasteri c. Grecia del 9 dicembre 1994, serie A no 301-ha, p. 35, ? 71).
90. Nello specifico, la legge no 2215/1994 non contempla nessuna modalit? di indennizzo. Siccome ? gi? stabilito che l’ingerenza controversa soddisfaceva alla condizione di legalit? e non era arbitraria, la mancanza di indennizzo non rende

Testo Tradotto

Conclusion Violation de P1-1 ; Non-lieu ? examiner l’art. 14+P1-1 ; Satisfaction ?quitable r?serv?e
AFFAIRE EX-ROI DE GR?CE ET AUTRES c. GR?CE
(Requ?te no 25701/94)
ARR?T
STRASBOURG
23 novembre 2000

En l’affaire ex-roi de Gr?ce et autres c. Gr?ce,
La Cour europ?enne des Droits de l’Homme, si?geant en une Grande Chambre compos?e des juges dont le nom suit :
M. L. Wildhaber, pr?sident,
Mme E. Palm,
MM. J.-P. Costa,
L. Ferrari Bravo,
Gaukur J?rundsson,
L. Caflisch,
I. Cabral Barreto,
W. Fuhrmann,
B. Zupančič,
Mme N. Vajić,
MM. J. Hedigan,
M. Pellonp??,
Mme M. Tsatsa-Nikolovska,
MM. T. Panţ?ru,
E. Levits,
K. Traja,
G. Koumantos, juge ad hoc,
ainsi que de Mme M. de Boer-Buquicchio, greffi?re adjointe,
Apr?s en avoir d?lib?r? en chambre du conseil les 14 juin et 25 octobre 2000,
Rend l’arr?t que voici, adopt? ? cette derni?re date :
PROC?DURE
1. L’affaire a ?t? d?f?r?e ? la Cour, conform?ment aux dispositions qui s’appliquaient avant l’entr?e en vigueur du Protocole no 11 ? la Convention de sauvegarde des Droits de l’Homme et des Libert?s fondamentales (? la Convention ?) [Note du greffe : le Protocole no 11 est entr? en vigueur le 1er novembre 1998.], par la Commission europ?enne des Droits de l’Homme (? la Commission ?) le 30 octobre 1999 (article 5 ? 4 du Protocole no 11 et anciens articles 47 et 48 de la Convention).
2. A son origine se trouve une requ?te (no 25701/94) dirig?e contre la R?publique hell?nique et dont l’ex-roi de Gr?ce et huit membres de sa famille avaient saisi la Commission le 21 octobre 1994 en vertu de l’ancien article 25 de la Convention. Les requ?rants all?guaient que la loi no 2215/1994, adopt?e par le Parlement grec le 16 avril 1994 et entr?e en vigueur le 11 mai 1994, avait viol? leurs droits au titre de la Convention. Les requ?rants ?taient repr?sent?s par N. & Co., solicitors ? Londres, le gouvernement grec (? le Gouvernement ?) par son agent, M. L. Papidas, pr?sident du Conseil juridique de l’Etat, auquel a succ?d? M. E. Volanis.
3. La Commission a d?clar? la requ?te partiellement recevable le 21 avril 1998 pour autant qu’elle concernait l’ex-roi de Gr?ce, sa s?ur, la princesse Ir?ne, et sa tante, la princesse Catherine (? les requ?rants ?). Dans son rapport du 21 octobre 1999 (ancien article 31 de la Convention) [Note du greffe : le rapport est disponible au greffe.], elle formule ? l’unanimit? l’avis qu’il y a eu violation de l’article 1 du Protocole no 1 et qu’il n’est pas n?cessaire d’examiner s’il y a eu violation de l’article 14 de la Convention combin? avec l’article 1 du Protocole no 1.
4. Le 6 d?cembre 1999, un coll?ge de la Grande Chambre a d?cid? que l’affaire devait ?tre examin?e par celle-ci (article 100 ? 1 du r?glement). M. C.L. Rozakis, juge ?lu au titre de la Gr?ce, qui avait pris part ? l’examen de la cause au sein de la Commission, s’est d?port? (article 28 du r?glement). Le Gouvernement a en cons?quence d?sign? M. G. Koumantos pour si?ger en qualit? de juge ad hoc (articles 27 ? 2 de la Convention et 29 ? 1 du r?glement).
5. Tant les requ?rants que le Gouvernement ont d?pos? un m?moire.
6. Une audience s’est d?roul?e en public, le 14 juin 2000, au Palais des Droits de l’Homme ? Strasbourg.
Ont comparu :
? pour le Gouvernement
MM. P. Georgakopoulos, conseiller
aupr?s du Conseil juridique de l’Etat, d?l?gu? de l’agent,
M. Apessos, assesseur,
Conseil juridique de l’Etat,
Mme K. Grigoriou, assesseur,
Conseil juridique de l’Etat,
M. D. Pannick QC, Barrister,
Mme D. Rose, Barrister,
MM. D. Tsatsos, professeur,
N. Alivizatos, professeur, conseils,
Ch. Pampoukis, professeur assistant,
G. Katrougalos, avocat,
E. Kastanas, membre du service juridique sp?cial
du minist?re des Affaires ?trang?res,
P. Liakouras, conseiller sp?cial
du minist?re des Affaires ?trang?res, conseillers ;
? pour les requ?rants
L. L. of H. H. QC,
M. J. B.,
Mmes M. C.-F.,
N. A.,
M. A. G., professeur,
Mme A. G., conseils.
La Cour a entendu en leurs d?clarations L. L. of H. H., MM. Pannick, Tsatsos et Alivizatos.
EN FAIT
I. LES CIRCONSTANCES DE L’ESP?CE
7. En 1864, une d?mocratie monarchique fut instaur?e en Gr?ce, lorsque Georges Ier, fils de Christian IX, roi du Danemark, fut ?lu roi et monta sur le tr?ne. Descendant direct du roi Georges Ier, l’ex-roi Constantin de Gr?ce (le premier requ?rant) acc?da au tr?ne en 1964, ? l’?ge de vingt-quatre ans, succ?dant ainsi ? son p?re, le roi Paul Ier.
A. LES BIENS ET TITRES DE PROPRI?T? DES REQU?RANTS
8. Les requ?rants ont produit des titres de propri?t? aff?rents ? leurs biens en Gr?ce :
1. LE DOMAINE DE TATOI
9. L’ex-roi se pr?tend propri?taire d’un domaine de 41 990 000 m? et d’un ?difice ? Tatoi. Ce domaine fut constitu? au cours du r?gne de Georges Ier (arri?re-grand-p?re du premier requ?rant) par des achats successifs de terrains :
? Par un acte no 24101 du 15 mai 1872, le roi Georges Ier acheta ? S. S. le domaine de Liopessi-Mahonia et ? l’?pouse de M. S. le domaine adjacent de Tatoi pour un montant total de 300 000 drachmes (GRD).
? En vertu de la loi no 599 du 17 f?vrier 1877, l’Etat grec transf?ra au roi Georges Ier la pleine propri?t? de la for?t connue sous le nom de Bafi, d’une superficie d’environ 15 567 000 m?. Les requ?rants ont produit des documents qui attestent que, si le gouvernement grec avait exprim? l’intention de faire don de la for?t de Bafi au roi Georges Ier, celui-ci ne souhaita pas acqu?rir cette terre par voie de donation, mais insista pour l’acheter au prix que fixerait le gouvernement. Un compromis fut finalement trouv? : la for?t de Bafi serait ? conc?d?e ? (et non plus ? donn?e ?) au roi Georges Ier. En contrepartie, celui-ci d?poserait 60 000 GRD plus int?r?ts aupr?s de la Banque nationale.
Une parcelle de cette propri?t?, d’environ un million de m?tres carr?s, fut ensuite ?chang?e contre un autre terrain de superficie ?gale, adjacent au domaine de Tatoi et appartenant ? des propri?taires locaux auxquels le roi Georges Ier versa 3 000 GRD afin de compenser la diff?rence de valeur entre les biens-fonds ainsi ?chang?s.
? Par un acte no 55489 du 4 avril 1891, le roi Georges Ier acheta pour la somme de 110 000 GRD ? A. S. une partie du domaine de Kiourka, adjacent ? celui de Tatoi.
? Par un certificat no 382 du 20 octobre 1878, le conservateur des hypoth?ques de Marathon atteste que le roi Georges Ier ?tait propri?taire du domaine de Keramydi qui lui avait ?t? d?volu par les propri?taires ant?rieurs (I. M., D. V. et P.Dionyssiotis, G. K., G. S. et S. S.), lesquels avaient acquis la propri?t? par achats de lots successifs entre 1844 et 1878.
10. Par testament olographe dat? du 24 juillet 1904, le roi Georges Ier pla?a sous le r?gime d’une fiducie familiale (familia-fideicommis) le domaine de Tatoi, qui servirait de r?sidence permanente au roi des Hell?nes pendant son r?gne. Toutefois, conform?ment au droit romano-byzantin applicable ? l’?poque, une fiducie familiale ne pouvait durer au-del? de quatre successions, c’est-?-dire qu’elle arrivait ? ?ch?ance au quatri?me successeur.
11. Au d?c?s du roi Georges Ier, le 5 mars 1913, Tatoi fut transmis ? son successeur, le roi Constantin Ier, et, apr?s la d?position de celui-ci en 1917, ? son deuxi?me fils, le roi Alexandre. A la mort de ce dernier en 1920, Tatoi fut restitu? au roi Constantin Ier, qui ?tait remont? sur le tr?ne. Apr?s l’abdication de Constantin Ier en septembre 1922, Tatoi revint ? son fils a?n?, le prince h?ritier Georges II.
12. Puis, apr?s l’abolition de la monarchie et la proclamation de la R?publique par une r?solution de la quatri?me Assembl?e constituante du 25 mars 1924, l’Etat grec expropria Tatoi en vertu de la loi no 2312 des 14 et 20 ao?t 1924, alors que le domaine de Bafi lui revint ipso jure et sans indemnisation.
13. Lorsque le roi Georges II remonta sur le tr?ne, Tatoi lui fut restitu? en pleine propri?t? et possession, en vertu de la loi d’urgence du 22 janvier 1936, ? l’exception du domaine de Bafi-Keramydi (soit 3 785 000 m2) qui, entre-temps, avait ?t? attribu? ? des r?fugi?s ne poss?dant pas de terres. D’apr?s le rapport explicatif de cette loi, l’expropriation avait eu lieu au m?pris de l’article 11 de la Constitution de 1911, selon lequel une expropriation forc?e doit toujours ?tre pr?c?d?e d’une indemnisation du propri?taire fix?e par les tribunaux.
14. Apr?s le d?c?s de Georges II le 1er avril 1947, son fr?re Paul acc?da au tr?ne. Le d?cret-loi no 1136 des 5 et 11 octobre 1949 disposait : ? [l]e domaine de Tatoi qui a ?t? restitu? (…) ? feu le roi Georges II est devenu la propri?t? libre, exclusive et sans r?serve de Sa Majest? le roi Paul ? son accession au tr?ne. ? A la mort du roi Paul le 6 mars 1964, la propri?t? fut transmise ? son fils et successeur Constantin II (le premier requ?rant) en vertu du testament olographe de son p?re dat? du 8 d?cembre 1959.
2. LE DOMAINE DE POLYDENDRI
15. L’ex-roi et la princesse Ir?ne affirment poss?der chacun 101,5/288 d’une superficie de 33 600 000 m? de terres ? Polydendri, et la princesse Catherine en poss?der 36/288. Cette propri?t? a ?t? constitu?e par une s?rie de mutations :
? Par l’acte no 38939/1906, H. E. L., propri?taire ? Larissa, a transmis et vendu au prince h?ritier Constantin Ier le domaine connu sous le nom de Polydendri pour la somme de 397 500 GRD. A la mort de Constantin Ier, le domaine fut d?volu ? ses h?ritiers ab intestat comme suit : 2/8 ? son ?pouse Sophie et 1/8 ? chacun de ses enfants, Georges II, Paul, H?l?ne, Ir?ne, Catherine (la troisi?me requ?rante), ainsi qu’? Alexandra, la fille de son fils pr?d?c?d? Alexandre, tous en indivision.
? Par les actes nos 79847 du 18 f?vrier 1924 et 80452 du 24 mars 1924, les coh?ritiers et copropri?taires pr?cit?s (? l’exception de Catherine) transmirent et vendirent 7/8 en indivision du domaine ? A. G., capitaine de la marine marchande, pour la somme de 4 585 000 GRD. Quant ? la quote-part de la princesse Catherine (1/8 en indivision), un prix de 650 000 GRD fut d’abord convenu et, dans l’attente de l’accomplissement des formalit?s requises, le terrain fut donn? ? bail au nouveau propri?taire, avant de lui ?tre transmis.
? Par l’acte no 4289 du 20 mars 1925, A. G. et d’autres personnes constitu?rent la ? soci?t? foresti?re ? (Αvώvυμoς Δασική Εταιρία), ? laquelle Athanassios Galeos transmit les 7/8 en indivision du domaine qu’il avait acquis. Cette soci?t? fut dissoute par une d?cision prise par son assembl?e g?n?rale le 12 mai 1938. Par un acte no 22408 du 7 octobre 1939, les liquidateurs de la soci?t? transf?r?rent et vendirent au prince h?ritier Paul les 7/8 en indivision du domaine pour la somme de 4 000 000 GRD qui furent pay?s avec la dot de son ?pouse, la princesse Fr?d?rique. Apr?s la mort de Paul, 14/32 de sa part de Polydendri furent d?volus ? sa veuve et 14/96 ? chacun de ses trois enfants, Sophie, Constantin (le premier requ?rant) et Ir?ne (la deuxi?me requ?rante). En 1968, la princesse Sophie renon?a ? la succession, et sa part du domaine fut ajout?e au prorata ? celle de chacun des autres h?ritiers. Apr?s le d?c?s de la reine Fr?d?rique le 6 d?cembre 1981, et en l’absence de testament, les 49/96 de sa part en indivision de Polydendri furent d?volus ? parts ?gales ? ses enfants, chacun d’eux en recevant donc 49/288.
3. LE DOMAINE DE MON REPOS SUR L’?LE DE CORFOU
16. Le titre initial de propri?t? concernant ce domaine est le proc?s-verbal no 278 du 1er juin 1864 du conseil provincial de Corfou, en vertu duquel le conseil d?cida de mettre ? la disposition du roi Georges Ier, pour le remercier d’avoir favoris? le rattachement des ?les Ioniennes ? la Gr?ce, la maison dans laquelle le magistrat britannique du Conseil supr?me v?cut jadis, ainsi que la r?gion environnante situ?e dans un lieu connu sous le nom d’? Aghios Pandele?mon de Garitza ?. Les documents de l’?poque ne mentionnent ni la superficie, ni l’emplacement exact, ni les limites de ce domaine. Cette donation fut ensuite express?ment reconnue par l’acte no 7870/1887.
17. De 1870 ? 1912, le roi Georges Ier agrandit ce domaine en achetant successivement des lots plus ou moins grands de terre appartenant ? des tiers, situ?s autour ou ? l’int?rieur de la ferme. Apr?s les deux achats effectu?s par Georges II, Mon Repos prit sa forme d?finitive avec une superficie d’environ 238 000 m?.
18. Au d?c?s du roi Georges Ier, Mon Repos fut attribu? au prince Andr? conform?ment au testament olographe du roi Georges dat? du 24 juillet 1904.
19. Apr?s la r?volution de 1922 et par la d?cision no 1767/1923, l’expropriation forc?e de Mon Repos au profit de l’Etat fut proclam?e, ce domaine devant servir de r?sidence d’?t? au roi r?gnant. En 1931, l’expulsion administrative du prince Andr? fut ordonn?e. Une action judiciaire fut alors intent?e, et, par son arr?t no 57/1934, la cour d’appel (Εφετείo) de Corfou reconnut le prince Andr? propri?taire l?gitime et ordonna que le domaine lui f?t restitu?. Apr?s le r?tablissement de la d?mocratie monarchique, la loi d’urgence no 514/1937 disposa express?ment que Mon Repos devait ?tre c?d? et transmis en pleine propri?t? et possession au prince Andr?.
20. Par un acte no 11909/1937, le prince Andr? vendit Mon Repos au roi Georges II moyennant une rente viag?re payable par annuit?s de 400 000 GRD. Le roi Georges II mourut le 1er avril 1947. Ses coh?ritiers firent don de leurs parts au fr?re du roi Georges, le roi Paul, qui acquit la pleine propri?t? de Mon Repos (actes nos 3650/1957, 3816/1957 et 5438/1959). Au d?c?s du roi Paul et en vertu de son testament olographe, Mon Repos revint ? sa veuve Fr?d?rique (en usufruit) et ? son fils, le premier requ?rant (nue-propri?t?). L’usufruit prit fin au d?c?s de la reine Fr?d?rique le 6 d?cembre 1981 et le premier requ?rant acquit la pleine propri?t? de Mon Repos.
21. Vers le 5 ao?t 1994, apr?s l’intervention de la loi no 2215/1994 (paragraphe 41 ci-dessous), on p?n?tra par effraction dans la r?sidence de Mon Repos, d?sormais occup?e par la municipalit? de Corfou.
B. LE R?GIME DES BIENS PENDANT LA DICTATURE MILITAIRE (AVRIL 1967-JUILLET 1974) ET APR?S LE R?TABLISSEMENT DE LA D?MOCRATIE
22. Le 21 avril 1967, un coup d’Etat militaire se produisit en Gr?ce. L’ex-roi resta dans le pays jusqu’au 13 d?cembre 1967, jour o? il partit pour Rome.
23. Le 15 novembre 1968, le gouvernement militaire promulgua une nouvelle Constitution (la pr?c?dente datait de 1952) qui fut modifi?e en 1973, lorsque l’ex-roi fut d?pos? (paragraphe 25 ci-dessous). L’article 21 de la Constitution de 1968 (telle que modifi?e en 1973) garantissait le droit de propri?t? et disposait que nul ne pouvait ?tre priv? de sa propri?t? si ce n’?tait pour cause d’utilit? publique et moyennant une indemnisation int?grale dont le montant devait ?tre d?termin? par les juridictions civiles. En son article 134 ? 3, toutefois, la m?me Constitution pr?voyait une mesure l?gislative unique qui aurait pour effet de confisquer les biens meubles et immeubles de l’ex-roi et de la famille royale.
24. Du 21 avril 1967 au 31 mai 1973, la dictature militaire maintint formellement la d?mocratie monarchique en place malgr? l’exil que l’ex-roi s’imposa.
25. Le 1er juin 1973, le gouvernement militaire pr?tendit abolir la monarchie, d?poser l’ex-roi et ses h?ritiers et instaurer une r?publique pr?sidentielle ? r?gime parlementaire.
26. En octobre 1973, la dictature militaire promulgua, conform?ment ? l’article 134 ? 3 de la Constitution de 1968 (telle que modifi?e en 1973), le d?cret-loi no 225/1973, en application duquel tous les biens meubles et immeubles de l’ex-roi et de la famille royale furent confisqu?s ? la date de publication du d?cret au Journal officiel (le 4 octobre 1973) et la propri?t? des biens confisqu?s fut transf?r?e ? l’Etat grec. Les trois domaines litigieux furent mentionn?s express?ment sur la liste des biens immeubles touch?s.
27. Le d?cret susmentionn? pr?voyait l’octroi d’une indemnit? d’un montant de 120 000 000 GRD ? r?partir entre les membres de la famille royale dont les biens avaient ?t? confisqu?s ; cette somme fut d?pos?e sur un compte bancaire ? la disposition de la famille royale. La part de l’indemnit? allou?e ? l’ex-roi s’?levait ? 94 000 000 GRD et celle de la princesse Ir?ne ? 12 000 000 GRD. Aucune indemnit? ne fut pr?vue pour la princesse Catherine. Le d?cret pr?cisait en outre que les indemnisations devaient ?tre r?clam?es avant le 31 d?cembre 1975. Aucune d’entre elles n’a jamais ?t? revendiqu?e.
28. Le 24 juillet 1974, la dictature militaire en Gr?ce fut remplac?e par un gouvernement civil dirig? par M. Caramanlis.
29. Par un acte l?gislatif du 1er ao?t 1974 (? la premi?re loi constitutionnelle de 1974 ?), le Gouvernement remit en vigueur la Constitution de 1952, ? l’exception des dispositions ayant trait ? la forme du r?gime politique (article 1).
30. Aux termes de l’article 10 de cette loi, le pouvoir l?gislatif d?volu au Conseil des ministres devait s’exercer au moyen de d?crets-lois et ce jusqu’? la convocation de l’Assembl?e nationale. Selon l’article 10 ? 2, ces d?crets-lois pourraient avoir un effet r?troactif pour toutes les questions d?coulant de lois constitutionnelles post?rieures au 21 avril 1967. L’article 15 abrogeait la Constitution de 1968 (telle que modifi?e) ainsi que toute autre loi ou tout autre texte constitutionnel adopt?s sous la dictature militaire apr?s le 21 avril 1967.
31. En application des articles 1 et 10 de la premi?re loi constitutionnelle de 1974, le gouvernement ?mit un d?cret-loi (no 72/1974) en vertu duquel les biens de l’ex-roi et de la famille royale devaient ?tre administr?s et g?r?s par un conseil de sept membres tant que le r?gime n’?tait pas d?finitivement fix?.
32. Le d?cret susmentionn? fut mis en ?uvre par trois d?cisions minist?rielles :
i. par la d?cision no 18443/1509 du 1er octobre 1974, un conseil de sept membres fut constitu? ? afin de g?rer et d’administrer les biens de la famille royale ? ;
ii. par la d?cision no 21987 du 24 octobre 1974, il fut arr?t? que ? les biens de la famille royale seraient transf?r?s de l’Etat au conseil ? avant le 31 d?cembre 1974 ;
iii. par la d?cision no 25616 du 23 d?cembre 1974, il fut convenu que les biens de la famille royale seraient transf?r?s au conseil jusqu’? la fin de la proc?dure, avant d’?tre remis ? leurs propri?taires ou ? une personne d?sign?e par eux.
33. De 1974 ? 1979, tous les biens meubles et immeubles de l’ex-roi et de la famille royale se trouvant en Gr?ce furent g?r?s et administr?s au nom du conseil ?tabli en vertu du d?cret-loi no 72/1974, pour le compte de l’ex-roi et de la famille royale. En 1979, les biens meubles leur furent restitu?s.
34. Le 17 novembre 1974 se tinrent des ?lections l?gislatives. L’Assembl?e nationale fut ensuite reconvoqu?e. Par le r?f?rendum du 8 d?cembre 1974 la population se pronon?a en faveur d’une r?publique parlementaire. Par la R?solution D 18 du 18 janvier 1975, l’Assembl?e nationale d?cida et d?clara notamment que la d?mocratie en Gr?ce n’avait jamais ?t? l?galement abolie et que l’acte r?volutionnaire du 21 avril 1967 ainsi que la situation qui en ?tait r?sult?e jusqu’au 23 juillet 1974 s’analysaient en un coup d’Etat visant ? renverser le pouvoir et ? attenter aux droits souverains du peuple.
35. En 1975, l’Assembl?e nationale adopta la Constitution actuelle qui entra en vigueur le 11 juin de la m?me ann?e.
36. En 1981, le PA.SO.K. (Parti socialiste panhell?nique), sous la direction de M. Papandr?ou, fut port? au pouvoir en Gr?ce. En janvier 1984, des n?gociations s’engag?rent avec l’ex-roi au sujet de ses biens. En 1988, le gouvernement et l’ex-roi parvinrent ? un accord de principe sur les biens et sur les dettes fiscales de la famille royale. Mais cet accord ne fut jamais ex?cut?.
C. L’ACCORD DE 1992
37. En 1990, le Parti conservateur ? D?mocratie nouvelle ? acc?da au pouvoir.
38. En 1992, l’ex-roi et l’Etat grec parvinrent ? un accord ainsi libell? :
i. L’ex-roi transf?re une superficie de 200 030 m? de sa for?t de Tatoi ? l’Etat grec pour la somme de 460 000 000 GRD.
ii. L’ex-roi fait don d’une superficie de 401 541,75 m? de sa for?t de Tatoi ? une fondation d’utilit? publique, nomm?e ? Fondation m?dicale et centre de recherche Hippocrate ?.
iii. Une fondation d’utilit? publique, la Fondation de la For?t nationale de Tatoi, est cr??e et l’ex-roi fait don d’une superficie de 37 426 000 m? de sa for?t de Tatoi ? la fondation.
iv. L’ex-roi, la famille royale et l’Etat grec renoncent ? tous leurs droits l?gaux aff?rents aux dettes fiscales de la famille royale et renoncent ? toutes les proc?dures judiciaires pendantes y relatives.
v. L’ex-roi et la famille royale acceptent de verser ? l’Etat grec la somme de 817 677 937 GRD de droits de succession, d’imp?ts sur le revenu et sur le capital avec les int?r?ts et les majorations. Viendront en d?duction du versement que l’ex-roi devra effectuer les sommes dues ? celui-ci en application du pr?sent accord.
39. L’accord figurait dans l’acte notari? no 10573/1992 du 3 juin 1992 qui en fait foi. Le 28 septembre 1992, la division des ?tudes scientifiques (διεύθυvση Επιστημovικώv Μελετώv) du Parlement grec publia un rapport sur le projet de loi ratifiant l’acte notari? susmentionn?. Le rapport pr?cisait notamment que le d?cret-loi no 225/1973 avait ?t? remplac? par le d?cret-loi no 72/1974 et que les biens ? recouvraient donc leur r?gime patrimonial ant?rieur ?. Par la suite, l’accord fut incorpor? dans la loi no 2086/1992 qui lui conf?ra force de loi.
D. ANNULATION DE L’ACCORD DE 1992 ? LA LOI NO 2215/1994
40. L’ex-roi et sa famille se rendirent en Gr?ce au cours de l’?t? 1993.
41. A la suite des ?lections de l’automne 1993, un gouvernement dirig? par M. Papandr?ou revint au pouvoir en Gr?ce. Le nouveau gouvernement d?clara son intention d’examiner les questions ayant trait aux biens de l’ex-famille royale afin de r?tablir la ? l?galit? constitutionnelle et la m?moire historique ? et de r?pondre ? ? la sensibilit? d?mocratique du peuple grec qui s’?tait exprim?e par le r?f?rendum de 1974 ? [D?claration du 1er avril 1994 du ministre des Finances de l’?poque.]. Il pr?senta finalement le projet de loi no 2215/1994 qui fut adopt? par le Parlement le 16 avril 1994 et entra en vigueur le 11 mai 1994. Cette loi porte ? R?glement des questions ayant trait aux biens expropri?s de la famille royale d?pos?e de Gr?ce ?, et dispose ce qui suit :
i. La loi no 2086/1992 est abrog?e et l’acte no 10573/1992 annul?. Tout acte ex?cut? en application de ces textes est nul et sans effet juridique (article 1). Les actes ainsi d?clar?s nuls et sans effet juridique comprennent la donation ? l’institution ? Fondation m?dicale et centre de recherche Hippocrate ? ? Tatoi ainsi qu’? la Fondation de la For?t nationale de Tatoi [Note : Le 8 d?cembre 1997, la Fondation de la For?t nationale de Tatoi a saisi la Commission europ?enne des Droits de l’Homme, en vertu de l’ancien article 25 de la Convention. La requ?te a ?t? enregistr?e le 4 f?vrier 1998 (no 39654/98). Le 1er novembre 1998, elle a ?t? transmise ? la Cour europ?enne des Droits de l’Homme en application de l’article 5 ? 2 du Protocole no 11.].
ii. L’Etat grec devient le propri?taire des biens meubles et immeubles de l’ex-roi, de la princesse Ir?ne et de la princesse Catherine. Le d?cret-loi no 225/1973 est r?put? ?tre demeur? en vigueur (article 2).
iii. La propri?t? de Mon Repos sur l’?le de Corfou est transmise ? la municipalit? de Corfou (article 4 ? 2).
iv. Les imp?ts d?j? calcul?s sont annul?s. Toutes les proc?dures pendantes devant les juridictions administratives ou le Conseil d’Etat (Συμβoύλιo της Επικρατείας) ayant trait aux droits de succession et autres taxes, majorations et p?nalit?s sont suspendues. Les sommes vers?es par l’ex-roi et les autres membres de la famille royale au titre de l’imp?t peuvent ?tre r?clam?es ? l’Etat grec, mais l’Etat peut s’opposer ? ce qu’une telle cr?ance vienne en compensation d’une cr?ance de l’Etat sur la famille royale (article 5 ? 1).
v. Tout accord concernant un bien de la famille royale, ? l’exception des baux, est d?clar? nul. Tout bail de fonds de terre appartenant ? la famille royale reste valable comme s’il avait ?t? conclu entre les preneurs et l’Etat grec (article 5 ? 2).
vi. Aucune proc?dure judiciaire intent?e par l’ex-roi ou d’autres membres de la famille royale devant une juridiction grecque o? serait employ?e l’appellation ? roi ? ou toute autre d?nomination royale m?me associ?e au pr?fixe ? ex ? ou ? l’adjectif ? ancien ? ne sera valable (article 6 ? 4).
vii. Pour que l’ex-roi et la famille royale puissent conserver la nationalit? grecque et leurs passeports grecs, les conditions pr?alables suivantes doivent ?tre remplies :

? l’ex-roi et la famille royale doivent d?poser aupr?s de l’officier de l’?tat civil (ληξιαρχείo) d’Ath?nes une d?claration par laquelle ils affirment respecter sans r?serve la Constitution de 1975 et accepter et reconna?tre la R?publique hell?nique ;
? l’ex-roi et la famille royale doivent en outre d?poser une d?claration par laquelle ils renoncent sans r?serve ? toute pr?tention li?e ? leur ancienne fonction ou ? la possession de tout titre officiel ;
? l’ex-roi et la famille royale doivent se faire inscrire au registre de l’?tat civil (μητρώα αρρέvωv ή δημoτoλόγια) sous un pr?nom et un nom.
viii. Toute disposition l?gislative contraire ? la pr?sente loi est automatiquement abrog?e (article 6 ? 5).
E. PROC?DURES DEVANT LES JURIDICTIONS GRECQUES
42. Les requ?rants engag?rent devant les juridictions grecques plusieurs actions concernant leurs droits de propri?t?.
43. Ils contest?rent ?galement la constitutionnalit? de la loi no 2215/1994. A la suite de deux arr?ts contradictoires de la Cour de cassation (Αρειoς Πάγoς) et du Conseil d’Etat, l’affaire fut d?f?r?e ? la Cour supr?me sp?ciale (Αvώτατo Ειδικό Δικαστήριo).
L’arr?t rendu par la Cour supr?me sp?ciale le 25 juin 1997
44. La cour rechercha tout d’abord si les requ?rants avaient le droit d’engager une action devant elle sans utiliser de nom. Elle estima que ? la mention ? ex-roi ? figurant dans les documents de l’affaire n'[?tait] pas un titre de noblesse dont l’utilisation [?tait] formellement interdite par la Constitution mais une r?f?rence pr?cisant l’identit? du demandeur qui, pour les motifs pr?cit?s, n'[avait] pas de nom (…). Il s’agi[ssait] d’une r?f?rence ? un fait historique qui, comme d’autres ?l?ments, [pouvait] en effet d?signer l’identit? de la personne susmentionn?e de sorte qu’elle [p?t] b?n?ficier d’une protection judiciaire ?.
45. Quant aux biens royaux, la cour pr?cisa qu’? il s’agissait depuis le d?but d’une question politique ?, que les droits de propri?t? des requ?rants ?taient li?s ? la forme de gouvernement et qu’? au cours du r?gne de la famille royale, les biens appartenant au roi et ? la famille royale ?taient consid?r?s comme un patrimoine ? part ?. Elle constata notamment :
? En d?finissant en son article 1 la forme du r?gime, par la m?me disposition qui [doit ?tre] interpr?t?e historiquement dans le cadre de la conjoncture politique et constitutionnelle (…) dans laquelle elle a ?t? vot?e, conform?ment aux dispositions de la premi?re loi constitutionnelle et du d?cret-loi no 72/1974 qui a ?t? ?dict? sur la base de son article 10, la Constitution r?git ?galement la question des biens royaux. En d’autres termes, le r?f?rendum rend irr?vocable la transmission de ce patrimoine ? l’Etat, de sorte que la restitution par la loi de ce patrimoine ? l’ex-roi est inconstitutionnelle. L’article 1 de la loi no 2086/1992 (…) dont les dispositions impliquent que les biens de l’ex-famille royale continuent d’appartenir au monarque d?pos? et aux membres de l’ancienne famille royale et lient effectivement ces personnes aux biens, est donc inconstitutionnel. ?
46. La Cour supr?me sp?ciale estima en cons?quence, par treize voix contre quatre, que la loi no 2215/1994 ?tait constitutionnelle. Aux termes de la Constitution grecque, les arr?ts de la Cour supr?me sp?ciale sont irr?vocables et s’imposent ? toutes les juridictions grecques (article 100 ? 4).
II. LE DROIT INTERNE PERTINENT
47. Les articles pertinents de la Constitution de 1975 disposent :
ARTICLE 4
? 1. Tous les Grecs sont ?gaux devant la loi.
2. Les hommes et les femmes ont des droits ?gaux et des obligations ?gales. ?
ARTICLE 17
? 1. La propri?t? est plac?e sous la protection de l’Etat. Les droits qui en d?rivent ne peuvent toutefois s’exercer au d?triment de l’int?r?t g?n?ral.
2. Nul ne peut ?tre priv? de sa propri?t? si ce n’est pour cause d’utilit? publique, d?ment prouv?e, dans les cas et suivant la proc?dure pr?vus par la loi, et toujours moyennant une indemnit? pr?alable compl?te. Celle-ci doit correspondre ? la valeur du bien expropri? au moment de l’audience sur l’affaire concernant la fixation provisoire de l’indemnit? par le tribunal. Dans le cas d’une demande visant ? la fixation imm?diate de l’indemnit? d?finitive, est prise en consid?ration la valeur du bien le jour de l’audience du tribunal sur cette demande.
(…)
4. L’indemnit? est toujours fix?e par les juridictions civiles. Elle peut aussi ?tre fix?e provisoirement par voie judiciaire, apr?s audition ou convocation de l’ayant droit, que le tribunal peut, ? sa discr?tion, obliger, en vue de l’encaissement de l’indemnit?, ? fournir un cautionnement correspondant ? la valeur de celle-ci, selon les modalit?s pr?vues par la loi. ?
48. En Gr?ce, les droits r?els sont en nombre limit? (numerus clausus). Ceux dont une personne peut ?tre titulaire sont : la propri?t?, les servitudes, le gage et l’hypoth?que (article 973 du code civil).
49. Les articles 999 ? 1141 du code civil sont consacr?s ? la propri?t? et ? l’indivision. Il existe plusieurs modes d’acquisition de la propri?t?, par exemple la possession de biens qui n’appartiennent ? personne, la transmission par un propri?taire ant?rieur ou m?me un non-propri?taire, la volont? du l?gislateur, l’effet de d?cisions de justice et les actes des pouvoirs publics. Pour la propri?t? des biens immeubles, il faut, d’apr?s la loi, entre le propri?taire et l’acqu?reur un accord transf?rant la propri?t? pour une cause l?gitime, accord qui sera consign? dans un acte notari? et transcrit au registre cadastral de l’arrondissement o? est sis le bien immeuble (article 1033).
EN DROIT
I. SUR LA VIOLATION ALL?GU?E DE L’ARTICLE 1 DU
PROTOCOLE NO 1
50. Les requ?rants se plaignent de ce que la loi no 2215/1994 ait enfreint leur droit au respect de leurs biens. Ils invoquent l’article 1 du Protocole no 1, ainsi libell? :
? Toute personne physique ou morale a droit au respect de ses biens. Nul ne peut ?tre priv? de sa propri?t? que pour cause d’utilit? publique et dans les conditions pr?vues par la loi et les principes g?n?raux du droit international.
Les dispositions pr?c?dentes ne portent pas atteinte au droit que poss?dent les Etats de mettre en vigueur les lois qu’ils jugent n?cessaires pour r?glementer l’usage des biens conform?ment ? l’int?r?t g?n?ral ou pour assurer le paiement des imp?ts ou d’autres contributions ou des amendes. ?
Cet article contient trois normes distinctes : la premi?re, qui s’exprime dans la premi?re phrase du premier alin?a et rev?t un caract?re g?n?ral, ?nonce le principe du respect de la propri?t? ; la deuxi?me, figurant dans la seconde phrase du m?me alin?a, vise la privation de propri?t? et la soumet ? certaines conditions ; quant ? la troisi?me, consign?e dans le second alin?a, elle reconna?t aux Etats le pouvoir, entre autres, de r?glementer l’usage des biens conform?ment ? l’int?r?t g?n?ral. Il ne s’agit pas pour autant de r?gles d?pourvues de rapport entre elles. La deuxi?me et la troisi?me ont trait ? des exemples particuliers d’atteinte aux propri?t?s ; d?s lors, elles doivent s’interpr?ter ? la lumi?re du principe consacr? par la premi?re.
A. SUR L’EXISTENCE D’UN ? BIEN ? AU SENS DE L’ARTICLE 1 DU PROTOCOLE NO 1
1. TH?SES DES COMPARANTS
51. La quintessence de l’argumentation du Gouvernement est que les domaines litigieux sont indissociables de la qualit? de chef d’Etat et n’entrent donc pas dans la notion de ? biens ? prot?g?s par l’article 1 du Protocole no 1.
Le Gouvernement rel?ve de mani?re g?n?rale que partout en Europe l’on distingue nettement pour les monarques entre biens publics et biens priv?s. Les biens publics appartiennent ? l’Etat et sont mis ? la disposition des monarques aux fins de l’exercice de leur fonction de chef d’Etat. Selon lui, ces biens, que les monarques d?tiennent en vertu d’immunit?s et privil?ges sp?ciaux, ne rel?vent pas de la notion de biens prot?g?s par l’article 1 du Protocole no 1. En revanche, les biens priv?s des monarques europ?ens ne sont pas trait?s diff?remment de ceux des citoyens ordinaires. Leurs acquisition, usage et cession ob?issent aux r?gles ordinaires du droit civil interne qui s’appliquent ? toutes les transactions entre particuliers. D’apr?s le Gouvernement, il est raisonnable de supposer que ces biens priv?s b?n?ficient de la protection de l’article 1 du Protocole no 1.
52. En l’esp?ce, le Gouvernement soutient que la principale particularit? du r?gime juridique des pr?tendus ? biens royaux ? de la couronne grecque r?side dans le caract?re sui generis et quasi public qu’ils ont toujours rev?tu. En t?moigneraient plusieurs faits. D’abord, l’ex-famille royale n’aurait pas acquis les trois domaines litigieux conform?ment aux dispositions g?n?rales du droit civil grec, mais en raison de ses fonctions. L’Etat grec aurait fait don d’une grande partie de ces domaines aux anciens rois grecs en signe de respect pour l’institution royale. En deuxi?me lieu, en cas de succession au tr?ne, les dispositions g?n?rales du droit des successions ne s’appliquaient pas. Au contraire, une loi sp?ciale ?tait ? chaque fois promulgu?e pour ?viter l’ordre l?gal des successions et r?gler les diff?rends. Troisi?mement, les biens en question ?taient exon?r?s de toute fiscalit?, y compris les droits de succession. Si ces derniers avaient ?t? appliqu?s ? chacune des quatre successions au tr?ne qui ont eu lieu entre 1913 et 1964, la charge fiscale qui aurait ?t? impos?e aurait d?pass? la valeur v?nale actuelle des domaines litigieux. Quatri?mement, les biens en question avaient non seulement ?t? assimil?s ? des biens de l’Etat ? des fins de proc?dure (par exemple d?lais particuliers, cr?ances privil?gi?es de l’Etat, interdiction de l’ex?cution forc?e provisoire, etc.), mais ils avaient aussi b?n?fici? de pr?rogatives ?tatiques substantielles (non-prescription des cr?ances, interdiction absolue de l’usucapion, qualification criminelle des atteintes ? la propri?t?, etc.). D?s lors, quel que soit le mode d’acquisition des biens litigieux, ces terrains, dont des for?ts et des sites historiques et arch?ologiques prot?g?s par la Constitution, auraient ?t? conserv?s dans leur int?gralit? et m?me ?tendus uniquement gr?ce aux privil?ges inh?rents ? la position officielle de monarque. Un simple citoyen n’aurait jamais pu acqu?rir et c?der ces terrains l?galement.
53. A la lumi?re de ce qui pr?c?de, le Gouvernement estime que les domaines litigieux n’?taient pas des propri?t?s priv?es ; en cons?quence, ils ne rel?vent pas de la notion de ? biens ? prot?g?s par l’article 1 du Protocole no 1.
54. Les requ?rants r?torquent que l’argument nouveau et ?trange du Gouvernement selon lequel les biens qui sont l’objet de leur grief n’ont jamais appartenu ? la famille royale est manifestement d?pourvu de tout fondement historique ou de toute base en droit interne. Ils soulignent qu’aucun gouvernement grec n’a jamais avanc? cet argument, si ce n’est au cours de la proc?dure devant les organes de la Convention. Tout au long de la p?riode dite de la ? d?mocratie monarchique ? ?tablie lorsque Georges Ier, l’anc?tre du premier requ?rant, fut ?lu roi en 1863, les pouvoirs publics ont reconnu que les diff?rents membres de la famille royale poss?daient des biens priv?s. Il en fut de m?me apr?s l’instauration de la r?publique. Ces biens priv?s ont toujours ?t? tenus pour distincts de tout autre bien dont la famille royale disposait de par le statut constitutionnel du roi, comme le Palais royal ? Ath?nes qui n’est pas et n’a jamais ?t? une propri?t? priv?e de la famille royale. Quant ? certains privil?ges dont leurs propri?t?s b?n?ficiaient historiquement, les requ?rants estiment qu’ils n’ont aucune incidence sur la qualit? des biens priv?s de la famille royale. Quoi qu’il en soit, si l’Etat a effectu? il y a une cinquantaine d’ann?es des versements pour l’entretien de ces propri?t?s, c’?tait en reconnaissance de la d?gradation qu’elles avaient subie au cours de la p?riode o? elles se trouv?rent en sa possession et furent n?glig?es. Concernant l’exon?ration fiscale, les requ?rants invitent la Cour ? ne pas perdre de vue que le roi assumait toutes les d?penses consid?rables engag?es par lui dans l’exercice de ses fonctions officielles en sa qualit? de chef d’Etat. Jusqu’en 1949, le roi a support?, au moyen de sa liste civile, tous les frais d’entretien et de fonctionnement des palais que l’Etat mettait ? sa disposition en sa qualit? de chef d’Etat.
55. Les requ?rants soutiennent en outre que le fait que la famille royale poss?dait des biens priv?s a ?t? clairement reconnu m?me pendant la dictature militaire inconstitutionnelle, du 21 avril 1967 au 24 juillet 1974. La Constitution de 1968 renfermait une disposition, l’article 134 ? 3, qui pr?voyait la promulgation d’une mesure l?gislative unique portant expropriation ou confiscation des biens meubles et immeubles de l’ex-roi et de sa famille. Par la suite, la dictature a ?mis un d?cret-loi (no 225 de 1973) portant confiscation des biens de la famille royale. Ces mesures n’auraient servi de rien si les biens royaux avaient toujours appartenu ? l’Etat. Apr?s la chute de la dictature, un d?cret-loi de 1974 reconnut que les biens confisqu?s par ce r?gime appartenaient ? la famille royale, pour le compte de laquelle un conseil sp?cial les administra. En 1979, la famille royale reprit possession des biens meubles. Les protocoles r?gissant la remise des biens meubles et immeubles furent d?ment sign?s par les autorit?s gouvernementales comp?tentes et par le conseil sp?cial. Le r?f?rendum du 8 d?cembre 1974, qui instaura une r?publique parlementaire, ne modifia en rien le r?gime des biens de la famille royale, lequel ne fut tout simplement pas en cause dans cette consultation. Il ne fut pas davantage touch? par la promulgation de la Constitution de 1975. S’il l’avait ?t?, l’Etat n’aurait pas fait rentrer en 1979 les biens meubles en la possession de la famille royale, reconnaissant par l? qu’elle en ?tait propri?taire.
56. Les requ?rants soulignent en outre que de 1974 ? 1996, donc m?me apr?s la promulgation de la loi de 1994, ils ont ?tabli des d?clarations fiscales et acquitt? des imp?ts pour les biens en question. Ils voient mal comment une personne pourrait ?tre assujettie ? l’imp?t aff?rent ? un terrain dont elle ne serait pas propri?taire, ni comment le Gouvernement pourrait ? bon droit et de bonne foi avoir demand? et accept? le paiement de ces imp?ts si ce n’?tait sur cette base.
57. De surcro?t, en 1992 l’ex-roi et l’Etat grec conclurent un accord, ratifi? par la loi no 2086/1992, aux termes duquel le premier requ?rant transf?rait de grandes parties du domaine de Tatoi ? l’Etat grec et faisait donation d’autres parties ? deux fondations d’utilit? publique. Cet accord partait du principe que l’ex-roi ?tait le propri?taire du domaine en question ; sinon, il n’aurait eu aucune utilit?. La loi no 2215/1994 reconna?t elle-m?me que ce domaine appartenait ? la famille royale ; elle porte en effet ? R?glement des questions ayant trait aux biens expropri?s de la famille royale d?pos?e de Gr?ce ? (italique mis par les requ?rants). Les int?ress?s rel?vent au demeurant que la loi de 1994 mentionnait express?ment le d?cret-loi no 225 de 1973, ?mis par la dictature militaire, portant confiscation des biens de la famille royale. La r?f?rence ? ce d?cret contredit totalement l’argument du Gouvernement selon lequel la famille royale n’a jamais ?t? propri?taire de biens priv?s ; si ceux-ci lui appartenaient d?j?, l’Etat n’aurait pas eu besoin d’invoquer une confiscation ant?rieure.
58. Les requ?rants concluent que l’id?e d’un lien entre le r?le constitutionnel de l’ex-roi et le r?gime de ses biens ne trouve aucune base en droit grec. Le droit civil ne reconna?t aucune notion sui generis de la propri?t?. L’article 973 du code civil ?nonce de mani?re exhaustive les droits r?els pr?vus en droit grec. Ce sont : la propri?t?, la servitude, le gage et l’hypoth?que. Il n’existe aucune cat?gorie de biens quasi publics (paragraphe 48 ci-dessus).
59. La Commission a estim? qu’avant l’entr?e en vigueur de la loi no 2215/1994 les biens en question appartenaient aux requ?rants.
2. APPR?CIATION DE LA COUR
60. La Cour rappelle que la notion de ? biens ? pr?vue par la premi?re partie de l’article 1 du Protocole no 1 a une port?e autonome qui est ind?pendante par rapport aux qualifications formelles du droit interne (arr?t Beyeler c. Italie [GC], no 33202/96, ? 100, CEDH 2000-I). En fait, il importe d’examiner si les circonstances de l’affaire, consid?r?es dans leur ensemble, ont rendu les requ?rants titulaires d’un int?r?t substantiel prot?g? par l’article 1 du Protocole no 1. Dans cette optique, la Cour estime qu’il y a lieu de tenir compte des ?l?ments de droit et de fait suivants.
61. D’abord, la Cour ne saurait suivre le Gouvernement lorsqu’il sugg?re, ne f?t-ce qu’implicitement, que les membres de la famille royale n’avaient aucun bien priv? en Gr?ce.
Elle rel?ve qu’une partie au moins des biens royaux furent acquis par les anc?tres des requ?rants, qui les pay?rent avec leurs fonds propres. Du reste, en maintes occasions, les biens royaux, quel qu’en f?t le titre initial, furent transmis ult?rieurement, entre vifs ou pour cause de mort, dans le respect des conditions du droit civil grec, entre les membres de la famille royale et parfois entre les membres de la famille royale et des tiers.
62. En outre, la Cour rel?ve en particulier qu’avant l’entr?e en vigueur de la loi no 2215/1994 l’Etat grec avait ? plusieurs reprises trait? les membres de la famille royale ? dont les requ?rants ? comme les propri?taires priv?s des domaines en question. Elle se r?f?re, ? titre d’exemple, aux faits suivants :
? apr?s l’abolition de la monarchie en 1924, l’Etat grec expropria le domaine de Tatoi, dont le roi recouvra la pleine propri?t? et possession lorsqu’il remonta sur le tr?ne en 1936 (paragraphes 12-13 ci-dessus) ;
? apr?s une expropriation forc?e qui eut lieu en 1923, la loi d’urgence no 514/1937 disposait que le domaine de Mon Repos devait ?tre conc?d? et transf?r? en pleine propri?t? et possession au prince Andr? (paragraphe 19 ci-dessus) ;
? il ne pr?te pas ? controverse que, de 1974 ? 1996, les requ?rants ?tablirent des d?clarations fiscales et acquitt?rent des imp?ts pour leurs biens (paragraphes 36, 38, 41 et 56 ci-dessus) ;
? en 1992, l’ex-roi et l’Etat grec conclurent un accord aux termes duquel, entre autres, le premier requ?rant vendait ? l’Etat grec 200 030 m2 du domaine de Tatoi et faisait donation de la majeure partie du reste de la propri?t? ? deux fondations d’utilit? publique. Le 28 septembre 1992, la division des ?tudes scientifiques du Parlement grec publia un rapport sur un projet de loi ratifiant cet accord, qui pr?cisait notamment que le d?cret-loi no 225/1973 avait ?t? abrog? par le d?cret-loi no 72/1974 et qu’en cons?quence le domaine ? recouvrait son r?gime patrimonial ant?rieur ? (paragraphes 38-39 ci-dessus).
63. A l’instar de la Commission, la Cour estime que tous ces actes n’ont pu se fonder que sur le principe que les requ?rants et leurs anc?tres ?taient les propri?taires des biens en question ; car si les domaines litigieux n’avaient jamais appartenu ? la famille royale ou s’ils avaient ?t? valablement expropri?s en 1973, de sorte que l’Etat grec en aurait d?j? ?t? propri?taire, ces actes n’auraient servi de rien.
64. Enfin, quant ? l’argument que le Gouvernement tire des dispositions particuli?res qui s’appliquaient aux biens royaux, telles que les principes d’exon?ration fiscale, la Cour ne voit pas pourquoi pareilles r?gles excluraient en soi le caract?re fondamentalement priv? de ces biens. Il arrive, par exemple, que des chefs d’Etat jouissent de l’immunit? fiscale en ce qui concerne leurs biens priv?s. Le Gouvernement n’a par ailleurs produit aucun document, comme un registre des biens de l’Etat ou une liste civile, indiquant que les biens royaux sont consid?r?s ou trait?s comme des biens de l’Etat.
65. Eu ?gard ? ce qui pr?c?de, force est ? la Cour de relever une contradiction dans l’attitude du Gouvernement ? l’?gard des biens litigieux. Du fait que l’Etat grec les a lui-m?me trait?s ? de multiples reprises comme des biens priv?s et n’a pas fourni un ensemble de r?gles g?n?rales concernant leur r?gime, la Cour, m?me si elle conc?de que les biens royaux jouissaient ? maints ?gards d’un r?gime sp?cial, ne saurait conclure qu’ils rev?taient un caract?re sui generis et quasi public avec cette cons?quence qu’ils n’auraient jamais appartenu ? l’ex-famille royale.
66. La Cour estime d?s lors que les biens en question appartenaient aux requ?rants ? titre priv? et non en leur qualit? de membres de la famille royale ; partant, les domaines litigieux constituaient un ? bien ? aux fins de l’article 1 du Protocole no 1, qui trouve ? s’appliquer en l’esp?ce.
B. INVENTAIRE DES BIENS DES REQU?RANTS
67. La Cour se doit de rechercher quels sont au juste les biens des requ?rants.
1. LE DOMAINE DE TATOI (D’UNE SUPERFICIE TOTALE DE 41 000 000 M? ENVIRON)
68. Le Gouvernement pr?tend que plus du tiers de ce domaine, ? savoir la for?t de Bafi, fut donn? au roi Georges Ier (l’arri?re-grand-p?re du premier requ?rant) par une loi de 1877. Quant ? la causa traditionis et/ou la justa causa de cette donation, ce serait assur?ment la fonction royale du donataire. Ce serait pour cette raison que, apr?s le renversement de la monarchie en 1924, le domaine de Bafi revint ? l’Etat ipso jure et sans indemnisation. En outre, 3 785 000 m? en furent donn?s en 1925 ? des r?fugi?s ne poss?dant pas de terres ; cette parcelle ne fut jamais restitu?e ? la famille royale apr?s la restauration de la monarchie en 1935.
Le Gouvernement rel?ve en outre qu’en 1992 le premier requ?rant fit don ? une fondation ? but non lucratif, la Fondation de la For?t nationale de Tatoi, de plus de 90 % du domaine de Tatoi. Par la suite, la fondation a saisi la Commission d’une requ?te (no 39654/98), actuellement pendante devant la Cour. Certes, la loi no 2215/1994 a abrog? l’accord de 1992, mais ? l’?poque o? elle intervint, les requ?rants n’avaient des droits patrimoniaux que sur moins de 10 % du domaine de Tatoi.
69. Les requ?rants all?guent que la for?t de Bafi ne constitua pas un don au roi Georges Ier, mais que celui-ci en fit l’acquisition. Ils invoquent ? cet ?gard des documents dont ils ont eu connaissance apr?s l’adoption du rapport de la Commission, qui d?montrent que si le gouvernement grec avait exprim? l’intention de faire don de la for?t de Bafi au roi Georges Ier, ce dernier ne voulut pas l’acqu?rir par donation mais insista pour l’acheter ? un prix fix? par le gouvernement. Les parties parvinrent finalement ? un compromis : la for?t de Bafi ?tait ? conc?d?e ? (et non plus ? donn?e ?) au roi Georges Ier et celui-ci d?posait en contrepartie 60 000 drachmes (GRD) plus les int?r?ts aupr?s de la Banque nationale.
70. La Cour note qu’initialement le roi Georges Ier avait achet? une partie du domaine de Tatoi ? titre priv?. Il l’agrandit par la suite en acqu?rant de l’Etat grec les terres connues sous le nom de for?t de Bafi (paragraphe 9 ci-dessus). Nonobstant le mode de transfert de ces terres, qui pr?te ? controverse entre les parties, leur r?gime patrimonial fut r?gl? comme suit : en 1924, l’Etat grec expropria de force le domaine de Tatoi, y compris la for?t de Bafi, sans verser d’indemnisation. En 1936, apr?s la restauration de la monarchie, une loi restitua Tatoi au roi Georges II en pleine propri?t? et possession. Cette r?int?gration dans la propri?t? concernait les terres de Bafi, ? l’exception d’une superficie de 3 785 000 m?, qui avait ?t? dans l’intervalle attribu?e ? des r?fugi?s ne poss?dant pas de terres. La Cour estime donc que, d?duction faite de cette surface qui ne fut jamais restitu?e aux propri?taires ant?rieurs aux requ?rants, le domaine de Tatoi repr?sentait une partie des biens qui devaient ?tre expropri?s en 1994.
71. La Cour ne saurait par ailleurs suivre le Gouvernement lorsqu’il pr?tend qu’? l’?poque de l’intervention de la loi de 1994 les requ?rants n’avaient des droits patrimoniaux que sur moins de 10 % du domaine de Tatoi. Certes, en 1992, le premier requ?rant avait fait don de grandes parties du domaine ? deux fondations d’utilit? publique et vendu une parcelle de 200 030 m? ? l’Etat grec. Toutefois, la loi no 2215/1994 abrogea l’accord de 1992 et d?clara nuls et d?pourvus d’effet juridique les actes qui auraient ?t? accomplis en application de cette loi (paragraphe 41 ci-dessus). Laisser entendre que m?me si l’accord de 1992 a ?t? abrog? par une loi post?rieure, ses cons?quences juridiques demeurent valables et doivent ?tre prises en consid?ration, non seulement est contradictoire en soi mais va aussi ? l’encontre du principe lex posterior derogat anteriori.
72. Eu ?gard ? ce qui pr?c?de, la Cour estime qu’avant l’entr?e en vigueur de la loi no 2215/1994 le domaine de Tatoi, ? l’exception d’une superficie de 3 785 000 m? qui fut expropri?e en 1924 et attribu?e ? des r?fugi?s ne poss?dant pas de terres, appartenait au premier requ?rant.
2. LE DOMAINE DE POLYDENDRI (D’UNE SUPERFICIE TOTALE DE 33 600 000 M? ENVIRON)
73. La Cour rel?ve que le Gouvernement ne pr?tend pas que le domaine de Polydendri ait en quoi que ce soit un statut sp?cial comparable ? celui des domaines de Tatoi et de Mon Repos. Rien ne donne ? penser que les titres de propri?t? aff?rents ? ce bien et soumis par les requ?rants ne soient pas exacts (paragraphe 15 ci-dessus). La Cour estime d?s lors qu’avant l’entr?e en vigueur de la loi no 2215/1994 le domaine de Polydendri appartenait aux trois requ?rants.
3. LE DOMAINE DE MON REPOS (D’UNE SUPERFICIE TOTALE DE 238 000 M?)
74. Le Gouvernement soutient que l’usufruit de ce domaine fut conf?r? au roi Georges Ier en sa qualit? de chef d’Etat, sa fonction royale ?tant la seule causa traditionis. M?me ? supposer qu’en vertu de cette donation l’ancienne famille royale ait acquis des droits de propri?t? sur Mon Repos, la mutation de ce domaine en 1864 comme en 1937 n’aurait ?t? juridiquement valable que sous la condition implicite mais ?vidente que les donataires continueraient d’exercer leurs fonctions.
Le Gouvernement affirme en outre que les requ?rants n’ont pu acqu?rir des droits de propri?t? sur Mon Repos par usucapion puisque, depuis le 9 septembre 1915, le droit grec exclut express?ment l’usucapion comme mode d’acquisition des biens de l’Etat.
75. Selon les requ?rants, cette propri?t? n’a jamais appartenu ? l’Etat grec. Le conseil provincial de l’?le de Corfou en aurait fait donation au roi Georges Ier en 1864 en reconnaissance de sa contribution au rattachement des ?les Ioniennes ? la Gr?ce. L’acte no 7870/1887 avait express?ment reconnu cette donation. La propri?t? aurait ?t? ?toff?e par les acquisitions que le roi Georges Ier puis le roi Georges II auraient effectu?es ? titre priv?.
76. La Cour admet que c’est par une donation que le conseil provincial de Corfou a conc?d? au roi Georges Ier l’usufruit de ce qui constituait la premi?re partie de ce domaine, usufruit qui a conf?r? le droit patrimonial initial sur Mon Repos. Elle note toutefois que, d’apr?s les dispositions ordinaires du droit civil grec, les droits r?els s’acqui?rent de diverses mani?res, telle la transmission par un propri?taire pr?c?dent, et que la donation constitue sans aucun doute l’un des modes valables de mutation et d’acquisition des droits patrimoniaux. La Cour estime en outre que le Gouvernement n’a pas ?tay? son argument d’apr?s lequel la qualit? de chef d’Etat du roi Georges Ier fut la seule causa traditionis de Mon Repos. De surcro?t, ce domaine fut agrandi ult?rieurement par l’achat de lots successifs appartenant ? des tiers, et l’Etat ne semble avoir eu aucune part dans les contrats en question. En 1937, une loi a transmis la pleine propri?t? et possession du domaine au prince Andr?. A la suite d’une s?rie de mutations, Mon Repos a ?t? d?volu en pleine propri?t? au premier requ?rant, conform?ment au testament olographe de son p?re (paragraphe 20 ci-dessus).
77. Eu ?gard ? ce qui pr?c?de, la Cour estime qu’avant l’entr?e en vigueur de la loi no 2215/1994 le domaine de Mon Repos appartenait au premier requ?rant.
C. SUR L’OBSERVATION DE L’ARTICLE 1 DU PROTOCOLE NO 1
1. SUR L’EXISTENCE D’UNE ING?RENCE DANS LE DROIT DE PROPRI?T?
78. Ayant admis qu’avant l’entr?e en vigueur de la loi no 2215/1994 les biens en question appartenaient aux requ?rants, la Cour, ? l’instar de la Commission, estime qu’en 1994 il y a eu une ing?rence dans le droit des requ?rants au respect de leurs biens qui s’analyse en une ? privation ? de propri?t? au sens de la seconde phrase du premier alin?a de l’article 1 du Protocole no 1.
D?s lors, la Cour doit rechercher si l’ing?rence d?nonc?e se justifie sous l’angle de cette disposition.
2. ? PR?VUE PAR LA LOI ?
79. La Cour rappelle que l’article 1 du Protocole no 1 exige, avant tout et surtout, qu’une ing?rence de l’autorit? publique dans la jouissance du droit au respect de biens soit l?gale : la seconde phrase du premier alin?a de cet article n’autorise une privation de propri?t? que ? dans les conditions pr?vues par la loi ? et le second alin?a reconna?t aux Etats le droit de r?glementer l’usage des biens en mettant en vigueur des ? lois ?. De plus, la pr??minence du droit, l’un des principes fondamentaux d’une soci?t? d?mocratique, est une notion inh?rente ? l’ensemble des articles de la Convention (arr?t Amuur c. France du 25 juin 1996, Recueil des arr?ts et d?cisions 1996-III, pp. 850-851, ? 50).
80. Le Gouvernement affirme que le d?cret-loi no 225/1973 et la loi no 2215/1994 ?taient des ? lois ? au sens de l’article 1 du Protocole no 1, car suffisamment accessibles et pr?cis. Le premier demeura en vigueur apr?s le r?tablissement de la d?mocratie et la seconde fut adopt?e par le Parlement au terme d’un d?bat libre et d?mocratique. Certes, ces deux textes ont un caract?re particulier. Mais les circonstances de la cause sont uniques : dans toute r?publique r?cente, il n’y a qu’une seule ancienne famille royale. Celle-ci ne se trouve pas plac?e dans une situation comparable ? celle d’une autre famille. La l?gislation relative ? ses biens ne concernera par d?finition que cette famille ; elle n’en perd pas sa l?gitimit? pour autant.
81. Les requ?rants all?guent que, si la loi no 2215/1994 entendait autoriser r?troactivement la mainmise sur leurs biens, il lui manquait la condition essentielle d’une ? loi ?, car non seulement elle ?tait arbitraire, punitive et discriminatoire, mais elle m?connaissait aussi l’article 17 de la Constitution grecque, qui exige qu’une privation de biens soit effectu?e pour cause d’utilit? publique et moyennant une indemnisation compl?te. Quant au d?cret-loi no 225/1973, il s’analyserait en un acte arbitraire de confiscation de la part de la dictature militaire qui, quoi qu’il en soit, serait d?pourvu de tout rapport avec la mainmise sur leurs biens en 1994.
82. Comme la Commission, la Cour consid?re que la loi no 2215/1994 constitue la seule base l?gale de l’ing?rence d?nonc?e. Elle note que la loi sur laquelle se fonde l’ing?rence doit ?tre conforme au droit interne de l’Etat contractant, dont les dispositions pertinentes de la Constitution. Certes, en l’occurrence, les requ?rants ont contest? la constitutionnalit? de cette loi devant les tribunaux internes puis devant les organes de la Convention et ont fait valoir que, inconstitutionnelles, les dispositions litigieuses n’offrent pas une base l?gale valable pour la privation de propri?t? dont ils se plaignent. Or, dans son arr?t du 25 juin 1997 (paragraphe 46 ci-dessus), la Cour supr?me sp?ciale a examin? et ?cart? les griefs que les requ?rants tiraient de l’inconstitutionnalit? de la loi no 2215/1994. La Cour rel?ve qu’il appartient au premier chef aux autorit?s internes, notamment les cours et tribunaux, d’interpr?ter et d’appliquer le droit interne et de se prononcer sur les questions de constitutionnalit?. Vu l’arr?t de la Cour supr?me sp?ciale, la Cour ne saurait conclure ? l’inconstitutionnalit? de la loi no 2215/1994. En somme, la privation ?tait pr?vue par la loi, comme le veut l’article 1 du Protocole no 1.
3. ? POUR CAUSE D’UTILIT? PUBLIQUE ?
83. La Cour doit maintenant rechercher si cette privation de propri?t? poursuivait un but l?gitime, ? savoir s’il existait une ? cause d’utilit? publique ? au sens de la seconde r?gle ?nonc?e par l’article 1 du Protocole no 1.
84. Le Gouvernement affirme qu’outre l’int?r?t l?gitime qu’avait l’Etat ? prot?ger les for?ts et les sites arch?ologiques se trouvant sur les trois domaines litigieux, la loi de 1994 ?tait en rapport avec l’int?r?t g?n?ral majeur qu’il y a ? pr?server ? l’Etat son statut constitutionnel de r?publique. L’histoire de toutes les monarchies europ?ennes abolies montrerait que, ? l’exception de ceux du roi Manuel II de Portugal, les biens priv?s de tous les anciens monarques ou empereurs ont ?t? d’une mani?re ou d’une autre expropri?s sans indemnisation ou sans indemnisation int?grale. D’ailleurs, si la loi dont les requ?rants tirent grief n’a ?t? promulgu?e qu’en 1994, ce serait simplement parce que les questions juridiques et politiques complexes sont longues ? r?soudre.
85. Les requ?rants soutiennent que la mainmise sur leurs propri?t?s ne relevait d’aucun programme ?conomique ou social national et que la loi de 1994 n’explique pas en quoi elle ?tait n?cessaire. Quant ? l’all?gation selon laquelle la privation de leur propri?t? ?tait motiv?e par la n?cessit? de prot?ger les for?ts et les sites arch?ologiques se trouvant sur les trois domaines en question, les requ?rants affirment que, pendant toutes les ann?es o? les for?ts et sites arch?ologiques dont il s’agit se sont trouv?s entre les mains de la famille royale, nul ne s’est jamais plaint de la mani?re dont on s’en occupait ; pour les requ?rants, cet argument est d?pourvu de toute cr?dibilit?. Les int?ress?s estiment d’ailleurs que le Gouvernement n’explique pas en quoi la d?possession de l’ancien monarque de ses biens priv?s sert l’int?r?t g?n?ral. Les biens priv?s d’un ancien monarque et de sa famille ne sont, par d?finition, pas rattach?s ? son ancienne fonction de chef d’Etat et n’ont aucun lien avec la transition constitutionnelle de la monarchie ? la r?publique. Et, quoi qu’il en soit, cette transition a eu lieu en 1975, pr?s de vingt ans avant la promulgation de la loi no 2215/1994. Les requ?rants soulignent que l’ex-roi a officiellement reconnu ? plusieurs reprises la R?publique hell?nique pour laquelle il ne repr?sente aucune menace. D’ailleurs, au moment de la promulgation de la loi de 1994 aucun diff?rend n’a surgi entre les requ?rants et l’Etat grec ? propos des biens des premiers ou de toute autre question.
A la lumi?re de ce qui pr?c?de, les requ?rants consid?rent que le Gouvernement n’a fourni aucune justification cr?dible ou suffisante ? la mainmise sur leurs biens, laquelle ?tait inspir?e par une antipathie politique et personnelle et non par un authentique souci de servir l’int?r?t g?n?ral.
86. La Commission n’a pas jug? manifestement d?raisonnable que l’Etat grec ait cru ? la n?cessit? politique de r?gler les questions relatives aux biens de l’ancienne famille royale.
87. La Cour estime que, gr?ce ? une connaissance directe de leur soci?t? et de ses besoins, les autorit?s nationales se trouvent en principe mieux plac?es que le juge international pour d?terminer ce qui est ? d’utilit? publique ?. Dans le m?canisme de protection cr?? par la Convention, il leur appartient par cons?quent de se prononcer les premi?res sur l’existence d’un probl?me d’int?r?t g?n?ral justifiant des privations de propri?t?. D?s lors, elles jouissent ici d’une certaine marge d’appr?ciation, comme en d’autres domaines auxquels s’?tendent les garanties de la Convention.
De plus, la notion d’? utilit? publique ? est ample par nature. En particulier, la d?cision d’adopter des lois portant privation de propri?t? implique d’ordinaire l’examen de questions politiques, ?conomiques et sociales. Estimant normal que le l?gislateur dispose d’une grande latitude pour mener une politique ?conomique et sociale, la Cour respecte la mani?re dont il con?oit les imp?ratifs de l’? utilit? publique ?, sauf si son jugement se r?v?le manifestement d?pourvu de base raisonnable (arr?t James et autres c. Royaume-Uni du 21 f?vrier 1986, s?rie A no 98, p. 32, ? 46). Cela vaut n?cessairement, sinon a fortiori, pour des changements du syst?me constitutionnel d’un pays aussi radicaux que la transition de la monarchie ? la r?publique.
88. La Cour rel?ve qu’aucun ?l?ment ne vient ? l’appui de l’argument du Gouvernement sur la n?cessit? de prot?ger les for?ts et les sites arch?ologiques. Elle ne doute cependant nullement que l’Etat grec ait eu ? r?soudre une question qu’il consid?rait comme pr?judiciable ? son r?gime r?publicain. Le fait que la transition constitutionnelle de la monarchie ? la r?publique ait eu lieu en 1975, soit pr?s de vingt ans avant la promulgation de la loi contest?e, peut susciter quelques interrogations quant aux motifs qui ont inspir? les mesures, mais il ne saurait suffire ? priver de l?gitimit? l’objectif g?n?ral de la loi no 2215/1994, ? savoir servir une ? cause d’utilit? publique ?.
4. PROPORTIONNALIT? DE L’ING?RENCE
89. Une mesure d’ing?rence dans le droit au respect des biens doit m?nager un juste ?quilibre entre les exigences de l’int?r?t g?n?ral de la communaut? et les imp?ratifs de la sauvegarde des droits fondamentaux de l’individu (voir, parmi d’autres, l’arr?t Sporrong et L?nnroth c. Su?de du 23 septembre 1982, s?rie A no 52, p. 26, ? 69). Le souci d’assurer un tel ?quilibre se refl?te dans la structure de l’article 1 du Protocole no 1 tout entier, donc aussi dans la seconde phrase qui doit se lire ? la lumi?re du principe consacr? par la premi?re. En particulier, il doit exister un rapport raisonnable de proportionnalit? entre les moyens employ?s et le but vis? par toute mesure privant une personne de sa propri?t? (arr?t Pressos Compania Naviera S.A. et autres c. Belgique du 20 novembre 1995, s?rie A no 332, p. 23, ? 38).
Afin de d?terminer si la mesure litigieuse respecte le juste ?quilibre voulu et, notamment, si elle ne fait pas peser sur les requ?rants une charge disproportionn?e, il y a lieu de prendre en consid?ration les modalit?s d’indemnisation pr?vues par la l?gislation interne. A cet ?gard, la Cour a d?j? dit que, sans le versement d’une somme raisonnablement en rapport avec la valeur du bien, une privation de propri?t? constitue normalement une atteinte excessive, et un manque total d’indemnisation ne saurait se justifier sur le terrain de l’article 1 du Protocole no 1 que dans des circonstances exceptionnelles (arr?t Les saints monast?res c. Gr?ce du 9 d?cembre 1994, s?rie A no 301-A, p. 35, ? 71).
90. En l’esp?ce, la loi no 2215/1994 ne pr?voit aucune modalit? d’indemnisation. Comme il est d?j? ?tabli que l’ing?rence litigieuse satisfaisait ? la condition de l?galit? et n’?tait pas arbitraire, l’absence d’indemnisation ne rend pas eo ipso ill?gitime la mainmise de l’Etat sur les biens des requ?rants (voir, a contrario, l’arr?t Papamichalopoulos et autres c. Gr?ce (article 50) du 31 octobre 199

A chi rivolgersi e i costi dell'assistenza

Il Diritto dell'Espropriazione è una materia molto complessa e poco conosciuta, che "ingloba" parti importanti di molteplici rami del diritto. Per tutelarsi è quindi essenziale farsi assistere da un Professionista (con il quale si consiglia di concordare in anticipo i costi da sostenere, come ormai consentito dalle leggi in vigore).

Se l'espropriato ha già un Professionista di sua fiducia, può comunicagli che sul nostro sito trova strumenti utili per il suo lavoro.
Per capire come funziona la procedura, quando intervenire e i costi da sostenere, si consiglia di consultare la Sezione B.6 - Come tutelarsi e i Costi da sostenere in TRE Passi.

  • La consulenza iniziale, con esame di atti e consigli, è sempre gratuita
    - Per richiederla cliccate qui: Colloquio telefonico gratuito
  • Un'eventuale successiva assistenza, se richiesta, è da concordare
    - Con accordo SCRITTO che garantisce l'espropriato
    - Con pagamento POSTICIPATO (si paga con i soldi che si ottengono dall'Amministrazione)
    - Col criterio: SE NON OTTIENI NON PAGHI

Se l'espropriato è assistito da un Professionista aderente all'Associazione pagherà solo a risultato raggiunto, "con i soldi" dell'Amministrazione. Non si deve pagare se non si ottiene il risultato stabilito. Tutto ciò viene pattuito, a garanzia dell'espropriato, con un contratto scritto. è ammesso solo un rimborso spese da concordare: ad. es. 1.000 euro per il DAP (tutelarsi e opporsi senza contenzioso) o 2.000 euro per il contenzioso. Per maggiori dettagli si veda la pagina 20 del nostro Vademecum gratuito.

La data dell'ultimo controllo di validità dei testi è la seguente: 21/06/2024