AFFAIRE BURDEN c. ROYAUME-UNI - A.N.P.T.ES.
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Testo originale e tradotto della sentenza selezionata

AFFAIRE BURDEN c. ROYAUME-UNI

Tipologia: Sentenza
Importanza: 1
Articoli: 14, 34, 35, P1-1
Numero: 13378/05/2008
Stato: Inghilterra
Data: 2008-04-29 00:00:00
Organo: Grande Camera
Testo Originale

Conclusione Eccezioni preliminari respinte (statuto di vittima ed esaurimento delle vie di ricorso interne); Non-violazione dell’art. 14+P1-1
GRANDE CAMERA
CAUSA BURDEN C. REGNO UNITO
( Richiesta no 13378/05)
SENTENZA
STRASBURGO
29 aprile 2008
Questa sentenza ? definitiva. Pu? subire dei ritocchi di forma.

Nella causa Burden c. Regno Unito,
La Corte europea dei diritti dell’uomo, riunendosi in una Grande Camera composta da:
Jean-Paul Costa, presidente, Nicolas Bratza, Bo?tjan il Sig. Zupancic, Francesca Tulkens, Riza T?rmen, Corneliu B?rsan, Nina Vajic, Margarita Tsatsa-Nikolovska, Andr?s Baka, Mindia Ugrekhelidze, Anatoli Kovler, Elisabetta Steiner, Javier Borrego Borrego, Egbert Myjer, Davide Th?r Bj?rgvinsson, Ineta Ziemele, Isabelle Berro-Lef?vre, giudici,
e di Vincent Berger, giureconsulto,
Dopo avere deliberato in camera del consiglio il 12 settembre 2007 ed il 5 marzo 2008,
Rende la sentenza che ha, adottata in questa ultima, data:
PROCEDIMENTO
1. All’origine della causa si trova una richiesta (no 13378/05) diretta contro il Regno Unito di Gran Bretagna e dell’Irlanda del Nord e in cui due cittadine britanniche, la Sig.ra J.M. e la Sig.ra S.D. B. (“i richiedenti”), avevano investito la Corte il 29 marzo 2005 in virt? dell’articolo 34 della Convenzione di salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libert? fondamentali (“la Convenzione”).
2. I richiedenti sono stati rappresentati dalla Sig.ra E. G., dello studio W., A. and F., procuratore legale a Chippenham. Il governo britannico (“il Governo”) ? stato rappresentato dal suo agente, il Sig. J. Grainger, del ministero delle Cause estere e del Commonwealth.
3. I richiedenti si lamentavano, sotto l’angolo dell’articolo 14 composto con l’articolo 1 del Protocollo no 1 che, nel caso in cui una di esse dovesse decedere, la superstite dovrebbe pagare dei diritti di successione sulla parte della casa familiare posseduta dalla defunta, mentre nelle stesse circostanze il membro superstite di una coppia sposata o di una coppia omosessuale registrata in virt? della legge del 2004 sulla partnership civile sarebbe esonerato dai diritti di successione.
4. La richiesta ? stata assegnata ad una camera della quarta sezione della Corte, articolo 52 ? 1 dell’ordinamento della Corte, composta da Josep Casadevall, Nicolas Bratza, Giovanni Bonello, Kristaq Traja, Stanislav Pavlovschi, Lech Garlicki e Ljiljana Mijovic, giudici, e Lawrence Early, cancelliere di sezione. Il 30 giugno 2005, il presidente della camera ha deciso, sulla base dell’articolo 41 dell’ordinamento, che la causa sarebbe stata trattata con precedenza, e, sulla base degli articoli 29 ? 3 della Convenzione e 54A dell’ordinamento, che l’ammissibilit? ed il merito ne sarebbero stati esaminati congiuntamente. Il 12 dicembre 2006, la camera ha reso una sentenza nella quale concludeva, all’unanimit?, all’ammissibilit? della richiesta, e, con quattro voci contro tre, alla non-violazione dell’articolo 14 della Convenzione combinato con l’articolo 1 del Protocollo no 1.
5. Il 23 maggio 2007, in seguito ad una richiesta della richiedenti datata 8 marzo 2007, il collegio della Grande Camera ha deciso di rinviare la causa alla Grande Camera in virt? dell’articolo 43 della Convenzione.
6. La composizione della Grande Camera ? stata stabilita conformemente agli articoli 27 ?? 2 e 3 della Convenzione e 24 dell’ordinamento.
7. Tanto i richiedenti che il Governo hanno depositato delle osservazioni scritte. Anche delle osservazioni del governo belgaed irlandese sono state ricevute il 28 agosto 2007.
8. Un’udienza si ? svolta in pubblico al Palazzo dei diritti dell’uomo, a Strasburgo, il 12 settembre 2007.
Sono comparsi:
-per i richiedenti
Sigg. D. P., QC, S. G., consigli, il Sig.re E. G.
E. S., procuratori legali.
-per il Governo la
Sig.ra H. Mulvein, agente,
Sigg. J. Crow, consigliiere, J. Couchman, la Sig.ra K. Innati,
Sigg. S. Gocke, R. Linham, consiglieri.
La Corte ha sentito i Sigg. P. e Crow nelle loro dichiarazioni cos? come nelle loro risposte alle domande del giudice Zupancic.
IN FATTO
I. LE CIRCOSTANZE DELLO SPECIFICO
9. I fatti della causa, come sono stati esposti dalle parti, si possono riepilogare come segue.
10. I richiedenti sono rispettivamente delle sorelle nubili, nate il 26 maggio 1918 ed il 2 dicembre 1925. Hanno sempre vissuto insieme, nella cornice di una relazione stabile, solida e reciprocamente solidale; da trent’ anni, abitano una casa costruita su un terreno che hanno ereditato dei loro genitori, nella contea del Wiltshire.
11. Le interessate possiedono la casa in comunione. Una perizia in data del 12 gennaio 2006 la valutava a 425 000 sterline (GBP) da sola ed a 550 000 GBP col terreno attiguo. Le due sorelle hanno peraltro, insieme due altre propriet?, di un valore totale di 325 000 GBP. Inoltre, ciascuna possiede a suo proprio nome delle azioni e altri investimenti, per un valore approssimativo di 150 000 GBP. Ciascuna ha redatto un testamento in virt? del quale tramanda a sua sorella l’insieme del suo patrimonio.
12. I richiedenti affermano che il valore delle loro propriet? indivise ? aumentato al punto che la met? ritorna a ciascuna di esse supera largamente la soglia ttuale di esonero dei diritti di successione, paragrafo 13 sotto.
II. IL DIRITTO INTERNO PERTINENTE
A. I diritti di successione
13. Secondo gli articoli 3, 3A e 4 della legge del 1984 sui diritti di successione( Inheritance Tax Act 1984) l’imposta prelevata sulle successioni ? fissata al 40% del valore dei beni del defunto-ivi compreso la sua parte di ogni bene indiviso -trasmessi all’epoca del decesso e dei trasferimenti tra vivi effettuati meno di sette anni prima del decesso. ? esonerato ogni importo inferiore a 300 000 GBP per le trasmissioni che sono state o saranno operate tra il 5 aprile 2007 ed il 5 aprile 2008 (articolo 98 della legge di finanze del 2005).
14. Un interesse, attualmente fissato al 4%, aumenta i diritti che non sono stati prosciolti entro sei mesi dopo la fine del mese in cui il decesso ? sopraggiunto, qualunque sia la causa del ritardo del pagamento. I diritti di successione dovuti da una persona che ha ereditato un bene fondiario possono essere pagati, se il contribuente lo desidera, in dieci annualit? uguali, salvo se il bene ? venduto nel quale caso i diritti ed interessi restanti dovuti sono da versare immediatamente (articolo 227 ?? 1-4 della legge sui diritti di successione).
15. L’articolo 18 ? 1 della legge sui diritti di successione contempla l’esonero dei beni che passano del defunto al suo coniuge. Il 5 dicembre 2005, questo esonero ? stato esteso al “partner civile” del defunto (paragrafi 16-18 sotto).
B. La legge del 2004 sulla partnership civile
16. L’oggetto della legge del 2004 sulla partnership civile (Civil Partnership Act 2004) era di offrire alle coppie i cui due membri sono dello stesso sesso un meccanismo formale che permette di riconoscere la loro relazione e di associare certi effetti giuridici, e di conferire agli interessati, in ogni misura del possibile, dei diritti ed obblighi identici a quelli derivanti dal matrimonio.
17. Una coppia pu? formare una partnership civile se i suoi due membri sono i: dello stesso sesso; ii. non hanno contratto gi? un matrimonio o una partnership civile; iii. Hanno pi? di sedici anni; iv. sono al di fuori dei gradi di parentela proibita.
18. Come il matrimonio, la partnership civile ha l?essenza di durata indeterminata e pu? concludersi unicamente con decesso, scioglimento o annullamento. La legge sulla partnership civile ha portato alla legislazione fino a quel momento applicabile un largo ventaglio di emendamenti che coprono in particolare le pensioni, la fiscalit?, la sicurezza sociale, le successioni e l’immigrazione. Si trattava di instaurare la parit? tra la partnership civile ed i matrimoni in tutti i campi, eccettuato nei casi molto rari in cuiesisteva una ragione obiettiva di non farlo. In caso di scioglimento di una partnership civile, i tribunali hanno gli stessi poteri di controllo della propriet? e dell’uso dei beni dei due membri della coppia che quelli che esercitano quando c’? scioglimento di un matrimonio.
19. Durante l’esame da parte del Parlamento del progetto di legge sulla partnership civile, la Camera dei lord adott?, con 148 voci contro 130, un emendamento che avrebbe avuto per effetto di estendere la possibilit? di concludere una partnership civile-e dunque la concessione fiscale che l’accompagna -ai membri di una stessa famiglia che si trova nei “gradi di parentela proibita” dal momento che gli interessati i. sarebbero stati avrebbero auto pi? di trent’ anni; ii. avrebbero abitato insieme per almeno dodici anni; ed iii. non avrebbero contratto gi? un matrimonio o una partnership civile con un’altra persona. Questo emendamento fu allontanato tuttavia quando il progetto di legge ripass? dinnanzi alla Camera dei comuni.
20. Durante i dibattimenti alla Camera dei lord, Lord Alli, laburista, dichiar?:
“Mi unisco alle preoccupazioni del baronessa O’Caithlin [membro del partito conservatore che era all’origine dell’emendamento proposto] quando parla dei fratelli e delle sorelle che dividono lo stesso domicilio o di una persona che si occupa di un famigliare handicappato. In fatto, si ammetter? volentieri, ho io stesso menzionato a pi? riprese la questione-in seconda lettura ed in grande commissione -ed io ho incitato vivamente il governo a propendersi sul problema. C’? difatti in questo un’ingiustizia alla quale bisogna attaccarsi, ma non ? in questo progetto di legge che bisogna farlo. Questo progetto di legge riguarda le coppie i cui due membri sono dello stesso sesso e ha annodato una relazione totalmente differente da quella esistente tra fratelli e sorelle. “
Durante lo stesso dibattito, Lord Goodhart (democratico liberale) si espresse cos?:
“Degli argomenti altamente difendibili militano a favore di un certo alleggerimento dei diritti di successione a profitto delle persone che si sono occupate di un prossimo, affinch? possano continuare a vivere nella casa in cui hanno dispensato le loro cure. Si tratta tuttavia di un’altra questione per la quale questo non ? n? il luogo n? il momento di dibattere. Il progetto di legge che ? dinnanzi a noi non si presta ad una simile discussione. “
All’epoca del dibattito in seno alla commissione permanente della Camera dei comuni, la deputata Jacqui Smith, vice-ministro incaricato della Condizione femminile e dell’uguaglianza, dichiar?:
“Come ho fatto osservare in seconda lettura, abbiamo ricevuto un chiaro sostegno in quanto all’oggetto del progetto di legge che ? di offrire una riconoscenza giuridica alle coppie i cui due membri sono dello stesso sesso e di badare affinch? alle migliaia di coppie i cui due partner vivono insieme una relazione solida e duratura venga garantito che la loro unione non sia pi? invisibile agli occhi della legge, con tutte le difficolt? che simile invisibilit? porta.
In quasi tutte i partiti, numerosi deputati si sono accordati a dire che il progetto di legge sulla partnership civile non era la cornice adeguata per trattare i problemi che possono incontrare dei membri di una stessa famiglia, non perch? queste difficolt? sono prive di importanza ma perch? il progetto di legge non ? la base legislativa adeguata per trattarli. “
C. La legge del 1998 sui diritti dell’uomo
21. La legge del 1998 sui diritti dell’uomo (Human Rights Act 1998) ? entrata in vigore il 2 ottobre 2000. Nel suo articolo 3 ? 1, dispone:
“In ogni misura possibile, la legislazione primaria e la legislazione delegata devono essere interpretate e poste in opera in modo compatibile coi diritti riconosciuti dalla Convenzione [europea dei diritti dell’uomo]. “
Nei suoi passaggi pertinenti, l’articolo 4 della legge del 1998 ? formulato cos?:
“1. Il paragrafo 2 del presente articolo si applica ad ogni procedimento nella cornice del quale un tribunale ? chiamato a dire se una disposizione della legislazione primaria ? compatibile con un diritto riconosciuto dalla Convenzione.
2. Se il tribunale considera che la disposizione in causa ? incompatibile con un diritto riconosciuto dalla Convenzione, pu? pronunciare una dichiarazione di incompatibilit?
6. Una dichiarazione fatta in virt? del presente articolo
a) non ha nessuna incidenza sulla validit?, il mantenimento o l’applicazione della disposizione riguardata; e
b) non lega le parti del procedimento durante il quale ? stata fatta. “
L’articolo 6 della legge dispone:
1. Un’autorit? pubblica agisce illegalmente quando agisce in modo incompatibile con un diritto riconosciuto dalla Convenzione.
2. Il paragrafo 1 del presente articolo non si applica ad un atto
a) se, in ragione di una o di parecchie disposizioni della legislazione primaria, l’autorit? non avrebbe potuto agire differentemente;
b) o se, tenuto conto di una o di parecchie disposizioni della legislazione primaria che non pu? essere interpretata o messa in opera in modo compatibile coi diritti riconosciuti dalla Convenzione, l’autorit? ha agito in modo da dare effetto o applicazione a queste disposizioni “
L’articolo 10 della legge ? formulato cos?:
“1. Il presente articolo si applica
a) se ? stato dichiarato in virt? dell’articolo 4 della presente legge che una disposizione legislativa ? incompatibile con un diritto riconosciuto dalla Convenzione e, quando un ricorso ? possibile,
i. se tutte le persone che hanno il diritto di formare un ricorso hanno dichiarato per iscritto che non avevano l’intenzione di farlo; o
ii. se il termine contemplato per potere formare un ricorso ? scaduto e cos? nessuno ricorso ? stato formato in questo termine; o
iii. se un ricorso formato in questo termine ? stato troncato o abbandonato; o
b) se sembra ad un ministro o a Sua Maest? nel suo Consiglio, avuto riguardo ad una constatazione operata dalla Corte europea dei diritti dell’uomo dopo l’entrata in vigore del presente articolo, nella cornice di una causa contro il Regno Unito, che una disposizione legislativa sia incompatibile con un obbligo che incombe sul Regno Unito in virt? della Convenzione.
2. Se un ministro stima che esistono dei motivi imperiosi di mettere in opera il presente articolo, pu? per mezzo di un’ordinanza portare alla legislazione in causa gli emendamenti che giudica necessari per eliminare l’incompatibilit? in questione. “
22. Il governo convenuto spiega che l’obiettivo perseguito dall’attribuzione alle giurisdizioni nazionali del potere mirato all’articolo 4 era di creare un mezzo formale di segnalare le situazioni nelle quali la legislazione sarebbe stata giudicata al governo ed al Parlamento non conforme alla Convenzione, e di stabilire un meccanismo che permette di correggere velocemente i mancamenti constatati. Una volta che una dichiarazione ? stata pronunciata, o che la Corte europea dei diritti dell’uomo ha constatato l’esistenza di una violazione dovuta ad una disposizione del diritto interno, esistono due soluzioni per ovviare al problema: o l’adozione di una legge da parte del Parlamento, o l’esercizio da parte del ministro riguardato del suo potere di emendamento fondato sull’articolo 10 della legge del 1998 sui diritti dell’uomo.
23. Il 27 novembre 1997, durante la discussione con la Camera dei lord del progetto di legge sui diritti dell’uomo, il Lord Chancellor si espresse come segue:
“Secondo noi, ? quasi certo che in ogni caso il governo ed il Parlamento saranno portati a modificare la legge in seguito ad una dichiarazione di incompatibilit?. “
Il 21 ottobre 1998, uno dei ministri incaricati della legge sui diritti dell’uomo dichiar? ci? che segue dinnanzi alla Camera dei comuni:
Le “nostre proposte [di ordinanze correttrici] preservano i procedimenti e la sovranit? del Parlamento, garantiscono una sorveglianza adeguata delle nostre leggi e ci danno non solo la capacit? di mettere in applicazione la legislazione sui diritti dell’uomo ma anche di creare una cultura dei diritti dell’uomo. In pi?, ci mettono in misura di raggiungere questi obiettivi senza dover temere-nei casi in cui la Corte europea o le nostre giurisdizioni prendessero una decisione che mette in evidenza un’incompatibilit?-di essere privati del meccanismo capace di trattare questo problema con la rapidit? e l’efficacia che possono essere necessarie. “
24. Secondo le statistiche fornite dal Governo e tra cui l’ultima aggiornata datava il 30 luglio 2007, si contavano dall’entrata in vigore della legge sui diritti dell’uomo, il 2 ottobre 2000, ventiquattro dichiarazioni di incompatibilit?. Su questo totale, sei erano stati annullate su ricorso e tre erano ancora suscettibili di ricorso, in tutto o in parte. Sulle quindici dichiarazioni che erano diventate definitive, tre riguardavano delle disposizioni alle quali una legge aveva ovviato gi? al momento della dichiarazione; sette avevano dato adito a correzione tramite una legge ulteriore; una era arrivata ad un’ordinanza correttrice fondata sull’articolo 10 della legge sui diritti dell’uomo; in un caso, la correzione era in corso per mezzo di una legge che doveva essere messa in applicazione; in un altro, c’era consultazione pubblica; infine, due dichiarazioni, sullo stesso problema, conducevano alle misure correttrici che il Governo aveva l’intenzione di presentare dinnanzi al Parlamento per l’autunno 2007. In una causa (A v. Secretary of State for the Home Department [2005] 2 AC 68) la Camera dei lord aveva emesso una dichiarazione di incompatibilit? concernente l’articolo 23 della legge di 2001 sulla sicurezza e la lotta contro il terrorismo e la criminalit? che dava al ministro il potere di mettere in detenzione le persone sospettate di essere dei terroristi internazionali in certe circostanze; il Governo aveva reagito abrogando immediatamente la disposizione controversa tramite l’articolo 16 della legge del 2005 sulla prevenzione del terrorismo.
III. DIRITTO COMPARATO PERTINENTE
25. Se nei paesi di common law la libert? testamentaria ? rispettata tradizionalmente, nei paesi di diritto romano un ordine di successione ? fissato abitualmente dalla legge o da un codice, certe categorie di eredi particolarmente privilegiati-di solito il coniuge ed i parenti stretti-hanno automaticamente dritto ad una parte della successione, parte della riserva che non pu? essere modificata in generale dal testamento. La situazione di ogni erede dipende dall’effetto combinato del diritto della famiglia e del diritto fiscale dunque.
26. Secondo le informazione di cui dispone la Corte, sembra che una forma di partnership civile -con gli effetti variabili sulle richieste di successione-esisto in sedici Stati membri, ossia la Germania, Andorra, il Belgio, la Danimarca, la Spagna, la Finlandia, la Francia, l’Islanda, il Lussemburgo, la Norvegia, i Paesi Bassi, la Repubblica ceca, il Regno Unito, la Slovenia, la Svezia e la Svizzera. In praticamente tutti gli Stati membri, la legge contempla dei dritti di successione a profitto dei coniugi e parenti stretti del defunto, fratelli e sorelle compresi. Nella maggioranza degli Stati membri, i fratelli e le sorelle sono trattati in modo meno favorevole, in materia di dritti di successione, rispetto al coniuge superstite, ma in modo pi? favorevole del partner civile superstite; alcuni Stati membri accordano peraltro, solamente al partner civile superstite dei dritti di successione equivalenti a quelli del coniuge superstite. I regimi concernenti i diritti da prosciogliere seguono generalmente l’ordine di successione, sebbene in certi paesi, come la Francia e la Germania, lo sposo superstite beneficia di un esonero fiscale pi? vantaggioso che ogni altra categoria di erede.
IN DIRITTO
27. Invocando l’articolo 1 del Protocollo no 1 composto con l’articolo 14 della Convenzione, i richiedenti si lamentano che, quando una di esse verr? a decedere, la superstite si trover? soggetta ad importanti diritti di successione che non dovrebbe pagare il membro superstite di una coppia sposata o di una partnership civile.
L’articolo 1 del Protocollo no 1 dispone:
“Ogni persona fisica o giuridica ha diritto al rispetto dei suoi beni. Nessuno pu? essere privato della sua propriet? se non a causa di utilit? pubblica e nelle condizioni previste dalla legge e dai principi generali del diritto internazionale.
Le disposizioni precedenti non recano offesa al diritto che possiedono gli Stati di mettere in vigore le leggi che giudicano necessarie per regolamentare l’uso dei beni conformemente all’interesse generale o per garantire il pagamento delle imposte o di altri contributi o delle multe. “
L’articolo 14 della Convenzione ? formulato cos?:
“Il godimento dei diritti e libert? riconosciuti nella Convenzione deve essere garantito, senza alcuna distinzione, fondata in particolare sul sesso, la razza, il colore, la lingua, la religione, le opinioni politiche od ogni altra opinione, l’origine nazionale o sociale, l’appartenenza ad una minoranza nazionale, la fortuna, la nascita o ogni altra situazione. “
I. SULLE ECCEZIONI PRELIMINARI DEL GOVERNO
28. Il Governo contesta l’ammissibilit? della richiesta per un certo numero di motivi tratti dagli articoli 34 e 35 ? 1 della Convenzione.
L’articolo 34 dispone:
“La Corte pu? essere investita di una richiesta daogni persona fisica che si definisce vittima di una violazione da parte di una delle Alte Parti contraenti dei diritti riconosciuti nella Convenzione o nei suoi Protocolli. (…) “
L’articolo 35 ? 1 ? formulato cos?:
“La Corte non pu? essere investita se non dopo l’esaurimento delle vie di ricorso interne, come ? inteso secondo i principi di diritto internazionale generalmente riconosciuto, ed entro sei mesi a partire dalla data della decisione interna definitiva. “
A. Sulla qualit? di vittime dei richiedenti
1. Le conclusioni della camera
29. La camera ha concluso che, tenuto conto della loro et? avanzata e della probabilit? molto forte che una di esse avrebbe dovuto pagare dei diritti di successione al decesso dell’altra, i richiedenti potevano pretendere che subivano direttamente gli effetti della legislazione controversa.
2. Le tesi delle parti
a) Il Governo
30. Il Governo sostiene che il ragionamento della camera non corrobora la sua conclusione. Fa valere che ad oggi nessuno dei richiedenti non ha dovuto assolvere dei diritti di successione e che almeno una di esse non dovr? ad ogni modo mai pagarne, e considera che dal momento che non ? ineluttabile che uno deceda prima dell’altra, chiedersi se se una o l?altra subir? mai una qualsiasi perdita dimostra una speculazione. In queste condizioni, le interessate non potrebbero definirsi “vittime” di una qualsiasi violazione, e la loro lagnanza corrisponderebbe ad una rimessa in questione del regime fiscale in abstracto, che la Corte non potrebbe esaminare.
31. Il criterio giuridico per valutare la “qualit? di vittima” risulterebbe molto chiaramente dalla giurisprudenza: il termine “vittima” designerebbe la persona direttamente riguardata dall’atto o l’omissione contenziosi (vedere, per esempio, Eckle c. Germania, sentenza del 15 luglio 1982, serie A no 51, ? 66). Per questa ragione, lo specifico si distinguerebbe dalla causa Marckx c. Belgio, sentenza del 13 giugno 1979, serie A no 31 nella quale i richiedenti si lamentavano di certe disposizioni legali belghe che si applicavano automaticamente ad un bambino naturale ed a sua madre, cos? come dalla causa Inze c. Austria, sentenza del 28 ottobre 1987, serie A no 126, in cui la lagnanza riguardava il diritto di succedere ad un parente gi? deceduto. Nello specifico, l’obbligo di versare dei diritti di successione non si applicherebbe in modo automatico, e le interessate non sarebbero riguardate dal rischio di un futuro assoggettamento a questa imposta al punto di trovarsi in una situazione comparabile a quella dei richiedenti nella causa Campbell e Cosans c. Regno Unito, sentenza del 25 febbraio 1982, serie A no 48 nella quale la Corte avrebbe constatato che la minaccia di una pena disumana e degradante poteva in s? recare offesa all’articolo 3 della Convenzione, o a quella del richiedente nella causa Norris c. Irlanda, sentenza del 26 ottobre 1988, serie A no 142, in cui la Corte avrebbe giudicato che l’esistenza di sanzioni penali per atti omosessuali si ripercuoteva necessariamente sul comportamento quotidiano e la vita privata dell’interessato.
b) I richiedenti,
32. I richiedenti sottoscrivono alla constatazione unanime della camera secondo la quale possono definirsi a buon diritto vittime. Sarebbe praticamente certo, da una parte che una di esse deceder? prima dell’altra, e, d?altra parte, che il valore dei beni della defunta superer? la soglia di esonero dei diritti di successione e che la superstite dovr? saldare a titolo di questi una somma importante che non dovrebbe pagare il membro superstite di una coppia sposata o di una partnership civile (paragrafo 15 sopra). Cos?, come i richiedenti nelle cause Marckx, sentenza precitata, e Johnston ed altri c. Irlanda, sentenza del 18 dicembre 1986, serie A no 112 che riguardava tutte e due gli effetti in diritto interno dello statuto di bambino naturale sui dritti di successione, i richiedenti sarebbero a confronto di un rischio molto elevato di violazione dei loro diritti derivanti dalla Convenzione. In pi?, risulterebbe chiaramente dalla giurisprudenza della Corte (vedere, per esempio, Campbell e Cosans, precitata) che un semplice “rischio” di maneggi proibiti dalla Convenzione pu? fare della persona minacciata una vittima se ? sufficientemente reale ed immediato. Ora nell’occorrenza il rischio sarebbe ben reale. Anche prima del decesso di una delle richiedenti, la legislazione avrebbe un impatto su queste, perch? peserebbe sulle loro scelte in materia di disposizione dei loro beni. Le interessate si dicono in preda ad un “timore terribile” che il pagamento dei diritti imponga la vendita della casa, ed esse stimano che non dovrebbero ad aspettare il decesso di una di esse per potere sollecitare la protezione della Convenzione.
3. Valutazione della Grande Camera
33. La Corte ricorda che per potere introdurre una richiesta in virt? dell’articolo 34 una persona fisica, un’organizzazione non governativa o un gruppo di individui deve potersi definire “vittima di una violazione di alcuni diritti riconosciuti nella Convenzione .” Per potere definirsi vittima di una violazione, un individuo deve subire direttamente gli effetti della misura controversa (Irlanda c. Regno Unito, sentenza del 18 gennaio 1978, serie A no 25, ?? 239-240; Eckle precitata; e Klass ed altri c. Germania, sentenza del 6 settembre 1978, serie A no 28, ? 33). Cos? la Convenzione non intravede la possibilit? di impegnare una actio popularis ai fini dell’interpretazione dei diritti riconosciuti nella Convenzione; non autorizza neanche gli individui a lamentarsi semplicemente di una disposizione di diritto interno perch? sembra loro, senza che abbiano subito direttamente gli effetti, che infranga la Convenzione (Norris precitata, ? 31,).
34. ? tuttavia lecito ad un individuo di sostenere che una legge viola i suoi diritti, in mancanza di atto individuale di esecuzione, se l’interessato ? obbligato a cambiare comportamento sotto pena di perseguimenti (Norris precitata ? 31; Bowman c. Regno Unito, no 24839/94, Raccolta 1998-I) o se fa parte di una categoria di persone che rischiano di subire direttamente gli effetti della legislazione (Johnston ed altri precitate, ? 42; Open Door e Dublino Well Woman c. Irlanda, sentenza del 29 ottobre 1992, serie A no 246-a). Cos?, nella sentenza Marckx precitata, la Corte ha concluso che i richiedenti, una ragazza madre e la sua ragazza “naturale” di cinque anni, subivano direttamente gli effetti -ed erano dunque vittime-di una legislazione che andava a restringere in particolare i diritti del bambino di ereditare da sua madre all’epoca del futuro decesso di questa, applicandosi la legge automaticamente a ogni bambino nato fuori dal matrimonio. In compenso, nella sentenza Willis c. Regno Unito (no 36042/97, CEDH 2002-IV,) la Corte ha giudicato ipotetico il rischio che il richiedente si veda nell’avvenire rifiutare la concessione di una pensione di vedova per i motivi fondati sul sesso, dal momento che non era certo che l’interessato avrebbe assolto peraltro le condizioni legali di attribuzione di questa prestazione nella data in cui una moglie nella stessa situazione potrebbe pretendere.
35. Nello specifico, la Grande Camera stima come la camera che, tenuto conto della loro et?, dei testamenti redatti da esse e del valore dei beni posseduti da ciascuna, i richiedenti hanno stabilito l’esistenza di un rischio reale di vedere, in un futuro non lontano, una di esse obbligata a saldare qualsiasi diritto di successione sui beni ereditati da sua sorella. In queste condizioni, le interessate subiscono direttamente gli effetti della legislazione controversa e possono definirsi vittime del trattamento discriminatorio addotto.
B. Sulle vie di ricorso interne
1. Le conclusioni della camera
36. Le conclusioni della camera concernenti l’esaurimento delle vie di ricorso interne sono le seguenti (?? 35-40 della sentenza):
“La Corte ? completamente cosciente del carattere sussidiario del suo ruolo e per il fatto che l’oggetto e lo scopo sottostante alla Convenzione come dedotti dall’articolo 1- ossia che ogni Stato contraente deve garantire nel suo ordine giuridico interno il godimento dei diritti e libert? garantite-sarebbero indeboliti, come la sua propria capacit? di funzionamento, se i richiedenti non fossero incoraggiati ad avvalersi dei mezzi di cui dispongono in seno allo stato riguardato per ottenere la correzione delle loro lagnanze [B. e L. c. Regno Unito, d?c., no 36536/02, 29 giugno 2004]. La regola dell’esaurimento delle vie di ricorso interne enunciata all’articolo35 ? 1 della Convenzione impone cos? ai richiedenti l’obbligo di utilizzare prima i ricorsi normalmente disponibili e sufficienti nell’ordine giuridico interno per permettere loro di ottenere risarcimento delle violazioni che adducono. Questi ricorsi devono esistere ad un grado sufficiente di certezza, in pratica come in teoria, altrimenti mancano dell’accessibilit? e dell’effettivit? volute (Akdivar ed altri c. Turchia, sentenza del 16 settembre 1996, Raccolta delle sentenze e decisioni 1996-IV, p. 1210, ?? 65-67; Aksoy c. Turchia, sentenza del 18 dicembre 1996, Raccolta 1996-VI, pp. 2275-2276, ?? 51-52).
Il Governo sostiene che il ricorso previsto dalla legge sui diritti dell’uomo e permettendo ad una persona di sollecitare presso una giurisdizione interna una dichiarazione secondo la quale la legislazione in causa ? incompatibile con la Convenzione ? sufficientemente certo ed effettivo ai fini dell’articolo 35 ? 1. Simile dichiarazione conferisce al ministro riguardato il potere discrezionale di prendere delle misure in vista dell’emendamento della disposizione controversa, o con un’ordinanza correttrice, o con la presentazione di un progetto di legge al Parlamento.
Nella decisione [Hobbs c. Regno Unito, d?c., no 63684/00, 18 giugno 2002], la Corte ha constatato che questa via di ricorso non era sufficientemente effettiva, e questo essenzialmente per due ragioni: primariamente, perch? una dichiarazione non lega le parti al procedimento durante il quale ? fatta; secondariamente, perch? una dichiarazione conferisce al ministro competente il potere ma non il dovere di modificare la legislazione controversa per mezzo di un’ordinanza che mira a renderla compatibile con la Convenzione. In pi?, il ministro riguardato pu? esercitare questo potere solo se stima che esistono dei “motivi imperiosi” per farlo.
La Corte considera che nello specifico si distingue dalla causa Hobbs nella quale il richiedente aveva subito gi? un danno finanziario in ragione della discriminazione di cui si lamentava ma non avrebbe potuto ottenere di risarcimento pecuniario tramite di una dichiarazione di incompatibilit?. Lo specifico si avvicina di pi? alla causa B. e L., in cui non c’era stato danno finanziario ma in cui la legislazione controversa aveva impedito ai richiedenti di sposarsi fin dal principio. Nello specifico come in B. e L., si pu? considerare ragionevolmente che se una dichiarazione di incompatibilit? fosse stata sollecitata ed fosse stata pronunciata i richiedenti avrebbero beneficiato forse di una modifica ulteriore della legge.
Rimane veramente, tuttavia,il fatto che il ministro non ? sottoposto a nessuno obbligo giuridico di modificare una disposizione legislativa che un tribunale ha dichiarato incompatibile con la Convenzione. La Corte nota che, secondo le informazioni fornite dal Governo, nell’agosto 2006 simili emendamenti erano intervenuti in dieci cause su tredici in cui una dichiarazione era stata pronunciata dai tribunali ed era diventata definitiva, e che nelle tre cause restanti delle riforme erano in corso di adozione o di esame. Verr? forse un giorno in cui la Corte sar? portata a constatare l’esistenza di una pratica lunga e ben stabilita per i ministri consistente nel dare effetto alle dichiarazioni di incompatibilit? dei tribunali ed a concludere all’effettivit? di questo procedimento. Attualmente, tuttavia, non ci sono elementi sufficienti per giustificare tale conclusione.
La Corte stima che i richiedenti non erano tenuti, prima di introdurre la loro richiesta a Strasburgo, di fare uso di un ricorso che ? tributario del potere discrezionale dell’esecutivo e che ? stato, per questa ragione stessa, giudicato non effettivo in passato. Perci?, la Corte respinge la seconda eccezione di inammissibilit? del Governo. “
2. Le tesi delle parti
a) Il Governo
37. Il Governo rinvia alla giurisprudenza della seguente Corte per la quale incombe su un richiedente di esercitare una via di ricorso interno se questa ? “effettivo e suscettibile di risanare la lagnanza” (Hobbs precitata). Nello specifico, nessuna dei due richiedenti non essendo stata invitata a saldare dei diritti di successione, la Corte potrebbe al massimo, se deliberasse in favore delle interessate, dichiarare che la legge sui diritti di successione ha portato violazione dei loro diritti che risultano dalla Convenzione. Ora questa misura di correzione sarebbe precisamente quella che la High Court, nel Regno Unito, avrebbe preso, supponendo che la lagnanza fosse ben fondata, in virt? dell’articolo 4 della legge sui diritti dell’uomo. Per il Governo, se una dichiarazione della Corte europea dei diritti dell’uomo pu? costituire una soddisfazione equa ai fini dell’articolo 41 della Convenzione, una dichiarazione di incompatibilit? proveniente dalla High Court deve passare necessariamente per una via di ricorso interno disponibile ed effettiva al senso dell’articolo 35.
38. Riferendosi alle informazione esposte sopra al paragrafo 24, il Governo fa osservare che non c’? un solo caso in cui si abbia negato di ovviare ad una situazione in seguito ad una dichiarazione di incompatibilit?. Pure ammettendo che su un piano puramente giuridico, come la Corte l’ha rilevato nella decisione Hobbs, tale dichiarazione non lega le parti e conferisce al ministro solamente il potere, e non il dovere, di modificare la legislazione controversa, sottolinea che in pratica ci sono delle forti probabilit? che una dichiarazione di incompatibilit? sfoci in un emendamento legislativo.
b) I richiedenti,
39. I richiedenti si riferiscono alla giurisprudenza della Commissione secondo la quale i ricorsi di cui un richiedente ? tenuto a fare uso devono essere non solo effettivi ma anche indipendenti da ogni atto discrezionale delle autorit? (vedere, per esempio, Montion c. Francia, no 11192/84, decisione della Commissione del 14 maggio 1987, Decisioni e rapporti, (DR, 52, p,). 227, e G. c. Belgio, no 12604/86, decisione della Commissione del 10 luglio 1991, DR 70, p. 125). Stimano che una dichiarazione di incompatibilit? non pu? passare per un ricorso effettivo, dal momento che i procedimenti che tendono a modificare la legge non possono essere provocati dalle persone che hanno ottenuto la dichiarazione n? essere messi in opera da un tribunale o un organo dello stato. La Corte avrebbe ammesso un argomento similare nella causa Hobbs cos? come nelle cause Dodds c. Regno Unito (, d?c.), no 59314/00, 8 aprile 2003, Walker c. Regno Unito (, d?c.), no 37212/02, 16 marzo 2004, Pearson c. Regno Unito (, d?c.), no 8374/03, 27 aprile 2004, e, infine, B. e L. c. Regno Unito (, d?c.), no 36536/02, 29 giugno 2004, in cui il Governo aveva presentato delle osservazioni quasi identiche a quelle sottoposte da lui nello specifico.
3. Valutazione della Grande Camera
40. La Grande Camera ricorda che la legge sui diritti dell’uomo non impone nessun obbligo legislativo al potere esecutivo o al potere legale di modificare la legge in seguito ad una dichiarazione di incompatibilit? e che, per questa ragione essenzialmente, la Corte ha concluso gi? a pi? riprese che simile dichiarazione non poteva passare per un ricorso effettivo al senso dell’articolo 35 ? 1 (vedere le decisioni rese nelle cause Hobbs, Dodds, Walker, Pearson e B. e L., tutte precitate, ed Upton c. Regno Unito, d?c., no 29800/04, 11 aprile 2006). In pi?, nelle cause come Hobbs, Dodds, Walker e Pearson, in cui il richiedente affermava avere subito una perdita o un danno in ragione di una violazione dei suoi diritti che risultano dalla Convenzione, la Corte ha giudicato che una dichiarazione di incompatibilit? non costituiva un ricorso effettivo perch? non legava le parti al procedimento nella cornice del quale era stata pronunciata e che non poteva servire come base alla concessione di un risarcimento pecuniario.
41. La Grande Camera ? disposta ad accogliere l’argomento del Governo secondo il quale lo specifico pu? essere distinto dalla causa Hobbs dal momento che nessuno dei richiedenti si lamenta di avere subito gi? un danno materiale a causa della violazione addotta della Convenzione. Avendo esaminato accuratamente le informazione che fornite dal Governo a proposito delle riforme legislative messe in opera in risposta alle dichiarazioni di incompatibilit?, la Grande Camera osserva con soddisfazione che, nell’insieme delle cause nelle quali simili dichiarazioni sono diventate definitive ad oggi, delle misure sono state prese per modificare la disposizione di legge controversa, paragrafo 24 sopra. Considerando tuttavia che ad oggi il numero di dichiarazioni definitive ? ancora relativamente modesto, la Grande Camera stima come la camera che sarebbe prematuro affermare che il procedimento contemplato all’articolo 4 della legge sui diritti dell’uomo offra un ricorso effettivo agli individui che si lamentano della legislazione interna.
42. Ci? dicendo, la Grande Camera non dimentica che il principio secondo il quale una persona deve utilizzare i ricorsi offerti dall’ordine giuridico interno prima di investire una giurisdizione internazionale costituisce un aspetto importante del meccanismo di salvaguardia instaurato dalla Convenzione (Akdivar ed altri c. Turchia, sentenza del 16 settembre 1996, Raccolta 1996-IV, ? 65). La Corte europea dei diritti dell’uomo intende sostenere un ruolo sussidiario rispetto ai sistemi nazionali di protezione dei diritti dell’uomo (op. cit., ?? 65-66) ed ? augurabile che i tribunali nazionali abbiano inizialmente la possibilit? di definire le questioni di compatibilit? del diritto interno con la Convenzione. Se una richiesta ? introdotta tuttavia in seguito a Strasburgo, la Corte europea deve potere trarre profitto dai pareri di questi tribunali che sono in contatto diretto e permanente con le forze vive dei loro paesi.
43. Come la camera, la Grande Camera stima che on si pu? escludere che in avvenire la pratica consistente nel dare effetto alle dichiarazioni di incompatibilit? pronunciate dalle giurisdizioni nazionali modificandone la legislazione possa essere giudicata a quel punto certa il che indicherebbe che l’articolo 4 della legge sui diritti dell’uomo deve essere interpretato come imponente un obbligo costrittivo. In quel momento, salvo nei casi in cui un ricorso effettivo necessitasse la concessione di un’indennit? per una perdita o un danno gi? subiti a causa della violazione addotta della Convenzione, i richiedenti avrebbero il dovere di esercitare prima questo ricorso prima di investire la Corte.
44. Quindi tuttavia non essendo ancora cos?, la Grande Camera respinge l’eccezione di non-esaurimento delle vie di ricorso interne formulata dal Governo.
C. Conclusione
45. In conclusione, la Corte respinge le eccezioni preliminari del Governo.
II. SULLA VIOLAZIONE ADDOTTA DELL’ARTICOLO 14 DELLA CONVENZIONE COMBINATA CON L’ARTICOLO 1 DEL PROTOCOLLO NO 1
A. Le conclusioni della camera
46. La camera ha respinto l’argomento del Governo, fondato in particolare sulla sentenza Marckx, precitata secondo la quale l’articolo 1 del Protocollo no 1 era inapplicabile al motivo che non garantiva un diritto ad acquisire dei beni. La camera ha rilevato che, contrariamente ai richiedenti nella causa Marckx, le interessate nello specifico non si lamentavano che si impedisse loro di acquisire dei beni, ma del fatto che quella delle due che sarebbe sopravvissuta all’altra avrebbe dovuto pagare un’imposta loro suo patrimonio comune esistente, conclusione giudicata altamente probabile dalla camera. Dal momento che l’obbligo di saldare un’imposta su dei beni esistenti dipendeva dal campo di applicazione dell’articolo 1 del Protocollo no 1, l’articolo 14 si trovava ad applicare.
47. Senza troncare la questione di sapere se i richiedenti potevano pretendere che la loro situazione potesse essere comparabile a quella di due congiunti o partner civili, la camera ha stimato che la differenza di trattamento controverso non era incompatibile con l’articolo 14 della Convenzione. Ha motivato la sua decisione come segue (?? 59-61 della sentenza della camera):
“A questo motivo, la Corte ricorda che nella causa [Shackell c. Regno Unito, d?c. no 45851/99, 27 aprile 2000], ha deciso che ai fini della concessione di assegni mutualistici la differenza di trattamento tra, una donna nubile che ha vissuto da una parte, una relazione duratura con un uomo nel frattempo deceduto, e, dall?altra parte, una vedova posta nella stessa situazione, ? giustificata perch? il matrimonio rimane un’istituzione largamente riconosciuta come conferente uno statuto particolare a quelli che si impegnano. Nella causa in questione, la Corte ha dichiarato dunque che la promozione del matrimonio con la concessione di vantaggi limitati al coniuge superstite non poteva essere considerata come superante il margine di valutazione accordata allo stato convenuto. Nello specifico, la Corte approva l’argomento del Governo secondo il quale l’esonero di diritti di successione consentito agli sposi ed ai partner civili insegue un scopo legittimo che consiste nel favorire le unioni eterosessuali od omosessuali stabili e solide offrendo al superstite una certa sicurezza finanziaria dopo il decesso del suo coniuge o partner. Nel suo articolo 12, la Convenzione protegge espressamente il diritto al matrimonio, e la Corte ha dichiarato molte volte che l’orientamento sessuale ricade sotto il campo dell’articolo 14 e che le differenze fondate su questo criterio devono essere giustificate da ragioni particolarmente gravi (vedere, per esempio, Karner c. Austria, no 40016/98, ? 37, CEDH 2003-IX, cos? come le cause che vi sono menzionate). Non si potrebbe rimproverare allo stato n? di condurre tramite il suo regime fiscale una politica che mira a promuovere il matrimonio, n? di concedere alle coppie omosessuali solide i vantaggi fiscali associati al matrimonio.
Per determinare se i mezzi adoperati siano proporzionati allo scopo perseguito, ed in particolare se sia obiettivamente e ragionevolmente giustificato di rifiutare ai fratelli e sorelle che vivono insieme l’esonero dei diritti di successione che ? accordato al coniuge o partner civile superstite, la Corte ? al tempo stesso attenta alla legittimit? degli obiettivi di politica sociale che sottendono l’esonero ed all’ampio margine di valutazione che si applica in materia. Per essere efficace, ogni sistema fiscale deve ricorrere a grandi categorie che permettono di distinguere differenti gruppi di contribuenti [Lindsay c. Regno Unito, no 11089/04, decisione della Commissione del 11 novembre 1986, DR 49, p. 181]. Inevitabilmente, il collocamento in opera di simile dispositivo genera delle situazioni marginali e dei casi individuali manifestamente difficili o ingiusti, ed appartiene al primo capo dello stato di determinare come realizzare al meglio l’equilibrio tra i recuperi dell’imposta ed il perseguimento di obiettivi sociali. Il legislatore avrebbe potuto scegliere un’altra base per accordare una riduzione dei diritti di successione: cos?, avrebbe potuto abbandonare la nozione di matrimonio o di partnership civile come fattore determinante ed avrebbe potuto estendere il vantaggio ai fratelli e sorelle o ad altri membri di una stessa famiglia che vivono insieme, e/o fondarlo su dei criteri come la durata del periodo di coabitazione, la ristrettezza del legame di sangue o ancora l’et? delle persone riguardate. Per?, la domanda essenziale che si pone allo sguardo della Convenzione non ? di sapere se si fosse potuto considerare altri criteri ai fini dell’esonero in causa, ma se il sistema effettivamente scelto dal legislatore -per accordare agli sposi o partner civili un trattamento fiscale differente da quello riservato ad altre persone che vivono insieme, anche nella cornice di una relazione stabile e duratura -supera o me no un margine di valutazione accettabile.
Tenuto conto delle circostanze dello specifico, la Corte stima che il Regno Unito non potrebbe passare per avere superato l’ampio margine di valutazione di cui gode e che la differenza di trattamento legato all’esonero dei diritti di successione ? ragionevolmente ed obiettivamente giustificato ai fini dell’articolo 14 della Convenzione. Quindi, non c’? stata nella specifico violazione dell’articolo 14, composto con l’articolo 1 del Protocollo no 1. “
B. Le tesi delle parti
1. Il Governo
48. Il Governo sostiene che l’articolo 1 del Protocollo no 1 non garantisce un diritto ad acquisire dei beni e che, nella sua giurisprudenza sulle legislazioni nazionali in materia di successione, la Corte ha sempre stimato che prima del decesso del de cujus l’erede presunto non aveva diritti patrimoniali e che perci? la sua speranza di ereditare in caso di decesso non poteva analizzarsi come un “bene” (Marckx precitatoa ? 50; vedere anche Inze precitato, ? 38, e Mazurek c. Francia, no 34406/96, ?? 42-43, CEDH 2000-II). I due richiedenti nello specifico essendo ancora in vita eriferendosi la lagnanza formulata da ciascuna di esse in quanto eventuale sorella superstite all’effetto che potrebbe avere il diritto interno sul suo potere di ereditare, l’articolo 1 del Protocollo no 1 non si applicherebbe, n? quindi l’articolo 14. In quanto alla lagnanza articolata da ciascuna delle sorelle in quanto possibile prima defunta, uscirebbe anche dal campo di applicazione dell’articolo 1 del Protocollo no 1, non imponendo il diritto interno ai richiedenti una restrizione alla loro capacit? di disporre dei loro beni, ma solamente un obbligo potenziale di saldare un’imposta dopo il decesso della prima defunta, in un momento, dunque, in cui questa non sarebbe pi? in grado di godere dei suoi beni.
49. A titolo sussidiario, per il caso in cui la Corte concludesse che la lagnanza dipenda dall’articolo 1 del Protocollo no 1, il Governo contesta che il diritto interno d? luogo ad una qualsiasi discriminazione contraria all’articolo 14.
I richiedenti potrebbero pretendere primariamente, che la loro situazione sia comparabile a quella di una coppia creata dal matrimonio o la partnership civile. La natura stessa della loro relazione sarebbe differente: l? dove due congiunti o partner civili avrebbero scelto di unirsi contraendo un legame formale, riconosciuto dalla legge e che porta certi effetti giuridici, la relazione tra due sorelle sarebbe dovuta al caso della nascita. Secondariamente, la relazione tra fratelli e sorelle sarebbe indissolubile, mentre quella esistente tra due congiunti o partner civili sarebbe suscettibile ad essere interrotta. Terzo, contraendo il legame formale, riconosciuto dalla legge, unendoli, due congiunti o partner civili si impegnerebbero finanziariamente, ed in caso di separazione il tribunale potrebbe dividere i loro beni e potrebbe ordinare ad uno di provvedere ai bisogni materiali dell’altro. Nessuno impegno finanziario di questo tipo deriverebbe dalla relazione tra fratelli e sorelle.
Lo statuto giuridico particolare degli sposi sarebbe stato riconosciuto tanto dalla Commissione, nella causa Lindsay c. Regno Unito (no 11089/84) decisione del 11 novembre 1986, DR 49, p. 181 che dalla Corte, nella causa Shackell c. Regno Unito (, d?c.), no 45851/99, 27 aprile 2000.
50. Il Governo riconosce che se la situazione dei richiedenti deve passare per comparabile a quella di una coppia esiste una differenza di trattamento per ci? che riguarda l’esonero dei diritti di successione; stima quindi che questa differenza non superi l’ampio margine di valutazione di cui gode lo stato tanto in materia di imposta che in misure finanziarie destinate a promuovere il matrimonio (vedere le decisioni Lindsay e Shackell).
La politica sottostante alla riduzione dei diritti di successione accordata alle coppie sposate mirerebbe ad offrire al coniuge che sopravvive una certa sicurezza finanziaria e dunque ad incoraggiare il matrimonio. L’oggetto della legge sulla partnership civile sarebbe di fornire alle coppie di cui i due membri sono dello stesso sesso un dispositivo formale che riconosce la loro relazione conferendogli degli effetti giuridici, e la riduzione dei diritti di successione per i partner civili servirebbe lo stesso scopo legittimo che per le coppie sposate. Tenuto conto dell’evoluzione dei costumi, gli stessi argomenti militerebbero difatti allo stesso modo per la promozione delle relazioni stabili e solide tra due persone dello stesso sesso. In compenso, non servirebbe a niente, allo sguardo di questo obiettivo, di concedere dei vantaggi similari ai membri non sposati di una famiglia esistente, come i fratelli e sorelle il cui legame ? stabilito gi? dalla consanguineit? ed ? riconosciuto gi? dalla legge. La differenza di trattamento controverso inseguirebbe un scopo legittimo dunque.
51. Questa differenza di trattamento sarebbe proporzionata peraltro, i richiedenti non dovendo, nel loro requisito di sorelle, assumere nessuno dei carichi ed obblighi generati da un matrimonio o una partnership civile riconosciuta dalla legge. Se il Governo dovesse avere intenzione di estendere ai fratelli e sorelle la riduzione dei diritti di successione, non ci sarebbe nessuna ragione evidente di non applicarlo anche agli altri membri di una stessa famiglia che vive insieme. Simile cambiamento avrebbe delle implicazioni finanziarie considerevoli, ammontando le entrate annue derivate dai diritti di successione a circa 2,8 miliardi di sterline.
2. I richiedenti
52. I richiedenti sostengono che se ?come hanno sostenuto gi? dinnanzi alla camera-possono definirsi vittime di una discriminazione, il fatto che nessuna di esse sia deceduta ancora non pu? costituire un mezzo di difesa distinta in quanto al merito. Fanno osservare che non si lamentano di una disposizione del diritto inglese in materia di successione- nella qual cosa vedono un motivo di distinguere lacausa loro dalla causa Marckx-e stimano che il principio secondo il quale la Convenzione non garantisce un diritto ad acquisire dei beni tramite successione ab intestato o di liberalit? ? privo di pertinenza. Dal momento che sarebbe in fatto ineluttabile che la sorella superstite debba versare un importo sostanziale a titolo dei diritti di successione, i fatti entrerebbero nel campo di applicazione dell’articolo 1 del Protocollo no 1, e l’articolo 14 sarebbe dunque anche applicabile.
53. I richiedenti considerano che la loro situazione pu? ben essere giudicata comparabile a quella di due congiunti o di due persone dello stesso sesso che formano una coppia prevista dalla legge sulla partnership civile. Certo, come ha affermato il Governo, numerosi fratelli e sorelle sarebbero legati solamente dal fatto che sono nati dagli stessi genitori, ma ci? sarebbe lontano dall? essere il caso dei richiedenti che vivrebbero insieme per scelta da parecchi decenni, nella cornice di una relazione affettuosa, solida e stabile, dividendo il loro unico domicilio ed escludendo ogni altro partner. In questo contesto, i loro atti costituirebbero allo stesso modo un’espressione della loro preoccupazione di dominare il loro proprio destino ed il loro sviluppo individuale allo stesso modo in cui fossero state due persone legate dal matrimonio o una partnership civile. Il potere delle giurisdizioni nazionali di prendere delle decisioni a carattere patrimoniale all’epoca della rottura di un matrimonio o di una partnership civile non implicherebbe che per ci? che riguarda i diritti di successione la situazione dei richiedenti non sia comparabile a quella di due sposi o partner civili. In pi?, la ragione per la quale la legge non li sottopone allo stesso insieme di diritti ed obblighi legali delle altre coppie sarebbero legate proprio al fatto che non possono concludere alcuna partnership civile a causa della loro consanguineit?. Questo sarebbe perch? le loro preoccupazioni riguardano principalmente l’esistenza di una discriminazione in materia di diritti di successione che non hanno formulato una lagnanza generale che prevede l’impossibilit? in cui si trovano di concludere una partnership civile, via che a detta loro avrebbero del resto preso se fosse stata loro aperta. Il Governo girerebbe in tondo quando oppone loro il fatto che non possono concludere di partnership civile.
54. L’oggetto dell’esonero dei diritti di successione consentito alle coppie sposate o in partnership civile essendo-secondo il Governo stesso-la promozione delle relazioni stabili e solide, il rifiuto di accordare questo vantaggio ai fratelli e sorelle adulti che vivono insieme non servirebbe a nessuno scopo legittimo. Il semplice fatto di essere sorelle non implicherebbe necessariamente l’esistenza di un legame stabile e solido; solo una piccola minoranza di fratelli e sorelle adulti sarebbero in realt? suscettibile di condividere una relazione di questo tipo, fatta in particolare di sostegno reciproco duraturo, di impegno giuridico e di coabitazione che esiste tra i richiedenti.
55. Le interessate convengono col Governo che se la derogazione fosse accordata ai fratelli e sorelle non ci sarebbe ragione evidente di non concederla anche agli altri membri di una stessa famiglia che vivono insieme, ma considerano che ci? non autorizza a concludere all’esistenza di un qualsiasi legame di proporzionalit? tra le differenze di trattamento controverso ed un scopo legittimo qualunque sia. Risulta che in realt? simile esonero servirebbe l’interesse politico invocato dal Governo, ossia la promozione di relazioni familiari stabili e solide tra adulti. Pure riconoscendo che non dipende dalla competenza della Corte di dettare il migliore mezzo al Governo di ovviare alla discriminazione, i richiedenti stimano che l’emendamento al progetto di legge sulla partnership civile che aveva adottato la Camera dei lord, paragrafo 19 sopra, mostra che sarebbe possibile stabilire un dispositivo legale che permette di concedere certi diritti o vantaggi fiscali ai fratelli e sorelle o alle altre persone strettamente legate che avrebbero vissuto insieme per un numero determinato di anni ed avrebbero scelto di non contrarre un matrimonio o una partnership civile. Trovano che il Governo non ha diritto di invocare il margine di valutazione, essendo stata riconosciuta l’ingiustizia subita dalle persone nella loro situazione al momento dell’esame della legge sulla partnership civile da parte del Parlamento, ibidem. Fanno osservare per di pi? che il Governo ? stato incapace di fornire una stima dell’abbassamento delle entrate che si suppone debba risultare da un esonero dei diritti di successione corrispondente alla proposta fatta in seno alla Camera dei lord. Ammettono di non essere in grado di valutare il costo di una simile misura ma considerano che bisogna tenere a questo riguardo conto dei guadagni che potrebbero scaturire come la riduzione dei bisogni in aiuti pubblici che provocherebbe una tendenza in aumento degli individui ad occuparsi o dei loro parenti stretti handicappati vecchi.
C. Le osservazioni dei terzi intervenuti
1. Il governo belga
56. Il governo belga considera che un Stato pu? condurre, tramite il suo sistema fiscale, una politica che mira a promuovere il matrimonio ed ad offrire alle coppie omosessuali solide i vantaggi fiscali associati al matrimonio. Aggiunge che simile politica ? spesso la concretizzazione fiscale di un obiettivo regolarmente manifestato dai diritti civili nazionali stessi, ossia proteggere una forma di vita familiare che, agli occhi del legislatore nazionale, offra delle migliori probabilit? di stabilit?.
2. Il governo irlandese
57. Il governo irlandese stima che i richiedenti non hanno stabilito l’esistenza di una discriminazione contraria all’articolo 14, fondandosi l’insieme della loro lagnanza sul postulato fondamentalmente erroneo che sono in una situazione comparabile a quella di due congiunti o partner civili. Le osservazioni delle interessate non parlano degli importanti obblighi giuridici inerenti al matrimonio o alla partnership civile. Non ci sarebbe un criterio unico ed omogeneo che permette di confrontare la relazione dei richiedenti ed i suddetti tipi di coppie; di fatto, gli argomenti delle interessate mostrerebbero chiaramente che la loro situazione ? comparabile non a quella di coniugi o di partner civili ma piuttosto a quella di persone-qualunque siano-viventi insieme nella cornice di una relazione stabile e reciprocamente solidale. Il governo irlandese stima che sarebbe veramente straordinario che l’adozione di una legge che conferisce dei diritti alle coppie formate da due membri dello stesso sesso che hanno scelto di ufficializzare la loro relazione abbia per effetto di obbligare lo stato ad estendere potenzialmente questi stessi diritti ad una categoria infinita di persone che si trovano in una relazione di coabitazione.
D. Valutazione della Grande Camera
58. La Grande Camera ricorda che l’articolo 14 completa solamente le altre clausole materiali della Convenzione e dei suoi protocolli. Non ha un?esistenza indipendente, poich? vale unicamente per “il godimento dei diritti e libert?” garantiti. L’applicazione dell’articolo 14 non presuppone necessariamente la violazione di uno dei diritti materiali garantiti dalla Convenzione. Occorre, ma basta, che i fatti della causa ricadano almeno “sotto il dominio” di un degli articoli della Convenzione (Stec ed altri c. Regno Unito, d?c.) [GC], numero 65731/01 e 65900/01, ? 39, CEDH 2005-X).
59. L’imposta fiscale costituisce in principio un attentato al diritto garantito dal primo capoverso dell’articolo 1 del Protocollo no 1, perch? priva la persona riguardata di un bene, ossia la somma che deve pagare; in generale, questa ingerenza si giustifica allo sguardo del secondo capoverso dell’articolo che contempla espressamente un’eccezione per ci? che riguarda il pagamento delle imposte o di altri contributi. Una simile questione non sfugge per tanto ad ogni controllo della Corte, dovendo questa verificare se l’articolo 1 del Protocollo no 1 ? stato oggetto di un’applicazione corretta (vedere, per esempio, Orion-Breclav, SRO c. Repubblica ceca, d?c. no 43783/98, 13 gennaio 2004). Dal momento che la lagnanza della richiedenti riguarda l’obbligo, per quella che sopravvivr? all’altra, di saldare un’imposta sui beni ereditati dalla defunta per prima , la Grande Camera stima che dipende dal campo di applicazione dell’articolo 1 del Protocollo no 1 e che l’articolo 14 ? applicabile dunque.
60. Secondo la giurisprudenza della Corte, affinch? un problema si ponga allo sguardo dell’articolo 14 deve esserci una differenza nel trattamento di persone collocate in situazioni comparabili (D.H. ed altri c. Repubblica ceca [GC], no 57325/00, ? 175, CEDH 2007). Tale distinzione ? discriminatoria se manca di giustificazione obiettiva e ragionevole, cio? se non insegue un scopo legittimo o se non c’? un rapporto ragionevole di proporzionalit? tra i mezzi impiegati e lo scopo previsto. Peraltro, gli Stati contraenti godono di un certo margine di valutazione per determinare se e in quale misura delle distinzioni giustificano delle differenze tra le situazioni ad altri analoghi atteggiamenti di trattamento; questo margine ? di solito ampio quando si tratta di prendere delle misure di ordine generale in materia economica o sociale (Stec ed altri c. Regno Unito [GC], i nostri 65731/01 e 65900/01, ?? 51-52, CEDH 2006-VI).
61. I richiedenti considerano che ai fini dei diritti di successione sono in una situazione simile o analoga a quella di due congiunti o partner civili che vivono insieme. Il Governo stima da parte sua parte che non si pu? parlare veramente di analogia, essendo i richiedenti legati dalla nascita e non per una decisione di contrarre una relazione formale riconosciuta dalla legge.
62. La Grande Camera fa notare da prima che sul piano qualitativo la relazione tra fratelli e sorelle ? differente per natura da quella che lega due congiunti o due partner civili omosessuali in virt? della legge britannica sulla partnership civile. L’essenza stessa del legame tra fratelli e sorelle ? la consanguineit?, mentre una delle caratteristiche che definiscono il matrimonio o l’unione fondata sulla legge sulla partnership civile ? legata al fatto che queste forme di unione sono vietate alle persone che hanno dei legami di parentela prossima, vedere sopra il paragrafo 17 e, pi? generalmente, la decisione B. e L. c. Regno Unito precitata. Il fatto che i richiedenti abbiano scelto di passare insieme tutta la loro vita da adulti, come numerose coppie sposate o in partnership civile, non cambia per niente questa differenza essenziale tra i due tipi relazioni.
63. Peraltro, la Grande Camera nota che ha dichiarato gi? che il matrimonio conferisce un statuto particolare a quelli che si impegnano. L’esercizio del diritto di sposarsi ? protetto dall’articolo 12 della Convenzione e porta delle conseguenze sociali, personali e giuridiche (B. e L. c. Regno Unito precitata, ? 34). Nella decisione Shackell, precitata, la Corte ha giudicato che la situazione di due concubini eterosessuali non era comparabile a quella di due congiunti ai fini dell’eleggibilit? alle prestazioni dei superstiti, “rimanendo il matrimonio un’istituzione largamente riconosciuta come conferente un statuto particolare a quelli che si impegnano.” Per la Grande Camera, questo punto di vista resta valido.
64. Dall’entrata in vigore della legge sulla partnership civile nel Regno Unito, una coppia omosessuale ha oramai anche la possibilit? di imbarcarsi in una relazione giuridica concepita dal Parlamento per corrispondere in tutta la misura possibile al matrimonio, paragrafi 16 – 18 sopra.
65. La Grande Camera stima che come per il matrimonio, le conseguenze giuridiche della partnership civile fondata sulla legge del 2004-nella due persone decidono espressamente e deliberatamente di impegnarsi-distinguono questo tipo di relazione delle altre forme di vita comune. Piuttosto che la durata o il carattere solidale della relazione, l’elemento determinante ? l’esistenza di un impegno pubblico che va di pari in passo con un insieme di diritti e di obblighi di ordine contrattuale. Allo stesso modo non pu? esserci analogia tra, da un lato, una coppia sposata o in partnership civile e, dell’altra, una coppia eterosessuale od omosessuale i cui due membri hanno scelto di vivere insieme senza diventare degli sposi o dei partner civili (Shackell precitata), la mancanza di tale accordo giuridicamente costrittivo tra i richiedenti fa che la loro relazione di coabitazione, malgrado la sua lunga durata, sia fondamentalmente differente da quella esistente tra due congiunti o partner civili. Non cambia niente a questa posizione il fatto che gli Stati membri, come indica il paragrafo 26 sopra, hanno adottato in materia di successione tutta una variet? di regole applicabili ai superstiti nelle coppie sposate, le partnership civili o le relazioni di parentela prossima, e hanno definito allo stesso modo differenti politiche concernenti la concessione di esoneri di diritti di successione a diverse categorie di superstiti, rimanendo gli Stati in principio liberi di elaborare regole differenti nel campo della politica fiscale.
66. In conclusione, la Grande Camera considera dunque che i r

Testo Tradotto

Conclusion Exceptions pr?liminaires rejet?es (statut de victime et ?puisement des voies de recours internes) ; Non-violation de l’art. 14+P1-1
GRANDE CHAMBRE
AFFAIRE BURDEN c. ROYAUME-UNI
(Requ?te no 13378/05)
ARR?T
STRASBOURG
29 avril 2008
Cet arr?t est d?finitif. Il peut subir des retouches de forme.

En l’affaire Burden c. Royaume-Uni,
La Cour europ?enne des droits de l’homme, si?geant en une Grande Chambre compos?e de :
Jean-Paul Costa, pr?sident,
Nicolas Bratza,
Bo?tjan M. Zupancic,
Fran?oise Tulkens,
Riza T?rmen,
Corneliu B?rsan,
Nina Vajic,
Margarita Tsatsa-Nikolovska,
Andr?s Baka,
Mindia Ugrekhelidze,
Anatoli Kovler,
Elisabeth Steiner,
Javier Borrego Borrego,
Egbert Myjer,
David Th?r Bj?rgvinsson,
Ineta Ziemele,
Isabelle Berro-Lef?vre, juges,
et de Vincent Berger, jurisconsulte,
Apr?s en avoir d?lib?r? en chambre du conseil le 12 septembre 2007 et le 5 mars 2008,
Rend l’arr?t que voici, adopt? ? cette derni?re date :
PROC?DURE
1. A l’origine de l’affaire se trouve une requ?te (no 13378/05) dirig?e contre le Royaume-Uni de Grande-Bretagne et d’Irlande du Nord et dont deux ressortissantes britanniques, Mme J.M. et Mme S.D. B. (? les requ?rantes ?), avaient saisi la Cour le 29 mars 2005 en vertu de l’article 34 de la Convention de sauvegarde des droits de l’homme et des libert?s fondamentales (? la Convention ?).
2. Les requ?rantes ont ?t? repr?sent?es par Mme E. G. (du cabinet W., A. and F.), solicitor ? Chippenham. Le gouvernement britannique (? le Gouvernement ?) a ?t? repr?sent? par son agent, M. J. Grainger, du minist?re des Affaires ?trang?res et du Commonwealth.
3. Les requ?rantes se plaignaient, sous l’angle de l’article 14 combin? avec l’article 1 du Protocole no 1, que, lorsque l’une d’elles viendrait ? d?c?der, la survivante aurait ? payer des droits de succession sur la part de la maison familiale poss?d?e par la d?funte, alors que dans les m?mes circonstances le membre survivant d’un couple mari? ou d’un couple homosexuel enregistr? en vertu de la loi de 2004 sur le partenariat civil serait exon?r? de droits de succession.
4. La requ?te a ?t? attribu?e ? une chambre de la quatri?me section de la Cour (article 52 ? 1 du r?glement de la Cour), compos?e de Josep Casadevall, Nicolas Bratza, Giovanni Bonello, Kristaq Traja, Stanislav Pavlovschi, Lech Garlicki et Ljiljana Mijovic, juges, et Lawrence Early, greffier de section. Le 30 juin 2005, le pr?sident de la chambre a d?cid?, sur le fondement de l’article 41 du r?glement, que l’affaire serait trait?e par priorit?, et, sur le fondement des articles 29 ? 3 de la Convention et 54A du r?glement, que la recevabilit? et le fond en seraient examin?s conjointement. Le 12 d?cembre 2006, la chambre a rendu un arr?t dans lequel elle concluait, ? l’unanimit?, ? la recevabilit? de la requ?te, et, par quatre voix contre trois, ? la non-violation de l’article 14 de la Convention combin? avec l’article 1 du Protocole no 1.
5. Le 23 mai 2007, ? la suite d’une demande des requ?rantes en date du 8 mars 2007, le coll?ge de la Grande Chambre a d?cid? de renvoyer l’affaire ? la Grande Chambre en vertu de l’article 43 de la Convention.
6. La composition de la Grande Chambre a ?t? arr?t?e conform?ment aux articles 27 ?? 2 et 3 de la Convention et 24 du r?glement.
7. Tant les requ?rantes que le Gouvernement ont d?pos? des observations ?crites. Des observations des gouvernements belge et irlandais ont ?galement ?t? re?ues le 28 ao?t 2007.
8. Une audience s’est d?roul?e en public au Palais des droits de l’homme, ? Strasbourg, le 12 septembre 2007.
Ont comparu :
? pour les requ?rantes
MM. D. P., QC,
S. G., conseils,
Mmes E. G.
E. S., solicitors.
? pour le Gouvernement
Mme H. Mulvein, agente,
MM. J. Crow, conseil,
J. Couchman,
Mme K. Innes,
MM. S. Gocke,
R. Linham, conseillers.
La Cour a entendu MM. P. et Crow en leurs d?clarations ainsi qu’en leurs r?ponses aux questions du juge Zupancic.
EN FAIT
I. LES CIRCONSTANCES DE L’ESP?CE
9. Les faits de la cause, tels qu’ils ont ?t? expos?s par les parties, peuvent se r?sumer comme suit.
10. Les requ?rantes sont des s?urs c?libataires, n?es le 26 mai 1918 et le 2 d?cembre 1925 respectivement. Elles ont toujours v?cu ensemble, dans le cadre d’une relation stable, solide et mutuellement solidaire ; depuis trente et un ans, elles habitent une maison b?tie sur un terrain qu’elles ont h?rit? de leurs parents, dans le comt? du Wiltshire.
11. Les int?ress?es poss?dent la maison en indivision. Une expertise en date du 12 janvier 2006 l’?valuait ? 425 000 livres sterling (GBP) seule et ? 550 000 GBP avec le terrain attenant. Par ailleurs, les deux s?urs ont ensemble deux autres propri?t?s, d’une valeur totale de 325 000 GBP. En outre, chacune poss?de en son nom propre des actions et d’autres placements, pour une valeur approximative de 150 000 GBP. Chacune a r?dig? un testament en vertu duquel elle l?gue ? sa s?ur l’ensemble de son patrimoine.
12. Les requ?rantes affirment que la valeur de leur propri?t? indivise a augment? au point que la moiti? en revenant ? chacune d’elles d?passe largement le seuil actuel d’exon?ration des droits de succession (paragraphe 13 ci-dessous).
II. LE DROIT INTERNE PERTINENT
A. Les droits de succession
13. Selon les articles 3, 3A et 4 de la loi de 1984 sur les droits de succession (Inheritance Tax Act 1984), l’imp?t pr?lev? sur les successions est fix? ? 40 % de la valeur des biens du d?funt ? y compris sa part de tout bien indivis ? transmis lors du d?c?s et des transferts entre vifs effectu?s moins de sept ans avant le d?c?s. Est exon?r? tout montant inf?rieur ? 300 000 GBP pour les transmissions qui ont ?t? ou seront op?r?es entre le 5 avril 2007 et le 5 avril 2008 (article 98 de la loi de finances de 2005).
14. Un int?r?t (actuellement fix? ? 4 %) majore les droits qui n’ont pas ?t? acquitt?s dans un d?lai de six mois apr?s la fin du mois o? le d?c?s est survenu, quelle que soit la cause du retard de paiement. Les droits de succession dus par une personne ayant h?rit? d’un bien foncier peuvent ?tre pay?s, si le contribuable le souhaite, en dix annuit?s ?gales, sauf si le bien est vendu, auquel cas les droits et int?r?ts restant dus sont ? verser sur-le-champ (article 227 ?? 1-4 de la loi sur les droits de succession).
15. L’article 18 ? 1 de la loi sur les droits de succession pr?voit l’exon?ration des biens qui passent du d?funt ? son conjoint. Le 5 d?cembre 2005, cette exon?ration a ?t? ?tendue au ? partenaire civil ? du d?funt (paragraphes 16-18 ci-dessous).
B. La loi de 2004 sur le partenariat civil
16. L’objet de la loi de 2004 sur le partenariat civil (Civil Partnership Act 2004) ?tait d’offrir aux couples dont les deux membres sont de m?me sexe un m?canisme formel permettant de reconna?tre leur relation et d’y associer certains effets juridiques, et de conf?rer aux int?ress?s, dans toute la mesure du possible, des droits et obligations identiques ? ceux d?coulant du mariage.
17. Un couple peut former un partenariat civil si ses deux membres i. sont de m?me sexe ; ii. n’ont pas d?j? contract? un mariage ou un partenariat civil ; iii. sont ?g?s de plus de seize ans ; iv. sont en dehors des degr?s de parent? prohib?s.
18. Comme le mariage, le partenariat civil est par essence de dur?e ind?termin?e et peut prendre fin uniquement par d?c?s, dissolution ou annulation. La loi sur le partenariat civil a apport? ? la l?gislation jusque-l? applicable un large ?ventail d’amendements couvrant notamment les pensions, la fiscalit?, la s?curit? sociale, les successions et l’immigration. Il s’agissait d’instaurer la parit? entre le partenariat civil et le mariage dans tous les domaines, except? dans les tr?s rares cas o? il existait une raison objective de ne pas le faire. En cas de dissolution d’un partenariat civil, les tribunaux ont les m?mes pouvoirs de contr?le de la propri?t? et de l’usage des biens des deux membres du couple que ceux qu’ils exercent lorsqu’il y a dissolution d’un mariage.
19. Durant l’examen par le Parlement du projet de loi sur le partenariat civil, la Chambre des lords adopta, par 148 voix contre 130, un amendement qui aurait eu pour effet d’?tendre la possibilit? de conclure un partenariat civil ? et donc la concession fiscale l’accompagnant ? aux membres d’une m?me famille se trouvant dans les ? degr?s de parent? prohib?s ? d?s lors que les int?ress?s i. auraient ?t? ?g?s de plus de trente ans ; ii. auraient habit? ensemble pendant au moins douze ans ; et iii. n’auraient pas d?j? contract? un mariage ou un partenariat civil avec une autre personne. Cet amendement fut toutefois ?cart? lorsque le projet de loi repassa devant la Chambre des communes.
20. Au cours des d?bats ? la Chambre des lords, Lord Alli (travailliste) d?clara :
? Je rejoins les pr?occupations de la baronne O’Caithlin [membre du parti conservateur qui ?tait ? l’origine de l’amendement propos?] lorsqu’elle parle des fr?res et s?urs qui partagent le m?me domicile ou d’une personne qui s’occupe d’un proche handicap?. En fait, elle l’admettra volontiers, j’ai moi-m?me ?voqu? la question ? plusieurs reprises ? en deuxi?me lecture et en grande commission ? et j’ai vivement incit? le gouvernement ? se pencher sur le probl?me. Il y a l? en effet une injustice ? laquelle il faut s’attaquer, mais ce n’est pas dans ce projet de loi qu’il faut le faire. Ce projet de loi concerne les couples dont les deux membres sont de m?me sexe et ont nou? une relation totalement diff?rente de celle qui existe entre fr?res et s?urs. ?
Durant le m?me d?bat, Lord Goodhart (d?mocrate lib?ral) s’exprima ainsi :
? Des arguments hautement d?fendables militent en faveur d’un certain all?gement des droits de succession au profit des personnes qui se sont occup?es d’un proche, afin qu’elles puissent continuer ? vivre dans la maison o? elles ont dispens? leurs soins. Il s’agit l? toutefois d’une autre question, dont ce n’est ni le lieu ni le moment de d?battre. Le projet de loi qui est devant nous ne se pr?te pas ? une telle discussion. ?
Lors du d?bat au sein de la commission permanente de la Chambre des communes, la d?put?e Jacqui Smith, vice-ministre charg?e de la Condition f?minine et de l’Egalit?, d?clara :
? Comme je l’ai fait observer en deuxi?me lecture, nous avons re?u un clair soutien quant ? l’objet du projet de loi, qui est d’offrir une reconnaissance juridique aux couples dont les deux membres sont de m?me sexe et de veiller ? ce que les milliers de couples dont les deux partenaires vivent ensemble une relation solide et durable soient assur?s que leur union n’est plus invisible aux yeux de la loi, avec toutes les difficult?s que pareille invisibilit? emporte.
Dans presque tous les partis, de nombreux d?put?s se sont accord?s ? dire que le projet de loi sur le partenariat civil n’?tait pas le cadre ad?quat pour traiter les probl?mes que peuvent rencontrer des membres d’une m?me famille, non pas parce que ces difficult?s sont d?nu?es d’importance mais parce que le projet de loi n’est pas la base l?gislative appropri?e pour les traiter. ?
C. La loi de 1998 sur les droits de l’homme
21. La loi de 1998 sur les droits de l’homme (Human Rights Act 1998) est entr?e en vigueur le 2 octobre 2000. En son article 3 ? 1, elle dispose :
? Dans toute la mesure du possible, la l?gislation primaire et la l?gislation d?l?gu?e doivent ?tre interpr?t?es et mises en ?uvre de mani?re compatible avec les droits reconnus par la Convention [europ?enne des droits de l’homme]. ?
En ses passages pertinents, l’article 4 de la loi de 1998 est ainsi libell? :
? 1. Le paragraphe 2 du pr?sent article s’applique ? toute proc?dure dans le cadre de laquelle un tribunal est appel? ? dire si une disposition de la l?gislation primaire est compatible avec un droit reconnu par la Convention.
2. Si le tribunal consid?re que la disposition en cause est incompatible avec un droit reconnu par la Convention, il peut prononcer une d?claration d’incompatibilit? (…)
6. Une d?claration faite en vertu du pr?sent article (…)
a) n’a aucune incidence sur la validit?, le maintien ou l’application de la disposition concern?e ; et
b) ne lie pas les parties ? la proc?dure durant laquelle elle a ?t? faite. ?
L’article 6 de la loi dispose :
1. Une autorit? publique agit ill?galement lorsqu’elle agit de mani?re incompatible avec un droit reconnu par la Convention.
2. Le paragraphe 1 du pr?sent article ne s’applique pas ? un acte
a) si, en raison d’une ou de plusieurs dispositions de la l?gislation primaire, l’autorit? n’aurait pu agir diff?remment ;
b) ou si, compte tenu d’une ou de plusieurs dispositions de (…) la l?gislation primaire qui ne peuvent ?tre interpr?t?es ou mises en ?uvre de mani?re compatible avec les droits reconnus par la Convention, l’autorit? a agi de mani?re ? donner effet ou application ? ces dispositions (…) ?
L’article 10 de la loi est ainsi libell? :
? 1. Le pr?sent article s’applique
a) s’il a ?t? d?clar? en vertu de l’article 4 de la pr?sente loi qu’une disposition l?gislative est incompatible avec un droit reconnu par la Convention et, lorsqu’un recours est possible,
i. si toutes les personnes ayant le droit de former un recours ont d?clar? par ?crit qu’elles n’avaient pas l’intention de le faire ; ou
ii. si le d?lai pr?vu pour pouvoir former un recours a expir? et si aucun recours n’a ?t? form? dans ce d?lai ; ou
iii. si un recours form? dans ce d?lai a ?t? tranch? ou abandonn? ; ou
b) s’il appara?t ? un ministre ou ? Sa Majest? en son Conseil, eu ?gard ? un constat op?r? par la Cour europ?enne des droits de l’homme apr?s l’entr?e en vigueur du pr?sent article, dans le cadre d’une affaire contre le Royaume-Uni, qu’une disposition l?gislative est incompatible avec une obligation incombant au Royaume-Uni en vertu de la Convention.
2. Si un ministre estime qu’il existe des motifs imp?rieux de mettre en ?uvre le pr?sent article, il peut au moyen d’une ordonnance apporter ? la l?gislation en cause les amendements qu’il juge n?cessaires pour ?liminer l’incompatibilit? en question. ?
22. Le gouvernement d?fendeur explique que l’objectif poursuivi par l’attribution aux juridictions nationales du pouvoir vis? ? l’article 4 ?tait de cr?er un moyen formel de signaler au gouvernement et au Parlement les situations dans lesquelles la l?gislation aurait ?t? jug?e non conforme ? la Convention, et d’?tablir un m?canisme permettant de corriger rapidement les d?faillances constat?es. Une fois qu’une d?claration a ?t? prononc?e (ou que la Cour europ?enne des droits de l’homme a constat? l’existence d’une violation due ? une disposition du droit interne), il existe deux solutions pour rem?dier au probl?me : soit l’adoption d’une loi par le Parlement, soit l’exercice par le ministre concern? de son pouvoir d’amendement fond? sur l’article 10 de la loi de 1998 sur les droits de l’homme.
23. Le 27 novembre 1997, au cours de la discussion par la Chambre des lords du projet de loi sur les droits de l’homme, le Lord Chancellor s’exprima comme suit :
? A notre avis, il est presque certain que dans tous les cas le gouvernement et le Parlement seront amen?s ? modifier la loi ? la suite d’une d?claration d’incompatibilit?. ?
Le 21 octobre 1998, l’un des ministres en charge de la loi sur les droits de l’homme d?clara ce qui suit devant la Chambre des communes :
? Nos propositions [d’ordonnances correctrices] pr?servent les proc?dures et la souverainet? du Parlement, assurent une surveillance ad?quate de nos lois et nous donnent la capacit? non seulement de mettre en application la l?gislation sur les droits de l’homme mais aussi de cr?er une culture des droits de l’homme. De plus, elles nous mettent en mesure d’atteindre ces objectifs sans avoir ? craindre ? dans les cas o? la Cour europ?enne ou nos juridictions prendraient une d?cision mettant en ?vidence une incompatibilit? ? d’?tre d?pourvus du m?canisme capable de traiter ce probl?me avec la rapidit? et l’efficacit? qui peuvent ?tre n?cessaires. ?
24. Selon des statistiques fournies par le Gouvernement et dont la derni?re mise ? jour datait du 30 juillet 2007, on comptait depuis l’entr?e en vigueur de la loi sur les droits de l’homme (le 2 octobre 2000) vingt-quatre d?clarations d’incompatibilit?. Sur ce total, six avaient ?t? infirm?es sur recours et trois ?taient encore susceptibles de recours, en tout ou en partie. Sur les quinze d?clarations qui ?taient devenues d?finitives, trois portaient sur des dispositions auxquelles une loi avait d?j? rem?di? au moment de la d?claration ; sept avaient donn? lieu ? un redressement par le biais d’une loi ult?rieure ; une avait d?bouch? sur une ordonnance correctrice fond?e sur l’article 10 de la loi sur les droits de l’homme ; dans un cas, le redressement ?tait en cours au moyen d’une loi qui allait ?tre mise en application ; dans un autre, il y avait consultation publique ; enfin, deux d?clarations (sur le m?me probl?me) allaient conduire ? des mesures correctrices que le Gouvernement avait l’intention de pr?senter devant le Parlement au cours de l’automne 2007. Dans une affaire, A v. Secretary of State for the Home Department [2005] 2 AC 68, la Chambre des lords avait ?mis une d?claration d’incompatibilit? concernant l’article 23 de la loi de 2001 sur la s?curit? et la lutte contre le terrorisme et la criminalit?, qui dans certaines circonstances donnait au ministre le pouvoir de mettre en d?tention les personnes soup?onn?es d’?tre des terroristes internationaux ; le Gouvernement avait imm?diatement r?agi en abrogeant la disposition litigieuse par le biais de l’article 16 de la loi de 2005 sur la pr?vention du terrorisme.
III. DROIT COMPAR? PERTINENT
25. Si dans les pays de common law la libert? testamentaire est traditionnellement respect?e, dans les pays de droit romain un ordre de succession est habituellement fix? par la loi ou par un code, certaines cat?gories d’h?ritiers particuli?rement privil?gi?s ? d’ordinaire le conjoint et les proches parents ? ayant automatiquement droit ? une part de la succession (part de r?serve), qui en g?n?ral ne peut ?tre modifi?e par testament. La situation de chaque h?ritier d?pend donc de l’effet combin? du droit de la famille et du droit fiscal.
26. D’apr?s les informations dont dispose la Cour, il semble qu’une forme de partenariat civil ? avec des effets variables sur les questions de succession ? existe dans seize Etats membres, ? savoir l’Allemagne, Andorre, la Belgique, le Danemark, l’Espagne, la Finlande, la France, l’Islande, le Luxembourg, la Norv?ge, les Pays-Bas, la R?publique tch?que, le Royaume-Uni, la Slov?nie, la Su?de et la Suisse. Dans pratiquement tous les Etats membres, la loi pr?voit des droits successoraux au profit des conjoints et proches parents du d?funt, fr?res et s?urs compris. Dans la majorit? des Etats membres, les fr?res et s?urs sont trait?s de fa?on moins favorable, en mati?re de droits successoraux, que le conjoint survivant, mais de mani?re plus favorable que le partenaire civil survivant ; par ailleurs, quelques Etats membres seulement accordent au partenaire civil survivant des droits successoraux ?quivalents ? ceux du conjoint survivant. Les r?gimes concernant les droits ? acquitter suivent g?n?ralement l’ordre de succession, bien que dans certains pays, comme la France et l’Allemagne, l’?poux survivant b?n?ficie d’une exon?ration fiscale plus avantageuse que toute autre cat?gorie d’h?ritier.
EN DROIT
27. Invoquant l’article 1 du Protocole no 1 combin? avec l’article 14 de la Convention, les requ?rantes se plaignent que, lorsque l’une d’elles viendra ? d?c?der, la survivante se trouvera assujettie ? d’importants droits de succession, que n’aurait pas ? payer le membre survivant d’un couple mari? ou d’un partenariat civil.
L’article 1 du Protocole no 1 dispose :
? Toute personne physique ou morale a droit au respect de ses biens. Nul ne peut ?tre priv? de sa propri?t? que pour cause d’utilit? publique et dans les conditions pr?vues par la loi et les principes g?n?raux du droit international.
Les dispositions pr?c?dentes ne portent pas atteinte au droit que poss?dent les Etats de mettre en vigueur les lois qu’ils jugent n?cessaires pour r?glementer l’usage des biens conform?ment ? l’int?r?t g?n?ral ou pour assurer le paiement des imp?ts ou d’autres contributions ou des amendes. ?
L’article 14 de la Convention est ainsi libell? :
? La jouissance des droits et libert?s reconnus dans la (…) Convention doit ?tre assur?e, sans distinction aucune, fond?e notamment sur le sexe, la race, la couleur, la langue, la religion, les opinions politiques ou toutes autres opinions, l’origine nationale ou sociale, l’appartenance ? une minorit? nationale, la fortune, la naissance ou toute autre situation. ?
I. SUR LES EXCEPTIONS PR?LIMINAIRES DU GOUVERNEMENT
28. Le Gouvernement conteste la recevabilit? de la requ?te pour un certain nombre de motifs tir?s des articles 34 et 35 ? 1 de la Convention.
L’article 34 dispose :
? La Cour peut ?tre saisie d’une requ?te par toute personne physique (…) qui se pr?tend victime d’une violation par l’une des Hautes Parties contractantes des droits reconnus dans la Convention ou ses Protocoles. (…) ?
L’article 35 ? 1 est ainsi libell? :
? La Cour ne peut ?tre saisie qu’apr?s l’?puisement des voies de recours internes, tel qu’il est entendu selon les principes de droit international g?n?ralement reconnus, et dans un d?lai de six mois ? partir de la date de la d?cision interne d?finitive. ?
A. Sur la qualit? de victimes des requ?rantes
1. Les conclusions de la chambre
29. La chambre a conclu que, compte tenu de leur ?ge avanc? et de la tr?s forte probabilit? que l’une d’elles aurait ? payer des droits de succession au d?c?s de l’autre, les requ?rantes pouvaient pr?tendre qu’elles subissaient directement les effets de la l?gislation litigieuse.
2. Les th?ses des parties
a) Le Gouvernement
30. Le Gouvernement soutient que le raisonnement de la chambre ne corrobore pas sa conclusion. Il fait valoir qu’? ce jour aucune des requ?rantes n’a d? acquitter de droits de succession et qu’en tout ?tat de cause l’une d’entre elles au moins n’aura jamais ? en payer, et il consid?re que d?s lors qu’il n’est pas in?luctable que l’une d?c?de avant l’autre, se demander si l’une ou l’autre subira jamais une quelconque perte rel?ve de la sp?culation. Dans ces conditions, les int?ress?es ne pourraient se pr?tendre ? victimes ? d’une quelconque violation, et leur grief correspondrait ? une remise en question du r?gime fiscal in abstracto, que la Cour ne pourrait examiner.
31. Le crit?re juridique pour appr?cier la ? qualit? de victime ? ressortirait tr?s clairement de la jurisprudence : le terme ? victime ? d?signerait la personne directement concern?e par l’acte ou l’omission litigieux (voir, par exemple, Eckle c. Allemagne, arr?t du 15 juillet 1982, s?rie A no 51, ? 66). Pour cette raison, l’esp?ce se distinguerait de l’affaire Marckx c. Belgique (arr?t du 13 juin 1979, s?rie A no 31), dans laquelle les requ?rantes se plaignaient de certaines dispositions l?gales belges s’appliquant automatiquement ? un enfant naturel et ? sa m?re, ainsi que de l’affaire Inze c. Autriche (arr?t du 28 octobre 1987, s?rie A no 126), o? le grief portait sur le droit de succ?der ? une parente d?j? d?c?d?e. En l’esp?ce, l’obligation de verser des droits de succession ne s’appliquerait pas de fa?on automatique, et les int?ress?es ne seraient pas concern?es par le risque d’un futur assujettissement ? cet imp?t au point de se trouver dans une situation comparable ? celle des requ?rants dans l’affaire Campbell et Cosans c. Royaume-Uni (arr?t du 25 f?vrier 1982, s?rie A no 48), dans laquelle la Cour aurait constat? que la menace d’une peine inhumaine et d?gradante pouvait en soi porter atteinte ? l’article 3 de la Convention, ou ? celle du requ?rant dans l’affaire Norris c. Irlande (arr?t du 26 octobre 1988, s?rie A no 142), o? la Cour aurait jug? que l’existence de sanctions p?nales pour actes homosexuels se r?percutait n?cessairement sur le comportement quotidien et la vie priv?e de l’int?ress?.
b) Les requ?rantes
32. Les requ?rantes souscrivent au constat unanime de la chambre selon lequel elles peuvent ? juste titre se pr?tendre victimes. Il serait pratiquement certain, d’une part, que l’une d’elles d?c?dera avant l’autre, et, d’autre part, que la valeur des biens de la d?funte d?passera le seuil d’exon?ration des droits de succession et que la survivante devra acquitter au titre de ceux-ci une somme importante, que n’aurait pas ? payer le membre survivant d’un couple mari? ou d’un partenariat civil (paragraphe 15 ci-dessus). Ainsi, comme les requ?rants dans les affaires Marckx (arr?t pr?cit?) et Johnston et autres c. Irlande (arr?t du 18 d?cembre 1986, s?rie A no 112), qui concernaient toutes deux les effets en droit interne du statut d’enfant naturel sur les droits successoraux, les requ?rantes seraient confront?es ? un risque tr?s ?lev? de violation de leurs droits d?coulant de la Convention. De plus, il ressortirait clairement de la jurisprudence de la Cour (voir, par exemple, Campbell et Cosans, pr?cit?) qu’un simple ? risque ? d’agissements prohib?s par la Convention peut faire de la personne menac?e une victime s’il est suffisamment r?el et imm?diat. Or en l’occurrence le risque serait bien r?el. Avant m?me le d?c?s de l’une des requ?rantes, la l?gislation aurait un impact sur celles-ci, car elle p?serait sur leurs choix en mati?re de disposition de leurs biens. Les int?ress?es se disent en proie ? une ? crainte terrible ? que le paiement des droits n’impose la vente de la maison, et elles estiment qu’elles ne devraient pas avoir ? attendre le d?c?s de l’une d’elles pour pouvoir solliciter la protection de la Convention.
3. Appr?ciation de la Grande Chambre
33. La Cour rappelle que pour pouvoir introduire une requ?te en vertu de l’article 34 une personne physique, une organisation non gouvernementale ou un groupe de particuliers doit pouvoir se pr?tendre ? victime d’une violation (…) des droits reconnus dans la Convention (…) ?. Pour pouvoir se pr?tendre victime d’une violation, un individu doit avoir subi directement les effets de la mesure litigieuse (Irlande c. Royaume-Uni, arr?t du 18 janvier 1978, s?rie A no 25, ?? 239-240 ; Eckle pr?cit? ; et Klass et autres c. Allemagne, arr?t du 6 septembre 1978, s?rie A no 28, ? 33). Ainsi, la Convention n’envisage pas la possibilit? d’engager une actio popularis aux fins de l’interpr?tation des droits reconnus dans la Convention ; elle n’autorise pas non plus les particuliers ? se plaindre d’une disposition de droit interne simplement parce qu’il leur semble, sans qu’ils en aient directement subi les effets, qu’elle enfreint la Convention (Norris pr?cit?, ? 31).
34. Il est toutefois loisible ? un particulier de soutenir qu’une loi viole ses droits, en l’absence d’acte individuel d’ex?cution, si l’int?ress? est oblig? de changer de comportement sous peine de poursuites (Norris pr?cit?, ? 31 ; Bowman c. Royaume-Uni, no 24839/94, Recueil 1998-I) ou s’il fait partie d’une cat?gorie de personnes risquant de subir directement les effets de la l?gislation (Johnston et autres pr?cit?, ? 42 ; Open Door et Dublin Well Woman c. Irlande, arr?t du 29 octobre 1992, s?rie A no 246-A). Ainsi, dans l’arr?t Marckx pr?cit?, la Cour a conclu que les requ?rantes, une m?re c?libataire et sa fille ? naturelle ? de cinq ans, subissaient directement les effets ? et donc ?taient victimes ? d’une l?gislation qui allait notamment restreindre les droits de l’enfant ? h?riter de sa m?re lors du futur d?c?s de celle-ci, la loi s’appliquant automatiquement ? tout enfant n? hors mariage. En revanche, dans l’arr?t Willis c. Royaume-Uni (no 36042/97, CEDH 2002-IV), la Cour a jug? hypoth?tique le risque que le requ?rant se voie ? l’avenir refuser l’octroi d’une pension de veuve pour des motifs fond?s sur le sexe, d?s lors qu’il n’?tait pas certain que l’int?ress? remplirait par ailleurs les conditions l?gales d’attribution de cette prestation ? la date ? laquelle une femme dans la m?me situation pourrait y pr?tendre.
35. En l’esp?ce, la Grande Chambre estime comme la chambre que, compte tenu de leur ?ge, des testaments r?dig?s par elles et de la valeur des biens poss?d?s par chacune, les requ?rantes ont ?tabli l’existence d’un risque r?el de voir, dans un futur qui n’est gu?re lointain, l’une d’elles oblig?e d’acquitter d’importants droits de succession sur les biens h?rit?s de sa s?ur. Dans ces conditions, les int?ress?es subissent directement les effets de la l?gislation litigieuse et peuvent se pr?tendre victimes du traitement discriminatoire all?gu?.
B. Sur les voies de recours internes
1. Les conclusions de la chambre
36. Les conclusions de la chambre concernant l’?puisement des voies de recours internes sont les suivantes (?? 35-40 de l’arr?t) :
? La Cour est tout ? fait consciente du caract?re subsidiaire de son r?le et du fait que l’objet et le but sous-jacents ? la Convention tels qu’ils se d?gagent de l’article 1 ? ? savoir que chaque Etat contractant doit assurer dans son ordre juridique interne la jouissance des droits et libert?s garantis ? seraient affaiblis, de m?me que sa propre capacit? de fonctionnement, si les requ?rants n’?taient pas encourag?s ? user des moyens dont ils disposent au sein de l’Etat concern? pour obtenir le redressement de leurs griefs [B. et L. c. Royaume-Uni (d?c.), no 36536/02, 29 juin 2004]. La r?gle de l’?puisement des voies de recours internes ?nonc?e ? l’article 35 ? 1 de la Convention impose ainsi aux requ?rants l’obligation d’utiliser auparavant les recours normalement disponibles et suffisants dans l’ordre juridique interne pour leur permettre d’obtenir r?paration des violations qu’ils all?guent. Ces recours doivent exister ? un degr? suffisant de certitude, en pratique comme en th?orie, sans quoi leur manquent l’accessibilit? et l’effectivit? voulues (Akdivar et autres c. Turquie, arr?t du 16 septembre 1996, Recueil des arr?ts et d?cisions 1996-IV, p. 1210, ?? 65-67 ; Aksoy c. Turquie, arr?t du 18 d?cembre 1996, Recueil 1996-VI, pp. 2275-2276, ?? 51-52).
Le Gouvernement soutient que le recours pr?vu par la loi sur les droits de l’homme et permettant ? une personne de solliciter aupr?s d’une juridiction interne une d?claration selon laquelle la l?gislation en cause est incompatible avec la Convention est suffisamment certain et effectif aux fins de l’article 35 ? 1. Pareille d?claration conf?re au ministre concern? le pouvoir discr?tionnaire de prendre des mesures en vue de l’amendement de la disposition litigieuse, soit par une ordonnance correctrice, soit par la pr?sentation d’un projet de loi au Parlement.
Dans la d?cision [Hobbs c. Royaume-Uni (d?c.), no 63684/00, 18 juin 2002], la Cour a constat? que cette voie de recours n’?tait pas suffisamment effective, et ce essentiellement pour deux raisons : premi?rement, parce qu’une d?claration ne lie pas les parties ? la proc?dure durant laquelle elle est faite ; deuxi?mement, parce qu’une d?claration conf?re au ministre comp?tent le pouvoir mais non le devoir de modifier la l?gislation litigieuse au moyen d’une ordonnance visant ? la rendre compatible avec la Convention. De plus, le ministre concern? ne peut exercer ce pouvoir que s’il estime qu’il existe des ? motifs imp?rieux ? de le faire.
La Cour consid?re que l’esp?ce se distingue de l’affaire Hobbs, dans laquelle le requ?rant avait d?j? subi un pr?judice financier ? raison de la discrimination dont il se plaignait mais n’aurait pu obtenir de r?paration p?cuniaire par le biais d’une d?claration d’incompatibilit?. L’esp?ce se rapproche davantage de l’affaire B. et L., o? il n’y avait pas eu de pr?judice financier mais o? la l?gislation litigieuse avait d’ores et d?j? emp?ch? les requ?rants de se marier. En l’esp?ce, comme dans B. et L., on peut raisonnablement consid?rer que si une d?claration d’incompatibilit? avait ?t? sollicit?e et prononc?e les requ?rantes auraient peut-?tre b?n?fici? d’une modification ult?rieure de la loi.
Il demeure vrai, toutefois, que le ministre n’est soumis ? aucune obligation juridique de modifier une disposition l?gislative qu’un tribunal a d?clar?e incompatible avec la Convention. La Cour note que, selon les informations fournies par le Gouvernement, en ao?t 2006 de tels amendements ?taient intervenus dans dix affaires sur treize o? une d?claration avait ?t? prononc?e par les tribunaux et ?tait devenue d?finitive, et que dans les trois affaires restantes des r?formes ?taient en cours d’adoption ou d’examen […]. Un jour viendra peut-?tre o? la Cour sera amen?e ? constater l’existence d’une pratique longue et bien ?tablie consistant pour les ministres ? donner effet aux d?clarations d’incompatibilit? des tribunaux et ? conclure ? l’effectivit? de cette proc?dure. A l’heure actuelle, toutefois, il n’y a pas suffisamment d’?l?ments pour justifier une telle conclusion.
La Cour estime que les requ?rantes n’?taient pas tenues, avant d’introduire leur requ?te ? Strasbourg, de faire usage d’un recours qui est tributaire du pouvoir discr?tionnaire de l’ex?cutif et qu’elle a, pour cette raison m?me, jug? ineffectif par le pass?. En cons?quence, la Cour rejette la seconde exception d’irrecevabilit? du Gouvernement. ?
2. Les th?ses des parties
a) Le Gouvernement
37. Le Gouvernement renvoie ? la jurisprudence de la Cour suivant laquelle il incombe ? un requ?rant d’exercer une voie de recours interne si celle-ci est ? effective et susceptible de redresser le grief ? (Hobbs pr?cit?e). En l’esp?ce, aucune des deux requ?rantes n’ayant ?t? invit?e ? acquitter des droits de succession, la Cour pourrait tout au plus, si elle statuait en faveur des int?ress?es, d?clarer que la loi sur les droits de succession a emport? violation de leurs droits r?sultant de la Convention. Or cette mesure de redressement serait pr?cis?ment celle que la High Court, au Royaume-Uni, aurait prise, ? supposer le grief bien fond?, en vertu de l’article 4 de la loi sur les droits de l’homme. Pour le Gouvernement, si une d?claration de la Cour europ?enne des droits de l’homme peut constituer une satisfaction ?quitable aux fins de l’article 41 de la Convention, une d?claration d’incompatibilit? ?manant de la High Court doit n?cessairement passer pour une voie de recours interne disponible et effective au sens de l’article 35.
38. Se r?f?rant aux informations expos?es au paragraphe 24 ci-dessus, le Gouvernement fait observer qu’il n’y a pas un seul cas o? il ait refus? de rem?dier ? une situation ? la suite d’une d?claration d’incompatibilit?. Tout en admettant que sur un plan purement juridique, comme la Cour l’a relev? dans la d?cision Hobbs, une telle d?claration ne lie pas les parties et conf?re seulement au ministre le pouvoir, et non le devoir, de modifier la l?gislation litigieuse, il souligne que dans la pratique il y a de fortes chances qu’une d?claration d’incompatibilit? d?bouche sur un amendement l?gislatif.
b) Les requ?rantes
39. Les requ?rantes se r?f?rent ? la jurisprudence de la Commission selon laquelle les recours dont un requ?rant est tenu de faire usage doivent ?tre non seulement effectifs mais ?galement ind?pendants de tout acte discr?tionnaire des autorit?s (voir, par exemple, Montion c. France, no 11192/84, d?cision de la Commission du 14 mai 1987, D?cisions et rapports (DR) 52, p. 227, et G. c. Belgique, no 12604/86, d?cision de la Commission du 10 juillet 1991, DR 70, p. 125). Elles estiment qu’une d?claration d’incompatibilit? ne peut passer pour un recours effectif, d?s lors que les proc?dures tendant ? modifier la loi ne peuvent ?tre d?clench?es par les personnes qui ont obtenu la d?claration ni ?tre mises en ?uvre par un tribunal ou un organe de l’Etat. La Cour aurait admis un argument similaire dans l’affaire Hobbs ainsi que dans les affaires Dodds c. Royaume-Uni ((d?c.), no 59314/00, 8 avril 2003), Walker c. Royaume-Uni ((d?c.), no 37212/02, 16 mars 2004), Pearson c. Royaume-Uni ((d?c.), no 8374/03, 27 avril 2004) et, enfin, B. et L. c. Royaume-Uni ((d?c.), no 36536/02, 29 juin 2004), o? le Gouvernement avait pr?sent? des observations quasi identiques ? celles soumises par lui en l’esp?ce.
3. Appr?ciation de la Grande Chambre
40. La Grande Chambre rappelle que la loi sur les droits de l’homme n’impose au pouvoir ex?cutif ou au pouvoir l?gislatif aucune obligation l?gale de modifier la loi ? la suite d’une d?claration d’incompatibilit? et que, pour cette raison essentiellement, la Cour a d?j? conclu ? plusieurs reprises que pareille d?claration ne pouvait passer pour un recours effectif au sens de l’article 35 ? 1 (voir les d?cisions rendues dans les affaires Hobbs, Dodds, Walker, Pearson et B. et L., toutes pr?cit?es, et Upton c. Royaume-Uni (d?c.), no 29800/04, 11 avril 2006). De plus, dans des affaires telles que Hobbs, Dodds, Walker et Pearson, o? le requ?rant affirmait avoir subi une perte ou un pr?judice ? raison d’une violation de ses droits r?sultant de la Convention, la Cour a jug? qu’une d?claration d’incompatibilit? ne constituait pas un recours effectif parce qu’elle ne liait pas les parties ? la proc?dure dans le cadre de laquelle elle avait ?t? prononc?e et qu’elle ne pouvait servir de base ? l’octroi d’une r?paration p?cuniaire.
41. La Grande Chambre est dispos?e ? accueillir l’argument du Gouvernement selon lequel l’esp?ce peut ?tre distingu?e de l’affaire Hobbs d?s lors qu’aucune des requ?rantes ne se plaint d’avoir d?j? subi un pr?judice mat?riel du fait de la violation all?gu?e de la Convention. Ayant soigneusement examin? les informations que lui a fournies le Gouvernement au sujet des r?formes l?gislatives mises en ?uvre en r?ponse ? des d?clarations d’incompatibilit?, la Grande Chambre observe avec satisfaction que, dans l’ensemble des affaires dans lesquelles pareilles d?clarations sont devenues d?finitives ? ce jour, des mesures ont ?t? prises pour modifier la disposition de loi litigieuse (paragraphe 24 ci-dessus). Etant donn? toutefois qu’? ce jour le nombre de d?clarations d?finitives est encore relativement modeste, la Grande Chambre estime comme la chambre qu’il serait pr?matur? d’affirmer que la proc?dure pr?vue ? l’article 4 de la loi sur les droits de l’homme offre un recours effectif aux particuliers qui se plaignent de la l?gislation interne.
42. Cela dit, la Grande Chambre n’oublie pas que le principe selon lequel une personne doit utiliser les recours offerts par l’ordre juridique interne avant de saisir une juridiction internationale constitue un aspect important du m?canisme de sauvegarde instaur? par la Convention (Akdivar et autres c. Turquie, arr?t du 16 septembre 1996, Recueil 1996-IV, ? 65). La Cour europ?enne des droits de l’homme entend jouer un r?le subsidiaire par rapport aux syst?mes nationaux de protection des droits de l’homme (op. cit., ?? 65-66), et il est souhaitable que les tribunaux nationaux aient initialement la possibilit? de trancher les questions de compatibilit? du droit interne avec la Convention. Si une requ?te est n?anmoins introduite par la suite ? Strasbourg, la Cour europ?enne doit pouvoir tirer profit des avis de ces tribunaux, lesquels sont en contact direct et permanent avec les forces vives de leurs pays.
43. Comme la chambre, la Grande Chambre estime que l’on ne peut exclure qu’? l’avenir la pratique consistant ? donner effet aux d?clarations d’incompatibilit? prononc?es par les juridictions nationales en modifiant la l?gislation puisse ?tre jug?e ? ce point certaine qu’elle indiquerait que l’article 4 de la loi sur les droits de l’homme doit ?tre interpr?t? comme imposant une obligation contraignante. A ce moment-l?, sauf dans les cas o? un recours effectif n?cessiterait l’octroi d’une indemnit? pour une perte ou un dommage d?j? subis ? cause de la violation all?gu?e de la Convention, les requ?rants devraient d’abord exercer ce recours avant de saisir la Cour.
44. D?s lors toutefois que tel n’est pas encore le cas, la Grande Chambre rejette l’exception de non-?puisement des voies de recours internes formul?e par le Gouvernement.
C. Conclusion
45. En conclusion, la Cour rejette les exceptions pr?liminaires du Gouvernement.
II. SUR LA VIOLATION ALL?GU?E DE L’ARTICLE 14 DE LA CONVENTION COMBIN? AVEC L’ARTICLE 1 DU PROTOCOLE No 1
A. Les conclusions de la chambre
46. La chambre a rejet? l’argument du Gouvernement, fond? notamment sur l’arr?t Marckx (pr?cit?), selon lequel l’article 1 du Protocole no 1 ?tait inapplicable au motif qu’il ne garantissait pas un droit ? acqu?rir des biens. La chambre a relev? que, contrairement aux requ?rantes dans l’affaire Marckx, les int?ress?es en l’esp?ce ne se plaignaient pas qu’on les emp?ch?t d’acqu?rir des biens, mais de ce que celle des deux qui survivrait ? l’autre aurait ? payer un imp?t sur leur patrimoine commun existant, issue jug?e hautement probable par la chambre. D?s lors que l’obligation d’acquitter un imp?t sur des biens existants relevait du champ d’application de l’article 1 du Protocole no 1, l’article 14 trouvait ? s’appliquer.
47. Sans trancher la question de savoir si les requ?rantes pouvaient pr?tendre que leur situation ?tait comparable ? celle de deux conjoints ou partenaires civils, la chambre a estim? que la diff?rence de traitement litigieuse n’?tait pas incompatible avec l’article 14 de la Convention. Elle a motiv? sa d?cision comme suit (?? 59-61 de l’arr?t de la chambre) :
? A ce sujet, la Cour rappelle que dans l’affaire [Shackell c. Royaume-Uni (d?c.) no 45851/99, 27 avril 2000], elle a d?cid? qu’aux fins de l’octroi de prestations sociales la diff?rence de traitement entre, d’une part, une femme c?libataire ayant v?cu une relation durable avec un homme entre-temps d?c?d?, et, d’autre part, une veuve plac?e dans la m?me situation, est justifi?e car le mariage demeure une institution largement reconnue comme conf?rant un statut particulier ? ceux qui s’y engagent. Dans l’affaire en question, la Cour a donc d?clar? que la promotion du mariage par l’octroi d’avantages limit?s au conjoint survivant ne pouvait ?tre consid?r?e comme exc?dant la marge d’appr?ciation accord?e ? l’Etat d?fendeur. En l’esp?ce, la Cour approuve l’argument du Gouvernement selon lequel l’exon?ration de droits de succession consentie aux ?poux et aux partenaires civils poursuit un but l?gitime, qui consiste ? favoriser les unions h?t?rosexuelles ou homosexuelles stables et solides en offrant au survivant une certaine s?curit? financi?re apr?s le d?c?s de son conjoint ou partenaire. En son article 12, la Convention prot?ge express?ment le droit au mariage, et la Cour a d?clar? maintes fois que l’orientation sexuelle tombe sous l’empire de l’article 14 et que les diff?rences fond?es sur ce crit?re doivent ?tre justifi?es par des raisons particuli?rement graves (voir, par exemple, Karner c. Autriche, no 40016/98, ? 37, CEDH 2003-IX, ainsi que les affaires qui y sont mentionn?es). On ne saurait reprocher ? l’Etat ni de mener par le biais de son r?gime fiscal une politique visant ? promouvoir le mariage, ni d’octroyer aux couples homosexuels solides les avantages fiscaux associ?s au mariage.
Pour d?terminer si les moyens employ?s sont proportionn?s au but poursuivi, et en particulier s’il est objectivement et raisonnablement justifi? de refuser ? des fr?res et s?urs qui vivent ensemble l’exon?ration des droits de succession qui est accord?e au conjoint ou partenaire civil survivant, la Cour est attentive ? la fois ? la l?gitimit? des objectifs de politique sociale qui sous-tendent l’exon?ration et ? l’ample marge d’appr?ciation qui s’applique en la mati?re […]. Pour ?tre efficace, tout syst?me fiscal doit recourir ? de grandes cat?gories permettant de distinguer diff?rents groupes de contribuables [Lindsay c. Royaume-Uni, no 11089/04, d?cision de la Commission du 11 novembre 1986, DR 49, p. 181]. In?vitablement, la mise en ?uvre d’un tel dispositif engendre des situations marginales et des cas individuels manifestement difficiles ou injustes, et il appartient au premier chef ? l’Etat de d?terminer comment r?aliser au mieux l’?quilibre entre le recouvrement de l’imp?t et la poursuite d’objectifs sociaux. Le l?gislateur aurait pu choisir une autre base pour accorder une r?duction des droits de succession : ainsi, il aurait pu abandonner la notion de mariage ou de partenariat civil comme facteur d?terminant et ?tendre l’avantage aux fr?res et s?urs ou ? d’autres membres d’une m?me famille vivant ensemble, et/ou le faire reposer sur des crit?res tels que la dur?e de la p?riode de cohabitation, l’?troitesse du lien de sang ou encore l’?ge des personnes concern?es. Cependant, la question essentielle qui se pose au regard de la Convention n’est pas de savoir si l’on aurait pu retenir d’autres crit?res aux fins de l’exon?ration en cause, mais si le syst?me effectivement choisi par le l?gislateur ? afin d’accorder aux ?poux ou partenaires civils un traitement fiscal diff?rent de celui r?serv? ? d’autres personnes vivant ensemble, m?me dans le cadre d’une relation stable et durable ? d?passe ou non une marge d’appr?ciation acceptable.
Compte tenu des circonstances de l’esp?ce, la Cour estime que le Royaume-Uni ne saurait passer pour avoir exc?d? l’ample marge d’appr?ciation dont il jouit et que la diff?rence de traitement li?e ? l’exon?ration des droits de succession est raisonnablement et objectivement justifi?e aux fins de l’article 14 de la Convention. D?s lors, il n’y a pas eu en l’esp?ce violation de l’article 14, combin? avec l’article 1 du Protocole no 1. ?
B. Les th?ses des parties
1. Le Gouvernement
48. Le Gouvernement plaide que l’article 1 du Protocole no 1 ne garantit pas un droit ? acqu?rir des biens et que, dans sa jurisprudence sur les l?gislations nationales en mati?re de succession, la Cour a toujours estim? qu’avant le d?c?s du de cujus l’h?ritier pr?somptif n’avait pas de droits patrimoniaux et qu’en cons?quence son espoir d’h?riter en cas de d?c?s ne pouvait s’analyser en un ? bien ? (Marckx pr?cit?, ? 50 ; voir ?galement Inze pr?cit?, ? 38, et Mazurek c. France, no 34406/96, ?? 42-43, CEDH 2000-II). Les deux requ?rantes en l’esp?ce ?tant toujours en vie et le grief formul? par chacune d’elles en tant qu’?ventuelle s?ur survivante se rapportant ? l’effet que pourrait avoir le droit interne sur son pouvoir d’h?riter, l’article 1 du Protocole no 1 ne s’appliquerait pas, ni d?s lors l’article 14. Quant au grief articul? par chacune des s?urs en tant que pr?mourante possible, il sortirait ?galement du champ d’application de l’article 1 du Protocole no 1, le droit interne n’imposant pas aux requ?rantes une restriction ? leur capacit? ? disposer de leurs biens, mais seulement une obligation potentielle d’acquitter un imp?t apr?s le d?c?s de la pr?mourante, ? un moment, donc, o? celle-ci ne serait plus en mesure de jouir de ses biens.
49. A titre subsidiaire, pour le cas o? la Cour conclurait que le grief rel?ve de l’article 1 du Protocole no 1, le Gouvernement conteste que le droit interne donne lieu ? une quelconque discrimination contraire ? l’article 14.
Premi?rement, les requ?rantes ne pourraient pr?tendre que leur situation est comparable ? celle d’un couple cr?? par le mariage ou le partenariat civil. La nature m?me de leur relation serait diff?rente : l? o? deux conjoints ou partenaires civils auraient choisi de s’unir en contractant un lien formel, reconnu par la loi et emportant certains effets juridiques, la relation entre deux s?urs serait due au hasard de la naissance. Deuxi?mement, la relation entre fr?res et s?urs serait indissoluble, tandis que celle existant entre deux conjoints ou partenaires civils serait susceptible d’?tre rompue. Troisi?mement, en contractant le lien formel, reconnu par la loi, les unissant, deux conjoints ou partenaires civils s’engageraient financi?rement, et en cas de s?paration le tribunal pourrait partager leurs biens et ordonner ? l’un de subvenir aux besoins mat?riels de l’autre. Aucun engagement financier de ce type ne d?coulerait de la relation entre fr?res et s?urs.
Le statut juridique particulier des ?poux aurait ?t? reconnu tant par la Commission, dans l’affaire Lindsay c. Royaume-Uni (no 11089/84, d?cision du 11 novembre 1986, DR 49, p. 181), que par la Cour, dans l’affaire Shackell c. Royaume-Uni ((d?c.), no 45851/99, 27 avril 2000).
50. Le Gouvernement reconna?t que si la situation des requ?rantes doit passer pour comparable ? celle d’un couple il existe une diff?rence de traitement en ce qui concerne l’exon?ration des droits de succession ; il estime cependant que cette diff?rence n’exc?de pas l’ample marge d’appr?ciation dont jouit l’Etat tant en mati?re d’imposition que de mesures financi?res destin?es ? promouvoir le mariage (voir les d?cisions Lindsay et Shackell).
La politique sous-jacente ? la r?duction des droits de succession accord?e aux couples mari?s viserait ? offrir au conjoint survivant une certaine s?curit? financi?re et donc ? encourager le mariage. L’objet de la loi sur le partenariat civil serait de fournir aux couples dont les deux membres sont de m?me sexe un dispositif formel reconnaissant leur relation et lui conf?rant des effets juridiques, et la r?duction des droits de succession pour les partenaires civils servirait le m?me but l?gitime que pour les couples mari?s. Compte tenu de l’?volution des m?urs, les m?mes arguments militeraient en effet pour la promotion des relations stables et solides entre deux personnes de m?me sexe. En revanche, il ne servirait ? rien, au regard de cet objectif, d’octroyer des avantages similaires aux membres non mari?s d’une famille existante, comme les fr?res et s?urs, dont le lien est d?j? ?tabli par la consanguinit? et est d?j? reconnu par la loi. La diff?rence de traitement litigieuse poursuivrait donc un but l?gitime.
51. Cette diff?rence de traitement serait par ailleurs proportionn?e, les requ?rantes n’ayant, en leur qualit? de s?urs, ? assumer aucune des charges et obligations engendr?es par un mariage ou un partenariat civil reconnu par la loi. Si le Gouvernement devait envisager d’?tendre aux fr?res et s?urs la r?duction des droits de succession, il n’y aurait aucune raison ?vidente de ne pas l’appliquer aussi aux autres membres d’une m?me famille vivant ensemble. Pareil changement aurait des implications financi?res consid?rables, les recettes annuelles tir?es des droits de succession s’?levant ? environ 2,8 milliards de livres sterling.
2. Les requ?rantes
52. Les requ?rantes soutiennent que si ? comme elles l’ont d?j? plaid? devant la chambre ? elles peuvent se pr?tendre victimes d’une discrimination, le fait qu’aucune d’elles ne soit encore d?c?d?e ne peut constituer un moyen de d?fense distinct quant au fond. Elles font observer qu’elles ne se plaignent pas d’une disposition du droit anglais en mati?re de succession ? en quoi elles voient un motif de distinguer leur cause de l’affaire Marckx ? et estiment que le principe selon lequel la Convention ne garantit pas un droit ? acqu?rir des biens par voie de succession ab intestat ou de lib?ralit?s est d?nu? de pertinence. D?s lors qu’il serait en fait in?luctable que la s?ur survivante ait ? verser un montant substantiel au titre des droits de succession, les faits entreraient dans le champ d’application de l’article 1 du Protocole no 1, et l’article 14 serait donc ?galement applicable.
53. Les requ?rantes consid?rent que leur situation peut bel et bien ?tre jug?e comparable ? celle de deux conjoints ou de deux personnes de m?me sexe formant un couple vis? par la loi sur le partenariat civil. Certes, comme l’a affirm? le Gouvernement, de nombreux fr?res et s?urs ne seraient li?s que par le fait qu’ils sont issus des m?mes parents, mais cela serait loin d’?tre le cas des requ?rantes, qui vivraient ensemble par choix depuis plusieurs d?cennies, dans le cadre d’une relation affectueuse, solide et stable, en partageant leur unique domicile et en excluant tout autre partenaire. Dans ce contexte, leurs actes constitueraient tout autant une expression de leur souci de ma?triser leur propre destin et leur d?veloppement individuel que c’e?t ?t? le cas si elles avaient ?t? deux personnes li?es par le mariage ou un partenariat civil. Le pouvoir des juridictions nationales de prendre des d?cisions ? caract?re patrimonial lors de la rupture d’un mariage ou d’un partenariat civil n’impliquerait pas qu’en ce qui concerne les droits de succession la situation des requ?rantes ne soit pas comparable ? celle de deux ?poux ou partenaires civils. De plus, la raison pour laquelle la loi ne les soumet pas au m?me ensemble de droits et obligations l?gaux que les autres couples tiendrait justement au fait qu’elles ne peuvent conclure de partenariat civil ? cause de leur consanguinit?. Ce serait parce que leurs pr?occupations portent principalement sur l’existence d’une discrimination en mati?re de droits de succession qu’elles n’ont pas formul? un grief g?n?ral visant l’impossibilit? o? elles se trouvent de conclure un partenariat civil, voie qu’? leurs dires elles auraient du reste emprunt?e si elle leur avait ?t? ouverte. Le Gouvernement tournerait en rond lorsqu’il leur oppose le fait qu’elles ne peuvent conclure de partenariat civil.
54. L’objet de l’exon?ration des droits de succession consentie aux couples mari?s ou en partenariat civil ?tant ? d’apr?s le Gouvernement lui-m?me ? la promotion des relations stables et solides, le refus d’accorder cet avantage aux fr?res et s?urs adultes vivant ensemble ne servirait aucun but l?gitime. Le simple fait d’?tre s?urs n’impliquerait pas forc?ment l’existence d’un lien stable et solide ; seule une petite minorit? de fr?res et s?urs adultes seraient en r?alit? susceptibles de partager une relation du type de celle, faite notamment de soutien r?ciproque durable, d’engagement moral et de cohabitation, qui existe entre les requ?rantes.
55. Les int?ress?es conviennent avec le Gouvernement que si la d?rogation ?tait accord?e aux fr?res et s?urs il n’y aurait pas de raison ?vidente de ne pas l’?tendre aussi aux autres membres d’une m?me famille vivant ensemble, mais elles consid?rent que cela n’autorise pas ? conclure ? l’existence d’un quelconque lien de proportionnalit? entre la diff?rence de traitement litigieuse et un but l?gitime quel qu’il soit. Il leur para?t qu’en r?alit? semblable exon?ration servirait l’int?r?t politique invoqu? par le Gouvernement, ? savoir la promotion de relations familiales stables et solides entre adultes. Tout en reconnaissant qu’il ne rel?ve pas de la comp?tence de la Cour de dicter au Gouvernement le meilleur moyen de rem?dier ? la discrimination, les requ?rantes estiment que l’amendement au projet de loi sur le partenariat civil qu’avait adopt? la Chambre des lords (paragraphe 19 ci-dessus) montre qu’il serait possible d’?tablir un dispositif l?gal permettant d’octroyer certains droits ou avantages fiscaux aux fr?res et s?urs ou aux autres personnes ?troitement li?es qui auraient v?cu ensemble pendant un nombre d?termin? d’ann?es et auraient choisi de ne pas contracter un mariage ou un partenariat civil. Elles trouvent que le Gouvernement est malvenu d’invoquer la marge d’appr?ciation, l’injustice subie par les personnes dans leur situation ayant ?t? reconnue au moment de l’examen de la loi sur le partenariat civil par le Parlement (ibidem). Elles font observer de surcro?t que le Gouvernement a ?t? incapable de fournir une estimation de la baisse des recettes suppos?e devoir r?sulter d’une exon?ration des droits de succession qui correspondrait ? la proposition faite au sein de la Chambre des lords. Elles admettent ne pas davantage ?tre ? m?me d’?valuer le co?t d’une telle mesure mais consid?rent qu’il faut tenir compte ? cet ?gard des gains susceptibles d’en ?tre d?gag?s, telle la r?duction des besoins en aides publiques qu’entra?nerait une tendance accrue des particuliers ? s’occuper de leurs proches parents handicap?s ou ?g?s.
C. Les observations des tiers intervenants
1. Le gouvernement belge
56. Le gouvernement belge consid?re qu’un Etat peut mener, par le biais de son syst?me fiscal, une politique visant ? promouvoir le mariage et ? offrir aux couples homosexuels solides les avantages fiscaux associ?s au mariage. Il ajoute que pareille politique est souvent la concr?tisation fiscale d’un objectif r?guli?rement manifest? par les droits civils nationaux eux-m?mes, ? savoir prot?ger une forme de vie familiale qui, aux yeux du l?gislateur national, offre de meilleures chances de stabilit?.
2. Le gouvernement irlandais
57. Le gouvernement irlandais estime que les requ?rantes n’ont pas ?tabli l’existence d’une discrimination contraire ? l’article 14, l’ensemble de leur grief reposant sur le postulat fondamentalement erron? qu’elles sont dans une situation comparable ? celle de deux conjoints ou partenaires civils. Les observations des int?ress?es passeraient sous silence les importantes obligations juridiques inh?rentes au mariage ou au partenariat civil. Il n’y aurait pas un crit?re unique et homog?ne permettant de comparer la relation des requ?rantes et les types susmentionn?s de couples ; en fait, les arguments des int?ress?es montreraient clairement que leur situation est comparable non pas ? celle de conjoints ou de partenaires civils mais plut?t ? celle de personnes ? quelles qu’elles soient ? vivant ensemble dans le cadre d’une relation stable et mutuellement solidaire. Le gouvernement irlandais estime qu’il serait vraiment extraordinaire que l’adoption d’une loi conf?rant des droits aux couples form?s de deux membres de m?me sexe et ayant choisi d’officialiser leur relation ait pour effet d’obliger l’Etat ? ?tendre ces m?mes droits ? une cat?gorie potentiellement infinie de personnes se trouvant dans une relation de cohabitation.
D. Appr?ciation de la Grande Chambre
58. La Grande Chambre rappelle que l’article 14 ne fait que compl?ter les autres clauses mat?rielles de la Convention et de ses protocoles. Il n’a pas d’existence ind?pendante, puisqu’il vaut uniquement pour ? la jouissance des droits et libert?s ? qu’elles garantissent. L’application de l’article 14 ne pr?suppose pas n?cessairement la violation de l’un des droits mat?riels garantis par la Convention. Il faut, mais il suffit, que les faits de la cause tombent ? sous l’empire ? de l’un au moins des articles de la Convention (Stec et autres c. Royaume-Uni (d?c.) [GC], nos 65731/01 et 65900/01, ? 39, CEDH 2005-X).
59. L’imposition fiscale constitue en principe une atteinte au droit garanti par le premier alin?a de l’article 1 du Protocole no 1, car elle prive la personne concern?e d’un bien, ? savoir la somme qu’elle doit payer ; en g?n?ral, cette ing?rence se justifie au regard du second alin?a de l’article, qui pr?voit express?ment une exception pour ce qui est du paiement des imp?ts ou d’autres contributions. Une telle question n’?chappe pas pour autant ? tout contr?le de la Cour, celle-ci devant v?rifier si l’article 1 du Protocole no 1 a fait l’objet d’une application correcte (voir, par exemple, Orion-Breclav, SRO c. R?publique tch?que (d?c.), no 43783/98, 13 janvier 2004). D?s lors que le grief des requ?rantes porte sur l’obligation, pour celle qui survivra ? l’autre, d’acquitter un imp?t sur les biens h?rit?s de la pr?mourante, la Grande Chambre estime qu’il rel?ve du champ d’application de l’article 1 du Protocole no 1 et que l’article 14 est donc applicable.
60. Selon la jurisprudence de la Cour, pour qu’un probl?me se pose au regard de l’article 14 il doit y avoir une diff?rence dans le traitement de personnes plac?es dans des situations comparables (D.H. et autres c. R?publique tch?que [GC], no 57325/00, ? 175, CEDH 2007). Une telle distinction est discriminatoire si elle manque de justification objective et raisonnable, c’est-?-dire si elle ne poursuit pas un but l?gitime ou s’il n’y a pas un rapport raisonnable de proportionnalit? entre les moyens employ?s et le but vis?. Par ailleurs, les Etats contractants jouissent d’une certaine marge d’appr?ciation pour d?terminer si et dans quelle mesure des diff?rences entre des situations ? d’autres ?gards analogues justifient des distinctions de traitement ; cette marge est d’ordinaire ample lorsqu’il s’agit de prendre des mesures d’ordre g?n?ral en mati?re ?conomique ou sociale (Stec et autres c. Royaume-Uni [GC], nos 65731/01 et 65900/01, ?? 51-52, CEDH 2006-VI).
61. Les requ?rantes consid?rent qu’aux fins des droits de succession elles sont dans une situation semblable ou analogue ? celle de deux conjoints ou partenaires civils qui vivent ensemble. Le Gouvernement estime pour sa part que l’on ne peut pas v?ritablement parler d’analogie, les requ?rantes ?tant li?es par la naissance et non par une d?cision de contracter une relation formelle reconnue par la loi.
62. La Grande Chambre fait d’abord remarquer que sur le plan qualitatif la relation entre fr?res et s?urs est diff?rente par nature de celle qui lie deux conjoints ou deux partenaires civils homosexuels en vertu de la loi britannique sur le partenariat civil. L’essence m?me du lien entre fr?res et s?urs est la consanguinit?, tandis que l’une des caract?ristiques d?finissant le mariage ou l’union fond?e sur la loi sur le partenariat civil tient ? ce que ces formes d’union sont interdites aux personnes qui ont des liens de proche parent? (voir le paragraphe 17 ci-dessus et, plus g?n?ralement, la d?cision B. et L. c. Royaume-Uni pr?cit?e). Le fait que les requ?rantes aient choisi de passer ensemble toute leur vie d’adultes, ? l’instar de nombreux couples mari?s ou en partenariat civil, ne change rien ? cette diff?rence essentielle entre les deux types de relations.
63. Par ailleurs, la Grande Chambre note qu’elle a d?j? d?clar? que le mariage conf?re un statut particulier ? ceux qui s’y engagent. L’exercice du droit de se marier est prot?g? par l’article 12 de la Convention et emporte des cons?quences sociales, personnelles et juridiques (B. et L. c. Royaume-Uni pr?cit?e, ? 34). Dans la d?cision Shackell (pr?cit?e), la Cour a jug? que la situation de deux concubins h?t?rosexuels n’?tait pas comparable ? celle de deux conjoints aux fins de l’?ligibilit? aux prestations de survivants, ? le mariage demeurant une institution largement reconnue comme conf?rant un statut particulier ? ceux qui s’y engagent ?. Pour la Grande Chambre, ce point de vue reste valable.
64. Depuis l’entr?e en vigueur de la loi sur le partenariat civil au Royaume-Uni, un couple homosexuel a d?sormais ?galement la possibilit? de s’engager dans une relation juridique con?ue par le Parlement pour correspondre dans toute la mesure du possible au mariage (paragraphes 16 – 18 ci-dessus).
65. La Grande Chambre estime que, comme pour le mariage, les cons?quences juridiques du partenariat civil fond? sur la loi de 2004 ? dans lequel deux personnes d?cident express?ment et d?lib?r?ment de s’engager ? distinguent ce type de relation des autres formes de vie commune. Plut?t que la dur?e ou le caract?re solidaire de la relation, l’?l?ment d?terminant est l’existence d’un engagement public, qui va de pair avec un ensemble de droits et d’obligations d’ordre contractuel. De la m?me mani?re qu’il ne peut y avoir d’analogie entre, d’un c?t?, un couple mari? ou en partenariat civil et, de l’autre, un couple h?t?rosexuel ou homosexuel dont les deux membres ont choisi de vivre ensemble sans devenir des ?poux ou des partenaires civils (Shackell pr?cit?e), l’absence d’un tel accord juridiquement contraignant entre les requ?rantes fait que leur relation de cohabitation, malgr? sa longue dur?e, est fondamentalement diff?rente de celle qui existe entre deux conjoints ou partenaires civils. Ne change rien ? cette position le fait que les Etats membres, comme l’indique le paragraphe 26 ci-dessus, ont adopt? en mati?re successorale toute une vari?t? de r?gles applicables aux survivants dans les couples mari?s, les partenariats civils ou les relations de proche parent?, et ont de m?me d?fini diff?rentes politiques concernant l’octroi d’exon?rations de droits de succession aux diverses cat?gories de survivants, les Etats demeurant en principe libres d’?laborer des r?gles diff?rentes dans le domaine de la politique fiscale.
66. En conclusion, la Grande Chambre consid?re donc que les requ?rantes, en tant que s?urs vivant ensemble, ne sauraient ?tre compar?es ? des conjoints ou partenaires civils aux fins de l’article 14. Il s’ensuit qu’il n’y a pas eu discrimination, ni d?s lors violation de l’article 14 combin? avec l’article 1 du Protocole no 1.
PAR CES MOTIFS, LA COUR
1. Rejette, ? l’unanimit?, les exceptions pr?liminaires du Gouvernement ;
2. Dit, par quinze voix contre deux, qu’il n’y a pas eu violation de l’article 14 de la Convention combin? avec l’article 1 du Protocole no 1.
Fait en fran?ais et en anglais, puis prononc? en audience

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