AFFAIRE ANHEUSER-BUSCH Inc. c. PORTUGAL - A.N.P.T.ES.
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Testo originale e tradotto della sentenza selezionata

AFFAIRE ANHEUSER-BUSCH Inc. c. PORTUGAL

Tipologia: Sentenza
Importanza: 1
Articoli: P1-1
Numero: 73049/01/2007
Stato: Portogallo
Data: 2007-01-11 00:00:00
Organo: Grande Camera
Testo Originale

Conclusione Non-violazione di P1-1
GRANDE CAMERA
CAUSA ANHEUSER-BUSCH INC. c. PORTOGALLO
( Richiedente no 73049/01)
SENTENZA
STRASBURGO
11 gennaio 2007
Questa sentenza ? definitiva. Pu? subire dei ritocchi di forma.

Nella causa Anheuser-Busch Inc. c. Portogallo,
La Corte europea dei Diritti dell’uomo, riunendosi in una Grande Camera composta da:
SIGG.. L. Wildhaber, presidente,
C.L. Rozakis, Sir Nicolas Bratza, Sigg.. P. Lorenzen, G. Bonello L. Caflisch, L. Loucaides, I. Cabral Barreto, C. B?rsan, J. Casadevall, R. Maruste, la Sig.ra E. Steiner,
Sigg.. S. Pavlovschi, L. Garlicki, K. Hajiyev, Davide Th?r Bj?rgvinsson, D. Popović, giudici,
e del Sig. E. Fribergh, cancelliere,
Dopo avere deliberato in camera del consiglio il 28 giugno e 29 novembre 2006,
Rende la sentenza che ha, adottata a questa ultima, data:
PROCEDIMENTO
1. All’origine della causa si trova una richiedente (no 73049/01) diretta contro la Repubblica portoghese e in cui una societ? anonima di dritto americano, A. – B. Inc. (“il richiedente”), ha investito la Corte il 23 luglio 2001 in virt? dell’articolo 34 della Convenzione di salvaguardia dei Diritti dell’uomo e delle Libert? fondamentali (“la Convenzione”).
2. Il richiedente ? rappresentato dai Sig. D. O. e B. G., avvocati dello studio di avvocati L. a Madrid (Spagna). Il governo portoghese (“il Governo”) ? rappresentato dal suo agente, la Sig. J. Miguel, procuratore generale aggiunto.
3. Nella sua richiedente, il richiedente adduceva una violazione del diritto al rispetto dei suoi beni in ragione per il fatto che era stato privato del diritto di utilizzare una marca commerciale.
4. La richiedente ? stata assegnata alla terza sezione della Corte (articolo 52 ? 1 dell’ordinamento). In seno a questa, la camera incaricata di esaminare la causa, articolo 27 ? 1 della Convenzione, ? stata costituita conformemente all’articolo 26 ? 1 dell’ordinamento.
5. Il 1 novembre 2004, la Corte ha modificato la composizione delle sue sezioni (articolo 25 ? 1 dell’ordinamento). La presente richiedente ? stata assegnata alla seconda sezione cos? ricomposta (articolo 52 ? 1).
6. Il 11 gennaio 2005, dopo un’udienza che cade al tempo stesso sulle domande di ammissibilit? e su queste di fondo, articolo 54 ? 3 dell’ordinamento, ? stata dichiarata ammissibile con una camera di suddetta sezione.
7. L? 11 ottobre 2005, una camera di questa sezione, composta dai giudici di cui segue il nome,: SIGG.. J. – P. Costa, presidente, A.B. Baka, I. Cabral Barreto, K. Jungwiert, V. Butkevych, il Sig.re A. Mularoni e D. Jočienė, giudici, cos? come del Sig. S. Naismith, cancelliere aggiunto di sezione, ha reso la sua sentenza nella quale ha concluso, con cinque voci contro due, che non c’era stata violazione dell’articolo 1 del Protocollo no 1. Il testo delle opinioni dissidenti separate di Sigg.. J. – P. Costa ed I. Cabral Barreto si trovavano unite alla sentenza.
8. L? 11 gennaio 2006, il richiedente ha chiesto il rinvio della causa dinnanzi alla Grande Camera in virt? dell’articolo 43 della Convenzione. Il 15 febbraio 2006, un collegio della Grande Camera ha fatto diritto a questa domanda.
9. La composizione della Grande Camera ? stata stabilita conformemente agli articoli 27 ?? 2 e 3 della Convenzione e 24 dell’ordinamento. All’epoca delle deliberazioni finali, i Sigg.. G. Bonello e D. Popovi?, giudici supplenti, hanno sostituito i Sigg.. J. – P. Costa e B.M. Zupančič, impossibilitati (articolo 24 ? 3 dell’ordinamento). Il Sig. L. Caflisch ha continuato di riunirsi dopo la scadenza del suo incarico ,in virt? degli articoli 23 ? 7 della Convenzione e 24 ? 4 dell’ordinamento.
10. Tanto il richiedente che il Governo hanno depositato un esposto sul merito della causa.
11. Un’udienza si ? svolta in pubblico al Palazzo dei Diritti dell’uomo, a Strasburgo, il 28 giugno 2006 (articolo 59 ? 3 dell’ordinamento).
Sono comparsi:
-per il Governo
Sigg.. J. Miguel, procuratore generale aggiunto, agente, A. Campinos, direttivo dell’istituto nazionale della propriet? industriale, consigliere,;
-per il richiedente il
Il Sig. B. G., avvocato,
D. O., avvocato, C. S., avocato, consulenti J. P., avvocato
Sig. F.Z,. H., consiglio principale d. – B. Inc., consiglieri.
La Corte mi ha sentito B. G.et la Sig. J. Miguel nelle loro dichiarazioni, cos? come nelle loro risposte alle domande che sono state poste loro.
IN FATTO
I. LE CIRCOSTANZE DELLO SPECIFICO
12. Il richiedente ? una societ? anonima di diritto americano avente la sua sede a Saint-Louis, Missouri (Stati Uniti). Produce e vende in parecchi paesi la marca di birra Budweiser.
A. La genesi della causa
13. Il richiedente vende della birra sotto la marca Budweiser negli Stati Uniti da almeno il 1876. Negli anni 1980, cominci? a penetrare sui mercati europei. Sostiene cos? avere cominciato a vendere il suo birra Budweiser in Portogallo fin dal luglio 1986.
14. La decisione della societ? richiedente di vendere anche la sua birra in Europa diede adito a controversia tra questa ed un societ? di diritto cecoslovacco, oggi ceca, B. B.. Questa ultima produce una birra nella citt? di Česk? Budějovice, in Boemia (Repubblica ceca), anch?essa chiamata Budweiser, difatti. Questa designazione deriva dal nome tedesco, Budweis sotto il quale la citt? in causa era conosciuta. Secondo il richiedente, la societ? B. B. non distribuisce la suo birra Budweiser che dal 1895, questa ultima sostiene invece che il diritto all’utilizzazione di una tale denominazione risale al 1265, quando il re Otakar II di Boemia concedette a parecchi birrai indipendenti della citt? di Česk? Budějovice (in tedesco,: Budweis) il diritto di produrre della birra. Questi birrai avevano una tecnica privata che aveva acquisito una notoriet? sotto il termine Budweiser, allo stesso modo delle birre prodotte da un’altra citt? ceca, Plze? (tedesco,: Pilsen) che ? conosciuta sotto l’espressione Pilsner.
15. Secondo le informazioni di cui la Corte dispone, la societ? richiedente conclude, nel 1911 e 1939, due accordi con B. B. che ricadevani sulla distribuzione e la vendita del birra Budweiser negli Stati Uniti. Per?, questi accordi non coprivano la domanda del diritto all’uso del nome Budweiser in Europa. Perci?, le due societ? si videro impegnate in parecchi procedimenti controversi concernente il diritto all’uso del termine Budweiser in parecchi Stati europei, ivi compreso in Portogallo.
B. la domanda di registrazione della marca formulata in Portogallo
16. Il 19 maggio 1981, la societ? richiedente indirizz? all’istituto nazionale della propriet? industriale (qui di seguito l’ “INPI”) una domanda di registrazione della marca commerciale Budweiser al registro della propriet? industriale. L’inpi non diede immediatamente seguito a questa domanda perch? la societ? B. B. deposit? un reclamo, adducendo che una denominazione di origine Budweiser Bier si trovava gi? registrata, da 1968, a suo nome. La societ? B. B. aveva proceduto ad una tale registrazione conformemente alla disposizione di Lisbona del 31 ottobre 1958 concernente la protezione delle denominazioni di origine e la loro registrazione internazionale (paragrafo 33 sotto).
17. Alcuni negoziati in vista di un ordinamento della disputa che opponeva il richiedente a B. B. si svolsero durante tutti gli anni ?80. Secondo il richiedente, questi negoziati sfociarono anche, nel 1982, a un protocollo di accordo sull’uso della marca commerciale Budweiser in Portogallo ed in altri paesi europei. Questi negoziati si chiusero tuttavia, alla fine con un fallimento, e la societ? richiedente diede delle istruzioni ai suoi avvocati in Portogallo nel giugno 1989 in vista dell’introduzione di un procedimento giudiziale a questo riguardo.
18. La societ? richiedente investe allora il tribunale di Lisbona, il 10 novembre 1989, di una domanda in annullamento delle registrazioni del 1968 contro la societ? B. B.. Questa fu citata a comparire ma non deposit? conclusioni in risposta. Con un giudizio dell? 8 marzo 1995 che non fu colpito di appello e pass? dunque in forza di cosa giudicata, il tribunale di Lisbona fece diritto alla domanda, considerando che l’oggetto della registrazione in questione, ossia la birra Budweiser Bier, non costituiva n? una denominazione di origine n? un’indicazione di provenienza. Per il tribunale, ai termini della disposizione di Lisbona del 31 ottobre 1958, delle tali protezioni erano riservate alle denominazioni geografiche di un paese, di una regione o di una localit? che servivano a designare un prodotto che ne ? originario e di cui la qualit? o le caratteristiche erano dovute esclusivamente o essenzialmente all’ambiente geografico, ci? che comprendeva i fattori naturali ed i fattori umani. Oro tale non era il caso del birra Budweiser. La registrazione in causa fu annullata dunque.
19. In seguito a questo annullamento, l’INPI, con una decisione del 20 giugno 1995, pubblicata l? 8 novembre 1995, procedette alla registrazione al nome del richiedente della marca commerciale Budweiser, malgrado un reclamo preliminare formato da B.B. nella cornice del procedimento amministrativo di registrazione.
C. Il procedimento dinnanzi alle giurisdizioni portoghesi
20. L?8 febbraio 1996, B. B. fece opposizione alla decisione di registrazione presa dall’INPI dinnanzi al tribunale di Lisbona, avvalendosi delle disposizioni dell?accordo tra i governi della Repubblica portoghese ed il governo della Repubblica socialista cecoslovacca sulla protezione delle indicazioni di provenienza, delle denominazioni di origine e di altre denominazioni geografiche e similari (“l?accordo bilaterale”), firmato a Lisbona il 10 gennaio 1986 ed entrato in vigore il 7 marzo 1987 in seguito alla sua pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale. Conformemente alla legge, il richiedente fu invitato dal tribunale a partecipare al procedimento in quanto parte interessata. Nel giugno 1996, ricevette notificazione dell’esposto introduttivo di istanza depositata da B. B..
21. Con un giudizio del 18 luglio 1998, il tribunale di Lisbona respinse la domanda di B. B.. Per il tribunale, era solamente la denominazione di origine Českobudějovick? Budvar che poteva essere protetto dal diritto portoghese cos? come dall? accordo bilaterale del 1986 che non era ad ogni modo pi? in vigore in ragione della scomparsa di una delle Parti contraenti, la Cecoslovacchia, secondo il tribunale, e non la marca Budweiser. Peraltro, il tribunale stim? che non c’era nessuno rischio di confusione tra tali denominazioni di origine e la marca del richiedente che menzionava piuttosto una birra americana per l’immensa maggioranza dei consumatori.
22. B. B. attacc? questa decisione dinnanzi alla corte di appello di Lisbona, adducendo in particolare la violazione dei capoversi l, e j, dell’articolo 189 ? 1 del codice della propriet? industriale. Con una sentenza del 21 ottobre 1999, la corte di appello annull? la decisione presa ed ordin? all’INPI di rifiutare la registrazione della marca Budweiser. Per la corte di appello, la registrazione attaccata non era contraria all’articolo 189 ? 1 l, del codice della propriet? industriale perch? l’espressione Budweiser non poteva indurre in errore il pubblico portoghese in quanto alla provenienza o all’origine della birra in causa. Per?, una tale registrazione recava offesa alle disposizioni dell? accordo del 1986 e, quindi, all’articolo 189 ? 1 j, del codice della propriet? industriale. La corte di appello sottoline? a questo riguardo che l? accordo bilaterale, in seguito ad un scambio di note tra il governi ceco e portoghese (paragrafo 25 sotto) era ben bene in vigore, e che faceva parte del diritto nazionale in virt? dell’articolo 8 della Costituzione portoghese che contiene una clausola di ricevimento del diritto internazionale nell’ordine giuridico portoghese.
23. Il richiedente ricorse in cassazione dinnanzi alla Corte suprema, adducendo in particolare che la decisione attaccata era contraria alle disposizioni dell? accordo del 15 aprile 1994 sugli aspetti dei diritti di propriet? intellettuale che toccano il commercio (“l’ADPIC”) che stabilisce il principio della precedenza della registrazione, ed in particolare ai suoi articoli 2 e 24 ? 5. Il richiedente addusse anche che ad ogni modo la denominazione di origine protetta Českobudějovick? Budvar non corrispondeva all’espressione tedesca Budweiser, cos? che l? accordo bilaterale del 1986 non era opponibile alla registrazione controversa. Supponendo anche che l’espressione tedesca Budweiser fosse stata la traduzione della denominazione di origine ceca in questione, il richiedente sostenne che l? accordo bilaterale riguardava solamente le traduzioni tra il portoghese ed i ceco e non verso altre lingue. Il richiedente sollev? infine l’incostituzionalit? formale dell?accordo bilaterale, nella misura in cui questo ultimo avrebbe dovuto essere adottato dal Parlamento e non dal Governo, ci? che recava offesa agli articoli 161 e 165 della Costituzione sulla competenza esclusiva del Parlamento.
24. Con una sentenza del 23 gennaio 2001, portata a conoscenza del richiedente il 30 gennaio 2001, la Corte suprema respinse il ricorso.
Trattandosi del mezzo derivato dal richiedente dell’applicazione dell’ADPIC, l’alta giurisdizione sottoline? da prima che la disposizione di questo ultimo testo invocato da A. – B. Inc. esigeva la buona fede dell’interessato. Ora il richiedente non aveva fatto valere nella sua domanda di registrazione nessuno elemento di fatto che tendeva a stabilire la sua buona fede. Ad ogni modo, la Corte suprema rilev? che ai termini dell’articolo 65 dell’ADPIC questo strumento non era diventato costrittivo in dritto portoghese che a partire dal 1 gennaio 1996, o dopo l’entrata in vigore dell?accordo del 1986. L’adpic non poteva prevalere dunque sull? accordo del 1986.
In quanto all’interpretazione dell? accordo del 1986, la Corte suprema stim? che era innegabile che con questo testo i due Stati contraenti avevano voluto proteggere, nelle condizioni di reciprocit?, i rispettivi prodotti nazionali, ivi compreso quando le denominazioni in causa fossero state utilizzate in traduzione. Ora, secondo l’alta giurisdizione, la denominazione di origine Českobudějovick? Budvar indicava un prodotto della regione di Česk? Budějovice, in Boemia di cui Budweis o Budweiss erano la traduzione tedesca. Una tale denominazione di origine era protetta cos? dall? accordo del 1986.
Infine, l’adozione di questo Accordo non era contraria agli articoli 161 e 165 della Costituzione perch? non si trattava nello specifico di una materia che dipendeva dalla competenza esclusiva del Parlamento.
II. IL DIRITTO E LA PRATICA INTERNA ED INTERNAZIONALE PERTINENTI
A. Il diritto internazionale
1. L? accordo bilaterale del 1986
25. L? accordo tra i governi della Repubblica portoghese ed il governo della Repubblica socialista cecoslovacca sulla protezione delle indicazioni di provenienza, delle denominazioni di origine e di altre denominazioni geografiche e similari ? stato firmato a Lisbona nel 1986 e ? entrato in vigore il 7 marzo 1987. Con una nota verbale del 21 marzo 1994, il ministro delle Cause estere della Repubblica ceca ha manifestato l’intenzione del suo Stato di succedere alla Cecoslovacchia in quanto Parte contraente all? accordo. Il ministro delle Cause estero portoghese ha segnato l? accordo della Repubblica portoghese in quanto a questa intenzione con una nota verbale del 23 maggio 1994.
26. L’articolo 5 del accordo del 1986 dispone in particolare:
“1. Se i nomi e denominazioni protetti in virt? del presente Accordo sono utilizzati nelle attivit? commerciali ed industriali per i prodotti in violazione delle sue disposizioni, suddetta utilizzazione ? repressa, in virt? dell?accordo stesso, con tutti i mezzi giudiziali o amministrativi che, secondo la legislazione della Parte contraente in cui la protezione ? rivendicata, entrano in considerazione per lottare contro la concorrenza sleale o per reprimere delle denominazioni illecite.
2. Le disposizioni del presente articolo si applicano anche quando suddetti nomi o suddette denominazioni sono utilizzati in traduzione. “
L’allegato Ad all? accordo indica come denominazioni di origine protetta, tra altri, le denominazioni Českobudějovick? pivo e Českobudějovick? Budvar.
27. Secondo il richiedente, la Cecoslovacchia ha concluso degli accordi similari con due altri Stati membri del Consiglio dell’Europa, l’Austria e la Svizzera. L? accordo tra la Cecoslovacchia e la Svizzera ? stato firmato il 16 novembre 1973 e ? entrato in vigore il 14 gennaio 1976; quello tra le Cecoslovacchia e l’Austria ? stato firmato l? 11 giugno 1976 e ? entrato in vigore il 26 febbraio 1981.
2. La Convenzione di Parigi
28. La Convenzione di Parigi del 20 marzo 1883 per la protezione della propriet? industriale che ? stata rivista a numerose riprese, da ultimo a Stoccolma il 14 luglio 1967, (Raccolta dei Trattati delle Nazioni Unite 1972, vol. 828, pp. 305 e seguenti.), istituisce una Unione per la protezione della propriet? industriale, ricoprendo questa espressione le marche di fabbrica o di commercio e le denominazioni di origine o indicazioni di provenienza. La convenzione mira a prevenire la discriminazione verso i non-nazionale e fissa un certo numero di criteri molto generali concernenti il diritto materiale e procedurale in materia di propriet? industriale. In virt? di questo strumento, i titolari di marche possono ottenere una protezione in parecchi paesi dell’unione effettuando una sola registrazione. La Convenzione di Parigi consacra peraltro il principio di precedenza secondo il quale chi chiede la protezione di un diritto di propriet? intellettuale in uno degli Stati contraenti beneficia, durante un certo lasso di tempo, di un diritto di precedenza rispetto alle domande depositate ulteriormente negli altri Stati contraenti. Il sistema introdotto da questa convenzione ? amministrato dall’organizzazione mondiale della Propriet? intellettuale (OMPI, a Ginevra (Svizzera),).
29. Le disposizioni della Convenzione di Parigi che presentano un interesse per la presente causa sono le seguenti:
Articolo 4
“A. 1. Colui che avr? fatto regolarmente il deposito di una domanda di una marca di fabbrica o di commercio, in uno dei paesi dell’unione, o suo avente causa, godr?, per effettuare il deposito negli altri paesi, di un diritto di precedenza durante i termini determinati qui di seguito.
2. ? riconosciuto come dando nascita al diritto di precedenza ogni deposito che ha il valore di un deposito nazionale regolare, in virt? della legislazione nazionale di ogni paese dell’unione o di trattati bilaterali o multilaterali conclusi tra i paesi dell’unione.
3. Per deposito nazionale regolare si deve intendere ogni deposito che basta a stabilire la data alla quale la domanda ? stata depositata nel paese in causa, qualunque sia la sorte ulteriore di questa domanda.
B. perci?, il deposito ulteriormente operato in uno degli altri paesi dell’unione, prima della scadenza di questi termini, potr? essere invalidato dai fatti compiuti nell’intervallo, o, in particolare, da un altro deposito, (…) dall’impiego della marca, e questi fatti non potranno fare nascere nessuno diritto di terzi n? nessuno possesso personale. I diritti acquisiti dai terziprima del giorno della prima domanda che serve da base al diritto di precedenza sono riservati dall’effetto della legislazione interna di ogni paese dell’unione.
C. 1. I termini di precedenza sopra menzionata saranno di sei mesi per le marche di fabbrica o di commercio.
(…) “
Articolo 6bis
“1. I paesi dell’unione si avviano, o di ufficio se la legislazione del paese lo permette, o su richiesta dell’interessato, a rifiutare o ad invalidare la registrazione ed a vietare l’uso di una marca di fabbrica o di commercio che costituisce la riproduzione, l’imitazione o la traduzione, suscettibili di creare una confusione, di una marca che l’autorit? competente del paese della registrazione o dell’uso stimer? essere conosciuta notoriamente come essendo gi? la marca di una persona ammessa a beneficiare della presente Convenzione ed utilizzata per i prodotti identici o similari. Ne sar? parimenti quando la parte essenziale della marca costituisce la riproduzione di una tale marca notoriamente conosciuta o un’imitazione suscettibile di creare una confusione con questa.
(…) “
30. Tanto il Portogallo che la Cecoslovacchia, poi la Repubblica ceca, e gli Stati Uniti erano Parti contraenti della Convenzione di Parigi all’epoca dei fatti controversi.
3. La disposizione di Madrid ed il suo Protocollo
31. La disposizione di Madrid del 1891 concernente la registrazione internazionale delle marche ed il Protocollo di Madrid del 27 giugno 1989 stabiliscono e regolano un sistema di registrazione internazionale delle marche, amministrate dall’Ufficio internazionale dell’OMPI. La disposizione di Madrid ? stata rivista a Bruxelles (1900), Washington (1911), L’Aia (1925), Londra (1934), Nizza (1957), e Stoccolma (1967). Il Protocollo di Madrid del 1989 stabilisce l’ “Unione di Madrid”, composta dagli Stati parti della disposizione e delle parti contraenti al Protocollo. Il Portogallo ? diventato parte della disposizione il 31 ottobre 1893. Gli Stati Uniti non hanno mai ratificato la disposizione e hanno ratificato il Protocollo il 2 novembre 2003.
32. Il sistema di Madrid che si applica tra i membri dell’unione di Madrid, offre al titolare di una marca la possibilit? di ottenere la protezione della sua marca in parecchi paesi depositando una sola domanda di registrazione il suo ufficio nazionale o regionale. Una marca internazionale cos? registrata produce gli stessi effetti nei paesi nominati che quelli di una domanda o di una registrazione di marca effettuata direttamente dal depositante in ciascuno di suddetti paese da parte. Se la protezione non ? rifiutata in un termine specifico dall’ufficio delle marche di un paese nominato, la protezione della marca ? la stessa che se questa marca fosse stata registrata direttamente da questo ufficio.
4. La disposizione di Lisbona del 31 ottobre 1958
33. La disposizione concernente la protezione delle denominazioni di origine e la loro registrazione internazionale ? stata firmata a Lisbona il 31 ottobre 1958, rivista a Stoccolma il 14 luglio 1967 e modificata il 28 settembre 1979. Permette agli Stati contraenti di chiedere ad altri Stati contraenti la protezione di denominazioni di origine di certi prodotti, riconosciuti e protetti a questo titolo del paese di origine e registrate all’Ufficio internazionale dell’OMPI. Tanto il Portogallo che la Cecoslovacchia, poi Repubblica ceca, sono parti di questa Disposizione.
5. L’ADPIC
34. L? accordo sugli aspetti dei diritti di propriet? intellettuale che toccano il commercio (“ADPIC”) ? stato concluso nella cornice dei negoziati del Ciclo di Uruguay che arriv? nell’aprile 1994 alla firma degli Accordi dell’organizzazione mondiale del commercio (OMC) a Marrakech, entrato in vigore il 1 gennaio 1995. Lo scopo di questo Accordo ? di integrare il sistema di protezione della propriet? intellettuale a quello del commercio mondiale, amministrato dall’OMC. Gli Stati membri di questa ultima organizzazione si avviano cos? a rispettare le disposizioni materiali della Convenzione di Parigi.
35. Le disposizioni dell’ADPIC che presenta un interesse per la presente causa sono il seguiamo:
Articolo 2
(Convenzioni relative alla propriet? industriale)
“1. Per ci? riguarda le Parti II [norme concernente l’esistenza, la portata e l’esercizio dei diritti di propriet? intellettuale], III [mezzi per fare rispettare i diritti di propriet? intellettuale] ed IV [acquisizione e mantenimento dei diritti di propriet? intellettuale e procedimenti inter partes relativi] del presente accordo, i Membri si conformeranno agli articoli dal primo a 12 ed all’articolo 19 della Convenzione di Parigi (1967).
(…) “
Articolo 16
(Diritti conferiti)
“1. Il titolare di una marca di fabbrica o di commercio registrata avr? il diritto esclusivo di impedire a tutti i terzi che agiscono senza il suo accordo di fare uso durante operazioni commerciali di segni identici o similari per i prodotti o dei servizi identici o similari a quelli per i quali la marca di fabbrica o di commercio ? registrata nei casi in cui un tale uso provocherebbe un rischio di confusione. In caso di uso di un segno identico per i prodotti o servizi identici,si presumer? esistere un rischio di confusione. I diritti descritti sopra non recheranno danno a nessuno diritto anteriore esistente e non colpiranno la possibilit? che hanno i Membri di subordinare l’esistenza dei diritti all’uso.
(…)
Articolo 17
(Eccezioni)
“I Membri potranno contemplare delle eccezioni limitate ai diritti conferiti da una marca di fabbrica o di commercio, per esempio per ci? che riguarda l’uso leale di termini descrittivi, purch? queste eccezioni tengono conto degli interessi legittimi del titolare della marca e dei terzi. “
Articolo 24 ? 5,
(Negoziati internazionali; eccezioni)
“Nei casi in cui una marca di fabbrica o di commercio ? stata depositata o registrata in buona fede, o nei casi in cui i diritti ad una marca di fabbrica o di commercio sono stati acquisiti da un uso in buona fede:
a) prima della data di applicazione delle presenti disposizioni in questo Membro come ? definita nella Parte VI, o
b) prima che l’indicazione geografica non sia protetta nel suo paese di origine,
le misure adottate per mettere in opera la presente sezione non giudicheranno a priori l’ammissibilit? o la validit? della registrazione di una marca di fabbrica o di commercio al motivo che questa marca ? identica o similare ad un’indicazione geografica. “
Articolo 65 ? 1
(Disposizioni transitorie)
“Sotto riserva delle disposizioni dei paragrafi 2, 3 e 4 [che prevedonoe dei periodi pi? lunghi], nessuno Membro avr? l’obbligo di applicare le disposizioni del presente accordo prima della scadenza di un periodo generale di un anno dopo la data di entrata in vigore del accordo sull’OMC. “
B. Il diritto comunitario
36. Nella cornice dell’unione europeo, diversi testi regolamentano e proteggono la propriet? intellettuale e, in particolare, il diritto delle marche. Quello che presenta pi? interesse per la presente causa ? l’ordinamento del Consiglio (CE) no 40/94 del 20 dicembre 1993 sulla marca comunitaria che crea un diritto di marca al livello comunitario e lega certi diritti alla domanda di registrazione. Il suo scopo ? di promuovere lo sviluppo, l’espansione ed il buono funzionamento del Mercato interno permettendo alle imprese comunitarie di identificare i loro prodotti o i loro servizi di un modo uniforme nell’insieme dell’unione. A questo fine, istituisce un Ufficio dell’armonizzazione nel mercato interno (segni, disegni e modelli, (articolo 2) la cui sede si trova ad Alicante (Spagna). L’ufficio riceve le domande di registrazione di una marca comunitaria e decide in merito alla sua concessione o rifiuto; le sue decisioni sono suscettibili di un ricorso dinnanzi alla camera di ricorso dell’ufficio, poi dinnanzi al Tribunale di prima istanza delle Comunit? europee (articoli 57 a 63).
37. Secondo il suo articolo 24, intitolato “La domanda di marca comunitaria come oggetto di propriet?”, le disposizioni relative alla marca comunitaria si applicano anche alle domande di registrazione. Si tratta in particolare delle disposizioni relative al trasferimento (articolo 17), al diritto di pegno o agli altri diritti reali (articolo 19), all’esecuzione forzata (articolo 20) o alla licenza (articolo 22). Secondo l’articolo 9 ? 3, la domanda di registrazione pu? fornire anche la base di una domanda di indennit?.
38. Infine, l’articolo 17 ? 2 della Carta dei Diritti fondamentali (articolo II-77 del progetto del Trattato che stabilisce una Costituzione per l’Europa, firmata il 29 ottobre 2004, ma non ancora in vigore che garantisce il diritto di propriet?) dispone che la “propriet? intellettuale ? protetta.”
C. Il diritto comparato
39. Conformemente ai testi internazionali, la maggior parte delle legislazioni degli Stati membri del Consiglio dell’Europa considerano la registrazione come il corollario dell’acquisizione del diritto di marca. Per?, anche nella loro grande maggioranza, legano alla domanda di marca certi diritti. Nella maggior parte dei casi, la data del deposito della domanda ? tenuta per la data del principio del termine di validit? della marca una volta questa registrata (protezione retroattiva della registrazione). ? anche la data del deposito che determina la precedenza nel sistema delle marche internazionali. Infine, in certi paesi, la domanda di marca pu? essere oggetto di una registrazione provvisoria e, in altri, pu? essere oggetto di contratti di trasmissione, di pegno o di licenza, cos? come pu? dare adito a diritto ad indennizzo in caso di uso fraudolento da parte di un terzo, sotto riserva della sua ulteriore registrazione.
40. Nella maggior parte dei paesi, la registrazione ? preceduta da un procedimento di pubblicazione e di opposizione contraddittoria; in compenso, in alcuni paesi, le domande sono registrate dopo un esame delle condizioni di forma e di merito da parte dell’autorit? competente. Nei due casi, e secondo la regolamentazione internazionale in materia, un’azione in nullit? o in decadimento del diritto di marca ? possibile in un certo termine. Queste azioni possono basarsi, tra altri, su un titolo anteriore valido, su una domanda anteriore, su un diritto di precedenza internazionale, o su un difetto di uso della marca durante un certo periodo.
D. Il diritto nazionale
41. Il diritto materiale e procedurale in materia di propriet? industriale ? stato regolato al momento dei fatti da due codici della propriet? industriale successivi: quello adottato dal decreto-legge n? 30679 del 24 agosto 1940 e quello adottato dal decreto-legge no 16/95 del 24 gennaio 1995. ? questo ultimo codice del 1995 che fu applicato nello specifico dalle giurisdizioni nazionali.
42. Il codice del 1995 riconosceva il principio della precedenza negli stessi termini che quelli della Convenzione di Parigi (articolo 170). La precedenza era determinata rispetto alla data del deposito della domanda di registrazione (articolo 11). Ai termini degli articoli 29 e 30, le semplici domande di registrazione potevano essere oggetto di contratti di trasmissione, a titolo oneroso o gratuito, e di licenza.
43. Le altre disposizioni di questo codice pertinenti nello specifico si leggevano come segue.
Articolo 7
“1. I certificati di riconoscenza dei diritti sono rimessi alle parti interessate un mese dopo la scadenza del termine di ricorso o, se un ricorso ? formato, una volta pronunciata la decisione giudiziale definitiva.
2. I certificati sono rimessi al titolare o al suo mandatario su presentazione di una ricevuta. “
Articolo 38
“Le parti abilitate a formare un ricorso contro una decisione dell’istituto nazionale della propriet? industriale sono il depositante, le persone che fanno opposizione e ogni altra persona suscettibile di essere lesa direttamente dalla decisione. “
Articolo 39
? Il ricorso deve esser formato nei tre mesi che seguono la data di pubblicazione della decisione sul Bollettino della propriet? industriale o nella data di ottenimento della copia certificata conforme alla suddetta decisione se questa data ? antecedente. “
Articolo 189
“1. ? rifiutata anche la registrazione di una marca chi contiene, in parte o nella totalit? uno qualsiasi dei suoi elementi:
(…)
j) delle espressioni o delle forme contrarie ai buoni costumi, alla legislazione nazionale o comunitaria o all’ordine pubblico,;
l) dei segni suscettibili di indurre il pubblico in errore, in particolare in quanto alla natura, la qualit?, la destinazione o la provenienza geografica del prodotto o servizio mirato dalla marca;
(…) “
44. Infine, le domande che contestano le decisioni di registrazione dell’INPI dovevano essere introdotte dinnanzi al tribunale civile di Lisbona (articolo 2 della decreto-legge no 16/95). La legge non precisava se queste domande avevano un effetto sospensivo.
45. Con una sentenza del 10 maggio 2001 (Colect?nea di Jurisprud?ncia, 2001, vol. III, p. 85) la corte di appello di Lisbona ha deciso che il semplice deposito della domanda di registrazione conferiva al richiedente una “speranza giuridica” (expectativa jur?dica) che meritava la protezione del diritto. Il nuovo codice della propriet? industriale, adottato dal decreto-legge no 36/2003 del 5 marzo 2003 ed entrato in vigore il 1 luglio 2003, contempla anche nel suo articolo 5 una “protezione provvisoria” della marca anteriore la sua registrazione, potendo avvalersi l’interessato di una tale protezione nella cornice di una domanda in danni ed interessi.
IN DIRITTO
I. SULLA VIOLAZIONE ADDOTTA DELL’ARTICOLO 1 DEL PROTOCOLLO NO 1
46. La societ? richiedente si lamenta di un attentato al diritto al rispetto dei suoi beni. Sottolinea che una marca commerciale costituisce un “bene” al senso dell’articolo 1 del Protocollo no 1. Ora ? stata privata di questo bene in ragione dell’applicazione di un trattato bilaterale posteriore alla domanda di registrazione della sua marca. Il richiedente sostiene che la decisione della Corte suprema deve analizzarsi in un’espropriazione, nella misura in cui l’impedisce oramai di beneficiare di una protezione del suo diritto di propriet? intellettuale, mentre nessuna causa di utilit? pubblica esisteva nell’occorrenza. L’articolo 1 del Protocollo no 1 si legge cos?:
“Ogni persona fisica o giuridica ha diritto al rispetto dei suoi beni. Nessuno pu? essere privato della sua propriet? che a causa di utilit? pubblica e nelle condizioni previste dalla legge ed i principi generali del diritto internazionale.
Le disposizioni precedenti non recano offesa al diritto che possiedono gli Stati di mettere in vigore le leggi che giudicano necessarie per regolamentare l’uso dei beni conformemente all’interesse generale o per garantire il pagamento delle imposte o di altri contributi o delle multe. “
A. Sentenza della camera
47. La camera ha concluso alla mancanza di violazione dell’articolo 1 del Protocollo no 1. Ha stimato da prima che la propriet? intellettuale in quanto tale beneficiava della protezione di questa disposizione, si pone per? la domanda che di sapere se il semplice deposito di una domanda di registrazione di una marca di commercio dipendesse anche dell’articolo 1 del Protocollo no 1. A questo riguardo, la camera ha riconosciuto che la situazione giuridica di quello che chiede la registrazione di una marca commerciale implica indiscutibilmente certi interessi economici tra cui il diritto a beneficiare di un diritto di precedenza sulle altre domande depositate ulteriormente. Per la camera, si tratta di un interesse patrimoniale che beneficia di una certa protezione giuridica, (paragrafi 43 e 45-48 della sentenza della camera).
48. La camera ha ricordato tuttavia poi che l’articolo 1 del Protocollo no 1 vale solamente per i beni reali. Cos?, per esempio, la speranza di vedere riconoscere un diritto di propriet? che si ? nell’impossibilit? di esercitare infatti non pu? essere considerato come un “bene”, ed ne va parimenti di un credito condizionale che si estingue a causa del mancata realizzazione della condizione (paragrafo 49 della sentenza della camera).
49. In quanto allo specifico, la camera ha rilevato che la societ? richiedente poteva essere sicura di essere titolare della marca in questione solamente dopo la sua registrazione definitiva, e questo unicamente nel caso in cui una terza parte non avesse sollevato a questo riguardo obiezioni, come permetteva la legislazione applicabile. In altri termini, il richiedente disponeva di un diritto condizionale che si ? estinto tuttavia in modo retroattivo a causa del mancata realizzazione della condizione, ossia quella di non recare offesa ai diritti di un terza parte. La camera ha concluso dunque che, se ? chiaro che una marca commerciale costituisce un “bene” al senso dell’articolo 1 del Protocollo no 1, ci? avviene solo dopo la registrazione definitiva della rispettiva domanda, secondo le regole in vigore nello stato riguardato. Prima di una tale registrazione, l’interessato dispone, certo, di una speranza di ottenere un tale “bene” ma no di una speranza legittima giuridicamente protetta. Alla data di entrata in vigore dell? accordo bilaterale, il 7 marzo 1987, il richiedente non disponeva quindi, di nessuno “bene.” Il modo di cui le giurisdizioni portoghesi hanno applicato l accordo bilaterale in questione non ha potuto dunque costituire un’ingerenza in un diritto del richiedente (paragrafi 50-52 della sentenza della camera).
B. Tesi delle parti
1. Il richiedente
50. La societ? richiedente contesta la conclusione della camera, anche se segna il suo consenso in quanto alla posizione di questa per ci? che riguarda in generale l’applicabilit? dell’articolo 1 del Protocollo no 1 alla propriet? intellettuale ed alle marche in particolare. Il richiedente considera anche che la camera ha omesso di trarre le conseguenze logiche dal suo ragionamento concernente gli interessi economici legati alla domanda di registrazione. Questa ultima si analizzerebbe, per il richiedente, in un valore patrimoniale e dunque in un “bene” al senso dell’articolo 1 del Protocollo no 1. Difatti, risulta dalla giurisprudenza della Corte che la nozione di “bene” che ha una portata autonoma, non si limita alla propriet? di beni corporali ma ingloba certi altri diritti ed interessi che costituiscono degli attivi.
51. Il richiedente sottolinea che gli elementi essenziali della propriet?, come la trasferibilit? e la trasmissibilit?, sono presenti nello specifico e si applicano alla domanda di registrazione di una marca. La marca in questione gode inoltre, di una notoriet? certa presso i consumatori, il che costituisce in s? un attivo protetto dall’articolo 1 del Protocollo no 1. Il richiedente si riferisce a questo riguardo alla causa Iatridis c. Grecia nella quale la Corte ha stimato che la clientela che risulta dallo sfruttamento di un cinema all?aperto si analizzava in un valore patrimoniale protetto dall’articolo 1 del Protocollo no 1 (Iatridis c. Grecia [GC], no 31107/96, ? 54, CEDH 1999-II).
52. La domanda di registrazione conferisce anche al depositante, a partire dalla data del deposito di una tale domanda, un diritto acquisito ad una protezione esclusiva. L’inpi, l’autorit? nazionale competente, doveva fare diritto, senza esercitare nessuno margine di valutazione, alla domanda di registrazione difatti nella misura in cui questa assolveva tutte le condizioni fissate dalla legge, in particolare l’inesistenza di diritti anteriori conflittuali, come questo era il caso. I diritti patrimoniali sulla domanda di registrazione di una marca di commercio si distinguono, tra altri, per la speranza legittima, conformemente al principio di precedenza che una tale domanda non cozzi contro la propriet? intellettuale di un terzo nata dopo il deposito della domanda in causa. Il richiedente aveva una tale speranza legittima, come ? stato riconosciuto del resto dai giudici autori dell’opinione dissidente unita alla sentenza della camera. La posizione della camera ? anche incompatibile con la giurisprudenza anteriore della Corte concernente il concetto di speranza legittima, come ? enunciato nelle cause Pine Valley Developments Ltd ed altri c. Irlanda ( sentenza del 29 novembre 1991, serie A no 222, e Beyeler c. Italia ([GC], no 33202/96, CEDH 2000-I).
53. Nel suo esposto dinnanzi alla Grande Camera, la societ? richiedente ha rilevato peraltro che la camera aveva omesso di pronunciarsi su una domanda importante. Per il richiedente, la marca Budweiser che deteneva era gi? allo stadio della registrazione quando ? stata annullata dalla Corte suprema. Difatti, il richiedente si ? visto rilasciare il 20 giugno 1995 un certificato di registrazione da parte dell’INPI, il che costituisce la prova che era titolare della marca in causa allo sguardo del diritto portoghese.
54. Siccome il richiedente beneficiava della protezione dell’articolo 1 del Protocollo no 1 fin dal momento del deposito della sua domanda di registrazione, la decisione della Corte suprema del 23 gennaio 2001 ha avuto per effetto di privarlo della sua propriet?. Il richiedente sottolinea cos?, innanzitutto, che questa ingerenza nei suoi diritti non era prevista dalla legge, essendo erronea e contraria ai principi generali del diritto internazionale l ‘interpretazione dell? accordo bilaterale da parte della Corte suprema. Difatti, le giurisdizioni portoghesi hanno stimato, a torto, che l?accordo bilaterale proteggeva le denominazioni di origine che figuravano nel suo allegato Quindi le denominazioni in causa sarebbero state utilizzate in traduzione in tutte le lingue, mentre suddetto Accordo bilaterale copriva solamente le versioni portoghesi e ceche. Il richiedente ricorda peraltro che l’espropriazione di beni di non-nazionali non pu? avere luogo, secondo i principi del diritto internazionale che mediante un indennizzo.
55. Supponendo anche che l’ingerenza in questione sia stata prevista dalla legge, il richiedente sostiene che non inseguiva nessuno scopo legittimo. Riafferma che il rischio di confusione, addotta dal governo portoghese, tra la marca Budweiser e le denominazioni di origine in causa non ? stato menzionato dalle giurisdizioni interne che si sono basate solamente sul capoverso j, dell’articolo 189 ? 1 del codice della propriet? industriale. L’ingerenza controversa era per di pi? sproporzionata perch? non ha tenuto conta del giusto equilibrio che deve esistere tra l’interesse generale ed i diritti degli individui. Il richiedente ricorda a questo riguardo che non ha ricevuto nessuno risarcimento in ragione della privazione dell’uso della sua marca, mentre la situazione controversa non rivestiva un carattere eccezionale che avrebbe giustificato questa mancanza di indennizzo. Ricorda che i conflitti tra le marche commerciali e delle indicazioni di provenienza sono cosa ricorrente al momento, possedendo il diritto internazionale dei mezzi per regolare tali conflitti in modo soddisfacente; la decisione della Corte suprema di fare prevalere l? accordo bilaterale del 1986 sulla domanda di registrazione della marca Budweiser che gli ? cronologicamente anteriore, va’ contro i testi internazionali in vigore, in particolare dell’ADPIC e delle direttive comunitarie pertinenti.
2. Il Governo
56. Il Governo chiede alla Grande Camera di confermare la sentenza della camera e di concludere alla mancanza di violazione dell’articolo 1 del Protocollo no 1. Riafferma che questa disposizione non era applicabile alla situazione giuridica del richiedente in quanto colui che richiede la registrazione di una marca di commercio. Per il Governo, ai termini delle disposizioni legali applicabili, solo la registrazione definitiva d? ad una marca il suo carattere di “bene” al senso dell’articolo 1 del Protocollo no 1. Prima di una tale registrazione, l’interessato non dispone neanche di una speranza legittima. Il Governo ricorda a questo riguardo la giurisprudenza della Corte secondo la quale l’articolo 1 del Protocollo no 1 protegge solamente i beni “reali.”
57. Il Governo sottolinea poi che il diritto del richiedente all’uso della marca in causa ? sempre stato incerto e controverso. Rileva che all’epoca del deposito della domanda di registrazione, il 19 maggio 1981, il diritto all’utilizzazione dell’espressione Budweiser era registrato al nome di B. B., ragione per la quale l’INPI non ha dato del resto immediatamente seguito alla domanda. Il Governo sottolinea a questo riguardo che all’epoca della conclusione del accordo bilaterale tra il Portogallo e le Repubbliche ceche, nel 1986, solo B. B. aveva il diritto di utilizzare l’espressione Budweiser in quanto denominazione di origine. Inoltre, B.B. ha attaccato subito la decisione di registrazione presa nel 1995 dall’INPI e ha ottenuto guadagno di causa. Il Governo conclude che la societ? richiedente non si ? potuta mai avvalere, durante tutto questo periodo, di una qualsiasi “speranza legittima” suscettibile di beneficiare della protezione dell’articolo 1 del Protocollo no 1.
58. In quanto al trasferibilit? ed alla trasmissibilit? delle domande di registrazione di una marca di commercio, il Governo sostiene che anche se tali possibilit? fossero offerte agli interessati dall’entrata in vigore del codice della propriet? industriale del 1995-il codice precedente non lo permetteva -presenterebbero in pratica un valore economico trascurabile e simbolico. La pratica dimostra che simili transazioni hanno luogo in generale quando c’? un conflitto tra due societ? che ricade su una domanda di registrazione di una marca, potendo servire la trasmissione della domanda a regolare il conflitto in causa. Per il Governo, si tratta l? di un elemento che va nel senso dell’inapplicabilit? dell’articolo 1 del Protocollo no 1 a queste domande.
59. In quanto all’argomento sollevato dal richiedente nel suo esposto dinnanzi alla Grande Camera concernente il rilascio con l’INPI di un certificato di registrazione, il Governo sottolinea che il richiedente non potrebbe trarre da un tale atto nessuna conseguenza giuridica. Rileva che risulta chiaramente dalle disposizioni applicabili, ed in particolare dell’articolo 7 ? 1 del codice della propriet? industriale che un tale certificato non poteva essere emesso dalle autorit? competenti che al momento in cui la decisione giudiziale sulla domanda di registrazione sarebbe diventata definitiva. Cos?, in seguito ad un errore dei servizi competenti, un tale certificato ? stato rilasciato al richiedente malgrado tutto, questo sapeva che non aveva nessuno valore giuridico, costituendo la sua utilizzazione in Portogallo anche un’infrazione amministrativa punita con una multa ai termini delle disposizioni interne pertinenti.
60. Il Governo rileva che la decisione della Corte suprema non ha potuto avere per effetto di privare il richiedente di un “bene”, al senso dell’articolo 1 del Protocollo no 1. L’interpretazione data dalle giurisdizioni interne all? accordo bilaterale non potrebbe essere annullata dalla Corte europea, sotto pena di fare di questa ultima una quarta istanza, il che sarebbe contrario allo scopo ed allo spirito della Convenzione.
61. Anche supponendo che ci sia stata ingerenza in un diritto del richiedente, il Governo sostiene che si analizzerebbe in una regolamentazione dell’uso dei beni e non in una privazione di propriet?. Cos?, una tale ingerenza era prevista dalla legge, ossia l? accordo bilaterale del 1986 che faceva parte del diritto interno portoghese. Inseguiva peraltro un scopo legittimo: la decisione presa dai tribunali portoghesi in applicazione dell? accordo bilaterale tendeva, per l’essenziale, a garantire il rispetto della legislazione interna, soprattutto trattandosi degli obblighi internazionali dello stato portoghese, ma anche ad evitare dei rischi di confusione sulla provenienza del prodotto in causa. Il Governo osserva a questo riguardo che, sebbene le giurisdizioni portoghesi non abbiano invocato l’articolo 189 ? 1 l, del codice della propriet? industriale come fondamento del rifiuto della registrazione controversa, risulta dalla sentenza della Corte suprema che il rischio di confusione con la denominazione di origine ceca ? stato preso anche in considerazione nel ragionamento di questa alta giurisdizione. Infine, secondo il Governo, l’ingerenza in causa, se esistesse, sarebbe completamente proporzionata allo scopo legittimo perseguito. Ricordando che lo stato dispone di un ampio margine di valutazione nella definizione dell’interesse pubblico, il Governo stima che ? in diritto di determinare in quali condizioni una marca commerciale ? suscettibile di beneficiare di una registrazione. Lo stato pu? decidere in particolare che conviene proteggere gli interessi dei terzo riguardati, mediante un procedimento previsto dalla legge. Nell’occorrenza, le giurisdizioni nazionali si sono limitate ad interpretare ed ad applicare la legislazione interna pertinente. Il richiedente non potrebbe richiedere un qualsiasi risarcimento in risarcimento di un danno che, il Governo lo sottolinea, non ? mai stato addotto dall’interessato al livello interno.
C. Valutazione della Corte
1. I principi generali
62. L’articolo 1 del Protocollo no 1 che garantisce il diritto alla protezione della propriet?, contiene tre norme distinte: “la prima che si esprime nella prima frase del primo capoverso e riveste un carattere generale, enuncia il principio del rispetto della propriet?; la seconda, che figura nella seconda frase dello stesso capoverso, mira la privazione di propriet? e la sottopone a certe condizioni; in quanto alla terza, registrata nel secondo capoverso, riconosce agli Stati il potere, tra altri, di regolamentare l’uso dei beni conformemente all’interesse generale. Non si tratta per tanto di regole prive di rapporto tra esse. La seconda e la terza hanno tratto agli esempi privati di attentati al diritto di propriet?; quindi, devono interpretarsi alla luce del principio consacrato dalla prima” (vedere, tra altri, James ed altri c. Regno Unito, sentenza del 21 febbraio 1986, serie A no 98, pp. 29-30, ? 37 che riprende partire i termini dall’analisi che la Corte ha sviluppato nella sua sentenza Sporrong e L?nnroth c. Svezia del 23 settembre 1982, serie A no 52, p. 24, ? 61; vedere anche Beyeler c. Italia, sentenza precitata, ? 98).
63. La nozione di “bene” menzionata nella prima parte dell’articolo 1 del Protocollo no 1 ha una portata autonoma che non si limita alla propriet? di beni corporali e che ? indipendente rispetto alle qualifiche formali del diritto interno: certi altri diritti ed interessi che costituiscono degli attivi possono passare anche per i “diritti patrimoniali” e dunque dei “beni” ai fini di questa disposizione. In ogni causa, importa di esaminare se le circostanze, considerate nel loro insieme, hanno reso il richiedente titolare di un interesse sostanziale protetto dall’articolo 1 del Protocollo no 1 (Iatridis c. Grecia, ? 54, Beyeler c. Italia, ? 100, sentenze precitate e Broniowski c. Polonia [GC], no 31443/96, ? 129, CEDH 2004-V).
64. L’articolo 1 del Protocollo no 1 vale solamente per i beni reali. Un reddito futuro pu? cos? essere considerato come un “bene” solo se ? stato gi? guadagnato o se ? oggetto di un credito certo. Inoltre, la speranza di vedere riconoscere un diritto di propriet? che si ? nell’impossibilit? di esercitare infatti non pu? essere considerato neanche come un “bene”, ed va parimenti di un credito condizionale che si estingue a causa della mancata realizzazione della condizione (Gratzinger e Gratzingerova c. Repubblica ceca, d?c.) [GC], no 39794/98, ? 69, CEDH 2002-VII).
65. Per?, in certe circostanze, la “speranza legittima” di ottenere un valore patrimoniale pu? beneficiare anche della protezione dell’articolo 1 del Protocollo no 1. Cos?, quando l’interesse patrimoniale ? dell’ordine del credito, si pu? considerare che l’interessato disponga di una speranza legittima se un tale interesse presenta una base sufficiente in diritto interno, per esempio quando ? confermato da una giurisprudenza ben stabilita dai tribunali (Kopeck? c. Slovacchia [GC], no 44912/98, ? 52, CEDH 2004-IX). Tuttavia, non si pu? concludere all’esistenza di una “speranza legittima” quando c’? controversia sul modo in cui il diritto interno deve essere interpretato ed applicato e che gli argomenti sviluppati a questo riguardo dal richiedente sono respinti dalle giurisdizioni nazionali (Kopeck? c, in definitiva. Slovacchia, sentenza precitata, ? 50).
2. Applicazione nello specifico
a) Sull’applicabilit? dell’articolo 1 del Protocollo no 1
i. Alla propriet? intellettuale in generale
66. La prima domanda che si pone a riguardo dell’applicabilit? dell’articolo 1 del Protocollo no 1 nello specifico ? quella di sapere se questa disposizione si applica alla propriet? intellettuale in quanto tale. Riferendosi alla giurisprudenza della Commissione europea dei Diritti dell’uomo (Smith Kline e French Laboratories Ltd c. Paese Basso, no 12633/87, decisione del 4 ottobre 1990, Decisioni e rapporti, (DR, 66, p,). 70) la camera ha stimato che tale era il caso (vedere il paragrafo 43 della sentenza della camera).
67. La Corte osserva che gli organi della Convenzione dovuto solamente molto raramente deliberare su delle domande di propriet? intellettuale. Nel causa Smith Kline precitata, la Commissione si ? pronunciata cos?:
“La Commissione rileva che in dritto olandese, il titolare di un brevetto ? designato come il proprietario di un brevetto e che, sotto riserva delle disposizioni della legge ivi afferente, i brevetti sono rinomati essere dei beni personali cedibili e trasferibili. Stima, quindi, che un brevetto dipenda infatti dal termine “beni” che figurano all’articolo 1 del Protocollo addizionale. “
68. La Commissione ha confermato questa giurisprudenza nel causa Lenzing AG c. Regno Unito (no 38817/97, decisione del 9 settembre 1998, non pubblicata) che riguardava anche un brevetto. Per?, ha precisato in questa causa che il “bene” in questione era non il brevetto in quanto tale ma le domande formulate dalla societ? richiedente in un procedimento civile che mirava a modificare il sistema britannico di registrazione dei brevetti. La Commissione ha concluso alla fine, sempre in questa causa, che non vi era stata nessuna ingerenza nel diritto al rispetto dei beni della societ? richiedente, avendo avuto questa la possibilit? di rivolgersi ad un tribunale di piena giurisdizione per esporre a questo riguardo le sue pretese.
69. Concernente una domanda di brevetto respinta dall’organo nazionale competente, la Commissione ha deciso nella causa British-American Tobacco Company Ltd c. Paesi Bassi che l’articolo 1 del Protocollo no 1 non era applicabile. Si ? espressa in particolare cos?:
“(…) la societ? richiedente non ? riuscita ad ottenere la protezione effettiva della sua invenzione per mezzo di un brevetto. Di conseguenza, la societ? ? stata privata di un diritto di protezione della propriet? intellettuale, ma non ? stata privata della sua propriet? reale” (British-American Tobacco Company Ltd c. Paesi Bassi, serie A no 331, sentenza del 20 novembre 1995, parere della Commissione, p. 37, ?? 71-72. “)
Come la camera ha rilevato nella sua sentenza, la Corte ha deciso, in questo stessa causa British-American Tobacco Company Ltd, di non esaminare separatamente la domanda di sapere se la domanda di brevetto in questione costituisse un “bene” che dipende dalla protezione accordata dall’articolo 1 del Protocollo no 1 (British-American Tobacco Company Ltd, sentenza precitata, p. 29, ? 91). Aveva esaminato difatti gi? la situazione controversa sotto l’angolo dell’articolo 6 ? 1 della Convenzione.
70. Nel causa Hiro Balani c. Spagna, la Corte non si ? pronunciata sull’applicabilit? dell’articolo 1 del Protocollo no 1 alla propriet? intellettuale. Ha considerato per? che c’era una violazione dell’articolo 6 ? 1 della Convenzione,in mancanza per il Tribunale supremo spagnolo di avere esaminato un mezzo derivato dal richiedente dalla mancata osservanza del principio di precedenza (Hiro Balani c. Spagna, sentenza del 9 dicembre 1994, serie A no 303-B, p. 30, ? 28).
71. Pi? recentemente, in un acausa Melnitchouk c. Ucraina che riguardava la violazione addotta dei diritti di autore del richiedente, la Corte ha riaffermato che l’articolo 1 del Protocollo no 1 si applicava alla propriet? intellettuale, sottolineando quindi il fatto che lo stato, per mezzo del suo sistema giudiziale, aveva fornito una cornice per la valutazione dei diritti ed obblighi del richiedente non impegna automaticamente la sua responsabilit? allo sguardo di questa disposizione, anche se, nelle circostanze eccezionali, pu? essere tenuto per responsabile di un danno causato da una decisione arbitraria; la Corte ha rilevato che non era cos? in questa causa perch? le giurisdizioni nazionali avevano nello specifico agito nel rispetto del diritto interno che giustifica pienamente le loro decisioni. La loro valutazione non era stata inficiata di arbitrariet? o di irrazionalit? manifesta contraria all’articolo 1 del Protocollo no 1 alla Convenzione (Melnitchouk c,. Ucraina, d?c.), no 28743/03, CEDH 2005-IX; vedere anche Breierova ed altri c. Repubblica ceca, d?c.), no 57321/00, 8 ottobre 2002).
72. Alla vista della suddetta giurisprudenza, la Corte fa sua la conclusione della camera secondo la quale l’articolo 1 del Protocollo no 1 si applica alla propriet? intellettuale in quanto tale. Resta da determinare se una conclusione differente si impone in quanto a sapere se questa disposizione si applica anche ad una semplice domanda di registrazione di una marca di commercio.
ii. Alla domanda di registrazione
73. Seguendo, per l’essenziale, la posizione del governo portoghese, la camera ha considerato nella sua sentenza che
“(…) se ? chiaro che una marca commerciale costituisce un “bene” al senso dell’articolo 1 del Protocollo no 1, ci? avviene solo dopo la registrazione definitiva della rispettiva domanda, secondo le regole in vigore nello stato riguardato. Prima di una tale registrazione, l’interessato dispone, certo, di una speranza di ottenere un tale “bene” ma no di una speranza legittima giuridicamente protetta. ” (paragrafo 52)
74. La camera ha riconosciuto che la situazione giuridica di quello che chiede la registrazione di una marca di commercio implica certi interessi economici, come quelli legati alla possibilit? della sua trasmissione, eventualmente a titolo oneroso, ad un contratto di licenza o infine alla precedenza verso le domande depositate ulteriormente. Tuttavia, riferendosi alla suddetta giurisprudenza Gratzinger e Gratzingerova, la camera ha considerato che
“(…) il richiedente non poteva essere sicuro di essere titolare della marca in questione che dopo la sua registrazione definitiva, e ci? unicamente nel caso in cui una terza parte avesse sollevato a questo riguardo delle obiezioni, come permetteva la legislazione applicabile. In altri termini, il richiedente disponeva di un diritto condizionale che si ? estinto tuttavia, in modo retroattivo, a causa della mancata realizzazione della condizione, ossia quella di non recare offesa ai diritti di un terza parte. ” (paragrafo 50)
75. La Corte stima che conviene esaminare se le circostanze della causa, considerate nel loro insieme, hanno reso il richiedente titolare di un interesse sostanziale protetto dall’articolo 1 del Protocollo no 1. A questo riguardo, osserva al primo colpo che la domanda di sapere se il richiedente ? diventato titolare della marca Budweiser il 20 giugno 1995, quando si ? visto rilasciare un certificato di registrazione dall’INPI -punto che ? stato dibattuto largamente dalle parti all’epoca dell’udienza dinnanzi alla Grande Camera -? alla fine secondaria. Difatti, un tale certificato ? stato rilasciato al richiedente in violazione delle disposizioni dell’articolo 7 del codice della propriet? industriale (paragrafo 43 sopra): non potrebbe cambiare dunque n? la natura del “bene” di cui il richiedente richiede la propriet? n? la sostanza della sua situazione giuridica in generale allo sguardo dell’articolo 1 del Protocollo no 1.
76. In questa ottica, la Corte prende nota dell’insieme dei diritti ed interessi economici che si ricollegano alla domanda di registrazione di una marca di commercio. Con la camera, riconosce che tali domande possono essere oggetto delle molteplici operazioni giuridiche a titolo oneroso, come una vendita o un contratto di licenza, e che possiedono
-o possono possedere -un valore economico importante. Nella misura in cui il Governo ha addotto che le transazioni relative alle domande di mercato rappresentano dei valori trascurabili o simbolici , la Corte sottolinea che, in un?economia di mercato , tali valori dipendono da molteplici elementi: non si pu? pretendere al primo colpo che ogni cessione di una domanda di registrazione di una marca di commercio non rappresenti nessuno valore economico. Nell’occorrenza, come il richiedente non ha mancato di notare, la marca in causa presentava, per la sua notoriet? internazionale, un valore economico certo.
77. In quanto alla possibilit? di ottenere un risarcimento in caso di uso illegale o fraudolento da parte di terzi della marca di cui l’interessato ha chiesto la registrazione, c’? disaccordo tra le parti in quanto al punto di sapere se una tale protezione poteva essere accordata dal diritto portoghese prima dell’entrata in vigore del nuovo codice della propriet? industriale del 2003. La Corte stima in quanto a lei, alla vista della decisione della corte di appello di Lisbona del 10 maggio 2001, che il non si potrebbe escludere totalmente una tale possibilit?.
78. L’insieme di questi elementi d? a pensare che la situazione giuridica del richiedente in quanto colui che ha presentato domanda della registrazione di una marca di commercio dipendeva dell’articolo 1 del Protocollo no 1, nella misura in cui faceva valere degli interessi a contenuto patrimoniale. Certo, la registrazione-e di conseguenza una protezione pi? estesa della marca-sarebbe diventata definitiva solamente in mancanza di attentato ai diritti legittimi di una terza parte essendo dunque i diritti legati alla domanda di registrazione, in questo senso, condizionali. Il richiedente poteva tuttavia aspettarsi, al momento del deposito della sua domanda che questa ultima sarebbe stata esaminata allo sguardo della legislazione applicabile, nella misura in cui assolveva le altre condizioni materiali e del procedimento esigibile nello specifico. La societ? richiedente era titolare di un insieme di diritti patrimoniali dunque-addetti alla sua domanda di registrazione di una marca di commercio-riconosciuti in dritto portoghese, sebbene revocabili in certe condizioni. Ci? basta per considerare che l’articolo 1 del Protocollo no 1 ? applicabile nello specifico e dispensa di conseguenza la Corte di ricercare se il richiedente poteva avvalersi peraltro di una “speranza legittima.”
b) Sull’esistenza di un’ingerenza,
79. La Corte ha concluso all’applicabilit? dell’articolo 1 del Protocollo no 1 alla situazione controversa. Ancora bisogna esaminare se c’? stata un’ingerenza nel diritto del richiedente al rispetto dei suoi beni.
80. Per il richiedente, l’ingerenza in questione deriverebbe dalla sentenza della Corte suprema del 23 gennaio 2001 che ha fatto prevalere l?accordo bilaterale del 1986 sulla domanda di registrazione della marca Budweiser che gli ? cronologicamente anteriore. Secondo il richiedente difatti, sarebbe questa sentenza che avrebbe avuto per effetto di privarlo del suo diritto di propriet? sulla marca in causa, nelle condizioni falsamente contrarie ai testi internazionali in vigore cos? come all’articolo 1 del Protocollo no 1, poich? il principio della precedenza non ? stato rispettato. Se questo Accordo bilaterale non fosse stato applicato, la domanda di registrazione formulata dal richiedente avrebbe potuto essere accettata solamente, nella misura in cui assolveva tutte le altre condizioni legali esigibili.
81. La Corte constata che si pone la domanda di sapere se l’applicazione delle disposizioni dell?accordo bilaterale del 1986 ad una domanda di registrazione depositata nel 1981 ha potuto costituire un’ingerenza nel diritto del richiedente al rispetto dei suoi beni.
82. Ricorda a questo riguardo che, in certe circostanze, l’applicazione retroattiva di una legislazione che ha per effetto di privare l’interessato di un valore patrimoniale preesistente e facente parte dei “beni” di questo ultimo pu? costituire un’ingerenza che pu? rompere il giusto equilibro che deve regnare tra le esigenze dell’interesse generale e, dall?altra parte, la salvaguardia del diritto al rispetto dei beni (vedere, per esempio, Maurice c. Francia [GC], no 11810/03, ?? 90 e 93, CEDH 2005-IX) ivi compreso quando lo stato non ? parte stessa del procedimento che ricade su una tale controversia, che oppone degli individui (Lecarpentier ed altro c. Francia, no 67847/01, ?? 48, 51 e 52, 14 febbraio 2006; vedere anche, trattandosi dell’articolo 6 della Convenzione, Cabourdin c. Francia, no 60796/00, ?? 28-30, 11 aprile 2006).
83. Tuttavia, la Corte rileva che nello specifico il richiedente, piuttosto che denunciare l’applicazione retroattiva al suo riguardo di una legislazione che l’avrebbe privato della propriet? di un bene preesistente, si lamenta essenzialmente del modo in cui i tribunali nazionali hanno interpretato ed applicato la legislazione nazionale in un procedimento tra due parti che richiedono il diritto ad utilizzare lo stesso no

Testo Tradotto

Conclusion Non-violation de P1-1
GRANDE CHAMBRE
AFFAIRE ANHEUSER-BUSCH INC. c. PORTUGAL
(Requ?te no 73049/01)
ARR?T
STRASBOURG
11 janvier 2007
Cet arr?t est d?finitif. Il peut subir des retouches de forme.

En l’affaire Anheuser-Busch Inc. c. Portugal,
La Cour europ?enne des Droits de l’Homme, si?geant en une Grande Chambre compos?e de :
MM. L. Wildhaber, pr?sident,
C.L. Rozakis,
Sir Nicolas Bratza,
MM. P. Lorenzen,
G. Bonello
L. Caflisch,
L. Loucaides,
I. Cabral Barreto,
C. B?rsan,
J. Casadevall,
R. Maruste,
Mme E. Steiner,
MM. S. Pavlovschi,
L. Garlicki,
K. Hajiyev,
David Th?r Bj?rgvinsson,
D. Popović, juges,
et de M. E. Fribergh, greffier,
Apr?s en avoir d?lib?r? en chambre du conseil les 28 juin et 29 novembre 2006,
Rend l’arr?t que voici, adopt? ? cette derni?re date :
PROC?DURE
1. A l’origine de l’affaire se trouve une requ?te (no 73049/01) dirig?e contre la R?publique portugaise et dont une soci?t? anonyme de droit am?ricain, A.-B. Inc. (? la requ?rante ?), a saisi la Cour le 23 juillet 2001 en vertu de l’article 34 de la Convention de sauvegarde des Droits de l’Homme et des Libert?s fondamentales (? la Convention ?).
2. La requ?rante est repr?sent?e par Mes D. O.t et B. G., avocats du cabinet d’avocats L. ? Madrid (Espagne). Le gouvernement portugais (? le Gouvernement ?) est repr?sent? par son agent, M. J. Miguel, procureur g?n?ral adjoint.
3. Dans sa requ?te, la requ?rante all?guait une violation du droit au respect de ses biens en raison du fait qu’elle avait ?t? priv?e du droit d’utiliser une marque commerciale.
4. La requ?te a ?t? attribu?e ? la troisi?me section de la Cour (article 52 ? 1 du r?glement). Au sein de celle-ci, la chambre charg?e d’examiner l’affaire (article 27 ? 1 de la Convention) a ?t? constitu?e conform?ment ? l’article 26 ? 1 du r?glement.
5. Le 1er novembre 2004, la Cour a modifi? la composition de ses sections (article 25 ? 1 du r?glement). La pr?sente requ?te a ?t? attribu?e ? la deuxi?me section ainsi remani?e (article 52 ? 1).
6. Le 11 janvier 2005, apr?s une audience portant ? la fois sur les questions de recevabilit? et sur celles de fond (article 54 ? 3 du r?glement), elle a ?t? d?clar?e recevable par une chambre de ladite section.
7. Le 11 octobre 2005, une chambre de cette section, compos?e des juges dont le nom suit : MM. J.-P. Costa, pr?sident, A.B. Baka, I. Cabral Barreto, K. Jungwiert, V. Butkevych, Mmes A. Mularoni et D. Jočienė, juges, ainsi que de M. S. Naismith, greffier adjoint de section, a rendu son arr?t dans lequel elle a conclu, par cinq voix contre deux, qu’il n’y avait pas eu violation de l’article 1 du Protocole no 1. Le texte des opinions dissidentes s?par?es de MM. J.-P. Costa et I. Cabral Barreto se trouvait joint ? l’arr?t.
8. Le 11 janvier 2006, la requ?rante a demand? le renvoi de l’affaire devant la Grande Chambre en vertu de l’article 43 de la Convention. Le 15 f?vrier 2006, un coll?ge de la Grande Chambre a fait droit ? cette demande.
9. La composition de la Grande Chambre a ?t? arr?t?e conform?ment aux articles 27 ?? 2 et 3 de la Convention et 24 du r?glement. Lors des d?lib?rations finales, MM. G. Bonello et D. Popović, juges suppl?ants, ont remplac? MM. J.-P. Costa et B.M. Zupančič, emp?ch?s (article 24 ? 3 du r?glement). M. L. Caflisch a continu? de si?ger apr?s l’expiration de son mandat, en vertu des articles 23 ? 7 de la Convention et 24 ? 4 du r?glement.
10. Tant la requ?rante que le Gouvernement ont d?pos? un m?moire sur le fond de l’affaire.
11. Une audience s’est d?roul?e en public au Palais des Droits de l’Homme, ? Strasbourg, le 28 juin 2006 (article 59 ? 3 du r?glement).
Ont comparu :
? pour le Gouvernement
MM. J. Miguel, procureur g?n?ral adjoint, agent,
A. Campinos, directeur de l’Institut national
de la propri?t? industrielle, conseiller ;
? pour la requ?rante
Mes B. G., avocat,
D. O., avocat,
C. S., avocate, conseils
J. P., avocat
M. F.Z. H., conseil principal
d.-B. Inc., conseillers.
La Cour a entendu Me B. G.et M. J. Miguel en leurs d?clarations, ainsi qu’en leurs r?ponses aux questions qui leur ont ?t? pos?es.
EN FAIT
I. LES CIRCONSTANCES DE L’ESP?CE
12. La requ?rante est une soci?t? anonyme de droit am?ricain ayant son si?ge ? Saint-Louis, Missouri (Etats-Unis). Elle produit et vend dans plusieurs pays la marque de bi?re Budweiser.
A. La gen?se de l’affaire
13. La requ?rante vend de la bi?re sous la marque Budweiser aux Etats-Unis depuis au moins 1876. Dans les ann?es 1980, elle commen?a ? p?n?trer sur les march?s europ?ens. Elle soutient ainsi avoir commenc? ? vendre sa bi?re Budweiser au Portugal d?s juillet 1986.
14. La d?cision de la soci?t? requ?rante de vendre sa bi?re ?galement en Europe donna lieu ? un litige entre celle-ci et une soci?t? de droit tch?coslovaque, aujourd’hui tch?que, B. B.. Cette derni?re produit en effet une bi?re dans la ville de Česk? Budějovice, en Boh?me (R?publique tch?que), ?galement appel?e Budweiser. Cette d?signation d?rive du nom allemand, Budweis, sous lequel la ville en cause ?tait connue. Selon la requ?rante, la soci?t? B. B. ne distribue sa bi?re Budweiser que depuis 1895, cette derni?re soutenant cependant que le droit ? l’utilisation d’une telle appellation remonte ? 1265, lorsque le roi Otakar II de Boh?me octroya ? plusieurs brasseurs ind?pendants de la ville de Česk? Budějovice (en allemand : Budweis) le droit de produire de la bi?re. Ces brasseurs avaient une technique particuli?re ayant acquis une notori?t? sous le terme Budweiser, ? l’instar des bi?res produites ? la mani?re d’une autre ville tch?que, Plzeň (allemand : Pilsen), qui sont connues sous l’expression Pilsner.
15. D’apr?s les renseignements dont la Cour dispose, la soci?t? requ?rante conclut, en 1911 et 1939, deux accords avec B. B. portant sur la distribution et la vente de la bi?re Budweiser aux Etats-Unis. Cependant, ces accords ne couvraient pas la question du droit ? l’usage du nom Budweiser en Europe. En cons?quence, les deux soci?t?s se virent engag?es dans plusieurs proc?dures litigieuses concernant le droit ? l’usage du terme Budweiser dans plusieurs Etats europ?ens, y compris au Portugal.
B. La demande d’enregistrement de la marque formul?e au Portugal
16. Le 19 mai 1981, la soci?t? requ?rante adressa ? l’Institut national de la propri?t? industrielle (ci-apr?s l’? INPI ?) une demande d’enregistrement de la marque commerciale Budweiser au registre de la propri?t? industrielle. L’INPI ne donna pas imm?diatement suite ? cette demande car la soci?t? B. B. d?posa une r?clamation, all?guant qu’une appellation d’origine Budweiser Bier se trouvait d?j? enregistr?e, depuis 1968, ? son nom. La soci?t? B. B. avait proc?d? ? un tel enregistrement conform?ment ? l’Arrangement de Lisbonne du 31 octobre 1958 concernant la protection des appellations d’origine et leur enregistrement international (paragraphe 33 ci-dessous).
17. Des n?gociations en vue d’un r?glement du diff?rend opposant la requ?rante ? B. B. se d?roul?rent tout au long des ann?es 1980. D’apr?s la requ?rante, ces n?gociations d?bouch?rent m?me, en 1982, sur un protocole d’accord sur l’usage de la marque commerciale Budweiser au Portugal et dans d’autres pays europ?ens. Toutefois, ces n?gociations se sold?rent finalement par un ?chec, et la soci?t? requ?rante donna des instructions ? ses avocats au Portugal en juin 1989 en vue de l’introduction d’une proc?dure judiciaire ? cet ?gard.
18. La soci?t? requ?rante saisit alors le tribunal de Lisbonne, le 10 novembre 1989, d’une demande en annulation des enregistrements de 1968 contre la soci?t? B. B.. Celle-ci fut cit?e ? compara?tre mais ne d?posa pas de conclusions en r?ponse. Par un jugement du 8 mars 1995, qui ne fut pas frapp? d’appel et passa donc en force de chose jug?e, le tribunal de Lisbonne fit droit ? la demande, consid?rant que l’objet de l’enregistrement en question, ? savoir la bi?re Budweiser Bier, ne constituait ni une appellation d’origine ni une indication de provenance. Pour le tribunal, aux termes de l’Arrangement de Lisbonne du 31 octobre 1958, de telles protections ?taient r?serv?es aux d?nominations g?ographiques d’un pays, d’une r?gion ou d’une localit? servant ? d?signer un produit qui en est originaire et dont la qualit? ou les caract?ristiques ?taient dues exclusivement ou essentiellement au milieu g?ographique, ce qui comprenait les facteurs naturels et les facteurs humains. Or tel n’?tait pas le cas de la bi?re Budweiser. L’enregistrement en cause fut donc annul?.
19. A la suite de cette annulation, l’INPI, par une d?cision du 20 juin 1995, publi?e le 8 novembre 1995, proc?da ? l’enregistrement au nom de la requ?rante de la marque commerciale Budweiser, malgr? une r?clamation pr?alable form?e par B.B. dans le cadre de la proc?dure administrative d’enregistrement.
C. La proc?dure devant les juridictions portugaises
20. Le 8 f?vrier 1996, B. B. fit opposition ? la d?cision d’enregistrement prise par l’INPI devant le tribunal de Lisbonne, se pr?valant des dispositions de l’Accord entre le gouvernement de la R?publique portugaise et le gouvernement de la R?publique socialiste tch?coslovaque sur la protection des indications de provenance, des appellations d’origine et d’autres d?nominations g?ographiques et similaires (? l’Accord bilat?ral ?), sign? ? Lisbonne le 10 janvier 1986 et entr? en vigueur le 7 mars 1987 ? la suite de sa publication au Journal officiel. Conform?ment ? la loi, la requ?rante fut invit?e par le tribunal ? participer ? la proc?dure en tant que partie int?ress?e. En juin 1996, elle re?ut notification du m?moire introductif d’instance d?pos? par B. B..
21. Par un jugement du 18 juillet 1998, le tribunal de Lisbonne rejeta la demande de B. B.. Pour le tribunal, ce n’?tait que l’appellation d’origine Českobudějovick? Budvar qui pouvait ?tre prot?g?e par le droit portugais ainsi que par l’Accord bilat?ral de 1986 (qui selon le tribunal n’?tait en tout ?tat de cause plus en vigueur en raison de la disparition de l’une des Parties contractantes, la Tch?coslovaquie), et non la marque Budweiser. Par ailleurs, le tribunal estima qu’il n’y avait aucun risque de confusion entre une telle appellation d’origine et la marque de la requ?rante, qui ?voquait plut?t une bi?re am?ricaine pour l’immense majorit? des consommateurs.
22. B. B. attaqua cette d?cision devant la cour d’appel de Lisbonne, all?guant notamment la violation des alin?as l) et j) de l’article 189 ? 1 du code de la propri?t? industrielle. Par un arr?t du 21 octobre 1999, la cour d’appel annula la d?cision entreprise et ordonna ? l’INPI de refuser l’enregistrement de la marque Budweiser. Pour la cour d’appel, l’enregistrement attaqu? n’?tait pas contraire ? l’article 189 ? 1 l) du code de la propri?t? industrielle car l’expression Budweiser ne pouvait induire en erreur le public portugais quant ? la provenance ou ? l’origine de la bi?re en cause. Cependant, un tel enregistrement portait atteinte aux dispositions de l’Accord de 1986 et, d?s lors, ? l’article 189 ? 1 j) du code de la propri?t? industrielle. La cour d’appel souligna ? cet ?gard que l’Accord bilat?ral, ? la suite d’un ?change de notes entre les gouvernements tch?que et portugais (paragraphe 25 ci-dessous), ?tait bel et bien en vigueur, et qu’il faisait partie du droit national en vertu de l’article 8 de la Constitution portugaise, qui contient une clause de r?ception du droit international dans l’ordre juridique portugais.
23. La requ?rante se pourvut en cassation devant la Cour supr?me, all?guant notamment que la d?cision attaqu?e ?tait contraire aux dispositions de l’Accord du 15 avril 1994 sur les aspects des droits de propri?t? intellectuelle qui touchent au commerce (? l’ADPIC ?), qui ?tablit le principe de la priorit? de l’enregistrement, et notamment ? ses articles 2 et 24 ? 5. La requ?rante all?gua ?galement qu’en tout ?tat de cause l’appellation d’origine prot?g?e Českobudějovick? Budvar ne correspondait pas ? l’expression allemande Budweiser, de sorte que l’Accord bilat?ral de 1986 n’?tait pas opposable ? l’enregistrement litigieux. A supposer m?me que l’expression allemande Budweiser f?t la traduction de l’appellation d’origine tch?que en question, la requ?rante soutint que l’Accord bilat?ral ne concernait que les traductions entre le portugais et le tch?que et non pas vers d’autres langues. La requ?rante souleva enfin l’inconstitutionnalit? formelle de l’Accord bilat?ral, dans la mesure o? ce dernier aurait d? ?tre adopt? par le Parlement et non pas par le Gouvernement, ce qui portait atteinte aux articles 161 et 165 de la Constitution sur la comp?tence exclusive du Parlement.
24. Par un arr?t du 23 janvier 2001, port? ? la connaissance de la requ?rante le 30 janvier 2001, la Cour supr?me rejeta le pourvoi.
S’agissant du moyen tir? par la requ?rante de l’application de l’ADPIC, la haute juridiction souligna d’abord que la disposition de ce dernier texte invoqu?e par A.-B. Inc. exigeait la bonne foi de l’int?ress?e. Or la requ?rante n’avait fait valoir dans sa demande d’enregistrement aucun ?l?ment de fait tendant ? ?tablir sa bonne foi. En tout ?tat de cause, la Cour supr?me releva qu’aux termes de l’article 65 de l’ADPIC cet instrument n’est devenu contraignant en droit portugais qu’? partir du 1er janvier 1996, soit apr?s l’entr?e en vigueur de l’Accord de 1986. L’ADPIC ne pouvait donc pas primer sur l’Accord de 1986.
Quant ? l’interpr?tation de l’Accord de 1986, la Cour supr?me estima qu’il ?tait ind?niable que par ce texte les deux Etats contractants avaient voulu prot?ger, dans des conditions de r?ciprocit?, les produits nationaux respectifs, y compris lorsque les d?nominations en cause seraient utilis?es en traduction. Or, selon la haute juridiction, l’appellation d’origine Českobudějovick? Budvar indiquait un produit de la r?gion de Česk? Budějovice, en Boh?me, dont Budweis ou Budweiss ?tait la traduction allemande. Une telle appellation d’origine ?tait ainsi prot?g?e par l’Accord de 1986.
Enfin, l’adoption de cet Accord n’?tait pas contraire aux articles 161 et 165 de la Constitution car il ne s’agissait pas en l’esp?ce d’une mati?re relevant de la comp?tence exclusive du Parlement.
II. LE DROIT ET LA PRATIQUE INTERNE ET INTERNATIONALE PERTINENTS
A. Le droit international
1. L’Accord bilat?ral de 1986
25. L’Accord entre le gouvernement de la R?publique portugaise et le gouvernement de la R?publique socialiste tch?coslovaque sur la protection des indications de provenance, des appellations d’origine et d’autres d?nominations g?ographiques et similaires a ?t? sign? ? Lisbonne en 1986 et est entr? en vigueur le 7 mars 1987. Par une note verbale du 21 mars 1994, le ministre des Affaires ?trang?res de la R?publique tch?que a manifest? l’intention de son Etat de succ?der ? la Tch?coslovaquie en tant que Partie contractante ? l’Accord. Le ministre des Affaires ?trang?res portugais a marqu? l’accord de la R?publique portugaise quant ? cette intention par une note verbale du 23 mai 1994.
26. L’article 5 de l’Accord de 1986 dispose notamment :
? 1. Si les noms et d?nominations prot?g?s en vertu du pr?sent Accord sont utilis?s dans les activit?s commerciales et industrielles en violation de ses dispositions pour des produits (…), ladite utilisation est r?prim?e, en vertu m?me de l’Accord, par tous les moyens judiciaires ou administratifs qui, selon la l?gislation de la Partie contractante o? la protection est revendiqu?e, entrent en consid?ration pour lutter contre la concurrence d?loyale ou pour r?primer des d?nominations illicites.
2. Les dispositions du pr?sent article s’appliquent m?me lorsque lesdits noms ou lesdites d?nominations sont utilis?s (…) en traduction (…). ?
L’annexe A ? l’Accord indique comme appellations d’origine prot?g?es, entre autres, les d?nominations Českobudějovick? pivo et Českobudějovick? Budvar.
27. D’apr?s la requ?rante, la Tch?coslovaquie a conclu des accords similaires avec deux autres Etats membres du Conseil de l’Europe, l’Autriche et la Suisse. L’accord entre la Tch?coslovaquie et la Suisse a ?t? sign? le 16 novembre 1973 et est entr? en vigueur le 14 janvier 1976 ; celui entre la Tch?coslovaquie et l’Autriche a ?t? sign? le 11 juin 1976 et est entr? en vigueur le 26 f?vrier 1981.
2. La Convention de Paris
28. La Convention de Paris du 20 mars 1883 pour la protection de la propri?t? industrielle, qui a ?t? r?vis?e ? de nombreuses reprises (en dernier lieu ? Stockholm le 14 juillet 1967, Recueil des Trait?s des Nations Unies 1972, vol. 828, pp. 305 et suiv.), institue une Union pour la protection de la propri?t? industrielle, cette expression recouvrant les marques de fabrique ou de commerce et les appellations d’origine ou indications de provenance. La convention vise ? pr?venir la discrimination envers les non-nationaux et fixe un certain nombre de crit?res tr?s g?n?raux concernant le droit mat?riel et proc?dural en mati?re de propri?t? industrielle. En vertu de cet instrument, les titulaires de marques peuvent obtenir une protection dans plusieurs pays de l’Union en effectuant un seul enregistrement. La Convention de Paris consacre par ailleurs le principe de priorit? selon lequel celui qui demande la protection d’un droit de propri?t? intellectuelle dans l’un des Etats contractants b?n?ficie, pendant un certain laps de temps, d’un droit de priorit? par rapport aux demandes d?pos?es ult?rieurement dans les autres Etats contractants. Le syst?me introduit par cette convention est administr? par l’Organisation mondiale de la Propri?t? intellectuelle (OMPI) ? Gen?ve (Suisse).
29. Les dispositions de la Convention de Paris pr?sentant un int?r?t pour la pr?sente affaire sont les suivantes :
Article 4
? A. 1. Celui qui aura r?guli?rement fait le d?p?t d’une demande (…) d’une marque de fabrique ou de commerce, dans l’un des pays de l’Union, ou son ayant cause, jouira, pour effectuer le d?p?t dans les autres pays, d’un droit de priorit? pendant les d?lais d?termin?s ci-apr?s.
2. Est reconnu comme donnant naissance au droit de priorit? tout d?p?t ayant la valeur d’un d?p?t national r?gulier, en vertu de la l?gislation nationale de chaque pays de l’Union ou de trait?s bilat?raux ou multilat?raux conclus entre des pays de l’Union.
3. Par d?p?t national r?gulier on doit entendre tout d?p?t qui suffit ? ?tablir la date ? laquelle la demande a ?t? d?pos?e dans le pays en cause, quel que soit le sort ult?rieur de cette demande.
B. En cons?quence, le d?p?t ult?rieurement op?r? dans l’un des autres pays de l’Union, avant l’expiration de ces d?lais, ne pourra ?tre invalid? par des faits accomplis dans l’intervalle, soit, notamment, par un autre d?p?t, (…) par l’emploi de la marque, et ces faits ne pourront faire na?tre aucun droit de tiers ni aucune possession personnelle. Les droits acquis par des tiers avant le jour de la premi?re demande qui sert de base au droit de priorit? sont r?serv?s par l’effet de la l?gislation int?rieure de chaque pays de l’Union.
C. 1. Les d?lais de priorit? mentionn?s ci-dessus seront de (…) six mois pour (…) les marques de fabrique ou de commerce.
(…) ?
Article 6bis
? 1. Les pays de l’Union s’engagent, soit d’office si la l?gislation du pays le permet, soit ? la requ?te de l’int?ress?, ? refuser ou ? invalider l’enregistrement et ? interdire l’usage d’une marque de fabrique ou de commerce qui constitue la reproduction, l’imitation ou la traduction, susceptibles de cr?er une confusion, d’une marque que l’autorit? comp?tente du pays de l’enregistrement ou de l’usage estimera y ?tre notoirement connue comme ?tant d?j? la marque d’une personne admise ? b?n?ficier de la pr?sente Convention et utilis?e pour des produits identiques ou similaires. Il en sera de m?me lorsque la partie essentielle de la marque constitue la reproduction d’une telle marque notoirement connue ou une imitation susceptible de cr?er une confusion avec celle?ci.
(…) ?
30. Tant le Portugal que la Tch?coslovaquie (puis la R?publique tch?que) et les Etats-Unis ?taient des Parties contractantes ? la Convention de Paris ? l’?poque des faits litigieux.
3. L’Arrangement de Madrid et son Protocole
31. L’Arrangement de Madrid de 1891 concernant l’enregistrement international des marques et le Protocole de Madrid du 27 juin 1989 ?tablissent et r?gissent un syst?me d’enregistrement international des marques, administr? par le Bureau international de l’OMPI. L’Arrangement de Madrid a ?t? r?vis? ? Bruxelles (1900), Washington (1911), La Haye (1925), Londres (1934), Nice (1957), et Stockholm (1967). Le Protocole de Madrid de 1989 ?tablit l’? Union de Madrid ?, compos?e des Etats parties ? l’Arrangement et des parties contractantes au Protocole. Le Portugal est devenu partie ? l’Arrangement le 31 octobre 1893. Les Etats-Unis n’ont jamais ratifi? l’Arrangement et ont ratifi? le Protocole le 2 novembre 2003.
32. Le syst?me de Madrid, qui s’applique entre les membres de l’Union de Madrid, offre au titulaire d’une marque la possibilit? d’obtenir la protection de sa marque dans plusieurs pays en d?posant une seule demande d’enregistrement directement aupr?s de son office national ou r?gional. Une marque internationale ainsi enregistr?e produit les m?mes effets dans les pays d?sign?s que ceux d’une demande ou d’un enregistrement de marque effectu? directement dans chacun desdits pays par le d?posant. Si la protection n’est pas refus?e dans un d?lai sp?cifique par l’office des marques d’un pays d?sign?, la protection de la marque est la m?me que si cette marque avait ?t? enregistr?e directement par cet office.
4. L’Arrangement de Lisbonne du 31 octobre 1958
33. L’Arrangement concernant la protection des appellations d’origine et leur enregistrement international a ?t? sign? ? Lisbonne le 31 octobre 1958, r?vis? ? Stockholm le 14 juillet 1967 et modifi? le 28 septembre 1979. Il permet aux Etats contractants de demander ? d’autres Etats contractants la protection d’appellations d’origine de certains produits, reconnues et prot?g?es ? ce titre dans le pays d’origine et enregistr?es au Bureau international de l’OMPI. Tant le Portugal que la Tch?coslovaquie, puis la R?publique tch?que, sont parties ? cet Arrangement.
5. L’ADPIC
34. L’Accord sur les aspects des droits de propri?t? intellectuelle qui touchent au commerce (? ADPIC ?) a ?t? conclu dans le cadre des n?gociations du Cycle d’Uruguay, qui aboutirent en avril 1994 ? la signature des Accords de l’Organisation mondiale du commerce (OMC) ? Marrakech, entr?s en vigueur le 1er janvier 1995. Le but de cet Accord est d’int?grer le syst?me de protection de la propri?t? intellectuelle ? celui du commerce mondial, administr? par l’OMC. Les Etats membres de cette derni?re organisation s’engagent ainsi ? respecter les dispositions mat?rielles de la Convention de Paris.
35. Les dispositions de l’ADPIC pr?sentant un int?r?t pour la pr?sente affaire sont les suivantes :
Article 2
(Conventions relatives ? la propri?t? industrielle)
? 1. Pour ce qui est des Parties II [normes concernant l’existence, la port?e et l’exercice des droits de propri?t? intellectuelle], III [moyens de faire respecter les droits de propri?t? intellectuelle] et IV [acquisition et maintien des droits de propri?t? intellectuelle et proc?dures inter partes y relatives] du pr?sent accord, les Membres se conformeront aux articles premier ? 12 et ? l’article 19 de la Convention de Paris (1967).
(…) ?
Article 16
(Droits conf?r?s)
? 1. Le titulaire d’une marque de fabrique ou de commerce enregistr?e aura le droit exclusif d’emp?cher tous les tiers agissant sans son consentement de faire usage au cours d’op?rations commerciales de signes identiques ou similaires pour des produits ou des services identiques ou similaires ? ceux pour lesquels la marque de fabrique ou de commerce est enregistr?e dans les cas o? un tel usage entra?nerait un risque de confusion. En cas d’usage d’un signe identique pour des produits ou services identiques, un risque de confusion sera pr?sum? exister. Les droits d?crits ci-dessus ne porteront pr?judice ? aucun droit ant?rieur existant et n’affecteront pas la possibilit? qu’ont les Membres de subordonner l’existence des droits ? l’usage.
(…)
Article 17
(Exceptions)
? Les Membres pourront pr?voir des exceptions limit?es aux droits conf?r?s par une marque de fabrique ou de commerce, par exemple en ce qui concerne l’usage loyal de termes descriptifs, ? condition que ces exceptions tiennent compte des int?r?ts l?gitimes du titulaire de la marque et des tiers. ?
Article 24 ? 5
(N?gociations internationales ; exceptions)
? Dans les cas o? une marque de fabrique ou de commerce a ?t? d?pos?e ou enregistr?e de bonne foi, ou dans les cas o? les droits ? une marque de fabrique ou de commerce ont ?t? acquis par un usage de bonne foi :
a) avant la date d’application des pr?sentes dispositions dans ce Membre telle qu’elle est d?finie dans la Partie VI, ou
b) avant que l’indication g?ographique ne soit prot?g?e dans son pays d’origine, les mesures adopt?es pour mettre en ?uvre la pr?sente section ne pr?jugeront pas la recevabilit? ou la validit? de l’enregistrement d’une marque de fabrique ou de commerce (…) au motif que cette marque est identique ou similaire ? une indication g?ographique. ?
Article 65 ? 1
(Dispositions transitoires)
? Sous r?serve des dispositions des paragraphes 2, 3 et 4 [qui pr?voient des p?riodes plus longues], aucun Membre n’aura l’obligation d’appliquer les dispositions du pr?sent accord avant l’expiration d’une p?riode g?n?rale d’un an apr?s la date d’entr?e en vigueur de l’Accord sur l’OMC. ?
B. Le droit communautaire
36. Dans le cadre de l’Union europ?enne, divers textes r?glementent et prot?gent la propri?t? intellectuelle et, notamment, le droit des marques. Celui qui pr?sente le plus d’int?r?t pour la pr?sente affaire est le r?glement du Conseil (CE) no 40/94 du 20 d?cembre 1993 sur la marque communautaire, qui cr?e un droit de marque au niveau communautaire et attache certains droits ? la demande d’enregistrement. Son but est de promouvoir le d?veloppement, l’expansion et le bon fonctionnement du March? int?rieur en permettant aux entreprises communautaires d’identifier leurs produits ou leurs services d’une mani?re uniforme dans l’ensemble de l’Union. ? cette fin, il institue un Office de l’harmonisation dans le march? int?rieur (marques, dessins et mod?les) (article 2), dont le si?ge se trouve ? Alicante (Espagne). L’Office re?oit les demandes d’enregistrement d’une marque communautaire et d?cide de son octroi ou rejet ; ses d?cisions sont susceptibles d’un recours devant la chambre de recours de l’Office, puis devant le Tribunal de premi?re instance des Communaut?s europ?ennes (articles 57 ? 63).
37. D’apr?s son article 24, intitul? ? La demande de marque communautaire comme objet de propri?t? ?, les dispositions relatives ? la marque communautaire s’appliquent aussi aux demandes d’enregistrement. Il s’agit notamment des dispositions relatives au transfert (article 17), au droit de gage ou aux autres droits r?els (article 19), ? l’ex?cution forc?e (article 20) ou ? la licence (article 22). Selon l’article 9 ? 3, la demande d’enregistrement peut aussi fournir la base d’une demande d’indemnit?.
38. Enfin, l’article 17 ? 2 de la Charte des Droits fondamentaux (article II-77 du projet de Trait? ?tablissant une Constitution pour l’Europe, sign? le 29 octobre 2004, mais pas encore en vigueur), qui garantit le droit de propri?t?, dispose que la ? propri?t? intellectuelle est prot?g?e ?.
C. Le droit compar?
39. Conform?ment aux textes internationaux, la plupart des l?gislations des Etats membres du Conseil de l’Europe retiennent l’enregistrement comme le corollaire de l’acquisition du droit de marque. Cependant, ?galement dans leur grande majorit?, ils attachent ? la demande de marque certains droits. Dans la plupart des cas, la date du d?p?t de la demande est consid?r?e comme la date du commencement du d?lai de validit? de la marque une fois celle-ci enregistr?e (protection r?troactive de l’enregistrement). C’est aussi la date du d?p?t qui d?termine la priorit? dans le syst?me des marques internationales. Enfin, dans certains pays, la demande de marque peut faire l’objet d’un enregistrement provisoire et, dans d’autres, elle peut faire l’objet de contrats de transmission, de gage ou de licence, ainsi que donner lieu ? un droit ? indemnisation en cas d’usage frauduleux par un tiers (sous r?serve de son enregistrement ult?rieur).
40. Dans la plupart des pays, l’enregistrement est pr?c?d? d’une proc?dure de publication et d’opposition contradictoire ; en revanche, dans quelques pays, les demandes sont enregistr?es apr?s un examen des conditions de forme et de fond par l’autorit? comp?tente. Dans les deux cas, et selon la r?glementation internationale en la mati?re, une action en nullit? ou en d?ch?ance du droit de marque est possible dans un certain d?lai. Ces actions peuvent se fonder, entre autres, sur un titre ant?rieur valide, sur une demande ant?rieure, sur un droit de priorit? internationale, ou sur un d?faut d’usage de la marque pendant une certaine p?riode.
D. Le droit national
41. Le droit mat?riel et proc?dural en mati?re de propri?t? industrielle a ?t? r?gi au moment des faits par deux codes de la propri?t? industrielle successifs : celui adopt? par le d?cret-loi n? 30679 du 24 ao?t 1940 et celui adopt? par le d?cret-loi no 16/95 du 24 janvier 1995. C’est ce dernier code (de 1995) qui fut appliqu? en l’esp?ce par les juridictions nationales.
42. Le code de 1995 reconnaissait le principe de la priorit? dans les m?mes termes que ceux de la Convention de Paris (article 170). La priorit? ?tait d?termin?e par rapport ? la date du d?p?t de la demande d’enregistrement (article 11). Aux termes des articles 29 et 30, les simples demandes d’enregistrement pouvaient faire l’objet de contrats de transmission, ? titre on?reux ou gratuit, et de licence.
43. Les autres dispositions pertinentes en l’esp?ce de ce code se lisaient comme suit.
Article 7
? 1. Les certificats de reconnaissance des droits sont remis aux parties int?ress?es un mois apr?s l’expiration du d?lai de recours ou, si un recours est form?, une fois prononc?e la d?cision judiciaire d?finitive.
2. Les certificats sont remis au titulaire ou ? son mandataire sur pr?sentation d’un re?u. ?
Article 38
? Les parties habilit?es ? former un recours contre une d?cision de l’Institut national de la propri?t? industrielle sont le d?posant, les personnes qui font opposition et toute autre personne susceptible d’?tre directement l?s?e par la d?cision. ?
Article 39
? Le recours doit ?tre form? dans les trois mois qui suivent la date de la publication de la d?cision au Bulletin de la propri?t? industrielle ou la date de l’obtention de la copie certifi?e conforme de ladite d?cision si cette date est plus ancienne. ?
Article 189
? 1. Est ?galement refus? l’enregistrement d’une marque (…) qui contient, dans l’un quelconque ou la totalit? de ses ?l?ments :
(…)
j) des expressions ou des formes contraires aux bonnes m?urs, ? la l?gislation nationale ou communautaire ou ? l’ordre public ;
l) des signes susceptibles d’induire le public en erreur, notamment quant ? la nature, la qualit?, la destination ou la provenance g?ographique du produit ou service vis? par la marque ;
(…) ?
44. Enfin, les demandes contestant les d?cisions d’enregistrement de l’INPI devaient ?tre introduites devant le tribunal civil de Lisbonne (article 2 du d?cret-loi no 16/95). La loi ne pr?cisait pas si ces demandes avaient un effet suspensif.
45. Par un arr?t du 10 mai 2001 (Colect?nea de Jurisprud?ncia, 2001, vol. III, p. 85), la cour d’appel de Lisbonne a d?cid? que le simple d?p?t de la demande d’enregistrement conf?rait au demandeur une ? esp?rance juridique ? (expectativa jur?dica) m?ritant la protection du droit. Le nouveau code de la propri?t? industrielle, adopt? par le d?cret-loi no 36/2003 du 5 mars 2003 et entr? en vigueur le 1er juillet 2003, pr?voit dans son article 5 une ? protection provisoire ? de la marque avant m?me son enregistrement, l’int?ress? pouvant se pr?valoir d’une telle protection dans le cadre d’une demande en dommages et int?r?ts.
EN DROIT
I. SUR LA VIOLATION ALL?GU?E DE L’ARTICLE 1 DU PROTOCOLE No 1
46. La soci?t? requ?rante se plaint d’une atteinte au droit au respect de ses biens. Elle souligne qu’une marque commerciale constitue un ? bien ? au sens de l’article 1 du Protocole no 1. Or elle a ?t? priv?e de ce bien en raison de l’application d’un trait? bilat?ral post?rieur ? la demande d’enregistrement de sa marque. La requ?rante soutient que la d?cision de la Cour supr?me doit s’analyser en une expropriation, dans la mesure o? elle l’emp?che d?sormais de b?n?ficier d’une protection de son droit de propri?t? intellectuelle, alors qu’aucune cause d’utilit? publique n’existait en l’occurrence. L’article 1 du Protocole no 1 se lit ainsi :
? Toute personne physique ou morale a droit au respect de ses biens. Nul ne peut ?tre priv? de sa propri?t? que pour cause d’utilit? publique et dans les conditions pr?vues par la loi et les principes g?n?raux du droit international.
Les dispositions pr?c?dentes ne portent pas atteinte au droit que poss?dent les Etats de mettre en vigueur les lois qu’ils jugent n?cessaires pour r?glementer l’usage des biens conform?ment ? l’int?r?t g?n?ral ou pour assurer le paiement des imp?ts ou d’autres contributions ou des amendes. ?
A. Arr?t de la chambre
47. La chambre a conclu ? l’absence de violation de l’article 1 du Protocole no 1. Elle a estim? d’abord que la propri?t? intellectuelle en tant que telle b?n?ficiait de la protection de cette disposition, la question se posant cependant de savoir si le simple d?p?t d’une demande d’enregistrement d’une marque de commerce relevait ?galement de l’article 1 du Protocole no 1. A cet ?gard, la chambre a reconnu que la situation juridique de celui qui demande l’enregistrement d’une marque commerciale implique sans conteste certains int?r?ts ?conomiques, dont le droit ? b?n?ficier d’un droit de priorit? sur les autres demandes d?pos?es ult?rieurement. Pour la chambre, il s’agit l? d’un int?r?t patrimonial b?n?ficiant d’une certaine protection juridique (paragraphes 43 et 45-48 de l’arr?t de la chambre).
48. La chambre a toutefois rappel? ensuite que l’article 1 du Protocole no 1 ne vaut que pour les biens actuels. Ainsi, par exemple, l’espoir de voir reconna?tre un droit de propri?t? que l’on est dans l’impossibilit? d’exercer effectivement ne peut pas ?tre consid?r? comme un ? bien ?, et il en va de m?me d’une cr?ance conditionnelle s’?teignant du fait de la non-r?alisation de la condition (paragraphe 49 de l’arr?t de la chambre).
49. Quant ? l’esp?ce, la chambre a relev? que la soci?t? requ?rante ne pouvait ?tre s?re d’?tre titulaire de la marque en question qu’apr?s son enregistrement d?finitif, et ce uniquement au cas o? une tierce partie ne soul?verait pas d’objections ? cet ?gard, comme la l?gislation applicable le permettait. En d’autres termes, la requ?rante disposait d’un droit conditionnel qui s’est toutefois ?teint de mani?re r?troactive du fait de la non-r?alisation de la condition, ? savoir celle de ne pas porter atteinte aux droits d’une tierce partie. La chambre a donc conclu que, s’il est clair qu’une marque commerciale constitue un ? bien ? au sens de l’article 1 du Protocole no 1, tel n’est le cas qu’apr?s l’enregistrement d?finitif de la demande respective, selon les r?gles en vigueur dans l’Etat concern?. Avant un tel enregistrement, l’int?ress? dispose, certes, d’un espoir d’obtenir un tel ? bien ? mais non d’une esp?rance l?gitime juridiquement prot?g?e. D?s lors, ? la date d’entr?e en vigueur de l’Accord bilat?ral, le 7 mars 1987, la requ?rante ne disposait d’aucun ? bien ?. La mani?re dont les juridictions portugaises ont appliqu? l’Accord bilat?ral en question n’a donc pas pu constituer une ing?rence dans un droit de la requ?rante (paragraphes 50-52 de l’arr?t de la chambre).
B. Th?ses des parties
1. La requ?rante
50. La soci?t? requ?rante conteste la conclusion de la chambre, m?me si elle marque son accord quant ? la position de celle-ci en ce qui concerne l’applicabilit? de l’article 1 du Protocole no 1 ? la propri?t? intellectuelle en g?n?ral et aux marques en particulier. La requ?rante consid?re cependant que la chambre a omis de tirer les cons?quences logiques de son raisonnement concernant les int?r?ts ?conomiques attach?s ? la demande d’enregistrement. Cette derni?re s’analyserait, pour la requ?rante, en une valeur patrimoniale et donc en un ? bien ? au sens de l’article 1 du Protocole no 1. En effet, il r?sulte de la jurisprudence de la Cour que la notion de ? bien ?, qui a une port?e autonome, ne se limite pas ? la propri?t? de biens corporels mais englobe certains autres droits et int?r?ts constituant des actifs.
51. La requ?rante souligne que des ?l?ments essentiels de la propri?t?, comme la cessibilit? et la transmissibilit?, sont pr?sents en l’esp?ce et s’appliquent ? la demande d’enregistrement d’une marque. En outre, la marque en question jouit d’une notori?t? certaine aupr?s des consommateurs, ce qui constitue en soi un actif prot?g? par l’article 1 du Protocole no 1. La requ?rante se r?f?re ? cet ?gard ? l’affaire Iatridis c. Gr?ce, dans laquelle la Cour a estim? que la client?le r?sultant de l’exploitation d’un cin?ma de plein air s’analysait en une valeur patrimoniale prot?g?e par l’article 1 du Protocole no 1 (Iatridis c. Gr?ce [GC], no 31107/96, ? 54, CEDH 1999-II).
52. La demande d’enregistrement conf?re ?galement au d?posant, ? partir de la date du d?p?t d’une telle demande, un droit acquis ? une protection exclusive. L’INPI, l’autorit? nationale comp?tente, devait en effet faire droit, sans exercer aucune marge d’appr?ciation, ? la demande d’enregistrement dans la mesure o? celle-ci remplissait toutes les conditions fix?es par la loi, notamment l’inexistence de droits ant?rieurs conflictuels, comme c’?tait le cas. Les droits patrimoniaux sur la demande d’enregistrement d’une marque de commerce se caract?risent, entre autres, par l’esp?rance l?gitime, conform?ment au principe de priorit?, qu’une telle demande ne se heurte pas ? la propri?t? intellectuelle d’un tiers n?e apr?s le d?p?t de la demande en cause. La requ?rante avait une telle esp?rance l?gitime, comme d’ailleurs l’ont reconnu les juges auteurs de l’opinion dissidente jointe ? l’arr?t de la chambre. La position de la chambre est ?galement incompatible avec la jurisprudence ant?rieure de la Cour concernant le concept d’esp?rance l?gitime, tel qu’il est ?nonc? par exemple dans les affaires Pine Valley Developments Ltd et autres c. Irlande (arr?t du 29 novembre 1991, s?rie A no 222) et Beyeler c. Italie ([GC], no 33202/96, CEDH 2000-I).
53. Dans son m?moire devant la Grande Chambre, la soci?t? requ?rante a par ailleurs relev? que la chambre avait omis de se prononcer sur une question importante. Pour la requ?rante, la marque Budweiser qu’elle d?tenait ?tait d?j? au stade de l’enregistrement lorsqu’elle a ?t? annul?e par la Cour supr?me. En effet, la requ?rante s’est vu d?livrer le 20 juin 1995 un certificat d’enregistrement par l’INPI, ce qui constitue la preuve qu’elle ?tait titulaire de la marque en cause au regard du droit portugais.
54. Comme la requ?rante b?n?ficiait de la protection de l’article 1 du Protocole no 1 d?s le moment du d?p?t de sa demande d’enregistrement, la d?cision de la Cour supr?me du 23 janvier 2001 a eu pour effet de la priver de sa propri?t?. La requ?rante souligne ainsi, tout d’abord, que cette ing?rence dans ses droits n’?tait pas pr?vue par la loi, l’interpr?tation de l’Accord bilat?ral par la Cour supr?me ?tant erron?e et contraire aux principes g?n?raux du droit international. En effet, les juridictions portugaises ont estim?, ? tort, que l’Accord bilat?ral prot?geait les appellations d’origine figurant ? son annexe A lorsque les d?nominations en cause seraient utilis?es en traduction dans toutes les langues, alors que ledit Accord bilat?ral ne couvrait que les versions portugaise et tch?que. La requ?rante rappelle par ailleurs que l’expropriation de biens de non-nationaux ne peut avoir lieu, selon les principes du droit international, que moyennant une indemnisation.
55. A supposer m?me que l’ing?rence en question ait ?t? pr?vue par la loi, la requ?rante soutient qu’elle ne poursuivait aucun but l?gitime. Elle r?affirme que le risque de confusion, all?gu? par le gouvernement portugais, entre la marque Budweiser et les appellations d’origine en cause n’a pas ?t? mentionn? par les juridictions internes, qui ne se sont fond?es que sur l’alin?a j) de l’article 189 ? 1 du code de la propri?t? industrielle. L’ing?rence litigieuse ?tait de surcro?t disproportionn?e car elle n’a pas tenu compte du juste ?quilibre qui doit exister entre l’int?r?t g?n?ral et les droits des particuliers. La requ?rante rappelle ? cet ?gard qu’elle n’a re?u aucun d?dommagement en raison de la privation de l’usage de sa marque, alors que la situation litigieuse ne rev?tait pas un caract?re exceptionnel qui aurait justifi? cette absence d’indemnisation. Elle rappelle que des conflits entre des marques commerciales et des indications de provenance sont chose courante ? l’heure actuelle, le droit international poss?dant des moyens de r?gler de tels conflits de mani?re satisfaisante ; la d?cision de la Cour supr?me de faire primer l’Accord bilat?ral de 1986 sur la demande d’enregistrement de la marque Budweiser, qui lui est chronologiquement ant?rieure, va ? l’encontre des textes internationaux en vigueur, notamment de l’ADPIC et des directives communautaires pertinentes.
2. Le Gouvernement
56. Le Gouvernement demande ? la Grande Chambre de confirmer l’arr?t de la chambre et de conclure ? l’absence de violation de l’article 1 du Protocole no 1. Il r?affirme que cette disposition n’?tait pas applicable ? la situation juridique de la requ?rante en tant que demanderesse de l’enregistrement d’une marque de commerce. Pour le Gouvernement, aux termes des dispositions l?gales applicables, seul l’enregistrement d?finitif donne ? une marque son caract?re de ? bien ? au sens de l’article 1 du Protocole no 1. Avant un tel enregistrement, l’int?ress? ne dispose m?me pas d’une esp?rance l?gitime. Le Gouvernement rappelle ? cet ?gard la jurisprudence de la Cour selon laquelle l’article 1 du Protocole no 1 ne prot?ge que les biens ? actuels ?.
57. Le Gouvernement souligne ensuite que le droit de la requ?rante ? l’usage de la marque en cause a toujours ?t? incertain et litigieux. Il rel?ve que lors du d?p?t de la demande d’enregistrement, le 19 mai 1981, le droit ? l’utilisation de l’expression Budweiser ?tait enregistr? au nom de B. B., raison pour laquelle d’ailleurs l’INPI n’a pas donn? imm?diatement suite ? la demande. Le Gouvernement souligne ? cet ?gard que lors de la conclusion de l’Accord bilat?ral entre le Portugal et la R?publique tch?que, en 1986, seul B. B. avait le droit d’utiliser l’expression Budweiser en tant qu’appellation d’origine. En outre, B.B. a attaqu? tout de suite la d?cision d’enregistrement prise en 1995 par l’INPI et a obtenu gain de cause. Le Gouvernement conclut que la soci?t? requ?rante n’a jamais pu se pr?valoir, au cours de toute cette p?riode, d’une quelconque ? esp?rance l?gitime ? susceptible de b?n?ficier de la protection de l’article 1 du Protocole no 1.
58. Quant ? la cessibilit? et ? la transmissibilit? des demandes d’enregistrement d’une marque de commerce, le Gouvernement soutient que m?me si de telles possibilit?s sont offertes aux int?ress?s depuis l’entr?e en vigueur du code de la propri?t? industrielle de 1995 ? le code pr?c?dent ne le permettait pas ? elles pr?sentent en pratique une valeur ?conomique n?gligeable et symbolique. La pratique d?montre que pareilles transactions ont en g?n?ral lieu lorsqu’il y a un conflit entre deux soci?t?s portant sur une demande d’enregistrement d’une marque, la transmission de la demande pouvant servir ? r?gler le conflit en cause. Pour le Gouvernement, il s’agit l? d’un ?l?ment allant dans le sens de l’inapplicabilit? de l’article 1 du Protocole no 1 ? ces demandes.
59. Quant ? l’argument soulev? par la requ?rante dans son m?moire devant la Grande Chambre concernant la d?livrance par l’INPI d’un certificat d’enregistrement, le Gouvernement souligne que la requ?rante ne saurait tirer d’un tel acte aucune cons?quence juridique. Il rel?ve qu’il r?sulte clairement des dispositions applicables, et notamment de l’article 7 ? 1 du code de la propri?t? industrielle, qu’un tel certificat ne pouvait ?tre ?mis par les autorit?s comp?tentes qu’au moment o? la d?cision judiciaire sur la demande d’enregistrement deviendrait d?finitive. Si, ? la suite d’une erreur des services comp?tents, un tel certificat a ?t? malgr? tout d?livr? ? la requ?rante, celle-ci savait qu’il n’avait aucune valeur juridique, son utilisation au Portugal constituant m?me une infraction administrative punie d’une contravention aux termes des dispositions internes pertinentes.
60. Le Gouvernement rel?ve que la d?cision de la Cour supr?me n’a pas pu avoir pour effet de priver la requ?rante d’un ? bien ?, au sens de l’article 1 du Protocole no 1. L’interpr?tation donn?e par les juridictions internes ? l’Accord bilat?ral ne saurait ?tre infirm?e par la Cour europ?enne, sous peine de faire de cette derni?re une quatri?me instance, ce qui serait contraire au but et ? l’esprit de la Convention.
61. A supposer m?me cependant qu’il y ait eu ing?rence dans un droit de la requ?rante, le Gouvernement soutient qu’elle s’analyserait en une r?glementation de l’usage des biens et non pas en une privation de propri?t?. Ainsi, une telle ing?rence ?tait pr?vue par la loi, ? savoir l’Accord bilat?ral de 1986, qui faisait partie du droit interne portugais. Elle poursuivait par ailleurs un but l?gitime : la d?cision prise par les tribunaux portugais en application de l’Accord bilat?ral tendait, pour l’essentiel, ? assurer le respect de la l?gislation interne, surtout s’agissant des obligations internationales de l’Etat portugais, mais ?galement ? ?viter des risques de confusion sur la provenance du produit en cause. Le Gouvernement observe ? cet ?gard que, bien que les juridictions portugaises n’aient pas invoqu? l’article 189 ? 1 l) du code de la propri?t? industrielle comme fondement du refus de l’enregistrement litigieux, il ressort de l’arr?t de la Cour supr?me que le risque de confusion avec l’appellation d’origine tch?que a ?galement ?t? pris en consid?ration dans le raisonnement de cette haute juridiction. Enfin, selon le Gouvernement, l’ing?rence en cause, si elle existait, serait tout ? fait proportionn?e au but l?gitime poursuivi. Rappelant que l’Etat dispose d’une ample marge d’appr?ciation dans la d?finition de l’int?r?t public, le Gouvernement estime qu’il est en droit de d?terminer dans quelles conditions une marque commerciale est susceptible de b?n?ficier d’un enregistrement. L’Etat peut notamment d?cider qu’il convient de prot?ger les int?r?ts des tiers concern?s, moyennant une proc?dure pr?vue par la loi. En l’occurrence, les juridictions nationales se sont limit?es ? interpr?ter et ? appliquer la l?gislation interne pertinente. La requ?rante ne saurait r?clamer un quelconque d?dommagement en r?paration d’un pr?judice qui, le Gouvernement le souligne, n’a jamais ?t? all?gu? par l’int?ress? au niveau interne.
C. Appr?ciation de la Cour
1. Les principes g?n?raux
62. L’article 1 du Protocole no 1, qui garantit le droit ? la protection de la propri?t?, contient trois normes distinctes : ? la premi?re, qui s’exprime dans la premi?re phrase du premier alin?a et rev?t un caract?re g?n?ral, ?nonce le principe du respect de la propri?t? ; la deuxi?me, figurant dans la seconde phrase du m?me alin?a, vise la privation de propri?t? et la soumet ? certaines conditions ; quant ? la troisi?me, consign?e dans le second alin?a, elle reconna?t aux Etats le pouvoir, entre autres, de r?glementer l’usage des biens conform?ment ? l’int?r?t g?n?ral (…). Il ne s’agit pas pour autant de r?gles d?pourvues de rapport entre elles. La deuxi?me et la troisi?me ont trait ? des exemples particuliers d’atteintes au droit de propri?t? ; d?s lors, elles doivent s’interpr?ter ? la lumi?re du principe consacr? par la premi?re ? (voir, entre autres, James et autres c. Royaume-Uni, arr?t du 21 f?vrier 1986, s?rie A no 98, pp. 29-30, ? 37, lequel reprend en partie les termes de l’analyse que la Cour a d?velopp?e dans son arr?t Sporrong et L?nnroth c. Su?de du 23 septembre 1982, s?rie A no 52, p. 24, ? 61 ; voir aussi Beyeler c. Italie, arr?t pr?cit?, ? 98).
63. La notion de ? bien ? ?voqu?e ? la premi?re partie de l’article 1 du Protocole no 1 a une port?e autonome qui ne se limite pas ? la propri?t? de biens corporels et qui est ind?pendante par rapport aux qualifications formelles du droit interne : certains autres droits et int?r?ts constituant des actifs peuvent aussi passer pour des ? droits patrimoniaux ? et donc des ? biens ? aux fins de cette disposition. Dans chaque affaire, il importe d’examiner si les circonstances, consid?r?es dans leur ensemble, ont rendu le requ?rant titulaire d’un int?r?t substantiel prot?g? par l’article 1 du Protocole no 1 (Iatridis c. Gr?ce, ? 54, Beyeler c. Italie, ? 100, arr?ts pr?cit?s et Broniowski c. Pologne [GC], no 31443/96, ? 129, CEDH 2004-V).
64. L’article 1 du Protocole no 1 ne vaut que pour les biens actuels. Un revenu futur ne peut ainsi ?tre consid?r? comme un ? bien ? que s’il a d?j? ?t? gagn? ou s’il fait l’objet d’une cr?ance certaine. En outre, l’espoir de voir reconna?tre un droit de propri?t? que l’on est dans l’impossibilit? d’exercer effectivement ne peut non plus ?tre consid?r? comme un ? bien ?, et il en va de m?me d’une cr?ance conditionnelle s’?teignant du fait de la non-r?alisation de la condition (Gratzinger et Gratzingerova c. R?publique tch?que (d?c.) [GC], no 39794/98, ? 69, CEDH 2002-VII).
65. Cependant, dans certaines circonstances, l’? esp?rance l?gitime ? d’obtenir une valeur patrimoniale peut ?galement b?n?ficier de la protection de l’article 1 du Protocole no 1. Ainsi, lorsque l’int?r?t patrimonial est de l’ordre de la cr?ance, l’on peut consid?rer que l’int?ress? dispose d’une esp?rance l?gitime si un tel int?r?t pr?sente une base suffisante en droit interne, par exemple lorsqu’il est confirm? par une jurisprudence bien ?tablie des tribunaux (Kopeck? c. Slovaquie [GC], no 44912/98, ? 52, CEDH 2004-IX). Toutefois, on ne peut conclure ? l’existence d’une ? esp?rance l?gitime ? lorsqu’il y a controverse sur la fa?on dont le droit interne doit ?tre interpr?t? et appliqu? et que les arguments d?velopp?s par le requ?rant ? cet ?gard sont en d?finitive rejet?s par les juridictions nationales (Kopeck? c. Slovaquie, arr?t pr?cit?, ? 50).
2. Application en l’esp?ce
a) Sur l’applicabilit? de l’article 1 du Protocole no 1
i. A la propri?t? intellectuelle en g?n?ral
66. La premi?re question qui se pose ? l’?gard de l’applicabilit? de l’article 1 du Protocole no 1 en l’esp?ce est celle de savoir si cette disposition s’applique ? la propri?t? intellectuelle en tant que telle. Se r?f?rant ? la jurisprudence de la Commission europ?enne des Droits de l’Homme (Smith Kline et French Laboratories Ltd c. Pays Bas, no 12633/87, d?cision du 4 octobre 1990, D?cisions et rapports (DR) 66, p. 70), la chambre a estim? que tel ?tait le cas (voir le paragraphe 43 de l’arr?t de la chambre).
67. La Cour observe que les organes de la Convention n’ont eu que tr?s rarement ? statuer sur des questions de propri?t? intellectuelle. Dans l’affaire Smith Kline pr?cit?e, la Commission s’est ainsi prononc?e :
? La Commission rel?ve qu’en droit n?erlandais, le titulaire d’un brevet est d?sign? comme le propri?taire d’un brevet et que, sous r?serve des dispositions de la loi y aff?rente, les brevets son r?put?s ?tre des biens personnels cessibles et transf?rables. Elle estime, d?s lors, qu’un brevet rel?ve effectivement du terme ? biens ? figurant ? l’article 1 du Protocole additionnel. ?
68. La Commission a confirm? cette jurisprudence dans l’affaire Lenzing AG c. Royaume-Uni (no 38817/97, d?cision du 9 septembre 1998, non publi?e), qui concernait ?galement un brevet. Cependant, elle a pr?cis? dans cette affaire que le ? bien ? en question ?tait non pas le brevet en tant que tel mais les demandes formul?es par la soci?t? requ?rante dans une proc?dure civile visant ? modifier le syst?me britannique d’enregistrement des brevets. La Commission a finalement conclu, toujours dans cette affaire, qu’il n’y avait eu aucune ing?rence dans le droit au respect des biens de la soci?t? requ?rante, celle-ci ayant eu la possibilit? de s’adresser ? un tribunal de pleine juridiction afin d’exposer ses pr?tentions ? cet ?gard.
69. Concernant une demande de brevet rejet?e par l’organe national comp?tent, la Commission a d?cid? dans l’affaire British-American Tobacco Company Ltd c. Pays-Bas que l’article 1 du Protocole no 1 n’?tait pas applicable. Elle s’est notamment exprim?e ainsi :
? (…) la soci?t? requ?rante n’a pas r?ussi ? obtenir la protection effective de son invention au moyen d’un brevet. Par cons?quent, la soci?t? a ?t? priv?e d’un droit de protection de la propri?t? intellectuelle, mais n’a pas ?t? priv?e de sa propri?t? actuelle ? (British-American Tobacco Company Ltd c. Pays-Bas, s?rie A no 331, arr?t du 20 novembre 1995, avis de la Commission, p. 37, ?? 71-72). ?
Comme la chambre l’a relev? dans son arr?t, la Cour a d?cid?, dans cette m?me affaire British-American Tobacco Company Ltd, de ne pas examiner s?par?ment la question de savoir si la demande de brevet en question constituait un ? bien ? relevant de la protection accord?e par l’article 1 du Protocole no 1 (British-American Tobacco Company Ltd, arr?t pr?cit?, p. 29, ? 91). Elle avait en effet d?j? examin? la situation litigieuse sous l’angle de l’article 6 ? 1 de la Convention.
70. Dans l’affaire Hiro Balani c. Espagne, la Cour ne s’est pas prononc?e sur l’applicabilit? de l’article 1 du Protocole no 1 ? la propri?t? intellectuelle. Elle a cependant consid?r? qu’il y avait une violation de l’article 6 ? 1 de la Convention, faute pour le Tribunal supr?me espagnol d’avoir examin? un moyen tir? par la requ?rante du non-respect du principe de priorit? (Hiro Balani c. Espagne, arr?t du 9 d?cembre 1994, s?rie A no 303-B, p. 30, ? 28).
71. Plus r?cemment, dans une affaire Melnitchouk c. Ukraine, qui concernait la violation all?gu?e des droits d’auteur du requ?rant, la Cour a r?affirm? que l’article 1 du Protocole no 1 s’appliquait ? la propri?t? intellectuelle, soulignant cependant que le fait que l’Etat, par le biais de son syst?me judiciaire, a fourni un cadre pour l’appr?ciation des droits et obligations du requ?rant n’engage pas automatiquement sa responsabilit? au regard de cette disposition, m?me si, dans des circonstances exceptionnelles, il peut ?tre tenu pour responsable d’un pr?judice caus? par une d?cision arbitraire ; la Cour a relev? que tel n’?tait pas le cas dans cette affaire car les juridictions nationales avaient en l’esp?ce agi dans le respect du droit interne en justifiant pleinement leurs d?cisions. Leur appr?ciation n’avait donc pas ?t? entach?e d’arbitraire ou d’irrationalit? manifeste contraire ? l’article 1 du Protocole no 1 ? la Convention (Melnitchouk c. Ukraine (d?c.), no 28743/03, CEDH 2005-IX ; voir ?galement Breierova et autres c. R?publique tch?que (d?c.), no 57321/00, 8 octobre 2002).
72. Au vu de la jurisprudence susmentionn?e, la Cour fait sienne la conclusion de la chambre selon laquelle l’article 1 du Protocole no 1 s’applique ? la propri?t? intellectuelle en tant que telle. Reste ? d?terminer si une conclusion diff?rente s’impose quant ? savoir si cette disposition s’applique ?galement ? une simple demande d’enregistrement d’une marque de commerce.
ii. A la demande d’enregistrement
73. Suivant, pour l’essentiel, la position du gouvernement portugais, la chambre a consid?r? dans son arr?t que
? (…) s’il est clair qu’une marque commerciale constitue un ? bien ? au sens de l’article 1 du Protocole no 1, tel n’est le cas qu’apr?s l’enregistrement d?finitif de la demande respective, selon les r?gles en vigueur dans l’Etat concern?. Avant un tel enregistrement, l’int?ress? dispose, certes, d’un espoir d’obtenir un tel ? bien ? mais non d’une esp?rance l?gitime juridiquement prot?g?e. ? (paragraphe 52)
74. La chambre a reconnu que la situation juridique de celui qui demande l’enregistrement d’une marque de commerce implique certains int?r?ts ?conomiques, tels que ceux li?s ? la possibilit? de sa transmission, ?ventuellement ? titre on?reux, ? un contrat de licence ou enfin ? la priorit? envers les demandes d?pos?es ult?rieurement. Toutefois, se r?f?rant ? la jurisprudence Gratzinger et Gratzingerova susmentionn?e, la chambre a consid?r? que
? (…) la requ?rante ne pouvait ?tre s?re d’?tre titulaire de la marque en question qu’apr?s son enregistrement d?finitif, et cela uniquement au cas o? une tierce partie ne soul?verait pas des objections ? cet ?gard, comme la l?gislation applicable le permettait. En d’autres termes, la requ?rante disposait d’un droit conditionnel qui s’est toutefois ?teint, de mani?re r?troactive, du fait de la non-r?alisation de la condition, ? savoir celle de ne pas porter atteinte aux droits d’une tierce partie. ? (paragraphe 50)
75. La Cour estime qu’il convient d’examiner si les circonstances de l’affaire, consid?r?es dans leur ensemble, ont rendu la requ?rante titulaire d’un int?r?t substantiel prot?g? par l’article 1 du Protocole no 1. A cet ?gard, elle observe d’embl?e que la question de savoir si la requ?rante est devenue titulaire de la marque Budweiser le 20 juin 1995, lorsqu’elle s’est vu d?livrer un certificat d’enregistrement par l’INPI ? point qui a ?t? largement d?battu par les parties lors de l’audience devant la Grande Chambre ? est finalement secondaire. En effet, un tel certificat a ?t? d?livr? ? la requ?rante en violation des dispositions de l’article 7 du code de la propri?t? industrielle (paragraphe 43 ci-dessus) : il ne saurait donc changer ni la nature du ? bien ? dont la requ?rante r?clame la propri?t? ni la substance de sa situation juridique g?n?rale au regard de l’article 1 du Protocole no 1.
76. Dans cette optique, la Cour prend note de l’ensemble des droits et int?r?ts ?conomiques qui se rattachent ? la demande d’enregistrement d’une marque de commerce. Avec la chambre, elle reconna?t que de telles demandes peuvent faire l’objet de multiples op?rations juridiques ? titre on?reux, telles qu’une vente ou un contrat de licence, et qu’elles poss?dent
? ou peuvent poss?der ? une valeur ?conomique importante. Dans la mesure o? le Gouvernement a all?gu? que les transactions relatives aux demandes de marque repr?sentent des valeurs n?gligeables ou symboliques, la Cour souligne que, dans une ?conomie de march?, de telles valeurs d?pendent de multiples ?l?ments : l’on ne peut pr?tendre d’embl?e que toute cession d’une demande d’enregistrement d’une marque de commerce ne repr?sente aucune valeur ?conomique. En l’occurrence, comme la requ?rante n’a pas manqu? de remarquer, la marque en cause pr?sentait, de par sa notori?t? internationale, une valeur ?conomique certaine.
77. Quant ? la possibilit? d’obtenir un d?dommagement en cas d’usage ill?gal ou frauduleux par un tiers de la marque dont l’int?ress? a demand? l’enregistrement, il y a d?saccord entre les parties quant au point de savoir si une telle protection pouvait ?tre accord?e par le droit portugais avant l’entr?e en vigueur du nouveau code de la propri?t? industrielle de 2003. La Cour estime quant ? elle, au vu de la d?cision de la cour d’appel de Lisbonne du 10 mai 2001, que l’on ne saurait exclure totalement une telle possibilit?.
78. L’ensemble de ces ?l?ments donne ? penser que la situation juridique de la requ?rante en tant que demanderesse de l’enregistrement d’une marque de commerce relevait de l’article 1 du Protocole no 1, dans la mesure o? elle faisait valoir des int?r?ts ? contenu patrimonial. Certes, l’enregistrement ? et par cons?quent une protection plus ?tendue de la marque ? ne serait devenu d?finitif qu’en l’absence d’atteinte aux droits l?gitimes d’une tierce partie, les droits attach?s ? la demande d’enregistrement ?tant donc, en ce sens, conditionnels. La requ?rante pouvait n?anmoins escompter, au moment du d?p?t de sa demande, que cette derni?re serait examin?e au regard de la l?gislation applicable, dans la mesure o? elle remplissait les autres conditions mat?rielles et de proc?dure exigibles en l’esp?ce. La soci?t? requ?rante ?tait donc titulaire d’un ensemble de droits patrimoniaux ? attach?s ? sa demande d’enregistrement d’une marque de commerce ? reconnus en droit portugais, bien que r?vocables dans certaines conditions. Cela suffit pour consid?rer que l’article 1 du Protocole no 1 est applicable en l’esp?ce et dispense par cons?quent la Cour de rechercher si la requ?rante pouvait se pr?valoir par ailleurs d’une ? esp?rance l?gitime ?.
b) Sur l’existence d’une ing?rence
79. La Cour a conclu ? l’applicabilit? de l’article 1 du Protocole no 1 ? la situation litigieuse. Encore faut-il examiner s’il y a eu une ing?rence dans le droit de la requ?rante au respect de ses biens.
80. Pour la requ?rante, l’ing?rence en question d?coulerait de l’arr?t de la Cour supr?me du 23 janvier 2001, qui a fait primer l’Accord bilat?ral de 1986 sur la demande d’enregistrement de la marque Budweiser, qui lui est chronologiquement ant?rieure. Selon la requ?rante, ce serait en effet cet arr?t qui aurait eu pour effet de la priver de son droit de propri?t? sur la marque en cause, dans des conditions pr?tendument contraires aux textes internationaux en vigueur ainsi qu’? l’article 1 du Protocole no 1, puisque le principe de la priorit? n’a pas ?t? respect?. Si cet Accord bilat?ral n’avait pas ?t? appliqu?, la demande d’enregistrement formul?e par la requ?rante n’aurait pu qu’?tre accept?e, dans la mesure o? elle remplissait toutes les autres conditions l?gales exigibles.
81. La Cour constate que la question se pose de savoir si l’application des dispositions de l’Accord bilat?ral de 1986 ? une demande d’enregistrement d?pos?e en 1981 a pu constituer une ing?rence dans le droit de la requ?rante au respect de ses biens.
82. Elle rappelle ? cet ?gard que, dans certaines circonstances, l’application r?troactive d’une l?gislation ayant pour effet de priver l’int?ress? d’une valeur patrimoniale pr?existante et faisant partie des ? biens ? de ce dernier peut constituer une ing?rence pouvant rompre le juste ?quilibre devant r?gner entre les exigences de l’int?r?t g?n?ral et, d’autre part, la sauvegarde du droit au respect des biens (voir, par exemple, Maurice c. France [GC], no 11810/03, ?? 90 et 93, CEDH 2005-IX), y compris lorsque l’Etat n’est pas lui-m?me partie ? la proc?dure portant sur un tel litige, celle-ci opposant des particuliers (Lecarpentier et autre c. France, no 67847/01, ?? 48, 51 et 52, 14 f?vrier 2006 ; voir ?galement, s’agissant de l’article 6 de la Convention, Cabourdin c. France, no 60796/00, ?? 28-30, 11 avril 2006).
83. Toutefois, la Cour rel?ve qu’en l’esp?ce la requ?rante, plut?t que d?noncer l’application r?troactive ? son ?gard d’une l?gislation qui l’aurait priv?e de la propri?t? d’un bien pr?existant, se plaint essentiellement de la mani?re dont les tribunaux nationaux ont interpr?t? et appliqu? la l?gislation nationale dans une proc?dure entre deux parties r?clamant le droit ? utiliser le m?me nom, au cours de laquelle il a ?t? notamment all?gu? que les juridictions nationales avaient donn? ? tort un effet r?troactif ? l’Accord bilat?ral. La Cour observe que l’article 1 du Protocole no 1 fait obligation ? l’Etat de prendre les mesures n?cessaires ? la protection du droit au respect des biens, m?me lorsque sont en cause des litiges opposant de simples particuliers ou des soci?t?s priv?es. L’Etat a en particulier l’obligation d’offrir aux parties en conflit des proc?dures judiciaires pr?sentant les garanties proc?durales requises, de mani?re ? permettre aux juridictions nationales de statuer de mani?re effective et ?quitable ? la lumi?re de la l?gislation applicable. Cependant, la Cour rappelle qu’elle dispose d’une comp?tence limit?e s’agissant de v?rifier si le droit national a ?t? correctement interpr?t? et appliqu? ; il ne lui appartient pas de se substituer aux tribunaux nationaux, son r?le consistant surtout ? s’assurer que les d?cisions de ces derniers ne son

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