AFFAIRE AKSOY c. TURQUIE - A.N.P.T.ES.
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Testo originale e tradotto della sentenza selezionata

AFFAIRE AKSOY c. TURQUIE

Tipologia: Sentenza
Importanza: 1
Articoli: 41, 03, 13, 05, 15, 25, 35, 06
Numero: 21987/93/1996
Stato: Turchia
Data: 1996-12-18 00:00:00
Organo: Grande Camera
Testo Originale

Conclusione Eccezione preliminare respinta (non-esaurimento); Violazione dell’art. 3; violazione dell’arte. 5-3; violazione dell’art. 13; non luogo a procedere ad esaminare l’art. 6-1; non-violazione dell’arte. 25-1; danno materiale – risarcimento pecuniario; Danno giuridico – risarcimento pecuniario; Rimborso oneri e spese

Nella causa Aksoy c. Turchia (1),

La Corte europea ́dei Diritti dell’uomo, costituita,
́ conformemente ̀all’articolo 43 (art. 43) della Convenzione di salvaguardia,
dei Diritti dell’uomo e delle Libert? ́fondamentali (“la Convenzione”)
ed alle clausole pertinenti del suo ordinamento ̀A (2), in una camera
composta ́dei giudici di cui segue il nome:

SIGG. R. Ryssdal, presidente,́
Thor ́Vilhjalmsson,
F. Golcucklü,
L. – E. Pettiti,
J. Di Meyer,
J.M. Morenilla,
A.B. Baka,
J. Makarczyk,
U. Lohmus,

cos? come dei Sigg. H. Petzold, cancelliere, ed Allegati Mahoney, cancelliere,
collaboratore,

Dopo avere ̀deliberato ́in camera del consiglio il 27 aprile,
24 ottobre e 26 novembre 1996,

Rende la sentenza ̂che ha, adotta ́a ̀questa ultima data:
_______________
Note del cancelliere

1. La causa porta il n? 100/1995/606/694. Le prime due cifre
indicano il posto nell’anno ́di introduzione, le due ultime il
posto sull’elenco delle immissione nel processo della Corte dall’origine e su
quella delle richieste ̂iniziali, alla Commissione, corrispondenti.

2. L’ordinamento ̀ applicato a tutte le cause deferite ́alla Corte
prima dell’entrata in vigore ́del Protocollo n? 9 (P9) (1 ottobre 1994) e,
da questa, alle sole cause concernenti gli Stati non facenti parte di
suddetto Protocollo (P9). Corrisponde all’ordinamento ̀entrato in vigore ́il
1 gennaio 1983 ed emendato ́ da allora a parecchie ̀riprese.
_______________

PROCEDIMENTO

1. La causa ? ́stata deferita alla Corte dal governo turco (“il
Governo”) il 4 dicembre ́1995, poi dalla Commissione europeá
dei Diritti dell’uomo (“la Commissione”) il 12 dicembre ́1995, nel,
termine ́di tre mesi che aprono gli articoli 32 paragrafo 1 e 47 del
Convenzione (art. 32-1, art. 47). Alla sua origine si trova una richiesta
(n? 21987/93) diretta ́contro la Repubblica turca e in cui un cittadino
di questo Stato, il Sig. Z. A., aveva investito la Commissione il 20 maggio 1993
in virt? dell’articolo 25 (art. 25).

La richiesta ̂del Governo rinvia all’articolo 48 ( art. 48)
la domanda della Commissione agli articoli 44 e 48 (art. 44, art. 48)
cos? come alla dichiarazione ́turca che riconosce la giurisdizione
obbligatoria della Corte (articolo 46) (art. 46). Hanno per oggetto
di ottenere una decisione sul punto di ́sapere se i fatti della causa
rivelano ̀una trasgressione dello stato convenuto ́alle esigenze degli
articoli 3, 5 paragrafo 3, 6 paragrafo 1 e 13 della Convenzione (art. 3,
art. 5-3, art. 6-1, art. 13).

2. Il richiedente ? ́stato ucciso il 16 aprile 1994, da una pallottola. Il
20 aprile 1994, i suoi rappresentanti ́hanno informato la Commissione che suo padre
desiderava inseguire il procedimento.́

3. In risposta ́all’invito contemplato ́all’articolo 33 paragrafo 3 d,
dell?ordinamento ̀A, il padre del richiedente (che sar? denominato anch?egli
richiedente” )nel seguito del testo) ha emesso il voto di partecipare
all’istanza e ha designato i ́suoi consiglieri.

Il 26 marzo 1996, il presidente ́ha, conformemente ̀all’articolo 30
paragrafo 1, autorizza la ́Sig.ra F. H., insegnante di conferenze ́in diritto
alll’universit? ́ dell?Essex, a ̀rappresentare ́il richiedente.́

4. La camera da ̀costituire comprendeva di pieno dritto
Il Sig. F. Golcucklü, giudice eletto ́di nazionalit? turca ,articolo 43 del
Convenzione, (art. 43) ed il Sig. R. Ryssdal, presidente ́della Corte
(articolo 21 paragrafo 4 b, dell’ordinamento ̀A). Il 5 dicembre ́1995, questo,
ha estratto a sorte, in presenza del cancelliere, il nome dei sette altri
membri, ossia i Sigg. L. – E. Pettiti, J. Di Meyer, J.M. Morenilla,
F. Bigi, A.B. Baka, J. Makarczyk ed U. Lohmus, articoli 43 in fine della
la Convenzione e 21 paragrafo 5 dell’ordinamento ̀A, (art. 43). In seguito al
decesso ̀del Sig. Bigi, il Sig. Thor ́Vilhjalmsson, primo supplente, ? diventato
membro della camera.

5. Nella sua qualit? ́di presidente della camera, articolo 21 paragrafo 6 del
ordinamento ̀A, il Sig. Ryssdal ha consultató, tramite l’intermediario del cancelliere,
l’agente del Governo, gli avvocati del richiedente ́ed il delegato della
Commissione a proposito dell’organizzazione del procedimento (́articoli 37,
paragrafo 1 e 38). In seguito all’ordinanza resa perci? ́il,
cancelliere ha ricevuto ̧l’esposto ́del richiedente il 7 marzo 1996, poi, il 15,
quello del Governo.

6. Cos? come aveva deciso ́il presidente, l’udienza ha avuto luogo il
26 aprile 1996, al Palazzo dei Diritti dell’uomo ha ̀Strasburgo. La Corte
aveva tenuto prima una riunione ́preparatoria.́

Sono comparsi:

– per il Governo

Il Sig. B. Caglaŗ, ministero ̀delle Cause estere, agente,
La Sig.ra D. Akcay̧,
Il Sig. T. Ozkarol̈,
Il Sig. A. Kurudal,
Il Sig. F. Erdogan,
Il Sig. O. Sever,
La Sig.ra Sig. Gulsen, ̈consigliere,;

– per la Commissione

Il Sig. H. Danelius, delegato,;́

– per il richiedenté

La Sig.ra F. H., universit? ́dell? Essex,
Il Sig. K. B., avvocato, consigliere,
Il Sig. K. Y.,
Il Sig. T. F.,
La Sig.ra A. R., consigliere.

La Corte ha inteso nelle loro dichiarazioni il ́Sig. Danelius,
La Sig.ra H., il Sig. Caglar ̧e la Sig.ra Akcay.̧

IN FATTO

I. Le circostanze dello specificò

A. Il richiedenté

7. Cittadino turco nato nel 1963, il Sig. Z. A. viveva, all’epoca ́dei
fatti, a ̀Mardin, Kiziltepe, nel Sud-est della Turchia, dove era un
metallurgico.́ Fu ucciso ́tramite pallottola il 16 aprile 1994. Da allora,
suo padre ha ̀fatto sapere che desiderava inseguire il procedimentó
(paragrafo 3 sopra).

B. La situazione nel Sud-est della Turchia

8. Dal 1985 circa, dei gravi disordini infuriano nel
Sud-est della Turchia, tra le forze di sicurezza ́ed i membri del
PKK( Partito dai lavoratori del Kurdistan). Questo conflitto ?, secondo ̀il
Governo, costato ́fino qui la vita, a ̀4 036 civili e 3 884 membri
delle forze di sicurezza.́́

9. All’epoca ́in cui ̀la Corte ha esaminato ́la causa, dieci delle
undici province del Sud-est della Turchia si trovavano sottoposte, dal
1987, al regime ́dello stato di emergenza.

C. La detenzione ́del richiedenté

10. I fatti dello specifico ̀sono controversi.́

11. Il richiedente ́sostiene che ? stato arrestato il 24 novembre 1992,
tra le 23 e mezzanotte. Una ventina di poliziotti si sarebbe
recati presso il ̀suo domicilio, accompagnati ́da un detenuto di nome M. che l’aveva
́identifico falsamente come un membro del PKK. Il Sig. A. avrebbe dichiarató́
alla ̀la polizia di non conoscere ̂questa persona.

12. Secondo ̀il Governo, il richiedente ? ́stato arrestato posto poí
in custodia cautelare il 26 novembre 1992 verso le 8 h 30, con tredici altri
persone. Era ́sospettato di aiutare e di sostenere i terroristi
del PKK, di essere ̂membro della sezione di Kiziltepe del PKK e di
distribuire dei volantini di questo partito.

13. Il richiedente ́afferma essere stato portato alla direzione della
sicurezza ́di Kiziltepe. Dopo ̀una notte, sarebbe ́stato trasferito alla
sezione antiterroristica della direzione della sicurezza ́di Mardin.

Sarebbe ́stato detenuto, con due altre persone, in una,
cella che misurava approssimativamente 1,5 x 3 metri ̀ed attrezzata ́con un letto
e una copertura, ma no con un guanciale. Avrebbe ricevuto ̧due pasti
al giorno.

14. Dopo ̀avergli domandato ́se conosceva M., l’uomo che
l’aveva identificato, ́sarebbe stato avvertito cos?: “Se non lo conosci,
la tortura ti rinfrescher? la memoria.”́

Il secondo ̀giorno sarebbe stato svestito interamentê, sarebbe stato legato
con ́le mani sulla schiena e sarebbe stato sospeso per le braccia,
modo “̀impiccagione palestinese”, poi la polizia gli avrebbe applicato
degli elettrodi ́sulle parti genitali e l’avrebbe annaffio di acqua
mentre lo fulminava.́ Avrebbe avuto gli occhi bandati durante
queste torture che sarebbero durate circa trentacinque minuti.

Durante i due seguente giorni, avrebbe ricevuto ̧delle serie ́di
colpi a intervalli di due ore o di mezz’ora, senza essere,̂
sospeso. Le torture sarebbero proseguite per quattro giorni
e sarebbero state molto ̀intensive nel corso dei primi due.

15. In seguito a queste sevizio, il richiedente avrebbe perso l’uso
delle sue braccia e delle sue mani. I suoi esaminatori gli avrebbero ordinato
di fare dei movimenti per ricuperare la padronanza delle sue mani.
Avrebbe domandato ́di ̀vedere un medicó, ma in vano.

16. ́Fu esaminato l?8 dicembre 1992, da un medico del servizio
medico ́della sotto-prefettura. Fu redatto un rapporto medico che
dichiaravá, in una frase sola, che l’interessato non portava alcune
tracce di colpi o di violenza. Secondo il ̀Sig. A., il medico ́chiese
da dove ̀provenivano le lesioni visibili sulle sue braccia. Un poliziotto gli
avrebbe risposto ́che si sarebbe trattato di un incidente. Il medico avrebbe allora
fatto osservare, in modo ̀sarcastico che tutte le persone che passano
per quel luogo sembravano avere un incidente.

17. Il Governo sostiene che dei dubbi molto ̀seri ́aleggiano
sulla questione di sapere se il richiedente ? ́stato effettivamente vittima
dei cattivi trattamenti durante la sua custodia cautelare.

18. Il 10 dicembre ́1992, proprio prima della sua liberazione, il Sig. A. fu
condotto dinnanzi al procuratore di Mardin.

Secondo ̀il Governo, fu capace di firmare una
dichiarazione che ́negava ogni legame col PKK e non si lament? di avere
stato ́tortura.́

Il richiedenté, in compenso, sostiene che si sottopose la sua
firma a una dichiarazione ́il cui contenuto era falso. Il procuratore
avrebbe insistito affinch? ́firmasse, ma il Sig. A. gli avrebbe dichiarató́
che ne era ́incapace perch? non poteva muovere le mani.

D. Avvenimenti ́posteriori al rilascio del richiedenté

19. Il Sig. A. fu liberato ́il 10 dicembre 1992. Il 15, fu ammesso
all ̀l’ospedale ̂universitario di Dicle, dove gli ̀si diagnostic? una
paralisi radiale bilaterale, ́cio? una paralisi delle due braccia,
causata ́dalle lesioni nervose nella parte superiore delle braccia.
Dichiar? ́al medico incaricato di curarlo che era stato detenuto e
appeso per le braccia, mani legate ́sulla schiena.

Rimase in ospedale fino al 31 dicembre ́1992, data alla
quale, secondo ̀il Governo, si ecliss? senza avere compiuto le
formalit? ́di uscita e portando con lui la sua cartella medica.́

20. Il 21 dicembre ́1992, il procuratore decise che niente giustificava
l’apertura di perseguimenti penali ́contro il richiedente.́ In compenso,
undici dei suoi compagni di detenzione ́furono accusati.

21. Nessuno procedimentó, n? penale, n? civile, fu impegnato dinnanzi
alle giurisdizioni turche in rapporto con le sevizie ́che il richiedenté
afferma avere subito.

E. Il decesso ̀del richiedenté

22. Il Sig. A. fu ucciso ́con pallottole il 16 aprile 1994.

Secondo i ̀suoi rappresentantí, era stato oggetto di minacce di
morte, l’ultima era stata proferita da telefono il 14 aprile 1994,
destinate ́a costringerlo a rinunciare ́alla sua richiesta ̂presso la Commissione,
ed il suo omicidio sarebbe la conseguenza ́diretta del mantenimento di questa.

Il Governo, in compenso, sostiene che si trattava di uno
ordinamento ̀di conti tra fazioni rivali del PKK.

Un indiziato, membro presunto ́del PKK, ? stato accusato dell’omicidio.

F. L’instaurazione ́dei fatti da parte della Commissione

23. Dei delegati della Commissione ascoltarono dei testimoni a
Diyarbakir il 13 e 14 marzo 1995 e ad Ankara tra il 12 ed il
14 aprile 1995, in presenza ́dei rappresentanti delle due parti che
ebbero l’occasione di interrogare i testimoni.́ In pi?, la Commissione,
ascolta delle osservazioni orali sull’ammissibilit? ́ed il merito della
richiesta all’epoca delle udienze tenute a ̀Strasburgo il 18 ottobre 1994 e
3 luglio 1995.

Dopo avere ̀valutato ́le prove orali e scritte prodotte
dinnanzi a lei, la Commissione ? arrivata alle seguenti conclusioni a proposito
dei fatti:

a) non ? possibile fare una constatazione precisa ́in quanto alla
data di arresto del Sig. A., anche se ? chiaro che questa ha avuto
luogo al pi? tardi il 26 novembre 1992. Rilasciato il 10 dicembre 1992,
l’interessato ? ́stato detenuto dunque durante almeno quattordici giorni.

b) Ricoverato il 15 dicembre 1992, gli si diagnostic? una
paralisi radiale bilaterale.́ Lasci? l’ospedale a suo proprio capo
il 31 dicembre ́1992, senza avere compiuto le formalit? di uscita.

c) Niente prova che il Sig. A. abbia sofferto di un qualsiasi
handicap anteriore il suo arresto, n? che abbia subito un incidente durante
il periodo ́di cinque giorni che separavano la fine della sua custodia cautelare dalla sua
ospedalizzazione.

d) risulta delle testimonianze ́mediche che le lesioni del
richiedente possono avere diverse cause tra le quali un
trauma subito da una persona che ? stata appesa per braccia. In pi?
la paralisi radiale che colpisce le due braccia non ?
apparentemente un fenomeno ricorrente, ma pu? in compenso
spiegarsi molto bene con la forma di sevizie ́conosciuta sotto il nome di
“impiccagione palestinese.”

e) I delegati hanno ́sentito le testimonianze di uno dei
poliziotti che avevano interrogato il ́Sig. A. e del procuratore che l’aveva
visto prima della sua liberazioné; tutti e due hanno dichiarato che era inconcepibile
che ̂avesse subire delle sevizie ́qualunque fossero.̂ La Commissione ha giudicato
queste testimonianze ́poco convincenti al motivo che davano l’impressione
che i due agenti pubblici non erano ́disposti a ̀considerare la
possibilit? ́che dei poliziotti si fossero resi colpevoli di cattivi
trattamenti.

f) Il Governo non ha offerto nessuna altra spiegazione per i
lesioni di M. A..

g) non ci sono sufficientemente prove per potere derivare
qualsiasi conclusione in quanto alle altre affermazioní
del richiedente ́secondo le quali sarebbe ́stato fulminato e battuto.
In compenso, risulta chiaro che ? ́stato detenuto, con due altri
persone, in una piccola cella attrezzata solo da un letto e di una coperta,
e che ? stato tenuto con gli occhi bandati durante i suoi
interrogatori.

II. Il diritto e le pratica interni pertinenti

A. Disposizioni penali che ́reprimono la tortura

24. Il codice penale ́turco reprime il fatto per un agente pubblico di
sottoporre qualcuno alla tortura o a dei cattivi trattamenti
(articoli 243 per la tortura e 245 per i cattivi trattamenti).

25. L’articolo 8 del decreto ́n? 430 del 16 dicembre 1990 ? cos?
formulato:́

“Le decisioni ́ed atti presi nell’esercizio dei poteri che
conferisce loro ̀il presente ́decreto dal prefetto di una regioné
sottoposta allo ̀lo stato ́di emergenza o dal prefetto di una provincia di
simile regione non ́impegna le loro responsabilit? penali,
finanziarie ̀o giuridiche. Queste non ̂possono essere ricercaté
dinnanzi a nessuna autorit? ́giudiziale, senza pregiudizio per il diritto della
vittima di chiedere allo stato risarcimento ́dei danni a ̀lei
causati ́senza giustificazione.”

26. I procuratori hanno il dovere di esaminare le affermazioní
delle violazioni gravi che vengono di cui vengono a conoscenza , anche ̂in
mancanza di querele. Tuttavia, nella regione ́sottoposta allo stató
di emergenza, le inchieste a proposito di ̂violazioni penali ́commesse dagli
agenti pubblici sono condotte ́dai consigli amministrativi locali
composti da funzionari. Questi consigli sono anche abilitati a
decidere ́dell’apertura o meno di perseguimenti, sotto riserva di un controllo,̂
giudiziale automatico dinnanzi alla Corte amministrativa suprema ̂nei
casi in cui essi decidono ́di non perseguire, decreto-legge n? 285.

B. Ricorso di diritto amministrativo

27. L’articolo 125 della Costituzione turca ? cos? formulato:́

“Ogni atto o decisione ́dell’amministrazione ? suscettibile
di un controllo giurisdizionale

L’amministrazione ? tenuta di riparare ad ogni danno risultanté
dai suoi atti e misure.”

In virt? di questa disposizione, lo stato ? tenuto ad indennizzare
ogni persona che riesce a dimostrare ́di aver subito un danno nelle
circostanze in cui lo stato ha mancato ́al suo dovere di salvaguardia della vita
e della propriet? ́individuale.

C. Procedimento ́civile

28. Ogni atto illegale ́dannoso commesso da un funzionario,
all’eccezione del prefetto ́della regione sottoposta allo stato ́di emergenza e di
quelli delle province di suddetta regione, pu? dare luogo ad ̀un’azione in
risarcimento ́dinnanzi ai tribunali civili ordinari.

D. Il diritto relativo alla custodia cautelare

29. In virt? dell’articolo 128 del codice di procedimento ́penale, una,
persona arrestata ́e detenuta deve ̂essere tradotta dinnanzi ad un giudice conciliatore
entro le ́ventiquattro. Queste possono essere estese ́a
quattro giorni in caso di detenzione ́legata ad una violazione collettiva.

I periodi ́massimali di detenzione senza controlli ̂giudiziali
sono pi? lunghi quando si tratta di violazioni che dipendono dai
tribunali di sicurezza ́dello stato. In simile caso, ? permesso deteneré
un indiziato per quarantotto in rapporto con una violazione
individuale e per quindici giorni in rapporto con una violazione
collettiva (articolo 30 della legge n? 3842 del 1 dicembre ́1992. che
riproduce l’articolo 11 del decreto-legge ́n? 285 del 10 luglio 1987).

Nella regione ́sottoposta allo stato ́di emergenza, tuttavia, una
persona arrestata ́nella cornice di un procedimento dinnanzi ad uno
tribunale di sicurezza ́dello stato pu? essere detenuta ́per quattro giorni in
caso di violazioni individuali e per trenta giorni in caso
di violazioni collettive prima di essere condotta dinnanzi ad un magistrato
(ibidem, che riproduce l’articolo 26 della legge n? 2935 del
25 ottobre 1983).

30. L’articolo 19 della Costituzione turca conferisce ̀ogni detenuto
il diritto di fare controllare ̂la legalit? ́della sua detenzione per mezzo
di una domanda indirizzata ́alla giurisdizione competente ́affinch? venga a conoscenza
della sua causa.

E. La derogazione ́turca all?articolo 5 della Convenzione
(art. 5)

31. In una lettera datata ́ 6 agosto ̂1990, il Rappresentante ́permanente,
della Turchia presso ̀il Consiglio dell’Europa inform? il
Segretario ́generale dell’organizzazione dei seguenti elementi:

“La Repubblica ́della Turchia ? esposta a delle minacce per la sua
sicurezza ́nazionale nel Sud-est dell’Anatolia
l’ampiezza e l’intensit? delle quali sono ́andate crescendo durante gli
ultimi mesi al punto di rappresentare ́una minaccia per la vita
della nazione al senso dell’articolo 15 della Convenzione
,(art. 15).

Nel 1989, 136 civili e 153 membri delle forze di sicurezza ́sono
Stati uccisi a seguito di atti di terrorismo di cui gli autori
agivano a ̀partire talvolta da basi estere.́̀ Niente che
dall’inizio ́del 1990, il numero delle vittime ammonta ̀à
125 civili e 96 membri delle forze di sicurezza.́́

La sicurezza ́nazionale ? minacciata principalmente nelle
province [ossia Elazig, Bingol, ̈Tunceli, Van, Diyarbakir,
Mardin, Siirt, Hakkari, ̂Batman, Sirnak] della
Anatolia del Sud-est e parzialmente anche nelle province
adiacenti.

In ragione dell’intensit? ́e della diversit? delle azioni
terroristiche, e per reprimerle, il Governo deve
non solo fare intervenire le sue forze di sicurezzá, ma
perci? prendere le misure adeguate ́per neutralizzare una
campagna di disinformazione ́tendenziosa presso ̀il pubblico,
lanciata ́a partire ́in particolare ̀da altre regioni ́del
Repubblica ́della Turchia o anche ̂dell’estero ́ed accompagnatá
da un’utilizzazione abusiva di diritti sindacali.

A questo fine, il Governo della Turchia, agendo,
́ conformemente ̀all’articolo 121 della Costituzione turca, ha
promulgato, il 10 maggio 1990, i decreti-legge numero 424 e 425.
Questi decreti ́potranno provocare ̂una derogazione ́agli obblighi
iscritti qui di seguito nelle disposizioni ̀della Convenzione
europea ́dei Diritti dell’uomo e delle Libert? fondamentali:
ossia negli articoli 5, 6, 8, 10, 11 e 13 ( art. 5)
art. 6, art. 8, art. 10, art. 11, art. 13. Una descrizione
sommaria delle nuove misure sono unite alla presente.́ La
domanda della loro compatibilit? ́con la Costituzione turca ?
attualmente in corso dinnanzi alla Corte costituzionale della
Turchia.

Quando le misure menzionate pi? ́sopra avranno cessato di esserê
in applicazione, il Governo della Turchia ne informer? il
Segretario ́Generale del Consiglio dell’Europa.

La presente ́notificazione ? fatta conformemente alle
disposizioni dell’articolo 15 (art. 15) della Convenzione,
europea ́dei Diritti dell’uomo”.

A questa lettera si trovava annessa ́una “descrizione sommaria
del contenuto dei decreti-leggi numero 424 e 425.” L’unica misura relativa
all’articolo 5 della Convenzione (art. 5) che vi si trovava descritta ́erá
la seguente:

“Il Governatore della regione ́mirata dallo stato di emergenza potr?
ordinare alle persone che portano attentato in modo ̀continuo
alla sicurezza ́generale e all’ordine pubblico di stabilirsi ́in uno
luogo specificato ́dal ministro dell’interno e situato verso l’esterno
della regione ́mirata dallo stato di emergenza per un periodo che
non dovr? superare ́la durata dello stato di emergenza (…)

32. Con una lettera del 3 gennaio 1991, il Rappresentante ́permanente
della Turchia inform? il Segretario ́generale dell’adozione del
decreto ́n? 430 che limitava i poteri anteriormente conferiti al
prefetto ́della regione che dipendeva dallo stato di emergenza dai
decreti numero 424 e 425.

33. Il 5 maggio 1992, il Rappresentante ́permanente scrisse al
Segretario ́generale una lettera che comprendeva il seguente passaggio:

“Siccome la maggior parte delle misure enunciate ́nei
decreti-leggi i ́nostri 425 e 430 che potrebbero provocare una
derogazione ́ai diritti garantiti dagli articoli 5, 6, 8, 10,
11 e 13 della Convenzione ( art. 5, art. 6, art. 8, art. 10,
art. 11, art. 13) non sono pi? applicati, vi informo con
la presente ́che la Repubblica della Turchia limita, per l’avvenire,
la portata ́della sua notificazione di derogazione al solo articolo 5
della Convenzione (art. 5). La derogazione ́relativa ai
articoli 6, 8, 10, 11 e 13 della Convenzione (art. 6, art. 8,
art. 10, art. 11, art. 13) non ? pi? in vigore; di
conseguenza, il riferimento relativo a questi articoli ( art. 6,
art. 8, art. 10, art. 11, art. 13) ?, con la presente,
annullato da suddetta notificazione di derogazione.”

PROCEDIMENTO DINNANZI ALLA COMMISSIONE

34. Nella sua richiesta del 20 maggio 1993 (n? 21987/93) alla Commissione,
Il Sig. A. si lamentava di avere subito dei trattamenti contrari
all’articolo 3 della Convenzione (art. 3) durante la sua custodia cautelare nel
novembre/dicembre 1992, di non essere, a disprezzo dell’articolo 5,
paragrafo 3 (art. 5-3) stato ́tradotto, durante la sua detenzione, dinnanzi ad un giudice,
o un altro magistrato abilitato ́dalla legge ad ̀esercitare delle funzioni
giudiziali, e di non avere avuto, contrariamente ̀a ci? che esigono gli
articoli 6 paragrafo 1 e 13 (art. 6-1, art. 13) la possibilit? ́di intentare
un’azione contro i responsabili delle sue sevizie.́

In seguito al decesso ̀del Sig. A. il 16 aprile 1994, i suoi,
rappresentanti hanno ́addotto che il suo omicidio era la conseguenza diretta
della sua richiesta ̂alla Commissione e costituiva un attentato ha il suo diritto
di ricorso individuale al senso dell’articolo 25 della Convenzione
(art. 25).

35. La Commissione ha dichiarato ́la richiesta ̂ammissibile il
19 ottobre 1994. Nel suo rapporto del 23 ottobre 1995 (articolo 31)
( art. 31) formula il parere (per quindici voci contro una) che vi ?
stata violazione dell’articolo 3 (art. 3) e che vi ? stata violazione
dell’articolo 5 paragrafo 3 (art. 5-3) per tredici voci contro tre, che vi ? stata
violazione dell’articolo 6 paragrafo 1 (art. 6-1) e che nessuna domanda
distinta non si posa sotto l’angolo dell’articolo 13 (art. 13) e,
all’unanimit? ́che nessuna misura si impone quanto all’ingerenza ́addottá́
nell’esercizio effettivo del diritto di ricorso individuale garantito
dall’articolo 25 (art. 25).

Il testo integrale ́del parere della Commissione e delle
due opinioni separate ́di cui si accompagna figura qui accluso alla
presente ́sentenza ̂(1).
_______________
Nota del cancelliere

1. Per ragioni di ordine pratico figurer? solo
nell’edizione ́stampata (Raccolta delle sentenze ̂e decisioni ́1996-VI), ma
ciascuno pu? procurarselo presso la cancelleria.
_______________

CONCLUSIONI PRESENTATE ALLA CORTE

36. All’udienza, il Governo ha invitato ́la Corte ha ̀respingere la
richiesta ̂per difetto ́di esaurimento delle vie di ricorso interne
disponibili o, sussidiariamente, a ̀constatare che non c’? stata
violazione della Convenzione.

37. Il richiedente ́da parte sua chiede alla Corte di constatare delle
violazioni degli articoli 3, 5, 6, 13 e 25 della Convenzione (art. 3,
art. 5, art. 6, art. 13, art. 25) e di dichiarare ́che queste violazioni
si trovavano aggravate ́dal fatto che le misure incriminaté
corrispondevano a ̀una pratica amministrativa. Ha ́richiesto ̀anché́́
una soddisfazione equa a titolo dell’articolo ́50 della Convenzione
(art. 50).

IN DIRITTO

I. VALUTAZIONE DEI FATTI DA PARTE DELLA CORTE

38. La Corte ricorda la sua giurisprudenza costante secondo ̀ la quale
il sistema ̀della Convenzione confida alla Commissione in primo luogo
l’instaurazione ́e la verifica dei fatti ,articoli 28 paragrafo 1 e 31,
(art. 28-1, art. 31). Se la Corte non ? legata ́dalle constatazioni
del rapporto e rimane libera di valutare ́i fatti lei stessa ̂alla
luce ̀di tutti gli elementi ́che possiedè, non si avvale dei suoi propri
poteri in materia ̀che nelle circostanze eccezionali
( sentenza ̂Akdivar ed altri c. Turchia del 16 settembre 1996, Raccolta delle
sentenze ̂e decisioni ́1996-IV, p. 1214, paragrafo 78).

39. Nello specificò, decide ́di ricordare che la Commissione ha formulato
le sue constatazioni di fatto dopo che ̀una delegazione ebbe ́sentito dei
testimoni ́in Turchia a ̀due riprese, in aggiunta alle udienze tenute a
Strasburgo (paragrafo 23 sopra). In queste condizioni, la Corte,
stima che gli occorre accettare i fatti stabiliti ́dalla Commissione
(vedere, mutatis mutandis, la sentenza ̂Akdivar ed altri precitatia, p. 1214,
paragrafo 81).

40. ? in rapporto dunque a ̀questo (paragrafo 23 sopra)
che si deve esaminare l’eccezione preliminare ́del Governo ed le
lagnanze formulate ́dal richiedente sul terreno della Convenzione.

II. SULL’ECCEZIONE PRELIMINARE DEL GOVERNO

A. Tesi difese dalle parti a confronto dinnanzi alla Corte

41. Il Governo invita la Corte a ̀respingere la lagnanza enunciata ́dal
richiedente ́sotto l’angolo dell’articolo 3 della Convenzione (art. 3) al
motivo che, a contrariamente ̀ a ci? che esige l’articolo 26 della Convenzione
( art. 26) l’interessato avrebbe ́omesso di esaurire le vie di ricorso
interne che gli si offrivano . L’articolo 26 (art. 26) ? cos?
formulato:́

“La Commissione non ̂pu? essere investita che dopo ̀l’esaurimento ́delle
vie di ricorso interne, come ? inteso secondo i
principi di diritto internazionale generalmente ́riconosciuto ed nel
termine ́di sei mesi, a ̀partire dalla data della decisioné
interna definitiva.”́

Il richiedente ́(paragrafo 3 sopra) al parere del quale la
Commissione aderisce, sostiene che ha fatto tutto ci? che ci si poteva
aspettare da lui per esaurire ́le vie di ricorso interne.

42. Secondo ̀il Governo, la regola relativa all’esaurimento ́delle
vie di ricorso interne ? stabilita chiaramente ́nel diritto internazionale
e nella giurisprudenza degli organi della Convenzione. Imponeva
al richiedente ́di esercitare tutti i ricorsi interni a ̀meno che essi non gli
avessero offerto nessuna fortuna di successo.̀ In fatto, il Sig. A. avrebbe potuto
esercitare tre tipi differenti ́di ricorso interno: una querela al
penalé, un’azione al civile e/o un ricorso amministrativo
( paragrafi 24-28 sopra).

43. Per ci? che riguarda la prima ̀di queste opzioni, il Governo,
sostiene che il richiedente si ́sarebbe potuto lamentare, presso ̀il procuratore
che l’aveva visto il 10 dicembre ́1992, dei cattivi trattamenti,
pretesi di aver subito da lui (paragrafo 18 sopra). Ora il Sig. A.
non avrebbe indicató, n? in questa occasione n? mai in seguito,
che aveva patito ́delle sevizie durante la sua custodia cautelare.

Gli articoli 243 e 245 del codice penale ́che si applicavano
all’insieme del territorio turco, reprimevano ́l’utilizzazione della tortura
e dei cattivi trattamenti per estorcere delle confessioni (paragrafo 24
sopra). Il decreto-legge ́n? 285 relativo alla ̀ regione ́sottoposta allo stató
di emergenza trasferiva ́dai procuratori ai consigli amministrativi il
potere di condurre delle inchieste a proposito di ̂violazioni penali ́imputaté
a ̀degli agenti pubblici (paragrafo 26 sopra). Tuttavia, le
decisioni ́di archiviazione senza seguito dei consigli amministrativi
erano sempre oggetto di un controllo ̂da parte della
Corte amministrativa suprema.̂ A questo riguardó, il Governo sottopone una
serie ́di sentenze che ̂annullano delle ordinanze pronunciate ́dai
consigli amministrativi nella regione ́sottoposta allo stato ́di emergenza e
che prescrivono l’impegno di perseguimenti penali ́contro i membri
della gendarmeria e della polizia di sicurezza ́in rapporto con le
affermazioni ́dei cattivi trattamenti a ̀detenuti, cos? come di altri
decisioni ́relative alle pene da ̀applicare per le forme analoghe
di atti illegittimi.́

44. Tuttavia, ́il Governo ammette che il deposito ̂di una querela al
penale non ́era forse ̂il ricorso pi? adeguato in una
causa di questo tipo, in ragione dell’accento posto ́sui diritti
dell?accusati ́in rapporto a ̀quelli del querelante. Perci? attira
l’attenzione della Corte sull’esistenza di un ricorso amministrativo,
contemplato ́all’articolo 125 della Costituzione turca (paragrafo 27 sopra).
Per ottenere risarcimento a titolo di ́questa disposizione,
bastava a ̀un individuo di dimostrare ́l’esistenza di un legame di
causalit? ́tra gli atti commessi dall’amministrazione ed il dannó
subito da lui; non vi era ́bisogno di provare che un agente pubblico aveva
commesso degli atti illegittimi ́gravi. A questo riguardo, il Governo,
sottopone degli esempi di decisioni ́amministrative in cui ̀risarcimento ? ́stató́
accordato ́nei casi di decesso ̀dovuto a delle torture inflitte ́durante una
custodia cautelare .

45. Il Governo sostiene inoltre che M. A. avrebbe potuto
intentare, al civile, un’azione in danno-interessi.̂ L? ancorà,
rinvia a ̀una serie ́di decisioni che provengono da giurisdizioni interne tra cui
una sentenza resa dalla Corte di cassazione in una causa che riguarda una
domanda di danno-interessi ̂per tortura, in cui ̀l’alta giurisdizione
ritiene che le violazioni commesse dai membri delle forze di
sicurezza erano regolate dal codice degli obblighi e che, in virt?
dell’articolo 53 di questo, un’assoluzione pronunciata per mancanza di
prove alla conclusione di un procedimento ́al penale non legava le
giurisdizioni civili.

46. Pure non negando che i ricorsi citati ́dal Governo
facciano formalmente parte del sistema ̀giudiziale turco, il,
richiedente ́afferma che nella regione sottoposta allo stato ́di emergenza essi
sono illusori, inadeguati ́ed non effettivi, corrispondendo la tortura e la privazione
di ricorsi effettivi a una pratica amministrativa.

In particolare, dei rapporti che provengono ́da un certo numero
di organi internazionali e che mostrano che le torture al detenutó
continuano ad essere ̂sistematiche ́e molto ̀diffuse ́in Turchia
solleverebbero ̀delle domande a proposito della volont? ́dello stato di mettere
fine a ̀questa pratica. A questo riguardó, il richiedente rinvia alla
Dichiarazione ́pubblica relativa alla Turchia adottata ́il 15 dicembre 1992
dal Comitato ́europeo per la prevenzione della tortura, al riassunto dei
risultati ́del procedimento concernente l’inchiesta ̂sulla Turchia pubblicato
il 9 novembre 1993 dal Comitato ́delle Nazioni unite contro la tortura,
ed al rapporto stabilito ́nel 1995 dal Delatore speciale dei
Nazioni unite sulla tortura (E/CN.4/1995/34).

47. Ci sarebbe, da parte delle autorit? ́dello stato, una politica,
consistente nel ̀negare che le torture abbiano mai avuto luogo l che renderebbe
̂estremamente difficile il compito alle vittime che cercano di ̀ottenere risarcimentó
e di ̀vedere i responsabili tradotti in giustizia. Per esempio, sarebbe
attualmente impossibile agli individui che affermano avere subito delle torture
di ottenere dei rapporti medici che ́provano l?entit? delle loro lesioni,
perch? il servizio di medicina ́legale sarebbe stato riorganizzato ed i medicí
che rilasciavano ́prima simili rapporti sarebbero stati o
minacciati o ́trasferiti in un’altra regione.́ I procuratori che esercitano̧
le loro funzioni nella regione ́sottoposta allo stato ́di emergenza ometterebbero
regolarmente ̀di aprire delle investigazioni a proposito di affermazioni ́di
violazioni dei diritti dell’uomo e rifiuterebbero anche ̂frequentemente ́di
ricevere le querele. Le inchieste ̂che sarebbero condotte ́sarebbero
inficiate ́di parzialit? ed inadeguate.́ Per di pi? gli avvocati e le
altre persone che agiscono a nome delle vittime sarebbero oggetto di
minacce, di intimidazione e di perseguimenti abusivi, e la rappresagliá
frequentemente ́esercitata a carico dei querelanti dissuaderebbe i
privati dall? esercitare le vie di ricorso interne.

In queste condizioni, il richiedente ́sostiene che si non dovrebbe
Attribuirgli la lagnanza di non avere esaurito ́le vie di ricorso interne
prima di depositare ́una richiesta ̂a ̀Strasburgo.

48. Ad ogni modó, il richiedente afferma che aveva informato
il procuratore il 10 dicembre ́1992 delle torture subite da lui
( paragrafo 18 sopra) e che, se egli stesso non l’avesse fatto, il,
magistrato si sarebbe potuto rendere facilmente conto che non aveva
l’uso normale delle sue mani.

L’omissione del procuratore di impegnare dei perseguimenti penalí
aveva reso estremamente ̂difficile l’esercizio del richiedente ́di un
qualsiasi ricorso interno. Non gli era ́possibile
di intraprendere dei passi ́per assicurarsi che un procedimento era stató́
impegnato ́al penale, per esempio attaccando dinnanzi ai
tribunali amministrativi una decisione ́di non perseguire
( paragrafo 26 sopra) perch? la mancanza di inchiesta ̂implicava quella
di una decisione ́formale di archiviazione senza seguito. Per di pi?, suddetta
omissione riduceva le ́sue probabilit? di prevalere al termine di un procedimentó
civile o amministrativo, perch?・nell?uno come nell?altro avrebbe
dovuto provare che era stato ́vittima di torture e, in pratica, gli sarebbe occorsa una decisione di
un giudice repressivo che stabiliva questo fatto.

49. Infine, l’interessato ́ricorda alla Corte che nessuno ricorso erá
disponibile, anche ̂in teoriá, per ci? che ? della sua lagnanza relativa alla
durata ́della sua detenzione senza controllo ̂giudiziale, poich? questa erá
perfettamente legale ́allo sguardo della legislazione interna (paragrafo 29
sopra).

50. La Commissione stima che il richiedente abbia ́subito delle lesioní
durante la sua custodia cautelare (paragrafo 23 sopra). Ne risulterebbé
che, a ̀difetto ́di potere stabilire esattamente ci? che si ? prodotto all?epoca
del colloquio del richiedente ́col procuratore il 10 dicembre 1992, devono esserci stati
senza dubbio ci degli elementi ́che avrebbero portato questo
ultimo ad ̀aprire un’inchiesta ̂o, almeno, a provare ad ottenere
i pi? ampie informazione concernenti lo stato ́di salute del richiedente e
il trattamento al quale era ́stato sottoposto. Il Sig. A. avrebbe fatto tutto
ci? che ci si poteva aspettare da lui nelle circostanze dello specificò,
avuto ́in particolare riguardo al fatto che doveva sentirsi vulnerabile ́dopò
la sua detenzione ́e le sue sevizie, e che soffriva di problemi ̀di saluté
che aveva necessitato la ́sua ospedalizzazione dopo il ̀suo rilascio.́ Le
minacce che diceva avere ricevuto ̧dopo avere ̀deposto ̂ la ́sua richiestầ
presso la Commissione ed il suo decesso ̀nelle circostanze sulle quali
non ̀? potuta essere ̂fatta ancora piena luce sarebbero degli elementí́
supplementari ́che danno da pensare che l’esercizio delle vie di ricorso
interne avrebbe potuto comprendere dei rischi.

Avuto riguardo ́alla sua conclusione secondo la quale il richiedente ha ́fatto
tutto ci? che ci si poteva aspettare di lui per esaurire ́le vie di ricorso
interne, la Commissione ha deciso ́che non si imponeva di determinaré
se fosse esistita, da parte delle autorit? ́turche, una pratica,
amministrativa che tollerava le violazioni dei diritti dell’uomo.

B. La valutazione ́della Corte

51. La Corte ricorda che la regola ̀dell’esaurimento ́delle vie di
ricorso interne enunciata al’articolo 26 della Convenzione( art. 26)
impone alle persone desiderose ́di intentare contro lo stato un’azione
dinnanzi ad un organo giudiziale o arbitrale internazionale l’obbligo
di utilizzare prima i ricorsi offerti dal sistema ̀giuridico del loro
paese. Gli Stati non devono rispondere dunque ́dei loro atti dinnanzi ad uno
organismo internazionale prima di avere avuto la possibilit? ́di risanare
la situazione nel loro ordine giuridico interno. Questa regola si ̀basa
sull’ipotesì, oggetto dell’articolo 13 della Convenzione (art. 13) –
con il quale presenta ́delle strette affinit? -, che l’ordine interno
offra un ricorso effettivo per la violazione addottá, a prescinderé
dell’incorporazione o meno nell’ordine interno delle disposizioni della
Convenzione. I questo modo, costituisce un aspetto importante del
principio che vuole che il meccanismo ́di salvaguardia instaurato dalla
Convenzione rivesta un carattere ̀sussidiario rispetto ai sistemì
nazionali di garanzia dei diritti dell’uomo (sentenza ̂Akdivar ed altri
citata ́ al paragrafo 38, p. 1210, paragrafo 65 Sopra).

52. Nella cornice dell’articolo 26 (art. 26) un richiedente ́deve si
prevalere ́normalmente dei ricorsi disponibili e sufficienti per
permettergli di ottenere risarcimento ́delle violazioni che adduce.̀ Questi
ricorsi devono esistere a ̀un grado ́sufficiente di certezza, in pratica,
come in teoriá, altrimenti mancano dell?effettivit? e
dell’accessibilit? ́voluta.

Per? niente impone di avvalersi di ricorso che non siano n?
adeguati ́n? effettivi. In pi?, secondo i “principi di diritto,
internazionale generalmente ́riconosciuti”, certe circostanze
private possono ̀dispensare il richiedente ́dall’obbligo di esauriré
le vie di ricorso interne che si offrono ad egli. Questa regola non
si applica neanche quando ? provata ́una pratica amministrativa
che consiste nella ripetizione ́di atti vietati dalla Convenzione e
la tolleranza ́ufficiale dello stato, cos? che ogni procedimento sarebbe
vano o non effettivo (sentenza ̂Akdivar ed altri precitata, p. 1210,
paragrafi 66 e 67).

53. La Corte sottolinea che deve applicare questa regola ̀tenendo
debitamente ̂conto del contesto: il meccanismo ́di salvaguardia dei diritti
dell’uomo che le Parti contraenti sono convenute di instaurare. Lei
ha riconosciuto cos? che l’articolo 26 (art. 26) deve applicarsi da una
certa flessibilit? e senza formalismo eccessivo. Ha di pi? ammesso
che la regola ̀dell’esaurimento ́delle vie di ricorso interne non
non si adatta ad un’applicazione automatica e non riveste un
carattere ̀assoluto; controllando ̂il rispetto, bisogna avere riguardo ́alle
circostanze della causa. Ci? notifica in particolare che la Corte deve
tenere non solo conto in modo ̀realista ́dei ricorsi contemplati in
teoria ́nel sistema ̀giuridico della Parte contraente riguardatá,
ma anche ́del contesto giuridico e politico nel quale essi si
situano cos? come della situazione personale del richiedenté
(sentenza ̂Akdivar ed altri precitata, p. 1211, paragrafo 69).

54. La Corte nota che il diritto turco contempla ́dei ricorsi penali,
civili ed amministrativi contro i cattivi trattamenti inflitti ́a ̀dei
detenuti ́dagli agenti dello stato e ha studiato con interesse ̂i
riassunti ́delle decisioni di giustizia che trattano di questioni analoghe fornite
dal Governo (paragrafi 43-45 sopra). Tuttavia, cos?
come l’ha rilevato ́sopra (paragrafo 53), non gli importa
solamente, nello specificò, di sapere se i ricorsi interni disponibili
eranó, in modo ̀generalé, effettivi o adeguati; gli occorre
anche ́ricercare se, tenuto conto dell’insieme delle circostanze
dello specificò, il richiedente ha ́fatto tutto ci? che ci si poteva ragionevolmente
aspettare da lui per esaurire ́le vie di ricorso interne.

55. Ai fini di questo esame, la Corte ricorda che ha decisó́
di accettare le constatazioni di fatto enunciate ́dalla Commissione
nello specifico ̀(paragrafi 39-40 sopra). Questa ha stimato
( paragrafo 50 sopra) che il richiedente ́soffriva di una paralisi
radiale bilaterale ́all’epoca ́del suo colloquio col procuratore.

56. La Corte considera ̀che, ammettendo anche ̂che il richiedente ́non si
sia lamentato presso ̀il procuratore dei cattivi trattamenti subiti al
corso della sua custodia cautelare, le lesioni che questi avevano provocató
dovevano essere perfettamente visibili all’epoca del colloquio. Ora il
procuratore sceglie di non informarsi ́della natura, dell?entit? e
della causa di queste lesioni, mentre in dritto turco aveva
l’obbligo di indagare (paragrafo 26 sopra).

Decide ́di ricordare che questa omissione da parte del procuratore
ha avuto luogo dopo che il ̀Sig. A. fu messo in custodia cautelare per almeno
quattordici giorni senza avere accesso ̀ad un’assistenza o ad un sostegno
di ordine giuridico o medico.́ Durante questo lasso di tempo, aveva subito
alcune lesioni ́gravi che necessitavano un trattamento in ambiente ospedaliero
( paragrafo 23 sopra). Queste circostanze bastavano, da sole,
a ispirargli un sentimento a vulnerabilit?́, di impotenza e
di apprensione ́di fronte ai rappresentanti dello stato. Si concepisce ̧che avendo
visto che il procuratore si ́era reso conto delle sue lesioni ma si erá
astenuto da agire a ̀questo riguardó, il richiedente abbia creduto che egli non
avrebbe potuto sperare di ́suscitare l’interesse ̂ed ottenere soddisfazione per mezzo
delle vie di diritto interne.

57. La Corte conclude quindi che c’erano delle circostanze
speciali ́che liberavano il Sig. A. dal suo obbligo di esaurire le vie di
ricorso interne. Essendo giunta a ̀questa conclusione, non giudica
necessario ́di propendersi sulla lagnanza del richiedente secondo la quale
esisterebbe, a disprezzo ́della Convenzione, una pratica amministrativa,
di ostruzione ai ricorsi.

III. SU IL MERITO

A. SULLA VIOLAZIONE ADDOTTA ́DELL’ARTICOLO 3 DELLA CONVENZIONE
,(ART. 3)

58. Il richiedente ́afferma che ? stato sottoposto a ̀dei trattamenti
contrari all’articolo 3 della Convenzione (art. 3) ai termini del quale

“Nessuno pu? essere sottoposto alla tortura n? a delle pene o
trattamenti disumani o degradanti.”́

Il Governo giudica le affermazioni ́dei cattivi trattamenti
prive di fondamento. La Commissione, in compenso, conclude che il
richiedente ? ́stato torturato.́

59. Il Governo formula diverse obiezioni concernenti il
modo ̀in cui la Commissione ha valutato ́le prove. Attira
l’attenzione su una serie ́di elementi che, secondo luì, avrebbero dovuto
suscitare ́ dei dubbi seri relativamente alla questione di sapere se
Il Sig. A. aveva, come pretende, ́subito dei cattivi trattamenti.

Per esempio, si chiede perch? il richiedente non ́si sia
lamentato presso ̀il procuratore di essere stato ́torturato (paragrafo 18
sopra) e comprende difficilmente perch?, se l’interessato ́?
stato ́sottoposto effettivamente alla tortura, non ha fatto confessioni. Egli
trova anche ́sospetto che l’interessato abbia aspettato cinque giorni dopo
la sua uscita dalla custodia cautelare per mettersi in rapporto con l’ospedalê
( paragrafo 19 sopra) e fa osservare che il non si pu? presumeré
che niente di spiacevole ? avenuto nell’intervallo. Infine
solleva ̀una serie ́di punti relativi alle prove mediche, e
in particolare i fatti che il richiedente ́port? con lui la sua cartella
medica ́alla sua uscita dell’ospedale ̂e che non ci sono prove
mediche ́di bruciature ̂o di altri segni che avrebbero lasciato ́le
scariche elettriche.́

60. Il richiedente si ́lamenta di avere subito diverse sevizie.́ Lo si sarebbe
Tenuto con gli occhi bandati durante i suoi interrogatori, il che
avrebbe colpito il ́suo senso dell’orientamento; sarebbe stato sospeso per
le braccia, con mani legate ́sulla schiena (“impiccagione palestinese”); gli sarebbero state
somministrate delle scariche elettriche il cui effetto sarebbe stató́
inasprito ́dal getto di acqua sul suo corpo; infine, sarebbe stató́
picchiato, schiaffeggiato ́ed ingiuriato.́ Si riferisce ̀alle prove mediche che ́provengonó
dalla facolt? ́di medicina dell’universit? di Dicle e secondo le
quali soffriva di lesioni ́ai plessi brachiali all’epoca ́
della sua ammissione all’ospedale, (paragrafo 19 sopra). Ora l’impiccagione
palestinese era ́suscettibile di provocare simili lesioni.́

Secondo ̀l’interessató, il trattamento incriminato ? sufficientemente
grave per portare la qualifica di tortura; gli sarebbe stató́
inflitto ́ai fini di incitarlo ad ammettere che conosceva l’uomo che
l’aveva identificato.́

Per di pi?, le condizioni nelle quali ? ́stato detenutó
(paragrafo 13 sopra) ed il timore di essere ̂torturato ́provato da lui
continuamente durante la sua custodia cautelare si analizzerebbero in un trattamento
disumano.

61. Avendo deciso ́di accettare le constatazioni di fatto enunciate dalla
Commissione (paragrafi 39-40 sopra) la Corte considera ̀che
quando un individuo ? posto ́custodia cautelare mentre si trova in
buona salute ́e che si constata che ? ferito al momento della sua
liberazioné, spetta allo stato di fornire una spiegazione plausibile
per l’origine delle lesioni, a ̀difetto ́della qual cosa l’articolo 3 del
Convenzione (art. 3) trova ad ̀applicarsi manifestamente (sentenze ̂Tomasi
c. Francia del 27 agosto ̂1992, serie ́A n? 241-ha, pp. 40-41, paragrafi 108-111,
e Ribitsch c. Austria del 4 dicembre ́1995, serie A n? 336, p. 26,
paragrafo 34).

62. L’articolo 3, (art. 3) la Corte l’ha detto a ̀molte riprese,
consacra una dei valori fondamentali delle societ? ́democratiche.́
Anche nelle circostanze i pi? difficili, come la lotta contro
il terrorismo ed il crimine organizzató, la Convenzione proibisce in termini
assoluti la tortura e le pene o trattamenti disumani o
degradanti.́ L’articolo 3 (art. 3) non contempla ́ restrizioni, nella
qual cosa contrasta con la maggioranza ́delle clausole normative della
Convenzione e dei Protocolli numero 1 e 4 (P1, P4), e secondo
l’articolo 15 paragrafo 2 ( art. 15-2) non soffre di nessuna derogazioné, anchê
in caso di pericolo pubblico che minaccia ̧la vita della nazione (sentenze ̂Irlanda,
c. Regno Unito del 18 gennaio 1978, serie ́A n? 25, p. 65, paragrafo 163,
Soering c. Regno Unito del 7 luglio 1989, serie ́A n? 161, p. 34,
paragrafo 88, e Chahal c. Regno Unito del 15 novembre 1996, Raccolta 1996-V,
p. 1855, paragrafo 79).

63. Per determinare ́se c’? luogo di qualificare come tortura una forma
privata ̀dei cattivi trattamenti, la Corte deve avere riguardo ́alla
distinzione che comprende l’articolo 3 (art. 3) tra questa nozione e
quella di trattamenti disumani o degradanti.́ Cos? come lei ha rilevató
precedentemente, ́questa distinzione sembrava essere stata consacrata dalla
Convenzione per segnare di una speciale ́infamia dei trattamenti
disumani deliberati ́che provocano sofferenze molto gravi e crudeli
( sentenza ̂Irlanda c. Regno Unito precitata, ́p. 66, paragrafo 167).

64. La Corte ricorda che la Commissione ha constatató, tra altri,
che il richiedente era ́stato sottoposto all? “impiccagione palestinese”, il che
significa che si gli erano stati tolti ́tutti i suoi vestiti ̂ed gli erano state legate le
sulla schiena, poi che lo si nera sospeso per le braccia (paragrafo 23
sopra).

Secondo ̀la Corte, questo trattamento pu? essere stato inflitto solo
deliberatamenté; difatti, la sua realizzazione esigeva una dose di preparazioné
e di allenamento.̂ Appare essere stato ́amministrato allo scopo
di ottenere del richiedente ́delle confessioni o delle informazione. A parte le
gravi sofferenze che ha dovuto causare ́all’interessato ́all’epocá,
le prove mediche ́mostrano che ha condotto a una paralisi dei
due braccia che impieg? un certo tempo prima di sparire (̂paragrafo 23
sopra). La Corte stima che questo trattamento era ́di una natura
talmente grave e crudele che non si pu? non qualificarlo come
tortura.

Avuto riguardo ́alla gravit? la ́di questa constatazione, non si imponei per
la Corte di esaminare le lamentele ́del richiedente che riguardano altri
forme di sevizie.́

In conclusione, c’? stata violazione dell’articolo 3 del
Convenzione (art. 3).

B. SULLA VIOLAZIONE ADDOTTA ́DELL’ARTICOLO 5 PARAGRAFO 3 DEL
CONVENZIONE (ART. 5-3)

65. Il richiedenté, al parere del quale la Commissione aderisce, adduce,̀
che la sua detenzione ́ha violato l’articolo 5 paragrafo 3 della Convenzione
(art. 5-3). La parte pertinente dell’articolo 5 (art. 5) ? cos?
formulata:́

“1. Ogni persona ha diritto alla libert? ́e alla sicurezza.̂́ Nessuno
pu? essere ̂privato ́dalla sua libert?, salvo nei seguenti casi,
e secondo le vie legali:́

(…)

c) se ? ́stato arrestato e ? stato detenuto in vista di essere ̂condotto
dinnanzi all’autorit? ́giudiziale competente, quando ci sono delle
ragioni plausibili di sospettare ̧che ha commesso una violazione
(…)

(…)

3. Ogni persona arrestata ́o detenuta, nelle condizioni,
contemplate ́al paragrafo 1 c) del presente articolo (art. 5-1-c)
deve essere tradotta subito dinnanzi ad un giudice o un altro
magistrato abilitato ́dalla legge ad ̀esercitare delle funzioni
giudiziali”

66. La Corte ricorda cị che ha deciso ́nella causa
Brogan ed altri c. Regno Unito (sentenza ̂del 29 novembre 1988, serie ́A
n? 145-B, p. 33, paragrafo 62,: un periodo ́di custodia cautelare di quattro giorni
e sei ore senza controllo ̂giudiziale va al di l? dei ̀rigorosi limiti
di tempo permessi dall’articolo 5 paragrafo 3 (art. 5-3). Ne risultá
chiaramente che il periodo ́di quattordici giorni o pi? durante il quale
Il Sig. A. ? stato detenuto senza essere ̂tradotto dinnanzi ad un giudice o un altro
magistrato non assolveva l’esigenza di prontezza.

67. Tuttavia, ́il Governo afferma che, nonostante questi
considerazioní, non c’? stata violazione dell’articolo 5 paragrafo 3
( art. 5-3) avuto riguardo ́alla derogazione ́notificata dalla Turchia
́ conformemente ̀all’articolo 15 della Convenzione (art. 15) ai termini
del quale,

“1. In caso di guerra o in caso di altro pericolo pubblico
Che minaccia la vita della nazione, ogni Alta Parte Contraente,
pu? prendere delle misure che derogano ́agli obblighi contemplati dalla
Convenzione, nella rigorosa misura in cui ̀la situazione,
lo esiga e a condizione che queste misure non siano in
contraddizione con gli altri obblighi che derivano ́dal
diritto internazionale.

2. La disposizione precedente ́(art. 15-1) non autorizza nessuna
derogazione ́all’articolo 2 (art. 2) salvo per il caso di decessó̀
che risulta ́da atti leciti di guerra, ed agli articoli 3,
4 (paragrafo 1, e 7) (art. 3, art. 4-1, art. 7).

3. Ogni Alta Parte Contraente che esercita questo diritto di
derogazione ́tiene il Segretario Generale del Consiglio dell’Europa
pienamente informato ́delle misure prese e dei motivi che le hanno
ispirate.́ Deve ́informare anche il Segretario Generalé́
del Consiglio dell’Europa della data alla ̀quale queste misure hanno
smesso ́di essere in vigore ̂e le disposizioni della Convenzione
ricevono di nuovo ̧piena applicazione.”

Il richiedente ́ricorda alla Corte che la Turchia ha derogato ́agli
obblighi che derivano ́per lei dall’articolo 5 della Convenzione
( art. 5) il 5 maggio 1992 (paragrafo 33 sopra).

1. Passo ́della Corte

68. La Corte ricorda che spetta ad ̀ogni Stato contraente,
responsabile di “la vita della[sua] nazione”, di determinare ́se uno
“pericolo pubblico” la minaccia e, in caso affermativo, fino dove ̀gli occorre
andare per provare a dissiparla. In contatto diretto e costante con
le realt? ́pressanti del momento, le autorit? nazionali si trovano
in principio meglio collocate ́che il giudice internazionale per pronunciarsi
sulla presenza ́di simile pericolo come sulla natura e l?entit? delle
derogazioni ́necessarie per scongiurarlo. Pertanto, si deve
lasciare loro in materia ̀un ampio margine di valutazione.́

Gli Stati non godono per? di un potere illimitató
in questo campo. La Corte ha competenza ́per decidere, in particolare, se hanno
superato ́la “rigorosa misura” delle esigenze della crisi. Il margine
nazionale di valutazione ? accompagnato dunque da un controllo europeo.
Quando esercita questo, la Corte deve allo stesso tempo dare il
peso che conviene a ̀dei fattori pertinenti come la natura dei
diritti toccati dalla derogazione, la durata dello stato di emergenza ed le
circostanze che l’hanno creato ́(sentenza ̂Brannigan e McBride c. Regno Unito
del 26 maggio 1993, serie ́A n? 258-B, pp. 49-50, paragrafo 43.)

2. Sull’esistenza di un pericolo pubblico che minaccia la vita del
nazione

69. Il Governo, al quale si unisce la Commissione su questo punto,
sostiene che c’era, nel Sud-est della Turchia, un pericolo pubblico,
“che minacciava la vita della nazione.” Il richiedente non ́contesta questa
valutazioné, egli stesso ̂ afferma che per l’essenziale si tratta il ̀di una
questione che appartiene agli organi della Convenzione di troncare.

70. La Corte considerà, alla luce dell’insieme degli elementi ́di cui
dispone, che l’ampiezza e gli effetti privati dell’attivit?
terroristica del PKK nel Sud-est della Turchia hanno senza dubbio
creato, nella regione riguardata, un “pericolo pubblico che minacciava ̧la vita
della nazione” (vedere, mutatis mutandis, le sentenze ̂Lawless c. Irlanda del
1 luglio 1961, serie ́A n? 3, p. 56, paragrafo 28, Irlanda c. Regno Unito
precitata, p. 78, paragrafo 205, e Brannigan e McBride precitata, p. 50,
paragrafo 47).

3. Sul punto di sapere se le misure fossero ́rigorosamente
esatte ́dalla situazione

a) La durata ́della detenzione fuori controllô

71. Secondo ̀il Governo, il richiedente ? ́stato arrestato il
26 novembre 1992, con tredici altre persone, al motivo che lo si
sospettava di aiutare e di sostenere i terroristi del PKK, di essere,̂
membro della sezione di Kiziltepe del PKK e di distribuire dei volantini
di questo partito (paragrafo 12 sopra). ? ́stato detenuto per
quattordici giorni, in conformit? ́col diritto turco che permetteva, nella
regione ́sottoposta allo stato ́di emergenza, la detenzione per un periodó
massimale di trenta giorni di una persona sospettata ́di avere partecipato
ad ̀una violazione collettiva (paragrafo 29 sopra).

72. Il Governo spiega che il luogo in cui il richiedente ́fu
Arrestato e detenuto faceva parte della zona coperta dalla derogazioné
turca, (paragrafi 31-33 sopra). Questa sarebbe stata necessaria ́e
giustificata, avuto riguardo dell?entit? e della gravit? dell’attivit?́
terroristica del PKK in Turchia, specialmente ́nel Sud-est del paese.
Le inchieste a proposito di violazioni terroristiche porrebbero le
autorit? ́a confrontarsi coi problemi ̀particolari, cos? come la Corte ha
riconosciuto nel passato, dal momento che i membri delle organizzazioni
terroristiche sarebbero diventati maestri nell’arte di resistere ́a

Testo Tradotto

Conclusion Exception pr?liminaire rejet?e (non-?puisement) ; Violation de l’art. 3 ; Violation de l’art. 5-3 ; Violation de l’art. 13 ; Non-lieu ? examiner l’art. 6-1 ; Non-violation de l’art. 25-1 ; Dommage mat?riel – r?paration p?cuniaire ; Pr?judice moral – r?paration p?cuniaire ; Remboursement frais et d?pens

En l’affaire Aksoy c. Turquie (1),

La Cour europe?enne des Droits de l’Homme, constitue?e,
conforme?ment a? l’article 43 (art. 43) de la Convention de sauvegarde
des Droits de l’Homme et des Liberte?s fondamentales (“la Convention”)
et aux clauses pertinentes de son re?glement A (2), en une chambre
compose?e des juges dont le nom suit:

MM. R. Ryssdal, pre?sident,
Tho?r Vilhja?lmsson,
F. Gölcücklü,
L.-E. Pettiti,
J. De Meyer,
J.M. Morenilla,
A.B. Baka,
J. Makarczyk,
U. Lohmus,

ainsi que de MM. H. Petzold, greffier, et P.J. Mahoney, greffier
adjoint,

Apre?s en avoir de?libe?re? en chambre du conseil les 27 avril,
24 octobre et 26 novembre 1996,

Rend l’arrêt que voici, adopte? a? cette dernie?re date:
_______________
Notes du greffier

1. L’affaire porte le n? 100/1995/606/694. Les deux premiers chiffres
en indiquent le rang dans l’anne?e d’introduction, les deux derniers la
place sur la liste des saisines de la Cour depuis l’origine et sur
celle des requêtes initiales (a? la Commission) correspondantes.

2. Le re?glement A s’applique a? toutes les affaires de?fe?re?es a? la Cour
avant l’entre?e en vigueur du Protocole n? 9 (P9) (1er octobre 1994) et,
depuis celle-ci, aux seules affaires concernant les Etats non lie?s par
ledit Protocole (P9). Il correspond au re?glement entre? en vigueur le
1er janvier 1983 et amende? a? plusieurs reprises depuis lors.
_______________

PROCEDURE

1. L’affaire a e?te? de?fe?re?e a? la Cour par le gouvernement turc (“le
Gouvernement”) le 4 de?cembre 1995, puis par la Commission europe?enne
des Droits de l’Homme (“la Commission”) le 12 de?cembre 1995, dans le
de?lai de trois mois qu’ouvrent les articles 32 par. 1 et 47 de la
Convention (art. 32-1, art. 47). A son origine se trouve une requête
(n? 21987/93) dirige?e contre la Re?publique turque et dont un citoyen
de cet Etat, M. Z. A., avait saisi la Commission le 20 mai 1993
en vertu de l’article 25 (art. 25).

La requête du Gouvernement renvoie a? l’article 48 (art. 48),
la demande de la Commission aux articles 44 et 48 (art. 44, art. 48)
ainsi qu’a? la de?claration turque reconnaissant la juridiction
obligatoire de la Cour (article 46) (art. 46). Elles ont pour objet
d’obtenir une de?cision sur le point de savoir si les faits de la cause
re?ve?lent un manquement de l’Etat de?fendeur aux exigences des
articles 3, 5 par. 3, 6 par. 1 et 13 de la Convention (art. 3,
art. 5-3, art. 6-1, art. 13).

2. Le 16 avril 1994, le reque?rant a e?te? tue? par balles. Le
20 avril 1994, ses repre?sentants ont informe? la Commission que son pe?re
souhaitait poursuivre la proce?dure.

3. En re?ponse a? l’invitation pre?vue a? l’article 33 par. 3 d) du
re?glement A, le pe?re du reque?rant (qui sera e?galement de?nomme? “le
reque?rant” dans la suite du texte) a e?mis le voeu de participer a?
l’instance et a de?signe? ses conseils.

Le 26 mars 1996, le pre?sident a, conforme?ment a? l’article 30
par. 1, autorise? Mme F. H., maître de confe?rences en droit
a? l’universite? d’Essex, a? repre?senter le reque?rant.

4. La chambre a? constituer comprenait de plein droit
M. F. Gölcücklü, juge e?lu de nationalite? turque (article 43 de la
Convention) (art. 43), et M. R. Ryssdal, pre?sident de la Cour
(article 21 par. 4 b) du re?glement A). Le 5 de?cembre 1995, celui-ci
a tire? au sort, en pre?sence du greffier, le nom des sept autres
membres, a? savoir MM. L.-E. Pettiti, J. De Meyer, J.M. Morenilla,
F. Bigi, A.B. Baka, J. Makarczyk et U. Lohmus (articles 43 in fine de
la Convention et 21 par. 5 du re?glement A) (art. 43). A la suite du
de?ce?s de M. Bigi, M. Tho?r Vilhja?lmsson, premier supple?ant, est devenu
membre de la chambre.

5. En sa qualite? de pre?sident de la chambre (article 21 par. 6 du
re?glement A), M. Ryssdal a consulte?, par l’interme?diaire du greffier,
l’agent du Gouvernement, les avocats du reque?rant et le de?le?gue? de la
Commission au sujet de l’organisation de la proce?dure (articles 37
par. 1 et 38). A la suite de l’ordonnance rendue en conse?quence, le
greffier a reçu le me?moire du reque?rant le 7 mars 1996, puis, le 15,
celui du Gouvernement.

6. Ainsi qu’en avait de?cide? le pre?sident, l’audience a eu lieu le
26 avril 1996, au Palais des Droits de l’Homme a? Strasbourg. La Cour
avait tenu auparavant une re?union pre?paratoire.

Ont comparu:

– pour le Gouvernement

M. B. Çaglar, ministe?re des Affaires e?trange?res, agent,
Mme D. Akçay,
M. T. Özkarol,
M. A. Kurudal,
M. F. Erdogan,
M. O. Sever,
Mme M. Gülsen, conseils;

– pour la Commission

M. H. Danelius, de?le?gue?;

– pour le reque?rant

Mme F. Hampson, universite? d’Essex,
M. K. B., avocat, conseils,
M. K. Y.,
M. T. F.,
Mme A. R., conseillers.

La Cour a entendu en leurs de?clarations M. Danelius,
Mme H., M. Çaglar et Mme Akçay.

EN FAIT

I. Les circonstances de l’espe?ce

A. Le reque?rant

7. Citoyen turc ne? en 1963, M. Z. A. vivait, a? l’e?poque des
faits, a? Mardin, Kiziltepe, dans le Sud-Est de la Turquie, ou? il e?tait
me?tallurgiste. Il fut tue? par balles le 16 avril 1994. Depuis lors,
son pe?re a fait savoir qu’il souhaitait poursuivre la proce?dure
(paragraphe 3 ci-dessus).

B. La situation dans le Sud-Est de la Turquie

8. Depuis 1985 environ, de graves troubles font rage dans le
Sud-Est de la Turquie, entre les forces de se?curite? et les membres du
PKK (Parti des travailleurs du Kurdistan). Ce conflit a, d’apre?s le
Gouvernement, coûte? jusqu’ici la vie a? 4 036 civils et 3 884 membres
des forces de se?curite?.

9. A l’e?poque ou? la Cour a examine? l’affaire, dix des
onze provinces du Sud-Est de la Turquie se trouvaient soumises, depuis
1987, au re?gime de l’e?tat d’urgence.

C. La de?tention du reque?rant

10. Les faits de l’espe?ce sont controverse?s.

11. Le reque?rant soutient qu’il a e?te? arrête? le 24 novembre 1992,
entre 23 heures et minuit. Une vingtaine de policiers se seraient
rendus a? son domicile, accompagne?s d’un de?tenu nomme? M. qui l’avait
pre?tendument identifie? comme un membre du PKK. M. A. aurait de?clare?
a? la police ne pas connaître cette personne.

12. D’apre?s le Gouvernement, le reque?rant a e?te? arrête? puis place?
en garde a? vue le 26 novembre 1992 vers 8 h 30, avec treize autres
personnes. Il e?tait soupçonne? d’aider et de soutenir les terroristes
du PKK, d’être membre de la section de Kiziltepe du PKK et de
distribuer des tracts de ce parti.

13. Le reque?rant affirme avoir e?te? emmene? a? la direction de la
sûrete? de Kiziltepe. Apre?s une nuit, il aurait e?te? transfe?re? a? la
section antiterroriste de la direction de la sûrete? de Mardin.

Il y aurait e?te? de?tenu, avec deux autres personnes, dans une
cellule mesurant approximativement 1,5 x 3 me?tres et e?quipe?e d’un lit
et d’une couverture, mais non d’un oreiller. Il aurait reçu deux repas
par jour.

14. Apre?s lui avoir demande? s’il connaissait M. (l’homme qui
l’avait identifie?), on l’aurait ainsi averti: “Si tu ne le connais pas,
la torture va te rafraîchir la me?moire.”

Le deuxie?me jour on l’aurait entie?rement de?vêtu, on lui aurait
attache? les mains dans le dos et on l’aurait suspendu par les bras,
manie?re “pendaison palestinienne”, puis la police lui aurait applique?
des e?lectrodes sur les parties ge?nitales et l’aurait arrose? d’eau
pendant qu’elle l’e?lectrocutait. Il aurait eu les yeux bande?s pendant
ces tortures, qui auraient dure? environ trente-cinq minutes.

Pendant les deux jours suivants, il aurait reçu des se?ries de
coups a? intervalles de deux heures ou d’une demi-heure, sans être
suspendu. Les tortures se seraient poursuivies pendant quatre jours
et auraient e?te? tre?s intensives pendant les deux premiers.

15. A la suite de ces se?vices, le reque?rant aurait perdu l’usage
de ses bras et de ses mains. Ses interrogateurs lui auraient ordonne?
de faire des mouvements afin de recouvrer la maîtrise de ses mains.
Il aurait demande? a? voir un me?decin, mais en vain.

16. Le 8 de?cembre 1992, il fut examine? par un me?decin au service
me?dical de la sous-pre?fecture. Un rapport me?dical fut re?dige? qui
de?clarait, dans une phrase unique, que l’inte?resse? ne portait pas de
traces de coups ou de violence. D’apre?s M. A., le me?decin demanda
d’ou? provenaient les blessures visibles sur ses bras. Un policier lui
aurait re?pondu qu’il s’agissait d’un accident. Le me?decin aurait alors
fait observer, de manie?re sarcastique, que toutes les personnes passant
par cet endroit semblaient avoir un accident.

17. Le Gouvernement soutient que des doutes tre?s se?rieux planent
sur la question de savoir si le reque?rant a effectivement e?te? victime
de mauvais traitements pendant sa garde a? vue.

18. Le 10 de?cembre 1992, juste avant sa libe?ration, M. A. fut
conduit devant le procureur de Mardin.

D’apre?s le Gouvernement, il fut capable de signer une
de?claration niant tout lien avec le PKK et ne se plaignit pas d’avoir
e?te? torture?.

Le reque?rant, en revanche, soutient que l’on soumit a? sa
signature une de?claration dont le contenu e?tait faux. Le procureur
aurait insiste? pour qu’il signât, mais M. A. lui aurait de?clare?
qu’il en e?tait incapable car il ne pouvait bouger les mains.

D. Eve?nements poste?rieurs a? l’e?largissement du reque?rant

19. M. A. fut libe?re? le 10 de?cembre 1992. Le 15, il fut admis
a? l’hôpital universitaire de Dicle, ou? on lui diagnostiqua une
paralysie radiale bilate?rale (c’est-a?-dire une paralysie des deux bras
cause?e par des le?sions nerveuses dans la partie supe?rieure des bras).
Il de?clara au me?decin charge? de le soigner qu’il avait e?te? de?tenu et
pendu par les bras, mains lie?es dans le dos.

Il demeura a? l’hôpital jusqu’au 31 de?cembre 1992, date a?
laquelle, d’apre?s le Gouvernement, il s’e?clipsa sans avoir accompli les
formalite?s de sortie et en emportant avec lui son dossier me?dical.

20. Le 21 de?cembre 1992, le procureur de?cida que rien ne justifiait
l’ouverture de poursuites pe?nales contre le reque?rant. En revanche,
onze de ses code?tenus furent inculpe?s.

21. Aucune proce?dure, ni pe?nale, ni civile, ne fut engage?e devant
les juridictions turques en rapport avec les se?vices que le reque?rant
affirme avoir subis.

E. Le de?ce?s du reque?rant

22. M. A. fut tue? par balles le 16 avril 1994.

D’apre?s ses repre?sentants, il avait fait l’objet de menaces de
mort (la dernie?re ayant e?te? profe?re?e par te?le?phone le 14 avril 1994)
destine?es a? le contraindre a? se de?sister de sa requête a? la Commission,
et son meurtre serait la conse?quence directe du maintien de celle-ci.

Le Gouvernement, en revanche, soutient qu’il s’agissait d’un
re?glement de comptes entre factions rivales du PKK.

Un suspect, membre pre?sume? du PKK, a e?te? inculpe? de l’homicide.

F. L’e?tablissement des faits par la Commission

23. Des de?le?gue?s de la Commission entendirent des te?moins a?
Diyarbakir les 13 et 14 mars 1995 et a? Ankara entre le 12 et le
14 avril 1995, en pre?sence des repre?sentants des deux parties, qui
eurent l’occasion d’interroger les te?moins. De plus, la Commission
entendit des observations orales sur la recevabilite? et le fond de la
requête lors d’audiences tenues a? Strasbourg les 18 octobre 1994 et
3 juillet 1995.

Apre?s avoir appre?cie? les preuves orales et e?crites produites
devant elle, la Commission a abouti aux conclusions suivantes a? propos
des faits:

a) Il n’est pas possible de faire un constat pre?cis quant a? la
date d’arrestation de M. A., même s’il est clair que celle-ci a eu
lieu au plus tard le 26 novembre 1992. Relâche? le 10 de?cembre 1992,
l’inte?resse? a donc e?te? de?tenu pendant au moins quatorze jours.

b) Hospitalise? le 15 de?cembre 1992, on lui diagnostiqua une
paralysie radiale bilate?rale. Il quitta l’hôpital de son propre chef
le 31 de?cembre 1992, sans avoir accompli les formalite?s de sortie.

c) Rien ne prouve que M. A. souffrît d’un quelconque
handicap avant son arrestation, ni qu’il ait subi un accident pendant
la pe?riode de cinq jours se?parant la fin de sa garde a? vue de son
hospitalisation.

d) Il ressort des te?moignages me?dicaux que les blessures du
reque?rant peuvent avoir diverses causes, parmi lesquelles un
traumatisme subi par une personne ayant e?te? pendue par les bras. De
surcroît, la paralysie radiale affectant les deux bras n’est
apparemment pas un phe?nome?ne courant, mais peut en revanche tre?s bien
s’expliquer par la forme de se?vices connue sous le nom de
“pendaison palestinienne”.

e) Les de?le?gue?s ont entendu les te?moignages de l’un des
policiers qui avaient interroge? M. A. et du procureur qui l’avait
vu avant sa libe?ration; tous deux ont de?clare? qu’il e?tait inconcevable
qu’il pût avoir subi quelques se?vices que ce fût. La Commission a juge?
ces te?moignages peu convaincants au motif qu’ils donnaient l’impression
que les deux agents publics n’e?taient pas même dispose?s a? envisager la
possibilite? que des policiers se rendent coupables de mauvais
traitements.

f) Le Gouvernement n’a offert aucune autre explication pour les
blessures de M. A..

g) Il n’y a pas suffisamment de preuves pour pouvoir tirer
quelque conclusion que ce soit quant aux autres alle?gations
du reque?rant d’apre?s lesquelles il aurait e?te? e?lectrocute? et battu.
En revanche, il paraît clair qu’il a e?te? de?tenu, avec deux autres
personnes, dans une petite cellule e?quipe?e d’un lit et d’une couverture
uniques, et qu’on l’a maintenu les yeux bande?s pendant ses
interrogatoires.

II. Le droit et la pratique internes pertinents

A. Dispositions pe?nales re?primant la torture

24. Le code pe?nal turc re?prime le fait pour un agent public de
soumettre quelqu’un a? la torture ou a? des mauvais traitements
(articles 243 pour la torture et 245 pour les mauvais traitements).

25. L’article 8 du de?cret n? 430 du 16 de?cembre 1990 est ainsi
libelle?:

“Les de?cisions et actes pris dans l’exercice des pouvoirs que
leur confe?re le pre?sent de?cret par le pre?fet d’une re?gion
soumise a? l’e?tat d’urgence ou par le pre?fet d’une province de
pareille re?gion n’engagent pas leurs responsabilite?s pe?nale,
financie?re ou juridique. Celles-ci ne peuvent être recherche?es
devant aucune autorite? judiciaire, sans pre?judice du droit pour
la victime de demander a? l’Etat re?paration des dommages a? elle
cause?s sans justification.”

26. Les procureurs ont le devoir d’examiner les alle?gations
d’infractions graves qui viennent a? leur connaissance, même en
l’absence de plaintes. Toutefois, dans la re?gion soumise a? l’e?tat
d’urgence, les enquêtes au sujet d’infractions pe?nales commises par des
agents publics sont mene?es par des conseils administratifs locaux
compose?s de fonctionnaires. Ces conseils sont e?galement habilite?s a?
de?cider de l’ouverture ou non de poursuites, sous re?serve d’un contrôle
judiciaire automatique devant la Cour administrative suprême dans les
cas ou? ils de?cident de ne pas poursuivre (de?cret-loi n? 285).

B. Recours de droit administratif

27. L’article 125 de la Constitution turque est ainsi libelle?:

“Tout acte ou de?cision de l’administration est susceptible
d’un contrôle juridictionnel (…)

L’administration est tenue de re?parer tout dommage re?sultant
de ses actes et mesures.”

En vertu de cette disposition, l’Etat est tenu d’indemniser
toute personne a? même de de?montrer qu’elle a subi un pre?judice dans des
circonstances ou? l’Etat a manque? a? son devoir de sauvegarde de la vie
et de la proprie?te? individuelles.

C. Proce?dure civile

28. Tout acte ille?gal dommageable commis par un fonctionnaire (a?
l’exception du pre?fet de la re?gion soumise a? l’e?tat d’urgence et de
ceux des provinces de ladite re?gion) peut donner lieu a? une action en
re?paration devant les tribunaux civils ordinaires.

D. Le droit relatif a? la garde a? vue

29. En vertu de l’article 128 du code de proce?dure pe?nale, une
personne arrête?e et de?tenue doit être traduite devant un juge de paix
dans un de?lai de vingt-quatre heures. Celui-ci peut être e?tendu a?
quatre jours en cas de de?tention lie?e a? une infraction collective.

Les pe?riodes maximales de de?tention sans contrôle judiciaire
sont plus longues lorsqu’il s’agit d’infractions relevant des
tribunaux de sûrete? de l’Etat. En pareil cas, il est permis de de?tenir
un suspect pendant quarante-huit heures en rapport avec une infraction
individuelle et pendant quinze jours en rapport avec une infraction
collective (article 30 de la loi n? 3842 du 1er de?cembre 1992,
reproduisant l’article 11 du de?cret-loi n? 285 du 10 juillet 1987).

Dans la re?gion soumise a? l’e?tat d’urgence, toutefois, une
personne arrête?e dans le cadre d’une proce?dure devant un
tribunal de sûrete? de l’Etat peut être de?tenue pendant quatre jours en
cas d’infractions individuelles et pendant trente jours en cas
d’infractions collectives avant d’être conduite devant un magistrat
(ibidem, reproduisant l’article 26 de la loi n? 2935 du
25 octobre 1983).

30. L’article 19 de la Constitution turque confe?re a? tout de?tenu
le droit de faire contrôler la le?galite? de sa de?tention par la voie
d’une demande adresse?e a? la juridiction compe?tente pour connaître de
sa cause.

E. La de?rogation turque a? l’article 5 de la Convention
(art. 5)

31. Dans une lettre date?e du 6 août 1990, le Repre?sentant permanent
de la Turquie aupre?s du Conseil de l’Europe informa le
Secre?taire ge?ne?ral de l’Organisation des e?le?ments suivants:

“La Re?publique de Turquie est expose?e a? des menaces pour sa
se?curite? nationale dans le Sud-Est de l’Anatolie, dont
l’ampleur et l’intensite? sont alle?es croissant au cours des
derniers mois au point de repre?senter une menace pour la vie
de la nation au sens de l’article 15 de la Convention
(art. 15).

En 1989, 136 civils et 153 membres des forces de se?curite? ont
e?te? tue?s a? la suite d’actes de terrorisme, dont les auteurs
agissaient parfois a? partir de bases e?trange?res. Rien que
depuis le de?but de 1990, le nombre des victimes s’e?le?ve a?
125 civils et 96 membres des forces de se?curite?.

La se?curite? nationale est principalement menace?e dans les
provinces [a? savoir Elazig, Bingöl, Tunceli, Van, Diyarbakir,
Mardin, Siirt, Hakkâri, Batman, Sirnak] de
l’Anatolie du Sud-Est et partiellement aussi dans les provinces
adjacentes.

En raison de l’intensite? et de la diversite? des actions
terroristes, et afin de les re?primer, le Gouvernement a dû
non seulement faire intervenir ses forces de se?curite?, mais
aussi prendre les mesures approprie?es pour neutraliser une
campagne de de?sinformation tendancieuse aupre?s du public,
lance?e notamment a? partir d’autres re?gions de la
Re?publique de Turquie ou même de l’e?tranger et accompagne?e
d’une utilisation abusive des droits syndicaux.

A cette fin, le Gouvernement de la Turquie, agissant
conforme?ment a? l’article 121 de la Constitution turque, a
promulgue?, le 10 mai 1990, les de?crets-lois nos 424 et 425.
Ces de?crets pourront entraîner une de?rogation aux obligations
inscrites dans les dispositions ci-apre?s de la Convention
europe?enne des Droits de l’Homme et des Liberte?s fondamentales:
a? savoir dans les articles 5, 6, 8, 10, 11 et 13 (art. 5,
art. 6, art. 8, art. 10, art. 11, art. 13). Une description
sommaire des nouvelles mesures est jointe a? la pre?sente. La
question de leur compatibilite? avec la Constitution turque est
actuellement en instance devant la Cour constitutionnelle de
la Turquie.

Lorsque les mesures e?voque?es plus haut auront cesse? d’être
en application, le Gouvernement de la Turquie en informera le
Secre?taire Ge?ne?ral du Conseil de l’Europe.

La pre?sente notification est faite conforme?ment aux
dispositions de l’article 15 (art. 15) de la Convention
europe?enne des Droits de l’Homme.”

A cette lettre se trouvait annexe?e une “description sommaire
du contenu des de?crets-lois nos 424 et 425″. La seule mesure relative
a? l’article 5 de la Convention (art. 5) qui s’y trouvait de?crite e?tait
la suivante:

“Le Gouverneur de la re?gion vise?e par l’e?tat d’urgence pourra
ordonner aux personnes portant atteinte de manie?re continue a?
la se?curite? ge?ne?rale et a? l’ordre public de s’e?tablir dans un
lieu spe?cifie? par le ministre de l’Inte?rieur et situe? en dehors
de la re?gion vise?e par l’e?tat d’urgence pour une pe?riode qui
ne devra pas exce?der la dure?e de l’e?tat d’urgence (…)”

32. Par une lettre du 3 janvier 1991, le Repre?sentant permanent de
la Turquie informa le Secre?taire ge?ne?ral de l’adoption du
de?cret n? 430, qui limitait les pouvoirs ante?rieurement confe?re?s au
pre?fet de la re?gion relevant de l’e?tat d’urgence par les
de?crets nos 424 et 425.

33. Le 5 mai 1992, le Repre?sentant permanent e?crivit au
Secre?taire ge?ne?ral une lettre comportant le passage suivant:

“Comme la plupart des mesures e?nonce?es dans les
de?crets-lois nos 425 et 430 qui pourraient entraîner une
de?rogation aux droits garantis par les articles 5, 6, 8, 10,
11 et 13 de la Convention (art. 5, art. 6, art. 8, art. 10,
art. 11, art. 13) ne sont plus applique?es, je vous informe par
la pre?sente que la Re?publique de Turquie limite, pour l’avenir,
la porte?e de sa notification de de?rogation au seul article 5
de la Convention (art. 5). La de?rogation relative aux
articles 6, 8, 10, 11 et 13 de la Convention (art. 6, art. 8,
art. 10, art. 11, art. 13) n’est plus en vigueur; par
conse?quent, la re?fe?rence relative a? ces articles (art. 6,
art. 8, art. 10, art. 11, art. 13) est, par la pre?sente,
supprime?e de ladite notification de de?rogation.”

PROCEDURE DEVANT LA COMMISSION

34. Dans sa requête du 20 mai 1993 (n? 21987/93) a? la Commission,
M. A. se plaignait d’avoir subi des traitements contraires a?
l’article 3 de la Convention (art. 3) pendant sa garde a? vue en
novembre/de?cembre 1992, de n’avoir pas, au me?pris de l’article 5
par. 3 (art. 5-3), e?te? traduit, pendant sa de?tention, devant un juge
ou un autre magistrat habilite? par la loi a? exercer des fonctions
judiciaires, et de n’avoir pas eu, contrairement a? ce qu’exigent les
articles 6 par. 1 et 13 (art. 6-1, art. 13), la possibilite? d’intenter
une action contre les responsables de ses se?vices.

A la suite du de?ce?s de M. A. le 16 avril 1994, ses
repre?sentants ont alle?gue? que son meurtre e?tait la conse?quence directe
de sa requête a? la Commission et constituait une atteinte a? son droit
de recours individuel au sens de l’article 25 de la Convention
(art. 25).

35. La Commission a de?clare? la requête recevable le
19 octobre 1994. Dans son rapport du 23 octobre 1995 (article 31)
(art. 31), elle formule l’avis, par quinze voix contre une, qu’il y a
eu violation de l’article 3 (art. 3) et qu’il y a eu violation de
l’article 5 par. 3 (art. 5-3), par treize voix contre trois, qu’il y
a eu violation de l’article 6 par. 1 (art. 6-1) et qu’aucune question
distincte ne se pose sous l’angle de l’article 13 (art. 13), et, a?
l’unanimite?, qu’aucune mesure ne s’impose quant a? l’inge?rence alle?gue?e
dans l’exercice effectif du droit de recours individuel garanti par
l’article 25 (art. 25).

Le texte inte?gral de l’avis de la Commission et des
deux opinions se?pare?es dont il s’accompagne figure en annexe au
pre?sent arrêt (1).
_______________
Note du greffier

1. Pour des raisons d’ordre pratique il n’y figurera que dans
l’e?dition imprime?e (Recueil des arrêts et de?cisions 1996-VI), mais
chacun peut se le procurer aupre?s du greffe.
_______________

CONCLUSIONS PRESENTEES A LA COUR

36. A l’audience, le Gouvernement a invite? la Cour a? rejeter la
requête pour de?faut d’e?puisement des voies de recours internes
disponibles ou, subsidiairement, a? constater qu’il n’y a pas eu
violation de la Convention.

37. Le reque?rant a pour sa part demande? a? la Cour de constater des
violations des articles 3, 5, 6, 13 et 25 de la Convention (art. 3,
art. 5, art. 6, art. 13, art. 25), et de de?clarer que ces violations
se trouvaient aggrave?es par le fait que les mesures incrimine?es
correspondaient a? une pratique administrative. Il a e?galement re?clame?
une satisfaction e?quitable au titre de l’article 50 de la Convention
(art. 50).

EN DROIT

I. APPRECIATION DES FAITS PAR LA COUR

38. La Cour rappelle sa jurisprudence constante d’apre?s laquelle
le syste?me de la Convention confie en premier lieu a? la Commission
l’e?tablissement et la ve?rification des faits (articles 28 par. 1 et 31)
(art. 28-1, art. 31). Si la Cour n’est pas lie?e par les constatations
du rapport et demeure libre d’appre?cier les faits elle-même a? la
lumie?re de tous les e?le?ments qu’elle posse?de, elle n’use de ses propres
pouvoirs en la matie?re que dans des circonstances exceptionnelles
(arrêt Akdivar et autres c. Turquie du 16 septembre 1996, Recueil des
arrêts et de?cisions 1996-IV, p. 1214, par. 78).

39. En l’espe?ce, il e?chet de rappeler que la Commission a formule?
ses constatations de fait apre?s qu’une de?le?gation eut entendu des
te?moins en Turquie a? deux reprises, en sus des audiences tenues a?
Strasbourg (paragraphe 23 ci-dessus). Dans ces conditions, la Cour
estime qu’il lui faut accepter les faits e?tablis par la Commission
(voir, mutatis mutandis, l’arrêt Akdivar et autres pre?cite?, p. 1214,
par. 81).

40. C’est donc par rapport a? ceux-ci (paragraphe 23 ci-dessus)
qu’elle doit examiner l’exception pre?liminaire du Gouvernement et les
griefs formule?s par le reque?rant sur le terrain de la Convention.

II. SUR L’EXCEPTION PRELIMINAIRE DU GOUVERNEMENT

A. The?ses de?fendues par les comparants devant la Cour

41. Le Gouvernement invite la Cour a? rejeter le grief e?nonce? par
le reque?rant sous l’angle de l’article 3 de la Convention (art. 3), au
motif que, contrairement a? ce qu’exige l’article 26 de la Convention
(art. 26), l’inte?resse? aurait omis d’e?puiser les voies de recours
internes qui s’offraient a? lui. L’article 26 (art. 26) est ainsi
libelle?:

“La Commission ne peut être saisie qu’apre?s l’e?puisement des
voies de recours internes, tel qu’il est entendu selon les
principes de droit international ge?ne?ralement reconnus et dans
le de?lai de six mois, a? partir de la date de la de?cision
interne de?finitive.”

Le reque?rant (paragraphe 3 ci-dessus), a? l’avis duquel la
Commission souscrit, soutient qu’il a fait tout ce que l’on pouvait
attendre de lui pour e?puiser les voies de recours internes.

42. D’apre?s le Gouvernement, la re?gle relative a? l’e?puisement des
voies de recours internes est clairement e?tablie en droit international
et dans la jurisprudence des organes de la Convention. Elle imposait
au reque?rant d’exercer tous les recours internes a? moins qu’ils ne lui
offrissent aucune chance de succe?s. En fait, M. A. aurait pu
exercer trois types diffe?rents de recours internes: une plainte au
pe?nal, une action au civil et/ou un recours administratif
(paragraphes 24-28 ci-dessus).

43. En ce qui concerne la premie?re de ces options, le Gouvernement
soutient que le reque?rant aurait pu se plaindre, aupre?s du procureur
qui l’avait vu le 10 de?cembre 1992, des mauvais traitements
pre?tendument subis par lui (paragraphe 18 ci-dessus). Or M. A.
n’aurait indique?, ni a? cette occasion ni a? aucun moment par la suite,
qu’il avait endure? des se?vices pendant sa garde a? vue.

Les articles 243 et 245 du code pe?nal, qui s’appliquaient sur
l’ensemble du territoire turc, re?primaient l’utilisation de la torture
et des mauvais traitements pour extorquer des aveux (paragraphe 24
ci-dessus). Le de?cret-loi n? 285 relatif a? la re?gion soumise a? l’e?tat
d’urgence transfe?rait des procureurs aux conseils administratifs le
pouvoir de mener des enquêtes au sujet d’infractions pe?nales impute?es
a? des agents publics (paragraphe 26 ci-dessus). Toutefois, les
de?cisions de classement sans suite des conseils administratifs
faisaient toujours l’objet d’un contrôle par la
Cour administrative suprême. A cet e?gard, le Gouvernement soumet une
se?rie d’arrêts infirmant des ordonnances prononce?es par des
conseils administratifs dans la re?gion soumise a? l’e?tat d’urgence et
prescrivant l’engagement de poursuites pe?nales contre des membres de
la gendarmerie et de la police de se?curite? en rapport avec des
alle?gations de mauvais traitements a? de?tenus, ainsi que d’autres
de?cisions relatives aux peines a? appliquer pour des formes analogues
d’actes ille?gitimes.

44. Ne?anmoins, le Gouvernement admet que le de?pôt d’une plainte au
pe?nal n’e?tait peut-être pas le recours le plus approprie? dans une
affaire de ce type, en raison de l’accent place? sur les droits de
l’accuse? par rapport a? ceux du plaignant. Aussi attire-t-il
l’attention de la Cour sur l’existence d’un recours administratif,
pre?vu a? l’article 125 de la Constitution turque (paragraphe 27
ci-dessus). Pour obtenir re?paration au titre de cette disposition, il
suffisait a? un particulier de de?montrer l’existence d’un lien de
causalite? entre les actes commis par l’administration et le pre?judice
subi par lui; il n’e?tait pas besoin de prouver qu’un agent public avait
commis des actes ille?gitimes graves. A cet e?gard, le Gouvernement
soumet des exemples de de?cisions administratives ou? re?paration a e?te?
accorde?e dans des cas de de?ce?s dû a? des tortures inflige?es pendant une
garde a? vue.

45. Le Gouvernement soutient en outre que M. A. aurait pu
intenter, au civil, une action en dommages-inte?rêts. La? encore, il
renvoie a? une se?rie de de?cisions e?manant de juridictions internes, dont
un arrêt rendu par la Cour de cassation dans une affaire concernant une
demande de dommages-inte?rêts pour torture, ou? la haute juridiction
estima que les infractions commises par les membres des forces de
se?curite? e?taient re?gies par le code des obligations et que, en vertu
de l’article 53 de celui-ci, un acquittement prononce? pour manque de
preuves a? l’issue d’une proce?dure au pe?nal ne liait pas les
juridictions civiles.

46. Tout en ne niant pas que les recours cite?s par le Gouvernement
fassent formellement partie du syste?me judiciaire turc, le
reque?rant affirme que dans la re?gion soumise a? l’e?tat d’urgence ils
sont illusoires, inade?quats et ineffectifs, la torture et la privation
de recours effectifs correspondant a? une pratique administrative.

En particulier, des rapports e?manant d’un certain nombre
d’organes internationaux et montrant que les tortures a? de?tenus
continuent d’être syste?matiques et tre?s re?pandues en Turquie
soule?veraient des questions au sujet de la volonte? de l’Etat de mettre
fin a? cette pratique. A cet e?gard, le reque?rant renvoie a? la
De?claration publique relative a? la Turquie adopte?e le 15 de?cembre 1992
par le Comite? europe?en pour la pre?vention de la torture, au re?sume? des
re?sultats de la proce?dure concernant l’enquête sur la Turquie publie?s
le 9 novembre 1993 par le Comite? des Nations unies contre la torture,
et au rapport e?tabli en 1995 par le Rapporteur spe?cial des
Nations unies sur la torture (E/CN.4/1995/34).

47. Il y aurait, de la part des autorite?s de l’Etat, une politique
consistant a? nier que des tortures aient jamais lieu, qui rendrait la
tâche extrêmement difficile aux victimes cherchant a? obtenir re?paration
et a? voir les responsables traduits en justice. Par exemple, il serait
actuellement impossible aux individus affirmant avoir subi des tortures
d’obtenir des rapports me?dicaux prouvant l’e?tendue de leurs blessures,
car le service de me?decine le?gale aurait e?te? re?organise? et les me?decins
qui de?livraient auparavant semblables rapports auraient e?te? soit
menace?s soit transfe?re?s dans une autre re?gion. Les procureurs exerçant
leurs fonctions dans la re?gion soumise a? l’e?tat d’urgence omettraient
re?gulie?rement d’ouvrir des investigations au sujet d’alle?gations de
violations des droits de l’homme et refuseraient même fre?quemment de
recevoir les plaintes. Les enquêtes qui seraient mene?es seraient
entache?es de partialite? et inade?quates. De surcroît, les avocats et
autres personnes agissant au nom des victimes feraient l’objet de
menaces, d’intimidation et de poursuites abusives, et les repre?sailles
fre?quemment exerce?es a? l’encontre des plaignants dissuaderaient les
particuliers d’exercer les voies de recours internes.

Dans ces conditions, le reque?rant soutient qu’on ne devrait pas
lui tenir grief de n’avoir pas e?puise? les voies de recours internes
avant de de?poser une requête a? Strasbourg.

48. En tout e?tat de cause, le reque?rant affirme qu’il avait informe?
le procureur le 10 de?cembre 1992 des tortures subies par lui
(paragraphe 18 ci-dessus) et que, même s’il ne l’avait pas fait, le
magistrat aurait pu facilement se rendre compte qu’il n’avait pas
l’usage normal de ses mains.

L’omission par le procureur d’engager des poursuites pe?nales
avait rendu extrêmement difficile l’exercice par le reque?rant d’un
quelconque recours interne. Il ne lui e?tait pas possible
d’entreprendre des de?marches pour s’assurer qu’une proce?dure avait e?te?
engage?e au pe?nal, par exemple en attaquant devant les
tribunaux administratifs une de?cision de ne pas poursuivre
(paragraphe 26 ci-dessus), car l’absence d’enquête impliquait celle
d’une de?cision formelle de classement sans suite. De surcroît, ladite
omission re?duisait ses chances de l’emporter au terme d’une proce?dure
civile ou administrative, car dans l’une comme dans l’autre il aurait
dû prouver qu’il avait e?te? victime de tortures et, en pratique, il lui
aurait fallu une de?cision d’un juge re?pressif e?tablissant ce fait.

49. Enfin, l’inte?resse? rappelle a? la Cour qu’aucun recours n’e?tait
disponible, même en the?orie, pour ce qui est de son grief relatif a? la
dure?e de sa de?tention sans contrôle judiciaire, puisque celle-ci e?tait
parfaitement le?gale au regard de la le?gislation interne (paragraphe 29
ci-dessus).

50. La Commission estime que le reque?rant a subi des le?sions
pendant sa garde a? vue (paragraphe 23 ci-dessus). Il en re?sulterait
que, a? de?faut de pouvoir e?tablir exactement ce qui s’est produit lors
de l’entretien du reque?rant avec le procureur le 10 de?cembre 1992, il
doit indubitablement y avoir eu des e?le?ments qui auraient dû amener ce
dernier a? ouvrir une enquête ou, a? tout le moins, a? essayer d’obtenir
de plus amples informations concernant l’e?tat de sante? du reque?rant et
le traitement auquel il avait e?te? soumis. M. A. aurait fait tout
ce qu’on pouvait attendre de lui dans les circonstances de l’espe?ce,
eu e?gard notamment aux faits qu’il avait dû se sentir vulne?rable apre?s
sa de?tention et ses se?vices, et qu’il souffrait de proble?mes de sante?
qui avaient ne?cessite? son hospitalisation apre?s son e?largissement. Les
menaces qu’il disait avoir reçues apre?s avoir de?pose? sa requête aupre?s
de la Commission et son de?ce?s dans des circonstances sur lesquelles
toute la lumie?re n’a pu être faite seraient des e?le?ments
supple?mentaires donnant a? penser que l’exercice des voies de recours
internes aurait pu comporter des risques.

Eu e?gard a? sa conclusion selon laquelle le reque?rant a fait
tout ce qu’on pouvait attendre de lui pour e?puiser les voies de recours
internes, la Commission a de?cide? qu’il ne s’imposait pas de de?terminer
s’il existait, de la part des autorite?s turques, une pratique
administrative tole?rant les violations des droits de l’homme.

B. L’appre?ciation de la Cour

51. La Cour rappelle que la re?gle de l’e?puisement des voies de
recours internes e?nonce?e a? l’article 26 de la Convention (art. 26)
impose aux personnes de?sireuses d’intenter contre l’Etat une action
devant un organe judiciaire ou arbitral international l’obligation
d’utiliser auparavant les recours qu’offre le syste?me juridique de leur
pays. Les Etats n’ont donc pas a? re?pondre de leurs actes devant un
organisme international avant d’avoir eu la possibilite? de redresser
la situation dans leur ordre juridique interne. Cette re?gle se fonde
sur l’hypothe?se, objet de l’article 13 de la Convention (art. 13) –
avec lequel elle pre?sente d’e?troites affinite?s -, que l’ordre interne
offre un recours effectif pour la violation alle?gue?e, inde?pendamment
de l’incorporation ou non dans l’ordre interne des dispositions de la
Convention. De la sorte, elle constitue un aspect important du
principe voulant que le me?canisme de sauvegarde instaure? par la
Convention revête un caracte?re subsidiaire par rapport aux syste?mes
nationaux de garantie des droits de l’homme (arrêt Akdivar et autres
cite? au paragraphe 38 ci-dessus, p. 1210, par. 65).

52. Dans la cadre de l’article 26 (art. 26), un reque?rant doit se
pre?valoir des recours normalement disponibles et suffisants pour lui
permettre d’obtenir re?paration des violations qu’il alle?gue. Ces
recours doivent exister a? un degre? suffisant de certitude, en pratique
comme en the?orie, sans quoi leur manquent l’effectivite? et
l’accessibilite? voulues.

Cependant, rien n’impose d’user de recours qui ne sont ni
ade?quats ni effectifs. De plus, selon les “principes de droit
international ge?ne?ralement reconnus”, certaines circonstances
particulie?res peuvent dispenser le reque?rant de l’obligation d’e?puiser
les voies de recours internes qui s’offrent a? lui. Cette re?gle ne
s’applique pas non plus lorsque est prouve?e une pratique administrative
consistant dans la re?pe?tition d’actes interdits par la Convention et
la tole?rance officielle de l’Etat, de sorte que toute proce?dure serait
vaine ou ineffective (arrêt Akdivar et autres pre?cite?, p. 1210,
paras. 66 et 67).

53. La Cour souligne qu’elle doit appliquer cette re?gle en tenant
dûment compte du contexte: le me?canisme de sauvegarde des droits de
l’homme que les Parties contractantes sont convenues d’instaurer. Elle
a ainsi reconnu que l’article 26 (art. 26) doit s’appliquer avec une
certaine souplesse et sans formalisme excessif. Elle a de plus admis
que la re?gle de l’e?puisement des voies de recours internes ne
s’accommode pas d’une application automatique et ne revêt pas un
caracte?re absolu; en en contrôlant le respect, il faut avoir e?gard aux
circonstances de la cause. Cela signifie notamment que la Cour doit
tenir compte de manie?re re?aliste non seulement des recours pre?vus en
the?orie dans le syste?me juridique de la Partie contractante concerne?e,
mais e?galement du contexte juridique et politique dans lequel ils se
situent ainsi que de la situation personnelle du reque?rant
(arrêt Akdivar et autres pre?cite?, p. 1211, par. 69).

54. La Cour note que le droit turc pre?voit des recours pe?naux,
civils et administratifs contre les mauvais traitements inflige?s a? des
de?tenus par des agents de l’Etat et elle a e?tudie? avec inte?rêt les
re?sume?s de de?cisions de justice traitant de questions analogues fournis
par le Gouvernement (paragraphes 43-45 ci-dessus). Toutefois, ainsi
qu’elle l’a releve? ci-dessus (paragraphe 53), il ne lui importe pas
seulement, en l’espe?ce, de savoir si les recours internes disponibles
e?taient, d’une manie?re ge?ne?rale, effectifs ou ade?quats; il lui faut
e?galement rechercher si, compte tenu de l’ensemble des circonstances
de l’espe?ce, le reque?rant a fait tout ce qu’on pouvait raisonnablement
attendre de lui pour e?puiser les voies de recours internes.

55. Aux fins de cet examen, la Cour rappelle qu’elle a de?cide?
d’accepter les constatations de fait e?nonce?es par la Commission en
l’espe?ce (paragraphes 39-40 ci-dessus). Celle-ci a estime?
(paragraphe 50 ci-dessus) que le reque?rant souffrait d’une paralysie
radiale bilate?rale a? l’e?poque de son entretien avec le procureur.

56. La Cour conside?re que, a? admettre même que le reque?rant ne se
soit pas plaint aupre?s du procureur des mauvais traitements subis au
cours de sa garde a? vue, les blessures que ceux-ci avaient provoque?es
devaient être parfaitement visibles lors de l’entretien. Or le
procureur choisit de ne pas s’enque?rir de la nature, de l’e?tendue et
de la cause de ces blessures, alors qu’en droit turc il avait
l’obligation d’enquêter (paragraphe 26 ci-dessus).

Il e?chet de rappeler que cette omission de la part du procureur
eut lieu apre?s que M. A. eut e?te? garde? a? vue pendant au moins
quatorze jours sans avoir acce?s a? une assistance ou a? un soutien
d’ordre juridique ou me?dical. Pendant ce laps de temps, il avait subi
des le?sions graves ne?cessitant un traitement en milieu hospitalier
(paragraphe 23 ci-dessus). Ces circonstances suffisaient, a? elles
seules, a? lui inspirer un sentiment de vulne?rabilite?, d’impuissance et
d’appre?hension face aux repre?sentants de l’Etat. On conçoit qu’ayant
vu que le procureur s’e?tait rendu compte de ses blessures mais s’e?tait
abstenu d’agir a? cet e?gard, le reque?rant se soit mis a? croire qu’il ne
pouvait espe?rer susciter l’inte?rêt et obtenir satisfaction par les
voies de droit internes.

57. La Cour conclut de?s lors qu’il y avait des circonstances
spe?ciales libe?rant M. A. de son obligation d’e?puiser les voies de
recours internes. Etant parvenue a? cette conclusion, elle ne juge pas
ne?cessaire de se pencher sur le grief du reque?rant selon lequel il
existerait, au me?pris de la Convention, une pratique administrative
d’obstruction aux recours.

III. SUR LE FOND

A. Sur la violation alle?gue?e de l’article 3 de la Convention
(art. 3)

58. Le reque?rant affirme qu’il a e?te? soumis a? des traitements
contraires a? l’article 3 de la Convention (art. 3), aux termes duquel

“Nul ne peut être soumis a? la torture ni a? des peines ou
traitements inhumains ou de?gradants.”

Le Gouvernement juge les alle?gations de mauvais traitements
de?pourvues de fondement. La Commission, en revanche, conclut que le
reque?rant a e?te? torture?.

59. Le Gouvernement formule diverses objections concernant la
manie?re dont la Commission a appre?cie? les preuves. Il attire
l’attention sur une se?rie d’e?le?ments qui, d’apre?s lui, auraient dû
susciter des doutes se?rieux relativement a? la question de savoir si
M. A. avait, comme il le pre?tend, subi des mauvais traitements.

Par exemple, il se demande pourquoi le reque?rant ne s’est pas
plaint aupre?s du procureur d’avoir e?te? torture? (paragraphe 18
ci-dessus) et comprend difficilement pourquoi, si l’inte?resse? a
effectivement e?te? soumis a? la torture, il n’a pas fait d’aveux. Il
trouve e?galement suspect que l’inte?resse? ait attendu cinq jours apre?s
sa sortie de garde a? vue pour se mettre en rapport avec l’hôpital
(paragraphe 19 ci-dessus) et fait observer que l’on ne peut pre?sumer
que rien de fâcheux ne s’est produit dans l’intervalle. Enfin, il
soule?ve une se?rie de points relatifs aux preuves me?dicales, et
notamment les faits que le reque?rant emporta avec lui son dossier
me?dical a? sa sortie de l’hôpital et qu’il n’y a pas de preuves
me?dicales de brûlures ou d’autres marques qu’auraient laisse?es les
de?charges e?lectriques.

60. Le reque?rant se plaint d’avoir subi divers se?vices. On
l’aurait maintenu les yeux bande?s pendant ses interrogatoires, ce qui
aurait affecte? son sens de l’orientation; il aurait e?te? suspendu par
les bras, mains lie?es dans le dos (“pendaison palestinienne”); on lui
aurait administre? des de?charges e?lectriques dont l’effet aurait e?te?
exacerbe? par le de?versement d’eau sur son corps; enfin, il aurait e?te?
battu, gifle? et injurie?. Il se re?fe?re aux preuves me?dicales e?manant
de la faculte? de me?decine de l’universite? de Dicle et d’apre?s
lesquelles il souffrait de le?sions aux plexus brachiaux a? l’e?poque de
son admission a? l’hôpital (paragraphe 19 ci-dessus). Or la pendaison
palestinienne e?tait susceptible de provoquer pareilles le?sions.

D’apre?s l’inte?resse?, le traitement incrimine? est suffisamment
grave pour emporter la qualification de torture; il lui aurait e?te?
inflige? aux fins de l’inciter a? admettre qu’il connaissait l’homme qui
l’avait identifie?.

De surcroît, les conditions dans lesquelles il a e?te? de?tenu
(paragraphe 13 ci-dessus) et la crainte d’être torture? e?prouve?e par lui
en permanence pendant sa garde a? vue s’analyseraient en un traitement
inhumain.

61. Ayant de?cide? d’accepter les constatations de fait e?nonce?es par
la Commission (paragraphes 39-40 ci-dessus), la Cour conside?re que
lorsqu’un individu est place? en garde a? vue alors qu’il se trouve en
bonne sante? et que l’on constate qu’il est blesse? au moment de sa
libe?ration, il incombe a? l’Etat de fournir une explication plausible
pour l’origine des blessures, a? de?faut de quoi l’article 3 de la
Convention (art. 3) trouve manifestement a? s’appliquer (arrêts Tomasi
c. France du 27 août 1992, se?rie A n? 241-A, pp. 40-41, paras. 108-111,
et Ribitsch c. Autriche du 4 de?cembre 1995, se?rie A n? 336, p. 26,
par. 34).

62. L’article 3 (art. 3), la Cour l’a dit a? maintes reprises,
consacre l’une des valeurs fondamentales des socie?te?s de?mocratiques.
Même dans les circonstances les plus difficiles, telle la lutte contre
le terrorisme et le crime organise?, la Convention prohibe en termes
absolus la torture et les peines ou traitements inhumains ou
de?gradants. L’article 3 (art. 3) ne pre?voit pas de restrictions, en
quoi il contraste avec la majorite? des clauses normatives de la
Convention et des Protocoles nos 1 et 4 (P1, P4), et d’apre?s
l’article 15 par. 2 (art. 15-2) il ne souffre nulle de?rogation, même
en cas de danger public menaçant la vie de la nation (arrêts Irlande
c. Royaume-Uni du 18 janvier 1978, se?rie A n? 25, p. 65, par. 163,
Soering c. Royaume-Uni du 7 juillet 1989, se?rie A n? 161, p. 34,
par. 88, et Chahal c. Royaume-Uni du 15 novembre 1996, Recueil 1996-V,
p. 1855, par. 79).

63. Pour de?terminer s’il y a lieu de qualifier de torture une forme
particulie?re de mauvais traitements, la Cour doit avoir e?gard a? la
distinction, que comporte l’article 3 (art. 3), entre cette notion et
celle de traitements inhumains ou de?gradants. Ainsi qu’elle l’a releve?
pre?ce?demment, cette distinction paraît avoir e?te? consacre?e par la
Convention pour marquer d’une spe?ciale infamie des traitements
inhumains de?libe?re?s provoquant de fort graves et cruelles souffrances
(arrêt Irlande c. Royaume-Uni pre?cite?, p. 66, par. 167).

64. La Cour rappelle que la Commission a constate?, entre autres,
que le reque?rant avait e?te? soumis a? la “pendaison palestinienne”, ce
qui signifie qu’on lui avait ôte? tous ses vêtements et lie? les mains
dans le dos, puis qu’on l’avait suspendu par les bras (paragraphe 23
ci-dessus).

D’apre?s la Cour, ce traitement ne peut avoir e?te? inflige? que
de?libe?re?ment; en effet, sa re?alisation exigeait une dose de pre?paration
et d’entraînement. Il apparaît avoir e?te? administre? dans le but
d’obtenir du reque?rant des aveux ou des informations. Hormis les
graves souffrances qu’il doit avoir cause?es a? l’inte?resse? a? l’e?poque,
les preuves me?dicales montrent qu’il conduisit a? une paralysie des
deux bras qui mit un certain temps avant de disparaître (paragraphe 23
ci-dessus). La Cour estime que ce traitement e?tait d’une nature
tellement grave et cruelle que l’on ne peut le qualifier que de
torture.

Eu e?gard a? la gravite? de ce constat, il ne s’impose pas pour
la Cour d’examiner les dole?ances du reque?rant concernant d’autres
formes de se?vices.

En conclusion, il y a eu violation de l’article 3 de la
Convention (art. 3).

B. Sur la violation alle?gue?e de l’article 5 par. 3 de la
Convention (art. 5-3)

65. Le reque?rant, a? l’avis duquel la Commission souscrit, alle?gue
que sa de?tention a viole? l’article 5 par. 3 de la Convention
(art. 5-3). La partie pertinente de l’article 5 (art. 5) est ainsi
libelle?e:

“1. Toute personne a droit a? la liberte? et a? la sûrete?. Nul
ne peut être prive? de sa liberte?, sauf dans les cas suivants
et selon les voies le?gales:

(…)

c) s’il a e?te? arrête? et de?tenu en vue d’être conduit
devant l’autorite? judiciaire compe?tente, lorsqu’il y a des
raisons plausibles de soupçonner qu’il a commis une infraction
(…)

(…)

3. Toute personne arrête?e ou de?tenue, dans les conditions
pre?vues au paragraphe 1 c) du pre?sent article (art. 5-1-c),
doit être aussitôt traduite devant un juge ou un autre
magistrat habilite? par la loi a? exercer des fonctions
judiciaires (…)”

66. La Cour rappelle ce qu’elle a de?cide? dans l’affaire
Brogan et autres c. Royaume-Uni (arrêt du 29 novembre 1988, se?rie A
n? 145-B, p. 33, par. 62): une pe?riode de garde a? vue de quatre jours
et six heures sans contrôle judiciaire va au-dela? des strictes limites
de temps permises par l’article 5 par. 3 (art. 5-3). Il en re?sulte
clairement que la pe?riode de quatorze jours ou plus pendant laquelle
M. A. a e?te? de?tenu sans être traduit devant un juge ou un autre
magistrat ne remplissait pas l’exigence de promptitude.

67. Ne?anmoins, le Gouvernement affirme que, nonobstant ces
conside?rations, il n’y a pas eu violation de l’article 5 par. 3
(art. 5-3), eu e?gard a? la de?rogation notifie?e par la Turquie
conforme?ment a? l’article 15 de la Convention (art. 15), aux termes
duquel,

“1. En cas de guerre ou en cas d’autre danger public
menaçant la vie de la nation, toute Haute Partie Contractante
peut prendre des mesures de?rogeant aux obligations pre?vues par
la (…) Convention, dans la stricte mesure ou? la situation
l’exige et a? la condition que ces mesures ne soient pas en
contradiction avec les autres obligations de?coulant du
droit international.

2. La disposition pre?ce?dente (art. 15-1) n’autorise aucune
de?rogation a? l’article 2 (art. 2), sauf pour le cas de de?ce?s
re?sultant d’actes licites de guerre, et aux articles 3,
4 (paragraphe 1) et 7 (art. 3, art. 4-1, art. 7).

3. Toute Haute Partie Contractante qui exerce ce droit de
de?rogation tient le Secre?taire Ge?ne?ral du Conseil de l’Europe
pleinement informe? des mesures prises et des motifs qui les ont
inspire?es. Elle doit e?galement informer le Secre?taire Ge?ne?ral
du Conseil de l’Europe de la date a? laquelle ces mesures ont
cesse? d’être en vigueur et les dispositions de la Convention
reçoivent de nouveau pleine application.”

Le reque?rant rappelle a? la Cour que la Turquie a de?roge? aux
obligations de?coulant pour elle de l’article 5 de la Convention
(art. 5) le 5 mai 1992 (paragraphe 33 ci-dessus).

1. De?marche de la Cour

68. La Cour rappelle qu’il incombe a? chaque Etat contractant,
responsable de “la vie de [sa] nation”, de de?terminer si un
“danger public” la menace et, dans l’affirmative, jusqu’ou? il faut
aller pour essayer de le dissiper. En contact direct et constant avec
les re?alite?s pressantes du moment, les autorite?s nationales se trouvent
en principe mieux place?es que le juge international pour se prononcer
sur la pre?sence de pareil danger, comme sur la nature et l’e?tendue des
de?rogations ne?cessaires pour le conjurer. Partant, on doit leur
laisser en la matie?re une ample marge d’appre?ciation.

Les Etats ne jouissent pas pour autant d’un pouvoir illimite?
en ce domaine. La Cour a compe?tence pour de?cider, notamment, s’ils ont
exce?de? la “stricte mesure” des exigences de la crise. La marge
nationale d’appre?ciation s’accompagne donc d’un contrôle europe?en.
Quand elle exerce celui-ci, la Cour doit en même temps attacher le
poids qui convient a? des facteurs pertinents tels que la nature des
droits touche?s par la de?rogation, la dure?e de l’e?tat d’urgence et les
circonstances qui l’ont cre?e? (arrêt Brannigan et McBride c. Royaume-Uni
du 26 mai 1993, se?rie A n? 258-B, pp. 49-50, par. 43).

2. Sur l’existence d’un danger public menaçant la vie de la
nation

69. Le Gouvernement, rejoint par la Commission sur ce point,
soutient qu’il y avait, dans le Sud-Est de la Turquie, un danger public
“menaçant la vie de la nation”. Le reque?rant ne conteste pas cette
appre?ciation, même s’il affirme que pour l’essentiel il s’agit la? d’une
question qu’il appartient aux organes de la Convention de trancher.

70. La Cour conside?re, a? la lumie?re de l’ensemble des e?le?ments dont
elle dispose, que l’ampleur et les effets particuliers de l’activite?
terroriste du PKK dans le Sud-Est de la Turquie ont indubitablement
cre?e?, dans la re?gion concerne?e, un “danger public menaçant la vie de
la nation” (voir, mutatis mutandis, les arrêts Lawless c. Irlande du
1er juillet 1961, se?rie A n? 3, p. 56, par. 28, Irlande c. Royaume-Uni
pre?cite?, p. 78, par. 205, et Brannigan et McBride pre?cite?, p. 50,
par. 47).

3. Sur le point de savoir si les mesures e?taient strictement
exige?es par la situation

a) La dure?e de la de?tention hors contrôle

71. D’apre?s le Gouvernement, le reque?rant a e?te? arrête? le
26 novembre 1992, avec treize autres personnes, au motif qu’on le
soupçonnait d’aider et de soutenir les terroristes du PKK, d’être
membre de la section de Kiziltepe du PKK et de distribuer des tracts
de ce parti (paragraphe 12 ci-dessus). Il a e?te? de?tenu pendant
quatorze jours, en conformite? avec le droit turc, qui permet, dans la
re?gion soumise a? l’e?tat d’urgence, la de?tention pour une pe?riode
maximale de trente jours d’une personne soupçonne?e d’avoir participe?
a? une infraction collective (paragraphe 29 ci-dessus).

72. Le Gouvernement explique que l’endroit ou? le reque?rant fut
arrête? et de?tenu faisait partie de la zone couverte par la de?rogation
turque (paragraphes 31-33 ci-dessus). Celle-ci serait ne?cessaire et
justifie?e, eu e?gard a? l’ampleur et a? la gravite? de l’activite?
terroriste du PKK en Turquie, spe?cialement dans le Sud-Est du pays.
Les enquêtes au sujet d’infractions terroristes confronteraient les
autorite?s avec des proble?mes particuliers, ainsi que la Cour l’a
reconnu dans le passe?, de?s lors que les membres des organisations
terroristes seraient passe?s maîtres dans l’art de re?sister aux
interrogatoires, disposeraient de re?seaux de soutien secrets et
auraient acce?s a? des ressources conside?rables. La collecte et la
ve?rification des preuves dans une vaste re?gion aux prises avec une
organisation terroriste be?ne?ficiant d’un soutien strate?gique et
technique de pays voisins ne?cessiteraient beaucoup de temps et
d’efforts. Ces difficulte?s rendraient impossible l’organisation d’un
contrôle judiciaire pendant la garde a? vue des suspects.

73. Le reque?rant affirme qu’il fut place? en de?tention le
24 novembre 1992, pour être relâche? le 10 de?cembre 1992. D’apre?s lui,
la pratique consistant a? postdater les arrestations serait monnaie
courante dans la re?gion soumise a? l’e?tat d’urgence.

74. Tout en ne pre?sentant pas d’arguments de?taille?s contre la
validite? de la de?rogation turque dans son ensemble, l’inte?resse? met en
doute la ne?cessite?, dans le Sud-Est de la Turquie, de maintenir des
suspects en de?tention pendant quatorze jours ou plus sans contrôle
judiciaire. D’apre?s lui, les juges dans le Sud-Est de la Turquie ne
courraient aucun risque s’ils avaient la faculte? et l’obligation de
contrôler la le?galite? des de?tentions a? des intervalles plus rapproche?s.

75. La Commission n’ayant pu e?tablir avec certitude si le reque?rant
a e?te? place? en de?tention le 24 novembre 1992, comme il l’affirme, ou
le 26 novembre 1992, comme l’alle?gue le Gouvernement, elle a pris pour
point de de?part de son raisonnement que l’inte?resse? avait e?te? de?tenu
pendant au moins quatorze jours sans être traduit devant un juge ou un
autre magistrat habilite? par la loi a? exercer des fonctions
judiciaires.

76. La Cour souligne l’importance de l’article 5 (art. 5) dans le
syste?me de la Convention: il consacre un droit fondamental de l’homme,
la protection de l’individu contre les atteintes arbitraires de l’Etat
a? sa liberte?. Le contrôle judiciaire de pareille inge?rence de
l’exe?cutif constitue un e?le?ment essentiel de la garantie de
l’article 5 par. 3 (art. 5-3), conçue pour re?duire au minimum le risque
d’arbitraire et assurer la pre?e?minence du droit (arrêt Brogan et autres
pre?cite?, p. 32, par. 58). De surcroît, une prompte intervention
judiciaire peut conduire a? la de?tection et a? la pre?vention de se?vices
graves, qui, la Cour l’a dit ci-dessus (paragraphe 62), sont prohibe?s
par la Convention en termes absolus, non susceptibles de de?rogation.

77. Dans l’arrêt Brannigan et McBride (cite? au paragraphe 68
ci-dessus), la Cour a juge? que le gouvernement britannique n’avait pas
exce?de? sa marge d’appre?ciation en de?rogeant aux obligations de?coulant
pour lui de l’article 5 de la Convention (art. 5) par des dispositions
autorisant la de?tention sans contrôle judiciaire, pendant une pe?riode
maximale de sept jours, de personnes soupçonne?es d’infractions
terroristes.

En l’espe?ce, le reque?rant a e?te? de?tenu pendant au moins
quatorze jours sans être traduit devant un juge ou un autre magistrat.
Le Gouvernement cherche a? justifier cette mesure par les exigences
particulie?res des enquêtes de police dans une vaste re?gion aux prises
avec une organisation terroriste recevant un soutien de l’exte?rieur
(paragraphe 72 ci-dessus).

78. Si la Cour estime – elle l’a dit a? plusieurs reprises par le
passe? (voir, par exemple, l’arrêt Brogan et autres pre?cite?) – que les
enquêtes au sujet d’infractions terroristes confrontent indubitablement
les autorite?s a? des proble?mes particuliers, elle ne saurait admettre
qu’il soit ne?cessaire de de?tenir un suspect pendant quatorze jours sans
intervention judiciaire. Cette pe?riode exceptionnellement longue a
laisse? le reque?rant a? la merci non seulement d’atteintes arbitraires
a? son droit a? la liberte?, mais e?galement de la torture (paragraphe 64
ci-dessus). De surcroît, le Gouvernement n’a pas e?nonce? devant la Cour
de raisons de?taille?es expliquant pourquoi la lutte contre le terrorisme
dans le Sud-Est de la Turquie rendrait impraticable toute intervention
judiciaire.

b) Sur les garanties

79. Le Gouvernement souligne que tant la de?rogation que le
syste?me juridique turc fournissaient des garanties suffisantes pour
prote?ger les droits de l’homme. Ainsi, la de?rogation elle-même e?tait
limite?e au strict minimum requis par la lutte contre le terrorisme; la
loi pre?voyait une dure?e maximale de garde a? vue, et le consentement
d’un procureur e?tait ne?cessaire si la police souhaitait placer un
suspect en de?tention provisoire au-dela? de cette dure?e. La torture
e?tait interdite par l’article

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