CASE OF YORDANOV AND OTHERS v. BULGARIA - A.N.P.T.ES.
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Testo originale e tradotto della sentenza selezionata

CASE OF YORDANOV AND OTHERS v. BULGARIA

Tipologia: Sentenza
Importanza: 2
Articoli: 41,P1-1
Numero: 265/17
Stato: Bulgaria
Data: 2023-09-26 00:00:00
Organo: Sezione Terza
Testo Originale

TERZA SEZIONE

CASO DI YORDANOV E ALTRI c. BULGARIA

(Domande n. 265/17 e 26473/18)

SENTENZA

Art. 1 P1 – Godimento pacifico dei beni – Confisca sproporzionata dei beni dei ricorrenti in quanto “acquisiti illegalmente” senza specificare la condotta vietata che ne ha determinato l’acquisizione n? stabilire alcun nesso tra tali beni e la condotta – Un numero significativo di carenze nella legislazione del 2005 individuate nella causa Todorov e a./Bulgaria ? stato mantenuto nella legislazione abrogativa applicabile del 2012 – ? stato seguito un approccio simile a quello della causa Todorov e a./Bulgaria – ? necessaria una valutazione individuale per controbilanciare il pesante onere imposto dalla legislazione del 2012 agli imputati nei procedimenti di confisca che devono provare l’origine lecita dei loro beni

STRASBURGO

26 settembre 2023

La presente sentenza diventer? definitiva alle condizioni previste dall’articolo 44 ? 2 della Convenzione. Pu? essere soggetta a revisione redazionale.

Nel caso Yordanov e altri contro Bulgaria,

La Corte europea dei diritti dell’uomo (Terza Sezione), riunita in Camera composta da:

Pere Pastor Vilanova, Presidente,
Jolien Schukking,
Yonko Grozev,
Darian Pavli,
Ioannis Ktistakis,
Andreas Z?nd,
Oddn? Mj?ll Arnard?ttir, giudici,
e Milan Bla?ko, cancelliere di sezione,

Visti:

i ricorsi (nn. 265/17 e 26473/18) contro la Repubblica di Bulgaria presentati alla Corte ai sensi dell’articolo 34 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libert? fondamentali (“la Convenzione”) da tre individui (di nazionalit? diverse, come indicato nella tabella allegata) e da una societ? con sede legale in Bulgaria (“i ricorrenti”), nelle varie date indicate nella tabella allegata;

la decisione di notificare al Governo bulgaro (“il Governo”) i reclami relativi alla confisca dei beni dei ricorrenti ai sensi della legge sulla confisca dei beni acquisiti illegalmente e di dichiarare irricevibile il resto del ricorso n. 26473/18;

il fatto che il governo belga non si sia avvalso del diritto di presentare osservazioni scritte in considerazione della cittadinanza belga di uno dei ricorrenti, il sig. R. Yordanov (si veda la tabella allegata);

le osservazioni delle parti;

Avendo deliberato in privato il 5 settembre 2023,

pronuncia la seguente sentenza, adottata in tale data:

INTRODUZIONE

1. Il caso riguarda la confisca da parte dello Stato di beni che si presume siano stati “acquisiti illegalmente” e solleva in particolare questioni ai sensi dell’articolo 1 del Protocollo n. 1 alla Convenzione.
I FATTI

2. Le generalit? dei ricorrenti e i nomi dei loro rappresentanti legali presso la Corte sono indicati in appendice.

3. Il Governo era rappresentato dai suoi agenti, le sig.re I. Stancheva-Chinova e A. Panova del Ministero della Giustizia.

4. I fatti della causa possono essere riassunti come segue.

APPELLO N. 265/17 – YORDANOV c. BULGARIA
5. Nel 2008 il ricorrente – da solo o tramite una societ? da lui interamente controllata – ha acquistato in Bulgaria appezzamenti di terreno ritenuti del valore di circa 496.000 levs (BGN), l’equivalente di circa 254.000 euro (EUR). Poich? le autorit? fiscali bulgare non disponevano di informazioni sui redditi percepiti dal richiedente negli anni precedenti, hanno chiesto informazioni sulla sua situazione finanziaria. In risposta, il ricorrente ha presentato alle autorit? fiscali dichiarazioni doganali che dimostravano che tra il 2005 e il 2008 aveva portato in Bulgaria 345.000 euro. In risposta a un’ulteriore domanda sull’origine del denaro, il ricorrente ha spiegato di aver percepito un reddito in Belgio, dove risiedeva prevalentemente, e ha presentato numerosi documenti a sostegno di tale affermazione. Molti di questi documenti, vale a dire i contratti con cui altre persone avevano accettato di pagarlo per diversi servizi, si sono rivelati falsi. In quella fase ? stato anche accertato che il ricorrente non aveva mai dichiarato un reddito in Belgio e non vi aveva mai pagato l’imposta sul reddito.
6.Il ricorrente ? stato successivamente accusato di aver evaso il pagamento dell’imposta sul reddito pari a circa 90.000 BGN (46.000 EUR) sulla somma che aveva portato in Bulgaria e di aver utilizzato documenti falsi. ? stato condannato come imputato con sentenza del Tribunale regionale di Targovishte del 20 novembre 2012. Poich? nel frattempo aveva pagato l’imposta dovuta, ? stato sollevato dalla responsabilit? penale e condannato a pagare una multa di 4.000 BGN (2.046 EUR).
7. Nel 2013 la Commissione per la confisca dei beni acquisiti illegalmente (in prosieguo: la “Commissione”) ha avviato un procedimento ai sensi della legge sulla confisca dei beni acquisiti illegalmente del 2012 (in prosieguo: la “legge del 2012”, cfr. paragrafi 28 e segg.) nei confronti del ricorrente, di sua moglie e della societ? di sua propriet?, che aveva acquistato alcuni degli appezzamenti di terreno. La Commissione ha indagato sui loro redditi e sulle loro spese tra il 2003 e il 2013 e nel marzo 2014 ha presentato un’istanza di confisca in tribunale. Essa chiedeva la confisca di un appartamento, di diversi veicoli, di somme di denaro presenti sui conti bancari degli imputati, del valore delle azioni delle societ? di propriet? degli imputati, nonch? degli appezzamenti di terreno di loro propriet? e dell’equivalente monetario di altri appezzamenti di terreno che nel frattempo erano stati rivenduti a terzi.

7. La richiesta di confisca ? stata accolta dai tribunali nazionali – in particolare con una sentenza del Tribunale regionale di Targovishte del 26 giugno 2015, una sentenza della Corte d’appello di Varna del 10 febbraio 2016 e una decisione finale della Corte suprema di cassazione (di seguito “la Corte suprema”) del 23 giugno 2016 che ha negato l’autorizzazione a presentare ricorso per motivi di diritto. I tribunali hanno disposto in particolare la confisca di beni di propriet? del ricorrente per un valore di 37.212 BGN (19.034 EUR), e di beni di propriet? congiunta del ricorrente e di sua moglie per un valore di 53.013 BGN (27.116 EUR); i restanti beni confiscati appartenevano alla societ? del ricorrente, che non ? a sua volta ricorrente nel presente procedimento.

9. I giudici hanno fatto riferimento alle informazioni inviate dalle autorit? belghe nell’ambito di una procedura di assistenza giudiziaria. Secondo tali informazioni, il ricorrente era indagato in Belgio per reati che sarebbero stati commessi nel febbraio 2011, vale a dire la tratta di esseri umani a scopo di sfruttamento del lavoro, il commercio in nero e le violazioni del diritto del lavoro. Era inoltre sospettato di riciclaggio di denaro e di violazioni della legislazione fiscale, commessi in date imprecisate. In particolare, il ricorrente aveva portato in Belgio lavoratori bulgari, che avevano poi lavorato per societ? di sua propriet? senza contratto di lavoro. In questo modo il ricorrente avrebbe guadagnato pi? di 1.150.000 euro, che non aveva mai dichiarato come reddito in Belgio. Il ricorrente aveva ammesso nel 2011 di aver utilizzato le entrate delle sue societ? in Belgio per coprire le sue spese quotidiane, per finanziare un partito politico e per acquistare veicoli e beni immobili in Bulgaria.

10. Tuttavia, i giudici bulgari hanno sottolineato che non vi era alcuna indicazione che il ricorrente fosse stato formalmente accusato o condannato in Belgio, e non era quindi provato che avesse intrapreso le attivit? illecite sopra descritte.

11. Il ricorrente ha sostenuto nel procedimento di confisca che tra il 1999 e il 2007 il fratello gli aveva regalato somme di denaro per un totale di 900.000 BGN (460.000 euro), ma l’unica prova presentata a questo proposito era una dichiarazione del fratello, che non provava n? i regali stessi, n? la provenienza lecita del denaro. Sebbene il ricorrente abbia affermato che i testimoni avrebbero potuto testimoniare l’effettiva consegna del denaro, non ha contestato il fatto che il Tribunale regionale di Targovishte non abbia ordinato l’esame di tali testimoni e non ha sollevato la questione nei suoi successivi ricorsi.

12. Il ricorrente e la moglie sostenevano inoltre di aver percepito compensi in qualit? di dirigenti delle societ? da loro possedute in Belgio, nonch? dividendi. Ancora una volta, tali affermazioni si basavano sulle loro dichiarazioni e su quelle delle loro societ? e dei loro dipendenti, e non erano suffragate da ulteriori prove, come le registrazioni nei libri contabili delle societ?; n? era stato dimostrato che la situazione finanziaria delle societ? avesse permesso il pagamento di tali somme. Il ricorrente e la moglie avevano presentato dichiarazioni dei redditi in Bulgaria e in Belgio, dichiarando redditi consistenti per il periodo 2006-2013, ma ci? era stato fatto solo nel 2014, dopo l’avvio del procedimento di confisca, e non dimostrava nulla sull’effettiva fonte dei loro redditi o sulla loro origine lecita. Il ricorrente sosteneva inoltre di aver ricevuto un canone di locazione per diversi veicoli di sua propriet?, ma non ne aveva dato prova. Inoltre, pur essendo stato accertato che nel 2008 il ricorrente e sua moglie avevano portato in Bulgaria 345.000 euro, presumibilmente ottenuti da attivit? economiche in Belgio, i documenti che stabilivano quella che poteva essere la legittima provenienza di tale somma erano gi? stati accertati come falsificati nel procedimento penale contro il ricorrente (si veda il paragrafo 5); L’origine lecita di tale denaro non era quindi stata dimostrata. Infine, le informazioni fornite dalle autorit? belghe (si veda il paragrafo 9) avevano smentito le affermazioni del ricorrente secondo cui egli aveva percepito redditi leciti attraverso le sue societ? in Belgio.

13. Di conseguenza, i giudici hanno concluso che durante il periodo in esame il ricorrente e sua moglie avevano avuto solo un piccolo reddito da fonti lecite, ovvero 5.800 BGN (l’equivalente di 2.966 euro) ricevuti dalla vendita di un veicolo nel 2005.

14. Allo stesso tempo, nel periodo in esame avevano speso pi? di 1.600.000 BGN (818.000 EUR), una somma che comprendeva, tra l’altro, le loro spese quotidiane (calcolate sulla base di dati statistici sulle spese medie delle famiglie in Belgio) e il prezzo dei beni acquistati da loro e dalla societ? del ricorrente.

15. Considerato il loro reddito lecito molto basso, si ? giunti alla conclusione che tutti i beni oggetto della richiesta di confisca erano stati acquisiti illecitamente, ossia con redditi per i quali non era stata dimostrata una fonte lecita.

16. All’obiezione del ricorrente secondo cui non era stato stabilito alcun legame tra il reato per cui era stato condannato e i beni per i quali si chiedeva la confisca, la Corte d’appello di Varna e la Corte suprema hanno risposto che non era necessario tale legame: ai sensi della legge del 2012, qualsiasi accertamento di attivit? criminale era solo il punto di partenza che consentiva alla Commissione di avviare un’indagine, mentre i presupposti per la confisca vera e propria erano “staccati” dal procedimento penale e dal suo esito.

Ricorso n. 26473/18 – BOZADZHIEVA E ALTRI c. BULGARIA
17. Con sentenza del Tribunale regionale di Razgrad del 26 marzo 2014, divenuta definitiva in data imprecisata, la prima ricorrente, la signora Nevin Bozadzhieva, ? stata condannata per due reati. In primo luogo, pur avendo ricevuto tra il 2008 e il 2013 attraverso i sistemi Western Union e MoneyGram numerosi pagamenti da persone residenti all’estero, per un totale di circa 163.000 euro, aveva omesso di dichiarare il reddito alle autorit? fiscali, eludendo il pagamento dell’imposta sul reddito per un totale di 52.317 BGN (26.760 euro). In secondo luogo, tra il 2008 e il 2011 la prima ricorrente aveva percepito in modo fraudolento 2.300 BGN (1.176 euro) di assegni familiari quando, dato il reddito sopra descritto, non aveva diritto a riceverli (gli assegni sono stati successivamente restituiti all’ente statale competente). Durante il processo la prima ricorrente ha accettato i fatti cos? come esposti nell’accusa e ha accettato di essere condannata con rito abbreviato.

18. Poich? i reati rientravano nell’ambito di applicazione della legge del 2012, nel 2014 la Commissione ha avviato un procedimento nei confronti della prima ricorrente, di suo marito (il sig. Gyulver Hasan, “il secondo ricorrente”) e di una societ? di sua propriet? (Ruzh-Dil EOOD, “il terzo ricorrente”), al fine di indagare sulla loro situazione finanziaria tra il 2004 e il 2014. Nel 2015 ha presentato una domanda di confisca nei loro confronti, chiedendo la confisca dei seguenti beni: un appartamento a Razgrad e diversi appezzamenti di terreno, alcuni dei quali con edifici costruiti su di essi; somme di denaro ricevute dalla vendita di altri appezzamenti di terreno e di un’autovettura; il valore delle quote del secondo ricorrente nel terzo ricorrente (una societ?) e i contributi monetari alla societ? da parte sua; somme di denaro depositate dal primo e dal secondo ricorrente in numerosi conti bancari; e una somma di denaro pari al resto dei 163.000 euro ricevuti dal primo ricorrente, vale a dire meno gli investimenti nei beni sopra descritti. Secondo la Commissione, al momento della presentazione della domanda di confisca il valore totale dei beni per i quali si chiedeva la confisca era di 535.624 BGN (circa 274.000 euro).

19. I ricorrenti hanno contestato la richiesta di confisca, sostenendo che i loro beni erano stati acquisiti legittimamente, che le autorit? dovevano provare qualsiasi illecito e che la Commissione stava applicando erroneamente la presunzione di fatto contenuta nell’articolo 1(2) della Legge del 2012 (si veda il paragrafo 38 di seguito).

20. Con sentenza del 19 ottobre 2016 il Tribunale regionale di Razgrad ha respinto la domanda di decadenza, ritenendo che, sebbene le origini del reddito di 163.000 euro (percepito dal primo ricorrente tra il 2008 e il 2013) non fossero state accertate, ci? non significava che fosse stato illegale.

21. Tuttavia, il 24 febbraio 2017 la Corte d’appello di Varna ha ribaltato tale decisione e ha accolto la domanda di decadenza nella sua interezza.

22. Essa ha osservato che la questione saliente di fronte ad essa era se il denaro ricevuto dal primo richiedente dall’estero – 163.000 euro in totale – potesse essere considerato di origine lecita, vale a dire se i ricorrenti potessero stabilire un motivo legittimo per riceverlo. I ricorrenti hanno sostenuto che il denaro proveniva da regali in occasione di matrimoni e altre celebrazioni familiari e da prestiti. Tuttavia, la Corte d’Appello di Varna ha ritenuto che tali affermazioni non comprovate non fossero sufficienti a dimostrare la provenienza lecita del denaro; n? la constatazione delle autorit? fiscali che il denaro fosse un reddito imponibile poteva provare tale provenienza.

23. Durante il periodo in esame, il primo e il secondo ricorrente avevano quindi ricevuto entrate per circa 62.500 BGN (32.000 euro) di provenienza lecita, ovvero da stipendi, dalla vendita di diversi beni e da prestiti bancari. Nello stesso periodo, le spese quotidiane e straordinarie dei ricorrenti erano ammontate a 118.010 BGN (60.360 euro), mentre il valore dei beni da loro acquistati era stato valutato in 555.955 BGN (284.000 euro). Tutto ci? significava che la discrepanza tra il loro reddito legittimo e le loro spese ammontava a 681.117 BGN (348.400 EUR).

24. Le considerazioni di cui sopra hanno fatto s? che i presupposti per la confisca fossero soddisfatti.

25. In una decisione finale del 6 dicembre 2017 la Corte Suprema ha rifiutato di accettare l’esame del ricorso dei ricorrenti per questioni di diritto. Ha ribadito che la legge del 2012 non richiedeva un legame tra il reato presupposto e i beni da confiscare perch? riguardava tutti i beni acquisiti illegalmente e non necessariamente i proventi di reato.

26. Dopo la conclusione del procedimento di confisca, tre dei terreni confiscati, con i relativi edifici, sono stati messi in vendita pubblica e venduti a terzi. I restanti beni non sono stati oggetto di misure esecutive. Nessuna parte delle somme di denaro dovute ? stata riscossa dai ricorrenti.

QUADRO GIURIDICO DI RIFERIMENTO

LA LEGGE DEL 2012
Adozione della Legge del 2012
27. La legge sulla confisca dei proventi di reato (????? ?? ???????? ? ????? ?? ????????? ?? ?????????, ????????? ?? ????????? ???????, di seguito “legge del 2005”) ? stata promulgata nel 2005. La legge prevedeva la confisca dei proventi di reato e quindi richiedeva una condanna e, secondo la prassi dei tribunali nazionali, un nesso causale tra il reato commesso e i beni da confiscare. Le disposizioni pertinenti della legge del 2005 sono state descritte pi? dettagliatamente in Todorov e altri c. Bulgaria (n. 50705/11 e altri 6, ?? 90-110, 13 luglio 2021).

28. La legge del 2005 ? stata abrogata nel 2012 con l’emanazione della legge sulla confisca dei beni acquisiti illegalmente (????? ?? ???????? ? ????? ?? ????????? ?? ????????? ????????? ?????????, di seguito “legge del 2012”). La principale novit? della legge del 2012 era che prevedeva la confisca di beni “illegali” e non necessariamente di proventi di reato. La relazione che accompagnava il disegno di legge in Parlamento spiegava la necessit? della legge del 2012 come segue:

“I cambiamenti avvenuti in Bulgaria negli anni ’90 hanno facilitato lo sviluppo di strutture criminali organizzate che si sono opposte al funzionamento democratico della societ? e hanno influenzato negativamente l’ordine sociale, imponendo pratiche di corruzione. La percezione che queste persone fossero intoccabili e impunibili ha seriamente eroso il senso della giustizia sociale e dello Stato di diritto. I loro beni sono sotto gli occhi di tutti nella societ? come “ricchezza inspiegabile”…

Per i cittadini, la corruzione ? categoricamente il problema pi? importante che il Paese deve affrontare… Non c’? dubbio che abbiamo bisogno di un approccio istituzionale contro i sistemi e le pratiche di corruzione…

Questo disegno di legge rappresenta un passo decisivo verso l’eliminazione di questo deficit nelle misure anticorruzione, [e] mira a eliminare le possibilit? per la criminalit? organizzata di generare corruzione di qualsiasi tipo….La confisca dei beni di origine non accertata ? considerata in Europa e nel mondo un mezzo efficace per combattere la criminalit? organizzata e la corruzione. …In questo modo, e attraverso la garanzia dei diritti dei cittadini rispettosi della legge, potremo avanzare nella lotta contro la criminalit?, privandola del guadagno finanziario, che ? una delle principali ragioni della sua esistenza.

La decadenza civile ? un’azione distinta per la tutela dell’interesse comune, distinta dall’azione penale. Ci? che determina la decadenza del diritto civile non ? la commissione di un reato e la colpevolezza dell’autore. La confisca dei beni non ? una punizione per un colpevole, ma una misura di interesse pubblico. Essa ha un effetto preventivo e rende realt? la regola secondo cui ?un reato non deve arricchire?.

Il 29. La principale lacuna della legge del 2005 ? stata individuata nella necessit? di attendere la conclusione del procedimento penale contro il convenuto per procedere alla domanda di confisca (v. Todorov e a. , cit. , ? 102). Il fatto che una condanna penale costituisca un prerequisito per una domanda di confisca civile ? stato spesso considerato ?inefficace? l?ingerenza dello Stato.

Trenta. Il governo bulgaro ha successivamente chiesto, ad esempio dinanzi al Comitato dei ministri del Consiglio d?Europa, nell?ambito del suo controllo dell?esecuzione della sentenza della Corte nella causa Dimitrovi c. Bulgaria (n. 12655/09, 3 marzo 2015), che l’obiettivo della legge 2012 era “lottare contro la corruzione e la criminalit? organizzata consentendo allo Stato di recuperare i beni derivanti da attivit? criminose o violazioni amministrative” (cfr. relazione d’azione DH-DD(2017)740).

Il 31. Con sentenza del 13 ottobre 2012, la Corte costituzionale bulgara ha stabilito che l’impostazione generale della legge del 2012 era conforme alle disposizioni della Costituzione che garantiscono il diritto di propriet? (??czenia No 13 ?? 13. 10. 2012 ?. na K? po k. ?. No 6/2012 ?. ). In particolare, essa ha dichiarato quanto segue:

?Quello che ? soggetto a confisca non sono i beni acquisiti da fonti lecite, ma i beni di origine illecita . . . La legge mira a contrastare le conseguenze dell?arricchimento senza causa a danno di altri individui o della societ? nel suo complesso, vale a dire l?arricchimento derivante da attivit? vietate. ?

La Corte costituzionale ha fornito esempi di tali attivit? vietate ? evasione fiscale, contrabbando, corruzione, tratta di esseri umani o di stupefacenti, furti su larga scala ? sottolineando tuttavia che i procedimenti di confisca previsti dalla legge del 2012 non hanno lo scopo di stabilire i dettagli di tali attivit?.

32. Ritiene inoltre che la legge del 2012 sia sufficientemente chiara e che le sue conseguenze siano prevedibili:

?[Non ? vero che] i destinatari della [legge del 2012] non capirebbero quale comportamento sia necessario per sottrarsi all?applicazione della legge nei loro confronti ? non devono arricchirsi di beni acquisiti mediante attivit? extragiudiziali. . .

Se le fonti di arricchimento lecito risultano dalla Costituzione e dalla normativa, la mancata individuazione di tali fonti, che di fatto ne indica l?assenza, porta logicamente alla conclusione che l?arricchimento dei convenuti interessati ha un?origine illecita?.

33. La Corte costituzionale ha tuttavia precisato che stava valutando la legge del 2012 in astratto e che ci? non esonerava gli organi statali competenti dall’obbligo di effettuare valutazioni e decisioni alla luce delle circostanze specifiche di ciascun caso.

Il 34. Infine, la Corte costituzionale ha ritenuto inefficace in alcuni casi l?approccio precedente previsto dalla legge del 2005:

?ad esempio, qualora le prove dimostrino esplicitamente l?origine illecita di determinati beni, ma siano al tempo stesso insufficienti per una condanna per un reato provato oltre ogni ragionevole dubbio, nonch? qualora l?azione penale sia temporaneamente o definitivamente esclusa da impedimenti quali la morte dell?autore del reato, l?amnistia, la scadenza di un termine di prescrizione per l?azione penale, l?immunit?, l?impossibilit? obiettiva di rintracciare l?autore del reato per assicurarne la partecipazione al procedimento penale, la malattia mentale esclusa liability etc. ?

Il 35. L’organo responsabile dell’avvio e del proseguimento dei procedimenti ai sensi della legge del 2012 era la Commissione per la confisca dei beni acquisiti illecitamente (?la Commissione?).

Il 36. La legge del 2012 ? rimasta in vigore fino al 2018, quando ? stata abrogata con l’adozione della legge sulla lotta contro la corruzione e la confisca dei beni acquisiti illecitamente (??KON za protiverdejdelse na korup???Ta ? ???jema?? na nezakonno prido??to ?mu?stvo, di seguito ?la legge del 2018?). La legge del 2018 prevede essenzialmente lo stesso meccanismo per la confisca dei ?beni acquisiti illecitamente?, vale a dire dei beni ?di cui non ? accertata l?origine legale? (articolo 5, paragrafo 1) e non richiede una condanna penale.

Il 37. Attualmente si ritiene che la legge del 2018, insieme ad altri atti legislativi, recepisca nel diritto bulgaro la direttiva 2014/42/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 3 aprile 2014, relativa al congelamento e alla confisca degli strumenti e dei proventi di reato (cfr. paragrafi 59-63).

Disposizioni sostanziali
Il 38. La legge del 2012 definisce i beni acquisiti illegalmente come ?beni per i quali non ? stata accertata l?origine legale? (articolo 1, paragrafo 2). L?onere di provare la ?legalit?? dei loro beni era a carico degli imputati (??czenia No 1 ?? 6. 01. 2017 ?. na ???? po ??. ?. No 254/2016 ?. ; Decisione n. 85 del 6. 06. 2017 ?. na ???? po ?. ??. ?. n. 167/2017 ?. ; Decisione n. 147 del 16. 09. 2019 ?. na W?? po ??. ?. n. 1998/2018 ?. ; Regolamento n. 103 del 21. 03. 2022 ?. na W?? po ??. ?. No 3979/2021 ?. ). Tale presunzione di fatto di illegittimit? dei beni ? stata ritenuta giustificata dalla Corte costituzionale nella sentenza del 13 ottobre 2012 (cfr. punto 31 supra), in quanto agevolava l?accertamento della verit? e rappresentava ?mezzi proporzionati per raggiungere lo scopo dell?Atto, che ? conforme alla Costituzione?.

Il 39. L?obiettivo della legge del 2012, come spiegato all?articolo 3, paragrafo 1, era quello di ?proteggere l?interesse comune eliminando e limitando le possibilit? di acquisizione e cessione illecite di attivi?. Ai sensi dell?articolo 3, paragrafo 2, la legge doveva essere applicata rispettando i diritti delle persone interessate ed evitando ?qualsiasi rischio di ingiustizia?.

Quaranta. La confisca pu? essere chiesta a seguito di un’accusa penale nei confronti del convenuto se riguarda i reati elencati all’articolo 22, paragrafo 1, della legge del 2012. L’elenco era in gran parte identico a quello dell’articolo 3(1) della legge del 2005 (si veda, per maggiori dettagli, Todorov e altri, sopra citato, ? 95), con l’aggiunta di alcuni reati di corruzione, reati contro il sistema fiscale e la tratta di esseri umani. Ai sensi dell?articolo 22, paragrafo 2, il procedimento di decadenza pu? essere avviato anche qualora, a causa di un?amnistia, della scadenza di un termine di prescrizione, del decesso o dell?incapacit? del convenuto, il convenuto non sia stato formalmente incriminato, non sia stato avviato alcun procedimento penale o il procedimento pendente sia stato interrotto; un giudice nazionale ha applicato tale disposizione rilevando l?esistenza di ?dati disponibili? che attestano che un reato potrebbe essere ancora stato commesso (??czenia No 7 ?? 6. 01. 2020 ?. na OS-?lov??? po ??. ?. 1121/2017).

Il 41. La procedura di confisca pu? essere avviata anche qualora una decisione definitiva delle autorit? competenti accerti che ? stato commesso un illecito amministrativo che ha dato luogo a profitti consistenti ? almeno 150. 000 BGN (76. 700 EUR), ridotti a 100. 000 BGN (51. 150 EUR) nel 2016 ? e qualora tali profitti non possano essere recuperati dallo Stato con altri mezzi.

Il 42. La Commissione ha dovuto stabilire una ?differenza significativa? tra le entrate della convenuta e il valore degli attivi acquisiti, vale a dire per un importo di almeno 250. 000 BGN, l?equivalente di 128. 000 EUR (ridotto a 150. 000 BGN, ovvero 76. 700 EUR nel 2016) per l?intero periodo in esame. Tutti gli attivi dovevano essere valutati a tal fine tenendo conto del loro effettivo valore di mercato al momento dell?acquisto o della cessione. Nella sentenza del 13 ottobre 2012 (cfr. punto 31 supra) il Tribunale costituzionale ha rilevato che occorreva accertare i beni patrimoniali della convenuta all?inizio e alla fine del periodo in esame, gli eventuali aumenti di tali beni da fonti legittime, nonch? le spese della convenuta.

43. Ai sensi della legge del 2012, i ?beni acquisiti illegalmente? sono soggetti a confisca (articolo 62). In particolare, i giudici nazionali dovevano confrontare il ?reddito netto? della convenuta ? il reddito complessivo al netto delle spese giornaliere e straordinarie come il pagamento delle imposte ? con il valore degli attivi acquisiti durante il periodo in esame.

Il 44. La sezione 1 delle disposizioni supplementari della legge del 2012 conteneva un elenco non esaustivo delle fonti legittime di reddito, quali le retribuzioni derivanti da un contratto di lavoro, l’utile netto derivante dall’attivit? economica, i dividendi e gli interessi, l’affitto di immobili acquisiti con reddito lecito, le vincite di lotterie e giochi d’azzardo, le somme ricavate dalla vendita di immobili acquisiti con reddito lecito e le sentenze giudiziarie.

Quarantacinque. Ai fini della legge, i ?beni acquisiti illecitamente? potrebbero includere i beni acquisiti dal coniuge o dai figli minori del convenuto, nonch? i beni acquisiti illecitamente da un?entit? giuridica controllata dal convenuto (articoli 63 e 66).

Il 46. Il diritto dello Stato di confiscare o chiedere la confisca di un bene ? scaduto dieci anni dopo la sua acquisizione (articolo 73 della legge del 2012).

Decisione interpretativa n. 4 del 7 dicembre 2018
Il 47. Poich? i procedimenti di confisca previsti dalla legge del 2012 potevano essere avviati dopo l?imputazione del convenuto, senza dover attendere una condanna da parte del giudice penale (v. punto 40 supra), la prassi dei giudici nazionali variava inizialmente per quanto riguarda la possibilit? di proseguire la confisca nei casi in cui il procedimento penale fosse stato interrotto dopo l?avvio del procedimento di confisca per motivi diversi da quelli elencati all?articolo 22, paragrafo 2, della legge (v. punto 40 supra), anche quando il procedimento penale si fosse concluso con l?assoluzione

Il 48. La questione ? stata risolta con una decisione interpretativa vincolante della Corte Suprema ? decisione interpretativa n. 4 del 7 dicembre 2018 (T??kuv?tet?no solution No 4 ?? 7. 12. 2018 ?. po t???. ?. No 4/2016 ?, OS??). La Corte suprema ha ritenuto che l’interruzione del procedimento penale per motivi diversi da quelli elencati all’articolo 22, paragrafo 2, costituisse un impedimento procedurale assoluto alla decadenza. Infatti, per rimanere un?ingerenza proporzionata nel diritto di propriet?, la decadenza poteva essere chiesta ai sensi della legge del 2012 solo nei confronti di persone che soddisfacevano i requisiti che avevano consentito l?avvio di un siffatto procedimento. Ritenere altrimenti significherebbe che ?la legge [non] prevedeva un nesso tra la commissione di reati e la possibilit? di chiedere la confisca?. La Corte suprema ha ritenuto significativo il fatto che il governo avesse sostenuto, ad esempio dinanzi al Comitato dei ministri del Consiglio d’Europa, che la legge del 2012 mirava a contribuire alla lotta contro la corruzione e la criminalit? organizzata (cfr. punto 30 supra).

Il 49. La Corte suprema ha inoltre osservato che la direttiva 2014/42/UE dell’Unione europea relativa al congelamento e alla confisca degli strumenti e dei proventi di reato (cfr. punti 59-63) prevede norme minime a garanzia dei diritti delle persone interessate, come l’esistenza di una condanna penale. Accettare che i giudici nazionali possano ordinare la decadenza ai sensi della legge del 2012 anche in assenza di condanna significherebbe rinunciare a tali garanzie.

Cinquanta. Il 10 dicembre 2018, tre giorni dopo l’adozione della suddetta decisione interpretativa, un membro del Parlamento ha introdotto un disegno di legge che modifica la legge del 2018 (cfr. paragrafo 36 supra). Il disegno di legge, approvato il 20 dicembre 2018, prevedeva che: (1) la sospensione del procedimento penale nei confronti di imputati in procedimenti di confisca, anche a seguito di assoluzione, non precludesse il diritto dello Stato di chiedere la confisca (articolo 153, paragrafo 6, della legge del 2018); e (2) la norma di cui sopra si applica anche ai procedimenti di confisca pendenti ai sensi della legge del 2012 (articolo 5, paragrafo 2, delle disposizioni finali e transitorie della legge del 2018).

Il 51. Gli emendamenti di cui sopra sono stati giustificati dal fatto che questa era ?l?effettiva intenzione del legislatore? al momento dell?adozione della legge del 2012.

Procedura
52. Dopo essere stata informata da altri organi competenti dell’esistenza di motivi per avviare una procedura di decadenza, la Commissione avrebbe avviato un’indagine presso uno dei suoi uffici regionali al fine di accertare gli attivi, i redditi e le spese della persona oggetto dell’indagine. In tale fase essa potrebbe chiedere l’imposizione di ingiunzioni e altri provvedimenti provvisori. Dopo l’istituzione di tali misure, la Commissione ha dovuto comunicare alle persone oggetto dell’inchiesta gli elementi di prova raccolti e dare loro la possibilit? di presentare osservazioni o di presentare ulteriori elementi di prova. Sulla base dei risultati della sua indagine, la Commissione avrebbe deciso in quel momento di sospendere il procedimento o di proporre una domanda di decadenza.

53. Una domanda di decadenza ? stata esaminata dai giudici in udienza pubblica ai sensi delle norme di procedura civile e dinanzi a giudici fino a tre livelli di competenza.

54. I beni confiscati potrebbero essere utilizzati dallo Stato per risarcire le vittime del reato commesso dall’imputato se i beni rimanenti di quest’ultimo non fossero sufficienti a farlo (articolo 90a della legge del 2012).

55. Lo Stato era responsabile dei danni causati da decisioni o azioni illegittime dei suoi organi ai sensi della legge del 2012 (articolo 91).

CODICE DI PROCEDURA CIVILE
Il 56. L?articolo 303, paragrafo 1, punto 7, del codice stabilisce che una parte interessata pu? chiedere la riapertura di un procedimento civile qualora ?una sentenza della Corte europea dei diritti dell?uomo abbia accertato una violazione della [Convenzione]? e ?si renda necessario un nuovo esame della causa per sanare le conseguenze della violazione?.

Il 57. Ai sensi dell’articolo 309, paragrafo 2, in combinato disposto con l’articolo 245, paragrafo 3, del codice, se la domanda di riapertura ? accolta e la domanda inizialmente accolta viene infine respinta, il giudice adito deve ordinare il rimborso delle spese sostenute dalla parte soccombente.

PERTINENTE DIRITTO INTERNAZIONALE E DELL?UNIONE EUROPEA
58. I materiali internazionali rilevanti sono stati riassunti in G. I. E. M. S. R. L. e Altri v. Italia ([GC], nn. 1828/06 e 2 altri, ?? 139-53, 28 giugno 2018) e Todorov e altri (citata, ?? 116-20).

Il 59. Per quanto riguarda il diritto europeo, la direttiva 2014/42/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 3 aprile 2014, relativa al congelamento e alla confisca degli strumenti e dei proventi di reato nell?Unione europea stabilisce ?norme minime sul congelamento dei beni in vista di un?eventuale successiva confisca e sulla confisca dei beni in materia penale? (articolo 1, paragrafo 1, della direttiva).

Sessanta. L?articolo 4 della direttiva, intitolato ?Confisca?, prevede al paragrafo 1:

?Gli Stati membri adottano le misure necessarie per consentire la confisca, totale o parziale, degli strumenti e dei proventi o dei beni il cui valore corrisponda a tali strumenti o proventi, purch? sia stata pronunciata una condanna definitiva per un reato . . . ?

Il 61. L?articolo 5, paragrafo 1, della direttiva prevede inoltre la cosiddetta ?confisca estesa? nel modo seguente:

?Gli Stati membri adottano le misure necessarie per consentire la confisca, totale o parziale, dei beni appartenenti a una persona condannata per un reato suscettibile di generare, direttamente o indirettamente, un vantaggio economico, qualora l?autorit? giudiziaria, tenuto conto delle circostanze del caso, compresi i fatti specifici e gli elementi di prova disponibili, quali la sproporzione del valore dei beni rispetto al reddito legittimo della persona condannata, abbia accertato che i beni in questione derivano da un comportamento criminoso. ?

Il 62. L’articolo 8 della direttiva prevede, tra l’altro:

?Nei procedimenti di cui all?articolo 5, la persona lesa ha la possibilit? effettiva di contestare le circostanze del caso, compresi i fatti specifici e gli elementi di prova disponibili in base ai quali i beni in questione sono considerati derivati da un reato. ?

Il 63. I considerando 15, 20 e 21 forniscono ulteriori chiarimenti:

?(15) Fatta salva la condanna definitiva per un reato, dovrebbe essere possibile confiscare gli strumenti e i proventi di reato, o i beni il cui valore corrisponda a tali strumenti o proventi. (. . . )

(20) Nel determinare se un reato possa generare un vantaggio economico, gli Stati membri possono tener conto del modus operandi, ad esempio se il reato ? stato commesso nell’ambito della criminalit? organizzata o con l’intento di ricavare regolarmente proventi da reati. Tuttavia, ci? non dovrebbe, in generale, pregiudicare la possibilit? di ricorrere alla confisca estesa.

(21) La confisca estesa dovrebbe essere possibile qualora l’autorit? giudiziaria ritenga che il bene in questione derivi da un reato. Ci? non significa che si debba dimostrare che i beni in questione derivano da un comportamento criminoso. Gli Stati membri possono prevedere che, ad esempio, possa essere sufficiente che l?autorit? giudiziaria valuti, o possa ragionevolmente presumere che sia sostanzialmente pi? probabile, che i beni in questione provengano da un?attivit? criminosa piuttosto che da altre attivit?. In tale contesto, il giudice deve considerare le circostanze specifiche del caso, compresi i fatti e gli elementi di prova disponibili sulla base dei quali potrebbe essere emessa una decisione di confisca estesa. Il fatto che i beni della persona siano sproporzionati rispetto al suo legittimo reddito potrebbe essere uno dei fattori che inducono il giudice a concludere che i beni derivano da un comportamento criminoso. Gli Stati membri potrebbero anche stabilire un requisito per un determinato periodo di tempo durante il quale si pu? ritenere che i beni provengano da un reato. ?

Il 64. Il 28 ottobre 2021 la Corte di giustizia dell?Unione europea (?CGUE?) ha pronunciato una sentenza relativa alla legge del 2018 (che ha sostituito la legge del 2012 prevedendo essenzialmente lo stesso meccanismo di decadenza ? v. punto 36 supra), a seguito di una domanda di pronuncia pregiudiziale (v. Kommission za protivodeystvie na koruptsiyata i za otnemane na nezakonno pridobitoto imushtestvo, C?319/19, EU:C:2021:883). Le questioni sollevate riguardavano la compatibilit? della legge del 2018 con le prescrizioni della direttiva 2014/42.

Il 65. A livello nazionale, Z. V. era stato accusato di abuso d’ufficio. Il procedimento penale contro di lei era ancora in corso. Nel frattempo, la Commissione aveva presentato un’istanza di confisca nei confronti di lei, del marito e di una societ?, ritenendo che sussistesse una notevole discrepanza tra il loro patrimonio e il loro reddito. La questione era stata deferita alla Corte di giustizia dal Tribunale di primo grado della citt? di Sofia, che temeva che la legge del 2018 potesse non prevedere le garanzie procedurali minime richieste dalla direttiva.

Il 66. La Corte di giustizia ha dichiarato in particolare quanto segue (citazioni omesse):

?36. Alla luce degli obiettivi e del tenore letterale delle disposizioni della direttiva 2014/42 e del contesto in cui essa ? stata adottata, si deve ritenere che tale direttiva (. . . ) costituisca un atto volto a obbligare gli Stati membri a stabilire norme minime comuni per la confisca degli strumenti e dei proventi di reato, al fine di facilitare il riconoscimento reciproco delle decisioni giudiziarie di confisca adottate nell?ambito di un procedimento penale.

Il 37. La direttiva 2014/42 non disciplina pertanto la confisca degli strumenti e dei proventi derivanti da attivit? illecite ordinata da un giudice di uno Stato membro nell’ambito o a seguito di un procedimento che non riguarda l’accertamento di uno o pi? reati penali. Tale confisca esula, infatti, dall?ambito di applicazione delle norme minime stabilite da tale direttiva, conformemente all?articolo 1, paragrafo 1, di quest?ultima, e le norme che la disciplinano rientrano nella competenza degli Stati membri, menzionata al ventiduesimo ?considerando? di tale direttiva, di prevedere nel loro diritto nazionale poteri pi? ampi.

Il 38. Nella fattispecie, risulta che i procedimenti di confisca pendenti dinanzi al giudice del rinvio sono di natura civile e che tali procedimenti coesistono, nel diritto nazionale, con il regime di confisca penale. ? vero che, ai sensi dell’articolo 22, paragrafo 1, della legge [2018], siffatti procedimenti sono avviati dalla [Commissione] quando quest’ultima ? informata del fatto che una persona ? accusata di aver commesso determinati reati. Orbene, dagli elementi del fascicolo dinanzi alla Corte emerge che, conformemente alle disposizioni di tale legge, una volta avviato, tale procedimento, che riguarda unicamente i beni asseritamente acquisiti illegalmente, si svolge indipendentemente da qualsiasi procedimento penale promosso contro l?imputato dei reati di cui trattasi, nonch? dall?esito di tale procedimento e, in particolare, dall?eventuale condanna di quest?ultimo.

Il 39. Ci? premesso, si deve ritenere che la decisione che il giudice del rinvio ? chiamato ad adottare nella causa principale non rientra nell’ambito di un procedimento relativo ad uno o pi? reati, n? ne discende. Inoltre, la confisca che tale giudice potrebbe ordinare in seguito all?esame della domanda dinanzi ad esso non dipende da una condanna penale dell?interessato. Una siffatta misura non rientra pertanto nell?ambito di applicazione della direttiva 2014/42.

. . .

Il 41. Alla luce delle considerazioni che precedono, . . . La direttiva 2014/42 deve essere interpretata nel senso che non si applica alla normativa di uno Stato membro che prevede che la confisca di beni ottenuti illecitamente debba essere ordinata da un giudice nazionale nell?ambito o a seguito di un procedimento non connesso all?accertamento di uno o pi? reati?.

LA LEGGE

RIUNIONE DEI RICORSI
Il 67. Tenuto conto dell’analogia dell’oggetto dei ricorsi, la Corte ritiene opportuno esaminarli congiuntamente nell’ambito di un’unica sentenza.

PRESUNTA VIOLAZIONE DELL’ARTICOLO 1 DEL PROTOCOLLO N. 1
Il 68. Le ricorrenti lamentavano che la confisca dei loro beni era stata ingiusta e arbitraria. Essi hanno invocato l’articolo 1 del Protocollo n? 1 della Convenzione, nonch? l’articolo 6, paragrafo 1 e l’articolo 13 della Convenzione.

Il 69. Essendo padrone della qualificazione giuridica da dare ai fatti della causa (cfr. Radomilja e a. v. Croazia [GC], nn. 37685/10 e 22768/12, ?? 114 e 126, 20 marzo 2018), la Corte ritiene che il ricorso rientri esclusivamente nell’ambito dell’articolo 1 del Protocollo n. 1 della Convenzione (v. anche Todorov e altri v. Bulgaria, n. 50705/11 e 6 altri, ? 129, 13 luglio 2021). La disposizione ? cos? formulata:

?Ogni persona fisica o giuridica ha diritto al godimento pacifico dei suoi beni. Nessuno pu? essere privato dei suoi beni se non nell’interesse pubblico e alle condizioni previste dalla legge e dai principi generali del diritto internazionale.

Tuttavia, le disposizioni che precedono non pregiudicano in alcun modo il diritto di uno Stato di applicare le leggi che ritiene necessarie per controllare l’uso dei beni secondo l’interesse generale o per assicurare il pagamento di imposte o di altri contributi o sanzioni. ?

Ammissibilit?
Abuso del diritto di ricorso individuale
Settanta. Per quanto riguarda il ricorrente nel ricorso n. 265/17, il governo ha sostenuto di aver abusato del suo diritto di ricorso individuale per due motivi. In primo luogo, egli aveva prodotto soltanto il dispositivo della sua condanna in Bulgaria (v. supra, punto 6) con il modulo di domanda, e non la motivazione, che era stata presentata dal governo dopo la notifica della domanda. In secondo luogo, il ricorrente aveva prodotto alla Corte documenti relativi alla sua situazione in Belgio che non erano stati messi a disposizione dei giudici nazionali nell’ambito del procedimento di decadenza.

Il 71. Il richiedente non ha formulato osservazioni su tali punti.

72. Ai sensi dell’articolo 35 ? 3 (a) della Convenzione, la Corte pu? respingere un ricorso come abuso del diritto di applicazione individuale se, tra le altre ragioni, era consapevolmente basato su fatti non veri. Ci? vale anche nel caso in cui il richiedente abbia fornito informazioni fuorvianti o incomplete (si veda, tra l’altro, Gross v. Switzerland [GC], n. 67810/10, ? 28, CEDU 2014, con ulteriori riferimenti).

73. Per quanto riguarda le circostanze della presente domanda, sembra che la ricorrente abbia effettivamente fornito informazioni in parte fuorvianti e incomplete, come sostenuto dal governo. Inoltre, il ricorrente ha omesso di informare il Tribunale della sua condanna in Belgio, la cui informazione, ancora una volta, ? stata presentata al Tribunale dal governo solo dopo che era stato notificato il ricorso (si veda il successivo punto 90). Tuttavia, nessuna di queste omissioni, individualmente o collettivamente, sembra riguardare informazioni che sono essenziali o che toccano il nucleo stesso della domanda. La denuncia in esame riguarda l’incameramento del patrimonio della ricorrente per le ragioni e le considerazioni avanzate dai tribunali bulgari, sulla base dei fatti da essi conosciuti e discussi (si veda Todorov e altri, sopra citati, ? 228, e punto 127 pi? avanti); i tribunali nazionali non erano apparentemente a conoscenza della condanna del ricorrente in Belgio e di conseguenza non ne hanno discusso (si veda il paragrafo 10). Non ci sono quindi motivi sufficienti per dichiarare l’applicazione abusiva ai sensi dell’articolo 35 ? 3 (a) della Convenzione.

Misure correttive nazionali non esaurienti
74. Per quanto riguarda il ricorrente nel ricorso n. 265/17, il governo ha inoltre sostenuto di non aver esaurito i mezzi di ricorso nazionali disponibili, perch? non aveva contestato l’omissione del Tribunale regionale di Targovishte di ordinare l’esame di testimoni che – il ricorrente aveva sostenuto – avrebbero potuto provare l’esistenza di un dono monetario da parte del fratello a lui (si veda sopra il paragrafo 11). Il richiedente non ha risposto a tale argomentazione.

75. Il Tribunale, da parte sua, rileva che una siffatta omissione da parte del ricorrente riguardava solo un aspetto del ricorso, e non un aspetto decisivo, e riguardava solo uno dei suoi argomenti presentati a livello nazionale. L’asserita omissione non ? pertanto sufficiente a giustificare il rigetto della domanda di mancata estensione dei rimedi nazionali.

76. Per quanto riguarda i ricorrenti nel ricorso n. 26473/18, il Governo ha invocato due motivi di non motivazione. In primo luogo, le ricorrenti non avevano sollevato espressamente le loro denunce ai sensi del l’articolo 1 del protocollo n. 1 a livello nazionale. In secondo luogo, mentre le ricorrenti sostenevano che la confisca dei loro beni era stata arbitraria e sleale, esse non avevano avviato una procedura di infrazione contro la Commissione adducendo argomenti in tal senso. I ricorrenti non hanno formulato osservazioni su tali punti.

77. Per quanto riguarda la prima parte del l’obiezione del governo, la Corte ritiene che i ricorrenti, pur non facendo espressamente riferimento al l’articolo 1 del protocollo n. 1 dinanzi ai giudici nazionali, abbiano sollevato tale censura nel merito. Essi si sono adoperati per difendere i loro diritti di propriet?, sostenendo che i loro beni erano stati legalmente acquisiti e che la presunzione della provenienza illecita di tali beni era per loro inapplicabile (si veda il paragrafo 19 sopra). Per quanto riguarda la seconda parte del l’eccezione, il governo non ha dimostrato che i ricorrenti potessero chiedere il risarcimento di una misura come la confisca dei loro beni, considerata conforme al l’ordinamento giuridico interno. Le norme sulla responsabilit? dello Stato per i danni causati ai singoli affermano chiaramente che solo le azioni o le decisioni degli organi statali che sono considerati illegali possono dar luogo a tale responsabilit? (vedi paragrafo 55 sopra e Nedyalkov e altri v. Bulgaria (dec.), n. 663/11, ?? 62-64, 10 settembre 2013).

78. Alla luce delle considerazioni di cui sopra, la Corte respinge gli addebiti del governo basati sulla non esaustivit? dei rimedi nazionali.

Conclusioni sulla ricevibilit?
79. Infine, la Corte rileva che i ricorsi non sono n? manifestamente infondati n? irricevibili per altri motivi elencati all’articolo 35 della Convenzione. Essi devono pertanto essere dichiarati ricevibili.

Meriti
Osservazioni delle parti
(a) I ricorrenti

(i) Domanda n. 265/17 – Yordanov v. Bulgaria

80. La ricorrente non ha presentato osservazioni nel merito.

(ii) Domanda n. 26473/18 – Bozadzhieva e altri v. Bulgaria

81. I ricorrenti hanno sollecitato il Tribunale ad esaminare le loro denunce alla luce degli addebiti mossi contro il primo di essi e delle conclusioni dei giudici nazionali.

82. Le ricorrenti hanno criticato la legge del 2012 per il trattamento automatico dei beni di provenienza non stabilita come beni acquisiti illegalmente, sostenendo che l’equazione tra le due categorie era “artificiale”. Essi sostenevano che la legittima provenienza di tali beni spesso non poteva essere dimostrata a causa “dell’eccessivo onere della prova, del formalismo [o] dell’abuso”. Essi hanno pertanto considerato errato l’approccio generale della legge del 2012.

83. Le ricorrenti hanno sostenuto che la legge del 2012 non aveva perseguito uno scopo legittimo nell’interesse pubblico. In particolare, non aveva inteso contribuire alla lotta contro la criminalit?, perch? non si era preoccupata di stabilire la provenienza penale dei beni, n? poteva in qualche modo impedire la commissione dei crimini. Invece di trovare il modo di combattere efficacemente la criminalit?, lo Stato si era accontentato di confiscare qualsiasi bene sospetto. Vi era tuttavia il rischio di un’applicazione selettiva o arbitraria di tale meccanismo.

84. Poich? la legge del 2012 non era stata specificamente dedicata alla confisca dei proventi di reato e una condanna penale non era stata una condizione preliminare per la confisca, i ricorrenti hanno ritenuto che la legge del 2012 fosse simile alla legge sui beni dei cittadini, in vigore prima dell’adozione della legge del 2005 (vedi Todorov e altri, sopra citati, ? 112). I ricorrenti si sono quindi basati sulle conclusioni della Corte nel caso Dimitrovi v. Bulgaria (n. 12655/09, 3 marzo 2015), in cui la Corte aveva criticato la legge sui beni dei cittadini, ritenendo arbitraria la confisca dei beni di tali ricorrenti.

85. I ricorrenti hanno sottolineato che la legge del 2012 aveva previsto l’incameramento per motivi molto pi? ampi di quelli definiti nella direttiva 2014/42/UE (si vedano sopra i paragrafi 59-63). La CGUE aveva tuttavia rilevato, nella sua sentenza nella causa C-319/19 (vedi punti 64-66 sopra) che un regime di confisca come quello istituito dalla legge del 2012 non rientrava nell’ambito di applicazione della direttiva. Ci? significava che la legge non aveva previsto le garanzie e le garanzie contenute nella direttiva, in particolare l’obbligo di accertare la provenienza penale dei beni da incamerare.

86. Infine, le ricorrenti hanno contestato le conclusioni dei giudici nazionali nella loro causa, addebitando loro l’onere della prova circa la legittima provenienza dei loro beni. Essi hanno ritenuto che l’incameramento dei beni della seconda e della terza ricorrente, in ragione del loro legame con la prima ricorrente, fosse eccessivo.

Il governo

(i) Osservazioni generali

87. Il governo ha sostenuto che la legge del 2012 era stata sufficientemente chiara e le sue conseguenze prevedibili. Essa conteneva garanzie sufficienti contro l’arbitrariet? e la prassi giudiziaria nella sua attuazione era uniforme.

88. Il Governo ha sostenuto che l’ingerenza nei diritti dei ricorrenti aveva perseguito uno scopo legittimo di interesse generale. Ci? era dovuto al fatto che la legge del 2012 su cui si basava era stata intesa a proteggere l’interesse pubblico “prevenendo e limitando le possibilit? di acquisizione illegale di beni e il trasferimento di tali beni”. La legge del 2012 aveva anche lo scopo di “minare le basi economiche della corruzione e della criminalit? organizzata” eliminando la ricchezza inspiegabile accumulata a causa di attivit? criminali.

89. Secondo il governo, la situazione della criminalit? organizzata nei primi anni 2000 in Bulgaria aveva richiesto “passi decisivi”. Uno di tali passi era stata l’adozione della legge del 2005 (si veda il paragrafo 27 sopra), che si era tuttavia rivelata inefficace in molte occasioni ed era stata infine sostituita dalla legge del 2012. Quest’ultimo non imponeva di incamerare un nesso tra il reato preconcetto e i beni.

(ii) Osservazioni su ciascuna domanda

(?) Domanda n. 265/17 – Yordanov v. Bulgaria

Il governo

90. Il Governo ha presentato una condanna penale del ricorrente pronunciata in Belgio il 29 febbraio 2008 dal Tribunale di primo grado del Limburgo. Il ricorrente era stato condannato per aver assunto nove cittadini bulgari in una delle sue societ? in Belgio senza i permessi di lavoro necessari e per non aver pagato i contributi previdenziali. I reati erano stati commessi nel 2006. Il ricorrente era stato condannato a una multa, sospesa per tre anni. La condanna e la condanna erano entrate in vigore ed erano state trasferite per l’esecuzione alle autorit? bulgare. Il governo ha sostenuto che tale condanna, unitamente alle dichiarazioni delle autorit? belghe del 2011 secondo cui il ricorrente era sotto inchiesta per reati simili (informazioni discusse nel procedimento interno – si veda il punto 9 di cui sopra), significava che era impegnato in “attivit? criminali continue”.

91. Il Governo ha sostenuto che i giudici nazionali avevano esaminato a fondo le domande presentate contro la ricorrente nel corso del procedimento di incameramento e avevano fornito motivazioni adeguate e sufficienti al momento di ordinare la confisca, esaminando inoltre “l’esistenza di un legame tra il patrimonio, il reddito e le attivit? illecite del richiedente”. Il ricorrente aveva avuto a sua disposizione tutti i mezzi procedurali per dimostrare le sue affermazioni sulla provenienza dei suoi beni, ma non aveva presentato prove convincenti al riguardo.

92. Infine, il governo ha ritenuto che il caso della ricorrente fosse un “vivido esempio” dell’efficacia della legge del 2012, vale a dire del suo successo nel “contrastare[ing] le conseguenze dell’accumulo di ‘ricchezza inspiegabile'”.

(?) Applicazione n. 26473/18 – Bozadzhieva e altri v. Bulgaria

93. in una dichiarazione presentata dal governo e preparata per il procedimento in corso, la Commissione ha sostenuto che il denaro ricevuto dalla prima ricorrente e che aveva dato origine a procedimenti diversi contro di lei e le altre ricorrenti era in realt? il risultato della sua partecipazione a un presunto schema fraudolento gestito in regioni a maggioranza musulmana. Il regime, scoperto dai giornalisti inquirenti, ? stato descritto dalla Commissione come segue:

“[U]cantare profili diversi, a volte falsi, persone si registrano in diversi siti Internet e, attraverso false promesse di matrimonio, sostiene che hanno bisogno di aiuto finanziario per il trattamento di una malattia inesistente e altri mezzi simili, ingannare i cittadini stranieri, il pi? delle volte i cittadini turchi che vivono in diverse parti del mondo, con il solo scopo di ricevere denaro da loro, contando soprattutto sull’ingenuit? e le buone intenzioni degli stranieri, nonch? su alcune regole della loro religione, come l’obbligo di aiutare i poveri. Non c’? dubbio che il regime cos? descritto si basa sulla frode, che ? un reato, ma [il reato] ? rimasto impunito soprattutto perch? le persone ingannate sono numerosi e sono stranieri che non risiedono in Bulgaria e non sono quindi suscettibili di lamentarsi con le autorit? locali che sono stati vittime di frodi.”

Secondo la Commissione, le circostanze di cui sopra erano la ragione per cui la prima ricorrente non aveva contestato i fatti addotti nei suoi confronti nel procedimento penale (si veda il punto 17 supra)e per la riluttanza dei tre ricorrenti a rivelare l’effettiva origine del loro denaro.

94. Per quanto riguarda la confisca dei beni dei ricorrenti, il governo ha sostenuto che la Corte d’appello di Varna aveva stabilito “attivit? illegali”. Si era inoltre accertato che vi era stata una notevole discrepanza tra il reddito delle ricorrenti e il valore dei loro beni. I ricorrenti erano rimasti in gran parte passivi e non avevano dimostrato l’origine legittima dei loro beni, in particolare non avendo dimostrato che le somme ricevute dall’estero erano state doni e prestiti; essi avevano fatto valere al riguardo “non comprovato e del tutto non convincente” spiegazioni.

95. Inoltre, l’incameramento era stato disposto in un procedimento equo, in cui i ricorrenti avevano avuto la possibilit? di presentare prove e provare le loro richieste. La Corte d’appello di Varna aveva svolto la sua analisi sulla base delle prove raccolte e aveva fornito una motivazione adeguata nella sua sentenza.

Valutazione della Corte
(a) Esistenza di interferenze e la norma applicabile dell’articolo 1 del protocollo n. 1

96. Non ? oggetto di controversia tra le parti che la confisca dei beni dei ricorrenti costituisse un’ingerenza nei loro diritti ai sensi dell’articolo 1 del protocollo n. 1 della Convenzione.
97. L’articolo 1 del protocollo n. 1, che garantisce in sostanza il diritto al godimento pacifico dei propri beni, comprende tre norme distinte. Il primo, che si esprime nella prima frase del primo comma, stabilisce il principio del godimento pacifico della propriet? in generale. La seconda regola, nella seconda frase dello stesso paragrafo, riguarda la privazione di beni e la subordina a determinate condizioni. La terza, contenuta nel secondo comma, riconosce che gli Stati contraenti hanno il diritto, tra l’altro, di controllare l’uso dei beni in conformit? con l’interesse generale. La seconda e la terza regola, che riguardano casi particolari di interferenza con il diritto al godimento pacifico dei beni, devono essere interpretate alla luce del principio generale enunciato nella prima regola (cfr. tra le altre autorit?, Immobiliare Saffi c. Italia [GC], n. 22774/93, ? 44, CEDU 1999-V).

98. Nella sentenza Todorov e a., (sopra citata, ? 181), la Corte ha sottolineato che in alcuni casi precedenti riguardanti la confisca dei beni aveva considerato che l’interferenza con i diritti dei ricorrenti ricadesse sotto l’articolo 1, secondo comma, del protocollo n. 1, consentire il controllo dell’uso dei beni nell’interesse generale, mentre in altri casi aveva trattato tale confisca come privazione di beni, come previsto nella seconda frase del primo comma della disposizione. Come in Todorov e altri (ibid., ? 182 con ulteriori riferimenti), la Corte conclude che non ? necessario determinare quale delle due regole si applica, considerando che i principi applicabili sono sostanzialmente gli stessi. In particolare, un’interferenza con i diritti di propriet? ai sensi dell’articolo 1 del protocollo n. 1 deve essere lecita, essere nell’interesse pubblico e trovare un giusto equilibrio tra le esigenze dell’interesse generale e i diritti della ricorrente.

(b) Legittimit?

99. La prima condizione affinch? un’interferenza sia considerata compatibile con l’articolo 1 del protocollo n. 1 ? che sia lecita (cfr. , tra le altre autorit?, Iatridis c. Grecia [GC], n. 31107/96, ? 58, CEDU 1999-II). Nel caso in esame, l’interferenza con i diritti dei ricorrenti era basata sulla legge del 2012 (si vedano i paragrafi 28-51 di cui sopra) e non hanno contestato il fatto che essa avesse una base nel diritto interno.

(c) Scopo legittimo

100. Come indicato sopra, qualsiasi interferenza da parte di un’autorit? pubblica con diritti protetti ai sensi dell’articolo 1 del protocollo n. 1 deve anche perseguire un obiettivo legittimo nell’interesse generale (cfr. anche, tra le altre autorit?, B?l?n? Nagy c. Hungary [GC], n. 53080/13, ? 113, 13 dicembre 2016).

101. In Todorov e altri (citato sopra, ? 186), la Corte ha ritenuto che l’interferenza con i “beni” dei ricorrenti, sulla base della legge del 2005, aveva perseguito uno scopo legittimo, vale a dire impedire l’acquisizione illecita di beni attraverso attivit? criminali e l’uso di tali beni. Come discusso in precedenza, la legge del 2005 prevedeva espressamente la confisca dei proventi di reato (si veda il precedente paragrafo 27). La Corte ha parimenti dichiarato, in altre cause relative alla confisca dei proventi di reato, che l’ingerenza nei diritti della ricorrente perseguiva un obiettivo legittimo di interesse generale (cfr. ad esempio Butler c. Regno Unito (decisione n.), n. 41661/98, CEDU 2002-VI, e Silickien? v. Lituania, n. 20496/02, ? 65, 10 aprile 2012).

102. D’altra parte, nel caso di Dimitrovi (citato sopra, ?? 53-54), che riguardava la confisca di ci? che era chiamato in base alla legislazione in vigore al momento “reddito non legato al lavoro”, e non la confisca dei proventi di reato, il Tribunale ha constatato che l’ingerenza nei diritti dei ricorrenti non aveva perseguito uno scopo legittimo di interesse generale. Essa ha ritenuto che uno degli obiettivi legittimi suggeriti dal governo, vale a dire il perseguimento della giustizia, della parit? e delle giuste condizioni per l’attivit? economica, fosse troppo generico e vago e contrario al valore dell’imprenditorialit? economica. Inoltre, la legislazione applicabile non era stata concepita per contribuire alla lotta contro la criminalit?, nonostante il governo lo abbia sostenuto, in quanto le autorit? non avevano tentato di dimostrare che i beni da incamerare fossero proventi di reato; n? l’ingerenza era stata diretta a contrastare l’evasione fiscale, in quanto la legislazione fiscale era stata applicabile per quanto riguarda il reddito delle ricorrenti, e le autorit? avevano effettivamente avviato un procedimento fiscale.

102. Nel caso di specie, il governo ha sostenuto che la legge del 2012 aveva perseguito due obiettivi – minare le basi economiche della corruzione e della criminalit? organizzata eliminando le ricchezze inspiegabili accumulate a seguito di attivit? criminali, e per prevenire e limitare le possibilit? di acquisizione e trasferimento illeciti di attivit? (vedere paragrafo 88 sopra).

104. La motivazione della legge del 2012 che l’accompagna in Parlamento affermava che l’obiettivo della nuova legislazione era rafforzare la lotta contro la corruzione e la criminalit? organizzata. Tale documento faceva ripetutamente riferimento alla necessit? di adottare una legislazione volta a combattere la criminalit? organizzata e la corruzione, privando gli autori di tali reati di qualsiasi profitto finanziario (si veda il paragrafo 28 sopra). Inoltre, la giustificazione per la sostituzione della nuova legge del 2005 non era la necessit? di estendere il mandato della legislazione, ma piuttosto la necessit? di superare una specifica carenza della legislazione originaria, vale a dire la necessit? di attendere la conclusione del procedimento penale al fine di procedere con la confisca (vedere paragrafi 28-29 sopra).

105. Inoltre, il governo bulgaro ha dichiarato al Comitato dei ministri del Consiglio d’Europa che l’obiettivo della legge era “combattere la corruzione e la criminalit? organizzata” (si veda il precedente paragrafo 30). Una linea simile ? stata adottata nei confronti dell’Unione europea, a cui la legge del 2018, che prevede un sistema di confisca paragonabile, ? stata presentata come trasposizione nel diritto bulgaro della direttiva 2014/42/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 3 aprile 2014 sul congelamento e la confisca di strumenti e proventi di reato (si vedano i paragrafi 36-37 sopra).

106. Nella stessa linea, la Corte costituzionale bulgara ha osservato nella sentenza del 13 ottobre 2012 che la legge del 2012 era volta a garantire la confisca di quelli che erano essenzialmente i proventi di reati, o i proventi di attivit? chiaramente illegali – come l’evasione fiscale, il contrabbando, la corruzione, il traffico di esseri umani o di stupefacenti o i furti su larga scala (si veda il paragrafo 31). La Corte costituzionale ha inoltre dichiarato che la legge sarebbe applicabile anche senza una condanna per un reato, in circostanze in cui l’azione penale era impossibile a causa della morte dell’autore, l’amnistia o la scadenza di un termine di prescrizione o altre ragioni simili, o quando le prove dell’attivit? criminale erano state insufficienti per una “condanna per un reato provato oltre ogni ragionevole dubbio” (vedere paragrafo 34 sopra).

107. La Corte osserva inoltre che la legge del 2012 conten

Testo Tradotto

THIRD SECTION

CASE OF YORDANOV AND OTHERS v. BULGARIA

(Applications nos. 265/17 and 26473/18)

JUDGMENT

Art 1 P1 ? Peaceful enjoyment of possessions ? Disproportionate forfeiture of applicants? assets as ?unlawfully acquired? without specifying the prohibited conduct resulting in their acquisition or establishing any link between those assets and the conduct ? Significant number of deficiencies in 2005 legislation identified in Todorov and Others v. Bulgaria maintained in applicable 2012 repealing legislation ? Approach similar to that in Todorov and Others followed ? Individual assessment necessary to counterbalance heavy burden placed by 2012 legislation on defendants in forfeiture proceedings required to prove the lawful origin of their assets

STRASBOURG

26 September 2023

This judgment will become final in the circumstances set out in Article 44 ? 2 of the Convention. It may be subject to editorial revision.

In the case of Yordanov and Others v. Bulgaria,

The European Court of Human Rights (Third Section), sitting as a Chamber composed of:

Pere Pastor Vilanova, President,
Jolien Schukking,
Yonko Grozev,
Darian Pavli,
Ioannis Ktistakis,
Andreas Z?nd,
Oddn? Mj?ll Arnard?ttir, judges,
and Milan Bla?ko, Section Registrar,

Having regard to:

the applications (nos. 265/17 and 26473/18) against the Republic of Bulgaria lodged with the Court under Article 34 of the Convention for the Protection of Human Rights and Fundamental Freedoms (?the Convention?) by three individuals (holding different nationalities, as indicated in the appended table) and a company with its registered office in Bulgaria (?the applicants?), on the various dates indicated in the appended table;

the decision to give notice to the Bulgarian Government (?the Government?) of the complaints concerning the forfeiture of the applicants? assets under the Forfeiture of Unlawfully Acquired Assets Act and to declare inadmissible the remainder of application no. 26473/18;

the fact that the Belgian Government did not avail themselves of their right to submit written comments in view of the Belgian nationality of one of the applicants, Mr R. Yordanov (see the appended table);

the parties? observations;

Having deliberated in private on 5 September 2023,

Delivers the following judgment, which was adopted on that date:

INTRODUCTION

1. The case concerns the forfeiture by the State of assets alleged to have been ?unlawfully acquired?, and raises in particular issues under Article 1 of Protocol No. 1 to the Convention.

THE FACTS

2. The applicants? details, as well as the names of their legal representatives before the Court, are indicated in the appendix.

3. The Government were represented by their Agents, Ms I. Stancheva?Chinova and Ms A. Panova of the Ministry of Justice.

4. The facts of the case may be summarised as follows.

APPLICATION No. 265/17 ? YORDANOV v. BULGARIA
5. In 2008 the applicant ? by himself or through a company wholly controlled by him ? bought plots of land in Bulgaria considered to be worth about 496,000 levs (BGN), the equivalent of about 254,000 euros (EUR). Since the Bulgarian tax authorities had no information about income received by him in the preceding years they inquired about his financial situation. In response the applicant presented the tax authorities with customs declarations showing that between 2005 and 2008 he had brought EUR 345,000 into Bulgaria. In response to a further enquiry as to the origin of the money, the applicant explained that he had received income in Belgium, where he predominantly resided, and presented numerous documents to support that assertion. Several of those documents, namely contracts whereby other people had agreed to pay him for different services, turned out to have been forged. It was also established at that stage that the applicant had never declared income in Belgium and had never paid income tax there.

6. The applicant was subsequently charged with evading the payment of income tax amounting to about BGN 90,000 (EUR 46,000) on the sum he had brought into Bulgaria, and with the use of forged documents. He was convicted as charged by a judgment of the Targovishte Regional Court of 20 November 2012. As he had in the meantime paid the tax due, he was relieved of criminal liability and ordered to pay a fine of BGN 4,000 (EUR 2,046).

7. In 2013 the Commission for the Forfeiture of Unlawfully Acquired Assets (hereinafter ?the Commission?) opened proceedings under the Forfeiture of Unlawfully Acquired Assets Act 2012 (hereinafter ?the 2012 Act?, see paragraphs 28 et seq. below) against the applicant, his wife and the company owned by him, which had acquired some of the plots of land. The Commission investigated their income and expenses between 2003 and 2013, and in March 2014 introduced a forfeiture application in the courts. It sought the forfeiture of a flat, several vehicles, sums of money in the defendants? bank accounts, the value of shares in companies owned by the defendants, as well as the plots of land owned by them and the monetary equivalent of other plots of land which had been resold in the meantime to third parties.

8. The forfeiture application was allowed by the national courts ? specifically by a judgment of the Targovishte Regional Court of 26 June 2015, a judgment of the Varna Court of Appeal of 10 February 2016, and a final decision of the Supreme Court of Cassation (hereinafter ?the Supreme Court?) of 23 June 2016 refusing leave to appeal on points of law. The courts ordered in particular the forfeiture of assets owned by the applicant worth BGN 37,212 (EUR 19,034), and of assets jointly owned by the applicant and his wife valued at BGN 53,013 (EUR 27,116); the remaining forfeited assets belonged to the applicant?s company, which is not itself an applicant in the present proceedings.

9. The courts referred to information sent by the Belgian authorities under a mutual legal assistance procedure. According to that information, the applicant was being investigated in Belgium for offences allegedly committed in February 2011, namely human trafficking with the aim of labour exploitation, black market trade and breaches of employment law. He was additionally suspected of money laundering and breaches of the tax legislation, committed on unspecified dates. In particular, the applicant had brought Bulgarian workers to Belgium, who had then worked there for companies owned by him without employment contracts. In that way the applicant had allegedly gained more than EUR 1,150,000, which he had never declared as income in Belgium. The applicant had admitted in 2011 that he had used revenue from his companies in Belgium to cover his daily expenses, to finance a political party, and to acquire vehicles and immoveable property in Bulgaria.

10. However, the Bulgarian courts pointed out that there was no indication that the applicant had been formally charged or convicted in Belgium, and it was thus not proven that he had engaged in the unlawful activities described above.

11. The applicant claimed in the forfeiture proceedings that between 1999 and 2007 his brother had gifted him sums of money totalling BGN 900,000 (EUR 460,000), but the only evidence presented in that regard was a statement by his brother, which proved neither the gifts themselves, nor the lawful provenance of the money. While the applicant mentioned that witnesses could testify to the actual handover of the money, he did not challenge the Targovishte Regional Court?s failure to order the examination of those witnesses, and did not raise the matter in his subsequent appeals.

12. The applicant and his wife claimed in addition to have received remuneration as managers of the companies owned by them in Belgium, as well as dividends. Once again, those claims were based on their statements and on statements of their companies and employees, and were not substantiated by further evidence, such as entries in the companies? accounting books; nor had it been shown that the companies? financial situation had permitted the payment of such sums. The applicant and his wife had submitted income tax declarations in Bulgaria and Belgium declaring substantial income for the period 2006-2013, but that had only been done in 2014, after the initiation of the forfeiture proceedings, and did not prove anything about the actual source of their income or its lawful origin. The applicant claimed also to have received rent for several vehicles owned by him, but had not proved that to be the case. In addition, while it was established that in 2008 the applicant and his wife had brought into Bulgaria EUR 345,000, allegedly obtained from economic activities in Belgium, documents establishing what could have been the lawful provenance of that sum had already been found to have been forged in the criminal proceedings against the applicant (see paragraph 5 above); the lawful origin of that money had therefore not been proven. Lastly, the information provided by the Belgian authorities (see paragraph 9 above) had disproved the applicant?s claims that he had received lawful income through his companies in Belgium.

13. Accordingly, the courts concluded that during the period under examination the applicant and his wife had only had a small income from lawful sources, namely BGN 5,800 (the equivalent of EUR 2,966) received from the sale of a vehicle in 2005.

14. At the same time, during the period under examination they had spent more than BGN 1,600,000 (EUR 818,000), a sum which included, among other things, their daily expenses (calculated on the basis of statistical data on average household expenses in Belgium) and the price of the assets acquired by them and the applicant?s company.

15. Given their very low lawful income, the conclusion was drawn that all the assets subject to the forfeiture application had been unlawfully acquired, namely with income for which no lawful source had been shown.

16. To the applicant?s objection that no link had been established between the offence he had been convicted of and the assets in respect of which forfeiture was being sought, the Varna Court of Appeal and the Supreme Court responded that no such link was required: under the 2012 Act, any finding of criminal activity was only the starting point enabling the Commission to initiate an investigation, while the preconditions for the actual forfeiture were ?detached? from the criminal proceedings and their outcome.

APPLICATION No. 26473/18 ? BOZADZHIEVA AND OTHERS v. BULGARIA
17. By a judgment of the Razgrad Regional Court of 26 March 2014, which became final on an unspecified date, the first applicant, Ms Nevin Bozadzhieva, was convicted of two offences. First, despite having received between 2008 and 2013 through the Western Union and MoneyGram systems numerous payments from persons living abroad, totalling about EUR 163,000, she had failed to declare the income to the tax authorities, evading the payment of income tax for a total of BGN 52,317 (EUR 26,760). Second, between 2008 and 2011 the first applicant had fraudulently received BGN 2,300 (EUR 1,176) in child allowances when, given the income described above, she had not been entitled to receive it (the allowances had subsequently been restituted to the competent State body). During the trial the first applicant accepted the facts as alleged in the indictment and agreed to be convicted in summary proceedings.

18. Since the offences fell within the scope of the 2012 Act, in 2014 the Commission opened proceedings against the first applicant, her husband (Mr Gyulver Hasan, ?the second applicant?) and a company owned by him (Ruzh-Dil EOOD, ?the third applicant?), in order to investigate their financial situation between 2004 and 2014. In 2015 it introduced a forfeiture application against them, seeking the forfeiture of the following assets: a flat in Razgrad and several plots of land, some of which with buildings constructed on them; sums of money received from the sale of other plots of land and a car; the value of the second applicant?s shares in the third applicant (a company) and monetary contributions to the company on his part; sums of money placed by the first and second applicants in numerous bank accounts; and a sum of money equalling the remainder of the EUR 163,000 received by the first applicant, that is to say minus the investments in the assets described above. According to the Commission, at the time of submission of the forfeiture application the total value of the assets in respect of which forfeiture was being sought was BGN 535,624 (about EUR 274,000).

19. The applicants contested the forfeiture application, claiming that their assets had been lawfully acquired, that the authorities had to prove any unlawfulness, and that the Commission was applying wrongly the de facto presumption contained in section 1(2) of the 2012 Act (see paragraph 38 below).

20. By a judgment of 19 October 2016 the Razgrad Regional Court dismissed the forfeiture application, finding that while the origins of the income of EUR 163,000 (received by the first applicant between 2008 and 2013) had not been established, that did not mean that it had been unlawful.

21. However, on 24 February 2017 the Varna Court of Appeal reversed that decision and allowed the forfeiture application in its entirety.

22. It noted that the salient issue before it was whether the money received by the first applicant from abroad ? EUR 163,000 in total ? could be considered to be of lawful origin, namely whether the applicants could establish a lawful ground for receiving it. The applicants claimed that the money had been from gifts on the occasion of marriages and other family celebrations, and from loans. However, the Varna Court of Appeal considered that those unsubstantiated claims were insufficient to prove the money?s lawful provenance; nor could the tax authorities? finding that the money was taxable income prove such provenance.

23. During the period under examination the first and second applicants had thus received revenue of about BGN 62,500 (EUR 32,000) of lawful provenance, namely from salaries, from the sale of different assets and in bank loans. During the same period, the applicants? daily and extraordinary expenses had amounted to BGN 118,010 (EUR 60,360), while the value of the assets acquired by them was assessed at BGN 555,955 (EUR 284,000). All of the above meant that the discrepancy between their lawful income and their expenses amounted to BGN 681,117 (EUR 348,400).

24. The above considerations meant that the preconditions for forfeiture had been met.

25. In a final decision of 6 December 2017 the Supreme Court refused to accept for examination the applicants? appeal on points of law. It reiterated that the 2012 Act did not require a link between the predicate offence and the assets to be forfeited because it was concerned with all unlawfully acquired assets and not necessarily with proceeds of crime.

26. After the end of the forfeiture proceedings, three of the forfeited plots of land, with buildings on them, were put up for public sale and sold to third parties. The remaining assets have not been subject to enforcement measures. No part of the sums of money due has been collected from the applicants.

RELEVANT LEGAL FRAMEWORK

THE 2012 ACT
Adoption of the 2012 Act
27. The Forfeiture of Proceeds of Crime Act (????? ?? ???????? ? ????? ?? ????????? ?? ?????????, ????????? ?? ????????? ???????, hereinafter ?the 2005 Act?) was enacted in 2005. It provided for the forfeiture of proceeds of crime and thus required a conviction, as well as, in accordance with the practice of the national courts, a causal link between the offence committed and the assets to be forfeited. The relevant provisions of the 2005 Act have been described in more detail in Todorov and Others v. Bulgaria (nos. 50705/11 and 6 others, ?? 90-110, 13 July 2021).

28. The 2005 Act was repealed in 2012 when the Forfeiture of Unlawfully Acquired Assets Act (????? ?? ???????? ? ????? ?? ????????? ?? ????????? ????????? ?????????, hereinafter ?the 2012 Act?) was enacted. The 2012 Act?s main novelty was that it provided for the forfeiture of ?unlawful? assets and not necessarily proceeds of crime. The explanatory memorandum accompanying the Bill in Parliament explained the need for the 2012 Act as follows:

?[The changes in Bulgaria in the 1990s] facilitated [the development of] organised criminal structures which opposed society?s democratic functioning and negatively influenced the social order, while imposing corrupt practices. The perception that these people were untouchable and unpunishable seriously eroded the sense of social justice and rule of law. Their assets are there for all in society to see as ?unexplained wealth? …

For the citizens, corruption is categorically the most important problem the country faces … There is no doubt that we need an institutional approach against schemes and practices of corruption …

This Bill represents a decisive step towards the elimination of this deficit in anti?corruption measures, [and is] aimed at the elimination of possibilities for organised crime to generate corruption of any kind. …

Forfeiture of assets of unestablished origin is considered in Europe and in the world to be an effective means to combat organised crime and corruption. … In this way, and through guarantees for the rights of law-abiding citizens, we will be able to advance in our fight against criminality, depriving it of financial gain, which is one of the main reasons for its existence.

Civil-law forfeiture is a different action for the protection of the common interest, distinguishable from criminal prosecution. What is decisive for civil-law forfeiture is not the commission of a criminal offence and the perpetrator?s guilt. The confiscation of assets is not a punishment for a guilty person, but a measure in the public interest. It has a preventive effect and makes the rule that ?an offence should not enrich? a reality.?

29. The main deficiency of the 2005 Act was identified as the need to await the conclusion of the criminal proceedings against the defendant in order to proceed with the forfeiture application (see Todorov and Others, cited above, ? 102). The fact of a criminal conviction being a prerequisite for a civil forfeiture claim was considered to frequently render the State interference ?ineffective?.

30. The Bulgarian Government have subsequently claimed, for example before the Committee of Ministers of the Council of Europe in the context of its supervision of the execution of the Court?s judgment in the case of Dimitrovi v. Bulgaria (no. 12655/09, 3 March 2015), that the 2012 Act?s aim was ?to fight corruption and organised crime through enabling the State to recover assets derived from criminal activity or administrative violations? (see Action Report DH-DD(2017)740).

31. In a judgment of 13 October 2012, the Bulgarian Constitutional Court found that the 2012 Act?s general approach was in accordance with the provisions of the Constitution guaranteeing the right to property (??????? ? 13 ?? 13.10.2012 ?. ?? ?? ?? ?. ?. ? 6/2012 ?.). It held in particular the following:

?What is subject to forfeiture are not assets acquired through lawful sources, but assets of unlawful origin … The Act aims at countering the consequences of unjustified enrichment at the expense of other individuals or the society as a whole, that is to say enrichment resulting from activities which are forbidden.?

The Constitutional Court gave examples of such forbidden activities ? tax evasion, smuggling, corruption, trafficking in human beings or drugs, large?scale thefts ? pointing out however that forfeiture proceedings under the 2012 Act did not aim to establish the details of such activities.

32. It considered furthermore that the 2012 Act was sufficiently clear and its consequences foreseeable:

?[It is not true that] the addressees of the [2012 Act] would not understand what behaviour is necessary to avoid the application of the Act to them ? they must not enrich themselves with assets acquired through activities which are outside the law…

If the sources of lawful enrichment are evident from the Constitution and the legislation, the failure to establish such sources, which in fact indicates their absence, leads to the logical conclusion that the enrichment of the defendants concerned has an unlawful provenance.?

33. The Constitutional Court pointed out nevertheless that it was assessing the 2012 Act in the abstract, and that this did not relieve the competent State bodies from their obligation to make assessments and decisions in the light of the specific circumstances of each case.

34. Lastly, the Constitutional Court considered the previous approach under the 2005 Act to be ineffective in some cases:

?for instance, where the evidence shows explicitly that certain assets are of unlawful origin, but is at the same time insufficient for a conviction for an offence proven beyond reasonable doubt, as well as where a criminal prosecution is temporarily or permanently barred by an obstacle such as the death of the perpetrator, amnesty, the expiry of a limitation period for criminal prosecution, immunity, an objective impossibility of finding the perpetrator to ensure his participation in the criminal proceedings, mental disorder excluding criminal liability etc.?

35. The body in charge of initiating and pursuing proceedings under the 2012 Act was the Commission for the Forfeiture of Unlawfully Acquired Assets (?the Commission?).

36. The 2012 Act remained in force until 2018 when it was repealed with the adoption of the Counteraction Against Corruption and Forfeiture of Unlawfully Acquired Assets Act (????? ?? ??????????????? ?? ?????????? ? ???????? ?? ????????? ????????? ?????????, hereinafter ?the 2018 Act?). The 2018 Act provides essentially for the same mechanism for the forfeiture of ?unlawfully acquired assets?, namely assets ?for which no lawful origin is established? (section 5(1)), and does not require a criminal conviction.

37. The 2018 Act, together with other legislation, is currently deemed to transpose into Bulgarian law Directive 2014/42/EU of the European Parliament and of the Council of 3 April 2014 on the freezing and confiscation of instrumentalities and proceeds of crime (see paragraphs 59?63 below).

Substantive provisions
38. The 2012 Act defined unlawfully acquired assets as ?assets for which no lawful origin [was] established? (section 1(2)). The burden to prove the ?lawfulness? of their assets was on the defendants (??????? ? 1 ?? 6.01.2017 ?. ?? ???? ?? ??. ?. ? 254/2016 ?.; ??????? ? 85 ?? 6.06.2017 ?. ?? ???? ?? ?. ??. ?. ? 167/2017 ?.; ??????? ? 147 ?? 16.09.2019 ?. ?? ??? ?? ??. ?. ? 1998/2018 ?.; ??????????? ? 103 ?? 21.03.2022 ?. ?? ??? ?? ??. ?. ? 3979/2021 ?.). That de facto presumption of unlawfulness of assets was considered by the Constitutional Court in its judgment of 13 October 2012 (see paragraph 31 above) to be justified, because it facilitated the establishment of the truth and represented ?proportionate means to achieve the aim of the Act, which is in accordance with the Constitution?.

39. The aim of the 2012 Act, as explained in section 3(1), was to ?protect the common interest, by removing and restricting the possibilities for the unlawful acquisition and disposal of assets?. Under section 3(2) the Act had to be applied while respecting the rights of the persons affected and avoiding ?any risk of unfairness?.

40. Forfeiture could be sought after criminal charges had been brought against the defendant if they concerned the offences enumerated in section 22(1) of the 2012 Act. The list was largely the same as in section 3(1) of the 2005 Act (see, for more detail, Todorov and Others, cited above, ? 95), with the addition of some corruption offences, offences against the tax and fiscal systems, and human trafficking. By section 22(2), forfeiture proceedings could also be opened where, owing to an amnesty, the expiry of a limitation period, the death of the defendant or his or her incapacitation, the defendant had not been formally charged, no criminal proceedings had been opened or the pending proceedings had been discontinued; a national court has applied that provision noting that there were ?available data? that an offence might have still been committed (??????? ? 7 ?? 6.01.2020 ?. ?? ??-??????? ?? ??. ?. ? 1121/2017 ?.).

41. Forfeiture proceedings could also be triggered where a final decision of the relevant authorities found that an administrative offence had been committed which had resulted in substantial profit ? at least BGN 150,000 (EUR 76,700), lowered to BGN 100,000 (EUR 51,150) in 2016 ? and where such profit could not be recovered by the State by other means.

42. The Commission had to establish a ?significant discrepancy? between the defendant?s revenue and the value of the assets acquired, namely in the amount of at least BGN 250,000, the equivalent of EUR 128,000 (reduced to BGN 150,000, or EUR 76,700, in 2016) for the whole period under examination. Any asset was to be assessed for that purpose taking into account its actual market value at the moment of its acquisition or disposal. The Constitutional Court noted in its judgment of 13 October 2012 (see paragraph 31 above) that what had to be established was the defendant?s assets at the beginning and at the end of the period under examination, any increase of these assets from lawful sources, as well as the defendant?s expenses.

43. Under the 2012 Act ?unlawfully acquired assets? were subject to forfeiture (section 62). Specifically, the national courts had to compare the defendant?s ?net income? ? the overall income reduced by the daily expenses and extraordinary expenses such as the payment of taxes ? and the value of the assets acquired during the period under examination.

44. Section 1 of the supplementary provisions of the 2012 Act contained a non-exhaustive list of lawful sources of income ? such as remuneration under a labour contract; net profit from economic activity, dividends and interest; rent from properties acquired with lawful income; lottery and gambling winnings; sums received from the sale of properties acquired with lawful income; and court awards.

45. ?Unlawfully acquired assets? for the purposes of the Act could include assets acquired by the defendant?s spouse or minor children, as well as assets acquired unlawfully by a legal entity under the defendant?s control (sections 63 and 66).

46. The State?s right to confiscate or seek the forfeiture of an asset expired ten years after the asset had been acquired (section 73 of the 2012 Act).

Interpretative Decision no. 4 of 7 December 2018
47. As forfeiture proceedings under the 2012 Act could be opened after charges had been brought against the defendant, and did not need to await a conviction by the criminal courts (see paragraph 40 above), the practice of the national courts initially varied as to whether the forfeiture could still be pursued in cases where the criminal proceedings had been discontinued after the initiation of forfeiture proceedings on a ground not among those enumerated in section 22(2) of the Act (see paragraph 40 above), including where the criminal proceedings had resulted in an acquittal.

48. The matter was settled in a binding interpretative decision of the Supreme Court ? Interpretative Decision no. 4 of 7 December 2018 (???????????? ??????? ? 4 ?? 7.12.2018 ?. ?? ????. ?. ? 4/2016 ?, ????). The Supreme Court held that the discontinuance of the criminal proceedings on a ground outside of those enumerated in section 22(2) represented an absolute procedural bar to forfeiture. That was so because, in order to remain a proportionate interference with the right to property, forfeiture could only be sought under the 2012 Act against people meeting the requirements which had allowed for such proceedings to be initiated. Holding otherwise would mean that ?the law [did] not provide for a link between the commission of crimes and the possibility to seek forfeiture?. The Supreme Court considered significant the fact that the Government had claimed, for instance before the Committee of Ministers of the Council of Europe, that the 2012 Act aimed to aid the fight against corruption and organised crime (see paragraph 30 above).

49. The Supreme Court noted furthermore that Directive 2014/42/EU of the European Union on the freezing and confiscation of instrumentalities and proceeds of crime (see paragraphs 59-63 below) provided for minimum standards guaranteeing the rights of the individuals affected, such as that there should be a criminal conviction. Accepting that the national courts could order forfeiture under the 2012 Act even where there was no conviction would mean the abandonment of those guarantees.

50. On 10 December 2018, three days after the adoption of the above Interpretative Decision, a Member of Parliament introduced a Bill to amend the 2018 Act (see paragraph 36 above). The Bill, which was passed on 20 December 2018, provided that: (1) the discontinuance of the criminal proceedings against defendants in forfeiture proceedings, including as a result of acquittal, would not preclude the State?s right to seek forfeiture (section 153(6) of the 2018 Act), and (2) the above rule would also apply to pending forfeiture proceedings under the 2012 Act (section 5(2) of the concluding and transitional provisions of the 2018 Act).

51. The amendments above were justified by the contention that this had been ?the actual intent of the legislator? when adopting the 2012 Act.

Procedure
52. Once it was notified by other competent bodies that there were grounds on which to open forfeiture proceedings, the Commission would open an investigation in one of its regional offices in order to establish the assets, income and expenses of the person under investigation. At that stage it could seek the imposition of injunctions and other interim measures. After the imposition of such measures, the Commission was obliged to disclose to the individuals under investigation the evidence it had collected, and to give them an opportunity to comment or to present further evidence. On the basis of the findings of its investigation the Commission would take a decision at that point to discontinue the proceedings or to bring a forfeiture application.

53. A forfeiture application was examined by the courts in a public hearing under the rules of civil procedure and before courts at up to three levels of jurisdiction.

54. The forfeited assets could be used by the State to compensate victims of the offence perpetrated by the defendant if his or her remaining assets were insufficient to do so (section 90a of the 2012 Act).

55. The State was liable for any damage caused through unlawful decisions or actions of its bodies under the 2012 Act (section 91).

THE CODE OF CIVIL PROCEDURE
56. Article 303 ? 1 (7) of the Code provides that an interested party may request the reopening of civil proceedings in a case where a ?judgment of the European Court of Human Rights has found a violation of the [Convention]? and ?a new examination of the case is required in order to repair the consequences of the violation?.

57. Under Article 309 ? 2, read in conjunction with Article 245 ? 3 of the Code, if an application to reopen a case has been granted and the claim initially allowed is ultimately dismissed, the court hearing the reopened case is to order the reimbursement of any expenses paid by the initial losing party.

RELEVANT INTERNATIONAL AND EUROPEAN UNION LAW
58. Relevant international materials have been summarised in G.I.E.M. S.R.L. and Others v. Italy ([GC], nos. 1828/06 and 2 others, ?? 139?53, 28 June 2018) and Todorov and Others (cited above, ?? 116-20).

59. As to European law, Directive 2014/42/EU of the European Parliament and of the Council of 3 April 2014 on the freezing and confiscation of instrumentalities and proceeds of crime in the European Union establishes ?minimum rules on the freezing of property with a view to possible subsequent confiscation and on the confiscation of property in criminal matters? (Article 1 ? 1 of the Directive).

60. Article 4 of the Directive, entitled ?Confiscation?, provides in paragraph 1:

?Member States shall take the necessary measures to enable the confiscation, either in whole or in part, of instrumentalities and proceeds or property the value of which corresponds to such instrumentalities or proceeds, subject to a final conviction for a criminal offence …?

61. Article 5 ? 1 of the Directive provides in addition for so-called ?extended confiscation? in the following manner:

?Member States shall adopt the necessary measures to enable the confiscation, either in whole or in part, of property belonging to a person convicted of a criminal offence which is liable to give rise, directly or indirectly, to economic benefit, where a court, on the basis of the circumstances of the case, including the specific facts and available evidence, such as that the value of the property is disproportionate to the lawful income of the convicted person, is satisfied that the property in question is derived from criminal conduct.?

62. Article 8 of the Directive provides, among other things:

?In proceedings referred to in Article 5, the affected person shall have an effective possibility to challenge the circumstances of the case, including specific facts and available evidence on the basis of which the property concerned is considered to be property that is derived from criminal conduct.?

63. Recitals 15, 20 and 21 contain further clarifications:

?(15) Subject to a final conviction for a criminal offence, it should be possible to confiscate instrumentalities and proceeds of crime, or property the value of which corresponds to such instrumentalities or proceeds. …

(20) When determining whether a criminal offence is liable to give rise to economic benefit, Member States may take into account the modus operandi, for example if a condition of the offence is that it was committed in the context of organised crime or with the intention of generating regular profits from criminal offences. However, this should not, in general, prejudice the possibility to resort to extended confiscation.

(21) Extended confiscation should be possible where a court is satisfied that the property in question is derived from criminal conduct. This does not mean that it must be established that the property in question is derived from criminal conduct. Member States may provide that it could, for example, be sufficient for the court to consider on the balance of probabilities, or to reasonably presume that it is substantially more probable, that the property in question has been obtained from criminal conduct than from other activities. In this context, the court has to consider the specific circumstances of the case, including the facts and available evidence based on which a decision on extended confiscation could be issued. The fact that the property of the person is disproportionate to his lawful income could be among those facts giving rise to a conclusion of the court that the property derives from criminal conduct. Member States could also determine a requirement for a certain period of time during which the property could be deemed to have originated from criminal conduct.?

64. On 28 October 2021 the Court of Justice of the European Union (?the CJEU?) gave a judgment concerning the 2018 Act (which replaced the 2012 Act, providing essentially for the same forfeiture mechanism ? see paragraph 36 above), following a request for a preliminary ruling (see Komisia za protivodeystvie na koruptsiyata i za otnemane na nezakonno pridobitoto imushtestvo, C?319/19, EU:C:2021:883). The questions raised concerned the compatibility of the 2018 Act with the requirements of Directive 2014/42.

65. At the domestic level, Z.V. had been charged with abuse of office. The criminal proceedings against her remained pending. In the meantime, the Commission had introduced a forfeiture application against her, her husband and a company, considering that there had been a significant discrepancy between their assets and income. The matter had been referred to the CJEU by the first-instance Sofia City Court, which had been concerned that the 2018 Act might not provide for the minimum procedural safeguards required by the Directive.

66. The CJEU held in particular the following (citations omitted):

?36. [G]iven the objectives and the wording of the provisions of Directive 2014/42 and the context in which it was adopted, it must be held that that directive … is an act aimed at obliging Member States to establish common minimum rules for confiscation of crime-related instrumentalities and proceeds, in order to facilitate the mutual recognition of judicial confiscation decisions adopted in criminal proceedings.

37. Directive 2014/42 does not therefore govern the confiscation of instrumentalities and proceeds resulting from illegal activities that is ordered by a court in a Member State in the context of or following proceedings that do not concern the finding of one or more criminal offences. Such confiscation falls outside the scope, in fact, of the minimum rules laid down by that directive, in accordance with Article 1(1) thereof, and the rules governing it fall within the scope of the power of the Member States, referred to in recital 22 of that directive, to provide more extensive powers in their national law.

38. In the present case, it appears that the confiscation proceedings pending before the referring court are civil in nature and that those proceedings coexist, in national law, with the regime for confiscation under criminal law. It is true that, pursuant to Article 22(1) of the [2018 Act], such proceedings are initiated by the [Commission] where the latter is informed of the fact that a person is accused of having committed certain criminal offences. However, it is clear from the evidence in the file before the Court that, in accordance with the provisions of that law, once commenced, those proceedings, which only concern assets alleged to have been illegally obtained, are conducted independently of any criminal proceedings brought against the person accused of committing the offences at issue, and of the outcome of such proceedings, and, in particular, of the possible conviction of that person.

39. In those circumstances, it must be held that the decision which the referring court is called upon to adopt in the main proceedings does not fall within the context of, or follow on from, proceedings relating to one or more criminal offences. Furthermore, the confiscation that that court might order following the examination of the request before it does not depend on a criminal conviction of the person concerned. Any such measure does not therefore fall within the scope of application of Directive 2014/42.

41. Having regard to the foregoing considerations, … Directive 2014/42 must be interpreted as not applying to legislation of a Member State which provides that confiscation of illegally obtained assets is to be ordered by a national court in the context of or following proceedings which do not relate to a finding of one or more criminal offences.?

THE LAW

JOINDER OF THE APPLICATIONS
67. Having regard to the similar subject matter of the applications, the Court finds it appropriate to examine them jointly in a single judgment.

ALLEGED VIOLATION OF ARTICLE 1 OF PROTOCOL No. 1
68. The applicants complained that the forfeiture of their assets had been unfair and arbitrary. They relied on Article 1 of Protocol No. 1 to the Convention and on Article 6 ? 1 and Article 13 of the Convention.

69. Being master of the characterisation to be given in law to the facts of the case (see Radomilja and Others v. Croatia [GC], nos. 37685/10 and 22768/12, ?? 114 and 126, 20 March 2018), the Court is of the view that the complaint falls to be examined solely under Article 1 of Protocol No. 1 to the Convention (see also Todorov and Others v. Bulgaria, nos. 50705/11 and 6 others, ? 129, 13 July 2021). The provision reads as follows:

?Every natural or legal person is entitled to the peaceful enjoyment of his possessions. No one shall be deprived of his possessions except in the public interest and subject to the conditions provided for by law and by the general principles of international law.

The preceding provisions shall not, however, in any way impair the right of a State to enforce such laws as it deems necessary to control the use of property in accordance with the general interest or to secure the payment of taxes or other contributions or penalties.?

Admissibility
Abuse of the right of individual application
70. As regards the applicant in application no. 265/17, the Government argued that he had abused his right of individual application for two reasons. First, he had submitted only the operative part of his conviction in Bulgaria (see paragraph 6 above) with his application form, and not the reasoning; the latter was submitted by the Government after they had been given notice of the application. Second, the applicant had presented to the Court documents concerning his situation in Belgium which had not been available to the domestic courts in the forfeiture proceedings.

71. The applicant did not comment on those points.

72. Under Article 35 ? 3 (a) of the Convention, the Court may reject an application as an abuse of the right of individual application if, among other reasons, it was knowingly based on untrue facts. That is also valid when the applicant has submitted misleading or incomplete information (see, among other authorities, Gross v. Switzerland [GC], no. 67810/10, ? 28, ECHR 2014, with further references).

73. Turning to the circumstances of the present application, it appears that the applicant did indeed submit information which was in part misleading and incomplete, as claimed by the Government. In addition, the applicant failed to inform the Court of his conviction in Belgium, information of which, once again, was only submitted to the Court by the Government after notice of the application had been given (see paragraph 90 below). However, none of those omissions, individually or collectively, appear to concern information which is essential to or touches upon the very core of the application. The complaint under examination is about the forfeiture of the applicant?s assets for the reasons and considerations put forward by the Bulgarian courts, on the basis of the facts known and discussed by them (see Todorov and Others, cited above, ? 228, and paragraph 127 below); the domestic courts were apparently unaware of the applicant?s conviction in Belgium and consequently they did not discuss it (see paragraph 10 above). There are therefore no sufficient grounds to declare the application abusive within the meaning of Article 35 ? 3 (a) of the Convention.

Non-exhaustion of domestic remedies
74. With regard to the applicant in application no. 265/17, the Government further argued that he had failed to exhaust the available domestic remedies, because he had not contested the Targovishte Regional Court?s failure to order the examination of witnesses who ? the applicant had claimed ? could have proved the existence of a monetary gift from his brother to him (see paragraph 11 above). The applicant did not respond to that argument.

75. The Court, for its part, notes that any such omission by the applicant concerned only one aspect of the application, and not a decisive one, and related to only one of his arguments put forward at the domestic level. The alleged omission is not therefore sufficient to justify the dismissal of the application for non-exhaustion of domestic remedies.

76. As regards the applicants in application no. 26473/18, the Government claimed non-exhaustion on two grounds. First, the applicants had not expressly raised their complaints under Article 1 of Protocol No. 1 at the domestic level. Second, while the applicants claimed that the forfeiture of their property had been arbitrary and unfair, they had not brought tort proceedings against the Commission putting forward arguments to that effect. The applicants did not comment on those points.

77. As to the first limb of the Government?s objection, the Court is of the view that the applicants, while not relying expressly on Article 1 of Protocol No. 1 before the domestic courts, raised such a complaint in substance. They took efforts to defend their property rights, claiming that their assets had been lawfully acquired and that the presumption on the unlawful provenance of these assets was inapplicable to them (see paragraph 19 above). As to the second limb of the objection, the Government have not shown that the applicants could claim compensation for a measure such as the forfeiture of their property, which was considered to be in compliance with the domestic legal order. The rules on State liability for damage caused to individuals clearly state that only actions or decisions of State bodies that are considered unlawful can give rise to such liability (see paragraph 55 above and Nedyalkov and Others v. Bulgaria (dec.), no. 663/11, ?? 62-64, 10 September 2013).

78. In view of the considerations above, the Court dismisses the Government?s objections based on non-exhaustion of domestic remedies.

Conclusion as to admissibility
79. Lastly, the Court notes that the applications are neither manifestly ill?founded nor inadmissible on any other grounds listed in Article 35 of the Convention. They must therefore be declared admissible.

Merits
Submissions by the parties
(a) The applicants

(i) Application no. 265/17 ? Yordanov v. Bulgaria

80. The applicant did not submit any observations on the merits.

(ii) Application no. 26473/18 ? Bozadzhieva and Others v. Bulgaria

81. The applicants urged the Court to examine their complaints in the light of the charges brought against the first of them and the findings of the national courts.

82. The applicants criticised the 2012 Act for its automatic treatment of assets with unestablished provenance as unlawfully acquired assets, arguing that the equation between the two categories was ?artificial?. They contended that lawful provenance of such assets often could not be proved owing to ?the excessive burden of proof, formalism [or] abuse?. They thus considered the general approach of the 2012 Act to be wrong.

83. The applicants argued that the 2012 Act had pursued no legitimate aim in the public interest. In particular, it had not aimed to help in the fight against criminality, because it had not been concerned with establishing the criminal provenance of assets, nor could it in some way prevent the commission of crimes. Instead of finding ways to fight criminality effectively, the State had contented itself with confiscating any suspicious asset. There had been a risk, however, of such a mechanism being selectively or arbitrarily applied.

84. As the 2012 Act had not been specifically concerned with the forfeiture of proceeds of crime and a criminal conviction had not been a precondition for forfeiture, the applicants considered that the 2012 Act had been akin to the Citizens? Property Act, in force before the 2005 Act had been adopted (see Todorov and Others, cited above, ? 112). The applicants thus relied on the Court?s findings in the case of Dimitrovi v. Bulgaria (no. 12655/09, 3 March 2015), where the Court had criticised the Citizens? Property Act, considering the confiscation of those applicants? assets under it to have been arbitrary.

85. The applicants pointed out that the 2012 Act had provided for forfeiture on much wider grounds than those defined in Directive 2014/42/EU (see paragraphs 59-63 above). The CJEU had found however, in its judgment in case C?319/19 (see paragraphs 64-66 above) that a forfeiture scheme such as the one established by the 2012 Act did not fall within the scope of the Directive. That meant that the Act had not provided for the guarantees and safeguards contained in the Directive, in particular the requirement to establish the criminal provenance of the assets to be forfeited.

86. Lastly, the applicants contested the national courts? conclusions in their case, complaining of having the burden of proof placed on them as to the lawful provenance of their assets. They considered that the forfeiture of assets of the second and third applicants, on the ground of their being connected with the first applicant, had been excessive.

(b) The Government

(i) General remarks

87. The Government argued that the 2012 Act had been sufficiently clear and its consequences foreseeable. It had contained adequate guarantees against arbitrariness, and the judicial practice in its implementation was uniform.

88. The Government submitted that the interference with the applicants? rights had pursued a legitimate aim in the general interest. This was so because the 2012 Act on which it was based had been intended to protect the public interest by ?preventing and limiting the possibilities for unlawful acquisition of assets and the transfer of such assets?. The 2012 Act had also aimed ?to undermine the economic foundations of corruption and organised crime? by eliminating unexplained wealth accumulated as a result of criminal activities.

89. According to the Government, the situation with organised crime in the early 2000s in Bulgaria had required ?decisive steps?. One such step had been the adoption of the 2005 Act (see paragraph 27 above), which had however turned out to be ineffective on many occasions and had eventually been replaced by the 2012 Act. The latter did not require the establishment of a link between the predicate offence and the assets to be forfeited.

(ii) Submissions on each application

(?) Application no. 265/17 ? Yordanov v. Bulgaria

90. The Government submitted a criminal conviction of the applicant handed down in Belgium on 29 February 2008 by the Court of First Instance of Limburg. The applicant had been convicted for employing nine Bulgarian nationals in one of his companies in Belgium without the necessary work permits, and for not paying social insurance contributions. The offences had been committed in 2006. The applicant had been sentenced to a fine, suspended for three years. The conviction and sentence had entered into force and had been transferred for execution to the Bulgarian authorities. The Government contended that that conviction, together with the statements of the Belgian authorities in 2011 that the applicant was under investigation for similar offences (information discussed in the domestic proceedings ? see paragraph 9 above), meant that he had been engaged in ?continuous criminal activities?.

91. The Government contended that the national courts had thoroughly examined the claims against the applicant in the course of the forfeiture proceedings, and had given adequate and sufficient reasons when ordering the forfeiture, examining in addition ?the existence of a connection between the assets, the income and the unlawful activities of the applicant?. The applicant had had at his disposal all procedural means to prove his claims about the provenance of his assets, but had submitted no convincing evidence in that regard.

92. Finally, the Government considered that the applicant?s case was a ?vivid example? of the effectiveness of the 2012 Act, namely of its success at ?counter[ing] the consequences of the accumulation of ?unexplained wealth??.

(?) Application no. 26473/18 ? Bozadzhieva and Others v. Bulgaria

93. In a statement submitted by the Government and prepared for the current proceedings, the Commission claimed that the money received by the first applicant and which had triggered the different proceedings against her and the other applicants had in fact been the result of her participation in an allegedly fraudulent scheme run in Muslim-majority regions. The scheme, which had been uncovered by investigating journalists, was described by the Commission as follows:

?[U]sing different profiles, sometimes fake ones, people register in different Internet sites and, through false promises of marriage, claims that they need financial help for the treatment of a non-existent illness and other similar means, deceive foreign citizens, most often Turkish nationals living in different parts of the world, with the sole aim of receiving money from them, counting most of all on the foreigners? naivety and good intentions, as well as on certain rules of their religion, such as the requirement to help the poor. There is no doubt that the scheme thus described is based on fraud, which is a criminal offence, but [the offence] has remained unpunished mostly because the deceived people are numerous and are foreigners who do not reside in Bulgaria and are thus not likely to complain to the local authorities that they have been the victims of fraud.?

According to the Commission, the above circumstances had been the reason for which the first applicant had not contested the facts alleged against her in the criminal proceedings (see paragraph 17 above), and for the three applicants? reluctance to reveal the actual origin of their money.

94. As to the forfeiture of the applicants? assets, the Government contended that the Varna Court of Appeal had established ?unlawful activities?. It had moreover been satisfied that there had been a significant discrepancy between the applicants? income and the value of their assets. The applicants had remained largely passive and had not proved the lawful origin of their assets, in particular failing to prove their claim that the sums received from abroad had been gifts and loans; they had put forward in that regard ?unsubstantiated and completely unconvincing? explanations.

95. In addition, the forfeiture had been ordered in fair proceedings, in which the applicants had had the possibility of submitting evidence and proving their claims. The Varna Court of Appeal had carried out its analysis on the basis of the evidence collected, and had provided adequate reasoning in its judgment.

The Court?s assessment
(a) Existence of interference and the applicable rule of Article 1 of Protocol No. 1

96. It is not in dispute between the parties that the forfeiture of the applicants? property constituted an interference with their rights under Article 1 of Protocol No. 1 to the Convention.

97. Article 1 of Protocol No. 1, which guarantees in substance the right to the peaceful enjoyment of one?s possessions, comprises three distinct rules. The first one, which is expressed in the first sentence of the first paragraph, lays down the principle of peaceful enjoyment of property in general. The second rule, in the second sentence of the same paragraph, covers deprivation of possessions and makes it subject to certain conditions. The third, contained in the second paragraph, recognises that the Contracting States are entitled, among other things, to control the use of property in accordance with the general interest. The second and third rules, which are concerned with particular instances of interference with the right to peaceful enjoyment of property, must be construed in the light of the general principle laid down in the first rule (see, among other authorities, Immobiliare Saffi v. Italy [GC], no. 22774/93, ? 44, ECHR 1999-V).

98. In Todorov and Others (cited above, ? 181), the Court pointed out that in some previous cases concerning forfeiture of property it had considered the interference with the applicants? rights to fall under the second paragraph of Article 1 of Protocol No. 1, allowing control of the use of property in the general interest, while in other cases it had treated such forfeiture as deprivation of property, as dealt with in the second sentence of the first paragraph of the provision. As in Todorov and Others (ibid., ? 182 with further references), the Court finds that it does not have to determine which of the two rules applies, considering that the applicable principles are substantially the same. In particular, an interference with property rights under Article 1 of Protocol No. 1 has to be lawful, to be in the public interest, and to strike a fair balance between the demands of the general interest and the applicant?s rights.

(b) Lawfulness

99. The first condition for any interference to be deemed compatible with Article 1 of Protocol No. 1 is that it should be lawful (see, among other authorities, Iatridis v. Greece [GC], no. 31107/96, ? 58, ECHR 1999-II). In the case under examination, the interference with the applicants? rights was based on the 2012 Act (see paragraphs 28-51 above), and they did not dispute that it had a basis in domestic law.

(c) Legitimate aim

100. As mentioned above, any interference by a public authority with rights protected under Article 1 of Protocol No. 1 must also pursue a legitimate aim in the general interest (see also, among other authorities, B?l?n? Nagy v. Hungary [GC], no. 53080/13, ? 113, 13 December 2016).

101. In Todorov and Others (cited above, ? 186), the Court found that the interference with the applicants? ?possessions?, based on the 2005 Act, had pursued a legitimate aim, namely to prevent the illicit acquisition of property through criminal activity and the use of such property. As discussed above, the 2005 Act provided expressly for the forfeiture of proceeds of crime (see paragraph 27 above). The Court has similarly held in other cases concerning confiscation of proceeds of crime that the interference with the applicant?s rights pursued a legitimate aim in the general interest (see, for instance, Butler v. the United Kingdom (dec.), no. 41661/98, ECHR 2002?VI, and Silickien? v. Lithuania, no. 20496/02, ? 65, 10 April 2012).

102. On the other hand, in the case of Dimitrovi (cited above, ?? 53-54), which concerned the forfeiture of what was called under the legislation in force at the time ?non-work-related income?, and not the forfeiture of proceeds of crime, the Court found that the interference with the applicants? rights had pursued no legitimate aim in the general interest. It held that one of the legitimate aims suggested by the Government, namely the pursuit of justice, equality and just conditions for economic activity was too general and vague, and contrary to the value of economic entrepreneurship. Furthermore, the applicable legislation had not been meant to aid in the fight against criminality, despite the Government so claiming, as the authorities had not attempted to prove that the assets to be forfeited were the proceeds of crime; nor had the interference been aimed at countering tax evasion, as tax legislation had been applicable with respect to the income of the applicants, and tax proceedings had indeed been pursued by the authorities.

103. In the present case, the Government argued that the 2012 Act had pursued two aims ? to undermine the economic foundations of corruption and organised crime by eliminating unexplained wealth accumulated as a result of criminal activities, and to prevent and limit the possibilities for unlawful acquisition and transfer of assets (see paragraph 88 above).

104. The explanatory memorandum of the 2012 Act accompanying it in Parliament stated that the purpose of the new legislation was to enhance the fight against corruption and organised crime. That document referred repeatedly to the need to adopt legislation aimed at combatting organised crime and corruption, by depriving the perpetrators of such offences of any financial profit (see paragraph 28 above). Moreover, the justification for new legislation to replace the 2005 Act was not the need to extend the remit of the legislation, but rather the need to overcome a specific deficiency of the original legislation, namely the need to await the conclusion of the criminal proceedings in order to proceed with the forfeiture (see paragraphs 28-29 above).

105. In addition, the Bulgarian Government has stated to the Committee of Ministers of the Council of Europe that the Act?s aim was ?to fight corruption and organised crime? (see paragraph 30 above). A similar line was adopted vis-?-vis the European Union, to which the 2018 Act, providing for a comparable forfeiture scheme, was presented as transposing into Bulgarian law Directive 2014/42/EU of the European Parliament and of the Council of 3 April 2014 on the freezing and confiscation of instrumentalities and proceeds of crime (see paragraphs 36-37 above).

106. In the same line, the Bulgarian Constitutional Court noted in its judgment of 13 October 2012 that the 2012 Act was aimed at ensuring the forfeiture of what were essentially the proceeds of crime, or the proceeds of clearly unlawful activities ? such as tax evasion, smuggling, corruption, trafficking in human beings or drugs, or large-scale thefts (see paragraph 31 above). The Constitutional Court held additionally that the Act would also be applicable without a conviction for a criminal offence, in circumstances where prosecution was impossible because of the death of the perpetrator, amnesty or expiry of a limitation period or other similar reasons, or where the evidence of criminal activity had been insufficient for a ?conviction for an offence proven beyond reasonable doubt? (see paragraph 34 above).

107. The Court observes in addition that the 2012 Act contained a list of predicate criminal offences and also referred to certain administrative offences. At least a suspicion that a criminal offence had been committed, or a final decision concerning an administrative offence, was needed to enable the Commission to initiate forfeiture proceedings (see paragraphs 40-41 above).

108. The Government argued in addition that the 2012 Act had aimed at ?preventing and limiting the possibilities for unlawful acquisition of assets and the transfer of such assets? (see paragraph 88 above).

109. Such an aim was not expressly referred to in the justification for the 2012 Act, at the national or international level. Yet, it was stated in the Act itself: section 3(1) defined its aim as ?removing and restricting the possibilities for the unlawful disposal and acquisition of assets?, and it provided for the forfeiture of ?assets for which no lawful origin [was] established? (see paragraphs 38-39 above). The Government have failed to expand on what the meaning of ?unlawful acquisition of assets? might be, apart from assets acquired as a result of the offences, criminal or administrative, referred to in the 2012 Act.

110. The Court has previously held on various occasions that confiscation of proceeds of crime is in line with the general interest of the community, (see Raimondo v. Italy, 22 February 1994, ? 30, Series A no. 281?A). A confiscation order in respect of criminally acquired property operates in the general interest as a deterrent to those considering engaging in criminal activities, and also guarantees that crime does not pay (see Denisova and Moiseyeva v. Russia, no. 16903/03, ? 58, 1 April 2010, with further references to Phillips v. the United Kingdom, no. 41087/98, ? 52, ECHR 2001?VII, and Dassa Foundation and Others v. Liechtenstein (dec.), no. 696/05, 10 July 2007).

111. In light of the above, the Court is satisfied that the 2012 Act pursued a legitimate aim in the public interest, namely to prevent the illicit acquisition of property through criminal or administrative offences, as referred to in the Act.

(d) Proportionality

(i) General considerations

112. The applicable general principles deriving from the Court?s case-law have been summarised in Todorov and Others (cited above, ?? 187-88, with further references). In particular, the Court has held that any interference with property rights should strike a fair balance between the demands of the general interest of the community and the requirements

A chi rivolgersi e i costi dell'assistenza

Il Diritto dell'Espropriazione è una materia molto complessa e poco conosciuta, che "ingloba" parti importanti di molteplici rami del diritto. Per tutelarsi è quindi essenziale farsi assistere da un Professionista (con il quale si consiglia di concordare in anticipo i costi da sostenere, come ormai consentito dalle leggi in vigore).

Se l'espropriato ha già un Professionista di sua fiducia, può comunicagli che sul nostro sito trova strumenti utili per il suo lavoro.
Per capire come funziona la procedura, quando intervenire e i costi da sostenere, si consiglia di consultare la Sezione B.6 - Come tutelarsi e i Costi da sostenere in TRE Passi.

  • La consulenza iniziale, con esame di atti e consigli, è sempre gratuita
    - Per richiederla cliccate qui: Colloquio telefonico gratuito
  • Un'eventuale successiva assistenza, se richiesta, è da concordare
    - Con accordo SCRITTO che garantisce l'espropriato
    - Con pagamento POSTICIPATO (si paga con i soldi che si ottengono dall'Amministrazione)
    - Col criterio: SE NON OTTIENI NON PAGHI

Se l'espropriato è assistito da un Professionista aderente all'Associazione pagherà solo a risultato raggiunto, "con i soldi" dell'Amministrazione. Non si deve pagare se non si ottiene il risultato stabilito. Tutto ciò viene pattuito, a garanzia dell'espropriato, con un contratto scritto. è ammesso solo un rimborso spese da concordare: ad. es. 1.000 euro per il DAP (tutelarsi e opporsi senza contenzioso) o 2.000 euro per il contenzioso. Per maggiori dettagli si veda la pagina 20 del nostro Vademecum gratuito.

La data dell'ultimo controllo di validità dei testi è la seguente: 24/07/2024