CASE OF M. AND OTHERS v. ITALY AND BULGARIA - A.N.P.T.ES.
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Testo originale e tradotto della sentenza selezionata

CASE OF M. AND OTHERS v. ITALY AND BULGARIA

Tipologia: Sentenza
Importanza: 1
Articoli: 03, 34, 35
Numero: 40020/03/2012
Stato: Italia
Data: 2012-07-31 00:00:00
Organo: Sezione Seconda
Testo Originale

Conclusioni: Eccezione preliminare in parte respinta (Articolo 34 – Vittima)
Eccezione preliminare in parte accolta (Articolo 34 – Vittima)
Resto inammissibile
Nessuna violazione dell’ Articolo 3 – Proibizione della tortura (Articolo 3 – trattamento Inumano) (aspetto Effettivo) (Italia)
Violazione dell’ Articolo 3 – Proibizione della tortura (Articolo 3 – indagine Effettiva) (aspetto Procedurale) (Italia)

SECONDA SEZIONE

CAUSA M. ED ALTRI C. ITALIA E BULGARIA

(Richiesta n. 40020/03)

SENTENZA

STRASBOURG

31 luglio 2012

Questa sentenza diverrà definitivo nelle circostanze esposte nell’ Articolo 44 § 2 della Convenzione. Può essere soggetta a revisione editoriale.
Nella causa M. ed Altri c. Italia e Bulgaria,
La Corte europea di Diritti umani (Seconda Sezione), riunendosi che come una Camera, composta da:
Françoise Tulkens, Presidente
Danutė Jočienė,
Dragoljub Popović,
Isabelle Berro-Lefèvre,
Zdravka Kalaydjieva,
András Sajó,
Guido Raimondi, judges,and
Stanley Naismith, Sezione Cancelliere
Avendo deliberato in privato 3 luglio 2012,
Consegna la seguente sentenza che fu adottata in quella data:
PROCEDURA
1. La causa nacque da in una richiesta (n. 40020/03) contro la Repubblica italiana depositata con la Corte sotto Articolo 34 della Convenzione per la Protezione di Diritti umani e le Libertà Fondamentali (“la Convenzione”) da quattro cittadini bulgari, L.M., S.M., I.I., e K.L. (“i richiedenti”), 11 dicembre 2003
2. I richiedenti furono rappresentati col Sig. S.S. Marinov, direttore di Associazione Civile Futuro Regionale, Vidin. Il Governo italiano fu rappresentato inizialmente col loro Co-agente, il Sig. N. Lettieri e successivamente col loro Co-agente, il Sig.ra P. Accardo. Il Governo bulgaro fu rappresentato inizialmente col loro Agente, il Sig.ra N. Nikolova e successivamente col loro Agente, il Sig.ra M. Dimova.
3. I richiedenti addussero, in particolare, che c’era stata una violazione di Articolo 3 in riguardo della mancanza di passi adeguati per ostacolare il mal-trattamento del primo richiedente con una famiglia serba con garantendo la sua liberazione rapida e la mancanza di un’indagine effettiva in quel addusse mal-trattamento.
4. 2 febbraio 2010 la Corte decise di dare avviso della richiesta ai Governi italiani e bulgari. Decise anche di decidere sull’ammissibilità e meriti della richiesta allo stesso tempo (l’Articolo 29 § 1).
5. In 29 maggio 2012 il Sezione Presidente decise di accordare l’anonimia ai richiedenti di sua propria istanza sotto Articolo 47 § 3 degli Articoli di Corte.
I FATTI
I. LE CIRCOSTANZE DELLA CAUSA
6. I richiedenti nacquero in 1985, 1959 1958 e 1977 rispettivamente e vive nel villaggio di Novo Selo nella regione di Vidin (la Bulgaria). I richiedenti sono di Roma origine etnica. Al tempo degli eventi (maggio-giugno 2003), il primo richiedente ancora era un minore. Il secondo e terzi richiedenti sono suo padre e madre, ed il quarto richiedente è la cognata del primo richiedente.
A. La versione degli eventi dei richiedenti
7. I fatti della causa, siccome presentato coi richiedenti, può essere riassunto siccome segue.
8. Il primo, secondo e terzi richiedenti arrivarono a Milano in 12 maggio 2003 che segue una promessa di lavoro con X., un uomo di Roma della nazionalità serba, risiedendo in Italia che li accomodò in una villa nel villaggio di Ghislarengo nella provincia di Vercelli dove lui visse con la sua famiglia. I terzi ed i primi richiedenti offrirono versioni diverse su questo punto alle autorità italiane. Nelle sue dichiarazioni alla polizia italiana, il terzo richiedente sostenne in 24 maggio 2003, che lei, suo marito e sua figlia che vissero in Bulgaria in una condizione della precarietà estrema si trasferirono ad Italia in ricerca di lavoro; quando loro arrivarono a Milano loro si avvicinarono ad un individuo che parlò la loro lingua, X. che propose a loro per lavorare come impiegati nazionali per prendersi cura di grande alloggio suo. Il primo richiedente, nelle sue dichiarazioni all’accusatore pubblico 11 giugno 2003, sostenne che lei aveva incontrato X. in “l’Iugoslavia”, dove era con sua madre in ricerca di un lavoro lei, e da là X. li aveva guidati ad Italia nella sua macchina dopo avere proposto un lavoro. Loro rimasero nella villa per molti giorni durante che il tempo loro intrapresero lavoro domestico di famiglia. Dopo un po’, X. dichiarò al secondo richiedente che Y., suo nipote ha voluto sposarsi sua figlia (il primo richiedente). Come il secondo e terzi richiedenti rifiutarono, X. li minacciò con una pistola caricata. Poi il secondo e terzi richiedenti furono colpiti, minacciò con morte e forzato lasciare il primo richiedente in Italia e ritornare in Bulgaria. Benché i richiedenti negassero questo, sembra dalle loro osservazioni iniziali che il secondo e terzi richiedenti erano stati offerti di lasciare loro figlia dietro a soldi. In 18 maggio 2003, il secondo e terzi richiedenti ritornarono in Bulgaria. Sul loro ritorno il secondo richiedente fu diagnosticato con tipo 2 diabete che lui addusse era una conseguenza dello stress sopportata.
9. I richiedenti presentarono che durante il mese (seguendo 18 maggio 2003) esausto alla villa in Ghislarengo, il primo richiedente fu tenuto sotto sorveglianza continua e fu costretto per rubare contro la sua volontà, fu colpito, fu minacciato con morte e fu stuprato ripetutamente con Y. mentre allacciò ad un letto. Durante uno dei furti nel quale il primo richiedente fu costretto per partecipare, lei aveva un incidente e doveva essere trattata in ospedale. Comunque, la famiglia serba rifiutò di lasciarla per subire trattamento là. I richiedenti presentarono che loro non erano consapevoli del nome ed ubicazione di questo ospedale.
10. In 24 maggio 2003 il terzo richiedente ritornò in Italia, accompagnò con la cognata del primo richiedente (il quarto richiedente), e presentò un reclamo con la polizia italiana a Torino, riportando che lei e suo marito erano stati colpiti ed erano stati minacciati e che il primo richiedente era stato rapito. Lei temeva inoltre che era probabile che sua figlia fosse condotta in prostituzione. Loro furono stabiliti in un convento Torino vicina. Successivamente, la polizia li accompagnò con un interprete per identificare l’alloggio in Ghislarengo.
11. Evidentemente frustrato con la lentezza della polizia nel rispondere all’azione di reclamo, il secondo richiedente presentò reclami scritto con molte altre istituzioni. Una lettera di 31 maggio 2003, rivolse al Primo Ministro italiano, i Ministri italiani per Affari Esteri ed Interni l’Ambasciatore italiano in Bulgaria, il Prefetto di Torino, il Primo Ministro bulgaro il Ministro bulgaro per Affari Esteri e l’Ambasciatore bulgaro ad Italia, è incluso nell’archivio.
12. È stato mostrato che, diciotto giorni dopo l’alloggio dell’azione di reclamo, 11 giugno 2003, la polizia fece scorrerie l’alloggio in Ghislarengo, trovò il primo richiedente là e fece un numero di arresti. Alle approssimativamente 2 di sera che giorno, lei fu portata ad una stazione di polizia in Vercelli e fu interrogata, nella presenza di un interprete, entro due femmina e due agenti di polizia maschi. I richiedenti addussero che lei fu trattata rudemente e minacciò che lei sarebbe stata accusata di spergiuro e diffamazione se lei non dicesse la verità. Presumibilmente lei fu costretta poi per dichiarare che lei non augurò essere perseguiti i suoi rapitori supposti, rispondere “sì” a tutte le altre questioni, e firmare i certi documenti in italiano che lei non capì e quali né furono tradotti nel bulgaro né determinato a lei. Loro addussero anche che l’interprete non faceva in modo appropriato il suo lavoro e rimase silenzioso di fronte al trattamento che è inflitto. I richiedenti addussero inoltre che Y. era presente durante le certe parti del primo richiedente sta interrogando.
13. Più tardi che giorno, il terzo richiedente fu interrogato con la polizia in Vercelli nella presenza di un interprete. Il terzo richiedente addusse che lei fu minacciata anche che lei sarebbe stata accusata di spergiuro e diffamazione se lei non dicesse la verità, e che l’interprete non faceva in modo appropriato il suo lavoro. Lei disse che, siccome lei rifiutò di firmare il documento, la polizia la trattò male.
14. Ad approssimativamente 10 di sera nello stesso giorno che il primo richiedente è stato messo in dubbio di nuovo. I richiedenti addussero che nessun interprete o avvocato erano presenti e che il primo richiedente non sapeva di ciò che fu registrato. Il primo richiedente fu portato poi ad una cella e lasciò per quattro o cinque ore là. 12 giugno 2003 alle approssimativamente 4 di mattina, lei fu trasferita ad un ricovero per persone senza casa, dove lei rimase sino a 12.30 di sera
15. Nello stesso giorno, sulla loro richiesta, il primo, terzo e quarto richiedenti furono ripresi con la polizia alla stazione ferroviaria in Vercelli e viaggiò verso la Bulgaria. Loro presentarono alla Corte che i fatti sono stati investigati poi con le autorità italiane, ma che nessuno procedimenti penali furono avviati in Italia contro i rapitori del primo richiedente, o almeno che loro non furono informati, né era loro in grado ottenere informazioni di qualsiasi indagine penale ed in corso. Loro si lamentarono anche che le autorità italiane non cercarono di interrogare il secondo richiedente per stabilire i fatti, con vuole dire della cooperazione con le autorità bulgare.
16. Sembra dall’archivio che, dopo giugno 2003, i richiedenti spedirono molte lettere ed e-mail la maggior parte di che erano in bulgaro alle autorità italiane (come il Primo Ministro italiano, i Ministri italiani per la Giustizia ed Affari Interni, il Generale Accusatore allegò alla Corte d’appello di Torino, il sindaco di Ghislarengo e le autorità diplomatiche italiane in Bulgaria), con una richiesta per offrirli con informazioni sull’incursione di polizia di 11 giugno 2003 ed avviare procedimenti penali contro i rapitori allegato del primo richiedente. Loro si lamentarono anche che loro avevano sofferto di minacce, umiliazione e mal-trattamento per causa della polizia. Loro chiesero a quelle autorità di spedire le loro azioni di reclamo all’Accusatore Pubblico in Vercelli ed al reparto di polizia della stessa città.
17. Allo stesso tempo, i richiedenti scrissero anche al Primo Ministro della Bulgaria, il Capo della Relazioni Divisione Consolare del Ministero bulgaro di Affari Esteri (CRD) ed il Consolato bulgaro a Roma, richiedendoli per proteggere i loro diritti ed assisterli nell’ottenere informazioni dalle autorità italiane. Il Consolato bulgaro a Roma fornì ai richiedenti le certe informazioni.
18. I richiedenti non offrirono la Corte con qualsiasi documento che riguarda il loro interrogatorio ed i procedimenti penali e susseguenti contro loro (vedere sotto). Il loro rappresentante chiese che, in considerazione delle circostanze, incluso il rifiuto allegato dell’Ambasciata italiana in Bulgaria era impossibile per presentare qualsiasi il documento. Loro presentarono solamente separatamente da copie delle lettere spedite alle istituzioni italiane, due referti medici, uno datò 22 giugno 2003 che stabilisce che il primo richiedente stava patendo disturbo di stress posto-traumatico ed uno datò 24 giugno 2003 che stabilisce che il primo richiedente aveva una contusione sul capo, una piccola ferita sul gomito corretto ed una costola rotta. Affermò inoltre che lei aveva perso la sua verginità e stava patendo un’infezione vaginale. Il referto medico concluse che questi danni sarebbero potuti essere inflitti nel modo il primo richiedente aveva riportato.
B. La versione del Governo italiano degli eventi
19. Alla richiesta della Corte, il Governo italiano presentò un numero di documenti fra il quale la trascrizione della prima azione di reclamo depositò col terzo richiedente in 24 maggio 2003 con la polizia di Torino il 2009 e 30 luglio 2009 di 21 aprile, ed i minuti dei colloqui col primo richiedente, il terzo richiedente ed alcuni dei rapitori allegato che ebbero luogo 11 giugno 2003.
20. Sembra da questi documenti che la trascrizione della prima azione di reclamo del terzo richiedente contro i rapitori allegato (depositò con la polizia italiana a Torino in 24 maggio 2003), così come i richiedenti azioni di reclamo di ‘ spedite col loro rappresentante ad istituzioni italiane e diverse, di giorni seguenti, fu trasmesso alla polizia italiana in Vercelli (26 maggio e 6 giugno 2003 rispettivamente) ed all’Accusatore Pubblico della stessa città (4 e 13 giugno 2003 rispettivamente).
21. Più specificamente, in 26 maggio 2003 la Torino Squadra Mobile richiese aiuto dal Vercelli Squadra Mobile identificare l’ubicazione dove il primo richiedente era sostenuto presumibilmente. In 27 maggio 2003 il Vercelli che Squadra Mobile è andata a Ghislarengo ad identificare insieme l’ubicazione col terzo richiedente. Loro ispezionarono l’ubicazione ed il terzo richiedente identificò la villa che lei aveva menzionato nella sua azione di reclamo. 4 giugno 2003 la Vercelli Polizia Sede centrale trasmise il rapporto delittuoso (reato di di di notizia) al Vercelli l’Ufficio di Accusatore Pubblico. Dalla cancelleria comunale sembrò che nessuna persona risiedeva nella villa identificata, ma che fu posseduto con un individuo che aveva un casellario giudiziale. In conseguenza, la polizia tenne il posto sotto sorveglianza. La polizia fece scorrerie la villa 11 giugno 2003, dopo avere osservato movimento in. Durante la ricerca la polizia prese un numero di macchine fotografiche che contengono fotografie di ciò che sembrò essere un matrimonio.
22. 7, 11, 12 e 13 giugno 2003 che il Ministero di Affari Interni è stato informato con fax di sviluppi nella causa.
23. 11 giugno 2003 ad approssimativamente 2.30 di sera, il primo richiedente fu interrogato immediatamente dopo l’incursione, con l’Accusatore Pubblico di Vercelli che fu assistito con la polizia. Come anche traspira dai documenti, il primo richiedente fece dichiarazioni che prima hanno mostrato un numero di discrepanze con l’azione di reclamo presentate con sua madre, e quale condusse le autorità a concludere che nessun rapimento, ma piuttosto un accordo di un matrimonio, aveva in realtà successa fra le due famiglie. Questa conclusione fu confermata con fotografie date alla polizia con X. dopo l’incursione, mostrando una parte di matrimonio alla quale il secondo richiedente ricevette una somma di soldi da X. Quando mostrò le fotografie, il primo richiedente negò che suo padre aveva preso soldi come parte dell’accordo sul matrimonio.
24. A 8.30 di sera il terzo richiedente fu interrogato con l’Accusatore Pubblico in Vercelli. Lei affermò di nuovo che sua figlia non si era sposata Y. di suo proprio spontanea volontà, ed affermò che le fotografie non erano nulla ma una contraffazione, presa apposta coi rapitori allegato che li avevano minacciati con una pistola per minare la credibilità della loro versione dei fatti. La polizia di Vercelli interrogò anche X., Z. (un terzo presente di parte al matrimonio) e Y. che tutti affermarono che Y. era entrato in un matrimonio consensuale col primo richiedente.
25. Come un risultato di questi colloqui e sulla base delle fotografie, l’Accusatore Pubblico di Vercelli decise di girare i procedimenti contro persone ignote per rapire (1735/03 RGNR) in procedimenti contro i primo e terzi richiedenti per spergiuro e diffamazione. Più tardi che sera, i primo e terzi richiedenti furono informati col Vercelli e polizia di Torino delle accuse ed invitarono a nominare un rappresentante. Loro furono offerti poi con un avvocato corte-nominato. Ad approssimativamente 11.30 di sera il primo richiedente fu trasferito ad un ricovero per persone senza casa. 12 giugno 2003 lei fu rilasciata nella custodia di sua madre. I richiedenti che azioni di reclamo di ‘ spedite a molte istituzioni italiane durante i mesi seguenti sono state ricevute col Polizia Settore in Vercelli, tradusse nell’italiano e spedì al Ministero di Affari Interni.
26. Informazioni seguenti richiedono, i primi datarono 6 novembre 2003 con l’Ambasciata della Bulgaria a Roma, le autorità italiane aggiornarono il Console dello status dei procedimenti penali (menzionò sotto) 7 e 19 novembre 2003, e 2 dicembre 2003.
1. I procedimenti penali contro il primo richiedente
27. 11 luglio 2003, l’Accusatore Pubblico allegato al Tribunale per i minorenni di Piemonte ed il d’Aosta di Valle avviò procedimenti penali (1838/03 RGNR) contro il primo richiedente per le accuse false (la calunnia) in finora siccome lei disse che X., Y. e Z. la spogliarono della sua libertà personale tenendola nella villa, accusandoli così di rapimento mentre seppe loro erano innocenti.
28. 28 novembre 2003 il primo richiedente fu invitato per interrogare con l’Accusatore Pubblico, ma lei era in Bulgaria e non sembrò.
29. 26 gennaio 2005 il Magistrato Inquirente del Tribunale per i minorenni deciso di non procedere finora con le accuse in come i reati commesso sia uno-via e non serio, e perciò “socialmente irrilevante.”
2. I procedimenti penali contro il terzo richiedente
30. 26 giugno 2003 l’Accusatore Pubblico di Torino avviò procedimenti penali (18501/03 RGNR) contro il terzo richiedente per spergiuro e le accuse false (la calunnia) in finora siccome lei disse che X., Y. e Z. spogliarono sua figlia della sua libertà personale tenendola nella villa, mentre li accusò così di rapimento mentre seppe loro erano innocenti.
31. 22 luglio 2003 l’Accusatore Pubblico di Torino concluse l’indagine contro il terzo richiedente e spedì la causa al Tribunale penale di Torino.
32. 8 febbraio 2006 il Tribunale penale di Torino assolse il terzo richiedente, sulla base che i fatti dei quali lei fu accusata non si sostennero. La prova effettiva che consiste del nota verbale dell’interrogatorio dell’accusato e sua figlia, la prova fotografica e le dichiarazioni dei poliziotti, era indicativo e non poteva stabilire senza dubbio la colpa dell’accusato. L’accusato e le dichiarazioni di sua figlia erano contraddittorie e le fotografie non certificarono le circostanze nelle quali loro furono presi. Secondo le dichiarazioni di polizia potrebbe essere dedotto solamente che la figlia era stata trovata alla villa e le persone che avrebbero potuto chiarificare i fatti si era giovato a del diritto per rimanere silenzioso. La comprensione dei fatti fu complicata inoltre con la tradizione di Roma di vendere, o prima pagando una somma di soldi stabilita alla famiglia della sposa per i fini di concludere un matrimonio, una questione che nella causa di una controversia avrebbe potuto creare conseguenze che era stato impossibile per stabilire.
C. La versione del Governo bulgaro degli eventi
33. Sulla base dei documenti prodotta col Governo italiano, particolarmente le dichiarazioni rese con X., Y. e Z. il Governo bulgaro considerò i fatti per essere siccome segue.
In 12 maggio 2003 i primi tre richiedenti arrivarono in Italia e furono accomodati nel campo nomade in Arluno. Era là che X., Y. e Z. li soddisfecero e che Y. scelse il primo richiedente come il suo consorte. Il primo richiedente concordò e perciò Z. ed il secondo richiedente contrattarono sul prezzo della sposa. Il secondo richiedente esigeva inizialmente EUR 20,000, ma infine loro concordarono sulla somma di EUR 11,000. Z. pagò in anticipo il secondo richiedente EUR 500. Dopo che festività che gli appena sposati sono andati in pensione alla roulotte dove loro completarono il matrimonio e Y. confermò che il primo richiedente era stato una vergine. Le due famiglie andarono poi al campo nomade di Kudzhiono dove loro celebrarono il matrimonio. Alla fine del matrimonio X. pagò il secondo richiedente il resto dell’importo dovuto, vale a dire EUR 10,500, nella presenza di famiglie ed altri testimoni, come provato con le fotografie. Dopo che le festività i genitori della sposa furono accompagnati alla stazione ferroviaria e lasciarono per la Bulgaria in 18 maggio 2003.
34. Una volta in Bulgaria era solamente in 31 maggio 2003, tredici giorni dopo la loro partenza dall’Italia, che il secondo richiedente si lamentò al CRD della Bulgaria. Seguendo questa prima notificazione, le autorità bulgare intentarono causa immediata e 2 giugno 2003 che la rivendicazione è stata spedita all’Ambasciata bulgara a Roma. Contatto fu reso con le autorità italiane ed un’incursione riuscita con la polizia italiana che liberò il primo richiedente fu eseguito 11 giugno 2003.
35. Successivamente, i primo e terzi richiedenti furono interrogati con un accusatore si specializzato in interazione con minors, nella presenza di un interprete. Seguendo un’indagine con le autorità italiane, procedimenti penali contro i primo e terzi richiedenti per spergiuro furono iniziati. I richiedenti non informarono le autorità bulgare dei procedimenti secondi.
II. DIRITTO NAZIONALE ATTINENTE E PRATICA
A. Legge italiana Attinente
36. Secondo Articolo 50 supplire-articoli 1 e 2 del Codice di Diritto processuale penale, l’Accusatore Pubblico intraprende procedimenti penali quando alle condizioni per archiviare una causa non sono adempiute. Quando l’azione di reclamo della vittima o un auorizzazione per procedere non è richiesta, procedimenti penali si sono impegnati ex proprio motu. Secondo Articolo 408 del Codice Penale di Procedura, una richiesta per archiviare una causa è resa, se l’avviso del crimine (reato di di di notizia) è infondato. Tale richiesta è trasmessa insieme con l’archivio attinente e documenti al giudice per indagine preliminare. Avviso di tale richiesta è dato a qualsiasi vittima che prima ha dichiarato suo o suo desideri essere informato di qualsiasi simile azione. L’avviso secondo include informazioni della possibilità per consultare la causa-archivio e presentare un’eccezione (l’opposizione), insieme con una richiesta ragionata continuare l’indagine preliminare.
37. Articolo 55 (1) del Codice di Diritto processuale penale prevede che la polizia giudiziale deve, anche su loro proprio iniziale, riceva avviso di crimini, ostacoli gli ulteriori crimini, trovi i perpetratore di crimini, prenda qualsiasi le misure necessario assicurare le fonti di prova e la raccolta di qualsiasi l’altro materiale attinente del quale sarebbe avuto bisogno per la richiesta del diritto penale.
38. Secondo il Codice Penale italiano, al tempo dei fatti attinenti le percosse (percosse), ferendo e ferendo con intenzione (lesione personale, lesioni personali colpose), rapimento (sequestro persona), la violenza sessuale (incluso stupro ma non solo) ( violenza sessuale), la violenza privata (violenza privata), la violenza o minaccia per i fini di costringere la perpetrazione di un reato (violenza o minaccia per costringere a commettere un reato), e minacce (la minaccia) è punibile di crimini con reclusione per periodi che variano da un giorno a sei mesi per il reato minore ed a cinque anni a dieci anni per il reato più serio.
Inoltre, alcuni di questi crimini sono soggetto a pene detentive più alte quando il crimine è commesso contro, inter alia, un discendente o moglie come per esempio nella causa di rapire, o è soggetto alla richiesta di circostanze aggravanti quando, come nella causa della violenza sessuale, la vittima è più giovane di quattordici anni maggiorenne, la vittima è più giovane di sedici anni maggiorenne e è stata assaltata con un genitore nascente o fa da tutore a, o la vittima era soggetto alla libertà personale e limitata.
39. Articolo 572 del Codice Penale prevede per una pena detentiva di su a cinque anni per chiunque trovato colpevole di seviziare un membro di suo o la sua famiglia, un figlio sotto quattordici anni maggiorenne, o una persona sotto suo o la sua autorità o in che è stato messo suo o la sua cura per i fini di istruzione, istruzione, cura, soprintendenza o custodia.
40. Il Codice Penale italiano, al tempo della causa presente specifiche disposizioni anche incluse relativo a minori che, in finora come attinente, legga siccome segue:
Articolo 573
“Chiunque toglie dal genitore che ha autorità parentale o l’amministratore, senza il beneplacito secondo un minore più di quattordici anni maggiorenne con suo o il suo beneplacito è punito con reclusione di un periodo di un massimo di due anni sull’azione di reclamo del genitore detto o amministratore. La punizione è diminuita se il fine della presa è andato via matrimonio ed aumentò se è concupiscenza.”
Articolo 609-il quartiere (corretto nel 2006)
“Un termine di reclusione di cinque a dieci anni è applicabile per il reato di atti sessuali non coperto col reato della violenza sessuale quando la vittima è:
1) sotto dodici anni maggiorenne,
2) sotto sedici anni maggiorenne, se l’aggressore è l’ascendente, genitore, o il cohabitee secondo, il tutore o qualsiasi l’altra persona che ha la cura della vittima per i fini di istruzione, istruzione, cura, soprintendenza o custodia e con chi la vittima coabita.
Salvi per le circostanze previste per sotto il reato della violenza sessuale, l’ascendente, genitore, o il cohabitee secondo, ed il tutore che hanno abusato suo o i suoi poteri connessero suo o la sua posizione e è colpevole di atti sessuali con un minore più vecchio di sedici anni maggiorenne, è punito con reclusione di da tre a sei anni.”
41. Legge n. 154 di 2001 introdussero un numero di misure contro la violenza in relazioni di famiglia. Questi inclusero misure precauzionali e permanenti riguardo al cacciare dell’accusato dalla casa di famiglia su un decreto a questo effetto con un giudice.
42. Italia adottò Legge n. 228, vale a dire la Legge su Misure per Ostacolare Traffico in Esseri Umani, 11 agosto 2003. Il secondo ha aggiunto un numero di reati al Codice Penale che in finora come lettura attinente siccome segue:
Articolo 600 (essere sostenuto in schiavitù o la servitù)
“Chiunque esercita su una persona motorizza corrispondendo a quelli di proprietà che è chiunque riduce o mantiene una persona in un stato di soggezione continuata, mentre costringendo la persona in lavora o servizi sessuali o implorando, o in qualsiasi evento ripara comportando lo sfruttamento, è punito con reclusione di un periodo di otto a venti anni.
Accade la partecipazione azionaria di una persona in un stato di soggezione quando simile condotta è portata fuori con vuole dire della violenza, minacce, la falsità, l’abuso di autorità o vantaggio di presa di una situazione dell’inferiorità fisica o mentale o di una situazione di bisogno, o per la promessa o il pagamento di una somma di soldi o l’altro vantaggio all’individuo che ha autorità sulla persona.
La punizione è aumentata entro un terzo ad una metà se i fatti menzionassero in subparagraph uno sopra è diretto contro un minore di meno che diciotto anni maggiorenne o se loro sono proporsi per lo sfruttamento di prostituzione o mirarono all’allontanamento di organi.”
Articolo 601 (creatura umana che traffica)
“Chiunque commette creatura umana che traffica per i fini di sostenere una persona in servitù o schiavitù siccome menzionato in articolo 600 sopra ed incitata simile persona, con vuole dire della violenza, minacce, la falsità, l’abuso di autorità o vantaggio di presa di una situazione di fisico dell’inferiorità mentale o di una situazione di bisogno, o per la promessa o donazione di una somma di soldi o gli altri vantaggi all’individuo che ha autorità sulla persona detta, entrare o sospendere o lascia il territorio dello stato o spostarli internamente lui o, è punito con reclusione di un periodo di otto a venti anni.
La punizione è aumentata entro un terzo ad una metà se i fatti menzionassero in subparagraph uno sopra è diretto contro un minore di meno che diciotto anni maggiorenne o se loro sono proporsi per lo sfruttamento di prostituzione o mirarono all’allontanamento di organi.”
Articolo 602 (acquisto e l’alienazione di schiavi)
“Chiunque, salvi per le cause indicate in articolo 601, acquisti aliena o vende una persona nella situazione posata in giù in articolo 600, è punito con reclusione di un periodo di otto a venti anni.
La punizione è aumentata entro un terzo ad una metà se i fatti menzionassero in subparagraph uno sopra è diretto contro un minore di meno che diciotto anni maggiorenne o se loro sono proporsi per lo sfruttamento di prostituzione o mirarono all’allontanamento di organi.”
43. Legge n. 228 altri cambi anche inclusi al Codice Penale in relazione agli articoli sopra quando preso in concomitanza con preesistendo uni, come Articolo 416 da che cosa previde per specifiche punizioni se l’associazione per commettere un crimine fosse diretta verso commettendo qualsiasi dei crimini in articoli 600 a 602. Previde inoltre per sanzioni amministrative in riguardo di persone giuridiche, società e le associazioni per crimini contro la personalità individuale e fece i cambi attinenti al Codice Penale di Procedura, incluso le sue disposizioni riguardo all’intercettamento di conversazioni o comunicazioni ed agenti segreti che divennero applicabili ai reati nuovi. Legge n. 228 crearono anche un finanziamento per anti-trafficare misure e l’istituzione di un programme dell’assistenza speciale per vittime dei crimini sotto articoli 600 e 601 del Codice Penale, insieme con disposizione per misure preventive. In finora come attinente, articoli 13 e 14 della lettura di legge detta siccome segue:
Articolo 13
“Salvi per le cause previste per sotto articolo 16-bis di decreto legislativo n. 8 15 gennaio 1991, convertì e cambiò con legge n. 82 15 marzo 1991, ed emendamenti successivi, per le vittime dei crimini sotto articolo 600 e 601 del codice penale, siccome sostituito con la legge presente, là sarà avviato… un programme dell’assistenza speciale che garantisce vitto ed alloggio provvisorio, adeguato condiziona ed assistenza di salute. Il programme ancora è definito con regolamentazione per essere adottato (…)”
Articolo 14
“Per rafforzare l’efficacia dell’azione su prevenzione dei crimini di schiavitù e la servitù e crimini riferì a creatura umana traffico, il Ministro per Affari Esteri definisce politiche della cooperazione in riguardo di qualsiasi Stati interessati /colpiti da simile crimini, mentre tenendo presente la loro collaborazione e l’attenzione data con simile Stati ai problemi di rispettare diritto umano. Il Ministro detto deve assicurare, insieme col Ministro delle Uguaglianze di opportunità, l’organizzazione di riunioni internazionali ed informazioni partecipa ad una campagna, particolarmente in Stati da che più vittime di così delittuoso venga. Con lo stesso scopo, i Ministri di Interno, delle Uguaglianze di opportunità, della Giustizia e di Lavori e Politica Sociale, deve organizzare dove corsi di addestramento necessari per personale e qualsiasi l’altra iniziativa utile.”
44. Legge N.ro 189 del 2002 più prime leggi corrette di 30 luglio riguardo all’immigrazione. Il suo Articolo 18 riferisce a sospensioni per ragioni di protezione sociale ed in finora come letture attinenti siccome segue:
1. Quando l’esistenza di situazioni della violenza o lo sfruttamento serio in riguardo di un straniero è stabilita durante operazioni di polizia, indagini o procedimenti riguardo ai crimini sotto articolo 3 di Legge n. 75 20 febbraio 1958 [crimini riferirono a prostituzione] o durante intervento di assistenza coi servizi sociali e locali, e là sembra essere un pericolo concreto per suo o la sua sicurezza come un risultato di suo o suo tenta di scappare dall’influenza dell’associazione che impegna in qualsiasi dei crimini summenzionati, o le dichiarazioni resero durante l’indagine preliminare o i procedimenti, il Polizia Commissario su richiesta dell’Accusatore Pubblico o con un suggerimento favorevole con l’autorità detta, rilascia un permesso di soggiorno speciale per permettere lo straniero di scappare la violenza detta e l’influenza dell’organizzazione penale e partecipare in un programma di assistenza e l’integrazione sociale.
2. Gli elementi che mostrano l’esistenza di simile condizioni, particolarmente la gravità e l’imminenza del pericolo insieme con l’attinenza dell’aiuto offerta con lo straniero per l’identificazione e cattura di quelli responsabile per i crimini detti, deve essere comunicato al Polizia Commissario col sopra menzionò richiesta o suggerimento. La procedura per partecipare in tale programma è comunicata al sindaco.”
Gli stati di testo che la licenza ha rilasciato per simile fini hanno una durata di sei mesi e possono essere rinnovati per un anno o per come lungo come necessario nell’interesse della giustizia. Offre anche le condizioni sulla base della quale può essere revocata la licenza che che comporta, e che può emetterlo.
45. Secondo una Relazione della Riunione Di gruppo e Competente organizzata con la Nazioni Divisione Unito per l’Avanzamento di Donne, Settore di Affari Economici e Sociali (DAW/DESA), in collaborazione col Nazioni Ufficio Unito su Droghe e Crimine (ODC), di novembre 2002 diede un titolo a Traffico in Donne e Ragazze (EGM/TRAF/2002/Rep.1), nei primi due anni di attuazione di questa disposizione, 1,755 persone-soprattutto donne e ragazze -è stato accettato nel programmi di assistenza e l’integrazione sociale, ed approssimativamente 1,000 hanno ricevuto un permesso di soggiorno. Una linea diretta è stata stabilita, e più di 5,000 persone hanno ricevuto aiuto concreto in termini di informazioni, counselling ed assistenza sanitaria.
B. Legge bulgara Attinente
46. La legge bulgara su combating creatura umana trafficare entrò in vigore in 20 maggio 2003. In finora come attinente le disposizioni lessero siccome segue:
Articolo 1
“Questa Legge prevedrà per le attività mirate ad ostacolando e contrattaccando l’illegale traffico in esseri umani per i fini di:
un. Protezione che prevede ed assistenza a vittime di simile trafficare, specialmente a donne e figli, e nella piena ottemperanza coi loro diritti umani;
b. Co-operazione che promuove fra i governativi ed autorità municipali così come fra loro e NGOs per lottare contro l’illegale traffico in esseri umani e sviluppando la politica nazionale in questa area.”
Articolo 16
“I diplomatici e posti consolare della Repubblica della Bulgaria offriranno all’estero assistenza e co-operazione a cittadini bulgari che sono divenuti vittime di trafficare illegale per il loro ritorno al paese in conformità coi loro poteri e con la legislazione del paese estero ed attinente.”
Articolo 18
“(1) in ottemperanza con la legislazione bulgara e la legislazione del paese che accetta, degli i diplomatici e dei posti consolare della Repubblica della Bulgaria all’estero distribuirà fra gli individui attinenti ed il rischio raggruppa materiali di informazioni dei diritti delle vittime di creatura umana trafficare.
(2) i diplomatici e posti consolare della Repubblica della Bulgaria offriranno all’estero informazioni ai corpi del paese che accetta riguardo alla legislazione bulgara su creatura umana che traffica.”
47. Articolo 174 (2) del Codice bulgaro di Diritto processuale penale in vigore al tempo degli eventi letto siccome segue:
“Quando consapevole del perpetrazione di un punibile di reato penale con legge, servitori civili sono confine di dovere per immediatamente informare l’organo competente intraprendere indagini preliminari e prendere le misure necessarie per preservare gli elementi del reato.”
48. Articolo 190 del Codice bulgaro di stati di Diritto processuale penale:
“Là si considererà che esista prova sufficiente per l’istituzione di procedimenti penali, dove una supposizione ragionevole può essere resa che un delittuoso sarebbe stato commesso.”
49. In finora come attinente il Codice Penale bulgaro legge siccome segue:
Articolo 177(1)
“Chiunque costringe una persona a contrarre un matrimonio che è annullato da allora in poi su questa base sarà punito con reclusione di un periodo di massimo di tre anni.
(2) chiunque rapisce una donna con una prospettiva a costringendola a sposarsi, sarà punito con reclusione di un periodo di massimo di tre anni; se la vittima è un minore, la punizione sarà reclusione per un periodo di su a cinque anni.”
Articolo 178
“(1) un genitore o qualsiasi l’altro parente che riceve una somma di soldi per autorizzare il matrimonio di suo o sua figlia o un parente, sarà punito con reclusione di un periodo di massimo di un anno o con una multa di fra 100 a 300 levs (BGN) insieme con un rabbuffo pubblico.
(2) la stessa punizione fa domanda a chiunque paga o negozia il prezzo.”
Articolo 190
“Chiunque abusa suo o la sua autorità parentale per costringere un figlio, dopo non avendo raggiunto sedici anni maggiorenne per vivere come una concubina con un’altra persona, sarà punito con reclusione di un periodo di tre anni, o con una misura di controllo senza privazione della libertà (l’пробация) insieme con un rabbuffo pubblico.”
Articolo 191
“(1) tutti gli adulti che senza avere contratto matrimonio stanno vivendo come concubine con una donna che non ha raggiunto sedici anni maggiorenne saranno puniti con reclusione di un periodo di due anni, o con una misura di controllo senza privazione della libertà (l’пробация) insieme con un rabbuffo pubblico. (…)”
Articolo 159a
“Le persone che selezionano, trasporti, nascondiglio o riceve al riguardo individui o gruppi con lo scopo di usare simile individui per i fini di prostituzione, costrinse lavori o l’allontanamento di organi, o mantenerli in un stato di forzata secondarietà, con o senza il loro beneplacito, è punito con reclusione di un periodo di da uno ad otto anni e con una multa di un massimo di 8,000 levs (BGN).
(2) quando il reato in paragrafo uno sopra è commesso 1) contro un individuo che non ha raggiunto diciotto anni maggiorenne 2) con coercizione o finzioni false, 3) per rapendo o la detenzione illegale, 4) con approfittando di un stato di dipendenza, 5) con vuole dire dell’abuso di potere, 6) per la promessa, dando o ricevuta di benefici, la punizione è reclusione per un periodo di due a dieci anni ed una multa di un massimo di 10,000 levs (BGN).”
Articolo 159b
“Chiunque seleziona, trasporti, nascondigli o riceve al riguardo individui o gruppi e li trasferisce con attraversando il confine del paese con lo scopo menzionò in supplire-paragrafo 159 (un) sopra, sarà punito con reclusione per un periodo di tre ad otto anni e con una multa di un massimo di 10,000 levs (BGN).
(2) se tale atto ha luogo nelle condizioni menzionate in Articolo 159 (un) (2), la punizione sarà reclusione di un periodo di cinque a dieci anni ed una multa di un massimo di 15,000 levs (BGN).”
Articolo 159c
“Se i reati menzionassero in Articolo 159 (un) e (b) sopra è commesso con un recidivo o è ordinato con un’organizzazione penale, la punizione è reclusione per un periodo di cinque a quindici anni ed una multa di un massimo di 20,000 levs (BGN); il tribunale può ordinare anche la confisca di parte o l’interezza delle proprietà dell’attore.”
III. TRATTATI INTERNAZIONALI ATTINENTI E ALTRI MATERIALI
A. Generale
50. La Dichiarazione di Principi Di base della Giustizia per Vittime di Crimine e l’Abuso di potere adottate con la Riunione del Generale delle Nazioni Unito decisione 40/34 di 29 novembre 1985, in finora come letture attinenti siccome segue:
“1. “Le vittime” intende persone che, individualmente o collettivamente, ha sofferto di danno, incluso danno fisico o mentale, la sofferenza emotiva, perdita economica o danneggiamento sostanziale dei loro diritti essenziali, per atti od omissioni che sono in violazione di diritti penale operativo all’interno di Membro Stati, incluso quelle leggi che proscrivono l’abuso di potere penale.
2. Una persona può essere considerata una vittima, sotto questa Dichiarazione nonostante se il perpetratore è identificato, apprese, perseguì o dichiarò colpevole e nonostante la relazione familiare fra il perpetratore e la vittima. Il termine “la vittima” anche include, dove appropriato, la famiglia immediata o persone a carico della vittima diretta e persone che hanno sofferto di danno nell’intervenire assistere vittime in angoscia od ostacolare la vittimizzazione .”
B. Traffico
51. Una veduta d’insieme degli strumenti internazionali ed attinenti che concernono a traffico in esseri umani può essere trovata in Rantsev c. Cipro e la Russia, n. 25965/04, 7 gennaio 2010.
52. Il Protocollo di Palermo fu ratificato con la Bulgaria 5 dicembre 2001 e con Italia 2 agosto 2006, ambo gli Stati che prima hanno firmato il protocollo a dicembre 2000. Il Consiglio di Convenzione di Europa su Azione contro Traffico in Esseri Umani (“la Convenzione che Anti-traffico”) fu firmato con la Bulgaria 22 novembre 2006 e ratificò 17 aprile 2007. Entrò in vigore in riguardo della Bulgaria 1 febbraio 2008. Fu firmato con l’Italia 8 giugno 2005, fu ratificato 29 novembre 2010 e fu entrato in vigore in riguardo dell’Italia 1 marzo 2011.
53. Per l’agevolezza di riferimento le definizioni attinenti per i fini della Convenzione che Anti-traffico sono riprodotte in virtù del presente atto:
un “Traffico in esseri umani” intenderà l’assunzione, trasporto, trasferimento, o accoglienza di persone, con vuole dire della minaccia o uso di vigore o le altre forme di coercizione, dell’abduzione di frode, della falsità dell’abuso di potere o di una posizione della vulnerabilità o del dando o ricevendo di pagamenti o benefici per realizzare il beneplacito di una persona che ha su controllo un’altra persona, per il fine dello sfruttamento. Lo sfruttamento includerà, ad un minimo, lo sfruttamento della prostituzione di altri o le altre forme dello sfruttamento sessuale, forzato lavori o servizi, schiavitù o pratiche simile a schiavitù, la servitù o l’allontanamento di organi;
b Il beneplacito di una vittima di “traffico in esseri umani” al set di sfruttamento intenzionale avanti in subparagraph (un) di questo articolo sarà irrilevante dove qualsiasi dei mezzi insorti avanti subparagraph (un) è usato;
c L’assunzione, trasporto, trasferimento, o accoglienza di un figlio per il fine dello sfruttamento saranno considerate “traffico in esseri umani” anche se questo non coinvolge qualsiasi dei mezzi insorti avanti subparagraph (un) di questo articolo;
d “il Figlio” vorrà dire qualsiasi persona sotto diciotto anni maggiorenne;
e “la Vittima” vorrà dire qualsiasi persona fisica che è soggetto a traffico in esseri umani come definita in questo articolo.
54. Il rapporto esplicativo alla Convenzione 16.V.2005 che Anti-traffico rivela l’ulteriore dettaglio riguardo alla definizione di trafficare. In particolare in riguardo di “lo sfruttamento”, in finora come attinente, legge siccome segue:
85. Il fine deve essere sfruttamento dell’individuo. La Convenzione prevede: “Lo sfruttamento includerà, ad un minimo, lo sfruttamento della prostituzione di altri o le altre forme dello sfruttamento sessuale, forzato lavori o servizi, schiavitù o pratiche simile a schiavitù, la servitù o l’allontanamento di organi.” Legislazione nazionale può designare come bersaglio perciò le altre forme dello sfruttamento ma deve coprire almeno i tipi dello sfruttamento menzionati come costituenti di trafficare in esseri umani.
86. Le forme dello sfruttamento specificarono nella coperta di definizione lo sfruttamento sessuale, operi lo sfruttamento e l’allontanamento di organi, per l’attività penale in modo crescente sta diversificando per provvedere persone per lo sfruttamento in qualsiasi il settore dove richiesta emerge.
87. Sotto la definizione, non è necessario che qualcuno è stato sfruttato per là per stare traffico in esseri umani. È abbastanza che loro sono stati sottoposti ad una delle azioni assegnato a nella definizione ed entro uno dei mezzi specificato “per il fine di” lo sfruttamento. Trafficare in esseri umani è di conseguenza presente di fronte allo sfruttamento effettivo della vittima.
88. Come riguardi “lo sfruttamento della prostituzione di altri o le altre forme dello sfruttamento sessuale”, si dovrebbe notare che la Convenzione tratta solamente con questi nel contesto di trafficare in esseri umani. I termini “lo sfruttamento della prostituzione di altri” e “le altre forme dello sfruttamento sessuale” non è definito nella Convenzione alla quale è perciò senza pregiudizio come quantità di Parti di stati con prostituzione in diritto nazionale.
Il rapporto esplicativo continua ad elencare gli altri tipi dello sfruttamento, vale a dire costrinse lavori o servizi, schiavitù o pratiche simile a schiavitù, la servitù o l’allontanamento di organi e dà la loro definizione secondo gli strumenti internazionali ed attinenti e la causa-legge di ECHR dove disponibile.
C. Matrimonio
1. Convenzione su Beneplacito a Matrimonio, Minima Età per Matrimonio e Registrazione di Matrimoni
55. Facendo seguire decisione 843 la Generale Riunione delle Nazioni Unito (IX) di 17 dicembre 1954, dichiarando che le certe dogane, leggi antiche e pratiche relativo a matrimonio e la famiglia erano avanti incoerenti col set di principi nello Statuto delle Nazioni Unito e nella Dichiarazione Universale di Diritti umani, e chiamando su stati per sviluppare ed implementare legislazione nazionale e politiche che proibiscono simile pratiche, la Convenzione su Beneplacito a Matrimonio, la Minima Età per Matrimonio e Registrazione di Matrimoni fu aperta per firma e ratifica con Generale Riunione decisione 1763 Un (XVII) di 7 novembre 1962. Italia firmò la Convenzione 20 dicembre 1963, ma deve datare non ratificato la Convenzione. Lo Stato bulgaro deve firmare ancora la Convenzione.
56. Le disposizioni attinenti lessero siccome segue:
Articolo 1
“1. Nessun matrimonio sarà entrato giuridicamente in senza il pieno e beneplacito gratis di sia le parti, simile beneplacito per essere espresso con loro in persona dopo pubblicità dovuta e nella presenza dell’autorità competente solennizzare il matrimonio e di testimoni, siccome prescritto con legge.
2. Ciononostante qualsiasi cosa in paragrafo 1 sopra, non sarà necessario per una delle parti per essere presente quando l’autorità competente è soddisfatta che le circostanze sono eccezionali e che la parte ha, di fronte ad un’autorità competente ed in simile maniera siccome può essere prescritto con legge, espresse e beneplacito non riservato.”
Articolo 2
“Parti di Stati alla Convenzione presente intenteranno causa legislativa per specificare una minima età per matrimonio. Nessun matrimonio sarà entrato giuridicamente in con qualsiasi persona sotto questa età, eccetto dove un’autorità competente ha accordato una dispensa come invecchiare, per ragioni serie nell’interesse dei consorti che proporsi.”
Articolo 3
“Tutti i matrimoni saranno registrati in un registro ufficiale ed appropriato con l’autorità competente.”
2. La Riunione Parlamentare del Consiglio dell’Europa Decisione 1468 (2005)-i Forzati matrimoni e matrimoni di figlio
“1. La Riunione Parlamentare concerne profondamente dei seri e violazioni ricorrenti di diritti umani ed i diritti del figlio che è costituito coi forzati matrimoni e matrimoni di figlio.
2. La Riunione osserva che il problema sorge principalmente in comunità migranti e primariamente colpisce le giovani donne e ragazze.
3. È oltraggiato col fatto che, sotto il mantello di riguardo per la cultura e tradizioni delle comunità migranti, sono autorità che tollerano i forzati matrimoni e matrimoni di figlio benché loro violino i diritti essenziali di ognuno ed ogni vittima.
4. La Riunione definisce almeno il forzato matrimonio come l’unione di due persone uno di chi non ha dato il loro pieno e libero beneplacito al matrimonio.
5. Poiché infrange i diritti umani fondamentali dell’individuo, matrimonio costretto può in nessun modo sia giustificato.
6. La Riunione sottolinea l’attinenza di Riunione del Generale delle Nazioni Unito Decisione 843 (IX) del 1954 certe dogane che dichiarano di 17 dicembre, leggi antiche e pratiche relativo a matrimonio e la famiglia per essere avanti incoerente col set di principi nello Statuto delle Nazioni Unito e nella Dichiarazione Universale di Diritti umani.
7. La Riunione definisce almeno matrimonio di figlio come l’unione di due persone uno di chi è 18 anni maggiorenne sotto.”
3. La Riunione Parlamentare del Consiglio dell’Europa Decisione 1740 (2010)-La situazione di Roma in Europa e le attività attinenti del Consiglio dell’Europa
“24. La Riunione chiama sulla comunità di Roma ed i suoi rappresentanti per lottare contro la discriminazione e la violenza contro le donne di Roma e ragazze in loro propria comunità. In particolare, i problemi della violenza domestica e di forzato e matrimoni di figlio che costituiscono una violazione di diritti umani hanno bisogno di essere rivolti anche con la comunità di Roma stessa. Costume e tradizione non possono essere usate come una scusa per violazioni di diritti umani, ma dovrebbe essere cambiato invece. La Riunione chiama su stati membro per sostenere attivisti di donne di Romani che prendono parte in dibattiti all’interno della loro comunità delle tensioni fra la conservazione di un’identità di Romani e la violazione di diritti della donna incluso per i primi e forzati matrimoni.”
4. La Dichiarazione di Strasburgo su Roma
57. Più recentemente, al Consiglio dell’Europa Livello Riunione Alta su Roma, Strasbourg, 20 ottobre 2010, il membro che Stati del Consiglio dell’Europa hanno concordato su un ruolo non-esauriente di priorità che dovrebbero notificare come guida per sforzi più focalizzati e più coerenti a tutti i livelli incluso per partecipazione attiva di Roma. Questi inclusero:
“I diritti di donne e l’uguaglianza di genere
(22) fissi in posto misure effettive per rispettare, protegga e promuova uguaglianza di genere delle ragazze di Roma e donne all’interno delle loro comunità e nella società nell’insieme.
(23) fissi in posto misure effettive per abolire dove ancora in uso pratiche dannose contro i diritti riproduttivi di donne di Roma, primariamente la sterilizzazione forzata.
I diritti di figli
(24) promuova per misure effettive l’uguaglianza di trattamento ed i diritti dei figli di Roma il diritto ad istruzione specialmente e li protegga contro la violenza, incluso l’abuso sessuale ed opera sfruttamento, in conformità con trattati internazionali.
Combattimento traffico
(29) tenendo presente che i figli di Roma e donne sono vittime di trafficare spesso e lo sfruttamento, dedici attenzione adeguata e risorse per combattere questi fenomeni, all’interno degli sforzi generali mirati a traffico che tiene a freno di esseri umani e malavita e, in cause appropriate, vittime di problema con permessi di soggiorno.”
AZIONI DI RECLAMO
58. I richiedenti sollevarono azioni di reclamo diverse sotto Articoli 3, 4 13 e 14 della Convenzione e sotto molti altri trattati internazionali.
59. Loro si lamentano che il primo richiedente soffrì di mal-trattamento, l’abuso sessuale e forzato lavori, siccome faceva (ad una minore misura) il secondo e terzi richiedenti per causa della famiglia di Roma in Ghislarengo, e che le autorità italiane (specialmente l’Accusatore Pubblico in Vercelli) non riuscì ad investigare adeguatamente gli eventi.
60. Loro si lamentano anche che i primo e terzi richiedenti furono seviziati con agenti di polizia italiani durante il loro interrogatorio.
61. Loro si lamentano che ai primo e terzi richiedenti non furono forniti interpreti di and/or di avvocati durante i loro colloqui, non furono informati in che veste che loro erano messi in dubbio, e furono costretti per firmare documenti il contenuto del quale loro non sapevano.
62. Loro si lamentano che il loro trattamento con le autorità italiane fu basato sul fatto che loro erano di Roma origine etnica e la nazionalità di bulgaro.
63. Infine, loro si lamentano che le autorità bulgare (notevolmente le autorità consolare bulgare in Italia) non li offra con l’assistenza richiesta nelle loro distribuzioni con le autorità italiane, ma semplicemente notificò come un canale di comunicazione.
LA LEGGE
I. ECCEZIONI PRELIMINARI
A. L’eccezione dei Governi bulgari ed italiani in merito all’ abuso del diritto di ricorso
64. Il Governo bulgaro considerò che non c’era stata violazione nella causa presente poiché la prova disponibile indicò che i richiedenti che ‘ sospende in Italia erano stati volontari, siccome era il matrimonio in conformità coi rituali etnici e relativi. Inoltre, loro considerarono la richiesta un abuso di ricorso in prospettiva dell’incorretto e lingua abusiva ed ingiustificabile usata coi richiedenti il rappresentante di ‘ nelle sue osservazioni alla Corte.
65. Il Governo italiano non presentò le specifiche ragioni in riguardo della loro eccezione.
66. I richiedenti presentarono che loro erano stati sottoposti a violazioni di diritto internazionale e che sia le autorità italiane e bulgare erano rimaste passive di fronte a simile eventi.
67. I richiami di Corte che, mentre l’uso di lingua offensiva in procedimenti prima che è indubbiamente improprio, una richiesta può essere respinta solamente come abusivo in circostanze straordinarie, per istanza se fosse basato di proposito su fatti falsi (vedere, per esempio, Akdivar ed Altri c. la Turchia, 16 settembre 1996, Relazioni di Sentenze e Decisioni 1996-IV §§ 53-54; Varbanov c. la Bulgaria, n. 31365/96, § 36 ECHR 2000-X; e Popov c. la Moldavia, n. 74153/01, § 49 18 gennaio 2005). Ciononostante, nelle certe cause eccezionali l’uso di persistente di insultare o lingua provocativa con un richiedente contro il Governo rispondente può essere considerata un abuso del diritto di ricorso all’interno del significato di Articolo 35 § 3 della Convenzione (vedere Duringer e Grunge c. la Francia (il dec.), N. 61164/00 e 18589/02, ECHR 2003-II, e Chernitsyn c. la Russia, n. 5964/02, § 25 6 aprile 2006).
68. La Corte considera che benché alcuni dei richiedenti le dichiarazioni di rappresentante di ‘ erano improprie, smodatamente emotivo e deplorevole, loro non corrisposero a circostanze di qualche genere che giustificerebbe una decisione di dichiarare la richiesta inammissibile come un abuso del diritto di ricorso (vedere Felbab c. Serbia, n. 14011/07, § 56 14 aprile 2009). In finora come una richiesta può essere trovato essere un abuso del diritto di ricorso se è basato su fatti falsi, la Corte nota che le corti nazionali italiane loro considerato che era difficile decifrare i fatti e la veracità della situazione (vedere paragrafo 32 sopra). In simile circostanze, la Corte non può considerare, che la versione data indubbiamente coi richiedenti costituisce fatti falsi.
69. Segue che i Governi che la dichiarazione di ‘ deve essere respinta.
B. L’eccezione dei Governi bulgari ed italiani l’eccezione in merito alla mancanza di status di vittima
70. Il Governo bulgaro presentò che non c’era stata trasgressione nella causa presente. Inoltre, il secondo, terzo e quarto richiedenti non avevano collegamento diretto con le violazioni allegato e non erano colpito direttamente o personalmente con loro. Inoltre, il quarto richiedente non era una parente di sangue del primo richiedente ma la nuora di solamente il terzo richiedente che l’accompagnarono ad Italia.
71. Il Governo italiano presentò che il secondo e quarto richiedenti non avevano standi della località nei procedimenti poiché loro avevano sofferto di nessun danno come un risultato delle violazioni allegato.
72. I richiedenti presentarono che violazioni erano state commesse davvero ed in conseguenza loro avevano status di vittima. Inoltre, il secondo, terzo e quarto richiedenti incorsero all’interno della nozione di “vittime di crimine” secondo Articoli 1 e 2 della Dichiarazione di Principi Di base della Giustizia per Vittime di Crimine e l’Abuso di potere (vedere testi internazionali ed Attinenti sopra). Loro contesero inoltre che tutti i richiedenti avevano sofferto di pregiudizio nella forma di mal-trattamento fisico per causa degli aggressori e danno morale nella luce delle autorità l’inazione di ‘, mentre il secondo, terzo e quarto richiedenti stavano tentando loro meglio proteggere il primo richiedente. Questo era particolarmente finora evidente nella misura in cui riguardava i genitori del primo richiedente.
73. La Corte considera che l’eccezione dei Governi si riferisce principalmente al secondo, terzo e quarto richiedenti in finora siccome loro dicono che loro si sono vittime di violazioni della Convenzione in riguardo della soggezione allegato del primo richiedente a traffico in esseri umani e trattamento inumano e degradante per causa di terze parti.
74. I richiami di Corte che sotto Articolo 3, in riguardo di cause di scomparsa se un membro di famiglia è una vittima dipenderà dall’esistenza di fattori speciali che danno la sofferenza del richiedente una dimensione e carattere distinti dall’angoscia emotiva che può essere considerata causata inevitabilmente a parenti di una vittima di una violazione di diritti umani seria. Elementi attinenti includeranno la prossimità della cravatta di famiglia-in che contesto, un certo peso allegherà all’obbligazione di genitore-figlio-, le particolari circostanze della relazione, la misura alla quale il membro di famiglia testimoniò agli eventi in oggetto, il coinvolgimento del membro di famiglia nei tentativi di ottenere informazioni della persona scomparsa ed il modo dove le autorità risposero a quegli enquiries. In queste cause l’essenza di tale violazione non fa così molta bugia nel fatto del “la scomparsa” del membro di famiglia ma piuttosto concerne le autorità le reazioni di ‘ ed atteggiamenti alla situazione quando è portato alla loro attenzione. È in riguardo del secondo specialmente che un parente può chiedere direttamente di essere una vittima delle autorità ‘ conduce (vedere, Kurt c. la Turchia, 25 maggio 1998, §§ 130-134 Relazioni 1998-III; Timurtaş c. la Turchia, n. 23531/94, §§ 91-98 ECHR 2000-VI; İpek c. la Turchia, n. 25760/94, §§ 178-183 ECHR 2004-II (gli estratti); ed al contrario., Çakıcı c. la Turchia [GC], n. 23657/94, § 99 ECHR 1999-IV).
75. La Corte ha considerato anche insolitamente che parenti avevano status di vittima di loro proprio in situazioni dove non c’era un periodo lungo-durevole e distinto durante il quale loro subirono incertezza, l’angoscia e caratteristica di angoscia allo specifico fenomeno di scomparse ma dove i cadaveri delle vittime erano stati smembrati ed erano stati decapitati e dove non erano stati capaci di seppellire i corpi morti dei loro uni amati in una maniera corretta che secondo la Corte li ha dovuti provocare in se stesso l’angoscia profonda e continua e l’angoscia i richiedenti. La Corte considerò così che nelle specifiche circostanze di simile cause la sofferenza morale sopportata coi richiedenti era giunta ad una dimensione e carattere distinto dall’angoscia emotiva che può essere considerata causata inevitabilmente a parenti di una vittima di una violazione di diritti umani seria (vedere, Khadzhialiyev ed Altri c. la Russia, n. 3013/04, § 121, 6 novembre 2008 ed Akpınar ed Altun c. la Turchia, n. 56760/00, § 86 27 febbraio 2007).
76. In questa luce, la Corte considera, che, benché loro testimoniassero ad alcuni degli eventi in oggetto, ed era, ognuno ad una misura diversa, coinvolse nei tentativi di ottenere informazioni sul primo richiedente, il secondo nei quali terzo e quarto richiedenti non possono essere considerati come vittime loro delle violazioni relativo al trattamento del primo richiedente e le indagini che riguardo, poiché la sofferenza morale sopportò con loro non si può dire che sia giunto ad una dimensione e carattere distinto dall’angoscia emotiva che può essere considerata, causò inevitabilmente a parenti di una vittima di una violazione di diritti umani seria.
77. La Corte nota che questa conclusione non funziona contrario alle sentenze nella causa di Rantsev (Rantsev c. Cipro e la Russia, n. 25965/04, 7 gennaio 2010) poiché, al giorno d’oggi la causa, diversamente da nella causa di Rantsev, il primo richiedente che era soggetto alle violazioni allegato non è deceduto, e è una parte ai procedimenti correnti.
78. Segue che i Governi l’eccezione di ‘ in riguardo del secondo, terzo e quarto richiedenti status di vittima di ‘ in relazione alle azioni di reclamo sotto Articoli 3 e 4 della Convenzione in riguardo dei quali il primo richiedente è la vittima diretta, incluso la mancanza allegato di un’indagine in che riguardo, deve essere sostenuto.
79. Inoltre, la Corte considera che il quarto richiedente non può chiedere di essere una vittima diretta di qualsiasi delle violazioni allegato, mentre il secondo richiedente può chiedere solamente di essere una vittima in riguardo del trattamento al quale lui si era sottopose presumibilmente con la famiglia serba. Come riguardi il terzo richiedente in riguardo del mal-trattamento allegato lei subì per causa della famiglia serba in Ghislarengo e la polizia, la Corte considera che non c’è nessun elemento che a questo stadio potrebbe spogliarla di status di vittima.
80. Segue che i Governi l’eccezione di ‘ in relazione al quarto richiedente in riguardo di tutte le azioni di reclamo ed al secondo richiedente, eccetto in relazione all’azione di reclamo del trattamento alla quale lui fu sottoposto presumibilmente con la famiglia serba, deve essere sostenuto, mentre deve essere respinto in relazione alle azioni di reclamo rimanenti.
81. Di conseguenza, quelle azioni di reclamo in riguardo delle quali l’eccezione fu sostenuta sono ratione personae incompatibili con le disposizioni della Convenzione all’interno del significato di Articolo 35 § 3 e devono essere respinte in conformità con Articolo 35 § 4.
C. l’eccezione del Governo bulgaro in merito al non-esaurimento delle vie di ricorso nazionali
82. Il Governo bulgaro presentò che i richiedenti avevano avuto l’opportunità di portare procedimenti in relazione ai reati allegato. Secondo Articoli 4 e 5 del Codice penale bulgaro, procedimenti sarebbero potuti essere portati contro materie aliene che avevano commesso all’estero crimini contro cittadini bulgari anche se simile accusa già aveva avuto luogo in un altro Stato. Inoltre, i richiedenti avrebbero potuto chiedere compensazione sotto la Responsabilità per danni Statale causata a Cittadini Agisca che era in vigore al tempo attinente e purché che lo Stato era responsabile per danno causato a cittadini con atti illegali, azioni od omissioni di autorità ed ufficiali durante o nel collegamento con l’adempimento delle attività amministrative. I richiedenti avrebbero potuto chiedere anche inoltre, compensazione sotto le disposizioni generali degli Obblighi e Contratti Atto.
83. I richiedenti presentarono che loro avevano spedito lettere al Primo Ministro ed il Ministro per Affari Esteri e si erano lamentati all’Ambasciata della Bulgaria a Roma che avrebbe dovuto abilitare le autorità bulgare per intentare causa in conformità con Articolo 174 (2) del Codice di Diritto processuale penale. Inoltre, secondo legge bulgara, se un’azione di reclamo raggiungesse un organo che non era competente per trattare con la questione sé era per che organo per trasferire la richiesta all’autorità competente. Come ad un’azione sotto la Responsabilità per danni Statale causata a Cittadini Agisca, i richiedenti considerarono che tale azione non sarebbe stata appropriata poiché nessun corpo li aveva informati dei mezzi disponibile salvaguardare i loro diritti sotto Articolo 3 dello stesso testo.
84. Per ragioni che sembrano sotto in riguardo delle azioni di reclamo contro lo Stato bulgaro, la Corte non lo considera necessario esaminare se i richiedenti hanno esaurito via di ricorso nazionali e del tutto disponibili come riguardi le loro azioni di reclamo contro la Bulgaria e di conseguenza hanno lasciato questa questione aprire (vedere, mutatis mutandis, Zarb c. il Malta, n. 16631/04, § 45 4 luglio 2006).
II. VIOLAZIONI ADDOTTE DELL’ ARTICOLO 3 DELLA CONVENZIONE
85. I richiedenti si lamentarono che il primo richiedente aveva sofferto di mal-trattamento (incluso l’abuso sessuale insieme con una soggezione a forzato lavori), siccome av

Testo Tradotto

Conclusions: Preliminary objection partially dismissed (Article 34 – Victim)
Preliminary objection partially allowed (Article 34 – Victim)
Remainder inadmissible
No violation of Article 3 – Prohibition of torture (Article 3 – Inhuman treatment) (Substantive aspect) (Italy)
Violation of Article 3 – Prohibition of torture (Article 3 – Effective investigation) (Procedural aspect) (Italy)

SECOND SECTION

CASE OF M. AND OTHERS v. ITALY AND BULGARIA

(Application no. 40020/03)

JUDGMENT

STRASBOURG

31 July 2012

This judgment will become final in the circumstances set out in Article 44 § 2 of the Convention. It may be subject to editorial revision.
In the case of M. and Others v. Italy and Bulgaria,
The European Court of Human Rights (Second Section), sitting as a Chamber composed of:
Françoise Tulkens, President,
Danutė Jočienė,
Dragoljub Popović,
Isabelle Berro-Lefèvre,
Zdravka Kalaydjieva,
András Sajó,
Guido Raimondi, judges,
and Stanley Naismith, Section Registrar,
Having deliberated in private on 3 July 2012,
Delivers the following judgment, which was adopted on that date:
PROCEDURE
1. The case originated in an application (no. 40020/03) against the Italian Republic lodged with the Court under Article 34 of the Convention for the Protection of Human Rights and Fundamental Freedoms (“the Convention”) by four Bulgarian nationals, L.M., S.M., I.I., and K.L. (“the applicants”), on 11 December 2003
2. The applicants were represented by Mr S.S. Marinov, manager of Civil Association Regional Future, Vidin. The Italian Government were represented initially by their Co-Agent, Mr N. Lettieri, and subsequently by their Co-Agent, Ms P. Accardo. The Bulgarian Government were represented initially by their Agent, Ms N. Nikolova, and subsequently by their Agent, Ms M. Dimova.
3. The applicants alleged, in particular, that there had been a violation of Article 3 in respect of the lack of adequate steps to prevent the first applicant’s ill-treatment by a Serbian family by securing her swift release and the lack of an effective investigation into that alleged ill-treatment.
4. On 2 February 2010 the Court decided to give notice of the application to the Italian and Bulgarian Governments. It also decided to rule on the admissibility and merits of the application at the same time (Article 29 § 1).
5. On 29 May 2012 the Section President decided to grant anonymity to the applicants of her own motion under Rule 47 § 3 of the Rules of Court.
THE FACTS
I. THE CIRCUMSTANCES OF THE CASE
6. The applicants were born in 1985, 1959, 1958 and 1977 respectively and live in the village of Novo Selo in the Vidin region (Bulgaria). The applicants are of Roma ethnic origin. At the time of the events (May-June 2003), the first applicant was still a minor. The second and third applicants are her father and mother, and the fourth applicant is the first applicant’s sister in law.
A. The applicants’ version of the events
7. The facts of the case, as submitted by the applicants, may be summarised as follows.
8. The first, second and third applicants arrived in Milan on 12 May 2003 following a promise of work by X., a Roma man of Serbian nationality, residing in Italy, who accommodated them in a villa in the village of Ghislarengo, in the province of Vercelli, where he lived with his family. The third and the first applicants provided different versions on this point to the Italian authorities. In her declarations to the Italian police, on 24 May 2003, the third applicant maintained that she, her husband and her daughter, who lived in Bulgaria in a condition of extreme precariousness, moved to Italy in search of work; when they arrived in Milan they approached an individual who spoke their language, X., who proposed to them to work as domestic employees to take care of his big house. The first applicant, in her declarations to the public prosecutor on 11 June 2003, maintained that she had met X. in “Yugoslavia”, where she was with her mother in search of a job, and from there X. had driven them to Italy in his car after proposing a job. They remained in the villa for several days, during which time they undertook household chores. After a while, X. declared to the second applicant that Y., his nephew, wanted to marry his daughter (the first applicant). As the second and third applicants refused, X. threatened them with a loaded gun. Then the second and third applicants were beaten, threatened with death and forced to leave the first applicant in Italy and go back to Bulgaria. Although the applicants denied this, it seems from their initial submissions that the second and third applicants had been offered money to leave their daughter behind. On 18 May 2003, the second and third applicants went back to Bulgaria. On their return the second applicant was diagnosed with type 2 diabetes, which he alleged was a consequence of the stress endured.
9. The applicants submitted that during the month (following 18 May 2003) spent at the villa in Ghislarengo, the first applicant was kept under constant surveillance and was forced to steal against her will, was beaten, threatened with death and repeatedly raped by Y. while tied to a bed. During one of the robberies in which the first applicant was forced to participate, she had an accident and had to be treated in hospital. However, the Serbian family refused to leave her there to undergo treatment. The applicants submitted that they were not aware of the name and location of this hospital.
10. On 24 May 2003 the third applicant returned to Italy, accompanied by the first applicant’s sister in law (the fourth applicant), and lodged a complaint with the Italian police in Turin, reporting that she and her husband had been beaten and threatened and that the first applicant had been kidnapped. She further feared that her daughter might be led into prostitution. They were settled in a monastery near Turin. Subsequently, the police accompanied them with an interpreter to identify the house in Ghislarengo.
11. Apparently frustrated with the police’s slowness in responding to the complaint, the second applicant lodged written complaints with many other institutions. A letter of 31 May 2003, addressed to the Italian Prime Minister, the Italian Ministers for Foreign and Internal Affairs, the Italian Ambassador in Bulgaria, the Prefect of Turin, the Bulgarian Prime Minister, the Bulgarian Minister for Foreign Affairs and the Bulgarian Ambassador to Italy, is included in the file.
12. It has been shown that, eighteen days after the lodging of the complaint, on 11 June 2003, the police raided the house in Ghislarengo, found the first applicant there and made a number of arrests. At about 2 p.m. that day, she was taken to a police station in Vercelli and questioned, in the presence of an interpreter, by two female and two male police officers. The applicants alleged that she was treated roughly and threatened that she would be accused of perjury and libel if she did not tell the truth. Allegedly she was then forced to declare that she did not wish her supposed kidnappers to be prosecuted, to answer “yes” to all other questions, and to sign certain documents in Italian, which she did not understand and which were neither translated into Bulgarian nor given to her. They also alleged that the interpreter did not do her job properly and remained silent in the face of the treatment being inflicted. The applicants further alleged that Y. was present during certain parts of the first applicant’s questioning.
13. Later that day, the third applicant was questioned by the police in Vercelli in the presence of an interpreter. The third applicant alleged that she was also threatened that she would be accused of perjury and libel if she did not tell the truth, and that the interpreter did not do her job properly. She claimed that, as she refused to sign the record, the police treated her badly.
14. At about 10 p.m. on the same day the first applicant was questioned again. The applicants alleged that no interpreter or lawyer was present and that the first applicant was unaware of what was recorded. The first applicant was then taken to a cell and left there for four or five hours. On 12 June 2003 at about 4 a.m., she was transferred to a shelter for homeless persons, where she remained until 12.30 p.m.
15. On the same day, upon their request, the first, third and fourth applicants were taken by the police to the railway station in Vercelli and travelled back to Bulgaria. They submitted to the Court that the facts were then investigated by the Italian authorities, but that no criminal proceedings were instituted in Italy against the first applicant’s kidnappers, or at least that they were not informed, nor were they able to obtain information about any ongoing criminal investigation. They also complained that the Italian authorities did not seek to question the second applicant in order to establish the facts, by means of cooperation with the Bulgarian authorities.
16. It appears from the file that, after June 2003, the applicants sent several letters and e-mails, most of which were in Bulgarian, to the Italian authorities (such as the Italian Prime Minister, the Italian Ministers for Justice and Internal Affairs, the General Prosecutor attached to the Court of Appeal of Turin, the mayor of Ghislarengo and the Italian diplomatic authorities in Bulgaria), with a request to provide them with information about the police raid of 11 June 2003 and to start criminal proceedings against the first applicant’s alleged kidnappers. They also complained that they had suffered threats, humiliation and ill-treatment at the hands of the police. They asked those authorities to forward their complaints to the Public Prosecutor in Vercelli and to the police department of the same town.
17. At the same time, the applicants also wrote to the Prime Minister of Bulgaria, the Head of the Consular Relations Division of the Bulgarian Ministry of Foreign Affairs (CRD) and the Bulgarian Consulate in Rome, requesting them to protect their rights and assist them in obtaining information from the Italian authorities. The Bulgarian Consulate in Rome provided the applicants with certain information.
18. The applicants did not provide the Court with any document regarding their questioning and the subsequent criminal proceedings against them (see below). Their representative claimed that, considering the circumstances, including the alleged refusal of the Italian Embassy in Bulgaria, it was impossible to submit any document. Apart from copies of the letters sent to the Italian institutions, they only submitted two medical reports, one dated 22 June 2003 establishing that the first applicant was suffering from post-traumatic stress disorder and one dated 24 June 2003 establishing that the first applicant had a bruise on the head, a small wound on the right elbow and a broken rib. It further stated that she had lost her virginity and was suffering from a vaginal infection. The medical report concluded that these injuries could have been inflicted in the way the first applicant had reported.
B. The Italian Government’s version of the events
19. On 21 April 2009 and 30 July 2009, at the Court’s request, the Italian Government submitted a number of documents, among which the transcript of the first complaint lodged by the third applicant on 24 May 2003 with the Turin police, and the minutes of the interviews with the first applicant, the third applicant and some of the alleged kidnappers, which took place on 11 June 2003.
20. It appears from these documents that the transcript of the third applicant’s first complaint against the alleged kidnappers (lodged with the Italian police in Turin on 24 May 2003), as well as the applicants’ complaints sent by their representative to different Italian institutions, in the following days, were transmitted to the Italian police in Vercelli (on 26 May and 6 June 2003 respectively) and to the Public Prosecutor of the same town (on 4 and 13 June 2003 respectively).
21. More specifically, on 26 May 2003 the Turin Mobile Squad requested help from the Vercelli Mobile Squad to identify the location where the first applicant was allegedly being held. On 27 May 2003 the Vercelli Mobile Squad went to Ghislarengo to identify the location together with the third applicant. They inspected the location and the third applicant identified the villa she had mentioned in her complaint. On 4 June 2003 the Vercelli Police Headquarters transmitted the crime report (notizia di reato) to the Vercelli Public Prosecutor’s Office. From the communal registry it appeared that no person resided in the identified villa, but that it was owned by an individual who had a criminal record. In consequence, the police kept the place under surveillance. The police raided the villa on 11 June 2003, after having observed movement inside. During the search the police seized a number of cameras containing photographs of what appeared to be a wedding.
22. On 7, 11, 12 and 13 June 2003, the Ministry of Internal Affairs was informed by fax of developments in the case.
23. On 11 June 2003 at about 2.30 p.m., immediately after the raid, the first applicant was questioned by the Public Prosecutor of Vercelli, who was assisted by the police. As also transpires from the documents, the first applicant made allegations that showed a number of discrepancies with the complaint previously submitted by her mother, and which led the authorities to conclude that no kidnapping, but rather an agreement about a marriage, had in reality taken place between the two families. This conclusion was confirmed by photographs given to the police by X. after the raid, showing a wedding party at which the second applicant received a sum of money from X. When showed the photographs, the first applicant denied that her father had taken money as part of the agreement about the marriage.
24. At 8.30 p.m. the third applicant was questioned by the Public Prosecutor in Vercelli. She stated again that her daughter had not married Y. of her own free will, and claimed that the photographs were nothing but a fake, taken on purpose by the alleged kidnappers, who had threatened them with a gun, in order to undermine the credibility of their version of the facts. The Vercelli police also questioned X., Z. (a third party present at the wedding) and Y., who all stated that Y. had entered into a consensual marriage with the first applicant.
25. As a result of these interviews and on the basis of the photographs, the Public Prosecutor of Vercelli decided to turn the proceedings against unknown persons for kidnapping (1735/03 RGNR) into proceedings against the first and third applicants for perjury and libel. Later that evening, the first and third applicants were informed by the Vercelli and Turin police about the charges and invited to appoint a representative. They were then provided with a court-appointed lawyer. At about 11.30 p.m. the first applicant was transferred to a shelter for homeless people. On 12 June 2003 she was released into the custody of her mother. The applicants’ complaints sent to many Italian institutions during the following months were received by the Police Department in Vercelli, translated into Italian and forwarded to the Ministry of Internal Affairs.
26. Following information requests, the first dated 6 November 2003 by the Embassy of Bulgaria in Rome, the Italian authorities updated the Consul about the status of the criminal proceedings (mentioned below) on 7 and 19 November 2003, and 2 December 2003.
1. The criminal proceedings against the first applicant
27. On 11 July 2003, the Public Prosecutor attached to the Juvenile Court of Piedmont and Valle d’Aosta started criminal proceedings (1838/03 RGNR) against the first applicant for false accusations (calunnia) in so far as she claimed that X., Y. and Z. deprived her of her personal liberty by keeping her in the villa, thus accusing them of kidnapping while knowing they were innocent.
28. On 28 November 2003 the first applicant was invited for questioning by the Public Prosecutor, but she was in Bulgaria and did not appear.
29. On 26 January 2005 the Investigating Magistrate of the Juvenile Court decided not to proceed with the charges in so far as the offences committed were one-off and not serious, and therefore “socially irrelevant”.
2. The criminal proceedings against the third applicant
30. On 26 June 2003 the Public Prosecutor of Turin started criminal proceedings (18501/03 RGNR) against the third applicant for perjury and false accusations (calunnia) in so far as she claimed that X., Y. and Z. deprived her daughter of her personal liberty by keeping her in the villa, thus accusing them of kidnapping while knowing they were innocent.
31. On 22 July 2003 the Public Prosecutor of Turin concluded the investigation against the third applicant and sent the case to the Turin Criminal Court.
32. On 8 February 2006 the Turin Criminal Court acquitted the third applicant, on the ground that the facts of which she was accused did not subsist. The actual evidence consisting of the notes verbal of the questioning of the accused and her daughter, the photographic evidence and the policemen’s statements, were indicative and could not establish without doubt the guilt of the accused. The accused and her daughter’s statements were contradictory and the photos did not certify the circumstances in which they were taken. According to the police statements it could only be deduced that the daughter had been found at the villa and the persons who could have clarified the facts had availed themselves of the right to remain silent. The understanding of the facts was further complicated by the Roma tradition of selling, or paying a sum of money previously established to the family of the bride for the purposes of concluding a marriage, a matter which in the case of a dispute could have created consequences which it had been impossible to establish.
C. The Bulgarian Government’s version of the events
33. On the basis of the documents produced by the Italian Government, particularly the declarations made by X., Y. and Z., the Bulgarian Government considered the facts to be as follows.
On 12 May 2003 the first three applicants arrived in Italy and were accommodated in the nomad camp in Arluno. It was there that X., Y. and Z. met them and that Y. chose the first applicant as his spouse. The first applicant agreed and therefore Z. and the second applicant bargained over the price of the bride. The second applicant initially demanded EUR 20,000, but eventually they agreed on the sum of EUR 11,000. Z. paid the second applicant EUR 500 in advance. After festivities the newlyweds retired to the trailer where they consummated the marriage and Y. confirmed that the first applicant had been a virgin. The two families then went to the nomad camp of Kudzhiono where they celebrated the marriage. At the end of the wedding X. paid the second applicant the remainder of the amount due, namely EUR 10,500, in the presence of both families and other witnesses, as proven by the photographs. After the festivities the bride’s parents were accompanied to the railway station and left for Bulgaria on 18 May 2003.
34. Once in Bulgaria it was only on 31 May 2003, thirteen days after their departure from Italy, that the second applicant complained to the CRD of Bulgaria. Following this first notification, the Bulgarian authorities took immediate action and on 2 June 2003 the claim was forwarded to the Bulgarian Embassy in Rome. Contact was made with the Italian authorities and a successful raid by the Italian police which freed the first applicant was carried out on 11 June 2003.
35. Subsequently, the first and third applicants were questioned by a prosecutor specialised in interaction with minors, in the presence of an interpreter. Following an investigation by the Italian authorities, criminal proceedings against the first and third applicants for perjury were initiated. The applicants did not inform the Bulgarian authorities of the latter proceedings.
II. RELEVANT DOMESTIC LAW AND PRACTICE
A. Relevant Italian Law
36. According to Article 50 sub-articles 1 and 2 of the Code of Criminal Procedure, the Public Prosecutor undertakes criminal proceedings when the conditions for archiving a case are not fulfilled. When the complaint of the injured party or an authorisation to proceed is not required, criminal proceedings are undertaken ex proprio motu. According to Article 408 of the Criminal Code of Procedure, a request to archive a case is made if the notice of the crime (notizia di reato) is unfounded. Such a request is transmitted together with the relevant file and documents to the judge for preliminary inquiry. Notice of such a request is given to any victim who has previously declared his or her wish to be informed of any such action. The latter notice includes information about the possibility to consult the case-file and to submit an objection (opposizione), together with a reasoned request to continue the preliminary investigation.
37. Article 55 (1) of the Code of Criminal Procedure provides that the judicial police must, even on their own initiative, receive notice of crimes, prevent further crimes, find the perpetrators of crimes, take any measures necessary to ensure the sources of evidence and the collection of any other relevant material which might be needed for the application of the criminal law.
38. According to the Italian Criminal Code, at the time of the relevant facts, assault/battery (percosse), wounding and wounding with intent (lesione personale, lesioni personali colpose), kidnapping (sequestro di persona), sexual violence (including rape but not only) (violenza sessuale), private violence (violenza privata), violence or threat for the purposes of forcing the commission of an offence (violenza o minaccia per costringere a commettere un reato), and threats (minaccia) are crimes punishable by imprisonment for periods ranging from one day to six months for the more minor offence and to five years to ten years for the more serious offence.
Moreover, some of these crimes are subject to higher prison sentences when the crime is committed against, inter alia, a descendant or wife, as for example in the case of kidnapping, or are subject to the application of aggravating circumstances when, as in the case of sexual violence, the victim is younger than fourteen years of age, the victim is younger than sixteen years of age and has been assaulted by an ascendant parent or tutor, or the victim was subject to limited personal liberty.
39. Article 572 of the Criminal Code provides for a prison sentence of up to five years for anyone found guilty of ill-treating a member of his or her family, a child under fourteen years of age, or a person under his or her authority or who has been placed in his or her care for the purposes of education, instruction, care, supervision or custody.
40. The Italian Criminal Code, at the time of the present case, also included specific provisions relating to minors, which, in so far as relevant, read as follows:
Article 573
“Whoever takes away from the parent having parental authority or the curator, without the latter’s consent, a minor over fourteen years of age with his or her consent is punished by imprisonment of a period of a maximum of two years upon the complaint of the said parent or curator. The punishment is diminished if the purpose of the taking away is marriage and increased if it is lust.”
Article 609 – quarter (as amended in 2006)
“A term of imprisonment of five to ten years is applicable for the offence of sexual acts not covered by the offence of sexual violence when the victim is:
1) Under twelve years of age,
2) Under sixteen years of age, if the aggressor is the ascendant, parent, or the latter’s cohabitee, tutor or any other person having the victim’s care for the purposes of education, instruction, care, supervision or custody and with whom the victim cohabits.
Save for the circumstances provided for under the offence of sexual violence, the ascendant, parent, or the latter’s cohabitee, and the tutor who has abused his or her powers connected to his or her position and is guilty of sexual acts with a minor older than sixteen years of age, is punished by imprisonment of from three to six years.”
41. Law no. 154 of 2001 introduced a number of measures against violence in family relations. These included precautionary and permanent measures regarding the ousting of the accused from the family home upon a decree to this effect by a judge.
42. Italy adopted Law no. 228, namely the Law on Measures to Prevent Trafficking in Human Beings, on 11 August 2003. The latter has added a number of offences to the Criminal Code, which in so far as relevant read as follows:
Article 600 (to be held in slavery or servitude)
“Whoever exercises over a person powers corresponding to those of ownership, that is, whoever reduces or maintains a person in a state of continued subjection, forcing the person into labour or sexual services or begging, or in any event services involving exploitation, is punished by imprisonment of a period of eight to twenty years.
The holding of a person in a state of subjection occurs when such conduct is carried out by means of violence, threats, deception, abuse of authority or taking advantage of a situation of physical or mental inferiority or of a situation of need, or through the promise or the payment of a sum of money or other advantage to the individual who has authority over the person.
The punishment is increased by a third to a half if the facts mentioned in subparagraph one above are directed against a minor of less than eighteen years of age or if they are intended for the exploitation of prostitution or aimed at the removal of organs.”
Article 601 (human trafficking)
“Whoever commits human trafficking for the purposes of holding a person in servitude or slavery as mentioned in article 600 above and induces such person, by means of violence, threats, deception, abuse of authority or taking advantage of a situation of physical of mental inferiority or of a situation of need, or through the promise or donation of a sum of money or other advantages to the individual who has authority over the said person, to enter or stay or leave the territory of the state or to displace him or herself internally, is punished by imprisonment of a period of eight to twenty years.
The punishment is increased by a third to a half if the facts mentioned in subparagraph one above are directed against a minor of less than eighteen years of age or if they are intended for the exploitation of prostitution or aimed at the removal of organs.”
Article 602 (purchase and alienation of slaves)
“Whoever, save for the cases indicated in article 601, purchases, alienates or sells a person in the situation laid down in article 600, is punished by imprisonment of a period of eight to twenty years.
The punishment is increased by a third to a half if the facts mentioned in subparagraph one above are directed against a minor of less than eighteen years of age or if they are intended for the exploitation of prostitution or aimed at the removal of organs.”
43. Law no. 228 also included other changes to the Criminal Code in relation to the above articles when taken in conjunction with pre-existing ones, such as Article 416, whereby it provided for specific punishments if association to commit a crime was directed towards committing any of the crimes in articles 600 to 602. It further provided for administrative sanctions in respect of juridical persons, societies and associations for crimes against individual personality and made the relevant changes to the Criminal Code of Procedure, including its provisions regarding interception of conversations or communications and undercover agents, which became applicable to the new offences. Law no. 228 also created a fund for anti-trafficking measures and the institution of a special assistance programme for victims of the crimes under articles 600 and 601 of the Criminal Code, together with provision for preventive measures. In so far as relevant, articles 13 and 14 of the said law read as follows:
Article 13
“Save for the cases provided for under article 16-bis of legislative decree no. 8 of 15 January 1991, converted and modified by law no. 82 of 15 March 1991, and successive amendments, for the victims of the crimes under article 600 and 601 of the criminal code, as substituted by the present law, there shall be instituted … a special assistance programme that guarantees temporary, adequate board and lodging conditions and health assistance. The programme is defined by regulation still to be adopted (…)”
Article 14
“In order to reinforce the effectiveness of the action on prevention of the crimes of slavery and servitude and crimes related to human trafficking, the Minister for Foreign Affairs defines policies of cooperation in respect of any States interested in/affected by such crimes, bearing in mind their collaboration and the attention given by such States to the problems of respecting human right. The said Minister must ensure, together with the Minister of Equal Opportunities, the organisation of international meetings and information campaigns, particularly in States from which most victims of such crime come. With the same aim, the Ministers of Interior, of Equal Opportunities, of Justice and of Labour and Social Policy, must organise where necessary training courses for personnel and any other useful initiative.”
44. Law No. 189 of 30 July 2002 amended earlier laws regarding immigration. Its Article 18 relates to stays for reasons of social protection and in so far as relevant reads as follows:
1. When the existence of situations of violence or serious exploitation in respect of a foreigner are established during police operations, investigations or proceedings regarding the crimes under article 3 of Law no. 75 of 20 February 1958 [crimes related to prostitution] or during assistance intervention by the local social services, and there appears to be a concrete peril for his or her safety as a result of his or her attempts to escape from the influence of the association engaging in any of the above-mentioned crimes, or the declarations made during the preliminary investigation or the proceedings, the Police Commissioner upon request of the Public Prosecutor or with a favourable suggestion by the said authority, releases a special residence permit to allow the foreigner to escape the said violence and influence of the criminal organisation and to participate in a programme of assistance and social integration.
2. The elements showing the subsistence of such conditions, particularly the gravity and imminence of the peril together with the relevance of the help offered by the foreigner for the identification and capture of those responsible for the said crimes, must be communicated to the Police Commissioner with the above mentioned request or suggestion. The procedure for participating in such a programme is communicated to the mayor.”
The text states that the permit released for such purposes has a duration of six months and may be renewed for one year or for as long as necessary in the interest of justice. It also provides the conditions on the basis of which the permit may be revoked, what it entails, and who may issue it.
45. According to a Report of the Expert Group Meeting organized by the United Nations Division for the Advancement of Women, Department of Economic and Social Affairs (DAW/DESA), in collaboration with the United Nations Office on Drugs and Crime (ODC), of November 2002 entitled Trafficking in Women and Girls (EGM/TRAF/2002/Rep.1), in the first two years of implementation of this provision, 1,755 people – mostly women and girls – have been accepted in the programmes of assistance and social integration, and about 1,000 have received a residence permit. A hotline has been established, and more than 5,000 people have received concrete help in terms of information, counselling and health care.
B. Relevant Bulgarian Law
46. The Bulgarian law on combating human trafficking entered into force on 20 May 2003. In so far as relevant the provisions read as follows:
Article 1
“This Law shall provide for the activities aimed at preventing and counteracting the illegal trafficking in human beings for the purposes of:
a. Providing protection and assistance to victims of such trafficking, especially to women and children, and in full compliance with their human rights;
b. Promoting co-operation between the governmental and municipal authorities as well as between them and NGOs for fighting the illegal trafficking in human beings and developing the national policy in this area.”
Article 16
“The diplomatic and consular posts of the Republic of Bulgaria abroad shall provide assistance and co-operation to Bulgarian nationals who have become victims of illegal trafficking for their return to the country in accordance with their powers and with the legislation of the relevant foreign country.”
Article 18
“(1) In compliance with the Bulgarian legislation and the legislation of the accepting country, the diplomatic and consular posts of the Republic of Bulgaria abroad shall distribute amongst the relevant individuals and the risk groups information materials about the rights of the victims of human trafficking.
(2) The diplomatic and consular posts of the Republic of Bulgaria abroad shall provide information to the bodies of the accepting country regarding the Bulgarian legislation on human trafficking.”
47. Article 174 (2) of the Bulgarian Code of Criminal Procedure in force at the time of the events read as follows:
“When aware of the commission of a criminal offence punishable by law, civil servants are duty bound to immediately inform the organ competent to undertake preliminary inquiries and to take the necessary measures to preserve the elements of the offence.”
48. Article 190 of the Bulgarian Code of Criminal Procedure states:
“There shall be considered to exist sufficient evidence for the institution of criminal proceedings where a reasonable supposition can be made that a crime might have been committed.”
49. In so far as relevant the Bulgarian Criminal Code reads as follows:
Article 177(1)
“Whoever coerces a person to contract a marriage, which is thereafter annulled on this ground, will be punished by imprisonment of a maximum period of three years.
(2) Whoever kidnaps a woman with a view to coercing her to marry, will be punished by imprisonment of a maximum period of three years; if the victim is a minor, the punishment will be imprisonment for a period of up to five years.”
Article 178
“(1) A parent or any other relative who receives a sum of money in order to authorise the marriage of his or her daughter or a relative, will be punished by imprisonment of a maximum period of one year or by a fine of between 100 to 300 levs (BGN) together with a public reprimand.
(2) the same punishment applies to whoever pays or negotiates the price.”
Article 190
“Whoever abuses his or her parental authority to coerce a child, not having attained sixteen years of age, to live as a concubine with another person, will be punished by imprisonment of a period of three years, or by a control measure without deprivation of liberty (пробация) together with a public reprimand.”
Article 191
“(1) All adults who without having contracted marriage are living as concubines with a female who has not attained sixteen years of age will be punished by imprisonment of a period of two years, or by a control measure without deprivation of liberty (пробация) together with a public reprimand. (…)”
Article 159a
“The persons who select, transport, hide or receive individuals or groups thereof with the aim of using such individuals for the purposes of prostitution, forced labour or the removal of organs, or to maintain them in a state of forced subordination, with or without their consent, are punished by imprisonment of a period of from one to eight years and by a fine of a maximum of 8,000 levs (BGN).
(2) When the offence in paragraph one above is committed 1) against an individual, who has not attained eighteen years of age, 2) with coercion or false pretences, 3) through kidnapping or illegal detention, 4) by taking advantage of a state of dependence, 5) by means of abuse of power, 6) through the promise, giving or receipt of benefits, the punishment is imprisonment for a period of two to ten years and a fine of a maximum of 10,000 levs (BGN).”
Article 159b
“Whoever selects, transports, hides or receives individuals or groups thereof and transfers them by crossing the border of the country with the aim mentioned in sub-paragraph 159 (a) above, will be punished by imprisonment for a period of three to eight years and by a fine of a maximum of 10,000 levs (BGN).
(2) if such an act takes place in the conditions mentioned in Article 159 (a) (2), the punishment will be imprisonment of a period of five to ten years and a fine of a maximum of 15,000 levs (BGN).”
Article 159c
“If the offences mentioned in Article 159 (a) and (b) above are committed by a recidivist or are ordered by a criminal organisation, the punishment is imprisonment for a period of five to fifteen years and a fine of a maximum of 20,000 levs (BGN); the tribunal may also order the seizure of part or the entirety of the possessions of the actor.”
III. RELEVANT INTERNATIONAL TREATIES AND OTHER MATERIALS
A. General
50. The Declaration of Basic Principles of Justice for Victims of Crime and Abuse of Power adopted by the United Nations General Assembly resolution 40/34 of 29 November 1985, in so far as relevant reads as follows:
“1. “Victims” means persons who, individually or collectively, have suffered harm, including physical or mental injury, emotional suffering, economic loss or substantial impairment of their fundamental rights, through acts or omissions that are in violation of criminal laws operative within Member States, including those laws proscribing criminal abuse of power.
2. A person may be considered a victim, under this Declaration, regardless of whether the perpetrator is identified, apprehended, prosecuted or convicted and regardless of the familial relationship between the perpetrator and the victim. The term “victim” also includes, where appropriate, the immediate family or dependants of the direct victim and persons who have suffered harm in intervening to assist victims in distress or to prevent victimisation.”
B. Trafficking
51. An overview of the relevant international instruments pertaining to trafficking in human beings can be found in Rantsev v. Cyprus and Russia, no. 25965/04, 7 January 2010.
52. The Palermo Protocol was ratified by Bulgaria on 5 December 2001 and by Italy on 2 August 2006, both States having previously signed the protocol in December 2000. The Council of Europe Convention on Action against Trafficking in Human Beings (“the Anti-Trafficking Convention”) was signed by Bulgaria on 22 November 2006 and ratified on 17 April 2007. It entered into force in respect of Bulgaria on 1 February 2008. It was signed by Italy on 8 June 2005, ratified on 29 November 2010 and entered into force in respect of Italy on 1 March 2011.
53. For easiness of reference the relevant definitions for the purposes of the Anti-Trafficking Convention are reproduced hereunder:
a “Trafficking in human beings” shall mean the recruitment, transportation, transfer, harbouring or receipt of persons, by means of the threat or use of force or other forms of coercion, of abduction, of fraud, of deception, of the abuse of power or of a position of vulnerability or of the giving or receiving of payments or benefits to achieve the consent of a person having control over another person, for the purpose of exploitation. Exploitation shall include, at a minimum, the exploitation of the prostitution of others or other forms of sexual exploitation, forced labour or services, slavery or practices similar to slavery, servitude or the removal of organs;
b The consent of a victim of “trafficking in human beings” to the intended exploitation set forth in subparagraph (a) of this article shall be irrelevant where any of the means set forth in subparagraph (a) have been used;
c The recruitment, transportation, transfer, harbouring or receipt of a child for the purpose of exploitation shall be considered “trafficking in human beings” even if this does not involve any of the means set forth in subparagraph (a) of this article;
d “Child” shall mean any person under eighteen years of age;
e “Victim” shall mean any natural person who is subject to trafficking in human beings as defined in this article.
54. The explanatory report to the Anti-Trafficking Convention 16.V.2005 reveals further detail regarding the definition of trafficking. In particular in respect of “exploitation”, in so far as relevant, it reads as follows:
85. The purpose must be exploitation of the individual. The Convention provides: “Exploitation shall include, at a minimum, the exploitation of the prostitution of others or other forms of sexual exploitation, forced labour or services, slavery or practices similar to slavery, servitude or the removal of organs”. National legislation may therefore target other forms of exploitation but must at least cover the types of exploitation mentioned as constituents of trafficking in human beings.
86. The forms of exploitation specified in the definition cover sexual exploitation, labour exploitation and removal of organs, for criminal activity is increasingly diversifying in order to supply people for exploitation in any sector where demand emerges.
87. Under the definition, it is not necessary that someone have been exploited for there to be trafficking in human beings. It is enough that they have been subjected to one of the actions referred to in the definition and by one of the means specified “for the purpose of” exploitation. Trafficking in human beings is consequently present before the victim’s actual exploitation.
88. As regards “the exploitation of the prostitution of others or other forms of sexual exploitation”, it should be noted that the Convention deals with these only in the context of trafficking in human beings. The terms “exploitation of the prostitution of others” and “other forms of sexual exploitation” are not defined in the Convention, which is therefore without prejudice to how states Parties deal with prostitution in domestic law.
The explanatory report continues to list the other types of exploitation, namely forced labour or services, slavery or practices similar to slavery, servitude or the removal of organs and gives their definition according to the relevant international instruments and the ECHR case-law where available.
C. Marriage
1. Convention on Consent to Marriage, Minimum Age for Marriage and Registration of Marriages
55. Following the General Assembly of the United Nations resolution 843 (IX) of 17 December 1954, declaring that certain customs, ancient laws and practices relating to marriage and the family were inconsistent with the principles set forth in the Charter of the United Nations and in the Universal Declaration of Human Rights, and calling on states to develop and implement national legislation and policies prohibiting such practices, the Convention on Consent to Marriage, Minimum Age for Marriage and Registration of Marriages was opened for signature and ratification by General Assembly resolution 1763 A (XVII) of 7 November 1962. Italy signed the Convention on 20 December 1963, but has to date not ratified the Convention. The Bulgarian State has yet to sign the Convention.
56. The relevant provisions read as follows:
Article 1
“1. No marriage shall be legally entered into without the full and free consent of both parties, such consent to be expressed by them in person after due publicity and in the presence of the authority competent to solemnize the marriage and of witnesses, as prescribed by law.
2. Notwithstanding anything in paragraph 1 above, it shall not be necessary for one of the parties to be present when the competent authority is satisfied that the circumstances are exceptional and that the party has, before a competent authority and in such manner as may be prescribed by law, expressed and not withdrawn consent.”
Article 2
“States Parties to the present Convention shall take legislative action to specify a minimum age for marriage. No marriage shall be legally entered into by any person under this age, except where a competent authority has granted a dispensation as to age, for serious reasons, in the interest of the intending spouses.”
Article 3
“All marriages shall be registered in an appropriate official register by the competent authority.”
2. The Parliamentary Assembly of the Council of Europe Resolution 1468 (2005) – Forced marriages and child marriages
“1. The Parliamentary Assembly is deeply concerned about the serious and recurrent violations of human rights and the rights of the child which are constituted by forced marriages and child marriages.
2. The Assembly observes that the problem arises chiefly in migrant communities and primarily affects young women and girls.
3. It is outraged by the fact that, under the cloak of respect for the culture and traditions of migrant communities, there are authorities which tolerate forced marriages and child marriages although they violate the fundamental rights of each and every victim.
4. The Assembly defines forced marriage as the union of two persons at least one of whom has not given their full and free consent to the marriage.
5. Since it infringes the fundamental human rights of the individual, forced marriage can in no way be justified.
6. The Assembly stresses the relevance of United Nations General Assembly Resolution 843 (IX) of 17 December 1954 declaring certain customs, ancient laws and practices relating to marriage and the family to be inconsistent with the principles set forth in the Charter of the United Nations and in the Universal Declaration of Human Rights.
7. The Assembly defines child marriage as the union of two persons at least one of whom is under 18 years of age.”
3. The Parliamentary Assembly of the Council of Europe Resolution 1740 (2010) – The situation of Roma in Europe and relevant activities of the Council of Europe
“24. The Assembly calls on the Roma community and its representatives to fight discrimination and violence against Roma women and girls in their own community. In particular, the problems of domestic violence and of forced and child marriages, which constitute a violation of human rights, need to be addressed also by the Roma community itself. Custom and tradition cannot be used as an excuse for human rights violations, but should instead be changed. The Assembly calls on member states to support Romani women activists who engage in debates within their community about the tensions between the preservation of a Romani identity and the violation of women’s rights including through early and forced marriages.”
4. The Strasbourg Declaration on Roma
57. More recently, at the Council of Europe High Level Meeting on Roma, Strasbourg, 20 October 2010, the member States of the Council of Europe agreed on a non-exhaustive list of priorities, which should serve as guidance for more focused and more consistent efforts at all levels, including through active participation of Roma. These included:
“Women’s rights and gender equality
(22) Put in place effective measures to respect, protect and promote gender equality of Roma girls and women within their communities and in the society as a whole.
(23) Put in place effective measures to abolish where still in use harmful practices against Roma women’s reproductive rights, primarily forced sterilisation.
Children’s rights
(24) Promote through effective measures the equal treatment and the rights of Roma children especially the right to education and protect them against violence, including sexual abuse and labour exploitation, in accordance with international treaties.
Combat trafficking
(29) Bearing in mind that Roma children and women are often victims of trafficking and exploitation, devote adequate attention and resources to combat these phenomena, within the general efforts aimed at curbing trafficking of human beings and organised crime, and, in appropriate cases, issue victims with residence permits.”
COMPLAINTS
58. The applicants raised different complaints under Articles 3, 4, 13 and 14 of the Convention and under many other international treaties.
59. They complain that the first applicant suffered ill-treatment, sexual abuse and forced labour, as did (to a lesser extent) the second and third applicants at the hands of the Roma family in Ghislarengo, and that the Italian authorities (especially the Public Prosecutor in Vercelli) failed to investigate the events adequately.
60. They also complain that the first and third applicants were ill-treated by Italian police officers during their questioning.
61. They complain that the first and third applicants were not provided with lawyers and/or interpreters during their interviews, were not informed in what capacity they were being questioned, and were forced to sign documents the content of which they were unaware.
62. They complain that their treatment by the Italian authorities was based on the fact that they were of Roma ethnic origin and Bulgarian nationality.
63. Finally, they complain that the Bulgarian authorities (notably the Bulgarian consular authorities in Italy) did not provide them with the required assistance in their dealings with the Italian authorities, but simply served as a channel of communication.
THE LAW
I. PRELIMINARY OBJECTIONS
A. The Bulgarian and Italian Governments’ objection as to abuse of the right of petition
64. The Bulgarian Government considered that there had been no violation in the present case since the available evidence indicated that the applicants’ stay in Italy had been voluntary, as was the marriage in accordance with the related ethnic rituals. Moreover, they considered the application an abuse of petition in view of the incorrect and unjustifiable abusive language used by the applicants’ representative in his submissions to the Court.
65. The Italian Government did not submit specific reasons in respect of their objection.
66. The applicants submitted that they had been subjected to violations of international law and that both the Italian and Bulgarian authorities had remained passive in the face of such events.
67. The Court recalls that, whilst the use of offensive language in proceedings before it is undoubtedly inappropriate, an application may only be rejected as abusive in extraordinary circumstances, for instance if it was knowingly based on untrue facts (see, for example, Akdivar and Others v. Turkey, 16 September 1996, Reports of Judgments and Decisions 1996-IV, §§ 53-54; Varbanov v. Bulgaria, no. 31365/96, § 36, ECHR 2000-X; and Popov v. Moldova, no. 74153/01, § 49, 18 January 2005). Nevertheless, in certain exceptional cases the persistent use of insulting or provocative language by an applicant against the respondent Government may be considered an abuse of the right of petition within the meaning of Article 35 § 3 of the Convention (see Duringer and Grunge v. France (dec.), nos. 61164/00 and 18589/02, ECHR 2003-II, and Chernitsyn v. Russia, no. 5964/02, § 25, 6 April 2006).
68. The Court considers that although some of the applicants’ representative’s statements were inappropriate, excessively emotive and regrettable, they did not amount to circumstances of the kind that would justify a decision to declare the application inadmissible as an abuse of the right of petition (see Felbab v. Serbia, no. 14011/07, § 56, 14 April 2009). In so far as an application can be found to be an abuse of the right of petition if it is based on untrue facts, the Court notes that the Italian domestic courts themselves considered that it was difficult to decipher the facts and the veracity of the situation (see paragraph 32 above). In such circumstances, the Court cannot consider that the version given by the applicants undoubtedly constitutes untrue facts.
69. It follows that the Governments’ plea must be dismissed.
B. The Bulgarian and Italian Governments’ objection as to lack of victim status
70. The Bulgarian Government submitted that there had been no transgression in the present case. Moreover, the second, third and fourth applicants had no direct connection with the alleged violations and were not directly or personally affected by them. Furthermore, the fourth applicant was not a next-of-kin of the first applicant but only the third applicant’s daughter-in-law who accompanied her to Italy.
71. The Italian Government submitted that the second and fourth applicants did not have locus standi in the proceedings since they had suffered no damage as a result of the alleged violations.
72. The applicants submitted that violations had indeed been committed and in consequence they had victim status. Moreover, the second, third and fourth applicants fell within the notion of “victims of crime” according to Articles 1 and 2 of the Declaration of Basic Principles of Justice for Victims of Crime and Abuse of Power (see Relevant international texts above). They further contended that all the applicants had suffered prejudice in the form of physical ill-treatment at the hands of the aggressors and moral damage in the light of the authorities’ inaction, while the second, third and fourth applicants had been trying their best to protect the first applicant. This was evident particularly in so far as it concerned the parents of the first applicant.
73. The Court considers that the Governments’ objection mainly relates to the second, third and fourth applicants in so far as they claim that they are themselves victims of violations of the Convention in respect of the first applicant’s alleged subjection to trafficking in human beings and inhuman and degrading treatment at the hands of third parties.
74. The Court recalls that under Article 3, in respect of disappearance cases, whether a family member is a victim will depend on the existence of special factors which give the suffering of the applicant a dimension and character distinct from the emotional distress which may be regarded as inevitably caused to relatives of a victim of a serious human rights violation. Relevant elements will include the proximity of the family tie – in that context, a certain weight will attach to the parent-child bond –, the particular circumstances of the relationship, the extent to which the family member witnessed the events in question, the involvement of the family member in the attempts to obtain information about the disappeared person and the way in which the authorities responded to those enquiries. In these cases the essence of such a violation does not so much lie in the fact of the “disappearance” of the family member but rather concerns the authorities’ reactions and attitudes to the situation when it is brought to their attention. It is especially in respect of the latter that a relative may claim directly to be a victim of the authorities’ conduct (see, Kurt v. Turkey, 25 May 1998, §§ 130-134, Reports 1998 III; Timurtaş v. Turkey, no. 23531/94, §§ 91-98, ECHR 2000 VI; İpek v. Turkey, no. 25760/94, §§ 178-183, ECHR 2004 II (extracts); and conversely, Çakıcı v. Turkey [GC], no. 23657/94, § 99, ECHR 1999 IV).
75. The Court has also exceptionally considered that relatives had victim status of their own in situations where there was not a distinct long-lasting period during which they sustained uncertainty, anguish and distress characteristic to the specific phenomenon of disappearances but where the corpses of the victims had been dismembered and decapitated and where the applicants had been unable to bury the dead bodies of their loved ones in a proper manner, which according to the Court in itself must have caused them profound and continuous anguish and distress. The Court thus considered that in the specific circumstances of such cases the moral suffering endured by the applicants had reached a dimension and character distinct from the emotional distress which may be regarded as inevitably caused to relatives of a victim of a serious human rights violation (see, Khadzhialiyev and Others v. Russia, no. 3013/04, § 121, 6 November 2008 and Akpınar and Altun v. Turkey, no. 56760/00, § 86, 27 February 2007).
76. In this light, the Court considers that, although they witnessed some of the events in question, and were, each to a different extent, involved in the attempts to obtain information about the first applicant, the second, third and fourth applicants cannot be considered as victims themselves of the violations relating to the treatment of the first applicant and the investigations in that respect, since the moral suffering endured by them cannot be said to have reached a dimension and character distinct from the emotional distress which may be regarded as inevitably caused to relatives of a victim of a serious human rights violation.
77. The Court notes that this conclusion does not run contrary to the findings in the Rantsev case (Rantsev v. Cyprus and Russia, no. 25965/04, 7 January 2010) since, in the present case, unlike in the Rantsev case, the first applicant who was subject to the alleged violations is not deceased and is a party to the current proceedings.
78. It follows that the Governments’ objection in respect of the second, third and fourth applicants’ victim status in relation to the complaints under Articles 3 and 4 of the Convention in respect of which the first applicant is the direct victim, including the alleged lack of an investigation in that respect, must be upheld.
79. Moreover, the Court considers that the fourth applicant cannot claim to be a direct victim of any of the alleged violations, while the second applicant can only claim to be a victim in respect of the treatment to which he was himself allegedly subjected by the Serbian family. As regards the third applicant in respect of the alleged ill-treatment she suffered at the hands of the Serbian family in Ghislarengo and the police, the Court considers that there is no element which at this stage could deprive her of victim status.
80. It follows that the Governments’ objection in relation to the fourth applicant in respect of all the complaints and to the second applicant, except in relation to the complaint about the treatment to which he was allegedly subjected by the Serbian family, must be upheld, whereas it must be dismissed in relation to the remaining complaints.
81. Accordingly, those complaints in respect of which the objection was upheld are incompatible ratione personae with the provisions of the Convention within the meaning of Article 35 § 3 and must be rejected in accordance with Article 35 § 4.
C. The Bulgarian Government’s objection as to non-exhaustion of domestic remedies
82. The Bulgarian Government submitted that the applicants had had the opportunity to bring proceedings in relation to the alleged offences. According to Articles 4 and 5 of the Bulgarian Penal Code, proceedings could have been brought against alien subjects who had committed crimes abroad against Bulgarian nationals even if such prosecution had already taken place in another State. Moreover, the applicants could have sought redress under the State Liability for Damage caused to Citizens Act, which was in force at the relevant time and provided that the State was liable for damage caused to citizens by illegal acts, actions or omissions of authorities and officials during or in connection with the performance of administrative activities. Furthermore, the applicants could also have sought redress under the general provisions of the Obligations and Contracts Act.
83. The applicants submitted that they had sent letters to the Prime Minister and the Minister for Foreign Affairs and complained to the Embassy of Bulgaria in Rome, which should have enabled the Bulgarian authorities to take action in accordance with Article 174 (2) of the Code of Criminal Procedure. Moreover, according to Bulgarian law, if a complaint reached an organ which was not competent to deal with the matter it was for that organ to transfer the request to the competent authority. As to an action under the State Liability for Damage caused to Citizens Act, the applicants considered that such an action would not be appropriate since no body had informed them of the means available to safeguard their rights under Article 3 of the same text.
84. For reasons which appear below in respect of the complaints against the Bulgarian State, the Court does not consider it necessary to examine whether the applicants have exhausted all available domestic remedies as regards their complaints against Bulgaria and consequently leaves this matter open (see, mutatis mutandis, Zarb v. Malta, no. 16631/04, § 45, 4 July 2006).
II. ALLEGED VIOLATIONS OF ARTICLE 3 OF THE CONVENTION
85. The applicants complained that the first applicant had suffered ill-treatment (including sexual abuse together with a subjection to forced labour), as had to a lesser extent the second and third applicants at the hands of the Roma family in Ghislarengo, and that the authorities (especially the Public Prosecutor in Vercelli) had failed to investigate the events adequately. They also complained that the first and third applicants had been ill-treated by Italian police officers during their questioning. Thus, the Italian and Bulgarian authorities’ actions and omissions were contrary to Article 3 of the Convention, which reads as follows:
“No one shall be subjected to torture or to inhuman or degrading treatment or punishment.”
A. The complaints concerning the lack of adequate steps to prevent the first applicant’s ill-treatment by the Serbian family by securing her swift release and the lack of an effective investigation into that alleged ill-treatment
1. The parties’ observations
(a) The applicants
86. The applicants insisted that their version of events was faithful and that the Governments’ submissions were entirely based on the witness statements of X., Y. and Z., which were contradictory and untruthful. One such example was the fact that X., Y. and Z.’s testimony did not correspond in respect of the venue where the alleged wedding celebrations had taken place. They also contended that any slight discrepancies in the first applicant’s testimony could only have been due to her anxiety as a result of the threats and ill-treatment she had been suffering. They further reiterated that the photos used as evidence had been obtained under threat and that the second applicant had been repeatedly beaten and forced at gun-point to pose in the said pictures. They also argued that the first applicant had been to discotheques and travelled in cars only within the ambit of the planning and actual robberies she was forced to participate in by the Serbian family. As to any medical records, they considered it was for the authorities to provide such materials.
87. In their view, the first applicant had clearly suffered a violation of Article 3 following the treatment she had endured at the hands of the Serbian family, in relation to which no effective investigation had been undertaken to establish the facts and prosecute the offenders.
88. The Italian authorities took seventeen days to free the first applicant, who was found to be in bad shape both physically and mentally. This notwithstanding, no medical examinations were carried out on the first applicant to establish the extent of her injuries. Indeed, to date, the truth had not been established and various items of evidence had been disregarded. The minutes of the search of the villa were incomplete, the substantial amounts of money seized during the raid had not been described,

A chi rivolgersi e i costi dell'assistenza

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La data dell'ultimo controllo di validità dei testi è la seguente: 24/07/2024