CASE OF GEORGIA v. RUSSIA (I) - A.N.P.T.ES.
A.N.P.T.ES. Associazione Nazionale per la Tutela degli Espropriati. Oltre 5.000 espropri trattati in 15 anni di attività.
Qui trovi tutto cio che ti serve in tema di espropriazione per pubblica utilità.

Se desideri chiarimenti in tema di espropriazione compila il modulo cliccando qui e poi chiamaci ai seguenti numeri: 06.91.65.04.018 - 340.95.85.515

Testo originale e tradotto della sentenza selezionata

CASE OF GEORGIA v. RUSSIA (I)

Tipologia: Sentenza
Importanza: 1
Articoli: 03, 13, 05, 35, 08, 38, 19, P1-1, P1-2, P4-4, P7-1
Numero: 13255/07/2014
Stato: Russia
Data: 2014-07-03 00:00:00
Organo: Grande Camera
Testo Originale

Conclusioni: Eccezione preliminare respinta, Articolo 35-1 – Esaurimento delle vie di ricorso interni, Parzialmente inammissibile,
Violazione dell’articolo 38 – Esame contraddittorio della causa e procedimento di ordinamento amichevole
Violazione dell’articolo 4 del Protocollo n° 4 – Interdizione degli sfratti collettivi di estero-generale, articolo 4 del Protocollo n° 4 – Interdizione degli sfratti collettivi di estero,
Violazione dell’articolo 5 – Diritto alla libertà ed alla sicurezza, Articolo 5-1 – Arresto o detenzione regolare,
Violazione dell’articolo 5 – Diritto alla libertà ed alla sicurezza, Articolo 5-4 – Controllo della legalità della detenzione,
Violazione dell’articolo 3 – Interdizione della tortura, Articolo 3 – Trattamento che degrada Trattamento disumano, (Risvolto patrimoniale,
Violazione dell’articolo 13+5-1 – Diritto ad un ricorso effettivo, Articolo 13 – Ricorso effettivo, (Articolo 5 – Diritto alla libertà ed alla sicurezza
Articolo 5-1 – Arresto o detenzione regolare,
Violazione dell’articolo 13+3 – Diritto ad un ricorso effettivo, Articolo 13 – Ricorso effettivo, (Articolo 3 – Interdizione della tortura
Trattamento degradante
Trattamento disumano,
No-violazione dell’articolo 1 del Protocollo n° 7 – Garanzie procedurali in caso di sfratto di estero, articolo 1 al. 1 del Protocollo n° 7 – Sfratto di un estero Residente regolarmente, No-violazione dell’articolo 8 – Diritto al rispetto della vita privata e familiare, Articolo 8-1 – Rispetto della vita familiare, No-violazione dell’articolo 1 del Protocollo n° 1 – Protezione della proprietà, articolo 1 al. 1 del Protocollo n° 1 – Privazione di proprietà,
No-violazione dell’articolo 2 del Protocollo n° 1 – Diritto all’istruzione-generale, articolo 2 del Protocollo n° 1 – Diritto all’istruzione,
Soddisfazione equa riservata

GRANDE CAMERA

CAUSA GEORGIA C. RUSSIA (I)

( Richiesta no 13255/07)

SENTENZA
(Fondo)

STRASBURGO

3 luglio 2014

Questa sentenza è definitiva. Può subire dei ritocchi di forma.

Indice
Indice 1
PROCEDIMENTO 4
I. INTRODUCTION 4
II. PROCEDIMENTO SU L’AMMISSIBILITÀ DINNANZI A LA CAMERA 5
III. PROCEDIMENTO SU IL FONDO DINNANZI A LA GRANDE CAMERA 5
IN FATTO 7
I. LE CIRCOSTANZE DI LO SPECIFICO 7
A. Vue di insieme 7
B. Esistenza addotta di una politica di sfratto che prevede specificamente i cittadini georgiani 9
C. Svolgimento degli avvenimenti controversi secondo le deposizioni dei testimoni 14
D. Svolgimento degli avvenimenti controversi secondo differenti organizzazioni internazionali governative e non governative 20
II. IL DIRITTO E LE PRATICA INTERNE PERTINENTI 24
A. Leggi règlementant l’immigrazione e situazione particolare dei cittadini georgiani 24
B. Posizione delle differenti organizzazioni internazionali governative e non governative 25
C. Procedimento in materia di sfratto amministrativo 25
III. LE DOMANDE DELLE PARTI 26
A. Gouvernement che richiede 26
B. Governo convenuto 27
IN DIRITTO 27
I. ÉTABLISSEMENT DEI FATTI E PRINCIPI DI VALUTAZIONE DELLE PROVE 27
A. Établissement dei fatti 27
B. Principi di valutazione delle prove 30
II. Su La Violazione Addotta Di L’articolo 38 Di La Convenzione 31
A. Thèses delle parti 31
B. Valutazione della Corte 32
III. SU L’ESISTENZA ADDOTTA DI UNA PRATICA AMMINISTRATIVA E SU L’ESAURIMENTO DELLE VIE DI RICORSO INTERNI E LA REGOLA DEI SEI MESI 34
A. Pratique amministrativo ed esaurimento delle vie di ricorso interni 35
B. Règle dei sei mesi 45
IV. Su La Violazione Addotta Di L’articolo 4 Del Protocollo no 4 45
A. Thèses delle parti 45
B. Valutazione della Corte 46
V. Su La Violazione Addotta Di L’articolo 5 §§ 1 e 4 Di La Convenzione 49
A. Thèses delle parti 49
B. Valutazione della Corte 50
VI. SU LA VIOLAZIONE ADDOTTA DI L’ARTICOLO 3 DI LA CONVENZIONE 51
A. Thèses delle parti 51
B. Valutazione della Corte 52
VII. Su La Violazione Addotta Di L’articolo 13 Di La Convenzione Combinata Con L’articolo 4 Del Protocollo no 4 E Con L’articolo 5 §§ 1 e 4 E L’articolo 3 Di La Convenzione 55
A. Thèses delle parti 55
B. Valutazione della Corte 55
VIII. Su La Violazione Addotta Di L’articolo 14 Di La Convenzione Combinata Con L’articolo 4 Del Protocollo no 4 E Con L’articolo 5 §§ 1 e 4 E L’articolo 3 Di La Convenzione 56
A. Thèses delle parti 56
B. Valutazione della Corte 57
IX. Su La Violazione Addotta Di L’articolo 18 Di La Convenzione Combinata Con L’articolo 4 Del Protocollo no 4 E Con L’articolo 5 §§ 1 e 4 E L’articolo 3 Di La Convenzione 58
X. Su La Violazione Addotta Di L’articolo 1 Del Protocollo no 7 58
A. Thèses delle parti 58
B. Valutazione della Corte 59
XI. Su La Violazione Addotta Di L’articolo 8 Di La Convenzione E Degli Articoli 1 E 2 Del Protocollo no 1 59
A. Thèses delle parti 60
B. Valutazione della Corte 61
XII. Su L’articolo 41 Di La Convenzione 61
CON QUESTI MOTIVI, LA CORTE, 62
OPINIONE PARTE DISSIDENTE DEL GIUDICE LÓPEZ GUERRA A LA QUALE ADERISCE I GIUDICI BRATZA E KALAYDJIEVA 65
OPINIONE PARTE DISSIDENTE DI IL GIUDICE TSOTSORIA 66
OPINIONE DISSIDENTE DEL GIUDICE DEDOV 92
ALLEGATO 102
Elenco di testimoni intesi dalla Corte all’epoca dell’ascolto che si è svolto dal 31 gennaio al 4 febbraio 2011 a Strasburgo 102
Riassunto dell’ascolto di testimoni 104

Nel causa Georgia c. Russia (I),
La Corte europea dei diritti dell’uomo, riunendosi in una Grande Camera composta di:
Josep Casadevall, presidente,
Nicolas Bratza,
Marco Villiger,
Isabelle Berro-Lefèvre,
Corneliu Bîrsan,
Peer Lorenzen,
Elisabetta Steiner,
Khanlar Hajiyev,
Päivi Hirvelä,
Luccica López Guerra,
Mirjana Lazarova Trajkovska,
Nona Tsotsoria,
Ann Power-Forde,
Zdravka Kalaydjieva,
Vincent A. Di Gaetano,
André Potocki,
Dmitry Dedov, juges,et
di Michael O’Boyle, cancelliere aggiunge,
Dopo avere deliberato in camera del consiglio il 13 e 14 giugno 2012, ed il 26 marzo 2014,
Rende la sentenza che ha, adottata a questa ultima, dato:
PROCEDIMENTO
I. INTRODUZIONE
1. All’origine della causa si trova una richiesta (no 13255/07) diretta contro la Federazione della Russia e di cui la Georgia ha investito la Corte il 26 marzo 2007 in virtù dell’articolo 33 della Convenzione di salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (“la Convenzione”). Il governo georgiano (“il governo che richiede”) è rappresentato dinnanzi alla Corte col suo agente, il Sig. Levan Meskhoradze. È stato prima successivamente dai suoi vecchi agenti, Sigg. Besarion Bokhashvili e Davide Tomadze.
2. Il governo russo (“il governo convenuto”) è rappresentato dal suo rappresentante, il Sig. Georgy Matyushkin. È stato prima dal suo vecchio rappresentante, la Sig.ra Veronika Milinchuk.
3. Il governo che richiede adduceva che lo stato convenuto aveva permesso causato o l’esistenza di una pratica amministrativa che cade in particolare sull’arresto, la detenzione e lo sfratto collettivo di cittadini georgiani della Federazione della Russia all’autunno 2006 e provocando la violazione degli articoli 3, 5, 8, 13, 14 e 18 della Convenzione, così come degli articoli 1 e 2 del Protocollo no 1, dell’articolo 4 del Protocollo no 4 e dell’articolo 1 del Protocollo no 7.
II. PROCEDIMENTO SULL’AMMISSIBILITÀ DINNANZI ALLA CAMERA
4. La richiesta è stata assegnata alla quinta sezione della Corte, articolo 52 § 1 dell’ordinamento della Corte.
5. Il 13 aprile 2007, il presidente della camera ha deciso di comunicare la richiesta al governo convenuto, che ha invitato a sottoporre delle osservazioni sull’ammissibilità dei motivi di appello. Dopo una proroga del termine assegnato a questo effetto, il governo convenuto ha depositato le sue osservazioni, corredate di allegati, il 26 dicembre 2007.
6. Il 4 gennaio 2008, il governo che richiede è stato invitato a sottoporre le sue osservazioni in risposta. Dopo una proroga del termine assegnato a questo effetto, ha depositato le sue osservazioni, corredate di allegati, il 5 maggio 2008.
7. Il governo convenuto ha presentato delle osservazioni complementari il 23 settembre 2008.
8. La Corte si è dedicata sullo stato del procedimento il 25 novembre 2008 e ha deciso di raccogliere le osservazioni verbali delle parti sull’ammissibilità della richiesta. Ha deciso anche di invitare le parti a rispondere per iscritto ad un elenco di questioni prima della data dell’udienza.
9. Il 18 marzo 2009, le parti hanno depositato le loro osservazioni scritte alle questioni poste dalla Corte.
10. Il 30 giugno 2009, dopo un’udienza che cade sulle questioni di ammissibilità, articolo 54 § 3 dell’ordinamento, tenuta il 16 aprile 2009, una camera di suddetta sezione, composta dei giudici di cui il nome segue,: Peer Lorenzen, presidente, Rait Maruste, Karel Jungwiert, Anatoly Kovler, Renate Jaeger, Marco Villiger e Nona Tsotsoria, così come di Claudia Westerdiek, greffière di sezione, ha dichiarato la richiesta ammissibile.
III. PROCEDIMENTO SUL MERITO DINNANZI ALLA GRANDE CAMERA
11. Il 15 dicembre 2009, la camera si è disfatta al profitto della Grande Camera, nessuna delle parti si essendo opposto non ci (articoli 30 della Convenzione e 72 dell’ordinamento).
12. Il 8 gennaio 2010, la composizione della Grande Camera è stata arrestata conformemente agli articoli 26 §§ 4 e 5 della Convenzione e 24 dell’ordinamento come segue: Jean-Paul Costa, presidente, Christos Rozakis, Nicolas Bratza, Peer Lorenzen, Francesca Tulkens, Josep Casadevall, Karel Jungwiert, Rait Maruste, Anatoly Kovler, Renate Jaeger, Marco Villiger, Isabelle Berro-Lefèvre, Luccichi López Guerra, Mirjana Lazarova Trajkovska, Nona Tsotsoria, Ann Power e Zdravka Kalaydjieva, giudici, e Michael O’Boyle, cancelliere aggiunge della Corte. Il 3 novembre 2011, il mandato del presidente della Corte Jean-Paul Costa si è concluso. Nicolas Bratza gli è successo in questa qualità e ha garantito a partire da questa data la presidenza della Grande Camera nello specifico, articolo 9 § 2 dell’ordinamento. Il 31 ottobre 2012, il mandato del presidente del Corte Nicolas Bratza si è concluso. Josep Casadevall, vicepresidente della Corte, ha garantito a partire da questa data la presidenza della Grande Camera nello specifico. Nicolas Bratza ha continuato di riunirsi dopo la scadenza del suo mandato, in virtù degli articoli 23 § 3 della Convenzione e 24 § 4 dell’ordinamento. La nuova composizione della Grande Camera al 26 marzo 2014, data dell’adozione della presente sentenza, figura sopra in inizio di testo.
13. Per chiarire in particolare certe questioni sulle condizioni di arresto, di detenzione e di sfratto dei cittadini georgiani, la Corte ha deciso di raccogliere oralmente delle prove supplementari, conformemente all’articolo 38 della Convenzione ed all’articolo A1 dell’allegato all’ordinamento. Ha designato una delegazione di cinque giudici della Grande Camera composta di Josep Casadevall, Anatoly Kovler, Marco Villiger, Isabelle Berro-Lefèvre e Nona Tsotsoria a questo effetto.
14. Il 28 giugno 2010, il presidente della Grande Camera ha invitato ogni parte a sottoporre un elenco di testimoni, arzillo fino a dieci, che desiderava vedere intendere con la delegazione di giudici. Ha invitato anche cinque testimoni supplementari scelti con la Corte. Il governo che richiede ha indirizzato il suo elenco di testimoni il 11 agosto 2010 ed il governo convenuto il 14 agosto 2010.
15. Dal 31 gennaio al 4 febbraio 2011, la delegazione di giudici della Grande Camera ha proceduto a porte chiuse ad un ascolto di testimoni in presenza dei rappresentanti delle parti al Palazzo dei diritti dell’uomo a Strasburgo.
16. La delegazione ha inteso in ogni ventuno testimone di cui nove proposti dal governo che richiede, dieci col governo convenuto e due scelti con la Corte.
17. L’elenco dei testimoni che sono comparsi dinnanzi alla delegazione, così come il riassunto delle loro deposizioni, si trovano qui accluso alla presente sentenza. Un resoconto integrale (verbatim record) delle deposizioni dei testimoni dinnanzi alla delegazione è stato stabilito anche dalla cancelleria della Corte ed inclusi nella pratica della presente causa.
18. Con lettere del 28 giugno 2010 e 8 marzo 2011, il presidente ha invitato il governo convenuto a sottoporre dei documenti supplementari alla Corte; questo ha indirizzato rispettivamente le sue risposte il 14 agosto 2010 e 15 aprile 2011.
19. Il 18 luglio 2011, il presidente ha invitato le parti a depositare delle osservazioni sul fondo della causa così come sul resoconto integrale delle deposizioni dei testimoni che erano stati indirizzati loro prima, articolo 58 § 1 dell’ordinamento ed articolo A8 § 3 all’allegato all’ordinamento, al più tardi il 30 novembre 2011. Le osservazioni delle parti sono giunte alla Corte a questa data.
20. Un’udienza sul fondo si è svolta in pubblico al Palazzo dei diritti dell’uomo, a Strasburgo, il 13 giugno 2012, articolo 58 § 2 dell’ordinamento.
Sono comparsi:
-per il governo che richiede
Sig.ra T. Burjaliani, primo vizio-ministro del Justice,M. L. Meskhoradze, agent,Mmes
K. Tskhomelidze
Il Sig. Vashakidze,
N. Abramishvili, consiglieri;
-per il governo convenuto
Sig. G. Matyushkin, vizio-ministro della Giustizia, représentant,Mmes
N. Zyabkina, primo collaboratore del rappresentante,
A. Zemskova,
I. KorievaM.
Y. PetukhovMmes
G. Khokhrina
Y. Tsimbalova,M.
E. Shipitsyn, consiglieri.

La Corte ha inteso nelle loro dichiarazioni la Sig.ra Burjaliani ed il Sig. Matyushkin.
IN FATTO
I. LE CIRCOSTANZE DELLO SPECIFICO
21. I fatti dello specifico possono riepilogare come segue.
A. Visione d’insieme
22. Allo visto di tutti gli elementi sottomessi alla Corte, risulta che alla fine dell’estate 2006 i tensioni politici tra le Federazioni della Russia e la Georgia hanno raggiunto il loro parossismo con l’arresto il 27 settembre 2006 di quattro ufficiali russi a Tbilissi e la sospensione il 3 ottobre 2006 con la Federazione della Russia di tutti i collegamenti aerei, stradali, marittimi, ferroviari, postali e finanziari con la Georgia. Dei media internazionali hanno fatto stato di sfratti di cittadini georgiani con la Federazione della Russia fin dalla fine del mese di settembre 2006, sostituiti in ciò con differenti organizzazioni internazionali governative e non governative, vedere in particolare il rapporto del 22 gennaio 2007 della commissione di seguito dell’assemblea Parlamentare del Consiglio dell’Europa (APCE) “Tensioni reali tra la Georgia e le Russie”, AS/Mon (2006) 40 rév., il rapporto di ottobre 2007 di Human Rights Watch (HRW, “Singled Out,). Russia’s detenzione and sfratto of Georgians”, Volume 19 No. 5(D, e quello di aprile 2007 della Federazione Internazionale dei Diritti dell’uomo (FIDH) “I migrati in Russia”, no 472.
23. È stato stabilito che durante il periodo in questione, a contare di fine settembre 2006 fino a fine gennaio 2007, dei cittadini georgiani sono stati arrestati, detenuti, poi espulsi del territorio della Federazione della Russia.
24. Il governo che richiede considera che si trattava di misure di ritorsione seguito all’arresto degli ufficiali russi a Tbilissi e che i cittadini georgiani sono stati espulsi a prescindere della questione di sapere se soggiornavano regolarmente o irregolarmente in Federazione della Russia, semplicemente perché erano Georgiano.
25. Secondo il governo convenuto, gli avvenimenti legati all’arresto a Tbilissi di quattro ufficiali russi non hanno nessuno rapporto coi fatti esposti dal governo che richiede nella sua richiesta. Le autorità russe non avrebbero adottato di misure di risposta contro cittadini georgiani, ma avrebbero continuato semplicemente ad applicare la legislazione che mira a prevenire l’immigrazione illegale nel rispetto delle esigenze della Convenzione e degli obblighi internazionali della Federazione della Russia.
26. Le parti sottopongono degli statistiche divergenti in quanto al numero di cittadini georgiani espulsi durante questo periodo.
27. Il governo che richiede sostiene in particolare che fine settembre 2006 a fine gennaio 2007, 4634 decisioni di sfratto sono state rese contro cittadini georgiani di cui 2380 sono stati detenuti ed espulsi con la forza, ed i 2254 restante hanno lasciato il paese coi loro propri mezzi. Precisa che ottobre 2006 al gennaio 2007 è ci stato un aumento flagrante del numero di sfratti di cittadini georgiani che sono passati di circa 80-100 persone con mese di luglio al settembre 2006 a circa 700-800 persone con mese di ottobre 2006 al gennaio 2007. All’ascolto di testimoni, il Sig. Pataridze, Console della Georgia in Federazione della Russia all’epoca dei fatti, ha indicato che a contare di fine settembre 2006 il Consolato georgiano a Mosca è stato sommerso di appelli telefonici, di domande di assistenza di membri della famiglia di persone detenute e che circa 200 a 300 cittadini georgiani si rendevano tutti i giorni al Consolato; ha fatto anche stato di un incremento del numero di documenti di viaggio, necessari allo sfratto dei cittadini georgiani, emessi durante questo periodo e che era passato in media di 10 a 15 documenti con giorno a 150 con giorno (vedere allegato, § 13,).
28. Il governo convenuto che dice disporre solamente di statistici annue o semestrali, indica che nel 2006, 4022 decisioni di sfratto amministrativo sono state pronunciate contro cittadini georgiani, ciò che rappresenta un aumento del 39,7% rispetto a 2005. Però, durante questo anno, sono i cittadini dell’Uzbekistan che sarebbero stati oggetto del più grande numero di misure di sfratto amministrativo (6089), dinnanzi ai cittadini del Tadjikistan (4960) ed i cittadini georgiani (4022) che non arrivano in realtà che in terza posizione. Dal 1 ottobre 2006 al 1 aprile 2007, 2862 cittadini georgiani sarebbero stati oggetto di decisioni di sfratto. Di più, indica che al decorro del mese di ottobre 2006, 4 avevano noleggiato dalla Federazione della Russia hanno trasportato in ogni 445 cittadino georgiano di Mosca a Tbilissi e che fine ottobre ed inizio dicembre 2006, 2 avevano noleggiato dalla Georgia hanno trasportato 220 cittadini georgiani di Mosca a Tbilissi. All’ascolto di testimoni, il Sig. Shevchenko, capo aggiunge del dipartimento di controllo dell’immigrazione del servizio federale delle migrazioni all’epoca dei fatti, ha precisato che il 6 ottobre 2006 si trattava di un aereo da trasporto merci del ministero delle situazioni di emergenza, Egli 76, i 10, 11 e 17 ottobre 2006 di un aereo di linea russa, Egli 62 M, ed il 28 ottobre e 6 dicembre 2006 di aerei di linea georgiana (vedere allegato, § 23,).
29. In quanto alle organizzazioni internazionali governative e non governative, ne riprendono partire le cifre sottomesse col governo che richiede, vedere in particolare il rapporto della commissione di seguito dell’assemblea Parlamentare del Consiglio dell’Europa – rapporto APCE, § 56. Del suo lato, Human Rights Watch (HRW) si riferisce anche nel suo rapporto ad una nota di informazione del 1 novembre 2006 del servizio federale delle migrazioni della Federazione di Russia, rapporto HRW, p. 37. Questa indicherebbe che il 29 settembre al 1 novembre 2006, 2681 decisioni di sfratti amministrativi di cittadini georgiani sono state pronunciate e 1194 cittadini georgiani sono stati espulsi. In quanto alla Federazione Internazionale dei Diritti dell’uomo (FIDH), parla nel suo rapporto di “migliaia di arresti [di cittadini georgiani], di centinaia di collocamento in detenzione e sfratti verso la Georgia” dopo l’incidente del 27 settembre 2006, rapporto FIDH, p. 23.
B. Esistenza addotta di una politica di sfratto che colpisce specificamente i cittadini georgiani
1. Istruzioni e circolari
30. Per sostenere le sue affermazioni, il governo che richiede ha sottoposto un certo numero di documenti che provengono del dipartimento centrale delle cause interne (GUVD) di Santo-Pétersbourg e della regione di Leningrad così come del servizio federale delle migrazioni della Federazione della Russia. Questi si riferiscono a due circolari: il circolare – приказ – no 0215 del 30 settembre 2006 del dipartimento centrale delle cause interne di Santo-Pétersbourg e della regione di Leningrad ed il circolare – указание – no 849 del 29 settembre 2006 del ministero dell’interno della Federazione della Russia.
31. Questi documenti sono i successivo:
i. Tre istruzioni del 2 e 3 ottobre 2006 provenendo del dipartimento centrale delle cause interne di Santo-Pétersbourg e della regione di Leningrad:
– La prima istruzione del 2 ottobre 2006 (no 12272108), ∕indirizzato dal Sig. V.J. Piotrovskiy, capo con interim del dipartimento centrale delle cause interne di Santo-Pétersbourg e della regione di Leningrad, generale di polizia, all’epoca dei fatti, ai capi di divisione di questo dipartimento, è intitolata così “per migliorare l’effettività del collocamento in œuvre del circolare no 0215 del 30.09.2006 del dipartimento centrale delle cause interne (GUVD) (§§ 6.1, 6.2 e 7,”, ed ordina
“1. durante il periodo del 02.10.-04.10.2006, in cooperazione con le antenne territoriali del dipartimento del servizio federale delle migrazioni di Santo-Pétersbourg e della regione di Leningrad e degli effettivi di tutte le unità, di prendere delle misure a grande scala per scoprire un massimo di cittadini (граждане) della Repubblica di Georgia che è in situazione irregolare sul territorio russo e di espellerli”,
“2. “di iniziare” (Инициировать) dinnanzi ai tribunali che esaminano i casi di violazioni delle regole di soggiorno dei cittadini esteri l’adozione di decisioni di espellere unicamente la categoria di cittadini sopra menzionati mettendoli in detenzione nel centro di accoglimento e di detenzione del dipartimento centrale delle cause interne (GUVD). Il collocamento in œuvre di queste misure è approvato dal dipartimento del servizio federale delle migrazioni di Santo-Pétersbourg e della regione di Leningrad (UFMS), e l’adozione delle decisioni è fatta in coordinamento col tribunale di Santo-Pétersbourg ed il tribunale della regione di Leningrad;”, l’istruzione in questione figura anche qui acclusa al rapporto APCE, al rapporto HRW e è menzionata nel rapporto del FIDH, p. 26 b, in fine.
– La seconda istruzione del 2 ottobre 2006, no 12272113, ∕e la terza (no 12272117) ∕del 3 ottobre 2006 completano la prima. La seconda, indirizzata dal Sig. S.N. Storozhenko, capo di una divisione del dipartimento centrale delle cause interne di Santo-Pétersbourg e della regione di Leningrad all’epoca dei fatti, ai capi di polizia di distretto del servizio di lotta contro la criminalità economica e del servizio dei trasporti di Santo-Pétersbourg, riferisciti anche al circolare no 0215. La terza, indirizzata dal Sig. V.D. Koudriavtsev, capo con interim della polizia di Santo-Pétersbourg e della regione di Leningrad all’epoca dei fatti, ai capi di polizia di distretto, ordina in particolare alle autorità competenti di presentare quotidianamente dei rapporti sul numero di cittadini georgiani arrestati per “reati amministrativi e violazioni delle regole relative alla registrazione del luogo del domicilio”;
ii. Un ordine del 2 ottobre 2006, no 12272111, ∕del Sig. Koudriavtsev, capo con interim della polizia di Santo-Pétersbourg e della regione di Leningrad all’epoca dei fatti, riferendosi al collocamento in œuvre del paragrafo 3 del circolare no 0215,;
iii. Una nota di informazione del 18 ottobre 2006 del servizio federale delle migrazioni prese in applicazione del circolare no 849 del 29 settembre 2006 del ministero dell’interno della Federazione di Russia che indica le misure prese per rinforzare il controllo della legalità del soggiorno dei Georgiano che vivono in Federazione della Russia: particolarmente controllo di datori di lavoro che reclutano dei cittadini georgiani, controllo di cittadini georgiani avendo commesso dei reati agli articoli 18.8.-18.11 del codice dei reati amministrativi, sospensione dell’attribuzione di certi documenti ai cittadini georgiani (acquisizione della nazionalità russa) attestati di registrazione, titoli di soggiorno temporaneo e permanente, e verifica della legalità dell’attribuzione di questi documenti, la nota di informazione figura anche qui acclusa al rapporto HRW.
32. Il governo convenuto sostiene che tutte questo istruzioni, l’ordine e la nota di informazione sono state falsificate e contesta il contenuto come addotto dal governo che richiede dei due circolari i nostri 0215 e 849 alle quali si riferiscono questi documenti. Però, conferma l’esistenza di questi due circolari, ma indica che non possono essere rimesse alla Corte perché sono archiviate “segreto di stato.” All’epoca dell’ascolto di testimoni, il Sig. Nikishkin, capo aggiunge del dipartimento giuridico, ministero dell’interno, Mosca, all’epoca dell’ascolto ha confermato che l’istruzione del 2 ottobre 2006 (no 12272108) ∕(paragrafo 31 sopra, provenendo a quanto sembra del dipartimento centrale delle cause interne di Santo-Pétersbourg e della regione di Leningrad era un falso, e che i due circolari i nostri 0215 e 849, questo ultimo che è in realtà un telegramma, erano archiviati “segreto di stato” e che contenevano un riferimento a differenti gruppi criminali nazionali, ma non di riferimento selettivo ai cittadini georgiani. Non potrebbero essere divulgate perché la legislazione russa lo vieta (vedere allegato, § 21,).
33. Nel suo rapporto annuo di 2006, il Sig. V.P. Lukin, Commissario ai diritti dell’uomo della Federazione di Russia (ombudsman russo) all’epoca dei fatti, pubblica l’interezza dell’istruzione del 2 ottobre 2006 (no 12272108)∕, dove il nome del Sig. Piotrovskiy appare in quanto firmatario. Il Commissario indica che questa istruzione gli è stata indirizzata coi militanti dei diritti dell’uomo di Santo-Pétersbourg e che è stata pubblicata dai media locali. Il suo commento si legge come segue: “per nominare le cose come sono, questo documento senza precedente orologio che un ufficiale di polizia alta posta ha concluso una disposizione con le autorità giudiziali nello scopo di ottenere delle decisioni ingiustificate concernente le persone-non ancora identificate-che non hanno rispettato i procedimenti di registrazione temporanea, ignorando le circostanze particolari di ciascuna di esse e per il solo motivo che si trattava di cittadini georgiani. ” In seguito indica avere chiesto al Procuratore generale della Federazione della Russia di verificare l’autenticità di questo documento e nell’affermativa “di impegnare i perseguimenti contro i responsabile e di annullare le istruzioni chiaramente illegali che contiene” (rapporto annuo del 2006 del Commissario ai diritti dell’uomo della Federazione della Russia) punto 7 “Interurbano-ethnic relazioni and human rights”).
34. Nella sua lettera in risposta del 8 dicembre 2006, il Sig. A.E. Buksman, Procuratore generale aggiunge della Federazione della Russia all’epoca dei fatti, ha indicato in particolare che era stabilito che le autorità di Santo-Pétersbourg e delle misure destinate a segnare gli estero che risiedono in modo irregolare prendevano regolarmente della regione di Leningrad carichi di applicare la legge a Santo-Pétersbourg e nella regione di Leningrad. Queste misure sono prese conformemente agli articoli del codice di procedimento penale russo, alla legge federale russa su “l’attività di inchiesta” (“Об оперативно-розыскной деятельности РФ”) ed ai circolari amministrative ivi compreso queste che rileva del segreto di stato. Nella corrente di questo anno, 1069 estero sono stati rinviati di Santo-Pétersbourg verso i loro paesi di origine; 131 di essi avevano la nazionalità georgiana. Avuto non ci non di caso di abuso di potere da parte degli ufficiali della milizia.”
35. Nel suo rapporto, il Commissario qualifica così la risposta data dal Procuratore generale aggiunge: “nella più pura tradizione burocratica, la documento ricevuta non ha risposto a nessuna delle questioni poste dal Commissario. Al posto di ciò, la “risposta” del Procuratore generale aggiunge della Russia conteneva una corta enumerazione dei successi delle forze dell’ordine di Santo-Pétersbourg e, facendo che riferimento ai circolare amministrative, archiviato “segreto”, ha confermato che non ci sono stati di elementi che provano dei casi di abuso di potere da parte dei funzionari di questo servizio. La questione di sapere se ciò notificava che le divisioni che appartengono al dipartimento delle cause interne di Santo-Pétersbourg e della regione di Leningrad non aveva seguito in definitiva nessuna delle istruzioni manifestamente illegali del loro superiore non è stata chiarita. “
2. Domande di informazione indirizzata a differenti scuole e risposte delle autorità russe
36. Il governo che richiede ha sottoposto anche due lettere che provengono dei dipartimenti delle cause interne di due distretti di Mosca – Taganskiy, capo all’epoca dei fatti: IL SIG. G.S. Zakharov, e Zapadniy, capo aggiunge all’epoca dei fatti: IL SIG. A.V. Komarov, – indirizzate il 2 e 3 ottobre 2006 alle scuole per identificare in particolare degli alunni di nazionalità georgiana al motivo “di garantire l’ordine pubblico ed il rispetto della legge, di prevenire degli atti terroristici e delle tensioni tra i bambini che risiedono a Mosca ed i bambini di nazionalità, национальность, georgiana”, lettera del Sig. Zakharov. In una lettera in risposta del 4 ottobre 2006, il direttore di uno di queste determinazioni, il Sig. Engels, all’epoca dei fatti hanno indicato che non esisteva di registro che censisce i bambini secondo la loro nazionalità, le lettere di Sigg. Zakharov ed Engels figurano anche qui acclusi ai rapporti APCE e HRW. L’invio di queste richieste di informazioni è stato commentato ampiamente nei media russi.
37. Il governo convenuto non contesta l’esistenza di queste lettere e riconosce anche che due altre domande dello stesso genere sono state indirizzate a differenti scuole inizio ottobre 2006 col capo del dipartimento delle cause interne del distretto di Butyrskiy di Mosca, la Sig.ra N.V. Markova all’epoca dei fatti, al motivo che voleva identificare dei casi di tangenti versate alle scuole con gli immigranti illegali, così come col capo del dipartimento dei minore del distretto di Togliatti nella regione di Samara, la Sig.ra S.V. Volkova all’epoca dei fatti, al motivo che voleva censire i casi di bambini che vivevano nelle condizioni indecenti. Sostiene che le inchieste condotte seguito a questo maneggi hanno concluso alla mancanza di istruzioni ufficiali del ministero delle cause interne in questo senso. I funzionari isolati che hanno dato prova di eccesso di zelo sarebbero stati sanzionati in compenso, in seguito debitamente per avere agito in modo illegale. Risulta dei documenti sottomessi col governo convenuto che i funzionari riguardati sono stati oggetto di un rimprovero (выговор), di una regressione e di misure disciplinari. All’ascolto di testimoni, la Sig.ra Kulagina, ispettore, dipartimento per l’organizzazione delle attività degli ufficiali di polizia di distretto e dei loro superiori che si riferisce ai minore, divisione centrale dell’interno, regione di Samara, all’epoca dei fatti, ed il Sig. Shabas, capo aggiunge del dipartimento dell’interno, distretto amministrativo del Nord-est, Mosca, all’epoca dei fatti, hanno confermato queste informazione e spiegato in particolare lo svolgimento delle inchieste ufficiali e le sanzioni preso contro il Sig.re Volkova e Markova (vedere allegato) §§ 19 e 22.
38. Il governo convenuto sottopone anche una lettera del 5 dicembre 2006 indirizzato dal Procuratore generale aggiunge della Federazione della Russia a tutti i procuratori e constatando che le irregolarità sono state commesse da differenti dipartimenti delle cause interne al riguardo di cittadini della Comunità degli Stati Indipendenti (CEI). Si è riferito in particolare alle domande ingiustificate indirizzate alle scuole per identificare degli alunni di nazionalità georgiana e ha concluso invitando tutti i procuratori a rinforzare il loro controllo sull’attività di questi dipartimenti per garantire il rispetto dei diritti e libertà dei cittadini del CEI.
3. Posizione delle differenti organizzazioni internazionali governative e non governative
39. In quanto alle organizzazioni internazionali governative e non governative, menzionano un coordinamento tra i poteri amministrativi e giudiziali facendo espressamente riferimento all’istruzione del 2 ottobre 2006 (no 12272108) così come ∕al circolare no 0215 del dipartimento centrale delle cause interne di Santo-Pétersbourg e della regione di Leningrad del 30 settembre 2006, rapporto APCE, §§ 55 e 71, rapporto HRW, § 37, e rapporto FIDH, pp. 26 e 27. All’ascolto di testimoni, il Sig. Eörsi, delatore della commissione di seguito dell’APCE all’epoca dei fatti, ha considerato che lo sfratto di uno se grande numero di cittadini georgiani in un lasso di tempo così corto non poteva farsi senza la cognizione né senza istruzioni che provengono di un livello abbastanza elevato delle autorità russe.
40. Il FIDH indica peraltro che “le organizzazioni di diritti dell’uomo e di difesa dei profughi presentano in Russia considerano che una campagna condotta in modo anche ostentato sull’insieme del territorio russo non è potuto essere iniziata che trasmisi dalla gerarchia del Ministero dell’interno con un ordine scritto. E se le altezze responsabili del Servizio Federale delle Migrazioni e del Ministero dell’interno hanno smentito avere dato degli ordini espliciti di repressione che mira i Georgiano, di numerosi collaboratori della rete “Migrazione e diritto” di “Memoriale” [organizzazione non governativo russo dei diritti dell’uomo] hanno potuto vedere nei dipartimenti regionali o locali della polizia di essi [istruzioni] scritte che contenevano tutti gli elementi presenti nella campagna. Il caso di lei [circolare segreta del dipartimento centrale delle cause interne di Santo-Pétersbourg e della regione di Leningrad], così come gli scritti in direzione delle scuole a Mosca, paragrafi 36 a 37 sopra, non possono essere presi come i casi isolati”, rapporto FIDH, pp. 28-29; per le richieste di informazioni indirizzate alle scuole, vedere anche,: rapporto APCE, allegato V, e rapporto HRW, p. 37.
C. Svolgimento degli avvenimenti controversi secondo le deposizioni dei testimoni
1. Situazione dei cittadini georgiani allo sguardo delle regole di immigrazione in Federazione della Russia
41. Le parti oppongono sul rispetto coi cittadini georgiani espulsi delle regole di immigrazione in Federazione della Russia durante il periodo in questione di cui di numerose organizzazioni internazionali governative e non governative hanno sottolineato la complessità, paragrafo 76 sotto.
42. In ciò che riguarda i testimoni georgiani intesi all’epoca dell’ascolto, anche se la loro situazione giuridica in Federazione della Russia sembra spesso confusa, la Corte rileva che una maggioranza di essi era formalmente in situazione irregolare in Federazione della Russia – di cui certi da parecchi anni – per i motivi diversi (p). ex. mancanza di permesso di lavoro, di visti o di attestati di registrazione in regola, spesso rilasciata all’insaputa a loro in modo fraudolenta con le numerose agenzie private che operano abbastanza largamente in Federazione della Russia. Hanno dichiarato che erano potuti essere certo oggetto di controlli nel passato e che erano arrivati al pagamento di una somma di denaro talvolta, ma che era la prima volta che sono stati arrestati ed espulsi con la forza del territorio russo.
43. Il Sig. Pataridze, Console della Georgia in Federazione della Russia all’epoca dei fatti, ha indicato che i passi ufficiali erano difficili a compiere in pratica e che numerosi cittadini esteri di cui i Georgiano si erano fatti intrappolati da queste agenzie private di cui molto agivano in modo illegale e rilasciavano anche del falsi attestati di registrazione. Ha aggiunto che era corrente in Federazione della Russia di fare appello a queste agenzie private che facevano della pubblicità in tutti i luoghi pubblici delle grandi città (vedere allegato, § 13,).
44. Il Sig. Azarov, capo aggiunge del dipartimento di controllo dell’immigrazione, servizio federale delle migrazioni, Mosca, all’epoca dei fatti, ed il Sig. Kondratyev, ispettore della divisione delle misure di “check-out” no 2 nello stesso dipartimento all’epoca dei fatti, hanno ricordato che uniche le autorità ufficiali erano abilitate a rilasciare queste carte e che pubblicavano regolarmente le informazione pertinenti per i cittadini esteri; hanno confermato l’esistenza di queste agenzie private, ma hanno sottolineato che le loro attività erano spesso illegali e facevano l’oggetto di perseguimenti penali senza fornire tuttavia di esempi concreti (vedere allegato) §§ 15 e 17.
2. Arresto, detenzione e sfratto dei cittadini georgiani
45. Seguito all’ascolto di testimoni, lo svolgimento degli avvenimenti controversi può riepilogare schematicamente come segue: dei controlli di identità di cittadini georgiani sono stati effettuati in particolare nelle vie, sui mercati ed altri posti di lavoro così come al loro domicilio, ed essi sono stati arrestati in seguito e portati nei commissariati di polizia. Dopo essere stato posto in guardia a vista nei commissariati di polizia, per una durata che va di alcune ore ad uno o due giorni secondo le testimonianze, sono stati raggruppati e sono stati trasferiti con bevuti verso i tribunali che hanno pronunciato delle sanzioni amministrative e delle decisioni di sfratto amministrativo del territorio russo al loro riguardo all’epoca di procedimenti sommari. In seguito, dopo avere subito una visita medica con prelievo di sangue talvolta, sono stati portati nei centri di detenzione per estero dove erano detenuti durante le durate variabili, arzillo di 2 a 14 giorni secondo le testimonianze, poi trasportati con bevuti versi differenti aeroporti di Mosca ed espulsi verso la Georgia per via aerea. Conviene rilevare che tra i cittadini georgiani contro che delle decisioni di sfratto sono state pronunciate, certi hanno lasciato il territorio della Federazione della Russia coi loro propri mezzi.
ha. Condizioni di arresto
46. I testimoni georgiani hanno indicato che sono stati arrestati dagli ufficiali di polizia russo sotto pretesto che le loro carte di identità non erano in regola. Spesso non avrebbero potuto portare i loro effetti personali né avrebbero potuto prevenire loro prossimi. Alle loro questioni sulle ragioni del loro arresto, si sarebbe risposto loro che questo era perché erano Georgiano e che esisteva un ordine venuto di in cima ad espellere i cittadini georgiani, deposizioni dei testimoni nostro 1, 2 e 3-vedere allegato, §§ 5, 6 e 7.
47. Il Sig. Azarov, capo aggiunge del dipartimento di controllo dell’immigrazione, servizio federale delle migrazioni, Mosca, all’epoca dei fatti, ed il Sig. Kondratyev, ispettore della divisione delle misure di “check-out” no 2 nello stesso dipartimento all’epoca dei fatti, hanno indicato che i loro servizi procedevano ai controlli di identità di estero o di datori di lavoro suscettibili di avere violato le regole di immigrazione in Federazione della Russia sulla base di informazione che avevano ricevuto.
b. Procedimenti dinnanzi ai tribunali
48. I testimoni georgiani hanno dichiarato tutti che il procedimento seguito dinnanzi ai tribunali era stato molto sommario. Non si sarebbero resi spesso anche conto che si li era portati dinnanzi ad un tribunale, deposizioni dei testimoni nostri 4, 5 e 6-vedere allegato, §§ 8, 9 e 10. Così certi hanno menzionato una manutenzione con un giudice, di una durata di 5 minuti in media e senza vero esame delle circostanze dello specifico, deposizioni dei testimoni il nostro 1 e 3-vedere allegato, §§ 5 e 7, altri hanno detto non essere stato ammisi nella sala di udienza ed avere aspettato nei corridoi, addirittura negli autobus che li avevano condotti al tribunale, deposizioni dei testimoni i nostri 2 e 7-vedere allegato, §§ 6 e 11, con altri cittadini georgiani, il loro numero varia tra 15 e 150. In seguito hanno indicato essere stato intimato in modo autoritario di firmare le decisioni di giustizia senza avere avuto la possibilità di leggere il contenuto, né di potere ottenere una copia della decisione. Non avrebbero potuto disporre né di un interprete né di un avvocato, deposizioni dei testimoni nostro 1, 2 e 4-vedere allegato, §§ 5, 6 e 8. In linea di massima, anche bene i giudici che gli ufficiali di polizia li avrebbero scoraggiati di fare appello ne che dice loro che esisteva un ordine di espellere i cittadini georgiani, ed erano stressati in ogni modo talmente all’idea di restare più molto tempo in detenzione ed avevano talmente fretta di tornare in Georgia che avrebbero firmato “qualsiasi cosa.” Alle loro questioni sulle ragioni del loro sfratto, si sarebbe risposto loro che questo era perché erano Georgiano e che dovevano porre la questione al loro Presidente, il Sig. Saakashvili.
49. Il Sig. Pataridze, Console della Georgia in Federazione della Russia all’epoca dei fatti, ha indicato che gli ufficiali russo gli avevano detto in priva che tali appelli non avrebbero senso perché la decisione di espellere i Georgiano di Federazione della Russia era politica (vedere allegato, § 13,).
50. Il Sig. Kondratyev, ispettore della divisione delle misure di “check-out” no 2, dipartimento di controllo dell’immigrazione, servizio federale delle migrazioni, Mosca, all’epoca dei fatti, ha descritto questi procedimenti dinnanzi ai tribunali del seguente modo: l’imputato era presentato ad un giudice che gli indicava i suoi diritti ed i suoi obblighi, gli chiedeva se desiderava la presenza di un interprete e di un avvocato, e così sì, si prendeva in conto la sua domanda; poi il giudice poneva delle questioni all’imputato sui dettagli della sua situazione, lasciava la sala e spettava con la decisione. Se era una decisione di sfratto, l’imputato riceveva una copia ed era portato al centro di detenzione per estera vista del suo sfratto. Aveva 10 giorni per fare appello, anche una volta che era stato espulso di Federazione della Russia e questo termine poteva essere prorogato, vedere allegato, § 17.
51. Il Sig. Manerkin, capo della divisione di supervisione dell’esecuzione della legislazione federale, ufficio del Procuratore, Mosca, all’epoca dei fatti, ha spiegato che all’epoca dei fatti il suo servizio aveva identificato in particolare delle irregolarità di natura procedurale sul modo di cui il servizio federale delle migrazioni aveva innalzato i verbali contro cittadini esteri di parecchi paesi. Queste constatazioni avevano condotto in 22 casi all’annullamento delle decisioni di sfratto in questione. Ha aggiunto che il Procuratore generale incaricato della regione di Mosca ha chiesto a tutti i suoi servizi di badare a ciò che i diritti di tutti i cittadini esteri siano rispettati debitamente. Non ci sarebbero state mai di istruzioni che restringono i diritti dei cittadini georgiani, perché sarebbe contrario alla legge, ed anche un crimine in dritto russo.
c. Condizioni di detenzione
52. I testimoni georgiani hanno parlato di “sovrappopolazione”, di condizioni di detenzione “insopportabile” e “disumana” e di condizioni di igiene deplorevole e hanno indicato che i loro compagni di detenzione erano in maggioranza dei cittadini georgiani, anche se c’erano talvolta uno o l’altro detenuto di un’altra nazionalità.
53. Hanno precisato che all’epoca di essi tengo a vista nei commissariati di polizia, le unità, chiamate “gabbie a scimmie”, erano exigües e sovrappopolate, che gli uomini e le mogli erano detenuti talvolta insieme e che non c’era possibilità per si assoir, deposizioni dei testimoni il nostro 1 e 6 – vedere allegato, §§ 5 e 10.
54. Hanno sottolineato che nei centri di detenzione per estero, le unità erano sovrappopolate anche: la descrizione della taglia delle unità varia di 40 a 50 m2 per 100 detenuti, di 22 a 25 m2 per 23 detenuti con 10 cuccette, deposizione del testimone no 3, di 6 x 8 non (“footsteps”) per 30 detenuti con 6 letti, deposizione del testimone no 4, e di 25 m2 con 40 detenuti e 15 cuccette, deposizione del testimone no 7. Altri testimoni hanno menzionato delle unità di piccola taglia con 7 o 8 detenuti, deposizioni dei testimoni il nostro 1 e 6, o con 45 detenuti e 6 cuccette, deposizione del testimone no 5-vedere allegato, §§ 7, 8 11, 5, 10 e 9,. Le cuccette comprendevano solamente delle semplici barre di ferro o dei materassi molto fini e non di coperte, i detenuti dovevano dormire a turno, un secchio fungeva da servizi e non si era separato dal resto delle unità, non c’era acqua e non di cibo decente.
55. Il Sig. Pataridze, Console della Georgia in Federazione della Russia all’epoca dei fatti, ha indicato che sé e la sua squadra hanno visitato più di una dozzina di centri di detenzione in differenti regioni della Federazione della Russia di cui in particolare quelli di Santo-Pétersbourg e di Mosca. Ha confermato che c’erano soprattutto dei cittadini georgiani detenuti in tutti questi centri, che le unità erano sovrappopolate, le condizioni di detenzione molto difficile, l’igiene deplorevole e che non c’erano abbastanza letti e di materasso. Solo il centro di detenzione no 1 di Mosca, centro modello mostrato ai giornalisti, aveva delle condizioni di detenzione migliore, anche se era sovrappopolato anche, vedere allegato, § 13.
56. Il Sig. Azarov, capo aggiunge del dipartimento di controllo dell’immigrazione, servizio federale delle migrazioni, Mosca, all’epoca dei fatti, ha indicato che era responsabile dei 8 centri di detenzione di Mosca e che li aveva visitati tutti: le condizioni di detenzione erano le stesse per tutti gli estero, a sapere delle grandi unità di circa 50 m2, coi letti, dei servizi separati, l’acqua decorre e dei pasti caldi servirono 3 volte con giorno (vedere allegato, § 15,). Altri testimoni russi hanno indicato che non c’è stato mai lamento né da parte del Console della Georgia né da parte dei cittadini georgiani in quanto alle condizioni di detenzione.
d. Condizioni di sfratto
57. I testimoni georgiani hanno dichiarato essere stato trasportato da autobus con altri cittadini georgiani corredati dagli ufficiali delle forze speciali di polizia russo (OMON) verso diversi aeroporti di Mosca di dove sono stati espulsi per via aerea verso Tbilissi. Hanno menzionato delle umiliazioni da parte degli ufficiali OMON, in particolare di essere stato costretto di pagare negli autobus per potere saziare un bisogno naturale o fumare o portare i loro effetti personali, deposizioni dei testimoni nostri 3, 4, 5 e 7-vedere allegato, §§ 7, 8, 9 e 11, ed in seguito di avere dovuto camminare o anche ordinario le mani dietro la schiena in direzione dell’aereo nei corridoi umani formati dagli ufficiali OMON. I primi cittadini georgiani espulsi sono stati trasportati in un aereo da trasporto merci, il 6 ottobre 2006, ed i successivo negli aerei di linea, i 10, 11 e 17 ottobre 2006. Se le condizioni di trasporto nell’aereo di linea erano corrette, queste nell’aereo da trasporto merci erano molto rudimentali: i testimoni georgiani hanno indicato che c’erano due file di panche dove erano consolidati le mogli ed i bambini, una ventina circa, gli uomini si erano seduti per terra o dovevano restare in piedi, e c’era un tipo di traghetto che fungeva da servizi e che circolava tra le file. La stima del numero di passeggeri georgiani negli aerei varia tra 80 e 150.
58. Il Sig. Kondratyev, ispettore della divisione delle misure di “check-out” no 2, dipartimento del controllo dell’immigrazione, servizio federale delle migrazioni, Mosca, all’epoca dei fatti, ha indicato che l’aereo-cargo somigliava agli aerei di linea con un poco meno di comodità: in ogni caso erano attrezzati di sedi o di panche con le cinture di sicurezza, dell’acqua e del cibo era servita a bordo, e c’erano dei servizi fissati al suolo. Ha sé corredato il volo dell’aereo da trasporto merci il 6 ottobre 2006, ha spiegato che il volo è durato circa le 3, che c’erano circa 150 passeggeri a bordo e che non si sono lamentati delle condizioni di trasporto, ma hanno ringraziato al contrario i membri del suo servizio all’arrivo a Tbilissi. Al ritorno, lo stesso aereo ha imbarcato dei cittadini russi della Georgia verso la Federazione della Russia.
59. Il Sig. Azarov, capo aggiunge del dipartimento di controllo dell’immigrazione, servizio federale delle migrazioni, Mosca, all’epoca dei fatti, era presente agli aeroporti di Zhukovskoe e di Domodedovo e è ammontato a bordo di due aerei che trasportano dei cittadini georgiani espulsi verso la Georgia. Ha precisato che gli aerei erano attrezzati di sedi e di panche, e che l’acqua e dei biscotti erano serviti a bordo.
60. Il Sig. Shevchenko, capo aggiunge del dipartimento di controllo dell’immigrazione del servizio federale delle migrazioni all’epoca dei fatti, ha dichiarato che era presente all’aeroporto quando i cittadini georgiani sono stati espulsi e ha sottolineato che non c’erano state limitazioni di bagaglio che al contrario avevano i loro effetti personali su essi e che i media erano presenti. In seguito, in una lettera di ringraziamento indirizzato dal Console della Georgia al direttore del servizio federale delle migrazioni della città di Derbent (Dagestan), questo si sarebbe congratulato con le autorità russe per la buona collaborazione all’epoca dei procedimenti di sfratto e non avrebbe depositato di reclamo.
e. Situazione in Georgia dopo lo sfratto
61. I testimoni georgiani hanno sottolineato che erano alleggeriti di essere di nuovo in Georgia e che non avevano intenzione di fare presso appello delle decisioni di sfratto del Consolato o dell’ambasciata della Federazione della Russia a Tbilissi. In ogni modo, all’epoca dei procedimenti dinnanzi ai tribunali in Federazione della Russia, anche bene i giudici che gli ufficiali di polizia avrebbero detto loro a più riprese che ciò non serviva a niente perché esisteva un ordine venuto di in cima ad espellere i cittadini georgiani. Certi hanno menzionato anche gli ostacoli pratici come la chiusura del Consolato russo a Tbilissi, altri hanno parlato delle lunghe file di attesa dinnanzi a questo Consolato.
62. Il Sig. Vasilyev, Console della Federazione della Russia in Georgia all’epoca dei fatti, ha indicato che dopo il rimpatrio fine settembre 2006 di una parte del personale diplomatico dell’ambasciata e del Consolato di Tbilissi verso la Federazione della Russia, questi continuavano di funzionare normalmente, alle ore di apertura abituale (9h-16h, di 15 persone, diplomatici e personale amministrativo, riducono con un effettivo, all’ambasciata e 3 diplomatici al Consolato. I cittadini georgiani avrebbero potuto depositare dei ricorsi o dei lamenti dunque, personalmente o col verso del ministero delle cause estere della Georgia e che sarebbero stati trasmessi alle autorità competenti in Federazione della Russia, ma nessuni ricorsi né nessuno lamento non sono stati depositati. Dopo la rottura delle relazioni diplomatiche tra i due paesi, a contare di marzo 2009, la Federazione della Russia ha tenuto un’antenna all’ambasciata svizzera in Georgia e la Georgia si è guardata anche un’antenna all’ambasciata svizzera in Federazione dalla Russia e si sarebbe potuto si indirizzare ai diplomatici rispettivi dei due paesi (vedere allegato, § 24,). Nella sua lettera del 15 aprile 2011, il governo convenuto ha confermato che seguito all’evacuazione di una parte del suo personale diplomatica fine settembre 2006, 10 membri del personale diplomatico hanno continuato a lavorare nell’ambasciata russa di Tbilissi e 3 al Consolato.
D. Svolgimento degli avvenimenti controversi secondo differenti organizzazioni internazionali governative e non governative
1. Visione di insieme
63. La commissione di seguito dell’APCE menziona una “campagna di persecuzione selettiva ed intenzionale fondata sull’appartenenza etnica, campagna manifestamente contraria allo spirito dell’articolo 14 e del Protocollo no 12 alla Convenzione europea di salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (CEDH) (…) dove questo gruppo è molto chiaramente il bersaglio di operazioni speciali della milizia destinata a braccare i suoi membri nelle vie, sui mercati o nei luoghi strategici, Consolato della Georgia a Mosca, Chiesa ortodossa georgiana, (…) “, rapporto APCE, §§ 52-53.
64. Delle organizzazioni non governative menzionano delle “operazioni massicce di controllo e di repressione diretto contro i Georgiano di Mosca e delle altre città russe”, rapporto FIDH, punto II “la campagna anti-georgiana dell’autunno 2006”, p. 20. I cittadini georgiani così come le persone “di origine georgiana” (“ethnic Georgians”) sarebbero stati vittime di una politica deliberata di detenzione e di sfratto al loro carico, rapporto HRW, p. 1.
65. HRW cita i propositi della Sig.ra Ella Pamfilova, Presidentessa del consiglio presso del Presidente della Federazione di Russia per la promozione delle istituzioni della società civile ed i diritti dell’uomo (organismo di stato carico di consigliare il Presidente su tutte le questioni che si riferiscono alla società civile ed ai diritti dell’uomo) all’epoca dei fatti che si sono espressi così: “le misure legali ed amministrative prese [contro i Georgiano] non sono fondate: alcuni commerci che adoperano delle persone di origine georgiana sono chiusi, dei visti e degli attestati di registrazione ottenuta in modo legale coi cittadini georgiani sono annullati, le persone sono detenute in modo illegale e [espulse] della Russia”, dichiarazione del 8 novembre 2006, p. 30 del rapporto.
66. La Sig.ra Svetlana Gannushkina, membro di questo stesso consiglio presso del Presidente della Federazione della Russia, capo della rete “migrazione e diritto” e Presidentessa del comitato di assistenza civica e membro del consiglio di amministrazione del centro per i diritti dell’uomo “Memoriale” all’epoca dei fatti, ha dichiarato in particolare nel 2006 che c’è stata una “persecuzione organizzata di cittadini georgiani.” Ha stimato che un tale “assillo di un gruppo specifico di persone costituiva una forma inaccettabile di discriminazione e non saprebbe essere considerato in nessun caso come un metodo legale per combattere l’immigrazione illegale”, discorso al Parlamento europeo del 21 novembre 2006.
67. Altre istituzioni europee hanno espresso anche la loro preoccupazione in quanto al grande numero di Georgiano espulsi e hanno invitato le autorità russe ad abrogare tutte le misure prese contro i cittadini georgiani che risiedono sul suo territorio, discorso del 25 ottobre 2006 della Sig.ra Ferrero-Waldner, membro della Commissione europea carica delle relazioni esterne e della politica europea di vicinato; proposta di risoluzione comune del 6 marzo 2007 del Parlamento europeo sulla situazione in Ossétie del Sud, punti I. e 11 e 12; dichiarazione del 15 dicembre 2006 della Commissione europea contro il Razzismo e l’intolleranza (ECRI)).
2. Arresto, detenzione e sfratto dei cittadini georgiani
ha. Condizioni di arresto e procedimenti dinnanzi ai tribunali
68. La commissione di seguito dell’APCE indica che la “routine degli sfratti” seguiva lo stesso schema nell’insieme del paese: “i Georgiano arrestati nella via sotto pretesto di un controllo di carte erano messi in detenzione, che le loro carte siano in regola o no, e condotti alle stazioni della milizia dove erano riuniti in grandi gruppi inviati dinnanzi ai tribunali poi in che delle sanzioni amministrative e delle decisioni di sfratto del territorio russo erano pronunciate al loro riguardo, conformemente a degli accordi preliminari coi tribunali, senza avvocati né esame delle circostanze dello specifico, durante un procedimento che durava di 2 a 10 minuti. Le persone riguardate da queste misure non erano spesso, anche ammesse nella sala di udienza, ed i detenuti restavano nei corridoi, addirittura nelle automobili che li avevano condotti al tribunale”, rapporto APCE, § 59.
69. Questa descrizione raggiunge quella del FIDH e di HRW, rapporto FIDH, pp. 23-26 soldi II-2 / “Svolgimento della crisi e tipo di persecuzioni” ha, “Operazioni di controllo e di arresti”, b) “Diniego di giustizia flagrante e sottrazione dei procedimenti”, e rapporto HRW, pp. 40-53 soldi “Arbitrary and illegale detenzione and sfratto of Georgians”).
70. Così HRW enuncia in particolare che “se lo sfratto di molto tra essi [dei cittadini georgiani] si basa tecnicamente su una decisione giudiziale, il modo di cui queste decisioni giudiziali sono state prese, certi alla conclusione di processi collettivi, il difetto di rappresentanza e l’impossibilità di preparare correttamente i mezzi di difesa per contestare lo sfratto, così come l’impossibilità per molto le persone riguardate di interporre appello, mostrano che la Russia non ha nell’occorrenza non rispettata gli obblighi che gli spettano in virtù del CEDH”, rapporto HRW, p. 13.
71. In quanto al FIDH, indica che “le persone fermate sono state portate da gruppi dinnanzi ai tribunali che in alcuni minuti hanno pronunciato lo sfratto fuori dalla Russia, preceduta da un collocamento in detenzione in un centro di detenzione provvisoria per cittadini esteri (TsVSIG), e questo qualunque sia le condizioni o la situazione di famiglia della persona”, rapporto FIDH, p. 25.
Aggiunge che un avocate dell’associazione russa “Assistenza civica” è stata a più riprese testimone delle irregolarità massicce del funzionamento della giustizia durante questa campagna: non solo, le persone arrestate non avevano dritte ad un avvocato, ma sono state portate spesso da gruppi dinnanzi ai tribunali coi poliziotti. Là, i giudici prendevano alla catena, e spesso all’infuori della presenza degli interessati delle decisioni di sfratto, senza interessarsi anche alle circostanze di ogni causa. Questi avvisi di sfratto erano presentati alle persone apostrofate, molto firmavano intendendo firmare una multa poiché queste fanno parte del costume delle sanzioni amministrative possibili per reato alla legislazione sul soggiorno. A più riprese, gli interessati si sono visti scoraggiare in anticipo di fare appello della decisione, al motivo che “sarebbe più peggiore”. In certi casi, i “accordi” sono stati firmati al posto degli interessati”, rapporto FIDH, p. 26.
Precisa anche che “parecchi elementi indicano una collusione tra autorità poliziesche e giudiziali che stabilisce che questa politica è stata elaborata in anticipo: – A Mosca, la collusione tra le polizie ed i giudici possono essere indicati dal fatto che questi ultimi non avevano convocato nessuna altra causa per le ore dove la polizia portava loro dei Georgiano. Sono stati arrestati alle 9 della mattina e sono stati presentati in gruppo a 10 h dinnanzi ai tribunali. I giudici hanno reso più di decisioni in alcuni giorni che di solito in 6 mesi”, rapporto FIDH, p. 26.
b. Condizioni di detenzione e di sfratto
72. In quanto alle condizioni di detenzione e di sfratto, la commissione di seguito dell’APCE si riferisce ai testimoni intesi da lei nella cornice della missione dei co-delatori e che hanno parlato di “sovrappopolazione”, di condizioni di detenzione “insopportabile” e “disumana”. Sarebbero stati privati non solo di assistenza sanitaria, ma anche di ogni possibilità di soddisfare i loro bisogni primari.
Questa situazione avrebbe provocato il decesso di un cittadino georgiano di 48 anni, Tengiz Togonidze che secondo i testimoni, soffriva di asma; essendo stato detenuto due settimane senza assistenza sanitaria né possibilità di uscire all’aria onere, sarebbe deceduto dopo le parecchie di trasporto tra i centri di detenzione di Santo-Pétersbourg e l’aeroporto internazionale Domodedovo di Mosca il 17 ottobre 2006. Il capo aggiunge del servizio federale delle migrazioni, il Sig. Turkin, all’epoca dei fatti, avrebbe affermato che il centro di detenzione in questione era durante chiusura. La commissione di seguito menziona anche il caso di una seconda cittadina georgiana, Manana Jabelia, vecchia di 52 anni che sarebbe deceduta il 2 dicembre 2006 nel centro di detenzione no 2 di Mosca, dopo due mesi di assistenza sanitaria inadeguata e dopo essere vista rifiutare si un aiuto medico di emergenza, rapporto APCE, § 60.
Infine, la commissione di seguito menziona le condizioni di trasporto dei cittadini georgiani nell’aereo da trasporto merci all’inizio del mese di ottobre 2006; questo modo di trasporto avrebbe violato le norme dell’organizzazione Internazionale dell’aviazione e costituito un pericolo di morte per i passeggeri, rapporto APCE, § 57.
73. Il FIDH preciso che si “conta otto centri di detenzione provvisoria per estero (TsVSIG) a Mosca e nelle vicinanze che sono nella loro maggioranza delle anziane unità di dégrisement trasformati. I centri no 1 (quartiere Novoslobodskaïa), no 2, a Peredelkino, e no 8, a Mnevniki, sono stati visitati dai collaboratori del Comitato “Assistenza Civica.” Dinnanzi a quello della Dimitrovskoe Carreggiata, si poteva vedere una fila di automobili di polizia delle strade da vicino due chilometri che aspettavano per depositare le persone arrestate in un centro contemplato per 320 persone circa. Alcune persone detenute hanno testimoniato che c’erano 16 persone al posto di 8 con unità, e che le razioni di cibo non erano state aumentate. Peraltro, c’era talmente di mondo che i TsVSIG non avevano anche il tempo di stabilire i documenti per le liberazioni.” Il FIDH fa anche stato di quattro casi di decesso in detenzione o durante il trasporto anteriore sfratto, rapporto FIDH, pp. 26-27 soldi c, “Condizioni di detenzione e decesso in detenzione”).
74. HRW riferisce dei fatti simili e fa anche stato di quattro casi di decesso in detenzione, rapporto HRW, pp. 53-57 soldi “Deaths of Georgians in custody”, e pp. 57-63 soldi “Inhuman and degrading treatment”).
Sul primo punto, HRW menziona anche il caso del Sig. Togonidze così come quello della Sig.ra Jabelia che sarebbe stato sottomessi alle condizioni di detenzione molto dura e non avrebbero beneficiato dell’assistenza sanitaria necessaria, ciò che avrebbe provocato il loro decesso. Il caso di due altri cittadini georgiani che sarebbero deceduti in detenzione è menzionato anche. Di più, le autorità russe non avrebbero intrapreso di investigazioni bastiamo seguito a questi decessi mentre ne hanno l’obbligo in virtù dell’articolo 2 della Convenzione europea dei Diritti dell’uomo.
Sul secondo punto, HRW indica che numerosi cittadini georgiani sono stati sottomessi ai trattamenti disumani e degradanti in ragione delle cattive condizioni di detenzione e di sfratto (unità sovrappopolate) mancanza di acqua e di cibo, e trasporto di più di un centinaio di cittadini georgiani con aereo da trasporto merci.
II. IL DIRITTO E LE PRATICA INTERNE PERTINENTI
A. Leggi règlementant l’immigrazione e situazione particolare dei cittadini georgiani
75. L’entrata ed il soggiorno degli immigrati sono regolati da due leggi, la legge federale no 115-FZ del 25 luglio 2002 sullo statuto giuridico dei cittadini esteri nella Federazione di Russia e la legge federale no 109-FZ del 18 luglio 2006 sul controllo migratorio dei cittadini esteri e degli apolidi nella Federazione della Russia.
Dall’entrata in vigore il 29 ottobre 2002 della legge sullo statuto giuridico dei cittadini esteri, tutti i cittadini del CEI – ivi compreso i cittadini georgiani – sono tenuti di regolarizzare la loro situazione sollecitando l’attribuzione di un titolo di soggiorno, mentre risiedevano prima legalmente sul territorio russo. In virtù degli articoli 20 e 21 di questa legge, devono depositare anche presso una domanda di registrazione degli uffici locali del servizio federale russo delle migrazioni per ottenere un attestato di registrazione che indica il loro luogo di residenza. Se desiderano esercitare un’attività professionale, sono tenuti di ottenere un permesso di lavoro così come una carta di lavoratore che migra, conformemente all’articolo 13 di questa legge. Un visto di cause (“business previde” – “деловая”) a durata variabile è accordata ad un cittadino estero che desidera partecipare ad un seminario o che dispongo di contatti commerciali in Federazione della Russia, ma non permette di lavorare legalmente.
Peraltro, a contare del 5 dicembre 20

Testo Tradotto

Conclusions: Exception préliminaire rejetée (Article 35-1 – Epuisement des voies de recours internes) Partiellement irrecevable
Violation de l’article 38 – Examen contradictoire de l’affaire et procédure de règlement amiable
Violation de l’article 4 du Protocole n° 4 – Interdiction des expulsions collectives d’étrangers-{général} (article 4 du Protocole n° 4 – Interdiction des expulsions collectives d’étrangers)
Violation de l’article 5 – Droit à la liberté et à la sûreté (Article 5-1 – Arrestation ou détention régulière)
Violation de l’article 5 – Droit à la liberté et à la sûreté (Article 5-4 – Contrôle de la légalité de la détention)
Violation de l’article 3 – Interdiction de la torture (Article 3 – Traitement dégradant Traitement inhumain) (Volet matériel)
Violation de l’article 13+5-1 – Droit à un recours effectif (Article 13 – Recours effectif) (Article 5 – Droit à la liberté et à la sûreté
Article 5-1 – Arrestation ou détention régulière)
Violation de l’article 13+3 – Droit à un recours effectif (Article 13 – Recours effectif) (Article 3 – Interdiction de la torture
Traitement dégradant
Traitement inhumain)
Non-violation de l’article 1 du Protocole n° 7 – Garanties procédurales en cas d’expulsion d’étrangers (article 1 al. 1 du Protocole n° 7 – Expulsion d’un étranger Résident régulièrement) Non-violation de l’article 8 – Droit au respect de la vie privée et familiale (Article 8-1 – Respect de la vie familiale) Non-violation de l’article 1 du Protocole n° 1 – Protection de la propriété (article 1 al. 1 du Protocole n° 1 – Privation de propriété)
Non-violation de l’article 2 du Protocole n° 1 – Droit à l’instruction-{général} (article 2 du Protocole n° 1 – Droit à l’instruction)
Satisfaction équitable réservée

GRANDE CHAMBRE

AFFAIRE GÉORGIE c. RUSSIE (I)

(Requête no 13255/07)

ARRÊT
(Fond)

STRASBOURG

3 juillet 2014

Cet arrêt est définitif. Il peut subir des retouches de forme.

Table des matières
Table des matières 1
PROCÉDURE 4
I. INTRODUCTION 4
II. PROCÉDURE SUR LA RECEVABILITÉ DEVANT LA CHAMBRE 5
III. PROCÉDURE SUR LE FOND DEVANT LA GRANDE CHAMBRE 5
EN FAIT 7
I. LES CIRCONSTANCES DE L’ESPÈCE 7
A. Vue d’ensemble 7
B. Existence alléguée d’une politique d’expulsion visant spécifiquement les ressortissants géorgiens 9
C. Déroulement des événements litigieux selon les dépositions des témoins 14
D. Déroulement des événements litigieux selon différentes organisations internationales gouvernementales et non gouvernementales 20
II. LE DROIT ET LA PRATIQUE INTERNES PERTINENTS 24
A. Lois règlementant l’immigration et situation particulière des ressortissants géorgiens 24
B. Position de différentes organisations internationales gouvernementales et non gouvernementales 25
C. Procédure en matière d’expulsion administrative 25
III. LES DEMANDES DES PARTIES 26
A. Gouvernement requérant 26
B. Gouvernement défendeur 27
EN DROIT 27
I. ÉTABLISSEMENT DES FAITS ET PRINCIPES D’APPRÉCIATION DES PREUVES 27
A. Établissement des faits 27
B. Principes d’appréciation des preuves 30
II. SUR LA VIOLATION ALLÉGUÉE DE L’ARTICLE 38 DE LA CONVENTION 31
A. Thèses des parties 31
B. Appréciation de la Cour 32
III. SUR L’EXISTENCE ALLÉGUÉE D’UNE PRATIQUE ADMINISTRATIVE ET SUR L’ÉPUISEMENT DES VOIES DE RECOURS INTERNES ET LA RÈGLE DES SIX MOIS 34
A. Pratique administrative et épuisement des voies de recours internes 35
B. Règle des six mois 45
IV. SUR LA VIOLATION ALLÉGUÉE DE L’ARTICLE 4 DU PROTOCOLE no 4 45
A. Thèses des parties 45
B. Appréciation de la Cour 46
V. SUR LA VIOLATION ALLÉGUÉE DE L’ARTICLE 5 §§ 1 et 4 DE LA CONVENTION 49
A. Thèses des parties 49
B. Appréciation de la Cour 50
VI. SUR LA VIOLATION ALLÉGUÉE DE L’ARTICLE 3 DE LA CONVENTION 51
A. Thèses des parties 51
B. Appréciation de la Cour 52
VII. SUR LA VIOLATION ALLÉGUÉE DE L’ARTICLE 13 DE LA CONVENTION COMBINÉ AVEC L’ARTICLE 4 DU PROTOCOLE no 4 ET AVEC L’ARTICLE 5 §§ 1 et 4 ET L’ARTICLE 3 DE LA CONVENTION 55
A. Thèses des parties 55
B. Appréciation de la Cour 55
VIII. SUR LA VIOLATION ALLÉGUÉE DE L’ARTICLE 14 DE LA CONVENTION COMBINÉ AVEC L’ARTICLE 4 DU PROTOCOLE no 4 ET AVEC L’ARTICLE 5 §§ 1 et 4 ET L’ARTICLE 3 DE LA CONVENTION 56
A. Thèses des parties 56
B. Appréciation de la Cour 57
IX. SUR LA VIOLATION ALLÉGUÉE DE L’ARTICLE 18 DE LA CONVENTION COMBINÉ AVEC L’ARTICLE 4 DU PROTOCOLE no 4 ET AVEC L’ARTICLE 5 §§ 1 et 4 ET L’ARTICLE 3 DE LA CONVENTION 58
X. SUR LA VIOLATION ALLÉGUÉE DE L’ARTICLE 1 DU PROTOCOLE no 7 58
A. Thèses des parties 58
B. Appréciation de la Cour 59
XI. SUR LA VIOLATION ALLÉGUÉE DE L’ARTICLE 8 DE LA CONVENTION ET DES ARTICLES 1 ET 2 DU PROTOCOLE no 1 59
A. Thèses des parties 60
B. Appréciation de la Cour 61
XII. SUR L’ARTICLE 41 DE LA CONVENTION 61
PAR CES MOTIFS, LA COUR 62
OPINION EN PARTIE DISSIDENTE DU JUGE LÓPEZ GUERRA, À LAQUELLE SE RALLIENT LES JUGES BRATZA ET KALAYDJIEVA 65
OPINION EN PARTIE DISSIDENTE DE LA JUGE TSOTSORIA 66
OPINION DISSIDENTE DU JUGE DEDOV 92
ANNEXE 102
Liste de témoins entendus par la Cour lors de l’audition qui s’est déroulée du 31 janvier au 4 février 2011 à Strasbourg 102
Résumé de l’audition de témoins 104

En l’affaire Géorgie c. Russie (I),
La Cour européenne des droits de l’homme, siégeant en une Grande Chambre composée de :
Josep Casadevall, président,
Nicolas Bratza,
Mark Villiger,
Isabelle Berro-Lefèvre,
Corneliu Bîrsan,
Peer Lorenzen,
Elisabeth Steiner,
Khanlar Hajiyev,
Päivi Hirvelä,
Luis López Guerra,
Mirjana Lazarova Trajkovska,
Nona Tsotsoria,
Ann Power-Forde,
Zdravka Kalaydjieva,
Vincent A. De Gaetano,
André Potocki,
Dmitry Dedov, juges,
et de Michael O’Boyle, greffier adjoint,
Après en avoir délibéré en chambre du conseil les 13 et 14 juin 2012, et le 26 mars 2014,
Rend l’arrêt que voici, adopté à cette dernière date :
PROCÉDURE
I. INTRODUCTION
1. À l’origine de l’affaire se trouve une requête (no 13255/07) dirigée contre la Fédération de Russie et dont la Géorgie a saisi la Cour le 26 mars 2007 en vertu de l’article 33 de la Convention de sauvegarde des droits de l’homme et des libertés fondamentales (« la Convention »). Le gouvernement géorgien (« le gouvernement requérant ») est représenté devant la Cour par son agent, M. Levan Meskhoradze. Il l’a été auparavant successivement par ses anciens agents, MM. Besarion Bokhashvili et David Tomadze.
2. Le gouvernement russe (« le gouvernement défendeur ») est représenté par son représentant, M. Georgy Matyushkin. Il l’a été auparavant par son ancien représentant, Mme Veronika Milinchuk.
3. Le gouvernement requérant alléguait que l’État défendeur avait permis ou causé l’existence d’une pratique administrative portant notamment sur l’arrestation, la détention et l’expulsion collective de ressortissants géorgiens de la Fédération de Russie à l’automne 2006 et entraînant la violation des articles 3, 5, 8, 13, 14 et 18 de la Convention, ainsi que des articles 1 et 2 du Protocole no 1, de l’article 4 du Protocole no 4 et de l’article 1 du Protocole no 7.
II. PROCÉDURE SUR LA RECEVABILITÉ DEVANT LA CHAMBRE
4. La requête a été attribuée à la cinquième section de la Cour (article 52 § 1 du règlement de la Cour).
5. Le 13 avril 2007, le président de la chambre a décidé de communiquer la requête au gouvernement défendeur, qu’il a invité à soumettre des observations sur la recevabilité des griefs. Après une prorogation du délai imparti à cet effet, le gouvernement défendeur a déposé ses observations, accompagnées d’annexes, le 26 décembre 2007.
6. Le 4 janvier 2008, le gouvernement requérant a été invité à soumettre ses observations en réponse. Après une prorogation du délai imparti à cet effet, il a déposé ses observations, accompagnées d’annexes, le 5 mai 2008.
7. Le gouvernement défendeur a présenté des observations complémentaires le 23 septembre 2008.
8. La Cour s’est penchée sur l’état de la procédure le 25 novembre 2008 et a décidé de recueillir les observations verbales des parties sur la recevabilité de la requête. Elle a également décidé d’inviter les parties à répondre par écrit à une liste de questions avant la date de l’audience.
9. Le 18 mars 2009, les parties ont déposé leurs observations écrites aux questions posées par la Cour.
10. Le 30 juin 2009, après une audience portant sur les questions de recevabilité (article 54 § 3 du règlement) tenue le 16 avril 2009, une chambre de ladite section, composée des juges dont le nom suit : Peer Lorenzen, président, Rait Maruste, Karel Jungwiert, Anatoly Kovler, Renate Jaeger, Mark Villiger et Nona Tsotsoria, ainsi que de Claudia Westerdiek, greffière de section, a déclaré la requête recevable.
III. PROCÉDURE SUR LE FOND DEVANT LA GRANDE CHAMBRE
11. Le 15 décembre 2009, la chambre s’est dessaisie au profit de la Grande Chambre, aucune des parties ne s’y étant opposée (articles 30 de la Convention et 72 du règlement).
12. Le 8 janvier 2010, la composition de la Grande Chambre a été arrêtée conformément aux articles 26 §§ 4 et 5 de la Convention et 24 du règlement comme suit : Jean-Paul Costa, président, Christos Rozakis, Nicolas Bratza, Peer Lorenzen, Françoise Tulkens, Josep Casadevall, Karel Jungwiert, Rait Maruste, Anatoly Kovler, Renate Jaeger, Mark Villiger, Isabelle Berro-Lefèvre, Luis López Guerra, Mirjana Lazarova Trajkovska, Nona Tsotsoria, Ann Power et Zdravka Kalaydjieva, juges, et Michael O’Boyle, greffier adjoint de la Cour. Le 3 novembre 2011, le mandat du président de la Cour Jean-Paul Costa a pris fin. Nicolas Bratza lui a succédé en cette qualité et a assuré à partir de cette date la présidence de la Grande Chambre en l’espèce (article 9 § 2 du règlement). Le 31 octobre 2012, le mandat du président de la Cour Nicolas Bratza a pris fin. Josep Casadevall, vice-président de la Cour, a assuré à partir de cette date la présidence de la Grande Chambre en l’espèce. Nicolas Bratza a continué de siéger après l’expiration de son mandat, en vertu des articles 23 § 3 de la Convention et 24 § 4 du règlement. La nouvelle composition de la Grande Chambre au 26 mars 2014, date de l’adoption du présent arrêt, figure ci-dessus en début de texte.
13. Afin d’éclaircir certaines questions notamment sur les conditions d’arrestation, de détention et d’expulsion des ressortissants géorgiens, la Cour a décidé de recueillir oralement des preuves supplémentaires, conformément à l’article 38 de la Convention et à l’article A1 de l’annexe au règlement. Elle a désigné une délégation de cinq juges de la Grande Chambre composée de Josep Casadevall, Anatoly Kovler, Mark Villiger, Isabelle Berro-Lefèvre et Nona Tsotsoria à cet effet.
14. Le 28 juin 2010, le président de la Grande Chambre a invité chaque partie à soumettre une liste de témoins (allant jusqu’à dix) qu’elle souhaitait voir entendre par la délégation de juges. Il a également invité cinq témoins supplémentaires choisis par la Cour. Le gouvernement requérant a adressé sa liste de témoins le 11 août 2010 et le gouvernement défendeur le 14 août 2010.
15. Du 31 janvier au 4 février 2011, la délégation de juges de la Grande Chambre a procédé à une audition de témoins à huis clos en présence des représentants des parties au Palais des droits de l’homme à Strasbourg.
16. La délégation a entendu en tout vingt et un témoins, dont neuf proposés par le gouvernement requérant, dix par le gouvernement défendeur et deux choisis par la Cour.
17. La liste des témoins qui ont comparu devant la délégation, ainsi que le résumé de leurs dépositions, se trouvent en annexe au présent arrêt. Un compte-rendu intégral (verbatim record) des dépositions des témoins devant la délégation a également été établi par le greffe de la Cour et inclus dans le dossier de la présente affaire.
18. Par lettres des 28 juin 2010 et 8 mars 2011, le président a invité le gouvernement défendeur à soumettre des documents supplémentaires à la Cour ; celui-ci a adressé ses réponses les 14 août 2010 et 15 avril 2011 respectivement.
19. Le 18 juillet 2011, le président a invité les parties à déposer des observations sur le fond de l’affaire ainsi que sur le compte-rendu intégral des dépositions des témoins qui leur avait été adressé auparavant (article 58 § 1 du règlement et article A8 § 3 à l’annexe au règlement) au plus tard le 30 novembre 2011. Les observations des parties sont parvenues à la Cour à cette date.
20. Une audience sur le fond s’est déroulée en public au Palais des droits de l’homme, à Strasbourg, le 13 juin 2012 (article 58 § 2 du règlement).
Ont comparu :
– pour le gouvernement requérant
Mme T. BURJALIANI, premier vice-ministre de la Justice,
M. L. MESKHORADZE, agent,
Mmes K. TSKHOMELIDZE
M. VASHAKIDZE,
N. ABRAMISHVILI, conseillers ;
– pour le gouvernement défendeur
M. G. MATYUSHKIN, vice-ministre de la Justice, représentant,
Mmes N. ZYABKINA, premier adjoint du représentant,
A. ZEMSKOVA,
I. KORIEVA
M. Y. PETUKHOV
Mmes G. KHOKHRINA
Y. TSIMBALOVA,
M. E. SHIPITSYN, conseillers.

La Cour a entendu en leurs déclarations Mme Burjaliani et M. Matyushkin.
EN FAIT
I. LES CIRCONSTANCES DE L’ESPÈCE
21. Les faits de l’espèce peuvent se résumer comme suit.
A. Vue d’ensemble
22. Au vu de tous les éléments soumis à la Cour, il ressort qu’à la fin de l’été 2006 les tensions politiques entre la Fédération de Russie et la Géorgie ont atteint leur paroxysme avec l’arrestation le 27 septembre 2006 de quatre officiers russes à Tbilissi et la suspension le 3 octobre 2006 par la Fédération de Russie de toutes les liaisons aériennes, routières, maritimes, ferroviaires, postales et financières avec la Géorgie. Des médias internationaux ont fait état d’expulsions de ressortissants géorgiens par la Fédération de Russie dès la fin du mois de septembre 2006, relayés en cela par différentes organisations internationales gouvernementales et non gouvernementales (voir notamment le rapport du 22 janvier 2007 de la commission de suivi de l’Assemblée Parlementaire du Conseil de l’Europe (APCE) « Tensions actuelles entre la Géorgie et la Russie », AS/Mon (2006) 40 rév., le rapport d’octobre 2007 de Human Rights Watch (HRW) « Singled Out. Russia’s detention and expulsion of Georgians », Volume 19 No. 5(D), et celui d’avril 2007 de la Fédération Internationale des Droits de l’Homme (FIDH) « Les migrants en Russie », no 472).
23. Il a été établi que pendant la période en question (à compter de fin septembre 2006 jusqu’à fin janvier 2007) des ressortissants géorgiens ont été arrêtés, détenus, puis expulsés du territoire de la Fédération de Russie.
24. Le gouvernement requérant considère qu’il s’agissait de mesures de rétorsion suite à l’arrestation des officiers russes à Tbilissi et que les ressortissants géorgiens ont été expulsés indépendamment de la question de savoir s’ils séjournaient régulièrement ou irrégulièrement en Fédération de Russie, simplement parce qu’ils étaient Géorgiens.
25. D’après le gouvernement défendeur, les événements liés à l’arrestation à Tbilissi de quatre officiers russes n’ont aucun rapport avec les faits exposés par le gouvernement requérant dans sa requête. Les autorités russes n’auraient pas adopté de mesures de riposte à l’encontre de ressortissants géorgiens, mais auraient simplement continué à appliquer la législation visant à prévenir l’immigration illégale dans le respect des exigences de la Convention et des obligations internationales de la Fédération de Russie.
26. Les parties soumettent des statistiques divergentes quant au nombre de ressortissants géorgiens expulsés au cours de cette période.
27. Le gouvernement requérant soutient notamment que de fin septembre 2006 à fin janvier 2007, 4634 décisions d’expulsion ont été rendues à l’encontre de ressortissants géorgiens, dont 2380 ont été détenus et expulsés par la force, et les 2254 restants ont quitté le pays par leurs propres moyens. Il précise que d’octobre 2006 à janvier 2007 il y a eu une augmentation flagrante du nombre d’expulsions de ressortissants géorgiens qui sont passées d’environ 80-100 personnes par mois de juillet à septembre 2006 à environ 700-800 personnes par mois d’octobre 2006 à janvier 2007. À l’audition de témoins, M. Pataridze, Consul de Géorgie en Fédération de Russie à l’époque des faits, a indiqué qu’à compter de fin septembre 2006 le Consulat géorgien à Moscou a été submergé d’appels téléphoniques, de demandes d’assistance de membres de la famille de personnes détenues et qu’environ 200 à 300 ressortissants géorgiens se rendaient au Consulat tous les jours ; il a également fait état d’un accroissement du nombre de documents de voyage (nécessaires à l’expulsion des ressortissants géorgiens) émis au cours de cette période et qui était passé de 10 à 15 documents par jour en moyenne à 150 par jour (voir annexe, § 13).
28. Le gouvernement défendeur, qui dit ne disposer que de statistiques annuelles ou semestrielles, indique qu’en 2006, 4022 décisions d’expulsion administrative ont été prononcées à l’encontre de ressortissants géorgiens, ce qui représente une augmentation de 39,7 % par rapport à 2005. Cependant, au cours de cette année, ce sont les ressortissants d’Ouzbékistan qui auraient fait l’objet du plus grand nombre de mesures d’expulsion administrative (6089), devant les ressortissants du Tadjikistan (4960) et les ressortissants géorgiens (4022) qui n’arrivent en réalité qu’en troisième position. Du 1er octobre 2006 au 1er avril 2007, 2862 ressortissants géorgiens auraient fait l’objet de décisions d’expulsion. De plus, il indique qu’au cours du mois d’octobre 2006, 4 avions affrétés par la Fédération de Russie ont transporté en tout 445 ressortissants géorgiens de Moscou à Tbilissi et que fin octobre et début décembre 2006, 2 avions affrétés par la Géorgie ont transporté 220 ressortissants géorgiens de Moscou à Tbilissi. À l’audition de témoins, M. Shevchenko, chef adjoint du département de contrôle de l’immigration du service fédéral des migrations à l’époque des faits, a précisé que le 6 octobre 2006 il s’agissait d’un avion-cargo du ministère des situations d’urgence (IL 76), les 10, 11 et 17 octobre 2006 d’un avion de ligne russe (IL 62 M), et les 28 octobre et 6 décembre 2006 d’avions de ligne géorgiens (voir annexe, § 23).
29. Quant aux organisations internationales gouvernementales et non gouvernementales, elles reprennent en partie les chiffres soumis par le gouvernement requérant (voir notamment le rapport de la commission de suivi de l’Assemblée Parlementaire du Conseil de l’Europe – rapport APCE, § 56). De son côté, Human Rights Watch (HRW) se réfère également dans son rapport à une note d’information du 1er novembre 2006 du service fédéral des migrations de la Fédération de Russie (rapport HRW, p. 37). Celle-ci indiquerait que du 29 septembre au 1er novembre 2006, 2681 décisions d’expulsions administratives de ressortissants géorgiens ont été prononcées et 1194 ressortissants géorgiens ont été expulsés. Quant à la Fédération Internationale des Droits de l’Homme (FIDH), elle parle dans son rapport de « milliers d’arrestations [de ressortissants géorgiens], de centaines de mises en détention et expulsions vers la Géorgie » après l’incident du 27 septembre 2006 (rapport FIDH, p. 23).
B. Existence alléguée d’une politique d’expulsion visant spécifiquement les ressortissants géorgiens
1. Instructions et circulaires
30. Pour soutenir ses allégations, le gouvernement requérant a soumis un certain nombre de documents émanant du département central des affaires internes (GUVD) de Saint-Pétersbourg et de la région de Leningrad ainsi que du service fédéral des migrations de la Fédération de Russie. Ceux-ci se réfèrent à deux circulaires : la circulaire – приказ – no 0215 du 30 septembre 2006 du département central des affaires internes de Saint Pétersbourg et de la région de Leningrad et la circulaire – указание – no 849 du 29 septembre 2006 du ministère de l’intérieur de la Fédération de Russie.
31. Ces documents sont les suivants :
i. Trois instructions des 2 et 3 octobre 2006 émanant du département central des affaires internes de Saint-Pétersbourg et de la région de Leningrad :
– La première instruction du 2 octobre 2006 (no 122721∕08), adressée par M. V.J. Piotrovskiy, chef par intérim du département central des affaires internes de Saint-Pétersbourg et de la région de Leningrad, général de police, à l’époque des faits, aux chefs de division de ce département, est ainsi intitulée « pour améliorer l’effectivité de la mise en œuvre de la circulaire no 0215 du 30.09.2006 du département central des affaires internes (GUVD) (§§ 6.1, 6.2 et 7) », et ordonne
« 1. pendant la période du 02.10.-04.10.2006, en coopération avec les antennes territoriales du département du service fédéral des migrations de Saint-Pétersbourg et de la région de Leningrad et des effectifs de toutes les unités, de prendre des mesures à grande échelle pour détecter un maximum de citoyens (граждане) de la République de Géorgie qui sont en situation irrégulière sur le territoire russe et de les expulser »,
« 2. « d’initier » (Инициировать) devant les tribunaux qui examinent les cas de violations des règles de séjour des citoyens étrangers l’adoption de décisions d’expulser uniquement la catégorie de citoyens mentionnés ci dessus en les mettant en détention dans le centre d’accueil et de détention du département central des affaires internes (GUVD). La mise en œuvre de ces mesures est approuvée par le département du service fédéral des migrations de Saint-Pétersbourg et de la région de Leningrad (UFMS), et l’adoption des décisions est faite en coordination avec le tribunal de Saint Pétersbourg et le tribunal de la région de Leningrad ; » (l’instruction en question figure également en annexe au rapport APCE, au rapport HRW et est mentionnée dans le rapport de la FIDH, p. 26 b) in fine).
– La deuxième instruction du 2 octobre 2006 (no 122721∕13) et la troisième (no 122721∕17) du 3 octobre 2006 complètent la première. La deuxième, adressée par M. S.N. Storozhenko, chef d’une division du département central des affaires internes de Saint-Pétersbourg et de la région de Leningrad à l’époque des faits, aux chefs de police de district du service de lutte contre la criminalité économique et du service des transports de Saint Pétersbourg, se réfère également à la circulaire no 0215. La troisième, adressée par M. V.D. Koudriavtsev, chef par intérim de la police de Saint Pétersbourg et de la région de Leningrad à l’époque des faits, à des chefs de police de district, ordonne notamment aux autorités compétentes de présenter quotidiennement des rapports sur le nombre de ressortissants géorgiens arrêtés pour « infractions administratives (…) et violations des règles relatives à l’enregistrement du lieu du domicile » ;
ii. Un ordre du 2 octobre 2006 (no 122721∕11) de M. Koudriavtsev, chef par intérim de la police de Saint-Pétersbourg et de la région de Leningrad à l’époque des faits, se référant à la mise en œuvre du paragraphe 3 de la circulaire no 0215 ;
iii. Une note d’information du 18 octobre 2006 du service fédéral des migrations prise en application de la circulaire no 849 du 29 septembre 2006 du ministère de l’intérieur de la Fédération de Russie indiquant les mesures prises pour renforcer le contrôle de la légalité du séjour des Géorgiens vivant en Fédération de Russie : notamment contrôle d’employeurs recrutant des citoyens géorgiens, contrôle de citoyens géorgiens ayant commis des infractions aux articles 18.8.-18.11 du code des infractions administratives, suspension de l’attribution de certains documents aux citoyens géorgiens (acquisition de la nationalité russe, attestations d’enregistrement, titres de séjour temporaires et permanents) et vérification de la légalité de l’attribution de ces documents (la note d’information figure aussi en annexe au rapport HRW).
32. Le gouvernement défendeur soutient que toutes ces instructions, l’ordre et la note d’information ont été falsifiés et conteste le contenu tel qu’allégué par le gouvernement requérant des deux circulaires nos 0215 et 849 auxquelles se réfèrent ces documents. Cependant, il confirme l’existence de ces deux circulaires, mais indique qu’elles ne peuvent être remises à la Cour car elles sont classées « secret d’État ». Lors de l’audition de témoins, M. Nikishkin, chef adjoint du département juridique, ministère de l’intérieur, Moscou, à l’époque de l’audition a confirmé que l’instruction du 2 octobre 2006 (no 122721∕08) (paragraphe 31 ci-dessus) émanant soi disant du département central des affaires internes de Saint-Pétersbourg et de la région de Leningrad était un faux, et que les deux circulaires nos 0215 et 849 (ce dernier étant en réalité un télégramme) étaient classées « secret d’État » et qu’elles contenaient une référence à différents groupes criminels nationaux, mais pas de référence sélective à des ressortissants géorgiens. Elles ne pourraient être divulguées car la législation russe l’interdit (voir annexe, § 21).
33. Dans son rapport annuel de 2006, M. V.P. Lukin, Commissaire aux droits de l’homme de la Fédération de Russie (ombudsman russe) à l’époque des faits, publie l’intégralité de l’instruction du 2 octobre 2006 (no 122721∕08), où le nom de M. Piotrovskiy apparaît en tant que signataire. Le Commissaire indique que cette instruction lui a été adressée par des militants des droits de l’homme de Saint-Pétersbourg et qu’elle a été publiée par les médias locaux. Son commentaire se lit comme suit : « pour nommer les choses telles qu’elles sont, ce document sans précédent montre qu’un officier de police haut placé a conclu un arrangement avec les autorités judiciaires dans le but d’obtenir des décisions injustifiées concernant des personnes – pas encore identifiées – qui n’ont pas respecté les procédures d’enregistrement temporaires, en ignorant les circonstances particulières de chacune d’entre elles et pour le seul motif qu’il s’agissait de citoyens géorgiens. » Par la suite il indique avoir demandé au Procureur Général de la Fédération de Russie de vérifier l’authenticité de ce document et dans l’affirmative « d’engager les poursuites contre les responsables et d’annuler les instructions clairement illégales qu’il contient » (rapport annuel de 2006 du Commissaire aux droits de l’homme de la Fédération de Russie, point 7 « Inter-ethnic relations and human rights »).
34. Dans sa lettre en réponse du 8 décembre 2006, M. A.E. Buksman, Procureur Général adjoint de la Fédération de Russie à l’époque des faits, a notamment indiqué qu’il « était établi que les autorités de Saint-Pétersbourg et de la région de Leningrad chargées d’appliquer la loi prenaient régulièrement des mesures destinées à repérer les étrangers résidant de manière irrégulière à Saint Pétersbourg et dans la région de Leningrad. Ces mesures sont prises conformément aux articles du code de procédure pénale russe, à la loi fédérale russe sur « l’activité d’enquête » (« Об оперативно-розыскной деятельности РФ ») et aux circulaires administratives y compris celles relevant du secret d’État. Dans le courant de cette année, 1069 étrangers ont été renvoyés de Saint-Pétersbourg vers leurs pays d’origine ; 131 d’entre eux avaient la nationalité géorgienne. Il n’y pas eu de cas d’abus de pouvoir de la part des officiers de la milice ».
35. Dans son rapport, le Commissaire qualifie ainsi la réponse donnée par le Procureur Général adjoint : « dans la plus pure tradition bureaucratique, le document reçu n’a répondu à aucune des questions posées par le Commissaire. Au lieu de cela, la « réponse » du Procureur Général adjoint de Russie contenait une courte énumération des succès des forces de l’ordre de Saint-Pétersbourg et, en faisant référence à des circulaires administratives classées « secret », a confirmé qu’il n’y a pas eu d’éléments prouvant des cas d’abus de pouvoir de la part des fonctionnaires de ce service. La question de savoir si cela signifiait que des divisions appartenant au département des affaires internes de Saint-Pétersbourg et de la région de Leningrad n’avaient en définitive suivi aucune des instructions manifestement illégales de leur supérieur n’a pas été éclaircie. »
2. Demandes de renseignement adressées à différentes écoles et réponses des autorités russes
36. Le gouvernement requérant a également soumis deux lettres émanant des départements des affaires internes de deux districts de Moscou – Taganskiy (chef à l’époque des faits : M. G.S. Zakharov) et Zapadniy (chef adjoint à l’époque des faits : M. A.V. Komarov) – adressées les 2 et 3 octobre 2006 à des écoles afin d’identifier des élèves de nationalité géorgienne au motif notamment « d’assurer l’ordre public et le respect de la loi, de prévenir des actes terroristes et des tensions entre les enfants résidant à Moscou et les enfants de nationalité (национальность) géorgienne » (lettre de M. Zakharov). Dans une lettre en réponse du 4 octobre 2006, le directeur de l’un de ces établissements (M. Engels) à l’époque des faits a indiqué qu’il n’existait pas de registre recensant les enfants selon leur nationalité (les lettres de MM. Zakharov et Engels figurent également en annexe aux rapports APCE et HRW). L’envoi de ces demandes de renseignements a été amplement commenté dans les médias russes.
37. Le gouvernement défendeur ne conteste pas l’existence de ces lettres et reconnaît même que deux autres demandes du même genre ont été adressées à différentes écoles début octobre 2006 par la chef du département des affaires internes du district de Butyrskiy de Moscou (Mme N.V. Markova à l’époque des faits), au motif qu’elle voulait identifier des cas de pots de vin versés aux écoles par des immigrants illégaux, ainsi que par la chef du département des mineurs du district de Togliatti dans la région de Samara (Mme S.V. Volkova à l’époque des faits), au motif qu’elle voulait recenser les cas d’enfants qui vivaient dans des conditions indécentes. Il soutient que les enquêtes menées suite à ces agissements ont conclu à l’absence d’instructions officielles du ministère des affaires internes en ce sens. En revanche, les fonctionnaires isolés qui ont fait preuve d’excès de zèle auraient par la suite été dûment sanctionnés pour avoir agi de manière illégale. Il ressort des documents soumis par le gouvernement défendeur que les fonctionnaires concernés ont fait l’objet d’une réprimande (выговор), d’une rétrogradation et de mesures disciplinaires. À l’audition de témoins, Mme Kulagina, inspecteur, département pour l’organisation des activités des officiers de police de district et de leurs supérieurs se rapportant aux mineurs, division centrale de l’intérieur, région de Samara, à l’époque des faits, et M. Shabas, chef adjoint du département de l’intérieur, district administratif du Nord-Est, Moscou, à l’époque des faits, ont confirmé ces informations et expliqué le déroulement des enquêtes officielles et les sanctions prises notamment à l’encontre de Mmes Volkova et Markova (voir annexe, §§ 19 et 22).
38. Le gouvernement défendeur soumet également une lettre du 5 décembre 2006 adressée par le Procureur Général adjoint de la Fédération de Russie à tous les procureurs et constatant que des irrégularités ont été commises par différents départements des affaires internes à l’égard de ressortissants de la Communauté des États Indépendants (CEI). Il s’est notamment référé aux demandes injustifiées adressées à des écoles afin d’identifier des élèves de nationalité géorgienne et a conclu en invitant tous les procureurs à renforcer leur contrôle sur l’activité de ces départements afin de garantir le respect des droits et libertés des ressortissants de la CEI.
3. Position de différentes organisations internationales gouvernementales et non gouvernementales
39. Quant aux organisations internationales gouvernementales et non gouvernementales, elles évoquent une coordination entre les pouvoirs administratifs et judiciaires en faisant expressément référence à l’instruction du 2 octobre 2006 (no 122721∕08) ainsi qu’à la circulaire no 0215 du département central des affaires internes de Saint-Pétersbourg et de la région de Leningrad du 30 septembre 2006 (rapport APCE, §§ 55 et 71, rapport HRW, § 37, et rapport FIDH, pp. 26 et 27). À l’audition de témoins, M. Eörsi, rapporteur de la commission de suivi de l’APCE à l’époque des faits, a considéré que l’expulsion d’un si grand nombre de ressortissants géorgiens dans un laps de temps si court ne pouvait se faire sans la connaissance ni sans instructions émanant d’un niveau assez élevé des autorités russes.
40. La FIDH indique par ailleurs que « les organisations de droits de l’Homme et de défense des réfugiés présentes en Russie considèrent qu’une campagne conduite de façon aussi ostentatoire sur l’ensemble du territoire russe n’a pu être initiée qu’avec un ordre écrit transmis par la hiérarchie du Ministère de l’Intérieur. Et si les hauts responsables du Service Fédéral des Migrations et du Ministère de l’Intérieur ont démenti avoir donné des ordres explicites de répression ciblant les Géorgiens, de nombreux collaborateurs du réseau « Migration et droit » de « Mémorial » [organisation non gouvernementale russe des droits de l’homme] ont pu voir dans les départements régionaux ou locaux de la police des [instructions] écrites qui contenaient tous les éléments présents dans la campagne. Le cas de la [circulaire secrète du département central des affaires internes de Saint Pétersbourg et de la région de Leningrad], ainsi que les écrits en direction des écoles à Moscou (paragraphes 36 à 37 ci-dessus) ne peuvent être pris comme des cas isolés » (rapport FIDH, pp. 28-29 ; pour les demandes de renseignements adressées aux écoles, voir aussi : rapport APCE, annexe V, et rapport HRW, p. 37).
C. Déroulement des événements litigieux selon les dépositions des témoins
1. Situation des ressortissants géorgiens au regard des règles d’immigration en Fédération de Russie
41. Les parties s’opposent sur le respect par les ressortissants géorgiens expulsés des règles d’immigration en Fédération de Russie au cours de la période en question, dont de nombreuses organisations internationales gouvernementales et non gouvernementales ont souligné la complexité (paragraphe 76 ci-dessous).
42. En ce qui concerne les témoins géorgiens entendus lors de l’audition, même si leur situation juridique en Fédération de Russie paraît souvent confuse, la Cour relève qu’une majorité d’entre eux était formellement en situation irrégulière en Fédération de Russie – dont certains depuis plusieurs années – pour des motifs divers (p. ex. absence de permis de travail, de visas ou d’attestations d’enregistrement en règle, souvent délivrés à leur insu de manière frauduleuse par les nombreuses agences privées qui opèrent assez largement en Fédération de Russie). Ils ont déclaré qu’ils avaient certes pu faire l’objet de contrôles dans le passé et qui avaient parfois abouti au paiement d’une somme d’argent, mais que c’était la première fois qu’ils ont été arrêtés et expulsés de force du territoire russe.
43. M. Pataridze, Consul de Géorgie en Fédération de Russie à l’époque des faits, a indiqué que les démarches officielles étaient difficiles à accomplir en pratique et que de nombreux ressortissants étrangers dont les Géorgiens s’étaient fait piégés par ces agences privées dont beaucoup agissaient de manière illégale et délivraient même de fausses attestations d’enregistrement. Il a ajouté qu’il était courant en Fédération de Russie de faire appel à ces agences privées qui faisaient de la publicité dans tous les lieux publics des grandes villes (voir annexe, § 13).
44. M. Azarov, chef adjoint du département de contrôle de l’immigration, service fédéral des migrations, Moscou, à l’époque des faits, et M. Kondratyev, inspecteur de la division des mesures de « check-out » no 2 dans le même département à l’époque des faits, ont rappelé que seules les autorités officielles étaient habilitées à délivrer ces papiers et qu’elles publiaient régulièrement les informations pertinentes à destination des ressortissants étrangers ; ils ont confirmé l’existence de ces agences privées, mais ont souligné que leurs activités étaient souvent illégales et faisaient l’objet de poursuites pénales sans toutefois fournir d’exemples concrets (voir annexe, §§ 15 et 17).
2. Arrestation, détention et expulsion des ressortissants géorgiens
45. Suite à l’audition de témoins, le déroulement des événements litigieux peut se résumer schématiquement comme suit : des contrôles d’identité de ressortissants géorgiens ont été effectués notamment dans les rues, sur les marchés et autres lieux de travail ainsi qu’à leur domicile, et ils ont par la suite été arrêtés et emmenés dans des commissariats de police. Après avoir été placés en garde à vue dans les commissariats de police (pour une durée allant de quelques heures à un ou deux jours d’après les témoignages), ils ont été regroupés et transférés par bus vers les tribunaux qui lors de procédures sommaires ont prononcé des sanctions administratives et des décisions d’expulsion administrative du territoire russe à leur égard. Par la suite, après avoir parfois subi une visite médicale avec prise de sang, ils ont été amenés dans des centres de détention pour étrangers où ils étaient détenus pendant des durées variables (allant de 2 à 14 jours d’après les témoignages), puis transportés par bus vers différents aéroports de Moscou et expulsés vers la Géorgie par avion. Il convient de relever que parmi les ressortissants géorgiens contre lesquels des décisions d’expulsion ont été prononcées, certains ont quitté le territoire de la Fédération de Russie par leurs propres moyens.
a. Conditions d’arrestation
46. Les témoins géorgiens ont indiqué qu’ils ont été arrêtés par des officiers de police russes sous prétexte que leurs papiers d’identité n’étaient pas en règle. Souvent ils n’auraient pu emmener leurs effets personnels ni prévenir leurs proches. À leurs questions sur les raisons de leur arrestation, on leur aurait répondu que c’était parce qu’ils étaient Géorgiens et qu’il existait un ordre venu d’en haut d’expulser les ressortissants géorgiens (dépositions des témoins nos 1, 2 et 3 – voir annexe, §§ 5, 6 et 7).
47. M. Azarov, chef adjoint du département de contrôle de l’immigration, service fédéral des migrations, Moscou, à l’époque des faits, et M. Kondratyev, inspecteur de la division des mesures de « check-out » no 2 dans le même département à l’époque des faits, ont indiqué que leurs services procédaient à des contrôles d’identité d’étrangers ou d’employeurs susceptibles d’avoir violé les règles d’immigration en Fédération de Russie sur la base d’informations qu’ils avaient reçues.
b. Procédures devant les tribunaux
48. Les témoins géorgiens ont tous déclaré que la procédure suivie devant les tribunaux avait été très sommaire. Souvent ils ne se seraient même pas rendu compte qu’on les avait emmenés devant un tribunal (dépositions des témoins nos 4, 5 et 6 – voir annexe, §§ 8, 9 et 10). Si certains ont évoqué un entretien avec un juge, d’une durée de 5 minutes en moyenne et sans vrai examen des circonstances de l’espèce (dépositions des témoins nos 1 et 3 – voir annexe, §§ 5 et 7), d’autres ont dit ne pas avoir été admis dans la salle d’audience et avoir attendu dans les couloirs, voire dans les bus qui les avaient conduits au tribunal (dépositions des témoins nos 2 et 7 – voir annexe, §§ 6 et 11), avec d’autres ressortissants géorgiens (leur nombre varie entre 15 et 150). Par la suite ils ont indiqué avoir été sommés de manière autoritaire de signer les décisions de justice sans avoir eu la possibilité de lire le contenu, ni de pouvoir obtenir une copie de la décision. Ils n’auraient pu disposer ni d’un interprète ni d’un avocat (dépositions des témoins nos 1, 2 et 4 – voir annexe, §§ 5, 6 et 8). En règle générale, aussi bien les juges que les officiers de police les auraient découragés de faire appel en leur disant qu’il existait un ordre d’expulser les ressortissants géorgiens, et de toute façon ils étaient tellement stressés à l’idée de rester plus longtemps en détention et avaient tellement hâte de retourner en Géorgie qu’ils auraient signé « n’importe quoi ». À leurs questions sur les raisons de leur expulsion, on leur aurait répondu que c’était parce qu’ils étaient Géorgiens et qu’ils devaient poser la question à leur Président, M. Saakashvili.
49. M. Pataridze, Consul de Géorgie en Fédération de Russie à l’époque des faits, a indiqué que des officiels russes lui avaient dit en privé que de tels appels n’auraient pas de sens car la décision d’expulser les Géorgiens de Fédération de Russie était politique (voir annexe, § 13).
50. M. Kondratyev, inspecteur de la division des mesures de « check out » no 2, département de contrôle de l’immigration, service fédéral des migrations, Moscou, à l’époque des faits, a décrit ces procédures devant les tribunaux de la manière suivante : le prévenu était présenté à un juge qui lui indiquait ses droits et ses obligations, lui demandait s’il souhaitait la présence d’un interprète et d’un avocat, et si oui, on prenait en compte sa demande ; ensuite le juge posait des questions au prévenu sur les détails de sa situation, quittait la salle et revenait avec la décision. Si c’était une décision d’expulsion, le prévenu recevait une copie et était amené au centre de détention pour étrangers en vue de son expulsion. Il avait 10 jours pour faire appel, même une fois qu’il avait été expulsé de Fédération de Russie et ce délai pouvait être prorogé (voir annexe, § 17).
51. M. Manerkin, chef de la division de supervision de l’exécution de la législation fédérale, bureau du Procureur, Moscou, à l’époque des faits, a expliqué qu’à l’époque des faits son service avait identifié des irrégularités de nature procédurale notamment sur la manière dont le service fédéral des migrations avait dressé les procès-verbaux à l’encontre de ressortissants étrangers de plusieurs pays. Ces constats avaient conduit dans 22 cas à l’annulation des décisions d’expulsion en question. Il a ajouté que le Procureur Général en charge de la région de Moscou a demandé à tous ses services de veiller à ce que les droits de tous les ressortissants étrangers soient dûment respectés. Il n’y aurait jamais eu d’instructions restreignant les droits des ressortissants géorgiens, car ce serait contraire à la loi, et même un crime en droit russe.
c. Conditions de détention
52. Les témoins géorgiens ont parlé de « surpeuplement », de conditions de détention « insupportables » et « inhumaines » et de conditions d’hygiène déplorables et ont indiqué que leurs codétenus étaient en majorité des ressortissants géorgiens, même s’il y avait parfois l’un ou l’autre détenu d’une autre nationalité.
53. Ils ont précisé que lors de leur garde à vue dans les commissariats de police, les cellules, appelées « cages à singes », étaient exigües et surpeuplées, que les hommes et les femmes étaient parfois détenus ensemble et qu’il n’y avait pas de possibilité pour s’assoir (dépositions des témoins nos 1 et 6 – voir annexe, §§ 5 et 10).
54. Ils ont souligné que dans les centres de détention pour étrangers, les cellules étaient également surpeuplées : la description de la taille des cellules varie de 40 à 50 m2 pour 100 détenus, de 22 à 25 m2 pour 23 détenus avec 10 couchettes (déposition du témoin no 3), de 6 x 8 pas (« footsteps ») pour 30 détenus avec 6 lits (déposition du témoin no 4), et de 25 m2 avec 40 détenus et 15 couchettes (déposition du témoin no 7). D’autres témoins ont évoqué des cellules de petite taille avec 7 ou 8 détenus (dépositions des témoins nos 1 et 6) ou avec 45 détenus et 6 couchettes (déposition du témoin no 5 – voir annexe, §§ 7, 8 11, 5, 10 et 9). Les couchettes ne comprenaient que de simples barres de fer ou des matelas très fins et pas de couvertures, les détenus devaient y dormir à tour de rôle, un seau faisait office de toilettes et n’était pas séparé du reste des cellules, il n’y avait pas d’eau et pas de nourriture décentes.
55. M. Pataridze, Consul de Géorgie en Fédération de Russie à l’époque des faits, a indiqué que lui-même et son équipe ont visité plus d’une douzaine de centres de détention dans différentes régions de la Fédération de Russie, dont notamment ceux de Saint-Pétersbourg et de Moscou. Il a confirmé qu’il y avait surtout des ressortissants géorgiens détenus dans tous ces centres, que les cellules étaient surpeuplées, les conditions de détention très difficiles, l’hygiène déplorable et qu’il n’y avait pas assez de lits et de matelas. Seul le centre de détention no 1 de Moscou (centre modèle montré aux journalistes) avait des conditions de détention meilleures, même s’il était également surpeuplé (voir annexe, § 13).
56. M. Azarov, chef adjoint du département de contrôle de l’immigration, service fédéral des migrations, Moscou, à l’époque des faits, a indiqué qu’il était responsable des 8 centres de détention de Moscou et qu’il les avait tous visités : les conditions de détention y étaient les mêmes pour tous les étrangers, à savoir de grandes cellules d’environ 50 m2, avec des lits, des toilettes séparées, l’eau courante et des repas chauds servis 3 fois par jour (voir annexe, § 15). D’autres témoins russes ont indiqué qu’il n’y a jamais eu de plainte ni de la part du Consul de Géorgie ni de la part des ressortissants géorgiens quant aux conditions de détention.
d. Conditions d’expulsion
57. Les témoins géorgiens ont déclaré avoir été transportés par bus avec d’autres ressortissants géorgiens accompagnés par des officiers des forces spéciales de police russes (OMON) vers divers aéroports de Moscou d’où ils ont été expulsés par avion vers Tbilissi. Ils ont évoqué des humiliations de la part des officiers OMON, notamment d’avoir été contraint de payer dans les bus pour pouvoir assouvir un besoin naturel ou fumer ou emmener leurs effets personnels (dépositions des témoins nos 3, 4, 5 et 7 – voir annexe, §§ 7, 8, 9 et 11), et par la suite d’avoir dû marcher ou même courir les mains derrière le dos en direction de l’avion dans des corridors humains formés par les officiers OMON. Les premiers ressortissants géorgiens expulsés ont été transportés dans un avion-cargo (le 6 octobre 2006) et les suivants dans des avions de ligne (les 10, 11 et 17 octobre 2006). Si les conditions de transport dans l’avion de ligne étaient correctes, celles dans l’avion-cargo étaient très rudimentaires : les témoins géorgiens ont indiqué qu’il y avait deux rangées de bancs où étaient assis les femmes et les enfants (une vingtaine environ), les hommes étaient assis par terre ou devaient rester debout, et il y avait une sorte de bac qui faisait office de toilettes et qui circulait entre les rangées. L’estimation du nombre de passagers géorgiens dans les avions varie entre 80 et 150.
58. M. Kondratyev, inspecteur de la division des mesures de « check out » no 2, département du contrôle de l’immigration, service fédéral des migrations, Moscou, à l’époque des faits, a indiqué que les avions-cargo ressemblaient à des avions de ligne avec un peu moins de confort : en tout cas ils étaient équipés de sièges ou de bancs avec des ceintures de sécurité, de l’eau et de la nourriture étaient servis à bord, et il y avait des toilettes fixées au sol. Il a lui-même accompagné le vol de l’avion cargo le 6 octobre 2006, a expliqué que le vol a duré environ 3 heures, qu’il y avait environ 150 passagers à bord et qu’ils ne se sont pas plaints des conditions de transport, mais ont au contraire remercié les membres de son service à l’arrivée à Tbilissi. Au retour, le même avion a embarqué des ressortissants russes de Géorgie vers la Fédération de Russie.
59. M. Azarov, chef adjoint du département de contrôle de l’immigration, service fédéral des migrations, Moscou, à l’époque des faits, était présent aux aéroports de Zhukovskoe et de Domodedovo et est monté à bord de deux avions transportant des ressortissants géorgiens expulsés vers la Géorgie. Il a précisé que les avions étaient équipés de sièges et de bancs, et que de l’eau et des gâteaux secs étaient servis à bord.
60. M. Shevchenko, chef adjoint du département de contrôle de l’immigration du service fédéral des migrations à l’époque des faits, a déclaré qu’il était présent à l’aéroport lorsque les ressortissants géorgiens ont été expulsés et a souligné qu’il n’y avait pas eu de limitations de bagage, qu’au contraire ils avaient leurs effets personnels sur eux et que les médias étaient présents. Par la suite, dans une lettre de remerciement adressée par le Consul de Géorgie au directeur du service fédéral des migrations de la ville de Derbent (Dagestan), celui-ci aurait félicité les autorités russes pour la bonne collaboration lors des procédures d’expulsion et n’aurait pas déposé de réclamation.
e. Situation en Géorgie après l’expulsion
61. Les témoins géorgiens ont souligné qu’ils étaient soulagés d’être de nouveau en Géorgie et qu’ils n’envisageaient pas de faire appel des décisions d’expulsion auprès du Consulat ou de l’Ambassade de la Fédération de Russie à Tbilissi. De toute façon, lors des procédures devant les tribunaux en Fédération de Russie, aussi bien les juges que les officiers de police leur auraient dit à plusieurs reprises que cela ne servait à rien car il existait un ordre venu d’en haut d’expulser les ressortissants géorgiens. Certains ont également évoqué les obstacles pratiques tels que la fermeture du Consulat russe à Tbilissi, d’autres ont parlé de longues files d’attente devant ce Consulat.
62. M. Vasilyev, Consul de la Fédération de Russie en Géorgie à l’époque des faits, a indiqué qu’après le rapatriement fin septembre 2006 d’une partie du personnel diplomatique de l’Ambassade et du Consulat de Tbilissi vers la Fédération de Russie, ceux-ci continuaient de fonctionner normalement, aux heures d’ouverture habituelles (9h – 16h), avec un effectif réduit de 15 personnes (diplomates et personnel administratif) à l’Ambassade et 3 diplomates au Consulat. Les ressortissants géorgiens auraient donc pu déposer des recours ou des plaintes, personnellement ou par le biais du ministère des affaires étrangères de Géorgie et qui auraient été transmis aux autorités compétentes en Fédération de Russie, mais aucun recours ni aucune plainte n’ont été déposés. Après la rupture des relations diplomatiques entre les deux pays, à compter de mars 2009, la Fédération de Russie a gardé une antenne à l’ambassade suisse en Géorgie et la Géorgie a également gardé une antenne à l’ambassade suisse en Fédération de Russie et on aurait pu s’y adresser aux diplomates respectifs des deux pays (voir annexe, § 24). Dans sa lettre du 15 avril 2011, le gouvernement défendeur a confirmé que suite à l’évacuation d’une partie de son personnel diplomatique fin septembre 2006, 10 membres du personnel diplomatique ont continué à travailler à l’Ambassade russe de Tbilissi et 3 au Consulat.
D. Déroulement des événements litigieux selon différentes organisations internationales gouvernementales et non gouvernementales
1. Vue d’ensemble
63. La commission de suivi de l’APCE évoque une « campagne de persécution sélective et intentionnelle fondée sur l’appartenance ethnique, campagne manifestement contraire à l’esprit de l’article 14 et du Protocole no 12 à la Convention européenne de sauvegarde des droits de l’homme et des libertés fondamentales (CEDH) (…) où ce groupe est très clairement la cible d’opérations spéciales de la milice destinées à traquer ses membres dans les rues, sur les marchés ou dans les lieux stratégiques (Consulat de Géorgie à Moscou, Eglise orthodoxe géorgienne) (…) » (rapport APCE, §§ 52-53).
64. Des organisations non gouvernementales mentionnent des « opérations massives de contrôle et de répression dirigées contre les Géorgiens de Moscou et des autres villes russes » (rapport FIDH, point II « la campagne anti-géorgienne de l’automne 2006 », p. 20). Les ressortissants géorgiens ainsi que les personnes « d’origine géorgienne » (« ethnic Georgians ») auraient été victimes d’une politique délibérée de détention et d’expulsion à leur encontre (rapport HRW, p. 1).
65. HRW cite les propos de Mme Ella Pamfilova, Présidente du conseil auprès du Président de la Fédération de Russie pour la promotion des institutions de la société civile et les droits de l’homme (organisme d’État chargé de conseiller le Président sur toutes les questions se rapportant à la société civile et aux droits de l’homme) à l’époque des faits, qui s’est exprimée ainsi : « les mesures légales et administratives prises [à l’encontre des Géorgiens] ne sont pas fondées : des commerces employant des personnes d’origine géorgienne sont fermés, des visas et des attestations d’enregistrement obtenus de manière légale par des citoyens géorgiens sont annulés, les personnes sont détenues de manière illégale et [expulsées] de Russie » (déclaration du 8 novembre 2006, p. 30 du rapport).
66. Mme Svetlana Gannushkina, membre de ce même conseil auprès du Président de la Fédération de Russie, chef du réseau « migration et droit » et Présidente du comité d’assistance civique et membre du conseil d’administration du centre pour les droits de l’homme « Memorial » à l’époque des faits, a notamment déclaré en 2006 qu’il y a eu une « persécution organisée de ressortissants géorgiens ». Elle a estimé qu’un tel « harcèlement d’un groupe spécifique de personnes constituait une forme inacceptable de discrimination et ne saurait en aucun cas être considéré comme une méthode légale pour combattre l’immigration illégale » (discours au Parlement Européen du 21 novembre 2006).
67. D’autres institutions européennes ont également exprimé leur préoccupation quant au grand nombre de Géorgiens expulsés et invité les autorités russes à abroger toutes les mesures prises à l’encontre des ressortissants géorgiens résidant sur son territoire (discours du 25 octobre 2006 de Mme Ferrero-Waldner, membre de la Commission Européenne chargée des relations extérieures et de la politique européenne de voisinage ; proposition de résolution commune du 6 mars 2007 du Parlement Européen sur la situation en Ossétie du Sud, points I. et 11 et 12 ; déclaration du 15 décembre 2006 de la Commission Européenne contre le Racisme et l’Intolérance (ECRI)).
2. Arrestation, détention et expulsion des ressortissants géorgiens
a. Conditions d’arrestation et procédures devant les tribunaux
68. La commission de suivi de l’APCE indique que la « routine des expulsions » suivait le même schéma dans l’ensemble du pays : « les Géorgiens arrêtés dans la rue sous prétexte d’un contrôle de papiers étaient mis en détention, que leurs papiers soient en règle ou non, et conduits aux postes de la milice où ils étaient rassemblés en grands groupes puis envoyés devant les tribunaux, dans lesquels des sanctions administratives et des décisions d’expulsion du territoire russe étaient prononcées à leur égard, conformément à des accords préalables avec les tribunaux, sans avocats ni examen des circonstances de l’espèce, au cours d’une procédure qui durait de 2 à 10 minutes. Souvent, les personnes concernées par ces mesures n’étaient même pas admises dans la salle d’audience, et les détenus restaient dans les couloirs, voire dans les voitures qui les avaient conduits au tribunal » (rapport APCE, § 59).
69. Cette description rejoint celle de la FIDH et de HRW (rapport FIDH, pp. 23-26 sous II-2/ « Déroulement de la crise et type de persécutions » a) « Opérations de contrôle et d’arrestations », b) « Déni de justice flagrant et détournement des procédures », et rapport HRW, pp. 40-53 sous « Arbitrary and illegal detention and expulsion of Georgians »).
70. Ainsi HRW énonce notamment que « si l’expulsion de beaucoup d’entre eux [des ressortissants géorgiens] se fonde techniquement sur une décision judiciaire, la façon dont ces décisions judiciaires ont été prises (certains à l’issue de procès collectifs), le défaut de représentation et l’impossibilité de préparer correctement les moyens de défense pour contester l’expulsion, ainsi que l’impossibilité pour beaucoup des personnes concernées d’interjeter appel, montrent que la Russie n’a en l’occurrence pas respecté les obligations qui lui incombent en vertu de la CEDH » (rapport HRW, p. 13).
71. Quant à la FIDH, elle indique que « les personnes appréhendées ont été emmenées par groupes devant les tribunaux qui en quelques minutes ont prononcé l’expulsion hors de la Russie, précédé par une mise en détention dans un centre de détention provisoire pour citoyens étrangers (TsVSIG), et ce quelles que soient les conditions ou la situation de famille de la personne » (rapport FIDH, p. 25).
Elle ajoute qu’une avocate de l’association russe « Assistance civique » « a été témoin à plusieurs reprises des irrégularités massives du fonctionnement de la justice au cours de cette campagne : non seulement, les personnes arrêtées n’avaient pas droit à un avocat, mais ont été amenées le plus souvent par groupes devant les tribunaux par les policiers. Là, les juges prenaient à la chaîne, et le plus souvent en dehors de la présence des intéressés des décisions d’expulsion, sans même s’intéresser aux circonstances de chaque affaire. Ces avis d’expulsion étaient présentés aux personnes interpellées, beaucoup signaient en pensant signer une amende puisque celles-ci font partie de la panoplie des sanctions administratives possibles pour infraction à la législation sur le séjour. À plusieurs reprises, les intéressés se sont vus décourager à l’avance de faire appel de la décision, au motif que « ce serait pire ». Dans certains cas, les « accords » ont été signés à la place des intéressés » (rapport FIDH, p. 26).
Elle précise également que « plusieurs éléments indiquent une collusion entre autorités policières et judiciaires, qui établit que cette politique a été élaborée à l’avance : – À Moscou, la collusion entre la police et les juges peut être indiquée par le fait que ces derniers n’avaient convoqué aucune autre affaire pour les heures où la police leur amenait des Géorgiens. Ils ont été arrêtés à 9 heures du matin et présenté en groupe à 10 h devant les tribunaux. Les juges ont rendu plus de décisions en quelques jours que d’ordinaire en 6 mois » (rapport FIDH, p. 26).
b. Conditions de détention et d’expulsion
72. Quant aux conditions de détention et d’expulsion, la commission de suivi de l’APCE se réfère aux témoins entendus par elle dans le cadre de la mission des co-rapporteurs et qui ont parlé de « surpeuplement », de conditions de détention « insupportables » et « inhumaines ». Ils auraient été non seulement privés d’assistance médicale, mais aussi de toute possibilité de satisfaire leurs besoins primaires.
Cette situation aurait entraîné le décès d’un citoyen géorgien de 48 ans, Tengiz Togonidze, qui selon les témoins, souffrait d’asthme ; ayant été détenu deux semaines sans assistance médicale ni possibilité de sortir à l’air frais, il serait décédé après plusieurs heures de transport entre le centre de détention de Saint-Pétersbourg et l’aéroport international Domodedovo de Moscou le 17 octobre 2006. Le chef adjoint du service fédéral des migrations, M. Turkin, à l’époque des faits, aurait affirmé que le centre de détention en question était en cours de fermeture. La commission de suivi évoque également le cas d’une deuxième ressortissante géorgienne, Manana Jabelia, âgée de 52 ans, qui serait décédée le 2 décembre 2006 dans le centre de détention no 2 de Moscou, après deux mois d’assistance médicale inadéquate et après s’être vue refuser une aide médicale d’urgence (rapport APCE, § 60).
Enfin, la commission de suivi mentionne les conditions de transport des ressortissants géorgiens dans l’avion-cargo au début du mois d’octobre 2006 ; ce mode de transport aurait violé les normes de l’Organisation Internationale de l’Aviation et constitué un danger de mort pour les passagers (rapport APCE, § 57).
73. La FIDH précise qu’on « compte huit centres de détention provisoire pour étrangers (TsVSIG) à Moscou et dans les environs, qui sont dans leur majorité d’anciennes cellules de dégrisement transformées. Les centres no 1 (quartier Novoslobodskaïa), no 2 (à Peredelkino) et no 8 (à Mnevniki) ont été visités par des collaborateurs du Comité « Assistance Civique ». Devant celui de la Dimitrovskoe Chaussée, on pouvait voir une file de voitures de police des routes de près de deux kilomètres qui attendaient pour déposer les personnes arrêtées dans un centre prévu pour 320 personnes environ. Des personnes détenues ont témoigné qu’il y avait 16 personnes au lieu de 8 par cellule, et que les rations de nourriture n’avaient pas été augmentées. Par ailleurs, il y avait tellement de monde que les TsVSIG n’avaient même pas le temps d’établir les documents pour les libérations ». La FIDH fait également état de quatre cas de décès en détention ou pendant le transport avant expulsion (rapport FIDH, pp. 26-27 sous c) « Conditions de détention et décès en détention »).
74. HRW relate des faits similaires et fait également état de quatre cas de décès en détention (rapport HRW, pp. 53-57 sous « Deaths of G

A chi rivolgersi e i costi dell'assistenza

Il Diritto dell'Espropriazione è una materia molto complessa e poco conosciuta, che "ingloba" parti importanti di molteplici rami del diritto. Per tutelarsi è quindi essenziale farsi assistere da un Professionista (con il quale si consiglia di concordare in anticipo i costi da sostenere, come ormai consentito dalle leggi in vigore).

Se l'espropriato ha già un Professionista di sua fiducia, può comunicagli che sul nostro sito trova strumenti utili per il suo lavoro.
Per capire come funziona la procedura, quando intervenire e i costi da sostenere, si consiglia di consultare la Sezione B.6 - Come tutelarsi e i Costi da sostenere in TRE Passi.

  • La consulenza iniziale, con esame di atti e consigli, è sempre gratuita
    - Per richiederla cliccate qui: Colloquio telefonico gratuito
  • Un'eventuale successiva assistenza, se richiesta, è da concordare
    - Con accordo SCRITTO che garantisce l'espropriato
    - Con pagamento POSTICIPATO (si paga con i soldi che si ottengono dall'Amministrazione)
    - Col criterio: SE NON OTTIENI NON PAGHI

Se l'espropriato è assistito da un Professionista aderente all'Associazione pagherà solo a risultato raggiunto, "con i soldi" dell'Amministrazione. Non si deve pagare se non si ottiene il risultato stabilito. Tutto ciò viene pattuito, a garanzia dell'espropriato, con un contratto scritto. è ammesso solo un rimborso spese da concordare: ad. es. 1.000 euro per il DAP (tutelarsi e opporsi senza contenzioso) o 2.000 euro per il contenzioso. Per maggiori dettagli si veda la pagina 20 del nostro Vademecum gratuito.

La data dell'ultimo controllo di validità dei testi è la seguente: 12/07/2024