CASE OF DICKMANN AND GION v. ROMANIA - A.N.P.T.ES.
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Testo originale e tradotto della sentenza selezionata

CASE OF DICKMANN AND GION v. ROMANIA

Tipologia: Sentenza
Importanza: 2
Articoli: 41,35,P1-1
Numero: 10346/03/2018
Stato: Romania
Data: 2017-10-24 00:00:00
Organo: Sezione Quarta
Testo Originale

Conclusioni
Eccezione preliminare respinta (l’Art. 35) criterio di ammissibilit?
. 35-1) esaurimento delle vie di ricorso nazionali
Resto inammissibile (l’Art. 35) criterio di ammissibilit?
(Art. 35-3-un) Manifestamente mal-fondata Violazione di Articolo 1 di Protocollo N.ro 1 – Protezione di propriet? (l’Articolo 1 par?. 1 di Protocollo N.ro 1 – la Privazione di propriet? Godimento tranquillo di propriet?)
Danno patrimoniale e non-patrimoniale – l’assegnazione (Articolo 41 – danno Non -patrimoniale Danno patrimoniale Soddisfazione equa)

QUARTA SEZIONE

CAUSA DICKMANN E GION C. ROMANIA

(Richieste N. 10346/03 e 10893/04)

SENTENZA

STRASBOURG

24 ottobre 2017

DEFINITIVA

24/01/2018

Questa sentenza ? divenuta definitivo sotto Articolo 44 ? 2 della Convenzione. Pu? essere soggetto a revisione editoriale.

Nella causa Dickmann e Gion c. Romania,
La Corte europea di Diritti umani (quarta Sezione), riunendosi che come una Camera, compose di:
Ganna Yudkivska, Presidente
Vincenzo A. De Gaetano,
Paulo il de di Pinto Albuquerque,
Faris Vehabovi?,
Georges Ravarani,
P?ter Paczolay, giudici
Bianca Andrada Guan?, ad giudice di hoc,
e Marialena Tsirli, Sezione Cancelliere
Avendo deliberato in privato 3 ottobre 2017,
Consegna la sentenza seguente sulla quale fu adottata quel la data:
PROCEDURA
1. La causa nacque da in due richieste (N. 10346/03 e 10893/04) contro la Romania deposit? con la Corte sotto Articolo 34 della Convenzione per la Protezione di Diritti umani e le Libert? Fondamentali (?la Convenzione?) con cittadini di Romania e la Germania. I loro nomi e gli altri dettagli, cos? come la data sulla quale furono depositate le richieste, ? specificato nell’appendice alla sentenza.
2. Il Governo rumeno (?il Governo?) fu rappresentato col loro Agente, il Sig.ra C. Brumar del Ministero di Affari Esteri. Il Governo tedesco, stato stato informato del loro diritto per intervenire (l’Articolo 36 ? 1 della Convenzione e Decide 44 ? 1 (un) degli Articoli di Corte), non si giovi a di questa possibilit?.
3. I richiedenti assegnati a nell’appendice hanno depositato di fronte alle corti nazionali i vari procedimenti basati sulla legislazione di restituzione decretata in Romania dopo l’incorra del regime comunista. Le loro azioni di reclamo che si riferiscono all’inefficienza generale del meccanismo di restituzione furono comunicate al Governo sotto Articolo 1 di Protocollo N.ro 1, nel 2008-09 come dettagliato nell’appendice alla sentenza.
4. Come Iulia Motoc, il giudice elesse in riguardo della Romania, ritir? dal riunirsi nella causa (l’Articolo 28 ? 3 degli Articoli della Corte), il Presidente decise di nominare Bianca Andrada Guan per ?riunirsi come un ad giudice di hoc (l’Articolo 29 ? 2 degli Articoli della Corte).
I FATTI
I. LE CIRCOSTANZE DELLA CAUSA
A. Sfondo generale.
5. Seguendo la costituzione del regime comunista in Romania nel 1947, lo Stato proced? nazionalizzare edifici e terra agricola su una grande scala. Dopo l’incorra del regime comunista, lo Stato decret? una serie di leggi mirata a riconoscendo compensazione per violazioni di diritti di propriet? col regime precedente (veda divide in paragrafi 43-51 sotto).
6. Leggi N. 112/1995 e 10/2001 stabilito il principio di restituzione di propriet? residenziale e nazionalizzata ed il risarcimento in cause dove non era pi? possibile restituzione. Legge n. 112/1995 introdussero una copertura su risarcimento, ma questo fu abolito successivamente con Legge n. 10/2001.
7. Legge n. 247/2005 tentati di armonizzare le procedure amministrative per restituzione di propriet? coperti con le leggi summenzionate e con la legislazione speciale riguardo a restituzione di terra agricola.
8. 12 ottobre 2010, la Corte adott? una sentenza di pilota nella causa di Maria Atanasiu ed Altri c. la Romania (N. 30767/05 e 33800/06, 12 ottobre 2010) in che s? singled fuori le deficienze del meccanismo di restituzione, indicando allo Stato rispondente sotto Articolo 46 della Convenzione che passi nuovi hanno avuto bisogno di essere presi per per trattare le rivendicazioni di restituzione con pi? efficienza.
9. Sul 2013 Legge di 15 maggio n. 165/2013 entrarono in vigore, mentre esponendo fuori le varie procedure disponibile a postulanti che chiedono accordo delle loro rivendicazioni di restituzione.
10. Basato sulle parti le osservazioni di ‘ e commenti riguardo alle via di ricorso nuove esposte fuori con Legge n. 165/2013, 29 aprile 2014 la Corte trovata nella sua sentenza nella causa di Preda ed Altri c. la Romania (N. 9584/02 e 7 altri, ?? 134-40 29 aprile 2014), che il meccanismo stabil? con la legge nuova offr? una serie di via di ricorso effettive che hanno avuto bisogno di essere esaurite con quelli rivendicatori le cui azioni di reclamo si riferirono ad una delle situazioni seguenti: l’esistenza di titoli concomitanti a propriet? riguardo alla stessa area di terra agricola; l’annullamento di simile titolo a propriet? senza qualsiasi il risarcimento; la consegna di una definitivo sentenza che conferma il diritto al risarcimento in riguardo della confisca illegale con lo Stato di qualsiasi dattilografa di patrimonio immobiliare, senza fissare l’importo; l’insuccesso per pagare simile risarcimento assegn? in una definitivo sentenza; e l’insuccesso prolungato per dare una decisione su una rivendicazione di restituzione.
11. La Corte sostenne anche comunque, che Legge n. 165/2013 non contennero qualsiasi approvvigiona di una natura procedurale o effettiva capace di riconoscere compensazione sulla questione dell’esistenza di definitivo sentenze che convalidano titoli concomitanti a propriet? riguardo alla stessa propriet? residenziale. Inoltre, nessuna procedura era disponibile a proprietari precedenti che, nell’assenza di restituzione, sarebbe stato concesso al risarcimento ma che faceva non avere accesso a s? perch? le circostanze che rendono restituzione impossibile erano state conosciute dopo la scadenza del tempo-limite per depositare il risarcimento chiede (l’ibid., ? 124).
12. Le azioni di reclamo esposte fuori nelle richieste presenti riflettono le circostanze descritte sopra di (veda paragrafo 11). In particolare, i richiedenti hanno addotto che il loro titolo alla propriet? (costruendo e terra annessa) era stato ammesso con le corti nazionali; comunque, dovendo alla vendita della propriet? con lo Stato, ai richiedenti furono impediti del godere il loro rispettivo diritto. Loro dissero che questa privazione, insieme con la mancanza totale del risarcimento per s? aveva imposto su loro un carico eccessivo e sproporzionato.
B. le Particolari circostanze della causa presente
1. Fatti riguardo alla richiesta n. 10346/03, depositati col Sig.ra Dora Dickmann
(un) Restituzione del patrimonio immobiliare localizz? su ?oseaua Giurgiului
13. Nel 1950, sotto Decreto n. 92, lo Stato nazionalizz? l’edificio e la sua terra annessa localizz? a 22 ?oseaua Giurgiului in Bucharest che appartenne ai predecessori del richiedente.
14. Nel 1997 il richiedente deposit? una rivendicazione con le corti nazionali per restituzione della propriet? summenzionata, adducendo che i suoi nationalisation erano stati illegali e che perci? il diritto di propriet? aveva lasciato solamente i suoi predecessori ‘ propriet? giusta quando era stato trasferito a lei come eredit?. La rivendicazione fu formulata contro Bucharest Consiglio Urbano e B., una societ? Statale responsabile per la gestione di propriet? che appartiene allo Stato.
15. Nella sua sentenza di 6 giugno 1997 il Bucharest quarta Corte distrettuale conced? le rivendicazioni ed ordin? che la propriet? sia ritornata al richiedente, nella sua veste come risuoli erede dei suoi proprietari giusti. La corte contenne che il patrimonio immobiliare era stato nazionalizzato illegalmente, poich? i predecessori del richiedente non avevano appartenuto a qualsiasi delle categorie sociali coperte col decreto di nationalisation e cos? il loro diritto di propriet? era stato valido e continuo, essendo trasferito come eredit? al richiedente; lo Stato non poteva chiedere perci? un titolo valido alla propriet?.
16. La sentenza non fu piaciuta contro e cos? divenne definitivo.
17. In 12 maggio 1998 il Sindaco di Bucharest emise una decisione di restituzione in riguardo del patrimonio immobiliare localizzato su ?oseaua Giurgiului, in ottemperanza con la parte operativa della sentenza di 6 giugno 1997.
(b) Vendita dello Stato degli appartamenti localizzato nell’oseaua la ?propriet? di Giurgiului
18. Sotto i termini di contratti entrati in in conformit? con Legge n. 112/1995, societ? B., maneggiando l’edificio (veda paragrafo 14 sopra), aveva venduto gli appartamenti localizzarono therein agli inquilini.
19. Il contratto di vendita in riguardo dell’appartamento di primo-pavimento fu concluso 5 novembre 1996 fra B., mentre rappresentando lo Stato, e gli inquilini, S.N. e S.P.
20. Il contratto di vendita in riguardo dell’appartamento di base-pavimento fu concluso 23 giugno 1997 fra B. in favore dello Stato, e l’inquilino, S. A. – L.
(il c) Passi preso sotto legge ordinaria e sotto Legge n. 10/2001 per ottenere la rescissione dei contratti di vendita
21. Su una data non specificata nel 2000 il richiedente depositato di fronte alle corti nazionali due azioni civili che chiedono la rescissione della vendita contrae rispettivamente del 1996 e 23 giugno 1997 di 5 novembre, in finora come lo Stato aveva venduto propriet? che non aveva posseduto.
22. La definitivo sentenza di 7 febbraio 2002 data con la Corte d’appello di Bucharest respinse la rivendicazione in riguardo dell’appartamento di primo-pavimento, mentre sostenendo che il richiedente non aveva stando in piedi legale per chiedere la rescissione del contratto di vendita, in finora siccome lei non era stata una parte inoltre.
23. Nella sua definitivo sentenza di 14 ottobre 2003, la Corte d’appello di Bucharest respinse la rivendicazione del richiedente in riguardo dell’appartamento di base-pavimento, mentre sostenendo che l’acquirente aveva agito in buon fede ed aveva acquisito cos? un titolo valido alla propriet?, nella conformit? con le disposizioni di Legge n. 10/2001 che erano entrati nel frattempo in vigore. La corte contenne anche che il richiedente era eleggibile per misure compensative facendo seguito all’avviso di rivendicazione (il notificare) deposit? con le autorit? amministrative sotto Legge n. 10/2001 (veda paragrafo 25 sotto).
24. 12 agosto 2002 il richiedente deposit? un’altra azione di fronte alle corti nazionali, mentre chiedendo di nuovo la rescissione del contratto di vendita riguardo all’appartamento di primo-pavimento. Comunque, questa volta lei bas? la sua rivendicazione sulle disposizioni di Legge n. 10/2001. Nella sua definitivo sentenza di 1 febbraio 2006 la Corte d’appello di Bucharest respinse la rivendicazione del richiedente, mentre sostenendo che in finora come il contratto di vendita era stato concluso con gli acquirenti in buon fede, era in ottemperanza con la legge.
(d) Passi preso sotto Legge n. 10/2001 per ottenere restituzione degli appartamenti
25. 12 ottobre 2001 il richiedente deposit? un avviso di rivendicazione col Municipio di Bucharest sotto Legge n. 10/2001, chiedendo che reparatory, misura in riguardo dei due appartamenti. Molti documenti furono appesi alla richiesta, incluso una copia della sentenza di 6 giugno 1997 ed una copia del certificato di eredit? che attesta al fatto che il richiedente era il risuoli erede dei suoi predecessori.
26. 23 e 24 aprile 2015 il Municipio di Bucharest richiesto il richiedente per completare il suo archivio amministrativo con documenti rifer? alla sua rivendicazione. Comunque, la richiesta non giunse al richiedente, siccome le informazioni di contatto menzionarono nella richiesta del 2001 era pi? valido.
27. Come lontano siccome la Corte ? consapevole, nessuna decisione ? stata presa in riguardo di questa rivendicazione.
2. Fatti riguardo alla richiesta n. 10893/04, depositati con Mega ed il Sig. Gion
(un) Passi preso coi richiedenti per ottenere la restituzione di appartamento n. 30 localizzarono in Victoria Street, Piteti?, e la vendita dell’appartamento con lo Stato
28. Sul 1977 appartamento di 6 maggio n. 30, localizz? nel costruire A/4, Victoria Street Piteti?-i richiedenti la propriet? di ‘-fu sequestrato con lo Stato sotto Decreto n. 223/1974, facendo seguire la decisione di ‘ per lasciare il paese i richiedenti. Loro non furono notificati della decisione amministrativa di confiscare la propriet?.
29. Fra il 1991 ed il 1995, i richiedenti scrissero molte lettere alle varie autorit? nazionali, incluso il Piteti ?Consiglio Urbano, l’Ufficio del Prefetto di Piteti ed il direttore di societ? R. che maneggi? l’edificio in favore dello Stato mentre cercando di ottenere propriet? dell’appartamento. Le repliche affermarono che i richiedenti che le rivendicazioni di ‘ non potevano essere accordate, siccome nessuna legislazione attinente era stata decretata ancora riguardo a misure di riparazione in riguardo di propriet? prima nazionalizzata. In una delle repliche spedita col Piteti Consiglio Urbano in 1 maggio 1995, i richiedenti furono informati, che appartamenti che erano stati nazionalizzati sotto Decreto 223/1974 non potevano essere acquistati coi loro inquilini correnti dalle autorit? locali.
30. 9 luglio 1996 i richiedenti depositarono una rivendicazione con le autorit? amministrative, mentre chiedendo reparatory misura in riguardo di appartamento n. 30, nella conformit? con le disposizioni di Legge n. 112/1995.
31. Sul 1997 societ? di 17 gennaio R. vend? l’appartamento agli inquilini, S.C. e S.M.
32. In 16 maggio 1997 le autorit? amministrative respinsero i richiedenti rivendicazioni di ‘ depositate sotto Legge n. 112/1995, in prospettiva del fatto che l’appartamento gi? era stato venduto ai suoi inquilini.
(b) Restituzione del patrimonio immobiliare localizz? in Piteti?
33. 30 agosto 1999 i richiedenti depositarono di fronte all’Organo giudiziario locale di Arge ?un’azione contro Piteti Consiglio Urbano, mirando a recuperare propriet? di appartamento n. 30. Loro dissero che il sequestro della propriet? era stato illegale, come sulla mano del un’era stato in violazione della Costituzione in vigore al tempo, e d’altra parte loro non erano stati notificati della decisione amministrativa di confiscarlo.
34. In 22 maggio 2000 l’Organo giudiziario locale permise i richiedenti le rivendicazioni di ‘. L’imputato fece appello. 23 marzo 2001 la Corte d’appello di Piteti ?respinse il ricorso perch? nessuna dichiarazione di ricorso era stata presentata. La decisione divenne cos? definitivo.
35. 19 settembre 2002 i richiedenti, assistiti con un ufficiale giudiziario propriet? recuperata di appartamento n. 30; i minuti attinenti menzionarono che l’appartamento era vuoto e non ammobiliato.
(il c) Richiesta all’esecuzione della sentenza di 22 maggio 2000
36. Sul 2002 S.C di 1 ottobre. e S.M. impugnato l’esecuzione della sentenza di 22 maggio 2000 (veda paragrafo 34 sopra). Loro dissero di essere i proprietari giusti di appartamento n. 30, l’avendo comprato in buon fede nel 1997; inoltre, in finora siccome loro non erano state parti ai procedimenti terminati con la sentenza insoluta di 22 maggio 2000, loro ne non furono legati (l’inopozabil?).
37. Con una definitivo sentenza di 25 giugno 2003, la Corte d’appello di Piteti ?conced? le rivendicazioni di S.C. e S.M. Nel suo ragionamento, la corte essenzialmente contenne, che il contratto di vendita era stato concluso validamente e legalmente con gli inquilini che avevano agito in buon fede al tempo della vendita. Inoltre, la sentenza di 22 maggio 2000 che assegna i richiedenti titola alla propriet? era non eseguibile (l’inopozabil?) contro gli acquirenti, perch? loro non erano state parti ai rispettivi procedimenti.
(d) Passi preso sotto legge ordinaria per ottenere la rescissione del contratto di vendita
38. 22 novembre 2006 i richiedenti depositarono un’azione contro S.C. e S.M. cercando di recuperare propriet? di appartamento n. 30 ed esortando le corti a trovare il contratto di vendita illegale. Alle loro rivendicazioni fu concesso con la Corte distrettuale di Piteti ?23 gennaio 2008.
39. Ad un ricorso depositato con gli imputati fu concesso con l’Organo giudiziario locale di Arge ?16 giugno 2008. La corte consider? che la vendita dell’appartamento era stata legale. Allo stesso tempo, contenne, che i richiedenti furono concessi al risarcimento per l’appartamento, equivalente al suo valore di mercato alla data di pagamento.
40. I richiedenti non hanno depositato qualsiasi chiede sotto Legge n. 10/2001.
II. DIRITTO NAZIONALE ATTINENTE E PRATICA
Veduta d’insieme di A. delle disposizioni legislative e principali riguardo alla restituzione di patrimonio immobiliare nazionalizzata di fronte a 1989 o, fallendo restituzione, il risarcimento pagabile
41. Le disposizioni legislative e principali attinente alla causa presente ? descritto in Strin ?ed Altri c. la Romania (n. 57001/00, ?? 19-23 ECHR 2005 VII); Pduraru c. la Romania, n. 63252/00, ?? 23-53 ECHR 2005 XII (gli estratti); Maria Atanasiu ed Altri c. la Romania (cit? sopra, ?? 44-67); e Preda ed Altri c. la Romania (cit? sopra, ?? 70 74). Loro possono essere riassunti siccome segue.
1. Principi Generali di diritto civile
42. Nell’assenza di legislazione speciale che posa in gi? articoli che governano patrimonio immobiliare nazionalizzato, le corti considerarono inizialmente, che basato su principi generali di diritto civile, loro avevano giurisdizione per esaminare il problema della legalit? di decisioni di nazionalizzazione ed ordinare che propriet? siano ritornate ai loro proprietari se loro fossero trovati essere stati nazionalizzati illegalmente.
2. Legge n. 112/1995
43. L’entrata in vigore di Legge n. 112 25 novembre 1995 sulla condizione giuridica di certa propriet? residenziale autorizzarono la vendita di simile propriet? agli inquilini. Propriet? potrebbero essere ritornate solamente ai proprietari precedenti o i loro successori in titolo se le persone riguardate stessero vivendo nelle propriet? come inquilini o le propriet? era non occupato. Se restituzione non fosse possibile, i proprietari precedenti potrebbero chiedere il risarcimento, l’importo di che era capped.
3. Legge n. 10/2001
44. Legge n. 10 14 febbraio 2001 sugli articoli patrimonio immobiliare governante erroneamente acquisito con lo Stato stabil? il principio di restituzione delle propriet? riguardato. In cause dove non era pi? possibile restituzione, i proprietari precedenti o i loro successori in titolo potrebbero chiedere il risarcimento, l’importo di che non era capped.
45. Articolo 2 ? 2 della legge, in vigore fino a 6 febbraio 2009, quando fu abrogato con Legge n. 1/2009 (veda paragrafo 49 sotto), purch? che era considerato illegalmente che persone le cui propriet? erano state appropriate avessero trattenuto i diritti di propriet? loro avevano sulla data dell’appropriazione; quelli diritti sarebbero esercitati su ricevuta della decisione di restituzione o sentenza, in conformit? con le disposizioni di legge.
46. Divida in paragrafi 1 di Articolo 22 (Articolo precedente 21 ? 1) inizialmente esponga un termine di decadenza di sei mesi dalla data di entrata in vigore della legge per l’alloggio di un avviso di rivendicazione che chiede restituzione o il risarcimento (il notificare) con le autorit? amministrative e competenti. Il tempo-limite fu prolungato successivamente con sei mesi, vale a dire fino a 14 febbraio 2002. Divida in paragrafi 5 dello stesso Articolo previde che inosservanza col tempo-limite summenzionato darebbe luogo alla perdita del diritto per chiedere restituzione o il risarcimento in corte.
47. La parte attinente di Articolo 45 (Articolo 46 precedente) purch?:
?(2) la vendita o donazione di patrimonio immobiliare sequestrata illegalmente con lo Stato sar? dichiarata privo di valore legale, salva dove l’operazione fu conclusa in buon fede. …?
Articolo 45 ? 5 purch? che il termine massimo per depositare un’azione che chiede la rescissione di tale operazione era 14 agosto 2002.
48. Le parti attinenti di Articolo 46 (Articolo 47 precedente) purch?:
Articolo 46
?(1) le disposizioni della legge presente saranno anche applicabili a procedimenti che sono pendenti di fronte alle corti [al tempo della sua entrata in vigore], la persona concessa che ha la possibilit? di scegliere il set di procedura fuori con la legge presente, ed abbandonare i procedimenti pendenti o richiedere la sospensione della causa pendente…
(3) nell’evento che la rivendicazione ha depositato con la persona concessa per avere il patrimonio immobiliare ripristinato a lui o lei in natura fu respinto in una definitivo sentenza, il
tempo-limite per l’alloggio di una restituzione o rivendicazione di risarcimento (il notificare) come previsto per in Articolo 22 ? 1 avvieranno correre dalla data della definitivo sentenza.?
4. Legge n. 1/2009
49. Legge n. 1 di 30 gennaio 2009 entr? in vigore 6 febbraio 2009. S? previde che patrimonio immobiliare vend? sotto Legge n. 112/1995 non potrebbero essere ritornati pi? ai proprietari precedenti e che misure solamente alternative di compensazione erano possibili. La scelta fra un’azione per ricupero di propriet? e la procedura di restituzione speciale sotto Legge n. 10/2001 furono aboliti in favore del secondo.
5. Legge n. 165/2013
50. Legge n. 165 di 20 maggio 2013 non abrogarono la legislazione precedente sulla restituzione di patrimonio immobiliare nazionalizzata di fronte a 1989, ma riform? il meccanismo di riparazione. Previde, come un articolo generale, per la restituzione di propriet? e per un sistema del risarcimento in situazioni nel quale restituzione non era possibile. Comunque, la legge non espose gli altri termini di decadenza per l’alloggio di rivendicazioni nuove per restituzione o il risarcimento, siccome il meccanismo di riparazione fu voluto dire esclusivamente per rivendicatori che gi? avevano approvato inizialmente i tempo-limiti esposti fuori nelle leggi di restituzione (veda divide in paragrafi 46 e 48 sopra).
51. La legge stabil? un roadmap per l’adozione di un numero di misure per rendere il meccanismo di riparazione funzionale, incluso il setting su di un finanziamento nazionale per terra agricola e l’altro patrimonio immobiliare. Concomitantemente, gli specifici e vincolanti tempo-limiti furono esposti per ogni stadio amministrativo dell’esame della rivendicazione di restituzione. La legge previde anche per la possibilit? di un controllo giurisdizionale che permette alle corti nazionali di verificare la legalit? di decisioni amministrative, ma anche assegnare, se necessario, la restituzione o il risarcimento chiesero.
Veduta d’insieme di B. di pratica giudiziale nazionale ed attinente
1. La posizione della Corte Costituzionale
52. Nel contesto della revisione della costituzionalit? della legislazione attinente menzionato sopra di dopo la sua entrata in vigore, la Corte Costituzionale fu chiamata su per decidere sulla compatibilit? di alcune delle disposizioni con la Costituzione. Respinse la maggior parte delle eccezioni come a costituzionalit? sollevata nelle corti nazionali e riafferm? che le leggi in oggetto era compatibile con la Costituzione.
53. In decisione n. 830 8 luglio 2008 che la Corte Costituzionale ha sostenuto che chiunque che aveva depositato un avviso di rivendicazione sotto Legge n. 10/2001 all’interno del tempo-limite legale erano eleggibili per misure di reparatory ed in particolare per restituzione della propriet? riguardata se fosse stato nazionalizzato illegalmente.
2. Causa-legge delle corti nazionali, incluso il HCCJ
54. Dopo l’entrata in vigore di Legge n. 112/1995, la pratica delle corti nazionali fu minata con l’assenza di una struttura legislativa e stabile. Le corti diedero molte interpretazioni diverse di concetti come Stato ?il titolo?, l’acquirente ?la buon fede? e ?comparizioni in legge?, ed anche della relazione fra azioni per ricupero di propriet? e le procedure di restituzione previsto per con la legislazione speciale (veda Pduraru?, citato sopra, ? 96).
55. Il HCCJ decise sulla giurisdizione delle corti nazionali per determinare rivendicazioni per restituzione di propriet? nazionalizzate in cause dove le autorit? amministrative erano andate a vuoto a rispondere alle rivendicazioni (il notificri?) emise sotto Legge n. 10/2001. Seguendo un ricorso negli interessi della legge, la piena corte contenne, in sentenza n. 20 19 marzo 2007 pubblicati nell’Ufficiale Pubblicano 12 novembre 2007, che le corti nazionali avevano giurisdizione per determinare i meriti di rivendicazioni e, dove appropriato, ordinare la restituzione della propriet? in oggetto o assegnazione il risarcimento legale.
56. Il 2007 e 9 giugno 2008 di 4 giugno, il HCCJ, riunendosi come una piena corte e decidendo di nuovo su due ricorsi negli interessi della legge sentenze consegnate N. 52 e 33 che furono pubblicati nell’Ufficiale Pubblicano il 2007 e 23 febbraio 2009 di 13 novembre. Contenne che seguendo l’entrata in vigore di Legge n. 10/2001, azioni per ricupero di propriet? di propriet? espropriato o nazionalizz? prima 1989 che erano stati depositati in parallelo con la procedura di restituzione posati in gi? con Legge n. 10/2001, era inammissibile. Comunque, come un’eccezione a quell’articolo che il HCCJ ha sostenuto che persone che avevano un ?la propriet?? all’interno del significato di Articolo 1 di Protocollo N.ro 1 alla Convenzione potrebbe portare un’azione per ricupero di propriet?, previde che non infranse diritti di propriet? acquisiti con terze parti in buon fede.
57. In sentenza n. 27 14 novembre 2011, pubblic? nell’Ufficiale Pubblichi 17 febbraio 2012, il HCCJ rigato su un altro ricorso negli interessi della legge. Contenne che nella conformit? con la Corte sta ragionando nella causa di pilota di Maria Atanasiu ed Altri, il concetto di ?propriet? esistente? nel contesto di patrimonio immobiliare chiesto sotto le leggi di restituzione l’esistenza di un decisione ammettere amministrativo o giudiziale, direttamente o indirettamente presuppose il diritto del richiedente a propriet?, in particolare che lui o lei si erano attenute con tutte le condizioni legali per qualificare per il diritto chiesto. La Corte Alta sostenne anche che rivendicazioni compensative depositarono di fronte alle corti fuori del meccanismo previsto per con la legislazione di restituzione speciale, come rivendicazioni basate direttamente su Articolo 13 della Convenzione o su Articolo 1 di Protocollo N.ro 1 alla Convenzione, cos? come su diritto civile, era inammissibile.
58. Seguendo una richiesta per una sistemazione dominante e preliminare le questioni legali (hotr?re ?prealabil pentru dezlegarea unor chestiuni de drept), il HCCJ consegn? sentenza n. 19 20 marzo 2017, pubblic? nell’Ufficiale Pubblichi 11 aprile 2017. Fond? che, con riguardo ad a patrimonio immobiliare in riguardo di che c’erano richieste pendenti di fronte alla Corte europea di Diritti umani quando Legge n. 165/2003 entrarono in vigore, le sue disposizioni erano solamente attinenti per quelle richieste nelle quali i richiedenti avevano depositato restituzione o il risarcimento chiede ad un livello nazionale facendo seguito alla legislazione speciale ed attinente.
La sentenza divenne legando su tutte le corti nazionali dalla data della sua pubblicazione nell’Ufficiale Pubblichi.
LA LEGGE
I. UNIONE DELLE RICHIESTE
59. Dato i loro sfondi che riguarda i fatti e legali simili, la Corte decide che le due richieste dovrebbero essere congiunte, nella conformit? con Articolo 42 ? 1 degli Articoli di Corte.
II. LOCUS STANDI
60. Gli eredi di due dei richiedenti informarono la Corte di quelli richiedenti le morti di ‘ e, come i loro vicini parenti, espresse l’intenzione di continuare nel loro posto. Il Governo non obiett? a questo. Avendo riguardo ad alle loro cravatte di famiglia vicine con gli eredi ed il loro interesse legittimo nell’intraprendere le richieste riguardo a diritti umani fondamentali, la Corte accetta, che i richiedenti deceduti gli eredi di ‘ possono intraprendere le richieste nel loro posto. Continuer? perci? a trattare coi richiedenti deceduti le azioni di reclamo di ‘, agli eredi ‘ richiede (veda Appendice).
III. VIOLAZIONE PRESUNTA DELL? ARTICOLO 1 DEL PROTOCOLLO N. 1 ALLA CONVENZIONE
61. I richiedenti presentarono che la loro incapacit? per ottenere restituzione delle loro propriet? nazionalizzate o garantire il risarcimento corrispose ad una violazione del loro diritto al godimento tranquillo delle loro propriet? sotto Articolo 1 di Protocollo N.ro 1 alla Convenzione che legge siccome segue:
?Ogni naturale o legale persona ? concessa al godimento tranquillo delle sue propriet?. Nessuno sar? privato delle sue propriet? eccetto nell’interesse pubblico e soggetto alle condizioni previste per con legge e coi principi generali di diritto internazionale.
Comunque, le disposizioni precedenti non possono in qualsiasi modo danneggia il diritto di un Stato per eseguire simile leggi come s? ritiene necessario controllare l’uso di propriet? in conformit? con l’interesse generale o garantire il pagamento di tasse o gli altri contributi o sanzioni penali.?
A. Ammissibilit?.
1. Le osservazioni delle
62. Il Governo present? che i richiedenti non erano riusciti ad esaurire le via di ricorso nazionali e disponibili in riguardo delle loro azioni di reclamo. I richiedenti non furono d’accordo. Gli argomenti di sia parti sono presentate sotto.
(un) Con riguardo ad alla richiesta n. 10346/03
63. Appellandosi sulle sentenze della Corte nella causa di Preda ed Altri c. la Romania (N. 9584/02 e 7 altri, 29 aprile 2014) con riguardo ad all’efficacia generale del meccanismo esposta fuori in Legge n. 165/2013 nell’offrire compensazione appropriata rivendicatori per le loro azioni di reclamo (veda anche paragrafo 10 sopra), il Governo dibatt? che simile efficacia copr? anche circostanze simile al richiedente, vale a dire che nonostante il fatto che i proprietari precedenti avevano avuto il loro titolo a propriet? ammessa con le corti, loro non erano in grado godere la loro propriet? perch? lo Stato aveva venduto la propriet? su a terze parti. Il Governo dibatt? che il richiedente in modo appropriato non era riuscito ad intraprendere la procedura amministrativa fissata in posto con Legge n. 10/2001, corretto e miglior? con Legge n. 165/2013. Se lei avesse fatto cos?, le sue rivendicazioni per misure di reparatory sarebbero state esaminate e sarebbero state decise su con le autorit? competenti all’interno degli specifici tempo-limiti esposti con la legge.
64. In particolare, il Governo dibatt? che la rivendicazione deposit? col richiedente sotto Legge n. 10/2001 che sostengono documenti che o sarebbero dovuti essere presentati col richiedente non potevano essere valutati senza l’attinenti o col suo erede che aveva sostenendo intraprendere i procedimenti sul suo conto. Il Governo assegn? in questo contesto a, inter l’alia, l’assenza di copie del titolo alla propriet?, di documenti che contengono una descrizione della propriet? cos? come di copie del documento di identit? del richiedente e di un certificato di eredit? che attesta al suo status come un erede.
65. Il Governo consider? che l’erede del richiedente sarebbe dovuto essere consapevole che l’archivio pendente di fronte alle autorit? amministrative era incompleto, all’ultimo 10 novembre 2009, quando loro avevano presentato di fronte alla Corte le loro osservazioni sui meriti, avendo appeso una lettera dalle autorit? amministrative che attestano allo status dell’archivio (veda paragrafo 26 sopra). Il Governo concluse che nessuna decisione potrebbe essere presa in riguardo delle rivendicazioni del richiedente depositato sotto Legge n. 10/2001 dovendo alla mancanza di interesse mostrato sul suo conto nel completando l’archivio ed esaurire con ci? la via di ricorso effettiva offr? con la legislazione attinente menzionata sopra di.
66. Il richiedente contest? l’efficacia di Legge n. 10/2001, sia in generale ed in relazione alle sue rivendicazioni. Lei dibatt? che molti anni dopo l’entrata in vigore della legge, la maggioranza dei rivendicatori ancora aveva le loro richieste pendente di fronte alle varie autorit? nazionali, senza prospettive realistiche di vedere le loro rivendicazioni and/or accordati all’interno di un termine ragionevole esaminarono. Inoltre, il richiedente contest? l’applicabilit? della legge alla sua causa, in finora come il ritorno della propriet? a lei era stato ordinato ed al suo titolo alla propriet? era stato dato credito con le corti nazionali in una definitivo sentenza data nel 1997 (veda paragrafo 15 sopra), cos? brami di fronte all’entrata in vigore della legge. Lei dibatt? che quelle circostanze resero la procedura amministrativa ridondante.
(b) Con riguardo ad alla richiesta n. 10893/04
67. Il Governo dibatt? che i richiedenti l’insuccesso di ‘ per depositare un avviso di rivendicazione facendo seguito a Legge n. 10/2001 l’avevano fatto impossibile assegnarloro misure compensative per il patrimonio immobiliare localizz? in Piteti.? Loro considerarono che nulla aveva impedito ai richiedenti del depositare tale richiesta, o sotto Articolo 22 di che legge (veda paragrafo 46 sopra) ed all’interno del tempo-limite legale e generale che era scaduto 14 febbraio 2002 o ad un pi? tardi la data, sotto Articolo 46 ? 3 della legge (veda paragrafo 48 sopra), vale a dire entro sei mesi della data sui quali le loro rivendicazioni di restituzione furono respinte con la sentenza di 16 giugno 2008 (veda paragrafo 39 sopra).
68. I richiedenti considerarono che il fatto che al loro titolo alla propriet? era stato dato credito in una definitivo sentenza li dispens? dall’intraprendere gli altri viali legali. Questo fu dato particolarmente cos? che, nonostante tutti i loro sforzi durante il corso degli anni, lo Stato aveva venduto illegalmente la loro propriet? a terze parti (veda paragrafo 31 sopra), impedendo loro cos? dal godere i loro diritti consolidati. Loro presentarono inoltre che le disposizioni di Articolo 46 ? 3 di Legge n. 10/2001 (veda paragrafo 48 sopra) non era attinente alla loro causa.
2. La valutazione della Corte
69. Prima e primo, le prese di Corte notano del fatto che allo stadio amministrativo del meccanismo di restituzione sotto Legge n. 10/2001, un avviso di rivendicazione (il notificare) deposit? con le autorit? amministrative necessitate di essere valutate in termini del diritto del richiedente a riparazione misura riguardo ad un specifico patrimonio immobiliare. Basato sui documenti presentati col richiedente, la decisione emessa con l’autorit? amministrativa e competente necessariamente si riferirebbe allo status del richiedente (o non) come il proprietario precedente o il successore in titolo al proprietario precedente della propriet?, alla specifica di materiale della propriet? (area di superficie, composizione), ed a se il richiedente fu concesso di conseguenza a misure di riparazione.
70. Comunque, la Corte nota che nella causa presente tale valutazione riguardo ai richiedenti il diritto di ‘ a misure di riparazione gi? era stato condotto con le corti nazionali all’interno di atti. Effettivamente, nelle definitivo sentenze date il 1997 e 14 ottobre 2003 di 6 luglio per il richiedente il Sig.ra Dickmann ed il 2000 e 16 giugno 2008 di 22 maggio per i richiedenti Sig.ra ed il Sig. Gion, le corti nazionali ammisero sia la validit? del loro titolo alla propriet?, ed il loro diritto a misure di riparazione.
71. Inoltre, la Corte nota che bench? il Sig.ra Dickmann, il richiedente in richiesta n. 10346/03, avvi? 12 ottobre 2001 la procedura amministrativa esposta fuori in Legge n. 10/2001, la sua rivendicazione ancora ? pendente di fronte alle autorit? amministrative, e nessuna decisione ? stata presa ancora (veda divide in paragrafi 25-27 sopra).
72. Le prese di Corte notano delle autorit? chiarimento di ‘ che una decisione non poteva essere presa perch? il richiedente non era riuscito a presentare documenti attinenti in appoggio della sua rivendicazione per reparatory misura per la propriet? in problema (veda paragrafo 26 sopra). Comunque, la Corte osserva che prova attinente in riguardo delle condizioni legali richiesto per il diritto del richiedente a misure di reparatory sembra essere stata appesa alla rivendicazione deposit? nel 2001 (veda paragrafo 25 sopra). In qualsiasi l’evento, la Corte va a vuoto a vedere perch? una valutazione nuova della questione con le autorit? amministrative era necessaria, determinata che il rispettivo diritto gi? era stato confermato con le corti nazionali in definitivo sentenze, incontestato al giorno presente.
73. Con riguardo ad a Sig. ed il Sig.ra Gion, i richiedenti in richiesta n. 10893/04, la Corte nota che loro non depositarono qualsiasi avviso di rivendicazione ( notifica) facendo seguito a Legge n. 10/2001 (veda paragrafo 40 sopra). Il Governo dibatt? che i richiedenti potevano ed avrebbero dovuto fare cos? facendo seguito ad Articolo 22 o Articolo 46 della legge, (veda paragrafo 67 sopra).
74. Comunque, la Corte osserva che la rivendicazione di restituzione deposit? con Mega ed il Sig. Gion fu accordato con una sentenza che divenne definitivo 23 marzo 2001, presto dopo l’entrata in vigore di Legge n. 10/14 febbraio 2001. In simile circostanze, la Corte non pu? vedere, perch? i richiedenti avrebbero dovuto depositare le ulteriori rivendicazioni con le autorit? amministrative facendo seguito ad Articolo 22 della legge.
75. Inoltre, i procedimenti susseguenti avviati coi richiedenti, terminati con la sentenza data 16 giugno 2008 che respinge le loro rivendicazioni furono depositati dopo Legge n. 10/2001 erano entrati in vigore.
76. In che il collegamento, la Corte nota che le disposizioni di Articolo 46 sono attinenti a quelli rivendicazioni di restituzione che erano pendenti di fronte alle corti nazionali quando Legge n. 10/2001 entrarono in vigore. In particolare, divida in paragrafi 3 diedero quelli la cui restituzione chiede che erano stati pendenti di fronte alle corti nazionali 14 febbraio 2001 furono respinti con le corti in una definitivo sentenza, la possibilit? di depositare un avviso di rivendicazione (il notificare) con le autorit? amministrative, purch? che loro facevano cos? entro sei mesi della consegna della sentenza contestata.
77. Segue che i richiedenti non potessero appellarsi sulle disposizioni di Articolo 46 ? 3 per depositare un avviso di rivendicazione (il notificare) con le autorit? amministrative, siccome dibattuto col Governo, perch? i procedimenti nei quali furono respinte le loro rivendicazioni di restituzione non erano stati pendenti di fronte alle corti al tempo la legge entr? in vigore.
78. In qualsiasi l’evento, siccome la Corte gi? ha concluso con riguardo ad all’efficacia di questa via di ricorso in riguardo del Sig.ra Dickmann (veda paragrafo 72 sopra), similmente, nella causa di Sig. ed il Sig.ra Gion, l’alloggio di un avviso di rivendicazione (il notificare) cos? come avere una valutazione nuova della questione di diritto a misure di reparatory sarebbe stato ridondante in prospettiva dell’esistenza di una definitivo sentenza che d? credito a simile diritto.
79. In prospettiva del sopra, la Corte va a vuoto a vedere come la procedura summenzionata avrebbe costituito una via di ricorso effettiva per i richiedenti le azioni di reclamo di ‘, siccome dibattuto col Governo. La Corte respinge perci? l’eccezione preliminare del Governo rispondente su questo punto.
80. La Corte nota inoltre che i richiedenti le azioni di reclamo di ‘ sollevarono sotto Articolo 1 di Protocollo N.ro 1 non ? mal-fondato manifestamente all’interno del significato di Articolo 35 ? 3 (un) della Convenzione, n? ? loro inammissibile su qualsiasi gli altri motivi. Loro devono essere dichiarati perci? ammissibili.
B. Merits
1. Le parti le osservazioni di ‘
81. Su un generale noti, il Governo contese che situazioni simile a quelli descritti nella causa presente, vale a dire dove c’erano precedentemente titoli concomitanti e validi alla stessa propriet? nazionalizzata con lo Stato, un problema che era stato segnalato come problematico con la Corte in molto delle sue sentenze (loro citarono Katz c. la Romania, n. 29739/03, 20 gennaio 2009), era pi? probabile sembrare perch? tecnicamente il problema era storico, siccome spiegato sotto.
82. Il Governo dibatt? che in primo luogo, la vendita dello Stato agli inquilini di patrimonio immobiliare che era stato nazionalizzato ed in riguardo del quale rivendicazioni amministrative o giudiziali erano state depositate sotto Legge n. 10/2001 non erano pi? possibili.
83. Azioni per ricupero di propriet? di simile propriet? erano pi? in secondo luogo, in principio ammissibile fin dall’entrata in vigore di Legge secondo le conclusioni della Corte Alta di Cassazione e la Giustizia nella loro sentenza su un ricorso negli interessi della legge consegnati 9 giugno 2008, n. 10/2001 (veda paragrafo 56 sopra).
84. Azioni che chiedono la rescissione di contratti di vendita concluse con lo Stato con inquilini erano pi? in terzo luogo, ammissibili fin da 14 agosto 2002, come un risultato del termine massimo previsto per in Articolo 45 di Legge n. 10/2001 (veda paragrafo 47 sopra).
85. Di conseguenza, il che riguarda i fatti e sfondo legale probabile determinare l’esistenza di titoli concomitanti a propriet? residenziale regol? con le disposizioni di Legge n. 10/2001 non esisterono pi?.
86. Con riguardo ad alle misure prese compensare la questione di convalidazione con definitivo sentenze di titoli concomitanti alla stessa propriet? residenziale, il Governo sottoline?, che Legge n. 10/2001 chiaramente affermarono che se il ritorno della propriet? non fosse pi? possibile, il risarcimento o le altre misure di reparatory sarebbero assegnate invece. A proprietari precedenti cui intitolano a propriet? erano stati dati credito perci?, con le corti ma che non poteva godere le loro propriet? su conto dell’esistenza di un altro titolo alla stessa propriet?, anche ammise con le corti, fu concesso a misure di reparatory in conformit? con Legge n. 10/2001, corretto con Legge n. 165/2013.
87. Riferendosi alla prospettiva della Corte siccome espresso nella causa di Preda ed Altri (cit? sopra), il Governo indic? che il meccanismo di reparatory espose fuori in Legge n. 165/2013 costituirono, in principio, una via di ricorso effettiva ed appropriata per quelli che chiesero il risarcimento di fronte alle autorit? nazionali. Loro dibatterono che il meccanismo era anche effettivo per circostanze come quelli descritti nella causa presente.
88. Il Governo present? informazioni aggiornate riguardo al funzionare corrente di che meccanismo che prov? nella loro prospettiva, che era efficiente e soddisfacente. In simile circostanze, loro conclusero, che i richiedenti nella causa presente avrebbero dovuto intraprendere diligentemente il set di procedure fuori con Legge n. 10/2001 e Legge n. 165/2013 che erano disponibile a loro e costituirono una via di ricorso effettiva per le loro azioni di reclamo.
89. I richiedenti reiterarono che l’insuccesso per datare restituire le loro propriet? od offrirli con risarcimento appropriato era in violazione del loro diritto al godimento tranquillo delle loro propriet?. Loro presentarono che il meccanismo di risarcimento fiss? in posto con la legislazione nazionale non era effettivo.
2. La valutazione della Corte
(un) principi di Generale
90. Nella sua sentenza di pilota di Maria Atanasiu ed Altri (N. 30767/05 e 33800/06, ?? 164-68 12 ottobre 2010), la Corte ha riassunto i principi attinenti in riguardo della richiesta di Articolo 1 di Protocollo N.ro 1 a misure di riparazione, siccome segue:
?164. Nel momento in cui Articolo 1 di Protocollo N.ro 1 non garantisce il diritto per acquisire propriet?, non impone qualsiasi restrizioni sugli Stati Contraenti la libert? di ‘ per determinare la sfera di restituzione di propriet? e scegliere le condizioni sotto le quali loro sono d’accordo a ripristinare diritti di propriet? di proprietari precedenti (veda il der di Van Mussele c. il Belgio, 23 novembre 1983, ? 48 la Serie Un n. 70; Slivenko ed Altri c. la Lettonia (il dec.) [GC], n. 48321/99, ? 121 ECHR 2002 II (gli estratti); e Jantner c. la Slovacchia, n. 39050/97, ? 34 4 marzo 2003).
165. D’altra parte Articolo 1 di Protocollo N.ro 1 richiede che qualsiasi interferenza con un’autorit? pubblica col godimento tranquillo di propriet? dovrebbe essere legale (veda Re Precedente di Grecia ed Altri c. la Grecia [GC], n. 25701/94, ? 79 ECHR 2000 XII ed Iatridis c. la Grecia [GC], n. 31107/96, ? 58 ECHR 1999 II). Il principio della legalit? presuppone anche che le disposizioni applicabili di diritto nazionale sono sufficientemente accessibili, precise e prevedibili nella loro richiesta (veda Beyeler c. l’Italia [GC], n. 33202/96, ?? 109-110 ECHR 2000 io).
166. Inoltre qualsiasi interferenza col godimento di un diritto o la libert? riconosciuta con la Convenzione deve perseguire un scopo legittimo. Con lo stesso gettone, in cause che comportano un dovere positivo deve essere una giustificazione legittima per l’inazione dello Stato. Il principio di un ?equilibrio equo? inerente in Articolo 1 di Protocollo N.ro 1 presuppone l’esistenza di un interesse generale della comunit?. A causa della loro conoscenza diretta della loro societ? e le sue necessit?, le autorit? nazionali sono meglio in principio messo che il giudice internazionale per apprezzare ci? che ? ?nell’interesse pubblico.? Sotto il sistema di protezione stabilito con la Convenzione, ? cos? per le autorit? nazionali per fare la valutazione iniziale come all’esistenza di un problema di preoccupazione pubblica che garantisce misure per essere fatto domanda nella sfera dell’esercizio del diritto di propriet?, incluso la privazione e restituzione di propriet?. Qui, come negli altri campi ai quali prolungano le salvaguardie della Convenzione, le autorit? nazionali godono di conseguenza un certo margine della valutazione.
Inoltre, la nozione di ?interesse pubblico? necessariamente ? esteso. In particolare, la decisione di decretare leggi espropriando propriet? o riconoscendo pubblicamente il risarcimento consolidato per propriet? espropriata comporter? comunemente considerazione di problemi politici, economici e sociali. Trovandolo naturale che il margine della valutazione disponibile alla legislatura nell’implementare politiche sociali ed economiche dovrebbe essere un ampio, la Corte ha dichiarato che rispetter? la sentenza della legislatura come a che che ? ?nell’interesse pubblico? a meno ci? che sentenza ? manifestamente senza fondamento ragionevole (veda James ed Altri c. il Regno Unito, 21 febbraio 1986, ? 46 la Serie Un n. 98; Re Precedente di Grecia ed Altri, citato sopra, ? 87; e Broniowski c. la Polonia [GC], n. 31443/96, ? 149 ECHR 2004 V).
167. Sia un’interferenza col godimento tranquillo di propriet? ed un’astensione da azione deve prevedere un equilibrio equo fra le richieste dell’interesse generale della comunit? ed i requisiti della protezione dei diritti essenziali dell’individuo. In particolare, ci deve essere una relazione ragionevole della proporzionalit? fra i mezzi assunti e lo scopo chiese di essere compreso con qualsiasi misure fecero domanda con lo Stato, incluso misure che spogliano una persona di suo o le sue propriet?. In ogni causa che comporta la violazione allegato di che Articolo che la Corte deve, perci? accerta se con ragione dell’azione dello Stato o inazione la persona riguardata dovuto per sopportare un carico sproporzionato ed eccessivo (veda Sporrong e L?nnroth c. la Svezia, 23 settembre 1982, ? 73 la Serie Un n. 52).?
(b) la Richiesta di quelli principi alla causa presente
91. All’inizio, le prese di Corte notano degli argomenti del Governo che i problemi legali hanno sollevato con la causa presente ? pi? probabile sembrare, in prospettiva della sistemazione della causa-legge nazionale sulla questione, and/or della scadenza dei tempo-limiti entro la quale era possibile depositare probabilmente le certe misure procedurali per determinare l’implicito o convalidazione esplicita con le corti di titoli concomitanti in riguardo dello stesso patrimonio immobiliare sequestrato illegalmente con lo Stato (veda divide in paragrafi 82-84 ed anche 55-57 sopra).
92. La Corte non trova nessuna particolare ragione di non essere d’accordo con quegli argomenti, in prospettiva del fatto che le autorit? nazionali sono meglio in principio messo che il giudice internazionale per non solo fare una valutazione iniziale come all’esistenza, ma anche come alla persistenza, per che la questione, di un problema di preoccupazione pubblica (veda, mutatis mutandis, Broniowski citato sopra, ? 149). Comunque, in prospettiva del numero significativo delle richieste pendente di fronte a s? quali sollevano un problema legale e simile come l’esaminato nella causa presente, la Corte considera che ha bisogno di condurre una valutazione comprensiva delle misure presa col mirare Statale per rivolgere la questione si lament? di.
93. In che riguardo a, la Corte reitera in primo luogo che la sentenza, se nel ragionamento o nella parte operativa di una definitivo decisione che non ? stata annullata o ? stata impugnata per datare, che il nazionalizzazione della propriet? era illegale, aveva l’effetto di recognising, con effetto di retrospettiva che i richiedenti avevano titolo alla rispettiva propriet?, cos? lungo siccome loro soddisfecero anche le condizioni legali costrette a qualificare per misure di riparazione (veda, fra molte altre autorit?, Strin ?ed Altri c. la Romania, n. 57001/00, ? 38 ECHR 2005 VII; Popescu e Dimeca c. la Romania, n. 17799/03, ?? 21-22 9 dicembre 2008; e Maria Atanasiu ed Altri, citato sopra, ?? 142-45). Questo effetto retrospettivo ? confermato anche con l’approccio preso fino a 6 febbraio 2009 col legislatore rumeno. Articolo 2 ? 2 di Legge n. 10/2001 purch? che era considerato illegalmente che persone le cui propriet? erano state appropriate avessero trattenuto i diritti di propriet? loro avevano avuto sulla data dell’appropriazione. Quelli diritti sarebbero esercitati su ricevuta della decisione di restituzione o sentenza, nella conformit? con la legge (veda paragrafo 45 sopra).
94. Rivolgendosi alla causa presente, la Corte reitera che i richiedenti avevano ottenuto definitivo decisioni che danno credito all’illegalit? della confisca della loro propriet? con lo Stato. Nota anche che le corti nazionali confermarono il loro diritto a reparatory misura in prospettiva del loro status come successore in titolo ai proprietari precedenti, nella causa del Sig.ra Dickmann (veda divide in paragrafi 15-17 e 23 sopra), e come proprietari precedenti, nella causa dei Mega ed il Sig. Gion (veda divide in paragrafi 34 e 39 sopra).
95. Avendo stabilito che i richiedenti avevano un ?la propriet?? all’interno del significato di Articolo 1 di Protocollo N.ro 1 alla Convenzione, la Corte ? chiamata inoltre su per esaminare se la privazione contestata di quelle propriet? come un risultato della vendita dello Stato della propriet? a terze parti fu rimediata a propriamente e compens? per via il meccanismo creato per che fine dello Stato.
96. In che riguardo a, la Corte reitera che le autorit? nazionali devono avere un margine considerevole della valutazione nel selezionare le misure per regolare relazioni di propriet? all’interno del paese (veda, mutatis mutandis, Maria Atanasiu ed Altri, citato sopra, ? 172). Comunque, lo considera necessario assicurare che l’attenuazione di ?i vecchi danni? sostenuto come un risultato di violazioni di diritti di propriet? col regime comunista non crei mali nuovi e sproporzionati. A quello fine, la legislazione dovrebbe rendere possibile s? prendere in considerazione le particolari circostanze di ogni causa, cos? che persone che acquisirono le loro propriet? in buon fede non sono rese per sopportare il carico di responsabilit? che ? giustamente che dello Stato che una volta ha confiscato quelle propriet? (veda Raicu c. la Romania, n. 28104/03, ? 37 19 ottobre 2006).
97. La Corte pu? accettare perci? che per quelli che, come i richiedenti nella causa presente, abbia titoli concomitanti alle stesse propriet? residenziali convalidate con definitivo sentenze, una forma appropriata di compensazione pu? essere l’assegnazione del risarcimento o l’altro reparatory misura, se restituzione non ? pi? possibile a loro su conto del fatto che le propriet? ora appartengono ad individui che li acquisirono dallo Stato in buon fede.
98. La Corte deve accertare perci? se tale forma di compensazione ? stata resa disponibile con lo Stato ai richiedenti nella causa presente.
99. In che riguardo a, la Corte nota che bench? Legge n. 165/2013 hanno riformato il meccanismo di restituzione con esponendo fuori termini di decadenza precisi per ogni stadio amministrativo generalmente, cos? come criterio chiaro per il funzionare del meccanismo di risarcimento (veda divide in paragrafi 50-51 sopra), non ha corretto la procedura amministrativa per costituirlo effettivo rivendicatori come il Sig.ra Dickmann. Nella sua causa, come gi? menzion?, nonostante il fatto che le corti gi? avevano dato credito alla validit? del suo titolo alla propriet? in problema ed il suo diritto a reparatory misura, le fu impedita dal godere i suoi diritti perch? terze parti avevano un titolo concomitante alla propriet? che segue la vendita di che propriet? dello Stato.
100. Inoltre, la legge non offre una via di ricorso per rivendicatori come Mega ed il Sig. Gion che, bench? ammise con le corti come i proprietari giusti della propriet? in problema, non aveva depositato restituzione o il risarcimento chiede ad un livello nazionale facendo seguito a Legge n. 10/2001. Effettivamente, la Corte Alta di Cassazione e la Giustizia conferm? nella sua decisione di 20 marzo 2017 (veda paragrafo 58 sopra) che il meccanismo previde per con Legge n. 165/2013 erano solamente attinenti per quelli richiedenti di fronte alla Corte che aveva depositato anche avvisi di rivendicazione (il notificri?) con le autorit? amministrative all’interno dei tempo-limiti esposti con Legge N.ro 10/2001 (veda divide in paragrafi 46 e 48 sopra).
101. La Corte reitera che nella causa di Preda ed Altri contenne che Legge n. 165/2013 purch? un set di via di ricorso effettive per vari tipi di circostanze, descrisse nei suoi paragrafi 134 a 140 (veda anche paragrafo 10 sopra), mentre emphasising che nessuno via di ricorso di una natura sostanziale o procedurale erano disponibili a rivendicatori in una situazione simile a quelli nella causa presente (veda Preda ed Altri, citato sopra, ? 124, e divide in paragrafi 11 sopra).
102. Nella presente causa, il Governo chiese una conclusione lievemente diversa dalla Corte dibattendo che il meccanismo era funzionale e contenne anche via di ricorso effettive per le circostanze attinente ai richiedenti nella causa presente, ma che quelle via di ricorso non erano state intraprese propriamente coi richiedenti. Comunque, per tutte le ragioni menzionate sopra di (veda divide in paragrafi 79 e 99 a 100 sopra), la Corte considera che il Governo non ha fissato in avanti qualsiasi fatto o argomento capace di persuaderlo a giungere ad una conclusione diversa nella causa presente.
103. Segue che rivendicatori come i richiedenti nella causa presente a cui titolo a propriet? residenziale fu dato credito ed il loro diritto a misure di reparatory confermate con le corti, ma che non pu? godere le loro propriet? stato stato privato di loro perch? lo Stato vend? la propriet?, non tragga profitto da qualsiasi meccanismo che concede loro ottenere il risarcimento appropriato per la privazione delle loro propriet?.
104. La Corte considera inoltre che questa privazione, in combinazione con la mancanza totale del risarcimento impose sui richiedenti un carico sproporzionato ed eccessivo in violazione del loro diritto al godimento tranquillo di propriet? come garantito con Articolo 1 di Protocollo N.ro 1 (veda Strin?, citato sopra, ? 59, e Preda ed Altri, (cit? sopra), ?? 148-49).
105. C’? stata di conseguenza una violazione di Articolo 1 di Protocollo N.ro 1 alla Convenzione.
IV. VIOLAZIONE PRESUNTA DELL?ARTICOLO 6 DELLA CONVENZIONE
106. I richiedenti in ambo le richieste si lamentarono che le corti nazionali avevano violato il loro diritto ad un processo equanime con mancando l’imparzialit?, con non riuscendo a valutare correttamente i fatti e con interpretando male il diritto nazionale. Loro si appellarono su Articolo 6 ? 1 della Convenzione che prevede:
?Nella determinazione dei suoi diritti civili ed obblighi… ognuno ? concesso ad una fiera… ascolti… con un… tribunale imparziale…?
107. La Corte ha esaminato le azioni di reclamo siccome presentato coi richiedenti. Comunque, avendo riguardo ad a tutto il materiale nella sua propriet?, ed in finora come queste azioni di reclamo incorra all’interno della competenza della Corte, trova che loro non rivelano qualsiasi comparizione di una violazione dei diritti e le libert? espose fuori nella Convenzione o i suoi Protocolli. Questa parte delle richieste deve essere respinta perci? come essendo mal-fondata manifestamente, facendo seguito ad Articolo 35 ?? 3 e 4 della Convenzione.
C. APPLICAZIONE DELL? ARTICOLO 41 DELLA CONVENZIONE
108. Articolo 41 della Convenzione prevede:
?Ogni persona fisica o giuridica ? abilitata al godimento pacifico delle sue propriet?. Nessuno sar? privato delle sue propriet? eccetto che nell’interesse pubblico e soggetto alle condizioni previste dalla legge e dai principi generali di diritto internazionale.
Comunque, le disposizioni precedenti non possono in qualsiasi modo danneggiare il diritto di un Stato ad eseguire simili leggi come ritiene necessario per controllare l’uso di propriet? in conformit? con l’interesse generale o assicurare il pagamento di tasse o gli altri contributi o sanzioni penali.?
A. Danno
109. I richiedenti chiesero 99,000 euro (EUR) (richiesta n. 10346/03) ed EUR 83,407 (richiesta n. 10893/04) in riguardo di danno patrimoniale, rappresentando il valore di mercato dei patrimoni immobiliari. Loro dissero anche danni per perdita di uso delle propriet?, valut? ad EUR 52,000 (richiesta n. 10346/03) ed EUR 34,600 (richiesta n. 10893/04) rispettivamente.
110. I richiedenti chiesero anche EUR 10,000 (richiesta n. 10346/03) ed EUR 5,000 (richiesta n. 10893/04) in riguardo di non danno patrimoniale.
111. Il Governo invit? la Corte a respingere i richiedenti ‘ chiede sotto Articolo 41 in prospettiva dell’esistenza di un meccanismo compensativo nazionale ed efficiente che riconosce compensazione appropriata per le loro azioni di reclamo. Con riguardo ad ai danni patrimoniali chiesti, loro fecero riferimento alle informazioni presentate con l’Autorit? Nazionale per Propriet? Restituzione che, bas? su valutazioni rese con le Camere di Notai Pubblici nel 2013, indic? che la propriet? era stata valutata ad EUR 81,883.38 (richiesta n. 10346/03) e 116,348.40 RON (lei rumeno) (richiesta n. 10893/04) rispettivamente.
112. Inoltre, loro considerarono che la sentenza di una violazione avrebbe costituito in se stesso la soddisfazione equa e sufficiente per qualsiasi danno non-patrimoniale del quale ? probabile che i richiedenti avrebbero sofferto. In qualsiasi l’evento, loro considerarono che l’importo chiese in questo collegamento era troppo alto.
113. La Corte reitera che una sentenza nella quale trova una violazione impone sullo Stato rispondente un obbligo legale per porre fine alla violazione e costituire riparazione le sue conseguenze in tale modo come ripristinare il pi? lontano possibile la situazione che esiste di fronte alla violazione (veda Iatridis c. la Grecia (soddisfazione equa) [GC], n. 31107/96, ? 32 ECHR 2000 XI). Se uno o pi? capi di danno non possono essere calcolati precisamente o se la distinzione fra danno patrimoniale e non-patrimoniale si dimostra difficile, la Corte pu? decidere di fare una valutazione globale (veda Comingersoll S.A. c. il Portogallo [GC], n. 35382/97, ? 29 ECHR 2000 IV).
114. La Corte ha trovato una violazione di Articolo 1 di Protocollo N.ro 1 su conto delle autorit? l’insuccesso di ‘ per fornire ai richiedenti il risarcimento appropriato per la privazione delle loro propriet?. In prospettiva della natura della violazione trovata, la Corte considera, che i richiedenti hanno sofferto di danno patrimoniale e non-patrimoniale.
115. Come riguardi l’importo di soldi chiese in riguardo di perdita di profitto o trae profitto dai richiedenti le propriet? di ‘, la Corte respinge questa rivendicazione. Assegnare una somma di soldi su questa base sarebbe un’elaborazione speculativa, determinato che profitto deriv? da propriet? di propriet? dipende da molti fattori (veda Buzatu c. la Romania (soddisfazione equa), n. 34642/97, ? 18, 27 gennaio 2005, e Preda ed Altri, citato sopra, ? 164).
116. Come riguardi le altre rivendicazioni patrimoniali rese coi richiedenti, la Corte nota la disparit? fra i richiedenti che ‘ valuta del valore delle loro propriet? e quegli avanzato col Governo.
117. In prospettiva della natura inefficace del meccanismo di reparatory corrente per circostanze come quelli rivelata nella causa presente, ed avendo riguardo a, in particolare, all’et? dei richiedenti e la mancanza totale del risarcimento per tale periodo lungo di tempo, la Corte, senza giudicare prematuramente i possibili sviluppi futuri con riguardo ad al meccanismo di risarcimento, lo considera ragionevole assegnare una somma che rappresenterebbe un definitivo ed accordo esauriente della causa presente i richiedenti (veda Maria Atanasiu ed Altri, citato sopra, ? 253).
118. Sulla base della prova nella sua propriet? e decidendo su una base equa come richiesto con Articolo 41 della Convenzione, la Corte assegna, per tutti i capi di danno, EUR 96,000 all’appezzamento di terreno del tardo Sig.ra Dickmann ed EUR 60,000, congiuntamente al Sig.ra Gion e l’appezzamento di terreno dell’in ritardo il Sig. Gion.
Costi di B. e spese
119. I richiedenti chiesero EUR 3,026 (richiesta n. 10346/03) ed EUR 15,000 (richiesta n. 10893/04) per i costi e spese incorse in di fronte alle corti nazionali e di fronte alla Corte. Loro presentarono molte ricevute, ricevute e fatture relativo ai loro avvocati le parcelle di ‘, rapporti competenti ed i vari costi di affrancatura e viaggiano spese incorse in in relazione ai procedimenti nazionali e quelli di fronte alla Corte.
120. Il Governo non obiett? al rimborso di costi e spese previde che loro erano genuini, prov?, necessario e ragionevole. Loro contesero che i documenti presentarono in appoggio dei richiedenti le rivendicazioni di ‘ non erano sufficienti per stabilire il numero di ore lavorato coi loro rappresentanti legali.
121. Secondo la causa-legge della Corte, un richiedente ? concesso solamente finora al rimborso di costi e spese in come s? ? stato mostrato che questi davvero e necessariamente sono stati incorsi in e sono stati ragionevoli come a quantum. Al giorno d’oggi la causa, riguardo ad essere aveva ai documenti nella sua propriet? ed il criterio sopra, la Corte lo considera ragionevole assegnare la somma di EUR 1,500 all’appezzamento di terreno del tardo Sig.ra Dickmann (richiesta n. 10346/03) e la somma di EUR 5,000 congiuntamente al Sig.ra Gion ed all’appezzamento di terreno dell’in ritardo il Sig. Gion (richiesta n. 10893/04), costi coprenti sotto tutti i capi.
Interesse di mora di C.
122. La Corte lo considera appropriato che il tasso di interesse di mora dovrebbe essere basato sul tasso di prestito marginale della Banca Centrale europea a che dovrebbe essere aggiunto tre punti di percentuale.
PER QUESTE RAGIONI, LA CORTE, ALL?UNANIMITA?
1. Decide di congiungere le richieste;

2. Sostiene che gli eredi dei richiedenti il Sig.ra Dickmann ed il Sig. Gion hanno sostenendo continuare i procedimenti presenti nel loro posto;

3. Dichiara l’azione di reclamo riguardo ad Articolo 1 di Protocollo N.ro 1 ammissibile ed il resto delle richieste inammissibile;

4. Sostiene che c’? stata una violazione di Articolo 1 di Protocollo N.ro 1 alla Convenzione;

5. Sostiene
(un) che lo Stato rispondente ? pagare, entro tre mesi dalla data sulla quale la sentenza diviene definitivo in conformit? con Articolo 44 ? 2 della Convenzione gli importi seguenti, essere convertito nella valuta dello Stato rispondente al tasso applicabile alla data di accordo:
(i) EUR 96,000 (novanta-sei mila eu

Testo Tradotto

Conclusions
Preliminary objection dismissed (Art. 35) Admissibility criteria
(Art. 35-1) Exhaustion of domestic remedies
Remainder inadmissible (Art. 35) Admissibility criteria
(Art. 35-3-a) Manifestly ill-founded
Violation of Article 1 of Protocol No. 1 – Protection of property (Article 1 para. 1 of Protocol No. 1 – Deprivation of property
Peaceful enjoyment of possessions)
Pecuniary and non-pecuniary damage – award (Article 41 – Non-pecuniary damage
Pecuniary damage
Just satisfaction)

FOURTH SECTION

CASE OF DICKMANN AND GION v. ROMANIA

(Applications nos. 10346/03 and 10893/04)

JUDGMENT

STRASBOURG

24 October 2017

FINAL

24/01/2018

This judgment has become final under Article 44 ? 2 of the Convention. It may be subject to editorial revision.

In the case of Dickmann and Gion v. Romania,
The European Court of Human Rights (Fourth Section), sitting as a Chamber composed of:
Ganna Yudkivska, President,
Vincent A. De Gaetano,
Paulo Pinto de Albuquerque,
Faris Vehabovi?,
Georges Ravarani,
P?ter Paczolay, judges,
Bianca Andrada Gu?an, ad hoc judge,
and Marialena Tsirli, Section Registrar,
Having deliberated in private on 3 October 2017,
Delivers the following judgment, which was adopted on that date:
PROCEDURE
1. The case originated in two applications (nos. 10346/03 and 10893/04) against Romania lodged with the Court under Article 34 of the Convention for the Protection of Human Rights and Fundamental Freedoms (?the Convention?) by nationals of Romania and Germany. Their names and other details, as well as the date on which the applications were lodged, are specified in the appendix to the judgment.
2. The Romanian Government (?the Government?) were represented by their Agent, Ms C. Brumar of the Ministry of Foreign Affairs. The German Government, having been informed of their right to intervene (Article 36 ? 1 of the Convention and Rule 44 ? 1 (a) of the Rules of Court), did not avail themselves of this possibility.
3. The applicants referred to in the appendix have lodged before the domestic courts various proceedings based on the restitution legislation enacted in Romania after the fall of the communist regime. Their complaints referring to the general inefficiency of the restitution mechanism were communicated to the Government under Article 1 of Protocol No. 1, in 2008-09, as detailed in the appendix to the judgment.
4. As Iulia Motoc, the judge elected in respect of Romania, withdrew from sitting in the case (Rule 28 ? 3 of the Rules of the Court), the President decided to appoint Bianca Andrada Gu?an to sit as an ad hoc judge (Rule 29 ? 2 of the Rules of the Court).
THE FACTS
I. THE CIRCUMSTANCES OF THE CASE
A. Overall background
5. Following the establishment of the communist regime in Romania in 1947, the State proceeded to nationalise buildings and agricultural land on a large scale. After the fall of the communist regime, the State enacted a series of laws aimed at affording redress for breaches of property rights by the former regime (see paragraphs 43-51 below).
6. Laws nos. 112/1995 and 10/2001 established the principle of restitution of nationalised residential property and compensation in cases where restitution was no longer possible. Law no. 112/1995 introduced a cap on compensation, but this was subsequently abolished by Law no. 10/2001.
7. Law no. 247/2005 attempted to harmonise the administrative procedures for restitution of properties covered by the above-mentioned laws and by the special legislation concerning restitution of agricultural land.
8. On 12 October 2010, the Court adopted a pilot judgment in the case of Maria Atanasiu and Others v. Romania (nos. 30767/05 and 33800/06, 12 October 2010), in which it singled out the deficiencies of the restitution mechanism, indicating to the respondent State under Article 46 of the Convention that new steps needed to be taken in order to process the restitution claims with more efficiency.
9. On 15 May 2013 Law no. 165/2013 came into force, setting out various procedures available to petitioners seeking settlement of their restitution claims.
10. Based on the parties? observations and comments regarding the new remedies set out by Law no. 165/2013, on 29 April 2014 the Court found in its judgment in the case of Preda and Others v. Romania (nos. 9584/02 and 7 others, ?? 134-40, 29 April 2014), that the mechanism established by the new law offered a range of effective remedies that needed to be exhausted by those claimants whose complaints referred to one of the following situations: the existence of concurrent titles to property with respect to the same plot of agricultural land; the annulment of such title to property without any compensation; the delivery of a final judgment confirming the right to compensation in respect of the unlawful seizure by the State of any type of immovable property, without fixing the amount; the failure to pay such compensation awarded in a final judgment; and the prolonged failure to give a decision on a restitution claim.
11. However, the Court also held that Law no. 165/2013 did not contain any provisions of a procedural or substantive nature capable of affording redress on the matter of the existence of final judgments validating concurrent titles to property with respect to the same residential property. Furthermore, no procedure was available to former owners who, in the absence of restitution, would have been entitled to compensation but who did not to have access to it because the circumstances rendering restitution impossible had become known after the expiry of the time-limit for lodging compensation claims (ibid., ? 124).
12. The complaints set out in the present applications reflect the circumstances described above (see paragraph 11). In particular, the applicants have alleged that their title to the property (building and appurtenant land) had been acknowledged by the domestic courts; however, owing to the sale of the property by the State, the applicants were prevented from enjoying their respective right. They claimed that this deprivation, together with the total lack of compensation for it, had imposed on them an excessive and disproportionate burden.
B. Particular circumstances of the present case
1. Facts concerning application no. 10346/03, lodged by Ms Dora Dickmann
(a) Restitution of the immovable property located on ?oseaua Giurgiului
13. In 1950, under Decree no. 92, the State nationalised the building and its appurtenant land located at 22 ?oseaua Giurgiului in Bucharest, which belonged to the applicant?s predecessors.
14. In 1997 the applicant lodged a claim with the domestic courts for restitution of the above-mentioned property, alleging that its nationalisation had been unlawful and that therefore the property right had left her predecessors? rightful ownership only when it had been transferred to her as heritage. The claim was formulated against Bucharest City Council and B., a State-owned company responsible for the management of property belonging to the State.
15. In its judgment of 6 June 1997 the Bucharest Fourth District Court allowed the claims and ordered that the property be returned to the applicant, in her capacity as sole heiress of its rightful owners. The court held that the immovable property had been nationalised unlawfully, since the applicant?s predecessors had not belonged to any of the social categories covered by the nationalisation decree and thus their right of property had been valid and continuous, being transferred as heritage to the applicant; the State could not therefore claim a valid title to the property.
16. The judgment was not appealed against and thus became final.
17. On 12 May 1998 the Mayor of Bucharest issued a restitution decision in respect of the immovable property located on ?oseaua Giurgiului, in compliance with the operative part of the judgment of 6 June 1997.
(b) Sale by the State of the flats located in the ?oseaua Giurgiului property
18. Under the terms of contracts entered into in accordance with Law no. 112/1995, company B., managing the building (see paragraph 14 above), had sold the flats located therein to the tenants.
19. The sale contract in respect of the first-floor flat was concluded on 5 November 1996 between B., representing the State, and the tenants, S.N. and S.P.
20. The sale contract in respect of the ground-floor flat was concluded on 23 June 1997 between B. on behalf of the State, and the tenant, S. A.-L.
(c) Steps taken under ordinary law and under Law no. 10/2001 to obtain the rescission of the sale contracts
21. On an unspecified date in 2000 the applicant lodged before the domestic courts two civil actions seeking the rescission of the sale contracts of 5 November 1996 and 23 June 1997 respectively, in so far as the State had sold property which it had not owned.
22. The final judgment of 7 February 2002 given by the Bucharest Court of Appeal dismissed the claim in respect of the first-floor flat, holding that the applicant did not have legal standing to ask for the rescission of the sale contract, in so far as she had not been a party thereto.
23. In its final judgment of 14 October 2003, the Bucharest Court of Appeal dismissed the applicant?s claim in respect of the ground-floor flat, holding that the buyer had acted in good faith and had thus acquired a valid title to the property, in accordance with the provisions of Law no. 10/2001, which had entered into force in the meantime. The court also held that the applicant was eligible for compensatory measures pursuant to the notice of claim (notificare) lodged with the administrative authorities under Law no. 10/2001 (see paragraph 25 below).
24. On 12 August 2002 the applicant lodged another action before the domestic courts, seeking again the rescission of the sale contract concerning the first-floor flat. This time, however, she based her claim on the provisions of Law no. 10/2001. In its final judgment of 1 February 2006 the Bucharest Court of Appeal dismissed the applicant?s claim, holding that in so far as the sale contract had been concluded by the buyers in good faith, it was in compliance with the law.
(d) Steps taken under Law no. 10/2001 to obtain restitution of the flats
25. On 12 October 2001 the applicant lodged a notice of claim with the Bucharest City Hall under Law no. 10/2001, seeking reparatory measures in respect of the two flats. Several documents were appended to the application, including a copy of the judgment of 6 June 1997 and a copy of the inheritance certificate attesting to the fact that the applicant was the sole heiress of her predecessors.
26. On 23 and 24 April 2015 the Bucharest City Hall requested the applicant to complete her administrative file with documents related to her claim. However, the request did not reach the applicant, as the contact information mentioned in the 2001 application was no longer valid.
27. As far as the Court is aware, no decision has been taken in respect of this claim.
2. Facts concerning application no. 10893/04, lodged by Ms and Mr Gion
(a) Steps taken by the applicants to obtain the restitution of flat no. 30 located in Victoria Street, Pite?ti, and the sale of the flat by the State
28. On 6 May 1977 flat no. 30, located in building A/4, Victoria Street, Pite?ti ? the applicants? property ? was seized by the State under Decree no. 223/1974, following the applicants? decision to leave the country. They were not notified of the administrative decision to confiscate the property.
29. Between 1991 and 1995, the applicants wrote several letters to various domestic authorities, including the Pite?ti City Council, the Pite?ti Prefect?s Office and the director of company R., which managed the building on behalf of the State, seeking to obtain possession of the flat. The replies stated that the applicants? claims could not be granted, as no relevant legislation had yet been enacted concerning reparatory measures in respect of previously nationalised property. In one of the replies sent by the Pite?ti City Council on 1 May 1995, the applicants were informed that flats which had been nationalised under Decree 223/1974 could not be purchased by their current tenants from the local authorities.
30. On 9 July 1996 the applicants lodged a claim with the administrative authorities, seeking reparatory measures in respect of flat no. 30, in accordance with the provisions of Law no. 112/1995.
31. On 17 January 1997 company R. sold the flat to the tenants, S.C. and S.M.
32. On 16 May 1997 the administrative authorities dismissed the applicants? claims lodged under Law no. 112/1995, in view of the fact that the flat had already been sold to its tenants.
(b) Restitution of the immovable property located in Pite?ti
33. On 30 August 1999 the applicants lodged before the Arge? County Court an action against Pite?ti City Council, aiming to recover possession of flat no. 30. They claimed that the confiscation of the property had been unlawful, as on the one hand it had been in breach of the Constitution in force at the time, and on the other hand, they had not been notified of the administrative decision to confiscate it.
34. On 22 May 2000 the County Court allowed the applicants? claims. The defendant appealed. On 23 March 2001 the Pite?ti Court of Appeal dismissed the appeal because no statement of appeal had been submitted. The decision thus became final.
35. On 19 September 2002 the applicants, assisted by a bailiff, recovered possession of flat no. 30; the relevant minutes mentioned that the flat was empty and unfurnished.
(c) Challenge to the enforcement of the judgment of 22 May 2000
36. On 1 October 2002 S.C. and S.M. challenged the enforcement of the judgment of 22 May 2000 (see paragraph 34 above). They claimed to be the rightful owners of flat no. 30, having bought it in good faith in 1997; furthermore, in so far as they had not been parties to the proceedings terminated by the outstanding judgment of 22 May 2000, they were not bound by it (inopozabil?).
37. By a final judgment of 25 June 2003, the Pite?ti Court of Appeal allowed the claims of S.C. and S.M. In its reasoning, the court essentially held that the sale contract had been validly and lawfully concluded by the tenants, who had acted in good faith at the time of the sale. Moreover, the judgment of 22 May 2000 awarding the applicants title to the property was unenforceable (inopozabil?) against the buyers, because they had not been parties to the respective proceedings.
(d) Steps taken under ordinary law to obtain the rescission of the sale contract
38. On 22 November 2006 the applicants lodged an action against S.C. and S.M. seeking to recover possession of flat no. 30 and urging the courts to find the sale contract unlawful. Their claims were allowed by the Pite?ti District Court on 23 January 2008.
39. An appeal lodged by the defendants was allowed by the Arge? County Court on 16 June 2008. The court considered that the sale of the flat had been lawful. At the same time, it held that the applicants were entitled to compensation for the flat, equivalent to its market value at the date of payment.
40. The applicants have not lodged any claims under Law no. 10/2001.
II. RELEVANT DOMESTIC LAW AND PRACTICE
A. Overview of the main legislative provisions concerning the restitution of immovable property nationalised before 1989 or, failing restitution, the compensation payable
41. The main legislative provisions relevant to the present case are described in Str?in and Others v. Romania (no. 57001/00, ?? 19-23, ECHR 2005 VII); P?duraru v. Romania, no. 63252/00, ?? 23-53, ECHR 2005 XII (extracts); Maria Atanasiu and Others v. Romania (cited above, ?? 44-67); and Preda and Others v. Romania (cited above, ?? 70 74). They can be summarised as follows.
1. General principles of civil law
42. In the absence of special legislation laying down rules governing nationalised immovable property, the courts initially considered that based on general principles of civil law, they had jurisdiction to examine the issue of the lawfulness of nationalisation decisions and to order that properties be returned to their owners if they were found to have been nationalised unlawfully.
2. Law no. 112/1995
43. The entry into force of Law no. 112 of 25 November 1995 on the legal status of certain residential property authorised the sale of such properties to the tenants. Properties could be returned to the former owners or their successors in title only if the persons concerned were living in the properties as tenants or the properties were unoccupied. If restitution was not possible, the former owners could claim compensation, the amount of which was capped.
3. Law no. 10/2001
44. Law no. 10 of 14 February 2001 on the rules governing immovable property wrongfully acquired by the State established the principle of restitution of the properties concerned. In cases where restitution was no longer possible, the former owners or their successors in title could claim compensation, the amount of which was not capped.
45. Article 2 ? 2 of the law, in force until 6 February 2009, when it was repealed by Law no. 1/2009 (see paragraph 49 below), provided that people whose properties had been appropriated unlawfully were considered to have retained the ownership rights they had on the date of the appropriation; those rights were to be exercised upon receipt of the restoration decision or judgment, in accordance with the provisions of the law.
46. Paragraph 1 of Article 22 (former Article 21 ? 1) initially set a time limit of six months from the date of entry into force of the law for the lodging of a notice of claim seeking restitution or compensation (notificare) with the competent administrative authorities. The time-limit was subsequently extended by six months, namely until 14 February 2002. Paragraph 5 of the same Article provided that failure to comply with the above-mentioned time-limit would result in the loss of the right to claim restitution or compensation in court.
47. The relevant part of Article 45 (former Article 46) provided:
?(2) The sale or donation of immovable property unlawfully seized by the State shall be declared null and void, save where the transaction was concluded in good faith. …?
Article 45 ? 5 provided that the deadline for lodging an action seeking the rescission of such a transaction was 14 August 2002.
48. The relevant parts of Article 46 (former Article 47) provided:
Article 46
?(1) The provisions of the present law shall also be applicable to proceedings which are pending before the courts [at the time of its entry into force], the entitled person having the possibility to choose the procedure set out by the present law, and to abandon the pending proceedings or to request the suspension of the pending case …
(3) In the event that the claim lodged by the entitled person to have the immovable property restored to him or her in kind was dismissed in a final judgment, the
time-limit for the lodging of a restitution or compensation claim (notificare) as provided for in Article 22 ? 1 shall start to run from the date of the final judgment.?
4. Law no. 1/2009
49. Law no. 1 of 30 January 2009 entered into force on 6 February 2009. It provided that immovable property sold under Law no. 112/1995 could no longer be returned to the former owners and that only alternative measures of redress were possible. The choice between an action for recovery of possession and the special restitution procedure under Law no. 10/2001 was abolished in favour of the latter.
5. Law no. 165/2013
50. Law no. 165 of 20 May 2013 did not repeal the previous legislation on the restitution of immovable property nationalised before 1989, but it reformed the reparation mechanism. It provided, as a general rule, for the restitution of property and for a system of compensation in situations in which restitution was not possible. However, the law did not set other time limits for the lodging of new claims for restitution or compensation, as the reparation mechanism was meant exclusively for claimants who had already complied with the time-limits initially set out in the restitution laws (see paragraphs 46 and 48 above).
51. The law established a roadmap for the adoption of a number of measures to render the reparation mechanism functional, including the setting up of a national fund for agricultural land and other immovable property. Concomitantly, specific and binding time-limits were set for each administrative stage of the examination of the restitution claim. The law also provided for the possibility of a judicial review allowing the domestic courts to verify the legality of administrative decisions, but also to award, if necessary, the restitution or compensation claimed.
B. Overview of relevant domestic judicial practice
1. The Constitutional Court?s position
52. In the context of the review of the constitutionality of the relevant legislation mentioned above after its entry into force, the Constitutional Court was called upon to rule on the compatibility of some of the provisions with the Constitution. It dismissed most of the objections as to constitutionality raised in the domestic courts and reaffirmed that the laws in question were compatible with the Constitution.
53. In decision no. 830 of 8 July 2008 the Constitutional Court held that anyone who had lodged a notice of claim under Law no. 10/2001 within the statutory time-limit was eligible for reparatory measures and in particular for restitution of the property concerned if it had been nationalised unlawfully.
2. Case-law of the domestic courts, including the HCCJ
54. After the entry into force of Law no. 112/1995, the practice of the domestic courts was undermined by the absence of a stable legislative framework. The courts gave several different interpretations of concepts such as State ?title?, the purchaser?s ?good faith? and ?appearances in law?, and also of the relationship between actions for recovery of possession and the restitution procedures provided for by the special legislation (see P?duraru, cited above, ? 96).
55. The HCCJ ruled on the jurisdiction of the domestic courts to determine claims for restitution of nationalised properties in cases where the administrative authorities had failed to respond to the claims (notific?ri) issued under Law no. 10/2001. Following an appeal in the interests of the law, the full court held, in judgment no. 20 of 19 March 2007 published in the Official Gazette on 12 November 2007, that the domestic courts had jurisdiction to determine the merits of claims and, where appropriate, to order the restitution of the property in question or award statutory compensation.
56. On 4 June 2007 and 9 June 2008, the HCCJ, sitting as a full court and again ruling on two appeals in the interests of the law, delivered judgments nos. 52 and 33, which were published in the Official Gazette on 13 November 2007 and 23 February 2009. It held that following the entry into force of Law no. 10/2001, actions for recovery of possession of properties expropriated or nationalised before 1989, which had been lodged in parallel with the restitution procedure laid down by Law no. 10/2001, were inadmissible. However, as an exception to that rule the HCCJ held that persons who had a ?possession? within the meaning of Article 1 of Protocol No. 1 to the Convention could bring an action for recovery of possession, provided that it did not infringe ownership rights acquired by third parties in good faith.
57. In judgment no. 27 of 14 November 2011, published in the Official Gazette on 17 February 2012, the HCCJ, ruled on another appeal in the interests of the law. It held that in accordance with the Court?s reasoning in the pilot case of Maria Atanasiu and Others, the concept of ?existing possession? in the context of immovable property claimed under the restitution laws presupposed the existence of an administrative or judicial decision acknowledging, directly or indirectly, the applicant?s right to property, in particular that he or she had complied with all statutory conditions in order to qualify for the claimed right. The High Court also held that compensatory claims lodged before the courts outside the mechanism provided for by the special restitution legislation, such as claims based directly on Article 13 of the Convention or on Article 1 of Protocol No. 1 to the Convention, as well as on civil law, were inadmissible.
58. Following a request for a preliminary ruling settling legal matters (hot?r?re prealabil? pentru dezlegarea unor chestiuni de drept), the HCCJ delivered judgment no. 19 of 20 March 2017, published in the Official Gazette on 11 April 2017. It found that, with regard to immovable property in respect of which there were applications pending before the European Court of Human Rights when Law no. 165/2003 entered into force, its provisions were relevant only for those applications in which the applicants had lodged restitution or compensation claims at a domestic level pursuant to the relevant special legislation.
The judgment became binding on all the domestic courts from the date of its publication in the Official Gazette.
THE LAW
I. JOINDER OF THE APPLICATIONS
59. Given their similar factual and legal backgrounds, the Court decides that the two applications should be joined, in accordance with Rule 42 ? 1 of the Rules of Court.
II. LOCUS STANDI
60. The heirs of two of the applicants informed the Court of those applicants? deaths and, as their close relatives, expressed the intention to continue in their stead. The Government did not object to this. Having regard to their close family ties with the heirs and their legitimate interest in pursuing the applications concerning fundamental human rights, the Court accepts that the deceased applicants? heirs may pursue the applications in their stead. It will therefore continue to deal with the deceased applicants? complaints, at the heirs? request (see Appendix).
III. ALLEGED VIOLATION OF ARTICLE 1 OF PROTOCOL NO. 1 TO THE CONVENTION
61. The applicants submitted that their inability to obtain restitution of their nationalised properties or to secure compensation amounted to a breach of their right to the peaceful enjoyment of their possessions under Article 1 of Protocol No. 1 to the Convention, which reads as follows:
?Every natural or legal person is entitled to the peaceful enjoyment of his possessions. No one shall be deprived of his possessions except in the public interest and subject to the conditions provided for by law and by the general principles of international law.
The preceding provisions shall not, however, in any way impair the right of a State to enforce such laws as it deems necessary to control the use of property in accordance with the general interest or to secure the payment of taxes or other contributions or penalties.?
A. Admissibility
1. The parties? submissions
62. The Government submitted that the applicants had failed to exhaust the available domestic remedies in respect of their complaints. The applicants disagreed. The arguments of both parties are presented below.
(a) With regard to application no. 10346/03
63. Relying on the Court?s findings in the case of Preda and Others v. Romania (nos. 9584/02 and 7 others, 29 April 2014) with regard to the general efficacy of the mechanism set out in Law no. 165/2013 in offering claimants appropriate redress for their complaints (see also paragraph 10 above), the Government argued that such efficacy also covered circumstances similar to the applicant?s, namely that in spite of the fact that the former owners had had their title to property acknowledged by the courts, they were not able to enjoy their possession because the State had sold the property on to third parties. The Government argued that the applicant had failed properly to pursue the administrative procedure put in place by Law no. 10/2001, as amended and improved by Law no. 165/2013. Had she done so, her claims for reparatory measures would have been examined and decided upon by the competent authorities within the specific time-limits set by the law.
64. In particular, the Government argued that the claim lodged by the applicant under Law no. 10/2001 could not be assessed without the relevant supporting documents, which should have been submitted either by the applicant or by her heir, who had standing to pursue the proceedings on her behalf. The Government referred in this context to, inter alia, the absence of copies of the title to the property, of documents containing a description of the property, as well as of copies of the applicant?s identity document and of an inheritance certificate attesting to her status as an heir.
65. The Government considered that the applicant?s heir should have been aware that the file pending before the administrative authorities was incomplete, at the latest on 10 November 2009, when they had submitted before the Court their observations on the merits, having appended a letter from the administrative authorities attesting to the status of the file (see paragraph 26 above). The Government concluded that no decision could be taken in respect of the applicant?s claims lodged under Law no. 10/2001 owing to the lack of interest shown on her behalf in completing the file and thereby exhausting the effective remedy offered by the relevant legislation mentioned above.
66. The applicant contested the efficacy of Law no. 10/2001, both in general and in relation to her claims. She argued that many years after the entry into force of the law, the majority of the claimants still had their applications pending before various domestic authorities, with no realistic prospects of seeing their claims examined and/or granted within a reasonable time. Furthermore, the applicant contested the applicability of the law to her case, in so far as the return of the property to her had been ordered and her title to the property had been acknowledged by the domestic courts in a final judgment given in 1997 (see paragraph 15 above), thus long before the entry into force of the law. She argued that those circumstances rendered the administrative procedure redundant.
(b) With regard to application no. 10893/04
67. The Government argued that the applicants? failure to lodge a notice of claim pursuant to Law no. 10/2001 had made it impossible to award them compensatory measures for the immovable property located in Pite?ti. They considered that nothing had prevented the applicants from lodging such an application, either under Article 22 of that law (see paragraph 46 above) and within the general statutory time-limit, which had expired on 14 February 2002, or at a later date, under Article 46 ? 3 of the law (see paragraph 48 above), namely within six months of the date on which their restitution claims were dismissed by the judgment of 16 June 2008 (see paragraph 39 above).
68. The applicants considered that the fact that their title to the property had been acknowledged in a final judgment dispensed them from pursuing other legal avenues. This was particularly so given that, in spite of all of their efforts over the years, the State had unlawfully sold their property to third parties (see paragraph 31 above), thus preventing them from enjoying their consolidated rights. They further submitted that the provisions of Article 46 ? 3 of Law no. 10/2001 (see paragraph 48 above) were not relevant to their case.
2. The Court?s assessment
69. First and foremost, the Court takes note of the fact that at the administrative stage of the restitution mechanism under Law no. 10/2001, a notice of claim (notificare) lodged with the administrative authorities needed to be assessed in terms of the applicant?s entitlement to reparatory measures concerning a specific immovable property. Based on the documents submitted by the applicant, the decision issued by the competent administrative authority would necessarily refer to the applicant?s status (or not) as the former owner or the successor in title to the former owner of the property, to the material specification of the property (surface area, composition), and to whether the applicant was consequently entitled to reparatory measures.
70. The Court notes, however, that in the present case such an assessment concerning the applicants? entitlement to reparatory measures had already been conducted by the domestic courts within court proceedings. Indeed, in the final judgments given on 6 July 1997 and 14 October 2003 for the applicant Ms Dickmann and on 22 May 2000 and 16 June 2008 for the applicants Ms and Mr Gion, the domestic courts acknowledged both the validity of their title to the property, and their entitlement to reparatory measures.
71. Moreover, the Court notes that although Ms Dickmann, the applicant in application no. 10346/03, launched on 12 October 2001 the administrative procedure set out in Law no. 10/2001, her claim is still pending before the administrative authorities, and no decision has yet been taken (see paragraphs 25-27 above).
72. The Court takes note of the authorities? explanation that a decision could not be taken because the applicant had failed to submit relevant documents in support of her claim for reparatory measures for the property in issue (see paragraph 26 above). However, the Court observes that relevant evidence in respect of the statutory conditions required for the applicant?s entitlement to reparatory measures appears to have been appended to the claim lodged in 2001 (see paragraph 25 above). In any event, the Court fails to see why a fresh assessment of the matter by the administrative authorities was necessary, given that the respective entitlement had already been confirmed by the domestic courts in final judgments, unchallenged to the present day.
73. With regard to Mr and Ms Gion, the applicants in application no. 10893/04, the Court notes that they did not lodge any notice of claim (notificare) pursuant to Law no. 10/2001 (see paragraph 40 above). The Government argued that the applicants could and should have done so pursuant to either Article 22 or Article 46 of the law (see paragraph 67 above).
74. The Court observes, however, that the restitution claim lodged by Ms and Mr Gion was granted by a judgment which became final on 23 March 2001, soon after the entry into force of Law no. 10/14 February 2001. In such circumstances, the Court cannot see why the applicants should have lodged further claims with the administrative authorities pursuant to Article 22 of the law.
75. Furthermore, the subsequent proceedings instituted by the applicants, terminated by the judgment given on 16 June 2008 dismissing their claims, were lodged after Law no. 10/2001 had come into force.
76. In that connection, the Court notes that the provisions of Article 46 are relevant to those restitution claims which were pending before the domestic courts when Law no. 10/2001 came into force. In particular, paragraph 3 gave those whose restitution claims, which had been pending before the domestic courts on 14 February 2001, were dismissed by the courts in a final judgment, the possibility of lodging a notice of claim (notificare) with the administrative authorities, provided that they did so within six months of the delivery of the impugned judgment.
77. It follows that the applicants could not have relied on the provisions of Article 46 ? 3 to lodge a notice of claim (notificare) with the administrative authorities, as argued by the Government, because the proceedings in which their restitution claims were dismissed had not been pending before the courts at the time the law came into force.
78. In any event, as the Court has already concluded with regard to the effectiveness of this remedy in respect of Ms Dickmann (see paragraph 72 above), similarly, in the case of Mr and Ms Gion, the lodging of a notice of claim (notificare) so as to have a fresh assessment of the question of entitlement to reparatory measures would have been redundant in view of the existence of a final judgment acknowledging such entitlement.
79. In view of the above, the Court fails to see how the above-mentioned procedure would have constituted an effective remedy for the applicants? complaints, as argued by the Government. The Court therefore dismisses the respondent Government?s preliminary objection on this point.
80. The Court further notes that the applicants? complaints raised under Article 1 of Protocol No. 1 are not manifestly ill-founded within the meaning of Article 35 ? 3 (a) of the Convention, nor are they inadmissible on any other grounds. They must therefore be declared admissible.
B. Merits
1. The parties? submissions
81. On a general note, the Government contended that situations similar to those described in the present case, namely where there were concurrent and valid titles to the same property formerly nationalised by the State, an issue which had been signalled as problematic by the Court in several of its judgments (they cited Katz v. Romania, no. 29739/03, 20 January 2009), were no longer likely to appear because technically the problem was historical, as explained below.
82. The Government argued that firstly, the sale by the State to the tenants of immovable property that had been nationalised and in respect of which administrative or judicial claims had been lodged under Law no. 10/2001 was no longer possible.
83. Secondly, according to the conclusions of the High Court of Cassation and Justice in their judgment on an appeal in the interests of the law delivered on 9 June 2008, actions for recovery of possession of such property were in principle no longer admissible since the entry into force of Law no. 10/2001 (see paragraph 56 above).
84. Thirdly, actions seeking the rescission of sale contracts concluded by the State with tenants were no longer admissible since 14 August 2002, as a result of the deadline provided for in Article 45 of Law no. 10/2001 (see paragraph 47 above).
85. Consequently, the factual and legal background likely to determine the existence of concurrent titles to residential property regulated by the provisions of Law no. 10/2001 no longer existed.
86. With regard to the measures taken to redress the matter of validation by final judgments of concurrent titles to the same residential property, the Government stressed that Law no. 10/2001 clearly stated that if the return of the property was no longer possible, compensation or other reparatory measures would be awarded instead. Therefore, former owners whose title to property had been acknowledged by the courts but who could not enjoy their possessions on account of the existence of another title to the same property, also acknowledged by the courts, were entitled to reparatory measures in accordance with Law no. 10/2001, as amended by Law no. 165/2013.
87. Referring to the Court?s view as expressed in the case of Preda and Others (cited above), the Government pointed out that the reparatory mechanism set out in Law no. 165/2013 constituted, in principle, an effective and appropriate remedy for those who claimed compensation before the domestic authorities. They argued that the mechanism was effective also for circumstances such as those described in the present case.
88. The Government submitted updated information concerning the current functioning of that mechanism, which proved, in their view, that it was efficient and satisfactory. In such circumstances, they concluded that the applicants in the present case should have diligently pursued the procedures set out by Law no. 10/2001 and Law no. 165/2013, which were available to them and constituted an effective remedy for their complaints.
89. The applicants reiterated that the failure to date to return their properties or to provide them with appropriate compensation was in breach of their right to the peaceful enjoyment of their possessions. They submitted that the compensation mechanism put in place by the domestic legislation was not effective.
2. The Court?s assessment
(a) General principles
90. In its pilot judgment of Maria Atanasiu and Others (nos. 30767/05 and 33800/06, ?? 164-68, 12 October 2010), the Court has summarised the relevant principles in respect of the application of Article 1 of Protocol No. 1 to reparatory measures, as follows:
?164. Just as Article 1 of Protocol No. 1 does not guarantee the right to acquire property, it does not impose any restrictions on the Contracting States? freedom to determine the scope of property restitution and to choose the conditions under which they agree to restore property rights of former owners (see Van der Mussele v. Belgium, 23 November 1983, ? 48, Series A no. 70; Slivenko and Others v. Latvia (dec.) [GC], no. 48321/99, ? 121, ECHR 2002 II (extracts); and Jantner v. Slovakia, no. 39050/97, ? 34, 4 March 2003).
165. On the other hand, Article 1 of Protocol No. 1 requires that any interference by a public authority with the peaceful enjoyment of possessions should be lawful (see Former King of Greece and Others v. Greece [GC], no. 25701/94, ? 79, ECHR 2000 XII and Iatridis v. Greece [GC], no. 31107/96, ? 58, ECHR 1999 II). The principle of lawfulness also presupposes that the applicable provisions of domestic law be sufficiently accessible, precise and foreseeable in their application (see Beyeler v. Italy [GC], no. 33202/96, ?? 109-110, ECHR 2000 I).
166. Furthermore, any interference with the enjoyment of a right or freedom recognised by the Convention must pursue a legitimate aim. By the same token, in cases involving a positive duty, there must be a legitimate justification for the State?s inaction. The principle of a ?fair balance? inherent in Article 1 of Protocol No. 1 itself presupposes the existence of a general interest of the community. Because of their direct knowledge of their society and its needs, the national authorities are in principle better placed than the international judge to appreciate what is ?in the public interest?. Under the system of protection established by the Convention, it is thus for the national authorities to make the initial assessment as to the existence of a problem of public concern warranting measures to be applied in the sphere of the exercise of the right of property, including deprivation and restitution of property. Here, as in other fields to which the safeguards of the Convention extend, the national authorities accordingly enjoy a certain margin of appreciation.
Furthermore, the notion of ?public interest? is necessarily extensive. In particular, the decision to enact laws expropriating property or affording publicly funded compensation for expropriated property will commonly involve consideration of political, economic and social issues. Finding it natural that the margin of appreciation available to the legislature in implementing social and economic policies should be a wide one, the Court has declared that it will respect the legislature?s judgment as to what is ?in the public interest? unless that judgment is manifestly without reasonable foundation (see James and Others v. the United Kingdom, 21 February 1986, ? 46, Series A no. 98; Former King of Greece and Others, cited above, ? 87; and Broniowski v. Poland [GC], no. 31443/96, ? 149, ECHR 2004 V).
167. Both an interference with the peaceful enjoyment of possessions and an abstention from action must strike a fair balance between the demands of the general interest of the community and the requirements of the protection of the individual?s fundamental rights. In particular, there must be a reasonable relationship of proportionality between the means employed and the aim sought to be realised by any measures applied by the State, including measures depriving a person of his or her possessions. In each case involving the alleged violation of that Article the Court must, therefore, ascertain whether by reason of the State?s action or inaction the person concerned had to bear a disproportionate and excessive burden (see Sporrong and L?nnroth v. Sweden, 23 September 1982, ? 73, Series A no. 52).?
(b) Application of those principles to the present case
91. At the outset, the Court takes note of the Government?s arguments that the legal issues raised by the present case are no longer likely to appear, in view of the settling of the domestic case-law on the matter, and/or of the expiry of the time-limits within which it was possible to lodge certain procedural measures likely to determine the implicit or explicit validation by the courts of concurrent titles in respect of the same immovable property unlawfully seized by the State (see paragraphs 82-84 and also 55-57 above).
92. The Court finds no particular reason to disagree with those arguments, in view of the fact that the national authorities are in principle better placed than the international judge to make an initial assessment not only as to the existence, but also as to the persistence, for that matter, of a problem of public concern (see, mutatis mutandis, Broniowski, cited above, ? 149). However, in view of the significant number of applications pending before it which raise a similar legal issue as the one examined in the present case, the Court considers that it needs to conduct a comprehensive assessment of the measures taken by the State aiming to address the matter complained of.
93. In that regard, the Court firstly reiterates that the finding, whether in the reasoning or in the operative part of a final decision, which has not been quashed or challenged to date, that the nationalisation of the property was unlawful, had the effect of recognising, with retrospective effect, that the applicants had title to the respective property, so long as they also met the statutory conditions required in order to qualify for reparatory measures (see, among many other authorities, Str?in and Others v. Romania, no. 57001/00, ? 38, ECHR 2005 VII; Popescu and Dimeca v. Romania, no. 17799/03, ?? 21-22, 9 December 2008; and Maria Atanasiu and Others, cited above, ?? 142-45). This retrospective effect is confirmed also by the approach taken until 6 February 2009 by the Romanian legislator. Article 2 ? 2 of Law no. 10/2001 provided that persons whose properties had been appropriated unlawfully were considered to have retained the ownership rights they had had on the date of the appropriation. Those rights were to be exercised upon receipt of the restoration decision or judgment, in accordance with the law (see paragraph 45 above).
94. Turning to the present case, the Court reiterates that the applicants had obtained final decisions acknowledging the unlawfulness of the seizure of their property by the State. It also notes that the domestic courts confirmed their entitlement to reparatory measures in view of their status as successor in title to the former owners, in the case of Ms Dickmann (see paragraphs 15-17 and 23 above), and as former owners, in the case of the Ms and Mr Gion (see paragraphs 34 and 39 above).
95. Having established that the applicants had a ?possession? within the meaning of Article 1 of Protocol No. 1 to the Convention, the Court is further called upon to examine whether the impugned deprivation of those possessions as a result of the sale by the State of the property to third parties was appropriately remedied and compensated for via the mechanism created for that purpose by the State.
96. In that regard, the Court reiterates that the national authorities must have a considerable margin of appreciation in selecting the measures to regulate ownership relations within the country (see, mutatis mutandis, Maria Atanasiu and Others, cited above, ? 172). However, it considers it necessary to ensure that the attenuation of ?old injuries? sustained as a result of infringements of property rights by the communist regime does not create disproportionate new wrongs. To that end, the legislation should make it possible to take into account the particular circumstances of each case, so that persons who acquired their possessions in good faith are not made to bear the burden of responsibility which is rightfully that of the State that once confiscated those possessions (see Raicu v. Romania, no. 28104/03, ? 37, 19 October 2006).
97. The Court can therefore accept that for those who, like the applicants in the present case, have concurrent titles to the same residential properties validated by final judgments, an appropriate form of redress may be the award of compensation or other reparatory measures, if restitution is no longer possible to them on account of the fact that the properties now belong to individuals who acquired them from the State in good faith.
98. The Court must therefore ascertain whether such a form of redress has been made available by the State to the applicants in the present case.
99. In that regard, the Court notes that although Law no. 165/2013 has generally reformed the restitution mechanism by setting out precise time limits for each administrative stage, as well as clear criteria for the functioning of the compensation mechanism (see paragraphs 50-51 above), it has not amended the administrative procedure to make it effective for claimants such as Ms Dickmann. In her case, as already mentioned, in spite of the fact that the courts had already acknowledged the validity of her title to the property in issue and her entitlement to reparatory measures, she was prevented from enjoying her rights because third parties had a concurrent title to the property following the sale of that property by the State.
100. Furthermore, the law does not provide a remedy for claimants such as Ms and Mr Gion who, although acknowledged by the courts as the rightful owners of the property in issue, had not lodged restitution or compensation claims at a domestic level pursuant to Law no. 10/2001. Indeed, the High Court of Cassation and Justice confirmed in its decision of 20 March 2017 (see paragraph 58 above) that the mechanism provided for by Law no. 165/2013 was relevant only for those applicants before the Court who had also lodged notices of claim (notific?ri) with the administrative authorities within the time-limits set by Law No. 10/2001 (see paragraphs 46 and 48 above).
101. The Court reiterates that in the case of Preda and Others it held that Law no. 165/2013 provided a set of effective remedies for various types of circumstances, described in its paragraphs 134 to 140 (see also paragraph 10 above), while emphasising that no remedies of a substantial or procedural nature were available to claimants in a situation similar to those in the present case (see Preda and Others, cited above, ? 124, and paragraph 11 above).
102. In the present case, the Government sought a slightly different conclusion from the Court by arguing that the mechanism was functional and contained effective remedies also for the circumstances relevant to the applicants in the present case, but that those remedies had not been appropriately pursued by the applicants. However, for all the reasons mentioned above (see paragraphs 79 and 99 to 100 above), the Court considers that the Government have not put forward any fact or argument capable of persuading it to reach a different conclusion in the present case.
103. It follows that claimants such as the applicants in the present case, whose title to residential property was acknowledged and their entitlement to reparatory measures confirmed by the courts, but who cannot enjoy their possessions having been deprived of them because the State sold the property, do not benefit from any mechanism allowing them to obtain appropriate compensation for the deprivation of their possessions.
104. The Court further considers that this deprivation, in combination with the total lack of compensation, imposed on the applicants a disproportionate and excessive burden in breach of their right to the peaceful enjoyment of possessions as guaranteed by Article 1 of Protocol No. 1 (see Str?in, cited above, ? 59, and Preda and Others, (cited above), ?? 148-49).
105. There has accordingly been a violation of Article 1 of Protocol No. 1 to the Convention.
IV. ALLEGED VIOLATION OF ARTICLE 6 OF THE CONVENTION
106. The applicants in both applications complained that the domestic courts had breached their right to a fair trial by lacking impartiality, by failing to assess the facts correctly and by misinterpreting the domestic law. They relied on Article 6 ? 1 of the Convention, which provides:
?In the determination of his civil rights and obligations … everyone is entitled to a fair … hearing … by an … impartial tribunal …?
107. The Court has examined the complaints as submitted by the applicants. However, having regard to all the material in its possession, and in so far as these complaints fall within the Court?s competence, it finds that they do not disclose any appearance of a violation of the rights and freedoms set out in the Convention or its Protocols. This part of the applications must therefore be rejected as being manifestly ill-founded, pursuant to Article 35 ?? 3 and 4 of the Convention.
V. APPLICATION OF ARTICLE 41 OF THE CONVENTION
108. Article 41 of the Convention provides:
?If the Court finds that there has been a violation of the Convention or the Protocols thereto, and if the internal law of the High Contracting Party concerned allows only partial reparation to be made, the Court shall, if necessary, afford just satisfaction to the injured party.?
A. Damage
109. The applicants claimed 99,000 euros (EUR) (application no. 10346/03) and EUR 83,407 (application no. 10893/04) in respect of pecuniary damage, representing the market value of the immovable properties. They also claimed damages for loss of use of the properties, estimated at EUR 52,000 (application no. 10346/03) and EUR 34,600 (application no. 10893/04) respectively.
110. The applicants also claimed EUR 10,000 (application no. 10346/03) and EUR 5,000 (application no. 10893/04) in respect of non pecuniary damage.
111. The Government invited the Court to dismiss the applicants? claims under Article 41 in view of the existence of an efficient domestic compensatory mechanism affording appropriate redress for their complaints. With regard to the pecuniary damages claimed, they made reference to the information submitted by the National Authority for Property Restitution, which, based on evaluations made by the Chambers of Public Notaries in 2013, indicated that the property had been valued at EUR 81,883.38 (application no. 10346/03) and 116,348.40 RON (Romanian lei) (application no. 10893/04) respectively.
112. Furthermore, they considered that the finding of a violation would constitute in itself sufficient just satisfaction for any non-pecuniary damage which the applicants might have suffered. In any event, they considered that the amount claimed in this connection was too high.
113. The Court reiterates that a judgment in which it finds a breach imposes on the respondent State a legal obligation to put an end to the breach and make reparation for its consequences in such a way as to restore as far as possible the situation existing before the breach (see Iatridis v. Greece (just satisfaction) [GC], no. 31107/96, ? 32, ECHR 2000 XI). If one or more heads of damage cannot be calculated precisely or if the distinction between pecuniary and non-pecuniary damage proves difficult, the Court may decide to make a global assessment (see Comingersoll S.A. v. Portugal [GC], no. 35382/97, ? 29, ECHR 2000 IV).
114. The Court has found a violation of Article 1 of Protocol No. 1 on account of the authorities? failure to provide the applicants with appropriate compensation for the deprivation of their possessions. In view of the nature of the violation found, the Court considers that the applicants have suffered pecuniary and non-pecuniary damage.
115. As regards the amount of money claimed in respect of loss of profit or benefit from the applicants? possessions, the Court rejects this claim. To award a sum of money on this basis would be a speculative process, given that profit derived from possession of property depends on several factors (see Buzatu v. Romania (just satisfaction), no. 34642/97, ? 18, 27 January 2005, and Preda and Others, cited above, ? 164).
116. As regards the other pecuniary claims made by the applicants, the Court notes the disparity between the applicants? estimates of the value of their properties and those advanced by the Government.
117. In view of the ineffective nature of the current reparatory mechanism for circumstances such as those revealed in the present case, and having regard, in particular, to the age of the applicants and the total lack of compensation for such a long period of time, the Court, without prejudging possible future developments with regard to the compensation mechanism, considers it reasonable to award the applicants a sum which would represent a final and exhaustive settlement of the present case (see Maria Atanasiu and Others, cited above, ? 253).
118. On the basis of the evidence in its possession and ruling on an equitable basis as required by Article 41 of the Convention, the Court awards, for all heads of damage, EUR 96,000 to the estate of the late Ms Dickmann and EUR 60,000, jointly, to Ms Gion and the estate of the late Mr Gion.
B. Costs and expenses
119. The applicants claimed EUR 3,026 (application no. 10346/03) and EUR 15,000 (application no. 10893/04) for the costs and expenses incurred before the domestic courts and before the Court. They submitted several receipts, vouchers and invoices relating to their lawyers? fees, expert reports and various postage costs and travel expenses incurred in relation to the domestic proceedings and those before the Court.
120. The Government did not object to the reimbursement of costs and expenses provided that they were genuine, substantiated, necessary and reasonable. They contended that the documents submitted in support of the applicants? claims were not sufficient to establish the number of hours worked by their legal representatives.
121. According to the Court?s case-law, an applicant is entitled to the reimbursement of costs and expenses only in so far as it has been shown that these have been actually and necessarily incurred and are reasonable as to quantum. In the present case, regard being had to the documents in its possession and the above criteria, the Court considers it reasonable to award the sum of EUR 1,500 to the estate of the late Ms Dickmann (application no. 10346/03) and the sum of EUR 5,000 jointly to Ms Gion and to the estate of the late Mr Gion (application no. 10893/04), covering costs under all heads.
C. Default interest
122. The Court considers it appropriate that the default interest rate should be based on the marginal lending rate of the European Central Bank, to which should be added three percentage points.
FOR THESE REASONS, THE COURT, UNANIMOUSLY,
1. Decides to join the applications;

2. Holds that the heirs of the applicants Ms Dickmann and Mr Gion have standing to continue the present proceedings in their stead;

3. Declares the complaint concerning Article 1 of Protocol No. 1 admissible and the remainder of the applications inadmissible;

4. Holds that there has been a violation of Article 1 of Protocol No. 1 to the Convention;

5. Holds
(a) that the respondent State is to pay, within three months from the date on which the judgment becomes final in accordance with Article 44 ? 2 of the Convention, the following amounts, to be converted into the currency of the respondent State at the rate applicable at the date of settlement:
(i) EUR 96,000 (ninety-six thousand euros), plus any tax that may be chargeable, in respect of pecuniary and non-pecuniary damage, to be paid to the estate of the late Ms Dickmann;
(ii) EUR 60,000 (sixty thousand euros), plus any tax that may be chargeable, in respect of pecuniary and non-pecuniary damage, to be paid jointly to Ms Gion and the estate of the late Mr Gion;
(iii) EUR 1,500 (one thousand five hundred euros), plus any tax that may be chargeable, to be paid to the estate of the late Ms Dickmann, in respect of costs and expenses;
(iv) EUR 5,000 (five thousand euros), plus any tax that may be chargeable, to be paid jointly to Ms Gion and the estate of the late Mr Gion, in respect of costs and expenses;
(b) that from the expiry of the above-mentioned three months until settlement simple interest shall be payable on the above amounts at a rate equal to the marginal lending rate of the European Central Bank during the default period plus three percentage points;

6. Dismisses the remainder of the applicants? claim for just satisfaction.
Done in English, and notified in writing on 24 October 2017, pursuant to Rule 77 ?? 2 and 3 of the Rules of Court.
Marialena Tsirli Ganna Yudkivska
Registrar President

APPENDIX

OMISSIS

A chi rivolgersi e i costi dell'assistenza

Il Diritto dell'Espropriazione è una materia molto complessa e poco conosciuta, che "ingloba" parti importanti di molteplici rami del diritto. Per tutelarsi è quindi essenziale farsi assistere da un Professionista (con il quale si consiglia di concordare in anticipo i costi da sostenere, come ormai consentito dalle leggi in vigore).

Se l'espropriato ha già un Professionista di sua fiducia, può comunicagli che sul nostro sito trova strumenti utili per il suo lavoro.
Per capire come funziona la procedura, quando intervenire e i costi da sostenere, si consiglia di consultare la Sezione B.6 - Come tutelarsi e i Costi da sostenere in TRE Passi.

  • La consulenza iniziale, con esame di atti e consigli, è sempre gratuita
    - Per richiederla cliccate qui: Colloquio telefonico gratuito
  • Un'eventuale successiva assistenza, se richiesta, è da concordare
    - Con accordo SCRITTO che garantisce l'espropriato
    - Con pagamento POSTICIPATO (si paga con i soldi che si ottengono dall'Amministrazione)
    - Col criterio: SE NON OTTIENI NON PAGHI

Se l'espropriato è assistito da un Professionista aderente all'Associazione pagherà solo a risultato raggiunto, "con i soldi" dell'Amministrazione. Non si deve pagare se non si ottiene il risultato stabilito. Tutto ciò viene pattuito, a garanzia dell'espropriato, con un contratto scritto. è ammesso solo un rimborso spese da concordare: ad. es. 1.000 euro per il DAP (tutelarsi e opporsi senza contenzioso) o 2.000 euro per il contenzioso. Per maggiori dettagli si veda la pagina 20 del nostro Vademecum gratuito.

La data dell'ultimo controllo di validità dei testi è la seguente: 24/07/2024