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Testo originale e tradotto della sentenza selezionata

CASE OF AZIENDA AGRICOLA SILVERFUNGHI S.A.S. AND OTHERS v. ITALY

Tipologia: Sentenza
Importanza: 2
Articoli: 41, 42, 06, P1-1
Numero: 48357/07/2014
Stato:
Data: 2014-06-24 00:00:00
Organo: Sezione Seconda
Testo Originale

Conclusioni: Violazione dell’ Articolo 6 – Diritto ad un processo equanime (Articolo 6 – procedimenti Civili Articolo 6-1 – udienza corretta) Nessuna violazione dell’ Articolo 1 del Protocollo N.ro 1 – Protezione della proprietà (l’Articolo 1 par. 2 del Protocollo N.ro 1 – Controllo dell’uso della proprietà) danno Patrimoniale – assegnazione danno Non-patrimoniale – assegnazione

SECONDA SEZIONE

CAUSA AZIENDA AGRICOLA SILVERFUNGHI S.A.S. ED ALTRI C. LTALIA

(Richieste N. 48357/07, 52677/07 52687/07 e 52701/07)

SENTENZA

STRASBOURG

24 giugno 2014

Questa sentenza diverrà definitivo nelle circostanze esposte fuori in Articolo 44 § 2 della Convenzione. Può essere soggetto a revisione editoriale.

Nella causa di Azienda Agricola Silverfunghi S.a.s. ed Altri c. l’Italia,
La Corte europea di Diritti umani (Seconda Sezione), riunendosi che come una Camera, compose di:
Il ıKaraka, şPresidente
Guido Raimondi,
Nebojša Vuinić,
Helen Keller,
Paul Lemmens,
Egidijus Krisū,
Robert Spano, giudici
e Stanley Naismith, Sezione Cancelliere
Avendo deliberato in privato in 27 maggio 2014,
Consegna la sentenza seguente sulla quale fu adottata quel la data:
PROCEDURA
1. La causa nacque da in quattro richieste (N. 48357/07, 52677/0/07 52687/07 e 52701/07) contro la Repubblica italiana depositata con la Corte sotto Articolo 34 della Convenzione per la Protezione di Diritti umani e le Libertà Fondamentali (“la Convenzione”) in 2007 con quattro ditte con indirizzi di registred in Italia (veda Annetta per dettagli).
2. Le società di richiedente furono rappresentate col Sig.ra Alessandra Mari, un avvocato che pratica a Roma. Il Governo italiano (“il Governo”) fu rappresentato col loro Rappresentante Sig.ra Ersiliagrazia Spatafora ed il loro Co-agente, il Sig.ra Paola Accardo.
3. Le società di richiedente addussero che loro avevano sofferto di una violazione di Articolo 6 § 1 ed Articolo 1 di Protocollo N.ro 1 alla Convenzione come un risultato di intervento legislativo in procedimenti pendenti.
4. 11 ottobre 2012 le richieste furono comunicate al Governo.
I FATTI
IO. LE CIRCOSTANZE DI LA CAUSA
A. Lo sfondo alle cause
5. I richiedenti sono ditte agricole che operano in and/or settentrionale aree svantaggiate in Italia come definite nelle leggi italiane ed attinenti.
6. Negli anni ottanta il legislatore italiano avviò una serie di norme all’attività economica di favore in generale e, più specificamente, l’attività agricola.
7. Più precisamente, Articolo 1(6) di Legge n. 48 di 1988 (Decreto Legislativo n. 536 30 dicembre 1987) (veda “diritto nazionale Attinente”, sotto) purché una concessione (la fiscalizzazione), vale a dire, che come di 1 gennaio 1987 lo Stato sopporterebbe una porzione dei contributi pagata con datori di lavoro nel settore agricolo per i fini di Articolo 31(1) di Legge n. 41/48 in riguardo di ogni impiegato.
8. Inoltre, Articolo 9(5) di Legge N.ro 67 di 1988 (Legge finanziaria 1988) (veda “diritto nazionale Attinente” sotto) introdusse un sistema di esenzioni (sgravi contributivi) in riguardo di pagamenti per i fini di premi e contributi riferiti a welfare ed assistenza. Simile pagamenti erano dovuti nella misura di 15% (più tardi 30%) con datori di lavoro nel settore agricolo in regioni settentrionali e 40% (più tardi 60%) con datori di lavoro nel settore agricolo che lavora in zone agricole e svantaggiate nel sud dell’Italia.
9. Secondo le società di richiedente, Articolo 9(6) di Legge N.ro 67 di 1988 (veda “diritto nazionale Attinente” sotto) indicò che il beneficio secondo non era alternativo al previsto per con Legge n. 48 di 1988. Che supplire-articolo specificò che per i fini del calcolo dell’esenzione menzionati sopra di, la concessione non sarebbe presa in considerazione. Questo, loro considerarono, era anche chiaro dal memorandum esplicativo (lettura di di di scheda) alla legge (veda “diritto nazionale Attinente” sotto).
10. Ulteriori cambi normativi che seguono fra il 1988 ed il 1996, il carico per essere preso finito con lo Stato corrispose al seguente:
un) 85,000 lire italiani (approssimativamente 44 euros (EUR)) per impiegato per dodici salari mensili;
b) una percentuale globale del 5.62 aguzza per esenzioni in riguardo di contributi per i fini di TBC (la Tubercolosi), ENAOLI (Orfani di Impiegati italiani) ed il SSN (il Servizio Sanitario Statale);
c) una percentuale globale del 4.92 aguzza per esenzioni riguardo ai contributi detti in riguardo di garzoni e 5.02 percentuale aguzza per impiegati e direttori, come da 1 giugno 1996.
11. Nonostante la legge, con circolare n. 160 18 luglio 1988 l’Istituto il della di Nazionale Previdenza Sociale (“INPS”), un’entità di welfare italiana, considerato che i due benefici (concessione ed esenzione) non poteva essere accumulato e potrebbe essere dovuto per essere considerato come alternativo.
12. Infatti, le società di richiedente trassero profitto solamente dall’esenzione (sgravi contributivi) e non dalla concessione (la fiscalizzazione). Loro considerarono che questa interpretazione era contraria a che che fu previsto per nella legge.
13. Effettivamente, da come presto come 1994 un numero di ditte agricole (nella particolare Terme di Floramiata) avviò procedimenti (seguendo rifiuti amministrativi) lamentandosi della questione, e causa-legge coerente in favore delle ditte agricole fu stabilita con le corti italiane, incluso la Corte di Cassazione. Le società di richiedente presentarono che fra il 1997 ed il 2003 più che venticinqui sentenze di primo-istanza e più di cinque sentenze di ricorso sullo stesso argomento erano state consegnate, insieme con due Corte di sentenze di Cassazione (veda “diritto nazionale Attinente e pratica”, sotto) trovando in favore delle ditte agricole.
14. Nel 2000/2002 le società di richiedente avviarono procedimenti in questa luce, siccome spiegato sotto. Durante questa procedimenti Legge giudiziale n. 326 24 novembre 2003 (in seguito la Legge n. 326/03) fu decretato (veda “diritto nazionale Attinente” sotto), prevedendo che i benefici non potevano essere accumulati.
15. Con sentenza n. 274 7 luglio 2006 che la Corte Costituzionale ha considerato che Legge n. 326/03 erano legittimi e non incostituzionale (veda “diritto nazionale Attinente e pratica” sotto).
B. I procedimenti nazionali avviati con le società di richiedente
1. Azienda Agricola Silverfunghi S.a.s
16. 7 novembre 2000 la società di richiedente richiese l’INPS per restituire il monies che aveva contenuto contrario a che che fu previsto per con legge quando non riuscì a fare domanda la concessione nel suo riguardo, per il periodo fra il 1990 e 31 dicembre 1997 di 1 aprile corrispondendo a 173,738,951 lire italiani (verso EUR 90,000) più l’interesse e soggetto a rivalutazione.
17. L’insuccesso dell’INPS per rispondere corrispondendo ad un rifiuto implicito (il silenzio-rifiuto), 26 giugno 2001 la società di richiedente avviò una procedura amministrativa di fronte all’INPS. I secondi andarono a vuoto di nuovo a rispondere.
18. 4 gennaio 2002 la società di richiedente avviò così, procedimenti giudiziali per recuperare il monies dovuto (siccome menzionato sopra) per il periodo non coperto con prescrizione (2000 onwards).
19. Con una sentenza (n. 56/2003) di 13 febbraio 2003 il Tribunale di Bergamo trovato in favore della società di richiedente. Considerando che i due benefici potrebbero essere accumulati e che la società di richiedente aveva pagato le quote attinenti, ordinò che l’INPS pagasse di nuovo le somme appropriate indebitamente di (da 2000 onwards), con interesse e soggetto a rivalutazione, e pagare la sua quota dei costi dei procedimenti.
20. Con una sentenza (n. 276/03) di 25 settembre 2003 registrato nella cancelleria attinente 4 novembre 2003 la Corte d’appello di Brescia respinse il ricorso dell’INPS e sostenne la sentenza di primo-istanza.
21. Seguendo l’entrata in vigore di Legge n. 326/03 che l’INPS è piaciuto alla Corte di Cassazione.
22. La società di richiedente croce-fece appello, mentre dibattendo che la richiesta di Legge n. 326 24 novembre 2003 alla sua causa corrisponderebbero finora ad una violazione di Articolo 6 della Convenzione ed una violazione della Costituzione italiana in come sé obbligò lo Stato ad attenersi alla Convenzione europea, una questione che non era stata considerata a tutti con la Corte Costituzionale nella sua sentenza di 7 luglio 2006.
23. Con una sentenza (n. 10110/07) registrò nella cancelleria attinente in 2 maggio 2007 al ricorso dell’INPS fu concesso con la Corte di Cassazione sulla base di Legge n. 326/03. I motivi rimanenti di ricorso furono respinti sulla base che la Legge n. 326/03 avevano una natura interpretativa ed autentica ed erano perciò solamente evidentemente retroattivi, ora stato stato dato il significato intenzionale ed originale della legge. Effettivamente, come un esame completo delle leggi attinenti rivelato, i benefici in questione non poteva essere assegnato cumulativamente; uno doveva piuttosto, identificare i benefici più favorevoli ad una ditta secondo la sua specifica posizione. Inoltre, lo Stato aveva la discrezione legittima per decidere se benefici potrebbero essere accordati cumulativamente o non, così si potrebbe considerare che nessun problema relativo ad un processo equanime sorga. Ogni parte era nascere suo proprio costa per i procedimenti interi.
2. Scarpellini S.r.l
24. 9 luglio 2001 e 29 gennaio 2002 la società di richiedente richiesta l’INPS per restituire il monies che aveva witheld contraria di nuovo a che che fu previsto per con legge quando non riuscì a fare domanda la concessione nel suo riguardo, per il periodo fra il 1990 e 31 dicembre 1997 di 1 aprile corrispondendo a 413,928,856 lire italiani (verso EUR 213,776) più l’interesse e soggetto a rivalutazione.
25. L’insuccesso dell’INPS per rispondere corrispondendo ad un rifiuto implicito (il silenzio-rifiuto), 7 giugno 2002 la società di richiedente avviò una procedura amministrativa di fronte all’INPS. I secondi andarono a vuoto di nuovo a rispondere.
26. 11 giugno 2002 la società di richiedente avviò così, procedimenti giudiziali per recuperare il monies dovuto (siccome menzionato sopra) per il periodo non coperto con prescrizione.
27. Con una sentenza (n. 58/2003) di 13 febbraio 2003 il Tribunale di Bergamo trovato in favore della società di richiedente. Sostenendo che i due benefici potrebbero essere accumulati e che il richiedente aveva pagato le quote attinenti, ordinò che l’INPS pagasse di nuovo le somme appropriate indebitamente di (da 2001 onwards, la data sulla quale fu interrotta prescrizione), con interesse e soggetto a rivalutazione, e pagare la sua quota dei costi dei procedimenti.
28. Con una sentenza (n. 277/03) di 25 settembre 2003 registrato nella cancelleria attinente 4 novembre 2003 la Corte d’appello di Brescia respinse il ricorso dell’INPS e sostenne la sentenza di primo-istanza.
29. Seguendo l’entrata in vigore di Legge n. 326 24 novembre 2003 che l’INPS è piaciuto alla Corte di Cassazione.
30. La società di richiedente croce-fece appello lungo le linee menzionate sopra di.
31. Con una sentenza (n. 12863/07) registrò nella cancelleria attinente 1 giugno 2007 al ricorso dell’INPS fu concesso con la Corte di Cassazione sulla base di Legge n. 326 24 novembre 2003. I motivi rimanenti di ricorso furono respinti per le stesse ragioni delineate sopra di. Ogni parte era nascere suo proprio costa per i procedimenti interi.
3. Indebolisca Pietrafitta S.r.l.
32. 14 e 30 luglio 1999 la società di richiedente richiese l’INPS per restituire il monies che aveva trattenuto contrario a che che fu previsto per con legge quando non riuscì a fare domanda la concessione nel suo riguardo, per il periodo fra il 1989 e 31 dicembre 1997 di 1 gennaio corrispondendo a 210,609,000 lire italiani (verso EUR 108,770) più l’interesse e soggetto a rivalutazione.
33. L’INPS andò a vuoto a rispondere.
34. 25 gennaio 2000 la società di richiedente avviò così, procedimenti giudiziali per recuperare il monies dovuto (siccome menzionato sopra) per il periodo non coperto con prescrizione.
35. Con una sentenza (n. 8/2001) di 3 aprile 2001 il Siena Tribunale trovato in favore della società di richiedente. Considerando che i due benefici potrebbero essere accumulati e che il richiedente aveva pagato le quote attinenti, ordinò che l’INPS pagasse di nuovo le somme appropriate indebitamente di, con interesse e rivalutazione (da 1999, la data della sua rivendicazione amministrativa, onwards), insieme coi pieni costi dei procedimenti.
36. Con una sentenza (n. 249/02) di 16 aprile 2002 registrato nella cancelleria attinente 24 aprile 2002 la Corte d’appello Firenze respinse il ricorso dell’INPS e sostenne la sentenza di primo-istanza.
37. Seguendo l’entrata in vigore di Legge n. 326 24 novembre 2003 che l’INPS è piaciuto alla Corte di Cassazione.
38. La società di richiedente croce-fece appello lungo le linee menzionate sopra di.
39. Con una sentenza (n. 13291/07) registrò nella cancelleria attinente 7 giugno 2007 al ricorso dell’INPS fu concesso con la Corte di Cassazione sulla base di Legge n. 326 24 novembre 2003. I motivi rimanenti di ricorso furono respinti per le stesse ragioni delineate sopra di. Ogni parte era nascere suo proprio costa per i procedimenti interi.
4. Floricultura Zanchi
40. 10 dicembre 2001 la società di richiedente richiese l’INPS per restituire il monies che aveva trattenuto contrario a che che fu previsto per con legge quando non riuscì a fare domanda la concessione nel suo riguardo, per il periodo fra il 1991 e 31 dicembre 1997 di 1 aprile corrispondendo a 163,373,972 lire italiani (verso EUR 84,375) più interesse e rivalutazione.
41. L’insuccesso dell’INPS per rispondere corrispondendo ad un rifiuto implicito (il silenzio-rifiuto), in 15 maggio 2002 la società di richiedente avviò una procedura amministrativa di fronte all’INPS. I secondi andarono a vuoto di nuovo a rispondere.
42. 11 settembre 2002 la società di richiedente avviò così, procedimenti giudiziali per recuperare il monies dovuto (siccome menzionato sopra) per il periodo non coperto con prescrizione (2001 onwards).
43. Con una sentenza (n. 57/2003) di 13 febbraio 2003 il Tribunale di Bergamo trovato in favore della società di richiedente. Considerando che i due benefici potrebbero essere accumulati e che il richiedente aveva pagato le quote attinenti, ordinò che l’INPS pagasse di nuovo le somme appropriate indebitamente di, con interesse e soggetto a rivalutazione (da 2001 onwards), e pagare la sua quota dei costi dei procedimenti.
44. Con una sentenza (n. 278/03) di 25 settembre 2003 registrato nella cancelleria attinente 4 novembre 2003 la Corte d’appello di Brescia respinse il ricorso dell’INPS e sostenne la sentenza di primo-istanza.
45. Seguendo l’entrata in vigore di Legge n. 326 24 novembre 2003 che l’INPS è piaciuto alla Corte di Cassazione.
46. La società di richiedente croce-fece appello lungo le linee menzionate sopra di.
47. Con una sentenza (n. 12864/07) registrò nella cancelleria attinente 1 giugno 2007 al ricorso dell’INPS fu concesso con la Corte di Cassazione sulla base di Legge n. 326 24 novembre 2003. I motivi rimanenti di ricorso furono respinti per le stesse ragioni delineate sopra di. Ogni parte era nascere suo proprio costa per i procedimenti interi.
II. DIRITTO NAZIONALE ATTINENTE E PRATICA
Concessione di A. (fiscalizzazione degli oneri sociali)
48. Articolo 1(6) di Legge n. 48 di 1988 (Decreto Legislativo n. 536 30 dicembre 1987) legge siccome segue:
“Una riduzione di contributi per i fini di Articolo 31 supplire-articolo 1 di Legge n. 41/48, di Lire 133.000 per impiegato sono accordati a datori di lavoro nel settore agricolo per correre da 1 gennaio 1987 in tutto il periodo di salario su a 30 novembre 1988, per ogni pagamento mensile su al dodicesimo mese incluso. Tale riduzione non fa domanda a datori di lavoro nel settore agricolo che opera nei territori menzionato in Articolo 1 delle leggi su interventi nel Sud dell’Italia (l’il Mezzogiorno) (testo unico) approvò con Decreto n. 218 del Presidente della Repubblica di 6 marzo 1978.”
Esenzioni di B. (sgravi contributivi)
49. Articolo 9(5) e (6) di Legge N.ro 67 di 1988 (la legge finanziaria 1988) legga siccome segue:
“(5) come da 1 gennaio 1988, premi e contributi riferirono a welfare ed assistenza in riguardo di impiegati, se su indeterminato o la durata di determinate contrae, è dovuto nella misura di 15% coi loro datori di lavoro nel settore agricolo in regioni Settentrionali nella conformità con Articolo 9 di Decreto n. 601 del Presidente della Repubblica di 29 settembre 1973. I premi detti e contributi sono dovuti nella misura di 40% con datori di lavoro nel settore agricolo che opera in zone agricole e svantaggiate come definito in Articolo 15 di Legge n. 984 di 1977 e nella misura di 20% con datori di lavoro nel settore agricolo che opera in zone agricole e svantaggiate come definito in Articolo 1 delle leggi su interventi nel Sud dell’Italia (l’il Mezzogiorno) (testo unico) approvò con Decreto n. 218 del Presidente della Repubblica di 6 marzo 1978.
(6) per i fini del calcolo dell’esenzione menzionati in supplire-articolo 5, la concessione (la fiscalizzazione) purché per in Articolo 1 supplire-articoli 5 e 6 di Decreto Legislativo n. 536 30 dicembre 1987 siccome cambiato con Legge n. 48 di 1988, non sarà preso in considerazione.”
50. Secondo il memorandum esplicativo (lettura di di di scheda) in riguardo di supplire-articolo 6, l’importo di premi e quota di contributi è arrivato a con, in primo luogo, calcolando che la percentuale di esenzione applicabile secondo i tassi diversi, previde con supplire-articolo 5 del testo e sottraendo successivamente la quota, per capo, della concessione e percentuale stabilite in supplire-articoli 5 e 6 di Articolo 1 di Decreto 536/1987 Legislativo.
Legge di C. n. 326 24 novembre 2003
51. Legge n. 326 24 novembre 2003, le disposizioni Urgenti e concesse a sviluppo di favore ed aggiustare il trend in finanze pubbliche, in finora come attinente, legge siccome segue:
“L’Articolo 9 supplire-articolo 6 di Legge N.ro 67 di 1988 insieme con qualsiasi modifiche susseguenti, deve essere interpretato all’effetto che l’esenzione ha assegnato a nel suo supplire-articolo 5 (…) non può essere accumulato coi benefici previsti per in (…) Legge n. 48 di 1988.”
52. Secondo il travaux préparatoires la legge offrì un’interpretazione autentica del non-cumulability dei due benefici, in relazione alla quale era stato avviato un numero significativo di procedimenti con la presa di corti la prospettiva opposta che quel preso e fatto domanda in pratica con l’INPS. Così, la norma fu intesa di evitare i più grandi carichi che quelli che avevano sopportato negli anni precedenti.
Causa-legge di D. di fronte alla promulgazione di Legge n. 326 24 novembre 2003
1. Corte di sentenza di Cassazione n. 14227/00 14 luglio 2000 registrarono nella cancelleria attinente 27 ottobre 2000 nella causa di Terme di Floramiata (sostenendo sentenza di primo-istanza n. 267/1996 31 ottobre 1996 e sentenza su ricorso n. 85/1998 8 febbraio 1998).
53. La Corte di Cassazione sostenne che i due benefici (concessioni ed esenzioni) non era incompatibile. Loro erano stati offerti per con leggi diverse e scopi diversi ed avuti. Così, se una ditta adempiesse ai requisiti per essere eleggibile per sia i benefici, loro non potevano essere negati. Considerò che l’INPS non aveva presentato qualsiasi argomenti attinenti, salvi per una reiterazione del testo della legge contestata. Secondo la Corte di Cassazione, con vuole dire di Articolo 9(6) di Legge N.ro 67 di 1988, il legislatore aveva desiderato specificare che l’esenzione sarebbe stata fatta domanda al tasso intero e non al tasso che risulta dopo concessione, mentre escludendo così l’incompatibilità dei due benefici e presupponendo il godimento di sia contemporaneamente. La Corte di Cassazione notò che quando il legislatore aveva desiderato escludere la richiesta della concessione a datori di lavoro che operano nel Sud, specificamente aveva fatto così (come in decreto Legislativo n. 536 di 1987). Comunque, il legislatore non aveva fatto nessuna menzione di datori di lavoro che operano in aree svantaggiate nel nord.
2. Corte di sentenza di Cassazione n. 17806/03 di 26 maggio 2003 registrarono nella cancelleria attinente 24 novembre 2003
54. La Corte di Cassazione reiterò la sua sentenza in sentenza n. 14227/00 27 ottobre 2000 (sopra), considerando che non c’era nessuna ragione di abbandonare da quelle conclusioni. Inoltre, notò che la teoria che, in generale, benefici non potevano essere accordati cumulativamente si era dimostrato anche falso con Articolo 68 di Decreto Legislativo N.ro 388 di 2000 che menzionarono esplicitamente che i certi benefici non potevano essere accordati cumulativamente. Se fosse stato un principio generale nessuna dichiarazione esplicita col legislatore sarebbe stato richiesto.
E. sentenza di Corte Costituzionale n. 274 7 luglio 2006 riguardo alla costituzionalità di Legge n. 326 24 novembre 2003
55. La Corte Costituzionale notò che il legislatore era intervenuto quota all’incertezza creata dieci anni più tardi con una pratica amministrativa e ben stabilita e causa-legge di supervening al contrario. Considerò che non era necessario per verificare se la legge decretata era stata interpretativa (così retroattivo) o innovativo con effetto retroattivo. La proibizione su fare domanda retroattivamente leggi era solamente effettivamente, una norma costituzionale applicabile alla sfera penale. Considerò che il legislatore potesse decretare ambo le leggi di interpretazione autentica-quali chiarificano e determinano la misura della norma originale all’interno del contenuto di che che fu previsto originalmente plausibilmente-ed uni innovativi con effetto retroattivo in finora come simile retroattività fu giustificato ragionevolmente e non in conflitto con gli altri valori ed interessi protegguti con la Costituzione. La Corte Costituzionale notò che una legge di interpretazione autentica non potesse essere finora irragionevole in come sé fu limitato ad assegnando alla disposizione per essere interpretato un significato che già era therein contenne e quale era uno dei possibili significati del testo originale. Effettivamente, al giorno d’oggi la causa, la proibizione su fare domanda i benefici era stata cumulativamente una delle possibili interpretazioni di Articolo 9(6) di Legge N.ro 67 di 1988 quale immediatamente era stato contestato con l’INPS ma che dieci anni più tardi era stato dato un altro, davvero possibile, volendo dire con la Corte di Cassazione. Dato questo stato dell’incertezza, la legge contestata di interpretazione autentica non poteva essere considerata irragionevole.
F. la più recente causa-legge – Corte di sentenza di Cassazione n. 21692 25 giugno 2008
56. In questa sentenza la corte nazionale fu affrontata di nuovo con l’interpretazione delle leggi riguardo al cumulability di benefici, la costituzionalità di Legge n. 326/2003 e le implicazioni susseguenti sotto Articolo 6 della Convenzione.
57. Confermando la natura interpretativa di Legge n. 326/2003, considerò che anche se la legge fu ignorata, l’interpretazione (delle disposizioni attinenti) quale adattò al legis del rapporto era che del non-cumulability dei benefici in questione. Mentre era vero che la corte aveva considerato due volte che benefici potrebbero essere fatti domanda cumulativamente se i) loro furono offerti per vedere alle necessità diverse ed ii) se la legge non proibisse espressamente simile accumulazione, al giorno d’oggi causa che le ragioni che giustificano le riduzioni attinenti hanno ricoprito in parte. Questo era evidente dall’oggetto, funzione e metodo del calcolo dei benefici in questione. Così, li aveva si inteso che fosse cumulativo, avrebbe dovuto essere previsto espressamente per in legge o autorizzato. Il fatto che i benefici in questione non era cumulable fu confermato inoltre con una valutazione della struttura legale ed intera riguardo all’argomento, incluso, per esempio, gli altri benefici disponibile al settore agricolo in generale. Seguì che la promulgazione di Legge n. 326/2003 non avevano nascendo sull’interpretazione delle disposizioni, e così non aveva nessuno effetti che erano incompatibili con Articolo 6 della Convenzione.
LA LEGGE
IO. RIUNIONE DI LE RICHIESTE
58. Nella conformità con Articolo 42 § 1 degli Articoli di Corte, la Corte decide di congiungere le richieste, determinato il loro sfondo che riguarda i fatti e legale simile.
II. VIOLAZIONE ALLEGATO DI ARTICOLO 6 § 1 DI LA CONVENZIONE
59. Le società di richiedente si lamentarono che la promulgazione di Legge n. 326/03 costituirono un’interferenza legislativa in procedimenti pendenti, in violazione del loro diritto ad un processo equanime come previsto per con Articolo 6 § 1 della Convenzione che legge siccome segue:
“Nella determinazione dei suoi diritti civili ed obblighi… ognuno è concesso ad una fiera… ascolti… con [un]… tribunale…”
60. Il Governo contestò quel l’argomento.
Ammissibilità di A.
61. La Corte nota che questa azione di reclamo non è mal-fondata manifestamente all’interno del significato di Articolo 35 § 3 (un) della Convenzione. Nota inoltre che non è inammissibile su qualsiasi gli altri motivi. Deve essere dichiarato perciò ammissibile.
B. Merits
1. Le parti le osservazioni di ‘
(un) Le società di richiedente le osservazioni di ‘
62. Le società di richiedente si appellarono sui principi della Corte riguardo ad accesso per corteggiare ed intervento legislativo sotto Articolo 6 della Convenzione, e si riferì in particolare alla sentenza della Corte in Scordino c. l’Italia (n. 1) ([GC], n. 36813/97, ECHR 2006 V). Loro considerarono che là esistè nessuno ragioni legittime o ragioni di interesse generali che obbligano che potrebbero permettere il legislatore italiano di legittimamente intervenire in procedimenti pendenti con decretando una legge con effetto retroattivo riguardo a fatti che già erano venuti ad essere e procedimenti che già erano stati iniziati, mentre usurpando così la funzione dell’ordinamento giudiziario e violando i richiedenti il diritto di ‘ ad un processo equanime così come danneggiando la molta essenza dell’il loro diritto ad una corte. Effettivamente, la ragione sola dietro all’intervento era stata finanziaria, vale a dire evitare pagamenti in un numero di sentenze, per prima l’istanza e su ricorso che aveva trovato in favore delle società di richiedente e le altre società nella stessa posizione. Questo era in modo chiaro pari dal nome della legge-le disposizioni Urgenti a sviluppo di favore ed aggiustare il trend in finanze pubbliche (urgenti di Disposizioni per favorire ecco lo sviluppo e la correzione dell’andamaneto dei conti pubblici). Senza l’intervento, e nella conformità con la causa-legge stabilita che sorge da una moltitudine di cause incluso sentenze della Corte di Cassazione, le società di richiedente che le rivendicazioni di ‘ sarebbero successe. Comunque, l’intervento assicurò che, contrari a che che già era stato stabilito, gli INPS avrebbero successo.
63. Le società di richiedente notarono che il “interpretativo” legge fu decretata quindici anni dopo la legge originale e nell’assenza di qualsiasi causa-legge divergente. Infatti, come dall’anno 1996-con la sentenza di primo-istanza nella causa di Terme di Floramiata-sino all’emendamento legislativo, le corti nazionali avevano trovato costantemente in favore di società nella loro situazione. La causa-legge stabilita era stata basata sull’intenzione del legislatore, siccome traspirato dal memorandum esplicativo emesso col servizio di studio di Parlamento (servizio studi), ed il travaux préparatoires attinente, e non si poteva dire perciò che la legge decretata era una legge interpretativa-il suo significato che è stato totalmente chiaro agli abili parlamentari. Che causa-legge aveva stabilito che i benefici potrebbero essere accumulati sia sulla base del significato letterale delle norme applicabili che era considerato che fossero inequivocabile e sulla base della base razionale dietro ai due benefici che avevano una funzione diversa ed operarono a livelli diversi. Effettivamente, le società di richiedente notarono che sulle uno concessioni di mano un strumento adottato col legislatore al posto di una concessione diretta di sovvenzione statale a tutte le ditte sia e sulle altre esenzioni di mano benefici diretti mirati a sostenendo datori di lavoro nel settore agricolo che operò in zone e territori coi particolari svantaggi erano. Loro notarono che la Corte di Cassazione aveva sostenuto esplicitamente che i due benefici non erano incompatibili e che loro erano stati offerti per con leggi diverse e scopi diversi ed avuti (veda paragrafo 53 e 54 sopra). In che luce, secondo le società di richiedente non poteva essere considerato una legge interpretativa ed era stato assegnato a come simile al livello nazionale solamente scamparsi con una richiesta retroattiva della legge per accomodare l’INPS che aveva optato di non seguire il significato evidente del poi norme applicabili.
64. Leggi interpretative dovevano inoltre, essere considerate come un’eccezione all’articolo, particolarmente dato l’importanza della separazione di poteri sulla quale una società democratica fu fondata e quale purché che era per l’ordinamento giudiziario per interpretare e fare domanda leggi e perciò decidere controversie. Questo era anche più attinente quando una controversia sorse fra una parte privata e l’amministrazione pubblica. Leggi interpretative non potevano essere usate anche quindi, come un strumento col legislatore a favore l’amministrazione pubblica che è sé. In Italia era comunque, pratica comune da introdurre “interpretativo” approvvigiona in questioni che comportano interessi finanziari per garantire reddito più alto (o spesa più bassa) per l’amministrazione pubblica. Loro assegnarono, per istanza, alle varie considerazioni rese con la Corte di Cassazione (nella sua formazione più alta) in sentenza n. 25506 di 2006 circostanze simili che riguardano. Loro si riferirono inoltre alle sentenze della Corte in Maggio ed Altri c. l’Italia (N. 46286/09, 52851/08 53727/08, 54486/08 e 56001/08 31 maggio 2011), Agrati ed Altri c. l’Italia (N. 43549/08, 6107/09 e 5087/09 7 giugno 2011), Arras ed Altri c. l’Italia (n. 17972/07, 14 febbraio 2012), e De Rosa c. l’Italia (N. 52888/08, 58528/08, 59194/08 60462/08, 60473/08 60628/08, 61116/08 61131/08, 61139/08 61143/08, 610/09 4995/09, 5068/09 e 5141/09 11 dicembre 2012) dove la Corte aveva trovato violazioni di Articolo 6 che è il risultato della richiesta retroattiva di varie così definite disposizioni interpretative, decretate solamente per ragioni finanziarie.
65. Le società di richiedente distìnsero la loro causa da che di Cittadino & Edificio Società Provinciale, Leeds Edificio Società Permanente e Yorkshire Building la Società c. il Regno Unito (N. 21319/03, 21449/93 e 21675/93, 23 ottobre 1997 Relazioni di Sentenze e Decisioni 1997-VII). Loro notarono che loro erano stati incitati in errore con l’INPS che immediatamente aveva fatto domanda la legge nel modo più favorevole a sé. Le certe società, particolarmente Terme di Floramiata immediatamente avevano ciononostante, come presto come 1993, preso amministrativo e successivamente azione giudiziale contro l’INPS per contestare l’interpretazione seconda della legge con circolare n. 160 di 1988. Al tempo, le associazioni agricole avevano tenuto in linea con gli sviluppi nella causa pendente, mentre tenendo i loro membri informati. Comunque, le società di richiedente ammisero che era solamente dopo la definitivo conseguenza positiva per Terme di Floramiata, decise con la Corte di Cassazione nel 2000-la prima volta tale corpo aveva determinato l’argomento in questione-che i quattro (sic) società di richiedente avevano introdotto loro proprio amministrativo e successivamente rivendicazioni giudiziali. Le società di richiedente dibatterono che, in riguardo degli anni precedenti, loro avevano scelto di pagare le quote richieste con l’INPS (calcolò sulla base dell’interpretazione contestata) evitare le sanzioni civili finanziarie e gravi che sarebbero state fatte domanda automaticamente a loro, così come evitare il rischio di procedimenti penali che sono portati contro loro per insuccesso per pagare le quote attinenti e qualsiasi facendo seguito implicazioni che li avrebbero potuti condurre in fallimento.
66. Ciononostante, le società di richiedente considerarono che c’erano gli altri fattori che distìnsero la causa presente dalla causa summenzionata dove il Regno Unito Governo e Parlamento avevano ufficialmente ed immediatamente dichiarato la loro intenzione di correggere la legge con una norma di interpretazione autentica che avrebbe superato il “difetti tecnici” presente nella legge originale. Al giorno d’oggi la causa il legislatore aveva introdotto il “interpretativo” la legge quindici anni dopo la promulgazione della legge originale durante che il tempo il Parlamento non aveva sollevato mai qualsiasi le questioni o dubita sulla legge. La legge era stata introdotta almeno inoltre, dopo (riferendosi solamente a cause portò con gli avvocati nella causa presente) 140 sentenze (quaranta-tre di che era divenuto definitivo, l’INPS che non è riuscito a fare appello) trovando contro l’entità pubblica, incluso due Corte di sentenze di Cassazione (veda divide in paragrafi 53 e 54 sopra) nessuno di che aveva identificato qualsiasi “difetti tecnici” nella formulazione della legge originale e nessuno di che aveva assegnato all’anche possibilità remota di dare la legge ovvia un’altra interpretazione. L’intenzione di fare era divenuta così più importantemente, evidente dopo che le società di richiedente già avevano ottenuto due sentenze nel loro favore, a primo-istanza e su ricorso. Inoltre, uno non poteva ignorare la differenza fra l’atteggiamento e la volontà di manifestazione del Regno Unito Governo e Parlamento durante il corso degli anni e che del Governo nella causa presente. Uno aveva anche notare la relazione fra il Governo e l’INPS, una parte integrante dell’amministrazione dello Stato. Così, era ragionevole per considerare (anche sulla base dei travaux préparatoires e le altre dichiarazioni resa nelle certe sentenze nazionali) che l’INPS, mentre essendo stato senza successo in centinaio di procedimenti, si aveva sollecitato il dirigente d’azienda per agire per annullare le dichiarazioni contro sé, mentre rendendo privo di qualsiasi intendendo la distinzione fra dirigente d’azienda ed ordinamento giudiziario, ma abilitando il miglioramento della sua situazione finanziaria. Infine, l’atteggiamento dell’Avvocato Generale verso le società di richiedente la causa di ‘ (veda paragrafo 68 sotto) anche lo distinse da Cittadino & Edificio Società Provinciale (citò sopra).
67. Seguì che le stesse sentenze resero con la Corte nella causa summenzionata non poteva essere reso nella causa presente. Era piuttosto il Governo che era stato opportunistico, mentre nascondendo dietro alla scusa dell’intenzione originale di Parlamento, nonostante sentenze e materiali che indicano il contrario.
68. Le società di richiedente presentarono inoltre che nella sua sentenza n. 274 7 luglio 2006 la Corte Costituzionale non aveva esaminato la legittimità costituzionale della legge sulla base di Articolo 6 della Convenzione, vale a dire il principio di un processo equanime come anche posò in giù nella Costituzione italiana, e perciò non aveva esaminato la legittimità costituzionale della legge nella luce dei richiedenti gli argomenti di ‘-le analisi dette che sono divenute solamente consueto dopo la sentenza del 2009 in Scoppola c. l’Italia (n. 2) ([GC], n. 10249/03, 17 settembre 2009). Effettivamente, nella sua sentenza n. 274 che la Corte Costituzionale aveva fabbricato dichiarazioni che erano contraddittorie ai principi derivate da Articolo 6, ed inoltre non aveva affermato categoricamente che la norma era una di interpretazione genuina (veda paragrafo 54 sopra). Inoltre, l’attinenza delle società di richiedente gli argomenti di ‘ erano stati anche evidenti all’Avvocato General alla Corte di Cassazione (Procuratore il della di Generale la di presso di Repubblica il di di Corte Cassazione) chi non aveva considerato manifestamente la richiesta sotto Articolo 6 come irrilevante o mal-fondato e come che aveva fatto dichiarazioni “i rivendicatori ‘ l’aspettativa ragionevole per vedere la loro rivendicazione accordata” e “[la disposizione] influenzò la decisione del giudice.”
(b) le osservazioni di Il Governo
69. Il Governo presentò che nel concedere il ricorso dell’INPS nel quale i secondi avevano superveniens di jus di pleaded, la Corte di Cassazione aveva considerato, che la legge di supervening era una di interpretazione autentica che era intervenuta per regolare la relazione fra benefici diversi. Previde per l’articolo che facilitazioni o riduzioni di tassa in favore di ditte agricole hanno situato in territori montuosi o zone agricole e svantaggiate non poteva essere accumulato con benefici o riduzioni di tassa in favore di ditte agricole nel sud dell’Italia, o con concessioni contribuente in riguardo di malattia per il finanziamento del Servizio Sanitario Statale. Uno doveva determinare quale categoria di territorio (Italia Meridionale, centrale-nord, regione montuosa, o zona agricola e svantaggiata) una pelle fissa ed agricola sotto per identificare beneficio era quale applicabile a quel la ditta.
70. Il Governo presentò che la promulgazione di e l’interpretazione autentica data a Legge n. 326/03 furono giustificati sulla base di obbligare ragioni di interesse generali. Su che problema, la Corte Costituzionale aveva consegnato sentenza n. 274 di 2006, sostenendo che la legge contestata non minimizzò il ruolo dell’ordinamento giudiziario o violò il principio di confiance legitime (sic). Considerò che l’impossibilità di cumulating simile benefici erano stati una delle possibili interpretazioni della legge come dall’inizio. Che interpretazione immediatamente era stata seguita con l’INPS, ma fu contraddetto poi dieci anni più tardi con la Corte di Cassazione. Tale situazione aveva creato l’incertezza ed era stato perciò ragionevole per intervenire con vuole dire di una legge di interpretazione autentica. Il Governo presentò inoltre che era stato necessario per decretare Legge n. 326/03 a re stabiliscono l’interpretazione originale delle norme legali ed applicabili che erano fatte domanda costantemente da dieci anni con l’INPS ma che erano state date un significato diverso con le corti nazionali la prima volta il problema fu portata di fronte a loro (definitivo sentenza n. 14227 27 ottobre 2000).
71. Il Governo considerò che era che sentenza che poi aprì le porte ad un numero di ditte che decisero di portare procedimenti per recuperare le somme addizionali che loro avevano pagato. La legge interpretativa non aveva sconvolto perciò la causa-legge consolidata e coerente, ma aveva chiarificato semplicemente quale delle due possibili interpretazioni riflettè il legis del rapporto. Riferendosi alla Corte della sentenza della Cassazione n. 21692 25 giugno 2008 (paragrafo 57 sopra) ed ad un commentario su sé con un avvocato specializzato che prima aveva difeso la posizione dell’INPS, il Governo piacque alla Corte per avere fiducia nelle autorità nazionali con l’interpretazione di diritti nazionali, nella luce della struttura legale nazionale ed applicabile.
72. Loro considerarono che era di attinenza che le società di richiedente avevano accettato senza protestare pagando le loro quote secondo i calcoli di INPS per di una decade. Infatti, finché la prima definitivo sentenza fu emessa sulla questione nel 2000, le società di richiedente non potevano basarsi su qualsiasi causa-legge nel loro favore. Effettivamente, il Governo notò che anche nel 2008 la Corte di Cassazione (la sentenza n. 21692) aveva considerato che nell’assenza di una disposizione espressa uno non potesse fare domanda il cumulability di benefici e che che conclusione già sarebbe potuta essere arrivata a nel 1988. Seguì che l’intervento legislativo non aveva avuto nascendo sulle società di richiedente i procedimenti di ‘.
73. Come alle società di richiedente l’affidamento di ‘ sul memorandum esplicativo emesso col servizio di studio di Parlamento, il Governo accentuò la Corte delle conclusioni della Cassazione (pagina 9 della sentenza) in che riguardo, vale a dire che “il documento non può essere attribuito severamente agli Atti di Parlamento e l’ipotesi di interpretive formulati therein non riflette l’opinione dei membri di Parlamento che parteciparono nella procedura con la quale fu adottata la legge.”
74. Il Governo presentò inoltre, ad un tardo stadio dei procedimenti e seguendo solamente le ulteriori questioni dalla Corte che un’interpretazione severa riguardo al cumulability di benefici è stata imposta con legislazione di EU riguardo a concessioni di Stato. Loro notarono che nel 1992 la Commissione europea aveva aperto procedimenti di violazione contro Italia che concerne simile benefici che sproporzionatamente il favoured le certe imprese.
75. In replica alle società di richiedente le osservazioni di ‘, il Governo presentò che mentre era vero che al tempo (2006) la Corte Costituzionale non aveva preso nell’esame Articolo 6 della Convenzione, i principi su che che corte aveva basato la sua sentenza fu trovata nella Costituzione italiana ed era simile al set di principi fuori nella Convenzione. La causa-legge della Corte non aveva escluso espressamente inoltre, qualsiasi l’intervento procedimenti pendenti con la legislatura che era la stessa linea di ragionare presa su con la Corte Costituzionale che aveva valutato se obbligando ragioni di interesse generali era esistito e fondò che loro avevano. In conclusione, separatamente da ragioni finanziarie, lo scopo di Legge n. 326/03 erano stati assicurare riguardo per l’intenzione originale del legislatore. Non era irrilevante che l’argomento nella causa era infatti benefici dati con lo Stato, se cumulativamente o da solo, e non era perciò irragionevole per il legislatore per intervenire per chiarificare le condizioni applicabili per l’ottenere di, ed i limiti a, simile benefici.
2. La valutazione della Corte
(un) principi di Generale
76. La Corte ha deciso ripetutamente che benché alla legislatura non sia impedita di regolare, per disposizioni di retrospettiva nuove diritti derivarono dalle leggi in vigore, il principio dell’articolo di legge e la nozione di un processo equanime custodito in Articolo 6 preclude, a parte ragioni di interesse pubbliche ed irresistibili, interferenza con la legislatura con l’amministrazione della giustizia progettò per influenzare la determinazione giudiziale di una controversia (veda, fra molte altre autorità, Stran Raffinerie greche e Stratis Andreadis c. la Grecia, 9 dicembre 1994, § 49 la Serie Un n. 301-B; il Cittadino & Edificio Società Provinciale, Leeds Edificio Società Permanente e Yorkshire Building la Società c. il Regno Unito, citato sopra, § 112; e Zielinski e Pradal e Gonzalez ed Altri c. la Francia [GC], N. 24846/94 e 34165/96 a 34173/96, § 57 ECHR 1999-VII). Rispetti per l’articolo di legge e la nozione di un processo equanime richieda che qualsiasi ragioni addotte per giustificare simile misure siano trattate col più grande possibile grado della circospezione (veda Stran Raffinerie greche, citato sopra, § 49, e Maggio ed Altri c. l’Italia, N. 46286/09, 52851/08, 53727/08 54486/08 e 56001/08, § 45 31 maggio 2011). Le considerazioni finanziarie non possono garantire la legislatura che si sostituisce per le corti per stabilire controversie da sole (veda Scordino c. l’Italia (n. 1) [GC], n. 36813/97, § 132 ECHR 2006 V, e Cabourdin c. la Francia, n. 60796/00, § 37 11 aprile 2006).
(b) la Richiesta alla causa presente
77. La Corte nota che, siccome mostrato con la Corte delle sentenze della Cassazione nelle società di richiedente i procedimenti di ‘, la promulgazione di Legge n. 326/03, mentre i procedimenti erano pendenti, in realtà determinata la sostanza delle controversie e la richiesta di sé con la Corte di Cassazione lo costituì spuntato un gruppo intero di società nelle società di richiedente ‘ posiziona continuare con la causa. Così, la legge aveva l’effetto di cambiare definitivamente la conseguenza della causa pendente alla quale lo Stato era una parte, per una delle sue entità amministrative girando la posizione dello Stato alle società di richiedente il danno di ‘, nonostante il secondo avendo avuto successo a primo-istanza e su ricorso.
78. La Corte osserva che il Governo chiese che l’intervento era necessario sulla base di obbligare ragioni di interesse generali. Loro si riferirono alle considerazioni finanziarie e la necessità di stabilire l’interpretazione originale delle norme legali ed applicabili, e si appellò sulle sentenze della Corte Costituzionale sulla questione. La Corte osserva che la Corte Costituzionale considerò l’intervento necessario a causa dell’incertezza creata dieci anni più tardi con una pratica amministrativa e coerente e causa-legge di supervening al contrario. Considerò inoltre che la legge non era irragionevole poiché optava semplicemente dall’uno dei possibili significati del testo originale.
79. La Corte osserva in primo luogo che come presto come 1988, quando la legge originale fu promulgata, l’INPS fece domanda l’interpretazione della legge che era molto favorevole a sé come l’autorità che sborsa. Che legge non fu contestata su fino a 1993, quando Terme di Floramiata iniziò le sue richieste amministrative che furono seguite con procedimenti giudiziali. La prima sentenza sulla questione fu consegnata nel 1996 e fondò in favore delle ditte agricole. Dopo che fu sostenuto su ricorso, che sentenza divenne definitivo nel 2000 con vuole dire della Corte della dichiarazione della Cassazione. Susseguente a quelle sentenze, corti numerose determinarono cause simili (siccome mostrato dai materiali presentati con le società di richiedente) reiterando le stesse sentenze.
80. In considerazione dei chiarimenti dati con quelle corti, non può essere detto proprio, che l’intenzione del legislatore era indietro nel 1988 discutibile, affittato da solo evidentemente al contrario. Effettivamente, il Governo non ha previsto qualsiasi esempi di causa-legge che trova altrimenti o di qualsiasi eccezioni col dirigente d’azienda all’interpretazione ricorrente data con le corti nazionali prima della promulgazione di Legge n. 326/03. Mentre è vero che la Corte delle sentenze della Cassazione nel 2008 (veda paragrafo 57 sopra) sostenne altrimenti (invertendo perciò la sua propria causa-legge), simile sentenze erano susseguenti alla promulgazione di che legge e può essere perciò solamente di attinenza limitata.
81. Ciononostante, la Corte considera che presumendo anche che Legge n. 326/03 erano davvero interpretativi in natura, e rinforzato l’intenzione originale del legislatore-nonostante l’intenzione stato stato interpretato ripetutamente come essendo altrimenti in sentenze numerose nella luce del contesto legale ed intero-che fatto, da solo non può giustificare un intervento con effetto retroattivo.
82. Effettivamente, accettando anche, come affermato con la Corte Costituzionale nel 2006, che intervento legislativo era necessario eliminare in questione qualsiasi dubita della misura e metodo della richiesta dei benefici, il Governo non ha mostrato che là esistè una necessità di fare domanda retroattivamente la legislazione, in tale modo come colpire ditte i cui procedimenti erano pendenti. La Corte accentua che le considerazioni finanziarie non possono garantire la legislatura che si sostituisce per le corti per stabilire controversie da sole. Mentre è vero che ad un più tardi stadio delle osservazioni, il Governo fece riferimento alla compatibilità con legislazione di EU e procedimenti di violazione nel loro riguardo in risposta alle ulteriori questioni della Corte, loro non riuscirono a dare su qualsiasi dettaglia ciò che quel la questione. Nell’assenza di informazioni concrete in che riguardo tale argomento non può ma sia considerato come una dichiarazione non comprovata. Inoltre, il fatto che fu portato su a tale tardo stadio dei procedimenti indica che il Governo non lo considerò per essere di qualsiasi attinenza notevole. Così, mentre lo scopo della legge è potuto essere legittimo, e degno di intervento per regolare la disposizione futura dei benefici detti, la Corte non è capace di identificare nelle circostanze della causa presente qualsiasi obbligando ragione di interesse generale capace di vincere i pericoli inerente nell’uso di legislazione retrospettiva che aveva l’effetto di influenzare la determinazione giudiziale di una controversia pendente alla quale lo Stato era una parte.
83. La Corte valuterà anche comunque, se le società di richiedente stavano tentando di approfittare di una debolezza nel sistema (paragone, Cittadino ed Edificio Società Provinciale citato sopra, § 109, ed OGIS-Institut Stanislas, Santo-torta di OGEC X ed il de di Blanche Castille ed Altri c. la Francia, N. 42219/98 e 54563/00, §§ 69 e 71, 27 maggio 2004). La Corte non può ma osserva che le società di richiedente non portarono immediatamente procedimenti contro l’INPS nel 1988. Effettivamente, tre delle quattro società di richiedente attesero la conseguenza dei procedimenti si impegnata con Terme di Floramiata. Solamente uno delle società di richiedente, vale a dire S.A.P. Pietrafitta S.r.l, depositò la sua richiesta amministrativa e procedimenti giudiziali e susseguenti di fronte alla Corte di sentenza di Cassazione in Terme di Floramiata era stato emesso (veda divide in paragrafi 31 e 33); faceva così più comunque, che una decade dopo la promulgazione della legge originale. Innegabilmente, tale attesa aveva del portante sulle sentenze della Corte nella causa di Cittadino & Edificio Società Provinciale (citò § 109 sopra). Ciononostante, venti anni dopo che sentenza, la Corte deve prendere gli altri fattori in considerazione. Tenendo presente che sistemi di giustizia nel molto Consiglio del membro di Europa gli Stati, incluso, se non particolarmente, l’Italia, è sovraccaricato, la Corte considera che aspettando la determinazione di una sentenza principale sulla questione potesse trarre profitto solamente gli interessi di economia giudiziale. Inoltre, uno non può perdere vista del fatto che aspettando la conseguenza di che sentenza, le società di richiedente erano sulla mano del una che si protegge dal rischio di incorrere in costi non necessari e spese, ma, confiscando d’altra parte parti delle somme che loro avrebbero potuto recuperare, fin da rivendicazioni riguardo ad anni passati sarebbe divenuto tempo-sbarrato.
84. La Corte nota inoltre che non può essere detto che nelle circostanze delle cause presenti le società di richiedente avessero potuto prevedere una reazione con Parlamento (contrasto con Cittadino & Edificio Società Provinciale, citato sopra, § 112 ed OGIS-Institut Stanislas, Santo-torta di OGEC X ed il de di Blanche Castille ed Altri, citato sopra, § 72). Effettivamente, il legislatore non aveva manifestato tale intenzione quando la Corte di Cassazione consegnò una definitivo sentenza sulla questione nella causa di Terme di Floramiata per la prima volta. Né manifestazione di Parlamento faceva tale intenzione a qualsiasi punto nei tre anni che seguì la prima definitivo sentenza sulla questione, anni durante i quali le altre società avevano successo nei loro procedimenti. Inoltre, se, siccome proclamato col Governo e la Corte di Cassazione, c’era più di una possibile interpretazione delle leggi originali, sarebbe stato completamente ragionevole per le società di richiedente per credere che l’interpretazione più favorevole a loro, come sostenne con le corti nazionali continuamente, era infatti l’intenzione del legislatore e che, non c’è perciò, nessuna ragione di aspettarsi una reazione con le autorità che tentano di correggere lo stato di affari.
85. Deve essere tenuto presente o un altro, in finora siccome loro adempierono al criterio attinente. Segue che non sarebbe stato irragionevole per il legislatore per offrire un beneficio duplice se le certe ditte stessero soffrendo di due ostacoli di piega. Inoltre, mentre simile pagamenti costituirono importi sostanziali e chiaramente colpirono gli uffici imposte raccolti con le autorità durante il corso degli anni attinenti, era anche vero che simile pagamenti furono resi per sollevare il settore agricolo e di conseguenza avere un impatto su positivamente sull’economia e gli interessi collettivi, se non della nazione, almeno delle regioni attinenti.
86. In che il collegamento la Corte prende anche conto dell’utilità e scopo di simile monies che contrappone col frutto abbattuto dal vento che sarebbe stato reso coi richiedenti in Cittadino & Edificio Società Provinciale, così come in OGIS-Institut Stanislas (sia citò sopra).
87. Infine, benché di meno significato, la Corte osservi anche, che nella causa presente, diversamente da nelle due cause summenzionate, le società di richiedente già avevano ottenuto primo-istanza e sentenze di ricorso nel loro favore, di fronte all’intervento della legge contestata.
88. Le considerazioni precedenti sono sufficienti per abilitare la Corte per concludere che nelle circostanze delle cause presenti le società di richiedente non si può considerare che l’istituzione di ‘ di procedimenti sia stata un tentativo di trarre profitto dalla vulnerabilità delle autorità o la legge, (contrasto con Cittadino & Edificio Società Provinciale, ed OGIS-Institut Stanislas, §§ 109 e 71, rispettivamente). Neanche si che c’era qualsiasi obbligando ragioni di interesse generali capaci di vincere i pericoli inerente nell’uso di legislazione retrospettiva che ha l’effetto di determinare procedimenti pendenti in favore dello Stato.
89. C’è stata di conseguenza una violazione di Articolo 6 § 1 della Convenzione.
III. VIOLAZIONE ALLEGATO DI ARTICOLO 1 DI PROTOCOLLO N. 1 A LA CONVENZIONE
90. Le società di richiedente considerarono anche che loro erano stati privati delle loro proprietà. Loro si appellarono su Articolo 1 di Protocollo N.ro 1 della Convenzione che legge siccome segue:
“Ogni naturale o legale persona è concessa al godimento tranquillo delle sue proprietà. Nessuno sarà privato delle sue proprietà eccetto nell’interesse pubblico e soggetto alle condizioni previste per con legge e coi principi generali di diritto internazionale.
Comunque, le disposizioni precedenti non possono in qualsiasi modo danneggia il diritto di un Stato per eseguire simile leggi come sé ritiene necessario controllare l’uso di proprietà in conformità con l’interesse generale o garantire il pagamento di tasse o gli altri contributi o sanzioni penali.”
91. Il Governo contestò quel l’argomento.
A. Le parti le osservazioni di ‘
92. Le società di richiedente considerarono che loro avevano avuto una proprietà nella forma di una rivendicazione, in finora come l’INPS sostenne monies che le società di richiedente avevano pagato nonostante la legge che prevede altrimenti, e quale loro legittimamente si erano aspettati di recuperare dall’INPS. Che rivendicazione aveva, al tempo quando procedimenti giudiziali si furono impegnati, costituì una proprietà esistente in conformità col diritto vigente, ed addirittura più così quando Legge n. 326/03 furono decretati, determinato che con che tempo i loro ricorsi erano stati ammessi con la corte di primo-istanza e su ricorso. Riferendosi in particolare alla Corte delle sentenze della Cassazione N. 14227/00 e 17806/03 (divide in paragrafi 53 e 54 sopra), le società di richiedente presentarono che le circostanze in questione adempiè al criterio secondo il quale potrebbe essere dimostrata una rivendicazione se fosse sufficientemente sicuro in legge nazionale, come quando era stato confermato con la causa-legge stabilita delle corti. Così, nell’assenza di Legge n. 326/03 le società di richiedente non solo avevano avuto un’aspettativa legittima per ottenere le loro rivendicazioni, loro erano ne stati quasi sicuri.
93. Le società di richiedente considerarono che la promulgazione di Legge n. 326/03 corrisposero ad un’interferenza col loro diritto di proprietà, come sé retroattivamente ed ope legis estìnsero le loro rivendicazioni, mentre costituendo così una privazione di proprietà.
94. Mentre che azione era stata legale, non aveva perseguito qualsiasi scopo legittimo, stato stato mirato solamente a favouring l’amministrazione pubblica. Le società di richiedente si riferirono alle loro osservazioni sotto Articolo 6 sopra e considerato che nell’assenza di un scopo legittimo era stata una violazione della disposizione si appellata su.
95. Comunque, senza pregiudizio al sopra, presumendo anche che lo scopo era legittimo, non era stato finora proporzionato in come sé aveva imposto un carico eccessivo sulle società di richiedente. Effettivamente, la loro rivendicazione non era stata ridotta ma totalmente era stata estinta, semplicemente così lo Stato potesse evitare sborsare le quote.
96. Il Governo considerò che Legge n. 326/03 non avevano interferito con qualsiasi diritto o l’aspettativa legittima acquisite con le società di richiedente.
97. Secondo il Governo, riduzioni di tassa direttive, concessioni e così su e cambiando col tempo simile articoli, se in un più o una maniera meno favorevole, era un’azione che incorse all’interno del margine della valutazione degli Stati. Il Governo opinò anche che le sentenze della Corte in riguardo di azioni di reclamo sotto Articolo 1 di Protocollo N.ro 1 in Maggio ed Altri c. l’Italia (N. 46286/09, 52851/08 53727/08, 54486/08 e 56001/08 31 maggio 2011), Arras ed Altri c. l’Italia (n. 17972/07, 14 febbraio 2012), Torri ed Altri c. l’Italia ((il dec.), N. 11838/07 e 12302/07, 24 gennaio 2012) e Varesi ed Altri c. l’Italia ((il dec.), n. 49407/08, 12 marzo 2013) andò a provare che l’azione di reclamo fu mal-fondata manifestamente.
B. la valutazione di La Corte
1. Ammissibilità
98. La Corte reitera che, secondo la sua causa-legge, un richiedente può addurre una violazione di Articolo 1 di Protocollo N.ro 1 solamente in finora come le decisioni contestate riferisca a suo “le proprietà” all’interno del significato di quel la disposizione. “Le proprietà” può essere “proprietà esistenti” o i beni, incluso, nelle certe situazioni ben definite, rivendicazioni. Per una rivendicazione essere capace di essere considerò un “il bene” incorrendo all’interno della sfera di Articolo 1 di Protocollo N.ro 1, il rivendicatore deve stabilire che ha una base sufficiente in legge nazionale, per esempio dove là è stabilito causa-legge delle corti nazionali che lo confermano. Dove quel è stato fatto, il concetto di “l’aspettativa legittima” può venire in giochi (veda Maurizio c. la Francia [GC], n. 11810/03, § 63 ECHR 2005 IX).
99. La Corte nota che, al giorno d’oggi causa, di fronte all’intervento della legge contestata le società di richiedente già avevano ottenuto prima istanza e sentenze di ricorso nel loro favore, recognising le loro rivendicazioni. Inoltre, con che tempo, una giurisprudenza continua e sostanziale era stata stabilita nel loro favore (veda paragrafo 66 e 79 sopra). In quelle circostanze, nell’opinione della Corte di fronte alla promulgazione della legge si lamentò di, i richiedenti avevano una rivendicazione che loro potrebbero aspettarsi di legittimamente essere determinati in conformità con la legislazione applicabile siccome interpretato con le corti nazionali e perciò un “la proprietà” all’interno del significato della prima frase di Articolo 1 di Protocollo N.ro 1 che è di conseguenza applicabile nella causa.
100. La Corte nota che questa azione di reclamo non è mal-fondata manifestamente all’interno del significato di Articolo 35 § 3 (un) della Convenzione. Nota inoltre che non è inammissibile su qualsiasi gli altri motivi. Deve essere dichiarato perciò ammissibile.
2. Meriti
101. Dato che la causa presente concerne l’insuccesso delle società di richiedente per trarre profitto da una riduzione duplice sui contributi di benessere sociale loro pagano in riguardo dei loro impiegati, la Corte lo considera per incorrere all’interno della sfera dell’articolo nel secondo paragrafo di Articolo 1, vale a dire l’esecuzione di leggi per controllare l’uso di proprietà nell’interesse generale o “garantire il pagamento di tasse o contributi” (veda, per esempio, Wallishauser c. l’Austria (n. 2), n. 14497/06, § 63 20 giugno 2013; Frátrik c. la Slovacchia (il dec.), n. 51224/99, 25 maggio 2004; e Governa ed Altri c. la Romania, n. 25632/02, § 44 23 febbraio 2006).
102. Secondo la causa-legge ben stabilita della Corte, un’interferenza, incluso uno essendo il risultato di che una misura, preso garantire il pagamento di tasse o gli altri contributi, deve prevedere un “equilibrio equo” fra le richieste dell’interesse generale della comunità ed i requisiti della protezione dei diritti essenziali dell’individuo. Il desiderio di realizzare questo equilibrio è riflesso nella struttura di Articolo 1 nell’insieme, incluso il secondo paragrafo: ci deve essere perciò una relazione ragionevole della proporzionalità fra i mezzi assunti e gli scopi perseguirono (veda James ed Altri c. il Regno Unito, 21 febbraio 1986, § 50 la Serie Un n. 98, e Cittadino & Edificio Società Provinciale, Leeds Edificio Società Permanente e Yorkshire Building la Società, citato sopra, § 80). Di conseguenza, “la responsabilità finanziaria che sorge fuori dell’alzata di tassa o contributi può colpire avversamente la garanzia garantita sotto questa disposizione se mette un carico eccessivo sulla persona o l’entità riguardò o fondamentalmente interferisce con suo o la sua posizione finanziaria” (veda Ferretti c. l’Italia, n. 25083/94, decisione di Commissione di 26 febbraio 1997, inedito e Bufalo indiano S.r.l. in liquidazione c. l’Italia, n. 38746/97, § 32 3 luglio 2003).
103. La Corte nota inoltre che ad un margine ampio della valutazione è concesso allo Stato sotto la Convenzione di solito quando viene a misure generali della strategia economica o sociale (Wallishauser c. l’Austria (n. 2), n. 14497/06, § 65 20 giugno 2013), così come quando incorniciando ed implementando politica nell’area di tassazione (veda, fra molte altre autorità, Gasus Dosier – l’und Fördertechnik GmbH c. i Paesi Bassi, 23 febbraio 1995, § 60 la Serie Un n. 306 B, e Governa, citato sopra, § 51). A causa della loro conoscenza diretta della loro società e le sue necessità, le autorità nazionali sono meglio in principio messo che il giudice internazionale per decidere che che è “nell’interesse pubblico” (veda, per esempio, Maggio ed Altri, citato sopra, § 57, e Travers c. l’Italia, n. 15117/89, decisione di Commissione di 16 gennaio 1995) e la Corte rispetterà la scelta di politica della legislatura generalmente a meno che è “manifestamente senza fondamento ragionevole” (veda Wallishauser, citato sopra, § 65). È in primo luogo così, per le autorità nazionali per decidere sul tipo di tassa o contributi loro desiderano imporre. Decisioni in questa area normalmente coinvolgono, in oltre, una valutazione di problemi politici, economici e sociali che la Convenzione lascia alla competenza del membro Stati, siccome chiaramente sono messe meglio le autorità nazionali che gli organi di Convenzione per valutare simile problemi (veda Musa c. l’Austria, n. 40477/98, decisione di Commissione di 10 settembre 1998 e Baláž c. la Slovacchia (il dec.), n. 60243/00, 16 settembre 2003).
104. La Corte ha in cause precedenti ammesse che leggi con effetto di retrospettiva che fu trovato ancora costituire interferenza legislativa adattato al requisito di legalità di Articolo 1 di Protocollo N.ro 1 (veda Maggio ed Altri, § 60 sopra e citato, ed Arras ed Altri, citato sopra, § 81). Non trova nessuna ragione di trovare altrimenti nella causa presente. Effettivamente, nelle varie cause il fatto che tale interferenza fu offerta per con legge come ric

Testo Tradotto

Conclusions: Violation of Article 6 – Right to a fair trial (Article 6 – Civil proceedings Article 6-1 – Fair hearing) No violation of Article 1 of Protocol No. 1 – Protection of property (Article 1 para. 2 of Protocol No. 1 – Control of the use of property) Pecuniary damage – award Non-pecuniary damage – award

SECOND SECTION

CASE OF AZIENDA AGRICOLA SILVERFUNGHI S.A.S. AND OTHERS v. ITALY

(Applications nos. 48357/07, 52677/07, 52687/07 and 52701/07)

JUDGMENT

STRASBOURG

24 June 2014

This judgment will become final in the circumstances set out in Article 44 § 2 of the Convention. It may be subject to editorial revision.

In the case of Azienda Agricola Silverfunghi S.a.s. and Others v. Italy,
The European Court of Human Rights (Second Section), sitting as a Chamber composed of:
Işıl Karakaş, President,
Guido Raimondi,
Nebojša Vučinić,
Helen Keller,
Paul Lemmens,
Egidijus Kūris,
Robert Spano, judges,
and Stanley Naismith, Section Registrar,
Having deliberated in private on 27 May 2014,
Delivers the following judgment, which was adopted on that date:
PROCEDURE
1. The case originated in four applications (nos. 48357/07, 52677/0/07, 52687/07 and 52701/07) against the Italian Republic lodged with the Court under Article 34 of the Convention for the Protection of Human Rights and Fundamental Freedoms (“the Convention”) in 2007 by four firms with registred addresses in Italy (see Annex for details).
2. The applicant companies were represented by Ms Alessandra Mari, a lawyer practising in Rome. The Italian Government (“the Government”) were represented by their Agent Ms Ersiliagrazia Spatafora and their Co-Agent, Ms Paola Accardo.
3. The applicant companies alleged that they had suffered a violation of Article 6 § 1 and Article 1 of Protocol No. 1 to the Convention as a result of legislative intervention in pending proceedings.
4. On 11 October 2012 the applications were communicated to the Government.
THE FACTS
I. THE CIRCUMSTANCES OF THE CASE
A. The background to the cases
5. The applicants are agricultural firms operating in northern and/or disadvantaged areas in Italy as defined in the relevant Italian laws.
6. In the 1980s the Italian legislator instituted a series of norms to favour economic activity in general and, more specifically, agricultural activity.
7. More precisely, Article 1(6) of Law no. 48 of 1988 (Legislative Decree no. 536 of 30 December 1987) (see “Relevant domestic law”, below) provided a concession (fiscalizzazione), namely, that as of 1 January 1987 the State would bear a portion of the contributions paid by employers in the agricultural sector for the purposes of Article 31(1) of Law no. 41/48 in respect of each employee.
8. Furthermore, Article 9(5) of Law No. 67 of 1988 (Legge finanziaria 1988) (see “Relevant domestic law” below) introduced a system of exemptions (sgravi contributivi) in respect of payments for the purposes of premiums and contributions related to welfare and assistance. Such payments were due in the measure of 15% (later 30%) by employers in the agricultural sector in northern regions and 40% (later 60%) by employers in the agricultural sector working in disadvantaged agricultural zones in the south of Italy.
9. According to the applicant companies, Article 9(6) of Law No. 67 of 1988 (see “Relevant domestic law” below) indicated that the latter benefit was not alternative to the one provided for by Law no. 48 of 1988. That sub-article specified that for the purposes of the calculation of the exemption mentioned above, the concession was not to be taken into account. This, they considered, was also clear from the explanatory memorandum (scheda di lettura) to the law (see “Relevant domestic law” below).
10. Following further normative changes between 1988 and 1996, the burden to be taken over by the State amounted to the following:
a) 85,000 Italian lire (approximately 44 euros (EUR)) per employee for twelve monthly salaries;
b) a global 5.62 percentage points for exemptions in respect of contributions for the purposes of TBC (Tuberculosis), ENAOLI (Orphans of Italian Employees) and the SSN (National Health Service);
c) a global 4.92 percentage points for exemptions regarding the said contributions in respect of labourers and 5.02 percentage points for employees and directors, as from 1 June 1996.
11. Despite the law, by circular no. 160 of 18 July 1988 the Istituto Nazionale della Previdenza Sociale (“INPS”), an Italian welfare entity, considered that the two benefits (concession and exemption) could not be accumulated and had to be considered as alternative.
12. In fact, the applicant companies benefited only from the exemption (sgravi contributivi) and not from the concession (fiscalizzazione). They considered that this interpretation was contrary to what was provided for in the law.
13. Indeed, from as early as 1994 a number of agricultural firms (in particular Floramiata Spa) instituted proceedings (following administrative refusals) complaining about the matter, and consistent case-law in favour of the agricultural firms was established by the Italian courts, including the Court of Cassation. The applicant companies submitted that between 1997 and 2003 more than twenty-five first-instance judgments and more than five appeal judgments on the same subject matter had been delivered, together with two Court of Cassation judgments (see “Relevant domestic law and practice”, below) finding in favour of the agricultural firms.
14. In this light, in 2000/2002 the applicant companies instituted proceedings as explained below. Pending these judicial proceedings Law no. 326 of 24 November 2003 (hereinafter Law no. 326/03) was enacted (see “Relevant domestic law” below), providing that the benefits could not be accumulated.
15. By judgment no. 274 of 7 July 2006 the Constitutional Court considered that Law no. 326/03 was legitimate and not unconstitutional (see “Relevant domestic law and practice” below).
B. The domestic proceedings instituted by the applicant companies
1. Azienda Agricola Silverfunghi S.a.s
16. On 7 November 2000 the applicant company requested the INPS to return the monies which it had held contrary to what was provided for by law when it failed to apply the concession in its respect, for the period between 1 April 1990 and 31 December 1997, amounting to 173,738,951 Italian lire (approximately EUR 90,000) plus interest and subject to revaluation.
17. The INPS’s failure to reply amounting to an implicit rejection (silenzio-rifiuto), on 26 June 2001 the applicant company instituted an administrative procedure before the INPS. The latter again failed to reply.
18. Thus, on 4 January 2002 the applicant company instituted judicial proceedings to recover the monies due (as mentioned above) for the period not covered by prescription (2000 onwards).
19. By a judgment (no. 56/2003) of 13 February 2003 the Bergamo Tribunal found in favour of the applicant company. Considering that the two benefits could be accumulated and that the applicant company had paid the relevant dues, it ordered the INPS to pay back the misappropriated sums (from 2000 onwards), with interest and subject to revaluation, and to pay its share of the costs of the proceedings.
20. By a judgment (no. 276/03) of 25 September 2003 filed in the relevant registry on 4 November 2003 the Brescia Court of Appeal dismissed the INPS’s appeal and upheld the first-instance judgment.
21. Following the entry into force of Law no. 326/03 the INPS appealed to the Court of Cassation.
22. The applicant company cross-appealed, arguing that the application of Law no. 326 of 24 November 2003 to its case would amount to a violation of Article 6 of the Convention and a violation of the Italian Constitution in so far as it obliged the State to abide by the European Convention, a matter which had not been considered at all by the Constitutional Court in its judgment of 7 July 2006.
23. By a judgment (no. 10110/07) filed in the relevant registry on 2 May 2007 the INPS’s appeal was allowed by the Court of Cassation on the basis of Law no. 326/03. The remaining grounds of appeal were dismissed on the basis that Law no. 326/03 had an authentic interpretative nature and was therefore only apparently retroactive, it having now been given the original intended meaning of the law. Indeed, as a thorough examination of the relevant laws revealed, the benefits at issue could not be awarded cumulatively; rather, one had to identify the most favourable benefits to a firm according to its specific position. Furthermore, the State had legitimate discretion to decide whether benefits could be granted cumulatively or not, thus no issue relating to a fair trial could be considered to arise. Each party was to bear its own costs for the entire proceedings.
2. Scarpellini S.r.l
24. On 9 July 2001 and again on 29 January 2002 the applicant company requested the INPS to return the monies which it had witheld contrary to what was provided for by law when it failed to apply the concession in its respect, for the period between 1 April 1990 and 31 December 1997, amounting to 413,928,856 Italian lire (approximately EUR 213,776) plus interest and subject to revaluation.
25. The INPS’s failure to reply amounting to an implicit rejection (silenzio-rifiuto), on 7 June 2002 the applicant company instituted an administrative procedure before the INPS. The latter again failed to reply.
26. Thus, on 11 June 2002 the applicant company instituted judicial proceedings to recover the monies due (as mentioned above) for the period not covered by prescription.
27. By a judgment (no. 58/2003) of 13 February 2003 the Bergamo Tribunal found in favour of the applicant company. Holding that the two benefits could be accumulated and that the applicant had paid the relevant dues, it ordered the INPS to pay back the misappropriated sums (from 2001 onwards, the date on which prescription was interrupted), with interest and subject to revaluation, and to pay its share of the costs of the proceedings.
28. By a judgment (no. 277/03) of 25 September 2003 filed in the relevant registry on 4 November 2003 the Brescia Court of Appeal dismissed the INPS’s appeal and upheld the first-instance judgment.
29. Following the entry into force of Law no. 326 of 24 November 2003 the INPS appealed to the Court of Cassation.
30. The applicant company cross-appealed along the lines mentioned above.
31. By a judgment (no. 12863/07) filed in the relevant registry on 1 June 2007 the INPS’s appeal was allowed by the Court of Cassation on the basis of Law no. 326 of 24 November 2003. The remaining grounds of appeal were dismissed for the same reasons outlined above. Each party was to bear its own costs for the entire proceedings.
3. SAP Pietrafitta S.r.l.
32. On 14 and 30 July 1999 the applicant company requested the INPS to return the monies which it had withheld contrary to what was provided for by law when it failed to apply the concession in its respect, for the period between 1 January 1989 and 31 December 1997, amounting to 210,609,000 Italian lire (approximately EUR 108,770) plus interest and subject to revaluation.
33. The INPS failed to reply.
34. Thus, on 25 January 2000 the applicant company instituted judicial proceedings to recover the monies due (as mentioned above) for the period not covered by prescription.
35. By a judgment (no. 8/2001) of 3 April 2001 the Siena Tribunal found in favour of the applicant company. Considering that the two benefits could be accumulated and that the applicant had paid the relevant dues, it ordered the INPS to pay back the misappropriated sums, with interest and revaluation (from 1999, the date of its administrative claim, onwards), together with the full costs of the proceedings.
36. By a judgment (no. 249/02) of 16 April 2002 filed in the relevant registry on 24 April 2002 the Florence Court of Appeal dismissed the INPS’s appeal and upheld the first-instance judgment.
37. Following the entry into force of Law no. 326 of 24 November 2003 the INPS appealed to the Court of Cassation.
38. The applicant company cross-appealed along the lines mentioned above.
39. By a judgment (no. 13291/07) filed in the relevant registry on 7 June 2007 the INPS’s appeal was allowed by the Court of Cassation on the basis of Law no. 326 of 24 November 2003. The remaining grounds of appeal were dismissed for the same reasons outlined above. Each party was to bear its own costs for the entire proceedings.
4. Floricultura Zanchi
40. On 10 December 2001 the applicant company requested the INPS to return the monies which it had withheld contrary to what was provided for by law when it failed to apply the concession in its respect, for the period between 1 April 1991 and 31 December 1997, amounting to 163,373,972 Italian lire (approximately EUR 84,375) plus interest and revaluation.
41. The INPS’s failure to reply amounting to an implicit rejection (silenzio-rifiuto), on 15 May 2002 the applicant company instituted an administrative procedure before the INPS. The latter again failed to reply.
42. Thus, on 11 September 2002 the applicant company instituted judicial proceedings to recover the monies due (as mentioned above) for the period not covered by prescription (2001 onwards).
43. By a judgment (no. 57/2003) of 13 February 2003 the Bergamo Tribunal found in favour of the applicant company. Considering that the two benefits could be accumulated and that the applicant had paid the relevant dues, it ordered the INPS to pay back the misappropriated sums, with interest and subject to revaluation (from 2001 onwards), and to pay its share of the costs of the proceedings.
44. By a judgment (no. 278/03) of 25 September 2003 filed in the relevant registry on 4 November 2003 the Brescia Court of Appeal dismissed the INPS’s appeal and upheld the first-instance judgment.
45. Following the entry into force of Law no. 326 of 24 November 2003 the INPS appealed to the Court of Cassation.
46. The applicant company cross-appealed along the lines mentioned above.
47. By a judgment (no. 12864/07) filed in the relevant registry on 1 June 2007 the INPS’s appeal was allowed by the Court of Cassation on the basis of Law no. 326 of 24 November 2003. The remaining grounds of appeal were dismissed for the same reasons outlined above. Each party was to bear its own costs for the entire proceedings.
II. RELEVANT DOMESTIC LAW AND PRACTICE
A. Concession (fiscalizzazione degli oneri sociali)
48. Article 1(6) of Law no. 48 of 1988 (Legislative Decree no. 536 of 30 December 1987) reads as follows:
“A reduction of contributions for the purposes of Article 31 sub-article 1 of Law no. 41/48, of Lire 133.000 per employee, is granted to employers in the agricultural sector to run from 1 January 1987 throughout the salary period up to 30 November 1988, for every monthly payment up to the twelfth month included. Such a reduction does not apply to employers in the agricultural sector who operate in the territories mentioned in Article 1 of the laws on interventions in the South of Italy (il Mezzogiorno) (testo unico) approved by Decree no. 218 of the President of the Republic of 6 March 1978.”
B. Exemptions (sgravi contributivi)
49. Article 9(5) and (6) of Law No. 67 of 1988 (legge finanziaria 1988) read as follows:
“(5) As from 1 January 1988, premiums and contributions related to welfare and assistance in respect of employees, whether on indeterminate or determinate duration contracts, are due in the measure of 15% by their employers in the agricultural sector in Northern regions in accordance with Article 9 of Decree no. 601 of the President of the Republic of 29 September 1973. The said premiums and contributions are due in the measure of 40% by employers in the agricultural sector operating in disadvantaged agricultural zones as defined in Article 15 of Law no. 984 of 1977 and in the measure of 20% by employers in the agricultural sector operating in disadvantaged agricultural zones as defined in Article 1 of the laws on interventions in the South of Italy (il Mezzogiorno) (testo unico) approved by Decree no. 218 of the President of the Republic of 6 March 1978.
(6) For the purposes of the calculation of the exemption mentioned in sub-article 5, the concession (fiscalizzazione) provided for in Article 1 sub-articles 5 and 6 of Legislative Decree no. 536 of 30 December 1987 as modified by Law no. 48 of 1988, is not to be taken into account.”
50. According to the explanatory memorandum (scheda di lettura) in respect of sub-article 6, the amount of premiums and contributions due is arrived at by, firstly, calculating the percentage of exemption applicable according to the different rates provided by sub-article 5 of the text and subsequently subtracting the share, per head, of the concession and percentage established in sub-articles 5 and 6 of Article 1 of Legislative Decree 536/1987.
C. Law no. 326 of 24 November 2003
51. Law no. 326 of 24 November 2003, entitled Urgent dispositions to favour development and to adjust the trend in public finances, in so far as relevant, reads as follows:
“Article 9 sub-article 6 of Law No. 67 of 1988 together with any subsequent modifications, must be interpreted to the effect that the exemption referred to in its sub-article 5 (…) cannot be accumulated with the benefits provided for in (…) Law no. 48 of 1988.”
52. According to the travaux préparatoires the law provided an authentic interpretation of the non-cumulability of the two benefits, in relation to which a significant number of proceedings had been instituted, with the courts taking the opposite view than that taken and applied in practice by the INPS. Thus, the norm was intended to avoid greater burdens than those which had been borne in previous years.
D. Case-law before the enactment of Law no. 326 of 24 November 2003
1. Court of Cassation judgment no. 14227/00 of 14 July 2000 filed in the relevant registry on 27 October 2000 in the case of Floramiata Spa (upholding first-instance judgment no. 267/1996 of 31 October 1996 and judgment on appeal no. 85/1998 of 8 February 1998).
53. The Court of Cassation held that the two benefits (concessions and exemptions) were not incompatible. They had been provided for by different laws and had different aims. Thus, if a firm fulfilled the requirements to be eligible for both benefits, they could not be denied. It considered that the INPS had not submitted any relevant arguments, save for a reiteration of the text of the impugned law. According to the Court of Cassation, by means of Article 9(6) of Law No. 67 of 1988, the legislator had wished to specify that the exemption was to be applied to the entire rate and not to the rate resulting after concession, thus excluding the incompatibility of the two benefits and presupposing the enjoyment of both contemporaneously. The Court of Cassation noted that when the legislator had wished to exclude the application of the concession to employers operating in the South, it had specifically done so (as in Legislative decree no. 536 of 1987). However, the legislator had made no mention of employers operating in disadvantaged areas in the North.
2. Court of Cassation judgment no. 17806/03 of 26 May 2003 filed in the relevant registry on 24 November 2003
54. The Court of Cassation reiterated its finding in judgment no. 14227/00 of 27 October 2000 (above), considering that there was no reason to depart from those conclusions. Moreover, it noted that the theory that, in general, benefits could not be granted cumulatively had been proved false even by Article 68 of Legislative Decree No. 388 of 2000, which explicitly mentioned that certain benefits could not be granted cumulatively. Had it been a general principle no explicit statement by the legislator would have been required.
E. Constitutional Court judgment no. 274 of 7 July 2006 regarding the constitutionality of Law no. 326 of 24 November 2003
55. The Constitutional Court noted that the legislator had intervened due to the uncertainty created by a well-established administrative practice and supervening case-law to the contrary ten years later. It considered that it was not necessary to verify whether the enacted law had been interpretative (thus retroactive) or innovative with retroactive effect. Indeed, the prohibition on applying laws retroactively was a constitutional norm only applicable to the criminal sphere. It considered that the legislator could enact both laws of authentic interpretation – which clarify and determine the extent of the original norm within the content of what was originally plausibly provided – and innovative ones with retroactive effect in so far as such retroactivity was reasonably justified and not in conflict with other values and interests protected by the Constitution. The Constitutional Court noted that a law of authentic interpretation could not be unreasonable in so far as it was limited to assigning to the provision to be interpreted a meaning which was already therein contained and which was one of the possible meanings of the original text. Indeed, in the present case, the prohibition on applying the benefits cumulatively had been one of the possible interpretations of Article 9(6) of Law No. 67 of 1988 which had immediately been contested by the INPS but which ten years later had been given another, indeed possible, meaning by the Court of Cassation. Given this state of uncertainty, the impugned law of authentic interpretation could not be considered unreasonable.
F. More recent case-law – Court of Cassation judgment no. 21692 of 25 June 2008
56. In this judgment the domestic court was again faced with the interpretation of the laws concerning the cumulability of benefits, the constitutionality of Law no. 326/2003 and the subsequent implications under Article 6 of the Convention.
57. Confirming the interpretative nature of Law no. 326/2003, it considered that even if the law were ignored, the interpretation (of the relevant provisions) which conformed to the ratio legis was that of the non-cumulability of the benefits at issue. While it was true that the court had twice considered that benefits could be applied cumulatively if i) they were provided to see to different needs and ii) if the law did not expressly prohibit such accumulation, in the present case the reasons justifying the relevant reductions overlapped in part. This was evident from the object, function and method of calculation of the benefits at issue. Thus, had they been intended to be cumulative, it would have had to be expressly provided for in law or authorised. The fact that the benefits at issue were not cumulable was further confirmed by an assessment of the entire legal framework concerning the subject matter, including, for example, other benefits available to the agricultural sector in general. It followed that the enactment of Law no. 326/2003 had no bearing on the interpretation of the provisions, and thus had no effects which were incompatible with Article 6 of the Convention.
THE LAW
I. JOINDER OF THE APPLICATIONS
58. In accordance with Rule 42 § 1 of the Rules of Court, the Court decides to join the applications, given their similar factual and legal background.
II. ALLEGED VIOLATION OF ARTICLE 6 § 1 OF THE CONVENTION
59. The applicant companies complained that the enactment of Law no. 326/03 constituted a legislative interference in pending proceedings, in breach of their right to a fair trial as provided for by Article 6 § 1 of the Convention, which reads as follows:
“In the determination of his civil rights and obligations … everyone is entitled to a fair … hearing … by [a] … tribunal …”
60. The Government contested that argument.
A. Admissibility
61. The Court notes that this complaint is not manifestly ill-founded within the meaning of Article 35 § 3 (a) of the Convention. It further notes that it is not inadmissible on any other grounds. It must therefore be declared admissible.
B. Merits
1. The parties’ submissions
(a) The applicant companies’ submissions
62. The applicant companies relied on the Court’s principles regarding access to court and legislative intervention under Article 6 of the Convention, and referred in particular to the Court’s judgment in Scordino v. Italy (no. 1) ([GC], no. 36813/97, ECHR 2006 V). They considered that there existed no legitimate reasons or compelling general interest reasons which could allow the Italian legislator to legitimately intervene in pending proceedings by enacting a law with retroactive effect concerning facts which had already come to be and proceedings which had already been initiated, thus usurping the function of the judiciary and violating the applicants’ right to a fair trial as well as impairing the very essence of the their right to a court. Indeed, the only reason behind the intervention had been financial, namely to avoid payments in a number of judgments, at first instance and on appeal, which had found in favour of the applicant companies and other companies in the same position. This was clear even from the name of the law – Urgent dispositions to favour development and to adjust the trend in public finances (Disposizioni urgenti per favorire lo sviluppo e la correzione dell’andamaneto dei conti pubblici). Without the intervention, and in accordance with the established case-law arising from a multitude of cases including judgments of the Court of Cassation, the applicant companies’ claims would have succeeded. However, the intervention ensured that, contrary to what had already been established, the INPS would be successful.
63. The applicant companies noted that the “interpretative” law was enacted fifteen years after the original law and in the absence of any divergent case-law. In fact, as from the year 1996 – with the first-instance judgment in the case of Floramiata Spa – until the legislative amendment, the domestic courts had consistently found in favour of companies in their situation. The established case-law had been based on the legislator’s intention, as transpired from the explanatory memorandum issued by the Parliament study service (servizio studi) , and the relevant travaux préparatoires , and it therefore could not be said that the enacted law was an interpretative law – its meaning having been totally clear to the parliamentarians. That case-law had established that the benefits could be accumulated both on the basis of the literal meaning of the applicable norms, which were considered to be unequivocal, and on the basis of the rationale behind the two benefits, which had a different function and operated at different levels. Indeed, the applicant companies noted that on the one hand concessions were an instrument adopted by the legislator in lieu of a direct grant of State aid to all firms and on the other hand exemptions were direct benefits aimed at supporting employers in the agricultural sector who operated in zones and territories with particular disadvantages. They noted that the Court of Cassation had explicitly held that the two benefits were not incompatible and that they had been provided for by different laws and had different aims (see paragraph 53 and 54 above). In that light, according to the applicant companies, it could not have been considered an interpretative law and it had been referred to as such at the domestic level only to get away with a retroactive application of the law to accommodate the INPS, which had opted not to follow the evident meaning of the then applicable norms.
64. Moreover, interpretative laws had to be considered as an exception to the rule, particularly given the importance of the separation of powers upon which a democratic society was founded and which provided that it was for the judiciary to interpret and apply laws and therefore to decide disputes. This was even more relevant when a dispute arose between a private party and the public administration. Ergo, even interpretative laws could not be used as an instrument by the legislator to favour the public administration, that is, itself. However, in Italy it was common practice to introduce “interpretative” provisions in matters involving financial interests to secure higher income (or lower expenditure) for the public administration. They referred, for instance, to the various considerations made by the Court of Cassation (in its highest formation) in judgment no. 25506 of 2006 concerning similar circumstances. They further referred to the Court’s judgments in Maggio and Others v. Italy (nos. 46286/09, 52851/08, 53727/08, 54486/08 and 56001/08, 31 May 2011), Agrati and Others v. Italy (nos. 43549/08, 6107/09 and 5087/09, 7 June 2011), Arras and Others v. Italy (no. 17972/07, 14 February 2012), and De Rosa v. Italy (nos. 52888/08, 58528/08, 59194/08, 60462/08, 60473/08, 60628/08, 61116/08, 61131/08, 61139/08, 61143/08, 610/09, 4995/09, 5068/09 and 5141/09, 11 December 2012) where the Court had found violations of Article 6 resulting from the retroactive application of various so-called interpretative provisions, enacted solely for financial reasons.
65. The applicant companies distinguished their case from that of National & Provincial Building Society, Leeds Permanent Building Society and Yorkshire Building Society v. the United Kingdom (nos. 21319/03, 21449/93 and 21675/93, 23 October 1997, Reports of Judgments and Decisions 1997-VII). They noted that they had been induced into error by the INPS, which had immediately applied the law in the most favourable way to it. Nevertheless, certain companies, particularly Floramiata Spa, had immediately, as early as 1993, taken administrative and subsequently judicial action against the INPS to contest the latter’s interpretation of the law by circular no. 160 of 1988. At the time, the agricultural associations had kept abreast of the developments in the pending case, keeping their members informed. The applicant companies, however, admitted that it was only after the positive final outcome for Floramiata Spa, decided by the Court of Cassation in 2000 – the first time such a body had determined the subject matter at issue – that the four (sic) applicant companies had introduced their own administrative and subsequently judicial claims. The applicant companies argued that, in respect of the preceding years, they had chosen to pay the dues demanded by the INPS (calculated on the basis of the impugned interpretation) to avoid the severe financial civil sanctions which would have been applied to them automatically, as well as to avoid the risk of criminal proceedings being brought against them for failure to pay the relevant dues and any pursuant implications which could have led them into bankruptcy.
66. Nevertheless, the applicant companies considered that there were other factors which distinguished the instant case from the above-mentioned case where the United Kingdom Government and Parliament had officially and immediately declared their intention to correct the law by a norm of authentic interpretation which would have overcome the “technical defects” present in the original law. In the present case the legislator had introduced the “interpretative” law fifteen years after the enactment of the original law, during which time the Parliament had never raised any questions or doubts about the law. Moreover, the law had been introduced after at least (referring only to cases brought by the lawyers in the present case) 140 judgments (forty-three of which had become final, the INPS having failed to appeal) finding against the public entity, including two Court of Cassation judgments (see paragraphs 53 and 54 above), none of which had identified any “technical defects” in the formulation of the original law and none of which had referred to the even remote possibility of giving the self-evident law another interpretation. More importantly, the intention to do so had become apparent after the applicant companies had already obtained two judgments in their favour, at first-instance and on appeal. Furthermore, one could not ignore the difference between the attitude and manifest will of the United Kingdom Government and Parliament over the years and that of the Government in the present case. One also had to note the relationship between the Government and the INPS, an integral part of the State’s administration. Thus, it was reasonable to consider (even on the basis of the travaux préparatoires and other statements made in certain domestic judgments) that the INPS, having been unsuccessful in hundreds of proceedings, had itself solicited the executive to act in order to nullify the pronouncements against it, rendering devoid of any meaning the distinction between executive and judiciary, but enabling the improvement of its financial situation. Lastly, the Attorney General’s attitude towards the applicant companies’ case (see paragraph 68 below) also distinguished it from National & Provincial Building Society (cited above).
67. It followed that the same findings made by the Court in the above-mentioned case could not be made in the present case. It was rather the Government that had been opportunistic, hiding behind the excuse of the original intention of Parliament, despite judgments and materials indicating the contrary.
68. The applicant companies further submitted that in its judgment no. 274 of 7 July 2006 the Constitutional Court had not examined the constitutional legitimacy of the law on the basis of Article 6 of the Convention, namely the principle of a fair trial as also laid down in the Italian Constitution, and therefore it had not examined the constitutional legitimacy of the law in the light of the applicants’ arguments – the said analyses having become customary only after the 2009 judgment in Scoppola v. Italy (no. 2) ([GC], no. 10249/03, 17 September 2009). Indeed, in its judgment no. 274 the Constitutional Court had made statements which were contradictory to the principles derived from Article 6, and moreover had not categorically stated that the norm was one of genuine interpretation (see paragraph 54 above). Furthermore, the relevance of the applicant companies’ arguments had been evident also to the Attorney General to the Court of Cassation (Procuratore Generale della Repubblica presso la Corte di Cassazione) who had not considered the challenge under Article 6 as manifestly irrelevant or ill-founded and who had made statements such as “the claimants’ reasonable expectation to see their claim granted” and “[the provision] influenced the judge’s decision”.
(b) The Government’s submissions
69. The Government submitted that in allowing the INPS’s appeal, in which the latter had pleaded jus superveniens, the Court of Cassation had considered that the supervening law was one of authentic interpretation which had intervened in order to regulate the relationship between different benefits. It provided for the rule that facilitations or tax reductions in favour of agricultural firms situated in mountainous territories or disadvantaged agricultural zones could not be accumulated with benefits or tax reductions in favour of agricultural firms in the south of Italy, or with contributory concessions in respect of illness for the financing of the National Health Service. One had to determine which category of territory (Southern Italy, Central-North, mountainous region, or disadvantaged agricultural zone) an agricultural firm fell under in order to identify which benefit was applicable to that firm.
70. The Government submitted that the enactment of and the authentic interpretation given to Law no. 326/03 was justified on the basis of compelling general interest reasons. On that issue, the Constitutional Court had delivered judgment no. 274 of 2006, holding that the impugned law did not minimise the role of the judiciary or violate the principle of confiance legitime (sic). It considered that the impossibility of cumulating such benefits had been one of the possible interpretations of the law as from the start. That interpretation had immediately been followed by the INPS, but was then contradicted by the Court of Cassation ten years later. Such a situation had created uncertainty and it had therefore been reasonable to intervene by means of a law of authentic interpretation. The Government further submitted that it had been necessary to enact Law no. 326/03 to re establish the original interpretation of the applicable legal norms which had been applied consistently for ten years by the INPS but which had been given a different meaning by the domestic courts the first time the issue was brought before them (final judgment no. 14227 of 27 October 2000).
71. The Government considered that it was that judgment which then opened the doors to a number of firms which decided to bring proceedings to recover the extra sums they had paid. The interpretative law had therefore not upset the consistent consolidated case-law, but had simply clarified which of the two possible interpretations reflected the ratio legis. Referring to the Court of Cassation’s judgment no. 21692 of 25 June 2008 (paragraph 57 above) and to a commentary on it by a specialised lawyer who had previously defended the INPS’s position, the Government appealed to the Court to trust the domestic authorities with the interpretation of domestic laws, in the light of the applicable national legal framework.
72. They considered that it was of relevance that the applicant companies had acquiesced in paying their dues according to the INPS calculations for about a decade. In fact, until the first final judgment was issued on the matter in 2000, the applicant companies could not have based themselves on any case-law in their favour. Indeed, the Government noted that even in 2008 the Court of Cassation (judgment no. 21692) had considered that in the absence of an express provision one could not apply the cumulability of benefits and that that conclusion could already have been arrived at in 1988. It followed that the legislative intervention had had no bearing on the applicant companies’ proceedings.
73. As to the applicant companies’ reliance on the explanatory memorandum issued by the Parliament study service, the Government highlighted the Court of Cassation’s conclusions (page 9 of the judgment) in that respect, namely, that “the document cannot be strictly attributed to the Acts of Parliament and the interpretive hypothesis formulated therein does not reflect the opinion of the members of Parliament who participated in the procedure by which the law was adopted”.
74. The Government further submitted, at a late stage of the proceedings and only following further questions from the Court, that a strict interpretation concerning the cumulability of benefits was imposed by EU legislation concerning State grants. They noted that in 1992 the European Commission had opened infringement proceedings against Italy concerning such benefits, which disproportionately favoured certain enterprises.
75. In reply to the applicant companies’ observations, the Government submitted that while it was true that at the time (2006) the Constitutional Court had not taken into consideration Article 6 of the Convention, the principles on which that court had based its judgment were found in the Italian Constitution and were similar to the principles set out in the Convention. Moreover, the Court’s case-law had not expressly excluded any intervention pending proceedings by the legislature, which was the same line of reasoning taken up by the Constitutional Court, which had assessed whether compelling general interest reasons had existed and found that they had. In conclusion, apart from financial reasons, the aim of Law no. 326/03 had been to ensure respect for the original intention of the legislator. It was not irrelevant that the subject matter in the case was in fact benefits given by the State, whether cumulatively or alone, and it was therefore not unreasonable for the legislator to intervene in order to clarify the applicable conditions for the obtaining of, and the limits to, such benefits.
2. The Court’s assessment
(a) General principles
76. The Court has repeatedly ruled that although the legislature is not prevented from regulating, through new retrospective provisions, rights derived from the laws in force, the principle of the rule of law and the notion of a fair trial enshrined in Article 6 preclude, except for compelling public interest reasons, interference by the legislature with the administration of justice designed to influence the judicial determination of a dispute (see, among many other authorities, Stran Greek Refineries and Stratis Andreadis v. Greece, 9 December 1994, § 49, Series A no. 301-B; National & Provincial Building Society, Leeds Permanent Building Society and Yorkshire Building Society v. the United Kingdom, cited above, § 112; and Zielinski and Pradal and Gonzalez and Others v. France [GC], nos. 24846/94 and 34165/96 to 34173/96, § 57, ECHR 1999-VII). Respect for the rule of law and the notion of a fair trial require that any reasons adduced to justify such measures be treated with the greatest possible degree of circumspection (see Stran Greek Refineries, cited above, § 49, and Maggio and Others v. Italy, nos. 46286/09, 52851/08, 53727/08, 54486/08 and 56001/08, § 45, 31 May 2011). Financial considerations cannot by themselves warrant the legislature substituting itself for the courts in order to settle disputes (see Scordino v. Italy (no. 1) [GC], no. 36813/97, § 132, ECHR 2006 V, and Cabourdin v. France, no. 60796/00, § 37, 11 April 2006).
(b) Application to the present case
77. The Court notes that, as shown by the Court of Cassation’s judgments in the applicant companies’ proceedings, the enactment of Law no. 326/03, while the proceedings were pending, in reality determined the substance of the disputes and the application of it by the Court of Cassation made it pointless for an entire group of companies in the applicant companies’ positions to carry on with the litigation. Thus, the law had the effect of definitively modifying the outcome of the pending litigation, to which the State was a party, through one of its administrative entities, endorsing the State’s position to the applicant companies’ detriment, despite the latter having been successful at first-instance and on appeal.
78. The Court observes that the Government claimed that the intervention was necessary on the basis of compelling general interest reasons. They referred to financial considerations and the necessity of establishing the original interpretation of the applicable legal norms, and relied on the findings of the Constitutional Court on the matter. The Court observes that the Constitutional Court considered the intervention necessary due to the uncertainty created by a consistent administrative practice and supervening case-law to the contrary ten years later. It further considered that the law was not unreasonable since it had simply opted for one of the possible meanings of the original text.
79. The Court firstly observes that as early as 1988, when the original law was promulgated, the INPS applied the interpretation of the law which was most favourable to it as the disbursing authority. That law was not contested up until 1993, when Floramiata Spa initiated its administrative requests, which were followed by judicial proceedings. The first judgment on the matter was delivered in 1996 and found in favour of the agricultural firms. After it was upheld on appeal, that judgment became final in 2000 by means of the Court of Cassation’s pronouncement. Subsequent to those judgments, numerous courts determined similar cases (as shown from the materials submitted by the applicant companies) reiterating the same findings.
80. Considering the explanations given by those courts, it can hardly be said that the legislator’s intention back in 1988 was questionable, let alone evidently to the contrary. Indeed, the Government have not provided any examples of case-law finding otherwise or of any objections by the executive to the recurrent interpretation given by the domestic courts prior to the enactment of Law no. 326/03. While it is true that the Court of Cassation’s findings in 2008 (see paragraph 57 above) held otherwise (reversing therefore its own case-law), such findings were subsequent to the enactment of that law and can therefore only be of limited relevance.
81. Nevertheless, the Court considers that even assuming that Law no. 326/03 was indeed interpretative in nature, and reinforced the original intention of the legislator – despite the intention having repeatedly been interpreted as being otherwise in numerous judgments in the light of the entire legal context – that fact, by itself, cannot justify an intervention with retroactive effect.
82. Indeed, even accepting, as stated by the Constitutional Court in 2006, that legislative intervention was necessary to eliminate any doubt about the extent and method of application of the benefits at issue, the Government have not shown that there existed a necessity to apply the legislation retroactively, in such a way as to affect firms whose proceedings were pending. The Court highlights that financial considerations cannot by themselves warrant the legislature substituting itself for the courts in order to settle disputes. While it is true that at a later stage of the observations, in response to further questions by the Court, the Government made reference to compatibility with EU legislation and infringement proceedings in their regard, they failed to give any detail whatsoever on that matter. In the absence of concrete information in that respect such an argument cannot but be considered as an unsubstantiated allegation. Moreover, the fact that it was brought up at such a late stage of the proceedings indicates that the Government did not consider it to be of any major relevance. Thus, while the aim of the law may have been legitimate, and worthy of intervention to regulate the future provision of the said benefits, the Court is unable to identify in the circumstances of the present case any compelling general interest reason capable of outweighing the dangers inherent in the use of retrospective legislation which had the effect of influencing the judicial determination of a pending dispute to which the State was a party.
83. The Court will, however, also assess whether the applicant companies were attempting to take advantage of a weakness in the system (compare, National and Provincial Building Society, cited above, § 109, and OGIS-Institut Stanislas, OGEC Saint-Pie X and Blanche de Castille and Others v. France, nos. 42219/98 and 54563/00, §§ 69 and 71, 27 May 2004). The Court cannot but observe that the applicant companies did not bring proceedings against the INPS immediately in 1988. Indeed, three of the four applicant companies awaited the outcome of the proceedings undertaken by Floramiata Spa. Only one of the applicant companies, namely S.A.P. Pietrafitta S.r.l, lodged its administrative application and subsequent judicial proceedings before the Court of Cassation judgment in Floramiata Spa had been issued (see paragraphs 31 and 33); however, it did so more than a decade after the enactment of the original law. Undeniably, such a wait had some bearing on the Court’s findings in the case of National & Provincial Building Society (cited above § 109). Nevertheless, twenty years after that judgment, the Court must take other factors into account. Bearing in mind that justice systems in many Council of Europe member States, including, if not particularly, Italy, are overburdened, the Court considers that waiting for the determination of a principal judgment on the matter could only benefit the interests of judicial economy. Moreover, one cannot lose sight of the fact that by waiting for the outcome of that judgment, the applicant companies were on the one hand protecting themselves from the risk of incurring unnecessary costs and expenses, but, on the other hand, forfeiting parts of the sums that they could have recovered, since claims regarding past years would have become time-barred.
84. The Court further notes that it cannot be said that in the circumstances of the present cases the applicant companies could have foreseen a reaction by Parliament (contrast with National & Provincial Building Society, cited above, § 112 and OGIS-Institut Stanislas, OGEC Saint-Pie X and Blanche de Castille and Others, cited above, § 72). Indeed, the legislator had not manifested such an intention when the Court of Cassation delivered a final judgment for the first time on the matter in the case of Floramiata Spa. Neither did Parliament manifest such an intention at any point in the three years that followed the first final judgment on the matter, years during which other companies were successful in their proceedings. Moreover, if, as proclaimed by the Government and the Court of Cassation, there was more than one possible interpretation of the original laws, it would have been entirely reasonable for the applicant companies to believe that the interpretation most favourable to them, as continually upheld by the domestic courts, was in fact the legislator’s intention and that, therefore, there be no reason to expect a reaction by the authorities trying to amend the state of affairs.
85. It must be borne in mind that the relevant laws providing for such benefits were aimed at promoting the agricultural industry and helping firms which were in need for one reason or another, in so far as they fulfilled the relevant criteria. It follows that it would not have been unreasonable for the legislator to provide a double benefit if certain firms were suffering two fold hindrances. Moreover, while such payments constituted substantial amounts and clearly affected the revenues collected by the authorities over the relevant years, it was also true that such payments were made to boost the agricultural sector and consequently to positively impact upon the economy and the collective interests, if not of the nation, at least of the relevant regions.
86. In that connection the Court also takes account of the utility and aim of such monies, which contrasts with the windfall which would have been made by the applicants in National & Provincial Building Society, as well as in OGIS-Institut Stanislas (both cited above).
87. Lastly, although of less significance, the Court also observes that in the present case, unlike in the two above-mentioned cases, the applicant companies had already obtained first-instance and appeal judgments in their favour, before the intervention of the impugned law.
88. The foregoing considerations are sufficient to enable the Court to conclude that in the circumstances of the present cases the applicant companies’ institution of proceedings cannot be considered to have been an attempt to benefit from the vulnerability of the authorities or the law (contrast with National & Provincial Building Society, and OGIS-Institut Stanislas, §§ 109 and 71, respectively). Neither has it been established that there were any compelling general interest reasons capable of outweighing the dangers inherent in the use of retrospective legislation which has the effect of determining pending proceedings in favour of the State.
89. There has accordingly been a violation of Article 6 § 1 of the Convention.
III. ALLEGED VIOLATION OF ARTICLE 1 OF PROTOCOL NO. 1 TO THE CONVENTION
90. The applicant companies also considered that they had been deprived of their possessions. They relied on Article 1 of Protocol No. 1 of the Convention, which reads as follows:
“Every natural or legal person is entitled to the peaceful enjoyment of his possessions. No one shall be deprived of his possessions except in the public interest and subject to the conditions provided for by law and by the general principles of international law.
The preceding provisions shall not, however, in any way impair the right of a State to enforce such laws as it deems necessary to control the use of property in accordance with the general interest or to secure the payment of taxes or other contributions or penalties.”
91. The Government contested that argument.
A. The parties’ observations
92. The applicant companies considered that they had had a possession in the form of a claim, in so far as the INPS held monies which the applicant companies had paid despite the law providing otherwise, and which they had legitimately expected to recover from the INPS. That claim had, at the time when judicial proceedings were undertaken, constituted an existing possession in accordance with the law in force, and even more so when Law no. 326/03 was enacted, given that by that time their claims had been granted by the first-instance court and on appeal. Referring in particular to the Court of Cassation’s judgments nos. 14227/00 and 17806/03 (paragraphs 53 and 54 above), the applicant companies submitted that the circumstances at issue fulfilled the criterion according to which a claim could be demonstrated if it was sufficiently certain in national law, such as when it had been confirmed by the established case-law of the courts. Thus, in the absence of Law no. 326/03 the applicant companies had not only had a legitimate expectation to obtain their claims, they had been almost certain of it.
93. The applicant companies considered that the enactment of Law no. 326/03 amounted to an interference with their property right, as it retroactively and ope legis extinguished their claims, thus constituting a deprivation of possessions.
94. While that action had been lawful, it had not pursued any legitimate aim, having been solely aimed at favouring the public administration. The applicant companies referred to their observations under Article 6 above and considered that in the absence of a legitimate aim there had been a violation of the provision relied on.
95. However, without prejudice to the above, even assuming that the aim was legitimate, it had not been proportionate in so far as it had imposed an excessive burden on the applicant companies. Indeed, their claim had not been reduced but totally extinguished, simply so the State could avoid disbursing the dues.
96. The Government considered that Law no. 326/03 had not interfered with any right or legitimate expectation acquired by the applicant companies.
97. According to the Government, managing tax reductions, concessions and so on and modifying such rules over time, whether in a more or a less favourable manner, was an action which fell within the margin of appreciation of States. The Government also opined that the Court’s findings in respect of complaints under Article 1 of Protocol No. 1 in Maggio and Others v. Italy (nos. 46286/09, 52851/08, 53727/08, 54486/08 and 56001/08, 31 May 2011), Arras and Others v. Italy (no. 17972/07, 14 February 2012), Torri and Others v. Italy ((dec.), nos. 11838/07 and 12302/07, 24 January 2012) and Varesi and Others v. Italy ((dec.), no. 49407/08, 12 March 2013) went to prove that the complaint was manifestly ill-founded.
B. The Court’s assessment
1. Admissibility
98. The Court reiterates that, according to its case-law, an applicant can allege a violation of Article 1 of Protocol No. 1 only in so far as the impugned decisions relate to his “possessions” within the meaning of that provision. “Possessions” can be “existing possessions” or assets, including, in certain well-defined situations, claims. For a claim to be capable of being considered an “asset” falling within the scope of Article 1 of Protocol No. 1, the claimant must establish that it has a sufficient basis in national law, for example where there is settled case-law of the domestic courts confirming it. Where that has been done, the concept of “legitimate expectation” can come into play (see Maurice v. France [GC], no. 11810/03, § 63, ECHR 2005 IX).
99. The Court notes that, in the present case, before the intervention of the impugned law, the applicant companies had already obtained first instance and appeal judgments in their favour, recognising their claims. Moreover, by that time, a constant and substantial jurisprudence had been established in their favour (see paragraph 66 and 79 above). In those circumstances, in the Court’s opinion, before the enactment of the law complained of, the applicants had a claim which they could legitimately expect to be determined in accordance with the applicable legislation as interpreted by the domestic courts and therefore a “possession” within the meaning of the first sentence of Article 1 of Protocol No. 1, which is accordingly applicable in the case.
100. The Court notes that this complaint is not manifestly ill-founded within the meaning of Article 35 § 3 (a) of the Convention. It further notes that it is not inadmissible on any other grounds. It must therefore be declared admissible.
2. Merits
101. Given that the present case concerns the failure of the applicant companies to benefit from a double reduction on the social welfare contributions they pay in respect of their employees, the Court considers it to fall within the scope of the rule in the second paragraph of Article 1, namely the enforcement of laws to control the use of property in the general interest or “to secure the payment of taxes or contributions” (see, for example, Wallishauser v. Austria (no. 2), no. 14497/06, § 63, 20 June 2013; Frátrik v. Slovakia (dec.), no. 51224/99, 25 May 2004; and Stere and Others v. Romania, no. 25632/02, § 44, 23 February 2006).
102. According to the Court’s well-established case-law, an interference, including one resulting from a measure taken to secure the payment of taxes or other contributions, must strike a “fair balance” between the demands of the general interest of the community and the requirements of the protection of the individual’s fundamental rights. The desire to achieve this balance is reflected in the structure of Article 1 as a whole, including the second paragraph: there must therefore be a reasonable relationship of proportionality between the means employed and the aims pursued (see James and Others v. the United Kingdom, 21 February 1986, § 50, Series A no. 98, and National & Provincial Building Society, Leeds Permanent Building Society and Yorkshire Building Society, cited above, § 80). Consequently, “the financial liability arising out of the raising of tax or contributions may adversely affect the guarantee secured under this provision if it places an excessive burden on the person or the entity concerned or fundamentally interferes with his or its financial position” (see Ferretti v. Italy, no. 25083/94, Commission decision of 26 February 1997, unpublished, and Buffalo S.r.l. in liquidation v. Italy, no. 38746/97, § 32, 3 July 2003).
103. The Court further notes that a wide margin of appreciation is usually allowed to the State under the Convention when it comes to general measures of economic or social strategy (Wallishauser v. Austria (no. 2), no. 14497/06, § 65, 20 June 2013), as well as when framing and implementing policy in the area of taxation (see, among many other authorities, Gasus Dosier- und Fördertechnik GmbH v. the Netherlands, 23 February 1995, § 60, Series A no. 306 B, and Stere, cited above, § 51). Because of their direct knowledge of their society and its needs, the national authorities are in principle better placed than the international judge to decide what is “in the public interest” (see, for example, Maggio and Others, cited above, § 57, and Travers v. Italy, no. 15117/89, Commission decision of 16 January 1995) and the Court will generally respect the legislature’s policy choice unless it is “manifestly without reasonable foundation” (see Wallishauser, cited above, § 65). Thus, it is firstly for the national authorities to decide on the type of tax or contributions they wish to levy. Decisions in this area normally involve, in addition, an assessment of political, economic and social problems which the Convention leaves to the competence of the member States, as the domestic authorities are clearly better placed than the Convention organs to assess such problems (see Musa v. Austria, no. 40477/98, Commission decision of 10 September 1998, and Baláž v. Slovakia (dec.), no. 60243/00, 16 September 2003).
104. The Court has in previous cases acknowledged that laws with retrospective effect which were found to constitute legislative interference still conformed to the lawfulness requirement of Article 1 of Protocol No. 1 (see Maggio and Others, cited above § 60, and Arras and Others, cited above, § 81). It finds no reason to find otherwise in the present case. Indeed, in various cases the fact that such an interference was provided for by law as required by Article 1 of Protocol No. 1 was not even disputed by the parties (see for example, Maurice [GC], cited above, § 81; Scordino (no.1) [GC], cited above § 81; National & Provincial Building Society, cited above, § 79; and Agrati and Others v. Italy, nos. 43549/08, 6107/09 and 5087/09, § 76, 7 June 2011).
105. The Court further notes that in the present case the State action sought to decrease public expenditure by limiting the aid given to agricultural firms suffering a double hindrance. That aid was provided for from the State’s budget and ultimately the taxpayer. Given that the subject matter concerns the loss of “concessions”, in the form of reductions to the contributions due by the applicant companies to the State, and therefore a benefit or a privileged right (if at all) conceded by the State, and given the wide margin of appreciation applicable in such cases, it cannot be said that the legislature’s choice to cut down on that expenditure was manifestly without reasonable foundation.
106. As to the effects of the interference on the applicant companies’ financial position, the Court notes that the companies uninterruptedly paid the relevant contributions without the concession being applied to them. Thus, they were clearly not in a position whereby they could not run their businesses because of the respective financial burdens. The Court further observes that the applicant companies had even willingly opted to forfeit the benefit at issue for a certain number of years, waiting more than a decade before bringing their claims before the domestic courts (see paragraph 65 above). Furthermore, the applicant companies were still the beneficiaries of another benefit, namely the exemption, conceded by the State to alleviate certain difficulties these agricultural firms were facing.
107. In conclusion, bearing in mind that a wide margin of appreciation is applicable (see paragraph 103 above), the Court considers that the applicant companies’ obligation to pay the social welfare contributions without the benefit of the concession at issue struck a fair balance between the demands of the general interest of the community and those of the applicant companies. The impugned measure did not impose an excessive burden on the applicant companies, or fundamentally interfere with their financial position and it is therefore not to be considered contrary to Article 1 of Protocol No. 1.
108. It follows that there has been no violation of that provision.
IV. APPLICATION OF ARTICLE 41 OF THE CONVENTION
109. Article 41 of the Convention provides:
“If the Court finds that there has been a violation of the Convention or the Protocols thereto, and if the internal law of the High Contracting Party concerned allows only partial reparation to be made, the Court shall, if necessary, afford just satisfaction to the injured party.”
A. Damage
110. The applicant companies claimed the following sums in respect of pecuniary damage, representing the monies which they had unjustly paid because of an “erroneous” calculation (any sums already paid back by the INPS in the execution of the relevant judgments and not yet returned by the applicant companies would then be deducted), plus interest up to 2013:
Azienda Agricola Silverfunghi – 89,729 euros (EUR) + EUR 27,940
Scarpellini S.r.l.– EUR 213,776 + EUR 62,297
S.A.P. Pietrafitta S.r.l. – EUR 108,770 + EUR 36,924
Floricultura Zanchi Di Zanchi – EUR 84

A chi rivolgersi e i costi dell'assistenza

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