AFFAIRE SCHIPANI ET AUTRES c. ITALIE - A.N.P.T.ES.
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Testo originale e tradotto della sentenza selezionata

AFFAIRE SCHIPANI ET AUTRES c. ITALIE

Tipologia: Sentenza
Importanza: 2
Articoli: 41
Numero: 38369/09/2015
Stato: Italia
Data: 2015-07-21 00:00:00
Organo: Sezione Quarta
Testo Originale

Conclusioni: Parzialmente inammissibile
Non-violazione dell’articolo 6 – Diritto ad un processo equo, Articolo 6 Procedimento civile Articolo 6-1 – Processo equo, Danno patrimoniale – domanda respinta Danno morale – risarcimento

QUARTA SEZIONE

CAUSA SCHIPANI ED ALTRI C. ITALIA

( Richiesta no 38369/09)

SENTENZA

STRASBURGO

21 luglio 2015

Questa sentenza diventer? definitiva nelle condizioni definite all’articolo 44 ? 2 della Convenzione. Pu? subire dei ritocchi di forma.

Nel causa Schipani ed altri c. Italia,
La Corte europea dei diritti dell’uomo, quarta sezione, riunendosi in una camera composta di:
P?ivi Hirvel?, presidentessa,
Guido Raimondi,
George Nicolaou,
Ledi Bianku,
Paul Mahoney,
Krzysztof Wojtyczek,
Yonko Grozev, giudici,
e di Francesca Elens-Passos, greffi?re di sezione,
Dopo avere deliberato in camera del consiglio il 30 giugno 2015,
Rende la sentenza che ha, adottata a questa data,:
PROCEDIMENTO
1. All’origine della causa si trova una richiesta (no 38369/09) diretta contro la Repubblica italiana e di cui quindici cittadini di questo Stato (“i richiedenti”) hanno investito la Corte il 6 luglio 2009 in virt? dell’articolo 34 della Convenzione di salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libert? fondamentali (“la Convenzione”).
2. I richiedenti sono stati rappresentati da OMISSIS, avocate a Cosenza. Il governo italiano (“il Governo”) ? stato rappresentato dal suo agente, la Sig.ra E. Spatafora, e col suo coagente, il Sig. G.M. Pellegrini.
3. I richiedenti adducono che il procedimento civile che hanno condotto non ? stato equo, e che sono state vittime di un trattamento discriminatorio e di un attentato al loro diritto al rispetto dei loro beni.
4. Il 16 aprile 2014, la richiesta ? stata comunicata al Governo.
IN FATTO
I. LE CIRCOSTANZE DELLO SPECIFICO
5. L’elenco dei richiedenti figura qui accluso.
6. I richiedenti sono dei medici che si erano iscritti ai corsi di specializzazione prima dell’anno universitario 1991/1992.
7. Il 20 luglio 1996, citarono il presidente del Consiglio dei ministri a comparire dinnanzi al tribunale di Roma per ottenere il risarcimento dei danni che stimavano avere subito in ragione di un’inerzia dello stato italiano nella trasposizione in dritta interno delle direttive comunitari no 363 del 16 giugno 1975 e no 82 del 26 gennaio 1976.
8. Sostenevano che, ai termini di queste direttive, i medici avevano diritto, durante il periodo di formazione professionale, ad una rimunerazione adeguata e che gli Stati membri dovevano incorporare nel loro sistema morale i principi enunciati nelle direttive in questione in un termine che scade il 31 dicembre 1982. Indicavano che l’Italia non aveva soddisfatto a questo obbligo che col decreto legislativo no 257 del 8 agosto 1991. Secondo essi, questo contemplava che, a partire dall’anno universitario 1991/1992, ogni medico ammesso a seguire dei corsi di specializzazione aveva diritto ad una borsa di cui l’importo sarebbe stato, per l’anno 1991, di 21 500 000 lire italiane, ITL- circa 11 103 euro (EUR)), e che il diploma ottenuto alla conclusione di questo cursus dava diritto ai punti nella cornice dei concorsi riservati ai medici.
9. Secondo i richiedenti, la trasposizione tardiva in dritto interno dei principi enunciati nelle direttive suddette li avevano privati, prima di 1991, dei diritti riconosciuti dalle disposizioni comunitarie. Chiedevano quindi 21 500 000 ITL ciascuno per ogni anno di specializzazione seguito prima del 1991, pi? una somma a fissare in equit? per il danno che avrebbe derivato della no-attribuzione dei punti nella cornice dei concorsi riservati ai medici.
10. Con un giudizio del 21 febbraio 2000 di cui il testo fu depositato alla cancelleria il 1 marzo 2000, il tribunale di Roma respinse la domanda dei richiedenti.
11. Il tribunale osservava che la Corte di giustizia delle Comunit? europee (CJCE) aveva stimato che lo stato era tenuto di risarcire gli individui che avrebbero subito un danno che deriva del mancata osservanza degli obblighi comunitari tra che raffigurava il dovere di trasporre in dritto interno le direttive dell’unione europea (UE).
12. Sempre secondo il tribunale, il CJCE, sentenza del 25 febbraio 1999, causa C-131/97, Carbonari) aveva indicato che la direttiva no 363 del 16 giugno 1975 era sufficientemente chiara nella misura in cui avrebbe stabilito il diritto del medico iscrive in una determinazione che dispensa dei corsi di specializzazione di percepire una rimunerazione. Lo stato avrebbe avuto per? ogni latitudine nella determinazione dell’importo di questa, nella determinazione dell’organo competente per versarle e nella determinazione delle condizioni per beneficiare ne, in particolare trattandosi delle modalit? della formazione. Quindi, i richiedenti non sarebbero stati titolari di un diritto pieno ed assoluto, diritto soggettivo, ma di un semplice interesse legittimo, interessato legittimo, cio? di una posizione individuale protetta in modo indiretta e subordinata al rispetto dell’interesse generale (vedere, per esempio, Centro Europa 7 S.r.l. e Di Stefano c. Italia [GC], no 38433/09, ? 25, CEDH 2012. Per il tribunale, questa constatazione non bastava tuttavia per allontanare la domanda dei richiedenti, perch? la Corte di cassazione avrebbe ammesso oramai che gli interessi legittimi potevano dare adito a risarcimento (vedere, in particolare, la sentenza delle sezioni riunite no 500 del 1999.
13. Sempre secondo il tribunale, il ritardo nella trasposizione delle direttive si analizzava in una violazione “manifesta ed incida” degli obblighi statali; di pi?, secondo lui, nessuna disposizione transitoria regolamentava la situazione dei medici avendo cominciato un cursus di specializzazione prima del 31 dicembre 1983, il decreto legislativo no 257 di 1991 che si applicano solamente a partire dall’anno universitario 1991/1992. Il tribunale stimava che il danno denunciato dai richiedenti risultava dalla condotta dello stato dunque e che meritava protezione.
14. Per?, indicava che, per ottenere un risarcimento, i richiedenti dovevano provare che i corsi di specializzazione che avevano seguito soddisfacevano alle condizioni previste dal diritto comunitario e che i diplomi ottenuti erano stati non valutati non in modo conforme a questo ultimo nella cornice dei concorsi per medici. Concludeva che, una tale prova non essendo stata portata nello specifico, la domanda degli interessati doveva essere respinta.
15. I richiedenti interposero appello di questa decisione, sostenitore, per l’essenziale, che non toccava loro di provare l’esistenza di un danno, al motivo che questa sarebbe stata una conseguenza automatica e necessaria della condotta, ai loro occhi negligenti, dello stato, damnum in re ipsa.
16. Con una sentenza del 18 settembre 2003 di cui il testo fu depositato alla cancelleria il 6 ottobre 2003, la corte di appello di Roma respinse l’appello dei richiedenti.
17. Osservava che l’applicabilit? immediata delle direttive comunitarie nel sistema morale nazionale era oggetto di un dibattito giurisprudenziale. Indicava che, con le sentenze rese ad alcuni giorni di intervallo, no 4915 del 1 aprile 2003 e no 7630 del 16 maggio 2003, la terza sezione della Corte di cassazione era giunta ai conclusioni opposti su questo punto. Secondo la corte di appello, le direttive invocate dai richiedenti non potevano avere di applicazione immediata, al motivo che enunciavano il principio della “rimunerazione adeguata” senza fissare ne l’importo. Sempre secondo lei, non si poteva presumere che questo importo era lo stesso che quell’indicato nel decreto legislativo no 257 del 1991 che non si applicherebbe in modo retroattiva. La corte di appello stimava che questa interpretazione era coerente con la giurisprudenza sviluppata dalla Corte di cassazione in una causa analoga (vedere no 9842 la sentenza del 2002). Concludeva che, in mancanza di una pi? grande precisione del diritto comunitaria, nessuna responsabilit? statale non poteva essere considerata per il ritardo nella trasposizione delle direttive in causa.
18. A titolo che sovrabbonda, la corte di appello precisava che i richiedenti non avevano prodotto i documenti suscettibili di provare la durata e l’intensit? dei corsi di specializzazione che avrebbero seguito.
19. I richiedenti si ricorsero in cassazione. Indicavano che non avevano chiesto il pagamento della rimunerazione prevista dalle direttive comunitarie, ma che avevano eccepito dell’omissione di trasporre queste direttive in dritte interno. In queste circostanze, non era pertinente ai loro occhi di sapere se la direttiva no 363 del 16 giugno 1975 era o no di applicazione immediata in Italia. Secondo i richiedenti, in una causa analoga che riguarda un medico che non avrebbe avuto la possibilit? di frequentare un corso di specializzazione e di ricevere la rimunerazione relativa, la Corte di cassazione aveva riconosciuto l’esistenza di una responsabilit? dello stato (sentenza della terza sezione) no 7630 del 16 maggio 2003, precitato).
20. I richiedenti sostenevano anche che, secondo il CJCE, lo stato era tenuto di risarcire gli individui: ha, quando una direttiva, anche no direttamente applicabile in dritto interno, conferiva dei diritti agli individui; b, quando questi diritti potevano essere identificati sulla base delle disposizioni della direttiva; e c, quando c’era un legame di causalit? tra le violazioni degli obblighi dello stato ed il danno subito dagli individui. Ora, secondo essi, la corte di appello non avrebbe motivato relativamente la sua decisione alla presenza o alla mancanza di questi elementi.
21. All’argomento della corte di appello secondo che non avevano prodotto i documenti suscettibili di provare la durata e l’intensit? dei corsi di specializzazione seguita, gli interessati rispondevano che, secondo la sentenza no 7630 di 2003, precitato, l’inerzia dello stato aveva impedito i medici di portare questa prova.
22. Peraltro, adducevano che, nel suo sentenza Carbonari, precitato, il CJCE aveva affermato che gli individui lesi dalla no-trasposizione delle direttive in questione avevano diritto al risarcimento dei danni, questo essere-a-argomento alle misure che li pongono, per quanto possibile, nella situazione nella quale si sarebbero trovati se il diritto comunitario non fosse stato ignorato. Indicavano che, quindi, la sola prova che potevano fornire era quella di avere seguito dei corsi di specializzazione tra 1982 e 1991. Il danno derivando per essi sarebbe stato in re ipsa. Il CJCE lei stessa, sentenza del 3 ottobre 2000, causa C-371/97, Gozza) avrebbe precisato che i medici iscritti nelle determinazioni di specializzazione prima dell’anno universitario 1991/1992 avevano seguito una formazione conforme alle disposizioni comunitarie.
23. Alla luce di questi argomenti, i richiedenti chiedevano alla Corte di cassazione di accogliere il loro ricorso. A titolo accessorio, gli chiedevano anche di porre al CJCE una questione pregiudiziale per sapere: ha, se la no-trasposizione, con lo stato italiano, delle direttive nostri 363 del 16 giugno 1975 e 82 del 26 gennaio 1976 nel termine fissato a questo effetto si analizzava in una violazione grave ed esprimi del diritto comunitario, provocando l’obbligo dello stato di riparare il danno subito dalle persone lese; e b, se le condizioni previste dal decreto legislativo no 257 del 1991 rendessero l’ottenimento di questo risarcimento impossibile o eccessivamente difficile.
24. Con una sentenza del 14 novembre 2008 di cui il testo fu depositato alla cancelleria il 9 gennaio 2009, la Corte di cassazione, stimando che la corte di appello aveva motivato in modo logico e corretta tutti i punti controversi, respinse i richiedenti del loro ricorso.
25. Reiterava l’affermazione della corte di appello secondo la quale le direttive nostri 363 del 16 giugno 1975 e 82 del 26 gennaio 1976 non avevano applicazione diretta in Italia al motivo che non fissavano l’importo della “rimunerazione adeguata.” Indicava poi che il ritardo nella trasposizione di queste direttive faceva nascere, secondo la giurisprudenza del CJCE, il diritto al risarcimento dei danni subiti dagli individui. Questi danni sarebbero consistiti nella perdita di probabilit? di ottenere gli utili previsti dalle direttive in questione (vedere, in particolare, Corte di cassazione, sentenze no 3283 del 12 febbraio 2008 e no 6427 del 11 marzo 2008.
26. La Corte di cassazione notava che i richiedenti non avevano chiesto al giudice di appello il risarcimento di questo danno specifico, ma che avevano sostenuto che il danno che deriva del ritardo incriminato era in re ipsa e che il decreto legislativo no 257 del 1991 aveva creato una discriminazione tra i medici che avevano seguito in vigore dei corsi di specializzazione anteriore la sua entrata e quelli che li aveva seguiti dopo questa. Stimava che la corte di appello aveva motivato relativamente la sua decisione a queste questioni. Ammetteva che la sua motivazione sarebbe stata insufficiente se si fosse trattato di un motivo di appello derivato della perdita di probabilit? di ottenere gli utili in questione, ma che non era il caso del motivo di appello dei richiedenti dinnanzi alla corte di appello.
27. La sentenza della Corte di cassazione non conteneva nessuno riferimento alla questione pregiudiziale che i richiedenti avevano sollevato a titolo accessorio.
28. Il 19 gennaio 2009, la cancelleria della Corte di cassazione inform? il rappresentante dei richiedenti che la motivazione della sentenza del 14 novembre 2008 era stata depositata e che poteva essere consultata.
II. IL DIRITTO INTERNO ED IL DIRITTO EUROPEO PERTINENTE
A. Le disposizioni in materia di risarcimento dei danni causati nell’esercizio delle funzioni giurisdizionali
29. L’articolo 2 della legge no 117 del 13 aprile 1988 relativo al risarcimento dei danni causati nell’esercizio delle funzioni giurisdizionali ed alla responsabilit? civile dei magistrati, nella sua versione in vigore all’epoca dei fatti, si leggeva come segue:
“1. Ogni persona avendo subito un danno ingiustificato in ragione di un comportamento, di un atto o di una misura giudiziale preso con un magistrato essendo reso si colpevole di dolo o di mancanza grave nell’esercizio delle sue funzioni, o in ragione di un diniego di giustizia, pu? agire contro lo stato per ottenere il risarcimento dei danni patrimoniali che ha subito cos? come dei danni non patrimoniali che derivano della privazione di libert? personale.
2. Nell’esercizio delle funzioni giurisdizionali, l’interpretazione delle regole di diritto e la valutazione dei fatti e delle prove non pu? dare adito a.
3. Sono costitutivi di una mancanza grave:
ha, una violazione grave della legge che risulta da una negligenza inescusabile;
b, l’affermazione, dovuta ad una negligenza inescusabile, di un fatto di cui l’esistenza ? confutata insindacabilmente dai documenti della pratica,;
c, il diniego, dovuto ad una negligenza inescusabile, di un fatto di cui l’esistenza ? stabilita insindacabilmente dai documenti della pratica,;
d, l’adozione, all’infuori dei casi previsti dalla legge o senza motivazione, di una misura concernente la libert? personale. “
30. Ai termini dell’articolo 3 ? 1 della legge no 117 del 1988 costituivano un diniego di giustizia:
“il rifiuto, l’omissione o il ritardo del magistrato nel compimento di atti che rilevano della sua competenza quando, dopo la scadenza del termine legale per il compimento dell’atto in causa, la parte ha fatto una domanda in vista dell’ottenimento di un tale atto e che, senza ragione valida, nessuna misura non ? stata presa nei trenta giorni che hanno seguito la data del deposito di suddetta domanda alla cancelleria. “
31. I seguenti articoli della legge precisavano le condizioni e le modalit? dell’impegno di un’azione in risarcimento a titolo degli articoli 2 o 3 di questa legge, cos? come le azioni che potevano essere intraprese, ha addirittura posteriori, al riguardo del magistrato che si era reso colpevole di un dolo o di una mancanza grave nell’esercizio delle sue funzioni, di un diniego di giustizia. In particolare, ai termini dell’articolo 4 ? 2 della legge, l’azione contro lo stato doveva essere iniziata, sotto pena di inammissibilit?, entro due anni a partire, entra altri, della data alla quale la decisione controversa era diventata definitiva.
32. La legge no 117 del 1988 ? stato modificato dalla legge no 18 del 27 febbraio 2015 che ? entrata in vigore il 19 marzo 2015. Questa riforma ha preso in conto, entra sotto altri, i principi enunciati dal CJCE nel suo sentenza Traghetti del Mediterraneo, paragrafi 33-35. Precisa, in particolare, che una “mancanza grave” ? costituita dal momento che c’? violazione manifesta della legge italiana o del diritto dell’UE, e che uguale violazione si rivaluta tenendo in particolare conto della no-osservanza dell’obbligo di porre una questione pregiudiziale ai termini dell’articolo 267 ? 3 del Trattato sul funzionamento dell’UE cos? come dell’eventuale incompatibilit? della decisione di giustizia interna con l’interpretazione del diritto dell’UE col CJCE. La legge no 18 di 2015 ha portato inoltre di due a tre anni il termine contemplato 4 ? 2 all’articolo della legge no 117 del 1988, paragrafo 31 sopra.
B. La giurisprudenza del CJCE
33. Nel suo sentenza Traghetti del Mediterraneo c. Italia, 13 giugno 2006, causa C-173/03, il CJCE ? stato chiamato a pronunciarsi su una questione pregiudiziale che cade “sul principio e le condizioni di impegno della responsabilit? contrattuale degli Stati membri per i danni causati agli individui con una violazione del diritto comunitario, quando questa violazione ? imputabile ad una giurisdizione nazionale.” Il CJCE ha ricordato che, nel suo sentenza K?bler c. Austria, 30 settembre 2003, causa C-224/01, aveva riaffermato che il principio secondo che un Stato membro era obbligato a riparare i danni causati agli individui con le violazioni del diritto comunitario che gli erano imputabili era valido per ogni tipo di violazione del diritto comunitario, e questo qualunque fosse l’organo di questo Stato di cui l’azione o l’omissione erano all’origine della trasgressione. Quindi, secondo il CJCE, gli individui dovevano, sotto certe condizioni, ottenere il risarcimento dei danni che erano stati causati loro con una violazione del diritto comunitario imputabile ad una decisione di una giurisdizione nazionale che delibera in ultima istanza. Il CJCE ha ammesso che la responsabilit? dello stato in questo settore non era illimitata e che era impegnata solamente nel caso eccezionale dove la giurisdizione nazionale in questione aveva “ignorato in modo manifesto il diritto applicabile.” Ha aggiunto che una tale “violazione manifesta” poteva essere commessa nell’esercizio, col giudice nazionale, della sua attivit? interpretativa, in particolare nei due seguente ipotesi:
-se il giudice dava ad una regola di dritta patrimoniale o procedurale comunitario una portata manifestamente erronea, in particolare allo sguardo della giurisprudenza pertinente del CJCE in questa materia;
-se la sua interpretazione del diritto nazionale era come arrivava, in pratica, alla violazione del diritto comunitario applicabile.
Per il CJCE, questa incomprensione manifesta si rivalutava in particolare allo sguardo di un certo numero di criteri come il grado di chiarezza e di precisione della regola violata, il carattere scusabile o inescusabile dell’errore di diritto commesso o l’inadempienza, con la giurisdizione in causa, del suo obbligo di rinvio pregiudiziale, e lei era presunta, ad ogni modo, quando la decisione riguardata interveniva in materia in incomprensione manifesta della giurisprudenza del CJCE.
34. Sviluppando i principi enunciati nel sentenza K?bler, il CJCE ha affermato poi la contrariet? al diritto comunitario di una legislazione che escluderebbe, in modo prova generale, ogni impegno della responsabilit? dello stato quando la violazione imputabile ad una giurisdizione di questo Stato risultava da una valutazione dei fatti e delle prove. Difatti, secondo il CJCE, una tale valutazione poteva condurre anche, in certi casi, ad una violazione manifesta del diritto applicabile. Sempre secondo lei, se il diritto nazionale poteva precisare i criteri dinnanzi ad essere assolti affinch? la responsabilit? dello stato potesse essere impegnata, questi criteri non potevano imporre per? delle esigenze pi? rigorose che queste che deriva della condizione di un’incomprensione manifesta del diritto applicabile. Il CJCE ha precisato che l’individuo aveva diritto a risarcimento dal momento che era stabilito che la regola di diritto comunitario manifestamente violato aveva per oggetto di conferirgli dei diritti e che esisteva un legame di causalit? diretta tra le violazioni denunciata ed il danno subito dall’interessato. Ha aggiunto che il diritto comunitario opponeva anche ad una legislazione nazionale che- come quella dell’Italia a questa epoca, paragrafi 29-31 sopra,-limitava l’impegno della responsabilit? statale ai soli casi del dolo o della mancanza grave del giudice, se una tale limitazione conducesse ad escludere l’impegno della responsabilit? dello stato membro riguardato in altri casi dove un’incomprensione manifesta del diritto applicabile era stata commessa.
35. Alla luce delle considerazioni che precedono, il CJCE ha enunciato, nel suo sentenza Traghetti del Mediterraneo, i principi del seguenti diritto:
“46. (…) Il diritto comunitario oppone ad una legislazione nazionale che esclude, in modo generale, la responsabilit? dello stato membro per i danni causati agli individui a causa di una violazione del diritto comunitario imputabile ad una giurisdizione che delibera in ultima istanza al motivo che la violazione in causa risulta da un’interpretazione delle regole di diritto o di una valutazione dei fatti e delle prove effettuati da questa giurisdizione. “
“Il diritto comunitario si oppone anche ad una legislazione nazionale che limita l’impegno di questa responsabilit? ai soli casi del dolo o della mancanza grave del giudice, se una tale limitazione conduceva ad escludere l’impegno della responsabilit? dello stato membro riguardato in altri casi dove un’incomprensione manifesta del diritto applicabile, come precisata ai punti 53 a 56 del sentenza K?bler del 30 settembre 2003 (C-224/01), ? stata commessa. “
IN DIRITTO
I. QUESTIONE PRELIMINARE
36. Qui accluso alle sue osservazioni in risposta del 10 dicembre 2014, la rappresentante dei richiedenti ha prodotto due dichiarazioni con che Sigg. Pasquale Marra e Piersandro Tresca che figurano ai numeri 7 e 10 dell’elenco dei richiedenti annessi alla presente sentenza, dichiarano rinunciare alla loro richiesta.
37. La Corte ha preso nota della loro rinuncia. Considera dal momento che i settimo e decimo richiesti non intendono mantenere la loro pi? richiesta ai termini dell’articolo 37 ? 1 ha, della Convenzione. Peraltro, stima che il rispetto dei diritti dell’uomo garantito dalla Convenzione ed i suoi Protocolli non esigono che insegua l’esame della richiesta in ci? che riguarda i due richiedenti in questione.
38. Segue che c’? luogo di cancellare la richiesta del ruolo in ci? che riguarda Sigg. Pasquale Marra e Piersandro Tresca.
II. SULLA VIOLAZIONE ADDOTTA DELL’ARTICOLO 6 ? 1 DELLA CONVENZIONE
39. I richiedenti sostengono che il procedimento iniziato dinnanzi al tribunale di Roma non ? stato equo.
Invocano a questo riguardo l’articolo 6 ? 1 della Convenzione che, nelle sue parti pertinenti nello specifico, ? formulato cos?:
“Ogni persona ha diritto affinch? la sua causa sia equamente sentita da un tribunale che decider? delle contestazioni sui suoi diritti ed obblighi di carattere civile. “
40. Il Governo combatte questa tesi.
A. Sull’ammissibilit?
1. L’eccezione del Governo derivato della no-esaurimento delle vie di ricorso interni
ha, L’eccezione del Governo
41. Il Governo eccepisce della no-esaurimento delle vie di ricorso interni. Indica che, se la Corte di cassazione ha applicato male chiaro la teoria dell’atto e mancato al suo obbligo di porre una questione pregiudiziale al CJCE, i richiedenti possono introdurre un’azione in risarcimento contro lo stato dinnanzi al giudice civile, come inviterebbero le sentenze del CJCE K?bler e Traghetti del Mediterraneo, precitati.
42. Il Governo stima che un’azione in risarcimento per trasgressione all’obbligo di porre una questione pregiudiziale ? un ricorso autonomo buono distinto dell’azione in risarcimento per ritardo nella trasposizione di una direttiva. Ora i richiedenti avrebbero introdotto solamente questa ultima azione e non avrebbero esaurito di conseguenza le vie di ricorso che, secondo il Governo, erano loro aperte in dritto italiano.
b, La replica dei richiedenti
43. I richiedenti indicano che hanno sollevato le loro lamentele, a sapere la responsabilit? dello stato per una trasposizione tardiva delle direttive europee, dinnanzi a tre gradi di giurisdizione (tribunale, corte di appello e Corte di cassazione, ed essi stimano avere fatto cos? un uso normale delle vie ordinarie di ricorso interno. Obiettano al Governo che non ha indicato quale tipo di procedimento giudiziale ulteriore avrebbero dovuto seguire n? quale giudice nazionale era competente per esaminare la questione. Aggiungono che gli individui non hanno un accesso diretto al CJCE.
c, Valutazione della Corte
44. La Corte ricorda che, ai termini dell’articolo 35 ? 1 della Convenzione, non pu? essere investita che dopo l’esaurimento delle vie di ricorso interni, la finalit? di questa regola che ? di predisporre agli Stati contraenti l’occasione di prevenire o di risanare le violazioni addotte contro essi prima che la Corte ne non sia investito (vedere, tra altri, Mifsud c. Francia, d?c.) [GC], no 57220/00, ? 15, CEDH 2002-VIII.
45. I principi generali relativi alla regola dell’esaurimento delle vie di ricorso interni si trovano esposizioni nel sentenza Vukovi ?ed altri c. Serbia ([GC], nostri 17153/11 ed altri, ?? 69-77, 25 marzo 2014. La Corte ricorda che l’articolo 35 ? 1 della Convenzione non prescrivono l’esaurimento che i ricorsi al tempo stesso relativi alle violazioni incriminate, disponibili ed adeguati. Un ricorso ? effettivo quando ? tanto disponibile in teoria che in pratica all’epoca dei fatti, cio? quando ? accessibile, suscettibile di offrire al richiedente la correzione dei suoi motivi di appello e che presenta delle prospettive ragionevoli di successi, Akdivar ed altri c. Turchia, 16 settembre 1996, ? 68, Raccolta delle sentenze e decisioni 1996-IV, e Demopoulos ed altri c. Turchia, d?c.) [GC], numeri 46113/99, 3843/02, 13751/02, 13466/03, 10200/04, 14163/04, 19993/04 e 21819/04, ? 70, CEDH 2010; vedere anche Saba c. Italia, no 36629/10, ? 43, 1 luglio 2014.
46. Nello specifico, la Corte nota che, secondo il Governo che dice basarsi sulle sentenze del CJCE K?bler e Traghetti del Mediterraneo, i richiedenti avrebbero potuto introdurre un’azione in risarcimento contro lo stato dinnanzi al giudice civile. Rileva che, nelle sentenze precitate, il CJCE ha affermato che gli individui dovevano potere ottenere il risarcimento dei danni che derivano di un’incomprensione manifesta, con una giurisdizione di ultima istanza, del diritto comunitario applicabile, paragrafo 33 sopra. Il CJCE ha stimato anche incompatibile col diritto comunitario una legislazione nazionale che, siccome lo faceva quella dell’Italia all’epoca, escludeva la responsabilit? statale al motivo che la violazione in causa risultava da un’interpretazione delle regole di diritto o la limitava ai soli casi del dolo o della mancanza grave. Di pi?, secondo il CJCE, una tale limitazione ignorava il diritto comunitario se conduceva ad escludere la responsabilit? dello stato in altri casi dove un’incomprensione manifesta del diritto applicabile era stata commessa, paragrafi 34 e 35 sopra.
47. La Corte deduce ne che il CJCE non ha affermato che la legislazione italiana dell’epoca garantiva, ad un grado sufficiente di certezza, il diritto a risarcimento in caso di “incomprensione manifesta”, con la giurisdizione di ultima istanza, del diritto comunitario applicabile. Ai termini della legge no 117 del 1988, come in vigore all’epoca dei fatti, paragrafi 29 e 30 sopra, l’individuo non poteva ottenere il risarcimento dei danni subiti che se l’incomprensione del diritto comunitario che adduceva rilevava del dolo o della mancanza grave del giudice o se si analizzasse in un diniego di giustizia. Ad ogni modo, ai termini dell’articolo 2 ? 2 della legge no 117 del 1988, “l’interpretazione delle regole di diritto non [poteva] non dare adito a.”
48. Avuto riguardo a ci? che precede, la Corte ha dei dubbi in quanto alle prospettive ragionevoli di successo che avrebbe incontrato un’eventuale azione in risarcimento dei richiedenti fondati sull’incomprensione manifesta del diritto comunitario con la Corte di cassazione. In particolare, gli interessati si sarebbero potuti vedere opporre che l’omissione con la Corte di cassazione di porre una questione pregiudiziale al CJCE derivava di “l’interpretazione delle regole di diritto” o che non rilevava del dolo o della mancanza grave del giudice. Inoltre, il Governo non ha prodotto nessuno esempio di causa dove una tale azione sarebbe stata intentata con un risultato positivo nelle circostanze analoghe a queste dello specifico.
49. Infine, conviene osservare che la riforma della legge no 117 del 1988 non ? entrato in vigore che il 19 marzo 2015, paragrafo 32 sopra, o pi? di sei anni dopo il pronunziato della sentenza con la Corte di cassazione nella causa dei richiedenti. A questa data, il termine previsto dall’articolo 4 ? 2 della legge no 117 del 1988 per introdurre una domanda in risarcimento contro lo stato, paragrafi 31 e 32 sopra, era scaduto. Peraltro, il Governo non ha sostenuto che i richiedenti potevano avvalersi delle nuove disposizioni introdotte dalla legge no 18 di 2015.
50. Segue che l’eccezione del Governo derivato della no-esaurimento delle vie di ricorso interni deve essere respinta.
2. Altri motivi di inammissibilit?
a) Argomenti delle parti
i. I richiedenti
51. I richiedenti adducono in primo luogo che la Corte di cassazione ha motivato il rigetto del loro ricorso in modo approssimativo e contraddittorio, basandosi secondo essi su una descrizione erronea ed una cattiva comprensione del loro motivo di appello dinnanzi al tribunale di Roma.
52. I richiedenti ricordano inoltre che, nel loro ricorso, avevano citato una sentenza, no 7630 del 16 maggio 2003 in che la terza sezione della Corte di cassazione avrebbe accolto una domanda identica alla loro, presentata da un altro medico. Stimano che, in non menzionando questa sentenza ed in non spiegando perch? non lo considerava come pertinente, la Corte di cassazione si ? scostata della sua giurisprudenza. Di pi?, secondo gli interessati, l’alta giurisdizione italiana ha citato uno dei suoi precedenti, la sentenza no 3283 del 12 febbraio 2008 che sarebbe andato nel senso raccomandato dai richiedenti. In dispetto di ci?, ha deciso di respingerli del loro ricorso.
53. I richiedenti sostengono poi che il rigetto del loro ricorso con la Corte di cassazione non era motivato in modo adeguata, e che, di pi?, questa giurisdizione ha dato regolarmente guadagno di causa alle persone che si trovano nelle situazioni identiche alla loro. Rinviano ai sentenze no7630 del 16 maggio 2003, no 3283 del 2008, i nostri 24088 e 24092 del 17 novembre 2011, no 24816 del 24 novembre 2011, no 4785 di 2012 e no 7961 di 2012 dove, facendo in materia applicazione della giurisprudenza del CJCE, l’alta giurisdizione italiana avrebbe accordato un risarcimento ai medici non avendo potuto partecipare ai corsi di specializzazione in ragione dell’inerzia dello stato italiano nella trasposizione in dritto interno delle direttive comunitarie nostri 363 del 16 giugno 1975 e 82 del 26 gennaio 1976. I richiedenti indicano anche che, nei suoi conclusioni, il procuratore generale presso la Corte di cassazione che avrebbe espresso la necessit? di garantire l’uniformit? nell’applicazione del diritto, aveva chiesto di accogliere il loro ricorso. Ci sarebbe stata dunque violazione del principio della sicurezza giuridica, senza che, agli occhi dei richiedenti, il cambiamento improvviso di giurisprudenza controversa fosse giustificato da un bisogno sociale imperioso, cos? che il rigetto del ricorso sarebbe stato imprevedibile ed arbitrario.
54. Inoltre, i richiedenti rimproverano alla Corte di cassazione di avere violato anche il diritto dell’UE, al motivo che avrebbe detto che le direttive nostri 363 del 16 giugno 1975 e 82 del 26 gennaio 1976 non avevano applicazione immediata negli Stati membri, mentre il principio inverso sarebbe stato affermato dal CJCE (vedere, in particolare, i sentenze Carbonari e Gozza, precitati).
55. I richiedenti indicano per di pi? che il tribunale di Roma aveva riconosciuto l’esistenza teorica del loro diritto a risarcimento. Stimano che, l’amministrazione non avendo attaccato il giudizio di prima istanza, la Corte di cassazione non avrebbe dovuto potere rimettere in causa questa valutazione che, secondo gli interessati, aveva acquisito forza di cosa giudicata.
56. Infine, i richiedenti rimproverano alla Corte di cassazione di avere ignorato la loro domanda di rinvio pregiudiziale, e questo secondo essi in violazione dei principi del processo equo.
ii. Il Governo
57. Il Governo stima che, nella misura in cui, per i richiedenti, la sentenza della Corte di cassazione del 14 novembre 2008 si basi su degli errori di fatto e di diritto, la loro richiesta rileva della quarta istanza. Ad ogni modo, ? convinto che i tali errori non sono stati commessi nello specifico. Difatti, indicando che gli interessati potevano rivendicare un diritto a risarcimento per la trasposizione tardiva della direttiva, la Corte di cassazione avrebbe applicato in modo corretta il diritto interno ed europeo. Per?, secondo il Governo, l’alta giurisdizione ha indicato che nello specifico i richiedenti non avrebbero chiesto un compenso per mancanza di probabilit? reali, ma che si sarebbero limitati a contestare la no-retroattivit? del decreto legislativo no 257 del 1991. Sempre secondo il Governo, ha non c’in lo specifico nessuna incomprensione di una decisione definitiva, dal momento che il giudizio di prima istanza avrebbe respinto tutte le domande dei richiedenti, paragrafo 10 sopra.
58. In quanto alla decisione della Corte di cassazione di non porre la questione pregiudiziale sollecitata dai richiedenti al CJCE, il Governo stima che si tratta di una lamentela minorenne e secondaria. Inoltre, la Corte di cassazione non avrebbe avuto nessuno obbligo di motivare il suo rifiuto su questo punto.
b, Valutazione della Corte
59. La Corte ricorda al primo colpo che, ai termini dell’articolo 19 della Convenzione, ha per compito di garantire il rispetto degli impegni che risultano dalla Convenzione per le Parti contraenti. In particolare, non gli appartiene di conoscere degli errori di fatto o di diritto presumibilmente commesso da una giurisdizione interna, salvo si e nella misura in cui potuto portare attentato ai diritti e libert? salvaguardate dalla Convenzione (vedere, tra molto altri, Garc?a Ruiz c. Spagna [GC], no 30544/96, ? 28, CEDH 1999-I, Caravanserraglio c. Regno Unito, no 35394/97, ? 34, CEDH 2000-V, e Rizos e Daskas c. Grecia, no 65545/01, ? 26, 27 maggio 2004, ed egli ritornano in principio alle giurisdizioni nazionali da valutare i fatti e di interpretare ed applicare il diritto interno, Pacifico c. Italia, d?c.), no 17995/08, ? 62, 20 novembre 2012, e Plesic c. Italia, d?c.), no 16065/09, ? 33, 2 luglio 2013.
60. Nello specifico, la Corte ha esaminato i motivi di appello dei richiedenti che mettono in causa il carattere sufficiente e pertinente in dritto interno ed in diritto dell’UE degli argomenti avanzati dalla Corte di cassazione per respingere il loro ricorso, paragrafi 51-55 sopra, e lei non ha rilevato nessuna apparenza di violazione dei principi del processo equo e della sicurezza giuridica, come garantiti con l’articolo 6 ? 1 della Convenzione. A questo riguardo, nota in particolare che l’alta giurisdizione italiana non si ? esplicitamente aperta della sua giurisprudenza buona invalsa, ma che ha motivato il rigetto controverso appellandosi sulla natura della domanda introdotta dai richiedenti (vedere anche le considerazioni contenute qui di seguito ai paragrafi 79 e 80).
61. Segue che questi motivi di appello sono manifestamente male fondati e che devono essere respinti, in applicazione dell’articolo 35 ?? 3 hanno, e 4 della Convenzione.
62. La Corte stima in compenso che il motivo di appello derivato della mancanza di risposta della Corte di cassazione alla loro domanda di rinvio pregiudiziale non ? manifestamente male fondato al senso dell’articolo 35 ? 3 ha, della Convenzione. Rilevando peraltro che non cozza contro nessuno altro motivo di inammissibilit?, lo dichiara ammissibile.
B. Sul merito
1. Argomenti delle parti
a) I richiedenti
63. I richiedenti rimproverano alla Corte di cassazione di avere ignorato completamente la loro domanda di rinvio pregiudiziale. In particolare, il CJCE avrebbe affermato che l’obbligo di rimunerare in modo adeguata i periodi di formazione dei medici specialista era incondizionato e sufficientemente precisa e che unica un’applicazione retroattiva e completa delle direttive era sufficiente per riparare il danno causato da una trasposizione tardiva delle direttive in questione. Peraltro, questa impegnerebbe la responsabilit? dello stato. Il giudice nazionale sarebbe stato tenuto di seguire questa giurisprudenza che si imporsi erga omnes. Agli occhi dei richiedenti, la Corte di cassazione non aveva dunque che due opzioni: confermare l’interpretazione del CJCE ed accogliere il loro ricorso o porre una questione pregiudiziale al CJCE. Avrebbe scelto per? una terza via, secondo essi contrari alla Convenzione: respingere il loro ricorso senza porre di questione pregiudiziale e senza motivare la sua decisione su questo punto. Gli interessati dicono riferirsi ai principi enunciati dalla Corte nei cause Vergauwen ed altri c. Belgio (, d?c.), no 4832/04, ?? 89-90, 10 aprile 2012, e Dhahbi c. Italia (no 17120/09, 8 aprile 2014,).
b) Il Governo,
64. Secondo il Governo, nello specifico la Corte di cassazione non aveva nessuno obbligo di motivare il suo rifiuto di porre una questione pregiudiziale al CJCE. Difatti, secondo lui, la domanda dei richiedenti, come descritta sopra al paragrafo 23, usciva dal campo di applicazione dell’articolo 234 del Trattato che istituisce la Comunit? europea, o il reale articolo 267 del Trattato sul funzionamento dell’unione (TFUE)) ed era inammissibile ai motivi che: ha, una questione pregiudiziale non avrebbe per scopo di stabilire la responsabilit? di un Stato per il ritardo nella trasposizione di una direttiva, apparterrebbe in questo caso alla Commissione dell’UE di iniziare un procedimento in trasgressione ai termini dell’articolo 258 del TFUE,; e b, il CJCE non avrebbe competenza per pronunciarsi sul livello di prova esatta da una giurisdizione nazionale, anche quando questa giurisdizione-come la corte di appello nello specifico-? chiamata ad applicare il diritto dell’UE. Su questo ultimo spunta, il Governo precisa peraltro che non ? per mancanza di prova che la corte di appello aveva respinto l’appello dei richiedenti.
65. Del parere del Governo, l’interpretazione data dal CJCE alle direttive comunitarie nostri 363 del 16 giugno 1975 e 82 del 26 gennaio 1976 non prestava a controversia e la sentenza della Corte di cassazione non si basava su un’interpretazione differente di queste direttive.
66. Ad ogni modo, stima che nello specifico era particolarmente difficile per la Corte di cassazione di motivare il suo rifiuto dal momento che la domanda dei richiedenti sarebbe stata formulata a titolo accessorio e non sarebbe stata sopportata da nessuno argomento morale pertinente. Quindi, agli occhi del Governo, la Corte di cassazione poteva interpretare la domanda in questione come dinnanzi ad essere esaminata solamente se la causa non potesse essere decisa senza che una questione pregiudiziale fosse posta al CJCE, ci? che non sarebbe stato il caso nello specifico.
67. Il Governo aggiunge che il CJCE si era pronunciato gi? sul punto di sapere se le direttive controverse erano di applicazione immediata (vedere i sentenze Carbonari e Gozza) precitata), questo di cui la Corte di cassazione avrebbe preso atto indicando che la no-trasposizione di queste direttive faceva nascere, secondo la giurisprudenza del CJCE, il diritto al risarcimento dei danni subiti dagli individui, paragrafo 25 sopra.
68. Il Governo considera infine che la presente causa si distingue del causa Dhahbi, precitata nella quale la Corte avrebbe concluso alla violazione dell’articolo 6 ? 1 della Convenzione in ragione della no-motivazione con la Corte di cassazione del suo rifiuto di porre una questione pregiudiziale formulata dal richiedente. Indica che, nello specifico, nella sua sentenza del 14 novembre 2008, la Corte di cassazione si ? riferita esplicitamente alla giurisprudenza del CJCE sull’interpretazione delle direttive in causa. Di conseguenza, ? di parere che era possibile comprendere le ragioni per che avrebbe deciso che non era necessario porre una questione pregiudiziale al CJCE.
2. Valutazione della Corte
69. La Corte ricorda che, nel decisione Vergauwen ed altri (precitata, ?? 89-90, ha espresso i seguenti principi (vedere anche ? 31 Dhahbi, precitato,):
-l’articolo 6 ? 1 della Convenzione mettono al carico delle giurisdizioni interni un obbligo di motivare allo sguardo del diritto applicabile le decisioni con che negano di porre una questione pregiudiziale;
-quando ? investita su questo terreno di un’affermazione di violazione dell’articolo 6 ? 1, il compito della Corte consiste in assicurarsi che la decisione di rifiuto criticato dinnanzi a lei ? abbinata debitamente dei motivi richiesi;
-se gli ritorna da procedere assolutamente a questa verifica, non gli appartiene di conoscere degli eventuali errori che avrebbero commesso le giurisdizioni interne nell’interpretazione o l’applicazione del diritto pertinente;
-nella cornice specifica del terzo capoverso dell’articolo 234 del Trattato che istituisce la Comunit? europea, o il reale articolo 267 del TFUE, ci? notifica che le giurisdizioni nazionali di cui le decisioni non sono suscettibili di un ricorso giurisdizionale di dritto interno sono tenute, quando negano di investire il CJCE a titolo pregiudiziale di una questione relativa all’interpretazione del diritto dell’UE sollevato dinnanzi ad esse, di motivare il loro rifiuto allo sguardo delle eccezioni previste dalla giurisprudenza del CJCE. Occorre loro indicare le ragioni per che considerano dunque che la questione non sia pertinente, o che la disposizione di diritto dell’UE in causa ? stata gi? oggetto di un’interpretazione da parte del CJCE, o sebbene l’applicazione corretta del diritto dell’UE si imporsi con una tale evidenza che non lascia posto a nessuno dubbio ragionevole.
70. Nello specifico, per il caso dove il loro ricorso non sarebbe accolto, i richiedenti hanno chiesto alla Corte di cassazione di porre al CJCE la questione pregiudiziale di sapere: ha, se la no-trasposizione, con lo stato italiano, delle direttive nostri 363 del 16 giugno 1975 e 82 del 26 gennaio 1976 nel termine fissato a questo effetto si analizzava in una violazione grave ed esprimi del diritto comunitario, provocando l’obbligo dello stato di riparare il danno subito dalle persone lese; e b, se le condizioni previste dal decreto legislativo no 257 del 1991 rendevano impossibili o eccessivamente difficile l’ottenimento di questo risarcimento, paragrafo 23 sopra. Le sue decisioni che non sono suscettibili del nessuno ricorso giurisdizionale in dritto interno, la Corte di cassazione aveva l’obbligo di motivare il suo rifiuto di porre la questione pregiudiziale allo sguardo delle eccezioni previste dalla giurisprudenza del CJCE (Dhahbi, precitato, ? 32.
71. La Corte ha esaminato la sentenza della Corte di cassazione del 14 novembre 2008 senza trovare nessuno riferimento alla domanda di rinvio pregiudiziale formulato dai richiedenti ed alle ragioni per che ? stato considerato che la questione sollevata non meritava di essere trasmessa al CJCE, paragrafo 27 sopra. ? vero che, nella motivazione della sentenza, la Corte di cassazione ha indicato che il ritardo nella trasposizione delle direttive controverse faceva nascere, secondo la giurisprudenza del CJCE, il diritto al risarcimento dei danni subiti dagli individui, paragrafo 25 sopra. Il Governo sostiene, in sostanza, che questa affermazione pu? analizzarsi in una motivazione implicita del rigetto del primo ramo della questione pregiudiziale sollecitata dai richiedenti, paragrafo 67 sopra. Per?, a supporre anche che ci? sia il caso, l’affermazione di cui si tratta non spiega le ragioni per che il secondo ramo della questione pregiudiziale-la questione di sapere se le condizioni previste dal decreto legislativo no 257 del 1991 rendevano l’ottenimento del risarcimento impossibile o eccessivamente difficile-era inammissibile.
72. La motivazione della sentenza controversa non permette di stabilire dunque se questa ultima innesta della questione ? stata considerata come non pertinente o come relativa ad una disposizione chiara o come gi? interpretata col CJCE, o se ? stata ignorata semplicemente (vedere, mutatis mutandis, Dhahbi, precitato, ? 33; vedere anche, ha contrario, Vergauwen, precitato, ? 91, dove la Corte ha constatato che la Corte costituzionale belga aveva motivato debitamente il suo rifiuto di porre delle questioni pregiudiziali.
73. Questa constatazione basta per concludere che ci sia stata violazione dell’articolo 6 ? 1 della Convenzione.
III. SULLE ALTRE VIOLAZIONI ADDOTTE
74. I richiedenti adducono che i fatti denunciati sotto l’angolo dell’articolo 6 della Convenzione si analizzano anche in un trattamento discriminatorio ed in un attentato al diritto al rispetto dei loro beni.
Invocano l’articolo 14 della Convenzione cos? come l’articolo 1 del Protocollo no 1 alla Convenzione. Queste disposizioni si leggono cos?:
Articolo 14
“Il godimento dei diritti e delle libert? riconosciuti nella Convenzione deve essere garantito, senza distinzione nessuna, fondata in particolare sul sesso, la razza, il colore, la lingua, la religione, le opinioni politiche od ogni altra opinione, l’origine nazionale o sociale, l’appartenenza ad una minoranza nazionale, la fortuna, la nascita od ogni altra situazione. “
Articolo 1 del Protocollo no 1
“Ogni persona fisica o giuridica ha diritto al rispetto dei suoi beni. Nessuno pu? essere privato della sua propriet? se non a causa di utilit? pubblica e nelle condizioni previste dalla legge e dai principi generali del diritto internazionale.
Le disposizioni precedenti non recano offesa al diritto che possiedono gli Stati di mettere in vigore le leggi che giudicano necessarie per regolamentare l’uso dei beni conformemente all’interesse generale o per garantire il pagamento delle imposte o di altri contributi o delle multe. “
A. Argomenti delle parti
1. I richiedenti
75. I richiedenti indicano che, nella sua motivazione, la Corte di cassazione ha citato un precedente, la sentenza no 3283 del 12 febbraio 2008 che sarebbe andato nel senso raccomandato dai richiedenti. Si stupiscono che, in dispetto di ci?, l’alta giurisdizione italiana abbia respinto il loro ricorso, violando cos?, secondo essi, l’articolo 14 della Convenzione letta in combinazione con l’articolo 6 ? 1.
76. Inoltre, sotto l’angolo dell’articolo 1 del Protocollo no 1 alla Convenzione, i richiedenti adducono che non hanno potuto ottenere i vantaggi economici che sarebbero riconosciuti dalle direttive comunitarie e di cui avrebbero beneficiato altri medici. Indicano che un progetto di legge (no 679 di 2013) proponendo che di versare ai medici iscritti in una determinazione di specializzazione tra 1983 e 1991 la somma di 13 000 EUR per ogni annualit? di corso, ? sottoposto attualmente all’esame del Parlamento. Sostengono che l’eventuale adozione di questo progetto non ovvierebbe alla loro situazione al motivo che le loro pretese sono state respinte oramai da una sentenza passata in forza di cosa giudicata.
2. Il Governo
77. Il Governo stima che i richiedenti non hanno fatto l’oggetto di nessuna discriminazione e che non hanno subito nessuna ingerenza nel loro diritto al rispetto dei loro beni. Sostiene a questo riguardo che una motivazione esplicita in quanto al rifiuto di porre la questione pregiudiziale al CJCE non avrebbe cambiato il fondo la decisione resa dalla Corte di cassazione. Ne deduce che i motivi di appello dei richiedenti derivati dell’articolo 14 della Convenzione e dell’articolo 1 del Protocollo no 1 dovrebbero essere dichiarati inammissibili per incompatibilit? ratione personae con le disposizioni della Convenzione.
78. Poi, il Governo indica che, nel sistema morale italiano, un ricorso in cassazione pu? portare solamente su delle questioni di diritto. Precisa che, nello specifico, l’alta giurisdizione italiana non era chiamata a decidere la questione di sapere se i richiedenti avevano diritto a risarcimento, ma solamente a pronunciarsi sul punto di sapere se il ricorso contro la sentenza di appello era o non fondato. Il compito della Corte di cassazione non sarebbe stato quella di evitare ogni discriminazione di facto dunque. Il Governo aggiunge che, anche se il sistema italiano non ? un sistema di common law fondato sul principio stare decisis, nella presente mi affaccendo la Corte di cassazione non si ? scostata della sua giurisprudenza buona invalsa, ma che ha concluso al rigetto del ricorso sulla base della qualifica giuridica della domanda formulata dai richiedenti in appello.
B. Valutazione della Corte
79. La Corte osserva che i motivi di appello dei richiedenti cadono in sostanza sul rigetto della loro domanda di risarcimento. Questa ? stato allontanato perch?, facendo applicazione del loro diritto di valutare i fatti e di caratterizzarli in diritto, le giurisdizioni italiane hanno stimato che i richiedenti non avevano chiesto il risarcimento del danno che deriva della perdita delle probabilit? di ottenere gli utili previsti dalle direttive comunitarie nostri 363 del 16 giugno 1975 e 82 del 26 gennaio 1976. In particolare, secondo la Corte di cassazione, gli interessati si erano limitati a sostenere che il danno che deriva del ritardo nella trasposizione delle direttive controverse era in re ipsa e che il decreto legislativo no 257 del 1991 aveva creato una discriminazione tra i medici che avevano seguito in vigore dei corsi di specializzazione anteriore la sua entrata e quelli che li aveva seguiti dopo questa, paragrafo 26 sopra.
80. Supponendo anche che l’articolo 14 della Convenzione trova ad applicarsi nello specifico, la Corte non scopre nell’interpretazione che l’alta giurisdizione italiana ha dato alla domanda dei richiedenti nessuna apparenza di violazione del diritto degli interessati al rispetto dei loro beni. Inoltre, i richiedenti non hanno dimostrato essere stato trattato differentemente di altre persone che avrebbero introdotto una domanda identica o analoga.
81. Segue che questi motivi di appello sono manifestamente male fondati e che devono essere respinti, in applicazione dell’articolo 35 ?? 3 hanno, e 4 della Convenzione.
IV. SULL’APPLICAZIONE DELL’ARTICOLO 41 DELLA CONVENZIONE
82. Ai termini dell’articolo 41 della Convenzione,
“Se la Corte dichiara che c’? stata violazione della Convenzione o dei suoi Protocolli, e se il diritto interno dell’Alta Parte contraente permette di cancellare solo imperfettamente le conseguenze di questa violazione, la Corte accorda alla parte lesa, se c’? luogo, una soddisfazione equa. “
A. Danno
83. I richiedenti indicano che non hanno ricevuto la “rimunerazione adeguata” che sarebbe stata prevista dalle direttive europee n? i punti che si aspettavano di vedersi assegnare nella cornice del diploma di specializzazione “comunitaria.” Aggiungono che non hanno potuto fare valere il loro diploma di specializzazione all’infuori del territorio italiano nel loro esercizio della medicina in altri Stati dell’UE. Rilevano a questo riguardo che il decreto legislativo no 257 del 1991 di trasposizione delle direttive non era retroattivo e che non ha contemplato nessuna rimunerazione per il periodo 1982-1991. A titolo del danno patrimoniale, richiedono 13 000 EUR ciascuno per ogni annualit? di corso di specializzazione compresa nel periodo 1982 1991, o l’importo che ?, secondo essi, previsto col progetto di legge no 679 di 2013, paragrafo 76 sopra al quale hanno aggiunto gli interessi legali ed una somma per compensare il deprezzamento della moneta.
84. Per ci? che ? della no-attribuzione dei punti e dell’impossibilit? di utilizzare i diplomi di specializzazione all’estera, i richiedenti stimano che questo danno non saprebbe essere riparato che con l’introduzione di una legge ad hoc.
85. Chiedono inoltre 10 000 EUR ciascuno per danno morale.
86. Il Governo afferma che i motivi di appello derivati di una discriminazione e di un attentato al diritto al rispetto dei beni sono inammissibili, e che nessuna somma pu? essere concessa di questo capo. Ad ogni modo, il sono richieste sarebbero eccessive e calcolate sulla base di un progetto di legge non esaminato ancora dal Parlamento. In quanto alla violazione addotta dell’articolo 6 ? 1 della Convenzione, non avrebbe provocato nessuno danno. Difatti, il Governo ? di parere che, anche se la Corte di cassazione aveva motivato il suo rifiuto di porre la questione pregiudiziale, la decisione sul ricorso dei richiedenti non avrebbe cambiato. La semplice constatazione di violazione costituirebbe una soddisfazione equa sufficiente dunque.
87. La Corte ricorda che ha constatato solamente una violazione della Convenzione in ci? che riguarda la mancanza di motivazione del rifiuto della Corte di cassazione di porre una questione pregiudiziale al CJCE. Non vede di legame di causalit? tra le violazioni constatata ed il danno patrimoniale addotto e respingi questa domanda. In compenso, considera che c’? luogo di concedere a ciascuno dei richiedenti, eccetto Sigg. Pasquale Marra e Piersandro Tresca che non intendono mantenere la loro pi? richiesta, paragrafi 36-38 sopra, 3 000 EUR per danno morale, o la somma totale di 39 000 EUR.
B. Oneri e spese
88. I richiedenti chiedono anche il rimborso degli oneri e spese impegnate dinnanzi alle giurisdizioni interne e dinnanzi alla Corte. Indicano che, per il procedimento dinnanzi alla Corte di cassazione, questi oneri sono stati fissati a 1 903,20 EUR ai quali si aggiungono gli oneri di registrazione della sentenza, 168 EUR. Del resto, i richiedenti chiedono alla Corte di fissare in equit? l’? che sarebbero dovute loro di questo capo.
89. Il Governo sostiene che la domanda di rimborso degli oneri esposti dinnanzi alla Corte di cassazione manca di giustificazione e che deve essere respinta.
90. Secondo la giurisprudenza della Corte, un richiedente non pu? ottenere il rimborso dei suoi oneri e spese che nella misura in cui si trovano stabilisco la loro realt?, la loro necessit? ed il carattere ragionevoli del loro tasso. Nello specifico, nota che i richiedenti non hanno iniziato nessuno procedimento interno in risarcimento della violazione dell’articolo 6 ? 1 della Convenzione commessa dalla Corte di cassazione. C’? luogo dunque di respingere la domanda di rimborso degli oneri e spese impegnate dinnanzi alle giurisdizioni interne. In compenso, tenuto conto dei documenti di cui dispone e della sua giurisprudenza, la Corte stima ragionevole l’intimo globale di 5 000 EUR per il procedimento dinnanzi a lei e l’accordo congiuntamente ai richiedenti.
C. Interessi moratori
91. La Corte giudica appropriata di ricalcare il tasso degli interessi moratori sul tasso di interesse della facilit? di prestito marginale della Banca centrale europea aumentata di tre punti di percentuale.
PER QUESTI MOTIVI, LA CORTE, ALL’UNANIMIT?,
1. Decide di cancellare la richiesta del ruolo per ci? che riguarda il settimo e decimo richiedente, OMISSIS,;

2. Dichiara la richiesta ammissibile in quanto al motivo di appello derivato del rifiuto della Corte di cassazione di porre una questione pregiudiziale al CJCE, ed inammissibile per il surplus;

3. Stabilisce che c’? stata violazione dell’articolo 6 ? 1 della Convenzione a ragione del rifiuto non motivato della Corte di cassazione di porre una questione pregiudiziale al CJCE;

4. Stabilisce
a) che lo stato convenuto deve versare congiuntamente ai richiedenti, entro tre mesi a contare del giorno in cui la sentenza sar? diventata definitiva conformemente all’articolo 44 ? 2 della Convenzione, il seguente somme:
i. 39 000 EUR, trentanovemila euro, pi? ogni importo che pu? essere dovuto a titolo di imposta, per danno morale,
ii. 5 000 EUR, cinquemila euro, pi? ogni importo che pu? essere dovuto a titolo di imposta dai richiedenti, per oneri e spese,;
b) che a contare dalla scadenza di suddetto termine e fino al versamento, questi importi saranno da aumentare di un interesse semplice ad un tasso uguale a quello della facilit? di prestito marginale della Banca centrale europea applicabile durante questo periodo, aumentato di tre punti percentuale;

5. Respinge la domanda di soddisfazione equa per il surplus.
Fatto in francese, poi comunicato per iscritto il 21 luglio 2015, in applicazione dell’articolo 77 ?? 2 e 3 dell’ordinamento.
Francesca Elens-Passos P?ivi Hirvel?
Greffi?re Presidentessa
Alla presente sentenza si trova unita, conformemente agli articoli 45 ? 2 della Convenzione e 74 ? 2 dell’ordinamento, l’esposizione dell’opinione si separata dal giudice Wojtyczek.
P.H.
F.E.P.

ALLEGATO

1. OMISSIS

OPINIONE CONCORDANTE DEL GIUDICE WOJTYCZEK
1. Nella presente causa, ho votato coi miei colleghi per constatare una violazione della Convenzione, tuttavia non sono convinto dall’argomentazione sviluppata dalla maggioranza.

2. ? innegabile che il diritto ad un processo equo presuppone l’obbligo di motivare di un modo adeguato le decisioni di giustizia resa. La Corte ha sviluppato una molto ricca giurisprudenza in materia di motivazione delle decisioni di giustizia. Secondo questa giurisprudenza, le garanzie implicite dell’articolo 6 ? 1 comprendono l’obbligo di motivare le decisioni di giustizia (vedere H. c per esempio). Belgio, ? 53. Sebbene il giudice interno dispone di un certo margine di valutazione nella scelta degli argomenti e l’ammissione delle prove, deve giustificare le sue azioni precisando le ragioni delle sue decisioni (vedere Suominen c per esempio). Finlandia, ? 36. Ci? che ?, l’articolo 6 non esige una risposta dettagliata ad ogni argomento, vedere per esempio Van di Hurk c. Paesi Bassi, ? 61, Garcia Ruiz c. Spagna [GC], ? 26, Jahnke e Lenoble c. Francia, d?c.) e Perez c. Francia, [GC] ? 81. Di pi?, la superficie dell’obbligo di motivazione pu? variare in funzione della natura della decisione di giustizia riguardata, e deve analizzarsi alla luce delle circostanze dello specifico (vedere di Ruiz Torija c per esempio). Spagna, ? 29, e Hiro Balani c. Spagna, ? 27.
Peraltro, secondo la giurisprudenza della Corte, il margine di valutazione lasciata alle giurisdizioni superiori ? ancora pi? disteso. La Corte accetta che certi tipi di ricorso siano respinti senza nessuna motivazione (vedere, per esempio, Sawoniuk c. Regno Unito, Webb c. Regno Unito, o ancora Lutz John c. Germania. La Corte ha lei stessa evoluto una pratica consolidata secondo la quale non motiva le decisioni rese da un giudice unico dichiarante una richiesta inammissibile.
? anche importante di notare che la giurisprudenza della Corte arriva a lasciare agli Stati un margine di valutazione particolarmente larga in ci? che riguarda la motivazione delle decisioni di giustizia in diritto penale. Cos?, la Corte ha ammesso in certe decisioni che l’articolo 6 non richiede che i giurati danno le ragioni della loro decisione (vedere il decisione Saric c per esempio). Danimarca. Considera che “dinnanzi ai corsi di basi con partecipazione di una giuria popolare, bisogna adattarsi delle particolarit? del procedimento dove, spesso, i giurati non sono tenuti di-o non possono-motivare la loro convinzione, paragrafi 85-89 sopra. In questo caso anche, l’articolo 6 esige di ricercare se l’imputato ha potuto beneficiare delle garanzie sufficienti di natura tale da allontanare ogni rischio di arbitrariet? ed a permettergli di comprendere le ragioni della sua condanna, paragrafo 90 qui sopra,”, Taxquet c. Belgio, ? 92. In pi?, nel decisione Judge c. Regno Unito, la Corte ha giudicato che le differenti garanzie offerte all’imputato in dritto scozzesi erano sufficienti per accettare che il verdetto reso da una giuria non sia motivato.

3. A mio avviso, il parametro principale di cui bisognerebbe tenere conto applicando l’obbligo di motivare le decisioni di giustizia ? la gravit? dell’ingerenza nella sfera dei diritti dell’uomo. Bene evidentemente altri fattori entrano anche in conto, come il carattere incidentale o principale del questione scavo o l’emergenza a deliberare. Tuttavia, la qualit? della motivazione deve essere modulata in funzione della gravit? dell’ingerenza nella sfera dei diritti dell’uomo. Pi? questa ingerenza ? spinta, pi? la motivazione della decisione di giustizia deve essere dettagliata e deve essere sostenuta dagli argomenti forti. Ora, noto che la superficie della latitudine di azione lasciata sempre dalla Corte agli Stati in materia di motivazione delle decisioni di giustizia non ? adattata alla gravit? dell’ingerenza nella sfera dei diritti dell’uomo, soprattutto se questa ingerenza ? di natura penale. In questo contesto, si pu? porsisi legittimamente la questione della coerenza e della forza persuasiva della giurisprudenza sviluppata dalla Corte. L’approccio adottato necessita di essere ripensato dunque e rivisto.

4. Bisogna sottolineare qui che l’obbligo di motivare le decisioni di giustizia possa derivare anche di altre disposizioni patrimoniali della Convenzione. Secondo la giurisprudenza della Corte, un’ingerenza delle autorit? nazionali nelle libert? protette dal Convexion deve essere giustificata dai motivi pertinenti e sufficienti (vedere Morice c per esempio). Francia, ? 144. Se l’ingerenza prende la forma di una decisione di giustizia, ne deriva che il giudice che rende questa decisione deve dare dei motivi pertinenti e sufficienti.

5. La giurisprudenza della Corte relativa al rifiuto di porre una questione pregiudiziale alla Corte di giustizia dell’unione europea si ? evoluta col passare del tempo. All’origine, la Corte sembra avere adottato un criterio centrato sulla questione dell’arbitrariet?, giudicando che un tale rifiuto non doveva essere arbitrario. Cos?, nel decisione Co?me, ha stimato che era “conforme al funzionamento [di un] meccanismo [di questione pregiudiziale] che il giudice verifica se pu? o deve porre una questione pregiudiziale, assicurandosi che questa deve essere deciso per permettere di decidere la controversia di cui ? chiamato a conoscere.” Ha aggiunto allora: “Ci? che ?, non ? escluso che, in certe circostanze, il rifiuto opposto da una giurisdizione nazionale, chiamata a pronunciarsi in ultima istanza, possa recare offesa al principio dell’equit? del procedimento, come enunciato all’articolo 6 ? 1 della Convenzione, in particolare quando un tale rifiuto appare come inficiato di arbitrariet?, Dotta c. Italia, d?c.), no 38399/97, 7 settembre 1999, non pubblicato; Predil Anstalt S.p.A. c. Italia, d?c.), no 31993/96, 8 giugno 1999, non pubblicato. “
In un secondo tempo, la Corte ha dedotto dell’articolo 6 della Convenzione l’obbligo di motivare i rifiuti di porre una questione pregiudiziale alla Corte di giustizia dell’unione europea che proviene di una giurisdizione nazionale di cui le decisioni non sono suscettibili di ricorso, Ullens c. Belgio. Ha spiegato allora che il rifiuto si rivela arbitrario se “le norme applicabili non contemplano di eccezione al principio di rinvio pregiudiziale o di pianificazione di questo, quando il rifiuto si basi su di altre ragioni che queste che ? previsto da queste norme, e quando non ? debitamente motivato allo sguardo di queste” (ibidem, ? 59 in fini, aggiungendo: “l’articolo 6 ? 1 mettono in questo contesto al carico delle giurisdizioni interni un obbligo di motivare allo sguardo del diritto applicabile le decisioni con che negano di porre una questione pregiudiziale, d

Testo Tradotto

Conclusions: Partiellement irrecevable
Non-violation de l’article 6 – Droit ? un proc?s ?quitable (Article 6 Proc?dure civileArticle 6-1 – Proc?s ?quitable) Dommage mat?riel – demande rejet?e Pr?judice moral – r?paration

QUATRI?ME SECTION

AFFAIRE SCHIPANI ET AUTRES c. ITALIE

(Requ?te no 38369/09)

ARR?T

STRASBOURG

21 juillet 2015

Cet arr?t deviendra d?finitif dans les conditions d?finies ? l?article 44 ? 2 de la Convention. Il peut subir des retouches de forme.

En l?affaire Schipani et autres c. Italie,
La Cour europ?enne des droits de l?homme (quatri?me section), si?geant en une chambre compos?e de :
P?ivi Hirvel?, pr?sidente,
Guido Raimondi,
George Nicolaou,
Ledi Bianku,
Paul Mahoney,
Krzysztof Wojtyczek,
Yonko Grozev, juges,
et de Fran?oise Elens-Passos, greffi?re de section,
Apr?s en avoir d?lib?r? en chambre du conseil le 30 juin 2015,
Rend l?arr?t que voici, adopt? ? cette date :
PROC?DURE
1. ? l?origine de l?affaire se trouve une requ?te (no 38369/09) dirig?e contre la R?publique italienne et dont quinze ressortissants de cet ?tat (? les requ?rants ?) ont saisi la Cour le 6 juillet 2009 en vertu de l?article 34 de la Convention de sauvegarde des droits de l?homme et des libert?s fondamentales (? la Convention ?).
2. Les requ?rants ont ?t? repr?sent?s par OMISSIS, avocate ? Cosenza. Le gouvernement italien (? le Gouvernement ?) a ?t? repr?sent? par son agent, Mme E. Spatafora, et par son coagent, M. G.M. Pellegrini.
3. Les requ?rants all?guent que la proc?dure civile qu?ils ont men?e n?a pas ?t? ?quitable, et qu?ils ont ?t? victimes d?un traitement discriminatoire et d?une atteinte ? leur droit au respect de leurs biens.
4. Le 16 avril 2014, la requ?te a ?t? communiqu?e au Gouvernement.
EN FAIT
I. LES CIRCONSTANCES DE L?ESP?CE
5. La liste des requ?rants figure en annexe.
6. Les requ?rants sont des m?decins qui s??taient inscrits ? des cours de sp?cialisation avant l?ann?e universitaire 1991/1992.
7. Le 20 juillet 1996, ils assign?rent le pr?sident du Conseil des ministres ? compara?tre devant le tribunal de Rome afin d?obtenir la r?paration des dommages qu?ils estimaient avoir subis en raison d?une inertie de l??tat italien dans la transposition en droit interne des directives communautaires no 363 du 16 juin 1975 et no 82 du 26 janvier 1976.
8. Ils soutenaient que, aux termes de ces directives, les m?decins avaient droit, pendant la p?riode de formation professionnelle, ? une r?mun?ration ad?quate et que les ?tats membres devaient incorporer dans leur syst?me juridique les principes ?nonc?s dans les directives en question dans un d?lai expirant le 31 d?cembre 1982. Ils indiquaient que l?Italie n?avait satisfait ? cette obligation que par le d?cret l?gislatif no 257 du 8 ao?t 1991. D?apr?s eux, celui-ci pr?voyait que, ? partir de l?ann?e universitaire 1991/1992, tout m?decin admis ? suivre des cours de sp?cialisation avait droit ? une bourse dont le montant aurait ?t?, pour l?ann?e 1991, de 21 500 000 lires italiennes (ITL ? environ 11 103 euros (EUR)), et que le dipl?me obtenu ? l?issue de ce cursus donnait droit ? des points dans le cadre des concours r?serv?s aux m?decins.
9. Selon les requ?rants, la transposition tardive en droit interne des principes ?nonc?s dans les directives susmentionn?es les avait priv?s, avant 1991, des droits reconnus par les dispositions communautaires. Ils demandaient d?s lors 21 500 000 ITL chacun pour chaque ann?e de sp?cialisation suivie avant 1991, plus une somme ? fixer en ?quit? pour le pr?judice qui aurait d?coul? de la non-attribution des points dans le cadre des concours r?serv?s aux m?decins.
10. Par un jugement du 21 f?vrier 2000, dont le texte fut d?pos? au greffe le 1er mars 2000, le tribunal de Rome rejeta la demande des requ?rants.
11. Le tribunal observait que la Cour de justice des Communaut?s europ?ennes (CJCE) avait estim? que l??tat ?tait tenu de d?dommager les particuliers qui auraient subi un pr?judice d?coulant du non-respect des obligations communautaires, parmi lesquelles figurait le devoir de transposer en droit interne les directives de l?Union europ?enne (UE).
12. Toujours selon le tribunal, la CJCE (arr?t du 25 f?vrier 1999, affaire C-131/97, Carbonari) avait indiqu? que la directive no 363 du 16 juin 1975 ?tait suffisamment claire dans la mesure o? elle aurait ?tabli le droit du m?decin inscrit dans un ?tablissement dispensant des cours de sp?cialisation de percevoir une r?mun?ration. L??tat aurait cependant eu toute latitude dans la fixation du montant de celle-ci, dans la d?termination de l?organe comp?tent pour la verser et dans l??tablissement des conditions pour en b?n?ficier (notamment s?agissant des modalit?s de la formation). D?s lors, les requ?rants n?auraient pas ?t? titulaires d?un droit plein et absolu (diritto soggettivo), mais d?un simple int?r?t l?gitime (interesse legittimo), c?est-?-dire d?une position individuelle prot?g?e de fa?on indirecte et subordonn?e au respect de l?int?r?t g?n?ral (voir, par exemple, Centro Europa 7 S.r.l. et Di Stefano c. Italie [GC], no 38433/09, ? 25, CEDH 2012). Pour le tribunal, cette constatation ne suffisait pourtant pas pour ?carter la demande des requ?rants, car la Cour de cassation aurait d?sormais admis que les int?r?ts l?gitimes pouvaient donner lieu ? un d?dommagement (voir, notamment, l?arr?t des sections r?unies no 500 de 1999).
13. Toujours selon le tribunal, le retard dans la transposition des directives s?analysait en une violation ? manifeste et grave ? des obligations ?tatiques ; de plus, d?apr?s lui, aucune disposition transitoire ne r?glementait la situation des m?decins ayant commenc? un cursus de sp?cialisation avant le 31 d?cembre 1983, le d?cret l?gislatif no 257 de 1991 ne s?appliquant qu?? partir de l?ann?e universitaire 1991/1992. Le tribunal estimait que le pr?judice d?nonc? par les requ?rants r?sultait donc de la conduite de l??tat et qu?il m?ritait protection.
14. Cependant, il indiquait que, pour obtenir un d?dommagement, les requ?rants devaient prouver que les cours de sp?cialisation qu?ils avaient suivis satisfaisaient aux conditions pr?vues par le droit communautaire et que les dipl?mes obtenus n?avaient pas ?t? ?valu?s de mani?re conforme ? ce dernier dans le cadre des concours pour m?decins. Il concluait que, une telle preuve n?ayant pas ?t? apport?e en l?esp?ce, la demande des int?ress?s devait ?tre rejet?e.
15. Les requ?rants interjet?rent appel de cette d?cision, soutenant, pour l?essentiel, qu?il ne leur incombait pas de prouver l?existence d?un pr?judice, au motif que celui-ci aurait ?t? une cons?quence automatique et n?cessaire de la conduite, ? leurs yeux n?gligente, de l??tat (damnum in re ipsa).
16. Par un arr?t du 18 septembre 2003, dont le texte fut d?pos? au greffe le 6 octobre 2003, la cour d?appel de Rome rejeta l?appel des requ?rants.
17. Elle observait que l?applicabilit? imm?diate des directives communautaires dans le syst?me juridique national faisait l?objet d?un d?bat jurisprudentiel. Elle indiquait que, par des arr?ts rendus ? quelques jours d?intervalle (no 4915 du 1er avril 2003 et no 7630 du 16 mai 2003), la troisi?me section de la Cour de cassation ?tait parvenue ? des conclusions oppos?es sur ce point. Selon la cour d?appel, les directives invoqu?es par les requ?rants ne pouvaient pas avoir d?application imm?diate, au motif qu?elles ?non?aient le principe de la ? r?mun?ration ad?quate ? sans en fixer le montant. Toujours selon elle, on ne pouvait pas pr?sumer que ce montant ?tait le m?me que celui indiqu? dans le d?cret l?gislatif no 257 de 1991, lequel ne s?appliquerait pas de mani?re r?troactive. La cour d?appel estimait que cette interpr?tation ?tait coh?rente avec la jurisprudence d?velopp?e par la Cour de cassation dans une affaire analogue (voir l?arr?t no 9842 de 2002). Elle concluait que, ? d?faut d?une plus grande pr?cision du droit communautaire, aucune responsabilit? ?tatique ne pouvait ?tre retenue pour le retard dans la transposition des directives en cause.
18. ? titre surabondant, la cour d?appel pr?cisait que les requ?rants n?avaient pas produit les documents susceptibles de prouver la dur?e et l?intensit? des cours de sp?cialisation qu?ils auraient suivis.
19. Les requ?rants se pourvurent en cassation. Ils indiquaient qu?ils n?avaient pas demand? le paiement de la r?mun?ration pr?vue par les directives communautaires, mais qu?ils avaient excip? de l?omission de transposer ces directives en droit interne. Dans ces circonstances, il n??tait pas pertinent ? leurs yeux de savoir si la directive no 363 du 16 juin 1975 ?tait ou non d?application imm?diate en Italie. Selon les requ?rants, dans une affaire analogue concernant un m?decin qui n?aurait pas eu la possibilit? de fr?quenter un cours de sp?cialisation et de recevoir la r?mun?ration y relative, la Cour de cassation avait reconnu l?existence d?une responsabilit? de l??tat (arr?t de la troisi?me section, no 7630 du 16 mai 2003, pr?cit?).
20. Les requ?rants soutenaient ?galement que, selon la CJCE, l??tat ?tait tenu de d?dommager les particuliers : a) lorsqu?une directive, m?me non directement applicable en droit interne, conf?rait des droits aux particuliers ; b) lorsque ces droits pouvaient ?tre identifi?s sur la base des dispositions de la directive ; et c) lorsqu?il y avait un lien de causalit? entre la violation des obligations de l??tat et le pr?judice subi par les particuliers. Or, selon eux, la cour d?appel n?aurait pas motiv? sa d?cision relativement ? la pr?sence ou ? l?absence de ces ?l?ments.
21. ? l?argument de la cour d?appel selon lequel ils n?avaient pas produit les documents susceptibles de prouver la dur?e et l?intensit? des cours de sp?cialisation suivis, les int?ress?s r?pondaient que, selon l?arr?t no 7630 de 2003 (pr?cit?), l?inertie de l??tat avait emp?ch? les m?decins d?apporter cette preuve.
22. Par ailleurs, ils all?guaient que, dans son arr?t Carbonari (pr?cit?), la CJCE avait affirm? que les particuliers l?s?s par la non-transposition des directives en question avaient droit ? la r?paration des dommages, c?est-?-dire ? des mesures les pla?ant, autant que possible, dans la situation dans laquelle ils se seraient trouv?s si le droit communautaire n?avait pas ?t? m?connu. Ils indiquaient que, d?s lors, la seule preuve qu?ils pouvaient fournir ?tait celle d?avoir suivi des cours de sp?cialisation entre 1982 et 1991. Le pr?judice en d?coulant pour eux aurait ?t? in re ipsa. La CJCE elle-m?me (arr?t du 3 octobre 2000, affaire C-371/97, Gozza) aurait pr?cis? que les m?decins inscrits dans des ?tablissements de sp?cialisation avant l?ann?e universitaire 1991/1992 avaient suivi une formation conforme aux dispositions communautaires.
23. ? la lumi?re de ces arguments, les requ?rants demandaient ? la Cour de cassation d?accueillir leur pourvoi. ? titre subsidiaire, ils lui demandaient ?galement de poser ? la CJCE une question pr?judicielle afin de savoir : a) si la non-transposition, par l??tat italien, des directives nos 363 du 16 juin 1975 et 82 du 26 janvier 1976 dans le d?lai fix? ? cet effet s?analysait en une violation grave et manifeste du droit communautaire, entra?nant l?obligation de l??tat de r?parer le pr?judice subi par les personnes l?s?es ; et b) si les conditions pr?vues par le d?cret l?gislatif no 257 de 1991 rendaient l?obtention de ce d?dommagement impossible ou excessivement difficile.
24. Par un arr?t du 14 novembre 2008, dont le texte fut d?pos? au greffe le 9 janvier 2009, la Cour de cassation, estimant que la cour d?appel avait motiv? de mani?re logique et correcte tous les points controvers?s, d?bouta les requ?rants de leur pourvoi.
25. Elle r?it?rait l?affirmation de la cour d?appel selon laquelle les directives nos 363 du 16 juin 1975 et 82 du 26 janvier 1976 n?avaient pas d?application directe en Italie au motif qu?elles ne fixaient pas le montant de la ? r?mun?ration ad?quate ?. Elle indiquait ensuite que le retard dans la transposition de ces directives faisait na?tre, selon la jurisprudence de la CJCE, le droit ? la r?paration des dommages subis par les particuliers. Ces dommages auraient consist? en la perte de chances d?obtenir les b?n?fices pr?vus par les directives en question (voir, notamment, Cour de cassation, arr?ts no 3283 du 12 f?vrier 2008 et no 6427 du 11 mars 2008).
26. La Cour de cassation notait que les requ?rants n?avaient pas demand? au juge d?appel la r?paration de ce dommage sp?cifique, mais qu?ils avaient soutenu que le pr?judice d?coulant du retard incrimin? ?tait in re ipsa et que le d?cret l?gislatif no 257 de 1991 avait cr?? une discrimination entre les m?decins qui avaient suivi des cours de sp?cialisation avant son entr?e en vigueur et ceux qui les avaient suivis apr?s celle-ci. Elle estimait que la cour d?appel avait motiv? sa d?cision relativement ? ces questions. Elle admettait que sa motivation aurait ?t? insuffisante s?il s??tait agi d?un grief tir? de la perte de chances d?obtenir les b?n?fices en question, mais que ce n??tait pas le cas du grief des requ?rants devant la cour d?appel.
27. L?arr?t de la Cour de cassation ne contenait aucune r?f?rence ? la question pr?judicielle que les requ?rants avaient soulev?e ? titre subsidiaire.
28. Le 19 janvier 2009, le greffe de la Cour de cassation informa le repr?sentant des requ?rants que la motivation de l?arr?t du 14 novembre 2008 avait ?t? d?pos?e et qu?elle pouvait ?tre consult?e.
II. LE DROIT INTERNE ET LE DROIT EUROP?EN PERTINENTS
A. Les dispositions en mati?re de r?paration des dommages caus?s dans l?exercice des fonctions juridictionnelles
29. L?article 2 de la loi no 117 du 13 avril 1988 relatif ? la r?paration des dommages caus?s dans l?exercice des fonctions juridictionnelles et ? la responsabilit? civile des magistrats, dans sa version en vigueur ? l??poque des faits, se lisait comme suit :
?1. Toute personne ayant subi un pr?judice injustifi? en raison d?un comportement, d?un acte ou d?une mesure judiciaire prise par un magistrat s??tant rendu coupable de dol ou de faute grave dans l?exercice de ses fonctions, ou en raison d?un d?ni de justice, peut agir contre l??tat pour obtenir la r?paration des dommages patrimoniaux qu?elle a subis ainsi que des dommages non patrimoniaux qui d?coulent de la privation de libert? personnelle.
2. Dans l?exercice des fonctions juridictionnelles, l?interpr?tation des r?gles de droit et l?appr?ciation des faits et des preuves ne peuvent pas donner lieu ? responsabilit?.
3. Sont constitutifs d?une faute grave :
a) une violation grave de la loi r?sultant d?une n?gligence inexcusable ;
b) l?affirmation, due ? une n?gligence inexcusable, d?un fait dont l?existence est incontestablement r?fut?e par les pi?ces du dossier ;
c) le d?ni, d? ? une n?gligence inexcusable, d?un fait dont l?existence est incontestablement ?tablie par les pi?ces du dossier ;
d) l?adoption, en dehors des cas pr?vus par la loi ou sans motivation, d?une mesure concernant la libert? personnelle. ?
30. Aux termes de l?article 3 ? 1 de la loi no 117 de 1988 constituaient un d?ni de justice :
? le refus, l?omission ou le retard du magistrat dans l?accomplissement d?actes relevant de sa comp?tence lorsque, apr?s l?expiration du d?lai l?gal pour l?accomplissement de l?acte en cause, la partie a pr?sent? une demande en vue de l?obtention d?un tel acte et que, sans raison valable, aucune mesure n?a ?t? prise dans les trente jours qui ont suivi la date du d?p?t de ladite demande au greffe. ?
31. Les articles suivants de la loi pr?cisaient les conditions et les modalit?s de l?engagement d?une action en r?paration au titre des articles 2 ou 3 de cette loi, ainsi que les actions qui pouvaient ?tre entreprises, a posteriori, ? l??gard du magistrat qui s??tait rendu coupable d?un dol ou d?une faute grave dans l?exercice de ses fonctions, voire d?un d?ni de justice. En particulier, aux termes de l?article 4 ? 2 de la loi, l?action contre l??tat devait ?tre entam?e, sous peine d?irrecevabilit?, dans un d?lai de deux ans ? partir, entre autres, de la date ? laquelle la d?cision litigieuse ?tait devenue d?finitive.
32. La loi no 117 de 1988 a ?t? modifi?e par la loi no 18 du 27 f?vrier 2015, qui est entr?e en vigueur le 19 mars 2015. Cette r?forme a pris en compte, entre autres, les principes ?nonc?s par la CJCE dans son arr?t Traghetti del Mediterraneo (paragraphes 33-35 ci-dessous). Elle pr?cise, notamment, qu?une ? faute grave ? est constitu?e d?s lors qu?il y a violation manifeste de la loi italienne ou du droit de l?UE, et que pareille violation s?appr?cie en tenant compte notamment de la non-observance de l?obligation de poser une question pr?judicielle aux termes de l?article 267 ? 3 du Trait? sur le fonctionnement de l?UE ainsi que de l??ventuelle incompatibilit? de la d?cision de justice interne avec l?interpr?tation du droit de l?UE par la CJCE. La loi no 18 de 2015 a en outre port? de deux ? trois ans le d?lai pr?vu ? l?article 4 ? 2 de la loi no 117 de 1988 (paragraphe 31 ci-dessus).
B. La jurisprudence de la CJCE
33. Dans son arr?t Traghetti del Mediterraneo c. Italie (13 juin 2006, affaire C-173/03), la CJCE a ?t? appel?e ? se prononcer sur une question pr?judicielle portant ? sur le principe et les conditions d?engagement de la responsabilit? contractuelle des ?tats membres pour les dommages caus?s aux particuliers par une violation du droit communautaire, lorsque cette violation est imputable ? une juridiction nationale ?. La CJCE a rappel? que, dans son arr?t K?bler c. Autriche (30 septembre 2003, affaire C-224/01), elle avait r?affirm? que le principe selon lequel un ?tat membre ?tait oblig? de r?parer les dommages caus?s aux particuliers par des violations du droit communautaire qui lui ?taient imputables ?tait valable pour tout type de violation du droit communautaire, et ce quel que f?t l?organe de cet ?tat dont l?action ou l?omission ?tait ? l?origine du manquement. D?s lors, selon la CJCE, les particuliers devaient, sous certaines conditions, obtenir la r?paration des pr?judices qui leur avaient ?t? caus?s par une violation du droit communautaire imputable ? une d?cision d?une juridiction nationale statuant en dernier ressort. La CJCE a admis que la responsabilit? de l??tat dans ce secteur n??tait pas illimit?e et qu?elle n??tait engag?e que dans le cas exceptionnel o? la juridiction nationale en question avait ? m?connu de mani?re manifeste le droit applicable ?. Elle a ajout? qu?une telle ? violation manifeste ? pouvait ?tre commise dans l?exercice, par le juge national, de son activit? interpr?tative, en particulier dans les deux hypoth?ses suivantes :
? si le juge donnait ? une r?gle de droit mat?riel ou proc?dural communautaire une port?e manifestement erron?e, notamment au regard de la jurisprudence pertinente de la CJCE en cette mati?re ;
? si son interpr?tation du droit national ?tait telle qu?elle aboutissait, en pratique, ? la violation du droit communautaire applicable.
Pour la CJCE, cette m?connaissance manifeste s?appr?ciait notamment au regard d?un certain nombre de crit?res tels que le degr? de clart? et de pr?cision de la r?gle viol?e, le caract?re excusable ou inexcusable de l?erreur de droit commise ou l?inex?cution, par la juridiction en cause, de son obligation de renvoi pr?judiciel, et elle ?tait pr?sum?e, en tout ?tat de cause, lorsque la d?cision concern?e intervenait en m?connaissance manifeste de la jurisprudence de la CJCE en la mati?re.
34. D?veloppant les principes ?nonc?s dans l?arr?t K?bler, la CJCE a ensuite affirm? la contrari?t? au droit communautaire d?une l?gislation qui exclurait, de mani?re g?n?rale, tout engagement de la responsabilit? de l??tat lorsque la violation imputable ? une juridiction de cet ?tat r?sultait d?une appr?ciation des faits et des preuves. En effet, selon la CJCE, une telle appr?ciation pouvait ?galement conduire, dans certains cas, ? une violation manifeste du droit applicable. Toujours d?apr?s elle, si le droit national pouvait pr?ciser les crit?res devant ?tre remplis pour que la responsabilit? de l??tat p?t ?tre engag?e, ces crit?res ne pouvaient cependant imposer des exigences plus strictes que celles d?coulant de la condition d?une m?connaissance manifeste du droit applicable. La CJCE a pr?cis? que le particulier avait droit ? r?paration d?s lors qu?il ?tait ?tabli que la r?gle de droit communautaire manifestement viol?e avait pour objet de lui conf?rer des droits et qu?il existait un lien de causalit? direct entre la violation d?nonc?e et le dommage subi par l?int?ress?. Elle a ajout? que le droit communautaire s?opposait ?galement ? une l?gislation nationale qui ? comme celle de l?Italie ? cette ?poque (paragraphes 29-31 ci-dessus) ? limitait l?engagement de la responsabilit? ?tatique aux seuls cas du dol ou de la faute grave du juge, si une telle limitation conduisait ? exclure l?engagement de la responsabilit? de l??tat membre concern? dans d?autres cas o? une m?connaissance manifeste du droit applicable avait ?t? commise.
35. ? la lumi?re des consid?rations qui pr?c?dent, la CJCE a ?nonc?, dans son arr?t Traghetti del Mediterraneo, les principes de droit suivants :
? 46. (…) Le droit communautaire s?oppose ? une l?gislation nationale qui exclut, de mani?re g?n?rale, la responsabilit? de l??tat membre pour les dommages caus?s aux particuliers du fait d?une violation du droit communautaire imputable ? une juridiction statuant en dernier ressort au motif que la violation en cause r?sulte d?une interpr?tation des r?gles de droit ou d?une appr?ciation des faits et des preuves effectu?es par cette juridiction. ?
? Le droit communautaire s?oppose ?galement ? une l?gislation nationale qui limite l?engagement de cette responsabilit? aux seuls cas du dol ou de la faute grave du juge, si une telle limitation conduisait ? exclure l?engagement de la responsabilit? de l??tat membre concern? dans d?autres cas o? une m?connaissance manifeste du droit applicable, telle que pr?cis?e aux points 53 ? 56 de l?arr?t K?bler du 30 septembre 2003 (C-224/01), a ?t? commise. ?
EN DROIT
I. QUESTION PR?LIMINAIRE
36. En annexe ? ses observations en r?ponse du 10 d?cembre 2014, la repr?sentante des requ?rants a produit deux d?clarations par lesquelles MM. Pasquale Marra et Piersandro Tresca (qui figurent aux num?ros 7 et 10 de la liste des requ?rants annex?e au pr?sent arr?t) d?clarent renoncer ? leur requ?te.
37. La Cour a pris note de leur renonciation. Elle consid?re d?s lors que les septi?me et dixi?me requ?rants n?entendent plus maintenir leur requ?te aux termes de l?article 37 ? 1 a) de la Convention. Par ailleurs, elle estime que le respect des droits de l?homme garantis par la Convention et ses Protocoles n?exige pas qu?elle poursuive l?examen de la requ?te en ce qui concerne les deux requ?rants en question.
38. Il s?ensuit qu?il y a lieu de rayer la requ?te du r?le en ce qui concerne MM. Pasquale Marra et Piersandro Tresca.
II. SUR LA VIOLATION ALL?GU?E DE L?ARTICLE 6 ? 1 DE LA CONVENTION
39. Les requ?rants soutiennent que la proc?dure entam?e devant le tribunal de Rome n?a pas ?t? ?quitable.
Ils invoquent ? cet ?gard l?article 6 ? 1 de la Convention, qui, en ses parties pertinentes en l?esp?ce, est ainsi libell? :
? Toute personne a droit ? ce que sa cause soit entendue ?quitablement (…) par un tribunal (…), qui d?cidera (…) des contestations sur ses droits et obligations de caract?re civil (…). ?
40. Le Gouvernement combat cette th?se.
A. Sur la recevabilit?
1. L?exception du Gouvernement tir?e du non-?puisement des voies de recours internes
a) L?exception du Gouvernement
41. Le Gouvernement excipe du non-?puisement des voies de recours internes. Il indique que, si la Cour de cassation a mal appliqu? la th?orie de l?acte clair et manqu? ? son obligation de poser une question pr?judicielle ? la CJCE, les requ?rants peuvent introduire une action en d?dommagement contre l??tat devant le juge civil, comme y inviteraient les arr?ts de la CJCE K?bler et Traghetti del Mediterraneo (pr?cit?s).
42. Le Gouvernement estime qu?une action en d?dommagement pour manquement ? l?obligation de poser une question pr?judicielle est un recours autonome bien distinct de l?action en d?dommagement pour retard dans la transposition d?une directive. Or les requ?rants n?auraient introduit que cette derni?re action et n?auraient par cons?quent pas ?puis? les voies de recours qui, selon le Gouvernement, leur ?taient ouvertes en droit italien.
b) La r?plique des requ?rants
43. Les requ?rants indiquent qu?ils ont soulev? leurs dol?ances, ? savoir la responsabilit? de l??tat pour une transposition tardive des directives europ?ennes, devant trois degr?s de juridiction (tribunal, cour d?appel et Cour de cassation) et ils estiment avoir ainsi fait un usage normal des voies ordinaires de recours interne. Ils objectent au Gouvernement qu?il n?a indiqu? ni quel type de proc?dure judiciaire ult?rieure ils auraient d? suivre ni quel juge national ?tait comp?tent pour examiner la question. Ils ajoutent que les particuliers n?ont pas un acc?s direct ? la CJCE.
c) Appr?ciation de la Cour
44. La Cour rappelle que, aux termes de l?article 35 ? 1 de la Convention, elle ne peut ?tre saisie qu?apr?s l??puisement des voies de recours internes, la finalit? de cette r?gle ?tant de m?nager aux ?tats contractants l?occasion de pr?venir ou de redresser les violations all?gu?es contre eux avant que la Cour n?en soit saisie (voir, parmi d?autres, Mifsud c. France (d?c.) [GC], no 57220/00, ? 15, CEDH 2002-VIII).
45. Les principes g?n?raux relatifs ? la r?gle de l??puisement des voies de recours internes se trouvent expos?s dans l?arr?t Vu?kovi? et autres c. Serbie ([GC], nos 17153/11 et autres, ?? 69-77, 25 mars 2014). La Cour rappelle que l?article 35 ? 1 de la Convention ne prescrit l??puisement que des recours ? la fois relatifs aux violations incrimin?es, disponibles et ad?quats. Un recours est effectif lorsqu?il est disponible tant en th?orie qu?en pratique ? l??poque des faits, c?est-?-dire lorsqu?il est accessible, susceptible d?offrir au requ?rant le redressement de ses griefs et qu?il pr?sente des perspectives raisonnables de succ?s (Akdivar et autres c. Turquie, 16 septembre 1996, ? 68, Recueil des arr?ts et d?cisions 1996-IV, et Demopoulos et autres c. Turquie (d?c.) [GC], nos 46113/99, 3843/02, 13751/02, 13466/03, 10200/04, 14163/04, 19993/04 et 21819/04, ? 70, CEDH 2010 ; voir ?galement Saba c. Italie, no 36629/10, ? 43, 1er juillet 2014).
46. En l?esp?ce, la Cour note que, selon le Gouvernement qui dit se fonder sur les arr?ts de la CJCE K?bler et Traghetti del Mediterraneo, les requ?rants auraient pu introduire une action en d?dommagement contre l??tat devant le juge civil. Elle rel?ve que, dans les arr?ts pr?cit?s, la CJCE a affirm? que les particuliers devaient pouvoir obtenir la r?paration des pr?judices d?coulant d?une m?connaissance manifeste, par une juridiction de derni?re instance, du droit communautaire applicable (paragraphe 33 ci-dessus). La CJCE a ?galement estim? incompatible avec le droit communautaire une l?gislation nationale qui, comme le faisait celle de l?Italie ? l??poque, excluait la responsabilit? ?tatique au motif que la violation en cause r?sultait d?une interpr?tation des r?gles de droit ou la limitait aux seuls cas du dol ou de la faute grave. De plus, selon la CJCE, une telle limitation m?connaissait le droit communautaire si elle conduisait ? exclure la responsabilit? de l??tat dans d?autres cas o? une m?connaissance manifeste du droit applicable avait ?t? commise (paragraphes 34 et 35 ci-dessus).
47. La Cour en d?duit que la CJCE n?a pas affirm? que la l?gislation italienne de l??poque garantissait, ? un degr? suffisant de certitude, le droit ? d?dommagement en cas de ? m?connaissance manifeste ?, par la juridiction de derni?re instance, du droit communautaire applicable. Aux termes de la loi no 117 de 1988, telle qu?en vigueur ? l??poque des faits (paragraphes 29 et 30 ci-dessus), le particulier ne pouvait obtenir la r?paration des dommages subis que si la m?connaissance du droit communautaire qu?il all?guait relevait du dol ou de la faute grave du juge ou si elle s?analysait en un d?ni de justice. En tout ?tat de cause, aux termes de l?article 2 ? 2 de la loi no 117 de 1988, ? l?interpr?tation des r?gles de droit (…) ne [pouvait] pas donner lieu ? responsabilit? ?.
48. Eu ?gard ? ce qui pr?c?de, la Cour a des doutes quant aux perspectives raisonnables de succ?s qu?aurait rencontr?es une ?ventuelle action en d?dommagement des requ?rants fond?e sur la m?connaissance manifeste du droit communautaire par la Cour de cassation. En particulier, les int?ress?s auraient pu se voir opposer que l?omission par la Cour de cassation de poser une question pr?judicielle ? la CJCE d?coulait de ? l?interpr?tation des r?gles de droit ? ou bien qu?elle ne relevait pas du dol ou de la faute grave du juge. En outre, le Gouvernement n?a produit aucun exemple d?affaire o? une telle action aurait ?t? intent?e avec un r?sultat positif dans des circonstances analogues ? celles de l?esp?ce.
49. Enfin, il convient d?observer que la r?forme de la loi no 117 de 1988 n?est entr?e en vigueur que le 19 mars 2015 (paragraphe 32 ci-dessus), soit plus de six ans apr?s le prononc? de l?arr?t par la Cour de cassation dans l?affaire des requ?rants. ? cette date, le d?lai pr?vu par l?article 4 ? 2 de la loi no 117 de 1988 pour introduire une demande en d?dommagement ? l?encontre de l??tat (paragraphes 31 et 32 ci-dessus) ?tait expir?. Par ailleurs, le Gouvernement n?a pas soutenu que les requ?rants pouvaient se pr?valoir des nouvelles dispositions introduites par la loi no 18 de 2015.
50. Il s?ensuit que l?exception du Gouvernement tir?e du non-?puisement des voies de recours internes doit ?tre rejet?e.
2. Autres motifs d?irrecevabilit?
a) Arguments des parties
i. Les requ?rants
51. Les requ?rants all?guent en premier lieu que la Cour de cassation a motiv? le rejet de leur pourvoi de mani?re approximative et contradictoire, en se basant selon eux sur une description erron?e et une mauvaise compr?hension de leur grief devant le tribunal de Rome.
52. Les requ?rants rappellent en outre que, dans leur pourvoi, ils avaient cit? un arr?t (no 7630 du 16 mai 2003), dans lequel la troisi?me section de la Cour de cassation aurait accueilli une demande identique ? la leur, pr?sent?e par un autre m?decin. Ils estiment que, en ne mentionnant pas cet arr?t et en n?expliquant pas pourquoi elle ne le consid?rait pas comme pertinent, la Cour de cassation s?est ?cart?e de sa jurisprudence. De plus, selon les int?ress?s, la haute juridiction italienne a cit? l?un de ses pr?c?dents (l?arr?t no 3283 du 12 f?vrier 2008), qui serait all? dans le sens pr?conis? par les requ?rants. En d?pit de cela, elle a d?cid? de les d?bouter de leur pourvoi.
53. Les requ?rants soutiennent ensuite que le rejet de leur pourvoi par la Cour de cassation n??tait pas motiv? de mani?re ad?quate, et que, de plus, cette juridiction a r?guli?rement donn? gain de cause ? des personnes se trouvant dans des situations identiques ? la leur. Ils renvoient aux arr?ts no7630 du 16 mai 2003, no 3283 de 2008, nos 24088 et 24092 du 17 novembre 2011, no 24816 du 24 novembre 2011, no 4785 de 2012 et no 7961 de 2012 o?, faisant application de la jurisprudence de la CJCE en la mati?re, la haute juridiction italienne aurait accord? un d?dommagement ? des m?decins n?ayant pas pu participer ? des cours de sp?cialisation en raison de l?inertie de l??tat italien dans la transposition en droit interne des directives communautaires nos 363 du 16 juin 1975 et 82 du 26 janvier 1976. Les requ?rants indiquent ?galement que, dans ses conclusions, le procureur g?n?ral pr?s la Cour de cassation, qui aurait exprim? la n?cessit? de garantir l?uniformit? dans l?application du droit, avait demand? d?accueillir leur pourvoi. Il y aurait donc eu violation du principe de la s?curit? juridique, sans que, aux yeux des requ?rants, le revirement de jurisprudence litigieux f?t justifi? par un besoin social imp?rieux, si bien que le rejet du pourvoi aurait ?t? impr?visible et arbitraire.
54. En outre, les requ?rants reprochent ? la Cour de cassation d?avoir aussi viol? le droit de l?UE, au motif qu?elle aurait dit que les directives nos 363 du 16 juin 1975 et 82 du 26 janvier 1976 n?avaient pas d?application imm?diate dans les ?tats membres, alors que le principe inverse aurait ?t? affirm? par la CJCE (voir, notamment, les arr?ts Carbonari et Gozza, pr?cit?s).
55. Les requ?rants indiquent de surcro?t que le tribunal de Rome avait reconnu l?existence th?orique de leur droit ? d?dommagement. Ils estiment que, l?administration n?ayant pas attaqu? le jugement de premi?re instance, la Cour de cassation n?aurait pas d? pouvoir remettre en cause cette appr?ciation, qui, selon les int?ress?s, avait acquis force de chose jug?e.
56. Enfin, les requ?rants reprochent ? la Cour de cassation d?avoir ignor? leur demande de renvoi pr?judiciel, et ce d?apr?s eux en violation des principes du proc?s ?quitable.
ii. Le Gouvernement
57. Le Gouvernement estime que, dans la mesure o?, pour les requ?rants, l?arr?t de la Cour de cassation du 14 novembre 2008 se fonde sur des erreurs de fait et de droit, leur requ?te rel?ve de la quatri?me instance. En tout ?tat de cause, il est convaincu que de telles erreurs n?ont pas ?t? commises en l?esp?ce. En effet, en indiquant que les int?ress?s pouvaient revendiquer un droit ? d?dommagement pour la transposition tardive de la directive, la Cour de cassation aurait appliqu? de mani?re correcte le droit interne et europ?en. Cependant, d?apr?s le Gouvernement, la haute juridiction a indiqu? qu?en l?esp?ce les requ?rants n?auraient pas demand? une compensation pour manque de chances r?elles, mais qu?ils se seraient born?s ? contester la non-r?troactivit? du d?cret l?gislatif no 257 de 1991. Toujours selon le Gouvernement, il n?y a en l?esp?ce aucune m?connaissance d?une d?cision d?finitive, d?s lors que le jugement de premi?re instance aurait rejet? toutes les demandes des requ?rants (paragraphe 10 ci-dessus).
58. Quant ? la d?cision de la Cour de cassation de ne pas poser ? la CJCE la question pr?judicielle sollicit?e par les requ?rants, le Gouvernement estime qu?il s?agit d?une dol?ance mineure et secondaire. En outre, la Cour de cassation n?aurait eu aucune obligation de motiver son refus sur ce point.
b) Appr?ciation de la Cour
59. La Cour rappelle d?embl?e que, aux termes de l?article 19 de la Convention, elle a pour t?che d?assurer le respect des engagements r?sultant de la Convention pour les Parties contractantes. En particulier, il ne lui appartient pas de conna?tre des erreurs de fait ou de droit pr?tendument commises par une juridiction interne, sauf si et dans la mesure o? elles pourraient avoir port? atteinte aux droits et libert?s sauvegard?s par la Convention (voir, parmi beaucoup d?autres, Garc?a Ruiz c. Espagne [GC], no 30544/96, ? 28, CEDH 1999-I, Khan c. Royaume-Uni, no 35394/97, ? 34, CEDH 2000-V, et Rizos et Daskas c. Gr?ce, no 65545/01, ? 26, 27 mai 2004), et il revient en principe aux juridictions nationales d?appr?cier les faits et d?interpr?ter et appliquer le droit interne (Pacifico c. Italie (d?c.), no 17995/08, ? 62, 20 novembre 2012, et Plesic c. Italie (d?c.), no 16065/09, ? 33, 2 juillet 2013).
60. En l?esp?ce, la Cour a examin? les griefs des requ?rants mettant en cause le caract?re suffisant et pertinent en droit interne et en droit de l?UE des arguments avanc?s par la Cour de cassation pour rejeter leur pourvoi (paragraphes 51-55 ci-dessus), et elle n?a relev? aucune apparence de violation des principes du proc?s ?quitable et de la s?curit? juridique, tels que garantis par l?article 6 ? 1 de la Convention. ? cet ?gard, elle note en particulier que la haute juridiction italienne ne s?est pas explicitement ?cart?e de sa jurisprudence bien ?tablie, mais qu?elle a motiv? le rejet litigieux en s?appuyant sur la nature de la demande introduite par les requ?rants (voir ?galement les consid?rations contenues aux paragraphes 79 et 80 ci-apr?s).
61. Il s?ensuit que ces griefs sont manifestement mal fond?s et qu?ils doivent ?tre rejet?s, en application de l?article 35 ?? 3 a) et 4 de la Convention.
62. La Cour estime en revanche que le grief tir? de l?absence de r?ponse de la Cour de cassation ? leur demande de renvoi pr?judiciel n?est pas manifestement mal fond? au sens de l?article 35 ? 3 a) de la Convention. Relevant par ailleurs qu?il ne se heurte ? aucun autre motif d?irrecevabilit?, elle le d?clare recevable.
B. Sur le fond
1. Arguments des parties
a) Les requ?rants
63. Les requ?rants reprochent ? la Cour de cassation d?avoir compl?tement ignor? leur demande de renvoi pr?judiciel. Notamment, la CJCE aurait affirm? que l?obligation de r?mun?rer de mani?re ad?quate les p?riodes de formation des m?decins sp?cialistes ?tait inconditionnelle et suffisamment pr?cise et que seule une application r?troactive et compl?te des directives ?tait suffisante pour r?parer le pr?judice caus? par une transposition tardive des directives en question. Par ailleurs, celle-ci engagerait la responsabilit? de l??tat. Le juge national aurait ?t? tenu de suivre cette jurisprudence, qui s?imposerait erga omnes. Aux yeux des requ?rants, la Cour de cassation n?avait donc que deux options : confirmer l?interpr?tation de la CJCE et accueillir leur pourvoi ou poser une question pr?judicielle ? la CJCE. Elle aurait cependant choisi une troisi?me voie, selon eux contraire ? la Convention : rejeter leur pourvoi sans poser de question pr?judicielle et sans motiver sa d?cision sur ce point. Les int?ress?s disent se r?f?rer aux principes ?nonc?s par la Cour dans les affaires Vergauwen et autres c. Belgique ((d?c.), no 4832/04, ?? 89-90, 10 avril 2012) et Dhahbi c. Italie (no 17120/09, 8 avril 2014).
b) Le Gouvernement
64. Selon le Gouvernement, en l?esp?ce la Cour de cassation n?avait aucune obligation de motiver son refus de poser une question pr?judicielle ? la CJCE. En effet, selon lui, la demande des requ?rants, telle que d?crite au paragraphe 23 ci-dessus, sortait du champ d?application de l?article 234 du Trait? instituant la Communaut? europ?enne (soit l?actuel article 267 du Trait? sur le fonctionnement de l?Union (TFUE)) et ?tait irrecevable aux motifs que : a) une question pr?judicielle n?aurait pas pour but d??tablir la responsabilit? d?un ?tat pour le retard dans la transposition d?une directive (il appartiendrait dans ce cas ? la Commission de l?UE d?entamer une proc?dure en manquement aux termes de l?article 258 du TFUE) ; et b) la CJCE n?aurait pas comp?tence pour se prononcer sur le niveau de preuve exig? par une juridiction nationale, m?me lorsque cette juridiction ? comme la cour d?appel en l?esp?ce ? est appel?e ? appliquer le droit de l?UE. Sur ce dernier point, le Gouvernement pr?cise par ailleurs que ce n?est pas pour manque de preuve que la cour d?appel avait rejet? l?appel des requ?rants.
65. De l?avis du Gouvernement, l?interpr?tation donn?e par la CJCE aux directives communautaires nos 363 du 16 juin 1975 et 82 du 26 janvier 1976 ne pr?tait pas ? controverse et l?arr?t de la Cour de cassation ne se basait pas sur une interpr?tation diff?rente de ces directives.
66. En tout ?tat de cause, il estime qu?en l?esp?ce il ?tait particuli?rement difficile pour la Cour de cassation de motiver son refus d?s lors que la demande des requ?rants aurait ?t? formul?e ? titre subsidiaire et n?aurait ?t? support?e par aucun argument juridique pertinent. D?s lors, aux yeux du Gouvernement, la Cour de cassation pouvait interpr?ter la demande en question comme devant ?tre examin?e seulement si l?affaire ne pouvait ?tre tranch?e sans qu?une question pr?judicielle f?t pos?e ? la CJCE, ce qui n?aurait pas ?t? le cas en l?esp?ce.
67. Le Gouvernement ajoute que la CJCE s??tait d?j? prononc?e sur le point de savoir si les directives litigieuses ?taient d?application imm?diate (voir les arr?ts Carbonari et Gozza, pr?cit?s), ce dont la Cour de cassation aurait pris acte en indiquant que la non-transposition de ces directives faisait na?tre, selon la jurisprudence de la CJCE, le droit ? la r?paration des dommages subis par les particuliers (paragraphe 25 ci-dessus).
68. Le Gouvernement consid?re enfin que la pr?sente affaire se distingue de l?affaire Dhahbi (pr?cit?e) dans laquelle la Cour aurait conclu ? la violation de l?article 6 ? 1 de la Convention en raison de la non-motivation par la Cour de cassation de son refus de poser une question pr?judicielle formul?e par le requ?rant. Il indique que, en l?esp?ce, dans son arr?t du 14 novembre 2008, la Cour de cassation s?est explicitement r?f?r?e ? la jurisprudence de la CJCE sur l?interpr?tation des directives en cause. Par cons?quent, il est d?avis qu?il ?tait possible de comprendre les raisons pour lesquelles elle aurait d?cid? qu?il n??tait pas n?cessaire de poser une question pr?judicielle ? la CJCE.
2. Appr?ciation de la Cour
69. La Cour rappelle que, dans la d?cision Vergauwen et autres (pr?cit?e, ?? 89-90), elle a exprim? les principes suivants (voir ?galement Dhahbi, pr?cit?, ? 31) :
? l?article 6 ? 1 de la Convention met ? la charge des juridictions internes une obligation de motiver au regard du droit applicable les d?cisions par lesquelles elles refusent de poser une question pr?judicielle ;
? lorsqu?elle est saisie sur ce terrain d?une all?gation de violation de l?article 6 ? 1, la t?che de la Cour consiste ? s?assurer que la d?cision de refus critiqu?e devant elle est d?ment assortie des motifs requis ;
? s?il lui revient de proc?der rigoureusement ? cette v?rification, il ne lui appartient pas de conna?tre d??ventuelles erreurs qu?auraient commises les juridictions internes dans l?interpr?tation ou l?application du droit pertinent ;
? dans le cadre sp?cifique du troisi?me alin?a de l?article 234 du Trait? instituant la Communaut? europ?enne (soit l?actuel article 267 du TFUE), cela signifie que les juridictions nationales dont les d?cisions ne sont pas susceptibles d?un recours juridictionnel de droit interne sont tenues, lorsqu?elles refusent de saisir la CJCE ? titre pr?judiciel d?une question relative ? l?interpr?tation du droit de l?UE soulev?e devant elles, de motiver leur refus au regard des exceptions pr?vues par la jurisprudence de la CJCE. Il leur faut donc indiquer les raisons pour lesquelles elles consid?rent que la question n?est pas pertinente, ou que la disposition de droit de l?UE en cause a d?j? fait l?objet d?une interpr?tation de la part de la CJCE, ou encore que l?application correcte du droit de l?UE s?impose avec une telle ?vidence qu?elle ne laisse place ? aucun doute raisonnable.
70. En l?esp?ce, pour le cas o? leur pourvoi ne serait pas accueilli, les requ?rants ont demand? ? la Cour de cassation de poser ? la CJCE la question pr?judicielle de savoir : a) si la non-transposition, par l??tat italien, des directives nos 363 du 16 juin 1975 et 82 du 26 janvier 1976 dans le d?lai fix? ? cet effet s?analysait en une violation grave et manifeste du droit communautaire, entra?nant l?obligation de l??tat de r?parer le pr?judice subi par les personnes l?s?es ; et b) si les conditions pr?vues par le d?cret l?gislatif no 257 de 1991 rendaient impossible ou excessivement difficile l?obtention de ce d?dommagement (paragraphe 23 ci-dessus). Ses d?cisions n??tant susceptibles d?aucun recours juridictionnel en droit interne, la Cour de cassation avait l?obligation de motiver son refus de poser la question pr?judicielle au regard des exceptions pr?vues par la jurisprudence de la CJCE (Dhahbi, pr?cit?, ? 32).
71. La Cour a examin? l?arr?t de la Cour de cassation du 14 novembre 2008 sans y trouver aucune r?f?rence ? la demande de renvoi pr?judiciel formul?e par les requ?rants et aux raisons pour lesquelles il a ?t? consid?r? que la question soulev?e ne m?ritait pas d??tre transmise ? la CJCE (paragraphe 27 ci-dessus). Il est vrai que, dans la motivation de l?arr?t, la Cour de cassation a indiqu? que le retard dans la transposition des directives litigieuses faisait na?tre, selon la jurisprudence de la CJCE, le droit ? la r?paration des dommages subis par les particuliers (paragraphe 25 ci-dessus). Le Gouvernement soutient, en substance, que cette affirmation peut s?analyser en une motivation implicite du rejet de la premi?re branche de la question pr?judicielle sollicit?e par les requ?rants (paragraphe 67 ci-dessus). Cependant, ? supposer m?me que cela soit le cas, l?affirmation dont il s?agit n?explique pas les raisons pour lesquelles la deuxi?me branche de la question pr?judicielle ? la question de savoir si les conditions pr?vues par le d?cret l?gislatif no 257 de 1991 rendaient l?obtention du d?dommagement impossible ou excessivement difficile ? ?tait irrecevable.
72. La motivation de l?arr?t litigieux ne permet donc pas d??tablir si cette derni?re branche de la question a ?t? consid?r?e comme non pertinente ou comme relative ? une disposition claire ou comme d?j? interpr?t?e par la CJCE, ou bien si elle a ?t? simplement ignor?e (voir, mutatis mutandis, Dhahbi, pr?cit?, ? 33 ; voir ?galement, a contrario, Vergauwen, pr?cit?, ? 91, o? la Cour a constat? que la Cour constitutionnelle belge avait d?ment motiv? son refus de poser des questions pr?judicielles).
73. Ce constat suffit pour conclure qu?il y a eu violation de l?article 6 ? 1 de la Convention.
III. SUR LES AUTRES VIOLATIONS ALL?GU?ES
74. Les requ?rants all?guent que les faits d?nonc?s sous l?angle de l?article 6 de la Convention s?analysent ?galement en un traitement discriminatoire et en une atteinte au droit au respect de leurs biens.
Ils invoquent l?article 14 de la Convention ainsi que l?article 1 du Protocole no 1 ? la Convention. Ces dispositions se lisent ainsi :
Article 14
? La jouissance des droits et libert?s reconnus dans la (…) Convention doit ?tre assur?e, sans distinction aucune, fond?e notamment sur le sexe, la race, la couleur, la langue, la religion, les opinions politiques ou toutes autres opinions, l?origine nationale ou sociale, l?appartenance ? une minorit? nationale, la fortune, la naissance ou toute autre situation. ?
Article 1 du Protocole no 1
? Toute personne physique ou morale a droit au respect de ses biens. Nul ne peut ?tre priv? de sa propri?t? que pour cause d?utilit? publique et dans les conditions pr?vues par la loi et les principes g?n?raux du droit international.
Les dispositions pr?c?dentes ne portent pas atteinte au droit que poss?dent les ?tats de mettre en vigueur les lois qu?ils jugent n?cessaires pour r?glementer l?usage des biens conform?ment ? l?int?r?t g?n?ral ou pour assurer le paiement des imp?ts ou d?autres contributions ou des amendes. ?
A. Arguments des parties
1. Les requ?rants
75. Les requ?rants indiquent que, dans sa motivation, la Cour de cassation a cit? un pr?c?dent (l?arr?t no 3283 du 12 f?vrier 2008) qui serait all? dans le sens pr?conis? par les demandeurs. Ils s??tonnent que, en d?pit de cela, la haute juridiction italienne ait rejet? leur pourvoi, violant ainsi, selon eux, l?article 14 de la Convention lu en combinaison avec l?article 6 ? 1.
76. En outre, sous l?angle de l?article 1 du Protocole no 1 ? la Convention, les requ?rants all?guent qu?ils n?ont pas pu obtenir les avantages ?conomiques qui seraient reconnus par les directives communautaires et dont d?autres m?decins auraient b?n?fici?. Ils indiquent qu?un projet de loi (no 679 de 2013) proposant de verser aux m?decins inscrits dans un ?tablissement de sp?cialisation entre 1983 et 1991 la somme de 13 000 EUR pour chaque annuit? de cours est actuellement soumis ? l?examen du Parlement. Ils soutiennent que l??ventuelle adoption de ce projet ne rem?dierait pas ? leur situation au motif que leurs pr?tentions ont d?sormais ?t? rejet?es par un arr?t pass? en force de chose jug?e.
2. Le Gouvernement
77. Le Gouvernement estime que les requ?rants n?ont fait l?objet d?aucune discrimination et qu?ils n?ont subi aucune ing?rence dans leur droit au respect de leurs biens. Il soutient ? cet ?gard qu?une motivation explicite quant au refus de poser la question pr?judicielle ? la CJCE n?aurait pas chang? le fond de la d?cision rendue par la Cour de cassation. Il en d?duit que les griefs des requ?rants tir?s de l?article 14 de la Convention et de l?article 1 du Protocole no 1 devraient ?tre d?clar?s irrecevables pour incompatibilit? ratione personae avec les dispositions de la Convention.
78. Ensuite, le Gouvernement indique que, dans le syst?me juridique italien, un pourvoi en cassation ne peut porter que sur des questions de droit. Il pr?cise que, en l?esp?ce, la haute juridiction italienne n??tait pas appel?e ? trancher la question de savoir si les requ?rants avaient droit ? d?dommagement, mais seulement ? se prononcer sur le point de savoir si le pourvoi contre l?arr?t d?appel ?tait ou non fond?. La t?che de la Cour de cassation n?aurait donc pas ?t? celle d??viter toute discrimination de facto. Le Gouvernement ajoute que, m?me si le syst?me italien n?est pas un syst?me de common law fond? sur le principe stare decisis, dans la pr?sente affaire la Cour de cassation ne s?est pas ?cart?e de sa jurisprudence bien ?tablie, mais qu?elle a conclu au rejet du pourvoi sur la base de la qualification juridique de la demande formul?e par les requ?rants en appel.
B. Appr?ciation de la Cour
79. La Cour observe que les griefs des requ?rants portent en substance sur le rejet de leur demande de d?dommagement. Celle-ci a ?t? ?cart?e car, faisant application de leur droit d?appr?cier les faits et de les caract?riser en droit, les juridictions italiennes ont estim? que les requ?rants n?avaient pas demand? la r?paration du pr?judice d?coulant de la perte des chances d?obtenir les b?n?fices pr?vus par les directives communautaires nos 363 du 16 juin 1975 et 82 du 26 janvier 1976. En particulier, selon la Cour de cassation, les int?ress?s s??taient born?s ? soutenir que le pr?judice d?coulant du retard dans la transposition des directives litigieuses ?tait in re ipsa et que le d?cret l?gislatif no 257 de 1991 avait cr?? une discrimination entre les m?decins qui avaient suivi des cours de sp?cialisation avant son entr?e en vigueur et ceux qui les avaient suivis apr?s celle-ci (paragraphe 26 ci-dessus).
80. ? supposer m?me que l?article 14 de la Convention trouve ? s?appliquer en l?esp?ce, la Cour ne d?c?le dans l?interpr?tation que la haute juridiction italienne a donn?e ? la demande des requ?rants aucune apparence de violation du droit des int?ress?s au respect de leurs biens. En outre, les requ?rants n?ont pas d?montr? avoir ?t? trait?s diff?remment d?autres personnes qui auraient introduit une demande identique ou analogue.
81. Il s?ensuit que ces griefs sont manifestement mal fond?s et qu?ils doivent ?tre rejet?s, en application de l?article 35 ?? 3 a) et 4 de la Convention.
IV. SUR L?APPLICATION DE L?ARTICLE 41 DE LA CONVENTION
82. Aux termes de l?article 41 de la Convention,
? Si la Cour d?clare qu?il y a eu violation de la Convention ou de ses Protocoles, et si le droit interne de la Haute Partie contractante ne permet d?effacer qu?imparfaitement les cons?quences de cette violation, la Cour accorde ? la partie l?s?e, s?il y a lieu, une satisfaction ?quitable. ?
A. Dommage
83. Les requ?rants indiquent qu?ils n?ont re?u ni la ? r?mun?ration ad?quate ? qui aurait ?t? pr?vue par les directives europ?ennes ni les points qu?ils s?attendaient ? se voir attribuer dans le cadre du dipl?me de sp?cialisation ? communautaire ?. Ils ajoutent qu?ils n?ont pas pu faire valoir leur dipl?me de sp?cialisation en dehors du territoire italien dans leur exercice de la m?decine dans d?autres ?tats de l?UE. Ils rel?vent ? cet ?gard que le d?cret l?gislatif no 257 de 1991 de transposition des directives n??tait pas r?troactif et qu?il n?a pr?vu aucune r?mun?ration pour la p?riode 1982-1991. Au titre du pr?judice mat?riel, ils r?clament 13 000 EUR chacun pour chaque annuit? de cours de sp?cialisation comprise dans la p?riode 1982 1991, soit le montant qui est, selon eux, pr?vu par le projet de loi no 679 de 2013 (paragraphe 76 ci-dessus), auquel ils ont ajout? les int?r?ts l?gaux et une somme pour compenser la d?pr?ciation de la monnaie.
84. Pour ce qui est de la non-attribution des points et de l?impossibilit? d?utiliser les dipl?mes de sp?cialisation ? l??tranger, les requ?rants estiment que ce pr?judice ne saurait ?tre r?par? que par l?introduction d?une loi ad hoc.
85. Ils demandent en outre 10 000 EUR chacun pour dommage moral.
86. Le Gouvernement affirme que les griefs tir?s d?une discrimination et d?une atteinte au droit au respect des biens sont irrecevables, et qu?aucune somme ne peut ?tre octroy?e de ce chef. En tout ?tat de cause, les sommes r?clam?es seraient excessives et calcul?es sur la base d?un projet de loi non encore examin? par le Parlement. Quant ? la violation all?gu?e de l?article 6 ? 1 de la Convention, elle n?aurait provoqu? aucun pr?judice. En effet, le Gouvernement est d?avis que, m?me si la Cour de cassation avait motiv? son refus de poser la question pr?judicielle, la d?cision sur le pourvoi des requ?rants n?aurait pas chang?. Le simple constat de violation constituerait donc une satisfaction ?quitable suffisante.
87. La Cour rappelle qu?elle a constat? une violation de la Convention seulement en ce qui concerne l?absence de motivation du refus de la Cour de cassation de poser une question pr?judicielle ? la CJCE. Elle n?aper?oit pas de lien de causalit? entre la violation constat?e et le dommage mat?riel all?gu? et rejette cette demande. En revanche, elle consid?re qu?il y a lieu d?octroyer ? chacun des requ?rants, ? l?exception de MM. Pasquale Marra et Piersandro Tresca, qui n?entendent plus maintenir leur requ?te (paragraphes 36-38 ci-dessus), 3 000 EUR pour dommage moral, soit la somme totale de 39 000 EUR.
B. Frais et d?pens
88. Les requ?rants demandent ?galement le remboursement des frais et d?pens engag?s devant les juridictions internes et devant la Cour. Ils indiquent que, pour la proc?dure devant la Cour de cassation, ces frais ont ?t? fix?s ? 1 903,20 EUR, auxquels s?ajoutent les frais d?enregistrement de l?arr?t (168 EUR). Au demeurant, les requ?rants demandent ? la Cour de fixer en ?quit? les sommes qui leur seraient dues de ce chef.
89. Le Gouvernement soutient que la demande de remboursement des frais expos?s devant la Cour de cassation manque de justification et qu?elle doit ?tre rejet?e.
90. Selon la jurisprudence de la Cour, un requ?rant ne peut obtenir le remboursement de ses frais et d?pens que dans la mesure o? se trouvent ?tablis leur r?alit?, leur n?cessit? et le caract?re raisonnable de leur taux. En l?esp?ce, elle note que les requ?rants n?ont entam? aucune proc?dure interne en r?paration de la violation de l?article 6 ? 1 de la Convention commise par la Cour de cassation. Il y a donc lieu de rejeter la demande de remboursement des frais et d?pens engag?s devant les juridictions internes. En revanche, compte tenu des documents dont elle dispose et de sa jurisprudence, la Cour estime raisonnable la somme globale de 5 000 EUR pour la proc?dure devant elle et l?accorde conjointement aux requ?rants.
C. Int?r?ts moratoires
91. La Cour juge appropri? de calquer le taux des int?r?ts moratoires sur le taux d?int?r?t de la facilit? de pr?t marginal de la Banque centrale europ?enne major? de trois points de pourcentage.
PAR CES MOTIFS, LA COUR, ? L?UNANIMIT?,
1. D?cide de rayer la requ?te du r?le en ce qui concerne les septi?me et dixi?me requ?rants (MM. Pasquale Marra et Piersandro Tresca) ;

2. D?clare la requ?te recevable quant au grief tir? du refus de la Cour de cassation de poser une question pr?judicielle ? la CJCE, et irrecevable pour le surplus ;

3. Dit qu?il y a eu violation de l?article 6 ? 1 de la Convention ? raison du refus non motiv? de la Cour de cassation de poser une question pr?judicielle ? la CJCE ;

4. Dit
a) que l??tat d?fendeur doit verser conjointement aux requ?rants, dans les trois mois ? compter du jour o? l?arr?t sera devenu d?finitif conform?ment ? l?article 44 ? 2 de la Convention, les sommes suivantes :
i. 39 000 EUR (trente-neuf mille euros), plus tout montant pouvant ?tre d? ? titre d?imp?t, pour dommage moral,
ii. 5 000 EUR (cinq mille euros), plus tout montant pouvant ?tre d? ? titre d?imp?t par les requ?rants, pour frais et d?pens ;
b) qu?? compter de l?expiration dudit d?lai et jusqu?au versement, ces montants seront ? majorer d?un int?r?t simple ? un taux ?gal ? celui de la facilit? de pr?t marginal de la Banque centrale europ?enne applicable pendant cette p?riode, augment? de trois points de pourcentage ;

5. Rejette la demande de satisfaction ?quitable pour le surplus.
Fait en fran?ais, puis communiqu? par ?crit le 21 juillet 2015, en application de l?article 77 ?? 2 et 3 du r?glement.
Fran?oise Elens-Passos P?ivi Hirvel?
Greffi?re Pr?sidente
Au pr?sent arr?t se trouve joint, conform?ment aux articles 45 ? 2 de la Convention et 74 ? 2 du r?glement, l?expos? de l?opinion s?par?e du juge Wojtyczek.
P.H.
F.E.P.

ANNEXE

1. OMISSIS

OPINION CONCORDANTE DU JUGE WOJTYCZEK
1. Dans la pr?sente affaire, j?ai vot? avec mes coll?gues pour constater une violation de la Convention, toutefois je ne suis pas convaincu par l?argumentation d?velopp?e par la majorit?.

2. Il est ind?niable que le droit ? un proc?s ?quitable pr?suppose l?obligation de motiver d?une fa?on ad?quate les d?cisions de justice rendues. La Cour a d?velopp? une tr?s riche jurisprudence en mati?re de motivation des d?cisions de justice. Selon cette jurisprudence, les garanties implicites de l?article 6 ? 1 comprennent l?obligation de motiver les d?cisions de justice (voir par exemple H. c. Belgique, ? 53). Bien que le juge interne dispose d?une certaine marge d?appr?ciation dans le choix des arguments et l?admission des preuves, il doit justifier ses actions en pr?cisant les raisons de ses d?cisions (voir par exemple Suominen c. Finlande, ? 36). Cela ?tant, l?article 6 n?exige pas une r?ponse d?taill?e ? chaque argument (voir par exemple Van de Hurk c. Pays-Bas, ? 61, Garcia Ruiz c. Espagne [GC], ? 26, Jahnke et Lenoble c. France (d?c.) et Perez c. France, [GC] ? 81). De plus, l??tendue de l?obligation de motivation peut varier en fonction de la nature de la d?cision de justice concern?e, et doit s?analyser ? la lumi?re des circonstances de l?esp?ce (voir par exemple de Ruiz Torija c. Espagne, ? 29, et Hiro Balani c. Espagne, ? 27).
Par ailleurs, selon la jurisprudence de la Cour, la marge d?appr?ciation laiss?e aux juridictions sup?rieures est encore plus ?tendue. La Cour accepte que certains types de recours soient rejet?s sans aucune motivation (voir, par exemple, Sawoniuk c. Royaume-Uni, Webb c. Royaume-Uni, ou encore Lutz John c. Allemagne). La Cour a elle-m?me d?velopp? une pratique constante selon laquelle elle ne motive pas les d?cisions rendues par un juge unique d?clarant une requ?te irrecevable.
Il est important aussi de noter que la jurisprudence de la Cour aboutit ? laisser aux ?tats une marge d?appr?ciation particuli?rement large en ce qui concerne la motivation des d?cisions de justice en droit p?nal. Ainsi, la Cour a admis dans certaines d?cisions que l?article 6 ne requiert pas que les jur?s donnent les raisons de leur d?cision (voir par exemple la d?cision Saric c. Danemark). Elle consid?re que ? devant les cours d?assises avec participation d?un jury populaire, il faut s?accommoder des particularit?s de la proc?dure o?, le plus souvent, les jur?s ne sont pas tenus de ? ou ne peuvent pas ? motiver leur conviction (paragraphes 85-89 ci-dessus). Dans ce cas ?galement, l?article 6 exige de rechercher si l?accus? a pu b?n?ficier des garanties suffisantes de nature ? ?carter tout risque d?arbitraire et ? lui permettre de comprendre les raisons de sa condamnation (paragraphe 90 ci dessus) ? (Taxquet c. Belgique, ? 92). De plus, dans la d?cision Judge c. Royaume-Uni, la Cour a jug? que les diff?rentes garanties offertes ? l?accus? en droit ?cossais ?taient suffisantes pour accepter que le verdict rendu par un jury ne soit pas motiv?.

3. ? mon avis, le param?tre principal dont il faudrait tenir compte en appliquant l?obligation de motiver les d?cisions de justice est la gravit? de l?ing?rence dans la sph?re des droits de l?homme. Bien ?videmment, d?autres facteurs entrent aussi en compte, comme le caract?re incident ou principal de la question tranch?e ou l?urgence ? statuer. Toutefois, la qualit? de la motivation doit ?tre modul?e en fonction de la gravit? de l?ing?rence dans la sph?re des droits de l?homme. Plus cette ing?rence est pouss?e, plus la motivation de la d?cision de justice doit ?tre d?taill?e et appuy?e par des arguments forts. Or, je note que l??tendue de la latitude d?action laiss?e par la Cour aux ?tats en mati?re de motivation des d?cisions de justice n?est pas toujours adapt?e ? la gravit? de l?ing?rence dans la sph?re des droits de l?homme, surtout si cette ing?rence est de nature p?nale. Dans ce contexte, on peut l?gitimement se poser la question de la coh?rence et de la force persuasive de la jurisprudence d?velopp?e par la Cour. L?approche adopt?e n?cessite donc d??tre repens?e et r?vis?e.

4. Il faut souligner ici que l?obligation de motiver les d?cisions de justice peut aussi d?couler d?autres dispositions mat?rielles de la Convention. Selon la jurisprudence de la Cour, une ing?rence des autorit?s nationales dans les libert?s prot?g?es par la Convexion doit ?tre justifi?e par des motifs pertinents et suffisants (voir par exemple Morice c. France, ? 144). Si l?ing?rence prend la forme d?une d?cision de justice, il en d?coule que le juge qui rend cette d?cision doit donner des motifs pertinents et suffisants.

5. La jurisprudence de la Cour relative au refus de poser une question pr?judicielle ? la Cour de justice de l?Union europ?enne a ?volu? au fil du temps. ? l?origine, la Cour semble avoir adopt? un crit?re centr? sur la question de l?arbitraire, jugeant qu?un tel refus ne devait pas ?tre arbitraire. Ainsi, dans la d?cision Co?me, elle a estim? qu?il ?tait ? conforme au fonctionnement [d?un] m?canisme [de question pr?judicielle] que le juge v?rifie s?il peut ou doit poser une question pr?judicielle, en s?assurant que celle-ci doit ?tre r?solue pour permettre de trancher le litige dont il est appel? ? conna?tre ?. Elle a alors ajout? : ? Cela ?tant, il n?est pas exclu que, dans certaines circonstances, le refus oppos? par une juridiction nationale, appel?e ? se prononcer en derni?re instance, puisse porter atteinte au principe de l??quit? de la proc?dure, tel qu??nonc? ? l?article 6 ? 1 de la Convention, en particulier lorsqu?un tel refus appara?t comme entach? d?arbitraire (Dotta c. Italie (d?c.), no 38399/97, 7 septembre 1999, non publi?e ; Predil Anstalt S.A. c. Italie (d?c.), no 31993/96, 8 juin 1999, non publi?e). ?
Dans un deuxi?me temps, la Cour a d?duit de l?article 6 de la Convention l?obligation de motiver les refus de poser une question pr?judicielle ? la Cour de justice de l?Union europ?enne ?manant d?une juridiction nationale dont les d?cisions ne sont pas susceptibles de recours (Ullens c. Belgique). Elle a alors expliqu? que le refus s?av?re arbitraire si ? les normes applicables ne pr?voient pas d?exception au principe de renvoi pr?judiciel ou d?am?nagement de celui-ci, lorsque le refus se fonde sur d?autres raisons que celles qui sont pr?vues par ces normes, et lorsqu?il n?est pas d?ment motiv? au regard de celles-ci ? (ibidem, ? 59 in fine), ajoutant : ? l?article 6 ? 1 met dans ce contexte ? la charge des juridictions internes une obligation de motiver au regard du droit applicable les d?cisions par lesquelles elles refusent de poser une question pr?judicielle, d?autant plus lorsque le droit applicable n?admet un tel refus qu?? titre d?exception ? (ibidem, ? 60). Cette jurisprudence a ensuite ?t? confirm?e par d?autres arr?ts.
Il en r?sulte que l?argumentation des parties fond?e sur le droit de l?Union europ?enne et ax?e sur l?obligation de poser la question pr?judicielle exige une r?ponse particuli?rement soign?e de la part du juge national. Dans le contexte de la jurisprudence g?n?rale de la Cour relative ? la motivation des d?cisions de justice, les questions et l?argumentation fond?es sur le droit de l?Union europ?enne b?n?ficient donc d?un traitement plus favorable que d?autres questions et arguments soulev?s par les parties, notamment les questions de responsabilit? p?nale. Or ce traitement pr?f?rentiel ne me semble pas suffisamment justifi? sur le fondement de la Conven

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