AFFAIRE SAGGIO c. ITALIE - A.N.P.T.ES.
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Testo originale e tradotto della sentenza selezionata

AFFAIRE SAGGIO c. ITALIE

Tipologia: Sentenza
Importanza: 2
Articoli: 41, 13, 06, P1-1
Numero: 41879/98/2001
Stato: Italia
Data: 2001-10-25 00:00:00
Organo: Sezione Seconda
Testo Originale

Conclusione Non-violazione di P1-1; Non luogo a procedere ad esaminare l’art. 6-1; violazione dell’art. 13; danno materiale – domanda respinta; Danno morale – risarcimento pecuniario; Rimborso oneri e spese – procedimento della Convenzione
SECONDA SEZIONE
CAUSA SAGGIO C. ITALIA
( Richiesta n? 41879/98)
SENTENZA
STRASBURGO
25 ottobre 2001
DEFINITIVO
25/01/2002
Questa sentenza diventer? definitiva nelle condizioni definite all’articolo 44 ? 2 della Convenzione. Pu? subire dei ritocchi di forma.

Nella causa Saggio c. Italia,
La Corte europea dei Diritti dell’uomo, seconda sezione, riunendosi in una camera composta da:
SIGG.. C.L. Rozakis, presidente,
A.B. Baka, B. Conforti, G. Bonello, la Sig.ra V. Str??nick?,
Sigg.. P. Lorenzen, il Sig. Fischbach, giudici, e del Sig. E. Fribergh, cancelliere di sezione,
Dopo avere deliberato in camera del consiglio il 14 settembre 1999, 10 luglio 2001 e 27 settembre 2001,
Rende la sentenza che ha, adottata a questa ultima, data:
PROCEDIMENTO
1. All’origine della causa si trova una richiesta (n? 41879/98) diretta contro l’Italia e in cui un cittadino di questo Stato, il Sig. A. S. (“il richiedente”), aveva investito la Commissione europea dei Diritti dell’uomo (“la Commissione”) il 19 dicembre 1997 in virt? del vecchio articolo 25 della Convenzione di salvaguardia dei Diritti dell’uomo e delle Libert? fondamentali (“la Convenzione”).
2. Il richiedente ? rappresentato da B. Sig., avvocato al foro di Bologna. Il governo italiano (“il Governo”) ? rappresentato dal suo agente, il Sig. U. Leanza ed il suo coagente, il Sig. V. Esposito.
3. Il richiedente adduceva in particolare che non aveva potuto ottenere il pagamento delle somme che gli erano dovute e che il sistema giudiziale italiano l’aveva privato di ogni tutela giurisdizionale a fare valere la sua lagnanza.
4. La richiesta ? stata trasmessa alla Corte il 1 novembre 1998, data di entrata in vigore del Protocollo n? 11 alla Convenzione (articolo 5 ? 2 del Protocollo n? 11).
5. La richiesta ? stata assegnata alla seconda sezione della Corte (articolo 52 ? 1 dell’ordinamento). In seno a questa, la camera incaricata di esaminare la causa (articolo 27 ? 1 della Convenzione) ? stata costituita conformemente all’articolo 26 ? 1 dell’ordinamento.
6. Con una decisione del 14 settembre 1999, la Corte ha dichiarato la richiesta parzialmente ammissibile.
7. Il richiedente ha depositato delle osservazioni scritte sul merito della causa, ma non il Governo (articolo 59 ? 1 dell’ordinamento).
IN FATTO
I. LE CIRCOSTANZE DELLO SPECIFICO
8. Il richiedente fu impiegato in qualit? di quadro presso la societ? a responsabilit? limitata F. dall? 8 maggio 1989 al 6 luglio 1995, data alla quale si licenzi? perch? non aveva ottenuto pi? la sua retribuzione dal gennaio 1995.
9. Il 7 giugno 1995, il tribunale di Bologna dichiar? che la societ? F. non era in grado di far fronte ai suoi debiti.
10. Con un decreto del 23 giugno 1995, il ministro dell’industria pose la societ? F. in “amministrazione straordinaria” (amministrazione straordinaria) e l’autorizz? a continuare la sua attivit? produttiva per una durata di due anni e nomin? tre commissari liquidatori. Questa decisione, pubblicata nella Gazzetta ufficiale (Gazzetta Ufficiale) del 28 giugno 1995, fu comunicata al richiedente con lettera del 19 febbraio 1996 che precisava anche che non poteva essere iniziata nessuna azione in esecuzione contro la societ? F. e che ogni pagamento dei crediti non avrebbe potuto avere luogo che all’epoca della ripartizione dell’attivo.
11. Il richiedente ha indicato che il valore del suo credito ammonta a 209 255 134 lire somma dovuta a titolo di stipendi non pagati, trattamento di fine di rapporto e licenziamento di cui non aveva beneficiato.
12. Con una lettera dell? 8 aprile 1999, la societ? F. inform? il richiedente che, sotto riserva di ulteriori verifiche, risultava dalla pratica che l’insieme dei suoi crediti ammontava a 203 954 032 lire di cui 144 679 032 lire rappresentavano un credito privilegiato.
13. Ad una data non precisata, il richiedente ricevette, da parte di un fondo di garanzia,
( fondo di garanzia presso l’INPDAI) la somma di 76 589 900 lire alla quale aveva diritto a titolo di trattamento di fine di rapporto. Il richiedente dovrebbe ricevere dunque ancora 127 364 132 lire.
14. Per?, risulta da una nota redatta dai commissari liquidatori della societ? F. che l’importo globale dei debiti di questa che ha cessato da molto ogni attivit? produttiva, ammonta a circa 1.104 miliardi di lire. Per fare fronte a questi debiti, la societ? in questione dispone della propriet? di certi immobili che sono per? in parte ipotecati e in parte sono oggetto di azioni revocatorie. I commissari liquidatori stanno provando a ricuperare certi crediti non pagati di cui il pi? importante ammonta a 200 miliardi di lire. Nella loro nota, i commissari liquidatori dichiarano non essere in grado di contemplare se ci saranno delle ripartizioni dell’attivo in favore del richiedente, essendo questa possibilit? condizionata dalla conclusione dei procedimenti di recupero dei crediti e dalle esigenze del ristabilimento di una protezione identica per tutti i creditori (par condicio creditorum. ) Il richiedente stima molto probabile che non sar? fatto nessuno altro pagamento a suo favore.
15. Secondo le informazione fornite dal Governo il 26 febbraio 2001, il procedimento di amministrazione straordinaria era, a questa data, ancora pendente dinnanzi ai commissari liquidatori.
II. IL DIRITTO INTERNO PERTINENTE
16. All’epoca dei fatti, il procedimento di amministrazione straordinaria era regolamentato dalla legge n? 95 del 3 aprile 1979 (qui di seguito indicata come “legge Prodi”) cos? come dagli articoli 195 e seguenti del decreto reale n? 267 del 16 marzo 1942 ( qui di seguito indicato come “legge del fallimento”). Si applicava principalmente alle imprese commerciali che hanno un numero di impiegati non inferiore a tre cento e di cui la massa dei crediti ammontava a 35 000 000 000 lire o pi?, superando cinque volte il valore del capitale sociale versato. L’applicazione dell’amministrazione straordinaria escludeva la possibilit? di dichiarare il fallimento dell’impresa che era autorizzata a continuare la sua attivit? produttiva per una durata determinata, in ogni caso non superiore a cinque anni (articolo 2 ?? 1 e 2 del legge Prodi).
17. Il procedimento era preceduto da una fase preliminare dinnanzi al tribunale civile che dichiarava che l’impresa non era in grado di fare fronte ai suoi debiti. L’amministrazione straordinaria propriamente detta era pronunciata poi dal ministro dell’industria e diretta da uno o tre commissari liquidatori (articolo 1 ?? 5 e 6 del legge Prodi). Questi ultimi erano incaricati di verificare lo stato dei crediti e di stabilire un “programma di recupero” (piano di risanamento) ?( articolo 2 ?? 4 e 5 della legge Prodi) mirando a salvaguardare il valore tecnico, commerciale e produttivo dell’impresa in difficolt? cos? come le stazioni di lavoro.
18. Durante il procedimento di amministrazione straordinaria, nessuno creditore poteva introdurre dinnanzi alle giurisdizioni giudiziali delle domande individuali in esecuzione che miravano ad attaccare direttamente il patrimonio della societ? debitrice (articoli 201 e 51 della legge del fallimento). Ogni credito, anche privilegiato, doveva essere da prima verificato secondo il procedimento stabilito agli articoli 207 e 209 della legge del fallimento che, nelle loro parti pertinenti, si leggono cos?:
“Entro un mese a partire dalla sua nomina, il commissario liquidatore comunica ad ogni creditore l’importo del valore del suo credito che risulta dai documenti contabili dell’impresa. Entro quindici giorni a partire dal ricevimento della suddetta comunicazione, i creditori, possono indirizzare al commissario osservazioni o domande. “
“(…) Entro novanta giorni a partire dal decreto che ordina l’amministrazione straordinaria, il commissario redige un stato dei crediti accettati e respinti e lo deposito alla cancelleria del tribunale. A seguito del deposito alla cancelleria, lo stato dei crediti diventa esecutivo. “
19. Il(I) commissario(i) si fa(fanno) carico poi della liquidazione dell’attivo (articoli 210 e 211 della legge del fallimento) e della ripartizione ai creditori delle somme ottenute (articolo 212 della legge del fallimento). Ai termini dell’articolo 213 della legge del fallimento, il bilancio finale della liquidazione ed il piano di ripartizione ai creditori era depositato alla cancelleria del tribunale. Entro venti giorni a partire dalla comunicazione di questo deposito, i creditori avevano la facolt? di contestare il bilancio ed il piano di ripartizione dinnanzi al tribunale civile (paragrafo 2 dell’articolo 213 precitato).
20. La chiusura del procedimento di amministrazione straordinaria era pronunciata, su richiesta dei commissari o d? ufficio, da un’autorit? di controllo (autorit? di vigilanza ) ?( articolo 6 ? 6 del legge Prodi).
21. La legge Prodi ? stata abrogato poi da un decreto legislativo n? 270 dell? 8 luglio 1999, entrato in vigore a fine agosto 1999. Questo ultimo ha introdotto anche in particolare una nuova regolamentazione del procedimento di amministrazione straordinaria, che prevedeva la possibilit? per ogni creditore di contestare dinnanzi alle giurisdizioni giudiziali gli atti del commissario liquidatore ( articolo 17 del decreto-legge n? 270 del 8 luglio 1999).
IN DIRITTO
1. SULLA VIOLAZIONE ADDOTTA DELL’ARTICOLO 1 DEL PROTOCOLLO N? 1
22. Il richiedente adduce che a causa della lentezza del procedimento di amministrazione straordinaria, non ha potuto ottenere il pagamento delle somme che gli erano dovute a titolo di stipendi non pagati e licenziamento di cui non aveva beneficiato. Nella sua decisione sull’ammissibilit? della richiesta, la Corte ha stimato che questa lagnanza deve essere esaminata sotto l’angolo dell’articolo 1 del Protocollo n? 1, cos? formulato,:
“Ogni persona fisica o morale ha diritto al rispetto dei suoi beni. Nessuno pu? essere privato della sua propriet? che a causa di utilit? pubblica e nelle condizioni previste dalla legge ed i principi generali del diritto internazionale.
Le disposizioni precedenti non recano offesa al diritto che possiedono gli Stati di mettere in vigore le leggi che giudicano necessarie per regolamentare l’uso dei beni conformemente all’interesse generale o per garantire il pagamento delle imposte o di altri contributi o delle multe. “
23. Il Governo osserva che ogni interferenza col diritto di propriet? del richiedente ? stata conforme all’interesse generale e che le autorit? nazionali non hanno infranto il giusto equilibrio richiesto in materia tra le esigenze della collettivit? e gli imperativi della salvaguardia dei diritti fondamentali dell’individuo.
A. Sull’esistenza di un “bene” al senso dell’articolo 1
24. Secondo la giurisprudenza degli organi della Convenzione, un guadagno futuro costituisce un “bene” al senso dell’articolo 1 del Protocollo n? 1 se il guadagno ? stato acquisito o ? oggetto di un credito esigibile (sentenza Ambruosi c. Italia del 19 ottobre 2000, non pubblicata, ? 20; vedere anche St?rksen c. Norvegia, richiesta n? 19819/92, decisione della Commissione del 5 luglio 1994, Decisioni e rapporti, (DR, 78-B, pp,). 88-89 e 94-95).
25. Nello specifico, la Corte osserva che il richiedente ? stato impiegato in qualit? di quadro presso la societ? a responsabilit? limitata F. dall? 8 maggio 1989 al 6 luglio 1995, e che non aveva ottenuto pi? la sua retribuzione dal gennaio 1995 (paragrafo 8 sopra). In pi?, l? 8 aprile 1999, suddetta societ? ha informato il richiedente che l’insieme dei suoi crediti, verificati nella cornice del procedimento di amministrazione straordinaria, ammontava a 203 954 032 lire italiane (paragrafo 12 sopra). Avendo il debitore stesso riconosciuto il diritto del richiedente ad ottenere il pagamento di una somma di denaro, la Corte considera che il richiedente ? titolare di un “bene” al senso dell’articolo 1 del Protocollo n? 1.
B. Sull’esistenza di un’ingerenza
26. La Corte stima che c’? stata ingerenza nel diritto di propriet? del richiedente come garantisce l’articolo 1 del Protocollo n? 1. Difatti, a seguito all’adozione del procedimento di amministrazione straordinaria, il suo “bene” ? stato gestito da un organo dello stato e l’interessato si ? trovato, per un certo tempo, nell’impossibilit? di esigere il pagamento del suo credito.
C. la regola applicabile
27. L’articolo 1 del Protocollo n? 1 che garantisce in sostanza il diritto di propriet?, contiene tre norme distinte (sentenza James ed altri c. Regno Unito del 21 febbraio 1986, serie A n? 98, pp. 29-30, ? 37, ed Immobiliare Saffi c. Italia [GC], n? 22774/93, ? 44, CEDH 1999-V): la prima che si esprime nella prima frase del primo capoverso e riveste un carattere generale, enuncia il principio del rispetto della propriet?; la seconda, che figura nella seconda frase dello stesso capoverso, mira alla privazione di propriet? e la sottopone a certe condizioni; in quanto alla terza, registrata nel secondo capoverso, riconosce agli Stati contraenti il potere, tra altri, di regolamentare l’uso dei beni conformemente all’interesse generale. La seconda e la terza che hanno munto agli esempi privati di attentati al diritto di propriet?, si devono interpretare alla luce del principio consacrato dalla prima (sentenza Aria Canada c. Regno Unito del 5 maggio 1995, serie A n? 316-a, p. 15, ? 30).
28. La Corte nota che non si ha avuto nello specifico n? espropriazione di fatto n? trasferimento di propriet?, perch? il diritto del richiedente a ricoprire il suo credito non ? stato mai messo in dubbio. L’applicazione del procedimento di amministrazione straordinaria si analizza in una regolamentazione dell’uso dei beni. Il secondo capoverso dell’articolo 1 del Protocollo n? 1 gioca dunque all’occorrenza.
D. Il rispetto delle condizioni del secondo capoverso
1. Scopo dell’ingerenza
29. La Corte riconosce che il procedimento di amministrazione straordinaria mira a garantire una gestione equa dei beni dell’impresa in liquidazione, in vista di garantire una protezione identica per tutti i creditori. Segue che l’ingerenza in questione perseguiva scopi legittimi conformi all’interesse generale, ossia una buona amministrazione della giustizia e la protezione dei diritti di altrui.
2. Proporzionalit? dell’ingerenza
30. La Corte ricorda che una misura di ingerenza, in particolare quella del cui esame dipende dal secondo paragrafo dell’articolo 1, deve predisporre un “giusto equilibrio” tra gli imperativi dell’interesse generale e quelli della salvaguardia dei diritti fondamentali dell’individuo. La ricerca di simile equilibrio si riflette nella struttura dell’articolo 1 tutto intero, dunque anche nel secondo capoverso: deve esistere un rapporto ragionevole di proporzionalit? tra i mezzi impiegati e lo scopo mirato. Controllando il rispetto di questa esigenza, la Corte riconosce allo stato un grande margine di valutazione tanto per scegliere le modalit? di collocamento in opera che per giudicare se le loro conseguenze si trovano legittimate, nell’interesse generale, dalla preoccupazione di raggiungere l’obiettivo della legge in causa (sentenze Chassagnou ed altri c. Francia [GC], numeri 25088/94, 28331/95 e 28443/95, ? 75, CEDH 1999-III, ed Immobiliare Saffi c. Italia, precitato, ? 49.)
31. La Corte stima che in principio un sistema di sospensione temporanea del pagamento dei crediti di un’impresa commerciale in crisi autorizzata a continuare la sua attivit? produttiva nell’interesse dell’economia nazionale, non ? criticabile in s?, visto in particolare il margine di valutazione autorizzato dal secondo capoverso dell’articolo 1. Per?, un tale sistema porta il rischio di imporre ai creditori un carico eccessivo in quanto alla possibilit? di ricoprire i loro beni e deve contemplare certe garanzie di procedimento per badare al fatto che il collocamento in opera del sistema e la sua incidenza sul diritto di propriet? degli individui non siano dunque n? arbitrari n? imprevedibili (vedere, mutatis mutandis, la sentenza Immobiliare Saffi c. Italia, precitata, ? 54).
32. Ora, la Corte fa osservare che il sistema italiano in vigore all’epoca dei fatti soffriva di una certa rigidit?: difatti, una volta iniziato il procedimento di amministrazione straordinario, nessuno creditore poteva introdurre dinnanzi alle giurisdizioni giudiziali delle domande individuali in esecuzione che miravano ad attaccare direttamente anche il patrimonio della societ? debitrice, dovendo ogni credito, privilegiato, essere di prima verificato dai commissari liquidatori (paragrafo 18 sopra). Solo il deposito, da parte di questi ultimi, del bilancio finale della liquidazione e del piano di ripartizione apriva ai creditori la possibilit? di contestare, dinnanzi al tribunale civile, le somme che erano state accordate loro (paragrafo 19 sopra). In pi?, i creditori non disponevano di nessuno mezzo effettivo per controllare l’attivit? dei commissari liquidatori o per sollecitare il compimento dei compiti che erano affidati loro.
33. La Corte deve verificare per? se, tenuto conto dello stato finanziario della societ? F. e delle circostanze private del caso di specifico, la durata del procedimento di amministrazione straordinaria ha violato il diritto di propriet? del richiedente.
34. A questo riguardo, conviene osservare che la societ? F. ha cessato da molto la sua attivit? produttiva e che l’importo globale dei suoi debiti ammonta a circa 1.104 miliardi di lire. La massa attiva del patrimonio ? costituita da certi immobili, in parte ipotecati, e da crediti il cui il pagamento ? incerto e il cui importo ? in ogni caso largamente inferiore all’insieme delle passivit? (paragrafo 14 sopra). La Corte nota che il richiedente ha ottenuto gi? il versamento di pi? di un terzo della somma che sollecitava (vedere sopra paragrafo 13). Per ci? che ? delle sue possibilit? di ricoprire il restante di questa, la Corte osserva che i commissari liquidatori stimano che la questione di sapere se il richiedente otterr? altri pagamenti a suo favore ? condizionata dalla conclusione dei procedimenti che hanno impegnato per ricuperare i crediti del societ? F. (paragrafo 14 sopra). Il richiedente stesso stima molto probabile che nessuno pagamento sar? fatto a suo favore.
35. Alla vista di ci? che precede, la Corte stima che la causa principale del ritardo nel pagamento del credito del richiedente non ? la lunghezza o la natura del procedimento di liquidazione, ma piuttosto la mancanza di risorse finanziarie del debitore e le difficolt? a ricuperare i suoi crediti, delle circostanze che non si potrebbe mettere a carico dello stato. Questo ultimo non ha infranto dunque, nel caso specifico, l’equilibrio che deve esistere in materia tra le protezioni del diritto degli individui al rispetto dei loro beni e le esigenze dell’interesse generale.
Di conseguenza, non c’? stata violazione dell’articolo 1 del Protocollo n? 1.
2. SULLA VIOLAZIONE ADDOTTA DELL’ARTICOLO 6 ? 1 DELLA CONVENZIONE
36. Il richiedente adduce che non ha avuto la possibilit? di fare valere i suoi diritti dinnanzi ad un’istanza nazionale capace di offrirgli una correzione appropriata. Invoca l’articolo 6 ? 1 della Convenzione che, nelle sue parti pertinenti, ? formulato cos?:
“Ogni persona ha diritto a ci? che la sua causa sia sentita da un tribunale chi decider? delle contestazioni sui suoi diritti ed obblighi di carattere civile. “
37. Il Governo nota che il richiedente deve prima sottoporre le sue pretese al commissario liquidatore, e che potr? contestare lo stato dei crediti dinnanzi alle giurisdizioni giudiziali dopo il deposito alla cancelleria di questo ultimo. In ogni caso, avr? diritto alla concessione di una somma a titolo del deprezzamento della moneta.
38. Il richiedente osserva che solo lo stato di crediti pu? essere attaccato dinnanzi alle giurisdizioni giudiziali e pu? essere fatto valere che non dispone, nel dritto italiano, di nessuno mezzo efficace per accelerare il procedimento di amministrazione straordinaria.
39. La Corte osserva che l’essenza della lagnanza del richiedente ricade sull’impossibilit? di sottoporre ad un’istanza nazionale, prima del deposito dello stato di crediti, una domanda di pagamento delle somme dovute o di contestare gli atti del commissario liquidatore. Per questo fatto, stima pi? indicato esaminare questa lagnanza sotto l’angolo dell’obbligo pi? generale, che l’articolo 13 della Convenzione fa pesare sugli Stati, di offrire un ricorso effettivo che permette di lamentarsi delle violazioni della Convenzione (vedere, mutatis mutandis, la sentenza Aksoy c. Turchia del 18 dicembre 1996, Raccolta 1996-VI, pp. 2285-2286, ?? 92-94).
3. SULLA VIOLAZIONE DELL’ARTICOLO 13 DELLA CONVENZIONE
40. L’articolo 13 della Convenzione ? formulato cos?:
“Ogni persona i cui i diritti e libert? riconosciuti nella presente Convenzione sono stati violati ha diritto alla concessione di un ricorso effettivo dinnanzi ad un’istanza nazionale, allorch? la violazione fosse stata commessa dalle persone che agiscono nell’esercizio delle loro funzioni ufficiali. “
41. Ai termini della giurisprudenza della Corte, l’articolo 13 garantisce l’esistenza in diritto interno di un ricorso che permette di prevalersi dei diritti e libert? della Convenzione, come si possono trovare ivi consacrati. Questa disposizione ha per conseguenza di esigere, per le lamentele che si possono stimare “difendibili” allo sguardo della Convenzione o dei suoi Protocolli, un ricorso interno che abilita dunque l’istanza nazionale competente a conoscere del contenuto della lagnanza ed ad offrire la correzione appropriata, anche se gli Stati contraenti godono di un certo margine di valutazione in quanto al modo di conformarsi agli obblighi che fanno loro questa disposizione. La portata dell’obbligo che deriva dell’articolo 13 varia in funzione della natura della lagnanza che il richiedente fonda sulla Convenzione. Tuttavia, il ricorso esatto deve essere “effettivo” in pratica come in diritto, particolarmente nel senso che il suo esercizio non deve essere ostacolato in modo ingiustificato dagli atti od omissioni delle autorit? dello stato convenuto (sentenze Aydin c. Turchia del 25 settembre 1997, Raccolta 1997-VI, p. 1895, ? 103, e Kaya c. Turchia del 19 febbraio 1998, Raccolta 1998-I, pp. 329-330, ? 106); in quanto al carattere “difendibile” della lagnanza fondata sulla Convenzione (vedere le sentenze Boyle e Rice c. Regno Unito del 27 aprile 1988, serie A n? 131, p. 23, ? 52, e Powell e Rayner c. Regno Unito del 21 febbraio 1990, serie A n? 172, p. 14, ? 31).
42. Nello specifico, il richiedente aveva una lagnanza difendibile sotto l’angolo dell’articolo 1 del Protocollo n? 1.
43. Aveva dritto a sottoporre la sua lagnanza ad un’istanza nazionale capace dunque di offrirgli una correzione appropriata. Per?, a seguito dell’adozione del procedimento di amministrazione straordinaria, per circa quattro anni e due mesi il richiedente non ha potuto investire nessuna autorit? per fare valere il suo diritto a ricoprire i suoi crediti o per contestare gli atti del commissario liquidatore, non disponendo di nessuno mezzo effettivo per sollecitare allo stesso tempo l’esame della sua pratica.
44. Per questo fatto, la Corte stima che le regole che regolano il procedimento di amministrazione straordinaria fino a fine agosto 1999, abbinate alla lunghezza della verifica dello stato dei crediti, hanno ostacolato in modo ingiustificato il suo diritto di disporre di un ricorso “effettivo” al senso dell’articolo 13 della Convenzione.
Di conseguenza, c’? stata violazione di questa disposizione.
4. SULL’APPLICAZIONE DELL’ARTICOLO 41 DELLA CONVENZIONE
45. Ai termini dell’articolo 41 della Convenzione,
“Se la Corte dichiara che c’? stata violazione della Convenzione o dei suoi Protocolli, e se il diritto interno dell’Alta Parte contraente non permette di cancellare che imperfettamente le conseguenze di questa violazione, la Corte accorda alla parte lesa, se c’? luogo, una soddisfazione equa. “
A. Danno
46. Il richiedente sollecita il versamento di 20 000 000 lire italiane a titolo di danno morale. Adduce inoltre che un procedimento giudiziale veloce ed efficace gli avrebbe permesso di incassare in un termine ragionevole il restante della somma che gli ? dovuta. Questa ultima ammonta a 127 364 132 lire italiane, il che corrisponderebbe al danno materiale subito.
47. Il Governo stima che la semplice constatazione della violazione della Convenzione fornirebbe in si una soddisfazione equa sufficiente ai sensi dell’articolo 41 della Convenzione.
48. La Corte osserva che l’importo di 127 364 132 lire italiane, richiesto dal richiedente a titolo di danno materiale, che era stato oggetto del procedimento nazionale di amministrazione straordinaria, alla data delle ultime informazione, era ancora pendente,. La Corte non potrebbe speculare, a questo stadio, sui risultati ai quali questo procedimento potr? arrivare e sottolinea che ad ogni modo la violazione della Convenzione non condiziona, in s? la formazione dello stato di crediti da parte dei commissari liquidatori e che il richiedente potr? eventualmente beneficiare di una somma per compensare il deprezzamento della moneta. C’? pertanto luogo di respingere la domanda formulata a titolo di danno materiale. Peraltro, la Corte stima che il richiedente ha subito un torto morale certo. Avuto riguardo alle circostanze della causa e deliberando su una base equa come vuole l’articolo 41 della Convenzione, decide di concedere egli 10 000 000 lire italiane.
B. Oneri e spese
49. Il richiedente sollecita il rimborso degli oneri e spese per il procedimento dinnanzi agli organi della Convenzione. Chiede 6 919 320 lire italiane.
50. Il Governo si rimette alla saggezza della Corte.
51. Avuto riguardo degli elementi nel suo possesso ed della pratica la Corte decide in materia, di assegnare al richiedente l’importo sollecitato.
C. Interessi moratori
52. Secondo le informazione di cui dispone la Corte, il tasso di interesse legale applicabile in Italia alla data di adozione della presente sentenza era del 3,5% l’anno.
PER QUESTI MOTIVI, LA CORTE,
1. Stabilisce (con cinque voci contro due) che non c’? stata violazione dell’articolo 1 del Protocollo n? 1;
2. Stabilisce ( all’unanimit?) che non si impone di esaminare la lagnanza formulata dal richiedente sul terreno dell’articolo 6 ? 1 della Convenzione;
3. Stabilisce (all’unanimit?) che c’? stata violazione dell’articolo 13 della Convenzione;
4. Stabilisce (all’unanimit?)
a) che lo stato convenuto deve versare al richiedente, nei tre mesi a contare dal giorno in cui la sentenza sar? diventata definitiva conformemente all’articolo 44 ? 2 della Convenzione, le seguenti somme: 10 000 000, dieci milioni, lire italiane per danno morale e 6 919 320, sei milioni nove cento diciannovemila tre cento venti, lire per oneri e spese;
b) che questi importi saranno da aumentare di un interesse semplice del 3,5% l’anno a contare dalla scadenza di suddetto termine e fino al versamento;
5. Respinge, all’unanimit?, la domanda di soddisfazione equa per il surplus.
Fatto in francese, comunicato poi per iscritto il 25 ottobre 2001 in applicazione dell’articolo 77 ?? 2 e 3 dell’ordinamento.
Erik Fribergh Christos Rozakis
Cancelliere Pr?sident

SENTENZA SAGGIO C. ITALIA

SENTENZA SAGGIO C. ITALIA

Testo Tradotto

Conclusion
Non-violation de P1-1 ; Non-lieu ? examiner l’art. 6-1 ; Violation de l’art. 13 ; Dommage mat?riel – demande rejet?e ; Pr?judice moral – r?paration p?cuniaire ; Remboursement frais et d?pens – proc?dure de la Convention
DEUXI?ME SECTION
AFFAIRE SAGGIO c. ITALIE
(Requ?te n? 41879/98)
ARR?T
STRASBOURG
25 octobre 2001
D?FINITIF
25/01/2002
Cet arr?t deviendra d?finitif dans les conditions d?finies ? l?article 44 ? 2 de la Convention. Il peut subir des retouches de forme.
?

En l?affaire Saggio c. Italie,
La Cour europ?enne des Droits de l?Homme (deuxi?me section), si?geant en une chambre compos?e de?:
MM.?C.L. Rozakis, pr?sident,?
??A.B. Baka,?
??B. Conforti,?
??G. Bonello,?
?Mme?V. Str??nick?,?
?MM.?P. Lorenzen,?
??M. Fischbach, juges,?
et?de?M.?E.?Fribergh, greffier de section,
Apr?s en avoir d?lib?r? en chambre du conseil les 14 septembre 1999, 10?juillet 2001 et 27 septembre 2001,
Rend l?arr?t que voici, adopt? ? cette derni?re date?:
PROC?DURE
1.??A l?origine de l?affaire se trouve une requ?te (n??41879/98) dirig?e contre l?Italie et dont un ressortissant de cet Etat, M. A. S. (??le requ?rant??), avait saisi la Commission europ?enne des Droits de l?Homme (??la Commission??) le 19 d?cembre 1997 en vertu de l?ancien article 25 de la Convention de sauvegarde des Droits de l?Homme et des Libert?s fondamentales (??la Convention??).
2.??Le requ?rant est repr?sent? par Me?B. M., avocat au barreau de Bologne. Le gouvernement italien (??le Gouvernement??) est repr?sent? par son agent, M.?U.?Leanza et son coagent, M.?V.?Esposito.
3.??Le requ?rant all?guait en particulier qu?il n?avait pas pu obtenir le paiement des sommes qui lui ?taient dues et que le syst?me judiciaire italien l?avait priv? de toute tutelle juridictionnelle pour faire valoir son grief.
4.??La requ?te a ?t? transmise ? la Cour le 1er?novembre?1998, date d?entr?e en vigueur du Protocole n? 11 ? la Convention (article?5???2 du Protocole n??11).
5.??La requ?te a ?t? attribu?e ? la deuxi?me section de la Cour (article?52???1 du r?glement). Au sein de celle-ci, la chambre charg?e d?examiner l?affaire (article?27???1 de la Convention) a ?t? constitu?e conform?ment ? l?article?26???1 du r?glement.
6.??Par une d?cision du 14 septembre 1999, la Cour a d?clar? la requ?te partiellement recevable.
7.??Le requ?rant a d?pos? des observations ?crites sur le fond de l?affaire, mais non le Gouvernement (article?59???1 du r?glement).
EN FAIT
I.??LES CIRCONSTANCES DE L?ESP?CE
8.??Le requ?rant fut employ? en qualit? de cadre aupr?s de la soci?t? ? responsabilit? limit?e F. du 8 mai 1989 au 6 juillet 1995, date ? laquelle il d?missionna car il n’avait plus obtenu sa r?tribution depuis janvier 1995.
9.??Le 7?juin?1995, le tribunal de Bologne d?clara que la soci?t? F. n??tait pas en mesure de faire face ? ses dettes.
10.??Par un d?cret du 23 juin 1995, le ministre de l?industrie pla?a la soci?t? F. en ??administration extraordinaire?? (amministrazione straordinaria), l?autorisa ? continuer son activit? productive pour une dur?e de deux ans et nomma trois commissaires liquidateurs. Cette d?cision, publi?e dans le Journal Officiel (Gazzetta Ufficiale) du 28 juin 1995, fut communiqu?e au requ?rant par courrier du 19?f?vrier 1996, qui pr?cisait ?galement qu?aucune action en ex?cution ne pouvait ?tre entam?e ? l?encontre de la soci?t? F. et que tout paiement des cr?dits n?aurait pu avoir lieu que lors de la r?partition de l?actif.
11.??Le requ?rant a indiqu? que la valeur de sa cr?ance s??l?ve ? 209?255?134?lires (environ 720 000 FF), somme due ? titre de salaires non pay?s, traitement de fin de rapport et cong?s dont il n?avait pas b?n?fici?.
12.??Par une lettre du 8 avril 1999, la soci?t? F. informa le requ?rant que, sous r?serve de v?rifications ult?rieures, il ressortait du dossier que l?ensemble de ses cr?ances s??levait ? 203?954?032?lires (environ 690?000?FF), dont 144?679?032 lires repr?sentaient une cr?ance privil?gi?e.
13.??A une date non pr?cis?e, le requ?rant re?ut, de la part d?un fond de garantie (fondo di garanzia presso l?INPDAI), la somme de 76?589?900 lires (environ 260?000 FF), ? laquelle il avait droit ? titre de traitement de fin de rapport. Le requ?rant devrait donc encore recevoir 127?364?132 lires (environ 431?500 FF).
14.??Cependant, il ressort d?une note r?dig?e par les commissaires liquidateurs de la soci?t? F. que le montant global des dettes de celle-ci, qui a depuis longtemps cess? toute activit? productive, s??l?ve ? environ 1.104?milliards de lires (un milliard ?tant environ 3?387?000 FF). Pour faire face ? ces dettes, la soci?t? en question dispose de la propri?t? de certains immeubles (qui sont cependant en partie hypoth?qu?s et en partie font l?objet d?actions r?vocatoires). Les commissaires liquidateurs sont en train d?essayer de r?cup?rer certaines cr?ances non pay?es, dont la plus importante s??l?ve ? 200 milliards de lires. Dans leur note, les commissaires liquidateurs d?clarent ne pas ?tre en mesure de pr?voir s?il y aura des r?partitions de l?actif en faveur du requ?rant, cette possibilit? ?tant conditionn?e par l?issue des proc?dures de r?cup?ration des cr?ances et par les exigences du r?tablissement d?une protection identique pour tous les cr?anciers (par condicio creditorum). Le requ?rant estime fort probable qu?aucun autre paiement ne sera fait en sa faveur.
15.??Selon les informations fournies par le Gouvernement le 26?f?vrier?2001, la proc?dure d?administration extraordinaire ?tait, ? cette date, encore pendante devant les commissaires liquidateurs.
II.??LE DROIT INTERNE PERTINENT
16.??A l??poque des faits, la proc?dure d?administration extraordinaire ?tait r?glement?e par la loi n? 95 du 3 avril 1979 (ci-apr?s indiqu?e comme ??loi Prodi??) ainsi que par les articles 195 et suivants du d?cret? royal n??267 du 16?mars 1942 (ci-apr?s indiqu? comme ??loi de la faillite??). Elle s?appliquait principalement aux entreprises commerciales ayant un nombre d?employ?s non inf?rieur ? trois cents et dont la masse des cr?ances s??levait ? 35 000 000 000 lires (environ 120?690?000 FF) ou plus, d?passant cinq fois la valeur du capital social vers?. L?application de l?administration extraordinaire excluait la possibilit? de d?clarer la faillite de l?entreprise, qui ?tait autoris?e ? continuer son activit? productive pour une dur?e d?termin?e, en tout cas non sup?rieure ? cinq ans (article 2 ?? 1 et 2 de la loi Prodi).
17.??La proc?dure ?tait pr?c?d?e d?une phase pr?alable devant le tribunal civil, qui d?clarait que l?entreprise n??tait pas en mesure de faire face ? ses dettes. L?administration extraordinaire proprement dite ?tait ensuite prononc?e par le ministre de l?industrie et dirig?e par un ou trois commissaires liquidateurs (article 1 ?? 5 et 6 de la loi Prodi). Ces derniers ?taient charg?s de v?rifier l??tat des cr?ances et d?arr?ter un ??programme de r?cup?ration?? (piano di risanamento – article 2 ?? 4 et 5 de la loi Prodi) visant ? sauvegarder la valeur technique, commerciale et productive de l?entreprise en difficult? ainsi que les postes de travail.
18.??Au cours de la proc?dure d?administration extraordinaire, aucun cr?ancier ne pouvait introduire devant les juridictions judiciaires des demandes individuelles en ex?cution?visant ? attaquer directement le patrimoine de la soci?t? d?bitrice?(articles?201 et 51 de la loi de la faillite). Toute cr?ance, m?me privil?gi?e, devait ?tre d?abord v?rifi?e selon la proc?dure arr?t?e aux articles 207 et 209 de la loi de la faillite, qui, en leurs parties pertinentes, se lisent ainsi?:
??Dans un d?lai d?un mois ? partir de sa nomination, le commissaire liquidateur communique ? chaque cr?ancier (…) le montant de la valeur de sa cr?ance r?sultant des documents comptables de l?entreprise (…). Dans un d?lai de quinze jours ? partir de la r?ception de la communication susmentionn?e, les cr?anciers (…) peuvent adresser au commissaire d?observations ou de demandes.??
??(…) Dans un d?lai de quatre-vingt-dix jours ? partir du d?cret ordonnant l?administration extraordinaire, le commissaire r?dige un ?tat des cr?ances accept?es et rejet?es (…) et le d?pose au greffe du tribunal (…). Suite au d?p?t au greffe, l??tat des cr?ances d?vient ex?cutoire.??
19.??Le(s) commissaire(s) se chargeai(en)t ensuite de la liquidation de l?actif (articles?210 et 211 de la loi de la faillite) et de la r?partition aux cr?anciers des sommes obtenues (article?212 de la loi de la faillite). Aux termes de l?article 213 de la loi de la faillite, le bilan final de la liquidation et le plan de r?partition aux cr?anciers ?taient d?pos?s au greffe du tribunal. Dans un d?lai de vingt jours ? partir de la communication de ce d?p?t, les cr?anciers avaient la facult? de contester le bilan et le plan de r?partition devant le tribunal civil (paragraphe 2 de l?article 213 pr?cit?).
20.??La cl?ture de la proc?dure d?administration extraordinaire ?tait prononc?e, ? la demande des commissaires ou d?office, par une autorit? de contr?le (autorit? di vigilanza – article 6 ? 6 de la loi Prodi).
21.??La loi Prodi a ?t? ensuite abrog?e par un d?cret l?gislatif n? 270 du 8?juillet?1999, entr? en vigueur fin ao?t 1999. Ce dernier a ?galement introduit une nouvelle r?glementation de la proc?dure d?administration extraordinaire, pr?voyant notamment la possibilit? pour tout cr?ancier de contester devant les juridictions judiciaires les actes du commissaire liquidateur (article 17 du d?cret-loi n? 270 du 8?juillet 1999).
EN DROIT
1.??SUR LA VIOLATION ALL?GU?E DE L?ARTICLE 1 DU PROTOCOLE N??1
22.??Le requ?rant all?gue qu?? cause de la lenteur de la proc?dure d?administration extraordinaire, il n?a pas pu obtenir le paiement des sommes qui lui ?taient dues ? titre de salaires non pay?s et cong?s dont il n?avait pas b?n?fici?. Dans sa d?cision sur la recevabilit? de la requ?te, la Cour a estim? que ce grief doit ?tre examin? sous l?angle de l?article 1 du Protocole n? 1, ainsi libell??:
??Toute personne physique ou morale a droit au respect de ses biens.? Nul ne peut ?tre priv? de sa propri?t? que pour cause d’utilit? publique et dans les conditions pr?vues par la loi et les principes g?n?raux du droit international.
?? Les dispositions pr?c?dentes ne portent pas atteinte au droit que poss?dent les Etats de mettre en vigueur les lois qu’ils jugent n?cessaires pour r?glementer l’usage des biens conform?ment ? l’int?r?t g?n?ral ou pour assurer le paiement des imp?ts ou d’autres contributions ou des amendes.??
23.??Le Gouvernement observe que toute interf?rence avec le droit de propri?t? du requ?rant a ?t? conforme ? l?int?r?t g?n?ral et que les autorit?s nationales n?ont pas enfreint le juste ?quilibre requis en la mati?re entre les exigences de la collectivit? et les imp?ratifs de la sauvegarde des droits fondamentaux de l?individu.
A.??Sur l?existence d?un ??bien?? au sens de l?article 1
24.??Selon la jurisprudence des organes de la Convention, un gain futur constitue un ??bien?? au sens de l?article 1 du Protocole n??1 si le gain a ?t? acquis ou fait l?objet d?une cr?ance exigible (arr?t Ambruosi c. Italie du 19?octobre 2000, non publi?, ? 20?; voir aussi St?rksen c. Norv?ge, requ?te n??19819/92, d?cision de la Commission du 5 juillet 1994, D?cisions et rapports (DR) 78-B, pp. 88-89 et 94-95).
25.??En l?esp?ce, la Cour observe que le requ?rant a ?t? employ? en qualit? de cadre aupr?s de la soci?t? ? responsabilit? limit?e F. du 8 mai 1989 au 6 juillet 1995, et qu?il n?avait plus obtenu sa r?tribution depuis janvier 1995 (paragraphe 8 ci-dessus). De plus, le 8 avril 1999, ladite soci?t? a inform? le requ?rant que l?ensemble de ses cr?ances, v?rifi?es dans le cadre de la proc?dure d?administration extraordinaire, s??levait ? 203?954?032 lires italiennes (paragraphe 12 ci-dessus). Le d?biteur lui-m?me ayant reconnu le droit du requ?rant ? obtenir le paiement d?une somme d?argent, la Cour consid?re que le requ?rant est titulaire d?un ??bien?? au sens de l?article 1 du Protocole n??1.
B.??Sur l?existence d?une ing?rence
26.??La Cour estime qu?il y a eu ing?rence dans le droit de propri?t? du requ?rant tel que l?article 1 du Protocole n??1 le garantit. En effet, suite ? l?adoption de la proc?dure d?administration extraordinaire, son ??bien?? a ?t? g?r? par un organe de l?Etat et l?int?ress? s?est trouv?, pendant un certain temps, dans l?impossibilit? d?exiger le paiement de sa cr?ance.
C.??La r?gle applicable
27.??L?article 1 du Protocole n? 1, qui garantit en substance le droit de propri?t?, contient trois normes distinctes (arr?t James et autres c. Royaume-Uni du 21 f?vrier 1986, s?rie A n? 98, pp.?29-30, ? 37, et Immobiliare Saffi c. Italie [GC], n? 22774/93, ? 44, CEDH 1999-V)?: la premi?re, qui s?exprime dans la premi?re phrase du premier alin?a et rev?t un caract?re g?n?ral, ?nonce le principe du respect de la propri?t? ; la deuxi?me, figurant dans la seconde phrase du m?me alin?a, vise la privation de propri?t? et la soumet ? certaines conditions ; quant ? la troisi?me, consign?e dans le second alin?a, elle reconna?t aux Etats contractants le pouvoir, entre autres, de r?glementer l?usage des biens conform?ment ? l?int?r?t g?n?ral. La deuxi?me et la troisi?me, qui ont trait ? des exemples particuliers d?atteintes au droit de propri?t?, doivent s?interpr?ter ? la lumi?re du principe consacr? par la premi?re (arr?t Air Canada c. Royaume-Uni? du 5 mai 1995, s?rie A n??316-A, p. 15, ? 30).
28.??La Cour note qu?il n?y a eu en l?esp?ce ni expropriation de fait ni transfert de propri?t?, car le droit du requ?rant ? recouvrir sa cr?ance n?a jamais ?t? mis en doute. L?application de la proc?dure d?administration extraordinaire s?analyse en une r?glementation de l?usage des biens. Le second alin?a de l?article 1 du Protocole n? 1 joue donc en l?occurrence.
D.??Le respect des conditions du second alin?a
1.??But de l?ing?rence
29.??La Cour reconna?t que la proc?dure d?administration extraordinaire vise ? assurer une gestion ?quitable des biens de l?entreprise en liquidation, en vue de garantir une protection identique pour tous les cr?anciers. Il s?ensuit que l?ing?rence en question poursuivait de buts l?gitimes conformes ? l?int?r?t g?n?ral, ? savoir une bonne administration de la justice et la protection des droits d?autrui.
2.??Proportionnalit? de l?ing?rence
30.??La Cour rappelle qu?une mesure d?ing?rence, notamment celle dont l?examen rel?ve du second paragraphe de l?article 1, doit m?nager un ? juste ?quilibre ? entre les imp?ratifs de l?int?r?t g?n?ral et ceux de la sauvegarde des droits fondamentaux de l?individu. La recherche de pareil ?quilibre se refl?te dans la structure de l?article 1 tout entier, donc aussi dans le second alin?a : il doit exister un rapport raisonnable de proportionnalit? entre les moyens employ?s et le but vis?. En contr?lant le respect de cette exigence, la Cour reconna?t ? l?Etat une grande marge d?appr?ciation tant pour choisir les modalit?s de mise en ?uvre que pour juger si leurs cons?quences se trouvent l?gitim?es, dans l?int?r?t g?n?ral, par le souci d?atteindre l?objectif de la loi en cause (arr?ts Chassagnou et autres c. France [GC], nos?25088/94, 28331/95 et 28443/95, ??75, CEDH 1999-III, et Immobiliare Saffi c.?Italie, pr?cit?, ? 49).
31.??La Cour estime qu?en principe un syst?me de suspension temporaire du paiement des cr?ances d?une entreprise commerciale en crise autoris?e ? continuer son activit? productive dans l?int?r?t de l??conomie nationale, n?est pas critiquable en soi, vu notamment la marge d?appr?ciation autoris?e par le second alin?a de l?article 1. Cependant, un tel syst?me emporte le risque d?imposer aux cr?anciers une charge excessive quant ? la possibilit? de recouvrir leurs biens et doit donc pr?voir certaines garanties de proc?dure pour veiller ? ce que la mise en ?uvre du syst?me et son incidence sur le droit de propri?t? des particuliers ne soient ni arbitraires ni impr?visibles (voir, mutatis mutandis, l?arr?t Immobiliare Saffi c. Italie, pr?cit?, ? 54).
32.??Or, la Cour fait observer que le syst?me italien en vigueur ? l??poque des faits souffrait d?une certaine rigidit??: en effet, une fois entam?e la proc?dure d?administration extraordinaire, aucun cr?ancier ne pouvait introduire devant les juridictions judiciaires des demandes individuelles en ex?cution?visant ? attaquer directement le patrimoine de la soci?t? d?bitrice, toute cr?ance, m?me privil?gi?e, devant ?tre d?abord v?rifi?e par les commissaires liquidateurs (paragraphe 18 ci-dessus). Seul le d?p?t, par ces derniers, du bilan final de la liquidation et du plan de r?partition ouvrait aux cr?anciers la possibilit? de contester, devant le tribunal civil, les sommes qui leur avaient ?t? accord?es (paragraphe 19 ci-dessus). De plus, les cr?anciers ne disposaient d?aucun moyen effectif pour contr?ler l?activit? des commissaires liquidateurs ou pour solliciter l?accomplissement des t?ches qui leur ?taient confi?es.
33.??La Cour doit cependant v?rifier si, compte tenu de l??tat financier de la soci?t? F. et des circonstances particuli?res du cas d?esp?ce, la dur?e de la proc?dure d?administration extraordinaire a viol? le droit de propri?t? du requ?rant.
34.??A cet ?gard, il convient d?observer que la soci?t? F. a depuis longtemps cess? son activit? productive et que le montant global de ses dettes s??l?ve ? environ 1.104 milliards de lires. La masse active du patrimoine est constitu?e par certains immeubles, en partie hypoth?qu?s, et par des cr?ances, dont le paiement est incertain et dont le montant est en tout cas largement inf?rieur ? l?ensemble des passivit?s (paragraphe 14 ci-dessus). La Cour note que le requ?rant a d?j? obtenu le versement de plus d?un tiers de la somme qu?il sollicitait (voir paragraphe?13 ci-dessus). Pour ce qui est de ses possibilit?s de recouvrir le restant de celle-ci, la Cour observe que les commissaires liquidateurs estiment que la question de savoir si le requ?rant obtiendra d?autres paiements en sa faveur est conditionn?e par l?issue des proc?dures qu?ils ont engag?es afin des r?cup?rer les cr?ances de la soci?t? F. (paragraphe 14 ci-dessus). Le requ?rant lui-m?me estime fort probable qu?aucun paiement ne sera fait en sa faveur.
35.??Au vu de ce qui pr?c?de, la Cour estime que la cause principale du retard dans le paiement de la cr?ance du requ?rant n?est pas la longueur ou la nature de la proc?dure de liquidation, mais plut?t le manque de ressources financi?res du d?biteur et les difficult?s de r?cup?rer ses cr?ances, des circonstances qu?on ne saurait mettre ? la charge de l?Etat. Ce dernier n?a donc pas enfreint, dans le cas d?esp?ce, l??quilibre qui doit exister en la mati?re entre la protection du droit des particuliers au respect de leurs biens et les exigences de l?int?r?t g?n?ral.
Par cons?quent, il n?y a pas eu violation de l?article 1 du Protocole n? 1.
2.??SUR LA VIOLATION ALL?GU?E DE L?ARTICLE 6 ? 1 DE LA CONVENTION
36.??Le requ?rant all?gue qu?il n?a pas eu la possibilit? de faire valoir ses droits devant une instance nationale capable de lui offrir un redressement appropri?. Il invoque l?article?6 ? 1 de la Convention, qui, en ses parties pertinentes, est ainsi libell??:
??Toute personne a droit ? ce que sa cause soit entendue (…) par un tribunal (…) qui d?cidera (…) des contestations sur ses droits et obligations de caract?re civil.??
37.??Le Gouvernement note que le requ?rant doit d?abord soumettre ses pr?tentions au commissaire liquidateur,?et qu?il pourra contester l??tat des cr?ances devant les juridictions judiciaires apr?s le d?p?t au greffe de ce dernier. En tout cas, il aura droit ? l?octroi d?une somme au titre de la d?valorisation de la monnaie.
38.??Le requ?rant observe que seul l??tat de cr?ances peut ?tre attaqu? devant les juridictions judiciaires et fait valoir qu?il ne dispose, en droit italien, d?aucun moyen efficace pour acc?l?rer la proc?dure d?administration extraordinaire.
39.??La Cour observe que l?essence du grief du requ?rant porte sur l?impossibilit? de soumettre ? une instance nationale, avant le d?p?t de l??tat de cr?ances, une demande en paiement des sommes dues ou de contester les actes du commissaire liquidateur. De ce fait, elle estime davantage indiqu? d?examiner ce grief sous l?angle de l?obligation plus g?n?rale, que l?article?13 de la Convention fait peser sur les Etats, d?offrir un recours effectif permettant de se plaindre de violations de la Convention (voir, mutatis mutandis, l?arr?t Aksoy c. Turquie du 18 d?cembre 1996, Recueil 1996-VI, pp. 2285-2286, ?? 92-94).
3.??SUR LA VIOLATION DE L?ARTICLE 13 DE LA CONVENTION
40.??L?article 13 de la Convention est ainsi libell??:
??Toute personne dont les droits et libert?s reconnus dans la pr?sente Convention ont ?t? viol?s a droit ? l’octroi d’un recours effectif devant une instance nationale, alors m?me que la violation aurait ?t? commise par des personnes agissant dans l’exercice de leurs fonctions officielles.??
41.??Aux termes de la jurisprudence de la Cour, l’article 13 garantit l’existence en droit interne d’un recours permettant de s’y pr?valoir des droits et libert?s de la Convention, tels qu’ils peuvent s’y trouver consacr?s. Cette disposition a donc pour cons?quence d’exiger, pour les plaintes que l?on peut estimer ? d?fendables ? au regard de la Convention ou de ses Protocoles, un recours interne habilitant l’instance nationale comp?tente ? conna?tre du contenu du grief et ? offrir le redressement appropri?, m?me si les Etats contractants jouissent d’une certaine marge d’appr?ciation quant ? la mani?re de se conformer aux obligations que leur fait cette disposition. La port?e de l’obligation d?coulant de l’article 13 varie en fonction de la nature du grief que le requ?rant fonde sur la Convention. Toutefois, le recours exig? doit ?tre ??effectif?? en pratique comme en droit, en ce sens particuli?rement que son exercice ne doit pas ?tre entrav? de mani?re injustifi?e par les actes ou omissions des autorit?s de l’Etat d?fendeur (arr?ts Aydin c.?Turquie du 25?septembre 1997, Recueil 1997-VI, p. 1895, ? 103, et Kaya c.?Turquie du 19?f?vrier 1998, Recueil 1998-I, pp. 329-330, ? 106?; quant au caract?re ??d?fendable?? du grief fond? sur la Convention, voir les arr?ts?Boyle et Rice c. Royaume-Uni du 27 avril 1988, s?rie A n? 131, p. 23, ? 52, et Powell et Rayner c.?Royaume-Uni du 21 f?vrier 1990, s?rie A n??172, p. 14, ? 31).
42.??En l?esp?ce, le requ?rant avait un grief d?fendable sous l?angle de l?article 1 du Protocole n??1.
43.??Il avait donc droit de soumettre son grief ? une instance nationale capable de lui offrir un redressement appropri?. Cependant, suite ? l?adoption de la proc?dure d?administration extraordinaire, pendant environ quatre ans et deux mois le requ?rant n?a pu saisir aucune autorit? pour faire valoir son droit ? recouvrir ses cr?ances ou pour contester les actes du commissaire liquidateur, ne disposant en m?me temps d?aucun moyen effectif pour solliciter l?examen de son dossier.
44.??De ce fait, la Cour estime que les r?gles r?gissant la proc?dure d?administration extraordinaire jusqu?? fin ao?t 1999, assorties de la longueur de la v?rification de l??tat des cr?ances, ont entrav? de mani?re injustifi?e son droit de disposer d?un recours ??effectif?? au sens de l?article?13 de la Convention.
Par cons?quent, il y a eu violation de cette disposition.
4.??SUR L?APPLICATION DE L?ARTICLE 41 DE LA CONVENTION
45.??Aux termes de l?article 41 de la Convention,
??Si la Cour d?clare qu?il y a eu violation de la Convention ou de ses Protocoles, et si le droit interne de la Haute Partie contractante ne permet d?effacer qu?imparfaitement les cons?quences de cette violation, la Cour accorde ? la partie l?s?e, s?il y a lieu, une satisfaction ?quitable.??
A.??Dommage
46.??Le requ?rant sollicite le versement de 20?000?000 lires italiennes ? titre de pr?judice moral. Il all?gue en outre qu?une proc?dure judiciaire rapide et efficace lui aurait permis d?encaisser dans un d?lai raisonnable le restant de la somme qui lui est due. Cette derni?re s??l?ve ? 127?364?132 lires italiennes, ce qui correspondrait au pr?judice mat?riel subi.
47.??Le Gouvernement estime que le simple constat de la violation de la Convention fournirait en soi une satisfaction ?quitable suffisante aux sens de l?article 41 de la Convention.
48.??La Cour observe que le montant de 127?364?132 lires italiennes, r?clam? par le requ?rant ? titre de pr?judice mat?riel, fait l?objet de la proc?dure nationale d?administration extraordinaire, laquelle ?tait, ? la date des derni?res informations, encore pendante. La Cour ne saurait sp?culer, ? ce stade, sur les r?sultats auxquels cette proc?dure pourra aboutir et souligne qu?en tout ?tat de cause la violation de la Convention ne conditionne pas, en soi, la formation de l??tat de cr?ances par les commissaires liquidateurs et que le requ?rant pourra ?ventuellement b?n?ficier d?une somme pour compenser la d?valorisation de la monnaie. Il y a partant lieu de rejeter la demande formul?e ? titre de pr?judice mat?riel. Par ailleurs, la Cour estime que le requ?rant a subi un tort moral certain. Eu ?gard aux circonstances de la cause et statuant sur une base ?quitable comme le veut l?article?41 de la Convention, elle d?cide de lui octroyer 10?000?000 lires italiennes.
B.??Frais et d?pens
49.??Le requ?rant sollicite le remboursement des frais et d?penses pour la proc?dure devant les organes de la Convention. Il demande 6?919?320 lires italiennes.
50.??Le Gouvernement s?en remet ? la sagesse de la Cour.
51.??Eu ?gard aux ?l?ments en sa possession et ? la pratique en la mati?re, la Cour d?cide d?allouer au requ?rant le montant sollicit?.
C.??Int?r?ts moratoires
52.??Selon les informations dont dispose la Cour, le taux d?int?r?t l?gal applicable en Italie ? la date d?adoption du pr?sent arr?t ?tait de 3,5?% l?an.
PAR CES MOTIFS, LA COUR
1.??Dit, par cinq voix contre deux, qu?il n?y a pas eu violation de l?article 1 du Protocole n??1?;
2.??Dit, ? l?unanimit?, qu?il ne s?impose pas d?examiner le grief formul? par le requ?rant sur le terrain de l?article 6 ??1 de la Convention?;
3.??Dit, ? l?unanimit?, qu?il y a eu violation de l?article 13 de la Convention?;
4.??Dit, ? l?unanimit?,
a)??que l?Etat d?fendeur doit verser au requ?rant, dans les trois mois ? compter du jour o? l?arr?t sera devenu d?finitif conform?ment ? l?article?44???2 de la Convention, les sommes suivantes?: 10?000?000 (dix?millions) lires italiennes pour dommage moral et 6?919?320 (six?millions neuf cent dix-neuf mille trois cent vingt) lires pour frais et d?pens?;
b)??que ces montants seront ? majorer d?un int?r?t simple de 3,5?% l?an ? compter de l?expiration dudit d?lai et jusqu?au versement?;
5.??Rejette, ? l?unanimit?, la demande de satisfaction ?quitable pour le surplus.
Fait en fran?ais, puis communiqu? par ?crit le 25 octobre 2001 en application de l?article?77 ?? 2 et 3 du r?glement.
Erik Fribergh?Christos Rozakis?
?Greffier?Pr?sident

ARR?T SAGGIO c. ITALIE

ARR?T SAGGIO c. ITALIE?

A chi rivolgersi e i costi dell'assistenza

Il Diritto dell'Espropriazione è una materia molto complessa e poco conosciuta, che "ingloba" parti importanti di molteplici rami del diritto. Per tutelarsi è quindi essenziale farsi assistere da un Professionista (con il quale si consiglia di concordare in anticipo i costi da sostenere, come ormai consentito dalle leggi in vigore).

Se l'espropriato ha già un Professionista di sua fiducia, può comunicagli che sul nostro sito trova strumenti utili per il suo lavoro.
Per capire come funziona la procedura, quando intervenire e i costi da sostenere, si consiglia di consultare la Sezione B.6 - Come tutelarsi e i Costi da sostenere in TRE Passi.

  • La consulenza iniziale, con esame di atti e consigli, è sempre gratuita
    - Per richiederla cliccate qui: Colloquio telefonico gratuito
  • Un'eventuale successiva assistenza, se richiesta, è da concordare
    - Con accordo SCRITTO che garantisce l'espropriato
    - Con pagamento POSTICIPATO (si paga con i soldi che si ottengono dall'Amministrazione)
    - Col criterio: SE NON OTTIENI NON PAGHI

Se l'espropriato è assistito da un Professionista aderente all'Associazione pagherà solo a risultato raggiunto, "con i soldi" dell'Amministrazione. Non si deve pagare se non si ottiene il risultato stabilito. Tutto ciò viene pattuito, a garanzia dell'espropriato, con un contratto scritto. è ammesso solo un rimborso spese da concordare: ad. es. 1.000 euro per il DAP (tutelarsi e opporsi senza contenzioso) o 2.000 euro per il contenzioso. Per maggiori dettagli si veda la pagina 20 del nostro Vademecum gratuito.