AFFAIRE SAADI c. ITALIE - A.N.P.T.ES.
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Testo originale e tradotto della sentenza selezionata

AFFAIRE SAADI c. ITALIE

Tipologia: Sentenza
Importanza: 1
Articoli: 41, 29, P1-1
Numero: 37201/06/2008
Stato: Italia
Data: 2008-02-28 00:00:00
Organo: Grande Camera
Testo Originale

RIPORTIAMO LA PRESENTE SENTENZA PERCHE’ E’ INDICIZZATA NEL REPERTORIO DELLA CORTE SOTTO L’ARTICOLO 1-P1. RITENIAMO COMUNQUE CHE SI TRATTI DI UN ERRORE DI INDICIZZAZIONE DA PARTE DEL PERSONALE AMMINISTRATIVO DELLA CORTE IN QUANTO IL CONTENUTO EFFETTIVO DELLA SENTENZA FA RIFERIMENTO ALL’ARTICOLO 1-P7.

Conclusione Violazione dell’art. 3, in caso di espulsione verso la Tunisia,; Danno materiale – domanda respinta; Danno giuridico – constatazione di violazione sufficiente
GRANDE CAMERA
CAUSA SAADI C. ITALIA
(Richiesta no 37201/06)
SENTENZA
STRASBURGO
28 febbraio 2008
Questa sentenza pu? subire dei ritocchi di forma

Nella causa Saadi c. Italia,
La Corte europea dei diritti dell’uomo, riunendosi in una Grande Camera composta da:
Jean-Paul Costa, presidente, Christos Rozakis, Nicolas Bratza, Bo?tjan il Sig. Zupancic, Peer Lorenzen, Francesca Tulkens, Loukis Loucaides, Corneliu B?rsan, Nina Vajic, Vladimiro Zagrebelsky, Alvina Gyulumyan, Khanlar Hajiyev, Dean Spielmann, Egbert Myjer, Sverre Erik Jebens, Ineta Ziemele, Isabelle Berro-Lef?vre, giudici,,,,
e di Vincent Berger, giureconsulto,
Dopo avere deliberato in camera del consiglio l? 11 luglio 2007 e il 23 gennaio 2008,
Rende la sentenza che ha adottato in questa ultima data:
PROCEDIMENTO
1. All’origine della causa si trova una richiesta (no 37201/06) diretta contro la Repubblica italiana e in cui un cittadino tunisino, il Sig. N. S. (“il richiedente”), ha investito la Corte il 14 settembre 2006 in virt? dell’articolo 34 della Convenzione di salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libert? fondamentali (“la Convenzione”).
2. Il richiedente ? rappresentato dal Sig. S. C. e B. M., avvocati a Milano. Il governo italiano (“il Governo”) ? rappresentato dal suo agente, il Sig. I.M. Braguglia, e dal suo coagente aggiunto, il Sig. N. Lettieri.
3. Il richiedente adduceva che la messa in esecuzione della decisione di espellerlo verso la Tunisia l’avrebbe esposto al rischio di essere sottomesso a trattamenti contrari all’articolo 3 della Convenzione ed ad un diniego flagrante di giustizia (articolo 6 della Convenzione). Inoltre, questa misura recherebbe offesa al suo diritto al rispetto della sua vita familiare (articolo 8 della Convenzione) e sarebbe stata presa a disprezzo delle garanzie di procedimento voluto dall’articolo 1 del Protocollo no 7.
4. La richiesta ? stata assegnata alla terza sezione della Corte, articolo 52 ? 1 dell’ordinamento. Il 16 ottobre 2006, il presidente della sezione ha deciso di comunicare la richiesta al Governo. Avvalendosi dell’articolo 29 ? 3 della Convenzione, ha deciso che sarebbero stati esaminati l’ammissibilit? ed il merito della causa allo stesso tempo e che la richiesta sarebbe stata trattata con precedenza (articolo 41 dell’ordinamento).
5. Il 29 marzo 2007, una camera della terza sezione, composta da Bo?tjan il Sig. Zupan?i?, Corneliu B?rsan, Vladimiro Zagrebelsky, Alvina Gyuyulumyan, Egbert Myjer, Ineta Ziemele ed Isabelle Berro-Lef?vre, giudici, cos? come da Santiago Quesada, cancelliere di sezione, si ? disfatta al profitto della Grande Camera, non essendosi opposte nessuna delle parti (articoli 30 della Convenzione e 72 dell’ordinamento).
6. La composizione della Grande Camera ? stata fissata conformemente agli articoli 27 ?? 2 e 3 della Convenzione e 24 dell’ordinamento.
7. Tanto il richiedente che il Governo hanno deposto un esposto sul merito della causa. Le parti hanno ciascuna sottoposto dei commenti scritti sull’esposto dell’altro. Alcune osservazioni sono state ricevute anche dal governo del Regno Unito, che il presidente aveva autorizzato ad intervenire nel procedimento scritto ed orale, articoli 36 ? 2 della Convenzione e 44 ? 2 dell’ordinamento.
8. Un’udienza si ? svolta in pubblico al Palazzo dei diritti dell’uomo, a Strasburgo, l? 11 luglio 2007, articolo 59 ? 3 dell’ordinamento.
Sono comparsi:
-per il governo convenuto
Sig. N. Lettieri, magistrato, ministero delle Cause estere, coagente aggiunto,
La Sig.ra E. Mazzuco, prefetto,
La Sig. A. Bella, alto funzionario di polizia,
Il Sig. C. Galzerano, prefetto di polizia aggiunto, consiglieri;
-per il richiedente
Sig. S. C., avvocato, consigliere,;
-per il governo del Regno Unito il
Sig. D. Walton, agente, il Sig. J. Swift, avvocato, consigliere, il Sig. S. Braviner-Roman, ministero dell’interno, la Sig.ra A. Fitzgerald, ministero della Giustizia,
Il Sig. E. Adams, ministero della Giustizia, consiglieri.
La Corte ha sentito Sigg. C., Lettieri e Swift nelle loro dichiarazioni, cos? come nelle loro risposte alle domande poste dai giudici.
IN FATTO
I. LE CIRCOSTANZE DELLO SPECIFICO
9. Il richiedente ? nato nel 1974 e ha risieduto a Milano.
10. Il richiedente che ? entrato in Italia in una data non precisata tra 1996 e 1999, era titolare di un permesso di soggiorno rilasciato per “ragioni familiari” dalla prefettura (Questura) di Bologna il 29 dicembre 2001. La data di scadenza di questo permesso era fissata al 11 ottobre 2002.
A. I procedimenti penali condotti contro il richiedente in Italia ed in Tunisia
11. Il 9 ottobre 2002, il richiedente, sospettato, tra altri, di terrorismo internazionale, articolo 270 bis del codice penale, fu arrestato e messo in detenzione provvisoria. Il richiedente e cinque altre persone furono rinviati poi in giudizio dinnanzi alla corte d?assise di Milano.
12. La procura formul? quattro capi di accusa contro il richiedente. Secondo il primo, questo si era associato con altre persone per commettere degli atti di violenza tra cui degli attentati, in Stati diversi dall’Italia e allo scopo di seminare il terrore. Dal dicembre 2001 al settembre 2002, il richiedente sarebbe stato tra gli organizzatori e dirigenti di questa associazione, avrebbe formulato la dottrina ideologica di questa e dato gli ordini necessari per raggiungere gli obiettivi. Il secondo capo di accusa riguardava la falsificazione “di un gran numero di documenti, come passaporti, patenti, permessi di soggiorno.” Il richiedente era accusato anche di ricettazione e di avere tentato di favorire l’entrata sul territorio italiano di un numero indeterminato di stranieri a disprezzo delle leggi sull’immigrazione.
13. Durante i dibattimenti, il rappresentante della procura richiese la condanna del richiedente a tredici anni di detenzione. L’avvocato dell’interessato richiese il proscioglimento della violazione di terrorismo internazionale. Si rimise alla saggezza della corte d?assise in quanto agli altri capi di accusa.
14. Con una sentenza del 9 maggio 2005, la corte d?assise di Milano modific? la qualifica giuridica del primo capo di accusa. Stim? che i fatti rimproverati non erano costitutivi d?imputazione di terrorismo internazionale ma di quella di associazione di malviventi. Condann? il richiedente a quattro anni e sei mesi di detenzione per questa ultima imputazione, cos? come per falso in scritture e ricettazione. Prosciolse il richiedente dell’accusa di connivenza con l’immigrazione clandestina perch? i fatti rimproverati non si erano prodotti.
15. La corte d?assise inflisse al richiedente una pena accessoria di interdizione ad esercitare delle funzioni pubbliche per cinque anni, ed ordin? che dopo avere scontato la sua pena, l’interessato fosse espulso dal territorio italiano.
16. Nella motivazione della sua sentenza, lunga 331 pagine, la corte d?assise osserv? che le prove contro il richiedente risultavano in particolare dal contenuto di certe intercettazioni telefoniche e hertziane, dalle dichiarazioni di certi testimoni e da numerosi falsi documenti sequestrati. Nel loro insieme, questi elementi provavano che il richiedente era integrato in seno ad un’associazione che aveva per scopo la ricettazione di documenti rubati e la loro falsificazione, attivit? da cui l’interessato traeva i suoi mezzi di sussistenza. In compenso, non era stato stabilito che i documenti in questione erano stati utilizzati dai loro falsi titolari per penetrare illegalmente sul territorio italiano.
17. Per ci? riguarda l’accusa di terrorismo internazionale, la corte d?assise nota innanzitutto che un’associazione aveva un carattere “terroristico” quando mirava a commettere degli atti violenti contro i civili o delle persone che non partecipano attivamente ad un conflitto armato allo scopo di seminare il terrore o di obbligare un governo o un’organizzazione internazionale a compiere od omettere un atto, e quando il movente era di natura politica, ideologica o religiosa. Nello specifico, non si sapeva se gli atti violenti che, secondo la tesi della procura, il richiedente ed i suoi complici si preparavano a commettere, si iscrivevano o meno nella cornice di un conflitto armato.
18. In pi?, gli elementi raccolti durante le investigazioni ed i dibattimenti non erano di natura tale da provare, al di l? di ogni dubbio ragionevole, che gli imputati avevano cominciato a mettere in pratica la loro intenzione di commettere degli atti di violenza, o avevano fornito un sostegno logistico o finanziario ad altre persone o associazioni che avevano delle finalit? terroristiche. Una tale prova non risultava in particolare dalle intercettazioni telefoniche e hertziane. Queste provavano unicamente che il richiedente ed i suoi complici intrattenevano dei rapporti con le persone e delle associazioni facenti parte dell’universo dell’islamismo integralista, che manifestavano un’ostilit? contro gli “infedeli”, e particolarmente verso quelli che si trovavano nei territori considerati come musulmani, e che il loro mondo relazionale si costituiva di “fratelli” uniti da convinzioni religiose ed ideologiche identiche.
19. Utilizzando un linguaggio criptato, gli imputati ed i loro corrispondenti avevano menzionato a pi? riprese una “partita di calcio”, destinata a rinforzare la loro fede in Dio. Secondo la corte d?assise, era completamente evidente che non si trattava di una manifestazione sportiva, ma di un’azione che rispondeva ai principi dell’islam pi? radicale. Per?, non era stato possibile comprendere di quale “azione” si trattasse n? dove si sarebbe dovuta svolgere.
20. Del resto, il richiedente aveva lasciato Milano il 17 gennaio 2002 e, facendo scalo ad Amsterdam, si era recato in Iran, da dove era ritornato in Italia il 14 febbraio 2002. Aveva parlato anche di un “responsabile dei fratelli” che si trovava in Iran. Certi membri del gruppo al quale il richiedente apparteneva si erano recati nei “campi di addestramento” in Afghanistan e si erano procurati delle armi, degli esplosivi e del materiale di osservazione e di registrazione visive. Nell’appartamento del richiedente ed in quelli dei suoi coimputati, la polizia aveva sequestrato del materiale di propaganda sulla jihad -o guerra santa-condotta a nome dell’islam. Inoltre, nelle conversazioni telefoniche effettuate dal suo luogo di detenzione in Italia, il richiedente, loquace coi membri della sua famiglia in Tunisia, aveva fatto riferimento al “martirio” di suo fratello F. S.; in altre conversazioni, aveva menzionato la sua intenzione di partecipare alla guerra santa.
21. Tuttavia, non era stato trovato alcun elemento ulteriore che avrebbe permesso di precisare l’esistenza e lo scopo di un’associazione terroristica. In particolare, mancava la prova che il richiedente ed i suoi complici avevano deciso di tradurre la loro fede integralista in azioni violente aventi le caratteristiche di un atto terroristico. Il loro desiderio di lanciarsi nella djihad e di eliminare i nemici dell’islam poteva realizzarsi molto bene col compimento di atti di guerra nella cornice di un conflitto armato, cio? di atti che non rientravano nella nozione di “terrorismo”. Non era stato stabilito se il fratello del richiedente era deceduto realmente in un attentato-suicidio e se questo ultimo era la “partita di calcio” al quale gli imputati avevano, a pi? riprese, fatto riferimento.
22. Il richiedente e la procura interposero appello. Il primo sollecit? un’assoluzione da tutti i capi di accusa, mentre il secondo chiese anche la condanna dell’imputato per terrorismo internazionale e connivenza con l’immigrazione clandestina.
23. Nel suo appello, la procura osserv? che ai termini della giurisprudenza della Corte di cassazione, gli elementi costitutivi dell?imputazione di terrorismo internazionale erano riuniti anche in mancanza di atto di violenza, essendo sufficiente l’esistenza di un progetto che mirava a commettere di un tale atto. Inoltre, un’azione poteva avere un carattere terroristico anche se era destinata ad essere compiuta nella cornice di un conflitto armato, a condizione tuttavia che i suoi autori non fossero membri delle “forze armate di un Stato” o di un “gruppo di insurrezione.” Nello specifico, risultava dai documenti della pratica che il richiedente ed i suoi soci si erano procurati ed avevano procurato a terzi dei documenti falsificati, delle armi, degli esplosivi e del denaro per commettere delle azioni violente che miravano ad affermare i valori ideologici dell’islam integralista. In pi?, gli imputati mantenevano dai contatti con persone ed organizzazioni facenti parte dell’universo del terrorismo internazionale ed avevano pianificato un’azione violenta ed illecita che sarebbe dovuta essere commessa nell’ottobre 2002 nella cornice della “guerra santa” ed in un paese differente dall’Italia. Solo l’arresto degli imputati imped? il compimento di questo atto. Peraltro, a questa epoca, il conflitto armato in Afghanistan era finito e quello che doveva avere luogo in Iraq non era ancora cominciato.
24. La procura osserv? anche che il fratello del richiedente, il Sig. F.S, era detenuto in Iran; il richiedente gli aveva reso visita in questo paese tra gennaio e febbraio 2002. Dopo la sua liberazione, il Sig. F. S. si era stabilito in Francia e aveva mantenuto dei contatti col richiedente. Era deceduto poi in un attentato-suicida, ci? di cui il richiedente e gli altri membri della sua famiglia erano fieri. Ci? risultava dal contenuto delle conversazioni telefoniche intercettate nella struttura penitenziaria dove il richiedente era detenuto.
25. La procura chiese infine la produzione di nuove prove, cio? delle lettere e dichiarazioni provenenti da una persona sospettata di attivit? terroristiche, da una parte, e delle intercettazioni hertziane fatte in una moschea a Milano, dall?altro parte.
26. Il 13 marzo 2006, la corte d?assise di appello di Milano sollev? un’eccezione di incostituzionalit? dell’articolo 593 ? 2 del codice di procedimento penale (“il CPP”). Come modificata dalla legge no 46 del 20 febbraio 2006, questa disposizione contemplava che l’imputato e la procura potessero interporre appello solamente contro i verdetti di assoluzione se, dopo la fine del processo di prima istanza, delle nuove prove decisive erano apparse o erano state scoperte. La corte d?assise di appello ordin? la sospensione del procedimento nell’attesa della decisione della Corte costituzionale.
27. Con la sentenza no 26 del 6 febbraio 2007, la Corte costituzionale dichiar? le disposizioni interne pertinenti incostituzionali per il fatto che non permettevano alla procura di interporre appello contro tutti i giudizi di assoluzione ed per il fatto ci? contemplavano che gli appelli interposti dalla procura prima dell’entrata in vigore della legge no 46 del 20 febbraio 2006 erano inammissibili. La Corte costituzionale osserv? in particolare che questa ultima legge non rispettava il giusto equilibrio che deve regnare, nel processo penale, tra i diritti della difesa e quelli del pubblico ministero.
28. La prima udienza dinnanzi alla corte d?assise di appello di Milano fu fissata al 10 ottobre 2007.
29. Nel frattempo, l? 11 maggio 2005, o due giorni dopo la decisione della sentenza della corte d?assise di Milano, il tribunale militare di Tunisi aveva condannato il richiedente in contumacia a vent’ anni di detenzione per appartenenza ad un’organizzazione terroristica che agisce all’esteri in tempo di pace e per incitamento al terrorismo. Il condannato era privato inoltre dei suoi diritti civili ed era sottoposto ad un “controllo amministrativo” per una durata di cinque anni. Il richiedente afferma avere appreso la sua condanna solamente quando, il 2 luglio 2005, il dispositivo della sentenza, diventato definitivo, fu notificato a suo padre.
30. Il richiedente adduce che la sua famiglia ed il suo avvocato non sono in grado di ottenere una copia della sentenza di condanna decisa da parte del tribunale militare di Tunisi. Queste affermazioni sono confermate dalle dichiarazioni dell’avvocato tunisino del richiedente. Con una lettera del 22 maggio 2007, indirizzata al presidente della Repubblica tunisina ed al ministro tunisino della Giustizia e dei Diritti dell’uomo, i suoi rappresentanti dinnanzi alla Corte hanno sollecitato la trasmissione della sentenza in questione. La conclusione di questo passo non ? conosciuta.
B. L’ordinanza di espulsione presa contro il richiedente ed i ricorsi esercitati da questo ultimo per impedire l’esecuzione di questa misura e di ottenere un permesso di soggiorno e/o la concessione dello statuto di profugo
31. Il 4 agosto 2006, il richiedente che era stato detenuto senza interruzione dal 9 ottobre 2002, fu rimesso in libert?.
32. L? 8 agosto 2006, il ministro degli Interni ordin? la sua espulsione verso la Tunisia, e questo in applicazione delle disposizioni della decreto-legge no 144 del 27 luglio 2005, intitolato “misure urgenti per combattere il terrorismo internazionale” e diventato la legge no 155 del 31 luglio 2005. Osserv? che “risultava dai documenti della pratica” che il richiedente aveva sostenuto un “ruolo attivo” nella cornice di un’organizzazione incaricata di fornire un supporto logistico e finanziario alle persone appartenenti alle unit? integraliste islamiche in Italia ed all’estero. Quindi, il suo comportamento turbava l’ordine pubblico e metteva in pericolo la sicurezza nazionale.
33. Il ministro precis? che il richiedente non avrebbe potuto ritornare in Italia che sulla base di un’autorizzazione ministeriale ad hoc.
34. Il richiedente fu trasferito in un centro di detenzione provvisoria, centro di permanenza temporanea, di Milano. L? 11 agosto 2006, l’ordinanza d?espulsione fu convalidata dal giudice conciliatore di Milano.
35. L? 11 agosto 2006, il richiedente chiese asilo politico. Addusse essere stato condannato in contumacia in Tunisia per ragioni di natura politica e temere di essere sottoposto a tortura cos? come a “rappresaglie politiche e religiose.” Con una decisione del 16 agosto 2006, il prefetto (Questore) di Milano dichiar? questa domanda inammissibile al motivo che il richiedente era pericoloso per la sicurezza dello stato.
36. Il 6 settembre 2006, il direttore di un’organizzazione non governativa, l’organizzazione mondiale contro la tortura (“l’OMCT”), indirizz? una lettera al presidente del consiglio italiano. In questa corrispondenza, l’OMCT si dichiar? “vivamente preoccupata” per la situazione del richiedente, temendo che in caso d?espulsione verso la Tunisia, l’interessato fosse giudicato di nuovo per gli stessi fatti di quelli che imputatigli in Italia. L’omct ricord? anche che ai termini dell’articolo 3 della Convenzione dell’ONU contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, disumani o degradanti, “nessuno Stato parte non espeller?, non respinger?, n? non estrader? una persona verso un altro Stato dove ci sono dei motivi seri di credere che rischia di essere sottoposta alla tortura.”
37. Il 12 settembre 2006, il presidente di un’altra organizzazione non governativa, il Collettivo della comunit? tunisina in Europa, indirizz? un appello al governo italiano “affinch? metta fine alla sua politica d?espulsione in massa degli immigrati tunisini religiosi praticanti.” Addusse che i poteri pubblici italiani stavano utilizzando dei metodi disumani e rimproveravano a parecchi tunisini le loro convinzioni religiose. Secondo il presidente del collettivo, era “evidente” che al loro arrivo in Tunisia, i tunisini riguardati sarebbero stato “torturati e condannati a pesanti pene di prigione, e questo a causa delle autorit? italiane che li sospettano falsamente di terrorismo.” Il nome del richiedente figurava su un elenco di persone che rischiavano un?espulsione imminente verso la Tunisia che era annessa alla lettera del 12 settembre 2006.
38. La decisione del prefetto del 16 agosto 2006, paragrafo 35 sopra, fu notificata al richiedente il 14 settembre 2006. L’interessato non tent? nessun ricorso. Il 12 settembre 2006, aveva prodotto per?, dei documenti tra i quali la lettera dell’OMCT del 6 settembre 2006 ed i rapporti di Amnesty Internazionale e del Dipartimento di stato degli Stati Uniti dell’America relativo alla Tunisia, chiedendo che fossero trasmessi alla commissione territoriale per la concessione dello statuto di profugo. Il 15 settembre 2006, la prefettura di Milano indic? oralmente al richiedente che, visto il rifiuto della sua domanda di asilo, i documenti in questione non potevano essere presi in considerazione.
39. Il 14 settembre 2006, il richiedente, invocando l’articolo 39 dell’ordinamento, aveva chiesto alla Corte di sospendere o annullare la decisione di espellerlo verso la Tunisia. Il 15 settembre 2006, la Corte decise di chiedere al Governo italiano di fornirle delle informazione sulla questione di sapere, in particolare, se la condanna pronunciata contro il richiedente dal tribunale militare di Tunisi era definitiva e se esistevano, in diritto tunisino, dei ricorsi che permettono di riaprire il procedimento o di tenere un nuovo processo.
40. La risposta del Governo giunse alla cancelleria il 2 ottobre 2006. Secondo le autorit? italiane, quando una condanna ? pronunciata in contumacia, la legge tunisina conferisce al condannato il diritto di ottenere la riapertura del procedimento. Il Governo fece riferimento in particolare ad un fax dell’ambasciatore dall’Italia a Tunisi del 29 settembre 2006 precisando che, secondo le informazione fornite dal direttore della cooperazione internazionale del ministero della Giustizia tunisina, la condanna del richiedente non era definitiva, potendo opporsi alla sentenza resa al suo carico il condannato giudicato in contumacia.
41. Il 5 ottobre 2006, la Corte decise di applicare l’articolo 39 del suo ordinamento. Chiese al Governo di sospendere l?espulsione del richiedente fino a nuovo ordine.
42. Il termine massimale di detenzione in vista della sua espulsione con scadenza il 7 ottobre 2006, il richiedente fu rimesso in libert? a questa data. Il 6 ottobre 2006, una nuova ordinanza d?espulsione era stata per? presa, a suo carico. Il 7 ottobre 2006, questa ordinanza fu notificata al richiedente che fu ricondotto al centro di detenzione provvisoria di Milano. Dato che il richiedente aveva dichiarato essere entrato in Italia dalla Francia, la nuova ordinanza d?espulsione indicava che il paese di destinazione era la Francia, e non la Tunisia. Il 10 ottobre 2006, la nuova ordinanza d?espulsione fu convalidata dal giudice conciliatore di Milano.
43. Il 3 novembre 2006, il richiedente fu rimesso in libert? perch? dei nuovi elementi indicavano che era impossibile espellerlo verso la Francia. Lo stesso giorno, la corte d?assise di appello di Milano ordin? che, fin dalla sua liberazione, il richiedente fosse sottomesso alle misure di precauzione, cio? l’interdizione di lasciare il territorio italiano e l’obbligo di recarsi in un ufficio di polizia tutti i luned?, mercoled? e venerd?.
44. Il 27 settembre 2006, il richiedente aveva sollecitato nel frattempo, la concessione di un permesso di soggiorno. Con una nota del 4 dicembre 2006, la prefettura di Milano aveva risposto che questa domanda non poteva essere accolta. Difatti, un permesso “per ragioni di giustizia” poteva essere concesso solamente alla domanda delle autorit? giudiziali, quando queste stimavano che la presenza di uno straniero in Italia era necessaria al buono svolgimento di un’inchiesta penale. Il richiedente era colpito comunque da un’interdizione di lasciare il territorio italiano ed era dunque obbligato a restare in Italia. In pi?, per ottenere un permesso di soggiorno, era necessario produrre un passaporto o altro documento similare.
45. Dinnanzi alla Corte, il richiedente addusse che le autorit? tunisine avevano negato di rinnovare il suo passaporto, ci? che aveva fatto fallire ogni altro tentativo di regolarizzazione della sua situazione.
46. Ad una data non precisata, il richiedente introdusse anche dinnanzi al tribunale amministrativo regionale (“il TAR”) di Lombardia un ricorso che mirava ad ottenere l’annullamento dell’ordinanza d?espulsione del 6 ottobre 2006 cos? come la sospensione dell’esecuzione di questo atto.
47. Con una decisione del 9 novembre 2006, il TAR di Lombardia dichiar? che non c’era luogo a deliberare sulla questione della sospensione ed ordin? la trasmissione della pratica al TAR del Lazio, giurisdizione competente ratione loci.
48. Il TAR di Lombardia osserv? in particolare che la Corte europea dei diritti dell’uomo aveva sollecitato gi? la sospensione dell’esecuzione dell’ordinanza controversa ed aveva ovviato di conseguenza ad ogni danno che pu? essere addotto dal richiedente.
49. Secondo le informazione fornite dal richiedente il 29 maggio 2007, il procedimento dinnanzi al TAR del Lazio era, a questa data, ancora pendente.
50. Il 18 gennaio 2007, il richiedente indirizz? un esposto alla prefettura di Milano. Sottoline? che la Corte europea dei diritti dell’uomo aveva chiesto di sospendere l’esecuzione della sua espulsione in ragione di un rischio concreto che subisse dei trattamenti contrari all’articolo 3 della Convenzione. Quindi, il richiedente chiese di essere sentito dalla commissione territoriale per la concessione dello statuto di profugo in vista di vedersi accordare asilo politico. Secondo le informazione fornite dal richiedente l?11 luglio 2007, a questa data non era stato dato alcun seguito al suo esposto. In una nota del 20 luglio 2007, il ministero italiano dell’interno precis? che l’esposto del 18 gennaio 2007 non poteva analizzarsi in una nuova richiesta di asilo n? in un appello contro la decisione di rifiuto resa dal prefetto di Milano il 16 agosto 2006, paragrafo 35 sopra.
C. Le assicurazioni diplomatiche chieste dall’Italia alla Tunisia
51. Il 29 maggio 2007, l’ambasciata dell’Italia a Tunisi indirizz? una nota verbale al governo tunisino per chiedere delle assicurazioni diplomatiche secondo le quali, in caso d?espulsione verso la Tunisia, il richiedente non sarebbe stato sottomesso ai trattamenti contrari all’articolo 3 della Convenzione e non avrebbe subito nessuno diniego flagrante di giustizia.
52. La nota in questione, redatta in francese, si legge come segue:
“L’ambasciata dell’Italia presenta i suoi complimenti al ministero delle Cause estere e, a seguito del colloquio tra gli ambasciatori dell’Italia il Sig. Arturo Olivieri e S.E. il ministro della Giustizia e dei Diritti dell’uomo il Sig. B?chir Tekkari, in margine della visita del ministro italiano della Giustizia il Sig. Cl?mente Mastella, il 28 maggio 2007, ha l’onore di chiedere la preziosa collaborazione delle autorit? tunisine per un sviluppo positivo del seguente caso.
Il cittadino tunisino N. S., nato a Haidra, Tunisia, il 30.11.1974, ? stata oggetto di un decreto d?espulsione dell’Italia verso la Tunisia, decisa dal ministero dell’interno l? 08.08.2006.
Dopo l’emanazione di suddetto decreto, questo ultimo ha fatto ricorso dinnanzi alla Corte europea dei Diritti dell’uomo di Strasburgo il 14.09.2006, chiedendo ed ottenendo la decisione di sospensione dell?espulsione in questione.
Questo ricorso ? basato sulla tesi secondo la quale sarebbe stato condannato in contumacia ad una pena di 20 anni di reclusione per i crimini legati al terrorismo, attraverso una sentenza che proviene dal tribunale militare di Tunisi il 11.05.2005, notificata al padre del condannato il 02.07.2005. A causa di questa condanna, in caso di applicazione del decreto d?espulsione verso il suo paese di origine, il Sig. S. sostiene che rischierebbe di essere incarcerato, una volta espulso in Tunisia, sulla base di un giudizio iniquo e di essere sottoposto a tortura e trattamenti degradanti e disumani, in allegato copia della notificazione della sentenza esibita dall’interessato.
Per riunire tutti gli elementi necessari per valutare questo caso, la Corte europea dei Diritti dell’uomo ha indirizzato una richiesta al governo italiano, in vista di ottenere una copia della sentenza di condanna e di conoscere se il governo italiano ha ben l’intenzione prima di procedere all?espulsione di chiedere delle garanzie diplomatiche al governo tunisino.
Alla luce di ci? che precede, l’ambasciata dell’Italia, pur contando sulla sensibilit? delle autorit? tunisine in materia, ha l’onore di formulare, nel rispetto delle prerogative giurisdizionali dello stato tunisino, la seguente urgente richiesta di garanzie, in quanto elemento formale indispensabile per la soluzione del caso in sospeso:
-nel caso in cui l’informazione fornita dal Sig. S. in quanto all’esistenza di una condanna che proviene dal tribunale militare di Tunisi a suo riguardo che data l? 11.05.2005 corrisponde alla verit?, trasmettere una copia integrale di suddetta sentenza, prima del 11.07.2007, data dell’udienza presso la Corte, e confermare che potr? fare opposizione, ed essere giudicato da un tribunale indipendente ed imparziale, secondo un procedimento che sia, nell’insieme, conforme ai principi di un processo equo e pubblico;
-smentire i timori espressi dal Sig. S. di essere sottoposto alla tortura ed a pene o a trattamenti disumani e degradanti al suo ritorno in Tunisia;
-che nel caso in cui fosse incarcerato, potr? ricevere la visita dei suoi avvocati cos? come dei membri della sua famiglia.
L’ambasciata dell’Italia sarebbe inoltre grata alle autorit? tunisine se volessero cortesemente tenerla informata dello stato di detenzione del chiamato N. S., nel caso in cui fosse incarcerato.
La soluzione del caso sopraindicato ha delle implicazioni importanti sui futuri aspetti della sicurezza.
Le suddette precisazioni, che la Corte europea dei Diritti dell’uomo ha chiesto al governo italiano, sono indispensabili per potere procedere all?espulsione.
In una certa misura, questo caso costituisce un precedente, rispetto ai numerosi altri casi in sospeso, e la risposta positiva ?ne siamo persuasi -delle autorit? tunisine render? pi? facile procedere ad eventuali ulteriori sfratti nell’avvenire.
Pure essendo perfettamente cosciente della delicatezza di questo argomento, l’ambasciata dell’Italia conta sulla comprensione delle autorit? tunisine in vista di una risposta nello spirito di una lotta efficace contro il terrorismo internazionale, nella cornice delle relazioni di amicizia tra i nostri due paesi. “
53. Il governo italiano precis? che simili assicurazioni non erano mai state chieste prima alle autorit? tunisine.
54. Il 4 luglio 2007, il ministero tunisino delle Cause estere indirizz? una nota verbale all’ambasciata italiana a Tunisi. Questa corrispondenza si legge come segue:
“Il ministero delle Cause estere presenta i suoi complimenti all’ambasciata dell’Italia a Tunisi e riferendosi alla sua nota verbale no 2533 in data del 2 luglio 2007, relativa al detenuto N. S. che si trova in Italia attualmente, ha l’onore di fare parte che il governo tunisino conferma la sua disposizione ad accettare il trasferimento in Tunisia di detenuti tunisini all’estero una volta confermata la loro identit? e questo nella cornice del rigoroso rispetto della legislazione nazionale in vigore e sotto la sola garanzia delle leggi tunisine pertinenti.
Il ministero delle Cause estere cogliw questa occasione per rinnovare all’ambasciata dall’Italia a Tunisi le assicurazioni della sua alta considerazione. “
55. Una seconda nota verbale, del 10 luglio 2007, ? redatta cos?:
“Il ministero delle Cause estere presenta i suoi complimenti all’ambasciata dall’Italia a Tunisi e, riferendosi alla sua nota verbale no 2588 del 5 luglio 2007, ha l’onore di confermarle il tenore della nota verbale del ministero no 511 del 4 luglio 2007.
Il ministero delle Cause estere riafferma con la presente che le leggi tunisine garantiscono e proteggono i diritti in vigore dei detenuti in Tunisia e garantiscono loro dei processi giusti ed equi e ricorda che la Tunisia ha aderito volontariamente ai trattati e convenzioni internazionali pertinenti.
Il ministero delle Cause estere coglie questa occasione per rinnovare all’ambasciata dall’Italia a Tunisi le assicurazioni della sua alta considerazione. “
D. La situazione familiare del richiedente
56. Il richiedente afferma che in Italia vive con un’italiana, la Sig.ra V., che ha sposato secondo il rito islamico. La coppia ha un bambino di otto anni, nato il 22 luglio 1999, di nazionalit? italiana che frequenta la scuola in Italia. La Sig.ra V. ? in stato di disoccupazione e attualmente non beneficia di nessuno sussidio familiare. ? colpita da una forma di ischemia.
57. Risulta da una nota del ministero dell’interno del 10 luglio 2007 che, il 10 febbraio 2007, il richiedente ha sposato, secondo il rito islamico, un’altra moglie, la Sig.ra G. pure residente ufficialmente in via Cefalonia, a Milano, dove abita la Sig.ra V., il richiedente sarebbe per? di facto separato delle sue due spose. Difatti, dalla fine del 2006, risiederebbe in modo stabile in via Ulisse Dini, a Milano, dove dividerebbe un appartamento con altri tunisini.
II. I DIRITTI INTERNI PERTINENTI
A. I ricorsi contro un’ordinanza d?espulsione in Italia
58. Un’ordinanza d?espulsione pu? essere attaccata dinnanzi al TAR, giurisdizione competente per esaminare la legalit? di ogni atto amministrativo ed annullarlo per incomprensione dei diritti fondamentali dell’individuo (vedere, per esempio, Sardinas Albo c. Italia, d?c.), no 56271/00, CEDH 2004-I). Un appello pu? essere interposto dinnanzi al Consiglio di stato contro le decisioni del TAR.
59. Nel procedimento dinnanzi al TAR, la sospensione dell’atto amministrativo controverso non ? automatica, ma pu? essere concessa su richiesta (Sardinas Albo, decisione precitata). Per?, quando come nel caso del richiedente, l?espulsione ? ordinata ai termini del decreto-legge no 144 del 2005, i ricorsi al TAR o al Consiglio di stato non possono sospendere in nessun caso l’esecuzione dell’ordinanza d?espulsione ,articolo 4 ?? 4 e 4bis del decreto-legge in questione.
B. La riapertura di un processo in contumacia in Tunisia
60. Nella loro traduzione francese prodotta dal Governo, le disposizioni pertinenti del codice di procedimento penale tunisino si leggono come segue:
Articolo 175
“Nell?impossibilit? per l’imputato toccato personalmente di comparire alla data che gli ? fissata, il tribunale passa oltre e rende una decisione che ? reputata contraddittoria. Se l’imputato che non compare ? stato citato regolarmente, sebbene non toccato personalmente, ? giudicato in contumacia. La notificazione del giudizio di contumacia ? fatta dal cancelliere del tribunale che ha reso la sentenza.
L’opposizione al giudizio di contumacia ? fatta dall’oppositore in persona o dal suo rappresentante, alla cancelleria del tribunale che ha reso la decisione nei dieci giorni dalla notificazione di questo giudizio.
Se l’oppositore rimane fuori dal territorio della Repubblica, il termine ? portato a trenta giorni.
Se l’oppositore ? detenuto, l’opposizione ? ricevuta dal sorvegliante-capo della prigione che la comunica, senza termine, alla cancelleria del tribunale.
L’opposizione ? fatta, o con dichiarazione verbale di cui ? preparato atto seduta stante, o con dichiarazione scritta. L’oppositore deve firmare e, se non vuole o non pu? firmare, ne viene fatta menzione.
Il cancelliere fissa subito la data di udienza e avvisa l’oppositore; in ogni caso questa udienza deve avere luogo nel termine di un mese al massimo della data dell’opposizione.
L’oppositore o il suo rappresentante avvisano l’opposizione e citano almeno tramite ufficiale giudiziario*-notaio le parti interessate, eccetto il rappresentante del ministero pubblico, tre giorni prima della data dell’udienza in mancanza di ci? l’opposizione ? respinta. “
Articolo 176
“Se la notificazione non ? stata fatta a nessuno o se non risulta dagli atti di esecuzione del giudizio che l’imputato ne ha avuto cognizione, l’opposizione ? ammissibile fino alla scadenza dei termini di prescrizione della pena. “
Articolo 180, come modificato dalla legge no 2004-43 del 17 aprile 2000,
“L’opposizione ? sospensiva di esecuzione. Quando la pena pronunciata ? la pena capitale, l’oppositore ? incarcerato e la pena non pu? essere eseguita prima che il giudizio non sia definitivo. “
Articolo 213
“L’appello non ? pi? ammissibile, salvo caso di forza maggiore, se non ? stato fatto al pi? tardi dieci giorni dopo la decisione della sentenza resa in contraddittorio al senso del capoverso primo dell’articolo 175, o dopo la scadenza del termine di opposizione se il giudizio ? stato reso in contumacia o dopo la notificazione del giudizio reso in contumacia iterativa.
Per il procuratore generale della Repubblica e gli avvocati generali presso i corsi di appello, il termine di appello ? di sessanta giorni a contare dal giorno della decisione del giudizio. Devono inoltre, pena il decadimento, notificare civilmente i loro ricorsi in suddetto termine all’imputato ed alle persone responsabili. “
III. TESTI E DOCUMENTI INTERNAZIONALI
A. L’accordo di cooperazione in materia di lotta contro la criminalit? firmata dall’Italia e la Tunisia e l’accordo di associazione tra la Tunisia, l’unione europea ed i suoi Stati membri
61. Il 13 dicembre 2003, il governo italiano e tunisino hanno firmato a Tunisi un accordo in materia di lotta contro la criminalit? con il quale le Parti contraenti si sono avviate a scambiare delle informazione, in particolare per ci? che riguarda le attivit? di gruppi terroristici, i flussi migratori e la produzione e l’uso di falsi documenti, ed a favorire l’armonizzazione delle loro legislazioni nazionali. Gli articoli 10 e 16 di questo accordo si leggono come segue:
Articolo 10
“Le Parti contraenti, in conformit? con le loro legislazioni nazionali, si accordano sul fatto che la cooperazione in materia di lotta contro la criminalit?, come previsto dalle disposizioni del presente accordo, si estender? alla ricerca di persone che si sono sottratte alla giustizia e sono responsabili di fatti delittuosi, cos? come all’utilizzazione dell?espulsione, quando le circostanze lo richiedono e salvo applicazione delle disposizioni in materia di estradizione. “
Articolo 16
“Il presente accordo pregiudica i diritti ed obblighi derivanti da altri accordi internazionali, multilaterali o bilaterali, sottoscritti dalle Parti contraenti. “
62. La Tunisia ha firmato anche a Bruxelles, il 17 luglio 1995, un accordo di associazione con l’unione europea ed i suoi Stati membri. Questo testo che riguarda per l’essenziale la cooperazione nei settori commerciali ed economici, precisa nel suo articolo 2 che le relazioni tra le Parti contraenti, cos? come come le disposizioni dell’accordo stesso, devono basarsi sul rispetto dei diritti dell’uomo e dei principi democratici che costituiscono un “elemento essenziale” dell’accordo.
B. Gli articoli 1, 32 e 33 della Convenzione delle Nazioni unite del 1951 relativi allo statuto dei profughi
63. L’Italia fa parte della Convenzione dalle Nazioni unite del 1951 relativa allo statuto dei profughi. Gli articoli 1, 32 e 33 di questa Convenzione dispongono:
Articolo 1
“Ai fini della presente Convenzione, il termine ” rifugiato” si applicher? ad ogni persona che, (…) temendo con ragione di essere perseguitata a causa della sua razza, della sua religione, della sua nazionalit?, della sua appartenenza ad un certo gruppo sociale o delle sue opinioni politiche, si trovi fuori dal paese di cui ha la nazionalit? e che non pu? o, a causa di questo timore, non vuole vantarsi della protezione di questo paese; o che, se non ha nazionalit? e si trova fuori dal paese nel quale aveva la sua residenza abituale in seguito a tali avvenimenti, non pu? o, in ragione di suddetta timore, non vuole tornare l?. “
Articolo 32
“1. Gli Stati contraenti non espelleranno un profugo che si trova regolarmente sul loro territorio se non per ragioni di sicurezza nazionale o di ordine pubblico.
2. L?espulsione di questo profugo non avr? luogo che in esecuzione di una decisione resa conformemente al procedimento previsto dalla legge. “
Articolo 33
“1. Nessuno degli Stati contraenti espeller? o respinger?, in qualunque modo questo sia, un profugo sulle frontiere dei territori dove la sua vita o la sua libert? sarebbero minacciate in ragione della sua razza, della sua religione, della sua nazionalit?, della sua appartenenza ad un certo gruppo sociale o delle sue opinioni politiche.
2. Il beneficio della presente disposizione non potr? essere invocato tuttavia da un profugo per il quale ci saranno delle ragioni serie di considerare come pericolo per la sicurezza del paese in cui si trova o che, essendo stato oggetto di una condanna definitiva per un crimine o reato particolarmente grave, costituisca una minaccia per la comunit? di suddetto paese. “
C. Le linee direttive del Comitato dei Ministri del Consiglio dell’Europa
64. L?11 luglio 2002, all’epoca della 804ma riunione dei Delegati dei Ministri, il Comitato dei Ministri del Consiglio dell’Europa ha adottato delle linee direttive sui diritti dell’uomo e la lotta contro il terrorismo. Il punto IV di questo testo, intitolato “Interdizione assoluta della tortura”, ? formulato cos?:
“Il ricorso alla tortura o alle pene o trattamenti disumani o degradanti sono proibiti in particolare in termini assoluti, in ogni circostanza, all’epoca dell’arresto, dell’interrogatorio e della detenzione di una persona sospettata di attivit? terroristiche o condannate per tali attivit?, e qualunque siano stati i maneggi di cui questa persona ? sospettata o per i quali ? stata condannata. “
Ai termini del punto XII ? 2 di questo stesso documento,
“Lo stato che ? oggetto di una domanda di asilo ha l’obbligo di assicurarsi che la repressione eventuale del richiedente nel suo paese di origine o in un altro paese non l’esporr? alla pena di morte, alla tortura o alle pene o trattamenti disumani o degradanti. Ne va parimenti in caso d?espulsione. “
D. Il rapporto di Amnesty Internazionale relativo alla Tunisia
65. In un rapporto concernente la situazione in Tunisia nel 2006, Amnesty International rileva che al termine di processi iniqui, almeno dodici persone perseguite per attivit? terroristiche sono state condannate a pesanti pene di detenzione. Nuovi casi di tortura e di cattivi trattamenti sono stati segnalati. Centinaia di prigionieri politici restano incarcerati da pi? di dieci anni ed il loro stato di salute si sarebbe degradato. Peraltro, centotrentacinque prigionieri sono stati rimessi in libert? in seguito ad un’amnistia; erano incarcerati da pi? di quattordici anni, dopo essere stati giudicati in modo iniquo per appartenenza all’organizzazione islamica vietata In-Nahda. Certi erano in cattiva salute a causa delle condizioni carcerarie estremamente faticose e delle torture subite prima del loro processo.
66. Nel dicembre 2006, delle sparatorie hanno avuto luogo a sud di Tunisi tra la polizia e dei presunti membri del Gruppo salafiste per la predicazione ed il combattimento. Parecchie decine di persone sono state uccise e dei poliziotti sono stati feriti.
67. Nel giugno 2006, il Parlamento europeo ha richiesto l’organizzazione di una sessione Unione europea – Tunisia, per dibattere della situazione dei diritti dell’uomo nel paese. Nell’ottobre 2006, l’unione europea ha criticato il governo tunisino per avere annullato una conferenza internazionale sul diritto al lavoro.
68. Per ci? che riguarda la “guerra contro il terrorismo”, Amnesty International sottolinea che le autorit? tunisine non hanno risposto alla domanda del delatore speciale delle Nazioni Unite sulla protezione dei diritti dell’uomo che desiderava rendersi nel paese. Alcune persone sospettate di attivit? terroristiche sono state arrestate e sono state giudicate in virt? di un legge antiterrorismo, stimata “controversa”, del 2003. Questa legge ed il codice di giustizia militare sono stati utilizzati contro i tunisini rimpatriati contro il loro gradimento dalla Bosnia-Erzegovina, dalla Bulgaria e dall’Italia e che erano accusati di appartenenza a organizzazioni terroristiche operanti all’estero. In questo genere di cause, talvolta troncate dai tribunali militari, i contatti degli avvocati coi loro clienti sono sottoposti a restrizioni sempre pi? numerose. Dei casi di detenzione in isolamento e di tortura durante la custodia a vista sono stati riferiti; si cita, in particolare, le vicissitudini del Sig. H. S. e del Sig. B. F., espulsi dalla Bosnia-Erzegovina, cos? come di sei membri di un “gruppo di Zarzis.”
69. Amnesty International denuncia inoltre dell’importanti limitazioni al diritto alla libert? di espressione ed un rischio di assillo e di violenza contro i difensori dei diritti dell’uomo, dei loro prossimi, delle mogli che portano il velo islamico cos? come degli oppositori e detrattori del governo.
70. Per ci? che riguarda l’indipendenza della giustizia, Amnesty International nota che gli avvocati hanno protestato pubblicamente contro un progetto di legge che instaura un istituto superiore degli avvocati che sar? incaricato della formazione dei futuri avvocati, una missione che incombeva prima sull’ordine degli avvocati ed all’associazione dei magistrati. Nell’ottobre 2006, il capo della delegazione della Commissione europea a Tunisi ha deplorato pubblicamente la lentezza dei riforme politiche e ha richiesto un miglioramento della formazione dei giudici e degli avvocati per rinforzare l’indipendenza della giustizia. I giudici devono ottenere l’autorizzazione del segretario di stato alla Giustizia per recarsi all?estero.
71. Il 19 giugno 2007, Amnesty International ha emesso una dichiarazione concernente il richiedente. Questo documento si legge come segue:
“Amnesty internazionale teme che N. S. sia torturato e subisca altre gravi violazioni dei diritti umani se ? rinviato in Tunisia dalle autorit? italiane. Questa preoccupazione si basa sul seguito continuo delle violazioni dei diritti umani in Tunisia che garantiamo, in particolare le violazioni commesse contro quelli che sono rinviati con la forza nella cornice della “guerra contro il terrorismo.”
N. S. ? stato condannato in contumacia a vent’ anni di detenzione dal tribunale militare permanente di Tunisi per appartenenza ad un’organizzazione terroristica che opera all’estero in tempo di pace ed incitamento al terrorismo. Sebbene debba essere giudicato di nuovo dalla stessa giurisdizione militare, i tribunali militari della Tunisia violano un certo numero di garanzie del diritto ad un processo equo. Il tribunale militare si costituisce di quattro consiglieri e di un presidente il quale, solamente, ? un giudice civile. Il procedimento contempla delle restrizioni al diritto ad un’udienza pubblica. L’area del tribunale in un campo militare limita l’accesso al grande pubblico. Le persone condannate da un tribunale militare possono interporre unicamente appello dinnanzi alla Corte militare di cassazione. Gli imputati civili hanno fatto sapere frequentemente che non erano stati informati del loro diritto ad un difensore o, in particolare nella mancanza di un avvocato, non hanno compreso che erano interrogati da un giudice istruttore, perch? questo portava un’uniforme militare.
Gli avvocati della difesa cozzano contro le restrizioni in materia di accesso alla pratica dei loro clienti e la loro azione ? ostacolata, perch? non ricevono informazioni concernenti il procedimento, come le date delle udienze. A differenza delle giurisdizioni penali ordinarie, i tribunali militari non danno agli avvocati accesso ad un registro delle cause in corso, per pi? informazioni, vedere il rapporto di Amnesty Internazionale,: “Tunisia: il ciclo dell’ingiustizia”, indice di AI MDE 30/001/2003.
Le autorit? tunisine continuano anche di applicare la legge antiterroristica molto controversa del 2003 per arrestare, detenere e giudicare degli indiziati di terrorismo. Quelli che sono riconosciuti colpevoli sono condannati a pesanti pene di prigione. La legge antiterroristica e delle disposizioni del Codice di giustizia militare sono servite anche contro cittadini tunisini che sono stati rinviati in Tunisia contro la loro volont? dalle autorit? di altri paesi, in particolare la Bosnia-Erzegovina, la Bulgaria e l’Italia. Le persone rinviate sono state arrestate al loro arrivo dalle autorit? tunisine e, per molti di esse, imputate di avere dei legami con le “organizzazioni terroristiche” che operano all’estero. Certe sono stati tradotte dinnanzi al sistema di giustizia militare.
Quelli che sono stati rinviati in Tunisia recentemente sono stati messi al segreto. Sono stati allora sottomessi alla tortura ed ad altri cattivi trattamenti. Sono stati condannati anche a pesanti pene di prigione in seguito a processi iniqui. A questo riguardo, citiamo, a titolo di esempi, le informazioni qui di seguito su altre cause:
-il 3 giugno 2007, H T.? stato rinviato con la forza della Francia in Tunisia e ? stato arrestato al suo arrivo. ? stato mantenuto al segreto alla Direzione della Sicurezza di stato del ministero dell’interno a Tunisi per dieci giorni nel corso dai quali sarebbe stato torturato o avrebbe subito altri cattivi trattamenti. ? detenuto attualmente alla prigione di Momaguia nell’attesa del seguito dell’inchiesta.
Aveva lasciato la Tunisia nel 1999 ed aveva vissuto poi in Germania e, ra 2000 e 2006, in Italia. ? stato arrestato il 5 maggio 2007 alla frontiera franco-tedesca in quanto immigrato clandestino e mantenuto al centro di detenzione della citt? francese di Metz sotto l’influenza di un’ordinanza d?espulsione. Il 6 maggio, ? stato presentato ad un giudice che ha prolungato la sua detenzione di quindici giorni e che l’ha informato che era oggetto di un’inchiesta della polizia francese, perch? questa lo sospettava “di portare un sostegno logistico” ad una rete che aiutava degli individui a recarsi in Iraq per partecipare al conflitto armato contro le forze della coalizione diretta dagli Stati Uniti, affermazione che nega. Nessuno capo di accusa ? stato considerato contro lui in Francia. Lo stesso giorno, ha fatto una domanda di asilo ed il 7 maggio 2007, ? stato condotto al centro di ritenzione di Mesnil-Amelot per soggiornarvi mentre la sua domanda di asilo era trattata. Questa ? stata oggetto di un procedimento di valutazione accelerata (“procedimento prioritario”) e ? stata respinta il 25 maggio. Sebbene H. T. abbia fatto appello dinnanzi alla Commissione dei ricorsi dei profughi (CRR), l’appello non ha avuto effetto sospensivo per le decisioni prese a titolo del procedimento prioritario e gli interessati possono essere ricondotti alla frontiera prima che una decisione sia stata pronunciata a proposito del loro ricorso. H. T. ha fatto anche appello alla decisione dinnanzi al tribunale amministrativo, in vano.
-Nel maggio 2004, T. B., un cittadino tunisino, ? stato rinviato contro la sua volont? della Francia in Tunisia dopo il rigetto della sua domanda di asilo. ? stato arrestato al suo arrivo in Tunisia e ? stato accusato a titolo della legge antiterroristica del 2003. Nel febbraio 2005, il Consiglio di stato che ? la pi? alta giurisdizione amministrativa della Francia, ha annullato l’ordinanza d?espulsione di T. B.. Nel marzo 2006, questo ? stato condannato al termine di un processo iniquo in Tunisia a dieci anni di detenzione per appartenenza al Fronte islamico tunisino, capo di accusa per il quale ha scontato gi? 36 mesi di prigione in Francia. La condanna ? stata ridotta a cinque anni in appello nell’ottobre 2005. ? detenuto sempre in Tunisia.
-A. R., un cittadino tunisino che aveva lavorato per pi? di dieci anni in Europa, ? stato espulso dall’Irlanda in Tunisia nell’aprile 2004 dopo il rigetto della sua domanda di asilo. ? stato arrestato al suo arrivo in Tunisia e ? stato condotto alla Direzione della sicurezza di stato del ministero dell’interno, dove ? stato mantenuto al segreto durante parecchi giorni e dove sarebbe stato colpito, sospeso al soffitto e minacciato di morte. ? stato accusato a titolo della legge antiterroristica del 2003 di appartenenza ad un’organizzazione terroristica che opera all’estero. Nessuna inchiesta ? stata condotta a proposito delle affermazioni di torture che avrebbe subito, sebbene il suo avvocato avesse deposto lamento. Nel marzo 2005, A. R. ? stato riconosciuto colpevole sulla base di “confessioni” ottenute sotto la tortura e ? stato condannato a dieci anni di detenzione a titolo della legislazione antiterroristica. La sua condanna ? stata ridotta a cinque anni in appello nel settembre 2005. ? sempre in prigione in Tunisia.
-Nell’aprile 2004, sette giovani sono stati condannati, al termine di un processo iniquo, per appartenenza ad un’organizzazione terroristica, possesso o fabbricazione di esplosivi, furto, consultazione di siti Web vietati ed organizzazione di riunioni non autorizzate. Due altri sono stati condannati in contumacia. Facevano parte delle decine di persone arrestate nel febbraio 2003 a Zarzis nel sud della Tunisia che ? stata liberata, per la maggior parte, durante lo stesso mese. Il procedimento non ha rispettato le norme internazionali relative ad un processo equo. Secondo gli avvocati della difesa, la maggior parte delle date di arresto indicate nei rapporti di polizia sono state falsificate ed in un caso, anche il luogo dell’arresto. Non c’? stata inchiesta sulle affermazioni dei convenuti secondo le quali gli imputati sarebbero stati colpiti, sospesi al soffitto e minacciati di stupro. Le condanne si fondavano quasi interamente sulle confessioni ottenute sotto costrizione. Gli imputati hanno negato l’insieme dei capi di accusa che erano portati contro essi al tribunale. Nel luglio 2004, la corte di appello di Tunisi ha ridotto le condanne di sei di essi di diciannove anni e tre mesi a tredici anni di detenzione. Il loro ricorso ? stato respinto dalla Corte di cassazione nel dicembre 2004. Un altro imputato che era minorenne al momento dell’arresto ha visto la sua condanna ridotta a ventiquattro mesi di prigione. Sono stati liberati tutti nel marzo 2006 in virt? di una grazia presidenziale.
Le violazioni dei diritti umani che sono stati commessi in questi casi sono tipiche di ci? che ? moneta corrente in Tunisia e che toccano le persone arrestate nel paese cos? come quelle che sono rinviate dall’estero in relazione alle affermazioni di violazioni di natura politica o riguardanti la sicurezza. Stimiamo perci? che N. S. si esporrebbe ad un rischio serio di tortura e di processo iniquo se fosse rimesso alle autorit? tunisine. “
72. Una dichiarazione similare ? stata emessa da Amnesty International il 23 luglio 2007.
E. Il rapporto di Human Rights Watch relativo alla Tunisia
73. Nel suo rapporto uscito nel 2007 concernente la Tunisia, Human Rights Watch afferma che il governo tunisino utilizza la minaccia del terrorismo e dell’estremismo religioso come pretesto per reprimere i suoi oppositori. Ci sono delle affermazioni costanti e credibili di utilizzazione della tortura e di cattivi trattamenti contro gli indiziati per ottenere delle confessioni. I condannati sarebbero sottoposti anche a cattivi trattamenti inflitti volontariamente.
74. Malgrado la concessione di un’amnistia a numerosi membri del partito islamico illegale In-Nahda, il numero di prigionieri politici supera le 350 persone. Ci sono stati degli arresti in massa di giovani uomini che sono stati perseguiti in seguito ai termini del legge antiterrorismo del 2003. I vecchi prigionieri politici liberati sono controllati da vicino dalle autorit? che negano di rinnovare i loro passaporti e di dar loro accesso alla maggior parte degli impieghi.
75. Secondo Human Rights Watch, il sistema giudiziale manca di indipendenza. I giudici istruttori interrogano gli indiziati senza la presenza dei loro avvocati, e la procura ed i giudici chiudono gli occhi sulle affermazioni di tortura, anche se sono formulate tramite un avvocato. Gli imputati sono condannati spesso sulla base di confessioni estorte o di dichiarazioni di testimoni che non hanno potuto interrogare n? fare interrogare.
76. Anche se il Comitato internazionale del Croce Rossa continua il suo programma di visite nelle prigioni tunisine, le autorit? rifiutano l’accesso ai luoghi di detenzione alle organizzazioni indipendenti di difesa dei diritti dell’uomo. L’impegno preso nell’aprile 2005 di permettere delle visite di Human Rights Watch ? restato lettera morta.
77. La legge detta “antiterrorismo” del 2003 d? una definizione molto ampia della nozione di “terrorismo” che pu? essere utilizzats per accusare delle persone che hanno esercitato semplicemente il loro diritto di critica politica. Dal 2005, pi? di 200 persone sono state accusate di volere raggiungere dei movimenti djihadistes all’estero o di organizzare delle attivit? terroristiche. Gli arresti sono stati effettuati dai poliziotti in civile e le famiglie degli imputati sono restate per giorni o delle settimane senza notizie dei loro prossimi. Durante i processi, la grande maggioranza degli imputati ha affermato che le loro confessioni erano state ottenute sotto la tortura o sotto la minaccia della tortura. Questi imputati sono stati condannati a pesanti pene di prigione senza che si fosse stabilito che avevano commesso un atto specifico di violenza o che possedessero delle armi o degli esplosivi.
78. Nel febbraio 2006, sei persone imputate di fare parte del gruppo terroristico “Zarzis” hanno beneficiato di un’amnistia presidenziale dopo avere scontato tre anni di prigione. Erano state condannate sulla base di confessioni che sarebbero state strappate loro e della circostanza che avevano copiato su Internet delle istruzioni per la fabbricazione di bombe. Nel 2005, il Sig. A. R. B. ? stato condannato a quattro anni di detenzione per avere copiato e incollato su un foro in linea la dichiarazione di un gruppo minaccioso di lanciare degli attacchi dinamitardi se il presidente della Tunisia se avesse accettato di ricevere la visita del Primo ministro israeliano.
79. Infine, Human Rights Watch segnala che il 15 giugno 2006 il Parlamento europeo ha adottato una risoluzione che deplora la repressione dei difensori dei diritti dell’uomo in Tunisia.
F. Le attivit? del Comitato internazionale del Croce Rossa
80. Il Comitato internazionale del Croce Rossa ha firmato, il 26 aprile 2005, un accordo con le autorit? tunisine per visitare le prigioni e valutare le condizioni carcerarie. Questo accordo ? intervenuto un anno dopo la decisione delle autorit? di permettere di visitare le prigioni al solo Comitato internazionale del Croce Rossa, organizzazione qualificata come “rigorosamente umanitaria”, tenuta al segreto sul compimento delle sue missioni. L’accordo tra il governo tunisino ed i Comitati internazionali del Croce Rossa riguarda tutte le instaurazioni penitenziarie in Tunisia, “ivi compreso le unit? di detenzione provvisoria ed i luoghi di custodia a vista.”
81. Il 29 dicembre 2005, il Sig. Bernard Pfefferl?, delegato regionale per la Tunisia/Africa del Nord del Comitato internazionale del Croce Rossa, ha dichiarato che il Comitato ha potuto visitare “senza ostacoli” una decina di prigioni e ha potuto incontrare dei detenuti in Tunisia. Il Sig. Pfefferl? ha indicato che, dall’inizio della missione, nel giugno 2005, una squadra del Comitato internazionale della Croce Rossa si era resa in nove prigioni, a due riprese per due di esse, ed aveva incontrato la met? dei detenuti che aveva contemplato visitare. Rifiutandosi a maggiori indicazioni “in ragione della natura dei [loro] accordi”, ha precisato tuttavia che questi accordi autorizzavano il Comitato internazionale della Croce Rossa a visitare l’insieme delle prigioni ed ad incontrare “in tutta libert? i detenuti e secondo la [sua] libera scelta.”
G. Il rapporto del Dipartimento di stato americano relativo ai diritti dell’uomo in Tunisia
82. Nel suo rapporto “sulle pratiche in materia di diritti dell’uomo”, pubblicato l? 8 marzo 2006, il Dipartimento di stato americano denuncia delle violazioni dei diritti fondamentali perpetrati dal governo tunisino.
83. Sebbene non ci siano stati omicidi commessi dalle autorit? tunisine per i ragioni politiche, il rapporto denuncia il decesso di due persone, il Sig. M. E. A. O.ed il Sig. B. R., sopraggiunte rispettivamente durante e dopo la loro detenzione nelle mani della polizia.
84. Riferendosi ai dati raccolti da Amnesty International, il Dipartimento di stato segnala le differenti forme di tortura e dei cattivi trattamenti inflitti dalle autorit? tunisine per ottenere delle confessioni: scariche elettriche, immersione della testa nell’acqua, pugni, di bastone e di manganello, sospensione alle barre delle unit? che provocano una perdita di coscienza, bruciature di sigarette sul corpo. I poliziotti abusano inoltre, sessualmente delle spose dei prigionieri islamici per ottenere delle informazione o per infliggere una punizione.
85. Questi atti di tortura sono tuttavia molto difficili da provare, perch? le autorit? rifiutano alle vittime l’accesso alle cure mediche fino alla scomparsa delle tracce delle sevizie. In pi?, la polizia e le autorit? giudiziali negano regolarmente di dare seguito alle affermazioni dei cattivi trattamenti, e le confessioni estorte sotto tortura sono considerate regolarmente dai tribunali.
86. I prigionieri politici e gli integralisti religiosi sono le vittime privilegiate della tortura che ? perpetrata principalmente durante la custodia a vista, in particolare nei locali del ministero dell’interno. Il rapporto fa riferimento a parecchi casi di tortura denunciati nel 2005 dalle organizzazioni non governative tra le quali il Consiglio nazionale per le libert? in Tunisia e l’associazione per la lotta contro la tortura in Tunisia. A dispetto delle denunce delle vittime, nessuna investigazione ? stata impegnata dalle autorit? tunisine su questi abusi e nessuno agente dello stato ? stato perseguito.
87. Le condizioni di carcerazione nelle prigioni tunisine sono lontano da rispettare le norme internazionali. I prigionieri sono posti in spazi esigui e dividono lo stesso letto e gli stessi servizi. Il rischio di malattie contagiose ? molto elevato in ragione della sovrappopolazione e delle cattive condizioni di igiene. I detenuti non hanno accesso alle cure mediche adeguate.
88. I prigionieri politici sono trasferiti spesso da una struttura all’altra, il che rende difficili le visite delle loro famiglie e scoraggia ogni inchiesta che riguarda le loro condizioni di detenzione.
89. Nell? aprile 2005, alla conclusione di un lungo negoziato, il governo tunisino ha firmato un accordo che permette al Croce Rossa internazionale di visitare le prigioni. Le visite sono cominciate in giugno. A dicembre, la Croce Rossa ha dichiarato che le autorit? penitenziarie avevano rispettato l’accordo e che non avevano posto ostacoli alle visite.
90. In compenso, questa stessa possibilit? non ? stata riconosciuta a Human Rights Watch, malgrado l’impegno verbale preso nell’aprile 2005 col governo tunisino. Questo ultimo si ? impegnato anche a vietare la detenzione prolungata in celle d? isolamento.
91. Sebbene esplicitamente vietate dalla legge tunisina, arresti e detenzioni arbitrarie hanno luogo. Secondo la legge, la durata massimale di custodia a vista ? di sei giorni durante i quali le famiglie devono essere informate. Queste regole per?, sono talvolta ignorate. Le custodie a vista si abituano molto spesso al segreto e le autorit? prolungano il periodo di detenzione falsificando la data dell’arresto.
92. Il governo tunisino nega l’esistenza di prigionieri politici e, di conseguenza, il loro numero esatto ? impossibile da determinare. Per?, l’associazione internazionale per il sostegno ai prigionieri politici ha censito 542 prigionieri politici dei quali quasi tutti sarebbero degli integralisti religiosi che appartengono ai movimenti di opposizione vietati dalla legge, arrestati per appartenenza ad associazioni illegali pericolose per l’ordine pubblico.
93. Il rapporto fa stato di ostacoli diffusi al diritto al rispetto della vita privata e familiare dei prigionieri politici e di loro prossimi, come il collocamento in posto di controlli della corrispondenza e di intercettazioni telefoniche cos? come la confisca dei documenti di identit?.
H. Altre sorgenti
94. Dinnanzi alla Corte, il richiedente ha prodotto un documento dell’associazione internazionale di sostegn

Testo Tradotto

Conclusion Violation de l’art. 3 (en cas d’expulsion vers la Tunisie) ; Dommage mat?riel – demande rejet?e ; Pr?judice moral – constat de violation suffisant
GRANDE CHAMBRE
AFFAIRE SAADI c. ITALIE
(Requ?te no 37201/06)
ARR?T
STRASBOURG
28 f?vrier 2008
Cet arr?t peut subir des retouches de forme

En l’affaire Saadi c. Italie,
La Cour europ?enne des droits de l’homme, si?geant en une Grande Chambre compos?e de :
Jean-Paul Costa, pr?sident,
Christos Rozakis,
Nicolas Bratza,
Bo?tjan M. Zupancic,
Peer Lorenzen,
Fran?oise Tulkens,
Loukis Loucaides,
Corneliu B?rsan,
Nina Vajic,
Vladimiro Zagrebelsky,
Alvina Gyulumyan,
Khanlar Hajiyev,
Dean Spielmann,
Egbert Myjer,
Sverre Erik Jebens,
Ineta Ziemele,
Isabelle Berro-Lef?vre, juges,
et de Vincent Berger, jurisconsulte,
Apr?s en avoir d?lib?r? en chambre du conseil les 11 juillet 2007 et 23 janvier 2008,
Rend l’arr?t que voici, adopt? ? cette derni?re date :
PROC?DURE
1. A l’origine de l’affaire se trouve une requ?te (no 37201/06) dirig?e contre la R?publique italienne et dont un ressortissant tunisien, M. N. S. (? le requ?rant ?), a saisi la Cour le 14 septembre 2006 en vertu de l’article 34 de la Convention de sauvegarde des droits de l’homme et des libert?s fondamentales (? la Convention ?).
2. Le requ?rant est repr?sent? par Mes S. C. et B. M., avocats ? Milan. Le gouvernement italien (? le Gouvernement ?) est repr?sent? par son agent, M. I.M. Braguglia, et par son coagent adjoint, M. N. Lettieri.
3. Le requ?rant all?guait que la mise ? ex?cution de la d?cision de l’expulser vers la Tunisie l’exposerait au risque d’?tre soumis ? des traitements contraires ? l’article 3 de la Convention et ? un d?ni flagrant de justice (article 6 de la Convention). En outre, cette mesure porterait atteinte ? son droit au respect de sa vie familiale (article 8 de la Convention) et aurait ?t? prise au m?pris des garanties de proc?dure voulues par l’article 1 du Protocole no 7.
4. La requ?te a ?t? attribu?e ? la troisi?me section de la Cour (article 52 ? 1 du r?glement). Le 16 octobre 2006, le pr?sident de la section a d?cid? de communiquer la requ?te au Gouvernement. Se pr?valant de l’article 29 ? 3 de la Convention, il a d?cid? que seraient examin?s en m?me temps la recevabilit? et le fond de l’affaire et que la requ?te serait trait?e en priorit? (article 41 du r?glement).
5. Le 29 mars 2007, une chambre de la troisi?me section, compos?e de Bo?tjan M. Zupancic, Corneliu B?rsan, Vladimiro Zagrebelsky, Alvina Gyuyulumyan, Egbert Myjer, Ineta Ziemele et Isabelle Berro-Lef?vre, juges, ainsi que de Santiago Quesada, greffier de section, s’est dessaisie au profit de la Grande Chambre, aucune des parties ne s’y ?tant oppos?e (articles 30 de la Convention et 72 du r?glement).
6. La composition de la Grande Chambre a ?t? arr?t?e conform?ment aux articles 27 ?? 2 et 3 de la Convention et 24 du r?glement.
7. Tant le requ?rant que le Gouvernement ont d?pos? un m?moire sur le fond de l’affaire. Les parties ont chacune soumis des commentaires ?crits sur le m?moire de l’autre. Des observations ont ?galement ?t? re?ues du gouvernement du Royaume-Uni, que le pr?sident avait autoris? ? intervenir dans la proc?dure ?crite et orale (articles 36 ? 2 de la Convention et 44 ? 2 du r?glement).
8. Une audience s’est d?roul?e en public au Palais des droits de l’homme, ? Strasbourg, le 11 juillet 2007 (article 59 ? 3 du r?glement).
Ont comparu :
? pour le gouvernement d?fendeur
M. N. Lettieri, magistrat, minist?re des
Affaires ?trang?res, coagent adjoint,
Mme E. Mazzuco, pr?fet,
M. A. Bella, haut fonctionnaire de police,
M. C. Galzerano, pr?fet de police adjoint, conseillers ;
? pour le requ?rant
Me S. C., avocat, conseil ;
? pour le gouvernement du Royaume-Uni
M. D. Walton, agent,
M. J. Swift, avocat, conseil,
M. S. Braviner-Roman, minist?re de l’Int?rieur,
Mme A. Fitzgerald, minist?re de la Justice,
M. E. Adams, minist?re de la Justice, conseillers.
La Cour a entendu MM. C., Lettieri et Swift en leurs d?clarations, ainsi qu’en leurs r?ponses aux questions pos?es par les juges.
EN FAIT
I. LES CIRCONSTANCES DE L’ESP?CE
9. Le requ?rant est n? en 1974 et r?side ? Milan.
10. Le requ?rant, qui est entr? en Italie ? une date non pr?cis?e entre 1996 et 1999, ?tait titulaire d’un permis de s?jour d?livr? pour ? raisons familiales ? par la pr?fecture (Questura) de Bologne le 29 d?cembre 2001. La date d’expiration de ce permis ?tait fix?e au 11 octobre 2002.
A. Les proc?dures p?nales men?es contre le requ?rant en Italie et en Tunisie
11. Le 9 octobre 2002, le requ?rant, soup?onn?, entre autres, de terrorisme international (article 270 bis du code p?nal), fut arr?t? et plac? en d?tention provisoire. Le requ?rant et cinq autres personnes furent ensuite renvoy?s en jugement devant la cour d’assises de Milan.
12. Le parquet formula quatre chefs d’accusation ? l’encontre du requ?rant. Selon le premier, celui-ci s’?tait associ? avec d’autres personnes afin de commettre des actes de violence (dont des attentats) dans des Etats autres que l’Italie et dans le but de semer la terreur. De d?cembre 2001 ? septembre 2002, le requ?rant aurait compt? parmi les organisateurs et dirigeants de cette association, formul? la doctrine id?ologique de celle-ci et donn? les ordres n?cessaires pour atteindre les objectifs. Le deuxi?me chef d’accusation concernait la falsification ? d’un grand nombre de documents, tels que passeports, permis de conduire, permis de s?jour ?. Le requ?rant ?tait ?galement accus? de recel et d’avoir tent? de favoriser l’entr?e sur le territoire italien d’un nombre ind?termin? d’?trangers au m?pris des lois sur l’immigration.
13. Pendant les d?bats, le repr?sentant du parquet requit la condamnation du requ?rant ? treize ans d’emprisonnement. L’avocat de l’int?ress? plaida pour l’acquittement de l’infraction de terrorisme international. Il s’en remit ? la sagesse de la cour d’assises quant aux autres chefs d’accusation.
14. Par un arr?t du 9 mai 2005, la cour d’assises de Milan modifia la qualification juridique du premier chef d’accusation. Elle estima que les faits reproch?s n’?taient pas constitutifs de l’infraction de terrorisme international mais de celle d’association de malfaiteurs. Elle condamna le requ?rant ? quatre ans et six mois d’emprisonnement pour cette derni?re infraction, ainsi que pour faux en ?critures et recel. Elle acquitta le requ?rant de l’accusation de connivence avec l’immigration clandestine car les faits reproch?s ne s’?taient pas produits.
15. La cour d’assises infligea au requ?rant une peine accessoire d’interdiction d’exercer des fonctions publiques pendant cinq ans, et ordonna qu’apr?s avoir purg? sa peine, l’int?ress? f?t expuls? du territoire italien.
16. Dans la motivation de son arr?t, long de 331 pages, la cour d’assises observa que les preuves ? l’encontre du requ?rant r?sultaient notamment du contenu de certaines ?coutes t?l?phoniques et hertziennes, des d?clarations de certains t?moins et de nombreux faux documents saisis. Dans leur ensemble, ces ?l?ments prouvaient que le requ?rant ?tait int?gr? au sein d’une association ayant pour but le recel de documents vol?s et leur falsification, activit? dont l’int?ress? tirait ses moyens de subsistance. En revanche, il n’avait pas ?t? ?tabli que les documents en question avaient ?t? utilis?s par leurs faux titulaires pour p?n?trer ill?galement sur le territoire italien.
17. Pour ce qui est de l’accusation de terrorisme international, la cour d’assises nota tout d’abord qu’une association avait un caract?re ? terroriste ? lorsqu’elle visait ? commettre des actes violents contre des civils ou des personnes ne participant pas activement ? un conflit arm? dans le but de semer la terreur ou d’obliger un gouvernement ou une organisation internationale ? accomplir ou omettre un acte, et lorsque le mobile ?tait de nature politique, id?ologique ou religieuse. En l’esp?ce, on ne savait pas si les actes violents que, selon la th?se du parquet, le requ?rant et ses complices s’appr?taient ? commettre, s’inscrivaient ou non dans le cadre d’un conflit arm?.
18. De plus, les ?l?ments recueillis pendant les investigations et les d?bats n’?taient pas de nature ? prouver, au-del? de tout doute raisonnable, que les accus?s avaient commenc? ? mettre en pratique leur intention de commettre des actes de violence, ou avaient fourni un soutien logistique ou financier ? d’autres personnes ou associations ayant des finalit?s terroristes. Une telle preuve ne ressortait en particulier pas des ?coutes t?l?phoniques et hertziennes. Celles-ci prouvaient uniquement que le requ?rant et ses complices entretenaient des rapports avec des personnes et des associations faisant partie de l’univers de l’islamisme int?griste, qu’ils manifestaient une hostilit? ? l’encontre des ? infid?les ? (et notamment envers ceux qui se trouvaient dans des territoires consid?r?s comme ?tant musulmans) et que leur monde relationnel se composait de ? fr?res ? unis par des convictions religieuses et id?ologiques identiques.
19. Utilisant un langage crypt?, les accus?s et leurs correspondants avaient mentionn? ? plusieurs reprises un ? match de football ?, destin? ? renforcer leur foi en Dieu. De l’avis de la cour d’assises, il ?tait tout ? fait ?vident qu’il ne s’agissait pas d’une manifestation sportive, mais d’une action r?pondant aux principes de l’islam le plus radical. Cependant, il n’avait pas ?t? possible de comprendre de quelle ? action ? il s’agissait ni o? elle aurait d? se d?rouler.
20. Au demeurant, le requ?rant avait quitt? Milan le 17 janvier 2002 et, faisant escale ? Amsterdam, s’?tait rendu en Iran, d’o? il ?tait rentr? en Italie le 14 f?vrier 2002. Il avait ?galement parl? d’un ? responsable des fr?res ? qui se trouvait en Iran. Certains membres du groupe auquel le requ?rant appartenait s’?taient rendus dans des ? camps d’entra?nement ? en Afghanistan et s’?taient procur? des armes, des explosifs et du mat?riel d’observation et d’enregistrement visuel. Dans l’appartement du requ?rant et dans ceux de ses co?nculp?s, la police avait saisi du mat?riel de propagande sur le djihad ? ou guerre sainte ? men? au nom de l’islam. En outre, dans des conversations t?l?phoniques effectu?es depuis son lieu de d?tention en Italie, le requ?rant, parlant avec des membres de sa famille en Tunisie, avait fait r?f?rence au ? martyre ? de son fr?re F. S. ; dans d’autres conversations, il avait mentionn? son intention de participer ? la guerre sainte.
21. Toutefois, aucun ?l?ment ult?rieur qui aurait permis de pr?ciser l’existence et le but d’une association terroriste n’avait ?t? trouv?. En particulier, il manquait la preuve que le requ?rant et ses complices avaient d?cid? de traduire leur foi int?griste en des actions violentes ayant les caract?ristiques d’un acte terroriste. Leur d?sir de se lancer dans le djihad et d’?liminer les ennemis de l’islam pouvait tr?s bien se r?aliser par l’accomplissement d’actes de guerre dans le cadre d’un conflit arm?, c’est-?-dire d’actes ne rentrant pas dans la notion de ? terrorisme ?. Il n’avait pas ?t? ?tabli si le fr?re du requ?rant ?tait r?ellement d?c?d? dans un attentat-suicide et si ce dernier ?tait le ? match de football ? auquel les accus?s avaient, ? plusieurs reprises, fait r?f?rence.
22. Le requ?rant et le parquet interjet?rent appel. Le premier sollicita un acquittement de tous les chefs d’accusation, alors que le second demanda la condamnation du pr?venu aussi pour terrorisme international et connivence avec l’immigration clandestine.
23. Dans son appel, le parquet observa qu’aux termes de la jurisprudence de la Cour de cassation, les ?l?ments constitutifs de l’infraction de terrorisme international ?taient r?unis m?me en l’absence d’acte de violence, l’existence d’un projet visant ? la commission d’un tel acte ?tant suffisante. En outre, une action pouvait avoir un caract?re terroriste m?me si elle ?tait destin?e ? ?tre accomplie dans le cadre d’un conflit arm?, ? condition toutefois que ses auteurs ne soient pas membres des ? forces arm?es d’un Etat ? ou d’un ? groupe d’insurrection ?. En l’esp?ce, il ressortait des pi?ces du dossier que le requ?rant et ses associ?s s’?taient procur? et avaient procur? ? des tiers des documents falsifi?s, des armes, des explosifs et de l’argent afin de commettre des actions violentes visant ? affirmer les valeurs id?ologiques de l’islam int?griste. De plus, les accus?s gardaient des contacts avec des personnes et organisations faisant partie de l’univers du terrorisme international et avaient planifi? une action violente et illicite, qui aurait d? ?tre commise en octobre 2002 dans le cadre de la ? guerre sainte ? et dans un pays autre que l’Italie. Seule l’arrestation des accus?s emp?cha l’accomplissement de cet acte. Par ailleurs, ? cette ?poque, le conflit arm? en Afghanistan ?tait termin? et celui qui devait avoir lieu en Irak n’avait pas encore commenc?.
24. Le parquet observa ?galement que le fr?re du requ?rant, M. F.S., avait ?t? d?tenu en Iran ; le requ?rant lui avait rendu visite dans ce pays entre janvier et f?vrier 2002. Apr?s sa lib?ration, M. F. S. s’?tait install? en France et avait gard? des contacts avec le requ?rant. Il ?tait ensuite d?c?d? dans un attentat-suicide, ce dont le requ?rant et les autres membres de sa famille ?taient fiers. Cela ressortait du contenu des conversations t?l?phoniques intercept?es dans l’?tablissement p?nitentiaire o? le requ?rant ?tait d?tenu.
25. Le parquet demanda enfin la production de nouvelles preuves, ? savoir des lettres et d?clarations provenant d’une personne soup?onn?e d’activit?s terroristes, d’une part, et des ?coutes hertziennes faites ? l’int?rieur d’une mosqu?e ? Milan, d’autre part.
26. Le 13 mars 2006, la cour d’assises d’appel de Milan souleva une exception d’inconstitutionnalit? de l’article 593 ? 2 du code de proc?dure p?nale (? le CPP ?). Telle que modifi?e par la loi no 46 du 20 f?vrier 2006, cette disposition pr?voyait que l’accus? et le parquet pouvaient interjeter appel contre les verdicts d’acquittement seulement si, apr?s la fin du proc?s de premi?re instance, de nouvelles preuves d?cisives ?taient apparues ou avaient ?t? d?couvertes. La cour d’assises d’appel ordonna la suspension de la proc?dure dans l’attente de la d?cision de la Cour constitutionnelle.
27. Par l’arr?t no 26 du 6 f?vrier 2007, la Cour constitutionnelle d?clara les dispositions internes pertinentes inconstitutionnelles en ce qu’elles ne permettaient pas au parquet d’interjeter appel contre tous les jugements d’acquittement et en ce qu’elles pr?voyaient que les appels interjet?s par le parquet avant l’entr?e en vigueur de la loi no 46 du 20 f?vrier 2006 ?taient irrecevables. La Cour constitutionnelle observa notamment que cette derni?re loi ne respectait pas le juste ?quilibre devant r?gner, dans le proc?s p?nal, entre les droits de la d?fense et ceux du minist?re public.
28. La premi?re audience devant la cour d’assises d’appel de Milan fut fix?e au 10 octobre 2007.
29. Entre-temps, le 11 mai 2005, soit deux jours apr?s le prononc? de l’arr?t de la cour d’assises de Milan, le tribunal militaire de Tunis avait condamn? le requ?rant par d?faut ? vingt ans d’emprisonnement pour appartenance ? une organisation terroriste agissant ? l’?tranger en temps de paix et pour incitation au terrorisme. Le condamn? ?tait en outre priv? de ses droits civils et soumis ? un ? contr?le administratif ? pour une dur?e de cinq ans. Le requ?rant affirme avoir appris sa condamnation seulement lorsque, le 2 juillet 2005, le dispositif de l’arr?t, devenu d?finitif, fut notifi? ? son p?re.
30. Le requ?rant all?gue que sa famille et son avocat ne sont pas en mesure d’obtenir une copie de l’arr?t de condamnation prononc? par le tribunal militaire de Tunis. Ces all?gations sont confirm?es par les d?clarations de l’avocat tunisien du requ?rant. Par une lettre du 22 mai 2007, adress?e au pr?sident de la R?publique tunisienne et au ministre tunisien de la Justice et des Droits de l’Homme, ses repr?sentants devant la Cour ont sollicit? la transmission de l’arr?t en question. L’issue de cette d?marche n’est pas connue.
B. L’arr?t? d’expulsion pris ? l’encontre du requ?rant et les recours exerc?s par ce dernier afin d’emp?cher l’ex?cution de cette mesure et d’obtenir un permis de s?jour et/ou l’octroi du statut de r?fugi?
31. Le 4 ao?t 2006, le requ?rant, qui avait ?t? d?tenu sans interruption depuis le 9 octobre 2002, fut remis en libert?.
32. Le 8 ao?t 2006, le ministre de l’Int?rieur ordonna son expulsion vers la Tunisie, et ce en application des dispositions du d?cret-loi no 144 du 27 juillet 2005 (intitul? ? mesures urgentes pour combattre le terrorisme international ? et devenu la loi no 155 du 31 juillet 2005). Il observa qu’il ? ressortait des pi?ces du dossier ? que le requ?rant avait jou? un ? r?le actif ? dans le cadre d’une organisation charg?e de fournir un support logistique et financier ? des personnes appartenant ? des cellules int?gristes islamistes en Italie et ? l’?tranger. D?s lors, son comportement troublait l’ordre public et mettait en danger la s?ret? nationale.
33. Le ministre pr?cisa que le requ?rant ne pourrait revenir en Italie que sur la base d’une autorisation minist?rielle ad hoc.
34. Le requ?rant fut transf?r? dans un centre de d?tention provisoire (centro di permanenza temporanea) de Milan. Le 11 ao?t 2006, l’arr?t? d’expulsion fut valid? par le juge de paix de Milan.
35. Le 11 ao?t 2006, le requ?rant demanda l’asile politique. Il all?gua avoir ?t? condamn? par contumace en Tunisie pour des raisons de nature politique et craindre d’?tre soumis ? la torture ainsi qu’? des ? repr?sailles politiques et religieuses ?. Par une d?cision du 16 ao?t 2006, le pr?fet (Questore) de Milan d?clara cette demande irrecevable au motif que le requ?rant ?tait dangereux pour la s?curit? de l’Etat.
36. Le 6 septembre 2006, le directeur d’une organisation non gouvernementale, l’Organisation mondiale contre la torture (? l’OMCT ?), adressa une lettre au pr?sident du conseil italien. Dans ce courrier, l’OMCT se d?clara ? vivement pr?occup?e ? par la situation du requ?rant, craignant qu’en cas d’expulsion vers la Tunisie, l’int?ress? soit ? nouveau jug? pour les m?mes faits que ceux qui lui ?taient reproch?s en Italie. L’OMCT rappela ?galement qu’aux termes de l’article 3 de la Convention de l’ONU contre la torture et autres peines ou traitements cruels, inhumains ou d?gradants, ? aucun Etat partie n’expulsera, ne refoulera, ni n’extradera une personne vers un autre Etat o? il y a des motifs s?rieux de croire qu’elle risque d’?tre soumise ? la torture ?.
37. Le 12 septembre 2006, le pr?sident d’une autre organisation non gouvernementale, le Collectif de la communaut? tunisienne en Europe, adressa un appel au gouvernement italien ? pour qu’il mette fin ? sa politique d’expulsion en masse des immigr?s tunisiens religieux pratiquants ?. Il all?gua que les pouvoirs publics italiens ?taient en train d’utiliser des m?thodes inhumaines et reprochaient ? plusieurs Tunisiens leurs convictions religieuses. De l’avis du pr?sident du collectif, il ?tait ? ?vident ? qu’? leur arriv?e en Tunisie, les Tunisiens concern?s allaient ?tre ? tortur?s et condamn?s ? de lourdes peines de prison, et ce ? cause des autorit?s italiennes qui les soup?onnent faussement de terrorisme ?. Le nom du requ?rant figurait sur une liste de personnes risquant une expulsion imminente vers la Tunisie qui ?tait annex?e ? la lettre du 12 septembre 2006.
38. La d?cision du pr?fet du 16 ao?t 2006 (paragraphe 35 ci-dessus) fut notifi?e au requ?rant le 14 septembre 2006. L’int?ress? ne tenta aucun recours. Cependant, le 12 septembre 2006, il avait produit des documents, parmi lesquels la lettre de l’OMCT du 6 septembre 2006 et les rapports d’Amnesty International et du D?partement d’Etat des Etats-Unis d’Am?rique relatifs ? la Tunisie, en demandant qu’ils fussent transmis ? la commission territoriale pour l’octroi du statut de r?fugi?. Le 15 septembre 2006, la pr?fecture de Milan indiqua oralement au requ?rant que, vu le rejet de sa demande d’asile, les documents en question ne pouvaient ?tre pris en consid?ration.
39. Le 14 septembre 2006, le requ?rant, invoquant l’article 39 du r?glement, avait demand? ? la Cour de suspendre ou annuler la d?cision de l’expulser vers la Tunisie. Le 15 septembre 2006, la Cour d?cida de demander au Gouvernement italien de lui fournir des informations sur la question de savoir, notamment, si la condamnation prononc?e ? l’encontre du requ?rant par le tribunal militaire de Tunis ?tait d?finitive et s’il existait, en droit tunisien, des recours permettant de rouvrir la proc?dure ou de tenir un nouveau proc?s.
40. La r?ponse du Gouvernement parvint au greffe le 2 octobre 2006. Selon les autorit?s italiennes, lorsqu’une condamnation est prononc?e par d?faut, la loi tunisienne conf?re au condamn? le droit d’obtenir la r?ouverture de la proc?dure. Le Gouvernement se r?f?ra notamment ? une t?l?copie de l’ambassadeur d’Italie ? Tunis du 29 septembre 2006 pr?cisant que, selon les informations fournies par le directeur de la coop?ration internationale du minist?re de la Justice tunisien, la condamnation du requ?rant n’?tait pas d?finitive, le condamn? jug? par d?faut pouvant faire opposition ? l’arr?t rendu ? son encontre.
41. Le 5 octobre 2006, la Cour d?cida d’appliquer l’article 39 de son r?glement. Elle demanda au Gouvernement de suspendre l’expulsion du requ?rant jusqu’? nouvel ordre.
42. Le d?lai maximal de d?tention en vue de son expulsion expirant le 7 octobre 2006, le requ?rant fut remis en libert? ? cette date. Cependant, le 6 octobre 2006, un nouvel arr?t? d’expulsion avait ?t? pris ? son encontre. Le 7 octobre 2006, cet arr?t? fut notifi? au requ?rant, qui fut reconduit au centre de d?tention provisoire de Milan. Etant donn? que le requ?rant avait d?clar? ?tre entr? en Italie depuis la France, le nouvel arr?t? d’expulsion indiquait que le pays de destination ?tait la France, et non la Tunisie. Le 10 octobre 2006, le nouvel arr?t? d’expulsion fut valid? par le juge de paix de Milan.
43. Le 3 novembre 2006, le requ?rant fut remis en libert? car de nouveaux ?l?ments indiquaient qu’il ?tait impossible de l’expulser vers la France. Le m?me jour, la cour d’assises d’appel de Milan ordonna que, d?s sa lib?ration, le requ?rant f?t soumis ? des mesures de pr?caution, ? savoir l’interdiction de quitter le territoire italien et l’obligation de se rendre dans un bureau de police tous les lundis, mercredis et vendredis.
44. Entre-temps, le 27 septembre 2006, le requ?rant avait sollicit? l’octroi d’un permis de s?jour. Par une note du 4 d?cembre 2006, la pr?fecture de Milan avait r?pondu que cette demande ne pouvait pas ?tre accueillie. En effet, un permis ? pour raisons de justice ? pouvait ?tre octroy? seulement ? la demande des autorit?s judiciaires, lorsque celles-ci estimaient que la pr?sence d’un ?tranger en Italie ?tait n?cessaire au bon d?roulement d’une enqu?te p?nale. Le requ?rant ?tait de toute mani?re frapp? par une interdiction de quitter le territoire italien et ?tait donc oblig? de rester en Italie. De plus, pour obtenir un permis de s?jour, il ?tait n?cessaire de produire un passeport ou autre document similaire.
45. Devant la Cour, le requ?rant all?gua que les autorit?s tunisiennes avaient refus? de renouveler son passeport, ce qui avait fait ?chouer toute autre tentative de r?gularisation de sa situation.
46. A une date non pr?cis?e, le requ?rant introduisit ?galement devant le tribunal administratif r?gional (? le TAR ?) de Lombardie un recours visant ? obtenir l’annulation de l’arr?t? d’expulsion du 6 octobre 2006 ainsi que la suspension de l’ex?cution de cet acte.
47. Par une d?cision du 9 novembre 2006, le TAR de Lombardie d?clara qu’il n’y avait pas lieu ? statuer sur la demande de suspension et ordonna la transmission du dossier au TAR du Latium, juridiction comp?tente ratione loci.
48. Le TAR de Lombardie observa notamment que la Cour europ?enne des droits de l’homme avait d?j? sollicit? la suspension de l’ex?cution de l’arr?t? litigieux et avait par cons?quent rem?di? ? tout pr?judice pouvant ?tre all?gu? par le requ?rant.
49. Selon les informations fournies par le requ?rant le 29 mai 2007, la proc?dure devant le TAR du Latium ?tait, ? cette date, encore pendante.
50. Le 18 janvier 2007, le requ?rant adressa un m?moire ? la pr?fecture de Milan. Il souligna que la Cour europ?enne des droits de l’homme avait demand? de suspendre l’ex?cution de son expulsion en raison d’un risque concret qu’il ne subisse des traitements contraires ? l’article 3 de la Convention. D?s lors, le requ?rant demanda ? ?tre entendu par la commission territoriale pour l’octroi du statut de r?fugi? en vue de se voir accorder l’asile politique. Selon les informations fournies par le requ?rant le 11 juillet 2007, ? cette date aucune suite n’avait ?t? donn?e ? son m?moire. Dans une note du 20 juillet 2007, le minist?re italien de l’Int?rieur pr?cisa que le m?moire du 18 janvier 2007 ne pouvait s’analyser ni en une nouvelle demande d’asile ni en un appel contre la d?cision de rejet rendue par le pr?fet de Milan le 16 ao?t 2006 (paragraphe 35 ci-dessus).
C. Les assurances diplomatiques demand?es par l’Italie ? la Tunisie
51. Le 29 mai 2007, l’ambassade d’Italie ? Tunis adressa une note verbale au gouvernement tunisien pour demander des assurances diplomatiques selon lesquelles, en cas d’expulsion vers la Tunisie, le requ?rant ne serait pas soumis ? des traitements contraires ? l’article 3 de la Convention et ne subirait aucun d?ni flagrant de justice.
52. La note en question, r?dig?e en fran?ais, se lit comme suit :
? L’ambassade d’Italie pr?sente ses compliments au minist?re des Affaires ?trang?res et, suite ? l’entretien entre l’ambassadeur d’Italie M. Arturo Olivieri et S.E. le ministre de la Justice et des Droits de l’Homme M. B?chir Tekkari, en marge de la visite du ministre italien de la Justice M. Clemente Mastella, le 28 mai 2007, a l’honneur de demander la pr?cieuse collaboration des autorit?s tunisiennes pour un d?veloppement positif du cas suivant.
Le ressortissant tunisien N. S., n? ? Haidra (Tunisie) le 30.11.1974, a fait l’objet d’un d?cret d’expulsion de l’Italie vers la Tunisie, prononc? par le minist?re de l’Int?rieur le 08.08.2006.
Apr?s l’?manation du susdit d?cret, ce dernier a fait recours devant la Cour europ?enne des Droits de l’Homme de Strasbourg le 14.09.2006, lui demandant et obtenant la d?cision de suspension de l’expulsion en question.
Ce recours est bas? sur la th?se selon laquelle il aurait ?t? condamn? par contumace ? une peine de 20 ans de r?clusion pour des crimes li?s au terrorisme, ? travers une sentence ?manant du tribunal militaire de Tunis le 11.05.2005, notifi?e au p?re du condamn? le 02.07.2005. A cause de cette condamnation, en cas d’application du d?cret d’expulsion vers son pays d’origine, M. S.soutient qu’il risquerait d’?tre incarc?r?, une fois expuls? en Tunisie, sur la base d’un jugement in?quitable et d’?tre soumis ? torture et traitements d?gradants et inhumains (ci-joint copie de la notification de la sentence exhib?e par l’int?ress?).
Afin de r?unir tous les ?l?ments n?cessaires pour ?valuer ce cas, la Cour europ?enne des Droits de l’Homme a adress? une requ?te au gouvernement italien, en vue d’obtenir une copie de la sentence de condamnation et de conna?tre si le gouvernement italien a bien l’intention avant de proc?der ? l’expulsion de demander des garanties diplomatiques au gouvernement tunisien.
A la lumi?re de ce qui pr?c?de, l’ambassade d’Italie, tout en comptant sur la sensibilit? des autorit?s tunisiennes en mati?re, a l’honneur de formuler, dans le respect des pr?rogatives juridictionnelles de l’Etat tunisien, la suivante urgente demande de garanties, en tant qu’?l?ment formel indispensable pour la solution du cas en suspens :
? dans le cas o? l’information fournie par M. S. quant ? l’existence d’une condamnation ?manant du tribunal militaire de Tunis ? son ?gard datant du 11.05.2005 correspond ? la v?rit?, transmettre une copie int?grale de ladite sentence (avant le 11.07.2007, date de l’audience aupr?s de la Cour) et confirmer qu’il pourra y faire opposition, et ?tre jug? par un tribunal ind?pendant et impartial, selon une proc?dure qui soit, dans l’ensemble, conforme aux principes d’un proc?s ?quitable et public ;
? d?mentir les craintes exprim?es par M. S. d’?tre soumis ? la torture et ? des peines ou des traitements inhumains et d?gradants ? son retour en Tunisie ;
? qu’au cas o? il serait emprisonn?, il pourra recevoir la visite de ses avocats ainsi que des membres de sa famille.
L’ambassade d’Italie saurait en outre gr? aux autorit?s tunisiennes de bien vouloir la tenir inform?e de l’?tat de d?tention du nomm? N. S., au cas o? il serait emprisonn?.
La solution du cas susindiqu? a des implications importantes sur les futurs aspects de la s?curit?.
Les pr?cisions susmentionn?es, que la Cour europ?enne des Droits de l’Homme a demand?es au gouvernement italien, sont indispensables pour pouvoir proc?der ? l’expulsion.
Dans une certaine mesure, ce cas constitue un pr?c?dent (par rapport ? des nombreux autres cas en suspens) et la r?ponse positive ? on en est persuad? ? des autorit?s tunisiennes rendra plus facile de proc?der ? d’?ventuelles ult?rieures expulsions dans l’avenir.
Tout en ?tant parfaitement consciente de la d?licatesse de cet argument, l’ambassade d’Italie compte sur la compr?hension des autorit?s tunisiennes en vue d’une r?ponse dans l’esprit d’une lutte efficace contre le terrorisme international, dans le cadre des relations d’amiti? entre nos deux pays. ?
53. Le gouvernement italien pr?cisa que des assurances semblables n’avaient jamais auparavant ?t? demand?es aux autorit?s tunisiennes.
54. Le 4 juillet 2007, le minist?re tunisien des Affaires ?trang?res adressa une note verbale ? l’ambassade italienne ? Tunis. Ce courrier se lit comme suit :
? Le minist?re des Affaires ?trang?res pr?sente ses compliments ? l’ambassade d’Italie ? Tunis et se r?f?rant ? sa note verbale no 2533 en date du 2 juillet 2007, relative au d?tenu N. S. se trouvant actuellement en Italie, a l’honneur de faire part que le gouvernement tunisien confirme sa disposition ? accepter le transfert en Tunisie de d?tenus tunisiens ? l’?tranger une fois leur identit? confirm?e et ce dans le cadre du strict respect de la l?gislation nationale en vigueur et sous la seule garantie des lois tunisiennes pertinentes.
Le minist?re des Affaire ?trang?res saisit cette occasion pour renouveler ? l’ambassade d’Italie ? Tunis les assurances de sa haute consid?ration. ?
55. Une deuxi?me note verbale, du 10 juillet 2007, est ainsi r?dig?e :
? Le minist?re des Affaire ?trang?res pr?sente ses compliments ? l’ambassade d’Italie ? Tunis et, se r?f?rant ? sa note verbale no 2588 du 5 juillet 2007, a l’honneur de lui confirmer la teneur de la note verbale du minist?re no 511 du 4 juillet 2007.
Le minist?re des Affaires ?trang?res r?affirme par la pr?sente que les lois tunisiennes en vigueur garantissent et prot?gent les droits des d?tenus en Tunisie et leur assurent des proc?s justes et ?quitables et rappelle que la Tunisie a adh?r? volontairement aux trait?s et conventions internationaux pertinents.
Le minist?re des Affaires ?trang?res saisit cette occasion pour renouveler ? l’ambassade d’Italie ? Tunis les assurances de sa haute consid?ration. ?
D. La situation familiale du requ?rant
56. Le requ?rant affirme qu’en Italie il vit avec une Italienne, Mme V., qu’il a ?pous?e selon le rite islamique. Le couple a un enfant de huit ans (n? le 22 juillet 1999), de nationalit? italienne, qui fr?quente l’?cole en Italie. Mme V. est au ch?mage et ne b?n?ficie actuellement d’aucune allocation familiale. Elle est atteinte d’une forme d’isch?mie.
57. Il ressort d’une note du minist?re de l’Int?rieur du 10 juillet 2007 que, le 10 f?vrier 2007, le requ?rant a ?pous?, selon le rite islamique, une autre femme, Mme G. Tout en r?sidant officiellement rue Cefalonia, ? Milan, o? habite Mme V., le requ?rant serait cependant de facto s?par? de ses deux ?pouses. En effet, depuis la fin de 2006, il r?siderait de mani?re stable rue Ulisse Dini, ? Milan, o? il partagerait un appartement avec d’autres Tunisiens.
II. LES DROITS INTERNES PERTINENTS
A. Les recours contre un arr?t? d’expulsion en Italie
58. Un arr?t? d’expulsion peut ?tre attaqu? devant le TAR, juridiction comp?tente pour examiner la l?galit? de tout acte administratif et l’annuler pour m?connaissance des droits fondamentaux de l’individu (voir, par exemple, Sardinas Albo c. Italie (d?c.), no 56271/00, CEDH 2004-I). Un appel peut ?tre interjet? devant le Conseil d’Etat contre les d?cisions du TAR.
59. Dans la proc?dure devant le TAR, la suspension de l’acte administratif litigieux n’est pas automatique, mais peut ?tre octroy?e sur demande (Sardinas Albo, d?cision pr?cit?e). Cependant, lorsque, comme dans le cas du requ?rant, l’expulsion est ordonn?e aux termes du d?cret-loi no 144 de 2005, les recours au TAR ou au Conseil d’Etat ne peuvent en aucun cas suspendre l’ex?cution de l’arr?t? d’expulsion (article 4 ?? 4 et 4bis du d?cret-loi en question).
B. La r?ouverture d’un proc?s par d?faut en Tunisie
60. Dans leur traduction fran?aise produite par le Gouvernement, les dispositions pertinentes du code de proc?dure p?nale tunisien se lisent comme suit :
Article 175
? Faute pour le pr?venu touch? personnellement de compara?tre ? la date qui lui est fix?e, le tribunal passe outre et rend une d?cision qui est r?put?e contradictoire. Si le pr?venu non comparant a ?t? r?guli?rement cit?, quoique non touch? personnellement, il est jug? par d?faut. La signification du jugement par d?faut est faite par le greffier du tribunal qui a rendu la sentence.
L’opposition au jugement par d?faut est faite par l’opposant en personne ou son repr?sentant, au greffe du tribunal qui a rendu la d?cision dans les dix jours de la signification de ce jugement.
Si l’opposant demeure hors du territoire de la R?publique, le d?lai est port? ? trente jours.
Si l’opposant est d?tenu, l’opposition est re?ue par le surveillant-chef de la prison qui la communique, sans d?lai, au greffe du tribunal.
L’opposition est faite, soit par d?claration verbale dont il est dress? acte s?ance tenante, soit par d?claration ?crite. L’opposant doit signer et, s’il ne veut ou ne peut signer, il en est fait mention.
Le greffier fixe aussit?t la date d’audience et en avise l’opposant ; dans tous les cas cette audience doit avoir lieu dans le d?lai d’un mois au maximum de la date de l’opposition.
L’opposant ou son repr?sentant avise de l’opposition et cite par huissier-notaire les parties int?ress?es, ? l’exception du repr?sentant du minist?re public, trois jours au moins avant la date de l’audience, ? d?faut de quoi l’opposition est rejet?e. ?
Article 176
? Si la signification n’a pas ?t? faite ? personne ou s’il ne r?sulte pas des actes d’ex?cution du jugement que le pr?venu en a eu connaissance, l’opposition est recevable jusqu’? l’expiration des d?lais de prescription de la peine. ?
Article 180 (tel que modifi? par la loi no 2004-43 du 17 avril 2000)
? L’opposition est suspensive d’ex?cution. Lorsque la peine prononc?e est la peine capitale, l’opposant est incarc?r? et la peine ne peut ?tre ex?cut?e avant que le jugement ne soit d?finitif. ?
Article 213
? L’appel n’est plus recevable, sauf cas de force majeure, s’il n’a ?t? fait dix jours au plus tard apr?s le prononc? du jugement contradictoire au sens de l’alin?a premier de l’article 175, ou apr?s l’expiration du d?lai d’opposition si le jugement a ?t? rendu par d?faut ou apr?s la signification du jugement rendu par it?ratif d?faut.
Pour le procureur g?n?ral de la R?publique et les avocats g?n?raux pr?s les cours d’appel, le d?lai d’appel est de soixante jours ? compter du jour du prononc? du jugement. Ils doivent en outre, ? peine de d?ch?ance, notifier leurs recours dans ledit d?lai au pr?venu et aux personnes civilement responsables. ?
III. TEXTES ET DOCUMENTS INTERNATIONAUX
A. L’accord de coop?ration en mati?re de lutte contre la criminalit? sign? par l’Italie et la Tunisie et l’accord d’association entre la Tunisie, l’Union europ?enne et ses Etats membres
61. Le 13 d?cembre 2003, les gouvernements italien et tunisien ont sign? ? Tunis un accord en mati?re de lutte contre la criminalit? par lequel les Parties contractantes se sont engag?es ? ?changer des informations (notamment en ce qui concerne les activit?s de groupes terroristes, les flux migratoires et la production et l’usage de faux documents) et ? favoriser l’harmonisation de leurs l?gislations nationales. Les articles 10 et 16 de cet accord se lisent comme suit :
Article 10
? Les Parties contractantes, en conformit? avec leurs l?gislations nationales, s’accordent sur le fait que la coop?ration en mati?re de lutte contre la criminalit?, comme pr?vu par les dispositions du pr?sent accord, s’?tendra ? la recherche de personnes qui se sont soustraites ? la justice et sont responsables de faits d?lictueux, ainsi qu’? l’utilisation de l’expulsion, lorsque les circonstances le requi?rent et sauf application des dispositions en mati?re d’extradition. ?
Article 16
? Le pr?sent accord ne pr?juge pas des droits et obligations d?coulant d’autres accord internationaux, multilat?raux ou bilat?raux, souscrits par les Parties contractantes. ?
62. La Tunisie a ?galement sign? ? Bruxelles, le 17 juillet 1995, un accord d’association avec l’Union europ?enne et ses Etats membres. Ce texte, qui porte pour l’essentiel sur la coop?ration dans les secteurs commercial et ?conomique, pr?cise dans son article 2 que les relations entre les Parties contractantes, tout comme les dispositions de l’accord lui-m?me, doivent se fonder sur le respect des droits de l’homme et des principes d?mocratiques, qui constituent un ? ?l?ment essentiel ? de l’accord.
B. Les articles 1, 32 et 33 de la Convention des Nations unies de 1951 relative au statut des r?fugi?s
63. L’Italie est partie ? la Convention des Nations unies de 1951 relative au statut des r?fugi?s. Les articles 1, 32 et 33 de cette Convention disposent :
Article 1
? Aux fins de la pr?sente Convention, le terme “r?fugi?” s’appliquera ? toute personne (…) qui, (…) craignant avec raison d’?tre pers?cut?e du fait de sa race, de sa religion, de sa nationalit?, de son appartenance ? un certain groupe social ou de ses opinions politiques, se trouve hors du pays dont elle a la nationalit? et qui ne peut ou, du fait de cette crainte, ne veut se r?clamer de la protection de ce pays ; ou qui, si elle n’a pas de nationalit? et se trouve hors du pays dans lequel elle avait sa r?sidence habituelle ? la suite de tels ?v?nements, ne peut ou, en raison de ladite crainte, ne veut y retourner. ?
Article 32
? 1. Les Etats contractants n’expulseront un r?fugi? se trouvant r?guli?rement sur leur territoire que pour des raisons de s?curit? nationale ou d’ordre public.
2. L’expulsion de ce r?fugi? n’aura lieu qu’en ex?cution d’une d?cision rendue conform?ment ? la proc?dure pr?vue par la loi (…). ?
Article 33
? 1. Aucun des Etats contractants n’expulsera ou ne refoulera, de quelque mani?re que ce soit, un r?fugi? sur les fronti?res des territoires o? sa vie ou sa libert? serait menac?e en raison de sa race, de sa religion, de sa nationalit?, de son appartenance ? un certain groupe social ou de ses opinions politiques.
2. Le b?n?fice de la pr?sente disposition ne pourra toutefois ?tre invoqu? par un r?fugi? qu’il y aura des raisons s?rieuses de consid?rer comme un danger pour la s?curit? du pays o? il se trouve ou qui, ayant ?t? l’objet d’une condamnation d?finitive pour un crime ou d?lit particuli?rement grave, constitue une menace pour la communaut? dudit pays. ?
C. Les lignes directrices du Comit? des Ministres du Conseil de l’Europe
64. Le 11 juillet 2002, lors de la 804e r?union des D?l?gu?s des Ministres, le Comit? des Ministres du Conseil de l’Europe a adopt? des lignes directrices sur les droits de l’homme et la lutte contre le terrorisme. Le point IV de ce texte, intitul? ? Interdiction absolue de la torture ?, est ainsi libell? :
? Le recours ? la torture ou ? des peines ou traitements inhumains ou d?gradants est prohib? en termes absolus, en toutes circonstances, notamment lors de l’arrestation, de l’interrogatoire et de la d?tention d’une personne soup?onn?e d’activit?s terroristes ou condamn?e pour de telles activit?s, et quels qu’aient ?t? les agissements dont cette personne est soup?onn?e ou pour lesquels elle a ?t? condamn?e. ?
Aux termes du point XII ? 2 de ce m?me document,
? L’Etat qui fait l’objet d’une demande d’asile a l’obligation de s’assurer que le refoulement ?ventuel du requ?rant dans son pays d’origine ou dans un autre pays ne l’exposera pas ? la peine de mort, ? la torture ou ? des peines ou traitements inhumains ou d?gradants. Il en va de m?me en cas d’expulsion. ?
D. Le rapport d’Amnesty International relatif ? la Tunisie
65. Dans un rapport concernant la situation en Tunisie en 2006, Amnesty International rel?ve qu’? l’issue de proc?s in?quitables, au moins douze personnes poursuivies pour activit?s terroristes ont ?t? condamn?es ? de lourdes peines d’emprisonnement. De nouveaux cas de torture et de mauvais traitements ont ?t? signal?s. Des centaines de prisonniers politiques restent incarc?r?s depuis plus de dix ans et leur ?tat de sant? se serait d?grad?. Par ailleurs, cent trente-cinq prisonniers ont ?t? remis en libert? ? la suite d’une amnistie ; ils ?taient incarc?r?s depuis plus de quatorze ans, apr?s avoir ?t? jug?s de mani?re in?quitable pour appartenance ? l’organisation islamiste interdite En-Nahda. Certains ?taient en mauvaise sant? du fait des conditions carc?rales extr?mement p?nibles et des tortures subies avant leur proc?s.
66. En d?cembre 2006, des fusillades ont eu lieu au sud de Tunis entre la police et des membres pr?sum?s du Groupe salafiste pour la pr?dication et le combat. Plusieurs dizaines de personnes ont ?t? tu?es et des policiers ont ?t? bless?s.
67. En juin 2006, le Parlement europ?en a r?clam? l’organisation d’une session Union europ?enne-Tunisie, afin de d?battre de la situation des droits de l’homme dans le pays. En octobre 2006, l’Union europ?enne a critiqu? le gouvernement tunisien pour avoir annul? une conf?rence internationale sur le droit au travail.
68. En ce qui concerne la ? guerre contre le terrorisme ?, Amnesty International souligne que les autorit?s tunisiennes n’ont pas r?pondu ? la demande du rapporteur sp?cial des Nations Unies sur la protection des droits de l’homme, qui souhaitait se rendre dans le pays. Des personnes soup?onn?es d’activit?s terroristes ont ?t? arr?t?es et jug?es en vertu d’une loi antiterrorisme, estim?e ? controvers?e ?, de 2003. Cette loi et le code de justice militaire ont ?t? utilis?s contre des Tunisiens rapatri?s contre leur gr? de Bosnie-Herz?govine, de Bulgarie et d’Italie et qui ?taient accus?s d’appartenance ? des organisations terroristes op?rant ? l’?tranger. Dans ce genre d’affaires, parfois tranch?es par les tribunaux militaires, les contacts des avocats avec leurs clients sont soumis ? des restrictions de plus en plus nombreuses. Des cas de d?tention en isolement et de torture pendant la garde ? vue ont ?t? relat?s ; on cite, notamment, les vicissitudes de M. H. S.i et de M. B. F.i (expuls? de Bosnie-Herz?govine), ainsi que de six membres d’un ? groupe de Zarzis ?.
69. Amnesty International d?nonce en outre d’importantes limitations au droit ? la libert? d’expression et un risque de harc?lement et de violence ? l’encontre des d?fenseurs des droits de l’homme, de leurs proches, des femmes portant le voile islamique ainsi que des opposants et d?tracteurs du gouvernement.
70. Pour ce qui est de l’ind?pendance de la justice, Amnesty International note que les avocats ont publiquement protest? contre un projet de loi instaurant un institut sup?rieur des avocats qui sera charg? de la formation des futurs avocats (une mission qui incombait auparavant ? l’ordre des avocats et ? l’association des magistrats). En octobre 2006, le chef de la d?l?gation de la Commission europ?enne ? Tunis a d?plor? publiquement la lenteur des r?formes politiques et r?clam? une am?lioration de la formation des juges et des avocats afin de renforcer l’ind?pendance de la justice. Les juges doivent obtenir l’autorisation du secr?taire d’Etat ? la Justice pour se rendre ? l’?tranger.
71. Le 19 juin 2007, Amnesty International a ?mis une d?claration concernant le requ?rant. Ce document se lit comme suit :
? Amnesty international craint que N. S. soit tortur? et subisse d’autres graves violations des droits humains s’il est renvoy? en Tunisie par les autorit?s italiennes. Cette pr?occupation se fonde sur le suivi continu des violations des droits humains en Tunisie que nous assurons, notamment les violations commises ? l’encontre de ceux qui sont renvoy?s de force dans le cadre de la ? guerre contre la terreur ?.
N. S. a ?t? condamn? par contumace ? vingt ans d’emprisonnement par le tribunal militaire permanent de Tunis pour appartenance ? une organisation terroriste op?rant ? l’?tranger en temps de paix et incitation au terrorisme. Bien qu’il doive ?tre rejug? par la m?me juridiction militaire, les tribunaux militaires de Tunisie violent un certain nombre de garanties du droit ? un proc?s ?quitable. Le tribunal militaire se compose de quatre conseillers et d’un pr?sident, qui, seul, est un juge civil. La proc?dure pr?voit des restrictions au droit ? une audience publique. L’emplacement du tribunal dans un terrain militaire limite l’acc?s du grand public. Les personnes condamn?es par un tribunal militaire peuvent interjeter appel uniquement devant la Cour militaire de cassation. Les pr?venus civils ont fr?quemment fait savoir qu’ils n’avaient pas ?t? inform?s de leur droit ? un d?fenseur ou, notamment en l’absence d’un avocat, ils n’ont pas compris qu’ils ?taient interrog?s par un juge d’instruction, car celui-ci portait un uniforme militaire.
Les avocats de la d?fense se heurtent ? des restrictions en mati?re d’acc?s au dossier de leurs clients et leur action est entrav?e, parce qu’ils ne re?oivent pas d’informations concernant la proc?dure, comme les dates des audiences. A la diff?rence des juridictions p?nales ordinaires, les tribunaux militaires ne donnent pas aux avocats d’acc?s ? un registre des affaires en cours (pour plus d’informations, voir le rapport d’Amnesty International : ? Tunisie : le cycle de l’injustice ?, index d’AI MDE 30/001/2003).
Les autorit?s tunisiennes continuent aussi d’appliquer la loi antiterroriste tr?s controvers?e de 2003 pour arr?ter, d?tenir et juger des suspects de terrorisme. Ceux qui sont reconnus coupables sont condamn?s ? de lourdes peines de prison. La loi antiterroriste et des dispositions du Code de justice militaire ont aussi servi ? l’encontre de ressortissants tunisiens qui ont ?t? renvoy?s en Tunisie contre leur volont? par les autorit?s d’autres pays, notamment la Bosnie-Herz?govine, la Bulgarie et l’Italie. Les personnes renvoy?es ont ?t? arr?t?es ? leur arriv?e par les autorit?s tunisiennes et, pour beaucoup d’entre elles, accus?es d’avoir des liens avec des ? organisations terroristes ? op?rant ? l’?tranger. Certaines ont ?t? traduites devant le syst?me de justice militaire.
Ceux qui ont r?cemment ?t? renvoy?s en Tunisie ont ?t? mis au secret. Ils ont alors ?t? soumis ? la torture et ? d’autres mauvais traitements. Ils ont aussi ?t? condamn?s ? de lourdes peines de prison ? la suite de proc?s in?quitables. A cet ?gard, citons, ? titre d’exemples, les renseignements ci-apr?s sur d’autres affaires :
? le 3 juin 2007, H. T. a ?t? renvoy? de force de France en Tunisie et arr?t? ? son arriv?e. Il a ?t? maintenu au secret ? la Direction de la S?curit? d’Etat du minist?re de l’Int?rieur ? Tunis pendant dix jours au cours desquels il aurait ?t? tortur? ou aurait subi d’autres mauvais traitements. Il est actuellement d?tenu ? la prison de Momaguia dans l’attente de la suite de l’enqu?te.
Il avait quitt? la Tunisie en 1999 et avait v?cu ensuite en Allemagne et, entre 2000 et 2006, en Italie. Il a ?t? arr?t? le 5 mai 2007 ? la fronti?re franco-allemande en tant que migrant clandestin et maintenu au centre de d?tention de la ville fran?aise de Metz sous le coup d’une ordonnance d’expulsion. Le 6 mai, il a ?t? pr?sent? ? un juge, qui a prolong? sa d?tention de quinze jours et qui l’a inform? qu’il faisait l’objet d’une enqu?te de la police fran?aise, car celle-ci le soup?onnait ? d’apporter un soutien logistique ? ? un r?seau qui aide des particuliers ? se rendre en Irak pour participer au conflit arm? contre les forces de la coalition dirig?e par les Etats-Unis, all?gation qu’il nie. Aucun chef d’accusation n’a ?t? retenu contre lui en France. Le m?me jour, il a fait une demande d’asile et le 7 mai 2007, il a ?t? conduit au centre de r?tention de Mesnil-Amelot pour y s?journer pendant que sa demande d’asile ?tait trait?e. Celle-ci a fait l’objet d’une proc?dure d’?valuation acc?l?r?e (? proc?dure prioritaire ?) et a ?t? rejet?e le 25 mai. Bien que H. T. ait fait appel devant la Commission des recours des r?fugi?s (CRR), l’appel n’a pas d’effet suspensif pour les d?cisions prises au titre de la proc?dure prioritaire et les int?ress?s peuvent ?tre reconduits ? la fronti?re avant qu’une d?cision ait ?t? prononc?e au sujet de leur recours. H.T.a aussi fait appel de la d?cision devant le tribunal administratif, en vain.
? En mai 2004, T. B., un ressortissant tunisien, a ?t? renvoy? contre sa volont? de France en Tunisie apr?s le rejet de sa demande d’asile. Il a ?t? arr?t? ? son arriv?e en Tunisie et accus? au titre de la loi antiterroriste de 2003. En f?vrier 2005, le Conseil d’Etat, qui est la plus haute juridiction administrative de France, a annul? l’ordonnance d’expulsion de T. B.. En mars 2006, celui-ci a ?t? condamn? au terme d’un proc?s in?quitable en Tunisie ? dix ans d’emprisonnement pour appartenance au Front islamiste tunisien, chef d’accusation pour lequel il a d?j? purg? 36 mois de prison en France. La condamnation a ?t? r?duite ? cinq ans en appel en octobre 2005. Il est toujours d?tenu en Tunisie.
? A. R., un ressortissant tunisien qui avait travaill? pendant plus de dix ans en Europe, a ?t? expuls? d’Irlande en Tunisie en avril 2004 apr?s le rejet de sa demande d’asile. Il a ?t? arr?t? ? son arriv?e en Tunisie et conduit ? la Direction de la s?curit? d’Etat du minist?re de l’Int?rieur, o? il a ?t? maintenu au secret pendant plusieurs jours et o? il aurait ?t? frapp?, suspendu au plafond et menac? de mort. Il a ?t? accus? au titre de la loi antiterroriste de 2003 d’appartenance ? une organisation terroriste op?rant ? l’?tranger. Aucune enqu?te n’a ?t? men?e au sujet des all?gations de tortures qu’il aurait subies, bien que son avocat ait d?pos? plainte. En mars 2005, A. R. a ?t? reconnu coupable sur la base d’? aveux ? obtenus sous la torture et condamn? ? dix ans d’emprisonnement au titre de la l?gislation antiterroriste. Sa condamnation a ?t? r?duite ? cinq ans en appel en septembre 2005. Il est toujours en prison en Tunisie.
? En avril 2004, sept jeunes gens ont ?t? condamn?s, ? l’issue d’un proc?s in?quitable, pour appartenance ? une organisation terroriste, possession ou fabrication d’explosifs, vol, consultation de sites Web interdits et organisation de r?unions non autoris?es. Deux autres ont ?t? condamn?s par contumace. Ils faisaient partie des dizaines de personnes arr?t?es en f?vrier 2003 ? Zarzis dans le sud de la Tunisie, qui ont ?t? lib?r?s, pour la plupart, au cours du m?me mois. La proc?dure n’a pas respect? les normes internationales relatives ? un proc?s ?quitable. Selon les avocats de la d?fense, la plupart des dates d’arrestation indiqu?es dans les rapports de police ont ?t? falsifi?es et dans un cas, le lieu de l’arrestation l’a aussi ?t?. Il n’y a pas eu d’enqu?te sur les all?gations des d?fendeurs selon lesquelles les accus?s auraient ?t? frapp?s, suspendus au plafond et menac?s de viol. Les condamnations reposaient presque enti?rement sur les aveux obtenus sous la contrainte. Les pr?venus ont ni? l’ensemble des chefs d’accusation qui ?taient port?es contre eux au tribunal. En juillet 2004, la cour d’appel de Tunis a r?duit les condamnations de six d’entre eux de dix-neuf ans et trois mois ? treize ans d’emprisonnement. Leur pourvoi a ?t? rejet? par la Cour de cassation en d?cembre 2004. Un autre pr?venu, qui ?tait mineur au moment de l’arrestation a vu sa condamnation r?duite ? vingt-quatre mois de prison. Ils ont tous ?t? lib?r?s en mars 2006 en vertu d’une gr?ce pr?sidentielle.
Les violations des droits humains qui ont ?t? commises dans ces cas sont typiques de celles qui sont monnaie courante en Tunisie et qui touchent les personnes arr?t?es dans le pays comme celles qui sont renvoy?es de l’?tranger en relation ? des all?gations d’infractions de nature politique ou touchant ? la s?curit?. Nous estimons en cons?quence que N. S. s’exposerait ? un risque s?rieux de torture et de proc?s in?quitable s’il ?tait remis aux autorit?s tunisiennes. ?
72. Une d?claration similaire a ?t? ?mise par Amnesty International le 23 juillet 2007.
E. Le rapport de Human Rights Watch relatif ? la Tunisie
73. Dans son rapport paru en 2007 concernant la Tunisie, Human Rights Watch affirme que le gouvernement tunisien utilise la menace du terrorisme et de l’extr?misme religieux comme pr?texte pour r?primer ses opposants. Il y a des all?gations constantes et cr?dibles d’utilisation de la torture et de mauvais traitements ? l’encontre des suspects pour obtenir des aveux. Les condamn?s seraient ?galement soumis ? des mauvais traitements inflig?s volontairement.
74. Malgr? l’octroi d’une amnistie ? de nombreux membres du parti islamiste ill?gal En-Nahda, le nombre de prisonniers politiques d?passe les 350 personnes. Il y a eu des arrestations en masse de jeunes hommes, qui ont ?t? par la suite poursuivis aux termes de la loi antiterrorisme de 2003. Les anciens prisonniers politiques lib?r?s sont contr?l?s de pr?s par les autorit?s, qui refusent de renouveler leurs passeports et de leur donner acc?s ? la plupart des emplois.
75. Selon Human Rights Watch, le syst?me judiciaire manque d’ind?pendance. Les juges d’instruction interrogent les suspects sans la pr?sence de leurs avocats, et le parquet et les juges ferment les yeux sur les all?gations de torture, m?me si elles sont formul?es par l’interm?diaire d’un avocat. Les pr?venus sont souvent condamn?s sur la base d’aveux extorqu?s ou de d?clarations de t?moins qu’ils n’ont pas pu interroger ni faire interroger.
76. M?me si le Comit? international de la Croix-Rouge continue son programme de visites dans les prisons tunisiennes, les autorit?s refusent l’acc?s aux lieux de d?tention ? des organisations ind?pendantes de d?fense des droits de l’homme. L’engagement pris en avril 2005 de permettre des visites de Human Rights Watch est rest? lettre morte.
77. La loi dite ? antiterrorisme ? de 2003 donne une d?finition tr?s ample de la notion de ? terrorisme ?, qui peut ?tre utilis?e pour accuser des personnes ayant simplement exerc? leur droit de critique politique. Depuis 2005, plus de 200 personnes ont ?t? accus?es de vouloir rejoindre des mouvements djihadistes ? l’?tranger ou d’organiser des activit?s terroristes. Les arrestations ont ?t? effectu?es par des policiers en civil et les familles des accus?s sont rest?es sans nouvelles de leurs proches pendant des jours ou des semaines. Pendant les proc?s, la grande majorit? des accus?s a affirm? que leurs aveux avaient ?t? obtenus sous la torture ou sous la menace de la torture. Ces accus?s ont ?t? condamn?s ? de lourdes peines de prison sans qu’il soit ?tabli qu’ils avaient commis un acte sp?cifique de violence ou qu’ils poss?daient des armes ou des explosifs.
78. En f?vrier 2006, six personnes accus?es de faire partie du groupe terroriste ? Zarzis ? ont b?n?fici? d’une amnistie pr?sidentielle apr?s avoir purg? trois ans de prison. Elles avaient ?t? condamn?es sur la base d’aveux qui leur auraient ?t? arrach?s et de la circonstance qu’elles avaient copi? sur Internet des instructions pour la fabrication de bombes. En 2005, M. A. R. B. a ?t? condamn? ? quatre ans d’emprisonnement pour avoir copi? et coll? sur un forum en ligne la d?claration d’un groupe mena?ant de lancer des attaques ? l’explosif si le pr?sident de la Tunisie acceptait de recevoir la visite du Premier ministre isra?lien.
79. Enfin, Human Rights Watch signale que le 15 juin 2006 le Parlement europ?en a adopt? une r?solution qui d?plore la r?pression des d?fenseurs des droits de l’homme en Tunisie.
F. Les activit?s du Comit? international de la Croix-Rouge
80. Le Comit? international de la Croix-Rouge a sign?, le 26 avril 2005, un accord avec les autorit?s tunisiennes pour visiter les prisons et ?valuer les conditions carc?rales. Cet accord est intervenu un an apr?s la d?cision des autorit?s de permettre de visiter les prisons au seul Comit? international de la Croix-Rouge, organisation qualifi?e de ? strictement humanitaire ?, tenue par le secret sur l’accomplissement de ses missions. L’accord entre le gouvernement tunisien et le Comit? international de la Croix-Rouge concerne tous les ?tablissements p?nitentiaires en Tunisie, ? y compris les unit?s de d?tention provisoire et les lieux de garde ? vue ?.
81. Le 29 d?cembre 2005, M. Bernard Pfefferl?, d?l?gu? r?gional pour la Tunisie/Afrique du Nord du Comit? international de la Croix-Rouge, a d?clar? que le Comit? a pu visiter ? sans entraves ? une dizaine de prisons et rencontrer des d?tenus en Tunisie. M. Pfefferl? a indiqu? que, depuis le d?but de la mission, en juin 2005, une ?quipe du Comit? international de la Croix-Rouge s’?tait rendue dans neuf prisons, ? deux reprises pour deux d’entre elles, et avait rencontr? la moiti? des d?tenus auxquels elle avait pr?vu de rendre visite. Se refusant ? plus d’indications ? en raison de la nature de [leurs] accords ?, il a n?anmoins pr?cis? que ces accords autorisaient le Comit? international de la Croix-Rouge ? visiter l’ensemble des prisons et ? rencontrer les d?tenus ? en toute libert? et selon [son] libre choix ?.
G. Le rapport du D?partement d’Etat am?ricain relatif aux droits de l’homme en Tunisie
82. Dans son rapport ? sur les pratiques en mati?re de droits de l’homme ?, publi? le 8 mars 2006, le D?partement d’Etat am?ricain d?nonce des violations des droits fondamentaux perp?tr?es par le gouvernement tunisien.
83. Bien qu’il n’y ait pas eu de meurtres commis par les autorit?s tunisiennes pour des raisons politiques, le rapport d?nonce le d?c?s de deux personnes, M. M. B. A. O.et M. B. R., survenus respectivement pendant et apr?s leur d?tention aux mains de la police.
84. Se r?f?rant aux donn?es recueillies par Amnesty International, le D?partement d’Etat signale les diff?rentes formes de torture et de mauvais traitements inflig?s par les autorit?s tunisiennes afin d’obtenir des aveux : d?charges ?lectriques, immersion de la t?te dans l’eau, coups de poing, de b?ton et de matraque, suspension aux barres des cellules provoquant une perte de conscience, br?lures de cigarettes sur le corps. En outre, les policiers abusent sexuellement des ?pouses des prisonniers islamistes afin d’obtenir des informations ou d’infliger une punition.
85. Ces actes de torture sont toutefois tr?s difficiles ? prouver, car les autorit?s refusent aux victimes l’acc?s aux soins m?dicaux jusqu’? la disparition des traces des s?vices. De plus, la police et les autorit?s judiciaires refusent r?guli?rement de donner suite aux all?gations de mauvais traitements, et les aveux extorqu?s sous la torture sont r?guli?rement retenus par les tribunaux.
86. Les prisonniers politiques et les int?gristes religieux sont les victimes privil?gi?es de la torture, qui est perp?tr?e principalement pendant la garde ? vue, notamment dans les locaux du minist?re de l’Int?rieur. Le rapport fait r?f?rence ? plusieurs cas de torture d?nonc?s en 2005 par des organisations non gouvernementales, parmi lesquelles le Conseil national pour les libert?s en Tunisie et l’Association pour la lutte contre la torture en Tunisie. En d?pit des d?nonciations des victimes, aucune investigation n’a ?t? engag?e par les autorit?s tunisiennes sur ces abus et aucun agent de l’Etat n’a ?t? poursuivi.
87. Les conditions d’incarc?ration dans les prisons tunisiennes sont loin de respecter les normes internationales. Les prisonniers sont plac?s dans des espaces exigus et partagent le m?me lit et les m?mes toilettes. Le risque de maladies contagieuses est tr?s ?lev? en raison de la surpopulation et des mauvaises conditions d’hygi?ne. Les d?tenus n’ont pas acc?s ? des soins m?dicaux ad?quats.
88. Les prisonniers politiques sont souvent transf?r?s d’un ?tablissement ? l’autre, ce qui rend difficiles les visites de leurs familles et d?courage toute enqu?te concernant leurs conditions de d?tention.
89. En avril 2005, ? l’issue d’une longue n?gociation, le gouvernement tunisien a sign? un accord permettant ? la Croix-Rouge internationale de visiter les prisons. Les visites ont commenc? en juin. En d?cembre, la Croix-Rouge a d?clar? que les autorit?s p?nitentiaires avaient respect? l’accord et qu’elles n’avaient pas pos? d’obstacles aux visites.
90. En revanche, cette m?me possibilit? n’a pas ?t? reconnue ? Human Rights Watch, malgr? l’engagement verbal pris en avril 2005 par le gouvernement tunisien. Ce dernier s’est ?galement engag? ? interdire la d?tention en isolement cellulaire prolong?.
91. Bien qu’explicitement interdites par la loi tunisienne, des arrestations et d?tentions arbitraires ont lieu. Selon la loi, la dur?e maximale de garde ? vue est de six jours, pendant lesquels les familles doivent ?tre inform?es. Cependant, ces r?gles sont parfois ignor?es. Les gardes ? vue se font tr?s souvent au secret et les autorit?s prolongent la p?riode de d?tention en falsifiant la date de l’arrestation.
92. Le gouvernement tunisien nie l’existence de prisonniers politiques et, par cons?quent, leur nombre exact est impossible ? d?terminer. Cependant, l’Association internationale pour le soutien aux prisonniers politiques a recens? 542 prisonniers politiques, dont presque tous seraient des int?gristes religieux appartenant ? des mouvements d’opposition interdits par la loi, arr?t?s pour appartenance ? des associations ill?gales dangereuses pour l’ordre public.
93. Le rapport fait ?tat d’entraves diffuses au droit au respect de la vie priv?e et familiale des prisonniers politiques et de leurs proches, telles que la mise en place de contr?les de la correspondance et d’?coutes t?l?phoniques ainsi que la confiscation des documents d’identit?.
H. Autres sources
94. Devant la Cour, le requ?rant a produit un document de l’Association internationale de soutien aux prisonniers politiques. Celui-ci relate le cas d’un jeune homme, M. H. B. S. B. F., qui, le 10 octobre 2006, peu avant un interrogatoire, se serait jet? par la fen?tre d’un commissariat. Selon l’avocat de M. B. F., son client avait ?t? sauvagement tortur? et d?tenu dans les cellules du minist?re de l’Int?rieur ? Tunis pendant vingt-cinq jours.
Des all?gations similaires sont contenues dans des d?clarations d’organisations locales de d?fense des droits des prisonniers et des femmes et dans de nombreuses coupures de presse.
EN DROIT
I. SUR LA VIOLATION ALL?GU?E DE L’ARTICLE 3 DE LA CONVENTION
95. Le requ?rant consid?re que la mise ? ex?cution de son expulsion l’exposerait ? un risque de traitements contraires ? l’article 3 de la Convention, ainsi libell? :
? Nul ne peut ?tre soumis ? la torture ni ? des peines ou traitements inhumains ou d?gradants. ?
96. Le Gouvernement s’oppose ? cette th?se.
A. Sur la recevabilit?
97. La Cour constate que ce grief n’est pas manifestement mal fond? au sens de l’article 35 ? 3 de la Convention. Elle rel?ve par ailleurs qu’il ne se heurte ? aucun autre motif d’irrecevabilit?. Il convient donc de le d?clarer recevable.
B. Sur le fond
1. Arguments des parties
a) Le requ?rant
98. Selon le requ?rant, il est ? notoire ? que les personnes soup?onn?es d’activit?s terroristes, en particulier li?es ? l’int?grisme islamiste, sont souvent tortur?es en Tunisie. Le requ?rant a introduit une demande d’asile politique, qui a ?t? rejet?e par la pr?fecture de Milan sans qu’il ait ?t? entendu par la commission italienne pour l’octroi du statut de r?fugi?. Par ailleurs, ses tentatives en vue d’obtenir un permis de s?jour ont ?chou

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