AFFAIRE RICHMOND YAW ET AUTRES c. ITALIE - A.N.P.T.ES.
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Testo originale e tradotto della sentenza selezionata

AFFAIRE RICHMOND YAW ET AUTRES c. ITALIE

Tipologia: Sentenza
Importanza: 3
Articoli: 05
Numero: 3342/11/2016
Stato: Italia
Data: 2016-10-06 00:00:00
Organo: Sezione Prima
Testo Originale

Conclusioni: Violazione dell’articolo 5 – Diritto alla libert? ed alla sicurezza, Articolo 5-1 – Veda legale Articolo 5-1-f – Sfratto,
Violazione dell’articolo 5 – Diritto alla libert? ed alla sicurezza, Articolo 5-5 – Risarcimento,

PRIMA SEZIONE

CAUSA RICHMOND YAW ED ALTRI C. ITALIA

( Richieste numero 3342/11, 3391/11, 3408/11 e 3447/11)

SENTENZA

STRASBURGO

6 ottobre 2016

Questa sentenza diventer? definitiva nelle condizioni definite all’articolo 44 ? 2 della Convenzione. Pu? subire dei ritocchi di forma.

Nel causa Richmond Yaw ed altri c. Italia,
La Corte europea dei diritti dell’uomo, prima sezione, riunendosi in una camera composta di:
Mirjana Lazarova Trajkovska, presidentessa,
Ledi Bianku,
Guido Raimondi,
Kristina Pardalos,
Linos-Alexandre Sicilianos,
Robert Spano,
Armen Harutyunyan, giudici,
e di Abele Campos, cancelliere di sezione,
Dopo avere deliberato in camera del consiglio il 13 settembre 2016,
Rende la sentenza che ha, adottata a questa data,:
PROCEDIMENTO
1. All’origine della causa si trovano quattro richieste, nostri 3342/11, 3391/11, 3408/11 e 3447/11, dirette contro la Repubblica italiana e di cui quattro cittadini del Ghana, OMISSIS (“i richiedenti”), nato rispettivamente nel 1974, nel 1983, nel 1979 e nel 1986, hanno investito la Corte il 26 novembre 2010 in virt? dell’articolo 34 della Convenzione di salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libert? fondamentali (“la Convenzione”).
2. I richiedenti sono stati rappresentati da OMISSIS, avvocato a Benevento. Il governo italiano (“il Governo”) ? stato rappresentato dal suo agente, la Sig.ra E. Spatafora.
3. I richiedenti si lamentavano in particolare della detenzione subita da essi alle fini di esecuzione di una misura di ricondotta alla frontiera.
4. Il 5 marzo 2015, le richieste sono state comunicate al Governo. Tanto i richiedenti che il governo convenuto ha depositato delle osservazioni scritte. Inoltre, dei commenti sono stati ricevuti da parte di un’associazione non governativa, l’internazionale Commissione of Jurists (“l’ICJ”).
IN FATTO
I. LE CIRCOSTANZE DELLO SPECIFICO
5. I richiedenti sono quattro cittadini del Ghana che hanno fuggito il loro paese in ragione di scontri intereligiosi e che sono arrivati in Italia nel giugno 2008.
6. Il 20 novembre 2008, il prefetto di Caserta notific? dei decreti di sfratto ai richiedenti. Questi decreti contemplavano che i richiedenti dovevano essere ricondotti una volta alla frontiera queste decisioni convalidate dal giudice conciliatore.
7. Lo stesso giorno, la prefettura impose ai richiedenti un collocamento nel centro di ritenzione temporanea, dice anche “centro di sfratto e di identificazione”-“il Co.”) di Puntatore Galeria, a Roma, per procedere alla loro identificazione.
8. Il 24 novembre 2008, il giudice conciliatore di Roma convalid? il collocamento nel Co..
9. Il 11 dicembre 2008, il capo della polizia (questore) chiese al giudice conciliatore di Roma di prorogare il collocamento dei richiedenti di trenta giorni.
10. Il 15 dicembre 2008, i richiedenti introdussero una domanda ufficiale di protezione internazionale.
11. Il 17 dicembre 2008, senza prevenire n? i richiedenti n? il loro avvocato, il giudice conciliatore di Roma prorog? suddetto collocamento fino al 23 gennaio 2009 al motivo che il procedimento di identificazione degli interessati non era stato finito.
12. I richiedenti riceverono la notificazione della decisione di prolungamento che si leggeva cos?:
“Dopo avere letto la richiesta formulata dal prefetto di polizia di Roma, concernente il prolungamento del periodo mirato 14 capoverso 5 all’articolo del decreto legislativo no286 di 1998, modificati dalla legge 189 del 2002, che considerano che gli elementi richiesti a questa fine esistono e che le verifiche concernente il cittadino estero sono ancora in corso, il giudice conciliatore proroga il collocamento nel centro di ritenzione per un periodo di trenta giorni.
Ho letto e ho firmato la misura adottata al mio riguardo e ho ricevuto una copia di questo documento traduce in inglese, francesi e spagnolo. “
13. Il 14 gennaio 2009, i richiedenti furono liberati in ragione dell’introduzione della loro domanda di protezione internazionale.
Il 23 gennaio 2009, furono convocati dinnanzi al capo della polizia per formalizzare suddetta domanda e l’udienza dinnanzi alla commissione per la concessione dello statuto di profugo fu fissata al 19 marzo 2009.
14. Il 16 febbraio 2009, i richiedenti investirono la Corte di cassazione di un ricorso che mira all’annullamento della decisione del giudice conciliatore di Roma del 17 dicembre 2008.
15. Il 5 giugno 2009, il giudice conciliatore di Caserta annull? i decreti di sfratto.
16. Con una sentenza del 8 giugno 2010, la Corte di cassazione accolse il ricorso dei richiedenti, annull? la decisione del giudice conciliatore di Roma e dichiar? nulla la decisione di collocamento in ritenzione al motivo che era stata adottata di plano, senza udienza e senza la partecipazione dei richiedenti e del loro avvocato. Nella sua decisione, l’alta giurisdizione ricordava che aveva affermato gi? nel 2010 che i principi fissati all’articolo 14, capoversi 5 e 6 della decreto-legge no 286/98 si applicavano anche al prolungamento della misura di collocamento in ritenzione e che di conseguenza la decisione del giudice conciliatore adottato di plano, senza rispetto del principio del contraddittorio, era nulla.
Poi, la Corte di cassazione ricordava che la Corte costituzionale che si era dedicata sulla costituzionalit? dell’articolo 13, capoverso 5 bis della decreto-legge no 286/98, aveva dichiarato, nella sua sentenza no 222 del 2004, che questa disposizione era incostituzionale al motivo che non contemplava che la convalida della decisione di collocamento in detenzione doveva svolgersi nel rispetto dei principi del contraddittorii e dei diritti della difesa e che, questi principi dovevano applicarsi inoltre, anche in caso di prolungamento della misura.
17. Il 3 febbraio 2011, i richiedenti introdussero quattro azioni civili dinnanzi al tribunale di Roma contro lo stato, dirette contro il ministero dell’interno ed il ministero della Giustizia, in risarcimento del danno che stimavano avere subito in ragione del loro collocamento in detenzione dal 24 novembre 2008 al 14 gennaio 2009.
18. Il tribunale di Roma si pronunci? su queste azioni con parecchie decisioni datate di settembre 2014 e giugno 2016. Trattandosi del collocamento in causa del ministero dell’interno, il tribunale respinse i ricorsi dei richiedenti al motivo che il capo della polizia di Roma si era limitato a dare esecuzione ad una decisione dell’autorit? giudiziale. In quanto alla responsabilit? del ministero della Giustizia, giudic? che la domanda dei richiedenti era inammissibile e che conveniva introdurre un’azione in responsabilit? civile contro i magistrati.
19. In particolare, in una delle sue decisioni, in data del 26 giugno 2016, il tribunale di Roma sottolineava, riferendosi alla giurisprudenza della Corte, che la legalit? della detenzione iniziale non era, in quanto tale, assegnata con la sola circostanza che la decisione del giudice conciliatore di prolungare la ritenzione dei richiedenti era stata annullata in seguito.
II. IL DIRITTO E LA PRATICA INTERNI PERTINENTI
A. La decreto-legge, decreto legislativo, no 286/98 (“Testo unico delle disposizioni concernente il regolamentazione dell’immigrazione e le norme sullo statuto degli estero”)
20. Ai termini dell’articolo 5 della decreto-legge no 286/98:
“L’estero che ? restato sul territorio dello stato mentre il suo permesso di soggiorno ? scaduto da pi? di sessanta giorni senza che una domanda di rinnovo sia stata formulata fa l’oggetto di una misura di sfratto che contiene l’ordine di lasciare il territorio dello stato entro quindici giorni. Quando, secondo il prefetto, esiste un rischio di sottrazione all’esecuzione della misura di sfratto, il commissario di polizia (questore) ordini la proseguita immediata dell’estero alla frontiera. “
21. L’articolo 13 dello stesso testo dispone ci? che segue:
“1. Per le ragioni di ordine pubblico o di sicurezza dello stato, il ministro degli Interni pu? ordinare lo sfratto dell’estero anche se questo non ? residente sul territorio dello stato, informando a priori il presidente del Consiglio dei ministri ed il ministro delle Cause estere.
2. Il prefetto ordina lo sfratto quando l’estero:
ha, ? ritornato sul territorio dello stato sottrarsisi ai controlli di frontiera ;
b, ? restato sul territorio dello stato senza avere chiesto di permesso di soggiorno nel termine assegnato, salvo se il ritardo ? dovuto con la forza alle ragioni maggiori, o [si ? mantenuto] mentre il permesso ? stato revocato o annullato o che ? scaduto da pi? di sessanta giorni e che il suo rinnovo non ? stato chiesto “
22. L’articolo 13 suddetto contempla anche ci? che segue:
“[L’estero previsto da un] decreto di sfratto pu? presentare unicamente un ricorso dinnanzi al giudice conciliatore del luogo dove l’autorit? che ha ordinato lo sfratto ha la sua sede. Il termine ? di sessanta giorni a partire dalla data della misura di sfratto. Il giudice conciliatore fa diritto alla domanda, o la respingo, con una decisione presa nei venti giorni a partire dal deposito del ricorso. [La richiesta] pu? essere firmata personalmente ed essere presentata tramite la rappresentanza diplomatica o consolare italiana del paese di destinazione. (…) Il giudice deve convalidare la decisione di collocamento nelle quarantotto ore con una decisione motivata dopo avere inteso l’interessato se questo ? presente.
L’estero espulso non pu? ritornare sul territorio dallo stato senza un’autorizzazione speciale del ministro degli Interni. In caso di violazione di questa disposizione, l’estero ? punito di uno a quattro anni di reclusione e ? espulso di nuovo con proseguita immediata alla frontiera. “
23. L’articolo 14 della decreto-legge no 286/98 ? redatto cos? nelle sue parti pertinenti nello specifico:
“1. Quando non ? possibile eseguire immediatamente lo sfratto con la proseguita alla frontiera o la repressione, in ragione di situazioni transitorie che fanno ostacolo alla preparazione del ritorno o dell’allontanamento, il commissario di polizia decido di porre l’estero in ritenzione durante la durata rigorosamente necessaria nel centro di ritenzione pi? prossima
3. Il commissario di polizia trasmette la pratica al giudice conciliatore per convalida, nelle quarantotto ore, della decisione di collocamento.
4. L’udienza [tenuta alle fini di convalida di lui] collocamento si svolge in camera del consiglio con la partecipazione obbligatoria di un avvocato. L’interessato deve essere informato e deve essere condotto all’udienza. Il giudice deve convalidare la decisione di collocamento nelle quarantotto ore con una decisione motivata dopo avere inteso l’interessato se questo ? presente. La decisione non produce di effetti se non ? convalidata nelle quarantotto ore.
5. La durata della detenzione ?, in una prima fase, limitata ad un massimo di trenta giorni. Alla domanda del prefetto, il periodo di detenzione pu? essere prolungato di trenta giorni dal giudice se l’amministrazione non ? riuscita a determinare l’identit? e la nazionalit? della persona o se lo sfratto non ha potuto avere luogo per le ragioni tecniche.
6. Le decisioni di collocamento e di prolungamento possono essere oggetto di un ricorso non sospensivo in cassazione. “
B. Le disposizioni in materia di risarcimento per detenzione irregolare, o detenzione “ingiusta”) e la giurisprudenza della Corte costituzionale
24. L’articolo 314 del codice di procedimento penale (CPP) contempla un diritto al risarcimento in due casi distinti: quando l’imputato ? prosciolto alla conclusione del procedimento penale sul fondo, risarcimento per ingiustizia detta “sostanziale”, prevista dal capoverso 1, o quando ? stabilito che l’indiziato ? stato posto o mantenuto in detenzione provvisoria al disprezzo degli articoli 273 e 280 del CPP, risarcimento per ingiustizia detta “formale”, prevista dal capoverso 2.
25. L’articolo 314 del CPP si legge come segue:
“Chiunque ? scarcerato da un giudizio definitivo al motivo che i fatti rimproverati non si sono prodursi, che non ha commesso i fatti o che i fatti non sono costitutivi di una violazione o non sono eretti in reato con la legge ha diritto ad un risarcimento per la detenzione provvisoria subita, a patto di non avere provocato [la sua detenzione] contribuito o a provocarla intenzionalmente o con mancanza pesante.
Lo stesso diritto ? garantito ad ogni persona scarcerata per qualche motivo che questo sia ed ad ogni persona condannata che, durante il processo, ? stato oggetto di una detenzione provvisoria, quando ? stabilito da una decisione definitiva che l’atto avendo ordinato la misura ? stato preso prorogato o mentre le condizioni di applicabilit? contemplata 273 e 280 agli articoli non erano riunite”
26. Con la sua sentenza no 310 del 1996, la Corte costituzionale ha stabilito che, al di l? dei casi previsti dall’articolo 314 del CPP, gli individui hanno anche diritto ad un risarcimento nel caso dove la detenzione “ingiusta” ? la conseguenza dell’illegittimit? di un ordine di esecuzione della pena. Poi, nella sua sentenza no 284 del 2003, la Corte costituzionale ha precisato che il diritto al risarcimento per detenzione “ingiusta” non ? escluso per la sola ragione che l’ordine di esecuzione ? legittimo o che la detenzione ? la conseguenza di un comportamento legale delle autorit? interne. Ha sottolineato cos? che, ci? che importa, ? l ‘ “ingiustizia obiettiva”, obiettiva ingiustizia, della privazione di libert?.
C. La legge no 117 del 13 aprile 1988 sul risarcimento dei danni causati nell’esercizio di funzioni giurisdizionali e la responsabilit? civile dei magistrati (“la legge no 117/88”)
27. Ai termini dell’articolo 1, paragrafo 1, della legge no 117/88, questa si applica “a tutti i membri delle magistrature di diritto comune, amministrativo, finanziario, militare e speciale che esercitano un’attivit? giurisdizionale, a prescindere della natura delle funzioni, cos? come all’altri persone che partecipano all’esercizio della funzione giurisdizionale.”
28. L’articolo 2 della legge no 117/88 enuncia ci? che segue:
“1. Ogni persona avendo subito un danno ingiustificato in ragione di un comportamento, di un atto o di una misura giudiziale di un magistrato che si ? reso colpevole di dolo o di mancanza grave nell’esercizio delle sue funzioni, o in ragione di un diniego di giustizia, pu? agire contro lo stato per ottenere risarcimento dei danni patrimoniali che ha subito cos? come dei danni non patrimoniali che derivano della privazione di libert? personale.
2. Nell’esercizio delle funzioni giurisdizionali, l’interpretazione delle regole di diritto e la valutazione dei fatti e delle prove non pu? dare adito a.
3. Sono costitutivi di una mancanza grave:
ha, una violazione grave della legge che risulta da una negligenza inescusabile;
b, l’affermazione, dovuta ad una negligenza inescusabile, di un fatto di cui l’esistenza ? confutata insindacabilmente dai documenti della pratica,;
c, la negazione, dovuta ad una negligenza inescusabile, di un fatto di cui l’esistenza ? stabilita insindacabilmente dai documenti della pratica,;
d, l’adozione di una misura concernente la libert? personale all’infuori dei casi previsti dalla legge o senza motivazione. “
29. Ai termini dell’articolo 3, paragrafo 1, prima frase, della legge no 117/88, costituiscono peraltro un diniego di giustizia “il rifiuto, l’omissione o il ritardo del magistrato nel compimento degli atti che rilevano della sua competenza quando, dopo scadenza del termine legale previsto per il compimento [di un atto], la parte riguardata ha fatto una domanda in vista del [ex?cution di questo] atto e che, senza ragione valida, nessuna misura non ? stata presa nei trenta giorni consecutivi al deposito di questa domanda alla cancelleria.”
30. I seguenti articoli della legge no 117/88 precisano le condizioni e le modalit? secondo che un’azione in risarcimento pu? essere impegnata a titolo dell’articolo 2 o dell’articolo 3 di questa legge, cos? come le azioni che possono essere intentate hanno posteriori contro il magistrato che si ? reso colpevole di dolo o di mancanza grave nell’esercizio delle sue funzioni, addirittura di un diniego di giustizia.
31. Ai termini dell’articolo 4 della legge no 117/88, l’azione pu? essere introdotta dopo esaurimento delle vie di ricorso che permette di attaccare la misura controversa ed ad ogni modo solamente quando questa non ? pi? modificabile o revocabile.
III. IL DIRITTO DELLL’UNIONE EUROPEA
La direttiva 2008/115/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 16 dicembre 2008 relativo alle norme e procedimenti comuni applicabili negli Stati membri al ritorno dei cittadini di paese terzo in soggiorno irregolare (“il direttiva ritorno”)
32. Il “direttiva ritorno” regola l’allontanamento dei cittadini di paese terzo in soggiorno irregolare, incornicia il collocamento in detenzione di queste persone quando si rivela necessario e mette in opera delle garanzie procedurali.
IN DIRITTO
I. SULLA CONGIUNZIONE DELLE RICHIESTE
33. La Corte constata che i richiedenti si lamentano tutti della detenzione subita alle fini di esecuzione di una misura di ricondotta alla frontiera. Pertanto, avuto riguardo alla loro similitudine in quanto ai fatti ed alle questioni di fondo che pongono, la Corte decide di unire le richieste e di esaminarli congiuntamente in una sola sentenza.
II. SULLA VIOLAZIONE ADDOTTA DELL’ARTICOLO 5 ? 1 DELLA CONVENZIONE
34. I richiedenti stimano essere stato privati della loro libert? in modo incompatibile con l’articolo 5 ? 1 della Convenzione.
Questa disposizione si legge cos?:
“1. Ogni persona ha diritto alla libert? ed alla sicurezza. Nessuno pu? essere privato della sua libert?, salvo nei seguenti casi e secondo le vie legali:
ha, se ? detenuto regolarmente dopo condanna con un tribunale competente;
b, se ? stato oggetto di un arresto o di una detenzione regolare per renitenza ad un’ordinanza resa, conformemente alla legge, con un tribunale o in vista di garantire l’esecuzione di un obbligo prescritto dalla legge;
c, se ? stato arrestato e ? stato detenuto vista di essere condotto dinnanzi all’autorit? giudiziale competente, quando ci sono delle ragioni plausibili di sospettare che ha commesso una violazione o che ci sono dei motivi ragionevoli di credere alla necessit? di impedirlo di commettere una violazione o di fuggire dopo il compimento di questa;
d, se si tratta della detenzione regolare di un minore, decisa per la sua educazione vigilata o della sua detenzione regolare, per tradurrlo dinnanzi all’autorit? competente,;
e, se si tratta della detenzione regolare di una persona suscettibile di propagare una malattia contagiosa, di un alienato, di un’alcolista, di un tossicodipendente o di un vagabondo,;
f, se si tratta dell’arresto o della detenzione regolare di una persona per impedirlo di penetrare irregolarmente nel territorio, o contro la quale un procedimento di sfratto o di estradizione ? in corso. “
35. Il Governo contesta la tesi dei richiedenti.
A. Sull’ammissibilit?
1. Sull’eccezione di no-esaurimento delle vie di ricorso interni
36. Eccependo della no-esaurimento delle vie di ricorso interni, il Governo arguisce che, al momento dell’introduzione delle richieste, i procedimenti civili impegnati coi richiedenti dinnanzi al tribunale di Roma erano ancora pendenti. Indica che queste azioni erano state introdotte alle fini di ottenimento di un compenso per i danni che sarebbero stati subiti dagli interessati in seguito al prolungamento della misura di ritenzione.
37. Il Governo aggiunge poi che questi ricorsi sono stati respinti dal tribunale di Roma. Precisa che questo ultimo non ha considerato la responsabilit? del ministero dell’interno e che, trattandosi del ministero della Giustizia, ha indicato ai richiedenti che il ricorso ad esercitare era quello concernente la responsabilit? civile dei magistrati.
38. Inoltre, il Governo indica che, in una causa che qualifica di simile, con una decisione del 13 marzo 2013, il tribunale di Roma ha indennizzato un estero detenuto visto del suo sfratto in modo illegale. Ne deduce che il ricorso suggerito da lui ? un rimedio accessibile ed effettivo e che conviene fare ne uso dunque. ? anche di parere che, nello specifico, il tribunale di Roma ha respinto i ricorsi suddetti perch? i richiedenti hanno investito la Corte di cassazione dopo essere stato liberato. Aggiunge che, del resto, i richiedenti non si sono ricorsi in appello contro le decisioni del tribunale di Roma.
39. I richiedenti combattono l’argomento del Governo. Sostengono, giurisprudenza all’appoggio che, nelle situazioni ai loro occhi analoghi, i tribunali interni si sono pronunciati a diciannove riprese in modo sfavorevoli ai querelanti. Stimano che ? stabilito cos? che non esiste di rimedio effettivo per lamentarsi della violazione denunciata da essi e che hanno esaurito le vie di ricorso interni dunque. In quanto all’azione in responsabilit? civile dei magistrati, precisano che richiede di stabilire il dolo o la mancanza grave che sarebbero molto difficili a provare nello specifico.
40. La Corte nota che, per respingere i ricorsi dei richiedenti, il tribunale di Roma ha stimato che le autorit? avevano agito eseguendo correttamente la decisione del giudice conciliatore.
41. La Corte non ? convinta dall’argomento del Governo. Ricorda che incombe sul governo che eccepisce della no-esaurimento delle vie di ricorso interni di dimostrare che un ricorso effettivo era tanto disponibile in teoria che in pratica all’epoca dei fatti, cio? che era accessibile, era suscettibile di offrire ai richiedenti il risarcimento dei loro motivi di appello e presentava delle prospettive ragionevoli di successo, V. c. Regno Unito [GC], no 24888/94, ? 57, CEDH 1999 IX.
42. Ora, nel presente genere, la Corte osserva, da una parte, che i richiedenti si sono riferiti a parecchi giudizi del tribunale di Roma che porta rigetto di motivi di appello simili e, altro parte, che il Governo ha prodotto una sola decisione di questo tribunale avendo accolto il ricorso di un cittadino estero che si trovava in una situazione analoga. L’efficacia di un appello contro le decisioni controverse del tribunale di Roma sembra cos? perlomeno incerta.
43. Ad ogni modo, la Corte riafferma la sua giurisprudenza secondo la quale, “quando ? in gioco la legalit? della detenzione”, un’azione in indennizzo diretto contro lo stato non costituisce un ricorso ad esercitare considerando “che il diritto di fare esaminare con un tribunale la legalit? della detenzione e quello di ottenere risarcimento di una privazione di libert? contraria all’articolo 5 ? due diritti distinti”, Delijorgji c. Albania, no 6858/11, ? 61, 28 aprile 2015, Ulisei Grosu c,. Romania, no 60113/12, ? 39, 22 marzo 2016, e Woch ?c. Polonia, no 27758/95, ? 90, CEDH 2000-XI.
44. Trattandosi infine dell’argomento del Governo secondo che i richiedenti avrebbero a torto omise di avvalersi del ricorso in responsabilit? civile dei magistrati previsti dalla legge no 117/88, la Corte osserva che questa azione presuppone l’esistenza di un comportamento a tutto meno colpevole da parte dei magistrati e che, di conseguenza, i richiedenti avrebbero dovuto provare il dolo o la mancanza pesante dei giudici avendo deliberato nella loro causa (vedere 2 ? l’articolo 3 d) della legge no 117/88, paragrafo 28 sopra. Di pi?, nota che il Governo non ha prodotto nessuno esempio che dimostra che una tale azione ? stata intentata con successo nelle circostanze simili a queste della causa dei richiedenti, Zeciri c. Italia, no 55764/00, ? 50, 4 agosto 2005, e vedere, mutatis mutandis, Sardinas Albo c. Italia, d?c.), no 56271/00, 8 gennaio 2004.
45. Di conseguenza, l’eccezione del Governo deve essere respinta.
2. Sulla qualit? di vittima dei richiedenti
46. Il Governo considera che ad ogni modo i richiedenti hanno perso il loro requisito di “vittima” al senso dell’articolo 34 della Convenzione. A questo riguardo, indica in particolare che la Corte di cassazione ha risanato i loro motivi di appello annullando il prolungamento della ritenzione al motivo che era stata adottata di plano, senza rispetto del principio del contraddittorio. I richiedenti avrebbero ottenuto dunque gi? una correzione dei loro motivi di appello al livello interno, Lacko c. Slovacchia, d?c.), no 47237/99, CEDH, 2 luglio 2002, Bogdanovsky c. Italia, d?c.), no 72177/01, 9 luglio 2002, Ovihangy c. Svezia, d?c.), no 44421/02, 9 marzo 2004.
47. I richiedenti combattono la tesi del Governo. Indicano che la decisione della Corte di cassazione ? intervenuta diciotto mesi dopo la loro liberazione e che non ha permesso di conseguenza una correzione dei loro motivi di appello: non avrebbero beneficiato di nessuno risarcimento dunque.
48. La Corte ricorda che non pu? definirsi “vittima”, al senso dell’articolo 34 della Convenzione, quello che, al piano nazionale, ha ottenuto una correzione adeguata delle violazioni addotte della Convenzione (vedere, per esempio, mutatis mutandis, Eckle c. Germania, 15 luglio 1982, ? 66, serie Ha, no 51, Amuur c. Francia, 25 giugno 1996, ? 36, Raccolta delle sentenze e decisioni 1996 III, Guisset c. Francia, no 33933/96, ? 66, CEDH 2000-XI, e Kaftailova c. Lettonia, d?c.), no 59643/00, 21 ottobre 2004. Questa regola vale anche se l’interessato ottiene soddisfazione mentre il procedimento ? impegnato gi? dinnanzi alla Corte; cos? lo vuole il carattere accessorio del sistema delle garanzie della Convenzione (vedere, in particolare, Mikheyeva c. Lettonia, d?c.), no 50029/99, 12 settembre 2002.
49. La Corte ricorda anche che, affinch? una decisione o una misura favorevole ad un richiedente basti a togliere egli la qualit? di vittima, occorre in principio che le autorit? nazionali abbiano riconosciuto, esplicitamente o in sostanza, riparato la violazione addotta della Convenzione poi (vedere, tra molto altri, i sentenze L?di c. Svizzera, 15 giugno 1992, ? 34, serie Ha no 238, Amuur, precitato, ibidem, Dalban c. Romania [GC], no28114/95, ? 44, CEDH 1999-VI, Labita c. Italia [GC], no26772/95, ? 142, CEDH 2000-IV e Guisset, precitato, ibidem, cos? come i decisioni Achour c. Francia, no 67335/01, 10 novembre 2004, e Kaftailova, precitata).
50. Su questo punto, girandosi verso i fatti dello specifico, la Corte considera che la riconoscenza con la Corte di cassazione dell’irregolarit? del prolungamento della detenzione controversa non costituisce un risarcimento sufficiente poich? non ha permesso ai richiedenti di ottenere una correzione appropriata.
51. Alla luce di ci? che precede, la Corte stima che i richiedenti possono definirsi ancora vittime di una violazione dell’articolo 5 ? 1 f, della Convenzione. Respinge l’eccezione sollevata a questo riguardo dal Governo dunque.
Constatando anche che la richiesta non ? manifestamente male fondata al senso dell’articolo 35 ? 3 della Convenzione e che non cozza contro nessuno altro motivo di inammissibilit?, la Corte la dichiara ammissibile.
B. Sul merito
1. Argomenti delle parti ed osservazioni del terzo che interviene
a) I richiedenti
52. I richiedenti indicano che sono stati detenuti nella cornice di un procedimento di ricondotta alla frontiera e che questa ? pendente attualmente. Aggiungono che la Corte di cassazione ha annullato il prolungamento della loro detenzione a causa di mancata osservanza dei principi del processo equo, ma che la sua sentenza ? intervenuta solamente diciotto mesi dopo la loro rimessa in libert?.
53. Precisando che la domanda di prolungamento della loro detenzione era stata fatta per permettere la loro identificazione con l’aiuto dell’ambasciata del Ghana, i richiedenti sostengono che suddetta domanda non conteneva gli elementi necessari a questa fine.
54. Indicano che, nella sua sentenza resa nel causa Bashir Mohamed Ali Mahdi, la Corte di giustizia dell’unione europea (CJUE) ha affermato che ogni prolungamento di una ritenzione doveva essere oggetto di un atto scrive motivato in diritto ed in fatto e che questo atto doveva essere sottomesso ad un controllo di legalit? esercitata dal potere giudiziale.
55. Infine, i richiedenti affermano che il procedimento di identificazione essi concernente non ? stata condotta con lo zelo richiesto. A questo riguardo, ricordano la giurisprudenza della Corte nei sentenze Chahal c. Regno Unito, 15 novembre 1996, ? 113, Raccolta 1996 V, Saadi c. Regno Unito [GC], no 13229/03, ? 74, CEDH 2008, e Lokpo e Tour? c. Ungheria (no 10816/10, ? 14, 20 settembre 2011,).
b, Il Governo,
56. Il Governo sostiene che il procedimento di detenzione era conforme al diritto nazionale ed internazionale.
57. Afferma che il prolungamento di trenta giorni si giustificava con l’imperativo di verifica dell’identit? dei richiedenti, per preparare il mezzo di trasporto ed i documenti necessari al rimpatrio di questi ultimi. Riferendosi ai sentenze Chahal c. Regno Unito, precitato, Bogdanovski c. Italia, no 72177/01, 14 dicembre 2006, e Magnac c. Spagna (no 74480/01, 28 gennaio 2003,) considera che, anche sotto l’angolo della durata, la detenzione dei richiedenti era conforme all’articolo 5 ? 1 f, della Convenzione.
58. Il Governo indica cos? come la decisione del giudice conciliatore di Roma ? stata notificata ai richiedenti il 17 dicembre 2008 e che la detenzione controversa ha avuto una durata globale inferiore al limite legale. Aggiunge che, ad ogni modo, i richiedenti hanno potuto lasciare il centro di ritenzione il 14 gennaio 2009, dunque alcuni giorni prima della data fissata dal giudice conciliatore.
59. In quanto alla decisione della Corte di cassazione che riconosce che il prolungamento della detenzione non era conforme ai principi del processo equo, il Governo afferma che si riferiva ai principi fissati dalla Corte costituzionale in una precedente sentenza.
60. Infine, secondo il Governo, le giurisdizioni interne hanno constatato che c’era stata violazione della Convenzione e hanno risanato questa trasgressione. Di pi?, il ministro degli Interni avrebbe invitato tutti i poliziotti a rispettare i principi fissati dalla Corte di cassazione e la Convenzione.
c, Il terzo che interviene,
61. L’icj ha indirizzato un rapporto intitolato “Undocumented alla Corte, giustizia per i migrati in Italia”, cadendo su una visita effettuata in Italia nel giugno 2014 e valutando la pratica seguita dalle autorit? italiane in materia di immigrazione e di asilo.
62. Nel suo rapporto, l’ICJ si preoccupa per il fatto che, fin dal loro arrivo in Italia, i migrati senza carte si vedono notificare automaticamente una decisione di sfratto e sono posti nei centri di ritenzione. Sottolinea in particolare che si rivela molto difficile di trovare degli interpreti e che le decisioni dei giudici conciliatori sono stereotipate e non motivate. Indica che il collocamento in un centro di ritenzione pu? essere prorogato fino ad otto mesi se non ? possibile eseguire lo sfratto in ragione di una mancanza di cooperazione dell’immigrato o di difficolt? nel procedimento di identificazione. Il rapporto dell’ICJ mette anche in evidenza la difficolt? di organizzare delle udienze dinnanzi al giudice conciliatore per convalidare le decisioni di collocamento in detenzione.
63. Inoltre, l’ICJ indica che il regime di asilo europeo comune ? direttamente applicabile nei paesi membri dell’unione europea in quanto norma minimale e che dovrebbe essere considerato come formando il “diritto interno” degli Stati convenuti alle fini dell’articolo 5 della Convenzione nella mancanza di regola nazionale pi? protettiva.
64. Peraltro, l’ICJ stima che la ritenzione nell’attesa della conclusione di un procedimento di sfratto o di estradizione menzionata nel secondo risvolto dell’articolo 5 ? 1 f, della Convenzione sarebbe giustificabile solamente durante lo svolgimento del procedimento in questione. Secondo lei, converrebbe fare di questo principio un’applicazione rigorosa e di vegliare cos? a ci? che le autorit? si prodigano con zelo a ricercare una possibilit? reale di sfratto a tutti gli stadi della detenzione della persona riguardata. Sempre secondo l’ICJ, i richiedenti di asilo protetti con le norme di dritto interni o di diritto internazionale che vieta il loro sfratto nell’attesa dell’istruzione della loro domanda non potrebbero fare l’oggetto di una detenzione prolungata durante lo svolgimento di questo procedimento.
65. Per ci? che ? degli altri criteri stabiliti dalla giurisprudenza della Corte, l’ICJ considera che l’esigenza di “buona fede” implica che un collocamento in ritenzione sia deciso con la trasparenza e lo zelo richiesto affinch? i dispositivi di dritto interni contemplando delle misure alternative alla detenzione o la rimessa in libert? non sia aggirato manipolati o al punto di trovarsi vuoti di senso. Secondo l’ICJ, converrebbe a questo riguardo riferirsi alle cause ?onka c. Belgio (no 51564/99) CEDH 2002 I, e R.U. c. Grecia (no2237/08, 7 giugno 2011 in che le regole giuridiche patrimoniali e procedurali sarebbero state applicate in modo che erano state private di effetto.
66. Infine, trattandosi delle garanzie procedurali contro l’arbitrariet?, l’ICJ ? di parere che c’? luogo di rinviare ai Principi direttivi dell’Alto Commissariato delle Nazioni unite per i Profughi, HCR che disporrebbe che i richiedenti di asilo “hanno diritto alle garanzie procedurali minimali”, Principio direttivo 7.
2. Valutazione della Corte
ha, Principi generali
67. La Corte ricorda che l’articolo 5 della Convenzione consacra un diritto fondamentale, la protezione dell’individuo contro ogni attentato arbitrario dello stato al suo diritto alla libert?. I capoversi hanno, a f, dell’articolo 5 ? 1 della Convenzione contengono un elenco esauriente dei motivi per che una persona pu? essere privata della sua libert?; uguale misura non ? regolare se non rileva di uno di questi motivi. Di pi?, unica un’interpretazione stretta quadra con lo scopo di questa disposizione: garantire che nessuno sia privato arbitrariamente della sua libert? (vedere, tra molto altri, Giulia Manzoni c. Italia, 1 luglio 1997, ? 25, Raccolta 1997-IV, e Velinov c. l’ex Repubblica iugoslava di Macedonia, no 16880/08, ? 49, 19 settembre 2013.
68. Enunciata al capoverso f, dell’articolo 5 ? 1 precitati, una delle eccezioni al diritto alla libert? permette agli Stati di restringere quella degli estero nella cornice del controllo dell’immigrazione (Saadi, precitato, ? 43, A. ed altri c. Regno Unito [GC], no3455/05, ?? 162-163, CEDH 2009, ed Abdolkhani e Karimnia c. Turchia, no 30471/08, ? 128, 22 settembre 2009.
69. La privazione di libert? deve essere “regolare.” In materia di “regolarit?” di una detenzione, ivi compreso l’osservazione delle “vie legali”, la Convenzione rinvia per l’essenziale alla legislazione nazionale e consacri l’obbligo di osservare ne le norme di fondo come procedimento, ma esige per di pi? la conformit? di ogni privazione di libert? allo scopo dell’articolo 5 della Convenzione: proteggere l’individuo contro l’arbitrariet?, Herczegfalvy c. Austria, 24 settembre 1992, ? 63, serie Ha no 244, e L.M. c. Slovenia, no 32863/05, ? 121, 12 giugno 2014. Esigendo che ogni privazione di libert? sia effettuata “secondo le vie legali”, l’articolo 5 ? 1 della Convenzione impongono in primo luogo che ogni arresto o detenzione abbiano una base legale in dritta interno. Tuttavia, questi termini non si limitano a rinviare al diritto interno. Riguardano anche la qualit? della legge: la vogliono compatibile con la preminenza del diritto, nozione inerente all’insieme degli articoli della Convenzione (Amuur, precitato, ? 50, ed Abdolkhani e Karimnia, precitato, ? 130.
70. Su questo ultimo spunta, la Corte sottolinea che, quando si tratta di una privazione di libert?, ? particolarmente importante di soddisfare al principio generale della sicurezza giuridica. Di conseguenza, ? essenziale che le condizioni della privazione di libert? in virt? del diritto interno siano definite chiaramente e che la legge lei stessa sia prevedibile nella sua applicazione, in modo da assolvere il criterio di “legalit?” fissata dalla Convenzione che esige che ogni legge sia sufficientemente precisa per permettere al cittadino-circondandosi all’occorrenza di consigli illuminati-di contemplare, ad un grado ragionevole nelle circostanze della causa, le conseguenze di natura tale da derivare di un atto determinato, Baranowski c. Polonia, no28358/95, ?? 50-52, CEDH 2000-III, Jeius ?c,. Lituania, no 34578/97, ? 56, CEDH 2000-IX, e Mooren c. Germania [GC], no 11364/03, ? 76, 9 luglio 2009.
71. Di pi?, la privazione di libert? ? una misura cos? grave che si giustifica solamente quando di altre misure, meno severi, sono state considerate e giudicate insufficienti per salvaguardare l’interesse personale o pubblico esigente la detenzione. Non basta dunque che la privazione di libert? sia conforme al diritto nazionale; ancora occorre che sia necessaria nelle circostanze dello specifico, Witold Litwa c. Polonia, no 26629/95, ? 78, CEDH 2000-III, e Stanev c. Bulgaria [GC], no 36760/06, ? 143, CEDH 2012.
72. Per determinare se l’articolo 5 ? 1 della Convenzione sono stati rispettati, ? opportuno fare una distinzione fondamentale tra i titoli di detenzione manifestamente invalida-per esempio quelli che ? emesso da un tribunale all’infuori della sua competenza-ed i titoli di detenzione che sono premiarono facie validi ed efficaci fino al momento dove sono annullati da un’altra giurisdizione interna, Benham c. Regno Unito, 10 giugno 1996, ? 43, Raccolta 1996 III, Lloyd ed altri c. Regno Unito, nostri 29798/96 e suiv., ?? 83, 108, 113 e 116, 1 marzo 2005, e Khoudoyorov c. Russia, no 6847/02, ?? 128-129, 8 novembre 2005.
73. Una decisione di collocamento in detenzione deve essere considerata come essendo ex facie invalido se il vizio essendo stato scoperto si analizza in una “irregolarit? grave ed esprimi”, al senso eccezionale indicato nella giurisprudenza della Corte, Liu c. Russia, no 42086/05, ? 81, 6 dicembre 2007, Garabayev c,. Russia, no 38411/02, ? 89, 7 giugno 2007, Marturana c,. Italia, no 63154/00, ? 79, 4 marzo 2008, e Mooren, precitato, ? 75. La Corte ha giudicato cos? manifestamente invalida delle ordinanze di detenzione stimata nelle cause in che la parte riguardata era stata non informate non debitamente della tenuta di un’udienza (Khoudoyorov, precitato, ? 129, o in che le giurisdizioni interne non avevano proceduto all’inchiesta sui redditi esatti dalla legge nazionale, Lloyd ed altri, precitato, ?? 108 e 116. In compenso, la Corte ha giudicato regolare una detenzione ordinata in una causa dove non era stato stabilito che gli atti delle giurisdizioni interne erano stati “grossolanamente e manifestamente irregolari” (idem, ? 114.
b, Applicazione di questi principi al presente genere
74. Nello specifico, la Corte prende innanzitutto nota dei seguenti elementi. Il 20 novembre 2008, i richiedenti sono stati posti al centro di ritenzione per una durata di trenta giorni ed il loro collocamento in detenzione ? stata convalidata dal giudice competente. Il 11 dicembre 2008, il capo della polizia ha chiesto al giudice conciliatore di Roma di prolungare il collocamento dei richiedenti di trenta giorni. Il 17 dicembre 2008, il giudice conciliatore ha prorogato suddetto collocamento fino al 23 gennaio 2009 al motivo che il procedimento di identificazione dei richiedenti non era stato finito, e questo senza informare n? gli interessati n? il loro avvocato, senza attenersi di udienza e senza rispettare i principi gi? fissati dalla Corte costituzionale e la Corte di cassazione in 2002 e 2004.
75. La Corte osserva poi che, il 8 giugno 2010, la Corte di cassazione ha annullato la decisione di prolungamento della ritenzione al motivo che era stata adottata di plano, senza la partecipazione dei richiedenti e del loro avvocato.
76. La Corte rileva che la giurisprudenza interna era gi? bacino di ingrassamento per ostriche nel 2002 sulla necessit? di rispettare il principio del contraddittorio, anche in caso di prolungamento di una misura di detenzione. Stima che l’omissione di convocare gli interessati ed il loro avvocato e quella di fissare un’udienza si analizza in una “irregolarit? grave ed esprima”, al senso della sua giurisprudenza (vedere, ha contrario, Hokic e Hrustic c. Italia, no 3449/05, ?? 23-24, 1 dicembre 2009, e che questa situazione ha portato la nullit? di questa parte della detenzione.
77. In queste circostanze, la Corte conclude che il prolungamento della detenzione dei richiedenti dal 17 dicembre 2008 al 14 gennaio 2009 in vista del loro sfratto non era conforme alle vie legali.
78. Pertanto, c’? stata violazione dell’articolo 5 ? 1 f, della Convenzione.
III. SU LA VIOLAZIONE ADDOTTA DI L’ARTICOLO 5 ? 4 DI LA CONVENZIONE
79. I richiedenti si lamentano di una mancanza di vie di ricorso interni effettivi per contestare la loro detenzione. Denunciano anche la durata di esame del loro ricorso giudiziale che sarebbe stato di pi? di diciotto mesi dinnanzi alla Corte di cassazione. Invocano l’articolo 5 ? 4 della Convenzione, cos? formulata,:
“4. Ogni persona privata della sua libert? con arresto o detenzione hanno il diritto di introdurre un ricorso dinnanzi ad un tribunale, affinch? delibera a breve termine sulla legalit? della sua detenzione ed ordini la sua liberazione se la detenzione ? illegale. “
80. Il Governo indica che i richiedenti si sono ricorsi in cassazione mentre non erano pi? in detenzione. Di conseguenza, gli interessati non avrebbero lo statuto di vittima.
81. I richiedenti replicano che il ricorso in cassazione non ? sospensivo. Affermano anche che la decisione di prolungamento della loro detenzione non indicava che erano i rimedi disponibili per contestare la decisione del giudice conciliatore, le autorit? dinnanzi a cui il ricorso doveva essere presentato ed il termine di introduzione di questo ricorso. Aggiungono che non menzionava neanche l’obbligo di presenza di un avvocato dinnanzi alle giurisdizioni superiori. Indicano anche che essi soli si sono visti notificare la decisione di prolungamento, e non il loro avvocato, paragrafo 12 sopra,
82. La Corte ricorda che l’articolo 5 ? 4 della Convenzione possono essere applicabili solamente alle persone detenute e non possono essere invocati da una persona in libert? per fare constatare la pretesa illegalit? di una detenzione anteriore, Stephens c. Malta (no 1), no 11956/07, ? 102, 21 aprile 2009, X c,. Svezia no 10230/82, decisione della Commissione del 11 maggio 1983, Decisioni e rapporti, (DR), ed A.K. c. Austria no 20832/92, decisione della Commissione del 1 dicembre 1993.
83. Nella presente causa, la Corte osserva che i richiedenti si sono ricorsi in cassazione il 16 febbraio 2009, mentre erano stati liberati il 14 gennaio 2009. Conviene notare peraltro che il ricorso in questione era disponibile all’epoca dove i richiedenti erano detenuti e che niente li impediva di avvalersi di un tale ricorso, vedere ha contrario Aden Ahmed c. Malta, no 55352/12, ? 105, 23 luglio 2013.
84. Segue che questo motivo di appello ? incompatibile ratione materiae con le disposizioni della Convenzione al senso dell’articolo 35 ? 3 hanno, e che deve essere respinto in applicazione dell’articolo 35 ? 4.
IV. SULLA VIOLAZIONE ADDOTTA DELL’ARTICOLO 5 ? 5 DELLA CONVENZIONE
85. I richiedenti adducono non disporre, in dritto italiano, di nessuno mezzo per ottenere risarcimento per le violazioni denunciate da essi. Invocano l’articolo 5 ? 5 la Convenzione che si legge cos?:
“5. Tutto nessuno vittima di un arresto o di una detenzione nelle condizioni contrarie alle disposizioni di questo articolo ha diritto a risarcimento. “
86. Il Governo contesta questa tesi.
A. Sull’ammissibilit?
87. La Corte rileva che questo motivo di appello ? legato al motivo di appello tratto dall’articolo 5 ? 1 f, della Convenzione, esaminato qui-prima di, paragrafi 74-78 sopra, e che deve essere dichiarato dunque anche ammissibile.
B. Sul fondo
1. Argomenti delle parti
88. I richiedenti affermano non disporre in dritto italiano di un rimedio disponibile per ottenere risarcimento per le violazioni addotte da essi. A questo riguardo, indicano che la Corte ed il CJUE, rispettivamente nei cause Zeciri, precitata, e Seferovic c. Italia, no 12921/04, 8 febbraio 2011, e nel causa C-173/03 Traghetti del Mediterraneo SpA c. Italia, sentenza del 13 giugno 2006, hanno giudicato che n? il ricorso contemplato all’articolo 314 del CPP n? il ricorso in responsabilit? civile dei magistrati non costituivano dei rimedi effettivi.
89. Il Governo sostiene che l’articolo 5 ? 5 della Convenzione non sono stati ignorati.
90. Il terzo che interviene indica che il diritto a risarcimento ? un principio fondamentale del diritto internazionale. Aggiunge che, secondo i “Principi fondamentali e direttive concernente il diritto ad un ricorso ed a risarcimento delle vittime di violazioni flagranti del diritto internazionale dei diritti dell’uomo e di violazioni gravi del diritto internazionale umanitario” (risoluzione 60/147 dell’assemblea generale delle Nazioni unite, adottate il 16 dicembre 2005,) gli Stati devono contemplare un risarcimento adeguato, effettivo e veloce del danno subito. ? di parere che, per rispettare l’articolo 5 ? 5 della Convenzione, gli Stati devono contemplare dei procedimenti appropriati ed efficaci che garantiscono il risarcimento in caso di detenzione illegale o arbitraria. Questo obbligo riguarderebbe ogni detenzione contraria al diritto nazionale o al diritto di un altro Stato membro dell’unione europea. Per essere effettiva, questo procedimento dovrebbe essere giudiziale ed accessibile ai detenuti ed ai loro avvocati.
2. Valutazione della Corte
91. La Corte ricorda che il paragrafo 5 dell’articolo 5 della Convenzione si trova rispettato dal momento che si pu? chiedere risarcimento del capo di una privazione di libert? operata nelle condizioni contrarie ai paragrafi 1, 2, 3 o 4 dello stesso articolo, Wassink c. Paesi Bassi, 27 settembre 1990, ? 38, serie Ha no 185 Ha. Il diritto a risarcimento enunciato al paragrafo 5 precitato suppone dunque che una violazione di uno di questi altri paragrafi sia stata stabilita da un’autorit? nazionale o con le istituzioni della Convenzione (N.C). c. Italia [GC], no 24952/94, ? 49 in fini, CEDH 2002-X.
92. Nello specifico, la Corte ha appena constatato che il prolungamento della detenzione dei richiedenti ? stato irregolare, paragrafi 79-78 sopra, e che la Corte di cassazione ha riconosciuto la nullit? di suddetta prolungamento, paragrafo 16 sopra. Di conseguenza, c’? luogo di esaminare la questione di sapere se i richiedenti disponevano in dritti italiano di un diritto a risarcimento, al senso dell’articolo 5 ? 5 della Convenzione.
93. La Corte osserva che l’articolo 314 del CPP che ? supposto fornire un rimedio in caso di privazione di libert? “ingiusta”, non trovare ad applicarsi nella situazione dei richiedenti.
94. In quanto agli altri rimedi citati dal Governo per eccepire della no-esaurimento delle vie di ricorso interni, la Corte nota che gli argomenti che l’hanno condotta ad allontanare questa eccezione, paragrafi 40 43 qui sopra, lo portano a concludere all’incomprensione del paragrafo 5 dell’articolo 5 della Convenzione adesso.
95. Alla luce di ci? che precede, la Corte stima che i richiedenti non disponevano di nessuno mezzo per ottenere, ad un grado sufficiente di certezza, risarcimento per la violazione dell’articolo 5 ? 1 f, della Convenzione.
96. Pertanto, c’? stata violazione dell’articolo 5 ? 5 della Convenzione (vedere, per esempio, Seferovic, precitato, ? 49, Zeciri, precitato, ? 52, Pezone c. Italia, no 42098/98, ?? 51-56, 18 dicembre 2003, e Fox, Campbell e Hartley c. Regno Unito, 30 agosto 1990, ? 46, serie Ha no182,
V. SULL’APPLICAZIONE DELL’ARTICOLO 41 DELLA CONVENZIONE
97. Ai termini dell’articolo 41 della Convenzione,
“Se la Corte dichiara che c’? stata violazione della Convenzione o dei suoi Protocolli, e se il diritto interno dell’Alta Parte contraente permette di cancellare solo imperfettamente le conseguenze di questa violazione, la Corte accorda alla parte lesa, se c’? luogo, una soddisfazione equa. “
A. Danno
98. I richiedenti richiedono 14 250 euros (EUR) ciascuno a titolo del danno giuridico che dicono avere subito per i cinquantasette giorni della loro detenzione, dal 20 novembre 2008 al 14 gennaio 2009, o, a tutto di meno, 6 500 EUR ciascuno per i ventisei giorni di prolungamento della loro detenzione, dal 17 dicembre 2008 al 14 gennaio 2009.
99. Il Governo contesta questa domanda.
100. La Corte considera che i richiedenti hanno subito un danno giuridico certo e che conviene concedere a ciascuno di essi 6 500 EUR a questo titolo.
B. Oneri e spese
101. I richiedenti sollecitano anche 14 307 EUR per gli oneri e spese impegnate dinnanzi alle giurisdizioni interne. Indicano peraltro che sono stati condannati al pagamento di onere di procedimento dinnanzi al tribunale di Roma e chiedono alla Corte di esonerarli ne. Richiedono inoltre 500 EUR per gli oneri di traduzione.
I richiedenti chiedono che ogni somma concessa a titolo degli oneri e spese siano versati direttamente sul conto bancario del loro rappresentante.
102. Il Governo contesta la pretesa formulata dai richiedenti, arguendo che questi non hanno dimostrato avere impegnato gli oneri e spese richieste e che non hanno rispettato l’articolo 60 dell’ordinamento della Corte dunque (“l’ordinamento”).
103. Secondo la giurisprudenza della Corte, un richiedente non pu? ottenere il rimborso dei suoi oneri e spese che nella misura in cui si trovano stabilisco la loro realt?, la loro necessit? ed il carattere ragionevoli del loro tasso. Nello specifico, avuto riguardo ai documenti di cui dispone ed ai criteri ricordati qui-prima di, la Corte stima ragionevole l’intimo di 10 500 EUR per gli oneri e spese e l’accordo ai richiedenti. Questa somma ? a versare direttamente sul conto bancario del rappresentante dei richiedenti.
C. Interessi moratori
104. La Corte giudica appropriata di ricalcare il tasso degli interessi moratori sul tasso di interesse della facilit? di prestito marginale della Banca centrale europea aumentata di tre punti di percentuale.
PER QUESTI MOTIVI, LA CORTE, ALL’UNANIMIT?,
1. Decide di unire le richieste;

2. Dichiara le richieste ammissibili in quanto ai motivi di appello tratti dall’articolo 5 ?? 1 f, e 5 della Convenzione, ed inammissibili per il surplus;

3. Stabilisce che c’? stata violazione dell’articolo 5 ? 1 f, della Convenzione,;

4. Stabilisce che c’? stata violazione dell’articolo 5 ? 5 della Convenzione;

5. Stabilisce
a) che lo stato convenuto deve versare, nei tre mesi a contare del giorno dove la sentenza sar? diventata definitiva conformemente all’articolo 44 ? 2 della Convenzione, il seguente somme:
i. 6 500 EUR, seimila cinque centesimi euro, ad ogni richiedente, pi? ogni importo che pu? essere dovuto a titolo di imposta, per danno giuridico,
ii. 10 500 EUR, diecimila cinque centesimi euro, congiuntamente ai richiedenti, pi? ogni importo che pu? essere dovuto da questi a titolo di imposta, per oneri e spese, a versare sul conto bancario del rappresentante dei richiedenti,;
b che a contare della scadenza di suddetto termine e fino al versamento, questi importi saranno ad aumentare di un interesse semplice ad un tasso uguale a quello della facilit? di prestito marginale della Banca centrale europea applicabile durante questo periodo, aumentato di tre punti di percentuale,;

6. Respingi la domanda di soddisfazione equa per il surplus.
Fatto in francese, poi comunicato per iscritto il 6 ottobre 2016, in applicazione dell’articolo 77 ?? 2 e 3 dell’ordinamento.
Abele Campos Mirjana Lazarova Trajkovska
Cancelliere Presidentessa

ALLEGATO
OMISSIS

Testo Tradotto

Conclusions: Violation de l’article 5 – Droit ? la libert? et ? la s?ret? (Article 5-1 – Voies legale Article 5-1-f – Expulsion)
Violation de l’article 5 – Droit ? la libert? et ? la s?ret? (Article 5-5 – R?paration)

PREMI?RE SECTION

AFFAIRE RICHMOND YAW ET AUTRES c. ITALIE

(Requ?tes nos 3342/11, 3391/11, 3408/11 et 3447/11)

ARR?T

STRASBOURG

6 octobre 2016

Cet arr?t deviendra d?finitif dans les conditions d?finies ? l?article 44 ? 2 de la Convention. Il peut subir des retouches de forme.

En l?affaire Richmond Yaw et autres c. Italie,
La Cour europ?enne des droits de l?homme (premi?re section), si?geant en une chambre compos?e de :
Mirjana Lazarova Trajkovska, pr?sidente,
Ledi Bianku,
Guido Raimondi,
Kristina Pardalos,
Linos-Alexandre Sicilianos,
Robert Spano,
Armen Harutyunyan, juges,
et de Abel Campos, greffier de section,
Apr?s en avoir d?lib?r? en chambre du conseil le 13 septembre 2016,
Rend l?arr?t que voici, adopt? ? cette date :
PROC?DURE
1. ? l?origine de l?affaire se trouvent quatre requ?tes (nos 3342/11, 3391/11, 3408/11 et 3447/11) dirig?es contre la R?publique italienne et dont quatre ressortissants ghan?ens, OMISSIS (? les requ?rants ?), n?s respectivement en 1974, en 1983, en 1979 et en 1986, ont saisi la Cour le 26 novembre 2010 en vertu de l?article 34 de la Convention de sauvegarde des droits de l?homme et des libert?s fondamentales (? la Convention ?).
2. Les requ?rants ont ?t? repr?sent?s par OMISSIS, avocat ? B?n?vent. Le gouvernement italien (? le Gouvernement ?) a ?t? repr?sent? par son agent, Mme E. Spatafora.
3. Les requ?rants se plaignaient en particulier de la d?tention subie par eux aux fins d?ex?cution d?une mesure de reconduite ? la fronti?re.
4. Le 5 mars 2015, les requ?tes ont ?t? communiqu?es au Gouvernement. Tant les requ?rants que le gouvernement d?fendeur ont d?pos? des observations ?crites. En outre, des commentaires ont ?t? re?us de la part d?une association non gouvernementale, l?International Commission of Jurists (? l?ICJ ?).
EN FAIT
I. LES CIRCONSTANCES DE L?ESP?CE
5. Les requ?rants sont quatre ressortissants ghan?ens qui ont fui leur pays en raison d?affrontements interreligieux et qui sont arriv?s en Italie en juin 2008.
6. Le 20 novembre 2008, le pr?fet de Caserte notifia des d?crets d?expulsion aux requ?rants. Ces d?crets pr?voyaient que les requ?rants devaient ?tre reconduits ? la fronti?re une fois ces d?cisions valid?es par le juge de paix.
7. Le m?me jour, la pr?fecture imposa aux requ?rants un placement dans le centre de r?tention temporaire (dit aussi ? centre d?expulsion et d?identification ? ? ? le CIE ?) de Ponte Galeria, ? Rome, afin de proc?der ? leur identification.
8. Le 24 novembre 2008, le juge de paix de Rome valida le placement dans le CIE.
9. Le 11 d?cembre 2008, le chef de la police (questore) demanda au juge de paix de Rome de proroger le placement des requ?rants de trente jours.
10. Le 15 d?cembre 2008, les requ?rants introduisirent une demande officielle de protection internationale.
11. Le 17 d?cembre 2008, sans pr?venir ni les requ?rants ni leur avocat, le juge de paix de Rome prorogea ledit placement jusqu?au 23 janvier 2009 au motif que la proc?dure d?identification des int?ress?s n?avait pas ?t? achev?e.
12. Les requ?rants re?urent la notification de la d?cision de prolongation, qui se lisait ainsi :
? Apr?s avoir lu la requ?te formul?e par le pr?fet de police de Rome, concernant la prolongation de la p?riode vis?e ? l?article 14 alin?a 5 du d?cret l?gislatif no286 de 1998, modifi? par la loi 189 de 2002, consid?rant que les ?l?ments requis ? cette fin existent et que les v?rifications concernant le ressortissant ?tranger sont encore en cours, le juge de paix proroge le placement dans le centre de r?tention pour une p?riode de trente jours.
J?ai lu et sign? la mesure adopt?e ? mon ?gard et j?ai re?u une copie de ce document traduit en anglais, fran?ais et espagnol. ?
13. Le 14 janvier 2009, les requ?rants furent lib?r?s en raison de l?introduction de leur demande de protection internationale.
Le 23 janvier 2009, ils furent convoqu?s devant le chef de la police pour formaliser ladite demande et l?audience devant la commission pour l?octroi du statut de r?fugi? fut fix?e au 19 mars 2009.
14. Le 16 f?vrier 2009, les requ?rants saisirent la Cour de cassation d?un recours visant ? l?annulation de la d?cision du juge de paix de Rome du 17 d?cembre 2008.
15. Le 5 juin 2009, le juge de paix de Caserte annula les d?crets d?expulsion.
16. Par un arr?t du 8 juin 2010, la Cour de cassation accueillit le pourvoi des requ?rants, cassa la d?cision du juge de paix de Rome et d?clara nulle la d?cision de placement en r?tention au motif qu?elle avait ?t? adopt?e de plano, sans audience et sans la participation des requ?rants et de leur avocat. Dans sa d?cision, la haute juridiction rappelait qu?elle avait d?j? affirm? en 2010 que les principes fix?s ? l?article 14, alin?as 5 et 6 du d?cret-loi no 286/98 s?appliquaient ?galement ? la prolongation de la mesure de placement en r?tention et que par cons?quent la d?cision du juge de paix adopt?e de plano, sans respect du principe du contradictoire, ?tait nulle.
Ensuite, la Cour de cassation rappelait que la Cour constitutionnelle, qui s??tait pench?e sur la constitutionnalit? de l?article 13, alin?a 5 bis du d?cret-loi no 286/98, avait d?clar?, dans son arr?t no 222 de 2004, que cette disposition ?tait inconstitutionnelle au motif qu?elle ne pr?voyait pas que la validation de la d?cision de placement en d?tention devait se d?rouler dans le respect des principes du contradictoire et des droits de la d?fense et que, en outre, ces principes devaient s?appliquer m?me en cas de prolongation de la mesure.
17. Le 3 f?vrier 2011, les requ?rants introduisirent quatre actions civiles devant le tribunal de Rome contre l??tat, dirig?es contre le minist?re de l?Int?rieur et le minist?re de la Justice, en r?paration du pr?judice qu?ils estimaient avoir subi en raison de leur placement en d?tention du 24 novembre 2008 au 14 janvier 2009.
18. Le tribunal de Rome se pronon?a sur ces actions par plusieurs d?cisions dat?es de septembre 2014 et juin 2016. S?agissant de la mise en cause du minist?re de l?Int?rieur, le tribunal rejeta les recours des requ?rants au motif que le chef de la police de Rome s??tait limit? ? donner ex?cution ? une d?cision de l?autorit? judiciaire. Quant ? la responsabilit? du minist?re de la Justice, il jugea que la demande des requ?rants ?tait irrecevable et qu?il convenait d?introduire une action en responsabilit? civile contre les magistrats.
19. En particulier, dans une de ses d?cisions (en date du 26 juin 2016), le tribunal de Rome soulignait, en se r?f?rant ? la jurisprudence de la Cour, que la l?galit? de la d?tention initiale n??tait pas, en tant que telle, affect?e par la seule circonstance que la d?cision du juge de paix de prolonger la r?tention des requ?rants avait ?t? annul?e par la suite.
II. LE DROIT ET LA PRATIQUE INTERNES PERTINENTS
A. Le d?cret-loi (decreto legislativo) no 286/98 (? Texte unique des dispositions concernant la r?glementation de l?immigration et les normes sur le statut des ?trangers ?)
20. Aux termes de l?article 5 du d?cret-loi no 286/98 :
? L??tranger qui est rest? sur le territoire de l??tat alors que son permis de s?jour a expir? depuis plus de soixante jours sans qu?une demande de renouvellement ait ?t? formul?e fait l?objet d?une mesure d?expulsion contenant l?ordre de quitter le territoire de l??tat dans un d?lai de quinze jours. Lorsque, selon le pr?fet, il existe un risque de soustraction ? l?ex?cution de la mesure d?expulsion, le commissaire de police (questore) ordonne la reconduite imm?diate de l??tranger ? la fronti?re. ?
21. L?article 13 du m?me texte dispose ce qui suit :
? 1. Pour des raisons d?ordre public ou de s?curit? de l??tat, le ministre de l?Int?rieur peut ordonner l?expulsion de l??tranger m?me si celui-ci n?est pas r?sident sur le territoire de l??tat, en informant pr?alablement le pr?sident du Conseil des ministres et le ministre des Affaires ?trang?res.
2. Le pr?fet ordonne l?expulsion lorsque l??tranger :
a) est rentr? sur le territoire de l??tat en se soustrayant aux contr?les de fronti?re (…) ;
b) est rest? sur le territoire de l??tat sans avoir demand? de permis de s?jour dans le d?lai imparti, sauf si le retard est d? ? des raisons de force majeure, ou bien [s?y est maintenu] alors que le permis a ?t? r?voqu? ou annul? ou qu?il a expir? depuis plus de soixante jours et que son renouvellement n?a pas ?t? demand? (…) ?
22. L?article 13 susmentionn? pr?voit ?galement ce qui suit :
? [L??tranger vis? par un] d?cret d?expulsion peut uniquement pr?senter un recours devant le juge de paix du lieu o? l?autorit? qui a ordonn? l?expulsion a son si?ge. Le d?lai est de soixante jours ? partir de la date de la mesure d?expulsion. Le juge de paix fait droit ? la demande, ou la rejette, par une d?cision prise dans les vingt jours ? partir du d?p?t du recours. [La requ?te] peut ?tre sign?e personnellement et ?tre pr?sent?e par l?interm?diaire de la repr?sentation diplomatique ou consulaire italienne du pays de destination. (…) Le juge doit valider la d?cision de placement dans les quarante-huit heures par une d?cision motiv?e apr?s avoir entendu l?int?ress? si celui-ci est pr?sent.
L??tranger expuls? ne peut pas revenir sur le territoire de l??tat sans une autorisation sp?ciale du ministre de l?Int?rieur. En cas de violation de cette disposition, l??tranger est puni de un ? quatre ans de r?clusion et il est ? nouveau expuls? avec reconduite imm?diate ? la fronti?re. ?
23. L?article 14 du d?cret-loi no 286/98 est ainsi r?dig? dans ses parties pertinentes en l?esp?ce :
? 1. Lorsqu?il n?est pas possible d?ex?cuter imm?diatement l?expulsion par la reconduite ? la fronti?re ou le refoulement, en raison de situations transitoires qui font obstacle ? la pr?paration du retour ou de l??loignement, le commissaire de police d?cide de placer l??tranger en r?tention pendant la dur?e strictement n?cessaire dans le centre de r?tention le plus proche (…)
3. Le commissaire de police transmet le dossier au juge de paix pour validation, dans les quarante-huit heures, de la d?cision de placement.
4. L?audience [tenue aux fins de validation du] placement se d?roule en chambre du conseil avec la participation obligatoire d?un avocat. L?int?ress? doit ?tre inform? et conduit ? l?audience. Le juge doit valider la d?cision de placement dans les quarante-huit heures par une d?cision motiv?e apr?s avoir entendu l?int?ress? si celui-ci est pr?sent. La d?cision ne produit pas d?effets si elle n?est pas valid?e dans les quarante-huit heures.
5. La dur?e de la d?tention est, dans une premi?re phase, limit?e ? un maximum de trente jours. ? la demande du pr?fet, la p?riode de d?tention peut ?tre prolong?e de trente jours par le juge si l?administration n?a pas r?ussi ? d?terminer l?identit? et la nationalit? de la personne ou si l?expulsion n?a pas pu avoir lieu pour des raisons techniques.
6. Les d?cisions de placement et de prolongation peuvent faire l?objet d?un recours non suspensif en cassation. ?
B. Les dispositions en mati?re de r?paration pour d?tention irr?guli?re (ou d?tention ? injuste ?) et la jurisprudence de la Cour constitutionnelle
24. L?article 314 du code de proc?dure p?nale (CPP) pr?voit un droit ? la r?paration dans deux cas distincts : lorsque l?accus? est acquitt? ? l?issue de la proc?dure p?nale sur le fond (r?paration pour injustice dite ?substantielle ?, pr?vue par l?alin?a 1) ou lorsqu?il est ?tabli que le suspect a ?t? plac? ou maintenu en d?tention provisoire au m?pris des articles 273 et 280 du CPP (r?paration pour injustice dite ? formelle ?, pr?vue par l?alin?a 2).
25. L?article 314 du CPP se lit comme suit :
? Quiconque est relax? par un jugement d?finitif au motif que les faits reproch?s ne se sont pas produits, qu?il n?a pas commis les faits ou que les faits ne sont pas constitutifs d?une infraction ou ne sont pas ?rig?s en infraction par la loi a droit ? une r?paration pour la d?tention provisoire subie, ? condition de ne pas avoir provoqu? [sa d?tention] ou contribu? ? la provoquer intentionnellement ou par faute lourde.
Le m?me droit est garanti ? toute personne relax?e pour quelque motif que ce soit et ? toute personne condamn?e qui, au cours du proc?s, a fait l?objet d?une d?tention provisoire, lorsqu?il est ?tabli par une d?cision d?finitive que l?acte ayant ordonn? la mesure a ?t? pris ou prorog? alors que les conditions d?applicabilit? pr?vues aux articles 273 et 280 n??taient pas r?unies ?
26. Par son arr?t no 310 de 1996, la Cour constitutionnelle a ?tabli que, au-del? des cas pr?vus par l?article 314 du CPP, les individus ont droit ? une r?paration ?galement dans le cas o? la d?tention ? injuste ? est la cons?quence de l?ill?gitimit? d?un ordre d?ex?cution de la peine. Ensuite, dans son arr?t no 284 de 2003, la Cour constitutionnelle a pr?cis? que le droit ? la r?paration pour d?tention ? injuste ? n?est pas exclu pour la seule raison que l?ordre d?ex?cution est l?gitime ou que la d?tention est la cons?quence d?un comportement l?gal des autorit?s internes. Elle a ainsi soulign? que, ce qui importe, c?est l?? injustice objective ? (obiettiva ingiustizia) de la privation de libert?.
C. La loi no 117 du 13 avril 1988 sur la r?paration des dommages caus?s dans l?exercice de fonctions juridictionnelles et la responsabilit? civile des magistrats (? la loi no 117/88 ?)
27. Aux termes de l?article 1, paragraphe 1, de la loi no 117/88, celle-ci s?applique ? ? tous les membres des magistratures de droit commun, administrative, financi?re, militaire et sp?ciale, qui exercent une activit? juridictionnelle, ind?pendamment de la nature des fonctions, ainsi qu?aux autres personnes qui participent ? l?exercice de la fonction juridictionnelle ?.
28. L?article 2 de la loi no 117/88 ?nonce ce qui suit :
? 1. Toute personne ayant subi un dommage injustifi? en raison d?un comportement, d?un acte ou d?une mesure judiciaire d?un magistrat qui s?est rendu coupable de dol ou de faute grave dans l?exercice de ses fonctions, ou en raison d?un d?ni de justice, peut agir contre l??tat pour obtenir r?paration des dommages patrimoniaux qu?elle a subis ainsi que des dommages non patrimoniaux qui d?coulent de la privation de libert? personnelle.
2. Dans l?exercice des fonctions juridictionnelles, l?interpr?tation des r?gles de droit et l?appr?ciation des faits et des preuves ne peuvent pas donner lieu ? responsabilit?.
3. Sont constitutifs d?une faute grave :
a) une violation grave de la loi r?sultant d?une n?gligence inexcusable ;
b) l?affirmation, due ? une n?gligence inexcusable, d?un fait dont l?existence est incontestablement r?fut?e par les pi?ces du dossier ;
c) la n?gation, due ? une n?gligence inexcusable, d?un fait dont l?existence est incontestablement ?tablie par les pi?ces du dossier ;
d) l?adoption d?une mesure concernant la libert? personnelle en dehors des cas pr?vus par la loi ou sans motivation. ?
29. Aux termes de l?article 3, paragraphe 1, premi?re phrase, de la loi no 117/88, constituent par ailleurs un d?ni de justice ? le refus, l?omission ou le retard du magistrat dans l?accomplissement des actes relevant de sa comp?tence lorsque, apr?s expiration du d?lai l?gal pr?vu pour l?accomplissement [d?un acte], la partie concern?e a pr?sent? une demande en vue de l?[ex?cution de cet] acte et que, sans raison valable, aucune mesure n?a ?t? prise dans les trente jours cons?cutifs au d?p?t de cette demande au greffe ?.
30. Les articles suivants de la loi no 117/88 pr?cisent les conditions et les modalit?s selon lesquelles une action en r?paration peut ?tre engag?e au titre de l?article 2 ou de l?article 3 de cette loi, ainsi que les actions qui peuvent ?tre intent?es a posteriori contre le magistrat qui s?est rendu coupable de dol ou de faute grave dans l?exercice de ses fonctions, voire d?un d?ni de justice.
31. Aux termes de l?article 4 de la loi no 117/88, l?action peut ?tre introduite apr?s ?puisement des voies de recours permettant d?attaquer la mesure litigieuse et en tout ?tat de cause seulement lorsque celle-ci n?est plus modifiable ou r?vocable.
III. LE DROIT DE L?UNION EUROPEENNE
La directive 2008/115/CE du Parlement europ?en et du Conseil du 16 d?cembre 2008 relative aux normes et proc?dures communes applicables dans les ?tats membres au retour des ressortissants de pays tiers en s?jour irr?gulier (? la directive retour ?)
32. La ? directive retour ? r?git l??loignement des ressortissants de pays tiers en s?jour irr?gulier, encadre le placement en d?tention de ces personnes lorsqu?il s?av?re n?cessaire et met en place des garanties proc?durales.
EN DROIT
I. SUR LA JONCTION DES REQU?TES
33. La Cour constate que les requ?rants se plaignent tous de la d?tention subie aux fins d?ex?cution d?une mesure de reconduite ? la fronti?re. Partant, eu ?gard ? leur similitude quant aux faits et aux questions de fond qu?elles posent, la Cour d?cide de joindre les requ?tes et de les examiner conjointement dans un seul arr?t.
II. SUR LA VIOLATION ALL?GU?E DE L?ARTICLE 5 ? 1 DE LA CONVENTION
34. Les requ?rants estiment avoir ?t? priv?s de leur libert? de mani?re incompatible avec l?article 5 ? 1 de la Convention.
Cette disposition se lit ainsi :
? 1. Toute personne a droit ? la libert? et ? la s?ret?. Nul ne peut ?tre priv? de sa libert?, sauf dans les cas suivants et selon les voies l?gales :
a) s?il est d?tenu r?guli?rement apr?s condamnation par un tribunal comp?tent ;
b) s?il a fait l?objet d?une arrestation ou d?une d?tention r?guli?res pour insoumission ? une ordonnance rendue, conform?ment ? la loi, par un tribunal ou en vue de garantir l?ex?cution d?une obligation prescrite par la loi ;
c) s?il a ?t? arr?t? et d?tenu en vue d??tre conduit devant l?autorit? judiciaire comp?tente, lorsqu?il y a des raisons plausibles de soup?onner qu?il a commis une infraction ou qu?il y a des motifs raisonnables de croire ? la n?cessit? de l?emp?cher de commettre une infraction ou de s?enfuir apr?s l?accomplissement de celle-ci ;
d) s?il s?agit de la d?tention r?guli?re d?un mineur, d?cid?e pour son ?ducation surveill?e ou de sa d?tention r?guli?re, afin de le traduire devant l?autorit? comp?tente ;
e) s?il s?agit de la d?tention r?guli?re d?une personne susceptible de propager une maladie contagieuse, d?un ali?n?, d?un alcoolique, d?un toxicomane ou d?un vagabond ;
f) s?il s?agit de l?arrestation ou de la d?tention r?guli?res d?une personne pour l?emp?cher de p?n?trer irr?guli?rement dans le territoire, ou contre laquelle une proc?dure d?expulsion ou d?extradition est en cours. ?
35. Le Gouvernement conteste la th?se des requ?rants.
A. Sur la recevabilit?
1. Sur l?exception de non-?puisement des voies de recours internes
36. Excipant du non-?puisement des voies de recours internes, le Gouvernement argue que, au moment de l?introduction des requ?tes, les proc?dures civiles engag?es par les requ?rants devant le tribunal de Rome ?taient encore pendantes. Il indique que ces actions avaient ?t? introduites aux fins d?obtention d?une compensation pour les dommages qui auraient ?t? subis par les int?ress?s ? la suite de la prolongation de la mesure de r?tention.
37. Le Gouvernement ajoute ensuite que ces recours ont ?t? rejet?s par le tribunal de Rome. Il pr?cise que ce dernier n?a pas retenu la responsabilit? du minist?re de l?Int?rieur et que, s?agissant du minist?re de la Justice, il a indiqu? aux requ?rants que le recours ? exercer ?tait celui concernant la responsabilit? civile des magistrats.
38. En outre, le Gouvernement indique que, dans une affaire qu?il qualifie de similaire, par une d?cision du 13 mars 2013, le tribunal de Rome a indemnis? un ?tranger d?tenu en vue de son expulsion de mani?re ill?gale. Il en d?duit que le recours sugg?r? par lui est un rem?de accessible et effectif et qu?il convient donc d?en faire usage. Il est ?galement d?avis que, en l?esp?ce, le tribunal de Rome a rejet? les recours susmentionn?s parce que les requ?rants ont saisi la Cour de cassation apr?s avoir ?t? lib?r?s. Il ajoute que, au demeurant, les requ?rants ne se sont pas pourvus en appel contre les d?cisions du tribunal de Rome.
39. Les requ?rants combattent l?argument du Gouvernement. Ils soutiennent, jurisprudence ? l?appui, que, dans des situations ? leurs yeux analogues, les tribunaux internes se sont prononc?s ? dix-neuf reprises de mani?re d?favorable ? des plaignants. Ils estiment qu?il est ainsi ?tabli qu?il n?existe pas de rem?de effectif pour se plaindre de la violation d?nonc?e par eux et qu?ils ont donc ?puis? les voies de recours internes. Quant ? l?action en responsabilit? civile des magistrats, ils pr?cisent qu?elle requiert d??tablir le dol ou la faute grave, lesquels seraient tr?s difficiles ? prouver en l?esp?ce.
40. La Cour note que, pour rejeter les recours des requ?rants, le tribunal de Rome a estim? que les autorit?s avaient agi correctement en ex?cutant la d?cision du juge de paix.
41. La Cour n?est pas convaincue par l?argument du Gouvernement. Elle rappelle qu?il incombe au gouvernement excipant du non-?puisement des voies de recours internes de d?montrer qu?un recours effectif ?tait disponible tant en th?orie qu?en pratique ? l??poque des faits, c?est-?-dire qu?il ?tait accessible, ?tait susceptible d?offrir aux requ?rants la r?paration de leurs griefs et pr?sentait des perspectives raisonnables de succ?s (V. c. Royaume-Uni [GC], no 24888/94, ? 57, CEDH 1999 IX).
42. Or, dans la pr?sente esp?ce, la Cour observe, d?une part, que les requ?rants se sont r?f?r?s ? plusieurs jugements du tribunal de Rome portant rejet de griefs similaires et, d?autre part, que le Gouvernement a produit une seule d?cision de ce tribunal ayant accueilli le recours d?un ressortissant ?tranger qui se trouvait dans une situation analogue. L?efficacit? d?un appel contre les d?cisions litigieuses du tribunal de Rome semble ainsi pour le moins incertaine.
43. En tout ?tat de cause, la Cour r?affirme sa jurisprudence selon laquelle, ? lorsqu?est en jeu la l?galit? de la d?tention ?, une action en indemnisation dirig?e contre l??tat ne constitue pas un recours ? exercer ?tant donn? ? que le droit de faire examiner par un tribunal la l?galit? de la d?tention et celui d?obtenir r?paration d?une privation de libert? contraire ? l?article 5 sont deux droits distincts ? (Delijorgji c. Albanie, no 6858/11, ? 61, 28 avril 2015, Ulisei Grosu c. Roumanie, no 60113/12, ? 39, 22 mars 2016, et W?och c. Pologne, no 27758/95, ? 90, CEDH 2000-XI).
44. S?agissant enfin de l?argument du Gouvernement selon lequel les requ?rants auraient ? tort omis de se pr?valoir du recours en responsabilit? civile des magistrats pr?vu par la loi no 117/88, la Cour observe que cette action pr?suppose l?existence d?un comportement ? tout le moins coupable de la part des magistrats et que, par cons?quent, les requ?rants auraient d? prouver le dol ou la faute lourde des juges ayant statu? dans leur affaire (voir l?article 2 ? 3 d) de la loi no 117/88, paragraphe 28 ci-dessus). De plus, elle note que le Gouvernement n?a produit aucun exemple d?montrant qu?une telle action a ?t? intent?e avec succ?s dans des circonstances similaires ? celles de l?affaire des requ?rants (Zeciri c. Italie, no 55764/00, ? 50, 4 ao?t 2005, et voir, mutatis mutandis, Sardinas Albo c. Italie (d?c.), no 56271/00, 8 janvier 2004).
45. Par cons?quent, l?exception du Gouvernement doit ?tre rejet?e.
2. Sur la qualit? de victime des requ?rants
46. Le Gouvernement consid?re qu?en tout ?tat de cause les requ?rants ont perdu leur qualit? de ? victime ? au sens de l?article 34 de la Convention. ? cet ?gard, il indique en particulier que la Cour de cassation a redress? leurs griefs en annulant la prolongation de la r?tention au motif qu?elle avait ?t? adopt?e de plano, sans respect du principe du contradictoire. Les requ?rants auraient donc d?j? obtenu un redressement de leurs griefs au niveau interne (Lacko c. Slovaquie (d?c.), no 47237/99, CEDH, 2 juillet 2002, Bogdanovsky c. Italie (d?c.), no 72177/01, 9 juillet 2002, Ovihangy c. Su?de (d?c.), no 44421/02, 9 mars 2004).
47. Les requ?rants combattent la th?se du Gouvernement. Ils indiquent que la d?cision de la Cour de cassation est intervenue dix-huit mois apr?s leur lib?ration et qu?elle n?a par cons?quent pas permis un redressement de leurs griefs : ils n?auraient donc b?n?fici? d?aucune r?paration.
48. La Cour rappelle que ne peut pas se pr?tendre ? victime ?, au sens de l?article 34 de la Convention, celui qui, au plan national, a obtenu un redressement ad?quat des violations all?gu?es de la Convention (voir, par exemple, mutatis mutandis, Eckle c. Allemagne, 15 juillet 1982, ? 66, s?rie A, no 51, Amuur c. France, 25 juin 1996, ? 36, Recueil des arr?ts et d?cisions 1996 III, Guisset c. France, no 33933/96, ? 66, CEDH 2000-XI, et Kaftailova c. Lettonie (d?c.), no 59643/00, 21 octobre 2004). Cette r?gle vaut m?me si l?int?ress? obtient satisfaction alors que la proc?dure est d?j? engag?e devant la Cour ; ainsi le veut le caract?re subsidiaire du syst?me des garanties de la Convention (voir, en particulier, Mikheyeva c. Lettonie (d?c.), no 50029/99, 12 septembre 2002).
49. La Cour rappelle ?galement que, pour qu?une d?cision ou une mesure favorable ? un requ?rant suffise ? lui retirer la qualit? de victime, il faut en principe que les autorit?s nationales aient reconnu, explicitement ou en substance, puis r?par? la violation all?gu?e de la Convention (voir, parmi beaucoup d?autres, les arr?ts L?di c. Suisse, 15 juin 1992, ? 34, s?rie A no 238, Amuur, pr?cit?, ibidem, Dalban c. Roumanie [GC], no28114/95, ? 44, CEDH 1999-VI, Labita c. Italie [GC], no26772/95, ? 142, CEDH 2000-IV et Guisset, pr?cit?, ibidem, ainsi que les d?cisions Achour c. France, no 67335/01, 10 novembre 2004, et Kaftailova, pr?cit?e).
50. Sur ce point, se tournant vers les faits de l?esp?ce, la Cour consid?re que la reconnaissance par la Cour de cassation de l?irr?gularit? de la prolongation de la d?tention litigieuse ne constitue pas une r?paration suffisante puisqu?elle n?a pas permis aux requ?rants d?obtenir un redressement appropri?.
51. ? la lumi?re de ce qui pr?c?de, la Cour estime que les requ?rants peuvent encore se pr?tendre victimes d?une violation de l?article 5 ? 1 f) de la Convention. Elle rejette donc l?exception soulev?e par le Gouvernement ? cet ?gard.
Constatant ?galement que la requ?te n?est pas manifestement mal fond?e au sens de l?article 35 ? 3 de la Convention et qu?elle ne se heurte ? aucun autre motif d?irrecevabilit?, la Cour la d?clare recevable.
B. Sur le fond
1. Arguments des parties et observations du tiers intervenant
a) Les requ?rants
52. Les requ?rants indiquent qu?ils ont ?t? d?tenus dans le cadre d?une proc?dure de reconduite ? la fronti?re et que celle-ci est actuellement pendante. Ils ajoutent que la Cour de cassation a annul? la prolongation de leur d?tention pour cause de non-respect des principes du proc?s ?quitable, mais que son arr?t n?est intervenu que dix-huit mois apr?s leur remise en libert?.
53. Pr?cisant que la demande de prolongation de leur d?tention avait ?t? faite afin de permettre leur identification avec l?aide de l?ambassade du Ghana, les requ?rants soutiennent que ladite demande ne contenait pas les ?l?ments n?cessaires ? cette fin.
54. Ils indiquent que, dans son arr?t rendu dans l?affaire Bashir Mohamed Ali Mahdi, la Cour de justice de l?Union europ?enne (CJUE) a affirm? que toute prolongation d?une r?tention devait faire l?objet d?un acte ?crit motiv? en droit et en fait et que cet acte devait ?tre soumis ? un contr?le de l?galit? exerc? par le pouvoir judiciaire.
55. Enfin, les requ?rants affirment que la proc?dure d?identification les concernant n?a pas ?t? conduite avec la diligence requise. ? cet ?gard, ils rappellent la jurisprudence de la Cour dans les arr?ts Chahal c. Royaume Uni (15 novembre 1996, ? 113, Recueil 1996 V), Saadi c. Royaume-Uni [GC] (no 13229/03, ? 74, CEDH 2008) et Lokpo et Tour? c. Hongrie (no 10816/10, ? 14, 20 septembre 2011).
b) Le Gouvernement
56. Le Gouvernement soutient que la proc?dure de d?tention ?tait conforme au droit national et international.
57. Il affirme que la prolongation de trente jours se justifiait par l?imp?ratif de v?rification de l?identit? des requ?rants, afin de pr?parer le moyen de transport et les documents n?cessaires au rapatriement de ces derniers. Se r?f?rant aux arr?ts Chahal c. Royaume-Uni (pr?cit?), Bogdanovski c. Italie (no 72177/01, 14 d?cembre 2006) et Magnac c. Espagne (no 74480/01, 28 janvier 2003), il consid?re que, m?me sous l?angle de la dur?e, la d?tention des requ?rants ?tait conforme ? l?article 5 ? 1 f) de la Convention.
58. Le Gouvernement indique ainsi que la d?cision du juge de paix de Rome a ?t? notifi?e aux requ?rants le 17 d?cembre 2008 et que la d?tention litigieuse a eu une dur?e globale inf?rieure ? la limite l?gale. Il ajoute que, en tout ?tat de cause, les requ?rants ont pu quitter le centre de r?tention le 14 janvier 2009, donc quelques jours avant la date fix?e par le juge de paix.
59. Quant ? la d?cision de la Cour de cassation reconnaissant que la prolongation de la d?tention n??tait pas conforme aux principes du proc?s ?quitable, le Gouvernement affirme qu?elle se r?f?rait aux principes fix?s par la Cour constitutionnelle dans un pr?c?dent arr?t.
60. Enfin, selon le Gouvernement, les juridictions internes ont constat? qu?il y avait eu violation de la Convention et ont redress? ce manquement. De plus, le ministre de l?Int?rieur aurait invit? tous les policiers ? respecter les principes fix?s par la Cour de cassation et la Convention.
c) Le tiers intervenant
61. L?ICJ a adress? ? la Cour un rapport intitul? ? Undocumented, justice pour les migrants en Italie ?, portant sur une visite effectu?e en Italie en juin 2014 et ?valuant la pratique suivie par les autorit?s italiennes en mati?re d?immigration et d?asile.
62. Dans son rapport, l?ICJ s?inqui?te du fait que, d?s leur arriv?e en Italie, les migrants sans papiers se voient automatiquement notifier une d?cision d?expulsion et sont plac?s dans des centres de r?tention. Elle souligne en particulier qu?il s?av?re tr?s difficile de trouver des interpr?tes et que les d?cisions des juges de paix sont st?r?otyp?es et non motiv?es. Elle indique que le placement dans un centre de r?tention peut ?tre prorog? jusqu?? huit mois s?il n?est pas possible d?ex?cuter l?expulsion en raison d?un manque de coop?ration de l?immigr? ou de difficult?s dans la proc?dure d?identification. Le rapport de l?ICJ met ?galement en exergue la difficult? d?organiser des audiences devant le juge de paix pour valider les d?cisions de placement en d?tention.
63. En outre, l?ICJ indique que le r?gime d?asile europ?en commun est directement applicable dans les pays membres de l?Union europ?enne en tant que norme minimale et qu?il devrait ?tre consid?r? comme formant le ? droit interne ? des ?tats d?fendeurs aux fins de l?article 5 de la Convention en l?absence de r?gle nationale plus protectrice.
64. Par ailleurs, l?ICJ estime que la r?tention dans l?attente de l?issue d?une proc?dure d?expulsion ou d?extradition mentionn?e dans le second volet de l?article 5 ? 1 f) de la Convention ne serait justifiable que pendant le d?roulement de la proc?dure en question. Selon elle, il conviendrait de faire de ce principe une application stricte et de veiller ainsi ? ce que les autorit?s s?emploient avec diligence ? rechercher une possibilit? r?elle d?expulsion ? tous les stades de la d?tention de la personne concern?e. Toujours selon l?ICJ, les demandeurs d?asile prot?g?s par des normes de droit interne ou de droit international interdisant leur expulsion dans l?attente de l?instruction de leur demande ne pourraient faire l?objet d?une d?tention prolong?e pendant le d?roulement de cette proc?dure.
65. Pour ce qui est des autres crit?res ?tablis par la jurisprudence de la Cour, l?ICJ consid?re que l?exigence de ? bonne foi ? implique qu?un placement en r?tention soit d?cid? avec la transparence et la diligence requises pour que les dispositifs de droit interne pr?voyant des mesures alternatives ? la d?tention ou la remise en libert? ne soient pas contourn?s ou manipul?s au point de s?en trouver vides de sens. D?apr?s l?ICJ, il conviendrait ? cet ?gard de se reporter aux affaires ?onka c. Belgique (no 51564/99, CEDH 2002 I) et R.U. c. Gr?ce (no2237/08, 7 juin 2011), dans lesquelles les r?gles juridiques mat?rielles et proc?durales auraient ?t? appliqu?es de telle mani?re qu?elles avaient ?t? priv?es d?effet.
66. Enfin, s?agissant des garanties proc?durales contre l?arbitraire, l?ICJ est d?avis qu?il y a lieu de renvoyer aux Principes directeurs du Haut Commissariat des Nations unies pour les R?fugi?s (HCR), qui disposeraient que les demandeurs d?asile ? ont droit aux garanties proc?durales minimales ? (Principe directeur 7).
2. Appr?ciation de la Cour
a) Principes g?n?raux
67. La Cour rappelle que l?article 5 de la Convention consacre un droit fondamental, la protection de l?individu contre toute atteinte arbitraire de l??tat ? son droit ? la libert?. Les alin?as a) ? f) de l?article 5 ? 1 de la Convention contiennent une liste exhaustive des motifs pour lesquels une personne peut ?tre priv?e de sa libert? ; pareille mesure n?est pas r?guli?re si elle ne rel?ve pas de l?un de ces motifs. De plus, seule une interpr?tation ?troite cadre avec le but de cette disposition : assurer que nul ne soit arbitrairement priv? de sa libert? (voir, parmi beaucoup d?autres, Giulia Manzoni c. Italie, 1er juillet 1997, ? 25, Recueil 1997-IV, et Velinov c. l?ex R?publique yougoslave de Mac?doine, no 16880/08, ? 49, 19 septembre 2013).
68. ?nonc?e ? l?alin?a f) de l?article 5 ? 1 pr?cit?, l?une des exceptions au droit ? la libert? permet aux ?tats de restreindre celle des ?trangers dans le cadre du contr?le de l?immigration (Saadi, pr?cit?, ? 43, A. et autres c. Royaume-Uni [GC], no3455/05, ?? 162-163, CEDH 2009, et Abdolkhani et Karimnia c. Turquie, no 30471/08, ? 128, 22 septembre 2009).
69. La privation de libert? doit ?tre ? r?guli?re ?. En mati?re de ? r?gularit? ? d?une d?tention, y compris l?observation des ? voies l?gales ?, la Convention renvoie pour l?essentiel ? la l?gislation nationale et consacre l?obligation d?en observer les normes de fond comme de proc?dure, mais elle exige de surcro?t la conformit? de toute privation de libert? au but de l?article 5 de la Convention : prot?ger l?individu contre l?arbitraire (Herczegfalvy c. Autriche, 24 septembre 1992, ? 63, s?rie A no 244, et L.M. c. Slov?nie, no 32863/05, ? 121, 12 juin 2014). En exigeant que toute privation de libert? soit effectu?e ? selon les voies l?gales ?, l?article 5 ? 1 de la Convention impose en premier lieu que toute arrestation ou d?tention ait une base l?gale en droit interne. Toutefois, ces termes ne se bornent pas ? renvoyer au droit interne. Ils concernent aussi la qualit? de la loi : ils la veulent compatible avec la pr??minence du droit, notion inh?rente ? l?ensemble des articles de la Convention (Amuur, pr?cit?, ? 50, et Abdolkhani et Karimnia, pr?cit?, ? 130).
70. Sur ce dernier point, la Cour souligne que, lorsqu?il s?agit d?une privation de libert?, il est particuli?rement important de satisfaire au principe g?n?ral de la s?curit? juridique. Par cons?quent, il est essentiel que les conditions de la privation de libert? en vertu du droit interne soient clairement d?finies et que la loi elle-m?me soit pr?visible dans son application, de fa?on ? remplir le crit?re de ? l?galit? ? fix? par la Convention, qui exige que toute loi soit suffisamment pr?cise pour permettre au citoyen ? en s?entourant au besoin de conseils ?clair?s ? de pr?voir, ? un degr? raisonnable dans les circonstances de la cause, les cons?quences de nature ? d?river d?un acte d?termin? (Baranowski c. Pologne, no28358/95, ?? 50-52, CEDH 2000-III, Je?ius c. Lituanie, no 34578/97, ? 56, CEDH 2000-IX, et Mooren c. Allemagne [GC], no 11364/03, ? 76, 9 juillet 2009).
71. De plus, la privation de libert? est une mesure si grave qu?elle ne se justifie que lorsque d?autres mesures, moins s?v?res, ont ?t? consid?r?es et jug?es insuffisantes pour sauvegarder l?int?r?t personnel ou public exigeant la d?tention. Il ne suffit donc pas que la privation de libert? soit conforme au droit national ; encore faut-il qu?elle soit n?cessaire dans les circonstances de l?esp?ce (Witold Litwa c. Pologne, no 26629/95, ? 78, CEDH 2000-III, et Stanev c. Bulgarie [GC], no 36760/06, ? 143, CEDH 2012).
72. Pour d?terminer si l?article 5 ? 1 de la Convention a ?t? respect?, il est opportun de faire une distinction fondamentale entre les titres de d?tention manifestement invalides ? par exemple ceux qui sont ?mis par un tribunal en dehors de sa comp?tence ? et les titres de d?tention qui sont prima facie valides et efficaces jusqu?au moment o? ils sont annul?s par une autre juridiction interne (Benham c. Royaume-Uni, 10 juin 1996, ? 43, Recueil 1996 III, Lloyd et autres c. Royaume-Uni, nos 29798/96 et suiv., ?? 83, 108, 113 et 116, 1er mars 2005, et Khoudoyorov c. Russie, no 6847/02, ?? 128-129, 8 novembre 2005).
73. Une d?cision de placement en d?tention doit ?tre consid?r?e comme ?tant ex facie invalide si le vice y ayant ?t? d?cel? s?analyse en une ? irr?gularit? grave et manifeste ?, au sens exceptionnel indiqu? dans la jurisprudence de la Cour (Liu c. Russie, no 42086/05, ? 81, 6 d?cembre 2007, Garabayev c. Russie, no 38411/02, ? 89, 7 juin 2007, Marturana c. Italie, no 63154/00, ? 79, 4 mars 2008, et Mooren, pr?cit?, ? 75). La Cour a ainsi jug? manifestement invalides des ordonnances de d?tention prises dans des affaires dans lesquelles la partie concern?e n?avait pas ?t? d?ment inform?e de la tenue d?une audience (Khoudoyorov, pr?cit?, ? 129), ou dans lesquelles les juridictions internes n?avaient pas proc?d? ? l?enqu?te sur les revenus exig?e par la loi nationale (Lloyd et autres, pr?cit?, ?? 108 et 116). En revanche, la Cour a jug? r?guli?re une d?tention ordonn?e dans une affaire o? il n?avait pas ?t? ?tabli que les actes des juridictions internes avaient ?t? ?grossi?rement et manifestement irr?guliers? (idem, ? 114).
b) Application de ces principes ? la pr?sente esp?ce
74. En l?esp?ce, la Cour prend tout d?abord note des ?l?ments suivants. Le 20 novembre 2008, les requ?rants ont ?t? plac?s au centre de r?tention pour une dur?e de trente jours et leur mise en d?tention a ?t? valid?e par le juge comp?tent. Le 11 d?cembre 2008, le chef de la police a demand? au juge de paix de Rome de prolonger le placement des requ?rants de trente jours. Le 17 d?cembre 2008, le juge de paix a prorog? ledit placement jusqu?au 23 janvier 2009 au motif que la proc?dure d?identification des requ?rants n?avait pas ?t? achev?e, et ce sans informer ni les int?ress?s ni leur avocat, sans tenir d?audience et sans respecter les principes d?j? fix?s par la Cour constitutionnelle et la Cour de cassation en 2002 et 2004.
75. La Cour observe ensuite que, le 8 juin 2010, la Cour de cassation a annul? la d?cision de prolongation de la r?tention au motif qu?elle avait ?t? adopt?e de plano, sans la participation des requ?rants et de leur avocat.
76. La Cour rel?ve que la jurisprudence interne ?tait d?j? claire en 2002 sur la n?cessit? de respecter le principe du contradictoire, m?me en cas de prolongation d?une mesure de d?tention. Elle estime que l?omission de convoquer les int?ress?s et leur avocat et celle de fixer une audience s?analysent en une ? irr?gularit? grave et manifeste ?, au sens de sa jurisprudence (voir, a contrario, Hokic et Hrustic c. Italie, no 3449/05, ?? 23-24, 1er d?cembre 2009), et que cette situation a emport? la nullit? de cette partie de la d?tention.
77. Dans ces circonstances, la Cour conclut que la prolongation de la d?tention des requ?rants du 17 d?cembre 2008 au 14 janvier 2009 en vue de leur expulsion n??tait pas conforme aux voies l?gales.
78. Partant, il y a eu violation de l?article 5 ? 1 f) de la Convention.
III. SUR LA VIOLATION ALL?GU?E DE L?ARTICLE 5 ? 4 DE LA CONVENTION
79. Les requ?rants se plaignent d?une absence de voies de recours internes effectives pour contester leur d?tention. Ils d?noncent ?galement la dur?e d?examen de leur recours judiciaire, qui aurait ?t? de plus de dix-huit mois devant la Cour de cassation. Ils invoquent l?article 5 ? 4 de la Convention, ainsi libell? :
? 4. Toute personne priv?e de sa libert? par arrestation ou d?tention a le droit d?introduire un recours devant un tribunal, afin qu?il statue ? bref d?lai sur la l?galit? de sa d?tention et ordonne sa lib?ration si la d?tention est ill?gale. ?
80. Le Gouvernement indique que les requ?rants se sont pourvus en cassation alors qu?ils n??taient plus en d?tention. Par cons?quent, les int?ress?s n?auraient pas le statut de victime.
81. Les requ?rants r?pliquent que le pourvoi en cassation n?est pas suspensif. Ils affirment ?galement que la d?cision de prolongation de leur d?tention n?indiquait pas quels ?taient les rem?des disponibles pour contester la d?cision du juge de paix, les autorit?s devant lesquelles le pourvoi devait ?tre pr?sent? et le d?lai d?introduction de ce recours. Ils ajoutent qu?elle ne mentionnait pas non plus l?obligation de pr?sence d?un avocat devant les juridictions sup?rieures. Ils indiquent aussi qu?eux seuls se sont vu notifier la d?cision de prolongation, et non leur avocat (paragraphe 12 ci-dessus)
82. La Cour rappelle que l?article 5 ? 4 de la Convention peut ?tre applicable seulement aux personnes d?tenues et ne peut pas ?tre invoqu? par une personne en libert? pour faire constater la pr?tendue ill?galit? d?une d?tention ant?rieure (Stephens c. Malte (no 1), no 11956/07, ? 102, 21 avril 2009, X c. Su?de no 10230/82, d?cision de la Commission du 11 mai 1983, D?cisions et rapports (DR), et A.K. c. Autriche no 20832/92, d?cision de la Commission du 1er d?cembre 1993).
83. Dans la pr?sente affaire, la Cour observe que les requ?rants se sont pourvus en cassation le 16 f?vrier 2009, alors qu?ils avaient ?t? lib?r?s le 14 janvier 2009. Il convient de noter par ailleurs que le recours en question ?tait disponible ? l??poque o? les requ?rants ?taient d?tenus et que rien ne les emp?chait de se pr?valoir d?un tel recours (voir a contrario Aden Ahmed c. Malte, no 55352/12, ? 105, 23 juillet 2013).
84. Il s?ensuit que ce grief est incompatible ratione materiae avec les dispositions de la Convention au sens de l?article 35 ? 3 a) et qu?il doit ?tre rejet? en application de l?article 35 ? 4.
IV. SUR LA VIOLATION ALL?GU?E DE L?ARTICLE 5 ? 5 DE LA CONVENTION
85. Les requ?rants all?guent ne disposer, en droit italien, d?aucun moyen pour obtenir r?paration pour les violations d?nonc?es par eux. Ils invoquent l?article 5 ? 5 la Convention, qui se lit ainsi :
? 5. Toute personne victime d?une arrestation ou d?une d?tention dans des conditions contraires aux dispositions de cet article a droit ? r?paration. ?
86. Le Gouvernement conteste cette th?se.
A. Sur la recevabilit?
87. La Cour rel?ve que ce grief est li? au grief tir? de l?article 5 ? 1 f) de la Convention, examin? ci-avant (paragraphes 74-78 ci-dessus), et qu?il doit donc aussi ?tre d?clar? recevable.
B. Sur le fond
1. Arguments des parties
88. Les requ?rants affirment ne pas disposer en droit italien d?un rem?de disponible pour obtenir r?paration pour les violations all?gu?es par eux. ? cet ?gard, ils indiquent que la Cour et la CJUE, respectivement dans les affaires Zeciri (pr?cit?e) et Seferovic c. Italie (no 12921/04, 8 f?vrier 2011) et dans l?affaire C-173/03 Traghetti del Mediterraneo SpA c. Italie (arr?t du 13 juin 2006), ont jug? que ni le recours pr?vu ? l?article 314 du CPP ni le recours en responsabilit? civile des magistrats ne constituaient des rem?des effectifs.
89. Le Gouvernement soutient que l?article 5 ? 5 de la Convention n?a pas ?t? m?connu.
90. Le tiers intervenant indique que le droit ? r?paration est un principe fondamental du droit international. Il ajoute que, selon les ? Principes fondamentaux et directives concernant le droit ? un recours et ? r?paration des victimes de violations flagrantes du droit international des droits de l?homme et de violations graves du droit international humanitaire ? (r?solution 60/147 de l?Assembl?e g?n?rale des Nations unies, adopt?e le 16 d?cembre 2005), les ?tats doivent pr?voir une r?paration ad?quate, effective et rapide du pr?judice subi. Il est d?avis que, pour respecter l?article 5 ? 5 de la Convention, les ?tats doivent pr?voir des proc?dures appropri?es et efficaces qui garantissent la r?paration en cas de d?tention ill?gale ou arbitraire. Cette obligation concernerait toute d?tention contraire au droit national ou au droit d?un autre ?tat membre de l?Union europ?enne. Pour ?tre effective, cette proc?dure devrait ?tre judiciaire et accessible aux d?tenus et ? leurs avocats.
2. Appr?ciation de la Cour
91. La Cour rappelle que le paragraphe 5 de l?article 5 de la Convention se trouve respect? d?s lors que l?on peut demander r?paration du chef d?une privation de libert? op?r?e dans des conditions contraires aux paragraphes 1, 2, 3 ou 4 du m?me article (Wassink c. Pays-Bas, 27 septembre 1990, ? 38, s?rie A no 185 A). Le droit ? r?paration ?nonc? au paragraphe 5 pr?cit? suppose donc qu?une violation de l?un de ces autres paragraphes ait ?t? ?tablie par une autorit? nationale ou par les institutions de la Convention (N.C. c. Italie [GC], no 24952/94, ? 49 in fine, CEDH 2002-X).
92. En l?esp?ce, la Cour vient de constater que la prolongation de la d?tention des requ?rants a ?t? irr?guli?re (paragraphes 79-78 ci-dessus) et que la Cour de cassation a reconnu la nullit? de ladite prolongation (paragraphe 16 ci-dessus). Par cons?quent, il y a lieu d?examiner la question de savoir si les requ?rants disposaient en droit italien d?un droit ? r?paration, au sens de l?article 5 ? 5 de la Convention.
93. La Cour observe que l?article 314 du CPP, qui est cens? fournir un rem?de en cas de privation de libert? ? injuste ?, ne trouve pas ? s?appliquer dans la situation des requ?rants.
94. Quant aux autres rem?des cit?s par le Gouvernement pour exciper du non-?puisement des voies de recours internes, la Cour note que les arguments qui l?ont conduite ? ?carter cette exception (paragraphes 40 43 ci dessus) l?am?nent maintenant ? conclure ? la m?connaissance du paragraphe 5 de l?article 5 de la Convention.
95. ? la lumi?re de ce qui pr?c?de, la Cour estime que les requ?rants ne disposaient d?aucun moyen pour obtenir, ? un degr? suffisant de certitude, r?paration pour la violation de l?article 5 ? 1 f) de la Convention.
96. Partant, il y a eu violation de l?article 5 ? 5 de la Convention (voir, par exemple, Seferovic, pr?cit?, ? 49, Zeciri, pr?cit?, ? 52, Pezone c. Italie, no 42098/98, ?? 51-56, 18 d?cembre 2003, et Fox, Campbell et Hartley c. Royaume-Uni, 30 ao?t 1990, ? 46, s?rie A no182)
V. SUR L?APPLICATION DE L?ARTICLE 41 DE LA CONVENTION
97. Aux termes de l?article 41 de la Convention,
? Si la Cour d?clare qu?il y a eu violation de la Convention ou de ses Protocoles, et si le droit interne de la Haute Partie contractante ne permet d?effacer qu?imparfaitement les cons?quences de cette violation, la Cour accorde ? la partie l?s?e, s?il y a lieu, une satisfaction ?quitable. ?
A. Dommage
98. Les requ?rants r?clament 14 250 euros (EUR) chacun au titre du pr?judice moral qu?ils disent avoir subi pour les cinquante-sept jours de leur d?tention (du 20 novembre 2008 au 14 janvier 2009) ou, ? tout le moins, 6 500 EUR chacun pour les vingt-six jours de prolongation de leur d?tention (du 17 d?cembre 2008 au 14 janvier 2009).
99. Le Gouvernement conteste cette demande.
100. La Cour consid?re que les requ?rants ont subi un pr?judice moral certain et qu?il convient d?octroyer ? chacun d?entre eux 6 500 EUR ? ce titre.
B. Frais et d?pens
101. Les requ?rants sollicitent ?galement 14 307 EUR pour les frais et d?pens engag?s devant les juridictions internes. Ils indiquent par ailleurs qu?ils ont ?t? condamn?s au paiement de frais de proc?dure devant le tribunal de Rome et ils demandent ? la Cour de les en exon?rer. Ils r?clament en outre 500 EUR pour des frais de traduction.
Les requ?rants demandent que toute somme octroy?e au titre des frais et d?pens soit vers?e directement sur le compte bancaire de leur repr?sentant.
102. Le Gouvernement conteste la pr?tention formul?e par les requ?rants, arguant que ceux-ci n?ont pas d?montr? avoir engag? les frais et d?pens r?clam?s et qu?ils n?ont donc pas respect? l?article 60 du r?glement de la Cour (? le r?glement ?).
103. Selon la jurisprudence de la Cour, un requ?rant ne peut obtenir le remboursement de ses frais et d?pens que dans la mesure o? se trouvent ?tablis leur r?alit?, leur n?cessit? et le caract?re raisonnable de leur taux. En l?esp?ce, eu ?gard aux documents dont elle dispose et aux crit?res rappel?s ci-avant, la Cour estime raisonnable la somme de 10 500 EUR pour les frais et d?pens et l?accorde aux requ?rants. Cette somme est ? verser directement sur le compte bancaire du repr?sentant des requ?rants.
C. Int?r?ts moratoires
104. La Cour juge appropri? de calquer le taux des int?r?ts moratoires sur le taux d?int?r?t de la facilit? de pr?t marginal de la Banque centrale europ?enne major? de trois points de pourcentage.
PAR CES MOTIFS, LA COUR, ? L?UNANIMIT?,
1. D?cide de joindre les requ?tes ;

2. D?clare les requ?tes recevables quant aux griefs tir?s de l?article 5 ?? 1 f) et 5 de la Convention, et irrecevables pour le surplus ;

3. Dit qu?il y a eu violation de l?article 5 ? 1 f) de la Convention ;

4. Dit qu?il y a eu violation de l?article 5 ? 5 de la Convention ;

5. Dit
a) que l??tat d?fendeur doit verser, dans les trois mois ? compter du jour o? l?arr?t sera devenu d?finitif conform?ment ? l?article 44 ? 2 de la Convention, les sommes suivantes :
i. 6 500 EUR (six mille cinq cents euros) ? chaque requ?rant, plus tout montant pouvant ?tre d? ? titre d?imp?t, pour dommage moral,
ii. 10 500 EUR (dix mille cinq cents euros) conjointement aux requ?rants, plus tout montant pouvant ?tre d? par ceux-ci ? titre d?imp?t, pour frais et d?pens, ? verser sur le compte bancaire du repr?sentant des requ?rants ;
b) qu?? compter de l?expiration dudit d?lai et jusqu?au versement, ces montants seront ? majorer d?un int?r?t simple ? un taux ?gal ? celui de la facilit? de pr?t marginal de la Banque centrale europ?enne applicable pendant cette p?riode, augment? de trois points de pourcentage ;

6. Rejette la demande de satisfaction ?quitable pour le surplus.
Fait en fran?ais, puis communiqu? par ?crit le 6 octobre 2016, en application de l?article 77 ?? 2 et 3 du r?glement.
Abel Campos Mirjana Lazarova Trajkovska
Greffier Pr?sidente

ANNEXE
OMISSIS

A chi rivolgersi e i costi dell'assistenza

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La data dell'ultimo controllo di validità dei testi è la seguente: 12/07/2024