AFFAIRE RAIMONDO c. ITALIE - A.N.P.T.ES.
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Testo originale e tradotto della sentenza selezionata

AFFAIRE RAIMONDO c. ITALIE

Tipologia: Sentenza
Importanza: 1
Articoli: 41, P1-1, P4-2
Numero: 12954/87/1994
Stato: Italia
Data: 1994-02-22 00:00:00
Organo: Grande Camera
Testo Originale

Conclusione Violazione di P1-1; Violazione dell’art. 6-1; danno materiale – risarcimento pecuniario; Danno morale – risarcimento pecuniario; Rimborso oneri e spese – procedimento della Convenzione
CORTE (CAMERA)
CAUSA RAIMONDO C. ITALIA
(Richiesta no12954/87)
SENTENZA
STRASBURGO
22 febbraio 1994
Nella causa Raimondo c. Italia *,
La Corte europea dei Diritti dell’uomo, costituita, conformemente all’articolo 43 (articolo 43) della Convenzione di salvaguardia dei Diritti dell’uomo e delle Libert? fondamentali (“la Convenzione”) ed alle clausole pertinenti del suo regolamento, in una camera composta dei giudici di cui il nome segue,:
SIGG.. R. Ryssdal, presidente,
R. Bernhardt,
F. Matscher,
C. Russo,
La Sig.ra E. Palm,
SIGG.. I. Foighel,
F. Bigi,
L. Wildhaber,
D. Gotchev,
cos? come di Sigg.- A. Eissen, cancelliere, e H. Petzold, cancelliere aggiunto,
Dopo avere deliberato in camera del consiglio il 23 settembre 1993 e 24 gennaio 1994,
Rende la sentenza che ecco adottata a questa ultima data:
PROCEDIMENTO
1. La causa ? stata deferita alla Corte per la Commissione europea dei Diritti dell’uomo (“la Commissione”) il 18 gennaio 1993, nel termine di tre mesi che aprono gli articoli 32 paragrafo 1 e 47, (art. 32-1, art. 47) della Convenzione. Alla sua origine si trova una richiesta (no 12954/87) diretta contro la Repubblica italiana e in cui un cittadino residente all’estero di questo Stato, il Sig. G. R., aveva investito la Commissione il 23 aprile 1987 in virt? dell’articolo 25 (art. 25).
La domanda della Commissione rinvia agli articoli 44 e 48 (art. 44, art. 48) cos? come alla dichiarazione italiana che riconosce la giurisdizione obbligatoria della Corte articolo 46 (art. 46). Ha per oggetto di ottenere una decisione sul punto di sapere se i fatti della causa rivelano una trasgressione dello stato convenuto alle esigenze degli articoli 6 paragrafo 1(art. 6-1) della Convenzione, 1 del Protocollo no 1 (P1-1), e 2 del Protocollo no 4 (P4-2).
2. In risposta all’invito previsto dall’articolo 33 paragrafo 3, del regolamento, la Sig.ra P., sposa del Sig. R., ed i suoi tre figli hanno informato il cancelliere, il 7 giugno 1993, del decesso di loro marito e padre; hanno manifestato l’augurio di vedere il procedimento proseguire e di partecipare facendosi rappresentare dall’avvocato che avevano nominato (art. 30). Per le ragioni di ordine pratico, la presente sentenza continuer? a chiamare il Sig. R. il “richiedente” bench? bisogna assegnare oggi questa qualit? alla sua vedova ed ai suoi tre figli (vedere in particolare il sentenza Pandolfelli e Palumbo c. Italia del 27 febbraio 1992, serie a no 231-B, p. 16, paragrafo 2).
3. La camera da costituire comprendeva di pieno dritto Sig. C. Russo, giudice eletto di nazionalit? italiana (articolo 43 della Convenzione) (art. 43) ed il Sig. R. Ryssdal, presidente della Corte (art.21 paragrafo 3 b) del regolamento). Il 27 febbraio 1993, il vicepresidente Bernhardt ha tratto a sorte il nome dagli altri sette membri, ossia il Sig. R. Bernhardt, il Sig. F. Matscher, la Sig.ra E. Palm, il Sig. I. Foighel, il Sig. F. Bigi, il Sig. L. Wildhaber ed il Sig. D. Gotchev, in presenza del cancelliere (articoli 43 in fine della Convenzione e 21 paragrafo 4 del regolamento) (articolo 43).
4. Nella sua qualit? di presidente della camera (articolo 21 paragrafo 5 del regolamento) il Sig. Ryssdal ha consultato tramite il cancelliere l’agente del governo italiano (“il Governo”), l’avvocato del richiedente ed il delegato della Commissione a proposito dell’organizzazione del procedimento (articoli 37 paragrafo 1 e 38). Conformemente all’ordinanza resa perci?, il cancelliere ha ricevuto, il 12 e 30 luglio 1993, le memorie del richiedente e del Governo. Il delegato della Commissione non ne ha presentate.
5. Il 6 settembre 1993, la Commissione ha prodotto la pratica del procedimento seguita dinnanzi a lei; il cancelliere l’aveva invitata su istruzioni del presidente.
6. Cos? come ne aveva deciso questo ultimo – che aveva autorizzato il richiedente ad adoperare la lingua italiana (articolo 27 paragrafo 3 del regolamento) -, i dibattimenti si sono svolti in pubblico il 20 settembre 1993, al Palazzo dei Diritti dell’uomo a Strasburgo. La Corte aveva tenuto prima una riunione preparatoria.
Sono comparsi:
– per il Governo
SIGG.. G. Raimondi, magistrato,
staccato al Servizio del contenzioso diplomatico del
ministero delle Cause estere, coagente,
E. Selvaggi, direttore dei diritti dell’uomo,
direzione generale delle cause penali del ministero della
Giustizia, consigliere,;
– per la Commissione
Il Sig. E. Busuttil, delegato,;
– per il richiedente
M. M-, avvocato, consigliere.
La Corte li ha ascoltati nelle loro dichiarazioni ed arringhe cos? come nelle loro risposte alle sue domande.
Il 14 ottobre 1993, il Governo ha fornito delle informazioni complementari; la Commissione li ha commentati per iscritto il 11 dicembre.
IN EFFETTI
I. LE CIRCOSTANZE DELLO SPECIFICO
7. Imprenditore edile, il Sig. G. R. abitava Davoli (Catanzaro) fino al suo decesso, il 11 luglio 1992.
Sospettato di appartenere ad un’associazione di malfattori di tipo mafioso radicato nella regione di Soverato, era stato al tempo stesso oggetto di perseguimenti e di misure di prevenzione.
A. Il procedimento penale
8. Il 24 luglio 1984, il procuratore della Repubblica di Catanzaro confer? un mandato di arresto contro diciassette persone tra cui il richiedente. Dopo essersi sottratto all’esecuzione di suddetto incarico, questo ultimo si present? alle autorit? il 7 novembre 1984 e fu posto subito in detenzione provvisoria.
9. L’istruzione fu chiusa il 24 luglio 1985 ed il Sig. R. rinviato in giudizio dinnanzi al tribunale di Catanzaro con quattordici coaccusati. Un’assegnazione a domicilio, arresti domiciliari, sostitu? la detenzione provvisoria.
10. L? 8 ottobre 1985, all’epoca della prima udienza, il tribunale decise di unire la causa con altre due ed ordin? di versare certi documenti alla pratica, poi rinvi? la causa al 16 gennaio 1986.
Il 30 gennaio 1986, rilasci? l’incolpato in beneficio del dubbio, assoluzione per insufficienza di prove, e tolse l’assegnazione a domicilio.
11. Deliberando il 16 gennaio 1987 su ricorso del ministero pubblico e del Sig. R., la corte di appello di Catanzaro prosciolse questo ultimo al motivo che l’elemento materiale dell’infrazione faceva difetto ( perch? il fatto non sussiste). Non ci fu ricorso in cassazione.
B. Il procedimento relativo alle misure di prevenzione
1. Dinnanzi al tribunale di Catanzaro
12. Il 16 gennaio 1985, il procuratore della Repubblica di Catanzaro chiese al tribunale di imporre al Sig. R. la misura di sorveglianza speciale da parte della polizia e di procedere al sequestro conservatorio di parecchi beni in vista di un’eventuale confisca (legge no 1423 del 27 dicembre 1956 e legge no 575 del 31 maggio 1965 come l’ha modificata la legge no 646 del 13 settembre 1982 – paragrafi 16-18 sotto). Si basava su un rapporto della gendarmeria (carabinieri) di Soverato, del 27 dicembre 1984.
13. Il 13 maggio 1985, il tribunale decise il sequestro di sedici immobili, dieci terreni e sei costruzioni, e di sei veicoli di cui il richiedente sembrava avere il godimento. L’iscrizione della misura nei registri pubblici ebbe luogo il 15 maggio 1985.
Il 16 ottobre, il tribunale revoc? il sequestro dei beni che appartengono a terzi; ordin? in compenso la confisca di certi immobili sequestrati e di cui l’interessato e sua sposa erano proprietari, cos? come di quattro veicoli, al motivo che la loro “provenienza legittima” non era stata provata. La confisca fu trascritta il 9 novembre 1985.
La stessa decisione pose il Sig. R. sotto la sorveglianza speciale della polizia che non si applic? tuttavia che a partire dal 30 gennaio 1986, giorno della sua scarcerazione per il tribunale (paragrafo 10 sopra); gli ingiunse inoltre di versare una cauzione di 2 000 000 lire in garanzia del rispetto degli obblighi che accompagnano suddetta misura: non allontanarsi dal suo domicilio senza averlo annunciato alla polizia; presentarsi a questa ai giorni indicati da lei; non ritornare a casa sua dopo 21 h, n? uscire prima delle 7 h, senza giusti motivi e senza avere avvertito prima di tutto le autorit?.
2. Dinnanzi alla corte di appello di Catanzaro
14. Investita dal richiedente, la corte di appello di Catanzaro deliber? in camera del consiglio il 4 luglio 1986; annull? la misura ed ordin? la restituzione della cauzione cos? come dei beni sequestrati e confiscati. La sua decisione (decreto) rilevava “la sconcertante leggerezza con la quale si era adottato al riguardo del Sig. Raimondo le misure di prevenzione personale e patrimoniale attaccate e si era decretato in sostanza la morte civile ed economica” di questo.
Depositata alla cancelleria il 2 dicembre 1986, la decisione fu vidimata dal ministero pubblico il 10. Il 2 dicembre, la cancelleria della corte la notific? sempre alla questura (questura) competente che, il 5, la comunic? ai carabinieri del luogo di residenza del richiedente. Informarono questo ultimo il 20.
La decisione divent? definitiva il 31 dicembre 1986.
15. La revoca del sequestro degli immobili e della confisca dei veicoli fu trascritta rispettivamente il 2 febbraio (immobili), 10 febbraio, due automobili ed un furgoncino, e 10 luglio 1987, un camion.
La cauzione fu restituita il 24 aprile dello stesso anno.
In quanto agli immobili confiscati, le domande di iscrizione della levata della misura portano la data del 9 agosto 1991.
II. IL DIRITTO INTERNO PERTINENTE
A. La legislazione in vigore all’epoca
1. La legge del 27 dicembre 1956
16. La legge no 1423 del 27 dicembre 1956 (“la legge del 1956”) prevede diverse misure di prevenzione verso le “persone pericolose per la sicurezza e per la moralit? pubblica.” Si trova per l’essenziale riassunto nel sentenza Guzzardi del 6 novembre 1980 (serie a no 39, pp. 17-19, paragrafi 46-49):
“46. Ai termini del suo articolo 1, si applica tra altri a quelli che, per la loro condotta ed il loro treno di vita (tenore di vita) devono passare per derivare le loro risorse abituali, anche in parte, da guadagni di origine delittuosa o dal prezzo della loro complicit? (il favoreggiamento) o che i segni esterni vertono a considerare come inclini alla delinquenza (che, per le manifestazioni cui abbiano dato luogo, diano fondato motivo di ritenere che siano proclivi a delinquere).
Il capo della polizia [(questore)] pu? inviare loro un’intimazione (diffida) (…)
(…)
47. (…)
48. (…) l’articolo 3 permette di porre [un tale individuo] sotto la sorveglianza speciale della polizia, sorveglianza speciale della pubblica sicurezza, abbinata all’occorrenza o dall’interdizione di soggiornare in tale (i) comune(i) o provincia(e) o, se presenta un pericolo particolare (particolare pericolosit?) di un’assegnazione a residenza in un comune determinato (obbligo del soggiorno in un determinato comune).
Queste misure appartengono alla competenza esclusiva del tribunale del capoluogo della provincia, quale li prende sulla base di una proposta motivata di cui egli [questore] investe il suo presidente (articolo 4, primo capoverso,). Il tribunale delibera nei trenta giorni, in camera del consiglio e per una decisione (provvedimento) motivata, dopo avere sentito il ministero pubblico e l’interessato che possono presentare delle memorie e farsi assistere da un avvocato o procuratore legale (articolo 4, secondo capoverso).
La procura e l’interessato possono interporre appello nei dieci giorni, senza effetto sospensivo; riunendosi in camera del consiglio, la corte di appello tronca nei trenta giorni per una decisione (decreto) motivata (articolo 4, quinto e sesto capoverso). Questa ? al suo turno suscettibile, nelle stesse condizioni, di un ricorso sul quale la Corte di cassazione si pronuncia in camera del consiglio nei trenta giorni (articolo 4, settimo capoverso,).
49. Quando adotta una delle misure enumerate all’articolo 3, il tribunale ne precisa la durata – non meno di un anno n? pi? di cinque (articolo 4, quarto capoverso) – e fissa le regole da osservare per la persona in questione (articolo 5, primo capoverso,).
(…)
2. La legge del 31 maggio 1965
17. In quanto alla legge no 575 del 31 maggio 1965 (“la legge del 1965”), completa quella del 1956 per le clausole dirette contro la mafia (disposizioni contro la mafia). Secondo il suo articolo 1, vale per le persone – tale il Sig. Raimondo – di cui rivelano l’appartenenza ai gruppi “mafiosi” (indiziati di appartenere ad associazioni mafiose).
18. La legge no 646 del 13 settembre 1982 (“la legge del 1982”) ha rinforzato la legislazione che precede. Ha introdotto in particolare nella legge del 1965 un articolo 2 ter. Prevede differenti mezzi da utilizzare durante il procedimento relativo all’applicazione delle misure di prevenzione che la legge del 1956 permette di prendere contro una persona sospettata di appartenere alle tali associazioni:
“(…) il tribunale, all’occorrenza di ufficio, ordina per decisione motivata il sequestro dei beni di cui la persona contro la quale il procedimento ? stato impegnato dispone direttamente o indirettamente, quando c’? luogo di stimare, sulla base di indizi sufficienti, come la sproporzione considerevole tra i treni di vita ed i redditi apparenti o dichiarati, che questi beni costituiscono il prodotto di attivit? illecite o la sua riutilizzazione.
Applicando la misura di prevenzione, il tribunale ordina la confisca dei beni sequestrati di cui la provenienza legittima non ? stata dimostrata. Nel caso di inchieste complesse, la misura pu? essere presa anche ulteriormente, ma non al di l? di un anno a contare della data del sequestro.
Il tribunale revoca il sequestro quando la domanda di applicazione della misura di prevenzione ? respinta o che la provenienza legittima dei beni ? dimostrata.”
B. La giurisprudenza relativa all’applicazione delle misure di prevenzione, particolarmente patrimoniali,
19. Nel suo rapporto (paragrafo 43), la Commissione d? in materia un’idea della giurisprudenza:
“(…) L’esistenza di misure di prevenzione non ? in s? contraria alla Costituzione italiana. La Corte costituzionale ha indicato che il loro fondamento risiede nel bisogno di garantire lo svolgimento ordinato e pacifico dei rapporti sociali, non solo per il sistema delle norme che reprimono gli atti illeciti, ma anche per le disposizioni destinate a prevenire il rischio dei tali atti (Corte costituzionale [C.C], sentenze no 27 di 1959 e no 23 del 1964).
A causa della finalit? che ? loro propria, le misure di prevenzione non si riferiscono al compimento di un atto illecito determinato, ma ad un insieme di comportamenti che costituiscono la condotta che la legge erige in segno di un pericolo sociale (C.C, sentenza no 23 del 1964.
Ne risulta che, nell’ordine giuridico italiano, la sanzione penale e la misura di prevenzione differiscono sostanzialmente: una costituisce una reazione contro un atto che ha violato il diritto e ha prodotto le sue conseguenze; l’altro consiste in un mezzo di evitare che un tale atto non abbia luogo.
In altri termini, la sanzione corrisponde ad un’infrazione gi? commessa, mentre la misura di prevenzione mira a rimediare il pericolo con infrazioni future (vedere, mutatis mutandis, C.C, sentenza no 53 di 1968, concernente le misure di sicurezza).
(…)
La differenza di natura tra sanzioni penali e misure di prevenzione ha per conseguenza che i principi costituzionali a cui i primi devono ispirarsi, non si applicano tutti necessariamente ai secondi. Cos?, la presunzione di non-colpevolezza stabilita dall’articolo 27 della Costituzione non riguarda le misure di prevenzione che non si basano sulla responsabilit? penale o sulla colpevolezza dell’interessato (C.C, sentenza no 23 del 1964).
Parimenti, queste misure non dipendono dal campo dell’articolo 25 capoverso 2 della Costituzione che prevede la non-retroattivit? delle disposizioni penali. La violazione di questo ultimo principio ? stata addotta parecchie volte dinnanzi alla Corte di cassazione in relazione con la misura di confisca prevista all’articolo 2 ter della legge del 1965. [Suddetta] corte ha, da una parte, affermato che [il] principio non ? applicabile alle misure di prevenzione (vedere, per esempio, Corte di cassazione – [Cass] -, sentenza Piraino del 30 gennaio 1985). D?altra parte, non ha mancato di sottolineare che in realt? la disposizione criticata non ? retroattiva, perch? si riferisce ai beni di cui la persona mirata dispone nel momento in cui la confisca ? ordinata (Cass, sentenza Oliveri del 12 maggio 1986) ed all’uso illecito di questi beni dopo la sua entrata in vigore (Cass, sentenza Pipitone del 4 gennaio 1985).
Malgrado questi limiti, le misure di prevenzione non sfuggono ad un controllo di costituzionalit? estesa.
Fin da 1956, la Corte costituzionale aveva affermato che in nessun caso una restrizione del diritto alla libert? non pu? avere luogo se non ? previsto dalla legge, se un procedimento regolare non ? stato impegnato a questo fine e se non c’? una decisione giudiziale che ne d? i motivi (C.C, sentenza no 11 del 1956).
Aveva, in seguito, sottolineato che le misure di prevenzione non possono essere adottate sulla base dei semplici sospetti e possono essere giustificate solamente se si fondano sull’instaurazione ed la valutazione di fatti obiettivi a cui appatengono il comportamento ed il treno di vita della persona mirata (C.C, sentenza no 23 del 1964).
Ha, pi? recentemente, confermato che la costituzionalit? delle misure di prevenzione resta subordinata al rispetto del principio di legalit? ed all’esistenza di una garanzia giurisdizionale. Le due condizioni sono, inoltre, legate strettamente. Cos?, la legge non pu? limitarsi ad indicare dei criteri di pericolo vaghi; lei deve descriverli con sufficiente precisione, altrimenti il diritto ad un giudice ed ad un procedimento contraddittorio non avrebbe senso (C.C, sentenza no 177 del 1980).
La giurisprudenza della Corte di cassazione ?, a questo riguardo, completamente in accordo con quella della Corte costituzionale ed afferma molto chiaramente che il procedimento per l’applicazione delle misure di prevenzione deve svolgersi in modo contraddittorio e nel rispetto dei diritti della difesa, la violazione di questi diritti che portano la nullit? del procedimento (vedere Cass per esempio) sentenza no 1255 del 29 giugno 1984 nella causa Santoro).
In quanto alle misure di sequestro e di confisca previsto all’articolo 2 ter della legge del 1965, la Corte di cassazione ha respinto diverse lagnanze di incostituzionalit?. Ha constatato in particolare che la presunzione concernente la provenienza illecita dei beni delle persone sospettate di appartenere ai gruppi di tipo mafioso non cozza contro l’articolo 24 della Costituzione che garantisce i diritti della difesa, perch? la confisca non pu? avere luogo che in presenza di indizi sufficienti concernenti la provenienza illecita dei beni sequestrati e nella mancanza di affermazioni che li annullano (Cass, sentenza Pipitone precitato).
(…)
In quanto alla compatibilit? delle misure di sequestro e di confisca col diritto al libero esercizio delle attivit? economiche private ed al diritto al rispetto della propriet? privata (articoli 41 e 42 della Costituzione) la Corte di cassazione non ha mancato di sottolineare che questi diritti non sono assoluti e possono essere limitati in funzione dell’interesse generale. Ne va cos? quando si tratta di beni di provenienza illecita o del loro uso (Cass, sentenze Oliveri e Pipitone precitati).
(…)
20. In un avviso no 1489/86 del 18 novembre 1986, il Consiglio di stato ha affermato che “la confisca, sebbene per definizione permetta allo stato di acquisire un bene, non basta a trasferire la propriet? ai poteri pubblici “. Ancora occorre che la decisione che l’ordina sia irrevocabile (tribunale di Palermo) ordinanza del 19 aprile 1989.
PROCEDIMENTO DINNANZI ALLA COMMISSIONE
21. Il Sig. R. ha investito la Commissione il 23 aprile 1987. Si lamentava: a) dell’illegalit? e della durata della sua detenzione, articolo 5 paragrafi 1 e 3 della Convenzione, (art. 5-1, articolo 5-3); b) della lunghezza dei diversi procedimenti ad esso concernente ed in particolare dei perseguimenti penali, articolo 6 paragrafo 1, (art. 6-1); c) dell’incomprensione del diritto alla presunzione di innocenza a causa dell’applicazione di misure di prevenzione, articolo 6 paragrafo 2, (art. 6-2); d) dell’obbligo di versare una cauzione per garantire il rispetto delle suddette misure, articolo 1 del Protocollo no 4, (P4-1); e) di un attentato ai suoi beni causato dal sequestro e la confisca di certi di essi, articolo 1 del Protocollo no 1, (P1-1); e f) della privazione del suo diritto di circolare liberamente, articolo 2 del Protocollo no 4, (P4-2).
22. Il 6 dicembre 1991, la Commissione ha considerato la richiesta, no 12954/87, in quanto alle lagnanze derivate del diritto del richiedente al rispetto dei suoi beni, alla libert? di circolazione ed ad una decisione in un termine ragionevole sull’applicazione di misure di prevenzione; l’ha dichiarata irricevibile per il surplus. Nel suo rapporto del 21 ottobre 1992 (articolo 31) (art. 31) conclude:
– alla non-violazione dell’articolo 1 del Protocollo no 1 (P1-1) in quanto al sequestro (diciotto voci contro una9 e la confisca (sedici voci contro tre) dei beni dell’interessato fino al 31 dicembre 1986, cos? come ai danni che risultano dalla gestione dei beni in questione fino a questa data (diciotto voci contro una);
– alla violazione dell’articolo 1 del Protocollo no 1 (P1-1) in ci? che la confisca dei nove immobili e di un camion aveva esposto i suoi effetti al di l? del 31 dicembre 1986 (unanimit?);
– alla violazione dell’articolo 2 del Protocollo no 4 (P4-2), a causa della privazione del diritto di circolare subita liberamente dal richiedente dal 4 luglio al 20 dicembre 1986 (unanimit?);
– alla non-violazione dell’articolo 6 paragrafo 1 (art. 6-1) del capo della durata del procedimento di sequestro e di confisca (unanimit?).
Il testo integrale del suo avviso e dell’opinione dissidente che l? accompagna figura qui acclusa con la presente sentenza *.
CONCLUSIONI PRESENTATE ALLA CORTE DAL GOVERNO
23. Nel suo esposto, il Governo ha pregato la Corte “di volere cortesemente dire e giudicare che non ivi abbia avuto infrazione n? alla Convenzione n? ai Protocolli numero 1 e 4.”
IN DIRITTO
I. Sulla Violazione Addotta Dall’articolo 1 Del Protocollo No 1 (P1-1)
24. Il Sig. R. si lamenta del sequestro, il 13 maggio 1985, di sedici immobili e sei veicoli, cos? come della confisca di parecchi di essi, ordinata il 16 ottobre 1985, paragrafo 13 sopra. Invoca l’articolo 1 del Protocollo no 1 (P1-1), cos? formulato,:
“Ogni persona fisica o morale ha diritto al rispetto dei suoi beni. Nessuno pu? essere privato della sua propriet? che a causa di utilit? pubblica e nelle condizioni previste dalla legge ed i principi generali del diritto internazionale.
Le disposizioni precedenti non recano offesa al diritto che possiedono gli Stati di mettere in vigore le leggi che giudicano necessarie per regolamentare l’uso dei beni conformemente all’interesse generale o per assicurare il pagamento delle imposte o di altri contributi o delle multe.”
25. Per determinare se le misure incriminate rilevano dalla regolamentazione di “l’uso dei beni”, al senso del secondo capoverso, o si analizzano in una privazione di propriet? allo sguardo del primo, la Corte esaminer? la questione di accesso della loro applicazione fino al 31 dicembre 1986, quando la decisione della corte di appello di Catanzaro divent? definitiva (paragrafo 14 sopra) poi quella del mantenimento ulteriore della loro iscrizione nei registri pubblici ( paragrafo 15 sopra).
A. L’applicazione delle misure di prevenzione patrimoniale fino al 31 dicembre 1986
26. Il Governo non contesta che ci sia stata ingerenza nel diritto dell’interessato al rispetto dei suoi beni. Sostiene tuttavia che il sequestro e la confisca attingevano la loro giustificazione nelle eccezioni che l’articolo 1 (P1-1) permette di portare al principio enunciato nella sua prima frase.
1. Il sequestro
27. Con la Commissione, la Corte constata che il sequestro era previsto dall’articolo 2 ter della legge del 1965 (paragrafo 18 sopr) e cercava non a privare il richiedente dei suoi beni, ma solamente ad impedirlo di usarne; di conseguenza, ? il secondo capoverso dell’articolo 1 del Protocollo no 1 (P1-1) che si applica qui.
Inoltre, il Sig. R. non pretende che sia stato irragionevole per il tribunale concludere, il 13 maggio 1985, all’esistenza di indizi sufficienti per mostrare che i beni investiti costituivano il prodotto di attivit? illegali o la sua riutilizzazione; si lamenta piuttosto che una misura tanto radicale sia stata presa a questo stadio del procedimento. Il sequestro autorizzato dall’articolo 2 ter della legge del 1965 si analizza tuttavia, manifestamente in una misura provvisoria che risponde all’occorrenza di assicurare la confisca eventuale di beni che sembrano il frutto di attivit? illegali al danno della collettivit?. L’interesse generale giustificava dunque l’ingerenza controversa che non si poteva all’epoca, tenuto conto del potere economico molto pericoloso di una “organizzazione” come la mafia, non considerare come sproporzionata allo scopo perseguito.
Pertanto, nessuna violazione dell’articolo 1 del Protocollo no 1 (P1-1) non si trova invalso su questo punto.
2. La confisca
28. Secondo il richiedente, anche se si ammette che la confisca non lo privava della propriet? dei suoi beni, l’iscrizione nei registri pubblici rappresentava una forma di esecuzione della misura prima di ogni decisione sul suo appello.
29. Sebbene comporta una privazione di propriet?, la confisca di beni non rileva necessariamente dalla seconda frase del primo capoverso dell’articolo 1 del Protocollo no 1 (P1-1) (sentenze Handyside ed AGOSI c. Regno Unito del 7 dicembre 1976 e 24 ottobre 1986, serie a no 24, p. 30, paragrafo 63, e no 108, p. 17, paragrafo 51).
Secondo la giurisprudenza italiana, una confisca del genere di cui si tratta non poteva del resto provocare un trasferimento di propriet? al profitto dello stato che in seguito ad una decisione irrevocabile (paragrafo 20 sopra). Ora non ce ne era occorrenza poich? il Sig. Raimondo aveva attaccato l’ordinanza del tribunale di Catanzaro, del 16 ottobre 1985 (paragrafo 13 sopra). ? l? anche, dunque il secondo capoverso dell’articolo 1 (P1-1) che entra in gioco.
30. Col Governo e la Commissione, la Corte nota che la confisca – prevista lei anche per l’articolo 2 ter della legge del 1965 – serviva un scopo di interesse generale: impedire che l’uso dei beni riguardati non procurasse al richiedente, o all’associazione di malfattori alla quale si sospettava appartenesse, dei benefici allo scapito della collettivit?.
La Corte non ignora le difficolt? incontrate dallo stato italiano nella lotta contro la mafia. Grazie alle sue attivit? illegali, in particolare il traffico di stupefacenti, ed ai suoi legami internazionali, questa “organizzazione” prepara delle enormi quantit? di denaro investito poi, tra altri, nel settore immobiliare. Destinata a bloccare dei tali movimenti dei capitali sospetti, la confisca costituisce un’arma efficace e necessaria per combattere il flagello. Appare proporzionata all’obiettivo ricercato dunque, tanto pi? che non comporta in realt? nessuna restrizione addizionale rispetto al sequestro.
Infine, il carattere preventivo della confisca ne giustifica l’applicazione immediata nonostante ogni ricorso.
In conclusione, lo stato convenuto non ha superato il margine di valutazione predisposta dal secondo capoverso dell’articolo 1 (P1-1).
3. La sorveglianza dei beni sequestrati o confiscati
31. Affidandosi sempre sull’articolo 1 del Protocollo no 1 (P1-1), il Sig. Raimondo adduce che mancando di una vera sorveglianza da parte della polizia municipale, i beni colpiti dalle misure di prevenzione patrimoniale subirono ogni tipo di atti di vandalismo.
32. Il Governo lo contesta. Tenuto conto del loro statuto – si tratterebbe di agenti di suddetta polizia designata dall’autorit? giudiziale -, i custodi non meriterebbero nessuno rimprovero di negligenza. Inoltre, il legislatore sarebbe intervenuto nel 1989 per regolamentare la materia, da una parte proteggendo gli interessi degli individui di cui i beni sequestrati sono restituiti, d?altra parte indicando la destinazione di utilit? pubblica dei beni sequestrati definitivamente confiscati.
33. Con la Commissione, la Corte rileva che ogni sequestro o confisca provocano per natura dei danni. Secondo la Commissione, le affermazioni del richiedente non forniscono una base abbastanza chiara affinch? si possa ricercare se il danno effettivamente subito nello specifico ha superato i limiti dell’inevitabile. Il richiedente non avendole comunicato dati pi? precisi, la Corte pu? seguire solamente la Commissione e pu? concludere che una violazione dell’articolo 1 del Protocollo no 1 (P1-1) non si trova di pi? invalsa su questo punto.
B. Il mantenimento dell’iscrizione delle misure controverse nei registri pubblici al di l? del 31 dicembre 1986
34. Secondo il richiedente, le autorit? competenti tardarono a mettere ad esecuzione la decisione della corte di appello di Catanzaro, del 4 luglio 1986.
35. Il Governo afferma che i beni mobili ed immobili furono resi il 2 febbraio 1987, due mesi solamente dopo il deposito di suddetta decisione alla cancelleria. Certo, le formalit? relative all’iscrizione nei registri pubblici della levata delle misure controverse chiesero un certo tempo, ma il Sig. Raimondo avrebbe potuto e dovuto rivolgersi al servizio competente producendo una copia dell’atto di revoca. L’articolo 619 del vecchio codice di procedimento penale, invocato all’udienza dal suo consigliere, non si applicherebbe perch? riguardava esclusivamente la levata, da parte del ministero pubblico, di ipoteche o sequestri ordinati per garantire il pagamento dei debiti di un incolpato dopo la sua condanna (onere di giudizio, multa ed onere di soggiorno in prigione).
36. La Corte nota al primo colpo che la restituzione dei beni si oper? il 2 febbraio 1987, due mesi dopo il deposito alla cancelleria della decisione della corte di appello. Lei deve tuttavia determinare se il mantenimento dell’iscrizione costitu? un attentato al diritto protetto dall’articolo 1 del Protocollo no 1 (P1-1).
La questione invoca una risposta negativa per gli immobili sequestrati il 13 maggio 1985 e tre dei veicoli confiscati il 16 ottobre 1985, perch? l’iscrizione ebbe luogo fin dal 2 e 10 febbraio 1987(paragrafo 15 sopra). Non ne va parimenti del camion e dei nove immobili confiscati il 16 ottobre 1985: l’iscrizione si fece solamente il 10 luglio 1987 per il primo, e dopo il 9 agosto 1991 per i secondi (paragrafo 15 sopra).
Non appartiene alla Corte di valutare chi avrebbe dovuto nello specifico prendere delle misure o delle iniziative. Tuttavia, e nonostante le ragioni avanzate dal Governo, la responsabilit? dell’autorit? pubblica si trovava impegnata; si vede male perch? si ? dovuto aspettare, rispettivamente, pi? di sette mesi (2 dicembre 1986 – 10 luglio 1987) e di quattro anni ed otto mesi (2 dicembre 1986 – 9 agosto 1991) per vedere regolarizzare lo statuto giuridico di una parte dei beni del Sig. R., mentre la corte di appello di Catanzaro aveva ordinato la restituzione di tutti gli averi all’avente diritto “dopo radiazione delle iscrizioni effettuate”, previa cancellazione delle formalit? concernenti l’eseguite trascrizioni.
Di pi?, l’ingerenza in questione non era n? “prevista dalla legge”, n? necessaria “per regolamentare l’uso dei beni conformemente all’interesse generale”, al senso dell’articolo 1 del Protocollo no 1 (P1-1).
Pertanto, c’? stata violazione di questo testo.
II. Sulla Violazione Addotta Dall’articolo 2 Del Protocollo No 4 (P4-2)
37. Secondo il richiedente, il suo investimento sotto la sorveglianza speciale della polizia ha ignorato l’articolo 2 del Protocollo no 4 (P4-2), ai termini del quale
“1. Chiunque si trovi regolarmente sul territorio di un Stato ha il diritto di circolare ivi liberamente e di scegliere liberamente la sua residenza.
(…)
3. L’esercizio di questi diritti non pu? essere oggetto di altre restrizioni che queste che, previste dalla legge, costituiscono delle misure necessarie, in una societ? democratica, alla sicurezza nazionale, alla sicurezza pubblica, al mantenimento dell’ordine pubblico, alla prevenzione delle infrazioni penali, alla protezione della salute o della morale, o alla protezione dei diritti e libert? di altrui.
(…)
38. Il Governo combatte questa tesi. Adottata in camera del consiglio, la decisione che revoca la sorveglianza speciale non avrebbe acquisito un valore giuridico, ai termini della legge che col suo deposito alla cancelleria, il 2 dicembre 1986; fino l?, rimaneva un “fatto puramente interno.” Non si saprebbe rimproverare alla corte di appello di Catanzaro di non averla presa nel termine di trenta giorni, fissato dall’articolo 4 della legge del 1956: non rivestirebbe un carattere imperativo.
39. La Corte constata prima che in dispetto dell’affermazione contraria del richiedente, la misura controversa non provoc? una privazione di libert? al senso dell’articolo 5 paragrafo 1 (art. 5-1) della Convenzione; le semplici restrizioni alla libert? di circolare risultante della sorveglianza speciale ubbidiscono all’articolo 2 del Protocollo no 4 (P4-2) (sentenza Guzzardi c. Italia precitata, p. 33, paragrafo 92).
Tenuto conto della minaccia rappresentata dalla mafia per la “societ? democratica”, questa stessa misura era inoltre necessaria “al mantenimento dell’ordine pubblico”, cos? che “alla prevenzione delle infrazioni penali”, e particolarmente proporzionate allo scopo perseguito, fino al momento dove la corte di appello di Catanzaro si risolse, il 4 luglio 1986, a revocarla (paragrafo 14 sopra).
Resta il periodo che va dal 4 luglio al 20 dicembre 1986, data della notificazione al richiedente (ibidem). Anche ammesso che suddetta decisione, adottata a porte chiuse, non poteva avere valore giuridico prima del suo deposito alla cancelleria, la Corte discerne male perch? occorse quasi cinque mesi per redigere immediatamente i motivi di un atto esecutivo e concernente un diritto fondamentale, la libert? di andare e venire del richiedente; questo non fu informato della revoca del resto che al termine di diciotto giorni.
40. La Corte conclude che al meno del 2 al 20 dicembre 1986 l’ingerenza in questione non era n? prevista dalla legge n? necessaria, cos? che c’? stata violazione dell’articolo 2 del Protocollo no 4 (P4-2).
III. Sulla Violazione Addotta Dall’articolo 6 Paragrafo 1 (articolo 6-1) Della Convenzione,
41. Il Sig. Raimondo si lamenta infine della durata del procedimento relativo al suo ricorso contro la confisca e la sorveglianza speciale. Invoca l’articolo 6 paragrafo 1( articolo 6-1) della Convenzione, cos? formulata,:
“Ogni persona ha diritto a ci? che la sua causa sia sentita in un termine ragionevole, da un tribunale, che decider?, o delle contestazioni sui suoi diritti ed obblighi di carattere civile, o del bene-fondato di ogni accusa in materia penale diretta contro lei”
42. Il periodo da considerare ? cominciato il 16 ottobre 1985, data alla quale il tribunale di Catanzaro ordin? le misure incriminate (paragrafo 13) per concludersi il 31 dicembre 1986, quando la decisione della corte di appello divent? definitiva. Si dilunga cos? su un anno, due mesi e due settimane.
43. Col Governo e la Commissione, la Corte stima che la sorveglianza speciale non saprebbe confrontarsi ad una pena perch? mira ad impedire il compimento di atti criminali; il procedimento ivi relativa non verte dunque sul “bene-fondato” di una “accusa in materia penale”( sentenza Guzzardi precitato, p. 40, paragrafo 108).
In quanto alla confisca, egli cerca di rilevare che l’articolo 6 (art. 6) applicati ad ogni azione che ha un oggetto “patrimoniale” e basandosi su un attentato addotto ai diritti essi stessi patrimoniali (sentenza Edizioni Periscopio c. Francia del 26 marzo 1992, serie a no 234-B, p. 66, paragrafo 40). Ora tale era il caso nello specifico.
44. Avuto tuttavia riguardo al fatto che due giurisdizioni ebbero a conoscere della controversia, la Corte non trova irragionevole la durata totale del procedimento (vedere, mutatis mutandis, la sentenza Salerno c. Italia del 12 ottobre 1992, serie a no 245-D, p. 56, paragrafo 21).
Pertanto, non c’? stata violazione dell’articolo 6 paragrafo 1 ( art. 6-1).
IV. Sull’applicazione Dell’articolo 50 (art. 50) Della Convenzione,
45. Ai termini dell’articolo 50 (art. 50) della Convenzione,
“Se la decisione della Corte dichiara che una decisione presa o una misura ordinata da un’autorit? giudiziale o tutta altra autorit? di una Parte Contraente si trovano interamente o parzialmente in opposizione con gli obblighi che derivano dalla Convenzione, e se il diritto interno di suddetta Parte permette solamente imperfettamente di cancellare le conseguenze di questa decisione o di questa misura, la decisione della Corte accorda, se c’? luogo, alla parte lesa una soddisfazione equa”.
A. Danno
46. Il Sig. R. richiede, senza valutarla, un’indennit? per danno materiale e morale. L?arresto dei suoi cantieri, conseguente alla confisca dei suoi beni, e le modalit? difettose della guardia di questi avrebbero causato degli importanti deterioramenti agli immobili ed ai veicoli. L’applicazione della sorveglianza speciale avrebbe reso ardua i suoi spostamenti ed impossibile il seguito della sua impresa. Inoltre, il ritardo ad iscrivere la levata della confisca avrebbe destinato al fallimento ogni tentativo di alienazione dei beni riguardati, contribuendo in questo modo ad aggravare gi? un indebitamento pesante.
47. Secondo il Governo, l’interessato non ha dimostrato l’esistenza di un danno materiale che deriva delle violazioni addotte. In quanto al preteso torto morale, una semplice constatazione di trasgressione fornirebbe all’occorrenza una soddisfazione equa sufficiente.
48. Il delegato della Commissione stima che il richiedente ha subito certamente un danno materiale e morale. Trova tuttavia difficile di pronunciarsi, mancanza di domanda precisa.
49. La Corte scosta le pretese per danno materiale perch? sono formulate in termini troppo vaghi e gli elementi della pratica non permettono di chiarire la questione. Considera in compenso che il Sig. Raimondo ha sofferto un certo torto morale per il quale gli concede 10 000 000 lire italiane.
B. Oneri e spese
50. All’udienza, il consigliere del richiedente ha sollecitato il rimborso di 10 552 325 lire (tassa sul valore aggiunto compresa) a titolo degli oneri e spese esposte dinnanzi agli organi della Convenzione.
51. Il Governo se ne rimette alla saggezza della Corte, ma secondo lui la somma da accordare dovrebbe essere proporzionata alla percentuale di successo eventuale della richiesta dell’interessato.
In quanto al delegato della Commissione, non esprime di opinione.
52. Tenuto conto del rigetto di certe delle lagnanze del Sig. Raimondo, la Corte, sulla base degli altri dati in suo possesso e della sua giurisprudenza in materia, assegna a questo 5 000 000 lire.
PER QUESTI MOTIVI, LA CORTE, ALL’UNANIMIT?,
1. Dice che nessunaviolazione dell’articolo 1 del Protocollo no 1 (P1-1) non si trova invalsa in quanto al sequestro ed alla confisca di beni del richiedente fino al 31 dicembre 1986 n? in quanto ai danni provocati da suddette misure;
2. Dice che c’? stata incomprensione dello stesso articolo (P1-1) per cui la confisca, il 16 ottobre 1985, di un camion e dei nove immobili ? rimasta iscritta nei registri pubblici al di l? del 31 dicembre 1986 e che nessuna altra violazione di questo testo non si trova invalsa;
3. Dice che c’? stata infrazione all’articolo 2 del Protocollo no 4 (P4-2) per tanto almeno che la sorveglianza speciale dell’interessato per la polizia ? continuata dopo il 2 dicembre 1986;
4. Dice che l’articolo 6 ( art.6) della Convenzione non si applica a suddetta sorveglianza speciale;
5. Dice che non c’? stata violazione di questa disposizione in quanto alla durata del procedimento di confisca;
6. Dice che lo stato convenuto deve versare al Sig. Raimondo, nei tre mesi, 10 000 000, dieci milioni, lire italiane per torto morale e 5 000 000, cinque milioni, per oneri e spese,;
7. Respinge le domande di soddisfazione equa per il surplus.
Fatta in francese ed in inglese, poi pronunciata in udienza pubblica al Palazzo dei Diritti dell’uomo, a Strasburgo, il 22 febbraio 1994.
Rolv RYSSDAL
Presidente
Marc-Andr? EISSEN
Cancelliere
* Nota del cancelliere: La causa porta il n? 1/1993/396/474. Le prime due cifre ne indicano il posto nell’anno di introduzione, le due ultime il posto sull’elenco delle immissione nel processo della Corte dall’origine e su quelle delle richieste iniziali (alla Commissione) corrispondenti.
* Nota del cancelliere: per le ragioni di ordine pratico non vi figurer? che nell’edizione stampata (volume 281-a della serie A delle pubblicazioni della Corte), ma la si pu? procurare presso la cancelleria.

MALONE C. GIUDIZIO DEL REGNO UNITO
SENTENZA RAIMONDO C. ITALIA
SENTENZA RAIMONDO C. ITALIA

Testo Tradotto

Conclusion Violation de P1-1 ; Violation de P4-2 ; Non-violation de P1-1 ; Non-violation de l’Art. 6-1 ; Dommage mat?riel – demande rejet?e ; Pr?judice moral – r?paration p?cuniaire ; Remboursement partiel frais et d?pens – proc?dure de la Convention
COUR (CHAMBRE)

AFFAIRE RAIMONDO c. ITALIE

(Requ?te no12954/87)

ARR?T

STRASBOURG

22 f?vrier 1994

En l?affaire Raimondo c. Italie*,

La Cour europ?enne des Droits de l?Homme, constitu?e, conform?ment ? l?article 43 (art. 43) de la Convention de sauvegarde des Droits de l?Homme et des Libert?s fondamentales (“la Convention”) et aux clauses pertinentes de son r?glement, en une chambre compos?e des juges dont le nom suit:

MM. R. Ryssdal, pr?sident,

R. Bernhardt,

F. Matscher,

C. Russo,

Mme E. Palm,

MM. I. Foighel,

F. Bigi,

L. Wildhaber,

D. Gotchev,

ainsi que de MM. M.-A. Eissen, greffier, et H. Petzold, greffier adjoint,

Apr?s en avoir d?lib?r? en chambre du conseil les 23 septembre 1993 et 24 janvier 1994,

Rend l?arr?t que voici, adopt? ? cette derni?re date:

PROCEDURE

1. L?affaire a ?t? d?f?r?e ? la Cour par la Commission europ?enne des Droits de l?Homme (“la Commission”) le 18 janvier 1993, dans le d?lai de trois mois qu?ouvrent les articles 32 par. 1 et 47 (art. 32-1, art. 47) de la Convention. A son origine se trouve une requ?te (no 12954/87) dirig?e contre la R?publique italienne et dont un ressortissant de cet ?tat, M. G. R., avait saisi la Commission le 23 avril 1987 en vertu de l?article 25 (art. 25).

La demande de la Commission renvoie aux articles 44 et 48 (art. 44, art. 48) ainsi qu?? la d?claration italienne reconnaissant la juridiction obligatoire de la Cour (article 46) (art. 46). Elle a pour objet d?obtenir une d?cision sur le point de savoir si les faits de la cause r?v?lent un manquement de l??tat d?fendeur aux exigences des articles 6 par. 1 (art. 6-1) de la Convention, 1 du Protocole no 1 (P1-1), et 2 du Protocole no 4 (P4-2).

2. En r?ponse ? l?invitation pr?vue ? l?article 33 par. 3 d) du r?glement, Mme P., ?pouse de M. R., et ses trois fils ont inform? le greffier, le 7 juin 1993, du d?c?s de leur mari et p?re; ils ont manifest? le souhait de voir la proc?dure se poursuivre et d?y participer en se faisant repr?senter par l?avocat qu?ils avaient nomm? (article 30). Pour des raisons d?ordre pratique, le pr?sent arr?t continuera d?appeler M. R. le “requ?rant” bien qu?il faille aujourd?hui attribuer cette qualit? ? sa veuve et ? ses trois fils (voir notamment l?arr?t Pandolfelli et Palumbo c. Italie du 27 f?vrier 1992, s?rie A no 231-B, p. 16, par. 2).

3. La chambre ? constituer comprenait de plein droit M. C. Russo, juge ?lu de nationalit? italienne (article 43 de la Convention) (art. 43), et M. R. Ryssdal, pr?sident de la Cour (article 21 par. 3 b) du r?glement). Le 27 f?vrier 1993, M. le vice-pr?sident Bernhardt a tir? au sort le nom des sept autres membres, ? savoir M. R. Bernhardt, M. F. Matscher, Mme E. Palm, M. I. Foighel, M. F. Bigi, M. L. Wildhaber et M. D. Gotchev, en pr?sence du greffier (articles 43 in fine de la Convention et 21 par. 4 du r?glement) (art. 43).

4. En sa qualit? de pr?sident de la chambre (article 21 par. 5 du r?glement), M. Ryssdal a consult? par l?interm?diaire du greffier l?agent du gouvernement italien (“le Gouvernement”), l?avocat du requ?rant et le d?l?gu? de la Commission au sujet de l?organisation de la proc?dure (articles 37 par. 1 et 38). Conform?ment ? l?ordonnance rendue en cons?quence, le greffier a re?u, les 12 et 30 juillet 1993, les m?moires du requ?rant et du Gouvernement. Le d?l?gu? de la Commission n?en a pas pr?sent?.

5. Le 6 septembre 1993, la Commission a produit le dossier de la proc?dure suivie devant elle; le greffier l?y avait invit?e sur les instructions du pr?sident.

6. Ainsi qu?en avait d?cid? ce dernier – qui avait autoris? le requ?rant ? employer la langue italienne (article 27 par. 3 du r?glement) -, les d?bats se sont d?roul?s en public le 20 septembre 1993, au Palais des Droits de l?Homme ? Strasbourg. La Cour avait tenu auparavant une r?union pr?paratoire.

Ont comparu:

– pour le Gouvernement

MM. G. Raimondi, magistrat

d?tach? au Service du contentieux diplomatique du

minist?re des Affaires ?trang?res, coagent,

E. Selvaggi, directeur des droits de l?homme,

direction g?n?rale des affaires p?nales du minist?re de la

Justice, conseil;

– pour la Commission

M. E. Busuttil, d?l?gu?;

– pour le requ?rant

Me M. M., avocat, conseil.

La Cour les a entendus en leurs d?clarations et plaidoiries ainsi qu?en leurs r?ponses ? ses questions.

Le 14 octobre 1993, le Gouvernement a fourni des renseignements compl?mentaires; la Commission les a comment?s par ?crit le 11 d?cembre.

EN FAIT

I. LES CIRCONSTANCES DE L?ESP?CE

7. Entrepreneur en b?timent, M. G. R. habitait Davoli (Catanzaro) jusqu?? son d?c?s, le 11 juillet 1992.

Soup?onn? d?appartenir ? une association de malfaiteurs de type mafieux enracin?e dans la r?gion de Soverato, il avait fait l?objet ? la fois de poursuites et de mesures de pr?vention.

A. La proc?dure p?nale

8. Le 24 juillet 1984, le procureur de la R?publique de Catanzaro d?cerna un mandat d?arr?t contre dix-sept personnes dont le requ?rant. Apr?s s??tre soustrait ? l?ex?cution dudit mandat, ce dernier se pr?senta aux autorit?s le 7 novembre 1984 et fut aussit?t plac? en d?tention provisoire.

9. L?instruction fut close le 24 juillet 1985 et M. R. renvoy? en jugement devant le tribunal de Catanzaro avec quatorze coaccus?s. Une assignation ? domicile (arresti domiciliari) rempla?a la d?tention provisoire.

10. Le 8 octobre 1985, lors de la premi?re audience, le tribunal d?cida de joindre la cause avec deux autres et ordonna de verser certaines pi?ces au dossier, puis renvoya l?affaire au 16 janvier 1986.

Le 30 janvier 1986, il relaxa l?inculp? au b?n?fice du doute (assoluzione per insufficienza di prove) et leva l?assignation ? domicile.

11. Statuant le 16 janvier 1987 sur recours du minist?re public et de M. R., la cour d?appel de Catanzaro acquitta ce dernier au motif que l??l?ment mat?riel de l?infraction faisait d?faut (perch? il fatto non sussiste). Il n?y eut pas de pourvoi en cassation.

B. La proc?dure relative aux mesures de pr?vention

1. Devant le tribunal de Catanzaro

12. Le 16 janvier 1985, le procureur de la R?publique de Catanzaro demanda au tribunal d?imposer ? M. R. la mesure de surveillance sp?ciale par la police et de proc?der ? la saisie conservatoire de plusieurs biens en vue d?une ?ventuelle confiscation (loi no 1423 du 27 d?cembre 1956 et loi no 575 du 31 mai 1965, telle que l?a modifi?e la loi no 646 du 13 septembre 1982 – paragraphes 16-18 ci-dessous). Il se fondait sur un rapport de la gendarmerie (carabinieri) de Soverato, du 27 d?cembre 1984.

13. Le 13 mai 1985, le tribunal d?cida la saisie de seize immeubles (dix terrains et six constructions) et de six v?hicules dont le requ?rant paraissait avoir la jouissance. L?inscription de la mesure dans les registres publics eut lieu le 15 mai 1985.

Le 16 octobre, le tribunal r?voqua la saisie des biens appartenant ? des tiers; il ordonna en revanche la confiscation de certains immeubles saisis et dont l?int?ress? et son ?pouse ?taient propri?taires, ainsi que de quatre v?hicules, au motif que leur “provenance l?gitime” n?avait pas ?t? prouv?e. La confiscation fut transcrite le 9 novembre 1985.

La m?me d?cision pla?a M. R. sous la surveillance sp?ciale de la police, laquelle ne s?appliqua pourtant qu?? partir du 30 janvier 1986, jour de sa relaxe par le tribunal (paragraphe 10 ci-dessus); elle lui enjoignit en outre de verser une caution de 2 000 000 lires en garantie du respect des obligations accompagnant ladite mesure: ne pas s??loigner de son domicile sans l?avoir annonc? ? la police; se pr?senter ? celle-ci aux jours indiqu?s par elle; ne pas rentrer chez lui apr?s 21 h, ni sortir avant 7 h, sans justes motifs et sans avoir averti au pr?alable les autorit?s.

2. Devant la cour d?appel de Catanzaro

14. Saisie par le requ?rant, la cour d?appel de Catanzaro statua en chambre du conseil le 4 juillet 1986; elle annula la mesure et ordonna la restitution de la caution ainsi que des biens saisis et confisqu?s. Sa d?cision (decreto) relevait “la d?concertante l?g?ret? avec laquelle on avait adopt? ? l??gard de M. Raimondo les mesures de pr?vention personnelles et patrimoniales attaqu?es et l?on avait d?cr?t? en substance la mort civile et ?conomique” de celui-ci.

D?pos?e au greffe le 2 d?cembre 1986, la d?cision fut vis?e par le minist?re public le 10. Toujours le 2 d?cembre, le greffe de la cour la notifia ? la pr?fecture de police (questura) comp?tente qui, le 5, la communiqua aux carabinieri du lieu de r?sidence du requ?rant. Ils inform?rent ce dernier le 20.

La d?cision devint d?finitive le 31 d?cembre 1986.

15. La r?vocation de la saisie des immeubles et de la confiscation des v?hicules fut transcrite respectivement les 2 f?vrier (immeubles), 10 f?vrier (deux voitures et une fourgonnette) et 10 juillet 1987 (un camion).

La caution fut restitu?e le 24 avril de la m?me ann?e.

Quant aux immeubles confisqu?s, les demandes d?inscription de la lev?e de la mesure portent la date du 9 ao?t 1991.

II. LE DROIT INTERNE PERTINENT

A. La l?gislation en vigueur ? l??poque

1. La loi du 27 d?cembre 1956

16. La loi no 1423 du 27 d?cembre 1956 (“la loi de 1956”) pr?voit diverses mesures de pr?vention envers les “personnes dangereuses pour la s?curit? et pour la moralit? publique”. Elle se trouve pour l?essentiel r?sum?e dans l?arr?t Guzzardi du 6 novembre 1980 (s?rie A no 39, pp. 17-19, paras. 46-49):

“46. Aux termes de son article 1, elle s?applique entre autres (…) ? ceux qui, par leur conduite et leur train de vie (tenore di vita), doivent passer pour tirer leurs ressources habituelles, m?me en partie, de gains d?origine d?lictueuse ou du prix de leur complicit? (con il favoreggiamento), ou que des signes ext?rieurs portent ? consid?rer comme enclins ? la d?linquance (che, per le manifestazioni cui abbiano dato luogo, diano fondato motivo di ritenere che siano proclivi a delinquere).

Le chef de la police [(questore)] peut leur adresser une sommation (diffida) (…)

(…)

47. (…)

48. (…) l?article 3 permet de placer [un tel individu] sous la surveillance sp?ciale de la police (sorveglianza speciale della pubblica sicurezza), assortie au besoin soit de l?interdiction de s?journer dans telle(s) commune(s) ou province(s) soit, s?il pr?sente un danger particulier (particolare pericolosit?), d?une assignation ? r?sidence dans une commune d?termin?e (obbligo del soggiorno in un determinato comune).

Ces mesures ressortissent ? la comp?tence exclusive du tribunal du chef-lieu de la province, lequel les prend sur la base d?une proposition motiv?e dont le [questore] saisit son pr?sident (article 4, premier alin?a). Le tribunal statue dans les trente jours, en chambre du conseil et par une d?cision (provvedimento) motiv?e, apr?s avoir entendu le minist?re public et l?int?ress? qui peut pr?senter des m?moires et se faire assister par un avocat ou avou? (article 4, deuxi?me alin?a).

Le parquet et l?int?ress? peuvent interjeter appel dans les dix jours, sans effet suspensif; si?geant en chambre du conseil, la cour d?appel tranche dans les trente jours par une d?cision (decreto) motiv?e (article 4, cinqui?me et sixi?me alin?as). Celle-ci est ? son tour susceptible, dans les m?mes conditions, d?un pourvoi sur lequel la Cour de cassation se prononce en chambre du conseil dans les trente jours (article 4, septi?me alin?a).

49. Lorsqu?il adopte l?une des mesures ?num?r?es ? l?article 3, le tribunal en pr?cise la dur?e – ni moins d?un an ni plus de cinq (article 4, quatri?me alin?a) – et fixe les r?gles ? observer par la personne en question (article 5, premier alin?a).

(…)”

2. La loi du 31 mai 1965

17. Quant ? la loi no 575 du 31 mai 1965 (“la loi de 1965”), elle compl?te celle de 1956 par des clauses dirig?es contre la mafia (disposizioni contro la mafia). Selon son article 1, elle vaut pour les personnes – tel M. Raimondo – dont des indices r?v?lent l?appartenance ? des groupes “mafieux” (indiziati di appartenere ad associazioni mafiose).

18. La loi no 646 du 13 septembre 1982 (“la loi de 1982”) a renforc? la l?gislation qui pr?c?de. Elle a notamment introduit dans la loi de 1965 un article 2 ter. Il pr?voit diff?rents moyens ? utiliser au cours de la proc?dure relative ? l?application des mesures de pr?vention que la loi de 1956 permet de prendre ? l?encontre d?une personne soup?onn?e d?appartenir ? de telles associations:

“(…) le tribunal, au besoin d?office, ordonne par d?cision motiv?e la saisie des biens dont la personne contre laquelle la proc?dure a ?t? engag?e dispose directement ou indirectement, quand il y a lieu d?estimer, sur la base d?indices suffisants, tels que la disproportion consid?rable entre le train de vie et les revenus apparents ou d?clar?s, que ces biens constituent le produit d?activit?s illicites ou son remploi.

En appliquant la mesure de pr?vention, le tribunal ordonne la confiscation des biens saisis dont la provenance l?gitime n?a pas ?t? d?montr?e. Dans le cas d?enqu?tes complexes, la mesure peut ?galement ?tre prise ult?rieurement, mais pas au-del? d?un an ? compter de la date de la saisie.

Le tribunal r?voque la saisie lorsque la demande d?application de la mesure de pr?vention est rejet?e ou que la provenance l?gitime des biens est d?montr?e.”

B. La jurisprudence relative ? l?application des mesures de pr?vention, notamment patrimoniales

19. Dans son rapport (paragraphe 43), la Commission donne un aper?u de la jurisprudence en la mati?re:

“(…) L?existence de mesures de pr?vention n?est pas en soi contraire ? la Constitution italienne. La Cour constitutionnelle a indiqu? que leur fondement r?side dans le besoin de garantir le d?roulement ordonn? et pacifique des rapports sociaux, non seulement par le syst?me des normes r?primant les actes illicites, mais aussi par des dispositions destin?es ? pr?venir le risque de tels actes (Cour constitutionnelle [C.C.], arr?ts no 27 de 1959 et no 23 de 1964).

En raison de la finalit? qui leur est propre, les mesures de pr?vention ne se rapportent pas ? l?accomplissement d?un acte illicite d?termin?, mais ? un ensemble de comportements constituant la conduite que la loi ?rige en signe d?un danger social (C.C., arr?t no 23 de 1964).

Il en r?sulte que, dans l?ordre juridique italien, la sanction p?nale et la mesure de pr?vention diff?rent substantiellement: l?une constitue une r?action contre un acte qui a viol? le droit et a produit ses cons?quences; l?autre consiste en un moyen d??viter qu?un tel acte n?ait lieu.

En d?autres termes, la sanction correspond ? une infraction d?j? commise, alors que la mesure de pr?vention vise ? parer le danger d?infractions futures (voir, mutatis mutandis, C.C., arr?t no 53 de 1968, concernant les mesures de s?ret?).

(…)

La diff?rence de nature entre sanctions p?nales et mesures de pr?vention a pour cons?quence que les principes constitutionnels dont les premi?res doivent s?inspirer, ne s?appliquent pas forc?ment tous aux secondes. Ainsi, la pr?somption de non-culpabilit? ?tablie par l?article 27 de la Constitution ne concerne pas les mesures de pr?vention, qui ne se fondent pas sur la responsabilit? p?nale ou sur la culpabilit? de l?int?ress? (C.C., arr?t no 23 de 1964).

De m?me, ces mesures ne rel?vent pas du domaine de l?article 25 alin?a 2 de la Constitution, qui pr?voit la non-r?troactivit? des dispositions p?nales. La violation de ce dernier principe a ?t? all?gu?e plusieurs fois devant la Cour de cassation en relation avec la mesure de confiscation pr?vue ? l?article 2 ter de la loi de 1965. [Ladite] cour a, d?une part, affirm? que [le] principe n?est pas applicable aux mesures de pr?vention (voir, par exemple, Cour de cassation – [Cass.] -, arr?t Piraino du 30 janvier 1985). D?autre part, elle n?a pas manqu? de souligner qu?en r?alit? la disposition critiqu?e n?est pas r?troactive, car elle se rapporte aux biens dont la personne vis?e dispose au moment o? la confiscation est ordonn?e (Cass., arr?t Oliveri du 12 mai 1986) et ? l?usage illicite de ces biens apr?s son entr?e en vigueur (Cass., arr?t Pipitone du 4 janvier 1985).

Malgr? ces limites, les mesures de pr?vention n??chappent pas ? un contr?le de constitutionnalit? ?tendu.

D?s 1956, la Cour constitutionnelle avait affirm? qu?en aucun cas une restriction du droit ? la libert? ne peut avoir lieu si elle n?est pas pr?vue par la loi, si une proc?dure r?guli?re n?a pas ?t? engag?e ? cette fin et s?il n?y a pas une d?cision judiciaire qui en donne les motifs (C.C., arr?t no 11 de 1956).

Elle avait, par la suite, soulign? que les mesures de pr?vention ne peuvent pas ?tre adopt?es sur la base de simples soup?ons et ne se justifient que si elles reposent sur l??tablissement et l?appr?ciation objectifs de faits dont ressortent le comportement et le train de vie de la personne vis?e (C.C., arr?t no 23 de 1964).

Elle a, plus r?cemment, confirm? que la constitutionnalit? des mesures de pr?vention reste subordonn?e au respect du principe de l?galit? et ? l?existence d?une garantie juridictionnelle. Les deux conditions sont, en outre, ?troitement li?es. Ainsi, la loi ne peut pas se limiter ? indiquer des crit?res de danger vagues; elle doit les d?crire avec suffisamment de pr?cision, sans quoi le droit ? un juge et ? une proc?dure contradictoire n?aurait pas de sens (C.C., arr?t no 177 de 1980).

La jurisprudence de la Cour de cassation est, ? cet ?gard, tout ? fait en accord avec celle de la Cour constitutionnelle et affirme tr?s clairement que la proc?dure pour l?application des mesures de pr?vention doit se d?rouler de mani?re contradictoire et dans le respect des droits de la d?fense, la violation de ces droits emportant la nullit? de la proc?dure (voir par exemple Cass., arr?t no 1255 du 29 juin 1984 dans l?affaire Santoro).

Quant aux mesures de saisie et de confiscation pr?vues ? l?article 2 ter de la loi de 1965, la Cour de cassation a rejet? divers griefs d?inconstitutionnalit?. Elle a notamment constat? que la pr?somption concernant la provenance illicite des biens des personnes soup?onn?es d?appartenir aux groupes de type mafieux ne se heurte pas ? l?article 24 de la Constitution, qui garantit les droits de la d?fense, car la confiscation ne peut avoir lieu qu?en pr?sence d?indices suffisants concernant la provenance illicite des biens vis?s et en l?absence d?all?gations les infirmant (Cass., arr?t Pipitone pr?cit?).

(…)

Quant ? la compatibilit? des mesures de saisie et de confiscation avec le droit au libre exercice des activit?s ?conomiques priv?es et au droit au respect de la propri?t? priv?e (articles 41 et 42 de la Constitution), la Cour de cassation n?a pas manqu? de souligner que ces droits ne sont pas absolus et peuvent ?tre limit?s en fonction de l?int?r?t g?n?ral. Il en va ainsi lorsqu?il s?agit de biens de provenance illicite ou de leur usage (Cass., arr?ts Oliveri et Pipitone pr?cit?s).

(…)”

20. Dans un avis no 1489/86 du 18 novembre 1986, le Conseil d??tat a affirm? que “la confiscation, bien que par d?finition elle permette ? l??tat d?acqu?rir un bien (…), ne suffit pas ? transf?rer la propri?t? aux pouvoirs publics (…)”. Encore faut-il que la d?cision l?ordonnant soit irr?vocable (tribunal de Palerme, ordonnance du 19 avril 1989).

PROCEDURE DEVANT LA COMMISSION

21. M. R. a saisi la Commission le 23 avril 1987. Il se plaignait: a) de l?ill?galit? et de la dur?e de sa d?tention (article 5 paras. 1 et 3 de la Convention) (art. 5-1, art. 5-3); b) de la longueur de diverses proc?dures le concernant et notamment des poursuites p?nales (article 6 par. 1) (art. 6-1); c) de la m?connaissance du droit ? la pr?somption d?innocence du fait de l?application de mesures de pr?vention (article 6 par. 2) (art. 6-2); d) de l?obligation de verser une caution pour garantir le respect desdites mesures (article 1 du Protocole no 4) (P4-1); e) d?une atteinte ? ses biens caus?e par la saisie et la confiscation de certains d?entre eux (article 1 du Protocole no 1) (P1-1); et f) de la privation de son droit de circuler librement (article 2 du Protocole no 4) (P4-2).

22. Le 6 d?cembre 1991, la Commission a retenu la requ?te (no 12954/87) quant aux griefs tir?s du droit du requ?rant au respect de ses biens, ? la libert? de circulation et ? une d?cision dans un d?lai raisonnable sur l?application de mesures de pr?vention; elle l?a d?clar?e irrecevable pour le surplus. Dans son rapport du 21 octobre 1992 (article 31) (art. 31), elle conclut:

– ? la non-violation de l?article 1 du Protocole no 1 (P1-1) quant ? la saisie (dix-huit voix contre une) et la confiscation (seize voix contre trois) des biens de l?int?ress? jusqu?au 31 d?cembre 1986, ainsi qu?aux dommages r?sultant de la gestion des biens en question jusqu?? cette date (dix-huit voix contre une);

– ? la violation de l?article 1 du Protocole no 1 (P1-1) en ce que la confiscation de neuf immeubles et d?un camion avait d?ploy? ses effets au-del? du 31 d?cembre 1986 (unanimit?);

– ? la violation de l?article 2 du Protocole no 4 (P4-2), ? cause de la privation du droit de circuler librement subie par le requ?rant du 4 juillet au 20 d?cembre 1986 (unanimit?);

– ? la non-violation de l?article 6 par. 1 (art. 6-1) du chef de la dur?e de la proc?dure de saisie et de confiscation (unanimit?).

Le texte int?gral de son avis et de l?opinion dissidente dont il s?accompagne figure en annexe au pr?sent arr?t*.

CONCLUSIONS PRESENTEES A LA COUR PAR LE GOUVERNEMENT

23. Dans son m?moire, le Gouvernement a pri? la Cour “de bien vouloir dire et juger qu?il n?y a eu infraction ni ? la Convention ni aux Protocoles nos 1 et 4”.

EN DROIT

I. SUR LA VIOLATION ALLEGUEE DE L?ARTICLE 1 DU PROTOCOLE No 1 (P1-1)

24. M. R. se plaint de la saisie, le 13 mai 1985, de seize immeubles et six v?hicules, ainsi que de la confiscation de plusieurs d?entre eux, ordonn?e le 16 octobre 1985 (paragraphe 13 ci-dessus). Il invoque l?article 1 du Protocole no 1 (P1-1), ainsi libell?:

“Toute personne physique ou morale a droit au respect de ses biens. Nul ne peut ?tre priv? de sa propri?t? que pour cause d?utilit? publique et dans les conditions pr?vues par la loi et les principes g?n?raux du droit international.

Les dispositions pr?c?dentes ne portent pas atteinte au droit que poss?dent les ?tats de mettre en vigueur les lois qu?ils jugent n?cessaires pour r?glementer l?usage des biens conform?ment ? l?int?r?t g?n?ral ou pour assurer le paiement des imp?ts ou d?autres contributions ou des amendes.”

25. Pour d?terminer si les mesures incrimin?es rel?vent de la r?glementation de “l?usage des biens”, au sens du second alin?a, ou s?analysent en une privation de propri?t? au regard du premier, la Cour examinera d?abord la question de leur application jusqu?au 31 d?cembre 1986, quand la d?cision de la cour d?appel de Catanzaro devint d?finitive (paragraphe 14 ci-dessus), puis celle du maintien ult?rieur de leur inscription dans les registres publics (paragraphe 15 ci-dessus).

A. L?application des mesures de pr?vention patrimoniales jusqu?au 31 d?cembre 1986

26. Le Gouvernement ne conteste pas qu?il y ait eu ing?rence dans le droit de l?int?ress? au respect de ses biens. Il soutient toutefois que la saisie et la confiscation puisaient leur justification dans les exceptions que l?article 1 (P1-1) permet d?apporter au principe ?nonc? dans sa premi?re phrase.

1. La saisie

27. Avec la Commission, la Cour constate que la saisie ?tait pr?vue par l?article 2 ter de la loi de 1965 (paragraphe 18 ci-dessus) et cherchait non pas ? priver le requ?rant de ses biens, mais seulement ? l?emp?cher d?en user; par cons?quent, c?est le second alin?a de l?article 1 du Protocole no 1 (P1-1) qui s?applique ici.

En outre, M. R. ne pr?tend pas qu?il ait ?t? d?raisonnable pour le tribunal de conclure, le 13 mai 1985, ? l?existence d?indices suffisants pour montrer que les biens saisis constituaient le produit d?activit?s ill?gales ou son remploi; il se plaint plut?t qu?une mesure aussi radicale ait ?t? prise ? ce stade de la proc?dure. Toutefois, la saisie autoris?e par l?article 2 ter de la loi de 1965 s?analyse manifestement en une mesure provisoire r?pondant au besoin d?assurer la confiscation ?ventuelle de biens qui semblent le fruit d?activit?s ill?gales au pr?judice de la collectivit?. L?int?r?t g?n?ral justifiait donc l?ing?rence litigieuse que l?on ne pouvait ? l??poque, compte tenu du tr?s dangereux pouvoir ?conomique d?une “organisation” comme la mafia, consid?rer comme disproportionn?e au but poursuivi.

Partant, aucune violation de l?article 1 du Protocole no 1 (P1-1) ne se trouve ?tablie sur ce point.

2. La confiscation

28. D?apr?s le requ?rant, m?me si l?on admet que la confiscation ne le privait pas de la propri?t? de ses biens, l?inscription dans les registres publics repr?sentait une forme d?ex?cution de la mesure avant toute d?cision sur son appel.

29. Bien qu?elle comporte une privation de propri?t?, la confiscation de biens ne rel?ve pas n?cessairement de la seconde phrase du premier alin?a de l?article 1 du Protocole no 1 (P1-1) (arr?ts Handyside et AGOSI c. Royaume-Uni des 7 d?cembre 1976 et 24 octobre 1986, s?rie A no 24, p. 30, par. 63, et no 108, p. 17, par. 51).

Selon la jurisprudence italienne, une confiscation du genre dont il s?agit ne pouvait du reste entra?ner un transfert de propri?t? au profit de l??tat qu?? la suite d?une d?cision irr?vocable (paragraphe 20 ci-dessus). Or il n?y en avait pas en l?occurrence puisque M. Raimondo avait attaqu? l?ordonnance du tribunal de Catanzaro, du 16 octobre 1985 (paragraphe 13 ci-dessus). L? aussi, c?est donc le second alin?a de l?article 1 (P1-1) qui entre en jeu.

30. Avec le Gouvernement et la Commission, la Cour note que la confiscation – pr?vue elle aussi par l?article 2 ter de la loi de 1965 – servait un but d?int?r?t g?n?ral: emp?cher que l?usage des biens concern?s ne procur?t au requ?rant, ou ? l?association de malfaiteurs ? laquelle on le soup?onnait d?appartenir, des b?n?fices au d?triment de la collectivit?.

La Cour ne m?conna?t pas les difficult?s rencontr?es par l??tat italien dans la lutte contre la mafia. Gr?ce ? ses activit?s ill?gales, notamment le trafic de stup?fiants, et ? ses liens internationaux, cette “organisation” brasse d??normes quantit?s d?argent investies ensuite, entre autres, dans le secteur immobilier. Destin?e ? bloquer de tels mouvements de capitaux suspects, la confiscation constitue une arme efficace et n?cessaire pour combattre le fl?au. Elle appara?t donc proportionn?e ? l?objectif recherch?, d?autant plus qu?elle ne comporte en r?alit? aucune restriction additionnelle par rapport ? la saisie.

Enfin, le caract?re pr?ventif de la confiscation en justifie l?application imm?diate nonobstant tout recours.

En conclusion, l??tat d?fendeur n?a pas d?pass? la marge d?appr?ciation m?nag?e par le second alin?a de l?article 1 (P1-1).

3. La surveillance des biens saisis ou confisqu?s

31. S?appuyant toujours sur l?article 1 du Protocole no 1 (P1-1), M. Raimondo all?gue que faute d?une v?ritable surveillance par la police municipale, les biens frapp?s par les mesures de pr?vention patrimoniales subirent toutes sortes d?actes de vandalisme.

32. Le Gouvernement le conteste. Compte tenu de leur statut – il s?agirait d?agents de ladite police d?sign?s par l?autorit? judiciaire -, les gardiens ne m?riteraient aucun reproche de n?gligence. En outre, le l?gislateur serait intervenu en 1989 pour r?glementer la mati?re, d?une part en prot?geant les int?r?ts des individus dont les biens saisis sont restitu?s, d?autre part en indiquant la destination d?utilit? publique des biens saisis d?finitivement confisqu?s.

33. Avec la Commission, la Cour rel?ve que toute saisie ou confiscation entra?ne par nature des dommages. D?apr?s la Commission, les all?gations du requ?rant ne fournissent pas une base assez claire pour que l?on puisse rechercher si le pr?judice effectivement subi en l?esp?ce a d?pass? les limites de l?in?vitable. Le requ?rant ne lui ayant pas communiqu? de donn?es plus pr?cises, la Cour ne peut que suivre la Commission et conclure qu?une violation de l?article 1 du Protocole no 1 (P1-1) ne se trouve pas davantage ?tablie sur ce point.

B. Le maintien de l?inscription des mesures litigieuses dans les registres publics au-del? du 31 d?cembre 1986

34. Selon le requ?rant, les autorit?s comp?tentes tard?rent ? mettre ? ex?cution la d?cision de la cour d?appel de Catanzaro, du 4 juillet 1986.

35. Le Gouvernement affirme que les biens meubles et immeubles furent rendus le 2 f?vrier 1987, deux mois seulement apr?s le d?p?t de ladite d?cision au greffe. Certes, les formalit?s relatives ? l?inscription dans les registres publics de la lev?e des mesures litigieuses demand?rent un certain temps, mais M. Raimondo aurait pu et d? s?adresser au service comp?tent en produisant une copie de l?acte de r?vocation. L?article 619 de l?ancien code de proc?dure p?nale, invoqu? ? l?audience par son conseil, ne s?appliquerait pas car il concernait exclusivement la lev?e, par le minist?re public, d?hypoth?ques ou saisies ordonn?es pour garantir le paiement des dettes d?un inculp? apr?s sa condamnation (frais de justice, amende et frais de s?jour en prison).

36. La Cour note d?embl?e que la restitution des biens s?op?ra le 2 f?vrier 1987, deux mois apr?s le d?p?t au greffe de la d?cision de la cour d?appel. Elle doit toutefois d?terminer si le maintien de l?inscription constitua une atteinte au droit prot?g? par l?article 1 du Protocole no 1 (P1-1).

La question appelle une r?ponse n?gative pour les immeubles saisis le 13 mai 1985 et trois des v?hicules confisqu?s le 16 octobre 1985, car l?inscription eut lieu d?s les 2 et 10 f?vrier 1987 (paragraphe 15 ci-dessus). Il n?en va pas de m?me du camion et des neuf immeubles confisqu?s le 16 octobre 1985: l?inscription ne se fit que le 10 juillet 1987 pour le premier, et apr?s le 9 ao?t 1991 pour les seconds (paragraphe 15 ci-dessus).

Il n?appartient pas ? la Cour d?appr?cier qui aurait d? en l?esp?ce prendre des mesures ou des initiatives. Cependant, et nonobstant les raisons avanc?es par le Gouvernement, la responsabilit? de l?autorit? publique se trouvait engag?e; on aper?oit mal pourquoi on dut attendre, respectivement, plus de sept mois (2 d?cembre 1986 – 10 juillet 1987) et de quatre ans et huit mois (2 d?cembre 1986 – 9 ao?t 1991) pour voir r?gulariser le statut juridique d?une partie des biens de M. R., alors que la cour d?appel de Catanzaro avait ordonn? la restitution de tous les avoirs aux ayants droit “apr?s radiation des inscriptions effectu?es” (previa cancellazione delle formalit? concernenti le eseguite trascrizioni).

De plus, l?ing?rence en question n??tait ni “pr?vue par la loi”, ni n?cessaire “pour r?glementer l?usage des biens conform?ment ? l?int?r?t g?n?ral”, au sens de l?article 1 du Protocole no 1 (P1-1).

Partant, il y a eu violation de ce texte.

II. SUR LA VIOLATION ALLEGUEE DE L?ARTICLE 2 DU PROTOCOLE No 4 (P4-2)

37. D?apr?s le requ?rant, son placement sous la surveillance sp?ciale de la police a m?connu l?article 2 du Protocole no 4 (P4-2), aux termes duquel

“1. Quiconque se trouve r?guli?rement sur le territoire d?un ?tat a le droit d?y circuler librement et d?y choisir librement sa r?sidence.

(…)

3. L?exercice de ces droits ne peut faire l?objet d?autres restrictions que celles qui, pr?vues par la loi, constituent des mesures n?cessaires, dans une soci?t? d?mocratique, ? la s?curit? nationale, ? la s?ret? publique, au maintien de l?ordre public, ? la pr?vention des infractions p?nales, ? la protection de la sant? ou de la morale, ou ? la protection des droits et libert?s d?autrui.

(…)”

38. Le Gouvernement combat cette th?se. Adopt?e en chambre du conseil, la d?cision r?voquant la surveillance sp?ciale n?aurait acquis une valeur juridique, aux termes de la loi, qu?avec son d?p?t au greffe, le 2 d?cembre 1986; jusque-l?, elle demeurait un “fait purement interne”. On ne saurait reprocher ? la cour d?appel de Catanzaro de ne pas l?avoir prise dans le d?lai de trente jours, fix? par l?article 4 de la loi de 1956: il ne rev?tirait pas un caract?re imp?ratif.

39. La Cour constate d?abord qu?en d?pit de l?affirmation contraire du requ?rant, la mesure litigieuse n?entra?na pas une privation de libert? au sens de l?article 5 par. 1 (art. 5-1) de la Convention; les simples restrictions ? la libert? de circuler r?sultant de la surveillance sp?ciale ob?issent ? l?article 2 du Protocole no 4 (P4-2) (arr?t Guzzardi c. Italie pr?cit?, p. 33, par. 92).

Compte tenu de la menace repr?sent?e par la mafia pour la “soci?t? d?mocratique”, cette m?me mesure ?tait en outre n?cessaire “au maintien de l?ordre public”, ainsi qu?”? la pr?vention des infractions p?nales”, et notamment proportionn?e au but poursuivi, jusqu?au moment o? la cour d?appel de Catanzaro r?solut, le 4 juillet 1986, de la r?voquer (paragraphe 14 ci-dessus).

Reste la p?riode allant du 4 juillet au 20 d?cembre 1986, date de la notification au requ?rant (ibidem). M?me en admettant que ladite d?cision, adopt?e ? huis clos, ne pouvait avoir de valeur juridique avant son d?p?t au greffe, la Cour discerne mal pourquoi il fallut pr?s de cinq mois pour r?diger les motifs d?un acte imm?diatement ex?cutoire et concernant un droit fondamental, la libert? d?aller et venir du requ?rant; celui-ci ne fut d?ailleurs inform? de la r?vocation qu?au bout de dix-huit jours.

40. La Cour conclut qu?au moins du 2 au 20 d?cembre 1986 l?ing?rence en question n??tait ni pr?vue par la loi ni n?cessaire, de sorte qu?il y a eu violation de l?article 2 du Protocole no 4 (P4-2).

III. SUR LA VIOLATION ALLEGUEE DE L?ARTICLE 6 PAR. 1 (art. 6-1) DE LA CONVENTION

41. M. Raimondo se plaint enfin de la dur?e de la proc?dure relative ? son recours contre la confiscation et la surveillance sp?ciale. Il invoque l?article 6 par. 1 (art. 6-1) de la Convention, ainsi libell?:

“Toute personne a droit ? ce que sa cause soit entendue (…) dans un d?lai raisonnable, par un tribunal (…) qui d?cidera, soit des contestations sur ses droits et obligations de caract?re civil, soit du bien-fond? de toute accusation en mati?re p?nale dirig?e contre elle (…)”

42. La p?riode ? consid?rer a commenc? le 16 octobre 1985, date ? laquelle le tribunal de Catanzaro ordonna les mesures incrimin?es (paragraphe 13 ci-dessus), pour s?achever le 31 d?cembre 1986, quand la d?cision de la cour d?appel devint d?finitive. Elle s??tend ainsi sur un an, deux mois et deux semaines.

43. Avec le Gouvernement et la Commission, la Cour estime que la surveillance sp?ciale ne saurait se comparer ? une peine car elle vise ? emp?cher l?accomplissement d?actes criminels; la proc?dure y relative ne porte donc pas sur le “bien-fond?” d?une “accusation en mati?re p?nale” (arr?t Guzzardi pr?cit?, p. 40, par. 108).

Quant ? la confiscation, il ?chet de relever que l?article 6 (art. 6) s?applique ? toute action ayant un objet “patrimonial” et se fondant sur une atteinte all?gu?e ? des droits eux aussi patrimoniaux (arr?t Editions P?riscope c. France du 26 mars 1992, s?rie A no 234-B, p. 66, par. 40). Or tel ?tait le cas en l?esp?ce.

44. Eu ?gard toutefois au fait que deux juridictions eurent ? conna?tre du litige, la Cour ne trouve pas d?raisonnable la dur?e totale de la proc?dure (voir, mutatis mutandis, l?arr?t Salerno c. Italie du 12 octobre 1992, s?rie A no 245-D, p. 56, par. 21).

Partant, il n?y a pas eu violation de l?article 6 par. 1 (art. 6-1).

IV. SUR L?APPLICATION DE L?ARTICLE 50 (art. 50) DE LA CONVENTION

45. Aux termes de l?article 50 (art. 50) de la Convention,

“Si la d?cision de la Cour d?clare qu?une d?cision prise ou une mesure ordonn?e par une autorit? judiciaire ou toute autre autorit? d?une Partie Contractante se trouve enti?rement ou partiellement en opposition avec des obligations d?coulant de la (…) Convention, et si le droit interne de ladite Partie ne permet qu?imparfaitement d?effacer les cons?quences de cette d?cision ou de cette mesure, la d?cision de la Cour accorde, s?il y a lieu, ? la partie l?s?e une satisfaction ?quitable.”

A. Dommage

46. M. R. r?clame, sans la chiffrer, une indemnit? pour dommage mat?riel et moral. L?arr?t de ses chantiers, cons?cutif ? la confiscation de ses biens, et les modalit?s d?fectueuses de la garde de ceux-ci auraient caus? d?importantes d?t?riorations aux immeubles et aux v?hicules. L?application de la surveillance sp?ciale aurait rendu malais?s ses d?placements et impossible le suivi de son entreprise. En outre, le retard ? inscrire la lev?e de la confiscation aurait vou? ? l??chec toute tentative d?ali?nation des biens concern?s, contribuant de la sorte ? aggraver un endettement d?j? lourd.

47. Selon le Gouvernement, l?int?ress? n?a pas d?montr? l?existence d?un pr?judice mat?riel d?coulant des violations all?gu?es. Quant au pr?tendu tort moral, un simple constat de manquement fournirait le cas ?ch?ant une satisfaction ?quitable suffisante.

48. Le d?l?gu? de la Commission estime que le requ?rant a certainement subi un dommage mat?riel et moral. Il trouve pourtant difficile de se prononcer, faute de demande pr?cise.

49. La Cour ?carte les pr?tentions pour pr?judice mat?riel car elles sont formul?es en termes trop vagues et les ?l?ments du dossier ne permettent pas d??claircir la question. Elle consid?re en revanche que M. Raimondo a souffert un certain tort moral pour lequel elle lui octroie 10 000 000 lires italiennes.

B. Frais et d?pens

50. A l?audience, le conseil du requ?rant a sollicit? le remboursement de 10 552 325 lires (taxe sur la valeur ajout?e comprise) au titre des frais et d?pens expos?s devant les organes de la Convention.

51. Le Gouvernement s?en remet ? la sagesse de la Cour, mais selon lui la somme ? accorder devrait ?tre proportionn?e au pourcentage de succ?s ?ventuel de la requ?te de l?int?ress?.

Quant au d?l?gu? de la Commission, il n?exprime pas d?opinion.

52. Compte tenu du rejet de certains des griefs de M. Raimondo, la Cour, sur la base des autres donn?es en sa possession et de sa jurisprudence en la mati?re, alloue ? celui-ci 5 000 000 lires.

PAR CES MOTIFS, LA COUR, A L?UNANIMITE,

1. Dit que nulle violation de l?article 1 du Protocole no 1 (P1-1) ne se trouve ?tablie quant ? la saisie et ? la confiscation de biens du requ?rant jusqu?au 31 d?cembre 1986 ni quant aux dommages entra?n?s par lesdites mesures;

2. Dit qu?il y a eu m?connaissance du m?me article (P1-1) pour autant que la confiscation, le 16 octobre 1985, d?un camion et de neuf immeubles demeura inscrite dans les registres publics au-del? du 31 d?cembre 1986 et que nulle autre violation de ce texte ne se trouve ?tablie;

3. Dit qu?il y a eu infraction ? l?article 2 du Protocole no 4 (P4-2) pour autant au moins que la surveillance sp?ciale de l?int?ress? par la police a continu? apr?s le 2 d?cembre 1986;

4. Dit que l?article 6 (art. 6) de la Convention ne s?applique pas ? ladite surveillance sp?ciale;

5. Dit qu?il n?y a pas eu violation de cette disposition quant ? la dur?e de la proc?dure de confiscation;

6. Dit que l??tat d?fendeur doit verser ? M. Raimondo, dans les trois mois, 10 000 000 (dix millions) lires italiennes pour tort moral et 5 000 000 (cinq millions) pour frais et d?pens;

7. Rejette les demandes de satisfaction ?quitable pour le surplus.

Fait en fran?ais et en anglais, puis prononc? en audience publique au Palais des Droits de l?Homme, ? Strasbourg, le 22 f?vrier 1994.

Rolv RYSSDAL

Pr?sident

Marc-Andr? EISSEN

Greffier

* Note du greffier: L’affaire porte le n? 1/1993/396/474. Les deux premiers chiffres en indiquent le rang dans l’ann?e d’introduction, les deux derniers la place sur la liste des saisines de la Cour depuis l’origine et sur celle des requ?tes initiales (? la Commission) correspondantes.

* Note du greffier: pour des raisons d’ordre pratique il n’y figurera que dans l’?dition imprim?e (volume 281-A de la s?rie A des publications de la Cour), mais on peut se le procurer aupr?s du greffe.

MALONE v. THE UNITED KINGDOM JUGDMENT

ARR?T RAIMONDO c. ITALIE

ARR?T RAIMONDO c. ITALIE

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