AFFAIRE PAROISSE GR?CO-CATHOLIQUE LUPENI ET AUTRES c. ROUMANIE - A.N.P.T.ES.
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Testo originale e tradotto della sentenza selezionata

AFFAIRE PAROISSE GR?CO-CATHOLIQUE LUPENI ET AUTRES c. ROUMANIE

Tipologia: Sentenza
Importanza: 2
Articoli: 41
Numero: 76943/11/2015
Stato: Romania
Data: 2015-05-19 00:00:00
Organo: Sezione Terza
Testo Originale

Conclusioni; Parzialmente inammissibile, Articolo 35-3 – Manifestamente male fondato Ratione materiae, Non -violazione dell’articolo 6 – Diritto ad un processo equo, Articolo 6 – Procedimento civile Articolo 6-1 – Accesso ad un tribunale,
Non -violazione dell’articolo 6 – Diritto ad un processo equo, Articolo 6 – Procedimento civile Articolo 6-1 – Processo equo,
Violazione dell’articolo 6 – Diritto ad un processo equo, Articolo 6 – Procedimento civile Articolo 6-1 – Termine ragionevole,
Non-violazione dell’articolo 14+6-1 – Interdizione della discriminazione, Articolo 14 – Discriminazione, (Articolo 6 – Diritto ad un processo equa Procedimento civile Articolo 6-1 – Accesso ad un tribunale,
Danno patrimoniale – domanda respinta, Articolo 41 – Danno patrimoniale
Soddisfazione equa, Danno morale – risarcimento, Articolo 41 – Danno morale Soddisfazione equa,

TERZA SEZIONE

CAUSA PARROCCHIA GRECO-CATTOLICO LUPENI ED ALTRI C. ROMANIA

( Richiesta no 76943/11)

SENTENZA

STRASBURGO

19 maggio 2015

Questa sentenza diventer? definitiva nelle condizioni definite all’articolo 44 ? 2 della Convenzione. Pu? subire dei ritocchi di forma.

Nella causa Parrocchia greco -cattolica Lupeni ed altri c. Romania,
La Corte europea dei diritti dell’uomo, terza sezione, riunendosi in una camera composta di:
Josep Casadevall, presidente,
Luccica L?pez Guerra,
J?n ?ikuta,
Kristina Pardalos,
Johannes Silvis,
Valeriu Grico?,
Branko Lubarda, giudici,
e di Stephen Phillips, cancelliere di sezione,
Dopo avere deliberato in camera del consiglio il 21 aprile 2014,
Rende la sentenza che ha, adottata a questa data,:
PROCEDIMENTO
1. All’origine della causa si trova una richiesta (no 76943/11) diretta contro la Romania e di cui una parrocchia, un vescovato ed una Archipr?tr? ubicati in questo Stato, cio? la Parrocchia greco -cattolica di Lupeni, il vescovato greco- cattolica di Lugoj e l’Archipr?tr? (Protopopiatul) greco-cattolica di Lupeni (“i richiedenti”), hanno investito la Corte il 14 dicembre 2011 in virt? dell’articolo 34 della Convenzione di salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libert? fondamentali (“la Convenzione”).
2. I richiedenti sono stati rappresentati da OMISSIS, avvocati rispettivamente a Bucarest ed a Timioara.? Il governo rumeno (“il Governo”) ? stato rappresentato dal suo agente, la Sig.ra C. Brumar, del ministero delle Cause estere.
3. Denunciando un rifiuto delle giurisdizioni nazionali di deliberare su ci? che stimano essere il loro diritto di propriet? su un edificio di culto sul fondamento del diritto comune, i richiedenti si lamentano in particolare di un attentato al loro diritto di accesso ad un tribunale ed al rispetto del principio della sicurezza giuridica. Si lamentano anche della durata del procedimento che mira alla restituzione del luogo di culto. Basandosi principalmente sugli stessi fatti, si lamentano inoltre di un attentato al loro diritto di propriet? ed al loro diritto alla libert? di religione cos? come di una violazione dell’interdizione della discriminazione.
4. Il 18 dicembre 2012, la richiesta ? stata comunicata al Governo.
5. Il 8 aprile 2014, la camera ha deciso, in virt? dell’articolo 54 ? 2 c, dell’ordinamento della Corte, di invitare le parti a presentargli per iscritto delle osservazioni complementari sull’ammissibilit? e sul fondo della richiesta.
6. In seguito all’astensione della Sig.ra Iulia Antoanella Motoc, giudice eletta a titolo della Romania (articolo 28 dell’ordinamento), il presidente della camera ha designato la Sig.ra Kristina Pardalos per riunirsi in qualit? di giudice ad hoc, articolo 26 ? 4 della Convenzione ed articolo 29 ? 1 dell’ordinamento.
IN FATTO
I. LE CIRCOSTANZE DELLO SPECIFICO
7. I richiedenti appartengono alla chiesa cattolica di rito orientale, greco- cattolico o uniate.
A. Il contesto storico della causa
1. La cornice legale che regola le parrocchie greco- cattoliche
8. Fino in 1948, le parrocchie greco- cattoliche possedevano differenti beni immobili di cui delle chiese ed i terreni afferenti, delle case parrocchiali e dei cimiteri.
9. Con la decreto-legge no 358/1948, il culto uniate fu sciolto. In virt? della stessa decreto-legge, i beni che appartengono a questo culto furono trasferiti allo stato, eccetto i beni delle parrocchie. Una commissione interdipartimentale incaricata di fissare la destinazione finale di questi beni non concretizz? mai questa missione. I beni delle parrocchie furono trasferiti alla chiesa ortodossa in virt? del decreto no 177/1948 che enunciava che, se la maggioranza dei fedeli di una Chiesa diventava membri di un’altra Chiesa, i beni essendo appartenuti alla prima sarebbero trasferiti nel patrimonio del secondo.
10. Dopo la caduta del regime comunista, nel dicembre 1989, il decreto no 358/1948 fu abrogato dalla decreto-legge no 9/1989. Il culto uniate fu riconosciuto ufficialmente dalla decreto-legge no 126/1990 relativo a certe misure concernente la chiesa rumena unita a Roma, Chiesa greco cattolico. L’articolo 3 di questa decreto-legge contemplava che la situazione giuridica dei beni essendo appartenuta ai parrocchie uniates doveva essere decisa dalle commissioni miste costituite di rappresentanti del clero dei due culti, uniate ed ortodosso. Per rendere le loro decisioni, queste commissioni dovevano prendere in conto “la volont? dei fedeli delle comunit? detentrici di questi beni”, paragrafo 38 sotto.
11. L’articolo 3 della decreto-legge no 126/1990 fu completato dall’ordinanza del governo no 64/2004 del 13 agosto 2004 e la legge no 182/2005. Secondo il decreto cos? modificato, in caso di disaccordo tra i rappresentanti clericali dei due culti religiosi in seno alla commissione mista, la parte che ha un interesse ad agire poteva introdurre un’azione in giustizia fondata sul diritto comune, paragrafo 40 sotto.
2. La situazione giuridica dei richiedenti e della loro chiesa
12. I richiedenti sono stati sciolti sul fondamento della decreto-legge no 358/1948. Nel 1967, la chiesa e la corte attigua essendo appartenute alla parrocchia richiesta sono state trasferite sul libro fondiario nella propriet? della chiesa ortodossa rumena di Lupeni I.
13. La parrocchia richiesta ? stata ricostituita legalmente il 12 agosto 1996. Rileva del vescovato greco-cattolico di Lugoj, il secondo richiedente, e dell’Archipr?tr? greco- cattolico di Lupeni, il terzo richiedente. I richiedenti iniziarono dei passi per ottenere la restituzione della chiesa e della corte attigua.
B. I passi condotti tra le chiese ortodosse rumene e la chiesa greco-cattolico vista di un ordinamento amichevole
1. Le riunioni della commissione mista
14. La chiesa ortodossa e la chiesa greco-cattolica organizzarono delle riunioni nella cornice di una commissione mista composta delle altezze rappresentate delle due Chiese per decidere la sorte delle chiese essendo appartenuto alla culto greco-cattolico. Di 1998 a 2003, la commissione mista si riunisce sette volte. La parte greco-cattolica present? un elenco delle chiese che rivendicava di cui quella della parrocchia richiesta. Propose anche una soluzione amichevole: raccomandava che, nei comuni dove c’erano due chiese, una di esse fosse restituita, e che, nei comuni dove esistevano una sola chiesa e due comunit? religiose, un servizio religioso fosse organizzato in alternanza. La parte ortodossa respinse questa proposta.
15. Durante le riunioni, i rappresentanti dei due culti constatarono che la controversia sarebbe lunga ed esaltarono il dialogo al livello locale e la costruzione delle notizie chiese per i due culti. All’epoca dell’ultima riunione, la parte ortodossa neg? di restituire i beni invocando la volont? della maggioranza dei fedeli.
16. La parrocchia richiesta convoc? per il 9 novembre 2004 una riunione al livello locale con la parrocchia ortodossa detentrice del bene controverso. La parte ortodossa non si present?. Non si rese neanche ad una nuova riunione convocata dalla parte richiesta per il 10 giugno 2006.
2. La riunione delle parti interessate sotto l’egida del ministero della Cultura e dei Culti
17. Nel frattempo, il 5 aprile 2002, per iniziativa il ministero della Cultura e dei Culti (“il ministero”), un incontro chiamato “Dialoga fraterno” aveva avuto luogo alla sede della segreteria di stato per i culti di Bucarest. All’epoca di questo incontro, i rappresentanti del culto ortodosso avevano difeso l’importanza della costruzione delle notizie chiese per la risoluzione del problema. A questa occasione, l’intenzione del governo di avviarsi un programma di costruzione delle notizie chiese era stata accolta. Il ministero aveva chiesto alla parte greco-cattolico di fornirgli un elenco pi? preciso dei luoghi di culto che rivendicava.
18. Secondo la parrocchia richiesta, la parte greco-cattolica ha rimesso bene i documenti chiesti al ministero, ma questo non ha dato seguito.
C. L’azione giudiziale dei richiedenti
19. Prima, il 23 maggio 2001, il secondo richiedente, a sapere il vescovato greco-cattolico di Lugoj, riferendosi agli altri due richiesti, aveva investito le giurisdizioni nazionali di un’azione contro l’arcidiocesi ortodossa di Arad e la Parrocchia ortodossa di Lupeni. Chiedeva l’annullamento dell’espropriazione, operata sulla base del decreto no 358/1948, della chiesa e del cimitero situata a Lupeni e la restituzione di questa chiesa alla parrocchia richiesta.
20. Con un giudizio del 10 ottobre 2001, il tribunale dipartimentale di Hunedoara (“il tribunale dipartimentale”) dichiar? l’azione inammissibile al motivo che la controversia doveva essere decisa dalla via del procedimento speciale istituito dalla decreto-legge no 126/1990, questo essere-a-argomento dinnanzi alla commissione mista.
21. L’appello che il secondo richiedente fece di questo giudizio fu respinto da una sentenza resa dalla corte di appello di Alba Iulia (“la corte di appello”) il 25 marzo 2003 che giudic? l’azione prematura. Su ricorso della parrocchia richiesta e del secondo richiedente, con una sentenza definitiva del 24 novembre 2004, l’Alta Corte di cassazione e di giustizia (“l’Alta Corte”) rinvi? la causa dinnanzi alla stessa corte di appello per un nuovo giudizio al fondo.
22. Il 12 maggio 2006, in applicazione delle modifiche legislative che davano competenza ai tribunali per giudicare il fondo delle cause, paragrafo 11 sopra, la corte di appello fece diritto all’appello del secondo richiedente e trasmise la pratica al tribunale dipartimentale.
23. Il 27 luglio 2006, quando la causa fu reiscrivuta al ruolo del tribunale dipartimentale, l’azione fu completata per iscrivere la parrocchia richiesta ed il terzo richiedente come parti attrici nel procedimento. Il 8 novembre 2006, le parti richieste completarono la loro azione con un’azione in rivendicazione, fondata sul diritto comune, della chiesa in questione.
24. Il tribunale dipartimentale chiese alla parti greco-cattolico ed ortodosso di organizzare una riunione per decidere della sorte della chiesa in controversia e di esprimergli il risultato dei negoziati prima del 25 aprile 2007.
25. Il 20 aprile 2007, una riunione ebbe luogo tra i rappresentanti dei richiedenti, della chiesa ortodossa e del sindaco di Lupeni. La chiesa ortodossa rifiut? la restituzione della chiesa, arguendo che la maggioranza dei fedeli del comune era ortodossa. La parrocchia richiesta replic? che il diritto di propriet? non era legato al numero di praticanti di un culto. Il processo verbale della riunione fu trasmesso al tribunale dipartimentale che insegu? l’esame della causa.
26. Con un giudizio del 27 febbraio 2008, il tribunale dipartimentale respinse l’azione dei richiedenti al motivo che la parrocchia ortodossa di Lupeni era diventata legalmente proprietario del bene in controversia in virt? del decreto no 358/1948. I richiedenti interposero appello. Con una sentenza del 26 settembre 2008, la corte di appello annull? il giudizio del 27 febbraio 2008 per vizio di forma e rinvi? la causa dinnanzi al tribunale dipartimentale.
27. Con un giudizio del 13 febbraio 2009, il tribunale dipartimentale fece diritto all’azione dei richiedenti ed ordin? la restituzione della chiesa alla parrocchia richiesta. Procedendo ad un paragone dei titoli di propriet? delle parti in controversia in quanto al bene in causa, il tribunale dipartimentale not? che la parte greco-cattolica era iscritta da 1940 sul libro fondiario in quanto proprietario del bene e che nel 1967 la chiesa ortodossa aveva iscritto il suo diritto di propriet? sul libro fondiario in virt? del decreto no 358/1948. Giudic? che l’abrogazione del decreto no 358/1948 aveva avuto nello specifico come effetto la cessazione del diritto di propriet? della parte ortodossa sul bene in controversia. Aggiunse che la parrocchia richiesta non aveva luogo di culto e che era obbligata a fare appello alla chiesa romano-cattolico che gli affittava i suoi locali per il servizio religioso.
28. La parrocchia ortodossa interpose appello di questo giudizio.
29. Con una sentenza del 11 giugno 2010, la corte di appello accolse l’appello e respinse l’azione dei richiedenti. Descrisse lo svolgimento del procedimento ed indic? che la causa era stata impegnata dal secondo richiedente in 2001 e che era stata completata nel luglio 2006, dopo la sua reiscrizione al ruolo del tribunale dipartimentale, con gli altri due richiesti. Sulla base delle prove versate alla pratica, constat? innanzitutto che la chiesa rivendicata e due case parrocchiali di Lupeni erano state costruite tra 1906 e 1920 dagli ortodossi di rito orientale e dei greco cattolici, e che, dopo la sua costruzione, la chiesa aveva riparato alternativamente gli uffici dei due culti. Prese nota per il fatto che, in 1948, le fedeli greco-cattolico erano state costrette di “passare” al culto ortodosso e che la chiesa era passata nel patrimonio della chiesa ortodossa che l’aveva intrattenuta e che aveva realizzato dei lavori di miglioramento.
30. La corte di appello interrog? tre testimoni di cui due ortodossi che dichiararono che non intendevano spettare pi? ora al culto greco cattolico ai quali erano appartenuti prima di 1948. Il terzo testimone indic? che faceva parte del numero, ristretto secondo lei, delle greco-cattolico di Lupeni. La corte di appello not? che le dichiarazioni di questi testimoni rinforzavano i dati statistici che mostravano che a Lupeni il numero degli ortodossi era superiore a quello delle greco-cattolico.
31. Giudic? poi che il tribunale dipartimentale aveva proceduto al paragone dei titoli di propriet? senza tenere conto della volont? della maggioranza dei detentori reali dell’immobile, criterio secondo lei previsto con l’articolo 3 ? 1 della decreto-legge no 126/1990. Indic? che, nella misura in cui gli ortodossi erano pi? numerosi delle greco-cattolico a Lupeni se si contava anche i convertiti che non volevano spettare pi? alla culto greco-cattolico, bisognava decidere l’azione tenendo conto del loro rifiuto. Stim? che, “se si considerava le realt? sociali e storiche, ignorare la volont? dei fedeli e la proporzione dei fedeli ortodossi, maggioritari, rispetto alle fedeli greco-cattolico, di un peso meno significativo, porterebbe attentato alla stabilit? ed alla sicurezza dei rapporti giuridici.”
32. La corte di appello not? infine che l’abrogazione del decreto no 358/1948 non notificava automaticamente l’annullamento del titolo di propriet? della chiesa ortodossa e che questo decreto costituiva in vigore la legge all’epoca del trasferimento del diritto di propriet?. Stim? dal momento che, anche se era abusivo, il titolo della chiesa ortodossa era valido a partire dalla data alla quale il trasferimento era stato operato, cos? che l’azione in rivendicazione era male fondata.
33. I richiedenti formarono un ricorso dinnanzi all’Alta Corte, adducendo che la corte di appello aveva applicato in modo erronea le disposizioni legali che regolano l’azione in rivendicazione. Sottolineavano che il diritto di propriet? non poteva essere legato al carattere maggioritario di una religione, perch? la propriet? era, ai loro argomenti, una nozione giuridica indipendente dell’importanza numerica e della volont? delle parti.
34. Con una sentenza definitiva del 15 giugno 2011, reso alla maggioranza, l’Alta Corte respinse il ricorso dei richiedenti e conferm? la sentenza resa in appello. Deliber? cos?:
Trattandosi di una domanda di restituzione di un luogo di culto che ? appartenuto alla chiesa rumena unita a Roma (greco-cattolico), la giurisdizione di appello ha stabilito correttamente la cornice giuridica speciale per decidere suddette pretese.
Conformemente alla decreto-legge no 126/1990 una distinzione ? fatta tra due situazioni: ha, quella dove i beni si trovano nel patrimonio dello stato b, quella dove i luoghi di culto e le parrocchie sono stati ripresi dalla chiesa ortodossa rumena e per che la restituzione sar? decisa da una commissione mista formata dai rappresentanti clericali dei due culti, commissione che terr? conto della volont? dei fedeli della comunit? detentrice dei beni.
Tenuto conto di queste disposizioni, la giurisdizione di appello, sequestro di un’azione in restituzione di un luogo di culto, ha, a buono diritto, applicato il criterio concernente la volont? dei fedeli, maggioritari ortodossi, della comunit? detentrice del bene, sottolineando allo stesso tempo che il carattere irregolare del ragionamento della giurisdizione, avendo deliberato in prima istanza che aveva proceduto ad un semplice paragone dei titoli ignorando la norma speciale. (…)
Il fatto di completare l’articolo 3 [della decreto-legge no 126/1990] con un capoverso secondo che “Se la commissione non si riunisce al termine del termine stabilito per la sua convocazione, o si nella cornice della commissione non giunge ad un risultato o se la decisione presa dalla commissione scontenta una delle parti, la parte che ha un interesse ad agire pu? introdurre un’azione in giustizia fondata sul diritto comune” non notifico che le richieste in restituzione regolata dalle norme speciali sono trasformate in domande in rivendicazione secondo il diritto comune.
Investito di una tale richiesta, il tribunale non pu? ignorare in materia la regolamentazione speciale che indico il criterio a prendere in conto nella risoluzione delle tali pretese, a sapere la volont? dei fedeli della comunit? detentrice del bene.
Dice diversamente, in virt? della sua pienezza di giurisdizione, il tribunale pu? essere chiamato a decidere una richiesta sul fondo mentre il procedimento preliminare non ? stato finito da una decisione della commissione mista clericale, per non compromettere l’accesso alla giustizia, ma, allo stesso tempo, senza che possa uscire dei limiti imposti dalla cornice normativa speciale.
La preferenza per il criterio della volont? del fedeli cambio della scelta del legislatore che ha voluto cos? regolamentare una materia che riguarda gli immobili dotati di una certa destinazione (luoghi di culto), il tribunale non essendo autorizzato a censurare la legge.
Peraltro, pronunciandosi sull’incostituzionalit? addotto dell’articolo 3 del decreto no 126/1990 e del criterio della volont? dei fedeli, la Corte costituzionale ha affermato che il testo non infrangeva il principio di democrazia dello stato rumeno n? quello della libert? dei culti religiosi, decisione C.C. no 23/1993, decisione C.C. no 49/1995.
Difatti, la democrazia “implica anche l’applicazione del principio della maggioranza, siccome enuncialo la parte finale dell’articolo 3-la volont? dei fedeli della comunit? detentrice di questi beni-che istituisco un criterio sociale, quello della scelta della maggioranza dei fedeli. “
Parimenti, ? stato stabilito che “la libert? dei culti religiosi implica non solo la loro autonomia al riguardo dello stato, ma anche la libert? di credenza religiosa”; quando “nello stesso comune ci sono dei fedeli ortodossi e dei fedeli greco cattolici, l’applicazione del criterio sociale della maggioranza dei parrocchiani per decidere dell’attribuzione dei luoghi di culto e delle case parrocchiali ? conforme al principio democratico di determinazione dell’uso religioso di suddetto bene, dal momento che ? la volont? della maggioranza di quelli che ? i beneficiari di suddetta utilizzazione” perch? “diversamente, ci? notificherebbe che, in modo ingiustificata, i fedeli ortodossi maggioritari, a meno passare alla culto greco-cattolico, sarebbero impediti di praticare la loro religione.”
Inoltre, le modalit? di regolamentazione delle relazioni sociali e di ricostituzione del patrimonio (averi) delle comunit? religiose rilevano della politica legislativa, e non del dritto pr?torien che tenterebbe di regolare delle tali questioni con la via giudiziale escludendo la legge speciale,; pu? essere sostenuto solamente, instaurando il criterio della volont? dei fedeli, una tale legge ha mancato il suo scopo riparatore.
La corte di appello ha stimato che il fatto che lo stato aveva spossessato in modo abusiva la chiesa greco-cattolico dei suoi luoghi di culto in 1948 non pu? essere riparato in senso inverso in un Stato di diritto con un abuso che non terrebbe conto della scelta della maggioranza dei fedeli alla data dell’adozione di suddetta misura. Ora restituire dei beni che erano appartenuti alla chiesa greco-cattolico senza rispettare le condizioni imposte dall’articolo 3, capoverso primo, della decreto-legge no 126/1990 recherebbe offesa alla stabilit? ed alla sicurezza dei rapporti giuridici. La ricostituzione del diritto non pu? diventare in modo astratta, ignorando le realt? sociali e storiche, e l’attenuazione dei vecchi danni non deve creare dei nuovi problemi sproporzionati.
Per impegnare un’azione in rivendicazione di diritto comune senza essere sottomessi alla legge speciale, i richiedenti devono potere avvalersi dell’esistenza di un “bene” o di un diritto di propriet? nel loro patrimonio.
Ora, col decreto no 358/1948, il culto greco-cattolico ? stato messo fuori la legge ed i suoi beni sono stati trasferiti allo stato, l’immobile in controversia si essendo stato inserito nel patrimonio della chiesa ortodosso rumeno Lupeni I.
Il fatto che con la decreto-legge no 9/1989 la chiesa rumena unita a Roma (greco cattolico) ? stata riconosciuta ufficialmente, in seguito all’abrogazione del decreto no 358/1948, non notificare che ? stata ristabilita nel suo diritto di propriet? nella misura in cui la ricostituzione del diritto di propriet? ? sottoposta ad un procedimento, a sapere le disposizioni della decreto-legge no 126/1990 con le sue modifiche ulteriori, la speranza di ottenere un diritto di propriet? non essendo assimilata ad un bene.
Contrariamente a ci? che sostiene le parti che hanno formato il ricorso in ricorso [recurentilor], la soluzione adottata non reca offesa alla libert? di praticare una religione, perch?, siccome lo sostiene nelle sue proprie osservazioni, “la pratica di una religione ? una questione intima” che consiste principalmente in un “investimento spirituale forte e personale.” Allo stesso tempo, il legislatore ha contemplato l’ipotesi nella quale i luoghi di culto non potevano essere restituiti in natura; cos?, l’articolo 4 della decreto-legge no 126/1990 contempla che “nei comuni dove il numero di luoghi di culto ? insufficiente rispetto al numero dei fedeli, lo stato porter? il suo sostegno alla costruzione delle notizie chiese; a questa fine, metter? a disposizione di questi culti il terreno richiesi se il culto non ne dispone ed egli contribuir? alla colletta dei fondi necessari.”
Cos?, lo stato, in quanto autorit? competente per controllare la vita sociale, va’ a garantire che le condizioni necessarie alla manifestazione delle credenze religiose sono riunite senza che l’esercizio di questo diritto sia limitato dal numero dei fedeli (limitazione di ordine patrimoniale). Si tratta qui per lo stato di assolvere un obbligo positivo per contribuire alla realizzazione dell’esercizio effettivo del diritto alla libert? di coscienza e di religione “
35. In un’opinione separata, uno dei giudici della formazione di giudizio rilevava che il rinvio al diritto comune col legislatore non poteva essere ridotto ad una dimensione puramente procedurale, ma che doveva essere interpretato come l’applicazione di una regola di dritta patrimoniale. Riferendosi alle regole concernente l’elaborazione degli atti normativi, il giudice indicava che, se il legislatore aveva voluto dare una notificazione specifica al suddetta inserisco in campionario al “diritto comune”, l’avrebbe dovuto fare espressamente. Citava anche 31 ? 3 l’articolo della legge no 489/2006 relativo alla libert? religiosa ed al regime generale dei culti secondo che le dispute patrimoniali tra i culti si regolerebbero con la via amichevole e, all’occorrenza, sul fondamento del diritto comune. Dopo avere indicato che l’azione in rivendicazione implicava il paragone dei titoli di propriet?, il giudice conclude che la chiesa ortodossa non ne possedeva sul luogo di culto in controversia.
D. Altri informazione concernente la causa
36. Secondo una nota fornita dall’istituto nazionale di statistico, c’erano nel 2002 a Lupeni 501 fedeli greco-cattolico e 24 815 fedeli ortodossi. A questo giorno, la parrocchia richiesta organizza il servizio religioso ad un orario prestabilito nei locali che gli affittano la chiesa romano-cattolico di Lupeni.
II. IL DIRITTO E LA PRATICA INTERNI PERTINENTI
A. Le disposizioni legali concernente i luoghi di culto
37. Il diritto interno pertinente nello specifico, come in vigore all’epoca dei fatti, a sapere gli articoli pertinenti della Costituzione e del decreto no 177/1948 relativo al regime generale dei culti religiosi, sono descritti nella causa Parrocchia greco-cattolico S?mbata Bihor c. Romania (no 48107/99, ?? 35-37, 12 gennaio 2010,).
38. Il decreto-legge no 126/1990 relativo a certe misure concernente la chiesa rumena unita a Roma (Chiesa greco-cattolico) ? stato pubblicato no 54 alla Gazzetta ufficiale del 25 aprile 1990. ? formulato cos? nelle sue parti pertinenti nello specifico:
Articolo 1
“In seguito all’abrogazione del decreto no 358/1948 con la decreto-legge no 9 del 31 dicembre 1989, la chiesa rumena unita a Roma ? riconosciuta ufficialmente “
Articolo 3
“La situazione giuridica degli edifici religiosi e delle case parrocchiali che sono appartenuti alla chiesa uniate e che la chiesa ortodossa rumena si ? appropriata sar? fissata da una commissione mista, formata dei rappresentanti del clero di ciascuno dei due culti religiosi che prender? in conto la volont? dei fedeli delle comunit? detentrici di questi beni, dorina ?credincioilor ?din comunitile ?care dein aceste bunuri. “
Articolo 4
“Nei comuni dove il numero di luoghi di culto ? insufficiente rispetto al numero dei fedeli, lo stato porter? il suo sostegno alla costruzione delle notizie chiese; a questa fine, metter? a disposizione di questi culti il terreno richiesi se il culto non ne dispone ed egli contribuir? alla colletta dei fondi necessari. “
39. L’articolo 3 della decreto-legge suddetta ? stato completato dall’ordinanza del governo no 64/2004 del 13 agosto 2004 (“l’ordinanza no 64/2004”), entrato in vigore il 21 agosto 2004 che ha aggiunto un secondo paragrafo, cos? formulato, a questa disposizione:
“Nel caso in cui i rappresentanti clericali dei due culti religiosi non trovano un accordo in seno alla commissione mista contemplata all’articolo 1, la parte che ha un interesse ad agire pu? introdurre un’azione in giustizia fondata sul diritto comune. “
40. La legge no 182/2005 del 13 giugno 2005 (“la legge no 182/2005”), entrata in vigore il 17 giugno 2005, ha modificato il secondo capoverso dell’articolo 3 introdotto dall’ordinanza no 64/2004 e ne ha aggiunto due altri, cos? redatti,:
“La parte che ha un interesse ad agire convocher? l’altra parte, ne che gli comunica per iscritto le sue pretese e ne fornendogli le prove su che sciolga le sue pretese. La convocazione sar? fatta da lettera raccomandata con ricevuta di ritorno o con la rimessa delle lettere in mani proprie. La data della convocazione della commissione mista sar? fissata solamente trenta giorni dopo la data di ricevimento dei documenti. La commissione sar? costituita di tre rappresentanti di ogni culto. Se la commissione non si riunisce al termine del termine stabilito per la sua convocazione o se non giunge ad un risultato o se la decisione presa dalla commissione scontenta una delle parti, la parte che ha un interesse ad agire pu? introdurre un’azione in giustizia fondata sul diritto comune.
L’azione sar? esaminata dai tribunali.
L’azione sar? esentata della tassa giudiziale. “
41. L’ordinanza di emergenza del governo no 94/2000 relativo alla restituzione degli immobili essendo appartenuto ai culti religiosi della Romania, come modificata il 25 luglio 2005 e pubblicata alla Gazzetta ufficiale il 1 settembre 2005, enuncia ci? che segue:
Articolo 1
“(2) il regime morale degli immobili che costituivano dei luoghi di culto sar? regolamentato da una legge speciale. “
42. La legge no 165/2013 relativo alla finalizzazione del processo di restituzione, in natura o con equivalente, dei beni immobili trasferiti abusivamente nel patrimonio dello stato sotto il regime comunista in Romania non si applica alle domande di restituzione formulata dalla comunit? greco-cattolico concernente i luoghi di culto.
B. La disposizione pertinente nello specifico del codice civile che cade sul diritto di propriet?
43. L’articolo 480 del codice civile ? formulato cos?:
“La propriet? ? il diritto di godere e di disporre delle cose del modo pi? assoluto, purch? non si faccia di ci? un uso proibito dalle leggi. “
44. La dottrina e la giurisprudenza definiscono l’azione in rivendicazione che non ? regolamentata dalla legge, come l’azione con la quale il proprietario di un bene che ne ha perso il possesso al profitto di uno terzo, cerca di fare ristabilire il suo diritto di propriet? sul bene in questione ed a ricuperare presso il suo possesso del terzo.
45. Le giurisdizioni rumene hanno stimato che bastava durante un procedimento in rivendicazione che il tribunale investito esamina i due titoli di propriet?, quello del richiedente e quello del convenuto, per dichiarare ne uno come prevalendo, sta’ maggio caracterizat, sull’altro (vedere, per esempio, la sentenza no 2543/1996 della corte di appello di Ploieti, ?pubblicato nel Sig. Voicu, il Sig. Popoac, ?Dreptul di proprietate ?gli alte drepturi reale. Tratat di jurispruden ?1991-2002, Il diritto di propriet? e gli altri diritti reali. Trattato di giurisprudenza, Ed. Lumina Lex, Bucarest, 2002, p. 358; vedere anche no 1554/2000 la sentenza della corte di appello di Cluj, in ragione per esempio della sua anzianit? o della sua iscrizione anteriore in un registro fondiario.
C. La giurisprudenza interna concernente le azioni impegnate da differenti parrocchie greco-cattolico alle fini della restituzione di chiese
46. Le parti hanno versato alla pratica della causa delle decisioni di giustizia relativa alle azioni impegnate dalle Chiese greco-cattolico contro le Chiese ortodosse alle fini della restituzione di luoghi di culto. Queste azioni erano fondate in modo maggioritario sull’articolo 480 del codice civile e prevedevano la rettifica dei libri fondiari su che le Chiese ortodosse avevano fatto iscrivere il loro diritto di propriet? sui beni in controversia.
1. Le decisioni rese dall’Alta Corte di cassazione e di giustizia
47. L’Alta Corte di cassazione e di giustizia (“l’Alta Corte”) esamino le azioni in quanto ultimo grado di giurisdizione su ricorso in ricorso delle parti.
48. In una serie di decisioni versate alla pratica (vedere, per esempio, le sentenze dell’Alta Corte del 5 febbraio 2013, marzo 2013, 19 marzo 2013, 16 maggio 2013 e 2 ottobre 2013, del 16 maggio 2012 e 12 dicembre 2012, e del 26 gennaio 2011 e 24 novembre 2011, l’Alta Corte ha giudicato che, sebbene la parte greco-cattolica avesse investito i tribunali di un’azione in rivendicazione di diritto comune, non poteva fare astrazione del criterio della volont? dei fedeli delle comunit? detentrici di questi beni, invalso con la legge speciale, a sapere la decreto-legge no 126/1990. In un’altra serie di cause, l’Alta Corte ha annullato le decisioni delle giurisdizioni inferiori che rinviano le cause per riesame, al motivo che il criterio fissato dalla legge speciale non era stato applicato (vedere, per esempio, le sentenze del 24 marzo 2009, del 9 novembre 2010, del 14 novembre 2012 e 11 dicembre 2012, e del 7 febbraio 2013.
49. In una sentenza del 20 giugno 2013, l’Alta Corte ha ammesso l’azione in rivendicazione in un contesto dove due chiese esistevano nella localit? e dove, sebbene solamente due dei novanta abitanti del comune fossero greco-cattolici, la chiesa rivendicata non era utilizzata dal culto ortodosso.
50. In certe sentenze, l’Alta Corte ha deciso l’azione in rivendicazione confrontando i titoli delle parti in controversia iscritti sul libro fondiario (vedere per esempio) le sentenze del 10 marzo 2011, e del 16 maggio 2012, 2 ottobre 2012 e 21 novembre 2012, e del 1 ottobre 2013. In una sentenza definitiva del 25 novembre 2008, l’Alta Corte ha rinviato una causa per giudizio alle giurisdizioni inferiori dopo avere notato che la chiesa ortodossa si era inserita nel libro fondiario e che il criterio della volont? dei fedeli era applicabile solamente durante il procedimento preliminare dinnanzi alle commissioni miste.
2. La giurisprudenza della Corte costituzionale
51. La Corte costituzionale ? stata investita di un’eccezione di incostituzionalit? dell’articolo 3, primo capoverso, in fine della decreto-legge no 126/1990, articolo secondo che la situazione giuridica dei luoghi di culto sar? fissata prendendo in conto “la volont? dei fedeli delle comunit? detentrici dei beni”. Secondo l’autore dell’eccezione di incostituzionalit?, questo testo di legge contravveniva alle disposizioni della Costituzione che protegge la libert? di coscienza ed il diritto di propriet?. Nella sua decisione no 23 del 27 aprile 1993, la Corte costituzionale ha respinto questa eccezione e ha giudicato che questo criterio, applicato con le commissioni miste, era conforme alla Costituzione. In seguito ad una nuova immissione nel processo, ha confermato la sua posizione con una decisione no 49 del 19 maggio 1995.
52. Con una decisione del 27 settembre 2012, la Corte costituzionale ha confermato la sua giurisprudenza anteriore e ha respinto l’eccezione di incostituzionalit? dell’articolo 3 suddetto, deliberando come segue:
“(…) la democrazia implica l’applicazione del principio della maggioranza, ora l’ultima partita dall’articolo 3 “che prender? in conto la volont? dei fedeli delle comunit? detentrici dei beni”, enuncia questo principio istituendo un criterio sociale, quello della scelta della maggioranza dei parrocchiani.
La Corte [costituzionale] ha giudicato che la libert? dei culti religiosi implicava non solo la loro autonomia al riguardo dello stato ma anche la libert? di credenza religiosa. Quando, nella stessa comunit? religiosa, ci sono dei fedeli ortodossi e greco-cattolico, servirsi del criterio sociale della maggioranza dei fedeli per fissare la sorte del luogo di culto e delle case parrocchiali ? conforme al principio democratico di determinazione dell’utilizzazione religiosa di questo bene, dal momento che ? la volont? della maggioranza di quelli che gode di questa utilizzazione. Se ci? non fosse il caso, si arriverebbe, in modo ingiustificata, a ci? che i fedeli ortodossi maggioritari, in mancanza di passare alla culto greco-cattolico, fossero impediti, con una misura contraria alla loro volont?, di praticare la loro religione.
Ora ci? sarebbe contrario all’articolo 57 della Costituzione secondo che i cittadini devono esercitare i loro diritti e libert? con buona fede, senza recare offesa ai diritti e libert? di altrui. Cos?, nell’ipotesi della ricostruzione del diritto di propriet?, astrazione era fatta della scelta della maggioranza, ci? recherebbe offesa alla buona fede ed al rispetto dei diritti di altrui
Una tale misura recherebbe offesa all’articolo 29 della Costituzione che consacra la libert? dei culti religiosi nelle sue due accezioni-culto, in quanto associazione ed organizzazione religiose, e pratica di un rito. Parimenti, recherebbe offesa alle disposizioni costituzionali che regolano i rapporti tra le religioni secondo che “la libert? di coscienza ? garantita; deve essere esercitata in un spirito di tolleranza e di rispetto reciproco”, cos? come al capoverso 4 dell’articolo 29, [secondo che] (…) “nelle relazioni tra i culti sono vietate ogni forma, ogni mezzo, ogni atto ed ogni azione di discordia religiosa.” Difatti, nel tali caso, la maggioranza si vedrebbe imporre la volont? di una minoranza. “
D. Il ricorso nell’interesse della legge
53. Di procedimento civile codifico in vigore secondo l’articolo 329 del codice di procedimento civile e l’articolo 514 della novella da febbraio 2013, il procuratore generale della procura presso l’Alta Corte, di ufficio o su domanda del ministro della Giustizia, cos? come i collegi direttivi dei corsi di appello, e, pi? recentemente, il collegio direttivo dell’Alta Corte e l’ombudsman hanno il diritto di chiedere all’Alta Corte di pronunciarsi su delle questioni di diritto che sono state decise in modo differente coi tribunali, nella preoccupazione di garantire un’interpretazione ed un applicazione uniformi della legge sull’insieme del territorio. Le decisioni sono rese nell’interesse della legge, non hanno effetto sulle decisioni giudiziali esaminate n? sulla situazione delle parti nel procedimento. I tribunali devono piegarsi alla soluzione adottata dall’Alta Corte.
III. I RAPPORTI DEL CONSIGLIO EUROPEO RELATIVI ALLA ROMANIA
54. Il terzo rapporto sulla Romania della Commissione europea contro il razzismo e l’intolleranza (“l’ECRI”), adottato il 24 giugno 2005 e pubblicato il 21 febbraio 2006, menziona ci? che segue:
“Legislazione sui culti religiosi
(…)
15. (?) nota con inquietudine le informazione secondo che, sebbene non abbia lo statuto di religione di stato, la chiesa ortodossa che ? la religione maggioritaria in Romania, occuperebbe un posto dominante nella societ? rumena. Cos?, le altre religioni stimano che questa chiesa esercita una troppo grande influenza sulla politica delle autorit?. Riceverebbe anche dei vantaggi che le altre religioni non hanno, come delle cappelle nei centri penitenziari e carcerari. Questa chiesa avrebbe inoltre un’influenza importante sulle decisioni del governo concernente le questioni come l’attribuzione dello statuto di culto religioso alle associazioni religiose. L’ecri nota anche che considerando il numero e la diversit? dei culti ufficialmente riconosciuti e praticati in Romania, il dialogo interreligieux tra le chiese ortodosse e le altre denominazioni religiose potrebbero essere migliorati. In particolare, il dialogo tra queste Chiese e la chiesa greco-cattolico non sarebbero vicino ad arrivare, in ragione principalmente del modo di cui le autorit? gestiscono la questione della restituzione dei beni confiscati durante il periodo comunista.
16. L’ecri nota anche con inquietudine le informazione secondo che dei membri della chiesa ortodossa si concedevano agli atti di assillo in ogni genere verso gli adepti della chiesa greco-cattolico non senza una certa compiacenza delle autorit?.
(…)
45. L’ecri nota con inquietudine che la restituzione delle chiese essendo appartenuta alla chiesa greco-cattolica ? diventata una sorgente di tensioni tra questa e le chiese ortodosse. Sebbene ci siano stati dei tentativi di arrivare ad un accordo all’amichevole, la chiesa ortodossa nega di rendere queste chiese alla chiesa greco-cattolico, e le autorit? non sembrano agire per fare applicare la legge. L’ecri spera dunque che le autorit? si imbarchino pi? attivamente nella risoluzione delle questioni relative alla restituzione delle chiese greco-cattolico affinch? la legge sia applicata equamente, in un spirito di tolleranza e di rispetto reciproco “
55. Il quarto rapporto sulla Romania dell’ECRI, adottato il 19 marzo 2014 e pubblicato il 3 giugno 2014 menziono ci? che segue:
“22. Nel suo terzo rapporto, l’ECRI raccomandava alle autorit? rumene di fare applicare la legge sulla restituzione dei beni, e di incitare le confessioni religiose, particolarmente la chiesa ortodossa e le minoranze religiose, ad aprire un dialogo costruttivo su questa questione. Raccomandava loro anche di stabilire dei meccanismi di mediazione, di attenersi dei simposi e dei seminari interreligieux, e di condurre delle campagne di informazione che mira a promuovere l’idea di un societ? multiconfessionnelle.
23. Le autorit? hanno confermato che il contenzioso su questa questione dei beni ha suscitato delle tensioni tra la chiesa ortodossa e le chiese cattoliche greche. Di un modo generale, la chiesa ortodossa non ha mostrato molto di sollecitudine a restituire le chiese cattoliche greche ricevute in 1948 dallo stato, e si ? anche frequentemente respinta a farlo.
24. Una commissione mista formata di rappresentanti del clero delle due Chiese ? stata creata nel 1999 per regolare queste questioni di propriet?; il suo lavoro non sembra avere dato tuttavia di risultati notevoli. L’autorit? nazionale per la restituzione dei beni ha fatto sapere all’ECRI che su 6 723 domande di restituzione, 1 110 ? stato istruito dal 2005. (…). Un consiglio consultivo delle chiese e culti sono stati creati al mese di aprile 2011 per promuovere la solidariet? e la cooperazione, e prevenire i conflitti tra le religioni della Romania; si riunisce fino a due volte con anno. L’ecri si rallegra degli sforzi menzionati sopra, ed invita le autorit? a sostenere un ruolo di capo di fila nell’ordinamento di controversie legate, bisogna ricordarlo, alla confisca di beni con lo stato. “
56. La risposta del governo rumeno al quarto rapporto dell’ECRI ? redatta cos? nella sua parte pertinente per la causa (traduzione della cancelleria della Corte):
“In ci? che riguarda i paragrafi 22 a 25, la segreteria di stato ai culti ha cercato costantemente di ricorrere alla mediazione per acquietare le tensioni tra la chiesa ortodossa rumena e le chiese rumene unite a Roma (greco-cattolico) e ha sostenuto un ruolo attivo nella ricerca di soluzioni soddisfacenti per le due parti nella loro controversia patrimoniale; la segreteria di stato alle cause religiosa finanza i progetti di costruzione dei nuovi luoghi di culto nelle zone dove una delle parti diventa irrevocabilmente precedentemente proprietario del luogo di culto in controversia.
Inoltre, l’autorit? nazionale per la restituzione alcuni beni hanno perseguito coi rappresentanti delle due Chiese le riunioni al corso dalle quali sono state esaminate diversi aspetti concernente lo stadio di ordinamento delle domande depositate dinnanzi alla commissione speciale di restituzione e le difficolt? incontrate nel processo di restituzione.
Durante queste riunioni, la situazione dei beni che appartengono alla chiesa greco-cattolico ed attualmente detenuti con la chiesa ortodossa rumena ? stata esaminata anche, il dialogo tra le due Chiese in vista di un ordinamento amichevole del contenzioso patrimoniale essendo incoraggiato.
Per ci? che ? dello stadio reale di ordinamento delle domande di restituzione depositata dalla chiesa greco-cattolico dinnanzi alla commissione speciale, c’? luogo di sottolineare che 1 100 domande su 6 723 sono state regolate (il 16,51%.
Queste domande sono state regolate del seguente modo:
Restituzione in natura: 139
Proposta di indennizzo: 52
Rigetto: 66
Altre soluzioni (nuovo orientamento, rinuncia): 853″
IN DIRITTO
I. SULLA VIOLAZIONE ADDOTTA DELL’ARTICOLO 6 ? 1 DELLA CONVENZIONE
57. Invocando gli articoli 6 ? 1 e 13 della Convenzione, i richiedenti si lamentano di un’incomprensione del loro diritto di accesso ad un tribunale. Rimproverano a questo riguardo alle giurisdizioni nazionali di avere deciso la loro controversia non applicando le regole del diritto comune, ma ne che impone loro il rispetto di un criterio enunciato relativamente dalla legge speciale al procedimento amichevole, a sapere il desiderio dei fedeli della comunit? detentrice del bene, mentre, secondo i richiedenti, l’applicazione di questo criterio non era prevedibile. La Corte ha stimato gi? che, quando delle tali questioni si posavano le garanzie dell’articolo 13 si trovavano assorte con le garanzie pi? rigorose dell’articolo 6, Ravon ed altri c. Francia, no 18497/03, ? 27, 21 febbraio 2008. Quindi, c’? luogo di esaminare unicamente le affermazioni dei richiedenti sotto l’angolo dell’articolo 6 ? 1 della Convenzione.
I richiedenti si lamentano anche della durata del procedimento.
58. L’articolo 6 ? 1 della Convenzione sono formulati cos? nella sua parte pertinente nello specifico:
?Ogni persona ha diritto affinch? la sua causa venga sentita in un termine ragionevole, da un tribunale che decider?, delle contestazioni sui suoi diritti ed obblighi di carattere civile “
A. Sull’ammissibilit?
59. La Corte nota a titolo preliminare che l’azione dei richiedenti rilevava dell’articolo 6 ? 1 della Convenzione nel suo ramo civile dal momento che aveva per scopo la riconoscenza del loro diritto di propriet? su un immobile, diritto di carattere patrimoniale, Parrocchia greco-cattolico S?mbata Bihor, precitato, ? 65.
60. Constatando poi che questi motivi di appello dei richiedenti non sono manifestamente male fondati al senso dell’articolo 35 ? 3 ha, della Convenzione e che non cozzano contro nessuno altro motivo di inammissibilit?, li dichiara ammissibili.
B. Sul fondo
1. Sul diritto di accesso ad un tribunale
ha, Gli argomenti delle parti
i. I richiedenti
61. I richiedenti stimano che il loro diritto di accesso ad un tribunale era illusorio solamente, nella misura in cui, secondo essi, i tribunali non hanno avuto pienezza di giurisdizione per decidere la controversia concernente il luogo di culto. Precisano a questo riguardo che, facendo applicare il criterio della legge speciale, a sapere la volont? dei fedeli della comunit? detentrice del bene-la parte convenuta nella controversia-, le giurisdizioni hanno svuotato del suo contenuto il loro diritto di accesso ad un tribunale.
62. Nelle loro osservazioni complementari, i richiedenti indicano che, nella misura in cui la maggioranza sarebbe sempre ortodossa, era difficile ottenere la restituzione del luogo di culto. Considerano che le giurisdizioni interne investite di un’azione in rivendicazione dovevano applicare il diritto comune e procedere ad un paragone dei titoli di propriet? delle parti, e che la presa in considerazione del contributo dei due culti alla costruzione dell’edificio o l’uso di questo ultimo non costituiva dei criteri pertinenti nella determinazione dei titoli di propriet?. Sostengono infine che la mancanza, secondo essi, di disposizione legale bacino di ingrassamento per ostriche e prevedibile in quanto al modo di cui il criterio della volont? della maggioranza dei fedeli doveva combinare si col diritto comune ha avuto per effetto di rendere non effettivo il loro diritto di accesso ad un tribunale.
ii. Il Governo
63. Il Governo non nega l’esistenza di una limitazione nel diritto di accesso dei richiedenti ad un tribunale, ma sostiene che questa limitazione era giustificata e proporzionata. Espone che non bisogna perdere di vista il carattere speciale della causa e la qualit? delle parti, delle comunit? religiose che sono, secondo lui, guidato dai principi di tolleranza e di intesa interconfessionale. Stima che l’intervento dello stato nella regolamentazione dell’uso dei beni religiosi deve essere minimale dal momento che deve rispettare il principio di neutralit? verso le comunit? religiose. Il Governo rileva poi che i tribunali interni hanno respinto l’azione dei richiedenti non come inammissibile ma come male fondato, dopo avere, secondo lui, procedimento ad un’analisi comparativa dei titoli di propriet? e dato la preferenza a quello presentato dalla parte convenuta.
64. Nelle sue osservazioni complementari, il Governo spetta sugli argomenti che tengono alle circostanze della causa ed avendo condotto tanto la giurisdizione di appello che quella di ricorso a respingere l’azione dei richiedenti. Aggiunge che queste giurisdizioni hanno ricercato nella storia dell’edificazione della chiesa degli elementi a prendere in considerazione per determinare quale era la volont? dei fedeli.
b, La valutazione della Corte
i. I principi applicabili
65. La Corte ricorda che l’articolo 6 della Convenzione garantisce a ciascuno il “diritto ad un tribunale” di cui il diritto di accesso, a sapere il diritto di investire un tribunale in materia civile, costituisca un aspetto. Questo diritto non ? assoluto; suscita le limitazioni implicitamente ammesse, perch? comanda anche per la sua natura una regolamentazione dello stato. Tuttavia, anche se gli Stati contraenti godono in materia di un certo margine di valutazione, appartiene alla Corte di deliberare in ultima istanza sul rispetto delle esigenze della Convenzione, Stanev c. Bulgaria [GC], no 36760/06, ? 230, CEDH 2012. Le limitazioni imposte non devono restringere in nessun caso l’accesso aperto ad un giudicabile in modo o ad un punto come il diritto di accesso alla giustizia se ne trova raggiunge nella sua sostanza stessa, Stagno c. Belgio, no 1062/07, ? 25, 7 luglio 2009, e Stanev precitato, ? 230.
66. La Corte ricorda poi che non ha per compito di sostituirsi alle giurisdizioni interne: appartiene al primo capo alle autorit? nazionali, ed in particolare ai corsi e tribunali, che tocca di interpretare la legislazione interna (vedere, tra molto altri, Brualla G?mez del Torre c. Spagna, 19 dicembre 1997, ? 31, Raccolta delle sentenze e decisioni 1997 VIII, ed Edificaciones March Gallego S.p.A. c. Spagna, 19 febbraio 1998, ? 33, Raccolta 1998-I. Il suo ruolo si limita a verificare la compatibilit? con la Convenzione degli effetti di simile interpretazione.
ii. L’applicazione dei principi nello specifico
67. La Corte nota che la presente causa si iscrive nel contesto speciale della restituzione dei luoghi di culto essendo appartenuto alla chiesa greco cattolico che ? stato annullato dal regime comunista. Ha consapevolezza che il problema di restituzione di questi edifici di culto si porsi ad una scala relativamente importante e che costituisce una questione socialmente sensibile. A questo motivo, ricorda che ha giudicato gi? che, anche in un tale contesto, un’esclusione generale della competenza dei tribunali delle controversie che cadono sui luoghi di culto contrariava in si il diritto di accesso ad un tribunale, e questo tanto pi? che i sistemi di risoluzione di conflitti preliminari messi in posto con la decreto-legge no 126/1990 non erano sufficientemente regolamentati e che il controllo giurisdizionale sulla decisione della commissione mista non era adeguato, Parrocchia greco-cattolico S?mbata Bihor, precitato, ?? 66-75.
68. Nello specifico, la Corte constata che l’articolo 3 della decreto-legge no 126/1990, come modificato dall’ordinanza no 64/2004 successivamente e con la legge no 182/2005, offriva ai richiedenti la possibilit? di agire in giustizia per stabilire la situazione giuridica del luogo di culto (vedere, a contrario, Tserkva Sela Sossoulivka c. Ucraina, no 37878/02, ? 51, 28 febbraio 2008. Parimenti, l’articolo 3 cos? modificato contemplava i termini a rispettare ed il procedimento a seguire dinnanzi alla commissione mista, cos? che questa tappa preliminare non ha costituito un ostacolo all’immissione nel processo di un tribunale (vedere, ha contrario, Parrocchia greco-cattolico S?mbata Bihor, precitato, ? 71.
69. La Corte osserva poi che i richiedenti hanno fatto uso della via aperta dall’articolo 3 della decreto-legge no 126/1990 modificato e che hanno citato ortodossa detentrice la chiesa del bene dinnanzi al tribunale dipartimentale col verso di un’azione in rivendicazione del luogo di culto controverso. Ci? che ?, i richiedenti sostengono che il criterio fissato dalla legge speciale secondo che la situazione giuridica dei luoghi del culto si stabilisce prendendo in conto “la volont? dei fedeli delle comunit? detentrici di questi beni”, costituisci una limitazione al loro diritto di accesso ad un tribunale al motivo che fa prevalere la volont? della parte convenuta nel procedimento.
70. La Corte ricorda che non gli appartiene di valutare in si il sistema legislativo misi in posto col legislatore rumeno per regolare la situazione giuridica dei luoghi di culto essendo appartenuto alle chiese greco cattolici e trasferiti durante il regime totalitario nel patrimonio della chiesa ortodossa. Non gli appartiene neanche di decidere in generale in quanto alle regole di diritto applicabile in un’azione in rivendicazione che cade su un luogo di culto. La Corte si limiter? dunque, per quanto possibile, ad esaminare i problemi concreti di cui si trova sequestro, Bellet c. Francia, 4 dicembre 1995, ? 34, serie Ha no 333 B. Se non ha requisito per sostituire la sua propria valutazione a quella delle autorit? nazionali in quanto all’applicazione del diritto interno, gli appartiene di deliberare in ultima istanza sul rispetto delle esigenze della Convenzione. A questa fine, deve tuttavia nello specifico dedicarsi sul criterio della “volont? dei fedeli delle comunit? detentrici di questi beni” per decidere se l’applicazione di questo ha recato offesa al diritto di accesso dei richiedenti ad un tribunale.
71. A questo riguardo, la Corte constata che le giurisdizioni interne non si sono dichiarate incompetenti per conoscere della causa ma che hanno esaminato questa al fondo prima di dichiararla manifestamente male fondata. Hanno esposto che intendevano applicare il criterio della legge speciale ricorrendo agli elementi di fatto concreto. Cos?, hanno tenuto conto del contesto storico, dei contributi finanziari delle differenti parti alla costruzione della chiesa e del modo di cui questo edificio ? stato utilizzato, paragrafi 28 a 30 sopra. Hanno proceduto ad un esame nel tempo del criterio della volont? dei fedeli delle comunit? detentrici del bene, ed esse hanno preso in conto degli elementi storici e sociali e non unicamente degli elementi statistici. Hanno esaminato tutti i mezzi dei richiedenti al fondo, punto con punto, senza vedersi mai costrizioni di declinare la loro competenza per rispondere o per ricercare i fatti pertinenti. Hanno reso accuratamente delle sentenze motivate e gli argomenti dei richiedenti che erano importanti per la conclusione della causa sono stati oggetto di un esame approfondito. La Corte constata cos? come le giurisdizioni interne hanno disposto nello specifico della pienezza di giurisdizione per applicare ed interpretare la legge interna, senza essere stata tenuta dal rifiuto formulato dalla parte ortodossa nel procedimento amichevole preliminare. Inoltre, il controllo al quale hanno proceduto era di una superficie sufficiente per soddisfare alle esigenze dell’articolo 6 ? 1 (vedere, mutatis mutandis, Potocka ed altri c. Polonia, no 33776/96, ?? 56-59, CEDH 2001 X, e, ha contrario, si Rintan? Woningen B.V. c. Paesi Bassi, 17 dicembre 1996, ? 52, Raccolta 1996 VI.
72. La Corte ricorda che l’effettivit? del diritto di accesso ad un tribunale chiede che un individuo godesse di una possibilit? chiara e concreta di contestare un atto che costituisce un’ingerenza nei suoi diritti (Bellet, precitato, ? 36. Constata che nello specifico i richiedenti hanno beneficiato di un esame approfondito della loro azione con un giudice. Il solo fatto che stimano ingiusti il criterio previsto dalla legge speciale, a sapere “la volont? dei fedeli delle comunit? detentrici dei beni”, non ? sufficiente per rendere non effettivo il loro diritto di accesso ad un tribunale.
73. Avuto riguardo all’insieme delle circostanze della causa, la Corte stima che i richiedenti hanno potuto esercitare il loro diritto di accesso ad un tribunale. Pertanto, non c’? stata violazione dell’articolo 6 ? 1 della Convenzione.
2. Sull’incomprensione addotta del principio della sicurezza giuridica
ha, Gli argomenti delle parti
i. I richiedenti
74. I richiedenti considerano che l’applicazione del criterio previsto dalla legge speciale in un’azione in rivendicazione di diritto comune non era prevedibile. Arguiscono a questo riguardo che la giurisprudenza dell’Alta Corte a questo motivo ? stata incostante negli anni che hanno seguito in vigore l’entrata della legge no 182/2005 e che sono solamente negli anni 2012 e 2013 che la giurisprudenza dell’alta giurisdizione ha, secondo essi, raggiunti quasi una costanza nell’applicazione del criterio controverso. Denunciano cos? la divergenza di giurisprudenza che esisterebbe al tempo stesso in seno alla pi? alta giurisdizione nelle decisioni che sono, secondo essi, resi dagli stessi giudici talvolta, ed al livello delle giurisdizioni inferiori.
75. Indicano che, sebbene ventiquattro anni siano passati in vigore dall’entrata della decreto-legge no 126/1990, il diritto interno applicabile alle controversie che cadono sui luoghi di culto non ? sempre chiaro, soprattutto in quanto al modo di cui la legge speciale ed il codice civile dovrebbero combinare si. Secondo essi, risulta chiaramente della giurisprudenza delle giurisdizioni interne che queste prendevano in conto ed interpretava differenti elementi nel solo scopo di svantaggiare la parte greco-cattolico. I richiedenti indicano infine che l’ordinanza del governo no 94/2000 contemplava che il regime morale dei luoghi di culto sarebbe stato regolamentato da una legge speciale. Ora, secondo essi, a questo giorno, nessuna legge ? stata adottata a questo motivo.
ii. Il Governo
76. Il Governo stima che l’applicazione nella cornice dell’azione in rivendicazione del criterio della volont? dei fedeli era prevedibile e che la norma speciale doveva prevalere sulla norma generale. A questo riguardo, indica che la decreto-legge no 126/1990 enunciava che questo criterio doveva essere preso in considerazione nella restituzione dei luoghi di culto nello stesso momento in cui riconosceva ufficialmente la culto greco-cattolico. Secondo lui, questa decreto legge permetteva cos? ai vecchi parrocchiani che lo desideravano di spettare alla culto greco-cattolico al quale erano stati costretti di rinunciare in 1948 e di trovare una soluzione per la propriet? del luogo di culto nella prospettiva della ristrutturazione della comunit? locale.
77. Dicendo riferirsi alle decisioni rese dalla Corte costituzionale, paragrafi 51 e 51 sopra, il Governo indica che questo criterio ? stato giudicato conforme alla Costituzione ed in accordo con la realt? sociale. Espone che gli emendamenti portati dalla legge no 182/2005 cadevano sulla riconoscenza dell’accesso alla giustizia senza introdurre di prospettiva differente in quanto alle relazioni patrimoniali tra i culti. Aggiunge che risulta della pratica delle giurisdizioni interne che il criterio della volont? dei fedeli era preso in conto nella decisione di restituzione di un luogo di culto. Secondo il Governo, l’applicazione di questo criterio unicamente nel procedimento preliminare e la sua ignoranza nel procedimento giudiziale arriverebbero ad un annientamento della volont? della comunit? che utilizza il luogo di culto e che ha contribuito alla sua costruzione, e questo tanto pi? che il procedimento preliminare non sarebbe obbligatorio.
78. Il Governo indica infine che le giurisdizioni non applicano unicamente il criterio concernente la volont? dei fedeli in funzione del numero dei fedeli di una comunit?, ma che sono chiamate a stabilire la loro volont? dopo avere esaminato una moltitudine di fattori sociali, storici e giuridici.
b, La valutazione della Corte
i. I principi applicabili
79. Come la Corte l’ha indicato pi? alto, appartiene al primo capo alle autorit? nazionali, in particolare ai corsi e tribunali, che tocca di interpretare la legislazione interna. Quindi, salvo nei casi di un’arbitrariet? evidente, non ? competente per mettere in causa l’interpretazione della legislazione interna con queste giurisdizioni (vedere, per esempio, ?damsons c. Lettonia, no 3669/03, ? 118, 24 giugno 2008. Parimenti, non gli appartiene, in principio, di confrontare le diverse decisioni rese, anche nelle controversie a prima vista vicini o connessi, coi tribunali di cui l’indipendenza si imporsi a lei, Greg?rio di Andrade c. Portogallo, no 41537/02, ? 36, 14 novembre 2006, e damsons, precitato, ? 118.
80. La Corte sottolinea avere riconosciuto poi gi? che l’eventualit? di divergenze di giurisprudenza ? inerente con natura ad ogni sistema giudiziale che si fonda su un insieme di giurisdizioni del fondo che ha autorit? sulla loro giurisdizione territoriale. Delle tali divergenze possono apparire anche in seno ad una stessa giurisdizione. Ci? in si non saprebbe essere giudicato contrario alla Convenzione, Santos Pinto c. Portogallo, no 39005/04, ? 41, 20 maggio 2008.
81. Investita a pi? riprese gi? di controversie che mettono in gioco la questione di divergenze di giurisprudenza (vedere, in particolare, Beian c. Romania (no 1), no 30658/05, CEDH 2007 XIII, ed Iordan Iordanov ed altri c. Bulgaria, no 23530/02, 2 luglio 2009, la Corte si ? pronunciata sul punto di sapere in quali condizioni delle contraddizioni nella giurisprudenza di una giurisdizione nazionale suprema portavano attentato alle esigenze del processo equo previsto con l’articolo 6 ? 1 della Convenzione. Ci? che fa, ha precisato quale erano i criteri che guidavano la sua valutazione che consiste in ricercare se esistono “delle divergenze profonde e persistenti” nella giurisprudenza di una giurisdizione suprema, se la legislazione interna contempla dei meccanismi che permettono di annullare queste incoerenze, se questi meccanismi sono stati applicati e quale sono stati, all’occorrenza, gli effetti della loro applicazione, Nejdet ?ahin e Perihan ahin c. Turchia [GC], no 13279/05, ? 53, 20 ottobre 2011.
ii. L’applicazione dei principi nello specifico
82. La Corte nota che i richiedenti hanno investito le giurisdizioni interne di un’azione in rivendicazione fondata sul diritto comune. Contrariamente alla loro attesa, la corte di appello e l’Alta Corte deliberando nella causa ha stimato che non potevano decidere la causa come un’azione in rivendicazione di diritto comune e hanno privilegiato l’applicazione di una legge speciale, a sapere la decreto-legge no 126/1990. I richiedenti vedono una mancanza di prevedibilit? dell’applicazione del criterio della legge speciale nella cornice di un’azione in rivendicazione fondata sul diritto comune e, quindi, una trasgressione al principio della sicurezza giuridica.
83. La Corte nota che l’ordinanza del governo no 64/2004 del 13 agosto 2004 (“l’ordinanza no 64/2004”) contempla che, nel caso in cui i rappresentanti clericali dei due culti religiosi non trovano un accordo in seno alla commissione mista, la parte che ha un interesse ad agire pu? introdurre un’azione in giustizia fondata sul diritto comune.
84. Per definire la situazione che ? quella dei richiedenti, la nozione “in virt? del diritto comune” introdotto dall’ordinanza no 64/2004 e le sue correlazioni con le disposizioni della decreto-legge no 126/1990 sembra essenziale. Difatti, facendo cos? riferimento al diritto comune, n? questa ordinanza n? un’altra legge ulteriore non hanno portato delle precisioni supplementari per la sua interpretazione. In generale, il “diritto comune” in materia di protezione del diritto di propriet? ? rappresentato dall’azione in rivendicazione regolata dall’articolo 480 del codice civile come interpretato con la dottrina e la giurisprudenza, paragrafi 43 a
45 sopra.
85. La Corte constata anche che, nel luglio 2005, l’ordinanza di emergenza del governo no 94/2000 (“l’OUG no 94/2000”) cadendo sulla restituzione degli immobili essendo appartenuto ai culti religiosi della Romania ? stata modificata per enunciare che “il regime morale degli immobili che costituivano dei luoghi di culto sera[it] regolamentato con una legge speciale. ” Ora, a questo giorno, nessuna legge ? stata adottata a questo motivo. Peraltro, la modifica dell’OUG no 94/2000 non rinvia alle disposizioni della decreto-legge no 126/1990 che menzionava il criterio della volont? della maggioranza dei fedeli, decreto-legge che esisteva gi? all’epoca dell’adozione della modifica in questione.
86. Ne risulta che, nei procedimenti giudiziali come l’azione in rivendicazione in causa, le giurisdizioni sono state chiamate a decidere le controversie mentre non disponevano di una cornice legislativa sufficientemente chiara e prevedibile. Ci? ha

Testo Tradotto

Conclusions; Partiellement irrecevable (Article 35-3 – Manifestement mal fond? Ratione materiae) Non-violation de l’article 6 – Droit ? un proc?s ?quitable (Article 6 – Proc?dure civile Article 6-1 – Acc?s ? un tribunal)
Non-violation de l’article 6 – Droit ? un proc?s ?quitable (Article 6 -Proc?dure civile Article 6-1 – Proc?s ?quitable)
Violation de l’article 6 – Droit ? un proc?s ?quitable (Article 6 – Proc?dure civile Article 6-1 – D?lai raisonnable)
Non-violation de l’article 14+6-1 – Interdiction de la discrimination (Article 14 – Discrimination) (Article 6 – Droit ? un proc?s ?quitable Proc?dure civile Article 6-1 – Acc?s ? un tribunal)
Dommage mat?riel – demande rejet?e (Article 41 – Dommage mat?riel
Satisfaction ?quitable) Pr?judice moral – r?paration (Article 41 – Pr?judice moral Satisfaction ?quitable)

TROISI?ME SECTION

AFFAIRE PAROISSE GRECO-CATHOLIQUE LUPENI ET AUTRES c. ROUMANIE

(Requ?te no 76943/11)

ARR?T

STRASBOURG

19 mai 2015

Cet arr?t deviendra d?finitif dans les conditions d?finies ? l?article 44 ? 2 de la Convention. Il peut subir des retouches de forme.

En l?affaire Paroisse gr?co-catholique Lupeni et autres c. Roumanie,
La Cour europ?enne des droits de l?homme (troisi?me section), si?geant en une chambre compos?e de :
Josep Casadevall, pr?sident,
Luis L?pez Guerra,
J?n ?ikuta,
Kristina Pardalos,
Johannes Silvis,
Valeriu Gri?co,
Branko Lubarda, juges,
et de Stephen Phillips, greffier de section,
Apr?s en avoir d?lib?r? en chambre du conseil le 21 avril 2014,
Rend l?arr?t que voici, adopt? ? cette date :
PROC?DURE
1. ? l?origine de l?affaire se trouve une requ?te (no 76943/11) dirig?e contre la Roumanie et dont une paroisse, un ?v?ch? et un archipr?tr? sis dans cet ?tat, ? savoir la Paroisse gr?co-catholique de Lupeni, l??v?ch? gr?co-catholique de Lugoj et l?Archipr?tr? (Protopopiatul) gr?co-catholique de Lupeni (? les requ?rants ?), ont saisi la Cour le 14 d?cembre 2011 en vertu de l?article 34 de la Convention de sauvegarde des droits de l?homme et des libert?s fondamentales (? la Convention ?).
2. Les requ?rants ont ?t? repr?sent?s par OMISSIS, avocates respectivement ? Bucarest et ? Timi?oara. Le gouvernement roumain (? le Gouvernement ?) a ?t? repr?sent? par son agente, Mme C. Brumar, du minist?re des Affaires ?trang?res.
3. D?non?ant un refus des juridictions nationales de statuer sur ce qu?ils estiment ?tre leur droit de propri?t? sur un ?difice de culte sur le fondement du droit commun, les requ?rants se plaignent en particulier d?une atteinte ? leur droit d?acc?s ? un tribunal et au respect du principe de la s?curit? juridique. Ils se plaignent ?galement de la dur?e de la proc?dure visant ? la restitution du lieu de culte. Se fondant principalement sur les m?mes faits, ils se plaignent en outre d?une atteinte ? leur droit de propri?t? et ? leur droit ? la libert? de religion ainsi que d?une violation de l?interdiction de la discrimination.
4. Le 18 d?cembre 2012, la requ?te a ?t? communiqu?e au Gouvernement.
5. Le 8 avril 2014, la chambre a d?cid?, en vertu de l?article 54 ? 2 c) du r?glement de la Cour, d?inviter les parties ? lui pr?senter par ?crit des observations compl?mentaires sur la recevabilit? et sur le fond de la requ?te.
6. ? la suite du d?port de Mme Iulia Antoanella Motoc, juge ?lue au titre de la Roumanie (article 28 du r?glement), le pr?sident de la chambre a d?sign? Mme Kristina Pardalos pour si?ger en qualit? de juge ad hoc (article 26 ? 4 de la Convention et article 29 ? 1 du r?glement).
EN FAIT
I. LES CIRCONSTANCES DE L?ESP?CE
7. Les requ?rants appartiennent ? l??glise catholique de rite oriental (gr?co-catholique ou uniate).
A. Le contexte historique de l?affaire
1. Le cadre l?gal r?gissant les paroisses gr?co-catholiques
8. Jusqu?en 1948, les paroisses gr?co-catholiques poss?daient diff?rents biens immeubles, dont des ?glises et les terrains aff?rents, des maisons paroissiales et des cimeti?res.
9. Par le d?cret-loi no 358/1948, le culte uniate fut dissous. En vertu du m?me d?cret-loi, les biens appartenant ? ce culte furent transf?r?s ? l??tat, ? l?exception des biens des paroisses. Une commission interd?partementale charg?e de fixer l?affectation finale de ces biens ne concr?tisa jamais cette mission. Les biens des paroisses furent transf?r?s ? l??glise orthodoxe en vertu du d?cret no 177/1948 qui ?non?ait que, si la majorit? des fid?les d?une ?glise devenaient membres d?une autre ?glise, les biens ayant appartenu ? la premi?re seraient transf?r?s dans le patrimoine de la seconde.
10. Apr?s la chute du r?gime communiste, en d?cembre 1989, le d?cret no 358/1948 fut abrog? par le d?cret-loi no 9/1989. Le culte uniate fut reconnu officiellement par le d?cret-loi no 126/1990 relatif ? certaines mesures concernant l??glise roumaine unie ? Rome (?glise gr?co catholique). L?article 3 de ce d?cret-loi pr?voyait que la situation juridique des biens ayant appartenu aux paroisses uniates devait ?tre tranch?e par des commissions mixtes constitu?es de repr?sentants du clerg? des deux cultes, uniate et orthodoxe. Pour rendre leurs d?cisions, ces commissions devaient prendre en compte ? la volont? des fid?les des communaut?s d?tentrices de ces biens ? (paragraphe 38 ci-dessous).
11. L?article 3 du d?cret-loi no 126/1990 fut compl?t? par l?ordonnance du gouvernement no 64/2004 du 13 ao?t 2004 et la loi no 182/2005. Selon le d?cret ainsi modifi?, en cas de d?saccord entre les repr?sentants cl?ricaux des deux cultes religieux au sein de la commission mixte, la partie ayant un int?r?t ? agir pouvait introduire une action en justice fond?e sur le droit commun (paragraphe 40 ci-dessous).
2. La situation juridique des requ?rants et de leur ?glise
12. Les requ?rants ont ?t? dissous sur le fondement du d?cret-loi no 358/1948. En 1967, l??glise et la cour attenante ayant appartenu ? la paroisse requ?rante ont ?t? transf?r?es sur le livre foncier dans la propri?t? de l??glise orthodoxe roumaine de Lupeni I.
13. La paroisse requ?rante a ?t? l?galement reconstitu?e le 12 ao?t 1996. Elle rel?ve de l??v?ch? gr?co-catholique de Lugoj (le deuxi?me requ?rant) et de l?Archipr?tr? gr?co-catholique de Lupeni (le troisi?me requ?rant). Les requ?rants entam?rent des d?marches pour obtenir la restitution de l??glise et de la cour attenante.
B. Les d?marches men?es entre l??glise orthodoxe roumaine et l??glise gr?co-catholique en vue d?un r?glement amiable
1. Les r?unions de la commission mixte
14. L??glise orthodoxe et l??glise gr?co-catholique organis?rent des r?unions dans le cadre d?une commission mixte compos?e des hauts repr?sentants des deux ?glises pour trancher le sort des ?glises ayant appartenu au culte gr?co-catholique. De 1998 ? 2003, la commission mixte se r?unit sept fois. La partie gr?co-catholique pr?senta une liste des ?glises qu?elle revendiquait, dont celle de la paroisse requ?rante. Elle proposa ?galement une solution amiable : elle pr?conisait que, dans les communes o? il y avait deux ?glises, l?une d?entre elles f?t restitu?e, et que, dans les communes o? existaient une seule ?glise et deux communaut?s religieuses, un service religieux f?t organis? en alternance. La partie orthodoxe rejeta cette proposition.
15. Au cours des r?unions, les repr?sentants des deux cultes constat?rent que le litige serait long et ils pr?n?rent le dialogue au niveau local et la construction de nouvelles ?glises pour les deux cultes. Lors de la derni?re r?union, la partie orthodoxe refusa de restituer les biens en invoquant la volont? de la majorit? des fid?les.
16. La paroisse requ?rante convoqua pour le 9 novembre 2004 une r?union au niveau local avec la paroisse orthodoxe d?tentrice du bien litigieux. La partie orthodoxe ne se pr?senta pas. Elle ne se rendit pas non plus ? une nouvelle r?union convoqu?e par la partie requ?rante pour le 10 juin 2006.
2. La r?union des parties int?ress?es sous l??gide du minist?re de la Culture et des Cultes
17. Entre-temps, le 5 avril 2002, ? l?initiative du minist?re de la Culture et des Cultes (? le minist?re ?), une rencontre appel?e ? Dialogue fraternel ? avait eu lieu au si?ge du secr?tariat d??tat pour les cultes de Bucarest. Lors de cette rencontre, les repr?sentants du culte orthodoxe avaient d?fendu l?importance de la construction de nouvelles ?glises pour la r?solution du probl?me. ? cette occasion, l?intention du gouvernement de d?marrer un programme de construction de nouvelles ?glises avait ?t? salu?e. Le minist?re avait demand? ? la partie gr?co-catholique de lui fournir une liste plus pr?cise des lieux de culte qu?elle revendiquait.
18. D?apr?s la paroisse requ?rante, la partie gr?co-catholique a bien remis les documents demand?s au minist?re, mais celui-ci n?a pas donn? suite.
C. L?action judiciaire des requ?rants
19. Auparavant, le 23 mai 2001, le deuxi?me requ?rant, ? savoir l??v?ch? gr?co-catholique de Lugoj, en se r?f?rant aux deux autres requ?rants, avait saisi les juridictions nationales d?une action contre l?Archidioc?se orthodoxe de Arad et la Paroisse orthodoxe de Lupeni. Il demandait l?annulation de l?expropriation, op?r?e sur la base du d?cret no 358/1948, de l??glise et du cimeti?re situ?s ? Lupeni et la restitution de cette ?glise ? la paroisse requ?rante.
20. Par un jugement du 10 octobre 2001, le tribunal d?partemental de Hunedoara (? le tribunal d?partemental ?) d?clara l?action irrecevable au motif que le litige devait ?tre r?solu par la voie de la proc?dure sp?ciale institu?e par le d?cret-loi no 126/1990, c?est-?-dire devant la commission mixte.
21. L?appel que le deuxi?me requ?rant fit de ce jugement fut rejet? par un arr?t rendu par la cour d?appel de Alba Iulia (? la cour d?appel ?) le 25 mars 2003, qui jugea l?action pr?matur?e. Sur recours de la paroisse requ?rante et du deuxi?me requ?rant, par un arr?t d?finitif du 24 novembre 2004, la Haute Cour de cassation et de justice (? la Haute Cour ?) renvoya l?affaire devant la m?me cour d?appel pour un nouveau jugement au fond.
22. Le 12 mai 2006, en application des modifications l?gislatives qui donnaient comp?tence aux tribunaux pour juger le fond des affaires (paragraphe 11 ci-dessus), la cour d?appel fit droit ? l?appel du deuxi?me requ?rant et transmit le dossier au tribunal d?partemental.
23. Le 27 juillet 2006, lorsque l?affaire fut r?inscrite au r?le du tribunal d?partemental, l?action fut compl?t?e afin d?inscrire la paroisse requ?rante et le troisi?me requ?rant comme parties demanderesses dans la proc?dure. Le 8 novembre 2006, les parties requ?rantes compl?t?rent leur action par une action en revendication, fond?e sur le droit commun, de l??glise en question.
24. Le tribunal d?partemental demanda aux parties gr?co-catholique et orthodoxe d?organiser une r?union afin de d?cider du sort de l??glise en litige et de lui faire part du r?sultat des n?gociations avant le 25 avril 2007.
25. Le 20 avril 2007, une r?union eut lieu entre les repr?sentants des requ?rants, de l??glise orthodoxe et du maire de Lupeni. L??glise orthodoxe refusa la restitution de l??glise, arguant que la majorit? des fid?les de la commune ?taient orthodoxes. La paroisse requ?rante r?pliqua que le droit de propri?t? n??tait pas li? au nombre de pratiquants d?un culte. Le proc?s verbal de la r?union fut transmis au tribunal d?partemental qui poursuivit l?examen de l?affaire.
26. Par un jugement du 27 f?vrier 2008, le tribunal d?partemental rejeta l?action des requ?rants au motif que la paroisse orthodoxe de Lupeni ?tait devenue l?galement propri?taire du bien en litige en vertu du d?cret no 358/1948. Les requ?rants interjet?rent appel. Par un arr?t du 26 septembre 2008, la cour d?appel annula le jugement du 27 f?vrier 2008 pour vice de forme et renvoya l?affaire devant le tribunal d?partemental.
27. Par un jugement du 13 f?vrier 2009, le tribunal d?partemental fit droit ? l?action des requ?rants et ordonna la restitution de l??glise ? la paroisse requ?rante. Proc?dant ? une comparaison des titres de propri?t? des parties en litige quant au bien en cause, le tribunal d?partemental nota que la partie gr?co-catholique ?tait inscrite depuis 1940 sur le livre foncier en tant que propri?taire du bien et qu?en 1967 l??glise orthodoxe avait inscrit son droit de propri?t? sur le livre foncier en vertu du d?cret no 358/1948. Il jugea que l?abrogation du d?cret no 358/1948 avait eu en l?esp?ce comme effet la cessation du droit de propri?t? de la partie orthodoxe sur le bien en litige. Il ajouta que la paroisse requ?rante n?avait pas de lieu de culte et qu?elle ?tait oblig?e de faire appel ? l??glise romano-catholique qui lui louait ses locaux pour le service religieux.
28. La paroisse orthodoxe interjeta appel de ce jugement.
29. Par un arr?t du 11 juin 2010, la cour d?appel accueillit l?appel et rejeta l?action des requ?rants. Elle d?crivit le d?roulement de la proc?dure et indiqua que l?affaire avait ?t? engag?e par le deuxi?me requ?rant en 2001 et qu?elle avait ?t? compl?t?e en juillet 2006, apr?s son r?inscription au r?le du tribunal d?partemental, par les deux autres requ?rants. Sur la base des preuves vers?es au dossier, elle constata tout d?abord que l??glise revendiqu?e et deux maisons paroissiales de Lupeni avaient ?t? construites entre 1906 et 1920 par des orthodoxes de rite oriental et des gr?co catholiques, et que, apr?s sa construction, l??glise avait abrit? alternativement les offices des deux cultes. Elle prit note du fait que, en 1948, les fid?les gr?co-catholiques avaient ?t? contraints de ? passer ? au culte orthodoxe et que l??glise ?tait pass?e dans le patrimoine de l??glise orthodoxe qui l?avait entretenue et qui avait r?alis? des travaux d?am?lioration.
30. La cour d?appel interrogea trois t?moins, dont deux orthodoxes qui d?clar?rent qu?ils n?entendaient plus revenir ? pr?sent au culte gr?co catholique auxquels ils avaient appartenu avant 1948. Le troisi?me t?moin indiqua qu?elle faisait partie du nombre, restreint d?apr?s elle, des gr?co-catholiques de Lupeni. La cour d?appel nota que les d?clarations de ces t?moins confortaient les donn?es statistiques qui montraient qu?? Lupeni le nombre des orthodoxes ?tait sup?rieur ? celui des gr?co-catholiques.
31. Elle jugea ensuite que le tribunal d?partemental avait proc?d? ? la comparaison des titres de propri?t? sans tenir compte de la volont? de la majorit? des d?tenteurs actuels de l?immeuble, crit?re selon elle pr?vu par l?article 3 ? 1 du d?cret-loi no 126/1990. Elle indiqua que, dans la mesure o? les orthodoxes ?taient plus nombreux que les gr?co-catholiques ? Lupeni si l?on comptait ?galement les convertis qui ne voulaient plus revenir au culte gr?co-catholique, il fallait trancher l?action en tenant compte de leur refus. Elle estima que, ? si l?on consid?rait les r?alit?s sociales et historiques, ignorer la volont? des fid?les et la proportion des fid?les orthodoxes, majoritaires, par rapport aux fid?les gr?co-catholiques, d?un poids moins significatif, porterait atteinte ? la stabilit? et ? la s?curit? des rapports juridiques ?.
32. La cour d?appel nota enfin que l?abrogation du d?cret no 358/1948 ne signifiait pas automatiquement l?annulation du titre de propri?t? de l??glise orthodoxe et que ce d?cret constituait la loi en vigueur ? l??poque du transfert du droit de propri?t?. Elle estima d?s lors que, m?me s?il ?tait abusif, le titre de l??glise orthodoxe ?tait valable ? partir de la date ? laquelle le transfert avait ?t? op?r?, de sorte que l?action en revendication ?tait mal fond?e.
33. Les requ?rants form?rent un recours devant la Haute Cour, all?guant que la cour d?appel avait appliqu? de mani?re erron?e les dispositions l?gales r?gissant l?action en revendication. Ils soulignaient que le droit de propri?t? ne pouvait ?tre li? au caract?re majoritaire d?une religion, car la propri?t? ?tait, ? leurs dires, une notion juridique ind?pendante de l?importance num?rique et de la volont? des parties.
34. Par un arr?t d?finitif du 15 juin 2011, rendu ? la majorit?, la Haute Cour rejeta le recours des requ?rants et confirma l?arr?t rendu en appel. Elle statua ainsi :
? S?agissant d?une demande de restitution d?un lieu de culte qui a appartenu ? l??glise roumaine unie ? Rome (gr?co-catholique), la juridiction d?appel a correctement ?tabli le cadre juridique sp?cial pour trancher lesdites pr?tentions.
Conform?ment au d?cret-loi no 126/1990 (…) une distinction est faite entre deux situations : a) celle o? les biens se trouvent dans le patrimoine de l??tat (…) b) celle o? les lieux de culte et les paroisses ont ?t? repris par l??glise orthodoxe roumaine et pour lesquelles la restitution sera d?cid?e par une commission mixte form?e par des repr?sentants cl?ricaux des deux cultes, commission qui tiendra compte de la volont? des fid?les de la communaut? d?tentrice des biens.
Compte tenu de ces dispositions, la juridiction d?appel, saisie d?une action en restitution d?un lieu de culte, a, ? bon droit, appliqu? le crit?re concernant la volont? des fid?les (majoritaires orthodoxes) de la communaut? d?tentrice du bien, en soulignant en m?me temps le caract?re irr?gulier du raisonnement de la juridiction ayant statu? en premi?re instance qui avait proc?d? ? une simple comparaison des titres en ignorant la norme sp?ciale. (…)
Le fait de compl?ter l?article 3 [du d?cret-loi no 126/1990] avec un alin?a selon lequel ? Si la commission ne se r?unit pas au terme du d?lai ?tabli pour sa convocation, ou si dans le cadre de la commission elle ne parvient pas ? un r?sultat ou si la d?cision prise par la commission m?contente l?une des parties, la partie ayant un int?r?t ? agir peut introduire une action en justice fond?e sur le droit commun ? ne signifie pas que les requ?tes en restitution r?gies par les normes sp?ciales sont transform?es en demandes en revendication selon le droit commun.
Saisi d?une telle requ?te, le tribunal ne peut pas ignorer la r?glementation sp?ciale en la mati?re qui indique le crit?re ? prendre en compte dans la r?solution de telles pr?tentions, ? savoir la volont? des fid?les de la communaut? d?tentrice du bien.
Autrement dit, en vertu de sa pl?nitude de juridiction, le tribunal peut ?tre appel? ? trancher une requ?te sur le fond alors que la proc?dure pr?alable n?a pas ?t? achev?e par une d?cision de la commission mixte cl?ricale, afin de ne pas compromettre l?acc?s ? la justice, mais, en m?me temps, sans qu?il puisse sortir des limites impos?es par le cadre normatif sp?cial.
La pr?f?rence pour le crit?re de la volont? des fid?les rel?ve du choix du l?gislateur, qui a voulu ainsi r?glementer une mati?re qui concerne les immeubles dot?s d?une certaine affectation (lieux de culte), le tribunal n??tant pas autoris? ? censurer la loi.
Par ailleurs, se pronon?ant sur l?inconstitutionnalit? all?gu?e de l?article 3 du d?cret no 126/1990 et du crit?re de la volont? des fid?les, la Cour constitutionnelle a affirm? que le texte n?enfreignait pas le principe de d?mocratie de l??tat roumain ni celui de la libert? des cultes religieux (d?cision C.C. no 23/1993, d?cision C.C. no 49/1995).
En effet, la d?mocratie ? implique ?galement l?application du principe de la majorit?, comme l??nonce la partie finale de l?article 3 ? la volont? des fid?les de la communaut? d?tentrice de ces biens ? qui institue un crit?re social, celui du choix de la majorit? des fid?les. ?
De m?me, il a ?t? ?tabli que ? la libert? des cultes religieux implique non seulement leur autonomie ? l??gard de l??tat, mais ?galement la libert? de croyance religieuse ? ; lorsque ? dans la m?me commune il y a des fid?les orthodoxes et des fid?les gr?co catholiques, l?application du crit?re social de la majorit? des paroissiens pour d?cider de l?attribution des lieux de culte et des maisons paroissiales est conforme au principe d?mocratique de d?termination de l?usage religieux dudit bien, d?s lors que c?est la volont? de la majorit? de ceux qui sont les b?n?ficiaires de ladite utilisation ? parce que ? autrement, cela signifierait que, de mani?re injustifi?e, les fid?les orthodoxes majoritaires, ? moins passer au culte gr?co-catholique, seraient emp?ch?s de pratiquer leur religion ?.
En outre, les modalit?s de r?glementation des relations sociales et de reconstitution du patrimoine (averi) des communaut?s religieuses rel?vent de la politique l?gislative (et non du droit pr?torien, qui tenterait de r?gler de telles questions par la voie judiciaire en excluant la loi sp?ciale) ; il ne peut ?tre soutenu que, en instaurant le crit?re de la volont? des fid?les, une telle loi a manqu? son but r?parateur.
La cour d?appel a estim? que le fait que l??tat avait d?poss?d? de mani?re abusive l??glise gr?co-catholique de ses lieux de culte en 1948 ne peut pas ?tre r?par? dans un ?tat de droit par un abus en sens inverse, qui ne tiendrait pas compte du choix de la majorit? des fid?les ? la date de l?adoption de ladite mesure. Or restituer des biens qui avaient appartenu ? l??glise gr?co-catholique sans respecter les conditions impos?es par l?article 3, alin?a premier, du d?cret-loi no 126/1990 porterait atteinte ? la stabilit? et ? la s?curit? des rapports juridiques. La reconstitution du droit ne peut pas se faire de mani?re abstraite, en ignorant les r?alit?s sociales et historiques, et l?att?nuation des anciens pr?judices ne doit pas cr?er de nouveaux probl?mes disproportionn?s (…).
Pour engager une action en revendication de droit commun sans ?tre soumis ? la loi sp?ciale, les requ?rants doivent pouvoir se pr?valoir de l?existence d?un ? bien ? ou d?un droit de propri?t? dans leur patrimoine.
Or, par le d?cret no 358/1948, le culte gr?co-catholique a ?t? mis hors la loi et ses biens ont ?t? transf?r?s ? l??tat, l?immeuble en litige ayant ?t? inscrit dans le patrimoine de l??glise orthodoxe roumaine Lupeni I.
Le fait que par le d?cret-loi no 9/1989 l??glise roumaine unie ? Rome (gr?co catholique) a ?t? reconnue officiellement, ? la suite de l?abrogation du d?cret no 358/1948, ne signifie pas qu?elle a ?t? r?tablie dans son droit de propri?t? dans la mesure o? la reconstitution du droit de propri?t? est soumise ? une proc?dure (? savoir les dispositions du d?cret-loi no 126/1990 avec ses modifications ult?rieures), l?esp?rance d?obtenir un droit de propri?t? n??tant pas assimil?e ? un bien (…).
Contrairement ? ce que soutient les parties qui ont form? le pourvoi en recours [recurentilor], la solution adopt?e ne porte pas atteinte ? la libert? de pratiquer une religion, car, comme elle le soutient dans ses propres observations, ? la pratique d?une religion est une question intime ? qui consiste principalement en un ? investissement spirituel fort et personnel ?. En m?me temps, le l?gislateur a pr?vu l?hypoth?se dans laquelle les lieux de culte ne pouvaient pas ?tre restitu?s en nature ; ainsi, l?article 4 du d?cret-loi no 126/1990 pr?voit que ? dans les communes o? le nombre de lieux de culte est insuffisant par rapport au nombre des fid?les, l??tat apportera son soutien ? la construction de nouvelles ?glises ; ? cette fin, il mettra ? la disposition de ces cultes le terrain requis si le culte n?en dispose pas et il contribuera ? la collecte des fonds n?cessaires ?.
De cette mani?re, l??tat, en tant qu?autorit? comp?tente pour contr?ler la vie sociale, va garantir que les conditions n?cessaires ? la manifestation des croyances religieuses sont r?unies sans que (…) l?exercice de ce droit soit limit? par le nombre des fid?les (limitation d?ordre mat?riel). Il s?agit ici pour l??tat de remplir une obligation positive afin de contribuer ? la r?alisation de l?exercice effectif du droit ? la libert? de conscience et de religion (…) ?
35. Dans une opinion s?par?e, l?un des juges de la formation de jugement relevait que le renvoi au droit commun par le l?gislateur ne pouvait pas ?tre r?duit ? une dimension purement proc?durale, mais qu?il devait ?tre interpr?t? comme l?application d?une r?gle de droit mat?riel. Se r?f?rant aux r?gles concernant l??laboration des actes normatifs, le juge indiquait que, si le l?gislateur avait voulu donner une signification sp?cifique ? la ladite r?f?rence au ? droit commun ?, il aurait d? le faire express?ment. Il citait ?galement l?article 31 ? 3 de la loi no 489/2006 relative ? la libert? religieuse et au r?gime g?n?ral des cultes, selon lequel les diff?rends patrimoniaux entre des cultes se r?gleraient par la voie amiable et, le cas ?ch?ant, sur le fondement du droit commun. Apr?s avoir indiqu? que l?action en revendication impliquait la comparaison des titres de propri?t?, le juge conclut que l??glise orthodoxe n?en poss?dait pas sur le lieu de culte en litige.
D. Autres informations concernant l?affaire
36. D?apr?s une note fournie par l?institut national de statistique, il y avait en 2002 ? Lupeni 501 fid?les gr?co-catholiques et 24 815 fid?les orthodoxes. ? ce jour, la paroisse requ?rante organise le service religieux ? un horaire pr??tabli dans des locaux que lui loue l??glise romano-catholique de Lupeni.
II. LE DROIT ET LA PRATIQUE INTERNES PERTINENTS
A. Les dispositions l?gales concernant les lieux de culte
37. Le droit interne pertinent en l?esp?ce, tel qu?en vigueur ? l??poque des faits, ? savoir les articles pertinents de la Constitution et du d?cret no 177/1948 relatif au r?gime g?n?ral des cultes religieux, sont d?crits dans l?affaire Paroisse gr?co-catholique S?mbata Bihor c. Roumanie (no 48107/99, ?? 35-37, 12 janvier 2010).
38. Le d?cret-loi no 126/1990 relatif ? certaines mesures concernant l??glise roumaine unie ? Rome (?glise gr?co-catholique) a ?t? publi? au Journal officiel no 54 du 25 avril 1990. Il est ainsi libell? dans ses parties pertinentes en l?esp?ce :
Article 1
? ? la suite de l?abrogation du d?cret no 358/1948 par le d?cret-loi no 9 du 31 d?cembre 1989, l??glise roumaine unie ? Rome est reconnue officiellement (…) ?
Article 3
? La situation juridique des ?difices religieux et des maisons paroissiales qui ont appartenu ? l??glise uniate et que l??glise orthodoxe roumaine s?est appropri?s sera fix?e par une commission mixte, form?e des repr?sentants du clerg? de chacun des deux cultes religieux, qui prendra en compte la volont? des fid?les des communaut?s d?tentrices de ces biens (dorin?a credincio?ilor din comunit??ile care de?in aceste bunuri). ?
Article 4
? Dans les communes o? le nombre de lieux de culte est insuffisant par rapport au nombre des fid?les, l??tat apportera son soutien ? la construction de nouvelles ?glises ; ? cette fin, il mettra ? la disposition de ces cultes le terrain requis si le culte n?en dispose pas et il contribuera ? la collecte des fonds n?cessaires. ?
39. L?article 3 du d?cret-loi susmentionn? a ?t? compl?t? par l?ordonnance du gouvernement no 64/2004 du 13 ao?t 2004 (? l?ordonnance no 64/2004 ?), entr? en vigueur le 21 ao?t 2004, qui a ajout? ? cette disposition un deuxi?me paragraphe, ainsi libell? :
? Au cas o? les repr?sentants cl?ricaux des deux cultes religieux ne trouvent pas un accord au sein de la commission mixte pr?vue ? l?article 1er, la partie ayant un int?r?t ? agir peut introduire une action en justice fond?e sur le droit commun. ?
40. La loi no 182/2005 du 13 juin 2005 (? la loi no 182/2005 ?), entr?e en vigueur le 17 juin 2005, a modifi? le deuxi?me alin?a de l?article 3 introduit par l?ordonnance no 64/2004 et en a ajout? deux autres, ainsi r?dig?s :
? La partie ayant un int?r?t ? agir convoquera l?autre partie, en lui communiquant par ?crit ses pr?tentions et en lui fournissant les preuves sur lesquelles elle fonde ses pr?tentions. La convocation sera faite par lettre recommand?e avec accus? de r?ception ou par la remise des lettres en mains propres. La date de la convocation de la commission mixte ne sera fix?e que trente jours apr?s la date de r?ception des documents. La commission sera constitu?e de trois repr?sentants de chaque culte. Si la commission ne se r?unit pas au terme du d?lai ?tabli pour sa convocation ou si elle ne parvient pas ? un r?sultat ou si la d?cision prise par la commission m?contente l?une des parties, la partie ayant un int?r?t ? agir peut introduire une action en justice fond?e sur le droit commun.
L?action sera examin?e par les tribunaux.
L?action sera exempt?e de la taxe judiciaire. ?
41. L?ordonnance d?urgence du gouvernement no 94/2000 relative ? la restitution des immeubles ayant appartenu aux cultes religieux de Roumanie, telle que modifi?e le 25 juillet 2005 et publi?e au Journal officiel le 1er septembre 2005, ?nonce ce qui suit :
Article 1
? (2) Le r?gime juridique des immeubles qui constituaient des lieux de culte sera r?glement? par une loi sp?ciale. ?
42. La loi no 165/2013 relative ? la finalisation du processus de restitution, en nature ou par ?quivalent, des biens immeubles transf?r?s abusivement dans le patrimoine de l??tat sous le r?gime communiste en Roumanie ne s?applique pas aux demandes de restitution formul?es par la communaut? gr?co-catholique concernant les lieux de culte.
B. La disposition pertinente en l?esp?ce du code civil portant sur le droit de propri?t?
43. L?article 480 du code civil est ainsi libell? :
? La propri?t? est le droit de jouir et de disposer des choses de la mani?re la plus absolue, pourvu qu?on n?en fasse pas un usage prohib? par les lois. ?
44. La doctrine et la jurisprudence d?finissent l?action en revendication, qui n?est pas r?glement?e par la loi, comme l?action par laquelle le propri?taire d?un bien, qui en a perdu la possession au profit d?un tiers, cherche ? faire r?tablir son droit de propri?t? sur le bien en question et ? recouvrer sa possession aupr?s du tiers.
45. Les juridictions roumaines ont estim? qu?il suffisait au cours d?une proc?dure en revendication que le tribunal saisi examine les deux titres de propri?t?, celui du demandeur et celui du d?fendeur, pour en d?clarer un comme primant (este mai caracterizat) sur l?autre (voir, par exemple, l?arr?t no 2543/1996 de la cour d?appel de Ploie?ti, publi? dans M. Voicu, M. Popoac?, Dreptul de proprietate ?i alte drepturi reale. Tratat de jurispruden?? 1991 ? 2002 (Le droit de propri?t? et les autres droits r?els. Trait? de jurisprudence), Ed. Lumina Lex, Bucarest, 2002, p. 358 ; voir aussi l?arr?t no 1554/2000 de la cour d?appel de Cluj) en raison par exemple de son anciennet? ou de son inscription ant?rieure dans un registre foncier.
C. La jurisprudence interne concernant les actions engag?es par diff?rentes paroisses gr?co-catholiques aux fins de la restitution d??glises
46. Les parties ont vers? au dossier de l?affaire des d?cisions de justice relatives ? des actions engag?es par des ?glises gr?co-catholiques contre des ?glises orthodoxes aux fins de la restitution de lieux de culte. Ces actions ?taient fond?es majoritairement sur l?article 480 du code civil et visaient la rectification des livres fonciers sur lesquels les ?glises orthodoxes avaient fait inscrire leur droit de propri?t? sur les biens en litige.
1. Les d?cisions rendues par la Haute Cour de cassation et de justice
47. La Haute Cour de cassation et de justice (? la Haute Cour ?) examine les actions en tant que dernier degr? de juridiction sur pourvoi en recours des parties.
48. Dans une s?rie de d?cisions vers?es au dossier (voir, par exemple, les arr?ts de la Haute Cour des 5 f?vrier 2013, mars 2013, 19 mars 2013, 16 mai 2013 et 2 octobre 2013, des 16 mai 2012 et 12 d?cembre 2012, et des 26 janvier 2011 et 24 novembre 2011 ), la Haute Cour a jug? que, bien que la partie gr?co-catholique e?t saisi les tribunaux d?une action en revendication de droit commun, elle ne pouvait pas faire abstraction du crit?re de la volont? des fid?les des communaut?s d?tentrices de ces biens, ?tabli par la loi sp?ciale, ? savoir le d?cret-loi no 126/1990. Dans une autre s?rie d?affaires, la Haute Cour a cass? les d?cisions des juridictions inf?rieures en renvoyant les affaires pour r?examen, au motif que le crit?re fix? par la loi sp?ciale n?avait pas ?t? appliqu? (voir, par exemple, les arr?ts du 24 mars 2009, du 9 novembre 2010, des 14 novembre 2012 et 11 d?cembre 2012, et du 7 f?vrier 2013).
49. Dans un arr?t du 20 juin 2013, la Haute Cour a admis l?action en revendication dans un contexte o? deux ?glises existaient dans la localit? et o?, bien que seulement deux des quatre-vingt-dix habitants de la commune fussent gr?co-catholiques, l??glise revendiqu?e n??tait pas utilis?e par le culte orthodoxe.
50. Dans certains arr?ts, la Haute Cour a tranch? l?action en revendication en comparant les titres des parties en litige inscrits sur le livre foncier (voir par exemple, les arr?ts du 10 mars 2011, et des 16 mai 2012, 2 octobre 2012 et 21 novembre 2012, et du 1er octobre 2013). Dans un arr?t d?finitif du 25 novembre 2008, la Haute Cour a renvoy? une affaire pour jugement aux juridictions inf?rieures apr?s avoir not? que l??glise orthodoxe ?tait inscrite dans le livre foncier et que le crit?re de la volont? des fid?les n??tait applicable que pendant la proc?dure pr?alable devant les commissions mixtes.
2. La jurisprudence de la Cour constitutionnelle
51. La Cour constitutionnelle a ?t? saisie d?une exception d?inconstitutionnalit? de l?article 3, premier alin?a, in fine du d?cret-loi no 126/1990, article selon lequel la situation juridique des lieux de culte sera fix?e en prenant en compte ? la volont? des fid?les des communaut?s d?tentrices des biens ?. Selon l?auteur de l?exception d?inconstitutionnalit?, ce texte de loi contrevenait aux dispositions de la Constitution prot?geant la libert? de conscience et le droit de propri?t?. Dans sa d?cision no 23 du 27 avril 1993, la Cour constitutionnelle a rejet? cette exception et a jug? que ce crit?re, appliqu? par les commissions mixtes, ?tait conforme ? la Constitution. ? la suite d?une nouvelle saisine, elle a confirm? sa position par une d?cision no 49 du 19 mai 1995.
52. Par une d?cision du 27 septembre 2012, la Cour constitutionnelle a confirm? sa jurisprudence ant?rieure et a rejet? l?exception d?inconstitutionnalit? de l?article 3 susmentionn?, statuant comme suit :
? (…) la d?mocratie implique l?application du principe de la majorit?, or la derni?re partie de l?article 3, ? qui prendra en compte la volont? des fid?les des communaut?s d?tentrices des biens ?, ?nonce ce principe en instituant un crit?re social, celui du choix de la majorit? des paroissiens.
La Cour [constitutionnelle] a jug? que la libert? des cultes religieux impliquait non seulement leur autonomie ? l??gard de l??tat (…) mais ?galement la libert? de croyance religieuse (…). Lorsque, dans la m?me communaut? religieuse, il y a des fid?les orthodoxes et gr?co-catholiques, se servir du crit?re social de la majorit? des fid?les pour fixer le sort du lieu de culte et des maisons paroissiales est conforme au principe d?mocratique de d?termination de l?utilisation religieuse de ce bien, d?s lors que c?est la volont? de la majorit? de ceux qui jouissent de cette utilisation. Si cela n??tait pas le cas, on aboutirait, de mani?re injustifi?e, ? ce que les fid?les orthodoxes majoritaires, ? d?faut de passer au culte gr?co-catholique, fussent emp?ch?s, par une mesure contraire ? leur volont?, de pratiquer leur religion.
Or cela serait contraire ? l?article 57 de la Constitution, selon lequel les citoyens doivent exercer leurs droits et libert?s avec bonne foi, sans porter atteinte aux droits et libert?s d?autrui. Si, dans l?hypoth?se de la reconstruction du droit de propri?t?, abstraction ?tait faite du choix de la majorit?, cela porterait atteinte ? la bonne foi et au respect des droits d?autrui (…)
Une telle mesure porterait atteinte ? l?article 29 de la Constitution qui consacre la libert? des cultes religieux dans ses deux acceptions ? culte, en tant qu?association et organisation religieuses, et pratique d?un rite. De m?me, elle porterait atteinte aux dispositions constitutionnelles r?gissant les rapports entre les religions (…), selon lesquelles ? la libert? de conscience est garantie ; elle doit ?tre exerc?e dans un esprit de tol?rance et de respect r?ciproque ?, ainsi qu?? l?alin?a 4 de l?article 29, [selon lequel] (…) ? dans les relations entre les cultes sont interdits toutes formes, tous moyens, tous actes et toutes actions de discorde religieuse ?. En effet, dans de tels cas, la majorit? se verrait imposer la volont? d?une minorit?. ?
D. Le recours dans l?int?r?t de la loi
53. Selon l?article 329 du code de proc?dure civile et l?article 514 du nouveau code de proc?dure civile en vigueur depuis f?vrier 2013, le procureur g?n?ral du parquet pr?s la Haute Cour, d?office ou sur demande du ministre de la Justice, ainsi que les coll?ges directeurs des cours d?appel, et, plus r?cemment, le coll?ge directeur de la Haute Cour et l?ombudsman ont le droit de demander ? la Haute Cour de se prononcer sur des questions de droit qui ont ?t? tranch?es de mani?re diff?rente par les tribunaux, dans le souci d?assurer une interpr?tation et une application uniformes de la loi sur l?ensemble du territoire. Les d?cisions sont rendues dans l?int?r?t de la loi, elles n?ont pas d?effet sur les d?cisions judiciaires examin?es ni sur la situation des parties dans la proc?dure. Les tribunaux doivent se plier ? la solution adopt?e par la Haute Cour.
III. LES RAPPORTS DU CONSEIL DE L?EUROPE RELATIFS ? LA ROUMANIE
54. Le troisi?me rapport sur la Roumanie de la Commission europ?enne contre le racisme et l?intol?rance (? l?ECRI ?), adopt? le 24 juin 2005 et publi? le 21 f?vrier 2006, mentionne ce qui suit :
? L?gislation sur les cultes religieux
(…)
15. L?ECRI note avec inqui?tude les informations selon lesquelles, bien qu?elle n?ait pas le statut de religion d??tat, l??glise orthodoxe, qui est la religion majoritaire en Roumanie, occuperait une place dominante dans la soci?t? roumaine. Ainsi, les autres religions estiment que cette ?glise exerce une trop grande influence sur la politique des autorit?s. Elle recevrait ?galement des avantages que les autres religions n?ont pas, tels que des chapelles dans les centres p?nitentiaires et carc?raux. Cette ?glise aurait en outre une influence importante sur les d?cisions du gouvernement concernant des questions telles que l?attribution du statut de culte religieux ? des associations religieuses. L?ECRI note ?galement qu??tant donn? le nombre et la diversit? des cultes officiellement reconnus et pratiqu?s en Roumanie, le dialogue interreligieux entre l??glise orthodoxe et les autres d?nominations religieuses pourrait ?tre am?lior?. En particulier, le dialogue entre cette ?glise et l??glise gr?co-catholique ne serait pas pr?s d?aboutir, en raison principalement de la mani?re dont les autorit?s g?rent la question de la restitution des biens confisqu?s pendant la p?riode communiste.
16. L?ECRI note ?galement avec inqui?tude les informations selon lesquelles des membres de l??glise orthodoxe se livraient ? des actes de harc?lement en tout genre envers des adeptes de l??glise gr?co-catholique non sans une certaine complaisance des autorit?s.
(…)
45. L?ECRI note avec inqui?tude que la restitution des ?glises ayant appartenu ? l??glise gr?co-catholique est devenue une source de tensions entre celle-ci et l??glise orthodoxe. Bien qu?il y ait eu des tentatives d?aboutir ? un accord ? l?amiable, l??glise orthodoxe refuse de rendre ces ?glises ? l??glise gr?co-catholique, et les autorit?s ne semblent pas agir pour faire appliquer la loi. L?ECRI esp?re donc que les autorit?s s?engageront plus activement dans la r?solution des questions relatives ? la restitution des ?glises gr?co-catholiques afin que la loi soit appliqu?e ?quitablement, dans un esprit de tol?rance et de respect mutuel (…) ?
55. Le quatri?me rapport sur la Roumanie de l?ECRI, adopt? le 19 mars 2014 et publi? le 3 juin 2014 mentionne ce qui suit :
? 22. Dans son troisi?me rapport, l?ECRI recommandait aux autorit?s roumaines de faire appliquer la loi sur la restitution des biens, et d?inciter les confessions religieuses, particuli?rement l??glise orthodoxe et les minorit?s religieuses, ? ouvrir un dialogue constructif sur cette question. Elle leur recommandait aussi d??tablir des m?canismes de m?diation, de tenir des colloques et des s?minaires interreligieux, et de mener des campagnes d?information visant ? promouvoir l?id?e d?une soci?t? multiconfessionnelle.
23. Les autorit?s ont confirm? que le contentieux sur cette question des biens a suscit? des tensions entre l??glise orthodoxe et l??glise catholique grecque. D?une mani?re g?n?rale, l??glise orthodoxe n?a gu?re montr? d?empressement ? restituer les ?glises catholiques grecques re?ues en 1948 par l??tat, et s?est m?me fr?quemment refus?e ? le faire.
24. Une commission mixte form?e de repr?sentants du clerg? des deux ?glises a ?t? cr??e en 1999 pour r?gler ces questions de propri?t? ; son travail ne semble toutefois pas avoir donn? de r?sultats notables. L?Autorit? nationale pour la restitution des biens a fait savoir ? l?ECRI que sur 6 723 demandes de restitution, 1 110 ont ?t? instruites depuis 2005. (…). Un conseil consultatif des ?glises et cultes a ?t? cr?? au mois d?avril 2011 pour promouvoir la solidarit? et la coop?ration, et pr?venir les conflits entre les religions de Roumanie ; il se r?unit jusqu?? deux fois par an. L?ECRI se f?licite des efforts ?voqu?s ci-dessus, et invite les autorit?s ? jouer un r?le de chef de file dans le r?glement de litiges li?s, il faut le rappeler, ? la confiscation de biens par l??tat. ?
56. La r?ponse du gouvernement roumain au quatri?me rapport de l?ECRI est ainsi r?dig?e dans sa partie pertinente pour l?affaire (traduction du greffe de la Cour) :
? En ce qui concerne les paragraphes 22 ? 25, le secr?tariat d??tat aux cultes a constamment cherch? ? recourir ? la m?diation pour apaiser les tensions entre l??glise orthodoxe roumaine et l??glise roumaine unie ? Rome (gr?co-catholique) et a jou? un r?le actif dans la recherche de solutions satisfaisantes pour les deux parties dans leur litige patrimonial ; le secr?tariat d??tat aux affaires religieuses finance les projets de construction de nouveaux lieux de culte dans les zones o? l?une des parties devient irr?vocablement propri?taire du lieu de culte pr?c?demment en litige.
En outre, l?Autorit? nationale pour la restitution (…) des biens a poursuivi avec les repr?sentants des deux ?glises les r?unions au cours desquelles ont ?t? examin?s divers aspects concernant le stade de r?glement des demandes d?pos?es devant la commission sp?ciale de restitution et les difficult?s rencontr?es dans le processus de restitution.
Durant ces r?unions, la situation des biens appartenant ? l??glise gr?co-catholique et actuellement d?tenus par l??glise orthodoxe roumaine a ?galement ?t? examin?e, le dialogue entre les deux ?glises en vue d?un r?glement amiable du contentieux patrimonial ?tant encourag?.
Pour ce qui est du stade actuel de r?glement des demandes de restitution d?pos?es par l??glise gr?co-catholique devant la commission sp?ciale, il y a lieu de souligner que 1 100 demandes sur 6 723 ont ?t? r?gl?es (16,51 %).
Ces demandes ont ?t? r?gl?es de la fa?on suivante :
Restitution en nature : 139
Proposition d?indemnisation : 52
Rejet : 66
Autres solutions (r?orientation, renonciation) : 853 ?
EN DROIT
I. SUR LA VIOLATION ALL?GU?E DE L?ARTICLE 6 ? 1 DE LA CONVENTION
57. Invoquant les articles 6 ? 1 et 13 de la Convention, les requ?rants se plaignent d?une m?connaissance de leur droit d?acc?s ? un tribunal. Ils reprochent ? cet ?gard aux juridictions nationales d?avoir tranch? leur litige non pas en appliquant les r?gles du droit commun, mais en leur imposant le respect d?un crit?re ?nonc? par la loi sp?ciale relativement ? la proc?dure amiable (? savoir le souhait des fid?les de la communaut? d?tentrice du bien) alors que, selon les requ?rants, l?application de ce crit?re n??tait pas pr?visible. La Cour a d?j? estim? que, lorsque de telles questions se posaient les garanties de l?article 13 se trouvaient absorb?es par les garanties plus strictes de l?article 6 (Ravon et autres c. France, no 18497/03, ? 27, 21 f?vrier 2008). D?s lors, il y a lieu d?examiner les all?gations des requ?rants uniquement sous l?angle de l?article 6 ? 1 de la Convention.
Les requ?rants se plaignent ?galement de la dur?e de la proc?dure.
58. L?article 6 ? 1 de la Convention est ainsi libell? dans sa partie pertinente en l?esp?ce :
? Toute personne a droit ? ce que sa cause soit entendue ?quitablement (…) dans un d?lai raisonnable, par un tribunal (…), qui d?cidera (…) des contestations sur ses droits et obligations de caract?re civil (…) ?
A. Sur la recevabilit?
59. La Cour note ? titre liminaire que l?action des requ?rants relevait de l?article 6 ? 1 de la Convention dans sa branche civile d?s lors qu?elle avait pour but la reconnaissance de leur droit de propri?t? sur un immeuble, droit de caract?re patrimonial (Paroisse gr?co-catholique S?mbata Bihor, pr?cit?, ? 65).
60. Constatant ensuite que ces griefs des requ?rants ne sont pas manifestement mal fond?s au sens de l?article 35 ? 3 a) de la Convention et qu?ils ne se heurtent ? aucun autre motif d?irrecevabilit?, elle les d?clare recevables.
B. Sur le fond
1. Sur le droit d?acc?s ? un tribunal
a) Les arguments des parties
i. Les requ?rants
61. Les requ?rants estiment que leur droit d?acc?s ? un tribunal n??tait qu?illusoire, dans la mesure o?, selon eux, les tribunaux n?ont pas eu pl?nitude de juridiction pour trancher le litige concernant le lieu de culte. Ils pr?cisent ? cet ?gard que, en faisant appliquer le crit?re de la loi sp?ciale, ? savoir la volont? des fid?les de la communaut? d?tentrice du bien ? la partie d?fenderesse dans le litige ?, les juridictions ont vid? de son contenu leur droit d?acc?s ? un tribunal.
62. Dans leurs observations compl?mentaires, les requ?rants indiquent que, dans la mesure o? la majorit? serait toujours orthodoxe, il ?tait difficile d?obtenir la restitution du lieu de culte. Ils consid?rent que les juridictions internes saisies d?une action en revendication devaient appliquer le droit commun et proc?der ? une comparaison des titres de propri?t? des parties, et que la prise en consid?ration de la contribution des deux cultes ? la construction de l??difice ou l?usage de ce dernier ne constituaient pas des crit?res pertinents dans l??tablissement des titres de propri?t?. Ils soutiennent enfin que l?absence, selon eux, de disposition l?gale claire et pr?visible quant ? la mani?re dont le crit?re de la volont? de la majorit? des fid?les devait se combiner avec le droit commun a eu pour effet de rendre leur droit d?acc?s ? un tribunal ineffectif.
ii. Le Gouvernement
63. Le Gouvernement ne nie pas l?existence d?une limitation dans le droit d?acc?s des requ?rants ? un tribunal, mais il soutient que cette limitation ?tait justifi?e et proportionn?e. Il expose qu?il ne faut pas perdre de vue le caract?re sp?cial de l?affaire et la qualit? des parties, des communaut?s religieuses, qui sont, selon lui, guid?es par des principes de tol?rance et d?entente interconfessionnelles. Il estime que l?intervention de l??tat dans la r?glementation de l?usage des biens religieux doit ?tre minimale d?s lors qu?elle doit respecter le principe de neutralit? envers les communaut?s religieuses. Le Gouvernement rel?ve ensuite que les tribunaux internes ont rejet? l?action des requ?rants non pas comme irrecevable mais comme mal fond?e, apr?s avoir, selon lui, proc?d? ? une analyse comparative des titres de propri?t? et donn? la pr?f?rence ? celui pr?sent? par la partie d?fenderesse.
64. Dans ses observations compl?mentaires, le Gouvernement revient sur les arguments tenant aux circonstances de l?affaire et ayant conduit tant la juridiction d?appel que celle de recours ? rejeter l?action des requ?rants. Il ajoute que ces juridictions ont recherch? dans l?histoire de l??dification de l??glise des ?l?ments ? prendre en consid?ration pour d?terminer quelle ?tait la volont? des fid?les.
b) L?appr?ciation de la Cour
i. Les principes applicables
65. La Cour rappelle que l?article 6 de la Convention garantit ? chacun le ? droit ? un tribunal ?, dont le droit d?acc?s, ? savoir le droit de saisir un tribunal en mati?re civile, constitue un aspect. Ce droit n?est pas absolu ; il se pr?te ? des limitations implicitement admises, car il commande de par sa nature m?me une r?glementation de l??tat. Toutefois, m?me si les ?tats contractants jouissent d?une certaine marge d?appr?ciation en la mati?re, il appartient ? la Cour de statuer en dernier ressort sur le respect des exigences de la Convention (Stanev c. Bulgarie [GC], no 36760/06, ? 230, CEDH 2012). Les limitations impos?es ne doivent en aucun cas restreindre l?acc?s ouvert ? un justiciable de mani?re ou ? un point tels que le droit d?acc?s ? la justice s?en trouve atteint dans sa substance m?me (Stagno c. Belgique, no 1062/07, ? 25, 7 juillet 2009, et Stanev pr?cit?, ? 230).
66. La Cour rappelle ensuite qu?elle n?a pas pour t?che de se substituer aux juridictions internes : c?est au premier chef aux autorit?s nationales, et notamment aux cours et tribunaux, qu?il incombe d?interpr?ter la l?gislation interne (voir, parmi beaucoup d?autres, Brualla G?mez de la Torre c. Espagne, 19 d?cembre 1997, ? 31, Recueil des arr?ts et d?cisions 1997 VIII, et Edificaciones March Gallego S.A. c. Espagne, 19 f?vrier 1998, ? 33, Recueil 1998-I). Son r?le se limite ? v?rifier la compatibilit? avec la Convention des effets de pareille interpr?tation.
ii. L?application des principes en l?esp?ce
67. La Cour note que la pr?sente affaire s?inscrit dans le contexte sp?cial de la restitution des lieux de culte ayant appartenu ? l??glise gr?co catholique qui a ?t? supprim?e par le r?gime communiste. Elle a conscience que le probl?me de restitution de ces ?difices de culte se pose ? une ?chelle relativement importante et qu?il constitue une question socialement sensible. ? ce sujet, elle rappelle qu?elle a d?j? jug? que, m?me dans un tel contexte, une exclusion g?n?rale de la comp?tence des tribunaux des litiges portant sur les lieux de culte contrariait en soi le droit d?acc?s ? un tribunal, et ce d?autant plus que les syst?mes de r?solution de conflits pr?alables mis en place par le d?cret-loi no 126/1990 n??taient pas suffisamment r?glement?s et que le contr?le juridictionnel sur la d?cision de la commission mixte n??tait pas ad?quat (Paroisse gr?co-catholique S?mbata Bihor, pr?cit?, ?? 66-75).
68. En l?esp?ce, la Cour constate que l?article 3 du d?cret-loi no 126/1990, tel que modifi? successivement par l?ordonnance no 64/2004 et par la loi no 182/2005, offrait aux requ?rants la possibilit? d?agir en justice pour ?tablir la situation juridique du lieu de culte (voir, a contrario, Tserkva Sela Sossoulivka c. Ukraine, no 37878/02, ? 51, 28 f?vrier 2008). De m?me, l?article 3 ainsi modifi? pr?voyait les d?lais ? respecter et la proc?dure ? suivre devant la commission mixte, de sorte que cette ?tape pr?alable n?a pas constitu? un obstacle ? la saisine d?un tribunal (voir, a contrario, Paroisse gr?co-catholique S?mbata Bihor, pr?cit?, ? 71).
69. La Cour observe ensuite que les requ?rants ont fait usage de la voie ouverte par l?article 3 du d?cret-loi no 126/1990 modifi? et qu?ils ont assign? l??glise orthodoxe d?tentrice du bien devant le tribunal d?partemental par le biais d?une action en revendication du lieu de culte litigieux. Cela ?tant, les requ?rants soutiennent que le crit?re fix? par la loi sp?ciale, selon lequel la situation juridique des lieux du culte s??tablit en prenant en compte ? la volont? des fid?les des communaut?s d?tentrices de ces biens ?, constitue une limitation ? leur droit d?acc?s ? un tribunal au motif qu?il fait pr?valoir la volont? de la partie d?fenderesse dans la proc?dure.
70. La Cour rappelle qu?il ne lui appartient pas d?appr?cier en soi le syst?me l?gislatif mis en place par le l?gislateur roumain pour r?gler la situation juridique des lieux de culte ayant appartenu aux ?glises gr?co catholiques et transf?r?s pendant le r?gime totalitaire dans le patrimoine de l??glise orthodoxe. Il ne lui appartient pas non plus de trancher quant aux r?gles de droit applicables en g?n?ral dans une action en revendication portant sur un lieu de culte. La Cour se bornera donc, autant que possible, ? examiner les probl?mes concrets dont elle se trouve saisie (Bellet c. France, 4 d?cembre 1995, ? 34, s?rie A no 333 B). Si elle n?a pas qualit? pour substituer sa propre appr?ciation ? celle des autorit?s nationales quant ? l?application du droit interne, il lui appartient de statuer en dernier ressort sur le respect des exigences de la Convention. ? cette fin, elle doit n?anmoins en l?esp?ce se pencher sur le crit?re de la ? volont? des fid?les des communaut?s d?tentrices de ces biens ? pour d?cider si l?application de celui-ci a port? atteinte au droit d?acc?s des requ?rants ? un tribunal.
71. ? cet ?gard, la Cour constate que les juridictions internes ne se sont pas d?clar?es incomp?tentes pour conna?tre de l?affaire mais qu?elles ont examin? celle-ci au fond avant de la d?clarer manifestement mal fond?e. Elles ont expos? qu?elles entendaient appliquer le crit?re de la loi sp?ciale en recourant ? des ?l?ments de fait concrets. Ainsi, elles ont tenu compte du contexte historique, des contributions financi?res des diff?rentes parties ? la construction de l??glise et de la mani?re dont cet ?difice a ?t? utilis? (paragraphes 28 ? 30 ci-dessus). Elles ont proc?d? ? un examen dans le temps du crit?re de la volont? des fid?les des communaut?s d?tentrices du bien, et elles ont pris en compte des ?l?ments historiques et sociaux et non pas uniquement des ?l?ments statistiques. Elles ont examin? tous les moyens des requ?rants au fond, point par point, sans jamais se voir contraintes de d?cliner leur comp?tence pour y r?pondre ou pour rechercher les faits pertinents. Elles ont rendu des arr?ts soigneusement motiv?s et les arguments des requ?rants qui ?taient importants pour l?issue de l?affaire ont fait l?objet d?un examen approfondi. La Cour constate ainsi que les juridictions internes ont dispos? en l?esp?ce de la pl?nitude de juridiction pour appliquer et interpr?ter la loi interne, sans avoir ?t? tenues par le refus formul? par la partie orthodoxe dans la proc?dure amiable pr?alable. En outre, le contr?le auquel elles ont proc?d? ?tait d?une ?tendue suffisante pour satisfaire aux exigences de l?article 6 ? 1 (voir, mutatis mutandis, Potocka et autres c. Pologne, no 33776/96, ?? 56-59, CEDH 2001 X, et, a contrario, Terra Woningen B.V. c. Pays-Bas, 17 d?cembre 1996, ? 52, Recueil 1996 VI).
72. La Cour rappelle que l?effectivit? du droit d?acc?s ? un tribunal demande qu?un individu jouisse d?une possibilit? claire et concr?te de contester un acte constituant une ing?rence dans ses droits (Bellet, pr?cit?, ? 36). Elle constate qu?en l?esp?ce les requ?rants ont b?n?fici? d?un examen approfondi de leur action par un juge. Le seul fait qu?ils estiment injuste le crit?re pr?vu par la loi sp?ciale, ? savoir ? la volont? des fid?les des communaut?s d?tentrices des biens ?, n?est pas suffisant pour rendre ineffectif leur droit d?acc?s ? un tribunal.
73. Eu ?gard ? l?ensemble des circonstances de la cause, la Cour estime que les requ?rants ont pu exercer leur droit d?acc?s ? un tribunal. Partant, il n?y a pas eu violation de l?article 6 ? 1 de la Convention.
2. Sur la m?connaissance all?gu?e du principe de la s?curit? juridique
a) Les arguments des parties
i. Les requ?rants
74. Les requ?rants consid?rent que l?application du crit?re pr?vu par la loi sp?ciale dans une action en revendication de droit commun n??tait pas pr?visible. Ils arguent ? cet ?gard que la jurisprudence de la Haute Cour ? ce sujet a ?t? inconstante dans les ann?es qui ont suivi l?entr?e en vigueur de la loi no 182/2005 et que ce n?est que dans les ann?es 2012 et 2013 que la jurisprudence de la haute juridiction a, selon eux, atteint une quasi constance dans l?application du crit?re litigieux. Ils d?noncent ainsi la divergence de jurisprudence qui existerait ? la fois au sein de la plus haute juridiction dans des d?cisions qui sont, d?apr?s eux, rendues parfois par les m?mes juges, et au niveau des juridictions inf?rieures.
75. Ils indiquent que, bien que vingt-quatre ans se soient ?coul?s depuis l?entr?e en vigueur du d?cret-loi no 126/1990, le droit interne applicable aux litiges portant sur les lieux de culte n?est toujours pas clair, surtout quant ? la mani?re dont la loi sp?ciale et le code civil devraient se combiner. Selon eux, il ressort clairement de la jurisprudence des juridictions internes que celles-ci prenaient en compte et interpr?taient diff?rents ?l?ments dans le seul but de d?savantager la partie gr?co-catholique. Les requ?rants indiquent enfin que l?ordonnance du gouvernement no 94/2000 pr?voyait que le r?gime juridique des lieux de culte serait r?glement? par une loi sp?ciale. Or, d?apr?s eux, ? ce jour, aucune loi n?a ?t? adopt?e ? ce sujet.
ii. Le Gouvernement
76. Le Gouvernement estime que l?application dans le cadre de l?action en revendication du crit?re de la volont? des fid?les ?tait pr?visible et que la norme sp?ciale devait pr?valoir sur la norme g?n?rale. ? cet ?gard, il indique que le d?cret-loi no 126/1990 ?non?ait que ce crit?re devait ?tre pris en consid?ration dans la restitution des lieux de culte en m?me temps qu?il reconnaissait officiellement le culte gr?co-catholique. Selon lui, ce d?cret loi permettait ainsi aux anciens paroissiens qui le souhaitaient de revenir au culte gr?co-catholique auquel ils avaient ?t? contraints de renoncer en 1948 et de trouver une solution pour la propri?t? du lieu de culte dans la perspective de la restructuration de la communaut? locale.
77. Disant se r?f?rer aux d?cisions rendues par la Cour constitutionnelle (paragraphes 51 et 51 ci-dessus), le Gouvernement indique que ce crit?re a ?t? jug? conforme ? la Constitution et en accord avec la r?alit? sociale. Il expose que les amendements apport?s par la loi no 182/2005 portaient sur la reconnaissance de l?acc?s ? la justice sans introduire de perspective diff?rente quant aux relations patrimoniales entre les cultes. Il ajoute qu?il ressort de la pratique des juridictions internes que le crit?re de la volont? des fid?les ?tait pris en compte dans la d?cision de restitution d?un lieu de culte. Selon le Gouvernement, l?application de ce crit?re uniquement dans la proc?dure pr?alable et son ignorance dans la proc?dure judiciaire aboutiraient ? un an?antissement de la volont? de la communaut? qui utilise le lieu de culte et qui a contribu? ? sa construction, et ce d?autant plus que la proc?dure pr?alable ne serait pas obligatoire.
78. Le Gouvernement indique enfin que les juridictions n?appliquent pas le crit?re concernant la volont? des fid?les uniquement en fonction du nombre des fid?les d?une communaut?, mais qu?elles sont appel?es ? ?tablir leur volont? apr?s avoir examin? une multitude de facteurs sociaux, historiques et juridiques.
b) L?appr?ciation de la Cour
i. Les principes applicables
79. Comme la Cour l?a indiqu? plus haut, c?est au premier chef aux autorit?s nationales, notamment aux cours et tribunaux, qu?il incombe d?interpr?ter la l?gislation interne. D?s lors, sauf dans les cas d?un arbitraire ?vident, elle n?est pas comp?tente pour mettre en cause l?interpr?tation de la l?gislation interne par ces juridictions (voir, par exemple, ?damsons c. Lettonie, no 3669/03, ? 118, 24 juin 2008). De m?me, il ne lui appartient pas, en principe, de comparer les diverses d?cisions rendues, m?me dans des litiges de prime abord voisins ou connexes, par des tribunaux dont l?ind?pendance s?impose ? elle (Greg?rio de Andrade c. Portugal, no 41537/02, ? 36, 14 novembre 2006, et ?damsons, pr?cit?, ? 118).
80. La Cour souligne ensuite avoir d?j? reconnu que l??ventualit? de divergences de jurisprudence est inh?rente par nature ? tout syst?me judiciaire reposant sur un ensemble de juridictions du fond ayant autorit? sur leur ressort territorial. De telles divergences peuvent ?galement appara?tre au sein d?une m?me juridiction. Cela en soi ne saurait ?tre jug? contraire ? la Convention (Santos Pinto c. Portugal, no 39005/04, ? 41, 20 mai 2008).
81. Saisie ? maintes reprises d?j? de litiges mettant en jeu la question de divergences de jurisprudence (voir, notamment, Beian c. Roumanie (no 1), no 30658/05, CEDH 2007 XIII, et Iordan Iordanov et autres c. Bulgarie, no 23530/02, 2 juillet 2009), la Cour s?est prononc?e sur le point de savoir dans quelles conditions des contradictions dans la jurisprudence d?une juridiction nationale supr?me portaient atteinte aux exigences du proc?s ?quitable pr?vu par l?article 6 ? 1 de la Convention. Ce faisant, elle a pr?cis? quels ?taient les crit?res qui guidaient son appr?ciation, lesquels consistent ? rechercher s?il existe ? des divergences profondes et persistantes ? dans la jurisprudence d?une juridiction supr?me, si la l?gislation interne pr?voit des m?canismes permettant de supprimer ces incoh?rences, si ces m?canismes ont ?t? appliqu?s et quels ont ?t?, le cas ?ch?ant, les effets de leur application (Nejdet ?ahin et Perihan ?ahin c. Turquie [GC], no 13279/05, ? 53, 20 octobre 2011).
ii. L?application des principes en l?esp?ce
82. La Cour note que les requ?rants ont saisi les juridictions internes d?une action en revendication fond?e sur le droit commun. Contrairement ? leur attente, la cour d?appel et la Haute Cour statuant dans l?affaire ont estim? qu?elles ne pouvaient trancher l?affaire comme une action en revendication de droit commun et elles ont privil?gi? l?application d?une loi sp?ciale, ? savoir le d?cret-loi no 126/1990. Les requ?rants y voient une absence de pr?visibilit? de l?application du crit?re de la loi sp?ciale dans le cadre d?une action en revendication fond?e sur le droit commun et, d?s lors, un manquement au principe de la s?curit? juridique.
83. La Cour note que l?ordonnance du gouvernement no 64/2004 du 13 ao?t 2004 (? l?ordonnance no 64/2004 ?) pr?voit que, au cas o? les repr?sentants cl?ricaux des deux cultes religieux ne trouvent pas un accord au sein de la commission mixte, la partie ayant un int?r?t ? agir peut introduire une action en justice fond?e sur le droit commun.
84. Pour d?finir la situation qui est celle des requ?rants, la notion ? en vertu du droit commun ? introduite par l?ordonnance no 64/2004 et ses corr?lations avec les dispositions du d?cret-loi no 126/1990 semblent essentielles. En effet, en faisant ainsi r?f?rence au droit commun, ni cette ordonnance ni une autre loi ult?rieure n?ont apport? des pr?cisions suppl?mentaires pour son interpr?tation. En g?n?ral, le ? droit commun ? en mati?re de protection du droit de propri?t? est repr?sent? par l?action en revendication r?gie par l?article 480 du code civil tel qu?interpr?t? par la doctrine et la jurisprudence (paragraphes 43 ?
45 ci-dessus).
85. La Cour constate ?galement que, en juillet 2005, l?ordonnance d?urgence du gouvernement no 94/2000 (? l?OUG no 94/2000 ?) portant sur la restitution des immeubles ayant appartenu aux cultes religieux de Roumanie a ?t? modifi?e pour ?noncer que ? le r?gime juridique des immeubles qui constituaient des lieux de culte sera[it] r?glement? par une loi sp?ciale. ? Or, ? ce jour, aucune loi n?a ?t? adopt?e ? ce sujet. Par ailleurs, la modification de l?OUG no 94/2000 ne renvoie pas aux dispositions du d?cret-loi no 126/1990 qui mentionnait le crit?re de la volont? de la majorit? des fid?les, d?cret-loi qui existait d?j? lors de l?adoption de la modification en question.
86. Il en ressort que, dans les proc?dures judiciaires telles que l?action en revendication en cause, les juridictions ont ?t? appel?es ? trancher les litiges alors qu?elles ne disposaient pas d?un cadre l?gislatif suffisamment clair et pr?visible. Cela a eu pour cons?quence que diff?rents tribunaux nationaux sont parvenus ? des conclusions juridiques diff?rentes sur la m?me question de droit qui avait ?t? port?e devant eux. En effet, les juridictions internes, y compris la Haute Cour, saisies d?une action en revendication fond?e sur l?article 480 du code civil ont interpr?t? cette notion de deux mani?res : certaines juridictions ont consid?r? qu?elles devaient examiner l?action en revendication de mani?re classique en comparant les titres de propri?t? (paragraphes 49 ci-dessus) ; d?autres, comme en l?esp?ce, ont jug? qu?elles devaient trancher l?action en revendication en appliquant le crit?re ?tabli par le d?cret-loi no 126/1990 (paragraphe 48 ci-dessus).
87. La Cour rappelle que l??laboration d?un consensus jurisprudentiel est un processus qui peut s?inscrire dans la dur?e : des phases de diverge

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