AFFAIRE ?NERYILDIZ c. TURQUIE - A.N.P.T.ES.
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Testo originale e tradotto della sentenza selezionata

AFFAIRE ?NERYILDIZ c. TURQUIE

Tipologia: Sentenza
Importanza: 1
Articoli: 41, 13, 43, P1-1
Numero: 48939/99/2004
Stato: Turchia
Data: 2004-11-30 00:00:00
Organo: Grande Camera
Testo Originale

Conclusione: Violazione dell’art. 2 sotto il suo risvolto sostanziale; Violazione dell’art. 2 sotto il suo risvolto procedurale; Violazione di P1-1; Violazione dell’art. 13+2; Violazione dell’art. 13+P1-1; Non luogo ad esaminare l’art. 6 e l’art. 8; Danno materiale – risarcimento pecuniario; Pregiudizio morale -risarcimento pecuniario; Rimborso parziale oneri e spese – procedimento della Convenzione

CAUSA ?NERYILDIZ C. TURCHIA
( Richiesta no 48939/99)
SENTENZA
STRASBURGO
30 novembre 2004

Nella causa ?neryıldız c. Turchia,
La Corte europea dei Diritti dell’uomo, riunendosi in una Grande Camera composta da:
SIGG. L. Wildhaber, presidente, C.L. Rozakis,
J. – P. Costa, G. Ress, Sir Nicolas Bratza, la Sig.ra E. Palm,
Sigg. L. Loucaides, R. T?rmen, la Sig.ra F. Tulkens, il
Sig. K. Jungwiert, le Sig.re M. Tsatsa-Nikolovska,
H.S,. Grava, i Sigg. A.B. Baka, M. Ugrekhelidze, A. Kovler, V. Zagrebelsky, la Sig.ra A. Mularoni, giudici,
e di M. P.J. Mahoney, cancelliere,
Dopo avere deliberato in camera del consiglio il 7 maggio 2003, 16 giugno e 15 settembre 2004,
Rende la sentenza che ha, adottata a questa ultima, data:
PROCEDIMENTO
1. All’origine della causa si trova una richiesta (no 48939/99) diretta contro la Repubblica della Turchia e in cui due cittadini di questo Stato, il Sig. A. N. ?. ed il Sig. Sig. ?., hanno investito la Corte il 18 gennaio 1999 in virt? dell’articolo 34 della Convenzione di salvaguardia dei Diritti dell’uomo e delle Libert? fondamentali (“la Convenzione”).
2. Invocando gli articoli 2, 8, 13 della Convenzione e l’articolo 1 del Protocollo no 1, i richiedenti sostenevano che le autorit? nazionali erano responsabili della morte di loro prossimi cos? come della distruzione dei loro beni a causa dell’esplosione di gas di metano sopraggiunta il 28 aprile 1993 nel deposito di immondizie municipali di ?mraniye (Istanbul). Denunciavano inoltre l’incompatibilit? del procedimento amministrativo condotto nello specifico con le esigenze di equit? e di celerit? volute dall’articolo 6 ? 1 della Convenzione.
3. La richiesta ? stata assegnata alla prima sezione della Corte, articolo 52 ? 1 dell’ordinamento. In seno a questa, una camera composta della Sig.ra E. Palm, presidentessa, la Sig.ra W. Thomassen, il Sig. Gaukur J?rundsson, il Sig. R. T?rmen, il Sig. C. B?rsan, il Sig. J. Casadevall, il Sig. R. Maruste, giudici, e del Sig. M. O’Boyle, cancelliere di sezione, ha deciso il 22 maggio 2001 di disgiungere le cause del Sig. ?. e del Sig. ?. e ha dichiarato la richiesta ammissibile nel capo di questo ultimo (“il richiedente”), agendo tanto a suo proprio nome che a nome dei suoi tre figli superstiti, allora minorenni, H., A. e H. ?., cos? come a nome della sua sposa, G. ?., della sua concubina, S. Z., e dei suoi bambini, S., İ., Sig., F., Z., R. ed A. ?..
4. Il 18 giugno 2002, dopo avere tenuto un’udienza, la camera ha reso la sua sentenza nella quale concludeva, per cinque voci contro due, che c’era stata violazione dell’articolo 2 della Convenzione, all’unanimit?, che non c’era luogo di esaminare separatamente le lagnanze tratte dagli articoli 6 ? 1, 8 e 13 della Convenzione, e, per quattro voci contro tre, che c’era stata violazione dell’articolo 1 del Protocollo no 1. Alla sentenza si trovava unita l’esposizione delle opinioni in parte dissidenti dai giudici Casadevall, T?rmen e Maruste.
5. Il 12 settembre 2002, il governo turco (“il Governo”) ha chiesto, in virt? dell’articolo 43 della Convenzione e dell’articolo 73 dell’ordinamento, il rinvio della causa dinnanzi alla Grande Camera.
Il 6 novembre 2002, un collegio della Grande Camera ha deciso di accogliere questa domanda.
6. La composizione della Grande Camera ? stata stabilita conformemente agli articoli 27 ?? 2 e 3 della Convenzione e 24 dell’ordinamento.
7. Dinnanzi alla Grande Camera, il richiedente, rappresentato dal Sig. E. D., avocate al foro di Istanbul, ed il Governo, rappresentato dal suo coagente, la Sig.ra D. Ak?ay, hanno deposto delle memorie rispettivamente il 7 ed il 10 marzo 2003. In seguito, le parti hanno indirizzato alla cancelleria delle osservazioni complementari e dei documenti a sostegno dei loro argomenti.
8. Un’udienza si ? svolta in pubblico al Palazzo dei Diritti dell’uomo, a Strasburgo, il 7 maggio 2003, articolo 59 ? 3 dell’ordinamento.
Sono comparsi:
-per il Governo
La Sig.ra D. Ak?ay, coagente,
Il Sig. Y. Belet, consigliare,
Il Sig.re G. Acar,
V. S?rmen,
J. Kalay, consigliere,;
-per il richiedente
Io E. D., consigliere,
IL SIG. Ş. ?., consigliere.
La Corte ha sentito nelle loro dichiarazioni il Sig. D. la Sig.ra Ak?ay poi.
IN FATTO
I. LE CIRCOSTANZE DELLO SPECIFICO
9. Il richiedente ? nato nel 1955 e risiede attualmente nella sotto-prefettura di Şirvan (dipartimento di Siirt), la sua regione natale. All’epoca dei fatti, abitava, con dodici prossimi, nel quartiere tugurio (gecekondu mahallesi) di Kazım Karabekir a ?mraniye, un distretto di Istanbul, dove si era installato dopo essersi licenziato del suo posto di guardia di villaggio nel Sud-est della Turchia.
A. Il sito di stoccaggio di scarti domestici di ?mraniye ed il quartiere del richiedente
10. Una didiscarica di rifiuti domestici si trovava in funzione dall’inizio degli anni 70 a Hekimbaşı, zona che ospita anche dei tuguri e contigua al quartiere di Kazım Karabekir. Il 22 gennaio 1960, l’uso del sito in questione che apparteneva all’amministrazione delle foreste, dunque al Tesoro pubblico, era stato assegnato al municipio metropolitano di Istanbul (“il municipio metropolitano”) per una durata di novantanove anni. Situato su una costa che sovrasta una valle, il sito si estendeva su una superficie di circa 35 ettari e, dal 1972, serviva da didiscarica comune ai distretti di Beykoz, di ?sk?dar, di Kadık?y e di ?mraniye, sotto l’autorit? e la responsabilit? del municipio metropolitano e, in ultima istanza, delle autorit? ministeriali.
All’epoca in cui la didiscarica cominci? ad essere utilizzata, questa regione era disabitata e l’agglomerazione pi? prossima si trovava a circa 3,5 km. Per?, nel corso degli anni, delle abitazioni di fortuna furono costruite, senza autorizzazione, sulla zona che cinge il deposito di immondizie, per dare alla fine nascita alla bidonville di ?mraniye.
Secondo un piano ufficiale dei quartieri, tra altri di Hekimbaşı e di Kazım Karabekir, disegnato dalla direzione delle cause tecniche del municipio di ?mraniye, la casa del Sig. ?. era costruita all’angolo della via Dereboyu e della via Gerze. Questa parte dell’agglomerazione era attigua al sito della discarica municipale e, dal 1978, rilevava di un sindaco di quartiere che dipendeva dalla sotto-prefettura.
Attualmente, la discarica di ?mraniye non esiste pi?. Il municipio locale l’ha fatta coprire di terra e ha posto dei condotti di aerazione. Peraltro,si stanno elaborando dei piani di occupazione dei suoli concernenti i quartieri di Hekimbaşı e di Kazım Karabekir. Da parte sua, il municipio metropolitano ha proceduto ad un imboschimento di terreno su una grande parte del vecchio sito della discarica e ha fatto costruire dei campi sportivi.
B. Le iniziative del municipio di ?mraniye
1. Nel 1989
11. In seguito alle elezioni municipali del 26 marzo 1989, il municipio di ?mraniye tent? di procedere ad una modifica del piano di pianificazione urbana alla scala di 1/1000. Per?, le autorit? decisionali negarono di approvare questo piano, perch? copriva un territorio che andava fino nei pressi della discarica municipale.
A partire dal 4 dicembre dello stesso anno, il municipio di ?mraniye inizi? dei lavori che consistevano in discaricare degli ammassi di terra e di coccio sui terreni che circondavano i tuguri di ?mraniye, per riorganizzare il sito della discarica.
Per?, il 15 dicembre 1989, M.C. ed A.C, due abitanti del quartiere di Hekimbaşı, introdussero dinnanzi alla 4 camera della pretura di ?sk?dar un’azione petitoria contro il municipio. Lamentandosi dei danni causati ai loro allestimenti, sollecitarono l?arresto dei lavori. All’appoggio della loro domanda, produssero dei documenti dai quali risultava che M.C. ed A.C. erano assoggettati alla tassa di abitazione ed alla tassa fondiaria dal 1977, sotto il numero di imposta 168900. Nel 1983, erano stati invitati dall’amministrazione ad assolvere un formulario tipo, previsto per la dichiarazione degli edifici illegali, affinch? le loro abitazioni ed i loro terreni fossero regolarizzati (paragrafo 54 sotto). In seguito alla loro domanda, il 21 agosto 1989, la direzione generale delle acque e delle canalizzazioni del municipio metropolitano aveva ordinato la posa di un contatore di acqua nelle loro abitazioni. Peraltro, delle copie di fatture di elettricit? dimostrano che M.C. ed A.C. effettuavano regolarmente, nel loro requisito di abbonati, dei pagamenti secondo la loro consumazione che era determinata per mezzo di un contatore installato a questo scopo.
12. Dinnanzi alla pretura, il municipio convenuto imperni? la sua difesa sul fatto che le terre rivendicate da M.C. ed A.C. erano ubicate sul territorio della discarica che abitare era contrario alle regole sanitarie e che la loro domanda di regolarizzazione non accordava loro nessuno diritto.
Con un giudizio reso il 2 maggio 1991, sotto il numero di pratica 1989/1088, la pretura diede guadagno di causa a M.C. ed A.C, riconoscendo che c’era stata ingerenza nell’esercizio dei loro diritti sui beni controversi.
Per?, con una sentenza del 2 marzo 1992, la Corte di cassazione annull? questo giudizio. Il 22 ottobre 1992, la pretura si conform? alla sentenza della Corte di cassazione e respinse gli interessati.
2. Nel 1991
13. Il 9 aprile 1991, il municipio di ?mraniye chiese alla 3? camera della pretura di ?sk?dar una perizia concernente la conformit? della discarica alla regolamentazione in materia, in particolare all’ordinamento del 14 marzo 1991 sul controllo degli scarti solidi. Il municipio sollecit? anche la valutazione del danno che gli era stato causato, per appoggiare l’azione in danno-interessi che si preparava ad introdurre contro il municipio metropolitano e contro i municipi dei tre distretti che utilizzavano la discarica.
La domanda di perizia fu registrata sotto il numero di pratica 1991/76 e, il 24 aprile 1991, un comitato di periti fu costituito a questo fine; comprendeva un professore del genio dell’ambiente, un agente del catasto ed un medico giurista.
Secondo il rapporto di perizia, stabilito il 7 maggio 1991, il deposito in questione non era in particolare conforme alle esigenze tecniche previste agli articoli 24 a 27, 30 e 38 dell’ordinamento del 14 marzo 1991 e, per questo fatto, presentava un certo numero di pericoli suscettibili di provocare un rischio molto grande per la salute degli abitanti della valle, in particolare per quelli dei quartieri di tuguri: nessuno muro o grata di chiusura separava la discarica dalle abitazioni che distavano cinquanta metri dalla montagna di immondizie, il deposito non era attrezzato con sistemi di raccolta, di compostaggio, di riciclaggio n? di combustione, e non vi era stata contemplata nessuna installazione di drenaggio o di purificazione delle acque di drenaggio. I periti ne conclusero che la discarica di ?mraniye “esponeva tanto gli uomini che gli animali e l’ambiente ad ogni tipo di pericolo.” Per questo motivo, il rapporto, che attraeva da prima l’attenzione sul fatto che una ventina di malattie contagiose rischiava di propagarsi, sottolineava ci? che segue:
“(…) In qualsiasi discarica, si formano, tra altri, dei gas di metano, di diossido di carbonio e di idrogeno solforato. Queste sostanze devono essere, sotto controllo, riunite poi, bruciate. Ora il deposito in questione non dispone di un tale sistema. Quando ? mescolato con l’aria in una certa proporzione, il metano pu? rivelarsi esplosivo. Non esiste, in questa installazione, nessuna misura per prevenire l’esplosione del metano generato della decomposizione [degli scarti]. Che Dio non voglia, il danno potrebbe essere molto importante in ragione delle abitazioni vicine. (…) “
Il 27 maggio 1991, questo rapporto fu portato alla cognizione dei quattro municipi messi in causa e, il 7 giugno 1991, del prefetto affinch? lo comunicasse al ministero della Salute cos? come al Consiglio dell’ambiente del primo ministro (“il Consiglio dell’ambiente”).
14. I municipi di Kadık?y e di ?sk?dar cos? come il municipio metropolitano chiesero rispettivamente l’annullamento del rapporto di perizia i 3, 5 e 9 giugno 1991. Nelle loro memorie introduttive di istanza, gli avvocati dei municipi si limitarono ad addurre che questo rapporto, comandato ed stabilito a loro all’insaputa, contravveniva al codice di procedimento civile. I tre avvocati si riservarono il diritto di supportare ulteriormente le loro obiezioni con le memorie complementari, una volta ottenuto dalle loro autorit? tutte le informazione e documenti necessari.
Ora, non avendo deposto un tale esposto complementare nessuna delle parti, il procedimento impegnato non giunge a termine.
15. Per?, il Consiglio dell’ambiente, avvisato dello stesso rapporto il 18 giugno 1991, ingiunse con la raccomandazione no 09513, alla prefettura di Istanbul cos? come al municipio metropolitano ed al municipio di ?mraniye di ovviare ai problemi segnalati nello specifico:
“(…) Nel rapporto preparato dal comitato di periti, ? indicato che il sito di stoccaggio di scarti in questione contravviene alla legge sull’ambiente cos? come all? ordinamento sul controllo degli scarti solidi e che, di conseguenza, minaccia la salute degli uomini e degli animali. Si impone di prendere, sul sito della discarica, le misure contemplate agli articoli 24, 25, 26, 27, 30 e 38 dell’ordinamento sul controllo degli scarti solidi Chiedo dunque che le misure necessarie siano prese e che il nostro Consiglio sia informato della conclusione. “
16. Il 27 agosto 1992, dinnanzi alla 1? camera della pretura di ?sk?dar, Şinasi ?ktem, il sindaco di ?mraniye, chiese il collocamento in opera di misure provvisorie che miravano ad impedire l’utilizzazione della discarica da parte del municipio metropolitano e da parte dei municipi dei distretti vicini. Richiese in particolare l’interruzione dei depositi di immondizie, la chiusura della discarica cos? come il risarcimento dei danni subiti dalla sua municipalit?.
Il 3 novembre 1992, il rappresentante del municipio di Istanbul contest? questa domanda. Sottolineando gli sforzi del municipio metropolitano per curare le strade che conducono alla discarica e lottare contro la propagazione delle malattie, i cani erranti e lo sblocco di odori, il rappresentante fece valere in particolare che un progetto di ripianificazione del sito della discarica era in fase di aggiudicazione. In quanto alla domanda di chiusura provvisoria della discarica, il rappresentante pretese che il municipio di ?mraniye agisse in malafede, dal momento che dalla sua creazione nel 1987, lui stessa non aveva fatto niente per il risanamento del sito.
In fatto, il municipio metropolitano aveva proceduto bene ad una richiesta di offerte per la pianificazione dei nuovi siti conformi alle norme moderne. I primi lavori di studi furono aggiudicati alla societ? Internazionale americana CVH2M Hill Ltd e, rispettivamente il 21 dicembre 1992 ed il 17 febbraio 1993, delle aree furono designate sulle rive europee ed dell?Anatolia di Istanbul. Questo progetto doveva concludersi durante l’anno 1993.
17. Mentre questo procedimento era ancora pendente, il municipio di ?mraniye inform? il sindaco di Istanbul che a partire dal 15 maggio 1993 nessuno deposito di scarti non sarebbe stato pi? autorizzato.
C. L’incidente
18. Il 28 aprile 1993, verso le 11, un’esplosione di metano ebbe luogo sul sito. In seguito ad un scivolamento di terreno provocato dalla pressione, i rifiuti staccati della montagna di immondizie seppellirono a valle una decina di tuguri situati tra cui quello del richiedente. Trentanove persone perirono in questo incidente.
D. I procedimenti impegnati nello specifico
1. L’iniziativa del ministero dell’interno
19. Immediatamente dopo l’incidente, due membri della polizia municipale tentarono di constatare i fatti. Dopo avere sentito le vittime tra cui il richiedente che spieg? loro avere eretto la loro casa nel 1988, riportarono che tredici baracche erano state distrutte.
Lo stesso giorno,anche i membri di un?unit? di crisi costituita dalla prefettura di Istanbul si recarono sui luoghi e rilevarono che lo scivolamento del terreno era stato causato dall’esplosione di gas di metano.
20. L’indomani, 29 aprile 1993, il ministero dell’interno (“il ministero”) ordin? che le circostanze nelle quali questa catastrofe aveva avuto luogo fossero esaminate dal consiglio di ispezione amministrativa (“il consiglio di ispezione”) per determinare se c’era luogo di perseguire i due sindaci, Sigg. S. e ?..
2. L’inchiesta penale
21. Mentre questo procedimento amministrativo seguiva il suo corso, il 30 aprile 1993, il procuratore della Repubblica di ?sk?dar (“il procuratore”) si rese sui luoghi dell’incidente, accompagnato di un comitato di periti composti da tre professori del genio civile di tre universit? differenti. Alla vista delle sue osservazioni preliminari, incaric? il comitato di determinare la parte di responsabilit? delle autorit? pubbliche e quella delle vittime nel sopraggiungere dell’incidente.
22. Il 6 maggio 1993, il richiedente depose una querela al commissariato locale. Dichiar?: “Se sono le autorit? che, con negligenza, hanno causato la sepoltura della mia casa cos? come la morte delle mie compagne e bambini, sporgo querela contro l?autorit? (o le autorit?) implicata(e). ” La querela del richiedente fu inserita nella pratica di istruzione no 1993/6102, gi? aperta d? ufficio dal procuratore.
23. Il 14 maggio 1993, il procuratore sent? parecchi testimoni e vittime dell’incidente controverso. Il 18 maggio 1993, il comitato di periti rese il rapporto che aveva comandato il procuratore. Nel suo rapporto, il comitato constat? al primo colpo che non c’era piano di urbanizzazione su scala di 1/5000 concernente la regione, che il piano di pianificazione urbana su scala di 1/1000 non era stato approvato e che la maggior parte delle abitazioni seppellite si trovavano anche all’infuori di questo ultime piano, all’estremit? del sito della discarica. I periti confermarono che lo scivolamento del terreno che non era gi? stabile, poteva spiegarsi tanto con la pressione crescente del gas dentro al deposito che con l’esplosione di questo. Ricordando gli obblighi e doveri che la regolamentazione faceva in materia alle autorit? pubbliche, i periti conclusero che, concernente il sopraggiungere dell’incidente, la mancanza doveva essere ripartita a ragione di:
-2/8, a carico del municipio di Istanbul che non aveva agito in tempo utile per prevenire i problemi tecnici gi? esistenti all’epoca dell’installazione del deposito nel 1970, e che non avevano cessato di aggravarsi da allora, n? indicato ai municipi riguardati un altro sito di stoccaggio di scarti, come la legge no 3030 l’obbligava a fare;
-2/8, a carico del municipio di ?mraniye, per avere messo in opera un piano di piano di sviluppo del territorio, omettendo di contemplare, in violazione dell’ordinamento no 20814, una zona cuscinetto, larga 1 000 m. e che doveva rimanere disabitata, e per avere attirato nella sua regione le abitazioni di fortuna e non essersi adoperato ad impedire tali costruzioni, a dispetto del rapporto di perizia del 7 maggio 1991;
-2/8, a carico degli abitanti delle bidonville, per avere messo in pericolo i membri delle loro famiglie installandosi vicino ad una montagna di immondizie,;
-1/8, a carico del ministero dell’ambiente, per avere omesso di garantire un seguito effettivo dell’applicazione conforme all’ordinamento no 20814 sul controllo degli scarti solidi,;
-1/8, a carico del governo, per avere favorito questo tipo di agglomerazioni, amnistiando a pi? riprese le costruzioni illegali e concedendo dei titoli di propriet? ai loro occupanti.
24. Il 21 maggio 1993, il procuratore declin? la sua competenza ratione person? e rinvi? la causa al prefetto di Istanbul, considerando che questa dipendeva dalla legge sui perseguimenti dei funzionari la cui applicazione apparteneva al comitato amministrativo dipartimentale della prefettura di Istanbul (“il comitato amministrativo”). Il procuratore, nella sua ordinanza, precisava che, trattandosi dei sindaci di Istanbul e di ?mraniye, le disposizioni da applicare erano quelle degli articoli 230 e 455 ? 2 del codice penale.
Il 27 maggio 1993, data di chiusura dell’inchiesta preliminare del consiglio di ispezione, la pratica della procura fu trasmessa al ministero.
3. La conclusione dell’inchiesta amministrativa
25. Il 27 maggio 1993, avuto riguardo alle conclusioni della sua propria inchiesta, il consiglio di ispezione chiese al ministero l’autorizzazione di iniziare un’istruzione penale contro i due sindaci messi in causa.
26. L’indomani di questa domanda il municipio di ?mraniye fece alla stampa il seguente comunicazione:
“L’unica discarica da parte della Anatolia si trovava ubicata nel mezzo del nostro distretto di ?mraniye, simile orrore silenzioso. Ha rotto il suo silenzio e ha provocato la morte. Lo si sapeva e lo si aspettava. In quanto municipalit?, avevamo, da quattro anni, forzato tutte le porte per fare spostare questa discarica. Il municipio metropolitano di Istanbul si ? mostrato indifferente. Ha lasciato cadere i lavori di risanamento dopo avere posto due pale di cemento all’inaugurazione. I ministeri ed il governo erano informati dei fatti, ma non hanno prestato molta attenzione. Avevamo sottoposto la domanda ai giudici e ci avevano dato ragione, ma il meccanismo giudiziale non ? potuto non ha mai potuto essere messo in azione. (…) Attualmente siamo di fornte ad una responsabilit? e renderemo tutti conto agli abitanti di ?mraniye ”
27. L’autorizzazione sollecitata dal consiglio di ispezione fu accordata il 17 giugno 1993 e, di conseguenza, un ispettore in capo presso il ministero (“l’ispettore in capo”) fu incaricato della causa.
Alla luce della pratica dell’inchiesta costituita nello specifico, l’ispettore in capo raccolse la difesa dei Sigg.. S. e ?.. Questo ultimo dichiar?, tra altri che nel dicembre 1989 la sua municipalit? aveva iniziato molti lavori di risanamento del territorio della bidonville di Hekimbaşı e che, per?, questi erano stati interrotti su richiesta di due abitanti di questo quartiere (paragrafo 10 sopra).
28. L’ispettore in capo finalizz? il suo rapporto il 9 luglio 1993. Questo interinava le conclusioni di tutte le perizie effettuate fino ad allora e teneva conto dell’insieme degli elementi riuniti dal procuratore. Menzionava anche due altri pareri scientifici, indirizzati alla prefettura di Istanbul nel maggio 1993, uno dal ministero dell’ambiente e l’altro da un professore del genio civile dell’universit? di Boğazi?i. Questi due pareri, confermavano che lo scivolamento di terreno mortale era stato causato dall’esplosione di metano. Il rapporto indicava inoltre che, il 4 maggio 1993, il consiglio di ispezione aveva invitato il municipio metropolitano ad esprimergli le misure di fatto prese alla luce del rapporto di perizia del 7 maggio 1991 e riproduceva la risposta del Sig. S.:
Il “nostro municipio metropolitano ha, da una parte, preso le misure necessarie per garantire che i vecchi siti possano essere utilizzati nel modo meno pregiudizievole possibile fino alla fine del1993, e, dall?altro parte, ha finito tutti i preparativi che mirano la costruzione di una delle installazioni pi? grandi e pi? moderne realizzate mai nel nostro paese. Un’altra impresa consiste nel realizzare un sito provvisorio di stoccaggio di scarti che risponda alle condizioni richieste. Parallelamente a ci?, dei lavori continuano in quanto alla riabilitazione dei vecchi siti [in fine di vita]. In breve, questi tre ultimi anni, il nostro municipio si ? propeso molto seriamente sul problema degli scarti [e], attualmente, i lavori continuano. “
29. L’ispettore in capo conclude alla fine che la morte di ventisei persone e le lesioni causate ad undici altre (cifre disponibili all’epoca dei fatti) sopraggiunte il 28 aprile 1993, erano dovute all’inoperosit? dei due sindaci, nell’esercizio delle loro funzioni, e che questi dovevano rispondere della loro negligenza allo sguardo dell’articolo 230 del codice penale. Perch? in dispetto in particolare del rapporto di perizia e della raccomandazione del consiglio dell’ambiente, avevano, in ogni cognizione di causa, misconosciuto i loro rispettivi doveri: Il Sig. ?., perch? aveva mancato al suo obbligo di procedere, in virt? del potere che gli conferiva l’articolo 18 della legge no 775, alla distruzione delle baracche non autorizzate situate ai bordi della discarica, ed il Sig. S., perch? aveva negato di ottemperare alla raccomandazione suddetta, omesso di riabilitare il deposito di immondizie o di ordinarne la sua chiusura, e non aveva rispettato nessuna delle disposizioni dell’articolo 10 della legge 3030 che esigeva che procedesse alla distruzione dei tuguri in questione, all’occorrenza coi suoi propri mezzi.
4. L’attribuzione di una casa popolare al famiglia ?.
30. Nell’intervallo, la direzione dell? habitat e delle costruzioni di fortuna invit? il richiedente a presentarsi, informandolo che, con un’ordinanza (no 1739) del 25 maggio 1993, il municipio metropolitano gli aveva assegnato un appartamento nel complesso di case popolari di ?oban?eşme (Ey?p, Alibeyk?y). Il 18 giugno 1993, il richiedente prese possesso, contro firma, dell’appartamento no 7, all’edificio C-1 di suddetto complesso. Questa operazione fu regolarizzata da un’ordinanza (no 3927) del 17 settembre 1993 del municipio metropolitano. Il 13 novembre 1993, il richiedente firm? una dichiarazione notarile, valente come contratto, che stipulava che l’alloggio in questione “gli era stato venduto” contro la somma di 125 000 000 TRL di cui un quarto era da versare in contanti ed il residuo con mensilit? di 732 844 TRL. Il richiedente sald? la prima mensilit?, il 9 novembre 1993; da allora, risiede nell’appartamento in questione.
5. L’azione pubblica
31. Con un’ordinanza del 15 luglio 1993, il comitato amministrativo, sulla base del rapporto dell’ispettore in capo, decise, alla maggioranza, di tradurre Sigg. S. e ?. in giustizia per violazione all’articolo 230 del codice penale.
Questi ultimi fecero appello a questa decisione dinnanzi al Consiglio di stato che li respinse nella loro domanda il 18 gennaio 1995. Di conseguenza, la pratica della causa ritorn? al procuratore che, il 30 marzo 1995, rinvi? i due sindaci dinnanzi alla 5? camera del tribunale correzionale di Istanbul (“la camera”).
32. I dibattimenti si aprirono dinnanzi alla camera il 29 maggio 1995. All’udienza, il Sig. S. afferm? in particolare che nessuno poteva aspettarsi che assolvesse dei doveri che non gli spettavano, n? ritenerlo come il solo responsabile di una situazione che perdurava dal 1970; del resto, addusse che non lo si sarebbe dovuto neanche accusare di non avere riabilitato la discarica di ?mraniye, dal momento che nessuno dei 2 000 siti in Turchia era stato abilitato; per questo motivo, facendo valere che un certo numero di misure che erano state prese tuttavia dal municipio metropolitano, sostenne che un ripianificazione definitiva della discarica non avrebbe potuto essere realizzata finch? delle immondizie continuavano ad essere deposte. Infine, sostenne: “gli elementi costitutivi del reato di negligenza nell’esercizio delle funzioni non sono riuniti, perch? non ho agito con l’intenzione mostrarmi negligente (sic) e, perch? non si potrebbe stabilire un legame di causalit?” tra l’incidente ed una qualsiasi negligenze da parte sua.
In quanto al Sig. ?., sostenne che le baracche seppellite datavano in parte anteriormente la sua elezione, il 26 marzo 1989, e che non aveva, dopo questa data, mai tollerato lo sviluppo dei quartieri delle baraccopoli. Accusando il municipio metropolitano e la prefettura di Istanbul di indifferenza di fronte ai problemi, il Sig. ?. addusse che in realt? la prevenzione delle costruzioni illegali dipendeva dalla responsabilit? degli agenti forestali e che ad ogni modo, la sua municipalit? mancava di effettivi per procedere alla distruzione di tali baracche.
33. Con una sentenza del 4 aprile 1996, la camera dichiar? i due sindaci colpevoli dei fatti che erano rimproverati loro, stimando che i mezzi di difesa che avevano presentato si rivelavano senza fondamento.
Per giungere a questa conclusione, i giudici del merito rilevarono ci? che segue:
“(…) sebbene al corrente del rapporto [di perizia], i due prevenuti non hanno preso nessuna misura preventiva effettiva. Similmente a una persona che spara su una folla che dovrebbe sapere che ci saranno delle morti e che, di conseguenza, non potrebbe pretendere di avere agito senza l’intenzione di uccidere, gli imputati non possono neanche addurre, nel caso specifico, che non avevano l’intenzione di trascurare le loro funzioni. Non si potrebbe tuttavia imputare loro tutta la colpa. (…) Si sono mostrati negligenti come altri. Nello specifico, la mancanza principale consiste nel costruire delle abitazioni di fortuna a valle di un deposito di immondizie situate su una costa, ed ? agli abitanti di questi tuguri che bisogna imputarla. Questi ultimi avrebbero dovuto prendere in considerazione il rischio che la montagna di immondizie avrebbe potuto crollare un giorno sulla loro testa e che ne avrebbero subito un danno. Non avrebbero dovuto costruire delle baracche a cinquanta metri dal deposito. Hanno pagato questa mancanza di considerazione con la loro vita”
34. La camera condann? i Sigg. S. e ?. alla pena di detenzione minima contemplata all’articolo 230 del codice penale, ossia 3 mesi, cos? come alle multe di 160 000 lire turche (“TRL”). Poi, in applicazione dell’articolo 4 ? 1 della legge no 647, commut? le pene di detenzione in pene di multe; le sanzioni alla fine pronunciate consistevano nel pagare 610 000 TRL. Convinta che gli imputati avrebbero evitato di essere recidivi, la camera decise anche di sospendere l’esecuzione di queste pene, conformemente all’articolo 6 di suddetta legge.
35. I due sindaci ricorsero in cassazione. Rimproverarono in particolare ai giudici del merito di essersi concessi si ad una valutazione dei fatti, che andava al di l? di quello che richiedeva l’articolo 230 del codice penale, come se si fosse trattato di un caso di omicidio involontario al senso dell’articolo 455 di suddetto codice.
Con una sentenza del 10 novembre 1997, la Corte di cassazione conferm? il giudizio attaccato.
36. Il richiedente non ?, con ogni probabilit?, mai stato informato dello svolgimento di questo procedimento, n? sentito da nessuno degli organi amministrativi di inchiesta o dalle istanze repressive; nessuna decisione giudiziale sembra peraltro essergli stata notificata.
6. L’azione amministrativa del richiedente
37. Il 3 settembre 1993, il richiedente invest? i municipi di ?mraniye e di İstanbul cos? come i ministeri dell’interno e dell’ambiente, e chiese il risarcimento dei suoi danni tanto materiali che morale. La somma richiesta dal richiedente si ripartiva cos?: 150 000 000 TRL a titolo di danno ed interessi a causa della perdita dell’abitazione e dei beni casalinghi; 2 550 000 000, 10 000 000, 15 000 000 e 20 000 000 TRL, in risarcimento della perdita del sostegno economico, subita rispettivamente da lui e dai suoi tre figli superstiti, H., A. e H.; 900 000 000 TRL per lui e 300 000 000 TRL per ciascuno dei suoi tre figli, a titolo del danno morale.
38. Con lettere rispettivamente del 16 settembre e 2 novembre 1993, il sindaco di ?mraniye ed il ministro dell’ambiente respinse le domande del richiedente. Le altre amministrazioni non risposero.
39. Il richiedente introdusse allora, a suo proprio nome ed a nome dei suoi tre bambini, un’azione in danni ed interessi dinnanzi al tribunale amministrativo di Istanbul (“il tribunale”) contro le quattro autorit?. Denunciando le loro negligenze all’origine della morte dei suoi cari e della distruzione della sua casa cos? come dei suoi beni casalinghi, richiese le suddette somme.
Il 4 gennaio 1994, il richiedente fu ammesso a favore dell’assistenza giudiziale.
40. Il tribunale rese il suo giudizio il 30 novembre 1995. Basandosi sul rapporto di perizia del 18 maggio 1993 (paragrafo 22 sopra) constat? l’esistenza di un legame di causalit? diretta tra gli incidenti del 28 aprile 1993 e le negligenze concorrenti delle quattro amministrazioni messe in causa. Perci?, condann? queste ultime a versare 100 000 000 TRL al richiedente ed ai suoi bambini a titolo del danno morale e 10 000 000 TRL per danno materiale, queste somme equivalevano, all’epoca, circa a 2 077 e 208 euro rispettivamente.
Questo ultimo importo, giudicato in equit?, era limitato alla distruzione dei beni casalinghi, fatta eccezione per gli apparecchi elettrodomestici che il richiedente non era supposto possedere. A questo motivo, il tribunale sembra essere attenutosi all’argomento delle amministrazioni secondo il quale non c’erano n? acqua n? elettricit? in queste abitazioni.” Il tribunale respinse inoltre la domanda per il surplus: secondo lui, l’interessato non poteva arguire una privazione del sostegno economico perch? aveva una parte di responsabilit? nel danno generato e perch? le vittime erano dei bambini in bassa et? o delle casalinghe che non esercitavano nessuno impiego rimunerato suscettibile di contribuire alla sussistenza della famiglia. Del parere del tribunale, il richiedente era anche non avente diritto di richiedere risarcimento a causa della distruzione del suo tugurio, dato che in seguito all’incidente, si era visto assegnare una casa popolare e che anche se il municipio di ?mraniye non aveva esercitato fino ad allora il suo potere di distruggere questa baracca, niente gli avrebbe potuto impedire di farlo in qualsiasi momento.
Il tribunale decise infine di non applicare degli interessi moratori sull’indennit? accordata per danno morale.
41. Le parti contestarono questo giudizio dinnanzi al Consiglio di stato che li respinse con una sentenza del 21 aprile 1998.
Non essendo neanche arrivato il ricorso in rettifica di sentenza, esercitato dal municipio metropolitano, la sentenza divent? definitiva e fu notificata al richiedente il 10 agosto 1998.
42. Le indennit? in questione rimangono insolute a questo giorno.
7. La conclusione dei perseguimenti penali contro gli abitanti delle bidonville
43. Il 22 dicembre 2000 entr? in vigore la legge no 4616 che contemplava il rinvio all’esecuzione delle misure giudiziali pendenti concernenti certe violazioni commesse prima del 23 aprile 1999.
Il 22 aprile 2003, il ministero della Giustizia inform? la procura di Istanbul che era stato impossibile chiudere l’inchiesta penale in corso contro gli abitanti delle bidonville, che la sola decisione ad essi concernente si rivelava essere l’ordinanza di incompetenza resa il 21 maggio 1993 e che la violazione rimproverata nello specifico sarebbe stata prescritta il 28 aprile 2003.
Pertanto, il 24 aprile 2003, la procura di Istanbul decise di sospendere l’apertura di un’azione penale contro gli interessati tra cui il richiedente, e quattro giorni pi? tardi l’azione penale fu prescritta nel loro capo.
II. IL DIRITTO E LE PRATICA INTERNI PERTINENTI
A. Il diritto penale turco
44. Le disposizioni pertinenti del codice penale si leggono cos?:
Articolo 230 ?? 1 e 3
“Ogni agente dello stato che, nell’esercizio delle sue funzioni pubbliche, (…) fa prova di negligenza e di ritardo o che, senza ragione valida, nega di ottemperare agli ordini legittimi dei suoi superiori ? condannato ad una pena di detenzione che va dai tre mesi ad un anno cos? come ad una multa che va da 6 000 a 30 000 lire turche. (…)
In ogni caso, se dei terzi hanno subito un qualsiasi danno a causa della negligenza o del ritardo del funzionario messo in causa, questo sar? tenuto anche a ripararlo”
Articolo 455 ?? 1 e 2
“Chiunque, per imprudenza, negligenza o inesperienza nella sua professione o la sua arte, o per inosservanza delle leggi, ordini o prescrizioni, causa la morte altrui, ? condannato ad una pena di detenzione che va dai due anni ai cinque anni cos? come ad una multa che va dai 20 000 alle 150 000 lire turche.
Se l’atto ha causato la morte di parecchie persone o ? stato all’origine della morte di una persona e delle lesioni di una o parecchie altre, l’autore sar? condannato ad una pena di detenzione che va da quattro a dieci anni cos? come ad una pesante multa di 60 000 lire turche come minimo. ”

Articolo 29 ? 8
“Il giudice ha ogni latitudine per fissare una pena principale di cui il quantum pu? variare tra un minimo ed un massimo, tenendo conto degli elementi, come delle circostanze nelle quali la violazione ? stata commessa, il mezzo utilizzato per commetterla, l’importanza e la gravit? della violazione, il momento ed il luogo dove ? stata commessa, le diverse particolarit? dell’atto, la gravit? del danno causato e del rischio [trascinato], il grado dell’intenzione [criminale] (…), le ragioni e disegni che hanno condotto alla violazione, lo scopo, gli antecedenti, lo statuto personale e sociale del suo autore cos? come il suo comportamento in seguito all’atto [commesso]. Anche nel caso in cui la pena inflitta corrisponde al quantum minimo, i motivi di simile scelta sono menzionati obbligatoriamente nel giudizio”
Articolo 59
“Se il tribunale considera che ci sono, all’infuori delle circostanze attenuanti previste dalla legge altre circostanze che militano per una riduzione della pena [inflitta] all’autore, la pena capitale sar? commutata in una reclusione a vita o e l?ergastolo in una pena di detenzione di trent’ anni.
Le altri pene saranno ridotte di un sesto al massimo. “
45. Gli articoli 4 ? 1 e 6 della legge no 647 sull’esecuzione delle pene si leggono cos?:
Articolo 4 ? 1
“Eccetto la reclusione, le pene privative di libert? di corta durata possono, avuto riguardo alla personalit? cos? come allo stato dell? accusato ed alle circostanze nelle quali la violazione ? stata commessa, essere commutate dal tribunale,:
1) in una multa pesante, a ragione di un importo che va da 5 000 a 10 000 lire turche al giorno; (…) “
Articolo 6 ? 1
“Chiunque non essendo stato condannato mai ad una pena diversa da una multa si vede infliggere una multa e/o una pena di detenzione di un anno [massimo], pu? beneficiare di un rinvio all’esecuzione di questa pena, se il tribunale ? convinto che [l’autore], tenuto conto della sua comportamento di fronte al crimine, non sar? recidivo se gli si accorda un tale sospensione ”
46. Ai termini del codice di procedimento penale turco, un procuratore della Repubblica che-in qualche modo cio? -? avvisato di una situazione che permette di sospettare che una violazione ? stata commessa ? obbligato a istruire i fatti per decidere se c’? luogo o no di impegnare dei perseguimenti (articolo 153). Per?, se l’autore presunto di una violazione ? un agente della funzione pubblica e se l’atto ? stato commesso nella cornice delle sue funzioni, l’istruzione preliminare della causa dipende dalla legge di 1914 sui perseguimenti contro i funzionari che limitano la competenza ratione personae del ministero pubblico in quanto a questa fase del procedimento. In simile caso, l’inchiesta preliminare e, di conseguenza, l’autorizzazione di aprire dei perseguimenti penali, saranno della giurisdizione del comitato amministrativo locale riguardato (quello del distretto o del dipartimento secondo lo statuto dell’interessato).
Le decisioni di suddetti comitati sono suscettibili di ricorso dinnanzi al Consiglio di stato; l’immissione nel processo ? di ufficio se la causa ? classificata senza seguito.
47. Il diritto penale turco contempla l’intervento dei querelanti nei procedimenti penali. L’articolo 365 CPP contiene una disposizione che permette ad un querelante ed a chiunque si stimi leso a causa di una violazione di costituirsi “parte intervenuta” in un’azione pubblica gi? aperta dalla procura e, cos?, di agire ai lati dell’accusa. Appartiene al giudice, dopo consultazione della procura, di pronunciarsi sull’ammissibilit? della costituzione di parte intervenuta (articolo 366 CPP).
48. Se la domanda ? accolta, la parte intervenuta pu?, tra altri, richiedere -nella sua qualit? di vittima diretta-risarcimento dei suoi danni che risultano dalla violazione. Il beneficio di questa possibilit? del diritto turco -del resto, comparabile a quelle offerte dalla “costituzione di parte civile” o “l’azione civile” contemplata nei diritti di numerosi Stati membri del Consiglio dell’Europa -dipende tuttavia dal rispetto di alcune regole precise. Secondo la giurisprudenza della Corte di cassazione, affinch? si deliberi su dei danno-interessi a causa di una violazione, la persona lesa deve costituirsi non solo parte intervenuta, ma anche rivendicare esplicitamente il suo diritto a risarcimento. In dritto turco, questa domanda non ? considerata dunque come essendo incorporata alla costituzione di parte intervenuta. Non ? obbligatorio che il risarcimento sia rivendicato nel momento in cui la persona si costituisce parte intervenuta: potrebbe esserlo in seguito, ma purch? nessuna azione in danno-interessi sia stata introdotta prima dinnanzi alle giurisdizioni civili o amministrative. In pi?, ogni domanda di indennit?, al senso dell’articolo 358 CPP, o dell’articolo 365 ? 2, deve essere valutata e giustificata perch?, nella valutazione di tali domande, i giudici repressivi sono chiamati ad applicare in materia le regole di dritto civile, nel qual numero figura l’interdizione di giudicare al di l? dell’importo richiesto nell’occorrenza. La condanna dell?accusato ? necessaria per deliberare sul diritto all? indennit? della parte intervenuta.
B. Le vie amministrative e civili contro gli agenti dello stato
1. La giustizia amministrativa
49. Trattandosi della responsabilit? civile ed amministrativa a causa di atti criminali e da delitto, l’articolo 13 della legge no 2577 sul procedimento amministrativo enuncia che ogni vittima di un danno risultante da un atto dell’amministrazione pu? chiedere risarcimento a questa ultima nel termine di un anno a contare della data dell’atto addotto. In caso di rigetto di tutto o parte della domanda o se nessuna risposta non ? stata ottenuta entro sessanta giorni, la vittima pu? impegnare un procedimento amministrativo.
Lo statuto dei giudici cos? come l’organizzazione dei tribunali amministrativi sono regolati dalla legge no 2576 del 6 gennaio 1982 sulle competenze e la costituzione dei tribunali amministrativi e dalla legge no 2575 sul Consiglio di stato.
2. La giustizia civile
50. In virt? del codice degli obblighi, le persone lese a causa di un atto illecito o delittuoso possono introdurre un’azione in risarcimento per il danno tanto materiale (articoli 41-46) che morale (articolo 47). In materia, i tribunali civili non sono legati n? dalle considerazioni n? dal verdetto delle giurisdizioni repressive sulla colpevolezza dell’interessato (articolo 53).
Tuttavia, in virt? dell’articolo 13 della legge no 657 sui funzionari dello stato, le persone che hanno subito un danno a causa dell’esercizio di una funzione che dipende dal diritto pubblico possono in principio citare unicamente in giustizia l’autorit? pubblica da cui dipendeva il funzionario in causa e non direttamente questo (articoli 129 ? 5 della Costituzione, e 55 e 100 del codice degli obblighi). Questa regola non ? tuttavia assoluta. Quando l’atto in questione ? qualificato come illecito o delittuoso e, di conseguenza, perde il suo carattere di atto o di fatto “amministrativo”, le giurisdizioni civili possono accogliere una domanda di danno-interessi diretta contro l’autore stesso, senza recare danno alla possibilit? di impegnare la responsabilit? congiunta dell’amministrazione nella sua qualit? di datore di lavoro dell’autore dell’atto (articolo 50 del codice degli obblighi).
C. L’esecuzione delle decisioni giudiziali da parte dell’amministrazione
51. Ai termini dell’articolo 138 ? 4 della Costituzione del 1982:
“Gli organi del potere esecutivo e legislativo cos? come l’amministrazione sono tenuti a conformarsi alle decisioni giudiziali; suddetti organi e l’amministrazione non possono modificare in nessun caso le decisioni giudiziali n? differirne l’esecuzione. “
L’articolo 28 ? 2 del codice di procedimento amministrativo dispone:
“Le decisioni rese relativamente ai ricorsi di piena giurisdizione e concernenti un importo determinato vengono eseguite conformemente alle disposizioni del diritto comune. “
Secondo l’articolo 82 ? 1 della legge no 2004 sulle vie di esecuzione ed il fallimento, non possono essere oggetto di un sequestro i beni dello stato ed i beni che, secondo la legge che li regola, sono inafferrabili. Risulta dall’articolo 19 ? 7 della legge no 1580 del 3 aprile 1930 sulle municipalit? che i beni di queste ultime possono essere sequestrati unicamente se non sono destinati all’uso pubblico.
Secondo la dottrina turca in materia, deriva dalle disposizioni sopra che se l’amministrazione non ottempera lei stessa ad una decisione giudiziale di risarcimento definitivo ed esecutivo, l’interessato ha la possibilit? di intentare un procedimento di esecuzione forzata conformemente al diritto comune. In questo caso, l’autorit? competente ? abilitata ad imporre le misure previste dalla legge no 2004, tuttavia rimanendo il sequestro eccezionale, all’amministrazione.
D. La regolamentazione delle costruzioni non autorizzate e delle discariche di rifiuti domestici
1. La Costituzione
52. Le disposizioni pertinenti della Costituzione in materia di ambiente e di alloggio si leggono cos?:
Articolo 56
“Ogni persona ha il diritto di vivere in un ambiente sano ed equilibrato.
Lo stato ed i cittadini hanno il dovere di migliorare l’ambiente, di preservarne la salubrit? e di impedirne l’inquinamento.
In vista di garantire a ciascuno delle condizioni di vita fisica e psicologica sana, (…) lo stato instaura lui stessi delle istituzioni sanitarie e regolamenta le loro prestazioni di servizi.
Lo stato si libera da questo compito utilizzando le istituzioni sanitarie e sociali dei settori privati e pubblici, e garantendo il controllo di queste. (…) “
Articolo 57
“Lo stato prende le misure proprie per ovviare ai bisogni di alloggio, nella cornice di una pianificazione che tiene conto delle particolarit? delle citt? e delle condizioni dell’ambiente, e favorisca inoltre i programmi di alloggi collettivi. “
Articolo 65
“Lo stato si libera dai compiti che la Costituzione gli assegna in materia sociale ed economica, nei limiti delle sue risorse finanziarie e badando a preservare la stabilit? economica. “
2. Le bidonville e la legislazione concernente ad esse
53. Secondo le informazione e documenti di cui la Corte dispone, dal 1960, anno in cui cominciarono delle migrazioni massicce di abitanti delle zone sfavorite verso le regioni ricche, la Turchia deve fare fronte al problema delle bidonville, costituite spesso da baraccamenti edificati in forte e che si evolvevano velocemente verso le costruzioni a piani. Attualmente, pi? di un terzo della popolazione vivrebbe in abitazioni di questo tipo. I ricercatori che si sono propesi su questo problema, affermano che la nascita di tali agglomerazioni non potrebbe spiegarsi solamente coi mancamenti della pianificazione urbana e della polizia municipale. Segnalano l’esistenza di pi? di diciotto leggi di amnistia promulgate col passare del tempo per regolarizzare i quartieri di tuguri, nell’ottica, secondo essi, di soddisfare gli elettori potenziali che vivevano in queste abitazioni di fortuna.
54. Nel campo della lotta contro lo sviluppo delle bidonville, le principali disposizioni legali in dritto turchi sono le seguenti:
Secondo l’articolo 15 ? 2, capoverso 19, della legge no 1580 del 3 aprile 1930 sulle municipalit?, queste ultime sono tenute ad impedire e a vietare ogni installazione o costruzione, contraria alla legge ed agli ordinamenti che sarebbe stata stabilita senza permessi o che avrebbe portato attentato alla salute, all’ordine ed alla quiete della citt?.
La legge no 775 del 20 luglio 1966 enuncia nel suo articolo 18 che dopo la sua entrata in vigore, ogni edificio non autorizzato, che sia in fase di costruzione o gi? abitato, sar? distrutto immediatamente senza che una decisione preliminare sia necessaria. Il collocamento in opera di queste misure incombe sulle autorit? amministrative che possono ricorrere alle forze dell’ordine ed ad altri mezzi dello stato. Per ci? che ? dei baraccamenti realizzati prima dell’entrata in vigore della legge, l’articolo 21 di questa contempla che, sotto certe condizioni, gli abitanti dei tuguri potranno acquisire il terreno che occupano ed approfittare di crediti vantaggiosi per finanziare la costruzione di edifici conformi alle norme ed ai piani di urbanistica. Le agglomerazioni in cui le disposizioni dell’articolo 21 sono applicabili sono dichiarate “zone di riabilitazione e di sradicamento dei tuguri” e gestite conformemente ad un piano di azione.
Con una legge no 1990 del 6 maggio 1976 che portava modifica della legge no 775, le costruzioni irregolari effettuate prima del 1 novembre 1976 furono anch?esse considerate come coperte dal suddetto articolo 21. La legge no 2981 del 24 febbraio 1984 concernente le costruzioni non conformi alla legislazione in materia di bidonville e di pianificazione urbana contemplava anche delle misure da prendere per la conservazione, la regolarizzazione, la riabilitazione e la distruzione degli edifici irregolari eretti fino ad allora.
Concernente i beni pubblici, l’articolo 18 ? 2 della legge no 3402 del 21 giugno 1987 sul catasto si legge cos?:
“La prescrizione acquisitiva non gioca per i beni comuni, (…) le foreste ed i luoghi a disposizione dello stato ed assegnati all’uso pubblico n? per i beni immobiliari che, secondo le leggi ad essi concernenti, spettano allo stato, che questi beni siano iscritti o meno al registro fondiario. “
55. Per?, la legge no 4706 del 29 giugno 2001 che portava consolidamento dell’economia turca, come modificata dalla legge no 4916 del 3 luglio 2003, ha autorizzato sotto certe condizioni la vendita a terzi dei beni immobiliari che appartengono al Tesoro pubblico. Secondo l’articolo 4 ?? 6 e 7 di questa legge, i beni che appartengono al Tesoro e che ospitano delle costruzioni realizzate prima del 31 dicembre 2000 sar? trasmesso a titolo gratuito alle municipalit? da cui dipendono i terreni sui quali sono situati le costruzioni, per essere venduti di preferenza ai proprietari di queste costruzioni o ai loro aventi diritto. Le vendite in questione si effettuano mediante un acconto corrispondente al quarto del valore commerciale del terreno e delle mensilit? che possono essere ripartite su tre anni.
Le municipalit? sono tenute a procedere all’elaborazione dei piani di occupazione dei suoli cos? come dei piani di applicazione concernenti i beni che sono stati alienati loro a titolo della suddetta legge.
3. I siti di stoccaggio di scarti domestici e la loro regolamentazione
56. Secondo l’articolo 15 ? 2, capoverso 24, della suddetta legge no 1580, incombe sui municipi di garantire la raccolta regolare ed appropriata delle immondizie domestiche cos? come la loro distruzione. Conformemente agli articoli 6-E, capoverso j, della legge no 3030 sui municipi metropolitani e 22 dell’ordinamento di amministrazione pubblica relativa a questa legge, incombe sui municipi metropolitani di designare i luoghi di stoccaggio delle immondizie e degli scarti industriali cos? come di realizzare o di fare realizzare le installazioni concernenti il trattamento, il riciclaggio e la distruzione di questi ultimi.
Secondo gli articoli 5 e 22 dell’ordinamento sul controllo degli scarti solidi, pubblicati sulla Gazzetta ufficiale del 14 marzo 1991, i municipi sono responsabili della pianificazione dell’utilizzazione delle discariche cos? come del collocamento in opera di tutte le misure necessarie per evitare che il loro sfruttamento non nuocia all’ambiente ed alla salute degli uomini e degli animali; secondo l’articolo 31 di suddetto ordinamento, il municipio metropolitano ? abilitato a rilasciare le autorizzazioni di sfruttamento dei siti di stoccaggio di scarti ubicati nei territori dei municipi locali che dipendono dalla sua autorit?.
Ai termini dell’ordinamento, nessuno sito di discarica di rifiuti pu? essere creato ad una distanza di meno di 1 000 m dalle abitazioni e, una volta aperto allo sfruttamento, nessuna costruzione pu? essere autorizzata alla periferia del sito (articolo 24 che deve essere ristretto (articolo 25)). Concernente il controllo del biogas, l’articolo 27 contempla che:
“Le mescolanze di azoto, di ammoniaca, di idrogeno solforato, di diossido di carbonio e, in particolare, il metano, emesso dalla decomposizione microbiologica degli elementi organici presenti nella massa degli scarti che sono suscettibili di causare delle esplosioni ed intossicazioni saranno captati con l’aiuto di un sistema di drenaggio o verticale o orizzontale, e liberate nell’atmosfera in modo controllato o utilizzate per produrre dell’energia. “
57. Le informazioni generali che la Corte si ? potuta procurare in quanto al rischio di esplosione di metano in tali siti si possono riepilogare come segue: il metano (CH4, ed il gas carbonico) (CO2), sono i due prodotti maggiori della genesi del metano, la tappa finale e pi? lunga del processo di fermentazione anaerobio, cio? che si svolge in mancanza di aria. Queste sostanze sono generate in particolare dalle degradazioni biologiche e chimiche degli scarti. I rischi di esplosione e di incendio sono dovuti principalmente alla grande proporzione di metano nel biogas. La sua soglia di esplosivit? si trova tra il 5% e il 15% di CH4 nell’aria. Al di sotto del 15%, il metano si infiamma ma non esplode.
58. Risulta da diverse circolari e regolamentazioni in vigore nei paesi membri del Consiglio dell’Europa in materia di gestione delle immondizie domestiche e di sfruttamento delle discariche di resti urbani che l’isolamento dei siti di discarica che implica un allontanamento minimo di ogni abitazione, la prevenzione dei rischi di frane con posa di scarpate e di dighe stabili cos? come con le misure di compattamento, e l’eliminazione del pericolo di fuoco o di esplosione del biogas figurano tra le preoccupazioni maggiori delle autorit? e dei gestori riguardati.
Su questo ultimo punto, il risanamento raccomandato sembra consistere in mettere in opera, secondo lo sfruttamento, un sistema di drenaggio dei gas di fermentazione, che mira a garantire il pompaggio dei gas di discarica ed il trattamento del gas con un biofiltro. Simile installazione di smaltimento del gas contemplata anche nell’ordinamento del 14 marzo 1991 in vigore in Turchia, comprende generalmente dei pozzi verticali perforati introdotti da trivellatura negli scarti o dei drenaggi orizzontali nascosti nella massa degli scarti, una stazione di ventilazione, un biofiltro ed una rete di condotte di inspirazione.
III. I TESTI PERTINENTI DEL CONSIGLIO DELL?EUROPA
59. Concernente i diversi testi adottati dal Consiglio dell’Europa nel campo dell’ambiente e delle attivit? industriali dei poteri pubblici, c’? luogo di citare, tra i lavori dell’assemblea parlamentare, la Risoluzione 587 (1975) relativa ai problemi posti dall’evacuazione di scarti urbani ed industriali, la Risoluzione 1087 (1996) relativa alle conseguenze dell’incidente di Tchernobyl, e la Raccomandazione 1225 (1993) relativa alla gestione, al trattamento, al riciclaggio ed alla commercializzazione degli scarti, cos? come, tra i lavori del Comitato dei Ministri, la Raccomandazione no R (96) 12 concernente la ripartizione delle competenze e delle responsabilit? tra autorit? centrali e collettivit? locali e regionali nel campo dell’ambiente.
Conviene in materia, anche menzionare la Convenzione sulla responsabilit? civile dei danni che risultano dalle attivit? pericolose per l’ambiente (STE no 150-Lugano, 21 giugno 1993) e la Convenzione sulla protezione dell’ambiente col diritto penale (STE no 172-Strasburgo, 4 novembre 1998) che sono firmate attualmente rispettivamente da nove e tredici Stati.
60. Si constata leggendo questi documenti che incombe sulle collettivit? locali per ci? che riguarda il trattamento degli scarti urbani la responsabilit? prima, che i governi sono tenuti ad assistere tanto finanziariamente che tecnicamente. Lo sfruttamento di un sito di stoccaggio di scarti da parte delle autorit? pubbliche passa per una “attivit? pericolosa”, ed un “decesso” risultante dal deposito di scarti su un sito di stoccaggio permanente ? considerato come un “danno” che provoca la responsabilit? delle autorit? pubbliche (vedere, in particolare, la Convenzione di Lugano, articolo 2 ?? 1, c)-d) e 7, a)-b)).
61. Per questo motivo, la Convenzione di Strasburgo invita le Parti ad adottare delle misure “che potrebbero essere necessarie per qualificare come violazioni penali” gli atti che dipendono dal campo “dell’eliminazione, del trattamento, dello stoccaggio, di scarti pericolosi che causano o sono suscettibili di causare la morte o delle gravi lesioni alle persone “, sapendo che queste violazioni possono essere commesse anche da “negligenza” (articoli 2 a 4). Se questo strumento non ? entrato ancora in vigore, si inserisce bene nella tendenza reale a reprimere pi? severamente gli attentati all’ambiente, questione indissociabile da quella degli attentati alla vita umana (vedere, per esempio, la decisione-quadro no 2003/80 del 27 gennaio 2003 del Consiglio dell’unione europea cos? come la proposta di direttiva della Commissione dell’unione europea del 13 marzo 2001, modificata il 30 settembre 2002, relativa alla protezione dell’ambiente col diritto penale).
L’articolo 6 di suddetta Convenzione esige inoltre che misure adeguate siano prese anche per sanzionare penalmente queste violazioni in funzione del loro grado di gravit?, ci? che deve permettere, tra altri, la detenzione degli autori.
62. Trattandosi di tali attivit? pericolose, l’accesso del pubblico ad un’informazione chiara ed esauriente ? considerato come uno dei diritti fondamentali della persona, poich? si ritiene che in virt? in particolare della Risoluzione 1087 (1996) precitata questo diritto non debba essere concepito come limitato al campo dei rischi legati all’utilizzazione dell’energia nucleare nel settore civile.
IN DIRITTO
I. SULLA VIOLAZIONE ADDOTTA DELL’ARTICOLO 2 DELLA CONVENZIONE
63. Il richiedente si lamenta del fatto che la morte di nove suoi prossimi nell’incidente del 28 aprile 1993 e le lacune che presentavano i procedimenti ivi afferenti hanno portato violazione dell’articolo 2 della Convenzione il cui passaggio pertinente si legge cos?:
“1. Il diritto di ogni persona alla vita ? protetto dalla legge. La morte non pu? essere inflitta a nessuno intenzionalmente, salvo in esecuzione di una sentenza capitale pronunciata da un tribunale nel caso in cui il reato fosse punito con questa pena dalla legge.
(…) “
64. Come dinnanzi alla camera, il Governo combatte queste tesi.
A. Applicabilit?
1. La sentenza della camera
65. Riferendosi in particolare agli esempi forniti dalle sentenze L.C.B. c. Regno Unito ( 9 giugno 1998, Raccolta delle sentenze e decisioni 1998-III) Guerra ed altri c. Italia (19 febbraio 1998, Raccolta 1998-I) Calci? c. Italia (24 febbraio 1998, Raccolta 1998-I) e Calvelli e Ciglio c. Italia ([GC], no 32967/96, CEDH 2002-I,) cos? come alle norme europee in questo campo, la camera ha sottolineato che la protezione del diritto alla vita, come esige l’articolo 2 della Convenzione, poteva essere invocata in materia di sfruttamento di discariche a causa dei pericoli potenziali inerenti a questa attivit?. Perci? la camera ha concluso che l’obbligo positivo per gli Stati di prendere le misure necessarie alla protezione della vita delle persone che dipendono dalla loro giurisdizione, al senso dell’articolo 2, entrava in gioco nello specifico.
2. Argomenti delle parti a confronto
66. Il Governo adduce che la conclusione della camera secondo la quale “tutte le situazioni di morte non intenzionale” dipendono dal campo di applicazione dell’articolo 2 ha dato luogo ad un’estensione senza precedente degli obblighi positivi intrinseci a questa disposizione. Il ragionamento della camera si scosta secondo lui, dalla giurisprudenza recente in materia della Corte, come la sentenza Mastromatteo c. Italia ([GC], no 37703/99, CEDH 2002-VIII) e non ? corroborato dalle cause alle quali si riferisce, particolarmente Osman c. Regno Unitom( sentenza del 28 ottobre 1998, Raccolta 1998-VIII) o ancora Calvelli e Ciglio (sentenza precitata che non ? arrivata ad una constatazione di violazione dell’articolo 2).
67. All’udienza, il Governo ha sostenuto che la responsabilit? dello stato per i fatti non imputabili direttamente ai suoi agenti non poteva coprire tutti i casi di incidenti o di catastrofi e che in simile caso l’interpretazione della Corte in quanto all’applicazione dell’articolo 2 non doveva essere teleologica n? ampia, ma doveva rimanere piuttosto restrittiva. Un approccio contrario potrebbe dare a credere che il solo fatto di trovarsi vicino ad un aeroporto, di una centrale nucleare, di una fabbrica di armamento o semplicemente di essere esposto ai prodotti chimici sarebbe suscettibile di generare una violazione potenziale dell’articolo 2.
68. Il richiedente ribatte che le negligenze in causa delle autorit? dello stato cadono certo sotto l’influenza dell’articolo 2 della Convenzione, dal momento che sono all’origine della morte di suoi prossimi, e che niente negli argomenti del Governo permette di allontanare questa conclusione.
3. Valutazione della Corte
69. Considerando l’insieme degli argomenti delle parti, la Corte ricorda al primo colpo che, nel suo modo di abbordare l’interpretazione dell’articolo 2, ? guidata dall’idea che l’oggetto e lo scopo della Convenzione, in quanto strumento di protezione degli esseri umani, chiamano a comprendere ed ad applicare le sue disposizioni in un modo che renda le sue esigenze concrete ed effettive (vedere, per esempio, Yaşa c. Turchia, sentenza del 2 settembre 1998, Raccolta 1998-VI, p. 2429, ? 64).
70. Nello specifico, la lagnanza di cui la Corte ? investita ? che le autorit? nazionali non hanno fatto tutto ci? che ci si poteva aspettare da esse per impedire che la vita dei prossimi del richiedente non fosse persa all’epoca dell’incidente del 28 aprile 1993 sopraggiunto nella discarica municipale di ?mraniye, sfruttata sotto il loro controllo.
71. A questo riguardo, la Corte riafferma che l’articolo 2 non riguarda esclusivamente i casi di morte di uomo risultante dall’uso della forza da parte degli agenti dello stato ma implica anche, nella prima frase del suo primo paragrafo, l’obbligo positivo per gli Stati di prendere tutte le misure necessarie alla protezione della vita delle persone che dipendono dalla loro giurisdizione (vedere, per esempio, L.C.B. c. Regno Unito, precitata, p. 1403, ? 36, e Paul ed Audrey Edwards c. Regno Unito, no 46477/99, ? 54, CEDH 2002-II).
Per la Corte, questo obbligo deve essere interpretato come se valesse nel contesto di ogni attivit?, pubblica o meno, suscettibile di mettere in gioco il diritto alla vita, a fortiori per le attivit? a carattere industriale, pericolose per natura, come lo sfruttamento di siti di stoccaggio di scarti, qui di seguito “attivit? pericolose”-per le norme europee in materia (vedere 59 e 60 i paragrafi sopra).
72. Quando gli organi della Convenzione hanno dovuto pronunciarsi in simili campi su delle affermazioni derivate da un’incomprensione del diritto alla protezione della vita, non hanno enunciato mai che l’articolo 2 si rivelava inapplicabile. La Corte rinvia, per esempio, ai casi relativi all’incidenza delle emissioni nocive che provengono di una fabbrica di fertilizzanti (Guerra ed altri, precitata, pp. 228-229, ?? 60 e 62) o ancora alle prove nucleari (L.C.B. c. Regno Unito, precitata, p. 1403, ? 36).
73. A questo riguardo, e contrariamente a ci? che il Governo sembra suggerire, il grado di nocivit? dei fenomeni propri a queste o quelle attivit?, la contingenza del rischio al quale il richiedente era esposto in ragione di circostanze pericolose per la vita, lo statuto di persone implicate nel concatenarsi di queste circostanze e il carattere deliberato o meno degli atti o delle omissioni

Testo Tradotto

Conclusion Violation de l’art. 2 sous son volet substantiel;Violation de l’art. 2 sous son volet proc?dural ; Violation de P1-1 ; Violation de l’art. 13+2 ; Violation de l’art. 13+P1-1 ; Non-lieu ? examiner l’art. 6 et l’art. 8 ; Dommage mat?riel – r?paration p?cuniaire ; Pr?judice moral – r?paration p?cuniaire ; Remboursement partiel frais et d?pens – proc?dure de la Convention

AFFAIRE ?NERYILDIZ c. TURQUIE
(Requ?te no 48939/99)
ARR?T
STRASBOURG
30 novembre 2004

En l?affaire ?neryıldız c. Turquie,
La Cour europ?enne des Droits de l?Homme, si?geant en une Grande Chambre compos?e de :
MM. L. Wildhaber, pr?sident,
C.L. Rozakis,
J.-P. Costa,
G. Ress,
Sir Nicolas Bratza,
Mme E. Palm,
MM. L. Loucaides,
R. T?rmen,
Mme F. Tulkens,
M. K. Jungwiert,
Mmes M. Tsatsa-Nikolovska,
H.S. Greve,
MM. A.B. Baka,
M. Ugrekhelidze,
A. Kovler,
V. Zagrebelsky,
Mme A. Mularoni, juges,
et de M. P.J. Mahoney, greffier,
Apr?s en avoir d?lib?r? en chambre du conseil les 7 mai 2003, 16 juin et 15 septembre 2004,
Rend l?arr?t que voici, adopt? ? cette derni?re date :
PROC?DURE
1. A l?origine de l?affaire se trouve une requ?te (no 48939/99) dirig?e contre la R?publique de Turquie et dont deux ressortissants de cet Etat, M. A. N.i ?. et M. M. ?., ont saisi la Cour le 18 janvier 1999 en vertu de l?article 34 de la Convention de sauvegarde des Droits de l?Homme et des Libert?s fondamentales (? la Convention ?).
2. Invoquant les articles 2, 8, 13 de la Convention et l?article 1 du Protocole no 1, les requ?rants soutenaient que les autorit?s nationales ?taient responsables de la mort de leurs proches ainsi que de la destruction de leurs biens du fait de l?explosion de gaz de m?thane survenue le 28 avril 1993 dans le d?p?t d?ordures municipal d??mraniye (Istanbul). Ils d?non?aient en outre l?incompatibilit? de la proc?dure administrative men?e en l?esp?ce avec les exigences d??quit? et de c?l?rit? voulues par l?article 6 ? 1 de la Convention.
3. La requ?te a ?t? attribu?e ? la premi?re section de la Cour (article 52 ? 1 du r?glement). Au sein de celle-ci, une chambre compos?e de Mme E. Palm, pr?sidente, Mme W. Thomassen, M. Gaukur J?rundsson, M. R. T?rmen, M. C. B?rsan, M. J. Casadevall, M. R. Maruste, juges, et de M. M. O?Boyle, greffier de section, a d?cid? le 22 mai 2001 de disjoindre les causes de M. ?. et de M. ?. et a d?clar? la requ?te recevable dans le chef de ce dernier (? le requ?rant ?), agissant tant en son propre nom qu?au nom de ses trois fils survivants, alors mineurs, H., A. et H. ?., ainsi qu?au nom de son ?pouse, G. ?., de sa concubine, S. Z., et de ses enfants, S., İ., M., F., Z., R. et A. ?..
4. Le 18 juin 2002, apr?s avoir tenu une audience, la chambre a rendu son arr?t, dans lequel elle concluait, par cinq voix contre deux, qu?il y avait eu violation de l?article 2 de la Convention, ? l?unanimit?, qu?il n?y avait pas lieu d?examiner s?par?ment les griefs tir?s des articles 6 ? 1, 8 et 13 de la Convention, et, par quatre voix contre trois, qu?il y avait eu violation de l?article 1 du Protocole no 1. A l?arr?t se trouvait joint l?expos? des opinions en partie dissidentes des juges Casadevall, T?rmen et Maruste.
5. Le 12 septembre 2002, le gouvernement turc (? le Gouvernement ?) a demand?, en vertu de l?article 43 de la Convention et de l?article 73 du r?glement, le renvoi de l?affaire devant la Grande Chambre.
Le 6 novembre 2002, un coll?ge de la Grande Chambre a d?cid? d?accueillir cette demande.
6. La composition de la Grande Chambre a ?t? arr?t?e conform?ment aux articles 27 ?? 2 et 3 de la Convention et 24 du r?glement.
7. Devant la Grande Chambre, le requ?rant, repr?sent? par Me E. D., avocate au barreau d?Istanbul, et le Gouvernement, repr?sent? par sa coagente, Mme D. Ak?ay, ont d?pos? des m?moires respectivement le 7 et le 10 mars 2003. Par la suite, les parties ont adress? au greffe des observations compl?mentaires et des documents ? l?appui de leurs arguments.
8. Une audience s?est d?roul?e en public au Palais des Droits de l?Homme, ? Strasbourg, le 7 mai 2003 (article 59 ? 3 du r?glement).
Ont comparu :
? pour le Gouvernement
Mme D. Ak?ay, coagente,
M. Y. Belet, conseiller,
Mmes G. Acar,
V. Sİrmen,
J. Kalay, conseill?res ;
? pour le requ?rant
Me E. D., conseil,
M. Ş. ?., conseiller.
La Cour a entendu en leurs d?clarations Me D. puis Mme Ak?ay.
EN FAIT
I. LES CIRCONSTANCES DE L?ESP?CE
9. Le requ?rant est n? en 1955 et r?side actuellement dans la sous-pr?fecture de Şirvan (d?partement de Siirt), sa r?gion natale. A l??poque des faits, il habitait, avec douze proches, dans le quartier de taudis (gecekondu mahallesi) de Kazım Karabekir ? ?mraniye, un district d?Istanbul, o? il s??tait install? apr?s avoir d?missionn? de son poste de garde de village dans le Sud-Est de la Turquie.
A. Le site de stockage de d?chets m?nagers d??mraniye et le quartier du requ?rant
10. Une d?charge d?ordures m?nag?res se trouvait en fonction depuis le d?but des ann?es 70 ? Hekimbaşı, zone abritant ?galement des taudis et contigu? au quartier de Kazım Karabekir. Le 22 janvier 1960, l?usage du site en question, qui appartenait ? l?administration des for?ts, donc au Tr?sor public, avait ?t? attribu? ? la mairie m?tropolitaine d?Istanbul (? la mairie m?tropolitaine ?) pour une dur?e de quatre-vingt-dix-neuf ans. Situ? sur une c?te surplombant une vall?e, le site s??tendait sur une surface d?environ 35 hectares et, depuis 1972, il servait de d?charge commune aux districts de Beykoz, d??sk?dar, de Kadık?y et d??mraniye, sous l?autorit? et la responsabilit? de la mairie m?tropolitaine et, en dernier ressort, des autorit?s minist?rielles.
A l??poque o? la d?charge commen?a ? ?tre utilis?e, cette r?gion ?tait inhabit?e et l?agglom?ration la plus proche se trouvait ? environ 3,5 km. Cependant, au fur et ? mesure des ann?es, des habitations de fortune furent construites, sans autorisation, sur la zone entourant le d?p?t d?ordures, pour finalement donner naissance au bidonville d??mraniye.
D?apr?s un plan officiel des quartiers, entre autres de Hekimbaşı et de Kazım Karabekir, dessin? par la direction des affaires techniques de la mairie d??mraniye, la maison de M. ?. ?tait b?tie au coin de la rue Dereboyu et de la rue Gerze. Cette partie de l?agglom?ration ?tait attenante au site de la d?charge municipale et, depuis 1978, elle relevait d?un maire de quartier, lequel d?pendait de la sous-pr?fecture.
A l?heure actuelle, la d?charge d??mraniye n?existe plus. La mairie locale l?a fait couvrir de terre et y a plac? des conduits d?a?ration. Par ailleurs, des plans d?occupation des sols concernant les quartiers de Hekimbaşı et de Kazım Karabekir sont en train d??tre ?labor?s. De son c?t?, la mairie m?tropolitaine a proc?d? ? un boisement de terrain sur une grande partie de l?ancien site de la d?charge et y a fait construire des terrains de sport.
B. Les initiatives de la mairie d??mraniye
1. En 1989
11. A la suite des ?lections municipales du 26 mars 1989, la mairie d??mraniye tenta de proc?der ? une modification du plan d?am?nagement urbain ? l??chelle de 1/1000e. Cependant, les autorit?s d?cisionnelles refus?rent d?approuver ce plan, car il couvrait un territoire allant jusqu?? proximit? de la d?charge municipale.
A partir du 4 d?cembre de la m?me ann?e, la mairie d??mraniye entama des travaux consistant ? d?verser des amas de terre et de d?bris sur les terrains entourant les taudis d??mraniye, afin de r?am?nager le site de la d?charge.
Cependant, le 15 d?cembre 1989, M.C. et A.C., deux habitants du quartier d?Hekimbaşı, introduisirent devant la 4e chambre du tribunal d?instance d??sk?dar une action p?titoire contre la mairie. Se plaignant des d?g?ts caus?s sur leurs plantations, ils sollicit?rent l?arr?t des travaux. A l?appui de leur demande, ils produisirent des documents, dont il ressortait que M.C. et A.C. ?taient assujettis ? la taxe d?habitation et ? la taxe fonci?re depuis 1977, sous le num?ro d?imposition 168900. En 1983, ils avaient ?t? invit?s par l?administration ? remplir un formulaire type, pr?vu pour la d?claration des b?timents ill?gaux, afin que leurs habitations et leurs terrains soient r?gularis?s (paragraphe 54 ci-dessous). A la suite de leur demande, le 21 ao?t 1989, la direction g?n?rale des eaux et des canalisations de la mairie m?tropolitaine avait ordonn? la pose d?un compteur d?eau dans leurs habitations. Par ailleurs, des copies de factures d??lectricit? d?montrent que M.C. et A.C. effectuaient r?guli?rement, en leur qualit? d?abonn?s, des paiements selon leur consommation, laquelle ?tait d?termin?e au moyen d?un compteur install? ? cet effet.
12. Devant le tribunal d?instance, la mairie d?fenderesse axa sa d?fense sur le fait que les terres revendiqu?es par M.C. et A.C. ?taient sises sur le territoire de la d?chetterie, qu?y habiter ?tait contraire aux r?gles sanitaires et que leur demande de r?gularisation ne leur accordait aucun droit.
Par un jugement rendu le 2 mai 1991, sous le num?ro de dossier 1989/1088, le tribunal d?instance donna gain de cause ? M.C. et A.C., reconnaissant qu?il y avait eu ing?rence dans l?exercice de leurs droits sur les biens litigieux.
Cependant, par un arr?t du 2 mars 1992, la Cour de cassation infirma ce jugement. Le 22 octobre 1992, le tribunal d?instance se conforma ? l?arr?t de la Cour de cassation et d?bouta les int?ress?s.
2. En 1991
13. Le 9 avril 1991, la mairie d??mraniye demanda ? la 3e chambre du tribunal d?instance d??sk?dar une expertise concernant la conformit? de la d?charge ? la r?glementation en la mati?re, notamment au r?glement du 14 mars 1991 sur le contr?le des d?chets solides. La mairie sollicita ?galement l??valuation du pr?judice qui lui avait ?t? caus?, afin d?appuyer l?action en dommages-int?r?ts qu?elle s?appr?tait ? introduire contre la mairie m?tropolitaine et contre les mairies des trois districts utilisant la d?charge.
La demande d?expertise fut enregistr?e sous le num?ro de dossier 1991/76 et, le 24 avril 1991, un comit? d?experts fut constitu? ? cette fin ; il comprenait un professeur de g?nie de l?environnement, un agent du cadastre et un m?decin l?giste.
D?apr?s le rapport d?expertise, ?tabli le 7 mai 1991, le d?p?t en question n??tait pas conforme aux exigences techniques pr?vues notamment aux articles 24 ? 27, 30 et 38 du r?glement du 14 mars 1991 et, de ce fait, pr?sentait un certain nombre de dangers susceptibles d?entra?ner un tr?s grand risque pour la sant? des habitants de la vall?e, notamment pour ceux des quartiers de taudis : aucun mur ou grillage de cl?ture ne s?parait la d?charge des habitations qui s??levaient ? cinquante m?tres de la montagne d?ordures, le d?p?t n??tait pas ?quip? de syst?mes de ramassage, de compostage, de recyclage ni de combustion, et aucune installation de drainage ou de purification des eaux de drainage n?y avait ?t? pr?vue. Les experts en conclurent que la d?charge d??mraniye ? exposait tant les humains que les animaux et l?environnement ? toutes sortes de dangers ?. A ce sujet, le rapport, attirant d?abord l?attention sur le fait qu?une vingtaine de maladies contagieuses risquaient de se propager, soulignait ce qui suit :
? (…) Dans n?importe quelle d?chetterie, il se forme, entre autres, des gaz de m?thane, de dioxyde de carbone et d?hydrog?ne sulfur?. Ces substances doivent ?tre, sous contr?le, r?unies puis (…) br?l?es. Or le d?p?t en question ne dispose pas d?un tel syst?me. Lorsqu?il est m?lang? avec l?air dans une certaine proportion, le m?thane peut s?av?rer explosible. Il n?existe, dans cette installation, aucune mesure pour pr?venir l?explosion du m?thane issu de la d?composition [des d?chets]. Que Dieu nous en garde, le dommage pourrait ?tre tr?s important en raison des habitations voisines. (…) ?
Le 27 mai 1991, ce rapport fut port? ? la connaissance des quatre mairies mises en cause et, le 7 juin 1991, du pr?fet afin qu?il en fasse part au minist?re de la Sant? ainsi que du Conseil de l?environnement aupr?s du premier ministre (? le Conseil de l?environnement ?).
14. Les mairies de Kadık?y et d??sk?dar ainsi que la mairie m?tropolitaine demand?rent l?annulation du rapport d?expertise respectivement les 3, 5 et 9 juin 1991. Dans leurs m?moires introductifs d?instance, les avocats des mairies se born?rent ? all?guer que ce rapport, command? et ?tabli ? leur insu, contrevenait au code de proc?dure civile. Les trois avocats se r?serv?rent le droit d??tayer leurs objections ult?rieurement par des m?moires compl?mentaires, une fois qu?ils auraient obtenu de leurs autorit?s tous les informations et documents n?cessaires.
Or, aucune des parties n?ayant d?pos? un tel m?moire compl?mentaire, la proc?dure engag?e n?aboutit point.
15. Cependant, le Conseil de l?environnement, avis? du m?me rapport le 18 juin 1991, enjoignit, par la recommandation no 09513, ? la pr?fecture d?Istanbul ainsi qu?? la mairie m?tropolitaine et ? la mairie d??mraniye de rem?dier aux probl?mes signal?s en l?esp?ce :
? (…) Dans le rapport pr?par? par le comit? d?experts, il est indiqu? que le site de stockage de d?chets en question contrevient ? la loi sur l?environnement ainsi qu?au r?glement sur le contr?le des d?chets solides et que, par cons?quent, il menace la sant? des hommes et des animaux. Il s?impose de prendre, sur le site de la d?charge, les mesures pr?vues aux articles 24, 25, 26, 27, 30 et 38 du r?glement sur le contr?le des d?chets solides (…) Je demande donc que les mesures n?cessaires soient prises (…) et que notre Conseil soit inform? de l?issue. ?
16. Le 27 ao?t 1992, devant la 1re chambre du tribunal d?instance d??sk?dar, Şinasi ?ktem, maire d??mraniye, demanda la mise en ?uvre de mesures provisoires visant ? emp?cher l?utilisation de la d?chetterie par la mairie m?tropolitaine et par les mairies des districts voisins. Il r?clama notamment l?interruption des d?p?ts d?ordures, la fermeture de la d?charge ainsi que la r?paration des dommages subis par sa municipalit?.
Le 3 novembre 1992, le repr?sentant de la mairie d?Istanbul contesta cette demande. Soulignant les efforts de la mairie m?tropolitaine pour entretenir les routes menant ? la d?charge et lutter contre la propagation des maladies, les chiens errants et le d?gagement d?odeurs, le repr?sentant fit notamment valoir qu?un projet de r?am?nagement du site de la d?charge ?tait en phase d?adjudication. Quant ? la demande de fermeture provisoire de la d?charge, le repr?sentant pr?tendit que la mairie d??mraniye agissait de mauvaise foi, d?s lors que depuis sa cr?ation en 1987, elle-m?me n?avait rien fait pour l?assainissement du site.
En fait, la mairie m?tropolitaine avait bien proc?d? ? un appel d?offres pour l?am?nagement de nouveaux sites conformes aux normes modernes. Les premiers travaux d??tudes furent adjug?s ? la soci?t? am?ricaine CVH2M Hill International Ltd et, le 21 d?cembre 1992 et le 17 f?vrier 1993 respectivement, des emplacements furent d?sign?s sur les rives europ?enne et anatolienne d?Istanbul. Ce projet devait s?achever au cours de l?ann?e 1993.
17. Alors que cette proc?dure ?tait encore pendante, la mairie d??mraniye informa le maire d?Istanbul qu?? partir du 15 mai 1993 aucun d?p?t de d?chets ne serait plus autoris?.
C. L?accident
18. Le 28 avril 1993, vers 11 heures, une explosion de m?thane eut lieu sur le site. A la suite d?un glissement de terrain provoqu? par la pression, les immondices d?tach?es de la montagne d?ordures ensevelirent une dizaine de taudis situ?s en aval, dont celui du requ?rant. Trente-neuf personnes p?rirent dans cet accident.
D. Les proc?dures engag?es en l?esp?ce
1. L?initiative du minist?re de l?Int?rieur
19. Imm?diatement apr?s l?accident, deux membres de la police municipale tent?rent de constater les faits. Apr?s avoir entendu les victimes, dont le requ?rant, qui leur expliqu?rent avoir ?rig? leur maison en 1988, ils rapport?rent que treize baraques avaient ?t? d?truites.
Le m?me jour, les membres d?une cellule de crise constitu?e par la pr?fecture d?Istanbul se rendirent ?galement sur les lieux et relev?rent que le glissement de terrain avait bien ?t? caus? par l?explosion de gaz de m?thane.
20. Le lendemain, 29 avril 1993, le minist?re de l?Int?rieur (? le minist?re ?) ordonna que les circonstances dans lesquelles cette catastrophe avait eu lieu soient examin?es par le conseil d?inspection administrative (? le conseil d?inspection ?) afin de d?terminer s?il y avait lieu de poursuivre les deux maires, MM. S. et ?..
2. L?enqu?te p?nale
21. Alors que cette proc?dure administrative suivait son cours, le 30 avril 1993, le procureur de la R?publique d??sk?dar (? le procureur ?) se rendit sur les lieux de l?accident, accompagn? d?un comit? d?experts compos? de trois professeurs en g?nie civil de trois universit?s diff?rentes. Au vu de ses observations pr?liminaires, il chargea le comit? de d?terminer la part de responsabilit? des autorit?s publiques et celle des victimes dans la survenance de l?accident.
22. Le 6 mai 1993, le requ?rant d?posa une plainte au commissariat local. Il d?clara : ? Si ce sont les autorit?s qui, par n?gligence, ont caus? l?ensevelissement de ma maison ainsi que la mort de mes compagnes et enfants, je porte plainte contre la ou les autorit?(s) impliqu?e(s). ? La plainte du requ?rant fut vers?e au dossier d?instruction no 1993/6102, d?j? ouvert d?office par le procureur.
23. Le 14 mai 1993, le procureur entendit plusieurs t?moins et victimes de l?accident litigieux. Le 18 mai 1993, le comit? d?experts rendit le rapport qu?avait command? le procureur. Dans son rapport, le comit? constata d?embl?e qu?il n?y avait pas de plan d?urbanisation ? l??chelle de 1/5000e concernant la r?gion, que le plan d?am?nagement urbain ? l??chelle de 1/1000e n?avait pas ?t? approuv? et que la plupart des habitations ensevelies se trouvaient m?me en dehors de ce dernier plan, ? l?extr?mit? du site de la d?charge. Les experts confirm?rent que le glissement du terrain, qui d?j? n??tait pas stable, pouvait s?expliquer tant par la pression croissante du gaz ? l?int?rieur du d?p?t que par l?explosion de celui-ci. Rappelant les obligations et devoirs que la r?glementation en la mati?re faisait aux autorit?s publiques, les experts conclurent que, concernant la survenance de l?accident, la faute devait ?tre r?partie ? raison de :
? ? 2/8 ? la charge de la mairie d?Istanbul, qui n?a pas agi en temps utile pour pr?venir les probl?mes techniques qui existaient d?j? ? l?installation du d?p?t en 1970, et qui n?ont cess? de s?aggraver depuis lors, ni indiqu? aux mairies concern?es un autre site de stockage de d?chets, comme la loi no 3030 l?obligeait ? le faire ;
? 2/8 ? la charge de la mairie d??mraniye, pour avoir mis en ?uvre un plan d?occupation des sols en omettant de pr?voir, en violation du r?glement no 20814, une zone tampon large de 1 000 m et devant demeurer inhabit?e, et pour avoir attir? dans sa r?gion les habitations de fortune et ne s??tre pas employ?e ? emp?cher de telles constructions, en d?pit du rapport d?expertise du 7 mai 1991 ;
? 2/8 ? la charge des habitants du bidonville, pour avoir mis en danger les membres de leurs familles en s?installant ? proximit? d?une montagne d?ordures ;
? 1/8 ? la charge du minist?re de l?Environnement, pour avoir omis d?assurer un suivi effectif de l?application conforme au r?glement no 20814 sur le contr?le des d?chets solides ;
? 1/8 ? la charge du gouvernement, pour avoir favoris? ce type d?agglom?rations, en amnistiant ? plusieurs reprises les constructions ill?gales et en octroyant des titres de propri?t? ? leurs occupants. ?
24. Le 21 mai 1993, le procureur rendit son ordonnance. Il d?clina sa comp?tence ratione personae concernant les autorit?s administratives dont les responsabilit?s avaient ?t? ?tablies, ? savoir la mairie m?tropolitaine, la mairie d??mraniye, le minist?re de l?Environnement et les dirigeants des gouvernements ayant exerc? pendant la p?riode 1974-1993. Ainsi, le procureur renvoya l?affaire au pr?fet d?Istanbul, consid?rant que celle-ci relevait de la loi sur les poursuites contre les fonctionnaires, dont l?application appartenait au comit? administratif d?partemental de la pr?fecture d?Istanbul (? le comit? administratif ?). Cela ?tant, le procureur pr?cisa dans son ordonnance que, s?agissant des autorit?s mises en cause, les dispositions ? appliquer ?taient celles des articles 230 et 455 ? 2 du code p?nal, qui r?primaient respectivement la n?gligence dans l?exercice des fonctions publiques et l?homicide par n?gligence.
Dans la mesure o? l?affaire portait sur la responsabilit? ?ventuelle des habitants du bidonville, dont le requ?rant, lesquels avaient la qualit? tant de victimes que d?accus?s au regard de l?article 455 ? 2 du code p?nal, le procureur ?mit l?avis qu?il ?tait impossible, en l??tat du dossier, de disjoindre leurs causes, eu ?gard aux articles 10 et 15 de la loi susmentionn?e.
Le 27 mai 1993, date de cl?ture de l?enqu?te pr?liminaire du conseil d?inspection, le dossier du parquet fut transmis au minist?re.
3. L?issue de l?enqu?te administrative contre les autorit?s mises en cause
25. Le 27 mai 1993, ? la lumi?re des conclusions de sa propre enqu?te, le conseil d?inspection demanda au minist?re l?autorisation d?ouvrir une instruction p?nale contre les deux maires incrimin?s.
26. Le lendemain de cette demande la mairie d??mraniye fit ? la presse la communication suivante :
? L?unique d?chetterie du c?t? anatolien se trouvait au milieu de notre district d??mraniye, telle une horreur silencieuse. Elle a rompu son silence et provoqu? la mort. Nous le savions et nous nous y attendions. En tant que municipalit?, nous avions, depuis quatre ans, forc? toutes les portes pour faire d?placer cette d?chetterie. La mairie m?tropolitaine d?Istanbul s?est montr?e indiff?rente. Elle a laiss? tomber les travaux d?assainissement (…) apr?s avoir pos? deux pelles de b?ton ? l?inauguration. Les minist?res et le gouvernement ?taient au courant des faits, mais ils n?y ont pas pr?t? beaucoup d?attention. Nous avions soumis la question aux juges et ils nous avaient donn? raison, mais le m?canisme judiciaire n?a pu ?tre mis en action. (…) A l?heure actuelle nous sommes face ? nos responsabilit?s et nous rendrons tous des comptes aux habitants d??mraniye (…) ?
27. L?autorisation sollicit?e par le conseil d?inspection fut accord?e le 17 juin 1993 et, par cons?quent, un inspecteur en chef aupr?s du minist?re (? l?inspecteur en chef ?) fut charg? de l?affaire.
Compte tenu du dossier de l?enqu?te constitu? en l?esp?ce, l?inspecteur en chef recueillit les d?positions de MM. S. et ?.. Ce dernier d?clara, entre autres, qu?en d?cembre 1989 sa municipalit? avait bien entam? des travaux d?assainissement du territoire du bidonville d?Hekimbaşı et que, cependant, ceux-ci avaient ?t? interrompus ? la demande de deux habitants de ce quartier (paragraphe 11 ci-dessus).
28. L?inspecteur en chef finalisa son rapport le 9 juillet 1993. Celui-ci ent?rinait les conclusions de toutes les expertises effectu?es jusqu?alors et tenait compte de l?ensemble des ?l?ments r?unis par le procureur. Il mentionnait ?galement deux autres avis scientifiques, adress?s ? la pr?fecture d?Istanbul en mai 1993, l?un par le minist?re de l?Environnement et l?autre par un professeur de g?nie civil de l?universit? de Boğazi?i. Ces deux avis confirmaient que le glissement de terrain mortel avait ?t? caus? par l?explosion de m?thane. Le rapport indiquait en outre que, le 4 mai 1993, le conseil d?inspection avait invit? la mairie m?tropolitaine ? lui faire part des mesures effectivement prises ? la lumi?re du rapport d?expertise du 7 mai 1991 et reproduisait la r?ponse de M. S. :
? Notre mairie m?tropolitaine a, d?une part, pris les mesures n?cessaires afin d?assurer que les anciens sites puissent ?tre utilis?s de la fa?on la moins pr?judiciable possible jusqu?? fin 1993 et, d?autre part, elle a achev? tous les pr?paratifs en vue de construire l?une des installations les plus grandes et les plus modernes (…) jamais r?alis?es dans notre pays. Une autre entreprise consiste ? r?aliser un site provisoire de stockage de d?chets r?pondant aux conditions requises. Parall?lement ? cela, des travaux continuent quant ? la r?habilitation des anciens sites [en fin de vie]. En bref, ces trois derni?res ann?es, notre mairie s?est tr?s s?rieusement pench?e sur le probl?me des d?chets (…) [et], actuellement, les travaux continuent (…) ?
29. L?inspecteur en chef conclut finalement que la mort de vingt-six personnes et les blessures caus?es ? onze autres (chiffres disponibles ? l??poque des faits), survenues le 28 avril 1993, ?taient dues ? l?inaction des deux maires dans l?exercice de leurs fonctions, et que ceux-ci devaient r?pondre de leur n?gligence au regard de l?article 230 du code p?nal. Car en d?pit notamment du rapport d?expertise et de la recommandation du Conseil de l?environnement, ils avaient, en toute connaissance de cause, m?connu leurs devoirs respectifs : M. ?., parce qu?il avait manqu? ? son obligation de proc?der, en vertu du pouvoir que lui conf?rait l?article 18 de la loi no 775, ? la destruction des baraques non autoris?es situ?es aux abords de la d?charge, et M. S., parce qu?il avait refus? d?obtemp?rer ? la recommandation susmentionn?e, omis de r?habiliter le d?p?t d?ordures ou d?ordonner sa fermeture, et n?avait respect? aucune des dispositions de l?article 10 de la loi no 3030, lesquelles exigeaient qu?il proc?d?t ? la destruction des taudis en question, le cas ?ch?ant par ses propres moyens. Toutefois, dans ses observations, l?inspecteur en chef ne se pencha point sur la question de l?applicabilit?, en l?occurrence, de l?article 455 ? 2 du code p?nal.
4. L?attribution d?un logement social au requ?rant
30. Dans l?intervalle, la direction de l?habitat et des constructions de fortune invita le requ?rant ? se pr?senter, l?informant que, par un arr?t? (no 1739) du 25 mai 1993, la mairie m?tropolitaine lui avait attribu? un appartement dans le complexe de logements sociaux de ?oban?eşme (Ey?p, Alibeyk?y). Le 18 juin 1993, le requ?rant prit possession, contre signature, de l?appartement no 7, au b?timent C-1 dudit complexe. Cette op?ration fut r?gularis?e par un arr?t? (no 3927) du 17 septembre 1993 de la mairie m?tropolitaine. Le 13 novembre 1993, le requ?rant signa une d?claration notari?e, tenant lieu de contrat, stipulant que le logement en question lui avait ?t? ? vendu ? contre la somme de 125 millions de livres turques (TRL), dont un quart ?tait ? verser au comptant et le reliquat par des mensualit?s de 732 844 TRL chacune.
Selon toute vraisemblance, la somme ? payer au comptant fut vers?e ? la pr?fecture d?Istanbul, qui la transmit ? la mairie m?tropolitaine. Le requ?rant s?acquitta de la premi?re mensualit? le 9 novembre 1993 et continua ainsi jusqu?en janvier 1996. Entre-temps, avant le 23 f?vrier 1995, il loua son appartement ? un certain H.?. moyennant des loyers mensuels de 2 millions de TRL. A partir de janvier 1996, l?administration dut, semble-t-il, avoir recours ? la proc?dure d?ex?cution forc?e pour recouvrer le restant des mensualit?s.
Le 24 mars 1998, le requ?rant, qui n?avait alors plus de dette envers la mairie m?tropolitaine, fit ? un certain E.B. une promesse de vente notari?e concernant son logement en contrepartie de 20 000 marks allemands pay?s au comptant.
5. L?action publique contre les autorit?s mises en cause
31. Par une ordonnance du 15 juillet 1993, le comit? administratif, sur la base du rapport de l?inspecteur en chef, d?cida ? la majorit? de traduire MM. S. et ?. en justice pour infraction ? l?article 230 du code p?nal.
Ces derniers firent appel de cette d?cision devant le Conseil d?Etat, qui les d?bouta de leur demande le 18 janvier 1995. Par cons?quent, le dossier de l?affaire fut retourn? au procureur qui, le 30 mars 1995, renvoya les deux maires devant la 5e chambre du tribunal correctionnel d?Istanbul.
32. Les d?bats s?ouvrirent devant la chambre le 29 mai 1995. A l?audience, M. S. affirma notamment que personne ne pouvait s?attendre ? ce qu?il s?acquitte de devoirs qui ne lui incombaient pas, ni le tenir pour seul responsable d?une situation qui perdurait depuis 1970 ; au demeurant, il all?gua que l?on ne devrait pas non plus le bl?mer de ne pas avoir r?habilit? la d?charge d??mraniye, d?s lors qu?aucun des 2 000 sites en Turquie ne l?avait ?t? ; ? ce sujet, faisant valoir un certain nombre de mesures qui avaient n?anmoins ?t? prises par la mairie m?tropolitaine, il soutint qu?un r?am?nagement d?finitif de la d?charge n?aurait pas pu ?tre r?alis? tant que des ordures continuaient ? ?tre d?pos?es. Enfin, il d?clara : ? les ?l?ments constitutifs du d?lit de n?gligence dans l?exercice des fonctions ne sont pas r?unis, parce que je n?ai pas agi avec l?intention de me montrer n?gligent [sic] et que l?on ne saurait ?tablir un lien de causalit? ? entre l?incident et une quelconque n?gligence de sa part.
Quant ? M. ?ktem, il soutint que les baraquements ensevelis dataient d?avant son ?lection, le 26 mars 1989, et qu?il n?avait, apr?s cette date, jamais tol?r? le d?veloppement des quartiers de taudis. Accusant la mairie m?tropolitaine et la pr?fecture d?Istanbul d?indiff?rence face aux probl?mes, M. ?ktem all?gua qu?en r?alit? la pr?vention des constructions ill?gales relevait de la responsabilit? des agents forestiers et qu?en tout ?tat de cause sa municipalit? manquait d?effectifs pour proc?der ? la destruction de tels baraquements.
33. Par un jugement du 4 avril 1996, la chambre d?clara les deux maires coupables des faits qui leur ?taient reproch?s, estimant que les moyens de d?fense qu?ils avaient pr?sent?s s?av?raient sans fondement.
Pour parvenir ? cette conclusion, les juges du fond se fond?rent notamment sur les preuves qui avaient d?j? ?t? recueillies au cours des investigations p?nales men?es sans rel?che du 29 avril 1993 au 9 juillet 1993 (paragraphes 19 et 28 ci-dessus). D?ailleurs, il ressort du jugement rendu le 30 novembre 1995 que, pour d?terminer la part de responsabilit? de chacune des autorit?s mises en cause, les juges ent?rin?rent sans h?siter les conclusions du rapport d?expertise ?tabli ? la demande du procureur sur cette question pr?cise, rapport qui ?tait disponible depuis le 18 mai 1993 (paragraphe 23 ci-dessus).
Par ailleurs, les juges relev?rent ce qui suit :
? (…) bien qu?inform?s du rapport [d?expertise], les deux pr?venus n?ont pris aucune mesure pr?ventive effective. A l?image d?une personne tirant sur une foule, qui devrait savoir qu?il y aura des morts et qui, par cons?quent, ne saurait pr?tendre avoir agi sans intention de tuer, les pr?venus ne peuvent pas non plus all?guer en l?esp?ce qu?ils n?avaient pas l?intention de n?gliger leurs fonctions. On ne saurait pour autant leur imputer toute la faute. (…) Ils se sont montr?s n?gligents tout comme d?autres. En l?esp?ce, la faute principale consiste ? construire des habitations de fortune en aval d?un d?p?t d?ordures situ? sur une c?te, et c?est aux habitants de ces taudis qu?il faut l?imputer. Ces derniers auraient d? prendre en consid?ration le risque que la montagne d?ordures s?effondre un jour sur leur t?te et qu?ils en subissent un pr?judice. Ils n?auraient pas d? construire des baraques ? cinquante m?tres du d?p?t. Ils ont pay? leur l?g?ret? de leur vie (…) ?
34. La chambre condamna MM. S. et ?. ? la peine d?emprisonnement minimum pr?vue ? l?article 230 du code p?nal, ? savoir trois mois, ainsi qu?? des amendes de 160 000 TRL. Puis, en application de l?article 4 ? 1 de la loi no 647, elle commua les peines d?emprisonnement en des peines d?amendes ; les sanctions finalement prononc?es consistaient ? payer 610 000 TRL. Convaincue que les pr?venus se garderaient de r?cidiver, la chambre d?cida ?galement de surseoir ? l?ex?cution de ces peines, conform?ment ? l?article 6 de ladite loi.
35. Les deux maires se pourvurent en cassation. Ils reproch?rent notamment aux juges du fond de s??tre livr?s ? une appr?ciation des faits allant au-del? de celle qu?appelait l?article 230 du code p?nal, comme s?il s?agissait d?un cas d?homicide involontaire au sens de l?article 455 dudit code.
Par un arr?t du 10 novembre 1997, la Cour de cassation confirma le jugement attaqu?.
36. Le requ?rant n?a, selon toute vraisemblance, jamais ?t? inform? du d?roulement de cette proc?dure et n?a jamais ?t? entendu par aucun des organes administratifs d?enqu?te ou par les instances r?pressives ; aucune d?cision judiciaire ne semble par ailleurs lui avoir ?t? notifi?e.
6. L?action administrative du requ?rant
37. Le 3 septembre 1993, le requ?rant saisit les mairies d??mraniye et d?Istanbul ainsi que les minist?res de l?Int?rieur et de l?Environnement, et demanda r?paration de son pr?judice tant mat?riel que moral. La somme r?clam?e par le requ?rant se ventilait ainsi : 150 millions de TRL ? titre de dommages-int?r?ts du fait de la perte de l?habitation et des biens m?nagers ; 2 550 000 000, 10 millions, 15 millions et 20 millions de TRL en r?paration de la perte du soutien ?conomique subie par lui-m?me et ses trois fils survivants, H?samettin, Aydın et Halef ; 900 millions de TRL pour lui-m?me et 300 millions de TRL pour chacun de ses trois fils au titre du pr?judice moral du fait de la mort de leurs proches.
38. Par des lettres des 16 septembre et 2 novembre 1993, le maire d??mraniye et le ministre de l?Environnement rejet?rent les demandes du requ?rant. Les autres administrations ne r?pondirent pas.
39. Le requ?rant introduisit alors en son propre nom et au nom de ses trois enfants survivants une action en dommages-int?r?ts devant le tribunal administratif d?Istanbul (? le tribunal ?) contre les quatre autorit?s. D?non?ant leurs n?gligences ? l?origine de la mort de ses proches et de la destruction de sa maison ainsi que de ses biens m?nagers, il r?clama derechef les sommes susmentionn?es.
Le 4 janvier 1994, le requ?rant fut admis au b?n?fice de l?assistance judiciaire.
40. Le tribunal rendit son jugement le 30 novembre 1995. Se fondant sur le rapport d?expertise du 18 mai 1993 (paragraphe 23 ci-dessus), il constata l?existence d?un lien de causalit? direct entre l?accident du 28 avril 1993 et les n?gligences concourantes des quatre administrations incrimin?es. En cons?quence, il condamna ces derni?res ? verser au requ?rant et ? ses enfants 100 millions de TRL au titre du pr?judice moral et 10 millions de TRL pour dommage mat?riel (ces sommes ?quivalaient, ? l??poque, ? environ 2 077 et 208 euros respectivement).
Ce dernier montant, jug? en ?quit?, ?tait limit? ? la destruction des biens m?nagers, exception faite des appareils ?lectrom?nagers que le requ?rant n??tait pas cens? poss?der. A ce sujet, le tribunal semble s?en ?tre tenu ? l?argument des administrations, selon lequel ? il n?y avait ni eau ni ?lectricit? dans ces habitations ?. Le tribunal rejeta en outre la demande pour le surplus : d?apr?s lui, l?int?ress? ne pouvait arguer d?une privation de soutien ?conomique parce qu?il avait une part de responsabilit? dans le dommage engendr? et parce que les victimes ?taient des enfants en bas ?ge ou des femmes au foyer n?exer?ant aucun emploi r?mun?r? susceptible de contribuer ? la subsistance de la famille. De l?avis du tribunal, le requ?rant ?tait aussi malvenu de r?clamer r?paration du fait de la destruction de son taudis, ?tant donn? qu?? la suite de l?accident il s??tait vu allouer un logement social et que, m?me si la mairie d??mraniye n?avait pas jusqu?alors exerc? son pouvoir de d?truire cette baraque, rien n?aurait pu l?emp?cher de le faire ? n?importe quel moment.
Le tribunal d?cida enfin de ne pas appliquer d?int?r?ts moratoires sur l?indemnit? accord?e pour pr?judice moral.
41. Les parties contest?rent ce jugement devant le Conseil d?Etat, qui les d?bouta par un arr?t du 21 avril 1998.
Le recours en rectification d?arr?t exerc? par la mairie m?tropolitaine n?ayant pas abouti non plus, l?arr?t devint d?finitif et fut notifi? au requ?rant le 10 ao?t 1998.
42. Les indemnit?s en question demeurent impay?es ? ce jour.
7. L?issue des poursuites p?nales contre les habitants du bidonville
43. Le 22 d?cembre 2000 entra en vigueur la loi no 4616, qui pr?voyait le sursis ? l?ex?cution des mesures judiciaires pendantes concernant certaines infractions commises avant le 23 avril 1999.
Le 22 avril 2003, le minist?re de la Justice informa le parquet d?Istanbul qu?il avait ?t? impossible de clore l?enqu?te p?nale en cours contre les habitants du bidonville, que la seule d?cision les concernant s?av?rait ?tre l?ordonnance d?incomp?tence rendue le 21 mai 1993 et que l?infraction reproch?e en l?esp?ce serait prescrite le 28 avril 2003.
Partant, le 24 avril 2003, le parquet d?Istanbul d?cida de surseoir ? l?ouverture d?une action p?nale contre les int?ress?s, dont le requ?rant, et quatre jours plus tard l?action p?nale fut prescrite dans leur chef.
II. LE DROIT ET LA PRATIQUE INTERNES PERTINENTS
A. Le droit p?nal turc
44. Les dispositions pertinentes du code p?nal se lisent ainsi :
Article 230 ?? 1 et 3
? Tout agent de l?Etat qui, dans l?exercice de ses fonctions publiques, (…) fait preuve de n?gligence et de retard ou qui, sans raison valable, refuse d?obtemp?rer aux ordres l?gitimes (…) de ses sup?rieurs est passible d?une peine d?emprisonnement allant de trois mois ? un an ainsi que d?une amende allant de 6 000 ? 30 000 livres turques.
(…)
Dans tous les (…) cas, si des tiers ont subi un quelconque pr?judice du fait de la n?gligence ou du retard du fonctionnaire mis en cause, celui-ci sera ?galement tenu de le r?parer. ?
Article 455 ?? 1 et 2
? Quiconque, par imprudence, n?gligence ou inexp?rience dans sa profession ou son art, ou par inobservation des lois, ordres ou prescriptions, cause la mort d?autrui est passible d?une peine d?emprisonnement allant de deux ? cinq ans ainsi que d?une amende allant de 20 000 ? 150 000 livres turques.
Si l?acte a caus? la mort de plusieurs personnes ou a ?t? ? l?origine de la mort d?une personne et des blessures d?une ou plusieurs autres (…), l?auteur sera condamn? ? une peine d?emprisonnement allant de quatre ? dix ans ainsi qu?? une lourde amende de 60 000 livres turques minimum. ?
Article 29 ? 8
? Le juge a toute latitude pour fixer la peine principale, dont le quantum peut varier entre un minimum et un maximum, en tenant compte d??l?ments tels que les circonstances dans lesquelles l?infraction a ?t? commise, le moyen utilis? pour la commettre, l?importance et la gravit? de l?infraction, le moment et le lieu o? elle a ?t? commise, les diverses particularit?s de l?acte, la gravit? du pr?judice caus? et du risque [entra?n?], le degr? de l?intention [criminelle] (…), les raisons et desseins ayant conduit ? l?infraction, le but, les ant?c?dents, le statut personnel et social de son auteur ainsi que son comportement ? la suite de l?acte [commis]. M?me dans le cas o? la peine inflig?e correspond au quantum minimum, les motifs de ce choix sont obligatoirement mentionn?s dans le jugement. ?
Article 59
? Si le tribunal consid?re qu?il y a, en dehors des excuses att?nuantes, des circonstances att?nuantes militant pour une r?duction de la peine [inflig?e] ? l?auteur, la peine capitale sera commu?e en r?clusion ? perp?tuit? et la r?clusion ? perp?tuit? en une peine d?emprisonnement de trente ans.
Les autres peines seront r?duites d?un sixi?me au maximum. ?
45. Les articles 4 ? 1 et 6 ? 1 de la loi no 647 sur l?ex?cution des peines se lisent ainsi :
Article 4 ? 1
? Hormis la r?clusion criminelle, le tribunal peut, eu ?gard ? la personnalit? et ? la situation de l?inculp? ainsi qu?aux circonstances dans lesquelles l?infraction a ?t? commise, commuer les peines privatives de libert? de courte dur?e :
1) en une amende lourde (…) ? raison d?un montant allant de 5 000 ? 10 000 livres turques par jour ;
(…) ?
Article 6 ? 1
? Quiconque n?ayant jamais ?t? condamn? (…) ? une peine autre qu?une amende se voit infliger (…) une amende (…) et/ou une peine d?emprisonnement d?un an [maximum] peut b?n?ficier d?un sursis ? l?ex?cution de cette peine, si le tribunal est convaincu que [l?auteur], compte tenu de [sa] tendance ? transgresser la loi, se gardera de r?cidiver si on lui accorde un tel sursis (…) ?
46. Aux termes du code de proc?dure p?nale (CPP), un procureur de la R?publique qui ? de quelque mani?re que ce soit ? est avis? d?une situation permettant de soup?onner qu?une infraction a ?t? commise est tenu d?instruire les faits afin de d?cider s?il y a lieu ou non d?engager des poursuites (article 153 CPP). Cependant, si l?auteur pr?sum? d?une infraction est un agent de la fonction publique et si l?acte a ?t? commis dans le cadre de ses fonctions, l?instruction de l?affaire d?pend de la loi de 1914 sur les poursuites contre les fonctionnaires, laquelle limite la comp?tence ratione personae du minist?re public quant ? cette phase de la proc?dure. En pareil cas, l?enqu?te pr?liminaire et, par cons?quent, l?autorisation d?ouvrir des poursuites p?nales seront du ressort du comit? administratif local concern? (celui de la sous-pr?fecture ou du d?partement selon le statut de l?int?ress?).
Les d?cisions desdits comit?s sont susceptibles de recours devant le Conseil d?Etat ; la saisine est d?office si l?affaire est class?e sans suite.
47. Le droit p?nal turc pr?voit l?intervention des plaignants dans les proc?dures p?nales. L?article 365 CPP contient une disposition permettant ? un plaignant et ? quiconque s?estimant l?s? du fait d?une infraction de se constituer ? partie intervenante ? dans une action publique d?j? ouverte par le parquet et, ainsi, d?agir aux c?t?s de l?accusation. Il appartient au juge, apr?s consultation du parquet, de se prononcer sur la recevabilit? de la constitution de partie intervenante (article 366 CPP).
48. Si la demande est accueillie, la partie intervenante peut, entre autres, r?clamer ? en sa qualit? de victime directe ? r?paration de ses pr?judices r?sultant de l?infraction. Le b?n?fice de cette possibilit? du droit turc ? du reste, comparable ? celles qu?offrent la ? constitution de partie civile ? ou ? l?action civile ? pr?vues dans les droits de nombreux Etats membres du Conseil de l?Europe ? d?pend n?anmoins du respect de quelques r?gles pr?cises. D?apr?s la jurisprudence de la Cour de cassation, pour qu?il soit statu? sur des dommages-int?r?ts du fait d?une infraction, la personne l?s?e doit non seulement se constituer partie intervenante, mais ?galement revendiquer explicitement son droit ? r?paration. En droit turc, cette demande n?est donc pas consid?r?e comme ?tant incorpor?e ? la constitution de partie intervenante. Il n?est pas obligatoire que la r?paration soit revendiqu?e au moment o? la personne se constitue partie intervenante : elle pourrait l??tre ult?rieurement, mais ? condition qu?aucune action en dommages-int?r?ts n?ait ?t? introduite auparavant devant les juridictions civiles ou administratives. De plus, toute demande d?indemnit?, au sens de l?article 358 CPP (ou de l?article 365 ? 2) doit ?tre chiffr?e et justifi?e car, dans l?appr?ciation de telles demandes, les juges r?pressifs sont appel?s ? appliquer les r?gles de droit civil en la mati?re, au nombre desquelles figure l?interdiction de juger au-del? du montant r?clam? en l?occurrence. La condamnation de l?inculp? est n?cessaire pour statuer sur le droit ? indemnit? de la partie intervenante.
B. Les voies administratives et civiles contre les agents de l?Etat
1. La justice administrative
49. S?agissant de la responsabilit? civile et administrative du fait d?actes criminels et d?lictuels, l?article 13 de la loi no 2577 sur la proc?dure administrative ?nonce que toute victime d?un dommage r?sultant d?un acte de l?administration peut demander r?paration ? cette derni?re dans le d?lai d?un an ? compter de la date de l?acte all?gu?. En cas de rejet de tout ou partie de la demande ou si aucune r?ponse n?a ?t? obtenue dans un d?lai de soixante jours, la victime peut engager une proc?dure administrative.
Le statut des juges ainsi que l?organisation des tribunaux administratifs sont r?gis par la loi no 2576 du 6 janvier 1982 sur les comp?tences et la constitution des tribunaux administratifs et par la loi no 2575 sur le Conseil d?Etat.
2. La justice civile
50. En vertu du code des obligations, les personnes l?s?es du fait d?un acte illicite ou d?lictueux peuvent introduire une action en r?paration pour le pr?judice tant mat?riel (articles 41-46) que moral (article 47). En la mati?re, les tribunaux civils ne sont li?s ni par les consid?rations ni par le verdict des juridictions r?pressives sur la culpabilit? de l?int?ress? (article 53).
Toutefois, en vertu de l?article 13 de la loi no 657 sur les fonctionnaires de l?Etat, les personnes ayant subi un dommage du fait de l?exercice d?une fonction relevant du droit public peuvent en principe assigner en justice uniquement l?autorit? publique dont rel?ve le fonctionnaire en cause et non directement celui-ci (articles 129 ? 5 de la Constitution, et 55 et 100 du code des obligations). Cette r?gle n?est toutefois pas absolue. Lorsque l?acte en question est qualifi? d?illicite ou de d?lictueux et, par cons?quent, perd son caract?re d?acte ou de fait ? administratif ?, les juridictions civiles peuvent accueillir une demande de dommages-int?r?ts dirig?e contre l?auteur lui-m?me, sans pr?judice de la possibilit? d?engager la responsabilit? conjointe de l?administration en sa qualit? d?employeur de l?auteur de l?acte (article 50 du code des obligations).
C. L?ex?cution des d?cisions judiciaires par l?administration
51. Aux termes de l?article 138 ? 4 de la Constitution de 1982 :
? Les organes des pouvoirs ex?cutif et l?gislatif ainsi que l?administration sont tenus de se conformer aux d?cisions judiciaires ; lesdits organes et l?administration ne peuvent en aucun cas modifier les d?cisions judiciaires ni en diff?rer l?ex?cution. ?
L?article 28 ? 2 du code de proc?dure administrative dispose :
? Les d?cisions rendues relativement aux recours de pleine juridiction et concernant un montant d?termin? sont ex?cut?es (…) conform?ment aux dispositions du droit commun. ?
D?apr?s l?article 82 ? 1 de la loi no 2004 sur les voies d?ex?cution et la faillite, ne peuvent faire l?objet d?une saisie les biens de l?Etat et les biens qui, selon la loi les r?gissant, sont insaisissables. Il ressort de l?article 19 ? 7 de la loi no 1580 du 3 avril 1930 sur les municipalit?s que les biens de ces derni?res peuvent ?tre saisis uniquement s?ils ne sont pas affect?s ? l?usage public.
Selon la doctrine turque en la mati?re, il d?coule des dispositions ci-dessus que si l?administration n?obtemp?re pas d?elle-m?me ? une d?cision judiciaire de r?paration d?finitive et ex?cutoire, l?int?ress? a la possibilit? d?intenter une proc?dure d?ex?cution forc?e conform?ment au droit commun. Dans ce cas, l?autorit? comp?tente est habilit?e ? imposer ? l?administration les mesures pr?vues par la loi no 2004, la saisie demeurant toutefois exceptionnelle.
D. La r?glementation des constructions non autoris?es et des d?charges d?ordures m?nag?res
1. La Constitution
52. Les dispositions pertinentes de la Constitution en mati?re d?environnement et de logement se lisent ainsi :
Article 56
? Toute personne a le droit de vivre dans un environnement sain et ?quilibr?.
L?Etat et les citoyens ont le devoir d?am?liorer l?environnement, d?en pr?server la salubrit? et d?en emp?cher la pollution.
En vue de garantir ? chacun des conditions de vie physiques et psychologiques saines, (…) l?Etat instaure lui-m?me des institutions sanitaires et r?glemente leurs prestations de services.
L?Etat s?acquitte de cette t?che en utilisant les institutions sanitaires et sociales des secteurs priv? et public, et en assurant le contr?le de celles-ci. (…) ?
Article 57
? L?Etat prend les mesures propres ? rem?dier aux besoins de logement, dans le cadre d?une planification tenant compte des particularit?s des villes et des conditions de l?environnement, et favorise en outre les programmes de logements collectifs. ?
Article 65
? L?Etat s?acquitte des t?ches que la Constitution lui assigne en mati?re sociale et ?conomique, dans les limites de ses ressources financi?res et en veillant ? pr?server la stabilit? ?conomique. ?
2. Les bidonvilles et la l?gislation les concernant
53. D?apr?s les informations et documents dont la Cour dispose, depuis 1960, ann?e o? commenc?rent des migrations massives d?habitants des zones d?favoris?es vers les r?gions riches, la Turquie doit faire face au probl?me des bidonvilles, constitu?s le plus souvent de baraquements ?difi?s en dur et ?voluant rapidement vers des constructions ? ?tages. Actuellement, plus d?un tiers de la population vivrait dans des habitations de ce type. Les chercheurs, qui se sont pench?s sur ce probl?me, affirment que la naissance de telles agglom?rations ne saurait s?expliquer seulement par les d?faillances de l?am?nagement urbain et de la police municipale. Ils signalent l?existence de plus de dix-huit lois d?amnistie promulgu?es au fil du temps afin de r?gulariser les quartiers de taudis, dans l?optique, selon eux, de satisfaire les ?lecteurs potentiels vivant dans ces habitations de fortune.
54. Dans le domaine de la lutte contre le d?veloppement des bidonvilles, les principales dispositions l?gales en droit turc sont les suivantes :
Selon l?article 15 ? 2, alin?a 19, de la loi no 1580 du 3 avril 1930 sur les municipalit?s, ces derni?res sont tenues d?emp?cher et d?interdire toute installation ou construction, contraire ? la loi et aux r?glements, qui serait ?tablie sans permis ou porterait atteinte ? la sant?, ? l?ordre et ? la qui?tude de la ville.
La loi no 775 du 20 juillet 1966 ?nonce dans son article 18 qu?apr?s son entr?e en vigueur, tout b?timent non autoris?, qu?il soit en phase de construction ou d?j? habit?, sera imm?diatement d?truit sans qu?une d?cision pr?alable soit n?cessaire. La mise en ?uvre de ces mesures incombe aux autorit?s administratives, lesquelles peuvent avoir recours aux forces de l?ordre et aux autres moyens de l?Etat. Pour ce qui est des baraquements r?alis?s avant l?entr?e en vigueur de la loi, l?article 21 de celle-ci pr?voit que, sous certaines conditions, les habitants des taudis pourront acqu?rir le terrain qu?ils occupent et profiter de cr?dits avantageux pour financer la construction de b?timents conformes aux normes et aux plans d?urbanisme. Les agglom?rations o? les dispositions de l?article 21 sont applicables sont d?clar?es ? zones de r?habilitation et d??radication des taudis ? et g?r?es conform?ment ? un plan d?action.
Par une loi no 1990 du 6 mai 1976 portant modification de la loi no 775, les constructions irr?guli?res effectu?es avant le 1er novembre 1976 furent elles aussi consid?r?es comme couvertes par l?article 21 susmentionn?. La loi no 2981 du 24 f?vrier 1984 concernant les constructions non conformes ? la l?gislation en mati?re de bidonvilles et d?am?nagement urbain pr?voyait ?galement des mesures ? prendre pour la conservation, la r?gularisation, la r?habilitation et la destruction des b?timents irr?guliers ?rig?s jusqu?alors.
Concernant les biens publics, l?article 18 ? 2 de la loi no 3402 du 21 juin 1987 sur le cadastre se lit ainsi :
? La prescription acquisitive ne joue pas pour les biens communs, (…) les for?ts et les lieux ? la disposition de l?Etat et affect?s ? l?usage public ni pour les biens immobiliers qui, d?apr?s les lois les concernant, reviennent ? l?Etat, que ces biens soient inscrits ou non au registre foncier. ?
55. Cependant, la loi no 4706 du 29 juin 2001 portant consolidation de l??conomie turque, telle que modifi?e par la loi no 4916 du 3 juillet 2003, a autoris? sous certaines conditions la vente aux tiers des biens immobiliers appartenant au Tr?sor public. D?apr?s l?article 4 ?? 6 et 7 de cette loi, les biens appartenant au Tr?sor et abritant des constructions r?alis?es avant le 31 d?cembre 2000 seront transmis ? titre gratuit aux municipalit?s dont d?pendent les terrains sur lesquels sont situ?es les constructions, afin d??tre vendus pr?f?rentiellement aux propri?taires de ces constructions ou ? leurs ayants droit. Les ventes en question s?effectuent moyennant un acompte correspondant au quart de la valeur marchande du terrain et des mensualit?s pouvant ?tre ?tal?es sur trois ans.
Les municipalit?s sont tenues de proc?der ? l??laboration des plans d?occupation des sols ainsi que des plans d?application concernant les biens qui leur ont ?t? ali?n?s au titre de la loi susmentionn?e.
3. Les sites de stockage de d?chets m?nagers et leur r?glementation
56. D?apr?s l?article 15 ? 2, alin?a 24, de la loi no 1580 susmentionn?e, il incombe aux mairies d?assurer le ramassage r?gulier et appropri? des ordures m?nag?res ainsi que leur destruction. Conform?ment aux articles 6-E, alin?a j), de la loi no 3030 sur les mairies m?tropolitaines et 22 du r?glement d?administration publique relatif ? cette loi, il incombe aux mairies m?tropolitaines de d?signer les lieux de stockage des ordures et des d?chets industriels ainsi que de r?aliser ou de faire r?aliser les installations concernant le traitement, le recyclage et la destruction de ces derniers.
Selon les articles 5 et 22 du r?glement sur le contr?le des d?chets solides, publi? au Journal officiel du 14 mars 1991, les mairies sont responsables de la planification de l?utilisation des d?charges ainsi que de la mise en ?uvre de toutes les mesures n?cessaires afin d??viter que leur exploitation ne nuise ? l?environnement et ? la sant? des hommes et des animaux ; d?apr?s l?article 31 dudit r?glement, la mairie m?tropolitaine est habilit?e ? d?livrer les autorisations d?exploitation des sites de stockage de d?chets sis dans les territoires des mairies locales d?pendant de son autorit?.
Aux termes du r?glement, aucun site de d?charge d?ordures ne peut ?tre cr?? ? une distance de moins de 1 000 m des habitations et, une fois ouverte ? l?exploitation, aucune construction ne peut ?tre autoris?e ? la p?riph?rie du site (article 24), lequel doit ?tre cl?tur? (article 25). Concernant le contr?le du biogaz, l?article 27 pr?voit que :
? Les m?langes d?azote, d?ammoniaque, d?hydrog?ne sulfur?, de dioxyde de carbone et, en particulier, le m?thane, issus de la d?composition microbiologique des ?l?ments organiques pr?sents dans la masse des d?chets (…) et susceptibles de causer des explosions et intoxications seront capt?s ? l?aide d?un syst?me de drainage vertical et horizontal, et lib?r?s dans l?atmosph?re de fa?on contr?l?e ou utilis?s pour produire de l??nergie. ?
57. Les informations g?n?rales que la Cour a pu se procurer quant au risque d?explosion de m?thane dans de tels sites peuvent se r?sumer comme suit : le m?thane (CH4) et le gaz carbonique (CO2) sont les deux produits majeurs de la m?thanog?n?se, l??tape finale et la plus longue du processus de fermentation ana?robie, c?est-?-dire qui se d?roule en l?absence d?air. Ces substances sont notamment g?n?r?es par les d?gradations biologiques et chimiques des d?chets. Les risques d?explosion et d?incendie sont principalement dus ? la grande proportion de m?thane dans le biogaz. Son seuil d?explosibilit? se situe entre 5 % et 15 % de CH4 dans l?air. Au-dessus de 15 %, le m?thane s?enflamme mais n?explose pas.
58. Il ressort de diverses circulaires et r?glementations en vigueur dans les pays membres du Conseil de l?Europe en mati?re de gestion des ordures m?nag?res et d?exploitation des d?charges de r?sidus urbains que l?isolement des sites de d?charge, qui implique un ?loignement minimum de toute habitation, la pr?vention des risques d??boulements par pose de talus et de digues stables ainsi que par des mesures de compactage, et l??limination du danger de feu ou d?explosion du biogaz figurent parmi les pr?occupations majeures des autorit?s et des exploitants concern?s.
Sur ce dernier point, l?assainissement pr?conis? semble consister ? mettre en place, au fur et ? mesure de l?exploitation, un syst?me de drainage des gaz de fermentation, visant ? assurer le pompage des gaz de d?charge et le traitement du gaz par un biofiltre. Pareille installation de d?gazage, pr?vue ?galement dans le r?glement du 14 mars 1991 en vigueur en Turquie, comprend g?n?ralement des puits verticaux perfor?s introduits par forage dans les d?chets ou des drains horizontaux enfouis dans la masse des d?chets, une station de ventilation, un biofiltre et un r?seau de conduites d?aspiration.
III. LES TEXTES PERTINENTS DU CONSEIL DE L?EUROPE
59. Concernant les divers textes adopt?s par le Conseil de l?Europe dans le domaine de l?environnement et des activit?s industrielles des pouvoirs publics, il y a lieu de citer, parmi les travaux de l?Assembl?e parlementaire, la R?solution 587 (1975) relative aux probl?mes pos?s par l??vacuation de d?chets urbains et industriels, la R?solution 1087 (1996) relative aux cons?quences de l?accident de Tchernobyl, et la Recommandation 1225 (1993) relative ? la gestion, au traitement, au recyclage et ? la commercialisation des d?chets, ainsi que, parmi les travaux du Comit? des Ministres, la Recommandation no R (96) 12 concernant la r?partition des comp?tences et des responsabilit?s entre autorit?s centrales et collectivit?s locales et r?gionales dans le domaine de l?environnement.
En la mati?re, il convient ?galement de mentionner la Convention sur la responsabilit? civile des dommages r?sultant des activit?s dangereuses pour l?environnement (STE no 150 ? Lugano, 21 juin 1993) et la Convention sur la protection de l?environnement par le droit p?nal (STE no 172 ? Strasbourg, 4 novembre 1998), lesquelles sont actuellement sign?es par neuf et treize Etats respectivement.
60. On constate en lisant ces documents qu?en ce qui concerne le traitement des d?chets urbains la responsabilit? premi?re incombe aux collectivit?s locales, que les gouvernements sont tenus d?assister tant financi?rement que techniquement. L?exploitation d?un site de stockage de d?chets par des autorit?s publiques passe pour une ? activit? dangereuse ?, et un ? d?c?s ? r?sultant du d?p?t de d?chets sur un site de stockage permanent est consid?r? comme un ? dommage ? entra?nant la responsabilit? des autorit?s publiques (voir, notamment, la Convention de Lugano, article 2 ?? 1, c)-d) et 7, a)-b)).
61. A ce sujet, la Convention de Strasbourg invite les Parties ? adopter des mesures ? qui pourraient ?tre n?cessaires pour qualifier d?infractions p?nales ? les actes relevant du domaine ? de l??limination, du traitement, du stockage (…) de d?chets dangereux qui causent ou sont susceptibles de causer la mort ou de graves l?sions ? des personnes (…) ?, sachant que ces infractions peuvent aussi ?tre commises par ? n?gligence ? (articles 2 ? 4). Si cet instrument n?est pas encore entr? en vigueur, il s?inscrit bien dans la tendance actuelle ? r?primer plus s?v?rement les atteintes ? l?environnement, question indissociable de celle des atteintes ? la vie humaine (voir, par exemple, la d?cision-cadre no 2003/80 du 27 janvier 2003 du Conseil de l?Union europ?enne ainsi que la proposition de directive de la Commission de l?Union europ?enne du 13 mars 2001, modifi?e le 30 septembre 2002, relative ? la protection de l?environnement par le droit p?nal).
L?article 6 de ladite Convention exige en outre que des mesures appropri?es soient ?galement prises pour sanctionner p?nalement ces infractions en fonction de leur degr? de gravit?, ce qui doit permettre, entre autres, l?emprisonnement des auteurs.
62. S?agissant de telles activit?s dangereuses, l?acc?s du public ? une information claire et exhaustive est consid?r? comme l?un des droits fondamentaux de la personne, ?tant entendu qu?en vertu notamment de la R?solution 1087 (1996) pr?cit?e ce droit ne doit pas ?tre con?u comme se limitant au domaine des risques li?s ? l?utilisation de l??nergie nucl?aire dans le secteur civil.
EN DROIT
I. SUR LA VIOLATION ALL?GU?E DE L?ARTICLE 2 DE LA CONVENTION
63. Le requ?rant se plaint de ce que la mort de ses neuf proches dans l?accident du 28 avril 1993 et les lacunes que pr?sentaient les proc?dures y aff?rentes ont emport? violation de l?article 2 de la Convention, dont le passage pertinent se lit ainsi :
? 1. Le droit de toute personne ? la vie est prot?g? par la loi. La mort ne peut ?tre inflig?e ? quiconque intentionnellement, sauf en ex?cution d?une sentence capitale prononc?e par un tribunal au cas o? le d?lit est puni de cette peine par la loi.
(…) ?
64. Comme devant la chambre, le Gouvernement combat ces th?ses.
A. Applicabilit?
1. L?arr?t de la chambre
65. Se r?f?rant aux exemples fournis notamment par les arr?ts L.C.B. c. Royaume-Uni (9 juin 1998, Recueil des arr?ts et d?cisions 1998-III), Guerra et autres c. Italie (19 f?vrier 1998, Recueil 1998-I), Botta c. Italie (24 f?vrier 1998, Recueil 1998-I) et Calvelli et Ciglio c. Italie ([GC], no 32967/96, CEDH 2002-I), ainsi qu?aux normes europ?ennes dans ce domaine, la chambre a soulign? que la protection du droit ? la vie, telle que l?exige l?article 2 de la Convention, pouvait ?tre invoqu?e en mati?re d?exploitation de d?chetteries du fait des dangers potentiels inh?rents ? cette activit?. Aussi la chambre a-t-elle conclu que l?obligation positive pour les Etats de prendre les mesures n?cessaires ? la protection de la vie des personnes relevant de leur juridiction, au sens de l?article 2, entrait en jeu en l?esp?ce.
2. Arguments des comparants
66. Le Gouvernement all?gue que la conclusion de la chambre selon laquelle ? toutes les situations de mort non intentionnelle ? rel?vent du champ d?application de l?article 2 a donn? lieu ? une extension sans pr?c?dent des obligations positives intrins?ques ? cette disposition. D?apr?s lui, le raisonnement de la chambre s??carte de la jurisprudence r?cente de la Cour en la mati?re, telle que l?arr?t Mastromatteo c. Italie ([GC], no 37703/99, CEDH 2002-VIII), et n?est pas corrobor? par les affaires auxquelles elle se r?f?re, notamment Osman c. Royaume-Uni (arr?t du 28 octobre 1998, Recueil 1998-VIII) ou encore Calvelli et Ciglio (arr?t pr?cit?), qui n?ont pas abouti ? un constat de violation de l?article 2.
67. A l?audience, le Gouvernement a plaid? que la responsabilit? de l?Etat pour des faits non imputables directement ? ses agents ne pouvait couvrir tous les cas d?accidents ou de catastrophes et qu?en pareil cas l?interpr?tation de la Cour quant ? l?application de l?article 2 ne devait ?tre ni t?l?ologique ni large, mais devait plut?t demeurer restrictive. Une approche contraire pourrait donner ? croire que le seul fait de se trouver ? proximit? d?un a?roport, d?une centrale nucl?aire, d?une usine d?armement ou simplement d??tre expos? ? des produits chimiques serait susceptible de g?n?rer une violation potentielle de l?article 2.
68. Le requ?rant r?torque que les n?gligences en cause des autorit?s de l?Etat tombent assur?ment sous le coup de l?article 2 de la Convention, d?s lors qu?elles sont ? l?origine de la mort de ses proches, et que rien dans les arguments du Gouvernement ne permet d??carter cette conclusion.
3. Appr?ciation de la Cour
69. Consid?rant l?ensemble des arguments des parties, la Cour rappelle d?embl?e que, dans sa mani?re d?aborder l?interpr?tation de l?article 2, elle est guid?e par l?id?e que l?objet et le but de la Convention, en tant qu?instrument de protection des ?tres humains, appellent ? comprendre et ? appliquer ses dispositions d?une mani?re qui rende ses exigences concr?tes et effectives (voir, par exemple, Yaşa c. Turquie, arr?t du 2 septembre 1998, Recueil 1998-VI, p. 2429, ? 64).
70. En l?esp?ce, le grief dont la Cour est saisie est que les autorit?s nationales n?ont pas fait tout ce qu?on pouvait attendre d?elles pour emp?cher que la vie des proches du requ?rant ne f?t perdue lors de l?accident du 28 avril 1993 survenu dans la d?charge municipale d??mraniye, exploit?e sous leur contr?le.
71. A cet ?gard, la Cour r?affirme que l?article 2 ne concerne pas exclusivement les cas de mort d?homme r?sultant de l?usage de la force par des agents de l?Etat mais implique aussi, dans la premi?re phrase de son premier paragraphe, l?obligation positive pour les Etats de prendre toutes les mesures n?cessaires ? la protection de la vie des personnes relevant de leur juridiction (voir, par exemple, L.C.B. c. Royaume-Uni, pr?cit?, p. 1403, ? 36, et Paul et Audrey Edwards c. Royaume-Uni, no 46477/99, ? 54, CEDH 2002-II).
Pour la Cour, cette obligation doit ?tre interpr?t?e comme valant dans le contexte de toute activit?, publ

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