AFFAIRE ?NERYILDIZ c. TURQUIE - A.N.P.T.ES.
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Testo originale e tradotto della sentenza selezionata

AFFAIRE ?NERYILDIZ c. TURQUIE

Tipologia: Sentenza
Importanza: 1
Articoli: 41, 13, 06, P1-1
Numero: 48939/99/2002
Stato: Turchia
Data: 2002-06-18 00:00:00
Organo: Sezione Prima
Testo Originale

Conclusione Violazione dell’art. 2 sotto il suo risvolto sostanziale; Violazione dell’art. 2 sotto il suo risvolto procedurale; Non luogo a procedere ad esaminare gli art. 6-1, 8 e 13; Violazione di P1-1; Danno materiale – risarcimento pecuniario; Danno giuridico – risarcimento pecuniario; Rimborso parziale oneri e spese – procedimento della Convenzione
ANZIANA PRIMA SEZIONE
CAUSA ?NERYILDIZ C. TURCHIA
( Richiesta no 48939/99)
SENTENZA
STRASBURGO
18 giugno 2002
QUESTA CAUSA A STATA RINVIATA DINNANZI A
LA GRANDE CAMERA CHE HA RESO LA SUA SENTENZA IL
30 novembre 2004
Questa sentenza diventer? definitiva nelle condizioni definite all’articolo 44 ? 2 della Convenzione. Pu? subire dei ritocchi di forma.

Nella causa ?neryıldız c. Turchia,
La Corte europea dei Diritti dell’uomo, riunendosi in una camera composta da:
Il Sig.re E. Palm, presidentessa,
W. Thomassen, Sigg.. Gaukur J?rundsson, R. T?rmen, C. B?rsan, J. Casadevall, R. Maruste, giudici, e del Sig. Sig. O’BOYLE, cancelliere di sezione,
Dopo avere deliberato in camera del consiglio il 22 maggio 2001, 16 ottobre 2001, 23 aprile 2002 e 27 maggio 2002,
Rende la sentenza che ha, adottata a questa ultima, data:
PROCEDIMENTO
1. All’origine della causa si trova una richiesta (no 48939/99) diretta contro la Repubblica della Turchia e di cui due cittadini di questo Stato, Sigg. A. N. ?. ed il Sig. ?., hanno investito la Corte il 18 gennaio 1999 in virt? dell’articolo 34 della Convenzione di salvaguardia dei Diritti dell’uomo e delle Libert? fondamentali (“la Convenzione”).
2. I richiedenti sono rappresentati dal Sig. E. Y., avvocato al foro di Istanbul. Il governo turco (“il Governo”) ? rappresentato dal suo coagente, la Sig.ra Deniz Ak?ay, assistita della Sig.ra G?kşen Acar, consigliere.
3. Invocando gli articoli 2, 8, 13 della Convenzione e 1 del Protocollo no 1, i richiedenti ritenevano le autorit? nazionali per responsabile della morte di 13 membri delle loro famiglie cos? come della distruzione dei loro beni a causa dell’esplosione di gas di metano che aveva avuto luogo il 28 aprile 1993 nel deposito di immondizie municipali di ?mraniye (Istanbul). Denunciavano inoltre l’incompatibilit? del procedimento amministrativo condotto nello specifico con le esigenze da equit? e di celerit? iscritte all’articolo 6 ? 1 della Convenzione.
4. La richiesta ? stata assegnata alla prima sezione della Corte (articolo 52 ? 1 dell’ordinamento). In seno a questa, la camera incaricata di esaminare la causa (articolo 27 ? 1 della Convenzione) ? stata costituita conformemente all’articolo 26 ? 1 dell’ordinamento.
5. Con una decisione del 22 maggio 2001, la Corte ha deciso di disgiungere la richiesta e di riservare il procedimento per quanto riguarda il Sig. A. N. ?., deceduto nel frattempo; l’ha dichiarato ammissibile a capo del richiedente Sig. ?. (“il richiedente”) che aveva investito tanto la Corte a suo proprio nome che a nome dei nove membri della sua famiglia, ossia la sua sposa, G. ?., la sua concubina, S. Z. ed i suoi bambini, S., İ., Sig., F., Z., R. ed A. ?., tutti deceduti in seguito all’incidente del 28 aprile 1993 che ? l’oggetto della presente richiesta.
6. Il 14 settembre 2001, il richiedente ha deposto due documenti, uno concernente le sue osservazioni complementari e l’altro le sue domande di soddisfazione equa allo sguardo dell’articolo 41 della Convenzione. Il Governo ha, da parte sua, depositato delle osservazioni sul merito della causa poi sulle pretese a titolo della soddisfazione equa, rispettivamente il 17 settembre e 12 ottobre 2001. Il 3 novembre 2001, il richiedente ha replicato alle osservazioni sul merito del Governo. Il 10 ottobre 2001, il Governo ha fatto pervenire alle cancelleria copie di documenti della pratica di una causa che invocava a sostegno dei suoi argomenti.
7. Un’udienza si ? svolta in pubblico al Palazzo dei Diritti dell’uomo, a Strasburgo, il 16 ottobre 2001 (articolo 59 ? 2 dell’ordinamento).
Sono comparsi:
-per il Governo
La Sig.ra D. Ak?ay, coagente,
La Sig.ra G. Acar,
Il Sig. S. Karakul, consiglieri,;
-per il richiedente
Il Sig. E. D., consigliereo,
IL SIG. Ş. A., consigliere.
La Corte ha sentito nelle loro dichiarazioni il Sig. D. il Sig.re Ak?ay ed Acar poi.
IN FATTO
I. LE CIRCOSTANZE DELLO SPECIFICO
8. Cittadino turco, il richiedente ? nato nel 1955 e risiede attualmente a ?oban?eşme (Alibeyk?y ? Istanbul). All’epoca dei fatti, abitava, coi dodici membri della sua famiglia, nel quartiere baraccopoli (gecekondu mahallesi) di Kazım Karabekir a ?mraniye (İstanbul).

A. Il sito di stoccaggio di scarti casalinghi di ?mraniye
9. Una didiscarica di rifiuti domestici si trovava in funzione dall’inizio degli anni 1970 a Hekimbaşı, zona che ospita anche delle baraccopoli e contigua al quartiere di Kazım Karabekir. Di fatto, il 22 gennaio 1960, il sito in questione, che apparteneva all’amministrazione delle foreste, dunque al Tesoro, era stato assoggettato ad una servit? in favore del municipio metropolitano di Istanbul (“il municipio metropolitano”) per una durata di 99 anni. Situato su una costa che sovrasta una valle, il sito si estendeva su una superficie di circa 350 000 m2 e serviva come discarica comune ai distretti di Beykoz, di ?sk?dar, di Kadık?y e di ?mraniye, sotto l’autorit? e la responsabilit? del municipio metropolitano e, da ultimo, delle autorit? ministeriali.
All’epoca in cui la discarica cominci? ad essere utilizzata, questa regione era disabitata e l’agglomerazione pi? vicina si trovava a circa 3,5 km. Per?, gli anni seguenti, delle abitazioni di fortuna furono costruite, senza autorizzazione, sulla zona che cinge il deposito di immondizie, per dare alla fine nascita al bidonville di ?mraniye.
B. Le iniziative del municipio di ?mraniye
1. Nel 1989
10. In seguito alle elezioni municipali del 26 marzo 1989 ed a partire dal 4 dicembre dello stesso anno, il municipio di ?mraniye inizi? dei lavori che consistevano nello discaricare degli ammassi di terra e di coccio sui terreni che circondavano i tuguri di ?mraniye, per riorganizzare il sito della didiscarica.
Per?, il 15 dicembre 1989, M.C. ed A.C, due abitanti del quartiere di Hekimbaşı, introdussero dinnanzi alla 4? camera della pretura di ?sk?dar un azione petitoria contro il municipio. Lamentandosi dei danni causati alle loro piantagioni, sollecitarono la sentenza dei lavori. All’appoggio, produssero dei documenti da cui risulta che M.C. ed A.C. erano assoggettati alla tassa di abitazione ed alla tassa fondiaria dal 1977, sotto il numero di imposta 168900. Nel 1983, erano stati invitati dall’amministrazione ad assolvere un formulario tipo, previsto per la dichiarazione degli edifici illegali, affinch? la loro abitazione ed il loro terreno fossero regolarizzati (paragrafo 50 sotto). A seguito della loro domanda, il 21 agosto 1989, la direzione generale delle acque e delle canalizzazioni del municipio metropolitano aveva ordinato la posa di un contatore di acqua nella loro abitazione. Peraltro, delle copie di fatture di elettricit? dimostrano che M.C. ed A.C. effettuavano regolarmente, nel loro requisito di abbonati, dei pagamenti secondo la loro consumazione determinata a partire dalla lettura di un contatore installato a questo effetto.
11. Dinnanzi alla pretura, il municipio convenuto imperni? la sua difesa sul fatto che le terre rivendicate da M.C. ed A.C. erano ubicate sul territorio della didiscarica che abitarvi sarebbe contrario alle regole sanitarie e che la loro domanda di regolarizzazione non avrebbe accordato loro nessuno diritto.
Con un giudizio reso il 2 maggio 1991, sotto il numero di pratica 1989/1088, la pretura diede guadagno di causa a M.C. ed A.C, riconoscendo che c’era stata ingerenza nell’esercizio del loro diritto sui beni controversi.
Per?, con una sentenza del 2 marzo 1992, la Corte di cassazione annull? questo giudizio. Il 22 ottobre 1992, la pretura si conform? alla sentenza della Corte di cassazione e respinse gli interessati.
2. Nel 1991
12. Il 9 aprile 1991, il municipio di ?mraniye chiese, dinnanzi alla 3? camera della pretura di ?sk?dar, una perizia concernente la conformit? della discarica alla regolamentazione in materia, in particolare all’ordinamento no 20814 del 14 marzo 1991 sul controllo degli scarti solidi. Il comitato costituito a questo fine comprendeva un professore del genio dell’ambiente, un agente del catasto ed un medico giurista.
Secondo il loro rapporto di perizia, stabilito il 7 maggio 1991, il deposito in questione non era conforme alle esigenze tecniche previste agli articoli 24 a 27, 30 e 38 dell’ordinamento no 20814 e, per questo fatto, presentava un certo numero di pericoli suscettibili di provocare un rischio molto grande per la salute degli abitanti della valle, in particolare per quelli dei quartieri baraccopoli: nessuno muro o grata di chiusura non separavano la discarica dalle abitazioni che sorgevano a 50 metri della montagna di immondizie ed il deposito non era attrezzato con sistemi di raccolta, di compostaggio, di riciclaggio n? di combustione e non era stata contemplata nessuna installazione di drenaggio o di purificazione delle acque di drenaggio. I periti ne conclusero che la discarica di ?mraniye “esponeva tanto gli uomini che gli animali e l’ambiente ad ogni forma di pericolo.” A questo motivo, il rapporto, attraendo da prima l’attenzione sul fatto che una ventina di malattie contagiose rischiavano di propagarsi, sottolineava ci? che segue:
“(…) In qualsiasi discarica, si formano, tra altri, dei gas di metano, di diossido di carbonio e di idrogeno di solfuro. Queste sostanze devono essere, in modo controllata, riunite poi bruciate. Ora il deposito in questione non dispone di un tale sistema. Quando ? mescolato con l’aria in una certa proporzione, il metano pu? rivelarsi esplosivo. Non esiste, in questa installazione, nessuna misura per prevenire l’esplosione del metano generato della decomposizione [degli scarti]. Che Dio ce ne tiene, il danno potrebbe essere molto importante in ragione delle abitazioni vicine. (…) “
Il 27 maggio 1991, questo rapporto fu portato alla cognizione del municipio metropolitano ed il 7 giugno 1991, al prefetto affinch? lo annunciasse presso il ministero la Salute cos? come al Consiglio dell’ambiente del Primo ministro (“il Consiglio dell’ambiente”).
13. Il 9 giugno 1991, N. S., sindaco di Istanbul, chiese l’annullamento del rapporto, al motivo che era stato comandato ed stabilito a sua insaputa.
14. Per?, il Consiglio dell’ambiente, avvisato dello stesso rapporto il 18 giugno 1991, ingiunse, con una raccomandazione no 09513, alla prefettura di Istanbul cos? come al municipio metropolitano ed al municipio di ?mraniye ad ovviare ai problemi segnalati nello specifico:
“(…) Nel rapporto preparato dal comitato di periti, ? indicato che il sito di stoccaggio di scarti in questione contravviene alla legge sull’ambiente cos? come all?ordinamento sul controllo degli scarti solidi e che, di conseguenza, minaccia la salute degli uomini e degli animali. Si impone di prendere, sul sito della discarica, le misure contemplate agli articoli 24, 25, 26, 27, 30 e 38 dell’ordinamento sul controllo degli scarti solidi. Prego dunque che le misure necessarie siano prese e che il nostro Consiglio sia informato della conclusione. ”
15. Il 27 agosto 1992, dinnanzi alla prima camera della pretura di ?sk?dar (Şinasi ?ktem) sindaco di ?mraniye, chiese il collocamento in opera di misure provvisorie che miravano ad impedire l’utilizzazione della discarica da parte del municipio metropolitano e dei municipi vicini dei distretti. Richiese in particolare l’interruzione dei depositi di immondizie, la chiusura della discarica cos? come il risarcimento dei danni subiti.
Il 3 novembre 1992, i sindaci di Istanbul e di Beykoz formarono opposizione contro questa domanda. A questo fine, il Sig. S. fece valere in particolare che un progetto di ripianificazione del sito della discarica era in fase di aggiudicazione e sarebbe realizzato durante l’anno 1993.
16. Mentre questo procedimento era ancora pendente dinnanzi alla 4? camera civile della Corte di cassazione, il municipio di ?mraniye annunci? al sindaco di Istanbul che a partire dal 15 maggio 1993 nessuno deposito di scarti sarebbe stato autorizzato.
C. L’incidente
17. Ora, prima di questa data, il 28 aprile 1993, verso le 11, un’esplosione di metano ebbe luogo sul sito. In seguito ad un scivolamento di terreno provocato dalla pressione, i rifiuti staccati della montagna di immondizie seppellirono a valle una decina di tuguri l? situati tra cui quello del richiedente. Trentanove persone perirono di cui nove membri del famiglia ?neryıldız.

D. I procedimenti impegnati nello specifico
1. L’iniziativa del ministero dell’interno
18. Immediatamente dopo l’incidente, due membri della polizia municipale tentarono di constatare i fatti. Dopo avere sentito le vittime di cui il richiedente che spieg? loro avere eretto la sua casa nel 1988, riportarono che 13 baracche erano state inghiottite.
Lo stesso giorno, un comitato di crisi, costituito dalla prefettura di Istanbul, si rese anche sui luoghi e constat? che lo scivolamento di terreno era stato ben causato dall’esplosione di gas di metano.
19. L’indomani, 29 aprile 1993, il ministero dell’interno (“il ministero”) ordin? che le circostanze nelle quali questa catastrofe aveva avuto luogo fossero esaminate dal consiglio di ispezione amministrativa (“il consiglio di ispezione”) per determinare se c’era luogo di perseguire i due sindaci, Sigg.. S. e ?..
2. L’inchiesta penale
20. Mentre questo procedimento amministrativo seguiva il suo corso, il 30 aprile 1993, il procuratore della Repubblica di ?sk?dar (“il procuratore”) si rese sui luoghi dell’incidente, accompagnato da un comitato di periti composti da tre professori del genio civile di tre universit? differenti. Alla vista delle sue osservazioni preliminari, incaric? il comitato di determinare la parte di responsabilit? delle autorit? pubbliche e quella delle vittime nel sopraggiungere dell’incidente.
21. Il 6 maggio 1993, il richiedente depose una querela al commissariato locale. Dichiar? che “se sono le autorit? che hanno, con negligenza, causato la sepoltura della mia casa cos? come la morte delle mie spose e bambini, sporgo querela contro le autorit? implicate.” La querela del richiedente fu messa nella pratica di istruzione no 1993/6102, gi? aperta di ufficio dal procuratore.
22. Il 14 maggio 1993, il procuratore sent? parecchi testimoni e vittime dell’incidente controverso. Il 18 maggio 1993, il comitato di periti rese il rapporto che aveva comandato il procuratore. I periti confermarono che lo scivolamento del terreno che non era gi? stabile, poteva spiegarsi tanto con la pressione crescente del gas dentro al deposito che con l’esplosione di questo. Ricordando gli obblighi e doveri che la regolamentazione dava in materia alle autorit? pubbliche, i periti conclusero che concernente all’occorrenza dell’incidente, la colpa doveva essere ripartita a ragione di:
-2/8, a carico del municipio di Istanbul che non aveva agito in tempo utile per prevenire i problemi tecnici gi? esistenti all’epoca dell’installazione del deposito nel 1970, e che non avevano cessato di aggravarsi da allora, n? indicato ai municipi riguardati un altro sito di stoccaggio di scarti, come la legge no 3030 l’obbligava a fare;
-2/8, a carico del municipio di ?mraniye, per avere messo in opera un piano di piano di sviluppo del territorio, omettendo di contemplare, in violazione dell’ordinamento no 20814, una zona cuscinetto, larga 1 000 m. e che doveva rimanere disabitata, e per avere attirato nella sua regione le abitazioni di fortuna e non essersi adoperato ad impedire tali costruzioni, a dispetto del rapporto di perizia del 7 maggio 1991;
-2/8, a carico degli abitanti delle bidonville, per avere messo in pericolo i membri delle loro famiglie installandosi vicino ad una montagna di immondizie,;
-1/8, a carico del ministero dell’ambiente, per avere omesso di garantire un seguito effettivo dell’applicazione conforme all’ordinamento no 20814 sul controllo degli scarti solidi,;
-1/8, a carico del governo, per avere favorito questo tipo di agglomerazioni, amnistiando a pi? riprese le costruzioni illegali e concedendo dei titoli di propriet? ai loro occupanti.
23. Il 21 maggio 1993, il procuratore declin? la sua competenza ratione person? e rinvi? la causa al prefetto di Istanbul, considerando che questa dipendeva dalla legge sui perseguimenti dei funzionari la cui applicazione apparteneva al comitato amministrativo dipartimentale della prefettura di Istanbul (“il comitato amministrativo”). Il procuratore, nella sua ordinanza, precisava che, trattandosi dei sindaci di Istanbul e di ?mraniye, le disposizioni da applicare erano quelle degli articoli 230 e 455 ? 2 del codice penale.
Il 27 maggio 1993, data di chiusura dell’inchiesta preliminare del consiglio di ispezione, la pratica della procura fu trasmessa al ministero.
3. La conclusione dell’inchiesta amministrativa
24. Il 27 maggio 1993, avuto riguardo alle conclusioni della sua propria inchiesta, il consiglio di ispezione chiese al ministero l’autorizzazione di iniziare un’istruzione penale contro i due sindaci messi in causa.
25. L’indomani di questa domanda il municipio di ?mraniye fece alla stampa il seguente comunicazione:
“L’unica discarica da parte della Anatolia si trovava ubicata nel mezzo del nostro distretto di ?mraniye, simile orrore silenzioso. Ha rotto il suo silenzio e ha provocato la morte. Lo si sapeva e lo si aspettava. In quanto municipalit?, avevamo, da quattro anni, forzato tutte le porte per fare spostare questa discarica. Il municipio metropolitano di Istanbul si ? mostrato indifferente. Ha lasciato cadere i lavori di risanamento dopo avere posto due pale di cemento all’inaugurazione. I ministeri ed il governo erano informati dei fatti, ma non hanno prestato molta attenzione. Avevamo sottoposto la domanda ai giudici e ci avevano dato ragione, ma il meccanismo giudiziale non ? potuto non ha mai potuto essere messo in azione. (…) Attualmente siamo di fornte ad una responsabilit? e renderemo tutti conto agli abitanti di ?mraniye ”
26. L’autorizzazione sollecitata dal consiglio di ispezione fu accordata il 17 giugno 1993 e, di conseguenza, un ispettore in capo presso il ministero (“l’ispettore in capo”) fu incaricato della causa.
Alla luce della pratica dell’inchiesta costituita nello specifico, l’ispettore in capo raccolse la difesa dei Sigg.. S. e ?.. Questo ultimo dichiar?, tra altri che nel dicembre 1989 la sua municipalit? aveva iniziato molti lavori di risanamento del territorio della bidonville di Hekimbaşı e che, per?, questi erano stati interrotti su richiesta di due abitanti di questo quartiere (paragrafo 10 sopra).
27. L’ispettore in capo finalizz? il suo rapporto il 9 luglio 1993. Questo interinava le conclusioni di tutte le perizie effettuate fino ad allora e teneva conto dell’insieme degli elementi riuniti dal procuratore. Menzionava anche due altri pareri scientifici, indirizzati alla prefettura di Istanbul nel maggio 1993, uno dal ministero dell’ambiente e l’altro da un professore del genio civile dell’universit? di Boğazi?i. Questi due pareri, confermavano che lo scivolamento di terreno mortale era stato causato dall’esplosione di metano. Il rapporto indicava inoltre che, il 4 maggio 1993, il consiglio di ispezione aveva invitato il municipio metropolitano ad esprimergli le misure di fatto prese alla luce del rapporto di perizia del 7 maggio 1991 e riproduceva la risposta del Sig. S.:
Il “nostro municipio metropolitano ha, da una parte, preso le misure necessarie per garantire che i vecchi siti possano essere utilizzati nel modo meno pregiudizievole possibile fino alla fine del1993, e, dall?altro parte, ha finito tutti i preparativi che mirano la costruzione di una delle installazioni pi? grandi e pi? moderne realizzate mai nel nostro paese. Un’altra impresa consiste nel realizzare un sito provvisorio di stoccaggio di scarti che risponda alle condizioni richieste. Parallelamente a ci?, dei lavori continuano in quanto alla riabilitazione dei vecchi siti [in fine di vita]. In breve, questi tre ultimi anni, il nostro municipio si ? propeso molto seriamente sul problema degli scarti [e], attualmente, i lavori continuano. “
28. L’ispettore in capo conclude alla fine che la morte di ventisei persone e le lesioni causate ad undici altre (cifre disponibili all’epoca dei fatti) sopraggiunte il 28 aprile 1993, erano dovute all’inoperosit? dei due sindaci, nell’esercizio delle loro funzioni, e che questi dovevano rispondere della loro negligenza allo sguardo dell’articolo 230 del codice penale. Perch? in dispetto in particolare del rapporto di perizia e della raccomandazione del consiglio dell’ambiente, avevano, in ogni cognizione di causa, misconosciuto i loro rispettivi doveri: Il Sig. ?., perch? aveva mancato al suo obbligo di procedere, in virt? del potere che gli conferiva l’articolo 18 della legge no 775, alla distruzione delle baracche non autorizzate situate ai bordi della discarica, ed il Sig. S., perch? aveva negato di ottemperare alla raccomandazione suddetta, omesso di riabilitare il deposito di immondizie o di ordinarne la sua chiusura, e non aveva rispettato nessuna delle disposizioni dell’articolo 10 della legge 3030 che esigeva che procedesse alla distruzione dei tuguri in questione, all’occorrenza coi suoi propri mezzi.
4. L’attribuzione di una casa popolare al famiglia ?.
29. Nell’intervallo, la direzione dell? habitat e delle costruzioni di fortuna invit? il richiedente a presentarsi, informandolo che, con un’ordinanza (no 1739) del 25 maggio 1993, il municipio metropolitano gli aveva assegnato un appartamento nel complesso di case popolari di ?oban?eşme (Ey?p, Alibeyk?y). Il 18 giugno 1993, il richiedente prese possesso, contro firma, dell’appartamento no 7, all’edificio C-1 di suddetto complesso. Questa operazione fu regolarizzata da un’ordinanza (no 3927) del 17 settembre 1993 del municipio metropolitano. Il 13 novembre 1993, il richiedente firm? una dichiarazione notarile, valente come contratto, che stipulava che l’alloggio in questione “gli era stato venduto” contro la somma di 125 000 000 TRL di cui un quarto era da versare in contanti ed il residuo con mensilit? di 732 844 TRL. Il richiedente sald? la prima mensilit?, il 9 novembre 1993; da allora, risiede nell’appartamento in questione.
5. L’azione pubblica
30. Con un’ordinanza del 15 luglio 1993, il comitato amministrativo, sulla base del rapporto dell’ispettore in capo, decise, alla maggioranza, di tradurre Sigg. S. e ?. in giustizia per violazione all’articolo 230 del codice penale.
Questi ultimi fecero appello a questa decisione dinnanzi al Consiglio di stato che li respinse nella loro domanda il 18 gennaio 1995. Di conseguenza, la pratica della causa ritorn? al procuratore che, il 30 marzo 1995, rinvi? i due sindaci dinnanzi alla 5? camera del tribunale correzionale di Istanbul (“la camera”).
31. I dibattimenti si aprirono dinnanzi alla camera il 29 maggio 1995. All’udienza, il Sig. S. afferm? in particolare che nessuno poteva aspettarsi che assolvesse dei doveri che non gli spettavano, n? ritenerlo come il solo responsabile di una situazione che perdurava dal 1970; del resto, addusse che non lo si sarebbe dovuto neanche accusare di non avere riabilitato la discarica di ?mraniye, dal momento che nessuno dei 2 000 siti in Turchia era stato abilitato; per questo motivo, facendo valere che un certo numero di misure che erano state prese tuttavia dal municipio metropolitano, sostenne che un ripianificazione definitiva della discarica non avrebbe potuto essere realizzata finch? delle immondizie continuavano ad essere deposte. Infine, sostenne: “gli elementi costitutivi del reato di negligenza nell’esercizio delle funzioni non sono riuniti, perch? non ho agito con l’intenzione mostrarmi negligente (sic) e, perch? non si potrebbe stabilire un legame di causalit?” tra l’incidente ed una qualsiasi negligenze da parte sua.
In quanto al Sig. ?., sostenne che le baracche seppellite datavano in parte anteriormente la sua elezione, il 26 marzo 1989, e che non aveva, dopo questa data, mai tollerato lo sviluppo dei quartieri delle baraccopoli. Accusando il municipio metropolitano e la prefettura di Istanbul di indifferenza di fronte ai problemi, il Sig. ?. addusse che in realt? la prevenzione delle costruzioni illegali dipendeva dalla responsabilit? degli agenti forestali e che ad ogni modo, la sua municipalit? mancava di effettivi per procedere alla distruzione di tali baracche.
32. Con una sentenza del 4 aprile 1996, la camera dichiar? i due sindaci colpevoli dei fatti che erano rimproverati loro, stimando che i mezzi di difesa che avevano presentato si rivelavano senza fondamento.
Per giungere a questa conclusione, i giudici del merito rilevarono ci? che segue:
“(…) sebbene al corrente del rapporto [di perizia], i due prevenuti non hanno preso nessuna misura preventiva effettiva. Similmente a una persona che spara su una folla che dovrebbe sapere che ci saranno delle morti e che, di conseguenza, non potrebbe pretendere di avere agito senza l’intenzione di uccidere, gli imputati non possono neanche addurre, nel caso specifico, che non avevano l’intenzione di trascurare le loro funzioni. Non si potrebbe tuttavia imputare loro tutta la colpa. (…) Si sono mostrati negligenti come altri. Nello specifico, la mancanza principale consiste nel costruire delle abitazioni di fortuna a valle di un deposito di immondizie situate su una costa, ed ? agli abitanti di questi tuguri che bisogna imputarla. Questi ultimi avrebbero dovuto prendere in considerazione il rischio che la montagna di immondizie avrebbe potuto crollare un giorno sulla loro testa e che ne avrebbero subito un danno. Non avrebbero dovuto costruire delle baracche a cinquanta metri dal deposito. Hanno pagato questa mancanza di considerazione con la loro vita”
33. La camera condann? i Sigg. S. e ?. alla pena di detenzione minima contemplata all’articolo 230 del codice penale, ossia 3 mesi, cos? come alle multe di 160 000 lire turche (“TRL”). Poi, in applicazione dell’articolo 4 ? 1 della legge no 647, commut? le pene di detenzione in pene di multe; le sanzioni alla fine pronunciate consistevano nel pagare 610 000 TRL. Convinta che gli imputati avrebbero evitato di essere recidivi, la camera decise anche di sospendere l’esecuzione di queste pene, conformemente all’articolo 6 di suddetta legge.
34. I due sindaci ricorsero in cassazione. Rimproverarono in particolare ai giudici del merito di essersi concessi si ad una valutazione dei fatti, che andava al di l? di quello che richiedeva l’articolo 230 del codice penale, come se si fosse trattato di un caso di omicidio involontario al senso dell’articolo 455 di suddetto codice.
Con una sentenza del 10 novembre 1997, la Corte di cassazione conferm? il giudizio attaccato.
35. Il richiedente non ?, con ogni probabilit?, mai stato informato dello svolgimento di questo procedimento, n? sentito da nessuno degli organi amministrativi di inchiesta o dalle istanze repressive; nessuna decisione giudiziale sembra peraltro essergli stata notificata.
6. L’azione amministrativa del richiedente
36. Il 3 settembre 1993, il richiedente invest? i municipi di ?mraniye e di İstanbul cos? come i ministeri dell’interno e dell’ambiente, e chiese il risarcimento dei suoi danni tanto materiali che morale. La somma richiesta dal richiedente si ripartiva cos?: 150 000 000 TRL a titolo di danno ed interessi a causa della perdita dell’abitazione e dei beni casalinghi; 2 550 000 000, 10 000 000, 15 000 000 e 20 000 000 TRL, in risarcimento della perdita del sostegno economico, subita rispettivamente da lui e dai suoi tre figli superstiti, H., A. e H.; 900 000 000 TRL per lui e 300 000 000 TRL per ciascuno dei suoi tre figli, a titolo del danno morale.
37. Con lettere rispettivamente del 16 settembre e 2 novembre 1993, il sindaco di ?mraniye ed il ministro dell’ambiente respinse le domande del richiedente. Le altre amministrazioni non risposero.
38. Il richiedente introdusse allora, a suo proprio nome ed a nome dei suoi tre bambini, un’azione in danni ed interessi dinnanzi al tribunale amministrativo di Istanbul (“il tribunale”) contro le quattro autorit?. Denunciando le loro negligenze all’origine della morte dei suoi cari e della distruzione della sua casa cos? come dei suoi beni casalinghi, richiese le suddette somme.
Il 4 gennaio 1994, il richiedente fu ammesso a favore dell’assistenza giudiziale.
39. Il tribunale rese il suo giudizio il 30 novembre 1995. Basandosi sul rapporto di perizia del 18 maggio 1993 (paragrafo 22 sopra) constat? l’esistenza di un legame di causalit? diretta tra gli incidenti del 28 aprile 1993 e le negligenze concorrenti delle quattro amministrazioni messe in causa. Perci?, condann? queste ultime a versare 100 000 000 TRL al richiedente ed ai suoi bambini a titolo del danno morale e 10 000 000 TRL per danno materiale, queste somme equivalevano, all’epoca, circa a 2 077 e 208 euro rispettivamente.
Questo ultimo importo, giudicato in equit?, era limitato alla distruzione dei beni casalinghi, fatta eccezione per gli apparecchi elettrodomestici che il richiedente non era supposto possedere. A questo motivo, il tribunale sembra essere attenutosi all’argomento delle amministrazioni secondo il quale non c’erano n? acqua n? elettricit? in queste abitazioni.” Il tribunale respinse inoltre la domanda per il surplus: secondo lui, l’interessato non poteva arguire una privazione del sostegno economico perch? aveva una parte di responsabilit? nel danno generato e perch? le vittime erano dei bambini in bassa et? o delle casalinghe che non esercitavano nessuno impiego rimunerato suscettibile di contribuire alla sussistenza della famiglia. Del parere del tribunale, il richiedente era anche non avente diritto di richiedere risarcimento a causa della distruzione del suo tugurio, dato che in seguito all’incidente, si era visto assegnare una casa popolare e che anche se il municipio di ?mraniye non aveva esercitato fino ad allora il suo potere di distruggere questa baracca, niente gli avrebbe potuto impedire di farlo in qualsiasi momento.
Il tribunale decise infine di non applicare degli interessi moratori sull’indennit? accordata per danno morale.
40. Le parti contestarono questo giudizio dinnanzi al Consiglio di stato che li respinse con una sentenza del 21 aprile 1998.
Non essendo neanche arrivato il ricorso in rettifica di sentenza, esercitato dal municipio metropolitano, la sentenza divent? definitiva e fu notificata al richiedente il 10 agosto 1998.
Le indennit? in questione rimangono insolute a questo giorno.
41. All’ora reale, la discarica di ?mraniye non esiste pi?. Il municipio locale l’ha fatta coprire di terra e ha posto dei condotti di aerazione. Peraltro, la preparazione di piani di occupazione dei suoli concernente i quartieri di Hekimbaşı e di Kazım Karabekir ? in corso. Da parte sua , il municipio metropolitano ha proceduto ad un imboschimento di terreno su una grande parte del vecchio sito della discarica e ha fatto costruire dei campi sportivi. Due monumenti furono edificati anche in memoria delle vittime dell’incidente del 28 aprile 1993.
II. IL DIRITTO E LE PRATICA INTERNI PERTINENTI
A. Il diritto penale turco
42. Le disposizioni pertinenti del codice penale si leggono cos?:
Articolo 230 ?? 1 e 3
“Ogni agente dello stato che, nell’esercizio delle sue funzioni pubbliche, (…) fa prova di negligenza e di ritardo o che, senza ragione valida, nega di ottemperare agli ordini legittimi dei suoi superiori ? condannato ad una pena di detenzione che va dai tre mesi ad un anno cos? come ad una multa che va da 6 000 a 30 000 lire turche. (…)
In ogni caso, se dei terzi hanno subito un qualsiasi danno a causa della negligenza o del ritardo del funzionario messo in causa, questo sar? tenuto anche a ripararlo”
Articolo 455 ?? 1 e 2
“Chiunque, per imprudenza, negligenza o inesperienza nella sua professione o la sua arte, o per inosservanza delle leggi, ordini o prescrizioni, causa la morte altrui, ? condannato ad una pena di detenzione che va dai due anni ai cinque anni cos? come ad una multa che va dai 20 000 alle 150 000 lire turche.
Se l’atto ha causato la morte di parecchie persone o ? stato all’origine della morte di una persona e delle lesioni di una o parecchie altre, l’autore sar? condannato ad una pena di detenzione che va da quattro a dieci anni cos? come ad una pesante multa di 60 000 lire turche come minimo. ”

Articolo 29 ? 8
“Il giudice ha ogni latitudine per fissare una pena principale di cui il quantum pu? variare tra un minimo ed un massimo, tenendo conto degli elementi, come delle circostanze nelle quali la violazione ? stata commessa, il mezzo utilizzato per commetterla, l’importanza e la gravit? della violazione, il momento ed il luogo dove ? stata commessa, le diverse particolarit? dell’atto, la gravit? del danno causato e del rischio [trascinato], il grado dell’intenzione [criminale] (…), le ragioni e disegni che hanno condotto alla violazione, lo scopo, gli antecedenti, lo statuto personale e sociale del suo autore cos? come il suo comportamento in seguito all’atto [commesso]. Anche nel caso in cui la pena inflitta corrisponde al quantum minimo, i motivi di simile scelta sono menzionati obbligatoriamente nel giudizio”
Articolo 59
“Se il tribunale considera che ci sono, all’infuori delle circostanze attenuanti previste dalla legge altre circostanze che militano per una riduzione della pena [inflitta] all’autore, la pena capitale sar? commutata in una reclusione a vita o e l?ergastolo in una pena di detenzione di trent’ anni.
Le altri pene saranno ridotte di un sesto al massimo. “
43. Gli articoli 4 ? 1 e 6 della legge no 647 sull’esecuzione delle pene si leggono cos?:
Articolo 4 ? 1
“Eccetto la reclusione, le pene privative di libert? di corta durata possono, avuto riguardo alla personalit? cos? come allo stato dell? accusato ed alle circostanze nelle quali la violazione ? stata commessa, essere commutate dal tribunale,:
1) in una multa pesante, a ragione di un importo che va da 5 000 a 10 000 lire turche al giorno; (…) “
Articolo 6 ? 1
“Chiunque non essendo stato condannato mai ad una pena diversa da una multa si vede infliggere una multa e/o una pena di detenzione di un anno [massimo], pu? beneficiare di un rinvio all’esecuzione di questa pena, se il tribunale ? convinto che [l’autore], tenuto conto della sua comportamento di fronte al crimine, non sar? recidivo se gli si accorda un tale sospensione ”
44. Ai termini del codice di procedimento penale turco, un procuratore della Repubblica che-in qualche modo cio? -? avvisato di una situazione che permette di sospettare che una violazione ? stata commessa ? obbligato a istruire i fatti per decidere se c’? luogo o no di impegnare dei perseguimenti (articolo 153). Per?, se l’autore presunto di una violazione ? un agente della funzione pubblica e se l’atto ? stato commesso nella cornice delle sue funzioni, l’istruzione preliminare della causa dipende dalla legge di 1914 sui perseguimenti contro i funzionari che limitano la competenza ratione personae del ministero pubblico in quanto a questa fase del procedimento. In simile caso, l’inchiesta preliminare e, di conseguenza, l’autorizzazione di aprire dei perseguimenti penali, saranno della giurisdizione del comitato amministrativo locale riguardato (quello del distretto o del dipartimento secondo lo statuto dell’interessato).
Le decisioni di suddetticomitati sono suscettibili di ricorso dinnanzi al Consiglio di stato; l’immissione nel processo ? di ufficio se la causa ? classificata senza seguito.
B. Le vie amministrative e civili contro gli agenti dello stato
1. La giustizia amministrativa
45. Trattandosi della responsabilit? civile ed amministrativa a causa di atti criminali e da delitto, l’articolo 13 della legge no 2577 sul procedimento amministrativo enuncia che ogni vittima di un danno risultante da un atto dell’amministrazione pu? chiedere risarcimento a questa ultima nel termine di un anno a contare della data dell’atto addotto. In caso di rigetto di tutto o parte della domanda o se nessuna risposta ? stata ottenuta entro sessanta giorni, la vittima pu? impegnare un procedimento amministrativo.
46. In quanto allo statuto ed all’organizzazione della giustizia amministrativa, lo statuto dei suoi giudici cos? come l’organizzazione dei tribunali sono regolati dalla legge no 2576 del 6 gennaio 1982 sulle attribuzioni e la costituzione dei tribunali amministrativi e con la legge no 2575 sul Consiglio di stato. In virt? di suddette disposizioni, il reclutamento dei giudici che compongono i tribunali amministrativi ? in principio assicurato dalle facolt? di diritto. Dei funzionari che non sono giuristi di formazione, ma diplomati delle facolt? che insegnano il diritto possono essere reclutati sulla base di un’esperienza acquisita in materia.
In virt? della Costituzione turca, durante la durata delle loro funzioni, tutti i giudici amministrativi godono di garanzie costituzionali identiche a quelle di cui beneficiano i magistrati civili (articolo 140); sono inamovibili ed al riparo da una revoca anticipata (articolo 139), essi siedono a titolo individuale (articolo 140); la loro indipendenza si ? inserita nella Costituzione che vieta ad ogni potere pubblico di dar loro delle istruzioni relative alle loro attivit? giurisdizionali o di influenzarli nell’esercizio delle loro funzioni (articolo 138 ? 2).
2. La giustizia civile
47. In virt? del codice degli obblighi, le persone lese a causa di un atto illecito o delittuoso possono introdurre un’azione in risarcimento per il danno tanto materiale (articoli 41?46 ) che morale (articolo 47). In materia, i tribunali civili non sono legati n? dalle considerazioni n? dal verdetto delle giurisdizioni repressive sulla colpevolezza dell’interessato (articolo 53).
Tuttavia, in virt? dell’articolo 13 della legge no 657 sui funzionari dello stato, le persone che hanno subito un danno a causa dell’esercizio di una funzione che dipende dal diritto pubblico, possono, in principio, tradurre unicamente l’autorit? pubblica da cui dipende il funzionario in causa e non direttamente questo (articoli 129 ? 5 della Costituzione, 55 e 100 del codice degli obblighi). Questa regola non ? tuttavia assoluta. Quando l’atto in questione ? qualificato come illecito o delittuoso e, di conseguenza, perde il suo carattere di atto o di fatto “amministrativo”, le giurisdizioni civili possono accogliere una domanda di danno-interessi diretti contro l’autore stesso, senza danno della possibilit? di impegnare la responsabilit? congiunta dell’amministrazione nella sua qualit? di datore di lavoro dell’autore dell’atto (articolo 50 del codice degli obblighi).
C. L’esecuzione delle decisioni giudiziali da parte dell’amministrazione
48. Ai termini dell’articolo 138 ? 4 della Costituzione del 1982:
“Gli organi del poteri esecutivo e legislativo cos? come l’amministrazione sono tenuti di conformarsi alle decisioni giudiziali; suddetti organi e l’amministrazione non possono, in nessun caso, modificare le decisioni giudiziali n? differirne l’esecuzione. “
L’articolo 28 ? 2 del codice di procedimento amministrativo dispone:
“2. Le decisioni, rese relativamente ai ricorsi di piena giurisdizione e concernenti un importo determinato, sono eseguite conformemente alle disposizioni del diritto comune. “
Secondo l’articolo 82 ? 1 della legge no 2004 sull’esecuzione forzata ed i fallimenti, non possono essere oggetto di sequestri i beni dello stato ed i beni che secondo la legge che li regola, sono inafferrabili. Risulta dall’articolo 19 ? 7 della legge no 1580 del 3 aprile 1930 sulle municipalit? che i beni di queste ultime possono essere sequestrati unicamente se non sono destinati ad un servizio pubblico.
Secondo la dottrina turca in materia, deriva dalle disposizioni sopra che se l’amministrazione non ottempera anche lei ad una decisione giudiziale di risarcimento definitivo ed esecutivo, l’interessato ha la possibilit? di intentare un procedimento di esecuzione forzata conformemente al diritto comune. In questo caso, l’autorit? competente ? abilitata ad imporre le misure che derivano dalla legge no 2004 all’amministrazione, rimanendo il sequestro tuttavia eccezionale.

D. La regolamentazione delle costruzioni non autorizzate e dei siti di stoccaggio di scarti domestici
1. Le bidonville
49. Secondo le informazione e i documenti di cui dispone la Corte, dal 1960, anno in cui cominciarono delle migrazioni massicce di abitanti dalle regioni sfavorite verso le grandi province ricche, la Turchia deve fare fronte al problema delle bidonville, costituite spesso di baraccamenti di edifici rigidi e che si evolvevano velocemente verso le costruzioni a pi? piani. Attualmente, pi? di un terzo della popolazione vivrebbe in questi baraccamenti. I ricercatori che si sono propesi su questo problema, affermano che la nascita di tali agglomerazioni non potrebbe spiegarsi solamente coi mancamenti della pianificazione urbana e della polizia municipale. Segnalano l’esistenza di pi? di diciotto leggi di amnistia promulgate col passare del tempo per regolarizzare i quartieri di baracche, nell’ottica, secondo essi, di soddisfare gli elettori potenziali che vivono in queste abitazioni di fortuna.
50. Nella tenuta della lotta contro lo sviluppo delle bidonville, le principali disposizioni legali in diritto turco sono le seguenti:
La legge no 775 del 20 luglio 1966, enuncia, nel suo articolo 18 che dopo la sua entrata in vigore, ogni edificio non autorizzato, che sia in fase di costruzione o abitato, sar? distrutto immediatamente senza che una decisione preliminare sia necessaria. Il collocamento in opera di queste misure incombe sulle autorit? amministrative che potranno ricorrere alle forze dell’ordine ed agli altri mezzi dello stato. Per ci? che riguarda i baraccamenti realizzati prima dell’entrata in vigore della legge, l’articolo 21 di questa contemplava che, sotto certe condizioni, gli abitanti delle baracche potranno acquisire il terreno che occupano ed approfittare di crediti vantaggiosi per finanziare la costruzione di edifici conformi alle norme ed ai piani di urbanistica. Le agglomerazioni in cui le disposizioni dell’articolo 21 sono applicabili, sono dichiarate “zone di riabilitazione e di sradicamento delle baracche” e trattate conformemente ad un piano di azione.
Con una legge no 1990 del 6 maggio 1976 che portava la modifica della legge no 775, le costruzioni irregolari effettuate prima del 1 novembre 1976 furono anch?esse considerate come coperte dal suddetto articolo 21. La legge no 2981 del 24 febbraio 1984 relativa alle costruzioni non conformi alla legislazione in materia di bidonville e di pianificazione urbana contemplava anche delle misure da prendere per la conservazione, la regolarizzazione, la riabilitazione e la distruzione degli edifici irregolari eretti fino ad allora.
Da ultimo, una legge no 4706 fu promulgata il 29 giugno 2001. Questa legge che mirava a rinforzare l’economia turca, espone le condizioni e le modalit? di vendita a terzi dei beni immobiliari che appartengono al Tesoro pubblico.
2. I siti di stoccaggio di scarti domestici
51. Conformemente agli articoli 6-E, capoverso j, del legge no 3030 e 22 dell’ordinamento di amministrazione pubblica relativa a questa legge, incombe sui municipi metropolitani di designare i luoghi di stoccaggio delle immondizie e degli scarti industriali cos? come di realizzare o di fare realizzare le installazioni concernente il trattamento, il riciclaggio e la distruzione di questi siti. Secondo gli articoli 5 e 22 dell’ordinamento no 20814 del 14 marzo 1991 sul controllo degli scarti solidi, i municipi sono responsabili della pianificazione dell’utilizzazione dei siti di stoccaggio di scarti cos? come del collocamento in applicazione di tutte le misure necessarie per evitare che le scariche nuocano all’ambiente ed alla salute degli uomini e degli animali; in questo contesto, nessuna abitazione deve essere costruita ad una distanza di meno di 1 000 metri dai depositi di immondizie. Secondo l’articolo 31 di suddetto ordinamento, il municipio metropolitano ha autorit? per rilasciare le autorizzazioni di sfruttamento dei siti di stoccaggio di scarti ubicati nei distretti.
52. Le informazione generali che la Corte si ? potuta procurare in quanto al rischio di esplosione di metano in tali siti si possono riepilogare come segue: il metano (CH4, ed il gas carbonicoCO2), sono i due principali prodotti della genesi del metano, la tappa finale e pi? lunga del processo di anaerobio. Queste sostanze sono generate in particolare dalle degradazioni biologiche e chimiche degli scarti. I rischi di esplosione e di incendio sono dovuti principalmente alla grande proporzione di metano nel biogas. La sua tenuta di esplosivit? si trova tra il 5% e il 15% di CH4 nell’aria. Al disopra del 15%, il metano si infiamma ma non esplode.
E. I lavori e le convenzioni del Consiglio dell’Europa
53. Concernente i diversi testi adottati dal Consiglio dell’Europa nella tenuta dell’ambiente e delle attivit? industriali dei poteri pubblici, c’? luogo di citare, tra i lavori dell’assemblea parlamentare, la risoluzione 587 (1975) relativa ai problemi posti dall’evacuazione di scarti urbani ed industriali, la risoluzione 1087 (1996) relativa alle conseguenze dell’incidente di Tchernobyl, e la raccomandazione 1225 (1993) relativa alla gestione, al trattamento, al riciclaggio ed alla commercializzazione degli scarti e, tra i lavori del Comitato dei ministri, la raccomandazione R (96) 12 concernente la ripartizione delle competenze e delle responsabilit? tra autorit? centrali e collettivit? locali e regionali nel campo dell’ambiente.
Conviene in materia, anche menzionare la Convenzione sulla responsabilit? civile dei danni che risultano dalle attivit? pericolose per l’ambiente (ETS no 150-Lugano, 21 giugno 1993) e la Convenzione sulla protezione dell’ambiente tramite diritto penale (ETS no 172-Strasburgo, 4 novembre 1998) che attualmente sono firmate rispettivamente da nove e tredici Stati.
54. Si constata leggendo questi documenti che in materia di trattamento degli scarti urbani, la responsabilit? prima incombe sulle collettivit? locali, che i governi sono tenuti di assistere tanto finanziariamente che tecnicamente. Lo sfruttamento di un sito di stoccaggio degli scarti da parte delle autorit? pubbliche passa per una “attivit? pericolosa” ed un “decesso” risultante del deposito di scarti su un sito di stoccaggio permanente, ? considerato come un “danno” che provoca la responsabilit? delle autorit? pubbliche (vedere, in particolare, la Convenzione di Lugano, articoli 2 ?? 1, c-d) e 7, a-b)).
55. A questo motivo, la Convenzione di Strasburgo invita le Parti ad adottare delle misure adeguate per qualificare lo stoccaggio di scarti pericolosi suscettibili di causare la morte o gravi lesioni alle persone di violazione penale, sapendo che questa violazione pu? essere commessa anche da “negligenza” (articoli 2 a 4). L’articolo 6 di suddetta Convenzione esige inoltre che le misure adeguate siano prese anche per sanzionare penalmente queste violazioni in funzione del loro grado di gravit?, ci? che deve permettere, tra altri, la detenzione degli autori.
56. Trattandosi di simili attivit? pericolose, l’accesso del pubblico ad un’informazione chiara ed esauriente ? considerato come uno dei diritti fondamentali della persona, essendo sentito che in virt? in particolare della risoluzione 1087 (1996) precitata, questo diritto non deve essere concepito come limitandosi al campo dei rischi legati all’utilizzazione dell’energia nucleare nel settore civile.
IN DIRITTO
I. SULLA VIOLAZIONE ADDOTTA DELL’ARTICOLO 2 DELLA CONVENZIONE
57. Il richiedente si lamenta, in primo luogo, del fatto che la morte dei nove membri della sua famiglia nell’incidente del 28 aprile 1993 e le lacune dei procedimenti ivi relativi hanno portato violazione dell’articolo 2 della Convenzione di cui il passaggio pertinente si legge cos?:
“1. Il diritto di ogni persona alla vita ? protetto dalla legge. La morte non pu? essere inflitta a nessuno intenzionalmente, salvo in esecuzione di una sentenza capitale pronunciata da un tribunale nel caso in cui il reato sia punito con questa pena dalla legge. (…) ”
58. Il Governo combatte questa tesi.
A. Applicabilit? dell’articolo 2 della Convenzione
1. Argomenti delle parti a confronto
59. Attirando l’attenzione sul senso del verbo “infliggere” comparso all’articolo 2 della Convenzione, il Governo afferma che la nozione di obbligo positivo che ne deriva non si potrebbe interpretare come se imponesse agli Stati un dovere di proteggere la vita altrui, nelle circostanze, come quelle dello specifico, hanno dato adito a “affermazioni di negligenza.
60. Comunque sia, stima che lo sfruttamento di un sito di stoccaggio di scarti domestici che implica solamente un rischio molto debole, non dovrebbe essere assimilata all’esercizio di un’attivit? o ad una situazione potenzialmente pericolosa, come quelle osservato nel campo della salute pubblica e delle installazioni nucleari ed industriali.
61. Il richiedente risponde in particolare che la morte di suoi cari ? stata provocata dalle negligenze clamorose delle autorit? competenti, e ricade cos? sotto l’influenza dell’articolo 2 della Convenzione.
2. Valutazione della Corte
62. La Corte ricorda che la prima frase dell’articolo 2 ? 1 della Convenzione, non solo costringe lo stato ad astenersi da provocare la morte in modo volontario ed irregolare, ma garantisce anche il diritto alla vita nei termini generali e, in certe circostanze ben definite, fa pesare sugli Stati l’obbligo di prendere le misure necessarie alla protezione della vita delle persone che diepndono dalla sua giurisdizione (vedere, in particolare, le sentenze L.C.B. c. Regno Unito del 9 giugno 1998, Raccolta delle sentenze e decisioni, 1998-III, p. 1403, ? 36, Calvelli e Ciglio c. Italia [GC], no 32967/96, ? 48, che apparir? sulla raccolta ufficiale della Corte, Eriksson c. Italia, d?c., no 37900, 26 ottobre 1999, Leray ed altri c. Francia, d?c. no 44617/98, 16 gennaio 2001).
63. Se ogni minaccia presunta contro la vita non obbliga le autorit?, allo sguardo della Convenzione, a prendere delle misure concrete per prevenirne la realizzazione, ne va diversamente, in particolare, quando ? stabilito che suddette autorit? sapevano o avrebbero dovuto sapere l? per l? che uno o parecchi individui erano minacciati in modo reale ed immediato nella loro vita, e che non hanno preso, nella cornice dei loro poteri, le misure necessarie e sufficienti per palliare questo rischio (vedere, mutatis mutandis, la sentenza Osman c. Regno Unito del 28 ottobre 1998, Raccolta 1998-VIII, p. 3159, ? 116).
64. Alla luce di questi principi, la Corte deve da prima di precisare che la violazione del diritto alla vita ? considerabile in relazione con le domande ambientaliste, legate non solo ai campi invocati dal Governo (paragrafo 60 sopra ; vedere, tra altri, gli esempi forniti dalle sentenze L.C.B, precitato, Guerra ed altri c. Italia del 19 febbraio 1998, Raccolta 1998-I, e Calvelli e Ciglio, precitata; vedere anche, concernente i casi esaminati sul terreno dell’articolo 8 della Convenzione, la sentenza Calci? c. Italia del 24 febbraio 1998, Raccolta 1998-I, p. 422, ?? 33 e 34) ma anche ad altri campi suscettibili di dare adito a rischio serio per la vita o i differenti aspetti del diritto alla vita.
A questo riguardo, importa di ricordare che l’evoluzione recente delle norme europee in materia non fa che confermare una sensibilit? aumentata per ci? che riguarda i doveri che incombono sui poteri pubblici nazionali nel campo dell’ambiente, in particolare, quando si tratta dei siti di stoccaggio di scarti domestici e dei rischi inerenti al loro sfruttamento (paragrafi 53 e 54 sopra).
65. Per la Corte, l’obbligo positivo che deriva dell’articolo 2 (paragrafi 62 e 63) vale indiscutibilmente anche nel campo delle attivit? pubbliche incriminate nello specifico; contrariamente a ci? che il Governo pretende (paragrafo 59 sopra) non c’? luogo di distinguere tra gli atti, omissioni e “negligenze” da parte delle autorit? nazionali, per esaminare se queste hanno osservato suddetto obbligo. Ogni altro approccio sarebbe incompatibile con l’oggetto e lo scopo della Convenzione, in quanto strumento di protezione degli esseri umani che invocano a comprendere ed applicare le sue disposizioni, in particolare l’articolo 2, in modo che renda le esigenze concrete ed effettive (vedere, per esempio, la sentenza McCann ed altri c. Regno Unito del 27 settembre 1995, serie A no 324, pp. 45-46, ?? 146-147.
66. Quindi, la Corte conclude all’applicabilit? dell’articolo 2 nello specifico.
B. Osservazione dell’articolo 2 della Convenzione
1. In quanto alla responsabilit? a causa della morte dei cari del richiedente
67. Nell’occorrenza, la Corte ha da prima per compito di determinare se ci sono dei motivi seri ed accertati di credere che lo stato convenuto abbia mancato alla sua responsabilit? di prendere tutte le misure necessarie per impedire che le vite non vengano messe inutilmente in pericolo e, alla fine, affinch? non vengano perse.
A questo fine, esaminer? gli argomenti delle parti e gli elementi della pratica dinnanzi a lei, sotto due risvolti,: un relativo al collocamento in opera di regolamentazioni preventive (vedere, per esempio, le cause precitate Leray ed altri, e Calvelli e Ciglio, ? 49) e l’altro concernente il rispetto del diritto del pubblico all’informazione, come consacrato dalla giurisprudenza della Convenzione (sentenza Guerra ed altri precitata, p. 228, ? 60).

a) Sul collocamento in opera di misure preventive concernenti il sito di stoccaggio di scarti di ?mraniye ed i quartieri di baracche vicini
i. Argomenti delle parti a confronto
68. Il Governo giudica senza fondamento le affermazioni secondo le quali lo stato non avrebbe assolto il suo obbligo di proteggere la vita dei membri del famiglia ?.. Sostiene che l’amministrazione turca si ? sempre prodigata per mettere in opera tutte le misure possibili per lottare sia contro lo sviluppo delle bidonville a ?mraniye che nell’insieme del paese. Il municipio metropolitano avrebbe intrapreso in particolare uno dei progetti di riabilitazione pi? ambiziosi della Turchia in materia di stoccaggio di scarti, e riunito all?inizio del 1993 dei fondi per la realizzazione di case popolari in vista di garantire l’alloggio degli abitanti dei tali quartieri.
69. In quanto al municipio locale, avrebbe all’epoca esposto otto membri della polizia municipale per garantire la distruzione regolare delle abitazioni ubicate sul territorio della discarica: ora, quando hanno tentato di eseguire le loro missioni, le squadre di poliziotti municipali avrebbero cozzato contro una resistenza violenta degli abitanti. Le difficolt? non ci si sarebbero del resto fermate. Il Governo porta come esempio una causa (pratica no 89/1088) concernente un’azione petitoria impegnata contro il municipio di ?mraniye dagli abitanti della bidonville per fare arrestare i lavori iniziati per la riabilitazione di suddetto territorio nel dicembre 1989.
70. Cos?, per il Governo, il richiedente non potrebbe pretendere di essere stato incoraggiato in un modo o nell’altro a venire ad installarsi vicino alla discarica, in una zona che del resto non dispone di nessuna infrastruttura.
71. All’udienza, il richiedente ha esposto che il problema delle bidonville, dove vivrebbe il terzo dei cittadini turchi attualmente, sarebbe il risultato dell?ondata di immigrazione volontariamente indotta ai fini politici dalle leggi di amnistia successive che miravano a regolarizzare questi quartieri. Pertanto, ora il Governo non avrebbe diritto di dichiarare di avere fatto qualunque cosa abbia potuto per prevenire questo problema.
72. A questo riguardo, l’interessato confuta l’argomento del Governo secondo il quale questi quartieri non beneficiavano di nessuno servizio pubblico. Invocando dei documenti giustificativi stabiliti a nome di due altri abitanti della bidonville, sottolinea che le autorit? riguardate avevano portato non solo nella regione tutte le infrastrutture essenziali, ma che avevano imposto anche agli abitanti una tassa fondiaria.
ii. Valutazione della Corte
73. La Corte constata l’esistenza di regolamentazioni di protezione nei due campi che si trovano nel cuore della presente controversia, ossia lo sfruttamento dei siti di stoccaggio di scarti domestici (paragrafo 51 sopra) e la riabilitazione e la soppressione dei quartieri di baracche (paragrafo 50 sopra). Resta tuttavia da determinare se, nello specifico, le autorit? nazionali possono passare per avere rispettato queste regolamentazioni.
74. La Corte nota a questo riguardo, che un rapporto di perizia stabilito il 7 maggio 1991 su richiesta del municipio di ?mraniye, enumera in dettaglio le deficienze maggiori che, all’epoca, erano state constatate nella discarica in causa. Fa anche stato dei pericoli gravi che questa rappresentava per la salute e la vita degli abitanti dei quartieri delle baracche vicine ed attira esplicitamente l’attenzione, tra altri, sul rischio di esplosione di metano (paragrafo 12 sopra).
Le conclusioni di questo rapporto permettono di comprendere che molto prima il sopraggiungere dell’incidente controverso, la discarica di ?mraniye non rispettava su parecchi punti le norme tecniche, perch? i poteri locali e ministeriali non avevano preso certo le misure dettate in materia dalla regolamentazione (paragrafi 22 e 51 sopra).
75. Il Governo fa valere i lavori di risanamento che il municipio di ?mraniye avrebbe iniziato nel dicembre 1989, ma che sarebbero stati fatti fallire dagli abitanti stessi delle bidonville, (paragrafo 69 sopra). Su questo punto, la Corte si limita a rilevare che la sentenza dei lavori in questione ? stata ben ordinata da un tribunale (paragrafo 11 sopra) ossia un organo dello stato la cui decisione pu? passare solamente per avere contribuito a prolungare la situazione deplorevole della discarica. Per di pi?, il richiedente non era implicato nel procedimento dinnanzi a questo tribunale (paragrafo 10 sopra) e, comunque sia, i richiedenti sono stati respinti da una decisione definitiva il 22 ottobre 1992, o pi? di sei mesi prima della sopraggiunta dell’incidente. Ora, sembra che nessuno abbia tentato di riprendere i lavori in questione in questo intervallo di tempo.
76. All’udienza, il Governo ha sottolineato anche che suddetto rapporto di perizia del 7 maggio 1991 al quale non ? stata conferito mai valore di una constatazione giudiziale definitiva, non poteva passare per confermare categoricamente l’esistenza “di un pericolo reale ed immediato”; difatti, non consacrava ai rischi che risultavano dall’accumulo di metano che un unico paragrafo molto conciso, senza fare menzione di un qualsiasi rischio di “scivolamento di terreno”.
77. Questi argomenti non convincono la Corte, per le seguenti ragioni.
Constata, col Governo, che il rapporto in questione ha provocato effettivamente una viva controversia tra i municipi di ?mraniye ed il municipio di Istanbul. Secondo gli elementi della pratica, il municipio metropolitano ha da prima scelto di contrastare il collocamento in opera di suddetto rapporto per un semplice vizio di procedimento, senza riuscire a confutare scientificamente le sue conclusioni pi? che preoccupanti. Adducendo come pretesto i suoi progetti di riabilitazione in corso (paragrafo 27 sopra) non si ? conformato neanche all’ingiunzione del consiglio dell’ambiente presso il Primo ministro (paragrafo 14 sopra )che, avveduto del rapporto, aveva da parte sua ordinato che si ovviasse alle lacune tecniche segnalate.
Quando il sindaco di ?mraniye ha, in definitiva, tentato di ottenere dalle autorit? giudiziali la decisione di chiudere la discarica, il sindaco di Istanbul ha fatto ancora ostacolo formando opposizione, sempre al motivo che grandi progetti erano in via di realizzazione (paragrafo 15 sopra).
78. Del parere della Corte, l’opposizione accanita del municipio metropolitano al rapporto di perizia del 7 maggio 1991 non ha nessuna incidenza sulla pertinenza delle conclusioni di cui faceva stato, tanto che queste conclusioni non sono mai state invalidate da una qualsiasi decisione giudiziale (paragrafo 16 sopra).
79. Per questo motivo, la mancanza di menzione espressa nel rapporto del rischio di “scivolamento di terreno” non ha conseguenza, perch? secondo i pareri dei diversi periti consultati dalle autorit? di inchiesta (paragrafi 18, 22 e 27 sopra ), l’unica causa di questo fenomeno era bello e buono l’esplosione.
Parimenti, importa poco che il rapporto abbia consacrato solamente un solo paragrafo al rischio di esplosione di metano. Difatti, avuto riguardo agli elementi della pratica ed alle informazione generali di cui dispone (paragrafo 53 sopra) la Corte si ? potuta convincere che, trattandosi anche di un campo tecnico come quello dello sfruttamento delle discariche, era impossibile che i servizi amministrativi e municipali incaricati del controllo dei siti contemplati a questo effetto non fossero informati dei rischi inerenti alla genesi del metano n? delle misure preventive necessarie, tanto pi? che esisteva in materia una regolamentazione precisa che non era assolutamente del resto rispettata.
Agli occhi della Corte, il rapporto di perizia ha fatto mettere solamente in evidenza una situazione che le autorit? municipali erano tenute normalmente a conoscere e a dominare.
80. Alla vista di queste osservazioni, la Corte non stima doversi pronunciare sull’importanza che poteva presentare il progetto di riabilitazione del municipio metropolitano che non era realizzato ancora all’epoca (paragrafi 27 e 68 sopra) n? esaminare in dettaglio il ventaglio delle misure falsamente adottate per prevenire lo sviluppo delle bidonville (paragrafi 49, 50 e 68,).
Difatti, se la Corte ? disposta ad ammettere che le autorit? nazionali non hanno incoraggiato mai il richiedente a venire ad installarsi vicino ad una discarica (paragrafo 70 sopra) non hanno cercato con ogni probabilit?, neanche di dissuaderlo. Su questo punto, basta rinviare al rapporto di perizia del 18 maggio 1993 (paragrafo 22 sopra) del quale le conclusioni non sono state messe mai in dubbio dalle giurisdizioni interne, e dove ? rimproverato al municipio di ?mraniye cos? come all’esecutivo di un tempo di avere a torto “provocato” lo sviluppo delle baracche.
81. Cos?, la Corte non vede niente che possa portarla a scostarsi dalle constatazioni di fatto dei giudici nazionali in quanto all’ampiezza delle negligenze commesse dalle autorit?, a differenti livelli, di fronte ai pericoli che presentava la discarica di ?mraniye per i cittadini che abitavano in questa zona (vedere, mutatis mutandis, Tanlı c. Turchia, no 26129/95, ? 110, CEDH 2001-III, e la sentenza Klaas c. Germania del 22 settembre 1993, serie A no 269, p. 17, ?? 29-30). Osserva che gli elementi esposti nei differenti rapporti di perizie versati alla pratica, in particolare quello del 7 maggio 1991, bastano a stabilire un legame di causalit? tra, da una parte, queste negligenze e, dall?altra parte, il sopraggiungere dell’incidente del 28 aprile 1993, dunque le perdite di vite che ne ? risultato (vedere, mutatis mutandis, la sentenza L.C.B. precitata, p. 1404, ? 39).
Tenuto conto di questa ultima constatazione, la Corte deve ricercare poi se le autorit? turche si erano almeno impiegate a rispettare il diritto del pubblico all’informazione.
b. In quanto al rispetto del diritto del pubblico all’informazione
i. Argomenti delle parti a confronto
82. A questo motivo, il Governo fa valere i numerosi seminari, riunioni e conferenze stampa organizzati dal municipio di ?mraniye per sensibilizzare l’opinione pubblica sui problemi ambientalisti riguardanti il distretto. Secondo lui, il richiedente non potrebbe pretendere essere stato lasciato dunque nell’ignoranza: ha scelto volontariamente di installarsi vicino ad una discarica, senza cercare anche di informarsi presso delle istanze nazionali dei pericoli sanitari e dei rischi di scivolamento di terreno ai quali ha esposto i suoi cari in ogni cognizione di causa. Perci?, conviene considerare che il richiedente aveva accettato le conseguenze della sua propria scelta.
83. Il richiede

Testo Tradotto

Conclusion Violation de l’art. 2 sous son volet substantiel ; Violation de l’art. 2 sous son volet proc?dural ; Non-lieu ? examiner les art. 6-1, 8 et 13 ; Violation de P1-1 ; Dommage mat?riel – r?paration p?cuniaire ; Pr?judice moral – r?paration p?cuniaire ; Remboursement partiel frais et d?pens – proc?dure de la Convention
ANCIENNE PREMI?RE SECTION
AFFAIRE ?NERYILDIZ c. TURQUIE
(Requ?te no 48939/99)
ARR?T
STRASBOURG
18 juin 2002
CETTE AFFAIRE A ?T? RENVOY?E DEVANT
LA GRANDE CHAMBRE, QUI A RENDU SON ARR?T LE
30 novembre 2004
Cet arr?t deviendra d?finitif dans les conditions d?finies ? l’article 44 ? 2 de la Convention. Il peut subir des retouches de forme.

En l’affaire ?neryıldız c. Turquie,
La Cour europ?enne des Droits de l’Homme, si?geant en une chambre compos?e de :
Mmes E. Palm, pr?sidente,
W. Thomassen,
MM. Gaukur J?rundsson,
R. T?rmen,
C. B?rsan,
J. Casadevall,
R. Maruste, juges,
et de M. M. O’BOYLE, greffier de section,
Apr?s en avoir d?lib?r? en chambre du conseil les 22 mai 2001, 16 octobre 2001, 23 avril 2002 et 27 mai 2002,
Rend l’arr?t que voici, adopt? ? cette derni?re date :
PROC?DURE
1. A l’origine de l’affaire se trouve une requ?te (no 48939/99) dirig?e contre la R?publique de Turquie et dont deux ressortissants de cet Etat, MM. A. N.i ?. et M. ?., ont saisi la Cour le 18 janvier 1999 en vertu de l’article 34 de la Convention de sauvegarde des Droits de l’Homme et des Libert?s fondamentales (? la Convention ?).
2. Les requ?rants sont repr?sent?s par Me E. Y., avocate au barreau d’Istanbul. Le gouvernement turc (? le Gouvernement ?) est repr?sent? par sa coagente, Mme Deniz Ak?ay, assist?e de Mme G?kşen Acar, conseil.
3. Invoquant les articles 2, 8, 13 de la Convention et 1er du Protocole no 1, les requ?rants tenaient les autorit?s nationales pour responsables de la mort de 13 membres de leurs familles ainsi que de la destruction de leurs biens du fait de l’explosion de gaz de m?thane qui avait eu lieu le 28 avril 1993 dans le d?p?t d’ordures municipal d’?mraniye (Istanbul). Ils d?non?aient en outre l’incompatibilit? de la proc?dure administrative men?e en l’esp?ce avec les exigences d’?quit? et de c?l?rit? inscrites ? l’article 6 ? 1 de la Convention.
4. La requ?te a ?t? attribu?e ? la premi?re section de la Cour (article 52 ? 1 du r?glement). Au sein de celle-ci, la chambre charg?e d’examiner l’affaire (article 27 ? 1 de la Convention) a ?t? constitu?e conform?ment ? l’article 26 ? 1 du r?glement.
5. Par une d?cision du 22 mai 2001, la Cour a d?cid? de disjoindre la requ?te et de r?server la proc?dure en tant qu’elle concerne M. A. N. ?., d?c?d? entre-temps ; elle l’a d?clar? recevable dans le chef du requ?rant M. ?. (? le requ?rant ?) qui avait saisi la Cour tant en son propre nom qu’au nom de neuf membres de sa famille, ? savoir son ?pouse, G. ?., sa concubine, S. Z. et ses enfants, S., İ., M., F., Z., R. et A. ?., tous d?c?d?s suite ? l’accident du 28 avril 1993, qui fait l’objet de cette pr?sente requ?te.
6. Le 14 septembre 2001, le requ?rant a d?pos? deux documents, l’un concernant ses observations compl?mentaires et l’autre ses demandes de satisfaction ?quitable au regard de l’article 41 de la Convention. Le Gouvernement a, de son c?t?, d?pos? des observations sur le fond de l’affaire puis sur les pr?tentions au titre de la satisfaction ?quitable, les 17 septembre et 12 octobre 2001 respectivement. Le 3 novembre 2001, le requ?rant a r?pliqu? aux observations sur le fond du Gouvernement. Le 10 octobre 2001, le Gouvernement a fait parvenir au greffe copies de documents du dossier d’une affaire qu’il invoquait ? l’appui de ses arguments.
7. Une audience s’est d?roul?e en Public au Palais des Droits de l’Homme, ? Strasbourg, le 16 octobre 2001 (article 59 ? 2 du r?glement).
Ont comparu :
? pour le Gouvernement
Mme D. Ak?ay, coagente,
Mme G. Acar,
M. S. Karakul, conseils ;
? pour le requ?rant
Me E. D., conseil,
M. Ş. A., conseiller.
La Cour a entendu en leurs d?clarations Me D. puis Mmes Ak?ay et Acar.
EN FAIT
I. LES CIRCONSTANCES DE L’ESP?CE
8. Citoyen turc, le requ?rant est n? en 1955 et r?side actuellement ? ?oban?eşme (Alibeyk?y – Istanbul). A l’?poque des faits, il habitait, avec les douze membres de sa famille, dans le quartier de taudis (gecekondu mahallesi) de Kazım Karabekir ? ?mraniye (İstanbul).

A. Le site de stockage de d?chets m?nagers d’?mraniye
9. Une d?charge d’ordures m?nag?res se trouvait en fonction depuis le d?but des ann?es 1970 ? Hekimbaşı, zone abritant ?galement des taudis et contigu? au quartier de Kazım Karabekir. De fait, le 22 janvier 1960, le site en question, appartenant ? l’administration des for?ts, donc au Tr?sor, avait ?t? assujetti ? une servitude en faveur de la mairie m?tropolitaine d’Istanbul (? la mairie m?tropolitaine ?) pour une dur?e de 99 ans. Situ? sur une c?te surplombant une vall?e, le site s’?tendait sur une surface d’environ 350 000 m2 et servait de d?charge commune aux districts de Beykoz, d’?sk?dar, de Kadık?y et d’?mraniye, sous l’autorit? et la responsabilit? de la mairie m?tropolitaine et, en dernier lieu, des autorit?s minist?rielles.
A l’?poque o? la d?charge commen?a ? ?tre utilis?e, cette r?gion ?tait inhabit?e et l’agglom?ration la plus proche se trouvait ? environ 3,5 km. Cependant, au fur et ? mesure des ann?es, des habitations de fortune furent construites, sans autorisation, sur la zone entourant le d?p?t d’ordures, pour finalement donner naissance au bidonville d’?mraniye.
B. Les initiatives de la mairie d’?mraniye
1. En 1989
10. A la suite des ?lections municipales du 26 mars 1989 et ? partir du 4 d?cembre de la m?me ann?e, la mairie d’?mraniye entama des travaux consistant ? d?verser des amas de terre et de d?bris sur les terrains entourant les taudis d’?mraniye, afin de r?am?nager le site de la d?charge.
Cependant, le 15 d?cembre 1989, M.C. et A.C., deux habitants du quartier d’Hekimbaşı, introduisirent devant la 4?me chambre du tribunal d’instance d’?sk?dar une action p?titoire contre la mairie. Se plaignant des d?g?ts caus?s sur leurs plantations, ils sollicit?rent l’arr?t des travaux. A l’appui, ils produisirent des documents, dont il ressort que M.C. et A.C. ?taient assujettis ? la taxe d’habitation et ? la taxe fonci?re depuis 1977, sous le num?ro d’imposition 168900. En 1983, ils avaient ?t? invit?s par l’administration ? remplir un formulaire type, pr?vu pour la d?claration des b?timents ill?gaux, afin que leur habitation et leur terrain soient r?gularis?s (paragraphe 50 ci-dessous). Suite ? leur demande, le 21 ao?t 1989, la direction g?n?rale des eaux et des canalisations de la mairie m?tropolitaine avait ordonn? la pose d’un compteur d’eau dans leur habitation. Par ailleurs, des copies de factures d’?lectricit? d?montrent que M.C. et A.C. effectuaient r?guli?rement, en leur qualit? d’abonn?s, des paiements selon leur consommation d?termin?e ? partir de la lecture d’un compteur install? ? cet effet.
11. Devant le tribunal d’instance, la mairie d?fenderesse axa sa d?fense sur le fait que les terres revendiqu?es par M.C. et A.C. ?taient sises sur le territoire de la d?chetterie, qu’y habiter serait contraire aux r?gles sanitaires et que leur demande de r?gularisation ne leur accordait aucun droit.
Par un jugement rendu le 2 mai 1991, sous le num?ro de dossier 1989/1088, le tribunal d’instance donna gain de cause ? M.C. et A.C., reconnaissant qu’il y avait eu ing?rence dans l’exercice de leur droit sur les biens litigieux.
Cependant, par un arr?t du 2 mars 1992, la Cour de cassation infirma ce jugement. Le 22 octobre 1992, le tribunal d’instance se conforma ? l’arr?t de la Cour de cassation et d?bouta les int?ress?s.
2. En 1991
12. Le 9 avril 1991, la mairie d’?mraniye demanda, devant la 3?me chambre du tribunal d’instance d’?sk?dar, une expertise concernant la conformit? de la d?charge ? la r?glementation en la mati?re, notamment au r?glement no 20814 du 14 mars 1991 sur le contr?le des d?chets solides. Le comit? constitu? ? cette fin comprenait un professeur de g?nie de l’environnement, un agent du cadastre et un m?decin l?giste.
D’apr?s leur rapport d’expertise, ?tabli le 7 mai 1991, le d?p?t en question n’?tait pas conforme aux exigences techniques pr?vues aux articles 24 ? 27, 30 et 38 du r?glement no 20814 et, de ce fait, pr?sentait un certain nombre de dangers susceptibles d’entra?ner un tr?s grand risque pour la sant? des habitants de la vall?e, notamment pour ceux des quartiers de taudis : aucun mur ou grillage de cl?ture ne s?parait la d?charge des habitations qui s’?levaient ? 50 m?tres de la montagne d’ordures et le d?p?t n’?tait pas ?quip? de syst?mes de ramassage, de compostage, de recyclage ni de combustion et aucune installation de drainage ou de purification des eaux de drainage n’y avait ?t? pr?vue. Les experts en conclurent que la d?charge d’?mraniye ? exposait tant les humains que les animaux et l’environnement ? toutes formes de dangers ?. A ce sujet, le rapport, attirant d’abord l’attention sur le fait qu’une vingtaine de maladies contagieuses risquaient de se propager, soulignait ce qui suit :
? (…) Dans n’importe quelle d?chetterie, il se forme, entre autres, des gaz de m?thane, de dioxyde de carbone et d’hydrog?ne de sulfure. Ces substances doivent ?tre, de mani?re contr?l?e, r?unies puis (…) br?l?es. Or le d?p?t en question ne dispose pas d’un tel syst?me. Lorsqu’il est m?lang? avec l’air dans une certaine proportion, le m?thane peut s’av?rer explosible. Il n’existe, dans cette installation, aucune mesure pour pr?venir l’explosion du m?thane issu de la d?composition [des d?chets]. Que Dieu nous en garde, le dommage pourrait ?tre tr?s important en raison des habitations voisines. (…) ?
Le 27 mai 1991, ce rapport fut port? ? la connaissance de la mairie m?tropolitaine et le 7 juin 1991, au pr?fet afin qu’il en fasse part au minist?re de la Sant? ainsi qu’au Conseil de l’environnement aupr?s du Premier ministre (? le Conseil de l’environnement ?).
13. Le 9 juin 1991, N. S., maire d’Istanbul, demanda l’annulation du rapport, au motif qu’il avait ?t? command? et ?tabli ? son insu.
14. Cependant, le Conseil de l’environnement, avis? du m?me rapport le 18 juin 1991, enjoignit, par une recommandation no 09513, la pr?fecture d’Istanbul ainsi que la mairie m?tropolitaine et la mairie d’?mraniye ? rem?dier aux probl?mes signal?s en l’esp?ce :
? (…) Dans le rapport pr?par? par le comit? d’experts, il est indiqu? que le site de stockage de d?chets en question contrevient ? la loi sur l’environnement ainsi qu’au r?glement sur le contr?le des d?chets solides et que, par cons?quent, il menace la sant? des hommes et des animaux. Il s’impose de prendre, sur le site de la d?charge, les mesures pr?vues aux articles 24, 25, 26, 27, 30 et 38 du r?glement sur le contr?le des d?chets solides (…) Je prie donc que des mesures n?cessaires soient prises (…) et que notre Conseil soit inform? de l’issue. ?
15. Le 27 ao?t 1992, devant la premi?re chambre du tribunal d’instance d’?sk?dar, Şinasi ?ktem, maire d’?mraniye, demanda la mise en ?uvre de mesures provisoires visant ? emp?cher l’utilisation de la d?chetterie par la mairie m?tropolitaine et par les mairies voisines des districts. Il r?clama notamment l’interruption des d?p?ts d’ordures, la fermeture de la d?charge ainsi que la r?paration des dommages subis.
Le 3 novembre 1992, les maires d’Istanbul et de Beykoz form?rent opposition contre cette demande. A cette fin, M. S. fit notamment valoir qu’un projet de r?am?nagement du site de la d?charge ?tait en phase d’adjudication et serait r?alis? au cours de l’ann?e 1993.
16. Alors que cette proc?dure ?tait encore pendante devant la 4?me chambre civile de la Cour de cassation, la mairie d’?mraniye fit part au maire d’Istanbul qu’? partir du 15 mai 1993 aucun d?p?t de d?chets ne serait autoris?.
C. L’accident
17. Or, avant cette date, le 28 avril 1993, vers 11 heures, une explosion de m?thane eut lieu sur le site. A la suite d’un glissement de terrain provoqu? par la pression, les immondices d?tach?s de la montagne d’ordures ensevelirent une dizaine de taudis situ?s en aval, dont celui du requ?rant. Trente-neuf personnes y p?rirent, dont neuf membres de la famille ?neryıldız.

D. Les proc?dures engag?es en l’esp?ce
1. L’initiative du minist?re de l’Int?rieur
18. Imm?diatement apr?s l’accident, deux membres de la police municipale tent?rent de constater les faits. Apr?s avoir entendu les victimes, dont le requ?rant qui leur expliqua avoir ?rig? sa maison en 1988, ils rapport?rent que 13 baraques avaient ?t? englouties.
Le m?me jour, un comit? de crise, constitu? par la pr?fecture d’Istanbul, se rendit ?galement sur les lieux et constata que le glissement de terrain avait bien ?t? caus? par l’explosion de gaz de m?thane.
19. Le lendemain, 29 avril 1993, le minist?re de l’Int?rieur (? le minist?re ?) ordonna que les circonstances dans lesquelles cette catastrophe avait eu lieu soient examin?es par le conseil d’inspection administrative (? le conseil d’inspection ?) afin de d?terminer s’il y avait lieu de poursuivre les deux maires, MM. S. et ?..
2. L’enqu?te p?nale
20. Alors que cette proc?dure administrative suivait son cours, le 30 avril 1993, le procureur de la R?publique d’?sk?dar (? le procureur ?) se rendit sur les lieux de l’accident, accompagn? d’un comit? d’experts compos? de trois professeurs en g?nie civil de trois universit?s diff?rentes. Au vu de ses observations pr?liminaires, il chargea le comit? de d?terminer la part de responsabilit? des autorit?s publiques et celle des victimes dans la survenance de l’accident.
21. Le 6 mai 1993, le requ?rant d?posa une plainte au commissariat local. Il d?clara que ? si ce sont les autorit?s qui ont, par n?gligence, caus? l’ensevelissement de ma maison ainsi que la mort de mes ?pouses et enfants, je porte plainte contre la ou les autorit?(s) impliqu?e(s) ?. La plainte du requ?rant fut vers?e au dossier d’instruction no 1993/6102, d?j? ouvert d’office par le procureur.
22. Le 14 mai 1993, le procureur entendit plusieurs t?moins et victimes de l’accident litigieux. Le 18 mai 1993, le comit? d’experts rendit le rapport qu’avait command? le procureur. Les experts confirm?rent que le glissement du terrain, qui d?j? n’?tait pas stable, pouvait s’expliquer tant par la pression croissante du gaz ? l’int?rieur du d?p?t que par l’explosion de celui-ci. Rappelant les obligations et devoirs que la r?glementation en la mati?re faisait aux autorit?s publiques, les experts conclurent que concernant l’occurrence de l’accident, la faute devait ?tre r?partie ? raison de :
? 2/8, ? la charge de la mairie d’Istanbul, qui n’a pas agi en temps utile pour pr?venir les probl?mes techniques existants d?j? lors de l’installation du d?p?t en 1970, et qui n’avaient cess? de s’aggraver depuis lors, ni indiqu? aux mairies concern?es un autre site de stockage de d?chets, comme la loi no 3030 l’obligeait ? le faire ;
? 2/8, ? la charge de la mairie d’?mraniye, pour avoir mis en ?uvre un plan d’am?nagement du territoire, en omettant de pr?voir, en violation du r?glement no 20814, une zone tampon, large de 1 000 m. et devant demeurer inhabit?e, et pour avoir attir? dans sa r?gion les habitations de fortune et ne s’?tre pas employ?e ? emp?cher de telles constructions, en d?pit du rapport d’expertise du 7 mai 1991 ;
? 2/8, ? la charge des habitants du bidonville, pour avoir mis en danger les membres de leurs familles en s’installant ? proximit? d’une montagne d’ordures ;
? 1/8, ? la charge du minist?re de l’Environnement, pour avoir omis d’assurer un suivi effectif de l’application conforme au r?glement no 20814 sur le contr?le des d?chets solides ;
? 1/8, ? la charge du gouvernement, pour avoir favoris? ce type d’agglom?rations, en amnistiant ? plusieurs reprises les constructions ill?gales et en octroyant des titres de propri?t? ? leurs occupants.
23. Le 21 mai 1993, le procureur d?clina sa comp?tence ratione person? et renvoya l’affaire au pr?fet d’Istanbul, consid?rant que celle-ci relevait de la loi sur les poursuites des fonctionnaires, dont l’application appartenait au comit? administratif d?partemental de la pr?fecture d’Istanbul (? le comit? administratif ?). Le procureur, dans son ordonnance, pr?cisait que, s’agissant des maires d’Istanbul et d’?mraniye, les dispositions ? appliquer ?taient celles des articles 230 et 455 ? 2 du code p?nal.
Le 27 mai 1993, date de cl?ture de l’enqu?te pr?liminaire du conseil d’inspection, le dossier du parquet fut transmis au minist?re.
3. L’issue de l’enqu?te administrative
24. Le 27 mai 1993, eu ?gard aux conclusions de sa propre enqu?te, le conseil d’inspection demanda au minist?re l’autorisation d’initier une instruction p?nale contre les deux maires mis en cause.
25. Le lendemain de cette demande la mairie d’?mraniye fit ? la presse la communication suivante :
? L’unique d?chetterie du c?t? anatolien se trouvait sise au milieu de notre district d’?mraniye, telle une horreur silencieuse. Elle a rompu son silence et provoqu? la mort. On le savait et on s’y attendait. En tant que municipalit?, nous avions, depuis quatre ans, forc? toutes les portes pour faire d?placer cette d?chetterie. La mairie m?tropolitaine d’Istanbul s’est montr?e indiff?rente. Elle a laiss? tomber les travaux d’assainissement (…) apr?s avoir pos? deux pelles de b?ton ? l’inauguration. Les minist?res et le gouvernement ?taient au courant des faits, mais ils n’y ont pas pr?t? beaucoup d’attention. Nous avions soumis la question aux juges et ils nous avaient donn? raison, mais le m?canisme judiciaire n’a pu ?tre mis en action. (…) A l’heure actuelle nous sommes face ? une responsabilit? et nous rendrons tous des comptes aux habitants d’?mraniye (…) ?
26. L’autorisation sollicit?e par le conseil d’inspection fut accord?e le 17 juin 1993 et, par cons?quent, un inspecteur en chef aupr?s du minist?re (? l’inspecteur en chef ?) fut charg? de l’affaire.
A la lumi?re du dossier de l’enqu?te constitu? en l’esp?ce, l’inspecteur en chef recueillit la d?fense de MM. S. et ?.. Ce dernier d?clara, entre autres, qu’en d?cembre 1989 sa municipalit? avait bien entam? des travaux d’assainissement du territoire du bidonville d’Hekimbaşı et que, cependant, ceux-ci avaient ?t? interrompus ? la demande de deux habitants de ce quartier (paragraphe 10 ci-dessus).
27. L’inspecteur en chef finalisa son rapport le 9 juillet 1993. Celui-ci ent?rinait les conclusions de toutes les expertises effectu?es jusqu’alors et tenait compte de l’ensemble des ?l?ments r?unis par le procureur. Il mentionnait ?galement deux autres avis scientifiques, adress?s ? la pr?fecture d’Istanbul en mai 1993, l’un par le minist?re de l’Environnement et l’autre par un professeur de g?nie civil de l’universit? de Boğazi?i. Ces deux avis, confirmaient que le glissement de terrain mortel avait ?t? caus? par l’explosion de m?thane. Le rapport indiquait en outre que, le 4 mai 1993, le conseil d’inspection avait invit? la mairie m?tropolitaine ? lui faire part des mesures effectivement prises ? la lumi?re du rapport d’expertise du 7 mai 1991 et reproduisait la r?ponse de M. S. :
? Notre mairie m?tropolitaine a, d’une part, pris les mesures n?cessaires afin d’assurer que les anciens sites puissent ?tre utilis?s de la fa?on la moins pr?judiciable possible jusqu’? fin 1993, et, d’autre part, elle a achev? tous les pr?paratifs visant la construction de l’une des installations les plus grandes et les plus modernes (…) jamais r?alis?es dans notre pays. Une autre entreprise consiste ? r?aliser un site provisoire de stockage de d?chets r?pondant aux conditions requises. Parall?lement ? cela, des travaux continuent quant ? la r?habilitation des anciens sites [en fin de vie]. En bref, ces trois derni?res ann?es, notre mairie s’est tr?s s?rieusement pench?e sur le probl?me des d?chets (…) [et], actuellement, les travaux continuent (…). ?
28. L’inspecteur en chef conclut finalement que la mort de vingt-six personnes et les blessures caus?es ? onze autres (chiffres disponibles ? l’?poque des faits), survenues le 28 avril 1993, ?taient dues ? l’inaction des deux maires, dans l’exercice de leurs fonctions, et que ceux-ci devaient r?pondre de leur n?gligence au regard de l’article 230 du code p?nal. Car en d?pit notamment du rapport d’expertise et de la recommandation du conseil de l’environnement, ils avaient, en toute connaissance de cause, m?connu leurs devoirs respectifs : M. ?., parce qu’il avait manqu? ? son obligation de proc?der, en vertu du pouvoir que lui conf?rait l’article 18 de la loi no 775, ? la destruction des baraques non autoris?es situ?es aux abords de la d?charge, et M. S., parce qu’il avait refus? d’obtemp?rer ? la recommandation susmentionn?e, omis de r?habiliter le d?p?t d’ordures ou d’ordonner sa fermeture, et n’avait respect? aucune des dispositions de l’article 10 de la loi 3030, lesquelles exigeaient qu’il proc?d?t ? la destruction des taudis en question, le cas ?ch?ant par ses propres moyens.
4. L’attribution d’un logement social ? la famille ?.
29. Dans l’intervalle, la direction de l’habitat et des constructions de fortune invita le requ?rant ? se pr?senter, en l’informant que, par un arr?t? (no 1739) du 25 mai 1993, la mairie m?tropolitaine lui avait attribu? un appartement dans le complexe de logements sociaux de ?oban?eşme (Ey?p, Alibeyk?y). Le 18 juin 1993, le requ?rant prit possession, contre signature, de l’appartement no 7, au b?timent C-1 dudit complexe. Cette op?ration fut r?gularis?e par un arr?t? (no 3927) du 17 septembre 1993 de la mairie m?tropolitaine. Le 13 novembre 1993, le requ?rant signa une d?claration notari?e, tenant lieu de contrat, stipulant que le logement en question lui avait ?t? ? vendu ? contre la somme de 125 000 000 TRL, dont un quart ?tait ? verser au comptant et le reliquat par des mensualit?s de 732 844 TRL. Le requ?rant s’acquitta de la premi?re mensualit?, le 9 novembre 1993 ; depuis lors, il r?side dans l’appartement en question.
5. L’action publique
30. Par une ordonnance du 15 juillet 1993, le comit? administratif, sur la base du rapport de l’inspecteur en chef, d?cida, ? la majorit?, de traduire MM. S. et ?. en justice pour infraction ? l’article 230 du code p?nal.
Ces derniers firent appel de cette d?cision devant le Conseil d’Etat qui les d?bouta de leur demande le 18 janvier 1995. Par cons?quent, le dossier de l’affaire fut retourn? au procureur qui, le 30 mars 1995, renvoya les deux maires devant la 5?me chambre du tribunal correctionnel d’Istanbul (? la chambre ?).
31. Les d?bats s’ouvrirent devant la chambre le 29 mai 1995. A l’audience, M. S. affirma notamment que nul ne pouvait escompter qu’il s’acquitte de devoirs qui ne lui incombaient pas, ni le tenir pour seul responsable d’une situation qui perdurait depuis 1970 ; au demeurant, il all?gua que l’on ne devrait pas non plus le bl?mer de n’avoir pas r?habilit? la d?charge d’?mraniye, d?s lors qu’aucun des 2 000 sites en Turquie ne l’avait ?t? ; ? ce sujet, faisant valoir un certain nombre de mesures qu avaient n?anmoins ?t? prises par la mairie m?tropolitaine, il soutint qu’un r?am?nagement d?finitif de la d?charge n’aurait pu ?tre r?alis? tant que des ordures continuaient ? ?tre d?pos?es. Enfin, il plaida : ? les ?l?ments constitutifs du d?lit de n?gligence dans l’exercice des fonctions ne sont pas r?unis, car je n’ai pas agi avec l’intention de me montrer n?gligeant (sic) et, parce que l’on ne saurait ?tablir un lien de causalit? ? entre l’incident et une quelconque n?gligence de sa part.
Quant ? M. ?., il soutint que les baraquements ensevelis dataient d’avant son ?lection, le 26 mars 1989, et qu’il n’avait, apr?s cette date, jamais tol?r? le d?veloppement des quartiers de taudis. Accusant la mairie m?tropolitaine et la pr?fecture d’Istanbul d’indiff?rence face aux probl?mes, M. ?. all?gua qu’en r?alit? la pr?vention des constructions ill?gales relevait de la responsabilit? des agents forestiers et qu’en tout ?tat de cause, sa municipalit? manquait d’effectifs pour proc?der ? la destruction de tels baraquements.
32. Par un arr?t du 4 avril 1996, la chambre d?clara les deux maires coupables des faits qui leur ?taient reproch?s, estimant que les moyens de d?fense qu’ils avaient pr?sent?s s’av?raient sans fondement.
Pour parvenir ? cette conclusion, les juges du fond relev?rent ce qui suit :
?(…) bien qu’au courant du rapport [d’expertise], les deux pr?venus n’ont pris aucune mesure pr?ventive effective. A l’image d’une personne tirant sur une foule, qui devrait savoir qu’il y aura des morts et qui, par cons?quent, ne saurait pr?tendre avoir agi sans l’intention de tuer, les pr?venus ne peuvent pas non plus all?gu?, dans le cas d’esp?ce, qu’ils n’avaient pas l’intention de n?gliger leurs fonctions. On ne saurait pour autant leur imputer toute la faute. (…) Ils se sont montr?s n?gligents tout comme d’autres. En l’esp?ce, la faute principale consiste ? construire des habitations de fortune en aval d’un d?p?t d’ordures situ? sur une c?te, et c’est aux habitants de ces taudis qu’il faut l’imputer. Ces derniers auraient d? prendre en consid?ration le risque que la montagne d’ordures s’effondre un jour sur leur t?te et qu’ils en subissent un pr?judice. Ils n’auraient pas d? construire des baraques ? cinquante m?tres du d?p?t. Ils ont pay? ce manque de consid?ration de leur vie (…)?
33. La chambre condamna MM. S?zen et ?ktem ? la peine d’emprisonnement minimum pr?vue ? l’article 230 du code p?nal, ? savoir 3 mois, ainsi qu’? des amendes de 160 000 livres turques (? TRL ?). Puis, en application de l’article 4 ? 1 de la loi no 647, il commua les peines d’emprisonnement en des peines d’amendes ; les sanctions finalement prononc?es consistaient ? payer 610 000 TRL. Convaincue que les pr?venus se garderaient de r?cidiver, la chambre d?cida ?galement de surseoir ? l’ex?cution de ces peines, conform?ment ? l’article 6 de ladite loi.
34. Les deux maires se pourvurent en cassation. Ils reproch?rent notamment aux juges du fond de s’?tre livr?s ? une appr?ciation des faits, allant au-del? de celle qu’appelait l’article 230 du code p?nal, comme s’il s’agissait d’un cas d’homicide involontaire au sens de l’article 455 dudit code.
Par un arr?t du 10 novembre 1997, la Cour de cassation confirma le jugement attaqu?.
35. Le requ?rant n’a, selon toute vraisemblance, jamais ?t? inform? du d?roulement de cette proc?dure, ni entendu par aucun des organes administratifs d’enqu?te ou par les instances r?pressives ; aucune d?cision judiciaire ne semble par ailleurs lui avoir ?t? notifi?e.
6. L’action administrative du requ?rant
36. Le 3 septembre 1993, le requ?rant saisit les mairies d’?mraniye et d’İstanbul ainsi que les minist?res de l’Int?rieur et de l’Environnement, et demanda la r?paration de ses dommages tant mat?riel que moral. La somme r?clam?e par le requ?rant se ventilait ainsi : 150 000 000 TRL ? titre de dommage et int?r?ts du fait de la perte de l’habitation et des biens m?nagers ; 2 550 000 000, 10 000 000, 15 000 000 et 20 000 000 TRL, en r?paration de la perte du soutien ?conomique, subie par lui-m?me et ses trois fils survivants, H., A. et H. respectivement ; 900 000 000 TRL pour lui-m?me et 300 000 000 TRL pour chacun de ses trois fils, au titre du pr?judice moral.
37. Par lettres des 16 septembre et 2 novembre 1993 respectivement, le maire d’?mraniye et le ministre de l’Environnement rejet?rent les demandes du requ?rant. Les autres administrations ne r?pondirent point.
38. Le requ?rant introduisit alors, en son propre nom et au nom de ses trois enfants, une action en dommages et int?r?ts devant le tribunal administratif d’Istanbul (? le tribunal ?) contre les quatre autorit?s. D?non?ant leurs n?gligences ? l’origine de la mort de ses proches et de la destruction de sa maison ainsi que de ses biens m?nagers, il r?clama derechef les sommes susmentionn?es.
Le 4 janvier 1994, le requ?rant fut admis au b?n?fice de l’assistance judiciaire.
39. Le tribunal rendit son jugement le 30 novembre 1995. Se fondant sur le rapport d’expertise du 18 mai 1993 (paragraphe 22 ci-dessus), il constata l’existence d’un lien de causalit? direct entre l’accident du 28 avril 1993 et les n?gligences concourantes des quatre administrations mises en cause. En cons?quence, il condamna ces derni?res ? verser au requ?rant et ? ses enfants 100 000 000 TRL au titre du pr?judice moral et 10 000 000 TRL pour dommage mat?riel (ces sommes ?quivalaient, ? l’?poque, environ ? 2 077 et 208 euros respectivement).
Ce dernier montant, jug? en ?quit?, ?tait limit? ? la destruction des biens m?nagers, exception faite des appareils ?lectrom?nagers que le requ?rant n’?tait pas cens? poss?der. A ce sujet, le tribunal semble s’?tre tenu ? l’argument des administrations, selon lequel ? il n’y avait ni eau ni ?lectricit? dans ces habitations ?. Le tribunal rejeta en outre la demande pour le surplus : d’apr?s lui, l’int?ress? ne pouvait arguer d’une privation du soutien ?conomique parce qu’il avait une part de responsabilit? dans le dommage engendr? et parce que les victimes ?taient des enfants en bas ?ge ou des femmes au foyer n’exer?ant aucun emploi r?mun?r? susceptible de contribuer ? la subsistance de la famille. De l’avis du tribunal, le requ?rant ?tait aussi malvenu de r?clamer r?paration du fait de la destruction de son taudis, ?tant donn? qu’? la suite de l’accident, il s’?tait vu allouer un logement social et que m?me si la mairie d’?mraniye n’avait pas jusqu’alors exerc? son pouvoir de d?truire cette baraque, rien n’aurait pu l’emp?cher de le faire ? n’importe quel moment.
Le tribunal d?cida enfin de ne pas appliquer des int?r?ts moratoires sur l’indemnit? accord?e pour pr?judice moral.
40. Les parties contest?rent ce jugement devant le Conseil d’Etat, qui les d?bouta par un arr?t du 21 avril 1998.
Le recours en rectification d’arr?t, exerc? par la mairie m?tropolitaine, n’ayant pas abouti non plus, l’arr?t devint d?finitif et fut notifi? au requ?rant le 10 ao?t 1998.
Les indemnit?s en question demeurent impay?es ? ce jour.
41. A l’heure actuelle, la d?charge d’?mraniye n’existe plus. La mairie locale l’a fait couvrir de terre et y a plac? des conduits d’a?ration. Par ailleurs, la pr?paration de plans d’occupation des sols concernant les quartiers de Hekimbaşı et de Kazım Karabekir est en cours. De son c?t?, la mairie m?tropolitaine a proc?d? ? un boisement de terrain sur une grande partie de l’ancien site de la d?charge et y a fait construire des terrains de sport. Deux monuments y furent ?galement ?difi?s en m?moire des victimes de l’accident du 28 avril 1993.
II. LE DROIT ET LA PRATIQUE INTERNES PERTINENTS
A. Le droit p?nal turc
42. Les dispositions pertinentes du code p?nal se lisent ainsi :
Article 230 ?? 1 et 3
? Tout agent de l’Etat qui, dans l’exercice de ses fonctions publiques, (…) fait preuve de n?gligence et de retard ou qui, sans raison valable, refuse d’obtemp?rer aux ordres l?gitimes (…) de ses sup?rieurs est condamn? ? une peine d’emprisonnement allant de trois mois ? un an ainsi qu’? une amende allant de 6 000 ? 30 000 livres turques. (…)
Dans tous les (…) cas, si des tiers ont subi un quelconque pr?judice du fait de la n?gligence ou du retard du fonctionnaire mis en cause, celui-ci sera ?galement tenu de le r?parer ?
Article 455 ?? 1 et 2
? Quiconque, par imprudence, n?gligence ou inexp?rience dans sa profession ou son art, ou par inobservation des lois, ordres ou prescriptions, cause la mort d’autrui, est condamn? ? une peine d’emprisonnement allant de deux ans ? cinq ans ainsi qu’? une amende allant de 20 000 ? 150 000 livres turques.
Si l’acte a caus? la mort de plusieurs personnes ou a ?t? ? l’origine de la mort d’une personne et des blessures d’une ou plusieurs autres (…), l’auteur sera condamn? ? une peine d’emprisonnement allant de quatre ? dix ans ainsi qu’? une lourde amende de 60 000 livres turques minimum. ?

Article 29 ? 8
? Le juge a toute latitude pour fixer une peine principale, dont le quantum peut varier entre un minimum et un maximum, en tenant compte des ?l?ments, tels que les circonstances dans lesquelles l’infraction a ?t? commise, le moyen utilis? pour la commettre, l’importance et la gravit? de l’infraction, le moment et le lieu o? elle a ?t? commise, les diverses particularit?s de l’acte, la gravit? du pr?judice caus? et du risque [entra?n?], le degr? de l’intention [criminelle] (…), les raisons et desseins ayant conduit ? l’infraction, le but, les ant?c?dents, le statut personnel et social de son auteur ainsi que son comportement ? la suite de l’acte [commis]. M?me dans le cas o? la peine inflig?e correspond au quantum minimum, les motifs de pareil choix sont obligatoirement mentionn?s dans le jugement ?
Article 59
? Si le tribunal consid?re qu’il y a, en dehors des circonstances att?nuantes pr?vues par la loi, d’autre circonstances militant pour une r?duction de la peine [inflig?e] ? l’auteur, la peine capitale sera commu?e en une r?clusion ? perp?tuit? et la r?clusion ? perp?tuit? en une peine d’emprisonnement de trente ans.
Les autres peines seront r?duites d’un sixi?me maximum. ?
43. Les articles 4 ? 1 et 6 de la loi no 647 sur l’ex?cution des peines se lisent ainsi :
Article 4 ? 1
? Hormis la r?clusion, les peines privatives de libert? de courte dur?e peuvent, eu ?gard ? la personnalit? ainsi qu’? l’?tat de l’inculp? et aux circonstances dans lesquelles l’infraction a ?t? commise, ?tre commu?es par le tribunal :
1) en une amende lourde (…) ? raison d’un montant allant de 5 000 ? 10 000 livres turques par jour ; (…) ?
Article 6 ? 1
? Quiconque n’ayant jamais ?t? condamn? (…) ? une peine autre qu’une amende se voit infliger (…) une amende (…) et/ou une peine d’emprisonnement d’un an [maximum], peut b?n?ficier d’un sursis ? l’ex?cution de cette peine, si le tribunal est convaincu que [l’auteur], compte tenu de son comportement face au crime, se gardera de r?cidiver si on lui accorde un tel sursis (…) ?
44. Aux termes du code de proc?dure p?nale turc, un procureur de la R?publique qui ? de quelque mani?re que ce soit ? est avis? d’une situation permettant de soup?onner qu’une infraction a ?t? commise est oblig? d’instruire les faits afin de d?cider s’il y a lieu ou non d’engager des poursuites (article 153). Cependant, si l’auteur pr?sum? d’une infraction est un agent de la fonction publique et si l’acte a ?t? commis dans le cadre de ses fonctions, l’instruction pr?liminaire de l’affaire d?pend de la loi de 1914 sur les poursuites contre les fonctionnaires, laquelle limite la comp?tence ratione personae du minist?re public quant ? cette phase de la proc?dure. En pareil cas, l’enqu?te pr?liminaire et, par cons?quent, l’autorisation d’ouvrir des poursuites p?nales, seront du ressort du comit? administratif local concern? (celui du district ou du d?partement selon le statut de l’int?ress?).
Les d?cisions desdits comit?s sont susceptibles de recours devant le Conseil d’Etat ; la saisine est d’office si l’affaire est class?e sans suite.
B. Les voies administratives et civiles contre les agents de l’Etat
1. La justice administrative
45. S’agissant de la responsabilit? civile et administrative du fait d’actes criminels et d?lictuels, l’article 13 de la loi no 2577 sur la proc?dure administrative ?nonce que toute victime d’un dommage r?sultant d’un acte de l’administration peut demander r?paration ? cette derni?re dans le d?lai d’un an ? compter de la date de l’acte all?gu?. En cas de rejet de tout ou partie de la demande ou si aucune r?ponse n’a ?t? obtenue dans un d?lai de soixante jours, la victime peut engager une proc?dure administrative.
46. Quant au statut et ? l’organisation de la justice administrative, le statut de ses juges ainsi que l’organisation des tribunaux sont r?gis par la loi no 2576 du 6 janvier 1982 sur les attributions et la constitution des tribunaux administratifs et par la loi no 2575 sur le Conseil d’Etat. En vertu desdites dispositions, le recrutement des juges composant les tribunaux administratifs est en principe assur? par les facult?s de droit. Des fonctionnaires qui ne sont pas juristes de formation, mais dipl?m?s des facult?s enseignant le droit peuvent ?tre recrut?s sur la base d’une exp?rience acquise en la mati?re.
En vertu de la Constitution turque, pendant la dur?e de leurs fonctions, tous les juges administratifs jouissent de garanties constitutionnelles identiques ? celles dont b?n?ficient les magistrats civils (article 140) ; ils sont inamovibles et ? l’abri d’une r?vocation anticip?e (article 139), ils si?gent ? titre individuel (article 140); leur ind?pendance est inscrite dans la Constitution, qui interdit ? tout pouvoir public de leur donner des instructions relatives ? leurs activit?s juridictionnelles ou de les influencer dans l’exercice de leurs fonctions (article 138 ? 2).
2. La justice civile
47. En vertu du code des obligations, les personnes l?s?es du fait d’un acte illicite ou d?lictueux peuvent introduire une action en r?paration pour le pr?judice tant mat?riel (articles 41?46) que moral (article 47). En la mati?re, les tribunaux civils ne sont li?s ni par les consid?rations ni par le verdict des juridictions r?pressives sur la culpabilit? de l’int?ress? (article 53).
Toutefois, en vertu de l’article 13 de la loi no 657 sur les fonctionnaires de l’Etat, les personnes ayant subi un dommage du fait de l’exercice d’une fonction relevant du droit public, peuvent, en principe, traduire uniquement l’autorit? publique dont rel?ve le fonctionnaire en cause et non directement celui-ci (articles 129 ? 5 de la Constitution, 55 et 100 du code des obligations). Cette r?gle n’est toutefois pas absolue. Lorsque l’acte en question est qualifi? d’illicite ou de d?lictueux et, par cons?quent, perd son caract?re d’acte ou de fait ? administratif ?, les juridictions civiles peuvent accueillir une demande de dommages-int?r?ts dirig?e contre l’auteur lui-m?me, sans pr?judice de la possibilit? d’engager la responsabilit? conjointe de l’administration en sa qualit? d’employeur de l’auteur de l’acte (article 50 du code des obligations).
C. L’ex?cution des d?cisions judiciaires par l’administration
48. Aux termes de l’article 138 ? 4 de la Constitution de 1982 :
? Les organes des pouvoirs ex?cutif et l?gislatif ainsi que l’administration sont tenus de se conformer aux d?cisions judiciaires ; lesdits organes et l’administration ne peuvent, en aucun cas, modifier les d?cisions judiciaires ni en diff?rer l’ex?cution. ?
L’article 28 ? 2 du code de proc?dure administrative dispose :
? 2. Les d?cisions, rendues relativement aux recours de pleine juridiction et concernant un montant d?termin?, sont ex?cut?es (…) conform?ment aux dispositions du droit commun. ?
D’apr?s l’article 82 ? 1 de la loi no 2004 sur l’ex?cution forc?e et les faillites, ne peuvent faire l’objet de saisies les biens de l’Etat et les biens, qui selon la loi les r?gissant, sont insaisissables. Il ressort de l’article 19 ? 7 de la loi no 1580 du 3 avril 1930 sur les municipalit?s que les biens de ces derni?res peuvent ?tre saisis uniquement s’ils ne sont pas affect?s ? un service public.
Selon la doctrine turque en la mati?re, il d?coule des dispositions ci-dessus que si l’administration n’obtemp?re pas d’elle m?me ? une d?cision judiciaire de r?paration d?finitive et ex?cutoire, l’int?ress? a la possibilit? d’intenter une proc?dure d’ex?cution forc?e conform?ment au droit commun. Dans ce cas, l’autorit? comp?tente est habilit?e ? imposer ? l’administration les mesures d?coulant de la loi no 2004, la saisie demeurant toutefois exceptionnelle.

D. La r?glementation des constructions non autoris?es et des sites de stockage de d?chets m?nagers
1. Les bidonvilles
49. D’apr?s les informations et documents dont dispose la Cour, depuis 1960, ann?e o? commenc?rent des migrations massives d’habitants des r?gions d?favoris?es vers les grandes provinces riches, la Turquie doit faire face au probl?me des bidonvilles, constitu?s le plus souvent de baraquements ?difi?s en dur et ?voluant rapidement vers des constructions ? ?tages. Actuellement, plus d’un tiers de la population vivrait dans ces baraquements. Les chercheurs, qui se sont pench?s sur ce probl?me, affirment que la naissance de telles agglom?rations ne saurait s’expliquer seulement par les d?faillances de la planification urbaine et de la police municipale. Ils signalent l’existence de plus de dix-huit lois d’amnistie promulgu?es au fil du temps afin de r?gulariser les quartiers de taudis, dans l’optique, selon eux, de satisfaire les ?lecteurs potentiels vivant dans ces habitations de fortune.
50. Dans le domaine de la lutte contre le d?veloppement des bidonvilles, les principales dispositions l?gales en droit turc sont les suivantes :
La loi no 775 du 20 juillet 1966, ?nonce, dans son article 18, qu’apr?s son entr?e en vigueur, tout b?timent non autoris?, qu’il soit en phase de construction ou habit?, sera imm?diatement d?truit sans qu’une d?cision pr?alable soit n?cessaire. La mise en ?uvre de ces mesures incombe aux autorit?s administratives, lesquelles pourront avoir recours aux forces de l’ordre et aux autres moyens de l’Etat. Pour ce qui est des baraquements r?alis?s avant l’entr?e en vigueur de la loi, l’article 21 de celle-ci pr?voit que, sous certaines conditions, les habitants des taudis pourront acqu?rir le terrain qu’ils occupent et profiter de cr?dits avantageux pour financer la construction de b?timents conformes aux normes et aux plans d’urbanisme. Les agglom?rations o? les dispositions de l’article 21 sont applicables, sont d?clar?es ? zones de r?habilitation et d’?radication des taudis ? et trait?es conform?ment ? un plan d’action.
Par une loi no 1990 du 6 mai 1976 portant modification de la loi no 775, les constructions irr?guli?res effectu?es avant le 1er novembre 1976 furent elles aussi consid?r?es comme couvertes par l’article 21 susmentionn?. La loi no 2981 du 24 f?vrier 1984 relative aux constructions non conformes ? la l?gislation en mati?re de bidonvilles et de planification urbaine pr?voyait ?galement des mesures ? prendre pour la conservation, la r?gularisation, la r?habilitation et la destruction des b?timents irr?guliers ?rig?s jusqu’alors.
En dernier lieu, une loi no 4706 fut promulgu?e le 29 juin 2001. Cette loi, qui vise ? renforcer l’?conomie turque, expose les conditions et les modalit?s de vente aux tiers des biens immobiliers appartenant au Tr?sor public.
2. Les sites de stockage de d?chets m?nagers
51. Conform?ment aux articles 6-E, alin?a j) de la loi no 3030 et 22 du r?glement d’administration publique relatif ? cette loi, il incombe aux mairies m?tropolitaines de d?signer les lieux de stockage des ordures et des d?chets industriels ainsi que de r?aliser ou de faire r?aliser les installations concernant le traitement, le recyclage et la destruction de ces sites. Selon les articles 5 et 22 du r?glement no 20814 du 14 mars 1991 sur le contr?le des d?chets solides, les mairies sont responsables de la planification de l’utilisation des sites de stockage de d?chets ainsi que de la mise en application de toutes les mesures n?cessaires afin d’?viter que les d?charges ne nuisent ? l’environnement et ? la sant? des hommes et des animaux ; dans ce contexte, aucune habitation ne doit ?tre construite ? une distance de moins de 1 000 m?tres des d?p?ts d’ordures. D’apr?s l’article 31 dudit r?glement, la mairie m?tropolitaine a autorit? pour d?livrer les autorisations d’exploitation des sites de stockage de d?chets sis dans les districts.
52. Les informations g?n?rales que la Cour a pu se procurer quant au risque d’explosion de m?thane dans de tels sites peuvent se r?sumer comme suit : le m?thane (CH4) et le gaz carbonique (CO2) sont les deux produits majeurs de la m?thanog?n?se, l’?tape finale et la plus longue du processus d’ana?robie. Ces substances sont notamment g?n?r?es par les d?gradations biologiques et chimiques des d?chets. Les risques d’explosion et d’incendie sont principalement dus ? la grande proportion de m?thane dans le biogaz. Son domaine d’explosibilit? se situe entre 5 % et 15 % de CH4 dans l’air. Au dessus de 15 %, le m?thane s’enflamme mais n’explose pas.
E. Les travaux et les conventions du Conseil de l’Europe
53. Concernant les divers textes adopt?s par le Conseil de l’Europe dans le domaine de l’environnement et des activit?s industrielles des pouvoirs publics, il y a lieu de citer, parmi les travaux de l’Assembl?e parlementaire, la r?solution 587 (1975) relative aux probl?mes pos?s par l’?vacuation de d?chets urbains et industriels, la r?solution 1087 (1996) relative aux cons?quences de l’accident de Tchernobyl, et la recommandation 1225 (1993) relative ? la gestion, au traitement, au recyclage et ? la commercialisation des d?chets et, parmi les travaux du Comit? des ministres, la recommandation R (96) 12 concernant la r?partition des comp?tences et des responsabilit?s entre autorit?s centrales et collectivit?s locales et r?gionales dans le domaine de l’environnement.
En la mati?re, il convient ?galement de mentionner la Convention sur la responsabilit? civile des dommages r?sultant des activit?s dangereuses pour l’environnement (ETS no 150 ? Lugano, 21 juin 1993) et la Convention sur la protection de l’environnement par le droit p?nal (ETS no 172 ? Strasbourg, 4 novembre 1998), lesquelles se trouvent actuellement sign?es par neuf et treize Etats respectivement.
54. On constate en lisant ces documents qu’en mati?re de traitement des d?chets urbains, la responsabilit? premi?re incombe aux collectivit?s locales, que les gouvernements sont tenus d’assister tant financi?rement que techniquement. L’exploitation d’un site de stockage des d?chets par des autorit?s publiques passe pour une ? activit? dangereuse ? et un ? d?c?s ? r?sultant du d?p?t de d?chets sur un site de stockage permanent, est consid?r? comme un ? dommage ? entra?nant la responsabilit? des autorit?s publiques (voir, notamment, la Convention de Lugano, articles 2 ?? 1, c)-d) et 7, a)-b)).
55. A ce sujet, la Convention de Strasbourg invite les Parties ? adopter des mesures appropri?es pour qualifier le stockage de d?chets dangereux susceptibles de causer la mort ou de graves l?sions ? des personnes d’infraction p?nale, sachant que cette infraction peut aussi ?tre commise par ? n?gligence ? (articles 2 ? 4). L’article 6 de ladite Convention exige en outre que des mesures appropri?es soient ?galement prises pour sanctionner p?nalement ces infractions en fonction de leur degr? de gravit?, ce qui doit permettre, entre autres, l’emprisonnement des auteurs.
56. S’agissant de telles activit?s p?rilleuses, l’acc?s du public ? une information claire et exhaustive est consid?r? comme l’un des droits fondamentaux de la personne, ?tant entendu qu’en vertu notamment de la r?solution 1087 (1996) pr?cit?e, ce droit ne doit pas ?tre con?u comme se limitant au domaine des risques li?s ? l’utilisation de l’?nergie nucl?aire dans le secteur civil.
EN DROIT
I. SUR LA VIOLATION ALL?GU?E DE L’ARTICLE 2 DE LA CONVENTION
57. Le requ?rant se plaint, en premier lieu, de ce que la mort de neuf membres de sa famille dans l’accident du 28 avril 1993 et les lacunes des proc?dures y relatives ont emport? violation de l’article 2 de la Convention dont le passage pertinent se lit ainsi :
? 1. Le droit de toute personne ? la vie est prot?g? par la loi. La mort ne peut ?tre inflig?e ? quiconque intentionnellement, sauf en ex?cution d’une sentence capitale prononc?e par un tribunal au cas o? le d?lit est puni de cette peine par la loi. (…) ?
58. Le Gouvernement combat cette th?se.
A. Applicabilit? de l’article 2 de la Convention
1. Arguments des comparants
59. Attirant l’attention sur le sens du verbe ? infliger ? figurant ? l’article 2 de la Convention, le Gouvernement affirme que la notion d’obligation positive qui en d?coule ne saurait s’interpr?ter comme imposant aux Etats un devoir de prot?ger la vie d’autrui, dans des circonstances, telles que celles de l’esp?ce, ayant donn?e lieu ? des ? all?gations de n?gligence ?.
60. Quoi qu’il en soit, il estime que l’exploitation d’un site de stockage de d?chets m?nagers, qui n’implique qu’un risque tr?s faible, ne devrait pas ?tre assimil?e ? l’exercice d’une activit? ou ? une situation potentiellement dangereuse, telles que celles observ?es dans les domaines de la sant? publique et des installations nucl?aires et industrielles.
61. Le requ?rant r?pond notamment que la mort de ses proches a ?t? provoqu?e par les n?gligences flagrantes des autorit?s comp?tentes, et tombe ainsi sous le coup de l’article 2 de la Convention.
2. Appr?ciation de la Cour
62. La Cour rappelle que la premi?re phrase de l’article 2 ? 1 de la Convention, non seulement astreint l’Etat ? s’abstenir de provoquer la mort de mani?re volontaire et irr?guli?re, mais garantit ?galement le droit ? la vie en des termes g?n?raux et, dans certaines circonstances bien d?finies, fait peser sur les Etats l’obligation de prendre les mesures n?cessaires ? la protection de la vie des personnes relevant de sa juridiction (voir, notamment, les arr?ts L.C.B. c. Royaume-Uni du 9 juin 1998, Recueil des arr?ts et d?cisions, 1998-III, p. 1403, ? 36, Calvelli et Ciglio c. Italie [GC], no 32967/96, ? 48, ? para?tre dans le recueil officiel de la Cour, Eriksson c. Italie (d?c.), no 37900, 26 octobre 1999, Leray et autres c. France (d?c.) no 44617/98, 16 janvier 2001).
63. Si toute menace pr?sum?e contre la vie n’oblige pas les autorit?s, au regard de la Convention, ? prendre des mesures concr?tes pour en pr?venir la r?alisation, il en va autrement, notamment, lorsqu’il est ?tabli que lesdites autorit?s savaient ou auraient d? savoir sur le moment qu’un ou plusieurs individus ?taient menac?s de mani?re r?elle et imm?diate dans leur vie, et qu’elles n’ont pas pris, dans le cadre de leurs pouvoirs, les mesures n?cessaires et suffisantes pour pallier ce risque (voir, mutatis mutandis, l’arr?t Osman c. Royaume-Uni du 28 octobre 1998, Recueil 1998-VIII, p. 3159, ? 116).
64. A la lumi?re de ces principes, la Cour se doit d’abord de pr?ciser que la violation du droit ? la vie est envisageable en relation avec des questions environnementales, li?es non seulement aux domaines invoqu?s par le Gouvernement (paragraphe 60 ci-dessus ; voir, entre autres, les exemples fournis par les arr?ts L.C.B., pr?cit?, Guerra et autres c. Italie du 19 f?vrier 1998, Recueil 1998-I, et Calvelli et Ciglio, pr?cit? ; voir ?galement, concernant les cas examin?s sur le terrain de l’article 8 de la Convention, l’arr?t Botta c. Italie du 24 f?vrier 1998, Recueil 1998-I, p. 422, ?? 33 et 34), mais aussi ? d’autres domaines susceptibles de donner lieu ? un risque s?rieux pour la vie ou les diff?rents aspects du droit ? la vie.
A cet ?gard, il importe de rappeler que l’?volution r?cente des normes europ?ennes en la mati?re ne fait que confirmer une sensibilit? accrue en ce qui concerne les devoirs incombant aux pouvoirs publics nationaux dans le domaine de l’environnement, notamment, s’agissant des sites de stockage de d?chets m?nagers et des risques inh?rents ? leur exploitation (paragraphes 53 et 54 ci-dessus).
65. Pour la Cour, l’obligation positive qui d?coule de l’article 2 (paragraphes 62 et 63) vaut sans conteste aussi dans le domaine d’activit?s publiques incrimin? en l’esp?ce ; contrairement ? ce que le Gouvernement pr?tend (paragraphe 59 ci-dessus), il n’y a pas lieu de distinguer entre les actes, omissions et ? n?gligences ? de la part des autorit?s nationales, pour examiner si celles-ci ont observ? ladite obligation. Toute autre approche serait incompatible avec l’objet et le but de la Convention, en tant qu’instrument de protection des ?tres humains, qui appellent ? comprendre et appliquer ses dispositions, notamment l’article 2, d’une mani?re qui en rende les exigences concr?tes et effectives (voir, par exemple, l’arr?t McCann et autres c. Royaume-Uni du 27 septembre 1995, s?rie A no 324, pp. 45-46, ?? 146-147).
66. D?s lors, la Cour conclut ? l’applicabilit? de l’article 2 en l’esp?ce.
B. Observation de l’article 2 de la Convention
1. Quant ? la responsabilit? du fait de la mort des proches du requ?rant
67. En l’occurrence, la Cour a d’abord pour t?che de d?terminer s’il y a des motifs s?rieux et av?r?s de croire que l’Etat d?fendeur a manqu? ? sa responsabilit? de prendre toutes les mesures n?cessaires pour emp?cher que des vies ne soient inutilement mises en danger et, finalement, pour qu’elles ne soient perdues.
A cette fin, elle examinera les arguments des parties et les ?l?ments du dossier devant elle, sous deux volets : l’un relatif ? la mise en ?uvre de r?glementations pr?ventives (voir, par exemple, les affaires pr?cit?es Leray et autres, et Calvelli et Ciglio, ? 49) et l’autre concernant le respect du droit du public ? l’information, tel que consacr? par la jurisprudence de la Convention (arr?t Guerra et autres pr?cit?, p. 228, ? 60).

a. Sur la mise en ?uvre de mesures pr?ventives concernant le site de stockage de d?chets d’?mraniye et les quartiers de taudis voisins
i. Arguments des comparants
68. Le Gouvernement juge sans fondement les all?gations selon lesquelles l’Etat n’aurait pas rempli son obligation de prot?ger la vie des membres de la famille ?.. Il soutient que l’administration turque s’est toujours employ?e ? mettre en place toutes les mesures possibles pour lutter contre le d?veloppement des bidonvilles aussi bien ? ?mraniye que dans l’ensemble du pays. La mairie m?tropolitaine aurait notamment entrepris l’un des projets de r?habilitation les plus ambitieux de Turquie en mati?re de stockage de d?chets, et r?uni d?but 1993 des fonds pour la r?alisation de logements sociaux en vue d’assurer l’h?bergement des habitants de tels quartiers.
69. Quant ? la mairie locale, elle aurait ? l’?poque d?ploy? huit membres de la police municipale pour assurer la destruction r?guli?re des habitations sises sur le territoire de la d?charge : or, lorsqu’elles tentent d’ex?cuter leurs missions, les ?quipes de policiers municipaux se heurteraient ? une r?sistance violente des habitants. Les difficult?s ne s’arr?teraient d’ailleurs pas l?. Le Gouvernement en veut pour exemple une affaire (dossier no 89/1088) concernant une action p?titoire engag?e contre la mairie d’?mraniye par des habitants du bidonville afin de faire arr?ter les travaux initi?s pour la r?habilitation dudit territoire en d?cembre 1989.
70. Ainsi, pour le Gouvernement, le requ?rant ne saurait pr?tendre avoir ?t? encourag? d’une mani?re ou d’une autre ? venir s’installer ? proximit? de la d?charge, dans une zone ne disposant d’ailleurs d’aucune infrastructure.
71. A l’audience, le requ?rant a expos? que le probl?me des bidonvilles, o? vivrait actuellement le tiers des citoyens turcs, serait le r?sultat des vagues d’immigration sciemment provoqu?es ? des fins politiques par des lois d’amnistie successives visant ? r?gulariser ces quartiers. Partant, le Gouvernement serait malvenu de d?clarer ? pr?sent avoir fait quoi que ce soit pour pr?venir ce probl?me.
72. A cet ?gard, l’int?ress? r?fute l’argument du Gouvernement selon lequel ces quartiers ne b?n?ficiaient d’aucun service public. Invoquant des documents justificatifs ?tablis au nom de deux autres habitants du bidonville, il souligne que les autorit?s concern?es avaient non seulement apport? dans la r?gion toutes les infrastructures essentielles, mais qu’elles avaient ?galement impos? aux habitants une taxe fonci?re.
ii. Appr?ciation de la Cour
73. La Cour constate l’existence de r?glementations de protection dans les deux domaines qui se trouvent au c?ur du pr?sent litige, ? savoir l’exploitation des sites de stockage de d?chets m?nagers (paragraphe 51 ci-dessus) et la r?habilitation et la suppression des quartiers de taudis (paragraphe 50 ci-dessus). Reste n?anmoins ? d?terminer si, en l’esp?ce, les autorit?s nationales peuvent passer pour avoir respect? ces r?glementations.
74. La Cour note ? cet ?gard, qu’un rapport d’expertise ?tabli le 7 mai 1991 ? la demande de la mairie d’?mraniye, ?num?re en d?tail les d?ficiences majeures qui, ? l’?poque, avaient ?t? constat?es dans la d?charge en cause. Il fait ?galement ?tat des dangers graves que celle-ci repr?sentait pour la sant? et la vie des habitants des quartiers de taudis voisins et attire explicitement l’attention, entre autres, sur le risque d’explosion de m?thane (paragraphe 12 ci-dessus).
Les conclusions de ce rapport permettent de comprendre que bien avant la survenance de l’accident litigieux, la d?charge d’?mraniye ne respectait pas sur plusieurs points les normes techniques, car les pouvoirs locaux et minist?riels n’avaient assur?ment pas pris les mesures dict?es par la r?glementation en la mati?re (paragraphes 22 et 51 ci-dessus).
75. Le Gouvernement fait valoir les travaux d’assainissement que la mairie d’?mraniye aurait initi?s en d?cembre 1989, mais qui auraient ?t? mis en ?chec par les habitants m?me des bidonvilles (paragraphe 69 ci-dessus). Sur ce point, la Cour se borne ? relever que l’arr?t des travaux en question a bien ?t? ordonn? par un tribunal (paragraphe 11 ci-dessus), ? savoir un organe de l’Etat, dont la d?cision ne peut que passer pour avoir contribu? ? prolonger la situation d?plorable de la d?charge. De surcro?t, le requ?rant n’?tait pas impliqu? dans la proc?dure devant ce tribunal (paragraphe 10 ci-dessus) et, quoi qu’il en soit, les demandeurs ont ?t? d?bout?s par une d?cision d?finitive le 22 octobre 1992, soit plus de six mois avant la survenue de l’accident. Or, il semble que personne n’ait tent? de reprendre les travaux en question dans cet intervalle de temps.
76. A l’audience, le Gouvernement a aussi soulign? que le rapport d’expertise susmentionn? du 7 mai 1991, auquel n’a jamais ?t? conf?r?e valeur d’un constat judiciaire d?finitif, ne pouvait passer pour confirmer cat?goriquement l’existence ? d’un danger r?el et imm?diat ? ; en effet, il ne consacrait aux risques r?sultant de l’accumulation de m?thane qu’un unique paragraphe tr?s succinct, sans faire mention d’un quelconque risque de ? glissement de terrain ?.
77. Ces arguments n’emportent pas la conviction de la Cour, pour les raisons suivantes.
Elle constate, avec le Gouvernement, que le rapport en question a effectivement provoqu? une vive controverse entre la mairie d’?mraniye et la mairie d’Istanbul. D’apr?s les ?l?ments du dossier, la mairie m?tropolitaine a d’abord choisi de contrecarrer la mise en ?uvre dudit rapport pour un simple vice de proc?dure, sans parvenir ? r?futer scientifiquement ses conclusions plus que pr?occupantes. Pr?textant ses projets de r?habilitation en cours (paragraphe 27 ci-dessus), elle ne s’est pas non plus conform?e ? l’injonction du conseil de l’environnement aupr?s le Premier ministre (paragraphe 14 ci-dessus) qui, avis? du rapport, avait de son c?t? ordonn? qu’il f?t rem?di? aux lacunes techniques signal?es.
Lorsque le maire d’?mraniye a, en d?finitive, tent? d’obtenir des autorit?s judiciaires la d?cision de fermer la d?charge, le maire d’Istanbul y a encore fait obstacle en formant opposition, toujours au motif que de grands projets ?taient en voie de r?alisation (paragraphe 15 ci-dessus).
78. De l’avis de la Cour, l’opposition acharn?e de la mairie m?tropolitaine au rapport d’expertise du 7 mai 1991 n’a aucune incidence sur la pertinence des conclusions dont il faisait ?tat, d’autant que ces conclusions n’ont jamais ?t? invalid?es par une quelconque d?cision judiciaire (paragraphe 16 ci-dessus).
79. A ce sujet, l’absence de mention expresse dans le rapport du risque de ? glissement de terrain ? ne tire pas ? cons?quence, car selon les avis de divers experts consult?s par les autorit?s d’enqu?te (paragraphes 18, 22 et 27 ci-dessus), la seule cause de ce ph?nom?ne ?tait bel et bien l’explosion.
De m?me, il importe peu que le rapport n’ait consacr? qu’un seul paragraphe au risque d’explosion de m?thane. En effet, eu ?gard aux ?l?ments du dossier et aux informations g?n?rales dont elle dispose (paragraphe 53 ci-dessus), la Cour a pu se convaincre que, s’agissant d’un domaine aussi technique que celui de l’exploitation des d?charges, il ?tait impossible que les services administratifs et municipaux charg?s du contr?le des sites pr?vus ? cet effet ne soient pas au courant des risques inh?rents ? la m?thanog?n?se ni des mesures pr?ventives n?cessaires, d’autant qu’il existait en la mati?re une r?glementation pr?cise, qui n’?tait du reste absolument pas respect?e.
Aux yeux de la Cour, le rapport d’expertise n’a fait que mettre en exergue une situation que les autorit?s municipales ?taient normalement tenues de conna?tre et de ma?triser.
80. Au vu de ces observations, la Cour n’estime pas devoir se prononcer sur l’importance que pouvait pr?senter le projet de r?habilitation de la mairie m?tropolitaine, lequel n’?tait pas encore r?alis? ? l’?poque (paragraphes 27 et 68 ci-dessus), ni examiner en d?tail l’?ventail des mesures pr?tendument adopt?es pour pr?venir le d?veloppement des bidonvilles (paragraphes 49, 50 et 68).
En effet, si la Cour est dispos?e ? admettre que les autorit?s nationales n’ont jamais encourag? le requ?rant ? venir s’installer ? proximit? d’une d?charge (paragraphe 70 ci-dessus), selon toute vraisemblance, elles n’ont pas non plus cherch? ? l’en dissuader. Sur ce point, il suffit de renvoyer au rapport d’expertise du 18 mai 1993 (paragraphe 22 ci-dessus), dont les conclusions n’ont jamais ?t? mises en doute par les juridictions internes, et o? il est reproch? ? la mairie d’?mraniye ainsi qu’? l’ex?cutif d’antan d’avoir ? tort ? provoqu? ? le d?veloppement des taudis.
81. Ainsi, la Cour n’aper?oit rien qui puisse l’amener ? s’?carter des constatations de fait des juges nationaux quant ? l’ampleur des n?gligences commises par les autorit?s, ? diff?rents niveaux, face aux dangers que pr?sentait la d?charge d’?mraniye pour les citoyens habitant dans cette zone (voir, mutatis mutandis, Tanlı c. Turquie, no 26129/95, ? 110, CEDH 2001-III, et l’arr?t Klaas c. Allemagne du 22 septembre 1993, s?rie A no 269, p. 17, ?? 29-30). Elle observe que les ?l?ments expos?s dans les diff?rents rapports d’expertises vers?s au dossier, notamment celui du 7 mai 1991, suffisent ? ?tablir un lien de causalit? entre, d’une part, ces n?gligences et, d’autre part, la survenance de l’accident du 28 avril 1993, donc les pertes de vie qui en ont r?sult? (voir, mutatis mutandis, l’arr?t L.C.B. pr?cit?, p. 1404, ? 39).
Compte tenu de ce dernier constat, la Cour doit ensuite rechercher si les autorit?s turques s’?taient ? tout le moins employ?es ? respecter le droit du public ? l’information.
b. Quant au respect du droit du public ? l’information
i. Arguments des comparants
82. A ce sujet, le Gouvernement fait valoir les nombreux s?minaires, r?unions et conf?rences de presse organis?s par la mairie d’?mraniye afin de sensibiliser l’opinion publique sur les probl?mes environnementaux touchant le district. D’apr?s lui, le requ?rant ne saurait donc pr?tendre avoir ?t? laiss? dans l’ignorance : il a sciemment choisi de s’installer ? proximit? d’une d?charge, sans m?me chercher ? s’enqu?rir aupr?s des instances nationales des dangers sanitaires et des risques de glissement de terrain, auxquels il a expos? ses proches en toute connaissance de cause. En cons?quence, il convient de consid?rer que le requ?rant avait accept? les cons?quences de son propre choix.
83. Le requ?rant, de son c?t?, all?gue qu’il ne disposait d’aucune autre possibilit? pour pourvoir ? son besoin de logement que d’habiter dans un taudis. Par ailleurs, il soutient qu’il n’?tait pas en mesure de concevoir les dangers que cette situation pouvait pr?senter pour lui et sa famille, dangers dont les autorit?s comp?tentes ?taient, depuis le d?but, au courant.
ii. Appr?ciation de la Cour
84. La Cour rappelle que, dans l’affaire Guerra et autres, elle a d?cid? que l’Etat avait enfreint l’article 8 de la Convention pour ne pas avoir communiqu? aux requ?rantes des informations ? essentielles qui leur auraient permis d’?valuer les risques pouvant r?sulter pour elles et leur proches du fait de continuer ? r?sider sur le territoire de Manfredonia, une commune aussi expos?e au danger en cas d’accident dans l’enceinte de l’usine ? (arr?t pr?cit?, ibidem ; voir, ?galement, paragraphe 56 ci-dessus).
La Cour n’aper?oit aucun ?l?ment permettant d’?tablir une distincti

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