AFFAIRE MAZZEO c. ITALIE - A.N.P.T.ES.
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Testo originale e tradotto della sentenza selezionata

AFFAIRE MAZZEO c. ITALIE

Tipologia: Sentenza
Importanza: 3
Articoli: 06,P1-1
Numero: 32269/09/2017
Stato: Italia
Data: 2017-10-05 00:00:00
Organo: Sezione Prima
Testo Originale

Conclusioni
Violazione dell? Articolo 6 – Diritto ad un processo equanime (Articolo 6 – procedimenti Amministrativi
Articolo 6-1 – Accesso ad un tribunale)
Violazione dell? Articolo 1 di Protocollo N.ro 1 – Protezione della propriet? (Articolo 1 par. 1 del Protocollo N.ro 1 – godimento Tranquillo della propriet?)

CORTE EUROPEA DEI DIRITTI DELL? UOMO
PRIMA SEZIONE
CAUSA MAZZEO c. ITALIA
(Ricorso n. 32269/09)
SENTENZA
STRASBURGO
5 ottobre 2017
Questa sentenza diverr? definitiva alle condizioni definite nell?articolo 44 ? 2 della Convenzione. Pu? subire modifiche di forma.
.
Nella causa Mazzeo c. Italia,
La Corte europea dei diritti dell?uomo (prima sezione), riunita in una camera composta da
Kristina Pardalos, presidente,
Guido Raimondi,
Ksenija Turkovi?,
Armen Harutyunyan,
Pauliine Koskelo,
Tim Eicke,
Jovan Ilievski, giudici,
e da Abel Campos, cancelliere di sezione,
Dopo aver deliberato in camera di consiglio il 12 settembre 2017,
Emette la seguente sentenza, adottata in tale data:
PROCEDURA
1 All?origine della causa vi ? un ricorso (n. 32269/09) proposto contro la Repubblica italiana in cui tre cittadini di questo Stato, i sigg. OMISSIS (?i ricorrenti?), hanno adito la Corte l?8 giugno 2009 in virt? dell?articolo 34 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell?uomo e delle libert? fondamentali (?la Convenzione?).
2. I ricorrenti sono stati rappresentati dall?avv. OMISSIS, del foro di Roma. Il governo italiano (?il Governo?) ? stato rappresentato dal suo agente, E. Spatafora, e dal suo co-agente, P. Accardo.
3. I ricorrenti sostengono in particolare che la mancata esecuzione della sentenza definitiva emessa in loro favore in ragione dell?annullamento d?ufficio della decisione amministrativa che costituiva la base legale del loro credito ha comportato violazione dell?articolo 6 ? 1 della Convenzione e dell?articolo 1 del Protocollo n. 1 alla Convenzione.
4. Il 6 giugno 2014 il ricorso ? stato comunicato al Governo.
IN FATTO
I. LE CIRCOSTANZE DEL CASO DI SPECIE
5 Il primo dei ricorrenti (paragrafo 1 supra) ? nato nel 1957 e risiede a Ceppaloni. Il secondo ? nato nel 1961 e risiede a Arpaise. Il terzo ? nato nel 1961 e risiede a Parma.
6. La madre dei ricorrenti, sig.ra Scocca, era insegnante di scuola materna. Con decreto n. 11830 del 15 luglio 1981, il presidente della regione Campania chiuse l?istituto in cui la sig.ra Scocca lavorava e decise che il personale in possesso di un contratto a tempo indeterminato sarebbe stato reimpiegato dal comune di Ceppaloni (?il comune?). In base alla legge regionale n. 65 del 1980 (?la legge n. 65?), l?amministrazione comunale doveva riassumere queste persone entro sessanta giorni a decorrere dal 30 luglio 1981 e, alla scadenza di questo termine, retribuirle conformemente al contratto collettivo nazionale di lavoro del personale degli enti locali.
7. Il 27 giugno 1988, con la delibera comunale n. 364/1988, il comune reimpieg? il suddetto personale, compresa la madre dei ricorrenti, sulla base di contratti di lavoro a tempo indeterminato. A decorrere da questa data, alla sig.ra Scocca venne riservato un trattamento pi? favorevole di quello da lei percepito tra il 1981 e il 1988, in applicazione del contratto collettivo nazionale sopra citato.
8. In seguito, con la delibera n. 44 del 25 giugno 1990, il comune licenzi? la madre dei ricorrenti nell?ambito di un riordino del personale dell?amministrazione comunale.
9. Nel 1990 la sig.ra Scocca present? un ricorso al tribunale amministrativo regionale di Napoli (?il TAR?) per ottenere l?annullamento del suo licenziamento e il versamento di un conguaglio corrispondente alla differenza retributiva che, secondo lei, avrebbe dovuto percepire a partire dalla data in cui, a suo dire, avrebbe dovuto essere reimpiegata dal comune e quella percepita a decorrere dal 27 giugno 1988, data del suo reimpiego.
10. Con sentenza del 28 gennaio 1997, il TAR respinse il ricorso della sig.ra Scocca poich? quest?ultima avrebbe dovuto preventivamente proporre un ricorso presso l?autorit? amministrativa interessata. La sig.ra Scocca interpose appello avverso questa decisione. In pendenza del procedimento dinanzi al Consiglio di Stato, il 22 febbraio 2006, la sig.ra Scocca decedette e i ricorrenti si costituirono allora nel procedimento in qualit? di eredi.
11. Con sentenza del 27 giugno 2006, depositata il 7 novembre 2006, il Consiglio di Stato accolse l?appello interposto dalla sig.ra Scocca ritenendo che il rapporto di lavoro tra quest?ultima e il comune rientrasse nei contratti di pubblico impiego, in quanto l?interessata aveva occupato un posto fisso e aveva lavorato come insegnante di scuola materna. Ritenne che, in applicazione della legge n. 65, il comune avrebbe dovuto reimpiegare la sig.ra Scocca entro sessanta giorni a decorrere dal 30 luglio 1981 e che, a decorrere dalla scadenza di questo termine, avrebbe dovuto versarle il trattamento previsto dal contratto collettivo nazionale di lavoro del personale degli enti locali. Condann? il comune a versare ai ricorrenti un conguaglio corrispondente alla differenza tra il trattamento al quale la sig.ra Scocca avrebbe avuto diritto e quello che quest?ultima aveva effettivamente percepito, maggiorato degli interessi legali e di una somma a titolo di compensazione per tener conto dell?inflazione. Infine, per quanto riguarda la legittimit? del licenziamento della sig.ra Scocca, respinse la domanda dei ricorrenti relativa a questo punto, per mancanza di interesse ad agire, in ragione del suo decesso.
12. Il 18 ottobre 2007, un perito contabile designato dai ricorrenti stim? il credito di questi ultimi in 222.931,69 euro (EUR). Il 12 novembre 2007 i ricorrenti ingiunsero al comune di versare tale somma.
13. Poich? il comune non aveva ottemperato, il 30 gennaio 2008, i ricorrenti avviarono dinanzi al Consiglio di Stato un giudizio di ottemperanza.
14. Nel corso del procedimento di esecuzione, il 20 novembre 2008, il comune, avvalendosi dell?istituto dell??autotutela?, annull? d?ufficio la propria delibera n. 364/1988 con delibera n. 284 (?la delibera comunale n. 284/2008?). A questo riguardo, indic? di essersi accorto, riesaminando il caso in vista dell?esecuzione della sentenza del Consiglio di Stato, che la sig.ra Scocca avrebbe dovuto essere reimpiegata a titolo temporaneo e non sulla base di un contratto a tempo indeterminato. A suo parere, al fine di evitare il pagamento di una somma indebita a spese della collettivit? ? cosa che, a suo avviso, avrebbe avuto gravi conseguenze sulla situazione economica dell?amministrazione ?, risultava necessario annullare d?ufficio, a causa dell?illegittimit?, la delibera comunale n. 364/1988 che prevedeva il reimpiego della sig.ra Scocca con un contratto a tempo indeterminato.
15. Di conseguenza, all?udienza del 21 novembre 2008, il comune chiese al Consiglio di Stato di respingere il giudizio di ottemperanza dei ricorrenti in quanto privo di fondamento giuridico.
16. Con l?ordinanza del 21 novembre 2008, depositata in cancelleria il 22 febbraio 2009, il Consiglio di Stato accolse la richiesta del comune osservando che il credito dei ricorrenti, riconosciuto dalla sua sentenza del 27 giugno 2006, era giuridicamente fondato sulla delibera comunale n. 364/1988 che assegnava alla sig.ra Scocca un posto a tempo indeterminato. Rilev? che la citata delibera era stata annullata d?ufficio dal comune in quanto la sig.ra Scocca avrebbe dovuto essere reimpiegata con un contratto a tempo determinato e non avrebbe pertanto dovuto beneficiare dell?applicazione della legge n. 65.
17. Ritenne pertanto che la delibera comunale n. 284/2008 aveva un impatto negativo sull?esistenza stessa del credito dei ricorrenti e che la legittimit? di questa delibera non poteva essere messa in discussione in assenza di ricorso esercitato dagli interessati. Di conseguenza respinse il giudizio di ottemperanza dei ricorrenti in quanto privo di fondamento giuridico.
18. Il 22 gennaio 2009 i ricorrenti chiesero dinanzi al TAR l?annullamento della delibera comunale n. 284/2008. Il 1? aprile 2009 misero nuovamente in mora il comune, ingiungendogli di conformarsi alla sentenza del Consiglio di Stato del 27 giugno 2006.
19. Poich? il comune non aveva ancora ottemperato, i ricorrenti presentarono un secondo giudizio di ottemperanza dinanzi al Consiglio di Stato. Quest?ultimo, con ordinanza 30 marzo 2010, decise di sospendere il procedimento in attesa che il TAR decidesse sulla legittimit? della delibera comunale n. 284/2008.
20. Il 19 novembre 2010 i ricorrenti depositarono al Consiglio di Stato una memoria con la quale, invocando tra l?altro l?articolo 6 della Convenzione, chiedevano alla alta giurisdizione amministrativa di riprendere l?esame della causa e di condannare il comune a versare in loro favore la somma corrispondente all?importo del loro credito, affermando che quest?ultimo era certo ed esigibile.
21. Con sentenza del 13 aprile 2012, depositata in cancelleria il 9 aprile 2013, il Consiglio di Stato dichiar? inammissibile il giudizio di ottemperanza dei ricorrenti. Espose che la situazione non era cambiata dopo la sua ordinanza del 21 novembre 2008, dal momento che il TAR non si era ancora pronunciato sulla legittimit? della delibera comunale n. 284/2008.
22. Con sentenza del 13 dicembre 2012, depositata il 1? marzo 2013, il TAR respinse il ricorso di annullamento dei ricorrenti rilevando, innanzitutto, che la sentenza del Consiglio di Stato del 27 giugno 2006 non aveva definito la questione della legittimit? della delibera comunale n. 364/1988. Di conseguenza ritenne che il comune era libero di pronunciarsi sulla legittimit? dell?atto amministrativo in questione senza tuttavia ostacolare una decisione giudiziaria definitiva. A suo parere, la decisione del comune di annullare d?ufficio la delibera n. 364/1988 rispondeva ad un interesse pubblico attuale e concreto dal momento che evitava una perdita economica considerevole per il Tesoro pubblico che sarebbe derivata da un reimpiego illegittimo. Infine, consider? che il termine impiegato dall?amministrazione per annullare la delibera in questione non era sproporzionato, in quanto il rischio di danno per il Tesoro pubblico era apparso soltanto quando la sentenza del Consiglio di Stato del 27 giugno 2006 era passata in giudicato, ovvero il 7 novembre 2006.
23.Il 4 aprile 2013 i ricorrenti presentarono un ricorso contro questa sentenza. Il procedimento ? ancora pendente dinanzi al Consiglio di Stato.
II. IL DIRITTO INTERNO PERTINENTE
24. Nell?ambito del suo potere di ?autotutela? l?amministrazione pubblica pu? annullare o revocare, senza intervento dell?autorit? giudiziaria delle decisioni amministrative gi? adottate.
Ai sensi dell?articolo 21 nonies della legge 7 agosto 1990, n. 241, un atto amministrativo illegittimo pu? essere annullato d?ufficio dall?organo che lo ha emanato, entro un termine ragionevole e tenendo conto degli interessi dei destinatari e dei controinteressati, sussistendone le ragioni di interesse pubblico.
IN DIRITTO
I. OBIEZIONE PRELIMINARE
25. Il Governo chiede alla Corte di rigettare il ricorso in quanto i ricorrenti non hanno rispettato il termine impartito per presentare osservazioni sulla sua ricevibilit? e fondatezza, fissato al 27 novembre 2014.
26. La Corte osserva che i ricorrenti hanno inviato le loro osservazioni il 24 novembre 2014, ossia prima della scadenza del termine fissato a tale scopo. ? dunque opportuno rigettare l?obiezione del Governo.
II. SULLE PRESUNTE VIOLAZIONI DELL?ARTICOLO 6 ? 1 DELLA CONVENZIONE E DELL?ARTICOLO 1 DEL PROTOCOLLO N. 1 ALLA CONVENZIONE
27. I ricorrenti affermano che il rifiuto delle autorit? nazionali di conformarsi alla sentenza del Consiglio di Stato del 27 giugno 2006 ha violato il principio della certezza del diritto e ha comportato una violazione del loro diritto di accesso a un tribunale. Invocano l?articolo 6 ? 1 della Convenzione, che nei suoi passaggi pertinenti al caso di specie, recita:
?1. Ogni persona ha diritto a che la sua causa sia esaminata equamente, pubblicamente ed entro un termine ragionevole, da un tribunale indipendente e imparziale, costituito per legge, il quale sia chiamato a pronunciarsi sulle controversie sui suoi diritti e doveri di carattere civile o sulla fondatezza di ogni accusa penale formulata nei suoi confronti (…)?
28. I ricorrenti considerano anche che la mancata esecuzione della sentenza del Consiglio di Stato del 27 giugno 2006 abbia leso il loro diritto al rispetto dei beni sancito dall?articolo 1 del Protocollo n. 1 alla Convenzione, che recita:
?Ogni persona fisica o giuridica ha diritto al rispetto dei suoi beni. Nessuno pu? essere privato della sua propriet? se non per causa di pubblica utilit? e nelle condizioni previste dalla legge e dai principi generali del diritto internazionale.
Le disposizioni precedenti non portano pregiudizio al diritto degli Stati di porre in vigore le leggi da essi ritenute necessarie per disciplinare l?uso dei beni in modo conforme all?interesse generale o per assicurare il pagamento delle imposte o di altri contributi o delle ammende.?
A. Sulla ricevibilit?
29. Il Governo eccepisce anzitutto il mancato esaurimento delle vie di ricorso interne. Espone che la questione dell?esecuzione della sentenza del Consiglio di Stato del 27 giugno 2006 ? strettamente legata alla sorte della deliberazione municipale n. 284/2008 ? atto amministrativo con il quale il comune ha esercitato il proprio potere di ?autotutela? ed ha annullato la decisione amministrativa che costituiva il diritto di credito dei ricorrenti. Il Governo indica poi che il procedimento avviato dagli interessati per ottenere l?annullamento della deliberazione municipale n. 284/2008 ? ancora pendente dinanzi ai giudici amministrativi (paragrafo 23 supra).
30. I ricorrenti affermano di avere gi? compiuto vari atti di procedura volti a ottenere l?esecuzione della sentenza definitiva del Consiglio di Stato del 27 giugno 2006. A loro avviso, non ? ragionevole esigere che essi moltiplichino le procedure allo scopo di ottenere il recupero di un credito nei confronti dello Stato.
31. La Corte considera che l?eccezione preliminare sollevata dal Governo sia cos? strettamente legata alla sostanza delle doglianze dei ricorrenti che sia opportuno unirla al merito.
32. Constatando peraltro che il ricorso non ? manifestamente infondato ai sensi dell?articolo 35 ? 3 a) della Convenzione e non incorre in altri motivi di irricevibilit?, la Corte lo dichiara ricevibile.
B. Sul merito
1. Argomenti delle parti
33. I ricorrenti affermano che, decidendo di annullare la decisione amministrativa che costituiva a loro avviso la base giuridica del credito da essi vantato verso lo Stato, l?amministrazione ha contravvenuto al principio della certezza del diritto, e argomentano che l?amministrazione ha usato il proprio potere di ?autotutela? al solo scopo di impedire loro di ottenere la riscossione del credito, e questo, a quanto dicono, senza verificare se sussistano le garanzie previste dalla legge, ossia se sia stato rispettato un termine ragionevole, se si sia tenuto conto degli interessi delle persone coinvolte e se sussistano motivi di interesse pubblico.
34. Il Governo replica che il credito rivendicato dai ricorrenti, bench? riconosciuto in un primo tempo dal Consiglio di Stato, non aveva una base giuridica nel diritto interno in quanto sarebbe stato fondato su una decisione amministrativa illegittima. Espone che il Consiglio di Stato si ? limitato a esaminare la domanda formulata dalla madre dei ricorrenti, che verte su un conguaglio, senza esaminare previamente la legittimit? della deliberazione municipale n. 364/1988, e che ha dunque erroneamente considerato che l?interessato fosse titolare di un contratto a tempo indeterminato. Di conseguenza, a suo parere, non si pu? considerare che vi sia stata violazione del principio della certezza del diritto e/o del diritto al rispetto dei beni dei ricorrenti.
2. Valutazione della Corte
a) Sulla violazione dell?articolo 6 ? 1 della Convenzione
35. La Corte rammenta anzitutto che il diritto a un processo equo deve essere interpretato alla luce del preambolo della Convenzione, che enuncia la preminenza del diritto come elemento del patrimonio comune degli Stati contraenti. Ora, uno degli elementi fondamentali della preminenza del diritto ? il principio della certezza dei rapporti giuridici (Brum?rescu c. Romania [GC], n. 28342/95, ? 61, CEDU 1999 VII), che tende soprattutto a garantire alle persone soggette alla giustizia una certa stabilit? delle situazioni giuridiche e a favorire la fiducia del pubblico nella giustizia (Nejdet ?ahin e Perihan ?ahin c. Turchia [GC], n. 13279/05, ? 57, 20 ottobre 2011,e Agrokompleks c. Ucraina, n. 23465/03, ? 144, 6 ottobre 2011).
36. Questo principio ? implicito in tutti gli articoli della Convenzione e costituisce uno degli elementi fondamentali dello Stato di diritto (si vedano, tra altre, Beian c. Romania (n. 1), n. 30658/05, ? 39, CEDU 2007-XIII (estratti); Iordan Iordanov e altri c. Bulgaria, n. 23530/02, ? 47, 2 luglio 2009; e ?tef?nic? e altri c. Romania, n. 38155/02, ? 31, 2 novembre 2010). In effetti, l?incertezza ? che sia legislativa, amministrativa o attinente alle pratiche applicate dalle autorit? ? ? un fattore di cui si deve tenere conto per valutare la condotta dello Stato (P?duraru c. Romania, n. 63252/00, ? 92, CEDU 2005-XII (estratti); Beian (n. 1), sopra citata, ? 33; e Nejdet ?ahin e Perihan ?ahin, sopra citata, ? 56).
37. Perci?, la certezza del diritto presuppone il rispetto del principio dell?autorit? della cosa giudicata (Brum?rescu, sopra citata, ? 62), ossia del carattere definitivo delle decisioni giudiziarie. In effetti, un sistema giudiziario caratterizzato dalla possibilit? di rimettere continuamente in causa e di annullare ripetutamente delle sentenze definitive viola l?articolo 6 ? 1 della Convenzione (Sovtransavto Holding c. Ucraina, n. 48553/99, ?? 74, 77 e 82, CEDU 2002 VII). Queste continue rimesse in causa sono inammissibili sia se provengono da giudici che da membri dell?esecutivo (Tregoubenko c. Ucraina, n. 61333/00, ? 36, 2 novembre 2004) o da autorit? non giudiziarie (Agrokompleks, sopra citata, ?? 150-151). Non si pu? derogare a questo principio se non in presenza di motivi sostanziali e imperiosi (Riabykh c. Russia, n. 52854/99, ? 52, CEDU 2003 IX).
38. La Corte ha anche considerato in varie cause che, anche in assenza di annullamento di una sentenza, il fatto di rimettere in discussione la soluzione apportata a una controversia per mezzo di una decisione giudiziaria definitiva nell?ambito di un altro procedimento giudiziario poteva violare l?articolo 6 della Convenzione in quanto poteva rendere illusorio il diritto a un tribunale e violare il principio della certezza del diritto (Kehaya e altri c. Bulgaria, nn. 47797/99 e 68698/01, ?? 67-70, 12 gennaio 2006, G?k e altri c. Turchia, nn. 71867/01, 71869/01, 73319/01 e 74858/01, ?? 57-62, 27 luglio 2006, e Esertas c. Lituania, n. 50208/06, ?? 23-32, 31 maggio 2012).
39. Peraltro, la Corte ha detto molte volte che il diritto all?esecuzione di una decisione giudiziaria era uno degli aspetti del diritto a un tribunale (Hornsby c. Grecia, 19 marzo 1997, ? 40, Recueil des arr?ts et d?cisions 1997-II, e Simaldone c. Italia, n. 22644/03, ? 42, 31 marzo 2009). Se cos? non fosse, le garanzie dell?articolo 6 ? 1 della Convenzione sarebbero private di ogni effetto utile. La protezione effettiva della persona sottoposta alla giustizia implica l?obbligo per lo Stato o uno dei suoi organi di eseguire la sentenza. Se lo Stato rifiuta o omette di dare esecuzione, o tarda a farlo, le garanzie dell?articolo 6 di cui ha beneficiato tale persona nella fase giudiziaria della procedura perderebbero ogni ragione di essere (Hornsby, sopra citata, ? 41). L?esecuzione, inoltre, deve essere completa, perfetta e non parziale (Matheus c. Francia, n. 62740/00, ? 58, 31 marzo 2005, e Sabin Popescu c. Romania, n. 48102/99, ?? 68-76, 2 marzo 2004).
40. Nella fattispecie, la Corte osserva che i ricorrenti lamentano l?impossibilit? di ottenere l?esecuzione della sentenza del Consiglio di Stato del 27 giugno 2006 a causa dell?annullamento da parte del Comune della decisione amministrativa che costituiva la base giuridica del loro credito. Essa ? chiamata ad esaminare se la situazione denunciata presenti un?apparenza di violazione del principio della certezza giuridica nonch? del diritto a un tribunale, come enunciati nella sua giurisprudenza sopra citata.
41. La Corte osserva anzitutto che non viene contestato che la sentenza del Consiglio di Stato del 27 giugno 2006 avesse un carattere definitivo.
42. Essa osserva inoltre che, nel caso di specie, le autorit? non hanno direttamente annullato o rimesso in discussione la sentenza controversa (si vedano, a contrario, Brum?rescu, sopra citata, e le cause citate al paragrafo 37 supra). Tuttavia, annullando d?ufficio l?atto amministrativo che disponeva la riassunzione della madre dei ricorrenti a tempo indeterminato, adottato venti anni prima, il comune a de facto privato la sentenza del Consiglio di Stato della sua sostanza e ne ha impedito l?esecuzione.
43. Certamente, il comune ha giustificato la sua decisione adducendo la necessit? di riparare a un errore commesso al momento della riassunzione della sig.ra Scocca. In ogni caso, la Corte non pu? che constatare che il comune ha atteso che i ricorrenti avviassero un?azione di esecuzione forzata per rilevare il presunto errore. Poich? il comune non ha eccepito nulla a questo proposito per tutta la durata del procedimento giudiziario principale, che ha avuto una durata di sedici anni, gli interessati potevano aspettarsi in buona fede che la questione della natura dell?assunzione in causa e quella del riconoscimento del loro credito fossero regolate in maniera definitiva. A questo proposito, la Corte rammenta che non possono essere i ricorrenti a dover sostenere l?onere di eventuali lacune delle autorit? (si vedano, mutatis mutandis, Gashi c. Croazia, n. 32457/05, ? 40, 13 dicembre 2007, e Lungu e altri c. Romania, n. 25129/06, ? 45, 21 ottobre 2014). Essa rammenta inoltre che solo gli errori di fatto che siano divenuti evidenti soltanto dopo la fine di un procedimento giudiziario possono giustificare una deroga al principio della certezza del diritto (Stanca Popescu c. Romania, n. 8727/03, ? 104, 7 luglio 2009).
44. Inoltre, nella misura in cui il comune ha addotto motivi di ordine economico per giustificare l?annullamento d?ufficio della sua precedente decisione (paragrafo 14 supra), si deve rammentare che le autorit? dello Stato non possono giustificare con la mancanza di fondi il fatto di non onorare un debito basato su una decisione giudiziaria (si vedano, tra molte altre, Bourdov c. Russia, n. 59498/00, ? 35, CEDU 2002-III, Cocchiarella c. Italia [GC], n. 64886/01, ? 90, CEDU 2006 V, e Pennino c. Italia, n. 43892/04, ? 89, 24 settembre 2013).
45. Infine, la Corte non pu? condividere l?argomento del Governo secondo il quale i ricorrenti dovrebbero attendere l?esito del procedimento da loro intentato al fine di ottenere l?annullamento della deliberazione municipale n. 284/2008. Essa osserva che detto procedimento ? pendente dinanzi ai giudici amministrativi da quasi nove anni e costituisce solo una delle azioni giudiziarie intentate dai ricorrenti per far riconoscere l?autorit? della cosa giudicata della sentenza del 27 giugno 2006. La Corte ritiene che sarebbe irragionevole, nelle particolari condizioni del caso di specie, esigere che i ricorrenti ne attendano l?esito.
46. Alla luce di quanto sopra esposto, la Corte conclude che la decisione del comune di annullare d?ufficio l?atto che dispone la riassunzione della madre dei ricorrenti ha, nelle circostanze del caso di specie, contravvenuto al principio della certezza del diritto e ha comportato una violazione del diritto di accesso degli interessati a un tribunale, sancito dall?articolo 6 ? 1 della Convenzione.
b) Sulla violazione dell?articolo 1 del Protocollo n. 1 alla Convenzione
47. La Corte rammenta che un ?credito? pu? costituire un ?bene? ai sensi dell?articolo 1 del Protocollo n. 1 se ? sufficientemente provato per essere esigibile (Raffinerie greche Stran e Stratis Andreadis c. Grecia, 9 dicembre 1994, ? 59, serie A n. 301-B). Essa rammenta anche che la preminenza del diritto, uno dei principi fondamentali di una societ? democratica, ? insita in tutti gli articoli della Convenzione (Amuur c. Francia, 25 giugno 1996, ? 50, Recueil 1996-III) e implica il dovere dello Stato o di una autorit? pubblica di conformarsi a una decisione o una sentenza emessa nei suoi confronti (si veda, mutatis mutandis, Hornsby, sopra citata, ? 41). Ne consegue che la necessit? di cercare di stabilire se sia stato mantenuto un giusto equilibrio tra le esigenze dell?interesse generale della comunit? e gli imperativi della salvaguardia dei diritti fondamentali dell?individuo (Sporrong e L?nnroth c. Svezia, 23 settembre 1982, ? 69, serie A n. 52) pu? farsi sentire solo quando ? dimostrato che l?ingerenza controversa ha rispettato il principio della legalit? e non era arbitraria (Iatridis c. Grecia [GC], n. 31107/96, ? 58, CEDU 1999?II).
48. La Corte rammenta poi che un organo amministrativo non pu? legittimamente rifiutare di dare esecuzione a una sentenza definitiva in quanto quest?ultima ? erronea o contraria a una disposizione di legge (si vedano, mutatis mutandis, Mancheva c. Bulgaria, n. 39609/98, ? 59, 30 settembre 2004, e Petkov e altri c. Bulgaria, nn. 77568/01, 178/02 e 505/02, ? 64 in fine, 11 giugno 2009). Essa rammenta ancora che il principio della certezza dei rapporti giuridici esige che la soluzione data in maniera definitiva a qualsiasi controversia da parte dei tribunali non sia pi? rimessa in causa (Brum?rescu, sopra citata, ? 61, e Kehaya e altri, sopra citata, ?? 68-70 e 74), salvo se lo impongono motivi sostanziali e imperiosi (Riabykh, sopra citata, ? 52).
49. Nella fattispecie, la Corte osserva che la presente causa non riguarda l?annullamento o la modifica della sentenza controversa, ma l?inosservanza dell?autorit? della cosa giudicata di una decisione giudiziaria definitiva emessa all?esito di un contenzioso giudiziario. A questo proposito, essa rammenta che ha appena concluso che, annullando l?atto che disponeva la riassunzione della sig.ra Scocca, le autorit? hanno privato de facto la sentenza definitiva del Consiglio di Stato del 27 giugno 2006 di qualsiasi effetto legale violando in tal modo il principio della certezza del diritto inerente all?articolo 6 della Convenzione (paragrafo 46 supra).
50. Ne consegue che l?ingerenza nel diritto di propriet? dei ricorrenti contravviene al principio della preminenza del diritto inerente alla Convenzione (Kehaya e altri, sopra citata, ? 76, Decheva e altri c. Bulgaria, n. 43071/06, ? 57, 26 giugno 2012, e Solomun c. Croazia, n. 679/11, ? 62, 2 aprile 2015). La Corte ritiene che tale conclusione la dispensi dal cercare di stabilire se sia stato mantenuto un giusto equilibrio tra le esigenze dell?interesse generale della comunit? e gli imperativi di salvaguardia dei diritti individuali.
51. Pertanto, la Corte conclude che l?ingerenza controversa non era compatibile con il principio di legalit? e ha dunque comportato una violazione del diritto dei ricorrenti al rispetto dei loro beni.
c) Conclusione
52. Pertanto, la Corte rigetta l?eccezione di mancato esaurimento delle vie di ricorso interne sollevata dal Governo e conclude che vi ? stata violazione dell?articolo 6 ? 1 della Convenzione e dell?articolo 1 del Protocollo n. 1 alla Convenzione.
III. SULL?APPLICAZIONE DELL?ARTICOLO 41 DELLA CONVENZIONE
53. Ai sensi dell?articolo 41 della Convenzione,
?Se la Corte dichiara che vi ? stata violazione della Convenzione o dei suoi Protocolli e se il diritto interno dell?Alta Parte contraente non permette se non in modo imperfetto di rimuovere le conseguenze di tale violazione, la Corte accorda, se del caso, un?equa soddisfazione alla parte lesa.?
A. Danno
54. I ricorrenti chiedono la somma di 224.825,38 EUR per il danno materiale che affermano di avere subito, somma che corrisponde all?importo stabilito dal perito contabile nell?ambito del procedimento di esecuzione forzata della sentenza del Consiglio di Stato del 27 giugno 2006 (paragrafo 12 supra) maggiorato degli interessi e di una somma a titolo di compensazione per tenere conto dell?inflazione. Chiedono inoltre la somma di 10.000 EUR per il danno morale che ritengono di avere subito.
55. Il Governo considera che ai ricorrenti non sia dovuta alcuna equa soddisfazione.
56. La Corte rammenta che una sentenza che constata una violazione comporta per lo Stato convenuto l?obbligo giuridico rispetto alla Convenzione di porre fine alla violazione e di eliminarne le conseguenze in modo da ripristinare per quanto possibile la situazione precedente (Metaxas, sopra citata, ? 35, e Iatridis c. Grecia (equa soddisfazione) [GC], n. 31107/96, ? 32, CEDU 2000-XI).
57. Essa rammenta di avere concluso nel caso di specie che vi ? stata violazione dell?articolo 6 ? 1 della Convenzione e dell?articolo 1 del Protocollo n. 1 alla Convenzione a causa dell?impossibilit? per i ricorrenti di ottenere la riscossione del loro credito riconosciuto dalla sentenza definitiva del Consiglio di Stato del 27 giugno 2006.
58. Di conseguenza, si deve dedurre che i ricorrenti hanno subito un danno materiale e un danno morale a causa del senso di impotenza e frustrazione provocato dal mancato pagamento in questione.
59. Per quanto riguarda il fatto che uno dei procedimenti intentati dai ricorrenti sia ancora pendente dinanzi ai giudici nazionali, la Corte ha gi? concluso che sarebbe irragionevole attenderne l?esito (paragrafo 46 supra), e considera peraltro improbabile che i ricorrenti ricevano un doppio risarcimento, dato che i giudici nazionali, quando delibereranno in merito alla causa, terranno inevitabilmente conto di tutte le somme accordate a un ricorrente da questa Corte (Serghides e Christoforou c. Cipro (equa soddisfazione), n. 44730/98, ? 29, 12 giugno 2003; Serrilli c. Italia (equa soddisfazione), n. 77822/01, ? 17, 17 luglio 2008; Vassallo c. Malta (equa soddisfazione), n. 57862/09, ? 13, 11 ottobre 2011).
60. Tenuto conto complessivamente di questi elementi e deliberando in via equitativa, la Corte ritiene ragionevole accordare ai ricorrenti una somma complessiva di 245.000 EUR per tutti i danni, pi? l?importo eventualmente dovuto a titolo di imposta su tale somma.
B. Spese
61. I ricorrenti chiedono anche la somma di 26.686,80 EUR a rimborso delle spese sostenute dinanzi alla Corte.
62. Il governo si oppone a questa richiesta.
63. Secondo la giurisprudenza della Corte, un ricorrente pu? ottenere il rimborso delle spese sostenute solo nella misura in cui ne siano accertate la realt? e la necessit?, e il loro importo sia ragionevole. Nella fattispecie, tenuto conto dei documenti di cui dispone e della sua giurisprudenza, la Corte ritiene ragionevole la somma di 2.500 EUR per il procedimento dinanzi ad essa e la accorda ai ricorrenti.
C. Interessi moratori
64. La Corte ritiene opportuno basare il tasso degli interessi moratori sul tasso di interesse delle operazioni di rifinanziamento marginale della Banca centrale europea, maggiorato di tre punti percentuali.
PER QUESTI MOTIVI, LA CORTE, ALL? UNANIMIT?,
1. Dichiara il ricorso ricevibile
2. Dichiara che vi ? stata violazione dell?articolo 6 ? 1 della Convenzione
3. Dichiara che vi ? stata violazione dell?articolo 1 del Protocollo n. 1 alla Convenzione
4. Dichiara
a. che lo Stato convenuto deve versare ai ricorrenti, entro tre mesi a decorrere dalla data in cui la sentenza sar? divenuta definitiva conformemente all?articolo 44 ? 2 della Convenzione, le seguenti somme:
i. 245.000 EUR (duecentoquarantacinquemila euro), pi? l?importo eventualmente dovuto a titolo di imposta, per il danno materiale e il danno morale,
ii. 2.500 EUR (duemilacinquecento euro), pi? l?importo eventualmente dovuto dai ricorrenti a titolo di imposta, per le spese
b. che a decorrere dalla scadenza di detto termine e fino al versamento tali importi dovranno essere maggiorati di un interesse semplice a un tasso equivalente a quello delle operazioni di rifinanziamento marginale della Banca centrale europea applicabile durante quel periodo, aumentato di tre punti percentuali
5. Rigetta la domanda di equa soddisfazione per il resto.
Fatta in francese, poi comunicata per iscritto il 5 ottobre 2017, in applicazione dell?articolo 77 ?? 2 e 3 del regolamento della Corte.
Kristina Pardalos
Presidente
Abel Campos
Cancelliere

Testo Tradotto

PREMI?RE SECTION

AFFAIRE MAZZEO c. ITALIE

(Requ?te no 32269/09)

ARR?T

STRASBOURG

5 octobre 2017

D?FINITIF

05/03/2018

Cet arr?t est devenu d?finitif en vertu de l?article 44 ? 2 de la Convention. Il peut subir des retouches de forme.

En l?affaire Mazzeo c. Italie,
La Cour europ?enne des droits de l?homme (premi?re section), si?geant en une chambre compos?e de :
Kristina Pardalos, pr?sidente,
Guido Raimondi,
Ksenija Turkovi?,
Armen Harutyunyan,
Pauliine Koskelo,
Tim Eicke,
Jovan Ilievski, juges,
et de Abel Campos, greffier de section,
Apr?s en avoir d?lib?r? en chambre du conseil le 12 septembre 2017,
Rend l?arr?t que voici, adopt? ? cette date :
PROC?DURE
1. ? l?origine de l?affaire se trouve une requ?te (no 32269/09) dirig?e contre la R?publique italienne et dont trois ressortissants de cet ?tat, MM. Saverio Cosimo Mazzeo, Cosimo Damiano Mazzeo et Elmerindo Mazzeo (? les requ?rants ?), ont saisi la Cour le 8 juin 2009 en vertu de l?article 34 de la Convention de sauvegarde des droits de l?homme et des libert?s fondamentales (? la Convention ?).
2. Les requ?rants ont ?t? repr?sent?s par Me G. Romano, avocat ? Rome. Le gouvernement italien (? le Gouvernement ?) a ?t? repr?sent? par son agent, Mme E. Spatafora, et par son coagent, Mme P. Accardo.
3. Les requ?rants all?guaient en particulier que la non-ex?cution du jugement d?finitif rendu en leur faveur en raison de l?annulation d?office de la d?cision administrative constituant la base l?gale de leur cr?ance a emport? violation de l?article 6 ? 1 de la Convention et de l?article 1 du Protocole no 1 ? la Convention.
4. Le 6 juin 2014, la requ?te a ?t? communiqu?e au Gouvernement.
EN FAIT
I. LES CIRCONSTANCES DE L?ESP?CE
5. Le premier des requ?rants (paragraphe 1 ci-dessus) est n? en 1957 et r?side ? Ceppaloni. Le deuxi?me est n? en 1961 et r?side ? Arpaise. Le troisi?me est n? en 1961 et r?side ? Parme.
6. La m?re des requ?rants, Mme Scocca, ?tait enseignante en ?cole maternelle. Par l?arr?t? no 11830 du 15 juillet 1981, le pr?sident de la r?gion de Campanie ferma l??tablissement dans lequel Mme Scocca ?tait employ?e et d?cida que les membres du personnel disposant d?un contrat ? dur?e ind?termin?e seraient r?employ?s par la municipalit? de Ceppaloni (? la municipalit? ?). D?apr?s la loi r?gionale no 65 de 1980 (? la loi no 65 ?), l?administration municipale devait r?embaucher ces personnes dans un d?lai de soixante jours ? compter du 30 juillet 1981 et, ? l?expiration de ce d?lai, les r?mun?rer conform?ment ? la convention collective nationale de travail du personnel des collectivit?s locales.
7. Le 27 juin 1988, par une d?cision no 364 (? la d?cision municipale no 364/1988 ?), la municipalit? r?employa ledit personnel, y compris la m?re des requ?rants, sur la base de contrats ? dur?e ind?termin?e. ? compter de cette date, Mme Scocca se vit verser un traitement plus favorable que celui per?u par elle entre 1981 et 1988, en application de la convention collective nationale susmentionn?e.
8. Par la suite, par la d?cision no 44 du 25 juin 1990, la municipalit? licencia la m?re des requ?rants dans le cadre d?un remaniement du personnel de l?administration municipale.
9. En 1990, Mme Scocca forma un recours devant le tribunal administratif r?gional de Naples (? le TAR ?) en vue d?obtenir l?annulation de son licenciement et le versement d?un rappel de traitement correspondant ? la diff?rence entre la r?mun?ration que, selon elle, elle aurait d? percevoir ? partir de la date ? laquelle elle aurait ? ses dires d? ?tre r?employ?e par la municipalit? et celle per?ue ? partir de la date de son r?emploi le 27 juin 1988.
10. Par un jugement du 28 janvier 1997, le TAR rejeta le recours de Mme Scocca au motif que celle-ci aurait d? former un recours pr?alable aupr?s de l?autorit? administrative concern?e. Mme Scocca interjeta appel de cette d?cision. Au cours de la proc?dure devant le Conseil d??tat, le 22 f?vrier 2006, elle d?c?da ; les requ?rants se constitu?rent alors dans la proc?dure en tant qu?h?ritiers.
11. Par un arr?t du 27 juin 2006, d?pos? le 7 novembre 2006, le Conseil d??tat accueillit l?appel form? par Mme Scocca. Il consid?ra que la relation de travail de cette derni?re avec la municipalit? relevait de la fonction publique, l?int?ress?e ayant occup? un poste permanent et exerc? les fonctions d?enseignante en ?cole maternelle. Il estima que, en application de la loi no 65, la municipalit? aurait d? r?employer Mme Scocca dans un d?lai de soixante jours ? compter du 30 juillet 1981 et que, ? compter de l?expiration de ce d?lai, elle aurait d? lui verser le traitement pr?vu par la convention collective nationale de travail du personnel des collectivit?s locales. Il condamna la municipalit? ? verser aux requ?rants un rappel de traitement correspondant ? la diff?rence entre le traitement auquel Mme Scocca aurait eu droit et celui que celle-ci avait effectivement per?u, augment? des int?r?ts l?gaux et d?une somme ? titre de compensation pour tenir compte de l?inflation. Enfin, s?agissant de la l?gitimit? du licenciement de Mme Scocca, il rejeta la demande des requ?rants portant sur ce point pour d?faut d?int?r?t ? agir, en raison du d?c?s de Mme Scocca.
12. Le 18 octobre 2007, un expert-comptable d?sign? par les requ?rants chiffra la cr?ance de ces derniers ? 222 931,69 euros (EUR). Le 12 novembre 2007, les requ?rants somm?rent la municipalit? de leur verser ladite somme.
13. La municipalit? ne s??tant pas ex?cut?e, le 30 janvier 2008, les requ?rants introduisirent devant le Conseil d??tat un recours en ex?cution (? giudizio di ottemperanza ?).
14. Au cours de la proc?dure d?ex?cution, le 20 novembre 2008, la municipalit?, faisant usage de son pouvoir d?? autoprotection ? (autotutela), annula d?office sa d?cision no 364/1988 par une d?cision no 284 (? la d?cision municipale no 284/2008 ?). ? cet ?gard, elle indiqua s??tre aper?ue, en r?examinant l?affaire en vue de l?ex?cution de l?arr?t du Conseil d??tat, que Mme Scocca aurait d? ?tre r?employ?e ? titre temporaire et non pas sur la base d?un contrat ? dur?e ind?termin?e. Selon elle, afin d??viter le paiement d?une somme indue aux frais de la collectivit? ? ce qui, ? ses yeux, aurait eu de graves cons?quences sur la situation financi?re de l?administration ?, il s?av?rait n?cessaire d?annuler d?office, pour cause d?ill?gitimit?, la d?cision municipale no 364/1988 portant r?emploi de Mme Scocca en contrat ? dur?e ind?termin?e.
15. Par cons?quent, ? l?audience du 21 novembre 2008, la municipalit? demanda au Conseil d??tat de rejeter le recours en ex?cution des requ?rants pour d?faut de base l?gale.
16. Par une ordonnance du 21 novembre 2008, d?pos?e au greffe le 22 f?vrier 2009, le Conseil d??tat fit droit ? la demande de la municipalit?. Il observa que la cr?ance des requ?rants, reconnue par son arr?t du 27 juin 2006, trouvait sa base l?gale dans la d?cision municipale no 364/1988 affectant Mme Scocca ? un poste ? dur?e ind?termin?e. Il releva que ladite d?cision avait ?t? annul?e d?office par la municipalit? au motif que Mme Scocca aurait d? ?tre r?employ?e en contrat ? dur?e d?termin?e et qu?elle n?aurait donc pas d? b?n?ficier de l?application de la loi no 65.
17. Il consid?ra d?s lors que la d?cision municipale no 284/2008 avait une incidence n?gative sur l?existence m?me de la cr?ance des requ?rants et que la l?gitimit? de cette d?cision ne pouvait pas ?tre mise en cause faute de recours exerc? par les int?ress?s. Il rejeta par cons?quent le recours en ex?cution des requ?rants pour d?faut de base l?gale.
18. Le 22 janvier 2009, les requ?rants demand?rent devant le TAR l?annulation de la d?cision municipale no 284/2008. Le 1er avril 2009, ils mirent ? nouveau en demeure la municipalit?, lui sommant de se conformer ? l?arr?t du Conseil d??tat du 27 juin 2006.
19. La municipalit? ne s??tant toujours pas ex?cut?e, les requ?rants introduisirent un deuxi?me recours en ex?cution devant le Conseil d??tat. Ce dernier, par une ordonnance du 30 mars 2010, d?cida de suspendre la proc?dure en attendant que le TAR statu?t sur la l?gitimit? de la d?cision municipale no 284/2008.
20. Le 19 novembre 2010, les requ?rants d?pos?rent devant le Conseil d??tat un m?moire dans lequel, invoquant entre autres l?article 6 de la Convention, ils demandaient ? la haute juridiction administrative de reprendre l?examen de l?affaire et de condamner la municipalit? ? leur verser la somme correspondant au montant de leur cr?ance, arguant que celle-ci ?tait certaine et exigible.
21. Par un arr?t du 13 avril 2012, d?pos? au greffe le 9 avril 2013, le Conseil d??tat d?clara le recours en ex?cution des requ?rants irrecevable. Il exposa que la situation n?avait pas ?volu? depuis son ordonnance du 21 novembre 2008, dans la mesure o? le TAR ne s??tait pas encore prononc? sur la l?gitimit? de la d?cision municipale no 284/2008.
22. Par un jugement du 13 d?cembre 2012, d?pos? le 1er mars 2013, le TAR rejeta le recours en annulation des requ?rants. Il releva tout d?abord que l?arr?t du Conseil d??tat du 27 juin 2006 n?avait pas tranch? la question de la l?gitimit? de la d?cision municipale no364/1988. Il estima par cons?quent que la municipalit? demeurait libre de se prononcer sur la l?gitimit? de l?acte administratif en cause sans pour autant aller ? l?encontre d?une d?cision de justice d?finitive. Selon lui, la d?cision de la municipalit? d?annuler d?office sa d?cision no 364/1988 r?pondait ? un int?r?t public actuel et concret dans la mesure o? elle ?vitait une perte financi?re importante pour le Tr?sor public qui aurait d?coul? d?un recrutement ill?gitime. Enfin, il consid?ra que le d?lai mis par l?administration pour annuler la d?cision en question n??tait pas disproportionn?, le risque de pr?judice pour le Tr?sor public n??tant apparu que lorsque l?arr?t du Conseil d??tat du 27 juin 2006 avait acquis force de chose jug?e, soit le 7 novembre 2006.
23. Le 4 avril 2013, les requ?rants form?rent un recours contre ce jugement. La proc?dure est toujours pendante devant le Conseil d??tat.
II. LE DROIT INTERNE PERTINENT
24. Dans le cadre de son pouvoir d?? autoprotection ? (autotutela), l?administration publique peut annuler ou r?voquer, sans intervention de l?autorit? judiciaire, des d?cisions administratives d?j? adopt?es.
Selon l?article 21 nonies de la loi no 241 du 7 ao?t 1990, un acte administratif ill?gitime peut ?tre annul? d?office par l?organe qui l?a adopt?, dans un d?lai raisonnable et en tenant compte des int?r?ts des destinataires de l?acte et des autres personnes int?ress?es, lorsqu?il existe des raisons d?int?r?t public.
EN DROIT
I. OBJECTION PR?LIMINAIRE
25. Le Gouvernement demande ? la Cour de rejeter la requ?te au motif que les requ?rants n?ont pas respect? le d?lai imparti pour pr?senter des observations sur la recevabilit? et le bien-fond? de la requ?te, fix? au 27 novembre 2014.
26. La Cour observe que les requ?rants ont envoy? leurs observations le 24 novembre 2014, soit avant l?expiration du d?lai fix? par elle ? cet effet. Il convient donc de rejeter l?objection du Gouvernement.
II. SUR LES VIOLATIONS ALL?GU?ES DE L?ARTICLE 6 ? 1 DE LA CONVENTION ET DE L?ARTICLE 1 DU PROTOCOLE No 1 ? LA CONVENTION
27. Les requ?rants all?guent que le refus des autorit?s nationales de se conformer ? l?arr?t du Conseil d??tat du 27 juin 2006 a enfreint le principe de la s?curit? juridique et a emport? violation de leur droit d?acc?s ? un tribunal. Ils invoquent l?article 6 ? 1 de la Convention, ainsi libell? en ses passages pertinents en l?esp?ce :
? 1. Toute personne a droit ? ce que sa cause soit entendue ?quitablement, publiquement et dans un d?lai raisonnable, par un tribunal ind?pendant et impartial, ?tabli par la loi, qui d?cidera, soit des contestations sur ses droits et obligations de caract?re civil, soit du bien-fond? de toute accusation en mati?re p?nale dirig?e contre elle (…) ?
28. Les requ?rants consid?rent ?galement que la non-ex?cution de l?arr?t du Conseil d??tat du 27 juin 2006 a port? atteinte ? leur ?gard au droit au respect des biens garanti par l?article 1 du Protocole no 1 ? la Convention, qui est ainsi libell? :
? Toute personne physique ou morale a droit au respect de ses biens. Nul ne peut ?tre priv? de sa propri?t? que pour cause d?utilit? publique et dans les conditions pr?vues par la loi et les principes g?n?raux du droit international.
Les dispositions pr?c?dentes ne portent pas atteinte au droit que poss?dent les ?tats de mettre en vigueur les lois qu?ils jugent n?cessaires pour r?glementer l?usage des biens conform?ment ? l?int?r?t g?n?ral ou pour assurer le paiement des imp?ts ou d?autres contributions ou des amendes. ?
A. Sur la recevabilit?
29. Le Gouvernement excipe tout d?abord du non-?puisement des voies de recours internes. Il expose que la question de l?ex?cution de l?arr?t du Conseil d??tat du 27 juin 2006 est ?troitement li?e au sort de la d?cision municipale no 284/2008 ? acte administratif par lequel la municipalit? a exerc? son pouvoir d?? autoprotection ? et a annul? la d?cision administrative fondant le droit de cr?ance des requ?rants. Il indique ensuite que la proc?dure entam?e par les int?ress?s pour obtenir l?annulation de la d?cision municipale no 284/2008 est toujours pendante devant les juridictions administratives (paragraphe 23 ci-dessus).
30. Les requ?rants affirment avoir d?j? effectu? plusieurs d?marches visant ? l?ex?cution de l?arr?t d?finitif du Conseil d??tat du 27 juin 2006. ? leurs yeux, il n?est pas raisonnable d?exiger d?eux qu?ils multiplient les proc?dures afin d?obtenir le recouvrement d?une cr?ance contre l??tat.
31. La Cour consid?re que l?exception pr?liminaire soulev?e par le Gouvernement est si ?troitement li?e ? la substance des griefs des requ?rants qu?il convient de la joindre au fond.
32. Constatant par ailleurs que la requ?te n?est pas manifestement mal fond?e au sens de l?article 35 ? 3 a) de la Convention et qu?elle ne se heurte ? aucun autre motif d?irrecevabilit?, la Cour la d?clare recevable.
B. Sur le fond
1. Arguments des parties
33. Les requ?rants soutiennent que, en d?cidant d?annuler la d?cision administrative qui constituait selon eux la base l?gale de leur cr?ance envers l??tat, l?administration a port? atteinte au principe de la s?curit? juridique. Ils arguent que l?administration a utilis? son pouvoir d?? autoprotection ? dans le seul but de les emp?cher d?obtenir le recouvrement de leur cr?ance, et ce, ? leurs dires, sans v?rifier les garanties pr?vues par la loi, ? savoir le respect d?un d?lai raisonnable, la prise en compte des int?r?ts des personnes concern?es et l?existence de raisons d?int?r?t public.
34. Le Gouvernement r?plique que la cr?ance revendiqu?e par les requ?rants, bien que reconnue dans un premier temps par le Conseil d??tat, n?avait pas de base l?gale en droit interne puisqu?elle aurait ?t? fond?e sur une d?cision administrative ill?gitime. Il expose que le Conseil d??tat s?est born? ? examiner la demande formul?e par la m?re des requ?rants, portant sur un rappel de traitement, sans examiner au pr?alable la l?gitimit? de la d?cision municipale no 364/1988 et qu?il a donc erron?ment consid?r? que l?int?ress?e ?tait titulaire d?un contrat ? dur?e ind?termin?e. Par cons?quent, ? ses yeux, on ne peut consid?rer qu?il y a eu atteinte au principe de la s?curit? juridique et/ou au droit au respect des biens des requ?rants.
2. Appr?ciation de la Cour
a) Sur la violation de l?article 6 ? 1 de la Convention
35. La Cour rappelle tout d?abord que le droit ? un proc?s ?quitable doit s?interpr?ter ? la lumi?re du pr?ambule de la Convention, qui ?nonce la pr??minence du droit comme ?l?ment du patrimoine commun des ?tats contractants. Or un des ?l?ments fondamentaux de la pr??minence du droit est le principe de la s?curit? des rapports juridiques (Brum?rescu c. Roumanie [GC], no 28342/95, ? 61, CEDH 1999 VII), lequel tend notamment ? garantir aux justiciables une certaine stabilit? des situations juridiques ainsi qu?? favoriser la confiance du public dans la justice (Nejdet ?ahin et Perihan ?ahin c. Turquie [GC], no 13279/05, ? 57, 20 octobre 2011, et Agrokompleks c. Ukraine, n 23465/03, ? 144, 6 octobre 2011).
36. Ce principe est implicite dans l?ensemble des articles de la Convention et constitue l?un des ?l?ments fondamentaux de l??tat de droit (voir, entre autres, Beian c. Roumanie (no1), no 30658/05, ? 39, CEDH 2007-XIII (extraits), Iordan Iordanov et autres c. Bulgarie, no 23530/02, ? 47, 2 juillet 2009, et ?tef?nic? et autres c. Roumanie, no 38155/02, ? 31, 2 novembre 2010). En effet, l?incertitude ? qu?elle soit l?gislative, administrative ou tenant aux pratiques appliqu?es par les autorit?s ? est un facteur qu?il faut prendre en compte pour appr?cier la conduite de l??tat (P?duraru c. Roumanie, no 63252/00, ? 92, CEDH 2005 XII (extraits), Beian (no 1), pr?cit?, ? 33, et Nejdet ?ahin et Perihan ?ahin, pr?cit?, ? 56).
37. Ainsi, la s?curit? juridique pr?suppose le respect du principe de l?autorit? de la chose jug?e (Brum?rescu, pr?cit?, ? 62), c?est-?-dire du caract?re d?finitif des d?cisions de justice. En effet, un syst?me judiciaire caract?ris? par la possibilit? de remises en cause perp?tuelles et d?annulations r?p?t?es de jugements d?finitifs m?conna?t l?article 6 ? 1 de la Convention (Sovtransavto Holding c. Ukraine, no 48553/99, ?? 74, 77 et 82, CEDH 2002 VII). De telles remises en cause sont inadmissibles tant venant de juges que de membres de l?ex?cutif (Tregoubenko c. Ukraine, no 61333/00, ? 36, 2 novembre 2004) ou d?autorit?s non judiciaires (Agrokompleks, pr?cit?, ?? 150-151). Il ne peut ?tre d?rog? ? ce principe que lorsque des motifs substantiels et imp?rieux l?exigent (Riabykh c. Russie, no 52854/99, ? 52, CEDH 2003 IX).
38. La Cour a ?galement consid?r? dans plusieurs affaires que, m?me en l?absence d?annulation d?un jugement, la remise en cause de la solution apport?e ? un litige par une d?cision de justice d?finitive dans le cadre d?une autre proc?dure judiciaire pouvait porter atteinte ? l?article 6 de la Convention dans la mesure o? elle pouvait rendre illusoire le droit ? un tribunal et enfreindre le principe de la s?curit? juridique (Kehaya et autres c. Bulgarie, nos 47797/99 et 68698/01, ?? 67-70, 12 janvier 2006, G?k et autres c. Turquie, nos 71867/01, 71869/01, 73319/01 et 74858/01, ?? 57-62, 27 juillet 2006, et Esertas c. Lituanie, no50208/06, ?? 23-32, 31 mai 2012).
39. Par ailleurs, la Cour a dit ? maintes reprises que le droit ? l?ex?cution d?une d?cision de justice ?tait un des aspects du droit ? un tribunal (Hornsby c. Gr?ce, 19 mars 1997, ? 40, Recueil des arr?ts et d?cisions 1997-II, et Simaldone c. Italie, no 22644/03, ? 42, 31 mars 2009). ? d?faut, les garanties de l?article 6 ? 1 de la Convention seraient priv?es de tout effet utile. La protection effective du justiciable implique l?obligation pour l??tat ou l?un de ses organes d?ex?cuter le jugement. Si l??tat refuse ou omet de s?ex?cuter, ou encore tarde ? le faire, les garanties de l?article 6 dont a b?n?fici? le justiciable pendant la phase judiciaire de la proc?dure perdraient toute raison d??tre (Hornsby, pr?cit?, ? 41). L?ex?cution doit, en outre, ?tre compl?te, parfaite et non partielle (Matheus c. France, no 62740/00, ? 58, 31 mars 2005, et Sabin Popescu c. Roumanie, no 48102/99, ?? 68-76, 2 mars 2004).
40. En l?occurrence, la Cour note que les requ?rants se plaignent de l?impossibilit? d?obtenir l?ex?cution de l?arr?t du Conseil d??tat du 27 juin 2006 en raison de l?annulation par la municipalit? de la d?cision administrative constituant la base l?gale de leur cr?ance. Elle est appel?e ? examiner si la situation d?nonc?e pr?sente une apparence de violation du principe de la s?curit? juridique et du droit ? un tribunal, tels qu??nonc?s dans sa jurisprudence cit?e ci-dessus.
41. La Cour rel?ve d?embl?e qu?il n?est pas contest? que l?arr?t du Conseil d??tat du 27 juin 2006 avait un caract?re d?finitif.
42. Elle observe par ailleurs que, en l?esp?ce, les autorit?s n?ont pas directement annul? ou remis en cause l?arr?t litigieux (voir, a contrario, Brum?rescu, pr?cit?, et les affaires cit?es au paragraphe 37 ci-dessus). Cependant, en annulant d?office l?acte administratif portant r?emploi de la m?re des requ?rants en contrat ? dur?e ind?termin?e, adopt? vingt ans auparavant, la municipalit? a de facto vid? l?arr?t du Conseil d??tat de sa substance et en a emp?ch? l?ex?cution.
43. Certes, la municipalit? a justifi? sa d?cision en arguant de la n?cessit? de r?parer une erreur commise au moment du r?emploi de Mme Scocca. Pour autant, la Cour ne peut que constater que la municipalit? a attendu que les requ?rants engagent une action en ex?cution forc?e pour relever la pr?tendue erreur. La municipalit? n?ayant rien excip? ? ce sujet tout au long de la proc?dure judiciaire principale, qui s?est ?tal?e sur seize ans, les int?ress?s pouvaient s?attendre de bonne foi ? ce que la question de la nature du recrutement en cause ainsi que celle de la reconnaissance de leur cr?ance fussent r?gl?es de mani?re d?finitive. ? cet ?gard, la Cour rappelle qu?il ne saurait revenir aux requ?rants de supporter la charge d??ventuelles carences des autorit?s (voir, mutatis mutandis, Gashi c. Croatie, no 32457/05, ? 40, 13 d?cembre 2007, et Lungu et autres c. Roumanie, no 25129/06, ? 45, 21 octobre 2014). Elle rappelle en outre que seules les erreurs de fait qui ne sont devenues visibles qu?apr?s la fin d?une proc?dure judiciaire peuvent justifier une d?rogation au principe de la s?curit? juridique (Stanca Popescu c. Roumanie, no 8727/03, ? 104, 7 juillet 2009).
44. De plus, pour autant que la municipalit? a mis en avant des raisons d?ordre financier pour justifier l?annulation d?office de sa pr?c?dente d?cision (paragraphe 14 ci-dessus), il convient de rappeler que les autorit?s de l??tat ne peuvent pr?texter d?un manque de ressources pour ne pas honorer une dette fond?e sur une d?cision de justice (voir, parmi beaucoup d?autres, Bourdov c. Russie, no 59498/00, ? 35, CEDH 2002-III, Cocchiarella c. Italie [GC], no 64886/01, ? 90, CEDH 2006 V, et Pennino c. Italie, no 43892/04, ? 89, 24 septembre 2013).
45. Enfin, la Cour ne saurait souscrire ? l?argument du Gouvernement selon lequel les requ?rants devraient attendre l?issue de la proc?dure engag?e par eux visant ? l?annulation de la d?cision municipale no 284/2008. Elle observe que ladite proc?dure est pendante devant les juridictions administratives depuis presque neuf ans et qu?elle ne constitue que l?une des d?marches judiciaire engag?es par les requ?rants pour faire reconna?tre l?autorit? de la chose jug?e du jugement du 27 juin 2006. La Cour consid?re qu?il serait d?raisonnable, dans les conditions particuli?res de l?esp?ce, d?exiger que les requ?rants en attendent l?issue.
46. Eu ?gard ? ce qui pr?c?de, la Cour conclut que la d?cision de la municipalit? d?annuler d?office l?acte portant r?emploi de la m?re des requ?rants a, dans les circonstances de l?esp?ce, port? atteinte au principe de la s?curit? juridique et emport? violation du droit d?acc?s des int?ress?s ? un tribunal, garanti par l?article 6 ? 1 de la Convention.
b) Sur la violation de l?article 1 du Protocole no 1 ? la Convention
47. La Cour rappelle qu?une cr?ance peut constituer un ? bien ? au sens de l?article 1 du Protocole n? 1 ? la Convention ? condition d??tre suffisamment ?tablie pour ?tre exigible (Raffineries grecques Stran et Stratis Andreadis c. Gr?ce, 9 d?cembre 1994, ? 59, s?rie A no 301 B). Elle rappelle aussi que la pr??minence du droit, l?un des principes fondamentaux d?une soci?t? d?mocratique, est inh?rente ? l?ensemble des articles de la Convention (Amuur c. France, 25 juin 1996, ? 50, Recueil 1996-III) et implique le devoir de l??tat ou d?une autorit? publique de se plier ? un jugement ou un arr?t rendus ? leur encontre (voir, mutatis mutandis, Hornsby, pr?cit?, ? 41). Il s?ensuit que la n?cessit? de rechercher si un juste ?quilibre a ?t? maintenu entre les exigences de l?int?r?t g?n?ral de la communaut? et les imp?ratifs de la sauvegarde des droits fondamentaux de l?individu (Sporrong et L?nnroth c. Su?de, 23 septembre 1982, ? 69, s?rie A no 52) ne peut se faire sentir que lorsqu?il s?est av?r? que l?ing?rence litigieuse a respect? le principe de la l?galit? et n??tait pas arbitraire (Iatridis c. Gr?ce [GC], no 31107/96, ? 58, CEDH 1999?II).
48. La Cour rappelle ensuite qu?il n?est pas loisible ? un organe administratif de refuser d?ex?cuter un jugement d?finitif au motif que celui ci est erron? ou contraire ? une disposition l?gale (voir, mutatis mutandis, Mancheva c. Bulgarie, no 39609/98, ? 59, 30 septembre 2004, et Petkov et autres c. Bulgarie, nos 77568/01, 178/02 et 505/02, ? 64 in fine, 11 juin 2009). Elle rappelle encore que le principe de la s?curit? des rapports juridiques exige que la solution donn?e de mani?re d?finitive ? tout litige par les tribunaux ne soit plus remise en cause (Brum?rescu, pr?cit?, ? 61, et Kehaya et autres, pr?cit?, ?? 68-70 et 74), sauf si des motifs substantiels et imp?rieux l?imposent (Riabykh, pr?cit?, ? 52).
49. En l?esp?ce, la Cour observe que la pr?sente affaire ne concerne pas l?annulation ou la modification de l?arr?t litigieux, mais le non-respect de l?autorit? de la chose jug?e d?une d?cision de justice d?finitive rendue ? l?issue d?un contentieux judiciaire. ? cet ?gard, elle rappelle qu?elle vient de conclure que, en annulant l?acte portant r?emploi de Mme Scocca, les autorit?s ont priv? de facto l?arr?t d?finitif du Conseil d??tat du 27 juin 2006 de tout effet l?gal et qu?elles ont ainsi enfreint le principe de la s?curit? juridique inh?rent ? l?article 6 de la Convention (paragraphe 46 ci dessus).
50. Il s?ensuit que l?ing?rence dans le droit de propri?t? des requ?rants est ill?gale au regard du principe de la pr??minence du droit inh?rent ? la Convention (Kehaya et autres, pr?cit?, ? 76, Decheva et autres c. Bulgarie, no 43071/06, ? 57, 26 juin 2012, et Solomun c. Croatie, no 679/11, ? 62, 2 avril 2015). La Cour estime qu?une telle conclusion la dispense de rechercher si un juste ?quilibre a ?t? maintenu entre les exigences de l?int?r?t g?n?ral de la communaut? et les imp?ratifs de sauvegarde des droits individuels.
51. Partant, la Cour conclut que l?ing?rence litigieuse n??tait pas compatible avec le principe de l?galit? et qu?elle a donc emport? violation du droit des requ?rants au respect de leurs biens.
c) Conclusion
52. D?s lors, la Cour rejette l?exception de non-?puisement des voies de recours internes soulev?e par le Gouvernement et conclut qu?il y a eu violation de l?article 6 ? 1 de la Convention et de l?article 1 du Protocole no 1 ? la Convention.
III. SUR L?APPLICATION DE L?ARTICLE 41 DE LA CONVENTION
53. Aux termes de l?article 41 de la Convention,
? Si la Cour d?clare qu?il y a eu violation de la Convention ou de ses Protocoles, et si le droit interne de la Haute Partie contractante ne permet d?effacer qu?imparfaitement les cons?quences de cette violation, la Cour accorde ? la partie l?s?e, s?il y a lieu, une satisfaction ?quitable. ?
A. Dommage
54. Les requ?rants r?clament 224 825,38 EUR au titre du pr?judice mat?riel qu?ils disent avoir subi, cette somme correspondant au montant ?tabli par l?expert-comptable dans le cadre de la proc?dure d?ex?cution forc?e de l?arr?t du Conseil d??tat du 27 juin 2006 (paragraphe 12 ci dessus) augment? des int?r?ts et d?une somme ? titre de compensation pour tenir compte de l?inflation. Ils demandent ?galement chacun 10 000 EUR au titre du pr?judice moral qu?ils estiment avoir subi.
55. Le Gouvernement consid?re qu?aucune satisfaction ?quitable n?est due aux requ?rants.
56. La Cour rappelle qu?un arr?t constatant une violation entra?ne pour l??tat d?fendeur l?obligation juridique au regard de la Convention de mettre un terme ? la violation et d?en effacer les cons?quences de mani?re ? r?tablir autant que faire se peut la situation ant?rieure ? cette violation (Metaxas, pr?cit?, ? 35, et Iatridis c. Gr?ce (satisfaction ?quitable) [GC], no 31107/96, ? 32, CEDH 2000-XI).
57. Elle rappelle avoir conclu en l?occurrence ? la violation de l?article 6 ? 1 de la Convention et de l?article 1 du Protocole no 1 ? la Convention en raison de l?impossibilit? pour les requ?rants d?obtenir le recouvrement de leur cr?ance reconnue par l?arr?t d?finitif du Conseil d??tat du 27 juin 2006.
58. Par cons?quent, il convient d?en inf?rer que les requ?rants ont subi un pr?judice mat?riel et qu?ils ont ?galement subi un pr?judice moral en raison des sentiments d?impuissance et de frustration provoqu?s par ce d?faut de paiement.
59. Concernant le fait que l?une des proc?dures engag?es par les requ?rants soit encore pendante devant les instances nationales, la Cour a d?j? conclu qu?il serait d?raisonnable d?en attendre l?issue (paragraphe 46 ci-dessus). Elle consid?re par ailleurs improbable que les requ?rants re?oivent une double indemnisation, ?tant donn? que les juridictions nationales, lorsqu?elles d?cideront de la cause, vont in?vitablement prendre en compte toute somme accord?e ? un requ?rant par cette Cour (Serghides et Christoforou c. Chypre (satisfaction ?quitable), no 44730/98, ? 29, 12 juin 2003 ; Serrilli c. Italie (satisfaction ?quitable), no 77822/01, ? 17, 17 juillet 2008 ; Vassallo c. Malte (satisfaction ?quitable), no 57862/09, ? 13, 11 octobre 2011).
60. Compte tenu de l?ensemble de ces ?l?ments et statuant en ?quit?, la Cour estime raisonnable d?accorder aux requ?rants une somme globale de 245 000 EUR, tous pr?judices confondus, plus tout montant pouvant ?tre d? ? titre d?imp?t sur cette somme.
B. Frais et d?pens
61. Les requ?rants sollicitent ?galement 26 686,80 EUR en remboursement des frais et d?pens engag?s devant la Cour.
62. Le Gouvernement s?oppose ? cette demande.
63. Selon la jurisprudence de la Cour, un requ?rant ne peut obtenir le remboursement de ses frais et d?pens que dans la mesure o? se trouvent ?tablis leur r?alit?, leur n?cessit? et le caract?re raisonnable de leur taux. En l?esp?ce, compte tenu des documents dont elle dispose et de sa jurisprudence, la Cour estime raisonnable la somme de 2 500 EUR pour la proc?dure devant elle et l?accorde aux requ?rants.
C. Int?r?ts moratoires
64. La Cour juge appropri? de calquer le taux des int?r?ts moratoires sur le taux d?int?r?t de la facilit? de pr?t marginal de la Banque centrale europ?enne major? de trois points de pourcentage.
PAR CES MOTIFS, LA COUR, ? L?UNANIMIT?,
1. D?clare la requ?te recevable ;

2. Dit qu?il y a eu violation de l?article 6 ? 1 de la Convention ;

3. Dit qu?il y a eu violation de l?article 1 du Protocole no 1 ? la Convention ;

4. Dit
a) que l??tat d?fendeur doit verser aux requ?rants, dans les trois mois ? compter du jour o? l?arr?t sera devenu d?finitif conform?ment ? l?article 44 ? 2 de la Convention, les sommes suivantes :
i. 245 000 EUR (deux cent quarante-cinq mille euros), plus tout montant pouvant ?tre d? ? titre d?imp?t, pour dommages mat?riel et moral,
ii. 2 500 EUR (deux mille cinq cents euros), plus tout montant pouvant ?tre d? par les requ?rants ? titre d?imp?t, pour frais et d?pens ;
b) qu?? compter de l?expiration dudit d?lai et jusqu?au versement, ces montants seront ? majorer d?un int?r?t simple ? un taux ?gal ? celui de la facilit? de pr?t marginal de la Banque centrale europ?enne applicable pendant cette p?riode, augment? de trois points de pourcentage ;

5. Rejette la demande de satisfaction ?quitable pour le surplus.
Fait en fran?ais, puis communiqu? par ?crit le 5 octobre 2017, en application de l?article 77 ?? 2 et 3 du r?glement de la Cour.
Abel Campos Kristina Pardalos
Greffier Pr?sidente

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