AFFAIRE HERRMANN c. ALLEMAGNE - A.N.P.T.ES.
A.N.P.T.ES. Associazione Nazionale per la Tutela degli Espropriati. Oltre 5.000 espropri trattati in 15 anni di attività.
Qui trovi tutto cio che ti serve in tema di espropriazione per pubblica utilità.

Se desideri chiarimenti in tema di espropriazione compila il modulo cliccando qui e poi chiamaci ai seguenti numeri: 06.91.65.04.018 - 340.95.85.515

Testo originale e tradotto della sentenza selezionata

AFFAIRE HERRMANN c. ALLEMAGNE

Tipologia: Sentenza
Importanza: 1
Articoli: 41, P1-1
Numero: 9300/07/2012
Stato: Germania
Data: 2012-06-26 00:00:00
Organo: Grande Camera
Testo Originale

Conclusione Violazione dell’articolo 1 del Protocollo n° 1 – Protezione della proprietà, articolo 1 al. 1 del Protocollo n° 1 – Rispetto dei beni – articolo 1 al. 2 del Protocollo n° 1 – Regolamentare l’uso dei beni,

GRANDE CAMERA

CAUSA HERRMANN C. GERMANIA

(Richiesta no 9300/07)

SENTENZA

STRASBURGO

Il 26 giugno 2012

Questa sentenza è definitiva. Può subire dei ritocchi di forma.

Nel causa Herrmann c. Germania,
La Corte europea dei diritti dell’uomo, riunendosi in una Grande Camera composta dzi:
Nicolas Bratza, presidente,
Francesca Tulkens,
Josep Casadevall,
Nina Vajić,
Dean Spielmann,
Corneliu Bîrsan,
Boštjan il Sig. Zupančič,
Khanlar Hajiyev,
Egbert Myjer,
Davide Thór Björgvinsson,
Nona Tsotsoria,
Nebojša Vučinić,
Angelika Nußberger,
Paulo Pinto di Albuquerque,
Linos-Alexandre Sicilianos,
Erik Møse,
André Potocki, giudici e
da Michael O’Boyle, cancelliere aggiunto,
Dopo avere deliberato in camera del consiglio il 30 novembre 2011 ed il 9 maggio 2012,
Rende la sentenza che ha adottato in questa ultima data:
PROCEDIMENTO
1. All’origine della causa si trova una richiesta (no 9300/07) diretta contro la Repubblica federale della Germania e di cui un cittadino di questo Stato, OMISSIS (“il richiedente”), ha investito la Corte il 12 febbraio 2007 in virtù dell’articolo 34 della Convenzione di salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (“la Convenzione”).
2. Il richiedente che fa l’avvocato e si è all’origine rappresentata sé, è stato rappresentato poi da OMISSIS, avvocato a Friburgo. Il governo tedesco (“il Governo”) è stato rappresentato dal suo agente, la Sig.ra A. Wittling-Vogel.
3. Nella sua richiesta, OMISSIS adduceva che la sua adesione obbligatoria ad un’associazione di caccia e l’obbligo dove si trovava di autorizzare la caccia sulla sua proprietà portavano violazione dei suoi diritti garantiti con gli articoli 1 del Protocollo no 1 alla Convenzione e 9 della Convenzione, tutti due preso isolatamente e combinati con l’articolo 14 della Convenzione, e con l’articolo 11 della Convenzione.
4. La richiesta è stata assegnata alla quinta sezione della Corte, articolo 52 § 1 dell’ordinamento della Corte-“l’ordinamento”). Il 20 gennaio 2011, è stata dichiarata ammissibile per quanto riguardava i motivi di appello derivati dell’articolo 1 del Protocollo no 1, preso separatamente e combinato con l’articolo 14, e dell’articolo 9 della Convenzione, ed inammissibile in quanto al motivo di appello derivato dell’articolo 11 della Convenzione, con una camera di suddetta sezione composta di Peer Lorenzen, presidente, Renate Jaeger, Rait Maruste, Isabelle Berro-Lefèvre, Mirjana Lazarova Trajkovska, Zdravka Kalaydjieva e Ganna Yudkivska, giudici, così come di Claudia Westerdiek, greffière di sezione. La camera ha reso poi una sentenza in che ha concluso, con quattro voci contro tre, alla no-violazione dell’articolo 1 del Protocollo no 1, preso separatamente e combinato con l’articolo 14 della Convenzione. Ha concluso anche, con sei voci contro una, alla no-violazione dell’articolo 9 della Convenzione. I giudici Lorenzen, Berro-Lefèvre e Kalaydjieva hanno espresso un’opinione dissidente comune. Il giudice Kalaydjieva ha espresso inoltre un’opinione dissidente individuale. Il testo di queste due opinioni si trova unito alla sentenza.
5. Il 13 marzo 2011, il richiedente ha sollecitato il rinvio della causa dinnanzi alla Grande Camera in virtù dell’articolo 43 della Convenzione. Il 20 giugno 2011, un collegio della Grande Camera ha fatto diritto a questa domanda.
6. La composizione della Grande Camera è stata arrestata conformemente agli articoli 26 §§ 4 e 5 della Convenzione e 24 dell’ordinamento.
7. Tanto il richiedente che il Governo hanno depositato delle osservazioni scritte complementari, articolo 59 § 1 dell’ordinamento. Delle terze osservazioni sono state ugualmente ricevute dalle associazioni Des Bundesarbeitsgemeinschaft der Jagdgenossenschaften und Eigenjagdbesitzer (BAGJE) et Deutscher Jagdschutz-Verband e.V. (DJV), così come del Centro europeo per il diritto e la giustizia, che il presidente aveva autorizzato ad intervenire nel procedimento scritto, articoli 36 § 2 della Convenzione e 44 § 3 dell’ordinamento della Corte.
8. Un’udienza si è svolta in pubblico al Palazzo dei diritti dell’uomo, a Strasburgo, il 30 novembre 2011, articolo 59 § 3 dell’ordinamento.

Sono comparsi:
-OMISSIS

9. Il richiedente era anche presente all’udienza. La Corte ha ascoltato nelle loro dichiarazioni così come nelle loro risposte alle domande poste dai giudici Sig. Kleine-Cosack e la Sig.ra Schmahl. Il Governo ed il richiedente hanno comunicato per iscritto delle informazione complementari.
IN FATTO
I. LE CIRCOSTANZE DELLO SPECIFICO
10. Il richiedente è nato nel 1955 e risiede a Stutensee.
A. I terreni del richiedente
11. In virtù della legge federale sulla caccia (Bundesjagdgesetz), i proprietari di riserve di caccia di una superficie inferiore a 75 ettari sono, di diritto, membri di un’associazione di caccia (Jagdgenossenschaft), mentre i proprietari di terre più vaste gestiscono il loro proprio distretto di caccia. Il richiedente possiede nel Land della Renania-Palatinato due fondi di una superficie di meno di 75 ettari ciascuno di cui ha ereditato nel 1993 al decesso di sua madre. È dunque, di diritto, membro di un’associazione di caccia, nell’occorrenza quella del comune di Langsur.
B. Le istanzre formate dal richiedente dinnanzi alle autorità amministrative e giudiziali
12. Il 14 febbraio 2003, il richiedente che è opposto alla caccia per i motivi di ordine etico, invitò l’autorità della caccia alla platea dell’associazione di caccia. L’autorità respinse la sua domanda al motivo che la sua adesione era imposta dalla legge e che non esisteva di disposizione che contempla uguale possibilità di radiazione.
13. Il richiedente impegnò un procedimento dinnanzi al tribunale amministrativo di Trêves. Invocando in particolare la sentenza resa dalla Corte nel causa Chassagnou ed altri c. Francia ([GC], nostri 25088/94, 28331/95 e 28443/95, CEDH 1999-III, pregava il tribunale di stabilire che non era membro dell’associazione di caccia di Langsur.
14. Il 14 gennaio 2004, il tribunale amministrativo respinse il richiedente, considerando che la legge federale sulla caccia non violava i suoi diritti. Concernente il sentenza Chassagnou, stimò che la situazione in Germania differiva di quella che prevaleva in Francia. Osservò in particolare che, a causa della loro adesione ad un’associazione di caccia, i proprietari tedeschi di riserve di caccia erano in grado di influire sulle decisioni prese in quanto alle modalità di esercizio del diritto di caccia, che avevano inoltre il diritto di percepire una parte degli utili che derivano dell’esercizio di questo diritto, e che tutti i proprietari di terreni troppo piccoli per permettere una buona gestione del diritto di caccia erano membri di un’associazione di caccia. Il tribunale rilevò anche che le associazioni di caccia non si limitavano a difendere gli interessi delle persone che praticano la caccia come una libertà ma imponevano loro anche certi obblighi che servono l’interesse generale, in particolare queste di gestire il patrimonio cinegetico per preservare la varietà e la buona salute delle popolazioni di selvaggina e di impedire che gli animali selvaggi non causano dei danni. Osservò che queste associazioni dovevano rispettare anche certe quote fissate dalle autorità per la caccia alla selvaggina. Infine, ricordò che questi obblighi si applicavano anche ai proprietari di riserve di caccia di più di 75 ettari, nonostante il fatto che queste tenute più vaste non erano raggruppate in distretti di caccia comune.
15. Il 13 luglio 2004 ed il 14 aprile 2005 rispettivamente, la corte amministrativa di appello della Renania-Palatinat e la Corte amministrativa federale respinsero i ricorsi formati dal richiedente per i motivi identici a quegli avanzati dal tribunale amministrativo.
C. La decisione della Corte costituzionale federale
16. Il 13 dicembre 2006, la Corte costituzionale federale decise di non considerare il ricorso costituzionale che gli aveva sottoposto il richiedente, decisione no 1 BvR 2084/05. Giudicò al primo colpo che le disposizioni della legge sulla caccia non violavano il diritto dell’interessato al rispetto dei suoi beni ma ne definivano e ne limitavano l’esercizio in modo proporzionato, che prevedevano degli scopi legittimi, che erano necessarie e che non imponevano un carico eccessivo ai proprietari terrieri.
17. L’alta giurisdizione spiegò che, quando definiva il tenore ed i limiti del diritto di proprietà, il legislatore doveva mettere in bilancia l’interesse legittimo dei proprietari e l’interesse generale e, in particolare, rispettare i principi di proporzionalità e di uguaglianza di trattamento. Precisò che le restrizioni imposte all’esercizio del diritto di proprietà non dovevano sconfinare sulla sostanza del diritto protetto e che, peraltro, il margine di valutazione accordata al legislatore era funzione del contesto: più l’interesse della società era bravo, più il margine di valutazione era ampio.
18. Applicando questi principi al caso di specifico, la Corte costituzionale federale considerò che l’obbligo per il richiedente di appartenere ad un’associazione di caccia non violava il suo diritto di proprietà perché la sostanza di questo diritto non era toccata. Per l’alta giurisdizione, la legge federale sulla caccia prevedeva degli scopi legittimi, a sapere la protezione della selvaggina in modo adattata alla vita rurale ed alla cultura locale e la preservazione della varietà e della buona salute della fauna-obiettivi che rilevano della nozione di “gestione e protezione del patrimonio cinegetico” (Hege)-, e la gestione della selvaggina era avuta intenzione non solo come un mezzo di impedire che gli animali selvaggi non causano dei danni ma ancora come un attrezzo di prevenzione di ogni disagio all’agricoltura, alla silvicoltura ed alla pesca, scopi che stimava servire l’interesse generale.
19. La Corte costituzionale federale stimò che il collocamento in posto di un obbligo di appartenenza ad un’associazione di caccia costituiva una misura adeguata e necessaria per raggiungere questi scopi. Riferendosi al paragrafo 79 del sentenza Chassagnou, precitata, osservò che la Corte aveva riconosciuto che era certo nell’interesse generale di evitare una pratica anarchica della caccia e di favorire una gestione razionale del patrimonio cinegetico. Al suo parere, la misura era proporzionata anche: l’impatto sul diritto di proprietà non era particolarmente notevole e non prendeva il passo sull’interesse generale che rappresentava una gestione razionale del patrimonio cinegetico ; in più, la legge federale sulla caccia conferiva ad ogni membro di un’associazione di caccia il diritto di partecipare alla presa di decisioni in seno all’associazione e di percepire una parte degli utili derivati della locazione del diritto di caccia.
20. La Corte costituzionale giudicò inoltre che non c’era violazione della libertà di coscienza del richiedente. Osservò che al paragrafo 114 del sentenza Chassagnou, la Corte aveva ammesso che le convinzioni dei richiedenti raggiungevano con la forza un certo grado, di coerenza e di importanza e meritavano dunque il rispetto in una società democratica. Senza pronunciarsi sul punto di sapere se questa valutazione valeva per il OMISSIS, accettò di partire dal principio che tale era il caso, considerando che non c’era ad ogni modo violazione dell’articolo 4 della Legge fondamentale, paragrafo 25 sotto. Dubitava che ci fosse un’ingerenza nel diritto del richiedente alla libertà di coscienza ma stimava che, anche supponendo che fosse il caso, l’ingerenza eventuale non era particolarmente grave: il richiedente non essendo costretto di partecipare sé alla caccia e non avendo a prendere a questo riguardo di decisione, non era, secondo lei, sottoposta ad un conflitto di coscienza. Precisò per di più che il diritto di un individuo alla libertà di coscienza non inglobava un diritto ad ottenere che l’ordine giuridico ogni intero fosse sottomesso ai suoi propri principi etici che se l’ordine giuridico conferiva a parecchie persone il diritto di sfruttare un certo bene, la coscienza del proprietario non prevaleva necessariamente sui diritti costituzionali degli altri titolari di questo diritto, e che se le terre del richiedente-e queste degli altri proprietari opposti alla caccia-erano tolte dei distretti di caccia comune in ragione delle convinzioni dei loro proprietari, l’insieme del sistema di proprietà fondiaria e di gestione del patrimonio cinegetico sarebbe messo in pericolo. L’alta giurisdizione conclude che nello specifico, il diritto alla libertà di coscienza non prevaleva sull’interesse generale.
21. Considerò peraltro che il motivo di appello del richiedente non rilevava del diritto alla libertà di associazione dato che le associazioni di caccia tedesca erano degli organismi di dritti pubblico. Stimò a questo riguardo che dal momento che le associazioni di caccia erano dotate di prerogative amministrative, regolamentari e disciplinari e che erano integrate alle strutture dello stato, non faceva nessuno dubbio che questa qualifica di organismi di dritto pubblico non era stata conferita loro al semplice scopo di sottrarli alla portata dell’articolo 11 della Convenzione.
22. La Corte costituzionale federale giudicò che non c’era neanche violazione del diritto del richiedente all’uguaglianza di trattamento. Stimò che le giurisdizioni amministrative avevano avanzato dei motivi pertinenti a sostegno della distinzione stabilita entro i proprietari di terre di meno di 75 ettari e quelli di tenute di più di 75 ettari, paragrafo 11 sopra. Ricordò che, contrariamente alla legge francese, che la Corte aveva esaminato nel sentenza Chassagnou, la legge federale sulla caccia si applicava alla totalità del territorio tedesco e si imporsi a tutti i proprietari terrieri, i proprietari di tenute di più 75 ettari che hanno gli stessi obblighi in materia di gestione della selvaggina che quelli che era membri di un’associazione di caccia.
23. Infine, la Corte costituzionale federale osservò che le giurisdizioni amministrative avevano preso in conto il sentenza Chassagnou e messi in luce le differenze che esistono tra la legge tedesca e le leggi francesi che erano in vigore all’epoca.
D. L’utilizzazione fatta dei terreni del richiedente
24. Invitato dal presidente della Grande Camera a comunicare alla Corte delle informazione supplementari sull’utilizzazione realmente fatta dei terreni che appartengono al richiedente, il Governo ha prodotto una dichiarazione dell’agricoltrice che affitta le terre agricole di cui fanno parte i terreni del richiedente. Questa indicava che utilizzava le terre in questione per alzare lì del bestiame destinato all’abbattimento, ciò che il sindaco di Langsur ha confermato in una dichiarazione scritta. Il richiedente indica per la sua parte che si è reso sui luoghi parecchie volte durante gli ultimi anni senza mai ci vedere di bestiame. Non avrebbe dato mai l’autorizzazione di utilizzare le sue terre alle fini in questione e non avrebbe esitato, all’occorrenza, ad impegnare un’azione in giustizia contro ogni abuso eventuale.
II. IL DIRITTO INTERNO PERTINENTE
A. La Legge fondamentale
25. La Legge fondamentale dispone:
Articolo 4[Libertà di credenza e di coscienza]
“1) la libertà di credenza e di coscienza e la libertà di professare delle credenze religiose e filosofiche è inviolabile.
(…) “
Articolo 14[Proprietà, diritto di eredità ed espropriazione]
“1) la proprietà ed il diritto di eredità sono garantiti. Il loro contenuto ed i loro limiti sono fissati dalla legge.
2, la proprietà porta degli obblighi. Il suo uso deve contribuire al bene della collettività allo stesso tempo.
(…) “
Articolo 20a(nella
sua versione in vigore dal 1 agosto 2002)[Protezione
dei fondamenti naturali della vita e degli animali]
“Assumendo così anche la sua responsabilità verso le generazioni future, lo stato protegge i fondamenti naturali della vita e gli animali con l’esercizio del potere legislativo, nella cornice dell’ordine costituzionale, e con l’esercizio del poteri esecutivo e giudiziale, nel rispetto della legge e del diritto. “
Articolo 72(nella
sua versione in vigore dal 1 settembre 2006)[Competenza legislativa concorrente]
“1) nella tenuta della competenza legislativa concorrente, i Länder hanno il potere di legiferare anche molto tempo e per quanto la Federazione non ha fatto uso della sua competenza legislativa adottando una legge.
2, (…)
3, quando la Federazione ha fatto uso della sua competenza legislativa, i Länder possono adottare delle disposizioni legislative che si scostano delle leggi federali in materia di:
1. caccia, salvo in ciò che riguarda i permessi di caccia,;
(…)
Le leggi federali in queste tenute entrano in vigore al più presto sei mesi dopo la loro promulgazione, salvo disposizioni contrarie adottate con l’approvazione del Bundesrat. Per ciò che riguarda il rapporto tra la legislazione federale e le legislazioni dei Länder nelle materie mirate alla prima frase, la legge più recente lo porta. “
B. Il codice civile
26. L’articolo 960 § 1 (1) del codice civile dispongo:
“Gli animali selvaggi non hanno proprietario finché non sono in cattività. (…) “
C. La legge federale sulla caccia
27. L’articolo 1 della legge federale sulla caccia (Bundesjagdgesetz) si legge così:
“1) il diritto di caccia comprende il diritto esclusivo di proteggere, cacciare ed acquisire della selvaggina selvaggia in una zona dato. È legato all’obbligo di gestire e proteggere il patrimonio cinegetico, Pflicht zur Hege.
2, la gestione del patrimonio cinegetico mira a conservare delle popolazioni di selvaggina variata ed in buona salute ad un livello compatibile con la manutenzione delle terre e la cultura locale ed ad impedire che la selvaggina non causa dei danni
3, gli individui che praticano la caccia sono tenuti di rispettare comunemente le norme ammesse dei principi etici tedeschi che regolano la caccia, deutsche Weidgerechtigkeit.
4, la caccia consiste in ricercare, perseguire, uccidere o acchiappare della selvaggina selvaggia.
(…) “
28. La legge federale sulla caccia stabilisce una distinzione tra i diritti di caccia, Jagdrecht, e l’esercizio del diritto di caccia (Ausübung dei Jagdrechts). Un proprietario ha il diritto di caccia sulle sue terre. L’esercizio di questo diritto è regolamentato sotto dalle disposizioni della legge.
Articolo 4
“Il diritto di caccia si esercita o nei distretti di caccia privata (articolo 7) o nei distretti di caccia comune (articolo 8). “
Articolo 6(terreni,
chiusura, sospensione della caccia,
“La caccia è sospesa sui terreni che non fanno parte di un distretto di caccia e sui terreni chiusi, befriedete Bezirke. Un esercizio limitato del diritto di caccia può essere autorizzato. La presente legge non si applica ai giardini zoologici. “
29. L’articolo 7 dispone in particolare che gli appezzamenti di una superficie minimale di 75 ettari che possono essere sfruttate per l’agricoltura, la silvicoltura o la pesca ed appartenendo ad un proprietario unico costituisce un distretto di caccia privata.
30. L’articolo 8 contempla che tutte le terre che non fanno parte di un distretto di caccia privata formano un distretto di caccia comune se rappresentano almeno al totale una superficie di 150 ettari. I proprietari di terreni che rilevano di un distretto di caccia comune sono, di diritto, membri di un’associazione di caccia, conformemente alle disposizioni sotto:
Articolo 9 § 1
“I proprietari di terre che appartengono ad un distretto di caccia comune formano un’associazione di caccia. I proprietari di terre su che la caccia è vietata non appartengono ad un’associazione di caccia. “
Articolo 10
“1) l’associazione di caccia sfrutta in generale il diritto di caccia affittandolo, all’occorrenza ai soli membri dell’associazione.
2, l’associazione di caccia è autorizzata ad affittare il diritto di caccia della sua propria iniziativa. Con l’accordo dell’autorità competente, può decidere di sospendere la caccia, Ruhen der Jagd.
3, l’associazione decide dell’utilizzazione che sarà fatta degli utili emanati dalla caccia. Se decide di non distribuirli ai proprietari delle riserve di caccia in funzione della superficie che possiedono, ogni proprietario che contesta questa decisione può richiedere la sua parte. (…) “
31. La pratica della caccia è regolata col seguente regole:
Articolo 20
“1) la caccia è vietata nelle zone dove la sua pratica avrebbe per effetto, in ragione di circostanze particolari, di turbare l’ordine o i sicurezza pubblici o di mettere in pericolo la vita umana.
2, la pratica della caccia nelle zone dove la natura e la fauna selvaggia sono protette e nei parchi nazionali e riservi naturali è regolamentata da ogni Land. “
Articolo 21 § 1
“L’abbattimento della selvaggina è regolamentato in modo da garantire pienamente l’interesse legittimo che c’è a proteggere l’agricoltura, la pesca e la silvicoltura dei danni causati dagli animali selvaggi nel rispetto delle necessità della protezione della natura e della preservazione del paesaggio. All’interno di questi limiti, la regolamentazione dell’abbattimento della selvaggina contribuisce al mantenimento di una popolazione sufficiente ed in buona salute di tutti gli specifico locali di selvaggina e, in particolare, alla protezione degli specifico minacciati. “
32. La responsabilità in caso di danni causati dalla selvaggina è regolata sotto dalla disposizione:
Articolo 29 § 1
“Se un terreno che appartiene o incorporato ad un distretto di caccia comune è danneggiato dalla selvaggina a zoccoli tagliati, dei conigli selvatici o dei fagiani, l’associazione di caccia indennizzo il proprietario del terreno. Il costo dell’indennizzo è sopportato dai membri dell’associazione in proporzione alla taglia dei loro appezzamenti rispettivi. Se l’inquilino del diritto di caccia si è impegnato ad assumere tutto o è partito dalla responsabilità che deriva dei danni causati dalla selvaggina, è egli che indennizza. L’associazione di caccia resta tuttavia tenuta di indennizzare la persona lesa se questa non riesce ad ottenere presso risarcimento dell’inquilino del diritto di caccia. “
D. La legge sulla caccia del Land della Renania-Palatinat
33. Nelle sue disposizioni pertinenti, la legge sulla caccia del Land della Renania-Palatinat -quello dove si trovano le terre del richiedente -è formulata così:
Articolo 7
“1) un’associazione di caccia è un organismo di dritto pubblico sottomesso al controllo dello stato che è esercitato dall’autorità di caccia locale Ogni associazione di caccia deve stabilire i suoi propri statuti interni (Satzung). Questi statuti devono essere approvati dall’autorità di controllo, salvo se sono conformi ad un modello emesso dall’autorità superiore della caccia al quale caso devono essere notificati all’autorità di caccia locale. Se un’associazione di caccia non stabilisce i suoi statuti entro un anno dopo l’emissione del modello, l’autorità di controllo li stabilisce e li pubblico agli oneri dell’associazione.
(…)
4, i pareri di somme a pagare (Umlageforderungen) sono eseguiti conformemente alle disposizioni della legge sull’esecuzione degli atti amministrativi. L’esecuzione è effettuata dal Tesoro pubblico del comune alla quale l’associazione è annessa. (…) “
III. DIRITTO COMPARATO
34. Le ricerche condotte dalla Corte sulle legislazioni di quaranta Stati membri del Consiglio dell’Europa mostrano che l’adesione ad un’associazione di caccia è facoltativa in trentaquattro paesi (Albania, Azerbaigian, Belgio, Bosnia-Erzegovina, Bulgaria, Cipro, Croazia, Spagna, Estonia, “ex-repubblica iugoslava di Macedonia”, Finlandia, Grecia, Ungheria, Irlanda, Italia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Moldova, Montenegro, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Repubblica ceca, Romania, Regno Unito, Russia, San Marino, Serbia, Slovacchia, Slovenia, Turchia ed Ucraina. In Austria, in Francia ed in Svezia, uguale adesione è in principio obbligatorio. In Georgia ed in Svizzera, la legislazione non contiene di disposizioni sulle associazioni di caccia. Infine, la caccia non è praticata a Monaco.
35. Esistono delle differenze considerevoli tra le legislazioni di questi Stati in quanto all’obbligo per i proprietari fondiari di tollerare la caccia sulle loro terre. Sui trentanove Stati membri studiati in che la caccia è praticata, diciotto (Albania, Azerbaigian, Belgio, Estonia, “ex-repubblica iugoslava di Macedonia”, Finlandia, Georgia, Ungheria, Irlanda, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Moldova, Paesi Bassi, Portogallo, Regno Unito ed Ucraina, non obbliga i proprietari fondiari a tollerare la caccia e diciotto (Austria, Bosnia-Erzegovina, Bulgaria, Cipro, Croazia, Spagna, Grecia, Italia, Montenegro, Polonia, Romania, Russia, San Marino, Serbia, Slovacchia, Slovenia, Svezia e Turchia, lo fanno. Tuttavia, uni come gli altri contemplano delle eccezioni più o meno larghe alle regole che applicano. In Francia ed in Repubblica ceca, l’obbligo di tollerare la caccia dipende dalle circostanze proprie al terreno e di decisioni amministrative. In Svizzera, non esiste di legge che regola questo obbligo.
36. In quattro Stati membri, la legislazione o la giurisprudenza sono state modificate in seguito all’adozione del sentenza Chassagnou, precitata. In Francia, il legge Voynet del 26 luglio 2000 contempla che i proprietari fondiari che sono opposti alla caccia per le ragioni etiche possono, sotto certe condizioni, chiedere la loro radiazione di un’associazione di caccia. In Lituania, l’articolo 13 § 2 della legge sulla caccia hanno smesso di applicarsi il 19 maggio 2005, in seguito ad una sentenza della Corte costituzionale. Questa disposizione permetteva ai proprietari fondiari di opporre unicamente alla caccia sulle loro terre nei casi dove questa pratica rischiava di danneggiare le loro culture o le loro foreste. Nel Lussemburgo, dopo l’adozione dei sentenze Schneider c. Lussemburgo (no 2113/04, 10 luglio 2007, e Chassagnou), precitata, la legge sulla caccia del 20 luglio 1929 è stata abrogata e sostituita da una nuova legge, entrata in vigore il 31 maggio 2011 che contempla che i proprietari fondiari opposti alla caccia sulle loro terre possono, sotto certe condizioni, chiedere di non fare parte di un’associazione di caccia. In Repubblica ceca, infine, la Corte costituzionale ha giudicato il 13 dicembre 2006 che l’autorità amministrativa doveva decidere si delle terre potevano essere incluse in un distretto di caccia soppesando i differenti interessi in gioco alla luce dei principi enunciati nel sentenza Chassagnou.
IN DIRITTO
I. L’OGGETTO DELLA CONTROVERSIA DINNANZI ALLA GRANDE CAMERA
37. Nelle sue osservazioni dinnanzi alla Grande Camera, il richiedente reitera il suo motivo di appello tirato dell’articolo 11 della Convenzione presi separatamente e combinato con l’articolo 14. A titolo accessorio, si lamenta, sotto l’angolo dell’articolo 8 della Convenzione, di essere obbligato ad aderire ad un’associazione di caccia.
38. La Corte ricorda che l ‘ “si affaccenda” rinviata dinnanzi alla Grande Camera è la richiesta come è stata dichiarata ammissibile con la camera (vedere, tra molto altri, K. e T. c. Finlandia [GC], no 25702/94, §§ 140-141, CEDH 2001-VII, D.H. ed altri c. Repubblica ceca [GC], no 57325/00, § 109, CEDH 2007-IV, e Taxquet c. Belgio [GC], no 926/05, § 61, CEDH 2010. Ciò notifica che la Grande Camera può dedicarsi sulla totalità della causa nella misura in cui è stata dichiarata ammissibile; in compenso, non può esaminare le parti della richiesta che la camera ha dichiarato inammissibile, Syssoyeva ed altri c. Lettonia (radiazione) [GC], no 60654/00, §§ 59-62, CEDH 2007-I, e Kurić ed altri c. Slovenia [GC], no 26828/06, § 235, 26 giugno 2012.
39. Pertanto, la Corte non ha nello specifico più competenza per esaminare il motivo di appello derivato dell’articolo 11 della Convenzione, preso separatamente o combinato con l’articolo 14, questo motivo di appello essendo stato dichiarato inammissibile con la camera, paragrafo 4 sopra. Ne va parimenti del motivo di appello derivato dell’articolo 8 della Convenzione, il richiedente non avendo invocato questa disposizione dinnanzi alla camera.
II. SULLA VIOLAZIONE ADDOTTA DELL’ARTICOLO 1 DEL PROTOCOLLO NO 1
40. Il richiedente si lamenta dell’obbligo che gli è fatto di tollerare l’esercizio del diritto di caccia su suo sciolgo. Vede una violazione del suo diritto al rispetto dei suoi beni come garantito con l’articolo 1 del Protocollo no 1 alla Convenzione, così formulata,:
“Ogni persona fisica o giuridica ha diritto al rispetto dei suoi beni. Nessuno può essere privato della sua proprietà se non a causa di utilità pubblica e nelle condizioni previste dalla legge e dai principi generali del diritto internazionale.
Le disposizioni precedenti non recano offesa al diritto che possiedono gli Stati di mettere in vigore le leggi che giudicano necessarie per regolamentare l’uso dei beni conformemente all’interesse generale o per garantire il pagamento delle imposte o di altri contributi o delle multe. “
A. La sentenza della camera
41. La camera ha giudicato che l’obbligo fatto al richiedente di autorizzare la caccia sulla sua proprietà costituiva un attentato al diritto dell’interessato al rispetto dei suoi beni, ma che questo attentato era giustificato allo sguardo del secondo capoverso dell’articolo 1 del Protocollo no 1 alla Convenzione. Ha osservato al primo colpo che la legge federale sulla caccia mirava a conservare delle popolazioni di selvaggina variata ed in buona salute ad un livello compatibile con la manutenzione delle terre e la cultura locale ed ad impedire che la selvaggina non causa dei danni. Ha riconosciuto che si trattava là di obiettivi che servono l’interesse generale.
42. Concernente la proporzionalità dell’ingerenza, la camera ha preso nota dell’importanza che la legge in causa accordava al mantenimento di una fauna sana nel rispetto delle condizioni ecologiche ed economiche. Ha considerato che, anche se appariva che la caccia era praticata principalmente dagli individui durante il loro tempo libero, la legge sulla caccia non poteva essere vista come avendo per solo obiettivo di permettere a certi individui di praticare un’attività di libertà.
43. Per ciò che è della necessità della misura in causa, la camera ha osservato che la legge tedesca si applicava su tutto il territorio nazionale e non esentava nessuno proprietario pubblico o privato di un fondi che si prestano ha a priori alla caccia dell’obbligo di tollerare questa attività sulla sua tenuta, alla differenza dei testi di legge esaminata nei cause Chassagnou e Schneider, precitate. Peraltro, ha stimato che le eccezioni alla regola della caccia su tutte le terre che si prestano erano giustificate sufficientemente dall’interesse generale e gli interessi legati alla caccia e non rimettevano dunque in causa questo principio in quanto tale.
44. Infine, la camera ha notato che il richiedente aveva il diritto di percepire una parte degli utili derivati della locazione del diritto di caccia calcolata in proporzione alla taglia della sua proprietà. Ha stimato che se la somma alla quale poteva pretendere a questo titolo non era sostanziale, questo modo di funzionamento impediva che altri individui non traggano finanziariamente profitto dall’uso delle sue terre.
45. Avuto riguardo all’ampio margine di valutazione riconosciuta agli Stati contraenti nella tenuta considerata che permette loro di prendere in conto le condizioni particolari che prevalgono nel loro paese, la camera ha concluso alla no-violazione dell’articolo 1 del Protocollo no 1 (paragrafi 45-56 della sentenza della camera).
B. Tesi delle parti
1. Il richiedente
46. Il richiedente sostiene che le limitazioni imposte dalla legge federale sulla caccia all’utilizzazione di suo sciolgo sono sproporzionate. Il legislatore tedesco non avrebbe predisposto un giusto equilibro tra i suoi interessi a godere dell’uso dei suoi beni e l’interesse generale addotto a praticare la caccia. Essendo il solo proprietario in seno all’associazione di caccia ad opporre a questa attività, sarebbe concretamente nell’impossibilità di impedire la locazione del diritto di caccia.
47. Le circostanze dello specifico somiglierebbero a queste dei cause Chassagnou e Schneider, precitate, e dovrebbero condurre la Corte agli stessi conclusioni dunque che queste alle quali è giunta in queste cause. Gli scopi previsti dalle autorità francesi e del Lussemburgo sarebbero stati difatti, molto prossimi di quelli perseguito nello specifico col legislatore tedesco.
48. La nozione di gestione e protezione del patrimonio cinegetico (Hege) daterebbe del Terzo Reich. Non mirerebbe a proteggere la selvaggina. Delle ricerche scientifiche recenti avrebbero dimostrato che gli animali selvaggi sono sottoposti ad un meccanismo di autoregolazione e che una caccia eccessiva aumenta anche gli effettivi di certi specifico. Peraltro, gli incidenti della strada riguardo gli animali selvaggi sarebbero nella maggioranza dei casi provocati dalla caccia. La caccia non rispetterebbe inoltre, per niente il bisogno di proteggere gli specifico rari e minacciata.
49. In Germania, la caccia sarebbe in realtà praticata come un’attività di libertà. Di numerosi specifico come gli uccelli di preda sarebbero cacciati senza nessuna necessità ecologica o economica. La caccia non potrebbe essere considerata come avendo un impatto positivo su delle questioni di interesse generale. La protezione etica degli animali sarebbe garantita dall’articolo 20a della Legge fondamentale, paragrafo 25 sopra, mentre il diritto di caccia non sarebbe protetto dalla Legge fondamentale né con la Convenzione.
50. Le misure previste dalla legislazione sulla caccia non sarebbero in nessun caso necessarie al controllo dell’uso dei beni conformemente all’interesse generale, siccome lo dimostrerebbero le numerose eccezioni all’obbligo di tollerare la caccia contemplata nella legge federale sulla caccia, in particolare per le zone che non rilevano di un distretto di caccia, per esempio le enclave situate nei distretti di caccia privata. Inoltre, l’autorità della caccia potrebbe autorizzare la sospensione della caccia, ed i Länder sarebbero abilitati a creare delle zone non sottoposte in particolare al diritto di caccia, ciò che avrebbero fatto già, creando dei vasti riservi naturali in che la caccia sarebbe vietata o sarebbe autorizzata solamente nelle circostanze completamente eccezionali.
51. Dato che la Germania conterebbe solamente 358 000 cacciatori e che questi caccerebbero solamente a titolo occasionale durante la loro libertà, sarebbe impossibile in pratica sottoporre l’interezza del territorio tedesco alla caccia. Di più, dalla riforma del sistema federale intervenuta in Germania nel 2006, i Länder sarebbero liberi di regolamentare la caccia della loro propria iniziativa, addirittura di vietarlo totalmente.
52. Il richiedente contesta l’argomento del Governo secondo che la situazione in Germania differirebbe di queste che prevale in Francia, in Lussemburgo o in altri Stati membri. In Germania, la densità media della popolazione sarebbe di 230 abitanti al chilometro quadrato e sarebbe anche bene inferiore a questo valore in buono numero di Länder. Così, nel Land della Renania-Palatinat , dove si trovano le sue terre, sarebbe di 203 abitanti al chilometro quadrato, o una cifra molto vicino a quello del Lussemburgo, 189 abitanti al chilometro quadrato. L’interessato sottolinea a questo riguardo che le sue terre sono situate solamente a due chilometri della frontiera del Lussemburgo. De plus, de nombreux Etats parties à la Convention n’auraient pas d’associations de chasse et ne connaîtraient pourtant aucun problème de surpopulation d’animaux sauvages.
53. Infine, la misura controversa sarebbe sproporzionata. Il richiedente non disporrebbe di nessuno mezzo effettivo di impedire la pratica della caccia sulle sue terre. Di più, non sarebbe stato indennizzato dell’obbligo di tollerare questa attività sulla sua proprietà. Tenuto conto delle sue convinzioni etiche, la sofferenza psicologica che subirebbe a causa di questa attività non potrebbe essere compensata da un’indennità pecuniaria del resto-che non rappresenterebbe in ogni modo che una somma modica. A questo riguardo, il richiedente si appella sul sentenza Schneider (precitata, § 49, seguendo che quale un’indennità pecuniaria, non sarebbe compatibile con le motivazioni etiche come queste che invoca.
2. Il Governo
54. Il Governo ammette che l’obbligo fatto al richiedente di tollerare la caccia sulle sue terre, al disprezzo delle sue convinzioni, provochi un’ingerenza nell’esercizio con l’interessato dei diritti garantiti dall’articolo 1 del Protocollo no 1. Aggiunge tuttavia che in Germania-alla differenza della Francia e del Lussemburgo, dove il diritto di caccia sarebbe trasferito completamente alle associazioni di caccia-il proprietario fondiario rimane titolare del diritto di caccia e non è privato di nessuno bene dunque, ma è tenuto solamente di cedere l’esercizio del diritto di caccia. I beni fondiari detenuti dagli individui che sarebbero limitati in quantità, presenterebbero un interesse sociale particolare che autorizzerebbe il legislatore a limitare ne l’uso nell’interesse generale.
55. Alla differenza della legge Verdeille in Francia, la legge federale sulla caccia in vigore in Germania non avrebbe per scopo di proteggere le attività di libertà dei cacciatori né anche di dare agli individui la possibilità di partecipare alla caccia in gruppo, ma prevedrebbe esclusivamente degli scopi di interesse generale. La legislazione tedesca sulla caccia sarebbe così veramente differente delle leggi francesi e del Lussemburgo. Ciò risulterebbe all’evidenza della nozione di Hege che andrebbe al di là della semplice gestione della caccia per inglobare in generale la protezione del patrimonio cinegetico. Il diritto di caccia andrebbe di pari in passo con l’obbligo di mantenere vario un patrimonio cinegetico ed in buona salute pure regolando gli effettivi per impedire che la selvaggina non danneggia le culture e le foreste. Sarebbe particolarmente importante di controllare anche densamente il numero degli animali selvaggi in un paese popolato che la Germania, per esempio per impedire che le malattie animali non si propagano o che la selvaggina non provoca dei danni.
56. Il sistema di associazioni di caccia mise in posto in Germania varrebbe per tutti i fondi, ivi compreso quelli che appartiene allo stato, e sarebbe coerente. Contrariamente alla Francia, la Germania applicherebbe il principio della caccia su tutte le terre che si prestano sull’insieme del territorio federale. Sarebbe essenziale che la caccia sia esercitata sulla totalità delle terre che suscitano questa attività, perché gli animali selvaggi non si fermerebbero ai limiti dei distretti e si metterebbero al riparo nelle zone dove la caccia non sarebbe praticata. Il fatto di sottrarre certe zone al sistema di caccia arriverebbe ad una frammentazione dei distretti di caccia in una moltitudine dei piccoli appezzamenti, ciò che andrebbe contro il principio di uniformità della gestione e della protezione del patrimonio cinegetico.
57. Contrariamente a ciò che contemplerebbe la legge del Lussemburgo, l’obbligo di cacciare varrebbe anche per le tenute di grande taglia. Il Governo precisa che, anche se i proprietari di fondi di più di 75 ettari non sono, di diritto, membri di un’associazione di caccia, sono tenuti tuttavia di regolare il patrimonio cinegetico, e dunque di cacciare, tutto come i proprietari di terre che appartengono ad un distretto di caccia comune.
58. Questa regola soffrirebbe solamente alcune rare eccezioni, tutto fondate su degli interessi generali preponderanti. La caccia sarebbe sospesa così, certo nelle zone che non fanno parte di un distretto di caccia, ma solo un piccolo numero di superfici rileverebbe di questa disposizione, ed esse finirebbero in generale con essere integrate in altri distretti di caccia. L’autorità della caccia non accorderebbe una sospensione della caccia che nei casi eccezionali e per i motivi legati alla gestione ed alla protezione del patrimonio cinegetico. Anche nelle riserve naturali, la caccia non sarebbe totalmente vietata ma sarebbe regolamentata in funzione di obiettivi di conservazione specifica. La riforma del sistema federale non avrebbe modificato questa situazione, poiché tutti i Länder avrebbero optato per il mantenimento del sistema della caccia su tutte le terre che si prestano.
59. Il fatto che altri paesi non abbiano associazioni di caccia non notificherebbe che i proprietari fondiari non devono tollerare la caccia sulle loro terre, poiché questi altri Stati dovrebbero essi anche trovare i mezzi di rispettare i loro obblighi convenzionali internazionali in materia di protezione degli specifico e della fauna. Il meccanismo naturale di autoregolazione degli animali selvaggi avrebbe cessato di funzionare densamente nelle regioni dell’Europa centrale popolata e sfruttate.
60. Le regole enunciate nella legge tedesca sarebbero necessarie, perché non ci sarebbe mezzo meno intrusivo di giungere anche bene allo scopo ricercato: un sistema fondato sulla partecipazione volontaria non potrebbe fornire una soluzione che copre la totalità delle terre. Di più, l’obbligo di aderire ad un’associazione di caccia permetterebbe di non escludere del sistema nessuno degli individui riguardati. Un sistema di caccia amministrata dallo stato non sarebbe parimenti, neanche una soluzione efficace, perché nella mancanza di associazioni di caccia autogestite, questo dovrebbe praticare bene più una gestione ed un controllo importanti, e più onerosi, per realizzare gli obiettivi della caccia.
61. Pure riconoscente che il richiedente non dispone di nessuno mezzo realista di impedire la pratica della caccia sulle sue terre, il Governo stima che questa situazione non fa pesare sull’interessato un carico eccessivo dal momento che l’obbligo di tollerare la caccia si applichi solamente durante la stagione della caccia e che il diritto tedesco contempla differenti forme di indennizzo che compensa interamente così l’attentato portata al diritto del richiedente al rispetto dei suoi beni.
62. Così, primariamente, alla differenza della situazione che prevale in Francia, i proprietari fondiari tedeschi avrebbero diritto ad una parte degli utili derivati della locazione del diritto di caccia. Ora il richiedente non avrebbe richiesto mai la sua parte all’associazione di caccia. A questo riguardo, il Governo non divide il parere espresso dalla Corte nel sentenza Schneider secondo che non si potrebbe mettere in bilancia un attentato alle convinzioni di ordine etico e la concessione di un’indennità (Schneider, precitata, § 49. Considera difatti che se l’articolo 1 del Protocollo no 1 protegge il diritto di ciascuno di godere dei suoi beni senza ingerenza esterna, non protegge per niente le convinzioni etiche ed autorizzi ancora meno i proprietari ad utilizzare i loro diritti ai fini politici, come desidererebbe farlo il richiedente.
63. Secondariamente, il richiedente avrebbe la possibilità di partecipare al processo decisionale in seno all’associazione di caccia per convincere la maggioranza dei membri di adottare il suo punto di vista personale e fare integrarlo nella legislazione applicabile.
64. La legge federale sulla caccia preserverebbe per di più, tanto quanto fare si può gli interessi dei proprietari fondiari imponendo ai cacciatori l’obbligo di rispettare i loro interessi legittimi e quella di riparare ogni danno causato dalla caccia.
65. Infine, le limitazioni imposte alla caccia terrebbero conto di considerazioni etiche-l’utilizzazione di certi tipi di munizioni sarebbe vietata per esempio-ed il richiedente resterebbe libero di prendere delle misure per proteggere la fauna sulle sue terre. Di più, sarebbe giustificato di imporre ai cacciatori l’obbligo di acchiappare, di curare o, così necessario, di abbattere gli animali gravemente feriti, perché soli i cacciatori avrebbero la formazione necessaria per valutare la situazione e prendere le misure che si imporsi.
3. I terzi intervenuti
a) L’associazione tedesca per la protezione della caccia, Deutscher Jagdschutz-Verband e. V.-il DJV,
66. La DJV-associazione di diritto privato rappresentante gli interessi dei cacciatori in Germania – sottolineò l’importanza che riveste tanto in generale la conclusione della presente causa per il sistema di caccia che per gli interessi dei cacciatori. Per essere autorizzato a cacciare, bisognerebbe giustificare di cognizioni distese nelle tenute legate alla caccia e rispettare le più alte norme etiche in materia di protezione degli animali e di preservazione della natura. La situazione particolare della Germania che sarebbe popolata densamente e dove le terre sarebbero coltivate in modo intensiva, renderebbe estremamente difficile la regolazione della selvaggina.
67. Il principio della caccia su tutte le terre che si prestano sarebbe applicato in modo coerente in Germania. Le zone escludessero -unicamente a titolo temporaneo -dei distretti di caccia in virtù dell’articolo 6 § 1 della legge federale sulla caccia rappresenterebbero meno del 0,01% del territorio, e le autorità della caccia sarebbero tenute di incorporarli velocemente nei distretti di caccia vicini. Non si conoscerebbe di caso attualmente dove una domanda di sospensione temporanea della caccia sarebbe stata approvata dall’autorità superiore della caccia del Land della Renania-Palatinat, dove si trovano le terre del richiedente.
68. Secondo l’associazione, se la caccia era vietata in certe zone, egli si produrrebbe immancabilmente delle grandi concentrazioni degli animali selvaggi. Aggiunge che la selvaggina in fuga o ferito non potrebbe essere perseguito e che diventerebbe quasi impossibile di praticare la caccia in modo efficace e di alleggerire gli animali in sofferenza. Per riassumere, il DJV considera che in simile caso, non sarebbe più possibile garantire una buona regolazione delle popolazioni di selvaggina, ciò che provocherebbe una grave rottura dell’equilibrio ecologico. I cacciatori non sarebbero infine, secondo lei, allora più disposti ad assumere la responsabilità dei danni causati dalla selvaggina.
b) La federazione delle associazioni di caccia e dei proprietari di distretti di caccia privata, Bundesarbeitsgemeinschaft der Jagdgenossenschaften und Eigenjagdbesitzer-il BAGJE,
69. La BAGJE-federazione che raggruppa tutte le associazioni di caccia nazionale e regionale così come i sindacati di proprietari che detengono dei diritti di caccia-sottolineo l’importanza per le migliaia di proprietari fondiari che rappresenta della sentenza che renderà la Corte nella presente causa. Aggiunge che in Germania, il sistema delle associazioni di caccia è un modello riuscito di autogestione e di prevenzione dei conflitti coi proprietari fondiari.
70. La possibilità di autorizzare o no la caccia non avrebbe fatto mai parte degli attributi del diritto di proprietà. Regolamentando l’esercizio della caccia, il legislatore non recherebbe offesa al diritto dei proprietari fondiari al rispetto dei loro beni, ma si limiterebbe a circoscrivere la nozione di proprietà.
71. Il BAGJE sottolinea anche che le associazioni di caccia non sono costituite di cacciatori ma raggruppano tutti i proprietari fondiari dei piccoli terreni. Non apparterrebbe loro di decidere se la caccia deve o non essere esercitata sulle terre dei loro membri. Peraltro, i vantaggi che conferirebbero l’appartenenza ad un’associazione di caccia non si limiterebbero ad un indennizzo alla proporzione ma comprenderebbero anche il versamento ai proprietari di un risarcimento per ogni danno ai loro beni provocati anche dalla selvaggina, ciò che potrebbe corrispondere a parecchie migliaia di euros con anno, per i proprietari di terreni di piccola taglia.
C. Valutazione della Grande Camera
1. Sull’esistenza di un’ingerenza nei diritti del richiedente risultante dell’articolo 1 del Protocollo no 1 alla Convenzione
72. La Grande Camera osserva che il Governo non contesta che l’obbligo per il richiedente di autorizzare la pratica della caccia sulle sue terre costituisca per l’interessato un’ingerenza nell’esercizio con lui del suo diritto al rispetto dei suoi beni, paragrafo 54 sopra. Divide questa analisi e ricordi che l’obbligo per un individuo di tollerare la presenza sulla sua proprietà di uomini armati e di cani di caccia costituisca una restrizione alla libera disposizione del diritto di avvalersi dei suoi beni (vedere § 74 Chassagnou, precitata,) e Schneider, precitata, § 44.
2. Sul rispetto delle condizioni enunciate al secondo capoverso dell’articolo 1 del Protocollo no 1
73. L’ingerenza in causa deve analizzarsi alla luce del secondo capoverso dell’articolo 1 del Protocollo no 1. La Corte considera che la legge controversa può passare per un mezzo di regolamentare l’uso dei beni conformemente all’interesse generale (confrontare con Schneider, precitata, § 41).
a) Principi generali
74. Secondo una giurisprudenza buona invalsa, il secondo capoverso dell’articolo 1 del Protocollo no 1 deve leggere si alla luce del principio consacrato dalla prima frase dell’articolo (vedere, entra altri, James ed altri c. Regno Unito, 21 febbraio 1986, § 37, serie Ha no 98, Broniowski c. Polonia [GC], no 31443/96, § 134, CEDH 2004-V, e Brosset-Triboulet ed altri c. Francia [GC], no 34078/02, § 80, 29 marzo 2010. Perciò, una legge che reca offesa al diritto al rispetto dei beni deve predisporre un “giusto equilibro” tra gli imperativi dell’interesse generale e quelli della salvaguardia dei diritti fondamentali dell’individuo. La ricerca di questo equilibrio si riflette nella struttura dell’articolo 1 tutto intero, e dunque anche nel suo secondo capoverso: deve esistere un rapporto ragionevole di proporzionalità tra i mezzi impiegati e lo scopo previsto. Quando controlla il rispetto di questa esigenza, la Corte riconosce tanto allo stato un grande margine di valutazione per scegliere le modalità di collocamento in œuvre che per giudicare se le loro conseguenze si trovano legittimate, nell’interesse generale, con la preoccupazione di raggiungere l’obiettivo della legge in causa (Chassagnou, precitata, § 75, Schneider, precitata, § 45, e Depalle c. Francia [GC], no 34044/02, § 83, CEDH 2010.
b) Le conclusioni della Corte nelle cause Chassagnou e Schneider
75. È nella causa Chassagnou, precitata, che la Corte ha esaminato per la prima volta la questione di sapere se l’obbligo per un proprietario di tollerare la caccia sulle sue terre era compatibile coi principi consacrati dall’articolo 1 del Protocollo no 1.
76. In questa causa, la Grande Camera ha concluso che il legge Verdeille del 1964 aveva per scopi legittimi, in particolare, di evitare una pratica anarchica della caccia e di favorire una gestione razionale del patrimonio cinegetico. In virtù di questa legge, i proprietari non potevano opporre al trasferimento obbligatorio del loro diritto di caccia e nessuna misura di indennizzo non era contemplata per quelli che, come i richiedenti, erano opposti alla caccia e non desideravano trarre profitto o vantaggio dal diritto di caccia. La Corte ha osservato che la situazione in causa costituiva un’eccezione a due principi: quello secondo che la proprietà di un bene implica il diritto di godere ne e di disporre ne del modo più assoluto e quello volendo che nessuno possa cacciare sulla proprietà di altrui senza il suo consenso. Di più, l’appartenenza automatica alle associazioni municipali di cacciatori si applicava solamente in 29 dei 93 dipartimenti francesi riguardati, queste associazioni esistevano solamente in 851 comuni, ed il legge Verdeille si applicava solamente ai fondi di meno di 20 ettari. Queste considerazioni hanno condotto la Corte alla conclusione che il sistema controverso di trasferimento obbligatorio aveva posto i richiedenti in una situazione che non rispettava il giusto equilibro dinnanzi ad essere predisposto entro la protezione del diritto di proprietà e le esigenze dell’interesse generale: costringendo i piccoli proprietari fondiari a trasferire il loro diritto di caccia sulle loro terre così che dei terzo potessero fare un uso totalmente contrario alle loro convinzioni, la legge faceva pesare su queste persone un carico sproporzionato che non era giustificato allo sguardo del secondo capoverso dell’articolo 1 del Protocollo no 1 (Chassagnou, precitata, §§ 79 e 82-85.
77. Queste conclusioni sono state confermate poi da una camera della Corte nel causa Schneider, precitata che derivava la sua origine di una richiesta introdotta dalla proprietaria di un piccolo terreno situato in Lussemburgo. Suddetta camera ha notato che, alla differenza del legge Verdeille, la legge del Lussemburgo contemplava un indennizzo finanziario dei proprietari, ma ha giudicato questo elemento non decisivo, considerando che le convinzioni etiche di un’oppositrice alla caccia non potevano essere messe utilmente in bilancia con la rimunerazione percepita annualmente in compenso del diritto di uso perso dall’interessata. Ha precisato che ad ogni modo, la rimunerazione prevista, 3,25 EUR con anno, non poteva essere considerata come un giusto indennizzo per il richiedente (Schneider, precitata, § 49.
c) Coerenza della giurisprudenza
78. La Corte ricorda che, senza che sia tenuta formalmente di seguire le sue sentenze anteriori, è nell’interesse della sicurezza giuridica, del prevedibilità e dell’uguaglianza dinnanzi alla legge che non si scosta senza motivo valido di suoi proprio precedenti. Però, la Convenzione che è innanzitutto un meccanismo di protezione dei diritti dell’uomo, la Corte deve tenere conto dell’evoluzione della situazione nello stato convenuto e negli Stati contraenti in generale e reagire, per esempio, al consenso suscettibile di farsi giorno in quanto alle norme da raggiungere (vedere, tra molto altri, Chapman c. Regno Unito [GC], no 27238/95, § 70, CEDH 2001-I, e Bayatyan c. Armenia [GC], no 23459/03, § 98, CEDH 2011, con la giurisprudenza citata.
79. La Corte nota che parecchi Stati partiti hanno modificato la loro legislazione o la loro giurisprudenza per conformarsi ai principi enunciati nei sentenze Chassagnou e Schneider precitati, paragrafo 36 sopra.
80. La Corte può riaffermare quindi, solamente i principi enunciati nei sentenze Chassagnou e Schneider, ed in particolare ricordare che il fatto di imporre ad un proprietario fondiario opposto alla caccia per i motivi etici l’obbligo di tollerare ne l’esercizio sulle sue terre è di natura tale da rompere appena l’equilibro che deve essere predisposto tra le protezioni del diritto di proprietà e le esigenze dell’interesse generale ed a fare pesare sul proprietario riguardato un carico sproporzionato, incompatibile con l’articolo 1 del Protocollo no 1.
d) Applicazione di questi principi al caso di specie
81. Resta a determinare se, siccome l’ha avanzato il Governo, la situazione che risulta dalle disposizioni della legge federale sulla caccia, come applicate nello specifico, differisci significativamente della situazione di fatto e di diritto che prevaleva rispettivamente in Francia ed in Lussemburgo all’epoca considerata nei cause Chassagnou e Schneider, precitate, e, nell’affermativa, se le differenze in questione sono sufficientemente importanti per fare concludere alla mancanza di violazione dell’articolo 1 del Protocollo no 1 nelle circostanze particolari dello specifico.
82. Per questo fare, la Corte esaminerà gli obiettivi delle leggi in gioco, la loro applicazione territoriale, le eccezioni possibili all’adesione obbligatoria ad un’associazione di caccia e la questione dell’indennizzo.
i. Obiettivi generali
83. La Corte osserva al primo colpo che gli obiettivi della legislazione tedesca sulla caccia sono enunciati 1 §§ all’articolo 1 e 2 della legge federale sulla caccia, paragrafo 27 sopra. Si tratta in particolare della gestione del patrimonio cinegetico che prevede lei stessa a conservare delle popolazioni di selvaggina variata ed in buona salute ad un livello compatibile con la manutenzione delle terre e la cultura locale ed ad impedire che la selvaggina non causa dei danni. La Corte prende anche nota dell’argomento del Governo secondo che la caccia ha anche per scopo di prevenire la propagazione delle malattie animali. Parimenti, uno dei principali obiettivi del legge Verdeille in Francia era di favorire un “sfruttamento razionale della caccia, pure garantendo il rispetto dell’ambiente” (Chassagnou, precitata, § 78. La legge del Lussemburgo perseguiva degli obiettivi comparabili, a sapere “la gestione razionale del patrimonio cinegetico ed il mantenimento dell’equilibrio ecologico” (Schneider, precitata, § 34.
84. La Corte osserva inoltre che, alla differenza del legge Verdeille in Francia, la legge federale tedesca sulla caccia non sembra avere principalmente per scopo di servire gli interessi dei cacciatori (confrontare con Chassagnou, precitata, § 106), ma imponi alle persone che praticano privatamente la caccia di contribuire alla realizzazione di obiettivi di interesse pubblico, paragrafo 55 sopra. Ciò che è, questa legge concede ai cacciatori certi dritti, come quello di inseguire la selvaggina e di acquisire ne la proprietà, articolo 1 § 1 della legge federale sulla caccia-paragrafo 27 sopra. Ad ogni modo, la Corte stima che, anche se la legge sulla caccia contempla degli obblighi, non ne rimane meno che in Germania la caccio è praticata principalmente dagli individui a titolo di libertà, tutto come era il caso in Francia ed in Lussemburgo.
85. Avuto riguardo a ciò che precede, la Corte conclude che gli obiettivi previsti dalla legge tedesca non sono significativamente differenti di quelli che inseguivano le leggi francesi e del Lussemburgo precedentemente esaminate da lei.
ii. Superficie territoriale ed eccezioni all’obbligo di aderire ad un’associazione di caccia
86. La Grande Camera nota anche che la camera ed il Governo hanno legato un peso particolare all’argomento secondo che la legge tedesca sulla caccia si applica su tutto il territorio nazionale, paragrafi 43 e 56 sopra. Nota che il legge Verdeille si applicava a 29 dei 93 dipartimenti francesi riguardati e che era possibile estendere ne l’applicazione all’insieme del territorio francese (Chassagnou, precitata, §§ 78 e 84. In Lussemburgo come in Germania, la legge si applicava, in principio, su tutto il territorio nazionale. Tuttavia, dalla riforma del sistema federale tedesca entrata in vigore nel 2006, i Länder hanno la possibilità di regolamentare la caccia scostandosi della legge federale, articolo 72 della Legge fondamentale -paragrafo 25 sopra, anche se hanno scelto finora di conservare il sistema della caccia su tutte le terre che si prestano, paragrafo 58 sopra.
87. Queste tre leggi contemplano, o contemplavano, delle eccezioni territoriali per i terreni chiusi. In virtù dell’articolo 6 della legge federale sulla caccia, la caccia è sospesa sui terreni che non fanno parte di un distretto di caccia, le enclave-paragrafo 28 sopra, anche se resta possibile di incorporarli in un distretto di caccia che esiste, paragrafi 58 e 67 sopra. Si trova altre eccezioni nella vecchia legge francese e nella reale legge tedesca per le riserve naturali e le riserve di caccia (Chassagnou, precitata, § 58, e paragrafo 31 sopra, e nella vecchia legge del Lussemburgo per le case ed i giardini (Schneider, precitata, § 19. Nelle leggi francesi e del Lussemburgo, le strade e le strade ferrate erano escluse anche dei distretti di caccia (Chassagnou, precitata, § 46, e Schneider, precitata, § 19.
88. In ciò che riguarda le esenzioni personali, la legge francese escludeva i beni dello stato e non imponeva ai proprietari delle grande tenute di appartenere ad un’associazione di caccia (Chassagnou, precitata, § 116. Appare inoltre che questi grandi proprietari non erano obbligati di cacciare o di tollerare la caccia sulle loro terre (Chassagnou, precitata, § 92. Parimenti, la legge del Lussemburgo escludeva dei distretti di caccia tutti i terreni privati che appartengono alla Corona (Schneider, precitata, § 53. La legge tedesca sulla caccia è in quanto a lei applicabile dello stesso modo ai beni privati ed ai beni pubblici, paragrafo 30 sopra. C’è però una differenza di trattamento secondo la taglia del terreno, paragrafi 29 e 30 sopra.
89. Avuto riguardo a ciò che precede, la Corte stima che le differenze su questi punti tra le leggi comparate non saprebbero essere considerate come determinanti. L’applicazione della legge del Lussemburgo sulla totalità del territorio nazionale non l’ha impedita di concludere alla violazione dell’articolo 1 del Protocollo no 1 nel causa Schneider. Si potrebbe derivare la stessa conclusione per la Germania dato che, dal 1 settembre 2006, i Länder sono competenti per legiferare in materia di caccia e sono dunque oramai liberi di adottare delle regole differenti in questa tenuta. Si può dedurre che la pratica della caccia non deve essere regolata necessariamente in modo uniforme su tutto il territorio federale.
iii. Indennizzo dei proprietari fondiari
90. In ciò che riguarda in compenso l’indennizzo dei proprietari fondiari della pratica della caccia sulle loro terre, la Corte nota che la legge francese non accordava ai proprietari opposti alla caccia di indennizzo finanziario per l’obbligo di tollerare questa attività ma permetteva a tutti i membri di un’associazione di caccia di cacciare sull’insieme del territorio di questa (Chassagnou, precitata, § 82, mentre la legge tedesca contempla, siccome lo faceva la legge del Lussemburgo, la ridistribuzione proporzionale ai membri dell’associazione degli utili della locazione del diritto di caccia. Nella causa del Lussemburgo, la proprietaria richiesta aveva diritto a 3,25 EUR con anno (Schneider, precitata, § 49. In Germania, l’indennizzo è accordato solamente su domanda espressa ed appare ad ogni modo molto limitata, paragrafi 53 e 62 sopra. Infine, come la legge del Lussemburgo lo contemplava, la legge tedesca dispone che i proprietari hanno diritto ad essere indennizzati dei danni che causerebbero loro la selvaggina o l’esercizio della caccia (Schneider, precitata, § 37, e paragrafo 32 sopra.
91. Appare che nello specifico il richiedente non ha chiesto ad essere indennizzato, siccome ne aveva il diritto in virtù della legge tedesca, dell’obbligo nella quale si trovava di tollerare la caccia sulle sue terre. Ciò che è, la Corte stima che si accorda male con la nozione stessa di rispetto di un’obiezione etica di imporre alla persona riguardata di chiedere alle autorità un indennizzo di ciò che forma la sorgente stessa della sua obiezione. Uguale passo potrebbe in si passare per incompatibile con le convinzioni etiche in questione, paragrafi 12 e 53 sopra. Di più, per le ragioni di principio, la Corte prova delle reticenze dinnanzi all’argomento secondo che potrebbero essere scambiate contro un’indennità annua supposta compensare la perdita dell’uso del bene delle convinzioni personali profondamente si radicate, indennità che appare ad ogni modo molto modico (vedere, mutatis mutandis, Schneider, precitata, § 49.
92. Infine, la Corte osserva che la legge federale sulla caccia non permette per niente di tenere conto delle convinzioni etiche dei proprietari opposti alla caccia. Stima che i documenti prodotti dal Governo, paragrafo 24 sopra,-secondo che le terre del richiedente sarebbero affittate ad un agricultrice che li utilizzerebbe per alzare del bestiame destinato all’abbattimento-non sono sufficienti per gettare il dubbio sulla serietà delle convinzioni del richiedente, perché l’opposizione alla caccia non può essere assimilata all’opposizione all’abbattimento di animali per la consumazione umana. Di più, alla luce degli elementi di cui dispone, la Corte non vede di ragioni di mettere in questione la veracità dell’affermazione dell’interessato secondo la quale non ha visto mai di bestiame sulle sue terre, non ha dato mai l’autorizzazione di utilizzarli all

Testo Tradotto

Conclusion Violation de l’article 1 du Protocole n° 1 – Protection de la propriété (article 1 al. 1 du Protocole n° 1 – Respect des biens
article 1 al. 2 du Protocole n° 1 – Réglementer l’usage des biens)

GRANDE CHAMBRE

AFFAIRE HERRMANN c. ALLEMAGNE

(Requête no 9300/07)

ARRÊT

STRASBOURG

Le 26 juin 2012

Cet arrêt est définitif. Il peut subir des retouches de forme.

En l’affaire Herrmann c. Allemagne,
La Cour européenne des droits de l’homme, siégeant en une Grande Chambre composée de :
Nicolas Bratza, président,
Françoise Tulkens,
Josep Casadevall,
Nina Vajić,
Dean Spielmann,
Corneliu Bîrsan,
Boštjan M. Zupančič,
Khanlar Hajiyev,
Egbert Myjer,
David Thór Björgvinsson,
Nona Tsotsoria,
Nebojša Vučinić,
Angelika Nußberger,
Paulo Pinto de Albuquerque,
Linos-Alexandre Sicilianos,
Erik Møse,
André Potocki, juges,
et de Michael O’Boyle, greffier adjoint,
Après en avoir délibéré en chambre du conseil le 30 novembre 2011 et le 9 mai 2012,
Rend l’arrêt que voici, adopté à cette dernière date :
PROCÉDURE
1. A l’origine de l’affaire se trouve une requête (no 9300/07) dirigée contre la République fédérale d’Allemagne et dont un ressortissant de cet Etat, OMISSIS (« le requérant »), a saisi la Cour le 12 février 2007 en vertu de l’article 34 de la Convention de sauvegarde des droits de l’homme et des libertés fondamentales (« la Convention »).
2. Le requérant, qui est avocat et s’est à l’origine représenté lui-même, a ensuite été représenté par OMISSIS, avocat à Fribourg. Le gouvernement allemand (« le Gouvernement ») a été représenté par son agente, Mme A. Wittling-Vogel.
3. Dans sa requête, OMISSIS alléguait que son adhésion obligatoire à une association de chasse et l’obligation où il se trouvait d’autoriser la chasse sur sa propriété emportaient violation de ses droits garantis par les articles 1 du Protocole no 1 à la Convention et 9 de la Convention, tous deux pris isolément et combinés avec l’article 14 de la Convention, et par l’article 11 de la Convention.
4. La requête a été attribuée à la cinquième section de la Cour (article 52 § 1 du règlement de la Cour – « le règlement »). Le 20 janvier 2011, elle a été déclarée recevable pour autant qu’elle concernait les griefs tirés de l’article 1 du Protocole no 1, pris séparément et combiné avec l’article 14, et de l’article 9 de la Convention, et irrecevable quant au grief tiré de l’article 11 de la Convention, par une chambre de ladite section composée de Peer Lorenzen, président, Renate Jaeger, Rait Maruste, Isabelle Berro-Lefèvre, Mirjana Lazarova Trajkovska, Zdravka Kalaydjieva et Ganna Yudkivska, juges, ainsi que de Claudia Westerdiek, greffière de section. La chambre a ensuite rendu un arrêt dans lequel elle a conclu, par quatre voix contre trois, à la non-violation de l’article 1 du Protocole no 1, pris séparément et combiné avec l’article 14 de la Convention. Elle a également conclu, par six voix contre une, à la non-violation de l’article 9 de la Convention. Les juges Lorenzen, Berro-Lefèvre et Kalaydjieva ont exprimé une opinion dissidente commune. La juge Kalaydjieva a en outre exprimé une opinion dissidente individuelle. Le texte de ces deux opinions se trouve joint à l’arrêt.
5. Le 13 mars 2011, le requérant a sollicité le renvoi de l’affaire devant la Grande Chambre en vertu de l’article 43 de la Convention. Le 20 juin 2011, un collège de la Grande Chambre a fait droit à cette demande.
6. La composition de la Grande Chambre a été arrêtée conformément aux articles 26 §§ 4 et 5 de la Convention et 24 du règlement.
7. Tant le requérant que le Gouvernement ont déposé des observations écrites complémentaires (article 59 § 1 du règlement). Des tierces observations ont également été reçues des associations Bundesarbeitsgemeinschaft der Jagdgenossenschaften und Eigenjagdbesitzer (BAGJE) et Deutscher Jagdschutz-Verband e.V. (DJV), ainsi que du Centre européen pour le droit et la justice, que le président avait autorisés à intervenir dans la procédure écrite (articles 36 § 2 de la Convention et 44 § 3 du règlement de la Cour).
8. Une audience s’est déroulée en public au Palais des droits de l’homme, à Strasbourg, le 30 novembre 2011 (article 59 § 3 du règlement).

Ont comparu :
OMISSIS

9. Le requérant était également présent à l’audience. La Cour a entendu en leurs déclarations ainsi qu’en leurs réponses aux questions posées par les juges M. Kleine-Cosack et Mme Schmahl. Le Gouvernement et le requérant ont communiqué des informations complémentaires par écrit.
EN FAIT
I. LES CIRCONSTANCES DE L’ESPÈCE
10. Le requérant est né en 1955 et réside à Stutensee.
A. Les terrains du requérant
11. En vertu de la loi fédérale sur la chasse (Bundesjagdgesetz), les propriétaires de terrains de chasse d’une surface inférieure à 75 hectares sont, de droit, membres d’une association de chasse (Jagdgenossenschaft), tandis que les propriétaires de terres plus vastes gèrent leur propre district de chasse. Le requérant possède dans le Land de Rhénanie-Palatinat deux fonds d’une superficie de moins de 75 hectares chacun, dont il a hérité en 1993 au décès de sa mère. Il est donc, de droit, membre d’une association de chasse, en l’occurrence celle de la commune de Langsur.
B. Les demandes formées par le requérant devant les autorités administratives et judiciaires
12. Le 14 février 2003, le requérant, qui est opposé à la chasse pour des motifs d’ordre éthique, invita l’autorité de la chasse à le radier de l’association de chasse. L’autorité rejeta sa demande au motif que son adhésion était imposée par la loi et qu’il n’existait pas de disposition prévoyant pareille possibilité de radiation.
13. Le requérant engagea une procédure devant le tribunal administratif de Trêves. Invoquant notamment l’arrêt rendu par la Cour en l’affaire Chassagnou et autres c. France ([GC], nos 25088/94, 28331/95 et 28443/95, CEDH 1999 III), il priait le tribunal d’établir qu’il n’était pas membre de l’association de chasse de Langsur.
14. Le 14 janvier 2004, le tribunal administratif débouta le requérant, considérant que la loi fédérale sur la chasse ne violait pas ses droits. Concernant l’arrêt Chassagnou, il estima que la situation en Allemagne différait de celle qui prévalait en France. Il observa notamment que, du fait de leur adhésion à une association de chasse, les propriétaires allemands de terrains de chasse étaient en mesure d’influer sur les décisions prises quant aux modalités d’exercice du droit de chasse, qu’ils avaient en outre le droit de percevoir une part des bénéfices découlant de l’exercice de ce droit, et que tous les propriétaires de terrains trop petits pour permettre une bonne gestion du droit de chasse étaient membres d’une association de chasse. Le tribunal releva également que les associations de chasse ne se bornaient pas à défendre les intérêts des personnes pratiquant la chasse comme un loisir mais leur imposaient aussi certaines obligations servant l’intérêt général, notamment celles de gérer le patrimoine cynégétique pour préserver la variété et la bonne santé des populations de gibier et d’empêcher que les animaux sauvages ne causent des dégâts. Il observa que ces associations devaient aussi respecter certains quotas fixés par les autorités pour la chasse au gibier. Enfin, il rappela que ces obligations s’appliquaient également aux propriétaires de terrains de chasse de plus de 75 hectares, nonobstant le fait que ces domaines plus vastes n’étaient pas regroupés en districts de chasse communs.
15. Le 13 juillet 2004 et le 14 avril 2005 respectivement, la cour administrative d’appel de Rhénanie-Palatinat et la Cour administrative fédérale rejetèrent les recours formés par le requérant pour des motifs identiques à ceux avancés par le tribunal administratif.
C. La décision de la Cour constitutionnelle fédérale
16. Le 13 décembre 2006, la Cour constitutionnelle fédérale décida de ne pas retenir le recours constitutionnel que lui avait soumis le requérant (décision no 1 BvR 2084/05). Elle jugea d’emblée que les dispositions de la loi sur la chasse ne violaient pas le droit de l’intéressé au respect de ses biens mais en définissaient et en limitaient l’exercice de façon proportionnée, qu’elles visaient des buts légitimes, qu’elles étaient nécessaires et qu’elles n’imposaient pas une charge excessive aux propriétaires terriens.
17. La haute juridiction expliqua que, lorsqu’il définissait la teneur et les limites du droit de propriété, le législateur devait mettre en balance l’intérêt légitime des propriétaires et l’intérêt général et, en particulier, respecter les principes de proportionnalité et d’égalité de traitement. Elle précisa que les restrictions imposées à l’exercice du droit de propriété ne devaient pas empiéter sur la substance du droit protégé et que, par ailleurs, la marge d’appréciation accordée au législateur était fonction du contexte : plus l’intérêt de la société était fort, plus la marge d’appréciation était ample.
18. Appliquant ces principes au cas d’espèce, la Cour constitutionnelle fédérale considéra que l’obligation pour le requérant d’appartenir à une association de chasse ne violait pas son droit de propriété car la substance de ce droit n’était pas touchée. Pour la haute juridiction, la loi fédérale sur la chasse visait des buts légitimes, à savoir la protection du gibier de manière adaptée à la vie rurale et à la culture locale et la préservation de la variété et de la bonne santé de la faune – objectifs relevant de la notion de « gestion et protection du patrimoine cynégétique » (Hege) –, et la gestion du gibier y était envisagée non seulement comme un moyen d’empêcher que les animaux sauvages ne causent des dégâts mais encore comme un outil de prévention de toute gêne à l’agriculture, à la sylviculture et à la pêche, buts qu’elle estimait servir l’intérêt général.
19. La Cour constitutionnelle fédérale estima que la mise en place d’une obligation d’appartenance à une association de chasse constituait une mesure adéquate et nécessaire pour atteindre ces buts. Se référant au paragraphe 79 de l’arrêt Chassagnou (précité), elle observa que la Cour avait reconnu qu’il était assurément dans l’intérêt général d’éviter une pratique anarchique de la chasse et de favoriser une gestion rationnelle du patrimoine cynégétique. A son avis, la mesure était également proportionnée : l’impact sur le droit de propriété n’était pas particulièrement notable et ne prenait pas le pas sur l’intérêt général que représentait une gestion rationnelle du patrimoine cynégétique ; de plus, la loi fédérale sur la chasse conférait à tout membre d’une association de chasse le droit de participer à la prise de décisions au sein de l’association et de percevoir une part des bénéfices tirés de la location du droit de chasse.
20. La Cour constitutionnelle jugea en outre qu’il n’y avait pas violation de la liberté de conscience du requérant. Elle observa qu’au paragraphe 114 de l’arrêt Chassagnou, la Cour avait admis que les convictions des requérants atteignaient un certain degré de force, de cohérence et d’importance et méritaient donc le respect dans une société démocratique. Sans se prononcer sur le point de savoir si cette appréciation valait pour OMISSIS, elle accepta de partir du principe que tel était le cas, considérant qu’en tout état de cause il n’y avait pas violation de l’article 4 de la Loi fondamentale (paragraphe 25 ci-dessous). Elle doutait qu’il y eût une ingérence dans le droit du requérant à la liberté de conscience mais estimait que, même à supposer que ce fût le cas, l’ingérence éventuelle n’était pas particulièrement grave : le requérant n’étant pas forcé de participer lui-même à la chasse et n’ayant pas à prendre de décision à cet égard, il n’était pas, selon elle, soumis à un conflit de conscience. Elle précisa de surcroît que le droit d’un individu à la liberté de conscience n’englobait pas un droit à obtenir que l’ordre juridique tout entier fût soumis à ses propres principes éthiques, que si l’ordre juridique conférait à plusieurs personnes le droit d’exploiter un certain bien, la conscience du propriétaire ne l’emportait pas nécessairement sur les droits constitutionnels des autres titulaires de ce droit, et que si les terres du requérant – et celles des autres propriétaires opposés à la chasse – étaient retirées des districts de chasse communs en raison des convictions de leurs propriétaires, l’ensemble du système de propriété foncière et de gestion du patrimoine cynégétique serait mis en péril. La haute juridiction conclut qu’en l’espèce, le droit à la liberté de conscience ne l’emportait pas sur l’intérêt général.
21. Elle considéra par ailleurs que le grief du requérant ne relevait pas du droit à la liberté d’association étant donné que les associations de chasse allemandes étaient des organismes de droit public. Elle estima à cet égard que dès lors que les associations de chasse étaient dotées de prérogatives administratives, réglementaires et disciplinaires et qu’elles étaient intégrées aux structures de l’Etat, il ne faisait aucun doute que cette qualification d’organismes de droit public ne leur avait pas été conférée dans le simple but de les soustraire à la portée de l’article 11 de la Convention.
22. La Cour constitutionnelle fédérale jugea qu’il n’y avait pas non plus violation du droit du requérant à l’égalité de traitement. Elle estima que les juridictions administratives avaient avancé des motifs pertinents à l’appui de la distinction établie entre les propriétaires de terres de moins de 75 hectares et ceux de domaines de plus de 75 hectares (paragraphe 11 ci-dessus). Elle rappela que, contrairement à la loi française, que la Cour avait examinée dans l’arrêt Chassagnou, la loi fédérale sur la chasse s’appliquait à la totalité du territoire allemand et s’imposait à tous les propriétaires terriens, les propriétaires de domaines de plus de 75 hectares ayant les mêmes obligations en matière de gestion du gibier que ceux qui étaient membres d’une association de chasse.
23. Enfin, la Cour constitutionnelle fédérale observa que les juridictions administratives avaient pris en compte l’arrêt Chassagnou et mis en lumière les différences existant entre la loi allemande et la loi française qui était en vigueur à l’époque.
D. L’utilisation faite des terrains du requérant
24. Invité par le président de la Grande Chambre à communiquer à la Cour des informations supplémentaires sur l’utilisation réellement faite des terrains appartenant au requérant, le Gouvernement a produit une déclaration de l’agricultrice qui loue les terres agricoles dont font partie les terrains du requérant. Celle-ci y indiquait qu’elle utilisait les terres en question pour y élever du bétail destiné à l’abattage, ce que le maire de Langsur a confirmé dans une déclaration écrite. Le requérant indique pour sa part qu’il s’est rendu sur les lieux plusieurs fois au cours des dernières années sans jamais y voir de bétail. Il n’aurait jamais donné l’autorisation d’utiliser ses terres aux fins en question et n’hésiterait pas, le cas échéant, à engager une action en justice contre tout abus éventuel.
II. LE DROIT INTERNE PERTINENT
A. La Loi fondamentale
25. La Loi fondamentale dispose :
Article 4
[Liberté de croyance et de conscience]
« 1) La liberté de croyance et de conscience et la liberté de professer des croyances religieuses et philosophiques sont inviolables.
(…) »
Article 14
[Propriété, droit d’héritage et expropriation]
« 1) La propriété et le droit d’héritage sont garantis. Leur contenu et leurs limites sont fixés par la loi.
2) La propriété emporte des obligations. Son usage doit contribuer en même temps au bien de la collectivité.
(…) »
Article 20a
(dans sa version en vigueur depuis le 1er août 2002)
[Protection des fondements naturels de la vie et des animaux]
« Assumant ainsi également sa responsabilité envers les générations futures, l’Etat protège les fondements naturels de la vie et les animaux par l’exercice du pouvoir législatif, dans le cadre de l’ordre constitutionnel, et par l’exercice des pouvoirs exécutif et judiciaire, dans le respect de la loi et du droit. »
Article 72
(dans sa version en vigueur depuis le 1er septembre 2006)
[Compétence législative concurrente]
« 1) Dans le domaine de la compétence législative concurrente, les Länder ont le pouvoir de légiférer aussi longtemps et pour autant que la Fédération n’a pas fait usage de sa compétence législative en adoptant une loi.
2) (…)
3) Lorsque la Fédération a fait usage de sa compétence législative, les Länder peuvent adopter des dispositions législatives qui s’écartent des lois fédérales en matière de :
1. chasse (sauf en ce qui concerne les permis de chasse) ;
(…)
Les lois fédérales dans ces domaines entrent en vigueur au plus tôt six mois après leur promulgation, sauf dispositions contraires adoptées avec l’approbation du Bundesrat. Pour ce qui concerne le rapport entre la législation fédérale et la législation des Länder dans les matières visées à la première phrase, la loi la plus récente l’emporte. »
B. Le code civil
26. L’article 960 § 1 (1) du code civil dispose :
« Les animaux sauvages n’ont pas de propriétaire tant qu’ils ne sont pas en captivité. (…) »
C. La loi fédérale sur la chasse
27. L’article 1 de la loi fédérale sur la chasse (Bundesjagdgesetz) se lit ainsi :
« 1) Le droit de chasse comprend le droit exclusif de protéger, chasser et acquérir du gibier sauvage dans une zone donnée. Il est lié à l’obligation de gérer et protéger le patrimoine cynégétique (Pflicht zur Hege).
2) La gestion du patrimoine cynégétique vise à conserver des populations de gibier variées et en bonne santé à un niveau compatible avec l’entretien des terres et la culture locale et à empêcher que le gibier ne cause des dégâts (…)
3) Les individus pratiquant la chasse sont tenus de respecter les normes communément admises des principes éthiques allemands régissant la chasse (deutsche Weidgerechtigkeit).
4) La chasse consiste à rechercher, poursuivre, tuer ou attraper du gibier sauvage.
(…) »
28. La loi fédérale sur la chasse établit une distinction entre le droit de chasse (Jagdrecht) et l’exercice du droit de chasse (Ausübung des Jagdrechts). Un propriétaire a le droit de chasse sur ses terres. L’exercice de ce droit est réglementé par les dispositions ci-dessous de la loi.
Article 4
« Le droit de chasse s’exerce soit dans les districts de chasse privés (article 7) soit dans les districts de chasse communs (article 8). »
Article 6
(terrains clos, suspension de la chasse)
« La chasse est suspendue sur les terrains qui ne font pas partie d’un district de chasse et sur les terrains clos (befriedete Bezirke). Un exercice limité du droit de chasse peut y être autorisé. La présente loi ne s’applique pas aux jardins zoologiques. »
29. L’article 7 dispose notamment que les parcelles d’une surface minimale de 75 hectares pouvant être exploitées pour l’agriculture, la sylviculture ou la pêche et appartenant à un propriétaire unique constituent un district de chasse privé.
30. L’article 8 prévoit que toutes les terres qui ne font pas partie d’un district de chasse privé forment un district de chasse commun si elles représentent au total une surface de 150 hectares au moins. Les propriétaires de terrains relevant d’un district de chasse commun sont, de droit, membres d’une association de chasse, conformément aux dispositions ci-dessous :
Article 9 § 1
« Les propriétaires de terres appartenant à un district de chasse commun forment une association de chasse. Les propriétaires de terres sur lesquelles la chasse est interdite n’appartiennent pas à une association de chasse. »
Article 10
« 1) L’association de chasse exploite en général le droit de chasse en le louant, le cas échéant aux seuls membres de l’association.
2) L’association de chasse est autorisée à louer le droit de chasse de sa propre initiative. Avec l’accord de l’autorité compétente, elle peut décider de suspendre la chasse (Ruhen der Jagd).
3) L’association décide de l’utilisation qui sera faite des bénéfices dégagés par la chasse. Si elle décide de ne pas les distribuer aux propriétaires des terrains de chasse en fonction de la surface qu’ils possèdent, tout propriétaire contestant cette décision peut réclamer sa part. (…) »
31. La pratique de la chasse est régie par les règles suivantes :
Article 20
« 1) La chasse est interdite dans les zones où sa pratique aurait pour effet, en raison de circonstances particulières, de troubler l’ordre ou la sécurité publics ou de mettre en danger la vie humaine.
2) La pratique de la chasse dans les zones où la nature et la faune sauvage sont protégées et dans les parcs nationaux et réserves naturelles est réglementée par chaque Land. »
Article 21 § 1
« L’abattage du gibier est réglementé de manière à garantir pleinement l’intérêt légitime qu’il y a à protéger l’agriculture, la pêche et la sylviculture des dégâts causés par les animaux sauvages dans le respect des nécessités de la protection de la nature et de la préservation du paysage. A l’intérieur de ces limites, la réglementation de l’abattage du gibier contribue au maintien d’une population suffisante et en bonne santé de toutes les espèces locales de gibier et, en particulier, à la protection des espèces menacées. »
32. La responsabilité en cas de dommages causés par le gibier est régie par la disposition ci-dessous :
Article 29 § 1
« Si un terrain appartenant ou incorporé à un district de chasse commun est endommagé par du gibier à sabots fendus, des lapins de garenne ou des faisans, l’association de chasse indemnise le propriétaire du terrain. Le coût de l’indemnisation est supporté par les membres de l’association au prorata de la taille de leurs parcelles respectives. Si le locataire du droit de chasse s’est engagé à assumer tout ou partie de la responsabilité découlant des dommages causés par le gibier, c’est lui qui indemnise. L’association de chasse reste néanmoins tenue d’indemniser la personne lésée si celle-ci ne parvient pas à obtenir réparation auprès du locataire du droit de chasse. »
D. La loi sur la chasse du Land de Rhénanie-Palatinat
33. En ses dispositions pertinentes, la loi sur la chasse du Land de Rhénanie-Palatinat – celui où se situent les terres du requérant – est ainsi libellée :
Article 7
« 1) Une association de chasse est un organisme de droit public soumis au contrôle de l’Etat, lequel est exercé par l’autorité de chasse locale (…) Chaque association de chasse doit établir ses propres statuts internes (Satzung). Ces statuts doivent être approuvés par l’autorité de contrôle, sauf s’ils sont conformes à un modèle émis par l’autorité supérieure de la chasse, auquel cas ils doivent être notifiés à l’autorité de chasse locale. Si une association de chasse n’établit pas ses statuts dans un délai d’un an après l’émission du modèle, l’autorité de contrôle les établit et les publie (…) aux frais de l’association.
(…)
4) Les avis de sommes à payer (Umlageforderungen) sont exécutés conformément aux dispositions de la loi sur l’exécution des actes administratifs. L’exécution est effectuée par le Trésor public de la commune à laquelle l’association est rattachée. (…) »
III. DROIT COMPARÉ
34. Les recherches menées par la Cour sur les législations de quarante Etats membres du Conseil de l’Europe montrent que l’adhésion à une association de chasse est facultative dans trente-quatre pays (Albanie, Azerbaïdjan, Belgique, Bosnie-Herzégovine, Bulgarie, Chypre, Croatie, Espagne, Estonie, « ex-République yougoslave de Macédoine », Finlande, Grèce, Hongrie, Irlande, Italie, Lettonie, Lituanie, Luxembourg, Malte, Moldova, Monténégro, Pays-Bas, Pologne, Portugal, République tchèque, Roumanie, Royaume-Uni, Russie, Saint-Marin, Serbie, Slovaquie, Slovénie, Turquie et Ukraine). En Autriche, en France et en Suède, pareille adhésion est en principe obligatoire. En Géorgie et en Suisse, la législation ne contient pas de dispositions sur les associations de chasse. Enfin, la chasse n’est pas pratiquée à Monaco.
35. Il existe des différences considérables entre les législations de ces Etats quant à l’obligation pour les propriétaires fonciers de tolérer la chasse sur leurs terres. Sur les trente-neuf Etats membres étudiés dans lesquels la chasse est pratiquée, dix-huit (Albanie, Azerbaïdjan, Belgique, Estonie, « ex-République yougoslave de Macédoine », Finlande, Géorgie, Hongrie, Irlande, Lettonie, Lituanie, Luxembourg, Malte, Moldova, Pays-Bas, Portugal, Royaume-Uni et Ukraine) n’obligent pas les propriétaires fonciers à tolérer la chasse et dix-huit (Autriche, Bosnie-Herzégovine, Bulgarie, Chypre, Croatie, Espagne, Grèce, Italie, Monténégro, Pologne, Roumanie, Russie, Saint-Marin, Serbie, Slovaquie, Slovénie, Suède et Turquie) le font. Toutefois, les uns comme les autres prévoient des exceptions plus ou moins larges aux règles qu’ils appliquent. En France et en République tchèque, l’obligation de tolérer la chasse dépend des circonstances propres au terrain et de décisions administratives. En Suisse, il n’existe pas de loi régissant cette obligation.
36. Dans quatre Etats membres, la législation ou la jurisprudence ont été modifiées à la suite de l’adoption de l’arrêt Chassagnou (précité). En France, la loi Voynet du 26 juillet 2000 prévoit que les propriétaires fonciers qui sont opposés à la chasse pour des raisons éthiques peuvent, sous certaines conditions, demander leur radiation d’une association de chasse. En Lituanie, l’article 13 § 2 de la loi sur la chasse a cessé de s’appliquer le 19 mai 2005, à la suite d’un arrêt de la Cour constitutionnelle. Cette disposition permettait aux propriétaires fonciers de s’opposer à la chasse sur leurs terres uniquement dans les cas où cette pratique risquait d’endommager leurs cultures ou leurs forêts. Au Luxembourg, après l’adoption des arrêts Schneider c. Luxembourg (no 2113/04, 10 juillet 2007) et Chassagnou (précité), la loi sur la chasse du 20 juillet 1929 a été abrogée et remplacée par une nouvelle loi, entrée en vigueur le 31 mai 2011, qui prévoit que les propriétaires fonciers opposés à la chasse sur leurs terres peuvent, sous certaines conditions, demander de ne pas faire partie d’une association de chasse. En République tchèque, enfin, la Cour constitutionnelle a jugé le 13 décembre 2006 que l’autorité administrative devait décider si des terres pouvaient être incluses dans un district de chasse en soupesant les différents intérêts en jeu à la lumière des principes énoncés dans l’arrêt Chassagnou.
EN DROIT
I. L’OBJET DU LITIGE DEVANT LA GRANDE CHAMBRE
37. Dans ses observations devant la Grande Chambre, le requérant réitère son grief tiré de l’article 11 de la Convention pris séparément et combiné avec l’article 14. A titre subsidiaire, il se plaint, sous l’angle de l’article 8 de la Convention, d’être obligé d’adhérer à une association de chasse.
38. La Cour rappelle que l’« affaire » renvoyée devant la Grande Chambre est la requête telle qu’elle a été déclarée recevable par la chambre (voir, parmi beaucoup d’autres, K. et T. c. Finlande [GC], no 25702/94, §§ 140-141, CEDH 2001-VII, D.H. et autres c. République tchèque [GC], no 57325/00, § 109, CEDH 2007-IV, et Taxquet c. Belgique [GC], no 926/05, § 61, CEDH 2010). Cela signifie que la Grande Chambre peut se pencher sur la totalité de l’affaire dans la mesure où elle a été déclarée recevable ; en revanche, elle ne peut pas examiner les parties de la requête que la chambre a déclarées irrecevables (Syssoyeva et autres c. Lettonie (radiation) [GC], no 60654/00, §§ 59-62, CEDH 2007 I, et Kurić et autres c. Slovénie [GC], no 26828/06, § 235, 26 juin 2012).
39. Partant, la Cour n’a en l’espèce plus compétence pour examiner le grief tiré de l’article 11 de la Convention, pris séparément ou combiné avec l’article 14, ce grief ayant été déclaré irrecevable par la chambre (paragraphe 4 ci-dessus). Il en va de même du grief tiré de l’article 8 de la Convention, le requérant n’ayant pas invoqué cette disposition devant la chambre.
II. SUR LA VIOLATION ALLÉGUÉE DE L’ARTICLE 1 DU PROTOCOLE No 1
40. Le requérant se plaint de l’obligation qui lui est faite de tolérer l’exercice du droit de chasse sur son fonds. Il y voit une violation de son droit au respect de ses biens tel que garanti par l’article 1 du Protocole no 1 à la Convention, ainsi libellé :
« Toute personne physique ou morale a droit au respect de ses biens. Nul ne peut être privé de sa propriété que pour cause d’utilité publique et dans les conditions prévues par la loi et les principes généraux du droit international.
Les dispositions précédentes ne portent pas atteinte au droit que possèdent les Etats de mettre en vigueur les lois qu’ils jugent nécessaires pour réglementer l’usage des biens conformément à l’intérêt général ou pour assurer le paiement des impôts ou d’autres contributions ou des amendes. »
A. L’arrêt de la chambre
41. La chambre a jugé que l’obligation faite au requérant d’autoriser la chasse sur sa propriété constituait une atteinte au droit de l’intéressé au respect de ses biens, mais que cette atteinte était justifiée au regard du second alinéa de l’article 1 du Protocole no 1 à la Convention. Elle a observé d’emblée que la loi fédérale sur la chasse visait à conserver des populations de gibier variées et en bonne santé à un niveau compatible avec l’entretien des terres et la culture locale et à empêcher que le gibier ne cause des dégâts. Elle a reconnu qu’il s’agissait là d’objectifs servant l’intérêt général.
42. Concernant la proportionnalité de l’ingérence, la chambre a pris note de l’importance que la loi en cause accordait au maintien d’une faune saine dans le respect des conditions écologiques et économiques. Elle a considéré que, même s’il apparaissait que la chasse était principalement pratiquée par des individus pendant leur temps libre, la loi sur la chasse ne pouvait être vue comme ayant pour seul objectif de permettre à certains individus de pratiquer une activité de loisir.
43. Pour ce qui est de la nécessité de la mesure en cause, la chambre a observé que la loi allemande s’appliquait sur tout le territoire national et n’exemptait aucun propriétaire public ou privé d’un fonds se prêtant a priori à la chasse de l’obligation de tolérer cette activité sur son domaine, à la différence des textes de loi examinés dans les affaires Chassagnou et Schneider (précitées). Par ailleurs, elle a estimé que les exceptions à la règle de la chasse sur toutes les terres qui s’y prêtent étaient suffisamment justifiées par l’intérêt général et les intérêts liés à la chasse et ne remettaient donc pas en cause ce principe en tant que tel.
44. Enfin, la chambre a noté que le requérant avait le droit de percevoir une partie des bénéfices tirés de la location du droit de chasse calculée au prorata de la taille de sa propriété. Elle a estimé que si la somme à laquelle il pouvait prétendre à ce titre n’était guère substantielle, ce mode de fonctionnement empêchait que d’autres individus ne tirent financièrement profit de l’usage de ses terres.
45. Eu égard à l’ample marge d’appréciation reconnue aux Etats contractants dans le domaine considéré, qui leur permet de prendre en compte les conditions particulières prévalant dans leur pays, la chambre a conclu à la non-violation de l’article 1 du Protocole no 1 (paragraphes 45-56 de l’arrêt de la chambre).
B. Thèses des parties
1. Le requérant
46. Le requérant soutient que les limitations imposées par la loi fédérale sur la chasse à l’utilisation de son fonds sont disproportionnées. Le législateur allemand n’aurait pas ménagé un juste équilibre entre son intérêt à jouir de l’usage de ses biens et l’intérêt général allégué à pratiquer la chasse. Etant le seul propriétaire au sein de l’association de chasse à s’opposer à cette activité, il serait concrètement dans l’impossibilité d’empêcher la location du droit de chasse.
47. Les circonstances de l’espèce ressembleraient à celles des affaires Chassagnou et Schneider (précitées) et devraient donc mener la Cour aux mêmes conclusions que celles auxquelles elle est parvenue dans ces affaires. En effet, les buts visés par les autorités françaises et luxembourgeoises auraient été très proches de ceux poursuivis en l’espèce par le législateur allemand.
48. La notion de gestion et protection du patrimoine cynégétique (Hege) daterait du Troisième Reich. Elle ne viserait pas à protéger le gibier. Des recherches scientifiques récentes auraient démontré que les animaux sauvages sont soumis à un mécanisme d’autorégulation et qu’une chasse excessive augmente même les effectifs de certaines espèces. Par ailleurs, les accidents de la route touchant des animaux sauvages seraient dans la majorité des cas provoqués par la chasse. En outre, la chasse ne respecterait nullement le besoin de protéger les espèces rares et menacées.
49. En Allemagne, la chasse serait en réalité pratiquée comme une activité de loisir. De nombreuses espèces telles que les oiseaux de proie seraient chassées sans aucune nécessité écologique ou économique. La chasse ne pourrait pas être considérée comme ayant un impact positif sur des questions d’intérêt général. La protection éthique des animaux serait garantie par l’article 20a de la Loi fondamentale (paragraphe 25 ci-dessus), alors que le droit de chasse ne serait protégé ni par la Loi fondamentale ni par la Convention.
50. Les mesures prévues par la législation sur la chasse ne seraient en aucun cas nécessaires au contrôle de l’usage des biens conformément à l’intérêt général, comme le démontreraient les nombreuses exceptions à l’obligation de tolérer la chasse prévues dans la loi fédérale sur la chasse, en particulier pour les zones ne relevant pas d’un district de chasse (par exemple les enclaves situées dans des districts de chasse privés). En outre, l’autorité de la chasse pourrait autoriser la suspension de la chasse, et les Länder seraient habilités à créer des zones non soumises au droit de chasse, ce qu’ils auraient déjà fait, notamment en créant de vastes réserves naturelles dans lesquelles la chasse serait interdite ou ne serait autorisée que dans des circonstances tout à fait exceptionnelles.
51. Etant donné que l’Allemagne ne compterait que 358 000 chasseurs et que ceux-ci ne chasseraient qu’à titre occasionnel pendant leurs loisirs, il serait impossible en pratique de soumettre l’intégralité du territoire allemand à la chasse. De plus, depuis la réforme du système fédéral intervenue en Allemagne en 2006, les Länder seraient libres de réglementer la chasse de leur propre initiative, voire de l’interdire totalement.
52. Le requérant conteste l’argument du Gouvernement selon lequel la situation en Allemagne différerait de celles prévalant en France, au Luxembourg ou dans d’autres Etats membres. En Allemagne, la densité moyenne de la population serait de 230 habitants au kilomètre carré et serait même bien inférieure à cette valeur dans bon nombre de Länder. Ainsi, dans le Land de Rhénanie-Palatinat, où se trouvent ses terres, elle serait de 203 habitants au kilomètre carré, soit un chiffre très proche de celui du Luxembourg (189 habitants au kilomètre carré). L’intéressé souligne à cet égard que ses terres ne sont situées qu’à deux kilomètres de la frontière luxembourgeoise. De plus, de nombreux Etats parties à la Convention n’auraient pas d’associations de chasse et ne connaîtraient pourtant aucun problème de surpopulation d’animaux sauvages.
53. Enfin, la mesure litigieuse serait disproportionnée. Le requérant ne disposerait d’aucun moyen effectif d’empêcher la pratique de la chasse sur ses terres. De plus, il n’aurait pas été indemnisé de l’obligation de tolérer cette activité sur sa propriété. Compte tenu de ses convictions éthiques, la souffrance psychologique qu’il subirait du fait de cette activité ne pourrait d’ailleurs pas être compensée par une indemnité pécuniaire – qui ne représenterait de toute façon qu’une somme modique. A cet égard, le requérant s’appuie sur l’arrêt Schneider (précité, § 49), suivant lequel une indemnité pécuniaire ne serait pas compatible avec des motivations éthiques telles que celles qu’il invoque.
2. Le Gouvernement
54. Le Gouvernement admet que l’obligation faite au requérant de tolérer la chasse sur ses terres, au mépris de ses convictions, entraîne une ingérence dans l’exercice par l’intéressé des droits garantis par l’article 1 du Protocole no 1. Il ajoute toutefois qu’en Allemagne – à la différence de la France et du Luxembourg, où le droit de chasse serait complètement transféré aux associations de chasse – le propriétaire foncier demeure titulaire du droit de chasse et n’est donc privé d’aucun bien, mais est seulement tenu de céder l’exercice du droit de chasse. Les biens fonciers détenus par des particuliers, qui seraient limités en quantité, présenteraient un intérêt social particulier qui autoriserait le législateur à en limiter l’usage dans l’intérêt général.
55. A la différence de la loi Verdeille en France, la loi fédérale sur la chasse en vigueur en Allemagne n’aurait pas pour but de protéger les activités de loisirs des chasseurs ni même de donner à des individus la possibilité de participer à la chasse en groupe, mais viserait exclusivement des buts d’intérêt général. La législation allemande sur la chasse serait ainsi véritablement différente des lois française et luxembourgeoise. Cela ressortirait à l’évidence de la notion de Hege, qui irait au-delà de la simple gestion de la chasse pour englober la protection du patrimoine cynégétique en général. Le droit de chasse irait de pair avec l’obligation de maintenir un patrimoine cynégétique varié et en bonne santé tout en en régulant les effectifs afin d’empêcher que le gibier n’endommage les cultures et les forêts. Il serait particulièrement important de contrôler le nombre d’animaux sauvages dans un pays aussi densément peuplé que l’Allemagne, par exemple pour empêcher que les maladies animales ne se propagent ou que le gibier ne provoque des dégâts.
56. Le système d’associations de chasse mis en place en Allemagne vaudrait pour tous les fonds, y compris ceux appartenant à l’Etat, et serait cohérent. Contrairement à la France, l’Allemagne appliquerait le principe de la chasse sur toutes les terres qui s’y prêtent sur l’ensemble du territoire fédéral. Il serait essentiel que la chasse soit exercée sur la totalité des terres qui se prêtent à cette activité, car les animaux sauvages ne s’arrêteraient pas aux limites des districts et se mettraient à l’abri dans les zones où la chasse ne serait pas pratiquée. Le fait de soustraire certaines zones au système de chasse aboutirait à une fragmentation des districts de chasse en une multitude de petites parcelles, ce qui irait à l’encontre du principe d’uniformité de la gestion et de la protection du patrimoine cynégétique.
57. Contrairement à ce que prévoirait la loi luxembourgeoise, l’obligation de chasser vaudrait aussi pour les domaines de grande taille. Le Gouvernement précise que, même si les propriétaires de fonds de plus de 75 hectares ne sont pas, de droit, membres d’une association de chasse, ils sont néanmoins tenus de réguler le patrimoine cynégétique, et donc de chasser, tout comme les propriétaires de terres appartenant à un district de chasse commun.
58. Cette règle ne souffrirait que quelques rares exceptions, toutes fondées sur des intérêts généraux prépondérants. Ainsi, la chasse serait certes suspendue dans les zones ne faisant pas partie d’un district de chasse, mais seul un petit nombre de surfaces relèveraient de cette disposition, et elles finiraient en général par être intégrées dans d’autres districts de chasse. L’autorité de la chasse n’accorderait une suspension de la chasse que dans des cas exceptionnels et pour des motifs liés à la gestion et à la protection du patrimoine cynégétique. Même dans les réserves naturelles, la chasse ne serait pas totalement interdite mais serait réglementée en fonction d’objectifs de conservation spécifiques. La réforme du système fédéral n’aurait pas modifié cette situation, puisque tous les Länder auraient opté pour le maintien du système de la chasse sur toutes les terres qui s’y prêtent.
59. Le fait que d’autres pays n’aient pas d’associations de chasse ne signifierait pas que les propriétaires fonciers ne doivent pas y tolérer la chasse sur leurs terres, puisque ces autres Etats devraient eux aussi trouver les moyens de respecter leurs obligations conventionnelles internationales en matière de protection des espèces et de la faune. Le mécanisme naturel d’autorégulation des animaux sauvages aurait cessé de fonctionner dans les régions d’Europe centrale densément peuplées et exploitées.
60. Les règles énoncées dans la loi allemande seraient nécessaires, car il n’y aurait pas de moyen moins intrusif de parvenir aussi bien au but recherché : un système fondé sur la participation volontaire ne pourrait fournir une solution couvrant la totalité des terres. De plus, l’obligation d’adhérer à une association de chasse permettrait de n’exclure du système aucun des individus concernés. De même, un système de chasse administré par l’Etat ne serait pas non plus une solution efficace, car en l’absence d’associations de chasse autogérées, celui-ci devrait pratiquer une gestion et un contrôle bien plus importants, et plus onéreux, pour réaliser les objectifs de la chasse.
61. Tout en reconnaissant que le requérant ne dispose d’aucun moyen réaliste d’empêcher la pratique de la chasse sur ses terres, le Gouvernement estime que cette situation ne fait pas peser sur l’intéressé une charge excessive dès lors que l’obligation de tolérer la chasse ne s’applique que pendant la saison de la chasse et que le droit allemand prévoit différentes formes d’indemnisation compensant entièrement l’atteinte ainsi portée au droit du requérant au respect de ses biens.
62. Ainsi, premièrement, à la différence de la situation prévalant en France, les propriétaires fonciers allemands auraient droit à une part des bénéfices tirés de la location du droit de chasse. Or le requérant n’aurait jamais réclamé sa part à l’association de chasse. A cet égard, le Gouvernement ne partage pas l’avis exprimé par la Cour dans l’arrêt Schneider selon lequel on ne pourrait mettre en balance une atteinte à des convictions d’ordre éthique et l’octroi d’une indemnité (Schneider, précité, § 49). Il considère en effet que si l’article 1 du Protocole no 1 protège le droit de chacun de jouir de ses biens sans ingérence extérieure, il ne protège nullement les convictions éthiques et autorise encore moins les propriétaires à utiliser leurs droits à des fins politiques, comme souhaiterait le faire le requérant.
63. Deuxièmement, le requérant aurait la possibilité de participer au processus décisionnel au sein de l’association de chasse pour convaincre la majorité des membres d’adopter son point de vue personnel et le faire intégrer dans la législation applicable.
64. De surcroît, la loi fédérale sur la chasse préserverait autant que faire se peut les intérêts des propriétaires fonciers en imposant aux chasseurs l’obligation de respecter leurs intérêts légitimes et celle de réparer tout dommage causé par la chasse.
65. Enfin, les limitations imposées à la chasse tiendraient compte de considérations éthiques – l’utilisation de certains types de munitions serait par exemple interdite – et le requérant resterait libre de prendre des mesures pour protéger la faune sur ses terres. De plus, il serait justifié d’imposer aux chasseurs l’obligation d’attraper, de soigner ou, si nécessaire, d’abattre les animaux gravement blessés, car seuls les chasseurs auraient la formation nécessaire pour apprécier la situation et prendre les mesures qui s’imposent.
3. Les tiers intervenants
a) L’association allemande pour la protection de la chasse (Deutscher Jagdschutz-Verband e. V. – la DJV)
66. La DJV – association de droit privé représentant les intérêts des chasseurs en Allemagne – souligne l’importance que revêt l’issue de la présente affaire tant pour le système de chasse en général que pour les intérêts des chasseurs. Pour être autorisé à chasser, il faudrait justifier de connaissances étendues dans les domaines liés à la chasse et respecter les plus hautes normes éthiques en matière de protection des animaux et de préservation de la nature. La situation particulière de l’Allemagne, qui serait densément peuplée et où les terres seraient cultivées de manière intensive, rendrait extrêmement difficile la régulation du gibier.
67. Le principe de la chasse sur toutes les terres qui s’y prêtent serait appliqué de manière cohérente en Allemagne. Les zones exclues – uniquement à titre temporaire – des districts de chasse en vertu de l’article 6 § 1 de la loi fédérale sur la chasse représenteraient moins de 0,01 % du territoire, et les autorités de la chasse seraient tenues de les incorporer rapidement dans les districts de chasse voisins. On ne connaîtrait pas actuellement de cas où une demande de suspension temporaire de la chasse aurait été approuvée par l’autorité supérieure de la chasse du Land de Rhénanie-Palatinat, où se situent les terres du requérant.
68. Selon l’association, si la chasse était interdite dans certaines zones, il s’y produirait immanquablement de grandes concentrations d’animaux sauvages. Elle ajoute que le gibier en fuite ou blessé ne pourrait y être poursuivi et qu’il deviendrait quasiment impossible de pratiquer la chasse de manière efficace et de soulager les animaux en souffrance. Pour résumer, la DJV considère qu’en pareil cas, il ne serait plus possible d’assurer une bonne régulation des populations de gibier, ce qui entraînerait une grave rupture de l’équilibre écologique. Enfin, d’après elle, les chasseurs ne seraient alors plus disposés à assumer la responsabilité des dégâts causés par le gibier.
b) La fédération des associations de chasse et des propriétaires de districts de chasse privés (Bundesarbeitsgemeinschaft der Jagdgenossenschaften und Eigenjagdbesitzer – la BAGJE)
69. La BAGJE – fédération regroupant toutes les associations de chasse nationales et régionales ainsi que les syndicats de propriétaires détenant des droits de chasse – souligne l’importance pour les milliers de propriétaires fonciers qu’elle représente de l’arrêt que rendra la Cour en la présente affaire. Elle ajoute qu’en Allemagne, le système des associations de chasse est un modèle réussi d’autogestion et de prévention des conflits par les propriétaires fonciers.
70. La possibilité d’autoriser ou non la chasse n’aurait jamais fait partie des attributs du droit de propriété. En réglementant l’exercice de la chasse, le législateur ne porterait pas atteinte au droit des propriétaires fonciers au respect de leurs biens, mais se bornerait à circonscrire la notion de propriété.
71. La BAGJE souligne également que les associations de chasse ne sont pas constituées de chasseurs mais regroupent tous les propriétaires fonciers de petits terrains. Il ne leur appartiendrait pas de décider si la chasse doit ou non être exercée sur les terres de leurs membres. Par ailleurs, les avantages que conférerait l’appartenance à une association de chasse ne se limiteraient pas à une indemnisation au prorata mais comprendraient également le versement aux propriétaires d’un dédommagement pour tout dégât à leurs biens occasionné par le gibier, ce qui pourrait correspondre à plusieurs milliers d’euros par an, même pour les propriétaires de terrains de petite taille.
C. Appréciation de la Grande Chambre
1. Sur l’existence d’une ingérence dans les droits du requérant résultant de l’article 1 du Protocole no 1 à la Convention
72. La Grande Chambre observe que le Gouvernement ne conteste pas que l’obligation pour le requérant d’autoriser la pratique de la chasse sur ses terres constitue pour l’intéressé une ingérence dans l’exercice par lui de son droit au respect de ses biens (paragraphe 54 ci-dessus). Elle partage cette analyse et rappelle que l’obligation pour un individu de tolérer la présence sur sa propriété d’hommes armés et de chiens de chasse constitue une restriction à la libre disposition du droit d’user de ses biens (voir Chassagnou, précité, § 74, et Schneider, précité, § 44).
2. Sur le respect des conditions énoncées au second alinéa de l’article 1 du Protocole no 1
73. L’ingérence en cause doit s’analyser à la lumière du second alinéa de l’article 1 du Protocole no 1. La Cour considère que la loi litigieuse peut passer pour un moyen de réglementer l’usage des biens conformément à l’intérêt général (comparer avec Schneider, précité, § 41).
a) Principes généraux
74. Selon une jurisprudence bien établie, le second alinéa de l’article 1 du Protocole no 1 doit se lire à la lumière du principe consacré par la première phrase de l’article (voir, entre autres, James et autres c. Royaume Uni, 21 février 1986, § 37, série A no 98, Broniowski c. Pologne [GC], no 31443/96, § 134, CEDH 2004 V, et Brosset-Triboulet et autres c. France [GC], no 34078/02, § 80, 29 mars 2010). En conséquence, une loi portant atteinte au droit au respect des biens doit ménager un « juste équilibre » entre les impératifs de l’intérêt général et ceux de la sauvegarde des droits fondamentaux de l’individu. La recherche de cet équilibre se reflète dans la structure de l’article 1 tout entier, et donc aussi dans son second alinéa : il doit exister un rapport raisonnable de proportionnalité entre les moyens employés et le but visé. Lorsqu’elle contrôle le respect de cette exigence, la Cour reconnaît à l’Etat une grande marge d’appréciation tant pour choisir les modalités de mise en œuvre que pour juger si leurs conséquences se trouvent légitimées, dans l’intérêt général, par le souci d’atteindre l’objectif de la loi en cause (Chassagnou, précité, § 75, Schneider, précité, § 45, et Depalle c. France [GC], no 34044/02, § 83, CEDH 2010).
b) Les conclusions de la Cour dans les affaires Chassagnou et Schneider
75. C’est dans l’affaire Chassagnou, précitée, que la Cour a examiné pour la première fois la question de savoir si l’obligation pour un propriétaire de tolérer la chasse sur ses terres était compatible avec les principes consacrés par l’article 1 du Protocole no 1.
76. Dans cette affaire, la Grande Chambre a conclu que la loi Verdeille de 1964 avait pour buts légitimes, en particulier, d’éviter une pratique anarchique de la chasse et de favoriser une gestion rationnelle du patrimoine cynégétique. En vertu de cette loi, les propriétaires ne pouvaient pas s’opposer au transfert obligatoire de leur droit de chasse et aucune mesure d’indemnisation n’était prévue pour ceux qui, comme les requérants, étaient opposés à la chasse et ne souhaitaient pas tirer profit ou avantage du droit de chasse. La Cour a observé que la situation en cause constituait une exception à deux principes : celui selon lequel la propriété d’un bien implique le droit d’en jouir et d’en disposer de la manière la plus absolue et celui voulant que nul ne puisse chasser sur la propriété d’autrui sans son consentement. De plus, l’appartenance automatique aux associations municipales de chasseurs ne s’appliquait que dans 29 des 93 départements français concernés, ces associations n’existaient que dans 851 communes, et la loi Verdeille ne s’appliquait qu’aux fonds de moins de 20 hectares. Ces considérations ont conduit la Cour à la conclusion que le système litigieux de transfert obligatoire avait placé les requérants dans une situation qui ne respectait pas le juste équilibre devant être ménagé entre la protection du droit de propriété et les exigences de l’intérêt général : en contraignant les petits propriétaires fonciers à transférer leur droit de chasse sur leurs terres de sorte que des tiers pussent en faire un usage totalement contraire à leurs convictions, la loi faisait peser sur ces personnes une charge disproportionnée qui n’était pas justifiée au regard du second alinéa de l’article 1 du Protocole no 1 (Chassagnou, précité, §§ 79 et 82-85).
77. Ces conclusions ont ensuite été confirmées par une chambre de la Cour dans l’affaire Schneider (précitée), qui tirait son origine d’une requête introduite par la propriétaire d’un petit terrain situé au Luxembourg. Ladite chambre a noté que, à la différence de la loi Verdeille, la loi luxembourgeoise prévoyait une indemnisation financière des propriétaires, mais elle a jugé cet élément non décisif, considérant que les convictions éthiques d’une opposante à la chasse ne pouvaient pas être utilement mises en balance avec la rémunération perçue annuellement en contrepartie du droit d’usage perdu par l’intéressée. Elle a précisé qu’en tout état de cause, la rémunération envisagée (3,25 EUR par an) ne pouvait être considérée comme une juste indemnisation pour la requérante (Schneider, précité, § 49).
c) Cohérence de la jurisprudence
78. La Cour rappelle que, sans qu’elle soit formellement tenue de suivre ses arrêts antérieurs, il est dans l’intérêt de la sécurité juridique, de la prévisibilité et de l’égalité devant la loi qu’elle ne s’écarte pas sans motif valable de ses propres précédents. Cependant, la Convention étant avant tout un mécanisme de protection des droits de l’homme, la Cour doit tenir compte de l’évolution de la situation dans l’Etat défendeur et dans les Etats contractants en général et réagir, par exemple, au consensus susceptible de se faire jour quant aux normes à atteindre (voir, parmi beaucoup d’autres, Chapman c. Royaume-Uni [GC], no 27238/95, § 70, CEDH 2001 I, et Bayatyan c. Arménie [GC], no 23459/03, § 98, CEDH 2011, avec la jurisprudence citée).
79. La Cour note que plusieurs Etats parties ont modifié leur législation ou leur jurisprudence pour se conformer aux principes énoncés dans les arrêts Chassagnou et Schneider précités (paragraphe 36 ci-dessus).
80. Dès lors, la Cour ne peut que réaffirmer les principes énoncés dans les arrêts Chassagnou et Schneider, et notamment rappeler que le fait d’imposer à un propriétaire foncier opposé à la chasse pour des motifs éthiques l’obligation d’en tolérer l’exercice sur ses terres est de nature à rompre le juste équilibre qui doit être ménagé entre la protection du droit de propriété et les exigences de l’intérêt général et à faire peser sur le propriétaire concerné une charge disproportionnée, incompatible avec l’article 1 du Protocole no 1.
d) Application de ces principes au cas d’espèce
81. Il reste à déterminer si, comme l’a avancé le Gouvernement, la situation résultant des dispositions de la loi fédérale sur la chasse, telles qu’appliquées en l’espèce, diffère significativement de la situation de fait et de droit qui prévalait respectivement en France et au Luxembourg à l’époque considérée dans les affaires Chassagnou et Schneider (précitées) et, dans l’affirmative, si les différences en question sont suffisamment importantes pour faire conclure à l’absence de violation de l’article 1 du Protocole no 1 dans les circonstances particulières de l’espèce.
82. Pour ce faire, la Cour examinera les objectifs des lois en jeu, leur application territoriale, les exceptions possibles à l’adhésion obligatoire à une association de chasse et la question de l’indemnisation.
i. Objectifs généraux
83. La Cour observe d’emblée que les objectifs de la législation allemande sur la chasse sont énoncés à l’article 1 §§ 1 et 2 de la loi fédérale sur la chasse (paragraphe 27 ci-dessus). Il s’agit notamment de la gestion du patrimoine cynégétique, qui vise elle-même à conserver des populations de gibier variées et en bonne santé à un niveau compatible avec l’entretien des terres et la culture locale et à empêcher que le gibier ne cause des dégâts. La Cour prend note également de l’argument du Gouvernement selon lequel la chasse a aussi pour but de prévenir la propagation des maladies animales. De même, l’un des principaux objectifs de la loi Verdeille en France était de favoriser une « exploitation rationnelle de la chasse, tout en assurant le respect de l’environnement » (Chassagnou, précité, § 78). La loi luxembourgeoise poursuivait des objectifs comparables, à savoir « la gestion rationnelle du patrimoine cynégétique et le maintien de l’équilibre écologique » (Schneider, précité, § 34).
84. La Cour observe en outre que, à la différence de la loi Verdeille en France, la loi fédérale allemande sur la chasse ne semble pas avoir principalement pour but de servir les intérêts des chasseurs (comparer avec Chassagnou, précité, § 106), mais impose aux personnes pratiquant la chasse à titre privé de contribuer à la réalisation d’objectifs d’intérêt public (paragraphe 55 ci-dessus). Cela étant, cette loi octroie aux chasseurs certains droits, tels que celui de poursuivre le gibier et d’en acquérir la propriété (article 1 § 1 de la loi fédérale sur la chasse – paragraphe 27 ci-dessus). En tout état de cause, la Cour estime que, même si la loi sur la chasse prévoit des obligations, il n’en demeure pas moins qu’en Allemagne la chasse est principalement pratiquée par des particuliers à titre de loisir, tout comme c’était le cas en France et au Luxembourg.
85. Eu égard à ce qui précède, la Cour conclut que les objectifs visés par la loi allemande ne sont pas significativement différents de ceux que poursuivaient les lois française et luxembourgeoise précédemment examinées par elle.
ii. Etendue territoriale et exceptions à l’obligation d’adhérer à une association de chasse
86. La Grande Chambre note également que la chambre et le Gouvernement ont attaché un poids particulier à l’argument selon lequel la loi allemande sur la chasse s’applique sur tout le territoire national (paragraphes 43 et 56 ci-dessus). Elle note que la loi Verdeille s’appliquait à 29 des 93 départements français concernés et qu’il était possible d’en étendre l’application à l’ensemble du territoire français (Chassagnou, précité, §§ 78 et 84). Au Luxembourg, comme en Allemagne, la loi s’appliquait, en principe, sur tout le territoire national. Toutefois, depuis la réforme du système fédéral allemand entrée en vigueur en 2006, les Länder ont la possibilité de réglementer la chasse en s’écartant de la loi fédérale (article 72 de la Loi fondamentale – paragraphe 25 ci-dessus), même s’ils ont jusqu’à présent choisi de conserver le système de la chasse sur toutes les terres qui s’y prêtent (paragraphe 58 ci-dessus).
87. Ces trois lois prévoient, ou prévoyaient, des exceptions territoriales pour les terrains clos. En vertu de l’article 6 de la loi fédérale sur la chasse, la chasse est suspendue sur les terrains qui ne font pas partie d’un district de chasse (les enclaves – paragraphe 28 ci-dessus), même s’il reste possible de les incorporer dans un district de chasse existant (paragraphes 58 et 67 ci dessus). On trouve d’autres exceptions dans l’ancienne loi française et dans l’actuelle loi allemande pour les réserves naturelles et les réserves de chasse (Chassagnou, précité, § 58, et paragraphe 31 ci-dessus) et dans l’ancienne loi luxembourgeoise pour les maisons et les jardins (Schneider, précité, § 19). Dans les lois française et luxembourgeoise, les routes et les voies ferrées étaient aussi exclues des districts de chasse (Chassagnou, précité, § 46, et Schneider, précité, § 19).
88. En ce qui concerne les exemptions personnelles, la loi française excluait les biens de l’Etat et n’imposait pas aux propriétaires de grands domaines d’appartenir à une association de chasse (Chassagnou, précité, § 116). Il apparaît en outre que ces grands propriétaires n’étaient pas obligés de chasser ou de tolérer la chasse sur leurs terres (Chassagnou, précité, § 92). De même, la loi luxembourgeoise excluait des districts de chasse tous les terrains privés appartenant à la Couronne (Schneider, précité, § 53). La loi allemande sur la chasse est quant à elle applicable de la même manière aux biens privés et aux biens publics (paragraphe 30 ci-dessus). Il y a cependant une différence de traitement selon la taille du terrain (paragraphes 29 et 30 ci-dessus).
89. Eu égard à ce qui précède, la Cour estime que les différences sur ces points entre les lois comparées ne sauraient être considérées comme déterminantes. L’application de la loi luxembourgeoise sur la totalité du territoire national ne l’a pas empêchée de conclure à la violation de l’article 1 du Protocole no 1 dans l’affaire Schneider. On pourrait tirer la même conclusion pour l’Allemagne étant donné que, depuis le 1er septembre 2006, les Länder sont compétents pour légiférer en matière de chasse et sont donc désormais libres d’adopter des règles différentes dans ce domaine. On peut en déduire que la pratique de la chasse ne doit pas nécessairement être réglée de manière uniforme sur tout le territoire fédéral.
iii. Indemnisation des propriétaires fonciers
90. En ce qui concerne l’indemnisation des propriétaires fonciers en contrepartie de la pratique de la chasse sur leurs terres, la Cour note que la loi française n’accordait pas aux propriétaires opposés à la chasse d’indemnisation financière pour l’obligation de tolérer cette activité mais permettait à tous les membres d’une association de chasse de chasser sur l’ensemble du territoire de celle-ci (Chassagnou, précité, § 82), tandis que la loi allemande prévoit, comme le faisait la loi luxembourgeoise, la redistribution proportionnelle aux membres de l’association des bénéfices de la location du droit de chasse. Dans l’affaire luxembourgeoi

A chi rivolgersi e i costi dell'assistenza

Il Diritto dell'Espropriazione è una materia molto complessa e poco conosciuta, che "ingloba" parti importanti di molteplici rami del diritto. Per tutelarsi è quindi essenziale farsi assistere da un Professionista (con il quale si consiglia di concordare in anticipo i costi da sostenere, come ormai consentito dalle leggi in vigore).

Se l'espropriato ha già un Professionista di sua fiducia, può comunicagli che sul nostro sito trova strumenti utili per il suo lavoro.
Per capire come funziona la procedura, quando intervenire e i costi da sostenere, si consiglia di consultare la Sezione B.6 - Come tutelarsi e i Costi da sostenere in TRE Passi.

  • La consulenza iniziale, con esame di atti e consigli, è sempre gratuita
    - Per richiederla cliccate qui: Colloquio telefonico gratuito
  • Un'eventuale successiva assistenza, se richiesta, è da concordare
    - Con accordo SCRITTO che garantisce l'espropriato
    - Con pagamento POSTICIPATO (si paga con i soldi che si ottengono dall'Amministrazione)
    - Col criterio: SE NON OTTIENI NON PAGHI

Se l'espropriato è assistito da un Professionista aderente all'Associazione pagherà solo a risultato raggiunto, "con i soldi" dell'Amministrazione. Non si deve pagare se non si ottiene il risultato stabilito. Tutto ciò viene pattuito, a garanzia dell'espropriato, con un contratto scritto. è ammesso solo un rimborso spese da concordare: ad. es. 1.000 euro per il DAP (tutelarsi e opporsi senza contenzioso) o 2.000 euro per il contenzioso. Per maggiori dettagli si veda la pagina 20 del nostro Vademecum gratuito.

La data dell'ultimo controllo di validità dei testi è la seguente: 12/07/2024