AFFAIRE F.L. c. ITALIE - A.N.P.T.ES.
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Testo originale e tradotto della sentenza selezionata

AFFAIRE F.L. c. ITALIE

Tipologia: Sentenza
Importanza: 2
Articoli: 41, 13, 06, P1-1
Numero: 25639/94/2001
Stato: Italia
Data: 2001-12-20 00:00:00
Organo: Sezione Prima
Testo Originale

Conclusione Non-violazione di P1-1; Non luogo a procedere ad esaminare l’arte. 6-1; violazione dell’art. 13; danno materiale – domanda respinta; Danno morale – risarcimento pecuniario; Rimborso parziale oneri e spese – procedimento della Convenzione
PRIMA SEZIONE
CAUSA F.L. c. ITALIA
, Richiesta n? 25639/94,
SENTENZA
STRASBURGO
20 dicembre 2001
DEFINITIVO
20/03/2002
Questa sentenza diventer? definitiva nelle condizioni definite all’articolo 44 ? 2 della Convenzione. Pu? subire dei ritocchi di forma.

Nella causa F.L. c. Italia,
La Corte europea dei Diritti dell’uomo, prima sezione, riunendosi in una camera composta da:
IL SIG. C.L. Rozakis, presidente, la
Sig.ra F. Tulkens,
Sigg.. B. Conforti, P. Lorenzen, la Sig.ra N. Vajić,
Sigg.. E. Levits, A. Kovler, giudici, e del Sig. E. Fribergh, cancelliere di sezione,
Dopo avere deliberato in camera del consiglio il 25 novembre 1999 e 29 novembre 2001,
Rende la sentenza che ha, adottata a questa ultima, data:
PROCEDIMENTO
1. All’origine della causa si trova una richiesta (n? 25639/94) diretta contro la Repubblica italiana e in cui un cittadino di questo Stato, il Sig. F. L. (“il richiedente”), aveva investito la Commissione europea dei Diritti dell’uomo (“la Commissione”) l? 8 settembre 1994 in virt? del vecchio articolo 25 della Convenzione di salvaguardia dei Diritti dell’uomo e delle Libert? fondamentali (“la Convenzione”).
2. Il richiedente che ? avvocato, ha agito in persona dinnanzi agli organi della Convenzione. Il governo italiano (“il Governo”) ? rappresentato dal suo agente, il Sig. U. Leanza ed il suo coagente, il Sig. V. Esposito.
3. Il richiedente adduceva in particolare che non aveva potuto ottenere il pagamento delle somme che gli erano dovute e che non poteva investire nessuna giurisdizione per coprire il suo credito.
4. La richiesta ? stata trasmessa alla Corte il 1 novembre 1998, data di entrata in vigore del Protocollo n? 11 alla Convenzione (articolo 5 ? 2 del Protocollo n? 11).
5. La richiesta ? stata assegnata alla seconda sezione della Corte (articolo 52 ? 1 dell’ordinamento). In seno a questa, la camera incaricata di esaminare la causa (articolo 27 ? 1 della Convenzione) ? stata costituita conformemente all’articolo 26 ? 1 dell’ordinamento.
6. Con una decisione del 25 novembre 1999, la Corte ha dichiarato la richiesta parzialmente ammissibile.
7. Tanto il richiedente che il Governo hanno depositato delle osservazioni scritte sul merito della causa, articolo 59 ? 1 dell’ordinamento.
IN FATTO
I. LE CIRCOSTANZE DELLO SPECIFICO
8. Il richiedente aveva lavorato come consigliere della compagnia di assicurazioni C. Spa.
9. Con un decreto ministeriale del 12 luglio 1984, questa societ? fu posta in liquidazione amministrativa (liquidazione coatta amministrativ) sotto la direzione di un commissario. A questa epoca, il richiedente era creditore della societ? C. per un importo di 89 242 987 lire italiane.
10. Il 22 luglio 1991, il commissario deposit? alla cancelleria del tribunale civile di Roma lo stato dei crediti. Risulta da questo documento che il richiedente era un creditore privilegiato per l’importo indicato.
11. Ad una data non precisata, il richiedente fu informato del deposito dello stato di crediti con lettera raccomandata. Non fece opposizione.
12. Il 1 febbraio 1994, il richiedente indirizz? una lettera al ministro dell’industria che segnalava i ritardi accumulati dal commissario nel procedimento di liquidazione amministrativa della societ? C. e chiedendo delle spiegazioni.
13. Secondo le ultime informazione fornite dal Governo il 29 gennaio 2001, a questa data la liquidazione amministrativa era sempre in corso a causa dell’esistenza di migliaia di procedimenti pendenti delle quali la compagnia di assicurazioni C. faceva parte. Il richiedente non aveva ottenuto nessuno pagamento asuo favore.
II. IL DIRITTO INTERNO PERTINENTE
14. Il procedimento di liquidazione amministrativa ? regolamentato dal decreto reale n? 267 del 16 marzo 1942 ( qui di seguito indicato come “legge del fallimento”). Si applica normalmente alle compagnie di assicurazioni, alle banche ed alle societ? cooperative, imprese sottomesse ad un controllo da parte dello stato in ragione dell’interesse generale della loro attivit?. Il collocamento in liquidazione ? preceduto da una fase preliminare dinnanzi al tribunale civile che dichiara che l’impresa ? in stato di cessazione dei pagamenti. Il collocamento in liquidazione amministrativa propriamente detto ? pronunciato poi dall’autorit? amministrativa competente per controllare l’attivit? dell’impresa in questione (autorit? amministrativa di vigilanza). Il procedimento ? diretto da uno o tre commissari liquidatori che nell’esercizio delle loro funzioni vengono assimilati agli ufficiali pubblici (articoli 198 e 199 ?1 della legge del fallimento). Sono sottoposti al controllo dell’autorit? amministrativa.
15. Durante il procedimento di liquidazione amministrativa, nessuno creditore pu? introdurre dinnanzi alle giurisdizioni giudiziali delle domande individuali in esecuzione che mirano ad attaccare direttamente il patrimonio della societ? debitrice (articoli 201 e 51 della legge del fallimento). Ogni credito, anche privilegiato, deve essere di prima verificato secondo il procedimento stabilito agli articoli 207 e 209 della legge del fallimento che, nelle loro parti pertinenti, si leggono cos?:
“Entro un mese a partire dalla sua nomina, il commissario liquidatore comunica ad ogni creditore l’importo del valore del suo credito che risulta dai documenti contabili dell’impresa. Entro quindici giorni a partire dal ricevimento di suddetta comunicazione, i creditori, possono indirizzare al commissario osservazioni o richieste. “
“(…) Entro novanta giorni il commissario redige un stato dei crediti accettati e respinti e li deposita alla cancelleria del tribunale. In seguito al deposito alla cancelleria, lo stato dei crediti diventa esecutivo. “
16. Il(I) commissario(i) si incarica (no), poi della liquidazione dell’attivo (articoli 210 e 211 della legge del fallimento) e della ripartizione ai creditori delle somme ottenute (articolo 212 della legge del fallimento). I crediti che dispongono di un diritto di prelazione, detti privilegiati sono pagati in precedenza. I creditori chirografari sono soddisfatti sul resto dell’attivo. Secondo il principio dell’uguaglianza dei creditori (par condicio credito rum) questi ultimi partecipano alla ripartizione dell’attivo e sono pagati proporzionalmente al valore dei loro crediti rispettivi (articoli 52, primo capoverso e 111, 3, della legge del fallimento).
17. Ai termini dell’articolo 213 della legge del fallimento, il bilancio finale della liquidazione ed il piano di ripartizione ai creditori ? depositato alla cancelleria del tribunale. Entro venti giorni a partire dalla comunicazione di questo deposito, i creditori hanno la facolt? di contestare il bilancio ed il piano di ripartizione dinnanzi al tribunale civile (paragrafo 2 dell’articolo 213 precitato).
IN DIRITTO
I. SULLA VIOLAZIONE ADDOTTA DELL’ARTICOLO 1 DEL PROTOCOLLO N? 1
18. Il richiedente adduce che l’impossibilit? prolungata di ricoprire il suo credito, in ragione della lentezza delle operazioni di liquidazione delal societ? C., si analizza in una violazione del suo diritto al rispetto dei suoi beni, come garantito dall’articolo 1 del Protocollo n?1. Questa disposizione si legge come segue:
“Ogni persona fisica o morale ha diritto al rispetto dei suoi beni. Nessuno pu? essere privato della sua propriet? che a causa di utilit? pubblica e nelle condizioni previste dalla legge ed i principi generali del diritto internazionale.
Le disposizioni precedenti non recano offesa al diritto che possiedono gli Stati di mettere in vigore le leggi che giudicano necessarie per regolamentare l’uso dei beni conformemente all’interesse generale o per garantire il pagamento delle imposte o di altri contributi o delle multe. “
19. Il Governo sostiene che il procedimento di liquidazione amministrativa di una compagnia di assicurazioni non pu? essere finito in un breve termine. Prima di procedere alla ripartizione definitiva dell’attivo, il commissario deve aspettare la conclusione di tutti i numerosi procedimenti civili pendenti nei quali la compagnia di assicurazioni ? parte. Deve anche ricoprire tutti i crediti di questa presso i debitori della societ?. Difatti, a differenza del procedimento di fallimento, la liquidazione amministrativa permette di introdurre o di continuare dei processi in materia di assicurazione obbligatoria dei veicoli a motore. Si tratta di parecchie migliaia di dispute nelle quali i danni sono rimborsati da un fondo di garanzia. Questo fondo pu? sostituirsi poi alle persone danneggiate per ottenere il pagamento da parte della societ? di assicurazioni in liquidazione. Segue che prima della fine dell’ultimo processo in materia di assicurazione obbligatoria, il commissario liquidatore non pu? conoscere l’importo ad iscrivere al passivo e non pu? chiudere di conseguenza il procedimento di liquidazione. La durata di questa ? dunque direttamente condizionata dalla lunghezza di altri procedimenti giudiziali.
20. Il Governo fa osservare per? che nello specifico l’impossibilit? di pagare il credito del richiedente non era dovuta alla durata del procedimento, ma all’insufficienza dell’attivo realizzato. L’importo globale dei debiti della societ? C. supera venti miliardi di lire italiane difatti. A questa somma devono aggiungersi gli interessi e le somme che saranno chieste dal fondo di garanzia. L’attivo della compagnia, invece, ? costituito da una liquidit? di circa 350 milioni di lire e di certi immobili di cui il valore ammonta a circa un miliardo e cinque cento milioni di lire e che, malgrado numerosi tentativi di asta pubblica, non hanno potuto essere venduti. Tenuto conto del fatto che una parte dell’attivo dovuto ? stata utilizzata per pagare gli oneri di procedimento e che altri creditori hanno la precedenza sul richiedente, il credito di questo ultimo non potr? probabilmente essere pagato.
21. Il richiedente considera che in ragione della sua durata irragionevole, l’ingerenza col suo diritto di propriet? ? sproporzionata. Sottolinea che l’esistenza di numerosi procedimenti nelle quali la societ? C. ? parte potrebbe non giustificare la durata globale del procedimento di liquidazione. Difatti, se questi differenti procedimenti fossero stati condotti con lo zelo richiesto, si sarebbero concluse da molto.
22. Il richiedente osserva infine che l’insufficienza dell’attivo per soddisfare il suo credito ? dovuta principalmente al fatto che la societ? C. ? stata autorizzata a continuare la sua attivit? malgrado la sua difficile situazione finanziaria.
A. Sull’esistenza di un “bene” al senso dell’articolo 1
23. Secondo la giurisprudenza degli organi della Convenzione, un guadagno futuro costituisce un “bene” al senso dell’articolo 1 del Protocollo n? 1 se il guadagno ? stato acquisito o se ? oggetto di un credito esigibile (sentenza Ambruosi c. Italia del 19 ottobre 2000, non pubblicato, ? 20; vedere anche St?rksen c. Norvegia, richiesta n? 19819/92, decisione della Commissione del 5 luglio 1994, Decisioni e rapporti, (DR, 78-B, pp,). 88-89 e 94-95).
24. Nello specifico, la Corte osserva che il richiedente aveva lavorato in quanto consigliere della societ? C. e che il commissario liquidatore ha riconosciuto, nello stato dei crediti, l’esistenza del credito del richiedente (paragrafi 8 e 10 sopra). In queste circostanze, la Corte considera che il richiedente ? titolare di un “bene” al senso dell’articolo 1 del Protocollo n? 1.
B. Sull’esistenza di un’ingerenza
25. La Corte stima che c’? stata ingerenza nel diritto di propriet? del richiedente come garantisce l’articolo 1 del Protocollo n? 1. Difatti, a seguito all’adozione del procedimento di liquidazione amministrativa, il suo “bene” ? stato gestito da un organo dello stato e l’interessato si ? trovato, durante un certo tempo, nell’impossibilit? di esigere il pagamento del suo credito.
C. la regola applicabile
26. L’articolo 1 del Protocollo n? 1 che garantisce in sostanza il diritto di propriet?, contiene tre norme distinte( sentenza James ed altri c. Regno Unito del 21 febbraio 1986, serie A n? 98, pp. 29-30, ? 37, ed Immobiliare Saffi c. Italia [GC], n? 22774/93, ? 44, CEDH 1999-V): la prima che si esprime nella prima frase del primo capoverso e riveste un carattere generale, enuncia il principio del rispetto della propriet?; la seconda che figura nella seconda frase dello stesso capoverso, mira la privazione di propriet? e la sottopone a certe condizioni; in quanto alla terza, registrata nel secondo capoverso, riconosce agli Stati contraenti il potere, tra altri, di regolamentare l’uso dei beni conformemente all’interesse generale. La seconda e la terza norma che mirano a delle situazioni private di attentati al diritto di propriet?, si devono interpretare alla luce del principio consacrato dalla prima (sentenza Aria Canada c. Regno Unito del 5 maggio 1995, serie A n? 316-ha, p. 15, ? 30).
27. La Corte nota che non si ha avuto nello specifico n? espropriazione di fatto n? trasferimento di propriet?, perch? il diritto del richiedente a ricoprire il suo credito non ? mai stato messo in dubbio. L’applicazione del procedimento di liquidazione amministrativa si analizza in una regolamentazione dell’uso dei beni. Il secondo capoverso dell’articolo 1 del Protocollo n? 1 gioca all’occorrenza dunque.
D. Il rispetto delle condizioni del secondo capoverso
1. Scopo dell’ingerenza
28. La Corte riconosce che il procedimento di liquidazione amministrativa mira a garantire una gestione equa dei beni dell’impresa in liquidazione, in vista di garantire una protezione identica per tutti i creditori. Segue che l’ingerenza in questione inseguiva un scopo legittimo conforme all’interesse generale, ossia una buona amministrazione della giustizia e la protezione dei diritti altrui.
2. Proporzionalit? dell’ingerenza
29. La Corte ricorda che una misura di ingerenza, in particolare quella in esame che dipende dal secondo paragrafo dell’articolo 1, deve predisporre un “giusto equilibro” tra gli imperativi dell’interesse generale e quelli della salvaguardia dei diritti fondamentali dell’individuo. La ricerca di simile equilibrio si riflette nella struttura dell’articolo 1 tutto intero, dunque anche nel secondo capoverso: deve esistere un rapporto ragionevole di proporzionalit? tra i mezzi impiegati e lo scopo mirato. Controllando il rispetto di questa esigenza, la Corte riconosce allo stato un grande margine di valutazione tanto per scegliere le modalit? di collocamento in opera che per giudicare se le loro conseguenze si trovano legittimate, nell’interesse generale, dalla preoccupazione di raggiungere l’obiettivo della legge in causa (sentenze Chassagnou ed altri c. Francia [GC], nostri 25088/94, 28331/95 e 28443/95, ? 75, CEDH 1999-III, ed Immobiliare Saffi c. Italia, precitato, ? 49.)
30. La Corte stima che un sistema di sospensione temporanea del pagamento dei crediti di un’impresa in liquidazione non ? criticabile in s?, visto in particolare il margine di valutazione autorizzato dal secondo capoverso dell’articolo 1. Per?, un tale sistema porta il rischio di imporre ai creditori un carico eccessivo in quanto alla possibilit? di ricoprire i loro beni e deve contemplare certe garanzie di procedimento per badare al fatto che il collocamento in opera del sistema e la sua incidenza sul diritto di propriet? degli individui non siano dunque n? arbitrari n? imprevedibili (vedere, mutatis mutandis, la sentenza Immobiliare Saffi c. Italia, precitato, ? 54).
31. Ora, la Corte fa osservare che il sistema italiano soffre di una certa rigidit?: difatti, una volta iniziato il procedimento di liquidazione amministrativo, nessuno creditore non pu? introdurre dinnanzi alle giurisdizioni giudiziali delle domande individuali in esecuzione che mirano ad attaccare direttamente anche il patrimonio della societ? debitrice, dovendo essere ogni credito, anche privilegiato, prima verificato dai commissari liquidatori (paragrafo 15 sopra). Solo il deposito, da parte di questi ultimi, del bilancio finale della liquidazione e del piano di ripartizione apre ai creditori la possibilit? di contestare, dinnanzi al tribunale civile, le somme che sono state accordate loro (paragrafo 17 sopra). In pi?, i creditori non dispongono di nessuno mezzo effettivo per controllare l’attivit? dei commissari liquidatori o per sollecitare il compimento dei compiti che sono affidati loro.
32. La Corte deve verificare per? se, tenuto conto dello stato finanziario della societ? C. e delle circostanze private del caso specifico, la durata del procedimento di liquidazione amministrativa ha violato il diritto di propriet? del richiedente.
33. Ora, il Governo ha indicato che i debiti del societ? C. superano largamente l’attivo della compagnia, costituito principalmente da certi immobili di cui la vendita sembra difficile (paragrafo 20 sopra). Il richiedente non contesta l’insufficienza dell’attivo per soddisfare il suo credito, limitandosi ad osservare che questa situazione sarebbe dovuta al fatto che la compagnia di assicurazioni ? stata autorizzata a continuare la sua attivit? malgrado la sua difficile situazione finanziaria (paragrafo 22 sopra).
34. Alla vista di ci? che precede, la Corte stima che la causa principale del ritardo nel pagamento del credito del richiedente non ? la lunghezza o la natura del procedimento di liquidazione, ma piuttosto la mancanza di risorse finanziarie del debitore e le difficolt? di ricuperare i suoi crediti, delle circostanze che non si potrebbero mettere a carico dello stato. Questo ultimo non ha infranto dunque, nel caso specifico, l’equilibrio che deve esistere in materia tra le protezioni del diritto degli individui al rispetto dei loro beni e le esigenze dell’interesse generale.
Di conseguenza, non c’? stata violazione dell’articolo 1 del Protocollo n? 1.
II. SULLA VIOLAZIONE ADDOTTA DELL’ARTICOLO 6 ? 1 DELLA CONVENZIONE
35. Il richiedente si lamenta di un ostacolo al suo diritto di accesso ad un tribunale. Invoca l’articolo 6 ? 1 della Convenzione che, nelle sue parti pertinenti, ? formulato cos?:
“Ogni persona ha diritto a ci? che la sua causa sia sentita da un tribunale chi decider? delle contestazioni sui suoi diritti ed obblighi di carattere civile. “
36. Il Governo sottolinea innanzitutto che la liquidazione amministrativa ? un procedimento alternativo al fallimento, specialmente prevista per le imprese la cui l’attivit? dipende da un interesse generale (banche, societ? di assicurazioni, societ? cooperative). La liquidazione ? gestita da un commissario che ? nominato da un’autorit? amministrativa. Contro gli atti del commissario, ? ammesso un ricorso dinnanzi alla giurisdizione civile.
37. Il Governo sottolinea poi che il richiedente non si ? opposto allo stato dei crediti (paragrafo 11 sopra). Di conseguenza, non ci sarebbe stata “contestazione” al senso dell’articolo 6 della Convenzione e questa disposizione non sarebbe stata violata.
38. Il richiedente ricorda che secondo la giurisprudenza della Corte, l’articolo 6 della Convenzione si applica ai procedimenti di esecuzione e sostiene che la liquidazione amministrativa sarebbe comparabile ad un processo di esecuzione. Fa valere anche che non pu? investire nessuna giurisdizione per ricoprire il suo credito mentre il procedimento amministrativo ? in corso. Il richiedente sottolinea infine che le azioni giudiziali contro gli atti del commissario hanno per scopo di sottoporre questi atti ad un controllo di legalit? da parte dei tribunali. Tuttavia, non permettono di ottenere il pagamento dei crediti o l’accelerazione del procedimento di liquidazione.
39. La Corte osserva che l’essenza della lagnanza del richiedente ricade sull’impossibilit? di sottoporre ad un’istanza nazionale, prima del deposito dello stato di crediti, una richiesta di pagamento delle somme dovute o di contestare gli atti del commissario liquidatore. Per questo fatto, stima pi? indicato esaminare questa lagnanza sotto l’angolo dell’obbligo pi? generale, che l’articolo 13 della Convenzione fa pesare sugli Stati, di offrire un ricorso effettivo che permette di lamentarsi di violazioni della Convenzione (vedere, mutatis mutandis, il sentenza Aksoy c. Turchia del 18 dicembre 1996, Raccolta 1996-VI, pp. 2285-2286, ?? 92-94).
III. SULLA VIOLAZIONE DELL’ARTICOLO 13 DELLA CONVENZIONE
40. L’articolo 13 della Convenzione ? formulato cos?:
“Ogni persona i cui i diritti e libert? riconosciuti nella presente Convenzione sono stati violati ha diritto alla concessione di un ricorso effettivo dinnanzi ad un’istanza nazionale, anche se la violazione fosse stata commessa dalle persone che agiscono nell’esercizio delle loro funzioni ufficiali. “
41. Ai termini della giurisprudenza della Corte, l’articolo 13 garantisce l’esistenza in diritto interno di un ricorso che permette di prevalersi dei diritti e libert? della Convenzione, come vi si possono trovare consacrati. Questa disposizione ha per conseguenza di esigere, per le lamentele che si possono stimare “difendibili” allo sguardo della Convenzione o dei suoi Protocolli, un ricorso interno che abilita dunque l’istanza nazionale competente a conoscere del contenuto della lagnanza ed ad offrire la correzione appropriata, anche se gli Stati contraenti godono di un certo margine di valutazione in quanto al modo di conformarsi agli obblighi che questa disposizione d? loro. La portata dell’obbligo che deriva dell’articolo 13 varia in funzione della natura della lagnanza che il richiedente fonda sulla Convenzione. Tuttavia, il ricorso esatto deve essere “effettivo” in pratica come in diritto, ed il suo esercizio non deve essere ostacolato in modo ingiustificato dagli atti od dalle omissioni delle autorit? dello stato convenuto (sentenze Aydin c. Turchia del 25 settembre 1997, Raccolta 1997-VI, p. 1895, ? 103, e Kaya c. Turchia del 19 febbraio 1998, Raccolta 1998-I, pp. 329-330, ? 106); in quanto al carattere “difendibile” della lagnanza fondata sulla Convenzione 8vedere le sentenze Boyle e Rice c. Regno Unito del 27 aprile 1988, serie A n? 131, p. 23, ? 52, e Powell e Rayner c. Regno Unito del 21 febbraio 1990, serie A n? 172, p. 14, ? 31).
42. Nello specifico, il richiedente aveva una lagnanza difendibile sotto l’angolo dell’articolo 1 del Protocollo n? 1.
43. Aveva dunque. dritto di sottoporre la sua lagnanza ad un’istanza nazionale capace di offrirgli una correzione appropriata Per?, a seguito dell’adozione del procedimento di liquidazione amministrativa, per almeno sedici anni e sei mesi, il richiedente non ha potuto investire nessuna autorit? per fare valere il suo diritto a ricoprire il suo credito o per contestare gli atti del commissario liquidatore, non disponendo di nessuno mezzo effettivo per sollecitare allo stesso tempo l’esame della sua pratica.
44. Per questo fatto, la Corte stima che le regole che regolano il procedimento di liquidazione amministrativa, abbinate alla lunghezza della verifica dello stato dei crediti, hanno ostacolato in modo ingiustificato il diritto del richiedente di disporre di un ricorso “effettivo” al senso dell’articolo 13 della Convenzione.
Di conseguenza, c’? stata violazione di questa disposizione.
IV. SULL’APPLICAZIONE DELL’ARTICOLO 41 DELLA CONVENZIONE
45. Ai termini dell’articolo 41 della Convenzione,
“Se la Corte dichiara che c’? stata violazione della Convenzione o dei suoi Protocolli, e se il diritto interno dell’Alta Parte contraente non permette di cancellare che imperfettamente le conseguenze di questa violazione, la Corte accorda alla parte lesa, se c’? luogo, una soddisfazione equa. “
A. Danno
46. Il richiedente adduce avere subito un danno morale in ragione della durata del procedimento di liquidazione e sollecita il versamento della somma di 45 000 000 lire italiane, o la met? del suo credito. In quanto al danno materiale, osserva che dal 1984 il deprezzamento della moneta ? stato particolarmente forte in Italia. Secondo i calcoli del richiedente, il valore costante in lire del suo credito ammonterebbe oggi a 179 797 670. Per questo fatto, chiede la concessione della somma di 90 554 690 lire, risultante dalla differenza tra il valore reale del suo credito e l’importo originale di questo.
47. Il Governo non ha formulato osservazioni su questo argomento.
48. La Corte osserva che l’importo di 90 554 690 lire italiane, richiesto dal richiedente a titolo di danno materiale, che era stato oggetto del procedimento nazionale di liquidazione amministrativa, alla data delle ultime informazione, era ancora pendente,. La Corte non potrebbe speculare, a questo stadio, sui risultati ai quali questo procedimento potr? arrivare e sottolinea che ad ogni modo la violazione della Convenzione non condiziona, in s? la formazione dello stato di crediti da parte del commissario liquidatore e che il richiedente potr? beneficiare eventualmente di una somma per compensare il deprezzamento della moneta. C’? pertanto luogo di respingere la domanda formulata a titolo di danno materiale. Peraltro, la Corte stima che il richiedente ha subito un torto morale certo. Avuto riguardo alle circostanze della causa e deliberando su una base equa come vuole l’articolo 41 della Convenzione, decide di concedere egli 30 000 000 lire italiane.
B. Oneri e spese
49. Il richiedente sollecita il rimborso degli oneri e spese per il procedimento dinnanzi agli organi della Convenzione. Chiede 7 344 000 lire italiane.
50. Il Governo non ha formulato osservazioni a questo argomento.
51. La Corte, deliberando in equit? come vuole l’articolo 41 della Convenzione e tenuto in particolare conto del fatto che il richiedente essendo avvocato, ha agito in persona dinnanzi agli organi della Convenzione, gli assegna la somma di 1 500 000 lire italiane per oneri e spese (vedere la sentenza Saccomanno c). Italia del 12 maggio 1999, richiesta n? 36719/97, ? 33, non pubblicata.)
C. Interessi moratori
52. Secondo le informazione di cui dispone la Corte, il tasso di interesse legale applicabile in Italia alla data di adozione della presente sentenza ? del 3,5% l’anno.
CON QUESTI MOTIVI, LA CORTE,
1. Stabilisce ( con sei voci contro una) che non c’? stata violazione dell’articolo 1 del Protocollo n? 1;
2. Stabilisce ( all’unanimit?) che non si impone di esaminare la lagnanza formulata dal richiedente sul terreno dell’articolo 6 ? 1 della Convenzione;
3. Stabilisce ( all’unanimit?) che c’? stata violazione dell’articolo 13 della Convenzione;
4. Stabilisce (all’unanimit?)
a) che lo stato convenuto deve versare al richiedente, nei tre mesi a contare del giorno in cui la sentenza sar? diventata definitiva conformemente all’articolo 44 ? 2 della Convenzione, le seguenti somme: 30 000 000, trenta milioni, lire italiane per danno morale, e 1 500 000, un milione cinque cento mila, lire per oneri e spese;
b )che questi importi saranno da aumentare di un interesse semplice del 3,5% l’anno a contare della scadenza di suddetto termine e fino al versamento;
5. Respinge, all’unanimit?, la domanda di soddisfazione equa per il surplus.
Fatto in francese, comunicato poi per iscritto il 20 dicembre 2001 in applicazione dell’articolo 77 ?? 2 e 3 dell’ordinamento.
Erik Fribergh Christos Rozakis
Cancelliere Pr?sident
Alla presente sentenza si trova unita, conformemente agli articoli 45 ? 2 della Convenzione e 74 ? 2 dell’ordinamento, l’esposizione dell’opinione dissidente del Sig. Rozakis.
E. F.
C. L. R.

SENTENZA F.L. c. ITALIA

SENTENZA F.L. c. ITALIA

OPINIONE DISSIDENTE DEL GIUDICE ROZAKIS
? con grande rammarico che io non sono capace di essere d’accordo con la conclusione a cui ? giunta la maggioranza in questo caso che l?Articolo 1 di Protocollo N.ro 1 non ? stato violato. Il giudizio segue la linea del caso di Saggio v. L’Italia, che consiste in essenza nell’argomento che, dal momento che il debitore non aveva i beni per onorare i suoi obblighi vis-?-vis al richiedente, la ragione principale della dilazione del pagamento non era la lunghezza o la natura dei procedimenti di liquidazione ma la mancanza di risorse da parte della societ? debitrice (veda domanda N.ro 41879/98, giudizio di 25 ottobre 2001 inedito).
Io considero, come facevo anche nel caso summenzionato, che questo argomento della maggioranza trascura il problema legale e fondamentale che ? in questione nel caso presente – e che ? anche pi? chiaro nelle circostanze di questo caso di quanto lo era nel caso “pilota”: il richiedente aveva una propriet? che non dai beni della debitrice, ed il suo uso era stato controllato dall?applicazione delle attinenti leggi italiane riguardanti la soddisfazione di creditori. L?applicazione di queste leggi aveva dato luogo a dilazioni indebite ed eccessive nel processo di soddisfare i crediti privilegiati del candidato che condussero ad un danneggiamento del diritto del candidato al suo possesso. Anche se io sono d’accordo con la maggioranza che il debitore aveva problemi finanziari per soddisfare tutte le richieste dei suoi creditori, io trovo che questo elemento ? inconsistente nelle circostanze: il mio approccio ? che l? Articolo 1 di Protocollo N.ro 1 ? stato violato perch? il controllo di uso del possesso del richiedente ha portato a dei ritardi che, in fine, hanno avuto effetti dannosi sul possesso nella misura in cui questo si ? tradotto nell’abilit? del richiedente di reclamare puntualmente isuoi diritti privilegiati -, e danneggi? molto l?essenza del diritto in una maniera sproporzionata allo scopo perseguito.

SENTENZA F.L. c. ITALIA

SENTENZA F.L. c. ITALIA

Testo Tradotto

Conclusion Non-violation de P1-1 ; Non-lieu ? examiner l’art. 6-1 ; Violation de l’art. 13 ; Dommage mat?riel – demande rejet?e ; Pr?judice moral – r?paration p?cuniaire ; Remboursement partiel frais et d?pens – proc?dure de la Convention
PREMI?RE SECTION
AFFAIRE F.L. c. ITALIE
(Requ?te n? 25639/94)
ARR?T
STRASBOURG
20 d?cembre 2001
D?FINITIF
20/03/2002
Cet arr?t deviendra d?finitif dans les conditions d?finies ? l?article 44 ? 2 de la Convention. Il peut subir des retouches de forme.

En l?affaire F.L. c. Italie,
La Cour europ?enne des Droits de l?Homme (premi?re section), si?geant en une chambre compos?e de :
M. C.L. Rozakis, pr?sident,
Mme F. Tulkens,
MM. B. Conforti,
P. Lorenzen,
Mme N. Vajić,
MM. E. Levits,
A. Kovler, juges,
et de M. E. Fribergh, greffier de section,
Apr?s en avoir d?lib?r? en chambre du conseil les 25 novembre 1999 et 29 novembre 2001,
Rend l?arr?t que voici, adopt? ? cette derni?re date :
PROC?DURE
1. A l?origine de l?affaire se trouve une requ?te (n? 25639/94) dirig?e contre la R?publique italienne et dont un ressortissant de cet Etat, M. F. L. (? le requ?rant ?), avait saisi la Commission europ?enne des Droits de l?Homme (? la Commission ?) le 8 septembre 1994 en vertu de l?ancien article 25 de la Convention de sauvegarde des Droits de l?Homme et des Libert?s fondamentales (? la Convention ?).
2. Le requ?rant, qui est avocat, a agi en personne devant les organes de la Convention. Le gouvernement italien (? le Gouvernement ?) est repr?sent? par son agent, M. U. Leanza et son coagent, M. V. Esposito.
3. Le requ?rant all?guait en particulier qu?il n?avait pas pu obtenir le paiement des sommes qui lui ?taient dues et qu?il ne pouvait saisir aucune juridiction pour recouvrir sa cr?ance.
4. La requ?te a ?t? transmise ? la Cour le 1er novembre 1998, date d?entr?e en vigueur du Protocole n? 11 ? la Convention (article 5 ? 2 du Protocole n? 11).
5. La requ?te a ?t? attribu?e ? la deuxi?me section de la Cour (article 52 ? 1 du r?glement). Au sein de celle-ci, la chambre charg?e d?examiner l?affaire (article 27 ? 1 de la Convention) a ?t? constitu?e conform?ment ? l?article 26 ? 1 du r?glement.
6. Par une d?cision du 25 novembre 1999, la Cour a d?clar? la requ?te partiellement recevable.
7. Tant le requ?rant que le Gouvernement ont d?pos? des observations ?crites sur le fond de l?affaire (article 59 ? 1 du r?glement).
EN FAIT
I. LES CIRCONSTANCES DE L?ESP?CE
8. Le requ?rant avait travaill? en tant que conseil de la compagnie d’assurances C. Spa.
9. Par un d?cret minist?riel du 12 juillet 1984, cette soci?t? fut plac?e en liquidation administrative (liquidazione coatta amministrativa) sous la direction d’un commissaire. A cette ?poque, le requ?rant ?tait cr?ancier de la soci?t? C. pour un montant de 89 242 987 lires italiennes.
10. Le 22 juillet 1991, le commissaire d?posa au greffe du tribunal civil de Rome l’?tat des cr?ances. Il ressort de ce document que le requ?rant ?tait un cr?ancier privil?gi? pour le montant indiqu? ci-dessus.
11. A une date non pr?cis?e, le requ?rant fut inform? du d?p?t de l??tat de cr?ances par courrier recommand?. Il ne fit pas d’opposition.
12. Le 1er f?vrier 1994, le requ?rant adressa une lettre au ministre de l?industrie signalant les retards accumul?s par le commissaire dans la proc?dure de liquidation administrative de la soci?t? C. et demandant des explications.
13. Selon les derni?res informations fournies par le Gouvernement le 29 janvier 2001, ? cette date la liquidation administrative ?tait toujours en cours ? cause de l?existence de milliers de proc?dures pendantes auxquelles la compagnie d?assurances C. ?tait partie. Le requ?rant n’avait obtenu aucun paiement en sa faveur.
II. LE DROIT INTERNE PERTINENT
14. La proc?dure de liquidation administrative est r?glement?e par le d?cret royal n? 267 du 16 mars 1942 (ci-apr?s indiqu? comme ? loi de la faillite ?). Elle s?applique aux compagnies d?assurances, aux banques et aux soci?t?s coop?ratives, entreprises normalement soumises ? un contr?le de la part de l?Etat en raison de l?int?r?t g?n?ral de leur activit?. La mise en liquidation est pr?c?d?e d?une phase pr?alable devant le tribunal civil, qui d?clare que l?entreprise est en ?tat de cessation des paiements. La mise en liquidation administrative proprement dite est ensuite prononc?e par l?autorit? administrative comp?tente ? contr?ler l?activit? de l?entreprise en question (autorit? amministrativa di vigilanza). La proc?dure est dirig?e par un ou trois commissaires liquidateurs qui dans l?exercice de leurs fonctions sont assimil?s ? des officiers publics (articles 198 et 199 ?1 de la loi de la faillite). Ils sont soumis au contr?le de l?autorit? administrative.
15. Au cours de la proc?dure de liquidation administrative, aucun cr?ancier ne peut introduire devant les juridictions judiciaires des demandes individuelles en ex?cution visant ? attaquer directement le patrimoine de la soci?t? d?bitrice (articles 201 et 51 de la loi de la faillite). Toute cr?ance, m?me privil?gi?e, doit ?tre d?abord v?rifi?e selon la proc?dure arr?t?e aux articles 207 et 209 de la loi de la faillite, qui, en leurs parties pertinentes, se lisent ainsi :
? Dans un d?lai d?un mois ? partir de sa nomination, le commissaire liquidateur communique ? chaque cr?ancier (…) le montant de la valeur de sa cr?ance r?sultant des documents comptables de l?entreprise (…). Dans un d?lai de quinze jours ? partir de la r?ception de la communication susmentionn?e, les cr?anciers (…) peuvent adresser au commissaire d?observations ou de demandes. ?
? (…) Dans un d?lai de quatre-vingt-dix jours (…) le commissaire r?dige un ?tat des cr?ances accept?es et rejet?es (…) et le d?pose au greffe du tribunal (…). Suite au d?p?t au greffe, l??tat des cr?ances d?vient ex?cutoire. ?
16. Le(s) commissaire(s) se charge(nt) ensuite de la liquidation de l?actif (articles 210 et 211 de la loi de la faillite) et de la r?partition aux cr?anciers des sommes obtenues (article 212 de la loi de la faillite). Les cr?ances qui disposent d?un droit de pr?emption, dites privil?gi?es, sont pay?es en priorit?. Les cr?anciers chirographaires sont satisfaits sur le reste de l?actif. Selon le principe de l??galit? des cr?anciers (par condicio creditorum), ces derniers participent ? la r?partition de l?actif et sont pay?s proportionnellement ? la valeur de leurs cr?ances respectives (articles 52, premier alin?a et 111, 3) de la loi de la faillite).
17. Aux termes de l?article 213 de la loi de la faillite, le bilan final de la liquidation et le plan de r?partition aux cr?anciers sont d?pos?s au greffe du tribunal. Dans un d?lai de vingt jours ? partir de la communication de ce d?p?t, les cr?anciers ont la facult? de contester le bilan et le plan de r?partition devant le tribunal civil (paragraphe 2 de l?article 213 pr?cit?).
EN DROIT
I. SUR LA VIOLATION ALL?GU?E DE L?ARTICLE 1 DU PROTOCOLE N? 1
18. Le requ?rant all?gue que l’impossibilit? prolong?e de recouvrir sa cr?ance, en raison de la lenteur des op?rations de liquidation de la soci?t? C., s?analyse en une violation de son droit au respect de ses biens, tel que garanti par l?article 1 du Protocole n?1. Cette disposition se lit comme suit :
? Toute personne physique ou morale a droit au respect de ses biens. Nul ne peut ?tre priv? de sa propri?t? que pour cause d?utilit? publique et dans les conditions pr?vues par la loi et les principes g?n?raux du droit international.
Les dispositions pr?c?dentes ne portent pas atteinte au droit que poss?dent les Etats de mettre en vigueur les lois qu?ils jugent n?cessaires pour r?glementer l?usage des biens conform?ment ? l?int?r?t g?n?ral ou pour assurer le paiement des imp?ts ou d?autres contributions ou des amendes. ?
19. Le Gouvernement soutient que la proc?dure de liquidation administrative d?une compagnie d?assurances ne peut pas ?tre termin?e dans un bref d?lai. Avant de proc?der ? la r?partition d?finitive de l?actif, le commissaire doit attendre la conclusion de toutes les nombreuses proc?dures civiles pendantes dans lesquelles la compagnie d?assurances est partie. Il doit aussi recouvrir toutes les cr?ances de celle-ci aupr?s des d?biteurs de la soci?t?. En effet, ? la diff?rence de la proc?dure de faillite, la liquidation administrative permet d?introduire ou de continuer des proc?s en mati?re d?assurance obligatoire des v?hicules ? moteur. Il s?agit de plusieurs milliers de diff?rends, dans lesquels les dommages sont rembours?s par un fond de garantie. Ce fond peut ensuite se substituer aux personnes endommag?es pour obtenir le paiement de la part de la soci?t? d?assurances en liquidation. Il s?ensuit qu?avant la fin du dernier proc?s en mati?re d?assurance obligatoire, le commissaire liquidateur ne peut pas conna?tre le montant ? inscrire au passif et ne peut par cons?quent pas clore la proc?dure de liquidation. La dur?e de celle-ci est donc directement conditionn?e par la longueur d?autres proc?dures judiciaires.
20. Le Gouvernement fait cependant observer qu?en l?esp?ce l?impossibilit? de payer la cr?ance du requ?rant n??tait pas due ? la dur?e de la proc?dure, mais ? l?insuffisance de l?actif r?alis?. Le montant global des dettes de la soci?t? C. d?passe en effet vingt milliards de lires italiennes. A cette somme doivent s?ajouter les int?r?ts et les sommes qui seront demand?es par le fond de garantie. L?actif de la compagnie, par contre, est constitu? d?une liquidit? d?environ 350 millions de lires et de certains immeubles dont la valeur s??l?ve ? environ un milliard et cinq cents millions de lires et qui, malgr? de nombreuses tentatives de vente aux ench?res, n?ont pas pu ?tre vendus. Compte tenu du fait qu?une partie de l?actif devra ?tre utilis?e pour payer les frais de proc?dure et que d?autres cr?ancier ont priorit? sur le requ?rant, la cr?ance de ce dernier ne pourra probablement pas ?tre pay?e.
21. Le requ?rant consid?re qu?en raison de sa dur?e d?raisonnable, l?ing?rence avec son droit de propri?t? est disproportionn?e. Il souligne que l?existence de nombreuses proc?dures auxquelles la soci?t? C. est partie ne saurait justifier la dur?e globale de la proc?dure de liquidation. En effet, si ces diff?rentes proc?dures avaient ?t? conduites avec la diligence requise, elles se seraient depuis longtemps termin?es.
22. Le requ?rant observe enfin que l?insuffisance de l?actif ? satisfaire sa cr?ance est principalement due au fait que la soci?t? C. a ?t? autoris?e ? continuer son activit? malgr? sa difficile situation financi?re.
A. Sur l?existence d?un ? bien ? au sens de l?article 1
23. Selon la jurisprudence des organes de la Convention, un gain futur constitue un ? bien ? au sens de l?article 1 du Protocole n? 1 si le gain a ?t? acquis ou fait l?objet d?une cr?ance exigible (arr?t Ambruosi c. Italie du 19 octobre 2000, non publi?, ? 20 ; voir aussi St?rksen c. Norv?ge, requ?te n? 19819/92, d?cision de la Commission du 5 juillet 1994, D?cisions et rapports (DR) 78-B, pp. 88-89 et 94-95).
24. En l?esp?ce, la Cour observe que le requ?rant avait travaill? en tant que conseil de la soci?t? C. et que le commissaire liquidateur a reconnu, dans l??tat des cr?ances, l?existence de la cr?ance du requ?rant (paragraphes 8 et 10 ci-dessus). Dans ces circonstances, la Cour consid?re que le requ?rant est titulaire d?un ? bien ? au sens de l?article 1 du Protocole n? 1.
B. Sur l?existence d?une ing?rence
25. La Cour estime qu?il y a eu ing?rence dans le droit de propri?t? du requ?rant tel que l?article 1 du Protocole n? 1 le garantit. En effet, suite ? l?adoption de la proc?dure de liquidation administrative, son ? bien ? a ?t? g?r? par un organe de l?Etat et l?int?ress? s?est trouv?, pendant un certain temps, dans l?impossibilit? d?exiger le paiement de sa cr?ance.
C. La r?gle applicable
26. L?article 1 du Protocole n? 1, qui garantit en substance le droit de propri?t?, contient trois normes distinctes (arr?t James et autres c. Royaume-Uni du 21 f?vrier 1986, s?rie A n? 98, pp. 29-30, ? 37, et Immobiliare Saffi c. Italie [GC], n? 22774/93, ? 44, CEDH 1999-V) : la premi?re, qui s?exprime dans la premi?re phrase du premier alin?a et rev?t un caract?re g?n?ral, ?nonce le principe du respect de la propri?t? ; la deuxi?me, figurant dans la seconde phrase du m?me alin?a, vise la privation de propri?t? et la soumet ? certaines conditions ; quant ? la troisi?me, consign?e dans le second alin?a, elle reconna?t aux Etats contractants le pouvoir, entre autres, de r?glementer l?usage des biens conform?ment ? l?int?r?t g?n?ral. La deuxi?me et la troisi?me normes, qui visent des situations particuli?res d?atteintes au droit de propri?t?, doivent s?interpr?ter ? la lumi?re du principe consacr? par la premi?re (arr?t Air Canada c. Royaume-Uni du 5 mai 1995, s?rie A n? 316-A, p. 15, ? 30).
27. La Cour note qu?il n?y a eu en l?esp?ce ni expropriation de fait ni transfert de propri?t?, car le droit du requ?rant ? recouvrir sa cr?ance n?a jamais ?t? mis en doute. L?application de la proc?dure de liquidation administrative s?analyse en une r?glementation de l?usage des biens. Le second alin?a de l?article 1 du Protocole n? 1 joue donc en l?occurrence.
D. Le respect des conditions du second alin?a
1. But de l?ing?rence
28. La Cour reconna?t que la proc?dure de liquidation administrative vise ? assurer une gestion ?quitable des biens de l?entreprise en liquidation, en vue de garantir une protection identique pour tous les cr?anciers. Il s?ensuit que l?ing?rence en question poursuivait un but l?gitime conforme ? l?int?r?t g?n?ral, ? savoir une bonne administration de la justice et la protection des droits d?autrui.
2. Proportionnalit? de l?ing?rence
29. La Cour rappelle qu?une mesure d?ing?rence, notamment celle dont l?examen rel?ve du second paragraphe de l?article 1, doit m?nager un ? juste ?quilibre ? entre les imp?ratifs de l?int?r?t g?n?ral et ceux de la sauvegarde des droits fondamentaux de l?individu. La recherche de pareil ?quilibre se refl?te dans la structure de l?article 1 tout entier, donc aussi dans le second alin?a : il doit exister un rapport raisonnable de proportionnalit? entre les moyens employ?s et le but vis?. En contr?lant le respect de cette exigence, la Cour reconna?t ? l?Etat une grande marge d?appr?ciation tant pour choisir les modalit?s de mise en ?uvre que pour juger si leurs cons?quences se trouvent l?gitim?es, dans l?int?r?t g?n?ral, par le souci d?atteindre l?objectif de la loi en cause (arr?ts Chassagnou et autres c. France [GC], nos 25088/94, 28331/95 et 28443/95, ? 75, CEDH 1999-III, et Immobiliare Saffi c. Italie, pr?cit?, ? 49).
30. La Cour estime qu?un syst?me de suspension temporaire du paiement des cr?ances d?une entreprise en liquidation n?est pas critiquable en soi, vu notamment la marge d?appr?ciation autoris?e par le second alin?a de l?article 1. Cependant, un tel syst?me emporte le risque d?imposer aux cr?anciers une charge excessive quant ? la possibilit? de recouvrir leurs biens et doit donc pr?voir certaines garanties de proc?dure pour veiller ? ce que la mise en ?uvre du syst?me et son incidence sur le droit de propri?t? des particuliers ne soient ni arbitraires ni impr?visibles (voir, mutatis mutandis, l?arr?t Immobiliare Saffi c. Italie, pr?cit?, ? 54).
31. Or, la Cour fait observer que le syst?me italien souffre d?une certaine rigidit? : en effet, une fois entam?e la proc?dure de liquidation administrative, aucun cr?ancier ne peut introduire devant les juridictions judiciaires des demandes individuelles en ex?cution visant ? attaquer directement le patrimoine de la soci?t? d?bitrice, toute cr?ance, m?me privil?gi?e, devant ?tre d?abord v?rifi?e par les commissaires liquidateurs (paragraphe 15 ci-dessus). Seul le d?p?t, par ces derniers, du bilan final de la liquidation et du plan de r?partition ouvre aux cr?anciers la possibilit? de contester, devant le tribunal civil, les sommes qui leur ont ?t? accord?es (paragraphe 17 ci-dessus). De plus, les cr?anciers ne disposent d?aucun moyen effectif pour contr?ler l?activit? des commissaires liquidateurs ou pour solliciter l?accomplissement des t?ches qui leur sont confi?es.
32. La Cour doit cependant v?rifier si, compte tenu de l??tat financier de la soci?t? C. et des circonstances particuli?res du cas d?esp?ce, la dur?e de la proc?dure de liquidation administrative a viol? le droit de propri?t? du requ?rant.
33. Or, le Gouvernement a indiqu? que les dettes de la soci?t? C. d?passent largement l?actif de la compagnie, constitu? principalement par certains immeubles dont la vente semble difficile (paragraphe 20 ci-dessus). Le requ?rant ne conteste pas l?insuffisance de l?actif ? satisfaire sa cr?ance, se bornant ? observer que cette situation serait due au fait que la compagnie d?assurances a ?t? autoris?e ? continuer son activit? malgr? sa difficile situation financi?re (paragraphe 22 ci-dessus).
34. Au vu de ce qui pr?c?de, la Cour estime que la cause principale du retard dans le paiement de la cr?ance du requ?rant n?est pas la longueur ou la nature de la proc?dure de liquidation, mais plut?t le manque de ressources financi?res du d?biteur et les difficult?s de r?cup?rer ses cr?ances, des circonstances qu?on ne saurait mettre ? la charge de l?Etat. Ce dernier n?a donc pas enfreint, dans le cas d?esp?ce, l??quilibre qui doit exister en la mati?re entre la protection du droit des particuliers au respect de leurs biens et les exigences de l?int?r?t g?n?ral.
Par cons?quent, il n?y a pas eu violation de l?article 1 du Protocole n? 1.
II. SUR LA VIOLATION ALL?GU?E DE L?ARTICLE 6 ? 1 DE LA CONVENTION
35. Le requ?rant se plaint d?une entrave ? son droit d?acc?s ? un tribunal. Il invoque l?article 6 ? 1 de la Convention, qui, en ses parties pertinentes, est ainsi libell? :
? Toute personne a droit ? ce que sa cause soit entendue (…) par un tribunal (…) qui d?cidera (…) des contestations sur ses droits et obligations de caract?re civil. ?
36. Le Gouvernement souligne tout d?abord que la liquidation administrative est une proc?dure alternative ? la faillite, sp?cialement pr?vue pour des entreprises dont l?activit? rel?ve d?un int?r?t g?n?ral (banques, soci?t?s d?assurances, soci?t?s coop?ratives). La liquidation est g?r?e par un commissaire qui est nomm? par une autorit? administrative. Contre les actes du commissaire, il est admis un recours devant la juridiction civile.
37. Le Gouvernement souligne ensuite que le requ?rant ne s?est pas oppos? ? l??tat des cr?ances (paragraphe 11 ci-dessus). Par cons?quent, il n?y aurait pas eu de ? contestation ? au sens de l?article 6 de la Convention et cette disposition n?aurait pas ?t? viol?e.
38. Le requ?rant rappelle que selon la jurisprudence de la Cour, l?article 6 de la Convention s?applique aux proc?dures d?ex?cution et soutient que la liquidation administrative serait comparable ? un proc?s d?ex?cution. Il fait ?galement valoir qu?il ne peut saisir aucune juridiction pour recouvrir sa cr?ance pendant que la proc?dure administrative est en cours. Le requ?rant souligne enfin que les actions judiciaires contre les actes du commissaire ont pour but de soumettre ces actes ? un contr?le de l?galit? de la part des tribunaux. Toutefois, elles ne permettent pas d?obtenir le paiement des cr?ances ou l?acc?l?ration de la proc?dure de liquidation.
39. La Cour observe que l?essence du grief du requ?rant porte sur l?impossibilit? de soumettre ? une instance nationale, avant le d?p?t de l??tat de cr?ances, une demande en paiement des sommes dues ou de contester les actes du commissaire liquidateur. De ce fait, elle estime davantage indiqu? d?examiner ce grief sous l?angle de l?obligation plus g?n?rale, que l?article 13 de la Convention fait peser sur les Etats, d?offrir un recours effectif permettant de se plaindre de violations de la Convention (voir, mutatis mutandis, l?arr?t Aksoy c. Turquie du 18 d?cembre 1996, Recueil 1996-VI, pp. 2285-2286, ?? 92-94).
III. SUR LA VIOLATION DE L?ARTICLE 13 DE LA CONVENTION
40. L?article 13 de la Convention est ainsi libell? :
? Toute personne dont les droits et libert?s reconnus dans la pr?sente Convention ont ?t? viol?s a droit ? l’octroi d’un recours effectif devant une instance nationale, alors m?me que la violation aurait ?t? commise par des personnes agissant dans l’exercice de leurs fonctions officielles. ?
41. Aux termes de la jurisprudence de la Cour, l’article 13 garantit l’existence en droit interne d’un recours permettant de s’y pr?valoir des droits et libert?s de la Convention, tels qu’ils peuvent s’y trouver consacr?s. Cette disposition a donc pour cons?quence d’exiger, pour les plaintes que l?on peut estimer ? d?fendables ? au regard de la Convention ou de ses Protocoles, un recours interne habilitant l’instance nationale comp?tente ? conna?tre du contenu du grief et ? offrir le redressement appropri?, m?me si les Etats contractants jouissent d’une certaine marge d’appr?ciation quant ? la mani?re de se conformer aux obligations que leur fait cette disposition. La port?e de l’obligation d?coulant de l’article 13 varie en fonction de la nature du grief que le requ?rant fonde sur la Convention. Toutefois, le recours exig? doit ?tre ? effectif ? en pratique comme en droit, et son exercice ne doit pas ?tre entrav? de mani?re injustifi?e par les actes ou omissions des autorit?s de l’Etat d?fendeur (arr?ts Aydin c. Turquie du 25 septembre 1997, Recueil 1997-VI, p. 1895, ? 103, et Kaya c. Turquie du 19 f?vrier 1998, Recueil 1998-I, pp. 329-330, ? 106 ; quant au caract?re ? d?fendable ? du grief fond? sur la Convention, voir les arr?ts Boyle et Rice c. Royaume-Uni du 27 avril 1988, s?rie A n? 131, p. 23, ? 52, et Powell et Rayner c. Royaume-Uni du 21 f?vrier 1990, s?rie A n? 172, p. 14, ? 31).
42. En l?esp?ce, le requ?rant avait un grief d?fendable sous l?angle de l?article 1 du Protocole n? 1.
43. Il avait donc droit de soumettre son grief ? une instance nationale capable de lui offrir un redressement appropri?. Cependant, suite ? l?adoption de la proc?dure de liquidation administrative, pendant au moins seize ans et six mois, le requ?rant n?a pu saisir aucune autorit? pour faire valoir son droit ? recouvrir sa cr?ance ou pour contester les actes du commissaire liquidateur, ne disposant en m?me temps d?aucun moyen effectif pour solliciter l?examen de son dossier.
44. De ce fait, la Cour estime que les r?gles r?gissant la proc?dure de liquidation administrative, assorties de la longueur de la v?rification de l??tat des cr?ances, ont entrav? de mani?re injustifi?e le droit du requ?rant de disposer d?un recours ? effectif ? au sens de l?article 13 de la Convention.
Par cons?quent, il y a eu violation de cette disposition.
IV. SUR L?APPLICATION DE L?ARTICLE 41 DE LA CONVENTION
45. Aux termes de l?article 41 de la Convention,
? Si la Cour d?clare qu?il y a eu violation de la Convention ou de ses Protocoles, et si le droit interne de la Haute Partie contractante ne permet d?effacer qu?imparfaitement les cons?quences de cette violation, la Cour accorde ? la partie l?s?e, s?il y a lieu, une satisfaction ?quitable. ?
A. Dommage
46. Le requ?rant all?gue avoir subi un pr?judice moral en raison de la dur?e de la proc?dure de liquidation et sollicite le versement de la somme de 45 000 000 lires italiennes, soit la moiti? de sa cr?ance. Quant au pr?judice mat?riel, il observe que depuis 1984 la d?valorisation de la monnaie a ?t? particuli?rement forte en Italie. Selon les calculs du requ?rant, la valeur en lires constantes de sa cr?ance s??l?verait aujourd?hui ? 179 797 670. De ce fait, il demande l?octroi de la somme de 90 554 690 lires, r?sultant de la diff?rence entre la valeur actuelle de sa cr?ance et le montant original de celle-ci.
47. Le Gouvernement n?a pas formul? d?observations ? ce sujet.
48. La Cour observe que le montant de 90 554 690 lires italiennes, r?clam?s par le requ?rant ? titre de pr?judice mat?riel, fait l?objet de la proc?dure nationale de liquidation administrative, laquelle ?tait, ? la date des derni?res informations, encore pendante. La Cour ne saurait sp?culer, ? ce stade, sur les r?sultats auxquels cette proc?dure pourra aboutir et souligne qu?en tout ?tat de cause la violation de la Convention ne conditionne pas, en soi, la formation de l??tat de cr?ances par le commissaire liquidateur et que le requ?rant pourra ?ventuellement b?n?ficier d?une somme pour compenser la d?valorisation de la monnaie. Il y a partant lieu de rejeter la demande formul?e ? titre de pr?judice mat?riel. Par ailleurs, la Cour estime que le requ?rant a subi un tort moral certain. Eu ?gard aux circonstances de la cause et statuant sur une base ?quitable comme le veut l?article 41 de la Convention, elle d?cide de lui octroyer 30 000 000 lires italiennes.
B. Frais et d?pens
49. Le requ?rant sollicite le remboursement des frais et d?penses pour la proc?dure devant les organes de la Convention. Il demande 7 344 000 lires italiennes.
50. Le Gouvernement n?a pas formul? d?observations ? ce sujet.
51. La Cour, statuant en ?quit? comme le veut l?article 41 de la Convention et compte tenu notamment du fait que le requ?rant, qui est avocat, a agi en personne devant les organes de la Convention, lui alloue la somme de 1 500 000 lires italiennes pour frais et d?pens (voir l?arr?t Saccomanno c. Italie du 12 mai 1999, requ?te n? 36719/97, ? 33, non publi?).
C. Int?r?ts moratoires
52. Selon les informations dont dispose la Cour, le taux d?int?r?t l?gal applicable en Italie ? la date d?adoption du pr?sent arr?t est de 3,5 % l?an.
PAR CES MOTIFS, LA COUR,
1. Dit, par six voix contre une, qu?il n?y a pas eu violation de l?article 1 du Protocole n? 1 ;
2. Dit, ? l?unanimit?, qu?il ne s?impose pas d?examiner le grief formul? par le requ?rant sur le terrain de l?article 6 ? 1 de la Convention ;
3. Dit, ? l?unanimit?, qu?il y a eu violation de l?article 13 de la Convention ;
4. Dit, ? l?unanimit?,
a) que l?Etat d?fendeur doit verser au requ?rant, dans les trois mois ? compter du jour o? l?arr?t sera devenu d?finitif conform?ment ? l?article 44 ? 2 de la Convention, les sommes suivantes : 30 000 000 (trente millions) lires italiennes pour dommage moral, et 1 500 000 (un million cinq cent milles) lires pour frais et d?pens ;
b) que ces montants seront ? majorer d?un int?r?t simple de 3,5 % l?an ? compter de l?expiration dudit d?lai et jusqu?au versement ;
5. Rejette, ? l?unanimit?, la demande de satisfaction ?quitable pour le surplus.
Fait en fran?ais, puis communiqu? par ?crit le 20 d?cembre 2001 en application de l?article 77 ?? 2 et 3 du r?glement.
Erik Fribergh Christos Rozakis
Greffier Pr?sident
Au pr?sent arr?t se trouve joint, conform?ment aux articles 45 ? 2 de la Convention et 74 ? 2 du r?glement, l?expos? de l?opinion dissidente de M. Rozakis.
E. F.
C. L. R.

DISSENTING OPINION OF JUDGE ROZAKIS
It is with great regret that I am unable to agree with the conclusion reached by the majority in this case that Article 1 of Protocol No. 1 has not been violated. The judgment follows the line of the case of Saggio v. Italy, consisting in essence in the argument that, since the debtor did not have the assets to honour his obligations vis-?-vis the applicant, the principal reason for the delay in payment was not the length or the nature of liquidation proceedings but the lack of resources on the part of the debtor company (see application No. 41879/98, judgment of 25 October 2001, unpublished).
I consider, as I also did in the above-mentioned case, that this argument of the majority disregards the fundamental legal problem which is at issue in the present case – and which is even clearer in the circumstances of this case than it was in the “pilot” case: the applicant had a possession which was not dependent upon the assets of the debtor, and its use had been controlled by the application of the relevant Italian laws concerning satisfaction of creditors. The application of these laws had resulted in undue and excessive delays in the process of satisfying the applicant’s preferential claims, which led to an impairment of the right of the applicant to his possession. Although I agree with the majority that the debtor had financial problems to satisfy all the claims of its creditors, I find that this element is immaterial in the circumstances: my approach is that Article 1 of Protocol No. 1 has been violated because the control of use of the possession of the applicant led to delays which, in the end, had detrimental effects to the possession – in so far as this is translated into the ability of the applicant to timely claim his preferential rights -, and impaired the very essence of the right in a manner disproportionate to the aim pursued.

ARR?T F.L. c. ITALIE

ARR?T F.L. c. ITALIE

A chi rivolgersi e i costi dell'assistenza

Il Diritto dell'Espropriazione è una materia molto complessa e poco conosciuta, che "ingloba" parti importanti di molteplici rami del diritto. Per tutelarsi è quindi essenziale farsi assistere da un Professionista (con il quale si consiglia di concordare in anticipo i costi da sostenere, come ormai consentito dalle leggi in vigore).

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Se l'espropriato è assistito da un Professionista aderente all'Associazione pagherà solo a risultato raggiunto, "con i soldi" dell'Amministrazione. Non si deve pagare se non si ottiene il risultato stabilito. Tutto ciò viene pattuito, a garanzia dell'espropriato, con un contratto scritto. è ammesso solo un rimborso spese da concordare: ad. es. 1.000 euro per il DAP (tutelarsi e opporsi senza contenzioso) o 2.000 euro per il contenzioso. Per maggiori dettagli si veda la pagina 20 del nostro Vademecum gratuito.