AFFAIRE CALICCHIO ET URRIOLABEITIA c. ITALIE - A.N.P.T.ES.
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Testo originale e tradotto della sentenza selezionata

AFFAIRE CALICCHIO ET URRIOLABEITIA c. ITALIE

Tipologia: Sentenza
Importanza: 3
Articoli: 41, 13, 29, P1-1, P4-2
Numero: 17175/02/2006
Stato: Italia
Data: 2006-06-29 00:00:00
Organo: Sezione Terza
Testo Originale

Conclusione Violazione dell’art. 8 (rispetto della vita privata); Violazione dell’art. 13; parzialmente inammissibile; Danno morale – constatazione di violazione sufficiente; Danno materiale – domanda respinta; Rimborso parziale oneri e spese – procedimento della Convenzione
TERZA SEZIONE
CAUSA CALICCHIO ED URRIOLABEITIA C. ITALIA
( Richiesta no 17175/02)
SENTENZA
STRASBURGO
29 giugno 2006
DEFINITIVO
11/12/2006
Questa sentenza diventer? definitiva nelle condizioni definite all’articolo 44 ? 2 della Convenzione. Pu? subire dei ritocchi di forma.

Nella causa Calicchio ed Urriolabeitia c. Italia,
La Corte europea dei Diritti dell’uomo, terza sezione, riunendosi in una camera composta da:
SIGG. B.M. Zupancic, presidente,
J. Hedigan, L. Caflisch, V. Zagrebelsky, la Sig.ra A. Gyulumyan, il
Sig. E. Myjer, la Sig.ra I. Ziemele, giudici,
e del Sig. V. Berger, cancelliere di sezione,
Dopo avere deliberato in camera del consiglio il 8 giugno 2006,
Rende la sentenza che ha, adottata a questa data,:
PROCEDIMENTO
1. All’origine della causa si trova una richiesta (no 17175/02) diretta contro la Repubblica italiana e in cui due cittadini di questo Stato, il Sig. A. C. e la Sig.ra M. B. U. (“i richiedenti”), hanno investito la Corte il 12 gennaio 2002 in virt? dell’articolo 34 della Convenzione di salvaguardia dei Diritti dell’uomo e delle Libert? fondamentali (“la Convenzione”).
2. I richiedenti che sono stati ammessi a favore dell’assistenza giudiziale, sono rappresentati dal Sig. S. F., avvocato a Benevento. Il governo italiano (“il Governo”) ? rappresentato dal suo agente, il Sig. Ivo Maria Braguglia, e dal suo coagente aggiunto, il Sig. Nicola Lettieri.
3. Il 2 settembre 2004, la Corte, prima sezione, ha dichiarato la richiesta parzialmente inammissibile e ha deciso di comunicare le lagnanze derivate dagli articoli 8 della Convenzione, 1 del Protocollo no 1, 2 del Protocollo no 4 e 13 della Convenzione al Governo. Avvalendosi dell’articolo 29 ? 3 della Convenzione, ha deciso che sarebbero state esaminate l’ammissibilit? e la fondatezza della causa allo stesso tempo.
4. Il 1 novembre 2004, la Corte ha modificato la composizione delle sue sezioni, articolo 25 ? 1 dell’ordinamento. La presente richiesta ? stata assegnata alla terza sezione cos? ricomposta, articolo 52 ? 1.
IN FATTO
I. LE CIRCOSTANZE DELLO SPECIFICO
5. I richiedenti sono nati rispettivamente nel1952 e 1953 e hanno risieduto a Benevento.
1. Il procedimento di fallimento
6. Con un giudizio depositato il 26 febbraio 1996, il tribunale di Benevento dichiar? il fallimento della societ? di fatto esistente tra i richiedenti cos? come i fallimenti personali di questi.
7. Il 15 marzo 1996, il curatore fece l’inventario dei beni dei richiedenti.
8. Tra il 5 giugno 1996 ed i l17 aprile 1998, sei domande di ammissione al passivo del fallimento furono deposte dinnanzi al tribunale.
9. Il 23 marzo 1998, il tribunale dichiar? nel frattempo, il passivo del fallimento esecutivo.
10. Il 18 ottobre 1998, il curatore chiese al giudice delegato (“il giudice”) l’autorizzazione di vendere i beni facenti parte del passivo del fallimento con negoziato privato, vendita a trattativa privata.
11. Ad una data non precisata, i beni dei richiedenti furono venduti.
12. Il 13 maggio 2003, il curatore deposit? il conto finale di gestione del fallimento e, il 28 maggio 2003, il giudice fiss? un’udienza al 9 luglio 2003 per la presentazione delle osservazioni dei creditori ed dei richiedenti.
13. Con una decisione del 7 ottobre 2003, il tribunale decise di chiudere il procedimento per insufficienza dell’attivo del fallimento.
2. Il procedimento introdotto conformemente alla legge Pinto
14. Il 17 luglio 2003, i richiedenti introdussero separatamente un ricorso dinnanzi alla corte di appello di Roma conformemente alla legge Pinto, lamentandosi della durata del procedimento cos? come del prolungamento delle incapacit? derivanti dal collocamento in fallimento.
15. Con due decisioni depositate il 17 novembre 2003, la corte di appello rilev? che il procedimento era ancora pendente in ragione del fallimento dei tentativi di asta pubblica dei beni facenti parte dell’attivo del fallimento. Pertanto, respinse le domande dei richiedenti.
16. Il 23 febbraio e 10 marzo 2004, il Sig. C. e la Sig.ra U. deposero rispettivamente un ricorso in revoca di queste decisioni dinnanzi alla stessa corte di appello. Stimarono che, difatti, nessuno tentativo di asta pubblica dei beni facenti parte del fallimento aveva avuto luogo, avendo avuto luogo l’unica vendita con negoziato privato.
17. In quanto al ricorso introdotto dalla Sig.ra U., con una decisione depositata il 14 ottobre 2004, la corte di appello consider? che la decisione depositata il 17 novembre 2003 era basata su dei fatti inesistenti”, ovvero il preteso fallimento dei tentativi di asta pubblica dei beni del fallimento. Difatti, constat? che nessuno tentativo di asta pubblica aveva avuto luogo e che i beni mobili facenti parte del fallimento erano stati venduti tramite negoziato privato. La corte di appello, stimando che il procedimento non era stato complesso, accolse la domanda della Sig.ra U. e le accord? 3 000 euro (EUR) a titolo di risarcimento giuridico pi? gli oneri e spese.
18. Per ci? che riguarda il ricorso introdotto dal Sig. C., con una decisione depositata il 28 febbraio 2005, la corte di appello respinse questa domanda. Stim? che la decisione della corte di appello depositata il 17 novembre 2003 era fondata “non proprio sul fallimento delle aste pubbliche ma su delle valutazioni di carattere generale al di l? della naturale logica giuridica (in quanto tale, non attaccabili dinnanzi a questa corte, (come tali non censurabili in questa sede.”)
II. IL DIRITTO INTERNO PERTINENTE
19. Il diritto interno pertinente ? descritto nelle sentenze Campagnano c. Italia (no 77955/01, ?? 19-22, 2 marzo 2006, Albanese c,). Italia, no 77924/01, ?? 23-26, 2 marzo 2006, e Vitiello c. Italia (no 77962/01, ?? 17-20, 23 marzo 2006,).
20. L’articolo 403 del codice di procedimento civile ? formulato cos?:
“(…) Il giudizio che decide su un ricorso in revoca pu? essere attaccato con i mezzi di ricorso contemplate per attaccare il giudizio originario che ? stato oggetto del ricorso in revoca”
IN DIRITTO
I. SULLA VIOLAZIONE ADDOTTA DEGLI ARTICOLI 8 DELLA CONVENZIONE, IN QUANTO AL DIRITTO AL RISPETTO DELLA CORRISPONDENZA, 1 DEL PROTOCOLLO NO 1 E 2 DEL PROTOCOLLO NO 4
21. Invocando l’articolo 8 della Convenzione, i richiedenti si lamentano della violazione del loro diritto al rispetto della loro corrispondenza in ragione del fatto che la corrispondenza del fallito ? sottoposta al controllo del curatore. Invocando l’articolo 1 del Protocollo no 1, si lamentano che la dichiarazione di fallimento li abbia privati dei loro beni, in particolare in ragione della durata del procedimento. Invocando l’articolo 2 del Protocollo no 4, denunciano la limitazione della loro libert? di circolazione, in particolare in ragione della durata del procedimento. Questi articoli sono formulati cos?:
Articolo 8 della Convenzione
“1. Ogni persona ha diritto al rispetto di suo corrispondenza.
2. Non pu? esserci ingerenza di un’autorit? pubblica nell’esercizio di questo diritto se non per quanto questa ingerenza sia prevista dalla legge e costituisca una misura che, in una societ? democratica, sia necessaria alla sicurezza nazionale, alla sicurezza pubblica, al benessere economico del paese, alla difesa dell’ordine ed alla prevenzione delle violazioni penali, alla protezione della salute o della morale, o alla protezione dei diritti e libert? altrui. “
Articolo 1 del Protocollo no 1
“Ogni persona fisica o giuridica ha diritto al rispetto dei suoi beni. Nessuno pu? essere privato della sua propriet? se non a causa di utilit? pubblica e nelle condizioni previste dalla legge ed i principi generali del diritto internazionale.
Le disposizioni precedenti non recano offesa al diritto che possiedono gli Stati di mettere in vigore le leggi che giudicano necessarie per regolamentare l’uso dei beni conformemente all’interesse generale o per garantire il pagamento delle imposte o di altri contributi o delle multe. “
Articolo 2 del Protocollo no 4
“1. Chiunque si trovi regolarmente sul territorio di un Stato ha il diritto di circolarvi liberamente e di scegliere liberamente la sua residenza.
2. Ogni persona ? libera di lasciare qualunque paese, ivi compreso il suo.
3. L’esercizio di questi diritti non pu? essere oggetto di altre restrizioni se non quelle che, previste dalla legge, costituiscono delle misure necessarie, in una societ? democratica, alla sicurezza nazionale, alla sicurezza pubblica, al mantenimento dell’ordine pubblico, alla prevenzione delle violazioni penali, alla protezione della salute o della morale, o alla protezione dei diritti e libert? altrui.
22. I richiedenti sostengono che le osservazioni del Governo sono state presentate tardivamente, contrariamente all’articolo 38 dell’ordinamento della Corte.
23. La Corte rileva di avere fissato al 25 novembre 2004 il termine per la presentazione delle osservazioni del Governo e che questo le ha mandate il 24 novembre 2004.
24. Il Governo fa valere che i richiedenti si sarebbero potuti lamentare delle incapacit? prolungate derivanti dal loro collocamento in fallimento dinnanzi alla corte di appello competente conformemente alla legge Pinto. Si riferisce, tra l?altro, alla sentenza della Corte di cassazione no 362 del 2003.
25. I richiedenti osservano che il legge Pinto non costituisce un mezzo di ricorso efficace per lamentarsi della durata delle incapacit? derivanti dal collocamento in fallimento. In ogni caso, fanno valere di avere esaurito non solo il rimedio previsto dalla legge Pinto ma anche che le decisioni sui ricorsi in revoca introdotte separatamente dai richiedenti e riguardanti gli stessi fatti ha prodotto dei risultati differenti. In pi?, i richiedenti sottolineano di non potere introdurre alcun ricorso in cassazione, essendo scaduti i termini contemplati a questo effetto.
26. La Corte rileva che, nella sua sentenza no 362 del 2003, depositata il 14 gennaio 2003, la Corte di cassazione ha per la prima volta riconosciuto che il risarcimento morale relativo alla durata dei procedimenti di fallimento deve tenere conto, tra l?altro, del prolungamento delle incapacit? che derivano dello statuto di fallito.
27. La Corte ricorda di avere considerato che, a partire dal 14 luglio 2003, la sentenza no 362 del 2003 non pu? pi? essere ignorata dal pubblico e che ? a contare da questa data che deve essere esatto dai richiedenti che utilizzino questo ricorso ai fini dell’articolo 35 ? 1 della Convenzione (vedere Sgattoni c. Italia, no 77132/01, ? 48, 6 ottobre 2005).
28. La Corte osserva che i richiedenti hanno introdotto separatamente dei ricorsi conformemente alla legge Pinto dinnanzi alla corte di appello di Roma. Nota invece che avrebbero potuto ricorrere in cassazione contro le decisioni riguardanti i loro ricorsi in revoca conformemente all’articolo 403 del codice di procedimento civile. Avendo omesso i richiedenti di esaurire le vie di ricorso che erano loro aperte in dritto interno, questa parte della richiesta deve essere respinta conformemente all’articolo 35 ?? 1 e 4 della Convenzione.
II. SULLA VIOLAZIONE ADDOTTA DELL’ARTICOLO 8 DELLA CONVENZIONE, IN QUANTO AL DIRITTO AL RISPETTO DELLA VITA PRIVATA
29. Invocando l’articolo 8 della Convenzione, i richiedenti si lamentano di un attentato al loro diritto al rispetto della vita privata nella misura in cui, in ragione dell’iscrizione del loro nome nel registro dei falliti, non possono esercitare nessuna attivit? professionale o commerciale. Inoltre, denunciano il fatto che, secondo l’articolo 143 della legge sul fallimento, la loro riabilitazione che mette fine a queste incapacit? personali, non pu? essere chiesta che cinque anni dopo la chiusura del procedimento di fallimento. L’articolo 8 ? formulato cos?:
“1. Ogni persona ha diritto al rispetto della sua vita privata.
2. Non pu? esserci ingerenza di un’autorit? pubblica nell’esercizio di questo diritto se non per quanto questa ingerenza sia prevista dalla legge e costituisca una misura che, in una societ? democratica, sia necessario alla sicurezza nazionale, alla sicurezza pubblica, al benessere economico del paese, alla difesa dell’ordine ed alla prevenzione delle violazioni penali, alla protezione della salute o della morale, o alla protezione dei diritti e libert? altrui. “
A. Sull’ammissibilit?
30. La Corte constata che la lagnanza non ? manifestamente male fondata al senso dell’articolo 35 ? 3 della Convenzione. Rileva peraltro che questa non si scontra con nessuno altro motivo di inammissibilit?. Conviene dichiararla ammissibile dunque.
B. Sul merito
31. La Corte considera che l’insieme delle incapacit? che derivano dall’iscrizione del nome del fallito nel registro provoca in s? un’ingerenza nel diritto al rispetto della vita privata dei richiedenti che, tenuto conto della natura automatica di suddetta iscrizione, della mancanza di una valutazione e di un controllo giurisdizionale sull’applicazione delle incapacit? ivi relative cos? come del lasso di tempo previsto per l’ottenimento della riabilitazione, non ? “necessaria in una societ? democratica” al senso dell’articolo 8 ? 2 della Convenzione.
La Corte stima dunque che c’? stata violazione dell’articolo 8 della Convenzione.
III. SULLA VIOLAZIONE ADDOTTA DELL’ARTICOLO 13 DELLA CONVENZIONE
32. Invocando l’articolo 13 della Convenzione, i richiedenti si lamentano di non disporre di un ricorso effettivo per lamentarsi delle incapacit? patrimoniali e personali toccate durante tutto il procedimento di fallimento e fino all’ottenimento della loro riabilitazione. Questo articolo ? formulato cos?:
“Ogni persona i cui diritti e libert? riconosciuti nella Convenzione sono stati violati, ha diritto alla concessione di un ricorso effettivo dinnanzi ad un’istanza nazionale, anche se la violazione fosse stata commessa dalle persone che agiscono nell’esercizio delle loro funzioni ufficiali. “
A. Sull’ammissibilit?
33. In quanto alla parte della lagnanza concernente la limitazione prolungata del diritto al rispetto dei beni, articolo 1 del Protocollo no 1, della corrispondenza (articolo 8 della Convenzione) e della libert? di circolazione dei richiedenti, articolo 2 del Protocollo no 4, la Corte ricorda di avere concluso all’inammissibilit? di queste lagnanze. Pertanto, stima che, non trattandosi di lagnanze “difendibili” allo sguardo della Convenzione, questa parte della richiesta deve essere respinta in quanto manifestamente male fondata secondo l’articolo 35 ?? 3 e 4 della Convenzione.
34. In quanto alla parte della lagnanza che riguarda le incapacit? derivanti dall’iscrizione del nome del fallito nel registro dei falliti e perdurando fino all’ottenimento della riabilitazione civile, la Corte constata che non ? manifestamente male fondata al senso dell’articolo 35 ? 3 della Convenzione. Rileva peraltro che questa non si scontra con nessuno altro motivo di inammissibilit?. Conviene dichiararla ammissibile dunque.
B. Sul merito
35. La Corte ha trattato gi? cause che sollevano delle questioni simili a quelle del caso specifico e ha constatato la violazione dell’articolo 13 della Convenzione (vedere Bottaro c. Italia, no 56298/00, ?? 41-46, 17 luglio 2003).
36. La Corte ha esaminato la presente causa e ha considerato che il Governo non ha fornito nessuno fatto n? argomento che potesse condurre ad una conclusione differente nel caso presente.
Pertanto, la Corte conclude che c’? stata violazione dell’articolo 13 della Convenzione.
IV. SULL’APPLICAZIONE DELL’ARTICOLO 41 DELLA CONVENZIONE
37. Ai termini dell’articolo 41 della Convenzione,
“Se la Corte dichiara che c’? stata violazione della Convenzione o dei suoi Protocolli, e se il diritto interno dell’Alta Parte contraente permette di cancellare solo imperfettamente le conseguenze di questa violazione, la Corte accorda alla parte lesa, se c’? luogo, una soddisfazione equa. “
A. Danno
38. I richiedenti presentano una perizia che valuta a 88 068 euro (EUR) il danno materiale che avrebbero subito. Questa somma corrisponde al salario minimo (pensione sociale) che avrebbero ricevuto a partire dalla loro dichiarazione di fallimento. I richiedenti richiedono anche 300 000 EUR ciascuno per il danno morale che avrebbero subito.
39. Il Governo non ha fornito osservazioni.
40. La Corte non vede legame di causalit? tra le violazioni constatate ed il danno materiale addotto e respinge la domanda. In quanto al danno morale, stima che, avuto riguardo di tutte le circostanze della causa, le constatazioni di violazioni che figurano nella presente sentenza forniscono per se stesse una soddisfazione equa sufficiente.
B. Oneri e spese
41. I richiedenti chiedono anche 35 982,88 EUR per oneri e spese incorsi dinnanzi alla Corte cos? come 1 813 EUR per oneri di perizia.
42. Il Governo non ha fornito osservazioni.
43. Secondo la giurisprudenza della Corte, un richiedente non pu? ottenere il rimborso dei suoi oneri e spese se non nella misura in cui vengano stabiliti la loro realt?, la loro necessit? ed il carattere ragionevole del loro tasso. Nello specifico e tenuto conto degli elementi in suo possesso e dei criteri suddetti, la Corte stima ragionevole la somma di 2 000 EUR a titolo di oneri e spese per il procedimento dinnanzi alla Corte e l’accorda ai richiedenti.
C. Interessi moratori
44. La Corte giudica appropriato basare il tasso degli interessi moratori sul tasso di interesse della facilit? di prestito marginale della Banca centrale europea aumentata di tre punti percentuale.
PER QUESTI MOTIVI, LA CORTE, ALL’UNANIMIT?,
1. Dichiara la richiesta ammissibile in quanto alle lagnanze derivate dagli articoli 8 della Convenzione, per ci? che riguarda il diritto al rispetto della vita privata dei richiedenti, e 13 della Convenzione, per ci? che riguarda la mancanza di un ricorso per lamentarsi delle incapacit? derivanti dall’iscrizione del nome dello fallito nel registro dei falliti, ed inammissibile per il surplus;
2. Stabilisce che c’? stata violazione dell’articolo 8 della Convenzione;
3. Stabilisce che c’? stata violazione dell’articolo 13 della Convenzione;
4. Stabilisce che le constatazioni di violazione che figurano nella presente sentenza forniscono per se stesse una soddisfazione equa sufficiente per il danno morale;
5. Stabilisce
a) che lo stato convenuto deve versare ai richiedenti, nei tre mesi a contare dal giorno in cui la sentenza sar? diventata definitiva conformemente all’articolo 44 ? 2 della Convenzione, 2 000 EUR (duemila euro) per oneri e spese, pi? ogni importo che pu? essere dovuto a titolo di imposta;
b) che a contare dalla scadenza di suddetto termine e fino al versamento, questo importo sar? da aumentare di un interesse semplice ad un tasso uguale a quello della facilit? di prestito marginale della Banca centrale europea applicabile durante questo periodo, aumentato di tre punti percentuale,;
6. Respinge la domanda di soddisfazione equa per il surplus.
Fatto in francese, comunicato poi per iscritto il 29 giugno 2006 in applicazione dell’articolo 77 ?? 2 e 3 dell’ordinamento.
Vincent Pastore Bo?tjan Sig. Zupancic
Cancelliere Presidente

Testo Tradotto

Conclusion Violation de l’art. 8 (respect de la vie priv?e) ; Violation de l’art. 13 ; Partiellement irrecevable ; Pr?judice moral – constat de violation suffisant ; Dommage mat?riel – demande rejet?e ; Remboursement partiel frais et d?pens – proc?dure de la Convention
TROISI?ME SECTION
AFFAIRE CALICCHIO ET URRIOLABEITIA c. ITALIE
(Requ?te no 17175/02)
ARR?T
STRASBOURG
29 juin 2006
D?FINITIF
11/12/2006
Cet arr?t deviendra d?finitif dans les conditions d?finies ? l?article 44 ? 2 de la Convention. Il peut subir des retouches de forme.

En l?affaire Calicchio et Urriolabeitia c. Italie,
La Cour europ?enne des Droits de l?Homme (troisi?me section), si?geant en une chambre compos?e de :
MM. B.M. Zupancic, pr?sident,
J. Hedigan,
L. Caflisch,
V. Zagrebelsky,
Mme A. Gyulumyan,
M. E. Myjer,
Mme I. Ziemele, juges,
et de M. V. Berger, greffier de section,
Apr?s en avoir d?lib?r? en chambre du conseil le 8 juin 2006,
Rend l?arr?t que voici, adopt? ? cette date :
PROC?DURE
1. A l?origine de l?affaire se trouve une requ?te (no 17175/02) dirig?e contre la R?publique italienne et dont deux ressortissants de cet Etat, M. A. C. et Mme M. B. U. (? les requ?rants ?), ont saisi la Cour le 12 janvier 2002 en vertu de l?article 34 de la Convention de sauvegarde des Droits de l?Homme et des Libert?s fondamentales (? la Convention ?).
2. Les requ?rants, qui ont ?t? admis au b?n?fice de l?assistance judiciaire, sont repr?sent?s par Me S. F., avocat ? B?n?vent. Le gouvernement italien (? le Gouvernement ?) est repr?sent? par son agent, M. Ivo Maria Braguglia, et par son coagent adjoint, M. Nicola Lettieri.
3. Le 2 septembre 2004, la Cour (premi?re section) a d?clar? la requ?te partiellement irrecevable et a d?cid? de communiquer les griefs tir?s des articles 8 de la Convention, 1 du Protocole no 1, 2 du Protocole no 4 et 13 de la Convention au Gouvernement. Se pr?valant de l?article 29 ? 3 de la Convention, elle a d?cid? que seraient examin?s en m?me temps la recevabilit? et le bien-fond? de l?affaire.
4. Le 1er novembre 2004, la Cour a modifi? la composition de ses sections (article 25 ? 1 du r?glement). La pr?sente requ?te a ?t? attribu?e ? la troisi?me section ainsi remani?e (article 52 ? 1).
EN FAIT
I. LES CIRCONSTANCES DE L?ESP?CE
5. Les requ?rants sont n?s respectivement en 1952 et 1953 et r?sident ? B?n?vent.
1. La proc?dure de faillite
6. Par un jugement d?pos? le 26 f?vrier 1996, le tribunal de B?n?vent d?clara la faillite de la soci?t? de fait existant entre les requ?rants ainsi que la faillite personnelle de ceux-ci.
7. Le 15 mars 1996, le syndic fit l?inventaire des biens des requ?rants.
8. Entre le 5 juin 1996 et le 17 avril 1998, six demandes d?admission au passif de la faillite furent d?pos?es devant le tribunal.
9. Entre-temps, le 23 mars 1998, le tribunal d?clara le passif de la faillite ex?cutoire.
10. Le 18 octobre 1998, le syndic demanda au juge d?l?gu? (? le juge ?) l?autorisation de vendre les biens faisant partie du passif de la faillite par n?gociation priv?e (vendita a trattativa privata).
11. A une date non pr?cis?e, les biens des requ?rants furent vendus.
12. Le 13 mai 2003, le syndic d?posa le compte final de gestion de la faillite et, le 28 mai 2003, le juge fixa une audience au 9 juillet 2003 pour la pr?sentation d?observations par les cr?anciers et les requ?rants.
13. Par une d?cision du 7 octobre 2003, le tribunal d?cida de clore la proc?dure pour insuffisance de l?actif de la faillite.
2. La proc?dure introduite conform?ment ? la loi Pinto
14. Le 17 juillet 2003, les requ?rants introduisirent s?par?ment un recours devant la cour d?appel de Rome conform?ment ? la loi Pinto, se plaignant de la dur?e de la proc?dure ainsi que du prolongement des incapacit?s d?rivant de la mise en faillite.
15. Par deux d?cisions d?pos?es le 17 novembre 2003, la cour d?appel releva que la proc?dure ?tait encore pendante en raison de l??chec des tentatives de vente aux ench?res des biens faisant partie de l?actif de la faillite. Partant, elle rejeta les demandes des requ?rants.
16. Les 23 f?vrier et 10 mars 2004, M. C. et Mme U. d?pos?rent respectivement un recours en r?vocation de ces d?cisions devant la m?me cour d?appel. Ils estim?rent que, en effet, aucune tentative de vente aux ench?res des biens faisant partie de la faillite n?avait eu lieu, la seule vente ayant eu lieu par n?gociation priv?e.
17. Quant au recours introduit par Mme U., par une d?cision d?pos?e le 14 octobre 2004, la cour d?appel consid?ra que la d?cision d?pos?e le 17 novembre 2003 ? ?tait bas?e sur des faits inexistants ?, ? savoir le pr?tendu ?chec des tentatives de vente aux ench?res des biens de la faillite. En effet, elle constata qu?aucune tentative de vente aux ench?res n?avait eu lieu et que les biens meubles faisant partie de la faillite avaient ?t? vendus par n?gociation priv?e. La cour d?appel, estimant que la proc?dure n?avait pas ?t? complexe, fit droit ? la demande de Mme U. et lui accorda 3 000 euros (EUR) ? titre de d?dommagement moral plus les frais et d?pens.
18. En ce qui concerne le recours introduit par M. C., par une d?cision d?pos?e le 28 f?vrier 2005, la cour d?appel rejeta cette demande. Elle estima que la d?cision de la cour d?appel d?pos?e le 17 novembre 2003 ?tait fond?e ? pas tellement sur l??chec des ventes aux ench?res mais sur des ?valuations de nature logique juridique de caract?re g?n?ral (en tant que telles, non attaquables devant cette cour) (come tali non censurabili in questa sede) ?.
II. LE DROIT INTERNE PERTINENT
19. Le droit interne pertinent est d?crit dans les arr?ts Campagnano c. Italie (no 77955/01, ?? 19-22, 2 mars 2006), Albanese c. Italie (no 77924/01, ?? 23-26, 2 mars 2006) et Vitiello c. Italie (no 77962/01, ?? 17-20, 23 mars 2006).
20. L?article 403 du code de proc?dure civile est ainsi libell? :
? (…) Le jugement qui d?cide sur un recours en r?vocation peut ?tre attaqu? par les moyens de recours pr?vus pour attaquer le jugement originaire qui a fait l?objet du recours en r?vocation ?
EN DROIT
I. SUR LA VIOLATION ALL?GU?E DES ARTICLES 8 DE LA CONVENTION, QUANT AU DROIT AU RESPECT DE LA CORRESPONDANCE, 1 DU PROTOCOLE No 1 ET 2 DU PROTOCOLE No 4
21. Invoquant l?article 8 de la Convention, les requ?rants se plaignent de la violation de leur droit au respect de leur correspondance en raison de ce que la correspondance du failli est soumise au contr?le du syndic. Invoquant l?article 1 du Protocole no 1, ils se plaignent que la d?claration de faillite les a priv?s de leurs biens, notamment en raison de la dur?e de la proc?dure. Invoquant l?article 2 du Protocole no 4, ils d?noncent la limitation de leur libert? de circulation, notamment en raison de la dur?e de la proc?dure. Ces articles sont ainsi libell?s :
Article 8 de la Convention
? 1. Toute personne a droit au respect de sa (…) correspondance.
2. Il ne peut y avoir ing?rence d?une autorit? publique dans l?exercice de ce droit que pour autant que cette ing?rence est pr?vue par la loi et qu?elle constitue une mesure qui, dans une soci?t? d?mocratique, est n?cessaire ? la s?curit? nationale, ? la s?ret? publique, au bien-?tre ?conomique du pays, ? la d?fense de l?ordre et ? la pr?vention des infractions p?nales, ? la protection de la sant? ou de la morale, ou ? la protection des droits et libert?s d?autrui. ?
Article 1 du Protocole no 1
? Toute personne physique ou morale a droit au respect de ses biens. Nul ne peut ?tre priv? de sa propri?t? que pour cause d?utilit? publique et dans les conditions pr?vues par la loi et les principes g?n?raux du droit international.
Les dispositions pr?c?dentes ne portent pas atteinte au droit que poss?dent les Etats de mettre en vigueur les lois qu?ils jugent n?cessaires pour r?glementer l?usage des biens conform?ment ? l?int?r?t g?n?ral ou pour assurer le paiement des imp?ts ou d?autres contributions ou des amendes. ?
Article 2 du Protocole no 4
? 1. Quiconque se trouve r?guli?rement sur le territoire d?un Etat a le droit d?y circuler librement et d?y choisir librement sa r?sidence.
2. Toute personne est libre de quitter n?importe quel pays, y compris le sien.
3. L?exercice de ces droits ne peut faire l?objet d?autres restrictions que celles qui, pr?vues par la loi, constituent des mesures n?cessaires, dans une soci?t? d?mocratique, ? la s?curit? nationale, ? la s?ret? publique, au maintien de l?ordre public, ? la pr?vention des infractions p?nales, ? la protection de la sant? ou de la morale, ou ? la protection des droits et libert?s d?autrui.
22. Les requ?rants soutiennent que les observations du Gouvernement ont ?t? pr?sent?es tardivement, contrairement ? l?article 38 du r?glement de la Cour.
23. La Cour rel?ve avoir fix? au 25 novembre 2004 le d?lai pour la pr?sentation des observations du Gouvernement et que celui-ci les a envoy?es le 24 novembre 2004.
24. Le Gouvernement fait valoir que les requ?rants auraient pu se plaindre des incapacit?s prolong?es d?rivant de leur mise en faillite devant la cour d?appel comp?tente conform?ment ? la loi Pinto. Il se r?f?re, entre autres, ? l?arr?t de la Cour de cassation no 362 de 2003.
25. Les requ?rants observent que la loi Pinto ne constitue pas un moyen de recours efficace pour se plaindre de la dur?e des incapacit?s d?rivant de la mise en faillite. En tout cas, ils font valoir non seulement avoir ?puis? le rem?de pr?vu par la loi Pinto mais aussi que les d?cisions sur les recours en r?vocation introduits s?par?ment par les requ?rants et portant sur les m?mes faits ont produit des r?sultats diff?rents. De plus, les requ?rants soulignent ne pas pouvoir introduire de pourvoi en cassation, les d?lais pr?vus ? cet effet ayant expir?.
26. La Cour rel?ve que, dans son arr?t no 362 de 2003, d?pos? le 14 janvier 2003, la Cour de cassation a pour la premi?re fois reconnu que le d?dommagement moral relatif ? la dur?e des proc?dures de faillite doit tenir compte, entre autres, de la prolongation des incapacit?s d?rivant du statut de failli.
27. La Cour rappelle avoir retenu que, ? partir du 14 juillet 2003, l?arr?t no 362 de 2003 ne peut plus ?tre ignor? du public et que c?est ? compter de cette date qu?il doit ?tre exig? des requ?rants qu?ils usent de ce recours aux fins de l?article 35 ? 1 de la Convention (voir Sgattoni c. Italie, no 77132/01, ? 48, 6 octobre 2005).
28. La Cour observe que les requ?rants ont introduit s?par?ment des recours conform?ment ? la loi Pinto devant la cour d?appel de Rome. Elle note cependant qu?ils auraient pu se pourvoir en cassation contre les d?cisions portant sur leurs recours en r?vocation conform?ment ? l?article 403 du code de proc?dure civile. Les requ?rants ayant omis d??puiser les voies de recours qui leur ?taient ouvertes en droit interne, cette partie de la requ?te doit ?tre rejet?e conform?ment ? l?article 35 ?? 1 et 4 de la Convention.
II. SUR LA VIOLATION ALL?GU?E DE L?ARTICLE 8 DE LA CONVENTION, QUANT AU DROIT AU RESPECT DE LA VIE PRIV?E
29. Invoquant l?article 8 de la Convention, les requ?rants se plaignent d?une atteinte ? leur droit au respect de la vie priv?e dans la mesure o?, en raison de l?inscription de leur nom dans le registre des faillis, ils ne peuvent exercer aucune activit? professionnelle ou commerciale. En outre, ils d?noncent le fait que, selon l?article 143 de la loi sur la faillite, leur r?habilitation, qui met fin ? ces incapacit?s personnelles, ne peut ?tre demand?e que cinq ans apr?s la cl?ture de la proc?dure de faillite. L?article 8 est ainsi libell? :
? 1. Toute personne a droit au respect de sa vie priv?e (…).
2. Il ne peut y avoir ing?rence d?une autorit? publique dans l?exercice de ce droit que pour autant que cette ing?rence est pr?vue par la loi et qu?elle constitue une mesure qui, dans une soci?t? d?mocratique, est n?cessaire ? la s?curit? nationale, ? la s?ret? publique, au bien-?tre ?conomique du pays, ? la d?fense de l?ordre et ? la pr?vention des infractions p?nales, ? la protection de la sant? ou de la morale, ou ? la protection des droits et libert?s d?autrui. ?
A. Sur la recevabilit?
30. La Cour constate que le grief n?est pas manifestement mal fond? au sens de l?article 35 ? 3 de la Convention. Elle rel?ve par ailleurs que celui-ci ne se heurte ? aucun autre motif d?irrecevabilit?. Il convient donc de le d?clarer recevable.
B. Sur le fond
31. La Cour consid?re que l?ensemble des incapacit?s d?rivant de l?inscription du nom du failli dans le registre entra?ne en soi une ing?rence dans le droit au respect de la vie priv?e des requ?rants qui, compte tenu de la nature automatique de ladite inscription, de l?absence d?une ?valuation et d?un contr?le juridictionnels sur l?application des incapacit?s y relatives ainsi que du laps de temps pr?vu pour l?obtention de la r?habilitation, n?est pas ? n?cessaire dans une soci?t? d?mocratique ? au sens de l?article 8 ? 2 de la Convention.
La Cour estime donc qu?il y a eu violation de l?article 8 de la Convention.
III. SUR LA VIOLATION ALL?GU?E DE L?ARTICLE 13 DE LA CONVENTION
32. Invoquant l?article 13 de la Convention, les requ?rants se plaignent de ne pas disposer d?un recours effectif pour se plaindre des incapacit?s patrimoniales et personnelles les touchant pendant toute la proc?dure de faillite et jusqu?? l?obtention de leur r?habilitation. Cet article est ainsi libell? :
? Toute personne dont les droits et libert?s reconnus dans la (…) Convention ont ?t? viol?s, a droit ? l?octroi d?un recours effectif devant une instance nationale, alors m?me que la violation aurait ?t? commise par des personnes agissant dans l?exercice de leurs fonctions officielles. ?
A. Sur la recevabilit?
33. Quant ? la partie du grief concernant la limitation prolong?e du droit au respect des biens (article 1 du Protocole no 1), de la correspondance (article 8 de la Convention) et de la libert? de circulation des requ?rants (article 2 du Protocole no 4), la Cour rappelle avoir conclu ? l?irrecevabilit? de ces griefs. Partant, elle estime que, ne s?agissant pas de griefs ? d?fendables ? au regard de la Convention, cette partie de la requ?te doit ?tre rejet?e en tant que manifestement mal fond?e selon l?article 35 ?? 3 et 4 de la Convention.
34. Quant ? la partie du grief portant sur les incapacit?s d?rivant de l?inscription du nom du failli dans le registre des faillis et perdurant jusqu?? l?obtention de la r?habilitation civile, la Cour constate qu?elle n?est pas manifestement mal fond?e au sens de l?article 35 ? 3 de la Convention. Elle rel?ve par ailleurs que celle-ci ne se heurte ? aucun autre motif d?irrecevabilit?. Il convient donc de la d?clarer recevable.
B. Sur le fond
35. La Cour a d?j? trait? d?affaires soulevant des questions semblables ? celles du cas d?esp?ce et a constat? la violation de l?article 13 de la Convention (voir Bottaro c. Italie, no 56298/00, ?? 41-46, 17 juillet 2003).
36. La Cour a examin? la pr?sente affaire et consid?re que le Gouvernement n?a fourni aucun fait ni argument pouvant mener ? une conclusion diff?rente dans le cas pr?sent.
Partant, la Cour conclut qu?il y a eu violation de l?article 13 de la Convention.
IV. SUR L?APPLICATION DE L?ARTICLE 41 DE LA CONVENTION
37. Aux termes de l?article 41 de la Convention,
? Si la Cour d?clare qu?il y a eu violation de la Convention ou de ses Protocoles, et si le droit interne de la Haute Partie contractante ne permet d?effacer qu?imparfaitement les cons?quences de cette violation, la Cour accorde ? la partie l?s?e, s?il y a lieu, une satisfaction ?quitable. ?
A. Dommage
38. Les requ?rants pr?sentent une expertise chiffrant ? 88 068 euros (EUR) le pr?judice mat?riel qu?ils auraient subi. Cette somme correspond au salaire minimum (pensione sociale) qu?ils auraient re?u ? partir de leur d?claration de faillite. Les requ?rants r?clament aussi 300 000 EUR chacun pour le dommage moral qu?ils auraient subi.
39. Le Gouvernement n?a pas fourni d?observations.
40. La Cour n?aper?oit pas de lien de causalit? entre les violations constat?es et le dommage mat?riel all?gu? et rejette la demande. Quant au pr?judice moral, elle estime que, eu ?gard ? toutes les circonstances de l?affaire, les constats de violation figurant dans le pr?sent arr?t fournissent par eux-m?mes une satisfaction ?quitable suffisante.
B. Frais et d?pens
41. Les requ?rants demandent ?galement 35 982,88 EUR pour les frais et d?pens encourus devant la Cour ainsi que 1 813 EUR pour les frais d?expertise.
42. Le Gouvernement n?a pas fourni d?observations.
43. Selon la jurisprudence de la Cour, un requ?rant ne peut obtenir le remboursement de ses frais et d?pens que dans la mesure o? se trouvent ?tablis leur r?alit?, leur n?cessit? et le caract?re raisonnable de leur taux. En l?esp?ce et compte tenu des ?l?ments en sa possession et des crit?res susmentionn?s, la Cour estime raisonnable la somme de 2 000 EUR au titre des frais et d?pens pour la proc?dure devant la Cour et l?accorde aux requ?rants.
C. Int?r?ts moratoires
44. La Cour juge appropri? de baser le taux des int?r?ts moratoires sur le taux d?int?r?t de la facilit? de pr?t marginal de la Banque centrale europ?enne major? de trois points de pourcentage.
PAR CES MOTIFS, LA COUR, ? L?UNANIMIT?,
1. D?clare la requ?te recevable quant aux griefs tir?s des articles 8 de la Convention, en ce qui concerne le droit au respect de la vie priv?e des requ?rants, et 13 de la Convention, en ce qui concerne l?absence d?un recours pour se plaindre des incapacit?s d?rivant de l?inscription du nom du failli dans le registre des faillis, et irrecevable pour le surplus ;
2. Dit qu?il y a eu violation de l?article 8 de la Convention ;
3. Dit qu?il y a eu violation de l?article 13 de la Convention ;
4. Dit que les constats de violation figurant dans le pr?sent arr?t fournissent par eux-m?mes une satisfaction ?quitable suffisante pour le dommage moral ;
5. Dit
a) que l?Etat d?fendeur doit verser aux requ?rants, dans les trois mois ? compter du jour o? l?arr?t sera devenu d?finitif conform?ment ? l?article 44 ? 2 de la Convention, 2 000 EUR (deux mille euros) pour frais et d?pens, plus tout montant pouvant ?tre d? ? titre d?imp?t ;
b) qu?? compter de l?expiration dudit d?lai et jusqu?au versement, ce montant sera ? majorer d?un int?r?t simple ? un taux ?gal ? celui de la facilit? de pr?t marginal de la Banque centrale europ?enne applicable pendant cette p?riode, augment? de trois points de pourcentage ;
6. Rejette la demande de satisfaction ?quitable pour le surplus.
Fait en fran?ais, puis communiqu? par ?crit le 29 juin 2006 en application de l?article 77 ?? 2 et 3 du r?glement.
Vincent Berger Bo?tjan M. Zupancic
Greffier Pr?sident

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