AFFAIRE BOZZA c. ITALIE - A.N.P.T.ES.
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Testo originale e tradotto della sentenza selezionata

AFFAIRE BOZZA c. ITALIE

Tipologia: Sentenza
Importanza: 2
Articoli: 41,34,35,06
Numero: 17739/09/2017
Stato: Italia
Data: 2017-09-14 00:00:00
Organo: Sezione Prima
Testo Originale

Conclusioni:
Eccezione preliminare respinta (Art. 34) richieste individuali
(Art. 34) vittima
Eccezione preliminare congiunse a meriti e respinse (l’Art. 35) criterio di ammissibilit?
(Art. 35-1) periodo dei sei-mesi
Violazione dell? Articolo 6 – Diritto ad un processo equanime (Articolo 6 – procedimenti Civili Articolo 6-1 – il termine ragionevole)
Danno non-patrimoniale – assegnazione (Articolo 41 – danno morale
Soddisfazione equa)

CORTE EUROPEA DEI DIRITTI DELL?UOMO
PRIMA SEZIONE
CAUSA BOZZA c. ITALIA

(Ricorso n. 17739/09)
SENTENZA
STRASBURGO
14 settembre 2017

Questa sentenza diverr? definitiva alle condizioni definite nell?articolo 44 ? 2 della Convenzione. Pu? subire modifiche di forma.
Nella causa Bozza c. Italia,
La Corte europea dei diritti dell?uomo (prima sezione), riunita in una camera composta da:
Linos-Alexandre Sicilianos, presidente,
Kristina Pardalos,
Guido Raimondi,
Ale? Pejchal,
Krzysztof Wojtyczek,
Tim Eicke,
Jovan Ilievski, giudici,
e da Renata Degener, cancelliere aggiunto di sezione,
Dopo aver deliberato in camera di consiglio l?11 luglio 2017,
Emette la seguente sentenza, adottata in tale data:
PROCEDURA
1. All?origine della causa vi ? un ricorso (n. 17739/09) presentato contro la Repubblica italiana con cui una cittadina di questo Stato, la sig.ra Ermelinda Bozza (?la ricorrente?), ha adito la Corte il 23 marzo 2009 in virt? dell?articolo 34 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell?uomo e delle libert? fondamentali (?la Convenzione?).
2. La ricorrente ? stata rappresentata dall?avv. M.T. Marra, del foro di Napoli. Il governo italiano (?il Governo?) ? stato rappresentato dal suo agente, E. Spatafora, e dal suo co-agente, L. Aversano.
3. In particolare, la ricorrente denuncia la violazione del suo diritto ad un processo entro un termine ragionevole sulla base dell?articolo 6 ? 1 della Convenzione.
4. Il 5 giugno 2015 il ricorso ? stato comunicato al Governo.
IN FATTO
I. LE CIRCOSTANZE DEL CASO DI SPECIE
5. La ricorrente ? nata nel 1949 e risiede a Torre del Greco.
6. I fatti di causa, cos? come sono stati esposti dalle parti, possono essere riassunti come segue.
A. Il procedimento principale
7. Nel gennaio 1990, qualche anno dopo aver chiesto al Ministero dell?Interno di poter beneficiare di una pensione di invalidit?, la sig.ra T.G., madre della ricorrente, ottenne il riconoscimento del diritto al versamento mensile della pensione, pi? una indennit? speciale in ragione della cecit? parziale da cui era affetta.
8. Il 21 ottobre 1994 la sig.ra T.G. present? un ricorso dinanzi al pretore di Torre Annunziata facente funzione di giudice del lavoro, al fine di ottenere il riconoscimento della rivalutazione e degli interessi sugli arretrati della sua pensione.
9. Il 27 marzo 1998, dopo tre rinvii dell?udienza, il pretore respinse il ricorso per decadenza dei termini. Il 24 settembre 1998 la sig.ra T.G. decedette.
10. Il 10 marzo 1999 la ricorrente, in nome proprio e in qualit? di erede, interpose appello dinanzi al tribunale di Napoli.
11. Il 10 dicembre 2002 questo giudice riconobbe il diritto della ricorrente alla rivalutazione e agli interessi richiesti per un importo di 12.240,26 EUR. La decisione divenne definitiva il 25 gennaio 2004.
12. In mancanza di esecuzione da parte dell?amministrazione, la ricorrente notific?, il 14 giugno 2004, all?Istituto Nazionale della Previdenza Sociale ? INPS un atto di precetto per un importo di 30.364,38 EUR, corrispondente alla somma di denaro controversa maggiorata di interessi e rivalutazione.
13. Il 25 gennaio 2005 ottenne dal giudice dell?esecuzione di Napoli un pignoramento presso terzi per l?intero importo del suo credito.
B. La procedura ?Pinto?
14. Il 25 maggio 2005 la ricorrente ad? la corte d?appello ?Pinto? di Roma per lamentare la eccessiva durata del procedimento. Per quanto riguarda la ammissibilit? della sua domanda, argoment? che, ai sensi dell?articolo 4 della legge n. 89/2001, la ?decisione interna definitiva? da prendere in considerazione era la decisione del giudice dell?esecuzione del 25 gennaio 2005. Di conseguenza, secondo lei, il termine di sei mesi richiesto per proporre la domanda di equa soddisfazione doveva decorrere da questa data.
15. Il 18 maggio 2006 la corte d?appello dichiar? il ricorso inammissibile perch? tardivo. Essa consider? che la decisione interna definitiva era quella resa a conclusione del procedimento di merito dinanzi al tribunale di Napoli, passata in giudicato il 25 gennaio 2004.
16. Con ordinanza del 25 settembre 2008, la Corte di cassazione conferm? la decisione impugnata e respinse il ricorso della ricorrente.
II. IL DIRITTO E LA PRASSI INTERNI PERTINENTI
17. Il diritto e la prassi interni pertinenti relativi alla legge n. 89 del 24 marzo 2001, cosiddetta ?legge Pinto?, sono riportati nella sentenza Cocchiarella c. Italia ([GC], n. 64886/01, ? 23-31, CEDU 2006 V). In particolare, il testo dell?articolo 4 della legge, applicabile all?epoca dei fatti controversi, recita come segue:
Articolo 4 ? Termine e condizioni di proponibilit?
?La domanda di riparazione pu? essere proposta durante la pendenza del procedimento nel cui ambito la violazione si assume verificata, ovvero, a pena di decadenza, entro sei mesi dal momento in cui la decisione, che conclude il medesimo procedimento, ? divenuta definitiva.?
18. Per quanto riguarda il nesso tra il procedimento di merito e il procedimento di esecuzione, la giurisprudenza della Corte di cassazione ha evidenziato due tesi opposte, anche in relazione al contenzioso amministrativo.
19. Secondo una giurisprudenza pi? risalente, il procedimento di merito e il procedimento di esecuzione potevano essere considerati come un tutt?uno. La Corte di cassazione affermava che ?la data in cui la decisione che concludeva detto procedimento [era] divenuta definitiva?, ai sensi dell?articolo 4 della legge n. 89/2001, doveva essere la data in cui il diritto rivendicato all?inizio del procedimento di merito trovava la sua realizzazione effettiva alla fine del giudizio di ottemperanza. Questa seconda procedura eventuale ? era attivava dall?interessato a causa dell?inerzia dell?amministrazione, quando quest?ultima non si conformava alla decisione divenuta esecutiva (si vedano, fra altre, le sentenze n. 7978/2005, n. 14595/2008 e n. 1019/2009 della Corte di cassazione).
20. Questa giurisprudenza ? stata progressivamente abbandonata. La Corte di cassazione ha successivamente affermato (si veda, in particolare, la sentenza n. 1732/2009) che le due fasi dovevano essere considerate autonome, e ci? in ragione delle caratteristiche della procedura amministrativa di esecuzione, in particolare dopo la legge di riforma della giustizia amministrativa (legge n. 205/2000).
21. Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione sono intervenute nel 2009, con le sentenze nn. 27348 e 27365, per risolvere il conflitto e armonizzare la giurisprudenza in materia. Nei passaggi principali delle sentenze citate, le Sezioni Unite hanno dichiarato che:
?Non pu? ritenersi corretto neppure quanto afferma la ricorrente in ordine al fatto che la Corte di Strasburgo, nell?interpretare la CEDU avrebbe elaborato un concetto di “giusto processo”, nel quale devono necessariamente considerarsi unitari o come due fasi del “medesimo” processo (L. n. 89 del 2001, art. 4) sui “diritti e obblighi di natura civile”, (art. 6 Conv.), il giudizio di cognizione e quello solo eventuale di esecuzione, per considerare unica la loro complessiva durata con la conseguente ammissibilit? della domanda di equa riparazione proposta in pendenza del giudizio esecutivo o di ottemperanza ovvero entro sei mesi dal primo atto satisfattivo adottato dal giudice della fase esecutoria da qualificare come decisione che conclude il procedimento, ai sensi dell?art. 4 citato, ovvero come “decisione interna definitiva” di cui all?art. 35 della Convenzione.
Ove si fosse consolidato un siffatto principio ermeneutico in sede sovranazionale, per il necessario conformarsi della giurisprudenza agli obblighi internazionali, cui sono vincolati il legislatore (art.117 Cost.) e ogni giudice degli Stati aderenti [alla Convenzione], questa Corte avrebbe dovuto solo attenersi al diritto vivente, come elaborato dai giudici sovranazionali (sentenze SS.UU. nn. 1138 e 1339 del 2004; tale ultimo principio non si applica solo allorch? il diritto giurisprudenziale sovranazionale contrasti con principi o norme della Costituzione].
(…) la Corte europea [dei diritti dell?Uomo] non ha in realt? mai enunciato quanto dedotto in ricorso.
Invero, il principio di effettivit? di cui all?art. 13 della Convenzione, che impone agli Stati aderenti di prevedere rimedi interni per garantire il ripristino dei diritti violati riconosciuti in essa con azioni giurisdizionali indennitarie e davanti ai giudici nazionali, la cui durata va computata dalla data della domanda fino all?adempimento di quanto disposto dall?adito giudice (…) non comporta per? la necessaria considerazione non separata di ogni processo cognitorio con quello successivo di esecuzione o di ottemperanza.
La Corte sovranazionale, in ordine a ricorsi nei quali ? stata adita da cittadini degli Stati contraenti che hanno lamentato la non effettivit? dei rimedi interni di cui sopra, per il ritardo o la mancanza del tempestivo ripristino per equivalente dei diritti riconosciuti dalla Convenzione e violati, considera insieme i tempi del processo di cognizione che decide la controversia sul diritto alla riparazione che si svolge dinanzi alla Corte d?appello e di quello successivo di esecuzione o di ottemperanza determinato dall?inadempimento della P.A. tenuta a pagare l?indennizzo, concluso con il pagamento almeno parziale di questo, come determinato in sede cognitiva, da considerare dies a quo del termine decadenziale per iniziare l?azione da violazione dei diritti di cui alle norme sovranazionali (cfr. CEDU, Grande Camera 31 marzo 2009, Smaldone c. Italia n. 22644/03, Scordino c. Italia, 29 marzo 2006, 36813/97 – esaminato con altri nove ricorsi tutti relativi al rimedio interno della L. n. 89 del 2001 e al nostro paese e per altri Stati, Burdov c. Russia, 7 maggio 2002, n. 59498/95, per l?azione indennitaria di vittime di un grave disastro nucleare).
Le sentenze citate della Corte sovranazionale, con altre in esse richiamate, affermano che, per il principio di effettivit?, l?esecuzione della sentenza deve essere considerata parte integrante del processo “affinch? la lentezza eccessiva del ricorso indennitario non ne comprometta il carattere adeguato”, (Scordino c. Italia, 29 marzo 2006, n. 36813/97, ? 195) con palese considerazione dei soli giudizi interni di ripristino dei danni da lesione dei diritti riconosciuti dalla Convenzione; il principio ? quindi privo di rilievo generale (…)?.
22. Per quanto riguarda il contenzioso civile, la Corte di cassazione ha deciso, in un primo tempo, che il procedimento di merito e il giudizio di ottemperanza dovevano essere considerati separatamente, tenuto conto del loro carattere autonomo e della funzione specifica di ciascuno (si vedano, fra molte altre, le sentenze n. 25529/2006, 25806/2007, 19573/2008, 5536/2010 e n. 8256/2011).
23. Tornando sulla propria giurisprudenza, nel marzo 2014 (sentenza n. 6312/2014) le Sezioni Unite della Corte di cassazione si sono nuovamente espresse in materia. In questo mutato orientamento, la Cassazione si ? pronunciata in favore di un approccio globale che consideri il procedimento nel merito e quello, eventuale, di esecuzione, come un unico e solo ?processo?. La Corte di cassazione ha ritenuto, in particolare, quanto segue:
?(…) occorre prender le mosse dal principio costituzionale di “effettivit?” della tutela giurisdizionale, di cui all?art. 24 Cost., comma 1, art. 111 Cost., commi 1 e 2, e art. 113 Cost., commi 1 e 2 (…). Il rispetto di tale principio esige che la “tutela giurisdizionale” non si esaurisca nel diritto di accesso al giudice, a tutti garantito, ma comprenda qualsiasi attivit? processuale prevista dall?ordinamento, anche successiva alla proposizione della domanda, volta a rendere effettiva e concreta, appunto, la tutela giurisdizionale dei diritti (…), ed esige perci? che tali situazioni giuridiche soggettive, fatte valere e definitivamente riconosciute in sede giurisdizionale, siano “realizzate” in favore del suo titolare, secondo adeguati strumenti predisposti dall?ordinamento. (…)
Se, dunque, “la previsione di una fase di esecuzione coattiva delle decisioni di giustizia, in quanto connotato intrinseco ed essenziale della stessa funzione giurisdizionale, deve ritenersi costituzionalmente necessaria” nel sistema delineato dall?art. 24 Cost., comma 1, art. 111 Cost., commi 1 e 2, e art. 113 Cost., commi 1 e 2, per l?affermazione del principio di “effettivit?” della tutela giurisdizionale, se “l?esecuzione della sentenza resa dal giudice deve (…) essere considerata come parte integrante del processo ai fini dell?art. 6” della CEDU e se, perci?, “il procedimento di esecuzione costituisce la seconda fase del procedimento e il diritto rivendicato diventa realmente effettivo solo al momento dell?esecuzione”, ne consegue necessariamente, sia pure in linea di principio, che – secondo una ricostruzione costituzionalmente e “convenzionalmente” orientata, rispettosa cio? sia delle citate norme costituzionali sia dell?art. 6 ? 1 della CEDU, come interpretato dalla Corte di Strasburgo – per processo “giusto” (art. 111, primo comma, Cost.) ed “equo” (rubrica dell?art. 6 della CEDU) deve anche intendersi il procedimento giurisdizionale considerato come procedimento unico che, cio?, ha inizio con l?accesso al giudice e fine con l?esecuzione della decisione, definitiva ed obbligatoria. (…)
Allorquando, nel processo civile o amministrativo, sia stata fatta valere dinanzi al giudice una situazione giuridica soggettiva sostanziale di vantaggio e questa sia stata riconosciuta al suo titolare con decisione definitiva ed obbligatoria (“fase” processuale della cognizione) e, tuttavia, tale decisione non sia stata spontaneamente ottemperata dall?obbligato ed il titolare abbia scelto di promuovere l?esecuzione del titolo cos? ottenuto (“fase” processuale dell?esecuzione forzata o dell?ottemperanza) – la garanzia costituzionale di effettivit? della tutela giurisdizionale e l?art. 6 ? 1 della CEDU, come interpretato dalla Corte di Strasburgo, impongono di considerare tale articolato e complesso procedimento come un “unico processo” scandito, appunto, da “fasi” consequenziali e complementari. (…)
In tale prospettiva, (…) si attenuano, fino a scomparire, le “differenze funzionali e strutturali” tra processo di cognizione e processo di esecuzione forzata.?
24. Nello stesso senso, le Sezioni Unite della Corte di cassazione hanno confermato e precisato la nuova ?lettura globale? nella recente sentenza n. 9142 del 6 maggio 2016. In particolare, la Corte di cassazione si ? espressa come segue:
?III. La questione posta dalla sezione semplice attiene in sostanza alla compatibilit? tra la struttura del procedimento “Pinto” (…) con i principi di derivazione convenzionale – CEDU – in merito alla qualificazione funzionale della nozione di “decisione definitiva”: in particolare costituisce oggetto di scrutinio il verificare se la disciplina statuale che prevede un termine di decadenza semestrale dalla definitivit? del giudizio debba in generale riferirsi all?esito del procedimento complesso (accertamento + esecuzione) o se, posto tale principio, possa per? assumere rilievo anche la condotta non attiva della parte, tenuta dopo la irretrattabilit? della fase di cognizione e prima della fase di esecuzione; se, in altri termini, la dislocazione temporale del dies ad quem della definitivit? del giudizio come sopra indicato non trovi un limite nel maturarsi, tra una “fase” e l?altra, del termine semestrale previsto dall?art. 4 della originaria formulazione della l. 89 del 2001.
(…)
VII. La salvezza della specificit? – anche storica – delle regole procedimentali adottate dallo Stato, pone il problema che ne occupa in un?ottica di compatibilit? interpretativa dei criteri procedimentali nazionali e gli indirizzi eurounitari.
(…)
IX. Ritiene per? la Corte [di cassazione] che possa pervenirsi a tale risultato conciliativo. (…)
X. A seconda della condotta delle parti, il procedimento presupposto pu? essere considerato unitariamente o separabile in “fasi”: se la parte lascia decorrere un termine rilevante – che va commisurato in quello di sei mesi, previsto dall?art. 4 della l. n. 89 del 2001 – dal momento oltre il quale un procedimento diviene irrevocabile per il diritto interno, la stessa non pu? poi far valere la ingiustificata durata (anche) di quel procedimento; se invece detta parte si attiva prima dello spirare di quel termine, al fine di procedere all?esecuzione, allora (…) pu? procedersi alla valutazione unitaria dello stesso ai fini della delibazione della sua complessiva ingiustificata durata. (…)
XI. Consegue allora che l?art. 4 della l. n. 89 del 2001, nella formulazione anteriore alla modifica del 2012, allorquando stabilisce la decadenza dal diritto all?indennizzo per inosservanza del termine ultrasemestrale, presuppone una valutazione normativa di come si articola il nesso tra cognizione ed esecuzione nella concreta fattispecie, esaminandolo nella prospettiva dell?azione e non gi? del diritto. (…)
XII. L?indubbiamente nuova prospettiva posta dalla sentenza di queste Sezioni Unite del 2014 [n. 6312/2014 sopra citata], con pi? stretta aderenza ai principi CEDU – nei termini pi? sopra messi in rilievo ? (…) non pu? dunque essere intesa in senso assoluto, vale a dire tralasciando la valutazione delle differenze – strutturali e di finalit? – che nell?ordinamento nazionale permangono tra il giudizio di cognizione ed il procedimento di esecuzione (…): proprio tenendo a mente queste differenze si pu? fornire un?esegesi di tale norma (…) tale da consentire un diverso rilievo della collocazione del termine di decadenza al momento del definitivo accertamento del diritto o al momento della definitiva realizzazione dello stesso, in dipendenza della condotta tenuta dalla parte. (…)?
IN DIRITTO
I. SULLA DEDOTTA VIOLAZIONE DELL?ARTICOLO 6 ? 1 DELLA CONVENZIONE
25. La ricorrente lamenta l?eccessiva durata del procedimento civile al quale ? stata parte, e invoca a questo proposito l?articolo 6 ? 1 della Convenzione, le cui parti pertinenti nel caso di specie recitano:
?Ogni persona ha diritto a che la sua causa sia esaminata (…) entro un termine ragionevole, da un tribunale (…) che sia chiamato a pronunciarsi sulle controversie sui suoi diritti e doveri di carattere civile. (…)?
26. La ricorrente sostiene che il rigetto della sua domanda di risarcimento ?Pinto?, in quanto presentata tardivamente, ? in contrasto con la giurisprudenza della Corte, secondo la quale il giudizio di ottemperanza sarebbe parte integrante del ?processo? ai sensi dell?articolo 6 della Convenzione. Perci?, secondo la ricorrente, se ci si basa sui principi menzionati nella sentenza Cocchiarella (sopra citata, ?? 87 90), la ?decisione interna definitiva?, a partire dalla quale calcolare il termine di sei mesi per presentare la domanda di equa soddisfazione ai sensi dell?articolo 4 della legge n. 89 del 2001, dovrebbe essere l?atto di pignoramento presso terzi emesso dal giudice dell?esecuzione il 25 gennaio 2005.
27. La ricorrente denuncia anche l?impossibilit? di avere accesso ai giudici ?Pinto? a causa del conflitto tra la giurisprudenza interna e i principi stabiliti dalla Corte in materia di diritto a un tribunale. La stessa invoca a questo titolo gli articoli 1 e 13 della Convenzione, che nelle parti pertinenti al caso di specie recitano:
Articolo 1
?Le Alte Parti contraenti riconoscono a ogni persona sottoposta alla loro giurisdizione i diritti e le libert? enunciati nel Titolo primo della (…) Convenzione.?
Articolo 13
?Ogni persona i cui diritti e le cui libert? riconosciuti nella (…) Convenzione siano stati violati, ha diritto a un ricorso effettivo davanti a un?istanza nazionale (…).?
28. Libera di qualificare giuridicamente i fatti (Aksu c. Turchia [GC], nn. 4149/04 e 41029/04, ? 43, CEDU 2012, Halil Y?ksel Ak?nc? c. Turchia, n. 39125/04, ? 54, 11 dicembre 2012, e Guerra e altri c. Italia, 19 febbraio 1998, ? 44, Recueil des arr?ts et d?cisions 1998 I), la Corte ritiene doversi esaminare queste doglianze unicamente dal punto di vista dell?articolo 6 ? 1 della Convenzione per quanto riguarda il diritto a un processo entro un termine ragionevole.
A. Sulla ricevibilit?
1. Sulla qualit? di vittima
a) Argomenti delle parti
29. Rinviando alla decisione Fazio c. Italia ((dec.), 18 giugno 2013), il Governo sostiene che la ricorrente, intervenuta de iure ereditario nella procedura il 10 marzo 1999, ? stata parte in quest?ultima unicamente tra tale data e il 10 dicembre 2002, data del deposito della decisione del tribunale di Napoli. Il Governo ritiene, di conseguenza, che la stessa non possa essere ritenuta vittima della durata del procedimento considerato nella sua globalit?.
30. La ricorrente contesta la tesi del Governo, argomentando che, durante tutta la durata del procedimento interno, ha agito in suo nome e in qualit? di erede.
b) Valutazione della Corte
31. La Corte osserva anzitutto che, nonostante l?affermazione del Governo, la decisione Fazio non ? pertinente nel caso di specie. In effetti, in quella causa la Corte ha concluso per l?assenza della qualit? di vittima dei ricorrenti, non essendosi questi ultimi costituiti, nella loro qualit? di eredi, come parti al procedimento. Nella presente causa, invece, la ricorrente ha agito dinanzi ai giudici nazionali in proprio nome e in qualit? di erede della madre (paragrafo 7 supra).
32. La Corte rammenta anche la sua giurisprudenza relativa all?intervento dei terzi nei procedimenti civili ai fini del calcolo della durata del procedimento. Secondo tale giurisprudenza, quando un ricorrente ? intervenuto nel procedimento nazionale unicamente in suo nome, il periodo da prendere in considerazione decorre a partire da tale data mentre, quando un ricorrente si costituisce parte alla controversia in qualit? di erede, pu? lamentare tutta la durata del procedimento (si vedano, tra altre, Scordino c. Italia (n. 1) [GC], n. 36813/97, ? 220, CEDU 2006 V, e Cocchiarella, sopra citata, ? 113).
33. Di conseguenza, la Corte rigetta questa eccezione del Governo e ritiene che la ricorrente possa considerarsi ?vittima? ai sensi dell?articolo 34 della Convenzione.
2. Sulla tardivit? del ricorso
a) Argomenti delle parti
34. Il Governo solleva inoltre un?eccezione di tardivit? del ricorso, ritenendo che la ricorrente lamenti in sostanza soltanto la durata del procedimento nel merito. In effetti, secondo il Governo, la ricorrente, invece di presentare la propria domanda di risarcimento ?Pinto? entro sei mesi dalla data della ?decisione interna definitiva? ai sensi della ?legge Pinto?, ossia la sentenza del tribunale di Napoli passata in giudicato il 25 gennaio 2004, avrebbe scelto di presentare il ricorso ?Pinto? al termine del giudizio di ottemperanza allo scopo di eludere le norme relative alla decadenza della domanda di equa soddisfazione fissate dall?articolo 4 della stessa legge (paragrafo 17 supra).
35. Per giungere a questa conclusione, il Governo si fonda sulla sua interpretazione della giurisprudenza derivante dalla sentenza Hornsby c. Grecia (19 marzo 1997, Recueil 1997 II). Secondo tale interpretazione, l?obbligo di dare esecuzione alle sentenze e alle decisioni definitive emesse contro lo Stato si applicherebbe unicamente ai sistemi giuridici che, come quello greco all?epoca della sentenza sopra menzionata, non prevedono alcun rimedio per chiedere l?esecuzione di una decisione giurisdizionale definitiva. Ora, il Governo sottolinea che il sistema giuridico italiano prevede, al contrario, un rimedio di questo tipo.
36. Inoltre, il Governo osserva che la ricorrente aveva la possibilit? di lamentare la durata eccessiva del procedimento sul merito e, in seguito, in un procedimento successivo, la durata del giudizio di ottemperanza eventualmente eccessiva e contraria all?articolo 6 ? 1 della Convenzione.
37. Per quanto riguarda, infine, il mutamento giurisprudenziale operato dalla Corte di cassazione (paragrafo 23 supra), il Governo sottolinea le differenze tra i fatti all?origine della sentenza n. 6312/2014 della Corte di cassazione e la presente causa. Esso precisa che la nuova giurisprudenza della Corte di cassazione, analizzando in maniera globale la procedura, ? strettamente limitata al contenzioso disciplinato dalla ?legge Pinto? e che questi stessi principi non possono essere applicati ai procedimenti civili ordinari.
38. La parte ricorrente contesta la tesi del Governo, e afferma che la decisione di dichiarare inammissibile la sua domanda di risarcimento ?Pinto?, ? contraria alla giurisprudenza della Corte dal punto di vista dell?articolo 6 ? 1 della Convenzione. Il contrasto si fonderebbe sull?interpretazione della nozione di ?decisione interna definitiva? della ?legge Pinto? elaborata dai giudici nazionali. Secondo la ricorrente, tale nozione corrisponde, a livello interno, alla decisione finale relativa al procedimento sul merito. Pertanto, non sarebbe possibile considerare come ?decisione interna definitiva? quella emessa dal giudice dell?esecuzione e lamentare la durata del procedimento preso nella sua globalit?.
39. Al contrario, la giurisprudenza della Corte considererebbe l?esecuzione come una fase eventuale e necessaria del ?processo? nel senso dell?articolo 6, e la procedura si conclude nel momento in cui il diritto in questione trova la sua realizzazione effettiva. A questo proposito, la ricorrente fa riferimento a pi? sentenze della Corte, tra cui Di Pede c. Italia (26 settembre 1996, Recueil 1996 IV), Scollo c. Italia (28 settembre 1995, serie A n. 315 C) e Cocchiarella (sopra citata).
b) Valutazione della Corte
40. La Corte considera che la presente causa riguardi essenzialmente la questione di stabilire se, nell?ambito procedurale della via di ricorso ?Pinto?, la decisione del giudice dell?esecuzione del 25 gennaio 2005 possa essere considerata la ?decisione interna definitiva? del procedimento principale ai sensi dell?articolo 35 della Convenzione e, in caso affermativo, ? chiamata a decidere se il rigetto della domanda di equa soddisfazione da parte dei giudici ?Pinto? abbia costituito una violazione del diritto della ricorrente a un processo entro un termine ragionevole ai sensi dell?articolo 6 ? 1 della Convenzione. Poich? la questione di stabilire se il ricorso debba essere considerato tardivo ? indissolubilmente legata al merito del ricorso, la Corte decide di unire al merito l?eccezione preliminare sollevata dal Governo.
41. Constatando peraltro che il ricorso non ? manifestamente infondato ai sensi dell?articolo 35 ? 3 a) della Convenzione e non incorre in altri motivi di irricevibilit?, la Corte lo dichiara ricevibile.
B. Sul merito
1. Principi generali
42. Nella sua sentenza storica Hornsby (sopra citata, ?? 40 e segg.; si vedano anche Silva Pontes c. Portogallo, 23 marzo 1994, serie A n. 286 A, Di Pede, sopra citata, e Zappia c. Italia, 26 settembre 1996, Recueil 1996 IV), la Corte ha fissato il principio secondo il quale il diritto a un tribunale sarebbe illusorio se l?ordinamento giuridico interno di uno Stato contraente permettesse che una decisione giudiziaria definitiva e vincolante rimanesse inoperante a scapito di una delle parti. L?esecuzione di una sentenza, indipendentemente da quale giudice l?abbia pronunciata, deve essere dunque considerata come facente parte integrante del ?processo? ai sensi dell?articolo 6 (si veda anche Bourdov c. Russia (n. 2), n. 33509/04, ? 65, CEDU 2009).
43. Da questi principi deriva l?obbligo per gli Stati contraenti di assicurare che ciascun diritto rivendicato trovi la sua effettiva realizzazione. La Corte ha anche indicato che la portata di questo obbligo varia in funzione della qualit? della parte debitrice. Essa opera infatti una distinzione a seconda della natura della parte debitrice, tra debitore-privato e debitore-pubblica amministrazione.
44. Nel primo caso, quando il privato o la persona sono inadempienti, spetta agli Stati contraenti garantire l?assistenza necessaria affinch? il diritto rivendicato trovi la sua effettiva realizzazione. Bench? non possano essere considerati responsabili per il mancato pagamento di un credito esecutivo dovuto all?insolvenza di un debitore ?privato? (si vedano, mutatis mutandis, Sanglier c. Francia, n. 50342/99, ? 39, 27 maggio 2003, Ciprova c. Repubblica ceca (dec.), n. 33273/03, 22 marzo 2005, e Cub?nit c. Romania (dec.), n. 31510/02, 4 gennaio 2007), gli Stati hanno l?obbligo positivo di mettere in atto un sistema che sia effettivo tanto in pratica quanto in diritto, e che permetta di assicurare l?esecuzione delle decisioni giudiziarie definitive tra persone private (Fouklev c. Ucraina, n. 71186/01, ? 84, 7 giugno 2005). Pertanto, gli Stati possono essere considerati responsabili per quanto riguarda l?esecuzione di una sentenza da parte di una persona di diritto privato se le autorit? pubbliche implicate nelle procedure di esecuzione non danno prova della diligenza richiesta o se impediscono l?esecuzione (Bogdan Vod? Greek-Catholic Parish c. Romania, n. 26270/04, ? 44, 19 novembre 2013, e Sekul c. Croazia (dec.), n. 43569/13, ?? 54-55, 30 giugno 2015).
45. Nel secondo caso, quando viene pronunciata una sentenza contro lo Stato, il privato che ha ottenuto una sentenza contro quest?ultimo non deve di norma avviare un procedimento distinto per ottenerne l?esecuzione forzata (Metaxas, sopra citata, ? 19). ? sufficiente che sia regolarmente notificata all?autorit? nazionale interessata (Akachev c. Russia, n. 30616/05, ? 21, 12 giugno 2008) o che siano espletati alcuni adempimenti processuali di natura formale (Chvedov c. Russia, n. 69306/01, ?? 29-37, 20 ottobre 2005, e Kosmidis e Kosmidou c. Grecia, n. 32141/04, ? 24, 8 novembre 2007). Il suo obbligo di cooperare non deve tuttavia eccedere quanto strettamente necessario all?esecuzione della decisione e, in ogni caso, non esonera l?amministrazione dall?obbligo di agire di propria iniziativa e nei termini previsti (Akachev, sopra citata, ? 22, Bourdov, sopra citata, ? 35, e Koukalo c. Russia, n. 63995/00, ? 49, 3 novembre 2005), in particolare organizzando il proprio sistema giudiziario (si vedano, mutatis mutandis, Comingersoll S.A. c. Portogallo [GC], n. 35382/97, ? 24, CEDU 2000 IV, e Frydlender c. Francia [GC], n. 30979/96, ? 45, CEDU 2000 VII).
46. Un tempo irragionevolmente lungo di esecuzione di una sentenza vincolante pu? dunque comportare una violazione della Convenzione (Bourdov, sopra citata, ? 73). Il carattere ragionevole di un tale tempo deve essere valutato tenendo conto in particolare della complessit? della procedura di esecuzione, del comportamento del ricorrente e delle autorit? competenti, nonch? dell?importo e della natura della somma accordata dal giudice (Ra?lian c. Russia, n. 22000/03, ? 31, 15 febbraio 2007).
47. La Corte ha gi? dichiarato che, quando l?esecuzione non poneva alcun problema particolare, trattandosi del versamento di una somma di denaro, un ritardo di un anno e tre mesi violava a priori il diritto del ricorrente a un tribunale e che, invece, la mancata esecuzione di una sentenza per sei mesi non era di per s? irragionevole (Bourdov (n. 2), sopra citata, ?? 83 e 85).
48. Per quanto riguarda il ricorso risarcitorio destinato a riparare le conseguenze della durata eccessiva di un procedimento, la Corte ha ammesso che una amministrazione potesse avere bisogno di un certo lasso di tempo per procedere a un pagamento e ha fissato in sei mesi, a decorrere dalla data in cui la decisione di risarcimento ? divenuta esecutiva, il termine di pagamento (Cocchiarella, sopra citata, ? 89).
2. Applicazione dei principi al caso di specie
49. Ritornando alla presente causa, la Corte rammenta che la sentenza del tribunale di Napoli ? stata pronunciata il 10 dicembre 2002 e che, in assenza di notifica, ? divenuta vincolante ed esecutiva il 25 gennaio 2004. A partire da tale data, l?autorit? convenuta sapeva o era tenuta a sapere che doveva versare alla ricorrente la somma dovuta.
50. Secondo la giurisprudenza sopra citata (si vedano i paragrafi 42-45 supra), la ricorrente non era tenuta a intentare una qualsiasi azione di esecuzione, poich? si trattava, nella fattispecie, di una sentenza ottenuta contro lo Stato. La Corte osserva per di pi? che l?esecuzione di tale sentenza non comportava alcuna difficolt? particolare oltre al semplice versamento di una somma di denaro.
51. In assenza del pagamento spontaneo da parte dell?Amministrazione, la ricorrente ha adito il giudice dell?esecuzione di Napoli che, il 25 gennaio 2005, ha emesso un atto di pignoramento presso terzi in suo favore (paragrafo 13 supra).
52. Pertanto, il diritto rivendicato dalla ricorrente ha trovato la sua realizzazione effettiva in quest?ultima data, e l?atto di pignoramento presso terzi costituiva dunque, nella presente causa, la ?decisione interna definitiva? del procedimento principale (si veda, tra altre, Bourdov (n. 2), sopra citata, ? 72).
53. Di conseguenza, il procedimento si ? svolto tra il 21 ottobre 1994 e il 27 marzo 1998 e poi, a partire dal 10 marzo 1999, per concludersi il 25 gennaio 2005 (paragrafi 8-13 supra).
54. Del resto, la Corte osserva che le Sezioni Unite della Corte di cassazione hanno operato nel 2016 un capovolgimento giurisprudenziale in materia (paragrafi 23-24 supra). In particolare, come ha evidenziato il Governo convenuto nelle sue osservazioni (paragrafo 37 supra), i fatti all?origine della sentenza n. 9142/2016 sono simili ai fatti della presente causa.
55. La Corte osserva che, pur non essendo perfettamente allineata ai principi fissati nella sua giurisprudenza (paragrafo 48 supra), questa sentenza si presta a una lettura globale secondo la quale ?? possibile considerare il procedimento come un tutt?uno, ai fini del calcolo della durata (del procedimento stesso)?.
56. Tuttavia, all?epoca dei fatti controversi, i tribunali interni avevano una interpretazione opposta in materia, relativa alla separazione rigorosa tra il procedimento sul merito e quello di esecuzione (paragrafo 22 supra). Del resto, questa interpretazione ? confermata nelle decisioni rese contro la ricorrente dalla corte d?appello di Roma il 18 maggio 2006 e dalla Corte di cassazione il 25 settembre 2008.
57. In conclusione, la Corte rammenta di avere trattato pi? volte cause che sollevavano questioni analoghe in materia di durata del procedimento, nelle quali ha constatato l?inosservanza dell?esigenza del ?termine ragionevole? alla luce dei criteri individuati dalla sua giurisprudenza consolidata in materia (si vedano, tra molti altri precedenti, Cocchiarella, sopra citata, con i riferimenti a Bottazzi c. Italia [GC], n. 34884/97, ? 22, CEDU 1999 V, Di Mauro c. Italia [GC], n. 34256/96, ?23, CEDU 1999 V, Ferrari c. Italia [GC], n. 33440/96, ? 21, 28 luglio 1999 e A.P. c. Italia [GC], n. 35265/97, ? 18, 28 luglio 1999).
58. Non vedendo alcun motivo per discostarsi dalle sue precedenti conclusioni, la Corte ritiene che la durata del procedimento sia stata eccessiva e non sia conforme all?esigenza del ?termine ragionevole?. In conclusione, la Corte rigetta l?eccezione del Governo relativa alla tardivit? del ricorso e ritiene che vi sia stata violazione dell?articolo 6 ? 1 della Convenzione in ragione della durata eccessiva del procedimento.
II. SULL?APPLICAZIONE DELL?ARTICOLO 41 DELLA CONVENZIONE
59. Ai sensi dell?articolo 41 della Convenzione,
?Se la Corte dichiara che vi ? stata violazione della Convenzione o dei suoi Protocolli e se il diritto interno dell?Alta Parte contraente non permette se non in modo imperfetto di rimuovere le conseguenze di tale violazione, la Corte accorda, se del caso, un?equa soddisfazione alla parte lesa.?
A. Danno
60. La ricorrente chiede la somma di 12.625 euro (EUR) per il danno morale che avrebbe subito.
61. Il Governo contesta le richieste della parte ricorrente.
62. La Corte considera doversi accordare alla ricorrente la somma di 3.000 EUR per il danno morale.
B. Spese
63. La ricorrente chiede anche la somma di 3.206,31 EUR per le spese sostenute dinanzi ai giudici nazionali e la somma di 4.553,92 EUR per quelle sostenute dinanzi alla Corte.
64. Il Governo contesta le richieste presentate dalla ricorrente, affermando in particolare che quest?ultima non avrebbe adempiuto all?obbligo, derivante per lei dall?articolo 60 del regolamento, di presentare i necessari documenti giustificativi nelle osservazioni scritte sul merito.
65. Secondo la giurisprudenza della Corte, un ricorrente pu? ottenere il rimborso delle spese sostenute solo nella misura in cui ne siano accertate la realt? e la necessit?, e il loro importo sia ragionevole. Nella fattispecie, tenuto conto dei documenti a sua disposizione e della sua giurisprudenza, la Corte respinge la richiesta relativa alle spese in quanto la ricorrente non ha presentato documenti giustificativi a sostegno della sua domanda. Essa considera invece ragionevole la somma di 1.500 EUR per il procedimento dinanzi alla Corte e la accorda alla ricorrente.
C. Interessi moratori
66. La Corte ritiene opportuno basare il tasso degli interessi moratori sul tasso di interesse delle operazioni di rifinanziamento marginale della Banca centrale europea, maggiorato di tre punti percentuali.
PER QUESTI MOTIVI, LA CORTE, ALL?UNANIMIT?,
1. Unisce al merito. e respinge, l?eccezione sollevata dal Governo per quanto riguarda la tardivit? del ricorso, e dichiara il ricorso ricevibile;
2. Dichiara, che vi ? stata violazione dell?articolo 6 ? 1 della Convenzione per quanto riguarda il diritto a un processo entro un termine ragionevole;
3. Dichiara,
a. che lo Stato convenuto deve versare alla ricorrente, entro tre mesi a decorrere dalla data in cui la sentenza sar? divenuta definitiva conformemente all?articolo 44 ? 2 della Convenzione, le seguenti somme:
i. 3.000 EUR (tremila euro), pi? l?importo eventualmente dovuto a titolo di imposta, per il danno morale;
ii. 1.500 EUR (millecinquecento euro), pi? l?importo eventualmente dovuto dalla ricorrente a titolo di imposta, per le spese;
b. che a decorrere dalla scadenza di detto termine e fino al versamento tali importi dovranno essere maggiorati di un interesse semplice a un tasso equivalente a quello delle operazioni di rifinanziamento marginale della Banca centrale europea applicabile durante quel periodo, aumentato di tre punti percentuali;
4. Rigetta la domanda di equa soddisfazione per il resto.
Fatta in francese, poi comunicata per iscritto il 14 settembre 2017, in applicazione dell?articolo 77 ?? 2 e 3 del regolamento della Corte.
Renata Degener
Cancelliere aggiunto
Presidente
Linos-Alexandre Sicilianos
Alla presente sentenza ? allegata, conformemente agli articoli 45 ? 2 della Convenzione e 74 ? 2 del regolamento, l?esposizione dell?opinione separata del giudice Wojtyczek.
L.A.S.
R.D.
OPINIONE CONCORDANTE DEL GIUDICE WOJTYCZEK
1. Concordo con i miei colleghi nell?affermare che l?articolo 6 della Convenzione ? stato violato per quanto riguarda il diritto ad un processo entro un termine ragionevole; ho tuttavia delle riserve quanto alla motivazione della sentenza, come esposta in particolare al paragrafo 57.
2. Nella presente causa, la procedura si ? svolta dal 21 ottobre 1994 al 27 marzo 1998, poi ? stata ripresa il 10 marzo 1999 per concludersi il 25 gennaio 2005 (paragrafo 53 della sentenza). In queste circostanze, il governo convenuto era tenuto a giustificare la durata del procedimento con motivi pertinenti. Ci? non ? stato fatto. Queste circostanze sono sufficienti per concludere che vi ? stata una violazione dell?articolo 6 della Convenzione.
3. Al paragrafo 57 della sentenza, la Corte afferma: ?In conclusione, la Corte rammenta di avere trattato pi? volte cause che sollevavano questioni analoghe in materia di durata del procedimento, nelle quali ha constatato l?inosservanza dell?esigenza del ?termine ragionevole? alla luce dei criteri individuati dalla sua giurisprudenza consolidata in materia (si vedano, tra molti altri precedenti, Cocchiarella, sopra citata, con i riferimenti a Bottazzi c. Italia [GC], n. 34884/97, ? 22, CEDU 1999 V, Di Mauro c. Italia [GC], n. 34256/96, ?23, CEDU 1999 V, Ferrari c. Italia [GC], n. 33440/96, ? 21, 28 luglio 1999 e A.P. c. Italia [GC], n. 35265/97, ? 18, 28 luglio 1999).?
4. Questa affermazione solleva una serie di interrogativi. In primo luogo, se ci si riferisce a ?questioni analoghe in materia di durata del procedimento?, occorre spiegare in cosa consista tale analogia. Quali sono i criteri pertinenti per stabilire delle analogie tra le cause?
In secondo luogo, la Corte fa riferimento, al paragrafo 57, alla causa Cocchiarella. Nella sentenza resa in tale causa, la Corte ha precisato, nel contesto della valutazione del danno morale, quanto segue: ?ai fini della risposta ai governi, la Corte indica prima di tutto che per ?cause simili? si intendono due procedure, che si sono protratte per lo stesso numero di anni, con gli stessi gradi di giudizio, con un obiettivo di pari importanza, un comportamento delle parti ricorrenti sostanzialmente identico, nello stesso paese? (paragrafo 138). La motivazione della presente sentenza si riferisce a questi o ad altri criteri?
In terzo luogo, al paragrafo 57 della presente sentenza, la Corte fa menzione ?dei criteri elaborati dalla sua giurisprudenza consolidata? e cita una serie di riferimenti. Osservo in questo contesto che, nella causa Cocchiarella, la Corte ha formulato criteri per calcolare la durata totale della procedura in caso di intervento di terzi, ma non per valutare il carattere eccessivo della stessa, limitandosi a fare riferimento alla sua precedente giurisprudenza senza ulteriori spiegazioni. Inoltre, i paragrafi delle altre quattro sentenze citate in riferimento non contengono alcun criterio per accertare una violazione del requisito del ?termine ragionevole?. In questo contesto, il riferimento alla sentenza Cocchiarella e alle altre quattro sentenze, presentate come fonti di ?criteri elaborati dalla giurisprudenza consolidata?, appare erronea. Sarebbe pertanto auspicabile ricordare qui i criteri ai quali si fa riferimento o dare i riferimenti di una sentenza che li espone.
In quarto luogo, l?argomento a simile nelle cause aventi ad oggetto la durata del procedimento deve essere utilizzato con molta cautela poich?, in pratica, nonostante alcune apparenze, i procedimenti giudiziari condotti nei casi concreti sono molto diversi, in particolare per quanto riguarda il grado di complessit? dei problemi giuridici, l?accertamento dei fatti, il comportamento delle parti e lo svolgimento dei procedimenti. ? raro che due cause siano veramente simili. In queste circostanze, l?argumentum a simile, utilizzato senza ulteriori spiegazioni, tende non a rafforzare ma a ridurre considerevolmente la forza di persuasione della motivazione della sentenza della Corte.

Testo Tradotto

PREMI?RE SECTION

AFFAIRE BOZZA c. ITALIE

(Requ?te no 17739/09)

ARR?T

STRASBOURG

14 septembre 2017

D?FINITIF

14/12/2017

Cet arr?t est devenu d?finitif en vertu de l?article 44 ? 2 de la Convention. Il peut subir des retouches de forme.

En l?affaire Bozza c. Italie,
La Cour europ?enne des droits de l?homme (premi?re section), si?geant en une Chambre compos?e de :
Linos-Alexandre Sicilianos, pr?sident,
Kristina Pardalos,
Guido Raimondi,
Ale? Pejchal,
Krzysztof Wojtyczek,
Tim Eicke,
Jovan Ilievski, juges,
et de Renata Degener, greffi?re adjointe de section,
Apr?s en avoir d?lib?r? en chambre du conseil le 11 juillet 2017,
Rend l?arr?t que voici, adopt? ? cette date :
PROC?DURE
1. ? l?origine de l?affaire se trouve une requ?te (no 17739/09) dirig?e contre la R?publique italienne et dont une ressortissante de cet ?tat, Mme Ermelinda Bozza (? la requ?rante ?), a saisi la Cour le 23 mars 2009 en vertu de l?article 34 de la Convention de sauvegarde des droits de l?homme et des libert?s fondamentales (? la Convention ?).
2. La requ?rante a ?t? repr?sent?e par Me M.T. Marra, avocate ? Naples. Le gouvernement italien (? le Gouvernement ?) a ?t? repr?sent? par son agent, Mme E. Spatafora, et son co-agent, Mme M. L. Aversano.
3. La requ?rante all?gue en particulier la violation de son droit ? un proc?s dans un d?lai raisonnable sur le terrain de l?article 6 ? 1 de la Convention.
4. Le 5 juin 2015, la requ?te a ?t? communiqu?e au Gouvernement.
EN FAIT
I. LES CIRCONSTANCES DE L?ESP?CE
5. La requ?rante est n?e en 1949 et r?side ? Torre del Greco.
6. Les faits de la cause, tels qu?ils ont ?t? expos?s par les parties, peuvent se r?sumer comme suit.
A. La proc?dure principale
7. En janvier 1990, quelques ann?es apr?s avoir demand? au minist?re de l?Int?rieur ? pouvoir b?n?ficier d?une pension d?invalidit?, Mme T.G., la m?re de la requ?rante, se vit accorder le droit au versement mensuel de la pension assortie d?une indemnit? sp?ciale allou?e en raison de la c?cit? partielle dont elle ?tait atteinte.
8. Le 21 octobre 1994, Mme T.G. d?posa un recours devant le juge d?instance (pretore) de Torre Annunziata faisant fonction de juge du travail, en vue d?obtenir la reconnaissance de la r??valuation et des int?r?ts sur les arri?r?s de sa pension.
9. Le 27 mars 1998, apr?s trois reports de l?audience, le juge d?instance rejeta le recours pour forclusion. Le 24 septembre 1998, Mme T.G. d?c?da.
10. Le 10 mars 1999, la requ?rante, en son nom et en sa qualit? d?h?riti?re, interjeta appel devant le tribunal de Naples.
11. Le 10 d?cembre 2002, ce tribunal reconnut le droit de la requ?rante ? la r??valuation et aux int?r?ts demand?s pour un montant de 12 240,26 EUR. La d?cision devint d?finitive le 25 janvier 2004.
12. En l?absence d?ex?cution de la part de l?administration, la requ?rante signifia, le 14 juin 2004, ? l?Institut national de la s?curit? sociale (Istituto Nazionale della Previdenza Sociale ? INPS) une injonction de payer (atto di precetto) pour un montant de 30 364,38 EUR, correspondant ? la somme litigieuse major?e des int?r?ts et de la r??valuation.
13. Le 25 janvier 2005, elle obtint du juge de l?ex?cution de Naples une saisie-attribution (pignoramento presso terzi) pour l?int?gralit? de sa cr?ance.
B. La proc?dure ? Pinto ?
14. Le 25 mai 2005, la requ?rante saisit la cour d?appel ? Pinto ? de Rome pour se plaindre de la dur?e excessive de la proc?dure. Quant ? la recevabilit? de sa demande, elle argua que, aux termes de l?article 4 de la loi no 89/2001, la ? d?cision interne d?finitive ? ? prendre en compte ?tait la d?cision du juge de l?ex?cution du 25 janvier 2005. Par cons?quent, selon elle, le d?lai de six mois requis pour l?introduction de la demande de satisfaction ?quitable devait courir ? partir de cette date.
15. Le 18 mai 2006, la cour d?appel d?clara le recours irrecevable pour tardivet?. Elle consid?ra que la d?cision interne d?finitive ?tait celle rendue ? conclusion de la proc?dure au fond par le tribunal de Naples, pass?e en force de chose jug?e le 25 janvier 2004.
16. Par une ordonnance du 25 septembre 2008, la Cour de cassation confirma la d?cision entreprise et d?bouta la requ?rante de son pourvoi.
II. LE DROIT ET LA PRATIQUE INTERNES PERTINENTS
17. Le droit et la pratique internes pertinents relatifs ? la loi no 89 du 24 mars 2001, dite ? loi Pinto ?, figurent dans l?arr?t Cocchiarella c. Italie ([GC], no 64886/01, ? 23-31, CEDH 2006 V). En particulier, le texte de l?article 4 de la loi, applicable ? l??poque des faits litigieux, se lit comme suit :
Article 4 ? D?lai et conditions concernant l?introduction d?une requ?te
? La demande de r?paration peut ?tre pr?sent?e au cours de la proc?dure au sujet de laquelle on all?gue la violation ou, sous peine de d?ch?ance, dans un d?lai de six mois ? partir de la date ? laquelle la d?cision concluant ladite proc?dure est devenue d?finitive. ?
18. En ce qui concerne le lien entre la proc?dure au fond et la proc?dure d?ex?cution, la jurisprudence de la Cour de cassation a fait appara?tre deux approches oppos?es, notamment en relation au contentieux administratif.
19. Selon une jurisprudence plus ancienne, la proc?dure au fond et la proc?dure d?ex?cution pouvaient ?tre prises comme un tout. La Cour de cassation affirmait que ? la date ? laquelle la d?cision concluant ladite proc?dure [?tait] devenue d?finitive ?, aux termes de l?article 4 de la loi no 89/2001, devait ?tre la date ? laquelle le droit revendiqu? au d?but de la proc?dure au fond trouvait sa r?alisation effective ? la fin de la proc?dure d?ex?cution (giudizio di ottemperanza). Cette deuxi?me proc?dure ?ventuelle ? ?tait activ?e par l?int?ress? en raison de l?inaction de l?administration, lorsque celle-ci ne se conformait pas ? la d?cision devenue ex?cutoire (voir, parmi d?autres, les arr?ts no 7978/2005, no 14595/2008 et no 1019/2009 de la Cour de cassation).
20. Cette jurisprudence a ?t? progressivement abandonn?e. La Cour de cassation a par la suite affirm? (voir en particulier l?arr?t no 1732/2009) que les deux phases devaient ?tre consid?r?es comme autonomes, et ce en raison des caract?ristiques de la proc?dure administrative d?ex?cution, en particulier depuis la loi de r?forme de la justice administrative (loi no 205/2000).
21. L?Assembl?e pl?ni?re (Sezioni Unite) de la Cour de cassation est intervenue en 2009, avec les arr?ts nos 27348 et 27365, pour r?soudre le conflit et harmoniser la jurisprudence en la mati?re. Dans les passages principaux des arr?ts mentionn?s, l?Assembl?e pl?ni?re a jug? que :
? On ne peut non plus consid?rer comme exacte l?all?gation de la requ?rante selon laquelle la Cour de Strasbourg, en interpr?tant la CEDH, a ?labor? une notion de ? proc?s ?quitable ? qui impliquerait que la proc?dure au fond et la proc?dure d?ex?cution ? qui n?est qu??ventuelle ? soient toujours consid?r?es comme une seule et m?me proc?dure ou comme formant deux phases du ? m?me ? proc?s (article 4 de la loi no 89 de 2001, relatif aux ? droits et obligations de caract?re civil ? (article 6 de la Convention), afin que soit prise en compte leur dur?e globale et, donc, que soit consid?r?e comme admissible la demande de satisfaction ?quitable pr?sent?e pendant la proc?dure d?ex?cution ou dans un d?lai de six mois ? compter de la d?cision du juge de l?ex?cution mettant fin au proc?s, aux termes de l?article 4 de la [? loi Pinto ?] pr?cit?e, ou ? compter de la ? d?cision interne d?finitive ? au sens de l?article 35 de la Convention.
Si une telle interpr?tation supranationale avait ?t? admise, notre Cour [de cassation] aurait d? respecter l?interpr?tation des juges supranationaux (arr?ts SS.UU. nos 1138 et 1339 de 2004) afin de r?pondre ? l?exigence de conformit? aux obligations juridiques internationales ? laquelle sont soumis le l?gislateur (article 117 de la Constitution) et les juges des ?tats parties [? la Convention].
(…) la Cour europ?enne [des droits de l?homme] n?a jamais affirm? ce que soutient la requ?rante.
En r?alit?, le principe du droit ? un recours effectif ?nonc? par l?article 13 de la Convention impose aux ?tats membres l?adoption de rem?des internes afin de garantir le redressement de violations de droits garantis par la Convention, par le biais, notamment, de proc?dures d?indemnisation, dont la dur?e doit ?tre calcul?e ? partir de l?introduction de la demande jusqu?? l?ex?cution de la d?cision du juge ; ce principe (…) n?implique pas d?examiner chaque proc?dure au fond et chaque proc?dure d?ex?cution y relative en consid?rant qu?elles ne font qu?une.
Lorsqu?elle est saisie par des requ?rants qui se plaignent de l?ineffectivit? des rem?des internes, en raison du retard ou du d?faut de versement du montant accord? dans le cadre du rem?de interne cr?? pour redresser la violation d?un droit prot?g? par la Convention, la Cour de Strasbourg consid?re ensemble la dur?e de la proc?dure au fond qui statue sur le droit au redressement et la dur?e de la proc?dure d?ex?cution (…) qui se termine au moment du versement, m?me partiel, du montant fix? par le juge du fond, moment ? consid?rer comme le dies a quo du d?lai de six mois requis pour le d?p?t d?une requ?te devant elle (voir CEDH, Grande Chambre, 31 mars 2009, Simaldone c. Italie, no 22644/03 ; Scordino c. Italie, 29 mars 2006, no 36813/97 ? examin? avec neuf affaires sur l?effectivit? du rem?de interne pr?vu par la loi no 89 de 2001 ; voir aussi, pour d?autres ?tats, Bourdov c. Russie, 7 mai 2002, no 59498/95, sur l?action en indemnisation de victimes d?un grave accident nucl?aire).
Dans les arr?ts cit?s, parmi beaucoup d?autres, il est dit que, eu ?gard au principe d?effectivit?, l?ex?cution d?un jugement doit ?tre consid?r?e comme faisant partie int?grante du proc?s pour ?viter que la lenteur excessive du recours indemnitaire n?en affecte le caract?re ad?quat (Scordino c. Italie, 29 mars 2006, no 36813/97, ? 195) et elle doit englober l?action indemnitaire interne de r?paration du pr?judice d?coulant de la violation des droits reconnus par la Convention ; le principe est donc d?pourvu de port?e g?n?rale (…) ?
22. Pour ce qui est du contentieux civil, la Cour de cassation a jug?, dans un premier temps, que la proc?dure au fond et la proc?dure d?ex?cution devaient ?tre consid?r?es s?par?ment, compte tenu de leur caract?re autonome et de la fonction sp?cifique de chacune (voir, parmi beaucoup d?autres, les arr?ts nos 25529/2006, 25806/2007, 19573/2008, 5536/2010 et l?ordonnance no 8256/2011).
23. En revenant sur sa jurisprudence, en mars 2014 (arr?t no 6312/2014) l?Assembl?e pl?ni?re de la Cour de cassation s?est exprim?e ? nouveau en la mati?re. Dans ce revirement, elle s?est prononc?e en faveur d?une approche globale qui consid?re la proc?dure au fond et celle, ?ventuelle, d?ex?cution, comme un seul et m?me ? proc?s ?. La Cour de cassation a notamment estim? ce qui suit :
? (…) [Il] est n?cessaire de s?inspirer du principe constitutionnel d?effectivit? de la protection juridictionnelle ?nonc? aux articles 24, alin?a 1, 111, alin?as 1 et 2, et 113, alin?as 1 et 2, de la Constitution (…). Le respect de ce principe exige que la protection juridictionnelle ne soit pas r?duite au seul droit d?acc?s au juge, garanti ? tous, mais qu?elle comprenne chaque ?tape de la proc?dure pr?vue dans l?ordre interne, m?me apr?s l?introduction de la demande, afin de rendre concr?te et effective la protection juridictionnelle des droits (…) et il exige aussi que ces situations juridiques individuelles, port?es devant un juge, et d?finitivement admises par celui-ci, trouvent leur r?alisation effective en faveur du titulaire du droit revendiqu? et reconnu dans la phase au fond (…)
Si, donc, ? la pr?vision d?une phase d?ex?cution forc?e des d?cisions de justice, en tant qu??l?ment intrins?que et essentiel de la fonction juridictionnelle, doit passer pour constitutionnellement n?cessaire ?, dans le syst?me d?fini aux articles 24, alin?a 1, 111, alin?as 1 et 2, et 113, alin?as 1 et 2, de la Constitution, pour affirmer le principe d?effectivit? de la protection juridictionnelle, si ? l?ex?cution de la d?cision rendue par le juge doit (…) ?tre consid?r?e comme faisant partie int?grante du proc?s aux termes de l?article 6 ? de la CEDH et si, par cons?quent, ? la proc?dure d?ex?cution constitue la deuxi?me phase du proc?s et que le droit revendiqu? ne devient r?ellement effectif qu?au moment de l?ex?cution ?, il en d?coule n?cessairement que, en principe (sia pure in linea di principio), pour une interpr?tation conforme ? la Constitution et ? la Convention, et respectueuse tant des normes constitutionnelles ?voqu?es que de l?article 6 ? 1 de la CEDH tel qu?interpr?t? par la Cour de Strasbourg, le proc?s ? juste ? (article 111, alin?a 1, de la Constitution) et ? ?quitable ? (article 6 de la Convention) s?entend comme une proc?dure juridictionnelle unique, qui commence avec l?acc?s au juge et se termine avec l?ex?cution de la d?cision d?finitive et obligatoire (…)
Lorsque, dans un proc?s civil ou administratif, la situation juridique subjective a ?t? reconnue dans une d?cision judiciaire devenue d?finitive et contraignante (? phase ? au fond), mais que, cette d?cision est rest?e inop?rante, le titulaire du droit reconnu par le juge au fond a d? en demander l?ex?cution forc?e (? phase ? de l?ex?cution), la garantie constitutionnelle d?effectivit? de la protection juridictionnelle et l?article 6 ? 1 de la CEDH, tel qu?interpr?t? par la Cour de Strasbourg, imposent de consid?rer que cette proc?dure complexe s?articule comme un ? seul proc?s ? compos? de phases successives et compl?mentaires (…)
Dans une telle perspective, les ? diff?rences fonctionnelles et structurelles ? entre la proc?dure au fond et la proc?dure d?ex?cution forc?e s?att?nuent jusqu?? dispara?tre. ?
24. Dans le m?me sens, l?Assembl?e pl?ni?re de la Cour de cassation a confirm? et pr?cis? la nouvelle ? lecture globale ? dans le r?cent arr?t no 9142 du 6 mai 2016. La Cour de cassation s?est notamment exprim?e comme suit :
? III. La question pos?e par la section simple concerne en substance la compatibilit? de la structure de la proc?dure ? Pinto ? (…) avec les principes d?coulant de la CEDH quant ? la qualification fonctionnelle de la notion de ? d?cision d?finitive ? : en particulier, la pr?sente d?cision a pour objet de v?rifier si la discipline normative pr?voyant un d?lai de forclusion de six mois ? partir de l?issue de la proc?dure doit, en g?n?ral, s?appliquer ? partir de la d?cision interne d?finitive de la proc?dure consid?r?e dans son ensemble (fond + ex?cution) ou si, une fois ce principe ?tabli, il y a lieu de tenir ?galement compte du comportement non actif de la partie en cause entre la conclusion de la phase au fond et le d?but de la phase d?ex?cution ; autrement dit, si la possibilit? de d?caler le dies ad quem de l?issue de la proc?dure susmentionn?e et d?identifier donc la d?cision interne d?finitive (? conclusion de phase d?ex?cution) ne se heurte pas ? la limite de l?expiration du d?lai de six mois pr?vu ? l?article 4 de la loi no 89 de 2001 dans son libell? initial.
(…)
VII. La sauvegarde de la particularit? ? f?t-elle historique ? des r?gles de proc?dure adopt?es par un ?tat pose un probl?me dans l?optique d?assurer la conformit? des crit?res de proc?dure nationaux avec les crit?res europ?ens.
(…)
IX. La Cour [de cassation] consid?re toutefois qu?il est possible de parvenir ? un r?sultat ?quilibr? (…)
X. En fonction du comportement des parties, la proc?dure peut ?tre consid?r?e comme ?tant un tout ou comme ?tant s?par?e en deux ? phases ? : si une partie laisse s??couler un d?lai consid?rable ? qui doit ?tre identifi? avec le d?lai de six mois pr?vu ? l?article 4 de la loi no 89 de 2001 ? ? partir du moment o? la d?cision a acquis force de chose jug?e, cette m?me partie ne peut pas, par la suite, d?noncer une dur?e excessive de cette partie de la proc?dure ; si, au contraire, la partie a un comportement actif avant l?expiration du d?lai de six mois afin de proc?der ? l?ex?cution, alors (…) il est possible de consid?rer la proc?dure comme ?tant un tout, aux fins du calcul de la dur?e en question (…)
XI. Il s?ensuit que, lorsque l?article 4 de la loi no 89 de 2001, dans sa formulation ant?rieure ? la r?forme de 2012, ?tablissait la forclusion du droit ? indemnisation pour d?passement du d?lai de six mois, il pr?supposait une appr?ciation au cas par cas du lien entre la phase au fond et la phase d?ex?cution, du point de vue de l?action et non du droit (…)
XII. La nouvelle perspective ?tablie par l?arr?t de l?Assembl?e pl?ni?re (Sezioni Unite) de 2014 [no 6312/2014 susmentionn?], qui est davantage conforme aux principes de la CEDH ? selon l?interpr?tation soulign?e pr?c?demment ? (…) ne peut donc pas ?tre entendue dans un sens absolu, c?est-?-dire en faisant abstraction des diff?rences ? de structures et de principe ? propres au syst?me national entre la phase au fond et la phase d?ex?cution (…) : c?est justement en tenant compte de ces diff?rences qu?il est possible d?interpr?ter la norme (…) de mani?re ? fixer, en fonction du comportement de la partie, le point de d?part du d?lai de six mois soit ? la date ? laquelle la d?cision au fond est pass?e en force de chose jug?e soit au moment de la r?alisation effective du droit reconnu dans la phase pr?c?dente (…) ?
EN DROIT
I. SUR LA VIOLATION ALL?GU?E DE L?ARTICLE 6 ? 1 DE LA CONVENTION
25. La requ?rante se plaint de la dur?e excessive de la proc?dure civile ? laquelle elle a ?t? partie. Elle invoque ? cet ?gard l?article 6 ? 1 de la Convention, dont les parties pertinentes en l?esp?ce sont ainsi libell?es :
? Toute personne a droit ? ce que sa cause soit entendue (…) dans un d?lai raisonnable, par un tribunal (…), qui d?cidera (…) des contestations sur ses droits et obligations de caract?re civil (…) ?
26. La requ?rante soutient que le rejet pour tardivet? de sa demande d?indemnisation ? Pinto ? a m?connu la jurisprudence de la Cour selon laquelle la proc?dure d?ex?cution serait partie int?grante du ? proc?s ? au sens de l?article 6 de la Convention. Ainsi, selon la requ?rante, si l?on se fonde sur les principes mentionn?s dans l?arr?t Cocchiarella (pr?cit?, ?? 87 90), la ? d?cision interne d?finitive ?, ? partir de laquelle calculer le d?lai de six mois pour introduire la demande de satisfaction ?quitable aux termes de l?article 4 de la loi no 89 de 2001, devrait ?tre la saisie-attribution du juge de l?ex?cution du 25 janvier 2005.
27. La requ?rante d?nonce ?galement l?impossibilit? d?avoir acc?s aux juridictions ? Pinto ? en raison du conflit entre la jurisprudence interne et les principes d?gag?s par la Cour sur le terrain du droit ? un tribunal. Elle invoque ? ce titre les articles 1 et 13 de la Convention, ainsi libell?s dans leurs parties pertinentes en l?esp?ce :
Article 1
? Les Hautes Parties contractantes reconnaissent ? toute personne relevant de leur juridiction les droits et libert?s d?finis au titre I de la (…) Convention ?
Article 13
? Toute personne dont les droits et libert?s reconnus dans la (…) Convention ont ?t? viol?s, a droit ? l?octroi d?un recours effectif devant une instance nationale (…). ?
28. Ma?tresse de la qualification juridique des faits (Aksu c. Turquie [GC], nos 4149/04 et 41029/04, ? 43, CEDH 2012, Halil Y?ksel Ak?nc? c. Turquie, no 39125/04, ? 54, 11 d?cembre 2012, et Guerra et autres c. Italie, 19 f?vrier 1998, ? 44, Recueil des arr?ts et d?cisions 1998 I), la Cour estime qu?il y a lieu d?examiner ces griefs uniquement sur le terrain de l?article 6 ? 1 de la Convention en ce qui concerne le droit ? un proc?s dans un d?lai raisonnable.
A. Sur la recevabilit?
1. Sur la qualit? de victime
a) Arguments des parties
29. Renvoyant ? la d?cision Fazio c. Italie ((d?c.), 18 juin 2013), le Gouvernement soutient que la requ?rante, intervenue de iure ereditario dans la proc?dure le 10 mars 1999, a ?t? partie ? celle-ci uniquement entre cette date et le 10 d?cembre 2002, date du d?p?t de la d?cision du tribunal de Naples. Il estime par cons?quent qu?elle ne saurait ?tre consid?r?e victime de la dur?e de la proc?dure prises dans sa globalit?.
30. La requ?rante conteste la th?se du Gouvernement. Elle argue que, pendant toute la proc?dure interne, elle a agi en son propre nom et en qualit? d?h?riti?re.
b) Appr?ciation de la Cour
31. La Cour observe d?embl?e que, en d?pit de l?affirmation du Gouvernement, la d?cision Fazio n?est pas pertinente en l?esp?ce. En effet, dans cette affaire, la Cour a conclu ? l?absence de la qualit? de victime des requ?rants, faute pour ces derniers de s??tre constitu?s, en leur qualit? d?h?ritiers, comme parties ? la proc?dure. Dans la pr?sente affaire, au contraire, la requ?rante a agi devant les juridictions internes en son propre nom et en tant qu?h?riti?re de sa m?re (paragraphe 7 ci-dessus).
32. La Cour rappelle aussi sa jurisprudence relative ? l?intervention des tiers dans des proc?dures civiles aux fins du calcul de la dur?e de la proc?dure. Selon cette jurisprudence, lorsqu?un requ?rant est intervenu dans la proc?dure nationale uniquement en son propre nom, la p?riode ? prendre en consid?ration court ? partir de cette date, tandis que, lorsqu?un requ?rant se constitue partie au litige en tant qu?h?ritier, il peut se plaindre de toute la dur?e de la proc?dure (voir, parmi d?autres, Scordino c. Italie (no 1) [GC], no 36813/97, ? 220, CEDH 2006 V, et Cocchiarella, pr?cit?, ? 113).
33. Par cons?quent, la Cour rejette cette exception du Gouvernement et estime que la requ?rante peut se pr?tendre ? victime ? au sens de l?article 34 de la Convention.
2. Sur la tardivet? de la requ?te
a) Arguments des parties
34. Le Gouvernement soul?ve ?galement une exception de tardivet? de la requ?te, estimant que la requ?rante se plaint en substance de la seule dur?e de la proc?dure au fond. En effet, d?apr?s le Gouvernement, la requ?rante, au lieu de pr?senter sa demande d?indemnisation ? Pinto ? dans les six mois suivant la ? d?cision interne d?finitive ? au sens de la ? loi Pinto ?, ? savoir le jugement du tribunal de Naples pass?e en force de chose jug?e le 25 janvier 2004, aurait choisi d?introduire le recours ? Pinto ? au terme de la proc?dure d?ex?cution afin de contourner les r?gles relatives ? la forclusion de la demande de satisfaction ?quitable fix?es par l?article 4 de la m?me loi (paragraphe 17 ci-dessus).
35. Pour parvenir ? cette conclusion, le Gouvernement s?appuie sur son interpr?tation de la jurisprudence d?coulant de l?arr?t Hornsby c. Gr?ce (19 mars 1997, Recueil 1997 II). Selon cette interpr?tation, l?obligation d?ex?cuter les arr?ts et les d?cisions d?finitifs rendus contre l??tat s?appliquerait uniquement aux syst?mes juridiques qui, comme celui grec ? l??poque de l?arr?t susmentionn?, ne pr?voient aucun rem?de pour demander l?ex?cution d?une d?cision juridictionnelle d?finitive. Or, le Gouvernement souligne que le syst?me juridique italien pr?voit au contraire un rem?de de ce type.
36. En outre, le Gouvernement observe que la requ?rante avait la possibilit? de se plaindre de la dur?e de la proc?dure au fond et, post?rieurement dans une proc?dure ult?rieure, de la dur?e de la proc?dure d?ex?cution ?ventuellement excessive et contraire ? l?article 6 ? 1 de la Convention.
37. S?agissant enfin du revirement de jurisprudence op?r? par la Cour de cassation (paragraphe 23 ci-dessus), le Gouvernement souligne les diff?rences entre les faits ? l?origine de l?arr?t no 6312/2014 de la Cour de cassation et la pr?sente affaire. Il pr?cise que la nouvelle jurisprudence de la Cour de cassation, donnant une lecture globale de la proc?dure, est strictement limit?e au contentieux disciplin? par la ? loi Pinto ? et que ces m?mes principes ne sont pas transposables aux proc?dures civiles ordinaires.
38. La partie requ?rante conteste la th?se du Gouvernement. Elle soutient que la d?cision de d?clarer irrecevable sa demande d?indemnisation ? Pinto ? est contraire ? la jurisprudence de la Cour sur le terrain de l?article 6 ? 1 de la Convention. Le contraste se fonderait sur l?interpr?tation de la notion de ? d?cision interne d?finitive ? de la ? loi Pinto ? ?labor?e par les juges nationaux. Selon la requ?rante, cette notion correspond, au niveau interne, ? la d?cision finale relative ? la proc?dure au fond. Partant, il ne serait pas possible de consid?rer comme ? d?cision interne d?finitive ? celle rendue par le juge de l?ex?cution et de se plaindre de la dur?e de la proc?dure prise dans sa globalit?.
39. ? l?oppos?, la jurisprudence de la Cour consid?rerait l?ex?cution comme une phase ?ventuelle et n?cessaire du ? proc?s ? au sens de l?article 6, la proc?dure prenant fin au moment o? le droit actionn? trouve sa r?alisation effective. ? ce propos, la requ?rante se r?f?re ? plusieurs arr?ts de la Cour, dont Di Pede c. Italie (26 septembre 1996, Recueil 1996 IV), Scollo c. Italie (28 septembre 1995, s?rie A no 315 C) et Cocchiarella (pr?cit?).
b) Appr?ciation de la Cour
40. La Cour consid?re que la pr?sente affaire porte essentiellement sur la question de savoir si, dans le cadre proc?dural de la voie de recours ? Pinto ?, la d?cision du juge de l?ex?cution du 25 janvier 2005 peut passer pour la ? d?cision interne d?finitive ? de la proc?dure principale au sens de l?article 35 de la Convention et, dans l?affirmative, elle est appel?e ? dire si le rejet de la demande de satisfaction ?quitable par les juridictions ? Pinto ? a constitu? une violation du droit de la requ?rante ? un proc?s dans un d?lai raisonnable au sens de l?article 6 ? 1 de la Convention. Le point de savoir si la requ?te doit ?tre consid?r?e tardive ?tant indissociablement li? au fond de la requ?te, la Cour d?cide de joindre au fond l?exception pr?liminaire soulev?e par le Gouvernement.
41. Constatant par ailleurs que la requ?te n?est pas manifestement mal fond?e au sens de l?article 35 ? 3 a) de la Convention et qu?elle ne se heurte ? aucun autre motif d?irrecevabilit?, la Cour la d?clare recevable.
B. Sur le fond
1. Principes g?n?raux
42. Dans son arr?t fondateur Hornsby (pr?cit?, ?? 40 et suivants ; voir aussi Silva Pontes c. Portugal, 23 mars 1994, s?rie A no 286 A, Di Pede, pr?cit?, et Zappia c. Italie, 26 septembre 1996, Recueil 1996 IV), la Cour a ?tabli le principe selon lequel le droit ? un tribunal serait illusoire si l?ordre juridique interne d?un ?tat contractant permettait qu?une d?cision judiciaire d?finitive et obligatoire rest?t inop?rante au d?triment d?une partie. L?ex?cution d?un jugement ou arr?t, de quelque juridiction que ce soit, doit donc ?tre consid?r?e comme faisant partie int?grante du ? proc?s ? au sens de l?article 6 (voir aussi Bourdov c. Russie (no 2), no 33509/04, ? 65, CEDH 2009).
43. Il d?coule de ces principes l?obligation pour les ?tats contractants d?assurer que chaque droit revendiqu? trouve sa r?alisation effective. La Cour a ?galement indiqu? que l??tendue de cette obligation varie en fonction de la qualit? de la partie d?bitrice. Elle op?re en effet une distinction selon la nature de la partie d?bitrice, d?biteur-particulier ou d?biteur-administration de l??tat.
44. Dans le premier cas, lorsque le particulier ou la personne priv?e est d?faillant, il revient aux ?tats contractants d?assurer l?assistance n?cessaire afin que le droit revendiqu? trouve sa r?alisation effective. Bien que leur responsabilit? ne puisse ?tre engag?e du fait du d?faut de paiement d?une cr?ance ex?cutoire d? ? l?insolvabilit? d?un d?biteur ? priv? ? (voir, mutatis mutandis, Sanglier c. France, no 50342/99, ? 39, 27 mai 2003, Ciprova c. R?publique tch?que (d?c.), no 33273/03, 22 mars 2005, et Cub?nit c. Roumanie (d?c.), no 31510/02, 4 janvier 2007), les ?tats ont l?obligation positive de mettre en place un syst?me qui soit effectif en pratique comme en droit et qui permet d?assurer l?ex?cution des d?cisions judiciaires d?finitives entre personnes priv?es (Fouklev c. Ukraine, no 71186/01, ? 84, 7 juin 2005). La responsabilit? des ?tats concernant l?ex?cution d?un jugement par une personne de droit priv? peut d?s lors se trouver engag?e si les autorit?s publiques impliqu?es dans les proc?dures d?ex?cution manquent de la diligence requise ou encore emp?chent l?ex?cution (Bogdan Vod? Greek-Catholic Parish c. Roumanie, no 26270/04, ? 44, 19 novembre 2013, et Sekul c. Croatie (d?c.), no 43569/13, ?? 54-55, 30 juin 2015).
45. Dans le deuxi?me cas, lorsqu?un jugement ou arr?t est prononc? contre l??tat, le particulier qui a obtenu un jugement contre celui-ci n?a normalement pas ? ouvrir une proc?dure distincte pour en obtenir l?ex?cution forc?e (Metaxas, pr?cit?, ? 19). Il lui suffit de le signifier en bonne et due forme ? l?autorit? ?tatique concern?e (Akachev c. Russie, no 30616/05, ? 21, 12 juin 2008) ou d?effectuer certaines d?marches proc?durales de nature formelle (Chvedov c. Russie, no 69306/01, ?? 29-37, 20 octobre 2005, et Kosmidis et Kosmidou c. Gr?ce, no 32141/04, ? 24, 8 novembre 2007). Son obligation de coop?rer ne doit toutefois pas exc?der ce qui est strictement n?cessaire ? l?ex?cution de la d?cision et, quoi qu?il en soit, elle n?exon?re pas l?administration de l?obligation d?agir de sa propre initiative et dans les d?lais pr?vus (Akachev, pr?cit?, ? 22, Bourdov, pr?cit?, ? 35, et Koukalo c. Russie, no 63995/00, ? 49, 3 novembre 2005), notamment en organisant son syst?me judiciaire (voir, mutatis mutandis, Comingersoll S.A. c. Portugal [GC], no 35382/97, ? 24, CEDH 2000 IV, et Frydlender c. France [GC], no 30979/96, ? 45, CEDH 2000 VII).
46. Un d?lai d?ex?cution d?raisonnablement long d?un jugement obligatoire peut donc emporter violation de la Convention (Bourdov, pr?cit?, ? 73). Le caract?re raisonnable d?un tel d?lai doit s?appr?cier en tenant compte en particulier de la complexit? de la proc?dure d?ex?cution, du comportement du requ?rant et des autorit?s comp?tentes et du montant et de la nature de la somme accord?e par le juge (Ra?lian c. Russie, no 22000/03, ? 31, 15 f?vrier 2007).
47. La Cour a d?j? jug? que, lorsque l?ex?cution ne posait aucun probl?me particulier, s?agissant du versement d?une somme d?argent, un d?lai d?un an et trois mois m?connaissait a priori le droit du requ?rant ? un tribunal et que, en revanche, la non-ex?cution d?un jugement pendant six mois n??tait pas d?raisonnable en soi (Bourdov (no 2), pr?cit?, ?? 83 et 85).
48. En ce qui concerne le recours indemnitaire destin? ? redresser les cons?quences de la dur?e excessive d?une proc?dure, la Cour a admis qu?une administration pouvait avoir besoin d?un certain laps de temps pour proc?der ? un paiement et elle a fix? ? six mois, ? compter de la date ? laquelle la d?cision d?indemnisation est devenue ex?cutoire, le d?lai de paiement (Cocchiarella, pr?cit?, ? 89).
2. Application des principes au cas d?esp?ce
49. Revenant ? la pr?sente affaire, la Cour rappelle que le jugement du tribunal de Naples a ?t? rendu le 10 d?cembre 2002 et que, faute de notification, il est devenu obligatoire et ex?cutoire le 25 janvier 2004. ? partir de cette date, l?autorit? d?fenderesse savait ou ?tait cens?e savoir qu?elle ?tait tenue de verser ? la requ?rante la somme due.
50. Selon la jurisprudence cit?e plus haut (voir paragraphes 42-45 ci dessus), la requ?rante n??tait pas tenue d?engager une quelconque proc?dure d?ex?cution, s?agissant en l?esp?ce d?un jugement obtenu contre l??tat. La Cour note de surcroit que l?ex?cution de ce jugement ne comportait aucune difficult? particuli?re en sus du simple versement d?une somme d?argent.
51. En l?absence de paiement spontan? par l?Administration, la requ?rante saisit le juge de l?ex?cution de Naples lequel, le 25 janvier 2005, rendit une saisie-attribution en sa faveur (paragraphe 13 ci-dessus).
52. D?s lors, le droit revendiqu? par la requ?rante a trouv? sa r?alisation effective ? cette derni?re date, la saisie-attribution ?tant donc la ? d?cision interne d?finitive ? de la proc?dure principale dans la pr?sente affaire (voir, parmi d?autres, Bourdov (no 2), pr?cit?, ? 72).
53. Par cons?quent, la proc?dure s?est d?roul?e entre le 21 octobre 1994 et le 27 mars 1998 et puis ? partir du 10 mars 1999 pour se conclure le 25 janvier 2005 (paragraphes 8-13 ci-dessus).
54. Au demeurant, la Cour note que l?Assembl?e pl?ni?re (Sezioni Unite) de la Cour de cassation a op?r? en 2016 un revirement de sa jurisprudence en la mati?re (paragraphes 23-24 ci-dessus). En particulier, comme l?a remarqu? le Gouvernement d?fendeur dans ses observations (paragraphe 37 ci-dessus), les faits ? l?origine de l?arr?t no 9142/2016 sont similaires aux faits litigieux.
55. La Cour observe que, bien qu?il ne soit compl?tement align? sur les principes fix?s dans sa jurisprudence (paragraphes -48 ci-dessus), cet arr?t pr?te ? une lecture globale selon laquelle ? il est possible de consid?rer la proc?dure comme ?tant un tout, aux fins du calcul de la dur?e (de la proc?dure) ?.
56. Cependant, ? l??poque des faits litigieux, les tribunaux internes avaient une interpr?tation oppos?e en la mati?re portant sur la s?paration stricte de la proc?dure au fond et de celle d?ex?cution (paragraphe 22 ci dessus). D?ailleurs, cette interpr?tation se trouve confirm?e dans les d?cisions rendues contre la requ?rante par la cour d?appel de Rome du 18 mai 2006 et par la Cour de cassation du 25 septembre 2008.
57. En conclusion, la Cour rappelle avoir trait? ? maintes reprises des requ?tes soulevant des questions similaires en mati?re de dur?e de la proc?dure et a constat? une m?connaissance de l?exigence du ? d?lai raisonnable ?, en s?appuyant sur des crit?res d?gag?s par sa jurisprudence bien ?tablie en la mati?re (voir, parmi beaucoup d?autres pr?c?dents, Cocchiarella, pr?cit?, avec les r?f?rences ? Bottazzi c. Italie [GC], no 34884/97, ? 22, CEDH 1999 V, Di Mauro c. Italie [GC], no 34256/96, ?23, CEDH 1999 V, Ferrari c. Italie [GC], no 33440/96, ? 21, 28 juillet 1999 et A.P. c. Italie [GC], no 35265/97, ? 18, 28 juillet 1999).
58. N?apercevant aucune raison de se d?partir de ses pr?c?dentes conclusions, la Cour estime que la dur?e de la proc?dure a ?t? excessive et qu?elle ne r?pond pas ? l?exigence du ? d?lai raisonnable ?. En conclusion, la Cour rejette l?exception du Gouvernement relative ? la tardivit? de la requ?te et estime qu?il y a eu violation de l?article 6 ? 1 de la Convention en raison de la dur?e excessive de la proc?dure.
II. SUR L?APPLICATION DE L?ARTICLE 41 DE LA CONVENTION
59. Aux termes de l?article 41 de la Convention,
? Si la Cour d?clare qu?il y a eu violation de la Convention ou de ses Protocoles, et si le droit interne de la Haute Partie contractante ne permet d?effacer qu?imparfaitement les cons?quences de cette violation, la Cour accorde ? la partie l?s?e, s?il y a lieu, une satisfaction ?quitable. ?
A. Dommage
60. La requ?rante r?clame 12 625 euros (EUR) au titre du pr?judice moral qu?elle aurait subi.
61. Le Gouvernement conteste les pr?tentions de la partie requ?rante.
62. La Cour consid?re qu?il y a lieu d?octroyer ? la requ?rante 3 000 EUR au titre du pr?judice moral.
B. Frais et d?pens
63. La requ?rante demande ?galement 3 206,31 EUR pour les frais et d?pens engag?s devant les juridictions internes et 4 553.92 EUR pour ceux engag?s devant la Cour.
64. Le Gouvernement conteste les pr?tentions pr?sent?es par la requ?rante. Il all?gue notamment que cette derni?re n?aurait pas satisfait aux obligations lui incombant aux termes de l?article 60 du r?glement de pr?senter les justificatifs n?cessaires dans les observations ?crites sur le fond.
65. Selon la jurisprudence de la Cour, un requ?rant ne peut obtenir le remboursement de ses frais et d?pens que dans la mesure o? se trouvent ?tablis leur r?alit?, leur n?cessit? et le caract?re raisonnable de leur taux. En l?esp?ce, compte tenu des documents dont elle dispose et de sa jurisprudence, la Cour rejette la demande relative aux frais et d?pens de la proc?dure nationale, faute pour la requ?rante d?avoir pr?sent? des justificatifs ? l?appui de cette partie de sa demande. Elle estime en revanche raisonnable la somme de 1 500 EUR pour la proc?dure devant la Cour et l?accorde ? la requ?rante.
C. Int?r?ts moratoires
66. La Cour juge appropri? de calquer le taux des int?r?ts moratoires sur le taux d?int?r?t de la facilit? de pr?t marginal de la Banque centrale europ?enne major? de trois points de pourcentage.
PAR CES MOTIFS, LA COUR, ? L?UNANIMIT?,
1. Joint au fond, et rejette l?exception soulev?e par le Gouvernement quant ? la tardivit? de la requ?te, et d?clare la requ?te recevable ;

2. Dit, qu?il y a eu violation de l?article 6 ? 1 de la Convention en ce qui concerne le droit ? un proc?s dans un d?lai raisonnable ;

3. Dit,
a) que l??tat d?fendeur doit verser ? la requ?rante, dans les trois mois ? compter du jour o? l?arr?t sera devenu d?finitif conform?ment ? l?article 44 ? 2 de la Convention, les sommes suivantes :
i. 3 000 EUR (trois mille euros) plus tout montant pouvant ?tre d? ? titre d?imp?t, pour dommage moral ;
ii. 1 500 EUR (mille cinq cents euros), plus tout montant pouvant ?tre d? par la requ?rante ? titre d?imp?t, pour frais et d?pens ;
b) qu?? compter de l?expiration dudit d?lai et jusqu?au versement, ces montants seront ? majorer d?un int?r?t simple ? un taux ?gal ? celui de la facilit? de pr?t marginal de la Banque centrale europ?enne applicable pendant cette p?riode, augment? de trois points de pourcentage ;

4. Rejette la demande de satisfaction ?quitable pour le surplus.
Fait en fran?ais, puis communiqu? par ?crit le 14 septembre 2017, en application de l?article 77 ?? 2 et 3 du r?glement de la Cour.
Renata Degener Linos-Alexandre Sicilianos
Greffi?re adjointe Pr?sident
Au pr?sent arr?t se trouve joint, conform?ment aux articles 45 ? 2 de la Convention et 74 ? 2 du r?glement, l?expos? de l?opinion s?par?e du juge Wojtyczek.
L.A.S.
R.D.

OPINION CONCORDANTE DU JUGE WOJTYCZEK
1. Je suis d?accord avec mes coll?gues pour dire que l?article 6 de la Convention a ?t? viol? en ce qui concerne le droit ? un proc?s dans un d?lai raisonnable ; j?ai toutefois des r?serves quant ? la motivation de l?arr?t, telle que figurant notamment au paragraphe 57.
2. Dans la pr?sente affaire, la proc?dure s?est d?roul?e du 21 octobre 1994 au 27 mars 1998, puis elle a ?t? reprise le 10 mars 1999 pour ?tre cl?tur?e le 25 janvier 2005 (paragraphe 53 de l?arr?t). Dans de telles circonstances, le gouvernement d?fendeur ?tait tenu de justifier la dur?e de la proc?dure par des raisons pertinentes. Il ne l?a pas fait. Ces circonstances sont suffisantes pour conclure ? une violation de l?article 6 de la Convention.
3. Au paragraphe 57 de l?arr?t, la Cour affirme ceci : ? En conclusion, la Cour rappelle avoir trait? ? maintes reprises des requ?tes soulevant des questions similaires en mati?re de dur?e de la proc?dure et a constat? une m?connaissance de l?exigence du ? d?lai raisonnable ?, en s?appuyant sur des crit?res d?gag?s par sa jurisprudence bien ?tablie en la mati?re (voir, parmi beaucoup d?autres pr?c?dents, Cocchiarella, pr?cit?, avec les r?f?rences ? Bottazzi c. Italie [GC], no 34884/97, ? 22, CEDH 1999-V, Di Mauro c. Italie [GC], no 34256/96, ?23, CEDH 1999-V, Ferrari c. Italie [GC], no 33440/96, ? 21, 28 juillet 1999, et A.P. c. Italie [GC], no 35265/97, ? 18, 28 juillet 1999). ?
4. Cette affirmation soul?ve plusieurs interrogations. Premi?rement, si l?on se r?f?re ? des ? questions similaires en mati?re de dur?e de la proc?dure ?, il convient d?expliquer en quoi cette similarit? consiste. Quels sont les crit?res pertinents pour ?tablir des similarit?s entre des affaires ?
Deuxi?mement, la Cour se r?f?re, au paragraphe 57 susmentionn?, ? l?affaire Cocchiarella. Dans l?arr?t rendu en cette affaire, la Cour a expliqu?, dans le contexte de l??valuation du dommage moral, ce qui suit : ? pour r?pondre aux gouvernements, la Cour indique avant tout que par ? affaires similaires ? elle entend deux proc?dures ayant dur? le m?me nombre d?ann?es, pour un nombre d?instances identique, avec un enjeu d?importance ?quivalente, un comportement des parties requ?rantes, sensiblement le m?me, dans le m?me pays ? (paragraphe 138). La motivation du pr?sent arr?t se r?f?re-t-elle ? ces crit?res ou bien ? d?autres crit?res ?
Troisi?mement, au paragraphe 57 du pr?sent arr?t, la Cour mentionne ? des crit?res d?gag?s par sa jurisprudence bien ?tablie en la mati?re ? et elle cite un certain nombre de r?f?rences. J?observe dans ce contexte que, dans l?affaire Cocchiarella, la Cour a formul? des crit?res pour calculer la dur?e totale de la proc?dure en cas d?intervention d?un tiers mais non pas pour appr?cier le caract?re excessif de celle-ci, se contentant de se r?f?rer ? sa jurisprudence ant?rieure sans plus d?explications. De plus, les paragraphes des quatre autres arr?ts cit?s en r?f?rence n??noncent aucun crit?re pour constater une m?connaissance de l?exigence du ? d?lai raisonnable ?. Dans ce contexte, la r?f?rence ? l?arr?t Cocchiarella et aux quatre autres arr?ts, pr?sent?s comme sources de ? crit?res d?gag?s par la jurisprudence bien ?tablie ?, semble ?tre erron?e. Il serait ainsi souhaitable soit de rappeler ici les crit?res auxquels l?on renvoie soit de donner les r?f?rences d?un arr?t qui les pose.
Quatri?mement, l?argument a simile dans les affaires portant sur la dur?e de la proc?dure doit ?tre utilis? avec beaucoup de pr?cautions car, dans la pratique, malgr? certaines apparences, les proc?dures judiciaires men?es dans des affaires concr?tes sont tr?s diff?rentes, en particulier en ce qui concerne le degr? de complexit? des probl?mes l?gaux, l??tablissement des faits, le comportement des parties et le d?roulement des instances. Il est rare que deux causes soient vraiment similaires. Dans ces circonstances, l?argumentum a simile, utilis? sans d?autres explications, tend non pas ? renforcer mais ? affaiblir consid?rablement la force de persuasion de la motivation de l?arr?t de la Cour.

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