AFFAIRE BARNEA ET CALDARARU v. ITALIE - A.N.P.T.ES.
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Testo originale e tradotto della sentenza selezionata

AFFAIRE BARNEA ET CALDARARU v. ITALIE

Tipologia: Sentenza
Importanza: 2
Articoli: 08
Numero: 37931/15/2017
Stato: Italia
Data: 2017-06-22 00:00:00
Organo: Sezione Prima
Testo Originale

Conclusioni: Violazione dell? Articolo 8 – Diritto al rispetto della vita familiare e privata (Articolo 8-1 – Riguardo alla vita familiare)

CORTE EUROPEA DEI DIRITTI DELL?UOMO
PRIMA SEZIONE
CAUSA BARNEA E CALDARARU c. ITALIA
(Ricorso n. 37931/15)
SENTENZA
STRASBURGO
22 giugno 2017
Questa sentenza diverr? definitiva alle condizioni definite nell?articolo 44 ? 2 della Convenzione. Pu? subire modifiche di forma.
Nella causa Barnea e Caldararu c. Italia,
La Corte europea dei diritti dell?uomo (prima sezione), riunita in una camera composta da:
? Linos-Alexandre Sicilianos, presidente,
? Kristina Pardalos,
? Guido Raimondi,
? Ale? Pejchal,
? Krzysztof Wojtyczek,
? Armen Harutyunyan,
? Tim Eicke, giudici,
? e da Abel Campos, cancelliere di sezione,
Dopo aver deliberato in camera di consiglio il 30 maggio 2017,
Emette la seguente sentenza, adottata in tale data:
PROCEDURA
1. All?origine della causa vi ? il ricorso (n. 37931/15) presentato contro la Repubblica italiana con cui sei cittadini rumeni, OMISSIS (?i ricorrenti?), hanno adito la Corte il 25 luglio 2015 in virt? dell?articolo 34 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell?uomo e delle libert? fondamentali (?la Convenzione?). I primi due ricorrenti indicano di agire anche a nome di C. (?la sesta ricorrente?).
2. I ricorrenti sono stati rappresentati dall?avvocato G. Perin, del foro di Roma. Il governo italiano (?il Governo?) ? stato rappresentato dal suo agente, E. Spatafora.
3. Il 24 maggio 2016 il ricorso ? stato comunicato al Governo. Il governo rumeno non si ? avvalso del suo diritto di intervenire nella procedura (articolo 36 ? 1 della Convenzione).
IN FATTO
I. LE CIRCOSTANZE DEL CASO DI SPECIE
4. I ricorrenti sono nati rispettivamente nel 1977, 1975, 1993, 1995, 2004 e 2007, e risiedono a Caselle Torinese
5. I primi cinque ricorrenti arrivarono in Italia nel 2007 e si stabilirono in un campo rom.
6. Secondo una prima relazione del dipartimento di Scienze sociali dell?Universit? di Torino, i primi due ricorrenti si prendevano cura dei figli facendo in modo che non mancasse loro nulla. C. nacque il 6 febbraio 2007.
7. Tra il 2007 e il 2009, la prima ricorrente chiese ai servizi sociali di aiutarla a ottenere un aiuto economico. Quest?ultimo le fu rifiutato.
8. Mentre era incinta di C., la prima ricorrente aveva fatto la conoscenza di E.M., presidente di una cooperativa attiva nel campo rom, che le aveva offerto aiuto. Successivamente, la prima ricorrente lasci? che i suoi figli, in particolare C., trascorressero del tempo con E.M. nel suo appartamento.
A. L?affidamento della minore e l?apertura della procedura di adottabilit?
9. Il 10 giugno 2009 E.M. fu arrestata per truffa mentre C. era con lei. Per di pi? la polizia aveva ricevuto una denuncia anonima in cui si affermava che E.M. era con una minore che non era sua figlia. La minore fu immediatamente affidata ad una istituzione. Le autorit? sospettavano che i ricorrenti avessero venduto C. a E.M. in cambio di un appartamento. Tuttavia, non fu aperta alcuna indagine penale a questo riguardo.
10. Il 19 giugno 2009, su richiesta del procuratore, il tribunale per i minorenni di Torino (?il tribunale?) apr? la procedura per dichiarare lo stato di adottabilit? di C. e giudic? che non era possibile il ritorno della minore a casa dei suoi genitori, ma che i primi due ricorrenti potevano incontrarla due volte al mese. Ordin? anche l?apertura di un?indagine sulle capacit? genitoriali dei primi due ricorrenti. Il primo incontro tra i genitori e la figlia ebbe luogo solo due mesi dopo.
11. Secondo i resoconti degli incontri, la minore manifestava un attaccamento molto forte nei confronti dei primi due ricorrenti e piangeva molto quando questi ultimi andavano via.
12. I servizi sociali sospesero gli incontri. I primi due ricorrenti si opposero alla decisione e, due mesi dopo, gli incontri furono ripristinati.
13. In data non precisata, un esperto nominato dal tribunale deposit? la sua relazione nella quale invitava il tribunale a porre in atto un processo di reinserimento della minore nella sua famiglia e ad affidarne il controllo ai servizi sociali. Riteneva che la reintegrazione nella famiglia di origine dovesse essere fatta in tempi ristretti e che fosse anche necessario sostenere la famiglia per impedire che la situazione di povert? della stessa fosse di ostacolo all?esercizio dell?autorit? genitoriale da parte dei primi due ricorrenti.
14. Il tribunale incaric? un altro esperto di redigere una relazione. Il 9 luglio 2010 l?esperto deposit? la sua relazione in cui indicava che i genitori erano privi di empatia nei confronti della figlia e che quest?ultima non aveva sviluppato la sua relazione con loro.
15. Il tribunale nomin? un curatore speciale che, nella sua relazione del 25 gennaio 2010, sottolineava che la minore aveva vissuto una situazione di abbandono e che, pertanto, la migliore soluzione era dichiararla adottabile.
16. Con sentenza del 3 dicembre 2010 il tribunale dichiar? la minore adottabile. Secondo il tribunale, lo stato di abbandono, condizione della dichiarazione di adottabilit?, era fondato sulla circostanza che i primi due ricorrenti avrebbero ?dato? la figlia a E.M. delegando a quest?ultima il loro ruolo genitoriale e che durante gli incontri non si sarebbero mostrati in grado di decodificare i bisogni profondi della bambina. Inoltre, secondo il tribunale, i primi due ricorrenti non erano in grado di svolgere il loro ruolo genitoriale n? di seguire lo sviluppo della personalit? di C. La minore fu data in affidamento ad una famiglia in vista della sua adozione.
17. Il 14 luglio 2011 i primi due ricorrenti interposero appello avverso questa sentenza. All?udienza del 1o dicembre 2012, la corte d?appello rilev? degli errori nella prima perizia e nomin? un nuovo esperto.
18. Il nuovo esperto riconosceva che i primi due ricorrenti erano totalmente in grado di svolgere il loro ruolo genitoriale e che l?episodio dell?arresto di E.M. che aveva portato all?affidamento della minore doveva essere letto alla luce della situazione di estrema povert? dei ricorrenti. Precis? che non vi era nessun indizio di abuso.
19. Con la sentenza del 26 ottobre 2012, la corte d?appello riform? la sentenza del tribunale. Ritenne che aver affidato la figlia a E.M. non significasse che i primi due ricorrenti avessero abdicato al loro ruolo di genitori. Osserv? che dal fascicolo non risultava che i primi due ricorrenti fossero stati incapaci di occuparsi della minore n? che la minore avesse sub?to violenze. Al contrario, la corte d?appello indic? che la minore era molto attaccata a tutti i ricorrenti e che costoro non avevano cessato di cercare di mantenere i contatti con lei. Rilev? che, nel procedimento svoltosi dinanzi al tribunale, ai primi due ricorrenti non fosse stata data l?opportunit? di provare le loro capacit? genitoriali, che i servizi sociali non avevano accordato il sostegno che avrebbe permesso loro di superare le difficolt? e non era stata data loro alcuna possibilit? di riallacciare dei legami con la minore. La corte d?appello indic?, inoltre, che il tribunale non aveva preso in considerazione le capacit? genitoriali dei primi due ricorrenti e il legame esistente tra loro e la figlia, che la prima perizia sui ricorrenti e la minore avrebbe messo in evidenza. Ritenne che esistesse un forte legame tra genitori e figlia e che fosse preferibile, nell?interesse della minore, che quest?ultima ritornasse nella sua famiglia di origine.
20. Di conseguenza, la corte d?appello adott? le seguenti misure:
? conferm? in via provvisoria l?affidamento della minore ad una famiglia;
? ordin? la realizzazione di incontri tra i genitori e la figlia in ambiente protetto, due ore ogni quindici giorni, con estensione degli incontri ai fratelli e alle sorelle
? ordin? che fosse messo in atto un percorso di riavvicinamento tra i ricorrenti e la minore, che quest?ultima potesse progressivamente incontrare i suoi genitori da sola e che rientrasse nella sua famiglia di origine entro i sei mesi successivi alla decisione.
B. La procedura di esecuzione della sentenza della corte d?appello del 26 ottobre 2012
21. I servizi sociali non seguirono quanto prescritto dalla corte d?appello. La minore incontr? i suoi genitori soltanto un?ora al mese e non pot? recarsi presso la sua famiglia d?origine.
22. Secondo i servizi sociali, la bambina era ben integrata nella famiglia affidataria, ma poich? la sua residenza era lontana da Torino, dove vivevano i ricorrenti, gli incontri non potevano essere svolti come la corte d?appello aveva ordinato.
23. Il 7 febbraio 2013 i ricorrenti sporsero denuncia dinanzi al procuratore presso il tribunale per i minorenni per mancata attuazione di una decisione giudiziaria e invocarono l?articolo 8 della Convenzione.
24. Si svolsero diversi incontri tra i servizi sociali, il curatore della minore, il procuratore e l?avvocato dei ricorrenti.
25. Durante il primo incontro del 18 febbraio 2013, i servizi sociali segnalarono che la bambina non poteva tornare presso la sua famiglia d?origine perch? questa era stata sfrattata dall?appartamento in cui viveva.
26. Il 24 giugno 2013 il procuratore chiese al tribunale per i minorenni che la decisione della corte d?appello non fosse eseguita e che l?affidamento famigliare fosse prorogato di due anni. Aggiunse che la bambina non era contenta di vedere i ricorrenti e che aveva reagito male nel corso degli incontri, e che i ricorrenti non avevano pi? un alloggio.
27. Il tribunale per i minorenni ordin? a un esperto di accertare quale fosse la soluzione migliore per la minore.
28. L?esperto sottoline? anzitutto l?atteggiamento freddo e distaccato dei servizi sociali nei confronti dei primi due ricorrenti. In particolare, esso not? che, durante gli incontri, C. era molto contenta di vedere i suoi genitori, ma gli assistenti sociali presenti impedivano a questi ultimi di parlare dei suoi fratelli e delle sue sorelle e mostravano una mancanza di empatia nei confronti dei primi due ricorrenti. Per contro, secondo l?esperto, i primi due ricorrenti mostravano un profondo attaccamento verso la loro figlia, nonostante tutti gli ostacoli incontrati dopo l?affidamento di quest?ultima, cinque anni prima, e avevano accettato pazientemente i limiti loro imposti dai servizi sociali. L?esperto concluse che, tenuto conto del tempo trascorso e dei nuovi legami che la minore avrebbe instaurato con la famiglia affidataria, dove sarebbe stata accolta bene, un ritorno di C. presso la sua famiglia d?origine non era pi? possibile aggiungendo che potevano tuttavia essere costruiti nuovi equilibri e invit? il tribunale a permettere incontri liberi tra i ricorrenti e la figlia.
29. Il 26 novembre 2014, il tribunale, dopo aver rilevato che la minore era ben integrata nella famiglia affidataria e che i primi due ricorrenti avevano riconosciuto il ruolo importante di questa famiglia nella vita di C., indic? che il ritorno della minore presso la famiglia di origine incontrava parecchi ostacoli, che i genitori vivevano tuttora in una situazione precaria e che non avevano un progetto di vita che consentisse di tutelare loro stessi e la loro figlia. Peraltro ritenne che, riguardo al rischio che i ricorrenti potessero approfittarne per far rientrare la minore in Romania, gli incontri dovessero svolgersi in ambiente protetto quattro volte all?anno. Ordin? infine l?apertura di una nuova procedura per la decadenza dalla loro potest? genitoriale.
30. Avverso tale decisione i primi due ricorrenti interponevano reclamo.
31. Con decisione del 21 gennaio 2015, la corte d?appello ritenne che occorresse prendere atto di una situazione creata dal decorso del tempo. In primo luogo, riconobbe che i genitori erano in grado di svolgere il loro ruolo, ma che occorresse tener conto del tempo trascorso, per il motivo che, dopo sei anni di allontanamento, la conferma dell?affidamento della minore ad una famiglia era inevitabile tenuto conto del legame che la bambina avrebbe sviluppato con quest?ultima. Pur stigmatizzando la decisione del tribunale di ridurre il numero di incontri, la corte d?appello ritenne che, a causa del tempo trascorso, la minore fosse ormai ben integrata nella famiglia affidataria e che il ritorno nella sua famiglia di origine non fosse pi? possibile. Pertanto ordin? degli incontri tra la bambina e i primi due ricorrenti ogni quindici giorni per i primi due mesi e accord? a questi ultimi un diritto di visita e di alloggio.
C. La domanda di adozione speciale presentata dalla famiglia affidataria
32. Nel frattempo, il 30 settembre 2014, la famiglia affidataria aveva presentato una domanda di adozione speciale alla quale i primi due ricorrenti non avevano dato il loro consenso.
33. Tra il 2015 e il 2016, si svolsero numerosi incontri tra la bambina e i ricorrenti. All?inizio, gli incontri duravano una giornata, successivamente C. fu autorizzata a dormire presso i ricorrenti per alcuni giorni. La situazione sembrava evolvere positivamente.
34. Tuttavia, nel luglio 2016, gli psicologi incaricati di seguire la minore osservarono che quest?ultima presentava segni di sofferenza a causa dei messaggi che riceveva dalla famiglia affidataria mentre si trovava presso i ricorrenti. Essi ritennero che queste comunicazioni fossero pregiudizievoli per la salute psicoaffettiva della minore.
35. Il 18 luglio 2016, i primi due ricorrenti dichiararono al tribunale per i minorenni che la famiglia affidataria aveva raccontato a C. che essi l?avevano venduta in cambio di un appartamento.
36. Nel giugno 2015 la minore fu sentita dal giudice relatore del tribunale per i minorenni.
37. Il 4 settembre 2015, la psicologa che seguiva la minore nel paese in cui vivevano i genitori affidatari indic? nella sua relazione che il quadro sintomatologico della bambina era gravemente peggiorato. A suo avviso, la minore, dopo l?incontro con il giudice del tribunale, aveva dei comportamenti regressivi e compulsivi che si manifestavano con aggressivit? verbale e con comportamenti aggressivi verso gli oggetti.
38. Il 30 giugno 2016 il procuratore emise il suo parere sulla procedura di adozione speciale avviata dalla coppia affidataria. A suo avviso, le relazioni tra le due famiglie erano migliorate e poteva essere opportuno chiedere nuovamente ai genitori biologici se acconsentissero all?adozione speciale di C.
39. L?8 luglio 2016 il tribunale per i minorenni respinse la domanda di adozione speciale della coppia affidataria per mancanza di consenso da parte dei primi due ricorrenti.
D. Il ritorno della minore nella sua famiglia di origine
40. I primi due ricorrenti chiesero il ritorno della loro figlia nella sua famiglia di origine, tenuto conto del comportamento della famiglia affidataria e dei problemi che la minore avrebbe presentato.
41. Il 16 agosto 2016, dopo aver sentito i ricorrenti e la famiglia affidataria, il tribunale ordin? il ritorno di C. presso i genitori di origine.
Il tribunale osserv? che, conformemente alla decisione della Corte d?appello del 2014, l?affidamento famigliare era stato prorogato di due anni, e che i primi due ricorrenti erano stati pi? volte ritenuti in grado di svolgere il loro ruolo genitoriale. Indic? che l?affidamento era provvisorio e non poteva essere prorogato, e che C. aveva il diritto di vivere con i suoi genitori biologici. Di conseguenza, incaric? i servizi sociali di seguire la situazione dei ricorrenti e ordin? che la minore potesse incontrare regolarmente la famiglia affidataria, al ritmo di due fine settimana al mese.
42. Il 17 agosto 2016 il procuratore ad? la corte d?appello per contestare la decisione del tribunale. Espose che la prima ricorrente aveva perso il lavoro, che la minore era sofferente ed era contraria all?idea di lasciare la famiglia affidataria. Chiese alla corte d?appello di prorogare l?affidamento della minore nella famiglia affidataria.
43. Il 9 settembre 2016, prima dell?inizio dell?anno scolastico, C. ritorn? a vivere presso i ricorrenti.
44. Il ritorno si rivel? particolarmente difficile per C. Risulta dalla perizia psicologica nonch? delle relazioni dei servizi sociali del 2016 che la minore aveva gravi difficolt? e che, in particolare, si rifiutava di andare a scuola e aveva dei comportamenti aggressivi.
45. Con decreto dell?8 novembre 2016, la corte d?appello conferm? la decisione del tribunale e ordin? che C. restasse presso i ricorrenti. In particolare essa rilev? che la bambina, che aveva 9 anni, aveva vissuto una situazione difficile a causa, tra l?altro, di decisioni giudiziarie troppo severe e che l?affidamento famigliare, misura temporanea, non poteva essere prorogato. Sostenne che, anche se la minore era effettivamente sofferente a causa del suo ritorno presso i ricorrenti, non presentava, secondo gli esperti, alcun rischio psicotico. La corte d?appello ritenne che i primi due ricorrenti erano stati giudicati capaci di svolgere il loro ruolo di genitori, che il ritorno della minore avrebbe dovuto avere luogo nel 2012 e che non poteva essere ancora rinviato. Indic? anche che, se fossero state eseguite le precedenti decisioni giudiziarie, una buona parte di tale sofferenza avrebbe potuto essere evitata. Conferm? infine il mantenimento dei contatti tra la bambina e la famiglia affidataria.
46. Il 19 dicembre 2016, uno psicologo deposit? una relazione sulla situazione della minore. Secondo lo psicologo, la bambina era depressa, piangeva molto ed era molto aggressiva, ma aveva ricominciato a frequentare la scuola, ed era necessario continuare a seguire la minore e i ricorrenti al fine di aiutarli.
II. IL DIRITTO INTERNO PERTINENTE
47. Il diritto interno pertinente ? esposto nella sentenza Zhou c. Italia, (n. 33773/11, ?? 24-25, 21 gennaio 2014).
IN DIRITTO
I. SULLA PRESUNTA VIOLAZIONE DELL?ARTICOLO 8 DELLA CONVENZIONE
48. I ricorrenti lamentano una violazione del loro diritto al rispetto della vita famigliare a causa dell?allontanamento e della presa in carico, nel 2009, da parte delle autorit? italiane, di C., la figlia minorenne dei primi due ricorrenti. Essi contestano inoltre alle autorit? di non avere messo in atto rapidamente delle misure per riunire la famiglia e indicano, a questo proposito, che i servizi sociali non avevano dato esecuzione alla sentenza della corte d?appello del 2012, e che il tribunale aveva confermato l?affidamento famigliare della minore e aveva ridotto il numero di incontri tra genitori e figlia.
Invocano l?articolo 8 della Convenzione che, nelle sue parti pertinenti al caso di specie, recita:
?1. Ogni persona ha diritto al rispetto della propria vita privata e famigliare (…)
2. Non pu? esservi ingerenza di una autorit? pubblica nell?esercizio di tale diritto a meno che tale ingerenza sia prevista dalla legge e costituisca una misura che, in una societ? democratica, ? necessaria alla sicurezza nazionale, alla pubblica sicurezza, al benessere economico del paese, alla difesa dell?ordine e alla prevenzione dei reati, alla protezione della salute e della morale, o alla protezione dei diritti e delle libert? altrui.?
49. Il Governo contesta questa tesi.
A. Sulla ricevibilit?
50. Nelle sue osservazioni sull?equa soddisfazione il Governo sembra sollevare un?eccezione di irricevibilit?, argomentando che i ricorrenti non hanno pi? la qualit? di vittima in quanto la minore ? ormai di ritorno nella sua famiglia di origine. I ricorrenti, nelle loro osservazioni sul merito, sostengono che, nonostante il ritorno della minore, conservano la qualit? di vittima in quanto non vi sono stati n? il riconoscimento di una violazione della Convenzione n? una riparazione per i sette anni di separazione.
51. La Corte non ritiene necessario stabilire se al Governo sia precluso sollevare questa eccezione, in quanto ritiene che nulla le impedisca di esaminare motu proprio tale questione, che riguarda la sua competenza (si vedano, ad esempio, R.P. e altri c. Regno Unito, n. 38245/08, ? 47, 9 ottobre 2012 e Buzadji c. Repubblica di Moldavia [GC], n. 23755/07, ? 70, CEDU 2016 (estratti)).
52. La Corte rammenta che una decisione o una misura favorevole a un ricorrente ? sufficiente, in linea di principio, per togliergli la qualit? di ?vittima? soltanto se le autorit? nazionali hanno riconosciuto, espressamente o in sostanza, e poi riparato, la violazione della Convenzione (Eckle c. Germania, 15 luglio 1982, ?? 69 e seguenti, serie A n. 51, Amuur c. Francia, 25 giugno 1996, ? 36, Recueil des arr?ts et d?cisions 1996-III, Dalban c. Romania [GC], n. 28114/95, ? 44, CEDU 1999-VI, e Jensen c. Danimarca (dec.), n. 48470/99, CEDU 2001 X). Questa regola vale anche se l?interessato ottiene soddisfazione quando il procedimento ? gi? stato avviato dinanzi alla Corte; ci? risulta dal carattere sussidiario del sistema di garanzie della Convenzione (si veda, in particolare, Mikheyeva c. Lettonia (dec.), n. 50029/99, 12 settembre 2002). La questione di stabilire se una persona possa ancora sostenere di essere vittima di una violazione della Convenzione lamentata implica essenzialmente, per la Corte, di procedere a un esame ex post facto della situazione della persona interessata (Scordino c. Italia (n. 1) [GC], n. 36813/97, ? 181, CEDU 2006-V).
53. Su questo punto, passando a esaminare i fatti della presente causa, la Corte considera che la decisione della corte d?appello dell?8 novembre 2016 (paragrafo 45 supra), che ha dichiarato che la minore soffriva gravemente per la mancata esecuzione delle decisioni anteriori e doveva ritornare a vivere con la famiglia di origine, non ha costituito n? un riconoscimento implicito dell?esistenza di una violazione della Convenzione n? un risarcimento per il periodo di sette anni durante il quale i ricorrenti non hanno potuto vivere con C.
54. Alla luce di quanto sopra esposto, la Corte ritiene che i ricorrenti possano ancora sostenere di essere vittime di una violazione dell?articolo 8 della Convenzione, e rigetta pertanto l?eccezione sollevata dal Governo a tale proposito.
55. Constatando inoltre che il ricorso non ? manifestamente infondato ai sensi dell?articolo 35 ? 3 a) della Convenzione e non incorre in altri motivi di irricevibilit?, la Corte lo dichiara ricevibile.
B. Sul merito
1. Tesi delle parti
56. I ricorrenti affermano che, come avrebbe sottolineato la corte d?appello di Torino nel 2012 e nel 2015, a partire dal momento in cui la minore era stata data in affidamento, non era stata offerta ai primi due ricorrenti alcuna occasione per dimostrare che erano capaci di assicurare il loro ruolo genitoriale.
57. Affermano che, dalla decisione della corte d?appello del 2014, le autorit? italiane non hanno fatto quanto in loro potere per ricostruire la famiglia. In particolare, indicano che i servizi sociali non hanno offerto la loro assistenza e non hanno dato esecuzione alla decisione della corte d?appello che prevedeva due incontri a settimana per permettere progressivamente il ritorno della minore presso i genitori. I ricorrenti precisano, inoltre, che il tribunale si ? basato sulle loro difficolt? materiali e sui legami che la minore avrebbe intessuto con la famiglia affidataria per prorogare l?affidamento della minore e ridurre gli incontri con loro, e per chiedere una nuova decisione di decadenza dalla potest? genitoriale.
58. I ricorrenti indicano che il fatto che un minore possa essere accolto in un contesto pi? favorevole alla sua educazione non pu? di per s? giustificare che egli venga sottratto alle cure dei genitori biologici. A loro avviso, la situazione controversa ? il risultato dell?inazione e della passivit? delle autorit? italiane (fanno riferimento alle sentenze Monory c. Romania e Ungheria, n. 71099/01, ? 83, 5 aprile 2005, e, mutatis mutandis, Sylvester c. Austria, nn. 36812/97 e 40104/98, ? 59, 24 aprile 2003) e avrebbe potuto essere evitata se le autorit? competenti avessero fatto il possibile per mantenere le relazioni tra loro e la minore (Amanalachioai c. Romania, n. 4023/04, ? 89, 26 agosto 2009).
59. I ricorrenti concludono che anche se ? ormai di ritorno nella sua famiglia, la minore conserva tuttora le conseguenze a livello psicologico ? che sarebbero state sottolineate dai periti ? delle vicissitudini della sua esistenza durante gli anni passati.
60. Il Governo ritiene che la situazione della minore sia stata correttamente esaminata a pi? riprese dalle autorit? competenti. Reputa che queste ultime non abbiano mai troncato le relazioni tra la minore e i ricorrenti e abbiano invece adottato tutte le misure necessarie per mantenere i legami tra loro. A questo proposito, il Governo espone che l?adozione semplice non esiste nel sistema italiano, e che i giudici, di conseguenza, hanno messo in atto una sorta di affidamento condiviso tra la famiglia affidataria e i ricorrenti.
61. Il Governo indica inoltre che il comportamento delle autorit? non ha oltrepassato il margine di apprezzamento dello Stato e che i motivi favorevoli all?affidamento della minore erano pertinenti e sufficienti (si riferisce alle sentenze Y.C. c. Regno Unito, n. 4547/10, 13 marzo 2012, e McMichael c. Regno Unito, 24 febbraio 1995, serie A n. 307 B).
62. Il Governo sostiene infine che tutte le misure sono state adottate nell?interesse superiore della minore, e conclude che quest?ultima ? ormai di ritorno presso i genitori biologici e che i giudici seguono la situazione da vicino.
2. Valutazione della Corte
a) Principi generali
63. La Corte rammenta che, per un genitore e suo figlio, stare insieme costituisce un elemento fondamentale della vita famigliare (Kutzner c. Germania, n. 46544/99, ? 58, CEDU 2002) e che delle misure interne che lo impediscano costituiscono una ingerenza nel diritto protetto dall?articolo 8 della Convenzione (K. e T. c. Finlandia [GC], n. 25702/94, ? 151, CEDU 2001 VII). Tale ingerenza viola l?articolo 8 solo se, ?prevista dalla legge?, persegue uno o pi? scopi legittimi ed ? ?necessaria in una societ? democratica? per raggiungerli (Gnahor? c. Francia n. 40031/98, ? 50, CEDU 2000 IX, e Pontes c. Portogallo, n. 19554/09, ? 74, 10 aprile 2012). La nozione di ?necessit?? implica una ingerenza fondata su un bisogno sociale imperioso e, in particolare, proporzionata al legittimo scopo perseguito (Couillard Maugery c. Francia, n. 64796/01, ? 237, 1o luglio 2004). Per valutare la ?necessit?? della misura controversa ?in una societ? democratica? occorre analizzare, alla luce della causa nel suo complesso, se i motivi dedotti a sostegno della stessa fossero pertinenti e sufficienti ai fini del paragrafo 2 dell?articolo 8 della Convenzione.
64. La Corte rammenta anche che, se il confine tra gli obblighi positivi e gli obblighi negativi derivanti per lo Stato dall?articolo 8 non si presta a una definizione precisa; i principi applicabili sono comunque paragonabili. In particolare, in entrambi i casi, si deve avere riguardo al giusto equilibrio da garantire tra i vari interessi coesistenti ? quello del minore, quelli dei due genitori e quelli dell?ordine pubblico (Maumousseau e Washington c. Francia, n. 39388/05, ? 62, CEDU 2007-XIII) ?, tenendo conto tuttavia del fatto che l?interesse superiore del minore deve costituire la considerazione determinante (si veda, in tal senso, Gnahor?, sopra citata, ? 59), che, a seconda della propria natura e gravit?, pu? prevalere su quello dei genitori (Sahin c. Germania [GC], n. 30943/96, ? 66, CEDU 2003-VIII). Inoltre, la scissione di una famiglia costituisce una ingerenza gravissima; una misura che porti a una situazione di questo tipo deve essere dunque fondata su considerazioni ispirate dall?interesse del minore e aventi un peso e una solidit? sufficienti (Scozzari e Giunta c. Italia [GC], n. 39221/98 e 41963/98, ? 148, CEDU 2000-VIII). L?allontanamento del minore dal suo ambito famigliare ? una misura estrema alla quale si dovrebbe fare ricorso solo in ultimissima istanza, al fine di proteggere un minore quando lo stesso ? sottoposto a un pericolo immediato (Neulinger e Shuruk c. Svizzera [GC], n. 41615/07, ? 136, CEDU 2010).
65. Spetta a ciascuno Stato contraente dotarsi di strumenti giuridici adeguati e sufficienti per assicurare il rispetto di questi obblighi positivi che incombono su di esso in virt? dell?articolo 8 della Convenzione e alla Corte cercare di stabilire se, nell?applicazione e nell?interpretazione delle disposizioni di legge applicabili, le autorit? interne abbiano rispettato le garanzie dell?articolo 8, tenuto conto in particolare dell?interesse superiore del minore (si vedano, mutatis mutandis, Neulinger e Shuruk c. Svizzera [GC], n. 41615/07, ? 141, CEDU 2010, K.A.B. c. Spagna, n. 59819/08, ? 115, 10 aprile 2012).
66. A questo proposito, e per quanto riguarda l?obbligo per lo Stato di adottare misure positive, la Corte ha costantemente affermato che l?articolo 8 implica il diritto per un genitore a ottenere misure destinate a riunirlo con il figlio e l?obbligo per le autorit? nazionali di adottare tali misure (si vedano, ad esempio, Margareta e Roger Andersson c. Svezia, 25 febbraio 1992, ? 91, serie A n. 226-A, e P.F. c. Polonia, n. 2210/12, ? 55, 16 settembre 2014). In questo genere di cause, l?adeguatezza di una misura si valuta in base alla rapidit? della sua attuazione (Maumousseau, sopra citata, ? 83, e Zhou, sopra citata, ? 48).
b) Applicazione di questi principi al caso di specie.
67. La Corte considera che la questione decisiva nel caso di specie consista nello stabilire se le autorit? nazionali abbiano adottato tutte le misure necessarie e adeguate che ci si poteva ragionevolmente attendere da esse affinch? la minore potesse condurre una vita famigliare normale nella propria famiglia tra giugno 2009 e novembre 2016.
i. Sull?affidamento della minore
68. La Corte osserva che C. ? stata collocata in un istituto il 10 giugno 2009 e, dieci giorni dopo, il tribunale ha avviato, su richiesta del procuratore, una procedura ai fini della dichiarazione dello stato di adottabilit? della minore.
69. Rileva che ai ricorrenti si contestava principalmente di non offrire condizioni materiali adeguate alla minore e di averla affidata a una terza persona. La Corte osserva inoltre che non ? stata avviata alcuna inchiesta penale al riguardo.
70. Una prima perizia ha fatto emergere il profondo attaccamento che legava la minore e i ricorrenti e ha raccomandato al tribunale un ritorno graduale della minore nella sua famiglia di origine.
71. La Corte rammenta che non ha il compito di sostituire la propria valutazione a quella delle autorit? nazionali competenti per quanto riguarda le misure che avrebbero dovuto essere adottate, dal momento che queste si trovano in una posizione migliore per procedere a una valutazione di questo tipo, soprattutto perch? sono in contatto diretto con il contesto della causa e le parti coinvolte (Reigado Ramos c. Portogallo, n. 73229/01, ? 53, 22 novembre 2005). Ci? premesso, nella fattispecie essa ritiene anzitutto che fosse oggettivamente evidente che la situazione dei ricorrenti era particolarmente fragile dato che si trattava di una famiglia numerosa che viveva in un campo in condizioni precarie.
72. La Corte ? del parere che, prima di dare C. in affidamento e avviare una procedura di adottabilit?, le autorit? avrebbero dovuto adottare misure concrete per permettere alla minore di vivere con i ricorrenti. A questo proposito, essa rammenta che il ruolo delle autorit? di protezione sociale ? precisamente quello di aiutare le persone in difficolt?, guidarle nelle loro azioni e consigliarle, tra l?altro, sui diversi tipi di sussidi sociali disponibili , sulle possibilit? di ottenere un alloggio sociale o sugli altri mezzi per superare le loro difficolt? (Saviny c. Ucraina, n. 39948/06, ? 57, 18 dicembre 2008, e R.M.S. c. Spagna, n. 28775/12, ? 86, 18 giugno 2013). Quando si tratta di persone vulnerabili, le autorit? devono dimostrare un?attenzione particolare e devono assicurare loro una maggiore protezione (B. c. Romania (n. 2), n. 1285/03, ?? 86 e 114, 19 febbraio 2013, Todorova c. Italia, n. 33932/06, ? 75, 13 gennaio 2009, Zhou c. Italia, n. 33773/11, ? 58, 21 gennaio 2014, Akinnibosun c. Italia, n. 9056/14, ? 82, 16 luglio 2015 e Soares de Melo c. Portogallo, n. 72850/14, ? 106, 16 febbraio 2016).
73. Se ? vero che, in alcune cause dichiarate irricevibili dalla Corte, l?affidamento dei minori ? stato motivato da condizioni di vita insoddisfacenti o da privazioni materiali, questo non ha mai costituito l?unico motivo alla base della decisione dei tribunali nazionali: a ci? si aggiungerebbero altri elementi come le condizioni psichiche dei genitori o la loro incapacit? affettiva, educativa e pedagogica (si vedano, ad esempio, Rampogna e Murgia c. Italia (dec.), n. 40753/98, 11 maggio 1999, e M.G. e M.T.A. c. Italia (dec.), n. 17421/02, 28 giugno 2005).
74. Nella fattispecie, si deve constatare che, in nessun momento del procedimento, sono state riscontrate situazioni di violenza o di maltrattamento nei confronti dei minori (si vedano, a contrario, Dewinne c. Belgio (dec.), n. 56024/00, 10 marzo 2005, e Zakharova c. Francia (dec.), n. 57306/00, 13 dicembre 2005), n? abusi sessuali (si vedano, a contrario, Covezzi e Morselli, sopra citata, ? 104, Clemeno e altri c. Italia, n. 19537/03, ? 50, 21 ottobre 2008, e Errico c. Italia, n. 29768/05, ? 48, 24 febbraio 2009). I tribunali non hanno nemmeno riscontrato carenze affettive (si vedano, a contrario, Kutzner, sopra citata, ? 68, e Barelli e altri c. Italia (dec.), n. 15104/04, 27 aprile 2010) oppure uno stato di salute inquietante o uno squilibrio psichico dei genitori (si vedano, a contrario, Bertrand c. Francia (dec.), n. 57376/00, 19 febbraio 2002, e Couillard Maugery, sopra citata, ? 261).
75. Al contrario, sembra che i legami tra i ricorrenti e la minore fossero particolarmente forti, cosa che la corte d?appello ha rilevato nella sua decisione di riformare la sentenza del tribunale per quanto riguarda lo stato di adottabilit? della minore (paragrafo 19 supra) sottolineando che, da quando quest?ultima ? stata data in affidamento, ai primi due ricorrenti non era stata offerta l?occasione per dimostrare le loro capacit? genitoriali.
76. La Corte constata a questo proposito che, secondo la corte d?appello, i primi due ricorrenti erano in grado di svolgere il loro ruolo genitoriale e non esercitavano alcuna influenza negativa sullo sviluppo della minore. Inoltre, il tribunale non aveva preso in considerazione la prima perizia favorevole ai ricorrenti (paragrafo 13 supra), secondo la quale un processo di reintegrazione doveva essere attuato per permettere il ritorno della minore nella sua famiglia.
77. Di conseguenza, la Corte ritiene che i motivi per i quali, nella fattispecie, il tribunale ha negato il ritorno di C. presso la sua famiglia e dichiarato l?adottabilit? non costituiscano circostanze ?del tutto eccezionali? tali da giustificare una rottura del legame famigliare.
ii. Sulla mancata esecuzione della sentenza della corte d?appello che prevedeva il ritorno della minore
78. La Corte osserva anche che, considerata la sentenza della corte d?appello del 26 ottobre 2012 che riformava la sentenza del tribunale per quanto riguarda lo stato di adottabilit? della minore, la decisione del ritorno di quest?ultima nella sua famiglia doveva essere eseguita entro un termine di sei mesi. Essa osserva a questo proposito che gli incontri non sono stati organizzati in maniera adeguata e che non ? stato predisposto alcun piano di ravvicinamento. I primi due ricorrenti hanno dovuto adire il procuratore per lamentare la mancata esecuzione della sentenza della corte d?appello.
79. Ora, la Corte osserva che il procuratore ha adito il tribunale per chiedere la sospensione del piano di ravvicinamento e la proroga dell?affidamento famigliare di C. in quanto la prima ricorrente non aveva un lavoro stabile, i ricorrenti erano stati sfrattati dal loro alloggio e venivano ospitati da alcuni parenti e che, per di pi?, C. era ben integrata nella famiglia affidataria e non si opponeva agli incontri con i ricorrenti.
80. La Corte osserva che, nonostante la perizia che sottolineava l?attaccamento esistente tra i ricorrenti e la minore e la mancanza di empatia del personale dei servizi sociali nei confronti dei primi due ricorrenti, il tribunale ha accolto la richiesta del procuratore, prorogato l?affidamento famigliare della minore e ridotto il numero di incontri con i genitori a quattro l?anno.
81. Per rifiutare di disporre il ritorno di C. nella sua famiglia di origine, il tribunale si ? basato sul comportamento e le condizioni materiali della vita dei ricorrenti, sulle potenziali difficolt? di integrazione di C. nella sua famiglia di origine e sui legami profondi che C. avrebbe intessuto con la famiglia affidataria.
82. Questa decisione ? stata poi annullata dalla corte d?appello nel 2015, la quale ha tuttavia confermato l?affidamento famigliare in quanto, essendo trascorso molto tempo, si erano creati dei legami molto forti con la famiglia affidataria e un ritorno presso i ricorrenti non era pi? possibile.
83. Peraltro, la corte d?appello ha riconosciuto, come aveva gi? fatto nel 2012, nell?ambito della procedura di adozione della minore (paragrafo 19 supra), che i primi due ricorrenti erano in grado di offrire a C. delle condizioni di vita normali e che il loro affetto per la minore era sincero.
84. La Corte rammenta la propria giurisprudenza secondo la quale il fatto che un minore possa essere accolto in un ambito pi? favorevole alla sua educazione non pu? di per s? giustificare che lo stesso sia sottratto alle cure dei suoi genitori biologici (Wallov? e Walla c. Repubblica ceca, n. 23848/04, ? 71, 26 ottobre 2006). Nella fattispecie, le capacit? educative ed affettive dei ricorrenti non sono state messe in discussione e sono state riconosciute pi? volte dalla corte d?appello (si vedano, a contrario, Rampogna e Murgia, sopra citata, e M.G. e M.T.A, sopra citata).
85. Uno degli argomenti decisivi che i giudici interni hanno preso in considerazione per respingere la domanda dei primi due ricorrenti volta a ottenere il ritorno della minore ? stato l?attaccamento che si sarebbe sviluppato tra C. e la famiglia affidataria nel corso degli anni; i tribunali interni hanno perci? ritenuto che fosse nell?interesse superiore di C. che la stessa continuasse a vivere temporaneamente nell?ambiente che sarebbe stato il suo da parecchi anni e nel quale si sarebbe integrata. Un simile argomento ? comprensibile tenuto conto della capacit? di adattamento di un minore e del fatto che C. era stata data in affidamento famigliare fin dalla pi? tenera et?.
86. La Corte ribadisce tuttavia il principio ben consolidato nella sua giurisprudenza secondo il quale lo scopo della Convenzione consiste nel tutelare diritti non teorici o illusori, ma concreti ed effettivi (si veda, mutatis mutandis, Artico c. Italia, sentenza del 13 maggio 1980, ? 33, serie A n. 37). In questa logica, essa considera che un rispetto effettivo della vita famigliare impone che le relazioni future tra genitore e figlio siano regolate unicamente sulla base di tutti gli elementi pertinenti, e non del semplice trascorrere del tempo (Ignaccolo-Zenide, sopra citata, ? 102, e Pini e altri c. Romania, n. 78028/01 e 78030/01, ? 175, CEDU 2004 V (estratti)).
87. La Corte ritiene che, nella presente causa, i motivi per i quali inizialmente i servizi sociali e successivamente il tribunale hanno negato il ritorno di C. presso i ricorrenti non costituiscano circostanze ?del tutto eccezionali? che potrebbero giustificare una rottura del legame famigliare. Essa comprende tuttavia che, a causa del tempo trascorso e dell?integrazione di C. nella famiglia affidataria, i giudici nazionali abbiano potuto negare il ritorno della minore. Ci? premesso, se la Corte ammette che un cambiamento nella situazione di fatto possa giustificare in via eccezionale una decisione riguardante la presa in carico del minore, essa deve assicurarsi che i cambiamenti essenziali in causa non siano il risultato di una azione o di una inazione delle autorit? nazionali (si vedano Monory c. Romania e Ungheria, n. 71099/01, ? 83, 5 aprile 2005, e, mutatis mutandis, Sylvester c. Austria, nn. 36812/97 e 40104/98, ? 59, 24 aprile 2003, Amanalachioai c. Romania, n. 4023/04, ? 90, 26 mai 2009) e che le autorit? competenti abbiano fatto il possibile per mantenere le relazioni personali e, se del caso, per ?ricostruire? la famiglia al momento opportuno (Schmidt c. Francia, n. 35109/02, ? 84, 26 luglio 2007).
88. Perci?, il tempo trascorso ? conseguenza dell?inerzia dei servizi sociali nell?attuazione del piano di ravvicinamento ? e i motivi addotti dal tribunale per prorogare l?affidamento provvisorio della minore, hanno contribuito in maniera decisiva a impedire la riunione dei ricorrenti e della sesta ricorrente, che avrebbe dovuto avere luogo nel 2012.
iii. Conclusioni
89. Tenuto conto delle considerazioni sopra esposte (paragrafi 68 88) e nonostante il margine di apprezzamento dello Stato convenuto in materia, la Corte conclude che le autorit? italiane non si sono impegnate in maniera adeguata e sufficiente per far rispettare il diritto dei ricorrenti di vivere con C., tra giugno 2009 e novembre 2016, quando hanno disposto l?affidamento della minore ai fini della sua adozione, e che le stesse autorit? non hanno poi correttamente eseguito la sentenza della corte d?appello del 2012 che prevedeva il ritorno di quest?ultima nella sua famiglia di origine, violando in tal modo il diritto dei ricorrenti al rispetto della loro vita famigliare, sancito dall?articolo 8.
90. Pertanto, vi ? stata violazione dell?articolo 8 della Convenzione.
II. SULL?APPLICAZIONE DELL?ARTICOLO 41 DELLA CONVENZIONE
91. Ai sensi dell?articolo 41 della Convenzione,
?Se la Corte dichiara che vi ? stata violazione della Convenzione o dei suoi Protocolli e se il diritto interno dell?Alta Parte contraente non permette se non in modo imperfetto di rimuovere le conseguenze di tale violazione, la Corte accorda, se del caso, un?equa soddisfazione alla parte lesa.?
A. Danno
92. Per il danno morale, i ricorrenti chiedono le somme di 50.000 euro (EUR) per ciascuno dei primi cinque di loro e di 75.000 EUR per la sesta ricorrente.
93. Il Governo ritiene che, avendo ottenuto il ritorno di C, i ricorrenti non abbiano pi? la qualit? di vittima. Pertanto, invita la Corte a non accordare loro alcuna somma a titolo di equa soddisfazione.
94. La Corte osserva che i ricorrenti sono sottoposti da molto tempo a un profondo disagio a causa delle violazioni constatate nella presente causa, e ritiene perci? che abbiano subito un pregiudizio morale certo. Tenuto conto di tutti gli elementi di cui dispone e deliberando in via equitativa, ai sensi dell?articolo 41 della Convenzione, essa considera doversi accordare ai sei ricorrenti congiuntamente la somma di 40.000 EUR per il danno morale.
B. Spese
95. Presentando i relativi documenti giustificativi, i ricorrenti chiedono anche la somma di 15.175 EUR per le spese sostenute per il procedimento dinanzi alla Corte.
96. Il Governo non contesta queste pretese.
97. Secondo la giurisprudenza della Corte, un ricorrente pu? ottenere il rimborso delle spese sostenute solo nella misura in cui ne siano accertate la realt? e la necessit?, e il loro importo sia ragionevole. Nella fattispecie, tenuto conto dei documenti a sua disposizione e della sua giurisprudenza, la Corte ritiene ragionevole accordare ai ricorrenti l?intero importo richiesto, ossia 15.175 EUR.
C. Interessi moratori
98. “La Corte ritiene opportuno basare il tasso degli interessi moratori sul tasso di interesse delle operazioni di rifinanziamento marginale della Banca centrale europea maggiorato di tre punti percentuali.
PER QUESTI MOTIVI, LA CORTE, ALL?UNANIMIT?,
1. Dichiara il ricorso ricevibile;
2. Dichiara che vi ? stata violazione dell?articolo 8 della Convenzione;
3. Dichiara
a. che lo Stato convenuto deve versare ai ricorrenti, entro tre mesi a decorrere dal giorno in cui la sentenza diverr? definitiva conformemente all?articolo 44 ? 2 della Convenzione, le seguenti somme:
i. 40.000 EUR (quarantamila euro), pi? l?importo eventualmente dovuto a titolo di imposta su tale somma, per il danno morale,
ii. 15.175 EUR (quindicimilacentosettantacinque euro), pi? l?importo eventualmente dovuto dai ricorrenti a titolo di imposta su tale somma, per le spese;
b. che a decorrere dalla scadenza di detto termine e fino al versamento tali importi dovranno essere maggiorati di un interesse semplice a un tasso equivalente a quello delle operazioni di rifinanziamento marginale della Banca centrale europea applicabile durante quel periodo, aumentato di tre punti percentuali;
4. Rigetta la richiesta di equa soddisfazione per il resto.
Fatta in francese, poi comunicata per iscritto il 22 giugno 2017, in applicazione dell?articolo 77 ?? 2 e 3 del regolamento della Corte.
Abel Campos
Cancelliere

Linos-Alexandre Sicilianos
Presidente

Testo Tradotto

PREMI?RE SECTION

AFFAIRE BARNEA ET CALDARARU c. ITALIE

(Requ?te no 37931/15)

ARR?T

STRASBOURG

22 juin 2017

D?FINITIF

22/09/2017

Cet arr?t est devenu d?finitif en vertu de l?article 44 ? 2 de la Convention. Il peut subir des retouches de forme.

En l?affaire Barnea et Caldararu c. Italie,
La Cour europ?enne des droits de l?homme (premi?re section), si?geant en une chambre compos?e de :
Linos-Alexandre Sicilianos, pr?sident,
Kristina Pardalos,
Guido Raimondi,
Ale? Pejchal,
Krzysztof Wojtyczek,
Armen Harutyunyan,
Tim Eicke, juges,
et de Abel Campos, greffier de section,
Apr?s en avoir d?lib?r? en chambre du conseil le 30 mai 2017,
Rend l?arr?t que voici, adopt? ? cette date :
PROC?DURE
1. ? l?origine de l?affaire se trouve une requ?te (no 37931/15) dirig?e contre la R?publique italienne et dont six ressortissants roumains, Mme Versavia Catinca Barnea, MM. Viorel Barnea, Elvis Mauroius Caldararu et Sergiu Andrei Caldararu, Mme M. S. Caldararu et C. (? les requ?rants ?), ont saisi la Cour le 25 juillet 2015 en vertu de l?article 34 de la Convention de sauvegarde des droits de l?homme et des libert?s fondamentales (? la Convention ?). Les deux premiers requ?rants indiquent agir aussi au nom de C. (? la sixi?me requ?rante ?).
2. Les requ?rants ont ?t? repr?sent?s par Me G. Perin, avocat ? Rome. Le gouvernement italien (? le Gouvernement ?) a ?t? repr?sent? par son agent, Mme E. Spatafora.
3. Le 24 mai 2016, la requ?te a ?t? communiqu?e au Gouvernement. Le gouvernement roumain n?a pas us? de son droit d?intervenir dans la proc?dure (article 36 ? 1 de la Convention).
EN FAIT
I. LES CIRCONSTANCES DE L?ESP?CE
4. Les requ?rants sont n?s respectivement en 1977, en 1975, en 1993, en 1995, en 2004 et en 2007, et r?sident ? Caselle Torinese.
5. Les cinq premiers requ?rants arriv?rent en Italie en 2007. Ils s?install?rent dans un campement rom.
6. Selon un premier rapport des services du d?partement des sciences de l?universit? de Turin, les deux premiers requ?rants prenaient soin de leurs enfants et veillaient ? ce que rien ne leur manqu?t. C. naquit le 6 f?vrier 2007.
7. Entre 2007 et 2009, la premi?re requ?rante demanda aux services sociaux de l?aider ? obtenir une aide financi?re. Celle-ci lui fut refus?e.
8. Alors qu?elle ?tait enceinte de C., la premi?re requ?rante avait fait la connaissance de E.M., pr?sidente d?une coop?rative active dans le campement, qui lui avait offert de l?aide. Par la suite, la premi?re requ?rante laissa ses enfants, en particulier C., passer du temps avec E.M. dans son appartement.
A. Le placement de l?enfant et l?ouverture de la proc?dure d?adoptabilit?
9. Le 10 juin 2009, E.M. fut arr?t?e pour d?lit d?escroquerie alors que C. ?tait avec elle. De plus, la police avait re?u une plainte anonyme affirmant que E.M. se trouvait avec un enfant qui n??tait pas le sien. L?enfant fut imm?diatement plac?e dans une institution. Les autorit?s soup?onnaient les requ?rants d?avoir vendu C. ? E.M. en contrepartie d?un appartement. Toutefois, aucune enqu?te p?nale ne fut ouverte ? cet ?gard.
10. Le 19 juin 2009, sur demande du procureur, le tribunal pour enfants de Turin (? le tribunal ?) ouvrit la proc?dure visant ? d?clarer C. en ?tat d?adoptabilit? et jugea que le retour de l?enfant aupr?s des siens n??tait pas envisageable, mais que les deux premiers requ?rants pouvaient rencontrer l?enfant deux fois par mois. Il ordonna ?galement l?ouverture d?une enqu?te sur les capacit?s parentales des deux premiers requ?rants. La premi?re rencontre entre les parents et leur enfant n?eut lieu que deux mois plus tard.
11. Selon les comptes rendus des rencontres, l?enfant manifestait un attachement tr?s fort envers les deux premiers requ?rants et pleurait beaucoup ? leur d?part.
12. Les services sociaux suspendirent les rencontres. Les deux premiers requ?rants s?oppos?rent ? la d?cision et, deux mois plus tard, les rencontres furent r?tablies.
13. ? une date non pr?cis?e, un expert qui avait ?t? nomm? par le tribunal d?posa son rapport. Dans ce rapport, il invitait le tribunal ? mettre en place un processus de r?int?gration de l?enfant dans sa famille et ? en confier le suivi aux services sociaux. Il estimait que la r?int?gration dans la famille d?origine devait se faire dans un bref d?lai et qu?il ?tait n?cessaire ?galement de soutenir la famille pour emp?cher que la situation de pauvret? de celle-ci f?t obstacle ? l?exercice par les deux premiers requ?rants de leur autorit? parentale.
14. Le tribunal chargea un autre expert d??tablir un rapport. Le 9 juillet 2010, cet expert d?posa son rapport. Il y indiquait que les parents ?taient d?pourvus d?empathie ? l??gard de leur enfant et que celle-ci n?avait pas d?velopp? sa relation avec eux.
15. Un curateur sp?cial fut nomm? par le tribunal. Dans son rapport du 25 janvier 2010, il soulignait que l?enfant avait v?cu une situation d?abandon et que, d?s lors, la meilleure solution ?tait la d?claration de son adoptabilit?.
16. Par un jugement du 3 d?cembre 2010, le tribunal d?clara l?enfant adoptable. Selon le tribunal, l??tat d?abandon, condition de la d?claration d?adoptabilit?, ?tait fond? sur la circonstance que les deux premiers requ?rants auraient ? donn? ? l?enfant ? E.M. en d?l?guant ? celle-ci leur r?le parental et qu?ils ne se seraient pas montr?s ? m?me de comprendre les besoins profonds de l?enfant pendant les rencontres. De plus, selon le tribunal, les deux premiers requ?rants n??taient pas capables d?assumer leur r?le parental ni de suivre le d?veloppement de la personnalit? de C. L?enfant fut plac?e en famille d?accueil en vue de son adoption.
17. Le 14 juillet 2011, les deux premiers requ?rants interjet?rent appel de ce jugement. ? l?audience du 1er d?cembre 2012, la cour d?appel releva des erreurs dans la premi?re expertise et nomma un nouvel expert.
18. Le nouvel expert estima que les deux premiers requ?rants ?taient tout ? fait ? m?me de remplir leur r?le de parents et que l??pisode de l?arrestation de E.M. ayant conduit au placement de l?enfant devait ?tre lu ? la lumi?re de la situation d?extr?me pauvret? des requ?rants. Il pr?cisa qu?il n?existait aucun indice d?abus.
19. Par un arr?t du 26 octobre 2012, la cour d?appel r?forma le jugement du tribunal. Elle estima qu?avoir confi? leur enfant ? E.M. ne signifiait pas que les deux premiers requ?rants eussent abdiqu? leur r?le de parents. Elle nota qu?il ne ressortait pas du dossier que les deux premiers requ?rants eussent ?t? incapables de s?occuper de l?enfant ni que l?enfant e?t subi des violences. Elle indiqua que, au contraire, l?enfant ?tait tr?s attach?e ? tous les requ?rants et que ceux-ci n?avaient pas cess? de chercher ? maintenir des contacts avec elle. Elle releva que, dans la proc?dure devant le tribunal, les deux premiers requ?rants ne s??taient pas vu accorder l?occasion de prouver leurs capacit?s parentales, que les services sociaux ne leur avaient pas octroy? d?aide qui leur aurait permis de surmonter leurs difficult?s et qu?aucune chance de renouer des liens avec l?enfant ne leur avait ?t? donn?e. Elle indiqua de plus que le tribunal n?avait pas pris en consid?ration les capacit?s parentales des deux premiers requ?rants et le lien existant entre eux et l?enfant, que la premi?re expertise sur les requ?rants et l?enfant aurait mis en ?vidence. Elle estima qu?il existait un lien fort entre l?enfant et ses parents et qu?il ?tait pr?f?rable, dans l?int?r?t de l?enfant, que celle-ci rev?nt dans sa famille d?origine.
20. Par cons?quent, la cour d?appel prit les mesures suivantes :
? elle confirma provisoirement le placement de l?enfant dans une famille d?accueil ;
? elle ordonna la mise en place de rencontres entre les parents et l?enfant en milieu prot?g?, deux heures tous les quinze jours, avec extension des rencontres aux fr?res et s?urs ;
? elle ordonna qu?une proc?dure de rapprochement entre les requ?rants et l?enfant f?t mise en place, que l?enfant p?t progressivement rencontrer ses parents seule et qu?elle rev?nt dans sa famille d?origine au cours des six mois suivant la d?cision.
B. La proc?dure d?ex?cution de l?arr?t de la cour d?appel du 26 octobre 2012
21. Les services sociaux ne suivirent pas les prescriptions de la cour d?appel. L?enfant rencontra ses parents seulement une heure par mois et ne put pas se rendre dans sa famille d?origine.
22. Selon les services sociaux, l?enfant ?tait bien int?gr?e dans sa famille d?accueil, mais, sa r?sidence ?tant ?loign?e de Turin, o? vivaient les requ?rants, les rencontres ne pouvaient se d?rouler comme la cour d?appel l?avait ordonn?.
23. Le 7 f?vrier 2013, les requ?rants d?pos?rent plainte devant le Procureur aupr?s du tribunal pour enfants pour non-ex?cution d?une d?cision de justice et invoqu?rent l?article 8 de la Convention.
24. Plusieurs rencontres eurent lieu entre les services sociaux, le curateur de l?enfant, le procureur et l?avocat des requ?rants.
25. Lors de la premi?re rencontre du 18 f?vrier 2013, les services sociaux indiqu?rent que l?enfant ne pouvait pas revenir dans sa famille d?origine au motif que celle-ci avait ?t? expuls?e de son logement.
26. Le 24 juin 2013, le procureur demanda au tribunal pour enfants que la d?cision de la cour d?appel ne f?t pas ex?cut?e et que le placement dans la famille d?accueil f?t prorog? de deux ans. Il ajouta que l?enfant n??tait pas contente de voir les requ?rants et qu?elle avait mal r?agi lors des rencontres, et que les requ?rants n?avaient plus de logement.
27. Le tribunal pour enfants ordonna ? un expert d??valuer quelle ?tait la meilleure solution pour l?enfant.
28. Cet expert souligna tout d?abord l?attitude froide et d?tach?e des services sociaux ? l??gard des deux premiers requ?rants. En particulier, il nota que, pendant les rencontres, C. ?tait tr?s heureuse de voir ses parents, mais que les assistants sociaux pr?sents emp?chaient ceux-ci de lui parler de ses fr?res et s?urs et qu?ils faisaient preuve d?un manque d?empathie vis-?-vis des deux premiers requ?rants. En revanche, selon l?expert, les deux premiers requ?rants faisaient montre d?un attachement profond envers leur enfant, nonobstant tous les obstacles rencontr?s depuis le placement de celle-ci, cinq ans auparavant, et qu?ils avaient accept? avec patience les limites impos?es par les services sociaux. L?expert conclut que, compte tenu de l??coulement du temps et des nouveaux liens que l?enfant aurait tiss?s avec la famille d?accueil, o? elle aurait ?t? bien accueillie, un retour de C. dans sa famille d?origine n??tait plus envisageable. Il ajouta que de nouveaux ?quilibres pouvaient cependant ?tre construits et il invita le tribunal ? permettre des rencontres libres entre les requ?rants et l?enfant.
29. Le 26 novembre 2014, le tribunal, apr?s avoir not? que l?enfant ?tait bien int?gr?e dans la famille d?accueil et que les deux premiers requ?rants avaient reconnu le r?le important de la famille d?accueil dans la vie de C., indiqua que le retour de l?enfant parmi les siens se heurtait ? plusieurs obstacles, que les parents vivaient toujours en situation pr?caire et qu?ils n?avaient pas un projet de vie leur permettant de se prot?ger eux-m?mes et de prot?ger leur enfant. Par ailleurs, il estima que, eu ?gard au risque que les requ?rants pussent en profiter pour faire entrer l?enfant en Roumanie, les rencontres devaient se d?rouler en milieu prot?g? ? raison de quatre par an. Il ordonna enfin l?ouverture d?une nouvelle proc?dure afin de d?choir les parents de leur autorit? parentale.
30. Les deux premiers requ?rants interjet?rent appel de la d?cision.
31. Par une d?cision du 21 janvier 2015, la cour d?appel estima qu?il fallait prendre acte d?une situation cr??e par l??coulement du temps. En premier lieu, elle reconnut que les parents ?taient ? m?me de remplir leur r?le, mais qu?il fallait tenir compte de l??coulement du temps, au motif que, apr?s six ans d??loignement de l?enfant, la confirmation du placement de l?enfant dans la famille d?accueil ?tait in?vitable eu ?gard au lien qu?elle aurait d?velopp? avec cette derni?re. Tout en stigmatisant la d?cision du tribunal de r?duire le nombre de rencontres, elle jugea que, du fait du temps ?coul?, l?enfant ?tait d?sormais bien int?gr?e dans la famille d?accueil et que le retour dans sa famille d?origine n??tait plus envisageable. Par cons?quent, elle ordonna des rencontres entre l?enfant et les deux premiers requ?rants tous les quinze jours les deux premiers mois et elle accorda ? ceux-ci un droit de visite et d?h?bergement.
C. La demande d?adoption sp?ciale d?pos?e par la famille d?accueil
32. Entre-temps, le 30 septembre 2014, la famille d?accueil avait d?pos? une demande d?adoption sp?ciale ? laquelle les deux premiers requ?rants n?avaient pas donn? leur consentement.
33. Entre 2015 et 2016, de nombreuses rencontres entre l?enfant et les requ?rants eurent lieu. Au d?but, les rencontres duraient une journ?e, puis C. fut autoris?e ? dormir chez les requ?rants pendant quelques jours. La situation semblait ?voluer positivement.
34. Toutefois, en juillet 2016, les psychologues charg?s du suivi de l?enfant observ?rent que celle-ci pr?sentait des signes de d?tresse en raison des messages qu?elle recevait de la famille d?accueil pendant qu?elle se trouvait chez les requ?rants. Ils estim?rent que ces communications ?taient pr?judiciables ? la sant? psychoaffective de l?enfant.
35. Le 18 juillet 2016, les deux premiers requ?rants d?clar?rent au tribunal pour enfants que la famille d?accueil avait racont? ? C. qu?ils l?avaient vendue en contrepartie d?un appartement.
36. En juin 2015, l?enfant fut entendue par le juge rapporteur du tribunal pour enfants.
37. Le 4 septembre 2015, la psychologue qui suivait l?enfant dans le village o? vivaient les parents d?accueil indiqua dans son rapport que le cadre symptomatologique de l?enfant s??tait gravement d?grad?. Selon elle, l?enfant avait, depuis la rencontre avec le juge du tribunal, des comportements r?gressifs et compulsifs se manifestant par une agressivit? verbale et par des comportements agressifs ? l?encontre des objets.
38. Le 30 juin 2016, le procureur rendit son avis sur la proc?dure d?adoption sp?ciale entam?e par le couple d?accueil. Selon lui, les relations entre les deux familles s??taient am?lior?es et il pouvait ?tre opportun de demander ? nouveau aux parents biologiques s?ils consentaient ? l?adoption sp?ciale de C.
39. Le 8 juillet 2016, le tribunal pour enfants rejeta la demande d?adoption sp?ciale du couple d?accueil faute de consentement des deux premiers requ?rants.
D. Le retour de l?enfant dans sa famille d?origine
40. Les deux premiers requ?rants demand?rent le retour de leur enfant dans sa famille d?origine eu ?gard au comportement de la famille d?accueil et aux probl?mes que l?enfant aurait pr?sent?s.
41. Le 16 ao?t 2016, apr?s avoir entendu les requ?rants et la famille d?accueil, le tribunal ordonna le retour de C. aupr?s des siens.
Le tribunal observa que, conform?ment ? la d?cision de la cour d?appel de 2014, le placement dans la famille d?accueil avait ?t? prorog? de deux ans, et que les deux premiers requ?rants avaient ?t? ? plusieurs reprises jug?s capables d?assumer leur r?le parental. Il indiqua que le placement ?tait provisoire et qu?il ne pouvait pas ?tre prorog?, et que C. avait le droit de vivre avec ses parents biologiques. Par cons?quent, il chargea les services sociaux du suivi de la situation des requ?rants et il ordonna que l?enfant p?t rencontrer r?guli?rement la famille d?accueil, au rythme de deux week-ends par mois.
42. Le 17 ao?t 2016, le procureur saisit la cour d?appel pour contester la d?cision du tribunal. Il exposa que la premi?re requ?rante avait perdu son travail, que l?enfant ?tait en souffrance et qu?elle ?tait oppos?e ? l?id?e de quitter la famille d?accueil. Il demanda ? la cour d?appel de proroger le placement de l?enfant dans la famille d?accueil.
43. Le 9 septembre 2016, avant la rentr?e scolaire, C. retourna vivre chez les requ?rants.
44. Le retour se r?v?la particuli?rement difficile pour C. Il ressort de l?expertise psychologique ainsi que des rapports des services sociaux de 2016 que l?enfant avait de graves difficult?s, et que, en particulier, elle refusait d?aller ? l??cole et avait des comportements agressifs.
45. Par un d?cret du 8 novembre 2016, la cour d?appel confirma la d?cision du tribunal et ordonna que C. rest?t chez les requ?rants. Elle releva notamment que l?enfant, ?g?e de 9 ans, avait v?cu une situation difficile en raison, entre autres, de d?cisions judiciaires trop s?v?res et que le placement dans la famille d?accueil, mesure temporaire, ne pouvait pas ?tre prorog?. Elle estima que, m?me si l?enfant ?tait effectivement en souffrance en raison de son retour chez les requ?rants, elle ne pr?sentait pas, selon les experts, de risque psychotique. Elle consid?ra que les deux premiers requ?rants avaient ?t? jug?s capables de remplir leur r?le de parents, que le retour de l?enfant aurait d? avoir lieu en 2012 et qu?il ne pouvait pas ?tre encore report?. Elle indiqua encore que, si les d?cisions ant?rieures des juridictions avaient ?t? ex?cut?es, une bonne partie de cette souffrance aurait pu ?tre ?vit?e. Elle confirma enfin le maintien des contacts entre l?enfant et la famille d?accueil.
46. Le 19 d?cembre 2016, un psychologue d?posa un rapport sur la situation de l?enfant. Selon le psychologue, l?enfant ?tait d?prim?e, pleurait beaucoup et ?tait tr?s agressive, mais elle avait recommenc? ? fr?quenter l??cole, et il ?tait n?cessaire de prolonger le suivi de l?enfant et des requ?rants afin de les aider.
II. LE DROIT INTERNE PERTINENT
47. Le droit interne pertinent se trouve d?crit dans l?arr?t Zhou c. Italie (no 33773/11, ?? 24-25, 21 janvier 2014).
EN DROIT
I. SUR LA VIOLATION ALL?GU?E DE L?ARTICLE 8 DE LA CONVENTION
48. Les requ?rants all?guent une violation de leur droit au respect de leur vie familiale, en raison de l??loignement et de la prise en charge, en 2009, par les autorit?s italiennes de C., la fille mineure des deux premiers requ?rants. Ils reprochent ?galement aux autorit?s de ne pas avoir mis en place rapidement des mesures afin de r?unir la famille. Ils indiquent ? cet ?gard que les services sociaux n?avaient pas ex?cut? l?arr?t de la cour d?appel de 2012, et que le tribunal avait confirm? le placement de l?enfant en famille d?accueil et avait r?duit le nombre des rencontres entre l?enfant et les siens.
Ils invoquent l?article 8 de la Convention, qui dans ses parties pertinentes en l?esp?ce, se lit ainsi :
? 1. Toute personne a droit au respect de sa vie priv?e et familiale, (…)
2. Il ne peut y avoir ing?rence d?une autorit? publique dans l?exercice de ce droit que pour autant que cette ing?rence est pr?vue par la loi et qu?elle constitue une mesure qui, dans une soci?t? d?mocratique, est n?cessaire ? la s?curit? nationale, ? la s?ret? publique, au bien ?tre ?conomique du pays, ? la d?fense de l?ordre et ? la pr?vention des infractions p?nales, ? la protection de la sant? ou de la morale, ou ? la protection des droits et libert?s d?autrui. ?
49. Le Gouvernement combat cette th?se.
A. Sur la recevabilit?
50. Dans ses observations sur la satisfaction ?quitable, le Gouvernement semble soulever une exception d?irrecevabilit?, arguant que les requ?rants n?ont plus la qualit? de victime au motif que l?enfant est d?sormais de retour dans sa famille d?origine. Les requ?rants, dans leurs observations sur le fond, soutiennent que, nonobstant le retour de l?enfant, ils conservent la qualit? de victime au motif qu?il n?y a eu ni reconnaissance d?une violation de la Convention ni r?paration pour les sept ann?es de s?paration.
51. La Cour ne juge pas n?cessaire d?examiner le point de savoir si le Gouvernement est forclos ? soulever cette exception, car elle estime que rien ne l?emp?che d?examiner proprio motu cette question, qui touche ? sa comp?tence (voir par exemple R.P. et autres c. Royaume-Uni, no 38245/08, ? 47, 9 octobre 2012 et Buzadji c. R?publique de Moldova [GC], no 23755/07, ? 70, CEDH 2016 (extraits)).
52. La Cour rappelle qu?une d?cision ou une mesure favorable ? un requ?rant ne suffit en principe ? lui retirer la qualit? de ? victime ? que si les autorit?s nationales ont reconnu, explicitement ou en substance, puis r?par? la violation de la Convention (Eckle c. Allemagne, 15 juillet 1982, ?? 69 et suivants, s?rie A no 51, Amuur c. France, 25 juin 1996, ? 36, Recueil des arr?ts et d?cisions 1996-III, Dalban c. Roumanie [GC], no 28114/95, ? 44, CEDH 1999-VI, et Jensen c. Danemark (d?c.), no 48470/99, CEDH 2001 X). Cette r?gle vaut m?me si l?int?ress? obtient satisfaction alors que la proc?dure est d?j? engag?e devant la Cour ; ainsi le veut le caract?re subsidiaire du syst?me des garanties de la Convention (voir, en particulier, Mikheyeva c. Lettonie (d?c.), no 50029/99, 12 septembre 2002). La question de savoir si une personne peut encore se pr?tendre victime d?une violation all?gu?e de la Convention implique essentiellement pour la Cour de se livrer ? un examen ex post facto de la situation de la personne concern?e (Scordino c. Italie (no 1) [GC], no 36813/97, ? 181, CEDH 2006-V).
53. Sur ce point, se tournant vers les faits de l?esp?ce, la Cour consid?re que la d?cision de la cour d?appel du 8 novembre 2016 (paragraphe 45 ci dessus), qui a jug? que l?enfant souffrait gravement de la non-ex?cution des d?cisions ant?rieures et qu?elle devait revenir vivre parmi les siens, n?a constitu? ni une reconnaissance implicite de l?existence d?une violation de la Convention ni un d?dommagement pour la p?riode de sept ans durant laquelle les requ?rants n?ont pas pu vivre avec C.
54. ? la lumi?re de ce qui pr?c?de, la Cour estime que les requ?rants peuvent encore se pr?tendre victimes d?une violation de l?article 8 de la Convention. Elle rejette donc l?exception soulev?e par le Gouvernement ? cet ?gard.
55. Constatant ?galement que la requ?te n?est pas manifestement mal fond?e au sens de l?article 35 ? 3 de la Convention et qu?elle ne se heurte ? aucun autre motif d?irrecevabilit?, la Cour la d?clare recevable.
B. Sur le fond
1. Th?ses des parties
56. Les requ?rants all?guent que, comme la cour d?appel de Turin l?aurait soulign? en 2012 et en 2015, ? partir du moment o? l?enfant avait ?t? plac?e, aucune occasion n?avait ?t? offerte aux deux premiers requ?rants de prouver qu?ils ?taient capables d?assurer leur r?le parental.
57. Ils soutiennent que, depuis la d?cision de la cour d?appel de 2014, les autorit?s italiennes n?ont pas fait tout ce qui ?tait en leur pouvoir pour reconstituer la famille. En particulier, ils indiquent que les services sociaux ne leur ont pas offert leur aide et n?ont pas ex?cut? la d?cision de la cour d?appel pr?voyant deux rencontres par semaine afin de permettre progressivement le retour de l?enfant parmi les siens. Ils pr?cisent que, par la suite, le tribunal s?est fond? sur leurs difficult?s mat?rielles et sur les liens que l?enfant aurait tiss?s avec la famille d?accueil pour proroger le placement de l?enfant et r?duire les rencontres avec eux, et pour demander ? nouveau une d?cision de d?ch?ance de l?autorit? parentale.
58. Les requ?rants indiquent que le fait qu?un enfant puisse ?tre accueilli dans un cadre plus propice ? son ?ducation ne saurait en soi justifier qu?on le soustraie aux soins de ses parents biologiques. Selon eux, la situation litigieuse est le r?sultat de l?inaction et de la passivit? des autorit?s italiennes (ils se r?f?rent aux arr?ts Monory c. Roumanie et Hongrie, no 71099/01, ? 83, 5 avril 2005, et, mutatis mutandis, Sylvester c. Autriche, nos 36812/97 et 40104/98, ? 59, 24 avril 2003) et elle aurait pu ?tre ?vit?e si les autorit?s comp?tentes avaient mis tout en ?uvre pour maintenir les relations entre l?enfant et eux (Amanalachioai c. Roumanie, no 4023/04, ? 89, 26 ao?t 2009).
59. Les requ?rants concluent que, m?me si l?enfant est d?sormais de retour dans sa famille, elle a gard? des s?quelles psychologiques ? que les experts auraient soulign?es ? des vicissitudes de son existence pendant les ann?es ?coul?es.
60. Le Gouvernement est d?avis que la situation de l?enfant a ?t? correctement examin?e ? plusieurs reprises par les autorit?s comp?tentes. Il estime que celles-ci n?ont jamais coup? les relations entre l?enfant et les requ?rants et qu?elles ont au contraire pris toutes les mesures n?cessaires pour maintenir leurs liens. ? cet ?gard, le Gouvernement expose que l?adoption simple n?existe pas dans le syst?me italien, et que les juridictions ont par cons?quent mis en place une sorte de garde partag?e entre la famille d?accueil et les requ?rants.
61. Le Gouvernement indique encore que le comportement des autorit?s n?a pas d?pass? la marge d?appr?ciation de l??tat et que les motifs en faveur du placement de l?enfant ?taient pertinents et suffisants (il se r?f?re aux arr?ts Y.C. c. Royaume-Uni, no4547/10, 13 mars 2012, et McMichael c. Royaume-Uni, 24 f?vrier 1995, s?rie A no307 B).
62. Le Gouvernement soutient enfin que toutes les mesures ont ?t? prises dans l?int?r?t sup?rieur de l?enfant. Il conclut que celle-ci est d?sormais de retour aupr?s de ses parents biologiques et que les juridictions suivent de pr?s la situation.
2. Appr?ciation de la Cour
a) Principes g?n?raux
63. La Cour rappelle que, pour un parent et son enfant, ?tre ensemble repr?sente un ?l?ment fondamental de la vie familiale (Kutzner c. Allemagne, no 46544/99, ? 58, CEDH 2002) et que des mesures internes qui les en emp?chent constituent une ing?rence dans le droit prot?g? par l?article 8 de la Convention (K. et T. c. Finlande [GC], no 25702/94, ? 151, CEDH 2001 VII). Pareille ing?rence m?conna?t l?article 8 sauf si, ? pr?vue par la loi ?, elle poursuit un ou des buts l?gitimes au regard du second paragraphe de cette disposition et est ? n?cessaire, dans une soci?t? d?mocratique ? pour les atteindre (Gnahor? c. France no 40031/98, ? 50, CEDH 2000 IX, et Pontes c. Portugal, no 19554/09, ? 74, 10 avril 2012). La notion de ? n?cessit? ? implique une ing?rence fond?e sur un besoin social imp?rieux et, notamment, proportionn?e au but l?gitime recherch? (Couillard Maugery c. France, no 64796/01, ? 237, 1er juillet 2004). Pour appr?cier la ? n?cessit? ? de la mesure litigieuse ? dans une soci?t? d?mocratique ?, il convient donc d?analyser, ? la lumi?re de l?ensemble de l?affaire, si les motifs invoqu?s ? l?appui de celle-ci ?taient pertinents et suffisants aux fins du paragraphe 2 de l?article 8 de la Convention.
64. La Cour rappelle aussi que, si la fronti?re entre les obligations positives et les obligations n?gatives de l??tat au titre de l?article 8 de la Convention ne se pr?te pas ? une d?finition pr?cise, les principes applicables sont n?anmoins comparables. En particulier, dans les deux cas, il faut avoir ?gard au juste ?quilibre ? m?nager entre les int?r?ts concurrents ? ceux de l? enfant, ceux des deux parents et ceux de l? ordre public (Maumousseau et Washington c. France, no 39388/05, ? 62, CEDH 2007-XIII) ?, en attachant toutefois une importance d?terminante ? l? int?r?t sup?rieur de l?enfant (voir, dans ce sens, Gnahor?, pr?cit?, ? 59), qui, selon sa nature et sa gravit?, peut l?emporter sur celui des parents (Sahin c. Allemagne [GC], no 30943/96, ? 66, CEDH 2003 VIII). En outre, l??clatement d?une famille constitue une ing?rence tr?s grave ; une mesure menant ? pareille situation doit donc reposer sur des consid?rations inspir?es par l?int?r?t de l?enfant et ayant un poids et une solidit? suffisants (Scozzari et Giunta c. Italie [GC], no 39221/98 et 41963/98, ? 148, CEDH 2000-VIII). L??loignement de l?enfant de son cadre familial est une mesure extr?me ? laquelle on ne devrait avoir recours qu?en tout dernier ressort, aux fins de prot?ger un enfant lorsqu? il est confront? ? un danger imm?diat (Neulinger et Shuruk c. Suisse [GC], no 41615/07, ? 136, CEDH 2010).
65. Il appartient ? chaque ?tat contractant de se doter d?un arsenal juridique ad?quat et suffisant pour assurer le respect de ces obligations positives qui lui incombent en vertu de l?article 8 de la Convention et ? la Cour de rechercher si, dans l?application et l?interpr?tation des dispositions l?gales applicables, les autorit?s internes ont respect? les garanties de l?article 8, en tenant notamment compte de l?int?r?t sup?rieur de l?enfant (voir, mutatis mutandis, Neulinger et Shuruk c. Suisse [GC], no 41615/07, ? 141, CEDH 2010, K.A.B. c. Espagne, no 59819/08, ? 115, 10 avril 2012).
66. ? cet ?gard et s? agissant de l?obligation pour l? ?tat de prendre des mesures positives, la Cour n? a cess? de dire que l? article 8 implique le droit pour un parent ? des mesures destin?es ? le r?unir avec son enfant et l?obligation pour les autorit?s nationales de prendre de telles mesures (voir, par exemple, Margareta et Roger Andersson c. Su?de, 25 f?vrier 1992, ? 91, s?rie A no 226-A, et P.F. c. Pologne, no 2210/12, ? 55, 16 septembre 2014). Dans ce genre d?affaires, le caract?re ad?quat d?une mesure se juge ? la rapidit? de sa mise en ?uvre (Maumousseau, pr?cit?, ? 83, et Zhou, pr?cit?, ? 48).
b) Applications de ces principes en l?esp?ce.
67. La Cour consid?re que le point d?cisif en l?esp?ce consiste ? savoir si les autorit?s nationales ont pris toutes les mesures n?cessaires et ad?quates que l?on pouvait raisonnablement exiger d?elles pour que l?enfant puisse mener une vie familiale normale au sein de sa propre famille entre juin 2009 et novembre 2016.
i. Sur le placement de l?enfant
68. La Cour note que C. a ?t? plac?e dans une institution le 10 juin 2009 et que, dix jours plus tard, le tribunal a ouvert, ? la demande du procureur, une proc?dure visant ? d?clarer l?enfant adoptable.
69. Elle rel?ve qu?il ?tait principalement reproch? aux requ?rants de ne pas offrir ? l?enfant des conditions mat?rielles ad?quates et de l?avoir confi?e ? une tierce personne. Elle note ?galement qu?aucune enqu?te p?nale n?a ?t? ouverte ? cet ?gard.
70. Une premi?re expertise a mis en lumi?re l?attachement profond qui liait l?enfant et les requ?rants et a recommand? au tribunal une r?int?gration progressive de l?enfant dans sa famille d?origine.
71. La Cour rappelle qu?il ne lui revient pas de substituer son appr?ciation ? celle des autorit?s nationales comp?tentes quant aux mesures qui auraient d? ?tre prises, celles-ci ?tant mieux plac?es pour proc?der ? une telle ?valuation, en particulier parce qu?elles sont en contact direct avec le contexte de l?affaire et les parties impliqu?es (Reigado Ramos c. Portugal, no 73229/01, ? 53, 22 novembre 2005). Cela dit, en l?esp?ce, elle estime d?embl?e qu?il ?tait objectivement ?vident que la situation des requ?rants ?tait particuli?rement fragile ?tant donn? qu?il s?agissait d?une famille nombreuse vivant dans un campement dans des conditions pr?caires.
72. La Cour est d?avis que, avant de placer C. et d?ouvrir une proc?dure d?adoptabilit?, les autorit?s auraient d? prendre des mesures concr?tes pour permettre ? l?enfant de vivre avec les requ?rants. ? cet ?gard, elle rappelle que le r?le des autorit?s de protection sociale est pr?cis?ment d?aider les personnes en difficult?, de les guider dans leurs d?marches et de les conseiller, entre autres, quant aux diff?rents types d?allocations sociales disponibles, aux possibilit?s d?obtenir un logement social ou aux autres moyens de surmonter leurs difficult?s (Saviny c. Ukraine, no 39948/06, ? 57, 18 d?cembre 2008, et R.M.S. c. Espagne, no 28775/12, ? 86, 18 juin 2013). Dans le cas des personnes vuln?rables, les autorit?s doivent faire preuve d?une attention particuli?re et doivent leur assurer une protection accrue (B. c. Roumanie (no 2), no 1285/03, ?? 86 et 114, 19 f?vrier 2013, Todorova c. Italie, no 33932/06, ? 75, 13 janvier 2009, Zhou c. Italie, no 33773/11, ? 58, 21 janvier 2014, Akinnibosun c. Italie, no 9056/14, ? 82, 16 juillet 2015 et Soares de Melo c. Portugal, no 72850/14, ? 106, 16 f?vrier 2016).
73. S?il est vrai que, dans certaines affaires d?clar?es irrecevables par la Cour, le placement des enfants a ?t? motiv? par des conditions de vie insatisfaisantes ou des privations mat?rielles, cela n?a jamais constitu? le seul motif fondant la d?cision des tribunaux nationaux : ? cela s?ajoutaient d?autres ?l?ments tels que les conditions psychiques des parents ou leur incapacit? affective, ?ducative et p?dagogique (voir, par exemple, Rampogna et Murgia c. Italie (d?c.), no 40753/98, 11 mai 1999, et M.G. et M.T.A. c. Italie (d?c.), no 17421/02, 28 juin 2005).
74. En l?esp?ce, force est de constater que, ? aucun moment de la proc?dure, des situations de violence ou de maltraitance ? l?encontre des enfants n?ont ?t? ?voqu?es (voir, a contrario, Dewinne c. Belgique (d?c.), no 56024/00, 10 mars 2005, et Zakharova c. France (d?c.), no 57306/00, 13 d?cembre 2005), ni des abus sexuels (voir, a contrario, Covezzi et Morselli, pr?cit?, ? 104, Clemeno et autres c. Italie, no 19537/03, ? 50, 21 octobre 2008, et Errico c. Italie, no 29768/05, ? 48, 24 f?vrier 2009). Les tribunaux n?ont pas non plus constat? de carences affectives (voir, a contrario, Kutzner, pr?cit?, ? 68, et Barelli et autres c. Italie (d?c.), no 15104/04, 27 avril 2010) ou encore un ?tat de sant? inqui?tant ou un d?s?quilibre psychique des parents (voir, a contrario, Bertrand c. France (d?c.), no 57376/00, 19 f?vrier 2002, et Couillard Maugery, pr?cit?, ? 261).
75. Au contraire, il appara?t que les liens entre les requ?rants et l?enfant ?taient particuli?rement forts, ce que la cour d?appel a relev? dans sa d?cision de r?former le jugement du tribunal quant ? l??tat d?adoptabilit? de l?enfant (paragraphe 19 ci-dessus) en soulignant que, depuis le placement de celle-ci, les deux premiers requ?rants ne s??taient pas vu accorder l?occasion de prouver leurs capacit?s parentales.
76. La Cour constate ? cet ?gard que, selon la cour d?appel, les deux premiers requ?rants ?taient capables de remplir leur r?le parental et qu?ils n?avaient pas d?influence n?gative sur le d?veloppement de l?enfant. De plus, le tribunal n?avait pas pris en consid?ration la premi?re expertise favorable aux requ?rants (voir paragraphe 13 ci-dessus), selon laquelle un processus de r?int?gration devait ?tre mis en place afin de permettre le retour de l?enfant dans sa famille.
77. Par cons?quent, la Cour estime que les motifs retenus en l?esp?ce par le tribunal pour refuser le retour de C. dans sa famille et pour d?clarer l?adoptabilit? ne constituent pas des circonstances ? tout ? fait exceptionnelles ? susceptibles de justifier une rupture du lien familial.
ii. Sur l?inex?cution de l?arr?t de la cour d?appel pr?voyant le retour de l?enfant
78. La Cour note ?galement que, ? la suite de l?arr?t de la cour d?appel du 26 octobre 2012 r?formant le jugement du tribunal quant ? l??tat d?adoptabilit? de l?enfant, la d?cision du retour de l?enfant dans sa famille devait ?tre ex?cut?e dans un d?lai de six mois. Elle rel?ve ? cet ?gard que les rencontres n?ont pas ?t? mises en place de fa?on appropri?e et qu?aucun projet de rapprochement n?a ?t? mis en place. Les deux premiers requ?rants ont d? saisir le procureur pour se plaindre de l?inex?cution de l?arr?t de la cour d?appel.
79. Or la Cour observe que le procureur a saisi le tribunal pour demander la suspension du projet de rapprochement et la prorogation du placement de C. dans la famille d?accueil aux motifs que la premi?re requ?rante n?avait pas de travail stable, que les requ?rants avaient ?t? expuls?s de leur logement et qu?ils ?taient h?berg?s par des membres de leur famille, et que, de plus, C. ?tait bien int?gr?e dans la famille d?accueil et qu?elle ne s?opposait pas aux rencontres avec les requ?rants.
80. La Cour note que, nonobstant l?expertise qui soulignait l?attachement existant entre les requ?rants et l?enfant et le manque d?empathie du personnel des services sociaux ? l??gard des deux premiers requ?rants, le tribunal a accueilli la demande du procureur, prorog? le placement de l?enfant dans la famille d?accueil et r?duit le nombre de rencontres avec les siens ? quatre par an.
81. Pour refuser d?ordonner le retour de C. dans sa famille d?origine, le tribunal s?est fond? sur le comportement et les conditions mat?rielles de la vie des requ?rants, sur les difficult?s potentielles d?int?gration de C. dans sa famille d?origine et sur les liens profonds que C. aurait tiss?s avec la famille d?accueil.
82. Cette d?cision a ensuite ?t? annul?e par la cour d?appel en 2015, laquelle a toutefois confirm? le placement en famille d?accueil au motif que, en raison de l??coulement du temps, des liens tr?s forts s??taient tiss?s avec la famille d?accueil et qu?un retour chez les requ?rants n??tait plus envisageable.
83. Par ailleurs, la cour d?appel a reconnu, comme elle l?avait d?j? fait en 2012, dans le cadre de la proc?dure d?adoption de l?enfant (voir paragraphe 19 ci-dessus), que les deux premiers requ?rants ?taient ? m?me d?offrir ? C. des conditions de vie normales et que leur affection pour l?enfant ?tait sinc?re.
84. La Cour rappelle sa jurisprudence selon laquelle le fait qu?un enfant puisse ?tre accueilli dans un cadre plus propice ? son ?ducation ne saurait en soi justifier qu?on le soustraie aux soins de ses parents biologiques (Wallov? et Walla c. R?publique tch?que, no 23848/04, ? 71, 26 octobre 2006). En l?esp?ce, les capacit?s ?ducatives et affectives des requ?rants n?ont pas ?t? mises en cause et ont ?t? reconnues ? plusieurs reprises par la cour d?appel (voir, a contrario, Rampogna et Murgia, pr?cit?, et M.G. et M.T.A, pr?cit?).
85. Un des arguments d?cisifs retenus par les juridictions internes pour rejeter la demande des deux premiers requ?rants tendant au retour de l?enfant a ?t? l?attachement qui se serait d?velopp? entre C. et la famille d?accueil au cours des ann?es ?coul?es ; les tribunaux internes ont ainsi estim? qu?il ?tait dans l?int?r?t sup?rieur de C. qu?elle continu?t ? vivre temporairement dans le milieu qui aurait ?t? le sien depuis plusieurs ann?es et dans lequel elle se serait int?gr?e. Un tel argument est compr?hensible compte tenu de la capacit? d?adaptation d?un enfant et du fait que C. avait ?t? plac?e dans la famille d?accueil d?s son tr?s jeune ?ge.
86. La Cour r?it?re toutefois le principe bien ?tabli dans sa jurisprudence selon lequel le but de la Convention consiste ? prot?ger des droits non pas th?oriques ou illusoires, mais concrets et effectifs (voir, mutatis mutandis, Artico c. Italie, arr?t du 13 mai 1980, ? 33, s?rie A no 37). Dans cette logique, elle consid?re qu?un respect effectif de la vie familiale commande que les relations futures entre parent et enfant se r?glent sur la seule base de l?ensemble des ?l?ments pertinents, et non par le simple ?coulement du temps (Ignaccolo-Zenide, pr?cit?, ? 102, et Pini et autres c. Roumanie, nos 78028/01 et 78030/01, ? 175, CEDH 2004 V (extraits)).
87. La Cour estime que, dans la pr?sente affaire, les motifs retenus par les services sociaux d?abord, par le procureur et le tribunal ensuite, pour refuser le retour de C. aupr?s des requ?rants ne constituent pas des circonstances ? tout ? fait exceptionnelles ? qui pourraient justifier une rupture du lien familial. Elle con?oit toutefois que, en raison de l??coulement du temps et de l?int?gration de C. dans la famille d?accueil, les juridictions nationales aient pu refuser le retour de l?enfant. Cela dit, si la Cour admet qu?un changement dans la situation de fait peut justifier de mani?re exceptionnelle une d?cision concernant la prise en charge de l?enfant, elle doit s?assurer que les changements essentiels en cause ne sont pas le r?sultat d?une action ou d?une inaction des autorit?s de l??tat (voir Monory c. Roumanie et Hongrie, no 71099/01, ? 83, 5 avril 2005, et, mutatis mutandis, Sylvester c. Autriche, nos 36812/97 et 40104/98, ? 59, 24 avril 2003, Amanalachioai c. Roumanie, no 4023/04, ? 90, 26 mai 2009) et que les autorit?s comp?tentes ont mis tout en ?uvre pour maintenir les relations personnelles et, le cas ?ch?ant, ? reconstituer ? la famille le moment venu (Schmidt c. France, no 35109/02, ? 84, 26 juillet 2007).
88. Ainsi, le temps ?coul? ? cons?quence de l?inertie des services sociaux dans la mise en place du projet de rapprochement ? et les motifs avanc?s par le tribunal pour proroger le placement provisoire de l?enfant ont contribu? de fa?on d?cisive ? emp?cher la r?union des requ?rants et de la sixi?me requ?rante, qui aurait d? avoir lieu en 2012.
iii. Conclusions
89. Eu ?gard aux consid?rations d?velopp?es ci-dessus (paragraphes 68 88) et nonobstant la marge d?appr?ciation de l??tat d?fendeur en la mati?re, la Cour conclut que les autorit?s italiennes n?ont pas d?ploy? des efforts ad?quats et suffisants pour faire respecter le droit des requ?rants ? vivre avec C., entre juin 2009 et novembre 2016 alors qu?elles ont ordonn? le placement de l?enfant en vue de son adoption et n?ont pas ensuite correctement ex?cut? l?arr?t de la cour d?appel de 2012 qui pr?voyait le retour de l?enfant dans sa famille d?origine, m?connaissant ainsi le droit des requ?rants au respect de leur vie familiale, garanti par l?article 8.
90. Partant, il y a eu violation de l?article 8 de la Convention.
II. SUR L?APPLICATION DE L?ARTICLE 41 DE LA CONVENTION
91. Aux termes de l?article 41 de la Convention,
? Si la Cour d?clare qu?il y a eu violation de la Convention ou de ses Protocoles, et si le droit interne de la Haute Partie contractante ne permet d?effacer qu?imparfaitement les cons?quences de cette violation, la Cour accorde ? la partie l?s?e, s?il y a lieu, une satisfaction ?quitable. ?
A. Dommage
92. Pour pr?judice moral, les requ?rants r?clament 50 000 euros (EUR) pour chacun des cinq premiers d?entre eux et 75 000 EUR pour la sixi?me requ?rante.
93. Le Gouvernement estime que, ayant obtenu le retour de C, les requ?rants n?ont plus la qualit? de victime. D?s lors, il invite la Cour ? ne leur octroyer aucune satisfaction ?quitable.
94. La Cour observe que les requ?rants ?prouvent de longue date une d?tresse profonde ? raison des violations constat?es en l?esp?ce. Elle estime qu?ils ont ainsi subi un pr?judice moral certain. Eu ?gard ? l?ensemble des ?l?ments dont elle dispose et statuant en ?quit?, comme le veut l?article 41 de la Convention, elle consid?re qu?il y a lieu d?octroyer aux six requ?rants conjointement 40 000 EUR pour dommage moral.
B. Frais et d?pens
95. Justificatifs ? l?appui, les requ?rants demandent ?galement 15 175 EUR pour les frais et d?pens engag?s dans la proc?dure devant la Cour.
96. Le Gouvernement ne conteste pas ces pr?tentions.
97. Selon la jurisprudence de la Cour, un requ?rant ne peut obtenir le remboursement de ses frais et d?pens que dans la mesure o? se trouvent ?tablis leur r?alit?, leur n?cessit? et le caract?re raisonnable de leur taux. En l?esp?ce, compte tenu des documents dont elle dispose et de sa jurisprudence, la Cour estime raisonnable d?allouer aux requ?rants l?int?gralit? du montant r?clam?, soit 15 175 EUR.
C. Int?r?ts moratoires
98. La Cour juge appropri? de calquer le taux des int?r?ts moratoires sur le taux d?int?r?t de la facilit? de pr?t marginal de la Banque centrale europ?enne major? de trois points de pourcentage.
PAR CES MOTIFS, LA COUR, ? L?UNANIMIT?,
1. D?clare la requ?te recevable ;

2. Dit qu?il y a eu violation de l?article 8 de la Convention ;

3. Dit
a) que l??tat d?fendeur doit verser conjointement aux requ?rants, dans les trois mois ? compter du jour o? l?arr?t sera devenu d?finitif conform?ment ? l?article 44 ? 2 de la Convention, les sommes suivantes :
i. 40 000 EUR (quarante mille euros), plus tout montant pouvant ?tre d? ? titre d?imp?t sur ces sommes, pour dommage moral,
ii. 15 175 EUR (quinze mille cent soixante-quinze euros), plus tout montant pouvant ?tre d? par les requ?rants ? titre d?imp?t, pour frais et d?pens ;
b) qu?? compter de l?expiration dudit d?lai et jusqu?au versement, ces montants seront ? majorer d?un int?r?t simple ? un taux ?gal ? celui de la facilit? de pr?t marginal de la Banque centrale europ?enne applicable pendant cette p?riode, augment? de trois points de pourcentage ;

4. Rejette la demande de satisfaction ?quitable pour le surplus.
Fait en fran?ais, puis communiqu? par ?crit le 22 juin 2017, en application de l?article 77 ?? 2 et 3 du r?glement de la Cour.
Abel Campos Linos-Alexandre Sicilianos
Greffier Pr?sident

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